📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?5
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
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B
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❌
Criteri Critici
Quando smetteranno i malati di cancro di fare la fila fino alle 23:00 per... una TAC? Vietnam.vn
I dirigenti ospedalieri hanno dato istruzioni ai reparti di applicare protocolli di radioterapia frazionata ai casi con indicazioni appropriate, al fine di ridurre la durata dei trattamenti. Questa soluzione viene scelta in base alle condizioni del paziente e alle esigenze professionali, e non viene applicata in modo uniforme semplicemente per ridurre il carico di lavoro.
In risposta all'aumento della domanda di radioterapia registrato negli ultimi giorni, i rappresentanti dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City hanno dichiarato di aver organizzato trattamenti fuori orario, con sistemi operativi dalla mattina presto fino a sera, dando priorità ai casi che necessitano di radioterapia d'urgenza o di trattamento precoce.
Tuttavia, secondo l'ospedale, un'ulteriore difficoltà è rappresentata dalla limitata disponibilità dell'isotopo radioattivo 18F-FDG utilizzato per le scansioni PET/CT. "Durante i periodi di carenza del farmaco, l'ospedale consiglia ai pazienti di optare per la TAC, la risonanza magnetica, la scintigrafia ossea o altri metodi prescritti dai medici", ha dichiarato un rappresentante dell'ospedale.
Il progetto del ciclotrone e dell'acceleratore lineare prevede un investimento totale stimato di 587 miliardi di VND. Il ciclotrone sarà utilizzato per la produzione di radioisotopi, contribuendo a garantire una fornitura preventiva di farmaci per i due sistemi PET/CT; l'acceleratore amplierà la capacità di radioterapia. Una volta completato, il sistema dovrebbe anche supportare la fornitura di radiofarmaci ad altre strutture nella regione.
La struttura comprende un'area all'avanguardia per lo screening delle malattie, apparecchiature mediche specializzate, un sistema ciclotrone e un acceleratore lineare a energia singola, un centro di radioterapia protonica e servizi di supporto per i pazienti.
Il 2 ottobre, i rappresentanti del Dipartimento della Salute di Ho Chi Minh City hanno annunciato che, nel periodo 2026-2030, il settore sanitario della città ha registrato cinque progetti chiave presso l'Ospedale Oncologico, utilizzando il bilancio comunale per un investimento totale stimato di oltre 5.000 miliardi di VND.
La sezione TC del sistema PET/TC è tuttora utilizzata per la diagnostica per immagini, il monitoraggio della risposta al trattamento e la pianificazione della radioterapia. Come richiesto dal Ministero della Salute , l'ospedale deve ridurre proattivamente i tempi di attesa e minimizzare le interruzioni dei piani di trattamento finché i progetti di investimento non saranno completati.
Secondo il Dipartimento della Salute di Ho Chi Minh City, il progetto per l'acquisto di attrezzature mediche specializzate è stato approvato dal Comitato Popolare di Ho Chi Minh City e si prevede che la gara d'appalto venga indetta entro il primo trimestre del 2027. L'investitore è il Consiglio di Gestione dei Progetti per gli Investimenti e la Costruzione di Opere Civili e Industriali della città.
I progetti rimanenti sono in fase di finalizzazione da parte del Ministero della Salute in coordinamento con il comitato di gestione del progetto, il Ministero delle Finanze e altre unità competenti, e saranno presentati alle autorità competenti per l'approvazione nel 2026-2027. Secondo il Ministero della Salute, a lungo termine la città mira ad ampliare la rete oncologica, con la struttura di Ba Ria, che dovrebbe avere 700 posti letto, inclusa nell'elenco degli investimenti proposti con la formula del partenariato pubblico-privato; la struttura di Binh Duong è già stata registrata nel piano di investimenti pubblici a medio termine.
Fonte: https://tienphong.vn/bao-gio-benh-nhan-ung-thu-het-rong-ran-den-23-gio-dem-de-chup-chieu-post1881491.tpo
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
30.4/100
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Criteri Critici
“Più belle insieme” in Oncologia, quando il make-up è terapeutico La Stampa
“Più belle insieme” in Oncologia, quando il make-up è terapeutico
Le allieve Coverfop «beauty coach» per le pazienti; pennelli e trucco, ma anche incontro e condivisione alla base del progetto promosso da Lilt Vercelli e Asl
Roberto Maggio
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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41.5/100
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Criteri Critici
Il ruolo della collaborazione multidisciplinare e della terapia con inibitori di MEK nella gestione della neurofibromatosi di tipo 1. Vietnam.vn
AstraZeneca Vietnam, in collaborazione con l'Associazione Pediatrica Vietnamita, ha organizzato un seminario scientifico per aggiornare lo stato attuale della diagnosi e del trattamento della neurofibromatosi plessiforme di tipo 1 (NF1-PN), sottolineando il ruolo della collaborazione multidisciplinare e discutendo la terapia con inibitori di MEK. La neurofibromatosi di tipo 1 (NF1) è una rara malattia genetica, spesso diagnosticata durante l'infanzia e che si manifesta con diverse caratteristiche. Fino al 50% dei bambini affetti da NF1 può sviluppare neurofibromatosi plessoide (PN) e si stima che il 10% possa evolvere in una neoplasia maligna. Gli esperti hanno sottolineato l'importanza dell'identificazione precoce, della collaborazione multidisciplinare e del monitoraggio a lungo termine nella gestione della malattia, raccomandando un trattamento individualizzato basato sui sintomi e sulle condizioni del paziente, con la possibilità di combinare la chirurgia e la terapia mirata nei casi appropriati. Grazie alla collaborazione con l'Associazione Pediatrica del Vietnam, AstraZeneca Vietnam continua a contribuire alla sensibilizzazione sulle malattie rare e alla promozione di un approccio multidisciplinare nella gestione della neurofibromatosi di tipo 1. Fonte: https://www.sggp.org.vn/vai-role-phoi-hop-da-chuyen-khoa-va-lieu-phap-uc-che-mek-trong-quan-ly-benh-u-xo-than-kinh-tuyp-1-post874467.html
Il paradosso della cura del cancro: le apparecchiature PET/CT sono disponibili, ma i farmaci scarseggiano, costringendo i malati di cancro a migrare dal Sud al Nord. - Vietnam.vn
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Il paradosso della cura del cancro: le apparecchiature PET/CT sono disponibili, ma i farmaci scarseggiano, costringendo i malati di cancro a migrare dal Sud al Nord. Vietnam.vn
(CLO) Il Ministero della Salute sta esaminando la fornitura di alcuni farmaci per la cura del cancro e di farmaci radioattivi a seguito di segnalazioni secondo cui i pazienti nel Sud sono costretti a recarsi in altre località, persino ad Hanoi, per sottoporsi a procedure PET/CT. Nel frattempo, la domanda di trattamenti oncologici è in aumento, ma la capacità di radioterapia del paese rimane limitata, rendendo necessaria una rivalutazione della pianificazione della rete e degli investimenti infrastrutturali per soddisfare le esigenze reali. Riguardo alla situazione dell'approvvigionamento di farmaci, il signor Nguyen Thanh Lam, vicedirettore del Dipartimento per l'amministrazione dei farmacidel Ministero della Salute, ha affermato che il Dipartimento sta esaminando la fornitura di diverse categorie di farmaci, tra cui farmaci per la cura del cancro e farmaci radioattivi, per garantire che le esigenze di trattamento siano soddisfatte. Secondo il signor Lam, i certificati di autorizzazione all'immissione in commercio sono ancora validi per i gruppi di farmaci chimici e i relativi farmaci radioattivi. Il Dipartimento continua a monitorare la capacità di approvvigionamento, il livello di soddisfazione della domanda e qualsiasi problema che possa influire sulla fornitura. In precedenza, alcune strutturemedichenel Sud del Paese avevano segnalato di possedere sistemi PET/CT ma di riscontrare difficoltà nell'approvvigionamento di radiofarmaci. Alcuni pazienti oncologici in cura a Ho Chi Minh City, quando veniva loro prescritta una