Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
70.7/100
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A
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Criteri Critici
Tumore al pancreas: nuova cura raddoppia la sopravvivenza Controcampus
La ricerca medica contro il tumore al pancreas ha recentemente segnato un progresso significativo durante il congresso dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago.
Gli esperti mondiali hanno accolto con estrema partecipazione i dati clinici relativi a un nuovo principio attivo, il Daraxonsasib, capace di modificare radicalmente le prospettive terapeutiche.
Questo farmaco rappresenta un cambiamento concreto rispetto alla chemioterapia tradizionale, l’unica opzione disponibile negli ultimi vent’anni per contrastare questa patologia. I risultati presentati indicano un raddoppio della sopravvivenza per i pazienti in fase metastatica, offrendo una nuova possibilità di cura dove in precedenza esistevano limiti terapeutici molto severi.
La comunità scientifica ha reagito con entusiasmo, consapevole della portata di questi dati in un ambito oncologico caratterizzato da una prognosi storicamente infausta. Si tratta di un passo avanti atteso da decenni, che si distingue per l’efficacia dimostrata nei trial clinici e per una tollerabilità decisamente superiore rispetto ai protocolli standard.
La notizia è stata commentata anche dal professor Michele Milella, direttore dell’Oncologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona. La sua testimonianza sottolinea l’importanza di questo traguardo, pur mantenendo uno sguardo lucido sulle sfide future legate all’accessibilità del farmaco, che dovrà essere rapidamente autorizzato per raggiungere tutti i malati che ne necessitano.
Un nuovo approccio terapeutico per la sopravvivenza con tumore al pancreas
Il Daraxonsasib non rappresenta una guarigione definitiva, ma introduce una dinamica inedita nella gestione della malattia avanzata. I dati mostrano un incremento della sopravvivenza media che passa da 6,6 mesi a 13,2 mesi, un risultato che conferma l’efficacia del trattamento rispetto alle terapie chemioterapiche utilizzate finora nella pratica clinica quotidiana.
La somministrazione avviene tramite una compressa giornaliera, una modalità che garantisce una qualità di vita decisamente migliore rispetto ai trattamenti invasivi. Questa semplicità d’uso, unita a una tossicità ridotta, permette ai pazienti di affrontare il percorso di cura con un carico fisico meno gravoso, un elemento fondamentale per chi combatte patologie complesse.
È necessario accelerare i tempi burocratici per l’immissione in commercio, affinché questa risorsa diventi disponibile per i pazienti nel minor tempo possibile. La velocità di progressione del tumore al pancreas impone una risposta tempestiva da parte degli enti regolatori e delle aziende farmaceutiche, per evitare che il ritardo burocratico limiti l’accesso.
Il professor Milella evidenzia come questo farmaco possa aprire prospettive favorevoli anche per i pazienti con diagnosi meno avanzate, dove l’efficacia potrebbe risultare ancora più marcata. La comunità oncologica è chiamata a collaborare per trasformare questi risultati sperimentali in una prassi consolidata, garantendo supporto e continuità assistenziale a chi lotta ogni giorno.
L’impegno clinico nel contesto italiano
L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona si conferma un punto di riferimento internazionale per la cura di questa patologia. Con oltre 400 interventi chirurgici eseguiti annualmente e la presa in carico di 300 pazienti in fase avanzata, il centro veronese rappresenta un’eccellenza che integra ricerca e assistenza clinica di alto profilo.
L’attività del reparto è intensa, con circa 10.000 visite ambulatoriali e 1.000 prestazioni in day hospital ogni anno, attirando un’utenza proveniente per l’80% da fuori regione. Questa mole di lavoro testimonia la fiducia dei pazienti verso strutture specializzate, capaci di offrire percorsi terapeutici avanzati e un monitoraggio costante della malattia oncologica.
Pur non avendo partecipato direttamente allo studio presentato a Chicago, il centro veronese ha collaborato inviando alcuni pazienti presso le strutture milanesi coinvolte nella sperimentazione. Questo spirito di cooperazione tra centri di eccellenza è essenziale per garantire ai malati l’opportunità di accedere a protocolli innovativi, anche quando non direttamente disponibili localmente.
Prospettive umane e sfide future
La riflessione del professor Milella tocca anche la dimensione umana del lavoro oncologico, spesso segnata da momenti di profonda commozione. Guardare i grafici presentati a Chicago ha riportato alla mente i volti di molti pazienti seguiti al Policlinico, inclusi coloro che purtroppo non hanno potuto beneficiare di questa nuova opzione terapeutica in tempo.
Il dolore per i pazienti persi si accompagna alla speranza per chi sta affrontando la malattia oggi. La consapevolezza che esistano nuove armi efficaci offre conforto ai medici, che vedono finalmente la possibilità di offrire un supporto concreto a chi finora ha dovuto combattere con strumenti limitati e prognosi spesso severe.
Tra i pazienti seguiti dal reparto vi sono anche persone molto giovani. Il professor Milella ricorda, in particolare, una ragazza di soli 25 anni accolta in reparto poco prima della partenza per il congresso americano. Questi incontri rendono ancora più urgente la necessità di rendere accessibile il farmaco il prima possibile.
La sfida dei prossimi due anni sarà proprio quella di superare gli ostacoli per la commercializzazione del Daraxonsasib. La comunità scientifica deve restare unita nel sollecitare le istituzioni, affinché il processo autorizzativo non rallenti l’arrivo di questa terapia che può cambiare radicalmente la gestione clinica di questa specifica neoplasia solida.
