📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
All’Ospedale di Chivasso la musica entra in Oncologia: playlist create dagli studenti per i pazienti Giornale La Voce
All’Ospedale di Chivasso la cura passa anche dalla musica. Non come ornamento, non come sottofondo qualunque, ma come parte di un percorso pensato per rendere meno freddo, meno isolante, meno duro il tempo trascorso dentro un reparto oncologico. È stato presentato ieri, giovedì 28 maggio, nel Day Hospital Oncoematologico dell’ospedale cittadino, il progetto “Musica in Oncologia”, un’iniziativa che prova a portare dentro la quotidianità delle terapie un elemento semplice e potente: l’ascolto.
Il progetto nasce dall’incontro tra sanità, scuola e volontariato. Da una parte il personale dell’Oncologia e dell’Ematologia di Chivasso, dall’altra gli studenti del Liceo Musicale Isaac Newton, con il sostegno della piattaforma digitale Web Radio AIL Torino e dell’AIL Torino, l’Associazione Italiana contro Leucemie, Linfomi e Mieloma. Il risultato è un sistema di playlist musicali dedicate, diffuse ogni giorno attraverso la filodiffusione del reparto.
Non è un dettaglio. In un luogo in cui il tempo della cura coincide spesso con l’attesa, con la fatica fisica, con il peso emotivo della malattia, anche l’ambiente conta. Conta il modo in cui una persona viene accolta. Conta ciò che ascolta. Conta la sensazione, concreta, di non essere ridotta solo a paziente, cartella clinica, terapia da somministrare.
Alla presentazione hanno partecipato il direttore del Dipartimento Oncologico Giorgio Vellani, la responsabile del Day Hospital Oncologico Enrica Manzin, la responsabile dell’Ematologia Cristina Foli e il coordinatore del servizio Luca Basso della Concordia. Erano presenti anche la direttrice sanitaria d’azienda Sara Marchisio, la direttrice del presidio ospedaliero Lucia Melcarne, la professoressa Daniela Roseo, coordinatrice del Dipartimento Musicale del Liceo Newton, e il professor Alberto Occhiena, referente del percorso scuola-lavoro.
La presentazione del progetto Musica in Oncologia
Il punto più interessante sta proprio qui: i brani non arrivano da una selezione impersonale, costruita a tavolino da lontano. Sono stati progettati, interpretati e registrati dagli studenti del Liceo Musicale Isaac Newton di Chivasso, dentro un percorso formativo condiviso con medici, infermieri, psiconcologi e docenti. Oltre trenta ragazzi hanno incontrato i professionisti sanitari, hanno ascoltato, si sono confrontati con la realtà della malattia oncologica, con la delicatezza della relazione di cura, con la dimensione psicologica dei trattamenti.
È scuola-lavoro, certo. Ma in questo caso la formula burocratica dice poco. Perché qui gli studenti non hanno semplicemente prodotto contenuti musicali. Hanno provato a capire per chi li stavano producendo. Hanno dovuto misurarsi con una domanda adulta: che cosa può fare la musica, senza invadere, senza banalizzare, senza fingere che il dolore non esista?
Le playlist saranno diffuse quotidianamente nel reparto grazie alla piattaforma Web Radio AIL Torino, messa a disposizione dall’AIL Torino, che in passato aveva già donato il sistema di filodiffusione. Alla presentazione era presente anche il vicepresidente della sezione torinese dell’associazione, Felice Bombaci. È un passaggio tecnico, ma non secondario: la struttura digitale permette di rendere il progetto replicabile anche in altri contesti oncologici dotati di sistemi analoghi.
Durante l’incontro, alcuni studenti del Liceo Musicale Isaac Newton si sono esibiti dal vivo nel Day Hospital Oncoematologico, proponendo brani composti e realizzati per le persone assistite dall’Oncologia e dall’Ematologia. È stato il momento più concreto del progetto: non una presentazione fatta solo di parole, ma la restituzione diretta di un lavoro nato per accompagnare chi attraversa un percorso di cura.
La sanità, spesso, viene raccontata attraverso numeri, liste d’attesa, reparti, bilanci, carenze di personale. Tutto vero. Tutto necessario. Ma c’è anche un’altra misura della qualità di un servizio pubblico: la capacità di non perdere di vista la persona. “Musica in Oncologia” va letto dentro questa cornice. Non risolve i problemi strutturali della sanità. Non pretende di farlo. Però ricorda una cosa che dovrebbe essere ovvia e che invece, nei luoghi della cura, va continuamente difesa: curare non significa soltanto applicare una terapia. Significa anche costruire condizioni più umane per affrontarla.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Sperimentazione clinica in oncologia: il webinar AIRC e FAVO AIRC
Ultimo aggiornamento:29 maggio 2026 Un incontro dedicato ai principali dubbi sulla sperimentazione clinica in oncologia con FAVO e AIRC: opportunità, limiti e strumenti utili per caregiver e pazienti. Online il 3 giugno. Lasperimentazione clinicarappresenta un pilastro fondamentale per il progresso della ricerca oncologica, ma il tema genera spesso dubbi. È particolarmente importante che i pazienti ne conoscanolimiti e benefici, per potervi prendere eventualmente parte con consapevolezza. Per contribuire a fare chiarezza, AIRC partecipa a un nuovo appuntamento dellaCaregiver Academydella Federazione delle associazioni di volontariato in oncologia (FAVO), un ciclo di webinar dedicato ai bisogni dei caregiver, figure centrali nel percorso di cura delle persone con tumore. Dal 2023 la serie fornisce informazioni e aggiornamenti utili: dalla gestione della tossicità dei trattamenti alla comunicazione con la persona con tumore, dai diritti del caregiver alla gestione dello stress. Il prossimo webinar, intitolato “Opportunità e limiti della sperimentazione clinica oggi”, risponderà ad alcuni dei dubbi più frequenti sulle ricerche cliniche, con il contributo di esperti qualiVirginia Sanchini(Università degli studi di Milano e Center for Biomedical Ethics and Law, Belgio),Silvia Marsoni(IFOM) eGiorgio Patelli(Università degli studi di Milano, IFOM e Grande Ospedale metropolitano Niguarda). Ad aprire l’incontro saranno Laura Del Campo (FAVO) e Anna Franzetti (Fondazione AIRC). Il webinar si terrà il 3 giugno, dalle 17:00 alle 18:30. La partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione tramite l’apposito form. Iscriviti al webinar: compila ilmodulo online. Redazione
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Massaggi e make-up in ospedale: l'oncologia diventa una 'Beauty spa' Il Gazzettino
MONSELICE (PADOVA) - Massaggi al viso, riflessologia plantare, consulenza d'immagine e make-up correttivo dove di solito si somministrano le cure: l'Oncologia degli Ospedali Riuniti Padova Sud ha ospitato nei giorni scorsi la seconda edizione di "Esteticamente dh", un laboratorio per migliorare la qualità di vita dei pazienti prima, durante e dopo le terapie. L'iniziativa, sostenuta dalla Fondazione Altre Parole di Cittadella, ha portato una "Temporary Beauty Spa" all'interno del reparto. Il progetto si articola in due momenti. Il primo, aperto anche ai familiari, affronta gli effetti collaterali delle cure oncologiche a carico di pelle e mucose: secchezza cutanea, eritemi, fragilità delle unghie. Problemi che interessano una larga parte di chi si sottopone a chemioterapia e radioterapia e che condizionano il benessere psicofisico. L'incontro offre anche uno spazio di confronto diretto e di risposta alle domande dei partecipanti. La seconda fase è riservata ai soli assistiti e porta il reparto a cambiare volto.
