Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del pancreas, una nuova terapia allunga la sopravvivenza. I dati presentati all'ASCO Doctor33
I risultati dello studio Resolute presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology(ASCO) in corso a Chicago indicano un possibile avanzamento terapeutico nel tumore del pancreas metastatico già trattato. La molecola sperimentale daraxonrasib ha, infatti, portato la sopravvivenza media a 13,2 mesi rispetto ai 6,7 mesi osservati con la chemioterapia. Lo studio ha coinvolto circa 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti linee di trattamento. I risultati sono stati presentati in sessione plenaria, uno degli spazi scientifici di maggiore rilievo del congresso. Daraxonrasibè una terapia orale che agisce bloccando l'attività di KRAS, alterazione presente in oltre il 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico. Secondo i dati presentati, il trattamento ha mostrato anche una migliore tollerabilità rispetto alle opzioni chemioterapiche disponibili. "Lo studio Resolute 302 è stato concepito per valutare un trattamento di seconda linea con l'obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che risulti più efficace e comporti minori effetti collaterali rispetto alle chemioterapie ora disponibili", ha dichiaratoBrian Wolpindel Dana-Farber Cancer Institute di Boston. PerNicola Silvestris, direttore dell'Oncologia dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e segretario nazionale AIOM, il risultato apre "un nuovo scenario" per una popolazione di pazienti che disponeva di poche alternative terapeutiche dopo il fallimento dei trattamenti precedenti. La molecola è attualmente in fase di valutazione regolatoria. Negli Stati Uniti è disponibile attraverso programmi di accesso anticipato, mentre in Europa è in corso l'iter presso l'Agenzia europea dei medicinali (EMA). I ricercatori stanno inoltre valutando il farmaco in studi rivolti a pazienti in fasi più precoci della malattia e in altre neoplasie correlate alle mutazioni della famiglia RAS. Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Tumore alla prostata aggressivo, un nuovo farmaco aggiunto alla terapia standard migliora le probabilità di guarigione Corriere della Sera
di Vera Martinella
Nuovo farmaco aggiunto alla terapia standard per sperare di guarire pazienti operati per un carcinoma in stadio avanzato oppure ancora localizzato ma aggressivo, che ha molte probabilità di ripresentarsi
Non è un caso se lo studio PROTEUS è stato incluso fra le novità principali presentate a Chicago durante il congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) edizione 2026. I suoi risultati, infatti, promettono di cambiare l'attuale terapia standard per gli uomini con un carcinoma alla prostata ancora localizzato ma aggressivo , che ha molte probabilità di ripresentarsi, oppure con una neoplasia che viene scoperta in uno stadio localmente avanzato, ma senza metastasi. L'obiettivo di PROTEUS era mettere a punto una nuova strategia che consenta di guarire persone che vengono operate per questi tipi di tumore. Come? Intensificando la cura, aggiungendo un farmaco di nuova generazione (apalutamide) alla terapia di deprivazione androgenica. «I risultati indicano che per le persone con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio , il trattamento combinato di apalutamide e deprivazione androgenica insieme alla chirurgia riduce i tassi di recidiva e progressione della malattia , con pochi effetti collaterali aggiuntivi, rispetto a terapia di deprivazione androgenica e chirurgia» dice Alberto Briganti, Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute e direttore del Programma di Chirurgia Robotica del Dipartimento di Urologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Lo studio PROTEUS: migliora la sopravvivenza dei pazienti
Lo studio PROTEUS ha sperimentato, su oltre 2.100 pazienti, un trattamento di deprivazione androgenica intensificato per ridurre la neoplasia, eliminare un'eventuale malattia microscopica e migliorare gli esiti a lungo termine della cura.
I partecipanti sono stati sono stati divisi in due gruppi: tutti sono stati sottoposti a prostatectomia radicale e hanno ricevuto una terapia di deprivazione androgenica per sei mesi prima e sei mesi dopo l'intervento chirurgico, ma una metà ha ricevuto apalutamide in aggiunta pre e post intervento, mentre l'altra metà ha avuto solo placebo.
«I dati illustrati al convegno Asco indicano che con l'intensificazione della terapia migliora il controllo della malattia, si riduce maggiormente la dimensione del tumore pre-intervento, calano sia il rischio che la neoplasia si ripresenti sia il rischio di metastasi» spiega Briganti, Ordinario di Urologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e vicedirettore dell'Istituto di Ricerca Urologico.
Dunque i risultati favorevoli supportano il trattamento con apalutamide più terapia di deprivazione androgenica associata a prostatectomia radicale come possibile nuova opzione per le persone con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio.
«Per molti pazienti con carcinoma prostatico localizzato ad alto rischio o localmente avanzato, la sola chirurgia può non essere sufficiente a prevenire le recidive e la progressione della malattia - conclude l'esperto -. Per questo motivo, un numero non trascurabile di persone può sviluppare nel tempo una forma più avanzata della malattia e gli esiti dello studio PROTEUS indicano la possibilità di un cambiamento che può rivoluzionare la pratica clinica».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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66.3/100
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Valutazione
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Criteri Critici
Melanoma: a 5 anni dalla vaccinazione vivo il 92% dei pazienti trattati Microbiologia Italia
Scopri come il vaccino contro il melanoma garantisca il 92% di sopravvivenza a 5 anni nei pazienti trattati.
Questo articolo approfondisce i risultati rivoluzionari di uno studio sul vaccino personalizzato contro il melanoma, evidenziando come a 5 anni dalla vaccinazione il 92% dei pazienti trattati sia ancora vivo. Esploreremo i meccanismi, i benefici clinici e le prospettive future della terapia vaccinale contro il melanoma, con un focus sull’immunoterapia e sulla microbiologia applicata all’oncologia. Sarà particolarmente utile per pazienti, familiari, oncologi e ricercatori interessati a innovazioni che migliorano la sopravvivenza e la qualità di vita nella lotta contro questo tumore aggressivo.
Introduzione: Melanoma e risultati della vaccinazione dopo 5 anni
Il melanoma rappresenta una delle forme più aggressive di cancro della pelle, ma recenti avanzamenti nella vaccinazione contro il melanoma stanno cambiando lo scenario prognostico. Uno studio internazionale ha dimostrato che, combinando un vaccino a mRNA personalizzato con l’immunoterapia, il tasso di sopravvivenza a 5 anni raggiunge il 92% dei pazienti trattati.
Il vaccino contro il melanoma non è solo una misura di prevenzione ma è anche una vera terapia adiuvante post-chirurgica, che riduce le recidive e le metastasi. Nell’ambito della microbiologia e dell’immunologia, questi approcci sfruttano il sistema immunitario in modo mirato.
Cos’è il vaccino personalizzato per il melanoma
Un vaccino contro il melanoma come intismeran autogene è creato su misura analizzando le mutazioni tumorali uniche del paziente. Questa mRNA technology stimola una risposta immunitaria specifica contro le cellule cancerose residue.
La terapia vaccinale contro il melanoma si associa tipicamente al pembrolizumab, potenziandone l’effetto anti-tumorale. Sinonimi come vaccino a mRNA contro il melanoma o immunovaccinazione personalizzata descrivono questa innovazione.
Risultati dello studio a 5 anni dalla vaccinazione: vivo il 92% dei casi di melanoma trattati
Nello studio KEYNOTE-942, i pazienti con melanoma ad alto rischio trattati con vaccino + immunoterapia hanno mostrato una sopravvivenza complessiva del 92% a 5 anni. Il rischio di recidiva si è ridotto del 49% rispetto al solo pembrolizumab.
Questi dati confermano la durabilità della risposta immunitaria indotta dal vaccino melanoma personalizzato.
Meccanismi immunologici alla base dell’efficacia
Il vaccino induce i linfociti T citotossici specifici ad agire contro i neoantigeni tumorali. Questa risposta persistente spiega perché a 5 anni dalla vaccinazione il 92% pazienti di melanoma rimanga vivo.
La microbiologia del sistema immunitario gioca un ruolo chiave, con il microbiota intestinale che può influenzare l’efficacia dell’immunoterapia.
Riduzione del rischio di recidiva e metastasi
La combinazione ha ridotto il rischio di metastasi a distanza del 59%. Il 68,8% dei pazienti vaccinati era libero dalla malattia a 5 anni, contro il 49,1% del gruppo di controllo.
La vaccinazione contro il melanoma rappresenta dunque un baluardo contro la progressione tumorale.
Impatto sulla qualità della vita
I pazienti trattati con il vaccino per il melanoma riportano minori ospedalizzazioni e una migliore autonomia quotidiana grazie alla minore incidenza delle recidive. Gli effetti collaterali sono generalmente lievi, simili a sintomi influenzali.