In conclusione, il progresso presentato a Chicago rappresenta un segnale positivo per il futuro dell’oncologia. Sebbene il cammino verso la guarigione sia ancora lungo, la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche efficaci segna un punto di svolta, riaccendendo la fiducia dei pazienti e dei professionisti impegnati quotidianamente nella lotta contro il cancro.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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AIFA approva sette nuove indicazioni rimborsate. Quattro riguardano l'oncologia Doctor33
Il Consiglio di Amministrazione dell'AIFA, nella seduta del 9 giugno 2026, ha approvato la rimborsabilità di 7 estensioni di indicazioni terapeutiche. Quattro riguardano farmaci in ambito oncologico; le restanti tre interessano gastroenterologia e profilassi infettivologica. Il provvedimento più rilevante riguarda blinatumomab, anticorpo monoclonale bispecifico anti-CD19/CD3 che recluta il sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Sono tre le estensioni approvate, tutte nella leucemia linfoblastica acuta (LLA) da precursori delle cellule B, il tumore più frequente in età pediatrica. La prima estensione riguarda la popolazione adulta: blinatumomab sarà rimborsato come parte della terapia di consolidamento nei pazienti adulti con LLA da precursori delle cellule B di nuova diagnosi, CD19-positiva, Philadelphia-negativa e MRD-negativa dopo la fase di induzione. Le due estensioni pediatriche rimodulano verso il basso il limite inferiore di eleggibilità da 1 anno a 1 mese di vita, ampliando significativamente la platea dei pazienti trattabili: blinatumomab sarà rimborsato in monoterapia nei pazienti pediatrici di età pari o superiore a 1 mese con LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria, CD19-positiva, Philadelphia-negativa, dopo almeno due precedenti linee terapeutiche o in recidiva post-trapianto allogenico; e nei pazienti pediatrici di età pari o superiore a 1 mese con LLA da precursori delle cellule B in prima recidiva ad alto rischio, CD19-positiva, Philadelphia-negativa, come parte della terapia di consolidamento. Sempre in ambito emato-oncologico è stata anche approvata la rimborsabilità di ibrutinib in un nuovo schema terapeutico per pazienti adulti con linfoma mantellare non pretrattato, idonei al trapianto autologo di cellule staminali: ibrutinib in associazione con R-CHOP, alternato con R-DHAP (o R-DHAOx) senza ibrutinib, seguito da ibrutinib in monoterapia. In area gastroenterologica, il CdA ha approvato la rimborsabilità di mirikizumab (Omvoh), già rimborsato per la colite ulcerosa, per il trattamento della malattia di Crohn attiva da moderata a grave in pazienti con risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia convenzionale o biologica. È stata approvata anche la rimborsabilità di risankizumab (Skyrizi) per la colite ulcerosa attiva da moderata a severa in pazienti con risposta inadeguata o intolleranza alla terapia convenzionale o biologica. Infine, le immunoglobuline umane normali (Flebogamma Dif) sono state approvate per la profilassi pre- e post-esposizione al morbillo in adulti, bambini e adolescenti nei quali l'immunizzazione attiva è controindicata o non indicata. Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
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Criteri Critici
Per la prima volta nell’uomo una terapia che prova a invertire l’invecchiamento cellulare Pharmaretail
Life Biosciences, una società biotecnologica americana fondata dal professor David Sinclair della Harvard Medical School, ha annunciato il 9 giugno 2026 di aver trattato il primo paziente con ER-100, una terapia genica sperimentale per le neuropatie ottiche. È la prima volta nella storia che una terapia basata sulla riprogrammazione epigenetica parziale viene somministrata a un essere umano. La notizia è rimbalzata sui principali quotidiani del mondo, perché anche se la malattia trattata è il glaucoma, la posta in gioco è più grande. La vera domanda a cui questo studio prova a rispondere è se l’invecchiamento cellulare — inteso non come danno irreversibile ma come perdita di informazione biologica — possa essere invertito nell’uomo. «La nostra ricerca suggerisce che l’invecchiamento sia guidato in larga parte dalla perdita di informazione epigenetica, non da un danno irreversibile», ha dichiarato Sinclair. «Questo studio clinico rappresenta la prima opportunità di verificare se ripristinare quella informazione possa modificare il decorso delle malattie umane.»
ER-100 non agisce sui sintomi né sui fattori di rischio: interviene sull’epigenoma delle cellule danneggiate dall’invecchiamento, cercando di ripristinarne la funzione attraverso l’attivazione controllata di tre fattori genetici. Le cellule vengono istruite a comportarsi come se fossero più giovani, senza che la loro identità venga alterata.
Il percorso che ha portato a questo annuncio è lungo. Nel 2020 il gruppo di Sinclair ha pubblicato su Nature uno studio che, nei topi, ha dimostrato la possibilità di invertire il danno al nervo ottico con questo approccio. Hanno seguito anni di sperimentazione su animali e primati non umani, e il 28 gennaio 2026 la FDA ha autorizzato l’avvio della sperimentazione clinica.
Lo studio di Fase 1 valuta sicurezza e tollerabilità del trattamento in pazienti con glaucoma ad angolo aperto e con neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), condizione che può causare perdita improvvisa della vista e per la quale non esistono oggi terapie approvate. Life Biosciences non è la sola a lavorare in questo campo — Altos Labs, NewLimit e Retro Biosciences stanno percorrendo direzioni simili con investimenti ingenti — ma è la prima ad aver raggiunto la sperimentazione clinica.
I risultati preliminari sono attesi entro fine 2026 o inizio 2027. Se l’approccio si confermasse valido anche nell’uomo, aprirebbe una direzione di ricerca radicalmente nuova per molte patologie croniche legate all’invecchiamento che oggi vengono affrontate principalmente sul piano sintomatico.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Tumore al colon-retto, prevenzione più semplice: da oggi il kit per lo screening si ritira in farmacia Il Giunco.net
GROSSETO – La nuova modalità dello screening per il tumore del colon-retto arriva nel territorio dell’Asl Toscana sud est. A partire da oggi, mercoledì 10 giugno, i cittadini residenti nelle province di Arezzo, Grosseto e Siena potranno ritirare e riconsegnare il kit per il test del sangue occulto direttamente nella rete delle farmacie pubbliche e private aderenti.
Questo nuovo servizio nasce dal protocollo d’intesa regionale, siglato con la necessità di rendere la prevenzione un gesto semplice e accessibile a tutti, eliminando i disagi legati al numero limitato di sedi aziendali e agli orari di consegna finora disponibili. Grazie alla capillarità e all’ampio orario di apertura delle farmacie di prossimità, l’obiettivo è aumentare sensibilmente la percentuale di adesione a uno screening fondamentale per la salute.
Come funziona: tre passi per salvare una vita
Il programma è rivolto a tutta la popolazione (uomini e donne) di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Il percorso si articola in tre semplici passaggi, completamente gratuiti:
1. L’invito a casa: i cittadini riceveranno per posta una lettera di invito, inviata in collaborazione con Ispro, con un QR Code che rimanda al sito di Regione Toscana per consultare l’elenco aggiornato delle farmacie aderenti.
2. Il ritiro del kit: Presentando la lettera e il proprio codice fiscale in una delle farmacie aderenti, sarà possibile ritirare gratuitamente la provetta per il test. Il farmacista si occuperà di fornire il materiale e tutte le istruzioni necessarie.
