📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
39.3/100
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Criteri Critici
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Grande riconoscimento
Guida Michelin 2026: 22 stelle brillano sulle colline Unesco. La Rei Natura conquista il terzo macaron
La nuova Guida Michelin premia Langhe, Roero e Monferrato con 22 stelle distribuite a 16 ristoranti. La grande novità è la terza stella assegnata a La Rei Natura di Serralunga d’Alba, unico nuovo tristellato italiano del 2026. Conferme per Crippa, Vivalda e Boffa.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
Medicina: Doria (Sir), ‘necessari più reumatologi sul territorio per diagnosi precoce’ Vetrina Tv
LA VETRINA DEL CUORE
di Francesco Pinizzotto
Lo tsunami internet che soprattutto nell’ultimo decennio ha sconvolto l’economia, i rapporti personali, la visione della realtà in tempi e luoghi rapidi e mutevoli come non mai, impone anche un’informazione accurata. E in vetrina vanno le notizie che effettivamente meritano attenzione. Perché se è vero che oggi tutto fa brodo, il termometro di valutazione delle news è “scoppiato” dalle pressioni del progresso tecnologico, ovvero delle repentine visualizzazioni e “mi piace” senza tener conto della qualità di ciò che fa notizia. Cioè della profonda verità (che va sempre accertata), dei meccanismi del clamore che inducono a “lapidare” o assolvere, Cosicchè il profilo umano, le conseguenti ripercussioni della divulgazione della notizia sulle vite dei protagonisti, finiscono nelle riflessioni di un giornalismo d’altri tempi. Un triste suicidio fino a qualche decennio addietro si “trattava” con la notizia da dieci righe nell’elenco delle news brevi, con appena le iniziali del povero sventurato. Sui social come sulla stampa, ancor oggi queste notizie di cronaca nera fanno apertura con grande risalto, foto e dettagli di ipotesi da rabbrividire, come se tutto avesse un senso logico. La disperazione e l’incoscienza non tratteggiano la cronaca triste del dramma umano, ma il post come la “news” deve solo soddisfare l’esigenza di massima curiosità dell’utente.
Ma la vetrina ricorda anche il sapore antico di valori d’altri tempi. Quelli delle vetrine che nei salotti delle famiglie custodivano gli oggetti di valore, financo quelli sudati a prezzi di tanti sacrifici, esposti con orgoglio per sottolineare le occasioni di ritrovo memorabili.
La vetrina vuole mettere le cose al proprio posto. Le cose belle al primo posto, senza tralasciare il confronto e la proposizione costruttiva del giornalismo che promuove un nuovo umanesimo fatto di moderne tecnologie ma ancorato ai valori che portano lontano, che non muoiono dopo l’esaurimento del conteggio dei “mi piace” e al sensazionalismo della prima ora.
La vetrina è anche la risultante dei migliori oggetti da ammirare. Dei fatti su cui dibattere per andare oltre i flash dei social. Quel qualcosa in più che deve sostenere la crescita delle nuove generazioni.
Noi lo faremo su questo quotidiano on line e sulla smart tv che potrete seguire in poltrona, ma anche su pc e iphone. Siamo per questo smart, piccoli si ma per quel che potremo anche brillanti.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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50.0/100
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Criteri Critici
Rosanna Banfi ha annunciato sui social il ritorno del tumore che aveva sconfitto 16 anni fa. L’attrice, figlia di Lino Banfi, si è sottoposta a una nuova operazione e ha rassicurato i fan con un messaggio carico di forza e ironia
Un annuncio che nessuno si aspettava. Rosanna Banfi, attrice e figlia di Lino Banfi, ha comunicato tramite il suo profilo Instagram il ritorno di quello che definisce " l’ospite indesiderato ": il tumore che aveva combattuto e sconfitto sedici anni fa.
L’annuncio sui social
Nel post pubblicato su Instagram, Rosanna racconta con lucidità, coraggio e anche un pizzico di ironia ciò che le sta accadendo: " Dopo 16 anni l’ospite assolutamente non invitato si è ripresentato alla mia porta. Questa volta ha scelto un’altra stanza della mia casa. L’abbiamo cacciato a calci nel cuo**. Tutto qua ".
Parole accompagnate dalla foto di uno spirometro incentivante, strumento utilizzato dopo gli interventi chirurgici, a testimoniare che la nuova battaglia è già iniziata.
