📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Biologici ultra long acting: la nuova frontiera della terapia mirata nell'infiammazione T2 pharmastar.it
I farmaci biologici ultra long acting come la nuova opzione anti IL 5 depemokimab a somministrazione semestrale nei pazienti con rinosinusite cronica con poliposi nasale (CRSwNP) e asma hanno ricadute positive su gestione, qualitŕ della vita e rapporto medico paziente. Il professor Eugenio De Corso approfondisce le caratteristiche di depemokimab in un incontro scientifico dedicato all'infiammazione di tipo 2 nelle patologie delle alte e basse vie respiratorie tenutosi a Roma, indicando il futuro della medicina di precisione in questo ambito clinico e la possibilitŕ di influenzare il decorso della malattia. Diagnosi precoce e aderenza terapeutica: le nuove strategie contro la BPCODott. Andrea Zanché Perché riconoscere subito i sintomi respiratori puň cambiare la vitaDott.ssa Tecla Mastronuzzi Ampio Respiro, la SIMG rilancia il ruolo del medico di famiglia nelle malattie respiratorieDott. Alessandro Rossi Qualitŕ di vita e infiammazione T2: perché intervenire presto nella poliposi nasaleProf.ssa Elena Cantone Poliposi nasale severa, nuove aspettative tra controllo a breve e rimodellamento a lungo termineProf.ssa Veronica Seccia Biologici ultra long acting: la nuova frontiera della terapia mirata nell’infiammazione T2Prof. Eugenio De Corso Poliposi nasale recidivante, identificare i segnali precoci e il valore dei biologici anti IL 5Prof. Giancarlo Ottaviano United Airways Disease: il ruolo centrale dell’IL 5 nel dialogo tra alte e basse vie aereeProf. Andrea Matucci Fenotipizzare per curare: IL 5 ed eosinofilia come bussola nelle scelte terapeuticheProf. Matteo Gelardi EGPA, benralizumab rimborsabile: una nuova opzione di trattamento per ridurre l'impiego di corticosteroidiDott. Jan Schroeder EGPA: il vissuto dei pazienti tra diagnosi, centri esperti e presa in caricoDott.ssa Eugenia Durante Malattie respiratorie, innovazione e prevenzione: le sfide al centro del bando AIPO-ITS/ETSDott. Raffaele Scala InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Leucemia mieloide cronica, dati a 3 anni positivi per asciminib nei pazienti di nuova diagnosi. #ASCO26 pharmastar.it
Annunciato oggi i dati positivi a 3 anni (144 settimane) dello studio registrativo di Fase III ASC4FIRST, presentati al Congresso Annuale 2026 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), nella leucemia mieloide cronica. Questi risultati forniscono evidenze a lungo termine che mostrano come asciminib garantisca risposte molecolari progressivamente superiori alla settimana 144 rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi (TKI) già consolidati, rafforzando la fiducia nella durata della risposta al trattamento.
ASC4FIRST ha confrontato il tasso di MMR del trattamento oggetto dello studio con i TKI standard di cura (SoC) selezionati dallo sperimentatore (IS) (imatinib e TKI di seconda generazione [2G]), in pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo (LMC-CP Ph+) di nuova diagnosi. I dati a lungo termine hanno mostrato una differenza progressivamente maggiore nei tassi di MMR a favore del trattamento in studio rispetto ai TKI SoC, sia imatinib che i 2G-TKI.
I dati a 144 settimane evidenziano tassi di risposta molecolare maggiore più elevati rispetto agli inibitori tirosin chinasici standard di cura1, con un vantaggio che aumenta nel tempo. In particolare, quasi il 24% di pazienti in più ha raggiunto la risposta molecolare maggiore rispetto a tutti i TKI SoC e oltre il 32% rispetto al solo imatinib, mentre il vantaggio rispetto ai 2G-TKI è stato pari al 15,2%.
“Nel trattamento della leucemia mieloide cronica, le prime fasi della terapia sono determinanti per l’evoluzione della malattia,” dichiara Massimo Breccia, Professore Associato di Ematologia presso l’Università “Sapienza” di Roma.“Ottenere risposte molecolari rapide e profonde fin dall’inizio è fondamentale per ridurre il rischio di progressione e migliorare gli esiti nel lungo periodo. Tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora risultati ottimali nelle fasi precoci, con possibili implicazioni sul controllo della malattia. Per questo è sempre più importante disporre di opzioni terapeutiche altamente efficaci già in prima linea”.
Accanto all’efficacia, emerge il tema della tollerabilità, elemento chiave per garantire continuità terapeutica e massimizzare i benefici del trattamento nel tempo.
I dati hanno mostrato, a 144 settimane, un profilo di sicurezza coerente con il follow-up a 4 anni dello studio di Fase III ASCEMBL, senza evidenziare problematiche legate alla sicurezza.
Rispetto ad imatinib ed ai 2G-TKI, lo studio ha anche mostrato un numero inferiore di eventi avversi (AEs) di grado ≥3, con conseguente minor necessità di ridurre il dosaggio ed un tasso inferiore del 50% nelle interruzioni del trattamento.
“Per molti pazienti, convivere con la LMC significa seguire una terapia per anni, e questo rende centrale l’equilibrio tra efficacia e tollerabilità,” afferma Raffaele Palmieri, Ricercatore Ematologia Dipartimento di Bio Medicina e Prevenzione Università degli Studi di Roma Tor Vergata.“Gestire una malattia cronica implica bilanciare controllo della patologia e impatto del trattamento sulla vita quotidiana: gli effetti collaterali possono ostacolare la continuità terapeutica e l’aderenza. Permane dunque il bisogno clinico di terapie efficaci e ben tollerate nel lungo termine, che permettano risposte profonde con la prospettiva di una remissione libera da trattamento”.
“Con oltre 25 anni di esperienza nella LMC, abbiamo contribuito a trasformare questa patologia in una condizione cronica”, afferma Paola Coco, Chief Scientific Officer & Medical Affairs Head di Novartis Italia.
“Oggi l’aspettativa di vita dei pazienti è paragonabile a quella della popolazione generale. Il progresso scientifico continua ad aprire nuove possibilità, non solo in termini di efficacia e di qualità di vita nel lungo periodo, ma anche verso la prospettiva, come obiettivo della ricerca, di un futuro libero da trattamento. Per questo, la collaborazione con la comunità scientifica e le istituzioni rimane centrale per garantire che l’innovazione si traduca in opportunità concrete di cura accessibile”.
In Italia, dal 2023 il farmaco oggetto dello studio rappresenta uno standard di cura per i pazienti precedentemente trattati con due o più TKI. L’impiego nelle linee precoci non è al momento ancora rimborsato.
Informazioni sullo studio clinico di Fase III ASC4FIRST
ASC4FIRST (NCT04971226) è uno studio di Fase III, testa a testa, multicentrico, in aperto e randomizzato, che confronta asciminib orale 80 mg una volta al giorno (QD) rispetto ai TKI di prima o seconda generazione selezionati dagli sperimentatori (imatinib, nilotinib, dasatinib o bosutinib) in 405 pazienti adulti con Ph+ CML-CP di nuova diagnosi.
