Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Max Parisi: il conduttore con il cancro al pancreas e il farmaco doraxonrasib: «Ora sto meglio Open
Costa 39 mila dollari e in Europa non è ancora autorizzato. Ma l'Aifa tratta per la cura compassionevole
Max Parisi, speaker di Radio Monte Carlo, è malato di tumore al pancreas. Ed è andato negli Usa per comprare un farmaco sperimentale che si chiama Rasonque e il cui principio attivo è il doraxonrasib. Un mese di terapia costa 39 mila dollari. Il farmaco è stato autorizzato dalla Fda Usa il 26 agosto scorso. L’azienda produttrice è la Revolution Medicines. Che ha presentato uno studio multicentrico sull’efficacia svolto negli stessi Usa, in Giappone e in alcuni paesi europei, tra i quali l’Italia.
Il doraxonrasib
Ma in Italia non è ancora a disposizione delle strutture pubbliche: l’azienda non ha ancora avviato l’iter per l’autorizzazione. Il Corriere della Sera racconta che la professoressa Chiara Cremolini, docente di oncologia medica a Pisa, lo ha sperimentato su 20 pazienti: «Si tratta di una cosiddetta “target teraphy”», spiega la dottoressa, che è anche nel consiglio direttivo di Aiom, l’associazione italiana oncologia medica. «È un Ras inibitore, nel senso che blocca la proteina che fa crescere il tumore al pancreas. Si lavora da tempo su medicinali di questo tipo ma fino ad ora avevano effetti collaterali molto pesanti. Il doraxonrasib invece è tollerabile, può dare problemi che si possono affrontare».
Le metastasi
Il farmaco è stato sperimentato su pazienti in metastasi che venivano da un ciclo di chemioterapia senza risultati. «Si tratta di pazienti con malattia avanzata, si è studiato il medicinale come seconda linea di trattamento. Abbiamo visto raddoppiare il tempo di sopravvivenza, da circa 6 mesi a 13. Si tratta di un grande successo, fino ad ora non si era riusciti mai a spostare i tempi». E annuncia: «Ora inizia uno studio per capire in che modo funziona come prima linea di trattamento, al posto della chemioterapia. Speriamo che intanto l’azienda faccia la richiesta per l’approvazione in Europa e avvii un programma per farcelo avere gratuitamente per le cure compassionevoli, così ci leverebbe dall’imbarazzo di questa situazione insostenibile».
L’Aifa
L’Agenzia del farmaco italiana sta trattando per l’uso compassionevole. Così il farmaco verrebbe messo a disposizione gratuitamente. Parisi è andato negli Usa: «Al San Raffaele, dove mi hanno operato e poi seguito, mi avevano dato due mesi di vita a fine luglio, attivando la terapia del dolore. Il 16 settembre ho preso il medicinale, praticamente quando è cominciata la crisi epatica che, avevano detto i medici, avrebbe segnato la mia fine. Sono rimasto impressionato perché dopo 24 ore ho come sentito cambiare la forma di dolore. Non so spiegarlo, ma è diventata come più rotonda. Nei giorni successivi la crisi epatica è rientrata, il dolore è calato. Dopo 14 giorni ho fatto una visita di controllo e si è deciso di fare a meno della morfina. Tra una settimana ho una tac, ma sento che il tumore spinge meno sugli organi».
La raccolta fondi
Parisi ha fatto una raccolta fondi per comprare il farmaco: «Abbiamo raggiunto i 120 mila euro. Quando finiranno? Vediamo, magari mi aiuterà mio padre, un modo lo troveremo». E non si aspettava un miglioramento del genere: «Ero scettico, non perché non credo nella scienza, però ero a un quarto stadio, quindi terminalissimo. Speravo di arrivare almeno al mio compleanno, il 9 novembre. E invece adesso ho una prospettiva che guarda oltre i due mesi e, lo dico con prudenza e scaramanzia, spero di andare ancora avanti per un po’».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La fuga dei camici bianchi dalla Sanità pubblica inizia subito dopo la laurea in Medicina. Quando i giovani medici devono decidere la specializzazione da seguire - un percorso formativo di...
Ascolta la versione audio dell'articolo
La fuga dei camici bianchi dalla Sanità pubblica inizia subito dopo la laurea in Medicina. Quando i giovani medici devono decidere la specializzazione da seguire - un percorso formativo di 3-5 anni inevitabile per fare la pratica clinica - in molti snobbano tutte quelle carriere che hanno come sbocco professionale l’ospedale pubblico. Per molti neo dottori meglio infatti scegliere quelle specializzazioni che prevedono la possibilità di lavorare nel privato con guadagni spesso molto più alti del solo stipendio del Servizio sanitario. Un trend che dura da anni e che sembra intensificarsi ancora di più quest’anno come dimostrano i dati sulle scelte - arrivate ieri - del nuovo bando nazionale per le specializzazioni mediche che quest’anno ha messo in palio 15503 borse per i laureati in Medicina con ben una su quattro che non è stata assegnata (il 24,9% contro il 17% dell’anno scorso).
Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI
sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
Una borsa su quattro resta vuota
Una fuga tra l’altro che continua anche dopo quando i medici lavorano in ospedale visto che secondo gli ultimi dati per la prima volta il numero delle dimissioni volontarie dalla Sanità pubblica hanno superato quelle dei pensionamenti. Una emorragia che non fa altro che peggiorare il carico di lavoro di diversi reparti, a partire dai pronto soccorso che guarda caso continuano ad essere tra le specializzazioni mediche (emergenze-urgenza) meno scelte dai giovani medici: quest’anno sono state assegnate solo la metà delle borse a disposizione e cioè 515 su 1020 totali. I dati - raccolti da Als Anaao giovani per il Sole 24 Ore - e che nei prossimi giorni potrebbero vedere alcuni piccoli aggiustamenti migliorativi, tra scorrimenti e seconde scelte, vedono questa spaccatura evidente legata alle possibilità di guadagno troppo poco attrattive nel Ssn: tra le specializzazioni meno scelte - con posti non assegnati che vanno dal 50% all’87% - ci sono quelle per diventare microbiologi e virologi (passati del tutto di moda dopo il Covid), ma anche farmacologi, patologici clinici, radioterapisti, medici di cure primarie o palliative che lavorano in gran parte nel settore pubblico e come detto medici dei pronto soccorso. Ma anche il chirurgo perde sempre più appeal forse per i rischi di cause penali e richieste di risarcimenti.
Loading...
LE SPECIALIZZAZIONI MEDICHE MENO RICHIESTE E QUELLE PIÙ GETTONATE Le scelte dei giovani medici per le borse di specializzazione Loading...
Il privato attira di più
Al contrario sono gettonatissime altre specialità dove i posti sono già quasi esauriti (tra il 99% e il 90%) come quelle per diventare dermatologi, oftalmologi, chirurghi plastici, cardiologi, pediatri o ginecologi dove l’attività privata può diventare molto remunerativa. «Si conferma una evidente dicotomia - sottolinea Giammaria Liuzzi, vice segretario Anaao - i giovani medici scelgono in maniera prioritaria le specializzazioni con sblocco totale o preferenziale verso il privato, rispetto alle specialità ospedaliere, prime tra tutte la medicina di emergenza. Occorre un cambio di paradigma che metta al centro lo specialista del domani con una riforma della formazione medica che metta fine all’esodo dagli ospedali già durante la specializzazione».