Il ruolo della microbiologia nell’onco-immunologia
Nell’ambito della microbiologia, la composizione del microbiota può modulare la risposta al vaccino contro il melanoma. Ricerche emergenti esplorano come i probiotici possano ottimizzare l’efficacia delle terapie immunologiche.
Confronto con terapie tradizionali
Rispetto alla chemioterapia o alla sola immunoterapia, la terapia vaccinale contro il melanoma offre dei benefici superiori in termini di sopravvivenza a lungo termine, con il 92% vivo a 5 anni che segna un progresso notevole.
Candidati ideali alla vaccinazione
I pazienti con melanoma resecato ad alto rischio (stadio III/IV) traggono il maggiore beneficio. Uno screening genetico tumorale è essenziale per sviluppare il vaccino personalizzato.
Sfide e limiti attuali
Il costo elevato e la necessità del sequenziamento tumorale rappresentano delle barriere. Gli studi di fase 3 sono attualmente in corso per confermare i dati su larga scala.
Prospettive future per il vaccino melanoma
Ricercatori puntano a estendere questo approccio ad altri tumori. Combinazioni con nuove molecole immunomodulanti potrebbero elevare ulteriormente il tasso di sopravvivenza al melanoma.
L’importanza per i pazienti di una diagnosi precoce
Unire prevenzione UV, screening cutanei e accesso rapido al vaccino per il melanoma post-chirurgico massimizza le chance di guarigione.
Aspetti psicologici per i pazienti
Sapere che esiste una terapia che garantisce il 92% di sopravvivenza a 5 anni riduce l’ansia e migliora l’adesione al percorso di cura.
Conclusioni su melanoma: a 5 anni dalla vaccinazione vivo il 92% dei pazienti trattati
I dati dello studio internazionale sono entusiasmanti: la vaccinazione personalizzata contro il melanoma, associata all’immunoterapia, porta al 92% dei pazienti trattati ancora in vita a 5 anni, con una riduzione significativa delle recidive. Nell’ambito della microbiologia e dell’immunologia oncologica, questo rappresenta un passo avanti verso cure più efficaci e personalizzate. Consiglio chiave: discuti con il tuo oncologo l’idoneità a protocolli vaccinali innovativi.
Domande Frequenti su melanoma: a 5 anni dalla vaccinazione vivo il 92% dei pazienti trattati
Chi può beneficiare del vaccino per il melanoma? Principalmente pazienti con melanoma ad alto rischio post-resezione. Consiglio: consulta uno specialista per una valutazione genetica tumorale.
Cosa comporta esattamente la terapia vaccinale? Un vaccino a mRNA personalizzato che stimola l’immunità anti-tumorale. Consiglio: associalo sempre a un monitoraggio oncologico regolare.
Quando si somministra il vaccino contro il melanoma? Tipicamente dopo la chirurgia, in combinazione con l’immunoterapia. Consiglio: non ritardare il trattamento adiuvante.
Come funziona il vaccino personalizzato? Analizza le mutazioni tumorali e induce una risposta immunitaria specifica. Consiglio: scegli centri con esperienza in terapie a mRNA.
Dov’è disponibile questa innovazione? In centri oncologici avanzati e nei trial clinici. Consiglio: verifica i protocolli approvati o quelli sperimentali.
Perché questi risultati sono rivoluzionari? Perché elevano la sopravvivenza al 92% a 5 anni riducendo le recidive. Consiglio: adotta degli stili di vita che supportino il microbiota per massimizzare i benefici.
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Criteri Critici
Gli operatori sanitari in Congo avevano contratto l’infezione assistendo i malati: dimessi dall’ospedale. Pregliasco: “Fanno la differenza cure adeguate, rapidità e gestione igienica corretta”. Allo studio tre vaccini contro Bundibugyo
Per salvare altre vite dal virus Ebola hanno rischiato la loro. Hanno contratto l’infezione riportando tutti i sintomi che scatena, ma sono riusciti a vincere la malattia. Sono cinque operatori sanitari guariti nella Repubblica Democratica del Congo. “Quattro infermieri, in cura per il virus Bundibugyo, sono stati dimessi da un ospedale di Bunia, capitale dell'Ituri, dopo essere guariti dalla malattia”, ha comunicato l'Ufficio regionale per l'Africa dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), dopo che il 28 maggio era riuscito a superare l'infezione anche un tecnico di laboratorio della Rdc. I nuovi guariti “si erano presi cura di persone affette da Ebola nella loro struttura all'inizio di maggio”, spiega Oms Africa, precisando che “si prevedono ulteriori guarigioni, soprattutto se la diagnosi è precoce e i pazienti possono accedere alle cure, e se la risposta all'epidemia si intensifica”. Un messaggio che arriva mentre il virus continua a diffondersi. I Centers for Disease Control and Prevention africani hanno fatto sapere che sono 344 i casi confermati e 60 i decessi per Ebola al 2 giugno nella Repubblica Democratica del Congo.
La prima vittoria sul virus
La notizia della guarigione dei cinque operatori sanitari fa dire a Dieudonné Mwamba Kazadi, direttore generale dell'Istituto nazionale di sanità pubblica della Repubblica Democratica del Congo: “È una vittoria che merita di essere celebrata”. E lancia “un messaggio forte: è possibile guarire dall'Ebola se ci si rivolge tempestivamente a una struttura sanitaria specializzata”.
L’Oms si sta muovendo in questa direzione. Con l’intento di contribuire a rafforzare l'assistenza clinica, l'Organizzazione ha consegnato alle autorità sanitarie un centro di trattamento per l'Ebola ristrutturato a Bunia. La struttura ha una capienza iniziale di 24 posti letto che può essere ampliata fino a 60. Oltre a questo l'Oms sta allestendo un'ala aggiuntiva con un massimo di 42 posti letto, che sarà pronta nelle prossime settimane. Lo stato dei contagi Non è facile la situazione in Congo. Al 31 maggio il virus Ebola è riuscito a infettare 210 persone (casi confermati), tra cui si sono registrati 17 decessi, mentre sono in corso indagini su 349 casi sospetti. Complessivamente, sempre a quella, sono risultati positivi al virus anche 16 operatori.
Durante la sua visita a Bunia, avvenuta il 30 maggio scorso, il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus ha invitato a non demordere. Ha sottolineato che, anche se al momento non esistono vaccini o trattamenti autorizzati per il virus Bundibugyo, “non si può dire che non ci sia speranza”.
L’Oms: “Dall’Ebola si può guarire”
Anche il Dg dell’Oms ha confermato che dall’Ebola si può guarire. Sottolineando: “L'infezione causata da questo virus può essere curata con un'adeguata assistenza medica, e alcune persone qui nell'Ituri sono già guarite. Rivolgersi tempestivamente alle cure fa davvero la differenza”.
Ma in che cosa consistono le cure? Nei giorni scorsi i gruppi consultivi dell'Oms hanno annunciato che diversi trattamenti e vaccini candidati per Ebola Bundibugyo sono sufficientemente promettenti da giustificarne la valutazione prioritaria in studi clinici. A tale proposito l'agenzia per le Nazioni Unite sta collaborando strettamente con la Repubblica Democratica del Congo e con l'Uganda per accelerare la ricerca sui prodotti in questione
Le condizioni ambientali fanno la differenza
“Di Ebola muoiono in tanti, è vero, ma non è la regola. Certo che si può guarire”, spiega Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario dell’Ospedale Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano. Che spiega: “A fare la differenza sono fattori diversi di carattere ambientale, fattori che variano nelle diverse aree geografiche in cui il virus agisce. Mi riferisco alla capacità di reazione, allo stato delle strutture sanitarie, ai dispositivi di protezione individuale e anche all’attenzione sul tema. Pure l’aspetto della conoscenza che si ha del virus e della malattia possono incidere sensibilmente sulla possibilità che essa abbia di propagarsi: il fatto, ad esempio, che nei Paesi africani si lavino le salme di persone morte per Ebola non sapendo che sono ancora contagiose non fa che peggiorare la situazione”.
“Serve una gestione igienica corretta - insiste Pregliasco –. Perché teniamo presente che per Ebola la letalità media è del 60.6% L’abbiamo imparato dai focolai che si sono sviluppati in Africa dal 1976 al 2022. E ora possiamo affrontare questa emergenza consapevoli del fatto che l’importante è la velocità con cui le cure mediche e l’assistenza arrivano a destinazione. In prospettiva potremmo avere in supporto gli anticorpi monoclonali, ma ancora non funzionano per questa variante. Ci sono studi in corso”.
