Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Tumore del retto, uno studio italiano cambia la pratica clinica: il 25% dei pazienti può guarire senza l'intervento chirurgico Corriere della Sera
di Redazione Salute
I risultati dello studio NO-CUT, coordinato da ricercatori dell’Ospedale Niguarda e dell’Università degli Studi di Milano: quando le terapie preoperatorie eliminano le neoplasia, può bastare un attento follow-up
I risultati dello studio clinico NO-CUT, appena pubblicati sulla rivista scientifica THE LANCET Oncology, modificano, migliorandola, la pratica clinica della terapia per il tumore del retto. Il tumore del retto colpisce nel mondo 700mila persone ogni anno e 340mila di queste muoiono a causa della malattia. In Italia i casi annui sono oltre 14mila e vengono registrati circa 5mila decessi. Questi numeri, da soli, fanno comprendere l’urgenza di trovare nuove cure e l'importanza dei risultati ottenuti: in una persona su quattro, infatti, grazie al protocollo NO-CUT è stato possibile ottenere la remissione completa del tumore senza chirurgia.
«Complessivamente possiamo affermare che l’approccio validato dalla sperimentazione clinica NO-CUT rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia – ha commentato Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck all'Ospedale Niguarda di Milano e autore senior dello studio NO-CUT –. I dati emersi nello studio NO-CUT dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un’opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto».
Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio- e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, hanno potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. «Nello studio NO-CUT c’è un’importante componente traslazionale – ha commentato Gianluca Vago, direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) dell’Università degli Studi di Milano -: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l’analisi del DNA tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neo-adiuvante (cioè pre-operatoria) e dell’approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci. Questo studio evidenzia l’altissimo valore della ricerca del nostro Paese, in grado di cambiare la pratica clinica a beneficio dei pazienti».
I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino a oggi la guarigione è stata possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Quest’ultima, grazie ai risultati dello studio NO-CUT appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione.
Lo studio, concepito nel 2017 e aperto all’arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024, è promosso da Ospedale Niguarda e Università degli Studi di Milano ed è stato condotto in quattro centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l’Istituto Europeo Oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l’Istituto Oncologico Veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo), l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l’IFOM - Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’Istituto di Candiolo e l’Università degli Studi di Torino.
NO-CUT è stato finanziato da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro ETS, da Fondazione Oncologia Niguarda ETS, e da Ospedale Niguarda.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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David Cameron: “La mia diagnosi di tumore alla prostata. Gli uomini devono parlare di più di salute” iO Donna
C’è un momento nella vita in cui tutto si ferma. Lo racconta con sincerità David Cameron, ex primo ministro britannico, parlando della sua recente diagnosi di tumore alla prostata. Un momento che definisce così: «Speri sempre nel risultato migliore. Poi arriva l’esito: hai il cancro. Ho sempre avuto paura di sentire quelle parole». In un’intervista al Guardian, Cameron ha deciso di parlarne apertamente – e non è scontato. Soprattutto per un uomo, soprattutto per un uomo di potere.
La scoperta grazie alla moglie: «Fai quel test, non rimandare»
La diagnosi è arrivata in fase molto precoce grazie a un gesto semplice – quasi banale – ma spesso rimandato: un prelievo del sangue per misurare il PSA, l’antigene prostatico specifico. Un esame che permette di individuare eventuali anomalie nella prostata.
A insistere è stata la moglie, Samantha Cameron. Lui stesso lo ammette con gratitudine e un filo di rammarico: “È stata lei a dirmi di farlo. E aveva ragione”. Il test ha segnalato valori sospetti. La biopsia eseguita subito dopo ha confermato il tumore.
Una prognosi positiva, ma una lezione importante
La buona notizia – e Cameron non lo nasconde – è che la prognosi è favorevole. L’ex premier verrà sottoposto a un intervento chirurgico e i medici si dicono ottimisti. Ma dietro al sollievo c’è una riflessione che lui stesso ha voluto trasformare in un messaggio pubblico. Un messaggio rivolto a tutti, ma soprattutto agli uomini: «Siamo onesti. Noi uomini non siamo bravi a parlare di salute. Tendiamo a prendere tempo». In quelle parole c’è un mondo. Un modello culturale radicato: l’idea che la fragilità non vada mostrata, che un controllo medico possa essere rimandato, che il corpo reggerà comunque. Finché un giorno non regge.
Aderire agli screening gratuiti
Molti uomini italiani ignorano le lettere d’invito a sottoporsi agli esami gratuiti per la prevenzione del tumore al colon retto o altri tipi di neoplasie. Un recente studio, pubblicato sulla rivista scientifica Italian Journal of Nursing, ha verificato come le donne siano più partecipi nell’aderire alle campagne di screening rispetto ai coetanei. Che cosa blocca tanti uomini a sottoporsi a controlli salva vita?
Secondo il Report Nazionale per l’Italia, redatto dalla European Cancer Organisation (Eco), in collaborazione con la Fondazione Umberto Veronesi, «Le ragioni della scarsa adesione agli screening sono molteplici. Ma queste lacune contribuiscono a spiegare perché in Italia i pazienti vengono diagnosticati quando sono già in stadi più avanzati del tumore, rispetto al resto d’Europa».
Il tabù della salute maschile
Il tumore alla prostata è tra i più diffusi tra gli uomini, eppure i controlli restano spesso sporadici. L’idea di “non disturbare”, di essere troppo impegnati, di sentirsi invincibili prima dei 60 anni. Cameron, con la sua testimonianza, scardina un tabù che dura da decenni. E lo fa senza enfasi, ma con una sincerità che colpisce. Ammette di non amare parlare pubblicamente dei propri problemi di salute. Ma aggiunge subito: “Credo di doverlo fare”. È lì che la sua storia si avvicina alla vita di tanti uomini che non si riconoscono fragili, di tante donne che insistono per un controllo rimandato da troppo tempo.
