📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
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Criteri Critici
CANDIOLO - Life is Pink 2026: il mese di ottobre si colora di rosa per sostenere la cura e la ricerca sui tumori femminili Torinosud.it
CandioloIn Italia, il tumore della mammella è la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne: sono oltre 53.000 le nuove diagnosi femminili stimate ogni anno CANDIOLO -Prende il via la nona edizione di #LifeIsPink, la campagna della Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro contro i tumori femminili. Il nuovo “fiore rosa”, simbolo della campagna, firma – insieme all’hashtag #sostienicandiolo – i numerosi eventi promossi dalla Fondazione per raccogliere fondi, con il sostegno di sponsor e partner, di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo e di tante attività commerciali. In Italia, il tumore della mammella è la neoplasia più frequentemente diagnosticata nelle donne: sono oltre 53.000 le nuove diagnosi femminili stimate ogni anno. La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi raggiunge l’88%, anche grazie alle diagnosi precoci e alle terapie. Tra i tumori ginecologici, il tumore del corpo dell’utero conta circa 8.650 nuove diagnosi, con una sopravvivenza a 5 anni del 79%, mentre per il tumore dell’ovaio si stimano oltre 5.400 nuovi casi, con una sopravvivenza a 5 anni del 43%. La campagna di quest’anno sostiene l’aggiornamento delle tecnologie utilizzate per gli esami mammografici di INOC – Istituto Nazionale Oncologico Candiolo, con l’obiettivo di ottenere immagini più nitide e dettagliate, migliorare la qualità della valutazione diagnostica e rendere il percorso più rapido ed efficiente. Grazie anche all’impiego dell’Intelligenza Artificiale, le nuove tecnologie potranno supportare il lavoro dei medici, facilitare l’individuazione di eventuali anomalie e contribuire a ridurre la necessità di esami ripetuti o di approfondimenti non necessari, offrendo alle pazienti un percorso diagnostico sempre più accurato e attento. Per celebrare l’avvio della campagna l’immagine di Life is Pink illuminerà fino al 5 ottobre la facciata di Rinascente in via Lagrange a Torino.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
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❌
Criteri Critici
Primo trattamento al mondo con “colla” radioattiva per il tumore del pancreas non operabile al Gemelli di Roma zonaromanord.it
Per la prima volta al mondo una donna, di 63 anni, con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e non operabile è stata sottoposta, in anestesia locale, a trattamento locoregionale di radioterapia percutanea. All’interno del tumore e’ stata iniettata una speciale colla biologica radioattiva contenente particelle di Ittrio-90 (YntraDose)che emettono radiazioni beta. La procedura è stata realizzata dal professor Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica del Gemelli -nell’ambito di uno studio internazionale partito presso lo stesso Policlinico universitario nello scorso aprile – che sta valutando l’efficacia del dispositivo YntraDose come trattamento neoadiuvante in questa popolazione di pazienti. E’ una terapia radiante percutanea (eseguita iniettando con uno speciale ago il prodotto all’interno della lesione tumorale, sotto guida ecografica o TAC/CBCT) che mira a portare i pazienti in condizione di operabilità.
Il tumore del pancreas resta una delle neoplasie più difficili da diagnosticare in fase precoce (non esistono screening dedicati) e dunque da trattare. Ogni anno in Italia si diagnosticano circa 14.000 nuovi casi e la sopravvivenza a cinque anni è molto bassa, tra l’8 e l’11%, anche perché solo il 10-15% dei casi è operabile quando viene scoperto. Un terzo circa di tutti gli adenocarcinomi pancreatici alla diagnosi è del tipo “localmente avanzato“, uno stadio che non ha ancora dato metastasi, ma che non consente l’accesso diretto al tavolo operatorio. Questi pazienti vengono dunque sottoposti a terapia neoadiuvante (chemioterapia sistemica), nella speranza di riuscire a ridurre le dimensioni del tumore così da renderne possibile l’asportazione chirurgica. E’più che necessario, dunque, mettere in campo nuove strategie e nuovi trattamenti per migliorare la prognosi delle persone colpite dal tumore definito “killer silenzioso”.
Questo nuovo trattamento è una target therapy a tutti gli effetti: un farmaco intelligente a bersaglio molecolare per una medicina personalizzata.
AB
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
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B
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Criteri Critici
Tumore al pancreas, al Gemelli appena iniziati 2 trial sul nuovo farmaco lapresse.it
Al Policlinico Gemelli di Roma sono appena partite le sperimentazioni cliniche sul nuovo farmaco della speranza contro il tumore al pancreas. “E questo sia in prima linea, che in terapia adiuvante. Ma attenzione, il messaggio deve essere chiaro: ci sono sperimentazioni in corso con un farmaco innovativo che, per la prima volta, va a bloccare la primula rossa di tutti gli oncogeni. I risultati arrivati dal primo trial clinico sono importantissimi, ma ci sono ancora molte cose che non sappiamo”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è il professor Giampaolo Tortora, ordinario di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e fra i massimi esperti di tumore al pancreas.
Per Tortora “in questo momento occorre cautela nell’alimentare le speranze dei pazienti: purtroppo non è vero che con questa terapia cambia tutto e che sarà la soluzione salvavita per tutti”.
A che punto sono gli studi su daraxonrasib e tumore al pancreas
Cosa sappiamo? “Le sperimentazioni sono internazionali e, da parte nostra, contiamo di arruolare molti più pazienti di quelli che ci siamo dati come obiettivo. Ma devo anche dire che tutti i giorni riceviamo chiamate dei pazienti”, sottolinea Tortora, preoccupato dalla pressione e dalle aspettative su questa terapia. “Voglio essere chiaro: ci occorrono più dati – scandisce – per capire a quali pazienti somministrare daraxonrasib. Per ora abbiamo solo i risultati di uno studio sperimentale di seconda linea”.
L’uso compassionevole
Mentre la procedura per l’uso compassionevole richiesta dagli oncologi – e ‘promossa’ dal ministero della Salute – non decolla, per accedere alla terapia non resta che entrare in una sperimentazione, o acquistare da soli un medicinale che negli Usa costa oltre 30mila dollari al mese. “Se un paziente con tumore al pancreas in prima linea mi dicesse che vuole acquistarlo per usarlo subito, dovrei anche dirgli che non sappiamo ancora se funziona. Dobbiamo capire molte cose inoltre sul fronte della tossicità”, risponde Tortora.
Di che si tratta e cosa sappiamo sulla terapia
A centro di tutto c’è daraxonrasib, prodotto dalla biotech americana Revolution Medicines. “Un farmaco che, colpendo in maniera molto specifica un importantissimo oncogene presente in oltre il 90% dei pazienti con tumore del pancreas e responsabile della proliferazione tumorale, ha prodotto in uno studio di seconda linea risultati particolarmente significativi, anche se usato da solo. Motivo per cui sono partite delle sperimentazioni cliniche in prima linea, in combinazione con la chemio”, ricorda Tortora. Questo farmaco orale ha permesso ai pazienti del trial di vivere quasi il doppio rispetto a quanti hanno ricevuto la chemioterapia standard.
Le sperimentazioni al Gemelli
Al Gemelli è appena partita la sperimentazione: come funzionerà? “Nel caso del trial in prima linea ci saranno tre bracci: alcuni pazienti riceveranno solo il farmaco, altri daraxonrasib in combinazione con la chemio e altri ancora solo la chemio. Con tutte le aspettative che ci sono, quest’ultimo gruppo sarà un problema. Inoltre è appena partita anche una sperimentazione clinica in terapia adiuvante, per chi è stato operato per tumore al pancreas. Ma dobbiamo chiarire che il farmaco è disponibile solo per chi rientra nei criteri rigorosi di arruolamento delle sperimentazioni cliniche”.
Una terapia da 480mila dollari l’anno
Il farmaco ‘gioiello’ in Europa non c’è. E in Italia? “È stata autorizzata l’importazione: la terapia costa 633 dollari a compressa, 480mila dollari l’anno”, risponde Tortora. E i pazienti al di fuori dei trial dovrebbero pagarlo da sé.
