Harry e Meghan tornano a vivere nel Regno Unito dopo 6 anni, trasferimento dagli Usa per stare vicino a re Carlo malato di tumore - Il Giornale d'Italia
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Harry e Meghan tornano a vivere nel Regno Unito dopo 6 anni, trasferimento dagli Usa per stare vicino a re Carlo malato di tumore Il Giornale d'Italia
Harry e Meghan tornano a vivere nel Regno Unito dopo 6 anni insieme ai figli Archie e Lilibet. Il rientro dovrebbe avvenire entro la fine del mese ed uno dei motivi principali sarebbe la malattia di re Carlo: il sovrano ha infatti un tumore alla prostata.
Harry e Meghan tornano a vivere nel Regno Unito dopo 6 anni, trasferimento dagli Usa per stare vicino a re Carlo malato di tumore
La coppia si era trasferita oltreoceano nel marzo del 2020, quando il primogenito Archie non aveva ancora compiuto un anno. Negli anni successivi la famiglia si è stabilita in California, dove è nata anche la secondogenita Lilibet. Oggi i due figli della coppia hanno 7 e 5 anni e da settembre frequenteranno una scuola britannica. Il dato contribuisce a delineare un trasferimento che, almeno nelle intenzioni riferite dalle emittenti britanniche, appare legato anche alla nuova organizzazione della vita familiare.
Harry e Meghan andranno a vivere in una residenza privata fuori Londra. Si tratterebbe di una proprietà non appartenente alla Famiglia Reale. Questo elemento segnala una scelta abitativa distinta dagli immobili riconducibili direttamente alla Corona e coerente con la posizione che i Sussex mantengono da anni all’interno della famiglia reale britannica.
Il ruolo di re Carlo e la reazione riferita
Re Carlo sarebbe stato informato della decisione nella giornata di domenica. Il sovrano vedrebbe con favore la possibilità di trascorrere più tempo con la famiglia, purché in un contesto privato.
Al momento non emergono cambiamenti nel loro status. Harry e Meghan restano infatti membri non attivi della Famiglia Reale e, secondo quanto riportato, non esistono piani annunciati per un loro ritorno a ruoli ufficiali. Il trasferimento nel Regno Unito, dunque, non viene accompagnato da segnali di rientro nelle funzioni istituzionali della monarchia, ma viene descritto come una scelta di vita familiare e privata.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Un vaccino sperimentale contro il melanoma, costruito sul tumore di ogni singolo paziente, ha superato la fase 3. L'effetto in Borsa è stato dirompente.Un tumore che non è mai uguale a un altro, nemmeno tra due pazienti con la stessa diagnosi. Proprio per que…
Un tumore che non è mai uguale a un altro, nemmeno tra due pazienti con la stessa diagnosi. Proprio per questo un vaccino pensato per colpirlo dovrebbe, almeno in teoria, essere diverso ogni volta. Uno studio di Fase 3 ha appena dimostrato che è possibile farlo davvero, e i risultati arrivano da un trial condotto su 1.137 pazienti con melanoma.
Come funziona il vaccino personalizzato
Il vaccino si chiama antismeran autogene, conosciuto anche con le sigle V940 o mRNA-4157, e non è un prodotto "standard" come potrebbe essere quello che abbiamo conosciuto durante l'epidemia di Covid-19.
Infatti, viene creato da zero per ogni paziente: il tessuto tumorale rimosso chirurgicamente viene sequenziato geneticamente, individuando le mutazioni specifiche di quel tumore, chiamate neoantigeni.
Il farmaco a mRNA insegna poi al sistema immunitario a riconoscere fino a 34 di queste mutazioni e ad attaccarle, un po' come se all'organismo venisse consegnato un identikit dettagliato del bersaglio invece di una descrizione generica.
