Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
L'ospedale generale n. 2 di Bac Ninh ha implementato una nuova tecnica per il trattamento del cancro alla tiroide. Vietnam.vn
Il 26 maggio, ai primi tre pazienti affetti da tumore alla tiroide e in cura presso il Centro Oncologico (Ospedale Generale n. 2di Bac Ninh) è stato somministrato iodio radioattivo (I-131). Eseguire una scintigrafia tiroidea sul paziente prima del trattamento con I-131. Il trattamento con I-131 è considerato uno dei metodi moderni ed efficaci nel campo della medicina nucleare. Lo I-131 è un isotopo radioattivo dello iodio in grado di concentrarsi selettivamente nel tessuto tiroideo, contribuendo così alla diagnosi accurata e al trattamento efficace di numerose patologie, come il morbo di Graves, il gozzo semplice e il carcinoma tiroideo post-chirurgico, oltre a essere utilizzato nella scintigrafia tiroidea e nella scintigrafia corporea totale. Il medico legge i risultati della scintigrafia tiroidea prima di iniziare il trattamento. Per garantire l'efficace implementazione della tecnica, l'Ospedale Generale n. 2 di Bac Ninh ha predisposto un'ampia preparazione in termini di risorse umane, attrezzature e procedure professionali. Il personalemedicoha ricevuto una formazione approfondita in medicina nucleare, acquisendo padronanza delle procedure tecniche e garantendo la sicurezza nell'uso di sorgenti radioattive. Il sistema SPECT e altre moderne apparecchiature sono state oggetto di un investimento completo, soddisfacendo i requisiti per la diagnosi e il monitoraggio del trattamento. Inoltre, le procedure di radioprotezione sono rigorosamente attuate in conformità con le normative vigenti, e sono in possesso di tutte le licenze professionali necessarie per l'utilizzo dello I-131. I primi tre pazienti indicati per il trattamento adiuvante con I-131 presso l'Ospedale Generale n. 2 di Bac Ninh avevano tutti una diagnosi di cancro alla tiroide ed erano stati sottoposti a intervento chirurgico. Il personale addetto alla radioprotezione misura la dose dopo che il paziente ha ingerito lo iodio-131. Secondo il dottor Tran Van Giang, vicedirettore del Dipartimento di Radioterapia e Medicina Nucleare (Centro Oncologico, Ospedale Generale n. 2 di Bac Ninh), negli ultimi tre anni la richiesta di trattamenti con I-131 per le patologie tiroidee ha oscillato tra i 150 e i 200 casi all'anno. Attualmente, il numero di pazienti con patologie tiroidee che necessitano di essere trasferiti in ospedali di livello superiore raggiunge circa 1.500 casi all'anno. L'implementazione del trattamento con I-131 a livello locale ridurrebbe significativamente questa situazione. L'Ospedale Generale n. 2 di Bac Ninh è la prima struttura della provincia e uno dei primi ospedali di livello provinciale del Nord ad aver applicato la normativa I-131. Ciò conferma ulteriormente l'orientamento dell'ospedale verso lo sviluppo di tecniche specializzate, la centralità del paziente e l'obiettivo di garantire sicurezza, qualità e soddisfazione del paziente. Grazie all'apprendimento di tecniche avanzate a livello provinciale, i pazienti di Bac Ninh e delle aree circostanti possono accedere a servizi medici specializzati in modo più comodo, sicuro ed efficace. L'implementazione della tecnologia I-131 non solo contribuisce a ridurre il carico di lavoro degli ospedali di livello superiore, ma potenzia anche le competenze professionali dell'ospedale ed espande la gamma di tecniche avanzate per il trattamento del cancro e delle malattie endocrine. Si tratta inoltre di un passo importante per lo sviluppo della medicina nucleare a livello locale, in risposta alle crescenti esigenze sanitarie della popolazione. Testo e foto: Nguyen Hue Fonte: https://baobacninhtv.vn/benh-vien-da-khoa-bac-ninh-so-2-trien-khai-ky-thuat-moi-dieu-tri-ung-thu-tuyen-giap-postid446482.bbg
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Un ecografo con intelligenza artificiale per vincere il tumore al seno: donato a Prevenzione Serena La Stampa
Un aiuto concreto contro il tumore al seno, che ancora oggi rappresenta una delle principali cause di mortalità femminile a livello mondiale. Quest’anno Andos (Comitato di Torino) celebra i suoi primi 15 anni di attività, trascorsi accanto alle donne per sostenerle e accompagnarle nel difficile percorso di cura e prevenzione del tumore al seno.
Per festeggiare questo traguardo ha promosso un’iniziativa benefica finalizzata alla raccolta fondi per la donazione al Centro Screening “Prevenzione Serena”: un ecografo digitale dotato di intelligenza artificiale, strumento di nuova generazione che contribuirà a ridurre i tempi di attesa e a migliorare l’efficacia diagnostica.
La consegna dell’apparecchio, completo di sonde e accessori, si è svolta presso Prevenzione Serena, in via Cavour 31. Nell’occasione, sono esposti i risultati del lavoro svolto da Andos nel corso di quest’ultimo anno: questo tipo di tumore è una delle principali cause di mortalità femminile a livello mondiale. Tuttavia, prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti sempre più personalizzati hanno aumentato le possibilità di cura e guarigione, garantendo una migliore qualità della vita alle pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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42.6/100
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Criteri Critici
Radioterapia, lo IOV entra nella rete europea ESTRO La Piazza Web
L’Istituto Oncologico Veneto compie un nuovo passo nel processo di internazionalizzazione entrando a far parte di ESTRO, la Società Europea di Radioterapia e Oncologia, considerata il principale riferimento scientifico continentale nel settore della radio-oncologia.
L’adesione consentirà allo IOV di ampliare le collaborazioni con alcuni dei più importanti centri europei impegnati nella ricerca oncologica e nello sviluppo di nuove tecnologie per la cura del cancro, consolidando il ruolo dell’istituto veneto tra le realtà d’eccellenza nella medicina di precisione.
