📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
L’Amo d’Oro alle mani che curano, quelle delle infermiere dell’Oncologia e della Radioterapia Temponews
In occasione del trentennale di Amo - Associazione Malati Oncologici, eccezionalmente, il Premio Donata Testi 2026 è stato assegnato a due persone che hanno contribuito in maniera decisiva alla crescita dell’associazione e dell’assistenza oncologica sul territorio: Maria Grazia Russomanno e Fabrizio Artioli.
C’erano le fotografie dei primi volontari davanti all’ingresso dell’ospedale, i ricordi delle inaugurazioni, delle donazioni, dei momenti più significativi vissuti insieme. C’erano i volti di chi ha costruito passo dopo passo una storia lunga trent’anni. E c’era soprattutto il tempo, protagonista assoluto del Gran Galà organizzato da AMO – Associazione Malati Oncologici nella suggestiva cornice di Villa Ascari. Una serata intensa, capace di intrecciare emozioni, ricordi e riconoscenza per celebrare un traguardo importante: i primi trent’anni di attività dell’associazione, oggi punto di riferimento imprescindibile per il territorio grazie all’impegno di centinaia di volontari e sostenitori. Ad accogliere gli ospiti, nove pannelli fotografici che raccontavano la vita dell’associazione: le prime attività, le donazioni, le inaugurazioni, il gruppo originario dei volontari accanto all’indimenticato professor Carlo Carapezzi e, più recentemente, la fotografia scattata nel 2023 in occasione del pensionamento del dottor Fabrizio Artioli. Su ogni tavolo, una fotografia diversa, quasi a ricordare che ogni anno, ogni incontro e ogni gesto di solidarietà hanno contribuito a costruire la storia di AMO. A guidare la serata sono stati la presidente Franca Pirolo, la vicepresidente Eva Altimani e gli psicologi Dania Barbieri e Matteo Palmieri. Il filo conduttore scelto per l’anniversario è stato il “Tempo”, una parola capace di unire passato, presente e futuro. Un tema introdotto dalla lettura, affidata a Sara Gozzi, della celebre poesia di Elli Michler, Ti auguro tempo, un testo che ha saputo toccare il cuore dei presenti ricordando il valore più prezioso che possiamo donare e condividere. Momenti significativi sono arrivati anche dai saluti istituzionali. La nuova direttrice dell’Oncologia di Carpi, Claudia Mucciarini, ha sottolineato il ruolo fondamentale dei volontari di AMO accanto ai pazienti e al personale sanitario. Hanno portato il loro contributo anche il direttore generale dell’Azienda Usl di Modena Mattia Altini (“il nuovo ospedale sarà pronto nel 2031” ha dichiarato. Sarà vero?) e il sindaco Riccardo Righi. Tra le sorprese più emozionanti della serata, la lettera di felicitazioni inviata dal Papa per il trentennale dell’associazione e consegnata tramite don Gildo Manicardi: un riconoscimento inatteso che ha suscitato commozione e orgoglio tra tutti i presenti.
Uno dei momenti più sentiti è stato quello della consegna dell’Amo d’Oro, il riconoscimento che l’associazione attribuisce a chi, attraverso il proprio lavoro o il volontariato, si distingue nella vicinanza ai pazienti oncologici. La motivazione ha richiamato l’esistenza di un “tempo della cura”, fatto non solo di terapie ma anche di attenzione, ascolto e presenza. “Per le mani che curano, per le parole che confortano, per i sorrisi che non mancano mai anche nelle giornate più dure; per la competenza nelle cure, avete fatto la differenza per noi, e non lo dimenticheremo mai”. Con queste parole, l’Amo d’Oro è stato conferito alle infermiere dell’Oncologia e della Radioterapia dell’Ospedale di Carpi, protagoniste silenziose ma fondamentali del percorso di cura di tanti pazienti e delle loro famiglie. Un riconoscimento accolto con un lungo applauso, segno della gratitudine di un’intera comunità.
Particolarmente significativo anche il momento dedicato al Premio Donata Testi 2026. In occasione del trentennale, eccezionalmente, il riconoscimento è stato assegnato a due persone che hanno contribuito in maniera decisiva alla crescita dell’associazione e dell’assistenza oncologica sul territorio. Il premio è stato consegnato a Maria Grazia Russomanno, che grazie alla collaborazione con AMO ha dato vita all’ambulatorio di Psiconcologia, aprendo una strada innovativa nell’accompagnamento dei malati e delle loro famiglie e contribuendo a sviluppare numerosi altri progetti di supporto. Il secondo Premio Donata Testi è andato a Fabrizio Artioli, figura centrale nella storia sanitaria carpigiana, fondatore dell’Oncologia di Carpi e tra i promotori della nascita stessa di AMO. Una visione costruita sulla convinzione che accoglienza, umanità e volontariato siano parte integrante della cura e non semplici elementi accessori. Due riconoscimenti che hanno voluto celebrare non solo quanto realizzato nel passato, ma anche un’eredità di valori destinata a continuare nel tempo.