PET/CT per la valutazione delle lesioni, erano costretti a recarsi ad Hanoi. I pazienti hanno segnalato che questa situazione si protrae da quasi due anni a causa delle difficoltà nell'ottenere farmaci radioattivi nella regione meridionale. La PET/CT è una tecnica cruciale nella diagnosi, nella valutazione delle lesioni e nel monitoraggio del trattamento del cancro. Tuttavia, l'esecuzione di questa tecnica richiede non solo l'attrezzatura adeguata, ma anche una fonte idonea di radiofarmaci. La dottoressa Ha Anh Duc, direttrice del Dipartimento di Esami Medici e Gestione delle Terapie, ha inoltre dichiarato che l'unità ha inviato un documento in cui si richiede agli ospedali di fornire informazioni sulla fornitura e sull'utilizzo di farmaci radioattivi, in particolare quelli utilizzati per la diagnosi e il trattamento del cancro. Secondo il signor Duc, il responsabile di una struttura medica deve avere la responsabilità di garantire la fornitura di medicinali e materiale sanitario, compresi i medicinali per esami e trattamenti coperti dall'assicurazione sanitaria, e di prevenire carenze che potrebbero ledere i diritti dei pazienti. A Ho Chi Minh City, dal 2024 al 2026, il Ministero della Salute ha ripetutamente proposto e richiesto l'approvazione per l'investimento in un sistema ciclotronico presso l'Ospedale Oncologico, Sezione 2, al fine di produrre in modo proattivo radiofarmaci per PET/CT. Tuttavia, ad oggi non esiste ancora un piano concreto per la sua attuazione. Nel frattempo, la PET/CT rientra tra le tecniche mediche coperte dall'assicurazione sanitaria. Tuttavia, dover viaggiare fino adHanoiper sottoporsi a questa procedura può aumentare significativamente i costi di viaggio, alloggio e tempo di trattamento per i pazienti. La difficoltà nell'ottenere i radiofarmaci è solo una parte della sfida nell'approccio al trattamento del cancro. Con l'aumento del numero di casi di cancro, aumenta anche la pressione sul sistema di radioterapia. Secondo il dottor Nguyen Duy Anh, vicedirettore del Centro internazionale di oncologia, radioterapia e medicina nucleare dell'ospedale generale di Phuong Dong, i dati pubblicati negli ultimi anni mostrano che il Vietnam possiede attualmente circa 84 acceleratori lineari per radioterapia. Tuttavia, il numero di apparecchi non riflette appieno la reale capacità di soddisfare le esigenze di trattamento. Alcune analisi nazionali suggeriscono che l'attuale capacità di radioterapia soddisfi circa il 60-70% del fabbisogno di base. Nel frattempo, documenti del Ministero della Salute, citando dati dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), indicano che i servizi di radioterapia in Vietnam soddisfano solo il 25-50% della domanda, a seconda del metodo di calcolo e del periodo di valutazione. Questa differenza dimostra che la valutazione della capacità di radioterapia deve basarsi su molti fattori, non solo sul numero di apparecchiature, ma anche sulla capacità di utilizzo, sul personale, sul tipo di tecnica e sull'accessibilità dei pazienti. Secondo GLOBOCAN 2022, in Vietnam sono stati registrati circa 180.480 nuovi casi di cancro nel 2022. Durante il trattamento, una parte significativa dei pazienti ha richiesto la radioterapia. Alcuni esperti suggeriscono di aggiungere circa 35-40 dispositivi per raggiungere il livello minimo di riferimento di un dispositivo ogni milione di persone. Tuttavia, il dottor Duy Anh ritiene che questo debba essere considerato solo un punto di riferimento per quanto riguarda le infrastrutture, non la risposta definitiva. "È necessario pianificare le esigenze nazionali di radioterapia in base alla popolazione e ai modelli di diffusione delle malattie, individuando dove è necessario investire in nuove apparecchiature, dove è necessario ammodernare le attrezzature e dove è necessario costruire centri di radioterapia", ha affermato. Il dottor Duy Anh ritiene che la produttività di un apparecchio per radioterapia si aggiri in genere intorno ai 20-30 pazienti al giorno. Indagini internazionali condotte dall'AIEA registrano un tasso comune di 21-30 pazienti/giorno/apparecchio, ma alcune strutture continuano a trattare oltre 50 pazienti al giorno. La principale preoccupazione legata al sovraffollamento non riguarda solo i lunghi tempi di attesa per i pazienti. La radioterapia è un trattamento che richiede tempestività. In molte situazioni mediche, soprattutto se combinate con interventi chirurgici e chemioterapia, i tempi di attesa prolungati possono compromettere l'intero processo di trattamento, ha spiegato il medico. Oltre a investire in nuove attrezzature, una soluzione cruciale è quella di creare una rete regionale di centri di riferimento per la radioterapia. Non è necessario che ogni provincia disponga di un grande centro di radioterapia; al contrario, centri specializzati possono gestire tecniche complesse fornendo al contempo supporto professionale alle strutture periferiche. Le consulenze a distanza avanzate, la condivisione di dati di imaging e la pianificazione del trattamento contribuiscono anche a una corretta stratificazione dei pazienti. I casi complessi possono essere gestiti presso centri specializzati, mentre i casi più gestibili possono essere trattati in strutture più vicine al luogo di residenza del paziente. "Investire in nuove attrezzature è ancora necessario, ma deve basarsi su una pianificazione accurata. Nei prossimi 5-10 anni dobbiamo stabilire di quanta capacità di radioterapia ha bisogno ogni regione, quali tecniche, quante macchine, che tipo di personale e dove dovrebbero essere dislocate, in modo che i pazienti possano accedere alle cure entro tempi ragionevoli", ha sottolineato il dottor Duy Anh. Fonte: https://congluan.vn/nghich-ly-dieu-tri-ung-thu-co-may-petct-thieu-duoc-chat-benh-nhan-ung-thu-phai-nam-tien-bac-tien-post362580.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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45.9/100
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Criteri Critici
“Io, malata di tumore, cerco il super-farmaco Usa che è introvabile in Europa” La Stampa
Angelica Pasculli è una madre coraggio che ha scoperto di avere un tumore al pancreas quando era al terzo mese di gravidanza. Tra lei e il bambino ha scelto lui, che oggi è diventato per lei e suo marito Pasquale ragione di vita. La malattia intanto, senza chemioterapia, è progredita e adesso l’unica speranza per Angelica è un “super-farmaco” scoperto in America ma non disponibile in Europa. È il daraxonrasib e non è una cura definitiva, perché gli studi sull’uomo hanno mostrato che i pazienti trattati con la nuova molecola rispetto alla chemio allungano la sopravvivenza di circa 6 mesi.
«Chiedo solo la possibilità di vivere ancora un po’ di più, sperando che nel frattempo escano nuove terapie. Voglio accompagnare mio figlio a scuola, rimboccargli le coperte. Voglio vivere», è l’appello che Angelica ha lanciato scrivendo anche al presidente Mattarella e ai vertici dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, che finora si è impegnata invano a convincere l’azienda americana che possiede il brevetto a concederne l’uso compassionevole. Ma la risposta di Revolution Medicines è stata elusiva: «Faremo in modo di accelerare il più possibile la sua approvazione». Come dire: paghi lo Stato, non noi.
Ed è qui che la storia di Angelica diventa emblematica dei prezzi folli dei medicinali innovativi. Una corsa che Trump ha cercato di fermare a scapito dell’Europa, imponendo che le aziende pratichino negli Usa i prezzi più bassi pagati nell’Ue. Ecco così che le imprese hanno iniziato a ritardare il lancio di nuovi prodotti in Europa, come nel caso del super-farmaco che servirebbe ad Angelica. Che costa tanto, troppo: negli Usa 39.800 dollari per 30 giorni, quasi 480 mila dollari l’anno. Considerando che secondo l’Aifa i pazienti eleggibili al trattamento da noi sarebbero 4 mila, il costo per lo Stato sarebbe di 1,6 miliardi. Da qui il braccio di ferro per convincere l’azienda a ridurre il prezzo. Pressing finora senza esito, perché la biotech californiana che detiene il brevetto non vuole ridurre i margini di profitto nel più redditizio mercato a stelle e strisce.