3. Il test a casa e la riconsegna: Il test consiste nella raccolta a domicilio di un piccolo campione di feci. Una volta eseguito, il campione andrà riconsegnato in farmacia esclusivamente nei giorni dal lunedì al giovedì. È possibile riconsegnare il test anche in una farmacia diversa da quella del ritiro.
Nel caso in cui il test dovesse risultare positivo (evento che si verifica in circa il 5% dei casi), il sistema sanitario contatterà direttamente il cittadino per programmare, sempre gratuitamente, una colonscopia di approfondimento.
I cittadini che riceveranno la lettera di invito potranno trovare le istruzioni, l’illustrazione del materiale e l’elenco delle farmacie aderenti direttamente sul sito web aziendale, alla pagina: https://www.uslsudest.toscana.it/percorsi-assistenziali/screening. Per ulteriori informazioni sul programma di screening e sull’assistenza, restano attivi anche i canali informativi regionali dedicati.
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Criteri Critici
Tumore prostata: nuovo screening evita 63% biopsie inutili sanitainformazione.it
In Italia il tumore della prostata resta la neoplasia più frequente tra gli uomini, con circa 41 mila nuovi casi ogni anno, ma non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato come per altri tumori. In Piemonte uno studio pilota su oltre 11 mila uomini sta testando un modello di diagnosi precoce che punta a cambiare approccio: meno biopsie inutili, maggiore precisione clinica e una selezione più accurata dei pazienti davvero a rischio. I dati preliminari mostrano una riduzione del 63% delle procedure invasive evitabili, con possibili ricadute importanti per pazienti e sistema sanitario.
Screening integrato tra PSA, risonanza e rischio individuale
Il progetto ha coinvolto uomini tra i 55 e i 65 anni residenti nell’ASL TO5, invitati al test del PSA nell’ambito di un percorso strutturato di prevenzione. In caso di valori superiori alla soglia di riferimento, il sistema non prevede il passaggio diretto alla biopsia, ma un approfondimento combinato che integra risonanza magnetica multiparametrica e strumenti di calcolo del rischio personalizzato, con l’obiettivo di distinguere in modo più accurato tra situazioni a basso rischio e sospetti clinicamente rilevanti.
Meno biopsie, diagnosi più mirate
Tra oltre 11 mila uomini invitati allo screening, i primi risultati raccolti tra febbraio 2025 e marzo 2026 mostrano che su 146 partecipanti che hanno completato l’intero percorso diagnostico il 63% è stato indirizzato a semplice follow-up, evitando biopsie che sarebbero state verosimilmente eseguite con i protocolli basati esclusivamente sul PSA. Il dato segnala un aumento dell’appropriatezza clinica e una riduzione significativa di procedure invasive potenzialmente evitabili.
Impatto diretto per pazienti e sistema sanitario
La riduzione delle biopsie non necessarie ha effetti immediati sulla qualità dell’assistenza: meno ansia per i pazienti, minori rischi legati alle procedure invasive e percorsi diagnostici più razionali. Sul piano organizzativo, il modello consente anche un utilizzo più efficiente delle risorse del Servizio sanitario nazionale, concentrando tempi, strutture e competenze sui casi con reale sospetto di malattia significativa.
Verso uno screening organizzato del tumore della prostata
Il progetto rappresenta un possibile primo passo verso l’introduzione di un programma di screening strutturato per il tumore della prostata, oggi assente in Italia. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze territoriali, garantire maggiore uniformità nei percorsi diagnostici e offrire ai cittadini un accesso più equo alla prevenzione oncologica, sul modello degli screening già attivi per altri tumori.
Tecnologie e futuro della diagnosi precoce
Il modello integra già strumenti avanzati come risonanza magnetica e calcolatori di rischio, ma guarda a un’ulteriore evoluzione con l’uso di intelligenza artificiale e sistemi robotici. L’obiettivo è aumentare ulteriormente la precisione diagnostica, ridurre il rischio di sovradiagnosi e limitare trattamenti non necessari, avvicinando la diagnosi a un approccio sempre più personalizzato.
Un’esperienza che entra nel contesto europeo
Il progetto piemontese è entrato nel consorzio europeo Praise-U+, ottenendo un finanziamento della Commissione europea per proseguire la ricerca e consolidare il modello di screening, con l’obiettivo di valutarne l’estendibilità ad altri contesti sanitari europei.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
L’AI vede il tumore al seno fino a 6 anni prima. “Straordinario, ma no a sovratrattamenti”. I rischi dell’eccesso diagnostico Quotidiano Nazionale
Roma, 10 giugno 2026 – L’intelligenza artificiale potrebbe riconoscere nelle mammografie segnali precoci di tumore al seno fino a sei anni prima della diagnosi clinica. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Radiology, coordinato da Fredrik Strand del Karolinska University Hospital di Stoccolma insieme a un gruppo di ricercatori svedesi, nell’ambito del database VAI-B dedicato all’imaging mammario. In una parte dei casi, le immagini archiviate contenevano già alterazioni minime che i sistemi di intelligenza artificiale erano in grado di associare al successivo sviluppo della malattia. Da qui si apre un ventaglio di domande: se una macchina riesce a vedere prima, come si trasforma questa informazione in una scelta utile per la donna? Più controlli? Screening personalizzati? Maggiore sorveglianza? Oppure il rischio di trovare lesioni che non sarebbero mai diventate pericolose? A mettere in prospettiva i risultati, per QN, è il dottor Marcello Orsi, medico radiologo responsabile dell’Imaging senologico ed ecografia all’Ospedale Fatebenefratelli. "Questo articolo tocca un punto di svolta straordinario e, per molti versi, sconvolgente. L'idea che un algoritmo possa scorgere tra le trame di una mammografia i segni premonitori di un tumore al seno fino a sei anni prima rispetto alla diagnosi clinica tradizionale non è solo un passo avanti tecnologico: è un cambio di paradigma. Ci proietta in un futuro in cui la medicina non insegue più la malattia, ma la anticipa."