La forza di dirlo, e di dirlo ora
Ci vuole coraggio per gestire una diagnosi, ma ce ne vuole ancora di più per condividerla. Cameron lo fa con un obiettivo chiaro: usare la sua voce per spingere altri a non ignorare i segnali, a non minimizzare ciò che il corpo comunica, a non considerare il “fare un controllo” come una perdita di tempo. È un invito semplice, ma cruciale: parlare e agire prima.
Una storia che diventa un monito
Nelle parole dell’ex premier c’è un messaggio che vale per tutti, uomini e donne, ma che parla soprattutto a una metà della popolazione che spesso considera la salute un affare secondario. E allora la sua esperienza diventa un monito gentile ma necessario: non aspettare che sia troppo tardi, non temere i controlli, non sentirsi deboli nel chiedere aiuto. Perché prevenire non è solo uno slogan – è un atto d’amore verso se stessi e verso chi ci sta accanto, come Samantha, che quel test lo ha suggerito al momento giusto.
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Inaugurato IEO3: Milano è la Capitale dell'Oncologia. Chirurgia d'Avanguardia in Via Ripamonti1. Milano Life
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Inaugurato IEO3, il nuovo polo dell’Istituto Europeo di Oncologia. Scopri l’ecosistema clinico-tecnologico che pone Milano al vertice mondiale nella lotta ai tumori e l’eredità di Veronesi.
IEO3: Milano Capitale dell’Oncologia. Chirurgia d’Avanguardia in Via Ripamonti
L’oncologia mondiale ha un nuovo punto di riferimento, ed è a Milano. Martedì 25 novembre 2025 è stato ufficialmente inaugurato IEO3, il polo avveniristico dell’Istituto Europeo di Oncologia in Via Ripamonti, un ampliamento strategico dedicato interamente alla chirurgia d’avanguardia e alla cura personalizzata dei tumori.
L’evento, che si inserisce nelle celebrazioni per il centenario della nascita del fondatore, il Professor Umberto Veronesi, ha visto la partecipazione del Governatore Attilio Fontana, del direttore scientifico IEO Roberto Orecchia e del presidente Carlo Cimbri. IEO3 non è solo un nuovo mattone nella sanità lombarda, ma un vero e proprio “ecosistema clinico e tecnologico” che mira a ridefinire gli standard di studio, prevenzione e trattamento del cancro.
La Nuova Frontiera della Chirurgia d’Avanguardia a Milano
L’edificio IEO3 è stato progettato per concentrare e potenziare le attività cliniche più complesse, rappresentando un modello unico di “Comprehensive Cancer Center” in Italia. Al suo interno, si integrano in maniera sinergica diverse discipline:
Chirurgia Oncologica: Sale operatorie di ultima generazione per interventi complessi.
Sale operatorie di ultima generazione per interventi complessi. Radioterapia: Strumentazioni avanzate per trattamenti mirati.
Strumentazioni avanzate per trattamenti mirati. Oncologia Medica: Reparti dedicati alla terapia farmacologica e personalizzata.
Reparti dedicati alla terapia farmacologica e personalizzata. Diagnostica per Immagini: Tecnologie all’avanguardia per una diagnosi precoce e precisa.
L’obiettivo è offrire percorsi di cura sempre più personalizzati ed efficaci, fondendo l’altissima specializzazione clinica con la ricerca scientifica, un elemento che rafforza ulteriormente la qualità della rete oncologica milanese e lombarda.
L’Eredità di Umberto Veronesi e l’Orgoglio Lombardo
L’apertura di IEO3, proprio nell’anno del centenario di Umberto Veronesi, simboleggia la continuità di quella visione innovativa che portò alla fondazione dell’Istituto nel 1994: un ospedale che applicasse principi di gestione privata alla sanità pubblica, ponendo il paziente al centro.
Il Governatore Attilio Fontana ha sottolineato l’importanza del progetto, definendo IEO3 una “pietra miliare per l’oncologia mondiale” e “un motivo di grande orgoglio per la Lombardia”. La Regione ha infatti sempre sostenuto lo sviluppo dello IEO, riconoscendone il valore anche attraverso iniziative come il Premio internazionale ‘Lombardia è Ricerca’. Il fatto che lo IEO sia partner scientifico di tale premio, insieme all’Istituto dei Tumori, conferma il suo ruolo di leadership nel plasmare il futuro della medicina oncologica.
Un Modello Unico: Clinica, Ricerca e Sostenibilità
La realizzazione di IEO3 riflette un’attenzione particolare all’innovazione strutturale e alla sostenibilità, con un design moderno e funzionale. I lavori, che hanno incluso il completamento delle facciate e l’avanzamento degli impianti e delle partizioni interne, sono proseguiti a pieno ritmo anche grazie al sostegno fondamentale dei donatori, che hanno permesso di finalizzare interventi cruciali. Particolare rilievo è dato alla passerella di collegamento, in fase avanzata, che unirà le diverse aree del polo, garantendo sicurezza e funzionalità per pazienti e personale.
IEO3 Milano si posiziona così non solo come una struttura sanitaria di eccellenza, ma come un centro propulsore di ricerca integrata, offrendo ai milanesi e a tutta l’utenza nazionale e internazionale un accesso privilegiato alle terapie più avanzate per la lotta contro il cancro.
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Tumore del retto, un paziente su quattro può evitare la chirurgia la Repubblica
Se il tumore del retto risponde alle terapie pre-operatorie fino a non essere più visibile, allora è possibile evitare l’intervento, seguendo il paziente nel tempo con attenti controlli. La conferma per un cambiamento importante della pratica clinica per questa neoplasia arriva dallo studio italiano No-Cut pubblicato oggi su Lancet Oncology. I dati indicano che questa opzione può riguardare un quarto dei pazienti. Ovvero: in un paziente su quattro è stato possibile ottenere una remissione completa del tumore senza chirurgia. Parliamo, nello specifico, di tumore del retto localmente avanzato, uno stadio che non è più iniziale ma non è ancora metastatico, e che in Italia viene riscontrato in circa un terzo dei 14 mila nuovi casi annuali. Potenzialmente, quindi, questa possibilità riguarda 3.500 persone l’anno.
