Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
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Criteri Critici
Sanita': San Camillo Roma, programma diagnosi precoce tumore polmone, 28 casi su 939 tac RomaDailyNews
Su 939 persone senza sintomi sottoposte a TC (la comune TAC) del torace a basso dosaggio, caratterizzata da una riduzione della quantità di radiazioni, 28 avevano un tumore del polmone, corrispondente a circa il 3 per cento, mentre altre 5 presentavano neoplasie extrapolmonari. La quasi totalità dei casi è stata identificata in uno stadio ancora trattabile localmente. Questi sono i risultati del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, presentati a Roma il 29 settembre. Il progetto ora avanza verso una seconda fase che prevede il coinvolgimento anche di medici di famiglia e farmacie. Il percorso diagnostico inizia con un questionario online, compilato da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 TC del torace. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, tutti con approccio mininvasivo e con un significativo ricorso alla chirurgia robotica; in due casi, l’esame istologico ha successivamente documentato la natura benigna del nodulo.
“Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso”, spiega Giuseppe Cardillo, direttore della Uoc chirurgia toracica. “Il questionario disponibile online con risultato di idoneità al percorso immediata, la visita pneumologica e la valutazione multidisciplinare servono a fare l’esame giusto alla persona giusta e a evitare accertamenti inutili. Il risultato è che su 939 TC abbiamo individuato 28 tumori polmonari, di cui 27 al primo stadio di malattia, pertanto curabili con un intervento mini-invasivo (per la maggior parte utilizzando il robot Da Vinci) e con una aspettativa di vita superiore al 90 per cento, che significa in termini pratici guarire dal tumore del polmone: questo è il risultato straordinario del nostro progetto”.
Il Progetto di Diagnosi Precoce e il Coinvolgimento della Comunità
Questi risultati “nascono da un confronto tra la Direzione aziendale e i professionisti che hanno creduto nel progetto”, afferma il direttore generale Angelo Aliquo’. “Abbiamo dimostrato che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale. Ora il passo successivo è portare i QR code di accesso negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie, per raggiungere le persone a rischio prima che compaiano i sintomi, e lavorare con la Regione affinché questa esperienza possa diventare un modello replicabile anche in altre aziende, soprattutto nel Lazio”. Il percorso di diagnosi precoce include anche l’accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo, per ridurre il rischio futuro intervenendo sul principale fattore prevenibile: il fumo. La “fase 2” del progetto mira a portare la prevenzione al di fuori dell’ospedale. Il direttore generale Aliquo’ ha raccolto la disponibilità dei rappresentanti della medicina generale e della farmacia di comunità, indicando come prima azione operativa la diffusione dei QR code di accesso al progetto attraverso Medici di Medicina Generale, Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e farmacie. L’Ordine dei Farmacisti ha manifestato la disponibilità a partecipare con attività formative, diffusione del questionario e sensibilizzazione dei cittadini. L’obiettivo è passare da un modello basato sull’adesione spontanea a un sistema proattivo, che non lasci l’accesso alla diagnosi precoce al solo livello di informazione del singolo cittadino.
La Situazione del Tumore del Polmone in Italia
Il tema riguarda un numero di persone molto ampio. In Italia, ogni anno vengono diagnosticati circa 42.000 nuovi casi di tumore del polmone, che rimane una delle principali cause di mortalità oncologica (la prima per gli uomini, la seconda per le donne). Il nodo critico è il ritardo diagnostico: una quota elevata delle diagnosi, circa l’80 per cento, avviene quando la malattia è già in stadio avanzato, con conseguenze pesanti sulla prognosi e sulle possibilità di cura. Lo screening del tumore polmonare, che secondo diversi studi riduce la mortalità del 20-24 per cento, non è però incluso tra quelli previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (Lea). Questa questione non riguarda solamente la salute e il benessere delle persone, ma ha anche ripercussioni sui costi e sull’efficacia della sanità pubblica. Filippo Rumi, economista della Salute e Co-Founder & Partner di Altems Advisory, ha indicato che una revisione sistematica di circa 93 valutazioni economiche giudica favorevole alla costo-efficacia la TC a basso dosaggio nelle popolazioni ad alto rischio in 79 casi. Rumi ha precisato che costo-efficacia e riduzione immediata della spesa non coincidono.
Iniziative di Sensibilizzazione e Collaborazione Istituzionale
La dottoressa Maria Rita Migliorino, membro del Consiglio direttivo di Walce Aps (Women Against Lung Cancer, associazione dedicata a iniziative di informazione e supporto per persone affette e le loro famiglie, nonché alla sensibilizzazione della popolazione), ha presentato il nuovo percorso diagnostico terapeutico assistenziale (Pdta) regionale per il tumore del polmone, pubblicato nel dicembre 2025 dopo circa dieci anni dal precedente aggiornamento. Il presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha inserito il progetto in una riflessione più ampia su un Servizio Sanitario Regionale meno dipendente dall’ospedale e più orientato al territorio, manifestando la disponibilità ad approfondire una possibile estensione dell’esperienza del San Camillo ad altre strutture. Il confronto istituzionale continuerà dopo la metà di ottobre. Il convegno, organizzato da DreamCom, si è svolto con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, della Fimmg sezione provinciale di Roma e di Walce, e con il contributo non condizionante di AstraZeneca.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumori urologici: 87mila nuove diagnosi l'anno e perché si parla di cure sempre più personalizzate My-personaltrainer
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Quando si parla di tumori urologici, una delle difficoltà maggiori è che non si tratta di una singola malattia: sotto questa definizione rientrano neoplasie diverse per sede, comportamento biologico e risposta alle terapie. Proprio per questo, oltre a una diagnosi accurata, diventa centrale costruire un percorso di cura il più possibile su misura. In Italia, secondo stime citate nella notizia, ogni anno si registrano 87mila nuove diagnosi di tumore della prostata, della vescica, del rene e del testicolo. Temi come prevenzione, diagnosi precoce e personalizzazione delle cure sono al centro del 36/mo congresso nazionale della Siuro (Società Italiana di Uro-Oncologia).
Tumori urologici: perché incidono diagnosi e percorsi personalizzati Le neoplasie genitourinarie vengono descritte come malattie molto eterogenee, che richiedono diagnosi appropriate e soprattutto percorsi di cura personalizzati. La frequenza dell'incidenza, inoltre, risente anche dell'invecchiamento della popolazione e, per alcune neoplasie, di fattori di rischio modificabili come il fumo. In questo quadro, la personalizzazione non significa solo scegliere “il trattamento migliore” in astratto, ma anche integrare le diverse opzioni in modo coerente con le caratteristiche della malattia e con gli obiettivi della persona, tenendo conto di ciò che è prioritario lungo il percorso oncologico.
Il congresso Siuro: oltre 250 specialisti a Torino Da oggi fino a sabato, oltre 250 specialisti di diverse branche della medicina si riuniscono a Torino per fare il punto sulle ultime novità scientifiche sui tumori genitourinari. Una delle sessioni del meeting è dedicata al tema della prevenzione. Durante i lavori si discute anche dell'impatto che i progressi terapeutici possono avere sulle prospettive dei pazienti e di come questi risultati vadano letti alla luce delle differenze tra i vari tipi di cancro e dei diversi stadi al momento della diagnosi.
Prevenzione e diagnosi precoce: il nodo dello screening per la prostata "I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive di molti pazienti, ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e dallo stadio alla diagnosi - afferma Rolando Maria D'Angelillo, Presidente Siuro -. Occorre investire nella prevenzione primaria e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne esistono le condizioni. A differenza dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, per quello della prostata non esiste, infatti, un programma nazionale di screening organizzato. È una neoplasia molto diffusa che fa registrare oltre 40mila diagnosi ogni anno. Sono in corso alcune esperienze pilota regionali basate sulla valutazione del rischio". In generale, la diagnosi precoce ha l'obiettivo di intercettare una malattia in fase iniziale, quando possibile, ma l'appropriatezza dei percorsi è essenziale per bilanciare i potenziali benefici con gli eventuali rischi.
Perché lo screening con il solo Psa può non essere appropriato "Un programma di screening basato sul solo Psa, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato - aggiunge Giovanni Pappagallo, Vicepresidente di Siuro -. Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e di conseguente sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario". Il tema chiamato in causa è quello della sovradiagnosi: l'identificazione di tumori che, pur presenti, potrebbero non dare problemi clinicamente significativi. In questi casi il rischio è avviare trattamenti che non portano un vantaggio proporzionato, con possibili effetti collaterali e impatto sulla qualità di vita.
