Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
“Dal punto di vista meramente aritmetico è destinata a triplicare i tempi di adozione dei provvedimenti cautelari”. A lanciare l’allarme sugli effetti della riforma Nordio è il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli, intervenuto a margine della conf…
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“Dal punto di vista meramente aritmetico è destinata a triplicare i tempi di adozione dei provvedimenti cautelari”. A lanciare l’allarme sugli effetti della riforma Nordio è il procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Borrelli, intervenuto a margine della conferenza stampa sull’operazione contro la cosca di ’ndrangheta di Melicucco. Il riferimento è alla norma che introduce il giudice collegiale per le emissione delle ordinanze di custodia cautelare richieste dalle Procure.
Secondo Borrelli, gli attuali organici degli uffici giudiziari non sarebbero sufficienti ad assorbire l’impatto della riforma. “Una riforma di questo genere, – dice – per non avere un impatto effettivamente paralizzante sull’attività giudiziaria, dovrebbe essere accompagnata da un rafforzamento non simbolico ma consistente degli organici”. Il ragionamento di Borrelli parte dai numeri: “Se quello che fino ad oggi ha fatto un giudice dovrà essere fatto da tre giudici, implica che dove c’era un giudice dovranno essercene tre”. E porta l’esempio di Reggio Calabria: “All’ufficio Gip, a fronte di dieci giudici, dovranno essercene trenta. Di tutto ciò allo stato non vedo traccia”.
Da qui l’auspicio che, prima dell’entrata in vigore della nuova disciplina, venga previsto un aumento consistente delle risorse a disposizione degli uffici giudiziari. E se ciò non dovesse avvenire? “Non è che poi dei ritardi – conclude Borrelli – si può accusare sempre il singolo magistrato”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Andrea Stroppa, l’informatico considerato l’uomo di Elon Musk in Italia, guidava oltre i limiti di velocità quando ha investito un ragazzo che aveva appena compiuto 18 anni. La procura di Roma ha chiuso le indagini sull’incidente e si prospetta un rinvio a gi…
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Andrea Stroppa, l’informatico considerato l’uomo di Elon Musk in Italia, guidava oltre i limiti di velocità quando ha investito un ragazzo che aveva appena compiuto 18 anni. La procura di Roma ha chiuso le indagini sull’incidente e si prospetta un rinvio a giudizio per il 32enne, indagato per omicidio stradale. In un primo momento, Stroppa sembrava essere giustificato dal fatto che il 18enne avrebbe attraversato sulle strisce pedonali con il semaforo rosso. La scrupolosità della pm Rita Ceraso ha chiarito un aspetto non secondario: la velocità. La Smart guidata da Stroppa era dotata di un dispositivo satellitare che, a differenza delle testimonianze, fornisce una prova oggettiva della situazione al momento dell’impatto. Stroppa procedeva a quasi il doppio della velocità consentita – 94 km/h contro il limite di 50 – e il tracker satellitare ha registrato, oltre alla velocità, anche l’orario e la posizione precisa.
Alle 21.44 del 31 gennaio, in via Fiorentini a Roma, Mirco Garofano è stato travolto dall’auto ed è stato lo stesso Stroppa a chiamare i soccorsi. “Ho investito una persona, è grave”, ha detto il 32enne nella chiamata registrata dall’Ares, ma all’arrivo dei soccorsi non c’era più nulla da fare. Gli agenti della polizia locale hanno raccolto la testimonianza del manager della ristorazione Manuel Bocci, passato con la sua auto sulla stessa strada pochi istanti prima: “La Smart di Stroppa non avrebbe potuto evitarlo, io ci sono riuscito per miracolo”. Secondo il testimone oculare, l’impatto sarebbe avvenuto a una velocità compatibile con i limiti consentiti, ma il dispositivo satellitare ha confermato il contrario. Dopo la perizia, l’accusa ha chiuso le indagini e l’ipotesi è che sia avvenuto un “concorso di colpa”. Anche i finestrini dell’auto hanno attirato l’attenzione degli investigatori; la Smart aveva i vetri delle portiere oscurati, nonostante per legge sia vietato.
La conclusione delle indagini arriva proprio nel momento in cui Stroppa è al centro del dibattito politico, dopo aver incontrato Beppe Grillo per pranzare – e parlare – all’hotel Forum di Roma. Un altro elemento, non rilevante però dal punto di vista penale, è il fatto che Stroppa la sera dell’incidente fosse senza la scorta. L’imprenditore è stato tutelato con la scorta dopo che il 31 marzo al Tesla Center di via Serracapriola, qualcuno ha innescato tre dispositivi incendiari che hanno distrutto sedici auto elettriche. Già a gennaio, un anno prima dell’incidente in questione, Stroppa aveva ricevuto delle minacce di morte. Disattendere la prescrizione della scorta, che non dovrebbe mai lasciare sola la persona da tutelare, non è un reato, ma lo Stato spende uomini e soldi. Non rispettare la presenza degli agenti, che rischiano ogni giorno la vita, può avere delle conseguenze, anche se, nel caso in questione, probabilmente non avrebbe potuto evitare l’incidente.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Di Battista e il tumore al cervello, il neurochirurgo: "Non è una diagnosi senza speranza" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute) - "Parlare di tumori cerebrali" come ha fatto Alessandro Di Battista in un'intervista a La7, a cui ha raccontato di essere stato operato a Cuba dove i medici "mi hanno asportato quasi tutto il tumore. E adesso farò le cure sperando che funzionino", "non deve spaventare e non significa necessariamente parlare di una malattia dall'esito infausto". Così all'Adnkronos Salute Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia (Sinch), direttore della Neurochirurgia dell'università di Catania e del Centro di ricerca interdisciplinare Diagnosi e Terapia dei tumori cerebrali di Catania, commenta le dichiarazioni rilasciate dall'ex parlamentare 5Stelle a 'Di Martedì'.
Esistono molti tipi di tumori cerebrali, che non possono essere semplicemente distinti in benigni e maligni. Ci sono numerosi sottotipi, così come accade, per esempio, per il tumore del polmone, e ciascuno presenta caratteristiche biologiche e molecolari differenti".
Per Barbagallo, è importante che il paziente abbia consapevolezza della propria malattia e delle possibilità di cura. "Di Battista - spiega - ha raccontato di essere a conoscenza della propria condizione e delle possibilità di trattamento e ha dimostrato di voler affrontare il percorso di cura, chiarendo di non voler fare politica al momento proprio per dedicarsi alle cure. È un percorso che non si limita necessariamente all'intervento chirurgico, ma può comprendere anche altre terapie, come radioterapia, chemioterapia e, in alcuni casi, immunoterapia". Il messaggio, secondo il neurochirurgo, può contribuire a far comprendere che anche per i tumori cerebrali esistono situazioni molto diverse tra loro. "Così come siamo abituati a parlare di tumore del polmone o della mammella e sappiamo che in molti casi si può convivere con la malattia per molti anni, anche per i tumori cerebrali è importante sapere che esistono numerosi tipi di tumore e che molti possono essere trattati chirurgicamente. I reparti di Neurochirurgia italiani sono attrezzati per affrontare questi interventi".
"Dopo l'intervento è necessario proseguire con le cure. È quindi fondamentale - rimarca Barbagallo - conoscere non solo l'esame istologico, cioè le caratteristiche del tumore osservate al microscopio, ma anche il suo profilo biomolecolare. Queste informazioni permettono di definire meglio la malattia e di individuare il percorso terapeutico più appropriato, che può comprendere radioterapia, chemioterapia o immunoterapia".
La chirurgia, precisa il segretario generale della Sinch, "è nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tumore che rimane dopo l'intervento può infatti influenzare il successivo trattamento con radioterapia o altre terapie". L'obiettivo dell'intervento neurochirurgico, sottolinea lo specialista, non è però soltanto rimuovere il tumore. "La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente, evitando, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici. Oggi nei reparti di Neurochirurgia italiani sono disponibili strumenti e tecnologie avanzate che aiutano a raggiungere questo obiettivo". Infine, l'età. "È un fattore importante nella valutazione del paziente, ma l'età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all'intervento. Molti tumori cerebrali, infatti, si manifestano proprio nella popolazione sopra i 60 anni. La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso, considerando le condizioni generali della persona e le caratteristiche del tumore", conclude Barbagallo.
La chirurgia, precisa il segretario generale della Sinch, "è nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tumore che rimane dopo l'intervento può infatti influenzare il successivo trattamento con radioterapia o altre terapie". L'obiettivo dell'intervento neurochirurgico, sottolinea lo specialista, non è però soltanto rimuovere il tumore. "La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente, evitando, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici. Oggi nei reparti di Neurochirurgia italiani sono disponibili strumenti e tecnologie avanzate che aiutano a raggiungere questo obiettivo". Infine, l'età. "È un fattore importante nella valutazione del paziente, ma l'età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all'intervento. Molti tumori cerebrali, infatti, si manifestano proprio nella popolazione sopra i 60 anni. La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso, considerando le condizioni generali della persona e le caratteristiche del tumore", conclude Barbagallo.
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Nuove scoperte nel trattamento della neurofibromatosi di tipo 1. vietnam.vn
Nel corso di un workshop tenutosi il 26 settembre a Ho Chi Minh City, l'Associazione Pediatrica Vietnamita e AstraZeneca hanno riunito numerosi esperti di spicco provenienti dal Vietnam e dall'estero per condividere esperienze di collaborazione multidisciplinare e aggiornare i dati scientifici sulla terapia con inibitori di MEK, al fine di ottimizzare l'efficacia del trattamento per i pazienti. Il workshop ha aggiornato lo stato attuale della diagnosi e del trattamento della neurofibromatosi plessiforme di tipo 1 (NF1-PN) con la partecipazione di numerosi esperti nazionali e internazionali (Foto: Comitato Organizzatore). NF1-PN: una malattia rara e cronica con manifestazioni diverse. La neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) è una rara malattia genetica cronica con un'incidenza di 1 su 3.000, di cui il 50% è ereditario e il 50% è dovuto a nuove mutazioni. La malattia viene solitamente diagnosticata durante l'infanzia, può colpire diversi organi e si manifesta con sintomi molto variabili tra i pazienti. Le manifestazioni sono diverse e includono macchie caffè-latte, lentiggini ascellari/inguine, neoformazioni dei tessuti molli sottocutanee e lesioni a occhi, ossa e nervi, richiedendo una valutazione multidisciplinare.
