Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Prevenzione del tumore al colon: 6 abitudini a tavola e nello stile di vita che riducono drasticamente il rischio My-personaltrainer
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Perché la prevenzione parte dal colon: impatto e fattori di rischio Il tumore del colon-retto rappresenta una delle patologie oncologiche più diffuse nei Paesi sviluppati e una delle principali cause di mortalità a livello globale. Tuttavia, la letteratura scientifica offre una prospettiva ampiamente rassicurante: circa la metà dei casi potrebbe essere evitata adottando uno stile di vita sano e un'alimentazione mirata, ovvero con la cosiddetta prevenzione primaria. L'insorgenza della malattia dipende da un'interazione tra predisposizione genetica ed elementi ambientali modificabili. Se sui tratti ereditari non è possibile agire, sulle abitudini comportamentali di tutti i giorni si possiede un margine d'azione straordinariamente efficace. Le scelte quotidiane a tavola, la continuità dell'attività motoria e l'eliminazione degli agenti tossici agiscono direttamente sul microambiente cellulare e sullo stato infiammatorio dell'organismo, offrendo concrete possibilità di protezione a lungo termine.
Attività fisica regolare: stimolare il transito e le difese La sedentarietà prolungata costituisce un fattore di rischio rilevante per le patologie del canale digerente, poiché rallenta le funzioni fisiologiche e favorisce l'infiammazione di basso grado. Al contrario, la pratica costante di attività fisica agisce come un presidio preventivo fondamentale. A livello meccanico, il movimento corporeo stimola la peristalsi, migliorando la motilità e riducendo il tempo di stasi dei residui digestivi tossici. Oltre ai benefici meccanici, l'esercizio fisico riduce i livelli di citochine pro-infiammatorie e regola i valori ematici di insulina e dei fattori di crescita correlati. Le raccomandazioni internazionali indicano di praticare: Almeno 150-300 minuti a settimana di attività aerobica a intensità moderata (camminata veloce, nuoto, ciclismo).
di attività aerobica a intensità moderata (camminata veloce, nuoto, ciclismo). Esercizi di rafforzamento muscolare integrati regolarmente nella routine settimanale.
Controllo del peso forma: spegnere l'infiammazione viscerale Il mantenimento del peso forma rappresenta un pilastro essenziale per la prevenzione oncologica. Occorre prestare attenzione all'accumulo di grasso viscerale addominale, un tessuto metabolicamente attivo in grado di secernere molecole pro-infiammatorie. L'eccesso di adipe addominale si associa a insulino-resistenza e all'aumento di fattori di crescita che possono promuovere la formazione di polipi adenomatosi, precursori del tumore. Per una corretta valutazione è fondamentale affiancare all'Indice di Massa Corporea (BMI) il monitoraggio della circonferenza vita, i cui parametri di riferimento raccomandati sono: Inferiore a 88 cm per le donne .
. Inferiore a 102 cm per gli uomini. Mantenere il girovita entro questi limiti aiuta a spegnere l'infiammazione viscerale e riduce la stimolazione ormonale anomala sulle cellule dell'intestino.
Stop ad alcol e fumo: eliminare i principali agenti tossici L'eliminazione dei fattori tossici voluttuari completa in modo indispensabile la prevenzione primaria. L'alcol viene metabolizzato in acetaldeide, un composto tossico in grado di danneggiare la struttura del DNA delle cellule intestinali, ostacolare i meccanismi di riparazione genica e favorire mutazioni pericolose. Contemporaneamente, le sostanze nocive del fumo di sigaretta raggiungono la mucosa del colon per via ematica, incrementando lo stress ossidativo e l'infiammazione locale. Smettere di fumare e azzerare o ridurre drasticamente gli alcolici consente ai tessuti di avviare la rigenerazione cellulare, potenziando i benefici dell'alimentazione e dell'attività fisica.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Immunoterapia cerebrale, la nuova frontiera della litta all'Alzheimer: cos'è e perché offre nuove speranze Brevenews
Immunoterapia cerebrale, la nuova frontiera della litta all’Alzheimer: cos’è e perché offre nuove speranze. Una nuova ricerca condotta dalla Washington University di St. Louis porta l’attenzione sul ruolo del sistema immunitario nei processi di neurodegenerazione, suggerendo che bloccare il passaggio di alcune cellule immunitarie verso il cervello potrebbe contribuire a preservare i neuroni nei modelli di Alzheimer.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Neuron, ha esaminato il ruolo dei linfociti T nei topi con accumulo di proteina tau, caratteristica delle tauopatie. I ricercatori hanno scoperto che queste cellule immunitarie possono raggiungere il tessuto cerebrale seguendo segnali chimici specifici e che impedirne l’ingresso può limitare il danno neuronale.
Il meccanismo coinvolge la chemochina CXCL10 e il suo recettore CXCR3, presente sulla superficie dei linfociti T. Secondo i risultati, l’interazione tra le due proteine è necessaria affinché le cellule immunitarie raggiungano il cervello. Precedenti ricerche dello stesso gruppo avevano mostrato che i linfociti T si concentrano nelle aree cerebrali caratterizzate da elevati livelli di tau e sono associati alla degenerazione dei neuroni. In un articolo pubblicato su Nature Neuroscience, lo stesso team aveva inoltre indicato che queste cellule ricevono istruzioni dai linfonodi situati al di fuori del cervello.
Nel nuovo esperimento, gli scienziati hanno utilizzato un anticorpo diretto contro CXCR3, somministrandolo per diversi mesi a topi giovani che presentavano già accumuli di tau, ma non una marcata perdita neuronale. Il trattamento, effettuato ogni cinque giorni, ha ridotto di circa la metà il numero di linfociti T presenti nel cervello. Gli animali trattati hanno conservato circa il 40% in più di tessuto cerebrale nelle regioni coinvolte nella memoria e hanno mostrato minori segni di danno nervoso e migliori prestazioni in un test mnemonico..
L’anticorpo ha agito nella periferia del cervello
Un elemento rilevante è che il trattamento non ha modificato gli aggregati di proteina tau, rimasti simili a quelli osservati nei topi non trattati. I risultati suggeriscono quindi che il beneficio potrebbe derivare dalla riduzione dell’infiammazione e del danno provocato dall’infiltrazione delle cellule immunitarie, anziché dalla rimozione della tau.
L’anticorpo ha agito nella periferia del cervello senza penetrare nel tessuto cerebrale. Secondo gli autori, questo dato indica la possibilità di intervenire senza attraversare la barriera emato-encefalica, una struttura che ostacola il passaggio della maggior parte delle molecole nel sistema nervoso centrale.
Le tauopatie sono caratterizzate dall’accumulo della proteina tau. Nell’Alzheimer, i depositi di amiloide si formano tra i neuroni e possono favorire la comparsa di grovigli di tau all’interno delle cellule, contribuendo alla morte neuronale. Attualmente non esiste un trattamento capace di ridurre direttamente la neurodegenerazione nelle tauopatie.
I farmaci lecanemab e donanemab agiscono invece sulla proteina amiloide e possono rallentare il declino cognitivo. Secondo quanto riportato nello studio, non prevengono però la morte neuronale né intervengono sulle tauopatie primarie, nelle quali la tau si accumula senza amiloide.
Possibili terapie mirate
David M. Holtzman, autore principale della ricerca, ha sottolineato che i risultati potrebbero giustificare l’esplorazione di terapie mirate ai linfociti T. Farmaci capaci di agire su queste cellule sono già utilizzati in alcune malattie autoimmuni, tra cui la sclerosi multipla, ma le tauopatie non sono considerate patologie autoimmuni.
Eric Topol, autorità mondiale nel campo della longevità, ha evidenziato su X il possibile significato di queste scoperte per l’immunoterapia cerebrale e per la prevenzione delle malattie neurodegenerative. Gli autori precisano però che i risultati sono stati ottenuti esclusivamente in un modello animale e non dimostrano ancora un’efficacia nell’uomo.
Saranno quindi necessari ulteriori studi per stabilire se il blocco di CXCR3 possa essere sicuro e utile nei pazienti con Alzheimer o altre tauopatie. La ricerca indica comunque un possibile approccio periferico: intervenire sulle cellule immunitarie prima che raggiungano il cervello, senza dover necessariamente eliminare la proteina tau e senza progettare farmaci capaci di attraversare la barriera emato-encefalica.