La serata si è conclusa nel migliore dei modi con la musica e l’umanità di Paolo Belli, salito sul palco per regalare ai presenti un finale carico di energia, sorrisi ed emozioni. Trent’anni dopo la sua nascita, AMO continua così a guardare avanti senza dimenticare le proprie radici. Perché, come è stato ricordato durante la serata, il tempo più prezioso è quello che si sceglie di donare agli altri.
J.B.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Urologia: con il robot Da Vinci la chirurgia è mininvasiva Clinica Fornaca Torino
Che cos’è il Robot da Vinci?
Il Robot da Vinci è la piattaforma di ultima generazione per la chirurgia mininvasiva assistita che può essere impiegata anche nel trattamento delle patologie uro-oncologiche, in particolare per il tumore della prostata, tra i più aggressivi e in espansione tra la popolazione maschile.
Quali sono i vantaggi del Robot da Vinci?
Rispetto alla chirurgia tradizionale open, a quella chirurgia laparoscopica tradizionale o alla più avanzata laparoscopia teleassistita, il sistema robotico da Vinci offre numerosi vantaggi per il paziente, ma anche per il chirurgo.
Quelli per il paziente che si sottopone all’intervento con Robot da Vinci sono: ripresa più rapida delle normali attività quotidiane, riduzione delle complicanze funzionali e del dolore post-operatorio, diminuzione dei tempi di ricovero, migliori risultati estetici grazie a incisioni sempre più piccole.
Il robot da Vinci mette inoltre il chirurgo in condizione di poter operare con una serie di comfort maggiori, come l’estrema versatilità dei movimenti, permettendogli di raggiungere spazi anatomici ristretti e profondi. Si tratta infatti di un sistema robotico che traduce in modo intuitivo i movimenti del chirurgo seduto alla consolle, permettendo una visione del campo operatorio 3D con un efficace ingrandimento dei dettagli anatomici (il campo visivo è aumentato di 10 volte, con immagini ferme e ad altissima risoluzione). Questa tecnica operatoria garantisce anche una maggiore facilità nell’esecuzione delle manovre chirurgiche complesse.
Nuovi trattamenti del tumore della prostata
L’intervento di prostatectomia radicale – rimozione totale della prostata in caso di tumore – è una procedura che si adatta perfettamente al supporto robotico: è possibile infatti svolgerla sia contemporaneamente all’asportazione dei linfonodi locoregionali (linfoadenectomia), sia con tecnica “nerve sparing”, che permette il mantenimento delle terminazioni nervose allo scopo di tutelare la funzionalità sessuale.
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Criteri Critici
Leucemia Linfatica Cronica: Zanubrutinib e i suoi benefici duraturi nei pazienti over 80 Microbiologia Italia
Zanubrutinib offre benefici duraturi nella leucemia linfatica cronica per pazienti over 80 con PFS superiore e sicurezza ottimale.
Questo articolo esplora in profondità la leucemia linfatica cronica (LLC), focalizzandosi sul ruolo innovativo di zanubrutinib e sui suoi benefici duraturi nei pazienti over 80. Verranno analizzati meccanismi d’azione, evidenze cliniche da studi pivotali come SEQUOIA, profili di sicurezza per gli anziani, strategie terapeutiche personalizzate, impatti sulla qualità della vita e prospettive future. L’articolo è davvero utile per pazienti, caregiver e professionisti sanitari interessati a opzioni targeted efficaci e tollerabili nell’ambito dell’onco-ematologia e della microbiologia clinica correlata alle infezioni opportunistiche. Offre insights pratici al fine di prendere delle decisioni informate in una popolazione fragile con comorbilità frequenti.
Introduzione
La leucemia linfatica cronica rappresenta una delle neoplasie ematologiche più comuni negli anziani. Nei pazienti over 80, la gestione richiede un equilibrio tra efficacia e tollerabilità, considerando il rischio elevato di tossicità da chemioterapia tradizionale. Zanubrutinib, inibitore selettivo di BTK di seconda generazione, emerge come un’opzione promettente grazie ai benefici duraturi dimostrati nei trial clinici. Questo articolo approfondisce come zanubrutinib offra un controllo duraturo della malattia con un minor impatto cardiaco e una migliore persistenza terapeutica rispetto alle terapie alternative.
Zanubrutinib agisce inibendo selettivamente la tirosina chinasi di Bruton (BTK), essenziale per la sopravvivenza delle cellule B maligne nella leucemia linfatica cronica. Nei pazienti anziani, questa selettività riduce gli effetti off-target, migliorando la sua tollerabilità a lungo termine.
Studi come SEQUOIA hanno evidenziato vantaggi significativi in termini di sopravvivenza libera da progressione (PFS) anche in sottogruppi over 75-80 anni. La leucemia linfatica cronica nei pazienti over 80 spesso si associa a delezioni (17p) o mutazioni TP53, dove zanubrutinib mantiene un’efficacia duratura.
I benefici duraturi includono tassi di risposta elevati, ridotta discontinuazione e minore utilizzo di risorse sanitarie. Questo è cruciale per i pazienti over 80, che presentano comorbilità cardiovascolari e immunosenescenza.
Nel contesto della microbiologia, il controllo della malattia riduce il rischio di infezioni opportunistiche, complicanza comune nella LLC avanzata.
