📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
La prevenzione del tumore al seno viaggia sui treni regionali in Abruzzo con FrecciaRosa 2026. Venerdì 9 ottobre saranno coinvolti due convogli di Trenitalia (Gruppo FS): il Regionale R 4210, in partenza da Pescara alle 10. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Hard Rock Cafe sostiene la prevenzione del tumore al seno durante la 27ª edizione di PINKTOBER Adnkronos
In occasione della 27ª edizione di Pinktober, la campagna globale di Hard Rock dedicata alla sensibilizzazione sul tumore al seno e alla prevenzione oncologica, gli Hard Rock Cafe di Firenze, Roma e Venezia promuovono per tutto il mese di ottobre un programma di iniziative speciali e musica live a supporto della ricerca. Attraverso l’iniziativa, i tre Cafe sostengono la Lilt - Lega Italiana per la lotta contro i tumori nelle attività di promozione di stili di vita sani e corrette abitudini alimentari, strumenti fondamentali per la prevenzione delle patologie oncologiche, contribuendo al tempo stesso a diffondere la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce, con particolare attenzione all'importanza dei controlli e della diagnosi tempestiva del tumore al seno. Per tutta la durata della campagna - informa una nota - una parte del ricavato derivante dalla vendita della collezione Pinktober 2026 - disponibile nei 3 Rock Shop, composta da t-shirt, felpe, adesivi e dalla tradizionale pin da collezione - viene devoluta alla Lilt a sostegno delle attività di informazione, educazione sanitaria e sensibilizzazione sui temi della prevenzione oncologica e del tumore al seno promosse dall'associazione.
La musica rappresenta uno degli elementi centrali dell'edizione italiana di Pinktober. A Firenze, il 16 ottobre, l'Hard Rock Cafe ospita la Pinktober Night, una serata all'insegna della musica e della solidarietà che vede il ritorno sul palco degli 80Voglia, protagonisti di uno spettacolo dedicato alle più celebri hit degli anni Ottanta, impreziosito dalla coinvolgente voce femminile di Ilaria Pacini. L'Hard Rock Cafe Roma - continua la nota - propone invece una programmazione interamente al femminile, celebrando il talento, l'energia e la creatività di artiste, cantanti e DJ. Il 9 ottobre salgono sul palco la DJ Stefanie Noir con la Pete Tong Academy. Il 13 ottobre, in occasione della Notte Bianca su Via Veneto è la volta del DJ set di Val Stefani, e nella stessa giornata, l'Hard Rock Cafe Roma è inoltre il punto di partenza della passeggiata di gruppo promossa dalla Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico insieme a Via Veneto District, nell'ambito della campagna ‘Ottobre rosa è il tuo tempo’. Il 16 ottobre va in scena Le Voci delle Donne, un viaggio musicale attraverso alcune delle più iconiche interpreti femminili italiane e internazionali. A chiudere la programmazione romana è, il 23 ottobre, la performance della DJ Diodìa, artista della scena house capitolina.
Infine, a Venezia, il calendario di Pinktober prende il via il 7 ottobre con Dani De Zan, cantautrice veneta che fonde sonorità folk, soul, country e blues in uno stile personale e coinvolgente. Il 14 ottobre è la volta dei The Slippers, mentre il 21 ottobre sale sul palco Teti Cortese, cantautrice siciliana d'origine e veneziana d'adozione, la cui ricerca musicale intreccia influenze mediterranee, folk, blues e cantautorato contemporaneo. A chiudere il programma, il 28 ottobre, è il DJ set di DJ Rora, offrendo agli ospiti ulteriori occasioni di partecipazione e condivisione dei valori della campagna. Accanto agli appuntamenti musicali, gli ospiti in occasione del Pinktober potranno gustare anche una selezione di proposte food & beverage a tema e che richiamano il colori del rosa.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.2/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Malattia di Crohn, ok dell'Aifa al rimborso di mirikizumab: in Sicilia 11 mila pazienti PalermoToday
L'Aifa ha dato il via libera alla rimborsabilità di mirikizumab per la malattia di Crohn in fase attiva, da moderata a grave, negli adulti che non hanno risposto, hanno perso la risposta o sono risultati intolleranti alla terapia convenzionale o a un'altra terapia biologica. In Sicilia, dove si contano circa 11.000 pazienti, il farmaco potrà ora essere prescritto a carico del Servizio sanitario nazionale. La molecola era già stata approvata nel 2024 per la colite ulcerosa attiva da moderata a grave. I pazienti siciliani sono prevalentemente giovani tra i 20 e i 25 anni, con un'altra fascia a rischio rappresentata dagli over 65.
Come funziona e cosa cambia per i pazienti
"Questo innovativo meccanismo d'azione - spiega Ambrogio Orlando, direttore della Uosd malattie infiammatorie croniche intestinali dell'ospedale Villa Sofia Cervello - blocca una delle citochine responsabile del meccanismo patogenetico che alimenta l'infiammazione cronica. Il suo impiego offre la concreta possibilità di ottenere risposte cliniche significative e mantenere la remissione della malattia a lungo termine. Da poche settimane, la disponibilità del farmaco di Lilly ha aperto la strada a ottimi risultati terapeutici, soprattutto se utilizzato nelle fasi precoci della malattia, con l'obiettivo mirato di prevenire le complicanze e garantire un'altissima incidenza di remissione".
Sul profilo di sicurezza, Orlando aggiunge: "La nuova opzione terapeutica riesce ad accoppiare efficacia, un altissimo profilo di sicurezza e tollerabilità rispetto al passato, infatti non sono emersi segnali di allarme clinico - evidenzia Orlando - questo si traduce in un dato clinico fondamentale: l'elevata persistenza in trattamento, che si attesta su percentuali comprese tra 60% e 65% e l'assenza di eventi avversi significativi, dunque evita le frequenti sospensioni della terapia, garantendo continuità delle cure e successo terapeutico nel tempo".
Le malattie infiammatorie croniche intestinali
Le malattie infiammatorie croniche intestinali sono patologie a base immunitaria che colpiscono l'apparato gastrointestinale. Si distinguono in malattia di Crohn, che interessa tutto l'apparato digerente dalla bocca all'ano con maggiore frequenza a livello del colon e dell'ileo, e rettocolite ulcerosa, che colpisce esclusivamente il colon. L'impatto non si limita al solo apparato digerente: possono svilupparsi manifestazioni extra-intestinali — artriti periferiche e assiali della colonna vertebrale, cutanee, oculari, epatiche, renali — o complicanze intestinali severe come stenosi, fistole e ascessi che richiedono l'intervento chirurgico.
La rete siciliana per le Mici
Sul territorio regionale è attiva una rete siciliana per le malattie infiammatorie croniche intestinali, coordinata dallo stesso Orlando, con 18 centri specializzati distribuiti nelle varie province. La rete ha consentito diagnosi più precoci e trattamenti tempestivi, riducendo il rischio di complicanze gravi.
Elias Khalil, presidente e ad Italy Hub di Lilly, commenta: "Mettere a disposizione delle persone con malattia di Crohn nuove possibilità di trattamento significa rispondere ai loro bisogni e contribuire a una gestione sempre più efficace della malattia - commenta Elias Khalil, presidente e AD Italy Hub di Lilly - Continueremo a lavorare in stretta collaborazione con la comunità scientifica per promuovere innovazione e sviluppare soluzioni che possano fare la differenza nella vita quotidiana delle persone, con attenzione all'efficacia, alla sicurezza e al benessere complessivo dei pazienti".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori polmonari: il microcitoma porta ansia e paura nella diagnosi. V-news.it
Un'indagine rivela che il 57% dei pazienti con microcitoma polmonare considera la diagnosi il momento più critico del loro percorso, evidenziando ritardi e difficoltà nell'accesso alle cure. Il Policy Paper propone cinque priorità per migliorare il supporto e l'assistenza, tra cui l'accelerazione nell'accesso a terapie innovative e un migliore coordinamento tra i servizi sanitari.
