📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.4/100
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Criteri Critici
Campania: da Regione 40 mln a oncologia, diagnosi precoce e medicina precisione Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 4 ott - La giunta regionale della Campania ha approvato una nuova misura da 40 milioni di euro per garantire il mantenimento nel tempo del sostegno alla ricerca pubblica in settori come l'oncologia e le biotecnologie e favorire lo sviluppo di nuove soluzioni per la diagnosi e la cura, anche in previsione del termine dei numerosi e importanti investimenti realizzati grazie al PNRR in tutta Italia. L'intervento, finanziato con risorse del PR Campania FESR 2021-2027, e' rivolto a Enti Pubblici di Ricerca (EPR), universita' e atenei pubblici e IRCCS pubblici. I progetti potranno essere finanziati fino al 100% delle spese ammissibili, con un contributo compreso tra un minimo di 1 milione e un massimo di 6 milioni di euro per ciascun progetto. Quattro gli ambiti principali di destinazione: immunoterapia avanzata, vaccini e viroterapia; medicina di precisione e sviluppo di nuovi farmaci; diagnosi precoce e biopsia liquida; salute digitale, intelligenza artificiale e analisi avanzata delle immagini e dei dati clinici.
com-Dca.
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(RADIOCOR) 04-10-26 17:16:31 (0361)SAN,PA 5 NNNN
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
Tumori test-collo, dal 6 al 9 ottobre al Monaldi la “Cura in Orl” tuttosanita.com
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
La diagnosi precoce del tumore gastrointestinale aumenta le probabilità di successo del trattamento. Vietnam.vn
3 colpevoli che causano il cancro Secondo il Prof. Associato Dr. Pham Cam Phuong, Direttore del Centro di Medicina Nucleare e Oncologia dell'Ospedale Bach Mai ( Hanoi ), le stime GLOBOCAN 2024 dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) indicano che in Vietnam sono stati registrati circa 22.584 nuovi casi di cancro del colon-retto e 10.990 decessi. Per quanto riguarda il cancro allo stomaco, il numero di nuovi casi è stato di circa 12.373, mentre il numero di decessi ha raggiunto quota 10.280. In particolare, i tumori gastrointestinali non colpiscono solo gli anziani, ma vengono diagnosticati con sempre maggiore frequenza anche nelle persone in età lavorativa. Cattive abitudini alimentari, mancanza di esercizio fisico, sovrappeso o obesità e un atteggiamento negligente nei confronti dei controlli medici possono aumentare il rischio di sviluppare la malattia. Secondo il dottor Phuong, i tumori gastrointestinali sono spesso il risultato di molteplici fattori di rischio che agiscono nel corso di un lungo periodo di tempo.
Innanzitutto, una dieta ricca di carne rossa, carni lavorate come salsicce, pancetta e prodotti in scatola, ma povera di verdura e fibre, è un fattore da considerare. Inoltre, uno stile di vita sedentario e il sovrappeso o l'obesità sono anch'essi collegati a un aumento del rischio di cancro del colon-retto. La professoressa associata Phuong visita un paziente. Foto: Le Ngoc. In secondo luogo, alcune lesioni precancerose, come i polipi colorettali, possono evolvere in cancro nel tempo se non vengono individuate e trattate tempestivamente. Anche le persone affette da malattie infiammatorie croniche intestinali necessitano di una valutazione del rischio e di un monitoraggio adeguato. In terzo luogo, anche l'anamnesi familiare gioca un ruolo significativo. Le persone con genitori o fratelli che hanno avuto un tumore del colon-retto o sindromi poliposiche ereditarie dovrebbero discutere i propri rischi e i piani di screening con il proprio medico.
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I segni del cancro compaiono Secondo il professore associato Phuong, il cancro gastrointestinale nelle sue fasi iniziali potrebbe non presentare sintomi evidenti. Alcune persone continuano a mangiare e a vivere normalmente, quindi possono facilmente trascurare i primi segnali. Tuttavia, le persone possono osservare cambiamenti come: - Disturbi dell'alvo, stitichezza o diarrea insolite, sensazione di svuotamento intestinale incompleto o bisogno impellente di sforzarsi durante l'evacuazione.
- Feci con sangue, feci nere o cambiamenti insoliti nella forma delle feci devono essere valutati da un medico, soprattutto se persistenti o accompagnati da altri sintomi. - I sintomi includono dolore addominale sordo, affaticamento, anemia e perdita di peso inspiegabile. Tuttavia, questi sintomi non sono specifici del cancro, quindi i pazienti non dovrebbero fare autodiagnosi ma dovrebbero essere visitati da un medico. Il cancro del colon-retto è uno di quei tumori in cui le lesioni precancerose possono essere individuate tramite screening. L'individuazione e la rimozione di determinati polipi che rappresentano un rischio possono ridurre il rischio di sviluppare il cancro.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Criteri Critici
Monica Guerritore: «Porto la parrucca, non volevo far sapere della chemioterapia» Leggo.it
domenica 4 ottobre 2026Ultimo aggiornamento15:52 Mentre raccoglieva le soddisfazioni per il suo film Anna, dedicato ad Anna Magnani,Monica Guerritoreaffrontava lachemioterapia, scegliendo di non rendere pubbliche le cure. ADomenica In, l’attrice racconta quel periodo e il sostegno ricevuto dalle persone che le sono state accanto. Ballando, Barbara D'Urso debutta in giuria ma c'è già chi rimpiange Selvaggia Lucarelli: «È tutto stupendo» Mentre raccoglieva le soddisfazioni per il suo film Anna, dedicato ad Anna Magnani,Monica Guerritoreaffrontava lachemioterapia, scegliendo di non rendere pubbliche le cure. ADomenica In, l’attrice racconta quel periodo e il sostegno ricevuto dalle persone che le sono state accanto.Poi spiega che cosa l’ha convinta a partecipare aBallando con le Stelle: «L’energia del ballo». Ballando, Barbara D'Urso debutta in giuria ma c'è già chi rimpiange Selvaggia Lucarelli: «È tutto stupendo» Guerritore ripercorre la decisione di affrontare le terapie: «Avevo già avuto un episodio di tumore al seno. Quando il valore è tornato alto, il mio oncologo mi ha detto di agire subito». Nel frattempo, la sua vita professionale continuava: «Raccoglievo i frutti del mio film Anna e stavo facendo la chemio». Una fase che l’attrice ha voluto proteggere dall’attenzione pubblica, pur potendo contare sulla vicinanza di chi conosceva la situazione: «Dal mondo dello spettacolo ho avuto tanto supporto, non volevo far sapere nulla». Per questo, racconta, «ho fatto la chemio e mi sono messa le parrucche», ricordando anche il sostegno dei fotografi. In studio Monica Guerritore parla apertamente della scelta di indossare una parrucca e si concede anche una nota di leggerezza: «Oggi volevo portarmi la parrucca rossa, ma l’ho dimenticata».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Tumore del colon-retto, a Palermo la prevenzione bussa alla porta con le cure domiciliari Il Moderatore
PREVENZIONE
Capita che la prevenzione arrivi a casa prima ancora che si pensi di cercarla. È quello che sta succedendo a Palermo, dove lo screening del tumore del colon-retto trova un nuovo canale di accesso nelle Cure Domiciliari Integrate (ADI) dell’ASP. Il 2 ottobre gli enti erogatori hanno consegnato le prime provette, e il percorso è ufficialmente avviato. Il progetto si basa sul Protocollo d’Intesa firmato il 28 luglio dall’ASP Palermo con Federfarma-Utifarma. Gli enti accreditati e convenzionati che effettuano gli accessi domiciliari nei Distretti sanitari hanno condiviso l’iniziativa fin dall’inizio e la rendono operativa insieme all’Azienda. La rete dell’ADI diventa così un ulteriore punto di contatto con la popolazione della fascia di età 50-69 anni, a cui lo screening è rivolto.