Zanubrutinib si distingue per il profilo di sicurezza favorevole, perché ha un’incidenza inferiore di fibrillazione atriale rispetto a ibrutinib, un aspetto rilevante negli anziani.
Dati real-world confermano una maggiore persistenza al trattamento con zanubrutinib nei pazienti over 65, estendibile agli over 80.
L’articolo esaminerà evidenze, meccanismi, gestione pratica e FAQ per guidare scelte terapeutiche informate sulla leucemia linfatica cronica.
Meccanismo d’Azione e Vantaggi Farmacologici di Zanubrutinib
Zanubrutinib è un inibitore BTK altamente selettivo e potente, progettato per minimizzare le interazioni off-target. Nella leucemia linfatica cronica, blocca la segnalazione B-cell receptor, inducendo l’apoptosi delle cellule leucemiche.
Rispetto agli inibitori di prima generazione, offre una maggiore specificità, riducendo tossicità come ipertensione o aritmie. Questo è particolarmente vantaggioso per pazienti over 80 con patologie cardiache preesistenti.
Studi farmacocinetici mostrano un assorbimento rapido e un’inibizione sostenuta di BTK, supportando un dosaggio continuo efficace con una buona compliance.
Nei trial, zanubrutinib ha dimostrato ORR superiori e PFS prolungate, con risposte che si approfondiscono nel tempo.
Per la leucemia linfatica cronica, la selettività si traduce in minori eventi avversi ematologici gravi negli anziani.
Benefici duraturi derivano dalla capacità di mantenere il controllo della malattia senza una resistenza rapida, grazie all’ottimizzazione del legame covalente irreversibile.
In ambito microbiologico, preservando meglio la funzione immunitaria residua, il farmaco riduce l’incidenza delle infezioni batteriche o virali.
I pazienti over 80 beneficiano di un farmaco orale, somministrabile ambulatorialmente, che migliora la qualità della vita.
Evidenze Cliniche dai Principali Studi: Focus su Pazienti Anziani
Lo studio SEQUOIA ha confrontato zanubrutinib versus bendamustina-rituximab (BR) in pazienti naive con LLC. Nel follow-up a 5-6 anni, PFS mediana non raggiunta con zanubrutinib versus 44 mesi con BR.
Nei sottogruppi ≥75 anni, l’efficacia rimane comparabile alla popolazione generale, con benefici sulla PFS significativi senza delezione (17p).
Nello studio ALPINE, zanubrutinib ha superato ibrutinib in R/R leucemia linfatica cronica, con PFS superiore e minori eventi cardiaci, dati rilevanti per pazienti over 80.
Analisi di sottogruppi over 75 confermano tassi di risposta elevati e una sicurezza gestibile.
Dati real-world su Medicare mostrano una maggiore durata del trattamento e la sopravvivenza con zanubrutinib versus altri BTKi negli anziani.
I benefici duraturi si manifestano in tassi di discontinuazione inferiori (circa 51% a 24 mesi vs superiori per altri).
Per pazienti over 80 con comorbilità, la ridotta ospedalizzazione rappresenta un vantaggio chiave.
Questi risultati supportano zanubrutinib come opzione frontline preferenziale nella leucemia linfatica cronica geriatrica.
Sicurezza e Tollerabilità in Pazienti Anziani
La sicurezza di zanubrutinib negli anziani è favorevole, con minori eventi cardiaci rispetto a ibrutinib (fibrillazione atriale ~7% vs più alta).
Eventi avversi comuni includono infezioni, diarrea e neutropenia, generalmente gestibili attraverso il monitoraggio.
Nei trial SEQUOIA, le discontinuazioni per AE sono state inferiori con zanubrutinib.
Per pazienti over 80, una valutazione geriatrica integrata aiuta a ottimizzare le dosi e i supporti.
Benefici duraturi derivano dalla persistenza al trattamento, riducendo la necessità di linee successive tossiche.
La gestione delle infezioni richiede una profilassi e un monitoraggio microbiologico, allineato all’ambito di Microbiologia Italia.
Il profilo permette la combinazione o la sequenza con altri agenti targeted.
Gli studi confermano una bassa incidenza di eventi emorragici gravi anche con la concomitante somministrazione di farmaci anticoagulanti.
Impatto sulla Qualità della Vita e Gestione Multidisciplinare
Nei pazienti over 80 con leucemia linfatica cronica, zanubrutinib migliora la qualità della vita riducendo i sintomi e le ospedalizzazioni.
I benefici duraturi includono il mantenimento dell’indipendenza funzionale grazie alla minor fatigue e al controllo delle infezioni.
Un approccio multidisciplinare consultando ematologi, geriatri e infettivologi risulta essenziale.
Il monitoraggio regolare dei parametri ematologici e di quelli cardiaci garantisce la continuità terapeutica.
I dati indicano un minore utilizzo di risorse sanitarie oltre a un beneficio economico e clinico.
L’educazione del paziente sui segni di progressione o di infezione potenzia l’adesione.
Nella leucemia linfatica cronica, il controllo duraturo supporta un invecchiamento attivo.
