📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
‘Abbiamo un sogno’, inaugurato il murales della radioterapia oncologica del Maggiore triesteallnews.it
26.11.2025 – 13.30 – Metti una stanza di ospedale bianca e asettica. Metti l’ansia e l’agitazione di doversi sottoporre ad un trattamento invasivo come la brachiterapia per una neoplasia ginecologica. Metti anche il dolore fisico e mentale che tutto ciò può provocare in una paziente. Ed è stata proprio una paziente, stesa sul lettino, a domandare alla dottoressa che si stava prendendo cura di lei se poteva dipingere quelle pareti bianche conferendo loro umanità e calore. La proposta di Nerina Candotti – pittrice e interior design – è stata accolta con grande entusiasmo e stamattina, tra emozione e applausi, il suo murales è stato inaugurato. Si chiama “Abbiamo un sogno” e si trova nel reparto di Radioterapia oncologica dell’Ospedale Maggiore. Per la precisione nella sala interventistica dove vengono eseguiti anche i trattamenti stereotassici del carcinoma della prostata. “La mia è stata un’opera di puro volontariato – spiega Nerina che ha donato il murales – non c’era alcun intento di fare business ma solo quello di trasformare uno spazio asettico in un luogo capace di trasmettere serenità”.
Il murales, realizzato in collaborazione con le artiste Manuela Alzetta e Serena Bravin e con il sostegno di Ammi e Lilt, è lungo 24 metri. Raffigura in maniera creativa e vivace una luminosa veduta di Trieste dal mare. La dottoressa responsabile della Brachiterapia Francesca Ciriello ha detto di Nerina, “è l’entusiasmo fatto persona, non si è mai arresa e ha abbattuto barriere e burocrazia”.
La finalità
“Passare da paziente ad artista è stato un onore” ha aggiunto l’autrice. “Spero che quest’opera possa portare un pò di conforto a chi attraversa un momento difficile ma anche infondere energia positiva nei medici e nel personale sanitario”. Presente anche il direttore della Radioterapia Oncologica di Asugi Alessandro Magli. “Questo – ha detto – è il senso più profondo della medicina ossia l’umanità, parte integrante di una cura”. Secondo il professore “questa opera dà dignità e serenità ai pazienti”. L’ambiente clinico, l’isolamento e l’attesa possono generare ansia e smarrimento incidendo sul benessere psicologico. Ecco che il murales assume un importante valore terapeutico.
Nuove attrezzature
“Per noi – ha detto il direttore generale di Asugi Antonio Poggiana – l’umanizzazione degli ambienti sanitari è molto importante”. “Vogliamo stemperare quella sensazione di ansia e sofferenza psicologica che può essere vissuta dai pazienti in attesa”. Poggiana ha poi annunciato l’arrivo, tra un anno e mezzo, di due nuovi acceleratori di ultima generazione per un investimento di 5.5 – 6 milioni di euro. Presente anche il sindaco Roberto Dipiazza che si è congratulato calorosamente con l’autrice del murales tenendole stretta la mano durante la presentazione. “Sono le cose belle come questa che ci portano lontano” ha detto.
L'inaugurazione del murales della Radioterapia oncologica 1 of 5
[e.b.]
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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35.6/100
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Criteri Critici
Al San Raffaele di Milano radioterapia avanzata per curare tumori e metastasi il Quaderno
De Giorgi: “Italvolley giovane, non abbiamo l’obbligo di vincere”
Novartis, formazione e innovazione al centro dei processi produttivi
Agricoltura, La Pietra “Donne sono valore aggiunto per il settore”
Ersu Palermo, Giordano “Borse di studio e alloggi contro la fuga degli studenti”
In Sicilia nasce Irca, Tamajo “Al fianco degli artigiani e del mondo produttivo”
Rizzo “Nascita Irca è punto di partenza indispensabile per la nostra economia”
Unipa, Midiri “L’incontro con Pif funge da veicolo per coniugare arte e società”
Pif “Il cibo è cultura, se la Sicilia fosse più brutta ci sarebbe più impegno”
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Individuare il tumore del polmone prima che diventi sintomatico: è possibile, a Padova, con la diagnosi del tumore del polmone in fase precoce, con l'utilizzo delle sale operatorie ibride, che permettono Tac o strumenti di imaging ancora più efficaci diret...…
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Criteri Critici
Intervento record al Mazzini di Teramo rimuove tumore infiltrante: paziente di 67 anni torna in salute Abruzzo Speciale
Chirurghi toracici e plastici ricostruiscono la parete toracica con protesi biologica e lembo muscolo-cutaneo; Di Giosia: «Un risultato che conferma la forza della multidisciplinarità»
TERAMO – «Un intervento innovativo per l’impiego della protesi, ma soprattutto ad elevata complessità perché affianca alla componente oncologica quella ricostruttiva. Un risultato che restituisce al paziente qualità di vita e un’ottima funzionalità, e che conferma la capacità della nostra Asl di mettere in campo competenze multidisciplinari e tecnologie avanzate, rimanendo al passo con i tempi e sempre attenta ai bisogni dei cittadini».
