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Chemioterapia per il tumore al seno, è possibile evitarla grazie ai test genetici: lo studio presentato negli Usa Corriere della Sera
di Laura Cuppini
Al congresso dell'American Society of Clinical Oncology i risultati di un lavoro mostrano come alcuni pazienti oltre i 40 anni con carcinoma mammario ormono-sensibile non traggano beneficio dalla chemio
Alcuni pazienti, donne e uomini, con diagnosi recente di tumore al seno possono evitare di sottoporsi alla chemioterapia grazie ai test genetici, risparmiando effetti collaterali non necessari e senza aumentare il rischio di recidiva. Lo conferma uno studio dell'University College di Londra (OPTIMA, Optimal personalised treatment of early breast cancer using multi-parameter analysis), presentato al congresso dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) in corso a Chicago.
La chemioterapia viene regolarmente offerta alle persone con tumore al seno in fase iniziale diffuso ai linfonodi vicini, poiché riduce il rischio di recidiva. Sebbene sia generalmente efficace, molte pazienti con il tipo più comune di tumore al seno, quello ormono-sensibile, possono trarre scarso o nessun beneficio dalla chemio, pur subendo effetti collaterali pesanti. Sono dunque preziosi i test di espressione genica, già utilizzati, in grado di supportare le decisioni relative alla chemioterapia nelle donne con carcinoma mammario iniziale.
Lo studio OPTIMA ha analizzato i risultati offerti da uno specifico test, Prosigna (che misura l'attività dei geni coinvolti nella crescita del cancro al seno). Hanno partecipato 4.429 donne e uomini di età superiore a 40 anni, sottoposti a intervento chirurgico per carcinoma mammario con recettori ormonali positivi ed HER2 negativo, seguite dal 2017 al 2025. Nella maggior parte dei casi il tumore si era diffuso ai linfonodi ascellari, con alto rischio di recidiva. Per questo motivo, il trattamento standard prevedeva sia un ciclo di chemio sia la terapia ormonale per un periodo da 5 a 10 anni.
I partecipanti sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi:
- gruppo di trattamento standard: i pazienti hanno ricevuto chemioterapia seguita da terapia ormonale;
- gruppo sottoposto a test mirato: i pazienti sono stati sottoposti al test Prosigna (eseguito su campioni di tessuto tumorale); coloro che hanno ottenuto un punteggio elevato (superiore a 60) hanno ricevuto chemio e terapia ormonale, mentre quelli con un punteggio basso (inferiore o uguale a 60) sono stati trattati con la sola terapia ormonale. Radioterapia e altri trattamenti sono stati somministrati a entrambi i gruppi.
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Delle 4.429 persone che hanno partecipato alla sperimentazione, più di due terzi (68%) hanno ottenuto un punteggio Prosigna basso. Per questo gruppo, i risultati hanno mostrato esiti molto simili sia con la chemio sia senza. Cinque anni dopo il trattamento, il 94,8% di coloro che hanno ricevuto la chemio insieme alla terapia ormonale era ancora in vita e non presentava recidive del tumore al seno; il 93,6% dei pazienti trattati con la sola terapia ormonale era ancora in vita e libero da recidive. Un test statistico ha dimostrato che solo il 2% dei pazienti con basso punteggio Prosigna trarrebbe beneficio dalla chemioterapia.
«Lo studio OPTIMA affronta una sfida di lunga data nella cura del tumore al seno: identificare chi trae realmente beneficio dalla chemio e chi no. I nostri risultati dimostrano che molte pazienti possono evitarla in tutta sicurezza, senza compromettere i risultati - commenta Rob Stein, responsabile del lavoro e professore di Oncologia mammaria presso l'University College -. Lo studio ha utilizzato la biologia del tumore per guidare le decisioni, anziché basarsi esclusivamente sulle caratteristiche cliniche tradizionali. Per i pazienti, ciò significa che molti potrebbero essere risparmiati dal peso fisico ed emotivo della chemioterapia e dai suoi potenziali effetti collaterali a lungo termine. Per i sistemi sanitari, rappresenta un utilizzo più efficiente delle risorse».
Il team di ricerca ha anche esaminato se i risultati differissero per specifici gruppi di pazienti. Gli esiti sono risultati simili per le donne in pre e post menopausa e non sono state osservate differenze in base al numero di linfonodi interessati. Al contrario di studi precedenti, che si concentravano principalmente su donne in post menopausa con un coinvolgimento linfonodale limitato, OPTIMA ha incluso donne in pre menopausa e pazienti con una malattia più estesa. Alcuni uomini hanno partecipato allo studio, ma il loro numero era troppo esiguo per trarre conclusioni definitive. Infine, non è noto se i risultati siano applicabili a persone di età inferiore ai 40 anni.
«Lo studio indica la possibilità di utilizzare un altro test genomico oltre a quello già disponibile e maggiormente usato (Oncotype DX), per decidere se aggiungere la chemio alla terapia ormonale nei pazienti con recettori ormonali positivi ed HER2 negativo - spiega Lucia Del Mastro, direttore della Clinica di Oncologia medica all’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Università di Genova -. Oncotype DX ha già dimostrato da anni la capacità di evitare la chemio in oltre il 30% dei casi. L’aspetto più interessante del nuovo test è la performance nelle pazienti in pre menopausa con linfonodi positivi, dove Oncotype DX non si è dimostrato utile. Un limite etico dello studio riguarda il fatto che gli autori, nel braccio di controllo, avrebbero dovuto usare proprio Oncotype DX, come raccomandano le linee guida. Quindi, rispetto alla pratica clinica attuale, l’effettiva riduzione dell’uso di chemio è in realtà molto più bassa».
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Dieci nuovi esperti nella cura del tumore della mammella Prima Saronno
L’obiettivo è preparare medici che pongano al centro non solo la malattia come espressione biologica, ma soprattutto la persona, con il suo vissuto, la sua cultura e la sua esperienza.
Si sono diplomati al Master in Senologia dell’Insubria, la cerimonia a Villa Toeplitz.
Dieci nuovi esperti nella cura del tumore della mammella
Dieci nuove figure altamente specializzate nella cura del tumore della mammella hanno discusso le loro tesi e ricevuto il diploma del Master di II Livello in Senologia dell’Università degli Studi dell’Insubria, con una cerimonia che si è tenuta il 29 maggio a Villa Toeplitz di Varese.
Anche in questa settima edizione il percorso di alta formazione ha richiamato medici da tutta Italia, che hanno potuto specializzarsi con un gruppo qualificato di docenti diretto dalla professoressa Francesca Rovera. Presidente della Scuola di Medicina e direttrice del Centro di ricerca in Senologia dell’Ateneo, nonché direttrice della Struttura complessa Breast Unit di Asst Sette Laghi.
La professoressa Rovera concilia in modo esemplare attività di ricerca, clinica, capacità di ascolto e attenzione alla cura delle pazienti, qualità che fanno della Senologia varesina un punto di riferimento nazionale.
Attenzione alla prevenzione e alla cura personalizzata
Il Master in Senologia, unico nel panorama nazionale, è nato per mantenere alta e costante l’attenzione alla prevenzione e alla cura personalizzata del cancro al seno. Destinato a laureati in Medicina e chirurgia, ha l’obiettivo di formare figure professionali altamente specializzate in ambito senologico, fornendo una preparazione completa nella diagnosi e nella gestione multidisciplinare, spesso complessa, del carcinoma mammario, integrando competenze cliniche e umanizzazione della cura.
L’obiettivo è preparare medici che pongano al centro non solo la malattia come espressione biologica, ma soprattutto la persona, con il suo vissuto, la sua cultura e la sua esperienza. Medici capaci di costruire un rapporto basato sulla condivisione delle responsabilità e di rendere la donna malata partecipe del processo decisionale.
I diplomati del Master hanno acquisito le basi scientifiche e la preparazione teorico-pratica necessarie allo svolgimento dell’attività clinica, insieme a un elevato livello di autonomia professionale, decisionale e operativa, attraverso un percorso caratterizzato da un approccio olistico ai problemi di salute della persona, sana o malata, anche in relazione all’ambiente chimico-fisico, biologico e sociale che la circonda.
Sono state inoltre approfondite le conoscenze necessarie per valutare criticamente, dal punto di vista clinico, i dati relativi allo stato di salute del singolo individuo, affrontando in modo responsabile i problemi sanitari prioritari in ambito preventivo, diagnostico, prognostico, terapeutico e riabilitativo.
La cerimonia dei diplomi
La cerimonia dei diplomi si è aperta con la lectio magistralis «La Senologia nell’Arte» del professor Giorgio Maria Baratelli, chirurgo senologo, senior consultant in Chirurgia senologica dell’Ospedale di Erba e membro del comitato scientifico dell’Accademia di Senologia Umberto Veronesi.
