📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Migliorare l'efficacia del trattamento del cancro. Vietnam.vn
L'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City e Novartis Vietnam hanno appena firmato un Memorandum d'Intesa per la cooperazione strategica per il periodo 2026-2028, al fine di contribuire ad affrontare le sfide nel trattamento e nella cura del cancro in Vietnam. L'accordo segna una nuova pietra miliare nella partnership tra le due parti, incentrata sullo sviluppo delle competenze degli operatorisanitari, sul potenziamento delle capacità di assistenza sanitaria di base e sul supporto ai pazienti e alla comunità nell'accesso a informazioni sanitarie affidabili. Si prevede che le attività di collaborazione contribuiranno a rafforzare l'ecosistema della cura del cancro, migliorando i collegamenti tra i principali ospedali e la rete di strutture sanitarie. Attraverso questo Memorandum d'intesa per la cooperazione nel periodo 2026-2028, entrambe le parti prevedono di collaborare per costruire una rete di assistenza oncologica più efficiente, in grado di soddisfare al meglio le esigenze dei pazienti, contribuendo al contempo agli sforzi congiunti per migliorare il livello del sistema sanitario vietnamita e generare un impatto positivo sulla popolazione e sulla comunità. Intervenendo alla cerimonia, il dottor Diep Bao Tuan, direttore dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, ha affermato che la firma del memorandum di cooperazione apre una nuova fase di collaborazione, incentrata non solo sulla formazione e sull'aggiornamento delle competenze, ma anche sul rafforzamento della capacità di ricerca, sulla connessione della rete di assistenza oncologica e sull'obiettivo di realizzare programmi concreti per i pazienti. La collaborazione tra le due parti contribuirà a migliorare le capacità del personale medico, a elevare la qualità dell'assistenza e a creare maggiore valore per i pazienti, soprattutto nel Sud del Paese. Il signor Jondy Syjuco, direttore generale di Novartis Vietnam, ha sottolineato che, attraverso questa collaborazione, speriamo di continuare a contribuire allo sviluppo delle competenze professionali, promuovendo la ricerca e integrando il sistema di cura oncologica, supportando al contempo i pazienti e la comunità nell'accesso a informazioni sanitarie affidabili. Fonte: https://www.sggp.org.vn/nang-cao-hieu-qua-dieu-tri-benh-ung-thu-post875128.html
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La storia di Beatrice nata con la Sma, la mamma: «Mia figlia si è salvata grazie allo screening neonatale» Corriere della Sera
Beatrice ha 3 anni e l'Atrofia muscolare spinale (Sma) di tipo 1, grave malattia neuromuscolare genetica che compromette progressivamente la capacità di camminare e, nei casi più gravi, di deglutire e respirare.
Racconta la mamma: «Nella sfortuna siamo stati fortunati poiché mia figlia ha avuto la possibilità di fare alla nascita lo screening neonatale per la Sma, che si effettuava da poco tempo nella nostra Regione, la Campania; quindi, ha potuto accedere immediatamente alle cure, facendo la terapia genica ad appena 17 giorni». Ora la piccola mangia da sola, si muove autonomamente, gioca come gli altri bambini.
Anche Samuel, 7 anni, ha la Sma1, ma ha avuto la diagnosi a 4 mesi poiché, quando è nato, non si effettuava lo screening neonatale nella sua Regione. Dopo i primi tempi in cui ha rischiato anche la vita, ha poi ricevuto la terapia: oggi riesce a stare in piedi da solo con l'aiuto dei tutori e ha recuperato la possibilità di mangiare autonomamente, senza più il supporto della peg per nutrirsi.
Sono solo due storie di bambini protagonisti della campagna «La rivoluzione siamo noi. Storie di vita. Un futuro che continua a cambiare», la nuova campagna di raccolta fondi di Famiglie SMA, associazione fondata da genitori con figli colpiti dalla malattia, instancabili in questi anni nel sostenere la ricerca scientifica, cercare di ottenere la migliore assistenza possibile per i loro figli e garantire loro una vita dignitosa.
Che cos'è la Sma, le terapie oggi disponibili L’atrofia muscolare spinale, che colpisce circa un bambino ogni 10mila nuovi nati, è una grave malattia neuromuscolare genetica caratterizzata dalla degenerazione dei motoneuroni, che trasportano i segnali nervosi ai muscoli.
Si stima che in Italia colpisca circa un bimbo ogni 10mila nuovi nati, quindi ogni anno nascono 40-50 bambini con Sma. La malattia si sviluppa prevalentemente durante l’infanzia.
La forma più severa e frequente (60% dei casi) è la Sma di tipo 1. L’esordio dei sintomi avviene entro i primi sei mesi di vita: i bambini presentano un grave ritardo nell’acquisizione delle tappe motorie, non hanno la capacità di controllare il capo né di mantenere la posizione seduta. La malattia compromette anche l’acquisizione delle capacità di deglutire e respirare.
È grave anche la Sma di tipo 2: i bambini presentano un maggior numero di copie del gene SMN2, per cui l’esordio della malattia avviene un po’ più tardi, tra i 6 e i 18 mesi, con sintomi meno severi rispetto alla Sma1: i piccoli riescono a stare seduti ma non camminano autonomamente nella maggior parte dei casi.
Fino a pochi anni fa la Sma era incurabile e aveva esiti infausti in molti casi. Oggi non è più così: grazie ai progressi della ricerca, sono disponibili terapie che hanno cambiato il decorso naturale di questa terribile malattia.
Screening neonatale per la diagnosi precoce: ora diritto di ogni neonato Più precocemente sono somministrati i trattamenti oggi disponibili per la Sma, tanto più efficaci sono i risultati. Ecco perché è fondamentale la diagnosi tempestiva, possibile grazie allo screening neonatale per la Sma eseguito nelle prime ore di vita. Se il test risulta positivo, i neonati sono presi in carico dai Centri di riferimento per la Sma.
Finora, però, questa opportunità non è stata offerta a tutti i bambini che nascono in Italia.
Con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale dei provvedimenti che aggiornano i Lea - Livelli essenziali di assistenza (ne abbiamo parlato qui), lo screening neonatale per la Sma sarà un diritto di ogni bambino che nasce in Italia, quindi si farà su tutto il territorio nazionale.