Così cambia il protocollo
Il trial clinico è stato guidato dall’Ospedale Niguarda e dell’Università di Milano, con il sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e della Fondazione Oncologia Niguarda. “Complessivamente, l’approccio validato dalla sperimentazione clinica No-Cut rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia - dice Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck all'Ospedale Niguarda di Milano, ordinario di Oncologia Medica dell’ateneo meneghino e coordinatore dello studio - I dati emersi dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un’opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto”.
Lo studio No-Cut
No-Cut è stato concepito nel 2017, e dal 2018 al 2024 ha coinvolto in tutto 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato. Tutti sono stati trattati con il protocollo neoadiuvante totale, che prevede quattro somministrazioni di terapia farmacologica seguita da radio- e chemioterapia. Come anticipato, al termine del trattamento il tumore non era più presente in circa il 25% del campione: questi pazienti non sono stati indirizzati alla chirurgia, senza che questo abbia peggiorato la loro prognosi e aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi.
Biopsia liquida per predire il comportamento dei tumori
Lo studio rappresenta anche un importante passo avanti nella personalizzazione delle cure. Medici e ricercatori, insieme, hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati - come la biopsia liquida, ossia l’analisi del Dna tumorale circolante e delle caratteristiche molecolari e genomiche dei singoli tumori - per stratificare i pazienti. E cioè: “Per identificare fin dall’inizio quelli che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell’approccio non-chirurgico da quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci nel loro caso - spiega Gianluca Vago, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia della Statale di Milano - Questo studio evidenzia l’altissimo valore della ricerca del nostro Paese, in grado di cambiare la pratica clinica a beneficio dei pazienti”.
Il contributo della ricerca italiana
Prime firme della pubblicazione su Lancet Oncology sono Alessio Amatu (oncologo ad alta specializzazione e responsabile del Molecular Tumor Board dell’Ospedale Niguarda) e Giorgio Patelli (ricercatore Ifom-Istituto Airc di Oncologia Molecolare, oncologo e studente di dottorato dell’Università di Milano e dell’Ospedale Niguarda). Tre i poli oncologici coinvolti oltre al Niguarda: l’Istituto Oncologico Veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo), l’Istituto Europeo Oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino) e l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). L’Ifom, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’Istituto di Candiolo e l’Università di Torino hanno contribuito alla ricerca traslazionale e alle analisi statistiche. Si tratta di un risultato corale che ha visto la stretta collaborazione di medici oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, psicologi, fisici, biologi, farmacisti, infermieri, statistici, tecnici di radioterapia, di radiologia, di laboratorio e amministrativi della logistica.
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Cancro al pancreas: +10% di pazienti vivi dopo la diagnosi. Ecco perché La Gazzetta dello Sport
In soli tre anni il numero di persone vive dopo una diagnosi di tumore al pancreas è aumentato del 10%
Daniele Particelli
Il cancro al pancreas è ancora oggi una delle neoplasie più difficili da diagnosticare e trattare, tanto da essere spesso definito un "killer silenzioso". Negli ultimi anni sono stati fatti degli importanti passi in avanti e i dati più recenti legati alla sopravvivenza sono incoraggianti: le persone vive dopo la diagnosi sono aumentate del 10% in soli tre anni, passando da 21.200 nel 2021 a 23.600 nel 2024.
Una malattia diagnosticata troppo tardi — Nel 2024 in Italia si sono registrati 13.585 nuovi casi di tumore al pancreas, distribuiti in modo quasi identico tra uomini e donne. Gli stessi dati ci dicono anche che solo un paziente su cinque riceve la diagnosi quando la malattia è ancora localizzata e quindi operabile, mentre nell’80% dei casi il tumore viene scoperto in fase avanzata, quando gli interventi curativi sono limitati.
La World Pancreatic Cancer Coalition ha deciso di dedicare alla malattia la terza settimana di novembre e per il 2025 ha scelto lo slogan “Hello Pancreas. La diagnosi precoce è importante”, un invito diretto a riconoscere i segnali precoci e rivolgersi tempestivamente al medico, l'unica arma reale che abbiamo a disposizione per anticipare la diagnosi.
Nel corso dell'evento che si è tenuto a Napoli presso l'Istituto Nazionale Tumori Pascale è stata inaugurata la Fondazione Nadia Valsecchi - Sezione Pazienti di Napoli, un nuovo presidio di ascolto, informazione e sostegno realizzato con l'obiettivo è rafforzare il dialogo tra pazienti, medici e istituzioni e dare impulso alla ricerca, già riuscita a fare passi da gigante negli ultimi anni.
Ad oggi, secondo Alfredo Budillon, direttore scientifico del Pascale, possiamo già contare sulle indagini molecolari su sangue, le cosiddette biopsie liquide che possono rivelarsi molto utili soprattutto nei soggetti ad alto rischio, così come su farmaci mirati contro le mutazioni RAS, presenti nel 90% dei tumori pancreatici, capaci di colpire uno dei meccanismi chiave della crescita tumorale. Risultati preliminari molto incoraggianti stanno arrivando anche dalla sperimentazione di vaccini terapeutici e di nuove strategie di immunoterapia.