Il professor Tran Minh Dien, presidente dell'Associazione Pediatrica del Vietnam e direttore dell'Ospedale Pediatrico Nazionale, ha affermato: "In realtà, i primi segni della neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) potrebbero non essere facilmente identificabili perché alcuni sintomi possono essere facilmente confusi con quelli di altre malattie, soprattutto le manifestazioni cutanee." Questo può indurre i pazienti a non cercare assistenza medica fin dall'inizio e a recarsi in una struttura sanitaria solo quando i sintomi si aggravano o insorgono complicazioni. Sensibilizzare l'opinione pubblica sui segni caratteristici della NF1 è quindi fondamentale per l'identificazione e la gestione della malattia. Circa il 50% dei bambini affetti da NF1 può sviluppare neurofibromi (PN) a livello della guaina nervosa. A seconda della localizzazione e delle dimensioni, i neurofibromi possono causare dolore, deformità, disturbi visivi o compromettere le funzioni motorie e respiratorie, e circa il 10% presenta un rischio di trasformazione maligna, che richiede un monitoraggio regolare. Identificazione precoce, gestione multidisciplinare e monitoraggio a lungo termine. Nel corso del workshop, gli esperti hanno evidenziato tre requisiti fondamentali nella gestione della neurofibromatosi di tipo 1 (NF1-PN). In primo luogo, è cruciale migliorare l'individuazione precoce dei sintomi sospetti, in modo che i pazienti possano ricevere una valutazione adeguata.
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In secondo luogo, implica l'organizzazione di un'assistenza multidisciplinare, che colleghi pediatria, neurologia, chirurgia, genetica, diagnostica per immagini e specialità correlate. In terzo luogo, il monitoraggio a lungo termine prevede esami clinici e tecniche di imaging come la risonanza magnetica per valutare le dimensioni e l'estensione del tumore, nonché i cambiamenti nella funzionalità e nei sintomi. Il professor e dottor Zhichao Wang interviene alla conferenza (Foto: Comitato Organizzatore). Il professor Zhichao Wang, primario del Dipartimento di Chirurgia Plastica presso il Nono Ospedale Popolare dell'Università Medica Jiaotong di Shanghai, in Cina , ha dichiarato: "Nella gestione della neurofibromatosi di tipo 1 (NF1-PN), soprattutto nei bambini, la collaborazione interdisciplinare è fondamentale per sviluppare piani di cura appropriati per ogni fase. Questo approccio consente ai medici di valutare simultaneamente lo stato del tumore, lo sviluppo del bambino e gli effetti a lungo termine della malattia."
Oltre a un trattamento coordinato, per le persone affette da NF1-PN è fondamentale anche un monitoraggio a lungo termine. Poiché la malattia può progredire nel tempo e non tutti i pazienti manifestano gli stessi sintomi, i controlli e le visite di follow-up regolari consentono ai medici di valutare i cambiamenti nello stato della malattia, nella funzionalità e nei sintomi correlati, e di considerare la possibilità di modificare i piani di trattamento, se necessario. Terapia di soppressione di MEK: un approccio terapeutico basato sulla patogenesi. In passato, la gestione della neurofibromatosi di tipo 1 (NF1-PN) si basava principalmente sulla chirurgia e sul controllo dei sintomi, ma fino al 50% dei tumori risultava non resecabile o comportava rischi elevati. La nuova comprensione dei meccanismi molecolari ha aperto la strada a interventi mirati mediante l'utilizzo di inibitori di MEK per sopprimere le vie di segnalazione della crescita cellulare. Esperti internazionali condividono dati di ricerca ed esperienze pratiche relative alla terapia di inibizione di MEK (Foto: Comitato Organizzatore).
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Oncologia in Umbria: tempi di attesa più brevi e presa in carico più rapida Vivere Assisi
daDanilo Bazzucchidanilo@vivere.news Migliora la tempestività delle cure oncologiche in Umbria: la percentuale di interventi chirurgici per tumori maligni eseguiti entro 30 giorni è passata dal 56,8% nei primi sette mesi del 2024 all’80,8% nello stesso periodo del 2026, con un incremento di 24 punti percentuali. È quanto emerge dall’ultima rilevazione regionale sui tempi di attesa per gli interventi chirurgici oncologici di classe A, per i quali lo standard prevede l’esecuzione entro 30 giorni. Il miglioramento riguarda le principali patologie oncologiche monitorate.“Questi risultati, ha dichiarato lapresidente della Regione Umbria, Stefania Proietti,sono il frutto straordinario del lavoro condiviso e della collaborazione tra tutti i professionisti sanitari, che hanno portato avanti insieme un percorso impegnativo ed efficace nell’ambito della ROR Umbra (Rete oncologica regionale umbra) fra Regione e Aziende. Un sentito e doveroso ringraziamento va a tutti i professionisti della sanità umbra per il lavoro svolto e per la dedizione, la competenza e l'impegno costante che dimostrano ogni giorno al servizio dei pazienti e della comunità”. Nel dettaglio, l’intervento per il tumore della mammella passa dal 46,2% (2024) al 61,0% (2025), fino a raggiungere l'84,7% nei primi 7 mesi del 2026. L’intervento per il tumore della prostata passa dal 18,0% (2024) al 33,3% (2025), per arrivare al 41,4% nei primi 7 mesi del 2026. Per il tumore del colon il rispetto dei tempi previsti si attesta all'86,8% nel 2024, al 90,9% nel 2025 e al 92,7% nei primi 7 mesi del 2026, per il tumore del retto si registra una crescita dal 65,9% (2024) all'87,5% (2025), toccando il 90,2% nei primi 7 mesi del 2026. Miglioramento anche per l’intervento per il tumore del polmone, dove gli interventi entro 30 giorni sono stati l'86,3% nel 2024, l'86,6% nel 2025 e hanno raggiunto il 95,0% nei primi 7 mesi del 2026, e per il tumore dell'utero, con la percentuale che passa dall'82,5% (2024) e 81,5% (2025) all'89,9% nei primi 7 mesi del 2026. L’intervento per il tumore della tiroide registra un incremento significativo dal 64,6% (2024) al 76,7% (2025), fino al 93,5% nei primi 7 mesi del 2026. Infine, per il melanoma, dopo l'88,2% del 2024 e l'82,0% del 2025, la quota d’intervento entro 30 giorni raggiunge il 92,2% nei primi 7 mesi del 2026. daDanilo Bazzucchidanilo@vivere.news Migliora la tempestività delle cure oncologiche in Umbria: la percentuale di interventi chirurgici per tumori maligni eseguiti entro 30 giorni è passata dal 56,8% nei primi sette mesi del 2024 all’80,8% nello stesso periodo del 2026, con un incremento di 24 punti percentuali. È quanto emerge dall’ultima rilevazione regionale sui tempi di attesa per gli interventi chirurgici oncologici di classe A, per i quali lo standard prevede l’esecuzione entro 30 giorni. Il miglioramento riguarda le principali patologie oncologiche monitorate.“Questi risultati, ha dichiarato lapresidente della Regione Umbria, Stefania Proietti,sono il frutto straordinario del lavoro condiviso e della collaborazione tra tutti i professionisti sanitari, che hanno portato avanti insieme un percorso impegnativo ed efficace nell’ambito della ROR Umbra (Rete oncologica regionale umbra) fra Regione e Aziende. Un sentito e doveroso ringraziamento va a tutti i professionisti della sanità umbra per il lavoro svolto e per la dedizione, la competenza e l'impegno costante che dimostrano ogni giorno al servizio dei pazienti e della comunità”. Nel dettaglio, l’intervento per il tumore della mammella passa dal 46,2% (2024) al 61,0% (2025), fino a raggiungere l'84,7% nei primi 7 mesi del 2026. L’intervento per il tumore della prostata passa dal 18,0% (2024) al 33,3% (2025), per arrivare al 41,4% nei primi 7 mesi del 2026. Per il tumore del colon il rispetto dei tempi previsti si attesta all'86,8% nel 2024, al 90,9% nel 2025 e al 92,7% nei primi 7 mesi del 2026, per il tumore del retto si registra una crescita dal 65,9% (2024) all'87,5% (2025), toccando il 90,2% nei primi 7 mesi del 2026. Miglioramento anche per l’intervento per il tumore del polmone, dove gli interventi entro 30 giorni sono stati l'86,3% nel 2024, l'86,6% nel 2025 e hanno raggiunto il 95,0% nei primi 7 mesi del 2026, e per il tumore dell'utero, con la percentuale che passa dall'82,5% (2024) e 81,5% (2025) all'89,9% nei primi 7 mesi del 2026. L’intervento per il tumore della tiroide registra un incremento significativo dal 64,6% (2024) al 76,7% (2025), fino al 93,5% nei primi 7 mesi del 2026. Infine, per il melanoma, dopo l'88,2% del 2024 e l'82,0% del 2025, la quota d’intervento entro 30 giorni raggiunge il 92,2% nei primi 7 mesi del 2026. Notiziein tempo realeanche su:Facebook|Telegram|WhatsApp|X|LinkedIn|MastodonClicca e iscriviti! Magione, emergenza sicurezza: Futuro Nazionale attacca la... Filippo Pici, il "gigante buono" reduce dall’esperienza di... Da Fausto Leali a Chiara Galiazzo: per ProSceniUm 2026 un... L’illusione della manicure perfetta: la salute sacrificata... Ascolti record per il film su 'Carlo Acutis', Clerici elogia... daDanilo Bazzucchidanilo@vivere.news Migliora la tempestività delle cure oncologiche in Umbria: la percentuale di interventi chirurgici per tumori maligni eseguiti entro 30 giorni è passata dal 56,8% nei primi sette mesi del 2024 all’80,8% nello stesso periodo del 2026, con un incremento di 24 punti percentuali. È quanto emerge dall’ultima rilevazione regionale sui tempi di attesa per gli interventi chirurgici oncologici di classe A, per i quali lo standard prevede l’esecuzione entro 30 giorni. Il miglioramento riguarda le principali patologie oncologiche monitorate.“Questi risultati, ha dichiarato lapresidente della Regione Umbria, Stefania Proietti,sono il frutto straordinario del lavoro condiviso e della collaborazione tra tutti i professionisti sanitari, che hanno portato avanti insieme un percorso impegnativo ed efficace nell’ambito della ROR Umbra (Rete oncologica regionale umbra) fra Regione e Aziende. Un sentito e doveroso ringraziamento va a tutti i professionisti della sanità umbra per il lavoro svolto e per la dedizione, la competenza e l'impegno costante che dimostrano ogni giorno al servizio dei pazienti e della comunità”. Nel dettaglio, l’intervento per il tumore della mammella passa dal 46,2% (2024) al 61,0% (2025), fino a raggiungere l'84,7% nei primi 7 mesi del 2026. L’intervento per il tumore della prostata passa dal 18,0% (2024) al 33,3% (2025), per arrivare al 41,4% nei primi 7 mesi del 2026. Per il tumore del colon il rispetto dei tempi previsti si attesta all'86,8% nel 2024, al 90,9% nel 2025 e al 92,7% nei primi 7 mesi del 2026, per il tumore del retto si registra una crescita dal 65,9% (2024) all'87,5% (2025), toccando il 90,2% nei primi 7 mesi del 2026. Miglioramento anche per l’intervento per il tumore del polmone, dove gli interventi entro 30 giorni sono stati l'86,3% nel 2024, l'86,6% nel 2025 e hanno raggiunto il 95,0% nei primi 7 mesi del 2026, e per il tumore dell'utero, con la percentuale che passa dall'82,5% (2024) e 81,5% (2025) all'89,9% nei primi 7 mesi del 2026. L’intervento per il tumore della tiroide registra un incremento significativo dal 64,6% (2024) al 76,7% (2025), fino al 93,5% nei primi 7 mesi del 2026. Infine, per il melanoma, dopo l'88,2% del 2024 e l'82,0% del 2025, la quota d’intervento entro 30 giorni raggiunge il 92,2% nei primi 7 mesi del 2026. Notiziein tempo realeanche su:Facebook|Telegram|WhatsApp|X|LinkedIn|MastodonClicca e iscriviti!