Qualità di vita: preservare le funzioni sessuali durante e dopo le cure Per tutti i tumori urologici, secondo quanto riportato, "bisogna riuscire a preservare il più possibile le funzioni sessuali - prosegue Pappagallo -. Esse rappresentano una componente importante della qualità di vita per chi sta affrontando la difficile prova del percorso oncologico. L'équipe curante deve informare i pazienti sugli effetti possibili, ascoltarne le priorità e offrire supporto durante e dopo i trattamenti". In pratica, significa mettere al centro una comunicazione chiara sugli effetti potenziali delle terapie e un sostegno continuativo, perché gli aspetti legati alla sessualità possono influire in modo rilevante sul benessere complessivo lungo l'intero percorso di cura.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
Tumore del polmone: su 939 TC a basso dosaggio trovati 28 casi e ora parte la seconda fase del percorso My-personaltrainer
Il tumore del polmone è spesso difficile da intercettare nelle fasi iniziali, perché può restare a lungo senza sintomi evidenti. Proprio per questo, quando esiste un rischio aumentato, l’idea di un percorso strutturato di diagnosi precoce può fare la differenza nell’individuare la malattia in una fase in cui è ancora possibile intervenire in modo più mirato. In questa direzione si inseriscono i risultati del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, presentati a Roma, che ha utilizzato laTC del torace a basso dosaggiocome esame cardine all’interno di un iter organizzato. Nel programma sono state sottoposte a TC del torace a basso dosaggio 939 persone senza sintomi. In questo gruppo, 28 avevano un tumore del polmone, circa il 3%, mentre altre 5 mostravano neoplasie extrapolmonari. Secondo quanto riportato, la quasi totalità dei casi è stata individuata a uno stadio ancora trattabile localmente. Viene inoltre specificato che, tra i 28 tumori polmonari individuati, 27 erano al I stadio di malattia. Uno degli aspetti centrali dell’iniziativa è l’organizzazione del percorso. Il programma, infatti, parte da un questionario online, compilato da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 TC del torace. “Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso”, spiega Giuseppe Cardillo, Direttore della UOC Chirurgia Toracica. “Il questionario disponibile online con risultato di idoneità al percorso immediata, la visita pneumologica e la valutazione multidisciplinare servono a fare l’esame giusto alla persona giusta e a evitare accertamenti inutili - . Il risultato è che su 939 TC abbiamo individuato 28 tumori polmonari, di cui 27 al I stadio di malattia, pertanto curabili con un intervento mini-invasivo (per la maggior parte utilizzando il robot Da Vinci) e con una aspettativa di vita superiore al 90%, che significa in termini pratici guarire dal tumore del polmone: questo è il risultato straordinario del nostro progetto”. Nel percorso descritto, ventinove pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, tutti con approccio mininvasivo e con un ricorso rilevante alla chirurgia robotica. In due casi, l’esame istologico ha poi documentato la natura benigna del nodulo. In generale, sul piano clinico, la diagnosi precoce in oncologia mira a identificare la malattia in una fase in cui le opzioni terapeutiche possono essere più efficaci e meno invasive; nel caso del polmone, la valutazione dello stadio alla diagnosi è un elemento chiave per orientare le scelte di cura. Il programma, presentato a Roma, passa ora alla seconda fase con il coinvolgimento anche di medici di famiglia e farmacie. “Abbiamo dimostrato - dice il direttore generale Angelo Aliquò - che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale. Ora il passo successivo è portare i QR code di accesso negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie, per raggiungere le persone a rischio prima che compaiano i sintomi, e lavorare con la Regione perché questa esperienza possa diventare un modello replicabile anche in altre aziende, soprattutto nel Lazio”. Tutte le news di MypersonalTrainer su Google Tutti gli aggiornamenti su fitness, salute, alimentazione e benessere.
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Criteri Critici
Parte in Regione Campania un nuovo test neonatale per la diagnosi precoce della leucodistrofia metacromatica (Mld), una rara e grave malattia genetica neurodegenerativa progressiva, caratterizzata da un grave e rapido deterioramento delle funzioni, motorie...…
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Criteri Critici
Tumori. Campania, 40 milioni per oncologia, diagnosi precoce e medicina di precisione Quotidiano Sanità
La Giunta regionale della Campania ha approvato una nuova misura da 40 milioni di euro per garantire il mantenimento nel tempo del sostegno alla ricerca pubblica in settori come l’oncologia e le biotecnologie e favorire lo sviluppo di nuove soluzioni per la diagnosi e la cura, anche in previsione del termine dei numerosi e importanti investimenti realizzati grazie al PNRR in tutta Italia.
L’intervento, spiega una nota regionale, finanziato con risorse del PR Campania FESR 2021-2027, è rivolto a Enti Pubblici di Ricerca (EPR), università e atenei pubblici e IRCCS pubblici. I progetti potranno essere finanziati fino al 100% delle spese ammissibili, con un contributo compreso tra un minimo di 1 milione e un massimo di 6 milioni di euro per ciascun progetto.
Quattro gli ambiti principali di destinazione: immunoterapia avanzata, vaccini e viroterapia; medicina di precisione e sviluppo di nuovi farmaci; diagnosi precoce e biopsia liquida; salute digitale, intelligenza artificiale e analisi avanzata delle immagini e dei dati clinici.
Saranno quindi sostenute attività finalizzate, tra l’altro, alla sperimentazione di nuove terapie e nuovi farmaci, allo sviluppo di strumenti per individuare precocemente biomarcatori e cellule tumorali e alla validazione di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale a supporto delle decisioni cliniche.
I progetti dovranno assicurare un’ampia diffusione dei risultati e favorire la collaborazione e il trasferimento tecnologico, anche attraverso accordi con le imprese presenti in Campania, così da rafforzare il collegamento tra ricerca pubblica e sistema produttivo regionale. L’obiettivo è fare in modo che i risultati della ricerca possano proseguire il proprio percorso di sviluppo e trovare applicazione.
La Regione procederà ora alla predisposizione dell’avviso pubblico. L’ammissione a finanziamento è prevista nel primo quadrimestre del 2027, mentre lo svolgimento dei progetti è programmato nel periodo 2027-2029.
“Quello della ricerca pubblica è un ambito fondamentale per l’avanzamento della nostra società. Investire nei settori dell’oncologia, delle biotecnologie significa favorire lo sviluppo di nuove soluzioni per la diagnosi e la cura”, dichiara il presidente della Regione Roberto Fico. “Siamo consapevoli che la qualità della nostra sanità non si misura solo sulla gestione dell’emergenza, ma sulla capacità di guardare al domani. Investire nella ricerca significa dare ai nostri medici e scienziati gli strumenti per scoprire nuove cure, potenziare la prevenzione e rafforzare il nostro sistema sanitario”.
“Garantire risorse e valorizzare le eccellenze scientifiche del nostro territorio è il più alto investimento sociale che possiamo compiere: significa trasformare l’innovazione in terapie accessibili a tutti e difendere il diritto alla salute di ogni persona”, conclude Fico.
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Sgarbi in terapia intensiva, dal cuore al tumore e alla depressione: dieci anni di problemi di salute Giornale La Voce
C’è un dato certo e ce n’è uno, decisivo, che ancora manca. Vittorio Sgarbi, 74 anni, è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma e si trova in terapia intensiva. Quello che non è stato comunicato è il motivo che ha reso necessario il ricovero. Non è stato diffuso un bollettino medico con una diagnosi precisa e, almeno per ora, non esistono elementi sufficienti per collegare il nuovo episodio ai problemi di salute affrontati dal critico d’arte negli ultimi dieci anni.
La distinzione è importante. La terapia intensiva indica la necessità di un livello elevato di monitoraggio e assistenza, non identifica di per sé una malattia. Può essere necessaria per problemi cardiocircolatori, respiratori, neurologici, infettivi, metabolici o per complicazioni di altra natura. Nel caso di Sgarbi, dunque, ricostruire la storia clinica permette di capire quali patologie abbia affrontato in passato, ma non consente di formulare una diagnosi sul ricovero di oggi.
Il primo episodio sanitario particolarmente grave e pubblicamente documentato risale al 17 dicembre 2015. Sgarbi aveva 63 anni ed era in viaggio in automobile da Brescia verso Roma quando cominciò ad accusare un forte dolore al petto. Decise di fermarsi a Modena e raggiunse il pronto soccorso del Policlinico poco prima delle quattro del mattino.
