📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Oncologia: test immunologici e chemioterapia genomicoevita latestata.it
Gioco d’Azzardo, il Teatro parla alla Generazione Alpha
A Cagliari le matinée di “GAP / rovinarsi è un gioco” e una replica serale per Teatro Senza Quartiere. Dal 2 al 6 dicembre 2025 il TsE di Is Mirrionis ospita lo spettacolo di e con Stefano Ledda, cuore del progetto “Sardegna | Rovinarsi è un Gioco”. In scena la storia di Emanuele, giocatore intrappolato nella spirale della dipendenza. Incontro finale con psicologi ed esperti dei SerD della Sardegna.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
68.1/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno, la medicina di precisione riduce del 48% la chemioterapia grazie ai test genomici Juorno
La cura del tumore al seno ormono-responsivo, che rappresenta oltre il 70% dei casi, si basa sempre più sulla medicina di precisione. I test genomici consentono di distinguere chi ha reale bisogno della chemioterapia e chi invece può essere trattata con la sola ormonoterapia. Il test Oncotype Dx analizza l’attività di 21 geni del tumore e ha già ridotto del 48% il ricorso alla chemioterapia. Alessandra Fabi, docente all’Università Cattolica e responsabile della Medicina di Precisione in Senologia al Policlinico Gemelli, spiega che nelle forme aggressive la chemioterapia resta necessaria dopo l’intervento, mentre nei tumori a bassa aggressività è sufficiente l’ormonoterapia. Esiste però una categoria intermedia: donne con tumore invasivo in stadio precoce (I, II o IIIa), ormono-sensibile e Her2 negativo, senza linfonodi coinvolti o con massimo tre linfonodi interessati in menopausa. Qui il test genomico guida la decisione tra sola ormonoterapia oppure chemioterapia seguita da ormonoterapia. Oncotype Dx si effettua su un campione di tessuto prelevato durante l’intervento e consente di valutare aggressività e rischio di recidiva. L’uso del test ha permesso di evitare la chemioterapia a circa 6.000 donne l’anno: due su tre in post-menopausa e una su tre in pre-menopausa. In Italia dal 2020 esiste un fondo di 20 milioni di euro per permettere l’uso del test a circa 10.000 pazienti ogni anno. Lazio, Lombardia Sanità sempre più privata: raddoppia la spesa delle famiglie, Gimbe denuncia “privatizzazione di fatto” Cantanti famosi muoiono prima dei loro coetanei: uno studio tedesco rivela l’impatto della fama sulla salute Carabiniera investita a Cerveteri durante un posto di controllo: non è in pericolo di vita Tumore al seno e maternità: la scelta coraggiosa di Antonella Bonomo Pediatri in trasferta da Napoli a Campobasso: l’emergenza sanitaria in Molise Tumore al seno, da Napoli una nuova speranza: risultati decisivi dallo studio EPIK-B5 Giovani e alimentazione: in Italia 1 adolescente su 5 è in sovrappeso, serve educazione alimentare mirata La figlia di Vittorio Sgarbi denuncia il Gemelli: “Firma falsa al ricovero, vogliamo la verità” Al Cardarelli di Napoli attivo il nuovo reparto di medicina d’urgenza: 16 posti letto, focus su pazienti critici e miglioramento dell’assistenza. Pubblicato del Di All’Ospedale Antonio Cardarellidi Napoli è entrato in funzione da alcuni giorni il nuovo reparto di medicina di urgenza, una struttura pensata per la gestione del paziente critico dopo il primo intervento in Pronto soccorso. Si tratta di una novità rilevante nell’organizzazione ospedaliera: il reparto rappresenta il naturale proseguimento del percorso assistenziale avviato nel Pronto Soccorso-OBI, garantendo continuità nella stabilizzazione e nel monitoraggio dei pazienti più complessi. La nuova unità, diretta dalla dottoressa Filomena Liccardi, dispone di sedici posti letto ordinari e di un posto dedicato all’isolamento. L’obiettivo è quello di creare uno spazio specifico per la medicina d’emergenza, capace di alleggerire la pressione sul Pronto soccorso e migliorare la qualità delle cure per i pazienti che necessitano di un’osservazione clinica intensiva. Attraverso un video diffuso sui social dell’ospedale, il personale sanitario ha raccontato aspettative ed emozioni legate all’apertura del reparto. Cristina Sollo, infermiera, sottolinea il legame tra condizioni di lavoro e qualità dell’assistenza: se l’operatore lavora bene, anche il paziente ne trae beneficio, in un rapporto diretto e reciproco. Angela Iannuzzi, medico e responsabile della Medicina di Emergenza e Urgenza, evidenzia come il reparto rappresenti il raggiungimento di un obiettivo costruito negli anni: una struttura interamente dedicata al paziente critico, alla sua stabilizzazione e al monitoraggio continuo. Per Fausta Costabile, medico con lunga esperienza in Pronto soccorso, l’apertura del reparto è il coronamento di un percorso atteso da tempo. La stessa Costabile ha contribuito anche al progetto di umanizzazione degli spazi, con un’immagine del Golfo di Napoli utilizzata per le pareti delle stanze, segno