Si investe su tre vaccini
Intanto c’è chi investe sui vaccini contro Ebola. È Cepi (Coalition for epidemic preparedness innovations) che punterà su un portafoglio di candidati vaccini in fase di sviluppo contro il virus Bundibugyo. In particolare si punta ad accelerare lo sviluppo e l'iter di approvazione di tre vaccini sperimentali: quello dell'organizzazione Iavi (International Aids vaccine initiative), quello dell'azienda americana Moderna e quello dell'università di Oxford, che sarà prodotto al Serum institute of India. Allo stesso tempo, ha spiegato Cepi, “si continueranno a valutare altri candidati promettenti, anche attraverso un bando aperto, una Call for Proposals, e si prevede di annunciare a breve ulteriori partnership”. L'iniziativa, concludono gli interessati, mette in evidenza “l'urgente necessità di sviluppare strumenti che contribuiscano a contenere l'epidemia”, integrando gli interventi di sanità pubblica già in corso nei Paesi colpiti dal virus.
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Fitofarmaci agricoli nelle esche avvelenate. Così sono morti almeno 23 lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise tra la metà e la fine di aprile. Oltre ai grandi carnivori, anche poiane e volpi. È a una svolta l’inchiesta sui lupi uccisi tra i territ…
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Fitofarmaci agricoli nelle esche avvelenate. Così sono morti almeno 23 lupi nel Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise tra la metà e la fine di aprile. Oltre ai grandi carnivori, anche poiane e volpi. È a una svolta l’inchiesta sui lupi uccisi tra i territori di Alfedena, Villetta Barrea, Pescasseroli e ai confini dell’area protetta in Marsica, in provincia dell’Aquila. Grazie al lavoro dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo e al Centro di Medicina Forense Veterinaria di Grosseto, la Procura della Repubblica di Sulmona – il cui procuratore capo Luciano D’Angelo ha assunto il coordinamento delle indagini – è a conoscenza del fatto che tutti i bocconi avvelenati contenevano i preparati destinati all’uso agricolo.
L’elemento è rilevante, soprattutto in considerazione del fatto che certi tipi di sostanze possono essere acquistate solo da aziende iscritte in particolari registri regionali; e che chi le compra deve essere registrato. Per questa ragione diventa importante l’incontro di domani in Procura con Dino Rossi, presidente del Cospa (Comitato agricoltori e allevatori d’Abruzzo). Rossi, infatti, potrà fornire agli inquirenti elementi utili sulle sostanze utilizzate e sui dati relativi ai fitofarmaci maggiormente impiegati in agricoltura. In questo contesto, infatti, si punta a capire quali colture vengono trattate coi prodotti incriminati e chi li usi. In più, altre analisi si stanno focalizzando sul Dna di un’esca allo scopo di risalire al proprietario.
Ma non è tutto. Parallelamente, seguendo l’ipotesi investigativa dei magistrati, si fa luce sui meccanismi legati alla distribuzione – o meno – dei fondi europei. In particolare l’attenzione è posta nei confronti di chi è rimasto escluso dai contributi dell’Ue a causa dell’affitto di 20mila ettari da parte dell’Ente Parco.
Le prime cinque carcasse sono state trovate a metà aprile nel territorio del Comune di Alfedena. Poi altre cinque in quello di Pescasseroli. L’Ente Parco aveva subito diffuso una nota con cui denunciava “il contesto generale segnato da un dibattito sempre più acceso sullo status della gestione del lupo”, ribadendo che “ogni forma di azione illegale e di giustizia-fai-da-te è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione”. Il riferimento andava al declassamento dello status di protezione del lupo, voluto dall’Unione europea, dai Paesi che aderiscono alla convenzione di Berna e promosso dal governo guidato da Giorgia Meloni, che ha portato il mammifero da “rigorosamente protetto” a “protetto”, col via libera al suo contenimento. Tradotto: alla sua uccisione (il primo abbattimento legale dopo 50 anni si è verificato ad agosto nel 2025 in Alto Adige).
“Eventi di questa natura riguardano l’intera collettività – aveva scritto il Parco – poiché colpiscono direttamente non solo il patrimonio naturale comune e i valori che ne sono alla base, ma anche l’identità stessa e l’immagine dell’intero territorio. La tutela della biodiversità e il rispetto della Natura non sono ambiti che possano riguardare solo alcuni: chiamano in causa la responsabilità e la sensibilità di tutti”. Da quel giorno il numero di lupi avvelenati ha continuato a salire. In questo contesto, si stima che ogni anno, per mano dell’uomo, muoiano più di 300 lupi. L’associazione Io non ho paura del lupo, per esempio, tra il 2019 e il 2023 ha censito 1.639 carcasse recuperate a livello nazionale. Numeri che fanno impressione ma ai quali, purtroppo, si aggiungeranno anche gli abbattimenti resi legali.
Mail: a.marzocchi@ilfattoquotidiano.it
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Criteri Critici
Cos'è l'amivantamab che fa sperare così tante persone che possa curare il cancro? Vietnam.vn
In Vietnam, il farmaco ha ottenuto l'autorizzazione all'immissione in commercio come soluzione per infusione endovenosa da 350 mg/7 ml. Nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, il farmaco è indicato per determinati gruppi di pazienti con specifiche mutazioni del gene EGFR e in specifici contesti terapeutici, come valutato da uno specialista.
Amivantamab è un anticorpo a doppia specificità che agisce simultaneamente su due vie di segnalazione, EGFR e MET, meccanismi coinvolti nello sviluppo di diversi tipi di cancro. Si tratta di una terapia mirata sviluppata utilizzando le moderne biotecnologie; non è un rimedio erboristico, un integratore alimentare o una soluzione applicabile a tutti i pazienti oncologici.
Secondo la dottoressa Trinh The Cuong, del Dipartimento di Chemioterapia dell'Ospedale E, l'amivantamab rappresenta un notevole traguardo della medicina moderna, ma è necessario comprenderlo appieno per evitare aspettative irrealistiche.
Le informazioni relative al farmaco amivantamab, che ha mostrato risposte molto positive in alcuni pazienti oncologici, stanno suscitando notevole interesse. Molti si chiedono se si tratti di una "cura per il cancro" o se possa essere applicato a tutti i casi.
Perché l'amivantamab sta attirando l'attenzione?
Il recente aumento di interesse deriva dai risultati dello studio OrigAMI-4, pubblicati di recente sull'American Journal of Clinical Oncology.
Questo studio ha valutato l'efficacia dell'amivantamab somministrato per via sottocutanea in pazienti con carcinoma a cellule squamose della testa e del collo recidivante o metastatico, non correlato all'HPV, dopo progressione della malattia nonostante chemioterapia e immunoterapia. Questo gruppo di pazienti presenta una prognosi difficile e opzioni terapeutiche limitate.
I risultati ottenuti su 102 pazienti hanno mostrato un tasso di risposta obiettiva del 42%. Di questi, il 15% ha raggiunto una risposta completa, ovvero il tumore non era più rilevabile con le tecniche di diagnostica per immagini. Circa il 27% dei pazienti ha ottenuto una risposta parziale con una significativa riduzione delle dimensioni del tumore. La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 6,8 mesi.
La scomparsa di un tumore non significa che il cancro sia sparito.
Secondo il dottor Cuong, si tratta di un risultato molto positivo per il gruppo di pazienti che si erano dimostrati resistenti a numerosi trattamenti precedenti. Tuttavia, è necessario comprendere il vero significato dei dati della ricerca.
Innanzitutto, la scomparsa di un tumore da una TAC non significa che la malattia sia completamente guarita. Cellule cancerose microscopiche potrebbero ancora esistere e continuare a crescere in futuro.