La diagnosi fu di ischemia cardiaca acuta. I medici intervennero rapidamente con un’angioplastica coronarica, una procedura utilizzata per ripristinare il flusso di sangue attraverso un’arteria coronaria stenotica o ostruita. Il trattamento riuscì e nei bollettini dell’ospedale le sue condizioni vennero definite buone.
La vicenda, però, non si esaurì con quel primo intervento. Due giorni più tardi Sgarbi fu sottoposto a un nuovo studio coronarografico, completato con un’ulteriore angioplastica, questa volta indicata dai sanitari per prevenire altri episodi ischemici. Il controllo confermò anche il buon risultato della procedura eseguita d’urgenza al momento del ricovero.
Fu lo stesso Sgarbi, allora, a raccontare quanto fosse stato serio l’episodio. Disse che i medici gli avevano spiegato che, senza quella decisione di fermarsi e raggiungere l’ospedale, l’ostruzione della coronaria avrebbe potuto avere conseguenze gravissime.
Dal punto di vista medico, un’angioplastica può risolvere l’ostruzione responsabile dell’episodio acuto, ma non cancella la storia di malattia coronarica. L’aterosclerosi è infatti una patologia cronica e chi ha avuto un evento ischemico rimane generalmente inserito in un percorso di prevenzione e controllo dei fattori di rischio cardiovascolare. Questo non significa, però, che il ricovero attuale di Sgarbi abbia origine cardiaca: al momento non esiste alcuna informazione che lo dimostri.
Il secondo grande capitolo della sua storia sanitaria arriva tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021. Durante una serie di accertamenti Sgarbi scoprì valori anomali collegati alla prostata. Fu lui stesso, nel marzo del 2021, a rendere pubblica la diagnosi oncologica.
All’epoca raccontò che la malattia era circoscritta e che non erano state riscontrate metastasi. Parlò apertamente di un problema alla prostata e spiegò che il programma terapeutico prevedeva la radioterapia. Le cure si concentrarono nei mesi successivi e nel giugno 2021 Sgarbi annunciò pubblicamente di avere superato il tumore.
Anche negli anni successivi tornò più volte sull’argomento definendo la patologia affrontata come un cancro alla prostata e ricordando il ciclo di radiazioni effettuato nel 2021.
Su questo punto è necessaria una precisazione perché negli anni sono circolate ricostruzioni differenti. Nel 2024 venne pubblicata la notizia di una presunta recidiva del tumore. L’informazione fu però smentita esplicitamente dall’ufficio stampa di Vittorio Sgarbi, che precisò che il critico aveva affrontato la patologia tra il 2020 e il 2021 e l’aveva superata grazie alle terapie. Non risulta quindi pubblicamente documentata una recidiva oncologica successiva.
Questo non significa che, in medicina, un tumore della prostata trattato non richieda controlli nel tempo. Dopo la radioterapia il follow-up comprende normalmente il monitoraggio del PSA e, quando necessario, ulteriori accertamenti. Una eventuale risalita del PSA può rappresentare una recidiva biochimica, che non equivale automaticamente alla presenza di metastasi o a una malattia clinicamente aggressiva. Nel caso personale di Sgarbi, però, non sono pubblici dati fondamentali come lo stadio iniziale della neoplasia, il grado istologico, i valori di PSA nel tempo o gli eventuali successivi esami oncologici. Qualunque valutazione individuale sarebbe quindi arbitraria.
Il terzo passaggio, quello più recente e forse anche quello che ha lasciato i segni più visibili sul suo fisico, riguarda la grave depressione attraversata tra la fine del 2024 e il 2025.
Già all’inizio del marzo 2025 Sgarbi aveva raccontato pubblicamente di avere perso parecchi chili, di fare fatica nelle normali attività quotidiane e di trascorrere molto tempo a letto. La situazione si aggravò fino a rendere necessario un nuovo ricovero al Policlinico Gemelli.
Il 24 marzo 2025 venne reso noto che il critico si trovava sotto monitoraggio e veniva sottoposto a controlli specialistici per le conseguenze di una sindrome depressiva. Il problema aveva ormai superato la dimensione strettamente psicologica: tra le conseguenze più preoccupanti vi era infatti il rifiuto di alimentarsi.
Sgarbi stesso, mesi dopo, avrebbe raccontato con maggiore precisione quella fase. Disse di essere entrato per la prima volta al Gemelli già nel periodo del Festival di Sanremo, quindi nel febbraio 2025, e di avere attraversato più periodi di ricovero. La depressione, secondo il suo racconto, gli aveva progressivamente tolto ogni desiderio, compreso quello di mangiare.
Le conseguenze fisiche furono importanti. Sgarbi riferì di essere stato curato con farmaci e di avere avuto bisogno anche di nutrizione parenterale, cioè di sostanze nutritive somministrate attraverso la via endovenosa quando l’alimentazione normale non è sufficiente o praticabile.
Il dato più impressionante riguardava il peso: raccontò di essere arrivato a 59 chili. Successivamente, durante il recupero, dichiarò di essere risalito a circa 71 chili.
Un dimagrimento così significativo, soprattutto dopo un periodo prolungato di scarso apporto alimentare, non è soltanto un problema estetico. Può associarsi a perdita di massa e forza muscolare, disidratazione, squilibri metabolici ed elettrolitici e a una generale riduzione delle riserve dell’organismo. È uno dei motivi per cui, nei pazienti con importante perdita di peso e malnutrizione, il recupero nutrizionale rappresenta una parte centrale dell’assistenza.
Nel maggio 2025 Sgarbi aveva cominciato a parlare apertamente di miglioramento. Raccontava di camminare per Roma e di avere cercato di rallentare i ritmi della propria vita. Nell’autunno dello stesso anno tornò ancora più dettagliatamente su quella fase, descrivendo la depressione, il rifiuto del cibo e la lunga risalita fisica.
Nel corso del 2026 aveva poi progressivamente ripreso gli appuntamenti pubblici. Era tornato nella sua Ferrara, aveva partecipato alla Milanesiana e, ancora a fine agosto, era apparso a Rovereto per gli impegni legati al Mart, museo di cui è presidente. Il ritorno agli eventi pubblici testimoniava una ripresa delle attività, ma naturalmente non fornisce informazioni sufficienti sul suo quadro clinico generale.
Ed è proprio qui che bisogna fermarsi.
Sgarbi porta nella propria storia sanitaria una cardiopatia ischemica trattata con angioplastica, un tumore alla prostata trattato con radioterapia e una grave sindrome depressiva associata a rifiuto del cibo e forte dimagrimento. Sono tutti elementi clinicamente importanti. Nessuno, però, può essere automaticamente indicato come causa del ricovero in terapia intensiva di queste ore.
Non sappiamo se abbia avuto un nuovo problema cardiovascolare. Non sappiamo se vi siano complicazioni oncologiche. Non sappiamo se il ricovero sia collegato alle conseguenze del precedente stato di malnutrizione o se sia determinato da una patologia completamente diversa.
Per stabilirlo servirebbero dati che al momento non sono stati resi pubblici: diagnosi, parametri clinici, risultati degli esami, terapie effettuate e prognosi.
La storia degli ultimi dieci anni aiuta dunque a comprendere quanto complesso sia stato il percorso sanitario di Vittorio Sgarbi, ma non permette di completare il pezzo di informazione che oggi manca. Quello può arrivare soltanto dai medici o dalla famiglia.
Per ora la notizia resta questa: Vittorio Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva al Gemelli di Roma. Ha 74 anni. Le cause del ricovero non sono state comunicate.
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Leucodistrofia, in Campania al via nuovo screening neonatale per la diagnosi precoce, Fico: «Così cambiamo il futuro dei bimbi» Il Mattino
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Parte in Regione Campania un nuovo test neonatale per la diagnosi precoce di leucodistrofia metacromatica (MLD), una rara e grave malattia genetica neurodegenerativa progressiva, caratterizzata da un grave e rapido deterioramento delle funzioni, motorie e cognitive.
Grazie ad un progetto pilota attivo al CEINGE, Centro di Ingegneria genetica e Unico Polo Regionale per lo screening neonatale, il sistema sanitario regionale offre una nuova opportunità di prevenzione salvavita con l’attivazione del nuovo test.