Se da un lato il merito è della medicina e della ricerca, dall'altro l'aumento della sopravvivenza dopo la diagnosi va attribuito anche alla maggiore consapevolezza sui principali fattori di rischio, a cominciare dal fumo di sigaretta, passando per l'obesità e la sedentarietà, il consumo eccessivo di alcol, una dieta non equilibrata, il diabete e la pancreatite cronica. Sensibilizzare i cittadini significa anche spiegare loro quali sono i comportamenti più a rischio e quali, invece, i sintomi iniziali da non sottovalutare, dal dolore allo stomaco al dolore alla schiena, dalla perdita di peso alla digestione difficoltosa.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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In Italia i casi annui sono oltre 14mila e vengono registrati circa 5.000 decessi. I risultati dello studio clinico NO-CUT modificano, migliorandola, la pratica clinica
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Il tumore del retto colpisce nel mondo 700mila persone ogni anno, e 340 mila di queste muoiono a causa della malattia. In Italia i casi annui sono oltre 14.000 e vengono registrati circa 5.000 decessi. Questi numeri, da soli, fanno comprendere l'urgenza di trovare nuove cure e l'importanza dei risultati ottenuti dallo studio clinico italiano NO-CUT che modificano, migliorandola, la pratica clinica della terapia per il tumore del retto: in una persona su quattro, infatti, grazie al protocollo NO-CUT è stato possibile ottenere la remissione completa del tumore senza chirurgia. I risultati dello studio, coordinato da ricercatori dell'Ospedale Niguarda e dell'Università degli Studi di Milano, con il sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet Oncology.
Al posto della chirurgia un attento follow up
Questo nuovo studio dimostra insomma che quando le terapie preoperatorie eliminano le neoplasia, “la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento”, spiega Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck all'Ospedale Niguarda di Milano, professore ordinario di Oncologia Medica nel Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) dell'Università degli Studi di Milano e autore senior dello studio NO-CUT. “Complessivamente – aggiunge Siena – possiamo affermare che l'approccio validato dalla sperimentazione clinica NO-CUT rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell'oncologia. I dati emersi nello studio NO-CUT dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un'opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto”.
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Lo studio e i suoi obiettivi
Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio- e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. “Nello studio NO-CUT – avverte Gianluca Vago, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) dell'Università degli Studi di Milano – c'è un'importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l'analisi del DNA tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell'approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci. Questo studio evidenzia l'altissimo valore della ricerca del nostro Paese, in grado di cambiare la pratica clinica a beneficio dei pazienti”.
L'alternativa alla terapia tradizionale
I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino a oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Quest'ultima, grazie ai risultati dello studio NO-CUT appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione. Lo studio, concepito nel 2017 e aperto all'arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024, è promosso da Ospedale Niguarda e Università degli Studi di Milano ed è stato condotto in quattro centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l'Istituto Europeo Oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l'Istituto Oncologico Veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo), l'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l'IFOM – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l'Istituto di Candiolo e l'Università degli Studi di Torino. NO-CUT è stato finanziato da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro ETS, da Fondazione Oncologia Niguarda ETS, e da Ospedale Niguarda.
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Tumore del retto: guarire senza chirurgia si può, come dimostrano i dati emersi dallo studio NO-CUT AgenSalute
Pubblicati su “THE LANCET Oncology” i risultati dello studio coordinato da ricercatori dell’Ospedale Niguarda e dell’Università degli Studi di Milano, con il sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro
Un progresso importante è avvenuto di recente nella cura del tumore del retto: i risultati dello studio clinico NO-CUT, che modificano, migliorandola, la pratica clinica della terapia per questo tumore, sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica THE LANCET Oncology. Il tumore del retto colpisce nel mondo 700 mila persone ogni anno, e 340 mila di queste muoiono a causa della malattia. In Italia i casi annui sono oltre 14.000, e vengono registrati circa 5.000 decessi. Questi numeri, da soli, fanno comprendere l’urgenza di trovare nuove cure e l’importanza dei risultati ottenuti: in una persona su quattro, infatti, grazie al protocollo NO-CUT è stato possibile ottenere una remissione completa del tumore senza chirurgia.
“Complessivamente – ha commentato Salvatore Siena, direttore dell’Oncologia Falck all’Ospedale Niguarda di Milano e professore ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano – possiamo affermare che l’approccio validato dalla sperimentazione clinica NO-CUT rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia. I dati emersi nello studio NO-CUT dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un’opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto”.
Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio- e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. Nello studio NO-CUT “c’è una importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l’analisi del DNA tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell’approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci”.
I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino a oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Quest’ultima, grazie ai risultati dello studio NO-CUT appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione.
Lo studio, concepito nel 2017 e aperto all’arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024, è promosso da Ospedale Niguarda e Università degli Studi di Milano ed è stato condotto in quattro centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l’Istituto Europeo Oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l’Istituto Oncologico Veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo), l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l’IFOM – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’Istituto di Candiolo e l’Università degli Studi di Torino. Lo studio è stato reso possibile dalla partecipazione delle 180 persone ammalate di cancro del retto e dei loro familiari, e grazie al lavoro di molti ricercatori: medici oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, psicologi, fisici, biologi, farmacisti, infermieri, statistici, e anche tecnici di radioterapia, di radiologia, di laboratorio e amministrativi della logistica.
NO-CUT è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro ETS, da Fondazione Oncologia Niguarda ETS, e da Ospedale Niguarda. I primi autori della pubblicazione su The Lancet Oncology sono ex-aequo Alessio Amatu (oncologo ad alta specializzazione e responsabile del Molecular Tumor Board, Ospedale Niguarda) e Giorgio Patelli (oncologo e PhD student, Università degli Studi di Milano, IFOM Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare e Ospedale Niguarda); l’autore senior è Salvatore Siena, direttore del Niguarda Cancer Center e Professore di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Milano.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Leucemia mieloide cronica, approvazione europea per nuovo trattamento Doctor33
La Commissione Europea (CE) ha approvato asciminib per il trattamento dei pazienti adulti affetti da leucemia mieloide cronica (LMC) in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo (LMC-CP Ph+).
Asciminib è il primo trattamento per la LMC che agisce mirando in modo specifico alla tasca miristoilica di ABL (Specifically Targeting the ABL Myristoyl Pocket), noto nella letteratura scientifica come inibitore STAMP ed è ora indicato per tutti i pazienti adulti sia di nuova diagnosi, sia precedentemente trattati con tutte le linee di trattamento. Con la nuova indicazione, il farmaco è ora approvato anche nel regime posologico da 80 mg una volta al giorno per tutte le linee di trattamento, oltre al dosaggio da 40 mg due volte al giorno.
