Natalia Paragoni, l'influencer inizia a perdere i capelli per la chemioterapia e decide di tagliarli: il momento affrontato col sorriso - Il Messaggero
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Natalia Paragoni, l'influencer inizia a perdere i capelli per la chemioterapia e decide di tagliarli: il momento affrontato col sorriso Il Messaggero
sabato 6 giugno 2026Ultimo aggiornamento21:12 Natalia Paragoni, 28 anni e influencer nota per la sua partecipazione a Uomini e Donne, ha condiviso sui social un momento di grande coraggio: a ventiquattr'ore dall'annuncio pubblico della malattia che l'ha colpita, il linfoma di Hodgkin e dall'inizio della chemioterapia, ha deciso di tagliarsi i capelli prima che cadessero da soli. «Stanno iniziando a cadere, è il momento di tagliarli», ha spiegato nelle storie Instagram. Il video, girato nel bagno di casa, mostra gli ultimi istanti della sua lunga chioma bionda prima di lasciare spaz... - oppure - Sottoscrivi l'abbonamento pagando con Google OFFERTA SPECIALE Natalia Paragoni, 28 anni e influencer nota per la sua partecipazione a Uomini e Donne, ha condiviso sui social un momento di grande coraggio: a ventiquattr'ore dall'annuncio pubblico della malattia che l'ha colpita, il linfoma di Hodgkin e dall'inizio della chemioterapia, ha deciso di tagliarsi i capelli prima che cadessero da soli. «Stanno iniziando a cadere, è il momento di tagliarli», ha spiegato nelle storie Instagram. Il video, girato nel bagno di casa, mostra gli ultimi istanti della sua lunga chioma bionda prima di lasciare spazio a un caschetto corto. Un gesto che diventa simbolo di resilienza, affrontato con il sorriso e con la famiglia accanto: la madre, il compagno Andrea Zelletta e le figlie. Tutto questo a poche settimane dalla nascita della piccola Beatrice, la seconda figlia della coppia. Il momento più toccante arriva quando Natalia, stringendo tra le braccia la neonata dalla capigliatura simile, commenta con tenerezza: «Siamo uguali ora». Una frase semplice che racchiude dolcezza, ironia e una forza silenziosa di fronte alla malattia.
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Sharone Stone, la diagnosi e la rottura col marito: "Non voleva l'operazione al seno" Adnkronos
"Mi volevano operare al seno per una doppia mastectomia. Io sapevo di non avere il cancro e avevo ragione, erano tumori benigni". Sharon Stone racconta al podcast Person Who Believed il dramma vissuto con l'intervento a cui si è sottoposta in passato. L'attrice oggi 68enne ha riavvolto il nastro fino al 2000, quando si trovò a dover fronteggiare una diagnosi rivelatasi errata. "Uno dei tumori era più grande dell'intero seno sinostro. Il medico è venuto a casa mia e mi ha detto: 'Pensiamo che dovrebbe sottoporsi a una mastectomia bilaterale. La situazione è davvero grave e di solito, quando il tumore è così esteso, sappiamo già prima di intervenire che si tratta di un cancro'".
L'attrice era certa che i tumori non fossero maligni: "Ho detto: 'Non ho il cancro'", ricorda. "Non spetta a lei deciderlo", la risposta del medico in un botta e risposta ricostruito nell'intervista. "Io ho replicato: 'Certo che posso. Posso deciderlo io. Decido io'", spiega la star. Alla fine, "avevo deciso di sottopormi a una mastectomia bilaterale perché non avevo intenzione di correre rischi".
"Mio marito disse: 'È ridicolo'. Si alzò e uscì dalla stanza". Non voleva "che mi sottoponessi a una mastectomia bilaterale. Era furioso", racconta l'attrice, sposata con Phil Bronstein tra il 1998 e il 2004. La situazione, di fatto, ha posto "fine al matrimonio. Mio marito aveva chiuso con me in quel momento. Era finita. Era finita. Era finita e basta. Pensava che fossi ridicola. Pensava che fossi sciocca. Pensava che prendessi troppe decisioni da sola".
I tumori si sono rivelati effettivamente benigni e la doppia mastectomia non è risultata necessaria. La paziente, però, è stata comunque sottoposta ad un intervento nel quale le sono state impiantate protesi di dimensioni maggiori a quanto concordato. "Quando mi hanno tolto le bende, ho scoperto di avere un seno di una taglia in più", racconta nella sua autobiografia del 2021, The Beauty of Living Twice. Il chirurgo "aveva cambiato il mio corpo a mia insaputa e senza il mio consenso".
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Natalia Paragoni, dopo la chemioterapia si taglia i capelli: “È il momento". Il messaggio stupendo di Andrea Zelletta Libero
Natalia Paragoni, dopo la chemioterapia si taglia i capelli: “È il momento". Il messaggio stupendo di Andrea Zelletta Dopo la diagnosi di linfoma di Hodgkin, l'influencer mostra il momento del taglio dei capelli. Al suo fianco il compagno Andrea Zelletta.
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Dopo aver raccontato ai suoi follower la diagnosi di linfoma di Hodgkin, Natalia Paragoni continua a condividere alcuni dei momenti più delicati della sua vita privata. L’influencer ed ex protagonista di Uomini e Donne, che nei giorni scorsi ha spiegato di aver iniziato la chemioterapia dopo la nascita della secondogenita Beatrice, ha mostrato sui social un momento tanto difficile quanto simbolico: tagliare i capelli mentre il trattamento comincia a produrre i suoi effetti.
Un gesto compiuto con consapevolezza e determinazione, che ha immediatamente raccolto tantissimi di messaggi di affetto da parte dei fan. Accanto a lei, in questo periodo complesso, ci sono il compagno Andrea Zelletta e le loro due bambine, che rappresentano la sua principale fonte di forza.
