Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
UniCredit perfeziona un'operazione di Social Impact Leasing per radioterapia di ultima generazione nel Lazio Italpress
ROMA (ITALPRESS) – UniCredit ha perfezionato un’operazione di Social Impact Leasing del valore di 4 milioni di euro a favore dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola per l’acquisizione di una piattaforma radioterapica di ultimissima generazione destinata al trattamento dei pazienti oncologici. L’investimento consentirà alla struttura di dotarsi del primo sistema Varian Ethos di ultima generazione presente nel Lazio, una delle più avanzate tecnologie oggi disponibili nel campo della radioterapia adattativa, e dell’unica installazione in Italia dotata della tecnologia Varian Identify integrata.
La nuova piattaforma rappresenta un importante passo avanti nell’evoluzione della radioterapia oncologica e della medicina di precisione. A differenza dei sistemi convenzionali, basati su una pianificazione statica definita prima dell’inizio del trattamento, la radioterapia adattativa consente di adeguare quotidianamente la terapia alle reali condizioni anatomiche del paziente.
“Grazie all’utilizzo di algoritmi avanzati e strumenti di intelligenza artificiale, il sistema è in grado di analizzare le immagini acquisite prima di ogni seduta e di ricalcolare il piano terapeutico sulla base dell’anatomia effettiva del paziente, adattando il trattamento alle variazioni che possono verificarsi nel corso del percorso di cura – si legge in una nota -. Questo approccio consente di aumentare la precisione dosimetrica, migliorare la protezione degli organi e dei tessuti sani, ridurre le tossicità correlate al trattamento e affrontare con maggiore efficacia anche i casi clinici più complessi, contribuendo al miglioramento degli esiti di cura e della qualità di vita dei pazienti. Elemento distintivo dell’installazione sarà la presenza della tecnologia Varian Identify, oggi unica nel panorama italiano. Il sistema consente il monitoraggio ottico continuo del paziente durante il trattamento, verificandone in tempo reale il corretto posizionamento e aumentando ulteriormente i livelli di sicurezza, accuratezza e affidabilità delle procedure radioterapiche”.
“L’investimento si caratterizza inoltre per un modello innovativo di acquisizione tecnologica. L’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola ha infatti sottoscritto un contratto evolutivo che garantirà l’accesso a tutti gli sviluppi hardware, software e funzionali che saranno resi disponibili dal produttore nei prossimi cinque anni – sottolinea UniCredit -. Tale impostazione consentirà di mantenere la piattaforma costantemente allineata allo stato dell’arte internazionale, preservando nel tempo il valore dell’investimento e assicurando ai pazienti l’accesso continuativo alle più avanzate innovazioni disponibili nel settore. L’operazione si inserisce nel più ampio percorso di sviluppo tecnologico e innovazione clinica dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, orientato alla diffusione di modelli di cura sempre più personalizzati, efficaci e sostenibili, in coerenza con i principi della medicina di precisione e della Value Based Healthcare. La realizzazione del progetto conferma inoltre l’impegno di UniCredit nel sostenere iniziative ad elevato impatto sociale, capaci di generare benefici concreti per i cittadini, il sistema sanitario e la qualità delle cure, favorendo l’accesso alle tecnologie più avanzate a supporto della salute delle persone”.
“Questo investimento ci consente di portare nel Lazio una delle più avanzate piattaforme di radioterapia disponibili a livello internazionale e di offrire ai pazienti una tecnologia destinata a evolvere continuamente nel tempo – afferma Giovanni Arcuri, Direttore Generale dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola -. La combinazione tra radioterapia adattativa, intelligenza artificiale e monitoraggio ottico avanzato rappresenta un ulteriore passo nel percorso di sviluppo di una medicina sempre più personalizzata, precisa e orientata agli esiti di cura”.
“L’operazione conferma il ruolo strategico del leasing nel sostenere l’innovazione tecnologica, ulteriormente valorizzata dalle opportunità offerte dall’agevolazione fiscale dell’Iperammortamento – sottolinea Salvatore Saulino, Amministratore Delegato di UniCredit Leasing -. UniCredit Leasing esprime grande soddisfazione per aver contribuito alla realizzazione di questo investimento a impatto sociale significativo perché favorisce un più ampio accesso a cure oncologiche sempre più personalizzate con benefici concreti per i pazienti e per il sistema sanitario nel suo complesso”.
“Siamo orgogliosi di aver finalizzato l’operazione di Social Impact Leasing a favore di Gemelli Isola che, grazie alle nuove apparecchiature acquisite, potrà ampliare ulteriormente la qualità dell’assistenza sanitaria – spiega Marianna Plafoni (nella foto), Regional Manager Centro di UniCredit -. Il finanziamento social impact è un ulteriore strumento che la banca mette a disposizione per favorire una crescita ad alto impatto per il territorio. Una risposta alle istanze delle comunità che UniCredit è determinata a soddisfare, confermando il proprio impegno a favore di uno sviluppo sempre più improntato alla sostenibilità”.
-Foto ufficio stampa UniCredit-
(ITALPRESS).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La Radioterapia di Modena protagonista a ESTRO 2026 con studi innovativi sui tumori a prostata, polmone e ossa Sul Panaro news
MODENA - La Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena si conferma tra le protagoniste della ricerca oncologica europea. L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia, diretta dal prof. Alessio Bruni - professore associato di Radioterapia presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia - ha partecipato con un ruolo di primo piano al congresso annuale della European Society for Radiotherapy and Oncology (ESTRO 2026), uno dei più importanti appuntamenti scientifici internazionali del settore, svoltosi a Stoccolma. La delegazione modenese, composta dal prof. Bruni insieme al dott. Ercole Mazzeo, alla dott.ssa Giulia Stocchi e al dott. Dario Corbelli, Medico in formazione specialistica,, ha contribuito alla presentazione di cinque studi multicentrici sviluppati in collaborazione con l’oncologia medica dell’AOU di Modena, diretta dal prof. Massimo Dominici, e con autorevoli centri italiani e internazionali. Le ricerche hanno approfondito il ruolo della radioterapia nei tumori polmonari, uro-oncologici e nel trattamento delle metastasi ossee, confermando il valore delle strategie terapeutiche integrate e personalizzate. Particolare rilievo ha assunto lo studio multicentrico “PERSIAN”, presentato in sessione plenaria e realizzato insieme ai principali centri italiani di riferimento per il tumore della prostata. Lo studio ha valutato l’associazione tra radioterapia stereotassica ablativa e apalutamide in pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato oligometastatico, dimostrando un miglior controllo biochimico della malattia, una risposta del PSA più profonda e duratura e un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da progressione rispetto al solo trattamento farmacologico. Il beneficio è risultato particolarmente evidente nei pazienti con un volume ridotto di malattia. Questa strategia terapeutica è già disponibile presso l’AOU di Modena per pazienti accuratamente selezionati e si caratterizza per un percorso estremamente agevole: il trattamento radioterapico viene infatti completato in sole tre-cinque sedute, con un impatto minimo sulla qualità di vita e una tossicità molto contenuta. Nel corso del congresso, la dr.ssa Giulia Stocchi e il dr. Ercole Mazzeo hanno inoltre presentato uno studio dedicato alla de-escalation terapeutica nei pazienti con tumore prostatico ad alto rischio non metastatico. La ricerca valuta l’associazione tra radioterapia stereotassica e una durata ridotta della terapia ormonale, con l’obiettivo di mantenere l’efficacia delle cure riducendo al contempo gli effetti collaterali legati ai trattamenti prolungati. Elemento distintivo dell’esperienza modenese è l’impiego di tecnologie di ultima generazione, tra cui un innovativo sistema di monitoraggio ecografico in tempo reale che consente di seguire costantemente la posizione della prostata durante il trattamento, garantendo una precisione millimetrica e una maggiore protezione degli organi sani circostanti.
«I dati presentati a ESTRO – sottolinea il prof. Alessio Bruni – confermano come l’integrazione tra competenze cliniche, ricerca e tecnologie avanzate consenta di offrire trattamenti sempre più precisi, personalizzati e sicuri. Nei pazienti trattati presso il nostro Centro abbiamo osservato un eccellente controllo della malattia e una ridottissima incidenza di effetti collaterali significativi, risultati perfettamente in linea con i migliori standard europei». «La partecipazione a ESTRO 2026 – aggiunge il prof. Massimo Dominici, direttore del Dipartimento Integrato di Oncologia ed Ematologia dell’AOU di Modena – conferma la qualità della ricerca sviluppata a Modena e la forza della collaborazione multidisciplinare tra specialisti. L’obiettivo comune è trasferire rapidamente i risultati della ricerca nella pratica clinica, offrendo ai pazienti percorsi terapeutici sempre più innovativi ed efficaci». «Questi risultati – conclude il dr. Giuseppe Longo, direttore del Dipartimento Provinciale ad Attività Integrata di Oncologia ed Ematologia - rappresentano un motivo di orgoglio per tutta l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e per la sanità provinciale nel suo complesso. Si tratta di un riconoscimento che conferma il ruolo del nostro Centro come punto di riferimento nazionale e internazionale nella cura e nella ricerca oncologica».
LEGGI ANCHE:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Malati di tumore: un'app per segnalare i sintomi che peggiorano. Così la tecnologia aiuta a vivere meglio Corriere della Sera
Una semplice applicazione sul cellulare può aiutare parecchio i pazienti con un tumore in stadio avanzato semplicemente ricordando loro di compilare, una volta a settimana, un apposito questionario sui sintomi di cui soffrono.
