📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'Ottobre Rosa del "Sacro Cuore": ecco tutte le iniziative per la prevenzione del tumore del seno IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
Con l’accensione in rosa dell’Arena e in contemporanea del nostro ospedale, ieri ha preso il via Ottobre Rosa, il mese dedicato alla prevenzione del tumore del seno.
Anche il “Sacro Cuore Don Calabria” era presente alla cerimonia di apertura come membro del network “Ottobre Rosa”, che comprende Comune e Provincia di Verona, Ulss 9 Scaligera, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata e tutte le associazioni di volontariato che si occupano di prevenzione e supporto alla donna durante il percorso di cura.
Sono intervenuti l’amministratore delegato, Claudio Cracco, e la dottoressa Alessandra Invento, coordinatrice della nostra Breast Unit e direttrice della Chirurgia senologica che nel video allegato spiega a Dica33, la trasmissione di Telearena e Telemantova, perché è importante la prevenzione, quali controlli eseguire e a quale età.
Ecco le iniziative dell’Ottobre Rosa organizzate dal “Sacro Cuore Don Calabria”
VENERDI’ 2 OTTOBRE
Un pomeriggio di prevenzione, con LILT Verona
Dalle ore 14:00 alle ore 18:30 visite senologiche, ecografie mammarie e colloqui con il genetista. Su prenotazione.
Durante tutto il mese di ottobre l’esame mammografico sarà proposto anche alle pazienti ricoverate che hanno già compiuto 75 anni.
Dallo stesso giorno i reparti e i servizi della Breast Unit ospiteranno la mostra fotografica “diffusa” dell’Associazione Pink Darsena del Garda.
VENERDì 16 OTTOBRE
Arte, salute e benessere
Alle ore 17:00 presso Villa Rizzardi di Negrar. Un incontro di ANDOS (comitato di Verona) in collaborazione con l’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria e il Comune di Negrar. Alle ore 19:00 lo scatto “in rosa” davanti all’ingresso dell’Ospedale.
GIOVEDì 29 OTTOBRE
I ciclamini di ANDOS
Vendita di ciclamini nell’atrio dell’Ospedale in favore delle attività dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno.
VENERDì 30 OTTOBRE
Le donne al centro del Sacro Cuore: la prevenzione si prende cura di teAlle 20:30 al Teatro Ristori di Verona, la serata che chiude l’Ottobre Rosa: gli interventi degli specialisti, le testimonianze di chi ha affrontato la malattia e la musica del Gruppo Ritmico Chorus. Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore del polmone l’importanza della diagnosi precoce | al San Camillo 28 casi individuati su 939 TC TAC Zazoom Social News
Su 939 TAC eseguite al San Camillo, sono stati individuati 28 casi di tumore del polmone. La fase 2 del programma include l’uso di QR code accessibili anche negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie. La Regione Lazio sta valutando di estendere il progetto ad altre strutture.
Il programma dell’Azienda Ospedaliera prosegue con la fase 2: QR code di accesso anche negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie. La Regione Lazio valuta l’estensione ad altre strutture. Su 939 persone senza sintomi sottoposte a TC (la comune TAC) del torace a basso dosaggio, cioè con una quantità ridotta di radiazioni, 28 avevano un tumore del polmone, circa il 3%, mentre altre 5 mostravano neoplasie extrapolmonari. La quasi totalità è stata individuata a uno stadio ancora trattabile localmente. Sono i risultati del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, presentati a Roma il 29 settembre, che ora passa alla seconda fase con il coinvolgimento anche di medici di famiglia e farmacie. 🔗 Leggi su Romadailynews.it
? Vuoi approfondire questa notizia? Condividila sui social o cerca aggiornamenti, video e discussioni correlate. RedditFacebookX Cerca altre news e video
Prevenzione del tumore della vescica. L'importanza dei segnali e della diagnosi precoce
Notizie e thread social correlati
Sanita’: San Camillo Roma, programma diagnosi precoce tumore polmone, 28 casi su 939 tacA seguito di uno screening con TAC a basso dosaggio su 939 persone senza sintomi, sono stati individuati 28 casi di tumore del polmone, pari a circa...
Diagnosi precoce del tumore al polmone: i risultati del modello San Camillo a RomaIl 29 settembre 2026, nell’Aula Magna “Agazio Menniti” del San Camillo Forlanini a Roma, si terrà un convegno sui risultati di un progetto biennale...
Temi più discussi: Tumore del polmone: mutazione genetica aumenta il rischio nei non fumatori; Tumore del polmone: prevenzione e diagnosi precoce con la TC Photon-Counting; Sorrido, perché la ricerca mi sta salvando la vita; Tumore del polmone: il punto su diagnosi precoce, medicina di precisione e nuove strategie di cura.
Tumore al polmone, screening gratuito in Brianza: come fare il test online https://t.co/4gn5ptTn1g https://t.co/jDI013Jy5Y x.com
Tumore del polmone, l’importanza della diagnosi precoce: al San Camillo 28 casi individuati su 939 TC (TAC)Il programma dell’Azienda Ospedaliera prosegue con la fase 2: QR code di accesso anche negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie. La Regione ... romadailynews.it
Tumore del polmone EGFR-mutato: dopo 8 anni con osimertinib il 79% dei pazienti è vivoTumore del polmone EGFR-mutato: il 79% dei pazienti è vivo a 8 anni con osimertinib nello studio di Fase III ADAURA. corrierenazionale.it
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Max Parisi: “Mi restava un mese per un tumore al pancreas, una cura negli Usa potrebbe darmi tempo” La Stampa
«Partire è un po’ cercare di allontanare la morte». Massimo Parisi, per tutti Max, 58 anni, voce di Radio Monte Carlo, lo ha scritto un attimo prima di partire per l’Arizona: «Dopo due anni di cure per un tumore al pancreas le opzioni terapeutiche sono finite. Mi hanno dato un mese di vita e ho deciso di volare in America per provare un nuovo farmaco, il RasonQue, con molecola doraxonrasib».
La partenza il 6 settembre scorso, poi gli esami medici e la conferma che poteva accedere al trattamento. La prima dose di cura l’ha presa il 15 settembre, la successiva quattro giorni dopo. Tutto grazie al sostegno degli amici e di chi in trentacinque anni di radio lo ha seguito e conosciuto. La raccolta fondi aperta su gofundme.com dalla moglie Lulu Ng-Ha ha raggiunto in pochi giorni quasi 120mila dollari. Un mese di cura ne costa 42mila, Max può ricevere il farmaco negli Stati Uniti ma non ha un’assicurazione sanitaria americana. Da qui la necessità di chiedere un sostegno economico che non ha tardato ad arrivare.
La storia della malattia
A Max è stato diagnosticato un tumore al pancreas nel maggio del 2024 affrontato con la chemioterapia, un intervento chirurgico importante e la radioterapia. «È stato un percorso duro, ma credevamo davvero di essere stati fortunati. Il tumore sembrava essere stato preso in tempo. Max aveva superato le cure. Pensavamo di poter essere una di quelle famiglie fortunate» racconta la moglie. Poi è arrivata la doccia fredda: il primo controllo di routine ha evidenziato che il tumore si era diffuso al fegato, rendendo necessario un nuovo ciclo di chemioterapia che non è bastato.
Il 28 luglio i medici gli hanno comunicato che le cure non stavano più funzionando e non c’erano altre opzioni terapeutiche standard da offrirgli. La prospettiva era di un mese di vita. «Abbiamo iniziato a cercare altrove. Il fratello di Max, Alessandro, aveva già cominciato a informarsi sulle possibili alternative ed è stato lui a mettere davvero in moto tutta questa ricerca. Da quel momento ci siamo, più o meno, divisi il mondo: Alessandro ha continuato a seguire ogni possibile strada in Italia, mentre io mi sono concentrata sugli Stati Uniti» continua Lulu.
La paura e il viaggio negli Usa
Alla fine una notizia che ha rappresentato una nuova speranza. Il 26 agosto, il Daraxonrasib, che ora si chiama Rasonque è stato approvato dalla FDA negli Usa, così hanno contattato diversi centri, alla fine, la Mayo Clinic a Phoenix, in Arizona gli ha dato una possibilità e loro hanno preso un aereo nonostante i timori. Non voleva partire perché si stava abituando all’idea che non ci fosse un futuro.
Aveva salutato i radioascoltatori senza riprendere la trasmissione Caffellatte con te, venduto l’inseparabile scooter, avviato l’iter delle cure palliative e cominciato a sistemare le questioni pratiche insieme alla moglie. Lo spaventava un viaggio così pesante in condizioni gravi, l’incognita di perdere giorni importanti da trascorrere con le due figlie, Sophia, 21 anni, e Vivienne, 16. «È stata tanta la forza con cui mia moglie ha lottato, una vera leonessa, e mi sono arreso alle sue volontà».
Nato a Siena nel 1968, cuneese di adozione dall’età di due anni, Max è stato la voce di molte radio locali piemontesi fino all’approdo a RTLTorino e poi RTL 102.5. Le nostre strade si sono incontrate in quegli studi e raccontare la sua storia non è facile. Ma la sua determinazione, la voglia di vivere e sorridere parlano da sole. In questi anni sui social non ha nascosto nulla della malattia: i momenti difficili, la sofferenza, improvvise allergie, i 40 chili persi nell’affrontare il percorso di cura. Anche adesso resta lucido e per quanto possibile sereno. «Con il nuovo farmaco spero di arrivare a Natale, se sono fortunato a gennaio».
Cosa può fare il RasonQue
Il RasonQue, con molecola doraxonrasib nelle fasi di sperimentazione clinica ha dato risultati importanti in termini di sopravvivenza. Non si parla di guarigione o remissione ma di un po’ di tempo in più che lui vuole a tutti i costi trascorrere con la famiglia. Da qui la decisione: «Restare e consumare serenamente il mio ultimo mese di vita a casa oppure svenarsi per vedere se davvero sono all’ultima spiaggia – spiega –. Perché mentre in Italia 15mila persone con metastasi legate al tumore del pancreas affrontano forse il loro “ultimo miglio”il nostro Ministero della salute e Aifa stanno godendosi ancora le meritate vacanze prima di occuparsi di malati sul baratro. Lo stesso farmaco qui da noi, se ci va di lusso, arriverà forse tra un anno».