Gli incentivi non bastano
In realtà il ministro della Salute Orazio Schillaci già nella manovra 2025 ha aumentato di circa 100 euro in media l’importo delle borse - soprattutto quelle meno scelte - che viaggiano intorno ai 1700-1800 euro al mese, ma l’incentivo per ora non sembra aver sortito effetto. E anche nella legge di Bilancio ora in preparazione Schillaci spera di spuntare almeno un miliardo per incentivare il personale: 500 milioni per assunzioni e liste d’attesa, 150 milioni per le indennità di infermieri e personale e 350 milioni per potenziare l’indennità di esclusiva dei medici e cioè la voce dello stipendio che premia chi “giura fedeltà” al Ssn e non lavora anche per il privato. Ieri c’è stata anche la firma nei tempi del nuovo contratto dei medici (si veda articolo a fianco), ma per il segretario di Anaao Pierino di Silverio «non è un punto d’arrivo»: gli occhi sono infatti puntati sulla manovra per «dare risposte economiche concrete ai medici e ai dirigenti sanitari. Senza investimenti adeguati sul personale nessuna riforma potrà fermare la fuga dal Servizio sanitario pubblico». Mentre il Gimbe ieri ha segnalato come il Ssn avrebbe perso 18,8 miliardi di finanziamenti sul Pil dal 2023 al 2026.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
70.0/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
La Cardiologia del “L. Mandic” al centro della prevenzione: diagnosi avanzate e nuove terapie contro le cardiomiopatie Merateonline
A destra il dottor Stefano Maggiolini
Garantiresenza costringere il paziente a continui e complessi trasferimenti verso i grandi centri metropolitani. È questo il messaggio centrale emerso durante l'rivolto alla cittadinanza dal titolo “Cardiomiopatia ipertrofica ostruttiva. Informazioni e opportunità di cura per una migliore qualità di vita”, tenutosi mercoledì 30 settembre presso l'Aula Scientifica dell'L'iniziativa si inserisce nel quadro della(in calendario dal 28 settembre al 4 ottobre 2026 in occasione della Giornata Mondiale del Cuore), promossa da Fondazione Onda ETS e dall'ASST di Lecco, rete ospedaliera insignita del Bollino Rosa per l'attenzione alla salute di genere.L'evento risponde a un preciso quadro epidemiologico: nel 2023 le malattie del sistema circolatorio hanno causato in Italia oltre 206 mila decessi (rappresentando quasi il 31% della mortalità complessiva), confermandosi la prima causa di morte nel Paese. L'impatto risulta particolarmente marcato nella popolazione femminile, dove tali patologie sono responsabili del 33% dei decessi totali, rispetto al 28% registrato tra gli uomini.La relazione della seduta è stata curata dalla, medico dell'Unità Operativa Complessa di Cardiologia dell'Ospedale Mandic, che ha illustrato un quadro approfondito relativo alle cardiomiopatie, patologie del muscolo cardiaco che ne alterano la struttura e la capacità contrattile. Spesso caratterizzate da un esordio asintomatico o da quadri sfumati – che spaziano da affanno e stanchezza fino a palpitazioni, dolore toracico e sincopi –, queste malattie richiedono un inquadramento tempestivo per prevenire complicanze severe.L'iter di screening muove dagli esami di primo livello, quali elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, per poi accedere alla Risonanza Magnetica Cardiaca (RM), la quale consente di caratterizzare con precisione il tessuto miocardico, identificando la presenza di fibrosi e valutando il rischio di aritmie per l'eventualità di un impianto di defibrillatore salvavita. Di fondamentale importanza risulta la ricerca eziologica: se nel 40-60% dei casi la cardiomiopatia ipertrofica riconosce una matrice genetica sarcomerica, una quota compresa tra il 5% e il 10% è legata ad amiloidosi cardiaca, patologia infiltrativa che manifesta di frequente campanelli d'allarme extracardiaci come la sindrome del tunnel carpale.Sul fronte del trattamento, la seduta ha messo in luce una vera e propria svolta nella gestione delle forme ostruttive. Accanto ai farmaci tradizionali volti a controllare i sintomi, l'introduzione di Mavacamten – inibitore selettivo della miosina cardiaca – agisce direttamente sui meccanismi di ipercontrattilità del muscolo. Questa terapia mirata attenua l'ostruzione al flusso sanguigno e migliora la capacità funzionale dei pazienti, consentendo in molti casi di evitare il ricorso all'intervento chirurgico di miectomia.Al centro dell'incontro e del dibattito conclusivo – arricchito dagli interventi dellae e del primario di Cardiologia,– si è collocata la realtà operativa dell'Ospedale San Leopoldo Mandic. Il presidio di Merate si distingue infatti per un modello organizzativo in grado di combinare elevate competenze specialistiche e vicinanza territoriale, offrendo un punto di riferimento solido e accessibile.Il cuore di questo percorso è rappresentato dall'Ambulatorio dedicato alle Cardiomiopatie e allo Scompenso Cardiaco, coordinato dalla dottoressa Gorgoglione con il dottor Gaetano Gentile. Presso la struttura meratese i pazienti possono accedere a un inquadramento diagnostico completo di secondo livello e beneficiare dell'esecuzione diretta del test genetico salivare, strumento snello ed efficace per individuare le mutazioni responsabili e avviare i controlli sui familiari di primo grado. Per la gestione delle fasi acute o per approfondimenti complessi in tempi brevi, l'ospedale mette inoltre a disposizione un Day Hospital dedicato, evitando ricoveri ordinari prolungati e garantendo la somministrazione rapida di terapie endovenose. Il parco tecnologico del presidio è peraltro in continua evoluzione, come dimostra l'imminente arrivo dell'attrezzatura per l'ecocardiogramma da sforzo su cicloergometro.Un elemento chiave dell'offerta del Mandic risiede nella sua rete multidisciplinare e nell'integrazione Hub-and-Spoke.I servizi di Pronto Soccorso, ecocardiografia, emodinamica ed elettrofisiologia collaborano in stretta sintonia interna; contemporaneamente, nei casi a maggior complessità o con indicazione a valutazioni di terzo livello (fino all'eventuale inserimento in lista di trapianto), la Cardiologia di Merate attiva canali diretti con grandi centri di riferimento quali Bergamo, Niguarda e San Raffaele. Questa strutturazione garantisce una presa in carico fluida e continua, sollevando il cittadino dal peso di dover gestire autonomamente prenotazioni e trasferimenti verso i poli metropolitani.La forza del presidio meratese si riflette infine nel valore umano del rapporto con la cittadinanza. Come evidenziato nelle testimonianze dei pazienti intervenuti durante la seduta, la struttura di Merate offre un clima di ascolto, continuità e familiarità che genera profonda fiducia. In sinergia con Fondazione Onda ETS e AICARM (Associazione Italiana Cardiomiopatie), il Mandic garantisce un affiancamento costante che va oltre l'atto medico, fornendo orientamento pratico e supporto psicologico per affrontare al meglio le ripercussioni della patologia nella vita quotidiana.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Vaccini terapeutici contro il melanoma, Ascierto: «potremmo trovarci di fronte a un nuovo standard di cura» INNLIFES
Getting your Trinity Audio player ready...
Per anni l’mRNA è stato studiato come una delle possibili strade per arrivare a una cura del cancro. Poi è arrivata la pandemia e le conoscenze e le tecnologie maturate nella ricerca oncologica hanno contribuito allo sviluppo dei vaccini a mRNA contro SARS-CoV-2, mostrando le potenzialità di questa tecnologia su una scala senza precedenti.
Ma molto prima del Covid-19, a Napoli c’era già chi lavorava allo sviluppo di nuove strategie per rendere il sistema immunitario capace di colpire le cellule tumorali: Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia all’Università Federico II e direttore del Dipartimento Melanoma, immunoterapia e terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori Pascale di Napoli, è tra i pionieri dello sviluppo clinico di ipilimumab, uno dei farmaci che hanno aperto la strada alla rivoluzione dell’immunoterapia oncologica.
Un lavoro che ha contribuito a portare l’IRCCS di Napoli ai vertici della ricerca internazionale sul melanoma. Infatti, nella classifica Expertscape relativa al decennio 2013-2023, basata sulla produzione scientifica di oltre 130 mila specialisti a livello mondiale, Ascierto si è classificato al primo posto tra gli esperti di melanoma. E oggi, in un certo senso, il cerchio si chiude.
Ad agosto Merck e Moderna hanno annunciato risultati positivi dello studio di fase 3 INTerpath-001, condotto su circa 1.100 pazienti con melanoma ad alto rischio. Ascierto è il coordinatore dello studio per l’Italia e membro dello steering committee internazionale. E nell’ambito del trial clinico, è stato il primo scienziato ad aver somministrato questo vaccino terapeutico nel nostro Paese: un vaccino progettato sulla base della firma molecolare del tumore del paziente, da somministrare dopo l’intervento chirurgico di asportazione del melanoma, per aumentare la possibilità di cura.
Una terapia su misura, è proprio il caso di dirlo. Dall’analisi del tumore asportato chirurgicamente, vengono infatti identificate le ‘firme’ specifiche del melanoma e sintetizzato un filamento di RNA messaggero per addestrare il sistema immunitario a neutralizzare qualsiasi cellula tumorale residua.
Abbiamo incontrato Ascierto a Napoli in occasione di VaxOn, giornata dedicata alle nuove frontiere dell’immunoncologia.
Professore, possiamo dire che siamo entrati in una nuova era dell’oncologia?
«Ci troviamo di fronte a una rivoluzione “nella rivoluzione”. La prima è stata quella dell’immunoterapia. Adesso, con i vaccini terapeutici, abbiamo qualcosa in più da aggiungere agli inibitori del checkpoint immunitario (farmaci che possono bloccare specifiche proteine presenti sui linfociti, i checkpoint appunto, che riconoscono e legano le cellule tumorali, attivando e disattivando la risposta immunitaria, ndr).
Sappiamo – e vedremo i dati a breve – che un vaccino personalizzato come intismeran può potenziare l’effetto dell’immunoterapia nei pazienti con melanoma ad alto rischio dopo la chirurgia. Sono già iniziati studi in altri tipi di tumore, dal polmone al rene e alla vescica, e altri ne verranno. Per esempio, dobbiamo capire se questi vaccini possono aiutare l’immunoterapia ad avere un beneficio maggiore anche nei pazienti con malattia metastatica.
Poi ci sono le sperimentazioni sui cosiddetti vaccini “fissi”. Oggi abbiamo un vaccino personalizzato, ma chi ci dice che un vaccino costituito da pochi antigeni selezionati, e quindi anche più semplice da produrre, non possa ottenere risultati simili? Sono tutte domande alle quali la ricerca dovrà rispondere attraverso le sperimentazioni cliniche».
Questa estate Merck e Moderna hanno annunciato risultati positivi per lo studio di fase 3 del vaccino terapeutico su misura per pazienti che hanno già affrontato l’asportazione chirurgica del melanoma. A che punto siamo e come potrebbe cambiare il paradigma di cura? È necessario frenare l’entusiasmo in attesa dei dati scientifici completi?
«Intismeran è il vaccino personalizzato che è stato testato in combinazione con pembrolizumab, un anti-PD-1 (un inibitore della proteina PD-1 presente sui linfociti T), in circa 1.100 pazienti con melanoma ad alto rischio di sviluppare recidive e metastasi. L’endpoint principale è la sopravvivenza libera da recidiva (ovvero, il tempo trascorso senza che il melanoma si ripresenti) che, insieme alla sopravvivenza libera da metastasi a distanza (il tempo senza che compaiano metastasi nel tempo), è risultata migliore nei pazienti trattati con la combinazione di intismeran e pembrolizumab. I dati, finora annunciati da una press release, saranno presentati a breve, all’Esmo, ma i risultati dello studio randomizzato di fase 2 erano già molto promettenti. Se venissero confermate anche le dimensioni del beneficio, potremmo trovarci di fronte a un nuovo standard di cura nel trattamento adiuvante del melanoma. Per questo c’è molto entusiasmo, perché conosciamo il dato della fase due che, se confermato, sarà indice di un beneficio molto importante. Una volta disponibili i risultati completi, seguirà poi tutto l’iter autorizzativo, con la sottomissione agli enti regolatori. Come sospetto, potrebbe diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante del melanoma».
Stiamo parlando di pazienti ad alto rischio dopo l’intervento chirurgico. Che cosa sappiamo, invece, dell’impiego di questi vaccini nei pazienti con melanoma metastatico?