Sono seguite le discussioni delle tesi, dedicate ad alcuni dei temi più attuali della senologia. I lavori hanno affrontato argomenti che spaziano dalle nuove tecniche diagnostiche per il carcinoma mammario alle innovazioni chirurgiche e radioterapiche, dalla gestione dei tumori HER2-low alla de-escalation della chirurgia ascellare.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla prevenzione e alla diagnosi precoce, con approfondimenti sul ruolo della densità mammaria, dell’intelligenza artificiale e dell’ecografia 3D nei programmi di screening. Altri elaborati hanno analizzato l’integrazione della medicina tradizionale cinese nel trattamento degli effetti collaterali delle terapie oncologiche, il rapporto tra nutrizione e tumore della mammella, e le nuove prospettive nella gestione della malattia durante e dopo la gravidanza.
Conferma la professoressa Francesca Rovera:
“È un onore e un’emozione vivere questi momenti formativi, nei quali vengono affrontate non solo le competenze cliniche, ma anche le dimensioni etiche, organizzative e storiche di questa straordinaria disciplina la capacità di comunicare con chiarezza e umanità con il paziente, i familiari ed i caregiver, la collaborazione tra le diverse figure professionali nelle attività sanitarie di gruppo, soprattutto nell’organizzazione delle Breast Unit, novità in campo chirurgico nella gestione del carcinoma mammario, il ruolo fondamentale della genetica per una personalizzazione sia diagnostica che terapeutica”.
Presenti alla consegna dei diplomi alcuni docenti del Master e Adele Patrini, presidente di Caos, il Centro ascolto operate al seno, e presidente della Fondazione Sostenibilità Sociale One Health, da sempre accanto al Centro di ricerca dell’Insubria e alla Senologia varesina nel sostegno dell’eccellente impegno di cura e ricerca contro il cancro.
Ha commentato Adele Patrini:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Test del Dna potrebbe evitare la chemioterapia a milioni di donne con tumore al seno HuffPost Italia
La strategia di Mosca prevede agganci con le destre europee per destabilizzare le democrazie. Come una giornalista russa porta le tesi del Cremlino nei giornali e nelle tv di Francia e infiamma il dibattito. Il problema della libertà d’espressione e l’eterno dilemma su libertà e sicurezza
di Sofia Ventura
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Tumore al seno, nell'Isola 1600 nuovi casi all'anno. Diagnosi precoce e ricerca scientifica per cure più efficaci Sardiniapost.it
A Cagliari il convegno regionale con medici, associazioni, psicologi, rappresentanti delle istituzioni e dei pazienti.
I progressi della ricerca, il rapporto tra medico e paziente, l’accesso a screening e informazione: sono i temi su cui si è concentrato l’evento regionale “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?” promosso da Salute Donna e Salute Uomo con il contributo non condizionato di Novartis e il sostegno dell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” della Camera dei Deputati che si è svolto a Cagliari questa mattina. All’incontro hanno partecipato clinici, associazioni dei pazienti e rappresentanti delle principali cariche istituzionali nazionali, regionali e locali, che si sono confrontati su questa neoplasia considerata priorità di salute pubblica che necessita di risposte coordinate sul territorio.
I dati in Sardegna
Oggi, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi della ricerca, la storia del tumore al seno è cambiata, la maggior parte delle diagnosi riguarda tumori in fase iniziale che se affrontati tempestivamente sono sempre più curabili.
Il tumore al seno è la neoplasia più frequente in Sardegna: rappresenta il 31% di tutti i tumori femminili, con un’incidenza di oltre 1.600 nuovi casi all’anno, ma ha anche una elevata capacità di cura grazie alla diagnosi precoce e alla ricerca scientifica. Il rischio di recidiva esiste, anche a distanza di molti anni e rimane una sfida clinica importante: 1 donna su 5 può andare incontro ad una ripresa di malattia nei primi 10 anni. Si stima che nell’isola vi siano circa 15 mila donne che convivono con una pregressa diagnosi di carcinoma mammario: dati in linea con la media nazionale, ma purtroppo con una adesione allo screening mammario ancora inferiore rispetto a quanto avviene sul territorio nazionale.
“Parlare di tumore al seno significa salvare vite: la prevenzione non è uno slogan, ma il primo atto di cura e una priorità politica che questo Governo ha rimesso al centro dell’agenda sanitaria nazionale, con più risorse, più programmazione e più attenzione agli screening – così Ugo Cappellacci, presidente della commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati – il nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, approvato pochi giorni fa, conferma questa direzione e rafforza l’obiettivo di rendere gli interventi più omogenei su tutto il territorio nazionale. L’estensione dello screening mammografico alle donne tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni è una misura concreta, che ho sostenuto fin dalla mia proposta emendativa alla legge di bilancio 2024 e che il Governo ha poi trasformato in norma e in servizio reale per le cittadine. Ora il passo successivo è garantire percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali uniformi, perché dopo lo screening ogni donna deve trovare una rete capace di accompagnarla dalla diagnosi alla cura, senza disuguaglianze territoriali”.
Le risposte: cure accessibili, approccio multidisciplinare, ricerca scientifica
“La lotta contro il tumore al seno non può ammettere disuguaglianze territoriali, tanto da rendere il diritto alla cura e alla salute non universale – sottolinea Ilenia Malavasi, capogruppo PD commissione Affari sociali della Camera dei Deputati, componente dell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” alla Camera – anche in Sardegna è urgente potenziare la sanità di prossimità e rafforzare la prevenzione gratuita offerta dagli screening, investendo in campagne di informazione, di educazione a partire dalle giovani generazioni, e in percorsi dedicati alle giovani donne a rischio genetico”.
“Come donna che sta vivendo e affrontando un percorso oncologico, conosco profondamente cosa significhi paura, bisogno di non sentirsi sole e sostegno capace di infondere forza, so cosa vuol dire svegliarsi ogni giorno combattendo una battaglia che ti cambia dentro, nel corpo e nell’anima – commenta Tiziana Nisini, membro della Camera dei Deputati, vicepresidente della commissione Lavoro – per questo, come politica, ritengo doveroso parlare di prevenzione, ascolto e sostegno concreto alle donne che ricevono una diagnosi di tumore mammario: perché dobbiamo sempre ricordare che dietro ogni diagnosi c’è una persona, una famiglia, una vita che merita dignità, speranza, vicinanza e cure”.
«Parlare di tumore al seno oggi significa migliorare le scelte di domani; è questo l’obiettivo che ci poniamo come associazione dei pazienti e che ci ha convinto a promuovere un evento su questa patologia in Sardegna – dichiara Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna ODV. – La prevenzione è lo strumento fondamentale che abbiamo nella lotta a questa neoplasia, anche se la ricerca ha compiuto progressi enormi rendendo il tumore al seno altamente curabile se preso in tempo. Tuttavia, la prevenzione inizia dall’informazione e dalla conoscenza: per questo è necessario continuare a porre il tumore al seno al centro del dibattito scientifico e istituzionale, tenendo sempre alta l’attenzione dell’opinione pubblica su questa patologia di enorme portata socio-sanitaria ed economica”.
“La diagnosi precoce può aumentare notevolmente le possibilità di cura e guarigione; per questo motivo sono importanti controlli regolari come l’autopalpazione, la visita senologica e la mammografia periodica – sottolinea Luigi Mascia, oncologo medico, direttore struttura complessa di oncologia medica, Ospedale oncologico Businco – a ciò si aggiunge che negli ultimi anni i progressi della medicina hanno migliorato notevolmente le terapie disponibili».
Il tumore al seno è una patologia complessa, da qui la necessità di una presa in carico multidisciplinare e di un dialogo aperto, continuo e costruttivo con il medico curante in modo da orientare le scelte terapeutiche in base al rischio e personalizzare il più possibile gli interventi, valutando i benefici clinici, la tollerabilità e le esigenze di ciascun paziente.
“In passato la terapia era pressoché esclusivamente appannaggio della chirurgia, mentre oggi gli interventi sono diventati meno demolitivi ed è emersa l’esigenza di preservare la femminilità, la ripresa funzionale, il completo ripristino dell’integrità della persona – spiega Gianfranco Fancello, chirurgo, direttore struttura complessa Chirurgia senologica, ospedale oncologico Businco – sono nate le Breast unit, dove molteplici figure professionali condividono le strategie terapeutiche, consentendo alle donne di ricevere le migliori terapie possibili”.