di una maggiore attenzione al benessere complessivo del paziente. Tra gli aspetti evidenziati dagli operatori c’è anche il miglioramento del rapporto con i familiari. Valeriana Ferrieri, assistente sanitaria, sottolinea come i nuovi ambienti possano favorire una comunicazione più efficace tra medici e parenti dei pazienti. Giovanni Ambrosio, infermiere, rimarca invece il salto di qualità nell’assistenza, mentre Valeria Musella, operatore socio-sanitario, evidenzia la luminosità degli ambienti come elemento positivo. Martina Esposito, medico e responsabile dell’Area Subintensiva, indica una prospettiva più ampia: costruire un ospedale non solo efficiente ma anche bello e accogliente. Un obiettivo che, secondo il personale sanitario, risponde alle aspettative dei pazienti e rappresenta una direzione di sviluppo per l’intero ospedale. Studio italiano pubblicato su Nature Communications: l’ossido di grafene migliora la retina artificiale liquida e apre alla sperimentazione clinica per la retinite pigmentosa. Pubblicato del Di Un passo avanti significativo nella ricerca oftalmica arriva da uno studio condotto dall’Istituto Italiano di Tecnologiainsieme all’IRCCS Azienda Ospedaliera Metropolitana Policlinico San Martinodi Genova. La ricerca dimostra che l’utilizzo dell’ossido di grafene migliora le prestazioni della retina artificiale liquida, aumentando la capacità di percepire la luce anche in condizioni di scarsa illuminazione. Un risultato rilevante per il trattamento dellaretinite pigmentosa, patologia che porta a una progressiva perdita della vista. La tecnologia, sviluppata inizialmente nel 2020, si basa su nanoparticelle polimeriche fotoattive capaci di convertire la luce in impulsi elettrici. Questi impulsi riattivano i circuiti retinici ancora funzionanti, aggirando i danni causati dalla malattia. L’innovazione introdotta nello studio consiste nell’inserimento di un nucleo di ossido di grafene all’interno delle nanoparticelle. Grazie alle proprietà del materiale — elevata conducibilità e capacità di trasferire carica — il sistema diventa più efficiente nel catturare i fotoni e trasmettere segnali ai neuroni della retina. I dati, pubblicati suNature Communications, sono stati validati anche su modelli animali con caratteristiche visive simili a quelle umane. Secondo il coordinatore della ricerca,Fabio Benfenati, i risultati consolidano la prospettiva di una retina liquida fotovoltaica e biocompatibile, somministrabile tramite una semplice iniezione subretinica. L’obiettivo è arrivare alla sperimentazione clinica sull’uomo e offrire una possibilità concreta di recupero visivo anche nei pazienti con forme avanzate di degenerazione retinica. Lo studio è stato finanziato dall’iniziativa europeaGraphene Flagshipe dal Ministero della Salute. La ricerca punta a sviluppare una tecnologia scalabile e accessibile, basata su materiali organici e su un approccio optoelettronico innovativo, con possibili applicazioni future nella cura di diverse patologie oculari. L’avanzamento segna una tappa importante nella medicina rigenerativa e nelle nanotecnologie applicate alla salute, aprendo scenari concreti per il recupero della vista. Il caso di Wendy Duffy, 56 anni, che ha scelto il suicidio assistito in Svizzera pur non essendo malata, riaccende il dibattito sulla legge britannica sul fine vita. Pubblicato del Di Il caso diWendy Duffysta scuotendo l’opinione pubblica nelRegno Unito. La donna, 56 anni, ha deciso di ricorrere al suicidio assistito in Svizzera, pur non essendo affetta da patologie terminali o degenerative, ma dopo la perdita del figlio. Duffy si è rivolta alla clinicaPegasos, con sede aBasilea. Una struttura già al centro di polemiche perché, a differenza di altre realtà comeDignitas, accetta anche persone fisicamente sane. Il via libera è arrivato dopo valutazioni psichiatriche e il pagamento di circa 10.000 sterline. Alla base della decisione, secondo quanto riportato, la morte del figlio nel 2022. Un evento traumatico che, nelle dichiarazioni della donna, avrebbe reso impossibile proseguire la propria vita. La vicenda si inserisce in un dibattito ancora aperto nel Regno Unito. La proposta di legge sulla morte assistita, attualmente all’esame della Camera dei Lord, prevede criteri molto più restrittivi: Il caso Duffy, dunque,non rientrerebbe nei parametri previsti dalla normativa in discussione. La vicenda ha riacceso il confronto tra: Il governo guidato daKeir Starmernon è intervenuto direttamente per accelerare l’iter legislativo, nonostante le pressioni di parte del Parlamento. Altri episodi simili, sempre legati alla clinica Pegasos, hanno contribuito ad amplificare il dibattito. Il punto centrale resta uno: fino a che punto uno Stato può o deve consentire il ricorso alla morte assistita in assenza di una malattia terminale. Una questione che, nel Regno Unito come in altri Paesi europei, resta aperta e profondamente divisiva.