A breve l’europea Ema potrebbe dare il via libera alla commercializzazione, ma la parola passerebbe poi all’Aifa, chiamata a incrociare le armi con l’azienda per ottenere uno sconto consistente.«Sbrigatevi, per favore. Fatelo per me e per le persone che sperano di vivere più a lungo nonostante la malattia», è l’appello di Angelica per l’uso compassionevole del farmaco. In attesa che la compassione smuova Revolution Medicines, Le Iene, dopo aver raccontato ieri sera la storia in tv, hanno aiutato Angelica ad aprire l’indirizzo email aiutiamoangelica@gmail.com, attraverso il quale sarà possibile contattare la famiglia e fare una donazione. E c’è da giurarci che gli italiani faranno prima di chi dovrebbe governare un mercato dei farmaci impazzito.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
MILANO — IL TUMORE AL POLMONE CAMBIA STRATEGIA: PRIMA L’IMMUNOTERAPIA, POI LA CURA ArtesTV | Giornale
Lo studio internazionale presentato ad ASTRO 2026 apre una nuova prospettiva per alcuni pazienti con tumore polmonare in stadio III: 142 persone valutate, quasi il 95% arrivato a un trattamento con intento curativo. Ma i risultati sono ancora preliminari e la nuova strategia dovrà essere interpretata nel contesto della pratica clinica e degli studi futuri. A Boston si parla di cancro al polmone. Ma soprattutto si parla di una domanda che per anni ha accompagnato medici e pazienti davanti a una diagnosi di malattia localmente avanzata: operare subito? Fare chemioradioterapia? E se il tumore fosse troppo esteso per la chirurgia, quale strada scegliere? Oggi quella sequenza potrebbe diventare più flessibile. Più dinamica. Più costruita sulla risposta del singolo paziente. È uno dei messaggi arrivati da ASTRO 2026, il congresso internazionale dedicato alla radioterapia oncologica, dove il professor Andrea Filippi, direttore della Struttura Complessa di Radioterapia dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ha presentato i risultati dello studio internazionale MDT-Bridge. Il punto è preciso. Non decidere tutto al primo giorno. Non mettere immediatamente un’etichetta definitiva sulla malattia. Prima due cicli di chemio-immunoterapia. Poi una nuova valutazione multidisciplinare. Poi la scelta della terapia locale più appropriata: chirurgia oppure chemioradioterapia. Una strategia adattativa che, nei dati presentati a Boston, ha consentito alla grande maggioranza dei 142 pazienti coinvolti di arrivare a un trattamento locale con intento curativo. I numeri sono quelli che hanno acceso i riflettori sullo studio. Dei 142 pazienti trattati con la fase iniziale di terapia, 106 sono stati sottoposti a resezione chirurgica, pari al 74,6%. Altri 25 hanno ricevuto chemioradioterapia, mentre 11 pazienti, il 7,7%, non hanno ricevuto un trattamento locale. È proprio da questi numeri che nasce il dato del quasi 95% richiamato nella comunicazione dello studio: 131 pazienti su 142 hanno infatti ricevuto chirurgia o chemioradioterapia. Ma attenzione. Non è una formula magica. Non è la promessa di una cura universale. Non significa che il tumore al polmone sia stato sconfitto. E soprattutto non significa che ogni paziente con una malattia di stadio III possa essere trattato allo stesso modo. Significa qualcosa di diverso e, per la medicina oncologica, potenzialmente importante: la prima valutazione potrebbe non essere necessariamente l’ultima parola. Il tumore può cambiare dopo il trattamento iniziale. E insieme al tumore può cambiare anche la strategia terapeutica. Il lavoro presentato dal professor Filippi riguarda pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule localmente avanzato, non metastatico, appartenenti agli stadi IIB-IIIB e valutati come resecabili o borderline resecabili. Un terreno estremamente delicato della moderna oncologia toracica. Pazienti nei quali la malattia è già importante, ma non ha ancora sviluppato metastasi a distanza. Pazienti nei quali il confine tra chirurgia e trattamento non chirurgico può dipendere dall’estensione della malattia, dalla risposta alla terapia e dalla valutazione complessiva delle condizioni cliniche. Ed è proprio qui che entra in gioco la nuova impostazione. La prima fase non viene concepita soltanto come un passaggio terapeutico, ma anche come una sorta di prova sul campo. Due cicli di chemio-immunoterapia. Poi il paziente torna davanti al gruppo multidisciplinare. Radioterapisti, oncologi, chirurghi toracici e altri specialisti rivalutano la situazione. Il tumore ha risposto? L’estensione è diminuita? La chirurgia è diventata possibile? Oppure la malattia resta troppo estesa e occorre cambiare strada? Non più una decisione rigida presa una volta per tutte. Ma un percorso che si adatta alla risposta. Il dato più interessante riguarda proprio quei pazienti che inizialmente apparivano più difficili. Nello studio erano presenti 50 persone considerate borderline resecabili all’inizio. Dopo il trattamento neoadiuvante e la rivalutazione, una parte è stata indirizzata alla chirurgia, mentre altri pazienti sono stati trattati con chemioradioterapia. In totale, dopo i primi due cicli, 21 pazienti sono stati considerati non resecabili e 18 di questi hanno ricevuto chemioradioterapia. Altri sette pazienti inizialmente ritenuti resecabili hanno successivamente ricevuto chemioradioterapia dopo ulteriori cicli di trattamento. Alla fine, 25 persone hanno seguito il percorso radioterapico. E qui arriva un altro elemento rilevante. Tra i pazienti sottoposti a chemioradioterapia, l’84% ha ottenuto una risposta obiettiva oppure una stabilizzazione della malattia secondo i criteri riportati nello studio. Ventitré dei 25 pazienti trattati con chemioradioterapia hanno poi ricevuto durvalumab come consolidamento. A dodici mesi, la sopravvivenza libera da progressione nel gruppo trattato con chemioradioterapia era dell’85%, con un intervallo di confidenza del 59,8-95%. Sono numeri incoraggianti, ma vanno letti per quello che sono: risultati preliminari di un sottogruppo, non una sentenza definitiva sull’efficacia della strategia. Anche sul fronte della sicurezza il quadro va guardato senza slogan. Durante la chemioradioterapia, il 28% dei pazienti ha avuto eventi avversi di grado 3 o 4. Un paziente ha interrotto il trattamento a causa di un evento avverso. Sono stati inoltre registrati casi di polmonite di grado 2. Durante il consolidamento con durvalumab, il 17,4% ha avuto eventi avversi di grado 3 o 4 e il 13% ha interrotto il trattamento per eventi avversi. È il volto meno spettacolare, ma forse più importante, della ricerca oncologica. Dietro ogni percentuale c’è un paziente. Dietro ogni risposta terapeutica c’è una persona che deve affrontare settimane e mesi di cure. E proprio per questo ogni innovazione deve essere accompagnata da prudenza, selezione dei pazienti e valutazione multidisciplinare. L’idea centrale dello studio è comunque potente: intervenire prima con la combinazione di chemioterapia e immunoterapia può consentire di capire meglio quale trattamento locale abbia maggior senso successivamente. La chirurgia non viene eliminata. La radioterapia non viene messa da parte. Cambia il momento nel quale viene scelta. Il paziente viene sottoposto a una prima fase terapeutica e poi rivalutato. Se la malattia risponde e l’intervento è fattibile, si procede con la chirurgia. Se invece il tumore resta non operabile, la strada può diventare quella della chemioradioterapia seguita dall’immunoterapia di consolidamento. È una sorta di bivio costruito dopo aver osservato la risposta biologica della malattia. Ed è questo uno dei motivi per cui il lavoro ha attirato attenzione ad ASTRO 2026. Il congresso di Boston ha infatti inserito lo studio tra le presentazioni dedicate alle novità nel campo delle neoplasie toraciche. Per l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è anche la conferma del ruolo della ricerca italiana all’interno di programmi internazionali. Andrea Filippi è responsabile della Radioterapia dell’Istituto e la sua attività scientifica comprende proprio il tumore polmonare e le combinazioni tra radioterapia e immunoterapia. Il tema non nasce dal nulla. Negli ultimi anni l’immunoterapia ha cambiato profondamente il trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule. Per la malattia di stadio III non resecabile, il consolidamento con immunoterapia dopo chemioradioterapia è entrato nella pratica oncologica sulla base delle evidenze generate dal programma PACIFIC e da successivi dati real-world. Ma qui il ragionamento fa un passo ulteriore. Perché aspettare la fine della chemioradioterapia per utilizzare l’immunoterapia, quando in determinati pazienti potrebbe essere utile inserirla già prima della scelta definitiva del trattamento locale? È questa la domanda che la ricerca prova a mettere sul tavolo. E la risposta, per ora, non è un definitivo “sì” valido per tutti. È una direzione di ricerca. Una direzione che dovrà essere verificata con follow-up più lunghi e ulteriori studi. Anche la letteratura del 2026 segnala che le strategie di induzione con immunoterapia nello stadio III sono un campo in evoluzione e che molte evidenze hanno ancora carattere esplorativo o ipotesi-generativo. Il dato del 95% rischia dunque di essere trasformato, nel racconto pubblico, in uno slogan. E sarebbe un errore. Quel 95% significa che 131 dei 142 pazienti dello studio hanno ricevuto chirurgia o chemioradioterapia dopo la fase iniziale. Non significa che il 95% dei malati di