Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
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Criteri Critici
Tumore del retto, studio italiano cambia la pratica clinica: “il 25% dei pazienti può guarire senza la chirurgia” MeteoWeb
I risultati dello studio clinico NO-CUT modificano, migliorandola, la pratica clinica della terapia per il tumore del retto. Sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica THE LANCET Oncology. Il tumore del retto colpisce nel mondo 700 mila persone ogni anno, e 340 mila di queste muoiono a causa della malattia. In Italia i casi annui sono oltre 14.000 e vengono registrati circa 5.000 decessi. Questi numeri, da soli, fanno comprendere l’urgenza di trovare nuove cure e l’importanza dei risultati ottenuti: in una persona su quattro, infatti, grazie al protocollo NO-CUT è stato possibile ottenere la remissione completa del tumore senza chirurgia.
“Complessivamente – ha commentato Salvatore Siena, direttore dell’Oncologia Falck all’Ospedale Niguarda di Milano, professore ordinario di Oncologia Medica nel Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) dell’Università degli Studi di Milano e autore senior dello studio NO-CUT – possiamo affermare che l’approccio validato dalla sperimentazione clinica NO-CUT rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia. I dati emersi nello studio NO-CUT dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un’opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto”.
Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio- e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. “Nello studio NO-CUT – ha commentato Gianluca Vago, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia (DIPO) dell’Università degli Studi di Milano – c’è un’importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l’analisi del DNA tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell’approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci. Questo studio evidenzia l’altissimo valore della ricerca del nostro Paese, in grado di cambiare la pratica clinica a beneficio dei pazienti”.
I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino a oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Quest’ultima, grazie ai risultati dello studio NO-CUT appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
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Criteri Critici
Tumore del retto, studio italiano dimostra che un paziente su quattro può guarire senza chirurgia insalutenews.it
Pubblicati su “THE LANCET Oncology” i risultati dello studio coordinato da ricercatori dell’Ospedale Niguarda e dell’Università degli Studi di Milano, con il sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro
Milano, 25 novembre 2025 – Un progresso importante è avvenuto di recente nella cura del tumore del retto: i risultati dello studio clinico NO-CUT, che modificano, migliorandola, la pratica clinica della terapia per questo tumore, sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica THE LANCET Oncology.
Il tumore del retto colpisce nel mondo 700mila persone ogni anno, e 340mila di queste muoiono a causa della malattia. In Italia i casi annui sono oltre 14.000, e vengono registrati circa 5.000 decessi. Questi numeri, da soli, fanno comprendere l’urgenza di trovare nuove cure e l’importanza dei risultati ottenuti: in una persona su quattro, infatti, grazie al protocollo NO-CUT è stato possibile ottenere una remissione completa del tumore senza chirurgia.
“Complessivamente – ha commentato Salvatore Siena, direttore dell’Oncologia Falck all’Ospedale Niguarda di Milano e professore ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano – possiamo affermare che l’approccio validato dalla sperimentazione clinica NO-CUT rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia. I dati emersi nello studio NO-CUT dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un’opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto”.
Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio- e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. Nello studio NO-CUT “c’è una importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l’analisi del DNA tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell’approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci”.
I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino a oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Quest’ultima, grazie ai risultati dello studio NO-CUT appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione.
Lo studio, concepito nel 2017 e aperto all’arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024, è promosso da Ospedale Niguarda e Università degli Studi di Milano ed è stato condotto in quattro centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l’Istituto Europeo Oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l’Istituto Oncologico Veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo), l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l’IFOM – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’Istituto di Candiolo e l’Università degli Studi di Torino. Lo studio è stato reso possibile dalla partecipazione delle 180 persone ammalate di cancro del retto e dei loro familiari, e grazie al lavoro di molti ricercatori: medici oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, psicologi, fisici, biologi, farmacisti, infermieri, statistici, e anche tecnici di radioterapia, di radiologia, di laboratorio e amministrativi della logistica.