Il sorriso dopo l’operazione
L’attrice si è sottoposta a un nuovo intervento, senza però entrare nei dettagli clinici. Nelle storie Instagram appare con un pigiama grigio, un drenaggio chirurgico e soprattutto un sorriso carico di determinazione: il segno di chi ha già affrontato questo percorso e non intende arretrare.
Il tumore, come ha fatto capire, non ha colpito lo stesso punto del passato, ma una “ stanza diversa ” del suo corpo. Una metafora che rende chiaro il suo approccio: fermezza, chiarezza, e nessun vittimismo.
Il precedente
Rosanna Banfi aveva ricevuto la diagnosi di tumore al seno nel 2009, affrontando due interventi chirurgici, terapie e un percorso che negli anni non ha mai nascosto. Nel 2024, ricordando le operazioni, aveva scritto sui social: " Una mia amica mi disse: quando dimenticherai la data, l’avrai metabolizzato. È vero… Ho avuto 15 anni in più. Ho potuto vedere e fare tante cose e per questo devo ringraziare solo la medicina ".
In quel lungo post, l’attrice aveva espresso parole forti a sostegno della scienza: " Non fatevi incantare da terapie alternative. Potete affiancare yoga o erbe, ma non vi faranno guarire. Fidatevi dei medici, dei ricercatori, degli oncologi, degli infermieri. Le terapie oggi sono più leggere e si possono scoprire tumori al primissimo stadio e guarire ".
Un messaggio di forza e consapevolezza
Il nuovo annuncio arriva come un fulmine a ciel sereno, ma il tono è quello di una donna che non ha alcuna intenzione di lasciarsi travolgere. Nessun dettaglio sui trattamenti è stato diffuso, e Rosanna ha scelto di mantenere la riservatezza su una parte del percorso che considera profondamente personale.
Quello che invece ha voluto condividere è l’atteggiamento: determinato, lucido, combattivo. E soprattutto un invito implicito alla prevenzione e alla fiducia nella medicina, che già una volta le ha permesso di tornare alla vita dopo la diagnosi.
L’affetto del pubblico
In poche ore il post è stato sommerso di messaggi di affetto, sostegno e ammirazione: colleghi, amici, fan e volti dello spettacolo si sono stretti attorno
all’attrice e alla famiglia Banfi. Rosanna affronta ora unadella sua storia, con la stessa forza che l’ha accompagnata in passato. E con la consapevolezza che, ancora una volta, non è sola.
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Criteri Critici
Terapia rivoluzionaria in Israele: microRNA-126 promette di rigenerare i motoneuroni nella SLA Il Nuovo Terraglio
Ricercatori dell’Università di Tel Aviv scoprono un meccanismo chiave nella SLA e sviluppano una terapia genica con RNA che potrebbe arrestare la degenerazione e favorire la rigenerazione neuronale
TEL AVIV (ISRAELE) – Scienziati israeliani guidati dalla Tel Aviv University hanno annunciato una scoperta potenzialmente rivoluzionaria nella ricerca sulla SLA (sclerosi laterale amiotrofica): un trattamento genico che, nei modelli sperimentali, non solo arresta la distruzione dei motoneuroni, ma ne favorisce la rigenerazione.
Le cellule muscolari sane producono una piccola molecola chiamata microRNA-126 (miR‑126‑5p), che viene trasportata ai terminali nervosi. Qui limita l’accumulo della proteina tossica TDP‑43, la cui aggregazione nelle cellule motorie dei pazienti con SLA danneggia i mitocondri e compromette la funzionalità dei neuroni. Nei modelli sperimentali, ripristinare i livelli di miR‑126 ha ridotto gli aggregati di TDP-43, recuperato l’attività neuronale e ricostruito le giunzioni neuromuscolari.
Il progetto è stato condotto in collaborazione con il Sheba Medical Center, l’Istituto Weizmann, l’Università Ben-Gurion e centri internazionali. La terapia utilizza vettori virali sicuri per veicolare il microRNA-126 alle cellule muscolari, un approccio già testato in altri studi clinici.
Secondo i ricercatori, il trattamento a base di miR-126 potrebbe rappresentare una vera rivoluzione nella cura della SLA, andando oltre le terapie attuali che si limitano a rallentare il decorso della malattia. La possibilità di rigenerare le connessioni neuronali compromesse offre nuove prospettive per pazienti e famiglie.
Pur promettente, la strada verso l’applicazione clinica è ancora lunga: saranno necessari studi ulteriori per verificarne la sicurezza, l’efficacia nell’uomo e le modalità ottimali di somministrazione.