Così il direttore generale della Asl di Teramo, Maurizio Di Giosia, commenta la complessa operazione eseguita all’ospedale “Mazzini” di Teramo, dove le équipe della Chirurgia Toracica, diretta da Duilio Divisi, e della Chirurgia Plastica e Ricostruttiva, guidata da Guido Torresini, hanno portato a termine un intervento tra i più articolati per la gestione di un tumore polmonare infiltrante.
Il paziente, un uomo di 67 anni residente nella provincia dell’Aquila, era affetto da una vasta neoplasia del polmone sinistro che aveva raggiunto e compromesso strutture ossee, muscolari e cutanee della parete toracica. Prima della chirurgia, aveva seguito un percorso di chemioterapia e immunoterapia neoadiuvante per rendere possibile l’operazione.
La fase operatoria ha previsto la rimozione del tumore mediante lobectomia inferiore sinistra e la demolizione dell’area della parete toracica infiltrata, comprendente coste, muscoli e cute. La ricostruzione è stata effettuata posizionando una protesi biologica ADM (Acellular Dermal Matrix) nella zona priva delle costole e completata con il trasferimento di un lembo muscolo-cutaneo ottenuto dal muscolo gran dorsale del lato opposto, così da ristabilire continuità e funzionalità anatomica.
A tre mesi dall’intervento, gli esiti clinici sono favorevoli: il paziente è in buona salute, libero da malattia, e la Tac conferma l’integrazione completa della protesi con le strutture osteo-muscolari. Un risultato che ha permesso non solo l’eradicazione della neoplasia, ma anche un eccellente recupero funzionale ed estetico.
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Criteri Critici
Radioterapia di ultima generazione al San Raffaele di Milano Italpress
MILANO (ITALPRESS) – L’Unità di Radioterapia del San Raffaele di Milano tratta tumori in tutti i distretti corporei, inclusi encefalo, testa-collo, polmone, mammella, pancreas, fegato, apparato gastrointestinale, apparato urologico, ginecologico ed ematologico. “Il concetto dell’utilizzo della radioterapia come unico trattamento si è evoluto, soprattutto in questi ultimi anni, grazie a tecnologie sempre più sofisticate e sempre più precise, che i centri possono utilizzare. Ma l’aspetto più innovativo è proprio l’utilizzo della radioterapia, in particolare con modalità stereotassica, in sostituzione della chirurgia”, spiega la professoressa Nadia Di Muzio, primario dell’Unità di Radioterapia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e ordinario di Radioterapia all’Università Vita-Salute San Raffaele. “Questa è già una realtà consolidata per i tumori della prostata ed è ampiamente dimostrata anche nei tumori del polmone in stadio iniziale. Sempre più evidenze scientifiche sostengono l’impiego di questa modalità anche per i tumori della mammella e per i tumori del rene. E’ possibile utilizzare la radioterapia anche in alcuni sottogruppi di pazienti con tumori della vescica in uno stadio iniziale, ma una delle applicazioni più frequenti della radioterapia stereotassica riguarda i pazienti con metastasi. La radioterapia può infatti avere un effetto curativo per metastasi polmonari, ossee, encefaliche, linfonodali, epatiche e può essere impiegata prima o dopo trattamenti chemioterapici, oppure come alternativa ad altre opzioni terapeutiche a seconda della patologia di origine”. Il San Raffaele è dotato di tecnologie avanzate come CyberKnife e Tomoterapia. La professoressa Di Muzio precisa che la “Tomotherapy è un’apparecchiatura innovativa che abbiamo avuto per primi in Europa nel 2004. L’innovazione consiste nell’avere una TAC integrata alla macchina di trattamento, una TAC che permette di