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Natalia Paragoni taglia i capelli: il gesto che segna l’inizio della battaglia contro la malattia
Attraverso alcune storie pubblicate su Instagram, Natalia ha documentato il momento in cui ha deciso di cambiare look. La scelta è arrivata dopo aver notato i primi segni della caduta dei capelli causata dalla terapia: "Stanno inziando a cadere i capelli, quindi è il momento di tagliarli" ha scritto su Instagram. Subito dopo, l’influencer si è mostrata con la macchinetta mentre accorciava radicalmente la sua chioma castana. Senza nascondere l’emozione, la 28enne ha affrontato questo passaggio con grande serenità, trasformandolo in un messaggio di coraggio per chi sta vivendo esperienze simili. Le immagini condivise online mostrano una donna determinata a non subire la malattia, un modo per riprendere il controllo di una situazione inevitabilmente complessa e per affrontare con forza una nuova fase del percorso di cura.
La dedica alla figlia Beatrice e il sostegno di Andrea Zelletta
Nelle stesse ore Natalia ha commosso i suoi follower con una tenera dedica alla piccola Beatrice, nata appena un mese fa. Pubblicando uno scatto della neonata, ha scritto: "Un mese di te amore, sei il mio raggio di sole".
Parole semplici ma profonde, arrivate poco dopo il racconto della malattia e capaci di mostrare quale sia oggi il suo punto di riferimento più importante, ovvero le sue due figlie che rappresentano infatti la motivazione che la spinge ad affrontare cure e difficoltà con determinazione.
Al suo fianco c’è Andrea Zelletta, compagno conosciuto negli studi di Uomini e Donne, che attraverso i social ha espresso tutto il proprio sostegno. L’ex tronista ha fatto sapere che affronteranno insieme questo periodo, un passo alla volta, guardando con fiducia al futuro.
"Ci sono momenti in cui la vita cambia all’improvviso – ha scritto -E tu puoi solo fermarti, respirare e trovare la forza di restare in piedi anche quando dentro ti senti crollare. In questo ultimo periodo ho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. L’ho vista avere paura, piangere, sentirsi fragile… ma non smettere mai di essere una mamma straordinaria, una compagna incredibile e la persona più forte che io conosca. Ogni giorno mi insegna cosa significa davvero avere coraggio. Anche nei momenti più duri. Anche quando tutto sembra più grande di noi. E se c’è una cosa che voglio dirti oggi è questa:
non importa quanto sarà lunga o difficile questa strada, la affronteremo insieme. Passo dopo passo. E torneranno giorni leggeri. Ne sono sicuro".
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"Stanno iniziando a cadere i capelli, è il momento di tagliarli": Natalia Paragoni condivide con i follower le conseguenze della chemioterapia - Video - Il Fatto Quotidiano
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"Stanno iniziando a cadere i capelli, è il momento di tagliarli": Natalia Paragoni condivide con i follower le conseguenze della chemioterapia - Video Il Fatto Quotidiano
Natalia Paragoni, dopo aver rivelato con un post sui social di aver ricevuto la diagnosi di un linfoma di Hodgkin durante l’ottavo mese di gravidanza, ha deciso di condividere con i suoi follower un momento difficile legato alla malattia e alla chemioterapia che ha iniziato subito dopo aver partorito la seconda figlia, avuta insieme ad Andrea Zelletta, Beatrice. L’influencer, attraverso due storie di Instagram, ha mostrato le prime perdite di capelli e il momento del taglio. I lunghi capelli hanno così lasciato il posto, per il momento, a un pratico caschetto.
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"La prevenzione in Italia, per quanto riguarda i tumori è andata molto avanti grazie all'avvento delle analisi genetiche dalle quali si possono individuare i soggetti sani che possono avere un rischio genetico di sviluppo di eventuale tumore". (ANSA)
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Natalia Paragoni perde i capelli per la chemioterapia e decide di tagliarli: il momento difficile affrontato col sorriso Leggo.it
Natalia Paragoni, 28 anni e influencer nota per la sua partecipazione a Uomini e Donne, ha condiviso sui social un momento di grande coraggio: a ventiquattr'ore dall'annuncio pubblico della malattia che l'ha colpita, il linfoma di Hodgkin e dall'inizio della chemioterapia, ha deciso di tagliarsi i capelli prima che cadessero da soli. «Stanno iniziando a cadere, è il momento di tagliarli», ha spiegato nelle storie Instagram. Il video, girato nel bagno di casa, mostra gli ultimi istanti della sua lunga chioma bionda prima di lasciare spazio a un caschetto corto.Un gesto che diventa simbolo di resilienza, affrontato con il sorriso e con la famiglia accanto: la madre, il compagno Andrea Zelletta e le figlie. Tutto questo a poche settimane dalla nascita della piccola Beatrice, la seconda figlia della coppia. Il momento più toccante arriva quando Natalia, stringendo tra le braccia la neonata dalla capigliatura simile, commenta con tenerezza: «Siamo uguali ora». Una frase semplice che racchiude dolcezza, ironia e una forza silenziosa di fronte alla malattia.
"Un sole per amico": pomeriggio dedicato alla prevenzione del melanoma e dei tumori cutanei organizzato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II - ildenaro.it
📰 ildenaro.it📅 2026-06-06T10:54:22
melanoma
"Un sole per amico": pomeriggio dedicato alla prevenzione del melanoma e dei tumori cutanei organizzato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II ildenaro.it
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Previsione del Tumore al Polmone con 5 Anni di Anticipo: la Nuova Frontiera della Prevenzione Oncologica Gazzettino del Golfo
Una corsia preferenziale per arrivare prima del tumore al polmone: immagina di sapere, con anni di anticipo, chi corre un rischio concreto e di poter agire subito, in silenzio, quando ancora nessun sintomo bussa alla porta.
Il momento del fiato trattenuto
C’è un momento in cui tutti tratteniamo il fiato. Una radiografia di routine, una tosse che non passa, quell’ombra che il medico vuole “rivedere meglio”. Il tumore al polmone è il grande predatore silenzioso della nostra epoca: provoca oltre 1,8 milioni di morti l’anno nel mondo. Eppure, quando lo intercettiamo in fretta, le cure funzionano. La diagnosi precoce non è uno slogan: è vita guadagnata.