Tumori, microcitoma polmonare: per il 57% dei pazienti la diagnosi è il momento più critico
Un percorso difficile per i pazienti
(Adnkronos) – Il percorso delle persone con microcitoma polmonare inizia spesso in salita: più della metà dei pazienti (57%) identifica il momento della diagnosi come il più critico nella propria esperienza di malattia. Questo è emerso da un’indagine nazionale condotta da Elma Research su 60 pazienti con microcitoma polmonare, la forma più aggressiva di tumore del polmone, che ogni anno interessa tra 4.000 e 6.000 persone in Italia. I risultati dell’indagine costituiscono la base di “Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari”, il primo Policy Paper italiano dedicato a questa patologia, promosso da PharmaMar Italia e sviluppato con il contributo di clinici, associazioni di pazienti e Istituzioni.
Criticità nel percorso diagnostico
L’obiettivo – informa una nota – è individuare azioni concrete per rendere il percorso assistenziale più tempestivo, omogeneo e centrato sui bisogni delle persone. Dalla survey emergono i principali ostacoli nel percorso diagnostico: il 42% degli intervistati riferisce che i sintomi iniziali sono stati sottovalutati o non riconosciuti, e riporta difficoltà nell’accesso agli accertamenti diagnostici (38%), soprattutto nel sud Italia (52%), e lunghi tempi di attesa per visite ed esami (37%), con un picco nel centro Italia (53%). Quasi un paziente su cinque (17%) accede al percorso diagnostico da Pronto Soccorso, indice di una malattia spesso identificata in stadio avanzato.
Impatto sulla qualità della vita
Le criticità non si limitano al momento della diagnosi. Oltre la metà dei pazienti deve percorrere distanze significative per raggiungere il centro di riferimento e il 72% ritiene prioritario un migliore coordinamento tra visite, esami e trattamenti. Anche l’accesso all’innovazione è una sfida: solo il 38% dei pazienti ha avuto accesso a tutti i trattamenti disponibili, e appena il 15% ha partecipato a trial clinici o ha ricevuto terapie sperimentali. Questi risultati evidenziano come ritardi diagnostici, difficoltà organizzative, disuguaglianze territoriali e scarso accesso ai servizi di supporto caratterizzino il percorso delle persone con microcitoma polmonare, richiedendo un’azione concertata a livello istituzionale e di advocacy. Inoltre, il 90% dei pazienti riferisce un impatto significativo sulla qualità di vita, ma solo il 23% ha ricevuto supporto psicologico. L’82% dei pazienti è assistito da un caregiver continuativo, che affronta un carico emotivo e organizzativo senza un adeguato sostegno.
Le proposte del Policy Paper
Il Policy Paper – riferisce la nota – identifica cinque priorità di intervento: 1. Riconoscere. Promuovere l’awareness sui segnali precoci del microcitoma polmonare e il ruolo strategico del medico di medicina generale. 2. Coordinare. Garantire una presa in carico multidisciplinare e percorsi diagnostico-terapeutici uniformi. 3. Accelerare. Favorire l’accesso tempestivo alle terapie innovative. 4. Sostenere. Integrare il supporto psicologico nel percorso terapeutico e riconoscere il ruolo del caregiver. 5. Includere. Garantire equità territoriale nell’accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici.
“Nel microcitoma polmonare il fattore tempo è determinante. Molti dei bisogni emersi dalla survey riguardano la necessità di ridurre il tempo tra la comparsa dei sintomi, la diagnosi e l’avvio del trattamento – afferma Silvia Novello, presidente di Walce Aps. È fondamentale rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale e costruire percorsi preferenziali per i pazienti con sospetto tumore polmonare.” Tra le principali raccomandazioni del Policy Paper vi è la necessità di garantire un accesso più tempestivo e uniforme alle terapie innovative.
“Il microcitoma polmonare rappresenta ancora oggi una delle aree di maggiore bisogno clinico insoddisfatto in oncologia toracica. È essenziale lavorare per ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi che hanno già dimostrato il loro valore terapeutico”, sottolinea Marcello Tiseo, direttore della Uoc di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero universitaria di Parma.
Il documento sottolinea anche la necessità di rafforzare il supporto psicologico per i pazienti e le loro famiglie e di riconoscere il ruolo dei caregiver. “Il carcinoma polmonare a piccole cellule è il paradigma di una patologia in cui la fragilità clinica è inscindibile dalla fragilità del percorso di cura”, afferma Carmen Maglio, volontaria caregiver di Alcase Italia. Questo Policy Paper è importante poiché pone sullo stesso piano tre livelli di intervento: la strutturazione della psico-oncologia nei Pdta, la codifica del caregiver come co-attore di cura e l’inserimento della proposta di sperimentazione clinica come standard di presa in carico.
Il Policy Paper – dettaglia la nota – è un invito alle Istituzioni nazionali e regionali a rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli assistenziali, promuovere percorsi diagnostico-terapeutici più omogenei e ridurre le disuguaglianze territoriali che influenzano l’esperienza di presa in carico dei pazienti con microcitoma polmonare. “Siamo orgogliosi di aver contribuito a questo documento che nasce dall’ascolto diretto della comunità del microcitoma polmonare”, conclude Davide Roccato, Country Manager Oncology di PharmaMar Italia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori, microcitoma polmonare: per il 57% dei pazienti la diagnosi è il momento più critico Adnkronos
Il percorso delle persone con microcitoma polmonare inizia spesso in salita: più della metà dei pazienti (57%) identifica il momento della diagnosi come il più critico nella propria esperienza di malattia. A evidenziarlo è un’indagine nazionale condotta da Elma Research su 60 pazienti con microcitoma polmonare, la forma più aggressiva di tumore del polmone caratterizzata da crescita rapida e diffusione precoce, che ogni anno interessa tra 4.000 e 6.000 persone nel nostro Paese. I risultati dell’indagine costituiscono la base di “Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari”, il primo Policy Paper italiano dedicato a questa patologia, promosso da PharmaMar Italia e sviluppato con il contributo e il sostegno di clinici, associazioni di pazienti e Istituzioni.
L’obiettivo - informa una nota - è quello di individuare azioni concrete per rendere il percorso assistenziale più tempestivo, omogeneo e centrato sui bisogni delle persone. Dalla survey emergono i principali ostacoli affrontati nel percorso diagnostico: il 42% degli intervistati riferisce che i sintomi iniziali sono stati sottovalutati o non riconosciuti, e riporta difficoltà nell’accesso agli accertamenti diagnostici (38%), soprattutto nel sud Italia (52%), e lunghi tempi di attesa per visite ed esami (37%), con un picco registrato nel centro Italia (53%). Quasi un paziente su cinque (17%) accede al percorso diagnostico da Pronto Soccorso, indice di una malattia aggressiva e spesso identificata in stadio avanzato.
Ma le criticità non sono confinate solo al momento della diagnosi. Oltre la metà dei pazienti - rivela l'indagine - deve percorrere distanze significative per raggiungere il centro di riferimento e il 72% ritiene prioritario un migliore coordinamento tra visite, esami e trattamenti. Anche l’accesso all’innovazione rimane una sfida: soltanto il 38% dei pazienti ritiene di aver avuto accesso a tutti i trattamenti disponibili, e appena il 15% ha partecipato a trial clinici o ha ricevuto terapie sperimentali. Questi risultati sottolineano come ritardi diagnostici, difficoltà organizzative, disuguaglianze territoriali e scarso accesso ai servizi di supporto continuano a caratterizzare il patient journey della persona con microcitoma polmonare, con criticità strutturali che richiedono un’azione concertata a livello istituzionale e di advocacy. Anche il peso psicologico della malattia resta elevato: il 90% dei pazienti riferisce un impatto significativo sulla qualità di vita, ma soltanto il 23% ha ricevuto un supporto psicologico. Inoltre, l’82% dei pazienti è assistito da un caregiver continuativo, che spesso affronta allo stesso modo un carico emotivo importante unitamente a problemi organizzativi, senza un sostegno adeguato.