"L'ADIGE.IT": «L'FDA STATUNITENSE CONCEDE LA VERIFICA PRIORITARIA A SONROTOCLAX PER IL TRATTAMENTO DEL LINFOMA A CELLULE MANTELLARI RECIDIVANTE O REFRATTARIO - agenziagiornalisticaopinione.it
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Criteri Critici
"L'ADIGE.IT": «L'FDA STATUNITENSE CONCEDE LA VERIFICA PRIORITARIA A SONROTOCLAX PER IL TRATTAMENTO DEL LINFOMA A CELLULE MANTELLARI RECIDIVANTE O REFRATTARIO agenziagiornalisticaopinione.it
L’FDA statunitense concede la verifica prioritaria a sonrotoclax per il trattamento del linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario. Link alla notizia
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36.3/100
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Criteri Critici
L'FDA statunitense concede la verifica prioritaria a sonrotoclax per il trattamento del linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario ANSA
BeOne Medicines Ltd. (Nasdaq: ONC; HKEX: 06160; SSE: 688235), azienda oncologica globale, oggi ha annunciato che la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha accettato e concesso la Priority Review a una New Drug Application (NDA, Domanda per un nuovo farmaco) per sonrotoclax, un inibitore del BCL-2 di nuova generazione per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a cellule mantellari (MCL) recidivante o refrattario(R/R), a seguito del trattamento con un inibitore della tirosin chinasi di Bruton (BTK).
Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.
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Criteri Critici
Tumore al seno: i test genomici riscrivono il percorso di cura TecnoMedicina
La terapia dei tumori diventa di giorno in giorno sempre più precisa e personalizzata. Grazie anche all’arrivo nella pratica clinica di test innovativi, in grado di orientare il medico verso il trattamento più efficace per il singolo paziente. Un paradigma che si applica anche ai tumori del seno. Dei circa 56.000 nuovi casi che si registrano ogni anno in Italia, il 65-75% sono definiti ‘ormono-responsivi’; le cellule tumorali cioè espongono i recettori per gli estrogeni, che rappresentano un importante bersaglio terapeutico. Per queste pazienti, una delle novità più importanti degli ultimi vent’anni in termini di medicina di precisione, è rappresentata dall’arrivo dei test genomici, che aiutano a personalizzare il loro percorso di cura, dopo l’intervento chirurgico. Non tutte avranno infatti bisogno della chemioterapia; molte di loro possono essere trattate in sicurezza con la sola ormonoterapia. Ma come funzionano in pratica i test genomici? “Nelle pazienti che mostrano una forma aggressiva di tumore, il trattamento più idoneo, dopo l’intervento chirurgico è la chemioterapia – spiega la dottoressa Alessandra Fabi, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile della Medicina di Precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS; al contrario, in quelle con le forme a bassa aggressività si può procedere solo con l’ormonoterapia. Tra queste due categorie di pazienti, ce n’è una terza, che può avvantaggiarsi del test Oncotype; si tratta di donne con un tumore invasivo in stadio precoce, ormono-sensibile ed HER2 negativo, senza coinvolgimento dei linfonodi o al massimo con fino a tre linfonodi interessati. In queste donne, il test genomico aiuta il medico a valutare il rischio di recidiva e a guidare la scelta terapeutica tra la semplice ormono-terapia o la chemioterapia seguita dall’ormono-terapia”. Il test genomico più utilizzato, l’Oncotype Dx, si effettua su un campione di tessuto tumorale prelevato durante l’intervento chirurgico e analizza l’espressione di 21 geni, che valutano caratteristiche di aggressività e il grado di ormono-responsività del tumore. “L’applicazione di questo test – spiega la professoressa Fabi – ha consentito di ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia in questo gruppo di pazienti; si tratta di due pazienti su 3 in postmenopausa con neoplasia della mammella operata e di 1 su tre tra quelle in pre-menopausa. Poter evitare la chemioterapia significa ridurre la tossicità dei trattamenti, migliorare la qualità di vita delle pazienti, senza pregiudicare la loro efficacia; ma anche ridurre costi diretti e indiretti del Servizio Sanitari Nazionale. Abbiamo calcolato che il test andrebbe offerto ogni anno a circa 13 mila pazienti che rispondono alle caratteristiche di eleggibilità”.
In Italia nel 2020 è stato creato un fondo speciale di 20 milioni di euro per poter offrire questo test a circa 10.000 pazienti l’anno. Alcune Regioni hanno utilizzato il test disponibile, ma in altre Regioni l’utilizzo del test è rimasto solo marginale.
“Il nostro augurio – afferma il professor Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – è che Oncotype Dx possa essere inserito presto nei LEA per garantirne l’utilizzo anche in futuro in tutto il territorio nazionale. Sono inoltre in corso studi osservazionali per meglio definire in sottogruppi di popolazione, come per esempio le pazienti giovani, il miglior trattamento anti-ormonale dopo il test, oppure per valutare l’impiego di Oncotype Dx in fase pre-operatoria; da questi studi, che si stanno definendo nel loro disegno e che ne vede alcuni già attivi anche nell’ambito del gruppo GIM, ci aspettiamo di ricevere ulteriori indicazioni. Potrebbe derivarne ad esempio l’indicazione che, in alcune pazienti, sarà possibile risparmiare anche la chemioterapia neoadiuvante perché sarebbe sufficiente sottoporle ad ormonoterapia con farmaci di ultima generazione, prima dell’intervento”.