NO-CUT è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro ETS, da Fondazione Oncologia Niguarda ETS, e da Ospedale Niguarda. I primi autori della pubblicazione su The Lancet Oncology sono ex-aequo Alessio Amatu (oncologo ad alta specializzazione e responsabile del Molecular Tumor Board, Ospedale Niguarda) e Giorgio Patelli (oncologo e PhD student, Università degli Studi di Milano, IFOM Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare e Ospedale Niguarda); l’autore senior è Salvatore Siena, direttore del Niguarda Cancer Center e Professore di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Milano.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
La resistenza alle terapie mirate rappresenta uno dei principali ostacoli nel trattamento del tumore del colon-retto, una patologia che colpisce ogni anno centinaia di migliaia di persone in tutto il...
La resistenza alle terapie mirate rappresenta uno dei principali ostacoli nel trattamento del tumore del colon-retto, una patologia che colpisce ogni anno centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature rivela come le cellule tumorali sfruttino la loro capacità di cambiare identità – un fenomeno chiamato plasticità epiteliale – per eludere i farmaci diretti contro le mutazioni di KRAS e BRAF, alterazioni genetiche presenti rispettivamente nel 40-50% e nel 10% dei casi. La ricerca, condotta dal Cancer Research UK Scotland Institute di Glasgow in collaborazione con università e centri di ricerca europei, getta nuova luce sui meccanismi molecolari che permettono al tumore di adattarsi rapidamente ai trattamenti, aprendo la strada a strategie terapeutiche più efficaci.
L'epitelio del colon-retto possiede una straordinaria capacità rigenerativa, rinnovandosi completamente in pochi giorni grazie a popolazioni di cellule staminali. Nel cancro colorettale, questa proprietà viene "dirottata" dalle cellule maligne, che acquisiscono la capacità di modificare il proprio stato cellulare per sopravvivere agli attacchi farmacologici. Il team guidato da Owen J. Sansom e Andrew D. Campbell ha utilizzato modelli preclinici avanzati per tracciare queste trasformazioni cellulari in tempo reale, scoprendo un meccanismo inaspettato: quando i tumori con mutazioni di KRAS o BRAF vengono trattati con inibitori specifici, le cellule maligne subiscono un rapido rimodellamento trascrizionale.
La scoperta chiave riguarda il ruolo della via di segnalazione MAPK, un circuito molecolare che regola la proliferazione cellulare e che risulta iperattivo nei tumori con mutazioni oncogeniche. Gli esperimenti condotti dal gruppo di ricerca hanno dimostrato che la segnalazione MAPK oncogenica induce le cellule tumorali ad assumere uno stato rigenerativo, simile a quello delle cellule staminali "revival" coinvolte nella riparazione dei tessuti danneggiati. Quando però i farmaci inibitori bloccano questa via, le cellule non muoiono come ci si aspetterebbe: al contrario, cambiano rapidamente identità, adottando un fenotipo di cellula staminale canonica dipendente dalla via Wnt, un altro cruciale sistema di segnalazione cellulare.
Questa transizione verso uno stato staminale Wnt-dipendente si verifica in modo acuto nei tumori guidati da mutazioni di KRAS e in maniera ritardata in quelli con mutazioni di BRAF, spiegando i diversi tempi di sviluppo della resistenza osservati in clinica.
Il valore clinico dello studio emerge dall'analisi delle condizioni in cui la plasticità cellulare risulta limitata. I ricercatori hanno identificato due contesti particolarmente promettenti: le fasi precoci della malattia metastatica, quando l'eterogeneità tumorale è ancora contenuta, e i tumori che presentano mutazioni del gene RNF43. Quest'ultimo codifica per una proteina che regola la via di segnalazione Wnt in risposta a ligandi extracellulari. Nei pazienti con mutazioni co-occorrenti di BRAF e RNF43, la combinazione di inibitori di BRAF ed EGFR ha prodotto risposte terapeutiche straordinarie – le cosiddette "super risposte" – proprio perché la mutazione di RNF43 impedisce alle cellule tumorali di utilizzare la via Wnt come via di fuga.
Lo studio ha coinvolto un ampio consorzio internazionale, con contributi significativi dal Patrick G. Johnston Centre for Cancer Research della Queen's University Belfast, il Wellcome Centre for Human Genetics dell'Università di Oxford, l'Università Cattolica di Lovanio in Belgio e il German Cancer Research Center di Heidelberg. La ricerca si è avvalsa di tecnologie all'avanguardia per il tracciamento delle cellule staminali tumorali e l'analisi trascrittomica, permettendo di mappare con precisione le transizioni di stato cellulare nel corso del trattamento farmacologico.
