Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Elimina completamente i tumori cancerosi metastatici grazie a un nuovo farmaco iniettabile. Vietnam.vn
Il professor Kevin Harrington dell'Institute for Cancer Research (ICR) di Londra ha dichiarato: "Si tratta di risposte eccezionalmente positive in un gruppo di pazienti con pochissime opzioni terapeutiche. Questo metodo ha il potenziale per giovare a migliaia di persone ogni anno".
Dopo un breve periodo di trattamento con iniezioni di Amivantamab, i medici hanno osservato che i tumori si erano ridotti o erano completamente scomparsi in 43 pazienti. Di questi, 28 hanno registrato una significativa riduzione delle dimensioni del tumore e 15 hanno visto la sua completa scomparsa nel giro di poche settimane. In particolare, la sopravvivenza media per questo gruppo di pazienti ha raggiunto i 12,5 mesi, nonostante avessero precedentemente fallito i trattamenti standard. I ricercatori hanno affermato che il farmaco ha mostrato un'efficacia simile anche nei pazienti affetti da tumore al polmone.
I risultati della ricerca sono stati presentati il 31 maggio a Chicago, negli Stati Uniti, in occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO). Lo studio è stato condotto su 102 pazienti affetti da tumori della testa e del collo non correlati all'HPV, un gruppo di patologie con una prognosi molto sfavorevole ed estremamente difficili da trattare.
Meccanismo di attacco "intelligente" a tre punte
Amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è attualmente in fase di valutazione in circa 60 studi clinici (tra cui quelli per il cancro al polmone, al colon-retto, al cervello e allo stomaco). Il farmaco è molto apprezzato dagli esperti per il suo meccanismo d'azione, che consiste nell'attaccare le cellule tumorali simultaneamente in tre direzioni:
Bloccare l'EGFR: una proteina che favorisce la crescita dei tumori. Blocco di MET: la via di segnalazione utilizzata dalle cellule tumorali per eludere le terapie. Attivare il sistema immunitario: riconoscere e attaccare i tumori.
A differenza dei metodi tradizionali, l'amivantamab viene somministrato per via sottocutanea (ogni 3 settimane) anziché per via endovenosa, rendendo il trattamento più rapido e comodo in regime ambulatoriale. La maggior parte degli effetti collaterali è di entità lieve o moderata e meno del 10% dei pazienti necessita di interrompere il trattamento.
Restituire qualità di vita ai pazienti.
Uno dei primi pazienti a beneficiarne è Carl Walsh (56 anni), a cui è stato diagnosticato un tumore alla lingua nel maggio 2024 e che ha partecipato alla sperimentazione OrigAMI-4 presso il Royal Marsden Hospital nel luglio 2025, dopo che sia la chemioterapia che l'immunoterapia non avevano avuto successo.
Il signor Walsh ha raccontato che prima della sperimentazione soffriva di dolori, aveva difficoltà a parlare e a deglutire e poteva mangiare solo zuppa o bere latte nutriente. Tuttavia, dopo soli due cicli di iniezioni di Amivantamab, il gonfiore e il dolore si sono ridotti significativamente. Ad oggi, al suo 17° ciclo di trattamento, non ha riscontrato gravi effetti collaterali come quelli della chemioterapia e ora può parlare normalmente per lavorare e mangiare come prima.
Il professor Kristian Helin, CEO dell'ICR, ha affermato che raggiungere un alto tasso di risposta tumorale e risultati di sopravvivenza incoraggianti in un gruppo di pazienti con prognosi sfavorevole rappresenta un passo avanti molto importante, a dimostrazione del valore di una rigorosa ricerca sul cancro per la medicina moderna.
Fonte: https://baolaocai.vn/xoa-so-hoan-toan-khoi-u-ung-thu-di-can-nho-thuoc-tiem-moi-post900734.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.4/100
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C
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Criteri Critici
Tumori: nuovo farmaco mostra risultati promettenti con remissione in molti pazienti Il Mattino
EMBED
In arrivo nuovi risultati promettenti dalla ricerca oncologica sull’utilizzo di anticorpi monoclonali: le iniezioni sottocutanee di amivantamab stanno mostrando un’elevata efficacia nel trattamento dei pazienti con tumore della testa e del collo metastatico o resistente alle terapie. Il farmaco ha evidenziato una forte azione antitumorale, con una quota significativa di pazienti che ha raggiunto una risposta completa, ovvero la totale assenza di malattia rilevabile attraverso esami radiografici. I dati indicano inoltre un miglioramento della sopravvivenza e una risposta clinica duratura, osservata con un follow-up di circa un anno. Questi risultati emergono dallo studio Origami 4, condotto su 102 pazienti e che sarà presentato al congresso della ASCO 2026 in corso a Chicago, uno dei più importanti appuntamenti mondiali dedicati all’oncologia clinica. I pazienti coinvolti nello studio erano già stati sottoposti a chemioterapia e a trattamenti con inibitori dei checkpoint immunitari. L’amivantamab è stato somministrato per via sottocutanea ogni tre settimane, confermando la praticità del regime terapeutico. Si tratta di un anticorpo bispecifico progettato per agire simultaneamente su due bersagli molecolari fondamentali, EGFR e MET, coinvolti nella crescita incontrollata delle cellule tumorali, in particolare nel carcinoma polmonare non a piccole cellule. L’amivantamab ha già dimostrato efficacia nel carcinoma polmonare avanzato con mutazione EGFR, ottenendo diverse approvazioni regolatorie, e ha mostrato attività anche nel carcinoma colorettale metastatico, con studi di fase 3 ancora in corso.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
69.3/100
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A
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Criteri Critici
Linfoma di Hodgkin, svolta italiana all’ASCO: risposta completa nel 35% dei pazienti con la nuova molecola insalutenews.it
A Chicago, al Congresso ASCO, il prof. Derenzini, Direttore dell’Oncoematologia allo IEO, presenta i risultati dello studio di fase 1 PRIMAVERA. Coinvolti 68 pazienti pluritrattati, che avevano esaurito le opzioni di cura disponibili. Prof. Derenzini: “Sono state ottenute risposte complete in una percentuale significativa di pazienti, pari al 35%. Sono risultati molto importanti, raggiunti con un farmaco orale, senza ricorrere alla chemioterapia. Questo approccio rappresenta il paradigma della medicina di precisione”
Chicago, 31 maggio 2026 – L’Italia è protagonista nel mondo nella ricerca nel linfoma di Hodgkin. Lo studio internazionale di fase 1 PRIMAVERA, presentato al Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago, ha dimostrato che una nuova terapia mirata, AZD3470, è efficace in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario, determinando, alle dosi più elevate, risposte complete in una percentuale significativa, pari al 35%, con un buon profilo di sicurezza.
Un risultato molto importante, raggiunto senza ricorrere alla chemioterapia e in persone pesantemente pretrattate, che avevano già ricevuto in media sei precedenti linee di terapia. Lo studio è presentato all’ASCO da un ricercatore italiano, Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e Professore Associato di Ematologia alla Statale di Milano. I due centri al mondo che hanno arruolato il maggior numero di pazienti sono italiani: lo IEO e l’IRCCS Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
“Lo studio PRIMAVERA apre nuove vie della ricerca e si basa su un razionale biologico molto forte – spiega il prof. Derenzini – La molecola AZD3470 agisce con un meccanismo epigenetico, cioè modula l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. In più dell’80% dei casi, la malattia non esprime la proteina MTAP, una condizione che porta all’accumulo di un metabolita, MTA, che inibisce l’attività di un altro enzima, PRMT5. Quest’ultimo costituisce proprio il bersaglio del farmaco. Siamo partiti dal presupposto che, se l’attività della proteina PRMT5 è già ridotta a causa di un’alterazione preesistente nella cellula, l’azione del farmaco possa essere ancora più efficace, perché è in grado di bloccare completamente l’attività di questo enzima, con un potente effetto antiproliferativo. Le cellule malate, che già presentano un difetto genetico, risultano estremamente sensibili all’azione del farmaco. Questo approccio rappresenta il paradigma della medicina di precisione”.
Nello studio PRIMAVERA sono stati coinvolti 68 pazienti. “Sono persone molto pretrattate, che avevano esaurito tutte le opzioni terapeutiche disponibili, costituite da chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco coniugati – sottolinea il prof. Derenzini – Nello studio PRIMAVERA, per la prima volta, è stata dimostrata l’efficacia di un farmaco orale nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Sono stati analizzati 8 livelli di dose. È stato evidenziato un profilo di tollerabilità molto favorevole, senza interruzioni della cura legate a effetti avversi. Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli più alti della dose, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete”.
AZD3470 è un nuovo farmaco orale molto selettivo, un inibitore di PRMT5 di seconda generazione caratterizzato da elevata tollerabilità, che è in grado di indurre risposte complete in una frazione significativa di pazienti, cioè l’assenza di segni del tumore con le indagini radiologiche.
“Sono risultati straordinari – sottolinea il prof. Derenzini – se si considera che si tratta di pazienti molto complessi e fragili, che hanno ricevuto in media 6 linee di terapia. È la prima volta al mondo che viene sperimentato un approccio di questo tipo nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Va ricordato che si tratta di uno studio di fase 1, per cui serviranno anni prima della disponibilità della molecola nella pratica clinica”.