Malattie e tumori rari, gli esperti: «Qui un modello di innovazione»
L’efficacia delle terapie geniche di ultima generazione ad oggi disponibili dipende esclusivamente dalla diagnosi precoce: i maggiori benefici si ottengono quando il bambino viene identificato e trattato prima della comparsa dei sintomi e del danno neurologico irreversibile. Riconoscere la malattia prima della comparsa dei sintomi può quindi consentire l’accesso alla terapia genica nelle fasi in cui offre i risultati migliori.
Lo screening per la MLD, non obbligatorio e non incluso nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), viene proposto ai nuovi nati in Campania nell’ambito di un progetto della durata di tre anni.
L’adesione è volontaria e richiede la firma del consenso informato da parte dei genitori in ospedale. Non sono necessarie ulteriori punture: il test utilizza le stesse gocce di sangue già prelevate dal tallone del neonato, tra le 48 e le 72 ore di vita, per gli screening di routine e raccolte sul cartoncino di Guthrie.
«Con il nuovo test, che pone la Campania all’avanguardia per la diagnosi precoce sulla MLD, possiamo cambiare il futuro dei bimbi che ne sono affetti. La tempestività della diagnosi può salvare vite e ridurre gli effetti della malattia sullo sviluppo perché permette di avviare tempestivamente la valutazione specialistica per l’accesso alla terapia, prima che si producano danni neurologici irreversibili» ha commentato il Presidente Roberto Fico.
Questo progetto rafforza il percorso di screening della Regione Campania, affiancando agli esami già previsti un’ulteriore possibilità di individuare precocemente la patologia. «L’iniziativa rientra in un percorso di arricchimento progressivo che ci vede già impegnati in altre patologie non inserite nei Lea, quali le malattie lisosomiali – spiega Mariano Giustino, Amministratore delegato del CEINGE -. Tutti i bambini individuati sono stati curati tempestivamente».
La leucodistrofia metacromatica è una malattia genetica rara, progressiva e neurodegenerativa, con un’incidenza stimata tra un caso ogni 40mila e uno ogni 160mila nati vivi. È causata dal deficit dell’enzima arilsulfatasi A, che determina l’accumulo di sostanze chiamate sulfatidi e il conseguente danneggiamento del sistema nervoso. Nelle forme più precoci può provocare una rapida perdita delle capacità motorie e cognitive, con conseguenze gravissime per la vita del bambino.
Oggi è disponibile una terapia genica autorizzata nell’Unione europea per specifiche forme e fasi della malattia, in grado di modificarne il decorso. I maggiori benefici si osservano nei bambini trattati prima della comparsa dei sintomi.
Il nuovo test si inserisce nella rete regionale dello screening neonatale, che ha nel CEINGE il proprio Centro Unico di riferimento. Il Centro esegue già lo screening su tutti i nati della Campania per le 48 patologie previste dalla legge 167/2016 e inserite nei LEA del 2017. Il progetto pilota è finanziato da Orchard Therapeutics ed è stato approvato dal Comitato Etico dell’Università di Napoli, con protocollo 309/2024. L’obiettivo è offrire a tutti i nuovi nati della regione un’ulteriore opportunità di diagnosi precoce e contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Tumore del polmone: al San Camillo 28 diagnosi prima dei sintomi Dazebaonews
Su 939 persone sottoposte a TC a basso dosaggio, individuati 28 tumori polmonari, 27 dei quali al primo stadio. Il progetto dell’ospedale romano si prepara a coinvolgere medici di famiglia e farmacie per raggiungere le persone a rischio.
Scoprire un tumore del polmone prima della comparsa dei sintomi può aprire possibilità di trattamento che una diagnosi tardiva rende più difficili. È questo il dato centrale del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, i cui risultati sono stati presentati il 29 settembre: tra 939 persone asintomatiche sottoposte a TC del torace a basso dosaggio, sono stati individuati 28 tumori polmonari, di cui 27 al primo stadio.
Secondo i dati diffusi dall’ospedale e riportati dall’agenzia DIRE, gli accertamenti hanno inoltre rilevato cinque neoplasie extrapolmonari. Ora il progetto entra in una seconda fase, con l’obiettivo di portare l’informazione e l’accesso al percorso negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie.
Diagnosi precoce del tumore polmonare: i risultati del progetto
Il programma parte da un questionario online, utilizzato per una prima valutazione dell’idoneità. Seguono la visita pneumologica e, quando indicata, la TC del torace a basso dosaggio, un esame che impiega una quantità di radiazioni inferiore rispetto a una TC convenzionale.
I numeri comunicati dal San Camillo descrivono un percorso di selezione e approfondimento progressivo:
3.150 persone hanno compilato il questionario;
hanno compilato il questionario; 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili;
sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche ;
; 939 persone sono state sottoposte a TC;
sono state sottoposte a TC; sono stati individuati 28 tumori polmonari, circa il 3% delle persone esaminate.
Questa percentuale riguarda il gruppo selezionato dal programma e non può essere estesa alla popolazione generale.
Complessivamente, il comunicato riferisce 29 interventi chirurgici, tutti eseguiti con tecnica mininvasiva e con un ampio impiego della chirurgia robotica. In due casi, l’esame istologico ha successivamente accertato la natura benigna del nodulo.
Il valore del percorso: dalla selezione alla cura
«Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso», spiega Giuseppe Cardillo, direttore della UOC Chirurgia Toracica.
La distinzione è sostanziale. Un programma di diagnosi precoce richiede criteri di accesso, interpretazione specialistica delle immagini, valutazione multidisciplinare e gestione dei reperti sospetti. Il suo valore dipende dalla capacità di accompagnare la persona lungo tutte queste fasi.
Nel progetto romano, 27 dei 28 tumori polmonari individuati erano al primo stadio, una condizione che può consentire trattamenti con intento curativo. Cardillo riferisce il ricorso a interventi mininvasivi, nella maggior parte dei casi con il sistema robotico Da Vinci.
Il risultato indica una significativa capacità di intercettare la malattia in fase iniziale. Le prospettive di cura, tuttavia, vanno distinte dagli esiti già osservati: per documentare sopravvivenza e guarigione dei partecipanti sarà necessario seguirne l’evoluzione clinica nel tempo.
TC a basso dosaggio: cosa dimostrano gli studi
Le evidenze internazionali sostengono l’utilità dello screening con TC a basso dosaggio in persone selezionate ad alto rischio. I grandi studi randomizzati NLST e NELSON hanno documentato riduzioni relative della mortalità per tumore polmonare nell’ordine del 20–24%, con differenze legate alle popolazioni studiate, ai protocolli e al confronto utilizzato. Queste percentuali riguardano la mortalità specifica e non rappresentano una probabilità individuale di guarigione.
Lo screening comporta anche possibili effetti indesiderati: reperti sospetti che risultano benigni, approfondimenti invasivi, esposizione a radiazioni e sovradiagnosi, cioè l’identificazione di tumori che non avrebbero causato problemi durante la vita della persona. Per questo la selezione dei partecipanti e la gestione dei noduli sono parti essenziali del programma.
Medici di famiglia e farmacie al centro della seconda fase
La prossima sfida del San Camillo riguarda la capacità di raggiungere chi potrebbe beneficiare del percorso ma non ne conosce l’esistenza.
Il direttore generale Angelo Aliquò ha indicato come prima azione la diffusione dei QR code di accesso al questionario attraverso medici di medicina generale, Aggregazioni Funzionali Territoriali e farmacie. L’Ordine dei Farmacisti ha espresso disponibilità a contribuire con formazione, informazione e sensibilizzazione.
L’obiettivo è superare un accesso affidato esclusivamente all’iniziativa del cittadino. La presenza dei professionisti sul territorio può aiutare a far conoscere il programma e a indirizzare le persone verso la valutazione di idoneità.
Il questionario costituisce il primo passaggio: l’indicazione agli esami successivi resta parte del percorso clinico.
Diagnosi precoce e sostegno per smettere di fumare
Il progetto prevede anche l’accesso dei fumatori a un programma antitabagismo. Individuare tempestivamente una possibile neoplasia e intervenire sul consumo di tabacco sono due componenti complementari della prevenzione.
L’integrazione consente di affiancare alla ricerca della malattia un intervento sul principale fattore di rischio prevenibile, offrendo un sostegno che prosegue oltre il singolo accertamento.
Sostenibilità sanitaria e possibile estensione nel Lazio
Il confronto ha affrontato anche la sostenibilità economica dello screening. Filippo Rumi, economista della salute e cofondatore di Altems Advisory, ha richiamato una revisione di circa 93 valutazioni economiche: secondo quanto riportato nel comunicato, 79 esprimevano risultati favorevoli alla costo-efficacia della TC a basso dosaggio nelle popolazioni ad alto rischio.