I risultati dello studio sul melanoma
Nello studio, condotto su pazienti già operati per melanoma dal secondo al quarto stadio, il vaccino (di cui già sentimmo parlare anni fa) è stato somministrato insieme al Keytruda (pembrolizumab), il farmaco immunoterapico di Merck già usato come standard di cura.
Rispetto al gruppo trattato con la sola immunoterapia, la combinazione ha ridotto sia il rischio di recidiva sia quello di metastasi a distanza, centrando entrambi gli obiettivi dello studio. Il dato conferma quanto già emerso nella Fase 2, dove l'unione dei due aveva abbassato del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% quello di metastasi a distanza.
Le reazioni degli esperti
Georgina Long, direttrice medica del Melanoma Institute Australia e principale ricercatrice del trial, ha definito i risultati "un momento storico" per la gestione del melanoma dopo l'intervento chirurgico.
Per Karen Knudsen, amministratrice delegata del Parker Institute for Cancer Immunotherapy, lo studio segna l'avvio di una fase diversa nel trattamento dei tumori solidi. Tra l'altro, l'amministratore delegato Stephane Bancel ha confermato che la stessa tecnologia a mRNA è in sperimentazione anche su tumori al polmone, al rene, al pancreas e alla vescica.
Prossimi passi per Moderna e Merck
Moderna e Merck, che sviluppano il farmaco insieme, si preparano ora ad avviare i colloqui con la FDA e le altre agenzie regolatorie per ottenere l'autorizzazione alla commercializzazione.
Intanto l'annuncio ha avuto un effetto diretto in Borsa: le azioni Moderna hanno guadagnato oltre il 170% nelle contrattazioni nell'ultimo giorno, con grande gioia degli azionisti.
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Criteri Critici
Moderna e Merck hanno detto di aver dimostrato l'efficacia della tecnologia mRNA contro i tumori della pelle
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Le aziende farmaceutiche Moderna e Merck hanno fatto sapere di aver usato con successo un vaccino sperimentale a mRNA all’interno di una terapia contro il melanoma, il tipo più aggressivo di cancro alla pelle. Quello che hanno annunciato è il primo studio di fase avanzata sull’applicazione della tecnologia a mRNA in una terapia contro il cancro, condotto su oltre mille pazienti. È stato accolto dalla comunità scientifica come un risultato molto promettente all’interno di una ricerca sui vaccini contro il cancro che va avanti da anni con non poche difficoltà.
Il vaccino, chiamato Intismeran, è stato affiancato a Keytruda, una terapia immunitaria prodotta sempre da Merck, ed è risultato efficace per prevenire il ritorno del melanoma nei pazienti operati e per rallentarne la diffusione. Per il momento però le due aziende non hanno divulgato altri dettagli, dicendo che li presenteranno più avanti.
Lo sviluppo dei vaccini a mRNA risale a molti anni fa, ma aveva subìto una forte accelerazione a partire dal 2020, quando quel tipo di tecnologia sembrava essere la candidata ideale per prevenire le forme più gravi di COVID-19. I test clinici ne confermarono l’efficacia e la sicurezza, e diventò in poco tempo la principale risorsa per tenere sotto controllo la malattia e di conseguenza l’emergenza sanitaria in buona parte del mondo. Fu un successo, tanto da far meritare il Premio Nobel per la Medicina a Katalin Karikó e a Drew Weissman.
Dopo la pandemia un gruppo di ricerca si era chiesto se l’alta risposta immunitaria innescata dai vaccini a mRNA fosse tale da avere effetti anche su altre terapie, che sfruttano sempre il sistema immunitario per indurlo a distruggere le cellule tumorali, e aveva trovato prove del fatto che potessero aver aiutato alcune persone con un tumore a vivere più a lungo. I vaccini a mRNA avrebbero infatti alcune caratteristiche (come la loro azione diretta all’interno delle cellule grazie a un sistema di consegna che protegge il materiale genetico in minuscole bolle oleose) che li rendono ideali per accrescere l’efficacia delle terapie immunitarie.