controllare il posizionamento del paziente e dei suoi organi interni e quindi di verificare che il trattamento venga somministrato con estrema precisione”. Inoltre, “le modalità di erogazione della dose di questa apparecchiatura permettono di irradiare target anche molto complessi: è possibile trattare sia volumi estesi, come nelle total body, sia aree molto circoscritte, ad esempio nei tumori della prostata”. Mentre, il CyberKnife aggiunge a questo livello di precisione la possibilità di seguire le lesioni in movimento e quindi di adattare i margini in modo estremamente conforme alla loro forma”. Questo consente di “ridurre i tempi del trattamento e, allo stesso tempo, di ottenere dei risultati in termini di guarigione e di riduzione delle tossicità estremamente validi”. “Il livello tecnologico di cui disponiamo grazie a queste apparecchiature – prosegue il primario dell’Unità di Radioterapia – ci ha consentito di ridurre progressivamente il numero di sedute: in alcune situazioni oncologiche è possibile effettuare il trattamento in un’unica sessione, la cosiddetta radiochirurgia. Questa modalità è già attiva nel nostro istituto per il trattamento radicale dei tumori della prostata e per alcune lesioni cerebrali, e trova applicazione anche nei noduli polmonari primitivi e secondari ed epatici. Inoltre, molte metastasi possono essere trattate in singola seduta – a livello encefalico, osseo, polmonare, epatico o linfonodale – con un evidente vantaggio per i pazienti, che possono recarsi in Ospedale e ricevere un solo trattamento. Oltre al risparmio economico, questi approcci garantiscono migliori outcome clinici e tossicità minime”. Infine, la possibilità di erogare il trattamento in una singola seduta viene sfruttato anche in ambito non oncologico. “Oggi esistono patologie come il Parkinson, il tremore essenziale, i neurinomi dell’acustico ma anche alcune condizioni psichiatriche che possono essere affrontate con la radioterapia e anche in questi casi la seduta è singola”, conclude la professoressa Di Muzio.
-foto IRCCS Ospedale San Raffaele –
(ITALPRESS).
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Criteri Critici
Novartis: ok FDA a Itvisma, nuova terapia genica per SMA Daily Health Industry
Novartis ha ottenuto l’approvazione della FDA per Itvisma (onasemnogene abeparvovec brve), nuova versione della terapia genica Zolgensma (onasemnogene abeparvovec), destinata ai pazienti affetti da atrofia muscolare spinale (SMA). La terapia copre ora tutti i pazienti con mutazione confermata del gene SMN1, superando il limite di età previsto dalla prima approvazione di Zolgensma, risalente a sei anni fa, che riguardava bambini sotto i 2 anni.
Itvisma funziona come Zolgensma, ovvero fornisce una copia funzionante del gene SMN tramite vettori virali (adeno-associated virus AAV). La differenza principale tra le due terapie sta nella modalità di somministrazione: mentre Zolgensma viene infusa per via endovenosa, Itvisma è somministrata direttamente nel sistema nervoso centrale tramite un’iniezione intratecale, che consente di inoculare dosi più concentrate anche a pazienti con peso maggiore.
Gli studi clinici hanno confermato l’efficacia di Itvisma anche in pazienti già in trattamento con nusinersen o risdiplam. Nello studio di fase IIIb Strength, 27 pazienti che avevano sospeso le terapie precedenti hanno mostrato stabilizzazione della funzione motoria per un anno, misurata con la Hammersmith Functional Motor Scale Expanded (HFMSE). Nei pazienti mai trattati, nello studio Steer, Itvisma ha portato a un miglioramento significativo di 2,39 punti HFMSE, rispetto a 0,51 punti con placebo.