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RBC alza il target di prezzo delle azioni Arrowhead Pharma a $52 dopo l’approvazione di Redemplo - Investing.com - Quotazioni, Borsa, Economia e Finanza
📰 Investing.com - Quotazioni, Borsa, Economia e Finanza📅 2025-11-19T14:59:00
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RBC alza il target di prezzo delle azioni Arrowhead Pharma a $52 dopo l’approvazione di Redemplo Investing.com - Quotazioni, Borsa, Economia e Finanza
Radioterapia, a Casavatore il primo utilizzo in Italia del sistema “Elekta Evo”: una svolta tecnologica per i trattamenti oncologici - Giornale del Cilento
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Criteri Critici
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Petina, nonna coraggiosa sorprende la ladra e la consegna ai carabinieri
Ha bloccato una ladra, entrata nella sua abitazione, ha chiamato i carabinieri e l’ha fatta portare in caserma. A compiere l’impresa è stata un’anziana di Petina che ieri mattina ha […]
Grazie alla generosità di Motori Ruggenti, l’Associazione “Vittorio Lodini” sostiene un nuovo studio dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia sugli effetti dell’immunoterapia nel tumore al polmone - AUSL RE
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Criteri Critici
Grazie alla generosità di Motori Ruggenti, l’Associazione “Vittorio Lodini” sostiene un nuovo studio dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia sugli effetti dell’immunoterapia nel tumore al polmone AUSL RE
Tumore al polmone, un nuovo studio dedicato alla valutazione degli effetti dell’immunoterapia sui pazienti sottoposti a intervento chirurgico è stato finanziato grazie alla solidarietà che ogni anno anima Motori Ruggenti, l’evento scandianese per gli appassionati di auto sportive d’epoca e supercar. Grazie alla generosità degli organizzatori, l’Associazione Vittorio Lodini per la Ricerca in Chirurgia Odv, attraverso il progetto Le Amiche del CORE, ha sovvenzionato lo studio.
La ricerca, dal titolo “Valutazione della fibrosi tissutale nei pazienti operati per neoplasia del polmone sottoposti e non sottoposti a trattamento neoadiuvante. Tissue Fibrosis after Neoadjuvant Treatment (TiF-NeoT)”, fa capo alla Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Ausl IRCCS di Reggio Emilia, diretta dal dottor Massimiliano Paci.
In Italia sono circa 118mila le persone che convivono con una diagnosi di tumore al polmone, una patologia che rappresenta la prima causa di morte oncologica negli uomini e la seconda nelle donne. Negli ultimi anni le terapie sono in continua evoluzione e l’introduzione dei farmaci immunoterapici ha aperto nuove prospettive, dimostrando – in diversi studi internazionali – un aumento della sopravvivenza libera da malattia quando utilizzati prima della chirurgia. “Nella nostra esperienza – spiega il dottor Massimiliano Paci – l’immunoterapia sembra però associarsi a un maggiore grado di infiammazione e fibrosi, sia sulla massa primitiva sia sulle stazioni linfonodali coinvolte. Questo può rendere l’intervento chirurgico più complesso e, in alcuni casi, aumentare il rischio di complicanze. Con questo studio vogliamo valutare in modo sistematico l’impatto della fibrosi nei pazienti operati nel nostro centro e le possibili conseguenze cliniche.”
Lo studio, approvato dal Comitato Etico di Area Vasta Emilia Nord, è stato avviato nelle ultime settimane e prevede la revisione di circa 60 casi, suddivisi tra pazienti trattati con immunoterapici e pazienti non trattati, per un confronto quanto più accurato possibile. I risultati sono attesi entro un anno. Il progetto coinvolge anche le strutture di Oncologia, Anatomia Patologica e l’infrastruttura di Ricerca dell’AUSL-IRCCS di Reggio Emilia. Il dottor Guglielmo Ferrari, Presidente di Associazione Vittorio Lodini per la Ricerca in Chirurgia Odv, commenta: “Riteniamo importante finanziare uno studio innovativo e rigoroso sulle nuove terapie integrate, chirurgia e immunoterapia, nel trattamento del tumore polmonare, che è una delle neoplasie più aggressive, con un incremento nelle donne negli ultimi anni. Le nuove terapie stanno aumentando la possibilità di sopravvivenza a 5 anni, ma ricordiamo che il tumore del polmone è fumo-dipendente, manifestandosi nei fumatori in circa il 90% dei casi, e che l'abolizione del fumo è la misura di prevenzione primaria più efficace per salvare vite umane”.