Fondata per promuovere innovazione, ricerca e formazione nel campo della radioterapia, ESTRO riunisce specialisti e strutture impegnate nello sviluppo di trattamenti sempre più efficaci e personalizzati per i pazienti oncologici. Per lo IOV si tratta di una scelta strategica che si inserisce nel piano di rafforzamento del servizio di Radioterapia, destinato nei prossimi mesi a diventare uno dei più avanzati e tecnologicamente attrezzati d’Italia.
La rete europea coinvolge in particolare le aree della radio-oncologia e della fisica sanitaria, rappresentate nello IOV dal professor Marco Krengli e dalla dottoressa Marta Paiusco.
«Entrare a far parte di ESTRO significa rafforzare la dimensione internazionale dello IOV e creare nuove sinergie scientifiche e cliniche con i principali centri europei», sottolinea la direttrice generale dello IOV-IRCCS Patrizia Simionato. «La radioterapia oncologica sta vivendo una fase di grande evoluzione tecnologica e metodologica: essere all’interno di questa rete ci permetterà di contribuire allo sviluppo delle migliori pratiche e di offrire cure sempre più innovative e integrate».
L’ingresso in ESTRO si aggiunge a una rete internazionale già consolidata di collaborazioni scientifiche che comprende organizzazioni e piattaforme europee impegnate nella ricerca oncologica, nella dosimetria, nella biopsia liquida e nei modelli avanzati di cura multidisciplinare. Un percorso che rafforza ulteriormente il posizionamento dello IOV nel panorama europeo della ricerca e dell’innovazione sanitaria.
Pierre Fabre Laboratories riceve il parere positivo del CHMP per BRAFTOVI® (encorafenib) in combinazione con cetuximab e FOLFOX (fluorouracile, leucovorin e oxaliplatino) per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma colorettale metast - PR Newswire
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Pierre Fabre Laboratories riceve il parere positivo del CHMP per BRAFTOVI® (encorafenib) in combinazione con cetuximab e FOLFOX (fluorouracile, leucovorin e oxaliplatino) per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma colorettale metast PR Newswire
Questo parere positivo del CHMP si basa sui risultati dello studio di fase 3 BREAKWATER, che ha dimostrato come encorafenib in combinazione con cetuximab e mFOLFOX6 abbia evidenziato un miglioramento statisticamente significativo nei due endpoint primari rappresentati dal tasso di risposta obiettiva (Objective Response Rate, ORR) e dalla sopravvivenza libera da progressione (Progression-Free Survival, PFS), oltre a un beneficio significativo in termini di sopravvivenza globale (Overall Survival, OS), con una riduzione del rischio di morte del 51% rispetto alla chemioterapia con o senza bevacizumab
La decisione della Commissione europea è attesa entro la fine dell'anno. Se approvato, il regime sarà la prima e unica combinazione con terapia mirata a BRAF approvata per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma colorettale metastatico con mutazione BRAFV600E
CASTRES, Francia, 26 maggio 2026 /PRNewswire/ -- Pierre Fabre Laboratories ha annunciato oggi che il Comitato per i medicinali per uso umano (Committee for Medicinal Products for Human Use, CHMP) dell'Agenzia europea per i medicinali (European Medicines Agency, EMA) ha emesso un parere positivo raccomandando l'approvazione di BRAFTOVI® (encorafenib) in combinazione con cetuximab e FOLFOX per il trattamento di prima linea di pazienti adulti con carcinoma colorettale metastatico (mCRC) con mutazione BRAFV600E. Il parere positivo sarà sottoposto alla Commissione europea (CE) con una decisione sull'autorizzazione all'immissione in commercio nell'UE prevista entro la fine dell'anno.
View PDF Pierre Fabre Laboratories receives CHMP positive opinion for BRAFTOVI® (encorafenib) in combination with cetuximab and FOLFOX (fluorouracil, leucovorin, and oxaliplatin) for the first-line treatment of adult patients with BRAFV600E-mutant metastatic colorectal cancer (mCRC)
Eric Ducournau, Amministratore delegato di Pierre Fabre Laboratories, ha dichiarato: "L'odierno parere positivo del CHMP segna un passo importante verso un approccio mirato per i pazienti con carcinoma colorettale metastatico con mutazione BRAFV600E. Se approvata, sarebbe l'unica terapia mirata approvata nell'UE per questa popolazione di pazienti nel setting di prima linea. Questo traguardo riflette l'impegno di Pierre Fabre Laboratories nel promuovere un'innovazione significativa in ambito oncologico e nel collaborare a stretto contatto con la comunità scientifica e medica per rispondere ad aree di bisogni medici insoddisfatti".
Il parere positivo del CHMP si basa sui risultati dello studio di fase 3 BREAKWATER che ha valutato l'efficacia e la sicurezza di BRAFTOVI® in combinazione con cetuximab e mFOLFOX6 in pazienti affetti da mCRC con mutazione BRAFV600E precedentemente non trattato rispetto alla chemioterapia a base di oxaliplatino, con o senza bevacizumab.
Il regime con BRAFTOVI® in combinazione con cetuximab e mFOLFOX6 ha mostrato un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto alla chemioterapia con o senza bevacizumab (mediana PFS 12,8 vs 7,1 mesi; hazard ratio [HR] 0,53; intervallo di confidenza [IC] 95%, 0,41–0,68; P<0,001), e ha dimostrato un miglioramento statisticamente significativo nell'endpoint primario co-principale dell'ORR nella popolazione di analisi primaria.
