Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Ospedale Mauriziano: papillomatosi tracheale trattata con farmaco antitumorale TecnoMedicina
All’Ospedale Mauriziano, l’utilizzo di un farmaco solitamente utilizzato in oncologia ha portato a una regressione quasi completa della papillomatosi tracheale recidivante in un paziente adulto.
La papillomatosi tracheale recidivante è una malattia rara che colpisce le vie aeree, causata dal papillomavirus umano. Si tratta di una patologia con due picchi di insorgenza: nei bambini sotto i 5 anni e negli adulti di età superiore ai 30 anni. In quanto malattia rara, l’incidenza è di circa 2-3 casi per 100.000 bambini e circa 1 caso per 100.000 adulti. Ma esiste un rischio di trasformazione maligna, soprattutto nelle forme recidivanti.
La patologia è caratterizzata dalla formazione di papillomi a livello delle vie aeree. Quando interessano la trachea, le lesioni possono determinare gravi ostruzioni respiratorie e richiedere interventi endoscopici ripetuti, spesso con benefici solo temporanei.
Il trattamento con il farmaco è stato presentato dal team di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, diretto dal dottor Roberto Prota, al congresso nazionale AIPO.
Nel caso descritto, un paziente di 52 anni con papillomatosi tracheale estesa e recidivante – nonostante sei procedure endoscopiche in due anni – è stato trattato con un farmaco antiangiogenetico per via endovenosa. Già dopo la seconda infusione, grazie alla visione endoscopica, si è osservata una progressiva riduzione delle lesioni, fino a una regressione quasi completa documentata in broncoscopia dopo cinque mesi di terapia, senza effetti collaterali clinicamente rilevanti.
«Questo caso conferma che il farmaco utilizzato può rappresentare un’opzione efficace nei pazienti con papillomatosi respiratoria refrattaria ai trattamenti convenzionali – ha sottolineato il dottor Paolo Righini, pneumologo del Mauriziano e autore della presentazione di Verona -. Si tratta di un impiego off-label, ma supportato da dati internazionali sempre più solidi e promettenti». I risultati ottenuti al Mauriziano si inseriscono in un filone di studi internazionali che evidenziano l’efficacia di determinate terapie nel controllo delle forme più aggressive di papillomatosi respiratoria.
Oltre a Paolo Righini e Roberto Prota, gli autori dello studio presentato al congresso AIPO sono gli specialisti: Valter Gallo, Valentina Difino, Elena Rindone e Giovanni Ferrari, tutti della SC Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino.
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Leucemia mieloide acuta, in arrivo nuovo farmaco per la forma FLT3-ITD positiva Nurse Times
Oltre 2mila nuove diagnosi ogni anno in Italia, con un’incidenza di 3-4 casi ogni 100mila persone. Sono i numeri della leucemia mieloide acuta (LMA), un tumore del sangue caratterizzato da una rapida progressione che colpisce le cellule immature del midollo osseo, normalmente destinate a diventare globuli bianchi, eritrociti o piastrine. A causa dell’aggressività della patologia, oggi la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è solo del 17%, ma la scienza si sta muovendo per migliorare questa percentuale.
È in questo solco che si inserisce Daiichi Sankyo Italia, che ha annunciato la disponibilità nel nostro Paese di quizartinib, un trattamento innovativo destinato ai pazienti adulti di nuova diagnosi affetti da leucemia mieloide acuta FLT3-ITD positiva (mutazione del gene FLT3 presente nel 25-30% di tutti i casi di leucemia mieloide acuta che promuove la crescita neoplastica e aumenta il rischio di recidiva).
Questa categoria di persone avrà finalmente a disposizione il nuovo farmaco, somministrato per via orale in associazione a chemioterapia di induzione standard e chemioterapia di consolidamento standard. Quizartinib verrà usato anche come monoterapia di mantenimento e la sua rimborsabilità, approvata alla fine dello scorso ottobre, riguarderà tutte e tre le fasi di applicazione.
“Il nuovo farmaco inibisce la tirosin-chinasi del recettore FLT3 che agisce selettivamente sulle mutazioni FLT3-ITD e verrà somministrato ai pazienti di nuova diagnosi eleggibili a chemioterapia ad alte dosi – ha illustrato Adriano Venditti, docente di Ematologia all’Università Tor Vergata di Roma -. Il vantaggio di questa terapia sta nel fatto che viene somministrata per bocca, una nota di comfort importante per il paziente. Inoltre potrà essere usato come farmaco di mantenimento sia nei pazienti che sono stati sottoposti a trapianto di staminali sia in quelli che invece non hanno subito l’intervento”.
Ma quali effetti avrà la somministrazione del nuovo farmaco? I risultati dello studio QuANTUM-First hanno dimostrato che il ricorso a quizartinib, in combinazione con le altre terapie oncologiche, ha ridotto il rischio di mortalità del 22% rispetto alla sola chemioterapia standard. La sopravvivenza globale mediana è stata di 31,9 mesi per i pazienti trattati con quizartinib rispetto ai 15,1 mesi dei pazienti del gruppo di controllo dopo un follow-up mediano di 39,2.
“Quello di oggi per noi è un momento chiave che arriva dopo un lungo percorso nell’ascolto e nella comprensione dei bisogni clinici non soddisfatti dei pazienti – ha affermato Mauro Vitali, Head of Oncology Business Division di Daiichi Sankyo Italia, a margine della conferenza stampa con cui è stata annunciata la rimborsabilità di quizartinib -. La nostra missione va oltre il farmaco: vogliamo contribuire al miglioramento degli standard di cura, del percorso terapeutico e della qualità di vita di chi è affetto da leucemia mieloide acuta. Questo grazie alla sinergia con le istituzioni, i clinici e le associazioni di pazienti”.
Proprio il lavoro con gli enti che si occupano di chi affronta la malattia ha contribuito negli anni a sensibilizzare sulla necessità di concentrarsi non solo sull’aumento della quantità di vita, ma anche sulla qualità della quotidianità dei pazienti.