“Io, malata di tumore, cerco il super-farmaco Usa che è introvabile in Europa” PAOLO RUSSO 01 Ottobre 2026 il casoPAOLO RUSSO
Ora si trova in California, a casa dei suoceri, aspettando la prima TAC di controllo. «Non mancano le conseguenze e gli effetti collaterali anche importanti. La prima fase è superata – conclude –. Mi pare di poter guardare con ottimismo alle prossime settimane». In queste parole c’è tutto Max.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore gastrico, dal De Bellis nuove prospettive per futuri trattamenti senza chemioterapia Giornale di Puglia
CASTELLANA GROTTE - Una nuova strategia terapeutica contro il tumore gastrico, basata sulla combinazione di due molecole biologiche capaci di colpire i meccanismi che permettono alle cellule tumorali di sopravvivere. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori dell’IRCCS “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte e pubblicato sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, rivista scientifica internazionale del gruppo Springer Nature.La ricerca si basa sul principio della cosiddetta “letalità sintetica”, secondo cui due molecole agiscono contemporaneamente su differenti meccanismi vitali della cellula tumorale, potenziando l’effetto complessivo del trattamento.In particolare, i ricercatori hanno dimostrato che l’inibizione della proteina SMYD3, associata all’utilizzo di farmaci PARP-inibitori, compromette i sistemi attraverso i quali le cellule tumorali riparano il proprio DNA. L’obiettivo è quindi rendere le cellule cancerose più vulnerabili, intervenendo in modo mirato sui loro meccanismi di sopravvivenza.I risultati sono stati ottenuti anche attraverso l’utilizzo di organoidi derivati da pazienti e aprono la strada alla possibile sperimentazione di una strategia terapeutica mirata per una parte dei pazienti affetti da tumore gastrico, con la prospettiva di ridurre, in futuro, il ricorso alla chemioterapia. Si tratta però di una prospettiva ancora da validare attraverso ulteriori studi.Una delle due molecole utilizzate nella ricerca è stata sviluppata e brevettata proprio dall’IRCCS De Bellis. Il nuovo studio ne amplia le potenziali applicazioni al tumore gastrico, dopo le precedenti ricerche condotte sui tumori del colon e del pancreas.«Abbiamo individuato una vulnerabilità delle cellule tumorali che può essere colpita attraverso due meccanismi complementari – spiega il professor Cristiano Simone, direttore dell’UOC di Genetica Medica del De Bellis e corresponding author dello studio –. I risultati ottenuti sono molto promettenti e ci permettono di ampliare l’applicazione di una strategia sulla quale lavoriamo da anni. Il prossimo passo sarà proseguire nella sua validazione con l’obiettivo di arrivare a trattamenti sempre più mirati».La ricerca rappresenta anche il risultato di un percorso di formazione sviluppato interamente all’interno dell’Istituto. Prima autrice dello studio è la dottoressa Katia De Marco, ricercatrice dell’UOC di Genetica Medica, arrivata al De Bellis nel 2019 come tirocinante volontaria. Nel 2020 ha ottenuto una borsa di studio e nel 2023 è entrata nella Piramide della ricerca sanitaria. Oggi conclude il suo dottorato internazionale, realizzato in collaborazione con Sapienza Università di Roma, con una tesi che è diventata una pubblicazione scientifica internazionale. In sette anni ha firmato 29 pubblicazioni.A seguirne il percorso fin dagli inizi è stata la dottoressa Valentina Grossi, responsabile di unità di ricerca dell’UOC di Genetica Medica e corresponding author dello studio, che ha accompagnato De Marco dal tirocinio fino al dottorato.«Questo studio conferma l’importanza di una ricerca capace di partire dalla comprensione dei meccanismi molecolari della malattia per individuare nuove possibili strategie terapeutiche – sottolinea il direttore scientifico dell’IRCCS De Bellis, professor Gianluigi Giannelli –. La possibilità di intervenire in maniera sempre più selettiva sui punti deboli delle cellule tumorali rappresenta una delle direzioni più interessanti della ricerca oncologica e un ambito sul quale il nostro Istituto continua a investire competenze e risorse».«Investire nella formazione e nella crescita dei ricercatori significa rafforzare la capacità del nostro Istituto di produrre ricerca di qualità e di confrontarsi a livello nazionale e internazionale – aggiunge il direttore generale Michelangelo Armenise –. Il De Bellis deve continuare a essere un luogo in cui competenze e merito trovano opportunità concrete di crescita professionale e scientifica, contribuendo allo stesso tempo a valorizzare il nostro territorio».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore gastrico, dal "De Bellis" di Castellana Grotte una nuova strategia che punta a ridurre la chemioterapia Borderline24.com
Una combinazione di due molecole biologiche per colpire il tumore gastrico agendo sui meccanismi che consentono alle cellule tumorali di sopravvivere. È la nuova strategia studiata dai ricercatori dell’IRCCS “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte e descritta sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, rivista scientifica internazionale del gruppo Springer Nature.
Lo studio si basa sul principio della “letalità sintetica”: due molecole colpiscono contemporaneamente differenti meccanismi vitali della cellula tumorale e, utilizzate insieme, potenziano la propria azione. I ricercatori hanno dimostrato che l’inibizione della proteina SMYD3, associata a farmaci PARP-inibitori, compromette i sistemi utilizzati dalle cellule tumorali per riparare il proprio DNA.
I risultati, ottenuti anche su organoidi derivati da pazienti, aprono la strada allo sviluppo di una possibile strategia terapeutica mirata per una parte dei pazienti con tumore gastrico, con la prospettiva di ridurre il ricorso alla chemioterapia. Una delle molecole impiegate è stata sviluppata e brevettata proprio al De Bellis e il nuovo lavoro ne estende le potenzialità al tumore gastrico, dopo gli studi già condotti sui tumori del colon e del pancreas.
«Abbiamo individuato una vulnerabilità delle cellule tumorali che può essere colpita attraverso due meccanismi complementari – spiega il prof. Cristiano Simone, direttore dell’UOC di Genetica Medica del De Bellis e corresponding author dello studio –. I risultati ottenuti sono molto
promettenti e ci permettono di ampliare l’applicazione di una strategia sulla quale lavoriamo da anni. Il prossimo passo sarà proseguire nella sua validazione con l’obiettivo di arrivare a trattamenti sempre più mirati».
Alla scoperta scientifica si affianca una storia di formazione cresciuta interamente all’interno del De Bellis. Prima autrice dello studio è la dott.ssa Katia De Marco, ricercatrice dell’UOC di Genetica Medica: arrivata in Istituto nel 2019 come tirocinante volontaria, nel 2020 ha ottenuto una borsa di studio e nel 2023 è entrata nella Piramide della ricerca sanitaria. Oggi conclude il suo dottorato internazionale, svolto in collaborazione con Sapienza Università di Roma, con una tesi diventata
una pubblicazione scientifica internazionale. In sette anni è stata autrice di 29 pubblicazioni.
Ad accompagnarla fin dai primi passi è stata la dott.ssa Valentina Grossi, responsabile di unità di ricerca dell’UOC di Genetica Medica e corresponding author dello studio, che ne ha seguito il percorso dal tirocinio fino al dottorato. n«Questo studio conferma l’importanza di una ricerca capace di partire dalla comprensione dei
meccanismi molecolari della malattia per individuare nuove possibili strategie terapeutiche –s0ttolinea il Direttore Scientifico dell’IRCCS De Bellis, prof. Gianluigi Giannelli –. La possibilità di intervenire in maniera sempre più selettiva sui punti deboli delle cellule tumorali rappresenta una delle direzioni più interessanti della ricerca oncologica e un ambito sul quale il nostro Istituto continua a investire competenze e risorse». «Investire nella formazione e nella crescita dei ricercatori significa rafforzare la capacità del nostro Istituto di produrre ricerca di qualità e di confrontarsi a livello nazionale e internazionale – sottolinea il Direttore Generale Michelangelo Armenise –. Il De Bellis deve continuare a essere un luogo in cui competenze e merito trovano opportunità concrete di crescita professionale e
scientifica, contribuendo allo stesso tempo a valorizzare il nostro territorio».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Diagnosi precoce del polmone, 28 casi individuati al San Camillo RaiNews
Sono 28 i casi di tumore del polmone individuati nell’ambito del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma. I casi sono emersi su 939 persone senza sintomi sottoposte a TC del torace a basso dosaggio, pari a circa il 3% degli esami effettuati. Altre cinque persone hanno mostrato neoplasie extrapolmonari.
La quasi totalità dei tumori individuati era ancora in una fase localmente trattabile. In particolare, secondo i dati presentati dall’azienda ospedaliera, 27 dei 28 tumori polmonari erano al primo stadio.
Il percorso è partito da un questionario online, compilato complessivamente da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili. Sono state quindi effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 TC del torace.
Complessivamente, 29 pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico. Tutti gli interventi sono stati eseguiti con tecniche mininvasive, con un ricorso rilevante alla chirurgia robotica. In due casi l'esame istologico ha successivamente stabilito che il nodulo era benigno.
«Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso», ha spiegato Giuseppe Cardillo, direttore della UOC Chirurgia Toracica. Il modello prevede un questionario con esito immediato sull'idoneità, una visita pneumologica e una valutazione multidisciplinare, con l'obiettivo di individuare la persona appropriata per l'esame ed evitare accertamenti non necessari.
Secondo Cardillo, dei 28 tumori polmonari individuati, 27 erano al primo stadio e quindi trattabili con un intervento mininvasivo, nella maggior parte dei casi attraverso il robot Da Vinci. Il direttore ha indicato per questi pazienti un'aspettativa di vita superiore al 90%.
«Abbiamo dimostrato che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale», ha dichiarato il direttore generale del San Camillo Forlanini, Angelo Aliquò.
La seconda fase del progetto
Il programma entra ora nella fase 2, che punta a portare l'accesso al percorso di prevenzione anche fuori dall'ospedale. L'obiettivo è diffondere i QR code per accedere al questionario negli studi dei medici di medicina generale, nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali e nelle farmacie.
L'iniziativa nasce dalla disponibilità manifestata dai rappresentanti della medicina generale e della farmacia di comunità. L'Ordine dei Farmacisti ha espresso la volontà di partecipare attraverso attività formative, diffusione del questionario e sensibilizzazione della popolazione.
Il progetto punta così a passare da un modello basato sull'adesione spontanea dei cittadini a un sistema più proattivo, in grado di raggiungere le persone considerate a rischio prima della comparsa dei sintomi.
Nel percorso è previsto anche l'accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo, con l'obiettivo di intervenire sul principale fattore di rischio prevenibile per il tumore polmonare.
I numeri della malattia
In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 42mila nuovi casi di tumore del polmone. La patologia rappresenta una delle principali cause di mortalità oncologica: è la prima tra gli uomini e la seconda tra le donne.
Uno dei principali problemi è rappresentato dalla diagnosi tardiva. Secondo i dati illustrati durante l'incontro, circa l'80% delle diagnosi arriva quando la malattia è già in fase avanzata, con conseguenze sulla prognosi e sulle possibilità di cura.
Lo screening del tumore polmonare, secondo i diversi studi citati durante l'iniziativa, può determinare una riduzione della mortalità tra il 20 e il 24%. Attualmente, però, non rientra tra gli screening previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Il tema riguarda anche la sostenibilità del sistema sanitario. Filippo Rumi, economista della Salute e Co-Founder & Partner di Altems Advisory, ha citato una revisione sistematica di circa 93 valutazioni economiche, nelle quali la TC a basso dosaggio è risultata favorevole sotto il profilo della costo-efficacia nelle popolazioni ad alto rischio in 79 casi. Rumi ha precisato che la costo-efficacia non coincide necessariamente con una riduzione immediata della spesa sanitaria.