Contatto: [email protected]
PDF: https://mma.prnewswire.com/media/2986958/Pierre_Fabre_Lab_CHMP_Opinion.pdf
Logo: https://mma.prnewswire.com/media/2986842/Pierre_Fabre_Oncology_Logo.jpg
La dr.ssa Veronica Murianni della ASL1 premiata con il “Meet‑URO Young Award 2026” per uno studio sull’immunoterapia nei pazienti anziani - Sanremonews
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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47.8/100
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Criteri Critici
La dr.ssa Veronica Murianni della ASL1 premiata con il “Meet‑URO Young Award 2026” per uno studio sull’immunoterapia nei pazienti anziani Sanremonews
Edizione localeIlNazionale.it Veronica Murianni Ladr.ssa Veronica Murianni, medico oncologo in servizio presso la struttura Oncologia di ASL1, ha ricevuto il prestigioso “Meet-URO Young Award 2026”, riconoscimento assegnato ai professionisti under 40 per il miglior lavoro scientifico realizzato nell’ambito dei progetti Meet-URO nel corso del 2025. Il premio è stato conferito per la pubblicazione scientifica dal titolo“Effectiveness of nivolumab-based immunotherapy and prognostic stratification by the Meet-URO score in real-world older patients with metastatic renal cell carcinoma”, studio che ha valutato l’efficacia dell’immunoterapia nei pazienti over 70 affetti da carcinoma renale metastatico. La ricerca approfondisce in particolare l’efficacia dei trattamenti immunoterapici nei pazienti anziani, tema di crescente rilevanza nell’ambito dell’oncologia moderna e della medicina personalizzata. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista internazionaleJournal of Geriatric Oncology. Il gruppo Meet-URO è un network italiano che riunisce specialisti e ricercatori nell’ambito dell’oncologia urologica con l’obiettivo di promuovere il progresso clinico, sperimentale e socio-assistenziale della disciplina. La premiazione si è svolta a Roma lo scorso 14 maggio, in occasione della riunione nazionale del network, e il riconoscimento è stato assegnato dal Consiglio Direttivo Meet-URO. La dr.ssa Zaira Coccorullo, Direttrice dell’Oncologia di ASL1, commenta così il premio: “Il riconoscimento ottenuto dalla Dottoressa Veronica Murianni rappresenta per tutti noi un grande motivo di orgoglio. Questo premio valorizza certamente il suo impegno e la sua professionalità, ma testimonia anche la qualità, la competenza e il valore del lavoro svolto quotidianamente dall’intero gruppo, un’équipe qualificata, che opera ogni giorno con competenza e costante attenzione alla qualità dell’assistenza e della cura”. Anche il dr. Marino Anfosso, Coordinatore di ASL1, esprime il proprio plauso per il risultato ottenuto: «Desidero complimentarmi con la dr.ssa Veronica Murianni per questo importante riconoscimento nazionale, che valorizza il suo percorso professionale e scientifico. Premi come questo testimoniano il livello di competenza presente nei nostri reparti e confermano il valore del lavoro multidisciplinare e di squadra che viene svolto quotidianamente all’interno dell’Oncologia di ASL1, sia sul piano assistenziale sia su quello della ricerca clinica».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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42.6/100
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Criteri Critici
Lotta al tumore, lo Iov aderisce alla società europea di Radioterapia e Oncologia PadovaOggi
L’Istituto Oncologico Veneto compie un nuovo passo nel percorso di crescita internazionale aderendo alla Società Europea di Radioterapia e Oncologia (ESTRO - European Society for Radiotherapy and Oncology), la più autorevole e importante società scientifica europea nel campo della radio-oncologia.
Estro, European Society for Radiotherapy and Oncology, nasce con l’obiettivo di rafforzare il ruolo della radioterapia nella cura multidisciplinare del cancro, promuovendo ricerca, innovazione, formazione e accessibilità a trattamenti di eccellenza in tutta Europa. L’adesione rappresenta una scelta strategica per lo Iov, che amplia così la propria rete internazionale e apre nuove opportunità di collaborazione con alcuni dei più importanti centri europei, sia nell’ambito clinico che in quello della ricerca scientifica. Un ingresso che consolida ulteriormente il posizionamento dell’Istituto tra le realtà di riferimento nell’oncologia avanzata e nella medicina di precisione.
Questa operazione si inserisce inoltre nel più ampio percorso di potenziamento tecnologico del servizio di Radioterapia dello Iov, destinato a diventare nei prossimi mesi uno dei più grandi e avanzati centri italiani, grazie all’introduzione di tecnologie di ultima generazione capaci di garantire trattamenti sempre più efficaci, mirati e personalizzati per i pazienti oncologici. La natura multidisciplinare della rete Estro coinvolge in particolare, radio-oncologia e fisica sanitaria, i cui rappresentanti sono il professor Marco Krengli e la dottoressa Marta Paiusco.
«Entrare a far parte di Estro significa rafforzare la dimensione internazionale dello Iov e creare nuove sinergie scientifiche e cliniche con i principali centri europei - ha sottolineato oggi 26 maggio il direttore generale Iov-Irccs, dottoressa Patrizia Simionato - la radioterapia oncologica sta vivendo una fase di grande evoluzione tecnologica e metodologica: essere all’interno di questa rete ci permetterà di contribuire attivamente allo sviluppo delle migliori pratiche e di offrire ai pazienti cure sempre più innovative e integrate. Si tratta di un’opportunità importante anche per la fisica sanitaria, disciplina centrale nello sviluppo di trattamenti radioterapici avanzati, sicuri e personalizzati. Il confronto continuo con la comunità scientifica europea favorirà ulteriormente innovazione, ricerca e qualità delle cure».