I risultati hanno implicazioni immediate per la pratica clinica. Lo sviluppo di inibitori diretti contro KRAS mutato – una conquista recente dopo decenni di tentativi falliti – e l'approvazione di combinazioni di inibitori di BRAF hanno rappresentato importanti passi avanti nella terapia personalizzata del tumore del colon-retto. Tuttavia, l'efficacia di questi farmaci è spesso limitata dall'emergere rapido di resistenza. La comprensione dei meccanischi di plasticità cellulare identificati in questo studio suggerisce che strategie terapeutiche mirate a "congelare" l'identità cellulare o a limitare l'eterogeneità tumorale potrebbero migliorare significativamente l'efficacia dei trattamenti.
Il lavoro del team scozzese fornisce anche una spiegazione molecolare per osservazioni cliniche precedentemente inspiegabili, come la variabilità nelle risposte terapeutiche tra pazienti con lo stesso profilo mutazionale. La capacità delle cellule tumorali di oscillare tra diversi stati staminali – rigenerativi o canonici – in risposta alle pressioni selettive esercitate dai farmaci rappresenta un meccanismo di adattamento molto più dinamico e complesso rispetto alle classiche mutazioni di resistenza.
Le prospettive future includono lo sviluppo di terapie combinate che colpiscano simultaneamente la via MAPK e i meccanismi di plasticità cellulare, potenzialmente attraverso l'inibizione della via Wnt o la modulazione di fattori di trascrizione che governano le transizioni di stato. Particolare attenzione sarà dedicata all'identificazione di biomarcatori che possano predire quali pazienti beneficeranno maggiormente di specifiche combinazioni terapeutiche, con l'obiettivo di personalizzare ulteriormente i trattamenti. Resta inoltre da chiarire se interventi precoci, quando la malattia metastatica è ancora agli esordi e l'eterogeneità limitata, possano prevenire l'instaurarsi di popolazioni cellulari resistenti, aprendo una finestra terapeutica cruciale per migliorare la sopravvivenza dei pazienti con tumore del colon-retto avanzato.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
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C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Sanità, finanziamenti: ok per la radioterapia a Trapani, non ammesso l'ospedale di Alcamo TP24.it
25/11/2025 06:00:00
Il Dipartimento per la Pianificazione Strategica dell’assessorato regionale alla Salute, guidato da Salvatore Iacolino, ha pubblicato la graduatoria provvisoria delle opere ammissibili al finanziamento con i fondi PR FESR 2021-2027.
Il decreto, firmato il 18 novembre, elenca gli interventi che potranno accedere alle risorse europee: quasi 25 milioni di euro destinati alla riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sanitari territoriali in tutta la Sicilia.
Alcamo fuori dalla graduatoria provvisoria
L’Asp di Trapani compare nel secondo elenco, quello dei progetti non ammessi, con la richiesta relativa al nuovo presidio sanitario polivalente di Alcamo (costo previsto: 33.979.018,60 euro).
La motivazione dell’esclusione è lapidaria: il progetto è «non coerente con l’Azione 4.5.1, poiché afferente alla rete ospedaliera».
L’Azienda sanitaria provinciale ha adesso 15 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni e tentare il reinserimento.
Trapani, c’è il via libera alla radioterapia
Sul fronte degli investimenti infrastrutturali arriva invece una notizia attesa da anni: la Commissione regionale dei Lavori pubblici ha espresso parere favorevole al progetto esecutivo per la realizzazione del nuovo servizio di radioterapia e per l’ampliamento dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Trapani.
L’opera vale oltre 40 milioni di euro, finanziati con fondi statali e regionali (ex art. 20 della legge 67/1988), risorse emergenziali Covid e contributi dell’Asp.
La struttura sarà realizzata secondo gli standard NZEB (Nearly Zero Energy Building), con elevati livelli di efficienza energetica, sicurezza antisismica e tecnologie di ultima generazione.