Il dato apre così una linea di ricerca centrata sull’interazione tra sistema immunitario e tessuto nervoso, da verificare attraverso studi futuri prima di considerare questa strategia applicabile alla prevenzione o al trattamento delle malattie neurodegenerative nell’uomo.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Responsible fuori dal tunnel, Petracca: cure assicurate e non solo, modello vincente PrimoPiano Molise
Presidente Stefano Petracca, con una interpellanza il consigliere regionale Massimo Romano solleva il tema della continuità assistenziale nell’ospedale che lei presiede. È sicuramente utile, dunque, chiederle innanzitutto qual è la situazione attuale e quali garanzie potete dare ai pazienti che si affidano a Responsible Research Hospital?
«La preoccupazione del consigliere Romano per la continuità delle cure è comprensibile e merita una risposta precisa: non c’è stata e non ci sarà alcuna interruzione dell’attività, né in radioterapia né negli altri servizi dell’ospedale. I pazienti continuano e continueranno a essere assistiti secondo il preciso incarico che la struttura ha ricevuto. Il Responsible Research Hospital è una struttura sanitaria accreditata con il sistema sanitario e svolge una funzione di pubblico servizio essenziale e vitale per i cittadini».
Secondo quanto riportato dal consigliere Romano, le misure protettive sono scadute ieri, 1° ottobre. Cosa è cambiato dalla data di ieri?
«Anche questa affermazione merita chiarezza. Responsible è pienamente operativo anche dopo il 1° ottobre. Come ben noto, stiamo affrontando un percorso di ristrutturazione e risanamento attraverso la procedura formale di composizione negoziata della crisi, un percorso che ha una durata di un anno ed è in dirittura d’arrivo. Come da prassi, le misure protettive sono state concesse per permettere a Responsible e tutti gli stakeholder coinvolti di strutturare una soluzione condivisa nell’interesse comune di preservare e garantire un futuro ad una realtà così importante per il territorio. Grazie all’impegno e la grande collaborazione di tutti i nostri partner commerciali, finanziari e istituzionali, sono fiducioso che a breve saremo in grado di fornire informazioni formali a riguardo».
Presidente, ogni interrogativo che riguarda Responsible parte della premessa che la proprietà è un fondo svizzero, come un prerequisito di zone d’ombra: ci dice una volta per tutte di chi è RRH? Perché Responsible Capital AG, la società madre, è svizzera?
«La ringrazio per questa domanda, è la prima persona a farmela direttamente. E finalmente posso fare chiarezza. Gli azionisti di Responsible Capital AG sono due: il sottoscritto, Stefano Petracca, che detiene oltre l’80% del capitale ed esercita il controllo della società, e Joseph Mansueto, che detiene il restante capitale. Responsible Capital AG non è un fondo, è una società per azioni di diritto svizzero. La scelta della Svizzera non risponde a particolari ragioni legate all’investimento in Molise, ma alla mia storia personale e professionale: sono figlio di emigrati italiani, sono nato e cresciuto in Svizzera, e lì ho maturato la mia esperienza professionale. È stato quindi naturale costituire in Svizzera il veicolo societario attraverso il quale avviare questa attività. La ragione per cui tali informazioni non sono reperibili attraverso le ordinarie fonti societarie pubblicamente consultabili risiede nel fatto che l’azionariato delle società per azioni svizzere non è soggetto alle medesime forme di pubblicità previste da altri ordinamenti. Peraltro, in occasione dell’acquisizione della struttura sanitaria di Campobasso, Responsible Capital è stata sottoposta alle verifiche previste dall’ordinamento italiano, comprese quelle relative alla normativa “Golden Power” e ai requisiti richiesti nell’ambito della voltura dell’accreditamento istituzionale. Quindi è evidente che abbiamo fornito ogni informazione indispensabile, e non ci sono segreti. Gli esponenti politici che pubblicamente hanno ripetutamente sollevato dubbi sulla proprietà di Responsible e persino promosso azioni giudiziarie, accessi agli atti, hanno pubblicizzato tutto pubblicamente. Non hanno considerato che ci sono compliance che, se si tratta di trasferire atti formali, diventano formali anch’essi, e dobbiamo rispettarli. Se negli ultimi quattro anni mi avessero contattato, sarei stato lieto di incontrarli e mettere alla loro visione tutta la documentazione di cui necessitano.Non lo hanno fatto e io e li ho mai incontrati. Mi sarebbe piaciuto farlo ma io ho grande rispetto per la politica, e faccio solo la mia parte».
È vero che state trattando la cessione della radioterapia?
«Confermo che ci sono trattive in corso. Durante il percorso di ristrutturazione, per rafforzare a lungo termine la struttura societaria e l’offerta sanitaria di Responsible, tra le varie opzioni, abbiamo trovato l’intesa con un investitore e partner industriale altamente specializzato, leader europeo in ambito radioterapico che permetterà di valorizzare ancor di più la radioterapia del Responsible Research Hospital come centro di eccellenza e punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale. Non stiamo alienando un bene ma si tratta di una vera partnership societaria. E anche in questo caso facciamo chiarezza estrema: non sono a rischio posti di lavoro. I partner istituzionali sono informati, stiamo seguendo il percorso previsto dalla legge. Noi rispettiamo norme e requisiti».
Il resoconto dell’interpellanza indica debiti per 72 milioni. Conferma questa cifra?
«La documentazione ufficiale sulla composizione negoziata della crisi indica la massa debitoria in assoluta trasparenza per i creditori interessati. Con la stessa trasparenza confermo la sostanza della massa debitoria. È importante comprendere che si tratta di una stratificazione debitoria formata in decenni, e rende ancora più visibile la razionalità della procedura formale intrapresa. Abbiamo scelto di risolvere in maniera definitiva la crisi e mettere le basi per un futuro certo per tutti: dipendenti, partner commerciali, finanziari e istituzionali. Arrivati all’imminente chiusura della procedura, l’adesione agli accordi è quasi totalitaria, e porta ad una ristrutturazione ordinata del debito».
In questi mesi la proprietà non è stata focalizzata unicamente sulla procedura di ristrutturazione, ma in diversi ambiti avete continuato ad investire.
«Il risanamento di un’azienda non è solo ristrutturazione del debito. È fatta di risposte e responsabilità con la quale mettiamo in pari le questioni del passato, ma è anche quella di avere una visione futura. L’intento è quello di avere una struttura che offre sanità di eccellenza e che non torni in una situazione di tensione finanziaria. Abbiamo investito in tecnologia e risorse. Oggi, a Campobasso c’è il Da Vinci 5, cioè il massimo della robotica mondiale. Magari ancora non tutti lo sanno ma, in Responsible, la chirurgia robotica ad alta complessità lavora a pieno regime, con interventi per tumori ginecologici, dello stomaco, dell’intestino, del pancreas e del polmone. Mentre c’è chi continua a polemizzare a strascico guardando al passato, i nostri professionisti hanno la possibilità di lavorare nel futuro, e nel futuro portano la vita dei pazienti. Oggi offriamo in Molise trattamenti per i quali i pazienti avrebbero altrimenti dovuto rivolgersi a strutture fuori regione. Abbiamo rafforzato il dipartimento oncologico con nuove figure apicali di altissimo livello e manteniamo un dipartimento cardiovascolare tra i migliori della nazione».
Nel frattempo, per essere chiari, abbiamo tutelato i livelli occupazionali. Anzi, stiamo lavorando per acquisire nuovo personale medico, infermieristico, e altri profili professionali altamente qualificati, per rafforzare l’attività della struttura.
State anche rafforzando il rapporto con Unimol?