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Criteri Critici
Un gesto di bellezza: il supporto alle pazienti oncologiche attraverso la tricologia solidale BuoneNotizie.it
Un raggio di speranza e bellezza risplende per le donne che affrontano il difficile percorso della chemioterapia. Il progetto etico del Calendario promosso dall’Associazione Tricostarc ETS, quest’anno con il titolo di MATERIKA, torna a Roma giovedì 27 novembre 2025 dalle ore 19:30, calendario che celebra la forza e la resilienza delle pazienti oncologiche, trasformando la sfida della malattia in un’ode alla vita. L’evento, ospitato nell’area museale della Vaccheria, permetterà di ammirare gli scatti del fotografo Cesare Colognesi, che ha immortalato le “donne rosa” in un suggestivo dialogo tra corpo e pietra nei Sassi di Matera.
La perdita dei capelli in chemioterapia rappresenta uno degli effetti collaterali più temuti. Questo impatto psicologico è così significativo che, secondo le statistiche, l’8% delle pazienti finisce per rifiutare la terapia, mentre il 47% considera la perdita dei capelli l’aspetto più difficile da affrontare. Non è solo un problema estetico, ma una questione che intacca profondamente l’identità e l’autostima.
Per questo motivo, con Materika 2026, l’Associazione sensibilizza sull’obiettivo di contrastare l’isolamento psicologico delle pazienti oncologiche, offrendo sostegno concreto e un messaggio di speranza attraverso soluzioni come parrucche sostenibili ed altre iniziative di supporto volte a preservare l’immagine e l’identità delle persone in cura.
Le protagoniste della serata saranno proprio le pazienti, donne-dive, che indosseranno abiti creati appositamente per il servizio fotografico, realizzati con materiali eco-sostenibili che rispettano la tradizione di Matera, fondata intorno all’anno 1000, quando gli abiti venivano prodotti con fibre naturali come lino e canapa. Per rispettare questo contesto, l’Associazione ha utilizzato materiali riciclati, come i sacchi di juta per il caffè donati da una nota torrefazione.
Durante l’evento anche una mostra di parrucche-scultura realizzate con materiali di recupero, alcune dalle stesse pazienti. Queste opere rappresentano la trasformazione della materia e l’arte del riuso, con un messaggio di rinascita e speranza.
Una delle sfide è l’accesso possibile alle parrucche per tutte le pazienti che scelgano di indossarle, insieme ad ogni tipo di aiuto psicologico e concreto per le donne colpite da malattia. Nell’occasione sarà presentato anche il primo studio scientifico sulla donazione dei capelli, in collaborazione con esperti clinici, per confermare l’importanza della tricologia protesica oncologica nel supporto alle pazienti, poiché anche se le parrucche oggi sono considerate vere e proprie protesi, incluse nelle spese sanitarie detraibili nella dichiarazione dei redditi, tutto questo non basta. È essenziale, quindi, unire le forze e creare reti di sostegno affinché la nudità del capo sia sempre e solo una scelta personale, e non una scelta dettata dalle possibilità economiche.
L’evento del 27 novembre sarà un’opportunità per sensibilizzare sull’importanza delle Banche della parrucca per malate oncologiche, accessibili gratuitamente e senza costi per la collettività. Queste sono gestite da personale specializzato in tricoprotesica oncologica per accompagnare le donne nel recupero della loro immagine. Il progetto Banca della Parrucca, istituito nel 2011, è una catena di solidarietà che offre parrucche gratuitamente, mentre il progetto di Donazione Capelli Hair Smile, avviato nel 2009, consente a chiunque di contribuire.
Una delle sfide più importanti è avere accesso a parrucche gratuite per malate oncologiche, con un occhio di riguardo anche verso il supporto emotivo che queste donne meritano. Sarà presentato il primo studio scientifico sulla donazione dei capelli, in collaborazione con esperti clinici, per confermare l’importanza della tricologia protesica oncologica nel supporto alle pazienti.
Ospite speciale dell’evento, Carolyn Smith, insieme ad esponenti del mondo della politica, del sociale e del mondo scientifico. Tra loro l’On. Antonello Aurigemma, Presidente Consiglio Regionale del Lazio, la Dott.ssa Titti Di Salvo, Presidente del Municipio IX che ha dato ospitalità all’evento, il Dott. Salvatore Coppola, per la Croce Rossa Italiana, e il Dott. Lucio Fortunato, primario della Breast Unit dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma e presidente della Fondazione Prometeus ETS.
La tricologia solidale è al centro di questa iniziativa, poiché le parrucche oggi sono considerate vere protesi, incluse nelle spese sanitarie detraibili nella dichiarazione dei redditi. È essenziale, quindi, unire le forze e creare reti di sostegno affinché la nudità del capo sia sempre e solo una scelta personale, e non un obbligo economico.