La ricerca va avanti
La buona notizia è che questo “è solo il primo dei nuovi farmaci contro il tumore al pancreas in arrivo: presto ce ne sarà un altro, per il quale stiamo iniziando la sperimentazione. Dire che adesso con daraxonrasib cambia tutto è una cosa scorretta, anche perché le aspettative dei pazienti sono altissime, ma dobbiamo ancora fare le sperimentazioni per capire come funziona la terapia al di fuori dello studio clinico. In più è appena uscito un lavoro su Nature Medicine in cui gli stessi ricercatori del trial” applaudito all’Asco “descrivono i meccanismi di resistenza acquista a questo farmaco. Insomma, in che modo la cellula tumorale impara a difendersi da questa terapia”, conclude Tortora.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Tumore allo stomaco, la ricerca del De Bellis: una nuova terapia molecolare punta a ridurre la chemio BariToday
Una nuova strategia per il trattamento del tumore gastrico è stata messa a punto dai ricercatori dell'Ircss De Bellis di Castellana Grotte. Si tratta della combinazione di due molecole biologiche in grado di colpire il tumore, intervenendo sui meccanismi che consentono alle cellule tumorali di sopravvivere.
Lo studio e le nuove prospettive di cura
Il lavoro condotto dagli studiosi del De Bellis è stato descritto Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, rivista scientifica internazionale del gruppo Springer Nature. La ricerca si fonda sul principio della 'letalità sintetica'. Le due molecole colpiscono nello stesso momento differenti meccanismi vitali della cellula tumorale: il loro utilizzo combinato ne potenzia l'azione. ricercatori hanno dimostrato che l'inibizione della proteina SMYD3, combinata con farmaci PARP-inibitori, compromette la capacità delle cellule maligne di riparare il proprio DNA. I risultati, confermati su organoidi derivati da pazienti, aprono la strada a una terapia mirata per una quota di malati di tumore gastrico, con la prospettiva di ridurre il ricorso alla chemioterapia. Una delle molecole è stata sviluppata e brevettata al De Bellis e lo studio amplia il suo impiego al carcinoma gastrico, dopo le sperimentazioni già svolte su colon e pancreas.
"Abbiamo individuato una vulnerabilità delle cellule tumorali che può essere colpita attraverso due meccanismi complementari – spiega il prof. Cristiano Simone, direttore dell’UOC di Genetica Medica del De Bellis e corresponding author dello studio –. I risultati ottenuti sono molto promettenti e ci permettono di ampliare l’applicazione di una strategia sulla quale lavoriamo da anni. Il prossimo passo sarà proseguire nella sua validazione con l’obiettivo di arrivare a trattamenti sempre più mirati".
Dal tirocinio al dottorato al De Bellis: chi è la prima autrice dello studio
Accanto alla scoperta scientifica c'è una storia di crescita professionale vissuta interamente al De Bellis. La prima autrice dello studio è la dottoressa Katia De Marco, ricercatrice della Genetica Medica: entrata in istituto nel 2019 come tirocinante volontaria, nel 2020 ha vinto una borsa di studio e nel 2023 è stata inserita nella Piramide della ricerca sanitaria. Oggi completa il dottorato internazionale con La Sapienza di Roma presentando una tesi già pubblicata a livello globale. In sette anni ha firmato 29 lavori scientifici.
A guidarla fin dall'inizio è stata la dottoressa Valentina Grossi, responsabile di ricerca nella stessa unita e corrispondente dello studio, che ne ha seguito l'evoluzione dal tirocinio al dottorato.
La strada verso l'oncologia di precisione
"Questo studio conferma l’importanza di una ricerca capace di partire dalla comprensione dei meccanismi molecolari della malattia per individuare nuove possibili strategie terapeutiche – sottolinea il direttore scientifico dell’IRCCS De Bellis, prof. Gianluigi Giannelli –. La possibilità di intervenire in maniera sempre più selettiva sui punti deboli delle cellule tumorali rappresenta una delle direzioni più interessanti della ricerca oncologica e un ambito sul quale il nostro Istituto continua a investire competenze e risorse".
"Investire nella formazione e nella crescita dei ricercatori significa rafforzare la capacità del nostro Istituto di produrre ricerca di qualità e di confrontarsi a livello nazionale e internazionale – sottolinea il direttore generale Michelangelo Armenise –. Il De Bellis deve continuare a essere un luogo in cui competenze e merito trovano opportunità concrete di crescita professionale e scientifica, contribuendo allo stesso tempo a valorizzare il nostro territorio".
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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38.5/100
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Criteri Critici
Ospedale Papardo. Intervento da 10 ore su paziente oncologica per una rara fistola pericardiogastrica Tempostretto
La donna era arrivata in pronto soccorso con un'importante difficoltà respiratoria
Complesso intervento multidisciplinare su una paziente oncologica: oltre 10 ore in sala operatoria per una rara fistola pericardiogastrica
Una complessa e tempestiva presa in carico ha consentito di affrontare un quadro clinico raro e particolarmente delicato. Una paziente di 65 anni, indicata con le iniziali A.R., è stata portata tramite 118 al Pronto Soccorso del Papardo da una clinica convenzionata, a seguito dell’insorgenza di un’importante difficoltà respiratoria.
La paziente, già in trattamento oncologico per la propria patologia, è stata immediatamente presa in carico dal personale sanitario del Pronto Soccorso diretto dal dottor Fabio Parducci, che ha avviato il necessario percorso diagnostico attraverso valutazioni cliniche, esami strumentali e indagini di laboratorio.
Gli accertamenti hanno consentito di identificare un quadro estremamente complesso: una rara fistola pericardiogastrica, condizione che ha richiesto una risposta assistenziale e chirurgica tempestiva e altamente specialistica.
Considerata la gravità e la complessità del caso, si è reso necessario il coinvolgimento congiunto delle équipe aziendali di Chirurgia Generale, diretta dal dottor Giampiero Mastroeni, e della Cardiochirurgia, diretta dal prof. Francesco Patanè.
La paziente è stata quindi sottoposta a un delicato intervento chirurgico, che ha visto coinvolte in stretta sinergia le diverse professionalità.
Attualmente la paziente è ricoverata in Terapia Intensiva, dove continua a ricevere le cure e il monitoraggio necessari da parte dell’équipe sanitaria.
Il caso è stato gestito al Pronto Soccorso da Catia Lamanna e Morena Duci, in Chirurgia Generale da Edoardo Saladino e Tindaro Giordano, in Cardiochirurgia da Fabrizio Ceresa e Paolo Casale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Ca Mau introduce un nuovo metodo di trattamento per il cancro al fegato, aiutando i pazienti a evitare lunghi viaggi. vietnam.vn
Il 2 ottobre, il dottor To Minh Nghi, direttore dell'ospedale generale di Ca Mau , ha annunciato che l'ospedale ha recentemente ricevuto il trasferimento della tecnologia di chemioembolizzazione transarteriosa (TACE) per il trattamento del cancro al fegato dall'ospedale generale centrale di Can Tho nell'ambito del progetto 1816-2026. Una paziente di 36 anni affetta da tumore al fegato è in condizioni stabili dopo l'intervento. Subito dopo, l'équipe ospedaliera ha eseguito direttamente la prima procedura TACE nella fase 2 del trasferimento, con il supporto di esperti provenienti da ospedali di livello superiore. Il paziente è un uomo di 36 anni con una storia clinica precedentemente sana. La sua cartella clinica mostra positività all'HBsAg, livello di AFP pari a 1.238,5 ng/ml e una massa tumorale nel lobo epatico sinistro. A seguito di una visita specialistica, gli è stato diagnosticato un carcinoma epatocellulare ed è stato sottoposto a chemioterapia transarteriosa (TACE). Secondo le informazioni ospedaliere, le condizioni del paziente sono rimaste stabili dall'intervento, senza complicanze osservate.