«Lo studio INTerpath-001 di cui abbiamo parlato è stato effettuato in pazienti ad alto rischio, quindi in terapia adiuvante. Ma ci sono studi in corso anche in un setting di pazienti metastatici, completamente diverso dal punto di vista immunologico, perché di fronte a una malattia già evidente. L’obiettivo è capire se, anche nei pazienti con metastasi, la combinazione del vaccino intismeran con un anti-PD-1 possa produrre un beneficio importante, anche dal punto di vista degli effetti collaterali.
Lo studio, di fase 3, è iniziato da poco. Dovremo aspettare i risultati, verosimilmente nell’arco di un paio d’anni, per capire se questa strategia possa offrire un beneficio anche ai pazienti con melanoma metastatico».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Rinascita psichedelica: un antidoto agli effetti collaterali della chemioterapia. Su Science Il Foglio
Anche se questa scoperta non ha nulla a che fare con le caratteristiche psichedeliche della psilocibina, quindi con gli effetti allucinatori che si sperimentano assumendo i funghi allucinogeni, ci parla comunque della riabilitazione che le sostanze psicoattive stanno vivendo da una ventina d’anni a questa parte. Cioè di quella che viene generalmente definita “rinascita psichedelica”. Non a caso, in Australia, dal 2023, è possibile, per psichiatri specificamente autorizzati, prescrivere psilocibina alle persone con una diagnosi di depressione resistente ai farmaci. Ma cosa accade al cervello quando si assume psilocibina? Se lo è chiesto nel 2012 un gruppo di ricercatori guidati da Carhart-Harris, professore presso l’Imperial College di Londra . In questo lavoro, i ricercatori hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale per osservare come rispondesse il cervello all’assunzione di psilocibina. I risultati mostravano che i livelli di attivazione cerebrale si abbassavano decisamente, anche se fino ad allora era comunemente ipotizzato che le sostanze psichedeliche agissero aumentando l’attività neurale.
Il fatto che i livelli di attività si riducessero nelle aree cerebrali deputate alla regolazione emotiva e al processo decisionale, come la corteccia cingolata anteriore, ha fatto ipotizzare che la psilocibina agisca come una sorta di “valvola di riduzione”, come uno strumento di disattivazione delle griglie personali utilizzate per sperimentare e interpretare il mondo, “consentendo uno stato di cognizione non vincolata”. Come dire, velo di Maya, adieu! Infatti, gli autori sottolineano che le persone che soffrono di depressione presentano un eccesso di attività nella corteccia prefrontale ventromediale, che si manifesta con rigidità e pessimismo, nonché con una tendenza a entrare in stati d’animo negativi. E, secondo i risultati ottenuti nella loro ricerca, è proprio questo eccesso di attività che la psilocibina andrebbe a silenziare. Seppure non sia tutto oro quel che luccica, i risultati degli studi condotti in questi anni di “rinascita psichedelica” sembrano incoraggianti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La vita batte il cancro: stop a cure post chemio e gravidanza più sicura Il Mattino
Prima la diagnosi di tumore, che metteva in attesa il sogno di maternità. Poi la scelta di conservare gli ovociti prima delle terapie. A distanza di anni la pausa programmata dai farmaci, lo scongelamento e la fecondazione in vitro si completano con la biopsia embrionaria e il test genetico pre-impianto che evita trasferimenti di embrioni con anomalie cromosomiche e ottimizza tempi e risultati in vista dell’inizio della gravidanza. La storia di una giovane donna (ora in gravidanza avanzata) segna una svolta per l’Azienda ospedaliera universitaria Federico II: un percorso che unisce preservazione della fertilità, procreazione medicalmente assistita e genetica, per le coppie con condizioni cliniche complesse.
APPROFONDIMENTI Intervista a Carlo Alviggi: «Ecco il nostro modello per diventare mamme dopo aver sconfitto il tumore» SalvaSalvata Tumori in aumento tra gli under 50: ecco le sette forme di cancro colpiscono di più i giovani SalvaSalvata Tumori testa-collo, in Campania stimati oltre 1.000 nuovi casi l’anno SalvaSalvata
CENTRO DI RIFERIMENTO
Il Centro di Pma del policlinico collinare di Napoli è riferimento regionale dal 2005. Nel 2020 è stato designato hub per la preservazione della fertilità nei pazienti oncologici insieme al Moscati di Avellino, oggi attivo presso il plesso di Solofra. All'offerta, che comprende la donazione di gameti maschili e femminili, si aggiunge oggi il test genetico pre-impianto. Sotto la direzione generale di Elvira Bianco, l'Azienda ospedaliero-universitaria ha consolidato il raccordo tra clinica e diagnosi genetica. Il polo per la Tutela del Benessere Riproduttivo e Biotecnologie Avanzate in PMA è coordinato da Carlo Alviggi, docente ordinario della Federico II e presidente nazionale della Società Italiana di Fertilità e Sterilità e Medicina della Riproduzione, SIFES e MR. Un centro attrattore che accoglie pazienti anche da altre regioni: sono oltre 200 i prelievi ovocitari all’anno per criopreservazione e più di 300 le procedure di criopreservazione di gameti maschili. Il test genetico pre-impianto consente di individuare negli embrioni specifiche malattie ereditarie e alterazioni cromosomiche prima del trasferimento. Si tratta dell’unico centro Pma pubblico del Centro-Sud che nel percorso delle coppie consente questo passaggio cruciale quando c’è da interrompere la cura di un tumore.
IL PROGETTO
Il valore aggiunto è l’integrazione con l’oncofertilità: per le pazienti più fragili, l’obiettivo è ottimizzare il percorso verso la gravidanza nei tempi consentiti dalla loro condizione clinica. Le prime gravidanze ottenute con il protocollo sono già in corso, mentre cresce la richiesta di accesso. Il traguardo è anche poter ricomporre un’assistenza spesso frammentata, che per le coppie con patologie oncologiche, o alter croniche o ereditarie, può significare spostamenti e passaggi tra strutture distinte. «Garantire risposte ad alta complessità all’interno del circuito pubblico significa restituire piena dignità e diritto alla salute alle coppie più fragili», sottolinea Bianco, manager dell’Aou richiamando le barriere economiche e logistiche. Il progetto nasce da un finanziamento ministeriale e ha Alviggi come principal investigator. Il polo opera nel Dipartimento Materno Infantile diretto da Giuseppe Bifulco. La presa in carico continua dopo il concepimento: «Le nostre pazienti non affrontano semplicemente un percorso di procreazione medicalmente assistita», osserva Bifulco. Per condizioni cliniche delicate e gravidanze a rischio, il dipartimento accompagna la coppia dalla diagnosi fino al percorso nascita.
L’EQUIPE
L'équipe medica è guidata da Alviggi e Ida Strina, affiancati da Francesca Bagnuolo, Cira Bonfantino, Luigi Carbone, Pasquale De Rosa, Giuseppe Iorio e Vincenzo Marrone. Nel coordinamento e nella gestione del percorso ha un ruolo centrale Federica Cariati, embriologa, esperta di biologia molecolare e ricercatrice a tempo determinato del Dipartimento di Sanità Pubblica della Federico II: è il raccordo operativo tra cura dei gameti, biopsia embrionaria e analisi molecolari. Alessandro Conforti e Anna Capasso, contrattualizzati attraverso risorse Pnrr, contribuiscono alle attività cliniche e di ricerca. Le procedure di Pma e la biopsia embrionaria vengono eseguite nei laboratori IVF dell’azienda ospedaliera universitaria. La diagnosi molecolare è effettuata al Ceinge-Biotecnologie Avanzate «Franco Salvatore»: per questa fase è prevista una partecipazione ai costi delle coppie, a condizioni definite competitive dall'Azienda. Il test, secondo quanto riferito dall’Aou, attende ancora il completo inserimento nei Lea su tutto il territorio nazionale. Assistenza, ricerca e formazione si incontrano nel Centro di servizio di ateneo di medicina della riproduzione e di medicina riproduttiva, noto come International Training Center for Reproductive Medicine. Il Centro, diretto da Alviggi, richiama ogni anno medici, biologi e specialisti dal mondo per percorsi di alta specializzazione nella tutela della fertilità e nella procreazione medicalmente assistita.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al polmone, l’IA crea “gemelli digitali” per curarlo POP - Il Giornale Popolare
Il progetto LUMINA userà dati clinici e immagini TAC per modellare la malattia e aiutare i medici a scegliere terapie più personalizzate.
Un consorzio di ricerca internazionale ha ricevuto 4 milioni di euro di finanziamento dal Consiglio europeo per l’innovazione (EIC), nell’ambito del programma altamente competitivo EIC Pathfinder Challenges, per sviluppare una nuova generazione di strumenti di supporto alle decisioni cliniche basati sull’IA per la cura del tumore al polmone
Il progetto LUMINA (Lung Modeling and Intelligence for Advanced Care: A Digital Twin Approach to Lung Cancer Diagnosis and Treatment) creerà “gemelli digitali” dei polmoni specifici per ciascun paziente, in grado di modellare le dinamiche di crescita del tumore al polmone per consentire una diagnosi predittiva e la selezione di trattamenti personalizzati.
Il progetto integrerà tecniche basate sull’IA generativa con le conoscenze mediche nella cura del tumore al polmone, per trasformare questo concetto in un impatto clinico.
Il personale clinico potrà usufruire dell’analisi di LUMINA su dati longitudinali di imaging e clinici, consentendo così decisioni terapeutiche più proattive, personalizzate e guidate dai dati, mentre i pazienti avranno accesso al proprio gemello digitale, migliorando la trasparenza del loro percorso di cura.
Il tumore al polmone viene spesso individuato tardivamente. Tuttavia, la diagnosi predittiva è difficile, in particolare per i pazienti privi di fattori di rischio tradizionali e quando lo screening attraverso la TAC non mostra chiari segni di un tumore. Anche le scelte terapeutiche risultano complesse quando le condizioni dei pazienti sono rare, e non rientrano nelle linee guida standard per la selezione dei trattamenti. LUMINA affronta queste sfide modellando l’evoluzione della malattia nel tempo e generando previsioni che i medici possono utilizzare per orientare le decisioni relative al follow-up e alla terapia.