La storia di Samuel I bambini che non fanno lo screening neonatale ricevono la diagnosi quando avvertono i sintomi, a volte gravi, a volte più sfumati; solo allora iniziano i trattamenti, come è capitato al piccolo Samuel, che oggi ha 7 anni, nato prima dell’introduzione dello screening neonatale per la Sma nella sua Regione.
Quando è arrivata la diagnosi di Sma1 all'età di 4 mesi, la malattia aveva già avuto un impatto importante sulle sue condizioni; tra l'altro, Samuel ha avuto bisogno del supporto della Peg per nutrirsi e aveva grosse difficoltà a respirare, soprattutto quando si raffreddava, come racconta la mamma: «Mio figlio aveva bisogno di essere costantemente aspirato; ho lasciato il lavoro per dedicarmi a lui. Ci sono stati momenti in cui gli stessi medici del Centro di riferimento ci hanno detto di non metterci in viaggio per portarlo in ospedale, perché il bambino non era in condizioni di affrontarlo».
Poi l'inizio delle terapie che trasforma paura e disorientamento in speranza concreta, man mano che arrivano i progressi.
Samuel riesce ad afferrare gli oggetti con le mani, migliora la sua respirazione e la capacità di controllare il capo, poi riesce a mangiare senza il supporto della peg e a stare in piedi con i tutori.
Tra tante incertezze, l'associazione Famiglie SMA è stata, per i genitori, un punto di riferimento per avere informazioni e tutele, soprattutto agli inizi del percorso scolastico di Samuel, organizzando anche webinar con gli insegnanti.
La storia di Lara e Gaia, che danzano sulla carrozzina Un supporto concreto da Famiglie Sma lo hanno avuto anche i genitori di Lara e Gaia, due gemelle di 16 anni con Sma di tipo 2.
Racconta la mamma: «Crescere due figlie con la Sma è stato complicato, soprattutto dopo che mio marito è venuto a mancare precocemente nel giro di 20 giorni. Grazie al supporto di Famiglie Sma ho ottenuto le tutele previste dalla legge e posso assistere le mie figlie con più tranquillità».
Lara e Gaia hanno la passione per la danza. «Le persone, quando ci vedono sul palco, rimangono sorprese perché non è solito vedere delle carrozzine che danzano», dicono.
Mercato della terapia cellulare CAR-T al 2035: la domanda in linee precoci e la svolta allogenica guidano la crescita - Notizie e Statistiche - IndexBox
📰 IndexBox📅 2026-10-05T22:46:04
CAR-T
Mercato della terapia cellulare CAR-T al 2035: la domanda in linee precoci e la svolta allogenica guidano la crescita - Notizie e Statistiche IndexBox
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Leucemia mieloide acuta: il valore della cura si misura anche con il tempo guadagnato Il Sole 24 ORE
Ascolta la versione audio dell'articolo
Per anni, in sanità, il vincolo è stato il denaro. Oggi lo è anche il tempo delle persone, e i dati lo mostrano: nel 2024 il 9,9% degli italiani ha rinunciato a una prestazione sanitaria di cui aveva bisogno, e la ragione più frequente non sono stati i costi ma le attese troppo lunghe (Istat, Rapporto annuale 2025).
Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI
sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Ogni volta che una cura consente di guadagnare tempo, quel tempo diventa valore. Per il paziente, che può recuperare giornate da dedicare alla propria vita quotidiana; per il caregiver, che può ridurre le ore destinate all’assistenza; per la struttura sanitaria, che può liberare risorse e capacità di cura; per il sistema nel suo complesso, che può migliorare l’organizzazione dei servizi e l’impiego delle risorse disponibili.
Loading...
Eppure, nella valutazione dell’innovazione sanitaria, il tempo rimane spesso una dimensione implicita, subordinata agli esiti clinici e agli indicatori economici tradizionali. È una prospettiva che merita di essere ripensata, soprattutto in un contesto in cui la sostenibilità dei sistemi sanitari dipende non soltanto dalle risorse finanziarie, ma anche dalla capacità di organizzare e utilizzare al meglio il tempo di professionisti, pazienti e familiari. Il tempo, infatti, non è una risorsa accessoria rispetto alla cura. È una componente della sua qualità e, sempre più, una dimensione attraverso cui misurare il valore dell’innovazione.
Di questi temi si è discusso recentemente a Bologna, in occasione dell’incontro stampa «Lma un futuro presente - Come l’innovazione trasforma la gestione della leucemia mieloide acuta», ospitato a Palazzo Pepoli.
Il valore delle cure
Se il tempo, dunque, diventa una dimensione della qualità della cura, cambia anche il modo in cui valutiamo l’innovazione. Accanto agli esiti clinici, occorre considerare il tempo richiesto dai percorsi assistenziali, le risorse impiegate e il carico organizzativo sostenuto da pazienti, caregiver e sistema sanitario.
Terreni di coltura per terapia cellulare: previsioni al 2035, la crescita accelera con lo scale-up delle terapie allogeniche - Notizie e Statistiche - IndexBox
📰 IndexBox📅 2026-10-05T20:01:05
CAR-T
Terreni di coltura per terapia cellulare: previsioni al 2035, la crescita accelera con lo scale-up delle terapie allogeniche - Notizie e Statistiche IndexBox
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori della pelle in aumento a Torino: lo screening della Croce Rossa scopre 3 melanomi maligni Giornale La Voce
Tre melanomi maligni, due carcinomi squamocellulari, diversi carcinomi basocellulari e altre dieci persone indirizzate a ulteriori controlli. Sono i risultati dello screening per la prevenzione dei tumori della pelle organizzato a Torino dalla Croce Rossa lo scorso luglio, su un totale di 139 persone visitate.
I dati sono stati illustrati in Quarta Commissione, presieduta da Davide Zappalà, dai referenti della Croce Rossa e da Virginia Caliendo, responsabile della Chirurgia oncologica dermatologica di Città della Salute, che ha effettuato i controlli durante la giornata di prevenzione.
Il dato che colpisce di più è il numero di diagnosi emerse su un campione relativamente limitato. Tre melanomi maligni individuati in 139 controlli rappresentano infatti un segnale importante, soprattutto in un territorio dove l’incidenza dei tumori cutanei risulta già elevata.
