Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Aggiornamento medico del 2 giugno: i robot assistono con elevata precisione nel trattamento del cancro del colon-retto. Vietnam.vn
I robot contribuiscono al trattamento del cancro del colon-retto con elevata precisione.
La paziente N.D.D., di 42 anni, proveniente da Hanoi , si è recata all'ospedale K per una visita dopo circa un mese di feci con sangue accompagnate da irregolarità intestinali, con alternanza tra stitichezza e diarrea. Inizialmente, la paziente aveva pensato che si trattasse semplicemente di sintomi di emorroidi e si era curata autonomamente senza consultare uno specialista.
La persistenza e il mancato miglioramento dei sintomi hanno spinto il paziente a consultare un medico. Un'endoscopia gastrointestinale ha rivelato un grosso polipo rettale, che occupava circa un terzo della circonferenza del lume rettale.
I medici eseguono interventi chirurgici su pazienti affetti da cancro al retto.
L'esame bioptico ha confermato la diagnosi di cancro al retto. Gli esami di imaging non hanno evidenziato metastasi a distanza e la risonanza magnetica ha classificato il tumore allo stadio cT3N0M0.
A seguito di una consultazione dipartimentale presieduta dal Prof. Associato Kim Van Vu, Primario del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 1, il paziente è stato sottoposto a una valutazione completa e si è giunti a un consenso per eseguire una resezione rettale robotica, una dissezione linfonodale e un'anastomosi immediata, ottimizzando al contempo il recupero postoperatorio.
Secondo il dottor Tran Dinh Tan, vicedirettore del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 1, si trattava di un giovane paziente di sesso maschile con un bacino stretto, pertanto l'intervento chirurgico ha presentato numerose difficoltà. Tuttavia, la chirurgia robotica offre molti vantaggi rispetto ai metodi laparoscopici tradizionali e convenzionali.
Secondo il dottor Tan, la chirurgia robotica offre numerosi vantaggi rispetto alla chirurgia tradizionale o all'endoscopia convenzionale, come la rimozione di tutte le cellule cancerose preservando al contempo la maggior quantità possibile di tessuto sano, vasi sanguigni di grandi dimensioni e nervi, in particolare il sistema nervoso genitourinario. "Allo stesso tempo, questa tecnica aiuta a controllare meglio la perdita di sangue e favorisce una più rapida guarigione del paziente", ha affermato il dottor Tran Dinh Tan.
Grazie al supporto dei moderni sistemi robotici, i chirurghi possono sezionare con precisione ogni strato di tessuto in spazi ristretti, separare accuratamente le lesioni dalle strutture circostanti ed eseguire tagli e suture in condizioni di visualizzazione nitide con maggiore flessibilità e precisione.
Secondo il dottor Tran Dinh Tan, il Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 1 ha ormai implementato di routine la chirurgia laparoscopica robotica per molti tumori gastrointestinali, come il cancro allo stomaco, al colon e al retto.
"La tecnologia robotica offre numerosi vantaggi, come maggiore precisione, riduzione del trauma tissutale durante l'intervento chirurgico, minori complicazioni, recupero più rapido del paziente e miglioramento della qualità della vita dopo il trattamento. Molti pazienti hanno già beneficiato di questa tecnica", ha affermato il medico.
Dopo l'intervento, il paziente D. è stato in grado di sedersi e camminare già dopo un solo giorno. Il paziente ha dichiarato di avere piena fiducia nell'équipe medica e di essere determinato a ricevere cure utilizzando metodi medici moderni.
“Avendo notato tracce di sangue nelle feci, mi sono recato all'ospedale K per una visita. Il giorno dopo l'intervento, ero già in grado di sedermi e camminare, e tutta la mia famiglia era felicissima. Vorrei esortare tutti a prestare maggiore attenzione alla propria salute, a sottoporsi a regolari controlli oncologici e a rivolgersi a strutture specializzate e affidabili per le cure”, ha raccontato il signor D.
Gli esperti raccomandano di sottoporsi regolarmente a controlli medici, in particolare a screening per i tumori gastrointestinali. Sintomi come feci con sangue, cambiamenti nelle abitudini intestinali, dolore addominale persistente o disturbi digestivi insoliti dovrebbero essere esaminati precocemente per determinarne la causa.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Dallo screening alla guarigione: a «Obiettivo salute» il tumore al seno Giornale di Brescia
Il tumore al seno resta il tumore più frequente tra le donne, ma è anche uno di quelli per cui ricerca, diagnosi precoce e organizzazione delle cure hanno consentito negli ultimi anni i maggiori progressi. Oggi, grazie agli screening e a percorsi sempre più personalizzati , le possibilità di guarigione sono in costante aumento e la qualità di vita delle pazienti è notevolmente migliorata.
Di questo si parlerà questa sera alle 20.30 in diretta su Teletutto durante una nuova puntata di Obiettivo Salute , interamente dedicata alla prevenzione, diagnosi e cura del tumore della mammella . Ospiti in studio di Daniela Affinita saranno i professionisti della Breast Unit dell'Istituto Clinico Sant'Anna di Brescia: la dottoressa Veronica Girardi, responsabile del servizio di Senologia Clinica, il dottor Fabrizio Palmieri, direttore clinico della Breast Unit, il dottor Alberto Buffoli, responsabile del servizio di Radioterapia Oncologica, e il dottor Gianluca Fogazzi, responsabile dell'Unità Operativa di Oncologia Medica.
Percorso della paziente
La trasmissione accompagnerà i telespettatori lungo tutto il percorso della paziente, dalla prevenzione alle terapie più innovative. Secondo gli ultimi dati epidemiologici, il tumore al seno rappresenta ancora oggi la neoplasia più diagnosticata nella popolazione femminile. Tuttavia, grazie alla diffusione degli screening mammografici e alla crescente attenzione alla prevenzione, un numero sempre maggiore di tumori viene individuato nelle fasi iniziali, quando le possibilità di cura sono più elevate e gli interventi meno invasivi.
Anche la sopravvivenza continua a migliorare: in Italia il tasso di sopravvivenza a cinque anni per il tumore della mammella è tra i più alti in Europa.
Screening e prevenzione
Durante la puntata si parlerà dell’importanza dei controlli periodici, degli esami da effettuare nelle diverse fasce d’età, delle differenze tra mammografia, ecografia e risonanza magnetica e dei principali segnali che non devono essere sottovalutati. Un approfondimento sarà dedicato anche alla genetica e ai fattori di rischio, per aiutare le donne a comprendere quando sia opportuno rivolgersi a uno specialista.
Ampio spazio sarà dedicato alle cure. Negli ultimi anni la chirurgia senologica ha compiuto passi da gigante, consentendo interventi conservativi che permettono di preservare la mammella e ridurre l’impatto fisico ed emotivo della malattia. Parallelamente si sono evolute oncologia medica e radioterapia, oggi sempre più personalizzate grazie alla possibilità di adattare i trattamenti alle caratteristiche biologiche del singolo tumore.
Breast Unit del Sant’Anna
La trasmissione offrirà uno sguardo dall’interno della Breast Unit del Sant’Anna grazie ai servizi realizzati in ospedale da Alessia Tagliabue e Paolo Trivini Bellini. Le immagini permetteranno di conoscere da vicino il lavoro dell’équipe multidisciplinare che accompagna ogni paziente: radiologi, senologi, chirurghi, oncologi, radioterapisti, infermieri, psicologi e professionisti della riabilitazione, collaborando quotidianamente per garantire una presa in carico completa.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al polmone, diagnosi precoce con test rapido del respiro. Ecco come funziona Farmacista33
Oncologia
oncologia
03 Giugno 2026
Tumore al polmone, diagnosi precoce con test rapido del respiro. Ecco come funziona Alcune alterazioni specifiche nei composti presenti nell’aria espirata potrebbero consentire di identificare il tumore al polmone già nelle fasi iniziali, aprendo la strada a strategie diagnostiche più rapide, semplici e non invasive per i pazienti a rischio. di Paolo Levantino - Farmacista clinico
Un test del respiro basato sull'analisi dei composti presenti nell'aria espirata e supportato da algoritmi di intelligenza artificiale potrebbe favorire la diagnosi precoce del tumore al polmone con un'accuratezza superiore al 90%. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Holistic Integrative Oncology, che ha valutato la capacità della spettrometria di massa di identificare specifiche firme metaboliche associate alla malattia.