Il percorso regionale nel Lazio
Durante l'incontro è stato illustrato anche il nuovo Percorso diagnostico terapeutico assistenziale (PDTA) regionale per il tumore del polmone, pubblicato nel dicembre 2025 dopo circa dieci anni dal precedente aggiornamento. A presentarlo è stata Maria Rita Migliorino, componente del Consiglio Direttivo di WALCE APS, associazione impegnata nell'informazione e nel supporto alle persone con tumore polmonare e alle loro famiglie.
Il presidente del Consiglio regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha inserito l'esperienza del San Camillo nel quadro di un Servizio sanitario regionale maggiormente orientato al territorio e meno dipendente dall'ospedale. Aurigemma ha manifestato la disponibilità ad approfondire una possibile estensione del progetto ad altre strutture del Lazio.
Il confronto istituzionale sulla possibile estensione dell'esperienza proseguirà dopo la metà di ottobre.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Dal De Bellis una nuova strada contro il tumore gastrico: risultati positivi anche sugli organoidi dei pazienti Pugliapress
Pubblicità
Lo studio dell’IRCCS “Saverio de Bellis” di Castellana Grotte individua una vulnerabilità del tumore gastrico combinando l’inibizione di SMYD3 con i PARP-inibitori. I risultati sono promettenti, ma per ora restano preclinici.
CASTELLANA GROTTE, 2 ottobre 2026 – Dal laboratorio del “Saverio de Bellis” arriva una nuova possibile strada contro il tumore gastrico: colpire contemporaneamente due meccanismi utilizzati dalle cellule tumorali per riparare il proprio DNA. La prospettiva, in futuro, potrebbe consentire terapie più mirate e ridurre in alcuni pazienti il ricorso alla chemioterapia. Ma il punto decisivo è questo: non si tratta ancora di una cura disponibile per i pazienti.
Lo studio, firmato da ricercatori dell’IRCCS di Castellana Grotte e pubblicato sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, è stato pubblicato il 12 settembre 2026 con il titolo Targeting the DNA-repair chromatin-modifier protein SMYD3 as a novel epigenetics-based therapy for gastric cancer.
rivista scientifica
La prima autrice è Katia De Marco, ricercatrice dell’UOC di Genetica Medica del De Bellis. Nel gruppo figurano, tra gli altri, Valentina Grossi e Cristiano Simone. Il comunicato dell’IRCCS sottolinea anche il percorso della ricercatrice, entrata nell’istituto nel 2019 come tirocinante volontaria e oggi arrivata alla conclusione del dottorato internazionale, dopo 29 pubblicazioni scientifiche in sette anni.
Cosa hanno scoperto i ricercatori
Al centro del lavoro c’è SMYD3, una proteina già associata alla progressione di diversi tumori e coinvolta nei meccanismi attraverso cui le cellule riparano i danni al DNA.
Lo studio mostra che SMYD3 interagisce con elementi fondamentali della cosiddetta ricombinazione omologa, uno dei sistemi utilizzati dalle cellule per riparare rotture del DNA. Bloccando SMYD3, i ricercatori sono riusciti a compromettere questo meccanismo di riparazione.
Da qui nasce il secondo passaggio: associare l’inibizione di SMYD3 ai PARP-inibitori, farmaci che interferiscono a loro volta con i sistemi di riparazione del DNA.
La combinazione punta quindi a mettere la cellula tumorale in una condizione dalla quale non riesce più facilmente a recuperare. È il principio della cosiddetta letalità sintetica: due vulnerabilità, se colpite contemporaneamente, producono un effetto molto più forte rispetto all’intervento su un solo bersaglio.
Dai modelli cellulari agli organoidi derivati dai pazienti
L’aspetto più interessante dello studio è che il risultato non è stato osservato soltanto nelle tradizionali colture cellulari.
I ricercatori hanno sperimentato la combinazione anche su modelli tridimensionali e su organoidi tumorali derivati da tessuti di pazienti operati al De Bellis. Si tratta di strutture coltivate in laboratorio che riproducono alcune caratteristiche biologiche del tumore di origine e consentono di testare possibili strategie terapeutiche in un sistema più vicino alla complessità del tessuto umano rispetto alle semplici cellule coltivate in piastra.
Nei modelli esaminati, la combinazione tra l’inibitore di SMYD3 EM127 e PARP-inibitori come olaparib o rucaparib ha prodotto una riduzione della vitalità degli organoidi tumorali e un aumento della morte cellulare rispetto ai singoli trattamenti.
EM127 è inoltre una delle molecole sulla quale il gruppo del De Bellis lavora da tempo. Il comunicato dell’istituto evidenzia che uno degli inibitori utilizzati nello studio è stato sviluppato e brevettato proprio a Castellana Grotte.
Un risultato importante anche sulla resistenza ai farmaci
C’è un altro dato che merita attenzione.
I ricercatori hanno creato in laboratorio cellule di tumore gastrico diventate resistenti all’olaparib, uno dei PARP-inibitori impiegati negli esperimenti. In quelle cellule hanno osservato un aumento dell’espressione nucleare di SMYD3.
Bloccando SMYD3 con EM127, le cellule resistenti hanno recuperato sensibilità all’olaparib nel modello sperimentale.
Questo elemento suggerisce una possibile ulteriore applicazione futura: non soltanto aumentare l’efficacia dei PARP-inibitori, ma provare a contrastare almeno alcuni meccanismi di resistenza.
“Senza chemioterapia”: cosa significa realmente
Il titolo del comunicato del De Bellis parla di “future prospettive per trattamenti senza chemioterapia”.
È una prospettiva scientificamente interessante, ma va letta nella sua fase corretta.
Lo studio pubblicato non dimostra ancora che la combinazione possa sostituire la chemioterapia nei pazienti con tumore gastrico. I risultati riguardano infatti esperimenti effettuati su cellule, modelli tridimensionali e organoidi derivati dai pazienti. Lo stesso articolo scientifico presenta l’inibizione di SMYD3 come una strategia che fornisce il razionale per un futuro sviluppo clinico, non come terapia già validata nell’uomo.
I PARP-inibitori sono già farmaci utilizzati in altre neoplasie e alcuni sono oggetto di sperimentazione anche nel tumore gastrico, ma la combinazione descritta dal De Bellis dovrà essere ulteriormente validata prima di poter diventare un trattamento clinico.
È probabilmente questo il passaggio più importante per il lettore: la scoperta apre una strada, ma tra un risultato preclinico promettente e una nuova terapia per i pazienti esistono ancora fasi di sperimentazione indispensabili.
La ricerca cresciuta a Castellana Grotte
Il lavoro ha anche una forte componente territoriale.
Katia De Marco è entrata al De Bellis nel 2019 come tirocinante volontaria, ha ottenuto una borsa di studio nel 2020 ed è entrata nel 2023 nella Piramide della ricerca sanitaria. Il suo dottorato internazionale, realizzato in collaborazione con Sapienza Università di Roma, ha portato anche allo studio ora pubblicato.
dottoressa Grossi- dottoressa De Marco
Il percorso è stato seguito da Valentina Grossi, responsabile di unità di ricerca dell’UOC di Genetica Medica e corresponding author del lavoro insieme a Cristiano Simone.
Per il direttore scientifico Gianluigi Giannelli, il risultato si inserisce nella ricerca di strategie capaci di intervenire sempre più selettivamente sulle vulnerabilità molecolari delle cellule tumorali. Il direttore generale Michelangelo Armenise lega invece il risultato anche alla capacità dell’istituto di formare e trattenere ricercatori.
Il nuovo lavoro arriva inoltre in un anno nel quale il De Bellis ha ottenuto dal Ministero della Salute finanziamenti per due progetti oncologici, uno dei quali dedicato proprio all’adenocarcinoma gastrico ed esofageo.
La domanda adesso è quindi soprattutto una: quanto rapidamente questa strategia potrà passare dai modelli sperimentali alle successive fasi di sviluppo necessarie per capire se sia realmente efficace e sicura nei pazienti?
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
A Castelfranco la nuova radioterapia dal 1° ottobre www.lavitadelpopolo.it
Due messaggi netti, destinati a segnare il futuro della sanità castellana. Da una parte, il rafforzamento dell’ Istituto oncologico veneto, con l’entrata in funzione della nuova radioterapia dal 1° ottobre; dall’altra, la conferma del percorso che porterà alla chiusura del punto nascite dell’ospedale San Giacomo. In mezzo, il tentativo di rafforzare i servizi collegati all’area della psichiatra nella Castellana, Sono i temi emersi nel Consiglio comunale di Castelfranco Veneto della scorsa settimana, dedicato al futuro del presidio ospedaliero cittadino, alla presenza della direttrice generale dello Iov, Patrizia Simionato, e del direttore generale dell’Ulss 2 Marca trevigiana, Giancarlo Bizzarri.
L’incontro, richiesto dalla maggioranza dopo la lettera inviata dalla sindaca Maria Ghimenton ai vertici sanitari all’inizio del mandato, ha richiamato numerosi cittadini interessati a conoscere le prospettive dell’ospedale San Giacomo e del polo oncologico castellano.
Ad aprire gli interventi è stata Patrizia Simionato, che ha voluto sgomberare il campo dai dubbi sorti negli ultimi anni sul futuro dello Iov a Castelfranco. Il messaggio è stato chiaro: la presenza dell’istituto oncologico non è in discussione. A sostegno di questa tesi, la direttrice ha ricordato gli importanti investimenti realizzati sulla sede castellana e in particolare sul nuovo reparto di radioterapia, per il quale sono stati destinati oltre 30 milioni di euro.
La novità più attesa riguarda proprio la nuova struttura. Il primo paziente è entrato, infatti, nel reparto di radioterapia il 1° ottobre, segnando l’avvio operativo di un investimento strategico destinato a consolidare il ruolo di Castelfranco nella rete oncologica regionale. La nuova sede, costruita all’interno dell’area ospedaliera, è stata progettata per ospitare tecnologie di ultimissima generazione.
La direttrice ha evidenziato anche il consistente incremento di personale dedicato alla nuova attività: radioterapisti, fisici sanitari, tecnici di radiologia, infermieri, operatori socio-sanitari e personale amministrativo sono stati assunti per sostenere l’avvio del servizio.
I numeri dell’attività dello Iov a Castelfranco, ha sottolineato la direzione, confermano il peso della sede castellana all’interno della rete regionale: migliaia di ricoveri, oltre centomila prestazioni ambulatoriali e un’intensa attività specialistica che si integra quotidianamente con l’ospedale San Giacomo.
Se sul fronte oncologico le prospettive sono di crescita, più delicato appare il quadro relativo all’area materno-infantile. Nel suo intervento, Giancarlo Bizzarri ha infatti affrontato il tema della chiusura del punto nascite, una prospettiva ormai inserita nel programma regionale di riorganizzazione che interessa anche altri ospedali veneti. Il direttore generale dell’Ulss 2 ha spiegato che durante l’estate è stato predisposto, insieme alle altre aziende sanitarie coinvolte, un piano di riconversione trasmesso alla Regione. Il progetto prevede una fase preparatoria, un periodo di transizione di sei mesi e una successiva fase di consolidamento. Secondo Bizzarri, la trasformazione riguarderà esclusivamente il momento del parto vero e proprio. Ha infatti ricordato che il percorso della genitorialità copre circa mille giorni, dalla gravidanza ai primi due anni di vita del bambino, e che soltanto una minima parte di questo periodo non verrebbe più gestita a Castelfranco.