«Sì. C’è infatti un’altra cosa che credo dovrebbe rendere orgoglio ogni molisano: grazie all’Università del Molise stiamo realizzando un hub eccezionale dove assistenza e formazione camminano insieme. È in corso il trasferimento presso RRH di corsi di laurea dell’Università del Molise. Stiamo parlando dei nostri giovani, del futuro della nostra terra, che vengono qui a costruire il loro futuro e realizzare quello dell’assistenza della popolazione di domani. Anche questo è continuità assistenziale, un impegno che stiamo sostenendo concretamente attraverso l’attività quotidiana dei reparti e il rafforzamento del personale. È su questi fatti che vogliamo rassicurare i pazienti e le loro famiglie. In questi mesi stiamo lavorando insieme alla Regione e all’Università per trovare modelli per integrare i nostri spazi e servizi in maniera concreta e fattiva, nell’interesse della comunità.
Ecco: noi siamo dalla parte dei cittadini, l’investimento è stato fatto qui perché questa è la nostra terra d’origine e perché vogliamo dimostrare a tutti che qui è possibile investire, crescere, fare crescere, dare valore. È innegabile che abbiamo avuto e stiamo affrontando molte difficoltà. Oggi ci siamo. E dimostreremo di essere un modello vincente. Dimostreremo che, nonostante difficolta e resistenze, il Molise è una regione dove è possibile vivere e costruire futuro».
ritai
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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La cura oltre la terapia: all’Istituto Tumori di Bari arrivano i trattamenti di oncoestetica gratuiti BariToday
Non un semplice make-up ma trattamenti specifici per chi è in cura per un tumore. E' l'iniziativa rivolta ai pazienti dell'Istituto Tumori 'Giovanni Paolo II' che, grazie alla disponibilità di tre associazioni, potranno beneficiare di sedute gratuite di oncoestetica.
Cure specializzate per pelle e unghie
Le attività sono promosse dalle associazioni Gemme Dormienti, Acto Puglia e Walce, in collaborazione con il Centro di Servizio al Volontariato San Nicola Ets, e sono state finanziate attraverso una raccolta fondi solidale. I trattamenti vengono eseguiti da estetiste professioniste certificate APEO, l’Associazione Professionale di Estetica Oncologica, specializzate nel trattamento di pelle e unghie danneggiate da radioterapia e chemioterapia.
Le sedute di oncoestetica seguono infatti protocolli clinicamente testati, certificati e validati, messi a punto per persone che sono o sono state sottoposte a terapie oncologiche e interventi chirurgici. I trattamenti più comuni riguardano la cura della pelle, per ridurre i danni da tossicità dei farmaci, la cura delle unghie, per prevenire fragilità e infezioni, i massaggi linfodrenanti per trattare il lipedema, il make up correttivo per ridefinire ciglia e sopracciglia perse.
"Attenzione al benessere globale del paziente"
"Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di queste generose associazioni perché i trattamenti di oncoestetica arricchiscono i servizi e le prestazioni che offriamo per il benessere globale del paziente, che comprende la cura della malattia ma anche il suo benessere emotivo, la cura dell’immagine del sé, in definitiva la qualità della sua vita. Si tratta inoltre di una buona occasione per valorizzare il ruolo delle associazioni dei pazienti che, laddove possibile, concorrono alla progettazione di servizi da rendere ai pazienti", commenta il direttore generale dell'Irccs 'Giovanni Paolo II', Tommaso Stallone.
"La cura non può fermarsi alla terapia. Quando una persona affronta un percorso oncologico, porta con sé paure, cambiamenti, fragilità e anche un rapporto diverso con il proprio corpo. Per questo iniziative come quella che presentiamo oggi hanno un valore che va oltre il trattamento estetico: significa prendersi cura della persona nella sua interezza. Non parliamo semplicemente di trucco o di bellezza, ma di trattamenti specifici realizzati da professioniste certificate APEO, formate per intervenire sulla pelle e sulle unghie che possono essere danneggiate dalle terapie oncologiche. È un supporto concreto che può contribuire a migliorare il benessere e la qualità della vita delle pazienti", afferma la vicepresidente del Consiglio regionale della Puglia, Elisabetta Vaccarella.
La sinergia fra associazioni
L’iniziativa, come detto, è stata finanziata da tre associazioni attive in ambito oncologico: Gemme Dormienti, che si occupa di preservazione della fertilità, Acto Puglia, che si occupa di tumore ovarico, Walce, specializzata in tumore del polmone. A contribuire anche il Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS.
"La presentazione di oggi rappresenta un momento di profonda bellezza e di autentica vicinanza alle pazienti del nostro Oncologico - afferma la presidente del Csv San Nicola, Rosa Franco - L’oncoestetica non è un mero intervento estetico, ma un gesto di cura integrata, un'opportunità per riappropriarsi della propria identità, della propria forza e del proprio benessere nei momenti di maggiore fragilità. Restituire un sorriso o uno sguardo di confidenza a chi sta affrontando un percorso di cura significa prendersi cura della persona nella sua interezza, sostenendone la dignità e la vita. Desidero rivolgere un ringraziamento di cuore a tutte le associazioni di volontariato che hanno unito le forze per rendere possibile questo progetto. La collaborazione dimostrata oggi è la testimonianza più limpida del valore inestimabile del Terzo Settore: un tessuto fatto di generosità, competenza e cura verso il prossimo. Il volontariato non è solo un supporto logistico o assistenziale, ma è l’anima pulsante della nostra comunità, quel filo invisibile che unisce le persone e trasforma la solidarietà in azioni concrete di speranza e rinascita".
Come accedere alle sedute
I trattamenti sono destinati ai pazienti in cura e si terranno, per due pomeriggi al mese, nella palestra dell’ambulatorio di medicina fisica e riabilitazione, al piano terra dell’Istituto. Saranno i medici o gli infermieri a segnalare, secondo la storia clinica e personale di ognuno, i pazienti che avranno accesso al servizio. È possibile richiedere informazioni via mail all'indirizzo appuntamenti.oncoestetica.bari@gmail.com.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Ripensare l'oncologia: a Salerno un confronto su innovazione, multidisciplinarietà e continuità delle cure Nurse Times
Il prossimo 26 ottobre, all’Università degli Studi di Salerno, professionisti ed esperti si confronteranno sui nuovi scenari dell’assistenza oncologica. Tra i temi: competenze specialistiche infermieristiche, PDTA, ricerca, telemedicina, intelligenza artificiale e continuità delle cure.
Ripensare l’oncologia significa oggi andare oltre la sola evoluzione delle terapie: è interrogarsi su come costruire percorsi capaci di accompagnare la persona lungo tutte le fasi della malattia, integrando competenze, professionisti, tecnologie e modelli organizzativi.
Con questa prospettiva nasce il convegno “Ripensare l’oncologia: innovazione, multidisciplinarietà e continuità delle cure”, in programma lunedì 26 ottobre 2026 nell’Aula delle Lauree della facoltà di Medicina, odontoiatria e chirurgia dell’Università degli Studi di Salerno, a Baronissi.
Particolarmente rilevante, in questa prospettiva, è lo spazio riservato alle professioni sanitarie e alle scienze infermieristiche. Tra i temi affrontati nella prima parte della giornata figura infatti il contributo dell’organizzazione all’esercizio delle competenze specialistiche cliniche dell’infermiere, con l’intervento di Giorgio Magon dedicato al passaggio dalla “competenza posseduta” alla “competenza esercitata”.
Lo sguardo si allargherà quindi alle molte dimensioni che concorrono alla presa in carico oncologica. Luigi Schiavo approfondirà le strategie nutrizionali e il possibile ruolo dei modelli dietetici nella progressione tumorale e nella risposta ai trattamenti, mentre Stefano Pepe porterà l’attenzione sui PDTA e sulla sicurezza delle cure nell’esperienza della Rete Oncologica Campana.
Uno spazio specifico sarà inoltre dedicato al rapporto tra associazionismo, dati, evidenze, nursing-sensitive outcomes e intelligenza artificiale, con l’intervento di Rosario Caruso. L’innovazione attraverserà trasversalmente il programma.
Valeria Conti affronterà invece il tema dell’appropriatezza farmacologica, dalla corretta somministrazione alla personalizzazione della terapia, mentre Roberta Tarallo approfondirà prevenzione e diagnostica molecolare nelle sindromi ereditarie di predisposizione ai tumori.