“Il futuro delle cure parte dagli studi di fase 1 – spiega Gennaro Daniele, segretario di Fondazione AIOM e Direttore programma e UOC di fase I di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione veloci, necessari per permettere alla ricerca di avanzare con continuità e tradursi concretamente in nuove opportunità di cura. Troppo spesso però l’Italia resta indietro nell’avvio di questi studi, rispetto, ad esempio, agli altri Paesi europei, spesso più agili negli iter di approvazione. Ad esempio, in Danimarca devono essere approvati in 14 giorni dall’agenzia regolatoria danese. Nel nostro Paese servono in media tra 180 e 200 giorni. Condurre le fasi 1 è fondamentale per restare al centro della ricerca internazionale. Lo studio PRIMAVERA dimostra che l’Italia ha un potenziale enorme in questo tipo di sperimentazioni e, se ci fossero politiche per sostenerle, potremmo essere sempre più protagonisti della ricerca mondiale”.
“Oggi, in Italia, circa l’80% dei trial clinici di fase 1 riguarda i tumori – continua Gennaro Daniele – Solo centri attrezzati per rispondere a elevati standard possono partecipare. Condurre studi di fase 1 significa offrire ai pazienti l’opportunità di accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione. Lo scopo della fase 1 è verificare, per la prima volta nell’uomo, se una terapia sia sicura. Queste sperimentazioni hanno assunto sempre più anche un ruolo terapeutico, consentendo in alcuni casi la disponibilità di cure innovative. Per questo motivo, è fondamentale agire a livello regolatorio per garantire la rapida approvazione degli studi e fornire ai pazienti l’opportunità di accedere in maniera precoce a trattamenti innovativi”.
Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 2.200 nuovi casi di linfoma di Hodgkin. “È un tumore del sistema linfatico che origina dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi presenti nel sangue, nei linfonodi, nella milza, nel midollo osseo e in numerosi altri organi che compongono il tessuto linfatico – conclude il prof. Derenzini – Colpisce soprattutto i giovani, tra 15 e 35 anni. Inoltre, la malattia presenta un secondo picco di incidenza negli over 60. Generalmente il primo sintomo è la comparsa spesso casuale di linfonodi aumentati di volume al collo, ascelle e inguine, in assenza di infezioni. Altri sintomi possono essere febbre persistente, sudorazioni notturne profuse, perdita di peso o prurito intenso. I progressi delle cure hanno reso il linfoma di Hodgkin una delle neoplasie ematologiche con la migliore prognosi. La sopravvivenza a 5 anni supera l’85%. Questo tumore del sangue rappresenta quindi uno dei maggiori successi dell’oncologia. Resta, però, una percentuale di pazienti che presenta recidiva o non risponde più alle terapie disponibili. Lo studio PRIMAVERA può essere l’apripista per lo sviluppo di cure senza chemioterapia in pazienti fortemente pretrattati. Va considerato che si tratta molto spesso di persone giovani, in cui la chemioterapia può determinare effetti avversi nel medio e lungo termine”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Un vaccino a tripla azione ha mostrato risposte “senza precedenti” su pazienti in cui il tumore era diventato resistente a chemioterapia e immunoterapia
I medici li hanno definiti risultati "senza precedenti". Una sperimentazione clinica con un vaccino antitumorale a tripla azione ha eliminato la malattia in alcuni pazienti. Il farmaco, chiamato amivantamab, oltre a ridurre la dimensione dei tumori nel giro di poche settimane, in oltre un terzo dei pazienti è stato osservato che in 15 di loro i tumori erano scomparsi del tutto.
I risultati
Lo studio è stato condotto su 102 pazienti (e 11 diversi Paesi) affetti da tumore alla testa e al collo, quest’ultimo è il sesto tumore più comune al mondo. Dopo la somministrazione del vaccino, i tumori si sono ridotti o sono scomparsi completamente in 43 pazienti: su 28 di essi c’è stata un’evidente riduzione della massa tumore e negli altri 15, come detto, della malattia non si è vista più traccia.
"Si tratta di risposte eccezionalmente forti in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all'immunoterapia”, spiega al The Guardian Kevin Harrington, professore di terapie biologiche contro il cancro presso l'Institute of Cancer Research di Londra (ICR). "Si tratta di un gruppo di pazienti per i quali le opzioni terapeutiche sono estremamente limitate, quindi constatare questo livello di beneficio è davvero notevole”.
La tripla azione del vaccino
Questo vaccino ha mostrato risultati simili anche nei pazienti affetti da tumore al polmone. L'amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è attualmente in fase di valutazione in circa 60 studi clinici e destinato principalmente per il tumore al polmone ma anche per i tumori del colon-retto, del cervello e dello stomaco.
Prima abbiamo detto che si tratta di un vaccino “a tripla azione”: i ricercatori spiegano infatti che agisce sul cancro in tre diverse modalità. “Blocca sia l'Egfr (recettore del fattore di crescita epidermico), una proteina che favorisce la crescita dei tumori, sia il Met, una via di segnalazione che le cellule tumorali spesso utilizzano per eludere il trattamento. Inoltre, contribuisce ad attivare il sistema immunitario per attaccare il tumore”.
Come si somministra
A differenza di tanti altri trattamenti contro i tumori, l'amivantamab viene somministrato con una piccola iniezione sottocutanea e non per via endovenosa: si tratta di una procedura più rapida e comoda per i pazienti e molto più facile da somministrare in ambulatorio.
La maggior parte degli effetti collaterali del trattamento, somministrato una volta ogni tre settimane, è stata di entità lieve o moderata e meno di un paziente su 10 è stato costretto a interrompere la terapia.
"Questo studio dimostra come lo sviluppo di nuove terapie attraverso una rigorosa ricerca sul cancro possa portare a progressi significativi, anche per i pazienti con opzioni terapeutiche molto limitate”, ha spiegato il professor Kristian Helin,
amministratore delegato dell'ICR. "Raggiungere questo livello di risposta tumorale e ottenere risultati di sopravvivenza incoraggianti in un gruppo di pazienti così difficile da trattare rappresenta un significativo passo avanti”.
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Criteri Critici
La scienza ha trovato come colpire il tumore "impossibile". La cura del cancro al pancreas a un punto di svol… HuffPost Italia
Per decenni il tumore al pancreas è stato considerato uno dei nemici più difficili da battere della medicina moderna. Una diagnosi spesso tardiva, terapie poco efficaci e una sopravvivenza a cinque anni ferma intorno al 13% ne hanno fatto una delle forme di cancro più letali. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Washington Post, un nuovo farmaco sperimentale potrebbe rappresentare la prima vera crepa in una malattia ritenuta per anni “indruggable”, cioè impossibile da colpire con medicinali mirati.
Al centro della svolta c’è una proteina chiamata KRAS, una sorta di interruttore biologico che controlla la crescita cellulare. Negli anni Ottanta gli scienziati scoprirono che, nella maggior parte dei tumori pancreatici, questo interruttore rimaneva bloccato nella posizione “acceso”, spingendo le cellule tumorali a moltiplicarsi senza controllo. La scoperta sembrava destinata a rivoluzionare le cure oncologiche. Ma c’era un ostacolo enorme: la proteina KRAS aveva una superficie liscia, priva di punti in cui un farmaco potesse agganciarsi. Molti ricercatori la descrivevano come “una palla da bowling senza buchi”. In altre parole, un bersaglio visibile ma imprendibile.
Per anni aziende farmaceutiche e laboratori di ricerca hanno fallito nel tentativo di bloccarla. Alcuni oncologi arrivarono a definire il cancro al pancreas “il cimitero dello sviluppo farmaceutico”. La situazione è cambiata grazie a una nuova generazione di farmaci progettati con tecniche di chimica molecolare molto sofisticate. Il più promettente si chiama daraxonrasib, sviluppato dalla biotech americana Revolution Medicines. Nei trial clinici il medicinale ha mostrato risultati che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili: i pazienti con tumore pancreatico metastatico hanno raggiunto una sopravvivenza media di oltre 13 mesi, circa il doppio rispetto a quella ottenuta con la chemioterapia tradizionale.
Non si tratta ancora di una cura definitiva, e gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Gli effetti collaterali possono essere importanti e il tumore, col tempo, può sviluppare nuove resistenze. Tuttavia il valore della scoperta è enorme: per la prima volta la medicina è riuscita a colpire un meccanismo biologico che sembrava intoccabile. Dietro questo risultato ci sono oltre quarant’anni di ricerca. Secondo il Washington Post, la svolta è nata da un lavoro paziente e poco spettacolare fatto di migliaia di tentativi falliti, simulazioni chimiche e studi di laboratorio. Una vera maratona scientifica che oggi sta cambiando la prospettiva dei malati. Gli oncologi parlano ormai di “nuova era” per il trattamento del tumore pancreatico. E non soltanto per questo tipo di cancro.
Le mutazioni KRAS sono coinvolte anche in molti tumori del polmone e del colon-retto, il che significa che le tecnologie sviluppate oggi potrebbero avere applicazioni molto più ampie nei prossimi anni. Accanto ai farmaci mirati stanno emergendo anche altre strategie innovative. Tra queste vi sono vaccini terapeutici a mRNA — simili, nella tecnologia, a quelli sviluppati durante la pandemia — capaci di “allenare” il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali residue dopo l’intervento chirurgico. I primi studi sono ancora limitati, ma i risultati iniziali hanno alimentato un forte ottimismo nella comunità scientifica.
Un altro fronte promettente riguarda l’intelligenza artificiale. Alcuni sistemi di analisi dei dati clinici sono riusciti a identificare segnali precoci del tumore al pancreas anche anni prima della diagnosi tradizionale, aprendo la strada a programmi di screening più efficaci. Il cancro al pancreas resta una malattia aggressiva e difficile da curare. Ma la sensazione, oggi, è che qualcosa si sia finalmente mosso. Dopo decenni di sconfitte, la ricerca ha trovato un punto debole nel “tumore impossibile”.