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Un test genetico rivoluzionario potrebbe aiutare milioni di donne affette da tumore al seno a evitare la chemioterapia. Vietnam.vn
Questa nuova scoperta potrebbe rivoluzionare il trattamento di molte pazienti affette da tumore al seno ormono-positivo. (Immagine: Hearst Newspapers) Secondo il quotidiano britannico The Guardian, il cancro al seno è attualmente il tipo di tumore più diffuso al mondo . Il protocollo di trattamento standard prevede un intervento chirurgico per rimuovere il tumore, seguito da chemioterapia qualora i medici ravvisino un rischio di recidiva. Tuttavia, la chemioterapia è da tempo un incubo per molti pazienti a causa dei suoi gravi effetti collaterali fisici e mentali. I pazienti possono manifestare perdita di capelli, eruzioni cutanee, nausea, insonnia e debolezza prolungata. In alcuni casi, la chemioterapia può lasciare conseguenze a lungo termine come infertilità, declino cognitivo o menopausa precoce. Per decenni, i pazienti non hanno avuto praticamente altre opzioni. Ora, però, gli scienziati hanno sviluppato un test genetico in grado di identificare con precisione chi ha realmente bisogno della chemioterapia e chi può evitarla. Questa nuova conquista apre la strada a un'era di trattamenti personalizzati, in cui i piani terapeutici vengono adattati alle caratteristiche biologiche uniche di ciascun paziente. I risultati di uno studio internazionale suggeriscono che milioni di donne potrebbero evitare in tutta sicurezza la chemioterapia senza aumentare il rischio di recidiva del cancro. Questi risultati saranno presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), il più grande congresso oncologico al mondo, che si terrà a Chicago il 30 maggio. Lo studio Optima, condotto dall'University College London (UCL), ha monitorato oltre 4.000 pazienti con diagnosi recente di tumore al seno nel Regno Unito, in Norvegia, Svezia, Australia, Nuova Zelanda e Thailandia. I risultati hanno dimostrato che i pazienti con punteggi bassi nel test genetico potevano essere trattati efficacemente con la sola terapia ormonale, senza bisogno di chemioterapia. Una donna che ha partecipato allo studio ha raccontato che la notizia di non aver bisogno della chemioterapia l'ha fatta sentire "felice come a Natale". Nove anni dopo la diagnosi, gli esami e la decisione di non sottoporsi alla chemioterapia, gode di buona salute e conduce una vita attiva. Il professor Rob Stein, ricercatore principale ed esperto di tumore al seno presso l'UCL, ha affermato che lo studio Optima ha affrontato una sfida di lunga data nel trattamento del tumore al seno: identificare con precisione quali pazienti traggono realmente beneficio dalla chemioterapia.
"I risultati suggeriscono che molti pazienti possono evitare la chemioterapia in tutta sicurezza, senza compromettere l'efficacia del trattamento", ha affermato. Secondo il professor Stein, la ricerca rappresenta un passo significativo verso la terapia personalizzata, in cui le decisioni terapeutiche vengono prese in base alle caratteristiche biologiche del tumore piuttosto che esclusivamente in base ai fattori clinici tradizionali. "Per i pazienti, questo significa che molti non dovranno più sopportare il peso fisico e psicologico della chemioterapia e dei suoi effetti collaterali a lungo termine. Per il sistema sanitario , si tratta di un utilizzo delle risorse più efficiente e basato su dati concreti", ha affermato. Immagine istopatologica di carcinoma duttale in situ (D&C) della mammella. (Fonte immagine: Wikimedia Commons) Il test Prosigna, sviluppato dall'azienda di diagnostica medica Veracyte, è in grado di analizzare l'attività di 50 geni nel tessuto tumorale. Attraverso questo test, viene identificato il sottogruppo molecolare del tumore e viene assegnato un punteggio per valutare il rischio di recidiva entro i successivi 10 anni. I risultati aiutano i medici a valutare se la chemioterapia sarebbe effettivamente utile per il paziente. Lo studio randomizzato ha coinvolto 4.429 pazienti di età pari o superiore a 40 anni affette da carcinoma mammario ormono-positivo, il tipo di tumore al seno più comune al giorno d'oggi, che rappresenta circa l'80% dei casi di tumore al seno in tutto il mondo. I pazienti sono stati divisi in due gruppi di trattamento. Nel gruppo di trattamento standard, i pazienti hanno ricevuto prima la chemioterapia, seguita dalla terapia ormonale. Nel secondo gruppo, i campioni tumorali sono stati analizzati mediante test genetici. Ai pazienti con punteggi elevati è stata comunque prescritta la chemioterapia combinata con la terapia ormonale, mentre quelli con punteggi bassi hanno ricevuto solo la terapia ormonale. Altri trattamenti, come la radioterapia, sono stati comunque somministrati come di consueto in entrambi i gruppi, quando necessario.
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Linfoma Hodgkin, cura mirata efficace in 50% dei pazienti senza più opzioni ANSA
Redazione AnsaCHICAGO - Maggio 30,2026 - News Passi avanti nella ricerca sul linfoma di Hodgkin, con l'Italia in prima fila. Lo studio internazionale di fase 1 Primavera, presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO), ha dimostrato che una nuova terapia mirata, AZD3470, è efficace in circa il 50% dei pazienti determinando, alle dosi più elevate, risposte complete - ovvero l'assenza di segni del tumore con le indagini radiologiche - in una percentuale pari al 35%. Un risultato raggiunto senza ricorrere alla chemioterapia e in persone pesantemente pretrattate, che avevano già ricevuto in media sei precedenti linee di terapia. Lo studio è presentato da Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano. I due centri al mondo che hanno arruolato il maggior numero di pazienti sono lo IEO e l'Irccs Policlinico Sant'Orsola di Bologna. Sono stati coinvolti 68 pazienti. "Sono persone molto pretrattate, che avevano esaurito tutte le opzioni terapeutiche disponibili, costituite da chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco coniugati - sottolinea Derenzini -. Nello studio, per la prima volta, è stata dimostrata l'efficacia di un farmaco orale. Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli più alti della dose, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%. Sono risultati straordinari, ma si tratta di uno studio di fase 1, per cui serviranno anni prima della disponibilità della molecola nella pratica clinica". Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 2.200 nuovi casi di linfoma di Hodgkin. È un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, colpisce soprattutto i giovani tra 15 e 35 anni. I progressi delle cure hanno reso il linfoma di Hodgkin una delle neoplasie ematologiche con la migliore prognosi e la sopravvivenza a 5 anni supera l'85%. Resta, però, una percentuale di pazienti che presenta recidiva o non risponde più alle terapie disponibili. Lo studio, conclude Derenzini, "può essere l'apripista per lo sviluppo di cure senza chemioterapia in pazienti pretrattati. Va considerato che si tratta spesso di giovani, in cui la chemioterapia può determinare effetti avversi nel medio e lungo termine".
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Linfoma di Hodgkin, una nuova possibile terapia per le forme più difficili da curare la Repubblica
Chemioterapia, immunoterapia e trapianto di cellule staminali sono a oggi i principali trattamenti utilizzati contro il linfoma di Hodgkin, un tumore ematologico di cui ogni anno in Italia si contano 2200 nuove diagnosi (I numeri del cancro 2025). E sono tumori in buona parte trattabili, ricordano gli esperti: a cinque anni la sopravvivenza sfiora il 90%. Ma queste terapie non funzionano in tutti i pazienti, e la notizia che arriva oggi dal Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) in corso a Chicago di una nuova possibile strategia di cura contro la malattia riguarda proprio questi casi. Oltreoceano infatti, sono stati presentati i risultati dello studio Primavera relativi a una nuova potenziale terapia mirata, AZD3470: circa la metà dei pazienti trattati ha risposto al trattamento.
Linfomi, le nuove terapie che aumentano le guarigioni di 30 Aprile 2025 di Dario Rubino
Una nuova possibile strategie di cura per i casi più difficili
Si tratta di risultati che arrivano da uno studio di fase I - la fase più precoce delle sperimentazioni cliniche, in cui lo scopo principale è quello di valutare la sicurezza di un trattamento sperimentale - ma sono stati presentati con entusiasmo. “Nello studio Primavera, per la prima volta, è stata dimostrata l’efficacia di un farmaco orale nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario - ha infatti spiegato Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano e professore associato di Ematologia alla Statale di Milano, autore della presentazione - Sono stati analizzati 8 livelli di dose. È stato evidenziato un profilo di tollerabilità molto favorevole, senza interruzioni della cura legate a effetti avversi. Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli più alti della dose, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete”.
Un dato incoraggiante se si considera che si tratta di pazienti pluritrattati - in media con sei linee di trattamento - che avevano esaurito tutte le opzioni di cura disponibili, sottolinea Derenzini. Che aggiunge: quando parliamo di linfoma di Hodgkin, ci riferiamo a pazienti giovani. La malattia è infatti più frequente tra i 15 e i 35 anni. “Lo studio Primavera può essere l’apripista per lo sviluppo di cure senza chemioterapia in pazienti fortemente pretrattati. Va considerato che si tratta molto spesso di persone giovani, in cui la chemioterapia può determinare effetti avversi nel medio e lungo termine”.
Tumori, tre giovani ricercatori italiani premiati con i Merit Award Asco 2026 di 29 Maggio 2026 di Irma D'Aria
Lo studio Primavera
Più nel dettaglio i dati presentati a Chicago riguardano le analisi raccolte su 68 pazienti (il reclutamento dello studio Primavera è ancora in corso, per coinvolgere circa 160 pazienti in totale. Qui l’abstract della presentazione, con i dati che si fermano allo scorso novembre). Nella sperimentazione, AZD3470 viene testata, in diverse coorti, come monoterapia o in combinazione con altri trattamenti (come immunoterapia). Si tratta di uno studio multicentrico, che coinvolge 35 diverse strutture. L’Italia partecipa con l’Azienda ospedaliera Universitaria di Alessandria, lo Ieo, e l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna, questi ultimi due i centri che finora hanno arruolato il maggior numero di pazienti.