E' la conclusione a cui è giunta una sperimentazione condotta dai ricercatori dell'Università di Hong Kong su oltre 1.200 pazienti i cui esiti sono stati presentati nei giorni scorsi a Chicago durante il congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (Asco).
Segnalare i sintomi per ricevere le cure e vivere meglio Alcune conseguenze indesiderate dei trattamenti anticancro sono molto comuni durante o immediatamente dopo le terapie e si sommano ai sintomi della malattia: fatigue (o stanchezza cronica, irritazioni cutanee, nausea e vomito, diarrea, infiammazioni del cavo orale, perdita dell’appetito e di peso, gonfiore di braccia o gambe (o linfedema) sono diffusissimi. L’entità del disturbo in parte è soggettiva e in parte dipende da qual è e quanto è «pesante» la cura prescritta al singolo malato, sia che si tratti di radioterapia che di chemioterapia o nuovi farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapia (che sono sì meno tossici, ma non scevri da conseguenze).
«I pazienti oncologici soffrono spesso di sintomi come dolore, affaticamento (fatigue) o disturbi del sonno, che spesso sopportano in silenzio - dice Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) -. Quando sono in grado di segnalare i sintomi e ricevere aiuto si sentono meglio e questo può portare a risultati migliori delle cure, ma soprattutto a un maggiore benessere nelle loro giornate. Questo studio contribuisce a rafforzare le evidenze scientifiche che dimostrano come i pazienti, grazie a una segnalazione accurata e a interventi mirati, possano migliorare i propri sintomi e la qualità della vita».
Come funziona l'app La sperimentazione presentata ad Asco utilizza l'app per cellulare SUPPORT+ che funziona inviando ai pazienti un promemoria automatico settimanale che li invita a compilare un breve questionario sui loro sintomi fisici ed emotivi, autonomamente o tramite un caregiver. L'app offre quindi indicazioni pratiche su come gestire i sintomi lievi o moderati, utilizzando sia strategie farmacologiche che non farmacologiche. Se i sintomi segnalati dal paziente sull'app risultano gravi o in peggioramento, l'app avvisa automaticamente un team di infermieri specializzati in cure palliative. Un infermiere contatta quindi il paziente tramite l'app o telefonicamente per fornire supporto e affrontare i sintomi.
Lo studio: qualità di vita migliore, meno ricoveri d'urgenza Lo studio ha coinvolto 1.214 persone con tumore in stadio avanzato che non erano sottoposte a trattamenti attivi per la malattia. I partecipanti, con un'età media di 78 anni, provenivano da sei diverse cliniche di cure palliative di Hong Kong e sono stati divisi in due gruppi: per 18 settimane una metà ha utilizzato l'app SUPPORT+, l'altra metà ha seguito le istruzioni standard per le cure palliative.
In entrami i gruppi sono state rilevate problematiche fisiche, psicologiche e pratiche (come mobilità, cura di sé, attività quotidiane, dolore e disagio, ansia e depressione).
I risultati mostrano che le persone che hanno utilizzato l'app hanno mantenuto una migliore qualità della vita e hanno avuto sia un minor numero di ricoveri ospedalieri sia degenze ospedaliere più brevi.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
69.3/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
TUMORE AL COLON: SINTOMI E CURA – DOTTORESSA MANUELA DETTORI Italian Medical News
Tempo di lettura: 5 minuti
PER LA RUBRICA “CONOSCERE L’ONCOLOGIA”, OGGI PARLIAMO DI TUMORE AL COLON SINTOMI E CURA: LA DOTTORESSA MANUELA DETTORI CI PARLA DI SCREENING E DIAGNOSI DEL TUMORE AL COLON
Conoscere l’oncologia” è il format di Italian medical news dedicato alle malattie oncologiche, come riconoscerle, quali sono gli strumenti per fare diagnosi e le moderne terapie di cui dispongono i pazienti, che consentono una diminuzione della mortalità e una vita dignitosa. Abbiamo intervistato la dottoressa Manuela Dettori, dirigente medico presso Ospedale Oncologico Businco, la quale ci parlerà di tumore al colon, sintomi e cura.
TUMORE AL COLON SINTOMI E CURA
Dottoressa quali sono i principali segnali e sintomi a cui prestare attenzione per una diagnosi precoce di tumore al colon?
“I sintomi e segni a cui prestare attenzione sono molteplici e alcuni dei quali abbastanza specifici, iniziamo con una problematica a carico dell’apparato digerente e del colon, come ad esempio un’alterazione nell’andare di corpo in senso stitico o in senso diarroico oppure alla comparsa di sangue rosso vivo nelle feci. Altri disturbi che creano un campanello d’allarme sono generici, aspecifici come una perdita di peso immotivata, sensazione di stanchezza correlata ad anemia, dolori addominali, sensazione di gonfiore postprandiale, che rende più lunga la digestione. Non tutti i sintomi sono sempre presenti e la sintomatologia dipende dal tratto di intestino coinvolta nella malattia tumorale.
Se la malattia interessa il colon discendente, sigma o retto, sarà facile vedere sangue rosso vivo nelle feci. Mentre se interessa un tratto di intestino più a monte, il sangue sarebbe frammisto alle feci quindi non visibile. Nel colon sinistro prevalgono disturbi di tipo occlusivo difficoltà ad andare in bagno, associata talvolta ad alvo diarroico. Mentre a carico nel colon destro sono più frequenti disturbi aspecifici: stanchezza associata ad anemia, ovvero perdita cronica di emoglobina. Se i disturbi persistono per due o più settimane, è importante fare riferimento al medico di famiglia per indagarli con ulteriori accertamenti.“
IMPORTANZA DELLO SCREENING
Quanto è importante lo screening regolare, la colonscopia, nella diagnosi precoce in questa patologia?
“Lo screening è fondamentale, soprattutto la colonscopia per la prevenzione nella diagnosi precoce del colon retto perché ci permette di individuare e rimuovere delle lesioni precancerose, ad esempio, dei polipi prima che questi si trasformino in tumori maligni. Questo riduce significativamente la mortalità della malattia e talvolta consente interventi chirurgici meno invasivi e più efficaci. Questo perché il cancro del colon retto ha origini quasi sempre da formazioni polipoidi, polipi adenomatosi. Questi sono di tipo benigno e si stima che questi impieghino un arco temporale tra i 7 e i 15 anni per trasformarsi in maligni. In questa finestra temporale la colonscopia è fondamentale perché li individua e consente di asportarli prima che si trasformino in lesioni maligne. La diagnosi precoce aumenta le probabilità di guarigione e si è stimato che i programmi di screening possano impattare riducendo la mortalità del tumore fino al 20 per cento.“
OPZIONI TERAPEUTICHE EFFICACI
Quali sono oggi le opzioni terapeutiche più efficaci per il tumore del colon retto partendo dalle fasi iniziali fino ad arrivare a quelle avanzate?
“Il trattamento del tumore del colon dipende dallo stadio della malattia. Nelle fasi precoci parliamo di stadio primo, secondo e anche terzo; in questo caso si tratta di malattie aggredibili chirurgicamente. A cui fa seguito, soprattutto nello stadio terzo ma anche secondo definiti ad alto rischio, un trattamento chemioterapico definito adiuvante (che abbia un intento precauzionale per ridurre il rischio di recidive). Nello stadio quarto, quando c’è presenza di metastasi a distanza, il trattamento prevede maggiormente delle terapie mediche sistemiche, chemioterapia a cui si associano terapie biologiche talvolta mirate verso recettori che possono essere studiati sul pezzo bioptico o sul pezzo operatorio.
Al giorno d’oggi esiste anche la possibilità di usare trattamenti immunoterapici, questi sono molto efficaci ma non in tutti i tumori del colon. La maggior efficacia è stata infatti dimostrata in una sottopopolazione di pazienti che presentano una caratteristica definita come instabilità microsatellitare. In questi pazienti l’immunoterapia oggi rappresenta la terapia gold standard.
Nelle fasi avanzate esistono trattamenti locoregionali, sia di tipo chirurgico che di tipo radioterapico o anche di tipo ablativo. Questo soprattutto quando la malattia metastatica è presente solo in un organo, ad esempio a livello epatico o esclusivamente a livello polmonare. Quindi insieme a un trattamento sistemico è possibile concentrarsi sulla sede dove vediamo la malattia e quindi usare metodiche combinate poi locoregionali.”
QUANTO INCIDE LO STILE DI VITA NELLA PREVENZIONE E NELLA CURA DELLA MALATTIA
Che ruolo hanno lo stile di vita, l’alimentazione, l’attività fisica sia nella prevenzione sia nel percorso di cura di questa patologia ?
“Stile di vita, alimentazione e attività fisica giocano un ruolo cruciale nella prevenzione ma anche nel percorso di cura e nelle fasi di malattia conclamata. Ci sono studi epidemiologici che hanno dimostrato che mangiare cibi molto elaborati, ricchi di grassi, carne rossa, insaccati, abuso di alcool, vita sedentaria, fumo di sigaretta, sovrappeso, sono tutti fattori di rischio che incrementano il rischio di ammalarsi di malattia intestinale.
Quindi già eliminare questi fattori è prevenzione primaria e diminuisce il rischio di ammalarsi di queste malattie. Questo perché una dieta corretta, che preveda l’assunzione di fibre, frutta, verdura aumenta il transito intestinale quindi fa sì che eventuali potenziali cancerogeni rimangano meno tempo a contatto con le pareti intestinali.