Per maggiori informazioni su Materika 2026: tel. 06.8621 0064 | 351 753 4312 | e-mail: [email protected]. Accrediti stampa: [email protected].
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Cancro: diminuisce la mortalità negli ultimi 10 anni
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Criteri Critici
💊 Rivoluzione in Oncologia: il composto che "sblocca" la chemioterapia e sconfigge la resistenza della Leucemia Scenari Economici
Mentre la sanità pubblica e i sistemi assicurativi devono quotidianamente fare i conti con l’esplosione dei costi generata dalle terapie iper-innovative (e iper-brevettate), è quasi ironico constatare che la soluzione per massimizzare l’efficacia di farmaci già esistenti possa provenire da un elemento naturale, accessibile e noto da secoli.
Il focus è sulla Leucemia Mieloide Acuta (LMA) legata al gene KMT2A, una variante particolarmente aggressiva e spesso refrattaria ai trattamenti. La resistenza ai farmaci (MDR) è un problema cronico in oncologia, trasformando talvolta i costosi cicli di chemioterapia in uno sforzo inutile per il paziente.
Una recente ricerca, pubblicata sul British Journal of Pharmacology, punta i riflettori su un composto di origine vegetale, il Forskolin, come la chiave per disattivare le difese cellulari, rendendo la terapia convenzionale – come la Daunorubicina – nuovamente letale per le cellule malate. In termini economici, si tratta di un eccellente investimento per aumentare il moltiplicatore dell’efficacia delle risorse già impiegate.
Il meccanismo a doppio binario: perché funziona
Il vero valore di questo composto risiede in una sinergia di azioni, alcune dirette e altre indirette, che lavorano in modo complementare contro le cellule leucemiche.
1. L’Attacco Diretto (Dipendente dalla Proteina PP2A)
Il Forskolin agisce inizialmente come un vero e proprio agente anti-leucemico autonomo.
Attivazione di PP2A: Il composto stimola la Protein Phosphatase 2A (PP2A) , un enzima chiave che agisce da soppressore tumorale.
Il composto stimola la , un enzima chiave che agisce da soppressore tumorale. Arresto della Crescita: Questa attivazione porta all’arresto della proliferazione cellulare e all’induzione della morte programmata (apoptosi) nelle cellule LMA.
Questa attivazione porta all’arresto della proliferazione cellulare e all’induzione della morte programmata (apoptosi) nelle cellule LMA. Silenzio Oncogeno: Parallelamente, il Forskolin reprime l’espressione di geni che supportano la progressione tumorale, come MYC, HOXA9 e HOXA10.
2. Il Potenziamento Anti-Resistenza (Indipendente da PP2A)
È qui che si gioca la partita più importante sul piano clinico. Il Forskolin non è solo un chemioterapico, ma un potente “aiutante” che interviene sul meccanismo di resistenza.
Il Muro di Gomma: Le cellule tumorali sviluppano resistenza grazie a pompe di efflusso, in particolare la P-glicoproteina 1 , che agisce come un portiere, espellendo attivamente il chemioterapico non appena entra nella cellula.
Le cellule tumorali sviluppano resistenza grazie a pompe di efflusso, in particolare la , che agisce come un portiere, espellendo attivamente il chemioterapico non appena entra nella cellula. L’Inibizione Specifica: Il Forskolin inibisce specificamente l’attività di questa P-glicoproteina 1.
Il Forskolin inibisce specificamente l’attività di questa P-glicoproteina 1. Risultato: Bloccando la pompa di espuslione, il composto consente al farmaco standard (Daunorubicina) di accumularsi a concentrazioni molto più alte all’interno delle cellule malate, potenziandone enormemente l’efficacia citotossica.
Aspetto Tecnico Rilevante: L’effetto potenziante non dipende dall’attivazione di PP2A, ma è un meccanismo separato. Questo suggerisce che il composto potrebbe essere efficace contro la resistenza farmacologica anche in contesti tumorali diversi da quello KMT2A-r.
Implicazioni Cliniche e Prospettive
I risultati ottenuti su linee cellulari e modelli preclinici (PDX) sono estremamente incoraggianti. Il doppio meccanismo d’azione del Forskolin non solo offre una nuova via terapeutica, ma promette anche di:
Ridurre i Dosaggi: Potenziando l’efficacia del farmaco convenzionale, si potrebbe in futuro consentire l’uso di dosi di chemioterapia più basse, riducendo i noti e gravi effetti collaterali associati ai trattamenti LMA.
Potenziando l’efficacia del farmaco convenzionale, si potrebbe in futuro consentire l’uso di dosi di chemioterapia più basse, riducendo i noti e gravi effetti collaterali associati ai trattamenti LMA. Aumentare la Sopravvivenza: Superare la resistenza è il passo fondamentale per migliorare i tassi di sopravvivenza a lungo termine per i pazienti affetti da LMA KMT2A-r.
In attesa che la ricerca clinica sull’uomo confermi questo promettente exploit preclinico, il Forskolin ci ricorda che la vera innovazione non sempre sta nella complessità, ma nell’intelligenza con cui si combinano risorse vecchie e nuove.
