📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'oncologia pisana protagonista al meeting mondiale Asco di Chicago PisaToday
Un ruolo di primo piano anche quest'anno per l'oncologia pisana all'edizione 2026 del meeting annuale dell'Asco - American society of clinical oncology a Chicago (29 maggio - 2 giugno) con tre importanti contributi sul carcinoma colo-rettale, sul tumore del pancreas e su quello delle vie biliari, che verranno presentati alla platea che riunisce tutti gli esponenti di spicco della ricerca oncologica mondiale.
Il merit award della 'Conquer cancer foundation', destinato ai migliori contributi di giovani ricercatori, verrà consegnato a Paolo Ciracì, specializzando in oncologia medica all'Università di Pisa, all'ultimo anno e in forza nell'unità operativa di oncologia medica 2 dell'Aoup.
Ciracì è attualmente research fellow press 'Hospital del mar research institute' di Barcellona, essendosi aggiudicato l'anno scorso il finanziamento dell'European society for medical oncology (Esmo). Il lavoro presentato come comunicazione orale a Chicago nasce invece da una collaborazione tra il gruppo dell'oncologia pisana, capofila di studi clinici multicentrici nazionali sotto l'egida della Fondazione Gono-Gi, e una startup tecnologica di ricercatori dell'Università di Stanford, specializzati in intelligenza artificiale applicata all'oncologia. In sostanza è stata creata una piattaforma di Ai che ha analizzato i campioni di biopsie e tessuti tumorali di pazienti con tumore del colon-retto metastatico non operabile, digitalizzati dall'unità operativa di anatomia patologica 3 dell'Aoup, per individuare caratteristiche microscopiche invisibili all'occhio umano per identificare un biomarcatore capace di predire il beneficio di una chemioterapia più intensificata (la 'tripletta' di farmaci Folfoxiri).
Spiega la ricerca Chiara Cremolini, ordinaria di oncologia medica all'Università di Pisa e direttrice della scuola di specializzazione, nonché coordinatrice del programma dipartimentale in sperimentazioni cliniche in oncologia dell'Aoup: "Finora sono stati ottenuti segnali incoraggianti e anche se non si tratta ancora di una tecnologia pronta per la pratica clinica, si apre la strada alla possibilità di personalizzare sempre di più le terapie oncologiche. E' una soddisfazione enorme che questo lavoro sia valorizzato anche quest'anno sul palcoscenico più importante dell'oncologia mondiale. Risultati che non sarebbero possibili senza la pratica assistenziale in ospedale e senza il grande impegno di specializzandi, borsisti, dottorandi e contrattisti che con passione, entusiasmo e professionalità si dedicano alla nostra ricerca indipendente".
Sempre ad Asco Chiara Cremolini figurerà fra gli autori dello studio Rasolute 302, i cui dati, forniti sinteticamente in anteprima mondiale qualche settimana fa, verranno finalmente presentati completi nella sessione plenaria del congresso. Siamo nel campo del tumore pancreatico e verrà spiegato come il Ras inibitore daraxonrasib prolunghi in modo rilevante la sopravvivenza dei pazienti affetti da carcinoma pancreatico metastatico, già trattati con una linea di chemioterapia convenzionale.
"E' bello essere parte di questa rivoluzione epocale nel trattamento del carcinoma pancreatico - prosegue Cremolini - perché offrire opzioni innovative e vincenti ai pazienti oncologici è il nostro obiettivo ultimo. Solo lavorando sulla 'cultura della sperimentazione' si può continuare a essere competitivi in questo scenario, in cui il ruolo dei coordinatori degli studi è insostituibile, insieme a quello dell'ufficio sperimentazioni cliniche dell'Aoup e dello staff sanitario che accompagna i pazienti nel percorso degli studi clinici".
ISCRIVITI AL CANALE WHATSAPP DI PISATODAY
Ad Asco ci sarà anche Lorenzo Fornaro (unità operativa di oncologia medica 2 dell'Aoup), fra gli autori dello studio Fight-302 che ha confermato un ruolo efficace della terapia a bersaglio molecolare con pemigatinib nel trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma delle vie biliari portatori di un'alterazione del Dna (riarrangiamento del gene Fgfr2). "Avere la possibilità di offrire protocolli sperimentali ai nostri pazienti - dichiara Fornaro - è un valore aggiunto della nostra attività clinica ed è possibile grazie anche al contributo dell'unità operativa farmacia dell'Aoup nella preparazione e gestione dei farmaci sperimentali".
Gianluca Masi, direttore del dipartimento oncologico e dell'unità operativa di oncologia medica 2 dell'Aoup nonché associato di oncologia all'Università di Pisa, anche lui a Chicago, conferma come le sperimentazioni cliniche siano in continua crescita nel polo oncologico dell'azienda. "Siamo spesso contattati da pazienti e colleghi da tutta Italia alla ricerca di terapie innovative e protocolli interessanti - dichiara - e sappiamo bene che chi partecipa a uno studio clinico si mette nelle nostre mani per cui facciamo il massimo per ripagare al meglio questa loro fiducia".
Per la direttrice generale dell'Aoup Katia Belvedere è un grande orgoglio constatare come ogni anno l'Aoup faccia la sua parte al meeting di Asco di Chicago: "Sappiamo tutti - dichiara - quanta aspettativa ci sia, soprattutto da parte dei pazienti, nelle scoperte scientifiche e nelle terapie innovative che vengono annunciate ogni anno da questo congresso mondiale. Siamo pertanto felici che l'azienda, nelle sue componenti integrate dell'assistenza clinica e della ricerca, svolga sempre un ruolo di primo piano nella comunità scientifica internazionale e di questo ringraziamo tutti i professionisti per lo straordinario lavoro che svolgono ogni giorno. Tutto questo è per noi motivo di impegno costante a garantire, per quanto è nelle nostre possibilità, investimenti, sviluppo e innovazione tecnologica per assicurare le migliori cure possibili a tutti i pazienti oncologici".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Locatelli: "Oltre l’oncologia, Cart-T nuova frontiera in immunoterapia" Adnkronos
“Le cellule Car-T rappresentano a pieno titolo la frontiera più estrema dell’immunoterapia. Sono state inizialmente sviluppate per il trattamento delle patologie ematologiche maligne, ma oggi stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma. Accanto ai risultati ottenuti nelle leucemie, nei linfomi e nel mieloma multiplo, si stanno aprendo prospettive molto importanti nei tumori solidi — come il neuroblastoma, nel quale proprio al Bambino Gesù abbiamo ottenuto risultati significativi — ma soprattutto nel campo delle malattie autoimmuni”. Così Franco Locatelli, professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dipartimento di Oncoematologia e Terapia Genica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in occasione all’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), in corso a Padova, illustra all’Adnkronos Salute le novità nell’impiego della terapia cellulare grazia alla quale “possono emanciparsi dalla malattia e diventare completamente liberi dai trattamenti immunosoppressivi cronici”.
In particolare, quelle patologie “autoimmuni mediate dai linfociti B, come il lupus eritematoso sistemico e la dermatomiosite giovanile - chiarisce Locatelli - Abbiamo raccolto dati molto solidi, ottenuti nel nostro ospedale e recentemente pubblicati su ‘Nature Medicine’, che dimostrano come le cellule Car-T riescano a eliminare le popolazioni di linfociti B autoreattivi, determinando la scomparsa dei segni clinici, dei sintomi e dei marcatori immunologici della malattia. In altri termini, realizziamo un vero e proprio ‘reset’ del sistema immunitario. Questo significa che i pazienti, con a una singola somministrazione di Car-T, potranno evitare le terapie immunosoppressive tradizionali che, pur essendo efficaci - precisa - nel lungo periodo possono causare danni a diversi organi. Riuscire quindi a ottenere remissioni prolungate senza necessità di ulteriori farmaci rappresenta una conquista straordinaria. Per i primi pazienti trattati al Bambino Gesù abbiamo ormai un follow-up superiore ai tre anni”.
Dopo le prime applicazioni “nelle neoplasie ematologiche - in particolare leucemie linfoblastiche acute, linfomi non-Hodgkin e mieloma multiplo - il campo si sta rapidamente ampliando - ricostruisce Locatelli - Sono in corso sperimentazioni nelle leucemie mieloidi acute, nei tumori solidi e anche nelle neoplasie del sistema nervoso centrale. Un altro filone estremamente promettente riguarda la possibilità di generare cellule Car-T direttamente ‘in vivo’, utilizzando nanoparticelle lipidiche che trasportano la sequenza genetica del costrutto Car. Questo approccio potrebbe rendere le Car-T più facilmente accessibili, più rapide da produrre e anche più sostenibili dal punto di vista economico”. I risultati osservati nei bambini con malattie autoimmuni “trovano conferma anche negli adulti - sottolinea l’esperto - In questi pazienti la qualità di vita e la prospettiva di sopravvivenza migliorano in maniera clamorosa. E non parliamo soltanto di malattie reumatologiche. Nell’ambito dell’autoimmunità, le Car-T potrebbero avere un ruolo importante anche in alcune malattie neurologiche selezionate, come le poliradicoloneuropatie, la neuromielite ottica e, negli adulti, la miastenia grave”.
“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto la creazione di Centri Nazionali di ricerca. Uno di questi, il Centro Nazionale 3, è dedicato proprio allo sviluppo di approcci terapeutici basati sull’Rna e sulla terapia genica. Grazie a questi investimenti è stato possibile potenziare laboratori già esistenti e promuovere trial clinici che non solo sono stati avviati al letto del paziente, ma hanno già prodotto risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali. È fondamentale che questi investimenti trovino continuità di investimento proprio in un’ottica di sistema Paese, perché investire in ricerca significa investire nel futuro, soprattutto nel futuro delle nuove generazioni” ha ribadito Locatelli. “Stiamo vivendo una vera rivoluzione biotecnologica, con opportunità straordinarie - continua Locatelli - Ma sarebbe un errore pensare che la tecnologia possa essere separata dalla centralità della persona. La biotecnologia deve sempre accompagnarsi alla ‘filantropia’, intesa come attenzione all’uomo e ai suoi bisogni. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dotato di un Servizio sanitario nazionale fondato sui principi di equità e universalità delle cure. È un patrimonio straordinario che non deve essere disperso. Per questo - conclude - la comunità scientifica deve continuare a sensibilizzare anche il mondo politico: non può esistere vero avanzamento biotecnologico senza equità di accesso e senza uguaglianza nel diritto alla cura”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Locatelli: "Oltre l’oncologia, Car-T nuova frontiera in immunoterapia" Adnkronos
“Le cellule Car-T rappresentano a pieno titolo la frontiera più estrema dell’immunoterapia. Sono state inizialmente sviluppate per il trattamento delle patologie ematologiche maligne, ma oggi stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma. Accanto ai risultati ottenuti nelle leucemie, nei linfomi e nel mieloma multiplo, si stanno aprendo prospettive molto importanti nei tumori solidi — come il neuroblastoma, nel quale proprio al Bambino Gesù abbiamo ottenuto risultati significativi — ma soprattutto nel campo delle malattie autoimmuni”. Così Franco Locatelli, professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore dipartimento di Oncoematologia e Terapia Genica dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, in occasione all’81.esimo Congresso italiano di pediatria (Sip), in corso a Padova, illustra all’Adnkronos Salute le novità nell’impiego della terapia cellulare grazia alla quale “possono emanciparsi dalla malattia e diventare completamente liberi dai trattamenti immunosoppressivi cronici”.