L’altro tema affrontato riguarda il futuro complessivo del San Giacomo. Il direttore dell’Ulss 2 ha ribadito la volontà di potenziare la collaborazione tra i diversi ospedali della Marca, attraverso una logica di rete, sottolineando come la carenza di personale sanitario rappresenti oggi una delle principali sfide per il sistema. In quest’ottica, il futuro del presidio castellano viene immaginato come parte di una struttura sanitaria integrata e sempre più orientata a rispondere ai bisogni di una popolazione caratterizzata dall’aumento degli anziani e dei pazienti cronici.
Anche la sindaca, Maria Ghimenton, aveva evidenziato nei giorni successivi al Consiglio l’importanza delle rassicurazioni ricevute, in particolare sul mantenimento della componente generalista dell’ospedale e sul ruolo dello Iov.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
"L'inizio dell'Ottobre Rosa, mese dedicato in tutto il mondo alla salute delle donne e alla diagnosi precoce, ci ricorda che la prima cura rimane la prevenzione e oggi l'innovazione tecnologica consente di compiere passi in avanti nella lotta al cancro. (ANSA)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno in giovani donne: Galliera e Villa Scassi sperimentano nuova terapia endocrina prima dell'intervento Nurse Times
Galliera e Villa Scassi insieme per la sperimentazione di un nuovo studio clinico dedicato alle giovani donne con carcinoma mammario positivo ai recettori ormonali. Al centro della ricerca dei due ospedali genovesi c’è una terapia endocrina innovativa da assumere per bocca, che sarà studiata nel periodo di circa un mese tra la diagnosi e l’intervento chirurgico.
“L’obiettivo è valutare se il trattamento possa ridurre la proliferazione delle cellule tumorali, uno degli indicatori dell’aggressività biologica della malattia, già prima dell’intervento – dice Matteo Lambertini, professore associato all’Università di Genova e direttore della S.C. Oncologia medica degli Ospedali Galliera –. Il periodo di attesa della chirurgia diventa così una finestra preziosa per studiare la risposta del tumore e sviluppare strategie terapeutiche sempre più personalizzate”.
Nei tumori al seno sensibili agli ormoni gli estrogeni possono favorire la crescita delle cellule tumorali attraverso specifici recettori. Il farmaco agisce sul recettore degli estrogeni, bloccandone l’attività e favorendone la degradazione: un meccanismo studiato per contrastare i segnali che alimentano la malattia.
La ricerca si concentra sulle donne prima della menopausa, una popolazione per la quale è particolarmente importante sviluppare strategie terapeutiche mirate. Attraverso l’analisi di campioni di tessuto tumorale (relativi alla biopsia diagnostica e all’intervento chirurgico), lo studio valuterà le modificazioni dell’attività proliferativa del tumore al seno.
“Questo studio – dichiara Monica Calamai, direttore generale AOM Liguria – è un esempio concreto di ciò che l’Azienda Ospedaliera Metropolitana vuole essere: una rete in cui le competenze dei diversi ospedali lavorano insieme, mettendo a disposizione delle pazienti percorsi di cura integrati e l’accesso alla ricerca più avanzata. Questa collaborazione dimostra che fare squadra significa portare l’innovazione più vicino alle persone, indipendentemente dal punto della città in cui vengono prese in carico. Investire nella ricerca clinica, soprattutto su una popolazione delicata come quella delle giovani donne, è per noi una scelta strategica”.
“L’avvio di questo studio clinico dimostra la capacità della sanità ligure di unire ricerca, innovazione e assistenza – sottolinea Massimo Nicolò, assessore alla Sanità di Regione Liguria –. Per le giovani donne che affrontano un tumore al seno, studiare una nuova strategia terapeutica già nella fase che precede l’intervento significa sviluppare conoscenze e cure sempre più personalizzate. È questo il valore della medicina di precisione, che punta a individuare strategie terapeutiche mirate sulla base delle caratteristiche della malattia e della singola paziente. Come Regione Liguria, continuiamo a sostenere una sanità capace di innovare e trasformare la ricerca clinica in nuove possibilità di cura”.
Si tratta di una sperimentazione: la capacità del trattamento di ottenere questi effetti nelle pazienti coinvolte dovrà essere verificata. Un’eventuale riduzione della proliferazione rappresenterebbe un’informazione biologica importante, ma non dimostrerebbe, da sola, un miglioramento delle possibilità di guarigione o una riduzione del rischio di recidiva.
“Questo studio – spiega Stefano Spinaci, responsabile UOS Senologia territoriale AOM, plesso ospedale Villa Scassi – si inserisce in un percorso multidisciplinare di Galliera e Villa Scassi nel quale ricerca clinica e assistenza si integrano per offrire alle pazienti opportunità di cura innovative di ultima generazione e contribuire al progresso delle conoscenze sul carcinoma mammario”.
La partecipazione sarà proposta alle pazienti che soddisfano i criteri previsti dal protocollo, dopo un colloquio con il gruppo di cura e l’acquisizione del consenso informato.
Redazione Nurse Times
Articoli correlati
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
“Colla” radioattiva per curare il tumore al pancreas, al Gemelli l’intervento unico nel suo genere DiLei
iStock Una "colla" radioattiva per il trattamento del tumore al pancreas
Per la prima volta al mondo una paziente con un tumore al pancreas, non operabile, è stata trattata con una “colla” radioattiva. L’intervento è stato effettuato all’ospedale Policlinico Gemelli di Roma, su una donna di 63, in anestesia locale e minima sedazione. I controlli successivi hanno confermato la bontà dell’operazione, alla quale ne seguiranno altre dello stesso tipo a ottobre, su nuovi pazienti per i quali è in corso il reclutamento. L’intervento, infatti, è il primo in assoluto di questo tipo e fa parte di un trial internazionale a cui stanno collaborando l’Italia, e la Gran Bretagna.
L’intervento innovativo effettuato al Policlinico
La delicata procedura è stata realizzata al Gemelli dal professor Roberto Iezzi, direttore della Radiologia interventistica di Fondazione Policlinico Gemelli. Si è trattato del primo intervento di questo genere al mondo ed è stato effettuato nell’ambito di un trial internazionale, il cui principal investigator è il professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli. L’obiettivo è valutare l’efficacia del dispositivo YntraDose come trattamento neoadiuvante in una popolazione di pazienti che, come la donna di 63 anni operata nel nosocomio, hanno un adenocarcinoma duttale del pancreas. Nel caso specifico era localmente avanzato (dunque definito con la sigla LA-PDAC) e non operabile.
Come funziona la procedura
Come spiegato dai responsabili del Policlinico, “una donna con è stata sottoposta a trattamento locoregionale di radioterapia percutanea, iniettando all’interno del tumore una speciale colla biologica radioattiva contenente particelle di Ittrio-90 (YntraDose® prodotta da BetaGlue Therapeutics, una start up italiana) che emettono radiazioni beta”. Si tratta di una terapia “radiante percutanea (la procedura viene eseguita iniettando con uno speciale ago il prodotto all’interno della lesione tumorale, sotto guida ecografica o TAC/CBCT)”. Lo scopo è portare i pazienti in condizione di essere poi operati per la rimozione della massa tumorale.
L’intervento eseguito con successo
Prima di intervenire, è stata valutata la compatibilità delle condizioni specifiche della paziente con il trattamento, da parte di un team multidisciplinare del Tumor board del pancreas del Gemelli, alla presenza dei professori Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora. Una volta ritenuta “eleggibile” alla donna è stata offerta un’anestesia locale e una sedazione minima, per poi procedere. L’intervento è durato un’ora, senza complicanze post operatorie, coinvolgendo radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari per la gestione della dose e radioterapisti, che hanno gestito la paziente prima e dopo la procedura. “La PET-TAC con Ittrio-90 (Y90) di controllo effettuata 24 h post procedura e a 7 giorni ha dimostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all’interno del pancreas, senza dispersione, né zone di captazione off target”, spiega ancora il Policlinico Gemelli, che chiarisce: “L’arruolamento dei pazienti continua; i prossimi casi verranno trattati a ottobre”.
Il tumore al pancreas e la nuova pillola
Chiara Cremolini, oncologa dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana: “Finora non eravamo in grado di bloccare la proteina che fa crescere la malattia. Negli Stati Uniti il farmaco è già disponibile per i pazienti idonei, ma in Europa il percorso è più lungo”. Nel frattempo prosegue la ricerca di nuovi trattamenti per il tumore al pancreas. Nelle scorse settimane è arrivata l’approvazione da parte della Food and Drug Administration (Fda), l’ente americano regolatore dei farmaci, del Daraxonrasib, la prima terapia orale mirata contro la neoplasia in fase metastatica. Si tratta di una svolta per la cura di una malattia complessa, la cui diagnosi è spesso tardiva. Rispetto alla sola chemioterapia, i dati clinici sull’utilizzo del Daraxonrasib confermano un aumento significativo della sopravvivenza. Le conclusioni degli studi sono state salutate con ottimismo, anche se la molecola non promette una guarigione e non è ancora disponibile in Italia, perché non sono ancora arrivati i via libera dall’Agenzia europea del farmaco (EMA) e da quella italiana (AIFA).
Qual è la novità
“Gli studi preclinici, cioè quelli condotti in laboratorio sulle cellule e sui topi per provare a disattivare la proteina mutata responsabile della crescita del tumore, sono in realtà iniziati molti anni fa. La vera novità è che questo farmaco ha dimostrato di funzionare non solo sui topi (come purtroppo succede spesso per tante nuove molecole che poi falliscono), ma ha dato risultati molto convincenti fin dai primi test sulle persone. Si è arrivati così allo studio decisivo, chiamato Rasolute 302. È stata proprio questa ricerca a dare la prova definitiva: la nuova pillola funziona meglio della classica chemioterapia che usiamo tutti i giorni nei nostri ambulatori per i pazienti con un tumore al pancreas metastatico, cioè quei malati in cui il tumore si è già diffuso ad altri organi”, ha spiegato a La Nazione la professoressa Chiara Cremolini, oncologa dell’azienda ospedaliero universitaria Pisana (Aoup) e direttrice del programma di sperimentazioni cliniche dell’Aoup. Cremolini ha anche partecipato alla sperimentazione dello stesso Daraxonrasib ed è tra gli autori dello studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, che ha indagato per la prima volta l’efficacia del farmaco a bersaglio molecolare per il tumore del pancreas metastatico.
Cure sempre più mirate
L’obiettivo dei ricercatori e degli oncologi è arrivare a interventi sempre più mirati, anche per questo tipo di tumore, definito “killer silenzioso”. “È un traguardo fondamentale proprio perché finora non eravamo in grado di bloccare la proteina che fa crescere la malattia. Oggi in oncologia la chemioterapia sta lasciando sempre più spazio alle target therapy, cioè ai farmaci intelligenti a bersaglio molecolare per una medicina personalizzata. Questo nuovo farmaco è una target therapy a tutti gli effetti: abbiamo un bersaglio preciso, una molecola capace di colpirlo con efficacia e un beneficio clinico reale e concreto per i pazienti”, ha confermato Cremolini.