Al centro di LUMINA vi è un’architettura di IA basata sull’attenzione, progettata per connettere dati longitudinali e multimodali dei pazienti, comprese scansioni TAC, cartelle cliniche elettroniche, risultati di laboratorio e cronologia dei trattamenti, al fine di modellare la crescita tumorale e la risposta individuale al trattamento. In questo modo, mira a colmare le lacune di conoscenza nella cura del tumore al polmone.
Un elemento chiave per LUMINA è il suo solido radicamento su dati provenienti dal mondo reale. LUMINA si basa su un nucleo di dati di circa 4.000 pazienti provenienti da ospedali in Danimarca, Italia, Polonia e Corea del Sud. In una fase successiva del progetto, il dataset sarà ampliato, tra i vari metodi, anche attraverso la generazione di dati sintetici, fino a superare i 10.000 pazienti.
Il consorzio sottolinea che LUMINA è progettato per andare oltre il Proof of Concept, cioè la dimostrazione di fattibilità, sviluppando le basi scientifiche e tecnologiche per un’innovazione rivoluzionaria nella cura del cancro.
“Il finanziamento che abbiamo appena ricevuto è solo il primo di diversi passi verso una soluzione che, se i progressi proseguiranno con successo, potrebbe essere implementata e migliorare significativamente il trattamento del tumore al polmone nell’arco di 10–15 anni”, afferma la professoressa Izabela Ewa Nielsen, coordinatrice del progetto e portfolio manager dell’Università di Aalborg.
Questa prospettiva di lungo periodo è centrale per il ruolo del Politecnico di Milano in LUMINA. Facendo leva sulla sua consolidata esperienza nella ricerca sull’innovazione nella salute digitale e sulle tecnologie mediche, nonché sull’esperienza in progetti europei interdisciplinari, il Value-Based Innovation in Health Care Group valuterà le condizioni secondo le quali i progressi tecnologici del progetto potranno generare valore in contesti sanitari reali. Attraverso l’Health Technology Assessment (HTA), il gruppo valuterà l’utilità e l’efficacia clinica, la sostenibilità economica, le implicazioni organizzative e la sostenibilità a lungo termine, affrontando al contempo le dimensioni etiche, di governance e di policy necessarie a sostenere un’adozione trasparente, affidabile e responsabile.
“Per un’innovazione come LUMINA, la performance tecnica è solo l’inizio. Lavoriamo con i partner per definire, fin dall’inizio, le prove necessarie a dimostrare il valore per i pazienti, il personale clinico, le organizzazioni sanitarie e la società. Integrando la Value-Based Health Care e l’Health Technology Assessment nel processo di sviluppo, contribuiamo a trasformare tecnologie promettenti in soluzioni clinicamente significative, economicamente sostenibili e pronte per essere adottate nei reali percorsi di cura“, afferma il professor Emanuele Lettieri del Politecnico di Milano, coordinatore del Work Package Dissemination, Exploitation, IP and Communication.
“Il compito del nostro gruppo è fare in modo che l’innovazione migliori la vita delle persone e rafforzi l’ecosistema europeo delle scienze della vita. In LUMINA, lavoreremo al fianco di medici, dirigenti sanitari, Enti di controllo e rappresentanti dei pazienti per prevedere le condizioni organizzative, etiche e di policy necessarie a un’adozione responsabile. È così che aiutiamo gli innovatori, pubblici e privati, a passare da un’idea convincente a una soluzione affidabile con un impatto misurabile”, afferma Maria Pinelli, ricercatrice del Politecnico di Milano e co-coordinatrice del Work Package Dissemination, Exploitation, IP and Communication.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Ecm su eventi avversi cutanei in oncologia, una "misura" del nuovo ruolo del farmacista RIFday
Roma, 8 ottobre – Un tema di grande rilevanza non solo clinica, ma anche etica e umana, quello affrontato ieri sera al NObile Collegio Chimico Farmaceutico, l’evento formativo promosso e organizzato dall’Ordine dei Farmacisti di Roma in collaborazione con Sifo. Al centro dei lavori nella serata accreditata ai fini Ecm (4 crediti), sono state infatti affrontate le problematiche correlate alla gestione integrata degli eventi avversi cutanei in oncologia. Un ambito dove la nuova dimensione professionale del farmacista può dispiegarsi in tutti i suoi contenuti. che non sono solo quelli strettamente legati alle competenze scientifiche e ai saperi professionali, ma si traducono in primo luogo in un’attitudine e un approccio di ascolto e di supporto umano, costruendo un tessuto relazionale ad alto contenuto etico che restituisce il vero plus della farmacia e della professione farmaceutica, restituendone la vera identità.
I lavori del convegno – frutto dell’impegno, in particolare, di Alessandra Blasi, responsabile della Commissione Farmacisti Ssn e Specializzandi dell’Ordine romano, e di Andrea Falzon, dirigente farmacista dell’Asl Roma 5 all’Ospedale San Giovanni Evangelista di Tivoli – sono stati aperti dai saluti istituzionali dei vertici della professione farmaceutica, la cui presenza ha testimoniato la rilevanza dell’incontro: oltre ad Andrea Mandelli, presidente di Fofi, e Luigi D’Ambrosio Lettieri, presidente della Fondazione Francesco Cannavò e vicepresidente della federazione professionale, hanno partecipato ai lavori anche Alessandra Mecozzi del Consiglio direttivo Sifo, Roberta Di Turi, segretario generale SiNaFO, ed Eugenio Leopardi, Presidente di Utifar e Federfarma Lazio.
Nel suo intervento, Mandelli ha posto l’accento sul profonda cambiamento della professione del farmacista in questi anni, evoluta verso un livello più alto di specializzazione clinica, in linea con le necessità della “farmacia dei servizi” e del nuovo ruolo richiesto alle farmacie sul territorio. “Oggi non si può parlare di medicina di prossimità, di presa in carico dei pazienti cronici o complessi, come quelli oncologici” ha detto il presidente Fofi “dimenticandosi del ruolo centrale della rete farmaceutica, sia territoriale sia ospedaliera. La sinergia tra competenze scientifiche e vicinanza al cittadino rappresenta la chiave per garantire appropriatezza, deflazionare il carico sulle strutture e offrire risposte concrete di salute”.
“L’evoluzione del nostro ruolo impone una svolta radicale che poggi su basi solide, rifuggendo da logiche puramente commerciali o burocratiche” ha detto a seguire D’Ambrosio Lettieri. “La politica sanitaria e la pratica professionale meritano valutazioni fondate rigorosamente sui dati, sulle evidenze scientifiche e sulla qualità della presa in carico. Eventi come questo dimostrano che il farmacista è un pilastro insostituibile di prossimità e competenza: per questo dobbiamo continuare a investire con coraggio sull’aggiornamento strutturale, sulla ricerca e sull’alleanza strategica con i medici e le istituzioni regionali“.
Quindi il presidente dell’Ordine di Roma Giuseppe Guaglianone, nella sua introduzione ai lavori, ha voluto chiarire il senso dell’incontro formativo, spiegando come la serata sia stata concepita come una sorta di epifania della “trasformazione profonda e irreversibile del ruolo del farmacista di oggi, sia ospedaliero sia di comunità, ormai diventato un professionista chiamato a esprimere un livello di alta specializzazione fino a pochi anni fa inimmaginabile”. E per dimostrare la solidità dell’assunto, Guaglianone ha citato alcune inequivocabili evidenze desunte dalla letteratura scientifica, relative a esperienze condotte in altri Paesi. Sul fronte ospedaliero, uno studio condotto nell’Ospedale Militare di Amburgo evidenzia che l’integrazione del farmacista clinico nei reparti genera oltre il 66% degli interventi di ottimizzazione terapeutica, intercettando problemi che in quasi la metà dei casi sono classificati come “gravi” o “molto gravi”.
Un’evidenza confermata da un altro studio tedesco, molto recente, sul programma di cura Ambora, pubblicato sul Journal der Deutschen Dermatologischen Gesellschaft e focalizzato sui pazienti in terapia oncologica dermatologica: il lavoro ha dimostrato che il farmacista clinico intercetta una media di 1,6 errori terapeutici per paziente, dato già di per sé di assoluta rilevanza sanitaria, sociale ed economica. A renderlo ancor più straordinario è il fatto che poi, grazie al counseling mirato del farmacista, quasi il 90% di questi errori critici viene risolto, portando l’aderenza terapeutica all’eccezionale soglia del 95%.
Dati che parlano da soli e che, mutatis mutandis, si ripetono nella farmacia di comunità. La rivista Scientific Reports riferisce di uno studio condotto in Spagna, nella provincia di Barcellona sul coinvolgimento sistematico delle farmacie territoriali nello screening dermatologico. Questo uno dei dati emersi: su un campione di 340 pazienti, i farmacisti territoriali ne hanno inviato in modo mirato bene 74 allo specialista, garantendo la diagnosi precoce di ben 15 lesioni maligne che altrimenti sarebbero rimaste silenti. E anche qui, considerata l’eloquenza del dato, Guaglianone ha evitato considerazioni che non avrebbero aggiunto molto, limitandosi a ricordare l’esito di un altro studio spagnolo pubblicato sulla rivista Farmacéuticos Comunitarios e relativo all’efficacia della tele-dermatologia: l’invio telematico delle immagini dalla farmacia raggiunge un’accuratezza diagnostica preliminare dell’85%, evitando inutili intasamenti del sistema sanitario nel 54% dei casi e ottimizzando risorse preziose a vantaggio di tutti.
Risultati probanti, che però non fanno sentire i farmacisti già “arrivati” in materia di terapia oncologica dermatologica, come attesta una ricerca internazionale pubblicata su BMC Health Services Research: il lavoro evidenzia infatti che più dell’85% dei farmacisti esprime la profonda necessità di ampliare e strutturare le proprie competenze in questo ambito scientifico, ritenendo di aver costruito la propria preparazione e competenza principalmente attraverso l’esperienza sul campo.