Uno spazio sarà riservato anche alla telemedicina nell’assistenza alla persona con patologia oncologica, con Alessia Bramanti, mentre Maria Carmela Piccirillo si concentrerà sul ruolo di AIOM nella tutela dei pazienti, nella qualità delle cure e nella formazione degli operatori sanitari.
Nel pomeriggio il confronto si sposterà in maniera ancora più evidente sull’integrazione tra ricerca, pratica clinica e organizzazione. Vincenzo Andretta e Maria Consiglia Calabrese affronteranno il tema “Ricerca scientifica e contesti di cura: multidisciplinarietà quale prospettiva per l’organizzazione, la clinica e la riabilitazione”. Seguiranno approfondimenti sulle tecnologie multi-omiche applicate all’oncologia di precisione.
A seguire Rocco Capasso interverrà su “Dalla teoria al percorso. Il ruolo dell’infermiere specialista in oncologia nella continuità delle cure”. Un tema particolarmente attuale, perché pone al centro non soltanto l’acquisizione di competenze avanzate, ma la loro concreta traduzione all’interno dei percorsi assistenziali e nella presa in carico della persona con patologia oncologica.
Il programma comprende inoltre la gestione degli accessi vascolari e dei farmaci antiblastici, il ruolo dello psico-oncologo nel modello dell’oncologia diffusa e le applicazioni dell’intelligenza artificiale nella diagnosi e nell’assistenza del dolore oncologico.
Il convegno riunirà rappresentanti del mondo universitario, delle aziende sanitarie, degli Irccs, delle professioni e delle associazioni. La segreteria scientifica sarà composta da Annibale Puca, Giovanni Nassa, Roberta Tarallo, Annamaria Salvati e Vincenzo Andretta. Il comitato organizzativo vedrà la partecipazione di numerosi professionisti provenienti dal mondo sanitario.
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Anna Arnone
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Al via il mese della prevenzione del tumore al seno VeneziaToday
Ha preso ufficialmente il via oggi, con il viaggio inaugurale del vaporetto rosa, l'Ottobre Rosa del Comune di Venezia, mese della prevenzione del tumore al seno, celebrato in città dal 2015. Al taglio del nastro erano presenti, tra gli altri, l'assessora alla Coesione sociale, Ermelinda Damiano, il direttore della Prevenzione dell'Ulss 3, Vittorio Selle, il direttore della 'breast unit' del distretto sanitario, Gianpaolo Papaccio, e Fabio Sacco, presidente di Alilaguna, che mette a disposizione il vaporetto.
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«È la dodicesima edizione e se siamo arrivati qui è grazie alla grandissima collaborazione che si è creata attorno a questo evento lungo trenta giorni - ha detto Damiano -. È certamente un momento a supporto della medicina e della scienza, ma soprattutto è un percorso che l'amministrazione fa insieme ai cittadini, ai tanti volontari, alle associazioni del nostro territorio, ai comuni della Città metropolitana e all'azienda sanitaria».
Il viaggio del vaporetto rosa
Il battello anche quest'anno toccherà tutte le isole e Chioggia, ma sarà anche protagonista alla Venice Hospitality Challange e alla VeniceMarathon. A bordo si effettua il controllo senologico gratuito con i medici della “breast unit” dell'Ulss 3, con l'aiuto delle volontarie di Avapo e Lilt. Le visite vengono effettuate solo su prenotazione, telefonando dal lunedì al venerdì, dalle ore 8.30 alle 12.30, alla segreteria Lilt allo 041 958443. Il vaporetto farà tappa a Chioggia martedì 6 ottobre, dalle ore 14 alle 16; il 13 a Sacca Fisola, sempre dalle 14 alle 16; il 20 a Sant'Erasmo dalle 13.30 alle 14.30, e a Burano dalle 15 alle 16; il 27 ottobre a Malamocco, ancora dalle 14 alle 16.
Spot . . . . . .
Sulla strada della prevenzione corrono anche l'autobus rosa e il camper della Lilt. Gli eventi dell'Ottobre Rosa si terranno anche a Campolongo Maggiore, Martellago, Mirano, Mira, Cona, Noale, Campagna Lupia, Santa Maria di Sala, Camponogara, Fossò, Pianiga, Marcon, Vigonovo, Spinea, Stra, tutti organizzati dalle amministrazioni e dalle associazioni.
L'Ottobre Rosa di Venezia è diventato un “evento modello” e un grande strumento di comunicazione vista l'internazionalità della città. Ma per i medici è soprattutto un modo per raggiungere obiettivi importanti: nell'Ulls 3 l'adesione agli screening arriva anche al 60%, e le raccolte fondi hanno permesso l'acquisto di strumentazioni fondamentali, che hanno contribuito a fare della “breast unit” veneziana la prima in Italia. «Il messaggio che mi sento di rivolgere a tutti è quello di avere cura di sé - ha continuato Damiano -. Bisogna controllarsi, prestare attenzione ai cambiamenti del proprio corpo e non sottovalutare la salute. E poi c’è un secondo appello, che riguarda tutta la comunità: non voltarsi dall’altra parte davanti a chi sta vivendo una malattia».
Tra gli eventi di quest'anno, il VII Trofeo nazionale Lilt, all'interno del XII Venice International Dragon Boat Festival ospitato quest'anno proprio a Venezia, davanti a Campo Sant'Alvise, il 3 e 4 ottobre. L'11 ottobre, alle ore 11, si terrà il corteo delle Donne in rosa in Canal Grande. La Camminata in rosa a Venezia, il 18 ottobre: partenza alla stazione di Santa Lucia alle ore 10. I 100 appuntamenti che cadenzano il calendario dell'Ottobre Rosa 2026 sono consultabili nelle pagine dedicate sul sito del Comune di Venezia.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore della vescica: test sulle urine basato su Rna e nuove informazioni su diagnosi e risposta alle cure My-personaltrainer
Quando si parla di tumore della vescica, una delle esigenze più concrete è capire in tempi rapidi se la malattia è presente e, soprattutto, come sta evolvendo durante o dopo le cure. Nella pratica clinica, disporre di strumenti capaci di affinare la diagnosi e il monitoraggio può fare la differenza nel pianificare controlli e trattamenti. In questa direzione si inserisce un nuovo test sulle urine descritto inNature Medicine, che punta a rendere più accurata e tempestiva l’identificazione del cancro alla vescica e a fornire indicazioni utili sulla risposta alle terapie. L’esame è stato messo a punto dalla Stanford University e dal Veterans Affairs Palo Alto Health Care System. Il test misuraframmenti di Rnarilasciati dalle cellule tumorali nell’urina e viene presentato come un’evoluzione di sistemi già avanzati, come la biopsia liquida, che cerca il Dna tumorale in fluidi biologici come il sangue. Secondo quanto spiegato dal coordinatore dello studio Maximilian Diehn, mentre “Misurare il Dna tumorale nelle urine può dirci se è presente un cancro”, l’analisi dell’Rna può dire “non solo se un cancro è presente, ma anche cosa sta facendo”. La metodica è stata valutata su 683 campioni di urina. Nei test è stata in grado di identificare correttamente il 95% dei casi di cancro alla vescica. Oltre all’identificazione della malattia, l’esame ha individuato anche la malattia residua, cioè le cellule tumorali ancora presenti durante o dopo un trattamento oncologico. Un ulteriore aspetto riguarda la possibilità di orientare le decisioni terapeutiche. Sulla base delle caratteristiche degli Rna, l’esame sembra infatti in grado di identificare i pazienti che risponderanno al trattamento con l’immunoterapia, che nel caso del tumore della vescica può essere particolarmente impegnativa. Joseph Liao, tra gli autori dello studio, sottolinea che “Attualmente non esistono marcatori biologici raccomandati o approvati per il monitoraggio. I trattamenti sono incredibilmente gravosi, sia fisicamente sia finanziariamente”. E aggiunge: “Se riusciamo a guidare queste scelte, abbiamo il potenziale per aiutare sia i pazienti che i medici”. In termini generali, i test che cercano materiale genetico tumorale in campioni come sangue o urina rientrano nell’approccio della cosiddetta biopsia liquida. L’idea di base è utilizzare segnali biologici rilasciati dalle cellule neoplastiche per ottenere informazioni utili a supporto della diagnosi, del monitoraggio della malattia e, in alcuni casi, della previsione di risposta alle terapie. Resta centrale il fatto che questi strumenti, per entrare nella pratica clinica, devono dimostrare prestazioni e utilità nei percorsi reali di cura e integrarsi con i metodi già utilizzati, secondo le indicazioni degli specialisti. Tutte le news di MypersonalTrainer su Google Tutti gli aggiornamenti su fitness, salute, alimentazione e benessere.