– Leggi anche: Un inatteso effetto collaterale dei vaccini contro il COVID-19
Moderna e Merck hanno detto che puntano a ottenere le autorizzazioni per commercializzare il prodotto nel giro di pochi mesi.
Il melanoma è un tumore maligno che si forma nei melanociti, le cellule che producono la melanina (quella che ci fa abbronzare). Nel mondo ci sono circa 100mila nuovi casi ogni anno. In Italia sono circa 7mila e negli ultimi cinque anni sono morte per questa malattia circa 4mila uomini e 3mila donne.
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Criteri Critici
Melanoma, risultati positivi per la terapia personalizzata a mRNA: ridotto il rischio di recidiva Sicilia Medica
Una terapia sperimentale personalizzata a mRNA sviluppata da Moderna e Merck ha raggiunto risultati positivi in uno studio clinico di Fase 3 contro il melanoma ad alto rischio, riducendo significativamente il rischio di recidiva della malattia e di diffusione a distanza quando somministrata insieme al pembrolizumab. Si tratta della prima volta che una terapia oncologica individualizzata basata su questa tecnologia raggiunge risultati positivi in uno studio di questa fase.
La terapia, denominata intismeran autogene (V940 o mRNA-4157), utilizza la tecnologia dell’RNA messaggero, la stessa piattaforma tecnologica impiegata per alcuni vaccini contro il Covid-19, ma viene realizzata su misura sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore di ciascun paziente. L’obiettivo è fornire al sistema immunitario le informazioni necessarie per riconoscere specifici neoantigeni presenti sulle cellule tumorali e sviluppare una risposta diretta contro di essi.
Nello studio di Fase 3, la combinazione di intismeran autogene e pembrolizumab, immunoterapia anti-PD-1 già utilizzata nel trattamento del melanoma, ha mostrato un miglioramento significativo rispetto al pembrolizumab somministrato da solo nella prevenzione della recidiva e delle metastasi a distanza. I risultati dettagliati non sono stati ancora resi pubblici e le aziende hanno annunciato che saranno presentati in occasione di un prossimo congresso medico internazionale.
“La giornata di oggi segna una pietra miliare straordinaria per Moderna, per la scienza dell’mRNA e, soprattutto, per i pazienti affetti da cancro”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Moderna Stéphane Bancel.
I risultati di Fase 3 arrivano dopo quelli già ottenuti nello studio di Fase 2b KEYNOTE-942, condotto su 157 pazienti con melanoma ad alto rischio di stadio III o IV sottoposti a resezione completa. A cinque anni di follow-up, la combinazione di intismeran autogene e pembrolizumab aveva mostrato una riduzione del 49% del rischio di recidiva o morte e del 59% del rischio di metastasi a distanza o morte, rispetto al solo pembrolizumab.
La tecnologia alla base di intismeran utilizza un mRNA sintetico progettato per codificare fino a 34 neoantigeni specifici del tumore del singolo paziente. Dopo la somministrazione, queste informazioni vengono utilizzate dalle cellule per produrre gli antigeni che dovrebbero stimolare e indirizzare la risposta dei linfociti T contro le cellule tumorali.
Il melanoma rappresenta una delle forme più aggressive di tumore della pelle. La strategia sviluppata da Moderna e Merck viene studiata soprattutto come trattamento adiuvante dopo la rimozione chirurgica del tumore, quando l’obiettivo è ridurre il rischio che la malattia ritorni.
Moderna e Merck stanno inoltre valutando intismeran autogene in diversi programmi clinici per altre neoplasie. Sono in corso studi di Fase 2 e Fase 3 che comprendono, oltre al melanoma, tumore del polmone non a piccole cellule, tumore della vescica e carcinoma renale.
I risultati positivi hanno avuto un’immediata ripercussione sui mercati finanziari, con un forte rialzo del titolo Moderna e un aumento anche delle azioni Merck. Le aziende intendono ora confrontarsi con le autorità regolatorie in vista delle richieste di autorizzazione, dopo la presentazione completa dei dati dello studio.