Domande e risposte
Perché la leucemia riarrangiata KMT2A è così difficile da curare?
La LMA riarrangiata KMT2A è una forma particolarmente aggressiva di cancro del sangue, che si caratterizza per alterazioni cromosomiche che attivano la proliferazione cellulare in modo incontrollato. La sua maggiore difficoltà terapeutica risiede nella tendenza delle cellule malate a sviluppare rapidamente meccanismi di protezione, come l’attivazione di pompe di efflusso, che letteralmente “pompano” fuori i chemioterapici, rendendoli inefficaci. Superare questa resistenza è l’obiettivo primario della ricerca.
Che cos’è la P-glicoproteina 1 e qual è il suo ruolo nella resistenza ai farmaci?
La P-glicoproteina 1 (nota anche come proteina di resistenza multifarmacologica o MDR1) è una proteina di membrana che funge da trasportatore. La sua funzione fisiologica è proteggere le cellule dall’accumulo di sostanze tossiche. Purtroppo, le cellule tumorali la sfruttano per espellere i farmaci chemioterapici non appena questi tentano di entrare. Bloccando l’attività della P-glicoproteina 1, il Forskolin inibisce questo meccanismo di difesa e permette alla chemioterapia di svolgere il suo compito letale all’interno della cellula cancerosa.
Quali sono le implicazioni di questa scoperta per la riduzione degli effetti collaterali della chemioterapia?
Poiché il Forskolin potenzia l’efficacia della daunorubicina, gli scienziati ipotizzano che in futuro si potrebbero utilizzare dosi inferiori di chemioterapia per ottenere lo stesso effetto, o un effetto superiore. Gli agenti chemioterapici hanno spesso una tossicità sistemica molto alta, causando effetti collaterali gravi. L’uso di dosi ridotte, pur mantenendo un’alta efficacia contro il tumore grazie al potenziatore naturale, potrebbe portare a trattamenti significativamente meno debilitanti per i pazienti.
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Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Tumore al seno: i test genomici rivoluzionano la cura personalizzata Dazebaonews
La cura del tumore al seno sta cambiando rapidamente grazie all’arrivo di test genomici avanzati, strumenti che permettono di definire in modo estremamente preciso il percorso terapeutico di ogni paziente. Una rivoluzione concreta, soprattutto per il carcinoma mammario ormono-responsivo, che rappresenta il 65-75% dei 56.000 nuovi casi annui registrati in Italia.
Negli ultimi vent’anni, la medicina di precisione ha compiuto passi decisivi, introducendo test come Oncotype DX, in grado di stabilire chi davvero necessita della chemioterapia e chi invece può essere trattata efficacemente con la sola ormonoterapia, evitando tossicità non necessarie. Tuttavia, questi strumenti non sono ancora garantiti in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.
Test genomici: come funzionano e perché sono cruciali
I test genomici analizzano l’espressione di specifici geni del tumore per capire quanto sia aggressivo e qual è il rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico.
Come spiega Alessandra Fabi, docente all’Università Cattolica e responsabile della Medicina di precisione in Senologia del Policlinico Gemelli, esistono tre categorie di pazienti dopo la chirurgia:
Tumori altamente aggressivi: indicazione alla chemioterapia.
indicazione alla chemioterapia. Tumori meno aggressivi: indicazione alla sola ormonoterapia.
indicazione alla sola ormonoterapia. Categoria intermedia: qui interviene il test Oncotype DX.
Quest’ultimo è rivolto a donne con tumore invasivo in fase precoce (stadi I–IIIa), ormonoresponsivo, HER2-negativo, con linfonodi non coinvolti o, in post-menopausa, con un massimo di tre linfonodi positivi.
Il test analizza un pannello di 21 geni, ottenendo un punteggio che permette di stabilire se la chemioterapia sia davvero necessaria.
Oncotype DX: risultati concreti per pazienti e sistema sanitario
I dati sono significativi:
48% di chemioterapie in meno nelle pazienti eleggibili.
nelle pazienti eleggibili. Circa 6.000 donne l’anno possono evitarla in sicurezza.
possono evitarla in sicurezza. Risparmio rilevante per il Servizio Sanitario Nazionale , sia in termini di costi diretti che indiretti.
, sia in termini di costi diretti che indiretti. Miglioramento della qualità di vita delle pazienti, riduzione degli effetti collaterali e percorsi terapeutici più sostenibili.
Secondo le stime, il test dovrebbe essere offerto ogni anno a circa 13.000 pazienti.
Accesso regionale e necessità di inserimento nei LEA
Nel 2020 è stato istituito un fondo da 20 milioni di euro per permettere l’accesso al test a quasi 10.000 pazienti l’anno. Tuttavia, la disponibilità rimane eterogenea: alcune regioni come Lazio, Lombardia e Campania lo hanno adottato, mentre altre lo utilizzano poco o per nulla.
Per questo motivo, Gianluca Franceschini, direttore della Chirurgia Senologica della Fondazione Policlinico Gemelli, lancia un appello:
“Oncotype DX va inserito nei LEA per garantire equità d’accesso su tutto il territorio nazionale”.