Lo stesso ruolo viene svolto anche dall’attività fisica, infatti il movimento aiuta il transito intestinale, lo accelera oltre a controllare i livelli di insulina e a mantenere il controllo del peso. Questo ha un impatto non solo nella prevenzione primaria, ma sono stati riportati dei risultati recenti anche in convegni regionali degli ultimi anni in cui si dimostra proprio come l’attività fisica regolare, almeno 3 volte alla settimana, possa portare alla riduzione del rischio di recidiva, della ricomparsa della malattia in persone che hanno già avuto diagnosi di neoplasia intestinale. Quindi importanti sono il normopeso, alimentazione corretta, evitare il fumo e svolgere attività fisica regolare.”
Dottoressa vuole aggiungere un commento finale su questa patologia ?
“Si, il tumore del retto è una neoplasia potenzialmente mortale se lasciata libera di progredire. Però se viene diagnosticata negli stadi più precoci c’è la possibilità concreta che possa essere una malattia del tutto guaribile. Infatti i dati di sopravvivenza della malattia negli stadi precoci superano il 90% mentre scendono drasticamente negli stadi più avanzati. Il mio invito è la partecipazione alle campagne di screening, per la ricerca del sangue occulto fecale e l’esecuzione della colonscopia.”
Per concludere diciamo che la ricerca e la clinica ci offrono oggi strumenti straordinari: il tumore del colon-retto è una malattia da cui si può guarire, a patto che si giochi d’anticipo. La prevenzione non è un’opzione, ma la nostra prima e più importante linea di difesa. Prendersi cura di sé significa, prima di tutto, arrivare in tempo.
Potrebbe interessare anche La chemioterapia adiuvante nel tumore del colon – Dott.ssa Valentina Daprà
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La Farmacia Vitola a Cosenza diventa polo oncologico completo CosenzApp
In breve Farmacia oncologica a Cosenza : supporta i pazienti durante le terapie con servizi specializzati.
: supporta i pazienti durante le terapie con servizi specializzati. Servizi offerti : prodotti dermatologici, supporti fisici, consulenze nutrizionali e assistenza psicologica.
: prodotti dermatologici, supporti fisici, consulenze nutrizionali e assistenza psicologica. Obiettivo : ridurre la distanza tra ospedale e casa, migliorando la gestione quotidiana della malattia.
: ridurre la distanza tra ospedale e casa, migliorando la gestione quotidiana della malattia. Approccio multidisciplinare: cura fisica, psicologica e nutrizionale per un’assistenza completa.
La Farmacia Vitola diventa ufficialmente una farmacia oncologica a Cosenza, avviando un progetto mirato al supporto specialistico dei pazienti. Situata nel capoluogo bruzio, la struttura aderisce ora al circuito nazionale per offrire assistenza qualificata durante le terapie. Il nuovo percorso garantisce l’accesso a prodotti dermatologici specifici, supporti fisici come parrucche, consulenze nutrizionali e assistenza psicologica per i malati e i loro caregiver.
Cos’è una farmacia oncologica e come funziona a Cosenza
Una farmacia oncologica è un presidio sanitario territoriale dotato di personale specificamente formato per assistere i pazienti durante le terapie antitumorali. La Farmacia Vitola di Cosenza ha recentemente integrato questo modello operativo entrando a far parte del Cancer Pharmacy Network (CPN), la rete italiana dedicata all’aggiornamento continuo in questo settore.
Affrontare una diagnosi oncologica comporta cambiamenti drastici che investono la sfera fisica e relazionale della persona. Il ruolo del farmacista specializzato consiste nel fornire orientamento quotidiano per la gestione pratica della malattia. Lo staff cosentino ha seguito un percorso di formazione mirato per ascoltare e consigliare i pazienti con la massima sensibilità e competenza tecnica.
L’obiettivo principale di questo servizio a Cosenza è colmare la distanza tra l’ospedale e la casa. I pazienti trovano così un punto di riferimento vicino e facilmente accessibile per risolvere i dubbi legati agli effetti collaterali dei farmaci o per ricevere supporto nella gestione della routine quotidiana.
Prodotti specifici per la gestione delle terapie
La gestione degli effetti collaterali richiede prodotti formulati appositamente per pelli e organismi sottoposti a stress terapeutico. La Farmacia Vitola ha selezionato linee dermatologiche e tricologiche dedicate, essenziali per trattare le alterazioni cutanee e i problemi al cuoio capelluto che insorgono frequentemente durante i cicli di cura.
Il reparto dedicato al supporto post-operatorio e terapeutico comprende diverse tipologie di articoli sanitari e per il benessere. Tra le disponibilità presenti nella struttura cosentina figurano:
Reggiseni post-operatori, progettati per garantire comfort e protezione dopo interventi chirurgici al seno.
Parrucche di alta qualità, utili per affrontare il disagio estetico legato all’alopecia da farmaci.
Turbanti e copricapi in tessuti traspiranti e anallergici, adatti alle pelli rese sensibili dai trattamenti.
Dermocosmetici lenitivi, privi di sostanze irritanti e studiati per ripristinare la barriera cutanea.
Supporto psicologico e consulenza nutrizionale
Il protocollo della farmacia oncologica prevede un approccio multidisciplinare che affianca la cura fisica a quella psicologica e alimentare. A Cosenza, i pazienti e i loro caregiver possono usufruire di consulenze nutrizionali personalizzate, fondamentali per mantenere un corretto stato di nutrizione durante cicli terapeutici che spesso alterano l’appetito e il metabolismo.
L’aspetto emotivo viene gestito attraverso un servizio di supporto psicologico professionale. Questa attività è condotta in collaborazione con l’ANPIF (Associazione Nazionale Psicologi in Farmacia), una partnership già consolidata dalla Farmacia Vitola nel corso degli anni per rispondere alle esigenze della cittadinanza. La presenza di un professionista aiuta ad affrontare l’ansia e il carico emotivo derivanti dalla malattia.
Fornire assistenza olistica significa riconoscere che dietro ogni terapia medica esiste una persona complessa. La sinergia tra farmacista, nutrizionista e psicologo crea una rete di protezione locale essenziale, in linea con l’importanza della prevenzione e cura della salute in Calabria.
Informazioni pratiche e contatti a Cosenza
La Farmacia Vitola opera a Cosenza ponendosi come snodo centrale per l’assistenza oncologica territoriale. Il progetto si rivolge non solo a chi è in cura, ma anche ai familiari che necessitano di indicazioni pratiche su come assistere i propri cari in casa.
Per richiedere informazioni sui servizi, verificare la disponibilità dei prodotti o prenotare una consulenza psicologica o nutrizionale, la farmacia ha attivato canali diretti. È possibile comunicare con lo staff tramite telefono e WhatsApp al numero +39 0984392549. Per comunicazioni scritte è disponibile l’indirizzo email [email protected]. Gli aggiornamenti sui servizi vengono pubblicati regolarmente sulle pagine Facebook e Instagram ufficiali della struttura.
Domande Frequenti
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Nuovi macchinari per la Radioterapia a Sassari, 130 pazienti in attesa Sassari Oggi
I nuovi macchinari per la Radioterapia a Sassari.
Una fase complessa legata al rinnovamento tecnologico delle apparecchiature sta interessando la Struttura complessa di Radioterapia oncologica dell’Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, che ha informato i cittadini sull’evoluzione dell’attività e sulle criticità in corso.
Nonostante il momento delicato, il servizio continua a rappresentare un punto di riferimento per il Nord Sardegna, garantendo un volume assistenziale rilevante. Nel corso del 2025 sono stati presi in carico complessivamente 640 pazienti, di cui 366 trattati con finalità curativa e 274 con obiettivi palliativi, per un totale di 7.215 prestazioni radioterapiche. Tra le patologie maggiormente affrontate figurano i tumori della mammella, del tratto gastroenterico, ginecologici, del polmone, del distretto testa-collo e della prostata.
Un passaggio significativo è avvenuto nel giugno 2025 con l’attivazione del nuovo acceleratore lineare Radixact, basato sulla tecnologia di tomoterapia elicoidale, che consente trattamenti ad alta precisione. L’introduzione della nuova piattaforma ha comportato una fase articolata di implementazione e validazione, indispensabile per assicurare elevati standard di sicurezza.
Al momento l’attività viene garantita attraverso un unico acceleratore lineare operativo su due turni giornalieri, dalle 7:30 alle 20, con una parte del tempo necessariamente riservata ai controlli di qualità e alle verifiche tecniche previste dalle normative vigenti. L’assistenza, tuttavia, non si è mai fermata. Da gennaio ai primi giorni di giugno 2026 sono stati trattati circa 285 pazienti e, a partire dal 1° giugno, una riorganizzazione interna ha consentito di aumentare i trattamenti quotidiani da 27 a 31.
La complessità tecnologica della nuova apparecchiatura e il ritardo nel completamento del programma di rinnovo delle dotazioni hanno però determinato un progressivo allungamento delle liste d’attesa. Attualmente risultano circa 130 pazienti in attesa di trattamento, con tempi che in alcuni casi superano quelli ritenuti appropriati dal punto di vista oncologico.
“Comprendiamo profondamente il disagio e l’ansia che i ritardi possono generare in chi affronta un percorso oncologico – spiega Salvatrice Campoccia, direttrice della Radioterapia oncologica dell’Aou di Sassari -. Condividiamo le preoccupazioni espresse dai pazienti e dai loro familiari e manteniamo un contatto costante con tutte le persone prese in carico, informandole sull’evoluzione delle liste d’attesa e sulle possibili soluzioni assistenziali”.