In America non sta entrando nessuno sospettato di contagio, né stranieri, né americani. Una politica in netto contrasto con il modo in cui le amministrazioni precedenti hanno gestito le epidemie: Craig Spencer (Brown University): "Drammatica abdicazione a ciò che dobbiamo ai nostri stessi cittadini".
Per idee, suggerimenti, correzioni o se desiderate che Ippocrate approfondisca un tema in particolare, potete scrivere a linda.varlese@huffpost.it. Mi trovate anche su Facebook https://www.facebook.com/linda.varlese e su Instagram (@linda_varlese).
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
La scienza ha trovato come colpire il tumore "impossibile". La cura del cancro al pancreas a un punto di svolta (di L.Varlese) HuffPost Italia
Questo è il numero del 28 maggio 2026 della newsletter Ippocrate, firmata da Linda Varlese, su Salute e Ricerca. Per iscriverti clicca qui.
Per decenni il tumore al pancreas è stato considerato uno dei nemici più difficili da battere della medicina moderna. Una diagnosi spesso tardiva, terapie poco efficaci e una sopravvivenza a cinque anni ferma intorno al 13% ne hanno fatto una delle forme di cancro più letali. Oggi, però, qualcosa sta cambiando. Secondo un’inchiesta pubblicata dal Washington Post, un nuovo farmaco sperimentale potrebbe rappresentare la prima vera crepa in una malattia ritenuta per anni “indruggable”, cioè impossibile da colpire con medicinali mirati.
Al centro della svolta c’è una proteina chiamata KRAS, una sorta di interruttore biologico che controlla la crescita cellulare. Negli anni Ottanta gli scienziati scoprirono che, nella maggior parte dei tumori pancreatici, questo interruttore rimaneva bloccato nella posizione “acceso”, spingendo le cellule tumorali a moltiplicarsi senza controllo. La scoperta sembrava destinata a rivoluzionare le cure oncologiche. Ma c’era un ostacolo enorme: la proteina KRAS aveva una superficie liscia, priva di punti in cui un farmaco potesse agganciarsi. Molti ricercatori la descrivevano come “una palla da bowling senza buchi”. In altre parole, un bersaglio visibile ma imprendibile.
Per anni aziende farmaceutiche e laboratori di ricerca hanno fallito nel tentativo di bloccarla. Alcuni oncologi arrivarono a definire il cancro al pancreas “il cimitero dello sviluppo farmaceutico”. La situazione è cambiata grazie a una nuova generazione di farmaci progettati con tecniche di chimica molecolare molto sofisticate. Il più promettente si chiama daraxonrasib, sviluppato dalla biotech americana Revolution Medicines. Nei trial clinici il medicinale ha mostrato risultati che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati impensabili: i pazienti con tumore pancreatico metastatico hanno raggiunto una sopravvivenza media di oltre 13 mesi, circa il doppio rispetto a quella ottenuta con la chemioterapia tradizionale.
Non si tratta ancora di una cura definitiva, e gli stessi ricercatori invitano alla prudenza. Gli effetti collaterali possono essere importanti e il tumore, col tempo, può sviluppare nuove resistenze. Tuttavia il valore della scoperta è enorme: per la prima volta la medicina è riuscita a colpire un meccanismo biologico che sembrava intoccabile. Dietro questo risultato ci sono oltre quarant’anni di ricerca. Secondo il Washington Post, la svolta è nata da un lavoro paziente e poco spettacolare fatto di migliaia di tentativi falliti, simulazioni chimiche e studi di laboratorio. Una vera maratona scientifica che oggi sta cambiando la prospettiva dei malati. Gli oncologi parlano ormai di “nuova era” per il trattamento del tumore pancreatico. E non soltanto per questo tipo di cancro.
Le mutazioni KRAS sono coinvolte anche in molti tumori del polmone e del colon-retto, il che significa che le tecnologie sviluppate oggi potrebbero avere applicazioni molto più ampie nei prossimi anni. Accanto ai farmaci mirati stanno emergendo anche altre strategie innovative. Tra queste vi sono vaccini terapeutici a mRNA — simili, nella tecnologia, a quelli sviluppati durante la pandemia — capaci di “allenare” il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali residue dopo l’intervento chirurgico. I primi studi sono ancora limitati, ma i risultati iniziali hanno alimentato un forte ottimismo nella comunità scientifica.
Un altro fronte promettente riguarda l’intelligenza artificiale. Alcuni sistemi di analisi dei dati clinici sono riusciti a identificare segnali precoci del tumore al pancreas anche anni prima della diagnosi tradizionale, aprendo la strada a programmi di screening più efficaci. Il cancro al pancreas resta una malattia aggressiva e difficile da curare. Ma la sensazione, oggi, è che qualcosa si sia finalmente mosso. Dopo decenni di sconfitte, la ricerca ha trovato un punto debole nel “tumore impossibile”.
In America non sta entrando nessuno sospettato di contagio, né stranieri, né americani. Una politica in netto contrasto con il modo in cui le amministrazioni precedenti hanno gestito le epidemie: Craig Spencer (Brown University): "Drammatica abdicazione a ciò che dobbiamo ai nostri stessi cittadini".
Per idee, suggerimenti, correzioni o se desiderate che Ippocrate approfondisca un tema in particolare, potete scrivere a linda.varlese@huffpost.it. Mi trovate anche su Facebook https://www.facebook.com/linda.varlese e su Instagram (@linda_varlese).
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Terapia CAR-T al San Camillo Forlanini: un nuovo polo per la sanità romana vivereroma.org
diCarlo Meniconiroma@vivere.it Giornalista specializzato in salute, benessere e alimentazione. Approfondisce medicina e prevenzione con fonti scientifiche e aggiornamento continuo. Il San Camillo Forlanini introduce la terapia CAR-T per pazienti ematologici, diventando il primo ospedale non universitario del Lazio a offrire questa cura. Un passo significativo per l'assistenza sanitaria pubblica a Roma e nella regione. L'Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, situata inCirconvallazione Gianicolense 87nel quartiereMonteverde, ha introdotto la terapia cellulare CAR-T per pazienti ematologici. Il primo paziente trattato è stato dimesso il 6 maggio 2026, segnando un'evoluzione nell'offerta sanitaria pubblica romana. La terapia CAR-T al San Camillo Forlanini La terapia CAR-T, acronimo di Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies, è una cura genica antitumorale personalizzata che "addestra" il sistema immunitario del paziente a combattere le cellule tumorali. IlSan Camillo Forlaniniè il terzo ospedale nel Lazio e il primo non universitario a dotarsi di questa tecnologia. Il primo paziente, affetto da linfoma mantellare resistente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato a metà aprile 2026 e dimesso in buone condizioni dopo un periodo di osservazione. Il San Camillo polo regionale per le terapie cellulari L'introduzione della terapia CAR-T si inserisce in un progetto più ampio che vede ilSan Camillo Forlaninidesignato come sede del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche. Questa iniziativa, come dichiarato dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, mira a creare una vera e propria cell factory per la produzione diretta delle CAR-T, rappresentando una novità per il Lazio. Tale sviluppo consolida il ruolo dell'ospedale come riferimento per le cure ad alta specializzazione, migliorando l'accesso a trattamenti complessi per i residenti della regione. Info pratiche Questa evoluzione delSan Camillo Forlaninirappresenta un cambiamento concreto per l'offerta sanitaria pubblica a Roma. La possibilità di accedere a terapie avanzate come le CAR-T direttamente in città, e in un ospedale non universitario, riduce la necessità di spostamenti per i pazienti e le loro famiglie. Il futuro sviluppo di una cell factory potrebbe ulteriormente rafforzare l'autonomia regionale nella produzione di queste cure, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei romani che necessitano di trattamenti ematologici complessi. Cosa fare gratis a Roma nel weekend 30-31 maggio 2026 Mostre a Roma 30-31 maggio 2026: Ettore Scola, aperture... Cosa fare gratis a Roma 30 maggio 2026: roseto, concerti e mostre Cosa fare gratis a Roma 25-31 maggio 2026: Village... Village Celimontana, 100 eventi gratuiti fino al 5 settembre diCarlo Meniconiroma@vivere.it Giornalista specializzato in salute, benessere e alimentazione. Approfondisce medicina e prevenzione con fonti scientifiche e aggiornamento continuo. Il San Camillo Forlanini introduce la terapia CAR-T per pazienti ematologici, diventando il primo ospedale non universitario del Lazio a offrire questa cura. Un passo significativo per l'assistenza sanitaria pubblica a Roma e nella regione. L'Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini, situata inCirconvallazione Gianicolense 87nel quartiereMonteverde, ha introdotto la terapia cellulare CAR-T per pazienti ematologici. Il primo paziente trattato è stato dimesso il 6 maggio 2026, segnando un'evoluzione nell'offerta sanitaria pubblica romana. La terapia CAR-T al San Camillo Forlanini La terapia CAR-T, acronimo di Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies, è una cura genica antitumorale personalizzata che "addestra" il sistema immunitario del paziente a combattere le cellule tumorali. IlSan Camillo Forlaniniè il terzo ospedale nel Lazio e il primo non universitario a dotarsi di questa tecnologia. Il primo paziente, affetto da linfoma mantellare resistente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato a metà aprile 2026 e dimesso in buone condizioni dopo un periodo di osservazione. Il San Camillo polo regionale per le terapie cellulari L'introduzione della terapia CAR-T si inserisce in un progetto più ampio che vede ilSan Camillo Forlaninidesignato come sede del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche. Questa iniziativa, come dichiarato dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, mira a creare una vera e propria cell factory per la produzione diretta delle CAR-T, rappresentando una novità per il Lazio. Tale sviluppo consolida il ruolo dell'ospedale come riferimento per le cure ad alta specializzazione, migliorando l'accesso a trattamenti complessi per i residenti della regione. Info pratiche Questa evoluzione delSan Camillo Forlaninirappresenta un cambiamento concreto per l'offerta sanitaria pubblica a Roma. La possibilità di accedere a terapie avanzate come le CAR-T direttamente in città, e in un ospedale non universitario, riduce la necessità di spostamenti per i pazienti e le loro famiglie. Il futuro sviluppo di una cell factory potrebbe ulteriormente rafforzare l'autonomia regionale nella produzione di queste cure, con un impatto diretto sulla qualità della vita dei romani che necessitano di trattamenti ematologici complessi.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Elettra e l’idea che cambia la diagnosi del melanoma il Nord Est
C’è una domanda a cui i dermatologi vorrebbero poter rispondere in pochi secondi, senza bisturi e biopsia: questa macchia è pericolosa? Ogni anno il cancro della pelle causa oltre 36.000 morti nell’Ue e genera circa nove miliardi di euro tra costi sanitari e indiretti. Un progetto europeo appena partito prova a costruire lo strumento che potrebbe cambiare tutto. Si chiama Thz-Skin Pathfinder Open, è finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma Eic, dedicato alle idee più ambiziose e rischiose, e coinvolge un consorzio internazionale di partner accademici e industriali da Italia, Finlandia, Regno Unito, Lituania e Svizzera.