“L’innovazione scientifica deve passare anche attraverso la presa in carico di queste persone, per lo più anziane e con gravi criticità – ha spiegato Davide Petruzzelli, presidente dell’Associazione Pazienti La Lampada di Aladino ETS -. Ciò vuol dire farsi carico dei problemi di tutti i giorni, come recarsi in una struttura ospedaliera, ma anche del supporto psicologico e nutrizionale. Nel caso specifico, il paziente con leucemia mieloide acuta è fragile per definizione e la malattia lo debilita ulteriormente. È quindi fondamentale garantire un’assistenza globale a questi pazienti e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure”.
In Italia e in Europa l’età media dei pazienti colpiti da leucemia mieloide acuta oscilla tra i 68 e i 70 anni. Le cause dietro allo sviluppo della patologia sono sconosciute nella maggior parte dei casi, ma il rischio aumenta in presenza di fattori come vecchiaia, sesso ed esposizione a sostanze chimiche. Tra i sintomi più comuni che portano poi a una diagnosi di LMA ci sono stanchezza, ematomi, debolezza generale e sanguinamento. L’insufficienza midollare predispone a infezioni e provoca anche anemia. Ecco perché l’introduzione di una nuova terapia come quizartinib fa la differenza, incidendo con forza nel percorso di cura.
Redazione Nurse Times
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All'ospedale Mauriziano di Torino un paziente affetto da papillomatosi tracheale, una malattia rara che colpisce le vie aeree provocando gravi ostruzioni respiratorie, è stato guarito con l'utilizzo off-label di un farmaco antitumorale. (ANSA)
Il dolore merita un ascolto, Theras con Ad Store promuove la terapia antalgica - youmark.it
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Enorme balzo in avanti per l'ospedale di Como: ecco la nuova Pet/Tc: meno radiofarmaco, elevata qualità diagnostica, tempi più brevi ComoZero
E’ operativa all’ospedale Sant’Anna la nuova Pet/Tc finanziata grazie ai fondi stanziati dal Pnrr. Si tratta della 21esima macchina di alta tecnologia che Asst Lariana ha acquistato. All’appello mancano adesso le ultime due apparecchiature, due risonanze, destinate all’ospedale Sant’Anna, una con collaudo a dicembre 2025 e la seconda a giugno dell’anno prossimo, con avvio dei lavori la prossima primavera.
La nuova Pet/TC rappresenta un’evoluzione tecnologica rispetto al modello precedente ed è dotata di un sistema avanzato per la rilevazione della radioattività. Questo consente di ridurre la quantità di radiofarmaco somministrata, mantenendo un’elevata qualità diagnostica grazie alla migliore risoluzione delle immagini, e di acquisire studi dell’intero corpo in tempi più brevi, su un tomografo progettato per offrire maggior comfort anche ai pazienti claustrofobici.
“Grazie alla presenza di algoritmi di intelligenza artificiale – spiega la dottoressa Ursola Pajoro, primario della Medicina Nucleare – la nuova tecnologia permette inoltre di correggere gli effetti del movimento respiratorio, riducendo significativamente gli artefatti e migliorando ulteriormente l’accuratezza diagnostica”. Con la nuova Pet, l’équipe continuerà a occuparsi dello studio delle principali patologie:
oncologiche,
neurologiche (con particolare attenzione alle forme di decadimento cognitivo),
infettivo-infiammatorie (come sarcoidosi e febbri di origine sconosciuta),
cardiache (ricerca di miocardio vitale e valutazione di sospette endocarditi).
Proseguirà inoltre la diagnostica di secondo livello dedicata allo studio dell’iperparatiroidismo primario e terziario, patologia che altera il metabolismo del calcio con ripercussioni sul tessuto scheletrico (osteoporosi, fratture), su quello renale (calcolosi) e su altri organi. Un capitolo importante riguarda anche la diagnostica del tumore prostatico, in particolare con l’utilizzo della PET PSMA, oggi raccomandata come esame di stadiazione per pazienti ad alto rischio o a rischio intermedio con prognosi sfavorevole, alla luce delle recenti revisioni delle linee guida urologiche.
Precisione più elevata e supporto alla Radioterapia
Grazie all’elevata sensibilità e alla risoluzione spaziale capace di individuare strutture dell’ordine di millimetri, la nuova Pet/Tc permette di ampliare l’attività dedicata alla medicina di precisione a supporto della Radioterapia.
Nella stessa seduta è possibile studiare tutto il corpo del paziente – dalle orbite al terzo medio dei femori – e ottenere immagini di una o più lesioni da trattare, valutandone anche l’eventuale movimento nel tempo (come accade per le lesioni polmonari che si muovono con la respirazione). Questi dati consentono ai radioterapisti di definire un piano di trattamento più mirato e selettivo, tutelando i tessuti sani ed identificando con maggiore accuratezza anche piccole strutture, come i linfonodi coinvolti nel tumore prostatico.
Studi combinati Pet + Tc con mezzo di contrasto
Un’ulteriore novità è la possibilità di eseguire studi combinati: nella stessa giornata, sullo stesso paziente, è possibile effettuare una Pet con radiofarmaco e una Tc con mezzo di contrasto. “Questa modalità – precisa la dottoressa Pajoro – trova applicazione in diverse patologie oncologiche, in particolare nei linfomi, e in casi complessi selezionati nella ricerca di adenomi paratiroidei, ad esempio in presenza di gozzi tiroidei multinodulari”.
Potenziamento degli studi neurologici
La nuova apparecchiatura consentirà infine un importante potenziamento della diagnostica neurologica, in particolare nello studio della malattia di Alzheimer.
Oltre alla valutazione visiva delle immagini cerebrali, sarà possibile effettuare anche un’analisi semiquantitativa mediante calcolo del centiloid score, utile sia nella fase diagnostica sia, in prospettiva, nell’ambito delle future strategie terapeutiche attualmente oggetto di ricerca e sperimentazione.