Accuratezza elevata e analisi in pochi secondi
Lo studio ha coinvolto 410 partecipanti, di cui 308 pazienti con tumore polmonare e 102 soggetti sani. I campioni di aria espirata sono stati raccolti mediante un dispositivo sviluppato dai ricercatori e successivamente analizzati con la spettrometria di massa, per identificare rapidamente i composti chimici presenti nei gas espirati. I dati ottenuti sono stati poi elaborati attraverso algoritmi di machine learning, con l’obiettivo di individuare una “firma metabolica” caratteristica del tumore polmonare.
L’analisi ha evidenziato 28 metaboliti significativamente differenti tra i pazienti oncologici e i controlli sani. Il modello diagnostico sviluppato dai ricercatori ha mostrato risultati particolarmente promettenti, raggiungendo un’accuratezza superiore al 90% e una sensibilità fino al 94,6%, dimostrando quindi un’elevata capacità di identificare correttamente i pazienti affetti da tumore al polmone. Secondo gli autori, uno dei principali punti di forza dell’approccio risiede nella semplicità della raccolta dei campioni. A differenza della biopsia o di altri esami invasivi, il prelievo del respiro è rapido, indolore e facilmente ripetibile. Inoltre, il sistema EESI-MS permette di analizzare i campioni in pochi secondi, senza necessità di procedure complesse di preparazione.
Prospettive future e possibili applicazioni cliniche
Gli autori sottolineano che, in futuro, l’analisi del respiro potrebbe rappresentare uno strumento utile sia per lo screening delle popolazioni ad alto rischio sia per il monitoraggio dei pazienti oncologici. Grazie alla rapidità di esecuzione, alla semplicità della procedura e al basso impatto per il paziente, questa metodica potrebbe trovare applicazione anche nei contesti territoriali e di prossimità, favorendo l’identificazione precoce dei soggetti con sintomi respiratori persistenti o fattori di rischio rilevanti e facilitando un accesso più tempestivo ai percorsi diagnostici specialistici. Inoltre, il fatto che le prestazioni del dispositivo non risultino influenzate dalla storia di fumo suggerisce che i biomarcatori rilevati siano legati direttamente alla riprogrammazione metabolica delle cellule tumorali, aprendo la possibilità a un monitoraggio continuo e in tempo reale della malattia.
Gli stessi ricercatori precisano tuttavia che saranno necessari ulteriori studi prospettici e multicentrici per confermare l’affidabilità clinica e le potenziali applicazioni di questo approccio.
Fonte:
Holist Integ Oncol 5, 34 (2026). https://doi.org/10.1007/s44178-026-00247-y
ph.cr. magnific
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.6/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore pancreas. Nuovo farmaco raddoppia sopravvivenza: chiesto l'uso compassionevole in Europa Farmacista33
Farmaci
oncologia
03 Giugno 2026
Tumore pancreas. Nuovo farmaco raddoppia sopravvivenza: chiesto l'uso compassionevole in Europa I risultati di uno studio di fase 3 hanno mostrato che il farmaco daraxonrasib raddoppia la sopravvivenza rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti con tumore al pancreas metastatico già trattato. I ricercatori chiedono l'attivazione di programmi di uso compassionevole in Europa e in Italia. di Redazione Farmacista33
Il farmaco sperimentale daraxonrasib potrebbe diventare disponibile in Europa prima dell'approvazione definitiva. Dopo i risultati dello studio RASolute 302 presentati al congresso ASCO 2026 di Chicago, che hanno mostrato un prolungamento della sopravvivenza nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato, i ricercatori coinvolti nella sperimentazione hanno chiesto all'azienda produttrice, la biotech statunitense Revolution Medicines, di rendere possibile anche nei Paesi europei l'accesso al trattamento attraverso programmi di uso compassionevole.
La richiesta è stata avanzata dagli autori dello studio alla luce dei dati ottenuti con il farmaco, che ha portato la sopravvivenza mediana a 13,2 mesi rispetto ai 6,7 mesi osservati con la chemioterapia standard.
I risultati dello studio presentato all'ASCO
Lo studio ha coinvolto circa 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti linee di trattamento. Daraxonrasib è una terapia orale che agisce bloccando l'attività di KRAS, alterazione presente in oltre il 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico.
I risultati, presentati in sessione plenaria al congresso dell'American Society of Clinical Oncology, hanno mostrato un beneficio in termini di sopravvivenza rispetto alle opzioni chemioterapiche disponibili e una migliore tollerabilità del trattamento.
"Lo studio Resolute 302 è stato concepito per valutare un trattamento di seconda linea con l'obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che risulti più efficace e comporti minori effetti collaterali rispetto alle chemioterapie ora disponibili", ha dichiarato Brian Wolpin del Dana-Farber Cancer Institute di Boston.
Per Nicola Silvestris, direttore dell'Oncologia dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e segretario nazionale AIOM, il risultato apre "un nuovo scenario" per una popolazione di pazienti che disponeva di poche alternative terapeutiche dopo il fallimento dei trattamenti precedenti.
La richiesta di accesso anticipato in Europa
Dal congresso di Chicago, Chiara Cremolini, responsabile del programma sperimentazioni dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa e tra i ricercatori coinvolti nello studio, ha reso noto che è stata chiesta all'azienda l'apertura di programmi di uso compassionevole anche in Europa.
"Abbiamo chiesto all'azienda di aprire all'uso compassionevole anche in Europa, e dunque in Italia, e che ciò avvenga al più presto", ha affermato Cremolini. L'uso compassionevole consentirebbe ai pazienti di accedere al farmaco prima dell'approvazione regolatoria attraverso i centri specializzati. Negli Stati Uniti, ha spiegato l'oncologa, è già attivo un programma di Expanded Access in attesa della decisione della Food and Drug Administration (FDA).
Iter regolatorio e nuovi studi
Daraxonrasib è attualmente in fase di valutazione regolatoria. Secondo quanto riferito da Cremolini, l'Agenzia europea dei medicinali ha già attribuito al farmaco la designazione di farmaco orfano, un passaggio che punta a velocizzare la valutazione del dossier, anche se saranno comunque necessari alcuni mesi per completare l'iter.
Nel frattempo prosegue il programma di sviluppo clinico della molecola. I ricercatori stanno infatti valutando il farmaco anche in pazienti in fasi più precoci della malattia. La prossima estate prenderà il via uno studio rivolto a pazienti operati e senza metastasi, al quale parteciperanno anche centri italiani.
"Il passo successivo al quale ora puntiamo è quello di poter anticipare l'uso del farmaco anche ai pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l'obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione", ha concluso Cremolini.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Chirurgia toracica di Verona premiata a Danzica per la gestione del tumore al polmone TgVerona
La ricerca sul campo coordinata dal dott. Maurizio Infante, direttore Uoc Chirurgia toracica, è stata premiata a Danzica in occasione del 3° Congresso internazionale sulla diagnosi precoce e lo screening dei tumori del polmone. Un percorso strutturato per la gestione dei noduli polmonari sospetti ha ridotto in modo significativo gli interventi chirurgici non necessari, è il risultato di della gestione multidisciplinare monitorata dal 2016 al 2024 e riferita nello studio dal titolo, “Applying lung cancer screening principles in daily clinical practice”.