Tecnicamente AZD3470 è un inibitore della PRMT5 (un enzima che aiuta la crescita dei tumori) che agisce in maniera mirata, come spiega Derenzini: “La molecola modula l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. In più dell’80% dei casi, la malattia non esprime la proteina MTAP, una condizione che porta all’accumulo di un metabolita, MTA, che inibisce l’attività di un altro enzima, PRMT5. Quest’ultimo costituisce proprio il bersaglio del farmaco. Siamo partiti dal presupposto che, se l’attività della proteina PRMT5 è già ridotta a causa di un’alterazione preesistente nella cellula, l’azione del farmaco possa essere ancora più efficace, perché è in grado di bloccare completamente l’attività di questo enzima, con un potente effetto antiproliferativo. Le cellule malate, che già presentano un difetto genetico, risultano estremamente sensibili all’azione del farmaco”.
Nuovi studi per approfondire efficacia ed effetti collaterali
I ricercatori ad Asco hanno riportato che gli effetti collaterali più comuni associati alla terapia sono stati anemia, nausea, astenia, stitichezza, affaticamento e neutropenia. Nella maggior parte dei casi si trattava di effetti lievi o moderati, in circa un terzo dei pazienti arruolati si è trattato di eventi più gravi, che in alcuni casi hanno portato alla riduzione della dose di trattamento.
Asco 2026, gli oncologi italiani: “Meno burocrazia e più risorse per la ricerca” di 29 Maggio 2026 di Irma D'Aria
Gli studi ora proseguono: “Va ricordato che si tratta di uno studio di fase 1, per cui serviranno anni prima della disponibilità della molecola nella pratica clinica”, precisa Derenzini. Ma è da qui che parte la ricerca, aggiunge Gennaro Daniele, segretario di Fondazione Aiom e Direttore programma e Uoc di fase I di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs: “Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione veloci, necessari per permettere alla ricerca di avanzare con continuità e tradursi concretamente in nuove opportunità di cura. Troppo spesso però l’Italia resta indietro nell’avvio di questi studi, rispetto, ad esempio, agli altri Paesi europei, spesso più agili negli iter di approvazione. Ad esempio, in Danimarca devono essere approvati in 14 giorni dall’agenzia regolatoria danese. Nel nostro Paese servono in media tra 180 e 200 giorni. Condurre le fasi 1 è fondamentale per restare al centro della ricerca internazionale”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Questo metodo di trattamento offre opportunità ai pazienti affetti da tumore allo stomaco in stadio avanzato. Vietnam.vn
Dal 2018 ad oggi, il Centro Medico Universitario di Ho Chi Minh City ha implementato un trattamento multimodale per oltre 100 pazienti affetti da carcinoma gastrico in stadio avanzato, combinando chemioterapia, immunoterapia, terapia mirata e chirurgia, con un tasso di risposta superiore al 50%. Questa cifra è considerata spettacolare rispetto al passato, quando il cancro allo stomaco metastatico era quasi incurabile, e apre nuove opportunità per i pazienti affetti da cancro allo stomaco in stadio avanzato. Recentemente, una paziente diciottenne della provincia di Dong Nai, affetta da carcinoma gastrico metastatico in stadio avanzato, è stata trattata con successo presso il Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale del Centro Medico Universitario di Ho Chi Minh City, utilizzando un approccio multimodale che combinava chemioterapia, immunoterapia e chirurgia. In precedenza, il paziente era stato ricoverato in ospedale per dolore addominale persistente, scarso appetito, nausea, vomito dopo i pasti e una perdita di peso di 9 kg in soli 2-3 mesi. Al momento del ricovero presso il Centro Medico Universitario di Ho Chi Minh City, l'endoscopia e la biopsia hanno rivelato un carcinoma gastrico diffuso (linitis plastica), con invasione del pancreas, del mesentere del colon trasverso e metastasi al peritoneo addominale. "Questo è un caso particolare perché il cancro allo stomaco di solito si manifesta in persone di età superiore ai 60 anni. L'individuazione di un paziente di 18 anni con un cancro allo stomaco in stadio avanzato è un chiaro monito sulla tendenza di questa malattia a colpire anche i più giovani, evidenziando l'urgente necessità di screening precoci e diagnosi tempestiva nella comunità", ha affermato il dottor Nguyen Viet Hai, del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale. Fin dal momento del ricovero, i medici del reparto di chirurgia gastrointestinale, insieme a esperti del reparto di chemioterapia oncologica, del reparto di anatomia patologica e del reparto di diagnostica per immagini, si sono consultati e hanno sviluppato un protocollo di trattamento multimodale e individualizzato, basato sulle caratteristiche biologiche molecolari del tumore.
I pazienti vengono sottoposti a test per individuare le mutazioni delle cellule tumorali, in base ai quali i medici prescrivono il miglior trattamento disponibile, combinando fin dall'inizio l'immunoterapia con la chemioterapia sistemica. Dopo 6 cicli di trattamento della durata di oltre 4 mesi, la paziente ha risposto molto bene al protocollo terapeutico: le lesioni metastatiche si sono ridotte del 90% e il tumore primario si è significativamente rimpicciolito. La paziente ha guadagnato 10 kg, le sue condizioni fisiche sono migliorate ed è stata in grado di condurre una vita quasi normale. I medici del Centro Medico Universitario di Ho Chi Minh City si congratulano con un paziente diciottenne affetto da cancro allo stomaco in stadio avanzato per il successo del trattamento. (Foto: VNA) Quando le condizioni sono state soddisfatte, l'équipe medica ha eseguito una gastrectomia totale, una dissezione linfonodale D2 e una biopsia delle sedi metastatiche. L'intervento è stato sicuro e ha avuto successo. La paziente si è ripresa rapidamente, ha ripreso a mangiare e camminare normalmente ed è stata dimessa 7 giorni dopo l'operazione. L'esame istologico postoperatorio ha evidenziato una risposta quasi completa nella paziente, con solo circa il 10% di cellule maligne residue nel tumore primario, e le metastasi addominali pre-trattamento risultavano prive di cellule cancerose. Sono state inoltre condotte indagini sulle mutazioni genetiche e sul DNA tumorale circolante nel sangue per fornire informazioni personalizzate ai fini della prognosi e del monitoraggio del trattamento. I pazienti hanno continuato a essere monitorati attentamente mediante metodi avanzati e si è valutata la possibilità di un trattamento aggiuntivo (immunoterapia di mantenimento) per ridurre il rischio di recidiva. Il professore associato, dottor Vo Duy Long, vicedirettore del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale, ha affermato che questo caso dimostra l'efficacia del trattamento multimodale e della medicina personalizzata nel carcinoma gastrico avanzato. La chiave del successo risiede nella stretta collaborazione tra le diverse specialità, in una diagnosi accurata a livello cellulare e molecolare e nello sviluppo di protocolli di trattamento su misura per ogni paziente.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Nuova terapia mirata offre speranza per pazienti con linfoma Hodgkin refrattario V-news.it
Uno studio italiano di fase 1, presentato al Congresso Asco, ha dimostrato che la nuova terapia mirata AZD3470 è efficace in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin refrattario, senza l'uso di chemioterapia. Questo approccio innovativo, che agisce su un meccanismo epigenetico, rappresenta un'importante opportunità per i pazienti già sottoposti a numerosi trattamenti.
Linfoma Hodgkin refrattario, nuova terapia mirata efficace in 1 paziente su 2
Nuova Terapia per Linfoma di Hodgkin
(Adnkronos) – L’Italia è in prima linea nella ricerca sul linfoma di Hodgkin. Lo studio internazionale di fase 1 ‘Primavera’, presentato oggi al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) a Chicago, ha mostrato che la nuova terapia mirata AZD3470 è efficace in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario, con risposte complete nel 35% dei casi alle dosi più elevate e un buon profilo di sicurezza. Questo risultato è significativo, in quanto ottenuto senza chemioterapia e su pazienti già sottoposti a una media di sei precedenti linee di trattamento. Lo studio, promosso da AstraZeneca, è stato presentato da Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano. I due centri con il maggior numero di pazienti arruolati sono italiani: Ieo e l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
Meccanismo d’Azione Innovativo
“Lo studio ‘Primavera’ apre nuove strade nella ricerca e si basa su un forte razionale biologico – spiega Derenzini -. La molecola AZD3470 agisce attraverso un meccanismo epigenetico, modulando l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. In più dell’80% dei casi, la malattia non esprime la proteina Mtap, il che porta all’accumulo di un metabolita, Mta, che inibisce l’attività dell’enzima Prmt5, bersaglio del farmaco. Se l’attività di Prmt5 è già ridotta a causa di un’alterazione preesistente, l’azione del farmaco può risultare ancora più efficace, bloccando completamente l’attività di questo enzima e mostrando un forte effetto antiproliferativo. Le cellule malate, già affette da un difetto genetico, sono estremamente sensibili al farmaco. Questo approccio rappresenta un esempio di medicina di precisione”.