“Siamo grati a Motori Ruggenti, all’Associazione Vittorio Lodini con il progetto Le Amiche del CORE e al Golf Club Matilde di Canossa per aver contribuito alla donazione – aggiunge il dottor Paci – perché questo studio ci permetterà di valutare non solo sulla base dei dati degli studi internazionali, ma anche della nostra esperienza clinica, quanto le nuove terapie possano influire sulla complessità degli interventi chirurgici”. “Il nostro grazie va ancora una volta agli organizzatori di Motori Ruggenti, che da anni sono al nostro fianco nelle iniziative di raccolta fondi a favore della ricerca e delle attività cliniche del CORE” - sottolinea la dottoressa Rossana Borciani, coordinatrice delle volontarie “Amiche del CORE” -.
“Grazie di cuore alla Lodini e a tutti coloro che contribuiscono con costante impegno a sostenere le migliori cure possibili per i pazienti e la ricerca portata avanti dai professionisti della Sanità pubblica” - ha concluso il Direttore Generale Davide Fornaciari -.
L’Ufficio Stampa
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Tumori e l'interruttore molecolare, un passo avanti nelle future strategie di cura? Adnkronos
Team coreano ha sviluppato tecnologia che 'fotografa' il momento di transizione critica e consentirebbe di trovare lo 'switch' per riportarle a uno stato simile a quello normale
Non uccidere le cellule del cancro, ma modificare le loro caratteristiche per riportarle a uno stato simile a quello delle cellule normali. E' la strategia, su cui sta lavorando un team di scienziati di un centro di ricerca coreano, il Korea Advanced Institute of Science and Technology. Gli esperti stanno sviluppando una tecnologia che potrebbe aprire la strada a un diverso approccio per i trattamenti antitumorali. Un lavoro iniziato diverso tempo fa con una scoperta 'clou': una sorta di 'interruttore molecolare', nascosto nella rete genetica, che sarebbe in grado di indurre questa riconversione del cancro nel momento in cui le cellule normali si stanno trasformando in cellule maligne.
Il team di ricerca di Kwang-Hyun Cho del Department of Bio and Brain Engineering è partito da una tecnologia che permette di catturare il fenomeno di transizione critica che porta alle cellule cancerose. Analizzando questo momento di 'svolta' delle cellule gli studiosi hanno intercettato l'interruttore che guida questo processo e che potrebbe di conseguenza anche invertirlo. Una transizione critica è quando si verifica un improvviso cambiamento di stato in un momento specifico, per esempio quando l'acqua si trasforma in vapore a 100 °C. Questo fenomeno si ha anche nel passaggio in cui le cellule normali si trasformano in cellule tumorali, in un momento specifico a causa dell'accumulo di cambiamenti genetici ed epigenetici.
Come funziona l'interruttore
Il team ha scoperto che le cellule normali possono entrare in uno stato di transizione critica instabile, in cui cellule normali e tumorali coesistono appena prima di trasformarsi in cellule tumorali durante la tumorigenesi, cioè la produzione o lo sviluppo di un cancro. Analizzando questo stato con un metodo di biologia dei sistemi gli scienziati hanno sviluppato una tecnologia per l'identificazione a livello molecolare dell'interruttore in grado potenzialmente di invertire il processo di cancerizzazione. Hanno poi applicato questa tecnologia alle cellule tumorali del colon e confermato attraverso esperimenti molecolari che le cellule tumorali possono recuperare le caratteristiche delle cellule normali. Si tratta di una tecnologia originale che deduce automaticamente un modello computerizzato della rete genetica che controlla la transizione critica dello sviluppo del cancro a partire dai dati di sequenziamento dell'Rna di singole cellule e individua sistematicamente gli interruttori molecolari per la reversione del cancro mediante analisi di simulazione.