La precisazione è rilevante: costo-efficacia non significa necessariamente riduzione immediata della spesa. Un programma può richiedere investimenti e risultare comunque vantaggioso in rapporto ai benefici di salute prodotti.
Maria Rita Migliorino, del Consiglio direttivo di WALCE APS, ha inoltre illustrato il percorso diagnostico-terapeutico assistenziale regionale per il tumore del polmone, che la nota indica come aggiornato nel dicembre 2025.
Il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha manifestato disponibilità ad approfondire una possibile estensione dell’esperienza ad altre strutture. Il confronto istituzionale dovrebbe proseguire dopo la metà di ottobre.
La prospettiva è costruire una rete capace di collegare individuazione delle persone a rischio, diagnosi tempestiva e accesso alle cure. I risultati presentati dal San Camillo offrono una base concreta per questo lavoro; il monitoraggio nel tempo permetterà di valutarne gli esiti clinici e la replicabilità.
Il convegno è stato organizzato da DreamCom con il patrocinio del Consiglio regionale del Lazio, del San Camillo Forlanini, della FIMMG Sezione provinciale di Roma e di WALCE, e con il contributo non condizionante di AstraZeneca.
Agenzia nr. 1546 - Radioterapia "Fazzi", Pagliaro (FDI): "Come avevamo anticipato, adesso c'è l'ufficialità: il nuovo acceleratore è in funzione" - Easy News Press Agency
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Agenzia nr. 1546 - Radioterapia "Fazzi", Pagliaro (FDI): "Come avevamo anticipato, adesso c'è l'ufficialità: il nuovo acceleratore è in funzione" Easy News Press Agency
Una nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, presidente del gruppo Fratelli d’Italia
“Come avevamo anticipato, adesso c’è l’ufficialità: il nuovo acceleratore lineare della Radioterapia Oncologica del Vito Fazzi è entrato in funzione e sono iniziati i primi trattamenti sui pazienti.
Una notizia che aspettavamo da tempo e che accogliamo con grande soddisfazione. È un risultato importante per i pazienti oncologici e per il personale del reparto, dopo anni di attese, ritardi e sollecitazioni.
Abbiamo seguito questa vicenda fin dall’ottobre 2024, portandola in Commissione Sanità e continuando a vigilare con sopralluoghi e richieste di chiarimenti. Anche questo dimostra che il diritto ispettivo e la denuncia, quando servono a far emergere i problemi, possono contribuire a ottenere risposte concrete.
Oggi finalmente ci siamo. Ora continueremo a vigilare perché si completi anche il percorso per il secondo nuovo acceleratore. Perché ai pazienti oncologici del territorio siano garantite cure sempre più moderne, efficienti e all’altezza delle loro esigenze”. /comunicato
Kyowa Kirin e Knight Therapeutics firmano un accordo esclusivo per la distribuzione di POTELIGEO® (mogamulizumab) nel trattamento del linfoma cutaneo a cellule T (CTCL) in pazienti in America Latina - ANSA
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Kyowa Kirin e Knight Therapeutics firmano un accordo esclusivo per la distribuzione di POTELIGEO® (mogamulizumab) nel trattamento del linfoma cutaneo a cellule T (CTCL) in pazienti in America Latina ANSA
Kyowa Kirin International, società interamente controllata da Kyowa Kirin Co., Ltd. (TSE:4151, Kyowa Kirin), oggi ha annunciato la firma di un accordo di distribuzione esclusiva con Knight Therapeutics (“Knight”) (TSX: GUD) per la distribuzione di mogamulizumab in determinati Paesi dell'America Latina.
Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.
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James Read
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Responsible, Gravina porta il caso in Parlamento e scrive a Palazzo Chigi: "Radioterapia è in vendita? primonumero.it
Redazione Il 4 agosto scorso la mozione del M5S che tentava di tutelare l’interesse pubblico regionale nella crisi del Responsible è stata bocciata dal centrodestra. “Ma la domanda resta: l’obbligo di notifica golden power è stato adempiuto?” Dopo i dubbi di Massimo Romano, anche il consigliere regionale Roberto Gravina s’interroga sull’ipotesi di cessione della Radioterapia al Responsible. L’esponente del M5S va oltre i confini molisani provando a portare il caso in Parlamento ricordando anche il tentativo fatto qualche mese fa in Consiglio regionale dove la sua mozione volta a tutelare l’interesse pubblico nella crisi dell’ospedale privato, ma convenzionato, è stata bocciata. Nel frattempo la crisi da sovraindebitamento del Responsible non si è affatto arrestata. “Con la nostra mozione – rilancia oggi Gravina – chiedevamo due cose semplici. La prima: che si richiedesse l’esercizio della golden power in qualsivoglia ipotesi di modifica della compagine societaria. La seconda: che, a tal fine, entrasse in gioco UniMol, per rilanciare un’operazione di pubblicizzazione della struttura e, di conseguenza, delle cure erogate in regime di accreditamento. Un’eventuale ricapitalizzazione dell’azienda avrebbe potuto passare, così, per un intervento pubblico. Insomma, una vera operazione di “nazionalizzazione” che avrebbe rilanciato il presidio, tutelato i pazienti presenti e futuri e garantito i lavoratori”. “Il quadro, nel frattempo, si è fatto più delicato. Nel dicembre 2021 il Consiglio dei ministri, pur non esercitando i poteri speciali sull’acquisizione di Gemelli Molise da parte di Responsible Capital AG, raccomandò la continuità delle attività e la preventiva notifica di future operazioni sul capitale sociale. Oggi risulta in corso o programmata un’operazione che può portare al trasferimento, totale o parziale, dell’attività sanitaria, anche attraverso la cessione di un ramo d’azienda. Ma la normativa sulla golden power prevede la notifica anche per il trasferimento di rami d’azienda che comprendano attivi strategici: cambiare la forma dell’operazione non appare sufficiente a sottrarla alla valutazione del Governo. Si parla di radioterapia, quindi di una prestazione salvavita. Ecco perché ci chiediamo e chiediamo: è in vendita la radioterapia? Se così fosse, è un passaggio che il Governo deve poter valutare prima che si compia, non dopo”. La scadenza del 2 ottobre è imminente: ecco perchè Gravina chiederà a Roberti e alla sua Giunta di dire con chiarezza, atti alla mano, se le notifiche dovute siano state effettuate, se ci siano state o siano in corso modifiche nell’assetto societario e quale strategia la Regione intenda seguire per difendere il presidio. “Ho inoltrato formale comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, con il Movimento 5 Stelle, depositeremo in giornata un’interrogazione parlamentare per sapere se sia stata presentata la notifica, se l’operazione debba essere sottoposta alla valutazione del Governo e se la raccomandazione del 2021 si applichi anche al trasferimento di un ramo d’azienda. Il tempo trascorso ha reso, infatti, quella richiesta ancora più attuale. Su una vicenda che riguarda il diritto alla salute dei molisani e il lavoro di tante famiglie, i cittadini hanno il diritto di sapere se gli strumenti previsti dalla legge siano stati attivati e, in caso contrario, per quale ragione. Bocciare una proposta è una scelta politica; non rispondere nel merito, quando in gioco ci sono salute, cure e lavoro, è una responsabilità che pesa”.
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Tumori urologici, 87mila nuovi casi l’anno: dal Psa all’IA, come cambia diagnosi e cura la Repubblica
Un semplice esame del sangue può aiutare a intercettare un tumore della prostata, ma questo non significa che il Psa debba diventare un controllo di routine per tutti gli uomini. È uno dei paradossi della prevenzione oncologica: fare più esami non significa necessariamente prevenire meglio. Ed è proprio dal Psa che parte uno dei temi al centro del congresso nazionale della Società Italiana di Uro-Oncologia (Siuro), che si apre oggi a Torino e riunisce fino al 3 ottobre oltre 250 specialisti.
In Italia si stimano ogni anno circa 87mila nuove diagnosi di tumori genitourinari, che comprendono prostata, vescica, rene e testicolo. Malattie molto diverse tra loro, per caratteristiche, prognosi e trattamenti, che richiedono sempre più spesso percorsi costruiti sulle caratteristiche del singolo paziente.
Psa, perché lo screening per tutti non è la soluzione
Il tumore della prostata, con oltre 40mila nuove diagnosi l’anno, è tra le neoplasie più frequenti nella popolazione maschile. Ma, a differenza di quanto accade per mammella, cervice uterina e colon-retto, in Italia non esiste un programma nazionale di screening organizzato per il carcinoma prostatico.