Risultati Promettenti dello Studio
Nello studio Primavera sono stati coinvolti 68 pazienti. “Si tratta di persone molto pretrattate, che avevano esaurito tutte le opzioni terapeutiche disponibili, tra cui chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco coniugati – sottolinea Derenzini -. Per la prima volta, nello studio Primavera, è stata dimostrata l’efficacia di un farmaco orale nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Sono stati analizzati 8 livelli di dose, evidenziando un profilo di tollerabilità favorevole, senza interruzioni della cura per effetti avversi. Nei pazienti che hanno ricevuto le dosi più alte, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete”.
Il Futuro della Ricerca Oncologica
L’AZD3470 è un nuovo farmaco orale selettivo, un inibitore di Prmt5 di seconda generazione con elevata tollerabilità, capace di indurre risposte complete in una frazione significativa di pazienti, cioè assenza di segni del tumore. “Risultati straordinari – sottolinea Derenzini – considerando che si tratta di pazienti complessi e fragili, con una media di 6 linee di terapia. È la prima volta al mondo che viene sperimentato un approccio di questo tipo nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. È importante notare che si tratta di uno studio di fase 1, quindi ci vorranno anni prima che la molecola sia disponibile nella pratica clinica”.
“Il futuro delle cure parte dagli studi di fase 1”, spiega Gennaro Daniele, segretario di Fondazione Aiom e direttore Programma e Uoc di fase I di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. “Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione rapidi per permettere alla ricerca di avanzare e tradursi in nuove opportunità di cura. Tuttavia, l’Italia spesso resta indietro rispetto ad altri Paesi europei, più agili negli iter di approvazione. In Danimarca, ad esempio, l’approvazione avviene in 14 giorni, mentre in Italia richiede mediamente tra 180 e 200 giorni. Condurre le fasi 1 è fondamentale per mantenere l’Italia al centro della ricerca internazionale. Lo studio Primavera dimostra il grande potenziale dell’Italia in questo tipo di sperimentazioni e, con politiche di sostegno, potremmo diventare sempre più protagonisti nella ricerca mondiale”.
“Attualmente, in Italia, circa l’80% dei trial clinici di fase 1 riguarda i tumori – continua Gennaro Daniele –. Solo centri attrezzati per elevati standard possono partecipare. Condurre studi di fase 1 significa offrire ai pazienti l’opportunità di accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione. Lo scopo della fase 1 è verificare, per la prima volta nell’uomo, la sicurezza di una terapia. Queste sperimentazioni hanno assunto anche un ruolo terapeutico, consentendo in alcuni casi l’accesso a cure innovative. È fondamentale agire a livello regolatorio per garantire la rapida approvazione degli studi e fornire ai pazienti l’opportunità di accedere precocemente a trattamenti innovativi”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Criteri Critici
Linfoma Hodgkin refrattario, nuova terapia mirata efficace in 1 paziente su 2 Adnkronos
L’Italia è protagonista nel mondo nella ricerca nel linfoma di Hodgkin. Lo studio internazionale di fase 1 'Primavera', presentato oggi al Congresso dell’American society of clinical oncology (Asco), in corso a Chicago, ha dimostrato che una nuova terapia mirata, AZD3470, è efficace in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario, determinando, alle dosi più elevate, risposte complete in una percentuale significativa, pari al 35%, con un buon profilo di sicurezza. Un risultato molto importante, raggiunto senza ricorrere alla chemioterapia e in persone pesantemente pretrattate, che avevano già ricevuto in media sei precedenti linee di terapia. Lo studio, promosso da AstraZeneca, è presentato all’Asco da un ricercatore italiano, Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e associato di Ematologia alla Statale di Milano. I due centri al mondo che hanno arruolato il maggior numero di pazienti sono italiani: Ieo e l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
"Lo studio 'Primavera' apre nuove vie della ricerca e si basa su un razionale biologico molto forte – spiega Derenzini -. La molecola AZD3470 agisce con un meccanismo epigenetico, cioè modula l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. In più dell’80% dei casi, la malattia non esprime la proteina Mtap, una condizione che porta all’accumulo di un metabolita, Mta, che inibisce l’attività di un altro enzima, Prmt5. Quest’ultimo costituisce proprio il bersaglio del farmaco. Siamo partiti dal presupposto che, se l’attività della proteina Prmt5 è già ridotta a causa di un’alterazione preesistente nella cellula, l’azione del farmaco possa essere ancora più efficace, perché è in grado di bloccare completamente l’attività di questo enzima, con un potente effetto antiproliferativo. Le cellule malate, che già presentano un difetto genetico, risultano estremamente sensibili all’azione del farmaco. Questo approccio rappresenta il paradigma della medicina di precisione".
Nello studio Primavera sono stati coinvolti 68 pazienti. "Sono persone molto pretrattate, che avevano esaurito tutte le opzioni terapeutiche disponibili, costituite da chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco coniugati – sottolinea Derenzini -. Nello studio Primavera, per la prima volta, è stata dimostrata l’efficacia di un farmaco orale nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Sono stati analizzati 8 livelli di dose. È stato evidenziato un profilo di tollerabilità molto favorevole, senza interruzioni della cura legate a effetti avversi. Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli più alti della dose, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete".
L'AZD3470 - informa una nota - "è un nuovo farmaco orale molto selettivo, un inibitore di Prmt5 di seconda generazione caratterizzato da elevata tollerabilità, che è in grado di indurre risposte complete in una frazione significativa di pazienti, cioè l’assenza di segni del tumore con le indagini radiologiche". Si tratta di "risultati straordinari – sottolinea Derenzini - se si considera che parliamo di pazienti molto complessi e fragili, che hanno ricevuto in media 6 linee di terapia. È la prima volta al mondo che viene sperimentato un approccio di questo tipo nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Va ricordato che si tratta di uno studio di fase 1, per cui serviranno anni prima della disponibilità della molecola nella pratica clinica".
"Il futuro delle cure parte dagli studi di fase 1", spiega Gennaro Daniele, segretario di Fondazione Aiom e direttore Programma e Uoc di fase I di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. "Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione veloci, necessari per permettere alla ricerca di avanzare con continuità e tradursi concretamente in nuove opportunità di cura. Troppo spesso però l’Italia resta indietro nell’avvio di questi studi, rispetto, ad esempio, agli altri Paesi europei, spesso più agili negli iter di approvazione. Ad esempio, in Danimarca devono essere approvati in 14 giorni dall’agenzia regolatoria danese. Nel nostro Paese servono in media tra 180 e 200 giorni. Condurre le fasi 1 è fondamentale per restare al centro della ricerca internazionale. Lo studio Primavera dimostra che l’Italia ha un potenziale enorme in questo tipo di sperimentazioni e, se ci fossero politiche per sostenerle, potremmo essere sempre più protagonisti della ricerca mondiale".
"Oggi, in Italia, circa l’80% dei trial clinici di fase 1 riguarda i tumori – continua Gennaro Daniele –. Solo centri attrezzati per rispondere a elevati standard possono partecipare. Condurre studi di fase 1 significa offrire ai pazienti l’opportunità di accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione. Lo scopo della fase 1 è verificare, per la prima volta nell’uomo, se una terapia sia sicura. Queste sperimentazioni hanno assunto sempre più anche un ruolo terapeutico, consentendo in alcuni casi la disponibilità di cure innovative. Per questo motivo, è fondamentale agire a livello regolatorio per garantire la rapida approvazione degli studi e fornire ai pazienti l’opportunità di accedere in maniera precoce a trattamenti innovativi".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Al San Camillo Forlanini di Roma arriva la terapia CAR-T Casilina News
Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies) per pazienti ematologici.
I dettagli
Si tratta del terzo ospedale nel Lazio, il primo non universitario, a dotarsi della possibilità di somministrare l’innovativa terapia genica antitumorale personalizzata, che ha lo scopo di “addestrare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere le cellule tumorali.
Il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da linfoma mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile e dimesso in buone condizioni il 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
«L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini rappresenta un importante passo avanti per la sanità del Lazio. Si tratta di una tecnologia innovativa che consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse. È un risultato reso possibile grazie al lavoro di squadra di medici, infermieri, biologi, tecnici e operatori sanitari che hanno affrontato con professionalità un percorso articolato e altamente qualificato», dichiara il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca.
«Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle università del Lazio per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo di nuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo di garantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio», conclude il Presidente.
La svolta terapeutica
La terapia cellulare con CAR-T fa parte del complesso gruppo delle terapie immunologiche che sta rivoluzionando lo scenario terapeutico in onco-ematologia. Le Chimeric Antigen Receptor T Cells sono linfociti T – un tipo di globuli bianchi fondamentali per il sistema immunitario adattativo – prelevati dal paziente stesso e geneticamente riprogrammati, per “attaccare e sconfiggere” le cellule tumorali.
Si tratta di un eccezionale esempio di tessuto umano che agisce da farmaco. La caratteristica più importante di questo trattamento, infatti, è che a differenza di altre terapie che mirano solo al controllo della malattia, le CAR-T permettono la guarigione del paziente attraverso l’eradicazione del tumore.
«Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio – sottolinea la dottoressa Roberta Battistini, direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE -. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti».
Attualmente le CAR-T rappresentano la terapia con le più elevate probabilità di successo nei casi in cui il trattamento standard (come la chemioterapia e il trapianto autologo di cellule staminali) offrono scarse possibilità di ottenere la remissione completa della malattia. La terapia viene quindi utilizzata per trattare forme aggressive di tumore del sangue, come Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare, Leucemia Linfoblastica Acuta, Mieloma Multiplo.
Per raggiungere questo traguardo e governare in sicurezza ogni fase di un percorso clinico così complesso, è stato istituito presso l’azienda un CAR-T Cell-Team (CTCT) multidisciplinare composto da ematologi, medici e biologi dell’UOC di Medicina Trasfusionale, rianimatori, neurologi e farmacisti, che ha svolto specifici corsi di formazione e riunioni di coordinamento tra i diversi reparti coinvolti.
Dall’ingegnerizzazione alla somministrazione
Il processo prevede diverse fasi. Prima il paziente viene sottoposto, presso gli ambulatori della UOC di Ematologia e Trapianto CSE (Cellule Staminali Emopoietiche), ad una serie di valutazioni specifiche al fine di verificarne l’eleggibilità al trattamento. Successivamente si passa alla raccolta dei linfociti (linfocito-aferesi) del paziente presso l’Unità Aferesi dell’UOC Medicina Trasfusionale e Cellule Staminali. Il sangue viene raccolto, centrifugato e diviso nelle sue componenti da un separatore cellulare.
Il prodotto viene quindi inviato dal personale dell’Unità di processazione Cellulare, tramite corriere specializzato dotato di dry-shipper a temperatura controllata, alla “cell factory” dove avverrà l’espansione e ingegnerizzazione dei linfociti T. Al termine della lavorazione i linfociti trasformati in CAR-T cells vengono reinviati al Centro di Trattamento criopreservati a -180 gradi.
La terza fase prevede la reinfusione al paziente delle sue “super cellule T”. Le CAR-T sono una potentissima “terapia viva”: la loro forte capacità antitumorale può anche produrre eventi avversi gravi e per questo è necessario un periodo di ricovero di circa 10 -15 giorni per eseguire una preparazione specifica, l’osservazione e la gestione delle complicanze post infusione.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Consulenza multidisciplinare: un nuovo standard, una nuova speranza per i pazienti oncologici. Vietnam.vn
L'Onco Summit 2026, dal tema "Trasformare la cura del cancro con la medicina di precisione, verso trattamenti individualizzati e migliori risultati per i pazienti", ha presentato nuovi approcci nel trattamento del cancro. - Foto: VGP/LT
In questo contesto, il dottor Pham Xuan Dung, presidente della Società per la lotta contro il cancro di Ho Chi Minh City, ritiene inoltre che la strategia di prevenzione del cancro debba passare nettamente dal "trattamento della malattia" alla "gestione della salute". Fino a un terzo dei casi di cancro sono prevenibili e un terzo può essere diagnosticato precocemente se vengono implementati programmi di screening efficaci. Ciò richiede il coinvolgimento coordinato dell'intero sistema sanitario, dalle politiche assicurative alla comunicazione e all'educazione, fino al miglioramento delle capacità di diagnosi precoce.
Il professore associato, dottor Bui Dieu, presidente della Società vietnamita per la lotta contro il cancro, ha affermato che, sotto la pressione del crescente peso del cancro e della tendenza a colpire pazienti sempre più giovani, l'applicazione dei progressi medici non è più un'opzione, ma un'esigenza urgente. La medicina di precisione, con la sua attenzione al trattamento individualizzato, sta inaugurando un'era di assistenza sanitaria basata sulle caratteristiche uniche di ogni paziente.
Oggi i tipi di cancro più comuni includono il cancro al seno, al fegato, al polmone, al colon-retto e allo stomaco. In particolare, si osserva una tendenza crescente di pazienti più giovani a sviluppare il cancro, soprattutto al seno e al colon-retto, il che pone nuove sfide per la diagnosi precoce e il trattamento.
Di conseguenza, si registrano circa 120.000 casi all'anno. Ogni 100.000 persone, si contano circa 151 nuovi casi e 99-100 decessi dovuti al cancro. Si può affermare che il cancro è attualmente la seconda causa principale di morte prematura in Vietnam, dopo le malattie cardiovascolari. Il Vietnam si colloca al 101° posto su 185 paesi per numero di nuovi casi, ma è tra quelli con un alto tasso di mortalità (50° posto su 185).
Secondo l'ultimo rapporto della Global Cancer Organization (GLOBOCAN) e i dati provenienti da conferenze mediche fino ad aprile 2026, la situazione oncologica in Vietnam sta mostrando cambiamenti allarmanti sia nel numero di nuovi casi che nei tassi di mortalità.
Fino a un terzo dei casi di cancro sono prevenibili e un terzo può essere diagnosticato precocemente se vengono implementati programmi di screening efficaci. (Immagine a scopo illustrativo)
Secondo il dottor Pham Xuan Dung, nonostante i significativi progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro, le sfide rimangono immense, poiché il numero di casi e decessi continua ad aumentare, soprattutto nei paesi in via di sviluppo come il Vietnam. Il dottor Dung ritiene che la svolta in oncologia arriverà da soluzioni avanzate e basate sull'evidenza scientifica, inaugurando un'era di medicina di precisione volta a migliorare l'efficacia, ridurre la tossicità, personalizzare il trattamento e prolungare la sopravvivenza dei pazienti. I pilastri fondamentali di questa era includono i test genetici, lo sviluppo di nuove terapie, l'applicazione dell'intelligenza artificiale e dei big data e l'accelerazione delle sperimentazioni cliniche.
Per esplorare una nuova e promettente direzione in cui tecnologia, dati e collaborazione strategica diventano elementi chiave per trasformare il trattamento del cancro, AstraZeneca Vietnam e la Società Vietnamita per la Lotta contro il Cancro hanno organizzato l'Onco Summit 2026 l'11 e il 12 aprile 2026 ad Hanoi e Ho Chi Minh City, sul tema "Trasformare la cura del cancro con la medicina di precisione: verso trattamenti personalizzati e risultati migliori per i pazienti".
Per affrontare il problema sopracitato, all'Onco Summit 2026 gli esperti hanno introdotto il processo di promozione della consulenza multidisciplinare digitale (MDT) e della biopsia liquida, che costituiscono la base per la personalizzazione del trattamento del cancro con la medicina di precisione. Di conseguenza, è possibile migliorare il tempo di sopravvivenza di oltre 15 mesi se la MDT viene applicata alla diagnosi e al trattamento rispetto alla sua mancata applicazione.
Il dottor Pham Xuan Dung, presidente della Società per la lotta contro il cancro di Ho Chi Minh City, ha affermato che la svolta in oncologia deriva da soluzioni avanzate basate su evidenze scientifiche, inaugurando un'era di medicina di precisione con l'obiettivo di migliorare l'efficacia e prolungare la durata della vita dei pazienti. - Foto: VGP/LT
La dottoressa Jomtana Siripaibun, direttrice del Centro di Oncologia dell'Ospedale Chulabhorn (Thailandia), ritiene che la tecnologia di diagnostica medica (MDT) sia una "strategia di sopravvivenza" nel trattamento del cancro, con un impatto diretto sulla durata della terapia. Se implementata correttamente, la MDT può aiutare i pazienti a prolungare la propria aspettativa di vita. Tuttavia, affinché la MDT sia efficace, la trasformazione digitale è una condizione imprescindibile, che consente un funzionamento sostenibile, la scalabilità, la connettività dei dati e il monitoraggio del trattamento in tempo reale.
Dal punto di vista diagnostico e terapeutico, il Dott. Chien-Feng Li, Capo del Dipartimento di Patologia Clinica e Laboratorio del Chi Mei Medical Center (Taiwan), ha affermato che l'analisi del DNA tumorale circolante (ctDNA) nel sangue non solo aiuta nella diagnosi precoce, ma consente anche di monitorare la risposta al trattamento e di identificare i meccanismi di resistenza ai farmaci. Un modello diagnostico multimodale che combini dati istologici, molecolari, di biopsia liquida e di intelligenza artificiale costituirà la base della medicina di precisione del futuro.
Secondo il dottor Do Hung Kien, vicedirettore degli affari professionali e primario del reparto di medicina interna 1 dell'ospedale K, la selezione dei pazienti giusti, l'attuazione di un trattamento tempestivo, in particolare la diagnosi precoce delle mutazioni EGFR e la standardizzazione dei protocolli di trattamento fin dall'inizio, sono cruciali per il successo della terapia. Allo stesso tempo, una maggiore collaborazione multidisciplinare, migliori capacità diagnostiche e lo sviluppo di modelli di monitoraggio appropriati sono necessari per ottimizzare l'efficacia del trattamento.