Soddisfatto il presidente della Regione, Renato Schifani:
«Con questo progetto diamo una risposta concreta alle esigenze di salute del territorio trapanese. Dopo anni di attesa stiamo finalmente dando concretezza a interventi decisivi per ammodernare la nostra rete sanitaria. Investire in strutture moderne ed efficienti significa garantire cure di qualità e rafforzare il diritto alla salute dei siciliani».
Il progetto prevede la costruzione di un nuovo edificio di quattro piani che ospiterà:
il servizio di radioterapia con due bunker;
l’unità di terapia subintensiva (18 posti letto);
un nuovo blocco operatorio con quattro sale ad alta specializzazione;
i reparti di chirurgia generale, vascolare e toracica;
all’ultimo piano, ortopedia e chirurgia pediatrica.
Previsto anche un collegamento interrato con il Pronto soccorso, la riorganizzazione delle centrali tecnologiche e un nuovo parcheggio da 102 posti auto.
Sanità convenzionata in piazza: “Stop ai tetti di spesa, i servizi rischiano lo stop”
Mercoledì 26 novembre è prevista una mobilitazione degli ambulatori e dei centri diagnostici accreditati.
La protesta riguarda l’esaurimento dei tetti di spesa, che impedisce ai centri convenzionati di garantire i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Molti ambulatori sono ormai costretti a una scelta inaccettabile: continuare a erogare prestazioni senza copertura economica o sospendere i servizi ai cittadini.
Al centro della protesta, problemi noti e irrisolti: liste d’attesa sempre più lunghe, budget insufficienti che si esauriscono già dopo pochi mesi, e l’impossibilità di programmare attività continuative.
Una sanità pubblica in affanno e una convenzionata in crisi rischiano così di lasciare scoperti interi territori.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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B
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Criteri Critici
Asciminib approvato in Ue per Lmc di nuova diagnosi FarmaciaVirtuale.it
La Commissione europea ha concesso l’approvazione per asciminib, primo inibitore Stamp, nel trattamento degli adulti affetti da Leucemia mieloide cronica in fase cronica con cromosoma Philadelphia positivo. Con la decisione, la terapia di Novartis è ora indicata per l’impiego in tutte le linee di trattamento, estendendosi sia ai pazienti alla prima diagnosi sia a quelli che hanno già ricevuto precedenti cure. L’autorizzazione si basa sui risultati emersi dallo studio clinico di Fase 3 denominato Asc4First, che ha confrontato l’efficacia e la sicurezza del farmaco rispetto agli inibitori della tirosin-chinasi attualmente utilizzati in prima linea. L’indicazione terapeutica modifica lo scenario gestionale della patologia, rendendo disponibile un’ulteriore opzione ma con meccanismo d’azione differente.
Efficacia e sicurezza favorevole nello studio clinico
Lo studio Asc4First, multicentrico e randomizzato, ha valutato asciminib rispetto a terapie standard selezionate dagli sperimentatori in pazienti con nuova diagnosi di Lmc. I dati hanno dimostrato superiorità in termini di risposta molecolare maggiore a 96 settimane per i pazienti trattati con il farmaco. Inoltre, il profilo di sicurezza favorevole ha comportato una minore incidenza di eventi avversi, con conseguenti riduzioni delle modifiche posologiche o delle interruzioni di terapia. L’approvazione ha introdotto così un’opzione terapeutica che considera anche gli outcome riportati direttamente dai pazienti.