“I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive di molti pazienti, ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e dallo stadio alla diagnosi”, spiega Rolando Maria D’Angelillo, presidente Siuro. “Occorre investire nella prevenzione primaria e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne esistono le condizioni”. Il Psa può essere uno strumento utile, ma non dovrebbe essere utilizzato indiscriminatamente. La decisione di eseguire il test dovrebbe arrivare dopo un confronto con il medico che tenga conto di età, condizioni di salute, familiarità, eventuali fattori genetici e preferenze individuali. In caso di valori che richiedano ulteriori approfondimenti, prima di arrivare alla biopsia può essere indicata una risonanza magnetica multiparametrica.
"Un programma di screening basato sul solo Psa, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato”, sottolinea Giovanni Pappagallo, vicepresidente Siuro. Il problema è soprattutto il rischio di sovradiagnosi, cioè di individuare tumori che probabilmente non avrebbero mai provocato conseguenze cliniche, con il possibile risultato di sottoporre alcuni uomini a trattamenti non necessari. La sfida diventa quindi riconoscere soprattutto le forme clinicamente significative nelle persone a maggior rischio, per esempio in presenza di una forte familiarità o di alcune mutazioni genetiche ereditarie, come quelle del gene Brca2.
Dopo il tumore, conta anche la sessualità
Curare il tumore non è più l’unico obiettivo. Quando le terapie permettono di vivere molti anni dopo una diagnosi, diventa sempre più importante come si vive dopo la malattia. Tra gli aspetti che possono risentire maggiormente dei trattamenti per i tumori urologici c’è la sessualità. Un problema che non riguarda soltanto gli uomini e che spesso coinvolge la coppia. “Oggi con l’avvento di terapie sempre più mirate e trattamenti di combinazione per molti pazienti si può parlare di lungo-sopravvivenza se non, addirittura, di guarigione”, spiega Alberto Lapini, coordinatore Siuro Academy. “Ecco che allora acquista sempre più importanza la qualità della vita”. Anche la chirurgia si sta muovendo in questa direzione. Quando possibile, tecniche robotiche per il carcinoma prostatico e interventi meno demolitivi per alcuni tumori della vescica possono contribuire a preservare la funzione sessuale. Ma conseguenze sulla sessualità possono derivare anche dalla radioterapia e dalle terapie sistemiche. Per questo, secondo gli specialisti, l’informazione dovrebbe iniziare prima del trattamento e proseguire, quando necessario, con percorsi di riabilitazione, farmaci specifici e supporto psicologico individuale o di coppia.
L’intelligenza artificiale entra nella diagnostica
Tra i protagonisti del congresso c’è anche l’intelligenza artificiale, studiata come possibile supporto nella lettura delle immagini radiologiche e dei preparati anatomopatologici. Gli algoritmi possono, per esempio, aiutare a individuare lesioni sospette nella risonanza magnetica della prostata o nella TC del rene. Ma la parola chiave, per ora, rimane supporto. “Prima di un impiego esteso servono validazioni indipendenti e studi prospettici che ne valutino l’utilità clinica, la sicurezza e l’equità”, precisa D’Angelillo. “L’IA può affiancare i professionisti e il team multidisciplinare nelle decisioni, senza sostituirne il giudizio clinico”.
Un prelievo di sangue per seguire il tumore
Un’altra frontiera è la cosiddetta biopsia liquida. Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile cercare frammenti di DNA rilasciati dal tumore nel circolo sanguigno, il cosiddetto DNA tumorale circolante o ctDNA. “In contesti specifici potrebbe aiutare a monitorare la malattia o a identificare alterazioni molecolari”, spiega Orazio Caffo, membro del Consiglio direttivo Siuro, precisando però che la reale utilità clinica deve ancora essere definita per le diverse indicazioni. La direzione verso cui si sta muovendo l’uro-oncologia è quindi quella di mettere insieme informazioni diverse: caratteristiche cliniche del paziente, anatomia patologica, immagini e, quando indicato, profilo molecolare del tumore. L’obiettivo è passare sempre più da una terapia scelta sulla base del solo tipo di tumore a una cura costruita sulle caratteristiche della malattia e della singola persona.
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Criteri Critici
Sgarbi in terapia intensiva, dal tumore al cuore: che cosa può dirci la sua storia clinica Mondosanità
C'è una cosa che sappiamo e ce n'è una, molto più importante, che ancora non sappiamo.
Sappiamo che Vittorio Sgarbi, 74 anni, è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma e si trova in terapia intensiva. Non sappiamo invece quale evento abbia reso necessario il ricovero.
È una distinzione fondamentale.
La terapia intensiva ci informa infatti sulla complessità e sull'intensità delle cure e del monitoraggio di cui un paziente necessita, non sulla diagnosi che lo ha portato in quel reparto. Un'insufficienza cardiocircolatoria o respiratoria, un'infezione grave, una complicanza metabolica, neurologica o oncologica possono richiedere lo stesso livello assistenziale.
Nel caso di Sgarbi, almeno al momento, il Gemelli non ha comunicato la causa del ricovero né sono disponibili elementi clinici che permettano di ricostruirla.
E dunque sarebbe scorretto stabilire un rapporto di causa ed effetto con le malattie che il critico d'arte ha raccontato pubblicamente negli ultimi dieci anni.
La sua storia clinica conosciuta pone tuttavia almeno tre capitoli importanti: la malattia coronarica, il tumore della prostata e la grave sindrome depressiva che lo scorso anno lo aveva portato nuovamente al Gemelli, accompagnata dal rifiuto di alimentarsi e da un forte dimagrimento.
Tre storie differenti che aiutano a spiegare una questione medica più generale: che cosa significa, a distanza di anni, avere superato una malattia importante?
Il tumore della prostata: guarigione e recidiva non sono due parole opposte
Nel 2021 Sgarbi raccontò pubblicamente di avere affrontato un tumore, successivamente indicato come carcinoma della prostata. Parlò di una malattia circoscritta, senza metastasi, trattata con radioterapia, e nel giugno dello stesso anno annunciò di essere guarito.
Cinque anni dopo è legittimo domandarsi che cosa significhi, dal punto di vista oncologico, quel precedente.
Ma non è legittimo compiere il passaggio successivo e ipotizzare che il ricovero attuale dipenda da una ripresa della malattia.
Del tumore di Sgarbi non conosciamo pubblicamente alcuni dei dati che sarebbero indispensabili per formulare una valutazione prognostica individuale: stadio, grado istologico Gleason/ISUP, PSA iniziale, andamento del PSA dopo la radioterapia e PSA doubling time, cioè la velocità con cui eventualmente il marcatore torna ad aumentare.
Ed è proprio qui che la storia naturale del tumore prostatico diventa interessante.
Il carcinoma della prostata localizzato è una delle neoplasie nelle quali le probabilità di controllo a lungo termine sono generalmente elevate. Ma cinque anni senza manifestazioni cliniche non costituiscono una frontiera oltre la quale una recidiva diventa impossibile.
Le ricadute possono essere anche tardive.
E soprattutto bisogna distinguere la recidiva biochimica dalla progressione clinica della malattia.
Dopo radioterapia, il primo segnale di una possibile ripresa può essere infatti semplicemente l'aumento del PSA. Non significa automaticamente che siano comparse metastasi e ancora meno significa che il paziente si trovi di fronte a una malattia rapidamente evolutiva.
Una recente grande analisi multicentrica condotta su oltre 7.100 pazienti che avevano effettivamente sviluppato una recidiva biochimica dopo radioterapia aiuta a dare la dimensione del fenomeno: a dieci anni dalla recidiva, il 35,5% aveva sviluppato malattia metastatica e il 17,4% era morto per tumore della prostata.
Il dato forse più importante, però, è il suo contrario: la maggioranza dei pazienti con recidiva biochimica non aveva sviluppato metastasi nell'arco considerato.
Non esiste dunque una percentuale unica che trasformi una ricomparsa del PSA in una prognosi.
Contano la biologia del tumore, il grado, il tempo trascorso dalla terapia alla recidiva e soprattutto la velocità con cui aumenta il PSA. Una ricaduta precoce e con caratteristiche biologiche aggressive ha un significato molto diverso da una lenta risalita del marcatore molti anni dopo il trattamento.
Oggi, inoltre, la PET con PSMA consente di cercare con una sensibilità molto maggiore rispetto al passato eventuali localizzazioni della malattia quando il PSA ricomincia a salire.