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Dove si sposta il confine della cura oncologica. Maurizio Scaltriti racconta la rivoluzione in corso Left - Un pensiero nuovo a sinistra
Sempre più tumori sono trattabili grazie a medicina personalizzata, vaccini a mRna e nuove tecnologie diagnostiche. E altre conquiste sono mature. «Non se ma quando», dice il biologo molecolare parlando della rivoluzione in atto. Ma avverte: senza educazione scientifica, disinformazione e false credenze rischiano di vanificare molti progressi
Per decenni la parola cancro ha coinciso, nell’immaginario collettivo e purtroppo molto spesso anche nella realtà, con una sentenza. Ancora oggi continua a evocare paura, chemioterapia, un futuro improvvisamente ristretto. Tuttavia è proprio questa rappresentazione che la ricerca oncologica degli ultimi vent’anni sta progressivamente incrinando. Non perché il cancro sia diventato una malattia semplice da decifrare, né perché esista una cura capace di cancellarlo una volta per tutte ma perché sempre più tumori possono essere curati, altri controllati più a lungo, altri ancora intercettati prima o trattati sulla base delle loro caratteristiche molecolari. Per capire come siamo arrivati a questo punto e verso quali traguardi si dirige la ricerca oncologica Left ha rivolto alcune domande a uno dei protagonisti di questo salto di paradigma, il biologo molecolare Maurizio Scaltriti. Lo scienziato, che da molti anni vive e lavora negli Stati Uniti (e che ha vissuto e fatto ricerca in molte parti del mondo) dall’ottobre del 2020 è alla guida il dipartimento di Medicina traslazionale della ricerca e sviluppo oncologici di AstraZeneca con base nel centro di ricerca di Gaithersburg, nel Maryland, alle porte di Washington. Qui si occupa di ricerca traslazionale, quel territorio di confine in cui ciò che si scopre sulla biologia dei tumori diventa conoscenza utile alla diagnosi e alle terapie. La medicina di precisione, lo studio delle resistenze, il Dna tumorale circolante, le nuove piattaforme a mRna sono alcuni dei fronti sui quali si sta ridisegnando il futuro dell’oncologia, racconta Scaltriti che ha pubblicato oltre 150 articoli su riviste internazionali e vanta oltre 25.000 citazioni dei suoi lavori. Temi che con taglio divulgativo ha affrontato nel suo libro Non se, ma quando uscito in Italia per Piemme, un libro che documenta, dati scientifici alla mano, che il cancro sempre più sta diventando una malattia curabile. Quando non debellabile del tutto, spiega il docente, viene sempre più cronicizzata per una più lunga durata della vita, di qualità. Mentre si apre tutto l’interessantissimo capitolo dei vaccini anticancro, che si prevede abbia grandi sviluppi nei prossimi anni.
Professore, il suo titolo suona quasi come una sfida. “Non se, ma quando” è una formula molto forte. A che cosa si riferisce esattamente quel “quando”? Possiamo davvero immaginare di sconfiggere il cancro?
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Avvio di un progetto per migliorare l'assistenza e il trattamento delle pazienti affette da tumore al collo dell'utero. Vietnam.vn
Il progetto ACTIVE 2.0 è stato ufficialmente avviato, proseguendo le attività di collaborazione volte a migliorare la capacità di trattamento del cancro cervicale, a potenziare la formazione professionale e a promuovere lo scambio di conoscenze cliniche tra il Vietnam e i paesi del Sud-est asiatico. Il 1° ottobre, il progetto ACTIVE 2.0 (Miglioramento del trattamento del cancro cervicale e del recupero delle pazienti nel Sud-est asiatico) è stato ufficialmente lanciato in Vietnam. Il progetto ha ricevuto il sostegno del Ministero federale tedesco per la cooperazioneeconomicae lo sviluppo (BMZ), del Fondo DEG Impulse della Banca tedesca per la ricostruzione, di Elekta, della Federazione asiatica delle organizzazioni di radioterapia oncologica e della Società asiatica per il miglioramento sociale e la trasformazione sostenibile (ASSIST) per la sua realizzazione. Intervenendo alla cerimonia, il signor Tong Tran Ha, vicedirettore del Dipartimento di Salute Materno-Infantile (Ministero della Salute), ha sottolineato che il cancro cervicale è una malattia maligna, che si colloca al primo posto tra i tumori dell'apparato riproduttivo femminile sia in termini di incidenza che di mortalità. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2022 si sono registrati circa 160.000 nuovi casi e 100.000 decessi per cancro cervicale nel Sud-est asiatico, pari a circa un quarto del totale globale della malattia. In Vietnam, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro stima che nel 2024 si registreranno 8.274 nuovi casi e 4.110 decessi per cancro cervicale. La causa del cancro cervicale è stata identificata nell'infezione da alcuni tipi di HPV ad alto rischio. Sebbene sia una malattia pericolosa, il cancro cervicale è completamente prevenibile attraverso la vaccinazione contro l'HPV o lo screening e la diagnosi precoce con misure relativamente semplici e facili da attuare e un trattamento tempestivo. Il vicedirettore del Dipartimento di Salute Materno-Infantile ha sottolineato che il progetto ACTIVE 2.0 apporterà un contributo positivo e concreto alla lotta contro il cancro cervicale in Vietnam e nel mondo, avvicinandosi all'obiettivo dell'Organizzazione Mondialedella Sanitàdi "eliminare il cancro cervicale". Questo progetto rappresenta anche un'opportunità per medici ed esperti di imparare gli uni dagli altri, scambiarsi esperienze e rafforzare la cooperazione con esperti nazionali e internazionali in materia di cancro cervicale. Il signor Michael Swen Lehmann, Secondo Segretario/Vice Capo della Cooperazione allo Sviluppo presso l'Ambasciata tedesca ad Hanoi, in Vietnam, ha sottolineato che non si tratta solo dell'inizio di un altro progetto sanitario, ma che i due Paesi stanno avviando una collaborazione incentrata su una delle principali sfide per la salute pubblica. La Germania intende sostenere le risorse umane delle strutture sanitarie direttamente coinvolte in questo progetto, aiutandole al contempo a sviluppare ulteriormente le proprie capacità. Per la Germania, la cooperazione allo sviluppo si basa principalmente sulla creazione di capacità sostenibili. Ciò significa instaurare rapporti di collaborazione che continuino a generare valore anche dopo la conclusione di un progetto specifico. Il settore sanitario ne è un esempio lampante. “Desidero sottolineare che non si tratta di un processo di trasferimento di conoscenze a senso unico. È una relazione collaborativa. La Germania contribuisce con il suo impegno e il suo sostegno. Il Vietnam contribuisce con la sua esperienza clinica, le sue strutture sanitarie e il suo personale. I partner clinici internazionali apportano l'esperienza maturata in diversi sistemi sanitari e regionidel mondo. Organizzazioni come l'UNFPA contribuiscono con importanti prospettive sull'obiettivo più ampio di eradicare il cancro cervicale”, ha affermato Michael Swen Lehmann. Il signor Paul Lee, direttore del progetto ACTIVE 2.0, ha affermato che, attraverso la continua collaborazione con ospedali e professionisti sanitari in Vietnam, il progetto mira a sostenere la formazione clinica e lo scambio di conoscenze, contribuendo al contempo agli sforzi in corso per il trattamento delle pazienti affette da tumore cervicale. Il progetto ACTIVE 2.0 in Vietnam si basa sui risultati e sull'esperienza acquisiti nella fase precedente del progetto. Il progetto si estende su tre anni e coinvolge strutture sanitarie, esperti clinici, partner tecnici e partner per lo sviluppo provenienti da sei paesi del Sud-est asiatico, tra cui Vietnam, Thailandia, Indonesia,Malesia, Laos e Cambogia. In Vietnam, il progetto ACTIVE 2.0 si basa sull'esperienza di ACTIVE 1.0 e viene implementato in collaborazione con tre ospedali oncologici specializzati: il K Hospital (Hanoi), il Da Nang Oncology Hospital e l'Ho Chi Minh City Oncology Hospital. In questa nuova fase, il progetto continuerà a collaborare con questi ospedali per fornire formazione professionale e facilitare lo scambio di conoscenze cliniche, supportando così ulteriormente lo sviluppo delle competenze degli operatori sanitari nel trattamento del tumore della cervice uterina. L'esperienza e le conoscenze acquisite attraverso queste attività costituiscono la base per ampliare gli scambi professionali con ospedali e operatori sanitari a livello nazionale e regionale. Fonte: https://www.vietnamplus.vn/khoi-dong-du-an-tang-cuong-cham-care-and-treatment-of-cervical-cancer-patients-post1139450.vnp
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Infezioni addominali, Urso: "Dalla diagnosi alla sala operatoria il tempo è fondamentale" Sicilia Medica
La sepsi può rappresentare il punto di arrivo di diverse patologie chirurgiche addominali quando l’infezione non viene riconosciuta e controllata in tempo. Appendiciti acute complicate, colecistiti, diverticoliti e infezioni necrotizzanti dei tessuti molli possono evolvere verso quadri molto gravi fino allo shock settico. A livello globale si stimano circa 48,9 milioni di casi di sepsi e 11 milioni di decessi ogni anno.
È il tema affrontato da Giacomo Urso, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale e d’urgenza dell’ARNAS Civico di Palermo, intervenuto al XVII Congresso regionale SIMIT Sicilia sulle emergenze infettivologiche in chirurgia. La direzione dell’Unità operativa complessa da parte di Urso risulta anche nella Carta dei servizi dell’azienda.