In particolare, quelle patologie “autoimmuni mediate dai linfociti B, come il lupus eritematoso sistemico e la dermatomiosite giovanile - chiarisce Locatelli - Abbiamo raccolto dati molto solidi, ottenuti nel nostro ospedale e recentemente pubblicati su ‘Nature Medicine’, che dimostrano come le cellule Car-T riescano a eliminare le popolazioni di linfociti B autoreattivi, determinando la scomparsa dei segni clinici, dei sintomi e dei marcatori immunologici della malattia. In altri termini, realizziamo un vero e proprio ‘reset’ del sistema immunitario. Questo significa che i pazienti, con a una singola somministrazione di Car-T, potranno evitare le terapie immunosoppressive tradizionali che, pur essendo efficaci - precisa - nel lungo periodo possono causare danni a diversi organi. Riuscire quindi a ottenere remissioni prolungate senza necessità di ulteriori farmaci rappresenta una conquista straordinaria. Per i primi pazienti trattati al Bambino Gesù abbiamo ormai un follow-up superiore ai tre anni”.
Dopo le prime applicazioni “nelle neoplasie ematologiche - in particolare leucemie linfoblastiche acute, linfomi non-Hodgkin e mieloma multiplo - il campo si sta rapidamente ampliando - ricostruisce Locatelli - Sono in corso sperimentazioni nelle leucemie mieloidi acute, nei tumori solidi e anche nelle neoplasie del sistema nervoso centrale. Un altro filone estremamente promettente riguarda la possibilità di generare cellule Car-T direttamente ‘in vivo’, utilizzando nanoparticelle lipidiche che trasportano la sequenza genetica del costrutto Car. Questo approccio potrebbe rendere le Car-T più facilmente accessibili, più rapide da produrre e anche più sostenibili dal punto di vista economico”. I risultati osservati nei bambini con malattie autoimmuni “trovano conferma anche negli adulti - sottolinea l’esperto - In questi pazienti la qualità di vita e la prospettiva di sopravvivenza migliorano in maniera clamorosa. E non parliamo soltanto di malattie reumatologiche. Nell’ambito dell’autoimmunità, le Car-T potrebbero avere un ruolo importante anche in alcune malattie neurologiche selezionate, come le poliradicoloneuropatie, la neuromielite ottica e, negli adulti, la miastenia grave”.
“Il Piano nazionale di ripresa e resilienza ha previsto la creazione di Centri Nazionali di ricerca. Uno di questi, il Centro Nazionale 3, è dedicato proprio allo sviluppo di approcci terapeutici basati sull’Rna e sulla terapia genica. Grazie a questi investimenti è stato possibile potenziare laboratori già esistenti e promuovere trial clinici che non solo sono stati avviati al letto del paziente, ma hanno già prodotto risultati pubblicati su riviste scientifiche internazionali. È fondamentale che questi investimenti trovino continuità di investimento proprio in un’ottica di sistema Paese, perché investire in ricerca significa investire nel futuro, soprattutto nel futuro delle nuove generazioni” ha ribadito Locatelli. “Stiamo vivendo una vera rivoluzione biotecnologica, con opportunità straordinarie - continua Locatelli - Ma sarebbe un errore pensare che la tecnologia possa essere separata dalla centralità della persona. La biotecnologia deve sempre accompagnarsi alla ‘filantropia’, intesa come attenzione all’uomo e ai suoi bisogni. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dotato di un Servizio sanitario nazionale fondato sui principi di equità e universalità delle cure. È un patrimonio straordinario che non deve essere disperso. Per questo - conclude - la comunità scientifica deve continuare a sensibilizzare anche il mondo politico: non può esistere vero avanzamento biotecnologico senza equità di accesso e senza uguaglianza nel diritto alla cura”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Merit Award a Chicago per l'oncologia pisana quinewspisa.it
Giovedì 28 Maggio 2026 - 12:16
Tre studi su colon-retto, pancreas e vie biliari al congresso mondiale Asco. Merit Award a Paolo Ciracì, giovane ricercatore dell’Aoup
L’oncologia pisana torna sul palcoscenico internazionale del Meeting annuale dell’ASCO-American Society of Clinical Oncology, in programma a Chicago dal 29 Maggio al 2 Giugno. L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana sarà presente con tre contributi dedicati al carcinoma colo-rettale, al tumore del pancreas e a quello delle vie biliari.
Anche quest’anno Pisa ottiene un Merit Award della Conquer Cancer Foundation, riconoscimento destinato ai migliori contributi dei giovani ricercatori. Il premio sarà consegnato a Paolo Ciracì, specializzando in Oncologia medica all’Università di Pisa e in forza all’Unità operativa di Oncologia medica 2 dell’Aoup. Ciracì è attualmente Research Fellow all’Hospital del Mar Research Institute di Barcellona, dopo aver ottenuto lo scorso anno un finanziamento dell’European Society for Medical Oncology.
Il lavoro che sarà presentato come comunicazione orale nasce dalla collaborazione tra l’oncologia pisana, capofila di studi clinici multicentrici nazionali sotto l’egida della Fondazione GONO-GI, e una startup tecnologica di ricercatori dell’Università di Stanford. Al centro c’è una piattaforma di intelligenza artificiale applicata all’oncologia, usata per analizzare biopsie e tessuti tumorali di pazienti con tumore del colon-retto metastatico non operabile. I campioni sono stati digitalizzati dall’Unità operativa di Anatomia patologica 3 dell’Aoup.
L’obiettivo è individuare caratteristiche microscopiche non visibili all’occhio umano e riconoscere un biomarcatore in grado di prevedere il beneficio di una chemioterapia più intensiva, la cosiddetta "tripletta" di farmaci FOLFOXIRI.
"Finora sono stati ottenuti segnali incoraggianti", ha commentato Chiara Cremolini, ordinaria di Oncologia medica all’Università di Pisa, direttrice della Scuola di specializzazione e coordinatrice del Programma dipartimentale in sperimentazioni cliniche in oncologia dell’Aoup. "Anche se non si tratta ancora di una tecnologia pronta per la pratica clinica, si apre la strada alla possibilità di personalizzare sempre di più le terapie oncologiche. E’ una soddisfazione enorme che questo lavoro sia valorizzato anche quest’anno sul palcoscenico più importante dell’oncologia mondiale. Risultati che non sarebbero possibili senza la pratica assistenziale in ospedale e senza il grande impegno di specializzandi, borsisti, dottorandi e contrattisti che con passione, entusiasmo e professionalità si dedicano alla nostra ricerca indipendente".
Cremolini sarà anche tra gli autori dello studio RASolute 302, dedicato al carcinoma pancreatico metastatico. I dati completi saranno presentati nella sessione plenaria del congresso e riguardano il RAS inibitore daraxonrasib, che ha mostrato un prolungamento rilevante della sopravvivenza nei pazienti già trattati con una linea di chemioterapia convenzionale.
"E’ bello essere parte di questa rivoluzione epocale nel trattamento del carcinoma pancreatico", ha aggiunto Cremolini. "Perché offrire opzioni innovative e vincenti ai pazienti oncologici è il nostro obiettivo ultimo. Solo lavorando sulla ‘cultura della sperimentazione’ si può continuare a essere competitivi in questo scenario, in cui il ruolo dei coordinatori degli studi è insostituibile, insieme a quello dell’Ufficio sperimentazioni cliniche dell’Aoup e dello staff sanitario che accompagna i pazienti nel percorso degli studi clinici".
A Chicago ci sarà anche Lorenzo Fornaro, dell’Unità operativa di Oncologia medica 2 dell’Aoup, tra gli autori dello studio FIGHT-302. La ricerca ha confermato l’efficacia della terapia a bersaglio molecolare con pemigatinib nel trattamento di prima linea dei pazienti con carcinoma delle vie biliari portatori di riarrangiamento del gene FGFR2.
"Avere la possibilità di offrire protocolli sperimentali ai nostri pazienti", ha dichiarato Fornaro, "è un valore aggiunto della nostra attività clinica ed è possibile grazie anche al contributo dell’Unità operativa Farmacia dell’Aoup nella preparazione e gestione dei farmaci sperimentali".
Per Gianluca Masi, direttore del Dipartimento oncologico e dell’Unità operativa di Oncologia medica 2 dell’Aoup, la presenza pisana ad ASCO conferma la crescita delle sperimentazioni cliniche nel Polo oncologico aziendale.
"Siamo spesso contattati da pazienti e colleghi da tutta Italia alla ricerca di terapie innovative e protocolli interessanti", ha dichiarato Masi. "E sappiamo bene che chi partecipa a uno studio clinico si mette nelle nostre mani per cui facciamo il massimo per ripagare al meglio questa loro fiducia".
Soddisfazione anche da parte della direttrice generale dell’Aoup Katia Belvedere. "Sappiamo tutti", ha dichiarato, "quanta aspettativa ci sia, soprattutto da parte dei pazienti, nelle scoperte scientifiche e nelle terapie innovative che vengono annunciate ogni anno da questo congresso mondiale. Siamo pertanto felici che l’Azienda, nelle sue componenti integrate dell’assistenza clinica e della ricerca, svolga sempre un ruolo di primo piano nella comunità scientifica internazionale e di questo ringraziamo tutti i professionisti per lo straordinario lavoro che svolgono ogni giorno. Tutto questo è per noi motivo di impegno costante a garantire, per quanto è nelle nostre possibilità, investimenti, sviluppo e innovazione tecnologica per assicurare le migliori cure possibili a tutti i pazienti oncologici".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.9/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Una nuova cura rallenta il tumore al cervello dei giovani: la svolta che evita radio e chemio La Stampa
Tumori cerebrali rari: in Piemonte nasce la nuova forma di presa in carico; domani a Torino istituzioni, clinici, rete oncologica e stakeholder a confronto sul primo “Model Pathway” (Percorso Modello) dedicato ai “gliomi di basso grado IDH-mutati”. In sintesi, un nuovo approccio che integra innovazione terapeutica, percorso di cura territoriale e qualità della vita. Appuntamento a Palazzo Lascaris dalle ore 10 alle 13.
I gliomi IDH-mutati colpiscono soprattutto giovani adulti
I gliomi IDH-mutati sono tumori cerebrali rari che colpiscono spesso persone giovani adulte, fra i 35 e i 45 anni, e che, grazie all’evoluzione delle opzioni terapeutiche e della diagnostica molecolare, oggi possono avere tempi liberi da progressione di malattia significativamente più lunghi rispetto al passato. In alcuni sottogruppi favorevoli, la sopravvivenza mediana può superare i dieci anni. Una prospettiva che rende sempre più centrale non solo la cura della malattia, la continuità assistenziale, il rapporto tra ospedale e territorio, ma anche l’impatto sulla vita lavorativa, il mantenimento dell’autonomia, e il supporto psicologico di cui i pazienti dovrebbero beneficiare.
L’incidenza dei tumori cerebrali maligni resta significativa
I tumori maligni primitivi del sistema nervoso centrale hanno un’incidenza stimata di 8,44 casi ogni 100 mila abitanti nell’adulto. I gliomi rappresentano circa l’80% dei tumori cerebrali maligni primitivi. Le mutazioni sono presenti in circa l’80% dei gliomi di basso grado e dei gliomi secondari. I gliomi mutati colpiscono frequentemente persone più giovani rispetto ai glioblastomi tradizionali, con un forte impatto su lavoro, autonomia e vita familiare.