L'équipe dell'ospedale generale di Ca Mau ha eseguito la tecnica di chemioembolizzazione per trattare il cancro al fegato. FOTO: FORNITA DALL'OSPEDALE GENERALE CA MAU Prima dell'implementazione di questa tecnica, i pazienti candidati alla TACE dovevano essere trasferiti in strutture dotate di competenze e attrezzature adeguate per la prosecuzione del trattamento. La sua implementazione a Ca Mau aggiunge un metodo di trattamento specializzato, riducendo la necessità di lunghi spostamenti per i casi idonei.
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Secondo i dati ospedalieri, nel 2025 l'unità ha ricevuto 705 casi di tumore al fegato; nei primi nove mesi del 2026 ne ha ricevuti 405. Il numero di casi che hanno richiesto il trasferimento ad altri ospedali a causa della mancata implementazione della TACE (Transcutaneous Air Traffic Control) è stato di 105. In preparazione all'impiego operativo, due medici e due infermieri/tecnici riceveranno una formazione nella fase 1, dal 22 maggio al 22 agosto 2026. La fase 2 si svolgerà dal 23 agosto al 31 dicembre 2026, con il completamento del trasferimento previsto entro la fine dell'anno. Attualmente, l'Ospedale Generale di Ca Mau sta ancora completando il trasferimento tecnologico. Il team in loco è stato formato, è direttamente coinvolto nell'implementazione e continuerà a ricevere coordinamento e supporto professionale da esperti di ospedali di livello superiore nella fase iniziale. Non tutti i pazienti sono candidati idonei.
La TACE viene presa in considerazione per alcuni pazienti affetti da carcinoma epatocellulare dopo consulto. La selezione si basa su dimensioni, numero e localizzazione del tumore , stato vascolare, funzionalità epatica, condizioni generali e comorbilità. Non tutti i pazienti affetti da tumore al fegato sono candidati alla TACE. I casi con grave compromissione della funzionalità epatica, condizioni di salute generali non idonee, controindicazioni vascolari o altre patologie potrebbero non essere adatti o potrebbero richiedere opzioni terapeutiche alternative. La TACE mira a controllare la crescita del tumore, ridurre l'apporto di sangue al tumore, somministrare una terapia mirata all'area interessata e preservare quanto più tessuto epatico sano possibile. Questo metodo non è in grado di curare tutti i casi di tumore al fegato. I pazienti potrebbero anche necessitare di più interventi. Dopo ogni trattamento, il medico valuta la risposta mediante esame obiettivo, test e diagnostica per immagini. Se il tumore persiste o compaiono nuove lesioni e il paziente è ancora idoneo a questo metodo, il medico può valutare la possibilità di proseguire il trattamento.
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In seguito alla procedura, i pazienti possono manifestare dolore addominale, febbre, affaticamento, nausea o vomito, aumento temporaneo degli enzimi epatici e dolore nel sito di puntura. La TACE comporta comunque un rischio di complicanze e richiede un monitoraggio e una gestione tempestivi. Secondo l'ospedale generale di Ca Mau, il costo di una singola procedura TACE supera i 25 milioni di VND . Il Fondo di assicurazione sanitaria coprirà la spesa secondo le normative vigenti; i pazienti pagheranno la quota a loro carico o eventuali importi non coperti dall'assicurazione.
Fonte: https://thanhnien.vn/ca-mau-them-phuong-method-treatment-liver-cancer-helps-patients-not-travel-185261002160938519.htm
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Criteri Critici
Prevenzione tumore al polmone: i dati del San Camillo EZ Rome
Cosa: Risultati del programma di diagnosi precoce del tumore polmonare e avvio della Fase 2 del progetto. Dove e quando: Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, Roma. I dati sono stati presentati il 29 settembre. Perché: Per dimostrare l'efficacia dello screening preventivo con TC a basso dosaggio e l'importanza di estendere il modello sul territorio regionale.
Un programma strutturato di diagnosi precoce tumore polmone rappresenta una vera e propria corsa contro il tempo per salvare vite umane. I risultati presentati dall'Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma confermano l'efficacia di una strategia medica proattiva: su 939 persone asintomatiche sottoposte a TC (TAC) del torace a basso dosaggio, sono stati individuati 28 casi di tumore del polmone (circa il 3%) e 5 neoplasie extrapolmonari. Un dato tecnico di assoluto rilievo è che la quasi totalità delle patologie è stata intercettata a uno stadio ancora trattabile localmente.
La precisione di questi risultati non è frutto del caso, ma di un percorso di selezione rigoroso. L'iter ha preso il via con un questionario online compilato da 3.150 persone. Da questo primo filtro, 1.854 soggetti sono risultati eleggibili per il programma. Successivamente, l'ospedale ha erogato circa 1.350 visite pneumologiche, culminate nelle 939 TC a radiazioni ridotte. Ventinove pazienti hanno richiesto un intervento chirurgico, eseguito in tutti i casi con approccio mininvasivo e con un ricorso strategico alla chirurgia robotica; soltanto in due casi l'esame istologico ha rivelato la natura benigna del nodulo.
I numeri dello screening e le performance cliniche
Il successo dell'operazione risiede nell'ottimizzazione delle risorse e nella precisione del target clinico. Giuseppe Cardillo, Direttore della UOC Chirurgia Toracica, ha sottolineato l'importanza del metodo adottato: «Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso. Il questionario disponibile online con risultato di idoneità al percorso immediata, la visita pneumologica e la valutazione multidisciplinare servono a fare l'esame giusto alla persona giusta e a evitare accertamenti inutili».
Le statistiche cliniche confermano la validità di questo approccio. «Il risultato è che su 939 TC abbiamo individuato 28 tumori polmonari, di cui 27 al I stadio di malattia, pertanto curabili con un intervento mini-invasivo (per la maggior parte utilizzando il robot Da Vinci) e con una aspettativa di vita superiore al 90%, che significa in termini pratici guarire dal tumore del polmone: questo è il risultato straordinario del nostro progetto», ha concluso Cardillo.
La Fase 2: la prevenzione fa squadra col territorio
Dopo aver consolidato i risultati interni, il progetto si prepara a un'espansione tattica sul territorio con la cosiddetta "Fase 2". L'obiettivo è passare da un'adesione spontanea a un sistema proattivo, intercettando i soggetti a rischio prima della comparsa dei sintomi. Questa nuova fase prevede anche l'accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo mirato a ridurre il rischio futuro.
Angelo Aliquò, Direttore Generale dell'Azienda Ospedaliera, ha delineato i prossimi passi: «Questi risultati nascono da un confronto tra la Direzione aziendale e i professionisti che hanno creduto nel progetto. Abbiamo dimostrato che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale». Aliquò ha annunciato un'azione operativa immediata: la diffusione di QR code di accesso al progetto negli studi dei Medici di Medicina Generale, nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e nelle farmacie, grazie alla disponibilità dell'Ordine dei Farmacisti a partecipare con attività formative e di sensibilizzazione.
Il contesto nazionale e le prospettive regionali
In Italia, il tumore del polmone fa registrare circa 42.000 nuovi casi ogni anno, restando la prima causa di mortalità oncologica per gli uomini e la seconda per le donne. Il vero avversario da battere è il ritardo diagnostico: circa l'80% delle diagnosi avviene in stadio avanzato. Nonostante gli studi dimostrino che lo screening riduce la mortalità del 20-24%, questo esame non rientra ancora nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
L'impatto di un programma di prevenzione si valuta anche in termini di efficienza del sistema pubblico. Filippo Rumi, economista della Salute, ha evidenziato come la TC a basso dosaggio nelle popolazioni ad alto rischio sia risultata favorevole alla costo-efficacia in 79 valutazioni su 93. Sul fronte normativo, Maria Rita Migliorino (WALCE APS) ha illustrato il nuovo PDTA regionale del tumore del polmone, mentre Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, ha aperto alla possibilità di estendere l'esperienza del San Camillo ad altre strutture, puntando a un Servizio Sanitario Regionale più orientato al territorio. Il confronto istituzionale proseguirà nella seconda metà di ottobre.