Intervenire in tempo
“La sepsi addominale rappresenta il punto finale di diverse patologie che interessano l’addome. Se una patologia chirurgica non viene fermata tempestivamente può evolvere verso un quadro di shock settico, che rappresenta una condizione estremamente grave. Per questo dobbiamo arrivare rapidamente alla diagnosi e soprattutto al controllo del focolaio infettivo. Nella nostra pratica clinica ci confrontiamo quotidianamente con sepsi di diversa natura, ma una parte importante deriva proprio da patologie addominali che richiedono una valutazione chirurgica tempestiva”, ha dichiarato Urso.
“Tra le condizioni che incontriamo più frequentemente c’è l’appendicite acuta. Quando il quadro è complicato, il tempo diventa determinante e il trattamento chirurgico consiste nell’appendicectomia, che oggi eseguiamo prevalentemente con tecnica laparoscopica. L’obiettivo è intervenire prima che l’infezione progredisca e determini una contaminazione più estesa della cavità addominale, aumentando il rischio di sepsi e di successiva instabilità del paziente”, ha aggiunto.
Colecistiti e diverticoliti
“Un altro capitolo importante riguarda le colecistiti acute. In questi casi dobbiamo selezionare correttamente i pazienti e individuare il momento migliore per l’intervento. Quando siamo ancora nella finestra utile, l’obiettivo è eseguire precocemente la colecistectomia. Se invece il paziente arriva fuori tempo e il quadro infiammatorio rende l’intervento più complesso, possiamo programmare la chirurgia in una fase successiva. Diverso è il caso della colecistite gangrenosa, nella quale non possiamo attendere, perché la perforazione della colecisti e la progressione dell’infezione possono portare rapidamente verso la sepsi e lo shock settico”, ha spiegato il direttore.
“Le diverticoliti complicate sono un altro problema che incontriamo con frequenza e oggi le vediamo anche in pazienti relativamente giovani. La tomografia computerizzata dell’addome con mezzo di contrasto ci permette di definire l’estensione della malattia e di stabilire la gravità del quadro. Nelle forme più avanzate, con peritonite diffusa, bisogna intervenire tempestivamente. Quando le condizioni lo consentono preferiamo un approccio mini-invasivo, laparoscopico o in casi selezionati robotico, mentre nelle peritoniti fecali la chirurgia tradizionale mantiene un ruolo preciso”, ha proseguito.
“Anche la scelta dell’intervento deve essere adattata al singolo paziente. Non tutti hanno bisogno dello stesso trattamento e, quando il quadro e le condizioni generali lo permettono, possiamo arrivare alla resezione del tratto intestinale malato e alla ricostruzione della continuità intestinale nello stesso intervento, evitando in pazienti selezionati una ileostomia o una colostomia. Nei casi più complessi, invece, dobbiamo privilegiare la sicurezza e scegliere procedure differenti”, ha osservato Urso.
Il controllo dell’infezione
“La chirurgia, però, non può lavorare da sola. La gestione della sepsi addominale richiede il contributo dell’infettivologo, del radiologo interventista e dell’endoscopista. Il controllo del focolaio infettivo è fondamentale. Significa intervenire sulla sorgente dell’infezione, drenare eventuali raccolte, rimuovere i tessuti necrotici e, quando possibile, effettuare un campionamento dei liquidi biologici per arrivare all’esame colturale e passare da una terapia antibiotica empirica a una terapia mirata”, ha sottolineato Urso.
“Lo stesso principio vale per le fasciti necrotizzanti e per la gangrena di Fournier, che rappresenta una forma particolarmente grave. Sono condizioni che, se non vengono riconosciute e trattate rapidamente, possono associarsi a una mortalità elevata. In questi pazienti il debridement chirurgico, cioè l’asportazione dei tessuti necrotici, è fondamentale e può essere necessario tornare in sala operatoria più volte, anche a distanza ravvicinata di 24-48 ore. Non basta quindi il primo intervento, perché dobbiamo rivalutare continuamente l’estensione dell’infezione e verificare che il controllo del focolaio sia realmente efficace”, ha evidenziato.
“Sono pazienti complessi che richiedono una presa in carico multidisciplinare anche dopo la fase chirurgica. Alla terapia antibiotica e al controllo dell’infezione dobbiamo associare, quando necessario, il supporto intensivo e un adeguato supporto nutrizionale. Il risultato dipende dalla rapidità con cui riconosciamo il problema, dalla capacità di controllare la sorgente dell’infezione e dal lavoro coordinato tra le diverse professionalità che seguono il paziente”, ha concluso Urso.
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Quali avvertimenti danno i medici ai pazienti oncologici riguardo all'uso della medicina tradizionale vietnamita e cinese? Vietnam.vn
I rimedi tradizionali vietnamiti e cinesi di origine sconosciuta possono comportare rischi per i pazienti oncologici se utilizzati senza supervisione medica. Dopo aver ricevuto una diagnosi di cancro, oltre a seguire scrupolosamente il piano terapeutico prescritto dal medico, molti pazienti e le loro famiglie cercano ulteriori metodi per sostenere la propria salute durante e dopo il trattamento. Tra questi, la medicina tradizionale vietnamita, la medicina cinese e i rimedi erboristici suscitano grande interesse. Alcuni cercano persino rimedi tramite il passaparola, acquistano prodotti online o raccolgono e preparano da soli i propri decotti a base di erbe. Tuttavia, il fatto che un farmaco derivi da piante non significa che i pazienti possano usarlo arbitrariamente. Per i pazienti oncologici, la scelta del farmaco, il dosaggio e la tempistica di somministrazione devono essere attentamente valutati in base alle loro condizioni, alle terapie in corso e agli altri farmaci che stanno assumendo. È importante sottolineare che se i pazienti assumono farmaci di origine sconosciuta, con ingredienti non identificati o in dosaggi errati, potrebbero incorrere in effetti collaterali indesiderati, che potrebbero persino compromettere il trattamento oncologico. Quindi, i pazienti oncologici dovrebbero ricorrere alla medicina tradizionale vietnamita (sia orientale che cinese) durante e dopo il trattamento? Se si intende combinare la medicina orientale con i metodi di trattamento moderni, cosa bisogna considerare? La dottoressa Nguyen Thi Minh Phuong, direttrice del Centro di Oncologia presso l'Ospedale 19-8 del Ministero della Pubblica Sicurezza, offre alcuni spunti di riflessione. I pazienti oncologici non dovrebbero automedicarsi con la medicina tradizionale vietnamita o cinese. Dott.ssa Nguyen Thi Minh Phuong - Direttrice del Centro di Oncologia, Ospedale 19-8. Durante il trattamento del cancro, molti pazienti si rivolgono alla medicina tradizionale vietnamita, nella speranza di migliorare la propria salute, ridurre gli effetti collaterali o aumentare l'efficacia della terapia. Tuttavia, l'automedicazione, la raccolta di erbe o l'utilizzo di rimedi con ingredienti e origini sconosciute possono comportare rischi significativi. La dottoressa Nguyen Thi Minh Phuong, direttrice del Centro di Oncologia presso l'Ospedale 19-8 del Ministero della Pubblica Sicurezza, ha affermato che i pazienti oncologici non dovrebbero abusare della medicina tradizionale vietnamita, soprattutto di quella di origine e ingredienti incerti.
" Un aspetto da sottolineare è che alcuni pazienti raccolgono foglie o acquistano autonomamente rimedi della medicina tradizionale vietnamita o cinese senza sapere esattamente di che tipo di pianta si tratti, se sia adatta alla loro condizione e quali effetti collaterali indesiderati possa causare. Non tutti i tumori richiedono lo stesso tipo di farmaco", ha osservato il dottor Phuong. Questo è importante anche quando i pazienti desiderano utilizzare la medicina tradizionale o i rimedi erboristici durante il trattamento del cancro. Ogni paziente ha un diverso tipo di cancro, uno stadio della malattia diverso, un diverso metodo di trattamento, diverse comorbidità e una diversa funzionalità epatica e renale. Pertanto, utilizzare un farmaco basandosi esclusivamente su esperienze aneddotiche o raccomandazioni di altri è inappropriato. L'automedicazione con farmaci di origine sconosciuta può causare danni al fegato e ai reni. Secondo la dottoressa Nguyen Thi Minh Phuong, uno dei rischi più preoccupanti è che i pazienti assumano farmaci di origine sconosciuta o in dosaggi errati, con conseguenti problemi di salute come disfunzioni epatiche e renali, ittero e ingiallimento degli occhi e della pelle. Quando i pazienti tornano in ospedale per ulteriori cicli di chemioterapia, radioterapia o altri trattamenti antitumorali, il danno agli organi può diventare un fattore che influisce sulla prosecuzione della terapia. Il dottor Phuong ha affermato che ci sono stati casi in cui i pazienti hanno utilizzato rimedi erboristici, tagliandoli e preparandoli da soli. Solo quando si sono manifestati effetti collaterali indesiderati sono tornati in ospedale. Il problema è che a questo punto i medici non solo devono valutare il tumore, ma anche affrontare i problemi di salute derivanti dall'automedicazione. Non si può dare per scontato che i medicinali derivati dalle piante siano sempre sicuri. Anche l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità ) sottolinea che la qualità e la sicurezza dei medicinali a base di erbe possono essere influenzate da molti fattori, tra cui l'errata identificazione delle piante medicinali, la contaminazione, l'uso eccessivo o le interazioni con altri farmaci. La medicina tradizionale vietnamita e quella cinese potrebbero interagire con i farmaci utilizzati per il trattamento del cancro. Secondo il National Cancer Institute (NCI), alcuni prodotti erboristici e integratori alimentari, se usati insieme ai farmaci antitumorali, possono alterare l'assorbimento, il metabolismo o l'escrezione dei farmaci, influenzandone l'efficacia o aumentando il rischio di reazioni avverse. L'NCI raccomanda ai pazienti oncologici di informare i propri medici di tutti i farmaci, prodotti erboristici o integratori che stanno assumendo prima e durante il trattamento.