La nuova terapia potrebbe rallentare la progressione della malattia
Una nuova terapia mirata, il farmaco a bersaglio molecolare “vorasidenib”, già disponibile in Europa e per la quale si attende in Italia il via libera di Aifa, l’Agenzia Italiana del farmaco, consente di rallentare in modo significativo la progressione della malattia, ritardando il ricorso a radio e chemioterapia e preservando più a lungo qualità della vita, autonomia e funzioni cognitive dei pazienti.
Il Model Pathway punta a migliorare il percorso di cura
Da questa svolta terapeutica - che modifica tempi, bisogni e prospettive dei pazienti - nasce il “Model Pathway”. Obiettivo: trasformare l’innovazione clinica in uno strumento organizzativo concreto, utile al sistema sanitario regionale per rendere il percorso di cura più uniforme, leggibile e orientato alla vita reale dei pazienti.
Il nuovo modello vuole garantire cure uniformi sul territorio
«A differenza dei tradizionali percorsi diagnostico-terapeutici locali - spiega il professor Massimiliano Panella, direttore del Dipartimento di Medicina Traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale e direttore scientifico del progetto -, il nuovo modello lavora a monte dell’organizzazione dei singoli servizi: definisce ciò che deve essere garantito a tutti i pazienti, indipendentemente dal centro in cui vengono curati, dalla profilazione molecolare alla multidisciplinarietà, dalla continuità del follow-up al supporto territoriale, lasciando poi alle singole realtà sanitarie l’adattamento operativo del percorso». L’obiettivo è ridurre le disomogeneità tra territori, migliorare il coordinamento tra centri di primo e secondo livello, rafforzare la presa in carico di lungo periodo e anticipare l’impatto organizzativo dell’innovazione terapeutica».
La presa in carico include supporto psicologico e caregiver
Un tema particolarmente rilevante nei tumori rari, dove la frammentazione dei percorsi rischia di tradursi in ritardi diagnostici, difficoltà di accesso alle cure e maggiore carico per pazienti e caregiver. Nel modello proposto, la presa in carico non si limita più alla sequenza diagnosi-trattamento-follow up, ma comprende aspetti come riabilitazione, supporto psicologico, oncofertilità, tutela socio-legale, telemonitoraggio e accompagnamento del caregiver. Centrale è anche il ruolo della profilazione molecolare e della valutazione multidisciplinare, considerate oggi indispensabili per orientare il percorso terapeutico e assistenziale. Fondamentali le reti di cura nelle patologie rare e complesse. Un’esperienza che, pur nascendo nell’ambito dei tumori cerebrali rari, potrebbe diventare un modello di riferimento anche per altre patologie caratterizzate da alta complessità, bassa numerosità e bisogni assistenziali di lungo periodo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La tecnologia sta aprendo la strada alla diagnosi e al trattamento delle malattie di nuova generazione. Vietnam.vn
Il vantaggio dei batteriofagi rispetto agli antibiotici è che attaccano e distruggono i batteri patogeni senza danneggiare le cellule umane. Inoltre, ogni tipo di batteriofago in genere prende di mira solo specifici ceppi batterici, contribuendo a proteggere i microrganismi benefici, cosa che gli antibiotici ad ampio spettro non sono in grado di fare.
La professoressa Pascale Cossart, ricercatrice pionieristica nel campo della microbiologia cellulare presso l'Istituto Pasteur di Parigi (Francia) e membro del Consiglio del Premio VinFuture, ha commentato: "Questa terapia ha compiuto nuovi progressi nel trattamento delle infezioni e potrebbe rivelarsi salvavita quando tutte le terapie antibiotiche si saranno rivelate inefficaci".
I fagi – un tipo specifico di virus che attacca i batteri – furono scoperti nel 1915 dal batteriologo britannico Frederick Twort e applicati con successo in ambito clinico per la prima volta nel 1919 allo scienziato francese Félix d'Hérelle per curare un caso di dissenteria. Tuttavia, negli anni '30, con il rapido sviluppo e l'introduzione degli antibiotici, i fagi caddero gradualmente nell'oblio. Solo quando la resistenza agli antibiotici iniziò a mietere milioni di vittime ogni anno, la comunità scientifica riscoprì i fagi con rinnovata speranza.
Al seminario, numerose figure di spicco nel campo biomedico mondiale hanno discusso della terapia con batteriofagi, nota anche come terapia fagica, che viene presentata come un'arma contro la crisi della resistenza agli antibiotici e apre nuove speranze nel trattamento del cancro.
Di fronte a queste sfide, al seminario "Progressi nell'individuazione, diagnosi e trattamento delle malattie", tenutosi ad Hanoi il 3 dicembre, numerosi professori internazionali presenti in Vietnam hanno proposto soluzioni che aprono la strada a nuovi approcci terapeutici meno invasivi e con risultati clinici superiori.
Negli ultimi anni, la medicina globale ha sviluppato tecniche di ricostruzione ossea utilizzando impianti metallici progettati su misura, ma il costo esorbitante li rende inaccessibili alla maggior parte dei pazienti. In Vietnam, la ricostruzione ossea era pressoché impossibile prima dell'applicazione della tecnologia di stampa 3D.
Il professor Chuanbin Mao ha inoltre sottolineato i vantaggi di questa terapia, ovvero il suo basso costo dovuto al fatto che i fagi possono essere replicati in grandi quantità e i loro geni possono essere facilmente modificati per creare nuovi fagi specificamente mirati.
Grazie a vent'anni di esperienza nella ricerca sui fagi, ha concluso che, attraverso la modificazione genetica, i fagi potrebbero formare un sistema supramolecolare con funzioni diagnostiche e terapeutiche estremamente sofisticate. Nel trattamento, i fagi vengono modificati per trasportare nano-enzimi che colpiscono con precisione le cellule tumorali, generando ossigeno nell'ambiente povero di ossigeno del tumore e contribuendo così a rendere più efficace la terapia fotodinamica nella distruzione delle cellule malate.
Ha inoltre citato la Georgia come uno dei pochi paesi pionieristici nell'uso della terapia batteriologica da oltre un secolo. Di fatto, questa terapia è diventata un servizio medico molto richiesto, attirando europei che cercano cure in Georgia anziché ricorrere agli antibiotici. Anche gli Stati Uniti stanno attivamente conducendo ricerche sui batteriofagi, con quattro importanti centri di ricerca presso università come quelle della California, di Yale, di San Diego e del Texas.
Professoressa Tran Trung Dung - relatrice del sistema sanitario Vinmec, Università VinUni (Vietnam).
Presso Vinmec, il professor Tran Trung Dung e il suo team hanno cambiato questa realtà. Il professor Tran Trung Dung ha affermato che in Vietnam ogni anno vengono diagnosticati circa 200 casi di cancro alle ossa. Molti di questi casi riguardano bambini piccoli e, poiché spesso i familiari non prestano attenzione al problema, il cancro si presenta solitamente in fase avanzata, difficile da trattare o con costi di cura molto elevati.
Grazie a una solida base che unisce chirurgia ortopedica, tecnologia biomedica e tecniche di simulazione, il suo team ha perfezionato la tecnica di stampa 3D di impianti personalizzati per i casi più complessi di tumore osseo. Si avvalgono dei dati di tomografia computerizzata (TC) e risonanza magnetica (RM) di ciascun paziente, creando un modello osseo tridimensionale e progettando impianti che si adattano perfettamente all'anatomia del paziente. Un caso emblematico riguardava un paziente affetto da tumore osseo pelvico che rischiava una disabilità permanente.
L'équipe di medici ha raccolto immagini, simulato la struttura ossea danneggiata e progettato un impianto sostitutivo per l'intera area interessata. L'intervento chirurgico, che ha combinato la rimozione del tumore, la ricostruzione e il fissaggio dell'impianto in 3D, ha avuto successo. Due anni dopo l'intervento, il paziente era in grado di camminare, la funzione motoria si era completamente ripristinata e non si sono verificate complicazioni significative.
Un altro paziente ha dovuto subire l'asportazione di quasi tutto il femore a causa di un tumore. Vinmec ha ricostruito l'intero femore utilizzando un modello stampato in 3D, ripristinando la struttura di supporto dell'arto inferiore e garantendo la mobilità a lungo termine. Casi che in passato i medici non potevano che considerare impossibili, data l'impossibilità di una ricostruzione anatomica, ora testimoniano i notevoli progressi della medicina vietnamita.
Il professor Tran Trung Dung ha inoltre spiegato ai giornalisti che il successo di questa tecnologia è dovuto al modello di "laboratorio di progettazione in loco". Il laboratorio di stampa 3D situato presso la VinUni permette a ingegneri e medici di lavorare insieme direttamente in ambiente ospedaliero. I medici conoscono l'anatomia e la chirurgia, mentre gli ingegneri si occupano di materiali, strutture e simulazioni. Collaborando in tempo reale, gli impianti creati risultano estremamente precisi e perfettamente adatti all'intervento chirurgico.
Questa collaborazione interdisciplinare avvicina la medicina vietnamita ai principali centri medici di tutto il mondo. Cosa ancora più importante, aiuta i pazienti a recuperare la corretta struttura corporea, anziché dover accettare una perdita permanente.
Nonostante rappresenti una svolta epocale, la stampa 3D in ambito medico si trova ancora ad affrontare il suo ostacolo principale: il costo. Negli Stati Uniti e in Europa, il prezzo di un impianto stampato in 3D per interventi di ricostruzione ossea può variare dai 30.000 ai 60.000 dollari. Questa cifra supera di gran lunga il reddito medio e le possibilità economiche della maggior parte dei pazienti, anche con un'assicurazione sanitaria privata. In Vietnam, l'adozione di questa tecnologia è ancora più difficile perché i pazienti dipendono quasi interamente dal sostegno di fondi di beneficenza.
Fonte: https://cand.com.vn/y-te/khi-cong-nghe-mo-duong-cho-chan-doan-va-dieu-tri-benh-the-he-moi-i790045/
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Pediatria, dalla prevenzione alle Car-T: così cambia la medicina dell’infanzia Doctor33
La pediatria punta sempre più sulla prevenzione precoce, sulla medicina di precisione e sulle terapie personalizzate. È quanto emerso all’81° Congresso Italiano di Pediatria (Sip), in corso a Padova dal 27 al 29 maggio, dove specialisti da tutta Italia hanno fatto il punto sulle nuove frontiere della ricerca pediatrica, dalle CAR-T allo screening precoce del diabete tipo 1, fino alle nuove strategie contro il virus respiratorio sinciziale (VRS).
“Il filo conduttore è un cambio di paradigma destinato a ridefinire la medicina dell’infanzia: dalla cura alla prevenzione, dalla terapia standard alla medicina di precisione e personalizzata”, ha dichiarato il presidente Sip Rino Agostiniani.
Tra i temi centrali del congresso ci sono le cellule Car-T, già utilizzate nelle leucemie pediatriche refrattarie o recidivate. Secondo i dati presentati, i tassi di remissione completa raggiungono l’80-90% nei bambini con leucemia linfoblastica acuta. Risultati incoraggianti emergono anche nel neuroblastoma pediatrico, con risposte globali nel 66% dei pazienti e remissioni complete nel 40% dei casi a sei mesi.
