Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
L’infettivologo Andreoni: “Questa malattia diventa trasmissibile quando la persona presenta sintomi Questo rende più facile isolare i malati”
Tutte le persone che arrivano da zone ad alto rischio e che hanno avuto contatti con soggetti positivi a Ebola vengono tracciate e messe sotto sorveglianza. Ci sono procedure e protocolli che hanno dimostrato di funzionare. Questo è un elemento di tranquillità, perché le misure in atto funzionano, come ricorda Massimo Andreoni, membro del Consiglio Superiore di Sanità e professore emerito di Malattie infettive all'Università di Roma Tor Vergata, commentando l'arrivo in Italia della chirurga che ha operato in Congo un paziente poi rivelatosi infettato. La donna resterà in isolamento per 21 giorni ma, "se pure dovesse esserci un caso in Italia, difficilmente causerebbe un focolaio. Non siamo certo di fronte a un evento pandemico", spiega l'esperto, che mette in guardia dalla "trasmissione attraverso sperma e latte materno, che può avvenire anche diverse settimane dopo la guarigione".
La seconda considerazione, prosegue Andreoni in un’intervista all’Ansa, è "che questa malattia diventa trasmissibile quando la persona presenta sintomi, in particolare attraverso il contatto con vomito e sangue. Questo rende più facile isolare i malati. Il fatto che l'indice di trasmissibilità sia compreso tra 1,3 e 1,9, mentre il Covid inizialmente era a 3 ed è arrivato a 16 con la variante Omicron, dimostra che Ebola è nettamente meno trasmissibile. Questo dice la letteratura scientifica e l'Oms, poi le eccezioni possono esserci". Con la guarigione si smette di essere infettivi, tranne due eccezioni.
"Nello sperma il virus può essere presente per settimane, addirittura fino a 19 mesi dopo la fine dei sintomi Per questo - aggiunge Andreoni - i rapporti sessuali andrebbero protetti per un anno e mezzo. Più la malattia è stata grave, più il periodo può essere prolungato. Allo stesso modo, il latte materno può essere veicolo di trasmissione madre-figlio per diverse settimane dopo la guarigione". Quanto alla capacità di individuare il virus, abbiamo test validi ed efficaci. "La diagnosi si effettua in genere attraverso prelievi di sangue con PCR, un test che amplifica il materiale virale. Anche se Bundibugyo è un ceppo meno frequente di altri, è comunque è la terza volta che si presenta: è leggermente mutato ma non in modo significativo quindi genoma vitale è noto", precisa. Di terapie e vaccini al momento non ce ne sono, ma di anticorpi monoclonali ceppo-specifici ne abbiamo già alcuni per lo Zaire, che è più frequente. "Non funzionano per questo ceppo - conclude - ma sono tecnologie facilmente aggiornabili".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Raddoppia quasi l'efficacia della chemioterapia con una vitamina di uso comune. Vietnam.vn
Gli scienziatidella Facoltà di Medicina Botucatu dell'Università Statale di San Paolo (Brasile) hanno condotto uno studio su 80 pazienti affette da tumore al seno, di età superiore ai 45 anni, che avevano iniziato il trattamento oncologico presso l'ospedale della Facoltà di Medicina Botucatu dell'Università Statale di San Paolo. Aumenta l'efficacia della chemioterapia semplicemente integrando con basse dosi di vitamina D. Foto: AI I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo di 40 persone ha ricevuto 2.000 UI (unità internazionali) di vitamina D al giorno, mentre l'altro gruppo di 40 ha ricevuto un placebo. Tutti i pazienti sono stati sottoposti a chemioterapia per ridurre le dimensioni del tumore prima dell'intervento chirurgico. La maggior parte dei partecipanti presentava bassi livelli di vitamina D nel sangue, ovvero inferiori a 20 ng/mL, rispetto all'intervallo raccomandato di 40-70 ng/mL. La professoressa Carvalho-Pessoa ha affermato: "Nei pazienti che hanno assunto integratori, i livelli di vitamina D sono aumentati durante la chemioterapia, contribuendo così alla guarigione". I risultati sono stati sorprendenti: l'integrazione di vitamina D a basso dosaggio ha quasi raddoppiato l'efficacia della chemioterapia. Nello specifico, dopo 6 mesi di trattamento, tra coloro che assumevano vitamina D, il 43% ha visto scomparire i tumori dopo la chemioterapia, rispetto al 24% nel gruppo placebo. Ciò significa che l'assunzione di vitamina D ha aumentato l'efficacia della chemioterapia di 1,79 volte, secondoScitech Daily. Questa nuova scoperta apre la strada a ulteriori ricerche sul ruolo di supporto della vitamina D nell'efficacia del trattamento del cancro. Foto: AI L'autore dello studio, il professor Eduardo Carvalho-Pessoa della Facoltà di Medicina di Botucatu, ha affermato: "Anche con un numero ridotto di partecipanti, si può comunque osservare una differenza significativa nell'efficacia della chemioterapia. Inoltre, il dosaggio utilizzato nello studio (2.000 UI al giorno) è piuttosto basso". I risultati suggeriscono che la vitamina D potrebbe sostituire altri farmaci progettati per potenziare l'efficacia della chemioterapia, soprattutto quelli di difficile reperibilità. La vitamina D aiuta l'organismo ad assorbire calcio e fosforo, entrambi essenziali per la salute delle ossa. Recenti ricerche hanno inoltre dimostrato che la vitamina D supporta il sistema immunitario e combatte infezioni e malattie, incluso il cancro. Tuttavia, la maggior parte degli studi sul legame tra vitamina D e cancro ha utilizzato dosi elevate di vitamina D. Per i ricercatori, questi risultati aprono la strada a ulteriori studi sul ruolo di supporto della vitamina D nell'efficacia del trattamento del cancro. Il professor Carvalho-Pessoa ha concluso: "Questi sono risultati incoraggianti, che forniscono una base per ricerche su larga scala. Ciò consentirà una migliore comprensione del ruolo della vitamina D nell'aumentare l'efficacia della chemioterapia, incrementando così le probabilità di remissione del cancro." La vitamina D viene assorbita principalmente attraverso l'esposizione alla luce solare e il cibo. È importante notare che un eccesso di vitamina D può causare vomito, debolezza muscolare, dolori ossei e calcoli renali, secondoScitech Daily. Fonte: https://thanhnien.vn/dot-pha-tang-gan-gap-doi-hieu-qua-hoa-tri-bang-loai-vitamin-quen-thuoc-185250628193339396.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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47.4/100
Punteggio Totale
C
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❌
Criteri Critici
L'ospedale generale di Tam Anh investe nella prima "super macchina" per radioterapia protonica di nuova generazione in Asia. Vietnam.vn
Progressi nella terapia oncologica ad alta tecnologia in Vietnam La cerimonia di firma si è svolta nell'ambito della visita di inizio anno del Segretario Generale To Lam , volta a partecipare ad attività di cooperazione strategica globale tra Vietnam e Stati Uniti in materia di pace e sviluppo sostenibile. Nel corso della cerimonia, le parti hanno ribadito l'importanza della cooperazione tra il Vietnam e gli Stati Uniti, concentrandosi sulla scienza e la tecnologia moderne, comprese le tecnologie applicate alla medicina e alla sanità. Sandra Rousselle, Vicepresidente delle Risorse Umane e degli Affari Esteri di Mevion, ha affermato che il sistema di radioterapia protonica MEVION S250-FIT rappresenta l'ultima generazione di tecnologie all'avanguardia per il trattamento mirato del cancro tramite protonterapia. MEVION S250-FIT integra l'intelligenza artificiale, facilitando l'identificazione di tumori microscopici o situati in posizioni difficili da raggiungere, controllando il fascio di radiazioni per colpire direttamente il tumore, massimizzando l'efficacia del trattamento e proteggendo al contempo i tessuti sani. L'ospedale Tam Anh ha ordinato con successo la "super macchina" per la radioterapia protonica MEVION S250-FIT, con la previsione che aiuterà i pazienti oncologici a ricevere un trattamento altamente efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso. Foto: Mevion.
La FDA ha approvato ufficialmente il sistema MEVION S250-FIT nell'ottobre 2025. Il numero di sistemi disponibili sul mercato è molto limitato a causa della complessità e della sofisticatezza della tecnologia. Il Vietnam è il secondo Paese al di fuori degli Stati Uniti, e il primo in Asia, ad aver potuto ordinare il sistema, il software e la tecnologia nella sua versione migliore, equivalente a quella utilizzata nei principali ospedali oncologici di tutto il mondo . Trattamento oncologico di livello internazionale a un costo accessibile.