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Questo è particolarmente importante perché "naturale" non è sinonimo di "sicuro". L'NCI avverte inoltre che alcuni prodotti a base di erbe possono essere dannosi se usati da soli, in combinazione con altre sostanze o ad alte dosi; alcuni prodotti possono interferire con l'efficacia dei trattamenti antitumorali. Pertanto, i pazienti non dovrebbero automedicarsi con la medicina tradizionale vietnamita in concomitanza con chemioterapia, radioterapia, terapia mirata, immunoterapia o altri farmaci senza informare il proprio medico. Non curate il cancro da soli raccogliendo piante medicinali. I pazienti oncologici non dovrebbero automedicarsi con rimedi erboristici consigliati tramite il passaparola o venduti online. Secondo gli esperti, l'autoidentificazione delle piante medicinali e la loro successiva raccolta a scopo terapeutico comportano numerosi rischi. I pazienti potrebbero non essere in grado di identificare correttamente il nome della pianta, la parte da utilizzare, il contenuto di principio attivo o il dosaggio appropriato. Inoltre, la qualità della stessa erba medicinale può variare a seconda della provenienza, del metodo di raccolta, della lavorazione, della conservazione e della preparazione. L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) afferma che i problemi di qualità delle erbe medicinali possono essere correlati all'errata identificazione delle specie vegetali, all'adulterazione o alla contaminazione, nonché a fattori che si verificano durante la raccolta, la lavorazione, il trasporto e la conservazione. Pertanto, il fatto che a qualcuno venga consigliato un determinato rimedio erboristico perché "altri si sono dimostrati efficaci" non significa che tale rimedio sia adatto a tutti i pazienti oncologici. In particolare, non bisogna considerare la medicina tradizionale vietnamita o cinese come un sostituto delle terapie oncologiche prescritte da un medico. L'NCI sottolinea che attualmente non esistono prove che suggeriscano che un particolare alimento, dieta, vitamina, minerale, integratore o erba possa rallentare il cancro, curarlo o prevenirne la recidiva; alcuni prodotti potrebbero addirittura causare problemi alterando gli effetti del trattamento. Cosa dovrebbe fare una persona che desidera utilizzare la medicina tradizionale nel trattamento del cancro? Secondo la dottoressa Nguyen Thi Minh Phuong, i pazienti che desiderano ricorrere alla medicina tradizionale dovrebbero consultare un medico di medicina tradizionale e utilizzare prodotti di provenienza certa e legalmente autorizzati alla vendita. "L'obiettivo è che il medico valuti la condizione specifica del paziente, scelga il metodo appropriato e ne consideri la compatibilità con le terapie oncologiche in corso", ha sottolineato la dottoressa Minh Phuong. Questa posizione è coerente con i principi generali dell'OMS sull'integrazione della medicina tradizionale nei sistemi sanitari in modo basato su prove scientifiche, sicuro e adeguatamente regolamentato.
In Vietnam, la legge stabilisce anche i requisiti relativi alla qualità e all'origine delle erbe medicinali, dei farmaci tradizionali e delle medicine tradizionali. La Legge sui prodotti farmaceutici prevede che le erbe medicinali debbano soddisfare standard di qualità e avere un'origine chiara; anche i farmaci tradizionali in circolazione devono soddisfare i requisiti di qualità prescritti. La Circolare 38/2021/TT-BYT stabilisce inoltre la prova dell'origine e della provenienza delle erbe medicinali, dei medicinali tradizionali e dei farmaci tradizionali; e richiede la conservazione delle informazioni relative alla tracciabilità, alla qualità, al numero di lotto, alla data di produzione e alla data di scadenza dei prodotti corrispondenti. Pertanto, anziché raccogliere le piante autonomamente o acquistare rimedi basandosi su consigli non verificati, i pazienti dovrebbero scegliere strutture mediche e prodotti legittimi con informazioni chiare e informare il proprio oncologo di tutti i farmaci e rimedi erboristici che stanno utilizzando. 5 cose che i malati di cancro devono ricordare quando utilizzano la medicina tradizionale vietnamita. Innanzitutto, non assumere farmaci di origine sconosciuta senza consultare un medico. I pazienti dovrebbero evitare di utilizzare rimedi erboristici, farmaci o polveri di cui non si conoscono gli ingredienti, l'origine e il dosaggio. In secondo luogo, non sostituite arbitrariamente i farmaci antitumorali prescritti con la medicina tradizionale vietnamita o cinese. Le medicine e le pratiche mediche tradizionali, se utilizzate, dovrebbero essere considerate parte di un percorso di cura appropriato, piuttosto che un sostituto delle terapie oncologiche prescritte. In terzo luogo, devi informare il tuo oncologo. Anche se un prodotto viene pubblicizzato come "a base di erbe", "medicina tradizionale" o "completamente naturale", i pazienti devono comunque informare il proprio medico di ciò che stanno utilizzando. I prodotti a base di erbe possono interagire con i farmaci antitumorali.
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Cala prescrizione sulla casa di Montecarlo, lo “scandalo” esploso nel luglio 2010 che scosse le fondamenta della destra italiana. La procura generale ha chiesto nel processo d’Appello, in corso a Roma, di dichiarare il non doversi procedere per lo scadere dei…
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Cala prescrizione sulla casa di Montecarlo, lo “scandalo” esploso nel luglio 2010 che scosse le fondamenta della destra italiana. La procura generale ha chiesto nel processo d’Appello, in corso a Roma, di dichiarare il non doversi procedere per lo scadere dei termini di tempo, nei confronti dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini, per la compagna Elisabetta Tulliani, per il fratello Giancarlo Tulliani e per il padre Sergio Tulliani accusati di riciclaggio. La sentenza di prima grado, nell’aprile 2024, aveva condannato Fini a 2 anni e 8 mesi di reclusione, Elisabetta Tulliani e il padre Sergio a 5 anni e Giancarlo Tulliani a 6 anni. Una pronuncia “condivisibile – ha detto il sostituto procuratore generale Roberto Felici nel corso della requisitoria davanti ai giudici della seconda sezione della Corte di Appello di Roma -mentre non condivido le censure proposte con gli atti di appello proposti dai difensori degli imputati”, ha aggiunto il magistrato. Concludendo: “Va preso atto dell’intervenuta prescrizione per i reati contestati”.
Al centro della vicenda giudiziaria c’è la vendita della dimora, lasciata in eredità dalla contessa Annamaria Colleoni ad Alleanza Nazionale. Secondo l’accusa, la casa sarebbe stata acquistata da Giancarlo Tulliani attraverso società off-shore. Un’operazione effettuata nel 2008, per poco più di 300mila euro e che con la vendita dell’immobile nel 2015 fruttò un milione e 360mila dollari.
Dal canto suo la difesa dell’ex leader di Alleanza Nazionale, con gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, ha chiesto in via principale l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” e in via subordinata di dichiarare la prescrizione. Nell’aprile del 2024 i giudici della quarta sezione del Tribunale di Roma avevano condannato Fini a 2 anni e 8 mesi, la compagna Elisabetta Tulliani e il padre Sergio a 5 anni, il fratello Giancarlo a 6 anni per l’accusa di riciclaggio. La sentenza d’Appello è attesa per il prossimo anno.
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Di Battista e il tumore al cervello, il neurochirurgo: "Parlarne non deve spaventare, molti sono curabili" Adnkronos
"Parlare di tumori cerebrali" come ha fatto Alessandro Di Battista in un'intervista a La7, a cui ha raccontato di essere stato operato a Cuba dove i medici "mi hanno asportato quasi tutto il tumore. E adesso farò le cure sperando che funzionino", "non deve spaventare e non significa necessariamente parlare di una malattia dall'esito infausto". Così all'Adnkronos Salute Giuseppe Barbagallo, segretario generale della Società italiana di neurochirurgia (Sinch), direttore della Neurochirurgia dell'università di Catania e del Centro di ricerca interdisciplinare Diagnosi e Terapia dei tumori cerebrali di Catania, commenta le dichiarazioni rilasciate dall'ex parlamentare 5Stelle a 'Di Martedì'.
Esistono molti tipi di tumori cerebrali, che non possono essere semplicemente distinti in benigni e maligni. Ci sono numerosi sottotipi, così come accade, per esempio, per il tumore del polmone, e ciascuno presenta caratteristiche biologiche e molecolari differenti".
Un percorso di cura che va oltre l'intervento
Per Barbagallo, è importante che il paziente abbia consapevolezza della propria malattia e delle possibilità di cura. "Di Battista - spiega - ha raccontato di essere a conoscenza della propria condizione e delle possibilità di trattamento e ha dimostrato di voler affrontare il percorso di cura, chiarendo di non voler fare politica al momento proprio per dedicarsi alle cure. È un percorso che non si limita necessariamente all'intervento chirurgico, ma può comprendere anche altre terapie, come radioterapia, chemioterapia e, in alcuni casi, immunoterapia". Il messaggio, secondo il neurochirurgo, può contribuire a far comprendere che anche per i tumori cerebrali esistono situazioni molto diverse tra loro. "Così come siamo abituati a parlare di tumore del polmone o della mammella e sappiamo che in molti casi si può convivere con la malattia per molti anni, anche per i tumori cerebrali è importante sapere che esistono numerosi tipi di tumore e che molti possono essere trattati chirurgicamente. I reparti di Neurochirurgia italiani sono attrezzati per affrontare questi interventi".
"Dopo l'intervento è necessario proseguire con le cure. È quindi fondamentale - rimarca Barbagallo - conoscere non solo l'esame istologico, cioè le caratteristiche del tumore osservate al microscopio, ma anche il suo profilo biomolecolare. Queste informazioni permettono di definire meglio la malattia e di individuare il percorso terapeutico più appropriato, che può comprendere radioterapia, chemioterapia o immunoterapia".
La chirurgia è fondamentale
La chirurgia, precisa il segretario generale della Sinch, "è nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tumore che rimane dopo l'intervento può infatti influenzare il successivo trattamento con radioterapia o altre terapie". L'obiettivo dell'intervento neurochirurgico, sottolinea lo specialista, non è però soltanto rimuovere il tumore. "La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente, evitando, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici. Oggi nei reparti di Neurochirurgia italiani sono disponibili strumenti e tecnologie avanzate che aiutano a raggiungere questo obiettivo". Infine, l'età. "È un fattore importante nella valutazione del paziente, ma l'età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all'intervento. Molti tumori cerebrali, infatti, si manifestano proprio nella popolazione sopra i 60 anni. La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso, considerando le condizioni generali della persona e le caratteristiche del tumore", conclude Barbagallo.
La chirurgia, precisa il segretario generale della Sinch, "è nella maggior parte dei casi un passaggio importante per ridurre la massa tumorale. La quantità di tumore che rimane dopo l'intervento può infatti influenzare il successivo trattamento con radioterapia o altre terapie". L'obiettivo dell'intervento neurochirurgico, sottolinea lo specialista, non è però soltanto rimuovere il tumore. "La chirurgia deve essere eseguita cercando di preservare le funzioni neurologiche e la qualità di vita del paziente, evitando, quando possibile, la comparsa di nuovi deficit neurologici. Oggi nei reparti di Neurochirurgia italiani sono disponibili strumenti e tecnologie avanzate che aiutano a raggiungere questo obiettivo". Infine, l'età. "È un fattore importante nella valutazione del paziente, ma l'età avanzata non rappresenta necessariamente un limite all'intervento. Molti tumori cerebrali, infatti, si manifestano proprio nella popolazione sopra i 60 anni. La possibilità di operare deve essere valutata caso per caso, considerando le condizioni generali della persona e le caratteristiche del tumore", conclude Barbagallo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Microbioma intestinale e tumori: 341 firme batteriche, cosa cambia per diagnosi, cure ed effetti collaterali Studenti.it
Nel nostro intestino vive un ecosistema di microbi, soprattutto batteri, che dialoga continuamente con il resto del corpo. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cell rafforza l’idea che questo “microbioma” possa essere legato anche a diverse tipologie di tumore.