Sente il tumore, salva la padrona e dà il via a un nuovo modo di curarsi: la storia di Joy, il labrador che ha aperto le porte della chemioterapia agli animali domestici - il Dolomiti
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Sente il tumore, salva la padrona e dà il via a un nuovo modo di curarsi: la storia di Joy, il labrador che ha aperto le porte della chemioterapia agli animali domestici il Dolomiti
Sente il tumore, salva la padrona e dà il via a un nuovo modo di curarsi: la storia di Joy, il labrador che ha aperto le porte della chemioterapia agli animali domestici
Il comportamento insistente del suo cane ha spinto la sua padrona Barbara a fare dei controlli, portando alla diagnosi di un tumore al pancreas. Da quella storia è nato "Compagnia che cura"
TREVISO. Non aveva niente di eroico, almeno non nel senso classico del termine. Nessuna corsa contro il tempo, nessun salvataggio da film, nessuna scena madre. Joy, labrador di appena due anni, ha semplicemente insistito. Ha continuato per settimane a premere il muso sempre nello stesso punto del ventre della sua padrona, Barbara Guerra, di Treviso, senza mai staccarsi da lei, con quella pazienza testarda che solo un cane sembra saper avere.
Un comportamento fuori dal comune, tanto ripetuto da diventare quasi un segnale in codice: Barbara, che già stava avvertendo alcuni disturbi, ha deciso di non ignorarlo, sottoponendosi ad accertamenti più approfonditi. È così che è arrivata la diagnosi: un tumore al pancreas.
Per questa storia, Joy ha ricevuto ieri il riconoscimento "Primus inter pares" della 65ª edizione del Premio Internazionale Fedeltà del Cane, andato in scena come ogni anno a San Rocco di Camogli, uno degli appuntamenti più sentiti per chi il legame tra persone e animali lo vive sulla propria pelle.
Ma il premio, in realtà, racconta solo metà della vicenda. L'altra metà comincia proprio dove finisce la diagnosi.
Dopo la scoperta del tumore, Barbara ha affrontato un delicato intervento chirurgico, seguito dal lungo e faticoso percorso della chemioterapia. E anche in quella fase, quando sarebbe stato comprensibile per chiunque chiudersi in se stessi, Joy non si è tirata indietro: è rimasta al fianco della sua padrona per tutto il percorso di cura, fino a diventare, come racconta la stessa Barbara, molto più di una semplice presenza confortante: "Mi ha fatto capire che non potevo arrendermi, che dovevo accettare la diagnosi e che dovevo lottare".
Da questo legame, che sulla carta sembrerebbe solo una bella storia privata, è nato invece qualcosa capace di andare oltre il singolo caso. All'ospedale Ca' Foncello di Treviso è stato allestito uno spazio dedicato agli incontri tra pazienti e animali da compagnia, pensato apposta per permettere questi momenti in condizioni di sicurezza.
Ma il passo più significativo, quello che trasforma una storia commovente in un vero cambiamento nella pratica sanitaria, è arrivato il 10 giugno, al Day Hospital oncologico dell'ospedale San Valentino di Montebelluna: qui Barbara ha affrontato una seduta di chemioterapia lunga sei ore con Joy seduta accanto a lei, prima applicazione concreta di "Compagnia che cura", il progetto sperimentale messo a punto dall'Ulss 2 Marca Trevigiana. Si tratta del primo caso in tutto il Veneto in cui viene permessa la presenza di un animale domestico durante le sedute di chemioterapia: una possibilità nata quasi per caso, dall'esperienza di una singola paziente e del suo cane, e diventata oggi un'opportunità aperta anche ad altri malati che si troveranno ad affrontare lo stesso percorso.