Lo studio svedese
I ricercatori hanno analizzato 88.963 mammografie effettuate su 31.394 donne nell’arco di dieci anni, tra il 2008 e il 2019, all’interno del programma nazionale svedese di screening mammografico. In Svezia le donne tra i 40 e i 74 anni vengono invitate a sottoporsi a mammografia ogni due anni e le immagini sono tradizionalmente valutate da due radiologi indipendenti. Il gruppo di Strand ha applicato retrospettivamente tre sistemi commerciali di AI-CAD, cioè intelligenza artificiale utilizzata come supporto alla lettura delle mammografie, alle immagini già archiviate. L’obiettivo era capire se, anni prima della diagnosi, fossero presenti segnali che l’occhio umano non aveva rilevato o non aveva giudicato sufficientemente sospetti. Secondo i risultati, circa il 20 per cento dei tumori al seno mostrava segni mammografici che l’intelligenza artificiale riusciva a riconoscere mediamente sei anni prima della diagnosi ufficiale. A specificità del 90 per cento, i sistemi AI-CAD hanno individuato segnali associati al futuro tumore nel 19,7 per cento dei casi sei anni prima della diagnosi, nel 25,2 per cento quattro anni prima e nel 39,3 per cento due anni prima. I punteggi elaborati dai software erano più alti nelle donne che avrebbero poi ricevuto una diagnosi di tumore e più bassi in quelle che non lo hanno sviluppato.
L’utilizzo appropriato
Orsi invita alla prudenza: "Come spesso accade con le innovazioni di portata storica, la vera partita non si gioca nei congressi o nelle riviste scientifiche, ma nella complessa applicazione delle innovazioni nella realtà quotidiana dei nostri ospedali. La sfida del futuro è proprio questa: come tradurre una potenzialità tecnologica così dirompente in un beneficio concreto, sicuro e misurabile per la paziente?" Il cuore della questione è il rapporto tra diagnosi anticipata e rischio di eccesso diagnostico. L’intelligenza artificiale può aumentare la capacità di intercettare segnali iniziali, ma proprio questa sensibilità apre un problema nuovo: distinguere le alterazioni destinate a diventare tumori aggressivi da quelle che potrebbero restare silenziose per tutta la vita. L'esperto individua due rischi principali. “La comunità medica si troverà a dover gestire un delicatissimo equilibrio biologico ed etico, racchiuso in due rischi principali, già attuali, ma che l'introduzione di massa dell'IA potrebbe amplificare. L'overdiagnosi consiste nell'identificare tumori o lesioni piccolissime che, per la loro natura biologica indolente o a crescita lentissima, non avrebbero mai dato sintomi né avrebbero minacciato la vita della paziente nel corso della sua esistenza. In parole semplici: trovare qualcosa che sarebbe rimasto innocuo. Il sovratrattamento, la diretta conseguenza della sovradiagnosi. Nel dubbio e nel timore, una volta identificata un'anomalia, si interviene. Questo porta a sottoporre le donne a interventi chirurgici, biopsie, chemioterapie o radioterapie che dal punto di vista clinico non erano necessari, esponendole a stress psicologici enormi e a inutili effetti collaterali fisici. Se l'IA è in grado di vedere anomalie microscopiche sei anni prima, come faremo a distinguere con certezza quali di queste diventeranno carcinomi aggressivi e quali invece si sarebbero arrestate da sole?" Il futuro, quindi, non è una mammografia letta da una macchina al posto del medico. È più probabilmente un sistema integrato in cui l’AI aiuti a stratificare il rischio. Ma il giudizio finale potrebbe restare dentro una responsabilità clinica umana. Anche perché una mammografia non è solo un’immagine: è la storia di una paziente, la sua età, la densità mammaria, la familiarità, eventuali mutazioni genetiche, precedenti biopsie, sintomi, terapie, ansia, aspettative. "La risposta a questo, e ad altri, dilemmi definisce il ruolo della comunità scientifica nei prossimi anni. Il vero obiettivo delle nuove tecnologie non deve essere la ricerca del punteggio di predizione perfetto o la digitalizzazione esasperata fine a se stessa. La tecnologia deve rimanere un mezzo, mai il fine." Per Orsi, il passaggio decisivo sarà organizzativo oltre che tecnologico. "Il focus etico e clinico dovrà rimanere saldamente ancorato al benessere della paziente e della società. Questo significa che lo sviluppo dell'IA applicata alla medicina dovrà essere accompagnato da linee guida rigorose, dalla formazione dei radiologi (che restano i custodi dell'atto medico) e, soprattutto, da una comunicazione trasparente con le donne. Il tutto affidato a TEAM multidisciplinari che operano nelle Breast Unit, come la nostra, dove tutti gli elementi diagnostici e le scelte terapeutiche vengono ponderate dai vari professionisti con il fine ultimo di generare Salute."
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Rafforzare l'informazione e sensibilizzare la cittadinanza rispetto all'importanza della prevenzione è l'obiettivo del progetto 'Benessere donna in movimento', promosso dall'Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno (ALTS), presentato oggi nella sede de...…
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Criteri Critici
Cellule ringiovanite? Azienda USA testa terapia genica pionieristica Euronews
Per la prima volta un essere umano ha ricevuto un trattamento pensato per invertire l’invecchiamento cellulare.
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Gli scienziati di Life Biosciences, azienda biotecnologica statunitense con sede a Boston, hanno sviluppato una terapia genica mirata a ripristinare le cellule vecchie o danneggiate nei pazienti.
La terapia, nota come ER-100 (AAV2-OSK), punta a trattare patologie caratterizzate da danni al nervo ottico, note come neuropatie ottiche.
Utilizza i cosiddetti fattori OSK, tre proteine — Oct4, Sox2 e Klf4 — per effettuare una riprogrammazione epigenetica parziale, azzerare l’età biologica delle cellule e ripristinarne la funzione.
Dopo i test su roditori e primati, l’azienda ha annunciato che il primo paziente ha ricevuto il trattamento.
“Questo è il primo candidato a terapia di ripristino epigenetico mai approvato per studi clinici e, se avrà successo, il trattamento con ER-100 segnerà la prima volta in cui le cellule saranno state ringiovanite negli esseri umani”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato.
Come funziona la terapia?
Le tre proteine utilizzate nella terapia genica OSK agiscono come un pulsante di reset sulle cellule, riportandole a uno stato più giovane.
La sequenza del DNA di una persona resta in gran parte stabile per tutta la vita, anche se il corpo invecchia. Il codice epigenetico, che controlla quali geni sono attivati o disattivati, invece cambia nel tempo.
Queste modifiche possono derivare da fattori legati allo stile di vita, come fumo o consumo di alcol, dall’invecchiamento, da malattie o traumi, e possono portare a conseguenze dannose, tra cui tumori o disturbi neurologici.
La terapia di Life Biosciences prende di mira questi cambiamenti fornendo direttamente un set di istruzioni genetiche: le tre proteine OSK funzionano come un interruttore di accensione per le cellule bersaglio e azzerano le alterazioni dannose accumulate nel tempo.