La ricerca. Dal 25% al 50% dei pazienti sottoposti per diverse ragioni a Tc addome o torace mostrano noduli polmonari incidentali, ma solo una ridotta percentuale corrisponde a reali tumori polmonari. A tal proposito, questa ricerca mirava a quantificare il tasso di resezioni polmonari divise in appropriate, terapeutiche benigne e non terapeutiche (evitabili), prima e dopo aver adottato il nuovo approccio gestionale introdotto nel 2016.
Questo metodo si basa sulle conoscenze derivate dai programmi di screening del tumore polmonare e integra valutazione multidisciplinare, analisi avanzata delle immagini TAC, monitoraggio della crescita dei noduli e l’integrazione con i dati dell’esame PET. I risultati dello studio hanno mostrato una riduzione delle resezioni polmonari non terapeutiche dal 10% prima del 2016 al 4,7% fra il 2016 e il 2024, fino al 2,3% negli ultimi 2 anni, migliorando l’appropriatezza clinica e la sicurezza per i pazienti (negli studi pubblicati a livello internazionale si suggerisce come obiettivo ideale una percentuale inferiore al 10% di interventi non terapeutici, ma in generale i risultati sono meno buoni)
GIVOP. Il Gruppo Interdisciplinare Veronese di Oncologia Polmonare dell’Azienda ospedaliera da anni si occupa della presa in carico e la cura del tumore al polmone con un approccio multidisciplinare. Obiettivo prioritario è offrire al paziente le migliori strategie diagnostiche e terapeutiche disponibili, attraverso la compenetrazione delle competenze e la collegialità delle decisioni cliniche.
Il GIVOP è un gruppo di lavoro che coinvolge chirurghi, pneumologi, oncologi, radioterapisti, radiologi, medici nucleari e anatomopatologi.
Il Gruppo opera anche in video conferenza con colleghi di altre strutture sanitarie provinciali. Infine, dispone di un ambulatorio di diagnosi precoce per le malattie polmonari fornendo un servizio con accesso rapido ad una prima visita specialistica. Nel caso di lesione sospetta ai polmoni il cittadino può prenotare il controllo specialistico sia su propria iniziativa sia su consiglio del medico di base, dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 15, telefonando al numero verde 800 159 929, oppure si può inviare una mail a givop@aovr.veneto.it. La presa in carico è assicurata entro 3 giorni lavorativi.
Dott Infante: “Il Certificato di merito ottenuto nell’ultimo congresso annuale dalla giuria Internazionale dell’organizzazione AGILEdx è certamente un orgoglio per la nostra Azienda e per l’Unità Operativa che dirigo. E’ la conferma che il percorso consolidato in AOUI per la gestione multidisciplinare dei casi di tumori del polmone porta indubbi benefici al paziente, nell’ottica di una medicina sempre più personalizzata e guidata dalle conoscenze più moderne. Il singolo paziente è al sempre centro delle valutazioni del nostro team di specialisti”.
Terapia CAR-T uomini e donne uguali nel diritto e nella speranza | il San Camillo-Forlanini onora la nascita della Repubblica Italiana - Zazoom Social News
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Terapia CAR-T uomini e donne uguali nel diritto e nella speranza | il San Camillo-Forlanini onora la nascita della Repubblica Italiana Zazoom Social News
In occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana, un ospedale pubblico laziale ha celebrato la nascita della nazione con un focus sulla terapia CAR-T. Questa tecnica di medicina genica, che utilizza le cellule del paziente per combattere il cancro, è diventata una realtà accessibile. L’evento ha ricordato come uomini e donne abbiano pari diritti e speranze di cura grazie a questa innovazione. Oggi è il2 giugno 2026. Mentre le piazze si vestono del tricolore per celebrare gli80 anni della Repubblica Italiana, nata per garantire a ogni individuo la stessa dignità e il medesimo diritto alla vita, nei reparti di ematologia della Regione Laziosi combatte e si vince una battaglia che ridefinisce il concetto stesso di uguaglianza, trovando la sua massima espressione nellaterapia CAR-T(Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies). Non c’è celebrazione più alta, per una Democrazia, che vedere i propri cittadini,uomini e donne senza distinzione alcuna, ricevere la cura più avanzata del pianeta a ‘un passo da casa’, protetti dal manto della sanità pubblica.🔗 Leggi su Ildifforme.it Segui gli aggiornamenti suUomini e Donne. “Repubblica 80”, San Giovanni celebra la nascita della democrazia italianaOttant’anni fa, in un giorno di metà ottobre, l’Italia ha vissuto un momento cruciale della sua storia. Una mostra per gli 80 anni dalla nascita della Repubblica Italiana e il primo voto alle donneVenerdì 29 maggio alle ore 11 si terrà l’inaugurazione di una mostra presso i Portici della Biblioteca di Comunità Ignazio Ciaia a Fasano. Temi più discussi:Tumori. Al San Camillo Forlanini di Roma al via la Car-T per i pazienti ematologici; San Camillo, arriva la terapia con le cellule Car-T: speranza per i pazienti onco-ematologici; San Camillo, svolta sui tumori del sangue: introdotte le CAR-T, è il primo ospedale non universitario nel Lazio; ASL Roma 5, svolta per i trapiantati renali: il dosaggio dei farmaci arriva all’ospedale di Colleferro. San Camillo, arriva la terapia con le cellule Car-T: speranza per i pazienti onco-ematologiciGià trattato il primo paziente, affetto da un linfoma mantellare: è tornato a casa in buone condizioni dopo un ricovero e un'osservazione di 10-15 giorni ...roma.corriere.it Al San Camillo Forlanini sbarca la terapia con le Car-TNewTuscia – ROMA – Una nuova frontiera terapeutica si apre all’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini. La struttura romana ha infatti introdotto la terapia cellulare delle CAR-T (Chimeric Antigen ...newtuscia.it Cerca News e Video
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?1
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Terapia CAR-T al San Camillo-Forlanini: la cura è realtà Il Difforme
Oggi è il2 giugno 2026. Mentre le piazze si vestono del tricolore per celebrare gli80 anni della Repubblica Italiana, nata per garantire a ogni individuo la stessa dignità e il medesimo diritto alla vita, nei reparti di ematologia della Regione Laziosi combatte e si vince una battaglia che ridefinisce il concetto stesso di uguaglianza, trovando la sua massima espressione nellaterapia CAR-T(Chimeric Antigen Receptor T Cell Therapies).
Non c’è celebrazione più alta, per una Democrazia, che vedere i propri cittadini,uomini e donne senza distinzione alcuna, ricevere la cura più avanzata del pianeta a ‘un passo da casa’, protetti dal manto della sanità pubblica. Una vittoria della Scienza, della determinazione della Regione e dell’umanità più pura: questa rivoluzione medica, considerata prima un miraggio lontano, rappresenta orauna realtàche ha visto l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlaninirestituire ilprimo pazienteal calore della sua esistenza nel mese di maggio.
Terapia CAR-T, il viaggio biologico del San Camillo-Forlanini che trasforma il tessuto umano in speranza
Le premesse e le promesse emerse durante ilFarmaco Forum 2026stanno trovando la loro applicazione tra le mura dei nostri ospedali, dando vita aun miracolo scientifico che tocca le corde più profonde della biologia e dell’anima.
Tutto comincia con un prelievo che assomiglia a un passaggio di consegne tra il corpo e la speranza. Attraverso una tecnica delicatissima chiamataleucoaferesi, gli infaticabili ricercatori isolano i linfociti T dal sangue del soggetto. Sono unità cellulari fragili e preziose, soldati stremati da una guerra interna che hanno bisogno di essere addestrati a riconoscere il nemico, dando inizio aun viaggio straordinario, una staffetta della vita che supera le frontiere.