Lo studio ha raggiunto entrambi gli endpoint primari, con asciminib che ha dimostrato tassi di MMR superiori alla settimana 48 rispetto ai TKI standard di cura selezionati dagli sperimentatori (67,7% vs. 49,0%) e al solo imatinib (69,3% vs. 40,2%), nonché l’endpoint secondario, non potenziato statisticamente, per lo strato dei TKI di seconda generazione (66% vs. 57,8%).
Lo studio è tuttora in corso, con ulteriori analisi di efficacia e sicurezza pianificate.
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Diagnosi precoce e aderenza terapeutica: le nuove strategie contro la BPCO pharmastar.it
La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) interessa milioni di italiani, ma resta ancora oggi ampiamente sottodiagnosticata. Il progetto "Ampio Respiro" presentato oggi alla Camera punta a rafforzare una medicina di iniziativa capace di individuare precocemente i soggetti a rischio, migliorare l'aderenza terapeutica e costruire percorsi piů efficaci per la gestione delle patologie respiratorie croniche. Ne parliamo con il Dott. Andrea Zanché, Responsabile Macroarea SIMG Cronicitŕ. Diagnosi precoce e aderenza terapeutica: le nuove strategie contro la BPCODott. Andrea Zanché Perché riconoscere subito i sintomi respiratori puň cambiare la vitaDott.ssa Tecla Mastronuzzi Ampio Respiro, la SIMG rilancia il ruolo del medico di famiglia nelle malattie respiratorieDott. Alessandro Rossi Qualitŕ di vita e infiammazione T2: perché intervenire presto nella poliposi nasaleProf.ssa Elena Cantone Poliposi nasale severa, nuove aspettative tra controllo a breve e rimodellamento a lungo termineProf.ssa Veronica Seccia Biologici ultra long acting: la nuova frontiera della terapia mirata nell’infiammazione T2Prof. Eugenio De Corso Poliposi nasale recidivante, identificare i segnali precoci e il valore dei biologici anti IL 5Prof. Giancarlo Ottaviano United Airways Disease: il ruolo centrale dell’IL 5 nel dialogo tra alte e basse vie aereeProf. Andrea Matucci Fenotipizzare per curare: IL 5 ed eosinofilia come bussola nelle scelte terapeuticheProf. Matteo Gelardi EGPA, benralizumab rimborsabile: una nuova opzione di trattamento per ridurre l'impiego di corticosteroidiDott. Jan Schroeder EGPA: il vissuto dei pazienti tra diagnosi, centri esperti e presa in caricoDott.ssa Eugenia Durante Malattie respiratorie, innovazione e prevenzione: le sfide al centro del bando AIPO-ITS/ETSDott. Raffaele Scala InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Kirsty Gallacher, 50 anni, fornisce un aggiornamento sul suo tumore benigno al cervello dopo aver subito la radioterapia per ridurlo - portadaestrela.com
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Kirsty Gallacher, 50 anni, fornisce un aggiornamento sul suo tumore benigno al cervello dopo aver subito la radioterapia per ridurlo portadaestrela.com
Kirsty Gallacher ha fornito un aggiornamento sul suo tumore benigno al cervello.
La conduttrice, 50 anni, si è sottoposta lo scorso anno a radioterapia per cercare di ridurre le dimensioni del tumore non operabile, che si trova nel canale interno dell’orecchio destro.
Apparendo nello show di Vanessa su Canale 5 mercoledì, Kirsty ha rivelato che avrà una risonanza magnetica in arrivo per valutare se la radioterapia ha funzionato.
Kirsty ha detto: ‘Ho scoperto che avevo fondamentalmente un tumore al cervello, un neuroma acustico nel mio orecchio destro.
“Sono diventato sordo qualche anno fa e l’anno scorso ho fatto la radioterapia, quindi presto farò la mia risonanza magnetica dove sapremo se ha funzionato.
‘La percentuale di successo è molto buona, non riuscirà a liberarsene. Dipende se lo rimpicciolisce e in un certo senso uccide il DNA che continua a farlo crescere, in realtà.
Kirsty Gallacher, 50 anni, è apparsa mercoledì allo show di Vanessa dove ha fornito un aggiornamento sul suo tumore benigno al cervello
“È difficile, ora ho molto difficoltà a sentire dall’orecchio destro e l’acufene è molto peggiore di quanto fosse purtroppo quando ero qui un anno fa.”
Quattro anni fa, la madre di due figli ha raccontato che le era stato diagnosticato un tumore benigno all’orecchio.
Da allora ha parlato della sua continua battaglia contro l’acufene e della perdita dell’udito, causata dalle sue condizioni di salute.
L’ex presentatrice di Sky Sports aveva precedentemente spiegato che il suo tumore sarebbe stato “molto pericoloso” rimuovere chirurgicamente.
Parlando di Loose Women, ha detto Kirsty: ‘Un paio di anni fa, mi sono letteralmente svegliato e non riuscivo più a sentire dall’orecchio destro e ho pensato: “Oh, è un po’ strano”.
“Avevo volato la settimana prima e pensavo che non fosse scoppiato, quindi sono andato dal dottore ed era un’emergenza medica perché ovviamente potrebbe essere un tumore al cervello.
‘Quindi sono stati brillanti, mi hanno mandato direttamente da un consulente.
“Ci è voluto un po’ prima che capissero cosa stava succedendo perché era dopo il Covid, ma si chiama neuroma acustico, che è un tumore benigno che colpisce molte persone. Non so perché.”
La conduttrice, 50 anni, si è sottoposta lo scorso anno a radioterapia per cercare di ridurre le dimensioni del tumore non operabile, che si trova nel canale interno dell’orecchio destro
La presentatrice ha anche discusso delle sfide che deve affrontare in ambienti rumorosi.
Ha detto: ‘Hanno suggerito un apparecchio acustico. Non ci sono ancora, non credo. Me la sto cavando bene.
“Lo trovo sconvolgente e sono solidale… è la direzione e a volte se mi trovo in un ambiente acusticamente difficile, diciamo che ero fuori a cena ieri sera, ambiente rumoroso, a volte devo andarmene. Mi arrabbio davvero.
“Non riesco a sopportarlo perché non riesco a sentire nessuno… Ora guardo le labbra delle persone perché la mia perdita dell’udito è piuttosto grave nel mio orecchio destro.”
A Kirsty è stata diagnosticata la malattia dopo aver avuto difficoltà di udito durante le prove per GB News nel 2021.
Asciminib continua a dimostrare efficacia e profilo di tollerabilità favorevole a 3 anni nei pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi - TecnoMedicina
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Asciminib continua a dimostrare efficacia e profilo di tollerabilità favorevole a 3 anni nei pazienti con leucemia mieloide cronica di nuova diagnosi TecnoMedicina
Novartis ha annunciato i dati positivi a 3 anni dello studio registrativo di Fase III ASC4FIRST, presentati al Congresso Annuale 2026 dell’American Society of Clinical Oncology, nella leucemia mieloide cronica. Questi risultati forniscono evidenze a lungo termine che mostrano come asciminib garantisca risposte molecolari progressivamente superiori alla settimana 144 rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi già consolidati, rafforzando la fiducia nella durata della risposta al trattamento.