In Vietnam, AstraZeneca ha condotto 69 studi clinici sul cancro, coinvolgendo quasi 1.200 pazienti in 49 strutture mediche. - Foto: VGP/LT
In rappresentanza di AstraZeneca, una delle multinazionali che identifica il cancro come pilastro strategico a lungo termine, con un approccio globale che spazia dalla ricerca alle politiche e alla comunità, la Dott.ssa Van Thi Thu Suong, Direttore Medico di AstraZeneca Vietnam, ha affermato che AstraZeneca non si concentra solo sulla ricerca e lo sviluppo di farmaci, ma mira anche a costruire un ecosistema completo per la prevenzione e il controllo del cancro, dallo screening precoce e dalla diagnosi accurata al trattamento personalizzato, contribuendo ad ampliare l'accesso dei pazienti alle terapie moderne.
In Vietnam, oltre ad applicare i progressi scientifici alla pratica clinica, AstraZeneca ha condotto 69 studi clinici sul cancro, coinvolgendo quasi 1.200 pazienti in 49 strutture sanitarie, contribuendo a migliorare la capacità di ricerca, la pratica clinica e l'accesso precoce a trattamenti avanzati.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
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Criteri Critici
San Camillo, terapia Car-T al via: terzo centro nel Lazio Radio Roma
Al San Camillo Forlanini di Roma è stata introdotta la terapia con cellule Car-T, un trattamento personalizzato di terapia genica antitumorale che potenzia il sistema immunitario nel riconoscere e distruggere le cellule malate. L’ospedale di Circonvallazione Gianicolense diventa così il terzo centro nel Lazio e il primo non universitario, dopo il Gemelli e il Policlinico Umberto I. Rimane attivo anche il Bambino Gesù, dedicato esclusivamente ai pazienti pediatrici.
Un nuovo polo per le terapie avanzate
Il San Camillo avvia il primo passo di un percorso più ampio: è previsto l’insediamento del Centro regionale per le terapie cellulari e geniche, destinato a diventare riferimento per il Lazio e il Centro-Sud nella produzione diretta delle Car-T. L’obiettivo è ampliare l’accesso a cure avanzate per patologie onco-ematologiche complesse, consolidando Roma tra i principali hub clinici nazionali.
Il primo paziente trattato
Nel reparto di Ematologia è già stato trattato con successo un primo paziente affetto da linfoma mantellare, tumore raro e aggressivo del sistema linfatico che spesso viene diagnosticato in fase avanzata e non sempre risponde alle terapie standard. Il ricovero è iniziato a metà aprile; dopo la somministrazione delle Car-T e un periodo di osservazione di 10-15 giorni, il paziente è stato dimesso il 6 maggio in buone condizioni.
Come funziona la terapia Car-T
Le Car-T utilizzano linfociti T del paziente che vengono prelevati, separati dal sangue tramite centrifugazione e quindi riprogrammati geneticamente in un centro specializzato per riconoscere le cellule tumorali. Le cellule modificate, crioconservate a meno 180 gradi, tornano all’ospedale per la reinfusione dopo una preparazione specifica. La terapia è impiegata nelle forme più aggressive dei tumori del sangue, tra cui linfomi non Hodgkin, linfomi follicolari e mantellari, leucemia linfoblastica acuta e mieloma multiplo.
Le dichiarazioni
«Questa tecnologia consente di ampliare l’accesso a cure altamente specialistiche per pazienti affetti da patologie ematologiche complesse — ha detto il presidente della Regione, Francesco Rocca —. È un importante passo avanti per la sanità del Lazio».
«Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale — ha aggiunto Roberta Battistini, direttore di Ematologia e trapianto —. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali, tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione».
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?1
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Russia, il piano di Putin “l’eterno”: una terapia genica di Stato per non invecchiare la Repubblica
Mosca ha investito 26 miliardi di dollari per questa ricerca. Con cui il presidente vuole allungare – anche – la propria vita. E dunque il suo regno. Mentre in Ucraina ha già fatto morire con la guerra 500mila suoi cittadini
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
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B
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✅
Criteri Critici
Un paziente di 96 anni è stato sottoposto con successo a un intervento chirurgico per un tumore al retto. Vietnam.vn
Il 28 agosto, l'ospedale K ha riportato il caso di un paziente molto anziano che è stato curato con successo per un cancro del colon-retto. In precedenza, la signora Ha Thi V. (di Hung Yen) era stata portata all'ospedale K dai figli e dai nipoti per una visita a causa di frequenti disturbi intestinali, presenza di muco e sangue nelle feci e scarso appetito. Cinque giorni prima del ricovero, il paziente ha manifestato notevole distensione addominale, dolore addominale, nausea e stitichezza. Il professore associato Pham Van Binh, vicedirettore degli affari professionali e capo del dipartimento di chirurgia addominale I presso l'ospedale K, ha dichiarato che, oltre al cancro del colon-retto, il paziente aveva una storia di diabete, che era stato trattato nell'ultimo anno. L'immagine della TAC mostra che il paziente ha un tumore del colon-retto (Foto: fornita dall'ospedale). Presso l'ospedale K, il signor V. è stato sottoposto a un'endoscopia rettale, che ha rivelato un polipo che causava un restringimento del lume rettale, impedendo il passaggio dell'endoscopio. Una TAC ha mostrato un ispessimento della parete rettale, con il punto di massimo spessore che misurava 20 mm su una lunghezza di 50 mm. A causa dell'età avanzata del paziente, delle sue precarie condizioni di salute, della storia di diabete, dell'obesità e dello spessore considerevole della parete addominale, la priorità assoluta era ridurre al minimo il trauma chirurgico. Pertanto, i medici del Dipartimento di Chirurgia Addominale I hanno optato per la tecnica chirurgica laparoscopica di Hartmann per rimuovere la porzione rettale e il tumore, e per creare una colostomia. Il professore associato Binh ha affermato che la chirurgia è spesso indicata nei casi di emergenza di occlusione intestinale dovuta a tumori rettali in pazienti anziani e fragili. In tali casi, i medici ricorrono alla chirurgia laparoscopica, riducendo al minimo il danno tissutale e il dolore post-operatorio per il paziente. L'équipe chirurgica comprendeva il professore associato Binh, il dott. Nguyen Tuan Anh, il dott. Nguyen Tien Binh e il dott. Tran Duc Tho, primario del dipartimento di chirurgia, anestesia e rianimazione. Dopo un intervento chirurgico durato 90 minuti, i medici hanno rimosso la parte danneggiata del retto, creato una colostomia e controllato attentamente l'emorragia del paziente. "L'intervento è riuscito e il paziente si sta riprendendo bene. La rimozione del tumore non solo ha ridotto il sanguinamento, ma ha anche contribuito a prolungare la vita del paziente", ha affermato il professore associato Binh. Il secondo giorno dopo l'intervento, il paziente era sveglio e in grado di mangiare porridge e bere latte (Foto: fornita dall'ospedale). L'esperto ha aggiunto che il paziente non ha perso quasi sangue durante l'intervento. Già dal secondo giorno dopo l'operazione, il paziente era in grado di mangiare una zuppa di riso e, dal terzo giorno, riusciva a camminare con l'aiuto dei familiari. Questa rapida guarigione ha sorpreso persino i familiari del paziente. Attualmente, a 7 giorni dall'intervento, il paziente è vigile e in via di guarigione. Riesce a mangiare la pappa, la colostomia funziona correttamente ed è stato appena dimesso dall'ospedale. Il professore associato Binh avverte che il cancro del colon-retto è un problema di salute preoccupante, soprattutto per gli anziani. È uno dei tumori più comuni e presenta un alto tasso di mortalità in questa fascia d'età. Il cancro del colon-retto è più comune nelle persone di età superiore ai 50 anni, ma l'incidenza di questa patologia nei soggetti più giovani è in aumento. La diagnosi precoce, attraverso screening regolari, è fondamentale per ridurre al minimo il rischio e aumentare le probabilità di successo del trattamento. Pertanto, i pazienti dovrebbero sottoporsi a controlli medici regolari e a screening per il cancro del colon-retto, come raccomandato presso strutturemedichespecializzate, al fine di garantire una diagnosi e un trattamento precoci, che si traducono in risultati migliori e una migliore qualità della vita. È possibile prevenire il cancro del colon-retto adottando stili di vita sani, seguendo una dieta equilibrata e sottoponendosi a regolari controlli oncologici. Per chi presenta un basso rischio di cancro del colon-retto, lo screening dovrebbe iniziare a 50 anni. Per chi è ad alto rischio, ad esempio in presenza di una storia familiare di cancro del colon-retto, lo screening dovrebbe iniziare in età più giovane. Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/benh-nhan-96-tuoi-duoc-phau-thuat-ung-thu-truc-trang-thanh-cong-20250828182001029.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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51.1/100
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Criteri Critici
Una nuova svolta nella chirurgia colorettale mininvasiva. Vietnam.vn
Tecniche classiche di chirurgia del colon e tecnica NOSE.