Un’evidenza, quest’ultima, che ha portato Guaglianone a una riflessione non più rinviabile sull’adeguatezza dell’attuale cursus studiorum dei farmacisti: “In Italia è sempre più urgente una riforma strutturale degli studi universitari” ha detto il presidente dell’Ordine, aggiungendo che “i percorsi accademici devono essere allineati alle nuove frontiere della clinica, della telemedicina e della dermocosmesi avanzata”.
Ma, per quanto fondamentale sia la formazione accademica, essa non esaurisce il problema dell’alto livello di conoscenza e specializzazione che oggi (e ancora di più domani) viene richiesto ai farmacisti. Servono anche interventi in altri ambiti, soprattutto per arginare due pericolose derive che minacciano lo sviluppo della professione farmaceutica e la sua stessa identità. Sul fronte territoriale, “dobbiamo respingere con forza una visione puramente commerciale che rischia di snaturare la farmacia, riducendola a un mero esercizio di vendita. Il cittadino non entra da noi per comprare un prodotto, entra per un bisogno di salute” ha detto Guaglianone. “Dall’altro lato, negli ospedali, dobbiamo opporci categoricamente a quella deriva burocratica che vorrebbe relegare il farmacista a un semplice amministrativo o a un mero gestore della logistica del farmaco. Noi non siamo dei distributori. Noi non siamo dei contabili. Noi siamo farmacisti sanitari e clinici, professionisti della salute, garanti dell’appropriatezza terapeutica e anelli di congiunzione insostituibili nel percorso di cura del paziente”.
E la presa in carico del malato oncologico, nella farmacia ospedaliera e in quella di comunità, che sono due componenti di un’unica grande e fluida rete clinica, è appunto un perfetto paradigma dell’oggi e del domani della professione farmaceutica, che il convegno romano – ha concluso Guaglianone – ha voluto rappresentare, “con un esempio virtuoso di quell’aggiornamento avanzato che ci permette di fare la differenza sul campo e di riaffermare con orgoglio la nostra natura sanitaria”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?5
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
75.6/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al pancreas: i segnali che sembrano banali e la nuova terapia che in laboratorio ha eliminato le cellule malate My-personaltrainer
In alcuni casi può comparire diabete di nuova insorgenza in adulti che non avevano mai avuto problemi glicemici , soprattutto se accompagnato da calo di peso e dolore addominale .
Chi ha una forte familiarità per tumore pancreatico o per specifiche sindromi genetiche può valutare con lo specialista un percorso di counselling genetico e, nei casi indicati, programmi di sorveglianza dedicati.
Non tutti i soggetti con questi fattori svilupperanno un tumore, e può ammalarsi anche chi non presenta alcuna condizione di rischio evidente. Tuttavia intervenire su ciò che è modificabile resta un passo fondamentale.
Non sempre è possibile identificare una causa precisa. Si sa però che esistono fattori di rischio che aumentano la probabilità di sviluppare un tumore pancreatico. Conoscerli aiuta a capire quanto è importante intervenire sullo stile di vita.
Una volta confermata la diagnosi, il tumore viene “stadializzato” , cioè inquadrato in base all’estensione locale (dimensioni, invasione dei vasi), ai linfonodi coinvolti e all’eventuale diffusione ad altri organi. Questo passaggio è decisivo per scegliere il trattamento più adatto.
Terapie attuali e nuove prospettive di cura
La cura del tumore al pancreas è complessa e viene sempre più spesso affidata a team multidisciplinari (chirurghi, oncologi, gastroenterologi, radioterapisti, nutrizionisti, palliativisti). L’obiettivo è combinare le varie opzioni in modo personalizzato, in base alle condizioni generali della persona e allo stadio della malattia.
Trattamenti standard: chirurgia, chemio e radioterapia
Le armi principali oggi disponibili sono:
Chirurgia : quando il tumore è localizzato e resecabile, l’intervento chirurgico rappresenta la principale chance di guarigione. Può essere molto impegnativo (come la duodenocefalopancreasectomia per i tumori della testa del pancreas) e richiede centri di grande esperienza.
: quando il tumore è localizzato e resecabile, l’intervento chirurgico rappresenta la principale chance di guarigione. Può essere molto impegnativo (come la duodenocefalopancreasectomia per i tumori della testa del pancreas) e richiede centri di grande esperienza. Chemioterapia : viene utilizzata:
: viene utilizzata: prima dell’intervento (chemioterapia neoadiuvante) per ridurre la massa tumorale e facilitarne la rimozione;
dopo l’intervento (adiuvante) per diminuire il rischio di recidiva;
in caso di malattia avanzata o non operabile, per rallentare la progressione e controllare i sintomi.
Radioterapia: in alcuni casi viene associata alla chemioterapia, soprattutto per forme localmente avanzate, con lo scopo di contenere il tumore e ridurre il dolore.
Accanto alle terapie antitumorali, è essenziale la gestione dei sintomi (dolore, digestione, nutrizione, controllo del diabete) attraverso farmaci specifici, sostituti degli enzimi pancreatici, supporto nutrizionale e, quando necessario, cure palliative precoci.
Nuove terapie mirate e immunoterapia: cosa sta cambiando
Negli ultimi anni la ricerca sul tumore del pancreas sta puntando su approcci più selettivi, progettati per colpire in modo preferenziale le cellule tumorali, risparmiando il più possibile i tessuti sani.
Tra le strategie in studio o già disponibili in casi selezionati:
Terapie a bersaglio molecolare : alcuni tumori pancreatici presentano alterazioni specifiche (per esempio in geni come BRCA1/2 o altre mutazioni) che possono rendere efficace l’uso di farmaci mirati a quei difetti molecolari.
: alcuni tumori pancreatici presentano alterazioni specifiche (per esempio in geni come BRCA1/2 o altre mutazioni) che possono rendere efficace l’uso di farmaci mirati a quei difetti molecolari. Immunoterapia : l’idea è stimolare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Sebbene il pancreas sia un tumore “difficile” da questo punto di vista, in sottogruppi con determinate caratteristiche genetiche si stanno osservando segnali incoraggianti.
: l’idea è stimolare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Sebbene il pancreas sia un tumore “difficile” da questo punto di vista, in sottogruppi con determinate caratteristiche genetiche si stanno osservando segnali incoraggianti. Nuove combinazioni di farmaci chemioterapici e schemi di trattamento più intensivi, testati in studi clinici, che in alcuni pazienti hanno mostrato migliori percentuali di risposta.
e schemi di trattamento più intensivi, testati in studi clinici, che in alcuni pazienti hanno mostrato migliori percentuali di risposta. Tecniche sperimentali che mirano a modificare il microambiente tumorale (la “nicchia” di cellule e tessuti che circondano il tumore) per renderlo più vulnerabile ai trattamenti.
In laboratorio, alcune di queste strategie hanno portato addirittura alla completa eliminazione delle cellule tumorali in modelli sperimentali. È un risultato importante, ma va interpretato con cautela: ciò che funziona in vitro o su modelli animali richiede anni di studi clinici per capire se può davvero tradursi in terapie sicure ed efficaci per le persone.
Per chi affronta oggi un tumore al pancreas, questo significa che, oltre ai protocolli standard, esiste la possibilità di valutare la partecipazione a studi clinici, soprattutto nei grandi centri oncologici. È un’opzione da discutere con il proprio oncologo, perché può consentire l’accesso a trattamenti innovativi sotto stretto controllo, contribuendo allo stesso tempo al progresso della ricerca.
Prendersi cura di sé durante e dopo le cure
Accanto alla terapia oncologica, il benessere globale rimane centrale. Alcuni aspetti da non trascurare:
Nutrizione : il tumore del pancreas e le terapie possono compromettere l’assorbimento dei nutrienti. Il supporto di un nutrizionista esperto in oncologia aiuta a mantenere il peso e le forze.
: il tumore del pancreas e le terapie possono compromettere l’assorbimento dei nutrienti. Il supporto di un nutrizionista esperto in oncologia aiuta a mantenere il peso e le forze. Attività fisica adattata : nei limiti di ciò che è possibile, il movimento contribuisce a preservare la massa muscolare, migliorare l’umore e la qualità del sonno.
: nei limiti di ciò che è possibile, il movimento contribuisce a preservare la massa muscolare, migliorare l’umore e la qualità del sonno. Supporto psicologico : affrontare una diagnosi di tumore ha un impatto profondo. Un percorso di sostegno dedicato può aiutare la persona e i familiari a gestire paure, decisioni terapeutiche e cambiamenti nella vita quotidiana.
: affrontare una diagnosi di tumore ha un impatto profondo. Un percorso di sostegno dedicato può aiutare la persona e i familiari a gestire paure, decisioni terapeutiche e cambiamenti nella vita quotidiana. Controlli regolari: dopo il trattamento, i follow-up programmati consentono di monitorare la situazione clinica, cogliere precocemente eventuali recidive e gestire meglio gli effetti a lungo termine delle cure.