Oggi Barbara sta bene. E Joy resta al suo fianco, esattamente come ha sempre fatto, questa volta però anche come simbolo di qualcosa di più grande: un modo diverso di intendere la cura, che non dimentica e non può dimenticare il legame tra una persona e il proprio animale. Soprattutto nei momenti più difficili, quelli in cui, a conti fatti, quel legame conta più di ogni altra cosa.
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Vaccino sperimentale antimelanoma, risultati incoraggianti per i pazienti Il Digitale
Sembrerebbero incoraggianti i risultati del vaccino sperimentale contro il melanoma, sviluppato da Moderna e Merck. Il farmaco, sottolinea Ansa, si basa sulla tecnologia mRNA utilizzata contro il Covid e fornisce un trattamento personalizzato per il tumore specifico di ogni paziente.
Lo studio è stato condotto su 1.137 pazienti ed è durato un anno, durante il quale si è notata la capacità del vaccino di impedire lo sviluppo del tumore nei soggetti coinvolti. I dati ottenuti, presto diffusi in una conferenza internazionale, sono stati ottimi anche a livello economico.
I titoli in Borsa dei due colossi farmaceutici sono arrivati a quasi più 160% per Moderna e 11% per Merck. In questo modo ci si avvia verso un trattamento del cancro potenzialmente innovativo, in grado di aumentare le aspettative di vita delle migliaia di persone a cui ogni anno viene diagnosticato questo tumore.
Vaccino sperimentale contro il cancro, lo studio
Grande successo per il vaccino sperimentale antimelanoma sviluppato da Moderna e Merck, in grado di adattarsi al tumore specifico di ogni paziente. In un ampio studio clinico, l'”intismeran autogene”, basato sulla stessa tecnologia dell’mRNA, ovvero l’RNA messaggero, utilizzato per i vaccini contro il Covid-19, ha impedito che il cancro si ripresentasse nei pazienti.
Come fa sapere Ansa, è la prima volta che uno studio del genere ottiene risultati positivi in una sperimentazione di Fase 3. Il vaccino è stato somministrato insieme al pembrolizumab, un farmaco immunoterapico, e all’attuale terapia standard. È stata notata, dunque, la capacità dell’intismeran autogene di impedire la ricomparsa del melanoma e la diffusione del cancro ad altri organi.
La sperimentazione è durata circa un anno e ha coinvolto 1.137 pazienti. Moderna e Merck hanno dichiarato che i dati ufficiali dello studio saranno presto presentati in una conferenza internazionale. Intanto, l’amministratore delegato di Moderna, Stephane Bancel, dichiara: “La giornata di oggi segna una pietra miliare straordinaria per Moderna, per la scienza dell’mRNA e, soprattutto, per i pazienti affetti da cancro“.
Leggi anche: Un nuovo vaccino potrà eliminare i tumori resistenti alle cure: “Risultati senza precedenti”
Il successo del vaccino contro il cancro
Ansa spiega come funziona il vaccino sperimentato da Moderna e Merck. La tecnologia dell’RNA messaggero utilizza istruzioni molecolari sintetiche racchiuse in piccole vescicole di grasso che penetrano temporaneamente nelle cellule e le inducono a produrre bersagli che addestrano il sistema immunitario del corpo.
Nonostante sia una procedura dimostrata anni fa, essa si è ampiamente diffusa durante la pandemia da Covid-19, quando Moderna e Pfizer hanno sviluppato vaccini efficaci contro il virus. Bancel ha reso noti i prossimi passaggi delle aziende: “Insieme a Merck, stiamo ora studiando intismeran in combinazione con pembrolizumab e altre terapie antitumorali, e in monoterapia, per diverse tipologie di tumore e stadi della malattia, tra cui melanoma, tumori del polmone, della vescica e del rene“.