Il lavoro, guidato dalla Mayo Clinic statunitense, ha trovato le firme di 341 specie batteriche in cinque gruppi di tumori, da quello della mammella a quello del colon-retto. Secondo i risultati, la presenza o assenza di determinati microbi sembra influenzare l’esordio precoce del cancro, la sopravvivenza e perfino la risposta agli effetti collaterali provocati a volte dalla chemioterapia.
Microbioma: un ecosistema che “parla” con il corpo
Il termine microbioma indica l’insieme dei miliardi di batteri che vivono nell’intestino, insieme alle loro funzioni e ai loro prodotti. Non è un “organo” in senso classico, ma si comporta come una rete: alcuni batteri aiutano a digerire componenti del cibo che da soli non riusciremmo a utilizzare, altri contribuiscono a produrre molecole utili, altri ancora competono con potenziali patogeni.
La chiave è che il microbioma interagisce con il sistema immunitario: può spingere verso un equilibrio “tollerante” (meno infiammazione) oppure, se alterato, favorire condizioni che cambiano il modo in cui l’organismo risponde a stimoli e danni cellulari. Questo legame rende plausibile che differenze nella comunità batterica siano associate anche a malattie complesse come i tumori.
Dalle feci ai “segnali” tumorali: come si cercano le firme batteriche
Per capire se esistono collegamenti solidi, servono dati comparabili e numerosi campioni. I ricercatori hanno analizzato campioni di feci di quasi 1.400 pazienti e li hanno confrontati con quelli provenienti da circa 290 persone sane, individuando 341 specie di batteri associate a diversi tumori. L’idea di “firma” è proprio questa: una combinazione ricorrente di presenze, assenze o abbondanze che, in media, si vede più spesso in chi ha un certo tumore rispetto a chi non lo ha.
In dettaglio, i tumori neuroendocrini, descritti come un gruppo raro di tumori che possono colpire diversi organi, mostrano la perdita di molti batteri comuni associati a una buona salute. I tumori del fegato e dell’esofago risultano invece collegati a livelli più elevati di alcune specie. Tra i pazienti più giovani, quelli affetti da cancro del colon-retto presentano una maggiore presenza di Veillonella parvula, e il tumore al seno a insorgenza precoce mostra alterazioni a carico di 64 specie batteriche.
Perché conta: diagnosi più mirate, terapie personalizzate e nuove domande etiche
Capire queste associazioni potrebbe aprire due strade pratiche. La prima è la possibilità, in futuro, di affiancare ai percorsi diagnostici anche indicatori basati sul microbioma, ad esempio per riconoscere sottogruppi di pazienti con caratteristiche diverse o rischi differenti. La seconda è l’idea di intervenire sul microbioma stesso: lo studio, infatti, “apre nuove prospettive per possibili trattamenti diretti proprio verso il microbioma”.
Allo stesso tempo, è fondamentale non trasformare un’associazione in una condanna o in una promessa: un batterio “collegato” non significa “colpevole”. Lo ricordano anche gli autori: “Il microbioma non è l'unico fattore determinante del cancro o dell'esito dei trattamenti - dice Purna Kashyap, che ha coordinato la ricerca insieme a Ruben Mars - ma è una componente sottovalutata che tradizionalmente non è stata presa in considerazione negli approcci terapeutici”. Sul piano etico, inoltre, se un domani profili microbici diventassero strumenti clinici, bisognerebbe gestire bene privacy dei dati biologici, equità di accesso e rischio di interpretazioni semplicistiche.
Dalla sopravvivenza agli effetti collaterali: cosa suggeriscono i risultati
Una parte importante dello studio riguarda gli esiti: gli autori hanno identificato alcuni batteri intestinali associati alla sopravvivenza nei casi di cancro del colon-retto, del fegato, dell'ovaio, della prostata e del melanoma. È un indizio che il microbioma potrebbe contribuire a spiegare perché, a parità di diagnosi, alcune persone rispondono meglio e altre peggio, anche se servono ulteriori passaggi per capire i nessi di causa-effetto.
C’è poi un collegamento molto concreto con la qualità di vita durante le cure: livelli inferiori del batterio Anaerostipes hadrus aumentano la probabilità di avere diarrea in risposta alla chemioterapia, un effetto collaterale che può rendere il trattamento più difficile da tollerare. In prospettiva, questo tipo di informazione potrebbe aiutare a prevedere chi rischia di più e a mettere in campo strategie di supporto più mirate.
Le idee chiave da portare a casa
Lo studio pubblicato su Cell collega il microbioma a diverse tipologie di tumore, identificando firme batteriche ricorrenti. Alcune specie risultano associate a esordio precoce, sopravvivenza ed effetti collaterali della chemioterapia. Il punto centrale è che conoscere il microbioma potrebbe affiancare diagnosi e terapie, ma senza confondere correlazioni con cause e senza semplificazioni.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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La Cupola si illumina e Novara si tinge di rosa: inizia il mese della prevenzione Lilt NovaraToday
La Cupola di San Gaudenzio pronta a illuminarsi di rosa per fare da faro a un mese interamente dedicato alla prevenzione e al contrasto del tumore al seno . Lilt Novara Odv ha presentato il calendario ufficiale dell'Ottobre Rosa 2026, una rassegna di appuntamenti pensata per unire la sensibilizzazione sanitaria a momenti di aggregazione, cultura e sport per tutta la cittadinanza .
Visite senologiche gratuite e il grande appuntamento con la Women Lilt Run
Il cuore operativo della campagna batte attorno alla diagnosi precoce: per tutto il mese la sede Lilt di via Pietro Micca 55 ospiterà visite senologiche gratuite rivolte alle donne sotto i 45 anni (prenotabili al numero 3342931711) . Sul fronte degli eventi, dopo il concerto d'apertura in Basilica del 2 ottobre, la programmazione entrerà nel vivo il weekend del 10 e 11 ottobre con le lezioni gratuite di yoga, pilates e tonificazione firmate LiberaMente Donna . Il momento clou è fissato per domenica 18 ottobre con la quarta edizione della “Women Lilt Run”, la camminata benefica da piazza Puccini il cui ricavato servirà ad acquistare un nuovo macchinario per ridurre la perdita dei capelli nelle pazienti in chemioterapia all'ospedale Maggiore .
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Ottobre Rosa 2026, dalla prevenzione alla ricerca: le grandi iniziative in Italia sanitainformazione.it
Dal 78% degli anni Novanta a quasi il 90% di oggi: la sopravvivenza al tumore della mammella è cresciuta, ma non tutte le donne hanno ancora le stesse opportunità di diagnosi precoce e cura. È da questa doppia realtà che parte l’Ottobre Rosa 2026, con campagne e iniziative promosse da associazioni, fondazioni e grandi strutture sanitarie in tutta Italia. Un appuntamento che non riguarda soltanto la prevenzione del carcinoma mammario, ma offre l’occasione per riportare al centro prevenzione oncologica, diagnosi precoce, stili di vita, screening e accesso alle cure, con un’attenzione crescente alle disuguaglianze territoriali. Secondo i dati di “I numeri del cancro in Italia 2025”, nel 2024 sono state stimate 53.686 nuove diagnosi di tumore della mammella, di cui 53.065 nelle donne e 621 negli uomini. Sono circa 925mila le donne viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore della mammella. La sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi raggiunge l’88%. Nel complesso, nel 2025 in Italia sono state stimate circa 390mila nuove diagnosi di tumore. Negli ultimi dieci anni i decessi oncologici sono diminuiti complessivamente del 9%, mentre la sopravvivenza a cinque anni per i tumori più frequenti continua a essere superiore alla media europea. Numeri che raccontano i progressi della ricerca e delle cure, ma anche quanto resti importante giocare d’anticipo, attraverso la prevenzione e la diagnosi precoce.
AIRC, il Nastro Rosa guarda all'”ultimo miglio”
Dal primo al 31 ottobre torna il Nastro Rosa di Fondazione AIRC, la campagna nazionale dedicata alla ricerca e alla prevenzione del tumore al seno. In Italia una donna su otto è destinata a ricevere una diagnosi di carcinoma mammario nel corso della vita. AIRC sottolinea come la sopravvivenza a cinque anni sia passata dal 78% degli anni Novanta all’attuale 89,5%, grazie ai progressi nella diagnosi e nelle terapie. Ma proprio l’ultimo tratto della strada è quello più complesso: rimangono le forme più aggressive e quelle che non rispondono alle terapie disponibili. Per questo nel 2026 Fondazione AIRC ha destinato oltre 14 milioni di euro a progetti di ricerca e borse di studio dedicati al tumore al seno. Protagonista della campagna è Beatrice, 24 anni, che nel 2022 ha scoperto di avere un tumore della mammella.
LILT, prevenzione e stili di vita
Anche la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori torna con “LILT for Women – Nastro Rosa”, la campagna nazionale che per tutto ottobre richiama l’attenzione sulla prevenzione del carcinoma mammario. Accanto alla diagnosi precoce, LILT pone l’accento sui fattori di rischio modificabili, tra cui sovrappeso e obesità, sedentarietà, alimentazione, consumo di alcol e fumo. La campagna affronta inoltre la prevenzione del tumore della cervice uterina, ricordando il ruolo della vaccinazione contro l’HPV e dello screening attraverso Pap test e HPV test.
FrecciaRosa, la prevenzione sale sui treni
È una delle iniziative più riconoscibili dell’Ottobre Rosa italiano. Per il sedicesimo anno consecutivo torna FrecciaRosa, il progetto promosso da Fondazione IncontraDonna con il Gruppo FS Italiane, con il supporto dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica e il patrocinio del Ministero della Salute e della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Lo slogan 2026 è “La prevenzione è un viaggio da fare insieme”. Per tutto ottobre, a bordo di Frecce, Intercity e treni Regionali di Trenitalia, medici specialisti e volontari saranno a disposizione dei viaggiatori per offrire gratuitamente informazioni e consulenze sulla prevenzione oncologica. In base all’età e alla valutazione medica sarà possibile effettuare anche visite senologiche ed ecografie di supporto, con l’obiettivo di indirizzare le persone agli approfondimenti previsti dal Servizio sanitario nazionale. Sono previste inoltre possibilità di teleconsulto.
Il progetto non si ferma però ai treni. Nel 2026 la prevenzione arriva anche “a terra”, con tre appuntamenti:
20 ottobre, stazione di Cosenza ;
; 22 ottobre, Scalo San Lorenzo a Roma ;
; 30 ottobre, Scalo Genova Sampierdarena.