Sacituzumab govitecan nel trattamento di pazienti con tumore della mammella triplo negativo metastatico e scenari clinici complessi - Recenti Progressi in Medicina
📰 Recenti Progressi in Medicina📅 2026-10-02T07:43:29
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
32.6/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
Sacituzumab govitecan nel trattamento di pazienti con tumore della mammella triplo negativo metastatico e scenari clinici complessi Recenti Progressi in Medicina
Password dimenticata? 2026, Vol. 0,N. 10 Caputo R. Sacituzumab govitecan nel trattamento di pazienti con tumore della mammella triplo negativo metastatico e scenari clinici complessi. .
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Lecce, falso melanoma per spillare 100 euro a un paziente: infermiere indagato Lecce Tomorrow
Un ex infermiere dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce è indagato per truffa e peculato. Secondo l’accusa, avrebbe prospettato a un paziente una falsa diagnosi di melanoma per ottenere denaro e sottratto medicinali dalla struttura sanitaria per effettuare medicazioni domiciliari non autorizzate. Le indagini sono state condotte dai carabinieri del Nas su delega della Procura.
La vicenda risale al 25 agosto 2025, quando un paziente salentino si era sottoposto a un intervento in day service per rimuovere una neoformazione. Dimesso nella stessa giornata, avrebbe ricevuto dall’infermiere la proposta di effettuare le medicazioni a domicilio.
La prima visita sarebbe avvenuta il 1° settembre, con l’utilizzo di garze sterili, gentamicina e disinfettante Braunol. Successivamente, secondo la denuncia, l’infermiere avrebbe riferito al paziente che una dottoressa non identificata riteneva molto probabile la presenza di un melanoma cutaneo.
Per ulteriori accertamenti avrebbe chiesto 75 euro. Spaventato dalla notizia, il paziente gli avrebbe consegnato 100 euro, con la promessa di ricevere il resto alla visita successiva. L’infermiere, però, non si sarebbe più presentato, rinviando ripetutamente l’appuntamento.
Il 18 settembre 2025, recatosi in ospedale, il paziente avrebbe appreso che l’esame istologico non aveva rilevato alcun melanoma. Assistito dall’avvocato Massimo Bellini, ha quindi denunciato l’accaduto.
Gli accertamenti dei carabinieri del Nas avrebbero fatto emergere un ammanco di prodotti sanitari dall’ospedale, tra cui flaconi di Braunol, garze idrofile e tubetti di gentamicina, compatibili con il materiale utilizzato per la medicazione domiciliare.
Secondo l’ipotesi investigativa, l’ex infermiere avrebbe prelevato farmaci e materiali dalla struttura per utilizzarli in prestazioni non autorizzate. Da qui la contestazione di peculato, oltre a quella di truffa per il presunto raggiro.
La pm Donatina Buffelli ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. L’ex infermiere, assistito dall’avvocato Salvatore Musco, potrà chiedere di essere interrogato o depositare memorie difensive prima delle successive decisioni della Procura.
Nel frattempo, l’uomo ha impugnato il licenziamento disposto dalla Asl. Le accuse dovranno essere valutate nell’ambito del procedimento giudiziario: la conclusione delle indagini non equivale a una condanna.
Visita dell’Assessora Monni al Santa Maria Annunziata. Nell’ospedale centro di eccellenza per l’alta specializzazione Insieme al Direttore Mari nei reparti di Chirurgia, Malattie Infettive, Medicina, Radioterapia e Pronto Soccorso - USL Toscana Centro
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Visita dell’Assessora Monni al Santa Maria Annunziata. Nell’ospedale centro di eccellenza per l’alta specializzazione Insieme al Direttore Mari nei reparti di Chirurgia, Malattie Infettive, Medicina, Radioterapia e Pronto Soccorso USL Toscana Centro
Scritto da Paola Baroni, giovedì 1° ottobre 2026
Firenze – Durante la visita di questa mattina, l’Assessora regionale Monia Monni ha potuto incontrare i professionisti di alcuni dei reparti più strategici dell’ospedale della Asl Toscana centro, un presidio che nel panorama regionale si sta affermando come centro regionale di eccellenza per l’alta specializzazione. La vocazione oncologica che trova massima espressione nell'Area Radioterapica del Dipartimento oncologico è solo una degli elementi più caratterizzanti delle principali attività specialistiche. Fra le altre, il Centro di Riferimento Regionale per il Melanoma, la presenza della Breast Unit aziendale ma anche la Cardiologia che posiziona l’Annunziata quale centro di riferimento per la cardiologia interventistica coronarica.
La visita dell’Assessora nei reparti, accompagnata dal Direttore generale, Valerio Mari e dalla Direttrice dell’ospedale, Elettra Pellegrino, è partita Dal Pronto Soccorso. La struttura di emergenza urgenza diretta da Germana Ruggiano è a servizio di un’area, la sud est di Firenze, dove la speranza di vita alla nascita è tra le più alte della regione. Dal Pronto Soccorso in Chirurgia e Protesi Infette, struttura che registra, negli ultimi anni, una significativa crescita complessiva della produzione interna; da lì in Malattie Infettive che all’Annunziata è polo di riferimento anche per Empoli e, poi, in Medicina D, recentemente ristrutturata con le degenze di Geriatria e Nefrologia. Infine, ultima tappa in Radioterapia.
Hanno preso parte alla visita, fra gli altri, anche il Sindaco di Bagno a Ripoli e Presidente Società della Salute zona fiorentina sud est, Francesco Pignotti e i Consiglieri regionali, Francesco Casini e Serena Spinelli.
Prima della visita ai reparti, il gruppo si è ritrovato nel luogo dove l’accoglienza si fa più gentile e dove la buona pratica del prendersi cura comincia dai più piccoli: la sala di attesa per i bambini nell’atrio del nuovo ingresso dell’ospedale, di recente inaugurazione. Un progetto che fa dell’umanizzazione delle cure, un valore guida di cui il presidio dell’Annunziata è stato antesignano per tanti progetti.
A conclusione della visita l’Assessora ha incontrato insieme al Direttore Mari e alla Direttrice Pellegrino i professionisti dell’ospedale nell’Auditorium, per approfondire le attività svolte quotidianamente e raccogliere le loro esperienze, osservazioni e proposte. Nel pomeriggio Monni ha partecipato all’assemblea della Società della Salute fiorentina sud est nell’Auditorium dell’ospedale.
In Pronto Soccorso, accessi in crescita (+10% nel 2026). Pazienti anziani e molti casi di traumatologia
L’Assessora è partita dal Pronto Soccorso dove nel 2025 gli accessi sono stati 48773, in aumento rispetto ai 47660 registrati nel 2024 e con un ulteriore incremento del 10% nei primi 6 mesi del 2026. Negli ultimi anni si osserva un incremento progressivo, divenuto particolarmente marcato di recente: i ricoveri totali si sono ridotti in modo significativo negli ultimi anni grazie alla costante attenzione all'utilizzo delle risorse dei medici del DEA ed alla presenza del personale del Girot (Gruppo intervento rapido ospedale territorio). Gli accessi riguardano in larga parte pazienti molto anziani, in linea con l’elevato indice di vecchiaia e di dipendenza della popolazione della zona fiorentina sud-est. In quest’area, la speranza di vita alla nascita è tra le più alte della regione (82,1 anni per gli uomini e 86,1 per le donne, fonte: ARS). Si registra inoltre una forte concentrazione di casi di traumatologia, in particolare fratture di femore.
Reparto Protesi infette e chirurgia: +32% nei primi 8 mesi del 2026
La visita è proseguita dall’area chirurgica con un focus sulla chirurgia elettiva. All’Assessora sono stati illustrati i dati degli ultimi quattro anni e mezzo, periodo in cui l’attività chirurgica elettiva dell’ospedale Santa Maria Annunziata ha mostrato una crescita progressiva, legata in particolar modo all’aumento della produzione interna all’ospedale. Tra il 2022 e il 2025 la produzione complessiva è cresciuta del 27,3%, soprattutto grazie all’incremento produttivo interno (+34,2%). Anche il primo semestre 2026 conferma questo andamento (+ 3,7% rispetto all’isoperiodo 2025).
La crescita riguarda anche le infezioni osteoarticolari e le complicanze protesiche, attività per la quale l’ospedale costituisce il centro di riferimento aziendale sotto la guida di Marco Mugnaini. I casi trattati passano da 84 nel 2022 a 178 nel 2025 (+112%); nei primi otto mesi del 2026 sono già 132, il 32% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si osserva anche una progressiva riduzione della lista d’attesa complessiva. A settembre 2026 risultano 912 pazienti in lista, contro i 1.068 di settembre 2024 (-14,6%) e i 1.000 di settembre 2025 (-8,8%). Al netto delle oscillazioni stagionali, il quadro complessivo evidenzia quindi una maggiore capacità produttiva, anche su attività più complesse, che si accompagna a una riduzione dei volumi presenti in lista.
Nel reparto di Malattie infettive seguite più di 800 persone che vivono con HIV
Al suo arrivo in reparto, l’Assessora è stata accolta dal personale della struttura che al momento ha in carico più di 800 PLWH (persone che vivono con HIV), 300 epatiti croniche, 200 persone in trattamento con PrEP (Profilassi Pre-Esposizione per HIV) e collabora con la struttura di Ortopedia e Traumatologia nel centro di riferimento aziendale per le patologie Orto-Infettive. La struttura operativa complessa di Malattie Infettive diretta da Filippo Bartalesi è impegnata in intensa attività di ricerca, collaborando a numerose coorti sia in ambito HIV sia sui temi dell’Antimicrobial Stewardship, e ha 16 progetti di studio approvati dal Comitato Etico e gestiti in collaborazione con la Task Force sperimentazione clinica aziendale. L’attività si caratterizza per la straordinaria mole e varietà di attività clinico-assistenziali, con 15 posti per la degenza ordinaria (2 stanze per l’isolamento respiratorio a pressione negativa), attività di Day Hospital 7/7 giorni settimana, voluminosa attività ambulatoriale, di consulenza e di Antimicrobial Stewardship. Inoltre, svolge attività di assistenza specialistica in ambito penitenziario con ruolo di coordinamento nei 5 istituti penitenziari afferenti all’Azienda.
Nella Medicina D, ambienti ristrutturati e il paziente al centro
Quarta tappa nel reparto che accoglie le degenze di Geriatria diretta da Enrico Benvenuti e di Nefrologia diretta da Paolo Dattolo e che presenta a pieno regime 19 posti. In questi locali sono stati effettuati una serie di lavori di riqualificazione per circa 250mila euro, opere di adeguamento degli impianti elettrici sia nelle stanze di degenza che nei corridoi, in linea con il progetto di riqualificazione complessiva che sta affrontando il presidio ospedaliero. In Geriatria si fa attività assistita con gli animali. Ad accogliere il gruppo c’erano anche Apple e Gigi, nell’ordine labrador femmina e barboncino toy, i due cani individuati per gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA), genericamente indicati con il termine di “Pet Therapy”. Il medico geriatra che ha in cura i pazienti è Enrico Benvenuti che, come direttore della struttura operativa complessa di Geriatria Firenze Empoli, è anche responsabile del progetto, che è stato sviluppato in collaborazione con la Direzione sanitaria.