Come funziona?
Durante l’accesso al domicilio, l’operatore delle Cure Domiciliari verifica i requisiti per aderire allo screening e spiega all’assistito perché la prevenzione conta e come funziona il programma. Dopo l’informazione, l’operatore acquisisce il consenso informato. Se la persona aderisce, consegna il kit con la provetta per il SOF test, l’esame che cerca il sangue occulto nelle feci.
Il test si fa in autonomia, la riconsegna è in farmacia
Il prelievo si effettua da soli, a casa, seguendo le indicazioni contenute nel kit. Una volta eseguito il test, il familiare o il caregiver porta la provetta in farmacia per la riconsegna. L’operatore dell’ADI controlla poi che la consegna sia avvenuta davvero, e questo passaggio chiude il percorso.
Il nuovo modello inserisce la prevenzione nella presa in carico globale della persona e guarda anche al nucleo familiare. L’attenzione può rivolgersi al familiare o al caregiver che rientra nella fascia di età prevista e ha i requisiti per partecipare. Gli operatori frequentano le abitazioni con continuità, quindi possono individuare altre occasioni di prevenzione e facilitare l’accesso ai programmi di screening.
Nessun costo e kit tracciati
La consegna e la gestione dei kit seguono le indicazioni organizzative e le modalità di tracciabilità definite dall’ASP Palermo, senza alcun onere aggiuntivo per il paziente o per il caregiver.
L’iniziativa rientra nelle attività dell’ASP Palermo per aumentare l’adesione allo screening del tumore del colon-retto, con una rete territoriale più capillare e integrata. Da oggi chi riceve assistenza a casa, e chi se ne prende cura, ha un’occasione in più per fare un controllo semplice senza spostarsi: basta chiedere informazioni all’operatore alla prossima visita.
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Criteri Critici
Sangue nelle urine: un nuovo test molecolare può svelare subito se si tratta di calcoli o di un tumore alla vescica mondosanita.it
Trovare tracce di sangue nelle urine – sia a occhio nudo sia da un semplice esame di laboratorio – è un segnale che spaventa e che richiede sempre un approfondimento tempestivo. Può trattarsi di una banalissima calcolosi renale o di un’infezione, ma anche del primo campanello d'allarme di un tumore della vescica.
Oggi, per dirimere il dubbio tra un calcolo e una neoplasia, lo step fondamentale resta la cistoscopia, un esame endoscopico indispensabile ma invasivo. Un domani non lontano, tuttavia, il primo filtro potrebbe essere un semplice campione di urina analizzato con le tecniche della biologia molecolare.
È la prospettiva aperta da uRARE-seq, una nuova forma di biopsia liquida sviluppata dai ricercatori della Stanford University e descritta su Nature Medicine.
Come funziona il test: leggere l’RNA per anticipare la cistoscopia
Di fronte a un’ematuria (sangue nelle urine), il test diagnostico non si limita a rilevare cellule sospette. A differenza delle tradizionali biopsie liquide che cercano il DNA, uRARE-seq analizza l’RNA libero da cellule (cfRNA) disperso nell’urina.
Se il DNA è l'archivio genetico della cellula, l’RNA mostra quali istruzioni il tessuto sta eseguendo in quel preciso istante. Questo permette al test di svolgere una duplice funzione immediata:
Diagnosi differenziale rapida: Aiuta a capire se il sanguinamento è legato a patologie benigne (come la calcolosi) o se nasconde una neoplasia.
Identificazione precoce: Nello studio di validazione ha mostrato una sensibilità del 95% nel riconoscere i tumori vescicali localizzati (individuando 95 malati su 100), comprese le forme superficiali di basso grado che la classica citologia urinaria tende a ignorare.
Dalla diagnosi alla cura: il test che "prevede" l'efficacia delle terapie
Oltre a fare da scudo prima della cistoscopia, uRARE-seq ha mostrato la capacità di monitorare l'efficacia dei trattamenti e prevederne l'esito:
Tracce post-operatorie: Nei pazienti operati per tumore superficiale, la persistenza dell'RNA tumorale nelle urine dopo l'intervento ha segnalato con precisione (92% dei casi) chi avrebbe avuto una recidiva.
Risposta all'immunoterapia (BCG): L'analisi dell'RNA urinario prima del trattamento permette di capire se l'ambiente immunitario risponderà all'instillazione di BCG (il vaccino attenuato contro la tubercolosi usato in chiave oncologica) o se sia preferibile virare subito sulla chemioterapia.
Cosa cambia per i pazienti (e cosa serve ancora)
Il tumore della vescica conta circa 30 mila nuove diagnosi all'anno in Italia, prevalentemente tra gli uomini e legate al fattore di rischio del fumo. Poiché tende a ripresentarsi, costringe i malati a sottoporsi per anni a continui controlli invasivi.
L'introduzione di un test molecolare sulle urine potrebbe:
Selezionare subito i pazienti con sangue nelle urine che necessitano urgentemente di cistoscopia e biopsia rispetto a chi ha una semplice calcolosi;
Ridurre il numero di cistoscopie di controllo durante la fase di sorveglianza;
Personalizzare la scelta del farmaco prima ancora di iniziare la terapia.
Il messaggio clinico: non sottovalutare mai il sangue nelle urine
Sebbene i risultati di Stanford siano straordinari, gli esperti invitano alla cautela: uRARE-seq è ancora un metodo sperimentale che dovrà essere validato su popolazioni più ampie e reali prima di entrare nella pratica clinica quotidiana.
Oggi cistoscopia e biopsia restano la guida insostituibile per la diagnosi definitiva. La regola d'oro resta invariata: qualsiasi traccia di sangue nelle urine, anche microscopica, indolore o comparsa una sola volta, richiede una visita urologica immediata.
FONTI (REFERENZE SCIENTIFICHE)
Liu KJ et al. Urine cell-free RNA for bladder cancer detection and treatment response prediction. Nature Medicine, 2026.
Stanford Medicine. Urine RNA test for bladder cancer detection and treatment response.
Dati epidemiologici: AIOM / Istituto Superiore di Sanità.
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Bari: all’Oncologico trattamenti estetici per pazienti in terapia Senza Colonne News
Protocolli estetici clinicamente testati, certificati e validati, pubblicati su riviste scientifiche, pensati per persone che stanno affrontato o hanno affrontato terapie oncologiche come chemioterapia, radioterapia e interventi chirurgici: partono nell’ambulatorio di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari i primi trattamenti di oncoestetica per i pazienti oncologici attualmente in trattamento.
Si tratta di un’iniziativa finanziata dalle associazioni Gemme Dormienti (che si occupa di preservazione della fertilità), Acto Puglia (che si occupa di tumore ovarico) e Walce (specializzata in tumore del polmone), in collaborazione con il Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS, che nei mesi scorsi hanno avviato una raccolta fondi, anche attraverso un torneo di padel solidale.
A realizzare i trattamenti (cura della pelle, per ridurre i danni da tossità dei farmaci, cura delle unghie per prevenire la fragilità e le infezioni, massaggi linfodrenanti per trattare il lipedema, make up correttivo per ridefinire ciglia e sopracciglia perse) saranno estetiste professioniste certificate APEO, l’Associazione Professionale di Estetica Oncologica, specializzate nel trattamento di pelle e unghie danneggiate dai trattamenti radioterapici e chemioterapici.