Paolo Ascierto, oncologo e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, tra i maggiori esperti di melanoma, ha aggiunto quanto ripreso da Il Sole 24 Ore:
Siamo all’inizio di una grande svolta nel campo dell’oncologia: nella terapia adiuvante l’immunoterapia aveva raggiunto già certi risultati, ora con questo vaccino terapeutico personalizzato a mRNA aumentano i benefici e diminuiscono le ricadute dei pazienti già operati. Ora aspettiamo i dati che saranno presentati, ma questo è solo l’inizio per i vaccini mRNA anti-tumore.
Il vaccino ha ottenuto ottimi risultati non solo nei pazienti coinvolti nello studio, ma anche a livello economico. I due colossi farmaceutici, infatti, sono immediatamente saliti in Borsa, dove il titolo Moderna è arrivato a guadagnare in breve tempo oltre il 160% e quello Merck circa l’11%.
Leggi anche: Sperimentato un vaccino anti-cancro: sarà efficace contro più forme di tumore?
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Un vaccino unico per ogni paziente: perché il nuovo test sul melanoma cambia il futuro dell'oncologia OK Salute e Benessere
Giornalista professionista dal 1997, ha lavorato per il sito del Corriere della Sera e di Oggi, ha fatto interviste per Mtv e attualmente conduce un programma di attualità tutte le mattine su Radio LatteMiele, dopo aver trascorso quattro anni nella redazione di Radio 24, la radio del Sole 24 Ore. Nel 2012 ha vinto il premio Cronista dell'Anno dell'Unione Cronisti Italiani per un servizio sulle difficoltà dell'immigrazione. Nel 2017 ha ricevuto il premio Redattore del Gusto per i suoi articoli sull'alimentazione.
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Il vaccino contro il melanoma esiste già? La verità sui risultati di Moderna Pazienti.it
Il 19 agosto 2026 Moderna e Merck hanno annunciato risultati positivi dello studio di fase 3 INTerpath-001 su 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio, operati per rimuovere completamente il tumore. La combinazione del vaccino personalizzato intismeran con pembrolizumab ha raggiunto gli obiettivi di riduzione delle recidive e delle metastasi a distanza, ma i dati completi devono ancora essere presentati.
Il vaccino personalizzato supera il test della fase 3
Il dato che cambia il peso della notizia è il passaggio dalla fase 2 alla fase 3. INTerpath-001 è uno studio internazionale, randomizzato e in doppio cieco che ha coinvolto 1.137 persone con melanoma cutaneo in stadio IIB-IV, dopo la completa resezione chirurgica del tumore. I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 2:1 a ricevere intismeran autogene, il trattamento mRNA personalizzato, insieme a Keytruda oppure Keytruda da solo.
Le aziende hanno comunicato che la combinazione ha raggiunto sia l'endpoint primario, la sopravvivenza libera da recidiva (RFS), sia l'endpoint secondario principale, la sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS). In entrambi i casi il miglioramento rispetto al solo pembrolizumab è stato definito statisticamente significativo e clinicamente significativo.
È un passaggio rilevante perché, secondo Moderna e Merck, si tratta del primo risultato positivo di fase 3 per una terapia oncologica personalizzata basata su mRNA e neoantigeni. I numeri più dettagliati, compresi gli hazard ratio e gli intervalli di confidenza, non sono però ancora stati resi pubblici: saranno presentati in un prossimo congresso medico.
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Va detto che il risultato non significa che il vaccino sia già disponibile. Intismeran è ancora un trattamento sperimentale e deve passare attraverso la valutazione delle autorità regolatorie.
Come funziona un vaccino costruito sul singolo tumore
La parola "vaccino" può trarre in inganno: Intismeran non è un vaccino preventivo contro il melanoma, come quelli utilizzati per prevenire un'infezione: è una terapia somministrata a persone che hanno già avuto il tumore e che sono state sottoposte a intervento chirurgico.
Il principio è quello della medicina personalizzata. Il tumore viene analizzato geneticamente per individuare mutazioni caratteristiche delle cellule cancerose. Alcune di queste mutazioni possono produrre proteine anomale, chiamate neoantigeni, che funzionano come una sorta di etichetta molecolare del tumore.