In Medicina D le degenze nefrologiche, invece, sono gestite dalla Struttura operativa semplice Immunopatologia Renale che offre percorsi di diagnosi e cura altamente qualificati per le malattie rare nefrologiche e per le glomerulopatie primitive e secondarie, garantendo risposte terapeutiche mirate a pazienti affetti da patologie immunitarie complesse.
In Radioterapia dove si integrano competenze cliniche e tecnologie di elevata precisione
Infine, ultima tappa, in Radioterapia nella struttura diretta da Silvia Scoccianti che, da qualche mese, è anche alla guida del Dipartimento Oncologico aziendale.
La Radioterapia offre quotidianamente integrazione tra competenze cliniche e tecnologie di elevata precisione, con l’obiettivo di garantire al paziente oncologico trattamenti radioterapici e radiochirurgici efficaci, sicuri e caratterizzati da un ottimale profilo di tollerabilità. Il reparto ha di recente rinnovato totalmente la propria dotazione tecnologica, grazie all'installazione di due acceleratori lineari di ultima generazione e di una TC dedicata ed è quindi in grado di assicurare, grazie anche alla sinergia tra le molteplici figure professionali coinvolte nel percorso radioterapico, i più elevati standard di qualità e sicurezza.
L’impiego di tecniche radioterapiche avanzate e di consolidata expertise consente di offrire ai pazienti trattamenti altamente specialistici e complessi, quali, ad esempio, i trattamenti stereotassici rivolti a lesioni polmonari, epatiche, linfonodali e ossee. Il reparto rappresenta un centro di eccellenza per i trattamenti radiochirurgici dei pazienti neurooncologici, come attesta il primato a livello italiano nel conseguimento della prestigiosa certificazione ISRS (International Stereotactic Radiosurgery Society)
Esiste inoltre uno sforzo organizzativo affinchè i trattamenti radioterapici siano offerti tempestivamente in accordo con le linee guida e perchè ogni paziente abbia il proprio medico di riferimento fin dal primo accesso in reparto; a questo si aggiunge una particolare cura nell’umanizzazione degli spazi e attenzione all’accoglienza gentile del paziente.
LE DICHIARAZIONI:
Assessore regionale, Monia Monni:
“Da questo ospedale possono emergere modelli interessanti per tutta la regione e non ho sentito peraltro lamentazioni ma molte proposte che porterò con me. Con questi professionisti e con queste professioniste ci vedremo presto per mettere a fuoco soluzioni da esportare anche altrove per far evolvere la sanità pubblica: un sistema che è sotto pressione per carenza di risorse e personale, ma che ha voglia di continuare a crescere e di portare risposte sempre più vicine ai bisogni delle cittadine e dei cittadini”.
Direttore generale Asl Toscana centro, Valerio Mari:
“La visita rappresenta un momento prezioso di confronto e di condivisione. È un’occasione importante per mostrare all’assessore concretamente come vengono investite le risorse e quali risultati questi investimenti producono sia in termini di innovazione sia di qualità degli ambienti e dei percorsi di cura. Allo stesso tempo, è un’opportunità per valorizzare il lavoro quotidiano dei nostri professionisti, dando la possibilità di far conoscere da vicino i luoghi in cui operano, le tecnologie che utilizzano e le soluzioni innovative che stiamo sperimentando, qui all’Annunziata come in tutti gli ospedali della nostra rete, per contribuire al rafforzamento e alla crescita dell’intero sistema sanitario regionale”.
Il sindaco di Bagno a Ripoli e presidente della Società della salute Fiorentina sud-est, Francesco Pignotti:
“Quella di oggi - afferma - è stata un’importante occasione per conoscere da vicino le professionalità straordinarie che lavorano all’ospedale Santa Maria Annunziata. Abbiamo toccato con mano il lavoro quotidiano di chi si prende cura ogni giorno di migliaia di persone del territorio fiorentino e anche toscano, con una cura al benessere dei pazienti che va ben oltre le semplici terapie. Abbiamo condiviso progetti, necessità e prossimi obiettivi di crescita. L’Annunziata negli anni sta raggiungendo livelli di grande eccellenza grazie a importanti investimenti strutturali, in diagnostica e soprattutto in competenze di assoluto livello, che lo hanno fatto diventare un punto di riferimento per la sanità regionale. Ringrazio l’assessora Monni e il direttore Mari, la loro presenza è specchio dell’impegno concreto della Regione e della Asl nei confronti dell’ospedale. Come amministrazione comunale e come SdS saremo sempre al fianco delle professionalità dell’Annunziata, per continuare a valorizzarle e sostenerne la crescita”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
65.9/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Ottobre rosa 2026: screening mammografico, età e regioni AgenSalute
Ottobre è il mese internazionale della prevenzione del tumore al seno, l’ottobre rosa. Per trentuno giorni monumenti illuminati, nastri rosa e visite gratuite riportano l’attenzione su una malattia che in Italia colpisce quasi 56.000 donne l’anno. Questa pagina spiega che cosa c’è dietro la campagna: a chi spetta la mammografia gratuita, come funziona lo screening del Servizio sanitario nazionale, quante donne aderiscono davvero e cosa cambia nel 2026. Viene aggiornata ogni anno con i nuovi dati.
Che cos’è l’ottobre rosa
L’ottobre rosa nasce negli Stati Uniti nel 1985 come Breast Cancer Awareness Month e arriva in Italia nel 1992 con la campagna Nastro Rosa della LILT, la Lega italiana per la lotta contro i tumori. Non è una giornata istituita per legge: è una convenzione internazionale a cui aderiscono ministeri, regioni, ospedali, associazioni e aziende. In Italia le tre campagne principali sono la Nastro Rosa della LILT, “La prevenzione è il nostro capolavoro” di Komen Italia e la comunicazione di AIRC, che a ottobre pubblica i dati annuali sui tumori.
L’ottobre rosa 2026 va dal 1° al 31 ottobre. Nel 2027 cadrà nelle stesse date. Il calendario completo delle ricorrenze della salute è nel Calendario della Salute di AgenSalute.
Il tumore al seno in Italia in cifre
I dati più recenti sono quelli del rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” di AIOM e AIRTUM.
Nuovi casi: circa 55.900 stimati nel 2025, contro 53.686 nel 2024. È il tumore più frequente in assoluto nella popolazione italiana, uomini compresi.
Sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi: 86 per cento, contro una media europea dell’83.
Probabilità di guarigione: 73 per cento nel complesso, ma la differenza la fa lo stadio alla diagnosi. Si guarisce nel 99 per cento dei casi individuati al primo stadio, nell’81 al secondo, nel 36 al terzo e quarto.
Donne vive dopo una diagnosi: oltre 925.000.
Mortalità: resta la prima causa di morte oncologica nelle donne, ma è in calo costante, circa il 6 per cento in meno in cinque anni.
Chirurgia: 66.351 interventi nel 2023. L’8 per cento delle pazienti è stato operato fuori dalla propria regione, quota che al Sud sale al 15 per cento e in Calabria sfiora il 50.
Il quadro ha una lettura semplice: la diagnosi precoce è ciò che trasforma un tumore potenzialmente mortale in una malattia guaribile. Ed è esattamente il compito dello screening.
Screening mammografico: chi ha diritto e a che età
Lo screening mammografico organizzato è un livello essenziale di assistenza. Il Servizio sanitario nazionale garantisce a tutte le donne tra 50 e 69 anni una mammografia gratuita ogni due anni, senza impegnativa del medico e senza ticket, compresi gli eventuali esami di approfondimento.
Le regioni possono allargare la fascia, e molte lo hanno fatto:
45-74 anni (annuale tra 45 e 49, biennale dopo i 50): Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche, Sicilia e Valle d’Aosta.
45-69 anni: Friuli Venezia Giulia.
50-74 anni: Lazio e Calabria. Il Lazio da ottobre 2026 apre anche alle donne tra 45 e 49 anni, con richiesta del medico e codice di esenzione D01.
Le raccomandazioni europee (ECIBC) sostengono con forza lo screening biennale tra 50 e 69 anni, in modo condizionato l’estensione a 45-49 e 70-74, e sconsigliano l’intervallo annuale. Le due ultime leggi di bilancio hanno stanziato circa 485 milioni di euro per estendere lo screening alle fasce 45-49 e 70-74 in tutte le regioni, ma i LEA nazionali non sono ancora stati aggiornati: per ora l’estensione dipende da dove si vive.
Come si accede
Lo screening funziona per chiamata attiva: la ASL invia una lettera con l’appuntamento già fissato, che si può spostare. Chi rientra nella fascia d’età e non ha ricevuto l’invito deve contattare il centro screening della propria ASL; i numeri sono regionali, non esiste un numero verde nazionale. Chi ha meno di 45 anni o ha familiarità per il tumore al seno non rientra nello screening di popolazione e segue un percorso diverso, con visita senologica e mammografia su prescrizione.
Tomosintesi, seno denso e rischio ereditario
La mammografia con tomosintesi è ammessa nei programmi di screening in alternativa a quella tradizionale ed è indicata soprattutto nelle donne con seno denso. La risonanza magnetica è riservata alle donne ad alto rischio. Su questo fronte arriva la novità più importante del 2026: i nuovi LEA, approvati in Conferenza Stato-Regioni il 23 ottobre 2025 e in attesa dei decreti attuativi, introducono un programma per le donne con mutazione BRCA1 e BRCA2. Il test genetico sarà offerto alle pazienti e lo screening intensivo, con visite, mammografie, ecografie e risonanza, alle familiari sane portatrici della mutazione: oltre 10.000 donne l’anno, con un costo stimato di 11 milioni.
Quante donne aderiscono davvero
È il dato che ogni ottobre rosa dovrebbe mettere al centro. Secondo l’Osservatorio nazionale screening, nel 2025 i programmi hanno invitato il 96,1 per cento delle donne in fascia, poco più di 4 milioni, e ha aderito il 58,4 per cento, quattro punti in più dell’anno precedente. La copertura effettiva, cioè le donne che hanno fatto la mammografia nel programma pubblico, è del 53,1 per cento.
Le medie nascondono un’Italia divisa in due:
Nord: inviti al 101,8 per cento della popolazione bersaglio, adesione al 66 per cento.
Centro: inviti al 99,6, adesione al 55,9.
Sud e isole: inviti all’85,6, adesione al 47,9 per cento, in crescita di sette punti.
La provincia di Trento ha l’adesione più alta, 78,7 per cento. La Calabria la più bassa, 39,4, e soprattutto invita solo un terzo delle donne aventi diritto. Basilicata, Campania, Marche, Sardegna e Valle d’Aosta restano sotto il 90 per cento degli inviti.