La direzione aziendale è stata informata dell’aumento dei tempi di attesa, attribuito in larga parte al ritardo nel completamento del programma di aggiornamento tecnologico. In particolare, l’installazione del secondo acceleratore lineare Varian TrueBeam, inizialmente prevista entro la fine del 2025, ha subito ulteriori rinvii.
Nel frattempo l’Azienda è impegnata nella ricerca di soluzioni utili a garantire percorsi terapeutici compatibili con le indicazioni cliniche per tutti i pazienti coinvolti. “La tutela dei pazienti oncologici rappresenta una priorità assoluta per questa direzione – dichiara la direttrice sanitaria dell’Aou di Sassari, Lucia Anna Mameli -. Stiamo seguendo quotidianamente l’evoluzione della situazione e valutando tutte le possibili soluzioni organizzative e di rete affinché nessun paziente veda compromesso il proprio percorso di cura. Saranno rafforzati i rapporti con gli altri centri di radioterapia della Sardegna e, ove necessario, verranno valutate collaborazioni con strutture della penisola per garantire l’accesso ai trattamenti nei tempi clinicamente appropriati”.
Per i pazienti già presi in carico prosegue l’attività di pianificazione dei trattamenti, con tutte le procedure preliminari necessarie, mentre viene assicurata un’informazione costante sulle tempistiche previste e sulle eventuali alternative assistenziali disponibili.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Associazione, 'per il tumore del seno lo psiconcologo sia parte della cura' Alto Adige
(V. "Tumore del seno, una donna su 3..." delle 12:37) (ANSA) - ROMA, 10 GIU - Sebbene negli ultimi anni i progressi della ricerca e delle terapie abbiano migliorato in modo significativo la sopravvivenza nel tumore della mammella, emergono oggi nuovi bisogni relativi all'impatto sulla qualità di vita, sul benessere psicologico e sulle relazioni personali e familiari, che rendono l'integrazione del sostegno psicologico una priorità sempre più rilevante. Il tema è stato al centro del convegno di presentazione, oggi a Roma, del rapporto Andos-C.R.E.A. Sanità dal nome 'Effetti collaterali del cancro alla mammella: qualità di vita'.
"Il supporto psiconcologico e sociale non può più essere considerato un elemento accessorio, ma deve diventare parte integrante del percorso di cura, così come l'ascolto dei bisogniconcreti delle donne", è l'appello lanciato dalla presidente dell'Andos (Associazione nazionale donne operate al seno), Flori Degrassi, che sottolinea come "il report presentato oggi conferma quanto la malattia continui a incidere sulla quotidianità delle donne, sulle relazioni, sul lavoro, sulla progettualità personale e sulla serenità psicologica, anche molti anni dopo la diagnosi".
Per Barbara Polistena, direttrice scientifica di Crea Sanità, "la survey che abbiamo realizzato evidenzia un impatto multidimensionale persistente che richiede un approccio di presa in carico realmente integrato e multidisciplinare, capace di considerare la persona nella sua globalità e di accompagnarla anche oltre la fase più acuta delle cure".
Per Franncesco Perrone, presidente della Fondazione Aiom, va osservato come, sebbene in Europa negli anni la spesa legata al tumore del seno non sia sostanzialmente cambiata, "ad essere cambiato è il peso relativo della spesa per i farmaci, che è enormemente cresciuto" e questo può portare "a perdere tutta una serie di altri valori" legati alla qualità della vita e agli effetti collaterali.
"È tempo che tutti gli psiconcologi italiani abbiano dei comportamenti clinici e metodologici uniformi, da Bolzano a Palermo, focalizzati sull'accessibilità e sulla fruibilità", ha evidenziato la presidente nazionale della Società italiana di psico-oncologia, Angela Piatteli . "In questo senso- ha aggiunto - l'emendamento al provvedimento sulle professioni sanitarie a firma della deputata Simona Loizzo significa avviare il processo di istituzionalizzazione di una scuola di specializzazione in psico oncologia". (ANSA).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Radioterapia, emergenza attese: 130 pazienti oncologici in coda a Sassari La Nuova Sardegna
Sassari La nuova radioterapia di ultima generazione è entrata in funzione da un anno, ma il ritardo nel completamento del programma di ammodernamento tecnologico sta presentando il conto ai pazienti. All'Aou di Sassari le liste d'attesa per i trattamenti radioterapici sono cresciute progressivamente e oggi riguardano circa 130 persone, con tempi che in alcuni casi superano quelli considerati clinicamente appropriati.
È la stessa azienda ospedaliero universitaria a fotografare una situazione definita «particolarmente delicata», legata alla sostituzione e all'aggiornamento delle apparecchiature della Radioterapia oncologica, struttura di riferimento per tutto il Nord Sardegna. Nel 2025 il reparto ha trattato 640 pazienti, erogando oltre 7.200 prestazioni. Lo scorso giugno è stato attivato il nuovo acceleratore lineare Radixact, tecnologia di ultima generazione che consente trattamenti ad alta precisione, ma la sua introduzione ha richiesto una lunga fase di implementazione e validazione per garantire la sicurezza delle cure.
Oggi l'attività viene svolta con un solo acceleratore lineare operativo su due turni, dalle 7.30 alle 20. Una parte dell'orario è inoltre riservata ai controlli di qualità e alle verifiche tecniche obbligatorie. Da gennaio ai primi giorni di giugno 2026 sono stati trattati circa 285 pazienti e dal primo giugno, grazie a una riorganizzazione interna, il numero dei trattamenti giornalieri è stato portato da 27 a 31.
Nonostante l'incremento dell'attività, l'azienda ammette che la complessità della nuova tecnologia e soprattutto il mancato completamento del piano di rinnovo delle apparecchiature hanno determinato l'allungamento delle attese. In particolare pesa il ritardo nell'installazione del secondo acceleratore lineare, il Varian TrueBeam, inizialmente previsto entro la fine del 2025 e ancora non entrato in funzione.
«Comprendiamo profondamente il disagio e l'ansia che i ritardi possono generare in chi affronta un percorso oncologico», spiega la direttrice della Radioterapia oncologica, Salvatrice Campoccia. «Condividiamo le preoccupazioni espresse dai pazienti e dai loro familiari e manteniamo un contatto costante con tutte le persone prese in carico, informandole sull'evoluzione delle liste d'attesa e sulle possibili soluzioni assistenziali». L'Aou assicura che l'attività non si è mai interrotta e che per i pazienti già presi in carico continuano regolarmente tutte le procedure preliminari necessarie alla pianificazione dei trattamenti. La direzione sanitaria sta inoltre valutando misure organizzative e accordi con altri centri.
«La tutela dei pazienti oncologici rappresenta una priorità assoluta per questa direzione», sottolinea la direttrice sanitaria Lucia Anna Mameli. «Saranno rafforzati i rapporti con gli altri centri di radioterapia della Sardegna e, ove necessario, verranno valutate collaborazioni con strutture della penisola per garantire l'accesso ai trattamenti nei tempi clinicamente appropriati». L'obiettivo è alleggerire una lista d'attesa che oggi rappresenta il principale effetto collaterale del percorso di ammodernamento tecnologico avviato dall'azienda.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Radioterapia di Modena ai vertici della ricerca oncologica europea La Pressa
La Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena si conferma tra le protagoniste della ricerca oncologica europea. L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia, diretta dal professor Alessio Bruni ha partecipato con un ruolo di primo piano al Congresso annuale della European Society for Radiotherapy and Oncology (ESTRO 2026), uno dei più importanti appuntamenti scientifici internazionali del settore, svoltosi a Stoccolma.
La delegazione modenese, composta dal professor Bruni insieme al dottor Ercole Mazzeo, alla dottoressa Giulia Stocchi e al dottor Dario Corbelli, Medico in formazione specialistica,, ha contribuito alla presentazione di cinque studi multicentrici sviluppati in collaborazione con l’Oncologia Medica dell’AOU di Modena, diretta dal prof. Massimo Dominici, e con autorevoli centri italiani e internazionali. Le ricerche hanno approfondito il ruolo della radioterapia nei tumori polmonari, uro-oncologici e nel trattamento delle metastasi ossee, confermando il valore delle strategie terapeutiche integrate e personalizzate.
Particolare rilievo ha assunto lo studio multicentrico “Persian”, presentato in sessione plenaria e realizzato insieme ai principali centri italiani di riferimento per il tumore della prostata. Lo studio ha valutato l’associazione tra radioterapia stereotassica ablativa e apalutamide in pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato oligometastatico, dimostrando un miglior controllo biochimico della malattia, una risposta del Psa più profonda e duratura e un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da progressione rispetto al solo trattamento farmacologico.
Il beneficio è risultato particolarmente evidente nei pazienti con un volume ridotto di malattia. Questa strategia terapeutica è già disponibile presso l’Aou di Modena per pazienti accuratamente selezionati e si caratterizza per un percorso estremamente agevole: il trattamento radioterapico viene infatti completato in sole tre-cinque sedute, con un impatto minimo sulla qualità di vita e una tossicità molto contenuta.
Nel corso del congresso, Giulia Stocchi e Ercole Mazzeo hanno inoltre presentato uno studio dedicato alla de-escalation terapeutica nei pazienti con tumore prostatico ad alto rischio non metastatico. La ricerca valuta l’associazione tra radioterapia stereotassica e una durata ridotta della terapia ormonale, con l’obiettivo di mantenere l’efficacia delle cure riducendo al contempo gli effetti collaterali legati ai trattamenti prolungati. Elemento distintivo dell’esperienza modenese è l’impiego di tecnologie di ultima generazione, tra cui un innovativo sistema di monitoraggio ecografico in tempo reale che consente di seguire costantemente la posizione della prostata durante il trattamento, garantendo una precisione millimetrica e una maggiore protezione degli organi sani circostanti.