Nuove possibili terapie in futuro da questo approccio
Cosa succede adesso? L'idea è che in futuro questa tecnologia si possa applicare allo sviluppo di terapie di 'reversione' per altri tumori. Il lavoro che ha portato, come spiegato da Kwang-Hyun Cho, ad aprire una finestra di osservazione sui cambiamenti che avvengono all'interno delle cellule dietro le quinte del processo di sviluppo del cancro ("che era considerato un mistero") è stato illustrato anche su una rivista scientifica, 'Advanced Science'. Kwang-Hyun Cho ha definito la scoperta "un indizio importante", su cui si sta continuando a lavorare. Lo studio è stato condotto da Dongkwan Shin del Kaist (attualmente presso il National Cancer Center), da Jeong-Ryeol Gong e dallo studente di dottorato Seoyoon D. Jeong insieme a un team di ricerca della Seoul National University che ha fornito gli 'organoidi', tessuti coltivati in vitro di pazienti affetti da cancro al colon.
«Mio fratello e mia madre a Milano per curarsi, impossibile in Sardegna» - La Nuova Sardegna
📰 La Nuova Sardegna📅 2025-11-19T12:05:00
radioterapia
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Criteri Critici
Tumore al colon-retto: un nuovo bersaglio per rendere di nuovo efficace la chemioterapia My-personaltrainer
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Ascolta su Spreaker. La ricerca della Genetica Medica del "de Bellis" ha messo si è concentrata sullaSMYD3, unaproteinada cui dipende laresistenzadellecellule staminalitumoralialle cure. Colpire l'asseSMYD3–c-MYCsignifica agire dove il tumore si protegge, riducendo la capacità delle cellule malate di rigenerarsi e di tornare a crescere dopo la terapia. Secondo il direttore scientifico prof.Gianluigi Giannelli, il limite cruciale è proprio la resistenza ai farmaci: bloccarla può riaprire la strada ai trattamenti già disponibili, e non è poco. Dopo oltre tre anni di lavoro è natoEM217, un composto sperimentale conbrevetto internazionale. Il suo compito? BloccareSMYD3per impedire alle cellule staminali tumorali di rigenerarsi, resistere ai comuni chemioterapici e avviarerecidiveometastasi. La strategia, spiega Giannelli, è chiara: limitare la resistenza per rendere nuovamente efficaci ifarmaci antitumoraligià usati in clinica. Un approccio pragmatico, che sfrutta terapie note e spesso più accessibili.EM217 mira a rendere di nuovo efficacichemioterapie tradizionaligià impiegate.Sfruttare farmacinotisignifica potenziale maggioreaccessibilitàe costi piùcontenuti. Dopo oltre tre anni di lavoro è natoEM217, un composto sperimentale conbrevetto internazionale. Il suo compito? BloccareSMYD3per impedire alle cellule staminali tumorali di rigenerarsi, resistere ai comuni chemioterapici e avviarerecidiveometastasi. La strategia, spiega Giannelli, è chiara: limitare la resistenza per rendere nuovamente efficaci ifarmaci antitumoraligià usati in clinica. Un approccio pragmatico, che sfrutta terapie note e spesso più accessibili. Il passo decisivo è stato "capire le basi dellaresistenza": da qui nasce la possibilità dipersonalizzareil trattamento in chi non risponde più allachemioterapiastandard. Uno studio definito di "importanza seminale" perché può cambiare il modo diconcepirela terapia delcarcinomacolorettale. Non è un avanzamento isolato: il presidente del CivEnzo Delvecchiosottolinea il valore dellacondivisionetra competenze diverse, e il commissarioLuigi Fruscioricorda cheil tumore del colon-rettoè un "big killer", con un Istituto impegnato a cercaresoluzionia problemi ancora irrisolti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Oncologia a Lucera: il dottor Lombardi in convenzione per superare la carenza di specialisti l'Immediato
ASL Foggia ha autorizzato il dottor Massimo Lombardi, direttore della S.S.D. Rete Oncologica Ospedale Territorio Dh/Ds Oncologia del Presidio Ospedaliero “Teresa Masselli-Mascia” di San Severo e coordinatore medico del Centro di Orientamento Oncologico (C.Or.O.), a svolgere attività professionale presso la Struttura Semplice Dipartimentale di Oncologia Medica Integrata dell’Ospedale Lastaria di Lucera.
LA CONVENZIONE
La decisione risponde alla necessità di superare le criticità legate alla carenza di specialisti in oncologia e si inserisce in un percorso di integrazione operativa tra ASL Foggia e Policlinico Foggia, finalizzato a garantire la continuità e l’appropriatezza dell’assistenza ai pazienti oncologici.
L’attività del Dottor Lombardi sarà svolta in regime di convenzione, per la durata di sei mesi, formalizzata da ASL Foggia subito dopo la richiesta avanzata dal Policlinico Foggia il 13 novembre scorso.