Con le tecniche classiche di colectomia, l'incisione è in genere lunga 15-20 cm per accedere all'intero colon e alla cavità addominale. Successivamente, grazie ai progressi delle tecniche endoscopiche, la chirurgia colorettale laparoscopica è diventata sempre più comune e sicura, con incisioni più piccole di circa 4-6 cm. Tuttavia, con la tecnica NOSE, la cicatrice è praticamente invisibile. Il tratto di colon da rimuovere viene fatto passare attraverso l'ano. L'incisione è quindi di soli 0,5-1,2 cm, simile a quella utilizzata per l'appendicectomia e la colecistectomia laparoscopica.
I benefici della tecnica NOSE
La tecnica NOSE crea cicatrici estremamente piccole, con conseguente dolore minimo, recupero più rapido, rischio ridotto di infezione della ferita e un risultato estetico migliore per il paziente. La chirurgia NOSE offre risultati paragonabili alla chirurgia laparoscopica convenzionale.
Il dottor Teoh Tiong Ann, chirurgo colorettale presso il Mount Elizabeth Hospital, ha dichiarato: "Selezioniamo attentamente i pazienti per la tecnica NOSE al fine di garantire i migliori risultati possibili in termini di sicurezza ed estetica. Si tratta della tecnica chirurgica laparoscopica più avanzata attualmente disponibile."
Per i pazienti affetti da tumore del colon-retto, l'intervento chirurgico rappresenta attualmente il trattamento principale. La tecnica NOSE può essere applicata a pazienti con patologie benigne del colon-retto, tumori del colon-retto del lato sinistro e tumori di piccole dimensioni in fase iniziale. La tecnica NOSE ci offre un'arma in più nella lotta contro il tumore del colon-retto, riducendo al contempo i danni e il dolore causati dall'intervento chirurgico per i pazienti.
Gli ospedali del Parkway Healthcare Group a Singapore sono da sempre all'avanguardia nel miglioramento della qualità dell'assistenza ai pazienti, applicando le tecniche più avanzate al mondo in materia di diagnosi e trattamento. Attualmente, Parkway gestisce quattro ospedali a Singapore: Mount Elizabeth Orchard, Mount Elizabeth Novena, Gleneagles e Parkway East. Tra questi, Mount Elizabeth è un ospedale di fiducia per molti pazienti vietnamiti che da anni si rivolgono a loro per i servizi sanitari.
Inoltre, Parkway dispone di una rete di oltre 35 uffici di rappresentanza in molti paesi del mondo . Con l'obiettivo di supportare e consigliare i pazienti di diversi paesi che cercano servizi medici di alta qualità a Singapore, questi uffici di rappresentanza fungono da ponte tra pazienti e medici. Ciò contribuisce a rimuovere le barriere linguistiche e culturali che i pazienti internazionali spesso incontrano quando cercano cure a Singapore.
Inoltre, gli uffici di rappresentanza di Parkway danno sempre la massima priorità al benessere del paziente, supportandolo fin dalle prime fasi, ad esempio: raccogliendo informazioni sulla sua malattia e sui medici curanti a Singapore, stimando i costi del trattamento, organizzando un servizio di interpretariato per l'assistenza in clinica e aiutando i pazienti a prenotare un alloggio per agevolare gli spostamenti da e per gli appuntamenti medici. Questo processo, apparentemente semplice, rappresenta in realtà un ostacolo importante per i pazienti che prendono in considerazione cure all'estero, soprattutto a Singapore. Pertanto, i pazienti possono stare tranquilli sapendo di ricevere consulenza e supporto gratuiti dagli uffici di rappresentanza di Parkway Singapore.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Criteri Critici
Porta amore a coloro che sono in cura per il cancro. Vietnam.vn
Sebbene affermasse di aver ritrovato il buon umore, nel profondo la signora T. nutriva ancora sentimenti di tristezza e delusione. Ricorda vividamente: "Quando il medico mi disse che avrei perso i capelli dopo la chemioterapia, fui molto triste. Anche se ne avevo ancora un po', avrei voluto conservarli, ma ogni volta che li spazzolavo ne cadevano altri. Fu allora che decisi di tagliarli tutti."
"Quando ho scoperto di avere questa malattia, sono rimasta molto triste. Grazie all'incoraggiamento della mia famiglia, dei miei amici, dei miei parenti e alle cure dei medici, ho ritrovato la forza di combattere questa terribile malattia", ha confidato la signora T.
La signora Duong Thi T. (56 anni, residente nel comune di Ben Quan, provincia di Quang Tri) ha ricevuto una diagnosi di cancro all'utero 9 anni fa. Nonostante le cure ricevute presso diverse strutture mediche , la malattia ha metastatizzato ai polmoni. Da giugno 2025, la signora T. è in cura presso il reparto di oncologia dell'Ospedale Generale Provinciale di Quang Tri.
Sia la signora T., sia la signora N., sia gli altri pazienti oncologici comprendono perfettamente che "capelli e denti sono alla base dell'aspetto di una persona" e, pertanto, tutti non vedono l'ora che arrivi il giorno della guarigione per poter sfoggiare di nuovo i loro splendidi capelli fluenti. Recentemente, venuta a sapere che il reparto di oncologia e alcuni benefattori le avrebbero regalato una parrucca, la signora T. era entusiasta e ha trascorso tutta la notte a rigirarsi nel letto, in attesa dell'alba.
Per acquisire maggiore fiducia e motivazione nella lotta contro la malattia, ogni volta che tornava a casa, la signora N. si recava nella scuola in cui lavorava per incontrare colleghi e studenti. Per la signora N., chiacchierare con i colleghi e vedere i sorrisi innocenti dei suoi studenti le sollevava notevolmente il morale.
«Il giorno in cui decisi di donare i miei capelli coincise con il primo giorno in cui iniziai la chemioterapia. Il centro per la donazione dei capelli apriva alle 8:30, ma io iniziai il trattamento alle 8:00, quindi non potei donare. Circa 10-11 giorni dopo la mia prima seduta di chemioterapia, i miei capelli iniziarono a cadere. Dopo circa un altro mese e mezzo, li avevo persi tutti. Ero incredibilmente triste e con il cuore spezzato», ha ricordato la signora N. in lacrime.
Durante le visite mediche e le cure ad Hanoi, la signora N. ha incontrato molte persone in condizioni ben più difficili delle sue. Mossa da compassione, prima di iniziare il trattamento, la signora N. ha deciso di donare i suoi capelli affinché venissero utilizzate per realizzare parrucche destinate a chi si sottopone a cure oncologiche.
Dopo aver ricevuto e indossato le parrucche, sia la signora T. che la signora N. hanno tirato fuori i cellulari per ammirarsi, sorridendo. Sopraffatta dall'emozione, la signora T. ha ringraziato l'ospedale e i benefattori, dicendo: "Continuerò a combattere questa malattia con il massimo spirito e la massima resilienza".
Secondo il dottor Nguyen Van Phong, primario del reparto di oncologia dell'Ospedale Generale Provinciale di Quang Tri , il reparto sta attualmente curando 176 pazienti affetti da cancro. In genere, al momento della diagnosi, la maggior parte dei pazienti sperimenta depressione e tristezza e ha un disperato bisogno di incoraggiamento, sostegno e compagnia da parte del personale medico, della famiglia, degli amici e della comunità. Solo un piccolo numero di pazienti mantiene una mentalità forte e fiduciosa per affrontare e combattere il cancro.
Il dottor Phong ha affermato che negli ultimi anni il trattamento del cancro ha compiuto progressi significativi. Ad esempio, nel caso del tumore alla tiroide, se diagnosticato precocemente, il trattamento può aiutare i pazienti a guarire e a vivere una vita quasi normale. Nelle pazienti affette da tumore al seno, la diagnosi precoce e il trattamento secondo il protocollo possono portare a una sopravvivenza di oltre 10 anni, fino al 90%. Analogamente, anche per i tumori del colon-retto, dello stomaco e dell'ovaio, sono stati compiuti molti progressi che contribuiscono ad allungare la durata della vita e a migliorarne la qualità.
Per offrire ai pazienti maggiori opzioni e migliorare l'efficacia dei trattamenti, il reparto di Oncologia si attiene scrupolosamente ai protocolli terapeutici del Ministero della Salute, tenendosi al contempo aggiornato sugli ultimi progressi della medicina mondiale.
Il dottor Phong ha sottolineato che il trattamento del cancro è una combinazione di molti fattori, tra i quali l'atteggiamento ottimista e la fiducia in se stessi del paziente rivestono un ruolo particolarmente importante. Ha affermato: "Quando i pazienti ricevono doni significativi come parrucche, reggiseni, ecc., come nell'ambito del programma organizzato dal Dipartimento di Oncologia in collaborazione con la Rete Vietnamita per la Lotta contro il Cancro al Seno, percepiscono la cura, l'incoraggiamento e il sostegno del personale medico, dei filantropi e della comunità. Questo rafforzerà ulteriormente la loro fede e la loro forza per perseverare nel percorso di cura".
daidoanket.vn
Fonte: https://baolaocai.vn/mang-yeu-thuong-den-voi-nhung-nguoi-dang-dieu-tri-benh-ung-thu-post883092.html