In secondo luogo, i farmaci aiutano a controllare la malattia, ma non la curano. La sopravvivenza mediana libera da progressione di 6,8 mesi indica che, trascorso questo periodo, metà dei pazienti inclusi nello studio ha mostrato segni di recidiva della malattia.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'ospedale K mette in funzione un nuovo sistema di radioterapia con acceleratore lineare e una simulazione TC 4D. Vietnam.vn
Il 10 giugno, l'ospedale K ha inaugurato la sua nuova struttura di Tam Hiep con una cerimonia di apertura per il sistema di radioterapia accelerata e simulazione TC 4D, segnando un significativo passo avanti nell'applicazione dei progressiscientifici etecnologici e delle moderne apparecchiature nella diagnosi e nel trattamento del cancro. Il dottor Nguyen Trong Khoa, vicedirettore del Dipartimento di Esami Medici e Gestione delle Cure (Ministero della Salute), ha sottolineato che in Vietnam ogni anno vengono diagnosticati circa 182.600 casi di cancro, circa 122.700 persone muoiono a causa della malattia e attualmente oltre 350.000 pazienti convivono con essa. Ciò rappresenta un enorme onere sanitario, con ripercussioni sulla forza lavoro e sullo sviluppo economico del Paese. Secondo il signor Khoa, nonostante ciò, grazie ai continui sforzi in termini di politiche e ricerca sulla prevenzione e il controllo del cancro, il settoresanitariodel paese ha compiuto notevoli progressi. I risultati in materia di prevenzione, diagnosi precoce e trattamento sono migliorati costantemente, riducendo gradualmente il divario con i paesi sviluppati. Il tasso di guarigione per alcuni tipi di cancro presso l'ospedale K e altri ospedali è ora alla pari con quello dei paesi più avanzati della regione e del mondo. Un altro importante vantaggio per i malati di cancro è che la maggior parte degli esami, della chemioterapia, della radioterapia e degli interventi chirurgici sono coperti interamente o parzialmente dall'assicurazione sanitaria, sebbene i costi siano estremamente elevati. Nonostante disponga di 3 strutture con quasi 2.300 posti letto e quasi 2.000 dipendenti, l'ospedale K, leader nel Paese per la prevenzione e la cura del cancro, si trova ad affrontare numerose difficoltà e sfide, a causa dell'aumento della domanda di esami e trattamenti medici da parte del pubblico e dell'insufficienza delle attrezzature mediche. Attualmente, l'ospedale ha in cura oltre 20.000 pazienti e il numero di persone che si recano presso la struttura per esami e trattamenti supera le 500.000 unità all'anno, con una tendenza in costante crescita. Le apparecchiature per la radioterapia dell'ospedale sono in funzione dalle 20 alle 23 ore al giorno. Dott. Nguyen Trong Khoa - Vicedirettore del Dipartimento di Esami Medici e Gestione delle Terapie (Ministero della Salute). (Foto: PV/Vietnam+) Inoltre, il Ministero della Salute ha dato il suo assenso di principio e ha incaricato l'Ospedale K di continuare a investire in altri 3 sistemi di radioterapia entro il 2025, presso la struttura di Quan Su (2 macchine) e quella di Tan Trieu (1 macchina), per soddisfare la crescente domanda di trattamenti radioterapici da parte della popolazione. Attualmente, l'ospedale sta completando le procedure per la loro messa in funzione nel 2025. Nel corso degli anni, l'applicazione delle tecniche di radioterapia nel trattamento del cancro in Vietnam ha compiuto progressi notevoli e incoraggianti. Presso l'Ospedale K, le tecniche di radioterapia utilizzate hanno raggiunto il livello di quelle impiegate in altri paesi della regione, come ad esempio: radioterapia conformazionale 3D (3D-CRT), radioterapia a intensità modulata (IMRT), radioterapia guidata da immagini (IGRT), radioterapia ad arco volumetrico modulato (VMAT/Rapid-Art), brachiterapia ad alte dosi con guida TC/RM 3D, contribuendo in modo significativo a migliorare l'efficacia del trattamento del cancro. Il dottor Do Anh Tu, vicedirettore dell'ospedale K, ha affermato che l'ospedale K cura tutti i tipi di cancro, impiegando un approccio multimodale che combina tre specialità principali: chirurgia, chemioterapia e radioterapia. La radioterapia è uno dei principali metodi di trattamento del cancro, e ha dimostrato elevata efficacia e qualità. Il sistema di radioterapia con acceleratore lineare Elekta Synergy, abbinato a un simulatore TC 4D presso la struttura di Tam Hiep, è sincronizzato con il software di pianificazione della radioterapia, i sistemi di gestione dei dati dei pazienti e di trattamento, nonché con le apparecchiature di test e calibrazione conformi agli standard internazionali. Il primo reparto di radioterapia dell'Ospedale K, istituito nel 1982, ha trattato numerosi tumori per i quali era indicata la radioterapia. A giugno 2025, l'Ospedale K disponeva di 7 apparecchiature per la radioterapia. Tuttavia, con l'aumento del numero di pazienti, cresce anche la domanda di trattamenti e l'obiettivo è quello di migliorare la qualità delle cure per essere al pari dei paesi della regione e del mondo. (Vietnam+) Fonte: https://www.vietnamplus.vn/benh-vien-k-dua-vao-hoat-dong-he-thong-xa-tri-gia-toc-va-ct-mo-phong-4d-moi-post1043450.vnp
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Pazienti e medici sperano che i nuovi farmaci vengano presto coperti dall'assicurazione sanitaria. Vietnam.vn
Ogni anno, in Vietnam si registrano circa 180.000 nuovi casi di cancro e oltre 120.000 decessi correlati a questa patologia. L'invecchiamento della popolazione, la rapida urbanizzazione e i cambiamenti nello stile di vita, come il fumo, il sovrappeso/obesità e la mancanza di attività fisica, sono considerati fattori che contribuiscono all'aumento dei casi. Le proiezioni suggeriscono che il numero di nuovi casi di cancro in Vietnam potrebbe aumentare del 60-70% entro il 2050, evidenziando l'urgente necessità di strategie nazionali per la prevenzione, la diagnosi precoce e l'ottimizzazione dei trattamenti.
Secondo la famiglia della signora K., poiché questo farmaco non è ancora coperto dall'assicurazione sanitaria, devono sostenere interamente l'ingente costo della terapia. Tuttavia, il farmaco è adatto alla condizione della paziente, quindi la famiglia spera che venga presto incluso nell'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, in modo da poter alleviare parte del peso finanziario e avere maggiore tranquillità durante la lunga terapia.
La signora NTK, 72 anni (di Hanoi ), è in cura per un tumore al polmone presso l'Ospedale dell'Amicizia con un farmaco immunoterapico di nuova generazione che costa 55 milioni di VND per un ciclo di trattamento di 21 giorni. La signora K. ha completato 5 cicli di trattamento e proseguirà con i restanti.
Da oltre otto anni non si registra un aggiornamento completo e su larga scala dell'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria, che non includa nuove terapie per i pazienti. (Foto: TG/Vietnam+)
Le persone si aspettano che le polizze di assicurazione sanitaria diventino più tempestive e più adeguate alle reali esigenze di trattamento. Questa è anche un'opportunità per promuovere l'obiettivo di ridurre l'onere dei pagamenti diretti a carico del paziente e aumentare l'equità nell'accesso ai servizi sanitari. Tali direttive sono inoltre coerenti con lo spirito della Risoluzione n. 72-NQ/TW sul rafforzamento della protezione, della cura e del miglioramento della salute delle persone.
Colmare il divario tra il progresso medico e l'accesso alle cure.
Il professore associato Pham Cam Phuong, direttore del Centro di Medicina Nucleare e Oncologia (Ospedale Bach Mai), ha affermato che negli ultimi anni la medicina mondiale ha compiuto molti progressi nel trattamento del cancro. Numerosi progetti di ricerca sulla terapia mirata e sull'immunoterapia sono stati persino insigniti del Premio Nobel per la loro efficacia e il loro valore innovativo per i pazienti.
Negli ultimi 10 anni, il Vietnam ha anche aggiornato i suoi metodi di terapia mirata e immunoterapia, e molti farmaci di nuova generazione sono ora disponibili nel paese. Tuttavia, questi farmaci sono molto costosi e non tutti i pazienti sono idonei al loro trattamento.
Il dottor Phuong ha spiegato che attualmente i metodi di trattamento per i pazienti oncologici includono chirurgia, radioterapia e chemioterapia come trattamenti di base, e più recentemente, terapia mirata e immunoterapia. Tuttavia, molti dei farmaci di ultima generazione sono molto costosi e attualmente non sono coperti dall'assicurazione sanitaria. In passato, alcune terapie mirate erano coperte dall'assicurazione sanitaria con una percentuale del 30% o del 50%, ma molti nuovi farmaci non sono ancora inclusi nell'elenco dei rimborsi.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Aggiornamento medico del 2 giugno: i robot assistono con elevata precisione nel trattamento del cancro del colon-retto. Vietnam.vn
I robot contribuiscono al trattamento del cancro del colon-retto con elevata precisione.
La paziente N.D.D., di 42 anni, proveniente da Hanoi , si è recata all'ospedale K per una visita dopo circa un mese di feci con sangue accompagnate da irregolarità intestinali, con alternanza tra stitichezza e diarrea. Inizialmente, la paziente aveva pensato che si trattasse semplicemente di sintomi di emorroidi e si era curata autonomamente senza consultare uno specialista.
