📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
57.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Inaugurate all'ospedale di Empoli la nuova terapia subintensiva e la sala multimediale 'Rita Levi-Montalcini' gonews.it
È stata svelata oggi , 8 ottobre, all'Ospedale San Giuseppe di Empoli la nuova terapia subintensiva critica, insieme alla sala multimediale di Ginecologia e Ostetricia. All'inaugurazione erano presenti il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, il sindaco di Empoli Alessio Mantellassi, il direttore generale dell'Ausl Toscana Centro Valerio Mari, il direttore della Ginecologia e Ostetricia di Empoli Massimo Gabbanini e la presidente della Seconda Commissione del Consiglio Regionale Brenda Barnini.
La nuova terapia subintensiva critica
La nuova terapia subintensiva, che sorge al primo piano del blocco A1, è stato realizzata con un investimento di quasi 5 milioni di euro e dispone di 16 posti letto. I primi otto posti letto, già operativi, fanno capo alla struttura di Anestesia e Rianimazione e accoglieranno i primi pazienti da lunedì. Gli altri otto, che si aggiungeranno in un secondo tempo, saranno gestiti da Medicina interna 1. Tutti offriranno un livello di assistenza intermedio tra la terapia intensiva e la degenza ordinaria.
"È un polmone molto importante - ha spiegato il direttore generale Valerio Mari - che servirà per scaricare la terapia intensiva e consentire un certo livello di complessità. È un ulteriore tassello nella strategia di potenziamento e crescita dell'ospedale di Empoli all'interno della rete dell'Ausl Toscana Centro".
La nuova struttura, dotata di 4 anestesisti, 14 infermieri e 9 operatori sociosanitari, permetterà una gestione più efficace dei ricoveri provenienti dal pronto soccorso, dei pazienti nel post operatorio e di coloro che, superata la fase più critica, necessitano ancora di osservazione e monitoraggio prima del trasferimento nei reparti di degenza.
"L'ampliamento della subintensiva è un investimento di 5 milioni di euro della Regione Toscana - ha detto il sindaco Alessio Mantellassi -. Abbiamo visto quanto questa struttura sia importante e l'abbiamo visto sperimentato con mano durante il periodo del Covid. Un investimento pubblico sulla sanità che, insieme alle competenze presenti all'interno dell'ospedale e alla capacità di investimento del territorio, permette di migliorare gli spazi".
"La terapia subintensiva dell'ospedale di Empoli, un ospedale di primo ordine, e la realizzazione della sala multimediale di ginecologia per la formazione dei medici, sono sicuramente un investimento necessario e di cui sono orgoglioso - ha detto il presidente Eugenio Giani -. Per quanto riguarda il Padiglione H, a poco a poco i lavori stanno procedendo. Stiamo lavorando tutti perché l'articolo 32 della Costituzione, che definisce la salute quale bene fondamentale per il cittadino e l'interesse generale della collettività. E qui tutto ciò è sapientemente attuato".
La palazzina era stata al centro anche dell'ultima visita dell'assessora regionale Monia Monni, lo scorso maggio, con la conclusione dei lavori inizialmente indicata "entro la fine dell'anno". Nelle scorse settimane, però, la scadenza è slittata a gennaio 2027, a causa di ulteriori opere, tra cui modifiche agli impianti elettrici e antincendio, serramenti, climatizzazione, videosorveglianza e trasmissione dati. Gli interventi aggiuntivi hanno comportato un aumento dei costi e dei tempi di esecuzione.
foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it foto di gonews.it
La sala multimediale di Ginecologia e Ostetricia 'Rita Levi-Montalcini'
Insieme all'inaugurazione del reparto di terapia subintensiva, taglio del nastro anche per la nuova sala multimediale della Ginecologia e Ostetricia, intitolata a Rita Levi-Montalcini. La sala è stata realizzata per favorire l'integrazione e la condivisione delle informazioni sulle pazienti, collegando la sala operatoria con altri specialisti e permettendo di condividere immagini diagnostiche e casi clinici. I nuovi spazi sono stati realizzati grazie al sostegno di diverse aziende del territorio empolese e sanminiatese.
La sala è dedicata alla memoria di Greta Costa e Mattia Giani, due giovani del territorio scomparsi prematuramente. Greta, 11 anni, è morta lo scorso anno dopo una grave malattia. Mattia Giani, originario di San Miniato e calciatore del Castelfiorentino, è morto nel 2024 all'ospedale di Careggi, dopo un malore accusato durante una partita di Eccellenza sul campo del Lanciotto Campi Bisenzio.
"È una stanza nata per l'integrazione e la condivisione delle informazioni sulle pazienti - ha spiegato il direttore della Ginecologia e Ostetricia di Empoli, Massimo Gabbanini -. Quello che vedete sembra un semplice monitor, ma in realtà è un cervello in grado di collegarsi a tantissimi altri cervelli e di farli interagire tra loro. Mentre un operatore esegue un intervento, possono esserci colleghi e specialisti, anche da altre parti del mondo, che collaborano in tempo reale, non solo parlando, ma anche indicando direttamente quello che sarebbe meglio fare".
Il sistema può essere utilizzato anche per condividere esami e immagini diagnostiche, come ecografie, Tac e risonanze, e per la discussione dei casi: "possiamo registrare e immagazzinare tutte le immagini e, quando discutiamo un caso, confrontarle anche con quelle di altri pazienti. Immaginate gli sviluppi che possiamo avere anche dal punto di vista di una terapia mirata e giusta per ogni singolo paziente". La sala è equipaggiata anche con strumenti per la formazione e l'esercitazione in laparoscopia assistita dall'intelligenza artificiale.
Sulla nuova sala si è congratulato anche il presidente Giani, che ha ricordato il legame personale con Gabbanini e con la sua famiglia: "Sono orgoglioso del professor Gabbanini, perché l'ho visto adolescente, essendo amico dello zio Vittorio, che per dieci anni è stato sindaco di San Miniato, e del babbo Marzio, che qui all'ospedale di Empoli conoscete bene. Il contributo dei sanminiatesi a Empoli è realtà".
Niccolò Banchi
Notizie correlate
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Terapia genica e occhiali speciali: alcune persone cieche tornano a individuare gli oggetti Mondosanità
I fotorecettori, le cellule dell’occhio che captano la luce, sono ormai danneggiati; eppure alcune informazioni visive possono tornare a raggiungere il cervello. È il sorprendente risultato dello studio PIONEER, nel quale una terapia genica associata a speciali occhiali elettronici ha consentito ad alcune persone con cecità grave di individuare oggetti, localizzare una porta o seguire una linea sul pavimento. Non una vista normale, precisiamo, ma il recupero parziale di capacità che la malattia aveva sottratto.
La ricerca, pubblicata l’8 ottobre 2026 sul New England Journal of Medicine, è stata condotta da un gruppo internazionale guidato da José-Alain Sahel, dell’Università di Pittsburgh, e Botond Roska, dell’Institute of Molecular and Clinical Ophthalmology Basel. Vi hanno partecipato dieci persone con retinite pigmentosa avanzata, una malattia ereditaria che provoca la progressiva degenerazione della retina, il tessuto sensibile alla luce situato all’interno dell’occhio. Il lavoro amplia una prima dimostrazione ottenuta nel 2021 su un solo paziente: ora si è cercato di verificare se quella possibilità di recupero potesse ripresentarsi in più persone.
Come far arrivare un segnale visivo al cervello quando le cellule incaricate di captare la luce non funzionano più? La risposta sta nelle altre cellule retiniche che possono sopravvivere alla degenerazione. I ricercatori hanno utilizzato l’optogenetica, una tecnica che permette di controllare l’attività cellulare mediante proteine sensibili alla luce, per intervenire sulle cellule gangliari della retina: sono queste, normalmente, a trasmettere verso il cervello le informazioni visive. Il trattamento non ripara i fotorecettori. Li aggira.
Ogni partecipante ha ricevuto una sola iniezione nell’occhio con la vista peggiore, contenente un vettore virale modificato — un mezzo di trasporto per istruzioni genetiche — destinato a far produrre alle cellule gangliari la proteina ChrimsonR, che le rende capaci di rispondere alla luce color ambra. Ma non basta. Occorre fornire a quelle cellule uno stimolo adatto, ed è qui che intervengono gli occhiali: una telecamera riprende l’ambiente, un sistema elettronico trasforma le immagini in impulsi luminosi e questi vengono proiettati sulla retina trattata.