Info utili
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
41.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Responsible research hospital, fa discutere l'ipotesi di cedere la radioterapia RaiNews
Si attende l'esito della composizione negoziata della crisi, e si cercano strategie per il risanamento, mantenendo prestazioni e occupazione Sono ore delicate per il Responsible Research Hospital. Si attende l'esito della procedura di composizione negoziale della crisi. Al centro dell'attenzione è finita l'ipotesi di una possibile cessione del reparto di Radioterapia. A cercare di fare chiarezza su questo punto è il presidente della struttura Stefano Petracca. Una mossa, quella della possibile partnership per la radioterapia, che rientra, spiega ancora Petracca, in una strategia più complessiva di risanamento, con un debito di 72 milioni di euro, ma anche di una riorganizzazione a livello strategico. L'obiettivo è continuare a garantire la continuità assistenziale e i livelli occupazionali Tra le novità c'è anche la stipula di una convenzione tra Responsible e Unimol. La struttura sanitaria metterà a disposizione dell'ateneo i suoi spazi per ospitare le lezioni dei corsi di laurea triennali in tecniche della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro e tecniche di radiologia medica, per immagini e radioterapia, e di quelle quelli magistrali in scienze delle professioni sanitarie della prevenzione e scienze infermieristiche e ostetriche. Nel servizio la voce di Stefano Petracca, presidente del Responsible Research Hospital
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
67.0/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno, oltre il mese rosa: prevenzione, ricerca e cure più personalizzate repubblica.it
Ottobre è il mese della sensibilizzazione sul tumore al seno. Il Breast Cancer Awareness Month torna anche quest’anno con campagne, visite, incontri e iniziative di informazione. L’auspicio è quello che l’impegno a raggiungere tutte le donne con informazioni corrette e inviti allo screening, e a migliorare la qualità della cura e quindi della qualità di vita delle pazienti non si limiti a queste settimane. Negli ultimi decenni, infatti, all'aumento delle diagnosi è corrisposta una riduzione della mortalità, grazie anche alla diagnosi precoce e ai progressi terapeutici, ma il problema non è certo risolto.
L’adesione allo screening mammografico non è ancora sufficiente, soprattutto nel sud Italia, e cure e percorsi devono essere resi più accessibili e omogenei su tutto il territorio. Le forme più aggressive di tumore al seno, il cosiddetto tipo triplo negativo, la malattia metastatica, i tumori il cui sviluppo è collegato a mutazioni genetiche continuano poi a porre problemi terapeutici. Ecco perché accanto alla prevenzione è necessario puntare sulla ricerca scientifica e clinica.
La prevenzione esce dagli ambulatori
Durante ottobre le iniziative sul territorio sono numerose e hanno obiettivi diversi: portare informazioni dove le persone si trovano, facilitare l'accesso ai controlli, ricordare l'importanza della diagnosi precoce e raccogliere risorse per la ricerca.
Tra le iniziative nazionali c'è FrecciaRosa, arrivata nel 2026 alla sedicesima edizione. Il progetto di Fondazione IncontraDonna e Gruppo FS porta per tutto il mese la prevenzione a bordo di Frecce, Intercity e treni Regionali. Dal lunedì al venerdì sono previste consulenze gratuite sulla prevenzione oncologica da parte di professionisti messi a disposizione da AIOM, oltre alla possibilità di prenotare teleconsulti. In alcune occasioni sono previste anche visite senologiche ed ecografie di supporto. Medici e volontari distribuiscono inoltre il Vademecum Salute realizzato con il Ministero della Salute.
Komen Italia porta avanti invece la campagna “La Prevenzione è il nostro capolavoro”, con la Carovana della Prevenzione e una serie di appuntamenti distribuiti in diverse città. Il programma comprende visite ed esami per donne che hanno difficoltà ad accedere ai normali percorsi di screening, attività di educazione alla prevenzione e iniziative rivolte anche a gruppi maggiormente esposti a barriere nell'accesso alle cure. A ottobre sono previste tappe, tra le altre, a Parma, L'Aquila, Salerno e Taranto. Sempre a ottobre Race for the Cure, 'evento simbolo della Komen Italia e la più grande manifestazione per la lotta ai tumori del seno in Italia e nel mondo, si svolgerà a Napoli (9-11) e a Pescara (16-18).
Diversi gli eventi anche a livello locale. A Milano e Monza, per esempio, LILT Milano Monza Brianza organizza dal 3 al 31 ottobre il Tour della prevenzione con lo Spazio LILT Mobile, che porta sul territorio visite senologiche gratuite e, per determinate fasce d'età e condizioni, anche mammografia con tomosintesi. Sono previsti inoltre open day e incontri di informazione.
Sensibilizzazione e finanziamento alla ricerca
Dal 1° ottobre a Milano, Roma e Torino alcuni tram e autobus di linea saranno colorati di rosa e ricorderanno alle passeggere quando e come fare l’autopalpazione, attraverso cartelli appesi alle maniglie e lungo le pareti, che descrivono tutti i passaggi necessari. È una delle attività messe in campo da Fondazione AIRC con la campagna Nastro Rosa. Sensibilizzazione nei confronti della prevenzione ma anche a favore della ricerca scientifica sul tumore al seno, a cui la Fondazione ha destinato nel solo 2026 oltre 14 milioni di euro per progetti e borse di studio. Una campagna nazionale che si traduce in eventi locali. A Como, per esempio, il 3 ottobre, il Teatro Sociale ospita un incontro di divulgazione scientifica seguito da un concerto benefico, con il ricavato destinato alla ricerca AIRC. A Chiaravalle, nelle Marche, il 4 e il 18 ottobre le partite dell'Atletico Chiaravalle diventano occasioni di sensibilizzazione e raccolta fondi per il Nastro Rosa.
Informazioni anche per chi è già paziente
Per chi ha già ricevuto una diagnosi, parlare soltanto di prevenzione e diagnosi precoce però non basta. Le donne vogliono informazioni sulla probabilità che la malattia ritorni ed essere coinvolte maggiormente nelle scelte terapeutiche per poter valutare meglio le ragioni delle terapie proposte, gli effetti collaterali che si possono generare e quindi l’impatto sulla qualità di vita. A dimostrarlo sono i dati di un'indagine promossa da Novartis Italia e realizzata da IQVIA su donne con tumore della mammella HR+/HER2− in fase iniziale. I dati diffusi nell'ambito della campagna “Facciamo squadra” indicano una buona consapevolezza generale del rischio di recidiva, ma una conoscenza meno completa del rischio individuale e una partecipazione ancora limitata alla scelta terapeutica condivisa.
Sebbene oltre tre donne su quattro dichiarino di sentirsi ascoltate e accolte nel rapporto con il proprio medico, infatti, solo il 24% riferisce che la decisione sul trattamento è stata discussa e presa in modo condiviso. La campagna, realizzata con ANDOS, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna e Salute Donna ODV, propone strumenti informativi per preparare il confronto con il team curante.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori urologici, in Italia 87mila nuove diagnosi l’anno insalutenews.it
Torino, 2 ottobre 2026 – In Italia sono stimate ogni anno 87mila nuove diagnosi di tumore della prostata, della vescica, del rene e del testicolo. Sono malattie molto eterogenee che richiedono diagnosi appropriate e soprattutto percorsi di cura personalizzati. La frequenza dell’incidenza risente anche dell’invecchiamento della popolazione e, per alcune neoplasie, di fattori di rischio modificabili come il fumo.
Sono alcuni dei temi del XXXVI Congresso nazionale della SIUrO (Società Italiana di Uro-Oncologia). Fino a sabato oltre 250 specialisti, di diverse branche della medicina, si riuniscono a Torino per fare il punto sulle ultime novità scientifiche sui tumori genitourinari. Al tema della prevenzione è dedicata una delle sessioni del meeting.