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Papillomatosi tracheale sconfitta con un farmaco oncologico: il caso straordinario al Mauriziano di Torino insalutenews.it
Si tratta di una malattia rara che può richiedere ripetuti interventi endoscopici: il caso affrontato al Mauriziano e presentato al Congresso nazionale AIPO lo scorso fine settimana a Verona apre nuove prospettive nel suo trattamento. “Il farmaco utilizzato ha ridotto le lesioni e portato a una regressione quasi completa e senza effetti collaterali”, spiega il dott. Paolo Righini
Torino, 18 novembre 2025 – All’ospedale Mauriziano, l’utilizzo di un farmaco solitamente utilizzato in oncologia ha portato a una regressione quasi completa della papillomatosi tracheale recidivante (PRR) in un paziente adulto.
La papillomatosi tracheale recidivante (PRR) è una malattia rara che colpisce le vie aeree, causata dal papillomavirus umano (HPV). Si tratta di una patologia con due picchi di insorgenza: nei bambini sotto i 5 anni e negli adulti di età superiore ai 30 anni. In quanto malattia rara, l’incidenza è di circa 2-3 casi per 100.000 bambini e circa 1 caso per 100.000 adulti. Ma esiste un rischio di trasformazione maligna, soprattutto nelle forme recidivanti.
La patologia è caratterizzata dalla formazione di papillomi a livello delle vie aeree. Quando interessano la trachea, le lesioni possono determinare gravi ostruzioni respiratorie e richiedere interventi endoscopici ripetuti, spesso con benefici solo temporanei.
Il trattamento con il farmaco è stato presentato dal team di Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino, diretto dal dott. Roberto Prota, al congresso nazionale AIPO (Associazione italiana pneumologi ospedalieri) che si è concluso domenica scorsa a Verona.
Nel caso descritto, un paziente di 52 anni con papillomatosi tracheale estesa e recidivante – nonostante sei procedure endoscopiche in due anni – è stato trattato con un farmaco antiangiogenetico per via endovenosa (10 mg/kg ogni quattro settimane per sei mesi).
Già dopo la seconda infusione, grazie alla visione endoscopica, si è osservata una progressiva riduzione delle lesioni, fino a una regressione quasi completa documentata in broncoscopia dopo cinque mesi di terapia, senza effetti collaterali clinicamente rilevanti.
“Questo caso conferma che il farmaco utilizzato può rappresentare un’opzione efficace nei pazienti con papillomatosi respiratoria refrattaria ai trattamenti convenzionali – ha sottolineato il dott. Paolo Righini, pneumologo del Mauriziano e autore della presentazione di Verona – Si tratta di un impiego off-label (diverso quindi da quello specificato nella sua autorizzazione ufficiale), ma supportato da dati internazionali sempre più solidi e promettenti”.
I risultati ottenuti al Mauriziano si inseriscono in un filone di studi internazionali che evidenziano l’efficacia di determinate terapie nel controllo delle forme più aggressive di papillomatosi respiratoria.
Oltre a Paolo Righini e Roberto Prota, gli autori dello studio presentato al congresso AIPO sono gli specialisti: Valter Gallo, Valentina Difino, Elena Rindone e Giovanni Ferrari, tutti della SC Pneumologia dell’Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano di Torino.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Superbatteri: 12mila morti l’anno in Italia. Arriva una nuova terapia mirata la Repubblica
Stiamo perdendo uno dei pilastri più potenti della medicina moderna: gli antibiotici. In un mondo in cui un’infezione su sei resiste alle cure, ogni batterio può trasformarsi in una minaccia letale. L’antimicrobico-resistenza (AMR) avanza in silenzio, ma colpisce con forza: in Italia provoca oltre 12.000 morti l’anno, un dato che ci pone tra i Paesi più colpiti in Europa.
La fotografia più aggiornata arriva dalle sorveglianze coordinate dall’Istituto Superiore di Sanità, ed è stata presentata durante una sessione dedicata del meeting finale del progetto Inf-Act (il network formato da oltre 800 ricercatori e 70 istituzioni) in occasione della World Antimicrobial Awareness Week 2025 (#WAAW2025), la settimana mondiale dedicata alla consapevolezza sugli antibiotici, che si celebra dal 18 al 24 novembre e che quest’anno ha come slogan ‘È ora di agire: proteggiamo il nostro presente, difendiamo il nostro futuro’.
E mentre l’emergenza cresce, arriva una buona notizia: in Italia è ora disponibile, approvata e rimborsata da Aifa, una nuova combinazione antibiotica per il trattamento delle infezioni gravi causate da Enterobacterales produttori di metallo-beta-lattamasi (MBL) o da Stenotrophomonas maltophilia, batteri tra i più difficili da contrastare.
I numeri dell’emergenza
Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, tra il 2018 e il 2023 la resistenza antimicrobica è aumentata di oltre il 40%, con picchi nelle aree a risorse limitate, e si conferma, sempre secondo l’Oms, tra le 10 minacce più rilevanti per la Salute pubblica nel 2025. Si stima che ogni anno 1,2 milioni di persone nel mondo perdano la vita a causa della resistenza agli antimicrobici. Se non si interviene, entro il 2050, 39 milioni di persone potrebbero morire a causa dell'AMR. Una situazione che minaccia di riportare la medicina indietro di decenni: interventi chirurgici, trapianti, terapie oncologiche, procedure oggi di routine, rischiano di tornare ad avere esiti incerti se gli antibiotici perdono efficacia.