In altre parole, recidiva non significa necessariamente metastasi e metastasi non significa necessariamente emergenza clinica immediata.
Per attribuire a una ripresa del tumore il ricovero di Sgarbi servirebbero dati che al momento non abbiamo.
Il cuore: un'angioplastica cura l'evento, non cancella la malattia coronarica
C'è poi il secondo grande capitolo della storia clinica di Sgarbi.
Nel dicembre 2015 il critico d'arte arrivò al Pronto soccorso del Policlinico di Modena per un'ischemia miocardica acuta. Venne sottoposto a un'angioplastica coronarica urgente e successivamente ad altre procedure di rivascolarizzazione.
Fu dimesso pochi giorni dopo in buone condizioni.
Anche qui, però, bisogna capire che cosa significhi essere “guariti”.
L'angioplastica riapre una coronaria stenotica o occlusa e ripristina il flusso sanguigno. Ma la presenza di una malattia coronarica documentata rimane nella storia clinica del paziente.
L'aterosclerosi è infatti una malattia sistemica e cronica. Può interessare più segmenti delle arterie coronarie e continuare a evolvere nel corso degli anni.
Per questo chi ha avuto un evento ischemico resta sottoposto a prevenzione secondaria: controllo del colesterolo, pressione arteriosa, diabete, fumo e peso, insieme alle terapie farmacologiche indicate nel singolo paziente.
Gli studi sul lungo periodo mostrano bene il fenomeno.
In una grande popolazione inglese di sopravvissuti a un primo infarto, il rischio cumulativo di un secondo infarto a sette anni era di circa il 13,9% negli uomini e del 16,2% nelle donne. Altri studi confermano che il rischio di infarto, ictus o morte cardiovascolare rimane superiore a quello della popolazione generale anche dopo molti anni.
Questo non significa, naturalmente, che Sgarbi abbia avuto un nuovo evento ischemico.
Significa soltanto che un precedente episodio coronarico trattato con successo dieci anni fa continua ad avere rilevanza nella storia clinica di una persona.
E le possibili complicanze cardiovascolari non si esauriscono in un nuovo infarto.
Una cardiopatia ischemica può nel tempo associarsi, in alcuni pazienti, a riduzione della funzione del ventricolo sinistro, scompenso cardiaco o aritmie. Le linee guida europee ricordano infatti che nei pazienti con coronaropatia cronica gli eventi da sorvegliare nel tempo comprendono nuovi episodi ischemici, scompenso e disturbi del ritmo.
Anche in questo caso, però, manca il dato fondamentale: non sappiamo quale fosse la funzione cardiaca di Sgarbi negli ultimi anni né quale sia oggi.
Parlare di “scompenso cardiocircolatorio” come causa dell'attuale ricovero sarebbe quindi, allo stato delle informazioni disponibili, soltanto un'ipotesi.
E poi c'è la depressione
La vicenda più recente è diversa.
Nel marzo 2025 Sgarbi era stato ricoverato proprio al Gemelli per una grave sindrome depressiva. Secondo le informazioni diffuse allora, tra le conseguenze vi era stato anche il rifiuto di alimentarsi.
Lo stesso Sgarbi avrebbe successivamente raccontato di essere arrivato a pesare 59 chili.
È un elemento clinicamente importante perché soprattutto nell'anziano una depressione grave non rimane necessariamente confinata alla sfera psichica.
Inappetenza e malnutrizione possono produrre perdita di massa muscolare, disidratazione, alterazioni elettrolitiche e un progressivo stato di fragilità. E quando più patologie coesistono, la riduzione delle riserve dell'organismo può rendere più difficile compensare un nuovo evento acuto.
Ma ancora una volta occorre fermarsi esattamente dove finiscono le informazioni disponibili.
Il ricovero del 2025 fu esplicitamente collegato alla sindrome depressiva e al rifiuto di alimentarsi. Per quello attuale questo collegamento non è stato comunicato.
La parola decisiva che ancora manca
È quindi possibile che il tumore della prostata si ripresenti a distanza di cinque anni? Sì, in termini generali è possibile.
È possibile che una persona sottoposta dieci anni prima ad angioplastica presenti a distanza un nuovo problema cardiovascolare? Sì, anche questo è possibile.
È possibile dedurre da queste due informazioni che una delle due condizioni abbia portato Vittorio Sgarbi in terapia intensiva? No.
È questo il confine tra l'informazione medica e la diagnosi a distanza.
La storia clinica racconta il terreno sul quale un nuovo evento può verificarsi. Non racconta quale evento si sia verificato.
Per saperlo servirebbero un bollettino medico, una comunicazione della famiglia o informazioni cliniche attendibili sulla diagnosi, sugli esami effettuati e sulle terapie in corso.
Fino ad allora, la notizia più corretta rimane anche quella apparentemente più semplice: Vittorio Sgarbi è ricoverato in terapia intensiva al Gemelli. La causa non è stata resa nota.
Ed è forse proprio questa la frase da non perdere di vista: la terapia intensiva ci dice quanto elevato sia il livello di assistenza necessario. Non ci dice, da sola, quale malattia lo abbia reso necessario.
FONTI SCIENTIFICHE
Tumore della prostata e recidiva
– Riviere P. et al., Natural History and Risk Stratification of Biochemically Recurrent Prostate Cancer Following Definitive Radiation Therapy, Advances in Radiation Oncology, 2025/2026.
– Van den Broeck T. et al., Prognostic Value of Biochemical Recurrence Following Treatment with Curative Intent for Prostate Cancer: A Systematic Review, European Urology, 2019.
– European Association of Urology Guidelines Panel, Biochemical Recurrence in Prostate Cancer: EAU Recommendations.
– Mazzone E. et al./letteratura EAU 2025, revisione sistematica e meta-analisi sull'impiego della PSMA-PET nella recidiva biochimica dopo trattamento definitivo del carcinoma prostatico.
Malattia coronarica e rischio cardiovascolare a distanza
– European Society of Cardiology, 2024 ESC Guidelines for the Management of Chronic Coronary Syndromes, European Heart Journal
– Smolina K. et al., Long-term survival and recurrence after acute myocardial infarction in England, 2004–2010, Circulation: Cardiovascular Quality and Outcomes
– Jernberg T. et al., Cardiovascular risk in post-myocardial infarction patients: nationwide real world data demonstrate the importance of a long-term perspective, European Heart Journal.
– Szummer K. et al./studi di coorte sul post-infarto.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
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Criteri Critici
Responsible, Gravina: “È in vendita la radioterapia?” isNews - Molise
Alla vigilia della scadenza del concordato il consigliere scrive a Palazzo Chigi e annuncia un’interrogazione parlamentare sulla golden power
CAMPOBASSO. “L’obbligo, sancito dall’allora Governo Draghi, di notifica di ogni ulteriore operazione di cessione di quote in ambito salute ai fini dell’applicazione della golden power risulta adempiuto?”. È la domanda che il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina rilancia alla vigilia del 2 ottobre, data entro cui si definirà l’esito del concordato per la composizione della crisi da sovraindebitamento di Responsible S.p.A. “È la stessa domanda che ponemmo in Consiglio regionale con una mozione volta a tutelare l’interesse pubblico regionale nella crisi del Responsible”, spiega Gravina. “Quella mozione è stata bocciata dalla maggioranza di centrodestra lo scorso 4 agosto, ma il problema che poneva è rimasto intatto”.
“Chiedevamo due cose semplici”, prosegue. “La prima: che si richiedesse l’esercizio della golden power in qualsivoglia ipotesi di modifica della compagine societaria. La seconda: che, a tal fine, entrasse in gioco UniMol, per rilanciare un’operazione di pubblicizzazione della struttura e, di conseguenza, delle cure erogate in regime di accreditamento. Un’eventuale ricapitalizzazione dell’azienda avrebbe potuto passare, così, per un intervento pubblico. Insomma, una vera operazione di ‘nazionalizzazione’ che avrebbe rilanciato il presidio, tutelato i pazienti presenti e futuri e garantito i lavoratori”.