“I progressi delle cure hanno migliorato le prospettive di molti pazienti, ma gli esiti dipendono dal tipo di cancro e dallo stadio alla diagnosi – afferma Rolando Maria D’Angelillo, Presidente SIUrO – Occorre investire nella prevenzione primaria e promuovere percorsi di diagnosi precoce appropriati, quando ne esistono le condizioni. A differenza dei tumori della mammella, della cervice uterina e del colon-retto, per quello della prostata non esiste, infatti, un programma nazionale di screening organizzato. È una neoplasia molto diffusa che fa registrare oltre 40mila diagnosi ogni anno. Sono in corso alcune esperienze pilota regionali basate sulla valutazione del rischio. Il test del PSA può essere considerato dopo un colloquio informato con il medico sui possibili benefici e danni. Se il risultato richiede approfondimenti, può essere indicata una risonanza magnetica multiparametrica prima di decidere se effettuare una biopsia”.
“Un programma di screening basato sul solo PSA, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato – aggiunge Giovanni Pappagallo, Vicepresidente di SIUrO – Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e di conseguente sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario. Il tumore della prostata è tra le neoplasie più frequentemente diagnosticate negli uomini. La sfida è quindi individuare precocemente le forme clinicamente significative negli uomini effettivamente a maggior rischio, per esempio per familiarità o per alcune mutazioni genetiche ereditarie come quelle del gene BRCA2”.
“Come SIUrO riteniamo che il ricorso al test del PSA non debba essere indiscriminato ma inquadrato in linee di indirizzo condivise con la medicina generale – sottolinea D’Angelillo – Vanno previsti criteri espliciti per l’avvio, la prosecuzione e la sospensione di questo esame in base all’età, alle comorbidità, al rischio individuale e alle preferenze della persona”.
Sempre al congresso di Torino un’altra sessione viene dedicata al tema della sessualità nei pazienti trattati per tumore urologico. “Oggi con l’avvento di terapie sempre più mirate e trattamenti di combinazione per molti pazienti si può parlare di lungo-sopravvivenza se non, addirittura, di guarigione – sostiene Alberto Lapini, Coordinatore SIUrO Academy – Ecco che allora acquista sempre più importanza la qualità della vita. Un aspetto fondamentale in questo ambito è la sessualità. Il problema, anche se più sentito nel sesso maschile, in realtà interessa anche la donna, ma cosa più importante è sempre un problema di coppia. La chirurgia oggi deve tener conto anche di questo e dove possibile attuare procedure atte a garantire la preservazione della funzione sessuale. In tal senso operano la chirurgia robotica per il carcinoma prostatico e le tecniche chirurgiche meno demolitive (sexual-preserving techniques) utilizzabili in casi selezionati di carcinoma vescicale in ambo i sessi. Ma la sessualità può venir meno anche per trattamenti radioterapici o terapie sistemiche, ecco che allora riveste estrema importanza informare correttamente e offrire ai pazienti la possibilità di un percorso riabilitativo con farmaci specifici oltre ad un supporto psicologico di coppia”.
“Nella gestione di tutti i tumori urologici bisogna riuscire a preservare il più possibile le funzioni sessuali – prosegue Pappagallo – Esse rappresentano una componente importante della qualità di vita per chi sta affrontando la difficile prova del percorso oncologico. L’équipe curante deve informare i pazienti sugli effetti possibili, ascoltarne le priorità e offrire supporto durante e dopo i trattamenti”.
Il meeting nazionale di SIUrO prevede oggi una sessione dedicata all’utilizzo dell’intelligenza artificiale (IA) nella diagnostica uro-oncologica. “L’IA è oggetto di crescente ricerca nella diagnostica – aggiunge D’Angelillo – Gli algoritmi possono aiutare nella lettura delle immagini radiologiche e nell’identificazione di lesioni sospette, per esempio nella risonanza magnetica della prostata o nella TC del rene, oppure nella diagnosi anatomo-patologica; le loro prestazioni dipendono però dal contesto e dai dati impiegati. Prima di un impiego esteso servono validazioni indipendenti e studi prospettici che ne valutino l’utilità clinica, la sicurezza e l’equità. L’IA può affiancare i professionisti e il team multidisciplinare nelle decisioni, senza sostituirne il giudizio clinico”.
“Anche nei tumori genitourinari stiamo assistendo a una progressiva personalizzazione delle terapie – conclude Orazio Caffo, Membro del Consiglio Direttivo di SIUrO – Tra gli strumenti in studio c’è l’analisi del DNA tumorale circolante (ctDNA) mediante un prelievo di sangue. In contesti specifici potrebbe aiutare a monitorare la malattia o a identificare alterazioni molecolari; la sua utilità clinica va però definita per ciascuna indicazione. L’integrazione dei dati clinici con quelli dell’anatomia patologica, delle immagini e, dove appropriato, dei test molecolari può contribuire a decisioni più personalizzate. L’IA potrà facilitare questa integrazione, consentendo una valutazione più completa del singolo paziente”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Mastite bovina, dalla diagnosi alla terapia mirata: così lo Zooprofilattico sostiene gli allevatori pugliesi foggiatoday.it
La mastite bovina rappresenta una delle principali patologie della bovina da latte. Oltre a compromettere il benessere animale, determina importanti perdite produttive ed economiche e può incidere sulla qualità del latte.
Tra i principali agenti responsabili delle mastiti contagiose vi sono Staphylococcus aureus e Streptococcus agalactiae. Per il controllo di questi patogeni, con la Determinazione dell'Autorità di Gestione del Csr Puglia 2023-2027 n. 189 del 14 dicembre 2023, pubblicata sul Burp n. 112 del 21 dicembre 2023, è stato approvato il Piano di eradicazione aziendale delle infezioni da Staphylococcus aureus e Streptococcus agalactiae.
Il Piano prevede che gli allevatori aderenti si avvalgano di un laboratorio accreditato, con il quale stipulare un'apposita convenzione per l'esecuzione delle analisi necessarie ad individuare gli animali portatori di S. aureus e S. agalactiae. In questo contesto, l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata (Izspb) ha messo a disposizione degli allevatori pugliesi i laboratori della Sezione Diagnostica Provinciale di Putignano e della sede di Foggia, consentendo agli stessi di aderire al Piano grazie alle convenzioni stipulate con l'Associazione Regionale Allevatori e con le Organizzazioni di Produttori del territorio.
Nell'ambito del Piano, il veterinario aziendale definisce il programma di gestione delle mastiti nell'allevamento, stabilendo il tipo e il numero di campioni di latte da conferire all'Izspb. Il percorso diagnostico prende avvio con l'analisi del latte di massa, utilizzato come screening dell'intera mandria. Qualora venga rilevata la presenza di Staphylococcus aureus e/o Streptococcus agalactiae, si procede con il campionamento del latte dei singoli capi in lattazione, così da individuare gli animali infetti e programmare gli interventi di controllo e risanamento dell'allevamento.
L'attività svolta dall'Izspb testimonia il costante impegno a sostegno del comparto zootecnico regionale. Nel 2024 sono stati analizzati 4.717 campioni di latte bovino, di cui 446 campioni di latte di massa e 4.271 campioni di secreto mammario. Le indagini microbiologiche hanno consentito di eseguire 6.472 esami colturali, isolando 823 ceppi di Staphylococcus aureus e 186 ceppi di Streptococcus agalactiae. A supporto delle decisioni terapeutiche dei veterinari aziendali sono state inoltre effettuate 201 determinazioni della Minima Concentrazione Inibente (Mic).
L'attività è proseguita nel 2025, con 3094 campioni conferiti ai laboratorio, di cui 321 di latte di massa e 2.773 di secreto mammario. In questo periodo sono stati isolati 394 ceppi di Staphylococcus aureus e 96 ceppi di Streptococcus agalactiae; sono state inoltre eseguite 105 determinazioni della Mic, consentendo di orientare le terapie sulla base della reale sensibilità dei ceppi isolati.