Novartis sta puntando fortemente sul settore delle patologie neuromuscolari: l’acquisizione di Avidity Biosciences per 12 miliardi di dollari consentirà di lavorare su piattaforme RNA innovative e porta in dote tre programmi avanzati per la distrofia muscolare, mentre l’integrazione di Kate Therapeutics rafforza le capacità di produrre terapie geniche che utilizzano i vettori virali.
Chiara Ferragni si commuove in aula e dice “tutto è stato fatto in buona fede”: l’attesa della sentenza e perché la richiesta di una condanna a 20 mesi senza sospensione né attenuanti generiche
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Criteri Critici
Una condanna a un anno e 8 mesi e senza sospensione della pena né attenuanti generiche: questa la richiesta della procura per Chiara Ferragni nel processo sui noti casi di presunta pubblicità ingannevole del Pandoro Pink Christmas Balocco e delle uova di Pasq…
Una condanna a un anno e 8 mesi e senza sospensione della pena né attenuanti generiche: questa la richiesta della procura per Chiara Ferragni nel processo sui noti casi di presunta pubblicità ingannevole del Pandoro Pink Christmas Balocco e delle uova di Pasqua Dolci Preziosi. Qualche giorno fa, in attesa della richiesta di pena, il New York Post riassumeva così la parabola dell’imprenditrice digitale: “Ferragni è passata dall’essere la cocca di Dior, Gucci e Versace, sposata con un rapper famoso e capace di guadagnare cifre a sei zeri per un singolo post Instagram, al divorzio, alla caduta in rovina e a vedere la sua società, Fenice Srl, registrare una perdita di 6,65 milioni di dollari lo scorso anno”. Too much o fatti? Intanto ieri 25 novembre, a fine udienza, Chiara Ferragni ha fatto una dichiarazione spontanea, il testo concordato con i suoi avvocati ma pronunciato senza leggere i fogli che aveva in mano: “Tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto in buona fede”, le parole prima di qualche lacrima, come racconta Il Corriere della Sera. L’imprenditrice ha parlato di “buona fede” ma anche di quel momento della sua vita, con il ruolo di co-conduttrice al Festival di Sanremo, con il suo sostegno alle campagne contro la violenza sulle donne, con la raccolta messa in piedi nel 2020 assieme all’allora marito Fedez per l’ospedale San Raffaele e i 4,5 milioni di euro per la creazione di nuovi posti letti all’interno del reparto di terapia intensiva da destinare all’emergenza Covid. Uscendo dall’aula e dopo l’udienza a porte chiuse, ai cronisti ha detto di essere “fiduciosa” e di non poter “aggiungere altro”.
Il procuratore aggiunto di Milano, Eugenio Fusco, e il sostituto Cristian Barilli che hanno coordinato le indagini del Nucleo Pef della guardia di finanza, hanno chiesto la stessa condanna per Fabio Damato, ex manager delle società titolari dell’immagine di Ferragni e all’epoca “braccio destro e sinistro” – come le stessa lo definiva – della 38enne. Chiesto un anno anche per l’amministratore delegato e presidente di Cerealitalia-ID, Francesco Cannillo. Nessuna attenuante della pena, dicevamo: Ferragni ha già chiuso il fronte amministrativo ed effettuato donazioni per 3,4 milioni di euro ma per i pm non merita nemmeno la cosiddetta “diminuente” per i risarcimenti.
Come siamo arrivati a questa richiesta di pena? Intanto, le mail: secondo gli accordi presi sia con Balocco che con Dolci Preziosi, dovevano essere le società di Chiara Ferragni – TBSCrew e Fenice – a rispondere ai consumatori che chiedevano quanta parte del prezzo di vendita maggiorato (pandori ceduti alla grande distribuzione per il Natale 2022 e venduti al pubblico al prezzo di 9,37 euro a confezione invece che i 3,68 euro del prodotto standard), andasse in beneficenza. Un utente scrisse: “Compro un uovo e quanto di quello che pago va a sostenere il progetto?”. A dare il via a questi interrogativi su larga scala e dunque a quello che è stato da subito chiamato ‘pandoro gate’ è stata Selvaggia Lucarelli, che ha reso pubbliche le domande, amplificato l’eco e successivamente raccontato tutto nel dettaglio nel libro Il vaso di Pandoro. Ferragni sulle prime rispose con l’ormai famoso video in tuta grigia dove si parlava di “errori di comunicazione”. Errori di comunicazione che, oggi, sono una richiesta di pena a 20 mesi.