'I dati presentati a Estro – sottolinea il professor Alessio Bruni – confermano come l’integrazione tra competenze cliniche, ricerca e tecnologie avanzate consenta di offrire trattamenti sempre più precisi, personalizzati e sicuri.
Nei pazienti trattati presso il nostro Centro abbiamo osservato un eccellente controllo della malattia e una ridottissima incidenza di effetti collaterali significativi, risultati perfettamente in linea con i migliori standard europei'.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Sassari, ritardi per i malati di tumore: la Radioterapia arranca con un solo macchinario e centotrenta pazienti in lista d'attesa gazzettasarda.com
L'Azienda ospedaliero universitaria fa i conti con l'installazione a rilento delle nuove strumentazioni. La direzione cerca accordi con gli altri ospedali sardi e nazionali per garantire le cure nei tempi corretti.
L'Azienda ospedaliero universitaria di Sassari, il complesso sanitario che gestisce le cliniche pubbliche cittadine, affronta un grave blocco nel reparto di Radioterapia oncologica. Attualmente, circa centotrenta malati di cancro si trovano in lista d'attesa per iniziare i cicli di radiazioni, accumulando ritardi che in alcune situazioni superano i tempi considerati sicuri dai protocolli medici. La crisi nasce dal rallentamento del piano di rinnovamento tecnologico, un programma di sostituzione delle vecchie macchine salvavita che ha subito pesanti slittamenti rispetto alla tabella di marcia originale.
Il reparto, che rappresenta l'unico punto di riferimento per i pazienti di tutto il Nord Sardegna, si regge al momento su un solo macchinario operativo. Si tratta del Radixact, un acceleratore lineare attivato nel giugno del 2025 che sfrutta la tomoterapia elicoidale, un sistema di altissima precisione in grado di colpire il tumore con un fascio di radiazioni a spirale, risparmiando i tessuti sani circostanti. Per smaltire le richieste, questa apparecchiatura viene tenuta accesa su due turni consecutivi, dalle sette e mezza del mattino fino alle otto di sera. Il macchinario non può però irradiare i malati senza sosta: una porzione fissa di questo orario deve essere obbligatoriamente fermata per eseguire i controlli di qualità e le verifiche tecniche di sicurezza imposte dalla legge per garantire l'esattezza delle dosi. Il collo di bottiglia si è creato a causa della mancanza del secondo acceleratore previsto dal piano aziendale, il Varian TrueBeam, la cui installazione doveva essere completata entro la fine del 2025 e che invece è ancora bloccata.
Nonostante l'imbuto tecnologico, le terapie non si sono fermate. Dal primo gennaio ai primi giorni di giugno del 2026 i medici hanno trattato 285 persone e, grazie a una riorganizzazione interna scattata il primo giugno, le sedute giornaliere sono state aumentate da ventisette a trentuno. Numeri che si innestano sul bilancio del 2025, chiuso con 640 pazienti presi in carico e 7.215 prestazioni eseguite per aggredire principalmente i tumori al seno, all'apparato digerente e ginecologico, ai polmoni, alla prostata e all'area testa-collo. L'attività si divide tra le terapie con finalità curativa, mirate a distruggere la malattia, e quelle con scopo palliativo, applicate per spegnere il dolore o ridurre i sintomi nelle fasi più avanzate.
Per fronteggiare l'emergenza, il personale sanitario e la dirigenza stanno cercando soluzioni d'appoggio. Salvatrice Campoccia, la primaria che dirige la Radioterapia, affronta l'impatto psicologico sui malati: «Comprendiamo profondamente il disagio e l’ansia che i ritardi possono generare in chi affronta un percorso oncologico. Condividiamo le preoccupazioni espresse dai pazienti e dai loro familiari e manteniamo un contatto costante con tutte le persone prese in carico, informandole sull’evoluzione delle liste d’attesa e sulle possibili soluzioni assistenziali». L'obiettivo della direzione è spostare chi ha urgenza verso altre strutture attrezzate. La direttrice sanitaria Lucia Anna Mameli inquadra la strategia: «La tutela dei pazienti oncologici rappresenta una priorità assoluta per questa direzione. Stiamo seguendo quotidianamente l’evoluzione della situazione e valutando tutte le possibili soluzioni organizzative e di rete affinché nessun paziente veda compromesso il proprio percorso di cura. Saranno rafforzati i rapporti con gli altri centri di radioterapia della Sardegna e, ove necessario, verranno valutate collaborazioni con strutture della penisola per garantire l’accesso ai trattamenti nei tempi clinicamente appropriati». Nel frattempo, i pazienti in attesa a Sassari continuano a essere sottoposti a tutte le procedure e alle scansioni preliminari necessarie per mappare il tumore e pianificare al millimetro i futuri bombardamenti radioterapici.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Linfoma non-Hodgkin The Lancet : “Farmaco biologico aumenta l’efficacia delle cure e riduce l’autotrapianto di cellule staminali” clicMedicina
The Lancet ha recentemente pubblicato i risultati dello studio internazionale di fase III Triangle, che vede tra i suoi firmatari e autori principali il dott. Piero Maria Stefani, della UOC Ematologia e Trapianto di Treviso. La ricerca stabilisce il nuovo standard terapeutico di prima linea con l’introduzione di un farmaco biologico mirato che aumenta l’efficacia delle cure e riduce drasticamente il ricorso all’autotrapianto di cellule staminali.
LO STUDIO
Il linfoma non-Hodgkin di tipo mantellare è una neoplasia ematologica rara e aggressiva. In Italia fa registrare circa 1.000 nuovi casi all’anno (tra i 50 e i 75 solo in Veneto) e richiede terapie ad alta specializzazione. Fino ad oggi, il percorso standard prevedeva una forte intensificazione farmacologica seguita da autotrapianto di cellule staminali. Avviato nel luglio 2016, lo studio Triangle ha coinvolto 165 Centri internazionali sotto l’egida dello European MCL Network. I dati clinici, basati su oltre 4,5 anni di verifiche, dimostrano che l’aggiunta alla terapia standard di un farmaco target mirato (un inibitore della tirosin-kinasi di Bruton) riduce drasticamente la necessità di ricorrere all’autotrapianto. Questo nuovo approccio non solo migliora significativamente l’efficacia delle cure, ma garantisce anche un profilo di sicurezza e tollerabilità nettamente superiore per i pazienti.
IL RUOLO DELL’EMATOLOGIA DI TREVISO
In Veneto sono stati selezionati per questa importantissima sperimentazione clinica solo i Centri d’eccellenza di Treviso, Padova e Vicenza; sotto la guida della prof.ssa Anna Candoni, direttore della UOC Ematologia e Trapianto, l’équipe che segue i linfomi a Treviso ha confermato la propria expertise terapeutica. La sperimentazione locale è stata coordinata dal dott. Piero Maria Stefani, responsabile del Gruppo Linfomi e Malattie Linfoproliferative Croniche della UOC Ematologia di Treviso e socio fondatore della Fondazione Italiana Linfomi. Grazie all’elevato numero di pazienti arruolati a Treviso, che hanno potuto accedere in anticipo a questo trattamento innovativo, il dott. Stefani ha ottenuto l’inclusione del proprio nome tra gli autori ufficiali della pubblicazione su The Lancet.
“Al di là dei complessi termini tecnici si tratta di uno studio che apre nuove prospettive per la cura del grave linfoma non-Hodgkin mantellare, e conferma che l’Ematologia di Treviso, facendo rete con Padova e Vicenza si conferma eccellenza mondiale per la cura delle malattie onco-ematologiche”, dichiara il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. “Un motivo di vanto per tutta la Sanità veneta.”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore alla prostata: un nuovo protocollo di screening dimezza le biopsie inutili La Stampa
Tumore alla prostata: un nuovo protocollo di screening dimezza le biopsie inutili. Lo studio, condotto in Piemonte, mostra che oltre la metà degli uomini con PSA elevato può evitare biopsie inutili grazie all’integrazione tra risonanza magnetica e calcolatori del rischio.
Quante nuove diagnosi ogni anno
In Italia il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile, con circa 41 mila nuovi casi ogni anno. Nonostante l’elevata incidenza, a differenza di quanto avviene per altri tumori come mammella, colon-retto e cervice uterina, non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato.
Qual è l’obiettivo dello studio
Per rispondere a questa esigenza nasce PROscreenMRI, studio pilota promosso da Istituto di Candiolo IRCCS, dal Centro di Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica (CPO) in Piemonte, dall’AOU San Luigi Gonzaga in collaborazione con l’Asl Torino 5. Obiettivo: valutare un nuovo modello di diagnosi precoce più efficace, appropriato e sostenibile. Il lavoro, finanziato dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro attraverso il 5x1000 e dal ministero della Salute, coinvolge la popolazione maschile tra i 55 e i 65 anni residente nel territorio dell’Asl Torino 5.
Come vengono scelti i pazienti
I cittadini selezionati, a seguito dell’attività di identificazione dei soggetti eleggibili, sono stati contatti dall’Unità Valutazione e Organizzazione Screening dell’Asl e sono stati invitati a effettuare il dosaggio del PSA e, in presenza di valori superiori ai parametri di riferimento, indirizzati automaticamente agli approfondimenti diagnostici attraverso un percorso che integra risonanza magnetica multiparametrica e calcolatori del rischio presso l’Istituto di Candiolo IRCCS.