L’approvazione segue il parere positivo espresso a ottobre dal Comitato per i Medicinali per Uso Umano (CHMP) dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), basato sui risultati dello studio di fase III ASC4FIRST, che ha confrontato il farmaco con gli inibitori della tirosin-chinasi (TKI) di prima o seconda generazione selezionati (imatinib, nilotinib, dasatinib o bosutinib) in pazienti con LMC-CP Ph+ di nuova diagnosi. Nello studio la terapia ha dimostrato tassi di risposta molecolare maggiore significativamente superiori rispetto a tutti i TKI di confronto (74,1% vs 52%) e al solo imatinib (76,2% vs 47,1%) a 96 settimane. I pazienti trattati hanno inoltre avuto meno eventi avversi non dovendo in tal modo ridurre o interrompere la terapia.
“Oggi, grazie all’inclusione sistematica dei patient-reported outcomes (PROs) negli studi clinici, possiamo valutare non solo l’efficacia dei trattamenti, ma anche il loro impatto sulla vita quotidiana dei pazienti,” ha dichiarato Fabio Efficace, Responsabile Health Outcomes Research Unit e Chair del Working Party Quality of Life della Fondazione GIMEMA. “Nella leucemia mieloide cronica, nonostante i progressi, gli effetti collaterali, anche se di basso grado, possono compromettere in modo significativo la qualità della vita. In questo contesto, diventa fondamentale una scelta terapeutica che possa bilanciare efficacia e tollerabilità. I dati preliminari sui PROs dello studio ASC4FIRST sono molto promettenti e suggeriscono che la nuova terapia possa anche offrire importanti benefici sulla qualità di vita, rafforzando il suo profilo come opzione di valore anche nelle linee più precoci di trattamento”.
Il farmaco è raccomandato per il trattamento dei pazienti con LMC in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo (LMC-CP Ph+) di nuova diagnosi nelle European LeukemiaNet Recommendations 2025 e nelle NCCN Clinical Practice Guidelines in Oncology (NCCN Guidelines®). Dal 2023 il farmaco rappresenta uno standard di cura in Italia per i pazienti precedentemente trattati con due o più TKI. In Italia, l’impiego nelle linee precoci non è al momento rimborsato.
“Nonostante la disponibilità dei TKIs, circa il 20-30% dei pazienti con LMC di nuova diagnosi non raggiunge i principali obiettivi di efficacia entro il primo anno di trattamento; inoltre, la scarsa tollerabilità, oltre a impattare sulla qualità di vita dei pazienti, può compromettere gli esiti della terapia”, ha concluso Massimo Breccia, Professore Associato di Ematologia della Sapienza Università di Roma. “Una buona tollerabilità può favorire l’aderenza terapeutica e aumentare la probabilità di ottenere risposte molecolari profonde e durature, requisiti per la sospensione del trattamento”.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore del retto, con il nuovo protocollo remissione senza chirurgia www.altoadige.it
Ottenere la remissione completa del tumore del retto senza chirurgia: è questo il risultato dello studio 'No-cut', coordinato da ricercatori dell'ospedale Niguarda e dell'Università degli Studi di Milano, con il sostegno della fondazione Airc e pubblicato su The Lancet Oncology. Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi.
"Complessivamente - ha commentato Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck all'Ospedale Niguarda di Milano e professore ordinario di Oncologia Medica all'Università degli Studi di Milano - possiamo affermare che l'approccio validato dalla sperimentazione clinica 'No-Cut' rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell'oncologia. I dati emersi nello studio No-Cut dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un'opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto". Nello studio No-Cut, inoltre, "c'è un' importante componente traslazionale - aggiunge Siena -: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l'analisi del Dna tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell'approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Radioterapia sempre più efficace, aumenta la fiducia dei pazienti QuiFinanza
A fronte dello sviluppo di macchinari e tecnologia, l’aspetto umano delle terapie rimane basilare. La vera sfida è accompagnare il paziente oltre la fase tecnica del trattamento
Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica. Raccontare la scienza e la salute è la sua passione, perché crede che la conoscenza sia alla base di ogni nostra scelta. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.
123RF
Empatia, chiarezza e fiducia. Questo chiedono le persone quando si affidano all’equipe che le segue per un trattamento di radioterapia oncologica, quindi per la cura di un tumore. Ma soprattutto, in una logica che privilegia il rapporto umano con i curanti e il lavoro in team, chi si sottopone alle cure recepisce i trattamenti come una fase efficace, precisa e umanamente sostenibile.
Ad offrire questi dati è l’indagine AstraRicerche-AIRO su pazienti sottoposti a radioterapia tra il 2012 e il 2022, presentata oggi a Rimini in occasione del Congresso Nazionale AIRO (Associazione Italiana Radioterapia e Oncologia clinica).
Non solo efficacia
A fronte dello sviluppo di macchinari e tecnologia, con l’innovazione in prima linea, l’aspetto umano delle terapie rimane basilare. Il 77% dei pazienti si è sentito ben supportato dall’équipe e il 66% ha giudicato chiare e complete le informazioni ricevute. La fiducia nella tecnologia utilizzata per la radioterapia è alta (92%), così come la valutazione della gestione dei disturbi, ritenuta efficace o adeguata dal 93%. A sei mesi dal trattamento, il 71% non riferisce effetti, ma resta forte la componente emotiva. Quasi uno su due (48%) indica come principale difficoltà la preoccupazione per la malattia, seguita da sintomi infiammatori o bruciore (21%) e dalla necessità di visite frequenti (20%).