«In una delle stanze solitamente dedicate alle terapie, e che per l'occasione cambiano veste sottolinea la dottoressa Laura Merlini, direttore dell'unità operativa complessa si eseguono massaggio viso e mani e riflessologia plantare, con un operatore dedicato per ogni paziente». Accanto vengono allestite postazioni individuali per consulenza d'immagine, make-up correttivo, armocromia e supporto tricologico: tutte attenzioni che, precisa la direttrice, danno alla parte pratica la connotazione di una coccola. Le indicazioni fornite durante il laboratorio sono concordate con il personale sanitario e rientrano nel percorso di cura, favorendo consapevolezza e partecipazione attiva degli assistiti.
Lo scopo, spiega Merlini, è informare i pazienti per migliorare il loro benessere e far vivere l'ospedale come un luogo in cui ci si prende cura della persona nella sua interezza. L'iniziativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso l'estetica oncologica, disciplina che ha appena ottenuto un riconoscimento formale. La direttrice dell'Oncologia ha ringraziato la Fondazione Altre Parole, che dopo l'esperienza dello scorso anno a Piove di Sacco ha rinnovato il proprio sostegno portando il progetto in entrambi i poli ospedalieri.
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Certe volte, mi domando come è possibile che viviamo in un paese così ostile a tutte le innovazioni. Esempio recente: la nuova Ferrari elettrica “Luce”. Avete notato sicuramente l’ondata di critiche che sono passate sui vari social e sulla stampa. Molti l’han…
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Certe volte, mi domando come è possibile che viviamo in un paese così ostile a tutte le innovazioni. Esempio recente: la nuova Ferrari elettrica “Luce”. Avete notato sicuramente l’ondata di critiche che sono passate sui vari social e sulla stampa. Molti l’hanno giudicata un tradimento. Persino il colore blu delle immagini del nuovo modello è stato considerato offensivo.
Ora, pensateci un attimo. La Ferrari non è mai stata un “auto del popolo”. È sempre stata un’auto ad altissimo livello tecnologico, apprezzata per questo da quelli che se la potevano permettere. Un’auto che rappresentava, e tuttora rappresenta in molti modi il prestigio dell’ “Azienda Italia”. Ma il mercato internazionale delle auto sta rapidamente cambiando, orientandosi verso la trazione elettrica, e questo specialmente nelle sezioni dei veicoli di lusso, dove la Ferrari compete. In Cina, il mercato più importante al momento, le auto elettriche/ibride stanno soppiantando quelle tradizionali specialmente nelle zone urbane a più alto sviluppo economico. I costruttori europei si sono accorti che devono elettrificare, altrimenti le loro auto in Cina non le vuole più nessuno.
La Ferrari ha fatto semplicemente quello che altri costruttori europei stanno facendo. Che senso avrebbe insistere con tecnologie che stanno rapidamente diventando obsolete? Eppure questo è stato il senso delle critiche: bisogna rimanere legati ai vecchi motori termici rombanti. Un po’ come se in Italia dovessimo ancora avere l’Ansaldo o la Breda che costruiscono locomotive a vapore perché è la loro tradizione e che le potessimo esportare in Cina.
La levata di scudi contro la Ferrari elettrica è solo un sintomo di un declino generalizzato della capacità di innovare che ci troviamo ad affrontare in questo paese. A partire dall’opposizione generalizzata alle energie rinnovabili, l’opinione generale è che non si può è non si deve cambiare nulla. Chiaramente, esistono interessi finanziari giganteschi che mirano a mantenere l’Italia legata alle energie fossili, però così rischiamo di diventare obsoleti di fronte ai grandi cambiamenti che stanno interessando il mondo intero. Per non parlare dei rischi che corriamo di fronte alla crisi geopolitiche come la chiusura dello Stretto di Hormuz.
Fortunatamente, c’è anche chi queste cose le ha capite e qualcuno cerca di muoversi nella direzione giusta. Vi segnalo una petizione recente firmata da 75 scienziati e ricercatori che invita il settore politico detto “Campo Largo” a impegnarsi seriamente sulle rinnovabili, superando gli interessi particolari della lobby dei fossili. L’ho firmata anch’io, ma non è questione di parti politiche. L’Italia deve darsi una mossa verso l’indipendenza energetica, altrimenti finiamo nel dimenticatoio della storia.
La petizione la trovate qui. Vi passo i primi tre paragrafi:
Siamo cittadini, studiosi e attivisti indipendenti. Non apparteniamo a schieramenti politici, ma guardiamo con interesse e speranza alla creazione di una coalizione alternativa all’attuale governo, i cui gravi errori in campo energetico si stanno palesando oggi in tutta la loro drammaticità.
L’aver puntato sull’Italia come “hub del gas”, e l’aver evitato di affrontare seriamente il tema di come favorire una maggiore penetrazione delle energie rinnovabili nel nostro Paese, sono errori che famiglie e imprese stanno pagando — e pagheranno — molto salati.
Come rilevato dagli osservatori internazionali, l’Italia è oggi il Paese più esposto alle crisi energetiche, e quello con le tariffe più alte, proprio a causa di politiche poco attente allo sviluppo delle fonti pulite.
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Un farmaco già utilizzato contro la sclerosi multipla potrebbe cambiare radicalmente la gestione delle forme progressive della malattia, comprese quelle più avanzate e invalidanti. È quanto emerge dai risultati dello studio internazionale di fase III Oratorio…
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Un farmaco già utilizzato contro la sclerosi multipla potrebbe cambiare radicalmente la gestione delle forme progressive della malattia, comprese quelle più avanzate e invalidanti. È quanto emerge dai risultati dello studio internazionale di fase III Oratorio-Hand, coordinato dalla Queen Mary University di Londra e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet, che ha dimostrato come l’ocrelizumab sia in grado di rallentare significativamente la progressione della disabilità nei pazienti affetti da sclerosi multipla progressiva. Secondo i dati del trial, il trattamento riduce in media del 30% il rischio di peggioramento della disabilità rispetto al placebo. Ma i benefici osservati dai ricercatori vanno ben oltre: il farmaco ha ridotto del 41% il peggioramento della funzionalità delle mani e degli arti superiori nell’arco di 12 settimane e ha abbassato del 52% il rischio di dover ricorrere alla sedia a rotelle.
Lo studio, che ha coinvolto oltre mille pazienti in 22 Paesi, rappresenta il più ampio trial clinico controllato con placebo mai realizzato finora sulla sclerosi multipla progressiva. Un elemento considerato particolarmente importante dalla comunità scientifica riguarda il fatto che la ricerca abbia incluso anche pazienti generalmente esclusi dai precedenti studi clinici: persone fino a 65 anni di età e soggetti con disabilità avanzata e grave compromissione della mobilità. I risultati mostrano inoltre che l’efficacia del trattamento aumenta nei pazienti che presentano segni di attività infiammatoria alle risonanze magnetiche iniziali. In questo gruppo specifico il rischio di progressione della disabilità si riduce addirittura del 55%.
L’ocrelizumab è un anticorpo monoclonale già impiegato nel trattamento di alcune forme di sclerosi multipla, ma i nuovi dati potrebbero ampliare significativamente la platea di pazienti candidabili alla terapia. Fino a oggi, infatti, molte persone con forme progressive avanzate della malattia restavano escluse dalle opzioni terapeutiche più efficaci a causa dell’età o del livello di disabilità raggiunto.