Impegno nella ricerca, nell’innovazione e nella collaborazione con la comunità scientifica
Paola Coco, chief scientific officer & medical affairs head di Novartis Italia, ha spiegato che «nella leucemia mieloide cronica, nonostante i progressi, gli effetti collaterali, anche se di basso grado, possono compromettere in modo significativo la qualità della vita. L’età media alla diagnosi è di circa 55-60 anni, una fase in cui la persona aspira a mantenere un ruolo sociale e lavorativo. In questo contesto, diventa fondamentale una scelta terapeutica che possa bilanciare efficacia e tollerabilità. I dati preliminari sui Pros dello studio Asc4First sono molto promettenti e suggeriscono che la nuova terapia possa anche offrire importanti benefici sulla qualità di vita, rafforzando il suo profilo come opzione di valore anche nelle linee più precoci di trattamento. Da oltre vent’anni il nostro impegno nella ricerca, nell’innovazione e nella collaborazione con la comunità scientifica e le associazioni di pazienti ha contribuito a trasformare la gestione della leucemia mieloide cronica».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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37.8/100
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Criteri Critici
Melanoma: Diagnosi in Abruzzo, Modello Inatteso latestata.it
Gioco d’Azzardo, il Teatro parla alla Generazione Alpha
A Cagliari le matinée di “GAP / rovinarsi è un gioco” e una replica serale per Teatro Senza Quartiere. Dal 2 al 6 dicembre 2025 il TsE di Is Mirrionis ospita lo spettacolo di e con Stefano Ledda, cuore del progetto “Sardegna | Rovinarsi è un Gioco”. In scena la storia di Emanuele, giocatore intrappolato nella spirale della dipendenza. Incontro finale con psicologi ed esperti dei SerD della Sardegna.
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B
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Criteri Critici
Integratori di collagene a basso peso molecolare contrasta i segni dell'invecchiamento cutaneo Farmacista33
Integratori alimentari
Integratori alimentari
25 Novembre 2025
Integratori di collagene a basso peso molecolare contrastano i segni dell'invecchiamento cutaneo L’assunzione quotidiana di collagene a basso peso molecolare migliora in modo significativo l’elasticità, l’idratazione e la densità della pelle, riducendo visibilmente rughe e pori, con benefici che si mantengono anche dopo la sospensione del trattamento di Paolo Levantino - Farmacista clinico
Un nuovo studio clinico, pubblicato sul Journal of Microbiology and Biotechnology, dimostra che il collagene, assunto per via orale, rappresenta un trattamento sicuro ed efficace per contrastare i segni dell’invecchiamento cutaneo. Lo studio ha coinvolto 72 adulti sani, di età compresa tra 20 e 59 anni, che sono stati assegnati in modo casuale a due gruppi: uno ha ricevuto il prodotto contenente collagene idrolizzato, l’altro un placebo. Il trattamento è durato otto settimane, seguite da un periodo di wash-out di due settimane per valutare la persistenza degli effetti.
Rughe, elasticità e densità cutanea
I risultati hanno mostrato che il trattamento con collagene ha portato un miglioramento visibile già dopo dieci giorni, con effetti che si sono progressivamente consolidati fino all’ottava settimana e mantenuti anche dopo la sospensione. Le rughe nella zona perioculare sono apparse progressivamente più sottili e meno profonde, con una riduzione significativa sia della loro altezza (circa 10%) sia della loro estensione (15%). Miglioramenti analoghi sono stati osservati anche nelle pieghe nasolabiali, dove la profondità media è diminuita dell’11%, e nell’area del collo, con una riduzione del 13%, segno di un’azione diffusa sul rimodellamento cutaneo.
L’elasticità della pelle è aumentata in modo evidente (+16% in media), restituendo al viso un aspetto più tonico e disteso. I parametri che misurano la componente elastica (R5) e la fermezza (R7) hanno mostrato incrementi superiori al 10% rispetto al placebo, confermando un effetto significativo sulla tonicità cutanea. Anche la densità dermica è risultata più elevata, con un incremento medio del 25–30%, e una struttura della pelle visibilmente più uniforme e compatta.
Miglioramento dell’idratazione e della barriera cutanea
Parallelamente, si è osservato un netto incremento dell’idratazione, sia superficiale che profonda. I livelli di idratazione superficiale sono aumentati di circa 27%, mentre quelli più profondi hanno registrato un incremento del 4% già entro il primo mese di trattamento, mantenendosi stabili fino alla fine del periodo di osservazione. Anche i pori sono apparsi meno evidenti, con una riduzione del loro numero e volume fino al 22%, accompagnata da una diminuzione della secrezione sebacea superiore al 70%.
L’efficacia del collagene è attribuibile alla presenza dei suoi peptidi bioattivi, in particolare Gly-Pro e Pro-Hyp, che vengono rapidamente assorbiti e trasportati nei tessuti cutanei. Queste molecole stimolano i fibroblasti dermici a produrre nuovo collagene e acido ialuronico e riducono l’attività delle metalloproteinasi (MMP-1), enzimi responsabili della degradazione della matrice dermica.