A tirare le fila è la University of Eastern Finland, dove il 12 febbraio si è tenuto il kick-off meeting ufficiale. Tra i partner chiave c’è Elettra Sincrotrone Trieste, con il gruppo guidato da Giuseppe Cautero. Alla base del progetto l’ipotesi che la pelle malata e quella sana si comportino in modo diverso di fronte alle onde elettromagnetiche nella regione spettrale del terahertz, radiazioni invisibili.
La differenza dipende dalla composizione chimica delle cellule, dal loro contenuto d’acqua, dalla struttura delle membrane e da altre proprietà biologiche. «Immagina di scoprire che le cellule malate emettono tantissimo nel “blu terahertz” e poco nel rosso, e viceversa le cellule sane», spiega Cautero. «A quel punto un sensore capace di misurare la radiazione emessa dalla pelle nei diversi “colori” diventa uno strumento diagnostico: basta passarlo sulla pelle per capire con che tipo di cellule si ha a che fare». Il primo obiettivo del progetto è mappare queste differenze, costruendo una libreria aperta di impronte spettrali tumorali su cui addestrare poi gli algoritmi di intelligenza artificiale.
La soluzione del gruppo di Elettra, messa a punto nel precedente progetto europeo Attract con altri partner, è una matrice di minuscoli risonatori micromeccanici, micro molle che costituiscono i pixel del sensore. Ognuno è progettato per assorbire una diversa porzione dello spettro terahertz: quando la radiazione arriva, le molle si scaldano e cambiano la loro frequenza di risonanza. Il risultato è quello che i fisici chiamano hyperspectral imaging: un’immagine che non mostra solo quanto è intensa la radiazione, ma di che “colore” terahertz è fatta.
Il ruolo di Elettra è centrale: il gruppo di Cautero porta in dote l’elettronica di controllo e acquisizione dei risonatori micromeccanici sviluppati in Attract, e in THz-Skin si occupa di progettare e costruire un nuovo setup di misura che raggiunga la sensibilità richiesta. I microbolometri meccanici, come vengono chiamati tecnicamente, reagiscono alla radiazione terahertz modificando la loro frequenza di oscillazione: il compito dell’elettronica è ascoltare in tempo reale questi cambiamenti infinitesimali e tradurli in informazione utile.
È qui che si incrociano le competenze del consorzio: fisici, ingegneri elettronici, medici e specialisti di intelligenza artificiale lavorano insieme perché nessuna delle componenti del progetto può funzionare senza le altre.
Il nemico principale per chi deve sviluppare l’elettronica di acquisizione ha un nome solo: il rumore di fondo, che rischia di soffocare i segnali debolissimi emessi dalle cellule. «È il grande nemico di tutti gli scienziati sperimentali», dice Cautero.
Importanti studi dimostrano che le pazienti affette da cancro al seno possono tranquillamente evitare un intervento chirurgico invasivo che lascia 1 su 5 con gonfiore al braccio per tutta la vita - portadaestrela.com
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Importanti studi dimostrano che le pazienti affette da cancro al seno possono tranquillamente evitare un intervento chirurgico invasivo che lascia 1 su 5 con gonfiore al braccio per tutta la vita portadaestrela.com
A migliaia di donne potrebbe ora essere risparmiato uno degli effetti collaterali più debilitanti del seno cancro trattamento – gonfiore permanente del braccio – la ricerca ha scoperto.
Il linfedema è una condizione a lungo termine che provoca gonfiore nei tessuti del corpo; ed è sperimentato da quasi un quinto dei pazienti affetti da cancro al seno in seguito a un intervento chirurgico alle ghiandole vicine.
In precedenza, gli esperti suggerivano che i medici potessero trattare le donne il cui cancro si è diffuso alle ghiandole sotto il braccio con la radioterapia anziché con la chirurgia invasiva, riducendo così il rischio di linfedema.
Ma non era chiaro se l’approccio potesse essere offerto alle donne sottoposte a mastectomia o a quelle con tumori più grandi.
Ora, presentando i loro risultati al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), Chicagoi ricercatori sono fiduciosi che l’intervento chirurgico sia in gran parte inutile in questi pazienti.
I risultati hanno anche mostrato che i tassi di sopravvivenza erano leggermente più alti nel gruppo che non aveva subito un intervento chirurgico per rimuovere le ghiandole, con il 94% dei pazienti che sopravvivevano alla malattia per almeno cinque anni.
Commentando i risultati, la dottoressa Jane Lowe Meisel, esperta di cancro al seno, ha detto:
“Questi risultati hanno il potenziale per semplificare la gestione chirurgica e avere un impatto significativo sulla sopravvivenza al cancro al seno per le donne di tutto il mondo.
Trattare il cancro al seno con la radioterapia anziché con la chirurgia invasiva riduce il rischio di linfedema (immagine stock)
“Il linfedema può essere un problema devastante per la qualità della vita che altera la mobilità, l’aspetto e l’autostima di una donna anche molto tempo dopo il completamento del trattamento per il cancro al seno.
“Questo studio rigoroso e su larga scala dimostra che possiamo tranquillamente evitare la dissezione invasiva del nodo ascellare in pazienti con malattia linfonodale limitata e che, evitando questo intervento chirurgico aggiuntivo, possiamo ridurre drasticamente le complicanze del braccio a lungo termine e migliorare la funzione del braccio per i pazienti affetti da cancro al seno anche a distanza di anni dalla diagnosi.”
Lo studio ha seguito 2.540 donne provenienti da Svezia, Danimarca, Germania, Grecia e Italia di età pari a circa 61 anni il cui cancro si era diffuso a uno o due linfonodi vicini, trovati sotto il braccio.
Circa un quinto dei tumori al seno sono in grado di diffondersi a questi linfonodi, di solito comportando una procedura per rimuovere ulteriori linfonodi per impedire la diffusione della malattia.
Ma circa la metà delle donne che si sottopongono alla procedura sviluppano linfedema.
In questo studio, i ricercatori volevano vedere se evitare l’intervento chirurgico sarebbe stato sicuro per le donne con tumori più grandi di due millimetri.
I pazienti – un terzo dei quali avevano scelto di sottoporsi alla rimozione del seno – sono stati assegnati in modo casuale a sottoporsi all’intervento chirurgico, noto come dissezione dei linfonodi ascellari (ALND) e radioterapia, o semplicemente alla sola radioterapia.
Per valutare gli effetti collaterali legati al braccio, alle donne è stato chiesto di completare questionari uno, tre e cinque anni dopo il trattamento.
Queste includevano domande su quanto bene potevano sollevare oggetti pesanti o guidare, così come effetti collaterali specifici del cancro al seno tra cui affaticamento, confusione mentale e cambiamenti di umore.
Il linfedema è una condizione a lungo termine che provoca gonfiore nei tessuti del corpo
I pazienti hanno valutato i loro sintomi su una scala da 0-10 e poi da 0-100, con punteggi più alti che indicano i problemi e i sintomi al braccio più gravi.
Dopo cinque anni, le donne che hanno evitato l’intervento chirurgico hanno riportato una funzione del braccio significativamente migliore.
Sebbene il tasso di sopravvivenza fosse simile tra i gruppi, il gruppo che non ha subito un intervento chirurgico ha ottenuto risultati complessivamente leggermente migliori.
L’autrice principale dello studio, la dott.ssa Jana de Boniface, ha concluso: “Dopo studi precedenti, non era chiaro se l’omissione dell’ALND potesse essere proposta anche alle pazienti sottoposte a mastectomia o a quelle con tumori più grandi.
‘La scoperta chiave è che un maggior numero di interventi chirurgici ascellari di per sé non migliora la sopravvivenza in questi pazienti.
“Ciò è estremamente importante perché significa che la chirurgia ascellare dovrebbe essere vista come uno strumento diagnostico e non come uno strumento terapeutico.”
Il linfedema colpisce più di 200.000 persone nel Regno Unito, nella maggior parte dei casi a causa del trattamento del cancro.
Il cancro al seno è il tumore più comune nelle donne nel Regno Unito, con circa 59.000 nuovi casi ogni anno.