“La ricerca ci mostra una radioterapia che i pazienti percepiscono come una cura affidabile e umanamente attenta ma ci ricorda anche che la qualità dell’esperienza non si misura solo in termini di efficacia clinica. Oggi la vera sfida è accompagnare il paziente oltre la fase tecnica del trattamento, costruendo percorsi di sostegno psicologico, informativo e relazionale più strutturati”
interviene Marco Krengli, Presidente AIRO.
Cosa si cerca e come si affronta
Tra gli aspetti positivi più citati spiccano l’empatia del personale (66%) e il ruolo dei medici nello spiegare e accogliere (64%). Il rapporto con l’équipe è descritto primariamente come di grande supporto umano (43%) o professionale e cordiale (51%). Solo il 6% lo percepisce distaccato mentre nessuno lo giudica freddo. Sulle informazioni ricevute prima di iniziare la radioterapia, il 66% le indica come chiare e complete.
“Quando il paziente trova un’équipe presente e una comunicazione comprensibile, la fiducia nella tecnologia diventa un alleato concreto e l’esperienza clinica risulta più sostenibile”
indica Stefano Pergolizzi, Presidente di AIRO dal 2026.
Pensando al proprio stato sei mesi dopo la fine della terapia, il 71% non riferisce effetti. Tra il 29% che li segnala, l’impatto è quasi nullo per il 7%, lieve per il 53% ma moderato per il 30% e severo solo per il 10%. Le visite di controllo sono ritenute utili dal 93% (di cui 68% molto utili). Sul ritorno alla vita quotidiana, il 39% lo ha fatto rapidamente, per il 47% ha richiesto un medio/lungo periodo, mentre il 13% ha dovuto modificare alcune abitudini.
Il ruolo dell’emotività
Il primo fattore critico, stando all’indagine, non è quindi tecnico ma emotivo. È forte la preoccupazione legata alla malattia (primo per il 48%; primo/secondo per il 72%). Seguono sintomi infiammatori/bruciore (51%) e la necessità di molte visite in ospedale (47%). Nonostante ciò, la gestione dei disturbi è valutata efficace e tempestiva (44%) o comunque adeguata (49%).
“Il dato sulla preoccupazione ci parla di un bisogno che va oltre la parte clinica, perché anche quando la terapia funziona, il paziente vive un carico emotivo che non può essere trascurato. È lì che si gioca la vera qualità della cura: nel sapere offrire informazioni chiare, rassicurazione e continuità di ascolto. Per questo stiamo lavorando a percorsi di supporto psicologico e di informazione più integrati nella pratica quotidiana, così da prevenire l’ansia, contenere l’impatto dei sintomi e accompagnare il paziente durante tutto il trattamento e nel follow-up”
conclude Michele Fiore, Consigliere AIRO.
Superare i pregiudizi
Il caso del tumore della prostata, parlando di radioterapia, è emblematico. Dovrebbe essere impiegata nel 50-60% dei casi ma nel nostro Paese raggiunge soltanto la quota del 15-20%, a causa dei molti e diffusi luoghi comuni, che vanno dal peso inferiore che viene attribuito all’efficacia di questo approccio rispetto a quello chirurgico e farmacologico, alla paura di non avere una vita sessuale normale, fino all’errata convinzione che il trattamento sia solo palliativo o limitato a casi estremi dove la chirurgia non possa essere più impiegata.
“Nonostante il passare degli anni, la radioterapia continua a essere avvolta da un alone di diffidenza mista a disinformazione, e quando la proponiamo ai pazienti, la maggior parte all’inizio pensa di essere già condannata. E questo non per la gravità della malattia, ma perché crede di essere candidata a un trattamento di efficacia inferiore a quello chirurgico. Eppure, parliamo di uno dei cardini delle terapie oncologiche, in particolare per il tumore della prostata, che può essere definito curativo al pari del bisturi. Come dimostra uno studio anglosassone, pubblicato di recente su European Urology, che ha messo a confronto la chirurgia robotica con la radioterapia di precisione, evidenziando come a parità di guarigione in oltre il 90% dei casi, quando il tumore è confinato all’interno della ghiandola prostatica, la radioterapia moderna è anche meglio tollerata in alcuni aspetti sintomatologici, preservando maggiormente la continenza urinaria e la funzionalità erettile. Un paziente su due sarebbe idoneo al trattamento radioterapico, ma soltanto un paziente su 5 viene sottoposto a questa metodica di cura non invasiva”
avverte Filippo Alongi, direttore del Dipartimento di radioterapia oncologica avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e ordinario di radioterapia oncologica all’Università di Brescia.
Negli ultimi anni, va detto, questa metodica ha fatto grandissimi passi in avanti, grazie all’utilizzo di apparecchi sempre più sofisticati, che permettono di eseguire trattamenti molto selettivi e circoscritti, con riduzione degli eventuali effetti collaterali.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Tumore del retto, in un caso su quattro si può guarire senza chirurgia Corriere della Calabria
tecniche di diagnosi innovative
ROMA Grazie a tecniche di diagnosi innovative come la biopsia liquida, cioè l’analisi del Dna tumorale presente in circolo, in un caso su quattro è possibile ottenere una remissione completa del tumore del retto senza dover ricorrere all’operazione chirurgica. Lo ha dimostrato lo studio italiano guidato da Ospedale Niguarda e Università di Milano pubblicato sulla rivista The Lancet Oncology, al quale hanno collaborato Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare, Istituto Europeo di Oncologia e Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano, oltre a Istituto Oncologico Veneto di Padova, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Ospedale S. Antonio dell’Università di Padova e Istituto Oncologico di Candiolo (Torino) e, infine, le Università di Padova e di Torino. La ricerca, che ha coinvolto 180 pazienti, permetterà dunque di migliorare la pratica clinica nella terapia di questo tumore, che colpisce ogni anno in Italia 14mila persone e causa circa 5mila decessi. «L’approccio validato dalla sperimentazione clinica rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia», afferma Salvatore Siena di Ospedale Niguarda e Università di Milano, che ha coordinato i ricercatori. «I dati emersi dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up – dice Siena – offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento». I 180 pazienti coinvolti nella sperimentazione clinica erano affetti da tumore del retto in stadio avanzato ma privo di metastasi. Sono stati curati con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio e chemioterapia, un trattamento che si è rivelato sufficiente a eliminare il tumore per il 25% circa dei partecipanti. Lo studio ha permesso, quindi, di identificare i pazienti che possono evitare la chirurgia e quelli che, invece, possono saltare trattamenti inefficaci andando direttamente all’operazione.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Guarire dal tumore del retto senza intervento: lo studio italiano che cambia il futuro della cura oncologica Giornale La Voce
Il tumore del retto, una delle neoplasie più diffuse del nostro Paese, potrebbe non richiedere più necessariamente un intervento chirurgico. È la conclusione, sorprendente e rivoluzionaria, di uno studio italiano pubblicato su The Lancet Oncology che apre una strada completamente nuova nella cura oncologica. Per la prima volta è stato dimostrato che un paziente su quattro può evitare il bisturi, a condizione che la terapia preoperatoria elimini completamente il tumore. Una possibilità concreta grazie a una tecnica diagnostica sempre più avanzata: la biopsia liquida, l’analisi del DNA tumorale circolante nel sangue.