Grazie a questo duplice meccanismo, la pelle recupera elasticità e compattezza, migliorando al contempo la capacità di trattenere acqua e mantenere l’equilibrio idrolipidico.
Gli autori segnalano alcune limitazioni, tra cui il numero ridotto di partecipanti e la breve durata del follow-up, che non consente di valutare gli effetti a lungo termine. Inoltre, la popolazione esaminata, composta da adulti sani coreani, limita la generalizzabilità dei risultati. Nonostante questi limiti, la ricerca fornisce evidenze solide sull’efficacia e la sicurezza del collagene a basso peso molecolare, offrendo una base scientifica importante per futuri studi clinici multicentrici e a lungo termine.
Fonte:
https://www.jmb.or.kr/journal/view.html?doi=10.4014/jmb.2507.07008
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Chieti, aumentano le diagnosi precoci di melanoma Notizie d'Abruzzo
24 Novembre 2025Cronaca 11 ore ago 20 ore ago 1 giorno ago La Clinica dermatologica della Asl Lanciano Vasto Chieti, diretta da Paolo Amerio, registra un aumento del numero di pazienti presi in carico per melanoma, trend che non indica una crescita epidemiologica della patologia, ma una maggiore capacità diagnostica, soprattutto in fase precoce. La struttura, divenuta riferimento per l’Abruzzo e per le regioni limitrofe, ha sviluppato un percorso dedicato che permette una presa in carico completa e organizzata dei pazienti grazie al lavoro del GICO, il Gruppo Interdisciplinare Cure Oncologiche. Il percorso, gestito dalla case manager Kristine Pelusi, consente di programmare accertamenti, terapie e controlli senza che il paziente debba provvedere autonomamente. A novembre i pazienti seguiti sono 340, contro gli 83 registrati nel 2016. Nel 2022 erano 198, saliti a 250 nel 2023 e a 329 nel 2024. Per Amerio, Professore Ordinario di Dermatologia all’Università d’Annunzio, la crescita è il risultato del lavoro congiunto degli specialisti che valutano ogni caso definendo un percorso personalizzato. Secondo il coordinatore del GICO, Gianluca Proietto, l’aumento dei casi presi in carico conferma il buon funzionamento della rete tra ospedale e territorio, con una collaborazione efficace tra dermatologi e medici di medicina generale. La diagnosi precoce ha permesso di migliorare l’esito della malattia: la sopravvivenza raggiunge circa il 70% grazie alle terapie disponibili e sono in aumento i casi in cui il melanoma diventa patologia cronica. Amerio ha richiamato l’attenzione sulla necessità di controlli adeguati, spiegando che la “mappa dei nei” non è uno strumento diagnostico, mentre il controllo digitale in epiluminescenza deve essere eseguito da specialisti. Ha inoltre ricordato l’importanza dell’autovalutazione secondo il criterio A-B-C-D-E (asimmetria, bordi, colore, dimensione, evoluzione) e la necessità di rivolgersi al medico in caso di cambiamenti sospetti.
Vaccini, la denuncia di operatori sanitari Usa: "Nei moduli di consenso ospedalieri parola 'vaccini' sparisce e diventa 'terapia biogenica'" - Il Giornale d'Italia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Vaccini, la denuncia di operatori sanitari Usa: "Nei moduli di consenso ospedalieri parola 'vaccini' sparisce e diventa 'terapia biogenica'" Il Giornale d'Italia
Diversi operatori sanitari americani hanno denunciato negli ultimi giorni che nei moduli di consenso al trattamento ospedalieri, i vaccini di vario tipo non siano più menzionati chiaramente, ma che la parola 'vaccino' sia sostituita da espressioni come "cure o sostanze biogeniche o biologiche".
Vaccini, la denuncia di operatori sanitari Usa: "Nei moduli di consenso ospedalieri parola 'vaccini' sparisce e diventa 'terapia biogenica'"
Un informatore anonimo proveniente dal sistema ospedaliero statunitense ha lanciato un avvertimento che sta alimentando timori e discussioni: secondo la sua denuncia, in diversi moduli di consenso medico sarebbe scomparso il termine “vaccino”, sostituito da categorie più ampie come “biologici” o “biogenici”. Una scelta lessicale che, secondo il whistleblower, potrebbe permettere la somministrazione di vaccini e altri prodotti biologici ai pazienti senza un consenso esplicito, soprattutto quando si trovano incoscienti o sotto anestesia.