L’adesione dello Iov a Estro va a sommarsi alla già consolidata rete di collaborazioni internazionali che comprende Oeci (Organization of European Cancer Institutes), Digicore, Eurados (European Radiation Dosimetry Group), Melodi (Multidisciplinary European Low Dose Initiative), Euregha (European Regional and Local Health Authorities), Earma (European Association of Research Managers and Administrators) ed Elbs (European Liquid Biopsy Society), oltre al sostegno offerto da Apre (Agenzia nazionale per la Promozione della Ricerca Europea) rafforzando il proprio posizionamento tra i principali centri europei impegnati nella ricerca oncologica, nell’innovazione tecnologica e nello sviluppo di modelli di cura avanzati e multidisciplinari.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Neoplasie sangue, esperti: "Con Labnet in 20 anni eseguiti 200mila esami a 15mila pazienti" Adnkronos
Ben 160 centri clinici, 60 laboratori specialistici, 15mila pazienti raggiunti e oltre 200mila esami eseguiti. Sono questi alcuni dei dati che descrivono la ventennale attività di LabNet, una rete nazionale gestita da Fondazione Gimema e finanziata da soggetti privati, tra cui Ail, che collega, attraverso una piattaforma digitale, centri clinici e laboratori specialistici. L'obiettivo "è rendere accessibile la diagnostica avanzata in ematologia offrendo prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale". LabNet "ha creato un modello che rafforza la qualità diagnostica, la tempestività della presa in carico e il monitoraggio clinico. In totale si stima un impatto socio-economico di 16 euro per ogni euro investito in LabNe"t. Tra il 2021 e il 2023, nel progetto LabNet Cml — uno dei quattro attivi nella Rete — "381 pazienti hanno raggiunto una risposta molecolare ai trattamenti, consentendo la sospensione delle terapie non più necessarie in circa la metà dei casi e generando un beneficio netto di 6,8 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale". È quanto emerge oggi a Roma durante un evento, al ministero della Salute, dal titolo 20 anni di LabNet attività, risultati e prospettive di sviluppo. L’iniziativa, patrocinata da Ail e da Fondazione Gimema, è stata realizzata da Teha con il contributo non condizionante di Novartis e ha visto la partecipazione di rappresentanti di clinici, pazienti ed Istituzioni.
"In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Ssn per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche - sottolinea Marco Vignetti, presidente di Fondazione Gimema -LabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell'assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L'auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del Ssn".
LabNet è nata ufficialmente nel 2008, anche se le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica risalgono al 2006. Attualmente è articolata in quattro progetti: oltre alla leucemia mieloide cronica (LabNet Cml), leucemia mieloide acuta (LabNet Aml) dal 2016, neoplasie mieloproliferative Ph negative (JakNet) dal 2018 e dall’anno successivo sindromi mielodisplastiche (LabNet Mds). Si tratta di una rete di professionisti unica nel suo genere nel panorama italiano. Da un lato LabNet rende possibile una diagnostica d’eccellenza più precisa, uniforme e tempestiva, aiutando il clinico nella classificazione della malattia, nel suo monitoraggio e nelle decisioni terapeutiche. Dall’altro, l'elevata qualità delle procedure messe a punto e periodicamente convalidate può diventare un elemento portante di grandi progetti di ricerca clinica.
"In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa - puntualizza Giorgina Specchia, componente del Comitato scientifico di Ail - Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma -. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet, promossa dal Gimema e co-finanziata da Ail, che garantiscono standard diagnostici elevati, offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano infatti il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma vi sono però anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie".
Il valore di questo modello organizzativo trova oggi crescente attenzione anche nei processi di programmazione sanitaria: l’appartenenza a LabNet è stata infatti utilizzata da Agenas tra i criteri per la selezione dei centri ematologici della Rete Nazionale Tumori Rari. In questa direzione si muove anche il Piano oncologico nazionale 2023-2027, che auspica l’inserimento nei sistemi sanitari regionali di reti specializzate di laboratori dedicate alla diagnostica avanzata in ematologia, a garanzia di efficacia ed economicità.
"Da diversi anni Teha ha intrapreso un percorso di ascolto e confronto con i principali stakeholder, a partire dalle società scientifiche e dai pazienti, sulle sfide organizzative per i tumori del sangue, che interessano circa mezzo milione di italiani e rappresentano il 10% di tutte le neoplasie. Tra le priorità di azione ci sono certamente la riorganizzazione e il potenziamento della complessa attività diagnostica – conferma Daniela Bianco, Partner, The European House - Ambrosetti e Responsabile Practice Health & Life Sciences, Teha Group -. Sarebbe indispensabile garantire un maggiore coordinamento tra le reti regionali e le reti di professionisti già organizzate e operative sul territorio nazionale, come LabNet, e supportare una sostenibilità nel tempo".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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49.3/100
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Criteri Critici
Il progetto è l’inizio di un percorso più ampio: l’obiettivo è ampliare l’offerta sanitaria con nuove collaborazioni come quella con l’Intergruppo Melanoma Italiano
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Prendersi cura delle donne che vivono condizioni di fragilità sociale è parte integrante della missione della Fondazione Libellule Insieme. Con questo obiettivo è nato “Cura oltre le Mura”, un progetto di prevenzione senologica e ginecologica all’interno della Casa di Reclusione di Bollate con un percorso completo rivolto alle donne in carcere: in un anno oltre 500 visite specialistiche, ecografie senologiche bilaterali, mammografie, visite ginecologiche, ecografie transvaginali e pap test, svolte in giornate dedicate, organizzate all’interno del carcere per garantire accessibilità e continuità.
Il progetto
Il progetto nasce dalla consapevolezza che la detenzione incide profondamente sul benessere psicofisico delle donne: spesso, poco dopo l’ingresso in carcere, si registrano peggioramenti della salute, menopausa anticipata e un progressivo abbandono della cura di sé. La prevenzione diventa quindi uno strumento essenziale per individuare precocemente eventuali patologie e migliorare la qualità della vita, sia durante la detenzione, sia nel delicato momento del reinserimento sociale.
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“Cura oltre le Mura” è caratterizzato da un approccio multidisciplinare e fortemente personalizzato: un’équipe medica composta da senologi, ginecologi e radiologi, che collaborano stabilmente con la Fondazione, ha accolto e accompagnato ogni donna in un percorso che ha integrato aspetti clinici, psicologici ed emotivi, mettendo a disposizione non solo competenze sanitarie di alto livello, ma anche grande sensibilità umana. Particolare attenzione è stata dedicata alla ricostruzione delle anamnesi, spesso rese difficili dall’assenza di documentazione clinica completa. In alcuni casi è stato necessario coinvolgere i familiari per recuperare informazioni utili e precedenti referti. Dove sono emerse familiarità con patologie oncologiche, le pazienti sono state sensibilizzate sull’importanza di estendere i controlli preventivi anche ai parenti di primo grado, ampliando l’impatto del progetto oltre il contesto carcerario.