La situazione in Italia
Per quanto riguarda l’Italia, da quanto emerge dal rapporto dell’Iss, nel 2024 i livelli di resistenza agli antibiotici restano ancora alti per molti dei principali batteri monitorati, ma in alcuni casi la situazione è stabile o in leggero miglioramento rispetto agli anni precedenti. C’è però un’eccezione preoccupante: l’Enterococcus faecium resistente alla vancomicina, che continua ad aumentare senza sosta. Un altro segnale d’allarme riguarda l’uso delle soluzioni idroalcoliche negli ospedali. Dopo anni di calo, la riduzione si è fermata, ma il consumo resta ancora molto più basso rispetto a quanto sarebbe necessario per una prevenzione efficace.
Piccoli segnali positivi
I nuovi dati sulla resistenza agli antibiotici mostrano alcuni segnali positivi ma confermano che la situazione resta grave. La percentuale di ceppi di Acinetobacter resistenti a più antibiotici è leggermente diminuita (dal 72,3% al 69,7%). Anche i casi di Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi sono scesi, passando dal 26,5% al 24%. Al contrario, cresce la resistenza alle cefalosporine di terza generazione in Escherichia coli (27,7%) e aumenta ancora quella di Enterococcus faecium alla vancomicina (34,9%). Pseudomonas aeruginosa migliora in tutte le classi di antibiotici, e i ceppi di Staphylococcus aureus resistenti alla meticillina (MRSA) diminuiscono leggermente. In Terapia Intensiva le percentuali restano più alte che negli altri reparti.
“Il tema della resistenza agli antibiotici va affrontato nella sua complessità - sottolinea Anna Teresa Palamara, che dirige il dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss. “Serve uno sforzo collettivo per preservare l’efficacia degli antibiotici, che sono l’arma più preziosa che abbiamo per combattere le infezioni, e i numeri ci dicono che, anche se rimangono delle situazioni critiche da affrontare, si cominciano a vedere i primi frutti degli sforzi fatti in questo senso”.
L’avanzata dei batteri Gram-negativi
Quando i batteri smettono di rispondere ai farmaci, le infezioni diventano più difficili da trattare, i tempi di guarigione si allungano e cresce il rischio di complicanze e mortalità. A livello globale, si stima che 1,27 milioni di decessi ogni anno siano attribuibili a infezioni batteriche resistenti. “In Italia, la situazione è tra le più critiche in Europa”, conferma Pierluigi Viale, ordinario presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Alma Mater Studiorum, Università di Bologna. “In particolar modo le infezioni causate da batteri Gram-negativi, responsabili spesso di casi clinici gravi e/o ad alta complessità gestionale. In Italia, nel 2023, sono stati segnalati quasi 4.000 casi di batteriemie da enterobatteri resistenti ai carbapenemi, con un incremento rilevato in quasi tutte le Regioni. È un segnale d’allarme che richiede strategie più mirate, diagnosi tempestive e un uso realmente appropriato degli antibiotici, per contenere la diffusione dei ceppi multiresistenti e preservare l’efficacia delle terapie disponibili”.
L’importanza di un uso consapevole
Da anni si segnala la necessità di favorire sia una prescrizione più appropriata, che un uso più consapevole da parte dei pazienti e la Settimana mondiale che si celebra in questi giorni punta proprio a questi obiettivi. Eppure, il messaggio sembra non riuscire a raggiungere i destinatari con una duplice conseguenza: “L’aumento delle infezioni gravi - spiega Matteo Bassetti, ordinario di Malattie Infettive all’Università degli Studi di Genova - sta generando un effetto domino che riduce progressivamente l’efficacia delle terapie disponibili e ogni fallimento terapeutico accresce la pressione selettiva sui batteri, favorendo la diffusione di ceppi multiresistenti. Anche antibiotici considerati fino a poco tempo fa di ultima linea, come i carbapenemi, stanno perdendo forza, restringendo le opzioni di cura. È per questo che l’appropriatezza terapeutica diventa oggi un principio imprescindibile: scegliere il farmaco giusto, nel momento giusto e per il paziente giusto è la chiave per contenere la resistenza e garantire trattamenti efficaci nel tempo”.
Le regole essenziali per fermare i superbatteri
L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che gli antibiotici vanno assunti solo sotto prescrizione medica e seguendo la terapia fino in fondo, perché interromperla o saltare dosi favorisce la sopravvivenza di batteri resistenti. La prevenzione è fondamentale: lavarsi spesso le mani, mantenere pulite superfici e utensili in cucina, cuocere bene gli alimenti e conservarli correttamente aiuta a evitare infezioni e riduce la necessità di antibiotici. Anche mascherine e isolamento quando si è malati limitano la diffusione di microbi, così come prendersi cura degli animali domestici con igiene, vaccini e controlli veterinari regolari. Gli antibiotici per uso umano non vanno mai dati agli animali senza prescrizione. Infine, gli antimicrobici avanzati o scaduti non vanno buttati nei rifiuti o nel water: vanno smaltiti correttamente in farmacia per evitare contaminazioni ambientali e nuovi ceppi resistenti.
Un fondo per garantire cure strategiche
L’antimicrobico-resistenza rappresenta una sfida non solo clinica, ma anche economica per il Servizio Sanitario Nazionale. L’aumento del consumo di antibiotici, cresciuto del 5,4% nel 2023 secondo i dati Aifa, con un costo medio per dose definita giornaliera pari a 1,77 euro, sono indicatori di una pressione crescente sulle risorse sanitarie.
Scoperta l’arma segreta dei superbatteri: così eliminano i concorrenti e resistono ai farmaci Redazione Salute 21 Marzo 2025
Le infezioni resistenti comportano ricoveri più lunghi, cure più complesse e un impatto diretto sulla sostenibilità della spesa pubblica. Solo in Europa, il trattamento delle infezioni causate da microbi resistenti agli antimicrobici costa quasi 12 miliardi di euro all'anno. Per affrontare questa emergenza in modo strutturale, nel gennaio 2025 è stato attivato in Italia il fondo “Reserve”, una misura innovativa che consente di garantire accesso pubblico e sostenibile agli antibiotici strategici contro i patogeni multiresistenti.