Questi linfociti vengono spediti in strutture specializzate oltreoceano o in avanguardistici laboratori europei, spostandosi protetti dall’abbraccio del ghiaccio secco, atemperature che sfiorano i 180 gradi sotto zero, per preservarne intatta la forza. Una volta giunti a destinazione, gli scienziati operano una vera riprogrammazione genetica:inseriscono nel DNA di questi elementi il recettore CAR, una sorta di bussola molecolare capace di agganciare e distruggere i tumori. I guardiani dell’organismo così modificati vengono poi coltivati e duplicati a milioni, trasformati inun valoroso esercitoe rispediti indietro, pronti a tornare a casa.
Terapia CAR-T
Il rientro di quelle fiale congelate accendeun’emozione tangibile. Dopo che il malato è stato preparato con una delicata chemioterapia di linfodeplezione, avviene la reinfusione: un momento sospeso nel tempo in cui quelle stesse cellule che erano partite deboli tornano nel corpo del paziente periniziare la loro opera di guarigione.
Una terapia ad altissima complessità clinica, gestita da team multidisciplinari che vegliano giorno e notte per monitorare ogni respiro e prevenire le possibili tossicità, come la sindrome da rilascio di citochine, diventandouna barriera concreta eretta contro la sofferenzaper una serie precisa di patologie ematologiche aggressive.
Questa èla risposta di dignitàper chi combatte contro il Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B primitivo del Mediastino, Linfoma Follicolare, Linfoma Mantellare;la luce che si accende nel buiodella Leucemia Linfoblastica Acuta, sia per i piccoli degenti fino a 21 anni sia per gli adulti;la nuova frontiera di curaper chi è affetto da Mieloma Multiplo.
Medico alle prese con la terapia CAR-T all’Ospedale San Camillo-Forlanini
Per quanto riguarda l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini, il primo paziente a ricevere la terapia, affetto da Linfoma Mantellare non rispondente alle terapie convenzionali, è stato ricoverato alla metà del mese aprile edimesso in buone condizioni lo scorso 6 maggio, dopo un periodo di necessaria osservazione.
A tal proposito, laDottoressa Roberta Battistini, Direttore f.f. UOC Ematologia e Trapianto CSE, ha dichiarato: “Poter offrire questa tecnologia d’avanguardia significa posizionare il San Camillo nel network dei centri di eccellenza ematologica a livello nazionale, un risultato possibile grazie all’impegno e al supporto della Regione Lazio. Per i pazienti affetti da linfomi o leucemie che non hanno risposto alle cure tradizionali,tutto questo si traduce in una reale e rivoluzionaria opportunità di guarigione, garantendo loro l’accesso ai trattamenti più avanzati direttamente nella nostra struttura, senza costringerli a faticosi spostamenti”.
Dal canto suo, il Presidente della Regione LazioFrancesco Roccaha affermato: “L’introduzione della terapia CAR-T presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini rappresentaun importante passo avanti per la sanità del Lazio. Questo traguardo si inserisce nel più ampio progetto del Centro Regionale per le Terapie Cellulari e Geniche, collocato presso il San Camillo-Forlanini e che vedrà la collaborazione di tutti gli istituti di ricerca e delle Università della regione per promuovere innovazione, ricerca e sviluppo dinuove opportunità terapeutiche a beneficio dei cittadini. La Regione Lazio continuerà a sostenere investimenti nell’innovazione clinica e nel rafforzamento della rete ospedaliera pubblica, con l’obiettivo digarantire ai cittadini cure sempre più avanzate e accessibili sul territorio”.
Paziente alle prese con la terapia CAR-T all’Ospedale San Camillo-Forlanini
Uomini e donne uguali nel dolore, ma da oggiuguali anche nella vittoria. In fondo, chi non avrebbe voluto poter proporre ed offrire a qualcuno dei propri cari, che sfortunatamente non è più tra noi, una cura del genere? È a coloro che, seppur lottando con coraggio,hanno lasciato un vuoto, che è dedicata la doverosa battaglia degli specialisti, chesi spingono a fare ancora di più.
Grazie all’impegno della Regione Lazio e all’eccellenza del San Camillo-Forlanini, i nuovi pazienti non sono più costretti a intraprenderelogoranti trasferte della speranza lontano dai propri affettiperché oral’ottimismo abita negli ospedali vicini a loro. Celebrare gli80 anni della Repubblicasignifica esattamente questo: onorare il lavoro dei professionisti che, con il camice bianco come unica bandiera,difendono la vita e regalano un domani e un orizzonte a chi pensava di non averne più.
D’altronde,la Repubblica Italiana è nata proprio con questa stessa speranza, una spinta ideale che rappresentala forza che guida la nazione verso un futuro migliore per tutti i suoi cittadini.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Un nuovo farmaco raddoppia la sopravvivenza di chi ha un tumore al pancreas Avvenire
Per comprendere la portata dello studio “RASolute 302”, presentato al Congresso mondiale di oncologia (Asco) di Chicago, occorre andare al momento della presentazione dei risultati. I grafici pubblicati sui Ledwall della sala gremita da chirurghi, oncologi, ematologi e immunologi, illustrano la sopravvivenza a un anno dei malati di cancro del pancreas già metastatico: il 53,2% dei pazienti trattati con il nuovo farmaco daraxonrasib è in vita, contro il 17,3% di quelli curati con chemioterapia. Un brivido attraversa gli specialisti, tanti si commuovono, poi tutti si alzano in piedi e un applauso diventa una standing ovation.
Ora è acclarato: dopo decenni di tentativi inutili, questo farmaco orale, prodotto dall’americana Revolution Medicines, ha dimostrato di poter raggiungere risultati senza precedenti in pazienti già trattati con una prima linea di terapia. È una svolta. Al di là dei numeri della sopravvivenza, pure significativi nel deserto odierno di opzioni terapeutiche, ciò che assume un valore enorme è che i ricercatori - lo studio è stato coordinato dal Dana-Farber Cancer Institute di Boston (per l’Italia hanno partecipato l’Istituto Nazionale Tumori e l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Istituto Oncologico Veneto di Padova e l’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa) - hanno trovato la strada per agire su “Ras”, una delle alterazioni più frequenti e più difficili da aggredire nella malattia. Il daraxonrasib prende di mira la proteina Kras (che fa parte della famiglia di geni Ras) che alimenta quasi tutti i tumori al pancreas. Il farmaco lega le molecole tra loro per agganciare e bloccare la proteina. Questi geni possono indurre le cellule tumorali a continuare a ricevere segnali di crescita e divisione: tale processo può portare alla diffusione della malattia. Oltre il 90% dei pazienti con la forma più comune di tumore al pancreas, l'adenocarcinoma duttale pancreatico, presenta una mutazione nel gene Kras. Questa variante è chiamata "Ras G12" e determina un'iperattività della proteina Kras. Ora, poiché i geni Ras alimentano altri tipi di cancro, c'è anche la speranza di ottenere scoperte in altri ambiti. Farmaci simili sono in fase di sperimentazione per il cancro ai polmoni e al colon.
Insomma, non siamo di fronte alla cura definitiva ma all’inizio di un percorso, finalmente vincente, per il quale bisognerà continuare ad investire in ricerca. «Questi risultati sono rivoluzionari», dice la professoressa Rachna Shroff, primario di Oncologia del Cancer Center dell’Università dell’Arizona. «Il passo successivo al quale ora puntiamo – sottolinea entusiasta da Chicago Chiara Cremolini, responsabile del programma Sperimentazioni dell’Aou di Pisa – è di poter anticipare l'uso del farmaco anche ai pazienti in fase più iniziale di malattia e non metastatici, con l’obiettivo futuro di poter arrivare anche alla guarigione». Ma mentre per i malati americani l’autorizzazione all’assunzione del farmaco potrebbe arrivare nel giro di poche settimane, per l’immissione al commercio nel nostro Paese bisognerà attendere, forse anche un anno. Ecco perché i ricercatori italiani ed europei chiedono all’azienda produttrice di rendere possibile «l'uso compassionevole» nel Vecchio continente. Questa opzione, afferma Cremolini, «prevede la possibilità che i pazienti possano accedere al farmaco in via eccezionale, prima dell'approvazione, tramite i centri specializzati». Del resto, spiega l’oncologa, l’Autorità europea dei medicinali (Ema), ha dato al medicinale «la designazione di “farmaco orfano”, per velocizzare i tempi di valutazione del dossier, ma in ogni caso saranno necessari dei mesi».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Studio Cassandra: nuovo protocollo per la cura dell’adenocarcinoma pancreatico Il Sole 24 ORE
Ascolta la versione audio dell'articolo
3' di lettura English Version Translated by AI.