ASC4FIRST ha confrontato il tasso di MMR del trattamento oggetto dello studio con i TKI standard di cura selezionati dallo sperimentatore, in pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo di nuova diagnosi. I dati a lungo termine hanno mostrato una differenza progressivamente maggiore nei tassi di MMR a favore del trattamento in studio rispetto ai TKI SoC, sia imatinib che i 2G-TKI.
I dati a 144 settimane evidenziano tassi di risposta molecolare maggiore più elevati rispetto agli inibitori tirosin‑chinasici standard di cura1, con un vantaggio che aumenta nel tempo. In particolare, quasi il 24% di pazienti in più ha raggiunto la risposta molecolare maggiore rispetto a tutti i TKI SoC e oltre il 32% rispetto al solo imatinib1, mentre il vantaggio rispetto ai 2G-TKI è stato pari al 15,2%.
“Nel trattamento della leucemia mieloide cronica, le prime fasi della terapia sono determinanti per l’evoluzione della malattia,” dichiara Massimo Breccia, Professore Associato di Ematologia presso l’Università “Sapienza” di Roma.“Ottenere risposte molecolari rapide e profonde fin dall’inizio è fondamentale per ridurre il rischio di progressione e migliorare gli esiti nel lungo periodo. Tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora risultati ottimali nelle fasi precoci, con possibili implicazioni sul controllo della malattia. Per questo è sempre più importante disporre di opzioni terapeutiche altamente efficaci già in prima linea”.
Accanto all’efficacia, emerge il tema della tollerabilità, elemento chiave per garantire continuità terapeutica e massimizzare i benefici del trattamento nel tempo.
I dati hanno mostrato, a 144 settimane, un profilo di sicurezza coerente con il follow-up a 4 anni dello studio di Fase III ASCEMBL, senza evidenziare problematiche legate alla sicurezza.
Rispetto ad imatinib ed ai 2G-TKI, lo studio ha anche mostrato un numero inferiore di eventi avversi di grado ≥3, con conseguente minor necessità di ridurre il dosaggio ed un tasso inferiore del 50%2,4,6 nelle interruzioni del trattamento.
“Per molti pazienti, convivere con la LMC significa seguire una terapia per anni, e questo rende centrale l’equilibrio tra efficacia e tollerabilità,” afferma Raffaele Palmieri, Ricercatore Ematologia Dipartimento di Bio Medicina e Prevenzione Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Gestire una malattia cronica implica bilanciare controllo della patologia e impatto del trattamento sulla vita quotidiana: gli effetti collaterali possono ostacolare la continuità terapeutica e l’aderenza. Permane dunque il bisogno clinico di terapie efficaci e ben tollerate nel lungo termine, che permettano risposte profonde con la prospettiva di una remissione libera da trattamento”.
“Con oltre 25 anni di esperienza nella LMC,abbiamo contribuito a trasformare questa patologia in una condizione cronica”, afferma Paola Coco, Chief Scientific Officer & Medical Affairs Head di Novartis Italia. “Oggi l’aspettativa di vita dei pazienti è paragonabile a quella della popolazione generale. Il progresso scientifico continua ad aprire nuove possibilità, non solo in termini di efficacia e di qualità di vita nel lungo periodo, ma anche verso la prospettiva, come obiettivo della ricerca, di un futuro libero da trattamento. Per questo, la collaborazione con la comunità scientifica e le istituzioni rimane centrale per garantire che l’innovazione si traduca in opportunità concrete di cura accessibile”.
In Italia, dal 2023 il farmaco oggetto dello studio rappresenta uno standard di cura per i pazienti precedentemente trattati con due o più TKI. L’impiego nelle linee precoci non è al momento ancora rimborsato.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Tumore al pancreas, sopravvivenza raddoppiata con un nuovo farmaco Nurse Times
Una nuova molecola ha portato a un farmaco sperimentale in fase clinica, ossia già testato sui pazienti, che segna un passo avanti significativo nella cura del tumore del pancreas. Sono promettenti i risultati dello studio Resolute, che ha coinvolto 500 pazienti già sottoposti a precedenti terapie e ha riscosso interesse al congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO), guadagnandosi la presentazione in sessione plenaria.
La molecola si chiama daraxonrasib ed è somministrata in compresse. Nei pazienti con tumore al pancreas già metastatico che nello studio hanno ricevuto il trattamento risulta raddoppiata la sopravvivenza, con meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia. Il farmaco ha infatti portato la sopravvivenza media a oltre 13,2 mesi rispetto ai 6,7 ottenuti con la chemioterapia. Un risultato che rappresenta, secondo gli oncologi, il maggiore successo nel trattamento di questa neoplasia da decenni, anche se la molecola è ancora in fase sperimentale.
In oltre il 90% dei casi l’adenocarcinoma duttale pancreatico è favorito dalla mutazione del gene Kras, che in questa forma mutata di tumore al pancreas agevola la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. La nuova molecola si è dimostrata efficace sia nei tumori che presentano questo gene mutato, bloccandone l’azione, sia nei tumori senza mutazione di Kras. In Usa il trattamento è già accessibile per i pazienti, proprio per i benefici riscontrati, attraverso il programma di Expanded Access, in attesa della definitiva approvazione commerciale.
Il farmaco è inoltre in fase di sperimentazione in diversi altri studi clinici: per il trattamento di prima linea per il tumore al pancreas ancora non metastatico e per il trattamento di altri tumori correlati a mutazioni del gene RAS. I ricercatori stanno anche lavorando per comprendere come i tumori possano sviluppare resistenza e per identificare altre terapie che possano essere utilizzate in combinazione con daraxonrasib per migliorarne l’efficacia.
“Sono poche le terapie disponibili per i pazienti affetti da tumore al pancreas metastatico precedentemente trattato – spiega Brian Wolpin, del Gastrointestinal Cancer Center presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston -. Tali terapie presentano un’efficacia modesta e una tossicità sostanziale. Lo studio Rasolute 302 è stato concepito per valutare un trattamento di seconda linea, con l’obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che risulti più efficace e comporti minori effetti collaterali rispetto alle chemioterapie ora disponibili”.
Gli oncologi dall’ASCO sottolineano come questi risultati “cambino radicalmente il panorama terapeutico” per i pazienti affetti da tumore al pancreas metastatico con mutazione Kras. “Stiamo osservando livelli di sopravvivenza ed efficacia senza precedenti nel trattamento di seconda linea – afferma Rachna Shroff, capo della Divisione di Ematologia-Oncologia della University of Arizona Cancer Center ed esperta in tumori gastrointestinali -. La rivoluzione legata a questa mutazione è ormai realtà e questo studio ne costituisce la prova: colpire il gene Kras nel cancro del pancreas è fattibile ed efficace”.