Perché ci riguarda
Oggi la colonna portante della prevenzione per chi ha fattori di rischio è la TAC a basso dosaggio. Grandi studi hanno mostrato che riduce la mortalità nei fumatori ed ex fumatori ad alto rischio. Funziona, ma non basta. Non tutti i noduli sono tumori. Non tutti i tumori crescono allo stesso ritmo. E molti non rientrano nei criteri di screening, pur avendo un rischio non banale.
La svolta scientifica
Qui arriva la svolta che sta facendo parlare i clinici: un gruppo di scienziati guidati dal Francis Crick Institute ha messo a punto un approccio capace di stimare il rischio di sviluppare un tumore al polmone fino a cinque anni prima dei sintomi. Non si tratta di una sfera di cristallo, né di un annuncio da prima pagina senza fondamenta. Parliamo di ricerca seria, maturata su coorti ampie, con controlli indipendenti e metriche trasparenti. Ma è ancora in fase di validazione: niente “test miracolosi” in farmacia, per ora.
Come funziona (in parole semplici)
Il metodo combina più pezzi di realtà. Nel sangue cerca biomarcatori: proteine “spia” dell’infiammazione cronica, tracce minuscole di DNA rilasciato dalle cellule, segni di come il fumo o l’aria inquinata hanno “graffiato” il polmone. A questi dati unisce informazioni cliniche (età, storia di fumo, esposizioni) e, quando disponibili, caratteristiche dalle immagini. Poi un algoritmo di intelligenza artificiale mette ordine e calcola un rischio individuale. L’obiettivo non è dire “hai un tumore”, ma “è probabile che tu lo sviluppi entro 5 anni”: abbastanza presto per decidere insieme al medico come giocare d’anticipo.
Un esempio concreto
Esempio concreto. Immagina Anna, 56 anni, ex fumatrice. TAC negativa oggi, ma il profilo del suo sangue racconta una storia più sottile. Il punteggio di rischio sale. Il medico non aspetta il prossimo controllo “standard”: intensifica i follow‑up, propone supporto per non ricadere nel fumo, valuta terapie preventive in studio. Se, invece, il punteggio è basso, si evita l’overtesting. Meno ansia, meno radiazioni, più buon senso.
Cosa sappiamo fin qui
I primi risultati mostrano che combinare test del sangue e dati clinici migliora l’accuratezza rispetto ai soli fattori tradizionali. Restano limiti da chiarire: quanti falsi allarmi? Quante lesioni davvero pericolose identifichiamo per tempo? I ricercatori lo stanno misurando ora, in studi prospettici nel Regno Unito e in altri Paesi. Non tutto è confermato, e i dettagli su prestazioni e tempi di adozione clinica non sono definitivi.
Cosa cambia per noi, già oggi
Se fumi, la mossa più potente resta smettere. Se rientri nei criteri, aderisci allo screening con TAC. Parla con il tuo medico: alcuni centri partecipano a protocolli di prevenzione oncologica avanzata e potrebbero arruolare volontari informati.
La vera rivoluzione
Intanto, una domanda ci accompagna: e se la vera rivoluzione fosse conoscere prima, per scegliere meglio? Non per vivere con la paura addosso, ma per respirare a pieni polmoni, sapendo che la prossima mossa è nelle nostre mani.
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Melanoma, il vaccino personalizzato a mRNA convince: a cinque anni sopravvive oltre il 92% dei pazienti Qui Salute Magazine
Arrivano risultati molto incoraggianti dal congresso mondiale di oncologia ASCO in corso a Chicago. A cinque anni dall’inizio della sperimentazione, il vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma continua a mostrare dati estremamente positivi: il 92,2% dei pazienti trattati è ancora vivo, contro il 71,3% del gruppo che ha ricevuto la sola terapia standard.
Lo studio di fase 2b Keynote-942 ha inoltre evidenziato che la combinazione tra il vaccino sperimentale intismeran e l’immunoterapia con pembrolizumab riduce del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% il rischio che la malattia sviluppi metastasi a distanza nei pazienti affetti da melanoma ad alto rischio.
Melanoma, i dati pubblicati dopo lo studio
I dati, presentati all’ASCO e pubblicati contemporaneamente sul Journal of Clinical Oncology, confermano la solidità di un approccio che punta sulla medicina di precisione. In Italia è già in corso lo studio internazionale di fase 3, avviato per primo all’Istituto Pascale di Napoli sotto la guida dell’oncologo Paolo Ascierto.
«I risultati confermano che la strada intrapresa con i vaccini a mRNA è quella giusta e che i benefici della combinazione con l’immunoterapia si mantengono nel tempo», ha spiegato Ascierto. Tra i 157 pazienti coinvolti nello studio, il 68,8% di coloro che hanno ricevuto vaccino e immunoterapia risulta libero da malattia a cinque anni dall’intervento chirurgico, contro il 49,1% del gruppo trattato con la sola immunoterapia.
La particolarità della terapia: la personalizzazione
La particolarità di questa terapia è la sua totale personalizzazione. Dopo l’asportazione del tumore, i ricercatori analizzano il melanoma del singolo paziente per identificare specifici neoantigeni, ovvero le caratteristiche molecolari uniche della malattia. Sulla base di queste informazioni viene creato un vaccino “su misura” che insegna al sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue.
Secondo gli esperti, la tecnologia a mRNA potrebbe rappresentare una svolta non soltanto per il melanoma. «Stiamo già testando questo approccio anche nel tumore del polmone e in altre neoplasie particolarmente difficili da trattare», ha aggiunto Ascierto. Se i risultati della fase 3 confermeranno quanto emerso finora, la medicina personalizzata potrebbe diventare uno dei pilastri delle future terapie oncologiche.
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Una nuova svolta nella cura del cancro al seno: niente chemioterapia grazie al test del DNA tumorale. Vietnam.vn
Sono stati compiuti progressi significativi nel trattamento del cancro al seno, ma una delle maggiori sfide rimane quella di determinare con precisione chi ha realmente bisogno della chemioterapia e chi può essere trattato in sicurezza senza di essa.