Negli Stati Uniti, il cancro al seno rappresenta circa il totale delle diagnosi di cancro, con una previsione di 322.000 donne a cui verrà diagnosticata la malattia nel 2026.
Bunia Gorelick, direttrice associata della ricerca presso Breast Cancer Now, afferma: “Sappiamo che quando i linfonodi vengono rimossi durante un intervento chirurgico per il cancro al seno, il linfedema può essere un effetto collaterale che può causare disagio, secchezza della pelle e rigidità delle braccia e, nel complesso, un impatto negativo sulla qualità della vita delle persone.
‘Diamo il benvenuto a qualsiasi nuova ricerca che possa ridurre gli effetti collaterali del trattamento in modo che tutti coloro a cui è stato diagnosticato un cancro al seno possano vivere e vivere bene.
‘Mentre queste prime ricerche suggeriscono che, per alcune persone, omettere la rimozione dei linfonodi può migliorare la qualità della vita senza compromettere la sopravvivenza. Dobbiamo vedere studi più ampi con un follow-up più lungo per esplorare veramente le possibilità di adattare la guida al trattamento”.
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Tumori testa-collo: nuovo farmaco mostra risultati promettenti con remissione in molti pazienti Il Messaggero
sabato 30 maggio 2026, 22:12
La ricerca oncologica registra importanti progressi grazie agli anticorpi monoclonali. Le iniezioni sottocutanee di amivantamab stanno rivelando un’elevata efficacia nel trattamento dei tumori della testa e del collo in fase metastatica o resistenti alle terapie.
Remissione completa in una quota significativa di pazienti
Il farmaco ha mostrato una forte azione antitumorale: una quota significativa dei pazienti in trattamento ha potuto raggiungere «una risposta completa, ovvero la totale assenza di malattia rilevabile attraverso esami radiografici». Oltre alla remissione, i dati indicano un miglioramento della sopravvivenza e una risposta clinica duratura, sostenuta da un follow-up di circa un anno.
Dati dallo studio Origami 4, presentato ad ASCO 2026
Questi risultati provengono dallo studio Origami 4, che ha coinvolto 102 pazienti e verrà illustrato al congresso ASCO 2026 di Chicago, uno dei più prestigiosi eventi mondiali dedicati all’oncologia clinica. Gli arruolati avevano già affrontato chemioterapia e trattamenti con inibitori dei checkpoint immunitari. La somministrazione di amivantamab è avvenuta per via sottocutanea ogni tre settimane, aspetto che ne conferma la praticità anche in ambito clinico reale.
Meccanismo d’azione e prospettive future
Amivantamab è un anticorpo bispecifico progettato per agire su due bersagli molecolari fondamentali, EGFR e MET, responsabili della crescita incontrollata delle cellule tumorali. Si tratta di un farmaco già approvato per il carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione EGFR e che ha dimostrato attività anche nel carcinoma colorettale metastatico, dove sono in corso studi di fase 3. I dati presentati rinforzano, dunque, le potenzialità di questa terapia per tumori solidi difficili da trattare.
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"Un farmaco può eliminare il cancro", lo studio e la speranza contro il tumore Adnkronos
Il Guardian anticipa i risultati di un trial: 102 pazienti affetti da tumore della testa e del collo hanno ricevuto l'iniezione. I tumori si sono ridotti o sono scomparsi completamente in 43 pazienti
Un farmaco contro il cancro in grado di eliminare completamente i tumori nei pazienti. Uno studio internazionale condotto in 11 paesi ha prodotto risultati "senza precedenti" nella sperimentazione. Il Guardian riferisce che, nel trial, il farmaco è stato somministrato a pazienti affetti da tumore che si era esteso o che si era presentato come recidiva dopo terapia non efficaci. Il nuovo prodotto, denominato amivantamab, secondo quanto riporta il quotidiano britannico ha ridotto le dimensioni dei tumori in oltre un terzo dei pazienti, con cambiamenti significativi osservati nel giro di poche settimane. In 15 di questi pazienti, i medici hanno riscontrato che il farmaco aveva completamente eliminato i tumori. "Sono risposte eccezionalmente forti in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all'immunoterapia. Si tratta di un gruppo di pazienti per i quali le opzioni terapeutiche sono estremamente limitate: osservare questi effetti positivi è davvero straordinario", dice Kevin Harrington, professore di terapie biologiche contro il cancro presso l'Institute of Cancer Research (ICR) di Londra. "Questo trattamento ha il potenziale per giovare a migliaia di pazienti ogni anno".
I dati dello studio
I risultati del trial saranno presentati domani, domenica 31 maggio, a Chicago in occasione del più grande congresso mondiale sul cancro, l'appuntamento annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO). Nello studio, 102 pazienti affetti da tumore della testa e del collo - la sesta patologia oncologica più diffusa - hanno ricevuto l'iniezione. I tumori si sono ridotti o sono scomparsi completamente in 43 pazienti: 28 di loro hanno mostrato una riduzione significativa, in 15 persone i tumori sono stati completamente eradicati.
I tumori trattati, come funziona il farmaco
Secondo i ricercatori, afferma il Guardian, il farmaco ha mostrato risultati simili anche in pazienti con tumore al polmone. L'amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è attualmente in fase di valutazione in circa 60 studi clinici, principalmente per il tumore al polmone, ma anche per i tumori del colon-retto, del cervello e dello stomaco. Il famraco anticancro agisce in 3 modi. Blocca l'EGFR (recettore del fattore di crescita epidermico), una proteina che favorisce la crescita dei tumori, sia il MET, la 'strada' che le cellule tumorali spesso utilizzano per eludere le terapie. Il vaccino, inoltre, contribuisce a attivare il sistema immunitario per attaccare il tumore.
I ricercatori hanno evidenziato che lo studio si è concentrato su pazienti con tumori della testa e del collo, escludendo quindi soggetti affetti da carcinoma squamocellulare orofaringeo HPV-positivo. Tale dato, secondo gli scienziati, è particolarmente significativo: i tumori della testa e del collo non causati dall'HPV sono generalmente più difficili da trattare, i progressi riscontrati in questo gruppo di pazienti pertanto sono considerati di enorme importanza. I pazienti trattati con amivantamab hanno avuto una sopravvivenza media di 12,5 mesi dall'inizio del trattamento, nonostante fossero affetti da una forma di cancro con una prognosi molto sfavorevole.
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Tumore al pancreas, a Chivasso una nuova tecnica a radiofrequenza contro il dolore oncologico Torino Cronaca
Una nuova speranza sul fronte della gestione della sofferenza e della terapia del dolore. Presso l'ospedale di Chivasso è stata introdotta una tecnica innovativa e mininvasiva a radiofrequenza per il trattamento del dolore addominale intenso e persistente legato alla neoplasia del pancreas. Questo intervento non cura direttamente il tumore, ma ha l’obiettivo fondamentale di ridurre in modo significativo la sofferenza fisica e migliorare la qualità della vita dei malati nei casi in cui i farmaci tradizionali non si rivelino più pienamente efficaci.
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La novità clinica è stata presentata in concomitanza con la 25ª edizione della Giornata Nazionale del Sollievo, promossa dalla Conferenza delle Regioni, dal Ministero della Salute e dalla Fondazione "Gigi Ghirotti". Il nuovo trattamento rientra nelle attività del Dipartimento Oncologico dell’ASL TO4, guidato dal dottor Giorgio Vellani, ed è eseguito dal Servizio di Terapia Antalgica di Chivasso, diretto dal dottor Paolo Pais, che fa capo alla struttura complessa di Anestesia e Rianimazione diretta dal dottor Carlo Frangioni.
La procedura si basa sull'uso della radiofrequenza sotto guida radiologica, grazie alla quale i medici possono intervenire sulla trasmissione dei segnali dolorosi provocati dal tumore pancreatico, interrompendola in modo selettivo e duraturo. L’intervento si caratterizza per la sua rapidità e sicurezza: ha una durata media compresa tra i 30 e i 45 minuti, viene eseguito senza la necessità di ricorrere all'anestesia generale e consente, nella maggior parte dei casi presi in esame, la dimissione del paziente in giornata. Oltre a mitigare il dolore, la tecnica permette di limitare sensibilmente l’utilizzo e la dipendenza dai farmaci oppiacei.
Per i cittadini del territorio, l’introduzione di questa tecnologia rappresenta un traguardo importante, consolidando il nosocomio di Chivasso come punto di riferimento aziendale per le procedure interventistiche di terapia antalgica oncologica. Per strutturare al meglio l'accesso al servizio, si è svolto un incontro multidisciplinare volto a definire la presa in carico dei candidati all'intervento. Il percorso prevede una valutazione integrata: i pazienti idonei potranno essere segnalati agli specialisti direttamente dagli oncologi, dai medici delle cure palliative o dai medici di famiglia.
Il direttore generale dell’ASL TO4, il dottor Luigi Vercellino, ha ribadito l'impegno etico e clinico dell'azienda nella lotta contro la sofferenza inutile, ricordando che l'azienda sanitaria piemontese dispone di una rete capillare di servizi per la terapia antalgica che comprende ambulatori dedicati non solo a Chivasso, ma anche negli ospedali di Ciriè, Lanzo e Ivrea.