Chiesto l’uso compassionevole del farmaco in Ue
Rendere possibile l’uso compassionevole anche in Italia per il farmaco daraxonrasib, che ha dimostrato di raddoppiare la sopravvivenza nei pazienti con tumore al pancreas metastatico. E’ la richiesta fatta dai ricercatori autori dello studio all’azienda produttrice del farmaco, la biotech statunitense Revolution Medicine.
Lo ha comunicato, dal congresso Asco, Chiara Cremolini, responsabile del programma sperimentazioni all’azienda ospedaliera universitaria di Pisa, uno dei quattro centri italiani che hanno preso parte allo studio internazionale: “Abbiamo chiesto all’azienda di aprire all’uso compassionevole anche in Europa, e dunque in Italia, e che ciò avvenga al più presto”.
E ancora: “L’uso compassionevole prevede la possibilità che i pazienti con tumore al pancreas possano accedere al farmaco in via eccezionale, prima dell’approvazione, tramite i centri specializzati. Negli Usa, dove si è in attesa dell’approvazione da parte della autorità statunitense per i farmaci Fda, è già previsto un programma di Expanded Access”.
Dati i risultati importanti ottenuti per la sopravvivenza dei pazienti con tumore al pancreas, l’Ema, autorità europea dei medicinali, “ha dato al farmaco la designazione di ‘farmaco orfano’, per velocizzare i tempi di valutazione del dossier, ma in ogni caso saranno necessari dei mesi”. Questo farmaco, ha sottolineato Cremolini, “ha portato al prolungamento della sopravvivenza per i pazienti con tumore del pancras metastatico”.
Il passo successivo? “Puntiamo ad anticipare l’uso del farmaco anche per i pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l’obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione. Per questo partirà la prossima estate uno studio, promosso dalla Biotech e finalizzato proprio a testare il farmaco su questa categoria di pazienti in fase di malattia più precoce, ovvero operati ma senza metastasi”.
Redazione Nurse Times
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Una firma non ti costa nulla, ma è con quella firma che tu potrai cambiare il futuro di tanti bambini e adolescenti ammalati di cancro Il Resto del Carlino
Ogni anno, compilando la dichiarazione dei redditi, siamo tutti chiamati a scegliere a chi destinare una quota dell’IRPEF. Il 5x1000 non è una donazione aggiuntiva e non comporta alcun costo: è una quota delle tasse che può essere utilizzata per sostenere ricerca scientifica, volontariato e attività socialmente utili, invece di rimanere allo Stato. È molto più di una semplice firma: uno strumento concreto di partecipazione civile, un modo per contribuire a costruire una società più giusta e un’opportunità per decidere come destinare parte delle proprie tasse. Tra le realtà che ogni giorno trasformano quella firma in cura concreta c’è Ageop Ricerca Odv, associazione nata a Bologna nel 1982 dall’iniziativa di alcuni genitori che avevano vissuto in prima persona l’esperienza del tumore pediatrico e hanno scelto di metterla al servizio di chi sarebbe arrivato dopo. Da 44 anni Ageop è accanto ai bambini e agli adolescenti in cura presso il Reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola di Bologna, centro di riferimento nazionale e internazionale dove arrivano piccoli pazienti da tutta Italia e dall’estero per ricevere terapie e possibilità di cura, spesso non disponibili nei territori di provenienza. L’associazione opera a Bologna e provincia prendendosi cura globalmente dei bambini e dei ragazzi malati di cancro e delle loro famiglie, dalla diagnosi fino alla riabilitazione psicosociale, attraverso progetti di accoglienza, assistenza, supporto psicologico e si impegna per la tutela dei loro diritti. Ogni anno sono circa 500 i pazienti seguiti dal reparto e molte famiglie trovano nelle 5 Case Ageop un luogo gratuito e sicuro dove poter affrontare il lungo percorso delle terapie accanto ai propri figli. Ma una parte fondamentale dell’impegno dell’associazione riguarda la ricerca scientifica. Grazie all’Accordo Quadro con il Policlinico di Sant’Orsola, Ageop sostiene attualmente 18 progetti di ricerca clinica, diagnostica e assistenziale dedicati all’oncoematologia pediatrica. I fondi del 5x1000 permettono inoltre di sostenere concretamente il lavoro di medici, biologi, ricercatori e psicologi che operano ogni giorno nei laboratori e nei reparti del Policlinico, oltre all’acquisto di macchinari e tecnologie all’avanguardia. Tra loro il dottor Salvatore Serravalle, biologo citogenetista del laboratorio del Reparto di Oncoematologia Pediatrica del Sant’Orsola. Grazie al suo lavoro oggi è possibile analizzare in poche ore le caratteristiche genetiche di un tumore e individuare rapidamente il trattamento più adatto per ogni bambino. «Ogni scoperta, ogni diagnosi, ogni terapia salvavita nasce da quella firma» racconta il dottor Serravalle «Senza quei fondi, non ci sarei io. Senza diagnosi, non ci sarebbe la cura. E senza cura, non ci sarebbe futuro». Il 5x1000 non è solo una firma. È il futuro della ricerca che prende forma: ogni scoperta, ogni diagnosi, ogni terapia salvavita comincia anche da lì. Tra i progetti più innovativi sostenuti da Ageop c’è la ricerca sul microbiota intestinale, che l’associazione ha scelto di sostenere pionieristicamente oltre dieci anni fa, quando ancora nella comunità scientifica non esistevano evidenze così solide delle sue potenzialità terapeutiche. Un investimento coraggioso e lungimirante che oggi sta aprendo nuove prospettive soprattutto per i bambini sottoposti a trapianto di midollo osseo. Nel 2024, a Bologna, un bambino di tre anni e otto mesi ha ricevuto un trapianto di microbiota intestinale per trattare una grave complicanza successiva al trapianto di midollo osseo. Da allora più di 30 bambini hanno avuto nuove speranze di vita grazie a questa terapia. Per destinare il proprio 5x1000 ad Ageop Ricerca è sufficiente inserire il codice fiscale 91025270371 nella dichiarazione dei redditi, nel riquadro dedicato al “Sostegno degli enti del Terzo Settore iscritti al RUNTS”. Una firma che non costa nulla. Ma che può cambiare il futuro di tanti bambini e adolescenti malati di cancro.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Novartis: dati positivi per asciminib nei pazienti con leucemia mieloide cronica Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 3 giu - Novartis ha annunciato oggi i dati positivi a 3 anni (144 settimane) dello studio registrativo di Fase III ASC4FIRST, presentati al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), nella leucemia mieloide cronica. 'Questi risultati - spiega una nota - mostrano come asciminib garantisca risposte molecolari progressivamente superiori alla settimana 144 rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi (TKI) gia' consolidati, rafforzando la fiducia nella durata della risposta al trattamento'. Per Massimo Breccia, professore associato di Ematologia presso l'Universita' Sapienza di Roma 'ottenere risposte molecolari rapide e profonde fin dall'inizio e' fondamentale per ridurre il rischio di progressione e migliorare gli esiti nel lungo periodo'. In Italia, dal 2023 il farmaco oggetto dello studio rappresenta uno standard di cura per i pazienti precedentemente trattati con due o piu' TKI. L'impiego nelle linee precoci non e' al momento ancora rimborsato.