Anche nel primo semestre del 2026 il monitoraggio è proseguito senza interruzioni. Sono stati conferiti 2.224 campioni, costituiti da 240 campioni di latte di massa e 2.047 campioni provenienti da singoli capi. Le analisi hanno evidenziato la presenza di Staphylococcus aureus in 75 campioni di latte di massa e 175 campioni individuali; inoltre sono state effettuate 23 determinazioni della Mic, a conferma della continuità dell'attività di sorveglianza e supporto diagnostico garantita dall'Izspb.
Quando richiesto, viene determinata la Minima Concentrazione Inibente (Mic), che consente di individuare l'antibiotico più efficace nei confronti dello specifico ceppo batterico. La determinazione della Mic permette di comprendere la diffusione di ceppi resistenti agli antibiotici comunemente utilizzati e di impostare trattamenti mirati, riducendo l'utilizzo non appropriato degli antibiotici e contribuendo concretamente al contrasto dell'antimicrobico-resistenza, una delle principali sfide per la sanità pubblica e veterinaria.
L'attività dell'Izspb si inserisce pienamente nella strategia One Health, secondo cui la salute degli animali, la sicurezza degli alimenti, la tutela dell'ambiente e la salute delle persone sono strettamente interconnesse. Attraverso la rete dei propri laboratori accreditati, la sorveglianza epidemiologica, la diagnosi tempestiva e il supporto tecnico-scientifico agli allevatori e ai veterinari aziendali, l'Istituto contribuisce quotidianamente al controllo delle mastiti bovine, al miglioramento della salute delle mandrie, alla qualità delle produzioni lattiero-casearie e alla promozione di un uso sempre più responsabile degli antibiotici.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Lecce, al Fazzi l’acceleratore lineare per malati oncologici: si regola anche in base al respiro la Repubblica
Un fascio di radiazioni sul tumore per regolare intensità e traiettoria e valutare persino le oscillazioni provocate dalla respirazione. Da qualche giorno è entrato in funzione, nel reparto di Radioterapia dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, il nuovo acceleratore lineare destinato alla cura dei pazienti oncologici. L’avvio dell’attività clinica è lo sbocco finale di un percorso di verifica e messa a punto. L’accettazione del nuovo acceleratore si è conclusa il 30 luglio 2026 e dal 5 agosto sono state avviate le procedure di commissioning: dosimetria assoluta e relativa, acquisizione e inserimento dei dati nel software di pianificazione, test “end to end” e controlli di qualità.
Le attività si sono concluse il 25 settembre, consentendo l’avvio in sicurezza dei trattamenti sui pazienti. L’apparecchiatura - acquisita con fondi del Ministero della Salute - dispone di diverse energie di fotoni ed elettroni e di energie “Flatness Filter Free” (FFF), utilizzate per trattamenti radioterapici avanzati. Il lettino, dotato di sei gradi di libertà, permette di correggere il posizionamento del paziente non soltanto nelle tre dimensioni dello spazio, ma anche rispetto ai movimenti di rotazione, aumentando così l’accuratezza del set-up e la precisione del trattamento. Un ulteriore elemento di innovazione è rappresentato dai dispositivi per l’esecuzione di trattamenti con “controllo del respiro”.
Questa tecnologia permette di tenere conto dei movimenti respiratori durante l’irradiazione, aumentando l’accuratezza sul volume da trattare e favorendo una maggiore protezione degli organi sani situati in prossimità del bersaglio, in particolare nel torace e nell’addome superiore. Il nuovo acceleratore è inoltre il “gemello” dell’apparecchio già operativo nel Reparto di Radioterapia, sottoposto nel giugno 2026 a un aggiornamento del software e a nuove implementazioni tecnologiche. La configurazione delle due apparecchiature consente una maggiore flessibilità nella programmazione delle sedute e contribuisce ad assicurare la continuità dei trattamenti radioterapici. Sono attualmente due gli acceleratori lineari in dotazione alla UOC di Radioterapia del “Vito Fazzi”. Nel frattempo sono in corso i lavori di smantellamento e sostituzione di un terzo acceleratore, dismesso nell’agosto 2026, nell’ambito del percorso di rinnovamento e potenziamento tecnologico della Radioterapia.
“Con il nuovo acceleratore sarà possibile aumentare il numero di pazienti trattati con tecniche avanzate come IMRT, VMAT, Radioterapia Stereotassica e Radiochirurgia Stereotassica. L’acceleratore può essere impiegato nel trattamento di diverse patologie oncologiche e apre alla possibilità di successivi sviluppi per trattamenti più sofisticati anche in ambito oncoematologico e pediatrico. È quindi una dotazione strategica per il nostro reparto, resa possibile dal lavoro di squadra di tanti operatori e tante operatrici, di diverse competenze e aree della Asl. Rivolgo oggi un ringraziamento speciale ai nostri pazienti per la fiducia che hanno riposto nel nostro lavoro” ha dichiarato la Direttrice del Reparto di Radioterapia del Vito Fazzi, Angela Sardaro.
“L’entrata in funzione del nuovo acceleratore lineare rappresenta un investimento importante per la sanità pubblica e per la nostra Azienda e segna un ulteriore passo nel percorso di potenziamento dei trattamenti oncologici nella Asl Lecce. Mettere tecnologie sempre più avanzate al servizio delle competenze dei nostri professionisti e, soprattutto, offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più precisi ed efficaci è senz’altro motivo di orgoglio. Su questo solco intendiamo proseguire, perché la nostra ASL possa disporre di un’offerta sanitaria qualificata, tecnologicamente avanzata e a misura di paziente” ha dichiarato il Direttore Generale della Asl di Lecce, Gianluca Capochiani.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.8/100
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C
Valutazione
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Criteri Critici
È salpato stamani dalla stazione ferroviaria di Venezia il Vaporetto Rosa, aprendo ufficialmente l'Ottobre Rosa, mese della prevenzione del tumore al seno, giunto alla sua 12/a edizione. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore della prostata, SIUrO: screening con PSA va personalizzato in base al rischio Doctor33
In Italia si stimano ogni anno 87mila nuove diagnosi di tumori urologici (prostata, vescica, rene e testicolo), un insieme di patologie eterogenee per biologia e prognosi che richiedono percorsi diagnostici e terapeutici sempre più individualizzati. È stato questo il focus del XXXVI Congresso Nazionale della SIUrO che si concluderà il 3 ottobre a Torino.
Tra i temi più dibattuti c’è stata la questione dello screening per il carcinoma prostatico (il più diffuso tumore urologico maschile) su cui la società scientifica ha preso una posizione netta.
La posizione ufficiale SIUrO prevede un utilizzo del PSA contestualizzato al profilo individuale del paziente. «Un programma di screening basato sul solo PSA, rivolto indiscriminatamente alla popolazione maschile, non sarebbe appropriato», afferma Giovanni Pappagallo, Vicepresidente SIUrO. «Il bilancio tra benefici e danni risulterebbe sfavorevole, soprattutto per il rischio di sovradiagnosi e sovratrattamento, con costi rilevanti per il sistema sanitario. La sfida è individuare precocemente le forme clinicamente significative, per esempio per familiarità o per alcune mutazioni genetiche ereditarie come quelle del gene BRCA2».
Il Presidente Rolando Maria D'Angelillo sottolinea come «Vanno previsti criteri espliciti per l'avvio, la prosecuzione e la sospensione di questo esame in base all'età, alle comorbidità, al rischio individuale e alle preferenze della persona». Quando il PSA richiede approfondimenti, il percorso raccomandato prevede una risonanza magnetica multiparametrica prima di valutare l'indicazione alla biopsia.