Per intenderci, è come predisporre un ingresso alternativo in un circuito il cui primo interruttore è fuori uso: la terapia rende sensibili alla luce cellule che si trovano più avanti nel percorso, mentre gli occhiali inviano loro il segnale necessario ad attivarsi. Si sfruttano così strutture ancora disponibili, senza dover correggere la particolare mutazione genetica responsabile della malattia. È questo l’aspetto più notevole del procedimento: non ricostruire ciò che è andato perduto, ma mettere al lavoro ciò che è rimasto.
I risultati, tuttavia, non sono stati uguali per tutti. Sette partecipanti su dieci hanno mostrato un aumento della sensibilità luminosa; sei hanno raggiunto il miglioramento definito clinicamente significativo dai ricercatori, ossia una sensibilità almeno quattro volte superiore. Quanto alle attività concrete, quattro degli otto partecipanti sottoposti ai test comportamentali hanno compiuto progressi in alcune prove: rilevare la presenza di un oggetto, individuarne la posizione, raggiungerlo con la mano usando gli occhiali. Sono stati osservati miglioramenti anche nell’individuazione di una porta e nel seguire un percorso segnato da una linea. Le registrazioni dell’attività cerebrale hanno inoltre rilevato segnali compatibili con l’arrivo delle nuove informazioni alla corteccia, la regione del cervello coinvolta nella loro elaborazione.
Da notare che chi si era esercitato più a lungo con gli occhiali tendeva a ottenere risultati migliori nell’individuazione degli oggetti. La tecnologia, insomma, potrebbe aver bisogno di un lavoro di apprendimento: la riabilitazione si profila come una componente importante del trattamento, non come un semplice complemento. Resta però una differenza assai grande fra questi progressi e il recupero della vista: i partecipanti non hanno riacquistato la capacità di leggere o riconoscere i volti.
Anche la valutazione clinica richiede cautela. PIONEER è uno studio iniziale di fase 1/2, cioè una sperimentazione il cui obiettivo principale era verificare la sicurezza del trattamento, senza assegnazione casuale dei partecipanti né gruppo di controllo con cui confrontare i risultati. Non costituisce dunque una dimostrazione definitiva dell’efficacia. In nove partecipanti sono stati registrati 34 eventi avversi oculari, quasi tutti lievi o moderati; uno è stato classificato come grave: un’occlusione transitoria dell’arteria centrale della retina, verificatasi subito dopo l’iniezione e risoltasi entro pochi minuti dopo il trattamento. Gli autori considerano incoraggiante il profilo di sicurezza osservato, ma chiedono ulteriori verifiche.
La ricerca è stata finanziata da GenSight Biologics, l’azienda coinvolta nello sviluppo della tecnologia, che non dispone ancora dell’autorizzazione alla commercializzazione. Per ora, dunque, siamo davanti a una possibilità sperimentale, non a un trattamento disponibile: occorreranno studi più ampi e controllati per stabilire quanto durino i miglioramenti e quanto aiutino davvero nella vita quotidiana. Una nuova via per trasmettere informazioni visive sembra possibile. Resta da vedere quanto lontano potrà condurre.
⸻
Sahel JA et al. “Optogenetic Therapy for Restoring Aspects of Visual Function”. The New England Journal of Medicine, 8 ottobre 2026. Studio clinico PIONEER, fase 1/2. DOI: 10.1056/NEJMoa2602215.
Link alla pubblicazione
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Il mio medico: novità nella diagnosi e cura del tumore al seno e intervento di protesi bilaterale all’Humanitas di Catania Tv2000
Il mio medico: novità nella diagnosi e cura del tumore al seno e intervento di protesi bilaterale all’Humanitas di Catania
Nella settimana de ‘Il mio medico’ approfondimenti sulle novità nella diagnosi e nelle terapie del tumore al seno, sulla prevenzione cardiovascolare, sulle nuove cure per la maculopatia e sull’intervento di protesi bilaterale d’anca eseguito all’Humanitas di Catania su un paziente di 98 anni. Programma di informazione medica dedicato a salute e prevenzione, con il contributo di specialisti, condotto da Monica Di Loreto, in onda su Tv2000 dal lunedì al venerdì alle ore 10.05.
Lunedì 12 ottobre
Le ultime novità della ricerca scientifica nella diagnosi e nelle terapie dei tumori sono al centro dell’intervento del prof. Paolo Veronesi, direttore del Programma Senologia all’IEO di Milano e presidente della Fondazione Umberto Veronesi. Il prof. Angelo Santoliquido, direttore UOS Angiologia e Diagnostica Vascolare all’IRCCS Policlinico Gemelli di Roma, approfondisce le possibili cause del dolore alle gambe, gli esami per individuarle e le terapie più appropriate. Spazio anche all’alimentazione con il tecnologo alimentare Giorgio Donegani, che spiega l’importanza delle fibre in una dieta sana, mentre il chimico farmaceutico ed esperto in fitoterapia Giovanni Occhionero illustra le proprietà del magnesio e le modalità per sceglierlo e utilizzarlo correttamente.
Martedì 13 ottobre
Il prof. Mario Romano, responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica presso l’IRCCS Humanitas, presenta le terapie più avanzate per la cura della maculopatia. Nella rubrica “Il mio medico risponde”, la dott.ssa Serena Elisa Tempera, chirurgo generale del Centro Multifunzionale di Chirurgia Endocrina dell’Ospedale Cristo Re di Roma, risponde ai quesiti dei telespettatori sui controlli della tiroide e sulle condizioni che richiedono un intervento chirurgico. Il prof. Claudio Ascani, direttore UOC di Chirurgia Protesica Avanzata all’ospedale CTO di Roma, chiarisce le più diffuse false credenze sull’artrosi del ginocchio. La biologa nutrizionista Federica Mastronardo approfondisce infine il ruolo delle proteine dopo i 60 anni, spiegando come assumerle e in quali quantità.
Giovedì 15 ottobre
Come riconoscere un infarto e quali esami effettuare per controllare la salute del cuore sono i temi affrontati dal prof. Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari Cuore all’IRCCS Policlinico Gemelli di Roma. La dott.ssa Luisa Fofi, neurologa dell’Unità Cefalee e Neurosonologia della Fondazione Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma, illustra l’impiego dell’agopuntura nella cura dell’emicrania. La dott.ssa Laura Pennazzi, ostetrica, nutrizionista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, approfondisce il contributo della fitoterapia al benessere del microbiota femminile. In cucina, la dott.ssa Giulia Biondi, specialista in Scienza dell’alimentazione, e la chef Ginevra Antonini propongono ricette della tradizione rivisitate in chiave sana e nutrizionalmente bilanciata.
Venerdì 16 ottobre
Il prof. Luca Sconfienza, docente di Radiologia all’Università di Milano e responsabile della Radiologia Interventistica all’Istituto Galeazzi Sant’Ambrogio di Milano, spiega quando è indicata un’ecografia addominale e quali ulteriori accertamenti consentono di controllare gli organi interni. La dott.ssa Rita Giampetruzzi, direttore UOC Dermatologia Clinica all’IDI di Roma, offre indicazioni sulla scelta di cosmetici e detergenti per la cura quotidiana della pelle. Con la biologa nutrizionista e farmacista Daniela Biserni, spazio ai consigli per preparare una colazione sana, gustosa ed equilibrata.
La puntata racconta inoltre un intervento eseguito all’Humanitas Istituto Clinico Catanese di Catania, dove un paziente di 98 anni riceve due protesi d’anca nel corso della stessa operazione chirurgica, tornando in piedi già poche ore dopo. A eseguire l’intervento è il dott. Giuseppe Mazziotta, responsabile dell’Ortopedia dell’ospedale.