Partecipa l’80%
Accanto agli screening clinici, il progetto ha promosso un’intensa attività educativa sulla prevenzione oncologica e sull’importanza della diagnosi precoce, con incontri informativi e strumenti pratici per favorire consapevolezza e autonomia nella cura di sé. La partecipazione ha superato l’80% e, oltre ai risultati sanitari, è emerso soprattutto il valore umano dell’iniziativa: molte donne si sono sentite ascoltate, accolte e rispettate, non solo come pazienti. Questo approccio ha favorito un cambiamento concreto nel loro atteggiamento, le ha rese più disponibili al dialogo e più serene e partecipi nel percorso proposto, ha trasmesso loro il senso di essere finalmente al centro di un’attenzione rispettosa e non giudicante, facendogli vivere il percorso come un’esperienza di cura non solo clinica, ma anche relazionale.
Includere i fragili
“Cura oltre le Mura” non è solo un intervento sanitario, ma un segnale concreto di inclusione: un gesto di attenzione e vicinanza verso donne troppo spesso invisibili, per ribadire che il diritto alla salute è universale e deve essere garantito a tutte, senza eccezioni. Per questo non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso più ampio. L’obiettivo è continuare a portare la prevenzione nei contesti più fragili, ampliando progressivamente l’offerta sanitaria anche attraverso nuove collaborazioni, come quella con IMI – Intergruppo Melanoma Italiano per introdurre visite dermatologiche dedicate alla prevenzione del melanoma, tumore aggressivo ma curabile se diagnosticato precocemente, e di altri tumori maligni della cute.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Radioterapia endocavitaria, primo trattamento a Pescara Giulianova.it
Un nuovo passaggio nella cura oncologica ad alta specializzazione è stato compiuto all’ospedale di Pescara, dove nei giorni scorsi è stata eseguita per la prima volta una procedura di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria. Il trattamento è stato effettuato il 21 maggio presso la UOSD di Radioterapia aziendale, diretta dal dottor Pierluigi Bonfili.
La notizia riguarda da vicino anche i pazienti della provincia di Teramo e della costa adriatica abruzzese, compresi i territori di Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Tortoreto e Val Vibrata, che spesso fanno riferimento alla rete sanitaria regionale per prestazioni oncologiche di particolare complessità. L’introduzione di tecniche avanzate in un presidio abruzzese rappresenta infatti un elemento di interesse per l’intero territorio regionale.
Una tecnica radioterapica mirata
La radioterapia endocavitaria rientra nell’ambito della radioterapia interventistica e consente di erogare il trattamento dall’interno di una cavità naturale o di un distretto anatomico specifico, avvicinando la sorgente di radiazione all’area da trattare. Si tratta di un approccio utilizzato in ambito oncologico per aumentare la precisione della terapia, con l’obiettivo di concentrare la dose sul bersaglio clinico indicato dagli specialisti.
Il primo trattamento eseguito a Pescara segna quindi l’avvio operativo di una modalità che richiede competenze dedicate, strumentazioni idonee e una programmazione multidisciplinare. In procedure di questo tipo, la parte radioterapica si integra con valutazioni cliniche e tecniche che coinvolgono personale medico, fisici sanitari, tecnici e infermieri specializzati.
Il ruolo dell’ospedale di Pescara nella rete regionale
L’ospedale di Pescara conferma così il proprio percorso di sviluppo nell’ambito delle tecnologie radioterapiche. La struttura sanitaria del capoluogo adriatico, già punto di riferimento per numerosi servizi specialistici, amplia il ventaglio delle prestazioni disponibili per i pazienti oncologici che necessitano di trattamenti mirati.
Per i cittadini del Teramano, la presenza in Abruzzo di procedure sempre più specializzate può ridurre la necessità di rivolgersi fuori regione, anche se l’accesso ai percorsi terapeutici resta naturalmente legato alla valutazione dei singoli casi da parte degli specialisti e alle indicazioni cliniche previste dai protocolli sanitari.
Un avanzamento nelle cure oncologiche in Abruzzo
L’introduzione della radioterapia interventistica endocavitaria si inserisce nel più ampio processo di aggiornamento tecnologico e professionale delle cure oncologiche. La possibilità di utilizzare metodiche radioterapiche più selettive è un aspetto centrale per la gestione di diverse patologie tumorali, soprattutto quando il trattamento richiede elevata accuratezza nella distribuzione della dose.
La procedura effettuata il 21 maggio costituisce dunque un primo risultato operativo per la Radioterapia aziendale pescarese. Non sono stati diffusi dettagli clinici sul caso trattato, nel rispetto della riservatezza del paziente, ma l’esecuzione del primo intervento viene indicata come un passo significativo nel potenziamento dell’offerta sanitaria specialistica.
Interesse anche per Giulianova e la costa teramana
La sanità regionale è un tema particolarmente sentito nei centri della costa teramana, dove molte famiglie seguono percorsi di diagnosi, cura e controllo tra le strutture della provincia di Teramo e i principali ospedali abruzzesi. Per questo motivo, l’attivazione di tecniche innovative a Pescara assume rilievo anche per l’utenza di Giulianova e dei comuni vicini.
Il completamento e il consolidamento di procedure ad alta complessità all’interno del sistema sanitario abruzzese possono incidere sulla qualità dei percorsi assistenziali, a condizione che siano accompagnati da una corretta integrazione tra ospedali, specialisti territoriali e servizi di presa in carico dei pazienti.
Giulianova.it è un progetto editoriale locale curato da Genesi.it, web agency attiva dal 1996 nei servizi digitali, nella SEO e nella visibilità online, anche nei sistemi di ricerca basati su intelligenza artificiale. La qualità del lavoro svolto dal team è documentata dalle recensioni e video testimonianze dei clienti Genesi, feedback reali sui servizi web e SEO effettivamente forniti.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Il chirurgo milanese 46enne Paolo Girotti è il nuovo direttore dell'unità di Chirurgia toracica dell'ospedale Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (Foggia). (ANSA)
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Pescara, primo trattamento di radioterapia endocavitaria alla ASL Abruzzonews
PESCARA – La ASL di Pescara compie un nuovo passo avanti nell’oncologia regionale con l’esecuzione del primo trattamento di radioterapia interventistica endocavitaria, effettuato il 21 maggio presso la UOSD di Radioterapia, diretta dal Dr. Pierluigi Bonfili.