Secondo quanto riferito durante l’audizione, Torino e provincia registrano 19 casi ogni 100mila persone all’anno, contro una media di 12 casi nel resto d’Italia.
Un divario significativo, che conferma come il problema dei tumori della pelle abbia nel territorio torinese una rilevanza particolare.
Tra i casi diagnosticati, i professionisti hanno individuato anche due carcinomi squamocellulari, forme tumorali che interessano la pelle e che possono richiedere un trattamento tempestivo, oltre a carcinomi basocellulari, tra le neoplasie cutanee più frequenti.
Accanto alle diagnosi più gravi, altre dieci persone sono state invitate a sottoporsi a una mappatura dei nei in epiluminescenza, un controllo più approfondito utile a monitorare lesioni sospette e variazioni nel tempo.
Lo screening ha registrato inoltre un aumento importante della partecipazione: rispetto all’anno precedente, il numero di cittadini che si sono sottoposti ai controlli è cresciuto del 40%.
Un segnale positivo sul fronte della prevenzione, ma che secondo gli specialisti non basta.
La percezione, infatti, è che resti ancora scarsa la sensibilità della popolazione rispetto ai tumori della pelle e ai comportamenti utili a ridurre il rischio.
Il problema è che molte lesioni cutanee possono essere sottovalutate, soprattutto nelle fasi iniziali, quando magari non provocano dolore o altri sintomi evidenti.
È proprio qui che entra in gioco la prevenzione.
Il melanoma è una delle forme più aggressive di tumore della pelle e nasce dalle cellule che producono melanina. La diagnosi precoce può fare una differenza enorme, perché individuare una lesione quando è ancora confinata agli strati superficiali consente trattamenti molto più efficaci.
Tra i segnali che meritano attenzione ci sono i nei che cambiano forma, colore, dimensione o bordi, oppure la comparsa di nuove lesioni pigmentate con caratteristiche diverse rispetto alle altre presenti sulla pelle.
Anche i carcinomi cutanei possono manifestarsi in modi diversi: piccole lesioni che non guariscono, croste persistenti, noduli o aree che tendono a sanguinare o modificarsi nel tempo.
Per questo gli specialisti insistono sull’importanza di non aspettare che una lesione diventi dolorosa o evidente prima di rivolgersi a un dermatologo.
Uno dei principali fattori di rischio resta l’esposizione ai raggi ultravioletti, sia naturali sia artificiali.
L’esposizione eccessiva al sole, soprattutto senza adeguata protezione, può danneggiare nel tempo il DNA delle cellule della pelle. Il rischio cresce ulteriormente in chi ha pelle molto chiara, molti nei, familiarità per melanoma o una storia di scottature importanti, in particolare durante l’infanzia e l’adolescenza.
Anche le lampade abbronzanti rappresentano un fattore di rischio rilevante.
La prevenzione passa quindi da comportamenti semplici ma importanti: usare una protezione solare adeguata, evitare l’esposizione nelle ore più calde, proteggere la pelle con vestiti e cappelli e controllare periodicamente i propri nei.
Fondamentale è anche la regola dell’osservazione personale.
Controllare la propria pelle con regolarità permette di accorgersi più facilmente di eventuali cambiamenti. In particolare, bisogna prestare attenzione a lesioni nuove o diverse rispetto alle altre.
Nel caso di persone con molti nei o fattori di rischio elevati, può essere utile una mappatura dermatologica periodica, proprio come quella consigliata alle dieci persone emerse dallo screening torinese.
Gli specialisti hanno sottolineato anche un altro dato: nel territorio torinese si parlerebbe di circa 500 melanomi con caratteristiche invasive, mentre una quota maggiore sarebbe costituita da melanomi con aggressività inferiore.
Numeri che rafforzano la necessità di una prevenzione capillare.
Da qui la richiesta di intensificare l’azione della Croce Rossa sul territorio, portando screening e informazione il più vicino possibile alla popolazione.
L’obiettivo è intercettare prima possibile le lesioni sospette e allo stesso tempo aumentare la consapevolezza sui comportamenti da adottare.
La giornata dello scorso luglio dimostra quanto uno screening possa essere utile: su 139 persone, diversi casi sono stati indirizzati rapidamente verso ulteriori approfondimenti o cure.
Ed è proprio questo il punto centrale della prevenzione: scoprire prima ciò che altrimenti potrebbe emergere molto più tardi.
Dialisi di Ivrea. La protesta del Nursind viaggia sui camion a vela Sette mesi dopo il trasferimento dei pazienti a Castellamonte, i lavori al Blocco D non sono ancora partiti. Il NurSind porta la protesta in strada con i camion a vela e chiede a Regione e Asl To4 date, soldi e certezze sul futuro del reparto.
Maestra di Settimo partorisce nella vasca di casa: il marito vede la testa e chiama i soccorsi A Settimo Torinese un parto improvviso e inatteso: Deborah Garbin, 31 anni, avrebbe dovuto partorire ai primi di novembre. Il marito Francesco si accorge che il bambino sta già nascendo e la aiuta fino all’arrivo dei soccorsi. La nonna paterna, che lavora al Sant’Anna: "Sono ancora spaventata e provata dall’emozione"
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Fidapa Palermo-Mondello: oncologia integrata al centro di “Benessere e salute 2026” PalermoToday
Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di PalermoToday
Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2025” diffuso dall’Istituto superiore di sanità (Iss), nel 2025 sono state stimate circa 390 mila nuove diagnosi di cancro, un dato sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, mentre nell’ultimo decennio i decessi oncologici si sono ridotti del 9 per cento. Cresce, invece, il numero delle persone che vivono dopo una diagnosi di tumore, circa 3,7 milioni nel 2024, secondo l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom).
In Sicilia, l’ultimo Atlante sanitario oncologico della Regione siciliana registra circa 27 mila nuove diagnosi l’anno nel periodo 2015-2019 e quasi 13 mila decessi medi annui tra il 2015 e il 2023. Numeri che portano sempre più in primo piano, accanto all’efficacia delle cure, la qualità della vita e una presa in carico capace di accompagnare la persona in tutte le fasi della malattia.