Oltre 4.400 pazienti di età pari o superiore a 40 anni, residenti nel Regno Unito, in Norvegia, Svezia, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia, hanno partecipato allo studio. Questi individui sono stati divisi in due gruppi: un gruppo ha ricevuto il trattamento convenzionale, mentre l'altro ha utilizzato il test genetico Prosigna per determinare se fosse necessaria la chemioterapia. I ricercatori li hanno poi seguiti per diversi anni per valutare il rischio di recidiva e l'efficacia del trattamento.
Questo studio si basa sulla sperimentazione Optima, condotta da scienziati dell'University College di Londra (Regno Unito), con la partecipazione di numerosi ospedali e centri oncologici. La sperimentazione si concentra sul tipo più comune di tumore al seno in fase iniziale: quello che si sviluppa sotto l'influenza degli ormoni e non presenta la proteina HER2. In precedenza, le decisioni relative alla chemioterapia si basavano spesso su fattori quali le dimensioni del tumore o l'estensione della diffusione ai linfonodi.
Per il tumore al seno in fase iniziale, la ricerca dimostra che oltre due terzi delle donne, anche quelle tradizionalmente classificate ad alto rischio, possono evitare la chemioterapia in tutta sicurezza se i loro punteggi dei test genetici sono bassi. Questo può aiutare molte donne a evitare gli effetti collaterali della chemioterapia, come la perdita dei capelli, la nausea, l'affaticamento, le infezioni, la menopausa precoce, i problemi di fertilità e i problemi di salute a lungo termine, mentre ulteriori trattamenti potrebbero non offrire benefici significativi.
Xiaomi ha presentato in Vietnam il REDMI Watch 6, le cuffie REDMI Headphones Neo e gli auricolari REDMI Buds 8, offrendo una soluzione completa per la salute, l'intrattenimento e lo stile di vita, contribuendo a un'esperienza utente più completa all'interno dell'ecosistema AIoT.
Una donna che ha partecipato alla sperimentazione ha raccontato di essersi sentita felice e sollevata per aver potuto evitare la chemioterapia. Nove anni dopo la diagnosi, grazie ai test genetici e al non aver dovuto sottoporsi alla chemioterapia, gode di buona salute e conduce una vita attiva e appagante.
Una nuova ricerca basata sul test genetico Prosigna sta aprendo la strada a opzioni di trattamento più delicate per le donne affette da tumore al seno.
Lo studio ha rilevato una piccola differenza nei tassi di sopravvivenza tra il gruppo trattato con chemioterapia e quello non trattato. Dopo 5 anni, il tasso di sopravvivenza nel gruppo non sottoposto a chemioterapia era del 93,7%, circa un punto percentuale inferiore rispetto al gruppo trattato con chemioterapia (94,9%). Secondo i ricercatori, questa differenza è insignificante, il che suggerisce che i test genetici potrebbero aiutare a selezionare i pazienti idonei a evitare la chemioterapia, mantenendo al contempo l'efficacia del trattamento.
Sharon Stone: «Sapevo che i miei tumori al seno non erano maligni, ma i medici che mi hanno operata non mi credevano». L'oncologa: «Oggi una diagnosi sempre più precisa e personalizzata consente di evitare interventi inutilmente invasivi» - Vanity Fair Italia
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Sharon Stone: «Sapevo che i miei tumori al seno non erano maligni, ma i medici che mi hanno operata non mi credevano». L'oncologa: «Oggi una diagnosi sempre più precisa e personalizzata consente di evitare interventi inutilmente invasivi» Vanity Fair Italia
Sesto senso, intuito, connessione fortissima con il proprio corpo? Qualunque sia la spiegazione,Sharon Stonesapeva che itumori al senoche le erano stati diagnosticati ainizio anni 2000dai medicinon erano maligni. Se lo sentiva. Lo ha raccontato la stessa attrice americana, oggi 68 anni. Ospite delpodcastThe Person Who Believed in Me,Sharon Stoneha ricordato quanto avvenuto in quella circostanza: «Uno di questi tumori era più grande dell’intero mio seno sinistro.Il medico venne direttamente a casa mia e mi disse: “Ascolti, pensiamo chedovrebbe sottoporsi a una mastectomia bilaterale. La situazione è molto seria. Quando le masse arrivano a estendersi fin quassù, di solitosappiamo già prima dell’intervento che si tratta di cancro maligno”. Io perògli dissi che non erano maligni, ribadii che mi sarei sottoposta all'intervento, ma cheero certache non fossero tumori maligni». «Continuavo a dire al medico:“Guardate che non ho il cancro”», ha raccontatoSharon Stonenel corso dell'intervista. «E lui mi rispondeva:“Non spetta a lei deciderlo”». Onde evitare rischi, la star del cinema ha quindi scelto di farsi operare, ma l'intervento si è “limitato” allo svuotamento del seno dalle forme tumorali, evitando la doppia mastectomia. Il motivo? Effettivamente la star del cinema aveva ragione enessuno dei due tumori al seno era di tipo maligno, da cui la scelta di non rimuovere il seno, come sembrava inizialmente fosse necessario. «Ricordo al risveglio dall'anestesia, un gruppo di 12 medici tuttiriuniti attorno a me, tanto da farmi chiedere: "Cos'è mai successo"?".Quindi il medico che mi aveva operato mi disse: “Lei non ha il cancro!”. E io risposi: “Certo che non ce l'ho, ve l'avevo detto”». Quindi Sharon Stone ha spiegato con amarezza di come in quel contesto abbia capito cheera finita con il marito Phil Bronstein, il qualecontestòfermamente la scelta dell'attrice difarsi operarein via preventiva, arrivando a definire questa decisione «ridicola». Come ricorda ladottoressa Elisa Puma, oncologa e specialista in tumore della mammella, «il racconto di Sharon Stone va letto nel contesto di unafase della medicina in cui la diagnostica era meno avanzata rispetto a oggi.La senologia moderna consente, nella maggior parte dei casi, didefinire la natura di una lesioneprima di ricorrere alla chirurgia. Ledimensioni di una massanon sono un indicatore affidabile di malignità o benignità.Oggi sappiamo che lesioni benigne possono essere anche voluminose, mentre tumori maligni possono essere molto piccoli. La valutazione si basa su un insieme integrato didati clinici, radiologici e istologici. Mammografia ed ecografia rappresentano il primo step diagnostico, coneventuale risonanzanei casi complessi. Le immagini identificano segni sospetti, ma non bastano per una diagnosi definitiva.Labiopsiaè l’esame chiaveche permette l’analisi microscopica del tessuto.L’istologiadefinisce natura della lesione e, nei tumori, anche aggressività e profilo biologico. Oggi l’obiettivo è unadiagnosi sempre più precisa e personalizzata, evitando interventi inutilmente invasivi», conferma l'esperta.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Utilizzo della prima macchina al mondo per la protonterapia con postazione seduta. Vietnam.vn