La ricerca si inserisce in una fase di forte accelerazione degli studi sulla sclerosi multipla, una patologia neurodegenerativa che colpisce il sistema nervoso centrale e interessa circa 2,8 milioni di persone nel mondo. Negli ultimi mesi la comunità scientifica ha aperto nuovi fronti di studio sia sul piano farmacologico sia su quello delle possibili cause biologiche della malattia.
A gennaio, ad esempio, un gruppo internazionale di ricercatori aveva annunciato risultati promettenti su Bavisant, molecola sperimentale capace di agire sui meccanismi neuroinfiammatori e di proteggere la mielina, la guaina che riveste le fibre nervose e che viene danneggiata dalla malattia. Parallelamente, uno studio statunitense pubblicato in primavera aveva rafforzato l’ipotesi di un ruolo del microbiota intestinale nello sviluppo e nella progressione della sclerosi multipla, suggerendo un possibile legame tra alterazioni della flora batterica e risposta immunitaria anomala.
I risultati di Oratorio-Hand confermano ora un altro punto centrale nella ricerca sulla malattia: intervenire anche nelle fasi più avanzate può produrre benefici clinici concreti e rallentare il deterioramento funzionale dei pazienti. Un dato che potrebbe avere conseguenze importanti non solo sul piano terapeutico, ma anche sulle future linee guida internazionali per la gestione della sclerosi multipla progressiva.
Lo studio su Lancet
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Tumori, Aiom: "In Italia qualità di vita pazienti misurata solo nel 34% dei centri" Adnkronos
In Italia la qualità di vita dei pazienti colpiti da tumore viene misurata solo nel 34% delle Oncologie. Meno del 70% (67,9%) delle strutture può contare sull'assistenza domiciliare e solo nel 40% sono presenti coordinatori di ricerca clinica strutturati. L'oncologia nel nostro Paese vede anche progressi importanti rispetto al passato. I servizi di supporto psiconcologico sono presenti in quasi il 90% dei centri (88,5%), anche se solo il 60% è dotato di uno psicologo dedicato ai pazienti oncologici. Il 93% ha l'anatomia patologica, l'88% una nutrizione clinica di riferimento e il 72% un laboratorio di biologia molecolare diagnostica. La qualità degli studi è garantita, nel 64% dei casi, da procedure operative standard (Sop, Standard operating procedure), cioè checklist che consentono di produrre risultati di alto livello. Però è necessario ridurre gli ostacoli e i tempi di avvio delle sperimentazioni. Oggi possono servire 4 mesi (e in alcuni casi anche di più) per la firma del contratto che consente di iniziare uno studio. I dati emergono dall'Annuario dell'oncologia italiana 2026, realizzato dall'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (Ficog) e presentato nella conferenza stampa ufficiale di Aiom al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco), al via oggi a Chicago.
"Qualità dell'assistenza e ricerca sono strettamente legate e lo dimostrano i risultati di questa pubblicazione, che evidenzia molte luci e alcune ombre della nostra oncologia - afferma Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom - Oggi pochi ospedali adottano i Pro (patient-reported outcome'), misure di monitoraggio sistematico dei sintomi da parte dei pazienti. I Pro sono strumenti importantissimi nella valutazione dei trattamenti anticancro e della qualità di vita, ma sono necessari risorse e personale da dedicare a questa attività. Serve più attenzione anche a temi che influenzano la qualità della vita, perché connessi alla progettualità dopo il cancro, come la possibilità di avere un figlio al termine delle cure, ma solo il 22% delle strutture è dotato di un centro per la preservazione della fertilità".
Nel 2025 in Italia sono state stimate 390.000 nuove diagnosi di cancro, negli Usa oltre 2 milioni nel 2026. "Negli Stati Uniti, il 70% dei pazienti è vivo a 5 anni - continua Di Maio - In Italia ci stiamo avvicinando, perché il 65% nelle donne e il 59% negli uomini raggiungono questo traguardo e almeno 1 paziente su 4 è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito. Nel nostro Paese nel 2026, rispetto al periodo 2020-2021, è stimata una diminuzione dei tassi di mortalità oncologica del 17,3% negli uomini e dell'8,2% nelle donne. Terapie innovative, come i farmaci a bersaglio molecolare e l'immunoterapia, permettono, in una percentuale significativa di casi, di cronicizzare la malattia in fase avanzata o di ottenere la guarigione, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma è possibile continuare a garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema solo con politiche di sostegno all'assistenza e alla ricerca, che permette di sviluppare terapie innovative".
I tumori su cui si concentra il maggior numero di sperimentazioni sono quelli mammari, gastrointestinali, toracici, urologici e ginecologici. Dal censimento emerge come il tempo medio richiesto per la firma del contratto sia, in quasi il 60% dei casi, di 4-8 settimane, ma in circa il 40% è compreso fra 2 e 4 mesi. "Il Regolamento europeo del 2014 sulla ricerca clinica - ricorda Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - nasceva con l'obiettivo di armonizzare e rendere più efficienti le procedure autorizzative degli studi clinici nei Paesi membri, definendo tempistiche condivise e riducendo gli oneri burocratici, spesso caratterizzati da richieste documentali eterogenee e ridondanti. Tuttavia, in Italia, nonostante l'entrata in vigore del Regolamento europeo, l'iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche continua a presentare criticità significative, soprattutto sul piano amministrativo. In molti casi, infatti, l'attivazione dei centri richiede ancora tempi molto lunghi, con ritardi che possono protrarsi per diversi mesi. Queste difficoltà rischiano di compromettere la competitività e l'attrattività del nostro Paese nei confronti dei promotori profit, oltre a limitare o ritardare l'accesso dei pazienti italiani a studi clinici innovativi e a nuove opportunità terapeutiche. Per questo motivo è fondamentale promuovere un concreto processo di semplificazione amministrativa e organizzativa, capace di garantire procedure più rapide, uniformi ed efficienti".
"Da medico e da rappresentante delle istituzioni, ritengo fondamentale porre al centro delle priorità la ricerca, snodo fondamentale per assicurare le migliori opportunità di cura ai cittadini - dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci, nella prefazione del libro - Circa il 35% delle sperimentazioni condotte in Italia riguarda l'oncologia, l'area in cui si concentra il maggior numero degli studi clinici, un ambito che richiede competenze sempre di più specifiche e multidisciplinari, nonché nuovi modelli e approcci, sia nella ricerca che nella pratica clinica. E possiamo affermare, in tal senso, che l'Italia è all'avanguardia in Europa. Desidero inoltre ricordare che da tempo nel nostro Paese sono attivi i gruppi cooperativi, che sono impegnati nella ricerca e hanno prodotto lavori che hanno cambiato la pratica clinica a livello internazionale in diversi tipi di tumori. Vincere il cancro è un obiettivo cruciale che perseguiamo attraverso il pieno sostegno alla ricerca e investimenti nella prevenzione e nell'innovazione tecnologica".
"In Italia il 31% delle strutture presenta più di 20 studi clinici attivi, il 12% oltre 60 - sottolinea Berardi - Il 75% ha la possibilità di gestire campioni biologici per studi traslazionali, che permettono di trasferire rapidamente i risultati delle ricerche al letto del paziente. Il 24% è inserito nei centri Aifa accreditati per la fase I, in cui rientrano i trial più complessi perché prevedono requisiti stringenti, procedure operative dedicate e una certificazione da parte dell’ente regolatorio. Restano però forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura. Il 70% dei centri è privo di un bioinformatico e il 50% non può contare sul supporto statistico. E sono troppo pochi i coordinatori di ricerca clinica strutturati. Nella maggior parte dei casi queste figure, essenziali per condurre le sperimentazioni, operano da precari con contratti libero professionali o borse di studio".