8 Ottobre 2026
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Dalla risonanza magnetica al DNA del tumore: arriva la ‘biopsia virtuale’ dei gliomi insalutenews.it
Coordinato da Siena Imaging, il progetto è tra i 7 finanziati dall’European Innovation Council con il bando Pathfinder Challenges: 3,99 milioni di euro e 4 anni di ricerca per verificare, con l’utilizzo dei sistemi di Intelligenza Artificiale Generativa, se la risonanza magnetica possa distinguere il profilo molecolare dei tumori cerebrali
Siena, 8 ottobre 2026 – È stato presentato oggi a Siena GLIOGEN-X “From Magnetic Resonance Imaging to Molecular Signatures: Generative AI for Virtual Biopsy in Gliomas”, il progetto di ricerca che punta a verificare se le immagini di risonanza magnetica (RM) cerebrale contengano già le informazioni necessarie a caratterizzare il profilo molecolare dei gliomi.
Un nuovo approccio nella neuro-oncologia, basato sull’applicazione di Intelligenza Artificiale, per dimostrare come le immagini comunemente usate nel percorso clinico dei pazienti possano fornire informazioni sulle caratteristiche molecolari del tumore, favorendo un processo diagnostico non invasivo e personalizzato nonché lo sviluppo di nuovi e più efficaci trattamenti.
Il progetto, coordinato dalla PMI senese Siena Imaging s.r.l., ha come partners Fondazione Toscana Life Sciences (TLS), l’Università di Manchester, la Fundació per a la Universitat Oberta de Catalunya e la Northern Care Alliance NHS Foundation Trust di Manchester (ente affiliato) ed è uno dei 7 progetti finanziati dall’European Innovation Council (EIC) nell’ambito del bando Pathfinder Challenges “Generative-AI based Agents to Revolutionise Medical Diagnosis and Treatment of Cancer” (Horizon Europe), dedicato alla ricerca di frontiera ad alto rischio e alto potenziale. GLIOGEN-X è finanziato con un budget complessivo di 3.996.043,38 euro per una durata di 4 anni.
I gliomi sono i tumori cerebrali più comuni negli adulti, con un’incidenza di oltre 27.700 nuovi casi l’anno in Europa. Tra questi, la forma più aggressiva, il glioblastoma, ha una sopravvivenza media di 12-15 mesi. Inoltre, l’incidenza dei tumori del sistema nervoso centrale è stimata in crescita del 50% entro il 2045. Oggi la diagnosi e la scelta terapeutica si basano sul profilo molecolare del tumore, “leggibile” unicamente attraverso la biopsia: procedure invasive e non sempre praticabili, come nel caso di pazienti fragili o con tumori in strutture del cervello ad alto rischio o inaccessibili alla neurochirurgia.
GLIOGEN-X si pone l’obiettivo di sviluppare un modello di “biopsia virtuale” a partire da oltre 3.000 risonanze magnetiche annotate, provenienti dagli ospedali di Manchester e Sheffield: predire cioè il profilo molecolare del glioma direttamente dalle immagini di risonanza magnetica (RM).
Il progetto, dunque, nasce con l’obiettivo di validare il principio che le immagini di RM contengano le informazioni molecolari necessarie alla diagnosi e stratificazione di questo tipo di tumori, individuando le mutazioni specifiche in base alle quali vengono classificati. Siena Imaging ha già ottenuto incoraggianti risultati preliminari, raggiungendo un’accuratezza dell’86-96% nel predire i principali sottotipi molecolari dei gliomi, in precedenti ricerche finanziate da fondi PNRR.
Il progetto si articola su tre pilastri: intelligenza artificiale generativa che crei immagini di RM sintetiche “simili” a quelle caratteristiche per ogni tipo di glioma, che permetta di ottenere dataset disponibili alla comunità scientifica per studiare la malattia; investigare e verificare l’esistenza di una “impronta biologica” molecolare rilevabile nelle immagini di RM; sviluppare modelli algoritmici interpretabili (approccio non black-box), capaci di predire in maniera non invasiva e con la massima accuratezza le caratteristiche molecolari dei gliomi, il tutto condotto attraverso un’infrastruttura di “federated learning” che permetta agli ospedali di collaborare senza trasferire i dati dei pazienti, e dunque nel rispetto di GDPR e AI Act.
La ricerca condotta nell’ambito di GLIOGEN-X potrebbe aprire la strada alla diagnosi molecolare anche per quei pazienti che oggi non possono sottoporsi alle procedure chirurgiche invasive. Il progetto punta inoltre a produrre una piattaforma e una collezione di dati riutilizzabili, come asset europei per un’intelligenza artificiale affidabile in sanità.
L’approccio di ricerca definirà con maggiore chiarezza fino a che punto la risonanza magnetica possa rivelare la biologia del tumore. Al di là dei suoi obiettivi scientifici, GLIOGEN-X implementerà metodologie che garantiscano la conformità del modello sviluppato nel progetto all’AI Act e alle altre normative rilevanti, per un utilizzo dell’AI che sia spiegabile, verificabile e incentrato sulla persona.
“Siamo orgogliosi di questo importante successo. Siena Imaging nasce come gruppo di ricerca della nostra università di altissimo livello nel campo dell’analisi e delle interpretazioni delle neuroimmagini – afferma Nicola De Stefano, professore ordinario di Neurologia all’Università di Siena e co-fondatore di Siena Imaging – Nel nostro DNA la ricerca è sempre stata presente, è il valore fondante della nostra identità; ciò che ha guidato e guida ancora la nostra crescita come azienda”.
“Siena Imaging opera con la volontà di portare a pazienti e professionisti del settore soluzioni innovative che colmino la distanza tra la ricerca e l’applicazione clinica – precisa Marco Battaglini, CEO e co-fondatore di Siena Imaging – Con questo riconoscimento, abbiamo fatto un passo concreto in questa direzione, sempre guidati dalla convinzione che la ricerca di altissimo livello sia fondamentale anche per una piccola azienda che vuole essere innovativa. Siamo stati riconosciuti meritevoli di vincere il Pathfinder Challenge programme al pari di istituzioni di ricerca di primissimo piano, come il Karolinska Instititute o il Max Plank institute. E di questo, che noi consideriamo un punto di partenza e non di arrivo, siamo orgogliosi”.
“Il finanziamento di GLIOGEN-X da parte dello European Innovation Council è un risultato di straordinario valore scientifico e strategico. Essere tra i pochissimi progetti finanziati in uno dei bandi più competitivi d’Europa conferma la qualità della ricerca nel nostro territorio e il ruolo di TLS come importante hub d’innovazione. È anche la dimostrazione concreta di come la collaborazione tra imprese innovative, ricerca pubblica, sistema sanitario e istituzioni possa generare progetti capaci di competere ai massimi livelli internazionali”, commenta Francesco Frati, Presidente della Fondazione Toscana Life Sciences.
“Siamo particolarmente orgogliosi di affiancare partner come Siena Imaging, l’Università di Manchester e la Fundació per a la Universitat Oberta de Catalunya in questa sfida che coniuga intelligenza artificiale, medicina di precisione e ricerca oncologica, contribuendo non solo allo sviluppo di nuove tecnologie innovative ma anche alla definizione di modelli etici, regolatori e organizzativi che saranno fondamentali per il futuro dell’AI applicata alla salute in Europa – aggiunge Frati – GLIOGEN-X è un successo che va oltre il singolo progetto: è il risultato di un ecosistema delle scienze della vita capace di fare rete, attrarre competenze e risorse europee altamente competitive. Il ruolo di Toscana Life Sciences è proprio quello di creare connessioni affinché l’eccellenza scientifica si traduca in crescita industriale per il territorio. E, appunto, la partecipazione a un progetto così ambizioso conferma che anche Siena e la Toscana possono essere protagoniste nello sviluppo delle tecnologie che guideranno la medicina del futuro”.
Il progetto vede la partecipazione, oltre a Siena Imaging (coordinatore e sviluppatore dei modelli di AI e GenAI), di Fondazione Toscana Life Sciences (gestione regolatoria, coordinamento con gli altri 6 progetti del portfolio EIC, aderenza ai principi etici, disseminazione e comunicazione, project management condiviso), University of Manchester – con Northern Care Alliance NHS Foundation Trust, affiliata – (validazione clinica) e Fundació per a la Universitat Oberta de Catalunya (sviluppo della piattaforma di infrastruttura federata per l’addestramento collaborativo dei modelli).