Il Policy Paper - riferisce la nota - identifica cinque priorità di intervento: 1. Riconoscere. Promuovere l’awareness sui segnali precoci del microcitoma polmonare e il ruolo strategico del medico di medicina generale per coordinare meglio la presa in carico. 2. Coordinare. Garantire una presa in carico multidisciplinare e percorsi diagnostico-terapeutici uniformi su tutto il territorio. 3. Accelerare. Favorire l’accesso tempestivo alle terapie innovative e ai programmi di sperimentazione clinica. 4. Sostenere. Integrare il supporto psicologico nel percorso terapeutico e riconoscere formalmente il ruolo del caregiver. 5. Includere. Garantire equità territoriale nell'accesso ai percorsi diagnostico-terapeutici e ridurre il burden logistico-organizzativo per il paziente.
"Nel microcitoma polmonare il fattore tempo è determinante. Molti dei bisogni emersi dalla survey riguardano la necessità di ridurre il tempo che intercorre tra la comparsa dei sintomi, la diagnosi e l’avvio del trattamento - afferma Silvia Novello, presidente di Walce Aps, direttrice della Struttura complessa a Direzione universitaria di Oncologia medica ospedale San Luigi di Orbassano, ordinaria di Oncologia medica presso l’università degli studi di Torino -. Per questo è fondamentale rafforzare il ruolo dei medici di medicina generale e costruire percorsi preferenziali per i pazienti con sospetto tumore polmonare, favorendo una presa in carico più rapida e coordinata". Tra le principali raccomandazioni del Policy Paper vi è inoltre la necessità di garantire un accesso più tempestivo e uniforme alle terapie innovative su tutto il territorio nazionale.
"Il microcitoma polmonare rappresenta ancora oggi una delle aree di maggiore bisogno clinico insoddisfatto in oncologia toracica. Accanto alla ricerca clinica - sottolinea Marcello Tiseo, direttore della Uoc di Oncologia medica dell'Azienda ospedaliero universitaria di Parma e ordinario di Oncologia medica all’Università di Parma - è essenziale lavorare per ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi che hanno già dimostrato il loro valore terapeutico. Nei contesti caratterizzati da un elevato unmet need, come il microcitoma, fornire strumenti per la diagnosi precoce significa offrire ai pazienti opportunità concrete nel momento in cui possono fare davvero la differenza".
Accanto alla necessità di garantire un accesso più tempestivo e omogeneo all’innovazione, il documento sottolinea anche il bisogno di rafforzare il supporto psicologico per i pazienti e le loro famiglie e di riconoscere maggiormente il ruolo dei caregiver. "Il carcinoma polmonare a piccole cellule è il paradigma di una patologia in cui la fragilità clinica è inscindibile dalla fragilità del percorso di cura - afferma Carmen Maglio, volontaria caregiver di Alcase Italia - Le associazioni colmano un vuoto di sistema: trasformano l'esperienza di malattia in competenza diffusa e in interlocuzione con le Istituzioni. Questo Policy Paper è importante poiché pone sullo stesso piano tre livelli di intervento non più rinviabili: la strutturazione della psico-oncologia nei Pdta, la codifica del caregiver come co-attore di cura e l'inserimento sistematico della proposta di sperimentazione clinica come standard di presa in carico, non come opzione residuale".
Il Policy Paper - dettaglia la nota - è un invito alle Istituzioni nazionali e regionali a rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli assistenziali, promuovere percorsi diagnostico-terapeutici più omogenei e ridurre le disuguaglianze territoriali che ancora oggi influenzano l’esperienza di presa in carico dei pazienti con microcitoma polmonare.
"Siamo orgogliosi di aver contribuito a questo documento che nasce dall’ascolto diretto della comunità del microcitoma polmonare e dalla volontà di trasformare le evidenze in proposte concrete per contribuire a costruire un percorso assistenziale più equo, tempestivo e sostenibile, nel quale nessun paziente sia penalizzato dal luogo in cui vive o dalle complessità organizzative che incontra lungo il proprio percorso", conclude Davide Roccato, Country Manager Oncology di PharmaMar Italia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore prostata, D'Angelillo (Siuro), 'con la Carta delle Domande paziente più consapevole e partecipe' Adnkronos
"La Carta delle Domande" è stata sviluppata da Europa Uomo Italia e dalla Società italiana di Uro-Oncologia (Siuro) per offrire ai pazienti che ricevono una diagnosi di tumore della prostata una vera e propria "cassetta degli attrezzi, utile per arrivare alla visita preparati e porre al medico le domande più importanti. Questo approccio permette di instaurare quell'alleanza terapeutica tra medico e paziente che è fondamentale per il buon esito delle cure". Lo ha detto Rolando Maria D'Angelillo, presidente di Siuro durante la presentazione - al ministero della Salute – del documento che raccoglie 30 domande pensate per accompagnare i pazienti nei diversi momenti del percorso di cura. La Carta delle Domande "può essere consultata dal paziente prima della visita, per affrontare il colloquio con il medico in modo più consapevole e partecipato".
"La diagnosi di tumore della prostata può generare paura" e disorientamento, "rendendo difficile, proprio durante la visita, trovare la prontezza per porre al medico le domande più importanti". Lo ha detto Claudio Talmelli, presidente di Europa Uomo, alla presentazione della 'Carta delle Domande'. Il documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) e da Europa Uomo Italia, e illustrato al ministero della Salute, raccoglie 30 domande pensate per accompagnare i pazienti nei diversi momenti del percorso di cura. "La Carta delle Domande è una vera e propria 'cassetta degli attrezzi'. La puoi leggere a casa con tranquillità. Ti permette di consultare le domande più attinenti al tuo stile di vita e al tuo modo di vivere dopo una diagnosi di cancro alla prostata".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore prostata, Binetti (Campus Bio Medico): "Smontare le paure, fondamentale il sostegno ai pazienti" Adnkronos
"Ricevere una diagnosi di tumore della prostata significa confrontarsi non solo con la paura della malattia, ma anche con interrogativi che riguardano la vita affettiva, di coppia e le relazioni sociali, oltre alla percezione del tempo che passa e del proprio corpo che cambia. Dobbiamo lavorare, per smantellare le paure una a una". A sottolinearlo è Paola Binetti, professore emerito di Storia della Medicina e Scienze umane presso l'università Campus Bio-Medico di Roma, intervenuta al ministero della Salute in occasione della presentazione della 'Carta delle Domande', documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) e da Europa Uomo Italia. La Carta raccoglie 30 domande pensate per accompagnare i pazienti nei diversi momenti del percorso di cura. Centrale, nelle parole di Binetti, "il ruolo delle associazioni", luoghi di ascolto, confronto e aiuto reciproco tra pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.0/100
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Valutazione
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Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica: una tela alla Biennale racconta diagnosi e cura oltre la “catalogazione” My-personaltrainer
Quando si parla di leucemia, l’attenzione si concentra spesso su esami, terapie e controlli. Eppure una diagnosi può cambiare anche la percezione di sé, le relazioni e l’equilibrio emotivo. Per questo, accanto agli aspetti clinici, può essere importante trovare linguaggi capaci di raccontare ciò che le parole mediche non riescono a contenere.
In medicina, la leucemia linfatica cronica è un tumore del sangue e del midollo osseo che coinvolge i linfociti. Al di là dell’inquadramento biologico, la notizia richiama l’esigenza di riconoscere anche la dimensione soggettiva della malattia, che può influenzare la quotidianità e i rapporti personali.