Secondo i pm, si è trattato poi di una manipolazione del mercato: prima la comunicazione dell’iniziativa in rete, sui social, poi la messa in vendita dei prodotti con finalità benefiche sugli scaffali dei supermercati, dopo aver ‘fatto credere’ ai clienti che l’ammontare della beneficenza dipendesse dal numero di acquisti. La fiducia che molti consumatori/follower riponevano in Chiara Ferragni – in quel momento al massimo della sua credibilità social e non solo – ma anche nei luoghi dove fanno la spessa tutti i giorni, ha generato l’aggravante di “aver profittato di circostanze di luogo e persona tali da ostacolare la privata difesa” dei consumatori.
“Verrà fuori la sua innocenza“, le parole dell’avvocato Marcello Bana che assiste l’imprenditrice digitale con il collega Giuseppe Iannaccone. Per la procura, l’imprenditrice avrebbe ottenuto con l’inganno un profitto di circa 2,2 milioni di euro, oltre che benefici non calcolabili dal ritorno di immagine.
Lo scorso 18 novembre, il New York Post ricostruiva così la vicenda è arrivata ora quasi al rush finale: “Alla fine del 2022, la società Fenice Srl di Chiara Ferragni — che vendeva abbigliamento femminile, gioielli, kidswear, arredamento e altro — aveva una valutazione di circa 87,5 milioni di dollari. Poi è arrivato il #pandorogate e un crollo così pesante da farle perdere quasi il 90% di quel valore. Sembrava una cosa innocua: per il Natale 2022, Ferragni annunciò una nuova collaborazione, questa volta con l’azienda dolciaria Balocco, per vendere un pandoro speciale destinato alla beneficenza. Costava tre volte un pandoro normale, ma secondo lei valeva ogni centesimo, perché ‘tutti i proventi’ sarebbero andati all’Ospedale Regina Margherita di Torino. Quasi subito, però, i media italiani (specifichiamo, Selvaggia Lucarelli) si insospettirono e, prima della fine dell’anno, smascherarono la verità.
E sempre il quotidiano newyorkese suggerisce a Ferragni di ripartire da un altro Paese, aggiungendo però che gli influencer ‘della prima ora’ come Ferragni affrontano un modello di business ormai superato: “C’è stato un grande cambiamento: si è passati dal pubblico di massa a target molto specifici, per questo tutti vogliono lavorare con i micro-influencer, parlano direttamente al loro pubblico e sono considerati credibili”, le parole Ryan Berger, a capo dell’agenzia The Berger Shop. Quindi, se non ci sono più così tanti brand disposti a pagare cifre astronomiche per raggiungere milioni di follower perché sanno che vale più la pena rivolgersi a piccole nicchie con follower fedeli, che ne sarà del modello Ferragni? Intanto, restando sui fatti, si attende la sentenza. Prossima udienza il 5 dicembre.
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Criteri Critici
Tumore del retto. Studio italiano ‘NO-CUT’ dimostra che un paziente su quattro può guarire senza chirurgia Quotidiano Sanità
Una rivoluzione significativa sta cambiando la gestione del carcinoma del retto. Sono appena stati pubblicati sulla rivista scientifica The Lancet Oncology i risultati dello studio clinico NO-CUT, coordinato da ricercatori dell’Ospedale Niguarda e dell’Università degli Studi di Milano, con il sostegno di Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro, che modificano, migliorandola, la pratica clinica della terapia per questo tumore.
Il tumore del retto colpisce nel mondo 700 mila persone ogni anno, e 340 mila di queste muoiono a causa della malattia. In Italia i casi annui sono oltre 14.000, e vengono registrati circa 5.000 decessi. Questi numeri, da soli, fanno comprendere l’urgenza di trovare nuove cure e l’importanza dei risultati ottenuti grazie al protocollo NO-CUT: in una persona su quattro, infatti, è stato possibile ottenere la remissione completa del tumore senza chirurgia.