La sorveglianza PASSI dell’Istituto superiore di sanità, che conta anche le mammografie fatte privatamente, alza la copertura tra le 50-69enni al 75 per cento nel biennio 2023-2024: 86 al Nord, 80 al Centro, 62 al Sud. Una donna su dieci non ha mai fatto una mammografia. Il punto è che dove il programma pubblico funziona, la prevenzione raggiunge anche chi non potrebbe pagarla; dove non funziona, la mammografia resta un esame per chi ha i mezzi.
Il Covid aveva fermato tutto: tra gennaio 2020 e maggio 2021 sono saltate 817.000 mammografie di screening, con circa 3.500 diagnosi mancate. Nel 2024 i livelli pre-pandemia sono stati superati, ma il divario Nord-Sud è rimasto quello di prima.
Le liste d’attesa fuori dallo screening
Chi fa la mammografia su prescrizione, fuori dal programma organizzato, incontra i tempi delle liste d’attesa ordinarie. Il rapporto PiT Salute di Cittadinanzattiva del giugno 2026 ha raccolto per il 2025 il caso limite di 480 giorni di attesa per una mammografia programmata, contro i 120 previsti. Il monitoraggio Agenas del primo quadrimestre 2026 indica che gli esami diagnostici erogati nei tempi sono l’84,7 per cento, in leggero miglioramento. Per questo la via dello screening organizzato, che ha percorsi e agende dedicate, resta la più rapida.
Le campagne dell’ottobre rosa 2026
La campagna Nastro Rosa della LILT è stata presentata il 29 settembre 2026 con il claim “Il primo passo”, dedicato all’autopalpazione come primo gesto di consapevolezza. Per tutto il mese le 105 associazioni provinciali della LILT offrono visite senologiche gratuite in circa 400 ambulatori; le prenotazioni passano dal numero SOS LILT 800 998877.
Komen Italia porta avanti la settima edizione di “La prevenzione è il nostro capolavoro”, con il Ministero della Salute e il Ministero della Cultura: 49 giorni di iniziative in oltre 100 città, sei tappe della Carovana della prevenzione (Milano, Parma, L’Aquila, Salerno, Taranto e Reggio Calabria), 96 Walk for the Cure e 4 Race, esami gratuiti per oltre 6.000 donne e 173 musei coinvolti. La chiusura è al Colosseo il 9 novembre.
Anche molte ASL e aziende ospedaliere organizzano aperture straordinarie dei centri screening nei fine settimana di ottobre: le date vengono pubblicate sui siti regionali e riprese tra le notizie di AgenSalute nel corso del mese.
Cosa può fare ogni donna
Se ha tra 50 e 69 anni (o rientra nella fascia estesa della propria regione): rispondere alla lettera della ASL o, se non è arrivata, chiamare il centro screening.
Se ha meno di 45 anni: conoscere il proprio seno con l’autopalpazione mensile e parlare con il medico di qualsiasi cambiamento, senza aspettare l’età dello screening.
Se ha una madre, una sorella o una figlia con tumore al seno o all’ovaio: chiedere una valutazione del rischio ereditario; con i nuovi LEA il percorso BRCA diventa un diritto.
Sempre: attività fisica regolare, peso nella norma, consumo limitato di alcol. Sono i fattori di rischio modificabili che pesano di più.
Fonti
AIOM-AIRTUM, “I numeri del cancro in Italia 2025” e comunicati 2024-2025
Osservatorio nazionale screening, dati di attività 2025 (adesioni al 30 aprile 2026)
Istituto superiore di sanità, sorveglianza PASSI 2023-2024, screening mammografico
ONS, rapporto sulla ripartenza degli screening dopo il Covid
Raccomandazioni ECIBC sull’età e l’intervallo dello screening mammografico
Conferenza Stato-Regioni, intesa sui nuovi LEA del 23 ottobre 2025
Regione Lazio, campagna ottobre rosa 2026
LILT, campagna Nastro Rosa 2026; Komen Italia, campagna 2026
Cittadinanzattiva, rapporto PiT Salute 2026; Agenas, monitoraggio liste d’attesa primo quadrimestre 2026
Le altre pagine del calendario di ottobre: Settimana mondiale dell’allattamento, Giornata mondiale della vista, Giornata mondiale della salute mentale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Resistenza ai farmaci in oncologia: la risposta di Metapro tra organoidi e marcatori notiziariochimicofarmaceutico.it
a cura di Massimo Canorro - giornalista
“La collaborazione con Europa Uomo costituisce un valore aggiunto cruciale per Metapro. Integrare il punto di vista dei pazienti permette di orientare la ricerca verso bisogni clinici reali, migliorare la rilevanza e l’impatto dei risultati e rafforzare le attività di disseminazione e coinvolgimento pubblico”. Queste le parole di Sabrina Arena, professoressa associata del dipartimento di oncologia dell’Università di Torino e responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo (INOC) – nuova denominazione dell’Istituto di Candiolo IRCCS (Torino), la cui conferenza di presentazione ha visto l’intervento del ministro della Salute, Orazio Schillaci – nell’introdurre la sua relazione durante la sessione scientifica dell’assemblea generale di Europa Uomo, l’associazione che rappresenta e tutela i pazienti affetti da tumore della prostata.
Un’occasione per presentare gli obiettivi scientifici di Metapro, il progetto di ricerca internazionale coordinato dall’Istituto di Candiolo, che si è aggiudicato il bando “Ep PerMed Joint Transnational Call 2025”: solo 22 i progetti finanziati sui 110 presentati in tutta Europa, per un finanziamento complessivo dell’UE di 1.078.887 euro. Oltre all’Italia, i Paesi coinvolti nel progetto (la cui conclusione è prevista per gennaio 2029) sono Finlandia, Germania e Regno Unito.
Sabrina Arena, professoressa associata del dipartimento di oncologia dell’Università di Torino e responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo (INOC)
Investire sulla medicina personalizzata
Puntando a migliorare la sopravvivenza dei pazienti con carcinoma prostatico attraverso un approccio innovativo e personalizzato, Metapro lavora all’identificazione di nuovi marcatori farmacogenomici associati alla resistenza ai trattamenti e allo sviluppo di modelli preclinici derivati dai pazienti, tra cui gli organoidi, ovvero strutture tridimensionali create in laboratorio a partire da cellule staminali o da campioni di tessuto tumorale. L’obiettivo è identificare e ottimizzare nuove strategie terapeutiche e agevolarne la futura implementazione clinica.
Parliamo, appunto, di mini-tumori coltivati in laboratorio, capaci di replicare fedelmente alcune caratteristiche del cancro originale e di consentire ai ricercatori di testare le cure in un ambiente controllato e potenzialmente predittivo della risposta del singolo paziente. Aggiunge Arena: “Metapro nasce con un triplice obiettivo: mappare la resistenza, ovvero decifrare i meccanismi molecolari e metabolici che consentono al tumore di “eludere” i farmaci; utilizzare la farmacogenomica personalizzata per individuare combinazioni di farmaci che, agendo sulle specifiche debolezze del DNA tumorale, distruggono le cellule cancerose senza nuocere a quelle sane; testare queste strategie su modelli ultra-precisi, in modo tale da verificare in anticipo quale farmaco funzionerà per ogni paziente e garantire che i risultati della ricerca si traducano velocemente in benefici tangibili per i malati”.
Organoidi e WEE1 contro la resistenza tumorale
È bene sottolineare che la stessa Arena coordina anche lo studio di cui Kristi Buzo, ricercatore dell’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo (INOC), è primo autore. Lo studio rivela come colpire la proteina WEE1 consenta di “togliere il freno” alle cellule tumorali resistenti nel tumore del colon-retto, costringendole all’autodistruzione. In particolare, lo studio, pubblicato sulla rivista EMBO Molecular Medicine, ha permesso di individuare una promettente strategia per superare la resistenza della neoplasia ai farmaci anti-EGFR.
“Da circa vent’anni, i farmaci anti-EGFR costituiscono una colonna portante nel trattamento del tumore del colon-retto, contribuendo a prolungare la sopravvivenza dei pazienti. Ciò nonostante, il tumore è una “entità intelligente”: sotto la pressione dei farmaci, impara a evolversi e a scappare, diventando resistente nel tempo nella quasi totalità dei casi”, commenta Arena.
La strategia studiata dai ricercatori consiste nell’inibire WEE1, ostacolando così la capacità delle cellule tumorali di riparare i danni accumulati. “Inibendo WEE1, la cellula tumorale è costretta a correre e a dividersi senza controllo, portando con sé tutti i suoi errori genetici e metabolici fino a “schiantarsi” e andare incontro a morte cellulare”, prosegue la responsabile del laboratorio di Translational Cancer Genetics dell’Istituto Nazionale Oncologico Candiolo (INOC).
Lo studio è stato condotto impiegando diversi modelli sperimentali, tra cui cellule tumorali, xenotrapianti e, appunto, organoidi derivati dai pazienti. I ricercatori hanno quindi identificato nella proteina H2AX un possibile indicatore della sensibilità al trattamento. La finalità dichiarata è arrivare a future sperimentazioni cliniche nei pazienti che hanno esaurito le opzioni terapeutiche dopo i trattamenti anti-EGFR.
La nascita dellINOC di Candiolo-Torino alla presenza del Ministro della Salute
Colture cellulari in tre dimensioni
Come abbiamo visto, la ricerca sugli organoidi trova un terreno molto promettente nel tumore della prostata, la neoplasia più diffusa tra gli uomini in Italia. Secondo le ultime stime del rapporto della Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e di Airtum (Associazione italiana registri tumori), nel nostro Paese sono oltre 485mila gli uomini che convivono con una diagnosi di carcinoma prostatico.
Nonostante l’elevato numero di casi, la probabilità che la malattia abbia un esito sfavorevole è abbastanza ridotta, soprattutto quando viene diagnosticata e trattata in modo tempestivo. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi si attesta infatti al 91%, una delle percentuali più elevate tra le patologie oncologiche, anche considerando l’età media avanzata dei pazienti.
Gli organoidi rappresentano pertanto un ambito molto promettente per la ricerca oncologica e lo sviluppo di farmaci e terapie: dal superamento della resistenza alle terapie ormonali nel carcinoma prostatico resistente alla castrazione (CRPC) al trattamento personalizzato delle mutazioni del Dna attraverso gli inibitori di PARP; dall’identificazione del fenotipo neuroendocrino (NEPC) alla biopsia liquida e ai test sulle cellule tumorali circolanti (CTC), fino allo sviluppo di radiofarmaci avanzati come il lutezio-177 PSMA.
Disporre di un modello tumorale che, seppur semplificato, può svilupparsi in tre dimensioni in laboratorio consente ai ricercatori di studiare più da vicino le caratteristiche della malattia e di valutare la risposta ai diversi trattamenti. In questo scenario in continua evoluzione, la medicina di precisione rappresenta una vera stella polare. L’obiettivo è duplice: contrastare la malattia e, al tempo stesso, preservare il più possibile la qualità di vita del paziente, un traguardo che fino a pochi anni fa appariva molto più difficile da raggiungere.