"Sono significativi i passi avanti realizzati nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali, i Pdta, essenziali per garantire un'assistenza multidisciplinare: sono stati deliberati dalla quasi totalità delle strutture, per un totale di oltre 1.250 documenti - evidenzia Di Maio - Naturalmente bisogna garantire che i percorsi definiti in quei documenti siano realizzabili quotidianamente nella pratica in maniera equa e tempestiva. Ancora troppo pochi centri, meno del 70%, prevedono un percorso di assistenza domiciliare oncologica. Una forbice che si allarga spostandosi lungo la Penisola: al Nord le cure domiciliari sono infatti attivate dal 80% delle strutture, rispetto al 42% del Sud. Il 42% delle strutture ha un ambulatorio per le urgenze oncologiche, anche qui con un gradiente dal 56% del Nord al 21% del Sud. Inoltre, andrebbero implementati, con risorse adeguate, i gruppi di cure simultanee, presenti nel 75% delle Oncologie. Anche in questo caso si passa dall'87% al Nord al 52% nel Meridione".
"Questo volume - conclude il presidente Aiom - rappresenta l'evoluzione naturale di due esperienze consolidate: il Libro bianco Aiom e l'Annuario Ficog/Aiom dei Centri di ricerca oncologica in Italia. L'integrazione di queste due fonti consente oggi di disporre di uno strumento unico, capace di coniugare l'analisi dell'organizzazione assistenziale con quella dell'attività di ricerca".
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L’inchiesta della Procura di Belluno sulla procedura di affidamento della cabinovia di Socrepes all’associazione temporanea di imprese capitanata dalla bresciana Graffer ha provocato un terremoto all’interno del sistema di opere pubbliche olimpiche che fanno …
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L’inchiesta della Procura di Belluno sulla procedura di affidamento della cabinovia di Socrepes all’associazione temporanea di imprese capitanata dalla bresciana Graffer ha provocato un terremoto all’interno del sistema di opere pubbliche olimpiche che fanno riferimento a Società Infrastrutture Milano Cortina 2026. Penali economiche per alcuni milioni di euro, appalti che saltano (a cominciare da Bormio e Livigno) e accuse di gravi inadempienze sono gli ingredienti di un cocktail micidiale servito dal commissario straordinario di Simico, l’architetto Fabio Massimo Saldini, durante l’interrogatorio durato più di quattro ore davanti al procuratore Massimo De Bortoli. Indiziato di turbativa d’asta, il manager aveva chiesto di poter chiarire la propria posizione subito dopo le perquisizioni effettuate dalla polizia giudiziaria negli uffici di Simico e di Graffer, a Roma, Milano, Brescia, Cortina e Napoli. L’amministratore del colosso pubblico lo ha fatto, scaricando tutto su Graffer, la società più debole, e anche sugli apparati tecnici, a dimostrazione di come si stia frantumando il sistema di appalti che riguarda tre cabinovie a Cortina, Bormio e Livigno.
Il magistrato ha ascoltato Saldini, anche se l’inchiesta è in una fase ancora embrionale e il materiale sequestrato non è ancora stato esaminato. Accompagnato dagli avvocati Maurizio e Massimiliano Paniz, l’ad, nonché direttore generale di Simico, ha ricostruito le procedure di una delle opere più controverse del Piano olimpico, perché in ritardo e costruita su una frana. Le sorprese non sono mancate, anche se l’avvocato Paniz ha commentato: “E’ andata benissimo, abbiamo spiegato tutti i meccanismi, chiarendo che non c’è stata alcuna collusione tra l’architetto Saldini e la Graffer, anzi gli inadempimenti vanno cercati altrove”.
PENALI MILIONARIE
Saldini è indagato assieme ad Angelo Redaelli, rappresentante legale di Graffer, e all’ex responsabile del procedimento, l’ingegnere Valeria Cepi di Simico. Non sono coinvolti, invece, i rappresentanti delle altre due società che hanno ricevuto l’affidamento di Socrepes, ovvero la bergamasca Ecoedile e la bellunese Dolomiti Strade. Per dimostrare che i lavori furono forniti a Graffer senza accordi sottobanco, il commissario ha detto che con Graffer è aperto un pesante contenzioso perché la società non avrebbe rispettato gli accordi contrattuali. Ha depositato numerosi documenti, in particolare quelli che contestano i ritardi di Graffer, per i quali Simico ha applicato penali molto pesanti. Il contratto prevede che si possa arrivare fino al 10 per cento dell’appalto (ma sono previste anche altre voci) e questo Simico avrebbe fatto. Siccome il valore è di 35 milioni di euro, ne consegue che le penali possono superare i tre milioni di euro. Ma è possibile anche la revoca di tutto l’affidamento.
PRESCRIZIONI E CABINE MANCANTI
Quali sono le contestazioni formulate a Graffer per Socrepes? Saldini ha detto che l’impianto era pronto per il 6 febbraio, ma mancavano le cabine, prodotte dalla società turca Anadolu Teleferik. Di chi la colpa? Contratto alla mano, Simico l’ha attribuita a Graffer, che si sarebbe giustificata scaricando le responsabilità sui turchi. Si apre così una voragine giudiziaria, di natura civilistica, mentre l’appalto è stato compromesso, almeno sui tempi che erano stati chiesti da Andrea Varnier, amministratore delegato di Fondazione Milano Cortina, il comitato organizzatore delle Olimpiadi. Sarebbero contestate anche altre inadempienze, relative alle prescrizioni che Ansfisa ha indicato quando la scorsa estate ha concesso un nulla osta parziale all’avvio dei lavori. In buona parte riguardano la certificazione europea dei materiali, gli accorgimenti da adottare per affrontare lo smottamento del terreno, il sistema di controllo e monitoraggio, la possibilità di spostare i piloni (su slitte) per ovviare al movimento franoso. Non tutte sono state rispettate, infatti il collaudo non è ancora avvenuto.
IL RUOLO DEI TECNICI
Negli scorsi mesi Simico ha scoperto la scarsa solidità di Graffer. Poteva rendersene conto in anticipo, visto che le tre cabinovie di Cortina, Bormio e Livigno sono state affidate alla piccola impresa bresciana per un importo complessivo di 132 milioni di euro? Di fronte alle contestazioni di scarsa capacità imprenditoriale di Graffer, Saldini ha scaricato le responsabilità anche sui propri apparati tecnici, sostenendo che i controlli preventivi e in corso d’opera spettavano ad essi. Ha scaricato le responsabilità a valle, nonostante da commissario straordinario, ad e direttore generale egli goda – per legge – di pieni poteri e della possibilità di deroga delle procedure, con il solo limite del rispetto della legge penale.
ANNULLATO L’AFFIDAMENTO A BORMIO
Il fallimento ricade anche sull’affidamento diretto da 44,8 milioni di euro per la cabinovia di Bormio, di cui ha beneficiato l’Ati con a capo Graffer, in cordata con Mondino Costruzioni e Monte P. La decisione è stata tenuta finora segreta, ma risale a un mese fa. Si tratta del nuovo impianto di arroccamento a servizio della venue di gara “Stelvio Alpine Centre” aggiudicato il 17 luglio 2025 per il quale era previsto l’inizio lavori nel settembre successivo e la conclusione nel febbraio 2027. Per il progetto esecutivo erano previsti 40 giorni, altri 200 giorni per il tronco Ciuck-La Rocca e 200 giorni per il tronco Bormio-Ciuck. Simico ha ritenuto anche in questo caso che sia stata superata la soglia di inadempienza e avrebbe già individuato una società pronta a subentrare.