Le prospettive si estendono anche alle malattie autoimmuni pediatriche severe. “Stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma”, ha spiegato Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Le Car-T si stanno dimostrando efficaci anche nelle malattie autoimmuni”.
Secondo i dati presentati, in uno studio pubblicato su Nature Medicine le CAR-T anti-CD19 hanno ottenuto remissioni complete e durature in bambini refrattari alle terapie convenzionali, consentendo in alcuni casi la sospensione delle terapie immunosoppressive.
Spazio anche al Vrs. I dati preliminari della seconda stagione di immunizzazione con nirsevimab mostrano un ulteriore calo delle ospedalizzazioni nei bambini sotto i 12 mesi: dai 4.530 ricoveri della stagione 2023-2024 ai 1.610 del 2025-2026. In diminuzione anche i ricoveri in terapia intensiva neonatale e pediatrica, scesi da 343 a 62 casi.
Nel diabete tipo 1, la sperimentazione pilota prevista dalla Legge 130/2023 ha coinvolto oltre 5.500 bambini in quattro regioni italiane. I dati preliminari mostrano che circa l’1% dei bambini sottoposti a screening presentava marcatori di rischio per il diabete tipo 1 già in fase presintomatica. Contestualmente, uno studio multicentrico italiano ha documentato una riduzione del 26% del rischio di chetoacidosi diabetica e del 49% delle forme gravi all’esordio.
Il congresso ha affrontato anche il tema della fibrosi cistica. Grazie ai modulatori della proteina CFTR, oggi l’aspettativa di vita può superare i 60-70 anni rispetto ai 25 anni registrati nel 2000. In Italia circa il 90% dei pazienti può accedere alle nuove terapie.
Secondo la Sip, il quadro che emerge è quello di una pediatria sempre più orientata a prevenzione, diagnosi precoce e personalizzazione delle cure, con l’obiettivo di modificare il decorso naturale delle malattie e migliorare qualità e aspettativa di vita dei bambini.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Pediatria. Dalle Car-T allo screening precoce: la medicina di precisione cambia il futuro dei bambini Quotidiano Sanità
Dalle CAR-T per leucemie e malattie autoimmuni allo screening precoce del diabete tipo 1, fino alle nuove terapie per fibrosi cistica, bronchiolite e malattie atopiche.
La pediatria sta vivendo una trasformazione profonda: oggi non si interviene più soltanto quando la malattia si manifesta, ma sempre più spesso prima che compaiano i sintomi, con strumenti capaci di prevedere il rischio, modificare il decorso delle patologie e costruire cure personalizzate sul singolo bambino
“Un cambio di paradigma destinato a ridefinire la medicina dell’infanzia: dalla cura alla prevenzione, dalla terapia standard alla medicina di precisione e personalizzata, dalla gestione della malattia alla possibilità di intercettarla e modificarla prima ancora che provochi danni irreversibili” commenta il Presidente Società italiana di pediatria (Sip) Rino Agostiniani.
CAR-T: fino al 90% di remissioni nelle leucemie pediatriche e nuove prospettive per le malattie autoimmuni. “Reset” del sistema immunitario e stop agli immunosoppressori.
Tra le innovazioni più rivoluzionarie ci sono le cellule CAR-T, terapie cellulari già utilizzate con successo nelle leucemie pediatriche e oggi sempre più promettenti anche nei tumori solidi e nelle malattie autoimmuni gravi. Ogni anno in Italia circa 400 bambini e adolescenti si ammalano di leucemia linfoblastica acuta, il tumore pediatrico più frequente. Nei casi refrattari o recidivati, le CAR-T hanno cambiato radicalmente la prognosi, con tassi di remissione completa che raggiungono l’80-90%. Risultati molto incoraggianti stanno emergendo anche nel neuroblastoma, uno dei tumori solidi pediatrici più aggressivi. Studi condotti all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù hanno mostrato una risposta globale nel 66% dei pazienti con una malattia ricaduta e refrattaria, con remissioni complete nel 40% dei casi a sei mesi e una sopravvivenza a cinque anni superiore al 40% nei casi più avanzati, rispetto a valori che non andavano oltre il 15% con le terapie convenzionali.
Ma la vera svolta riguarda oggi le malattie autoimmuni pediatriche severe. “Stiamo assistendo a un vero cambio di paradigma”, spiega il professor Franco Locatelli, responsabile dell’area di Oncoematologia e Terapia Cellulare e Genica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e Professore di Pediatria all’Università Cattolica del Sacro Cuore. “Se inizialmente le CAR-T erano limitate alle neoplasie ematologiche, oggi si stanno dimostrando efficaci anche in altri contesti, incluse le malattie autoimmuni, come lupus eritematoso sistemico, dermatomiosite, sclerosi sistemica, e, in prospettiva, alcune malattie neurologiche autoimmuni”.
In uno studio recente condotto all’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e pubblicato su Nature Medicine su bambini refrattari alle terapie convenzionali, le CAR-T anti-CD19 hanno ottenuto remissioni complete e durature, consentendo la sospensione delle terapie immunosoppressive. Alcuni pazienti sono oggi liberi da malattia a quasi tre anni dal trattamento.
“Il meccanismo è una sorta di reset del sistema immunitario”, spiega Locatelli. “Le cellule responsabili dell’autoimmunità vengono eliminate e, quando il sistema immunitario si ricostruisce, le cellule B che portavano all’aggressione sull’organismo del paziente non si ripresentano”. Un cambiamento enorme soprattutto nei bambini, perché significa poter ridurre o addirittura evitare anni di terapie immunosoppressive croniche, spesso associate a effetti collaterali importanti sulla crescita, sul metabolismo e sulla qualità di vita. “Nei prossimi anni queste terapie potrebbero essere utilizzate sempre più precocemente, con l’obiettivo di prevenire danni irreversibili a organi come reni, polmoni o sistema nervoso”.
VRS: giù ricoveri e terapie intensive pediatriche
E cambia anche la storia della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale (VRS), principale causa di ricovero nei primi mesi di vita. A modificare lo scenario è stato l’arrivo del nirsevimab, l’anticorpo monoclonale somministrato in dose unica per proteggere i bambini soprattutto nel primo anno di vita. Già nella scorsa stagione, un monitoraggio della Società Italiana di Pediatria aveva registrato un forte calo dei ricoveri nei bambini sotto i 12 mesi, pur con marcate differenze regionali.
Ora i nuovi dati preliminari della seconda stagione di immunizzazione con l’anticorpo monoclonale, raccolti dai presidenti delle sezioni regionali della Società Italiana di Pediatria e attualmente riferiti a 12 Regioni, mostrano un ulteriore calo delle ospedalizzazioni nei bambini sotto i 12 mesi: i ricoveri sono passati dai 4.530 della stagione 2023-2024, quando non c’era ancora l’anticorpo, ai 2.430 del 2024-2025 nella prima stagione di nirsevimab, ai 1.610 del 2025-2026. Ancora più marcato il calo dei ricoveri in terapia intensiva neonatale e pediatrica, scesi da 343 a 129 fino a 62 casi.
Diabete tipo 1: con lo screening la diagnosi arriva prima dei sintomi e cala del 49% il rischio di forme severe
Un altro ambito in forte evoluzione è quello dello screening precoce per il diabete tipo 1 e la celiachia. L’obiettivo oggi non è più soltanto diagnosticare la malattia quando compaiono i sintomi, ma identificarla nelle fasi iniziali, quando può restare silente per mesi o anni.
In questa direzione si inserisce la Legge 130/2023, che ha introdotto in Italia un programma nazionale di screening pediatrico, con una sperimentazione pilota, condotta in 4 regioni (Campania, Lombardia, Marche e Sardegna) che ha coinvolto oltre 5.500 bambini, 429 pediatri di famiglia e più di 5.300 campioni analizzati. I dati preliminari mostrano che circa l’1% dei bambini sottoposti al test presentava marcatori di rischio per il diabete tipo 1, consentendo di identificare casi già in fase presintomatica, prima dell’esordio clinico della malattia.
“Il risultato più importante riguarda però la riduzione delle forme più gravi di esordio” afferma Valentino Cherubini, Responsabile dell’Unità di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica, Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino, Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche. Contestualmente all’introduzione della Legge 130, infatti uno studio multicentrico italiano condotto in 59 centri pediatrici ha documentato una riduzione del 26% del rischio di chetoacidosi diabetica e del 49% delle forme gravi nei bambini con nuova diagnosi di diabete tipo 1.
“Il diabete tipo 1 non si scopre più soltanto in emergenza”, aggiunge Cherubini. “Oggi possiamo intercettarlo prima dei sintomi, monitorarne l’evoluzione e in alcuni casi utilizzare terapie in grado di rallentarne la progressione”.
Fibrosi cistica: in 25 anni guadagnati oltre 40 anni di vita grazie alle nuove terapie
La fibrosi cistica rappresenta uno degli esempi più concreti di come la ricerca pediatrica abbia cambiato il destino di malattie un tempo considerate rapidamente progressive e invalidanti. In Italia convivono con questa patologia circa 6.000 persone, di cui una quota importante in età pediatrica. Nel 2000 l’aspettativa di vita dei bambini con fibrosi cistica non superava i 25 anni. Oggi, grazie ai modulatori della proteina CFTR, le nuove generazioni possono realisticamente guardare a una prospettiva di vita superiore ai 60-70 anni.
Si tratta di farmaci che non si limitano a controllare i sintomi, ma agiscono direttamente sul difetto genetico responsabile della malattia. Dal 2021 queste terapie innovative sono disponibili anche in Italia e oggi circa il 90% dei pazienti può beneficiarne. Una recente estensione dell’accesso terapeutico consentirà adesso a circa 1.500 ulteriori pazienti italiani di essere trattati, ampliando ulteriormente la platea dei bambini e degli adolescenti che potranno accedere alle cure più avanzate. “La fibrosi cistica è il simbolo più evidente di come la medicina di precisione possa cambiare la storia naturale di una malattia”, sottolinea Renato Cutrera, Consigliere della Società Italiana di Pediatria e Responsabile dell’unità operativa complessa di Pneumologia e fibrosi cistica Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Oggi non parliamo più soltanto di aumentare la sopravvivenza, ma di migliorare in modo concreto qualità e prospettive di vita.”
Malattie atopiche: microbiota, alimentazione e terapie biologiche cambiano la prevenzione
Parallelamente cresce l’attenzione verso allergie e malattie atopiche, condizioni croniche sempre più diffuse in età pediatrica. Negli ultimi anni la ricerca ha mostrato come il rischio atopico inizi molto precocemente, già nei cosiddetti “primi 1000 giorni di vita”, periodo cruciale per lo sviluppo del sistema immunitario. “Sempre più evidenze indicano il ruolo centrale di microbiota intestinale, alimentazione precoce, modalità del parto, esposizioni ambientali, e introduzione controllata degli alimenti. La prevenzione sta quindi sostituendo progressivamente le vecchie strategie basate sull’evitamento. Parallelamente, stanno emergendo nuove terapie biologiche mirate, capaci non solo di controllare i sintomi ma anche di modificare l’evoluzione della cosiddetta “marcia atopica”, riducendo la progressione verso forme allergiche più gravi”, afferma Michele Miraglia del Giudice, Professore Ordinario di Pediatria all’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, past presidente SIAIP.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al colon, arriva anche il test del sangue tra gli esami consigliati: cosa cambia negli screening Pazienti.it
Per la prima volta un semplice esame del sangue entra ufficialmente tra le opzioni raccomandate per lo screening del tumore al colon-retto. L’aggiornamento arriva dall’American Cancer Society, che ha deciso di includere i test ematici tra gli strumenti consigliati per gli adulti dai 45 anni in su considerati a rischio medio di sviluppare la malattia.