Si tratta di una procedura altamente specialistica che amplia l’offerta terapeutica dell’Ospedale di Pescara e consolida il ruolo dell’azienda sanitaria come punto di riferimento regionale e interregionale.
Tecnologie avanzate e trattamenti ad alta complessità
La Radioterapia della ASL di Pescara dispone di:
-2 Acceleratori lineari di ultima generazione
-Un impianto dedicato di brachiterapia HDR, collocato in bunker dedicato
Queste dotazioni consentono l’erogazione di trattamenti radioterapici ad alta precisione e complessità, tra cui:
-Tecniche 4D con gating respiratorio in DIBH
-Stereotassi cranica Hyper-Arc
-Procedure TBI/TMLI per i programmi di condizionamento al trapianto di midollo osseo
La ASL di Pescara è l’unica in Abruzzo a eseguire TBI/TMLI e uno dei pochi centri in Italia a utilizzare tali procedure con tecnica VMAT.
L’offerta comprende inoltre brachiterapia da contatto, endocavitaria, endoluminale e interstiziale, permettendo trattamenti mirati per numerose patologie oncologiche.
Di Egidio: “Crescita costante, risultati clinici significativi”
Il Dr. Vincenzo Di Egidio, Direttore del Dipartimento dei Servizi, evidenzia come l’evoluzione tecnologica abbia portato a un forte incremento dell’attività clinica: “Negli ultimi anni abbiamo registrato un aumento significativo dell’efficienza, dell’appropriatezza e dell’efficacia terapeutica. Cresce anche la mobilità attiva, con pazienti che arrivano da fuori provincia e da fuori regione”.
Di Egidio sottolinea inoltre il ruolo determinante della UOSD di Fisica Sanitaria, diretta dalla Dr.ssa Piera Turano, che ha contribuito in modo decisivo allo sviluppo delle nuove tecniche.
Un ringraziamento è rivolto anche alla UOC Hospice e Cure Palliative, diretta dalla Dr.ssa Donatella Bosco, per il supporto ai pazienti oncologici nei percorsi più complessi.
Verso l’ammodernamento tecnologico
La ASL ha avviato la procedura per la sostituzione dell’acceleratore lineare più datato, nell’ambito del programma di ammodernamento sostenuto dalla Direzione aziendale.
Obiettivo: rafforzare ulteriormente gli standard assistenziali
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Tumore ingannato: il farmaco CM3 arriva alla sperimentazione clinica sull'uomo RaiNews
Un nuovo farmaco contro il tumore arriva alla sperimentazione sull'uomo
All'Istituto Nazionale di Genetica Molecolare (INGM) di Milano è in corso un progetto di ricerca che potrebbe cambiare il modo di combattere i tumori. Si chiama CM3 ed è un anticorpo monoclonale che, per la prima volta, arriva alla sperimentazione clinica sull'uomo.
Un farmaco più selettivo
«Il farmaco che abbiamo denominato CM3 è innovativo perché, rispetto alle attuali immunoterapie, colpisce in modo molto più selettivo soltanto le cellule del sistema immunitario che stanno all'interno del tumore», spiega Sergio Abrignani, immunologo dell'Università degli Studi di Milano e direttore dell'istituto. Abrignani non è nuovo a sfide ambiziose: è suo il contributo scientifico che ha aperto la strada ai farmaci antivirali contro l'epatite C.
Il problema delle immunoterapie tradizionali
L'immunoterapia ha rappresentato una svolta importante in oncologia, ma presenta limiti significativi. In una percentuale di casi compresa tra il 35 e il 40 per cento, il tumore riesce a ingannare il sistema immunitario sfruttando le cellule soppressorie — quelle che normalmente impediscono alle nostre difese di aggredire l'organismo stesso. In pratica, si mimetizza.
«Le immunoterapie si propongono di colpire le cellule del sistema immunitario che stanno attorno al tumore e così di riattivare la risposta immunitaria. In realtà, le attuali immunoterapie agiscono sul sistema immunitario di tutto l'organismo e quindi generano una serie di effetti collaterali non voluti: attivano le risposte immunitarie e inducono autoimmunità», sottolinea Abrignani.
Effetti collaterali che possono essere anche fatali e che costringono molti pazienti ad abbandonare una terapia che stava funzionando.
Come agisce CM3
CM3 punta a risolvere questo problema agendo direttamente nel microambiente tumorale. «Il nostro anticorpo colpisce ed elimina le cellule soppressorie all'interno del tumore, quelle che interferiscono con l'attività antitumorale delle altre cellule immunitarie. Eliminandole, si crea un eccesso di cellule "buone" che possono così aggredire le cellule tumorali, con un conseguente miglioramento clinico del paziente», spiega il professore.
Dal laboratorio alla clinica
Il percorso di CM3 è iniziato nel 2015 all'interno dell'Università Statale di Milano. Nel 2017 è stato depositato un brevetto, nel 2018 è nata una startup dedicata e oggi la sperimentazione clinica sull'uomo è affidata a un gruppo farmaceutico internazionale. Si parte dai tumori che già rispondono all'immunoterapia: polmone, melanoma e vie urinarie. La strada è ancora lunga, ma la direzione è tracciata.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Eseguiti i primi trattamenti di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria ilpomeriggio.it
La ASL di Pescara amplia l’offerta terapeutica in ambito oncologico con l’esecuzione del primo trattamento di radioterapia interventistica con tecnica endocavitaria, effettuato il 21 maggio scorso presso la UOSD di Radioterapia aziendale, diretta dal Dr. Pierluigi Bonfili.
La nuova procedura rappresenta un ulteriore passo avanti nello sviluppo delle tecniche radioterapiche ad alta specializzazione disponibili nell’Ospedale di Pescara e contribuisce a rafforzare il ruolo della ASL di Pescara come punto di riferimento regionale e interregionale nel trattamento oncologico.