La giornata ha riunito specialisti di diverse discipline sui temi della prevenzione, della nutrizione, delle terapie integrate e della qualità della vita nel percorso oncologico, mettendo in relazione competenze differenti attorno a un principio comune: affiancare alle terapie oncologiche validate una maggiore attenzione alla nutrizione e alla presa in carico complessiva della persona. I lavori hanno infatti unito ambiti consolidati dell’assistenza oncologica ad altri temi di ricerca e confronto scientifico, richiamando la necessità di valutarne indicazioni e ruolo sulla base delle evidenze disponibili. L’incontro, presentato da Diana Giammarresi, presidente della Fidapa Palermo Mondello, ha richiamato il valore scientifico di un appuntamento arrivato alla seconda edizione e l’impegno della sezione sui temi dell’informazione, della prevenzione e della salute.
Un ringraziamento particolare è stato rivolto alla past presidente Anna Scialabba e ad Alessia Calandra, socia Fidapa e responsabile scientifica del congresso, che avevano curato la prima edizione dell’iniziativa. Ad aprire i lavori, il saluto del vicepresidente dell’Ordine dei medici di Palermo Luigi Spicola. “L’oncologia - ha spiegato - è un tema che ci sfida quotidianamente. Molti nostri pazienti sono affetti da patologie oncologiche e oggi disponiamo di strumenti sempre più avanzati, dalla chemioterapia all’immunoterapia, dalla radioterapia alla chirurgia. Ma le terapie non esauriscono tutti i bisogni che la malattia porta con sé. Accanto alla medicina c'è tutto un mondo che può sostenere il paziente e aiutarlo a vivere meglio. Dobbiamo cercare il benessere anche quando la salute viene meno”.
Sulla stessa linea Domenica Calabrò, assessore alle attività sociali e socio-sanitarie, che ha sottolineato la svolta culturale legata a un approccio più complessivo alla malattia. “Oggi la rivoluzione è guardare in faccia il problema, cercando di affrontarlo nella sua interezza e sempre meglio. Dobbiamo affidarci alla scienza, ma dobbiamo fare anche un intervento di tipo culturale, sociale e psicologico. Non dobbiamo lasciare sole le persone che affrontano una patologia oncologica”. Alessia Calandra, biologa nutrizionista e responsabile scientifica dell’evento, ha moderato entrambe le sessioni, la prima insieme a Paola Fiori e la seconda con Francesca Andreazzoli. Il confronto ha spaziato dall’alimentazione alla prevenzione, dal glutine alla disbiosi e all’istamina, fino a microbiota, lipedema e linfedema, micoterapia funzionale, nutrizione oncologica integrata, oncoematologia, medicina integrata, innovazioni in radioterapia, supporto psicologico, ginecologia e riabilitazione oncologica, con una prospettiva multidisciplinare sul percorso della persona con tumore. Su questi temi sono intervenuti: Francesca Andreazzoli (ematologa), Salvatore Bonanno (specialista in radioterapia e oncologia), Alessia Calandra (biologa nutrizionista e referente della Lega italiana per la lotta contro i tumori, Lilt Palermo), Monia Caramma (ricercatrice in ambito alimentare), M. Francesca Cavalleri (farmacista), Antonino Daidone (oncologo radioterapista), Giuseppe Di Fede (medico chirurgo), Iole Di Giovanni (biologa nutrizionista), Vita Di Stefano (docente di Chimica degli alimenti all’Università di Palermo), Marco Ferrara (fisioterapista), Paola Fiori (medico chirurgo), Giulia Gambino (ginecologa), Giorgia Grappeggia (farmacista), Rosanna Grotta (fisioterapista Lilt Palermo), Chiara Liberati (neurochirurgo e specialista in terapia del dolore e cure palliative), Fortunato Loprete (medico chirurgo), Mauro Miceli (farmacologo e biologo), Cinzia Orlando (psicoterapeuta), Monica Perotti (ginecologa), Elio Rossi (medico esperto in omeopatia e medicina integrata), Giorgio Terziani (visiting professor in Discipline del benessere) e Daniele Vietti (referente Driatec).
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ospedale San Carlo di Potenza: al via i lavori per il potenziamento della Radioterapia Il mattino di Foggia
Sono partiti all'Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza i lavori per il potenziamento del servizio di Radioterapia, nell'ambito di un accordo di partenariato pubblico-privato con Amethyst Radioterapia Italia, societa' di Stingray Healthcare Group specializzata nella gestione di servizi di radioterapia oncologica. Il progetto prevede la realizzazione di un secondo bunker, il rinnovo delle tecnologie, la riorganizzazione degli spazi e dei percorsi clinico-assistenziali e il rafforzamento delle professionalita' dedicate. L'obiettivo e' aumentare la capacita' di presa in carico dei pazienti e ampliare l'offerta di trattamenti radioterapici avanzati. Tra i primi interventi e' prevista l'installazione di una Tac di ultima generazione dotata di un sistema per il monitoraggio e la gestione automatica della respirazione del paziente. La tecnologia consente di calibrare l'acquisizione delle immagini sul ciclo respiratorio, riducendo i tempi di apnea e migliorando la qualita' delle immagini, in particolare per organi soggetti a movimento come cuore e torace. "Il potenziamento della Radioterapia rappresenta un passaggio strategico nel percorso di crescita della nostra Azienda", spiega il direttore generale dell'Aor San Carlo, Giuseppe Spera, sottolineando l'obiettivo di "offrire ai pazienti cure sempre piu' qualificate, tempestive e vicine ai loro bisogni". Per l'assessore regionale alla Salute e Politiche della Persona, Cosimo Latronico, l'avvio dei lavori "conferma la concreta attuazione delle azioni programmate dalla Regione per potenziare e qualificare la rete oncologica di Basilicata". L'accesso a tecnologie avanzate nelle strutture pubbliche, ha aggiunto, punta anche a ridurre la migrazione sanitaria verso altre regioni. Secondo Ralph Hefti, amministratore delegato di Stingray Healthcare Group, il nuovo partenariato consentira' di "raddoppiare la capacita' di trattamento", con l'introduzione di due acceleratori lineari di nuova generazione e la modernizzazione del reparto. Negli ultimi quattro anni, ha riferito Hefti, il numero dei cicli di trattamento effettuati nel servizio di Radioterapia del San Carlo e' piu' che triplicato. "Coniugare innovazione tecnologica, organizzazione e qualita' clinica significa creare un centro capace di rispondere alle esigenze dei pazienti con standard elevati", dice ancora Giuseppe Giovinazzo, responsabile della Radioterapia dell'ospedale San Carlo. Con le nuove apparecchiature il servizio potra' trattare anche casi di maggiore complessita', con terapie piu' precise e una maggiore protezione dei tessuti sani. Il progetto prevede inoltre nuovi modelli organizzativi per ridurre, quando possibile, i tempi dei percorsi terapeutici e l'attivazione di un supporto psicologico per pazienti e famiglie.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Taglio del nastro alla Torre della Ricerca: così Monza cambia la cura della leucemia infantile MBNews
’Ospedale San Gerardo-Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma
Inaugurato al San Gerardo il nuovo centro da 10 piani firmato Tettamanti e Verga: un maxi investimento da 238 milioni che unisce laboratori all’avanguardia, assistenza pediatrica e supporto alle famiglie.