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(RADIOCOR) 03-06-26 17:41:29 (0541)SAN 5 NNNN
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Leucemia mieloide cronica, asciminib conferma efficacia a lungo termine nello studio ASC4FIRST Quotidiano Sanità
Al Congresso Annuale 2026 dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), Novartis ha presentato i dati a 3 anni (144 settimane) dello studio registrativo di Fase III ASC4FIRST nella leucemia mieloide cronica. I risultati mostrano come asciminib, primo farmaco della classe degli inibitori STAMP (Specifically Targeting the ABL Myristoyl Pocket) – una nuova categoria di terapie mirate che agiscono in modo selettivo sulla proteina BCR-ABL1 responsabile della malattia – consenta di ottenere risposte molecolari progressivamente superiori rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi (TKI) standard, rafforzando la fiducia nella durata della risposta terapeutica.
Lo studio ASC4FIRST
Lo studio ASC4FIRST ha confrontato asciminib con i TKI standard di cura selezionati dallo sperimentatore (imatinib e TKI di seconda generazione) in pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo (LMC-CP Ph+) di nuova diagnosi. Endpoint principale era il tasso di risposta molecolare maggiore (MMR), cioè la quota di pazienti che raggiunge una riduzione molto marcata dei segni molecolari della malattia nel sangue, considerata un indicatore di risposta profonda e duratura al trattamento.
I dati a lungo termine hanno confermato un vantaggio crescente di asciminib rispetto ai TKI standard. In particolare, il beneficio assoluto è stato di circa 24 punti percentuali rispetto all’insieme dei TKI standard, oltre 32 punti rispetto a imatinib e 15,2 punti rispetto ai TKI di seconda generazione.
“Nel trattamento della leucemia mieloide cronica, le prime fasi della terapia sono determinanti per l’evoluzione della malattia,” dichiara Massimo Breccia, Professore Associato di Ematologia presso l’Università ‘Sapienza’ di Roma,“Ottenere risposte molecolari rapide e profonde fin dall’inizio è fondamentale per ridurre il rischio di progressione e migliorare gli esiti nel lungo periodo. Tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora risultati ottimali nelle fasi precoci, con possibili implicazioni sul controllo della malattia. Per questo è sempre più importante disporre di opzioni terapeutiche altamente efficaci già in prima linea”.
Profilo di tollerabilità favorevole
Buona la performance di asciminib anche sotto il profilo della tollerabilità, elemento chiave per garantire continuità terapeutica e massimizzare i benefici del trattamento nel tempo. I dati dello studio hanno mostrato, a 144 settimane, un profilo di sicurezza coerente con il follow-up a 4 anni dello studio di Fase III ASCEMBL, senza evidenziare nuove problematiche di sicurezza.
Rispetto a imatinib e ai TKI di seconda generazione, lo studio ha inoltre evidenziato un numero inferiore di eventi avversi di grado =3, con una minore necessità di riduzione del dosaggio e un tasso di interruzione del trattamento inferiore di circa il 50%.
“Per molti pazienti, convivere con la LMC significa seguire una terapia per anni, e questo rende centrale l’equilibrio tra efficacia e tollerabilità,” sottolinea Raffaele Palmieri, Ricercatore in Ematologia presso il Dipartimento di Bio Medicina e Prevenzione dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, “Gestire una malattia cronica implica bilanciare controllo della patologia e impatto del trattamento sulla vita quotidiana: gli effetti collaterali possono ostacolare la continuità terapeutica e l’aderenza. Permane dunque il bisogno clinico di terapie efficaci e ben tollerate nel lungo termine, che permettano risposte profonde con la prospettiva di una remissione libera da trattamento”.
I risultati presentati ad ASCO confermano quindi il potenziale di asciminib come nuova opzione terapeutica di prima linea nella leucemia mieloide cronica, associando efficacia prolungata e buona tollerabilità nel lungo termine.
“Con oltre 25 anni di esperienza nella LMC, abbiamo contribuito a trasformare questa patologia in una condizione cronica”, conclude Paola Coco, Chief Scientific Officer & Medical Affairs Head di Novartis Italia, “Oggi l’aspettativa di vita dei pazienti è paragonabile a quella della popolazione generale. Il progresso scientifico continua ad aprire nuove possibilità, non solo in termini di efficacia e di qualità di vita nel lungo periodo, ma anche verso la prospettiva, come obiettivo della ricerca, di un futuro libero da trattamento. Per questo, la collaborazione con la comunità scientifica e le istituzioni rimane centrale per garantire che l’innovazione si traduca in opportunità concrete di cura accessibile”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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Criteri Critici
Tumore al seno, così si riduce il rischio di recidiva nelle pazienti più giovani la Repubblica
Risultato dopo risultato, studio dopo studio, si definisce sempre meglio il profilo di ogni singolo farmaco, per capire come meglio usarlo, a chi somministrarlo, e quando. Lo dimostrano i dati presentati su giredestrant al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), l’appuntamento dell’oncologia mondiale. Parliamo di pazienti con tumore al seno positivo ai recettori ormonali e negativo a Her2, il tipo di cancro alla mammella più diffuso – circa il 70% delle nuove diagnosi -, che per anni non hanno potuto giovarsi di novità terapeutiche rilevanti. A dicembre scorso era arrivata la notizia che giredestrant riduce del 30% il rischio di recidiva di malattia invasiva o morte rispetto alla terapia che di solito si usa nei casi precoci di questo tipo di tumore. Una volta dimostrata l’efficacia, la domanda successiva che i ricercatori si sono posti è: questo beneficio si mantiene in modo uniforme nelle diverse sottopopolazioni di pazienti, in particolare tra donne in pre-menopausa e post-menopausa?
Funziona anche sulle più giovani
La risposta è arrivata ad Asco, appunto. Ed è positiva. “Il risultati presentati a Chicago confermano il vantaggio di usare giredestrant rispetto agli inibitori dell’aromatasi, uno degli standard di riferimento nel trattamento endocrino adiuvante, quello cioè che si somministra dopo la chirurgia per abbassare il rischio che la malattia ritorni”, spiega Lucia Del Mastro, Direttore UO Clinica Oncologia Medica presso Irccs San Martino, Genova. “Un vantaggio che si mantiene anche nelle pazienti in premenopausa. Si tratta di un risultato importante perché amplia il potenziale impatto clinico della terapia e rafforza l'ipotesi di un beneficio trasversale alle diverse fasce di età”.
Attualmente, nelle pazienti più giovani, le decisioni terapeutiche sono spesso complicate dalla necessità di considerare la soppressione ovarica in associazione ai trattamenti endocrini standard. Un Serd orale - degradatore selettivo del recettore degli estrogeni - efficace sia nelle donne in pre-menopausa sia in quelle in post-menopausa potrebbe ridurre questa complessità, offrendo un approccio più uniforme e potenzialmente più semplice da implementare nella pratica clinica.