Anche se il tumore del pancreas rimane una delle sfide più complesse in oncologia, la combinazione tra diagnosi sempre più precisa, cura multidisciplinare e sviluppo di nuove terapie mirate sta aprendo scenari più incoraggianti. Un’informazione chiara, aggiornata e realistica è un alleato prezioso per chi desidera tutelare la propria salute e, se necessario, affrontare la malattia con maggiore consapevolezza.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
I dirigenti di Tho possono spiegare perché la seconda macchina per la radioterapia non è ancora stata messa in funzione? Vietnam.vn
(Dan Tri Newspaper) - I responsabili di Can Tho hanno dichiarato che la seconda macchina per la radioterapia presso l'Ospedale Oncologico è installata al 90%, ma il software non è ancora completo. La città sta cercando soluzioni per rendere l'apparecchiatura operativa per i pazienti il prima possibile. Il 7 ottobre, durante un incontro con la delegazione di controllo del Consiglio di gestione della previdenza sociale, i vertici della città di Can Tho hanno presentato un resoconto sugli investimenti e l'acquisto di attrezzaturemediche, tra cui un sistema di radioterapia per l'ospedale oncologico cittadino. La seconda macchina per la radioterapia è installata al 90% circa. Informando la commissione ispettiva, la signora Nguyen Thi Ngoc Diep, vicepresidente del Comitato popolare della città diCan Tho, ha affermato che la città ha investito in attrezzature mediche in conformità con le normative. La signora Nguyen Thi Ngoc Diep, vicepresidente del Comitato popolare della città di Can Tho, ha fornito informazioni sull'acquisto di attrezzature e forniture mediche (Foto: Hong Nhung). Per il sistema di radioterapia dell'ospedale oncologico di Can Tho, è stato investito in un acceleratore lineare finanziato con fondi pubblici della città, che è operativo dall'inizio del 2026. La seconda macchina per la radioterapia è stata finanziata con i fondi ordinari del bilancio comunale. Secondo i responsabili di Can Tho, l'apparecchiatura è stata consegnata all'ospedale per l'installazione, che ha raggiunto circa il 90% del completamento. Il restante 10%, relativo al software per il funzionamento della macchina, è stato parzialmente coperto da un anticipo del 30% versato dal Comune. Tuttavia, l'apparecchiatura non può ancora essere messa in funzione perché il fornitore non ha ancora trovato un sostituto per la precedente entità giuridica, che è collegata al caso della società per azioni Viet My Medical Investment. Secondo quanto affermato dai leader della città di Can Tho, il Comitato popolare cittadino, insieme ai dipartimenti e agli enti competenti, ha tenuto numerose riunioni per trovare soluzioni al problema. Secondo la signora Diep, la domanda di trattamenti radioterapici presso l'ospedale oncologico di Can Tho è elevata. Anche se la prima macchina per la radioterapia funzionasse ininterrottamente 24 ore su 24, 7 giorni su 7, la sua capacità sarebbe di soli 150 pazienti circa, mentre il numero di pazienti oncologici in attesa di radioterapia si aggira intorno ai 300. Presso l'ospedale oncologico di Can Tho, il numero di pazienti in attesa di radioterapia raggiunge circa 350 al giorno (Foto: CTV). Vista questa situazione, ad alcuni pazienti è stato consigliato di trasferirsi negli ospedali locali per la radioterapia. Tuttavia, alcuni pazienti hanno preferito rimanere a Can Tho e attendere il proprio turno, perché si fidavano delle capacità e dell'esperienza dell'Ospedale Oncologico di Can Tho. Pertanto, i responsabili della città di Can Tho ritengono che sia necessario mettere in funzione al più presto la seconda macchina per la radioterapia al fine di soddisfare le esigenze di trattamento dei pazienti. La città ha dichiarato di aver tenuto numerosi incontri con i dipartimenti e gli enti competenti per risolvere i problemi. Il pagamento verrà effettuato al termine dell'indagine, una volta determinato il valore del macchinario, che servirà come base per il pagamento da parte della città. A Can Tho non mancano medicinali e forniture per la cura del cancro. Oltre alle apparecchiature per la radioterapia, i responsabili della città di Can Tho hanno anche fornito informazioni su farmaci, forniture e sostanze chimiche utilizzate nella cura del cancro. Di conseguenza, la località dispone di numerosi ospedali specializzati, tra cui l'Ospedale Generale Centrale di Can Tho, un ospedale di livello speciale delMinistero della Salute. Una grande percentuale di pazienti si reca a Can Tho per le cure dalle province della regione del Delta del Mekong. In alcuni periodi, i pazienti provenienti da fuori città rappresentavano circa il 60% dei pazienti di questo ospedale. Questa situazione ha portato a un'elevata domanda di medicinali, forniture e attrezzature mediche specializzate a Can Tho. Tuttavia, i responsabili della città hanno affermato che negli ultimi due anni la località non ha più riscontrato carenze di medicinali, forniture e prodotti chimici. La città attua un sistema di approvvigionamento centralizzato per le unità che non soddisfano ancora i requisiti, distribuendole poi alle strutture sanitarie. Questo approccio, secondo i responsabili, contribuisce a ridurre il costo delle forniture mediche. Per quanto riguarda i farmaci e le sostanze chimiche per la cura del cancro, dopo che un fornitore, la Viet My Medical Investment Joint Stock Company, ha riscontrato un problema, l'ospedale oncologico di Can Tho ha cercato proattivamente fornitori alternativi. Di conseguenza, la carenza di farmaci per la cura del cancro per i pazienti è stata risolta. Per quanto riguarda gli investimenti e l'acquisto di attrezzature mediche, i responsabili di Can Tho hanno affermato che i progetti di investimento pubblico vengono realizzati nel rispetto delle normativevigenti. Oltre agli investimenti della città e al budget di sviluppo dell'ente, alcuni ospedali ricorrono a prestiti per l'acquisto di macchinari. Secondo i responsabili della città, contrarre prestiti per investire in attrezzature per alcuni ospedali rimane fattibile e garantisce un funzionamento efficiente. Oltre all'acquisto delle attrezzature, ora sono disponibili opzioni di noleggio a turno per determinate macchine specializzate. I responsabili di Can Tho hanno affermato che gli ospedali della zona non noleggiano né collaborano con aziende per la fornitura di macchinari, contrariamente a quanto ipotizzato dalla Delegazione di Vigilanza in merito alla socializzazione delle attrezzature. Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/lanh-dao-can-tho-ly-giai-viec-may-xa-tri-thu-2-chua-the-dua-vao-van-hanh-20261007184835505.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
LUMINA avvia lo sviluppo di “gemelli digitali” a sostegno di diagnosi e trattamento del tumore al polmone Cronaca Milano
Il progetto LUMINA (Lung Modeling and Intelligence for Advanced Care: A Digital Twin Approach to Lung Cancer Diagnosis and Treatment) creerà “gemelli digitali” dei polmoni specifici per ciascun paziente, in grado di modellare le dinamiche di crescita del tumore al polmone per consentire una diagnosi predittiva e la selezione di trattamenti personalizzati.
Il progetto integrerà tecniche basate sull’IA generativa con le conoscenze mediche nella cura del tumore al polmone, per trasformare questo concetto in un impatto clinico.
Il personale clinico potrà usufruire dell’analisi di LUMINA su dati longitudinali di imaging e clinici, consentendo così decisioni terapeutiche più proattive, personalizzate e guidate dai dati, mentre i pazienti avranno accesso al proprio gemello digitale, migliorando la trasparenza del loro percorso di cura.
Trasformare i dati longitudinali dei pazienti in informazioni predittive e specifiche per ciascun paziente
Il tumore al polmone viene spesso individuato tardivamente. Tuttavia, la diagnosi predittiva è difficile, in particolare per i pazienti privi di fattori di rischio tradizionali e quando lo screening attraverso la TAC non mostra chiari segni di un tumore. Anche le scelte terapeutiche risultano complesse quando le condizioni dei pazienti sono rare, e non rientrano nelle linee guida standard per la selezione dei trattamenti. LUMINA affronta queste sfide modellando l’evoluzione della malattia nel tempo e generando previsioni che i medici possono utilizzare per orientare le decisioni relative al follow-up e alla terapia.
Al centro di LUMINA vi è un’architettura di IA basata sull’attenzione, progettata per connettere dati longitudinali e multimodali dei pazienti, comprese scansioni TAC, cartelle cliniche elettroniche, risultati di laboratorio e cronologia dei trattamenti, al fine di modellare la crescita tumorale e la risposta individuale al trattamento. In questo modo, mira a colmare le lacune di conoscenza nella cura del tumore al polmone.
Un elemento chiave per LUMINA è il suo solido radicamento su dati provenienti dal mondo reale. LUMINA si basa su un nucleo di dati di circa 4.000 pazienti provenienti da ospedali in Danimarca, Italia, Polonia e Corea del Sud. In una fase successiva del progetto, il dataset sarà ampliato, tra i vari metodi, anche attraverso la generazione di dati sintetici, fino a superare i 10.000 pazienti.
Dalla ricerca all’innovazione e al futuro impatto clinico
Il consorzio sottolinea che LUMINA è progettato per andare oltre il Proof of Concept, cioè la dimostrazione di fattibilità, sviluppando le basi scientifiche e tecnologiche per un’innovazione rivoluzionaria nella cura del cancro.
«Il finanziamento che abbiamo appena ricevuto è solo il primo di diversi passi verso una soluzione che, se i progressi proseguiranno con successo, potrebbe essere implementata e migliorare significativamente il trattamento del tumore al polmone nell’arco di 10–15 anni», afferma la professoressa Izabela Ewa Nielsen, coordinatrice del progetto e portfolio manager dell’Università di Aalborg.
Questa prospettiva di lungo periodo è centrale per il ruolo del Politecnico di Milano in LUMINA. Facendo leva sulla sua consolidata esperienza nella ricerca sull’innovazione nella salute digitale e sulle tecnologie mediche, nonché sull’esperienza in progetti europei interdisciplinari, il Value-Based Innovation in Health Care Group valuterà le condizioni secondo le quali i progressi tecnologici del progetto potranno generare valore in contesti sanitari reali. Attraverso l’Health Technology Assessment (HTA), il gruppo valuterà l’utilità e l’efficacia clinica, la sostenibilità economica, le implicazioni organizzative e la sostenibilità a lungo termine, affrontando al contempo le dimensioni etiche, di governance e di policy necessarie a sostenere un’adozione trasparente, affidabile e responsabile.
«Per un’innovazione come LUMINA, la performance tecnica è solo l’inizio. Lavoriamo con i partner per definire, fin dall’inizio, le prove necessarie a dimostrare il valore per i pazienti, il personale clinico, le organizzazioni sanitarie e la società. Integrando la Value-Based Health Care e l’Health Technology Assessment nel processo di sviluppo, contribuiamo a trasformare tecnologie promettenti in soluzioni clinicamente significative, economicamente sostenibili e pronte per essere adottate nei reali percorsi di cura», afferma il professor Emanuele Lettieri del Politecnico di Milano, coordinatore del Work Package Dissemination, Exploitation, IP and Communication.