Il progetto è dell’artista sinestetico Angelo Orazio Pregoni, ed è sostenuto da BeOne Medicines. L’opera è esposta alla 61ª Biennale d’Arte di Venezia e punta a dare voce a chi convive con la Llc, offrendo uno sguardo che va oltre gli aspetti clinici.
Queste figure restano però sullo sfondo e diventano sempre più indistinte e incomplete andando da sinistra a destra. Il senso, secondo quanto descritto, è suggerire che l’esperienza di malattia è complessa e dinamica e che cambia inevitabilmente l’esistenza, anche una volta guariti.
L’opera è una tela monumentale intitolata “Natura Viva: il malato e il secolo breve” . Racconta malattia e cura attraverso una figura umana in vestaglia, seduta in poltrona e circondata da alcune tra le personalità più iconiche del Novecento.
Il messaggio sottolinea un punto cruciale nella relazione di cura: la persona non coincide con la patologia. In ambito sanitario, affiancare alla gestione clinica attenzione all’identità, ai bisogni e alle emozioni può incidere sul modo in cui si affrontano diagnosi e percorsi di controllo nel tempo.
“Quest’opera ci ricorda - spiega Pregoni, che si è avvicinato al tema della malattia a seguito dell’esperienza di una persona a lui vicina che sta affrontando la Llc - che una diagnosi non può e non deve mai definire una persona, così come una didascalia non può contenere un dipinto. Ecco perché la persona malata, al centro dell’opera, è l’unica a cercare lo sguardo dello spettatore, rivendicando la propria biografia, di fronte alla catalogazione medica”.
Quanto è diffusa la leucemia linfatica cronica e cosa pesa sulla vita quotidiana
La leucemia linfatica cronica è indicata come la forma più comune di leucemia negli adulti, pari al 30% di tutte le diagnosi. In Italia, sono stimati circa 2.750 nuovi casi ogni anno.
Secondo Livio Trentin, Ordinario di Ematologia e Direttore Unità Complessa di Ematologia, Dipartimento di Medicina Azienda Ospedale-Università Padova, “La leucemia linfatica cronica non coinvolge soltanto il corpo, ma investe profondamente la sfera psicologica, emotiva e relazionale della persona e dei familiari - afferma Livio Trentin, Ordinario di Ematologia e Direttore Unità Complessa di Ematologia, Dipartimento di Medicina Azienda Ospedale-Università Padova -. La comunicazione della diagnosi di 'leucemia' suscita inevitabilmente angoscia, anche quando la malattia presenta un decorso lento e, in molti casi, non richiede un trattamento immediato. Negli ultimi anni la ricerca ha determinato progressi terapeutici straordinari, rendendo disponibili trattamenti sempre più efficaci, mirati e meglio tollerati in quanto non più chemioterapici, preservando così una buona qualità di vita”
In generale, quando una patologia ha un decorso che può essere lento e non sempre richiede un trattamento immediato, la gestione comprende anche il peso dell’incertezza e l’impatto psicologico dell’etichetta diagnostica: aspetti che iniziative culturali come questa provano a rendere visibili.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Tumore della prostata: 30 domande per parlare con il medico e orientarsi tra diagnosi, cure e qualità di vita My-personaltrainer
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Quando si riceve una diagnosi di tumore della prostata, è normale sentirsi sommersi da informazioni e decisioni da prendere. In questi passaggi, la qualità del dialogo con il team di cura diventa centrale: saper porre le domande giuste può aiutare a capire meglio le opzioni disponibili e a partecipare in modo più consapevole alle scelte terapeutiche. In Italia, secondo quanto riportato in una notizia presentata presso il Ministero della Salute, è stata realizzata la “Carta delle Domande”, un documento pensato per orientare le persone lungo il percorso di cura del cancro alla prostata.
Quanti sono i casi e perché il tema riguarda molti uomini In Italia vi sono 485 mila persone con tumore della prostata, indicato come il più frequente tra gli uomini. Nel 2024 sono state stimate circa 40mila nuove diagnosi. Numeri che spiegano perché strumenti di informazione e supporto possano avere un ruolo importante nel percorso assistenziale. In termini generali, il tumore della prostata è una malattia che origina dalla ghiandola prostatica e può presentarsi con caratteristiche molto diverse tra una persona e l’altra. Per questo, oltre ai trattamenti, anche la comunicazione clinica e la comprensione del proprio quadro possono incidere sul modo in cui si affrontano gli step successivi.
Che cos’è la “Carta delle Domande” e chi la promuove La “Carta delle Domande” è promossa dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) e dall’associazione di pazienti Europa Uomo Italia. Il documento nasce dalla collaborazione tra clinici e rappresentanti dei pazienti e raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura. L’obiettivo, come spiegato, è offrire un supporto pratico per orientarsi durante tutto l’iter terapeutico, aiutando a chiarire dubbi, bisogni e priorità e a comprendere le opzioni disponibili.
Dalle opzioni di cura alla qualità di vita: i temi affrontati Le domande raccolte nella Carta toccano aspetti legati alla diagnosi e alle opzioni di cura, ma includono anche temi che spesso hanno un impatto rilevante sulla quotidianità e sulle relazioni, come la sessualità, la continenza e la relazione di coppia. In generale, nell’ambito dell’oncologia urologica, gli effetti sulla qualità di vita e sugli equilibri personali e familiari possono essere parte integrante della discussione terapeutica. Avere uno schema che ricordi di portare questi argomenti in visita può aiutare a non lasciarli sullo sfondo.
Come si usa: prima della visita e durante il colloquio Il paziente può consultare la Carta prima della visita, individuare le domande più pertinenti alla propria situazione e utilizzarle durante il colloquio. L’intento è rendere il dialogo più consapevole e utile alle decisioni sul percorso di cura, soprattutto quando le alternative sono numerose e non sempre immediate da confrontare. Il documento sarà distribuito nei centri uro-oncologici che parteciperanno alla prima esperienza pilota ed è disponibile anche in formato digitale.
Perché il percorso può cambiare da persona a persona “Il cancro alla prostata - sottolinea Rolando Maria D'Angelillo, Presidente SIUrO - è una malattia eterogenea, che richiede percorsi differenti per ogni paziente. I progressi diagnostici e terapeutici consentono infatti trattamenti sempre più personalizzati e, nelle forme avanzate, hanno ampliato le possibilità di controllo della malattia”. Nel testo viene riportato anche un esempio: per i pazienti con tumore a basso rischio è indicata la sorveglianza attiva con controlli periodici per evitare o rinviare trattamenti non necessari, mantenendo la possibilità di intervenire quando emergano indicazioni cliniche.
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Microcitoma polmonare, diagnosi e cure a ostacoli: cinque priorità per l’Italia Dazebaonews
Un’indagine su 60 pazienti evidenzia ritardi diagnostici, difficoltà organizzative e scarso sostegno psicologico. Un documento promosso da PharmaMar Italia propone interventi per migliorare il percorso di cura.
Per chi affronta un microcitoma polmonare, arrivare alla diagnosi è spesso il passaggio più difficile. Lo indica il 57% dei partecipanti a un’indagine nazionale condotta da Elma Research su 60 pazienti, alla base del documento “Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari”, promosso da PharmaMar Italia con il contributo di clinici e associazioni.
Il microcitoma, chiamato anche carcinoma polmonare a piccole cellule, è un tumore caratterizzato da crescita rapida e diffusione precoce. Secondo i dati riportati nel comunicato, interessa ogni anno tra 4.000 e 6.000 persone in Italia.
Diagnosi e accesso alle cure: le difficoltà dei pazienti
Il 42% degli intervistati riferisce che i sintomi iniziali sono stati sottovalutati o non riconosciuti. Il 38% segnala difficoltà nell’accesso agli accertamenti e il 37% tempi di attesa lunghi per visite ed esami. Il 17% è entrato nel percorso diagnostico attraverso il Pronto Soccorso.