Le nuove frontiere: studi in corso e scenari futuri
Sono attualmente in corso studi osservazionali, anche nell’ambito del Gruppo Italiano Mammella (GIM), per:
definire i migliori schemi di terapia antiormonale nelle pazienti giovani;
valutare l’uso di Oncotype DX prima dell’intervento chirurgico ;
; capire se in alcuni casi si potrà evitare la chemioterapia neoadiuvante, usando invece ormonoterapia con farmaci di ultima generazione.
Queste ricerche potrebbero ampliare ulteriormente l’impiego dei test genomici, integrandoli in nuove strategie terapeutiche ancora più mirate.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Padova, nuova frontiera nella cura del tumore al polmone: diagnosi e intervento nello stesso momento TViWeb
A Padova si apre una nuova prospettiva nella lotta al tumore al polmone grazie alla diagnosi ultra-precoce resa possibile dalle sale operatorie ibride dell’Azienda Ospedale-Università. Qui la fase diagnostica e quella chirurgica si fondono in un unico percorso, permettendo esami TAC avanzati direttamente sul tavolo operatorio e interventi immediati su noduli ancora asintomatici.
“La diagnostica toracica è sempre più frequente ed è fondamentale individuare precocemente i noduli neoplastici”, spiega Paolo Spagnolo, direttore dell’Unità complessa di Pneumologia. “Quando il nodulo è piccolo, spesso è possibile rimuoverlo con ottime prospettive di sopravvivenza. Grazie al lavoro di squadra tra anestesisti, pneumologi, endoscopisti e chirurghi, oggi possiamo raggiungere e campionare anche noduli periferici, riducendo al minimo l’invasività e accorciando i tempi di degenza”.
La prima paziente a beneficiare della nuova tecnologia è una donna di 75 anni, non fumatrice, con una precedente storia di tumore mammario. Dopo una caduta, la TAC total body eseguita al pronto soccorso ha rilevato un nodulo sospetto. La sala ibrida ha permesso di confermare immediatamente la natura della lesione e di effettuare una biopsia nella stessa seduta diagnostica. La paziente è stata poi operata nelle settimane successive e oggi sta bene, senza necessità di trattamenti aggiuntivi né radioterapici né chemioterapici.
Le sale ibride rappresentano uno degli investimenti più significativi dell’ospedale di Padova. “Dal 2023 abbiamo destinato 12 milioni di euro a questo progetto, che nel 2024 ha permesso la realizzazione di oltre 900 interventi, di cui 12 di chirurgia toracica”, sottolinea il direttore generale Giuseppe Dal Ben. “Quest’anno supereremo i mille interventi. Le sale, nate per la chirurgia vascolare, stanno diventando un hub interspecialistico, capace di supportare numerose discipline e percorsi ad alta complessità”.
Con queste nuove tecnologie, Padova si conferma tra i centri più avanzati a livello nazionale per la gestione integrata e precoce del tumore al polmone.
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Diagnosi mininvasiva del nodulo polmonare in sala ibrida Azienda Ospedale-Università Padova
Il tumore del polmone negli stadi precoci è asintomatico: spesso il riscontro di un nodulo è accidentale e fortuito. Negli ultimi anni il numero di persone che devono essere prese in carico è purtroppo in aumento e per questo lo screening diventa fondamentale. Se la neoplasia viene individuata in un primo stadio il paziente può, infatti, giovare di un intervento chirurgico definitivo.Per la prima volta in Veneto a una donna di 75 anni è stato diagnosticato e rimosso un nodulo polmonare in sala ibrida dai professionisti del prof. Paolo Spagnolo, direttore UOC Pneumologia, e del prof. Andrea Dell'Amore, direttore UOC Chirurgia Toracica. La procedura è stata possibile grazie alla tecnologia modernissima che l'Azienda ha a disposizione: unico ospedale in regione e uno dei pochissimi in Italia che può contare su due sale ibride dotate di una strumentazione d'avanguardia. Dopo questa paziente, che era arrivata in Pronto Soccorso a luglio in seguito a un trauma accidentale, sono stati eseguiti con successo sempre in sala ibrida altri quattro procedimenti analoghi con diagnosi e trattamento integrato dei noduli polmonari.La UOC Pneumologia dell'Azienda fa nei dodici mesi dell'anno in media 2600 endoscopie respiratorie, mentre la UOC Chirurgia toracica ha già portato a termine 21 procedure in sala ibrida con una percentuale di successo del cento per cento.