“Le Università di Manchester e Sheffield e i loro gruppi clinici di Neuro-Oncologia sono all’avanguardia nella ricerca e nel trattamento dei tumori del sistema nervoso centrale e sono entrambe riconosciute dalla Tessa Jowell Brain Tumour Mission come centri di eccellenza a livello nazionale e internazionale – spiega Federico Roncaroli, Professor of Clinical Neuropathology e principal investigator, University of Manchester (UNIMAN) e Northern Care Alliance (NCA) – Le due Università sono le prime nel mondo ad aver introdotto trattamenti per i gliomi che vengono somministrati prima dell’intervento chirurgico, in specifici pazienti selezionati sulla base della caratterstiche di RM. La collaborazione con Siena Imaging in GLIOGEN-X reppresenta una pietra miliare nello svilippo di questi trattamenti innovativi perché permetterà un’accurata classificazione molecolare dei tumori e la personalizzazione della terapia senza la necessità di procedure invasive”.
“Uno degli aspetti più innovativi di GLIOGEN-X è la possibilità di far collaborare centri clinici diversi senza che i dati sensibili dei pazienti debbano lasciare le istituzioni che li custodiscono. Il contributo della Universitat Oberta de Catalunya sarà quello di mettere a disposizione la propria esperienza nel federated learning per progettare, implementare e rendere operativa un’infrastruttura che permetta di addestrare e validare i modelli di intelligenza artificiale in modo distribuito, sicuro e scalabile – afferma Ferran Prados, principal investigator della Fundació per a la Universitat Oberta de Catalunya (FUOC) – Questo approccio consentirà di sfruttare la diversità dei dati provenienti da più centri, migliorando la robustezza e la generalizzabilità dei modelli nel rispetto della privacy e del quadro normativo europeo. Parallelamente, esploreremo, dove scientificamente utile e tecnicamente possibile, il contributo dei dati sintetici per ampliare la variabilità disponibile per l’addestramento e contribuire a superare alcune delle limitazioni legate alla scarsità e all’eterogeneità dei dati clinici”.
GLIOGEN-X è uno dei 7 progetti selezionati dall’European Innovation Council per sostenere lo sviluppo di tecnologie di intelligenza artificiale generativa in un settore strategico per la salute pubblica. I progetti finanziati formeranno un portfolio europeo chiamato a produrre modelli validati clinicamente, dataset sintetici condivisi e framework di valutazione conformi all’AI Act e al regolamento sui dispositivi medici, per posizionare l’Europa come leader nell’IA affidabile in oncologia.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al pancreas, nuove cure nel 2026: che cosa cambia per i pazienti Affaritaliani
Il 2026 ha portato risultati rilevanti per le terapie contro il tumore del pancreas, soprattutto con nuovi farmaci mirati contro RAS e KRAS. Alcuni trattamenti restano sperimentali, mentre daraxonrasib è stato autorizzato negli Stati Uniti per specifici pazienti già trattati.
Tumore al pancreas e Daraxonrasib, il risultato più avanzato del 2026
Per decenni KRAS è stato considerato un bersaglio quasi impossibile da colpire con un farmaco. La situazione sta cambiando. Uno studio di fase 3 su daraxonrasib, un farmaco orale che blocca diverse forme attive della famiglia RAS, ha coinvolto 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti a precedenti terapie.
La sopravvivenza mediana è risultata di 13,2 mesi contro 6,7 mesi con la chemioterapia. Anche il tempo senza progressione della malattia è risultato più lungo. Negli Stati Uniti la FDA ha autorizzato il farmaco nell’agosto 2026 per pazienti con adenocarcinoma pancreatico già sottoposti ad almeno una precedente terapia sistemica o non candidabili a trattamenti combinati. L’approvazione americana non equivale però automaticamente alla disponibilità in Italia o nell’Unione europea.
Tumore al pancreas: nuovi farmaci contro KRAS
Altri studi puntano a colpire mutazioni più specifiche. Uno studio di fase 1b/2 pubblicato su Nature Medicine ha valutato HRS-4642, diretto contro KRAS G12D, insieme a gemcitabina e nab-paclitaxel. Nei 30 pazienti precedentemente non trattati inclusi nella fase 2, il tasso di risposta obiettiva confermato è stato del 63,3%.
Un altro farmaco orale, GFH375, ha mostrato attività antitumorale in uno studio iniziale su pazienti con tumori KRAS G12D, compresi 43 casi di tumore pancreatico. Si tratta però ancora di sperimentazioni cliniche che richiedono conferme su gruppi più ampi.
Tumore al pancreas: vaccini e virus oncolitici
La ricerca si muove anche su approcci differenti. Un vaccino sperimentale contro KRAS ha dimostrato in fase 1 di poter generare una risposta immunitaria in persone ad alto rischio di sviluppare un tumore al pancreas. Non è un vaccino disponibile per la popolazione e il suo possibile ruolo preventivo deve ancora essere verificato.
A settembre Nature Medicine ha pubblicato anche uno studio di fase 2b sull’utilizzo di un adenovirus oncolitico insieme alla chemioterapia nel tumore pancreatico metastatico.
Per i pazienti oggi in cura, la scelta terapeutica continua comunque a dipendere da stadio, condizioni generali e caratteristiche molecolari del tumore. AIRC sottolinea che la chemioterapia resta ancora una componente fondamentale per gran parte dei pazienti e che le terapie mirate sono utilizzabili soltanto in sottogruppi selezionati.
Tumore del pancreas: al policlinico Gemelli di Roma due trial clinici con daraxonrasib, il farmaco che raddoppia la sopravvivenza nei pazienti trattati in seconda linea. Come funziona l'accesso alle sperimentazioni e come si distinguono - Vanity Fair Italia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del pancreas: al policlinico Gemelli di Roma due trial clinici con daraxonrasib, il farmaco che raddoppia la sopravvivenza nei pazienti trattati in seconda linea. Come funziona l'accesso alle sperimentazioni e come si distinguono Vanity Fair Italia
A raccontareattraverso le pagine diVanity Fairdi avere iniziato una terapia con ildaraxonrasibè stato il conduttore radiofonicoMax Parisi,volato nei giorni scorsi negli Stati Uniti con un tumore al pancreas e metastasi al fegato proprio per tentare di aggiungere tempo alla sua vita attraverso il nuovo farmaco. I dati dello studio clinico sul daraxonrasib diretto dal dottor Brian Wolpin, oncologo e ricercatore del Centro di Gastroenterologia oncologica del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, hanno infatti dimostrato cheha quasi raddoppiato i tassi di sopravvivenza dei volontari partecipanti alla sperimentazione. Approvato il 26 agosto scorso dalla FDA - l'ente federale statunitense che regola i prodotti farmaceutici - ma ancora in attesa di approvazione da parte dell'Agenzia Europea per i Medicinali,il daraxonrasib non è attualmente in commercio e risulta disponibile soltanto all'interno delle sperimentazioni cliniche o con l’uso compassionevole.Proprio a questo riguardo l’AIFA - l'Agenzia Italiana del Farmaco - starebbe trattando con l'azienda produttrice statunitense Revolution Medicines al fine di poter avviare programmi di accesso anticipato. Lo scorso 2 ottobresono intanto partite al Policlinico Gemelli di Roma due sperimentazionisul farmaco sponsorizzate dalla casa farmaceutica, una in prima linea cheriguarda pazienti con malattia metastatica che devono sottoporsi alla chemioterapia per la prima voltae che prevede tre bracci: con esclusiva somministrazione di daraxonrasib, con somministrazione di daraxonrasib combinata con chemioterapia standard e infine con esclusiva chemioterapia standard senza farmaco. E poi una sperimentazione in seconda linea, ovvero in terapia adiuvante, che riguardapazienti che hanno già affrontato l’intervento chirurgico per il tumore del pancreas. «Poiché non sappiamo se questo farmaco funziona in combinazione con la chemioterapia, non ne conosciamo in questo caso l'efficacia né l'eventuale tossicità, all'interno della sperimentazione di prima linea è previsto anche un braccio in cui il computer selezionerà in modalità random chi riceverà soltanto la chemioterapia standard, senza farmaco», precisa il professorGiampaolo Tortora, ricercatore e direttore del Comprehensive Cancer Center del Gemelli. «Attualmente è stato compiuto infatti un solo studio sul daraxonrasib, diventato in poco tempo famoso. Si è trattato però di una sperimentazione clinica in seconda linea