“Abbiamo accolto con entusiasmo la proposta di queste generose associazioni perché i trattamenti di oncoestetica arricchiscono i servizi e le prestazioni che offriamo per il benessere globale del paziente, che comprende la cura della malattia ma anche il suo benessere emotivo, la cura dell’immagine del sé, in definitiva la qualità della sua vita. Si tratta inoltre di una buona occasione per valorizzare il ruolo delle associazioni dei pazienti che, laddove possibile, concorrono alla progettazione di servizi da rendere ai pazienti”, ha commentato il direttore generale dell’Istituto Tumori pugliese Tommaso Stallone.
Anche la vicepresidente del Consiglio della Regione Puglia, Elisabetta Vaccarella è intervenuta sul punto: “La cura non può fermarsi alla terapia. Quando una persona affronta un percorso oncologico, porta con sé paure, cambiamenti, fragilità e anche un rapporto diverso con il proprio corpo. Per questo iniziative come quella che presentiamo oggi hanno un valore che va oltre il trattamento estetico: significa prendersi cura della persona nella sua interezza. Non parliamo semplicemente di trucco o di bellezza, ma di trattamenti specifici realizzati da professioniste certificate APEO, formate per intervenire sulla pelle e sulle unghie che possono essere danneggiate dalle terapie oncologiche. È un supporto concreto che può contribuire a migliorare il benessere e la qualità della vita delle pazienti”.
La presidente del CSV San Nicola ETS Rosa Franco si è espressa sul valore della rete che ha visto le associazioni di volontariato collaborare: “Restituire un sorriso o uno sguardo di confidenza a chi sta affrontando un percorso di cura significa prendersi cura della persona nella sua interezza, sostenendone la dignità e la vita. Desidero rivolgere un ringraziamento di cuore a tutte le associazioni di volontariato che hanno unito le forze per rendere possibile questo progetto. Il volontariato non è solo un supporto logistico o assistenziale, ma è l’anima pulsante della nostra comunità, quel filo invisibile che unisce le persone e transforma la solidarietà in azioni concrete di speranza e rinascita”.
I trattamenti sono destinati ai pazienti in cura e si terranno, per due pomeriggi al mese, nella palestra dell’ambulatorio di Medicina Fisica e rìRiabilitazione, al piano terra dell’Istituto.
Saranno i medici o gli infermieri a segnalare, secondo la storia clinica e personale di ognuno, i pazienti che avranno accesso al servizio. È possibile richiedere informazioni contattando [email protected].
Marina Poci
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Tumore al seno: l'importanza della mammografia con tomosintesi e le nuove frontiere della cura Picchio News
Tra tutti i tumori che possono colpire la specie umana il tumore del seno per le donne è sicuramente quello che ha un’incidenza maggiore. Si stima che in un anno ci siano decine di migliaia di diagnosi; con riferimento ai dati del Ministero della Salute, quelle eseguite nel 2024 sono state circa 53.686 nuove diagnosi, 53.065 nelle donne, 621 negli uomini.
Si tratta di una patologia oncologica che fino a qualche anno fa presentava un’alta mortalità. A prescindere dalla tipologia, che presenta delle variazioni dal punto di vista morfologico ed istologico, fino a 20 anni fa si calcolava che per 8 donne su 10 non si prospettava una lunga sopravvivenza alla patologia. Ma la ricerca ha sviluppato un continuo progresso della tecnica chirurgica, delle terapie specifiche ed anche dei protocolli di comportamento nel post-operatorio. Una grande influenza sulla riduzione della mortalità hanno avuto di sicuro gli screening di prevenzione per una diagnosi precoce a cui le donne si sottopongono soprattutto nella fascia di età più a rischio (45-70 anni). Il Servizio Sanitario Nazionale opera con un’organizzazione capillare, avvertendo tutte le donne interessate della possibilità di un esame mammografico assolutamente gratuito da ripetersi ogni due anni.
La mammografia è l’esame di elezione per una eventuale diagnosi precoce di tumore del seno. Anche questo esame ha subito un’evoluzione tecnologica e, pur essendo generalmente efficace nella sua funzione, in certe occasioni, come nella versione con tomosintesi, riesce a percepire una modificazione cellulare ridottissima altrimenti non percepibile anche in seni particolarmente densi.
I fattori di rischio per il tumore del seno sono sicuramente l’età, ma anche la familiarità; si stima che una percentuale compresa tra il 5 e 7% dei tumori mammari sia ereditaria. Anche gli ormoni hanno un ruolo nell’incidenza della patologia; aumentano la possibilità un menarca precoce, una menopausa tardiva ed anche l’assenza di gravidanze, così come i contraccettivi orali ed alcune terapie ormonali sostitutive. Quanto descritto rappresenta i cosiddetti rischi non modificabili, sono invece modificabili quelli legati ai comportamenti individuali: alimentazione scorretta alla base di sovrappeso e obesità, consumo di alcol e fumo. Si è invece verificato che l’allattamento al seno riduce il rischio di ammalarsi di cancro al seno.
La rilevazione dei sintomi viene associata alla percezione di un nodulo tramite autopalpazione. In realtà, nella stragrande percentuale dei casi si tratta di forme benigne, come fibroadenomi e cisti, che compaiono principalmente nelle donne fertili, hanno forma regolare, sono dolorosi e si muovono se spostati con le dita. I noduli originati da un cancro maligno presentano invece bordi irregolari, non si spostano e sono in genere segno di una forma tumorale già avanzata. Un segno da tenere in considerazione è anche l’alterazione della forma del capezzolo o perdita di liquido da un solo capezzolo. Oltra alla mammografia per la fascia di età più esposta, la diagnosi prevede per le donne under 45 un’ecografia mammaria da cui trarre eventuali ulteriori accertamenti.
La terapia per questo tipo di tumore è anzitutto chirurgica per rimuovere i tessuti malati. Si tende a ricorrere se possibile alla chirurgia conservativa con l’obiettivo di salvare il seno, ma si può arrivare anche alla mastectomia parziale o totale. Anche in questo caso, comunque si può procedere alla ricostruzione del seno. Dopo l’intervento si effettua una radioterapia adiuvante contro il rischio di recidiva locale. A seguito di un’attenta valutazione istologica e biologica del carcinoma, a molte pazienti viene proposta anche una terapia con farmaci anticancro; la chemioterapia non è sempre necessaria, possono essere adottate terapie ormonali o trattamenti con farmaci che vanno a colpire bersagli molecolari.
Negli ultimi anni si è assistito ad un progresso significativo delle tecniche di cura tale da rendere possibile anche il trattamento di tumori particolarmente aggressivi o in fase avanzata. È notizia ultima, nell’ambito della ricerca, l’approvazione da parte dell’AIFA di una farmacologia mirata nella terapia di una forma molto aggressiva di tumore al seno, in grado di ridurre il rischio di morte del 34% in tutta la popolazione studiata e addirittura del 52% nelle pazienti con già presenti metastasi cerebrali.
Il mese di ottobre è dedicato proprio all’informazione per la prevenzione, diagnosi precoce e cura del tumore del seno. Nella nostra rubrica “Sano a sapersi” dedicheremo più di una puntata all’argomento molto importante per la salute delle donne. Oggi abbiamo preferito iniziare con un’analisi dell’elemento tecnologico per la fase più significativa: la diagnosi precoce. Abbiamo interpellato il Dr. Pietro Cruciani radiologo diagnostico, già responsabile del servizio di Radiologia presso l’Ospedale di Camerino- San Severino attualmente consulente del centro medico Associati Fisiomed per descrivere l’ultima tecnologia a sua disposizione: la mammografia con tomosintesi.
Dr. Cruciani quali sono le differenze tra la mammografia digitale tradizionale e quella con tomosintesi?
