📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Un innovativo cerotto attivato dal calore mostra risultati promettenti nel trattamento non invasivo del melanoma. Scoperta rivoluzionaria?Un cerotto elastico (qui una foto) e attivato dal calore potrebbe essere il punto di svolta per trattare il melanoma. Una…
Un cerotto elastico (qui una foto) e attivato dal calore potrebbe essere il punto di svolta per trattare il melanoma. Una soluzione che punta a eliminare le cellule tumorali senza interventi invasivi, sfruttando un meccanismo sorprendentemente mirato.
Come funziona il cerotto contro il melanoma
Il cerotto nasce da una sfida ben precisa: colpire le cellule tumorali senza danneggiare la pelle sana. Il melanoma, infatti, si sviluppa negli strati più superficiali e intermedi della pelle, rendendo complicato intervenire in modo selettivo.
La chirurgia resta oggi la soluzione più comune, ma non sempre è ideale, soprattutto quando si cerca un approccio meno invasivo. Tra l'altro, va ricordato che poco tempo fa è stata creata una soluzione simile ma preventiva nei confronti dello stesso male.
La chiave sta nella nanotecnologia. I ricercatori hanno utilizzato un materiale chiamato grafene indotto da laser, una struttura di carbonio porosa e altamente versatile. Questo materiale è stato arricchito con ossido di rame (CuO) e integrato in un polimero siliconico elastico, dando vita a un cerotto flessibile, traspirante e apparentemente innocuo.
A riposo, il cerotto è completamente inerte: non reagisce con la pelle e può essere indossato senza effetti collaterali. Ma il dettaglio interessante emerge quando viene attivato.
Scaldandolo a circa 42°C tramite un laser a bassa potenza, succede qualcosa di decisivo: il materiale rilascia ioni di rame. Questi ioni penetrano nelle cellule tumorali e interagiscono con il loro DNA, generando stress ossidativo.
Il risultato? Le cellule cancerose vengono distrutte dall'interno.
Risultati dei test sul melanoma
Questo processo sembra anche stimolare una risposta immunitaria che limita la capacità delle cellule tumorali di spostarsi verso altre parti del corpo. Un dettaglio che, letto tra le righe, suggerisce un potenziale ruolo anche nel contrasto alle metastasi.
I test di laboratorio hanno dato segnali molto promettenti. Applicando il cerotto contro il melanoma su cellule tumorali coltivate, i ricercatori hanno osservato una drastica riduzione della vitalità cellulare e un rallentamento significativo del movimento delle cellule.
Ma il passaggio più interessante è arrivato con i test sugli animali. Nei topi affetti da melanoma, il cerotto è stato applicato e attivato due volte nell’arco di dieci giorni. Il risultato è stato sorprendente: riduzione delle lesioni tumorali fino al 97%.
Ancora più rilevante è ciò che non è successo. Le analisi hanno mostrato che le cellule tumorali non si erano diffuse oltre l’area trattata e che gli ioni di rame non si erano accumulati negli organi o nel sangue.
Prospettive future del cerotto
Un altro aspetto che potrebbe fare la differenza è la praticità. Il cerotto è riutilizzabile, facile da applicare e non richiede procedure complesse. In prospettiva, si potrebbe immaginare un trattamento accessibile anche al di fuori di contesti ospedalieri tradizionali, anche se questo scenario resta ancora da confermare.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
L’uomo in foto si chiama Orestes López Piloto. Figlio di un contadino nero dell’Oriente di Cuba, ha studiato medicina, si è fatto medico e oggi è Direttore dell’Istituto di Neurologia e Neurochirurgia (INN) de L’Avana, la capitale. Prima della Rivoluzione cub…
Il medico lavora ogni giorno perché crede nella logica della vita e nella necessità che prevalga su quella punitiva e vendicativa della Casa Bianca
L’uomo in foto si chiama Orestes López Piloto. Figlio di un contadino nero dell’Oriente di Cuba, ha studiato medicina, si è fatto medico e oggi è Direttore dell’Istituto di Neurologia e Neurochirurgia (INN) de L’Avana, la capitale.
Prima della Rivoluzione cubana quell’Istituto era tra le cliniche più costose di tutta l’isola. In pochissimi potevano permettersela. Dopo la vittoria della guerriglia dei “barbudos”, nel 1965 si trasforma in ciò che è anche oggi: un centro medico totalmente gratuito.
Un Istituto che nasce soprattutto per avanzare nel campo della ricerca, ma che ha sempre avuto anche la missione dell’assistenza medica: nel solo 2025 ha effettuato 25.373 visite e 431 interventi in sala operatoria. “Come possono, fossero anche solo pochi cubani, appoggiare il ‘bloqueo’ degli Usa e di Trump? Non hanno famiglia qui?”, ci chiede mentre ci accompagna in giro per i reparti, subito dopo averci raccontato la storia di Sara.