La colonscopia continua a essere considerata il metodo più efficace per individuare il tumore del colon-retto e le lesioni precancerose, ma molti pazienti tendono ancora a evitare questo tipo di controllo per timore dell’esame invasivo o per difficoltà organizzative. Anche i test sulle feci, seppur molto utilizzati, vengono spesso rifiutati. Proprio per cercare di aumentare il numero di persone sottoposte a screening, gli esperti hanno deciso di ampliare le alternative disponibili.
Come funziona il nuovo test del sangue
Il test inserito nelle nuove linee guida si chiama Shield ed è stato approvato dalla Food and Drug Administration statunitense nel 2024. L’esame analizza il sangue alla ricerca di frammenti di DNA tumorale rilasciati dal tumore del colon-retto. Se il risultato dovesse essere positivo, il paziente viene poi indirizzato a una colonscopia di conferma.
Secondo i dati clinici riportati dall’American Cancer Society, il test ha mostrato una sensibilità dell’83% nell’identificare il tumore colorettale e una specificità del 90%. Tuttavia gli specialisti precisano che il metodo è meno efficace nell’individuare polipi precancerosi e tumori molto precoci rispetto alla colonscopia. Per questo motivo non viene considerato il “primo esame consigliato”, ma piuttosto un’alternativa utile per chi rifiuta gli altri screening.
Perché lo screening è diventato così importante
Negli ultimi anni il tumore del colon-retto è aumentato soprattutto tra gli adulti più giovani. Negli Stati Uniti è diventato una delle principali cause di morte per cancro nelle persone sotto i 50 anni. Oltre il 60% dei pazienti giovani riceve una diagnosi quando la malattia è già arrivata agli stadi III o IV, quindi più difficili da trattare.
Gli esperti sottolineano che individuare il tumore nelle fasi iniziali cambia radicalmente le possibilità di sopravvivenza. Più del 90% dei pazienti diagnosticati allo stadio I o II sopravvive almeno cinque anni dopo la diagnosi. Inoltre, la colonscopia permette anche di rimuovere i polipi prima che si trasformino in cancro, riducendo direttamente il rischio di sviluppare la malattia. La sensibilità del test cala drasticamente al 13% per gli adenomi avanzati. Questo limite riduce la capacità di prevenzione primaria rispetto alla colonscopia tradizionale.
Potrebbe interessarti anche:
Le nuove opzioni disponibili
Le linee guida aggiornate includono tre grandi categorie di screening: esami visivi come colonscopia e colonscopia virtuale, test sulle feci come Cologuard Plus e ColoSense, e adesso anche i test del sangue. Gli screening restano raccomandati dai 45 ai 75 anni nelle persone a rischio medio, mentre per chi ha familiarità o sintomi specifici resta fondamentale rivolgersi direttamente al medico per valutazioni più approfondite.
Fonti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno, nutrizione e attività fisica entrano nel percorso di cura Doctor33
La nutrizione è oggi considerata una componente integrante e imprescindibile del protocollo di cura delle donne con tumore al seno, con un ruolo che coinvolge prognosi, tolleranza alle terapie, qualità della vita e prevenzione delle complicanze metaboliche. Il tema è stato al centro del 46° Congresso Nazionale della Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), in corso a Bergamo, dove gli esperti hanno richiamato la necessità di integrare screening nutrizionale, gestione del peso corporeo e attività fisica nei percorsi oncologici dedicati alle pazienti con carcinoma mammario.
Tumore al seno e alterazioni metaboliche
Il carcinoma mammario rappresenta il tumore femminile più diffuso a livello mondiale: secondo le stime Globocan 2022 i nuovi casi sono stati 2,3 milioni, pari al 24% di tutte le nuove diagnosi oncologiche nelle donne. In Italia, secondo Aiom 2025, ogni anno vengono diagnosticate oltre 50 mila donne con tumore al seno, con una sopravvivenza a cinque anni pari all’88% e circa 925 mila survivors.
Nel carcinoma mammario, spiegano gli esperti Sinu, il problema nutrizionale non riguarda soltanto la malnutrizione per difetto tipica di molte neoplasie, ma sempre più frequentemente una malnutrizione per eccesso, associata a obesità sarcopenica, aumento del grasso viscerale e alterazioni metaboliche favorite dalle terapie sistemiche, dalla menopausa iatrogena e dalla riduzione dell’attività fisica dopo la diagnosi.
“Negli ultimi anni, un numero crescente di studi ha evidenziato come il peso corporeo dopo una diagnosi di tumore al seno non sia solo una questione di benessere generale, ma un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi”, ha spiegato Alessio Filippone, vice-coordinatore del gruppo di lavoro Sinu “Nutrizione in Oncologia”, sottolineando che “le donne con obesità dopo la diagnosi presentano un rischio più elevato di mortalità, sia per tutte le cause, sia per il tumore al seno stesso, rispetto alle donne normopeso”.
Non conta solo il peso, ma anche il grasso addominale
Secondo quanto emerso dalla letteratura scientifica, non conta soltanto il peso corporeo totale ma anche la distribuzione del grasso corporeo. L’adiposità addominale, valutata per esempio attraverso la circonferenza vita, è infatti associata a una prognosi peggiore ed è correlata ad alterazioni metaboliche che possono favorire la progressione tumorale.
Le principali linee guida nazionali e internazionali indicano come fondamentale lo screening nutrizionale precoce nelle pazienti con tumore al seno, per identificare tempestivamente il rischio metabolico e intervenire prima che il declino funzionale diventi irreversibile.
Le indicazioni nutrizionali: proteine, carboidrati complessi e meno alcol
Sul piano clinico, il supporto nutrizionale deve puntare al mantenimento di un adeguato apporto proteico per preservare la massa muscolare e sostenere il sistema immunitario, oltre a favorire un corretto controllo glicemico attraverso il consumo di carboidrati complessi e la riduzione di zuccheri semplici, bevande zuccherate e alcol. “Le bevande alcoliche sono direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva”, ha ricordato Filippone.
Un ruolo centrale viene attribuito alla dieta mediterranea, associata — secondo i dati richiamati dalla Sinu — a una riduzione del 22% della mortalità per tutte le cause e a una significativa diminuzione delle recidive. Particolarmente rilevanti anche i benefici cardiovascolari, considerato che nelle donne con pregresso tumore al seno il rischio cardiovascolare rappresenta una delle principali cause di mortalità a distanza di anni dalla diagnosi.
Accanto alla nutrizione, anche l’attività fisica viene considerata un pilastro del percorso di cura oncologico. Secondo le evidenze riportate dagli esperti Sinu, un esercizio regolare dopo la diagnosi può ridurre fino al 44% la mortalità totale e del 35% il rischio di recidiva, contribuendo inoltre al miglioramento della composizione corporea, alla riduzione del grasso viscerale e al recupero della massa muscolare.
Per rafforzare l’integrazione tra nutrizione, prevenzione e terapia oncologica, il gruppo di lavoro Sinu “Nutrizione in Oncologia” sta lavorando a indicazioni nutrizionali dedicate alle pazienti con tumore al seno, orientate a promuovere stili di vita corretti, mantenimento di un peso adeguato, alimentazione equilibrata e livelli di attività fisica compatibili con le condizioni cliniche delle donne durante e dopo i trattamenti oncologici.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
«Tumore ovaio, digiunare prima e dopo la chemioterapia migliora l'efficacia del trattamento»: la ricerca italiana Il Messaggero
giovedì 28 maggio 2026Ultimo aggiornamento10:50 Digiunare prima e dopo lachemioterapiapotrebbe aumentare la risposta al trattamento in donne affette da tumore ovarico. Lo dimostra uno studio italiano della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) a Chicago. Le partecipanti sono state suddivis... - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE Digiunare prima e dopo lachemioterapiapotrebbe aumentare la risposta al trattamento in donne affette da tumore ovarico. Lo dimostra uno studio italiano della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli di Roma presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) a Chicago.Il lavoro è stato selezionato per la presentazione alla conferenza stampa pre-congressuale tra 3.400 abstract presentati ad Asco. Lo studio ha riguardato 36 donne con tumore dell'ovaio in stadio avanzato. Le partecipanti sono state suddivise in due gruppi: il primo ha seguito un protocollo di digiuno di 36 ore prima e 24 ore dopo ciascun ciclo di chemioterapia, mentre il gruppo di controllo ha mantenuto una normale alimentazione. Durante il digiuno erano consentiti acqua, tisane, brodo, fino a 2 litri, per un massimo di 350 calorie al giorno. Dopo tre cicli di chemioterapia, il gruppo sottoposto a digiuno controllato ha mostrato una significativa riduzione dei livelli di insulina, ormone associato alla crescita tumorale e alla resistenza ai trattamenti. Sono stati registrati inoltre una migliore risposta alla chemioterapia (quasi il 60% delle pazienti ha ottenuto una risposta completa o quasi completa, rispetto a meno del 20% nel gruppo con dieta libera) e un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione di malattia, pari ad oltre 38 mesi nel gruppo sottoposto a 'digiuno' rispetto ai 24 mesi osservati nel gruppo di controllo. «Nonostante i progressi in chirurgia e chemioterapia, le pazienti con carcinoma ovarico in stadio avanzato continuano ad avere una prognosi sfavorevole. Ciò evidenzia l'urgente necessità di strategie sicure, sostenibili e facilmente applicabili per migliorare l'efficacia delle cure», afferma Claudia Marchetti, autrice principale dello studio e ricercatrice presso la Fondazione Policlinico Gemelli. Il digiuno, spiegano i ricercatori, è stato dunque associato a cambiamenti nell'organismo che indicano una maggiore probabilità di successo della chemioterapia. «Sebbene si tratti di uno studio di piccole dimensioni, che ha coinvolto 36 pazienti, i risultati sono incoraggianti, confermano i dati precedenti ed evidenziano un'area promettente della ricerca sul cancro. Sono ora necessari studi clinici più ampi per consolidare questi stessi risultati», ha affermato Eleonora Teplinsky, esperta ASCO in tumori ginecologici.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Diagnosi precoce del tumore al polmone tramite broncoscopia endoscopica (EBUS) Vietnam.vn
Il 10 gennaio, l'Ospedale 19-8 ( Ministero della Pubblica Sicurezza ) ha organizzato la Conferenza Scientifica Internazionale "Endoscopia Bronchiale a Ecografia (EBUS)" con la partecipazione e il trasferimento tecnico del Dott. Masao Hashimoto, del Dipartimento di Medicina Respiratoria del Centro Nazionale per la Salute Globale e la Medicina in Giappone. Nel suo discorso di apertura alla conferenza, il professore associato Dr. Nguyen Tien Quang, direttore dell'Ospedale 19-8, ha affermato che la broncoscopia endoscopica con ultrasuoni (EBUS) e la biopsia sono tecniche avanzate e specializzate di elevato valore diagnostico nelle malattie respiratorie, in particolare nel cancro del polmone e nelle malattie del mediastino. Il professore associato Dr. Nguyen Tien Quang, direttore dell'ospedale 19-8, ha tenuto un discorso alla conferenza. Il direttore dell'Ospedale 19-8 ha ringraziato il Dott. Masao Hashimoto per aver formato e trasmesso direttamente questa tecnica ai medici dell'Ospedale 19-8. "Questa è una preziosa opportunità per il personale medico dell'Ospedale 19-8 di accedere a conoscenze avanzate, standardizzare le procedure tecniche, migliorare le competenze professionali e innalzare la qualità delle cure per i pazienti", ha sottolineato il Prof. Associato Dott. Nguyen Tien Quang. Ha inoltre espresso la sua fiducia nel fatto che, grazie alla loro vasta esperienza e al loro spirito di collaborazione, questo programma porterà risultati concreti, contribuendo a promuovere la cooperazione medica tra il Vietnam e il Giappone in generale, e tra l'Ospedale 19-8 e il Centro Nazionale per la Salute Globale in particolare. Il direttore dell'Ospedale 19-8 auspica inoltre che, grazie al dottor Masao Hashimoto, si possa costruire un ponte tra i consigli di amministrazione dei due ospedali, al fine di instaurare una cooperazione completa e duratura. Il dottor Masao Hashimoto sta condividendo la sua tecnica di broncoscopia ecografica con i medici dell'ospedale 19-8.