tumore al polmone guarisca. Non significa che il 95% sia libero dalla malattia. Non significa che il risultato possa essere automaticamente trasferito a tutti i pazienti. La differenza tra questi concetti è enorme. Ed è proprio qui che il giornalismo deve fare il proprio mestiere: raccontare la speranza senza trasformarla in una promessa. Raccontare la ricerca senza vendere miracoli. Perché quando si parla di cancro ogni parola pesa. Ogni numero pesa. Ogni titolo può essere letto da una persona che quella diagnosi l’ha appena ricevuta. Da una famiglia seduta in una sala d’attesa. Da qualcuno che sta aspettando l’esito di una biopsia. Da un paziente che si chiede se esista ancora una strada. Il messaggio più concreto dello studio è allora forse un altro. Non arrendersi troppo presto a una classificazione iniziale. Non considerare necessariamente immutabile la prima decisione terapeutica. Rivalutare. Misurare la risposta. Riunire gli specialisti. Decidere nuovamente. È questa la logica della medicina personalizzata applicata alla malattia localmente avanzata. E dentro questa logica la radioterapia mantiene un ruolo centrale. Non una terapia di ripiego. Non la strada percorsa quando la chirurgia non è possibile e basta. Ma una componente fondamentale del trattamento multidisciplinare. Lo dimostrano anche i dati dello studio: 25 pazienti sono stati indirizzati alla chemioradioterapia e la maggioranza di loro ha mostrato risposta o stabilità dopo il trattamento. La parola chiave è quindi multidisciplinarietà. Non è il singolo specialista a decidere da solo il destino terapeutico. È il confronto tra competenze diverse a determinare la strada. Il chirurgo deve valutare la possibilità tecnica dell’intervento. L’oncologo deve interpretare la risposta sistemica. Il radioterapista deve stabilire tempi, dosi e modalità dell’irradiazione. Il team deve guardare il paziente nel suo complesso. È un modello che richiede organizzazione, competenze e accesso a strutture specializzate. E non è un dettaglio. Perché una strategia complessa funziona davvero soltanto se il paziente può essere seguito da una squadra capace di rivalutare rapidamente la situazione e modificare il percorso quando necessario. A Boston il messaggio arrivato da Milano è dunque forte, ma deve essere letto con responsabilità. La ricerca non dice che la battaglia contro il tumore al polmone sia vinta. Dice che per alcuni pazienti allo stadio III il percorso verso il trattamento curativo può essere costruito in maniera più flessibile. Prima si aggredisce la malattia con due cicli di chemio-immunoterapia. Poi si guarda cosa è successo. Poi si decide. Chirurgia se possibile. Chemioradioterapia se necessario. Immunoterapia di consolidamento quando indicata. Un percorso che prova a trasformare l’incertezza iniziale in una decisione più informata. È questo il punto. Non promettere. Non semplificare. Non dire al paziente che tutto è risolto. Ma nemmeno consegnargli, troppo presto, una porta chiusa. La ricerca oncologica procede proprio così: attraverso dati, verifiche, correzioni, nuovi studi e nuove domande. E quella domanda arrivata da Boston è destinata a restare al centro della discussione: davanti a un tumore polmonare localmente avanzato, siamo davvero sicuri che la prima scelta debba essere anche l’ultima? Per 142 pazienti, questo studio ha provato a rispondere costruendo un percorso diverso. I risultati sono promettenti. Ora serviranno tempo, follow-up e ulteriori conferme per capire quanto questa strategia potrà cambiare realmente la pratica clinica
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Nebulizzatori nasali, non basta produrre una “nuvola”: è la dimensione delle gocce a decidere dove arriva il farmaco Mondosanità
Quando utilizziamo un nebulizzatore nasale vediamo soltanto una nuvola di goccioline. Ma quella nuvola non è tutta uguale. Alcune particelle si fermano nella parte anteriore del naso, altre possono raggiungere il rinofaringe, la zona situata dietro le cavità nasali. Quelle più piccole possono invece proseguire verso le basse vie respiratorie.
È dunque la dimensione delle gocce, insieme alla loro distribuzione, a stabilire in larga parte dove finirà il farmaco. Un elemento decisivo soprattutto quando l’obiettivo è intervenire su muco, ostruzione nasale, secrezioni posteriori e tosse da gocciolamento retronasale.
A mettere a confronto quattro diversi sistemi di nebulizzazione è uno studio italiano pubblicato sulla rivista scientifica Pharmaceuticals. La ricerca, coordinata da studiosi delle Università di Parma, Catania, Vita-Salute San Raffaele e Molise, ha affiancato prove di laboratorio a un’analisi clinica retrospettiva su 74 pazienti.
La “taglia” giusta per raggiungere il rinofaringe
I ricercatori hanno utilizzato la diffrazione laser per misurare le gocce prodotte da quattro dispositivi: tre insufflatori azionati manualmente e una doccia nasale collegata a un compressore.
Il diametro mediano delle particelle generate con soluzione fisiologica è risultato molto diverso:
circa 142 micrometri per Mad Nasal;
116 micrometri per Spray-sol;
66 micrometri per Rinubes;
30 micrometri per Rinowash.
Il valore più basso non equivale però automaticamente al risultato migliore. Se le particelle diventano troppo fini aumenta la quota potenzialmente capace di superare le vie aeree superiori e raggiungere i polmoni. Se sono troppo grandi, al contrario, tendono a fermarsi prima di arrivare alla parte posteriore del naso.
Per questo gli autori hanno concentrato l’attenzione sulle gocce comprese tra 10 e 30 micrometri, considerate potenzialmente utili per raggiungere il rinofaringe. Tra i dispositivi manuali, Rinubes ne produceva la quota maggiore: il 7,18%, contro il 2,14% di Mad Nasal e lo 0,34% di Spray-sol.
La doccia nasale Rinowash arrivava al 51,6%, grazie alla spinta del compressore, ma generava anche una quota del 9,5% di particelle inferiori a 10 micrometri. Nei tre dispositivi manuali, invece, non sono state rilevate gocce sotto questa soglia.
Il punto, quindi, non è creare l’aerosol più fine possibile. È ottenere particelle abbastanza piccole da raggiungere il bersaglio, ma sufficientemente grandi da non essere inalate profondamente.
Il test con sei diversi medicinali
Il dispositivo manuale selezionato è stato poi provato con sei formulazioni comunemente impiegate nelle malattie respiratorie: acetilcisteina, budesonide, sobrerolo, beclometasone, tiamfenicolo glicinato acetilcisteinato e ipratropio bromuro.
Nonostante le differenze di composizione e viscosità, il nebulizzatore ha mantenuto una produzione abbastanza stabile nella fascia centrale delle particelle. Il risultato di laboratorio suggerisce che il sistema possa nebulizzare formulazioni differenti in maniera riproducibile.
Questo dato, tuttavia, riguarda il comportamento fisico delle gocce. Non dimostra che tutti i farmaci analizzati siano clinicamente efficaci, intercambiabili o indicati per qualsiasi disturbo respiratorio. Ogni principio attivo conserva indicazioni, controindicazioni e modalità di prescrizione proprie.
Tosse e naso chiuso: cosa emerge dai 74 pazienti
Alla parte sperimentale è stata associata un’analisi retrospettiva di 74 persone con infezioni respiratorie ricorrenti, tutte di età superiore ai tre anni.
Trentaquattro pazienti avevano ricevuto la terapia standard, che poteva comprendere antibiotici, antipiretici e antinfiammatori. Altri 40 erano stati trattati con sobrerolo nebulizzato due volte al giorno per tre giorni. I due gruppi erano simili per età media, distribuzione tra uomini e donne e numero di episodi per paziente.
Dopo quattro giorni, nel gruppo trattato con sobrerolo nebulizzato le probabilità statistiche di risoluzione della tosse risultavano 9,18 volte quelle osservate nel gruppo di confronto. Per i sintomi nasali il rapporto era 6,73. Il vantaggio appariva invece meno netto per la febbre.
A sette giorni le differenze tra i gruppi si riducevano: gli odds ratio scendevano a 1,93 per la tosse, 1,94 per i disturbi nasali e 1,31 per la febbre. È un andamento comprensibile perché molte infezioni acute delle alte vie respiratorie tendono comunque a migliorare spontaneamente nel giro di alcuni giorni.
Gli odds ratio, inoltre, non vanno letti come percentuali di guarigione: un valore di 9,18 non significa che il trattamento guarisca nove pazienti su dieci né che sia “nove volte più efficace” in senso assoluto. Indica il rapporto tra le probabilità statistiche dell’esito nei due gruppi.
Perché il risultato non è ancora una prova definitiva
Lo studio offre una dimostrazione interessante del principio della terapia mirata: non basta scegliere un farmaco, bisogna anche farlo arrivare nel punto anatomico in cui dovrebbe agire. Ma la parte clinica deve essere interpretata con prudenza.
L’analisi è retrospettiva e comprende soltanto 74 soggetti selezionati da un precedente gruppo di 177 pazienti. Non si tratta di uno studio randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco. La “terapia standard” non era inoltre identica per tutti e poteva comprendere farmaci diversi. Mancano una diagnosi uniforme per l’intera popolazione, misurazioni oggettive della deposizione nell’organismo e un confronto prospettico diretto tra i dispositivi.
Non è quindi possibile stabilire quanto del miglioramento dipenda dal sobrerolo, quanto dalla modalità di nebulizzazione e quanto dalla naturale evoluzione dell’infezione. Serviranno studi più ampi, prospettici e randomizzati.