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Nuovo vaccino riduce i tumori in un terzo dei pazienti - dove la chemioterapia ha fallito upday News
Condividi articolo Un vaccino a tripla azione ha dimostrato di poter ridurre o eliminare tumori dove chemioterapia e immunoterapia avevano fallito. I medici parlano di risultati "senza precedenti" in uno studio condotto in 11 paesi. L'annuncio ufficiale sarà dato domani a Chicago alla più importante conferenza mondiale sul cancro, l'incontro annuale della American Society of Clinical Oncology. Il farmaco Amivantamab ha ridotto i tumori in oltre un terzo dei pazienti trattati, con cambiamenti significativi osservati nel giro di poche settimane. La sperimentazione si è concentrata sui tumori della testa e del collo, il sesto tipo più comune al mondo. Dei 102 pazienti che hanno ricevuto il vaccino tramite iniezione sottocutanea ogni tre settimane, 28 hanno visto il tumore ridursi in modo significativo e in 15 casi è scomparso completamente. Gli effetti collaterali sono risultati molto meno pesanti delle terapie tradizionali. «Si tratta di risposte senza precedenti in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia sia all'immunoterapia», ha spiegato Kevin Harrington, professore all'Institute of Cancer Research di Londra. La notizia è stata riportata dal quotidiano britannico The Guardian. Sono attualmente in corso circa 60 studi clinici per verificare l'efficacia di Amivantamab principalmente sul carcinoma polmonare, dove ha già dato buone risposte, ma anche su neoplasie del colon-retto, cerebrali e gastriche. Il farmaco agisce sul tumore attraverso tre modalità complementari: inibisce simultaneamente il recettore del fattore di crescita epidermico (EGFR), proteina coinvolta nella proliferazione tumorale, blocca la via Met spesso utilizzata dalle cellule neoplastiche per sviluppare resistenza ai trattamenti e contribuisce all'attivazione della risposta immunitaria dell'ospite. Nota: Questo articolo è stato creato con l'Intelligenza Artificiale (IA).
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LE NOTIZIE DEL GIORNO DEL 30 MAGGIO - Linfoma Hodgkin refrattario, nuova terapia mirata efficace in 1 paziente su 2. Prima Pramac Yamaha MotoGP svela al Mugello la speciale livrea Pininfarina LE ULTIMISSIME CasertaFocus
Sin: "Cure palliative centrali in neurologia per qualità vita pazienti”
Roma, 30 mag. (Adnkronos Salute) - La Società italiana di neurologia "richiama l’attenzione sull’importanza delle cure palliative nell’ambito delle malattie neurologiche ad andamento cronico, progressivo e a prognosi severa. Un tema ancora oggi poco conosciuto ma fondamentale per garantire la migliore qualità di vita possibile ai pazienti e alle loro famiglie". Questo il messaggio del presidente della Sin, Mario Zappia, in occasione della Giornata nazionale del sollievo, che si celebra domani in tutta Italia. Le cure palliative rappresentano un diritto sancito dalla legge n. 38/2010 e sono incluse nei Livelli essenziali di assistenza (Lea)" anche per le persone affette da patologie neurologiche", evidenzia.
Tuttavia, dopo 16 anni dall’approvazione - spiegano dalla Sin - la legge risulta ancora applicata in modo territorialmente disomogeneo e parziale e soprattutto, ma non solo, nelle patologie neurologiche. I malati neurologici in condizioni avanzate - come gravi patologie neurodegenerative, stati di minima responsività o declino cognitivo severo - affrontano percorsi di malattia e fine vita complessi, spesso segnati da sofferenza evitabile. Malattie come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), le forme avanzate di demenza e di malattia di Parkinson, la sclerosi multipla progressiva con elevata disabilità, le patologie cerebrovascolari acute e croniche, le encefalopatie e mielopatie post-traumatiche e numerose malattie neurologiche rare possono determinare sofferenze fisiche, psicologiche, relazionali e spirituali spesso protratte nel tempo, coinvolgendo profondamente non solo il malato ma anche i familiari e i caregiver.
Le cure palliative, come sottolineato i neurologi anche da un position paper dell’American Academy of Neurology del 2022, non accelerano la morte ma migliorano la qualità della vita, il controllo dei sintomi e il supporto ai familiari per pazienti in gravi condizioni e dovrebbero essere integrate precocemente nel percorso di cura. "In questi contesti, le cure palliative non rappresentano una rinuncia alle cure ma un approccio attivo e globale centrato sulla persona, orientato al controllo dei sintomi, al sollievo dalla sofferenza e al sostegno della dignità della vita in ogni fase della malattia", spiega Andrea Calvo, coordinatore del Gruppo di studio Bioetica e cure palliative Sin. "Accanto alla gestione del dolore fisico, esse affrontano anche la sofferenza emotiva, esistenziale, sociale e spirituale, promuovendo ascolto, comunicazione e accompagnamento", aggiunge.
Le cure palliative si fondano inoltre su principi etici essenziali, primo fra tutti il rispetto dell’autonomia e della volontà della persona malata. In questo percorso assumono un ruolo centrale strumenti come la pianificazione condivisa delle cure e le Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), previste dalla Legge 219/2017, che consentono al paziente di partecipare consapevolmente alle decisioni riguardanti il proprio percorso assistenziale. Inoltre, l’assistenza palliativa è per definizione multidisciplinare e coinvolge medici, infermieri, psicologi, fisioterapisti, operatori sanitari, assistenti spirituali e volontari, con l’obiettivo di garantire una presa in carico integrata e personalizzata.
In occasione della Giornata del sollievo, la Sin rinnova il proprio impegno a favore dell’integrazione precoce delle cure palliative nella pratica neurologica: "È necessario riconoscere l’importanza delle cure palliative nelle malattie neurologiche. Oggi oltre l’80% delle risorse è destinato ai pazienti oncologici, mentre quelli neurologici presentano bisogni diversi e spesso percorsi di vita più lunghi e complessi. Serve definire con precisione quanti pazienti necessitano di un supporto palliativo e quando avviare questo approccio, che non riguarda il fine vita ma la qualità della vita. Solo così possiamo allocare correttamente le risorse e formare professionisti con competenze specifiche in neuro-palliativismo", conclude Zappia.
Sostenibilità, Stefani: "Venexus prima piattaforma regionale progetti Esg”
Padova, 30 mag. - (Adnkronos) - "Oggi presentiamo la prima piattaforma regionale in Italia per progetti ESG". Lo ha dichiarato il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, a margine della presentazione di Venexus, la nuova piattaforma digitale che mette in relazione enti pubblici, terzo settore e imprese orientate alla sostenibilità. "Vogliamo far sì che i bisogni del territorio possano essere intercettati dalle esigenze di sostenibilità delle imprese - ha spiegato -. Progetti sociali, sanitari e ambientali potranno essere presi in carico da imprese e società benefit. È un modello innovativo, partecipativo e di condivisione che potrà moltiplicare le opportunità per il territorio veneto”.
La piattaforma Venexus potrebbe generare ricadute economiche rilevanti per il Veneto, ha aggiunto Stefani intervenendo alla presentazione del progetto. "Abbiamo valutato un impatto economico dei primi progetti, ma può essere moltiplicato - ha affermato -. L'effetto emulativo delle società benefit che si prendono cura di iniziative di questo tipo può essere potenzialmente enorme per il nostro territorio". Secondo Stefani, "una piattaforma estesa a tutti i Comuni potrebbe dare effetti economici importanti, anche superiori a 100 milioni di euro all'anno", grazie al coinvolgimento delle imprese negli investimenti a favore delle comunità locali.
Tra le possibili evoluzioni di Venexus - ha continuato - c'è la creazione di un appuntamento annuale dedicato all'incontro tra enti pubblici, terzo settore e imprese. "Il futuro di Venexus potrebbe essere quello di creare anche una fiera dei progetti a beneficio comune - ha detto -. Una o due giornate annuali in cui società benefit, enti del terzo settore ed enti locali possano incontrarsi per condividere strategie di valorizzazione e sviluppo del territorio". L'iniziativa riguarderebbe progetti ambientali, sociali, sanitari, culturali e sportivi, con l'obiettivo di consolidare la collaborazione tra pubblico e privato a beneficio delle comunità venete.
Prima Pramac Yamaha MotoGP svela al Mugello la speciale livrea Pininfarina
Milano, 30 mag. - (Adnkronos) - Prima Assicurazioni e Prima Pramac Yamaha MotoGP presentano, in occasione del Gran Premio d’Italia al Mugello, una speciale livrea celebrativa firmata Pininfarina, destinata a correre sul circuito simbolo del motociclismo italiano. Il progetto - si spiega in una nota - nasce dall’idea di Prima Assicurazioni di portare in pista l’orgoglio italiano nel tempio della MotoGP in Italia, l’autodromo del Mugello. Questo ha dato vita alla livrea disegnata da Pininfarina appositamente per il team Prima Pramac Yamaha MotoGP segnando così un debutto storico: per la prima volta, l’iconica casa di design italiana ha realizzato un progetto dedicato alla MotoGP. Le tre anime del progetto sono espressione del ‘saper fare’ italiano, a iniziare da Prima Assicurazioni che in poco più di dieci anni si è affermata come uno dei principali player assicurativi nel panorama motor italiano, superando i 5 milioni di clienti attivi grazie a un modello tecnologico innovativo e a una forte capacità di trasformare il settore assicurativo. Quanto a Pininfarina, icona mondiale del design italiano dal 1930, è perfino superfluo ricordare come abbia firmato alcune delle automobili più leggendarie della storia e sia simbolo riconosciuto a livello internazionale di eleganza, innovazione e ricerca estetica.
Pramac Racing/Prima Pramac Yamaha MotoGP, tra le realtà più competitive e innovative della MotoGP contemporanea, ha vinto più volte il titolo di Best Independent Team in anni recenti, il titolo Team nel 2023 (primo Independent Team a vincere davanti ai Team ufficiali) e il campionato mondiale piloti nel 2024, prima squadra indipendente a farcela nell’era della MotoGP, grazie a una combinazione unica di talento, tecnologia e spirito imprenditoriale italiano.