Monza – È il giorno del taglio del nastro per la sanità brianzola. Si sono conclusi ufficialmente oggi, lunedì 5 ottobre 2026, i maxi lavori di riqualificazione dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori e la costruzione della nuova Torre della Ricerca della Fondazione Tettamanti, la struttura di dieci piani voluta dalla Fondazione Maria Letizia Verga per lo studio e la cura delle leucemie infantili.
Alla cerimonia di inaugurazione a Monza hanno preso parte il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, il rettore dell’Università Milano-Bicocca, Marco Emilio Orlandi, insieme ai vertici delle fondazioni e del nosocomio cittadino.
Maxi cantiere da 238 milioni: le cifre e i dettagli dell’intervento
L’operazione complessiva mette sul piatto un investimento di circa 238 milioni di euro tra finanziamenti pubblici, fondi PNRR e donazioni private, portando la superficie complessiva dell’area ospedaliera a raggiungere i 195mila metri quadrati.
La ristrutturazione del San Gerardo, iniziata oltre dieci anni fa e articolata in quattro fasi per non interrompere mai l’attività sanitaria e i ricoveri, ha compreso la riqualificazione del monoblocco, il consolidamento di 4.814 pilastri, la realizzazione di nuove camere di degenza in classe energetica A+++ e la riorganizzazione completa dei percorsi interni.
“La parola chiave di questa giornata è insieme – ha dichiarato Claudio Cogliati, presidente della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori –. Le sfide che dobbiamo affrontare sono sempre più complesse e quanto più complesso è il problema, tanto più abbiamo bisogno di mettere insieme competenze, esperienze e responsabilità. Solo insieme possiamo ottenere i migliori risultati per chi soffre”.
La nuova Torre della Ricerca della Fondazione Tettamanti
A fianco del monoblocco si inserisce la nuova Torre della Ricerca: un edificio di quasi 4.000 metri quadrati distribuiti su dieci piani e dieci laboratori ad alta specializzazione, realizzati in soli 18 mesi per un investimento di 21 milioni di euro.
La struttura è stata realizzata grazie alle donazioni raccolte dalla Fondazione Maria Letizia Verga, con il contributo fondamentale della Fondazione Berlusconi e della Fondazione Ennio Doris (a cui l’edificio è dedicato nel segno dell’amicizia tra Silvio Berlusconi ed Ennio Doris), oltre a 7 milioni di euro intercettati tramite i fondi del PNRR.
“Il bene vince. Ma deve essere protetto: i traguardi sono l’inizio di qualcosa, non il punto di arrivo – ha sottolineato Luigi Roth, presidente della Fondazione Tettamanti –. La Torre della ricerca è il culmine di una partnership pubblico-privato che ha contribuito a portare a questo Ospedale lo status di IRCCS. Fuori di qui ci sono bambini con diagnosi severe che bussano alla nostra porta: le vite, le persone, gli sforzi della ricerca, la raccolta fondi e i tentativi per arrivare a salvare un bambino in più sono l’unica cosa che conta”.
Cosa studieranno i 50 ricercatori nella nuova struttura
La Torre ospita già oltre 50 scienziati impegnati nel trasferimento rapido delle scoperte dal laboratorio alla clinica. Le principali linee scientifiche riguardano:
Terapie cellulari e geniche avanzate (CAR-T): trattamenti personalizzati per riprogrammare le cellule immunitarie dei piccoli pazienti.
Tecnologie ad RNA: sviluppo di nuovi bersagli farmacologici all’interno della rete del Centro Nazionale di Ricerca.
Genomica e Biobanca: mappatura genetica e conservazione dei campioni biologici per definire trattamenti di medicina di precisione.
L’attività clinica e i prossimi cantieri: Pronto Soccorso e sale operatorie
Con la chiusura di questo intervento si consolida il ruolo del San Gerardo come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico in area pediatrica. L’attività clinica prosegue in stretta sinergia con i laboratori: il Centro Maria Letizia Verga ospita il reparto di emato-oncologia con 15 posti letto e un Day Hospital che accoglie ogni giorno tra i 60 e i 70 piccoli pazienti, affiancato dal centro trapianti di midollo osseo, dalla scuola in ospedale e dai servizi di riabilitazione della Sport Therapy.
Mercato delle colture primarie di cellule umane al 2035: la domanda di terapia cellulare e la tossicologia predittiva guidano la crescita - Notizie e Statistiche - IndexBox
📰 IndexBox📅 2026-10-05T14:56:04
terapia oncologica
Mercato delle colture primarie di cellule umane al 2035: la domanda di terapia cellulare e la tossicologia predittiva guidano la crescita - Notizie e Statistiche IndexBox
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Cancro ovarico, pazienti: "Farmaco rimborsato ma test per accedervi non per tutti" Adnkronos
"Garantire alle pazienti oncologiche un accesso uniforme e tempestivo alle terapie di precisione innovative oggi disponibili, assicurando contestualmente la disponibilità e il rimborso dei test diagnostici predittivi e biomarcatori necessari a individuare chi può effettivamente beneficiarne". È la richiesta rivolta al ministero della Salute da Acto Italia, Loto, ALTo e All.Can Italia, che hanno sottoscritto una lettera per sollecitare un intervento nazionale sul piano normativo, organizzativo e finanziario. Il tema sarà al centro della conferenza stampa 'Tumore ovarico platino-resistente: il tempo della diagnosi è tempo di cura', in programma lunedì 27 ottobre, dalle 10 alle 11, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato, su iniziativa della senatrice Elena Murelli.