LIVIGNO SOTTO OSSERVAZIONE
C’è da chiedersi che cosa accadrà per le due linee di cabinovia Carosello-Freita-Valfin che dovrebbero collegare i versanti sciistici di Livigno, con annesso un parcheggio interrato da 500 posti auto. Il valore è di 52,2 milioni di euro, la fine lavori è fissata al 27 novembre 2027. In questo caso troviamo le tre stesse imprese di Socrepes (Graffer, Ecoedile, Dolomiti Strade) che il 15 ottobre 2025 hanno vinto la gara per l’appalto integrato. In quel caso avevano primeggiato grazie a un ribasso record del 14,99 per cento, precedendo (con ribassi rispettivamente del 3,46 e del 2,46 per cento), i raggruppamenti Leitner-Cobet e Doppelmayr Italia e F.lli Trentini.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Neoplasie ematologiche, da Busto nuove speranze per i pazienti grazie a due farmaci “intelligenti” asst-valleolona.it
Ultima modifica: 29 Maggio 2026 Due nuovi farmaci sperimentali “intelligenti” (target) per il trattamento delle neoplasie ematologiche presso la SC Ematologia diretta dallaDr.ssa Elisabetta Todisco,Direttore del Dipartimento Oncologicointeraziendale. La Dr.ssa Elisabetta Todisco La prima sperimentazione di fase II riguardal’anticorpo bispecificoSurovatamig,progettato per il trattamento di alcuni tumori ematologici, in particolare il linfoma non Hodgkin a cellule B aggressivo e follicolare e Leucemia Linfoblastica B, recidivati o refrattari. Questo anticorpo, possiede due siti di legami differenti: uno si lega alla cellula effettrice del sistema immunitario, il linfocita T e l’altro si lega alla cellula tumorale. Grazie a questo doppio legame, la cellula responsabile del sistema immunitario si avvicina a quella tumorale (il bersaglio) e la distrugge, senza però “colpire” le cellule sane. Il farmaco viene somministrato ogni 2 settimane per un anno e consente di avere risultati molto promettenti per quei pazienti che non rispondono alle terapie standard di prima e seconda linea. La seconda sperimentazione di fase 1/2 riguarda ilfarmaco Enzomenib,per il trattamento di pazienti con leucemia mieloide e linfoblastica acuta, recidivata o refrattaria. Questo farmaco agisce inibendo la menina, una proteina che favorisce la crescita e la sopravvivenza delle cellule leucemiche. Il risultato finale è l’induzione della differenziazione, la riduzione della proliferazione incontrollata e l’induzione della morte delle cellule leucemiche con preservazione delle cellule ematopoietiche normali e rappresenta un’ottima possibilità terapeutica per i pazienti anche anziani che non rispondono alla terapia di prima linea. “Questi protocolli sperimentali rappresentano approcci innovativi ed efficaci per il trattamento delle neoplasie ematologiche complesse e difficili da trattare”, afferma laDr.ssa Todisco, “questi farmaci innovativi mirano a colpire selettivamente le cellule tumorali, aumentando l’efficacia dei trattamenti. La possibilità di accedere ai protocolli sperimentali è quindi un elemento fondamentale per sviluppare cure più efficaci e personalizzate, migliorando in modo concreto la qualità della vita dei pazienti, che spesso non hanno altre opzioni terapeutiche”. LaDr.ssa Todiscoconclude ringraziando l’Ufficio Sperimentazioni aziendale e le data manager afferenti all’ematologia e tutta la sua équipe di medici ed infermieri per la professionalità e il costante impegno nella complessa gestione delle sperimentazioni.
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato il primo caso di guarigione di un paziente affetto da Ebola nell’epidemia che sta imperversando nella Repubblica Democratica del Congo. «La repubblica del Congo...
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Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha deciso di aggiungere l’epidemia di Ebola ai temi in discussione durante il Consiglio europeo in programma il 18 e 19 giugno. Lo fa sapere una portavoce. La richiesta era stata avanzata dalla premier Giorgia Meloni in una lettera.
Ue e Meloni sull’ebola
La Commissione europea conferma “la ricezione della lettera della presidente Meloni” e sostiene che risponderà “a tempo debito”.
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“Ribadiamo che la tutela della salute pubblica è la priorità assoluta della Commissione. Stiamo seguendo da vicino l’evolversi della situazione, che richiede vigilanza e coordinamento”. Lo ha dichiarato Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, ricordando che l’Ue dispone di “canali e strumenti per agire rapidamente” e che “sta mobilitando aiuti, risorse logistiche, supporto di esperti e strumenti di sicurezza sanitaria per aiutare i paesi colpiti e ridurre il rischio di ulteriore trasmissione”.
Repubblica democratica del Congo, guarito paziente positivo a ebola
La prima guarigione
Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità ha annunciato il primo caso di guarigione di un paziente affetto da Ebola nell’epidemia che sta imperversando nella Repubblica democratica del Congo.
«La RD Congo ha comunicato che il 27 maggio un paziente è guarito, ha lasciato l’ospedale ed è stato dimesso», ha dichiarato ai giornalisti Anais Legand dell’Oms, aggiungendo che si trattava del ’primo caso’.
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Tumori. Al San Camillo Forlanini di Roma al via la Car-T per i pazienti ematologici Quotidiano Sanità
Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
“L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato”, dichiara in una nota il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
“Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”, conclude il presidente.
La svolta terapeutica
La terapia cellulare con CAR-T, spiega la nota, fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.
Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore.
“Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.
Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo.
Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti.
Dall’ingegnerizzazione alla somministrazione
Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare.
Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi.
La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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Medicina d’avanguardia al San Camillo Forlanini con terapia Car-T Askanews
Roma, 29 mag. (askanews) – Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici. Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione. “L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato”, dichiara il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.“Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”, conclude il Presidente. La terapia cellulare con CAR-T fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore. “Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo. Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti. Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare. Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi. La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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Mieloma multiplo, a Perugia al via i primi trattamenti con la terapia CAR-T Quotidiano Dell'Umbria
L’Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ottiene la certificazione internazionale per la terapia cellulare avanzata. Già avviato il percorso terapeutico per i primi quattro pazienti umbri
Un nuovo importante traguardo per la sanità umbra e per la lotta contro le malattie del sangue. L’Azienda Ospedaliera di Perugia ha ottenuto la certificazione internazionale che autorizza l’utilizzo della terapia cellulare CAR-T nel trattamento del mieloma multiplo in seconda linea, consolidando il ruolo dell’Ematologia perugina tra i centri di riferimento nazionali per le terapie innovative.
Si tratta di una delle più avanzate frontiere della medicina personalizzata. Le CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T-cell) sono terapie cellulari che prevedono il prelievo dei linfociti T del paziente, la loro modifica genetica in laboratorio e la successiva reinfusione per consentire al sistema immunitario di riconoscere e colpire le cellule tumorali.
L’attivazione del programma consentirà ai pazienti umbri e provenienti da altre regioni di accedere a questo trattamento altamente innovativo direttamente in Umbria, evitando il trasferimento verso altri centri specializzati. Un risultato che si inserisce nel percorso di innovazione sanitaria e tecnologica promosso dalla Regione Umbria e che rafforza ulteriormente la capacità attrattiva dell’Ematologia regionale.