Non tutti i raffreddori richiedono farmaci
Ostruzione nasale, secrezioni posteriori e tosse possono comparire in raffreddore, rinite, rinosinusite e altre condizioni che non richiedono necessariamente lo stesso trattamento. Gli antibiotici, in particolare, non curano le comuni infezioni virali e non dovrebbero essere impiegati senza una precisa indicazione medica.
Anche i medicinali somministrati localmente non sono privi di effetti indesiderati. Nei bambini, nelle persone con asma, epilessia, insufficienza respiratoria o altre malattie, l’impiego deve essere valutato dal medico.
La novità più rilevante dello studio non è dunque la promessa di cancellare rapidamente il raffreddore. È l’idea di progettare il sistema di somministrazione partendo dal bersaglio anatomico. Una medicina più precisa può cominciare anche da una semplice goccia, purché abbia la dimensione giusta e venga indirizzata nel posto giusto.
Bibliografia essenziale
Quarta E., Sonvico F., La Mantia I. et al. Site-Specific Microparticle Inhalation Therapy: A New Approach to Nasopharyngeal Symptoms. Pharmaceuticals, 2025; 18:1393.
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Cancro al seno più diffuso: nuova terapia riduce molto il rischio di progressione della malattia o morte Fanpage
Cancro al seno. Credit: iStock
I ricercatori hanno dimostrato che una nuova terapia contro la forma più diagnosticata di cancro al seno, la HR+/HER2-, è in grado di ridurre sensibilmente il rischio di progressione della malattia o morte. I risultati dello studio di Fase 3 pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine.
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Una nuova terapia combinata contro la forma di cancro al seno più diffusa ha offerto ottimi risultati in uno studio di Fase 3 pubblicato sul The New England Journal of Medicine, la più autorevole rivista medica al mondo. I farmaci giredestrant ed everolimus, entrambi somministrati per via orale, hanno infatti praticamente raddoppiato la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nelle donne affette da carcinoma mammario avanzato ER-positivo/HER2-negativo (o HR+/HER2-). La terapia è risultata particolarmente efficace nelle pazienti con una specifica mutazione del gene ESR1, fortemente associata alla resistenza alle terapie endocrine.
Rispetto al trattamento con everolimus più terapia standard, le pazienti con mutazioni di ESR1 sottoposte alla nuova terapia hanno infatti raggiunto 10,0 mesi senza progressione della malattia, contro i 5,5 mesi del gruppo di controllo. Ciò corrisponde a una riduzione del 63 percento del rischio di progressione o morte. Per il gruppo generale delle pazienti coinvolte nello studio, anche senza le sopracitate mutazioni, la nuova terapia ha garantito 8,8 mesi di sopravvivenza libera da progressione contro i 5,5 mesi del trattamento standard. Questo dato corrisponde a una riduzione del 44 percento del rischio di progressione o morte. Per quanto concerne gli effetti collaterali, non sono state rilevate differenze significative con la terapia standard. Tra le reazioni avverse più rilevate figurano stomatite (infiammazione della bocca), diarrea e anemia.
Siamo dunque innanzi a risultati estremamente positivi di cui potranno beneficiare le pazienti affette da tumore della mammella avanzato o metastatico positivo al recettore degli estrogeni (ER-positivo o HR-positivo) e negativo al recettore 2 del fattore di crescita epidermico umano (HER2-negativo). Tra i sottotipi di cancro al seno, quello HR/ER-positivo-HER2-negativo è il più diagnosticato al mondo; basti pensare che, in base a quanto indicato dal National Cancer Institute degli Stati Uniti, ben il 70 percento dei casi di cancro al seno è rappresentato da questa forma. Questa notizia, pertanto, può donare speranza a moltissime pazienti affette da questa diffusa malattia oncologica, tra le più diagnosticate al mondo.
A determinare che la combinazione di farmaci giredestrant più everolimus è in grado di migliorare sensibilmente la sopravvivenza libera da progressione è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di vari istituti. Fra quelli coinvolti l'Hospital General Universitario Gregorio Marañón di Madrid (Spagna), l'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Modena (Italia), la Tokai University School of Medicine di Isehara (Giappone), la società Genentech di San Francisco e molti altri.
I ricercatori, coordinati dalla professoressa Erica L. Mayer, hanno coinvolto 373 pazienti nello studio di Fase 3 evERA, randomizzato e in aperto, al fine di valutare l'efficacia della nuova terapia rispetto a un trattamento standard. I farmaci coinvolti sono il giredestrant, definito dagli autori dello studio in un comunicato stampa «un nuovo degradatore selettivo del recettore degli estrogeni (SERD) di nuova generazione e antagonista completo», e l'everolimus, un inibitore della proteina mTOR. Spesso queste pazienti sviluppano resistenza ai farmaci tradizionali, in particolar modo quelle con mutazioni di ESR1; per questo motivo sono state sottoposte alla nuova terapia sperimentale.
Come indicato, i risultati ottenuti con il nuovo trattamento sono stati sensibilmente superiori rispetto alla terapia standard, praticamente raddoppiando la sopravvivenza libera da progressione. “C'è un bisogno urgente di terapie nuove e più efficaci per i tumori al seno metastatici ER-positivi, in particolare per le pazienti i cui tumori sviluppano resistenza alle attuali terapie endocrine e che hanno mostrato una progressione della malattia dopo il trattamento con inibitori di CDK4/6”, ha affermato la professoressa Erica Mayer, che dirige la ricerca clinica sul cancro al seno presso il Dana-Farber Cancer Institute ed è la ricercatrice principale dello studio evERA. "I risultati che pubblichiamo oggi dimostrano che una nuova terapia di combinazione può migliorare sostanzialmente il controllo della malattia rispetto a una terapia standard e può apportare grandi benefici a un elevato numero di pazienti con tumore al seno in stadio avanzato”, ha aggiunto l'esperta. “Questi risultati, tra cui un raddoppio quasi completo della sopravvivenza libera da progressione nella popolazione con mutazioni di ESR1, indicano una nuova opzione altamente efficace per le pazienti affette da carcinoma mammario metastatico HR+”, ha chiosato la ricercatrice.
Come spiegato da Roche, la Food and Drug Administration (FDA) degli USA ha fissato il Prescription Drug User Fee Act (PDUFA) per girestrant nel trattamento del tumore al seno in fase iniziale al 30 novembre 2026, mentre per la malattia avanzata al 18 dicembre 2026. I dettagli della ricerca, "Giredestrant plus Everolimus in Advanced Breast Cancer", sono stati pubblicati sulla rivista scientifica The New England Journal of Medicine.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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In Campania un nuovo test neonatale per la diagnosi precoce di Leucodistrofia Metacromatica, malattia genetica neurodegenerativa Ondanews
Parte in Regione Campania un nuovo test neonatale per la diagnosi precoce di leucodistrofia metacromatica (MLD), una rara e grave malattia genetica neurodegenerativa progressiva, caratterizzata da un deterioramento delle funzioni, motorie e cognitive.
Grazie ad un progetto pilota attivo al CEINGE, Centro di Ingegneria genetica e Unico Polo Regionale per lo screening neonatale, il sistema sanitario regionale offre una nuova opportunità di prevenzione salvavita con l’attivazione del nuovo test.
L’efficacia delle terapie geniche di ultima generazione ad oggi disponibili dipende esclusivamente dalla diagnosi precoce: i maggiori benefici si ottengono quando il bambino viene identificato e trattato prima della comparsa dei sintomi e del danno neurologico irreversibile. Riconoscere la malattia prima della comparsa dei sintomi può quindi consentire l’accesso alla terapia genica nelle fasi in cui offre i risultati migliori.
Lo screening per la MLD, non obbligatorio e non incluso nei Livelli essenziali di assistenza (LEA), viene proposto ai nuovi nati in Campania nell’ambito di un progetto della durata di tre anni. L’adesione è volontaria e richiede la firma del consenso informato da parte dei genitori in ospedale. Non sono necessarie ulteriori punture: il test utilizza le stesse gocce di sangue già prelevate dal tallone del neonato, tra le 48 e le 72 ore di vita, per gli screening di routine e raccolte sul cartoncino di Guthrie.
“Con il nuovo test, che pone la Campania all’avanguardia per la diagnosi precoce sulla MLD, possiamo cambiare il futuro dei bimbi che ne sono affetti. La tempestività della diagnosi può salvare vite e ridurre gli effetti della malattia sullo sviluppo perché permette di avviare tempestivamente la valutazione specialistica per l’accesso alla terapia, prima che si producano danni neurologici irreversibili” ha commentato il Presidente Roberto Fico.
Questo progetto rafforza il percorso di screening della Regione Campania, affiancando agli esami già previsti un’ulteriore possibilità di individuare precocemente la patologia. “L’iniziativa rientra in un percorso di arricchimento progressivo che ci vede già impegnati in altre patologie non inserite nei Lea, quali le malattie lisosomiali – spiega Mariano Giustino, Amministratore delegato del CEINGE –. Tutti i bambini individuati sono stati curati tempestivamente”.