Il primo apparecchio al mondo per la protonterapia da seduti di ultima generazione è stato installato presso lo Stanford Medicine Cancer Center (USA). Mevion (USA), la società proprietaria di questo sistema di protonterapia, ha inoltre annunciato che, in base al contratto firmato tra le due parti nel febbraio 2026, fornirà all'ospedale Tam Anh questa apparecchiatura per la radioterapia oncologica, del valore di oltre 2 trilioni di VND. Il dottor Pham Xuan Dung, direttore del Centro di Oncologia dell'Ospedale Generale Tam Anh di Ho Chi Minh City, ha dichiarato che il sistema Mevion S250-FIT verrà installato presso l'ospedale all'inizio del 2027, con l'avvio delle operazioni di prova e la messa in servizio ufficiale previsti per la metà del 2027, in concomitanza con l'inaugurazione dell'Ospedale Generale e Oncologico Tam Anh nel quartiere urbano di Phu My Hung, a Ho Chi Minh City. Una doppia innovazione che integra intelligenza artificiale e radioterapia da seduti.
Il dispositivo per radioterapia protonica Mevion S250-FIT integra l'intelligenza artificiale (IA) per individuare con precisione le singole lesioni, consentendo di colpire i tumori in modo più accurato e sicuro. E per la prima volta nella storia della cura del cancro, la macchina permette ai pazienti di ricevere la radioterapia in posizione seduta anziché sdraiata, come avveniva tradizionalmente, migliorando la precisione, l'efficacia e la sicurezza del trattamento. Il sistema di "seduta" aiuta a posizionare il paziente in una postura ottimale per massimizzare l'accesso del fascio di protoni alle aree del corpo colpite dal tumore, riducendo al minimo la dose agli organi sani, in particolare ai tumori situati in posizioni difficili, complesse o pericolose come testa, collo, cervello, tratto gastrointestinale, fegato e polmoni. Il dottor Nguyen The Hien, primario del reparto di radioterapia presso il Centro Oncologico dell'Ospedale Generale Tam Anh di Ho Chi Minh City, ha affermato che i pazienti ricevono le regolazioni più precise per quanto riguarda gli angoli e le distanze di approccio, e la tecnologia AI aiuta la macchina a personalizzare la posizione della lesione, regolare la dose di radiazioni, la posizione e la velocità del fascio per eliminare i tumori senza danneggiare i tessuti e gli organi davanti e dietro l'area di contatto del fascio di protoni. Nello specifico, l'intelligenza artificiale integrata nel macchinario automatizzato segmenta gli organi a rischio e i tumori, riducendo il tempo necessario per definire i confini dell'area interessata. L'algoritmo genera quindi migliaia di piani di protonterapia con intensità variabili, valutandoli automaticamente per bilanciare la distruzione del tumore con la preservazione del tessuto sano.
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Inoltre, poiché la forma del tumore e la struttura anatomica del paziente possono cambiare nel corso del trattamento, che può durare diverse settimane, l'intelligenza artificiale aggiornerà quotidianamente le immagini man mano che i tumori si deformano e regolerà automaticamente la dose di protoni in base alla nuova struttura anatomica. La poltrona per degenza in posizione seduta MEVION S250-FIT è stata acquistata dall'ospedale generale Tam Anh, consentendo ai pazienti oncologici di ricevere un trattamento altamente efficace, sicuro ed economicamente vantaggioso. Altamente efficace per molti tipi di cancro. I dati relativi all'implementazione della protonterapia di nuova generazione in posizione seduta presso lo Stanford Medicine, presentati al 27° Congresso annuale della Società Europea di Radioterapia Oncologica (ESTRO) 2026, dimostrano che il sistema di protonterapia Mevion S250-FIT è in grado di erogare radiazioni in grado di distruggere i tumori con una precisione millimetrica, e che la capacità di verificare la qualità e l'energia del fascio di protoni emesso raggiunge il 97-99,8%, aumentando il tasso di successo del trattamento. Confronto tra protonterapia in posizione seduta e terapia tradizionale con fotoni (raggi X). Il dottor Hien ha spiegato che, grazie alla posizione seduta durante la radioterapia, i medici possono spostare facilmente i pazienti durante il trattamento, consentendo alla sorgente di protoni di rimanere in posizione. Ruotare il paziente è molto più semplice che dover ruotare attorno a lui una grande macchina del peso di centinaia di tonnellate, offrendo numerosi vantaggi nel trattamento di diversi tipi di cancro. Ad esempio, nel caso di tumore al polmone, stare seduti in posizione eretta aiuta a posizionare meglio i polmoni per una radioterapia più sicura, con conseguente aumento del volume polmonare e maggiore distensione, riduzione dei movimenti respiratori rispetto alla posizione sdraiata e minori danni ai tessuti sani durante la radioterapia. Ad esempio, nel caso di un tumore al fegato, se il paziente si sdraia, il fegato può spostarsi e cambiare forma, influenzando la posizione del tumore e la precisione del trattamento. Stare seduti in posizione eretta riduce significativamente questo disallineamento. Nei tumori della testa e del collo, quando i pazienti sono sdraiati sulla schiena con il collo esteso, la difficoltà di deglutizione aumenta di sei volte rispetto alla posizione seduta. Il trattamento in posizione seduta consente ai pazienti un maggiore controllo delle secrezioni orali, riduce il rischio di aspirazione e minimizza l'ansia durante la terapia.