L'ultima versione del Proton MEVION S250-FIT, la "super macchina" per la radioterapia oncologica integrata con l'intelligenza artificiale avanzata, offre ai pazienti oncologici vietnamiti l'opportunità di accedere ai metodi di radioterapia più innovativi al mondo direttamente nel proprio Paese, beneficiando di trattamenti sicuri, economicamente vantaggiosi e conformi agli standard internazionali. Questo sistema di radioterapia avanzato vanta un design "tutto in uno" che integra un acceleratore, intelligenza artificiale, tomografia computerizzata (TC), tecnologia di irradiazione avanzata e scansione del fascio ultraveloce e precisa. Il MEVION S250-FIT offre prestazioni eccezionali con una rivoluzionaria potenza di uscita di 10 Tesla e la tecnologia del magnete sincrociclotrone superconduttore ad alto campo, che si traduce in un acceleratore significativamente compatto, in grado di erogare un fascio di protoni ad alta energia per una distruzione ottimale del tumore anche in sedi complesse. Tecnologia all'avanguardia HYPERSCAN™: la commutazione degli strati e la scansione sono 20 volte più veloci, riducendo gli errori dovuti ai movimenti respiratori e ai modelli di respirazione, aumentando la precisione. Collimatore multilamellare Advanced Adaptive Aperture®: i bordi del fascio sono 3 volte più nitidi rispetto alle macchine convenzionali, focalizzandosi con precisione sui tumori, massimizzando la protezione dei tessuti sani e minimizzando gli effetti collaterali. La radioterapia con fotoni (raggi X) eroga dosi di radiazioni al tumore, ma può comunque "penetrare" al di sotto di esso, danneggiando il tessuto sano lungo il percorso del fascio; la moderna radioterapia con protoni, con il suo fascio di energia "mirato", distrugge i tumori in modo efficace e sicuro. (Immagine: Ospedale Generale Tam Anh)
Radioterapia ad arco intelligente SmartARC™: il fascio di protoni si muove in modo flessibile intorno al corpo, distribuendo la dose in modo uniforme, riducendo i tempi di trattamento e contribuendo a diminuire lo stress e l'affaticamento dei pazienti. Le scansioni TC diagnostiche eseguite nella posizione di trattamento (a doppia energia e con ampio campo magnetico) aiutano a individuare la posizione del tumore e la sua relazione con gli organi sani, consentendo una correzione precisa del posizionamento e riducendo il rischio di disallineamenti anche di pochi millimetri. L'integrazione dell'intelligenza artificiale consente a RayStation di creare piani di trattamento adattivi per ogni paziente: rileva automaticamente anche i più piccoli cambiamenti nel corpo (come la riduzione del tumore, la perdita di peso, ecc.) per regolare istantaneamente il dosaggio delle radiazioni, aumentando la precisione e la coerenza.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Evoluzione dei radioligandi: la tecnologia che unisce diagnosi e terapia oncologica Quotidiano Sanità
La terapia con radioligandi (RLT) è un’evoluzione della medicina nucleare che combina radiazioni e medicina di precisione. Il suo elemento distintivo è la capacità di integrare diagnostica avanzata e intervento terapeutico in un modello “see it, treat it”: un meccanismo che consente di colpire selettivamente le cellule tumorali, limitando l’impatto sui tessuti sani. Ne abbiamo parlato con Fabio Calabrò, Direttore UOC Oncologia Medica 1, Istituto Nazionale Tumori “Regina Elena” di Roma.
Un meccanismo d’azione innovativo
“Negli ultimi 5-10 anni la ricerca scientifica si è concentrata sulle proteine espresse esclusivamente o prevalentemente a livello di cellule neoplastiche, da usare come bersaglio”, spiega Calabrò. Nel caso della terapia con radioligandi questi target diventano l’obiettivo di isotopi radioattivi progettati proprio per legare la proteina presente sul tumore.
Il meccanismo d’azione si articola su tre componenti fondamentali: un ligando (o sonda molecolare), un chelante e un radionuclide. Il ligando è progettato per legarsi a marcatori proteici selettivamente sovraespressi sulla superficie delle cellule tumorali o dello stroma. Una volta iniettato, il radiofarmaco si aggancia al target e penetra nella cellula mediante internalizzazione ed elaborazione lisosomiale. Nella fase diagnostica, il ligando viene coniugato a un emettitore di positroni o fotoni per mappare quantitativamente tutte le lesioni corporee tramite PET o SPECT, rivelando l’esatta biologia e l’eterogeneità del tumore. Successivamente, per l’azione terapeutica, lo stesso ligando (o uno strutturalmente analogo) viene armato con un radionuclide citotossico ad alta energia, come le particelle beta o alpha. Queste radiazioni ionizzanti depositano la loro energia direttamente nel nucleo cellulare, inducendo rotture dei filamenti del Dna e innescando la morte cellulare programmata per apoptosi, preservando i tessuti sani circostanti.1,2
Teranostica: tratto ciò che vedo
“La terapia con radioligandi rappresenta una straordinaria innovazione anche perché mette insieme diagnostica e terapia: questa nuova scienza prende il nome di teranostica”. Come sottolinea l’esperto, è la prima volta che si interviene terapeuticamente solo su ciò che si vede. “Se fino ad ora abbiamo cercato questi target molecolari analizzando le mutazioni e usando metodiche di anatomia patologica o biologia molecolare, oggi disponiamo di un esame diagnostico che ci aiuta a capire quali pazienti possono beneficiare del trattamento e quali no”.
In questo modo si supera il classico approccio clinico per tentativi ed errori, consentendo di stratificare in anticipo i pazienti responder dai non-responder e prevenendo trattamenti oncologici non necessari. A differenza dell’imaging puramente anatomico (come TC o RM), questa tecnologia visualizza in vivo e quantifica la biologia, la funzione e l’eterogeneità molecolare dell’intero carico tumorale corporeo. Rispetto alla tradizionale analisi immunoistochimica delle biopsie — limitata al solo tessuto campionato — la tomografia a emissione di positroni (PET) mappa simultaneamente tutte le lesioni del corpo, evidenziando l’eterogeneità interlesionale e intralesionale dei bersagli. Inoltre, la radioteranostica scardina i rigidi protocolli a dosaggio fisso, muovendosi verso una medicina personalizzata e dinamica in cui il monitoraggio dosimetrico e l’imaging multitracciale periodico consentono di rilevare in tempo reale l’evoluzione dei target tumorali, ottimizzando l’indice terapeutico e adattando i cicli di cura alla biologia specifica di ogni singolo paziente.1,2
Dal passato al futuro
Sebbene la storia della terapia con radioligandi affondi le sue radici nei primi anni ’40 con l’introduzione dello Iodio-131 per il trattamento dei tumori della tiroide, è oggi che stiamo assistendo a uno sviluppo estremamente tumultuoso e senza precedenti. “È ormai naturale prevedere che nei prossimi dieci anni, a patto di riuscire a identificare per ogni diversa forma tumorale un target specifico espresso quasi esclusivamente dalla malattia, disporremo di una terapia con radioligandi per quasi ogni tipo di neoplasia”, sostiene Calabrò.
Il futuro di questa disciplina si muove verso un progressivo affinamento dell’efficacia, a partire dall’evoluzione stessa degli isotopi radioattivi. “L’attuale standard clinico, basato prevalentemente sulle emissioni di radiazioni di tipo beta, è destinato a essere sostituito nel prossimo futuro da radiazioni ancora più precise e con minori effetti collaterali per gli organi circostanti, come le particelle alpha”.
Oltre al miglioramento intrinseco dell’isotopo e del suo effetto tossico sulla cellula tumorale , si apre una straordinaria stagione di terapie combinate. “Questo è reso possibile dalla scarsa sovrapposizione di tossicità tra i radioligandi e i più nuovi trattamenti a bersaglio molecolare”. Come l’immunoterapia: il radioligando è in grado di indurre un tipo di danno biologico mirato che destabilizza il tumore, rendendo la malattia significativamente più suscettibile, vulnerabile e ricettiva all’azione immunoterapica. È proprio in questa direzione sinergica che si sta delineando il prossimo futuro dei trattamenti oncologici.