“Per Prima la tappa del Mugello è un appuntamento speciale. Lo scorso anno insieme a Pramac Yamaha abbiamo realizzato una livrea dedicata ai 10 anni di Prima Assicurazioni e per il 2026 portiamo avanti questa tradizione con la voglia di rendere ancora più memorabile uno degli appuntamenti più amati della MotoGP. Dare vita a una livrea speciale firmata da un’icona del design come Pininfarina e vederla correre in pista nel weekend è per noi una grande emozione e una perfetta sintesi delle eccellenze italiane” commenta il CEO di Prima Assicurazioni, George Ottathycal.
“Portare al Mugello una livrea firmata Pininfarina insieme a Prima è qualcosa di speciale non solo per il nostro team, ma per tutto il motorsport. Vedere correre nella fantastica cornice del Mugello le nostre moto con una livrea che mostra tutta la classe e l’eleganza del design Pininfarina ci rende orgogliosi e conferma l’incredibile valore che Prima Assicurazioni porta alla nostra squadra” dichiara Paolo Campinoti, Team Principal Pramac Racing.
“Siamo orgogliosi di questo incontro tra brand, design e velocità. La livrea nasce dall’unione di realtà diverse, accomunate dalla stessa idea di eccellenza: trasformare un segno distintivo in identità. In questo progetto, Pininfarina interpreta un patrimonio visivo consolidato attraverso un linguaggio essenziale, elegante e immediatamente iconico, pensato per valorizzare la dinamicità di una MotoGP. Il risultato è una livrea capace di coniugare prestigio e tensione dinamica. Presentarla al Mugello significa inserirla nel contesto ideale, dove velocità, passione e identità italiana si fondono naturalmente: qui il design non si limita a essere osservato, ma si vive” aggiunge Paolo Dellachà, CEO di Pininfarina.
La special livery dalle linee essenziali e dinamiche, che riporta la firma ‘Design by Pininfarina’, valorizza la silhouette delle Yamaha che corrono nel Campionato Mondiale MotoGP e Moto2. Elemento centrale del design è la linea rossa diagonale - completata da due sottili linee viola che richiamano l’identità visiva di Prima - reinterpretazione contemporanea del celebre tratto grafico della Modulo, iconica concept car firmata Pininfarina nel 1970 e diventata uno dei simboli assoluti del design automobilistico italiano.
L’omaggio all’eccellenza italiana coinvolgerà l’intero universo di Pramac Racing per la gara di domenica del Gran Premio d’Italia MotoGP 2026 al Mugello, uno degli appuntamenti più iconici e sentiti dell’intero calendario mondiale. Oltre alla speciale livrea MotoGP firmata Pininfarina, anche i piloti del team scenderanno in pista con tute celebrative dedicate e con una capsule sviluppata insieme a Kappa, storico marchio italiano dello sportswear, che ha reinterpretato i codici stilistici del progetto attraverso una collezione esclusiva per il Gran Premio d’Italia. Tanti i contenuti speciali che verranno realizzati nel corso del weekend e condivisi sui canali ufficiali Prima, Prima Pramac Yamaha e Pininfarina per rivelare il progetto.
Solidarietà, Carron: "Venexus strumento per valorizzare impegno imprese”
Padova, 30 mag. - (Adnkronos) - Le imprese del territorio sostengono da tempo iniziative sociali, culturali e sportive, ma spesso faticano a comunicarne l'impatto. È quanto ha evidenziato la presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, intervenendo alla presentazione di Venexus. "Le aziende hanno un forte legame con il territorio e con la comunità dove operano e da sempre sostengono progetti legati alla crescita del sociale, dello sport e della cultura - ha spiegato -. Questo può essere uno strumento che facilita la diffusione delle buone pratiche e coinvolge altre imprese nello sviluppo del territorio". Carron ha inoltre annunciato che Confindustria Veneto Est ha già candidato tre iniziative sulla piattaforma: un progetto rivolto alle donne musulmane impiegate nel settore vitivinicolo, uno dedicato alle attività estive per bambini e un altro incentrato sugli screening oncologici.
Linfoma Hodgkin refrattario, nuova terapia mirata efficace in 1 paziente su 2
Roma, 30 mag. (Adnkronos Salute) - L’Italia è protagonista nel mondo nella ricerca nel linfoma di Hodgkin. Lo studio internazionale di fase 1 'Primavera', presentato oggi al Congresso dell’American society of clinical oncology (Asco), in corso a Chicago, ha dimostrato che una nuova terapia mirata, AZD3470, è efficace in circa il 50% dei pazienti con linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario, determinando, alle dosi più elevate, risposte complete in una percentuale significativa, pari al 35%, con un buon profilo di sicurezza. Un risultato molto importante, raggiunto senza ricorrere alla chemioterapia e in persone pesantemente pretrattate, che avevano già ricevuto in media sei precedenti linee di terapia. Lo studio, promosso da AstraZeneca, è presentato all’Asco da un ricercatore italiano, Enrico Derenzini, direttore della Divisione di Oncoematologia all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano e associato di Ematologia alla Statale di Milano. I due centri al mondo che hanno arruolato il maggior numero di pazienti sono italiani: Ieo e l’Irccs Policlinico Sant’Orsola di Bologna.
"Lo studio 'Primavera' apre nuove vie della ricerca e si basa su un razionale biologico molto forte - spiega Derenzini -. La molecola AZD3470 agisce con un meccanismo epigenetico, cioè modula l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. In più dell’80% dei casi, la malattia non esprime la proteina Mtap, una condizione che porta all’accumulo di un metabolita, Mta, che inibisce l’attività di un altro enzima, Prmt5. Quest’ultimo costituisce proprio il bersaglio del farmaco. Siamo partiti dal presupposto che, se l’attività della proteina Prmt5 è già ridotta a causa di un’alterazione preesistente nella cellula, l’azione del farmaco possa essere ancora più efficace, perché è in grado di bloccare completamente l’attività di questo enzima, con un potente effetto antiproliferativo. Le cellule malate, che già presentano un difetto genetico, risultano estremamente sensibili all’azione del farmaco. Questo approccio rappresenta il paradigma della medicina di precisione".
Nello studio Primavera sono stati coinvolti 68 pazienti. "Sono persone molto pretrattate, che avevano esaurito tutte le opzioni terapeutiche disponibili, costituite da chemioterapia, immunoterapia e anticorpi farmaco coniugati - sottolinea Derenzini -. Nello studio Primavera, per la prima volta, è stata dimostrata l’efficacia di un farmaco orale nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Sono stati analizzati 8 livelli di dose. È stato evidenziato un profilo di tollerabilità molto favorevole, senza interruzioni della cura legate a effetti avversi. Nei pazienti che hanno ricevuto i livelli più alti della dose, la percentuale di risposta globale si avvicina al 60%, con il 35% di risposte complete”.
L'AZD3470 - informa una nota - "è un nuovo farmaco orale molto selettivo, un inibitore di Prmt5 di seconda generazione caratterizzato da elevata tollerabilità, che è in grado di indurre risposte complete in una frazione significativa di pazienti, cioè l'assenza di segni del tumore con le indagini radiologiche". Si tratta di "risultati straordinari - sottolinea Derenzini - se si considera che parliamo di pazienti molto complessi e fragili, che hanno ricevuto in media 6 linee di terapia. È la prima volta al mondo che viene sperimentato un approccio di questo tipo nel linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Va ricordato che si tratta di uno studio di fase 1, per cui serviranno anni prima della disponibilità della molecola nella pratica clinica”.
"Il futuro delle cure parte dagli studi di fase 1", spiega Gennaro Daniele, segretario di Fondazione Aiom e direttore Programma e Uoc di fase I di Fondazione Policlinico Gemelli Irccs. "Queste sperimentazioni richiedono tempi di attivazione veloci, necessari per permettere alla ricerca di avanzare con continuità e tradursi concretamente in nuove opportunità di cura. Troppo spesso però l’Italia resta indietro nell’avvio di questi studi, rispetto, ad esempio, agli altri Paesi europei, spesso più agili negli iter di approvazione. Ad esempio, in Danimarca devono essere approvati in 14 giorni dall’agenzia regolatoria danese. Nel nostro Paese servono in media tra 180 e 200 giorni. Condurre le fasi 1 è fondamentale per restare al centro della ricerca internazionale. Lo studio Primavera dimostra che l’Italia ha un potenziale enorme in questo tipo di sperimentazioni e, se ci fossero politiche per sostenerle, potremmo essere sempre più protagonisti della ricerca mondiale".
"Oggi, in Italia, circa l’80% dei trial clinici di fase 1 riguarda i tumori - continua Gennaro Daniele -. Solo centri attrezzati per rispondere a elevati standard possono partecipare. Condurre studi di fase 1 significa offrire ai pazienti l’opportunità di accedere a farmaci altamente innovativi fino a dieci anni prima della loro approvazione. Lo scopo della fase 1 è verificare, per la prima volta nell’uomo, se una terapia sia sicura. Queste sperimentazioni hanno assunto sempre più anche un ruolo terapeutico, consentendo in alcuni casi la disponibilità di cure innovative. Per questo motivo, è fondamentale agire a livello regolatorio per garantire la rapida approvazione degli studi e fornire ai pazienti l’opportunità di accedere in maniera precoce a trattamenti innovativi”.