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Stephen De La Torre, di sette anni, è il primo paziente a ricevere la terapia protonica di nuova generazione in posizione seduta per un tumore al cervello presso lo Stanford Medicine, Stanford Hospital (USA). La terapia protonica è attualmente il trattamento radioterapico più avanzato. I protoni sono particelle cariche positivamente situate al centro degli atomi. La loro carica e massa consentono ai medici di controllare con precisione l'intensità delle radiazioni e di interromperle al momento opportuno. La prima macchina al mondo per la radioterapia protonica di nuova generazione è stata imballata e spedita da Mevion al Cancer Center di Stanford Medicine.
HONG PHUONG
Fonte: https://tuoitre.vn/van-hanh-may-xa-tri-proton-tu-the-ngoi-dau-tien-the-gioi-20260605222715514.htm
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Tumore al seno, arriva la svolta con GammaPod: la nuova radioterapia in 5 sedute Pozzuoli News 24
Lotta al tumore al seno, arriva una nuova “arma” dall’Istituto Pascale di Napoli che promette di cambiare radicalmente l’esperienza terapeutica di molte pazienti. Si chiama GammaPod ed è una tecnologia di ultima generazione progettata esclusivamente per la radioterapia della mammella, capace di colpire il tumore con una precisione sub-millimetrica, riducendo drasticamente l’esposizione dei tessuti sani e accorciando sensibilmente i tempi di trattamento.
Il programma clinico è partito lo scorso febbraio con il trattamento della prima paziente e rappresenta già un traguardo di rilievo per l’oncologia italiana. Grazie all’introduzione di questa innovativa piattaforma, il Pascale entra infatti a far parte del Consorzio clinico internazionale GammaPod, una rete che riunisce alcuni dei più importanti centri di ricerca e cura impegnati nello sviluppo di nuove strategie terapeutiche per il tumore della mammella.
Cos’è GammaPod
Per il tumore al seno sempre più centrale diventa la qualità della vita delle pazienti, durante e dopo il percorso terapeutico. È proprio in questa direzione che si inserisce GammaPod. Attraverso un innovativo meccanismo di immobilizzazione non invasiva, la tecnologia consente di indirizzare migliaia di fasci radianti direttamente sul bersaglio tumorale, limitando al massimo l’irradiazione delle strutture circostanti.
Uno degli elementi più innovativi è rappresentato dalla posizione prona, con la paziente distesa a pancia in giù durante il trattamento. Una soluzione che permette di allontanare naturalmente cuore e polmoni dall’area irradiata, riducendo quasi completamente l’esposizione degli organi sani alle radiazioni e migliorando ulteriormente il profilo di sicurezza della terapia.
I benefici
Molti i benefici per le pazienti. Oltre alla maggiore precisione del trattamento, si registra una significativa riduzione del numero di sedute necessarie. L’attuale protocollo prevede infatti un ciclo di cinque frazioni, contro percorsi che in passato potevano richiedere diverse settimane di trattamento. Un vantaggio che si traduce in minori spostamenti, meno disagi organizzativi e un impatto ridotto sulla vita personale e lavorativa.
La soddisfazione
“L’introduzione di GammaPod nella nostra offerta terapeutica consente di offrire alle pazienti un percorso in grado di migliorare sensibilmente la qualità di vita, sia per l’esito clinico sia per il minor impatto sulla quotidianità”, spiega Vincenzo Ravo, direttore della Radioterapia oncologica del Pascale. “Inoltre, la riduzione del numero di sedute ci permette di garantire accesso a trattamenti di alta qualità a un numero maggiore di pazienti”.
“La prospettiva è quella di sviluppare approcci sempre più efficaci e conservativi – sottolinea Sara Falivene, referente Breast in Radioterapia – stiamo lavorando all’attivazione di studi multicentrici internazionali che potrebbero contribuire a ridefinire gli standard terapeutici e aprire nuove opportunità per le pazienti”.
Consorzio internazionale GammaPod
L’ingresso nel Consorzio internazionale GammaPod consentirà inoltre all’istituto napoletano di partecipare attivamente allo sviluppo di studi clinici e alla raccolta di dati scientifici destinati a orientare le future linee guida nel trattamento del tumore mammario.
Per Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare del Pascale, l’arrivo di GammaPod rappresenta un ulteriore passo avanti verso una medicina sempre più personalizzata e orientata alle esigenze delle singole pazienti. “GammaPod consente di esplorare strategie di radioterapia parziale ad altissima precisione, riducendo tempi di trattamento ed esposizione dei tessuti sani senza compromettere l’efficacia oncologica. È una tecnologia che amplia le nostre possibilità terapeutiche e apre prospettive molto interessanti sul piano clinico e scientifico”.
“L’attivazione di GammaPod rappresenta un momento importante per il nostro istituto e per la sanità pubblica del Mezzogiorno – dichiara il direttore generale Maurizio di Mauro – investire in tecnologie innovative significa offrire ai pazienti cure sempre più efficaci, sicure e personalizzate, ma anche creare le condizioni per attrarre ricerca, competenze e collaborazioni internazionali. Con GammaPod, Napoli si candida così a diventare uno dei poli europei più avanzati nel trattamento radioterapico del tumore al seno. Una sfida che guarda al futuro della medicina oncologica, dove la tecnologia non serve soltanto a curare meglio, ma anche a restituire tempo, serenità e qualità di vita alle pazienti”.