metastatica, cioè in pazienti che avevano già seguito il trattamento di prima linea per la malattia, la quale si è poi ripresentata o è progredita, segnando il passaggio a un trattamento di seconda linea, che nel caso di questo studio significava sottoporsi alla chemioterapia standard, oppure assumere soltanto il nuovo farmaco», chiarisce lo specialista. Poi aggiunge: «I pazienti trattati soltanto con daraxonrasib hanno ottenuto un beneficio importante, raddoppiato rispetto a quello che si ottiene con la chemioterapia standard. Per questo motivo, negli Stati Uniti si è deciso di rendere il farmaco disponibile, ma solo per la seconda linea di trattamento».Diverso è il caso dell'Europa, dove attualmente «c'è la possibilità di acquistarlo al costo di 633 euro a compresa - circa 480.000 euro per un anno di terapia - ma soltanto per pazienti in seconda linea. L'acquisto non è disponibile né per pazienti di prima linea, né per pazienti di terza linea che magari sono già stati sottoposti a vari trattamenti», evidenzia Tortora.L'unico altro modo per assumerlo è entrare in una sperimentazione clinica. «Le due in corso attualmente riguardano la prima linea metastatica, come nel caso del trial denominato RASolute 303, oppure la terapia adiuvante dopo l'intervento chirurgico. Ne comincerà anche un terzo, a breve, sempre di prima linea metastatica, in cui si utilizzeranno due diversi inibitori, due compresse differenti da prendere insieme: una è il daraxonrasib, l'altro è un farmaco simile, ma che colpisce in maniera più specifica un tipo di mutazione KRAS». La sperimentazione avviata in Italia non riguarderà soltanto il Policlinico Gemelli, ma sarà attiva anche altrove. «C'è sicuramente a Verona, probabilmente anche a Padova, Pisa e Milano, oltre a vari altri centri in Italia», spiega il ricercatore del policlinico, che chiarisce anche la modalità di accesso alle sperimentazioni: «Lo studio prevede criteri di arruolamento molto rigorosi ed è l'oncologo che sulla base della storia clinica del paziente e le caratteristiche della malattia dice “Lei è arruolabile o non è arruolabile”». Riguardo al numero di pazienti reclutabili e alla durata della sperimentazione non sussistono risposte assolute: «Noi stabiliamo un numero di pazienti per ogni centro, ma ci aspettiamo di superarlo, vista l'esigenza e la grande richiesta. Sono sicuro che andremo molto veloci e non ci viene posto un limite. Se nel nostro centro è stato stabilito che dovremmo contribuire con cinque pazienti, non vedo preclusioni nel reclutarne anche sette oppure otto. La durata invece dipende dal risultato: se il paziente risponde al trattamento lo proseguirà finché funziona. Chi invece è più sfortunato, ovvero non risponde e va in progressione, esce dallo studio. Ma questa è la regola di tutti gli studi». Ciò che è chiaro è che il daraxonrasibnon non è una cura, eppure questo nuovo farmaco ha un'importanza speciale, come mette in luce lo stesso specialista: «I risultati dello studio condotto sulla seconda linea offrono sicuramente una grande speranza. Ma in linea generale ci sono due aspetti che rendono importante questo farmaco. Il primo riguarda il bersaglio su cui agisce, il gene KRAS, critico in tantissimi tumori e in modo particolare per quelli del pancreas in cui risulta mutato nel 94% circa dei pazienti. Conoscevamo la sua importanza ma non avevamo mai avuto nulla prima d'ora che potesse agire su tale mutazione. Il secondo aspetto è che lo studio in fase due ha dato dei risultati molto importanti e quindi ci sono molte aspettative. Adesso andremo a valutare se il farmaco funziona anche in prima linea da solo o in combinazione con la chemio, oppure se non funziona affatto o è tossico oppure se funziona come terapia adiuvante. Nessuno a oggi può dire "Sicuramente funzionerà". Lo studio clinico vuole dare proprio queste risposte». La causa principale di molti tumori è legata a un malfunzionamento dell'interruttore on-off per la crescita cellulare. Nelle cellule sane, la via di segnalazione RAS, responsabile della crescita cellulare, sa quando spegnersi. Ma in molti tumori, si verifica una mutazione e l'interruttore rimane bloccato in posizione «acceso», portando a una crescita cellulare maligna incontrollata. Nei tumori al pancreas, una proteina associata a RAS in particolare,la K-RAS, è responsabile di questo blocco in oltre il 90% dei casi. Gli scienziati conoscono la KRAS da anni, ma trovare un sito adatto in cui un farmaco possa legarsi e bloccarne gli effetti si è rivelato difficile. I ricercatori che hanno sviluppato il daraxonrasib hanno in questo caso individuato un bersaglio diverso. Il farmaco lega la proteina RAS a una proteina chaperon (un aiutante cellulare) che a sua volta agisce sulle proteine KRAS con una qualsiasi delle sette mutazioni cancerogene note.Questo rende il daraxonrasib un inibitore pan-RAS, e non solo un nuovo farmaco, ma il primo di una nuova classe di farmacied è questo uno dei motivi per cui è così entusiasmante per la comunità scientifica.
Il candidato per la terapia oncologica di Perspective riceve la designazione Fast Track della FDA; azioni in rialzo prima dell'apertura - MarketScreener Italia
📰 MarketScreener Italia📅 2026-10-08T10:54:24
terapia oncologica
Il candidato per la terapia oncologica di Perspective riceve la designazione Fast Track della FDA; azioni in rialzo prima dell'apertura MarketScreener Italia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas non operabile: al Gemelli la prima terapia al mondo con la colla radioattiva Il Fatto Quotidiano
Tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile. Ma per la prima volta al mondo una donna è stata curata al Policlinico Gemelli di Roma con un’innovativa colla biologica radioattiva. La procedura, realizzata dal direttore della radiologia interventistica, Roberto Iezzi, è stata effettuata su una donna di 63 anni, in “anestesia locale e minima sedazione”. L’obiettivo era quello di creare le condizioni per una successiva operabilità.
“Vedere la tecnologia di BetaGlue raggiungere la sua prima applicazione clinica al mondo rappresenta un momento fondamentale e la conferma del valore concreto del progetto”, ha detto Cinzia Marchese, presidente di Fondazione Tech e Biomedical. La paziente presentava un adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato e la terapia radiante percutanea è stata realizzata iniettando la colla biologica radioattiva – contenente particelle di Ittrio-90 – all’interno della lesione tumorale con l’utilizzo di un ago speciale, sotto guida ecografica o TAC/CBCT.
La procedura percutanea mini-invasiva è durata un’ora, senza complicanze post operatorie. Dopo 7 giorni dalla procedura, la PET-TAC con Ittrio-90 (Y90) di controllo ha dimostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all’interno del pancreas. L’intervento è stato realizzato grazie alla collaborazione tra radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari (per la gestione della dose) e radioterapisti, che hanno gestito la paziente prima e dopo la procedura.
L’idoneità a questo trattamento è stata discussa dal team multidisciplinare del tumor board del pancreas del Gemelli, alla presenza di Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora. Allo studio hanno preso parte i centri in Italia, Belgio e Gran Bretagna e prosegue l’arruolamento dei pazienti, con i prossimi trattamenti previsti a ottobre. Per Marchese, l’obiettivo è “contribuire a creare le condizioni perché una tecnologia nata in Italia possa arrivare dal progetto alla sperimentazione clinica, fino al letto del paziente. Il caso BetaGlue dimostra quanto sia strategico costruire un ecosistema capace di accompagnare la ricerca biomedica lungo tutto questo percorso”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore del pancreas non operabile, testata la “colla” radioattiva Pazienti.it
Una nuova strada sperimentale per il trattamento del tumore del pancreas localmente avanzato e non operabile è stata percorsa al Policlinico Gemelli di Roma, dove una donna di 63 anni è stata sottoposta a una procedura mai eseguita prima. I medici hanno iniettato direttamente all’interno della massa tumorale una particolare sostanza biologica contenente particelle radioattive di Ittrio-90, con l’obiettivo di concentrare le radiazioni nella lesione e valutare se il trattamento possa contribuire a rendere successivamente possibile un intervento chirurgico.