Nonostante il grave lutto familiare che lo ha colpito nelle ultime ore, il dottor Lombardi ha già preso contatti con il professor Matteo Landriscia, direttore dell’UOC di Oncologia Medica e Terapia Biomolecolare del Policlinico Foggia, per concordare le modalità operative degli accessi al Lastaria.
LA COLLABORAZIONE
Le attività oggetto della convenzione sono definite in accordo con il direttore medico di Presidio del Policlinico, dottor Stefano Porziotta e con il direttore del Dipartimento Imaging e Terapie Oncologiche, dottor Sergio Modoni.
Questo modello di collaborazione, basato sul supporto reciproco tra ASL Foggia e Policlinico Foggia, conferma la volontà delle due realtà sanitarie territoriali di operare in piena sinergia per assicurare risposte tempestive, efficaci e di qualità ai pazienti oncologici.
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
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Il testo sarà approvato nella prima seduta utile del Consiglio dei Ministri, dopo l’approvazione della legge di Bilancio, per poi affrontare l’iter parlamentare Uno studio pubblicato su Jama Oncology evidenzia un’associazione tra consumo di alimenti ultra-processati e comparsa di adenomi intestinali nelle persone sotto i 50 anni
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Criteri Critici
Prevenzione tumore al seno: il camper dell’ Asp oggi a Mazara Televallo
Il camper della prevenzione, per la diagnosi del tumore al seno approda a Mazara del Vallo. Su iniziativa dell’Asp di Trapani, nella piazza della Repubblica messa a disposizione dal Comune, oggi dalle 9:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 19:00 per le donne di età compresa tra 50 e 69 anni sarà possibile effettuare gratuitamente la mammografia, per una diagnosi precoce del tumore al seno, in grado di vedere se ci sono lesioni o noduli prima che questi siano palpabili.
comunicato stampa
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Criteri Critici
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Per il Natale 2025 Citterio, storica azienda di salumi, in collaborazione con la foodstylist Chiara Pallotti, presenta due ricette che guardano alla convivialità e alla voglia di sperimentare in cucina,... Per molti studenti universitari, uno dei momenti più complessi dell’intero percorso di studi è proprio la stesura della tesi di laurea. Creare un elaborato accademico richiede infatti tempo, metodo, capacità... In Lombardia nei primi 10 mesi dell’anno i consumatori hanno fatto ricorso al credito al consumo in maniera importante e, secondo l’osservatorio di Facile.it e Prestiti.it, chi ha chiesto un... Altare e Idolo: due nomi iconici per i due sistemi espositivi che Artis ha ideato e realizzato per valorizzare al meglio i suoi prodotti all’interno di show-room e punti vendita.... Oggi è il 20 Novembre ed in questo giorno, nel 2006, a Los Angeles, in California, U.S.A., moriva Robert Altman (nome completo Robert Bernard Altman, che è stato uno dei... L’azienda italiana, leader nell’offerta delle soluzioni innovative e di qualità per l’industria pesante e di processo, include nella propria offerta anche pompe centrifughe di alto livello. Ma cosa succede quando... CHROMALUX® Supreme è un tubo flessibile per doccia dal look classico e una superficie liscia e morbida al tatto. Caratterizzato da un’imbattibile qualità e da prestazioni eccezionali, come tutti i... Aperte le iscrizioni alla Marcialonga Cycling Craft e alla Running Coop Il 31 maggio si pedala sui 4 passi dolomitici con la Cycling Craft da Predazzo Il 5 settembre si... Impostazioni privacy Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione su questo sito.Visualizza la Cookie PolicyVisualizza l'Informativa Privacy Google Analytics è un servizio di analisi web fornito da Google Ireland Limited (“Google”). Google utilizza i dati personali raccolti per tracciare ed esaminare l’uso di questo sito web, compilare report sulle sue attività e condividerli con gli altri servizi sviluppati da Google. Google può utilizzare i tuoi dati personali per contestualizzare e personalizzare gli annunci del proprio network pubblicitario. Questa integrazione di Google Analytics rende anonimo il tuo indirizzo IP. I dati inviati vengono collezionati per gli scopi di personalizzazione dell'esperienza e il tracciamento statistico. Trovi maggiori informazioni alla pagina"Ulteriori informazioni sulla modalità di trattamento delle informazioni personali da parte di Google". Luogo del trattamento: Irlanda -Privacy Policy Consensi aggiuntivi: YouTube è un servizio di visualizzazione di contenuti video gestito da Google Ireland Limited e permette a questo Sito Web di integrare tali contenuti all’interno delle proprie pagine.Questo widget è impostato in modo che YouTube non salvi informazioni e cookie inerenti agli Utenti su questo Sito Web, a meno che non riproducano il video. Luogo del trattamento: Irlanda -Privacy Policy Gravatar è un servizio di visualizzazione di immagini gestito da Automattic Inc. che permette a Automattic Inc. di integrare tali contenuti all’interno delle proprie pagine. Luogo del trattamento: Stati Uniti -Privacy Policy