La leucodistrofia metacromatica è una malattia genetica rara, progressiva e neurodegenerativa, con un’incidenza stimata tra un caso ogni 40mila e uno ogni 160mila nati vivi. È causata dal deficit dell’enzima arilsulfatasi A, che determina l’accumulo di sostanze chiamate sulfatidi e il conseguente danneggiamento del sistema nervoso. Nelle forme più precoci può provocare una rapida perdita delle capacità motorie e cognitive, con conseguenze gravissime per la vita del bambino.
Oggi è disponibile una terapia genica autorizzata nell’Unione europea per specifiche forme e fasi della malattia, in grado di modificarne il decorso. I maggiori benefici si osservano nei bambini trattati prima della comparsa dei sintomi.
Il nuovo test si inserisce nella rete regionale dello screening neonatale, che ha nel CEINGE il proprio Centro Unico di riferimento. Il Centro esegue già lo screening su tutti i nati della Campania per le 48 patologie previste dalla legge 167/2016 e inserite nei LEA del 2017. Il progetto pilota è finanziato da Orchard Therapeutics ed è stato approvato dal Comitato Etico dell’Università di Napoli, con protocollo 309/2024.
L’obiettivo è offrire a tutti i nuovi nati della regione un’ulteriore opportunità di diagnosi precoce e contribuire a ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure.
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Ricevere informazioni e consulenze mediche gratuite nell'ambito della prevenzione oncologica e dei corretti stili di vita mentre si viaggia in treno: torna per tutto il mese di ottobre FrecciaRosa, il progetto che, per il sedicesimo anno consecutivo, porta...…
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Vittorio Sgarbi ricoverato oggi al Policlinico Gemelli: è in terapia intensiva LA7
Vittorio Sgarbi, 74 anni, è ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma. La notizia è stata confermata dallo stesso ospedale. Il critico d'arte ed ex sottosegretario sarebbe ricoverato in terapia intensiva. Al momento non sono previsti bollettini medici da parte della struttura e, attualmente, non sono state rese note le ragioni del ricovero.
Sgarbi: come sta, i problemi di salute e la depressione
Nel 2025, Vittorio Sgarbi era stato ricoverato all'ospedale Gemelli a causa di una profonda sindrome depressiva. Il critico d'arte aveva attraversato una fase di isolamento, accompagnata da una significativa perdita di peso.
Inoltre, nel corso degli anni, Sgarbi si era stato sottoposto a un intervento al cuore mentre nel 2021 aveva raccontato di essere guarito da un tumore alla prostata.
Sgarbi, la figlia Evelina: "Papà non sta bene"
Il nuovo ricovero di Vittorio Sgarbi riporta al centro dell'attenzione la sua condizione fisica che, secondo la figlia Evelina, sarebbe preoccupante già da diverso tempo. Da diversi mesi, Evelina Sgarbi aveva chiesto interventi e chiarimenti sulle condizioni di salute del padre e aveva spesso parlato delle sue preoccupazioni in tv.
Dopo il ricovero di Sgarbi nel 2025, Evelina aveva presentato un'istanza al Tribunale civile di Roma per la nomina di un amministratore di sostegno, spiegando di ritenere necessario un intervento a tutela del padre e dei suoi interessi. La richiesta di Evelina aveva portato a un confronto giudiziario tra la figlia e le persone più vicine al critico d'arte.
“Ho fatto 9mila km nell’ultima settimana. Per piazzare le anfore di De Bruyne abbiamo chiamato l’architetto”: parla Alberto, traslocatore dei giocatori
📰 Ilfattoquotidiano.it📅 2026-10-01T16:44:13Z✍️ Redazione Sport
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Per un calciatore il mercato non significa soltanto cambiare squadra. Significa spesso cambiare casa, città e vita nel giro di pochi giorni. E così, mentre i club trattano giocatori e procuratori, c’è chi deve occuparsi di tutto quello che resta fuori dal cam…
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Per un calciatore il mercato non significa soltanto cambiare squadra. Significa spesso cambiare casa, città e vita nel giro di pochi giorni. E così, mentre i club trattano giocatori e procuratori, c’è chi deve occuparsi di tutto quello che resta fuori dal campo: mobili, vestiti, automobili e perfino attrezzatura da palestra. A farlo nella maggior parti dei casi è Alberto, un traslocatore di Genova che negli ultimi anni si è specializzato proprio nei calciatori. Il suo primo contatto con il mondo del pallone è arrivato quasi per caso: “Cominciò tutto con la moglie di Antonini, quando suo marito arrivò al Genoa gli affittò casa una mia amica e le girò il mio contatto. Evidentemente restò contenta, perché poi mi chiamarono anche Perin e un altro ragazzo che non mi ricordo come si chiama ma che doveva trasferirsi in pochi giorni a Benevento. Lì capii che poteva funzionare”, ha dichiarato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport. Tanto lavoro, però, vuol dire anche tanti chilometri: “La cosa veramente dura è la strada, i chilometri ti stravolgono. Ne ho fatti novemila solo nell’ultima settimana“.
Il lavoro si concentra soprattutto nei mesi del mercato, quando una nuova squadra può significare un trasloco organizzato in tempi strettissimi. “Faccio almeno 30 traslochi al mese, quest’anno poi è stato veramente un manicomio… Noi ci occupiamo di tutto, anche di fare gli scatoloni. E questo ai calciatori risolve un altro problema, perché molti se ne vanno ma non sanno dopo andranno a giocare”. Non sempre, però, le cose del giocatore partono insieme a lui. Alcuni oggetti restano in deposito in attesa di sapere quale sarà la prossima destinazione. È successo anche con Kevin De Bruyne: “Da settembre dell’anno scorso tengo custodita anche la palestra di De Bruyne. Due grossi tapis roulant e altri attrezzi. Gli ho fatto un trasloco l’anno scorso Napoli su Napoli e quelle macchine ha deciso di non portarsele. Sono ancora in deposito da me”.
Per i calciatori, inoltre, non si tratta quasi mai di semplici traslochi. Nelle case ci sono mobili costosi, oggetti delicati e guardaroba di grande valore. “Le esigenze, che per un atleta in generale sono molto alte perché portano con loro un sacco di cose importanti. Mobili di design, comò laccati, specchi particolari”. E dietro ogni trasloco c’è anche una quantità enorme di strada. “La cosa veramente dure è la strada, i chilometri ti stravolgono. Ne ho fatti novemila solo nell’ultima settimana, più ovviamente la fase del trasloco, carica, scarica e via. Spesso ci chiedono anche di portare le loro auto, con la bisarca o anche su strada. L’altro giorno ho fatto un Monza–Palermo, sono sceso in Sicilia, ho fatto il trasloco, ho preso l’aereo per Monza, sono andato a prendere la macchina e l’ho portata giù…”.
Tra gli oggetti più insoliti trasportati ci sono anche pezzi che richiedono un’attenzione particolare. “De Bruyne aveva tre anfore antiche. Per piazzarle in giardino abbiamo dovuto fare una videochiamata con il suo architetto in Belgio che ci diceva di quanti centimetri spostarle. Poi parecchi anni fa c’era un calciatore della Samp, non ricordo chi, che doveva cambiar città e dentro casa teneva una Jacuzzi da 10 posti, grossa come una piscina. Gliel’abbiamo dovuta smontare pezzo per pezzo, piazzarla su un camion scoperto e portarla fino alla sua nuova casa”.