Durante la conferenza, il dottor Masao Hashimoto ha tenuto una lezione sulla broncoscopia e sull'ecografia e ha eseguito direttamente biopsie su tre pazienti con sospetto tumore al polmone nella sala operatoria dell'Ospedale 19-8. In passato, i tumori polmonari venivano diagnosticati mediante biopsia transmurale, una tecnica che prelevava i tumori solo dalla periferia e presentava un tasso di complicanze molto elevato. Grazie alla tecnica di broncoscopia ecoguidata endoscopica (EBUS) introdotta dal Dott. Masao Hashimoto, sono disponibili due nuove tecniche. In primo luogo, per i tumori situati in prossimità delle vie aeree, il metodo EBUS utilizza una sonda ecoguidata per eseguire una biopsia in quella sede. Il secondo metodo prevede l'esecuzione di una biopsia sui rami bronchiali ed è utilizzato per i tumori situati lontano dal centro (periferici). Lo scopo è diagnosticare in modo definitivo se si tratta di cancro, tubercolosi o qualsiasi altra anomalia polmonare. Un aspetto fondamentale di questo metodo è la diagnosi dello stadio del tumore per determinare il piano di trattamento. Questo metodo è altamente specifico per il cancro al polmone, con una sensibilità e una specificità superiori al 90%. Delegati partecipanti alla conferenza. A margine della conferenza, la Dott.ssa Vu Thi Diu, Vice Capo del Dipartimento di Pneumologia dell'Ospedale 19-8, ha affermato che in Vietnam l'incidenza delle malattie polmonari in generale e del cancro ai polmoni in particolare è molto elevata. Ogni anno, in Vietnam si registrano oltre 26.000 nuovi casi di cancro ai polmoni, di cui circa il 75% viene diagnosticato in fase avanzata, e il tasso di sopravvivenza a 5 anni è solo del 14,8%. Il cancro ai polmoni è la seconda causa di mortalità tra tutti i tumori.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'immunoterapia, una nuova strada nella ricerca di una cura per il cancro. Portugal Resident
Negli ultimi anni si è aperta una nuova era di trattamenti nella lotta contro il cancro.
Ci riferiamo all'immunoterapia, considerata da molti il "quarto pilastro" nella lotta contro il cancro, gli altri tre essendo la chirurgia, la chemioterapia e la radioterapia.
L'immunoterapia funziona in modo completamente diverso rispetto alle due precedenti, poiché utilizza anticorpi che non colpiscono direttamente le cellule tumorali, bensì il sistema immunitario, attivando una risposta contro le cellule maligne attraverso le nostre stesse difese. In un certo senso, si basa su un principio formulato da Ippocrate più di 2,000 anni fa: "Il nostro corpo contiene la cura per ogni cosa".
A differenza della chemioterapia, che richiede somministrazioni cicliche e talvolta quasi croniche, come nel caso della malattia metastatica, l'immunoterapia ha già guarito diversi pazienti con melanoma avanzato con sole quattro somministrazioni (ad esempio, ipilimumab).
Questa guarigione si sviluppa come una risposta sostenuta, che persiste nel tempo grazie alla memoria immunologica del corpo umano.
In Portogallo, l'incidenza del melanoma è di nove nuovi casi ogni 100,000 abitanti. Questo tipo di tumore è considerato raro, rappresentando il 10% di tutti i casi di tumori cutanei, ma con un alto tasso di mortalità. Negli stadi avanzati del melanoma, l'aspettativa di vita a cinque anni era, fino ad ora, compresa tra il 10% e il 22%. Tuttavia, l'arrivo di questi nuovi farmaci promette un cambiamento molto positivo in queste percentuali.
Abbiamo due grandi categorie di molecole, e quindi di anticorpi, che possono essere utilizzate per mantenere un'elevata attività del sistema immunitario.
I primi ad essere sviluppati sono stati gli anticorpi contro il CTLA-4 (ad esempio, ipilimumab e tremelimumab) e successivamente gli anticorpi diretti contro il DP-1 o il suo recettore PDL-1. Queste molecole stanno determinando un aumento sostanziale della risposta e del tasso di sopravvivenza nel trattamento del melanoma e, più recentemente, del tumore al polmone.
Quando nel maggio 2015 a Jimmy Carter (ex presidente degli Stati Uniti d'America) fu diagnosticato un melanoma maligno con metastasi al cervello e al fegato, gli fu data un'aspettativa di vita media di sei-dodici mesi. Tuttavia, il suo oncologo iniziò una nuova terapia farmacologica: il pembrolizumab, recentemente approvato dalla Food and Drug Administration.
Circa sei mesi dopo l'inizio di questa terapia, Carter ha dichiarato di essere guarito dalla malattia, un risultato quasi impensabile fino a poco tempo fa in questo tipo di patologia. Negli studi clinici che hanno portato all'approvazione di questo farmaco, il tasso di sopravvivenza tra i pazienti con melanoma avanzato, valutato ogni due settimane, è stato buono: il 74% dei pazienti era ancora in vita dopo un anno.
Naturalmente, i progressi di questa terapia devono andare di pari passo con la prevenzione, lo screening e la diagnosi precoce. Crediamo, tuttavia, che i prossimi anni promettano di cambiare le carte in tavola nella lotta contro il cancro per alcuni pazienti, modificando gradualmente il decorso e l'esito di queste malattie.
L'HPA dispone di tre centri diurni per l'oncologia e di un team qualificato per la gestione dei tumori e il follow-up di queste nuove terapie. Si avvale di un team multidisciplinare di oncologia medica, dermatologia, chirurgia e radiologia, che collaborano costantemente per la cura di questi pazienti.
Articolo inviato da Gruppo sanitario HPA
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Avendo perso l'occasione d'oro, un paziente di 74 anni affetto da un tumore polmonare gigante si è trovato in condizioni critiche. Vietnam.vn
Nel pomeriggio del 28 maggio, l'ospedale K ha comunicato alla stampa che il reparto di chirurgia toracica (Chirurgia D) aveva recentemente trattato con successo un paziente di 74 anni affetto da un tumore neoplastico complesso al torace, nello specifico a livello del tratto broncopolmonare. Si è trattato di un caso complesso, che ha richiesto grande precisione ed esperienza nella diagnosi e nel trattamento da parte dell'équipe chirurgica, poiché il tumore era molto grande, con un diametro di oltre 20 cm e un peso di circa 3 kg, situato in una posizione difficile e che comprimeva numerosi organi adiacenti. L'équipe chirurgica sta operando sul paziente. Il paziente Trinh Quang M. (74 anni,Thai Nguyen) è stato ricoverato in ospedale per tosse persistente e senso di oppressione al petto. L'esame clinico ha rivelato che, sebbene il paziente fosse vigile, in grado di camminare e non presentasse anomalie o patologie localizzate a carico del sistema nervoso, circolatorio o digerente, le sue condizioni di salute generali erano peggiorate, manifestando scarso appetito, affaticamento e perdita di peso. Dall'anamnesi del paziente è emerso che oltre un anno prima gli era stato diagnosticato un tumore polmonare di circa 10 cm. Tuttavia, per diverse ragioni, il paziente si era sottoposto a terapia farmacologica domiciliare e non era stato operato all'epoca. Ad oggi, quando i pazienti con dolore toracico persistente, dispnea e tosse secca si presentano all'ospedale K per una visita, i risultati delle tomografie computerizzate (TC) del torace rivelano una condizione patologica piuttosto complessa. L'immagine mostra una massa tumorale che occupa quasi l'intera cavità toracica destra, comprimendo e schiacciando quasi tutto il polmone destro, comprimendo il cuore e riducendo la capacità di scambio di ossigeno, causando ai pazienti una facile sensazione di dispnea e difficoltà respiratorie durante l'attività fisica o la camminata. I medici hanno prescritto gli esami necessari per valutare e prevedere con precisione le condizioni specifiche del paziente. Una biopsia ha rivelato un tumore fibroso solitario del polmone (emangioma angiogenico), che ha richiesto un intervento chirurgico. Il dottor Nguyen Khac Kiem, primario del reparto di chirurgia toracica, ha dichiarato: "Considerata l'età avanzata del paziente e le grandi dimensioni del tumore che comprimevano il cuore, i polmoni e gli organi circostanti, questo caso ha rappresentato una sfida molto complessa per i medici del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale K". "Il caso della paziente M è davvero sfortunato perché ha perso un'occasione d'oro per sottoporsi alle cure più di un anno fa. Se avesse ricevuto cure e un intervento chirurgico a quel tempo, il problema sarebbe stato molto più semplice." "Tuttavia, fortunatamente, il paziente M ha ancora la possibilità di essere operato. L'operazione deve essere eseguita al più presto perché, se non trattato, il tumore comprimerà e occuperà l'intero polmone destro, compromettendo seriamente la salute e la vita del paziente", ha affermato il dottor Kiem. Una stretta di mano decisa da parte di un familiare per incoraggiare il paziente dopo l'intervento chirurgico. L'intervento chirurgico richiede estrema cautela da parte dei chirurghi toracici, sia per rimuovere completamente il grande tumore situato in una posizione difficile, sia per preservare quanto più tessuto polmonare sano possibile. In particolare, è fondamentale evitare di danneggiare i principali vasi sanguigni dei polmoni, del mediastino e del nervo frenico, poiché ciò può peggiorare le condizioni del paziente e aumentare il rischio di complicanze da insufficienza respiratoria durante e dopo l'intervento chirurgico. Grazie alla vasta esperienza e alla perfetta coordinazione tra l'équipe chirurgica e quella di anestesia/rianimazione, l'intervento è stato un successo. Il tumore, di 26 x 18 cm e del peso di circa 3 kg, è stato completamente rimosso, aprendo la strada alla guarigione e prolungando la vita del paziente. Attualmente, il paziente M. continua a ricevere cure e monitoraggio presso il reparto di chirurgia toracica. Dopo l'intervento, i medici e gli infermieri del reparto assisteranno il paziente con esercizi di respirazione per favorire un rapido ripristino della funzione respiratoria e migliorare le sue condizioni di salute. Sulla base del caso della paziente Trinh Quang M., i medici del reparto di chirurgia toracica dell'ospedale K consigliano ai pazienti di proteggere proattivamente la propria salute, evitando di sottovalutare i sintomi respiratori quotidiani: tosse persistente, tosse secca o con catarro, dolore al petto, mancanza di respiro... che spesso vengono facilmente confusi con un comune mal di gola o bronchite. Se questi sintomi persistono per più di due settimane, il paziente dovrebbe consultare uno specialista per ricevere tempestivamente consigli e cure. Gli uomini di età superiore ai 50 anni, soprattutto quelli con una storia di fumo di sigarette o pipa, o che vivono in ambienti inquinati, dovrebbero sottoporsi a screening annuali per il cancro ai polmoni. La diagnosi precoce dei tumori polmonari consente di accedere al trattamento più efficace e meno costoso. Le persone anziane dovrebbero limitare l'esposizione a polvere e fumo, mantenere le vie respiratorie al caldo durante i cambi di stagione e praticare esercizi di respirazione delicati per migliorare l'enfisema e rafforzare le proprie condizioni fisiche prima e dopo il trattamento. Il dottor Nguyen Khac Kiem visita nuovamente il paziente dopo l'intervento chirurgico. Secondo il dottor Nguyen Khac Kiem, l'efficacia del trattamento del cancro dipende non solo dai metodi utilizzati, ma anche dalla combinazione di molti fattori. "Il primo passo per tenere sotto controllo la malattia è una diagnosi accurata, ovvero identificare correttamente lo stadio della malattia per poter scegliere fin da subito il regime terapeutico più appropriato, evitando di perdere l'occasione d'oro", ha affermato il dottor Kiem. Inoltre, la consapevolezza dei pazienti in merito alla tutela della propria salute prima, durante e dopo il trattamento riveste un ruolo cruciale. Prestare attenzione a sintomi insoliti, praticare regolarmente esercizi di respirazione per migliorare la funzione respiratoria, evitare l'esposizione ad ambienti fumosi e tossici, astenersi dal fumo e seguire una dieta adeguata a ciascuna fase del trattamento sono tutti aspetti che ricordiamo e promuoviamo costantemente per aiutare i pazienti a recuperare e stabilizzare la propria salute il prima possibile. Fonte: https://suckhoedoisong.vn/bo-lo-thoi-diem-vang-benh-nhan-74-tuoi-mang-khoi-u-phoi-khong-lo-suyt-nguy-kich-169260528150750571.