Il timore, riferisce l’insider, è che la firma del modulo autorizzerebbe il personale sanitario a utilizzare un’ampia gamma di terapie approvate come “prodotti biologici”: vaccini, anticorpi monoclonali, terapie cellulari, plasma, fattori di crescita, proteine ricombinanti e altre categorie previste dalla regolamentazione Fda. "Una volta firmato – ha sostenuto – il paziente potrebbe non sapere cosa gli viene somministrato".
Tuttavia, diversi esperti di diritto sanitario e consenso informato invitano alla prudenza: il termine “biologics” è effettivamente utilizzato da anni nella normativa statunitense per indicare una macro-categoria di prodotti complessi basati su organismi viventi o loro componenti. L’uso di questa terminologia nei moduli, spiegano, non sostituisce né elimina il consenso esplicito per vaccini o procedure non urgenti, che rimane obbligatorio sia legalmente sia eticamente.
Il nodo centrale riguarda la chiarezza: alcuni moduli potrebbero effettivamente risultare poco comprensibili per i pazienti. Gli esperti ricordano che un consenso valido richiede un linguaggio comprensibile, informazioni esplicite e la possibilità di rifiutare trattamenti non necessari.
Nonostante ciò, l’allarme riporta al centro un tema reale: la necessità di moduli più trasparenti, di tempo adeguato per leggerli e della consapevolezza del paziente di poter sempre limitare il proprio consenso.
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IL VIDEO. A Napoli seminario medico-paziente per parlare di linfomi il Dolomiti
Napoli, 24 nov. (askanews) - Diffondere una maggiore conoscenza della patologia, incoraggiare un confronto diretto con gli specialisti del settore, aggiornare i pazienti sulle più recenti terapie disponibili e aiutarli ad affrontare il percorso della malattia con maggiore consapevolezza, offrendo la possibilità di condividere la propria esperienza e sentirsi così meno soli. E' l'obiettivo degli incontri di educazione terapeutica organizzati da Ail per offrire ai malati affetti da linfomi e ai loro familiari opportunità di scambio, condivisione e approfondimento."Per noi questa è una delle attività di disseminazione risultati e sensibilizzazione ai pazienti ed è molto importante creare questo incontro medico-pazienti per rendere consapevoli e metterli in relazione anche con nuove domande e dare la possibilità di aumentare il dialogo - ha spiegato Fortuna Inserra del Gruppo pazienti Linfoma Ail-Fil - il lavoro del gruppo pazienti, insieme all'Ail, è quello di informare correttamente e questi incontri servono anche a questo". "Noi pazienti non siamo più un destinatario passivo di cure, ma entriamo in relazione con il medico e questo è quello su cui, secondo noi, dobbiamo spingere e sensibilizzare e dalla conoscenza, dalla sensibilizzazione, da questo rapporto con i medici che nasce poi anche l'ottimismo, cioè si crea", ha aggiunto.A Napoli uno dei seminari periodici che, dal 2005, vengono organizzati dall'Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma."L'Ail di Napoli, come l'Ail nazionale, tiene molto a essere presente nella vita dei pazienti e dei care giver. Oggi è - ha detto Valeria Rotoli, presidente Ail Napoli sezione Bruno Rotoli - la dimostrazione di quanto vogliamo che medici e pazienti abbiano l'opportunità di scambiarsi informazioni, momenti in cui di solito il paziente non ha la possibilità di parlare con calma con il medico della propria malattia, di quali sono i nuovi sviluppi terapeutici, quindi, è importante avere questi momenti". "L'Ail di Napoli cerca di essere vicina ai pazienti con moltissime attività dall'assistenza domiciliare allo sportello psicologico per pazienti e per care giver. Cerchiamo di sostenere i pazienti indigenti lì dove la malattia, purtroppo, comporta anche un problema economico, a volte si perde anche il lavoro. Cerchiamo di sostenere a 360 gradi tutti i bisogni che - ha proseguito - possono essere utili al paziente nel percorso verso la guarigione". "Sia medici che associazioni come la nostra stanno adesso valutando molto di più, ad esempio, l'aspetto psico-fisico del paziente. Infatti, noi interveniamo anche con discipline olistiche come la mindfulness, lo shiatsu, percorsi di rilassamento. Cerchiamo di vedere anche un'altra sfera oltre quella clinica. Per quanto riguarda la terapia clinica credo che ci siano dei passi avanti molto, molto importanti. Per questo motivo è sempre più importante avere un dialogo tra medici e pazienti", ha concluso. Gli incontri medico-pazienti sono svolti sia in presenza che on line.