For feedback, please contact
english@ilsole24ore.com
L’adenocarcinoma del pancreas è recentemente tornato al centro dell’attenzione mediatica, non solo per aver colpito persone comuni e figure note, ma anche per i frequenti – e talvolta prematuri – annunci di presunti progressi terapeutici che, non sempre, trovano un riscontro concreto nella pratica clinica. Si tratta di una patologia che, nonostante i numerosi sforzi della comunità scientifica internazionale, continua a rappresentare una delle sfide più complesse in ambito oncologico, sia per la difficoltà di diagnosi precoce, sia per le limitate opzioni terapeutiche realmente efficaci.
È in questo contesto che si inserisce lo studio Cassandra, un trial indipendente che rappresenta uno dei risultati più solidi e rilevanti degli ultimi anni, contribuendo a riportare l’attenzione su evidenze concrete e clinicamente significative, al di là dell’enfasi mediatica.
Ne parla il professor Michele Reni, ideatore e coordinatore dello studio, primario delle unità operative di Oncologia medica e Day Hospital oncologico e direttore del programma strategico di coordinamento clinico del Pancreas Center all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Adenocarcinoma: una patologia complessa
L’adenocarcinoma pancreatico è una malattia relativamente rara, caratterizzata da un impatto clinico estremamente severo. Nella maggior parte dei casi viene diagnosticata in fase avanzata, quando le possibilità di intervento curativo risultano già limitate, che si traduce in una rapida progressione della malattia e in una prognosi spesso sfavorevole.
«I sintomi numerosi e invalidanti, tra cui dolore, calo ponderale, ittero e affaticamento, compromettono profondamente la qualità di vita dei pazienti e rendono la gestione clinica particolarmente complessa, soprattutto nei centri con minore esperienza o privi di un adeguato approccio multidisciplinare», spiega il prof. Reni.
Negli ultimi trent’anni, i progressi terapeutici sono stati pochi e nella maggior parte dei casi, frutto della ricerca accademica, che però dispone di risorse ridotte. «In alcuni casi, il supporto dell’industria farmaceutica, pur essendo importante, può influenzare le scelte e limitarne lo slancio innovativo, orientando la ricerca verso strategie più conservative», aggiunge lo specialista.
Lo studio Cassandra
In questo scenario, si colloca lo studio Cassandra, il primo trial randomizzato di Fase 3 interamente finanziato dalle associazioni di pazienti, MyEverest e Codice Viola. «Questo rappresenta già un risultato straordinario, perché ha garantito piena indipendenza ai ricercatori e ha rafforzato il principio dell’alleanza medico-paziente. Il coinvolgimento diretto delle associazioni ha contribuito a definire priorità più aderenti ai bisogni reali», afferma lo specialista.
Promosso dall’Associazione italiana per lo studio del pancreas (AISP) e coordinato dall’IRCCS Ospedale San Raffaele, lo studio ha coinvolto 260 pazienti, arruolati in tempi rapidi durante la pandemia di covid-19, risultato reso possibile grazie alla collaborazione di 17 centri italiani, a testimonianza di una rete di ricerca sempre più coesa e organizzata.
Lo studio aveva un duplice obiettivo: confrontare l’efficacia dei regimi chemioterapici PAXG e mFOLFIRINOX nel trattamento preoperatorio e valutare l’impatto della durata della terapia. La terapia durava 6 mesi in entrambi i gruppi: in un caso, tutti e 6 i mesi venivano somministrati prima della chirurgia, nel secondo caso 4 prima e 2 dopo la chirurgia.
«I risultati hanno dimostrato la netta superiorità di PAXG, combinazione di quattro farmaci sviluppata in ambito accademico, rispetto a mFOLFIRINOX, che risulta più tossico e complesso da gestire. PAXG si propone quindi come nuovo standard terapeutico», continua il professore.
Già autorizzato dall’Aifa dal 2020, il regime PAXG è, oggi, utilizzato nella pratica clinica anche in altri Paesi, rappresentando uno dei contributi più significativi della ricerca oncologica italiana a livello internazionale.
Lo studio ha, inoltre, evidenziato una riduzione di circa il 40% del rischio di recidiva, un dato particolarmente rilevante in una patologia in cui le ricadute sono frequenti e spesso precoci.
Non sono, invece, emerse differenze significative legate alla durata del trattamento.
Prospettive future: i prossimi studi
Il successo di Cassandra, sia in termini di collaborazione con le associazioni sia per i risultati clinici ottenuti, ha favorito la nascita di nuove iniziative basate sullo stesso modello.
Tra queste, lo studio Loch Ness, attualmente in fase avanzata di preparazione, che mira a migliorare ulteriormente i risultati terapeutici attraverso strategie ancora più personalizzate e innovative.«Lo studio Cassandra – conclude Reni - ha contribuito a rafforzare e consolidare la collaborazione tra i centri italiani attivi nella ricerca sull’adenocarcinoma pancreatico, ponendo le basi per un’accelerazione dei progressi futuri».Un segnale importante che dimostra come, anche in ambiti particolarmente complessi, la sinergia tra ricerca indipendente, clinici e pazienti possa generare risultati concreti e aprire nuove prospettive di cura.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il colesterolo residuo, potenziale target terapeutico Meer | English edition
Il colesterolo LDL è diventato un bersaglio centrale della terapia cardiovascolare perché oggi non è visto soltanto come un marcatore associato al rischio, ma come uno dei principali motori causali dell’aterosclerosi: più particelle LDL circolano nel sangue, più è probabile che penetrino nella parete delle arterie, vi si accumulino e alimentino nel tempo la formazione della placca che può poi provocare infarto, ictus o arteriopatia periferica. Il beneficio della riduzione del colesterolo LDL è ormai assodato e la medicina sottolinea questa relazione causale e il fatto che il beneficio clinico dipenda dall’entità della riduzione ottenuta.
L’LDL non è “grasso che galleggia”, ma una sorta di navetta di trasporto del colesterolo. Il problema nasce quando queste navette sono troppe e, soprattutto nelle arterie già vulnerabili, lasciano il loro carico nella parete vascolare. Lì inizia una risposta infiammatoria cronica, spesso silenziosa per anni, che restringe i vasi o rende instabile la placca. In questo senso, abbassare l’LDL non significa inseguire un numero astratto su un esame del sangue, ma rallentare o contenere il processo biologico che sta dietro agli eventi cardiovascolari.
L’importanza dell’LDL come target terapeutico deriva anche da un punto molto pratico: è un fattore di rischio modificabile. A differenza dell’età o della predisposizione genetica, il valore di LDL può essere ridotto con dieta, stile di vita e farmaci. E quando si abbassa davvero, il rischio cardiovascolare cala in modo misurabile. Per questo le linee guida moderne non si limitano a dire “il colesterolo è alto”, ma definiscono obiettivi di LDL diversi a seconda del rischio globale della persona. Nei pazienti che hanno già avuto un evento cardiovascolare, le linee guida europee raccomandano un obiettivo di LDL <55 mg/dL e una riduzione di almeno il 50% rispetto al basale; nei casi di rischio estremo può essere indicato un target ancora più basso.