Prospettive Future e Combinazioni Terapeutiche
La ricerca sta esplorando combinazioni zanubrutinib + venetoclax per risposte più profonde nella LLC.
Per pazienti over 80, trial dedicati valuteranno fixed-duration vs continuous therapy.
Innovazioni in BTKi di nuova generazione promettono un ulteriore miglioramento dei benefici duraturi.
L’integrazione con immunoterapie e il monitoraggio minimo residuo (MRD) guideranno la personalizzazione.
Nel contesto microbiologico, le strategie per mitigare l’immunodepressione rimangono prioritarie.
Zanubrutinib si posiziona come pilastro per terapie sequenziali ottimali negli anziani.
Conclusioni su Leucemia Linfatica Cronica, Zanubrutinib e i suoi benefici duraturi nei pazienti over 80
In conclusione, zanubrutinib rappresenta un avanzamento significativo nella gestione della leucemia linfatica cronica nei pazienti over 80. I suoi benefici duraturi in termini di PFS, ORR, sicurezza e persistenza al trattamento lo rendono un’opzione preferenziale rispetto ai regimi tradizionali o ad altri BTKi. Le evidenze risultanti dagli studi SEQUOIA, ALPINE e real-world supportano un uso frontline, migliorando gli outcomes e la qualità della vita in una popolazione fragile. Futuri studi rafforzeranno il suo ruolo, enfatizzando un approccio personalizzato multidisciplinare. Zanubrutinib trasforma la prognosi della leucemia linfatica cronica geriatrica verso un controllo cronico efficace e tollerabile.
Domande Frequenti su Leucemia Linfatica Cronica, Zanubrutinib e i suoi benefici duraturi nei pazienti over 80
Chi può beneficiare di zanubrutinib nella LLC? Pazienti over 80 naive o R/R, inclusi pazienti ad alto rischio. Consiglio: Valuta sempre la comorbilità con un geriatric assessment prima di iniziare.
Cos’è zanubrutinib e come agisce? Inibitore BTK selettivo per il controllo delle cellule B maligne. Consiglio: Assumilo regolarmente come prescritto per massimizzarne i benefici duraturi.
Quando iniziare una terapia con zanubrutinib? Alla diagnosi con indicazione al trattamento o in caso di progressione. Consiglio: Discutine con un ematologo tempestivamente per evitare ritardi.
Come monitorare il trattamento negli over 80? Attraverso visite periodiche, esami ematici e cardiaci. Consiglio: Segnala subito i sintomi nuovi al medico curante.
Dove accedere a zanubrutinib? Presso centri ematologici specializzati con rimborsi approvati. Consiglio: Verifica i protocolli regionali per un accesso rapido.
Perché scegliere zanubrutinib per i benefici duraturi? Per la sua superiorità in PFS, sicurezza e persistenza vs le terapie alternative. Consiglio: Preferiscilo per ridurre rischi cardiaci e ospedalizzazioni negli anziani.
Leggi anche:
Fonti
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39647999/ (Median 5-Year Follow-Up of SEQUOIA) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/36511784/ (Zanubrutinib vs Ibrutinib ALPINE) https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35810754/ (Zanubrutinib vs BR in SEQUOIA)
Crediti fotografici
Immagine in evidenza – Link
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Linfoma Hodgkin nuova terapia sperimentata è efficace nel 50% dei casi Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 12 giugno 2026 (Agenbio) – Lo studio internazionale di fase 1 denominato “Primavera” è stato presentato per la prima volta al congresso dell’American society of clinical oncology (Asco) a Chicago e ha mostrato come una nuova terapia sia efficace in circa il 50% dei pazienti affetti dal linfoma di Hodgkin recidivato o refrattario. Lo studio ha arruolato diversi pazienti italiani provenienti dallo Ieo di Milano e dall’Ircss Policlinico Sant’Orsola di Bologna, e si basa sul ruolo della molecola AZD3470 che agisce con un meccanismo epigenetico, cioè modula l’espressione genica delle cellule neoplastiche del linfoma di Hodgkin. Un approccio di cura rappresentato dalla medicina di precisione sperimentata su quelle persone malate che hanno esaurito tutte le altre opzioni terapeutiche, dalla chemioterapia ai farmaci anticorpo coniugati. (Agenbio) Ala 10:00
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Criteri Critici
Svolta nella cura del cancro: i tumori possono essere arrestati senza farmaci o chemioterapia. Vietnam.vn
Gli scienziatisviluppano una tecnologia per inibire il cancro senza farmaci - Illustrazione: The Cancer News I ricercatori del Technion Institute of Technology in Israele hanno appena annunciato una nuova tecnologia per il trattamento del cancro, in grado di inibire la crescita tumorale senza l'uso di farmaci, chemioterapia o anticorpi. Questo risultato è considerato potenzialmente in grado di aprire nuove prospettive nella cura del cancro. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientificaACS Nano, e il progetto è stato condotto dallo studente di dottorato Ofri Vizenblit sotto la supervisione del professore associato Assaf Zinger del Dipartimento di Ingegneria Chimica Wolfson del Technion. Il team di ricerca si è concentrato sul carcinoma mammario triplo negativo (TNBC), una delle forme di tumore al seno più pericolose e difficili da trattare al giorno d'oggi. A differenza delle terapie attuali, che si concentrano sulla distruzione diretta delle cellule tumorali, la nuova tecnologia mira a modificare il microambiente circostante il tumore. Secondo gli scienziati, le cellule tumorali possono "reclutare" i macrofagi, trasformandoli in strumenti per favorire la crescita del tumore ed eludere il sistema immunitario. Per affrontare questo problema, il team di ricerca ha sviluppato delle bio-nanoparticelle chiamate MPsome, che imitano le caratteristiche dei macrofagi. Queste nanoparticelle agiscono come un "esca biologica", competendo con le cellule immunitarie dannose presenti intorno al tumore e bloccando così i meccanismi che supportano le cellule cancerose. Test condotti su cellule e modelli murini di carcinoma mammario triplo negativo hanno dimostrato che le nanoparticelle si accumulavano in alte concentrazioni intorno ai tumori ed erano in grado di inibire la crescita tumorale in modo paragonabile ad alcuni trattamenti di immunoterapia avanzata attualmente in uso. In particolare, l'effetto terapeutico non deriva dal rilascio del principio attivo, come nei farmaci convenzionali, bensì da segnali biologici presenti sulla superficie delle nanoparticelle, che promuovono cambiamenti benefici nel sistema immunitario. I risultati hanno mostrato una diminuzione del numero di cellule immunitarie che supportano il tumore, a fronte di un aumento del numero di cellule in grado di attaccare il cancro. Il team di ricerca ha affermato che il processo è ora in grado di produrre circa 1,2 litri di soluzione di nanoparticelle all'ora. Gran parte del materiale utilizzato è inoltre approvato come sicuro dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense, il che potrebbe contribuire ad accelerare la transizione alle sperimentazioni cliniche. Tuttavia, questa tecnologia è attualmente solo in fase preclinica e non è stata ancora testata sull'uomo. Secondo il professore associato Assaf Zinger, potrebbe rappresentare una svolta fondamentale, aprendo la strada a una nuova generazione di terapie oncologiche più sicure ed efficaci in futuro. Fonte: https://tuoitre.vn/dot-pha-dieu-tri-ung-thu-khong-can-thuoc-hay-hoa-tri-van-chan-duoc-khoi-u-20260612155049613.htm
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Rinosinusite cronica grave, a Sondrio oltre 60 pazienti curati con farmaci biologici valtellinanotizie.com
SONDRIO – Una terapia innovativa, capace di garantire benefici importanti e duraturi, e un ambulatorio specialistico ampliato per rispondere a un numero crescente di richieste. All’Otorinolaringoiatria dell’Ospedale di Sondrio sono oggi oltre 60 i pazienti affetti da rinosinusite cronica con poliposi nasale grave presi in carico attraverso un percorso diagnostico-terapeutico altamente specializzato.
Si tratta di un servizio disponibile solo in alcune strutture ospedaliere, che si basa su un approccio multidisciplinare e personalizzato e sull’utilizzo di un farmaco biologico a base di anticorpi monoclonali, in grado di intervenire sulle cause profonde della malattia. A seguire i pazienti sono due medici specialisti del reparto diretto da Gabriele Redaelli, Veronica Rossi e Serena Jiang, che evidenziano come negli ultimi anni la gestione della terapia sia diventata più semplice ed efficace.
«Rispetto al recente passato e alla sua introduzione – spiegano le specialiste – oggi la terapia è più gestibile, sia per la disponibilità di più farmaci biologici, che scegliamo in base alle caratteristiche cliniche del paziente, sia perché vengono distribuiti dalle farmacie territoriali».
Il percorso di presa in carico parte da una prima valutazione del medico otorinolaringoiatra, che prevede endoscopia nasale, valutazione dell’olfatto e raccolta delle risposte del paziente a un questionario sulla qualità di vita. Solo dopo questa fase viene avviato l’eventuale inserimento nell’ambulatorio specialistico.
La presa in carico avviene in modo multidisciplinare, con il coinvolgimento della Pneumologia, diretta da Paolo Pozzi. Una collaborazione importante, poiché alla rinosinusite cronica con poliposi nasale grave sono spesso associate altre patologie, in particolare l’asma.
«I pazienti che seguiamo – aggiungono Rossi e Jiang – riscontrano un notevole beneficio sia soggettivo, in termini di respirazione nasale e recupero di gusto e olfatto, sia clinico, poiché i polipi si riducono e si riformano con minore intensità». Proprio l’aumento del numero di pazienti ha portato al recente potenziamento dell’ambulatorio specialistico, che oggi rappresenta un punto di riferimento per il territorio dell’Asst Valtellina e Alto Lario.
Il monitoraggio è costante. La valutazione clinico-endoscopica viene ripetuta ogni sei mesi, insieme agli esami ematochimici di controllo. La prima e la seconda somministrazione del farmaco avvengono in ambulatorio; successivamente la gestione diventa individuale. Ogni paziente può infatti rivolgersi alla propria farmacia territoriale per ritirare il prodotto prescritto dal medico otorinolaringoiatra. Grazie a una convenzione con Regione Lombardia, la terapia è interamente mutuabile.