La procedura si inserisce in un trial internazionale e deve quindi essere considerata ancora sperimentale. Il primo trattamento serve soprattutto ad aprire una fase di valutazione più ampia: saranno i dati raccolti con il proseguimento dello studio a chiarire efficacia, sicurezza e reale possibilità di modificare il percorso terapeutico dei pazienti.
Una “colla” radioattiva iniettata direttamente nel tumore
La tecnica utilizzata al Gemelli è una forma di radioterapia percutanea locoregionale. Invece di irradiare la neoplasia dall’esterno, il prodotto viene portato direttamente all’interno della lesione attraverso uno speciale ago.
La sostanza impiegata, denominata YntraDose®, è una colla biologica sviluppata da BetaGlue Therapeutics, start-up italiana, all’interno della quale sono incorporate particelle di Ittrio-90, un isotopo che emette radiazioni beta.
L’obiettivo è fare in modo che il materiale rimanga confinato nel tumore, permettendo alla radiazione di agire localmente. L’iniezione viene effettuata sotto guida di imaging, utilizzando ecografia oppure TAC/CBCT, così da raggiungere con precisione l’area da trattare.
Nel caso eseguito a Roma, la procedura è stata realizzata dal professor Roberto Iezzi, direttore della Radiologia interventistica della Fondazione Policlinico Gemelli.
La paziente aveva un tumore localmente avanzato non operabile
Il trattamento è stato eseguito su una donna di 63 anni con adenocarcinoma duttale del pancreas localmente avanzato, indicato con la sigla LA-PDAC, considerato non operabile al momento della procedura.
La decisione di sottoporla al trattamento non è stata presa da un singolo specialista, ma discussa dal tumor board multidisciplinare del pancreas del Gemelli, con la partecipazione di professionisti di diverse aree.
L’obiettivo dello studio è infatti valutare la tecnica come trattamento neoadiuvante, cioè come intervento effettuato prima di un’eventuale chirurgia per cercare di modificare la situazione locale della malattia e, nei casi in cui sia possibile, portare il paziente verso una condizione di operabilità.
Questo punto è particolarmente importante: la procedura non viene presentata come sostitutiva della chirurgia né come trattamento già dimostrato. Il suo ruolo viene valutato proprio per capire se possa creare nuove possibilità terapeutiche in persone che inizialmente non possono essere operate.
Un intervento di circa un’ora, con anestesia locale
La procedura è stata descritta come mini-invasiva. La paziente è stata trattata in anestesia locale e con una minima sedazione, senza la necessità di ricorrere a un intervento chirurgico tradizionale. L’intera procedura è durata circa un’ora e, secondo quanto riportato, non si sono verificate complicanze postoperatorie immediate.
Il lavoro ha richiesto la collaborazione di più specialisti: radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari e radioterapisti hanno partecipato sia alla pianificazione sia alla gestione della paziente prima e dopo il trattamento. Un aspetto particolarmente delicato riguarda infatti il controllo della dose radioattiva, che deve essere pianificata e gestita con precisione per concentrare l’effetto nella zona interessata.
I primi controlli mostrano che l’Ittrio-90 è rimasto nel pancreas
Dopo l’intervento, la paziente è stata sottoposta a controlli mediante PET-TAC con Ittrio-90. Il primo esame è stato effettuato a 24 ore dalla procedura, mentre un secondo controllo è stato eseguito dopo 7 giorni. Secondo i dati comunicati dal Gemelli, gli esami hanno mostrato la corretta deposizione del radiofarmaco all’interno del pancreas, senza evidenziare dispersione del materiale né aree di captazione “off target”, cioè al di fuori della sede prevista.
Si tratta di un dato importante dal punto di vista tecnico, perché uno degli obiettivi immediati della procedura è proprio verificare che il materiale radioattivo rimanga localizzato nella lesione.
Potrebbe interessarti anche:
Questi primi controlli, però, non permettono ancora di dire quanto il trattamento sia efficace contro il tumore nel lungo periodo. Per stabilirlo sarà necessario osservare l’evoluzione clinica della paziente e analizzare i risultati dei successivi casi inclusi nello studio.
Lo studio coinvolge Italia, Belgio e Gran Bretagna
Il trattamento realizzato al Gemelli rappresenta il primo caso assoluto, ma il progetto non si ferma alla singola paziente. La procedura fa parte di uno studio multicentrico internazionale in aperto che coinvolge tre Paesi: Italia, Belgio e Gran Bretagna.
Il principal investigator del trial è il professor Giampaolo Tortora, direttore del Comprehensive Cancer Center della Fondazione Policlinico Gemelli. L’arruolamento dei pazienti è ancora in corso e, secondo quanto comunicato, altri casi dovrebbero essere trattati già nel mese di ottobre.
L’obiettivo sarà raccogliere un numero sufficiente di dati per capire se questa modalità di radioterapia locale possa essere utilizzata in maniera sicura ed efficace nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato che non possono essere sottoposti subito a chirurgia.
Perché il risultato è ancora sperimentale
Il fatto che la prima procedura sia stata portata a termine senza complicanze immediate e che i controlli abbiano mostrato una corretta deposizione del materiale radioattivo rappresenta un primo passaggio tecnico, ma non equivale alla dimostrazione che la terapia funzioni nel modificare il decorso del tumore.
Per arrivare a questa conclusione serviranno più pazienti, un follow-up adeguato e i risultati complessivi del trial. Lo studio dovrà chiarire in particolare se il trattamento riesca effettivamente a ridurre o controllare la malattia locale e, soprattutto, se possa portare una parte dei pazienti inizialmente non operabili verso la possibilità di un intervento chirurgico.
Per questo la “colla” radioattiva va considerata, almeno per ora, una strategia sperimentale in fase di valutazione. Il primo caso eseguito al Gemelli segna comunque l’avvio concreto dello studio sull’uomo per questa specifica applicazione. La tecnica prova a sfruttare un principio preciso: portare la radiazione direttamente dentro il tumore, limitandone per quanto possibile la dispersione, per cercare di intervenire localmente su una delle forme di tumore pancreatico più difficili da trattare chirurgicamente. La risposta decisiva arriverà però dai prossimi pazienti e dal prosieguo della sperimentazione internazionale.
Fonte:
Policlinico Gemelli - Al Gemelli il primo trattamento al mondo con “colla” radioattiva per il tumore del pancreas non operabile
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
57.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Nuove prospettive nel trattamento del carcinoma mammario triplo negativo con l'immunoterapia. Vietnam.vn
HNN.VN - L'8 ottobre, l'Ospedale Centrale di Hue ha organizzato un seminario scientifico sul tema "Immunoterapia: una nuova speranza di sopravvivenza per le pazienti affette da carcinoma mammario triplo negativo". Il programma mirava ad aggiornare sulle nuove scoperte nel trattamento del carcinoma mammario triplo negativo e a condividere le esperienze cliniche sull'applicazione dell'immunoterapia con Pembrolizumab in Vietnam. Nel corso del programma, gli espertihanno aggiornato i partecipanti sulle nuove evidenze dellostudioKEYNOTE-522nella gestione del carcinoma mammario triplo negativo in fase iniziale e hanno discusso il ruolo della radioterapia nel contesto della crescente diffusione dell'immunoterapia. Sono state inoltre condivise esperienze pratiche di pazienti monitorati e trattati presso l'Ospedale Centrale di Hue, contribuendo a chiarire gli approcci e le combinazioni di metodi di trattamento nella pratica clinica. Il carcinoma mammario triplo negativo è caratterizzato da una rapida progressione, un elevato rischio di recidiva e metastasi, mentre le opzioni di terapia mirata rimangono limitate. In questo contesto, i progressi nell'immunoterapia stanno aprendo nuove prospettive terapeutiche. Nuove evidenze suggeriscono che la combinazione di pembrolizumab con la chemioterapia in pazienti idonee possa migliorare la risposta preoperatoria, ridurre il rischio di recidiva e contribuire a migliori risultati terapeutici a lungo termine. Le discussioni hanno inoltre sottolineato il ruolo delle strategie di trattamento multimodali e individualizzate. La scelta del metodo di trattamento dovrebbe basarsi sulle caratteristiche patologiche e sulle condizioni specifiche di ciascun paziente, con l'obiettivo di ottimizzare l'efficacia del trattamento e ridurre al minimo gli effetti collaterali non necessari. Fonte: https://huengaynay.vn/y-te-suc-khoe/ky-vong-moi-trong-dieu-tri-ung-thu-vu-tam-am-bang-lieu-phap-mien-dich-170590.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore del seno: così il progetto Boom misura il valore per migliorare il percorso di cura Il Sole 24 ORE
Un progetto partito da lontano
È su questa convinzione che il gruppo del Pascale ha costruito negli anni il proprio lavoro.