La persistenza e il mancato miglioramento dei sintomi hanno spinto il paziente a consultare un medico. Un'endoscopia gastrointestinale ha rivelato un grosso polipo rettale, che occupava circa un terzo della circonferenza del lume rettale.
I medici eseguono interventi chirurgici su pazienti affetti da cancro al retto.
L'esame bioptico ha confermato la diagnosi di cancro al retto. Gli esami di imaging non hanno evidenziato metastasi a distanza e la risonanza magnetica ha classificato il tumore allo stadio cT3N0M0.
A seguito di una consultazione dipartimentale presieduta dal Prof. Associato Kim Van Vu, Primario del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 1, il paziente è stato sottoposto a una valutazione completa e si è giunti a un consenso per eseguire una resezione rettale robotica, una dissezione linfonodale e un'anastomosi immediata, ottimizzando al contempo il recupero postoperatorio.
Secondo il dottor Tran Dinh Tan, vicedirettore del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 1, si trattava di un giovane paziente di sesso maschile con un bacino stretto, pertanto l'intervento chirurgico ha presentato numerose difficoltà. Tuttavia, la chirurgia robotica offre molti vantaggi rispetto ai metodi laparoscopici tradizionali e convenzionali.
Secondo il dottor Tan, la chirurgia robotica offre numerosi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale o all'endoscopia convenzionale, come la rimozione di tutte le cellule cancerose preservando al contempo la maggior quantità possibile di tessuto sano, vasi sanguigni di grandi dimensioni e nervi, in particolare il sistema nervoso genitourinario. "Allo stesso tempo, questa tecnica aiuta a controllare meglio la perdita di sangue e favorisce una più rapida guarigione del paziente", ha affermato il dottor Tran Dinh Tan.
Grazie al supporto dei moderni sistemi robotici, i chirurghi possono sezionare con precisione ogni strato di tessuto in spazi ristretti, separare accuratamente le lesioni dalle strutture circostanti ed eseguire tagli e suture in condizioni di visualizzazione nitide con maggiore flessibilità e precisione.
Secondo il dottor Tran Dinh Tan, il Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 1 ha ormai implementato di routine la chirurgia laparoscopica robotica per molti tumori gastrointestinali, come il cancro allo stomaco, al colon e al retto.
"La tecnologia robotica offre numerosi vantaggi, come maggiore precisione, riduzione del trauma tissutale durante l'intervento chirurgico, minori complicazioni, recupero più rapido del paziente e miglioramento della qualità della vita dopo il trattamento. Molti pazienti hanno già beneficiato di questa tecnica", ha affermato il medico.
Dopo l'intervento, il paziente D. è stato in grado di sedersi e camminare già dopo un solo giorno. Il paziente ha dichiarato di avere piena fiducia nell'équipe medica e di essere determinato a ricevere cure utilizzando metodi medici moderni.
“Avendo notato tracce di sangue nelle feci, mi sono recato all'ospedale K per una visita. Il giorno dopo l'intervento, ero già in grado di sedermi e camminare, e tutta la mia famiglia era felicissima. Vorrei esortare tutti a prestare maggiore attenzione alla propria salute, a sottoporsi a regolari controlli oncologici e a rivolgersi a strutture specializzate e affidabili per le cure”, ha raccontato il signor D.
Gli esperti raccomandano di sottoporsi regolarmente a controlli medici, in particolare a screening per i tumori gastrointestinali. Sintomi come feci con sangue, cambiamenti nelle abitudini intestinali, dolore addominale persistente o disturbi digestivi insoliti dovrebbero essere esaminati precocemente per determinarne la causa.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Dallo screening alla guarigione: a «Obiettivo salute» il tumore al seno Giornale di Brescia
Il tumore al seno resta il tumore più frequente tra le donne, ma è anche uno di quelli per cui ricerca, diagnosi precoce e organizzazione delle cure hanno consentito negli ultimi anni i maggiori progressi. Oggi, grazie agli screening e a percorsi sempre più personalizzati , le possibilità di guarigione sono in costante aumento e la qualità di vita delle pazienti è notevolmente migliorata.
Di questo si parlerà questa sera alle 20.30 in diretta su Teletutto durante una nuova puntata di Obiettivo Salute , interamente dedicata alla prevenzione, diagnosi e cura del tumore della mammella . Ospiti in studio di Daniela Affinita saranno i professionisti della Breast Unit dell'Istituto Clinico Sant'Anna di Brescia: la dottoressa Veronica Girardi, responsabile del servizio di Senologia Clinica, il dottor Fabrizio Palmieri, direttore clinico della Breast Unit, il dottor Alberto Buffoli, responsabile del servizio di Radioterapia Oncologica, e il dottor Gianluca Fogazzi, responsabile dell'Unità Operativa di Oncologia Medica.
Percorso della paziente
La trasmissione accompagnerà i telespettatori lungo tutto il percorso della paziente, dalla prevenzione alle terapie più innovative. Secondo gli ultimi dati epidemiologici, il tumore al seno rappresenta ancora oggi la neoplasia più diagnosticata nella popolazione femminile. Tuttavia, grazie alla diffusione degli screening mammografici e alla crescente attenzione alla prevenzione, un numero sempre maggiore di tumori viene individuato nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono più elevate e gli interventi meno invasivi.
Anche la sopravvivenza continua a migliorare: in Italia il tasso di sopravvivenza a cinque anni per il tumore della mammella è tra i più alti in Europa.
Screening e prevenzione
Durante la puntata si parlerà dell’importanza dei controlli periodici, degli esami da effettuare nelle diverse fasce d’età, delle differenze tra mammografia, ecografia e risonanza magnetica e dei principali segnali che non devono essere sottovalutati. Un approfondimento sarà dedicato anche alla genetica e ai fattori di rischio, per aiutare le donne a comprendere quando sia opportuno rivolgersi a uno specialista.
Ampio spazio sarà dedicato alle cure. Negli ultimi anni la chirurgia senologica ha compiuto passi da gigante, consentendo interventi conservativi che permettono di preservare la mammella e ridurre l’impatto fisico ed emotivo della malattia. Parallelamente si sono evolute oncologia medica e radioterapia, oggi sempre più personalizzate grazie alla possibilità di adattare i trattamenti alle caratteristiche biologiche del singolo tumore.
Breast Unit del Sant’Anna
La trasmissione offrirà uno sguardo dall’interno della Breast Unit del Sant’Anna grazie ai servizi realizzati in ospedale da Alessia Tagliabue e Paolo Trivini Bellini. Le immagini permetteranno di conoscere da vicino il lavoro dell’équipe multidisciplinare che accompagna ogni paziente: radiologi, senologi, chirurghi, oncologi, radioterapisti, infermieri, psicologi e professionisti della riabilitazione, collaborando quotidianamente per garantire una presa in carico completa.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
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B
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✅
Criteri Critici
Tumore al polmone, diagnosi precoce con test rapido del respiro. Ecco come funziona Farmacista33
Oncologia
oncologia
03 Giugno 2026
Tumore al polmone, diagnosi precoce con test rapido del respiro. Ecco come funziona Alcune alterazioni specifiche nei composti presenti nell’aria espirata potrebbero consentire di identificare il tumore al polmone già nelle fasi iniziali, aprendo la strada a strategie diagnostiche più rapide, semplici e non invasive per i pazienti a rischio. di Paolo Levantino - Farmacista clinico
Un test del respiro basato sull'analisi dei composti presenti nell'aria espirata e supportato da algoritmi di intelligenza artificiale potrebbe favorire la diagnosi precoce del tumore al polmone con un'accuratezza superiore al 90%. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Holistic Integrative Oncology, che ha valutato la capacità della spettrometria di massa di identificare specifiche firme metaboliche associate alla malattia.
Accuratezza elevata e analisi in pochi secondi
Lo studio ha coinvolto 410 partecipanti, di cui 308 pazienti con tumore polmonare e 102 soggetti sani. I campioni di aria espirata sono stati raccolti mediante un dispositivo sviluppato dai ricercatori e successivamente analizzati con la spettrometria di massa, per identificare rapidamente i composti chimici presenti nei gas espirati. I dati ottenuti sono stati poi elaborati attraverso algoritmi di machine learning, con l’obiettivo di individuare una “firma metabolica” caratteristica del tumore polmonare.