Questo approccio è già stato utilizzato in biologia per riportare cellule ordinarie allo stadio di cellule staminali, una scoperta che è valsa a Sir John B. Gurdon e Shinya Yamanaka il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 2012.
Quali patologie prende di mira?
La terapia è entrata ora nella prima fase di sperimentazione clinica, in cui gli scienziati valutano se sia sicura per l’uomo.
“Questo è un momento importante per Life Bio e per il campo della biologia dell’invecchiamento”, ha dichiarato David Sinclair, cofondatore di Life Biosciences e professore di genetica alla Harvard Medical School.
“Le nostre ricerche indicano che l’invecchiamento è in gran parte guidato dalla perdita di informazioni epigenetiche, più che da danni irreversibili. Questo studio clinico rappresenta la prima occasione per verificare se il ripristino di tali informazioni possa attenuare le malattie umane”.
Lo studio di Fase 1, il primo condotto sull’uomo, arruolerà persone affette da glaucoma ad angolo aperto (OAG) e da neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), due gravi malattie oculari che provocano perdita della vista.
Il glaucoma ad angolo aperto è una malattia cronica e progressiva dell’occhio in cui il sistema di drenaggio si ostruisce, causando accumulo di liquido e aumento della pressione oculare. La perdita della vista in genere inizia con sottili cambiamenti nella visione periferica e avanza lentamente nel tempo.
La NAION viene spesso descritta come una sorta di mini-ictus del nervo ottico. È una condizione improvvisa causata da una riduzione del flusso sanguigno nella parte posteriore dell’occhio. La perdita della vista si manifesta di solito rapidamente, è spesso notata al risveglio e di norma interessa un solo occhio.
Quali sono i prossimi passi?
Oltre a ER-100, Life Biosciences ha dichiarato di essere al lavoro su applicazioni per molteplici indicazioni e diversi organi, a conferma dell’ampio potenziale terapeutico. L’azienda sta già testando una seconda terapia per le malattie del fegato e lavora per estendere il proprio approccio di “reset” cellulare ad altri organi del corpo.
Life Biosciences non è l’unica azienda a esplorare i cosiddetti fattori di Yamanaka per prolungare l’aspettativa di vita, invertire l’invecchiamento o trattare alcune malattie.
Sebbene per queste terapie non sia stata ancora approvata alcuna applicazione clinica, l’interesse e gli investimenti nel settore sono in crescita.
Retro Biosciences, azienda statunitense sostenuta da Sam Altman di OpenAI, lavora con una missione chiara: aggiungere dieci anni di vita in buona salute alla durata media della vita umana sviluppando terapie che invertano le malattie legate all’età.
La società di biotecnologie Shift Bioscience, con sede a Cambridge, nel Regno Unito, utilizza lo stesso meccanismo OSK per colpire la causa alla base delle malattie legate all’invecchiamento.
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Tumore al pancreas, la nuova molecola che raddoppia la sopravvivenza TecnoAndroid
Una nuova scoperta riguarderebbe il tanto temuto tumore al pancreas. Si tratta di una molecola che ha mostrato dati capaci di far alzare in piedi una platea di oncologi, e non è un’esagerazione. Al congresso ASCO 2026 di Chicago è stato presentato qualcosa che, numeri alla mano, potrebbe cambiare l’approccio a una delle forme di cancro più difficili da affrontare. Si parla di un farmaco che raddoppia la sopravvivenza, e quando si tratta di adenocarcinoma pancreatico metastatico, anche un piccolo passo avanti pesa parecchio.
Cosa è stato presentato al congresso ASCO 2026
Il punto di partenza è un dato che fa impressione: il tasso di sopravvivenza a cinque anni per l’adenocarcinoma pancreatico metastatico resta inchiodato intorno al 3%. Una percentuale bassissima, che da anni non si muove e che racconta meglio di tante parole quanto questa malattia sia spietata.
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In questo scenario è arrivato Brian Wolpin, oncologo del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, che ha presentato all’auditorium dell’American Society of Clinical Oncology i risultati del trial clinico di fase III RASolute 302. Dati pubblicati nello stesso momento sul New England Journal of Medicine, il che dà subito l’idea di quanto la comunità scientifica stia prendendo sul serio la cosa.
L’effetto sulla sala è stato evidente. Non capita spesso che una presentazione scientifica riesca a scuotere così tanto chi è abituato a leggere studi e statistiche tutti i giorni. Eppure i numeri legati a questa nuova molecola hanno avuto proprio questo impatto, perché in un campo dove i progressi arrivano col contagocce, raddoppiare la sopravvivenza è un risultato che fa rumore.
Perché questi dati contano davvero
Per capire la portata della scoperta serve tenere a mente il contesto. L’adenocarcinoma pancreatico metastatico è una delle forme tumorali con la prognosi peggiore in assoluto. Le opzioni terapeutiche sono limitate e i margini di miglioramento, fino a oggi, erano stati minimi. Ecco perché parlare di una molecola in grado di cambiare le regole del gioco non è solo un titolo a effetto.
Il trial RASolute 302, condotto nella sua fase III, rappresenta lo stadio più avanzato della sperimentazione clinica, quello che precede l’eventuale approvazione e l’arrivo del farmaco nella pratica reale. Arrivare a presentare dati a questo livello, e per giunta su una rivista del calibro del New England Journal of Medicine, significa che il lavoro ha superato passaggi di verifica tutt’altro che banali.
La presentazione di Wolpin al congresso ASCO ha riacceso una speranza concreta in un ambito dove gli oncologi si trovano spesso a fare i conti con strumenti insufficienti. Per i pazienti con questa diagnosi, una terapia capace di allungare in modo significativo la sopravvivenza non è un dettaglio tecnico, ma può fare la differenza tra avere o non avere altro tempo.
I dati definiti storici dagli stessi addetti ai lavori riguardano proprio questo: una molecola che entra in una battaglia da sempre in salita e mostra di poter spostare l’ago della bilancia. Resta il fatto che, partendo da un tasso di sopravvivenza a cinque anni così basso, ogni miglioramento misurabile ha un peso enorme sul piano clinico e umano.
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Tumore al polmone: sintomi, prevenzione e tasso di letalità di una delle neoplasie più diffuse a livello mondiale Il Messaggero
Patrizia Caselli, attrice, conduttrice televisiva, showgirl e cantante, morta a 66 anni. La notizia è stata diffusa nella notte attraverso i suoi profili Facebook. Caselli, nata a Udine il 13 maggio 1960, era da tempo malata. Le era stato diagnosticato un carcinoma nel 2024, ed è deceduta per complicazioni cardiache.