Lo studio è stato coordinato dall’Ospedale Niguarda e dall’Università di Milano con il contributo di una rete di istituti di eccellenza: l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Istituto Mario Negri, l’Istituto Oncologico Veneto, l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l’Ospedale S. Antonio dell’Università di Padova, l’Istituto di Candiolo e le Università di Padova e Torino. Una collaborazione nazionale di primissimo livello che ha coinvolto 180 pazienti affetti da tumore del retto localmente avanzato ma non metastatico. Tutti sono stati sottoposti a un percorso terapeutico composto da quattro cicli di terapia oncologica seguiti da radioterapia e chemioterapia. Al termine del trattamento, in circa il 25% dei casi, il tumore è completamente scomparso, documentato sia radiologicamente sia attraverso la biopsia liquida.
Il dato, già straordinario di per sé, ha un impatto clinico enorme. Nei pazienti in cui il tumore non è più rilevabile, la chirurgia – tradizionalmente considerata il cardine della cura – può essere sostituita da un'attenta sorveglianza clinica. Non è un semplice alleggerimento del percorso terapeutico: significa evitare un intervento che, pur eseguito con tecniche sempre più raffinate, comporta rischi e possibili conseguenze permanenti sulla continenza, sulla funzione intestinale e sulla qualità della vita. Per chi vive con un tumore del retto, la possibilità di guarire senza incisioni, stomie temporanee o definitive e lunghi periodi di recupero rappresenta un cambiamento epocale.
A spiegare la portata della scoperta è Salvatore Siena, coordinatore del gruppo di ricerca, che parla di un progresso significativo e di una pietra miliare dell’oncologia moderna. Secondo Siena, quando la terapia elimina del tutto la malattia, la chirurgia non è più necessaria e può lasciare spazio a un follow-up rigoroso. È un ribaltamento della logica tradizionale, che imponeva l’intervento come standard per tutti i pazienti. Ora la cura diventa selettiva, personalizzata, più vicina ai reali bisogni clinici di ciascuna persona.
Il ruolo della biopsia liquida è centrale. Attraverso un semplice prelievo di sangue è possibile analizzare il DNA rilasciato dalle cellule tumorali e capire se sono ancora presenti focolai maligni nell’organismo. È una tecnologia che permette di fotografare la risposta alla terapia in modo molto più preciso rispetto alle sole immagini radiologiche. Nello studio ha consentito di distinguere i pazienti che avevano realmente ottenuto una remissione completa da quelli che, pur mostrando una riduzione alla TAC o alla risonanza, conservavano tracce di malattia. La biopsia liquida, in altre parole, non sostituisce la chirurgia: indica quando è possibile evitarla in sicurezza.
Tumore del retto
Per comprendere la portata di questo risultato è utile ricordare cos’è il tumore del colon-retto, perché insorge e come si manifesta. Si tratta di una neoplasia che colpisce l’ultimo tratto dell’intestino. È una patologia in parte influenzata dallo stile di vita: dieta povera di fibre, consumo eccessivo di carni rosse e insaccati, abuso di alcol, fumo e sedentarietà aumentano il rischio. I sintomi non sono sempre immediatamente riconoscibili. Il sanguinamento nelle feci può essere scambiato per emorroidi, le alterazioni dell’alvo attribuite allo stress, l’anemia trascurata per mesi. In molti casi la diagnosi arriva tardi, quando il tumore ha già iniziato a diffondersi localmente.
L’incidenza è rilevante: in Italia si registrano ogni anno circa 14.000 nuovi casi di tumore del retto e circa 50.000 considerando l’intero colon-retto. Si tratta della seconda neoplasia più frequente sia negli uomini che nelle donne e provoca, da sola, circa 5.000 decessi annuali. La diffusione è tale che lo screening tramite ricerca del sangue occulto e colonscopia resta uno degli strumenti più efficaci per individuare la malattia in fase precoce, quando le possibilità di cura sono molto elevate.
A fronte di questi numeri, poter evitare la chirurgia quando è possibile ha un valore che va ben oltre la tecnica. Significa ridurre l’impatto psicologico della malattia, limitare le complicanze e migliorare la qualità di vita. L’intervento chirurgico sul retto, pur essendo oggi eseguito con laparoscopia e tecniche mininvasive, può comportare alterazioni significative delle funzioni intestinali. Non è raro che alcune persone siano costrette a convivere con una stomia temporanea o permanente, con inevitabili conseguenze emotive e pratiche. Lo studio italiano mostra che questa strada non è più inevitabile per tutti.