I pazienti attualmente in cura hanno un’età compresa tra i 25 e i 75 anni e risiedono per la maggior parte nel territorio dell’Asst Valtellina e Alto Lario.
A sottolineare il valore del servizio è il direttore dell’Otorinolaringoiatria, Gabriele Redaelli. «Misuriamo l’efficacia di questo servizio sulla soddisfazione dei nostri pazienti che sperimentano un evidente miglioramento della qualità di vita – spiega Redaelli –. Questa patologia, spesso sottovalutata, nelle forme più gravi accompagna per tutta la vita i pazienti, incidendo in maniera negativa sul loro benessere fisico e psicologico».
I disturbi possono essere pesanti e condizionare le normali attività quotidiane: ostruzione nasale, scarsa ventilazione, disturbi del sonno, cefalea, infezioni respiratorie ricorrenti e limitazioni di gusto e olfatto. Fino a pochi anni fa, per i pazienti più gravi le alternative erano spesso rappresentate da interventi chirurgici ripetuti o da cure a base di cortisone, non sempre ben tollerate.
«Questa terapia – sottolinea ancora Redaelli – a quattro anni dalla sua introduzione nella nostra divisione ha dimostrato tutta la sua efficacia e come Asst siamo felici di poterla garantire ai pazienti del territorio».
La rinosinusite cronica con poliposi nasale grave è una patologia spesso scatenata da un’infiammazione di tipo 2 e colpisce tra il 2% e il 4% della popolazione. Le ricerche scientifiche hanno evidenziato la frequente associazione con asma, dermatite atopica e rinite allergica, condizioni che possono coesistere nello stesso paziente aggravando ulteriormente il quadro clinico.
Le nuove terapie biologiche intervengono proprio su questo tipo di infiammazione, offrendo una prospettiva di cura più mirata e capace di modificare in profondità l’evoluzione della malattia.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Svolta nella cura dell'Alzheimer a Milano: avviato il nuovo trattamento pionieristico al Policlinico San Donato MilanoToday
Una nuova speranza nella lotta contro la malattia di Alzheimer parte dal territorio milanese. Presso l'Irccs Policlinico San Donato è stato, infatti, avviato un trattamento innovativo basato sull'utilizzo di donanemab, un anticorpo monoclonale anti-amiloide sviluppato appositamente per contrastare la patologia nelle sue fasi iniziali. Le prime due pazienti a beneficiare di questa terapia sono due donne di 63 e 67 anni, curate all'interno dell'Unità operativa di Neurologia.
Il debutto della terapia e il programma clinico
Il traguardo è stato raggiunto nell'ambito dell'uso compassionevole del farmaco ed è parte integrante del programma clinico-scientifico interdisciplinare del Centro per i disturbi cognitivi e le demenze (Cdcd). L'attività del centro punta a integrare strettamente la ricerca, la diagnosi precoce e l'accesso a terapie d'avanguardia. A guidare il reparto di Neurologia è Maria Salsone, professoressa associata alla facoltà di Medicina e chirurgia dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
Come funziona il farmaco che attacca la malattia alla radice
Gli anticorpi monoclonali anti-amiloide sono già stati approvati dalle principali autorità regolatorie internazionali, tra cui la Food and drug administration (Fda) negli Stati Uniti e l'Agenzia europea del farmaco (Ema) in Europa. Come spiegano gli esperti, questa classe di farmaci rappresenta una novità assoluta: sono, infatti, i primi medicinali capaci di agire direttamente su uno dei meccanismi biologici che causano l'Alzheimer. Secondo l'ipotesi patogenetica più accreditata, la malattia è strettamente legata all'accumulo di placche di proteina beta-amiloide nel cervello. Gli studi clinici condotti hanno dimostrato che la rimozione di queste placche può contribuire in modo significativo a rallentare la progressione del declino cognitivo.
Salvatore Mazzeo, responsabile del Cdcd e ricercatore dell'UniSR, ha evidenziato la portata dell'evento: “Per la prima volta possiamo intervenire direttamente su uno dei meccanismi biologici alla base della malattia. Le evidenze disponibili sono promettenti e pongono le basi per una vera e propria svolta nella cura dell'Alzheimer”.
Criteri rigidi e selezione delle pazienti
Trattandosi di una terapia mirata, l'accesso non è universale. Le due pazienti milanesi sono state sottoposte a un'approfondita valutazione multidimensionale per verificarne la reale idoneità. Al momento, il trattamento è riservato esclusivamente a persone con una diagnosi di disturbo cognitivo lieve o demenza lieve, e che rispettino specifici criteri clinici di inclusione ed esclusione. Il dottor Mazzeo ha spiegato che la selezione segue un iter estremamente rigoroso. Il percorso prevede la raccolta dettagliata della storia clinica del soggetto, esami di laboratorio, analisi genetiche e tecniche avanzate di neuroimaging, a cui si aggiunge un costante monitoraggio specialistico.