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Scoperto un nuovo bersaglio terapeutico per la cura del cancro ovarico MeteoWeb
Un gruppo di ricercatori e ricercatrici dell’Università di Genova ha identificato una particolare sottopopolazione di cellule NK, caratterizzata dall’espressione del recettore PD-1. Si tratta di un “braccio operativo” dell’immunità innata, che potrebbe essere rilevante per la cura dei carcinomi sierosi ad alto grado (HGSC), la forma più aggressiva di tumore ovarico. I risultati dello studio, coordinato da Emanuela Marcenaro, docente UniGe di istologia ed embriologia umana, sono stati pubblicati sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research. La ricerca è stata possibile grazie al fondamentale sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, tramite un Investigator Grant 2021 di cui Marcenaro è Principal Investigator.
Il recettore PD-1 è uno dei cosiddetti checkpoint inibitori del sistema immunitario, il bersaglio di diversi tipi di immunoterapie per togliere i “freni” alle nostre difese. PD-1 è il fulcro di uno dei meccanismi più potenti con cui il sistema immunitario può essere inibito nella propria azione contro le cellule tumorali. Inizialmente è stato scoperto e studiato nelle cellule T, un’altra componente chiave dell’immunità, in questo caso acquisita, e delle capacità delle nostre difese di uccidere le cellule tumorali.
L’espressione di PD-1 sulle cellule NK, individuata per la prima volta proprio dal gruppo di ricerca dell’Università di Genova, guidato da Emanuela Marcenaro, indica un ruolo cruciale di questa proteina anche nell’immunosoppressione mediata da questa componente dell’immunità innata.
Nelle pazienti con carcinoma ovarico la sottopopolazione di cellule NK PD-1+ esprime anche NKG2A, un altro checkpoint inibitorio inizialmente identificato sulle cellule NK dal gruppo di ricerca fondato da Alessandro Moretta, già direttore dello stesso Laboratorio di immunologia molecolare. Tale popolazione si è rivelata straordinariamente abbondante nel microambiente tumorale e in particolare nelle metastasi delle pazienti, risultando invece virtualmente assente nei soggetti sani.
Queste cellule hanno un aspetto e un comportamento profondamente alterato e di conseguenza non sono in grado di uccidere efficacemente le cellule tumorali. La loro quantità risulta significativamente aumentata nelle pazienti con forme più avanzate di malattia, mostrando una chiara correlazione tra la loro concentrazione e la gravità clinica del tumore. Si tratta quindi di nuovi possibili bersagli terapeutici, nonché di promettenti biomarcatori prognostici, in grado di fornire indicazioni preziose sul decorso della patologia e sulla potenziale risposta alle terapie.
Lo studio è stato condotto dal gruppo di ricercatrici e ricercatori del Laboratorio di immunologia molecolare – Dipartimento di medicina sperimentale – DIMES dell’Università di Genova, in collaborazione con diversi ricercatori di prestigio internazionale, e inoltre con il contributo scientifico di Silvia Pesce, docente UniGe di istologia ed embriologia umana, e Marco Greppi, docente a contratto presso lo stesso Dipartimento di medicina sperimentale – DIMES e vincitore di una borsa di ricerca post-dottorato della Fondazione Umberto Veronesi.
I ricercatori hanno inoltre effettuato un’approfondita analisi integrata, con tecniche di citometria a flusso multiparametrica, RNA-sequencing, immunoistochimica multiplex e saggi funzionali. Hanno così identificato specifiche nicchie di immunosoppressione nel tessuto tumorale. In tali nicchie coesistono cellule NK infiltranti, che esprimono simultaneamente i checkpoint PD-1 e NKG2A, e cellule tumorali sulla cui superficie si trovano le molecole PD-L1 e HLA-E. Queste ultime sono in grado di legarsi in maniera specifica ai due checkpoint. Ciò suggerisce l’esistenza di un raffinato meccanismo con cui il tumore riesce a sfuggire al sistema immunitario. Tale meccanismo è spazialmente organizzato e permette alle cellule tumorali di inattivare selettivamente l’attività delle cellule NK che sono riuscite a penetrare nel tessuto tumorale. Il cancro limita così l’efficacia delle risposte immunitarie innate.