Analoga cautela per la biopsia liquida. «Tra gli strumenti in studio c'è l'analisi del DNA tumorale circolante», spiega Orazio Caffo, Membro del Consiglio Direttivo SIUrO. «In contesti specifici potrebbe aiutare a monitorare la malattia o a identificare alterazioni molecolari; la sua utilità clinica va però definita per ciascuna indicazione».
Con l'allungamento della sopravvivenza nei tumori urologici, la qualità di vita è diventata un parametro clinico a pieno titolo. Particolare attenzione è dedicata al congresso alla preservazione della funzione sessuale, problema che riguarda entrambi i sessi e che la SIUrO inquadra come questione di coppia.
«La chirurgia oggi deve tenerne conto e dove possibile attuare procedure atte a garantire la preservazione della funzione sessuale», afferma Alberto Lapini, Coordinatore SIUrO Academy. «In tal senso operano la chirurgia robotica per il carcinoma prostatico e le tecniche chirurgiche meno demolitive utilizzabili in casi selezionati di carcinoma vescicale in ambo i sessi. Ma la sessualità può venir meno anche per trattamenti radioterapici o terapie sistemiche: riveste estrema importanza informare correttamente e offrire ai pazienti la possibilità di un percorso riabilitativo con farmaci specifici oltre a un supporto psicologico di coppia».
Il congresso ha dedicato infine una sessione specifica all'intelligenza artificiale in diagnostica uro-oncologica. «Gli algoritmi possono aiutare nella lettura delle immagini radiologiche e nell'identificazione di lesioni sospette, per esempio nella risonanza magnetica della prostata o nella TC del rene, oppure nella diagnosi anatomo-patologica», spiega D'Angelillo. «Le loro prestazioni dipendono però dal contesto e dai dati impiegati. Prima di un impiego esteso servono validazioni indipendenti e studi prospettici che ne valutino l'utilità clinica, la sicurezza e l'equità. L'IA può affiancare i professionisti e il team multidisciplinare nelle decisioni, senza sostituirne il giudizio clinico».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.5/100
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Valutazione
✅
Criteri Critici
Scoperti 28 tumori polmonari prima dei sintomi, il modello del San Camillo punta sulla diagnosi precoce insalutenews.it
Il programma dell’Azienda Ospedaliera prosegue con la fase 2: QR code di accesso anche negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie. La Regione Lazio valuta l’estensione ad altre strutture
Roma, 2 ottobre 2026 – Su 939 persone senza sintomi sottoposte a TC (la comune TAC) del torace a basso dosaggio, cioè con una quantità ridotta di radiazioni, 28 avevano un tumore del polmone, circa il 3%, mentre altre 5 mostravano neoplasie extrapolmonari. La quasi totalità è stata individuata a uno stadio ancora trattabile localmente. Sono i risultati del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, presentati a Roma il 29 settembre, che ora passa alla seconda fase con il coinvolgimento anche di medici di famiglia e farmacie.
Il percorso parte da un questionario online, compilato da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 TC del torace. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, tutti con approccio mininvasivo e con un ricorso rilevante alla chirurgia robotica; in due casi l’esame istologico ha poi documentato la natura benigna del nodulo.
“Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso – spiega Giuseppe Cardillo, Direttore della UOC Chirurgia Toracica – Il questionario disponibile online con risultato di idoneità al percorso immediata, la visita pneumologica e la valutazione multidisciplinare servono a fare l’esame giusto alla persona giusta e a evitare accertamenti inutili. Il risultato è che su 939 TC abbiamo individuato 28 tumori polmonari, di cui 27 al I stadio di malattia, pertanto curabili con un intervento mini-invasivo (per la maggior parte utilizzando il robot Da Vinci) e con una aspettativa di vita superiore al 90%, che significa in termini pratici guarire dal tumore del polmone: questo è il risultato straordinario del nostro progetto”.
“Questi risultati nascono da un confronto tra la Direzione aziendale e i professionisti che hanno creduto nel progetto – dice il Direttore Generale Angelo Aliquò – Abbiamo dimostrato che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale. Ora il passo successivo è portare i QR code di accesso negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie, per raggiungere le persone a rischio prima che compaiano i sintomi, e lavorare con la Regione perché questa esperienza possa diventare un modello replicabile anche in altre aziende, soprattutto nel Lazio”.
La “fase 2” del progetto
Il percorso di diagnosi precoce prevede anche l’accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo, per ridurre il rischio futuro intervenendo sul principale fattore prevenibile: il fumo.
La “fase 2” del progetto punta a portare la prevenzione fuori dall’ospedale. Il Direttore Generale Aliquò ha raccolto la disponibilità dei rappresentanti della medicina generale e della farmacia di comunità, indicando come prima azione operativa la diffusione dei QR code di accesso al progetto attraverso Medici di Medicina Generale, Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e farmacie.
L’Ordine dei Farmacisti ha espresso la disponibilità a partecipare con attività formative, diffusione del questionario e sensibilizzazione dei cittadini. L’obiettivo è passare da un modello basato sull’adesione spontanea a un sistema proattivo, che non lasci l’accesso alla diagnosi precoce al solo livello di informazione del singolo cittadino.
Numeri importanti
Il tema riguarda un numero di persone molto ampio. In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 42.000 nuovi casi di tumore del polmone, che resta una delle principali cause di mortalità oncologica (la prima per gli uomini, la seconda per le donne). Il nodo è il ritardo: una quota elevata delle diagnosi, circa l’80%, arriva quando la malattia è già in stadio avanzato, con conseguenze pesanti sulla prognosi e sulle possibilità di cura. Lo screening del tumore polmonare, che secondo i diversi studi riduce la mortalità del 20-24%, non rientra però tra quelli previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
La questione non riguarda soltanto la salute e il benessere delle persone, ma anche i costi e l’efficacia della sanità pubblica. Filippo Rumi, economista della Salute e Co-Founder & Partner di Altems Advisory, ha indicato per esempio che una revisione sistematica di circa 93 valutazioni economiche giudica favorevole alla costo-efficacia la TC a basso dosaggio nelle popolazioni ad alto rischio in 79 casi. Rumi ha precisato che costo-efficacia e riduzione immediata della spesa non coincidono.
La dott.ssa Maria Rita Migliorino, del Consiglio Direttivo di WALCE APS (Women Against Lung Cancer, associazione che cura iniziative di informazione e supporto per persone affette e per le loro famiglie e di sensibilizzazione per la popolazione), ha illustrato il nuovo PDTA regionale del tumore del polmone, pubblicato nel dicembre 2025 dopo circa dieci anni dal precedente aggiornamento.
Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha inserito il progetto in una riflessione più ampia su un Servizio Sanitario Regionale meno dipendente dall’ospedale e più orientato al territorio, manifestando la disponibilità ad approfondire una possibile estensione dell’esperienza del San Camillo ad altre strutture. Il confronto istituzionale proseguirà dopo la metà di ottobre.
Il convegno, organizzato da DreamCom, si è svolto con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, della FIMMG Sezione Provinciale di Roma e di WALCE.
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69.6/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al rene, vaccino personalizzato: 9 pazienti senza recidiva Pazienti.it
Un vaccino costruito a partire dalle caratteristiche specifiche del tumore di ogni singolo paziente, con l’obiettivo di insegnare al sistema immunitario a riconoscere eventuali cellule tumorali rimaste nell’organismo dopo l’intervento. È l’approccio sperimentato in un piccolo studio sul carcinoma renale a cellule chiare, la forma più comune di tumore del rene negli adulti.
I risultati sono ancora preliminari, ma hanno attirato l’attenzione perché, tra i nove pazienti trattati, nessuno ha sviluppato una recidiva nel periodo di osservazione, durato in media poco più di tre anni. Il dato, tuttavia, deve essere interpretato con molta cautela: lo studio era stato progettato soprattutto per valutare sicurezza e risposta immunitaria, non per dimostrare l’efficacia del vaccino nel prevenire il ritorno della malattia.