«Abbiamo creduto fortemente nella necessità di creare un percorso specificamente dedicato alle pazienti con malattia metastatica e lavoriamo da anni in questa direzione. Sono tante e hanno bisogni complessi, che richiedono una presa in carico strutturata e continuativa. Vogliamo offrire loro una cura speciale, costruita intorno alle loro necessità, ed esserci attivamente durante tutto il percorso di malattia», sottolinea il prof. De Laurentiis.
Una visione condivisa dalla dott.ssa Roberta Caputo, che richiama l’attenzione sulla necessità di considerare la persona oltre la singola prestazione clinica.
«Prendersi cura di una paziente con malattia metastatica significa accompagnarla nel tempo. Non possiamo limitarci al momento della terapia: dobbiamo ascoltare i suoi bisogni, comprendere come cambiano nelle diverse fasi della malattia e costruire risposte che siano realmente adeguate. Il nostro impegno nasce proprio dalla volontà di esserci e di offrire a queste donne un percorso dedicato», spiega Caputo.
I risultati presentati nel 2027
È proprio dall’esperienza maturata quotidianamente nella presa in carico delle pazienti che BOOM intende partire, trasformando la pratica clinica in informazioni misurabili e utili al miglioramento dell’assistenza. Il progetto, della durata di 12 mesi, prevede lo sviluppo di un cruscotto multidimensionale dedicato al percorso mammella, capace di integrare risultati clinici, aspetti organizzativi, risorse ed esperienza delle pazienti. In questa prospettiva, il GOM del Pascale dedicato alla malattia metastatica rappresenta un’esperienza particolarmente significativa. Il confronto coinvolge anche il CROB di Rionero in Vulture e l’IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari. Il progetto BOOM, i cui risultati saranno presentati nella primavera del 2027, è realizzato con il contributo non condizionante di Novartis.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Fertilità, trapiantato il tessuto testicolare di un adolescente: una speranza per i bambini curati con la chemioterapia Corriere della Sera
Nel Regno Unito è stato eseguito il primo trapianto di tessuto testicolare su un adolescente, come aprendo nuove speranze per i ragazzi con elevato rischio di sterilità a causa della chemioterapia. A riportare la notizia è il quotidiano britannico Guardian: al giovane, che oggi ha 19 anni, il tessuto testicolare era stato prelevato e congelato tre anni fa, prima che iniziasse il trattamento per una grave malattia del sangue. L’intervento è stato eseguito ad agosto da un’équipe dell’NHS Lothian, a Edimburgo, nell’ambito di un programma di ricerca dell’Università di Edimburgo che va avanti da circa dieci anni. Si tratta della prima procedura di questo tipo nel Regno Unito e la seconda riportata al mondo. Il ragazzo, dopo la chemioterapia, non produceva spermatozoi. Ora i medici attendono di capire se il tessuto reimpiantato riuscirà a riprendere la sua funzione e a produrre spermatozoi vitali.
Il tessuto congelato prima della chemioterapia Il punto centrale della tecnica sono le cellule staminali spermatogoniali, presenti nel tessuto testicolare. Sono le cellule da cui, con la pubertà, prende avvio la produzione degli spermatozoi. Prelevarle e conservarle prima di una terapia potenzialmente tossica per il testicolo significa cercare di mettere al sicuro questa riserva cellulare. L’obiettivo del trapianto è far sì che, una volta reimpiantato, il tessuto possa tornare a funzionare e avviare la produzione di spermatozoi. «Dieci anni fa abbiamo iniziato il nostro programma di ricerca per congelare e conservare frammenti di testicolo prelevati dai bambini prima della chemioterapia, con l’obiettivo di preservarne la fertilità», spiega Rod Mitchell, professore di endocrinologia dello sviluppo all’Università di Edimburgo e consulente di endocrinologia pediatrica dell’NHS Lothian.
Perché è importante per i bambini Nei bambini e negli adolescenti sottoposti a chemioterapia, alcuni trattamenti possono danneggiare in modo permanente le cellule del testicolo da cui, a partire dalla pubertà, vengono prodotti gli spermatozoi. Congelare il tessuto testicolare prima della chemioterapia e, in futuro, reimpiantarlo per cercare di riattivare la produzione di spermatozoi apre le prospettive più interessanti nel campo della preservazione della fertilità maschile. La preservazione della fertilità è oggi considerata parte della gestione delle conseguenze a lungo termine delle cure oncologiche. I progressi nella diagnosi e nella terapia hanno fatto sì che sempre più bambini e adolescenti superino il cancro, ma alcune cure possono lasciare conseguenze anche molti anni dopo la guarigione. Per un ragazzo che ha già iniziato la pubertà, una delle possibilità è raccogliere e congelare gli spermatozoi prima della terapia. Per un bambino prepubere, invece, gli spermatozoi maturi non sono ancora disponibili. Il congelamento del tessuto testicolare cerca di superare proprio questo limite: non conserva spermatozoi già formati, ma le cellule che potranno produrli in futuro. Una prospettiva che potrebbe riguardare non soltanto i bambini sottoposti a trattamenti oncologici, ma anche altri pazienti pediatrici che devono ricevere terapie potenzialmente dannose per la funzione testicolare.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Primo trapianto di tessuto testicolare nel Regno Unito: la svolta che ridà speranza alla fertilità dopo la chemioterapia My-personaltrainer
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti Ascolta su Spreaker.
Segui il canale WhatsApp di Mypersonaltrainer per rimanere aggiornato su tutte le novità.
La storia del paziente: salvare la fertilità prima della chemio Le terapie oncologiche, sebbene fondamentali per la sopravvivenza, comportano spesso conseguenze sistemiche a lungo termine, tra cui l'impatto severo sul sistema riproduttivo. Emblematico è il caso clinico di un diciannovenne britannico che, all'età di 16 anni, si è trovato ad affrontare una grave malattia del sangue. Prima di sottoporsi a cicli intensivi di chemioterapia e a un trapianto di midollo osseo — trattamenti noti per la loro tossicità sulle cellule riproduttive — i medici hanno optato per una strategia preventiva lungimirante: il prelievo e il congelamento di un frammento del suo tessuto testicolare. A distanza di 3 anni, dopo aver superato con successo la malattia oncologica, gli esami hanno confermato un quadro di azoospermia, ovvero la totale assenza di spermatozoi nel liquido seminale, causata dall'aggressività delle cure ricevute. In questo scenario, quel frammento di tessuto crioconservato si è trasformato da semplice opzione preventiva in una concreta opportunità clinica, ponendo le basi per un intervento senza precedenti nel Regno Unito.
Come funziona il trapianto di tessuto testicolare pionieristico L'intervento di reimpianto, eseguito dalle équipe mediche del National Health Service (NHS) di Edimburgo, rappresenta un traguardo di altissimo livello nell'ambito della medicina riproduttiva. Il procedimento si basa sullo scongelamento del tessuto testicolare precedentemente prelevato e sul suo successivo innesto nel paziente. Il razionale scientifico di questa procedura si concentra sulle cellule staminali spermatogoniali presenti nel frammento prelevato. Queste cellule costituiscono i precursori immaturi da cui prende il via l'intero processo di formazione degli spermatozoi. Riposizionando il tessuto sano in sede, l'obiettivo clinico è permettere a queste cellule staminali di attecchire nuovamente, riattivando in modo naturale la spermatogenesi. Si tratta di un approccio ingegneristico e biologico altamente complesso, mirato a ripristinare la funzionalità di un organo danneggiato utilizzando le stesse risorse cellulari del paziente, annullando così i rischi di rigetto associati ai trapianti da donatore.