Questo approccio “a target” è importante anche culturalmente, perché riflette un’idea moderna della prevenzione: non tutti devono arrivare allo stesso numero. Chi è giovane e senza altri fattori di rischio non ha lo stesso bisogno terapeutico di chi ha diabete, una coronaropatia, una malattia cerebrovascolare o una familiarità molto forte. Le raccomandazioni più recenti ribadiscono proprio che i target di LDL diventano più stringenti all’aumentare del rischio cardiovascolare complessivo.
C’è poi un altro aspetto decisivo: la terapia ipolipemizzante, soprattutto con statine ed eventualmente con ezetimibe o inibitori di PCSK9, non serve solo a “migliorare le analisi”, ma a prevenire eventi concreti. Nella prevenzione secondaria, cioè dopo un infarto, un ictus o in presenza di aterosclerosi documentata, ridurre aggressivamente l’LDL è uno dei modi più efficaci per diminuire la probabilità di nuovi eventi. Per questo l’LDL è considerato un target prioritario: è misurabile, modificabile, causalmente implicato e clinicamente rilevante.
Gli studi più recenti convergono peraltro su un punto: abbassare il LDL-C resta essenziale, ma non azzera il rischio aterosclerotico. Il colesterolo residuo (RC), definito come il colesterolo contenuto nelle lipoproteine ricche in trigliceridi (TRL, Triglyceride-Rich Lipoproteins, che comprendono chilomicroni, VLDL e i loro remnants) è una componente del carico aterogeno che il solo LDL-C non descrive completamente. Esso è attualmente considerato uno dei principali candidati a spiegare una parte del rischio cardiovascolare residuo che persiste anche dopo un controllo ottimale di LDL-C.
Il RC è emerso come una delle principali spiegazioni del rischio residuo soprattutto nei pazienti con ipertrigliceridemia lieve-moderata, diabete tipo 2, obesità, sindrome metabolica e insulino-resistenza. In questi contesti il fenotipo lipidico è dominato da alterazioni delle TRL e le particelle remnants sembrano contribuire in modo indipendente alla progressione dell’aterosclerosi.
Una recente review colloca il RC accanto a apoB, non-HDL-C e Lp(a) tra i principali determinanti del rischio “oltre le LDL”. Il messaggio clinico è che la medicina lipidologica contemporanea si sta spostando da una lettura centrata quasi solo su LDL-C a una lettura più completa del carico aterogeno totale.
Razionale fisiopatologico
Il concetto di RC è biologicamente plausibile per almeno tre motivi. Primo, i remnants sono abbastanza piccoli da attraversare l’endotelio e depositare colesterolo nella parete arteriosa. Secondo, sono associati a disfunzione endoteliale, infiammazione vascolare a basso grado e attivazione piastrinica. Terzo, il loro metabolismo è strettamente legato a vie come apoC-III, ANGPTL3, LPL e recettori epatici, che oggi rappresentano bersagli terapeutici emergenti.
RC, apoB e non-HDL-C: concorrenti o complementari?
RC, apoB e non-HDL-C non sono marker concorrenti, ma strumenti che descrivono aspetti diversi del rischio.
apoB misura il numero totale di particelle aterogene.
non-HDL-C misura il colesterolo complessivo contenuto in tutte le particelle aterogene.
RC isola la quota attribuibile alle particelle remnants.
Implicazioni terapeutiche
Il RC è un potenziale bersaglio terapeutico, ma attualmente lo si riduce soprattutto indirettamente, intervenendo sul metabolismo delle TRL. Questo significa: perdita di peso, riduzione dell’insulino-resistenza, controllo del diabete, riduzione dell’alcol, miglioramento dell’alimentazione, statine e, in casi selezionati, farmaci che influenzano il metabolismo di apoC-III, ANGPTL3 e PCSK9.
Mancano peraltro risultati su outcome clinici (infarto miocardico, ictus, mortalità) mediante trial clinici randomizzati che dimostrino benefici additivi indipendenti rispetto a quelli ottenuti con la riduzione di LDL-C.
Conclusioni
Il colesterolo residuo è ormai riconosciuto come un importante determinante del rischio aterosclerotico residuo, soprattutto nei pazienti con profilo metabolico aterogeno e trigliceridi elevati. Il suo ruolo biologico è plausibile, l’associazione con la cardiopatia ischemica aterosclerotica consistente e il concetto è diventato centrale nella discussione sul rischio “oltre LDL”. Tuttavia, lo stato attuale dell’arte non consente di considerarlo un target terapeutico di routine paragonabile a LDL-C.
Bibliografia
B.G Nordestgaard, R.A Hegele, Residual lipid risk in atherosclerotic cardiovascular disease, European Heart Journal, 2026.
Xi Li, Zhi-Fan Li, Na-Qiong Wu, Remnant Cholesterol and Residual Risk of Atherosclerotic Cardiovascular Disease. Rev. Cardiovasc. Med. 2025, 26.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Una nuova potenziale terapia contro il cancro al pancreas sta facendo il giro del mondo, ma è davvero la rivoluzione che stavamo aspettando? greenMe
Una nuova potenziale terapia contro il cancro al pancreas sta facendo il giro del mondo, ma è davvero la rivoluzione che stavamo aspettando?
Il 31 maggio 2026 è una data che la comunità scientifica sicuramente ricorderà come potenzialmente rivoluzionaria: una sperimentazione clinica ha finalmente trovato una potenziale nuova via di trattamento. Ma è davvero la rivoluzione, la cura che tutti aspettavamo?
Il cancro al pancreas
Il cancro al pancreas metastatico è tuttora considerato incurabile, con una bassa probabilità di sopravvivenza a pochi anni, se non mesi, dalla diagnosi, e l’unico trattamento a disposizione, peraltro poco efficace, è la chemioterapia.
La patologia rappresenta circa il 3% delle diagnosi di cancro negli Stati Uniti, dove è stata condotta questa innovativa sperimentazione: l’American Cancer Society stima che nel 2026 a 35.160 uomini e 32.340 donne verrà diagnosticato questo tumore, e che circa il 95% dei casi sarà rappresentato da adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC).
Più della metà dei casi di cancro al pancreas viene diagnosticata dopo la comparsa di metastasi, e il tasso di sopravvivenza relativa a 5 anni è di circa il 3%. La chemioterapia viene generalmente somministrata come trattamento di prima linea e, se necessario, come trattamento di seconda linea, ma con la chemioterapia di seconda linea la sopravvivenza mediana libera da progressione (PFS) è di 3-4 mesi e la sopravvivenza globale mediana è di 6-7 mesi.
Sappiamo inoltre che oltre il 90% dei PDAC metastatici è causato da una mutazione del gene KRAS, chiamata variante RAS G12, che determina una proteina KRAS iperattiva.
Leggi anche: Tumore al pancreas: sintomi e aspettativa di vita della neoplasia (fra le più letali) di cui soffriva Enrica Bonaccorti
Cosa ha dimostrato il nuovo studio
La proteina RAS, considerata il “motore” della crescita di questo tumore, è sempre stata considerata “inattaccabile” (o quasi): i (pochi) farmaci precedentemente disponibili che disattivano questa proteina, chiamati inibitori RAS, sono specifici infatti solo per una delle varianti alterate della proteina.
Sono disponibili poche terapie per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico precedentemente trattato, e queste terapie hanno un’efficacia modesta e una tossicità considerevole – spiega Brian Wolpin, che ha guidato la ricerca – Lo studio RASolute 302 è stato progettato per valutare un inibitore multiselettivo di RAS(ON) come trattamento di seconda linea per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico, con l’obiettivo di definire un nuovo standard di cura per questi pazienti che sia più efficace e abbia meno effetti collaterali rispetto alle chemioterapie attualmente disponibili
Quest’ultima sperimentazione ha ora dimostrato, in particolare, che la somministrazione di daraxonrasib, inibitore multiselettivo della proteina RAS, può migliorare la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale nei pazienti affetti da adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC), indipendentemente dalla presenza o meno di una mutazione RAS nel tumore.