Una coppia d’assalto contro i Gram-negativi
La combinazione di aztreonam, antibiotico della classe dei monobattami attivo contro i batteri produttori di MBL, e avibactam, un inibitore di beta-lattamasi di nuova generazione che protegge aztreonam dall’attacco di altri enzimi, rappresenta una alternativa terapeutica mirata contro i patogeni Gram-negativi multiresistenti, tra cui Klebsiella pneumoniae ed Escherichia coli, responsabili di molte infezioni nosocomiali.
“Negli ultimi decenni - spiega Marco Falcone, direttore della U.O. di Malattie Infettive presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana - sono state introdotte pochissime nuove classi di antibiotici, mentre i patogeni Gram-negativi hanno continuato a evolversi, riducendo progressivamente le opzioni di cura. La combinazione di aztreonam e avibactam nasce proprio per superare specifici meccanismi di resistenza che limitano l’efficacia delle terapie convenzionali”.
Allerta antibiotici, arriva la nuova strategia che aiuta i virus a uccidere i batteri a cura della redazione Salute 05 Febbraio 2025 a cura della redazione Salute
Polmoniti ospedaliere, infezioni addominali e urinarie
Grazie al suo meccanismo d’azione complementare, questa nuova combinazione offre un’opzione efficace per il trattamento di infezioni gravi, come polmoniti ospedaliere, infezioni intra-addominali complicate e infezioni del tratto urinario complicate, anche in pazienti con opzioni terapeutiche limitate, contribuendo a rispondere ad un bisogno clinico ancora insoddisfatto. “Gli studi clinici internazionali - prosegue Falcone - hanno confermato un profilo di efficacia e sicurezza favorevole nelle infezioni gravi e complicate. Il farmaco, inoltre, introduce la prima combinazione ?-lattamico/inibitore della ?-lattamasi attiva contro le metallo-?-lattamasi (MBL) e amplia le opzioni terapeutiche a disposizione dei clinici per affrontare le infezioni da batteri Gram-negativi multiresistenti produttori di MBL, un bisogno medico globale ancora insoddisfatto”.
Sorveglianza genomica: perché è importante
Tra le varie iniziative che mirano a ridurre l’antimicrobico-resistenza, nel progetto INF-ACT l’Istituto Superiore di Sanità ha potenziato l’uso del sequenziamento del genoma (WGS) per monitorare meglio i batteri resistenti agli antibiotici in tutta Italia. Grazie a nuove tecniche bioinformatiche, è ora possibile analizzare rapidamente il Dna dei principali batteri segnalati dall’Oms, identificando i ceppi più pericolosi e come si diffondono. Questo approccio è fondamentale per reagire più in fretta alle emergenze e capire come si sviluppa l’antibiotico-resistenza non solo negli ospedali, ma anche negli animali e nell’ambiente. Il progetto ha inoltre rafforzato la collaborazione tra esperti di salute umana, veterinaria e ambientale, in pieno spirito One Health.
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Legnano
In primavera sarà rinnovato "lo scheletro" della piastra, ossia la struttura su cui sono appoggiate assi. La pavimentazione resterà in legno mentre l'anima sarà in ferro. Sarà anche effettuato un intervento di messa in sicurezza delle rampe di accesso
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Nello studio il nuovo ritrovato sperimentale contro il tumore al seno si è dimostrato efficace sulle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale
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(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roche in primo piano alla Borsa di Zurigo grazie ai risultati positivi registrati in uno studio di fase tre su un farmaco per la cura del tumore al seno. Il titolo del colosso farmaceutico elvetico sta registrando il rialzo di gran lunga maggiore dell’indice di riferimento, tra i primi dello Stoxx Europe 600. Roche ha annunciato «i positivi risultati» di fase tre dello studio lidERA Breast Cancer, che valuta il giredestrant come trattamento endocrino adiuvante per le pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale. Lo studio ha raggiunto il suo endpoint primario «mostrando un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente significativo della sopravvivenza libera da malattia invasiva con giredestrant rispetto alla terapia endocrina standard». Il farmaco è stato ben tollerato.
«I risultati odierni sottolineano il potenziale del giredestrant come nuova terapia endocrina per le persone con tumore al seno in fase iniziale», ha affermato Levi Garraway, MD, PhD, Chief Medical Officer e responsabile dello sviluppo globale dei prodotti di Roche, citato nel comunicato. «Il successo tanto atteso è arrivato: giredestrant è efficace contro il cancro al seno in fase iniziale», hanno osservato gli analisti di Vontobel. Il programma di sviluppo clinico del farmaco si estende a molteplici trattamenti e linee terapeutiche, il che suggerisce ulteriori risultati positivi dagli studi clinici di Roche, hanno aggiunto gli esperti.