Tumore al seno: i test genomici riscrivono il percorso di cura, permettendo a migliaia di donne di evitare la chemioterapia - Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
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Tumore al seno: i test genomici riscrivono il percorso di cura, permettendo a migliaia di donne di evitare la chemioterapia Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Tumore al seno: i test genomici riscrivono il percorso di cura, permettendo a migliaia di donne di evitare la chemioterapia
La medicina di precisione entra sempre più nella pratica clinica e cambia il percorso di cura delle pazienti con tumore al seno ormono-responsivo, che rappresentano oltre il 70% di tutti i casi. Grazie ai test genomici, come Oncotype Dx, oggi è possibile capire chi ha davvero bisogno della chemioterapia e chi può essere curata in sicurezza con la sola ormonoterapia. Questo esame, che analizza l’attività di 21 geni del tumore, ha già permesso di ridurre l’uso della chemioterapia, migliorando la qualità di vita di migliaia di donne, senza pregiudicare l’esito del trattamento. Gli esperti del Policlinico Gemelli chiedono ora che il test venga garantito in tutte le Regioni e inserito nei LEA, mentre nuovi studi puntano a estenderne l’uso anche prima dell’intervento chirurgico. Il punto in un convegno organizzato dal professor Gianluca Franceschini e dalla dottoressa Alessandra Fabi.
La terapia dei tumori diventa di giorno in giorno sempre più precisa e personalizzata. Grazie anche all’arrivo nella pratica clinica di test innovativi, in grado di orientare il medico verso il trattamento più efficace per il singolo paziente. Un paradigma che si applica anche ai tumori del seno. Dei circa 56.000 nuovi casi che si registrano ogni anno in Italia, il 65-75% sono definiti ‘ormono-responsivi’; le cellule tumorali cioè espongono i recettori per gli estrogeni, che rappresentano un importante bersaglio terapeutico. Per queste pazienti, una delle novità più importanti degli ultimi vent’anni in termini di medicina di precisione, è rappresentata dall’arrivo dei test genomici, che aiutano a personalizzare il loro percorso di cura, dopo l’intervento chirurgico. Non tutte avranno infatti bisogno della chemioterapia; molte di loro possono essere trattate in sicurezza con la sola ormonoterapia. Ma come funzionano in pratica i test genomici? “Nelle pazienti che mostrano una forma aggressiva di tumore, il trattamento più idoneo, dopo l’intervento chirurgico è la chemioterapia – spiega la dottoressa Alessandra Fabi, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore e Responsabile della Medicina di Precisione in Senologia, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS; al contrario, in quelle con le forme a bassa aggressività si può procedere solo con l’ormonoterapia. Tra queste due categorie di pazienti, ce n’è una terza, che può avvantaggiarsi del test Oncotype; si tratta di donne con un tumore invasivo in stadio precoce (stadio I, II o IIIa), ormono-sensibile ed HER2 negativo, senza coinvolgimento dei linfonodi o al massimo con fino a tre linfonodi interessati (in caso di donne in menopausa). In queste donne, il test genomico aiuta il medico a valutare il rischio di recidiva e a guidare la scelta terapeutica tra la semplice ormono-terapia o la chemioterapia seguita dall’ormono-terapia”. Il test genomico più utilizzato, l’Oncotype Dx, si effettua su un campione di tessuto tumorale prelevato durante l’intervento chirurgico e analizza l’espressione di 21 geni, che valutano caratteristiche di aggressività e il grado di ormono-responsività del tumore. “L’applicazione di questo test – spiega la professoressa Fabi – ha consentito di ridurre del 48% il ricorso alla chemioterapia in questo gruppo di pazienti (cioè di risparmiarla a circa 6.000 pazienti l’anno); si tratta di due pazienti su 3 in postmenopausa con neoplasia della mammella operata e di 1 su tre tra quelle in pre-menopausa. Poter evitare la chemioterapia significa ridurre la tossicità dei trattamenti, migliorare la qualità di vita delle pazienti, senza pregiudicare la loro efficacia; ma anche ridurre costi diretti e indiretti del Servizio Sanitari Nazionale. Abbiamo calcolato che il test andrebbe offerto ogni anno a circa 13 mila pazienti che rispondono alle caratteristiche di eleggibilità”.
In Italia nel 2020 è stato creato un fondo speciale di 20 milioni di euro per poter offrire questo test a circa 10.000 pazienti l’anno. Alcune Regioni (come Lazio, Lombardia e Campania) hanno utilizzato il test disponibile, ma in altre Regioni l’utilizzo del test è rimasto solo marginale.
“Il nostro augurio – afferma il professor Gianluca Franceschini, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore, Direttore della UOC di Chirurgia Senologica e del Centro Integrato di Senologia di Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – è che Oncotype Dx possa essere inserito presto nei LEA per garantirne l’utilizzo anche in futuro in tutto il territorio nazionale. Sono inoltre in corso studi osservazionali per meglio definire in sottogruppi di popolazione, come per esempio le pazienti giovani, il miglior trattamento anti-ormonale dopo il test, oppure per valutare l’impiego di Oncotype Dx in fase pre-operatoria; da questi studi, che si stanno definendo nel loro disegno e che ne vede alcuni già attivi anche nell’ambito del gruppo GIM (Gruppo Italiano Mammella), ci aspettiamo di ricevere ulteriori indicazioni. Potrebbe derivarne ad esempio l’indicazione che, in alcune pazienti, sarà possibile risparmiare anche la chemioterapia neoadiuvante (cioè prima dell’intervento chirurgico) perché sarebbe sufficiente sottoporle ad ormonoterapia con farmaci di ultima generazione, prima dell’intervento”.
Maria Rita Montebelli