La certificazione è il punto di arrivo di un complesso percorso organizzativo, clinico e assistenziale che ha coinvolto il programma trapianti, il team dedicato al mieloma multiplo, il personale infermieristico specializzato, il Servizio Immunotrasfusionale per le procedure di linfocitoaferesi, la rete laboratoristica e tutti i professionisti impegnati nella gestione multidisciplinare dei pazienti candidati alle terapie avanzate.
Nel corso di una riunione collegiale che ha coinvolto le diverse realtà ematologiche umbre sono già stati individuati i primi quattro pazienti candidati al trattamento, selezionati secondo criteri condivisi di appropriatezza clinica e priorità terapeutica. I pazienti hanno già iniziato il percorso che comprende la linfocitoaferesi, fase indispensabile per la produzione della terapia cellulare personalizzata.
Particolare attenzione è riservata anche alla valutazione multidisciplinare pre-aferesi, che coinvolge diversi specialisti con l’obiettivo di garantire sicurezza, appropriatezza clinica e corretta selezione dei candidati. L’iniziativa nasce infatti da una collaborazione costante tra le strutture ematologiche umbre impegnate nella gestione territoriale e specialistica dei pazienti affetti da mieloma multiplo, per assicurare un accesso equo e tempestivo alle cure più innovative.
“La disponibilità delle CAR-T per il mieloma multiplo rappresenta un passaggio molto importante per i pazienti affetti da malattia ad alto bisogno clinico – sottolinea la professoressa Maria Paola Martelli, direttrice della Struttura Complessa di Ematologia dell’Azienda Ospedaliera di Perugia –. Questo risultato è frutto di un grande lavoro di squadra e della stretta integrazione tra attività clinica, trapiantologica, aferetica, laboratoristica e confronto continuo tra i professionisti ematologi della regione”.
Soddisfazione anche da parte della direzione aziendale. “L’ottenimento della certificazione e l’avvio dei primi pazienti confermano la capacità dell’Azienda Ospedaliera di Perugia di sviluppare percorsi altamente specialistici e innovativi, mettendo al centro qualità delle cure, sicurezza e accessibilità dei trattamenti – evidenzia Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia –. Questa ulteriore certificazione consolida l’eccellenza della struttura di Ematologia, punto di riferimento regionale e nazionale per molti pazienti”.
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Aggiornamento medico del 14 settembre: firmato un accordo su una nuova tecnologia per la diagnosi e il trattamento del cancro. Vietnam.vn
Allo stesso tempo, scienziati , esperti e medici in Vietnam hanno anche l'opportunità di accedere direttamente alle tecnologie chiave, imparare dai maggiori esperti di tutto il mondo e migliorare così le proprie competenze professionali e capacità di ricerca.
Accordo firmato sulle nuove tecnologie per la diagnosi e il trattamento del cancro.
La cerimonia di firma dell'accordo di cooperazione per l'impiego di nuove tecnologie nella diagnosi e nel trattamento del cancro tra il Sistema Ospedaliero Generale Tam Anh e il Centro Nazionale di Ricerca per la Radioterapia della Federazione Russa, uno dei centri leader a livello mondiale nel campo dell'oncologia, rappresenta un importante sviluppo nelle relazioni mediche tra Vietnam e Russia.
Secondo le statistiche di Globocan del 2022, in Vietnam si registrano ogni anno oltre 180.400 nuovi casi di cancro e 120.100 decessi per questa patologia, la maggior parte dei quali diagnosticati in fase avanzata.
L'evento si è svolto alla presenza del Ministro della Salute vietnamita, Dao Hong Lan, e del Ministro della Salute della Federazione Russa, Mikhail Albertovich Murashko, insieme all'Ambasciatore Straordinario e Plenipotenziario della Federazione Russa in Vietnam, Gennady Stepanovich Bezdetko.
Questo evento speciale riveste particolare importanza, dato che il cancro continua a rappresentare un grave problema a livello globale e in Vietnam. Secondo le statistiche di Globocan 2022, in Vietnam si registrano ogni anno oltre 180.400 nuovi casi di cancro e 120.100 decessi correlati, la maggior parte dei quali diagnosticati in fase avanzata, il che rende difficili le terapie esistenti e comporta costi elevati per i farmaci specialistici.
I punti salienti dell'accordo di cooperazione tra le due parti includono: lo scambio di esperienze pratiche nell'applicazione di tecnologie moderne e metodi per la prevenzione, la diagnosi e il trattamento del cancro; l'organizzazione e lo svolgimento di conferenze scientifiche; lo sviluppo della cooperazione nella ricerca scientifica nei settori dell'oncologia, della chirurgia oncologica, della radioterapia, della chemioradioterapia, ecc.
Secondo l'accordo firmato, le due parti collaboreranno ampiamente nella ricerca scientifica, nel trasferimento tecnologico per la produzione di vaccini e farmaci biologici, nonché nella formazione, nello scambio di esperienze e nell'applicazione dei metodi più avanzati per la diagnosi e il trattamento del cancro. Immediatamente dopo la cerimonia di firma, in Vietnam saranno avviate attività di scambio di informazioni scientifiche, formazione tecnica e applicazione pratica.
Nel suo intervento alla cerimonia, il Ministro federale della Sanità russo Mikhail Murashko ha affermato che il sistema sanitario russo è attualmente riconosciuto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come uno dei più completi ed efficaci al mondo, in particolare in settori quali la medicina preventiva, la cura del cancro, i trapianti di organi e la sanità ad alta tecnologia.
Ha considerato questo evento collaborativo una tappa fondamentale per la realizzazione di accordi di alto livello tra i due Paesi, volti a migliorare la qualità dell'assistenza sanitaria per il popolo vietnamita.
Il Centro Nazionale di Ricerca per la Radioterapia, partner firmatario dell'evento, è il primo istituto di ricerca sul cancro in Russia e in Europa, con una storia di oltre 100 anni di attività.
Il centro è all'avanguardia nell'invenzione e nell'applicazione di numerose tecnologie innovative per il trattamento del cancro, come la chirurgia mininvasiva, la protonterapia, la radioembolizzazione, la chemioradioterapia combinata e i vaccini contro il cancro. Molte di queste tecnologie sono brevettate e hanno dimostrato un'efficacia clinica superiore.
Durante la cerimonia di firma, il Ministro della Salute vietnamita Dao Hong Lan ha sottolineato che la cooperazione tra due enti di spicco dei settori sanitario vietnamita e russo non ha solo un significato simbolico, ma apre anche concrete opportunità di collaborazione nel campo della diagnostica e della cura medica di alta qualità, della ricerca e dell'applicazione di tecniche avanzate nell'assistenza sanitaria di comunità.
Ha affermato che gli accordi firmati oggi apriranno la strada a numerosi programmi di cooperazione pratica, soprattutto nel trattamento del cancro con tecnologie avanzate, nonché nella produzione di vaccini e prodotti biologici medicali, che rappresentano esigenze urgenti non solo per il Vietnam e la Federazione Russa, ma anche per il mondo intero.
Le dolorose conseguenze delle iniezioni di silicone liquido.
Il Centro di Chirurgia Plastica ed Estetica dell'Ospedale Militare Centrale 108 ha recentemente eseguito un intervento chirurgico d'urgenza per trattare gravi complicazioni in una donna che si era sottoposta a un intervento di aumento del seno cinque anni prima.
La paziente è la signora NTT, nata nel 1990, che si è sottoposta a iniezioni di filler nel seno presso una clinica estetica privata per aumentarne il volume.