Milano, nuovo campetto sportivo in piazza Paci alla Barona
Milano, 28 mag. (Adnkronos) - Il vecchio campetto di piazza Paci, nel cuore del quartiere milanese Barona, rinasce e si trasforma in un luogo d'incontro in cui le persone del quartiere possono incontrarsi e praticare sport, "che qui torna a farsi promotore di inclusione e linguaggio universale", evidenzia in una nota Ford Italia, che ha sostenuto l'intervento che "non è una semplice riqualificazione", ma una “restituzione".
Grazie alla collaborazione con il Comune di Milano e Municipio 6, Ford "ridisegna uno spazio inutilizzato da tempo, trasformandolo in un luogo di condivisione. Il campo, completamente rinnovato e reinterpretato sotto la guida artistica del collettivo Truly Design, diventa un gigantesco murales a cielo aperto. In una giungla urbana, un felino - simbolo di energia, velocità e territorialità - sfila tra le sue strade con decisione e intraprendenza. Un invito a uscire dalla routine di tutti i giorni, per vivere una vita fuori dagli schemi. Il campetto di piazza Paci torna così a essere una piccola agorà contemporanea, un luogo in cui lo sport diventa linguaggio comune, capace di creare connessioni. Uno spazio totalmente libero, aperto e restituito alla comunità", viene spiegato nella nota.
“Gli interventi realizzati nell'ultimo anno in questo angolo di città stanno contribuendo a rendere il quartiere Barona - Sant'Ambrogio sempre più vivo e inclusivo, capace di generare opportunità e rafforzare il senso di comunità”, ha dichiarato Gaia Romani, assessora alla Partecipazione del Comune di Milano. “Questo progetto, infatti, si inserisce in una più ampia serie di interventi proprio in via Paci e dintorni: un anno fa abbiamo inaugurato la nuova piazza scolastica di via De Nicola e riqualificato la celebre fontana del centauro di piazza Paci. Un insieme di azioni che valorizzano gli spazi pubblici e migliorano concretamente la qualità della vita delle persone. È la dimostrazione di quanto sia fondamentale costruire sinergie tra istituzioni, amministrazione e Municipio, realtà private e territorio per restituire valore ai luoghi della città”, ha aggiunto Romani.
In questo equilibrio tra visione e concretezza si inserisce l’impegno di Ford Italia, che ha sostenuto l’iniziativa con un intervento pensato per costruire nel tempo. “Da oltre 120 anni Ford sostiene concretamente le comunità in cui opera ed è presente con la sua rete, in tutto il mondo. Questo progetto rappresenta per noi un esempio tangibile di questo impegno e di come si traduca poi a livello locale in azioni in grado di costruire valore nel tempo”, ha commentato Marco Buraglio, amministratore delegato Ford Italia. “Con la restituzione di uno luogo come questo alla comunità di Barona, il nostro è un invito affinché si torni a riappropriarsi degli spazi urbani e a prendersene cura”.
Più che un intervento urbanistico, piazza Paci torna a essere uno spazio vissuto, capace di creare connessioni e portare nuova energia nel quartiere. Un valore condiviso anche a livello territoriale. Santo Minniti, Presidente del Municipio 6 parla di ‘un investimento concreto sulla qualità della vita del quartiere’, sottolineando come ‘offrire spazi di aggregazione significhi dare alle persone, e in particolare ai giovani, punti di riferimento positivi e duraturi’. A fianco di Ford, per dare continuità alla visione a lungo termine, c’è Slums Dunk, associazione fondata da Bruno Cerella e Tommaso Marino che utilizza lo sport come leva educativa e sociale, con percorsi che partono dal gioco, e dai valori dello sport, per arrivare alla costruzione di un futuro possibile. ‘Per noi lo sport è uno strumento potente di educazione e riscatto’, ha dichiarato Tommaso Marino. “Qui vogliamo costruire qualcosa che resti nel tempo, insieme al quartiere”.
L’inaugurazione ha alternato momenti istituzionali e attività aperte al pubblico, restituendo fin da subito - viene evidenziato nella nota - "il senso più profondo dell’iniziativa: non un luogo da osservare, ma uno spazio da vivere. In una città che corre veloce, piazza Paci si riprende il tempo. Tempo per unire, per accogliere, per costruire. E dimostra che, a volte, basta un campo da basket per rimettere in moto una comunità". Il progetto è il risultato di un patto di collaborazione tra Comune di Milano, Municipio 6, Brand for the City, Ics Sant’Ambrogio, Fondazione L’Impronta Impresa Sociale, Condominio Box De Nicola Voltri, Slums Dunk Odv e Truly Design, con il sostegno di Ford Italia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas, a Chivasso una nuova tecnica contro il dolore oncologico Giornale La Voce
Non cura il tumore, ma può ridurre in modo significativo il dolore e migliorare la qualità della vita dei pazienti. È questo l’obiettivo della tecnica a radiofrequenza introdotta dall’ASL TO4 per il trattamento del dolore addominale legato alla neoplasia del pancreas.
La novità viene presentata in occasione della 25ª edizione della Giornata Nazionale del Sollievo, in programma domenica 31 maggio, promossa dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, dal Ministero della Salute e dalla Fondazione Nazionale “Gigi Ghirotti”. Un appuntamento che richiama l’attenzione sul tema della sofferenza fisica e morale e sulla necessità di garantire cure capaci di accompagnare la persona malata anche nella gestione del dolore.
da sinistra: il Coordinatore del Day Hospital Oncoematologico di Chivasso Luca Basso della Concordia, il Direttore del Dipartimento Oncologico dell'ASL TO4 Giorgio Vellani, il Responsabile del Servizio Terapia Antalgica di Chivasso Paolo Pais, il Direttore dell'Anestesia e Rianimazione Chivasso Carlo Frangioni, la Responsabile del Day Hospital Oncologico di Chivasso Enrica Manzin, una Dirigente Medico dell'Unità Operativa di Cure Palliative (UOCP) Alessandra Bertola
Il nuovo trattamento rientra nell’attività del Dipartimento Oncologico dell’ASL TO4, guidato dal dottor Giorgio Vellani, ed è effettuato dal Servizio di Terapia Antalgica dell’Ospedale di Chivasso, diretto dal dottor Paolo Pais. Il servizio fa capo alla struttura complessa di Anestesia e Rianimazione di Chivasso, diretta dal dottor Carlo Frangioni.
La procedura è mininvasiva e viene eseguita sotto guida radiologica. Attraverso la radiofrequenza è possibile intervenire sulla trasmissione del dolore addominale provocato dal tumore pancreatico, interrompendola in modo selettivo e duraturo. L’intervento dura in genere tra i 30 e i 45 minuti, non richiede anestesia generale e nella maggior parte dei casi consente la dimissione in giornata.
Non si tratta di una terapia rivolta indistintamente a tutti i pazienti, ma di un’opzione indicata per chi convive con un dolore intenso e persistente, non più controllabile in modo adeguato con i soli farmaci. L’obiettivo è ridurre la sofferenza, migliorare la qualità della vita e limitare, quando possibile, il ricorso agli oppioidi.
Per i cittadini del territorio significa poter accedere a una tecnica avanzata direttamente all’Ospedale di Chivasso. Il Servizio di Terapia Antalgica chivassese si sta infatti consolidando, all’interno dell’ASL TO4, come riferimento aziendale per le procedure interventistiche dedicate al dolore oncologico.
Proprio per strutturare il nuovo percorso, mercoledì 27 maggio si è svolto un incontro multidisciplinare con il Dipartimento Oncologico aziendale, l’Unità Operativa di Cure Palliative e il Servizio di Terapia Antalgica di Chivasso. Al centro del confronto, la definizione delle modalità di accesso alla procedura e della presa in carico dei pazienti candidabili.
Il percorso prevede una valutazione integrata. I pazienti potranno essere segnalati dagli oncologi, dai medici delle cure palliative o dai medici di famiglia, attraverso una consulenza specialistica, e successivamente presi in carico dall’équipe di Terapia Antalgica.
Nel corso dell’incontro sono state affrontate anche le principali strategie interventistiche per il trattamento del dolore cronico di origine oncologica in diverse patologie tumorali. L’obiettivo dell’ASL TO4 è costruire un sistema più organizzato e accessibile, capace di portare sul territorio risposte terapeutiche oggi sempre più rilevanti nella cura dei pazienti oncologici.
“La tecnica a radiofrequenza non cura il tumore, ma può restituire una reale qualità di vita a pazienti con dolore scarsamente controllato dai farmaci – spiega il Gruppo di lavoro multidisciplinare –. Rappresenta un passo concreto verso una gestione della sofferenza oncologica che sia non solo efficace, ma anche vicina ai luoghi di vita delle persone”.
Sulla stessa linea il direttore generale dell’ASL TO4, dottor Luigi Vercellino.
“In occasione della Giornata Nazionale del Sollievo – dichiara Vercellino – vogliamo ribadire il nostro impegno contro la sofferenza inutile. L’introduzione di questa tecnica a radiofrequenza dimostra che la lotta al dolore è per noi una priorità clinica ed etica quotidianamente tradotta in pratica. Nella nostra Azienda la lotta al dolore è supportata da una rete capillare di Servizi per la terapia antalgica”.
La rete aziendale comprende gli ambulatori dedicati negli ospedali di Chivasso, Ciriè, Lanzo e Ivrea. I servizi fanno capo alle tre strutture operative di Anestesia e Rianimazione dirette dai dottori Carlo Frangioni, Marco Fadde e Antonio Toscano.
L’ospedale di Settimo Torinese passa all’ASL TO4. E il primo regalo è una grana sindacale Dal 1° giugno la gestione passa all’ASL TO4, ma il sindacato attacca Regione e Azienda: “Delibere dell’ultimo minuto, nessuna certezza su lavoratori, organizzazione e fondi”