Quali sono i primi risultati
I dati preliminari raccolti tra febbraio 2025 e marzo 2026 confermano l’efficacia del nuovo approccio. Su oltre 11 mila uomini invitati allo screening, il protocollo ha consentito di selezionare con maggiore accuratezza i pazienti da sottoporre a procedure invasive. In particolare, tra i 146 partecipanti che hanno completato l’intero percorso diagnostico, il 63% è stato indirizzato a semplice follow-up, evitando biopsie che sarebbero state eseguite secondo i protocolli tradizionali basati esclusivamente sul PSA. Parallelamente, il sistema ha dimostrato elevata precisione nell’identificazione dei tumori clinicamente significativi.
La differenza col passato
«Questo studio rappresenta un passaggio fondamentale verso la costruzione di un programma di screening organizzato per il tumore della prostata - spiega Vittoria Grammatico, responsabile dell’Unità Valutazione e Organizzazione Screening dell’Asl -. Il nostro obiettivo è valutare non solo l’efficacia clinica del percorso, ma anche la sua integrazione nei programmi di sanità pubblica, garantendo equità di accesso e qualità dell’offerta ai cittadini».
L’Ircc ha messo a disposizione competenze e tecnologie d'eccellenza. «Abbiamo intrapreso con entusiasmo il Progetto ProScreenMRI, ponendo a disposizione i nostri professionisti e le nostre tecnologie. Lo studio mira a codificare un approccio diagnostico moderno, razionale ed efficace ed è perfettamente conforme alla mission dell'Istituto, che persegue l'eccellenza nel campo della diagnosi, della cura e della prevenzione», spiega Piero Fenu, Direttore Sanitario dell'Istituto di Candiolo IRCCS.
Precisione e rapidità: i punti di forza
«Dal punto di vista radiologico, l’integrazione della risonanza magnetica nel percorso di screening consente una caratterizzazione molto più accurata delle lesioni - aggiunge Daniele Regge, radiologo -. I dati preliminari confermano che possiamo migliorare l’identificazione dei tumori clinicamente significativi, evitando al tempo stesso indagini inutili». «Per noi clinici il dato più rilevante è la maggiore appropriatezza - rimarca commenta Stefano De Luca, urologo del San Luigi Gonzaga di Orbassano e coordinatore del gruppo di studio per il carcinoma prostatico della Rete Oncologica del Piemonte e Valle d'Aosta e coautore dello studio -. Riusciamo a selezionare meglio i pazienti da sottoporre a biopsia, riducendo procedure invasive non necessarie e concentrando le risorse sui casi con reale sospetto di malattia significativa”.
Qual è il potenziale dell’IA
«Si tratta di un percorso di screening personalizzato – sottolinea Francesco Porpiglia, direttore del reparto universitario di Urologia dell’Istituto di Candiolo IRCCS -. L’integrazione tra PSA, risonanza magnetica e calcolatori di rischio consente di definire una strategia diagnostica specifica per ciascun paziente. In prospettiva, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi robotici potrà migliorare ulteriormente la capacità diagnostica, riducendo il rischio di sovradiagnosi e trattamenti non necessari».
Perché si ridurranno le biopsie
«Se questi risultati saranno confermati, avremo le basi per pianificare l’offerta di screening del tumore della prostata nell’ambito di un programma organizzato, come già avviene per mammella, colon-retto e cervice uterina – conclude Carlo Senore, epidemiologo del CPO Piemonte e coordinatore regionale di Prevenzione Serena -. La riduzione delle biopsie non necessarie rappresenta un risultato particolarmente rilevante sia per la sostenibilità del sistema sanitario sia per l’accettabilità del percorso da parte della popolazione». Il progetto ha inoltre già assunto una dimensione europea: Istituto di Candiolo IRCCS e CPO Piemonte e hanno aderito al consorzio europeo PRAISE-U+, aggiudicandosi un finanziamento della Commissione Europea per il proseguimento delle attività di ricerca e sviluppo del modello di screening.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore alla prostata, la svolta nello screening parte da Candiolo: nuovo protocollo che evita il 63% delle biopsie inutili TorinoToday
Esame del sangue, risonanza magnetica e analisi dei fattori di rischio. Sono questi i passaggi del percorso di diagnosi per il tumore alla prostata che è stato sperimentato da un nuovo studio promosso dall’istituto di Candiolo, che ha mostrato un’evidenza significativa: anche in caso di valori del sangue non conformi ai parametri, spesso può essere evitata la biopsia a cui spesso sono attualmente sottoposti i pazienti ritenuti a rischio.
Come funziona lo studio nel Torinese
Tra febbraio 2025 e marzo 2026, lo studio ha coinvolto 11mila uomini del Torinese, tra i 55 e i 65 anni. Sono stati invitati a effettuare, tramite un esame del sangue, il dosaggio del Psa (Antigene prostatico specifico), che misura i livelli di una proteina prodotta dalla prostata. Solo in caso di valori superiori ai parametri di riferimento, sono stati indirizzati agli approfondimenti diagnostici, con risonanza magnetica e calcolatori del rischio.
Spiegano i promotori dello studio: “Gli esami previsti dal protocollo hanno consentito di selezionare con maggiore accuratezza i pazienti da sottoporre a procedure invasive. In particolare, tra i 146 partecipanti che hanno completato l’intero percorso diagnostico, il 63% è stato indirizzato a semplice follow-up, evitando biopsie che sarebbero state eseguite secondo i protocolli tradizionali basati esclusivamente sul Psa. Parallelamente, il sistema ha dimostrato elevata precisione nell’identificazione dei tumori clinicamente significativi”.
I partner dello studio
In Italia, il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile, con circa 41 mila nuovi casi ogni anno. Nonostante l’elevata incidenza, a differenza di quanto avviene per altri tumori come mammella, colon-retto e cervice uterina, non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato e uniforme in tutta la Penisola.
Lo studio si chiama ProScreenMri ed è stato promosso anche da Cpo del Piemonte (centro di riferimento per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica), dall’Aou San Luigi Gonzaga e dall’Asl To5. Lo hanno finanziato la fondazione piemontese per la ricerca sul cancro e il ministero della salute.
L'obiettivo: un programma di screening organizzato
“Questo studio rappresenta un passaggio fondamentale verso la costruzione di un programma di screening organizzato per il tumore della prostata – dichiara Vittoria Grammatico, responsabile dell’unità valutazione e organizzazione screening dell’Asl To5 – Il nostro obiettivo è valutare non solo l’efficacia clinica del percorso, ma anche la sua integrazione nei programmi di sanità pubblica, garantendo equità di accesso e qualità dell’offerta ai cittadini”.
Aggiunge Daniele Regge, radiologo e principal investigator dello studio presso l’Istituto di Candiolo: “Dal punto di vista radiologico, l’integrazione della risonanza magnetica nel percorso di screening consente una caratterizzazione molto più accurata delle lesioni. I dati preliminari confermano che possiamo migliorare l’identificazione dei tumori clinicamente significativi, evitando al tempo stesso indagini inutili”.
Per Carlo Senore, epidemiologo del CPO Piemonte, “Se questi risultati saranno confermati, avremo le basi per pianificare l’offerta di screening del tumore della prostata nell’ambito di un programma organizzato, come già avviene per mammella, colon-retto e cervice uterina. La riduzione delle biopsie non necessarie rappresenta un risultato particolarmente rilevante sia per la sostenibilità del sistema sanitario sia per l’accettabilità del percorso da parte della popolazione”.
Continua a leggere le notizie di TorinoToday, segui la nostra pagina Facebook e iscriviti al nostro canale WhatsApp
Tumori del sangue negli anziani, il caregiver è parte della cura: “Senza supporto anche le terapie innovative rischiano di fallire” - sanitainformazione.it
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
72.2/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori del sangue negli anziani, il caregiver è parte della cura: “Senza supporto anche le terapie innovative rischiano di fallire” sanitainformazione.it
Le nuove terapie stanno cambiando la prognosi di linfomi e leucemie, soprattutto nei pazienti anziani. Ma l’innovazione terapeutica da sola non basta. Per garantire aderenza alle cure, monitoraggio degli effetti collaterali e continuità assistenziale, il ruolo del caregiver diventa sempre più centrale. È quanto emerge dal policy paper presentato al Senato, che propone il riconoscimento formale del caregiver nei percorsi di cura e un rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare. L’oncoematologia sta vivendo una profonda trasformazione. Anticorpi bispecifici, terapie cellulari CAR-T e farmaci orali target stanno modificando la storia naturale di molte neoplasie del sangue, offrendo ai pazienti anziani possibilità di cura impensabili fino a pochi anni fa. Parallelamente, però, cambia anche il modo di assistere chi convive con la malattia. Sempre più trattamenti vengono infatti somministrati in day hospital, day service o direttamente a domicilio, riducendo la necessità di ricoveri prolungati ma aumentando il peso della gestione quotidiana della terapia. È in questo scenario che si inserisce il policy paper “Tumori del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver“, presentato al Senato della Repubblica nel corso di un convegno promosso dal senatore Guido Quintino Liris. Il documento mette al centro una figura spesso poco considerata nei modelli organizzativi: il caregiver, sempre più determinante per il successo dei percorsi terapeutici. Tra le proposte contenute nel paper figurano la formazione strutturata dei caregiver, il loro inserimento formale nei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) ematologici, un maggiore accesso al supporto psicologico per pazienti e familiari e il rafforzamento dell’assistenza territoriale e domiciliare, in linea con gli obiettivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Una sfida destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione
L’attenzione verso i tumori del sangue nell’anziano nasce da un dato demografico ormai evidente. In Italia gli over 65 sfiorano i 15 milioni e molte patologie oncoematologiche raggiungono il picco di incidenza proprio nelle fasce di età più avanzate. I linfomi non Hodgkin sono oggi tra le dieci neoplasie più frequenti nel nostro Paese e interessano oltre 160 mila persone. Nel 2024 hanno causato quasi 6 mila decessi. Tra le forme più diffuse figurano il Linfoma diffuso a grandi cellule B, il più comune tra i linfomi aggressivi, con un’età media alla diagnosi di 66 anni e un rischio di recidiva che può arrivare al 40%, e il Linfoma follicolare, che registra un’incidenza di 4-5 casi ogni 100 mila abitanti. Anche le leucemie colpiscono prevalentemente la popolazione anziana. La Leucemia linfatica cronica, la forma più frequente nei Paesi occidentali, presenta un picco tra i 60 e i 75 anni, mentre la leucemia mieloide acuta ha un’età mediana alla diagnosi di 68 anni. Numeri che, secondo gli esperti, impongono una riflessione non solo clinica ma anche organizzativa. “L’innovazione terapeutica nei tumori del sangue offre una grande opportunità sia per i pazienti anziani sia per il Servizio sanitario nazionale, ma comporta anche una significativa responsabilità organizzativa”, sottolinea il senatore Guido Quintino Liris. “Dobbiamo sviluppare percorsi che accompagnino il paziente nella vita quotidiana, rafforzando l’integrazione tra ospedale, territorio e domicilio. È prioritario riconoscere, formare e sostenere il caregiver, poiché la sua presenza è spesso determinante per garantire l’accesso alle terapie più innovative”.