Bibliografia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
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Criteri Critici
Triomics ottiene 22 milioni di dollari per l'AI che rivoluziona l'oncologia Blasting News
Triomics, startup fondata nel 2021, ha recentemente annunciato un significativo finanziamento di Serie B da 22 milioni di dollari. Questo round, guidato da Battery Ventures con la partecipazione di Nexus Venture Partners, Lightspeed e Y Combinator, mira a potenziare la sua piattaforma AI-powered specializzata nell'oncologia. La tecnologia di Triomics è progettata per alleggerire il carico amministrativo e ottimizzare i processi nei centri antitumore, migliorando l'efficienza e la cura del paziente.
Un'AI per l'oncologia
La piattaforma di Triomics si distingue per la sua impronta verticale, offrendo soluzioni AI applicate all'oncologia per automatizzare compiti complessi.
Questi includono l'identificazione dei trial clinici più idonei per i pazienti e la preparazione delle visite. Attraverso l'integrazione di riassunti paziente generati dall'AI direttamente nei flussi di lavoro esistenti, Triomics riduce il tempo di preparazione delle visite, consentendo agli oncologi di dedicare più tempo ai malati.
Efficienza operativa e contrasto al burnout
Nel contesto oncologico, caratterizzato da fascicoli clinici estremamente complessi e voluminosi, l'automazione offerta da Triomics porta a benefici operativi tangibili. La preparazione automatizzata degli appuntamenti e la generazione di riassunti verificabili contribuiscono a decongestionare i carichi di lavoro, contrastando il burnout del personale clinico e rendendo più efficiente l'operato in centri oncologici spesso saturi di dati.
Supporto alla compliance normativa
Un'altra applicazione cruciale della piattaforma è l'automazione dell'invio dei report tumorali ai registri governativi, un obbligo legale per i centri oncologici. Triomics facilita la gestione di questa procedura in modo rapido ed efficiente, liberando risorse operative preziose.
Vantaggio competitivo e crescita rapida
Il vantaggio competitivo di Triomics risiede nell'addestramento specifico dei suoi modelli su dati oncologici, a differenza delle AI generiche. Questa specializzazione ha portato all'adozione della piattaforma da parte di istituzioni di spicco come il Memorial Sloan Kettering e lo Yale Cancer Center. La startup ha dimostrato una crescita rapida, quadruplicando la propria clientela aziendale e registrando un fatturato ricorrente annualizzato decuplicato nell'ultimo anno.
Sviluppi futuri e visione strategica
Prima di questo recente round, Triomics aveva già raccolto 15 milioni di dollari in Serie A nel 2024. Questi fondi erano stati destinati allo sviluppo di OncoLLM™, una serie di modelli linguistici su misura per l'oncologia, volti ad automatizzare il matching per i trial clinici e l'estrazione di dati dalle cartelle cliniche. Con il nuovo finanziamento, Triomics intende espandere ulteriormente le sue capacità AI, esplorando nuovi moduli e casi d'uso come le coorti per la ricerca, il quality reporting e l'oncologia di precisione, consolidando l'integrazione nei sistemi clinici esistenti. La strategia di specializzazione verticale in un settore così complesso si conferma vincente.
In sintesi, Triomics rafforza la validità della sua roadmap futura, che spazia dall'estrazione di dati clinici non strutturati alla generazione di riassunti oncologici, dalla compliance normativa alla riduzione del carico operativo. Il nuovo finanziamento da 22 milioni di dollari fornisce le risorse necessarie per scalare ulteriormente verso una visione concreta: un'AI oncologica che diventi una vera e propria infrastruttura digitale per i centri antitumore.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
I pazienti oncologici che hanno accesso alla radioterapia moderna sono coperti dall'assicurazione sanitaria. Vietnam.vn
Presso la sede di Quan Su (Hanoi) dell'ospedale K, sono entrati ufficialmente in funzione un sistema di radioterapia di nuova generazione e moderne apparecchiature mediche per la diagnosi e il trattamento del cancro.
Durante la cerimonia di inaugurazione, il Professor Dr. Le Van Quang, Direttore dell'Ospedale K, ha dichiarato che il moderno sistema di radioterapia è costituito da due acceleratori lineari Versa HD di ultima generazione, che consentono il pieno utilizzo delle tecniche più avanzate attualmente disponibili, con una dose rate fino a 1.500-2.200 MU/minuto, riducendo i tempi di trattamento da 10 minuti a 2-3 minuti; e permettendo al contempo la massima concentrazione di dose sul tumore, proteggendo gli organi sani circostanti l'area di trattamento.
Il sistema simula e monitora anche i movimenti della superficie corporea del paziente, controllando il movimento del tumore a ogni respiro, garantendo così un trattamento radioterapico preciso, sicuro e non invasivo; vengono inoltre applicate tecniche di controllo respiratorio per ottimizzare la dose di radiazioni. La procedura radioterapica è conforme alle raccomandazioni delle Società Americana ed Europea di Radioterapia, assicurandone sicurezza ed efficacia.
Oltre alla radioterapia oncologica, l'Ospedale K ha investito in sistemi per la biochimica e l'ematologia, la preparazione centralizzata di farmaci, l'anatomia patologica, la chirurgia, l'anestesia e la rianimazione, nonché nell'endoscopia funzionale; la struttura di Quan Su ha inoltre aggiunto centinaia di dispositivi a supporto della diagnosi, dello screening e del trattamento del cancro.
Tra queste figurano otto moderni sistemi endoscopici; più di 30 dispositivi per test diagnostici; un sistema di chirurgia endoscopica 3D ad altissima risoluzione per immagini accurate; scanner per risonanza magnetica; un apparecchio per biopsia mammaria con aspirazione sottovuoto; un apparecchio per ablazione a radiofrequenza; un sistema di mammografia digitale; uno scanner per tomografia computerizzata (TC) a 64 strati con capacità di simulazione per la pianificazione della radioterapia..., tutti messi in funzione per soddisfare le esigenze mediche dei pazienti.
I rappresentanti dell'ospedale K hanno dichiarato che le moderne apparecchiature utilizzate per la diagnosi e il trattamento sono coperte dall'assicurazione sanitaria secondo i livelli di indennizzo previsti, garantendo così i diritti dei pazienti oncologici in possesso di tessera sanitaria.
Di recente, l'ospedale K ha ricevuto 790 miliardi di VND in capitale di investimento dal bilancio statale; e ha ricevuto un aiuto a fondo perduto dal governo giapponese sotto forma di attrezzature per un valore di 1,83 miliardi di yen (equivalenti a 300 miliardi di VND).
Gli interventi di ammodernamento presso la struttura di Quan Su contribuiscono ad alleggerire il carico di lavoro delle altre strutture dell'Ospedale K, garantendo l'accesso a tecnologie avanzate e conformi agli standard internazionali direttamente in Vietnam e consentendo di raggiungere un'elevata efficacia nel trattamento del cancro.