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Criteri Critici
Tumore al polmone, al San Camillo individuati 28 casi senza sintomi con la diagnosi precoce romatoday.it
Su 939 persone senza sintomi sottoposte a TC - la comune Tac - del torace a basso dosaggio, cioè con una quantità ridotta di radiazioni, 28 avevano un tumore del polmone, circa il 3%, mentre altre cinque mostravano neoplasie extrapolmonari. La quasi totalità è stata individuata a uno stadio ancora trattabile localmente. Sono i risultati del programma di diagnosi precoce condotto dall’ospedale San Camillo Forlanini, che ora passa alla fase due.
Il piano di diagnosi precoce
Il percorso parte da un questionario online, compilato da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 TC del torace. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, tutti con approccio mininvasivo e con un ricorso rilevante alla chirurgia robotica; in due casi l’esame istologico ha poi documentato la natura benigna del nodulo.
“Non abbiamo semplicemente offerto una TC del torace: abbiamo costruito un percorso - spiega Giuseppe Cardillo, direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia toracica del San Camillo -. Il questionario disponibile online con risultato di idoneità al percorso immediata, la visita pneumologica e la valutazione multidisciplinare servono a fare l’esame giusto alla persona giusta e a evitare accertamenti inutili. Il risultato è che su 939 TC abbiamo individuato 28 tumori polmonari, di cui 27 al primo stadio di malattia, pertanto curabili con un intervento mini-invasivo, per la maggior parte utilizzando il robot Da Vinci, e con una aspettativa di vita superiore al 90%, che significa in termini pratici guarire dal tumore del polmone: questo è il risultato straordinario del nostro progetto”.
Il direttore generale: “Ora andiamo al passo successivo del progetto”
“Questi risultati nascono da un confronto tra la Direzione aziendale e i professionisti che hanno creduto nel progetto – commenta il direttore generale del San Camillo Forlanini, Angelo Aliquò -. Abbiamo dimostrato che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale. Ora il passo successivo è portare i Qr code di accesso negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie, per raggiungere le persone a rischio prima che compaiano i sintomi, e lavorare con la Regione perché questa esperienza possa diventare un modello replicabile anche in altre aziende, soprattutto nel Lazio”.
La “fase 2” del progetto
Il percorso di diagnosi precoce prevede anche l’accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo, per ridurre il rischio futuro intervenendo sul principale fattore prevenibile: il fumo. La “fase 2” del progetto punta a portare la prevenzione fuori dall’ospedale. Il direttore generale Aliquò ha raccolto la disponibilità dei rappresentanti della medicina generale e della farmacia di comunità, indicando come prima azione operativa la diffusione dei Qr code di accesso al progetto attraverso i medici di medicina generale, le aggregazioni funzionali territoriali (Aft) e le farmacie. L’Ordine dei farmacisti ha espresso la disponibilità a partecipare con attività formative, diffusione del questionario e sensibilizzazione dei cittadini. L’obiettivo, fanno sapere dal San Camillo, è passare da un modello basato sull’adesione spontanea a un sistema proattivo, che non lasci l’accesso alla diagnosi precoce al solo livello di informazione del singolo cittadino.
Numeri importanti
Il tema riguarda un numero di persone molto ampio. In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 42.000 nuovi casi di tumore del polmone, che resta una delle principali cause di mortalità oncologica (la prima per gli uomini, la seconda per le donne). Il nodo è il ritardo: una quota elevata delle diagnosi, circa l’80%, arriva quando la malattia è già in stadio avanzato, con conseguenze pesanti sulla prognosi e sulle possibilità di cura. Lo screening del tumore polmonare, che secondo i diversi studi riduce la mortalità del 20-24%.
Il tema è stato al centro di un incontro che si è svolto lo scorso 29 settembre, a cui hanno partecipato Filippo Rumi, economista della salute e co-founder & partner di Altems Advisory, la dottoressa Maria Rita Migliorino, del consiglio direttivo di Walce Aps (Women against lung cancer, associazione che cura iniziative di informazione e supporto per persone affette e per le loro famiglie e di sensibilizzazione per la popolazione). Presente anche il presidente del consiglio regionale Antonello Aurigemma, che ha dato disponibilità ad approfondire una possibile estensione dell’esperienza del San Camillo ad altre strutture. Il confronto istituzionale proseguirà dopo la metà di ottobre.
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D’Antona Europa Donna Italia | Dopo la diagnosi 88% pazienti chiede più informazioni sul cancro seno Zazoom Social News
(Adnkronos) – "Una donna al momento della diagnosi, nell'88% dei casi, chiede di avere maggiori informazioni. Se poi andiamo a vedere qual è l’informazione specifica sul suo rischio di recidiva, lì vediamo che la percentuale si abbassa: siamo al 60%. La cosa importante che emerge è la percezione netta, da parte della paziente, di voler avere un dialogo, un ponte con il proprio medico, ma oggi vediamo che solo il 24% delle donne, quindi circa una su 4, riesce ad avere questo dialogo con il medico". Così Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia, commenta i risultati della ricerca Iqvia sul tumore al seno He+Her2− in fase iniziale, promossa da Novartis Italia in occasione del Breast Cancer Awareness Month. 🔗 Leggi su Periodicodaily.com
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Tumori: DAntona (Europa Donna Italia), test genomici siano inseriti nei Lea
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Cancro seno, oncologa Toss: "70% casi diagnosticati in fase precoce, ma resta il rischio recidiva" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 2 ott. (Adnkronos Salute) - "Oggi, il 70% dei tumori della mammella che vengono diagnosticati sono in stadi molto precoci, primi o secondi. E questo fa sì che il rischio di recidiva di malattia sia decisamente basso e le probabilità di guarigione elevatissimo. Purtroppo però, il rischio di recidiva rimane, seppur molto piccolo". Lo ha detto Angela Toss, professoressa dell’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e oncologa medica presso l’Aou di Modena, in occasione della presentazione dei risultati della ricerca Iqvia sul tumore al seno He+/Her2− in fase iniziale, promossa da Novartis Italia in occasione del Breast Cancer Awareness Month, il mese di ottobre dedicato alla consapevolezza sul tumore al seno.
Quando c’è una recidiva, "significa che queste malattie si possono ripresentare a distanza di tempo, a volte di mesi, a volte di anni dalla diagnosi, a livello della mammella, oppure nei linfonodi limitrofi oppure anche a distanza in altri organi - chiarisce Toss - Per fortuna nel corso degli ultimi anni sono state sviluppate e portate a termine molte ricerche che hanno consentito di trovare delle strategie per ridurre in maniera efficace questo rischio di recidiva. La prima riguarda il ricorso ai test genomici che oggi ci consentono di risparmiare la chemioterapia a un gran numero di donne che non hanno bisogno di fare la chemioterapia dopo l'intervento chirurgico e che, pertanto, oggi possono evitare un trattamento così tossico. Abbiamo inoltre imparato a gestire la durata dei trattamenti endocrini: per esempio, li portiamo anche nelle pazienti che lo tollerano bene, anche oltre i 5 anni canonici - continua l’oncologa - E poi c’è anche l'arrivo di nuovi farmaci biologici a target molecolare, come gli inibitori delle chinasi ciclino-dipendenti 4/6, per esempio, o i Parp-inibitori".