Così Cina e Sud America superano l'Europa nella ricerca sul cancro. E i nostri malati rischiano di non ricevere più i nuovi farmaci in anticipo - Corriere della Sera
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Così Cina e Sud America superano l'Europa nella ricerca sul cancro. E i nostri malati rischiano di non ricevere più i nuovi farmaci in anticipo Corriere della Sera
di Vera Martinella
Le sperimentazioni cliniche si stanno spostando dove la burocrazia è ridotta, i costi inferiori e il reclutamento dei pazienti più rapido grazie alla popolazione numerosa
Gli addetti ai lavori ne parlano già da un po', ma la minaccia ora è sempre più vicina. Cronaca di un pericolo ampiamente annunciato, si può dire: i malati di cancro (e non solo) italiani ed europei rischiano di non avere più accesso ai nuovi farmaci. Quelli che negli ultimi decenni hanno portato milioni di persone a guarire o a vivere bene per anni (persino decenni) pur avendo un tumore.
Il motivo? Le sperimentazioni cliniche con i farmaci innovativi si stanno spostando. In Cina, soprattutto, e anche in America Latina. Se gli Stati Uniti sono in difficoltà, l'Europa arranca faticosamente e noi con lei.
Ne discutono gli esperti riuniti per il congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco), al via oggi a Chicago.
Cos'hanno in più Cina e Sud America «Per le aziende farmaceutiche è molto più conveniente - spiega Massimo Di Maio, presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Lo spostamento verso la Cina si deve principalmente a tre fattori chiave: costi inferiori (fino al 30-40% in meno), burocrazia ridotta con approvazioni rapide (circa 30 giorni) e un'enorme popolazione di pazienti che accelera il reclutamento. Con oltre 1,4 miliardi di abitanti e un'alta concentrazione in sistemi ospedalieri urbani centralizzati, l'arruolamento dei volontari è molto più efficiente».
Nel colosso orientale gli iter autorizzativi dei nuovi medicinali e il reclutamento dei pazienti sono dalle due alle cinque volte più rapidi rispetto a Usa ed Europa. Un trial clinico può essere avviato in tempi che vanno da poche settimane a 3-4 mesi, contro molti mesi (fino a superare l'anno) necessari spesso a Occidente.
Si fa avanti anche l'America Latina: nazioni come Brasile, Argentina e Messico sono diventate mete strategiche per le aziende farmaceutiche, grazie al fatto che offrono bacini di pazienti geneticamente eterogenei, costi competitivi e quadri normativi che favoriscono la sperimentazione.
Dimezzati gli studi sul cancro in Europa In pochi anni la Cina ha sovvertito un sistema consolidato da decenni e oggi gestisce ormai quasi un terzo di tutte le sperimentazioni cliniche mondiali, superando l'Europa nel numero di nuovi farmaci immessi sul mercato.
In 10 anni, gli studi clinici contro il cancro avviati in Europa sono diminuiti del 50%. Nel 2013 le sperimentazioni europee costituivano il 18% a livello mondiale, per poi scendere al 9% nel 2023. Una tendenza che accomuna il Vecchio Continente agli Stati Uniti, dove si è registrata una riduzione del 34% (dal 26% al 17%). Nuovi equilibri geopolitici stanno cambiando la geografia della ricerca scientifica contro il cancro e vedono la Cina sempre più protagonista. Dal 2013 al 2023 il Paese asiatico ha mostrato un netto incremento nei trial, dall’8% al 29%.
I pazienti rischiano moltissimo «Partecipare a uno studio clinico permette ai pazienti di essere seguiti attentamente da ricercatori esperti e di poter accedere precocemente a farmaci che sono ancora in fase sperimentale, ma hanno buone probabilità di essere autorizzati all’immissione in commercio - sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom -. L’idea del paziente "cavia" è desueta e superata, oggi le persone arruolate negli studi clinici sono seguite con grande attenzione e rigore. In un trial clinico quasi sempre le opportunità superano i rischi, che sono sempre molto contenuti: un nuovo farmaco arriva ad essere studiato nell’uomo dopo la ricerca di laboratorio e con prove di qualità e sicurezza prodotte negli esperimenti condotti negli animali».
E visto che quella contro il cancro è quasi sempre una lotta contro il tempo, spesso partecipare a uno studio significa (soprattutto per chi ha una neoplasia in stadio avanzato o metastatico) poter ricevere farmaci innovativi non ancora in commercio, che si spera possano essere più efficaci come dimostrano gli esiti di centinaia di studi presentati in questi giorni all'Asco di Chicago.
Con le nuove terapie meno morti per tumore «Basta guardare alla storia più recente - prosegue Di Maio -: l'immunoterapia, le CAR-T in ematologia, i farmaci a bersaglio molecolare hanno offerto opportunità più efficaci (e in alcuni casi anche portato a guarigione) pazienti con diversi tipi di tumori che fino a non molti anni fa avevano limitate possibilità di trattamento. Anche quando l'obiettivo non è la guarigione, questi trattamenti ci permettono, in una percentuale significativa di casi, di cronicizzare la malattia in fase avanzata. E i vantaggi, oltre che per le persone, sono per il sistema, con consistenti risparmi in altre voci di spesa, sanitaria e sociale. Ma è possibile continuare a garantire la qualità delle cure e la sostenibilità del sistema solo con politiche di sostegno all’assistenza e alla ricerca, che permette di sviluppare terapie innovative».
Grazie alle cure più nuove (e alla diagnosi precoce) in Italia la mortalità per cancro continua a scendere, con risultati migliori della media europea, il 65% nelle donne e il 59% negli uomini è vivo a cinque anni dalla diagnosi e almeno un paziente su quattro è tornato ad avere la stessa aspettativa di vita della popolazione generale e può ritenersi guarito.
L'ottima reputazione italiana messa a rischio «Il nostro Paese ha sempre avuto un ruolo di leadership nella ricerca clinica, godiamo di ottima reputazione e siamo spesso citati a livello internazionale per l’eccellente qualità della produzione scientifica - sottolinea il presidente Aiom -. In più di un'occasione sono stati studi italiani a mettere a punto nuove strategie di cura che hanno cambiato lo standard in tutto il mondo, migliorandolo. È anche vero però che i finanziamenti per la ricerca scientifica in Italia sono estremamente ridotti e che nell’80% dei casi gli studi sono "profit", cioè sostenuti da aziende farmaceutiche e solo il 20% sono "no profit", cioè studi cosiddetti accademici che partono direttamente dagli investigatori». Un problema che riguarda quasi tutti i Paesi Occidentali, inclusi gli Stati Uniti dove si sono ridotti drasticamente mentre, fino a pochi anni fa, erano uno dei fiori all’occhiello della ricerca oncologica americana. I nostri problemi più grandi? Oltre alla carenza di fondi pubblici, mancano personale specializzato e infrastrutture digitali.
E la burocrazia va assolutamente snellita».
I nostri problemi: burocrazia, personale e pochi fondi pubblici E' quanto emerge anche dall'«Annuario dell’Oncologia Italiana 2026», realizzato dall’Aiom e dalla Federation of Italian Cooperative Oncology Groups (FICOG), presentato in occasione del congresso americano.
«Ci sono forti criticità nella disponibilità di personale e di una solida infrastruttura - conclude Berardi -. Il 70% dei centri è privo di un bioinformatico e il 50% non può contare sul supporto statistico. E sono troppo pochi i coordinatori di ricerca clinica strutturati. Nella maggior parte dei casi, queste figure, essenziali per condurre le sperimentazioni, operano da precari con contratti libero professionali o borse di studio.