In precedenza, l'ospedale K era sovraccarico di pazienti sottoposti a radioterapia, e molti malati di cancro dovevano sottoporsi a sedute di radioterapia notturna.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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33.0/100
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D
Valutazione
❌
Criteri Critici
Advanced Uro-Oncology Days: dall'ADC alla telechirurgia, il futuro dell'oncologia urologica. Online l'Instant Book pharmastar.it
Le neoplasie urologiche rappresentano oggi circa il 30% dei tumori solidi diagnosticati ogni anno in Italia e stanno vivendo una fase di profonda trasformazione grazie all’arrivo di nuove terapie, biomarcatori sempre più sofisticati e tecnologie innovative.Questo Instant Book racconta i temi emersi durante la quarta edizione degliAdvanced Uro-Oncology Days, evento multidisciplinare organizzato da Over Group, che ha riunito a Castelfranco Veneto oncologi medici, urologi e radioterapisti per fare il punto sulle più recenti novità nel trattamento deitumori della prostata, dellavescica, delrenee deltesticolo.Attraverso articoli di approfondimento e una serie di video interviste esclusive ai protagonisti dell’evento, lo Speciale esplora la rivoluzione terapeutica portata dalla combinazione enfortumab vedotin-pembrolizumab nel carcinoma uroteliale avanzato, il ruolo crescente dei biomarcatori nella medicina personalizzata, le nuove frontiere della chirurgia robotica e della telechirurgia, nonché l’evoluzione della radioterapia guidata dalle immagini e supportata dall’intelligenza artificiale.Un percorso che mette in evidenza come l’integrazione traoncologia medica,urologiaeradioterapiastia ridefinendo gli standard di cura, aprendo scenari sempre più innovativi per i pazienti con tumori urologici.Buona lettura e buona visione! Le neoplasie urologiche rappresentano oggi circa il 30% dei tumori solidi diagnosticati ogni anno in Italia e stanno vivendo una fase di profonda trasformazione grazie all’arrivo di nuove terapie, biomarcatori sempre più sofisticati e tecnologie innovative.Questo Instant Book racconta i temi emersi durante la quarta edizione degliAdvanced Uro-Oncology Days, evento multidisciplinare organizzato da Over Group, che ha riunito a Castelfranco Veneto oncologi medici, urologi e radioterapisti per fare il punto sulle più recenti novità nel trattamento deitumori della prostata, dellavescica, delrenee deltesticolo. Attraverso articoli di approfondimento e una serie di video interviste esclusive ai protagonisti dell’evento, lo Speciale esplora la rivoluzione terapeutica portata dalla combinazione enfortumab vedotin-pembrolizumab nel carcinoma uroteliale avanzato, il ruolo crescente dei biomarcatori nella medicina personalizzata, le nuove frontiere della chirurgia robotica e della telechirurgia, nonché l’evoluzione della radioterapia guidata dalle immagini e supportata dall’intelligenza artificiale.Un percorso che mette in evidenza come l’integrazione traoncologia medica,urologiaeradioterapiastia ridefinendo gli standard di cura, aprendo scenari sempre più innovativi per i pazienti con tumori urologici.Buona lettura e buona visione! Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Svolta nella prevenzione oncologica: le nuove linee guida includono il test del sangue per lo screening del tumore al colon MeteoWeb
L’architettura della medicina preventiva sta vivendo una transizione storica destinata a cambiare radicalmente le strategie di contrasto a una delle neoplasie più diffuse e letali del mondo occidentale. Secondo quanto capillarmente documentato in un recente e rilevante report pubblicato dalla sezione medica del Washington Post, le autorità sanitarie e i comitati scientifici di riferimento hanno ufficialmente aggiornato i protocolli clinici inserendo un innovativo test del sangue all’interno del paniere delle opzioni raccomandate per lo screening del tumore al colon. Questo passo formale rappresenta una svolta di eccezionale portata, poiché scardina il vecchio paradigma diagnostico incentrato quasi esclusivamente su esami invasivi o percepiti come sgradevoli dai pazienti, offrendo una valida e scientificamente validata alternativa clinica per identificare precocemente le anomalie cellulari prima che si trasformino in patologie irreversibili.
La tecnologia genomica dietro il biomarcatore ematico
La validazione scientifica di questo nuovo strumento diagnostico poggia su anni di rigorosa sperimentazione clinica e sul perfezionamento delle tecnologie di sequenziamento genetico ad altissima sensibilità. Il prelievo ematico approvato non si limita a cercare generici indici infiammatori, ma va a rintracciare microscopici frammenti di DNA tumorale circolante (ctDNA) e specifici biomarcatori genomici rilasciati dalle cellule cancerose o dai polipi precancerosi in evoluzione all’interno del flusso sanguigno. Gli studi clinici presentati dagli esperti evidenziano che il test possiede un’elevata accuratezza nell’individuare i tumori colorettali in stadio iniziale, offrendo una specificità e una sensibilità che soddisfano pienamente i serrati standard richiesti per la diagnosi precoce, configurandosi come un’arma tecnologica d’avanguardia in grado di intercettare la malattia nel momento esatto in cui le probabilità di guarigione definitiva risultano massime.
L’impatto sulla salute pubblica e il superamento delle barriere psicologiche
Il vero valore sistemico di questa riforma delle linee guida non risiede soltanto nella sofisticazione tecnologica della biochimica, ma nella sua straordinaria capacità di impatto sulla salute pubblica globale. Nonostante l’efficacia comprovata dei metodi tradizionali, una percentuale drammaticamente elevata della popolazione eleggibile rifiuta o rimanda continuamente i controlli a causa della radicata ansia psicologica associata alla colonscopia o per la macchinosa gestione logistica legata alla raccolta dei campioni fecali a domicilio. Introducendo la possibilità di eseguire lo screening attraverso un semplice e ordinario prelievo venoso, effettuabile durante un qualsiasi controllo medico di routine, gli oncologi prevedono un incremento verticale dell’adesione ai controlli preventivi. Abbattere queste barriere psicologiche e culturali permetterà di estendere la protezione diagnostica a milioni di cittadini precedentemente non monitorati, riducendo l’incidenza dei casi diagnosticati in fase avanzata.
Il ruolo complementare della colonscopia e le prossime sfide del sistema sanitario
L’aggiornamento dei protocolli non mira a sostituire integralmente gli standard diagnostici preesistenti, bensì a ridefinire un modello integrato e complementare di medicina di precisione. I gastroenterologi sottolineano con fermezza che la colonscopia mantiene intatto il proprio ruolo di gold standard insostituibile, rivestendo una duplice funzione diagnostica e terapeutica, in quanto unico strumento capace di procedere alla contestuale rimozione chirurgica dei polipi individuati. Il test ematico deve essere inteso come un formidabile filtro di primo livello: in caso di esito positivo, il paziente dovrà necessariamente sottoporsi all’esame endoscopico di conferma. La sfida futura per i sistemi sanitari risiederà nel garantire la sostenibilità economica di questa innovazione, promuovendo un’adeguata copertura finanziaria che renda il test del sangue universalmente accessibile, affinché la prevenzione oncologica smetta di essere un percorso ostacolato dalla paura e si trasformi in un gesto di cura semplice, accessibile e salvavita.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Un grazie al reparto di Radioterapia del Parini per professionalità e umanità AostaSera -
Desidero esprimere, con sincera riconoscenza, i miei più sentiti ringraziamenti a tutto il personale medico e sanitario, alla segreteria, alla Coordinatrice e al Direttore del reparto di Radioterapia dell’ospedale Parini di Aosta.
In un momento così delicato e difficile, la professionalità, la competenza e la dedizione dimostrate quotidianamente da ciascuno di voi hanno rappresentato un punto di riferimento fondamentale. Non meno importante è stata la cortesia e l’umanità con cui avete saputo relazionarvi con mia mamma.
Affrontare un percorso di cura complesso non è mai semplice, né per il paziente né per chi gli sta accanto. La Vostra presenza attenta e la Vostra disponibilità hanno contribuito in modo concreto a rendere questo cammino più sereno, trasmettendo quella fiducia che, in certi momenti, fa davvero la differenza.
Ritengo doveroso che questo riconoscimento venga espresso apertamente, perché il vostro lavoro — spesso silenzioso e lontano dai riflettori — merita di essere visto e apprezzato.
Vi porgo i più sinceri ringraziamenti, a nome di mia mamma e mio.
PB
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Mesotelioma pleurico, al Cro di Aviano parte uno studio sui pazienti e sugli ex esposti Nordest24
Coinvolti Cro, Università di Ferrara, rete oncologica regionale, Anmil Fvg e Fincantieri per diagnosi precoce e nuovi biomarcatori
AVIANO - Un finanziamento regionale da un milione di euro sosterrà in Friuli Venezia Giulia uno studio clinico dedicato ai pazienti affetti da mesotelioma pleurico e ai lavoratori in passato esposti all’amianto. Il progetto, presentato al Campus del Cro di Aviano, è promosso dalla Regione e dall’Irccs Cro e punta a rafforzare la diagnosi precoce, la ricerca clinica e le prospettive terapeutiche su una patologia che, è stato ricordato durante l’incontro, non ha ancora una cura ed è particolarmente presente anche sul territorio regionale.
A illustrare l’iniziativa è stato l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, che ha parlato di un percorso nato da una precisa scelta della Regione, a partire dal presidente Massimiliano Fedriga, e collegato agli investimenti compiuti negli ultimi anni anche nell’ambito dell’oncologia. L’obiettivo, ha spiegato, è costruire nuove opportunità di cura intervenendo sia sul fronte della ricerca sia su quello dell’individuazione tempestiva della malattia.
Il progetto presentato al Cro di Aviano
Lo studio clinico sui pazienti affetti da mesotelioma pleurico e sui lavoratori ex esposti all’amianto in Friuli Venezia Giulia sarà coordinato dal Cro di Aviano, in collaborazione con l’Università degli studi di Ferrara e con i gruppi di ricerca guidati dal professor Paolo Pinton e dal professor Mauro Tognon. Il lavoro si propone di migliorare la gestione clinica dei malati e di consolidare l’attività di sorveglianza sanitaria sui lavoratori che in passato sono stati esposti all’amianto.