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Palermo al vertice dell’oncologia mondiale: la ricerca sul tumore alla prostata del Policlinico conquista la tribuna dell’ASCO 2026 insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato10 Giugno 2026· Aggiornato10 Giugno 2026 Palermo, 10 giugno 2026 – All’ASCO Annual Meeting 2026 di Chicago, considerato il più autorevole congresso mondiale di oncologia, la prof.ssa Lorena Incorvaia, Associata di Oncologia Medica presso l’Università di Palermo e Dirigente Medico presso l’unità operativa complessa di Oncologia Medica del Policlinico “Paolo Giaccone”, ha presentato i risultati di un importante studio clinico internazionale che ha coinvolto 34 centri oncologici nazionali e internazionali e basato su una casistica complessiva di oltre 2.000 pazienti. La presentazione ha riguardato il ruolo delle alterazioni del gene BRCA2 nel carcinoma prostatico metastatico.L’edizione 2026 dell’Annual Meeting dell’American Society of Clinical Oncology ha riunito oltre 45.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo. In questo contesto scientifico di altissimo profilo, lo studio presentato dalla prof. Incorvaia è stato selezionato per comunicazione orale tra gli oltre 8.500 abstract sottoposti alla valutazione del comitato scientifico ASCO. “Essere selezionata per una presentazione orale all’ASCO Annual Meeting è un grande onore e rappresenta un riconoscimento di grande rilievo per il lavoro svolto dal nostro gruppo e dalla rete di collaborazioni nazionali e internazionali che ha reso possibile questo studio – afferma Incorvaia – I risultati presentati a Chicago rafforzano l’idea che, nell’oncologia di precisione, non sia sufficiente sapere se un gene è alterato, ma sia sempre più importante comprenderne il significato biologico e clinico, per giungere, in futuro, a una cura più personalizzata dei pazienti con carcinoma prostatico”. Lo studio nasce nell’ambito dell’attività di ricerca e clinica del Centro di Riferimento per i Tumori Ereditari del Policlinico, dove è stato avviato, e si inserisce nell’attività dell’UOC di Oncologia Medica diretta dal Professore Antonio Russo. “È un traguardo di grande rilievo scientifico – dichiara Russo – e un risultato che testimonia la qualità della ricerca clinica svolta nell’ambito dell’AOUP e conferma il valore dell’integrazione tra assistenza, ricerca clinica e innovazione molecolare per offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più avanzati”. La Direttrice Generale del Policlinico Maria Grazia Furnari commenta: “La presentazione all’ASCO Annual Meeting 2026 rappresenta un prestigioso riconoscimento per la Professoressa Incorvaia e rafforza il posizionamento della nostra dell’Azienda Ospedaliera Universitaria nel panorama scientifico internazionale. È motivo di orgoglio vedere riconosciuto, in un contesto così autorevole, l’impegno quotidiano dei nostri ricercatori e clinici nella lotta contro le patologie oncologiche. Questo risultato conferma la validità del percorso intrapreso, basato su ricerca traslazionale, collaborazione multidisciplinare e costante attenzione alla qualità scientifica”.
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Tumori di prostata, polmone e ossa: la Radioterapia di Modena protagonista a ESTRO 2026 insalutenews.it
Cinque studi presentati a Stoccolma durante il principale congresso europeo di radioterapia. In evidenza i risultati delle strategie integrate che combinano radioterapia stereotassica e terapie sistemiche avanzate
Da sin: Ercole Mazzeo, Giulia Stocchi, Dario Corbelli, Alessio Bruni
Modena, 10 giugno 2026 – La Radioterapia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena si conferma tra le protagoniste della ricerca oncologica europea. L’Unità Operativa Complessa di Radioterapia, diretta dal prof. Alessio Bruni – Professore Associato di Radioterapia presso l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia – ha partecipato con un ruolo di primo piano al Congresso annuale della European Society for Radiotherapy and Oncology (ESTRO 2026), uno dei più importanti appuntamenti scientifici internazionali del settore, svoltosi a Stoccolma.
La delegazione modenese, composta dal prof. Bruni insieme al dott. Ercole Mazzeo, alla dott.ssa Giulia Stocchi e al dott. Dario Corbelli, Medico in formazione specialistica, ha contribuito alla presentazione di cinque studi multicentrici sviluppati in collaborazione con l’Oncologia Medica dell’AOU di Modena, diretta dal prof. Massimo Dominici, e con autorevoli centri italiani e internazionali. Le ricerche hanno approfondito il ruolo della radioterapia nei tumori polmonari, uro-oncologici e nel trattamento delle metastasi ossee, confermando il valore delle strategie terapeutiche integrate e personalizzate.
Particolare rilievo ha assunto lo studio multicentrico “PERSIAN”, presentato in sessione plenaria e realizzato insieme ai principali centri italiani di riferimento per il tumore della prostata. Lo studio ha valutato l’associazione tra radioterapia stereotassica ablativa e apalutamide in pazienti affetti da carcinoma prostatico avanzato oligometastatico, dimostrando un miglior controllo biochimico della malattia, una risposta del PSA più profonda e duratura e un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da progressione rispetto al solo trattamento farmacologico.
Il beneficio è risultato particolarmente evidente nei pazienti con un volume ridotto di malattia. Questa strategia terapeutica è già disponibile presso l’AOU di Modena per pazienti accuratamente selezionati e si caratterizza per un percorso estremamente agevole: il trattamento radioterapico viene infatti completato in sole tre-cinque sedute, con un impatto minimo sulla qualità di vita e una tossicità molto contenuta.
Nel corso del congresso, la dott.ssa Giulia Stocchi e il Dr. Ercole Mazzeo hanno inoltre presentato uno studio dedicato alla de-escalation terapeutica nei pazienti con tumore prostatico ad alto rischio non metastatico. La ricerca valuta l’associazione tra radioterapia stereotassica e una durata ridotta della terapia ormonale, con l’obiettivo di mantenere l’efficacia delle cure riducendo al contempo gli effetti collaterali legati ai trattamenti prolungati.
Elemento distintivo dell’esperienza modenese è l’impiego di tecnologie di ultima generazione, tra cui un innovativo sistema di monitoraggio ecografico in tempo reale che consente di seguire costantemente la posizione della prostata durante il trattamento, garantendo una precisione millimetrica e una maggiore protezione degli organi sani circostanti.