Le difficoltà proseguono durante le cure: il 72% chiede un migliore coordinamento tra visite, esami e trattamenti. Solo il 38% ritiene di aver avuto accesso a tutti i trattamenti disponibili, mentre il 15% dichiara di aver partecipato a sperimentazioni cliniche o ricevuto terapie sperimentali.
Sono esperienze riferite da un campione limitato: descrivono criticità da approfondire, senza consentire di estendere automaticamente le percentuali a tutti i pazienti italiani.
Supporto psicologico ancora insufficiente
Il 90% degli intervistati riferisce un impatto significativo della malattia sulla qualità di vita, ma appena il 23% ha ricevuto sostegno psicologico. L’82% è assistito continuativamente da un caregiver, una persona che si prende cura del malato e che può affrontare a sua volta difficoltà emotive e organizzative.
Cinque proposte per migliorare l’assistenza
Il documento individua cinque priorità: riconoscere tempestivamente i segnali della malattia, coordinare gli specialisti, accelerare l’accesso alle terapie innovative, sostenere pazienti e caregiver e ridurre le disuguaglianze territoriali.
Silvia Novello, oncologa dell’Università di Torino e presidente di WALCE, richiama la necessità di rafforzare il ruolo dei medici di famiglia e costruire percorsi rapidi per i casi sospetti. Marcello Tiseo, oncologo dell’Università di Parma, sottolinea l’importanza di affiancare alla ricerca un accesso tempestivo ai farmaci innovativi.
L’obiettivo è rendere il percorso di cura più uniforme, riducendo il peso che residenza, attese e complessità organizzative hanno sulla vita delle persone.
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Cancro alla prostata, Siuro: "Stop a fake news e tabù, il paziente torni protagonista" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 7 ott. (Adnkronos Salute) - Fake news, falsi miti e tabù possono rendere ancora più difficile affrontare una diagnosi di tumore della prostata. A questo si aggiunge, spesso, la difficoltà dei pazienti nel formulare domande e nel condividere con il medico dubbi, aspettative e priorità. È anche da questa esigenza che nasce "La Carta delle Domande", il progetto promosso dalla Società italiana di uro-oncologia (Siuro) insieme all’associazione dei pazienti Europa Uomo Italia e presentato questa mattina al ministero della Salute. Il documento raccoglie 30 domande pensate per accompagnare il paziente nei diversi momenti del percorso di cura, aiutandolo a esprimere i propri dubbi e a comprendere meglio le opzioni disponibili.
"Abbiamo sviluppato con Europa Uomo il progetto 'La Carta delle Domande' – spiega Rolando Maria D’Angelillo, presidente della Società italiana di Uro-oncologia – partendo da una constatazione: nella vita reale, durante il colloquio tra medico e paziente, emergono alcune difficoltà. Da un lato, il paziente spesso si sente bloccato o non sa come formulare le domande da porre al medico; dall’altro, il medico ha a disposizione poco tempo e tende quindi a ridurre al minimo l’interazione". L’obiettivo, dunque, è anche quello di cambiare la prospettiva del rapporto tra medico e paziente. "In medicina ci viene insegnato a gestire il colloquio medico-paziente – sottolinea D’Angelillo –. Con Europa Uomo abbiamo voluto, in qualche modo, ribaltare questa prospettiva: trasformarlo in un colloquio paziente-medico, perché il protagonista deve essere il paziente".
Il medico resta una figura fondamentale nel fornire competenze e indicazioni, ma il paziente deve essere messo nelle condizioni di partecipare attivamente al percorso di cura. "Il nostro compito, come medici, è certamente quello di offrire competenze e supporto, ma è altrettanto importante che il paziente sia messo nelle condizioni di esprimere con chiarezza le proprie aspettative, i propri dubbi e le proprie esigenze", aggiunge l'esperto.
Ma quali sono i principali ostacoli da superare: i tabù o le informazioni scorrette? "Direi entrambi – risponde D’Angelillo –. I tabù da sfatare sono moltissimi e riguardano innanzitutto l’uomo e il modo in cui vive la propria salute. Gli uomini, in generale, possono avere maggiori difficoltà a parlare di alcuni temi legati al corpo e alla malattia, e queste difficoltà diventano ancora più evidenti quando si parla di tumore della prostata". Accanto ai tabù ci sono poi fake news e falsi miti, che possono alimentare confusione proprio nel momento in cui il paziente deve prendere decisioni importanti. Uno degli aspetti da chiarire riguarda, in particolare, la possibilità di disporre di diverse strategie terapeutiche.
"Nel caso del tumore della prostata, per esempio, esistono diverse alternative terapeutiche e non sempre la scelta è univoca - ricorda D’Angelillo -. Il percorso, quindi, non dovrebbe necessariamente essere definito sulla base del parere di un solo specialista: "A volte il paziente segue un percorso definito dal primo specialista con cui entra in contatto, rischiando che la valutazione rimanga prevalentemente monodisciplinare".
Dalla decisione del singolo specialista alla valutazione multidisciplinare. Per D’Angelillo, invece, in molte situazioni è importante che le decisioni vengano discusse attraverso un approccio multidisciplinare, mettendo a confronto competenze e punti di vista differenti. "In molte situazioni la decisione terapeutica dovrebbe essere affrontata in modo multidisciplinare, coinvolgendo diverse competenze specialistiche. Questo approccio consente di valutare più prospettive e può ampliare e migliorare le possibilità offerte al paziente". In questo contesto, 'La Carta delle Domande' "punta quindi non solo a fornire informazioni, ma anche a rendere il paziente più consapevole e partecipe: arrivare alla visita con domande chiare può aiutare a comprendere meglio la diagnosi, le alternative disponibili e le conseguenze delle diverse scelte terapeutiche", conclude.
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Tumore della prostata: una Carta delle domande per 485mila pazienti Il Sole 24 ORE
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Una “cassetta degli attrezzi” per aiutare gli uomini con tumore della prostata a trovare le parole durante la visita e i clinici ad accogliere le loro domande. È la “Carta delle Domande”, promossa dalla Società Italiana di Uro-Oncologia (SIUrO) e dall’associazione di pazienti Europa Uomo Italia, presentata a Roma presso il ministero della Salute. Il documento nasce dalla collaborazione tra clinici e rappresentanti dei pazienti e raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura.
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Le domande più pertinenti
Il paziente può consultarlo prima della visita, individuare le domande più pertinenti alla propria situazione e utilizzarle durante il colloquio, anche con il supporto di un familiare o caregiver. La Carta aiuta a esprimere dubbi, bisogni e priorità personali e a comprendere le opzioni disponibili. Secondo il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2024”, sono 485mila gli uomini viventi in Italia dopo una diagnosi di tumore della prostata: un dato che comprende persone in differenti fasi del percorso, anche dopo la conclusione delle terapie. A questi bisogni risponde il progetto nazionale La Carta delle Domande. Chiedere è un atto di fiducia. Rispondere è un atto di cura. Il documento sarà distribuito nei centri uro-oncologici che parteciperanno alla prima esperienza pilota. La Carta è disponibile anche in formato digitale e per il progetto sono inoltre previsti materiali informativi sui social media, webinar e altre iniziative di sensibilizzazione. L’obiettivo è rafforzare la fiducia e favorire decisioni condivise nel dialogo tra pazienti e professionisti sanitari.
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Ogni anno 40mila nuove diagnosi
“Il tumore della prostata è il più frequente tra gli uomini in Italia: nel 2024 sono state stimate circa 40mila nuove diagnosi – sottolinea Rolando Maria D’Angelillo, presidente SIUrO –. È una malattia eterogenea, che richiede percorsi differenti in base alle caratteristiche del tumore e alle condizioni della persona. I progressi diagnostici e terapeutici consentono trattamenti sempre più personalizzati e, nelle forme avanzate, hanno ampliato le possibilità di controllo della malattia. Per molti pazienti con tumore a basso rischio è indicata la sorveglianza attiva: un programma strutturato di controlli che permette di evitare o rinviare trattamenti non necessari e i loro effetti indesiderati, mantenendo la possibilità di intervenire quando emergano indicazioni cliniche. Comprendere le alternative, i benefici attesi e le possibili conseguenze è essenziale. La Carta aiuta a rendere il dialogo più consapevole e utile alle decisioni sul percorso di cura”.