In queste sedi saranno disponibili gratuitamente diversi servizi, tra cui vaccinazione anti-HPV, screening della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto, vaccinazione antinfluenzale e screening per l’epatite C. Saranno inoltre proposte attività di valutazione dello stato metabolico, con misurazione di glicemia, peso e circonferenza vita e consulenza nutrizionale.
Quaranta stazioni illuminate di rosa
La campagna coinvolge anche la rete ferroviaria. 40 stazioni RFI saranno illuminate di rosa nelle serate del 30 settembre e del 1° ottobre, a partire dalle 20. La stazione di Cosenza tornerà inoltre a illuminarsi di rosa il 19 e il 20 ottobre. L’iniziativa punta così a trasformare i luoghi attraversati quotidianamente da milioni di persone in spazi di sensibilizzazione, portando il messaggio della prevenzione anche fuori dagli ospedali e dagli ambulatori. Il progetto è stato presentato a Roma alla presenza, tra gli altri, di rappresentanti del Gruppo FS, Fondazione IncontraDonna, Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute e AGENAS, con la partecipazione dell’attrice Elena Sofia Ricci come testimonial.
“Prevenzione” significa anche occuparsi dei fattori di rischio
Durante la presentazione di FrecciaRosa, Fondazione IncontraDonna ha posto l’attenzione anche sul rapporto tra obesità, salute metabolica e rischio oncologico. La prevenzione primaria comprende infatti comportamenti individuali, come non fumare, seguire un’alimentazione equilibrata e praticare attività fisica, ma anche interventi collettivi legati all’ambiente e alle condizioni di vita. La prevenzione secondaria, invece, punta a individuare la malattia precocemente attraverso gli screening. È una distinzione fondamentale: prevenire non significa soltanto cercare eventuali tumori quando sono già presenti, ma anche intervenire sui fattori modificabili che possono contribuire al loro sviluppo.
Cracking Cancer: “Un tumore su tre potrebbe essere evitato”
Sul valore della prevenzione interviene anche Cracking Cancer, che in occasione dell’Ottobre Rosa richiama l’attenzione sulla partecipazione ai programmi di screening mammografico. Secondo il presidente Gianni Amunni, circa il 35% dei tumori potrebbe essere evitato attraverso comportamenti individuali e collettivi corretti. La prevenzione oncologica comprende infatti sia quella primaria, che mira a ridurre i fattori di rischio, sia quella secondaria, attraverso gli screening e la diagnosi precoce. Cracking Cancer richiama in particolare le differenze territoriali nell’adesione ai programmi di screening. L’obiettivo non è soltanto aumentare il numero complessivo delle donne che effettuano la mammografia, ma fare in modo che la possibilità di accedere alla prevenzione non dipenda dal luogo in cui si vive. Il tema delle disuguaglianze emerge anche dai dati AIOM: nel 2024 la copertura da esame dello screening mammografico era del 50% a livello nazionale, ma saliva al 62% nel Nord e scendeva al 51% nel Centro e al 34% nel Sud e nelle Isole.
Humanitas, dieci anni di “Sorrisi in Rosa”
Anche gli ospedali diventano protagonisti dell’Ottobre Rosa. Humanitas celebra nel 2026 i dieci anni di “Sorrisi in Rosa“, progetto nato per raccontare attraverso fotografia e testimonianze le storie delle donne che hanno affrontato un percorso oncologico. Sono oltre 170 le testimonial coinvolte negli ospedali Humanitas di Rozzano, Milano, Bergamo, Torino, Castellanza e Catania. Il 6 ottobre, all’Auditorium IULM di Milano, si terrà “Let’s talk with Sorrisi in Rosa: 10 anni insieme”, con la partecipazione delle donne protagoniste del progetto, degli specialisti delle Breast Unit e del Cancer Center e degli studenti dell’Università IULM. L’appuntamento presenterà anche il cortometraggio “Non pensavo mi riguardasse” e l’iniziativa “Dame in rosa”, realizzata con il Museo Poldi Pezzoli. Il programma inaugura un mese di attività di sensibilizzazione e consulti gratuiti negli ospedali e Medical Care del Gruppo.
IEO e SICPRE, riflettori sulla ricostruzione mammaria
L’Ottobre Rosa guarda anche a ciò che accade dopo la diagnosi e dopo le cure. Il 21 ottobre a Milano si svolgerà la sesta edizione nazionale del Breast Reconstruction Awareness Day, promosso da SICPRE in collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia. L’incontro, dal titolo “Ritornare prima come prima”, sarà dedicato alla ricostruzione mammaria e alle possibilità oggi disponibili, con un confronto tra specialisti e donne sulle diverse opzioni ricostruttive. Un tema che allarga il concetto di cura: non soltanto eliminare la malattia, ma accompagnare la persona anche nella fase successiva al trattamento.
Fondazione Veronesi, dalla Pink Parade alla ricerca
Il 18 ottobre torna anche la PittaRosso Pink Parade, la camminata non competitiva di 5 chilometri organizzata da PittaRosso e Fondazione Umberto Veronesi. L’evento, giunto alla tredicesima edizione, si svolgerà a Milano ma prevede anche una modalità diffusa per chi vuole partecipare da altre località italiane. L’obiettivo è raccogliere fondi per la ricerca scientifica sui tumori femminili e promuovere al tempo stesso l’importanza dell’attività fisica e della prevenzione. Per tutto ottobre torna inoltre “le Noci per la ricerca”, iniziativa realizzata con Life e distribuita nella Grande Distribuzione Organizzata. Una parte del ricavato delle confezioni di noci viene destinata alla Fondazione Veronesi per sostenere la ricerca sui tumori femminili.mNel 2026 si aggiunge una novità: “le Mandorle per la ricerca”, con una quota del ricavato destinata anch’essa alla ricerca.
La prevenzione non finisce il 31 ottobre
Il significato dell’Ottobre Rosa va quindi oltre il calendario delle campagne. I dati mostrano che il tumore della mammella è oggi una malattia dalla quale un numero crescente di persone può guarire o convivere a lungo grazie alla diagnosi precoce e ai progressi terapeutici. Secondo AIOM, la sopravvivenza a cinque anni per il carcinoma mammario è dell’88%. Ma gli stessi numeri evidenziano che l’accesso alla prevenzione non è ancora uniforme. La partecipazione agli screening varia significativamente tra le diverse aree del Paese e persistono fenomeni di mobilità sanitaria, soprattutto per alcuni interventi oncologici. Per questo il messaggio dell’Ottobre Rosa non è soltanto “ricordati di fare un controllo”. È un invito a costruire una prevenzione realmente accessibile, a partire dagli screening organizzati dal Servizio sanitario nazionale, dalla promozione di stili di vita salutari e dalla riduzione delle disuguaglianze. AIRC, LILT, IncontraDonna, Humanitas, IEO, Fondazione Veronesi e Cracking Cancer, attraverso linguaggi e iniziative differenti, riportano così al centro lo stesso tema: anticipare la diagnosi, sostenere la ricerca e fare in modo che i progressi raggiunti dalla medicina siano accessibili al maggior numero possibile di persone.
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Palermo: percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone mediaoneonline.it
https://www.youtube.com/watch?v=AXgR5Q4rflI
Insieme per il paziente. A Palermo percorsi ottimizzati per la cura del tumore al polmone. Policlinico “Paolo Giaccone”, ARNAS Civico Di Cristina, La Maddalena e Villa Sofia Cervello insieme per armonizzare diagnosi e trattamento del carcinoma polmonare metastatico. Obiettivo: tempestività diagnostica, appropriatezza delle cure, equità di accesso e continuità assistenziale TELE ONE canale 16 in tutta la Sicilia, in diretta streaming su www.teleone.it, https://www.facebook.com/teleone.it e sull'App Tele One Tv All rights reserved – Questo video è protetto da copyright ed è espressamente vietato ogni utilizzo, riproduzione od uso, parziale o totale
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Torino: 'Life is Pink' torna per la prevenzione e cura dei tumori femminili Blasting News
La nona edizione di Life is Pink torna a Torino, focalizzandosi su prevenzione, cura e ricerca sui tumori femminili. La campagna, promossa ogni ottobre dalla Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro – Candiolo, è stata annunciata il 1 ottobre 2026. L'iniziativa sostiene l'aggiornamento delle tecnologie per gli esami mammografici presso l'INOC – Istituto Nazionale Oncologico Candiolo. L'obiettivo è migliorare la qualità delle immagini, ottimizzare la valutazione diagnostica e integrare l'intelligenza artificiale. Il lancio è avvenuto il 30 settembre con la proiezione del nuovo logo sulla facciata dello store Rinascente di Torino.
L'obiettivo 2026 è rendere il percorso diagnostico più rapido ed efficiente tramite tecnologie mammografiche avanzate per immagini più nitide e dettagliate.
Dati sui tumori femminili in Italia
In Italia, il tumore della mammella è la neoplasia più diagnosticata nelle donne: oltre 53.000 nuove diagnosi stimate ogni anno. La sopravvivenza a cinque anni raggiunge l'88%, grazie a diagnosi precoci e terapie. Tra i tumori ginecologici, il tumore del corpo dell’utero conta circa 8.650 nuove diagnosi (79% di sopravvivenza). Per l’ovaio si stimano oltre 5.400 nuovi casi (43% di sopravvivenza).
Le nuove tecnologie di Life is Pink riguardano gli esami mammografici dell'Istituto Nazionale Oncologico Candiolo.
Il progetto include l'intelligenza artificiale a supporto dei medici, per facilitare l'individuazione di anomalie e ridurre la necessità di esami ripetuti o approfondimenti non necessari.
Eventi della campagna Life is Pink
Tra gli appuntamenti figura la Pro Am della Speranza – The Green is Pink, gara di golf svoltasi martedì 22 settembre al Royal Park I Roveri. L’evento ha visto la partecipazione di 25 squadre e 100 giocatori.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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“Camminata in rosa” a Omegna: al via l’Ottobre rosa per la prevenzione del tumore al seno La Stampa
Nel ricordo di Flavio Montesso, una delle figure più rappresentative e attive della Lilt del Vco, e di Ilaria Cagnoli, impiegata alla casa di comunità di Omegna, torna sabato la «Camminata in rosa», evento che apre l’«Ottobre rosa» dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Un’iniziativa che vede insieme la Lega tumori e l’Asl Vco attraverso la struttura complessa di oncologia all’ospedale Castelli di Verbania, al San Biagio di Domodossola e al Madonna del Popolo di Omegna coordinata dal primario Mario Franchini.
Per l’intero mese viene offerta la possibilità di visite gratuite. Lo scorso anno furono 140 le donne che si sono recate a fare gli esami, parlare con i medici e quest’anno l’auspicio sia della Lilt sia dell’Asl è che siano di più.