“I dati presentati a ESTRO – sottolinea il prof. Alessio Bruni – confermano come l’integrazione tra competenze cliniche, ricerca e tecnologie avanzate consenta di offrire trattamenti sempre più precisi, personalizzati e sicuri. Nei pazienti trattati presso il nostro Centro abbiamo osservato un eccellente controllo della malattia e una ridottissima incidenza di effetti collaterali significativi, risultati perfettamente in linea con i migliori standard europei”.
“La partecipazione a ESTRO 2026 – aggiunge il prof. Massimo Dominici, Direttore del Dipartimento Integrato di Oncologia ed Ematologia dell’AOU di Modena – conferma la qualità della ricerca sviluppata a Modena e la forza della collaborazione multidisciplinare tra specialisti. L’obiettivo comune è trasferire rapidamente i risultati della ricerca nella pratica clinica, offrendo ai pazienti percorsi terapeutici sempre più innovativi ed efficaci”.
“Questi risultati – conclude il dott. Giuseppe Longo, Direttore del Dipartimento Provinciale ad Attività Integrata di Oncologia ed Ematologia – rappresentano un motivo di orgoglio per tutta l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e per la sanità provinciale nel suo complesso. Si tratta di un riconoscimento che conferma il ruolo del nostro Centro come punto di riferimento nazionale e internazionale nella cura e nella ricerca oncologica”.
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A Ho Chi Minh City, quasi 900 pazienti oncologici sono in attesa di radioterapia, e alcuni aspettano fino a otto settimane. Vietnam.vn
Una paziente affetta da cancro si sta sottoponendo a radioterapia alla testa e al collo. Foto: Khuong Nguyen .
Parlando con Tri Thức - Znews , il dottor Lam Duc Hoang, primario del reparto di radioterapia per i tumori della testa e del collo presso l'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, ha affermato che quasi 900 pazienti oncologici sono attualmente in attesa di radioterapia. Il tempo di attesa più lungo è di circa 8 settimane, ma si tratta solo di pochi casi eccezionali. La maggior parte dei pazienti viene programmata per il trattamento entro 4-6 settimane dalla prima visita all'inizio della radioterapia.
"Attualmente, il tempo di attesa accettabile è di 4-6 settimane. Di queste, le prime due sono dedicate alle fasi preparatorie, come la simulazione, la pianificazione del trattamento e le necessarie procedure professionali", ha affermato il dottor Hoang.
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Tumore alla prostata: nuovo protocollo di screening dimezza le biopsie inutili CentoTorri
Lo studio condotto in Piemonte mostra che oltre la metà degli uomini con PSA elevato può evitare biopsie inutili grazie all’integrazione tra risonanza magnetica e calcolatori del rischio
In Italia il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile, con circa 41 mila nuovi casi ogni anno. Nonostante l’elevata incidenza, a differenza di quanto avviene per altri tumori come mammella, colon-retto e cervice uterina, non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato.
Per rispondere a questa esigenza nasce PROscreenMRI, studio pilota promosso da Istituto di Candiolo IRCCS, dal Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica (CPO) in Piemonte, dall’AOU San Luigi Gonzaga in collaborazione con l’ASL TO5, con l’obiettivo di valutare un nuovo modello di diagnosi precoce più efficace, appropriato e sostenibile.
Lo studio, finanziato dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro attraverso il 5×1000 e dal Ministero della Salute (Fondi ricerca Corrente), coinvolge la popolazione maschile tra i 55 e i 65 anni residente nel territorio dell’ASL TO5.
I cittadini selezionati, a seguito dell’attività di identificazione dei soggetti eleggibili, sono stati contatti dall’Unità Valutazione e Organizzazione Screening dell’ASL TO5 e sono stati invitati a effettuare il dosaggio del PSA e, in presenza di valori superiori ai parametri di riferimento, indirizzati automaticamente agli approfondimenti diagnostici, attraverso un percorso che integra risonanza magnetica multiparametrica e calcolatori del rischio presso l’Istituto di Candiolo IRCCS.
I dati preliminari raccolti tra febbraio 2025 e marzo 2026 confermano l’efficacia del nuovo approccio. Su oltre 11 mila uomini invitati allo screening, il protocollo ha consentito di selezionare con maggiore accuratezza i pazienti da sottoporre a procedure invasive. In particolare, tra i 146 partecipanti che hanno completato l’intero percorso diagnostico, il 63% è stato indirizzato a semplice follow-up, evitando biopsie che sarebbero state eseguite secondo i protocolli tradizionali basati esclusivamente sul PSA. Parallelamente, il sistema ha dimostrato elevata precisione nell’identificazione dei tumori clinicamente significativi.
“Questo studio rappresenta un passaggio fondamentale verso la costruzione di un programma di screening organizzato per il tumore della prostata”, dichiara Vittoria Grammatico, responsabile dell’Unità Valutazione e Organizzazione Screening dell’ASL TO5. “Il nostro obiettivo è valutare non solo l’efficacia clinica del percorso, ma anche la sua integrazione nei programmi di sanità pubblica, garantendo equità di accesso e qualità dell’offerta ai cittadini”.
Un impegno che l’Istituto di Candiolo IRCCS ha abbracciato fin dall’inizio, mettendo a disposizione competenze e tecnologie d’eccellenza. “Abbiamo intrapreso con entusiasmo il Progetto ProScreenMRI, ponendo a disposizione i nostri professionisti e le nostre tecnologie. Lo studio mira a codificare un approccio diagnostico moderno, razionale ed efficace ed è perfettamente conforme alla mission dell’Istituto, che persegue l’eccellenza nel campo della diagnosi, della cura e della prevenzione”, commenta Piero Fenu, Direttore Sanitario dell’Istituto di Candiolo IRCCS.
“Dal punto di vista radiologico, l’integrazione della risonanza magnetica nel percorso di screening consente una caratterizzazione molto più accurata delle lesioni”, spiega Daniele Regge, radiologo e principal investigator dello studio presso l’Istituto di Candiolo IRCCS: “I dati preliminari confermano che possiamo migliorare l’identificazione dei tumori clinicamente significativi, evitando al tempo stesso indagini inutili”.