“Durante una visita il paziente può avere molte domande e non riuscire a farne nessuna: per l’emozione, per la difficoltà di orientarsi tra le informazioni o di trovare le parole giuste – sottolinea Claudio Talmelli, Presidente di Europa Uomo Italia –. Vogliamo aiutarlo a esprimere i propri dubbi e a sentirsi libero di chiedere. Le domande riguardano la diagnosi e le opzioni di cura, ma anche la sessualità, la continenza, la relazione di coppia e la possibilità di mantenere le proprie abitudini. Sono aspetti che pesano nelle scelte e che devono trovare spazio nel colloquio. Nella Carta abbiamo portato l’esperienza dei pazienti, lavorando insieme ai clinici perché ciascuno possa comprendere il proprio percorso ed esprimere ciò che conta nella sua vita. La qualità della vita è parte della cura e deve entrare nelle decisioni fin dall’inizio”.
Incoraggianti i dati sulla sopravvivenza
Il rapporto “I numeri del cancro in Italia 2024” riporta una sopravvivenza netta a cinque anni dalla diagnosi del 91%. Per chi ha superato il primo anno dopo la diagnosi, la probabilità di vivere ulteriori quattro anni è del 94%. “Sono dati incoraggianti, che vanno letti tenendo conto delle diverse caratteristiche e fasi della malattia - concludono D’Angelillo e Talmelli -. I progressi nella diagnosi e nelle terapie offrono nuove opportunità, ma la qualità della vita deve essere valutata e tutelata lungo tutto il percorso. Per questo è fondamentale assicurare a ogni paziente un approccio multidisciplinare: urologi, oncologi, radioncologi, radiologi, anatomo-patologi, infermieri, psicologi, professionisti della riabilitazione e altre figure devono collaborare secondo le necessità della persona. Anche sapere se il proprio caso è stato discusso da un team è una domanda importante. Con questo progetto vogliamo aiutare pazienti e clinici a confrontarsi sulle scelte, sulle conseguenze delle cure e sui bisogni di supporto. La possibilità di fare domande e ricevere risposte comprensibili è un elemento essenziale della relazione di cura”.
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Talmelli (Europa Uomo): "Uomini soli davanti alla diagnosi di tumore alla prostata" Adnkronos
"Il problema nasce dal momento in cui il paziente entra in ambulatorio. Quando sente le parole 'tumore della prostata', la paura occupa tutto lo spazio nella sua mente. Le domande, anche quelle più legittime, che avrebbe voluto fare al medico scompaiono. E quando gli tornano in mente? Nei momenti meno opportuni: in ascensore, a casa, magari la sera. Il tumore della prostata è particolare perché tocca l’intimità, la vita sessuale, il lavoro e tanti altri aspetti della vita quotidiana. In quel momento, quindi, può essere difficile anche solo trovare le parole per fare una domanda". Lo ha detto Claudio Talmelli, presidente di Europa Uomo, intervenendo oggi al ministero della Salute alla presentazione della 'Carta delle Domande', un documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) insieme a Europa Uomo Italia e che raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura. Il paziente può consultarlo prima della visita.
"La Carta delle Domande non toglie la paura - tiene a precisare Talmelli - ma aiuta a formulare i quesiti giusti e permette anche al medico di comprendere meglio ciò di cui il paziente ha bisogno. Il documento è stato diviso in sezioni, ciascuna con uno scopo preciso. Ma questo è solo l’inizio: ci sarà un percorso da fare insieme ai medici. Anche il medico dovrà essere preparato, perché la Carta non deve essere qualcosa che subisce. Deve essere consapevole che il paziente arriverà con delle domande e deve essere pronto a fornire risposte".
"Gli uomini spesso affrontano la diagnosi in silenzio, le paure sono tante - sottolinea il presidente di Europa Uomo Italia -. C’è però una differenza importante nel modo in cui uomini e donne affrontano la malattia. Il tumore della mammella, il più frequente nella popolazione femminile, così come il cancro della prostata lo è in quella maschile, sono patologie diverse, ma ci sono alcune analogie. La donna, generalmente, ha una percezione della malattia e della cura diversa: quando riceve una diagnosi, spesso telefona all’amica, alla madre, alla sorella e condivide quello che sta vivendo. L’uomo, invece, tende più facilmente a rimanere in silenzio. Abbiamo esempi di pazienti che, dopo aver ricevuto la diagnosi, non l’hanno neppure comunicata alla propria famiglia. Siamo proprio agli antipodi". Questo atteggiamento, dice, "è anche legato alla storia del tumore della prostata. Quarant’anni fa alcune terapie avevano effetti molto pesanti sulla sessualità e sulla percezione della propria identità. Da qui derivano anche molti dei tabù e delle battute che ancora oggi accompagnano la parola 'prostata'. La situazione, però, è cambiata molto. Oggi abbiamo strumenti più precisi, nuove tecnologie, anche l’intelligenza artificiale, e competenze cliniche sempre più avanzate. Abbiamo inoltre diverse possibilità terapeutiche. Il risultato è una qualità di vita molto migliore", aggiunge Talmelli.
Secondo il presidente di Europa Uomo Italia, un altro aspetto da conoscere riguarda la natura spesso silenziosa della malattia. "In Italia - ricorda - circa 485mila uomini convivono con un tumore della prostata e ogni anno si aggiungono circa 40mila nuove diagnosi. Il tumore della prostata è spesso una malattia silenziosa e può non dare sintomi evidenti. L’età è uno dei principali fattori di rischio e, vivendo più a lungo, è naturale che aumenti anche il numero di uomini che ricevono questa diagnosi".
"In molti casi - avverte - il tumore può rimanere a lungo senza dare problemi e può essere scoperto durante controlli effettuati per altri motivi. In altri casi, invece, può avere un comportamento più aggressivo. È proprio questo il tumore che dobbiamo riuscire a individuare". Talmelli invita inoltre a non confondere il tumore della prostata con l’ipertrofia prostatica benigna, una condizione molto comune con l’avanzare dell’età. "Il tumore della prostata spesso non dà sintomi evidenti nelle fasi iniziali. Quando compaiono disturbi urinari importanti, il problema può essere già avanzato. Ma non bisogna confondere questi disturbi con quelli provocati dall’ipertrofia prostatica, che è un’altra patologia", spiega.
Il problema - a suo dire - "è che molte persone non fanno controlli. A volte la diagnosi arriva quasi per caso. Il medico più attento può chiedere l’età e la storia familiare: 'Quanti anni hai?' 'Tuo padre ha avuto un tumore della prostata?'. Se c’è una familiarità, può essere indicato effettuare alcuni accertamenti. Tra questi c’è il Psa. Un valore elevato di Psa non significa automaticamente avere un tumore della prostata, ma può indicare che c’è qualcosa che merita di essere approfondito. Da lì può partire un percorso di ulteriori accertamenti per arrivare, quando necessario, a una diagnosi", conclude.