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Quizartinib , nuovo farmaco contro leucemia mieloide acuta FLT3-ITD clicMedicina
source: PubChem NCBI NLM NIH [exp, hue, crop] Oltre 2mila nuove diagnosi ogni anno in Italia, con un’incidenza di 3-4 casi ogni 100mila persone. Sono i numeri dellaleucemia mieloide acuta, tumore del sangue caratterizzato da una rapida progressione che colpisce le cellule immature del midollo osseo, normalmente destinate a diventare globuli bianchi, eritrociti o piastrine. A causa dell’aggressività della patologia, oggi la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è solo del 17%. Daiichi Sankyo Italia ha annunciato la disponibilità nel nostro Paese diquizartinib, trattamento innovativo destinato ai pazienti adulti di nuova diagnosi affetti da leucemia mieloide acuta FLT3-ITD-positiva (mutazione del gene FLT3 presente nel 25-30% di tutti i casi di LMA che promuove la crescita neoplastica e aumenta il rischio di recidiva). Questa categoria di persone avrà a disposizione il nuovo farmaco, somministrato per via orale in associazione a chemioterapia di induzione standard e chemioterapia di consolidamento standard. Quizartinib verrà usato anche come monoterapia di mantenimento e la sua rimborsabilità, approvata alla fine dello scorso ottobre, riguarderà tutte e 3 le fasi di applicazione. “Il nuovo farmaco inibisce la tirosin-chinasi del recettore FLT3 che agisce selettivamente sulle mutazioni FLT3-ITD e verrà somministrato ai pazienti di nuova diagnosi eleggibili a chemioterapia ad alte dosi”, dichiara Adriano Venditti, docente di Ematologia all’Università Tor Vergata di Roma. “Il vantaggio di questa terapia sta nel fatto che viene somministrata per bocca, una nota di comfort importante per il paziente. Inoltre potrà essere usato come farmaco di mantenimento sia nei pazienti che sono stati sottoposti a trapianto di staminali sia in quelli che invece non hanno subito l’intervento.” INCIDENZA LMA In Italia e in Europa, l’età media dei pazienti colpiti da leucemia mieloide acuta oscilla tra i 68 e i 70 anni. Le cause dietro allo sviluppo della patologia sono sconosciute nella maggior parte dei casi, ma il rischio aumenta in presenza di fattori come vecchiaia, sesso e esposizione a sostanze chimiche. Tra i sintomi più comuni che portano poi a una diagnosi di LMA figurano stanchezza, ematomi, debolezza generale e sanguinamento. L’insufficienza midollare predispone a infezioni e provoca anche anemia.
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A Pescara AIL accanto ai pazienti con Leucemia Mieloide Cronica L'Unione Sarda.it
A Pescara AIL accanto ai pazienti con Leucemia Mieloide Cronica
Pescara, 18 nov. (askanews) - Da ormai vent'anni AIL accompagna i pazienti ematologici e le loro famiglie con incontri di educazione terapeutica. Momenti preziosi di confronto, informazione e ascolto. Uno di questi appuntamenti si è tenuto a Pescara, in Abruzzo, dove l'associazione nazionale, in collaborazione con la sezione territoriale, ha promosso un incontro dedicato ai pazienti con Leucemia Mieloide Cronica. Un evento gratuito, aperto sia in presenza sia online, per permettere a tutti di dialogare direttamente con gli specialisti e ottenere risposte chiare e aggiornate. La leucemia mieloide cronica , spiega il professor Mauro Di Ianni, primario di Ematologia all'Ospedale di Pescara, è una sindrome mieloproliferativa cronica caratterizzata dalla presenza del cromosoma Philadelphia, un cromosoma che non è presente nel soggetto sano e si caratterizza per la traslocazione cromosomica reciproca e bilanciata tra il cromosoma 9 e il cromosoma 22. Ciò determina la produzione di una proteina anomala ad azione tirosin chinasica che causa la malattia. Questa si presenta con un aumento dei globuli bianchi e a volte delle piastrine con splenomegalia. La malattia può essere asintomatica o presentare dei disturbi legati, appunto, alla splenomegalia e alla leucocitosi stessa. La presenza di questo target importante terapeutico ha dato il via a una serie di terapie target specifiche che colpiscono questa proteina . Le nuove terapie sono fondamentali per la gestione della Leucemia Mieloide Cronica, ma sono altrettanto importanti l'informazione e il dialogo con gli specialisti. Questi incontri che facciamo da tantissimi anni , evidenzia Giuseppe Toro, presidente AIL nazionale, hanno mantenuto la loro idea originaria che è quella dell'incontro al di fuori degli ambienti ospedalieri, dei medici con i pazienti che hanno bisogno di dialogare con loro, di conoscere le novità terapeutiche, di parlare dei loro problemi di alimentazione, sessuali, psicologici. Questo contenitore che noi abbiamo creato con i seminari medici-pazienti sono il luogo ideale perché avvenga un dialogo franco, appunto, tra medici e pazienti .Fondamentale, il ruolo delle sezioni territoriali di AIL, con un impegno locale che si inserisce in una rete nazionale solida.Questo convegno è molto importante per la nostra città perché si parla di una patologia tra le tante dei tumori del sangue , sottolinea Antonella De Angelis, presidente AIL Pescara. A rappresentanza qui c'è anche l'AIL nazionale. Noi siamo molto contenti, in sinergia, di poter informare la città e i pazienti dei progressi della ricerca. L'AIL Pescara è vicina all'Ematologia e ai pazienti con la Casa che è presente nella nostra città, unica nella regione, insieme alle sezioni di Teramo e L'Aquila. L'appartenenza a un'associazione così importante ci fa sentire sempre più forti per fronteggiare e risolvere, e magari domani non avere mai più, questi tumori del sangue .La voce dei pazienti resta al centro di queste iniziative dove la medicina si fa prossimità, perché raccontarsi e ascoltarsi significa sentirsi meno soli e affrontare la malattia con maggiore consapevolezza.
“Pensavo fosse una brutta influenza invece era un raro tumore. È stato un inferno, mi hanno asportato mezzo polmone. Non ho mai provato così tanto dolore in tutta la mia vita”: parla l’attore Jarryd Nurden
📰 Ilfattoquotidiano.it📅 2025-11-18T08:50:00Z✍️ 30science per Il Fatto
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L’attore teatrale Jarryd Nurden è tornato sul palcoscenico del West End, noto quartiere dei teatri di Londra, appena sei mesi dopo aver subito un intervento chirurgico per l’asportazione di metà del polmone a causa di un raro tumore, inizialmente scambiato pe…
L’attore teatrale Jarryd Nurden è tornato sul palcoscenico del West End, noto quartiere dei teatri di Londra, appena sei mesi dopo aver subito un intervento chirurgico per l’asportazione di metà del polmone a causa di un raro tumore, inizialmente scambiato per una banale influenza. Originario del KwaZulu-Natal in Sudafrica, corista fin dall’infanzia, Nurden sognava da sempre di esibirsi nel West End. Ma due anni dopo aver venduto i suoi beni per ottenere un visto e trasferirsi nel Regno Unito, gli è stata diagnosticato un tumore neuroendocrino maligno primario del polmone (carcinoide atipico), una rara forma di cancro polmonare che lo ha costretto a rimanere ricoverato in ospedale per mesi. La diagnosi ha reso necessaria l’asportazione dell’intero lobo inferiore del polmone sinistro, costringendolo a un lungo periodo di recupero costellato di incertezze sul suo futuro. Nonostante il duro lavoro fisico ed emotivo, Nurden è riuscito a tornare sul palcoscenico, dimostrando che il suo sogno era tutt’altro che infranto.