Sabato intanto torna la «Camminata in rosa». Il ritrovo è alle 14 in piazza Martiri; da lì si prosegue sul lungolago fino a Bagnella e si ritorna al Forum dove, grazie alla collaborazione della scuola per panettieri e pasticceri di Vco Formazione, verrà offerta a tutti una merenda. Sarà un’occasione di dialogo su come fare opera di sensibilizzazione su una patologia che colpisce ogni anno centinaia di donne tra Vco e Novarese.
Al programma possono aderire tutti, anche gli uomini anche se in misura minore anche loro sono soggetti ad essere colpiti di tumore al seno, e per farlo si può prenotare telefonando al numero 327.4296759 dalle 10 alle 11 da lunedì a venerdì.
«Chiediamo a tutti di partecipare alla Camminata perché il problema del carcinoma mammario interessa tante donne e coinvolge intere famiglie - dice il presidente della Lilt Vco Francesco Pesce -. Fare uno screening è fondamentale anche perché nel corso degli incontri i medici dell’Asl suggeriscono stili di vitae danno consigli utili su come fare prevenzione». Fare una visita di controllo è considerato un gesto d’amore e di responsabilità verso se stessi e i propri cari.
«Rivolgo un appello a tutte le donne affinché colgano questa opportunità - aggiunge il direttore dell’Asl Vco Francesco Cattel - una diagnosi precoce salva la vita, permette di individuare eventuali lesioni nelle fasi iniziali e di intervenire tempestivamente».
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Criteri Critici
Tumori, per genitourinari 87mila diagnosi l'anno in Italia, 'sfida cura personalizzata' La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 1 ott. (Adnkronos Salute) - In Italia sono stimate ogni anno 87mila nuove diagnosi di tumore della prostata, della vescica, del rene e del testicolo. Sono malattie molto eterogenee che richiedono diagnosi appropriate e soprattutto percorsi di cura personalizzati. La frequenza dell'incidenza risente anche dell'invecchiamento della popolazione e, per alcune neoplasie, di fattori di rischio modificabili come il fumo. Sono alcuni dei temi del 36esimo Congresso nazionale della Siuro (Società italiana di uro-oncologia). Da oggi fino a sabato, oltre 250 specialisti di diverse branche della medicina si riuniscono a Torino per fare il punto sulle ultime novità scientifiche sui tumori genitourinari.
Al tema della prevenzione è dedicata una delle sessioni del meeting. "I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive di molti pazienti, ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e dallo stadio alla diagnosi - spiega Rolando Maria D'Angelillo, presidente Siuro - Occorre investire nella prevenzione primaria e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne esistono le condizioni. A differenza dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, per quello della prostata non esiste, infatti, un programma nazionale di screening organizzato. È una neoplasia molto diffusa che fa registrare oltre 40mila diagnosi ogni anno. Sono in corso alcune esperienze pilota regionali basate sulla valutazione del rischio. Il test del Psa può essere considerato dopo un colloquio informato con il medico sui possibili benefici e danni. Se il risultato richiede approfondimenti, può essere indicata una risonanza magnetica multiparametrica prima di decidere se effettuare una biopsia".
"Un programma di screening basato sul solo Psa, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato - sottolinea Giovanni Pappagallo, vicepresidente Siuro - Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e di conseguente sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario. Il tumore della prostata è tra le neoplasie più frequentemente diagnosticate negli uomini. La sfida è quindi individuare precocemente le forme clinicamente significative negli uomini effettivamente a maggior rischio, per esempio per familiarità o per alcune mutazioni genetiche ereditarie come quelle del gene Brca2". Pertanto, "come Siuro - afferma D'Angelillo - riteniamo che il ricorso al test del Psa non debba essere indiscriminato, ma inquadrato in linee di indirizzo condivise con la medicina generale. Vanno previsti criteri espliciti per l'avvio, la prosecuzione e la sospensione di questo esame in base all'età, alle comorbidità, al rischio individuale e alle preferenze della persona".
Sempre al congresso di Torino, un'altra sessione viene dedicata al tema della sessualità nei pazienti trattati per tumore urologico. "Oggi con l'avvento di terapie sempre più mirate e trattamenti di combinazione per molti pazienti si può parlare di lungo-sopravvivenza se non, addirittura, di guarigione - evidenzia Alberto Lapini, coordinatore Siuro Academy - Ecco che allora acquista sempre più importanza la qualità della vita. Un aspetto fondamentale in questo ambito è la sessualità. Il problema, anche se più sentito nel sesso maschile, in realtà interessa anche la donna, ma cosa più importante è sempre un problema di coppia. La chirurgia oggi deve tener conto anche di questo e dove possibile attuare procedure atte a garantire la preservazione della funzione sessuale. In tal senso operano la chirurgia robotica per il carcinoma prostatico e le tecniche chirurgiche meno demolitive (sexual-preserving techniques) utilizzabili in casi selezionati di carcinoma vescicale in ambo i sessi. Ma la sessualità può venir meno anche per trattamenti radioterapici o terapie sistemiche, ecco che allora riveste estrema importanza informare correttamente e offrire ai pazienti la possibilità di un percorso riabilitativo con farmaci specifici oltre ad un supporto psicologico di coppia". Rimarca Pappagallo: "Nella gestione di tutti i tumori urologici bisogna riuscire a preservare il più possibile le funzioni sessuali", che "rappresentano una componente importante della qualità di vita per chi sta affrontando la difficile prova del percorso oncologico. L’équipe curante deve informare i pazienti sugli effetti possibili, ascoltarne le priorità e offrire supporto durante e dopo i trattamenti".
Il meeting nazionale di Siuro prevede oggi una sessione dedicata all'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella diagnostica uro-oncologica. "L'Ai è oggetto di crescente ricerca nella diagnostica - osserva D'Angelillo - Gli algoritmi possono aiutare nella lettura delle immagini radiologiche e nell'identificazione di lesioni sospette, per esempio nella risonanza magnetica della prostata o nella Tc del rene, oppure nella diagnosi anatomo-patologica; le loro prestazioni dipendono però dal contesto e dai dati impiegati. Prima di un impiego esteso servono validazioni indipendenti e studi prospettici che ne valutino l'utilità clinica, la sicurezza e l'equità. L'Ai può affiancare i professionisti e il team multidisciplinare nelle decisioni, senza sostituirne il giudizio clinico".
"Anche nei tumori genitourinari stiamo assistendo a una progressiva personalizzazione delle terapie - conclude Orazio Caffo, membro del Consiglio direttivo di Siuro - Tra gli strumenti in studio c'è l'analisi del Dna tumorale circolante (ctDna) mediante un prelievo di sangue. In contesti specifici potrebbe aiutare a monitorare la malattia o a identificare alterazioni molecolari; la sua utilità clinica va però definita per ciascuna indicazione. L'integrazione dei dati clinici con quelli dell'anatomia patologica, delle immagini e, dove appropriato, dei test molecolari può contribuire a decisioni più personalizzate. L'Ai potrà facilitare questa integrazione, consentendo una valutazione più completa del singolo paziente".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Dopo l’estate, la prevenzione passa anche dalla pelle: a ottobre Marilab accende i riflettori sul melanoma IlFaroOnline
L’estate è appena trascorsa e con essa mesi di maggiore esposizione al sole. Ottobre può rappresentare un momento utile per tornare a dedicare attenzione alla propria pelle e programmare un controllo dermatologico, soprattutto quando sono presenti molti nei, familiarità o altri fattori di rischio.
È proprio alla prevenzione del melanoma che Marilab dedica il principale focus del mese di ottobre, con un’iniziativa pensata per favorire il controllo della pelle e dei nei dopo il periodo estivo.
Melanoma: perché controllare la pelle dopo l’estate
Il melanoma è un tumore della pelle che può svilupparsi anche a partire da un neo preesistente, ma può comparire anche su cute apparentemente sana. La prevenzione e la diagnosi precoce rappresentano strumenti importanti e il controllo dermatologico consente allo specialista di valutare eventuali lesioni che presentano caratteristiche da approfondire.
Dopo l’estate, quindi, può essere un momento appropriato per osservare con maggiore attenzione la propria pelle e rivolgersi a uno specialista in presenza di cambiamenti o anomalie.
Un neo che cambia forma, colore o dimensione, una lesione nuova o una modificazione della pelle che persiste sono elementi che meritano una valutazione medica, senza necessariamente significare la presenza di una patologia.
Il Pacchetto Melanoma a tariffa agevolata
Per tutto il mese di ottobre, Marilab propone il Pacchetto Melanoma a tariffa agevolata di 125 euro, un percorso dedicato al controllo dermatologico della pelle.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di facilitare l’accesso a un controllo specialistico e promuovere una maggiore attenzione alla salute della pelle, trasformando la fine dell’estate in un’occasione per dedicarsi alla prevenzione.
Il percorso si inserisce nell’attività più ampia dei centri Marilab, dove la prevenzione viene affrontata attraverso il contributo di professionisti specializzati e l’utilizzo di strumenti diagnostici dedicati.
La valutazione resta naturalmente affidata al medico, che può indicare eventuali ulteriori approfondimenti sulla base delle caratteristiche individuali e dell’esito della visita.
La prevenzione non si ferma alla pelle
Il programma di ottobre prosegue anche con altre iniziative dedicate alla prevenzione.
Per la salute della donna, Marilab mantiene il percorso senologico che comprende visita senologica, mammografia con Tomosintesi 3D ed ecografia mammaria. Un percorso che integra la valutazione specialistica con tecnologie diagnostiche avanzate, tra cui la Tomosintesi 3D.
Il 20 ottobre torna inoltre l’Open Day dedicato alla glicemia, un appuntamento pensato per favorire il controllo di un parametro importante per la salute e richiamare l’attenzione sull’importanza di effettuare controlli periodici.
Ottobre, un mese per ripartire dalla prevenzione
Dalla pelle alla salute della donna, fino al controllo della glicemia, le iniziative di ottobre confermano l’impegno di Marilab nella promozione di una cultura della prevenzione.
Dopo i mesi estivi, dedicare qualche minuto all’osservazione della propria pelle e programmare i controlli indicati dal proprio medico può essere un modo semplice per tornare a prendersi cura della propria salute.
Le sedi Marilab
Ostia Marilab Center – Via Alfredo Zambrini 14
Ostia Marilab Surgery – Via Alfredo Zambrini 4
Roma Garbatella – Via Caffaro 137
Marilab Future Labs Pomezia – Via dei Castelli Romani 2
Fiumicino Marilab – Via della Foce Micina 75
Per informazioni e prenotazioni: www.marilab.it | Tel. 06 561951
È inoltre possibile prenotare online scegliendo direttamente sede, giorno e orario della prestazione.