Alcune sfide però "rimangono aperte e riguardano soprattutto la personalizzazione dei trattamenti che abbiamo a disposizione - sottolinea Toss - In alcune donne, per esempio, possiamo omettere la chemioterapia, in altre invece abbiamo la necessità di prolungare i trattamenti o scalarli, quindi aggiungere nuovi trattamenti a quelli che già erano standard. Oggi le opzioni sono numerose - rimarca - Abbiamo tante possibilità per intervenire in maniera efficace, ma dobbiamo imparare a farlo in maniera personalizzata per dare alle nostre pazienti la minor tossicità possibile e la migliore efficacia nel ridurre il rischio di recidiva per la loro malattia". Le donne "oggi sono molto consapevoli, nella maggior parte dei casi, ricevono una diagnosi a seguito di controlli che hanno cercato, organizzato e realizzato proprio per la loro volontà di conoscere e di comprendere - aggiunge - Ma è importante continuare, anche dopo la diagnosi, a coltivare" come clinici, il dialogo con "queste pazienti nel loro percorso di cura. Sappiamo infatti che, se una donna è consapevole, conosce il suo percorso di malattia, di cura e le opzioni che ha a disposizione, parteciperà al percorso terapeutico in maniera più partecipe e persistente. Ovviamente, se c'è più aderenza e persistenza c'è anche una migliore efficacia dei trattamenti e un migliore outcome di malattia". Quindi, "è importante il dialogo con le nostre pazienti, è importante che le pazienti chiedano, domandino ai loro medici, ai loro oncologi, quali sono le opzioni terapeutiche per loro e che siano parte integrante della decisione terapeutica che viene presa per il loro futuro", conclude.
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Tumore al seno. In Europa tassi di screening in calo in 11 Paesi, Italia compresa. I dati Eurostat Quotidiano Sanità
Aumentano, in Italia e in Europa, i centri e le apparecchiature per lo screening contro il tumore al seno, eppure in molti posti la partecipazione delle donne alla prevenzione diminuisce. Lo mostrano i dati Eurostat pubblicati oggi.
Nel 2024, Danimarca (82,1%), Svezia (82,0%) e Finlandia (81,6%) hanno registrato i tassi più elevati di screening per il tumore al seno tra le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni che si erano sottoposte a mammografia nei due anni precedenti. Seguivano a breve distanza Slovenia (77,8%) e Irlanda (71,2%). All’estremo opposto, Ungheria (27,2%), Cipro (29,2%), Polonia (33,8%), Lettonia (38,2%) e Austria (41,3%) hanno registrato i tassi più bassi di screening per il tumore al seno.
L’Italia ferma 53,8%, peraltro in calo rispetto al 60,7% del 2019.
Rispetto al 2019, i tassi di screening per il tumore al seno sono aumentati in 9 paesi dell’UE per i quali erano disponibili dati; gli incrementi maggiori sono stati osservati in Slovacchia (+12,5 punti percentuali – pp), Croazia (+10,0 pp) ed Estonia (+9,9 pp). In Svezia e Finlandia i tassi sono rimasti invariati, mentre negli altri 11 paesi dell’UE sono diminuiti, con variazioni comprese tra -0,4 pp in Irlanda e -21,8 pp a Malta.
Questo nonostante la maggiore disponibilità di servizi di mammografia. Tra i paesi dell’UE con dati disponibili (mancano, tra gli altri, Francia e Germania), la Grecia (con 7,6 unità) e Cipro (con 6,9) hanno registrato la maggiore disponibilità di unità mammografiche (apparecchiature progettate esclusivamente per l’esecuzione di mammografie) ogni 100.000 abitanti, seguite dall’Italia (3,7, il dato era 3,45 nel 2019). Per contro, Polonia, Cechia, Svezia e Romania hanno registrato la disponibilità più bassa, pari a 1,1 unità ogni 100.000 abitanti. Rispetto al 2019, il numero di unità per mammografia ogni 100.000 abitanti è aumentato in 10 paesi dell’UE – in particolare a Cipro (+1,3 unità) – ed è diminuito in 4, tra cui la Svezia (-0,8 unità) e Malta (-0,7). Negli altri 6 paesi, la disponibilità è rimasta invariata.
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Tumore al pancreas. Al Policlinico Gemelli partono le sperimentazioni su nuovo farmaco Quotidiano Sanità
Al Policlinico Gemelli di Roma sono appena partite le sperimentazioni cliniche sul nuovo farmaco contro il tumore al pancreas. “E questo sia in prima linea, che in terapia adiuvante. Ma attenzione, il messaggio deve essere chiaro: ci sono sperimentazioni in corso con un farmaco innovativo che, per la prima volta, va a bloccare la primula rossa di tutti gli oncogeni. I risultati arrivati dal primo trial clinico sono importantissimi, ma ci sono ancora molte cose che non sappiamo”.
A dirlo a LaPresse è Giampaolo Tortora, ordinario di Oncologia Medica all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e fra i massimi esperti di tumore al pancreas. Per Tortora “in questo momento occorre cautela nell’alimentare le speranze dei pazienti: purtroppo non è vero che con questa terapia cambia tutto e che sarà la soluzione salvavita per tutti”.
A che punto sono gli studi
Cosa sappiamo? “Le sperimentazioni sono internazionali e, da parte nostra, contiamo di arruolare molti più pazienti di quelli che ci siamo dati come obiettivo. Ma devo anche dire che tutti i giorni riceviamo chiamate dei pazienti”, sottolinea Tortora, preoccupato dalla pressione e dalle aspettative su questa terapia. “Voglio essere chiaro: ci occorrono più dati per capire a quali pazienti somministrare daraxonrasib. Per ora abbiamo solo i risultati di uno studio sperimentale di seconda linea”.
L’uso compassionevole
Mentre la procedura per l’uso compassionevole richiesta dagli oncologi – e ‘promossa’ dal ministero della Salute – non decolla, per accedere alla terapia non resta che entrare in una sperimentazione, o acquistare da soli un medicinale che negli Usa costa oltre 30mila dollari al mese? “Se un paziente con tumore al pancreas in prima linea mi dicesse che vuole acquistarlo per usarlo subito, dovrei anche dirgli che non sappiamo ancora se funziona. Dobbiamo capire molte cose inoltre sul fronte della tossicità”, risponde Tortora.
Di che si tratta e cosa sappiamo
Al centro di tutto c’è daraxonrasib, prodotto dalla biotech americana Revolution Medicines. “Un farmaco che, colpendo in maniera molto specifica un importantissimo oncogene presente in oltre il 90% dei pazienti con tumore del pancreas e responsabile della proliferazione tumorale, ha prodotto in uno studio di seconda linea risultati particolarmente significativi, anche se usato da solo. Motivo per cui sono partite delle sperimentazioni cliniche in prima linea, in combinazione con la chemio”, ricorda Tortora.
Questo farmaco orale ha permesso ai pazienti del trial di vivere quasi il doppio rispetto a quanti hanno ricevuto la chemioterapia standard.
Le sperimentazioni al Gemelli
Al Gemelli è appena partita la sperimentazione: come funzionerà? “Nel caso del trial in prima linea ci saranno tre bracci: i pazienti riceveranno solo il farmaco, daraxonrasib in combinazione con la chemio o solo la chemio. Con tutte le aspettative che ci sono, quest’ultimo gruppo sarà un problema. Inoltre è appena partita anche una sperimentazione clinica in terapia adiuvante, per chi è stato operato per tumore al pancreas. Ma dobbiamo chiarire che il farmaco è disponibile solo per chi rientra nei criteri rigorosi di arruolamento delle sperimentazioni cliniche”.
Una terapia da 648mila euro l’anno
Il farmaco ‘gioiello’ in Europa non c’è. E in Italia? “È stata autorizzata l’importazione: la terapia costa 648mila euro l’anno”, risponde Tortora. E i pazienti al di fuori dei trial dovrebbero pagarlo da sé.
La ricerca va avanti
La buona notizia è che questo “è solo il primo dei nuovi farmaci contro il tumore al pancreas in arrivo: presto ce ne sarà un altro, per il quale stiamo iniziando la sperimentazione. Dire che adesso con daraxonrasib cambia tutto è una cosa scorretta, anche perché le aspettative dei pazienti sono altissime, ma dobbiamo ancora fare le sperimentazioni per capire come funziona la terapia al di fuori dello studio clinico. In più è appena uscito un lavoro su Nature Medicine in cui gli stessi ricercatori del trial applaudito all’Asco descrivono i meccanismi di resistenza acquisita a questo farmaco. Insomma, in che modo la cellula tumorale impara a difendersi da questa terapia”, conclude Tortora.