Più efficacia senza aumentare la tossicità
Uno dei dati più apprezzati dagli oncologi riguarda il profilo rischio-beneficio della molecola. “L’aspetto forse più interessante di questa terapia è che consente di migliorare l’efficacia del trattamento senza introdurre una tossicità aggiuntiva”, osserva Del Mastro. “Questo è un elemento particolarmente importante nel setting adiuvante, dove le pazienti assumono la terapia per lunghi periodi e la qualità di vita rappresenta un fattore cruciale”.
Anche il profilo di tollerabilità appare favorevole. “Rispetto agli inibitori dell’aromatasi, gli effetti collaterali osservati con giredestrant sono risultati sovrapponibili o addirittura inferiori”, aggiunge l’oncologa. “Si tratta di un dato che potrebbe favorire l’aderenza terapeutica e rendere il trattamento particolarmente interessante nella pratica clinica quotidiana”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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PharmaMar: Commissione Ue approva terapia combinata per carcinoma polmonare Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 3 giu - PharmaMar (MSE: PHM) ha annunciato che la Commissione europea ha approvato la combinazione di lurbinectedina e atezolizumab come terapia di mantenimento di prima linea per i pazienti adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso la cui malattia non e' progredita dopo la terapia di induzione standard. Il microcitoma rappresenta la forma piu' aggressiva di tumore del polmone ed e' caratterizzato da una rapida crescita e da una precoce diffusione metastatica. Ogni anno in Europa vengono diagnosticati circa 62mila nuovi casi e la maggior parte dei pazienti presenta gia' una malattia in fase avanzata al momento della diagnosi. 'L'approvazione - spiega una nota - si basa sui risultati dello studio di fase III IMforte, che ha evidenziato una riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o morte e del 27% del rischio di morte rispetto alla monoterapia con atezolizumab'.
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(RADIOCOR) 03-06-26 16:39:46 (0503)SAN 5 NNNN
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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COMUNICATO STAMPA : Microcitoma polmonare: arriva approvazione CE per terapia di combinazione Italian Medical News
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NUOVE PROSPETTIVE DI CURA PER IL MICROCITOMA POLMONARE. I DATI DIFFUSI NEL COMUNICATO STAMPA EVIDENZIANO UNA NETTA RIDUZIONE DEL RISCHIO DI PROGRESSIONE GRAZIE ALLA NUOVA TERAPIA DI MANTENIMENTO.
Nuovo e importante passo avanti nel trattamento del carcinoma polmonare a piccole cellule (SCLC), comunemente noto come microcitoma polmonare. Come ripotato nel comunicato stampa è arrivata l’approvazione del marchio CE per un nuovo regime terapeutico di combinazione, che offre una nuova e promettente opzione clinica per i pazienti affetti da questa aggressiva forma di neoplasia toracica.
Il microcitoma polmonare rappresenta circa il 15% di tutti i tumori al polmone ed è caratterizzato da una spiccata rapidità di duplicazione e da una forte tendenza alla metastatizzazione precoce. Questi sono fattori che storicamente ne limitano le opzioni di trattamento efficaci a lungo termine.
L’approvazione della Commissione Europea per questa terapia combinata si basa sui solidi dati di efficacia e sicurezza emersi dagli studi clinici internazionali. L’introduzione di questo approccio sinergico punta a scardinare la resistenza farmacologica tipica del tumore, migliorando in modo statisticamente significativo la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS) dei pazienti rispetto agli standard terapeutici tradizionali.
Sintesi del Comunicato Stampa:
La Novità: La Commissione Europea ha approvato una nuova terapia di mantenimento di prima linea per gli adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC), la cui malattia non è progredita dopo la chemioterapia di induzione standard.
La Commissione Europea ha approvato una nuova terapia di mantenimento di prima linea per gli adulti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC), la cui malattia non è progredita dopo la chemioterapia di induzione standard. I Farmaci coinvolti: Il nuovo regime terapeutico prevede la combinazione di lurbinectedina e atezolizumab .
Il nuovo regime terapeutico prevede la combinazione di e . L’Impatto Clinico (Studio IMforte): L’approvazione si basa sui risultati dello studio di fase III IMforte, che ha dimostrato dati di efficacia netti rispetto alla sola monoterapia con atezolizumab: Riduzione del 46% del rischio di progressione della malattia o di decesso. Riduzione del 27% del rischio di morte.
L’approvazione si basa sui risultati dello studio di fase III IMforte, che ha dimostrato dati di efficacia netti rispetto alla sola monoterapia con atezolizumab: Il Contesto Epidemiologico: Il microcitoma è la forma più aggressiva di tumore al polmone, caratterizzato da una crescita rapida e metastasi precoci. In Europa si registrano circa 62.000 nuovi casi all’anno, e la maggior parte riceve la diagnosi quando la malattia è già in fase avanzata.
In allegato il comunicato stampa, condiviso con la redazione di IMN da Viola Brambilla, Client Manager dell’OmnicomPublicRelationsGroup Italy
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Leucemia mieloide cronica, nuovi dati a 3 anni: 24% di risposte in più rispetto a standard di cura la Repubblica
Quando arrivano nuovi risultati da uno studio clinico, la domanda più importante per pazienti e familiari è semplice: che cosa cambia, concretamente, nel percorso di cura? Nel caso della leucemia mieloide cronica, questa domanda è ancora più rilevante perché la terapia non si esaurisce in poche settimane. Si tratta spesso di un trattamento da seguire a lungo, con l’obiettivo di tenere la malattia sotto controllo, ridurre il rischio di progressione e preservare il più possibile la qualità di vita.
I nuovi dati presentati al Congresso Annuale 2026 dell’American Society of Clinical Oncology, Asco, offrono un aggiornamento a 3 anni sul trattamento di pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica, positiva al cromosoma Philadelphia, e di nuova diagnosi.
Perché la risposta precoce conta
Nella leucemia mieloide cronica, le prime fasi della terapia possono incidere sull’evoluzione della malattia. Per questo gli specialisti osservano con attenzione la rapidità e la profondità della risposta al trattamento. Uno degli indicatori utilizzati è la risposta molecolare maggiore, cioè una riduzione significativa dei segni della malattia rilevabili a livello molecolare. Dopo 144 settimane di osservazione, pari a circa 3 anni, lo studio ha mostrato tassi più alti di risposta molecolare maggiore rispetto agli inibitori tirosin-chinasici, i TKI, già utilizzati come standard di cura.
I risultati principali
Secondo i dati presentati, a 144 settimane un numero più alto di pazienti ha raggiunto la risposta molecolare maggiore rispetto a chi ha ricevuto altri TKI. Il vantaggio è stato di quasi il 24% rispetto all’insieme dei TKI standard di cura, di oltre il 32% rispetto a imatinib e del 15,2% rispetto ai TKI di seconda generazione. “Nel trattamento della leucemia mieloide cronica, le prime fasi della terapia sono determinanti per l’evoluzione della malattia,” dichiara Massimo Breccia, Professore Associato di Ematologia presso l’Università “Sapienza” di Roma. “Ottenere risposte molecolari rapide e profonde fin dall’inizio è fondamentale per ridurre il rischio di progressione e migliorare gli esiti nel lungo periodo. Tuttavia, una quota rilevante di pazienti non raggiunge ancora risultati ottimali nelle fasi precoci, con possibili implicazioni sul controllo della malattia. Per questo è sempre più importante disporre di opzioni terapeutiche altamente efficaci già in prima linea”.