Nel corso della presentazione sono intervenuti il direttore generale del Cro Aviano Giuseppe Tonutti, il direttore scientifico Gustavo Baldassarre, Alessandra Bearz, responsabile Tumori polmone e pleura del Cro di Aviano, Fernando Della Ricca di Anmil Trieste e il professore ordinario di Patologia generale dell’Università di Ferrara Paolo Pinton.
La rete regionale e gli obiettivi dello studio
Il progetto coinvolge l’intera rete oncologica regionale, con le strutture di Udine, Gorizia e Trieste, in modo da consentire ai pazienti di aderire al protocollo di ricerca senza doversi spostare dal territorio di residenza. Tra i traguardi indicati ci sono anche la creazione di una biobanca regionale dedicata e l’ampliamento del campione di popolazione a rischio, passaggi ritenuti necessari per validare scientificamente biomarcatori innovativi utili alla diagnosi precoce della malattia.
Nel quadro più ampio della sanità regionale, il progetto si inserisce in un sistema che negli ultimi mesi ha visto anche l’avvio di nuovi strumenti di accesso ai servizi, come il numero unico 116117 già attivo in Friuli Venezia Giulia.
Il ruolo di associazioni e impresa
Riccardi ha sottolineato soprattutto il metodo adottato nello sviluppo dello studio, definendolo non comune perché mette insieme ricercatori, strutture scientifiche, sistema sanitario regionale, associazioni come Anmil Fvg e una grande realtà industriale come Fincantieri. Secondo l’assessore, questa impostazione mostra la volontà di costruire un lavoro multidisciplinare e aperto, capace di far convivere competenze scientifiche, sociali e istituzionali.
L’assessore ha collegato l’avvio del progetto anche a una scelta definita strutturale, maturata negli anni attraverso investimenti, il nuovo Piano oncologico regionale e le politiche di stabilizzazione dei ricercatori. Durante la presentazione, ha riferito, dal mondo scientifico nazionale è arrivata la conferma che senza queste decisioni molte competenze avrebbero potuto trasferirsi altrove e iniziative di questo tipo non si sarebbero sviluppate in regione.
Riccardi ha quindi ringraziato i soggetti coinvolti, parlando della conclusione di una prima fase che ora apre alla ricerca clinica applicata. Ha infine ribadito l’intenzione del Friuli Venezia Giulia di proporsi come modello nella gestione integrata del rischio amianto e nella ricerca sul mesotelioma, con un approccio multidisciplinare centrato su prevenzione, diagnosi precoce e nuove possibilità terapeutiche.
Tra gli elementi concreti già fissati dal progetto ci sono il coordinamento affidato al Cro di Aviano, la collaborazione con l’Università degli studi di Ferrara, il coinvolgimento delle strutture oncologiche di Udine, Gorizia e Trieste e il finanziamento regionale di un milione di euro.
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Mieloma multiplo, approvata la nuova terapia quadrupla AIFA: più efficacia e meno tossicità nelle cure di prima linea Il Messaggero
mercoledì 27 maggio 2026, 18:29 - Ultimo aggiornamento: 28 maggio, 07:13
L’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha autorizzato l’utilizzo di una nuova combinazione di farmaci per il trattamento del mieloma multiplo di nuova diagnosi. Si basa su bortezomib, lenalidomide, desametasone e daratumumab. Questa innovazione terapeutica può essere impiegata in pazienti idonei e non idonei al trapianto di cellule staminali, segnando un avanzamento rilevante nella gestione della malattia.
Una strategia efficace per tutte le età
La cosiddetta “quadrupletta” si sta confermando come uno degli schemi terapeutici più efficaci nelle prime fasi del mieloma multiplo, sia nei soggetti candidabili al trapianto autologo sia nei pazienti più anziani o clinicamente fragili, che spesso non possono essere sottoposti a trapianto.
Le opinioni degli esperti
Secondo la professoressa Elena Zamagni, docente associata di Ematologia, questa combinazione ha già rivoluzionato l’approccio clinico. «L’introduzione della quadrupletta a base di daratumumab ha portato a risultati sensibilmente migliori rispetto ai regimi precedenti», commenta.
«Questa combinazione ha permesso una riduzione della tossicità e, soprattutto, un aumento delle risposte profonde», continua Zamagni. «Parliamo della capacità di eliminare anche la malattia minima residua da midollo osseo e sangue, migliorando la qualità delle risposte cliniche e la prognosi dei pazienti».
Un cambiamento nella gestione clinica
Il mieloma multiplo è una neoplasia ematologica che trae origine nel midollo osseo e comporta la proliferazione incontrollata delle plasmacellule. Grazie all’innovazione terapeutica, la sopravvivenza dei pazienti ha visto un deciso incremento negli ultimi anni, mentre la mortalità è in calo, grazie alle migliori opzioni di cura e all’ottimizzazione della gestione clinica.
Alessandra Baldini, direttrice medica di Innovative Medicine per Johnson & Johnson Italia, sottolinea l’importanza del percorso di ricerca: «La nostra attività nel mieloma multiplo prosegue da oltre vent’anni», dichiara. «Questa approvazione ci permette di proporre ai pazienti un regime di prima linea, a prescindere dall’età e dallo stato clinico, e con l’obiettivo di migliorare concretamente gli esiti».
Inoltre, Baldini segnala: «La ricerca moderna mira non solo a prolungare la sopravvivenza, ma anche, quando possibile, a raggiungere una remissione profonda e a una sorta di ‘cura funzionale’ del mieloma multiplo».
Prospettive e qualità di vita
La quadrupletta a base di daratumumab rappresenta così una svolta per questa patologia: oltre all’incremento dell’efficacia clinica, migliora la tollerabilità e consente una gestione più rapida e mirata, favorendo la qualità della vita dei pazienti.
L’introduzione dei nuovi schemi terapeutici segna un ulteriore passo avanti nella lotta contro il mieloma multiplo, offrendo migliori prospettive di controllo prolungato della malattia e, in alcuni casi selezionati, la possibilità di raggiungere una remissione profonda.
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Tumori del sangue, in Italia 17mila pazienti coinvolti negli studi ANSA
Con 17.000 pazienti coinvolti attualmente negli studi, la ricerca cooperativa italiana sulle malattie del sangue continua a contribuire in modo decisivo allo sviluppo di cure più personalizzate, sostenibili e orientate ai bisogni reali dei malati, con importanti risultati nelle strategie chemio-free, nella medicina di precisione. Il tema è stato al centro della Terza riunione nazionale Gimema, promossa dalla Fondazione Gimema - Franco Mandelli Onlus a Roma, in cui sono stati presentati gli aggiornamenti più rilevanti della ricerca scientifica clinica e traslazionale sulle malattie del sangue condotta in Italia.
"L'obiettivo oggi non è soltanto aumentare la sopravvivenza, ma migliorare concretamente la qualità di vita dei pazienti, riducendo tossicità, ospedalizzazioni e impatto sociale delle cure", ha spiegato Marco Vignetti, presidente della Fondazione Gimema. Tra i risultati più rilevanti presentati, uno studio sulle neoplasie mieloproliferative in fase blastica, una delle forme più aggressive di malattia, in cui è stato rilevato come la combinazione della chemioterapia con la molecola venetoclax ha prodotto risposte clinicamente significative e durature anche in pazienti fragili, in cui la sopravvivenza post-trapianto supera l'80%. Sempre dalla combinazione di venetoclax con la chemioterapia standard è stato possibile per oltre il 60% dei pazienti con leucemia mieloide acuta accedere al trapianto allogenico di cellule staminali.
Per quanto riguarda la leucemia promielocitica acuta, Gimema ha confermato come oggi i pazienti trattati con protocolli chemio-free basati sul farmaco Atra e triossido di arsenico possano raggiungere un'aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Inoltre, per la prima volta al mondo, è stata dimostrata la superiorità di una strategia completamente chemiofree nei pazienti adulti con leucemia acuta linfoblastica Philadelphia positiva. Infine, sul fronte della leucemia linfatica cronica, grazie a uno studio osservazionale sono stati raccolti i dati di oltre 10.000 pazienti trattati in più di cento centri di ematologia italiani dal 2010. Gimema progetta, in questo modo, uno dei più grandi database europei dedicati alla malattia.
Tumori del sangue e qualità della vita, i medici sottostimano i sintomi dei pazienti
Una discrepanza significativa tra i sintomi percepiti dai pazienti e quelli riportati dai clinici, per quanto riguarda la qualità di vita dei pazienti con tumori del sangue. È quanto emerge da uno dei primi studi al mondo sulla valutazione diretta, da parte dei pazienti, degli effetti collaterali precoci delle terapie Car-T nei linfomi aggressivi.