Sperma o tessuto testicolare? La differenza per i più piccoli Per comprendere appieno la portata rivoluzionaria di questa tecnica, risulta necessario evidenziare una fondamentale differenza fisiologica. Nel caso di pazienti adulti o adolescenti che hanno già superato la fase di sviluppo, la prassi consolidata per la preservazione della fertilità prevede la crioconservazione del liquido seminale prima dell'inizio delle terapie gonadotossiche. Tuttavia, questa opzione risulta biologicamente impraticabile per i bambini e i ragazzi in età prepuberale. Prima della pubertà, infatti, i testicoli non sono ancora in grado di produrre spermatozoi maturi. Di conseguenza, il congelamento del tessuto testicolare, ricco di cellule staminali silenti ma potenzialmente attive in futuro, si configura come l'unica risorsa medica disponibile per salvaguardare il potenziale riproduttivo nell'oncologia pediatrica. Questa procedura colma un vuoto clinico che per decenni ha lasciato le famiglie e i giovani pazienti senza alternative di fronte ai danni iatrogeni delle cure oncologiche.
Quando si saprà se l'intervento ha funzionato? Le tempistiche Dal punto di vista fisiologico, il ripristino della fertilità non è un processo immediato. L'intervento di reimpianto è stato eseguito nel mese di agosto, ma i risultati clinici richiederanno fisiologicamente una finestra temporale di osservazione. La biologia umana detta ritmi precisi: il ciclo completo della spermatogenesi, ovvero la maturazione delle cellule staminali in spermatozoi completi, richiede mediamente circa 74 giorni. A questo periodo occorre aggiungere il tempo necessario affinché il tessuto trapiantato si vascolarizzi e si integri perfettamente nell'organismo ricevente. Pertanto, i medici dell'NHS prevedono di poter eseguire i primi esami diagnostici dirimenti nel giro di alcuni mesi, al fine di verificare la presenza di spermatozoi vitali e mobili e decretare l'effettivo successo della procedura.
L'impatto psicologico: ritrovare la speranza di diventare padri Accanto alla straordinaria valenza clinica, non è possibile trascurare il profondo impatto psicologico legato alla sfera riproduttiva. La diagnosi di cancro in giovane età porta con sé un carico emotivo devastante, ulteriormente aggravato dalla consapevolezza di poter perdere irrimediabilmente la capacità di procreare. L'infertilità indotta dalle terapie viene spesso vissuta come una perdita di prospettive future e di normalità. Fornire a questi giovani pazienti l'opportunità reale di preservare il proprio tessuto riproduttivo si traduce in un potente strumento di supporto psicologico. Significa offrire una rassicurazione tangibile durante uno dei percorsi più bui della malattia, restituendo l'autonomia genitoriale e mitigando il senso di rassegnazione. Ritrovare la speranza di poter costruire una famiglia agisce positivamente sull'aderenza terapeutica e sul benessere mentale complessivo dell'individuo.
Una porta aperta per il futuro: i numeri e la ricerca medica Questo traguardo britannico non nasce per caso, ma è il frutto di oltre due decenni di studi rigorosi portati avanti dai ricercatori dell'Università di Edimburgo e dai network scientifici internazionali. Si tratta di un punto di partenza destinato a rimodellare i protocolli di cura oncologica giovanile. I dati attuali confermano l'ampiezza di questa svolta: si stima che, a livello globale, oltre 3.100 pazienti pediatrici abbiano già effettuato il congelamento preventivo del proprio tessuto testicolare, in attesa che la scienza rendesse possibile il reimpianto. Con il successo clinico di queste prime procedure, si apre ufficialmente una nuova era per la medicina riproduttiva, offrendo a migliaia di giovani sopravvissuti al cancro la possibilità concreta di guardare al futuro con ritrovata fiducia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
"Lumina", gemelli digitali dei polmoni per la diagnosi predittiva dei tumori ildenaro.it
Un progetto che creera’“gemelli digitali” dei polmoni specifici per ciascun paziente, in grado dimodellare le dinamiche di crescita del tumore al polmoneper consentireuna diagnosi predittivae la selezione di trattamenti personalizzati. Si tratta diLumina(Lung Modeling and Intelligence for Advanced Care: A Digital Twin Approach to Lung Cancer Diagnosis and Treatment), che integrera’tecniche basate sull’IA generativacon le conoscenze mediche nella cura del tumore al polmone, per trasformare questo concetto inun impatto clinico. Il personale clinico potra’ usufruire dell’analisi di Lumina sudati longitudinali di imaging e clinici, consentendo cosi’ decisioni terapeutiche piu’ proattive, personalizzate e guidate dai dati, mentre i pazienti avranno accesso al proprio gemello digitale, migliorando la trasparenza del loro percorso di cura. Il tumore al polmone viene spesso individuato tardivamente. Tuttavia,la diagnosi predittiva e’ difficile,in particolare per i pazienti privi di fattori di rischio tradizionali e quando lo screening attraverso la TAC non mostra chiari segni di un tumore. Anche le scelte terapeutiche risultano complesse quando le condizioni dei pazienti sono rare, e non rientrano nelle linee guida standard per la selezione dei trattamenti. Lumina affronta queste sfide modellando l’evoluzione della malattia nel tempo e generando previsioni che i medici possono utilizzare per orientare le decisioni relative al follow-up e alla terapia. Al centro di Lumina vi e’ un’architettura di IA basata sull’attenzione, progettata per connettere dati longitudinali e multimodali dei pazienti, compresescansioni TAC, cartelle cliniche elettroniche, risultati di laboratorio e cronologia dei trattamenti, al fine di modellare la crescita tumorale e la risposta individuale al trattamento. In questo modo, mira acolmare le lacune di conoscenzanella cura del tumore al polmone. Un elemento chiave per Lumina e’ il suo solido radicamento su dati provenienti dal mondo reale. Lumina si basa su unnucleo di dati di circa 4.000 pazientiprovenienti da ospedali in Danimarca, Italia, Polonia e Corea del Sud. In una fase successiva del progetto,il dataset sara’ ampliato,tra i vari metodi, anche attraverso la generazione di dati sintetici, fino asuperare i 10.000 pazienti. Dalla ricerca all’innovazione e al futuro impatto clinico Il consorzio sottolinea che Lumina e’ progettato per andareoltre il Proof of Concept, cioe’ la dimostrazione di fattibilita’, sviluppando le basi scientifiche e tecnologiche per un’innovazione rivoluzionaria nella cura del cancro.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas, al Gemelli primo trattamento al mondo con colla radioattiva Il Sole 24 ORE
La candidabilità della paziente alla procedura è stata valutata dal team multidisciplinare del Tumor Board del pancreas del Gemelli, con il coinvolgimento degli specialisti guidati da Sergio Alfieri, Antonio Gasbarrini e Giampaolo Tortora.
Un intervento durato un’ora
La prima paziente trattata è una donna di 63 anni affetta da adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato non operabile. L’intervento è stato eseguito in anestesia locale con lieve sedazione ed è durato circa un’ora.
Secondo quanto riferito dai medici, non si sono registrate complicanze post-operatorie. I controlli effettuati a 24 ore e a sette giorni mediante Pet-Tac con Ittrio-90 hanno confermato la corretta distribuzione del radiofarmaco all’interno del pancreas, senza dispersione del materiale né captazioni indesiderate in altri organi.
Un risultato particolarmente importante sul piano della sicurezza, considerando la natura radioattiva del trattamento e la necessità di garantire la massima precisione nella distribuzione della dose terapeutica.
Una collaborazione multidisciplinare
L’intervento ha richiesto una stretta sinergia tra diverse figure professionali: radiologi interventisti, medici nucleari, fisici sanitari incaricati della gestione dosimetrica e radioterapisti hanno seguito la paziente in tutte le fasi del percorso assistenziale, dalla pianificazione al monitoraggio successivo al trattamento.