Non solo efficacia: il tema della tollerabilità
Nelle malattie che richiedono trattamenti prolungati, l’efficacia da sola non basta. Una terapia deve poter essere seguita nel tempo, senza che gli effetti collaterali compromettano la continuità delle cure o la vita quotidiana. A 144 settimane, i dati hanno confermato un profilo di sicurezza coerente con quanto osservato in studi precedenti. Rispetto a imatinib e ai TKI di seconda generazione, sono stati riportati meno eventi avversi gravi, meno riduzioni di dosaggio e meno interruzioni del trattamento dovute agli effetti collaterali. “Per molti pazienti, convivere con la leucemia mieloide cronica significa seguire una terapia per anni, e questo rende centrale l’equilibrio tra efficacia e tollerabilità,” afferma Raffaele Palmieri, ricercatore Ematologia presso il Dipartimento di Bio Medicina e Prevenzione Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Gestire una malattia cronica implica bilanciare controllo della patologia e impatto del trattamento sulla vita quotidiana: gli effetti collaterali possono ostacolare la continuità terapeutica e l’aderenza. Permane dunque il bisogno clinico di terapie efficaci e ben tollerate nel lungo termine, che permettano risposte profonde con la prospettiva di una remissione libera da trattamento”.
Un diverso modo di agire sulla malattia
Il trattamento studiato agisce in modo diverso rispetto ad altri farmaci già disponibili per la leucemia mieloide cronica. In pratica, colpisce un punto specifico della proteina ABL, chiamato tasca miristoilica. Per questo viene definito inibitore STAMP. Gli altri trattamenti approvati, invece, agiscono con un meccanismo diverso e sono chiamati TKI ATP-competitivi. Questa differenza indica un nuovo approccio tra le terapie mirate per la leucemia mieloide cronica.
Lo studio in sintesi
Lo studio ASC4FIRST è uno studio clinico di Fase III, multicentrico, randomizzato e in aperto. Ha coinvolto 405 pazienti adulti con leucemia mieloide cronica in fase cronica, positiva al cromosoma Philadelphia, e di nuova diagnosi. I ricercatori hanno confrontato il trattamento orale assunto una volta al giorno con diversi TKI scelti dagli sperimentatori, tra cui imatinib, nilotinib, dasatinib e bosutinib. Lo studio aveva già raggiunto i suoi obiettivi principali alla settimana 48. I dati a 3 anni confermano e rafforzano l’andamento osservato nelle analisi precedenti.
La situazione in Italia
In Italia, dal 2023, il trattamento è già uno standard di cura per i pazienti che hanno ricevuto in precedenza due o più TKI. Il suo impiego nelle linee più precoci, invece, non è al momento ancora rimborsato. Questo significa che, anche in presenza di nuovi dati clinici, l’accesso in prima linea dipende dalle decisioni regolatorie e di rimborsabilità.
Cosa resta da chiarire
Lo studio ASC4FIRST è ancora in corso e sono previste ulteriori analisi di efficacia e sicurezza. Per questo i dati a 3 anni rappresentano un aggiornamento importante, ma non chiudono il percorso di valutazione. Saranno necessari ulteriori follow-up per capire meglio il ruolo del trattamento nel lungo periodo e il suo possibile impiego nelle fasi più precoci della malattia.
La prospettiva della ricerca
Negli ultimi decenni, la leucemia mieloide cronica è cambiata profondamente. Per molti pazienti è diventata una malattia cronica gestibile nel tempo, ma restano bisogni clinici aperti: alcune persone non raggiungono una risposta adeguata, altre sviluppano resistenza o non tollerano bene le terapie. I nuovi dati non sostituiscono la valutazione dell’ematologo. Ogni decisione terapeutica deve tenere conto delle caratteristiche della malattia, della risposta ai trattamenti, della tollerabilità e della storia clinica della singola persona. Per i pazienti, il punto centrale resta confrontarsi con lo specialista per capire quale percorso di cura sia più adatto e sostenibile nel tempo.
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Criteri Critici
Siena firma una svolta mondiale contro il melanoma: con la doppia immunoterapia sopravvivenza oltre il 30% dopo 10 anni Radio Siena Tv
DiRedazione| 3 Giugno 2026 alle 15:00 Presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago, i risultati finali dello studio NIBIT-M2, realizzato dall’UOC Immunoterapia Oncologica dell’Aou Senese, diretta dal professor Michele Maio, ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Siena e presidente della Fondazione NIBIT, che ha promosso lo studio. Si tratta del follow-up più lungo disponibile al mondo in pazienti con melanoma e metastasi cerebrali asintomatiche ed è il primo studio al mondo a dimostrare una sopravvivenza superiore al 30% a 10 anni nei pazienti trattati con la doppia immunoterapia ipilimumab e nivolumab. Un risultato di particolare rilievo per una condizione storicamente associata a una prognosi del tutto sfavorevole. A dimostrarlo sono i risultati finali dello studio NIBIT-M2, selezionati per una presentazione orale al congresso dell’ASCO da parte di Anna Maria Di Giacomo, professore ordinario di Oncologia Medica presso l’Università di Siena e responsabile del programma di sperimentazioni cliniche di Fase I/II del CIO, Centro di Immuno-Oncologia dell’AOUS. LA SFIDA DELLE METASTASI CEREBRALI –Il melanoma è stato uno dei tumori in cui l’immunoterapia ha cambiato più profondamente le prospettive di cura. La presenza di metastasi cerebrali, tuttavia, ha rappresentato a lungo una delle principali criticità. «Le metastasi cerebrali da melanoma sono associate a una prognosi particolarmente sfavorevole e a una gestione clinica molto complessa. Per molti anni questi pazienti non hanno avuto opzioni terapeutiche efficaci ed una sopravvivenza di pochi mesi», spiega la professoressa Anna Maria Di Giacomo. LO STUDIO NIBIT-M2 –NIBIT-M2 è uno studio di fase III, multicentrico e randomizzato, che ha coinvolto pazienti con melanoma metastatico e metastasi cerebrali attive, non trattate e asintomatiche, arruolati in 9 Centri Italiani. I pazienti non avevano ricevuto precedenti terapie sistemiche per la malattia avanzata. Lo studio ha confrontato tre strategie: la chemioterapia con fotemustina, la combinazione di ipilimumab e fotemustina, e la doppia immunoterapia con ipilimumab e nivolumab. L’obiettivo principale era valutare la sopravvivenza globale. Gli obiettivi secondari includevano la sopravvivenza libera da progressione di malattia, sia sistemica che intracranica, e la sicurezza del trattamento. Dopo un follow-up mediano di 125 mesi, i risultati confermano il beneficio duraturo della doppia immunoterapia. Nel gruppo trattato con ipilimumab e nivolumab, la sopravvivenza globale a 10 anni è risultata pari al 32% mentre la sopravvivenza specifica per melanoma ha raggiunto il 36%. Anche il controllo della malattia a livello cerebrale si mantiene nel tempo: la sopravvivenza libera da progressione intracranica a 10 anni è infatti pari al 29%. «Questi dati dimostrano che una quota