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Criteri Critici
Roma, Tumore del polmone, l’importanza della diagnosi precoce: al San Camillo 28 casi individuati su 939 TAC AGR Agenzia di Stampa
Roma, Tumore del polmone, l’importanza della diagnosi precoce: al San Camillo 28 casi individuati su 939 TAC
Al via la "fase due".Il percorso di diagnosi precoce prevede anche l’accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo, per ridurre il rischio intervenendo sul principale fattore prevenibile: il fumo. L'obiettivo è portare la prevenzione fuori dell'ospedale ai medici di Medicina generale e farmacie
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(AGR) Il programma dell’Azienda Ospedaliera prosegue ora con la fase 2: QR code di accesso anche negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie. La Regione Lazio valuta l’estensione ad altre strutture.Su 939 persone senza sintomi sottoposte a TC (la comune TAC) del torace a basso dosaggio, cioè con una quantità ridotta di radiazioni, 28 avevano un tumore del polmone, circa il 3%, mentre altre 5 mostravano neoplasie extrapolmonari. La quasi totalità è stata individuata a uno stadio ancora trattabile localmente. Sono i risultati del programma di diagnosi precoce dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, presentati a Roma il 29 settembre, che ora passa alla seconda fase con il coinvolgimento anche di medici di famiglia e farmacie.
Il percorso parte da un questionario online, compilato da 3.150 persone. Di queste, 1.854 sono risultate inizialmente eleggibili; sono state effettuate circa 1.350 visite pneumologiche e 939 TC del torace. Ventinove pazienti sono stati sottoposti a intervento chirurgico, tutti con approccio mininvasivo e con un ricorso rilevante alla chirurgia robotica; in due casi l’esame istologico ha poi documentato la natura benigna del nodulo.
«Questi risultati nascono da un confronto tra la Direzione aziendale e i professionisti che hanno creduto nel progetto», dice il Direttore Generale Angelo Aliquò. «Abbiamo dimostrato che la diagnosi precoce del tumore del polmone si può organizzare con metodo, utilizzando competenze e tecnologie già presenti in ospedale. Ora il passo successivo è portare i QR code di accesso negli studi dei medici di famiglia e nelle farmacie, per raggiungere le persone a rischio prima che compaiano i sintomi, e lavorare con la Regione perché questa esperienza possa diventare un modello replicabile anche in altre aziende, soprattutto nel Lazio».
La “fase 2” del progetto
Il percorso di diagnosi precoce prevede anche l’accesso dei fumatori a un programma anti-tabagismo, per ridurre il rischio futuro intervenendo sul principale fattore prevenibile: il fumo.
La “fase 2” del progetto punta a portare la prevenzione fuori dall’ospedale. Il Direttore Generale Aliquò ha raccolto la disponibilità dei rappresentanti della medicina generale e della farmacia di comunità, indicando come prima azione operativa la diffusione dei QR code di accesso al progetto attraverso Medici di Medicina Generale, Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) e farmacie. L’Ordine dei Farmacisti ha espresso la disponibilità a partecipare con attività formative, diffusione del questionario e sensibilizzazione dei cittadini. L’obiettivo è passare da un modello basato sull’adesione spontanea a un sistema proattivo, che non lasci l’accesso alla diagnosi precoce al solo livello di informazione del singolo cittadino.
Numeri importanti
Il tema riguarda un numero di persone molto ampio. In Italia vengono diagnosticati ogni anno circa 42.000 nuovi casi di tumore del polmone, che resta una delle principali cause di mortalità oncologica (la prima per gli uomini, la seconda per le donne). Il nodo è il ritardo: una quota elevata delle diagnosi, circa l’80%, arriva quando la malattia è già in stadio avanzato, con conseguenze pesanti sulla prognosi e sulle possibilità di cura. Lo screening del tumore polmonare, che secondo i diversi studi riduce la mortalità del 20-24%, non rientra però tra quelli previsti dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
La questione non riguarda soltanto la salute e il benessere delle persone, ma anche i costi e l’efficacia della sanità pubblica. Filippo Rumi, economista della Salute e Co-Founder & Partner di Altems Advisory, ha indicato per esempio che una revisione sistematica di circa 93 valutazioni economiche giudica favorevole alla costo-efficacia la TC a basso dosaggio nelle popolazioni ad alto rischio in 79 casi. Rumi ha precisato che costo-efficacia e riduzione immediata della spesa non coincidono.
La dottoressa Maria Rita Migliorino, del Consiglio Direttivo di WALCE APS (Women Against Lung Cancer, associazione che cura iniziative di informazione e supporto per persone affette e per le loro famiglie e di sensibilizzazione per la popolazione), ha illustrato il nuovo PDTA regionale del tumore del polmone, pubblicato nel dicembre 2025 dopo circa dieci anni dal precedente aggiornamento.
Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Antonello Aurigemma, ha inserito il progetto in una riflessione più ampia su un Servizio Sanitario Regionale meno dipendente dall’ospedale e più orientato al territorio, manifestando la disponibilità ad approfondire una possibile estensione dell’esperienza del San Camillo ad altre strutture. Il confronto istituzionale proseguirà dopo la metà di ottobre.
Il convegno, organizzato da DreamCom, si è svolto con il patrocinio del Consiglio Regionale del Lazio, dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, della FIMMG Sezione Provinciale di Roma e di WALCE, e con il contributo non condizionante di AstraZeneca.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Pazienti conoscono il rischio di recidiva del cancro al seno ma solo 1 su 4 coinvolta nelle cure La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 2 ott. (Adnkronos Salute) - Ottobre è il mese “rosa” volto alla sensibilizzazione sul tumore al seno, il Breast cancer awareness month, tradizionalmente dedicato all’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Ma, per le persone che hanno già ricevuto una diagnosi, la consapevolezza non si ferma alla scoperta della malattia: significa anche comprendere il proprio percorso, conoscere il rischio individuale di recidiva, sapere cosa aspettarsi dalle terapie e sentirsi parte attiva delle decisioni di cura. È questa la prospettiva al centro della nuova ricerca promossa da Novartis Italia e realizzata da Iqvia su 148 donne con tumore al seno Hr+/Her2- in fase iniziale. La ricerca - informa Novartis in una nota - restituisce il quadro di donne informate, che riconoscono il valore della relazione con il medico, ma che non sempre riescono a trasformare la consapevolezza in domande, confronto e partecipazione alle decisioni terapeutiche: solo una su quattro riferisce che la scelta terapeutica è stata realmente discussa e presa in modo condiviso.
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 54.000 nuovi casi di tumore al seno e sono circa 925.000 le donne che vivono dopo una diagnosi. Per molte, l’intervento chirurgico non rappresenta la conclusione del percorso di cura. Nel tumore al seno Hr+/Her2- in fase iniziale, che conta circa il 70% delle donne affette da tumore al seno, il rischio di recidiva può persistere anche a distanza di molti anni e deve essere valutato individualmente . Le terapie adiuvanti hanno l’obiettivo di ridurre questo rischio e possono accompagnare la donna per alcuni anni. "Conoscere il proprio rischio individuale significa comprendere meglio le ragioni delle opzioni terapeutiche proposte e che cosa aspettarsi dal trattamento. Per questo è importante che il dialogo con il team di cura prosegua nel tempo e offra a ogni donna lo spazio per porre domande, condividere dubbi e approfondire gli aspetti più rilevanti per il proprio percorso", afferma Angela Toss, associata presso l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia e oncologa medica presso l’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena.
I risultati Iqvia - riporta la nota - mostrano che circa 8 pazienti su 10 sono consapevole della possibilità che il tumore possa ripresentarsi. La conoscenza generale, tuttavia, non sempre coincide con la comprensione della propria situazione: 1 donna su 4 non conosce il proprio rischio individuale di recidiva. Sebbene oltre tre donne su quattro dichiarino di sentirsi ascoltate e accolte nel rapporto con il proprio medico, la fiducia riposta nel team curante tende spesso a tradursi in una delega delle scelte terapeutiche più che in una partecipazione attiva: solo il 24% riferisce che la decisione sul trattamento è stata discussa e presa in modo condiviso.