Una nuova competenza per le sfide della neurologia moderna
La dottoressa Maria Salsone ha espresso grande entusiasmo per questo passo avanti, sottolineando il valore terapeutico e scientifico dell'operazione: “Siamo entusiasti di poter offrire alle due pazienti più giovani seguite presso il nostro Centro una nuova opportunità terapeutica, potenzialmente in grado di rallentare la progressione della malattia. L'esperienza maturata in questa fase è particolarmente preziosa perché ci consente di acquisire competenze cliniche e organizzative fondamentali per affrontare una delle sfide più importanti della neurologia contemporanea: rendere sempre più concreta la possibilità di intervenire precocemente sulla malattia di Alzheimer”.
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Al Cervello arriva la terapia genica per la talassemia RaiNews
Approda in Sicilia la terapia genica per la cura delle malattie rare del sangue. Il nuovo percorso assistenziale è stato presentato all’azienda ospedaliera Villa Sofia-Cervello di Palermo e riguarda in particolare pazienti affetti da talassemia e anemia falciforme.
Si tratta di un passaggio significativo nell’accesso alle terapie avanzate per le emoglobinopatie, patologie genetiche croniche che, nelle forme più gravi, richiedono trasfusioni periodiche e trattamenti di supporto per tutta la vita. La terapia genica interviene direttamente sui meccanismi alla base della malattia.
L’obiettivo è ridurre in modo importante il fabbisogno trasfusionale e, in alcuni casi, consentire ai pazienti di raggiungere una sostanziale indipendenza dalle trasfusioni. Il trattamento prevede la modifica delle cellule del midollo del paziente, aprendo la strada a nuove prospettive terapeutiche.
Per la sanità siciliana l’avvio del percorso rappresenta un risultato rilevante, sia sul piano clinico sia su quello organizzativo. L’introduzione di trattamenti di questo tipo può incidere in modo concreto sulla qualità e sull’aspettativa di vita delle persone affette da queste patologie ereditarie del sangue.
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Radioterapia, a Sassari priorità ai casi urgenti: gli altri dirottati a Olbia La Nuova Sardegna
Sassari Dietro ai numeri ci sono le paure di chi aspetta. La lista di 130 persone in attesa di trattamento genera inevitabili tensioni. «Comprendiamo il disagio e l’ansia di chi affronta un percorso oncologico», ammette la direttrice Salvatrice Campoccia. Gestire l’emergenza impone però scelte quotidiane dolorose: i casi clinicamente urgenti, come i tumori sanguinanti al colon, devono avere la priorità assoluta, facendo inesorabilmente slittare le cure degli altri. A soffrire particolarmente questa situazione sono le donne colpite da tumore al seno. «Le pazienti della mammella sono molto informate, complice il grande lavoro di sensibilizzazione delle Breast Unit», spiega. «Conoscono le tempistiche cliniche del loro protocollo e pretendono, giustamente, di essere prese in carico subito. Da loro riceviamo moltissime email di legittima protesta». Per cercare di alleggerire la pressione, l’Aou sta esplorando soluzioni di rete, attivando collaborazioni con il Mater Olbia per smistare una parte dell’utenza. Ma il piano si scontra con la dura realtà sociale del territorio: «Con la crisi economica attuale, molti pazienti non hanno le risorse finanziarie per affrontare un viaggio tutti i giorni. Quelli che non possono spostarsi dobbiamo necessariamente tenerli in cura a Sassari».
Questa emergenza porta alla luce due criticità sistemiche che vanno ben oltre i confini locali e ipotecano la sanità del futuro. La prima è di natura clinica ed economica e riguarda la sinergia delle terapie avanzate: «Più funzionano i nuovi farmaci oncologici, più c’è la necessità di irradiare. Un farmaco biologico da 100mila euro, senza la radioterapia complementare, perde di efficacia. Conviene investire sull’acquisto dei macchinari radioterapici, perché ottimizzano l’intera spesa oncologica». Il secondo campanello d’allarme è l’assenza di ricambio generazionale tra gli specialisti. «Siamo una categoria in estinzione, ci sono ormai pochissimi radioterapisti in Italia. È una disciplina che non si può fare privatamente, dato l’enorme costo dei macchinari, e i giovani medici scelgono altre specializzazioni». (lu. so.)
AOOR Villa Sofia Cervello, al via progetto di Terapia genica per il trattamento di talassemie ed emoglobinopatie: una nuova speranza di guarigione per i pazienti - siciliaogginotizie.it
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AOOR Villa Sofia Cervello, al via progetto di Terapia genica per il trattamento di talassemie ed emoglobinopatie: una nuova speranza di guarigione per i pazienti siciliaogginotizie.it
Prende avvio un importante progetto dedicato alla terapia genica per il trattamento delle emoglobinopatie e delle talassemie, patologie ereditarie che interessano migliaia di persone e che, fin dalla nascita, impongono frequenti trasfusioni di sangue per garantire livelli adeguati di emoglobina.L’iniziativa, presentata oggi dalla direzione strategica alla presenza dell’Assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, del Sindaco Roberto Lagalla, del Rettore Massimiliano Midiri, del direttore generale del Dasoe, Giacomo Scalzo, rappresenta un significativo passo avanti nella medicina di precisione e punta a offrire ai pazienti una concreta possibilità di guarigione, superando la dipendenza dalle trasfusioni periodiche e consentendo il raggiungimento di una stabilità emoglobinica duratura. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, la Fondazione Franco e Piera Cutino, presieduta dall’ematologo Aurelio Maggio, le associazioni dei pazienti talassemici.