Nove pazienti ad alto rischio dopo la chirurgia
Tutti i partecipanti avevano ricevuto una diagnosi di carcinoma renale a cellule chiare ed erano stati sottoposti a intervento chirurgico con rimozione completa del tumore. Sette pazienti presentavano una malattia in stadio III, mentre due erano in stadio IV. Al momento dell’inizio della vaccinazione non risultavano segni rilevabili di tumore, ma il loro profilo clinico li collocava comunque in una categoria ad alto rischio di recidiva.
L’obiettivo dei ricercatori era intervenire proprio in questa fase, quando il tumore visibile era stato eliminato ma potevano eventualmente essere rimaste nell’organismo cellule tumorali troppo poche per essere individuate con gli strumenti diagnostici disponibili. Nel corso di un follow-up mediano di circa tre anni e quattro mesi, nessuno dei nove pazienti ha mostrato una recidiva.
È un risultato incoraggiante, ma non sufficiente a stabilire che il vaccino abbia realmente impedito il ritorno della malattia. Senza un gruppo di controllo non è infatti possibile sapere quanti pazienti avrebbero sviluppato una recidiva in assenza del trattamento sperimentale.
Come viene costruito un vaccino personalizzato contro il tumore
Il principio alla base del trattamento è molto diverso da quello dei vaccini tradizionali utilizzati contro le infezioni. Dopo l’intervento, i ricercatori hanno analizzato il tessuto tumorale prelevato da ciascun paziente alla ricerca di mutazioni capaci di produrre proteine differenti da quelle presenti nelle cellule sane.
Questi frammenti proteici vengono chiamati neoantigeni. Poiché derivano da alterazioni specifiche delle cellule tumorali, possono funzionare come una sorta di bersaglio attraverso il quale il sistema immunitario distingue il tumore dai tessuti normali.
Per ogni partecipante sono stati quindi selezionati neoantigeni specifici e utilizzati per realizzare un vaccino individuale, diverso da quello somministrato agli altri pazienti. L’obiettivo era generare una memoria immunitaria abbastanza duratura da permettere ai linfociti T di riconoscere e colpire eventuali cellule tumorali residue o ricomparse nel tempo.
Tutti i pazienti hanno sviluppato una risposta immunitaria
Il vaccino ha prodotto una risposta immunitaria in tutti e nove i partecipanti. I ricercatori hanno rilevato popolazioni di linfociti T capaci di riconoscere i bersagli contenuti nel vaccino e hanno osservato che queste risposte persistevano anche a distanza di anni.
Il dato più interessante è emerso quando il gruppo ha cercato di verificare se le cellule immunitarie fossero in grado di riconoscere non soltanto i frammenti proteici utilizzati durante gli esperimenti, ma il tumore reale del paziente. Per farlo sono state utilizzate cellule tumorali vive prelevate durante l’intervento e conservate attraverso congelamento.
In sette pazienti su nove, i linfociti T attivati dal vaccino sono risultati capaci di riconoscere anche le cellule del tumore originario. È un passaggio importante perché riconoscere un neoantigene isolato in laboratorio non significa automaticamente essere in grado di identificare l’intera cellula tumorale da cui quel bersaglio proviene.
Cinque pazienti hanno ricevuto anche ipilimumab
Il protocollo non è stato identico per tutti. Cinque dei nove pazienti hanno ricevuto, oltre al vaccino, anche ipilimumab, un farmaco immunoterapico, somministrato localmente vicino al punto di vaccinazione. Gli altri quattro hanno invece ricevuto soltanto il vaccino personalizzato.
Lo studio, però, era troppo piccolo per stabilire se l’aggiunta di ipilimumab abbia migliorato la risposta o modificato il rischio di recidiva. La fase 1 era stata infatti progettata principalmente per valutare sicurezza, tollerabilità e dose massima tollerata dell’ipilimumab somministrato localmente, oltre alla capacità del vaccino di generare una risposta immunitaria.
Gli effetti indesiderati osservati sono stati soprattutto lievi
Sul fronte della sicurezza, gli effetti correlati al trattamento più comuni sono stati reazioni nel punto dell’iniezione e sintomi temporanei simili a quelli influenzali. Nessuno dei partecipanti ha sviluppato un evento avverso correlato al trattamento di grado 3 o superiore.
Anche questo risultato dovrà però essere confermato in studi molto più ampi. Nove persone rappresentano un campione troppo piccolo per individuare effetti indesiderati rari o per definire con precisione il profilo di sicurezza di un trattamento destinato a una popolazione più numerosa.
Il tumore del rene offre meno bersagli rispetto ad altri tumori
Realizzare vaccini personalizzati contro il carcinoma renale presenta una difficoltà specifica. Questi tumori tendono infatti ad avere un numero inferiore di mutazioni rispetto a neoplasie come il melanoma, nelle quali strategie basate sui neoantigeni sono già state sperimentate.
Meno mutazioni significano, potenzialmente, meno bersagli utili da utilizzare per insegnare al sistema immunitario a riconoscere la malattia. Nonostante questo limite, i ricercatori sono riusciti a costruire un vaccino personalizzato per ognuno dei nove partecipanti.
Secondo David Braun della Yale University e Toni Choueiri del Dana-Farber Cancer Institute e della Harvard Medical School, l’obiettivo era creare un’immunità duratura contro antigeni specifici del tumore, abbastanza forte da generare una risposta antitumorale nel tempo.
Nessuna recidiva, ma non sappiamo ancora se sia merito del vaccino
Il dato clinico più evidente dello studio resta l’assenza di recidive osservata durante il follow-up. Tuttavia, proprio gli autori invitano a evitare conclusioni premature. Lo studio non prevedeva infatti un gruppo placebo o un gruppo trattato secondo lo standard di cura senza vaccino. Non è quindi possibile confrontare direttamente il numero di recidive osservate con quello che si sarebbe verificato senza vaccinazione.
Il fatto che tutti i pazienti abbiano sviluppato una risposta immunitaria dimostra che il vaccino riesce a stimolare il sistema immunitario. Il fatto che in sette casi i linfociti T riconoscessero anche le cellule tumorali originarie rafforza ulteriormente il segnale biologico.
Ma resta da dimostrare il passaggio più importante: che questa risposta immunitaria migliori concretamente la sopravvivenza o riduca il rischio di recidiva rispetto alle terapie attualmente disponibili.
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Ora servono studi molto più grandi
Il prossimo passaggio sarà verificare il principio su numeri molto più ampi di pazienti. Gli stessi ricercatori hanno indicato la necessità di confrontare i vaccini personalizzati con gli attuali standard terapeutici attraverso studi randomizzati, capaci di distinguere l’effetto del vaccino dall’evoluzione naturale della malattia o dagli altri trattamenti.
Tra i trial citati figura INTerpath-004, uno studio randomizzato più ampio che sta valutando un diverso vaccino personalizzato basato su mRNA.
In quel caso, i ricercatori confrontano vaccino più pembrolizumab con placebo più pembrolizumab, per capire se l’aggiunta della vaccinazione riesca effettivamente a migliorare gli esiti.
Una strada promettente, ma ancora sperimentale
Lo studio pubblicato su Nature dimostra soprattutto che è tecnicamente possibile produrre vaccini personalizzati anche per il carcinoma renale, nonostante il numero relativamente ridotto di mutazioni che caratterizza questo tumore.
Tutti i nove pazienti hanno sviluppato risposte immunitarie, in sette casi i linfociti T hanno riconosciuto anche il tumore originario e nessuna recidiva è stata osservata dopo un follow-up mediano di circa tre anni e quattro mesi.
Sono risultati che giustificano nuovi studi, ma non permettono ancora di parlare di una terapia capace di prevenire il ritorno del tumore.
Per capire se questi vaccini possano realmente cambiare la gestione del carcinoma renale dopo l’intervento serviranno studi randomizzati più grandi, follow-up più lunghi e un confronto diretto con le cure attuali.
Fonte
Nature - A neoantigen vaccine generates antitumour immunity in renal cell carcinoma