La UOSD di Radioterapia della ASL di Pescara dispone di 2 Acceleratori lineari di ultima generazione e di un impianto dedicato di brachiterapia HDR, collocato in bunker dedicato, che consentono l’esecuzione di trattamenti radioterapici ad alta complessità con tecnologie avanzate di precisione.
Tra le metodiche disponibili figurano tecniche 4D con gating respiratorio in DIBH, trattamenti stereotassici cranici Hyper-Arc e procedure TBI/TMLI impiegate nei programmi di condizionamento al trapianto di midollo osseo. La ASL di Pescara è attualmente l’unica in Abruzzo ad erogare trattamenti TBI/TMLI e tra i pochi centri in Italia ad utilizzare tali procedure con tecnica VMAT.
L’offerta terapeutica comprende inoltre brachiterapia da contatto, endocavitaria, endoluminale ed interstiziale, consentendo di trattare numerose patologie oncologiche con approcci altamente specialistici e sempre più mirati.
“La progressiva implementazione delle tecnologie e delle tecniche utilizzate – spiega il Dr. Vincenzo Di Egidio, Direttore del Dipartimento dei Servizi della ASL di Pescara – “ha consentito negli ultimi anni un significativo incremento dell’attività clinica, con risultati rilevanti anche in termini di efficienza, appropriatezza ed efficacia terapeutica. Un’evoluzione che contribuisce inoltre a rafforzare la capacità attrattiva della ASL di Pescara, con una crescente mobilità attiva anche da territori esterni all’area provinciale e regionale.”
“Il raggiungimento di tanti obiettivi – continua Di Egidio – è stato possibile anche grazie all’impegno totale e costante dell’UOSD di Fisica Sanitaria – diretta dalla Dr.ssa Piera Turano – che ha saputo non solo consentire ma anche stimolare l’ottenimento di tali risultati.”
Un ringraziamento viene inoltre rivolto dal Direttore di Dipartimento alla UOC Hospice e Cure Palliative, diretta dalla Dr.ssa Donatella Bosco, “per il supporto garantito ai pazienti oncologici che affrontano percorsi terapeutici complessi, accompagnandoli con competenza professionale, attenzione alla persona e cura della qualità della vita lungo tutto il percorso assistenziale”.
La ASL di Pescara ha inoltre avviato la procedura per la sostituzione dell’Acceleratore lineare di acquisizione meno recente, nell’ambito del programma di ammodernamento tecnologico sostenuto dalla Direzione aziendale, Strategica e Dipartimentale, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente gli standard assistenziali e l’offerta terapeutica in ambito oncologico.
In foto, da sinistra: Piera Turano (Direttore UOSD di Fisica Sanitaria), Donatella Bosco (DirettoreUOC Hospice e Cure Palliative), Vincenzo Di Egidio (Direttore del Dipartimento dei Servizi), Pierluigi Bonfili (Direttore UOSD Radioterapia), Antonietta Fracassi (Dirigente Medico UOSD Fisica sanitaria).
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
La Rete collega su piattaforma digitale 160 centri clinici e 60 laboratori per favorire equità d’accesso a una diagnostica molecolare avanzata e certificata e potrebbe consentire l’accesso a progetti di ricerca innovativi
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Centosessanta centri clinici, 60 laboratori specialistici, 15mila pazienti raggiunti e oltre 200mila esami eseguiti. Sono questi alcuni dei dati che descrivono la ventennale attività di LabNet, una rete nazionale gestita da Fondazione GIMEMA e finanziata da soggetti privati, tra cui AIL, che collega, attraverso una piattaforma digitale, centri clinici e laboratori specialistici. L’obiettivo è rendere accessibile la diagnostica avanzata in ematologia offrendo prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale.
Il modello
LabNet ha creato un modello che rafforza la qualità diagnostica, la tempestività della presa in carico e il monitoraggio clinico. In totale si stima un impatto socio-economico di 16 euro per ogni euro investito in LabNet. Tra il 2021 e il 2023, nel progetto LabNet CML - uno dei quattro attivi nella Rete - 381 pazienti hanno raggiunto una risposta molecolare ai trattamenti, consentendo la sospensione delle terapie non più necessarie in circa la metà dei casi e generando un beneficio netto di 6,8 milioni di euro per il Servizio sanitario nazionale. È quanto emerge oggi a Roma durante un evento, al ministero della Salute, dal titolo “20 anni di LabNet attività, risultati e prospettive di sviluppo”. L’iniziativa, patrocinata da AIL e da Fondazione GIMEMA, è stata realizzata da TEHA con il contributo non condizionante di Novartis e ha visto la partecipazione di rappresentanti di clinici, pazienti ed Istituzioni.
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«In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Servizio sanitario nazionale e per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche - sottolinea Marco Vignetti, Presidente di Fondazione GIMEMA -. LabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell’assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L’auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del Ssn».
Una rete d’eccellenza
LabNet è nata ufficialmente nel 2008, anche se le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica risalgono al 2006. Attualmente è articolata in quattro progetti: oltre alla leucemia mieloide cronica (LabNet CML), leucemia mieloide acuta (LabNet AML) dal 2016, neoplasie mieloproliferative Ph negative (JakNet) dal 2018 e dall’anno successivo sindromi mielodisplastiche (LabNet MDS). Si tratta di una rete di professionisti unica nel suo genere nel panorama italiano. Da un lato LabNet rende possibile una diagnostica d’eccellenza più precisa, uniforme e tempestiva, aiutando il clinico nella classificazione della malattia, nel suo monitoraggio e nelle decisioni terapeutiche. Dall’altro, l’elevata qualità delle procedure messe a punto e periodicamente convalidate può diventare un elemento portante di grandi progetti di ricerca clinica.
I vantaggi
«In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa - puntualizza Giorgina Specchia, Componente del Comitato Scientifico di AIL - Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet, promossa dal GIMEMA e co-finanziata da AIL, che garantiscono standard diagnostici elevati, offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano infatti il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma vi sono però anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie».