Il trattamento utilizza quindi l'mRNA per fornire alle cellule le istruzioni necessarie a produrre fino a 34 neoantigeni selezionati sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente. L'obiettivo è addestrare i linfociti T a riconoscere quelle specifiche caratteristiche e a colpire eventuali cellule tumorali rimaste nell'organismo.
La metafora più semplice è quella di un identikit: invece di chiedere al sistema immunitario di riconoscere genericamente "il cancro", la terapia cerca di consegnargli un'immagine molto più precisa del bersaglio.
Il secondo elemento è pembrolizumab, l'immunoterapia commercializzata come Keytruda. È un inibitore di PD-1: rimuove uno dei freni che il tumore può sfruttare per sfuggire alla risposta immunitaria.
L'idea, quindi, è combinare due operazioni diverse: rendere il bersaglio più riconoscibile e contemporaneamente facilitare l'attacco immunitario.
Perché il trattamento viene dato dopo l'intervento
Il momento della terapia non è casuale.
Nel melanoma ad alto rischio, la rimozione chirurgica del tumore non elimina necessariamente la possibilità che siano rimaste nell'organismo cellule tumorali microscopiche, non visibili agli esami. Sono proprio queste cellule a poter contribuire, nel tempo, alla recidiva o alla comparsa di metastasi.
Una terapia adiuvante cerca di intervenire in questa fase: quando il tumore visibile è stato eliminato, ma il rischio biologico non è ancora azzerato.
I risultati precedenti avevano già alimentato l'interesse. Nel follow-up a cinque anni dello studio di fase 2b KEYNOTE-942, presentato nel 2026, la combinazione di intismeran e Keytruda aveva ridotto del 49% il rischio di recidiva o morte e del 59% quello di metastasi a distanza o morte rispetto al solo Keytruda.
Questi dati, però, appartenevano a uno studio più piccolo. Il salto alla fase 3 serviva proprio a capire se il segnale osservato in precedenza potesse reggere in una popolazione molto più ampia.
E adesso il primo responso è arrivato.
Cosa significa davvero per chi ha avuto un melanoma
Per un paziente operato, la questione più concreta non è la tecnologia utilizzata, ma una domanda molto più semplice: quanto diminuisce il rischio che la malattia torni?
La risposta definitiva richiederà i dati completi dello studio. Per ora sappiamo che la combinazione ha migliorato sia il tempo senza recidiva sia quello senza metastasi a distanza rispetto a Keytruda da solo. Non sappiamo ancora, sulla base dell'annuncio del 19 agosto, di quanto siano esattamente migliorati questi parametri.
C'è poi un'altra distinzione da mantenere: ridurre le recidive non equivale automaticamente a dimostrare un aumento della sopravvivenza globale.
Lo studio di fase 2 aveva mostrato un segnale favorevole sulla sopravvivenza globale, ma si trattava di un'analisi esplorativa con un numero limitato di eventi. Nei dati a cinque anni, l'hazard ratio per la sopravvivenza globale era 0,471, con un intervallo di confidenza molto ampio, 0,165-1,345.
La fase 3 dovrà quindi chiarire anche questo aspetto nel tempo. È una differenza tecnica, ma per chi deve valutare una nuova terapia oncologica è tutt'altro che un dettaglio.
La promessa è grande, ma i dati completi ancora mancano
Qui si trova il principale punto di cautela.
L'annuncio del 19 agosto riguarda i risultati preliminari dell'analisi ad interim. Moderna e Merck hanno comunicato che gli endpoint principali sono stati raggiunti, ma non hanno ancora pubblicato tutti i dati necessari per valutare nel dettaglio l'entità del beneficio.
Il trial, inoltre, non confrontava il vaccino con l'assenza di trattamento. Il confronto era con Keytruda da solo, cioè con uno standard terapeutico già utilizzato nel melanoma ad alto rischio. Questo rende il risultato clinicamente interessante, perché dimostra un possibile vantaggio aggiuntivo rispetto a un'immunoterapia consolidata.