significativa di pazienti con melanoma e metastasi cerebrali può ottenere un beneficio molto prolungato nel tempo dalla doppia immunoterapia», sottolinea la Di Giacomo. «Non parliamo solo di un prolungamento della sopravvivenza, ma della possibilità concreta, per molti pazienti, di mantenere il controllo della malattia a lungo termine». Un elemento clinicamente importante riguarda anche il trattamento nel lungo periodo. Tra i pazienti vivi a 10 anni trattati con ipilimumab e nivolumab, infatti, il 70% non ha ricevuto più alcuna terapia antitumorale. Un dato che rafforza l’idea di un controllo persistente della malattia anche dopo la sospensione del trattamento immunoterapico. UN RISULTATO CLINICO DI LUNGO PERIODO –«NIBIT-M2 mostra che l’immunoterapia può essere efficace anche in presenza di metastasi cerebrali asintomatiche e che il beneficio può mantenersi nel lunghissimo periodo», commenta il professor Michele Maio. «Il dato a 10 anni è importante perché sposta la prospettiva di vita dei pazienti: in una malattia storicamente associata a una prognosi molto severa, oggi possiamo osservare pazienti vivi a lungo termine e, in molti casi, senza necessità di continuare le cure». Accanto ai dati clinici, lo studio ha valutato anche alcuni marcatori biologici ottenuti attraverso la biopsia liquida, cioè l’analisi del DNA tumorale circolante nel sangue, nell’ambito del Programma AIRC “5 per mille” EPICA, coordinato dal professor Michele Maio. I risultati suggeriscono che il profilo di metilazione del DNA aiuta ad identificare i pazienti destinati a beneficiare più a lungo dell’immunoterapia, monitorandone la risposta in modo non invasivo. Articoli correlati
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
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Tumore del polmone, l’EBUS ridisegna diagnosi e terapie: specialisti a confronto a Sassari City&City Magazine
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All’Aou di Sassari la diagnostica del futuro: l’EBUS al centro del corso nazionale sulla stadiazione del tumore del polmone
All’Aou di Sassari la medicina di precisione non è uno slogan, ma un percorso clinico che si costruisce ogni giorno tra sala endoscopica, laboratorio e confronto multidisciplinare. È quanto emerso dal corso nazionale “Ottimizzazione del prelievo bioptico e gestione integrata del NSCLC”, che ha riunito al Santissima Annunziata pneumologi interventisti, oncologi, chirurghi toracici e anatomo-patologi per approfondire le potenzialità dell’EBUS nella diagnosi e nella stadiazione del carcinoma polmonare non a piccole cellule.
L’iniziativa, organizzata dagli oncologi Carlo Putzu e Giovanni Maria Fadda, ha trasformato per due giorni la sala riunioni del settimo piano in un laboratorio di aggiornamento avanzato sulle tecniche ecoendoscopiche oggi considerate fondamentali nella gestione dell’85-90% delle neoplasie polmonari.
La live session: quattro casi reali per mostrare la complessità clinica
Il momento più atteso è stato la sessione live dal blocco operatorio di viale San Pietro. Qui gli specialisti hanno eseguito procedure diagnostiche su quattro pazienti con quadri differenti: tre sospetti tumori del polmone e una stenosi tracheale dovuta a un’altra patologia. Le immagini sono state trasmesse in diretta ai partecipanti, permettendo un confronto immediato sulle tecniche di campionamento e sulla corretta stadiazione mediastinica.
«Abbiamo eseguito una stadiazione mediastinica sistematica completa – spiega Alessandro Fois, direttore della struttura Semplice Dipartimentale di Endoscopia bronchiale interventistica dell’Aou di Sassari e professore ordinario di Malattie dell’Apparato Respiratorio all’Università di Sassari – che consente di verificare se il tumore ha interessato le stazioni linfonodali del mediastino. È un passaggio imprescindibile, perché in base all’estensione della malattia cambia completamente il percorso terapeutico del paziente: nei primi stadi si può ricorrere alla chirurgia, nei quadri più avanzati si valutano immunoterapia, radioterapia o trattamenti integrati».
EBUS: la tecnologia che ha cambiato la storia clinica del tumore del polmone
L’EBUS – ecoendoscopia bronchiale – è oggi una delle metodiche più avanzate per ottenere campioni bioptici mirati e di qualità, indispensabili per la caratterizzazione molecolare del tumore.
«Oggi questa tecnologia è diventata imprescindibile nella gestione del tumore del polmone – aggiunge Fois – perché permette una precisione diagnostica elevatissima e consente di ottenere campioni adeguati per la profilazione molecolare e genetica del tumore. Questo significa poter individuare i bersagli terapeutici specifici e offrire al paziente cure personalizzate e molto meno invasive rispetto al passato».
All’Aou di Sassari la metodica è attiva da oltre dieci anni e si è evoluta con l’introduzione di mini-sonde ecografiche capaci di analizzare lesioni periferiche di pochi millimetri, ampliando ulteriormente le possibilità diagnostiche.
«Oggi non si parla più soltanto di diagnosi istologica – sottolinea Fois – ma anche di caratterizzazione genetica e recettoriale del tumore. Questo ha rivoluzionato completamente la prognosi dei pazienti. Se fino a poco più di dieci anni fa il tumore del polmone non operabile aveva una mortalità altissima già entro il primo anno, oggi anche nei pazienti con malattia avanzata si parla di anni di sopravvivenza grazie alle terapie target e all’immunoterapia».
Un corso che consolida il ruolo di Sassari nella rete nazionale
Il valore dell’iniziativa è anche scientifico: Fois fa parte del gruppo interdisciplinare che ha contribuito alla stesura delle linee guida italiane sulla stadiazione ecoendoscopica del tumore del polmone, un riferimento per tutti i centri che utilizzano l’EBUS.
«La standardizzazione della metodica e il lavoro multidisciplinare tra pneumologi interventisti, oncologi, anatomo-patologi e chirurghi toracici hanno cambiato radicalmente l’approccio al paziente con carcinoma polmonare – conclude Fois –. Oggi la medicina di precisione passa necessariamente attraverso una stadiazione accurata e una diagnostica avanzata di alta qualità».
Mameli: “Tecnologia e formazione per percorsi sempre più personalizzati”
La direttrice sanitaria dell’Aou, Lucia Anna Mameli, ha ribadito l’importanza di investire sia nelle tecnologie sia nelle competenze dei professionisti.
«Investire in tecnologie diagnostiche avanzate e nella formazione continua dei professionisti significa offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più precisi, tempestivi e personalizzati. Il tumore del polmone richiede oggi una presa in carico integrata, nella quale competenze diverse lavorano insieme per migliorare diagnosi, prognosi e qualità di vita dei pazienti. L’Aou di Sassari continua a rafforzare il proprio ruolo di centro di riferimento regionale per l’innovazione clinica, la medicina di precisione e l’assistenza ad alta complessità».