L’analisi ha evidenziato 28 metaboliti significativamente differenti tra i pazienti oncologici e i controlli sani. Il modello diagnostico sviluppato dai ricercatori ha mostrato risultati particolarmente promettenti, raggiungendo un’accuratezza superiore al 90% e una sensibilità fino al 94,6%, dimostrando quindi un’elevata capacità di identificare correttamente i pazienti affetti da tumore al polmone. Secondo gli autori, uno dei principali punti di forza dell’approccio risiede nella semplicità della raccolta dei campioni. A differenza della biopsia o di altri esami invasivi, il prelievo del respiro è rapido, indolore e facilmente ripetibile. Inoltre, il sistema EESI-MS permette di analizzare i campioni in pochi secondi, senza necessità di procedure complesse di preparazione.
Prospettive future e possibili applicazioni cliniche
Gli autori sottolineano che, in futuro, l’analisi del respiro potrebbe rappresentare uno strumento utile sia per lo screening delle popolazioni ad alto rischio sia per il monitoraggio dei pazienti oncologici. Grazie alla rapidità di esecuzione, alla semplicità della procedura e al basso impatto per il paziente, questa metodica potrebbe trovare applicazione anche nei contesti territoriali e di prossimità, favorendo l’identificazione precoce dei soggetti con sintomi respiratori persistenti o fattori di rischio rilevanti e facilitando un accesso più tempestivo ai percorsi diagnostici specialistici. Inoltre, il fatto che le prestazioni del dispositivo non risultino influenzate dalla storia di fumo suggerisce che i biomarcatori rilevati siano legati direttamente alla riprogrammazione metabolica delle cellule tumorali, aprendo la possibilità a un monitoraggio continuo e in tempo reale della malattia.
Gli stessi ricercatori precisano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi prospettici e multicentrici per confermare l’affidabilità clinica e le potenziali applicazioni di questo approccio.
Fonte:
Holist Integ Oncol 5, 34 (2026). https://doi.org/10.1007/s44178-026-00247-y
ph.cr. magnific
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.6/100
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Criteri Critici
Tumore pancreas. Nuovo farmaco raddoppia sopravvivenza: chiesto l'uso compassionevole in Europa Farmacista33
Farmaci
oncologia
03 Giugno 2026
Tumore pancreas. Nuovo farmaco raddoppia sopravvivenza: chiesto l'uso compassionevole in Europa I risultati di uno studio di fase 3 hanno mostrato che il farmaco daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti con tumore al pancreas metastatico già trattato. I ricercatori chiedono l'attivazione di programmi di uso compassionevole in Europa e in Italia. di Redazione Farmacista33
Il farmaco sperimentale daraxonrasib potrebbe diventare disponibile in Europa prima dell'approvazione definitiva. Dopo i risultati dello studio RASolute 302 presentati al congresso ASCO 2026 di Chicago, che hanno mostrato un prolungamento della sopravvivenza nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato, i ricercatori coinvolti nella sperimentazione hanno chiesto all'azienda produttrice, la biotech statunitense Revolution Medicines, di rendere possibile anche nei Paesi europei l'accesso al trattamento attraverso programmi di uso compassionevole.
La richiesta è stata avanzata dagli autori dello studio alla luce dei dati ottenuti con il farmaco, che ha portato la sopravvivenza mediana a 13,2 mesi rispetto ai 6,7 mesi osservati con la chemioterapia standard.
I risultati dello studio presentato all'ASCO
Lo studio ha coinvolto circa 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti linee di trattamento. Daraxonrasib è una terapia orale che agisce bloccando l'attività di KRAS, alterazione presente in oltre il 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico.
I risultati, presentati in sessione plenaria al congresso dell'American Society of Clinical Oncology, hanno mostrato un beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alle opzioni chemioterapiche disponibili e una migliore tollerabilità del trattamento.
"Lo studio Resolute 302 è stato concepito per valutare un trattamento di seconda linea con l'obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che risulti più efficace e comporti minori effetti collaterali rispetto alle chemioterapie ora disponibili", ha dichiarato Brian Wolpin del Dana-Farber Cancer Institute di Boston.
Per Nicola Silvestris, direttore dell'Oncologia dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e segretario nazionale AIOM, il risultato apre "un nuovo scenario" per una popolazione di pazienti che disponeva di poche alternative terapeutiche dopo il fallimento dei trattamenti precedenti.
La richiesta di accesso anticipato in Europa
Dal congresso di Chicago, Chiara Cremolini, responsabile del programma sperimentazioni dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa e tra i ricercatori coinvolti nello studio, ha reso noto che è stata chiesta all'azienda l'apertura di programmi di uso compassionevole anche in Europa.
"Abbiamo chiesto all'azienda di aprire all'uso compassionevole anche in Europa, e dunque in Italia, e che ciò avvenga al più presto", ha affermato Cremolini. L'uso compassionevole consentirebbe ai pazienti di accedere al farmaco prima dell'approvazione regolatoria attraverso i centri specializzati. Negli Stati Uniti, ha spiegato l'oncologa, è già attivo un programma di Expanded Access in attesa della decisione della Food and Drug Administration (FDA).
Iter regolatorio e nuovi studi
Daraxonrasib è attualmente in fase di valutazione regolatoria. Secondo quanto riferito da Cremolini, l'Agenzia europea dei medicinali ha già attribuito al farmaco la designazione di farmaco orfano, un passaggio che punta a velocizzare la valutazione del dossier, anche se saranno comunque necessari alcuni mesi per completare l'iter.
Nel frattempo prosegue il programma di sviluppo clinico della molecola. I ricercatori stanno infatti valutando il farmaco anche in pazienti in fasi più precoci della malattia. La prossima estate prenderà il via uno studio rivolto a pazienti operati e senza metastasi, al quale parteciperanno anche centri italiani.
"Il passo successivo al quale ora puntiamo è quello di poter anticipare l'uso del farmaco anche ai pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l'obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione", ha concluso Cremolini.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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54.8/100
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Criteri Critici
Chirurgia toracica di Verona premiata a Danzica per la gestione del tumore al polmone TgVerona
La ricerca sul campo coordinata dal dott. Maurizio Infante, direttore Uoc Chirurgia toracica, è stata premiata a Danzica in occasione del 3° Congresso internazionale sulla diagnosi precoce e lo screening dei tumori del polmone. Un percorso strutturato per la gestione dei noduli polmonari sospetti ha ridotto in modo significativo gli interventi chirurgici non necessari, è il risultato di della gestione multidisciplinare monitorata dal 2016 al 2024 e riferita nello studio dal titolo, “Applying lung cancer screening principles in daily clinical practice”.
La ricerca. Dal 25% al 50% dei pazienti sottoposti per diverse ragioni a Tc addome o torace mostrano noduli polmonari incidentali, ma solo una ridotta percentuale corrisponde a reali tumori polmonari. A tal proposito, questa ricerca mirava a quantificare il tasso di resezioni polmonari divise in appropriate, terapeutiche benigne e non terapeutiche (evitabili), prima e dopo aver adottato il nuovo approccio gestionale introdotto nel 2016.
Questo metodo si basa sulle conoscenze derivate dai programmi di screening del tumore polmonare e integra valutazione multidisciplinare, analisi avanzata delle immagini TAC, monitoraggio della crescita dei noduli e l’integrazione con i dati dell’esame PET. I risultati dello studio hanno mostrato una riduzione delle resezioni polmonari non terapeutiche dal 10% prima del 2016 al 4,7% fra il 2016 e il 2024, fino al 2,3% negli ultimi 2 anni, migliorando l’appropriatezza clinica e la sicurezza per i pazienti (negli studi pubblicati a livello internazionale si suggerisce come obiettivo ideale una percentuale inferiore al 10% di interventi non terapeutici, ma in generale i risultati sono meno buoni)
GIVOP. Il Gruppo Interdisciplinare Veronese di Oncologia Polmonare dell’Azienda ospedaliera da anni si occupa della presa in carico e la cura del tumore al polmone con un approccio multidisciplinare. Obiettivo prioritario è offrire al paziente le migliori strategie diagnostiche e terapeutiche disponibili, attraverso la compenetrazione delle competenze e la collegialità delle decisioni cliniche.
Il GIVOP è un gruppo di lavoro che coinvolge chirurghi, pneumologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, medici nucleari e anatomopatologi.
Il Gruppo opera anche in video conferenza con colleghi di altre strutture sanitarie provinciali. Infine, dispone di un ambulatorio di diagnosi precoce per le malattie polmonari fornendo un servizio con accesso rapido ad una prima visita specialistica. Nel caso di lesione sospetta ai polmoni il cittadino può prenotare il controllo specialistico sia su propria iniziativa sia su consiglio del medico di base, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 15, telefonando al numero verde 800 159 929, oppure si può inviare una mail a givop@aovr.veneto.it. La presa in carico è assicurata entro 3 giorni lavorativi.