L’incontro - informa una nota - intende promuovere un confronto tra istituzioni, clinici e associazioni di pazienti sulla necessità di garantire un accesso tempestivo, omogeneo e sostenibile al testing FRα/FOLR1, individuando soluzioni concrete per integrare il test nel percorso diagnostico-assistenziale e valorizzare pienamente le opportunità offerte dall’innovazione terapeutica. La possibilità di accedere a un trattamento mirato non può, infatti, essere separata dall’esecuzione del test che ne determina l’appropriatezza. Quando una terapia è autorizzata e rimborsata, ma il relativo test non è garantito in modo omogeneo dal Servizio sanitario nazionale, l’innovazione rischia di rimanere solo teorica e le opportunità di cura finiscono per dipendere dalla Regione di residenza o dal centro oncologico di riferimento.
Una situazione particolarmente urgente riguarda il tumore ovarico. In un ambito clinico caratterizzato per anni da opzioni terapeutiche molto limitate, le pazienti con malattia platino-resistente dispongono oggi di una nuova possibilità di trattamento: l’anticorpo-farmaco coniugato mirvetuximab soravtansine. Per accedere al trattamento è necessaria l’esecuzione del test di immunoistochimica predittiva FRα/FOLR1, che rileva l’espressione del recettore alfa dei folati e consente di identificare le pazienti che possono beneficiare della terapia mirata. Il test rappresenta quindi una componente essenziale del percorso terapeutico e uno strumento indispensabile per garantire appropriatezza e accesso effettivo all’innovazione.
Ad oggi non esiste una modalità nazionale uniforme di codifica, finanziamento e remunerazione del test FRα/FOLR1 e la sua esecuzione non è garantita in modo omogeneo sul territorio nazionale, con marcate differenze tra Regioni, strutture e centri oncologici, con il rischio che pazienti nelle medesime condizioni cliniche abbiano possibilità diverse di accedere a una terapia già disponibile. In Italia sono oltre 52.000 le donne che vivono con una diagnosi di tumore ovarico e ogni anno si registrano più di 5.400 nuovi casi. La patologia viene frequentemente diagnosticata in fase avanzata e presenta un elevato rischio di recidiva, rendendo particolarmente importante la possibilità di individuare tempestivamente le opzioni terapeutiche più appropriate. "L’innovazione terapeutica ha valore soltanto quando è realmente accessibile - dichiara Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia -. Non è accettabile che il Ssn rimborsi una terapia mirata senza assicurare, nello stesso momento, anche il test necessario a identificare le donne che possono beneficiarne. Farmaco e test devono entrare insieme nel percorso assistenziale: solo così l’innovazione diventa concretamente diritto alla cura".
"Le associazioni incontrano ogni giorno donne costrette ad affrontare percorsi di cura lunghi, complessi e tortuosi - sottolinea Sandra Balboni, presidente di Loto -. In questo contesto, anche un ritardo nell’accesso a un esame diagnostico può tradursi nella perdita di una concreta opportunità terapeutica. Il tempo della diagnosi è tempo di cura e chiediamo che l’aspettativa di vita non dipenda più dal codice di avviamento postale della paziente". "La soluzione è sostenibile e deve essere adottata rapidamente - afferma Maria Teresa Cafasso, presidente di ALTo -. Il test è già entrato stabilmente nella pratica clinica, ha un costo contenuto e riguarda una popolazione circoscritta. Anche in un’ottica di costo-efficacia, garantirne l’accesso consentirebbe di migliorare l’appropriatezza clinica e di utilizzare in modo più efficiente le risorse pubbliche, assicurando alle pazienti le terapie più adeguate".
Le quattro organizzazioni chiedono che l’accesso ai test diagnostici predittivi necessari alle terapie oncologiche innovative sia considerato parte integrante del diritto alla cura. Con specifico riferimento al tumore ovarico, chiedono l’inserimento del test FRα/FOLR1 nei LEA e il riconoscimento di una specifica prestazione tariffaria. Nelle more dell’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, propongono l’istituzione di un fondo transitorio nazionale destinato a finanziare l’esecuzione del test nelle strutture del Servizio sanitario nazionale per tutte le pazienti potenzialmente eleggibili. "La richiesta non riguarda soltanto una specifica terapia, ma un principio di sistema: ogni trattamento oncologico guidato da un biomarcatore deve essere accompagnato dalla disponibilità uniforme del test validato necessario alla sua prescrizione. Garantirne l’accesso significa garantire pari opportunità di cura e rendere concreta l’innovazione terapeutica", concludono le organizzazioni, auspicando un intervento tempestivo del ministero della Salute e manifestando la propria disponibilità a un confronto istituzionale.
Carolyn Smith sul tumore al seno: "Da 11 anni combatto contro 'l’intruso', sono in terapia e sempre lo sarò finché non ci sarà una cura definitiva" - Il Giornale d'Italia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Carolyn Smith sul tumore al seno: "Da 11 anni combatto contro 'l’intruso', sono in terapia e sempre lo sarò finché non ci sarà una cura definitiva" Il Giornale d'Italia
Carolyn Smith torna a parlare in televisione del tumore con cui convive da undici anni, ma al centro del suo intervento mette soprattutto il modo di raccontarlo. Ospite di Francesca Fialdini a Da noi… a ruota libera, la danzatrice e coreografa richiama l’attenzione su una conseguenza che, secondo lei, può accompagnare una narrazione concentrata sul dolore: spaventare le persone al punto da allontanarle dagli esami che dovrebbero fare.
La presidente di giuria di Ballando con le Stelle, 65 anni e ancora in terapia, non nasconde la complessità della propria esperienza. Chiede però che la sofferenza non diventi l’unica chiave attraverso cui descriverla. È su questo equilibrio, tra la verità di un percorso difficile e la possibilità di affrontarlo senza perdere fiducia, che costruisce il suo messaggio televisivo.
Carolyn Smith, undici anni di cure e un nuovo percorso
Le parole pronunciate davanti a Fialdini arrivano dopo un’altra intervista nella quale Smith aveva fatto il punto sulle proprie condizioni e sulle cure. Il tumore resta una presenza nella sua vita: lo chiama "l’intruso", una definizione con cui identifica la malattia senza lasciare che coincida con tutta la sua persona.