Dalle CAR-T agli anticorpi bispecifici: la rivoluzione delle cure
Negli ultimi anni l’oncoematologia è stata tra le discipline che hanno registrato i progressi più significativi. Accanto alle terapie cellulari CAR-T si stanno affermando anticorpi bispecifici e farmaci target orali, spesso disponibili in formulazioni chemio-free, che consentono di ridurre la tossicità e migliorare la qualità di vita dei pazienti. Nel trattamento di alcuni linfomi, gli anticorpi bispecifici rappresentano una delle innovazioni più promettenti e possono costituire un’alternativa o un complemento alle CAR-T nei pazienti che non possono accedere alla terapia cellulare. Nella leucemia linfatica cronica, invece, la crescente disponibilità di opzioni terapeutiche consente una maggiore personalizzazione delle cure sulla base delle caratteristiche cliniche, biologiche e delle preferenze individuali. “Oggi possiamo offrire possibilità di trattamento che fino a poco tempo fa erano impensabili per pazienti anziani o fragili, che in passato venivano spesso accompagnati soprattutto con terapie di supporto”, spiega Massimo Breccia, professore associato di Ematologia all’Università Sapienza di Roma. L’innovazione, però, non coincide automaticamente con il beneficio clinico. “L’innovazione diventa beneficio reale solo se il paziente è inserito in un percorso sostenibile. Accessi frequenti al centro, corretta assunzione dei farmaci, monitoraggio degli effetti collaterali e comunicazione tempestiva con i clinici richiedono spesso il coinvolgimento attivo di un caregiver. Senza questo supporto, anche la terapia più avanzata può risultare difficilmente praticabile”.
Il caregiver non è più solo un familiare che assiste
Se in passato il caregiver era considerato principalmente una figura di supporto emotivo e logistico, oggi il suo ruolo assume una dimensione sempre più operativa. Non si limita ad accompagnare il paziente alle visite o agli esami, ma partecipa alla gestione delle terapie orali, monitora eventuali effetti collaterali, facilita la comunicazione con il team sanitario e contribuisce all’organizzazione dell’assistenza domiciliare. In Italia oltre sette milioni di persone assistono regolarmente un familiare non autosufficiente senza ricevere alcun compenso, dedicando mediamente più di venti ore alla settimana a questa attività. Il carico assistenziale diventa particolarmente impegnativo nei percorsi oncoematologici. Circa l’80% dei caregiver riferisce livelli elevati di stress psicologico, mentre la metà manifesta sintomi depressivi significativi. Nonostante questo, solo una minoranza ricorre a un supporto professionale. Secondo Roberto Marasca, professore associato di Ematologia all’Università di Modena e Reggio Emilia, il tema non riguarda soltanto il benessere del caregiver ma l’efficacia stessa delle cure. “L’assenza di un adeguato supporto del caregiver può compromettere l’appropriatezza della scelta terapeutica, favorendo il ricorso a soluzioni meno innovative e potenzialmente meno efficaci, con un conseguente aggravio di costi per il Servizio sanitario nazionale legato a una gestione non ottimale del paziente”. Le conseguenze possono essere rilevanti. “Questo non è solo un problema clinico, ma anche organizzativo ed economico: una presa in carico non ottimale può generare complicanze, accessi non programmati, ricoveri prolungati e quindi maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale”.
Il nodo dell’assistenza territoriale
Uno dei punti centrali emersi dal confronto riguarda la necessità di rafforzare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio. L’obiettivo è costruire percorsi capaci di accompagnare il paziente anche fuori dal centro specialistico, valorizzando il ruolo della medicina territoriale, dell’assistenza domiciliare e delle figure infermieristiche. “Nei percorsi oncoematologici più moderni il paziente e il caregiver non possono essere lasciati a una gestione informale, affidata solo alla buona volontà dei singoli professionisti o della famiglia”, osserva Annalisa Arcari, dirigente medico dell’Unità operativa complessa di Ematologia e Centro trapianti dell’Azienda Usl di Piacenza. Secondo Arcari, una figura chiave potrebbe essere quella del case manager infermieristico. “Può garantire educazione terapeutica, continuità assistenziale, monitoraggio dei sintomi e raccordo operativo tra centro ematologico, territorio e domicilio. È una funzione indispensabile soprattutto quando le cure si spostano fuori dall’ospedale e richiedono attenzione quotidiana, tempestività e capacità di orientarsi tra servizi diversi”.
Una presa in carico più vicina alle persone
Nel corso dei lavori che hanno portato alla stesura del policy paper è stato dato ampio spazio anche alla voce delle associazioni dei pazienti e dei caregiver, rappresentate da Giuseppe Gioffrè, presidente della sezione Udine-Gorizia e componente del Consiglio di amministrazione dell’Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma (AIL), e da Davide Petruzzelli, presidente dell’Associazione La Lampada di Aladino ETS. Dal confronto è emersa con forza la necessità di garantire maggiore equità nell’accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali sul territorio nazionale e di promuovere modelli di presa in carico sempre più integrati. Le nuove terapie stanno cambiando la prognosi dei tumori del sangue, ma affinchhé l’innovazione produca benefici concreti occorre ripensare l’organizzazione dell’assistenza. E in questo nuovo modello il caregiver non è più una figura accessoria, ma una componente essenziale del percorso di cura.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori del sangue negli anziani, al Senato focus sul ruolo del caregiver nei percorsi di cura Sanità33
Ricerca e cura
Tumori
10 Giugno 2026
Tumori del sangue negli anziani, al Senato focus sul ruolo del caregiver nei percorsi di cura Presentato il policy paper dedicato ai pazienti oncoematologici anziani: tra le proposte formazione, supporto psicologico e inserimento formale del caregiver nei PDTA
Le innovazioni terapeutiche stanno cambiando la gestione dei tumori del sangue, in particolare nei pazienti anziani, ma per trasformare i progressi clinici in benefici concreti è necessario rafforzare i modelli organizzativi e assistenziali. Se n’è discusso nel corso del convegno "Tumori del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver", ospitato nella Sala Zuccari del Senato della Repubblica su iniziativa del senatore Guido Quintino Liris. L’incontro è stata l’occasione per presentare il policy paper "Tumori del sangue nel paziente anziano: percorsi di cura e ruolo del caregiver", documento che individua alcune priorità per migliorare la presa in carico dei pazienti oncoematologici anziani. Tra le proposte figurano percorsi strutturati di formazione e sostegno per i caregiver, un accesso più sistematico al supporto psicologico per pazienti e familiari, l'inserimento formale del caregiver nei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (Pdta) ematologici e il rafforzamento dell'assistenza territoriale e domiciliare attraverso una maggiore integrazione tra ospedale, territorio e medicina generale.
"L'innovazione terapeutica nei tumori del sangue offre una grande possibilità sia per i pazienti anziani sia per il Servizio sanitario nazionale, ma comporta anche una significativa responsabilità organizzativa", ha dichiarato il senatore Guido Quintino Liris. "Dobbiamo sviluppare percorsi che accompagnino il paziente nella vita quotidiana, rafforzando l'integrazione tra ospedale, territorio e domicilio. È prioritario riconoscere, formare e sostenere il caregiver, poiché la sua presenza è spesso determinante per garantire l'accesso alle terapie più innovative". Secondo il documento, l'invecchiamento della popolazione rende leucemie e linfomi una sfida sempre più rilevante per il Servizio sanitario nazionale. Negli ultimi anni l'oncoematologia ha registrato una rapida evoluzione grazie all'arrivo di terapie cellulari CAR-T, anticorpi bispecifici e farmaci target orali, anche in formulazioni chemio-free. Trattamenti che consentono una maggiore personalizzazione delle cure e che, sempre più spesso, vengono gestiti in day hospital, day service o direttamente al domicilio del paziente. In questo scenario assume un ruolo centrale il caregiver, chiamato non solo ad accompagnare il paziente alle visite ma anche a supportarlo nella gestione delle terapie, nel monitoraggio dei sintomi e nella comunicazione con i clinici. "Nei percorsi oncoematologici più moderni il paziente e il caregiver non possono essere lasciati a una gestione informale, affidata solo alla buona volontà dei singoli professionisti o della famiglia", ha spiegato Annalisa Arcari, dirigente medico dell'Uoc Ematologia e Centro trapianti dell'Azienda Usl di Piacenza. "Una figura chiave in questo contesto può diventare il case manager infermieristico per garantire educazione terapeutica, continuità assistenziale, monitoraggio dei sintomi e raccordo operativo tra centro ematologico, territorio e domicilio. È una funzione indispensabile soprattutto quando le cure si spostano fuori dall'ospedale".