Dott Infante: “Il Certificato di merito ottenuto nell’ultimo congresso annuale dalla giuria Internazionale dell’organizzazione AGILEdx è certamente un orgoglio per la nostra Azienda e per l’Unità Operativa che dirigo. E’ la conferma che il percorso consolidato in AOUI per la gestione multidisciplinare dei casi di tumori del polmone porta indubbi benefici al paziente, nell’ottica di una medicina sempre più personalizzata e guidata dalle conoscenze più moderne. Il singolo paziente è al sempre centro delle valutazioni del nostro team di specialisti”.
Terapia CAR-T uomini e donne uguali nel diritto e nella speranza | il San Camillo-Forlanini onora la nascita della Repubblica Italiana - Zazoom Social News
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Terapia CAR-T uomini e donne uguali nel diritto e nella speranza | il San Camillo-Forlanini onora la nascita della Repubblica Italiana Zazoom Social News
In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, un ospedale pubblico laziale ha celebrato la nascita della nazione con un focus sulla terapia CAR-T. Questa tecnica di medicina genica, che utilizza le cellule del paziente per combattere il cancro, è diventata una realtà accessibile. L’evento ha ricordato come uomini e donne abbiano pari diritti e speranze di cura grazie a questa innovazione. Oggi è il2 giugno 2026. Mentre le piazze si vestono del tricolore per celebrare gli80 anni della Repubblica Italiana, nata per garantire a ogni individuo la stessa dignità e il medesimo diritto alla vita, nei reparti di ematologia della Regione Laziosi combatte e si vince una battaglia che ridefinisce il concetto stesso di uguaglianza, trovando la sua massima espressione nellaterapia CAR-T(Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies). Non c’è celebrazione più alta, per una Democrazia, che vedere i propri cittadini,uomini e donne senza distinzione alcuna, ricevere la cura più avanzata del pianeta a ‘un passo da casa’, protetti dal manto della sanità pubblica.🔗 Leggi su Ildifforme.it Segui gli aggiornamenti suUomini e Donne. “Repubblica 80”, San Giovanni celebra la nascita della democrazia italianaOttant’anni fa, in un giorno di metà ottobre, l’Italia ha vissuto un momento cruciale della sua storia. Una mostra per gli 80 anni dalla nascita della Repubblica Italiana e il primo voto alle donneVenerdì 29 maggio alle ore 11 si terrà l’inaugurazione di una mostra presso i Portici della Biblioteca di Comunità Ignazio Ciaia a Fasano. Temi più discussi:Tumori. Al San Camillo Forlanini di Roma al via la Car-T per i pazienti ematologici; San Camillo, arriva la terapia con le cellule Car-T: speranza per i pazienti onco-ematologici; San Camillo, svolta sui tumori del sangue: introdotte le CAR-T, è il primo ospedale non universitario nel Lazio; ASL Roma 5, svolta per i trapiantati renali: il dosaggio dei farmaci arriva all’ospedale di Colleferro. San Camillo, arriva la terapia con le cellule Car-T: speranza per i pazienti onco-ematologiciGià trattato il primo paziente, affetto da un linfoma mantellare: è tornato a casa in buone condizioni dopo un ricovero e un'osservazione di 10-15 giorni ...roma.corriere.it Al San Camillo Forlanini sbarca la terapia con le Car-TNewTuscia – ROMA – Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen ...newtuscia.it Cerca News e Video
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Terapia CAR-T al San Camillo-Forlanini: la cura è realtà Il Difforme
Oggi è il2 giugno 2026. Mentre le piazze si vestono del tricolore per celebrare gli80 anni della Repubblica Italiana, nata per garantire a ogni individuo la stessa dignità e il medesimo diritto alla vita, nei reparti di ematologia della Regione Laziosi combatte e si vince una battaglia che ridefinisce il concetto stesso di uguaglianza, trovando la sua massima espressione nellaterapia CAR-T(Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies).
Non c’è celebrazione più alta, per una Democrazia, che vedere i propri cittadini,uomini e donne senza distinzione alcuna, ricevere la cura più avanzata del pianeta a ‘un passo da casa’, protetti dal manto della sanità pubblica. Una vittoria della Scienza, della determinazione della Regione e dell’umanità più pura: questa rivoluzione medica, considerata prima un miraggio lontano, rappresenta orauna realtàche ha visto l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlaninirestituire ilprimo pazienteal calore della sua esistenza nel mese di maggio.
Terapia CAR-T, il viaggio biologico del San Camillo-Forlanini che trasforma il tessuto umano in speranza
Le premesse e le promesse emerse durante ilFarmaco Forum 2026stanno trovando la loro applicazione tra le mura dei nostri ospedali, dando vita aun miracolo scientifico che tocca le corde più profonde della biologia e dell’anima.
Tutto comincia con un prelievo che assomiglia a un passaggio di consegne tra il corpo e la speranza. Attraverso una tecnica delicatissima chiamataleucoaferesi, gli infaticabili ricercatori isolano i linfociti T dal sangue del soggetto. Sono unità cellulari fragili e preziose, soldati stremati da una guerra interna che hanno bisogno di essere addestrati a riconoscere il nemico, dando inizio aun viaggio straordinario, una staffetta della vita che supera le frontiere.
Questi linfociti vengono spediti in strutture specializzate oltreoceano o in avanguardistici laboratori europei, spostandosi protetti dall’abbraccio del ghiaccio secco, atemperature che sfiorano i 180 gradi sotto zero, per preservarne intatta la forza. Una volta giunti a destinazione, gli scienziati operano una vera riprogrammazione genetica:inseriscono nel DNA di questi elementi il recettore CAR, una sorta di bussola molecolare capace di agganciare e distruggere i tumori. I guardiani dell’organismo così modificati vengono poi coltivati e duplicati a milioni, trasformati inun valoroso esercitoe rispediti indietro, pronti a tornare a casa.
Terapia CAR-T
Il rientro di quelle fiale congelate accendeun’emozione tangibile. Dopo che il malato è stato preparato con una delicata chemioterapia di linfodeplezione, avviene la reinfusione: un momento sospeso nel tempo in cui quelle stesse cellule che erano partite deboli tornano nel corpo del paziente periniziare la loro opera di guarigione.
Una terapia ad altissima complessità clinica, gestita da team multidisciplinari che vegliano giorno e notte per monitorare ogni respiro e prevenire le possibili tossicità, come la sindrome da rilascio di citochine, diventandouna barriera concreta eretta contro la sofferenzaper una serie precisa di patologie ematologiche aggressive.
Questa èla risposta di dignitàper chi combatte contro il Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare;la luce che si accende nel buiodella Leucemia Linfoblastica Acuta, sia per i piccoli degenti fino a 21 anni sia per gli adulti;la nuova frontiera di curaper chi è affetto da Mieloma Multiplo.
Medico alle prese con la terapia CAR-T all’Ospedale San Camillo-Forlanini
Per quanto riguarda l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da Linfoma Mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile edimesso in buone condizioni lo scorso 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
A tal proposito, laDottoressa Roberta Battistini, Direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE, ha dichiarato: “Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali,tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.
Dal canto suo, il Presidente della Regione LazioFrancesco Roccaha affermato: “L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini rappresentaun importante passo avanti per la sanità del Lazio. Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo-Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle Università della regione per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo dinuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo digarantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”.
Paziente alle prese con la terapia CAR-T all’Ospedale San Camillo-Forlanini
Uomini e donne uguali nel dolore, ma da oggiuguali anche nella vittoria. In fondo, chi non avrebbe voluto poter proporre ed offrire a qualcuno dei propri cari, che sfortunatamente non è più tra noi, una cura del genere? È a coloro che, seppur lottando con coraggio,hanno lasciato un vuoto, che è dedicata la doverosa battaglia degli specialisti, chesi spingono a fare ancora di più.
Grazie all’impegno della Regione Lazio e all’eccellenza del San Camillo-Forlanini, i nuovi pazienti non sono più costretti a intraprenderelogoranti trasferte della speranza lontano dai propri affettiperché oral’ottimismo abita negli ospedali vicini a loro. Celebrare gli80 anni della Repubblicasignifica esattamente questo: onorare il lavoro dei professionisti che, con il camice bianco come unica bandiera,difendono la vita e regalano un domani e un orizzonte a chi pensava di non averne più.
D’altronde,la Repubblica Italiana è nata proprio con questa stessa speranza, una spinta ideale che rappresentala forza che guida la nazione verso un futuro migliore per tutti i suoi cittadini.