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ampliare l'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria: ridurre l'onere finanziario per i pazienti. Vietnam.vn
"Rimuovere gli ostacoli" per i malati di cancro Dopo aver combattuto contro il cancro al seno per oltre due anni, la signora Tran Kim Thu (distretto di Tay Ho, Hanoi ) non solo ha dovuto affrontare il dolore della malattia, ma anche il peso dei costi delle cure. Ogni mese, doveva spendere circa 40 milioni di dong vietnamiti per farmaci per la terapia mirata, nonostante l'assicurazione sanitaria ne coprisse una parte. Questa cifra supera di gran lunga le possibilità di molte famiglie a reddito medio. Secondo la signora Thu, grazie a una terapia mirata, le sue condizioni di salute sono rimaste stabili nell'ultimo periodo. Tuttavia, gli elevati costi del trattamento, protrattisi per un lungo periodo, hanno sottoposto la sua famiglia a un costante stress finanziario. Se la terapia venisse interrotta, la prognosi sarebbe molto sfavorevole. I medici dell'ospedale Bach Mai visitano i pazienti. La storia sopra riportata dimostra che, oltre alla preoccupazione per la malattia, il costo delle cure, in particolare dei farmaci per la terapia mirata, sta diventando una "barriera decisiva" per molti malati di cancro, soprattutto nelle aree rurali dove le risorse economiche sono limitate. Attualmente, secondo l'elenco dei farmaci pubblicato con la Circolare n. 20/2022/TT-BYT (datata 31 dicembre 2022) del Ministero della Salute , il gruppo dei farmaci oncologici e immunomodulatori comprende 81 farmaci coperti dal sistema sanitario nazionale. A questi si aggiungono 182 farmaci antiparassitari e antinfettivi, 110 farmaci cardiovascolari e 75 farmaci per l'apparato digerente. Per soddisfare le esigenze terapeutiche della popolazione e delle strutture sanitarie, il Ministero della Salute sta rivedendo e aggiornando l'elenco dei farmaci per rispondere alle reali necessità sanitarie. Si prevede che la bozza della nuova Circolare includa 84 farmaci, sia chimici che biologici. Il gruppo dei farmaci oncologici rappresenta la quota maggiore, con 30 tipologie (quasi il 36%), principalmente nuove scoperte come le terapie mirate, gli anticorpi monoclonali e l'immunoterapia. Oggi i pazienti hanno maggiori opportunità di accedere a trattamenti avanzati.
Secondo gli esperti sanitari, l'aggiunta di nuovi farmaci all'elenco delle terapie coperte dall'assicurazione sanitaria non solo contribuisce a migliorare l'efficacia dei trattamenti, ma svolge anche un ruolo significativo nella riduzione dell'onere finanziario per i pazienti. Secondo il dottor Nguyen Van Truong del reparto di oncologia dell'ospedale Thanh Nhan, l'attuale trattamento del cancro è multimodale e combina diversi metodi come chirurgia, chemioterapia, radioterapia, terapia biologica, terapia mirata e trapianto di cellule staminali. Questi progressi aumentano le possibilità di sopravvivenza dei pazienti, ma incrementano anche significativamente i costi del trattamento. Secondo il dottor Nguyen Van Truong, molti farmaci attualmente utilizzati per la cura del cancro, soprattutto quelli di nuova generazione importati dall'Europa, sono molto costosi. Pertanto, la proposta del Ministero della Salute di includere questi farmaci nell'elenco delle prestazioni coperte dall'assicurazione sanitaria rappresenta una misura di sostegno concreta, che offre ai pazienti maggiori opportunità di accedere a protocolli di trattamento all'avanguardia. Gli ospedali stanno attraversando una fase di profonda innovazione in termini di gestione, competenze, trasformazione digitale, riforma delle procedure amministrative e assistenza completa al paziente. Dal punto di vista della gestione e del trattamento delle malattie croniche, la dottoressa Tran Thi Thanh Hoa, ex vicedirettrice dell'Ospedale Centrale di Endocrinologia, ritiene assolutamente necessario ampliare l'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria. Molte terapie mirate hanno attualmente prezzi molto elevati, con alcune che arrivano a costare fino a 60 milioni di VND per un ciclo di trattamento. "Senza un'assicurazione sanitaria, molti pazienti poveri o affetti da malattie gravi avrebbero grandi difficoltà ad accedere alle cure. Includere questi farmaci nell'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria apporta grandi benefici ai pazienti, soprattutto ai gruppi più vulnerabili. Prima verranno aggiunti, maggiori saranno le possibilità per i pazienti di ricevere le cure necessarie", ha sottolineato la signora Tran Thi Thanh Hoa. Tuttavia, secondo lei, l'ampliamento dell'elenco dei farmaci coperti dall'assicurazione sanitaria deve essere accompagnato da un rigoroso meccanismo di gestione per garantire che i farmaci vengano utilizzati correttamente, razionalmente ed efficacemente, evitando sprechi delle risorse del fondo. A questo proposito, la signora Tran Thi Trang, direttrice del Dipartimento di Assicurazione Sanitaria (Ministero della Salute), ha affermato che l'inclusione di questi farmaci nell'elenco delle prestazioni coperte dall'assicurazione sanitaria, con una compartecipazione alle spese del 30-50%, è di grande importanza per ridurre significativamente la pressione finanziaria e aumentare l'accesso alle cure per i pazienti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Sviluppo di una rete di strutture per la radioterapia e la medicina nucleare. Vietnam.vn
Il sito scelto per la costruzione della centrale nucleare di Ninh Thuan 1 si trova nel comune di Phuoc Dinh. Foto: Cong Thu/TTXVN L'obiettivo generale della Strategia è sviluppare e applicare l'energia atomica in modo sicuro, contribuendo efficacemente al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo socio -economico, al miglioramento della qualità della vita delle persone, alla tutela dell'ambiente e della sicurezza energetica nazionale, e al conseguimento di emissioni nette pari a zero entro il 2050. La messa in funzione sicura ed efficiente delle centrali nucleari contribuisce a garantire la sicurezza energetica per la transizione digitale e verde; al completamento di diverse attività fondamentali del programma di sviluppo dell'energia nucleare. Ampliamento dell'applicazione delle radiazioni e degli isotopi radioattivi nei settori economico e tecnico. Miglioramento delle istituzioni, potenziamento della capacità di gestione statale, consolidamento del potenziale della scienza e della tecnologia nucleare, graduale acquisizione di tecnologie strategiche, sviluppo delle risorse umane per soddisfare i requisiti di sviluppo e applicazione dell'energia atomica, garantendo sicurezza e protezione. Garantire la messa in funzione in sicurezza delle due centrali nucleari di Ninh Thuan entro il 2035. Per quanto riguarda lo sviluppo dell'energia nucleare, la Strategia si propone di completare la costruzione e la messa in esercizio in sicurezza delle centrali nucleari di Ninh Thuan 1 e Ninh Thuan 2 entro il 2035; di impegnarsi affinché le imprese nazionali partecipino al 30% dell'investimento totale nella costruzione e installazione dei componenti ausiliari dei progetti di energia nucleare; e di realizzare almeno un progetto di centrale nucleare che utilizzi la tecnologia dei piccoli reattori modulari. Completare lo sviluppo delle infrastrutture per l'energia nucleare; definire l'orientamento di sviluppo per i successivi progetti nucleari in termini di sicurezza, sostenibilità ed efficienza, contribuendo a garantire la sicurezza energetica nazionale e a raggiungere l'obiettivo di emissioni nette pari a "zero"...
Per quanto riguarda lo sviluppo e l'applicazione delle radiazioni e dei radioisotopi, entro il 2035 la portata e l'efficienza economica delle applicazioni delle radiazioni e dei radioisotopi in vari settori e ambiti aumenteranno, raggiungendo un tasso di crescita medio del 10-15% all'anno. La radiomedicina ha raggiunto un livello avanzato tra i paesi dell'ASEAN, puntando a raggiungere 20 tomografi computerizzati (TC) per milione di abitanti, 10 risonanze magnetiche (RM) per milione di abitanti, 1 scintigrafo per milione di abitanti, 1-2 acceleratori lineari per radioterapia per milione di abitanti e un tasso di radiografie digitali del 100%... Per quanto riguarda lo sviluppo del potenziale scientifico e tecnologico nucleare, garantendo la sicurezza dalle radiazioni, la sicurezza nucleare e la protezione nucleare, nonché lo sviluppo delle risorse umane, entro il 2035 l'obiettivo è quello di sviluppare un sistema di strutture di ricerca avanzate, concentrandosi sugli investimenti per la creazione di 2 laboratori nazionali chiave per la tecnologia dell'energia nucleare, la tecnologia delle terre rare, l'uranio e il titanio; 3-5 laboratori avanzati; e impegnandosi ad avere 4-5 gruppi di ricerca in grado di padroneggiare diverse tecnologie nucleari a supporto di progetti di energia nucleare e reattori di ricerca. Saranno inoltre effettuati investimenti in 3-5 istituti di formazione universitaria per l'energia nucleare che soddisfino livelli avanzati e conformi agli standard internazionali. Entro il 2050, l'energia nucleare diventerà un settore economico e tecnologico a sé stante. Entro il 2050, si prevede che l'energia nucleare diventi un settore economico e tecnico a tutti gli effetti, in grado di dare un contributo significativo alla sicurezza energetica, all'economia verde e allo sviluppo nazionale sostenibile.