"Oggi possiamo offrire possibilità di trattamento che fino a poco tempo fa erano impensabili per pazienti anziani o fragili, che in passato venivano spesso accompagnati soprattutto con terapie di supporto", ha sottolineato Massimo Breccia, professore associato di Ematologia all'Università Sapienza di Roma. "Ma l'innovazione diventa beneficio reale solo se il paziente è inserito in un percorso sostenibile. Accessi frequenti al centro, corretta assunzione dei farmaci, monitoraggio degli effetti collaterali e comunicazione tempestiva con i clinici richiedono spesso il coinvolgimento attivo di un caregiver". Anche per Roberto Marasca, professore associato di Ematologia all'Università di Modena e Reggio Emilia, il supporto del caregiver rappresenta un elemento strategico non solo sul piano clinico ma anche su quello organizzativo. "L'assenza di un adeguato supporto del caregiver può compromettere l'appropriatezza della scelta terapeutica, favorendo il ricorso a soluzioni meno innovative e potenzialmente meno efficaci", ha osservato. "Una presa in carico non ottimale può generare complicanze, accessi non programmati, ricoveri prolungati e quindi maggiori costi per il Servizio sanitario nazionale". Al dibattito hanno partecipato anche i rappresentanti delle associazioni dei pazienti e dei caregiver, che hanno evidenziato la necessità di garantire maggiore equità nell'accesso ai percorsi diagnostici, terapeutici e assistenziali su tutto il territorio nazionale, promuovendo modelli di presa in carico sempre più integrati e vicini ai bisogni delle persone.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Dall’Unical una possibile nuova cura contro il melanoma · CosenzaChannel.it Cosenza Channel
L’importante novità arriva dalla collaborazione fra il dottore Giuseppe Barbarossa e il dipartimento di Farmacia dell’Ateneo di Arcavacata con la collaborazione economica della BCC che ha finanziato il progetto
Il male del secolo potrebbe avere un nuovo avversario che arriva dalla Calabria. La lotta al cancro si avvale di una possibile nuova scoperta la cui applicazione, se confermata, potrebbe avere del clamoroso. A permetterlo, una sinergia fra il dottor Giuseppe Barbarossa, il dipartimento di Farmacia dell’Università della Calabria e la BCC Mediocrati. Un medico, tre docenti, un direttore di dipartimento e un presidente di banca, e un solo obiettivo: far sì che il melanoma, cioè il tumore della pelle, possa avere una nuova cura meno invasiva e più efficace rispetto a quelle conosciute finora.
Il meccanismo è complesso da sviluppare ma non da capire: colpire, tramite l'utilizzo di nanoparticelle composte da sostanze naturali capaci di combattere il tumore, le cellule del cancro in modo diretto. Fin qui, tutto piuttosto semplice. Ma è il metodo di cura che diverrebbe innovativo: riuscire ad abbattere la malattia in modo diretto, senza dispersione del farmaco, tramite un gel all’interno del quale sono presenti le nanoparticelle, grazie al lavoro degli ultrasuoni. Spiegato semplicemente: l’applicazione del farmaco sarebbe pressocché identica a quella di un’ecografia, ma all’interno del gel ci sono le nanoparticelle necessarie ad abbattere il tumore. In questo modo, il cancro non riesce a sviluppare farmacoresistenza perché attaccato in modo più pesante rispetto agli altri metodi di cura. Si tratta di una vera e propria rivoluzione.
Da Barbarossa la scoperta, dall’Unical lo sviluppo
La scoperta è arrivata dal primo degli attori protagonisti, il dottore Giuseppe Barbarossa, specialista in radiodiagnostica all’ASP di Cosenza. «Essendo il melanoma un tumore superficiale – spiega – il nostro obiettivo è quello di fare una terapia selettiva». Barbarossa entra poi nello specifico e aggiunge: «Si tratta di andare a portare selettivamente il farmaco all’interno del melanoma o delle cicatrici, nelle quali potrebbero esserci ancora delle cellule presenti nonostante l’intervento chirurgico, e cercare quindi di portare a zero il rischio della recidiva». E questa è la scoperta: la possibilità di non avere dispersione, non attaccare in modo sistemico il paziente con il farmaco antitumorale ma andare direttamente a colpire esclusivamente le cellule maligne.
Dalla scoperta si è passati poi allo sviluppo del farmaco e al deposito del brevetto, arrivato grazie alla sinergia fra il dipartimento di farmacia dell’Unical e la BCC Mediocrati. Tre i docenti di Arcavacata che, in particolare, hanno lavorato al progetto. Si tratta di Roberta Cassano, Rocco Malivindi e Sonia Trombino tutti e tre facenti parte del DFSSN.
Il lavoro fra le aule e i laboratori del Polifunzionale di Arcavacata
E fra i laboratori del Polifunzionale Unical i tre docenti ci accolgono e ci spiegano quali siano stati i processi di studio e di sperimentazione portati avanti: «L’intuizione del dottor Barbarossa – ci dice la professoressa Cassano – ha permesso di individuare questo nuovo metodo di trasporto che abbiamo realizzato totalmente nei nostri laboratori di ricerca. La piattaforma è costituita da nanoparticelle ottenute da molecole di origine naturale, opportunamente funzionalizzate con specifici ligandi in grado di riconoscere recettori sovraespressi sulle cellule di melanoma metastatico».
Un discorso molto tecnico, ma Cassano semplifica subito: «Questo sistema è progettato per trasportare il principio attivo e rilasciarlo in modo selettivo e controllato a livello delle cellule tumorali, riducendo l'esposizione dei tessuti sani e, di conseguenza, i possibili effetti collaterali del trattamento».
Ed è questa la grande innovazione che arriva da Arcavacata, che si avvale della possibilità di utilizzare gli ultrasuoni «i quali – conclude la docente – inducono fenomeni di cavitazione, con la formazione di microbolle e un incremento locale della temperatura. Questi effetti fisici modificano temporaneamente la struttura delle nanoparticelle, favorendo il rilascio controllato del farmaco direttamente nel sito tumorale e aumentando l'efficacia del trattamento».
Dalle nanoparticelle al nanogel, la sperimentazione in vitro dà ottimi risultati
A spiegare ulteriormente la scoperta è Rocco Malivindi: «Il melanoma è uno dei tumori che ha maggiore farmacoresistenza e noi abbiamo effettuato sperimentazioni, in vitro, proprio su linee di melanoma. Tramite il nanogel – aggiunge – è stato fatto un upgrade: siamo andati ad aumentare la quantità di principio attivo veicolata alle cellule tumorali per superare la farmacoresistenza e massimizzare l’efficacia terapeutica del trattamento».
Non solo, perché le particelle inserite nel gel, oltre a trasportare e rilasciare il farmaco in maniera efficace, conservano, grazie alla loro origine da prodotti naturali, una spiccata capacità di ridurre i processi infiammatori presenti sia all’interno che all’esterno della massa tumorale. «Quindi – prosegue Malivindi – le nanoparticelle non solo hanno un effetto chemioterapico, ma sono anche in grado di interferire con il microambiente tumorale, che è fortemente infiammato, contribuendo a contrastare quei meccanismi che favoriscono la progressione della malattia e la resistenza ai trattamenti».
La professoressa Sonia Trombino ci tiene tuttavia a specificare che, nonostante i risultati in vitro siano più che positivi, la sfida successiva riguarda la sperimentazione clinica: «Queste nanoparticelle devono essere somministrate all’uomo. Per questo abbiamo pensato di inserirle in un gel da applicare sulla cute che, come proposto dal dottor Barbarossa, possa agire in modo sito-specifico grazie all'azione degli ultrasuoni». Del melanoma, infatti, spesso vediamo solo la punta dell’iceberg, mentre sotto la pelle si nasconde una realtà ben più devastante di un semplice neo: «È proprio lì che vogliamo arrivare – conclude Trombino – sfruttando la sinergia tra le nanoparticelle e gli ultrasuoni che, attraverso il gel, spingono il farmaco il più in profondità possibile».
Grande orgoglio per il direttore del dipartimento, Vincenzo Pezzi, che ci tiene a ringraziare il sesto (non in ordine di importanza, ovviamente) attore principale di questa grande scoperta, ovverosia la BCC Mediocrati e il presidente Nicola Paldino: «Noi stiamo cercando di creare un ambiente basato sull’innovazione che permetta ai nostri ricercatori di portare in campo scoperte importanti. Come obiettivo abbiamo la salute del paziente e per questo collaboriamo con le istituzioni e con i privati come, in questo caso, la BCC Mediocrati, che ha finanziato il progetto di ricerca con 30mila euro». Una sinergia totale per una scoperta che potrebbe rivoluzionare la cura del melanoma.