Come è stato condotto lo studio e le conclusioni
La ricerca è stata condotta su una popolazione di 500 pazienti provenienti da Nord America, Europa e Asia (metà donne e metà uomini, con età mediana di 66 anni e ancora in grado di svolgere la maggior parte delle proprie attività quotidiane), affetti da cancro al pancreas metastatico precedentemente trattato, somministrando a metà di loro il daraxonrasib e all’altra metà la chemioterapia standard.
Risultato? Il multiselettivo di RAS(ON) daraxonrasib può migliorare la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale nei pazienti con mPDAC, indipendentemente dalla presenza o meno di una mutazione RAS nel tumore.
In particolare, i risultati di questo primo studio di fase 3 su un inibitore multiselettivo RAS(ON), condotto dopo aver dimostrato buoni risultati in termini di tolleranza e sicurezza, dimostrano l’efficacia del daraxonrasib nel trattamento dell’adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico (mPDAC) con mutazione RAS e con RAS wild-type: nei pazienti trattati, il daraxonrasib ha infatti quasi raddoppiato la sopravvivenza con minori effetti collaterali rispetto alla chemioterapia.
Cosa cambia per i pazienti e le loro probabilità di guarigione
Purtroppo – lo abbiamo detto più volte – la terapia è in grado di migliorare la sopravvivenza dei pazienti, ma non di eradicare la malattia, che resta incurabile. Tuttavia, a un anno dall’inizio della terapia, era vivo il 53% dei pazienti trattati con il daraxonrasib contro il 17% di coloro che avevano ricevuto la chemioterapia. E questo risultato non era mai stato ottenuto prima.
Detto in termini “colloquiali” è stato davvero abbattuto finalmente un muro, quello della proteina RAS, che da oggi è un bersaglio che si può aggredire e potenzialmente distruggere. Quello che è stato ottenuto è scientificamente parlando davvero una rivoluzione, perché può cambiare completamente all’approccio alle terapie contro questa malattia che non perdona.
La strada verso un mondo libero dal cancro al pancreas, però, è ancora molto lunga.
Lo studio è stato presentato al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e finanziato da Revolution Medicines.
Fonte: American Society of Clinical Oncology
Leggi anche:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
31.1/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
L’ex fuoriclasse, 75 anni, ha annunciato per sbaglio la malattia: “A differenza del mio utilizzo del cellulare, la cura sta andando bene", ha commentato con umorismo
Dopo Kevin Keegan, un altra gloria del calcio britannico è alle prese con seri problemi di salute. L'ex fuoriclasse del Celtic e del Liverpool, Kenny Dalglish, ha confermato martedì di essere in cura per un cancro. Lui stesso lo ha annunciato accidentalmente la notizia sui social media. "A differenza del mio utilizzo del cellulare, la cura sta andando bene", ha scritto con umorismo. "Idealmente, questa cosa sarebbe dovuta rimanere privata, perché è così che dovrebbe essere, ma la mia totale mancanza di competenze tecnologiche mi ha indotto all’errore".
Il ringraziamento al personale medico
"Come sempre, grazie al meraviglioso personale medico che ha dimostrato incredibile cura e discrezione, non solo nei miei confronti ma anche nei confronti di tante altre persone – ha aggiunto Dalglish -. Sono un vanto per la loro professione".
Sir Kenny Dalglish has confirmed he is undergoing treatment for a cancer diagnosis.
Our support and love is with you, Sir Kenny ❤️ — Liverpool FC (@LFC) June 2, 2026
Gloria di Scozia, Celtic e Liverpool
Nazionale scozzese. Dalglish è stato idolo dei tifosi del Celtic Glasgow e del Liverpool negli anni '70 e '80. Ha vinto tre Coppe dei Campioni e sei titoli di campione d'Inghilterra con i Reds, che in seguito ha allenato in due diverse occasioni. "Ti offriamo il nostro sostegno e il nostro affetto, Sir Kenny", ha scritto il club inglese sui suoi social media.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas, nuova speranza: una terapia raddoppia la sopravvivenza nei pazienti avanzati Eventi e News
Salute e Benessere
Eventi e News
Una nuova speranza arriva dalla ricerca oncologica per il tumore al pancreas, una delle forme di cancro più difficili da trattare e spesso diagnosticata in fase avanzata. Un farmaco sperimentale, chiamato daraxonrasib, ha mostrato risultati significativi in uno studio clinico internazionale, arrivando quasi a raddoppiare la sopravvivenza mediana dei pazienti con malattia metastatica rispetto alla chemioterapia standard.
I dati, presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology, indicano che i pazienti trattati con la nuova terapia hanno raggiunto una sopravvivenza mediana di circa 13,2 mesi, contro circa 6,6-6,7 mesi osservati con i trattamenti tradizionali. Si tratta di un risultato che gli esperti considerano importante, soprattutto perché riguarda una malattia per la quale negli ultimi anni i progressi terapeutici sono stati limitati.
Una malattia ancora difficile da curare
Il tumore al pancreas resta tra le neoplasie più aggressive. La diagnosi arriva spesso tardi, quando la malattia ha già raggiunto uno stadio avanzato o metastatico. Questo rende più complesso intervenire con successo e limita l’efficacia delle terapie disponibili.
Proprio per questo i nuovi risultati assumono un peso particolare. Non si parla ancora di guarigione, ma di un possibile passo avanti nella gestione dei pazienti con tumore pancreatico avanzato, soprattutto per il miglioramento della sopravvivenza e per il profilo di tollerabilità osservato nello studio.
Come funziona la nuova terapia
Daraxonrasib è un farmaco orale progettato per colpire le alterazioni legate alla proteina RAS, coinvolta nella crescita di molti tumori. Nel carcinoma pancreatico, le mutazioni del gene KRAS sono molto frequenti e rappresentano da tempo uno dei bersagli più difficili da affrontare con farmaci mirati.
La novità è proprio qui: la terapia punta a interferire con uno dei meccanismi biologici che alimentano la crescita del tumore. Secondo i dati diffusi, il trattamento ha mostrato un vantaggio rispetto alla chemioterapia standard nei pazienti con tumore del pancreas metastatico, con effetti collaterali considerati gestibili nello studio clinico.
Sopravvivenza quasi raddoppiata nello studio clinico
Il dato più rilevante riguarda la sopravvivenza mediana. Nei pazienti trattati con daraxonrasib è stata riportata una sopravvivenza di poco superiore ai tredici mesi, mentre nel gruppo sottoposto a chemioterapia standard il valore si è fermato intorno ai sei-sette mesi.
Lo studio ha coinvolto centinaia di pazienti con tumore pancreatico avanzato o metastatico. Oltre alla sopravvivenza, i risultati indicano anche un rallentamento della progressione della malattia, elemento importante in una patologia in cui il tempo utile per intervenire è spesso molto limitato.
Prudenza: non è ancora una cura definitiva
La notizia apre prospettive importanti, ma va interpretata con prudenza. La nuova terapia è ancora legata al percorso di valutazione scientifica e regolatoria e non rappresenta, al momento, una cura definitiva per tutti i pazienti.
Gli specialisti sottolineano inoltre che il tumore al pancreas resta una malattia complessa, in cui possono svilupparsi resistenze ai trattamenti. Per questo la ricerca sta già guardando a possibili combinazioni terapeutiche e a strategie sempre più personalizzate, capaci di adattarsi alle caratteristiche molecolari del tumore.
Perché questa scoperta è importante
Il valore della nuova terapia non sta soltanto nei numeri dello studio, ma anche nel cambio di prospettiva. Per anni molte mutazioni legate a KRAS sono state considerate estremamente difficili da colpire. Il successo di farmaci mirati contro questi meccanismi potrebbe aprire la strada anche a nuove applicazioni in altri tumori caratterizzati da alterazioni simili.
Per i pazienti con tumore al pancreas avanzato, ogni progresso nella sopravvivenza e nella qualità della vita rappresenta un risultato rilevante. La possibilità di una terapia orale, con benefici superiori rispetto alla chemioterapia standard nello studio, aggiunge un ulteriore elemento di interesse.