Superare il tabù della radioterapia. In particolare per la cura del turmore alla prostata. Stessa efficacia del bisturi con minori effetti - La Cronaca di Verona
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Superare il tabù della radioterapia. In particolare per la cura del turmore alla prostata. Stessa efficacia del bisturi con minori effetti La Cronaca di Verona
Superare lo stigma ingiustificato della radioterapia che ha invece grande efficacia, in particolare per la cura del tumore della prostata. Con la conseguenza che Italia continua a rivestire un ruolo minore in ambito oncologico, rispetto all’impiego della chirurgia. A richiamare l’attenzione sull’importanza di abbattere questo preconcetto sono gli esperti dell’IRCCS di Negrar, ospedale dotato delle tecnologie radioterapiche più avanzate e all’avanguardia per il trattamento del tumore prostatico e di molti altri tipi di neoplasie, in occasione della campagna internazionale Movember di sensibilizzazione sulle patologie maschili. La radioterapia, soprattutto per la cura del tumore della prostata, è un’efficace e valida alternativa alla chirurgia radicale, con tassi di guarigione sovrapponibili ed effetti collaterali ridotti, ma poco nota ai pazienti. Dovrebbe essere impiegata nel 50-60% dei casi, ma nel nostro Paese raggiunge soltanto la quota del 15-20%. Le cause sono i molti e diffusi luoghi comuni, che vanno dal peso inferiore che viene attribuito all’efficacia di questo approccio rispetto a quello chirurgico e farmacologico, alla paura di non avere una vita sessuale normale, fino all’errata convinzione che il trattamento sia solo palliativo o limitato a casi estremi dove la chirurgia non possa essere più impiegata. «Nonostante il passare degli anni, la radioterapia continua a essere avvolta da un alone di diffidenza mista a disinformazione, e quando la proponiamo ai pazienti, la maggior parte all’inizio pensa di essere già condannata. E questo non per la gravità della malattia, ma perché crede di essere candidata a un trattamento di efficacia inferiore a quello chirurgico», avverte Filippo Alongi, direttore del Dipartimento di radioterapia oncologica avanzata dell’IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar e ordinario di radioterapia all’Università di Brescia. «L’innovazione tecnologica vede l’IRCCS di Negrar tra i centri più avanzati in Italia e in Europa nella cura in ambito radio-oncologico del tumore della prostata, come per molti altri tipi di patologie tumorali. Grazie ai quattro acceleratori lineari, tra cui una macchina di ultima generazione dotata di risonanza magnetica ad alto campo e un dispositivo guidato da intelligenza artificiale, di recente integrato e potenziato con un software che identifica e colpisce il tumore in pochi secondi, è possibile, nel nostro dipartimento, trattare il tumore con una altissima precisione – sottolinea Alongi -. Ciò consente di curare il tumore della prostata in sole 5 sedute, contro le 20 o 28 della tecnica standard, in tempi rapidi, senza dolore, né ricovero, né anestesia, abbattendo liste d’attesa e costi diretti e indiretti. Questi nuovi dispositivi all’avanguardia permettono inoltre di ricalibrare in tempo reale il piano di cura, sulla base dei cambiamenti di posizione, forma o dimensione del tumore, che avvengono di seduta in seduta, preservando i tessuti sani e garantendo una migliore qualità di vita». Il Dipartimento di Radioterapia Oncologica dell’IRCCS di Negrar esegue all’anno più 20.000 sedute in più di 2.000 pazienti, la metà dei quali trattati con radioterapia per tumore alla prostata.