L'energia nucleare rappresenta circa il 6-8% della produzione totale di elettricità a livello nazionale. Ciò include l'aggiunta di circa 4 reattori nucleari di grande capacità e 10-15 reattori nucleari modulari di piccole dimensioni. Si dovrebbe valutare la possibilità di aumentare ulteriormente la quota di energia nucleare e di bilanciare il numero di reattori nucleari di grande capacità e di piccoli reattori modulari quando le condizioni economiche e tecniche saranno favorevoli e coerenti con i calcoli ottimali del sistema energetico. In sostanza, è necessario padroneggiare la tecnologia nucleare e sviluppare diverse aziende e imprese leader con la capacità di costruire, progettare, produrre e realizzare materiali e attrezzature per l'energia nucleare.
Il potenziale e il livello di sviluppo della scienza e della tecnologia nucleare del Vietnam sono paragonabili alla media dei paesi sviluppati, grazie a infrastrutture tecniche moderne e risorse umane altamente qualificate, che garantiscono le basi per lo sviluppo di applicazioni nel campo delle radiazioni, degli isotopi radioattivi e dell'energia nucleare, e lo rendono un centro di formazione, ricerca e applicazione nucleare nel Sud-est asiatico. L'orientamento per lo sviluppo e l'applicazione delle radiazioni e degli isotopi radioattivi è quello di svilupparli e applicarli in modo sincronizzato, efficiente e sostenibile, rispondendo alle esigenze dello sviluppo socio-economico, migliorando la qualità dell'assistenza sanitaria per la popolazione e tutelando l'ambiente. Nel settore sanitario , lo sviluppo di una rete di strutture per la radioterapia, la medicina nucleare e la radiologia dovrebbe essere equilibrato, sincronizzato ed efficiente, in grado di soddisfare i bisogni primari della popolazione in tutte le regioni e località del paese; la ricerca, lo sviluppo, la produzione e l'applicazione di determinati radiofarmaci e isotopi per la diagnosi e il trattamento delle malattie dovrebbero essere potenziati, sulla base di investimenti e di un utilizzo efficace dei sistemi ciclotronici e dei reattori nucleari esistenti. La formazione e l'integrazione del personale specializzato in radioterapia dovrebbero raggiungere un livello paragonabile a quello dei paesi a reddito medio-alto a livello mondiale. Nel settore industriale, l'attenzione si concentra sullo sviluppo e la padronanza di tecnologie avanzate e innovative relative alle radiazioni e agli isotopi radioattivi; sulla graduale produzione di apparecchiature per la gestione delle radiazioni e di dispositivi di misurazione e trattamento delle radiazioni; sul collegamento tra ricerca scientifica e sviluppo tecnologico e le esigenze pratiche di produzione, migliorando la competitività e l'efficienza economica delle industrie nazionali...
Fonte: https://baotintuc.vn/chinh-sach-va-cuoc-song/phat-trien-mang-luoi-cac-co-so-xa-tri-y-hoc-hat-nhan-20260316203803721.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
L'Australia sta testando il primo vaccino al mondo per il trattamento dei tumori cerebrali maligni nei bambini. Vietnam.vn
L'Australia ha appena annunciato un programma di sperimentazione clinica a livello nazionale che utilizza la tecnologia mRNA, già impiegata nei vaccini contro il COVID-19, per favorire il trattamento dei tumori cerebrali maligni nei bambini. Lo studio, condotto dall'Università del Queensland e dal South AustralianHealthResearch Institute (SAHMRI), utilizza la tecnologia mRNA per attivare il sistema immunitario del corpo affinché riconosca e attacchi le cellule tumorali. Ogni dose di vaccino sarà personalizzata per ciascun bambino in base ai marcatori genetici specifici del tumore in ogni singolo bambino. Gli scienziatisperano che queste iniezioni possano contribuire a rallentare la progressione della malattia e a prolungare la vita dei bambini affetti da tumore al cervello. La sperimentazione, della durata di quattro anni, sarà avviata entro la fine dell'anno in otto ospedali pediatrici del Queensland, dell'Australia Meridionale, del Nuovo Galles del Sud, del Victoria e dell'Australia Occidentale. Potranno partecipare alla sperimentazione i giovani pazienti con una "prognosi sfavorevole" o con un'aspettativa di vita compresa tra 12 e 24 mesi. Questo gruppo comprende bambini con neoplasie ricorrenti e refrattarie di recente diagnosi, quali medulloblastoma, adenocarcinoma, glioma maligno e glioma diffuso di grado intermedio. Circa 70 bambini provenienti da tutta l'Australia parteciperanno alla sperimentazione. Il professor Jordan Hansford, a capo del team clinico del SAHMRI e dell'Università di Adelaide, ha affermato che si tratta di un nuovo trattamento personalizzato per i tumori cerebrali maligni, con un enorme potenziale. La fase 1 della sperimentazione aiuterà i ricercatori a determinare il dosaggio più sicuro ed efficace. La fase 2 valuterà l'efficacia del trattamento, inclusa la sua capacità di rallentare la progressione del cancro, migliorare i tassi di sopravvivenza e la qualità della vita dei bambini partecipanti. Secondo il professor Hansford, circa il 50% dei bambini sottoposti a screening potrebbe essere idoneo per la sperimentazione. Lo sviluppo di ciascun vaccino richiede circa 8 settimane e ogni bambino riceve 8 dosi, a distanza di 2 settimane l'una dall'altra, prima di una dose di richiamo. I vaccini a mRNA personalizzati hanno mostrato risultati promettenti negli adulti affetti da tumori rari e difficili da trattare, come il cancro al pancreas e il melanoma. Pertanto, questa sperimentazione è vista come una speranza per i bambini con tumori cerebrali maligni. Brandon Wainwright, scienziato a capo del Frazer Institute presso l'Università del Queensland, ha affermato che, dopo aver identificato specifici marcatori tumorali nel tumore di ciascun bambino utilizzando tecniche avanzate di sequenziamento genetico e analisi dei dati, il team di ricerca selezionerà bersagli vaccinali specifici per ciascun tumore. Secondo quanto da lui affermato, il vaccino, progettato specificamente per ogni bambino, sarà prodotto da Southern RNA nel Queensland, quindi trasportato ai siti di sperimentazione per la vaccinazione, e si prevede che il vaccino personalizzato sarà pronto per l'uso circa 10 settimane dopo che i bambini avranno partecipato alla sperimentazione. Ogni anno, circa 40 bambini australiani muoiono di tumore al cervello. Si tratta del tipo di cancro più pericoloso nei bambini. (VNA/Vietnam+) Fonte: https://www.vietnamplus.vn/australia-thu-vaccine-dau-tien-tren-the-gioi-dieu-tri-u-nao-ac-tinh-o-tre-em-post1092156.vnp
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Quali tipi di cancro vengono trattati dal farmaco antitumorale russo Pembroria? Vietnam.vn
Secondo il dottor Nguyen Duy Anh, M.Sc., del Centro Internazionale di Oncologia, Radioterapia e Medicina Nucleare (Ospedale Generale di Phuong Dong), la Pembroria non è un farmaco nuovo in Vietnam. "Questo principio attivo viene utilizzato nel trattamento del cancro da circa 5 anni, dimostrando una chiara efficacia in molti gruppi di pazienti", ha affermato. Pembrolizumab è un farmaco immunoterapico che aiuta il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali. In precedenza, i farmaci contenenti il principio attivo pembrolizumab erano prodotti principalmente da aziende farmaceutiche americane, ma ora esiste anche un produttore in Russia, il che sta ampliando la fornitura a diversi paesi, tra cui il Vietnam. Secondo il dottor Duy Anh, la diversità dei produttori per questo gruppo di farmaci è simile a quella degli antibiotici comuni come l'amoxicillina, che viene prodotta in molti paesi ma conserva lo stesso principio attivo e lo stesso effetto terapeutico. "Avere ulteriori fonti di approvvigionamento non cambia la natura o il meccanismo del farmaco, ma lo rende più accessibile ai pazienti e riduce l'onere finanziario", ha affermato. Pembroria è un farmaco per il trattamento del cancro che agisce attraverso il sistema immunitario. Pembroria è indicato nel trattamento di molti tipi di cancro, tra cuiil carcinoma polmonarenon a piccole cellule, il melanoma, il cancro del colon-retto, il cancro della cervice uterina, il carcinoma a cellule renali e il cancro al seno. È stata osservata un'elevata efficacia, in particolare nei pazienti con una risposta immunitaria adeguata. A seconda del tipo di tumore, si consiglia ai pazienti di continuare il trattamento con Pembrolizumab fino a quando non si manifestino segni di progressione della malattia o tossicità inaccettabile. Oltre al trattamento prescritto, i pazienti devono essere consapevoli anche delle potenziali reazioni avverse immuno-correlate che possono verificarsi durante l'utilizzo di Pembroria, in modo da poter apportare le opportune modifiche, come la sospensione temporanea o definitiva del trattamento. Il Dipartimento per l'Amministrazione dei Farmaci (Ministero della Salute) ha appena emesso una decisione che concede i certificati di registrazione per 14 tipi di vaccini e prodotti biologici, tra cui Pembroria (Pembrolizumab 100 mg/4 ml) prodotto dalla società a responsabilità limitata "PK-137" della Russia, registrata a nome di Anabion Pharmaceutical Trading Ltd (Emirati Arabi Uniti). Secondo gli esperti, l'immunoterapia – che include farmaci come Pembroria – sta aprendo una possibilità di sopravvivenza per molti pazienti affetti da tumore in stadio avanzato, soprattutto quando i metodi tradizionali come la chemioterapia e la radioterapia non sono più efficaci. Tuttavia, l'uso di questi farmaci deve attenersi scrupolosamente alle linee guida del Ministerodella Salutee alle prescrizioni dei medici specialisti. Parlando con un giornalista di VTC News, il professore associato Pham Van Binh, vicedirettore del K Hospital, la principale struttura specializzata in oncologia del paese, ha affermato che l'ospedale non ha ancora incluso Pembroria (un prodotto contenente il principio attivo Pembrolizumab, fabbricato in Russia) nei suoi protocolli di trattamento per i pazienti. L'aggiornamento sull'utilizzo dei nuovi farmaci nel trattamento del cancro è sempre una priorità assoluta per l'unità, ma deve attenersi alle procedure professionali e alle linee guida ufficiali del Ministero della Salute e dell'Agenzia regolatoria sui farmaci. “Diamo sempre la priorità ai progressi nel trattamento del cancro per offrire ai pazienti maggiori possibilità di sopravvivenza. Tuttavia, l'introduzione di nuovi farmaci deve basarsi su provescientifiche, raccomandazioni terapeutiche e sull'approvazione delle autorità regolatorie”,ha affermato il signor Binh. Vtcnews.vn Fonte: https://vtcnews.vn/thuoc-ung-thu-pembroria-cua-nga-dieu-tri-loai-ung-thu-nao-ar986772.html