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Un nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza di chi ha un tumore al pancreas Avvenire
Per comprendere la portata dello studio “RASolute 302”, presentato al Congresso mondiale di oncologia (Asco) di Chicago, occorre andare al momento della presentazione dei risultati. I grafici pubblicati sui Ledwall della sala gremita da chirurghi, oncologi, ematologi e immunologi, illustrano la sopravvivenza a un anno dei malati di cancro del pancreas già metastatico: il 53,2% dei pazienti trattati con il nuovo farmaco daraxonrasib è in vita, contro il 17,3% di quelli curati con chemioterapia. Un brivido attraversa gli specialisti, tanti si commuovono, poi tutti si alzano in piedi e un applauso diventa una standing ovation.
Ora è acclarato: dopo decenni di tentativi inutili, questo farmaco orale, prodotto dall’americana Revolution Medicines, ha dimostrato di poter raggiungere risultati senza precedenti in pazienti già trattati con una prima linea di terapia. È una svolta. Al di là dei numeri della sopravvivenza, pure significativi nel deserto odierno di opzioni terapeutiche, ciò che assume un valore enorme è che i ricercatori - lo studio è stato coordinato dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston (per l’Italia hanno partecipato l’Istituto Nazionale Tumori e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa) - hanno trovato la strada per agire su “Ras”, una delle alterazioni più frequenti e più difficili da aggredire nella malattia. Il daraxonrasib prende di mira la proteina Kras (che fa parte della famiglia di geni Ras) che alimenta quasi tutti i tumori al pancreas. Il farmaco lega le molecole tra loro per agganciare e bloccare la proteina. Questi geni possono indurre le cellule tumorali a continuare a ricevere segnali di crescita e divisione: tale processo può portare alla diffusione della malattia. Oltre il 90% dei pazienti con la forma più comune di tumore al pancreas, l'adenocarcinoma duttale pancreatico, presenta una mutazione nel gene Kras. Questa variante è chiamata "Ras G12" e determina un'iperattività della proteina Kras. Ora, poiché i geni Ras alimentano altri tipi di cancro, c'è anche la speranza di ottenere scoperte in altri ambiti. Farmaci simili sono in fase di sperimentazione per il cancro ai polmoni e al colon.
Insomma, non siamo di fronte alla cura definitiva ma all’inizio di un percorso, finalmente vincente, per il quale bisognerà continuare ad investire in ricerca. «Questi risultati sono rivoluzionari», dice la professoressa Rachna Shroff, primario di Oncologia del Cancer Center dell’Università dell’Arizona. «Il passo successivo al quale ora puntiamo – sottolinea entusiasta da Chicago Chiara Cremolini, responsabile del programma Sperimentazioni dell’Aou di Pisa – è di poter anticipare l'uso del farmaco anche ai pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l’obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione». Ma mentre per i malati americani l’autorizzazione all’assunzione del farmaco potrebbe arrivare nel giro di poche settimane, per l’immissione al commercio nel nostro Paese bisognerà attendere, forse anche un anno. Ecco perché i ricercatori italiani ed europei chiedono all’azienda produttrice di rendere possibile «l'uso compassionevole» nel Vecchio continente. Questa opzione, afferma Cremolini, «prevede la possibilità che i pazienti possano accedere al farmaco in via eccezionale, prima dell'approvazione, tramite i centri specializzati». Del resto, spiega l’oncologa, l’Autorità europea dei medicinali (Ema), ha dato al medicinale «la designazione di “farmaco orfano”, per velocizzare i tempi di valutazione del dossier, ma in ogni caso saranno necessari dei mesi».
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Studio Cassandra: nuovo protocollo per la cura dell’adenocarcinoma pancreatico Il Sole 24 ORE
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L’adenocarcinoma del pancreas è recentemente tornato al centro dell’attenzione mediatica, non solo per aver colpito persone comuni e figure note, ma anche per i frequenti – e talvolta prematuri – annunci di presunti progressi terapeutici che, non sempre, trovano un riscontro concreto nella pratica clinica. Si tratta di una patologia che, nonostante i numerosi sforzi della comunità scientifica internazionale, continua a rappresentare una delle sfide più complesse in ambito oncologico, sia per la difficoltà di diagnosi precoce, sia per le limitate opzioni terapeutiche realmente efficaci.
È in questo contesto che si inserisce lo studio Cassandra, un trial indipendente che rappresenta uno dei risultati più solidi e rilevanti degli ultimi anni, contribuendo a riportare l’attenzione su evidenze concrete e clinicamente significative, al di là dell’enfasi mediatica.
Ne parla il professor Michele Reni, ideatore e coordinatore dello studio, primario delle unità operative di Oncologia medica e Day Hospital oncologico e direttore del programma strategico di coordinamento clinico del Pancreas Center all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Adenocarcinoma: una patologia complessa
L’adenocarcinoma pancreatico è una malattia relativamente rara, caratterizzata da un impatto clinico estremamente severo. Nella maggior parte dei casi viene diagnosticata in fase avanzata, quando le possibilità di intervento curativo risultano già limitate, che si traduce in una rapida progressione della malattia e in una prognosi spesso sfavorevole.
«I sintomi numerosi e invalidanti, tra cui dolore, calo ponderale, ittero e affaticamento, compromettono profondamente la qualità di vita dei pazienti e rendono la gestione clinica particolarmente complessa, soprattutto nei centri con minore esperienza o privi di un adeguato approccio multidisciplinare», spiega il prof. Reni.
Negli ultimi trent’anni, i progressi terapeutici sono stati pochi e nella maggior parte dei casi, frutto della ricerca accademica, che però dispone di risorse ridotte. «In alcuni casi, il supporto dell’industria farmaceutica, pur essendo importante, può influenzare le scelte e limitarne lo slancio innovativo, orientando la ricerca verso strategie più conservative», aggiunge lo specialista.
Lo studio Cassandra
In questo scenario, si colloca lo studio Cassandra, il primo trial randomizzato di Fase 3 interamente finanziato dalle associazioni di pazienti, MyEverest e Codice Viola. «Questo rappresenta già un risultato straordinario, perché ha garantito piena indipendenza ai ricercatori e ha rafforzato il principio dell’alleanza medico-paziente. Il coinvolgimento diretto delle associazioni ha contribuito a definire priorità più aderenti ai bisogni reali», afferma lo specialista.
Promosso dall’Associazione italiana per lo studio del pancreas (AISP) e coordinato dall’IRCCS Ospedale San Raffaele, lo studio ha coinvolto 260 pazienti, arruolati in tempi rapidi durante la pandemia di covid-19, risultato reso possibile grazie alla collaborazione di 17 centri italiani, a testimonianza di una rete di ricerca sempre più coesa e organizzata.
Lo studio aveva un duplice obiettivo: confrontare l’efficacia dei regimi chemioterapici PAXG e mFOLFIRINOX nel trattamento preoperatorio e valutare l’impatto della durata della terapia. La terapia durava 6 mesi in entrambi i gruppi: in un caso, tutti e 6 i mesi venivano somministrati prima della chirurgia, nel secondo caso 4 prima e 2 dopo la chirurgia.
«I risultati hanno dimostrato la netta superiorità di PAXG, combinazione di quattro farmaci sviluppata in ambito accademico, rispetto a mFOLFIRINOX, che risulta più tossico e complesso da gestire. PAXG si propone quindi come nuovo standard terapeutico», continua il professore.
Già autorizzato dall’Aifa dal 2020, il regime PAXG è, oggi, utilizzato nella pratica clinica anche in altri Paesi, rappresentando uno dei contributi più significativi della ricerca oncologica italiana a livello internazionale.
Lo studio ha, inoltre, evidenziato una riduzione di circa il 40% del rischio di recidiva, un dato particolarmente rilevante in una patologia in cui le ricadute sono frequenti e spesso precoci.
Non sono, invece, emerse differenze significative legate alla durata del trattamento.
Prospettive future: i prossimi studi
Il successo di Cassandra, sia in termini di collaborazione con le associazioni sia per i risultati clinici ottenuti, ha favorito la nascita di nuove iniziative basate sullo stesso modello.
Tra queste, lo studio Loch Ness, attualmente in fase avanzata di preparazione, che mira a migliorare ulteriormente i risultati terapeutici attraverso strategie ancora più personalizzate e innovative.«Lo studio Cassandra – conclude Reni - ha contribuito a rafforzare e consolidare la collaborazione tra i centri italiani attivi nella ricerca sull’adenocarcinoma pancreatico, ponendo le basi per un’accelerazione dei progressi futuri».Un segnale importante che dimostra come, anche in ambiti particolarmente complessi, la sinergia tra ricerca indipendente, clinici e pazienti possa generare risultati concreti e aprire nuove prospettive di cura.