La terapia genica agisce direttamente sulla causa della malattia attraverso la sostituzione del gene difettoso con una copia sana e funzionante. Un approccio innovativo che apre nuove prospettive terapeutiche e che può modificare radicalmente la qualità e l’aspettativa di vita delle persone affette da queste patologie. I benefici attesi non riguardano esclusivamente l’aspetto clinico. La possibilità di liberarsi dalle continue trasfusioni e dai trattamenti correlati permetterà ai pazienti, a partire dai 12 anni di età, di intraprendere un percorso verso una maggiore autonomia e una vita più vicina alla normalità, con effetti positivi sul benessere fisico, psicologico e sociale.Il percorso terapeutico ha una durata media di circa due mesi. Per garantire la massima sicurezza e rispondere alle specifiche esigenze assistenziali del trattamento, è stata realizzata un’area dedicata di circa 40 metri quadrati al secondo piano del Padiglione B5 del Presidio Ospedaliero Vincenzo Cervello. Gli spazi sono stati progettati per assicurare elevati standard di protezione e comfort. L’area comprende una zona filtro a pressione negativa, in grado di mantenere la sterilità degli ambienti adiacenti con livelli di protezione pari al 99,9%, una stanza di degenza dotata di servizi igienici privati e una zona relax destinata al familiare che accompagnerà il paziente durante il percorso di cura. Quest’ultima è stata attrezzata con tutti i principali comfort, tra cui divano, frigorifero e televisione.
L’intervento ha inoltre previsto una completa revisione e l’adeguamento degli impianti tecnologici, con particolare attenzione ai sistemi idrici, elettrici e, soprattutto, agli impianti di trattamento e ricambio dell’aria, elementi fondamentali per garantire la sicurezza e l’efficacia dell’intero percorso assistenziale.“L’avvio di questo progetto rappresenta un traguardo di straordinaria importanza per il nostro ospedale e per l’intero sistema sanitario regionale. La terapia genica segna l’ingresso in una nuova era della medicina, nella quale non ci limitiamo a trattare la malattia, ma interveniamo direttamente sulle sue cause. Aver realizzato un percorso assistenziale altamente specializzato e una struttura dedicata significa offrire ai pazienti e alle loro famiglie un’opportunità concreta di cambiamento e di speranza. È il risultato di un lavoro di squadra che testimonia la capacità del Cervello di essere protagonista dell’innovazione sanitaria” – ha detto il direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, Alessandro Mazzara.“Con questo progetto, l’ospedale Cervello si conferma punto di riferimento nell’innovazione terapeutica e nell’assistenza ai pazienti affetti da malattie rare del sangue, contribuendo allo sviluppo di percorsi di cura sempre più avanzati e personalizzati – ha sottolineato la direttrice sanitaria, Maria Lucia Furnari – Offrire una concreta possibilità di guarigione significa restituire tempo, autonomia e speranza a chi ha convissuto con la malattia per tutta la vita. È questo il valore più profondo di un progetto che punta non solo a curare, ma a migliorare in modo sostanziale la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie”.
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MONTEBELLUNA | PET INFUSION, LA LABRADOR JOY PER LA PRIMA VOLTA ENTRA IN CHEMIOTERAPIA ANTENNA TRE
11/06/2026 MONTEBELLUNA – Per la prima volta in Veneto è consentito al paziente di avere con sè la sua cagnolina durante la seduta di chemioterapia, è accaduto a Montebelluna dove Barbara ha avuto al suo fianco la labrador Joy, plauso dal presidente Stefani, “Umanizzare le cure vale come una medicina. Al lavoro per estendere il progetto in tutti gli ospedali” || Barbara Guerra e Joy, un binomio inseparabile che però non poteva affrontare la chemioterapia insieme. Una battaglia di civiltà portata avanti insieme al marito Antonio e all’associazione Angeli con la coda che ha finalmente visto la vittoria. Il 10 giugno rimarrà nella storia dell’oncologia veneta perché per le prima volta in un ospedale regionale, durante la sessione di infusione, la labrador Joy ha potuto assistere Barbara nel reparto oncologico di Montebelluna, per tutta la durata della somministrazione.La sperimentazione ha coinvolto la Direzione Medica, il Day Hospital Oncologico, il Risk Management, il Servizio Aziendale per la Prevenzione del Rischio Infettivo e il Servizio di Igiene Urbana Veterinaria, insieme si è definita una priocedura aziendale che disciplina l’accesso dell’animale in condizioni rigorosamente controllate e previamenre autorizzate. ma dietro a tanto lavoro il risultato è evidente, la felicità di Barbara, Joy e Antonio, non è nemmeno descrivibile e per chi volesse donare la raccoltà fondi continua. – Intervistati BARBARA GUERRA, GIANCARLO BIZZARRI (Direttore Generale Ulss2 Marca Trevigiana) (Servizio di Elena Dal Forno)
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