"Entrambe le tecniche sono digitali. La mammografia con tomosintesi, pur erogando sostanzialmente la stessa dose di radiazioni assorbite, offre un miglior risultato diagnostico. Con questa tecnica è infatti possibile studiare la mammella anche nella terza dimensione, la profondità, evitando la sovrapposizione delle strutture ghiandolari della mammella. Il risultato finale è una maggior accuratezza con possibilità di individuare lesioni meno evidenziabili con la mammografia tradizionale che possono rimanere nascoste sotto al tessuto ghiandolare normale".
Quali vantaggi hanno le pazienti nell’eseguire questo tipo di esame?
"Il posizionamento della mammella è più confortevole e flessibile, a vantaggio delle donne diversamente abili o in carrozzina. L’apparecchio guadagna in profondità con visualizzazione ottimale del tessuto retromammario. L’esame è meno doloroso di una mammografia standard poiché con la tomosintesi la compressione è ridotta al minimo, quanto basta per stendere il tessuto".
A chi è consigliato maggiormente questo tipo di esame?
"Alle donne con mammelle dense, male esplorabili con mammografia standard. In questi seni la tomo, eliminando le sovrapposizioni ha individuato statisticamente il doppio dei tumori. È indicato inoltre nelle mammelle già operate, nei tumori multicentrici e quando sono presenti microcalcificazioni con ottimale analisi morfologica".
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Sassari all’avanguardia nella chirurgia robotica: nuove frontiere contro i tumori del colon-retto insalutenews.it
Azienda Ospedaliero Universitaria di Sassari: tecnologie avanzate, competenze certificate e interventi che, in casi selezionati, possono essere eseguiti anche senza incisioni addominali
Sassari, 4 ottobre 2026 – Duecentocinquanta procedure robotiche, di cui 169 interventi per neoplasie colorettali. Sono i risultati raggiunti dalla Patologia chirurgica dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari dal febbraio 2022, quando è stato eseguito il primo intervento, grazie a un percorso che unisce innovazione tecnologica, formazione specialistica ed esperienza chirurgica.
Un’attività che ha portato l’équipe sassarese a essere tra le prime in Europa a utilizzare la piattaforma robotica di ultima generazione Da Vinci Single Port nella chirurgia oncologica colorettale. Questa tecnologia consente di operare attraverso un’unica mini-incisione addominale di circa cinque centimetri o, in casi accuratamente selezionati, di asportare il tumore attraverso l’orifizio anale, senza praticare incisioni cutanee. Fino al dicembre 2025, gli specialisti hanno eseguito dieci interventi con quest’ultima tecnica.
A guidare l’équipe è Fabrizio Scognamillo, direttore della Chirurgia generale e d’urgenza e della Patologia chirurgica dell’Aou di Sassari e professore associato di Chirurgia generale dell’Università di Sassari in collaborazione con Antonio Marrosu, dirigente medico della Patologia chirurgica e responsabile dell’Unità di coloproctologia accreditata dalla Società italiana di Chirurgia colorettale.
“La chirurgia robotica non si improvvisa: richiede formazione, competenze specifiche e un lavoro costante dell’intera équipe – spiega il professor Scognamillo – I risultati raggiunti testimoniano un’esperienza costruita nel tempo. Il nostro obiettivo è utilizzare l’innovazione tecnologica per offrire ai pazienti trattamenti oncologici sempre più mirati e, quando possibile, meno invasivi”.
L’introduzione del Da Vinci Single Port rappresenta una tappa significativa del percorso di innovazione intrapreso dall’équipe. Il sistema offre al chirurgo una visione tridimensionale ad altissima definizione, con ingrandimenti fino a dieci volte, e strumenti articolati che consentono di eseguire movimenti estremamente precisi.
Ma la tecnologia, da sola, non basta. Il robot non opera autonomamente: è il chirurgo a controllarne ogni movimento e ad assumere tutte le decisioni durante l’intervento. Per questo motivo, l’équipe sassarese ha investito anche nella formazione, partecipando a percorsi specialistici e di certificazione internazionale, tra cui quelli svolti a Strasburgo.
A conferma delle competenze maturate, l’Unità di coloproctologia ha ottenuto l’accreditamento della Società italiana di Chirurgia colorettale. La struttura ha inoltre ospitato professionisti impegnati in percorsi di perfezionamento, contribuendo alla formazione specialistica.
“Nella chirurgia oncologica non conta soltanto la tecnologia utilizzata, ma soprattutto chi la utilizza, con quale preparazione e con quale esperienza specifica – sottolinea il dott. Marrosu – Un intervento sul colon o sul retto richiede una conoscenza approfondita della patologia e delle tecniche chirurgiche. Il robot è uno strumento straordinario, ma sono le competenze dei professionisti a fare la differenza”.
Un altro aspetto fondamentale è l’approccio multidisciplinare, che accompagna il paziente dalla diagnosi alla scelta del trattamento, fino all’assistenza postoperatoria. La chirurgia oncologica, infatti, non si esaurisce nell’intervento: richiede la collaborazione tra differenti specialisti e la disponibilità di servizi in grado di affrontare tempestivamente anche eventuali complicanze.
È su questo modello organizzativo che l’Azienda ha costruito negli anni il proprio percorso assistenziale, integrando competenze chirurgiche, attività diagnostiche e servizi specialistici. La struttura rappresenta inoltre un punto di riferimento per il Centro-Nord Sardegna per il trattamento delle neoplasie del retto mediante microchirurgia endoscopica transrettale (MET).
“I risultati raggiunti testimoniano il valore delle competenze dei nostri professionisti e degli investimenti nell’innovazione – dichiara la direttrice sanitaria dell’Aou di Sassari, Lucia Anna Mameli – Il nostro impegno è continuare a sviluppare percorsi multidisciplinari che garantiscano ai pazienti cure sempre più avanzate, sicure e appropriate, valorizzando le professionalità presenti nel nostro territorio”.
In Italia, nel 2024, sono state stimate circa 48.700 nuove diagnosi di tumore del colon-retto, una delle neoplasie più diffuse nel nostro Paese. Accanto ai progressi della chirurgia e delle terapie oncologiche, la prevenzione continua a svolgere un ruolo fondamentale. L’adesione ai programmi di screening, attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci e, quando indicato, la colonscopia, permette di individuare lesioni precancerose o tumori nelle fasi iniziali, aumentando le possibilità di intervenire tempestivamente.
Dalla diagnosi precoce alle tecniche chirurgiche più avanzate, l’obiettivo dell’Aou di Sassari è garantire ai pazienti un percorso di cura completo, mettendo a disposizione dei cittadini sardi competenze specialistiche e tecnologie innovative.
“Spero presto di far vedere i miei capellini che stanno ricrescendo. Prima non mi piacevo, ma nessuno ha detto niente”: Monica Gurritore parla della malattia a “Ballando con le Stelle”
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Monica Guerritore è una dei concorrenti della nuova edizione di “Ballando con le Stelle”. La sua partecipazione nel talent show di Rai 1 arriva dopo che l’attrice lo scorso luglio ha rivelato direttamente sui propri social di aver fatto la chemioterapia in se…
Monica Guerritore è una dei concorrenti della nuova edizione di “Ballando con le Stelle”. La sua partecipazione nel talent show di Rai 1 arriva dopo che l’attrice lo scorso luglio ha rivelato direttamente sui propri social di aver fatto la chemioterapia in seguito alla scoperta di un tumore.
In questi mesi l’attrice non è scomparsa comunque dalla scena pubblica, ma ha partecipato anche a importanti eventi come la premiazione per il Globo d’Oro e il Nastro d’Argento. In tutte queste occasioni pubbliche Guerritore ha sempre partecipato con una parrucca, dopo aver perso i capelli in seguito alla chemio.