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Tumori del sangue, oltre 200mila esami con LabNet: la rete che avvicina le cure ai pazienti la Repubblica
Dietro ogni diagnosi ematologica ci sono persone che aspettano risposte chiare, rapide e affidabili. Ci sono pazienti che devono capire quale cura intraprendere, famiglie che cercano certezze, medici che hanno bisogno di strumenti precisi per scegliere il percorso più adatto. In questo scenario, l’accesso a una diagnostica molecolare avanzata non è un dettaglio tecnico: può fare la differenza nella qualità delle cure, nei tempi di intervento e nella vita quotidiana di chi affronta una malattia del sangue. È su questo terreno che, in vent’anni di attività, LabNet ha costruito una rete nazionale capace di collegare 160 centri clinici e 60 laboratori specialistici attraverso una piattaforma digitale.
Il risultato è un modello che ha raggiunto 15mila pazienti ed eseguito oltre 200mila esami, con l’obiettivo di garantire prestazioni diagnostiche uniformi, certificate e di alta qualità su tutto il territorio nazionale. I dati sono stati presentati oggi a Roma, al Ministero della Salute, durante l’evento “20 anni di LabNet attività, risultati e prospettive di sviluppo”, patrocinato da Ail e Fondazione Gimema, realizzato da TEHA con il contributo non condizionante di Novartis.
Dalla leucemia mieloide cronica alle sindromi mielodisplastiche
Nata ufficialmente nel 2008, dopo le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica avviate nel 2006, LabNet è gestita da Fondazione Gimema e finanziata da soggetti privati, tra cui Ail. Oggi la rete comprende quattro progetti: LabNet CML per la leucemia mieloide cronica, LabNet AML per la leucemia mieloide acuta, JakNet per le neoplasie mieloproliferative Ph negative e LabNet MDS per le sindromi mielodisplastiche. “In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Servizio Sanitario Nazionale e per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche - sottolinea Marco Vignetti, presidente di Fondazione Gimema. “LabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell'assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L'auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del Ssn”.
Un impatto clinico, organizzativo ed economico
Il valore della rete non è solo clinico, ma anche organizzativo ed economico. LabNet ha contribuito a migliorare la qualità diagnostica, la tempestività della presa in carico e il monitoraggio dei pazienti. Secondo le stime presentate, ogni euro investito nella rete genera un impatto socio-economico pari a 16 euro. Tra il 2021 e il 2023, il progetto LabNet CML ha permesso a 381 pazienti di raggiungere una risposta molecolare ai trattamenti. In circa la metà dei casi è stato possibile sospendere terapie non più necessarie, con un beneficio netto di 6,8 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale.
Meno differenze territoriali, più qualità nei percorsi di cura
La forza di LabNet sta anche nella capacità di ridurre le differenze territoriali. Grazie a procedure condivise e periodicamente validate, la rete consente ai clinici di classificare meglio la malattia, monitorarne l’evoluzione e orientare le decisioni terapeutiche. Allo stesso tempo, la qualità dei dati e dei processi può diventare una base importante per progetti di ricerca clinica e traslazionale. “In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa - puntualizza Giorgina Specchia, componente del Comitato Scientifico di Ail, Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet che garantiscono standard diagnostici elevati, offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma ci sono anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie”.
Il riconoscimento nelle reti sanitarie nazionali
Il ruolo di LabNet sta trovando attenzione anche nella programmazione sanitaria nazionale. L’appartenenza alla rete è stata utilizzata da Agenas tra i criteri per la selezione dei centri ematologici della Rete Nazionale Tumori Rari. Anche il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027 va in questa direzione, auspicando l’inserimento nei sistemi sanitari regionali di reti specializzate di laboratori dedicate alla diagnostica avanzata in ematologia, a garanzia di efficacia ed economicità. “Da diversi anni TEHA ha intrapreso un percorso di ascolto e confronto sulle sfide organizzative per i tumori del sangue, che interessano circa mezzo milione di italiani e rappresentano il 10% di tutte le neoplasie. Tra le priorità di azione ci sono certamente la riorganizzazione e il potenziamento della complessa attività diagnostica”, conferma Daniela Bianco, Partner, The European House - Ambrosetti e Responsabile Practice Health & Life Sciences, TEHA Group. Sarebbe indispensabile garantire un maggiore coordinamento tra le reti regionali e le reti di professionisti già organizzate e operative sul territorio nazionale, come LabNet, e supportare una sostenibilità nel tempo”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore alla prostata: Aifa approva una nuova terapia che rallenta la malattia Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 26 maggio 2026 (Agenbio) – Nuova opzione terapeutica per il tumore della prostata metastatico sensibile agli ormoni: l’AIFA ha approvato la rimborsabilità del darolutamide, farmaco orale di nuova generazione da utilizzare in associazione alla terapia ormonale. La decisione amplia le possibilità di personalizzare il trattamento nei pazienti con malattia avanzata, una forma in cui la sopravvivenza resta ancora significativamente più bassa rispetto agli stadi iniziali. Il tumore della prostata è infatti il più frequente negli uomini in Italia, con oltre 40mila nuove diagnosi ogni anno. Il darolutamide appartiene alla classe degli inibitori del recettore degli androgeni e agisce bloccando i segnali ormonali che alimentano la crescita delle cellule tumorali. La novità principale è la possibilità di utilizzare il trattamento con o senza chemioterapia, adattando meglio la strategia terapeutica alle condizioni cliniche del paziente. L’approvazione si basa anche sui risultati dello studio ARANOTE, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, che ha mostrato una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o di morte. Il farmaco ha inoltre dimostrato una buona tollerabilità, con un numero inferiore di interruzioni del trattamento dovute a effetti collaterali rispetto al placebo, oltre a un ritardo nel peggioramento del dolore e un mantenimento più prolungato della qualità di vita. Ulteriori dati provenienti dalla pratica clinica e da uno studio pubblicato sul The New England Journal of Medicine indicano che l’associazione di darolutamide con terapia ormonale e chemioterapia può ridurre significativamente anche il rischio di morte nei pazienti con malattia metastatica. (Agenbio) Emanuela Birra 10:00