E poi da noi l’iter di approvazione delle sperimentazioni cliniche resta troppo tortuoso. Spesso l’attivazione dei centri richiede ancora tempi molto lunghi, con ritardi che possono protrarsi per diversi mesi».
Difficoltà che rischiano di compromettere la competitività e l’attrattività del nostro Paese nei confronti dei promotori profit, oltre a limitare o ritardare l’accesso dei pazienti italiani a studi clinici innovativi e a nuove opportunità terapeutiche. «Per questo motivo è fondamentale promuovere un concreto processo di semplificazione amministrativa e organizzativa, capace di garantire procedure più rapide, uniformi ed efficienti» concludono gli esperti.
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Nove tumori del polmone su dieci sono riconducibili al consumo di sigarette: nel 2024 il tabagismo ha contribuito a 420mila morti oncologiche in Europa, 55mila delle quali in Italia, e a 885mila nuove diagnosi, di cui 130mila nel nostro Paese. (ANSA)
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Intervento chirurgico riuscito per rimuovere un tumore polmonare di quasi 3 kg. Vietnam.vn
Il paziente è stato sottoposto a intervento chirurgico per la rimozione di un tumore. Foto: fornita dall'ospedale. Un paziente di 74 anni, di sesso maschile, proveniente dalla provinciadi Thai Nguyen,è stato ricoverato in ospedale con tosse persistente, senso di oppressione al petto, dispnea, scarso appetito e perdita di peso. Secondo l'anamnesi del paziente, più di un anno fa gli era stato diagnosticato un tumore polmonare di circa 10 cm, ma invece di sottoporsi a intervento chirurgico, il paziente si era curato autonomamente a casa. Quando i sintomi si sono aggravati, il paziente si è recato all'ospedale K per una visita. La TAC toracica ha rivelato che il tumore era cresciuto notevolmente, occupando quasi l'intera cavità toracica destra, comprimendo il cuore e causando il collasso di quasi tutto il polmone destro. Una biopsia ha confermato che si trattava di un fibroma polmonare solitario. Il dottor Nguyen Khac Kiem, primario del reparto di chirurgia toracica, ha affermato che si trattava di un caso complesso a causa dell'età avanzata della paziente, delle dimensioni estremamente grandi del tumore e della sua vicinanza a numerosi organi vitali. Se l'intervento chirurgico fosse stato eseguito al momento della diagnosi iniziale, il trattamento avrebbe avuto maggiori probabilità di successo. L'équipe chirurgica ha dissezionato con cura il tumore, preservando quanto più tessuto polmonare sano possibile ed evitando di danneggiare i principali vasi sanguigni e il nervo frenico. Dopo molte ore di intervento, il tumore, che misurava 26x18 cm e pesava quasi 3 kg, è stato rimosso con successo. Il paziente è attualmente sotto osservazione e sta seguendo un programma di riabilitazione respiratoria post-operatoria. I medici raccomandano di non sottovalutare sintomi come tosse persistente, dolore al petto e difficoltà respiratorie. In particolare, le persone di età superiore ai 50 anni, i fumatori o coloro che sono frequentemente esposti ad ambienti inquinati dovrebbero sottoporsi a regolari screening per il tumore al polmone, al fine di individuare la malattia precocemente ed evitare di perdere la "fortuna" di poterla curare. Fonte: https://vtv.vn/phau-thuat-thanh-cong-khoi-u-phoi-nang-gan-3kg-100260529144400647.htm
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Pfizer si allea alla Cina per lo sviluppo di un farmaco antitumorale. Operazione da 10,5 miliardi di dollari Money.it
Pfizer scommette ancora sull’oncologia e guarda alla Cina per farlo. Il gruppo farmaceutico statunitense ha annunciato un maxi accordo globale con la biotech cinese Innovent Biologics per lo sviluppo di una nuova generazione di terapie antitumorali, in un’operazione che può arrivare a valere fino a 10,5 miliardi di dollari. L’intesa prevede una collaborazione su 12 programmi sperimentali e rappresenta uno dei più rilevanti accordi siglati negli ultimi mesi tra una big pharma occidentale e un’azienda biotech cinese.
Nel dettaglio, Pfizer verserà subito 650 milioni di dollari a Innovent, mentre ulteriori 9,85 miliardi potranno essere corrisposti al raggiungimento di obiettivi legati allo sviluppo clinico, alle autorizzazioni regolatorie e alla commercializzazione dei farmaci. L’operazione conferma un trend sempre più evidente: i grandi gruppi farmaceutici internazionali stanno guardando con crescente interesse al potenziale innovativo del biotech cinese.
La partnership: 12 programmi e focus su anticorpi di nuova generazione
L’accordo riguarda una piattaforma di farmaci oncologici sperimentali basata su anticorpi farmaco-coniugati (ADC) e anticorpi multispecifici, due delle tecnologie oggi più promettenti nella lotta contro il cancro. Degli attivi coinvolti, otto provengono dalla pipeline di Innovent, mentre quattro sono programmi di discovery proposti da Pfizer.
La collaborazione è strutturata su tre livelli differenti. Quattro programmi saranno sviluppati e commercializzati congiuntamente, con una condivisione dei profitti nei mercati statunitense ed europeo, mentre Innovent manterrà i diritti per la Greater China. Per altri quattro asset Pfizer otterrà i diritti esclusivi fuori dalla Cina. Gli ultimi quattro, invece, saranno interamente in licenza globale al gruppo americano, che sosterrà i costi di sviluppo.
Uno degli elementi più strategici dell’intesa riguarda l’organizzazione della ricerca clinica. I programmi saranno portati avanti nella fase iniziale da Innovent, sfruttando la rapidità del sistema di sviluppo cinese, mentre Pfizer assumerà la guida dello sviluppo globale nelle fasi successive.
Perché le Big Pharma puntano sempre più sulla Cina
L’accordo arriva in un momento di forte crescita per il biotech cinese, ormai diventato una delle principali fonti mondiali di nuove molecole. Secondo diversi osservatori del settore, il valore delle operazioni di licensing concluse nella Greater China è aumentato in modo esponenziale negli ultimi anni, attirando l’interesse delle multinazionali occidentali.
Lo stesso amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, aveva recentemente indicato “la rapida ascesa della Cina” come uno dei fattori che stanno trasformando l’industria farmaceutica globale, sottolineando come il Paese riesca a operare “a metà costo e a una velocità tripla”.
Non è un caso che nelle ultime settimane anche Bristol Myers Squibb abbia siglato un maxi accordo con Hengrui Pharma, mentre AstraZeneca ha annunciato un piano di investimenti da 15 miliardi di dollari per espandere ricerca e produzione nel Paese asiatico.
La strategia oncologica di Pfizer prende forma
Per Pfizer l’operazione con Innovent si inserisce in una più ampia strategia di rafforzamento nel settore oncologico. Dopo alcune recenti approvazioni regolatorie e nuovi risultati clinici positivi, il gruppo punta a consolidare una pipeline capace di generare i blockbuster del futuro.
Per Innovent, invece, l’intesa rappresenta un passo decisivo verso l’obiettivo di trasformarsi in una biotech globale. La possibilità di co-commercializzare alcuni prodotti in Stati Uniti ed Europa offre alla società cinese una vetrina internazionale e un accesso privilegiato ai mercati più remunerativi.
Il messaggio che arriva dal deal è chiaro: la competizione globale per i farmaci del futuro passa sempre più dalla Cina, e le big pharma occidentali sono pronte a investire miliardi pur di non restare indietro.