Ricerca, diagnosi precoce e prevenzione restano centrali
La nuova terapia rafforza il ruolo della ricerca oncologica, ma non riduce l’importanza della diagnosi precoce. Il tumore al pancreas è spesso silenzioso nelle fasi iniziali e può manifestarsi con sintomi generici, come perdita di peso, dolore addominale, difficoltà digestive o ittero.
Per questo resta fondamentale rivolgersi al medico in presenza di segnali persistenti e non sottovalutare i fattori di rischio. Fumo, obesità, familiarità, diabete di nuova insorgenza e alcune condizioni infiammatorie croniche possono aumentare l’attenzione clinica verso questa patologia.
Una nuova fase per l’oncologia del pancreas
I risultati su daraxonrasib segnano un possibile punto di svolta nella ricerca contro il tumore al pancreas avanzato. La strada verso l’uso clinico diffuso richiederà ulteriori valutazioni, ma il dato sulla sopravvivenza rappresenta una delle notizie più incoraggianti degli ultimi anni in questo campo.
Per una malattia storicamente povera di opzioni terapeutiche, l’arrivo di farmaci mirati capaci di agire sui meccanismi molecolari del tumore apre una nuova fase. Non una promessa di guarigione immediata, ma un passo concreto verso trattamenti più efficaci e personalizzati.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
La realtà virtuale entra in sala operatoria per i pazienti oncologici La Fedeltà
A Cuneo la realtà virtuale entra in sala operatoria per aiutare i pazienti oncologici ad affrontare con maggiore serenità le procedure invasive. È quanto emerge da uno studio promosso dall’ASL CN1, che ha sperimentato l’utilizzo di visori immersivi durante l’impianto di accessi venosi totalmente impiantati (PORT), registrando risultati incoraggianti sia sul piano clinico sia sulla percezione dei pazienti.
L’iniziativa si inserisce in un più ampio percorso di umanizzazione delle cure e miglioramento della qualità assistenziale. L’obiettivo è offrire ai pazienti sottoposti all’impianto o alla rimozione di cateteri venosi a lungo termine un’esperienza meno stressante, attraverso ambienti virtuali capaci di favorire il rilassamento e ridurre l’ansia legata all’intervento.
Il progetto è stato sviluppato dalla struttura di Terapia Antalgica e Gestione Accessi Venosi Centrali dell’ASL CN1, diretta da Dario Giaime, con il contributo di Paolo Guffanti e Agnese Pizzorno. La ricerca ha ricevuto il supporto del Direttore Sanitario ASL CN1 Monica Rebora ed è stata realizzata in collaborazione con la struttura di Oncologia, diretta da Cristina Granetto, e con la Direzione delle Professioni Sanitarie guidata da Anna Maddalena Basso.
Allo studio hanno partecipato 50 pazienti oncologici, di cui 29 donne e 21 uomini. Dopo aver espresso il proprio consenso, i partecipanti hanno indossato un visore per la realtà virtuale durante la procedura di impianto del dispositivo venoso. I contenuti proposti comprendevano scenari immersivi differenti, tra cui paesaggi marini, tramonti, voli in mongolfiera e viaggi nello spazio, selezionati per favorire la distrazione cognitiva.
I parametri vitali dei pazienti sono stati monitorati direttamente in sala operatoria, cinque minuti prima e cinque minuti dopo il posizionamento del visore, comunque prima dell’avvio dell’intervento. In questo breve intervallo è stata osservata una riduzione media della pressione arteriosa sistolica e diastolica di circa il 3%, accompagnata da una diminuzione della frequenza cardiaca di circa il 5%.
Molto positivi anche i riscontri raccolti dai partecipanti. Quarantotto pazienti hanno dichiarato di aver vissuto un’esperienza più confortevole rispetto ad altre procedure invasive affrontate in passato, come interventi odontoiatrici o di piccola chirurgia. Il dato conferma il potenziale della realtà virtuale come strumento di distrazione non farmacologica. Inoltre, 49 dei 50 partecipanti hanno affermato che consiglierebbero l’utilizzo del visore ad altri pazienti chiamati a sottoporsi all’impianto di un catetere vascolare.
I risultati della ricerca sono stati presentati al Congresso nazionale PICC DAY, organizzato da GAVeCeLT (Gruppo Aperto di Studio “Gli Accessi Venosi Centrali a Lungo Termine”), svoltosi a Bologna il 3 dicembre 2025. A illustrare l’esperienza dell’ASL CN1 è stata Agnese Pizzorno, in rappresentanza del Team Accessi Venosi dell’azienda sanitaria.
Come evidenziato dai ricercatori, la realtà virtuale non incide sulla riuscita tecnica dell’intervento né ne migliora l’esecuzione. Rappresenta però un importante valore aggiunto nell’accompagnare il paziente durante una fase particolarmente delicata del percorso di cura, spesso coincidente con l’imminente avvio della terapia oncologica.
L’esperienza condotta dall’ASL CN1 conferma inoltre come le tecnologie emergenti possano contribuire a rendere più umano il contesto chirurgico. La realtà virtuale permette infatti di attenuare l’impatto emotivo dell’ambiente operatorio, favorendo una parziale “de-medicalizzazione” dell’esperienza e contribuendo a modulare la percezione di dolore e ansia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Cancro del colon-retto: Dallo screening alla cura The Portugal News
Nel primo episodio della quinta stagione delpodcast OncoHPA, abbiamo esplorato il tema"Cancro del colon-retto: Dallo screening alla cura - Dove siamo in difetto?". in ·02 giu 2026, 11:20·0 Commmenti La sessione è stata moderata dalladott.ssa Magda Cordeiro, coordinatrice del Dipartimento di Oncologia del Gruppo HPA Saúde, e ha visto la partecipazione delladott.ssa Ana Rita Herculano, coordinatrice dell'Unità di Gastroenterologia dell'HPA Gambelas, e dell'infermiera Catarina Bentes, responsabile degli esami speciali dell'HPA Gambelas. La dott.ssaAna Rita Herculanoha affrontato le sfide della diagnosi del tumore del colon-retto, evidenziando la sottovalutazione dei sintomi nei pazienti più giovani e le lacune nel percorso diagnostico che portano alla diagnosi solo in fasi avanzate. Ha sottolineato che una colonscopia di alta qualità dipende da rigorosi indicatori di qualità, come un'adeguata preparazione dell'intestino e la tecnologia disponibile, e ha individuato i gruppi ad alto rischio, tra cui i soggetti con sindrome di Lynch. Ha inoltre sottolineato l'urgenza di un invio immediato quando compaiono segnali di allarme come l'anemia da carenza di ferro o cambiamenti nelle abitudini intestinali, osservando che la tempestività e il rigore tecnico sono fondamentali per migliorare la prognosi della malattia. L'infermiera Catarina Bentes ha evidenziato il ruolo cruciale del personale infermieristico nella preparazione e nell'educazione dei pazienti, sottolineando l'aumento dell'incidenza del tumore del colon-retto tra le popolazioni più giovani a causa di fattori quali gli stili di vita sedentari e le diete squilibrate e poco diversificate. Ha discusso le principali barriere che impediscono di sottoporsi alla colonscopia e ha identificato i segnali di allarme comunemente trascurati che dovrebbero indurre a una valutazione precoce. Ha concluso sottolineando che un intervento infermieristico strutturato è essenziale per migliorare l'alfabetizzazione sanitaria e ridurre l'ansia, garantendo un'adeguata preparazione intestinale, evitando procedure ripetute e massimizzando l'efficacia dello screening. Non perdetevi questa interessante discussione sulle sfide attuali del cancro colorettale e scoprite perché la sorveglianza attiva è essenziale a tutte le età. L'episodio è ora disponibile suYouTubeeSpotify.