Alla fine, però, il rapporto con i clienti va oltre il semplice lavoro. “Djuricic, il trequartista che era alla Samp, l’ho portato da Genova ad Atene la mattina, ha insistito perché rimanessi e sono finito con lui a fare serata. Zappacosta mi ha fatto vedere Atalanta–Chelsea l’anno scorso, un regalo bellissimo, la Champions dal vivo mi mancava. Paleari quando viene a giocare a Genova mi tiene sempre i biglietti da parte. La maggior parte di loro mi regala la maglietta senza nemmeno che gliela chieda. L’unica cosa a cui tengo è la foto con loro, l’immagine fa tanto”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ottobre Rosa: a Vercelli e Borgosesia iniziative dedicate alla prevenzione del tumore al seno con LILT e IGEA ASL Vercelli
Home/Ottobre Rosa: a Vercelli e Borgosesia iniziative dedicate alla prevenzione del tumore al seno con LILT e IGEA Data di pubblicazione:1/10/2026 Anche quest’anno l’ASL VC partecipa alle iniziative dell’Ottobre Rosa, il mese dedicato alla sensibilizzazione sulla prevenzione del tumore al seno, con una serie di appuntamenti aVercelli e Borgosesiadedicati alla salute delle donne. Saranno proposteecografie mammarie e visite senologiche specialistiche, realizzate grazie alla collaborazione tra i professionisti dell’ASL VC e le associazioni LILT e IGEA. Per tutto il mese sarà possibile sottoporsi aecografie mammariesia all’ospedale di Vercelli sia a Borgosesia, prenotandosi tramite la LILT al numero telefonico 0161.255517 o via mail all’indirizzolilt.vercelli.prenotazioni@gmail.comL’iniziativa è rivolta alledonne dai 30 ai 45 anni. AVercelliil20 ottobre, dalle 14 alle 16, si terranno inoltrevisite senologichecon gli specialisti del GIC – Gruppo interdisciplinare cure della mammella, sempre in collaborazione con LILT. Leprenotazionisaranno raccolte dal CAS dell’ASL contattabile nelle giornate del12 e 13 ottobredalle ore 8.30 alle ore 12.30 al numero0161.593125. ABorgosesiale visite senologiche si terranno il23 ottobrein due fasce orare:– dalle 9 alle 12, prenotabili tramite LILT allo0161.255517o via mail all’indirizzolilt.vercelli.prenotazioni@gmail.com– dalle 14,30 alle 17, prenotabili tramite l’associazione IGEA al numero telefonico333.8022282 Sempre aBorgosesiail22 ottobre, dalle 11 alle 16, sarà possibile sottoporsi aecografie mammarie e mammografie; questa giornata sarà rivolta in particolare adonne dai 45 anni in suche non abbiano effettuato accertamenti analoghi nell’ultimo anno. Le prenotazioni vengono raccolte da IGEA,contattabile al numero333.8022282. «L’Ottobre Rosa ci offre ogni anno l’opportunità di riportare l’attenzione sull’importanza della prevenzione e, soprattutto, di trasformare questo messaggio in occasioni concrete dedicate alle donne – commenta il Direttore generale,Marco Ricci-. La collaborazione con le associazioni del territorio ci consente di ampliare queste opportunità e di rafforzare una cultura della prevenzione che deve accompagnarci non soltanto nel mese di ottobre, ma durante tutto l’anno. Un ringraziamento va ai professionisti dell’ASL VC e alle realtà che collaborano con noi per rendere possibili queste iniziative». _______________________________________________________________________ Comunicato stampa n. 81/2026
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Un ospedale da 200mila abitanti. Oncologia, chirurgia e pronto soccorso, il direttore: “Ecco come vengono investiti i fondi” lanazione.it
Bagno a Ripoli (Firenze), 1 ottobre 2026 - Quasi trecento posti letto, un bacino di utenza di circa 200mila persone e una forte vocazione oncologica e specialistica. L’assessora regionale alla sanità Monia Monni ha fatto visita all’ospedale Santa Maria Annunziata di Bagno a Ripoli, incontrando i professionisti del presidio e visitando reparti e servizi, molti dei quali oggetto di un’importante restyling negli ultimi anni.
L'assessora Monni con il sindaco di Bagno a Ripoli, Francesco Pignotti, all'ospedale Santissima Annunziata a Bagno a Ripoli (Foto Germogli)
I numeri del presidio
I numeri raccontano il peso del presidio nella rete sanitaria. Nel 2025 il pronto soccorso ha registrato 48.773 accessi, in aumento rispetto ai 47.660 dell’anno precedente. Una parte consistente degli accessi riguarda persone anziane. Parallelamente, però, i ricoveri risultano in calo, anche grazie al contributo del Gruppo intervento rapido ospedale-territorio. Nel 2024 sono stati 13.117 i ricoveri ordinari, 4.254 gli interventi chirurgici e 862 i parti. L’Annunziata infatti un bacino di utenza diretta da 200mila cittadini tra Bagno a Ripoli (dove si trova), il quartiere 3 di Firenze e una vasta area che comprende anche Greve in Chianti, San Casciano Val di Pesa, Impruneta, Rignano sull’Arno e il Serristori di Figline e Incisa Valdarno con cui lavora in stretto collegamento.
"E’ sempre un momento importante poter entrare nei reparti, visitare le corsie, capire quali sono i punti di eccellenza che servono a diventare modello regionale, ma anche quali sono i punti di debolezza su cui lavorare insieme ai professionisti” ha detto Monni.
Eccellenze specialistiche e oncologiche
L’Annunziata è sede del dipartimento oncologico della Asl Toscana Centro, della radioterapia, del centro di senologia multidisciplinare e dell’unità dedicata al melanoma. È inoltre polo aziendale per l’angioplastica primaria nell’infarto miocardico e sede del polo di malattie infettive Firenze-Empoli. Tra le attività specialistiche ci sono anche il Centro di medicina del sonno e la Nefrologia Firenze 2, che rappresenta un riferimento regionale per la dialisi peritoneale. Sono circa cinquanta i pazienti seguiti a domicilio e 130 quelli assistiti in reparto, dove vengono utilizzate tecniche di ultima generazione. Sul fronte delle dotazioni, il presidio dispone di sei sale operatorie, una struttura per la chirurgia ambulatoriale, una sala per le procedure broncoendoscopiche, due sale endoscopiche e due di emodinamica. Nel punto nascita è presente anche una vasca per il parto in acqua.
Gli investimenti e le tecnologie
Negli ultimi anni sono stati realizzati diversi investimenti, con particolare attenzione alle tecnologie per la diagnosi e il trattamento dei tumori. Tra gli interventi più recenti ci sono i due acceleratori lineari di ultima generazione e una Tac dedicata alla radioterapia, strumenti che consentono trattamenti di precisione per diverse patologie oncologiche. Nel 2025 l’ospedale ha inoltre ottenuto una certificazione specifica per i trattamenti radiochirurgici delle lesioni neoplastiche cerebrali. Nello stesso anno sono stati sviluppati nuovi percorsi di ginecologia dedicati alla diagnosi e alla cura dei tumori dell’ovaio e dell’endometrio.
"Da questo ospedale possono emergere modelli interessanti per tutta la regione - ha sottolineato l’assessore, spiegando di aver raccolto durante la visita diverse proposte che potranno essere approfondite nei prossimi mesi -. Con questi professionisti ci vedremo presto per mettere a fuoco soluzioni da esportare anche altrove per far evolvere la sanità pubblica”.
I commenti delle istituzioni
Per il direttore generale dell’Asl Toscana Centro Valerio Mari, "è un’occasione importante per mostrare all’assessore concretamente come vengono investite le risorse e quali risultati questi investimenti producono", sia sul fronte dell’innovazione sia su quello degli ambienti e dei percorsi di cura. Presente alla visita anche il sindaco di Bagno a Ripoli e presidente della Società della salute Fiorentina Sud Est Francesco Pignotti, che ha sottolineato il ruolo delle professionalità dell’Annunziata e il lavoro quotidiano rivolto a migliaia di persone. "L’Osma negli anni sta raggiungendo livelli di grande eccellenza grazie a importanti investimenti strutturali, in diagnostica e soprattutto in competenze di assoluto livello", commenta. Alla visita hanno partecipato anche i consiglieri regionali Serena Spinelli e Francesco Casini.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Guida sul tumore al seno: dalla prevenzione alle nuove frontiere di cura OK Salute e Benessere
La prevenzione e la corretta informazione rappresentano le armi più efficaci nella lotta contro il tumore al seno. Per fare chiarezza su un tema cruciale che riguarda milioni di donne, abbiamo intervistato la dottoressa Carmen Criscitiello, responsabile oncologia dell’Humanitas San Pio X e oncologia mammaria dell’Istituto Clinico Humanitas.
La genetica e il rischio familiare
Partiamo da uno dei dubbi più frequenti tra le donne: se non ci sono casi di tumore al seno in famiglia, il rischio individuale è trascurabile?
«Falso! Questa è una convinzione radicata ma del tutto errata. Il 15-20% circa dei tumori della mammella nasce su base di eredo-familiarità, mentre il restante 80-85% è su base sporadica, quindi non è legato alla genetica né alla familiarità. Questo significa che la stragrande maggioranza delle diagnosi riguarda donne senza alcuna storia oncologica familiare. Bisogna essere sempre attenti ed effettuare regolarmente i controlli e lo screening, anche in assenza di familiarità. Laddove invece è presente una familiarità nota, gli esami cambiano per tipologia, anticipo d’età e frequenza: se c’è una diagnosi di mutazione in famiglia, le donne iniziano già dai 35 anni ad effettuare la mammografia, completando i controlli sia con l’ecografia mammaria sia con la risonanza magnetica».
Si parla spesso delle mutazioni genetiche BRCA1 e BRCA2 (le cosiddette “mutazioni Jolie”). Quando ha senso sottoporsi a un test genetico?