“Quando ho ricevuto quella telefonata (della diagnosi), il mio mondo è crollato”, ha raccontato l’attore all’Independent. “Fino a quel momento avevo fatto dei piani su come sopravvivere, ma poiché questa situazione mi avrebbe tenuto fuori dai giochi per chissà quanto tempo, mi sono detto: ‘Sono proprio nei guai’”, aggiunge.
Nurden ha iniziato la sua carriera teatrale nel 2013, in una produzione sudafricana di West Side Story, e ha poi fatto un salto a livello internazionale con una tournée di Cats nel 2014. Ha ottenuto un visto per il Regno Unito nell’agosto 2021 e si è trasferito a Londra in ottobre, spendendo circa 11.000 sterline in tasse, voli e spese di trasloco. Nella primavera del 2022 avrebbe dovuto iniziare a interpretare il suo primo ruolo nel West End, in Cinderella di Andrew Lloyd Webber, ma lo spettacolo si dovuto concludere presto. Quell’inverno si è ammalato. Pensava a una “brutta influenza”, che poi si è rivelata una rara forma di cancro ai polmoni. “Sapevo di avere una piccola cicatrice sul polmone grazie a una visita medica che avevo fatto cinque anni prima”, racconta. “All’epoca, abbiamo semplicemente stabilito che si trattasse di cicatrici causate da un incidente di annegamento avvenuto quando ero molto giovane”, aggiunge.
Credeva quindi di stare bene e per questo ha continuato a esibirsi in una pantomima natalizia mentre lottava contro i sintomi per riuscire a portare avanti lo spettacolo. Nel frattempo i medici continuavano con gli accertamenti. Nel gennaio 2023, Nurden ha ricevuto una telefonata dal suo agente in cui ha scoperto di avere un ruolo in “We Will Rock You”, la sua prima parte importante nel West End. Lo stesso giorno, aveva un appuntamento all’ospedale di Guy. E in quello stesso giorno gli è crollato il mondo addosso: i dottori avevano scoperto un tumore. I medici hanno confermato che le dimensioni del cancro erano raddoppiate, passando da due a quattro centimetri dall’ultima volta che era stato esaminato. Dovevano quindi eseguire un intervento chirurgico laparoscopico per rimuovere il tumore e stabilire se fosse benigno o canceroso. “Ovviamente, essendo un artista, il nostro corpo è tutto”, dichiara Nurden. “Il tempo è denaro. Sappiamo quanto sia difficile mantenere un livello di eccellenza come sportivi, ballerini, artisti. Così – continua – ho detto (al dottore): ‘Per favore, posso partecipare a questo spettacolo? Ho firmato il contratto proprio stamattina. Ho lavorato tutta la vita per arrivare a questo momento, è stato cancellato l’anno scorso e non posso permettere che venga cancellato di nuovo’”.
Dopo mesi di indagini, tra cui l’intervento chirurgico in laparoscopia nell’agosto 2023, è stato confermato che il tumore era canceroso. A Nurden è stata diagnosticata una neoplasia neuroendocrina maligna primaria del polmone (carcinoide atipico). “Ho sempre descritto quella telefonata come se fossi sott’acqua”, dice. “Tutto rallenta e pensi: ‘Oh, ho il cancro’. Non bevo, non fumo, lavoro sodo. Come è possibile?”, aggiunge. A Nurden è stato detto che, nonostante il tumore principale fosse stato rimosso, erano rimaste alcune cellule cancerose e gli è stata offerta la possibilità di sottoporsi a chemioterapia e radioterapia oppure a un intervento chirurgico importante, una lobectomia, per rimuovere il lobo inferiore del polmone. L’attore ha optato per l’intervento chirurgico e nell’ottobre 2023 è stato sottoposto a una lobectomia completa, ovvero all’asportazione dell’intero lobo inferiore del polmone, per eliminare le cellule cancerose rimanenti. “La convalescenza è stata davvero dura, perché il primo intervento chirurgico a cielo aperto, quello più importante, è andato davvero male, con molte complicazioni”, racconta l’attore. “Penso che a un certo punto la situazione sia stata incerta. E poi non ho più potuto fare progressi. Sono andato avanti per quattro mesi in ospedale. Ho dovuto subire – prosegue – un secondo intervento chirurgico per eliminare le infezioni. È stato un inferno. Nessuna parola potrà descrivere tutte le emozioni negative che ho provato in quei quattro mesi. Un’immensa paura di non poter più ballare o cantare. Un sacco di cose negative, un sacco di dolore. Non ho mai provato così tanto dolore in tutta la mia vita”.