“Non mi piacevo. Quando ho preso il Globo d’Oro o il Nastro d’Argento per “Anna” sono andata per la prima volta con una parrucca nera, le sopracciglia e le ciglia finte. Dentro di me dicevo: “Non possono non vederlo”. Nessuno ha detto niente: questo mi ha dato grandissimo senso di solidarietà che c’è nell’essere umano” ha raccontato Guerritore nella clip che introduceva la sua discesa in pista con una coreografia di paso doble.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Cancro al pancreas, al Gemelli trattata la prima paziente al mondo con ‘colla radioattiva’ iniettata nel tumore insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato4 Ottobre 2026· Aggiornato4 Ottobre 2026 Roma, 4 ottobre 2026 – Per la prima volta al mondo una donna con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato (LA-PDAC) non operabile è stata sottoposta a trattamento locoregionale di radioterapia percutanea, iniettando all’interno del tumore una speciale colla biologica radioattiva contenente particelle di Ittrio-90 che emettono radiazioni beta. La procedura è stata realizzata al Gemelli dal prof. Roberto Iezzi, direttore della radiologia interventistica di Fondazione Policlinico Gemelli, nell’ambito di un trial internazionale (principal investigator il prof. Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center di Fondazione Policlinico Gemelli) che sta valutando l’efficacia del dispositivo YntraDose come trattamento neoadiuvante in questa popolazione di pazienti. È una terapia radiante percutanea (la procedura viene eseguita iniettando con uno speciale ago il prodotto all’interno della lesione tumorale, sotto guida ecografica o TAC/CBCT) che mira a portare i pazienti in condizione di operabilità. L’eleggibilità a questo trattamento è stata discussa dal team multidisciplinare del tumor board del pancreas del Gemelli, alla presenza dei proff. Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora. La procedura percutanea mininvasiva, effettuata su una donna di 63 anni, in anestesia locale e minima sedazione, è durata un’ora, senza complicanze post operatorie. La PET-TAC con Ittrio-90 (Y90) di controllo effettuata 24 h post procedura e a 7 giorni ha dimostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all’interno del pancreas, senza dispersione, né zone di captazione off target. L’intervento è stato realizzato grazie alla collaborazione tra radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari (per la gestione della dose) e radioterapisti, che hanno gestito la paziente prima e dopo la procedura. Allo studio YntraDose®, multicentrico in aperto, prendono parte tre Paesi: Italia, Belgio e Gran Bretagna. Quello effettuato al Gemelli è stato il primo caso in assoluto. L’arruolamento dei pazienti continua; i prossimi casi verranno trattati a ottobre.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Radioterapia di Verbania ad AITRO 2026 Verbania Notizie
L'evento ha visto la partecipazione di professionisti ed esperti di riconosciuta fama provenienti da tutta Italia.A rappresentare l'eccellenza del nostro Servizio era presente una delegazione composta dalla D.ssa Genny De Paoli (Coordinatrice della SOSD Radioterapia di Verbania), la D.ssa Francesca Tortarolo, la D.ssa Barbara Gobbetti e il Dott. Marco De Lorenzo.Durante i lavori congressuali, la D.ssa Francesca Tortarolo — coadiuvata nella realizzazione del lavoro dalla D.ssa Barbara Gobbetti — ha presentato un progetto incentrato sull'implementazione della tecnica DIBH (Deep Inspiration Breath Hold) nel trattamento radioterapico della mammella sinistra mediante sistema spirometrico, illustrando l’esperienza maturata dall’introduzione e dall’utilizzo di questa metodica presso la SOSD Radioterapia di Verbania.La Deep Inspiration Breath Hold è una tecnica che permette di trattare la mammella sinistra in apnea respiratoria. Questa condizione allontana il cuore dalla parete toracica, consentendo di ridurre la dose di radiazioni al cuore e, più in generale, agli organi a rischio circostanti, mantenendo al contempo precisione ed efficacia del trattamento.La presentazione rappresenta il coronamento di un articolato percorso di innovazione tecnologica e organizzativa sviluppato all'interno della Radioterapia di Verbania, da sempre orientata a consolidare soluzioni all'avanguardia per garantire la massima sicurezza e qualità assistenziale.La partecipazione al Congresso AITRO 2026 ha offerto l’opportunità ai nostri professionisti di effettuare una visita al CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) di Pavia. Il CNAO rappresenta un centro di riferimento internazionale ed è l'unica struttura in Italia in grado di erogare trattamenti di adroterapia sia con protoni che con ioni carbonio. Queste particelle, grazie alle loro caratteristiche fisiche, consentono in casi selezionati di colpire il tumore con grande precisione, limitando la dose ai tessuti sani circostanti.L'esperienza di AITRO 2026 ha rappresentato quindi non soltanto l'occasione per portare e condividere a livello nazionale il lavoro sviluppato dalla Radioterapia di Verbania, ma anche un importante momento di confronto con altre realtà italiane e di aggiornamento, dal quale raccogliere nuovi stimoli e conoscenze da trasferire nell'attività quotidiana del reparto.Il Direttore Generale dell’ASL VCO, Dott. Francesco Cattel, sottolinea: “La partecipazione al Congresso AITRO 2026 e la presentazione del progetto sulla tecnica DIBH dimostrano la costante crescita della nostra Radioterapia verso standard clinici e tecnologici di altissimo livello.Investire nell'innovazione, nella precisione delle cure e nell'aggiornamento continuo dei nostri professionisti significa offrire ai pazienti del territorio trattamenti sempre più sicuri ed efficaci. Ringrazio l'intera équipe della SOSD Radioterapia di Verbania per l'impegno e la dedizione con cui portano il nome della nostra ASL sui più prestigiosi palcoscenici scientifici nazionali.”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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HIV: l’immunoterapia apre la strada al controllo del virus dazebaonews.it
Anticorpi a lunga durata e vaccini terapeutici stanno cambiando la ricerca sull’HIV. Gli studi mostrano periodi di controllo senza antiretrovirali in alcuni partecipanti, ma la guarigione definitiva resta un obiettivo da raggiungere
La domanda più difficile arriva quando il trattamento si ferma: l’organismo riuscirà a tenere a bada l’HIV? È su questo passaggio che si concentra una parte della ricerca sulla cura dell’HIV. L’obiettivo è ottenere una risposta immunitaria capace di controllare il virus anche dopo la sospensione degli antiretrovirali, all’interno di sperimentazioni strettamente sorvegliate.
I risultati meritano attenzione. Un piccolo studio dell’Università della California a San Francisco ha rilevato segnali di controllo dopo un’immunoterapia combinata in sette partecipanti su dieci. Il trial internazionale RIO ha mostrato che anticorpi a lunga durata possono ritardare la ripresa del virus rispetto al placebo. Sono progressi concreti, che vanno letti distinguendo tre condizioni diverse: virus contenuto, virus non rilevabile nel sangue e virus eliminato dall’organismo.
Perché l’HIV è così difficile da eliminare
La difficoltà comincia nei suoi nascondigli. L’HIV può persistere in cellule immunitarie che non producono attivamente nuove particelle virali. Questi serbatoi latenti, distribuiti in diversi distretti dell’organismo, consentono all’infezione di sopravvivere anche quando le analisi del sangue indicano una carica virale non rilevabile.
Gli antiretrovirali bloccano la moltiplicazione del virus, ma non eliminano questi serbatoi. Quando la terapia viene interrotta, alcune cellule possono riattivarsi e alimentare nuovamente l’infezione. È il fenomeno chiamato rebound, la ripresa della viremia.
Per questo, nella ricerca si distingue l’eradicazione dall’obiettivo di una remissione senza terapia antiretrovirale: un controllo duraturo dell’infezione anche in presenza di virus residuo. La durata e la solidità di quel controllo sono parte essenziale della verifica scientifica.