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Binetti: "Tre paure da affrontare nel cancro alla prostata, ma il paziente non è la sua malattia" Adnkronos
"Il tumore della prostata porta con sé tre paure che sono particolarmente importanti nella vita di un uomo. La prima è la paura della malattia e della morte. La scienza ha fatto progressi incredibili e oggi possiamo dire che, in molti casi, il cancro è diventato una malattia cronica più che acuta, con la quale è possibile imparare a convivere. Questo significa affrontare non solo la malattia, ma anche le terapie che la accompagnano: dalla chirurgia alla chemioterapia, fino alla radioterapia, con tutte le possibilità che la scienza e la tecnologia mettono oggi a disposizione". Lo ha detto Paola Binetti, professore emerito di Storia della Medicina e Scienze umane presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma, intervenendo oggi al ministero della Salute alla presentazione della 'Carta delle Domande', il documento promosso dalla Società italiana di Uro-oncologia (Siuro) e dall’associazione di pazienti Europa Uomo Italia, che raccoglie 30 quesiti sui diversi momenti del percorso di cura. Il paziente può consultarlo prima della visita, per arrivare al confronto con il medico con dubbi e domande già individuati.
"Poi c’è una seconda paura, legata al fatto che il tumore della prostata può incidere sulla vita sessuale e, di conseguenza, sulla dimensione affettiva e sulla relazione di coppia. Non riguarda soltanto la sessualità, ma anche il modo in cui una persona percepisce se stessa all’interno della relazione", aggiunge Binetti. La terza paura "a mio avviso - sottolinea - è quella di trovarsi davanti a una sorta di linea di confine. Al di là di quella linea, l’uomo può percepire una perdita di forza, il segno dell’invecchiamento. Anche quando tutto va bene, sai di avere attraversato una frontiera". Per Binetti, proprio su queste paure "deve intervenire anche il medico, attraverso un diverso modo di intendere la professione". "Su queste tre paure deve intervenire proprio l’urologo, attraverso un diverso modo di intendere la professione. Il professor D’Angelillo, che ha organizzato questa iniziativa, è un radioterapista e rappresenta quindi una delle competenze coinvolte nel percorso terapeutico. Ma tutti i professionisti, dal chirurgo all’urologo, dal radioterapista all’oncologo, devono riuscire a costruire con il paziente una relazione diversa, capace di trasmettere fiducia e sicurezza", osserva.
È anche in questo contesto che, secondo Binetti, assume importanza la 'Carta delle Domande'. "Perché c’è bisogno di questa Carta? Perché dietro ognuna di queste paure c’è un’infinità di fake news e di false convinzioni. Ci sono le mezze informazioni che circolano tra amici, colleghi e familiari. È un rumore di fondo che mette sistematicamente a disagio la persona e che noi dobbiamo contribuire a eliminare. Iniziative di questo tipo servono proprio a fare chiarezza e a ridurre questo rumore. Tu hai o hai avuto un tumore, ma non sei il tuo tumore: sei molto di più", conclude.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ottobre rosa: la prevenzione del tumore al seno Comune di Traversetolo
Ottobre Rosa: il Comune di Traversetolo promuove un pomeriggio dedicato alla prevenzione del tumore al seno
Nell’ambito delle iniziative di Ottobre Rosa, mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, il Comune di Traversetolo - Assessorato ai Servizi Sociali promuove per giovedì 29 ottobre 2026, dalle ore 15 alle ore 17, un pomeriggio dedicato alla prevenzione e alla sensibilizzazione.
L’iniziativa prevede un incontro con il senologo dott. Pierluigi Piccolo e la possibilità di effettuare visite gratuite al seno, fino a esaurimento dei posti disponibili, presso l’ambulatorio della sezione Avoprorit di Traversetolo, in Largo Fanfulla 45/B, che il Comune ringrazia per la disponibilità e la collaborazione.
Con questa iniziativa l’Amministrazione comunale intende contribuire a richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione e dei controlli, sostenendo sul territorio occasioni concrete di informazione e tutela della salute.
Al termine del pomeriggio è previsto un piccolo rinfresco.
Le visite sono su prenotazione: per informazioni e prenotazioni è possibile contattare Gianfranca al numero 349 5253051.
Per tutto il mese di ottobre, la targa Manzini di Pietro Carnerini, posta su uno dei lati del palazzo del municipio, sarà colorata di rosa per sensibilizzare al tema della prevenzione del tumore al seno (in foto).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Tumore del pancreas, negli Usa via libera a un inibitore di KRAS Pazienti.it
Il tumore del pancreas continua a rappresentare una delle sfide più complesse dell’oncologia, ma negli ultimi anni il percorso di cura ha iniziato a cambiare su più fronti. Chirurgia più sicura, tecniche robotiche, nuovi schemi di trattamento e farmaci diretti contro specifici bersagli molecolari stanno progressivamente ampliando le possibilità a disposizione degli specialisti.
A fare il punto è stato il professor Giorgio Ercolani, direttore del Dipartimento Chirurgico dell’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì e professore ordinario all’Università di Bologna, intervenuto nella rubrica “Medicina” del Tg4.
L’approfondimento ha riguardato in particolare l’adenocarcinoma pancreatico e alcune forme di neoplasie neuroendocrine, soffermandosi sia sull’evoluzione dell’intervento chirurgico sia sulle nuove prospettive farmacologiche. Tra queste, Ercolani ha citato gli inibitori di KRAS, una delle aree di ricerca più osservate negli ultimi anni.
La chirurgia resta un pilastro nel trattamento
Secondo Ercolani, la chirurgia pancreatica continua a rappresentare il gold standard nei pazienti nei quali l’intervento è indicato. Negli ultimi anni, però, questo ambito ha attraversato una profonda evoluzione.
Le tecniche chirurgiche e la gestione perioperatoria sono migliorate, permettendo di ridurre in maniera significativa i rischi legati all’intervento e la mortalità postoperatoria. Un risultato particolarmente importante considerando la complessità anatomica del pancreas e degli organi e dei vasi che lo circondano.
All’evoluzione della chirurgia tradizionale si è aggiunto anche l’impiego della chirurgia robotica, utilizzabile nei casi selezionati. Secondo Ercolani, quando esistono le indicazioni appropriate, questo approccio può offrire vantaggi concreti ai pazienti.
La tecnologia, però, non sostituisce la corretta selezione del caso. La decisione su quando e come intervenire resta parte di un percorso che deve valutare caratteristiche della neoplasia, condizioni del paziente e possibilità di integrare chirurgia e trattamenti oncologici.
Nuovi schemi chemioterapici hanno migliorato i risultati
Un ruolo sempre più importante è svolto dall’integrazione tra chirurgia e terapie oncologiche sistemiche. Ercolani ha ricordato come negli ultimi anni i nuovi schemi chemioterapici abbiano determinato un miglioramento dei risultati, inserendosi in percorsi sempre più personalizzati.
La ricerca procede parallelamente anche attraverso studi multicentrici, compresi progetti italiani, con l’obiettivo di comprendere quali combinazioni terapeutiche possano offrire il maggiore beneficio nelle diverse fasi della malattia. È proprio in questo scenario che si inseriscono i farmaci diretti contro specifiche alterazioni molecolari del tumore.
KRAS, perché i nuovi inibitori attirano l’attenzione
Tra le novità citate dal professor Ercolani ci sono gli inibitori di KRAS. KRAS è uno dei bersagli molecolari al centro della ricerca sui tumori pancreatici e la possibilità di intervenire farmacologicamente su questa via rappresenta una delle direzioni più interessanti nello sviluppo di terapie sempre più mirate.
Durante l’intervista, Ercolani ha fatto riferimento a un inibitore di KRAS recentemente approvato dalla Food and Drug Administration statunitense, sottolineando come l’attenzione sia ora rivolta anche alle prospettive europee e italiane.
L’auspicio espresso dall’esperto è che le nuove opzioni farmacologiche possano contribuire, insieme alle altre strategie disponibili, a migliorare ulteriormente la sopravvivenza dei pazienti.
La fonte, tuttavia, non specifica il nome del farmaco né indica che questa terapia sia già disponibile in Italia. Il riferimento riguarda quindi una prospettiva di sviluppo che dovrà seguire i rispettivi percorsi regolatori prima di poter entrare nell’uso clinico nel nostro Paese.