"Sono in terapia e sempre lo sarò finché la ricerca non troverà una cura definitiva", aveva dichiarato. Aveva inoltre raccontato di aver interrotto temporaneamente le cure l’anno scorso a causa di un problema al fegato. In autunno si era poi sottoposta a radioterapia e adesso sta proseguendo con un nuovo percorso.
Sono questi gli elementi che descrivono la situazione riferita dalla coreografa. La sua ricerca di un atteggiamento positivo non equivale dunque all’annuncio di una guarigione: si accompagna, nelle sue parole, alla consapevolezza di essere ancora in trattamento. Nella stessa intervista aveva spiegato anche di voler aiutare altre donne ad affrontare il percorso oncologico con il sorriso.
Il timore che il dolore allontani dagli esami
Durante l’ospitata, Smith esprime apertamente la propria insoddisfazione per il linguaggio utilizzato sulla malattia: "Non mi piace come ne parlano i giornali". Non è una richiesta di cancellare gli aspetti più duri, ma di trovare un modo di comunicarli che non lasci soltanto paura in chi ascolta.
"Le persone hanno paura. A volte, quando racconto troppo dolore, la gente fa 10 passi indietro e non fa gli esami dovuti", afferma. È una valutazione che nasce dal suo racconto personale, non un dato accompagnato da numeri o riscontri. Il punto che vuole portare all’attenzione del pubblico è comunque preciso: parlare della malattia dovrebbe aiutare ad affrontarla, non alimentare una rinuncia ai controlli.
Per Smith occorre dare spazio anche alla componente positiva di un’esperienza che positiva, in sé, non è. La distinzione conta: non minimizzare il tumore, ma evitare che ogni racconto si esaurisca nella sofferenza.
La danza e il coraggio di raccontarsi
Fialdini le domanda come sia possibile raccontare, anche attraverso la danza, un corpo impegnato in un cammino tanto complesso. La risposta parte dall’ammissione della difficoltà: "Non è una cosa semplice".
Aprirsi, spiega Smith, richiede coraggio e un metodo di comunicazione adeguato. Nel suo intervento, quindi, la danza non viene presentata come una scorciatoia rispetto alle cure. Entra piuttosto nella domanda su come esprimere ciò che accade al corpo e rendere condivisibile un’esperienza profondamente personale.
Restare positivi senza negare le difficoltà
Il messaggio della coreografa tiene insieme la necessità di affrontare la malattia e quella di adattarsi ai cambiamenti che comporta. "Se caschi per terra, devi rialzarti e trovare una soluzione per vivere nel miglior modo possibile, anche se significa imparare a cambiare modo di vivere", dice alla conduttrice.
La positività, nel suo racconto, non cancella né gli undici anni trascorsi né le terapie ancora in corso. È il modo con cui cerca di attraversarli. Quando aggiunge "Dobbiamo essere positivi e fare la nostra parte", richiama una partecipazione personale che trova un riferimento concreto proprio negli esami citati durante l’intervista: appuntamenti dai quali, nel suo messaggio, la paura non dovrebbe far arretrare.
Fidapa Palermo-Mondello: oncologia integrata al centro di “Benessere e salute 2026” Tumori, circa 390 mila nuove diagnosi ma cresce il numero di chi vive dopo la malattia - Siciliaunonews
📰 Siciliaunonews📅 2026-10-05T14:35:00
terapia oncologica
Fidapa Palermo-Mondello: oncologia integrata al centro di “Benessere e salute 2026” Tumori, circa 390 mila nuove diagnosi ma cresce il numero di chi vive dopo la malattia Siciliaunonews
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il trattamento del tumore al seno si sta orientando verso approcci meno invasivi e più personalizzati. Vietnam.vn
Il 3 ottobre, l'ospedale generale Hong Ngoc - Phuc Truong Minh, in collaborazione con la Global Breast Cancer Conference (GBCC) e la Korean Breast Cancer Society (KBCS), ha organizzato la conferenza internazionale "Nuove tendenze nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno: i punti salienti della GBCC 2026". Nel corso di quattro sessioni scientifiche , gli esperti si sono concentrati su questioni urgenti nel trattamento del tumore al seno, come la riduzione del coinvolgimento dei linfonodi ascellari, la limitazione dell'intervento chirurgico in base alla risposta preoperatoria, la personalizzazione della terapia endocrina, l'ottimizzazione dell'immunoterapia nel tumore al seno metastatico e l'applicazione dell'intelligenza artificiale alla risonanza magnetica mammaria. Panoramica della conferenza internazionale “Nuove tendenze nella diagnosi e nel trattamento del tumore al seno: i punti salienti del GBCC 2026”. In chirurgia non si tratta più di "più siamo, meglio è". Uno dei cambiamenti più frequentemente discussi durante la conferenza è stata la tendenza a ottimizzare e ridurre il livello di intervento nella chirurgia del tumore al seno. Il professor Jeong Eon Lee, presidente del GBCC e direttore del Centro per il tumore al seno presso il Samsung Medical Center, ha affermato che l'ottimizzazione e la riduzione degli interventi nella chirurgia del tumore al seno, in particolare la dissezione dei linfonodi ascellari, è un argomento di grande interesse per i professionisti del settore medico.
Secondo lui, al GBCC 2026 gli esperti hanno dedicato molto tempo anche alla discussione di strategie per ridurre il livello di intervento nella chirurgia del tumore al seno. Invece di applicare di default lo stesso approccio chirurgico a molte pazienti, il nuovo approccio mira a determinare con precisione il livello di intervento necessario a ciascuna paziente, in base alle caratteristiche della malattia e alla risposta al trattamento. Alla conferenza, esperti coreani hanno analizzato le evidenze relative alla riduzione degli interventi sui linfonodi ascellari e alla possibilità di restringere l'ambito chirurgico dopo il trattamento preoperatorio. L'obiettivo non era solo controllare la malattia, ma anche ridurre le complicanze e il peso del trattamento per i pazienti. In Vietnam, il professore associato, dottor Nguyen Dinh Tung, primario dell'Unità di Chirurgia Senologica presso il Centro di Senologia e Ginecologia dell'Ospedale Generale Hong Ngoc - Phuc Truong Minh, ha affermato che anche la chirurgia ricostruttiva del seno sta cambiando: "In passato, la chirurgia ricostruttiva del seno mirava principalmente a ripristinare la forma del corpo, aiutando le donne a sentirsi più sicure di sé quando indossano abiti e nelle interazioni sociali. Oggi, la ricostruzione del seno mira a soddisfare tutti e tre i criteri: forma, morbidezza e sensibilità", ha dichiarato il dottor Tung. Il Prof. Associato Dr. Nguyen Dinh Tung, Primario dell'Unità di Chirurgia Senologica del Centro di Senologia e Ginecologia dell'Ospedale Generale Hong Ngoc - Phuc Truong Minh, è intervenuto al programma. Secondo gli esperti, pertanto, l'approccio riabilitativo dovrebbe essere individualizzato in base alle caratteristiche e alle esigenze di ciascun paziente, anziché applicare un'unica tecnica a tutti.