Lo studio di San Francisco: cosa significa “sette su dieci”
La sperimentazione UCSF, descritta su Nature nello studio “Correlates of HIV-1 control after combination immunotherapy”, ha coinvolto dieci persone con HIV. Tra i ricercatori figurano Michael Peluso, Steven Deeks e Rachel Rutishauser.
Il protocollo ha combinato vaccinazione terapeutica, due anticorpi ampiamente neutralizzanti — 10-1074 e VRC07-523LS — e lefitolimod, un agente sperimentale che stimola una componente dell’immunità innata. Dopo le diverse fasi del trattamento, gli antiretrovirali sono stati sospesi sotto controllo clinico.
Sette partecipanti hanno mostrato un controllo post-intervento. Il dato non significa che sette persone siano guarite: sei hanno mantenuto livelli relativamente bassi di virus per mesi, mentre una non ha manifestato rebound per oltre diciotto mesi. Negli altri tre è stata osservata la tipica ripresa rapida della viremia.
La differenza è sostanziale. Una carica virale contenuta, ma rilevabile, non coincide con la soppressione completa. Inoltre, il campione era piccolo e mancava un gruppo di controllo randomizzato: lo studio offre una prova di fattibilità, senza dimostrare quanto ciascun componente abbia contribuito al risultato.
Un indizio riguarda i linfociti T CD8: una loro espansione più marcata nelle prime fasi della ripresa virale era associata a un successivo controllo migliore. È un’associazione utile per progettare nuove sperimentazioni, non ancora una spiegazione definitiva del successo.
Anticorpi contro l’HIV: i risultati del trial RIO
Un secondo filone riguarda gli anticorpi ampiamente neutralizzanti, indicati con la sigla bNAbs. Il trial RIO, condotto da una collaborazione tra Imperial College London, Università di Oxford e Rockefeller University, ha confrontato gli anticorpi 3BNC117-LS e 10-1074-LS con un placebo.
Lo studio ha coinvolto 68 partecipanti, divisi in due gruppi da 34. Secondo i risultati primari, pubblicati su The Lancet HIV nel maggio 2026, la quota stimata senza rebound a venti settimane era del 75% nel gruppo degli anticorpi, contro l’11% nel gruppo placebo, secondo i criteri definiti dal protocollo.
Anche qui serve precisione: l’assenza di rebound secondo una soglia sperimentale non significa necessariamente carica virale sempre non rilevabile. E ricevere anticorpi significa ricevere un trattamento: l’espressione “senza antiretrovirali” non equivale automaticamente a “senza alcuna terapia”.
Cosa aggiunge lo studio pubblicato a settembre 2026
Le analisi secondarie ed esplorative di RIO, pubblicate il 15 settembre su Nature Medicine, aiutano a capire perché la risposta possa variare.
Nel gruppo trattato è stata osservata una diminuzione dei provirus integri misurati nelle cellule CD4 circolanti: copie del materiale genetico virale potenzialmente rilevanti per la persistenza dell’infezione. Questo risultato non dimostra la scomparsa dei serbatoi nell’intero organismo.
È emerso anche un ostacolo: nei virus riapparsi dopo il trattamento è stata rilevata una selezione di resistenza all’anticorpo 10-1074-LS.
La capacità del virus di sfuggire alla pressione terapeutica resta quindi un problema.
La generalizzabilità richiede ulteriori verifiche: i partecipanti erano uomini adulti, prevalentemente bianchi, che avevano iniziato gli antiretrovirali nelle prime fasi dell’infezione. I risultati non possono essere estesi automaticamente a tutte le persone con HIV.
Vaccini terapeutici e remissione: il prossimo traguardo
Un vaccino terapeutico viene somministrato a chi ha già l’infezione, con l’obiettivo di migliorare la risposta immunitaria contro il virus. La prospettiva è ottenere un controllo sufficientemente stabile da ridurre, o un giorno superare, la necessità di una terapia antiretrovirale continuativa.
Per trasformare questa possibilità in una cura utilizzabile serviranno studi più ampi, osservazioni prolungate e protocolli più semplici. Bisognerà stabilire chi possa beneficiarne, per quanto tempo e con quali rischi.
Nel frattempo, gli antiretrovirali restano il cardine del trattamento. La loro sospensione programmata per studiare la remissione appartiene a protocolli clinici con monitoraggio e criteri di ripresa prestabiliti; non è una scelta da intraprendere autonomamente.
Resta altrettanto importante un risultato già acquisito: chi assume una terapia efficace e mantiene una carica virale non rilevabile non trasmette l’HIV per via sessuale. È il principio U=U, non rilevabile uguale non trasmissibile.
La ricerca sull’immunoterapia sta rendendo più concreta una domanda rimasta aperta per decenni: quanto a lungo possiamo aiutare l’organismo a controllare l’HIV?
La risposta, oggi, comincia a prendere forma nei dati. La durata di quel controllo e la possibilità di renderlo sicuro per molte più persone diranno quanto siamo vicini al traguardo.
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Pazienti conoscono il rischio di recidiva del cancro al seno ma solo 1 su 4 coinvolta gazzettadireggio.com
Ottobre è il mese “rosa” volto alla sensibilizzazione sul tumore al seno, il Breast cancer awareness month, tradizionalmente dedicato all’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce. Ma, per le persone che hanno già ricevuto una diagnosi, la consapevolezza non si ferma alla scoperta della malattia: significa anche comprendere il proprio percorso, conoscere il rischio individuale di recidiva, sapere cosa aspettarsi dalle terapie e sentirsi parte attiva delle decisioni di cura. È questa la prospettiva al centro della nuova ricerca promossa da Novartis Italia e realizzata da Iqvia su 148 donne con tumore al seno Hr+/Her2- in fase iniziale. La ricerca – informa Novartis in una nota – restituisce il quadro di donne informate, che riconoscono il valore della relazione con il medico, ma che non sempre riescono a trasformare la consapevolezza in domande, confronto e partecipazione alle decisioni terapeutiche: solo una su quattro riferisce che la scelta terapeutica è stata realmente discussa e presa in modo condiviso.
Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 54.000 nuovi casi di tumore al seno e sono circa 925.000 le donne che vivono dopo una diagnosi. Per molte, l’intervento chirurgico non rappresenta la conclusione del percorso di cura. Nel tumore al seno Hr+/Her2- in fase iniziale, che conta circa il 70% delle donne affette da tumore al seno, il rischio di recidiva può persistere anche a distanza di molti anni e deve essere valutato individualmente . Le terapie adiuvanti hanno l’obiettivo di ridurre questo rischio e possono accompagnare la donna per alcuni anni. “Conoscere il proprio rischio individuale significa comprendere meglio le ragioni delle opzioni terapeutiche proposte e che cosa aspettarsi dal trattamento. Per questo è importante che il dialogo con il team di cura prosegua nel tempo e offra a ogni donna lo spazio per porre domande, condividere dubbi e approfondire…
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Le tecniche chirurgiche aiutano le pazienti affette da tumore al seno a superare i sentimenti di vergogna successivi all'intervento. Vietnam.vn
Alla conferenza scientifica "Nuove tendenze nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno: punti salienti del GBCC 2026 ", la Prof.ssa Do Anh Tu, vicedirettrice dell'Ospedale K ( Hanoi ), ha affermato che il trattamento del tumore al seno si sta attualmente orientando fortemente verso l'individualizzazione, basata sulle caratteristiche uniche di ogni paziente e di ogni tumore.
Anche il trattamento del tumore al seno si sta orientando sempre più verso l'individualizzazione, la minimizzazione dei danni e la focalizzazione non solo sul prolungamento della sopravvivenza, ma anche sul miglioramento della qualità della vita.
Nel 2024, Globocan ha registrato 25.711 nuovi casi di cancro al seno in Vietnam, il numero più alto tra tutti i tipi di tumore. In precedenza, circa tre quarti delle pazienti si rivolgevano al medico quando la malattia era già in fase avanzata; ora, questa proporzione si è invertita, con circa tre quarti dei casi diagnosticati precocemente.