Nello specifico, la sottovalutazione dei sintomi riportati dai pazienti da parte dei medici variava dal 43% per la fatigue (la stanchezza cronica) fino al 91% per la perdita dei capelli; anche sintomi gastrointestinali risultavano frequentemente non riconosciuti, con percentuali del 71% per diarrea e nausea e del 77% per la perdita di appetito, mentre il dolore generale era non riportato dai medici nel 68% dei casi in cui era dichiarato dai pazienti.
Lo studio è stato presentato nel corso della Terza riunione nazionale Gimema, promossa dalla Fondazione Gimema - Franco Mandelli Onlus a Roma.
"Lo studio della qualità di vita è una scienza molto complessa perché parte dal presupposto che le domande che vengono poste ai pazienti su come loro si sentono devono essere standardizzate e superare barriere linguistiche e culturali", ha detto all'ANSA Marco Vignetti, presidente della fondazione Gimema. "Oggi come oggi - ha proseguito - abbiamo a disposizione una serie di questionari, messi a punto in decenni di studi, estremamente validi che possono permetterci di fare anche queste indagini".
Vignetti ha però sottolineato come, "data la soggettività delle risposte" ci sia stata "diffidenza nell'affidabilità e nella riproducibilità di questi dati".
"La sorpresa - ha detto ancora - è stata che questi dati risultano invece molto accurati, rilevando con grande sensibilità lo stato di salute del paziente". Un fattore, quello della percezione del benessere da parte del malato, estremamemente importante, perché, come rilevato da diversi studi studi, "il modo in cui il paziente dice di sentirsi all'inizio della malattia diventa un fattore prognostico valido al pari di un esame di biologia molecolare, un esame di laboratorio", aggiunge Vignetti. "Queste informazioni diventano importanti quando si tratta di scegliere la terapia di un paziente rispetto ad un altro - conclude Vignetti -. Una scelta che può avvenire non sulla base di sofisticate indagini di laboratorio, ma sulla base della domanda 'come ti senti?".
(ANSA).
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Daraxonrasib, farmaco per il possibile trattamento del PDAC? Ultima Voce
Nel panorama dell’oncologia moderna, raramente un risultato sperimentale riesce a catalizzare l’attenzione della comunità scientifica come sta accadendo per il daraxonrasib, una nuova molecola attualmente in fase di studio per il trattamento dell’adenocarcinoma duttale pancreatico. I dati emersi dai trial clinici indicano un potenziale avanzamento significativo rispetto agli standard terapeutici oggi disponibili, tanto da essere già considerati da diversi esperti come uno dei progressi più rilevanti degli ultimi anni in questo ambito.
Secondo quanto osservato nei pazienti coinvolti nelle sperimentazioni, la sopravvivenza media dalla diagnosi avrebbe superato i dodici mesi, un traguardo che, nel contesto di questa patologia, rappresenta un miglioramento sostanziale rispetto ai risultati ottenuti con la sola chemioterapia convenzionale. In molti casi, infatti, si è registrato un raddoppio della durata della sopravvivenza.
Un tumore tra i più aggressivi e difficili da diagnosticare
L’adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC) è considerato una delle neoplasie più aggressive in assoluto, caratterizzata da una progressione rapida e da una marcata resistenza ai trattamenti disponibili. Uno degli elementi che contribuiscono alla sua elevata mortalità è la difficoltà di diagnosi precoce: nella maggior parte dei casi, la malattia viene identificata in stadi avanzati, quando le possibilità terapeutiche risultano già fortemente limitate.
Questa condizione clinica si traduce in tassi di sopravvivenza estremamente bassi e in un impatto sanitario particolarmente grave. Negli Stati Uniti, il tumore al pancreas è responsabile di oltre 50.000 decessi ogni anno, mentre in Italia si stimano circa 15.000 morti annue.
Il contesto della ricerca e il bisogno di nuove terapie
Per decenni, il trattamento del carcinoma pancreatico ha visto progressi limitati, soprattutto se confrontato con altri tumori solidi per i quali la ricerca ha prodotto terapie sempre più mirate e personalizzate. La chemioterapia, pur rappresentando ancora oggi il cardine del trattamento, offre benefici spesso contenuti e temporanei, con un impatto relativamente modesto sulla sopravvivenza complessiva.
I risultati preliminari dei trial clinici
Le evidenze attualmente disponibili derivano da studi clinici ancora in corso, nei quali il daraxonrasib è stato somministrato a pazienti affetti da forme avanzate di adenocarcinoma pancreatico. Sebbene i dati non siano ancora definitivi, le osservazioni iniziali indicano un incremento significativo della sopravvivenza media rispetto ai gruppi trattati con i protocolli standard.
In particolare, il confronto con la sola chemioterapia mostra una differenza rilevante: i pazienti trattati con la nuova molecola avrebbero vissuto mediamente più del doppio del tempo rispetto ai controlli storici.
Meccanismo d’azione
Il daraxonrasib appartiene a una nuova generazione di farmaci oncologici progettati per intervenire in maniera più selettiva sui meccanismi molecolari che guidano la crescita tumorale. A differenza della chemioterapia tradizionale, che agisce in modo generalizzato sulle cellule in rapida proliferazione, questo tipo di molecola mira a interferire con specifiche vie di segnalazione cellulare coinvolte nella progressione del tumore.
Questa strategia potrebbe consentire non solo una maggiore efficacia terapeutica, ma anche una riduzione degli effetti collaterali, un aspetto particolarmente rilevante in una patologia già di per sé altamente debilitante. Tuttavia, sarà fondamentale valutare nel tempo la tollerabilità del trattamento su larga scala e la sua reale capacità di mantenere i benefici osservati nelle fasi iniziali.
Il ruolo dell’ASCO
Un momento cruciale per la valutazione dei dati sarà rappresentato dalla prossima sessione plenaria del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), uno degli appuntamenti scientifici più importanti a livello mondiale nel campo dell’oncologia. In questa sede verranno presentati i risultati completi degli studi sul daraxonrasib, permettendo alla comunità medica internazionale di analizzare in modo approfondito le evidenze disponibili.
L’attesa è particolarmente alta, poiché i congressi ASCO rappresentano spesso il contesto in cui emergono le principali innovazioni terapeutiche destinate a influenzare la pratica clinica globale. Nonostante l’entusiasmo generato dai primi dati, il daraxonrasib resta un farmaco sperimentale. Questo significa che il suo utilizzo è ancora limitato all’ambito della ricerca clinica e che non esistono al momento approvazioni definitive per l’impiego nella pratica terapeutica standard.
L’impatto potenziale su una delle neoplasie più letali
Se i dati dovessero essere confermati, l’introduzione del daraxonrasib potrebbe rappresentare un cambiamento significativo nella gestione dell’adenocarcinoma pancreatico, una delle forme tumorali a prognosi più severa. Anche un incremento relativamente contenuto della sopravvivenza media può assumere un valore clinico rilevante in una patologia caratterizzata da evoluzione rapida e opzioni terapeutiche limitate.
Inoltre, un miglioramento dell’efficacia terapeutica potrebbe aprire la strada a combinazioni farmacologiche più avanzate, in cui il nuovo farmaco venga integrato con altre terapie mirate o immunoterapiche, con l’obiettivo di potenziare ulteriormente la risposta clinica.
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Tumore al seno metastatico: “E' ora di rendere disponibile la biopsia liquida” Il Sole 24 ORE
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Rendere finalmente effettivo l'estensione dell'utilizzo della biopsia liquida nel trattamento del tumore al seno metastatico, arma in più per le 53mila donne colpite ogni anno da questo tumore e per le 15.500 pazienti con tumore al seno metastatico. La novità che deve ancora trovare attuazione è già prevista grazie a un emendamento approvato nella scorsa legge di bilancio e di cui è stata prima firmataria Elena Murelli, senatrice (Lega), Segretario di Presidenza, membro della commissione Sanità, Lavoro e Affari Sociali e Presidente dell'Intergruppo parlamentare sulla genetica e genomica. Da inizio legislatura Murelli lavora a stretto contatto con le Società scientifiche e le Associazioni di pazienti proprio su questo fronte.