“Per noi clinici il dato più rilevante è la maggiore appropriatezza”, commenta Stefano De Luca, urologo dell’AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano e coordinatore del gruppo di studio per il carcinoma prostatico della Rete Oncologica del Piemonte e Valle d’Aosta e coautore dello studio: “Riusciamo a selezionare meglio i pazienti da sottoporre a biopsia, riducendo procedure invasive non necessarie e concentrando le risorse sui casi con reale sospetto di malattia significativa”.
“Si tratta di un percorso di screening personalizzato”, aggiunge Francesco Porpiglia, direttore del reparto universitario di Urologia dell’Istituto di Candiolo IRCCS. “L’integrazione tra PSA, risonanza magnetica e calcolatori di rischio consente di definire una strategia diagnostica specifica per ciascun paziente. In prospettiva, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi robotici potrà migliorare ulteriormente la capacità diagnostica, riducendo il rischio di sovradiagnosi e trattamenti non necessari”.
“Se questi risultati saranno confermati, avremo le basi per pianificare l’offerta di screening del tumore della prostata nell’ambito di un programma organizzato, come già avviene per mammella, colon-retto e cervice uterina”, dichiara Carlo Senore, epidemiologo del CPO Piemonte e coordinatore regionale di Prevenzione Serena. “La riduzione delle biopsie non necessarie rappresenta un risultato particolarmente rilevante sia per la sostenibilità del sistema sanitario sia per l’accettabilità del percorso da parte della popolazione”.
Il progetto ha inoltre già assunto una dimensione europea: Istituto di Candiolo IRCCS e CPO Piemonte e hanno aderito al consorzio europeo PRAISE-U+, aggiudicandosi un grant della Commissione Europea per il proseguimento delle attività di ricerca e sviluppo del modello di screening.
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Tumore alla prostata, la prevenzione del futuro parte da Candiolo: dimezzati i test invasivi Torino Cronaca
Il tumore della prostata si conferma la neoplasia più diffusa tra la popolazione maschile nel nostro Paese, facendo registrare circa 41 mila diagnosi all'anno. Nonostante l'alto numero di casi, l'Italia non dispone ancora di un piano di prevenzione nazionale organizzato, a differenza di quanto già avviene per altre patologie oncologiche. Una risposta a questa carenza arriva da un progetto pilota piemontese denominato PROscreenMRI, i cui dati indicano la possibilità di rivoluzionare l'approccio diagnostico riducendo drasticamente gli accertamenti non necessari.
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Lo studio è stato promosso dall'Istituto di Candiolo IRCCS, dal Centro di Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica (CPO) della Regione Piemonte e dall'AOU San Luigi Gonzaga, in sinergia con l'Asl Torino 5. Il finanziamento è stato garantito dal ministero della Salute e dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro tramite i fondi del 5x1000.
La sperimentazione si rivolge ai residenti del territorio dell'Asl Torino 5 con un'età compresa tra i 55 e i 65 anni. Il percorso si articola attraverso passaggi ben definiti che partono dal contatto diretto avviato dall'azienda sanitaria nei confronti dei cittadini idonei, invitati in prima battuta a sottoporsi al classico esame del PSA. Nel caso in cui si riscontrino valori ematici superiori alla norma, il paziente non viene indirizzato subito alla biopsia, ma entra in un canale di approfondimento automatico gestito presso l'Istituto di Candiolo. In questa sede, il quadro clinico viene esaminato in modo approfondito incrociando i risultati di una risonanza magnetica multiparametrica con specifici calcolatori del rischio.
Come spiega Vittoria Grammatico, responsabile dell’Unità Valutazione e Organizzazione Screening dell’Asl, l'iniziativa punta a testare non solo l’efficacia clinica del percorso, ma anche la sua reale integrazione nei programmi di sanità pubblica, con l'obiettivo di garantire a tutti i cittadini equità di accesso e un'offerta assistenziale di alta qualità.
I primi riscontri della sperimentazione
I monitoraggi effettuati tra febbraio 2025 e marzo 2026 su un campione di oltre 11 mila invitati evidenziano l'accuratezza del sistema. Tra i 146 soggetti che hanno completato l'intero iter di controllo, ben il 63% ha evitato la biopsia, venendo indirizzato a un semplice programma di monitoraggio nel tempo definito follow-up. Il protocollo ha, quindi, dimostrato di saper escludere i falsi allarmi, mantenendo al contempo un'elevata precisione nell'individuare i carcinomi clinicamente rilevanti.
L'apporto delle tecnologie avanzate si è rivelato determinante per raggiungere questi standard. Il direttore sanitario dell'Istituto di Candiolo IRCCS, Piero Fenu, ha rimarcato come lo studio punti a definire una metodologia diagnostica moderna e razionale, in linea con l'impegno della struttura verso la prevenzione di eccellenza. Dal punto di vista tecnico, il radiologo Daniele Regge ha confermato che l'uso della risonanza consente una mappatura molto più dettagliata delle lesioni, migliorando l'identificazione dei tumori reali ed escludendo le indagini superflue. Un beneficio evidenziato anche dall'urologo Stefano De Luca, coordinatore del gruppo di studio della Rete Oncologica di Piemonte e Valle d'Aosta, il quale ha rilevato che una migliore selezione dei pazienti da operare permette di non sottoporli a interventi invasivi e ingiustificati, concentrando le risorse sanitarie esclusivamente sulle situazioni di effettivo pericolo.
In un'ottica futura, lo sviluppo di strumenti basati sull'intelligenza artificiale e sulla robotica potrebbe affinare ulteriormente queste capacità. A tal proposito, il direttore di Urologia a Candiolo, Francesco Porpiglia, ha evidenziato come l'incrocio tra esami clinici e calcolatori consenta ormai di strutturare una strategia su misura per ogni singolo individuo, limitando sensibilmente il rischio di sovradiagnosi.
Le prospettive per la sanità pubblica
L'abbattimento delle procedure invasive superflue rappresenta un vantaggio sia per la qualità della vita dei pazienti sia per la gestione economica del Servizio Sanitario Nazionale. Secondo l'epidemiologo del CPO Piemonte e coordinatore regionale di Prevenzione Serena, Carlo Senore, se i dati positivi verranno confermati nel tempo si avranno finalmente gli elementi necessari per pianificare un'offerta di screening organizzato su vasta scala, sul modello di quanto già si fa per i tumori del colon, del seno e della cervice uterina.
Il valore del progetto ha già ottenuto un importante riconoscimento internazionale grazie all'ingresso dei centri di ricerca piemontesi nel consorzio europeo PRAISE-U+, che ha stanziato nuovi fondi comunitari per sostenere il proseguimento dell'attività scientifica.