Grazie al sostegno dell’Actors’ Trust, organizzazione che offre supporto agli attori nei periodi di difficoltà, Nurden ha potuto accedere a un sostegno finanziario per restare a galla mentre non poteva lavorare. Sono seguiti mesi di riposo, con Nurden che aveva ancora bisogno di un drenaggio toracico a causa di una fistola al petto, ed è stato costretto a rifiutare un’offerta per esibirsi nel tour internazionale del musical Chicago. Nel luglio 2024 è stato sottoposto a un altro intervento, questa volta per inserire degli stent nella fistola. Tuttavia, quando Chicago lo ha contattato nuovamente per offrirgli un ruolo nella trasferta internazionale di settembre in Cina, lui ha assicurato loro che sarebbe stato pronto, pur non avendo idea se avesse avuto il tempo di tornare in forma a lavorare. “Farò del mio meglio. È tutto quello che posso fare”, ha pensato. Solo tre mesi dopo l’ultimo intervento chirurgico, è tornato sul palco, interpretando il ruolo di Mary Sunshine nel musical. “Ero davvero orgoglioso di me stesso per aver avuto così tanto coraggio, ma non avevo scelta”, racconta “Era una questione di vita o di morte. Queste sono le carte che ti sono state date, e tu le giochi e le giocherai al meglio delle tue capacità. Voglio dire, la sfida- continua – è stata intensa. È stata una prova di un giorno a Londra. È stato volare dall’altra parte del mondo, atterrare, provare per due ore e poi tornare sul palco. E con gli abiti più attillati! Non mi sentivo completamente sexy, nonostante fosse lo show più sexy del mondo. È stato incredibilmente emozionante fare un inchino dopo la prima esibizione”.
“Quell’inchino che ho fatto, è stata una soddisfazione immensa”, dice Nurden. “Una gratitudine immensa per essere tornato sul palco, per essere in uno spettacolo che amo così tanto, per essere con una compagnia così solidale. Ero davvero orgoglioso. Penso – continua – che quando si attraversa un momento che cambia profondamente la vita, si smette di preoccuparsi delle piccole cose. Spesso si sente parlare di come la propria vita sia cambiata dopo aver subito traumi importanti, e spesso non ci si immedesima, ma ora ci riesco”. E conclude: “Penso che sia semplicemente che dai un po’ più valore alla vita rispetto a prima, e dai un po’ più valore al tuo talento, dai valore al fatto di essere sopravvissuto a qualcosa di così folle che ti lasci andare molto di più nelle tue prestazioni, o ti giudichi un po’ meno… In sostanza, hai una seconda possibilità nella vita”.
Analisi SWOT di Benitec Biopharma: azione di terapia genica promettente nonostante le difficoltà del settore - Investing.com - Quotazioni, Borsa, Economia e Finanza
📰 Investing.com - Quotazioni, Borsa, Economia e Finanza📅 2025-11-18T08:07:00
terapia genica
Analisi SWOT di Benitec Biopharma: azione di terapia genica promettente nonostante le difficoltà del settore Investing.com - Quotazioni, Borsa, Economia e Finanza
Fermo, visori di realtà virtuale nel reparto di oncologia. I malati di tumore si immergono in scenari rilassanti e la terapia diventerà... - Corriere Adriatico
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Fermo, visori di realtà virtuale nel reparto di oncologia. I malati di tumore si immergono in scenari rilassanti e la terapia diventerà... Corriere Adriatico
FERMO Due dispositivi, due visori di realtà virtuale sono la novità del reparto di oncologia. Due strumenti che, facendo immergere i pazienti oncologici in scenari rilassanti, permettono di rendere la terapia il più lieve possibile. I due visori sono stati donati dall’Anpof, associazione noi per l’oncologia fermana.
«Ringrazio davvero molto l’Anpof – attacca il primario dottor Renato Bisonni – per questa donazione. Abbiamo pensato a questo progetto poco tempo fa, durante un recente congresso Iom. Con questi strumenti cerchiamo di alleviare la permanenza o l’attesa dei pazienti che devono sottoporsi alle terapie in regime di day hospital».
Le terapie
Terapie spesso lunghe e quindi l’immersione, o se si preferisce il trasporto, in una realtà virtuale fa estraniare il paziente che per un po’ dimentica la terapia. Si può utilizzare per 30 minuti massimo e poi eventualmente riprenderlo dopo un intervallo, queste sono le avvertenze all’uso dei due dispositivi, che permetteranno di alleviare la terapia a due pazienti per volta. Indossando il visore si viene infatti trasportati in una realtà virtuale, qui rappresentata da ambienti rilassanti, per ritrovare un po’ di serenità. Si indossa, e si vede subito un menù youtube da dove scegliere il video preferito per il momento. Dalle prove fatte ieri mattina, durante la presentazione, si sa che ci sono paesaggi, sci, diverse immagini e suoni, liberamente selezionabili tenendo in mano i due controller, o manopole se si preferisce, dove ci sono i pulsanti per avviare, fermare, cambiare e selezionare l’ambiente virtuale.
Il viaggio
«Si può viaggiare nel tempo e nello spazio – prosegue Bisonni che l’ha provato – siamo il primo reparto di oncologia nelle Marche che offre questi strumenti e tra i pochi in Italia.
Da quello che abbiamo potuto vedere al congresso Iom, saranno strumenti che in futuro prenderanno piede. Ed essere i primi nelle Marche ad averli per il nostro reparto è un motivo di orgoglio. Se questa cosa va bene, e lo speriamo, chiederemo all’Anpof di ampliare il progetto». Si capirà dai pazienti se i due visori saranno utili come sperano tutti nel reparto di oncologia. Ma dalle prime tre settimane di utilizzo, gli utenti sembrano soddisfatti, tanto da richiedere di nuovo l’utilizzo. Sono stati formati tutti gli infermieri del reparto e anche alcuni studenti di Infermieristica, in modo da poterli utilizzare al meglio per i pazienti.
«La nostra associazione – spiega Michaela Vitarelli di Anpof – da sempre riversa sul reparto le donazioni che riceve. Il progetto dei visori di realtà virtuale ci è piaciuto subito moltissimo: è altamente innovativo e va a inserirsi in una struttura ospedaliera molto ben strutturata. Crediamo che possa far fare un ulteriore salto di qualità al reparto. Noi, come Anpof, nasciamo 10 anni fa per supportare il reparto di oncologia, offrire aiuto ai pazienti e familiari».
Tra le attività svolte concretamente figurano il volontariato nel reparto, l’aiuto nel raccordare pazienti e istituzioni sanitarie; fa promozione culturale per la prevenzione oncologica e stili di vita corretti.