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Un cerotto intelligente per curare il glioblastoma RomaDailyNews
Sviluppare, nell’arco di cinque anni, un “cerotto” biodegradabile da applicare direttamente nel cervello dopo l’asportazione del tumore, è l’obiettivo del progetto italiano neuroMESH, finanziato dal Fondo Italiano per le Scienze Applicate (FISA) con 2,7 milioni di euro. Si tratta di un dispositivo progettato per aderire perfettamente alle superfici irregolari del cervello e rilasciare farmaci e immunoterapie in maniera controllata per settimane o addirittura mesi.
Il glioblastoma è tra i tumori più difficili da curare e nonostante i progressi fatti nel campo della neurochirurgia ed anche in quello delle terapie farmacologiche, non si è riusciti ad abbassare i tassi, ancora molto elevati, di recidiva.
Per affrontare questa difficile sfida un gruppo di ricercatori italiani ha unito, in un unico progetto, NeuroMESH, competenze diverse: la nanomedicina, la neurochirurgia, l’immunoterapia e la bioingegneria. Il progetto, al quale partecipano ricercatori dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, Humanitas University e l’Istituto Italiano di Tecnologia, ha l’obiettivo di trasferire questa tecnologia, già sperimentata e validata in laboratorio, all’applicazione clinica.
Il glioblastoma è un tumore maligno primitivo, che ogni anno colpisce 3-4 persone su 100mila con un’incidenza che aumenta dopo i 65 anni. Una patologia difficile da curare a causa della barriera emato-encefalica, una struttura naturale che protegge il cervello, che impedisce o limita fortemente l’ingresso di farmaci. Questa particolare configurazione fa sì che nella stessa area del tumore originario, asportato chirurgicamente, si sviluppino circa l’80% delle recidive nonostante le terapie chemioterapiche e radiologiche somministrate, e che solo il 5% dei pazienti sopravviva cinque anni alla diagnosi.
Per contrastare il pericolo di recidiva, i ricercatori stanno lavorando alla realizzazione di una sottilissima struttura biodegradabile, una micro-MESH (µMESH), da applicare nella cavità lasciata dal tumore rimosso chirurgicamente. La µMESH non è rigida e non si comporta come un gel, ma grazie alla sua microscopica architettura è in grado di trasportare e distribuire nel tempo diverse molecole terapeutiche direttamente nell’area a più alto rischio di ricomparsa del tumore. Questa tecnologia, spiegano i ricercatori, consente di combinare, all’interno dello stesso dispositivo, più strategie terapeutiche veicolando chemioterapici, anticorpi monoclonali e farmaci per riattivare il sistema immunitario al fine di favorire l’eliminazione di cellule tumorali residue rimaste dopo l’intervento.
Quali sono i tempi e le fasi di sviluppo di questa tecnologia? Per prima cosa verrà testata in modelli avanzati di glioblastoma per verificarne la validità e la sicurezza; poi sarà selezionata la configurazione più efficace e prepararla alla produzione secondo gli standard richiesti dalle autorità regolatorie internazionali; ed infine, se tutto andrà secondo quanto previsto, produrre la documentazione necessaria per ottenere le autorizzazioni per avviare le fasi di sperimentazione clinica sull’uomo.
Se i risultati ottenuti durante le varie fasi di sviluppo di µMESH saranno pienamente positivi, questa piattaforma potrà non solo migliorare la prognosi dei pazienti, ma potrebbe diventare una base tecnologica per il trattamento di altre forme di tumore e per applicazioni in ambiti diversi della medicina. (Rita Lena)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
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Uno studio italiano apre alla terapia genica per la Sindrome di Rett 2026 | GIUSTIZIA - IUSTITIA.BG 2025 iustitia.bg
Uno studio italiano apre alla terapia genica per la Sindrome di Rett 2026 IUSTITIA.BG – Investigations 2009-2026 2026-06-05 16:03:59 Ultime notizie Notizie dal mondo Notizie nazionali Notizie più importanti ultime notizie più importanti ultime del giorno Giudice Petar Nizamov Feathers Petar Nizamov- FeathersJusticebg iustitia.bg iustitia iusticia usticia inchiesta Burgas Bulgaria notizie notizie dell’ultima ora notizie del giorno notizie di oggi notizie dalla Bulgaria Le notizie dalla Bulgaria notizie blitz notizie principali più importanti più commentate ultime notizie Boyko Borisov notizie meteo notizie coronavirus notizie meteo facebook youtube facebook instagram notizie di oggi notizie degli ultimi minuti notizie di oggi notizie bg notizie principali notizie scottanti bg sito di notizie per notizie tutte le notizie notizie bg notizie dell’ultima ora ultime ultime notizie bg notizie di oggi notizie di oggi notizie dell’ultima ora ultime notizie di oggi notizie bg notizie notizie 24 ore vesti bg novini notizie mondo uccello bg bivol bg bivol trud bg novini ultime notizie di oggi novinite bg notizie ciao bulgaria partito politico stemma delyan peevski scandaloso Bulgarian National Television Free Europe Television scandalo esclusiva in diretta tv in diretta adesso tv tv online tv programma bg live ora tv notizie online tv online in diretta tribunale tribunale di Burgas tribunale distrettuale di Burgas tribunale di Burgas tribunale distrettuale di Burgas tribunale d’appello di Burgas procuratore di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas ufficio del procuratore distrettuale di Burgas Procuratore generale Ivan Geshev Procuratore Geshev Tsatsarov Ministero degli affari interni Burgas ODMR Burgas ODPR Polizia di Burgas polizia distrettuale di Burgas procuratore di Burgas Tsatsarov casi SGS tribunale di Varna presidente del tribunale SGS decisioni del tribunale su casi civili decisioni su casi tribunale di Plovdiv decisione del tribunale decisioni casi tribunale di Varna casi penali distretto decisioni del tribunale distrettuale lavoro in tribunale SGS presidente del tribunale SGS giudici tribunale di Sofia posti giudici tribunale di Plovdiv giudici di Plovdiv Ispettorato