"La ricerca evidenzia che oggi, tra le pazienti, c’è una buona consapevolezza del rischio di recidiva e si è rafforzata la relazione di fiducia con il team curante - dichiara Rosanna D’Antona, presidente di Europa Donna Italia - Si tratta di un risultato importante, frutto anche dell'impegno che associazioni di pazienti e Breast unit hanno portato avanti negli anni per accompagnare le donne lungo il percorso di cura, offrendo informazione e supporto. È ora fondamentale compiere un passo ulteriore, favorendo un dialogo più aperto con il medico e una partecipazione più attiva delle pazienti alle decisioni terapeutiche che le riguardano. Come associazione di pazienti, stiamo lavorando anche in questa direzione".
I dati indicano quindi la necessità di creare contesti nei quali ogni donna possa sentirsi libera di esprimere dubbi, aspettative e priorità, comprese quelle relative agli effetti collaterali e alla qualità di vita.
Per Novartis - si legge - "l’impegno nel tumore al seno significa investire nella ricerca e nell’innovazione scientifica, contribuire al miglioramento dei percorsi di cura e collaborare con clinici e associazioni affinché le donne possano trovare informazioni affidabili, strumenti di supporto e occasioni di confronto". In questa direzione prosegue 'Facciamo Squadra', la campagna di sensibilizzazione co-creata con quattro associazioni di pazienti italiane, Andos, Europa Donna Italia, Fondazione IncontraDonna e Salute Donna Odv, per promuovere la conoscenza del rischio di recidiva e favorire una partecipazione più attiva lungo il percorso di cura. Attraverso il sito www.etempodivita.it e le pagine social @etempodivita su Instagram e Facebook, la campagna mette a disposizione materiali informativi dedicati al rischio di recidiva, strumenti per aiutare le donne a prepararsi al dialogo con il team curante e contenuti di approfondimento realizzati con esperti. Tra questi, la Coach Academy, una serie di contributi dedicati agli aspetti clinici, psicologici e di qualità di vita che accompagnano il percorso dopo l'intervento chirurgico, oltre a testimonianze delle donne che hanno vissuto l'esperienza della malattia.
"Con Facciamo Squadra vogliamo contribuire a creare, insieme ai clinici e alle associazioni, un ecosistema nel quale ogni donna possa trovare informazioni affidabili, strumenti concreti e il supporto necessario per esprimere le proprie priorità. La collaborazione con le associazioni è essenziale per ascoltare i bisogni reali e trasformarli in strumenti e iniziative che possano rispondere concretamente alle esigenze delle persone che affrontano la malattia", dichiara Chiara Gnocchi, Communications & Patient Advocacy Head, Novartis Italia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Al via nell'ambulatorio di medicina fisica e riabilitazione dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari, il primo trattamento di oncoestetica per i pazienti oncologici in trattamento. (ANSA)
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Max Parisi, di radio Montecarlo, e il tumore al pancreas: "Ho un mese di vita, ma vado negli Usa per una nuova cura da 38mila euro" today.it
Trovarsi di fronte all'impossibilità di percorrere cure alternative, quando una malattia difficile diventa terminale, ti fa mancare la terra sotto ai piedi. Il trascorrere dei giorni assume un significato diverso, più difficile da accettare, perché ogni giorno in più avvicina il momento dell'addio. Familiari, genitori, partner, figli e amici, cercano inevitabilmente un modo per rendere quei giorni insieme il più preziosi possibile, nonostante la complessità della malattia.
Ha vissuto, e sta vivendo, sulla sua pelle queste emozioni Max Parisi, storica voce di Radio Monte Carlo, che da due anni è in cura per un tumore al pancreas con metastasi al fegato. A luglio l'oncologo gli ha comunicato che tutto quello che potevano fare era stato fatto, non c'erano più altre cure.
In una toccante intervista rilasciata a Vanity Fair, il cinquantottenne ha aperto il suo cuore per raccontare questo lungo viaggio con la malattia, che ha segnato il suo corpo, portandolo a perdere 40 chili tra interventi, cicli di chemioterapia e radioterapie che purtroppo non si sono rivelate risolutive.
La diagnosi terminale e l'addio al lavoro
A luglio, quando i medici gli hanno comunicato che le opzioni terapeutiche erano ormai esaurite, gli hanno prospettato circa due mesi di vita al massimo e lì Max e la sua famiglia ha iniziato ad affrontare una verità che speravano tardasse a essere svelata.
Spinto da un inevitabile percorso di accettazione, ha deciso di lasciare il suo amato programma radiofonico “Caffellatte con te”, affidandosi alle cure palliative di Vidas e iniziando a preparare la famiglia al momento dell'addio. Nel sistemare le sue cose e nell'effettuare il “passaggio di consegne” alla moglie Louise, insegnante d'inglese alle medie, ha trovato perfino un valore catartico: “Riordinare i documenti è stato terapeutico: ho ripercorso gli ultimi vent’anni vissuti accanto a lei e alle nostre figlie”.
La mobilitazione della moglie, la raccolta fondi e l'aspettativa di vita
Quando le speranze sembravano del tutto spente, sua moglie Louise ha preso in mano la situazione, trasformandosi in una “leonessa”, così l'ha definita, per cercare una nuova strada negli Stati Uniti. Lei è statunitense e si è messa a chiamare alcuni ospedali, e così ha scoperto l'esistenza del Daraxonrasib, un nuovo farmaco approvato a fine agosto e a quanto pare efficace per la sua patologia su chi, come lui, le ha già provate tutte. Al momento lui e la moglie vivono nella casa della suocera in California.
Per coprire i costi altissimi della sanità americana e della terapia che si assume in pastiglie, e il cui costo 42.082,80 dollari al mese, Louise ha aperto una campagna di crowdfunding online intitolata “Una nuova cura, una nuova possibilità per Max”. La risposta è stata straordinaria, non solo grazie agli amici, e ha consentito di raccogliere oltre 110 mila dollari, garantendogli l'accesso ai primi due cicli di cure presso la Mayo Clinic in Arizona. Se dovesse avere effetto, il farmaco potrebbe consentigli di vivere almeno fino a dicembre o gennaio. Non è un farmaco che gli salverà la vita, ma che potrebbe allungargli la vita, così da permettergli di vivere il più possibile con la sua famiglia.
L'obiettivo del rientro in Italia e l'uso compassionevole
I due mesi negli Usa rappresenteranno tuttavia soltanto un ponte. L'obiettivo della famiglia Parisi è infatti quello di fare rientro in Italia e attivare tutte le procedure burocratiche necessarie per ottenere il medicinale tramite “l'uso compassionevole”, il canale straordinario regolato dalla legge che permette di somministrare gratuitamente (“previa conferma della disponibilità alla fornitura gratuita del medicinale da parte dell’azienda farmaceutica produttrice del medicinale”, si legge sul sito dell'Aifa) farmaci sperimentali non ancora approvati nel nostro Paese a pazienti in pericolo di vita.
Insieme al fratello Alessandro, Max si sta spendendo in prima persona per accendere i riflettori su questo trattamento e velocizzarne l'iter per sé e per chi si trova nella sua stessa condizione: “Questa campagna può sembrare egoistica, e in parte lo è. Però forse riesco anche ad aiutare tante altre persone”.
Il pensiero della morte e il sereno saluto alla famiglia
Nonostante la sofferenza fisica e la consapevolezza della gravità della situazione, lo speaker radiofonico non ha perso la sua lucidità né l'affetto profondo verso i suoi cari. Rifiutando la rabbia, Max osserva il tempo che gli rimane con straordinaria dignità e con una serena curiosità verso ciò che accadrà dopo: “Mi piace immaginare la morte come se fossi io stesso che, al momento giusto, volo via”.
Pensando poi all'addio alla moglie e alle figlie Sophia, che ha 21 anni e studia all’Università di Irvine, in California, e Vivienne, che ha 16 anni e studia ancora al liceo, immagina un momento sobrio, coerente con il suo carattere: “Ci penso spesso e ho sempre il timore che niente di quello che dirò sarà mai abbastanza... Conoscendomi, resterò in silenzio”.