Secondo il professore associato Tú, i progressi nella diagnostica per immagini, nella patologia, nella biologia molecolare, nella chirurgia, nella terapia endocrina, nella terapia mirata e nell'immunoterapia offrono ai medici maggiori opzioni nello sviluppo di protocolli di trattamento. L'obiettivo del trattamento non è solo quello di prolungare la vita, ma anche di minimizzare l'impatto del trattamento sulla salute e sulla vita quotidiana del paziente.
Secondo il professor associato Dr. Nguyen Dinh Tung, primario dell'Unità di Chirurgia Senologica presso il Centro di Senologia e Ginecologia dell'Ospedale Generale Hong Ngoc, oltre all'obiettivo di garantire un trattamento efficace del cancro, l'attuale tendenza chirurgica è quella di ridurre al minimo i danni non necessari. Invece di interventi estesi come in passato, i medici optano per un approccio chirurgico più appropriato alle caratteristiche della malattia, che include la dissezione selettiva dei linfonodi e tecniche conservative.
Questa tecnica aiuta le donne a tornare più rapidamente alla vita quotidiana, al lavoro e a reintegrarsi nella comunità, riducendo al contempo i problemi di immagine corporea e preservando la serenità familiare dopo il trattamento. L'approccio chirurgico minimamente invasivo può inoltre limitare le complicanze a lungo termine che incidono sulla qualità della vita, come il linfedema al braccio dopo l'intervento ai linfonodi ascellari.
"La ricostruzione mammaria immediata si è diffusa in molti Paesi, sostituendo gradualmente l'approccio tradizionale in alcuni gruppi di pazienti", ha affermato la professoressa associata Tung.
Parlando con VietNamNet , il professore associato Tung ha affermato che la chirurgia conservativa del seno e la ricostruzione mammaria immediata sono prioritarie nei casi appropriati, soprattutto per le pazienti con diagnosi in fase precoce (stadi 1 e 2). L'indicazione dipende dalle dimensioni e dalla posizione del tumore, dalle caratteristiche biologiche del cancro e da molti altri fattori. Diversi ospedali pubblici in Vietnam, come l'Ospedale K e l'Ospedale Oncologico di Hanoi, hanno implementato queste tecniche.
Secondo il professore associato Tung, la diagnosi precoce gioca un ruolo cruciale nell'ampliare le opzioni di trattamento. "Il Vietnam ha fatto grandi progressi nella diagnosi precoce del tumore al seno. Ci sono casi in cui i tumori vengono individuati quando hanno dimensioni inferiori a un centimetro", ha affermato.
Il fatto che le persone si sottopongano proattivamente a controlli e screening contribuisce ad ampliare le opportunità di trattamento in fase precoce. Ciò consente ai medici di optare per metodi meno invasivi che mirano comunque a controllare il cancro.
Fonte: https://vietnamnet.vn/phuong-phap-phau-thuat-giup-benh-nhan-ung-thu-vu-thoat-mac-cam-sau-ca-mo-2561521.html
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
SANITA’ – SALUTE – Interviste video – Medicina Top: Tumori dell’esofago e dello stomaco, gli ultimi progressi della radioterapia Notiziarioeolie.it
Marco Klinger intervista Carlo Castoro, specialista in Chirurgia Generale e Chirurgia Toracica Istituto Humanitas di Milano; Barbara Jereczek, Direttore della Divisione di Radioterapia presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano; Christian Marinotti, editore e docente.
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Colesterolo alto, donne più fedeli alla terapia degli uomini corrierenazionale.it
Le donne non solo ricevono trattamenti meno mirati rispetto agli uomini, ma pur essendo più aderenti alle terapie, raggiungono meno degli uomini gli obiettivi di colesterolo LDL indicati dalle linee guida
Le donne non solo ricevono trattamenti meno mirati rispetto agli uomini, ma pur essendo più aderenti alle terapie, raggiungono meno degli uomini gli obiettivi di colesterolo LDL indicati dalle linee guida. “Un paradosso che deve far riflettere a fronte del dato che i decessi per patologie cardiovascolari risultano maggiori nelle donne, rappresentando il 45% delle cause di morte nella popolazione femminile – sottolinea Perrone Filardi, coordinatore del registro AT-TARGET-IT, Past President della Società Italiana di Cardiologia e Direttore dipartimento scienze biomediche avanzate della Federico II di Napoli -. Tuttavia, non esiste una differenza di genere nelle raccomandazioni sugli approcci terapeutici per raggiungere gli obiettivi LDL ottimali. Un divario che invece esiste, eccome, nella vita reale, come dimostrano i risultati del nostro registro, che hanno messo in luce una significativa disparità di genere nella risposta al trattamento con anticorpi monoclonali anti-PCSK9”.
LO STUDIO
Lo studio condotto in oltre 30 centri italiani, che ha coinvolto 2.613 pazienti trattati con anticorpi monoclonali anti-PCSK-9, di cui 806 (30,8%) donne, ha evidenziato che queste partono da una condizione clinica più svantaggiata, con un’età media più elevata, livelli basali di LDL-C più alti rispetto agli uomini (156,2 mg/dL contro 136,9 mg/dL), una maggiore frequenza di intolleranza alle statine e ricevono meno spesso una terapia ipolipemizzante orale combinata.
“Nell’analisi le donne hanno mostrato una riduzione percentuale del colesterolo LDL, costantemente inferiore nel tempo rispetto agli uomini: una differenza di nove punti percentuali a sei mesi dal trattamento e di 5,9 punti dopo tre anni – osserva Perrone Filardi -. Come conseguenza diretta solo il 51,7% delle donne ha raggiunto i target raccomandati dalle linee guida internazionali, contro il 64,6% degli uomini, con una probabilità di successo terapeutico ridotta di un terzo”.
Un problema cruciale emerso dallo studio è che il divario di efficacia non è spiegabile con una minore aderenza al trattamento da parte delle donne, che invece è addirittura risultata più frequente ed elevata.
“La minore efficacia della terapia sembra dunque legata a fattori biologici o clinici ancora da indagare. Resta comunque necessaria una maggiore attenzione al profilo di rischio cardiovascolare femminile”, aggiunge Gianfranco Sinagra, Presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC).
“Le attuali strategie terapeutiche anti-PCSK9, sviluppate in studi a prevalenza maschile, dovrebbero adottare un approccio più personalizzato per le donne, dalla scelta delle molecole al monitoraggio più frequente dei target lipidici”, conclude Perrone Filardi.
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Sindrome di Sanfilippo A, negli USA approvata la prima terapia genica corrierenazionale.it
FDA ha approvato Fayuvi (rebisufligene etisparvovec-hopf, precedentemente UX111), terapia genica sviluppata da Ultragenyx per la sindrome di Sanfilippo di tipo A
La Food and Drug Administration statunitense ha approvato Fayuvi (rebisufligene etisparvovec-hopf, precedentemente UX111), terapia genica sviluppata da Ultragenyx per il trattamento delle manifestazioni neurologiche della mucopolisaccaridosi di tipo IIIA (MPS IIIA), nota anche come sindrome di Sanfilippo di tipo A, nei pazienti pediatrici con funzione neuroevolutiva preservata.
Si tratta del primo trattamento approvato dalla FDA per questa rara e progressiva malattia neurodegenerativa dell’infanzia, per la quale fino a oggi erano disponibili soltanto interventi volti alla gestione dei sintomi.
L’approvazione rappresenta inoltre il secondo via libera a una terapia genica di Ultragenyx nell’arco di circa un mese.