Ma quali sono i vantaggi per le pazienti? “Abbiamo voluto dare nuove speranze alle donne colpite dal cancro del seno. Con un emendamento, a mia prima firma, abbiamo destinato parte del fondo sanitario per la prevenzione previsto nell'articolo 64 all'estensione dei test genomici, su campioni di biopsia liquida, per individuare mutazioni di ESR1 nei casi di carcinoma mammario in stadio localmente avanzato o metastatico positivi per i recettori degli estrogeni (ER) e negativi per HER2. L'obiettivo è intervenire prima e in modo più efficace in uno dei momenti più difficili della malattia nella forma metastatica, cioè la progressione”. Ma perché la biopsia liquida può rappresentare una svolta in questi casi più gravi? “La medicina di precisione, la personalizzazione dei trattamenti e la ricerca - sottolinea Murelli - stanno cambiando le prospettive di cura. Con alcuni test genomici possiamo analizzare il DNA tumorale circolante e ciò permette una migliore selezione delle terapie. Questi benefici devono essere garantiti a tutte le donne che necessitano di cure oncologiche. La biopsia liquida, per la ricerca delle mutazioni di ESR1, rappresenta davvero uno strumento clinicamente rilevante per orientare in modo appropriato le scelte terapeutiche. Può migliorare l'efficacia dei trattamenti e contribuire ad una gestione più efficiente delle risorse sanitarie”.
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Il nodo però ora è quello di rendere disponibile l'esame e spetta ora al ministero della Salute e alle Regioni dare davvero attuazione a questa nuova opportunità, come conferma anche Murelli che sottolinea come il compito del dicastero della salute sia quello di scrivere i decreti attuativi della Legge di Bilancio: “Va messo nero su bianco come questi test possano essere offerti a livello nazionale. Il provvedimento deve essere presentato alla Conferenza Stato-Regioni e poi essere reso operativo nei 21 diversi servizi sanitari regionali. Bisogna completare rapidamente l'intero percorso attuativo, affinché le risorse stanziate siano effettivamente disponibili e traducibili in un accesso uniforme del test su tutto il territorio nazionale”.
Per la senatrice è necessario continuare a investire in oncologia e soprattutto nell'individuazione di nuovi strumenti diagnostici e terapeutici perché “ricerca e innovazione sono fondamentali se vogliamo sconfiggere tumori molto diffusi come quello mammario. Gli strumenti diagnostici hanno una grande importanza, in particolare nell'individuazione precoce della malattia. Credo tantissimo in questi nuovi test e, infatti, sono Presidente dell'Intergruppo Parlamentare sulla Genetica e Genomica. Esami che vanno a studiare il nostro DNA sono ormai imprescindibili perché ogni persona è diversa e quindi ogni paziente ha delle proprie caratteristiche e peculiarità. Se vogliamo andare verso la medicina personalizzata questo i test genetici, genomici e la diagnostica avanzata sono gli strumenti da cui partire”.
Per Murelli è necessario poi investire per preservare un'eccellenza del nostro servizio sanitario nazionale come l'oncologia, sotto la lente ci sono alcune inefficienze e il bisogno di una riorganizzazione: “E' necessario, per esempio, attuare e rendere operative quanto prima tutte le Reti Oncologiche Regionali. Serve poi una maggiore interazione tra i vari Registri dei Tumori a livello Regionale che devono poter far confluire i loro dati nel Registro Nazionale. Ciò non è stato ancora possibile anche per alcuni problemi informatici, così come ha denunciato l'Istituto Superiore di Sanità durante un recente convegno. Sono problemi che vanno risolti al più presto. Più in generale però l'oncologia italiana è un'eccellenza del servizio sanitario nazionale e lo dimostrano molti dati statistici che collocano il nostro Paese ai primi posti in Europa per tassi di guarigione e sopravvivenza dal cancro”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.5/100
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C
Valutazione
❌
Criteri Critici
GOM di Reggio, donata una ‘Campana della Speranza’ all’UOC di Oncologia – FOTO CityNow
Un gesto di grande valore umano e simbolico ha avuto luogo nei giorni scorsi presso l’UOC di Oncologia del Presidio Ospedaliero Morelli del Grande Ospedale Metropolitano (GOM) di Reggio Calabria: il Rotaract Club Reggio Calabria Sud Parallelo 38, presieduto dalla dott.ssa Paola Morabito, in collaborazione con il Distretto Rotaract 2102, ha ufficialmente donato alla struttura la cosiddetta “Campana della Speranza”, un manufatto in ottone che rappresenta, in tutto il mondo, un potente simbolo di speranza e resilienza per i pazienti oncologici.
La cerimonia si è svolta alla presenza del primario f.f. dell’UOC di Oncologia, il dott. Al Sayyad, già primario di Radioterapia, il quale ha accolto la donazione con visibile emozione, condividendo con i presenti la sua stessa pregressa esperienza personale di malato oncologico. Accanto a lui, alcuni pazienti della struttura hanno testimoniato il profondo significato che un gesto simile assume per chi affronta quotidianamente la sfida della malattia. Il dott. Al Sayyad ha voluto sottolineare come la campana non sia un semplice oggetto, ma un atto concreto di vicinanza e incoraggiamento: suonarla, al termine di un ciclo di trattamento, diventa un momento di rinascita collettiva, vissuto insieme al personale sanitario e agli altri pazienti.
L’iniziativa trae ispirazione da quanto già realizzato presso la Divisione di Oncologia del Presidio Ospedaliero “San Giovanni di Dio” di Frattamaggiore (NA), diretta dal dott. Raffaele Addeo, che ha offerto sin dall’inizio il suo prezioso supporto, condividendo l’iter burocratico necessario per rendere possibile un’analoga installazione in un altro contesto ospedaliero pubblico. Un esempio virtuoso di collaborazione tra realtà territoriali diverse, accomunate dalla stessa visione: mettere la dignità e la speranza del paziente al centro del percorso di cura.
La raccolta fondi e il contributo del territorio
La donazione della Campana è stata resa possibile grazie a una raccolta fondi del tutto speciale: la vendita di uova di Pasqua gentilmente offerte al Club dall’azienda Dolciaria Monardo di Soriano Calabro (VV). Un contributo che porta il nome e il cuore di Antonio Monardo, il quale ha creduto nel progetto fin dal primo momento, scegliendo di mettere a disposizione i prodotti della sua azienda in nome di un fine più grande.
Per la realizzazione della tavola in legno a supporto dell’installazione della campana e delle relative targhe, un sentito ringraziamento va alla Falegnameria Tanan di Reggio Calabria, che ha messo la propria maestria artigianale al servizio di questo progetto.
Il ruolo del GOM e delle associazioni
Un ringraziamento speciale è rivolto inoltre a tutto l’apparato amministrativo e burocratico del GOM, la cui disponibilità e collaborazione ha reso concretamente possibile la realizzazione della donazione. Alla cerimonia hanno partecipato anche rappresentanti di altre associazioni attive nell’ambito della prevenzione oncologica e della cura della persona, a testimonianza di una rete di solidarietà sempre più coesa sul territorio.
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La campana sarà installata ufficialmente e messa in funzione nel corso di una cerimonia dedicata prevista per il mese di giugno, alla quale prenderanno parte istituzioni, rappresentanti del mondo associativo e, soprattutto, i pazienti dell’UOC di Oncologia, veri protagonisti di questa storia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
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✅
Criteri Critici
Radioterapia oncologica, occorrono investimenti e regole più chiare Medico e paziente
Integrazione tra radioterapia e farmaci innovativi, rilancio della formazione specialistica, indicatori condivisi per l’impiego della radioterapia nelle Reti Oncologiche regionali.
Sono queste le priorità indicate da AIRO, Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica, nel corso della seconda edizione degli Stati Generali della Radioterapia Oncologica, realizzati su iniziativa del presidente della Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati, on. Ugo Cappellacci.
Secondo Orazio Schillaci, ministro della Salute,:
La radioterapia rappresenta un ambito cruciale nelle terapie oncologiche. Garantire il suo utilizzo ottimale è una sfida che richiede aggiornamento continuo, multidisciplinarietà e una forte capacità di innovazione organizzativa e clinica, per una efficace integrazione nei percorsi di cura. Una sfida che ci chiama tutti, Istituzioni, professionisti, associazioni, realtà accademiche, realtà della ricerca e della formazione a un impegno forte, ciascuno per la propria parte
Integrazione tra radioterapia e farmaci più facile con la nuova legislazione europea
“La convergenza tra radioterapia e terapie farmacologiche innovative è una delle frontiere più promettenti dell’oncologia,- spiega Sandra Gallina, direttrice generale Salute e Sicurezza alimentare della Commissione Europea – ma oggi il potenziale di queste combinazioni emerge troppo spesso solo nella pratica clinica, con opportunità perse per i pazienti. La nuova legislazione farmaceutica crea le condizioni per accelerare lo sviluppo di radiofarmaci innovativi e dare pieno spazio alle radiazioni ionizzanti nell’Europe’s Beating Cancer Plan.”