Immagine generata dalla Redazione con AI
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Dal Dna al farmaco giusto: a Napoli i biologi portano la genomica in corsia e riscrivono la terapia Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Diagnosi prenatale, tumori ereditari, intelligenza artificiale: esperti spiegano perché senza il laboratorio il dato molecolare non arriva al paziente. Una diagnosi genetica corretta, fatta prima della nascita, permette di curare subito neonati che altrimenti morirebbero nel giro di giorni o settimane. Lo ha ricordato Davide Cacchiarelli (TIGEM – Università Federico II) al convegno “Quando il genoma incontra la cura”, promosso il 24 settembre a Napoli dall’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise (OBCM) con la Federazione nazionale degli Ordini dei Biologi (FNOB). Il messaggio uscito dalla sala è uno: il sequenziamento produce montagne di dati, ma a trasformarli in una scelta clinica è il laboratorio. “Profiliamo il paziente in maniera tale che l’oncologo possa sfruttare al meglio il dato”, ha spiegato Massimiliano Chetta (Anatomia patologica, AOU Ruggi di Salerno), senza nascondere i nodi ancora aperti: metodica, fase preanalitica, interpretazione.
Il tumore si colpisce sulla mutazione
Per Maria Valeria Esposito (Ospedale del Mare) la caratterizzazione molecolare consente una terapia “mirata alla specifica mutazione del paziente”. Ne derivano una prognosi migliore ed effetti collaterali ridotti rispetto ai farmaci, spesso inutili, di dieci anni fa. Cinzia Lombardi (AO San Pio di Benevento) ha ricordato che il tumore di mammella e ovaio può avere una variante germinale trasmessa in modo autosomico dominante, con penetranza incompleta: nelle generazioni successive può ripresentarsi con gravità diversa.
Dalla culla allo screening
Cacchiarelli ha indicato i tre fronti su cui la genomica è già decisiva: diagnosi prenatale, screening sul Dna fetale circolante e oncologia. Lo screening, in particolare, sta soppiantando i test classici per aneuploidie e trisomie. Claudia Cesario (Bambino Gesù di Roma) ha spiegato cosa cambia per una famiglia arrivare finalmente a una diagnosi: conoscere il rischio di ricorrenza, entrare nelle reti di pazienti e, in molti casi, accedere a target terapeutici.
L’IA corre, il professionista controlla
Gianni D’Angelo (docente Università di Salerno) ha messo in fila potenzialità e limiti degli agenti di intelligenza artificiale sui dati omici: strumenti potenti, ma sotto costante supervisione professionale. Marina Tarsitano (Genetica medica, Cardarelli) ha insistito sul percorso controllato che parte dall’arrivo del campione e arriva al dato, letto “con le conoscenze di più figure professionali”. In programma anche i casi storici riletti da Nenad Bukvic, la refertazione delle varianti di significato incerto con Marcella D’Antonio e il paradigma immunogenetico sulla pervietà del forame ovale presentato da Albino Carrizzo.
Per Giovanni Nassa (Università di Salerno) la prospettiva è già tracciata: analizzando il genoma di ogni individuo se ne identificano le peculiarità, ed è su quelle che si costruisce la terapia personalizzata.
Nel video, le interviste ai relatori.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al polmone stadio III: il 95% arriva alla cura con nuova strategia SISMED - Società Italiana Scienze Mediche
ASTRO 2026, Boston: uno studio internazionale cambia l’approccio al tumore al polmone stadio III
Ad ASTRO 2026, il più importante congresso mondiale sulla radioterapia oncologica, conclusosi il 30 settembre a Boston, sono stati presentati i risultati di uno studio internazionale che potrebbe ridisegnare il percorso terapeutico per i pazienti affetti da tumore al polmone localmente avanzato, non metastatico, allo stadio III. A portare i dati sul palco del congresso è stato il prof. Andrea Filippi, Direttore della Struttura Complessa Radioterapia dell’IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, istituto che ha partecipato attivamente alla ricerca. I risultati sono stati selezionati anche per gli highlights del convegno, a testimonianza della loro rilevanza scientifica.
Il dato che ha catturato l’attenzione della comunità oncologica internazionale è netto: su 142 pazienti arruolati a livello globale, soltanto 11 non sono stati in condizione di accedere ad alcun trattamento curativo. Tradotto in percentuale, quasi il 95% dei pazienti è riuscito ad arrivare a una terapia con intento di guarigione. Un risultato che, per una patologia storicamente difficile da gestire in questa fase, rappresenta un passo avanti significativo.
La strategia adattativa: due cicli di chemio-immunoterapia prima di decidere
Il cuore dello studio è una strategia terapeutica definita “adattativa”: invece di assegnare fin dall’inizio ogni paziente a un percorso fisso — chirurgia oppure chemioradioterapia seguita da immunoterapia — i ricercatori hanno introdotto una fase di induzione comune a tutti, composta da due cicli di chemio-immunoterapia. Solo dopo questa fase iniziale, e dopo una valutazione multidisciplinare, si decideva il trattamento locale più appropriato per ciascun paziente.
L'articolo continua dopo la pubblicità
Lo studio ha coinvolto due coorti distinte. La prima era composta da pazienti con malattia considerata chirurgica fin dall’inizio: dopo i due cicli di chemio-immunoterapia e la rivalutazione da parte del team multidisciplinare e dei chirurghi, in caso di conferma della fattibilità si procedeva con l’intervento chirurgico, seguito da immunoterapia di consolidamento. La seconda coorte, definita dallo stesso prof. Filippi come “più innovativa”, includeva pazienti con malattia più avanzata — linfonodi più grandi, estensioni maggiori — che tradizionalmente sarebbero stati indirizzati direttamente alla chemioradioterapia. Anche per loro, invece, il percorso è partito dai due cicli di chemio-immunoterapia. Dopo la valutazione multidisciplinare, una parte è stata avviata alla chirurgia; gli altri — coloro che non avevano risposto in modo sufficiente, o che restavano non operabili per l’estensione della malattia o per altri motivi clinici — hanno proseguito con la chemioradioterapia seguita da immunoterapia di mantenimento.
Risultati positivi anche per i pazienti non chirurgici
Come prevedibile, i pazienti sottoposti a intervento chirurgico hanno mostrato ottimi risultati. Ma la vera sorpresa, sottolineata dal prof. Filippi, riguarda coloro che, dopo i due cicli iniziali, sono stati indirizzati alla chemioradioterapia: anche per questo gruppo i risultati sono stati definiti “molto positivi”, con una tolleranza al trattamento radiante significativamente migliore rispetto a quanto atteso.
“È molto probabile che averli intercettati prima, dopo questi primi due cicli e la valutazione del multidisciplinare, e aver fatto la radioterapia al momento giusto abbia consentito loro di tollerarla molto meglio, con risultati migliori e simili a quelli chirurgici”, ha spiegato Filippi. Un’osservazione che suggerisce come il timing del trattamento radioterapico, ottimizzato grazie alla fase di induzione, possa fare una differenza concreta sull’esito clinico.
L'articolo continua dopo la pubblicità
Adenocarcinoma a cellule chiare – photo: wikipedia
Impatto pratico: un messaggio più positivo per i pazienti
Oltre ai numeri, lo studio porta con sé una ricaduta importante anche sul piano comunicativo e psicologico. Fino ad oggi, ai pazienti con tumore al polmone stadio III veniva spesso comunicato fin dall’inizio se fossero o meno candidati alla chirurgia, con tutto il peso emotivo che una simile valutazione comporta. La nuova strategia adattativa cambia questa prospettiva.
“Cambia un po’ la prospettiva con cui, a volte, si dice ai pazienti in stadio tre fin dall’inizio che sono o non sono operabili, con tutte le conseguenze anche psicologiche che questo approccio rischia di dare loro”, ha dichiarato il prof. Filippi. “Il messaggio ai pazienti è quindi più positivo. In pratica, si può partire in molti casi con un’induzione, cioè una sorta di prima parte di chemio-immunoterapia, per decidere poi come passare alla miglior terapia locale, sia essa la chirurgia o la radioterapia.”
In altre parole, la strategia adattativa non solo ottimizza il percorso clinico, ma offre anche un approccio più graduale e meno definitivo nella comunicazione con il paziente: non più una sentenza iniziale sull’operabilità, ma un processo dinamico in cui la risposta alla terapia guida le decisioni successive.
L'articolo continua dopo la pubblicità
Il contesto: il tumore al polmone stadio III e le sfide terapeutiche
Il tumore al polmone non a piccole cellule localmente avanzato, stadio III, rappresenta una delle situazioni cliniche più complesse in oncologia toracica. In questa fase, la malattia non ha ancora dato metastasi a distanza, ma ha già un’estensione locale o linfonodale che rende difficile la pianificazione terapeutica. Storicamente, la scelta tra chirurgia e chemioradioterapia veniva effettuata sulla base delle caratteristiche iniziali della malattia, senza la possibilità di osservare prima come il tumore rispondesse al trattamento sistemico.
Lo studio presentato ad ASTRO 2026 introduce un cambio di paradigma: la fase di induzione con chemio-immunoterapia diventa uno strumento non solo terapeutico, ma anche diagnostico-prognostico, capace di orientare la scelta del trattamento locale verso l’opzione più efficace per ogni singolo paziente. Come ha sintetizzato il prof. Filippi, si tratta di “una strategia adattativa che offre un’ottima possibilità di portare il paziente alla cura”.
I dati presentati a Boston, con la partecipazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, aprono dunque una prospettiva nuova per migliaia di pazienti che ogni anno ricevono una diagnosi di tumore al polmone in stadio localmente avanzato, offrendo loro — e ai loro medici — uno strumento in più per affrontare una delle patologie oncologiche più impegnative.
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere del medico.
Prevenzione, Asp di Trapani prevede utilizzo di Lumevis, un prodotto rivoluzionario per diagnosticare tumore al colon in fase precoce - Canicatti Web Notizie
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
33.0/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
Prevenzione, Asp di Trapani prevede utilizzo di Lumevis, un prodotto rivoluzionario per diagnosticare tumore al colon in fase precoce Canicatti Web Notizie
L’Asp di Trapani ha deciso di utilizzare un nuovo dispositivo medico rivoluzionario sul fronte della prevenzione del tumore al colon, che rappresenta il secondo tumore mortale, soprattutto tra i giovani. La struttura sanitaria ha infatti previsto l’utilizzo del Lumevis, un prodotto utile per la preparazione a esami endoscopici come la gastroscopia che permette di diagnosticare il tumore gastrico all’esordio. “Siamo orgogliosi – spiega Claudio Raia, presidente di Biofarmatec, l’azienda che produce il Lumevis- che il prodotto, che nasce da una realtà imprenditorie palermitana, venga adottato anche in strutture sanitarie della nostra isola. Il prodotto infatti è stato già lanciato a livello internazionale e sono sempre più i paesi europei che sono interessati all’utilizzo di questo dispositivo che, considerati i dati drammatici, rappresenta certamente un efficace strumento nella lotta al tumore gastrico “.