«Il compito del nostro gruppo è fare in modo che l’innovazione migliori la vita delle persone e rafforzi l’ecosistema europeo delle scienze della vita. In LUMINA, lavoreremo al fianco di medici, dirigenti sanitari, Enti di controllo e rappresentanti dei pazienti per prevedere le condizioni organizzative, etiche e di policy necessarie a un’adozione responsabile. È così che aiutiamo gli innovatori, pubblici e privati, a passare da un’idea convincente a una soluzione affidabile con un impatto misurabile», afferma Maria Pinelli, ricercatrice del Politecnico di Milano e co-coordinatrice del Work Package Dissemination, Exploitation, IP and Communication.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Microcitoma polmonare, cinque priorità per migliorare il percorso di cura Gazzetta di Roma
- Pubblicità -
Un’indagine su 60 pazienti evidenzia ritardi nella diagnosi, differenze territoriali e carenze nel supporto psicologico. Le indicazioni sono raccolte nel primo Policy Paper italiano dedicato alla patologia.
Ridurre i tempi tra la comparsa dei sintomi, la diagnosi e l’avvio delle cure. Migliorare il coordinamento tra i servizi sanitari e assicurare un accesso più uniforme alle terapie innovative. Sono alcune delle priorità indicate dal primo Policy Paper italiano dedicato al microcitoma polmonare, presentato a Roma e realizzato con il contributo di clinici, associazioni di pazienti e istituzioni.
Il documento, intitolato Microcitoma polmonare in Italia: verso nuovi scenari, è promosso da PharmaMar Italia e si basa anche su un’indagine nazionale condotta da Elma Research su 60 persone con microcitoma. La patologia, nota anche come carcinoma polmonare a piccole cellule, è una forma aggressiva di tumore del polmone: in Italia interessa ogni anno tra 4mila e 6mila persone.
Diagnosi e attese, le criticità segnalate dai pazienti
Per il 57% degli intervistati, il momento della diagnosi è la fase più critica del percorso. Il 42% riferisce che i primi sintomi sono stati sottovalutati o non riconosciuti; il 38% segnala difficoltà nell’accesso agli accertamenti diagnostici. Quest’ultimo dato sale al 52% nel Sud Italia.
Anche i tempi di attesa per visite ed esami rappresentano un ostacolo: li segnala il 37% dei pazienti, con un picco del 53% nel Centro Italia. Il 17% racconta di essere entrato nel percorso diagnostico attraverso il Pronto soccorso.
Le difficoltà proseguono dopo la diagnosi. Più della metà dei pazienti deve affrontare spostamenti significativi per raggiungere il centro di riferimento e il 72% considera prioritario un migliore coordinamento tra visite, esami e trattamenti.
Accesso alle cure e sostegno psicologico
Dalla survey emergono anche difficoltà nell’accesso all’innovazione: il 38% degli intervistati ritiene di aver avuto accesso a tutti i trattamenti disponibili, mentre il 15% ha partecipato a trial clinici o ricevuto terapie sperimentali.
Rilevante anche l’impatto della malattia sulla vita quotidiana. Il 90% dei pazienti riferisce conseguenze significative sulla qualità di vita, ma solo il 23% dichiara di aver ricevuto supporto psicologico. L’82% è assistito da un caregiver continuativo, che può a sua volta affrontare un carico emotivo e organizzativo importante.
Le cinque priorità del Policy Paper
Il documento individua cinque ambiti di intervento: riconoscere prima i segnali della malattia e rafforzare il ruolo del medico di medicina generale; coordinare la presa in carico multidisciplinare e i percorsi diagnostico-terapeutici; accelerare l’accesso alle terapie innovative e alla sperimentazione clinica; sostenere pazienti, famiglie e caregiver con servizi psicologici integrati; includere, riducendo le disparità territoriali e il peso degli spostamenti.
«Nel microcitoma polmonare il fattore tempo è determinante», sottolinea Silvia Novello, presidente di WALCE APS e direttrice della Struttura complessa a direzione universitaria di Oncologia medica dell’ospedale San Luigi di Orbassano. Tra gli obiettivi, spiega, ci sono il rafforzamento del ruolo dei medici di medicina generale e la costruzione di percorsi preferenziali per le persone con sospetto tumore polmonare.
Sulla necessità di facilitare l’accesso alle cure interviene Marcello Tiseo, direttore dell’Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma. Accanto alla ricerca clinica, osserva, è essenziale ridurre i tempi di accesso ai farmaci innovativi che hanno già dimostrato il proprio valore terapeutico.
Il Policy Paper richiama infine il ruolo delle associazioni e dei caregiver. Carmen Maglio, volontaria caregiver di Alcase Italia, indica tra le proposte l’integrazione della psico-oncologia nei percorsi di cura, il riconoscimento del caregiver come parte del percorso assistenziale e la presentazione sistematica delle opportunità di sperimentazione clinica.
Con il documento, i promotori chiedono alle istituzioni nazionali e regionali di rafforzare il coordinamento tra i diversi livelli assistenziali e ridurre le differenze territoriali, affinché il luogo di residenza non condizioni l’accesso alla diagnosi e alle cure.
Correlati
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
72.6/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica, l’arte rende protagonista il paziente la Repubblica
La leucemia linfatica cronica è una malattia che colpisce ogni anno in Italia circa 2700 pazienti. Ognuno con una storia diversa. Ognuno alle prese con una grande quantità di documenti che provano a definire malattia, terapie, a scandire il tempo di visite e controlli. Eppure, tutte queste carte, pur descrivendo (tanto) della malattia, non definiscono il paziente. Ecco allora che a dar voce alla malattia può essere un linguaggio diverso, come quello dell’arte. A interpretare l’esperienza delle persone con leucemia linfatica cronica è oggi l’artista sinestetico Angelo Orazio Pregoni, autore dell’opera "Natura via: il malato e il secolo breve", nata e in mostra alla Biennale di Venezia, al Supernova - Exhibition Space presso il National Pavilion of United Republic of Tanzania.
Leucemia linfatica cronica, quando le nuove cure restituiscono tempo alla vita di 05 Ottobre 2026 di Irma D'Aria
“Una diagnosi non definisce la persone”
L’opera che mette al centro la malattia . in una narrazione “schietta e non didascalica, che rende il malato protagonista", come ha spiegato lo stesso artista - è frutto infatti di una live performance che si è tenuta tra agosto e settembre. “Quando ho iniziato a immaginare il dipinto mi sono fatto diverse domande, tra cui: come possiamo raccontare la malattia? Ho trovato sostegno nel farlo in una tela grande, che occupa spazio, come la malattia, che cambia le abitudini di tutti, della persona e della sua famiglia”. A ispirare l’opera è stata una persona vicina all’artista, che a un certo punto scompare dalla sua vita per potersi trattare.
“Un elemento chiave dell’opera è il finto cartiglio in trompe-l'oeil, che riporta titolo, data e firma, nella parte destra della tela. Un dettaglio che richiama la massiccia produzione di documenti, referti e ‘scartoffie’ burocratiche, generata sia dai percorsi clinici, che dagli archivi dell'arte. Entrambi cercano di tradurre qualcosa di instabile e complesso in un dato registrabile, ma quest’opera ci ricorda che una diagnosi non può e non deve mai definire una persona, così come una didascalia non può contenere un dipinto. Ecco perché la persona malata, al centro dell’opera, è l'unica a cercare lo sguardo dello spettatore, rivendicando la propria biografia, di fronte alla catalogazione medica”. Il paziente infatti è sì protagonista ma non è l’unico a essere rappresentato: nella visione dell’artista a fargli compagnia sono sei personaggi iconici del Novecento, il secolo breve.
“L’arte - ha aggiunto Davide Petruzzelli, Presidente de La Lampada di Aladino Ets, Vice Presidente Favo, Vice Presidente Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) - è una tante modalità per parlare di malattie che troppo spesso restano legate all'ambiente scientifico, come le emozioni e le fragilità. Oggi c'è bisogno di raccontare anche che i tumori del sangue sono paradigmatici, che possono avere delle aspettative di vita importanti, al punto da diventare malattie le quali è possibile convivere”.
Leucemia linfatica cronica: una malattia non sempre da curare
La presentazione dell’opera a Venezia è stata infatti anche l’occasione per ricordare i grandi passi avanti compiuti nel trattamento della malattia. Una patologia che tende a comparire nelle persone più in là con gli anni (sopra i 60 ricordano dall’Ail, Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma), e con cui i pazienti spesso convivono a lungo. In molti casi il decorso è lento, e non necessita di trattamenti: “Circa il 20% dei pazienti non vengono neanche curati, ma vengono solamente monitorati, e ne abbiamo alcuni che vediamo anche solo una volta l’anno - ha aggiunto Livio Trentin, Ordinario di Ematologia e Direttore Unità Complessa di Ematologia, Dipartimento di Medicina Azienda Ospedale-Università Padova - Il concetto stesso di leucemia è cambiato negli ultimi anni. Curare a volte può anche essere peggio che aspettare”.
Leucemia linfatica cronica, benefici duraturi nei pazienti più grandi di 11 Giugno 2026 di Dario Rubino
Ma è pur vero che, quando necessari, i trattamenti rispetto al passato sono cambiati. Da qualche anno la chemioterapia, per esempio, con tutti i pesanti effetti collaterali, è di fatto scomparsa dalle opzioni a disposizione per questi pazienti, prosegue Trentini. “Oggi i pazienti possono giovare di farmaci efficaci sia per risposta terapeutica, sia per tollerabilità che per qualità di vita correlata alla loro assunzione”. Tra le opzioni a disposizione, ricorda, ci sono terapie mirate che agiscono direttamente sulle cellule malate e che mirano a inibirne la crescita e anticorpi monoclonali che si legano a proteine presenti sulla superficie delle cellule malate mediandone la distruzione. “Oggi possiamo avere terapie a tempo indeterminato, ma abbiamo anche sempre più a disposizione terapie a durata fissa, a tutto beneficio dei pazienti”.