La nuova generazione di radio-oncologi
Nel 2025, a fronte di 139 posti nelle scuole di specializzazione, si sono iscritti appena 42 specializzandi. Se la tendenza non si inverte – sottolinea AIRO – il Servizio Sanitario Nazionale rischia di non garantire cure radioterapiche adeguate nell’arco di poco più di un decennio, proprio mentre le diagnosi di malattie neoplastiche e il fabbisogno clinico continuano ad aumentare.
AIro chiede un impegno su più fronti: corsi obbligatori di radioterapia oncologica nelle lauree in Medicina e Chirurgia, con un numero di crediti formativi adeguati; master dedicati non solo ai radio-oncologi, ma anche a tecnici e fisici medici; borse di studio per gli specializzandi; campagne di sensibilizzazione che valorizzino il ruolo strategico della disciplina.
Nuove regole per la valutazione dei percorsi di cura
La radioterapia – sottolineano i radio-oncologi – ha assunto un ruolo crescente grazie all’innovazione tecnologica, ma permangono differenze territoriali rilevanti nell’accesso e nell’utilizzo dei trattamenti. L’introduzione di indicatori specifici per la radioterapia, da parte dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Age.Na.S.) consentirà una valutazione più completa dei percorsi oncologici: appropriatezza clinica, distribuzione territoriale dei trattamenti, qualità della vita, tollerabilità ed esiti funzionali.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumori del sangue: così tutti i malati italiani possono avere gli esami più accurati e le terapie migliori caso per caso Corriere della Sera
di Redazione Salute
La rete LabNet (promossa dal Gimema e co-finanziata da Ail) compie 20 anni: è operativa per quattro neoplasie, ora parte il progetto per il mieloma
Garantire esami diagnostici sofisticati in tutta Italia, ridurre i tempi di refertazione ed evitare ai pazienti spostamenti impropri, con effetti positivi di riduzione dei costi anche per il Servizio Sanitario Nazionale. Questi sono gli obiettivi e le prospettive di lungo periodo attese dal nuovo LabNet MRD Mieloma Multiplo presentato oggi a Roma, durante la terza Riunione Nazionale GIMEMA, il Gruppo Italiano Malattie EMatologiche dell’Adulto.
Si tratta del quinto progetto della rete LabNet, il servizio gestito da Fondazione GIMEMA che collega, attraverso una piattaforma digitale, centri clinici e laboratori specialistici del Ssn. Forte dell’esperienza nella gestione di questa rete che è già operativa per altre patologie (leucemia mieloide cronica e acuta, sindromi mielodisplastiche e neoplasie mieloproliferative croniche Philadelphia-negative) la Fondazione GIMEMA estende il servizio anche al mieloma multiplo.
160 centri clinici, 60 laboratori specialistici, 15mila pazienti raggiunti e oltre 200mila esami eseguiti. Sono questi alcuni dei dati che descrivono la ventennale attività di LabNet, rete nazionale che collega, attraverso una piattaforma digitale, centri clinici e laboratori specialistici: l’obiettivo è rendere accessibile la diagnostica avanzata in ematologia offrendo prestazioni uniformi su tutto il territorio nazionale.
Cosa significhi in concreto lo si comprende dai numeri del progetto LabNet CML (quello dedicato alla Leucemia Mieloide Cronica): tra il 2021 e il 2023, 381 pazienti hanno raggiunto una risposta molecolare ai trattamenti, consentendo la sospensione delle terapie non più necessarie in circa la metà dei casi e generando un beneficio netto di 6,8 milioni di euro per il Servizio Sanitario Nazionale.
I numeri sono emersi durante un evento tenutosi nei giorni scorsi al Ministero della Salute, dal titolo «20 anni di LabNet attività, risultati e prospettive di sviluppo», iniziativa patrocinata dall'Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma (Ail) e da Fondazione GIMEMA, realizzata da TEHA con il contributo non condizionante di Novartis e ha visto la partecipazione di rappresentanti di clinici, pazienti ed Istituzioni.
«In questi ultimi 20 anni abbiamo costruito un modello unico di collaborazione tra centri clinici, laboratori specialistici, istituzioni e partner privati capace di generare valore concreto per il Ssn e per la ricerca ma, soprattutto, di offrire un servizio ormai indispensabile per tutti i pazienti affetti da neoplasie ematologiche - sottolinea Marco Vignetti, Presidente di Fondazione GIMEMA -. LabNet ha, infatti, migliorato la qualità dell'assistenza ai pazienti, offrendo diagnosi rapide, precise e uniformi sul territorio nazionale, contribuendo in modo sostanziale, tra l’altro, a garantire a tutti l’equità di accesso alle cure più innovative. Allo stesso tempo ha creato una piattaforma strategica per la ricerca clinica e traslazionale. L'auspicio è che questa rete sia riconosciuta come un patrimonio strategico del Paese e che di conseguenza possa essere sostenuta, perché rappresenta non solo un modello di cura equo ed efficace, ma anche una leva fondamentale per il futuro del Ssn».
LabNet è nata ufficialmente nel 2008, anche se le prime iniziative di standardizzazione della diagnostica molecolare nella leucemia mieloide cronica risalgono al 2006. Attualmente è articolata in quattro progetti: oltre alla leucemia mieloide cronica (LabNet CML), leucemia mieloide acuta (LabNet AML) dal 2016, neoplasie mieloproliferative Ph negative (JakNet) dal 2018 e dall’anno successivo sindromi mielodisplastiche (LabNet MDS).
A cui si aggiunge ora LabNet MRD Mieloma Multiplo che metterà in contatto i medici ematologi italiani con laboratori dove si esegue la diagnosi e la valutazione della malattia minima residua (MRD) tramite esami altamente sofisticati.
Ogni anno circa 5.600 italiani si ammalano di mieloma multiplo, una malattia che oggi è curabile e potenzialmente guaribile in una parte rilevante dei casi. Il monitoraggio della MRD, il numero di cellule tumorali che rimangono nell'organismo durante o dopo la terapia oncologica, è oggi una priorità strategica per migliorare la valutazione del paziente, ottimizzare la durata del trattamento, quando possibile sospenderlo, e identificare precocemente la ricomparsa della malattia anche in pazienti che non presentano sintomi.
Ma non tutti i centri ematologici italiani hanno la possibilità di effettuare le indagini di laboratorio necessarie a rilevare precocemente le cellule tumorali residue o quando sono presenti in numeri molto piccoli. LabNet MRD Mieloma Multiplo nasce dalla volontà di superare questi ostacoli e migliorare la vita dei pazienti e le possibilità di cura offerte dagli ematologi, così da consentire a tutti i pazienti di avere la migliore assistenza possibile.
«In questi 20 anni abbiamo assistito a un’evoluzione straordinaria dell’ematologia: diagnosi sempre più precise e terapie mirate hanno aperto prospettive impensabili fino a poco tempo fa - puntualizza Giorgina Specchia, Componente del Comitato Scientifico di AIL -. A sostenere concretamente questo percorso sono anche iniziative come LabNet (promossa dal GIMEMA e co-finanziata da AIL) che garantiscono standard diagnostici elevati, offrendo ai pazienti un monitoraggio più accurato e tempestivo e percorsi di cura più appropriati. I benefici concreti riguardano infatti il sistema sanitario, che risulta più efficiente e in grado di ottimizzazione i costi, ma ci sono anche grandi vantaggi per pazienti e caregiver, soprattutto in termini di minore mobilità e, al tempo stesso, di riduzione degli spostamenti per esami e terapie, con circa 500mila chilometri risparmiati ogni anno a migliaia di famiglie».
Il valore di questo modello organizzativo trova oggi crescente attenzione anche nei processi di programmazione sanitaria: l’appartenenza a LabNet è stata infatti utilizzata da AGENAS tra i criteri per la selezione dei centri ematologici della Rete Nazionale Tumori Rari. In questa direzione si muove anche il Piano Oncologico Nazionale 2023-2027, che auspica l’inserimento nei sistemi sanitari regionali di reti specializzate di laboratori dedicate alla diagnostica avanzata in ematologia, a garanzia di efficacia ed economicità.
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