Potrebbe interessarti
Durante la conferenza, il Prof. Associato Dr. Nguyen Dinh Tung ha anche condiviso la sua esperienza nell'implementazione di diverse tecniche per il trattamento del cancro al seno in Vietnam, come la ricostruzione mammaria immediata, la terapia cellulare rigenerativa combinata con il trapianto di grasso autologo e la radioterapia intraoperatoria (IORT). Nuovi farmaci e la sfida di curare diverse categorie di pazienti. Oltre alla chirurgia, i progressi in medicina stanno ampliando le opzioni di trattamento per il cancro al seno. Secondo il professor Jeong Eon Lee, uno degli sviluppi recenti più significativi è rappresentato dai coniugati anticorpo-farmaco, comunemente noti come ADC. Questa classe di farmaci è stata utilizzata per trattare alcune pazienti affette da tumore al seno metastatico in Corea del Sud. Gli esperti ritengono che gli ADC stiano apportando cambiamenti significativi al trattamento del tumore al seno e che potrebbero avere un impatto sulle pratiche terapeutiche in Vietnam nel prossimo futuro. Il professor Jeong Eon Lee, presidente del GBCC e direttore del Centro per il cancro al seno presso il Samsung Medical Center, è intervenuto al programma. Un altro cambiamento deriva dalla terapia endocrina con l'avvento degli inibitori di CDK4/6 e dei degradatori selettivi orali dei recettori degli estrogeni. In particolare, il trattamento delle giovani donne in premenopausa affette da tumore al seno con recettori ormonali positivi è motivo di grande interesse.
Il professor Jeong Eon Lee ha affermato che al GBCC 2026, esperti provenienti da Giappone , Taiwan, Corea del Sud e diversi paesi occidentali hanno tenuto discussioni approfondite su questo gruppo di pazienti. L'uso di agonisti del GnRH per sopprimere la funzione ovarica è diventato parte integrante della terapia endocrina. Tuttavia, le donne in premenopausa sottoposte a trattamento possono manifestare sintomi quali dolore osseo, dolori articolari o vampate di calore, che richiedono una gestione terapeutica personalizzata. Altri interventi presentati alla conferenza hanno trattato temi quali la terapia endocrina individualizzata nel carcinoma mammario luminale in fase iniziale, nuove strategie di terapia adiuvante, il superamento della resistenza endocrina nei gruppi ad alto rischio e l'ottimizzazione dell'immunoterapia nel carcinoma mammario metastatico. Secondo gli esperti, la tendenza generale è quella di passare da una strategia di trattamento uniforme alla selezione di metodi basati sulle caratteristiche biologiche, sui fattori di rischio e sulla progressione della malattia di ciascun individuo. L'intelligenza artificiale aiuta i medici a interpretare le risonanze magnetiche del seno.
Potrebbe interessarti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Chirurgia del ginocchio e del polso: Novara al centro della formazione internazionale NovaraToday
La clinica ortopedica dell'Ospedale Maggiore della Carità si conferma uno snodo centrale per la chirurgia ortopedica e la traumatologia dello sport a livello europeo. La struttura complessa a direzione universitaria ortopedia e traumatologia di Novara, diretta dal professor Mario Ronga, ha ospitato la tappa cittadina dell'European arthroscopy fellowship – conosciuta con l'acronimo Eaf –, prestigioso programma internazionale itinerante che seleziona e forma le nuove leve della chirurgia artroscopica.
La tappa novarese rappresenta la seconda conferma consecutiva per la struttura, già scelta l'anno scorso tra le sedi europee del percorso formativo. Il tour, partito a fine settembre da Feldkirch in Austria e destinato a concludersi a Porto in Portogallo, ha visto la partecipazione di tre giovani chirurghi ortopedici selezionati a livello continentale: Alessandra Scaini di Brescia, Julian Heb di Monaco di Baviera e Alexandre Coelho Leal di Barcellona.
Dalla sala operatoria al confronto scientifico
Nel corso della giornata di lavori a Novara, i tre partecipanti hanno assistito direttamente in sala operatoria a complessi interventi di chirurgia artroscopica del ginocchio e del polso, eseguiti dal professor Mario Ronga e dal professor Davide Ciclamini con il supporto dell'intera équipe del Maggiore. Un'occasione di apprendimento sul campo che ha consentito di analizzare da vicino l'applicazione delle tecniche più recenti e le diverse strategie di trattamento patologico.
Al termine della seduta operatoria, l'attività si è spostata su una sessione scientifica di approfondimento e dibattito sulle metodologie sviluppate dalla struttura novarese. L'ospedale cittadino è infatti riconosciuto come “Teaching Center” internazionale della Siagascot – la Società italiana di artroscopia, ginocchio, arto superiore, sport, cartilagine e tecnologie ortopediche –, qualificandosi come centro permanente di scambio e alta formazione.
Il legame con la ricerca traslazionale del Caad
A completare il quadro della giornata è stata la visita al Caad, il Centro di ricerca traslazionale sulle malattie autoimmuni e allergiche dell'università del Piemonte Orientale. Lì il professor Andrea Cochis ha illustrato ai colleghi europei le attività di ricerca condotte nei laboratori novaresi nell'ambito dell'ingegneria dei tessuti, focalizzandosi in particolare sui processi di rigenerazione della cartilagine articolare. Un passaggio che ha mostrato il raccordo diretto che a Novara unisce l'attività clinica di corsia alla ricerca scientifica di base.