Una malattia genetica che colpisce progressivamente il sistema nervoso
La MPS IIIA è una rara malattia ereditaria causata da mutazioni del gene SGSH, che determinano una carenza dell’enzima sulfamidasi. Ne consegue l’accumulo progressivo di eparan solfato nei lisosomi, anche a livello cerebrale.
Con il progredire della malattia, i bambini possono andare incontro alla perdita delle capacità cognitive e linguistiche e di altre competenze acquisite durante lo sviluppo. Proprio il coinvolgimento neurologico rappresenta uno degli aspetti più gravi della sindrome.
Come funziona la terapia genica
Fayuvi è progettato per intervenire direttamente sul difetto genetico alla base della malattia. Il trattamento viene somministrato una sola volta mediante infusione endovenosa e utilizza un vettore virale adeno-associato di sierotipo 9 (AAV9) per trasportare nelle cellule una copia funzionante del gene SGSH.
L’obiettivo è consentire alle cellule di produrre sulfamidasi funzionante, ripristinando la capacità di degradare l’eparan solfato e riducendone così l’accumulo nell’organismo e nel sistema nervoso centrale.
Un elemento particolarmente rilevante è proprio la capacità della somministrazione sistemica mediata da AAV9 di raggiungere il sistema nervoso centrale a livelli terapeuticamente rilevanti.
I dati sullo sviluppo neurocognitivo
La terapia è stata valutata in uno studio in aperto, a singolo braccio, nel quale uno degli elementi centrali dell’analisi è stato l’andamento dello sviluppo cognitivo nei bambini trattati.
Nei pazienti di età compresa tra 2 e 5 anni, il trattamento è stato associato a un incremento medio di 22,7 punti nel punteggio cognitivo grezzo della scala Bayley-III, rispetto a una riduzione di 6,8 punti osservata nei dati di storia naturale.
Sono stati inoltre osservati miglioramenti nelle capacità di comunicazione recettiva ed espressiva e nella motricità fine.
Sul piano biologico, nei pazienti trattati è stata rilevata una riduzione mediana del 66% dell’eparan solfato nel liquido cerebrospinale, dato coerente con il meccanismo d’azione della terapia.
Il profilo di sicurezza
Come per altre terapie geniche basate su vettori AAV, il trattamento richiede un attento monitoraggio della sicurezza.
Tra le reazioni avverse riportate figurano aumento degli enzimi epatici, nausea e vomito, febbre, riduzione dell’appetito e diminuzione della conta dei globuli bianchi e delle piastrine. Le informazioni prescrittive comprendono inoltre avvertenze relative al rischio di microangiopatia trombotica.
Viene segnalato anche il potenziale rischio a lungo termine, comune alle terapie geniche basate su AAV, legato alla possibile integrazione del materiale genetico nel genoma e al conseguente rischio teorico di sviluppo tumorale.
Un percorso regolatorio complesso
L’approvazione arriva dopo un iter regolatorio non lineare. Nel luglio 2025 la FDA aveva inviato a Ultragenyx una Complete Response Letter legata principalmente ad aspetti di chimica, produzione e controlli (CMC).
L’azienda ha successivamente fornito ulteriore documentazione e dati clinici di follow-up più lungo, arrivando infine al via libera definitivo della FDA.
Con questa decisione cambia per la prima volta lo scenario terapeutico della sindrome di Sanfilippo A: da una gestione essenzialmente sintomatica si passa a una strategia one-shot diretta alla causa genetica della malattia, con l’obiettivo di preservare il più possibile lo sviluppo neurologico dei bambini trattati.
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Rimanere aggiornati sulle ultime tendenze in materia di diagnosi e trattamento del tumore al seno. Vietnam.vn
In questo contesto, gli esperti condividono nuove tendenze, esperienze di trattamento e discutono la loro potenziale applicazione in Vietnam, con l'obiettivo di migliorare l'efficacia delle cure e la qualità della vita dei pazienti.
Per contribuire a soddisfare questa esigenza, la conferenza "Nuove tendenze nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno: punti salienti del GBCC 2026", organizzata dall'ospedale generale Hong Ngoc Phuc Truong Minh in collaborazione con la Global Breast Cancer Conference (GBCC) e la Korean Breast Cancer Society (KBCS), ha creato un forum per lo scambio professionale tra Vietnam e Corea.
Questi dati evidenziano la necessità sempre più urgente di migliorare l'efficienza della diagnosi e del trattamento, richiedendo al contempo ai professionisti di aggiornare costantemente le proprie conoscenze sui progressi medici e sull'esperienza pratica.
Secondo GLOBOCAN 2024, il tumore al seno è la principale causa di nuovi casi tra le donne a livello globale, con circa 2,43 milioni di casi stimati. Anche in Vietnam è il tumore più diffuso tra le donne, con circa 25.711 nuovi casi e 10.609 decessi stimati nello stesso anno.
Alla conferenza hanno partecipato la Prof.ssa Do Anh Tu, Capo dell'Ufficio della Società Vietnamita per la Lotta contro il Cancro e Vicedirettrice dell'Ospedale K; la Prof.ssa Nguyen Thi Xuyen, Presidente del Fondo di Sostegno per i Pazienti Oncologici - Bright Tomorrow; il Prof. Jeong Eon Lee, Presidente del GBCC, Presidente del Consiglio di Amministrazione del KBCS e Direttore del Centro per il Cancro al Seno del Samsung Medical Center; e il Dott. Le Hong Cuc, Presidente dell'Associazione Vietnamita per la Diagnostica per Immagini del Seno.
A rappresentare l'ospedale Hong Ngoc erano presenti la Prof.ssa Associata Dott.ssa Nguyen Thi Minh Phuong, Primario del Dipartimento di Oncologia dell'Ospedale Generale Hong Ngoc - Phuc Truong Minh; e il Prof. Associato Dott. Nguyen Dinh Tung, Primario del Dipartimento di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva - Chirurgia Maxillo-Facciale e Primario dell'Unità di Chirurgia Senologica del Centro Senologico e Ginecologico dell'Ospedale Generale Hong Ngoc. Il programma ha inoltre riunito relatori provenienti da importanti strutture mediche e università della Corea del Sud.
Nel suo discorso di apertura alla conferenza, il Prof. Associato Dott. Do Anh Tu, Direttore dell'Ufficio della Società Vietnamita per la Lotta contro il Cancro e Vicedirettore dell'Ospedale K, ha affermato: "I progressi nella diagnostica per immagini, nell'anatomia patologica, nella biologia molecolare, nella chirurgia, nella terapia endocrina, nella terapia mirata e nell'immunoterapia hanno cambiato radicalmente le strategie di trattamento, offrendo ai pazienti la possibilità di vivere più a lungo e di avere una migliore qualità della vita".
"La conferenza odierna rappresenta per noi un'opportunità per aggiornare le nostre conoscenze e applicarle gradualmente alla pratica della diagnosi e del trattamento del tumore al seno in Vietnam."
La Prof.ssa Do Anh Tu, responsabile dell'ufficio della Società vietnamita per la lotta contro il cancro e vicedirettrice dell'ospedale K, ha tenuto il discorso di apertura della conferenza.
Approfondendo il programma, 11 relatori vietnamiti e coreani hanno presentato 14 articoli in 4 sessioni scientifiche , incentrate su temi che spaziavano dalla minimizzazione dell'intervento sui linfonodi ascellari, all'ottimizzazione della chirurgia conservativa della mammella, alla ricostruzione mammaria immediata, fino alla terapia endocrina individualizzata, all'immunoterapia e all'applicazione dell'intelligenza artificiale nella risonanza magnetica mammaria. Nonostante i diversi ambiti di studio, le relazioni hanno evidenziato una tendenza verso trattamenti sempre più precisi, meno invasivi e più personalizzati.