Di particolare rilievo è il fatto che lo stato disfunzionale delle cellule NK è reversibile grazie all’impiego combinato di inibitori dei checkpoint immunitari, in particolare PD-1 e NKG2A.
I risultati ottenuti aprono la strada a strategie terapeutiche innovative, in grado di riattivare l’attività citotossica delle cellule NK anche nei contesti tumorali più avanzati. Si tratta di una base solida per lo sviluppo di nuove immunoterapie mirate alle cellule NK e pensate per agire in sinergia con gli approcci basati sulle cellule T attualmente in uso. La prospettiva terapeutica è particolarmente promettente per i tumori solidi resistenti, come l’HGSC, in cui l’elusione delle difese immunitarie è ancora oggi una delle sfide cliniche più rilevanti.
I dati raccolti segnano un progresso significativo nella comprensione dei meccanismi di immunosoppressione nei tumori ovarici e nella definizione di nuove strategie per contrastare efficacemente la progressione di questa malattia.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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La perdita di memoria è una delle conseguenze più devastanti dell’Alzheimer. Una ricerca sta quasi trovando una soluzione al non ricordo dei familiari, degli amici stessi ma anche di badanti e medici che li curano. L’assistenza per i malati di Alzheimer è imp…
La perdita di memoria è una delle conseguenze più devastanti dell’Alzheimer. Una ricerca sta quasi trovando una soluzione al non ricordo dei familiari, degli amici stessi ma anche di badanti e medici che li curano. L’assistenza per i malati di Alzheimer è importantissima, perché la malattia neurologica può portare anche al non riconoscimento dei luoghi, del tempo, a delle decisioni improvvise e pericolose. Non sono rari gli annunci di scomparsa o allontanamento dei cari che soffrono questa malattia.
Ogni perdita di memoria ha le sue caratteristiche: quella dei cari o delle persone è collegata a una rottura di reti protettive che circondano i neuroni del cervello. Questa è la descrizione che ne fanno i ricercatori dell’Università della Virginia negli Stati Uniti. Sui cambiamenti del cervello nell’Alzheimer ci sono molti dibattiti scientifici, trovare già una piccola causa è un grande passo avanti, significa rallentare o, un giorno, bloccare la perdita di memoria permanente.
Ricerca clinica e test sulla memoria sociale intaccata dall’Alzheimer, le dichiarazioni di Hararld Sontheimer, autore dello studio
I ricercatori medici della Virginia hanno operato sui topi per prevenire la perdita dei ricordi. I risultati di questi test e poi la sperimentazione clinica umana serviranno anche per migliorare le terapie, sia farmacologiche che relazionali, per non far perdere le interazioni sociali. Lo studio, di cui è autore Harald Sontheimer, è stato pubblicato su Alzheimer’s and Dementia. “Trovare un cambiamento strutturale che spieghi una specifica perdita di memoria nell’Alzheimer è molto entusiasmante. Si tratta di un bersaglio completamente nuovo e abbiamo già in mano farmaci candidati idonei”, queste le parole di Sontheimer.
Intanto, la sperimentazione animale ha portato a scoprire che le reti nervose malate intaccano la memoria sociale. I topi non riescono a ricordare altri topi, la memoria viene intaccata quando è ancora funzionante e genera nuovi ricordi, pensieri e reazioni. Il test dimostra come l’Alzheimer sia progressivo in ogni aspetto neuronale che danneggia.
I ricercatori sono arrivati alla conclusione che è importante proteggere le strutture della rete protettiva neuronale. La prima strada tracciata è quella degli inibitori della MMP, dei farmaci potenti utilizzati anche nel trattamento di artrite e cancro, altre due malattie caratterizzate dalla progressività.
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primo piano 17 Novembre 2025 diinsalutenews.it diinsalutenews.it· Published17 Novembre 2025 Pubblicati sulla rivista Cell Reports i risultati di uno studio dell’IRCCS Ospedale Policlinico San Martino e dell’Università di Genova cofinanziato dal Programma di ricerca Mnesys insieme alla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla. L’indagine individua un...