“Il quadro, nel frattempo, si è fatto più delicato”, rimarca il consigliere. “Nel dicembre 2021 il Consiglio dei ministri, pur non esercitando i poteri speciali sull’acquisizione di Gemelli Molise da parte di Responsible Capital AG, raccomandò la continuità delle attività e la preventiva notifica di future operazioni sul capitale sociale. Oggi risulta in corso o programmata un’operazione che può portare al trasferimento, totale o parziale, dell’attività sanitaria, anche attraverso la cessione di un ramo d’azienda. Ma la normativa sulla golden power prevede la notifica anche per il trasferimento di rami d’azienda che comprendano attivi strategici: cambiare la forma dell’operazione non appare sufficiente a sottrarla alla valutazione del Governo. Si parla di radioterapia, quindi di una prestazione salvavita. Ecco perché ci chiediamo e chiediamo: è in vendita la radioterapia? Se così fosse, è un passaggio che il Governo deve poter valutare prima che si compia, non dopo”.
“Con la scadenza del 2 ottobre ormai alle porte, chiediamo al presidente Roberti e alla Giunta di dire con chiarezza, atti alla mano, se le notifiche dovute siano state effettuate, se ci siano state o siano in corso modifiche nell’assetto societario e quale strategia la Regione intenda seguire per difendere il presidio”, aggiunge Gravina. “Ho inoltrato formale comunicazione alla Presidenza del Consiglio dei ministri e, come Movimento 5 Stelle, depositeremo in giornata un’interrogazione parlamentare per sapere se sia stata presentata la notifica, se l’operazione debba essere sottoposta alla valutazione del Governo e se la raccomandazione del 2021 si applichi anche al trasferimento di un ramo d’azienda. Il tempo trascorso ha reso, infatti, quella richiesta ancora più attuale”.
“Su una vicenda che riguarda il diritto alla salute dei molisani e il lavoro di tante famiglie, i cittadini hanno il diritto di sapere se gli strumenti previsti dalla legge siano stati attivati e, in caso contrario, per quale ragione”, conclude. “Bocciare una proposta è una scelta politica; non rispondere nel merito, quando in gioco ci sono salute, cure e lavoro, è una responsabilità che pesa”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Tumore al seno, a Genova sperimentata una terapia innovativa che precede l'intervento Il Digitale
A Genova arriva la sperimentazione di una terapia innovativa contro il tumore al seno nelle giovani donne. A collaborare, come riporta “GenovaToday”, sono gli ospedali Galliera e Villa Scassi, due eccellenze della sanità genovese. Le pazienti coinvolte sono in età pre-menopausale, con tumore al seno positivo ai recettori ormonali.
Gli specialisti stanno lavorando, dunque, a una terapia endocrina innovativa, somministrata per via orale. Il professore Matteo Lambertini spiega: “L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento“.
Tumore al seno, la terapia innovativa
Gli ospedali Galliera e Villa Scassi insieme per offrire nuove prospettive di cure alle giovani donne con tumore al seno. Le due eccellenze genovesi sono al lavoro su una sperimentazione clinica dedicata alle pazienti in età pre-menopausale colpite da carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali.
La ricerca, come fa sapere “GenovaToday”, risulta essere innovativa nella fase di somministrazione del farmaco, che verrà assunto nel mese che intercorre tra la diagnosi iniziale e l’intervento chirurgico di asportazione. Nei tumori mammari sensibili agli ormoni, gli estrogeni possono stimolare la crescita delle cellule tumorali, legandosi a specifici recettori.
In questo contesto, il farmaco blocca l’attività dei recettori e ne favorisce la degradazione, interrompendo l’avanzare della malattia. Gli specialisti desiderano comprendere se la molecola possa effettivamente rallentare la proliferazione cellulare già prima di entrare in sala operatoria. A dare maggiori informazioni a riguardo è Matteo Lambertini, professore associato presso l’Università di Genova e direttore dell’oncologia medica del Galliera:
L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento. Il periodo di attesa della chirurgia diventa così una finestra preziosa per studiare la risposta del tumore e sviluppare strategie terapeutiche sempre più personalizzate.
La ricerca coinvolge soprattutto donne prima della menopausa in quanto indica una fascia della popolazione per cui la medicina intende trovare risposte più mirate. Per misurare l’impatto del trattamento verranno confrontati i campioni di tessuto tumorale prelevati durante la prima biopsia diagnostica e quelli asportati in seguito all’intervento chirurgico.
Leggi anche: Tumore al seno: l’IA è in grado di diagnosticarlo precocemente
L’importanza della ricerca
Ciò che i ricercatori premono sottolineare è che si tratta di una sperimentazione, quindi bisogna procedere con cautela e verificare accuratamente l’effettiva capacità della terapia di raggiungere determinati risultati. Tra questi, riporta “GenovaToday”, rientra un’ipotetica riduzione della proliferazione cellulare, che potrebbe fornire dati biologici importanti per la ricerca, anche se non determinerebbe una garanzia di guarigione o riduzione del rischio di recidiva.
Le pazienti che risponderanno ai requisiti previsti dal protocollo medico potranno prendere parte allo studio, dopo aver completato l’informativa e firmato il consenso informato. La collaborazione tra gli ospedali Galliera e Villa Scassi è uno specchio di quella che è la situazione attuale della Sanità ligure. Queste le parole di Monica Calamai, direttore generale Aom Liguria, a riguardo:
Questo studio è un esempio concreto di ciò che l’Azienda ospedaliera metropolitana vuole essere: una rete in cui le competenze dei diversi ospedali lavorano insieme, mettendo a disposizione delle pazienti percorsi di cura integrati e l’accesso alla ricerca più avanzata. Questa collaborazione dimostra che fare squadra significa portare l’innovazione più vicino alle persone, indipendentemente dal punto della città in cui vengono prese in carico. Investire nella ricerca clinica, soprattutto su una popolazione delicata come quella delle giovani donne, è per noi una scelta strategica.
Dello stesso avviso è l’assessore alla Sanità di Regione Liguria, Massimo Nicolò, il quale ha commentato:
L’avvio di questo studio clinico dimostra la capacità della sanità ligure di unire ricerca, innovazione e assistenza. Per le giovani donne che affrontano un tumore al seno, studiare una nuova strategia terapeutica già nella fase che precede l’intervento significa sviluppare conoscenze e cure sempre più personalizzate. È questo il valore della medicina di precisione, che punta a individuare strategie terapeutiche mirate sulla base delle caratteristiche della malattia e della singola paziente. Come Regione Liguria continuiamo a sostenere una sanità capace di innovare e trasformare la ricerca clinica in nuove possibilità di cura.
Leggi anche: Arriva Elacestrant, il farmaco che blocca il tumore al seno metastatico
Al Gemelli il primo trattamento al mondo con "colla" radioattiva per il tumore del pancreas non operabile - Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Al Gemelli il primo trattamento al mondo con "colla" radioattiva per il tumore del pancreas non operabile Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Al Gemelli il primo trattamento al mondo con “colla” radioattiva per il tumore del pancreas non operabile
Per la prima volta al mondo una donna con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato (LA-PDAC) non operabile è stata sottoposta a trattamento locoregionale di radioterapia percutanea, iniettando all’interno del tumore una speciale colla biologica radioattiva contenente particelle di Ittrio-90 (YntraDose® prodotta da BetaGlue Therapeutics, una start up italiana) che emettono radiazioni beta. La procedura è stata realizzata al Gemelli dal professor Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica di Fondazione Policlinico Gemelli, nell’ambito di un trial internazionale (principal investigator il professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli) che sta valutando l’efficacia del dispositivo YntraDose come trattamento neoadiuvante in questa popolazione di pazienti. È una terapia radiante percutanea (la procedura viene eseguita iniettando con uno speciale ago il prodotto all’interno della lesione tumorale, sotto guida ecografica o TAC/CBCT) che mira a portare i pazienti in condizione di operabilità. L’eleggibilità a questo trattamento è stata discussa dal team multidisciplinare del tumor board del pancreas del Gemelli, alla presenza dei proff. Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora. La procedura percutanea mini-invasiva, effettuata su una donna di 63 anni, in anestesia locale e minima sedazione, è durata un’ora, senza complicanze post operatorie. La PET-TAC con Ittrio-90 (Y90) di controllo effettuata 24 h post procedura e a 7 giorni ha dimostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all’interno del pancreas, senza dispersione, né zone di captazione off target. L’intervento è stato realizzato grazie alla collaborazione tra radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari (per la gestione della dose) e radioterapisti, che hanno gestito la paziente prima e dopo la procedura. Allo studio YntraDose®, multicentrico in aperto, prendono parte tre Paesi: Italia, Belgio e Gran Bretagna. Quello effettuato al Gemelli è stato il primo caso in assoluto. L’arruolamento dei pazienti continua; i prossimi casi verranno trattati a ottobre.
Maria Rita Montebelli