della Corte suprema di Plovdiv Corte suprema Consiglio giudiziario supremo avvocato avvocato cause penali avvocato civile casi avvocato casi matrimoniali avvocato diritto penale amministrativo processo penale diritto civile processo civile diritto amministrativo diritto costituzionale ******************************************************************************* Noi di SITE BG possiamo creare per voi un sito monolingue omultilinguesito web aziendale,negozio online,blog personale di un influencer, sito web dialbergo, sito web perservizi,siti di notizieт, siti web-gallerie,sito di videoquesti,agenzia immobiliare, sito web pereventi o prenotazioni, oppuresito di annunci. A prescindere da come lo montiamo conRISULTATI ECCELLENTInella SERP diprima pagina su Google, il motore di ricerca americano Bing e quello russo Yandex. Il tuo nome | Il tuo nomeEmail | Posta elettronica /Email/Informazioni | InformazioniCosa ti interessa? | Di cosa ti interessi?Sviluppo di un nuovo sito webOttimizzazione SEOWeb DesignMarketing digitaleManutenzioneAltroIl tuo messaggio | Il tuo messaggio Date un'occhiata anche ai nostri siti web : ******************************************************************************* Seguicianche su Instagram Guarda i nostri video più interessanti suTikToke sul nostrocanale YouTube
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Natalia Paragoni racconta la diagnosi: cos'è il linfoma di Hodgkin iO Donna
“Tutto è iniziato il 27 aprile con una telefonata che mi ha cambiato la vita”. Con queste parole, pubblicate su Instagram, Natalia Paragoni ha raccontato di aver ricevuto una diagnosi di linfoma di Hodgkin durante l’ottavo mese di gravidanza. L’influencer ha spiegato di aver scoperto la malattia mentre attendeva la nascita della figlia Beatrice e di aver iniziato il percorso di chemioterapia dopo il parto. «In questo mese ho provato dolore, paura e ho pianto tantissimo, quando invece avrei dovuto solo gioire», ha scritto nel post che ha commosso migliaia di follower. La sua testimonianza ha riportato l’attenzione su una malattia relativamente rara ma che, grazie ai progressi della ricerca, oggi presenta elevate probabilità di guarigione. Ma cos’è il linfoma di Hodgkin, quali sono i sintomi e come si cura?
Che cos’è il linfoma di Hodgkin
La diagnosi raccontata da Natalia Paragoni riguarda un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, una particolare categoria di globuli bianchi coinvolta nelle difese immunitarie dell’organismo. Il sistema linfatico comprende una rete di vasi, linfonodi e organi come milza e midollo osseo, fondamentali per la risposta immunitaria. La malattia nasce generalmente all’interno dei linfonodi, ma può svilupparsi in qualsiasi sede in cui sia presente tessuto linfatico. Secondo Fondazione AIRC, ciò che distingue il linfoma di Hodgkin dagli altri linfomi è la presenza delle cosiddette cellule di Reed-Sternberg, considerate il segno distintivo della malattia.
Chi è più a rischio
Il linfoma di Hodgkin è una malattia relativamente rara, con circa quattro nuovi casi ogni 100 mila abitanti.
Ha però una caratteristica peculiare: presenta due picchi di incidenza. Il primo interessa i giovani adulti tra i 20 e i 30 anni, il secondo le persone oltre i 60 anni. Gli uomini risultano leggermente più colpiti rispetto alle donne. Le cause non sono ancora del tutto chiarite. Non si tratta di una malattia ereditaria e, secondo gli esperti, sembrano avere un peso maggiore fattori ambientali e immunologici rispetto a quelli genetici. I dati epidemiologici italiani sono riportati da Fondazione AIRC – I numeri del cancro.
Come si arriva alla diagnosi
L’esame fondamentale per arrivare alla diagnosi è la biopsia del linfonodo, che consiste nel prelievo di un campione di tessuto da analizzare al microscopio. Una volta confermata la presenza del tumore, è necessario stabilirne l’estensione attraverso la cosiddetta stadiazione, una fase essenziale che permette di individuare le aree coinvolte dalla malattia e di pianificare il trattamento più appropriato. Le linee generali del percorso diagnostico sono descritte anche da AIEOP – Linfoma di Hodgkin.
Come si cura il linfoma di Hodgkin
La buona notizia è che oggi il linfoma di Hodgkin è uno dei tumori ematologici con le migliori probabilità di guarigione. Le percentuali raggiungono circa l’87% nelle donne e l’85% negli uomini.
Il trattamento si basa principalmente sulla polichemioterapia. Tra gli schemi più utilizzati c’è l’ABVD, sviluppato dall’oncologo italiano Gianni Bonadonna, che ha contribuito a cambiare la storia di questa malattia. Negli stadi più avanzati possono essere utilizzati protocolli terapeutici più intensivi. Alla chemioterapia viene spesso associata la radioterapia, utilizzata come trattamento di consolidamento per eliminare eventuali cellule tumorali residue nelle aree maggiormente interessate.
Le nuove terapie mirate
Negli ultimi anni la ricerca ha aperto nuove prospettive terapeutiche. Tra i farmaci più innovativi c’è il brentuximab vedotin, un anticorpo monoclonale progettato per riconoscere una proteina presente sulle cellule tumorali e colpirle in modo selettivo.
A questa strategia si è aggiunta l’immunoterapia, con farmaci come nivolumab e pembrolizumab, che aiutano il sistema immunitario a riconoscere e combattere il tumore in maniera più efficace. Le più recenti evidenze cliniche e gli aggiornamenti terapeutici sono disponibili anche sul sito della American Cancer Society – Hodgkin Lymphoma.
Una malattia che oggi fa meno paura
Se fino a pochi decenni fa una diagnosi di linfoma rappresentava una sfida estremamente complessa, oggi il linfoma di Hodgkin è considerato uno dei tumori del sangue con le migliori prospettive di cura. L’introduzione di protocolli terapeutici sempre più efficaci e delle nuove immunoterapie ha cambiato radicalmente la prognosi della malattia, offrendo a molti pazienti concrete possibilità di guarigione e una qualità di vita sempre migliore dopo le cure.