“Complessivamente – ha commentato Salvatore Siena, direttore dell’Oncologia Falck all’Ospedale Niguarda di Milano e professore ordinario di Oncologia Medica all’Università degli Studi di Milano – possiamo affermare che l’approccio validato dalla sperimentazione clinica NO-CUT rappresenta un progresso significativo per le persone affette da carcinoma del retto ed è una pietra miliare dell’oncologia. I dati emersi nello studio NO-CUT dimostrano infatti che, quando le terapie preoperatorie eliminano il tumore, la chirurgia può lasciare il posto a un attento follow-up, offrendo così la possibilità di guarire senza necessità di intervento. I risultati raccolti hanno infatti confermato la sicurezza di questa strategia, che è diventata un’opzione consolidata nelle linee guida terapeutiche per il carcinoma del retto”.
Nello studio sono stati coinvolti 180 pazienti con carcinoma del retto localmente avanzato, curati con terapia neoadiuvante totale, ossia con quattro somministrazioni di terapia medica oncologica seguita da radio- e chemioterapia. Di questi, coloro che hanno ottenuto una risposta clinica completa, ossia circa il 25%, ha potuto evitare la chirurgia del retto senza che sia aumentato il rischio di sviluppare metastasi in altri organi. “Nello studio NO-CUT – sottolinea Siena – c’è una importante componente traslazionale: i medici e i ricercatori hanno infatti utilizzato strumenti diagnostici avanzati, come l’analisi del DNA tumorale circolante (con la cosiddetta biopsia liquida) e delle caratteristiche di trascrizione dei singoli tumori. Lo scopo era identificare i pazienti che possono beneficiare della terapia neoadiuvante e dell’approccio non-chirurgico o quelli che, non beneficiandone affatto, possono essere avviati alla chirurgia immediatamente, evitando trattamenti non efficaci”.
I carcinomi del retto localmente avanzati, esclusi quindi gli stadi iniziali e quelli metastatici, sono circa un terzo di tutti i nuovi casi. Fino ad oggi la guarigione è possibile con una terapia multimodale comprensiva di radioterapia, terapia medica oncologica e chirurgia del retto. Quest’ultima, grazie ai risultati dello studio NO-CUT appena pubblicati, può essere evitata in un quarto dei casi senza compromettere la possibilità di guarigione.
Lo studio, concepito nel 2017 e aperto all’arruolamento dei pazienti dal 2018 al 2024, è promosso da Ospedale Niguarda e Università degli Studi di Milano ed è stato condotto in quattro centri oncologici: lo stesso Niguarda (principal investigator Salvatore Siena), l’Istituto Europeo Oncologia di Milano (principal investigator Maria Giulia Zampino), l’Istituto Oncologico Veneto di Padova (principal investigator Francesca Bergamo), l’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (principal investigator Stefania Mosconi). Hanno contribuito agli studi traslazionali e alla statistica l’IFOM – Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare, l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, l’Istituto di Candiolo e l’Università degli Studi di Torino. Lo studio è stato reso possibile dalla partecipazione delle 180 persone ammalate di cancro del retto e dei loro familiari, e grazie al lavoro di molti ricercatori: medici oncologi, radioterapisti, chirurghi, radiologi, endoscopisti, patologi, psicologi, fisici, biologi, farmacisti, infermieri, statistici, e anche tecnici di radioterapia, di radiologia, di laboratorio e amministrativi della logistica.
NO-CUT è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro ETS, da Fondazione Oncologia Niguarda ETS, e da Ospedale Niguarda. I primi autori della pubblicazione su The Lancet Oncology sono ex-aequo Alessio Amatu (oncologo ad alta specializzazione e responsabile del Molecular Tumor Board, Ospedale Niguarda) e Giorgio Patelli (oncologo e PhD student, Università degli Studi di Milano, IFOM Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare e Ospedale Niguarda); l’autore senior è Salvatore Siena, direttore del Niguarda Cancer Center e Professore di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Milano.
Installato per la prima volta in Italia a Casavatore (Napoli) il CT-Linac adattivo per cure oncologiche di livello superiore basato su intelligenza artificiale - NapoliToday
📰 NapoliToday📅 2025-11-26T09:24:00
radioterapia
Installato per la prima volta in Italia a Casavatore (Napoli) il CT-Linac adattivo per cure oncologiche di livello superiore basato su intelligenza artificiale NapoliToday