«Se ci sono dei casi in famiglia in cui è già stata diagnosticata la mutazione, ha assolutamente senso sottoporsi al test, anche in assenza di una diagnosi oncologica personale. Tuttavia, è un passaggio che va ponderato molto bene, poiché porta con sé implicazioni sul piano emotivo e psicologico che non sono affatto trascurabili, fino alla valutazione di chirurgie profilattiche preventive. Non c’è un’età rigida per farlo – non parliamo ovviamente di adolescenti – ma dalla giovane età adulta si può considerare di effettuare il test. L’iter standard prevede di verificare la mutazione partendo dal familiare che ha già avuto la diagnosi; se emerge una mutazione germinale, il test viene proposto agli altri soggetti sani della famiglia».
Guida sul tumore al seno: le fake news più diffuse e i miti da sfatare
Sul web e sui forum circolano diverse teorie su presunti fattori di rischio, come l’uso di reggiseni con il ferretto o dei deodoranti. Cosa c’è di vero?
«Sono tutte fake news! Non c’è alcuna documentata evidenza scientifica che l’utilizzo di un reggiseno con i ferretti porti allo sviluppo di un tumore della mammella, quindi le donne possono indossarli in totale sicurezza. Lo stesso vale per i deodoranti: se ne è discusso tantissimo negli anni, ma gli studi condotti a riguardo non hanno mai mostrato alcuna correlazione, motivo per cui l’uso del deodorante non è assolutamente sconsigliato».
Un altro tema caldissimo riguarda l’alimentazione: è vero che “lo zucchero nutre il tumore”? E la mammografia è davvero un esame sicuro?
«Se ne parla moltissimo, ma non è vero che lo zucchero “nutre” in maniera selettiva la malattia. Tutte le cellule del nostro corpo hanno bisogno di energia e di zuccheri per funzionare, ma gli zuccheri non alimentano specificamente il tumore. Non è necessaria una deprivazione totale dagli zuccheri – a cui purtroppo molte pazienti si sottopongono drasticamente dopo la diagnosi, perché non serve. Certamente, ridurre l’introito complessivo di zuccheri è un’ottima norma di salute generale che vale per tutti, indipendentemente dalla malattia. Per quanto riguarda la mammografia, dire che causa il tumore a causa delle radiazioni è falsissimo e pericolosissimo: le radiazioni cui ci si sottopone sono minime e il rapporto rischi-benefici è totalmente a favore dell’esame, che rappresenta un vero e proprio intervento salvavita grazie alla diagnosi precoce».
Guida sul tumore al seno: stile di vita, controllo del peso e attività fisica
Quanto influisce lo stile di vita sulla prevenzione e sul percorso di cura del tumore al seno?
«Influisce tantissimo. Perdere peso dopo la menopausa e mantenere un indice di massa corporea adeguato riduce il rischio di sviluppare la malattia, poiché il tessuto adiposo in menopausa produce estrogeni. Inoltre, l’attività fisica regolare ha dimostrato un valore straordinario: funziona come fattore preventivo per ridurre l’insorgenza primaria della neoplasia, ma nelle donne con diagnosi contribuisce a ridurre il rischio di recidiva e migliora la sopravvivenza complessiva, aiutando anche a tollerare meglio le terapie oncologiche».
Quali sono le raccomandazioni pratiche sulle dosi e sulla tipologia di esercizio fisico?
«Le linee guida raccomandano tra i 150 e i 300 minuti di attività aerobica moderata alla settimana. Parliamo di camminate a passo veloce, nuoto, yoga o pilates. Camminare lentamente per guardare le vetrine o fare una pausa caffè non conta come attività sportiva! Oltre all’esercizio strutturato, anche la riduzione della sedentarietà attraverso le piccole attività quotidiane (i cosiddetti NEAT, come preferire le scale all’ascensore o muoversi in bicicletta) rappresenta una strategia fondamentale per adottare uno stile di vita sano e protettivo».
Guida sul tumore al seno: segnali d’allarme e le nuove frontiere terapeutiche
Quali sono i segnali fisici che le donne non dovrebbero mai ignorare?
«Più che un sintomo doloroso, si tratta spesso di un segno visibile o palpabile. Il campanello d’allarme principale è la comparsa di un nodulo o la presenza di un linfonodo ingrossato. Tuttavia, ci sono alterazioni della cute e del capezzolo che vengono spesso trascurate: la retrazione del capezzolo o la comparsa della cosiddetta “cute a buccia d’arancia” sul seno sono segnali spia che richiedono subito un approfondimento clinico».
Oggi si parla sempre più di “cronicizzazione” del tumore al seno. Cosa significa esattamente per la vita delle pazienti?
«La cronicizzazione è l’obiettivo clinico realistico quando parliamo di tumori in fase metastatica. Quando c’è una diagnosi con metastasi a distanza, l’obiettivo non è quasi mai la guarigione definitiva, ma il controllo prolungato della patologia. Con le dovute proporzioni, esattamente come avviene per altre malattie croniche, oggi possiamo ambire a tenere sotto controllo la malattia quanto più a lungo possibile mediante trattamenti continui e mirati, garantendo alle pazienti una qualità di vita soddisfacente e prospettive terapeutiche un tempo impensabili.»
Guida sul tumore al seno: studi scientifici di riferimento
I seguenti studi e pubblicazioni scientifiche internazionali confermano la validità delle evidenze cliniche e delle raccomandazioni riportate nell’intervista:
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Il mio medico: prevenzione del tumore al seno, fake news su colesterolo e uso corretto di antibiotici Tv2000
Il mio medico: prevenzione del tumore al seno, fake news su colesterolo e uso corretto di antibiotici
Nella settimana de ‘Il mio medico’ approfondimenti su diagnosi del reflusso gastroesofageo, fake news sul colesterolo, prevenzione del tumore al seno e tunnel carpale. Programma di informazione medica dedicato a salute e prevenzione, con il contributo di specialisti, condotto da Monica Di Loreto, in onda su Tv2000 dal lunedì al venerdì alle ore 10.05.
Lunedì 5 ottobre
La diagnosi del reflusso gastroesofageo è al centro dell’intervento della prof.ssa Maria Carla Di Paolo, gastroenterologa e responsabile del Centro di riferimento per le Malattie Infiammatorie Intestinali e per la Malattia Celiaca presso l’Ospedale San Giovanni di Roma, che illustra gli esami utilizzati per individuare il disturbo. Con il dott. Valerio Ponti, presidente dell’Associazione Italiana Podologi, si approfondisce come valutare, attraverso macchinari all’avanguardia, il dolore alla pianta del piede e scegliere le calzature giuste. La dott.ssa Carlotta Gnavi, farmacista esperta in fitoterapia, integrazione alimentare e nutraceutica, spiega come disintossicare il fegato attraverso la dieta più efficace.
Martedì 6 ottobre
Il prof. Furio Colivicchi, direttore dell’UOC di Cardiologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma e presidente della Fondazione per il tuo cuore (Anmco), analizza e sfata le fake news più diffuse sul colesterolo. Il dott. Lorenzo Pescatori, vicedirettore di Neurochirurgia all’Ospedale Sant’Eugenio di Roma, affronta il dolore alla cervicale, dalla visita ai trattamenti conservativi e chirurgici più innovativi. Nella rubrica “Il mio medico risponde”, il dott. Renato Fanelli, medico di medicina generale, risponde alle domande dei telespettatori su vaccini, influenza e uso degli antibiotici. Infine la dott.ssa Valentina Galiazzo, biologa nutrizionista, approfondisce proprietà, scelta e consumo della frutta autunnale, dai cachi ai kiwi, dall’uva alla melagrana.
Giovedì 8 ottobre
La prevenzione del tumore al seno e le nuove terapie sono al centro dell’intervento della prof.ssa Carmen Criscitiello, responsabile dell’Unità di Oncologia mammaria all’IRCCS Humanitas di Milano, con la partecipazione di Gerry Scotti. La dott.ssa Lara Lanuzza, biologa nutrizionista, e la sfoglina Simonetta Capotondi preparano primi piatti utilizzando gli ingredienti più salutari dell’autunno. Con il dott. Luca Avoledo, biologo nutrizionista specialista in Scienza dell’Alimentazione, spazio a tutto quello che occorre sapere sulla vitamina D.
Venerdì 9 ottobre
La dott.ssa Sabrina Centaro, terapista della mano, fondatrice del Centro della Mano di Roma e direttrice del master universitario di riabilitazione della mano e dell’arto superiore dell’Università Link di Roma, approfondisce la fisioterapia per prevenire l’intervento al tunnel carpale e la riabilitazione post-chirurgica. La dott.ssa Silvia Foti, nutrizionista all’Ospedale “Cristo Re” di Roma, spiega come e quando inserire latte e yogurt in una dieta sana. Infine la dott.ssa Sara Tambone, dermatologa LILT, e la dott.ssa Verdiana Baroni, cosmetologa LILT, illustrano come curare la pelle dopo l’estate e prepararla all’inverno.
1 Ottobre 2026