Gestire la persona, non solo la malattia
Se da un lato curare oggi la leucemia linfatica cronica è diverso da un punto di vista terapeutico, la gestione della cronicità, tanto più in pazienti anziani, ancora zoppica, hanno ricordato gli esperti a Venezia. “La vera sfida che ci attende è garantire una qualità della vita che restituisca dignità e autonomia nella propria vita quotidiana: una presa in carico globale e territoriale che metta al centro l’individuo, prima ancora della prestazione sanitaria”, ha dichiarato Petruzzelli. Perché, ha aggiunto Trentin, il paziente non è curato solo dall’ematologo ma dall’intero ospedale. A volta anche con il supporto prezioso delle associazioni: “A Padova per alcuni pazienti che hanno difficoltà a venire, abbiamo un servizio dell’Ail che ha acquistato un pulmino e li va anche a prendere, per non far diventare ancora di più la malattia un peso per il paziente e per tutti i familiari che ci girano attorno - conclude - Una volta che abbiamo ottenuto un buon risultato dal punto di vista terapeutico, dobbiamo anche permettere quindi di capire come andare incontro nella sua gestione. Dobbiamo agire a livello del territorio, per non costringere i pazienti per esempio a muoversi continuamente”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Una curatrice fallimentare di Barletta avrebbe usato i soldi “appartenenti all’attivo di sette procedure fallimentari” di cui si occupava per professione, per saldare i suoi debiti personali appropriandosi di quasi 200mila euro. Per l’avvocata e per il marito…
Sono otto gli indagati, tra cui un avvocato tributarista, un notaio e un dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. La donna avrebbe usato i soldi "appartenenti all’attivo di sette procedure fallimentari" di cui si occupava per professione, per saldare i suoi debiti personali appropriandosi di quasi 200mila euro
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati
Una curatrice fallimentare di Barletta avrebbe usato i soldi “appartenenti all’attivo di sette procedure fallimentari” di cui si occupava per professione, per saldare i suoi debiti personali appropriandosi di quasi 200mila euro.
Per l’avvocata e per il marito, entrambi di Andria, sono stati disposti gli arresti domiciliari. La Procura di Trani ha iscritto nel registro degli indagati otto persone: un avvocato tributarista, un notaio e un dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione. Per loro il gip ha disposto il divieto per sei mesi di svolgere le loro professioni, mentre per altre tre persone è stato deciso il divieto di dimora nella provincia di Barletta-Andria-Trani. Il valore dei beni sequestrati alla curatrice fallimentare ammonta a oltre mezzo milione di euro, pari al profitto ottenuto dai “reati di peculato e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”, spiega la Guardia di finanza.
Secondo l’ipotesi degli inquirenti, la professionista, con l’aiuto del marito e dell’avvocato tributarista, avrebbe “simulato la vendita di un immobile del valore di oltre 300mila euro” alla suocera che a sua volta l’avrebbe donato alle nipoti. Gli indagati avrebbero anche venduto un appartamento “su cui gravava un’ipoteca estinta grazie a un prestito concesso da un familiare” per “scongiurare le pretese dei creditori”. Per farlo, secondo l’accusa, il dipendente dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione avrebbe cancellato la misura ipotecaria “in modo da anticipare eventuali ulteriori procedure esecutive” mentre il notaio, per “evitare l’aggressione del prezzo della cessione, avrebbe messo a disposizione il suo conto corrente professionale per accreditare il corrispettivo della transazione, senza farlo passare su quello della venditrice indicando, in fase di registrazione del rogito, il codice fiscale sbagliato della donna”.
Le indagini hanno inoltre ricostruito che alcuni orologi di valore e oggetti preziosi di proprietà dell’indagata sarebbero stati occultati al Fisco, con il coinvolgimento di terze parti. Una moto, invece, è stata oggetto di un fittizio passaggio di proprietà, sempre con l’obiettivo di non pagare le imposte. Per tutta la mattina i finanzieri hanno fatto una serie di perquisizioni tra Bari e la Bat. Le accuse sono, a vario titolo, di peculato, corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, trasferimento fraudolento di valori ed evasione fiscale fraudolenta.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Aveva appena un mese Salvatore nel marzo 2024, quando morì per presunte complicanze dopo il parto. Per occultare le colpe mediche dietro il decesso, secondo la procura di Torre Annunziata, fu anche simulato un nodo al cordone ombelicale, che fu smaltito immed…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati
“Christa Pike è cosciente, parla e continua a ricevere cure mediche critiche”. Lo hanno dichiarato gli avvocati della donna condannata morte in Tennessee, negli Stati Uniti e sopravvissuta il 30 settembre a due tentativi di esecuzioni falliti. La prognosi di Pike rimane incerta e, come minimo, la attende una lunga guarigione. I legali hanno inoltre riferito che le braccia della 50enne sono ustionate e piene di vesciche a causa degli aghi e che la donna è stata ammanettata al letto d’ospedale.
Pike è rimasta in vita dopo che le sono state somministrate due iniezioni letali. Mercoledì gli avvocati andanno in tribunale per cercare di ottenere maggiori dettagli su cosa non abbia funzionato. In particolare, chiederanno un’ordinanza del tribunale che imponga al sistema penitenziario di preservare le prove relative all’esecuzione tentata, inclusi i numeri di lotto dei farmaci, gli aghi, i registri dell’esecuzione e altri dettagli.
Christa Pike era stata condannata a morte nel 1995 per aver ucciso e infierito sul cadavere di Colleen Slemmer, una sua coetanea: all’epoca aveva 18 anni e il suo caso nelle ultime settimane era diventato un vero e proprio caso mediatico, proprio perché la condanna a morte della donna sarebbe dovuta avvenire con più di 30 anni di ritardo. “La ragazza di 18 anni che soffriva di gravi malattie mentali e di un trauma quasi debilitante non esiste più: Christa è una donna di 50 anni pentita che comprende le proprie azioni, riceve cure adeguate per la sua malattia mentale, e fornisce supporto e guida alle altre donne carcerate” avevano dichiarato i suoi legali a BBC. Nonostante le numerose richieste di grazia, la condanna a morte era stata eseguita lo scorso 30 settembre, salvo poi fallire per ben due volte dopo due iniezioni di pentobarbital.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
46.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Vito Fazzi, la Radioterapia cresce ancora: in arrivo il terzo acceleratore Il Gallo
Segui ilGallo Live News su WhatsApp clicca qui
Il secondo acceleratore ha appena cominciato a lavorare e all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce si guarda già al terzo.
La Radioterapia oncologica dell’ospedale leccese prepara un nuovo salto in avanti, con l’obiettivo dichiarato di aumentare sensibilmente il numero dei pazienti trattati e ridurre i tempi di attesa.
Il Gallo aveva anticipato nelle scorse settimane l’entrata in funzione del nuovo acceleratore lineare, con la prima seduta programmata per il 30 settembre, raccontando anche il rinnovamento tecnologico avviato nel reparto diretto dalla dottoressa Angela Sardaro.
Ora arriva un nuovo annuncio. Secondo quanto riferito da Loredana Capone, consigliera regionale e presidente della V Commissione del Consiglio regionale della Puglia, gli acceleratori disponibili sono destinati a diventare tre e il rafforzamento del reparto potrebbe aprire la strada anche alla Radioterapia oncologica pediatrica.
«Non due, ma saranno presto tre gli acceleratori lineari disponibili al Vito Fazzi di Lecce nel reparto di Radioterapia oncologica diretto dalla dottoressa Angela Sardaro. Questa è la bella notizia che emerge tra i tanti numerosi progetti in corso. Un reparto dove c’è l’intenzione di dare vita anche alla Radioterapia oncologica pediatrica – ma non prima del termine dei lavori che consentiranno di utilizzare il terzo acceleratore lineare – avendo già individuato due medici che potrebbero occuparsi dell’organizzazione degli ingressi alla terapia.
Pubblicità
La messa in funzione del secondo acceleratore lineare consente ora di accogliere il doppio dei pazienti da sottoporre a trattamento. Con l’ingresso del terzo macchinario, si stima che si potrà arrivare a trattare quotidianamente circa 120 pazienti; azzerando di fatto le liste d’attesa e aumentando la tempestività delle cure che, in diversi casi, potrebbero rivelarsi salvavita agendo con più celerità sulle parti aggredite dalla malattia.
Investire nella sanità pubblica significa garantire un diritto, non concedere un privilegio. La sanità pubblica si difende con investimenti, competenze e risultati concreti. Tutte le Regioni hanno sollecitato l’invio di più risorse per la sanità, ma permangono le differenze tra Nord e Sud. Sono stati chiesti sei miliardi in più all’anno per poter garantire i servizi sanitari ed evitare che le persone rinuncino alle cure, come purtroppo sta accadendo sempre più».
Il dato più rilevante riguarda la capacità potenziale del reparto. Con tre acceleratori in funzione, la stima è di poter arrivare a circa 120 trattamenti al giorno, con l’obiettivo di incidere in maniera significativa sulle liste d’attesa e accelerare l’accesso alle cure.
La novità si inserisce nel percorso di ammodernamento già avviato al Fazzi. Nel precedente approfondimento pubblicato da il Gallo erano state illustrate le tecnologie introdotte per migliorare la precisione dei trattamenti, dalla nuova TC di simulazione al sistema AlignRT, fino al previsto utilizzo del gating respiratorio. Il nuovo annuncio sposta ora l’attenzione dalla qualità tecnologica anche alla capacità complessiva di presa in carico dei pazienti.
Pubblicità
Resta poi il capitolo della Radioterapia oncologica pediatrica. Il progetto, secondo quanto annunciato, potrà prendere forma dopo il completamento dei lavori necessari all’attivazione del terzo acceleratore. Sarebbero già stati individuati due medici cui affidare l’organizzazione degli accessi alla terapia.
Il secondo acceleratore, dunque, rappresenta soltanto una tappa di un percorso che al Fazzi sembra destinato a proseguire.