Il modello proposto dai ricercatori introduce una cura su misura. I pazienti che non rispondono alle terapie preoperatorie non vengono esposti inutilmente a mesi di trattamenti inefficaci, ma vengono indirizzati subito alla chirurgia, migliorando l’efficacia complessiva del percorso terapeutico. Al contrario, chi risponde completamente può evitare l’operazione e vivere sotto sorveglianza attenta. Il follow-up – composto da esami clinici frequenti, imaging e nuove biopsie liquide – permette di intercettare tempestivamente eventuali segni di recidiva.
Lo studio segna un passaggio fondamentale nella medicina di precisione. La possibilità di adattare la cura al profilo biologico della malattia e non solo alle sue dimensioni radiologiche offre una nuova prospettiva terapeutica. Non è un traguardo isolato, ma l’inizio di un cambiamento più ampio nella gestione dei tumori del tratto gastrointestinale. È probabile che nei prossimi anni nuove terapie, nuove tecnologie e protocolli sempre più raffinati renderanno questa strategia ancora più sicura ed efficace.
La ricerca italiana indica una direzione chiara: meno interventi quando non necessari, più analisi, più precisione, più attenzione al benessere complessivo dei pazienti. Non una cura più “leggera”, ma una cura più intelligente. L’obiettivo, oggi come ieri, è lo stesso: guarire. Farlo meglio, però, diventa finalmente possibile.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
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Criteri Critici
Tumore del retto,con nuovo protocollo remissione senza chirurgia ANSA
Redazione AnsaROMA - Novembre 25,2025 - News Ottenere la remissione completa del tumore del retto senza chirurgia: è questo il risultato dello studio 'No-cut', coordinato da ricercatori dell'ospedale Niguarda e dell'Università degli Studi di Milano, con il sostegno della fondazione Airc e pubblicato su The Lancet Oncology. Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio e chemioterapia.Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. "Complessivamente - ha commentato Salvatore Siena, direttore dell'Oncologia Falck all'Ospedale Niguarda di Milano e professore ordinario di Oncologia Medica all'Università degli Studi di Milano - possiamo affermare che l'approccio validato dalla sperimentazione clinica 'No-Cut' rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell'oncologia. I dati emersi nello studio No-Cut dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un'opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto". Nello studio No-Cut, inoltre, "c'è un' importante componente traslazionale - aggiunge Siena -: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l'analisi del Dna tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell'approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Il crollo mentale dopo la malattia: Bianca Balti racconta come la psico-oncologa l’ha salvata My Personal Trainer
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IN BREVE: Bianca Balti: “Dopo il tumore il vuoto più grande” Superare un tumore non significa solo sconfiggere la malattia dal punto di vista fisico. Per molte persone, la fine delle cure rappresenta un momento in cui ci si aspetterebbe il ritorno alla normalità, ma spesso accade il contrario: la quotidianità torna ad essere una realtà complessa, diversa rispetto a prima della diagnosi. Bianca Balti racconta come, terminata la chemioterapia, la pressione dell'emergenza abbia lasciato spazio a un 'vuoto' mentale, portandola ad affrontare una depressione profonda. Questo passaggio è fisiologico: durante la lotta contro il tumore, l'organismo produce grandi quantità di cortisolo, un ormone dello stress che tiene alta la soglia di attenzione e resistenza. Quando l'emergenza finisce, la brusca caduta di questa tensione può lasciare spazio a emozioni di stanchezza, smarrimento e, nei casi più profondi, a una vera e propria depressione. Ecco i punti chiave che verranno approfonditi nell'articolo: Il senso di vuoto e la depressione dopo le cure
L'importanza del sostegno psico-oncologico
Come ricostruire una nuova normalità e allenare la resilienza
Affrontare il senso di vuoto e la depressione dopo il tumore Molte persone che vivono l'esperienza del tumore, una volta concluse le terapie, si trovano di fronte a una realtà imprevedibile. Bianca Balti descrive come, dopo essere stata totalmente assorbita dalla battaglia per la sopravvivenza, la vera difficoltà sia emersa proprio nel ritrovare una routine quotidiana. Il cervello è inondato di neurotrasmettitori legati allo stress e all'azione, come appunto il cortisolo, che contribuiscono a generare forza e determinazione. Finita l'emergenza, questa 'scorta' si esaurisce, lasciando spesso spazio a sensazioni di svuotamento e fragilità emotiva. Sovrapporre la "nuova normalità" alla vita precedente può acuire il disagio: il paragone costante con il 'prima' rischia di alimentare insoddisfazione e impotenza. Questo accade perché la mente fatica ad accettare il cambiamento delle proprie condizioni sia fisiche che psicologiche. Come sottolinea Balti nella sua testimonianza, accettare la trasformazione interiore è il primo passo per evitare il rischio di una depressione 'repressa', spesso sottovalutata ma molto frequente tra chi ha affrontato una malattia oncologica.
Psico-oncologia: il pilastro invisibile della rinascita La figura dello psico-oncologo gioca un ruolo chiave nel percorso post-tumore. Bianca Balti riconosce apertamente che, pur circondata da una solida rete di amici, famiglia e affetti, solo il confronto con una specialista in psico-oncologia le ha permesso di abbattere il muro della depressione. Il percorso con uno psico-oncologo permette di elaborare, in modo guidato e strutturato, tutte le emozioni e i traumi vissuti durante la malattia, aiutando così il cervello a trovare nuovi riferimenti e a produrre neurotransmettitori 'positivi', come la serotonina, responsabili del benessere emotivo. Una delle strategie più efficaci sottolineate dalla stessa Balti è spostare volontariamente il focus mentale dal dolore verso attività che generano piacere e gratificazione. Questo non significa ignorare la sofferenza, ma imparare a dare priorità a comportamenti che aiutano l'organismo a ristabilire l'equilibrio chimico, favorendo il ritorno di una spontanea vitalità. L'approccio 'se ti fa stare bene, fallo', condiviso dalla psico-oncologa, diventa così uno strumento pratico per superare l'inerzia emotiva che la depressione può generare. Per approfondire: Cosa sono gli inibitori PARP e come funziona la terapia per il cancro di Bianca Balti?