Chirurgia robotica e farmaci non bastano senza un team specializzato
L’innovazione tecnologica e farmacologica rappresenta soltanto una parte della gestione del tumore del pancreas. Secondo Ercolani, un elemento determinante è la possibilità di trattare i pazienti all’interno di centri specializzati e ad alto volume.
La chirurgia pancreatica è infatti particolarmente complessa e il risultato non dipende esclusivamente dalle capacità del singolo chirurgo.
La presa in carico richiede il contributo coordinato di diverse figure professionali. Radiologi, oncologi, gastroenterologi e chirurghi devono valutare insieme il caso, stabilire la strategia più appropriata e seguire il paziente anche dopo l’intervento o in presenza di eventuali complicanze. È su questo modello che si basano le cosiddette Pancreas Unit.
Perché le Pancreas Unit possono fare la differenza
Le Pancreas Unit riuniscono in un unico percorso professionisti con competenze specifiche nelle patologie pancreatiche.
Secondo Ercolani, il vantaggio di queste strutture consiste proprio nella possibilità di concentrare esperienza, diagnostica e competenze multidisciplinari, migliorando la selezione dei pazienti e la gestione delle diverse fasi della malattia.
La discussione collegiale consente di valutare non soltanto se un paziente sia operabile, ma anche quando eseguire l’intervento, quali terapie associare e come affrontare eventuali complicanze.
In una patologia tanto complessa, quindi, la qualità della cura dipende dall’intero sistema che circonda il paziente e non soltanto dalla singola procedura.
Diagnosi e trattamenti sempre più personalizzati
Il percorso descritto da Ercolani mostra come la cura del tumore pancreatico stia progressivamente passando da un approccio basato su poche opzioni a una gestione nella quale chirurgia, oncologia e caratteristiche specifiche del tumore vengono integrate.
Da una parte ci sono tecniche chirurgiche più evolute, compresa la robotica nei casi appropriati. Dall’altra, nuovi schemi chemioterapici e farmaci sviluppati per intervenire su particolari bersagli molecolari. In questo contesto si colloca anche l’interesse per gli inibitori di KRAS e per il possibile arrivo di nuove terapie in Europa e in Italia.
Il messaggio, però, non è quello di una soluzione unica. Nel tumore del pancreas i risultati dipendono dalla corretta selezione dei pazienti, dalla combinazione dei trattamenti e dalla presa in carico in centri con esperienza specifica.
È proprio su questa integrazione tra nuove terapie, chirurgia e organizzazione specialistica che si concentra oggi una parte importante degli sforzi per migliorare gli esiti della malattia.
Fonte
FDA - FDA Approves First in Class Targeted Therapy for Metastatic Pancreatic Cancer
Tumore al seno. Al Policlinico Abano arrivano le prime crioablazioni: la "chirurgia" senza cicatrici che elimina la neoplasia con il freddo - Quotidiano Sanità
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Tumore al seno. Al Policlinico Abano arrivano le prime crioablazioni: la "chirurgia" senza cicatrici che elimina la neoplasia con il freddo Quotidiano Sanità
Il Policlinico Abano potenzia la lotta alle neoplasie del seno con l’introduzione della crioablazione. Nella struttura sanitaria di Abano Terme (PD), presidio della Regione Veneto e clinica capofila di GOL – Gruppo Ospedaliero Leonardo, la Senologia diretta da Luca Caruso ha eseguito le prime procedure con una nuova apparecchiatura che consente, senza incisioni chirurgiche e grazie all’introduzione di una sonda attraverso un piccolo foro, di raggiungere il nodulo, congelarlo ed eliminarlo in anestesia locale.
L’impiego di questa nuova tecnica mininvasiva, che prevede la collaborazione con la Radiologia Senologica diretta da Xenia Raspanti, non richiede ricovero né lascia cicatrici evidenti. Viene effettuata in anestesia locale con la paziente che rimane sempre sveglia e cosciente e può tornare al domicilio autonomamente al termine della procedura.
I vantaggi della mininvasività
“Questa metodica – spiega Caruso, responsabile della Senologia del Policlinico Abano – viene utilizzata per il trattamento di lesioni benigne e, in casi altamente selezionati, di alcuni tumori maligni della mammella altrimenti inoperabili. La crioablazione permette di distruggere il tessuto da trattare attraverso temperature molto basse, con un approccio percutaneo, cioè mediante l’introduzione di un ago attraverso la pelle. La procedura dura circa quindici minuti e viene eseguita in anestesia locale, senza incisioni chirurgiche evidenti né cicatrici visibili, e consente alla paziente di tornare a casa nella stessa giornata. Si tratta di un’opzione particolarmente importante per le pazienti fragili, molto anziane o con importanti patologie concomitanti, per le quali l’anestesia generale o un intervento chirurgico possono comportare maggiori rischi, così come per le pazienti che, dopo un adeguato percorso di valutazione personale, non desiderino sottoporsi alla chirurgia tradizionale”.
L’impiego della crioablazione ha tra i suoi punti di forza anche la rapidità del recupero. Nella maggior parte dei casi, le pazienti riprendono le normali attività già dal giorno successivo, senza convalescenza prolungata né dolori post-operatori.
I criteri di eleggibilità
“Questa nuova metodica – prosegue Caruso – ridefinisce i confini dei trattamenti mininvasivi in oncologia senologica, ma richiede precisi parametri di eleggibilità clinica che vengono vagliati caso per caso dal Gruppo Oncologico Multidisciplinare: in linea di massima risultano eleggibili per intervento le donne con tumore benigno della mammella accertato con agobiopsia oppure le donne con tumore maligno che abbiano più di 65 anni e una diagnosi di carcinoma mammario unifocale di dimensioni inferiori a 1,5 cm, di basso grado di aggressività istologica (G1 o G2), con espressione dei recettori ormonali positivi (ER+/PR+) e status HER2-negativo. In caso di trattamento per neoplasia maligna, la crioablazione deve sempre essere seguita dalla radioterapia e dalla terapia endocrina post-chirurgica. La corretta stratificazione biologica del tumore consente di standardizzare la procedura e garantisce la radicalità terapeutica senza l’impatto traumatico del bisturi”.
La tecnologia del freddo
La crioterapia per il trattamento del tumore al seno prevede l’erogazione di azoto liquido direttamente nel nucleo della lesione attraverso aghi-criosonde micrometrici che generano un freddo estremo, inferiore a 170 °C. Questo repentino shock termico innesca una necrosi coagulativa che distrugge la massa neoplastica dall’interno, preservando l’integrità strutturale del tessuto sano circostante.
La personalizzazione del percorso
Al Policlinico Abano ogni caso viene vagliato dal Tumor Board, che riunisce, con un approccio multidisciplinare, specialisti in oncologia, senologia, radiologia senologica, genetica, anatomia patologica e radioterapia. “Grazie alle nuove tecnologie e alla nostra expertise clinica e chirurgica, il percorso è sempre più personalizzato e cucito su misura sulla singola paziente: in base alle sue caratteristiche e alle caratteristiche del tumore si individua la terapia più adeguata che comprende anche questa nuova possibilità”, continua Caruso.
“L’introduzione della crioablazione – conclude Antonio Petruzzi, amministratore delegato del Policlinico Abano – rappresenta un ulteriore passo nel percorso di innovazione che il Gruppo Ospedaliero Leonardo porta avanti ogni giorno con particolare attenzione alla salute della donna. L’obiettivo è mettere a disposizione delle pazienti tecnologie sempre più avanzate, ma soprattutto costruire percorsi di cura personalizzati, capaci di tenere conto delle caratteristiche cliniche, delle esigenze e delle condizioni individuali di ogni persona. L’innovazione, infatti, acquista valore quando si traduce in possibilità terapeutiche mirate, meno invasive e in grado di rispondere in modo concreto ai bisogni delle nostre pazienti”.