Metà febbraio. In sala operatoria Sara, una paziente con un tumore vascolare complesso. L’intervento richiede anche tanto sangue: per le trasfusioni, da effettuare prima, durante e dopo. Tutto è pronto. All’improvviso, però, salta l’elettricità. I medici corrono, si interrogano sul da farsi. Parlano con i familiari: bisogna sospendere l’operazione. Passano due ore, torna l’elettricità. L’operazione può quindi riprendere. I generatori che dovrebbero garantire l’autonomia energetica, almeno in emergenza, ci sono: due, come in ogni struttura medica. Ma non sempre si attivano nell’immediato. Ne servirebbero di nuovi. Acquistare e sostituire un generatore può sembrare semplice routine; non a Cuba, a causa del bloqueo statunitense.
E questo è un problema enorme. Per tante operazioni c’è bisogno della garanzia della continuità elettrica. Se viene meno, bisogna posticipare le operazioni. Orestes fa un lungo elenco di bambini che da mesi erano in attesa di entrare in sala operatoria e che dovranno aspettare ancora. Per quanto? Non si sa.
Il dott. Orestes ci mostra il reparto pediatrico, le mattonelle prodotte sulla base dei disegni realizzati dai bambini. Ci racconta la sofferenza di chi è in quell’Istituto: dei pazienti e dei familiari, ma anche del personale sanitario, che vorrebbe fare di più, che prova a fare l’impossibile e che però non sempre riesce.
Ci sono tanti luoghi in cui poter toccare con mano gli effetti di quella misura criminale che è il bloqueo statunitense, puntualmente condannato dall’Assemblea dell’Onu eppure in vigore da 67 anni. Centri medici e ospedali danno la dimensione di una battaglia che è anche per la vita. Il bloqueo, cioè, uccide. È una misura di stampo terroristico, i cui tratti sono stati messo nero su bianco già nel 1960 nel Memorandum Mallory che rivendicava l’uso di “tutti i mezzi possibili per debilitare la vita economica di Cuba […], una linea d’azione che raggiunga i maggiori risultati nel privare Cuba di denaro e forniture, per ridurre le sue risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e l’abbattimento del Governo”.
Nel campo della sanità, che pure rimane un’eccellenza a Cuba, soprattutto se messa a confronto con i sistemi dei Paesi della regione caraibica e centro-americana, il bloqueo significa l’impossibilità di acquistare farmaci, macchinari e tecnologie mediche di produzione Usa o che contengano anche solo il 10% di tecnologia statunitense. Significa più sofferenza per il popolo cubano: si pensi all’impossibilità di reperire farmaci oncologici come il Pemetrexed, per il cancro ai polmoni; o il Palbociclib, per il cancro alla mammella; o, ancora, il Brentuximab vedotin, per il linfoma di Hodgkin.
Di fronte a un bloqueo che si configura come un assedio medievale, il Dott. Orestes e i colleghi provano a reagire. All’INN, dopo il bloqueo energetico, usano meno spazi e meno sale che nel passato, per poter “risparmiare” corrente. Hanno modificato i turni e organizzato trasporti collettivi per il personale che deve arrivare all’istituto. Perché senza benzina e con un trasporto pubblico in estrema sofferenza, diventa difficile per infermieri e medici anche solo recarsi a lavoro.
Avrei voluto farvi guardare il dott. Orestes mentre parlava, ci accompagnava, ci mostrava i corridoi, le stanze, i farmaci per i bambini che sulle etichette hanno disegni di animali, così da renderli meno “temibili” agli occhi dei piccoli pazienti. Soprattutto, però, vorrei poteste osservare la dignità del suo sguardo, sentire la dignità della sua voce. Lui, medico venuto fuori da una famiglia di poveri contadini neri della provincia; lui, cui si accende un sorriso quando racconta delle sei brigate mediche cui ha partecipato in giro per il mondo: Ecuador, Nicaragua, Venezuela, Messico, Bolivia, addirittura Nepal; lui, “figlio” di un processo rivoluzionario che Washington, dopo 67 anni, ancora non riesce a tollerare e vorrebbe distruggere, portare all’asfissia, a costo di uccidere. Ancora.
Lui che lavora ogni giorno, nella sua trincea di medico, perché crede nella logica della vita e nella necessità che prevalga su quella punitiva e vendicativa che regna alla Casa Bianca e nella Miami di Rubio.
Le storie di Orestes López Piloto e dei tanti come lui non le leggerete né le vedrete sui grandi giornali o in tv. Raccontarle è un modo di restituire un pezzo di verità e di essere solidali con un popolo che ha dimostrato al mondo intero il significato profondo della parola “solidarietà”. Che “non è dare ciò che ci avanza, ma condividere ciò che abbiamo”, come disse Carlos Ricardo Pérez Díaz, il capo della brigata di medici cubani Henry Reeve che giunse in Lombardia per dare il proprio aiuto in un momento in cui il Covid-19 in Italia mieteva morte e lutti e i Paesi dell’Ue si facevano guerra tra di loro per accaparrarsi mascherine e ventilatori.
“Médicos, no bombas”, è forse il messaggio della rivoluzione cubana più importante per il mondo intero. Medici, come i 400 che oggi aiutano la nostra gente in Calabria e che Trump vorrebbe espellessimo. Essere solidali con Cuba oggi significa prendersi cura della nostra stessa umanità.
P.s.: Potere al Popolo! ha messo a disposizione le sue case del popolo in tutta Italia per la raccolta di materiali e beni da inviare al popolo cubano, da medicinali a pannelli solari. Chiunque voglia essere solidale è più che benvenuto.