Ciò non toglie che restino aperte diverse domande: quanto sarà grande il beneficio assoluto? Quali sottogruppi di pazienti ne trarranno maggior vantaggio? Quale sarà il profilo di sicurezza con un follow-up più lungo? E soprattutto, il vantaggio in termini di recidiva e metastasi si tradurrà in più anni di vita?
Sono interrogativi che non possono essere risolti da un comunicato aziendale.
Anche la produzione rappresenta una sfida particolare. Non si tratta, infatti, di fabbricare una dose identica per milioni di persone: il trattamento deve essere costruito sulla "firma" molecolare del tumore di ciascun paziente. Nella precedente sperimentazione il percorso, dal prelievo alla disponibilità del trattamento, richiedeva circa sei settimane.
È qui che la tecnologia mRNA potrebbe avere un vantaggio rispetto ad altre piattaforme: consente di trasformare rapidamente una sequenza genetica selezionata in istruzioni per una terapia personalizzata.
Dal melanoma agli altri tumori: la vera partita è più ampia
Il melanoma potrebbe essere soltanto il primo banco di prova.
Merck e Moderna stanno infatti studiando intismeran anche in altre neoplasie, tra cui carcinoma polmonare non a piccole cellule, tumore della vescica e carcinoma renale. Il programma comprende studi di fase 2 e fase 3, con sperimentazioni in diverse fasi di sviluppo.
La ragione dell'interesse è abbastanza intuitiva: molti tumori accumulano mutazioni durante la loro crescita. Se alcune di queste mutazioni possono diventare bersagli immunologici, in teoria lo stesso principio potrebbe essere adattato a malattie diverse.
Ma il melanoma ha caratteristiche che lo rendono particolarmente interessante per questo tipo di approccio, tra cui un'elevata frequenza di mutazioni legate all'esposizione ai raggi ultravioletti. Il sistema immunitario dispone quindi, in alcuni casi, di un numero maggiore di potenziali bersagli da riconoscere.
La questione, però, è un'altra: un risultato positivo nel melanoma non garantisce automaticamente lo stesso risultato negli altri tumori. Ogni neoplasia ha una biologia diversa e la capacità di generare neoantigeni riconoscibili può variare sensibilmente.
Cosa succede adesso
INTerpath-001 è ancora uno studio clinico e il trattamento non è quindi una terapia disponibile nella pratica ordinaria. Il registro ClinicalTrials.gov indica per lo studio una conclusione prevista nel 2030, mentre la sperimentazione continuerà a raccogliere dati sugli endpoint secondari e sul follow-up.
Il prossimo passaggio sarà la presentazione dei risultati completi a un congresso medico e la condivisione dei dati con le autorità regolatorie. Solo dopo la valutazione di enti come FDA ed EMA potrà essere definito un eventuale percorso di approvazione.
A conti fatti, il dato più interessante non è quindi che esista già un "vaccino contro il melanoma". Non esiste ancora. Il dato è che una terapia mRNA costruita sulle caratteristiche genetiche del tumore ha superato per la prima volta un test di fase 3 nel melanoma, mostrando un beneficio rispetto alla sola immunoterapia.
È un cambio di passo tecnologico. Ma la sua reale portata si misurerà nei prossimi anni, quando ai risultati sulla recidiva potranno essere affiancati quelli sulla sopravvivenza, sulla sicurezza a lungo termine e sulla possibilità di applicare lo stesso modello ad altri tumori.
Fonti:
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Non ci sono buone notizie sugli screening oncologici Marie Claire
Nel 2025, la maggior parte della popolazione target non ha aderito ai programmi gratuiti di screening oncologici. Si tratta di più del 57% di coloro che rientrano nelle fasce di età per cui sono previsti gli screening, e dunque secondo stime recenti di più di 10 milioni di persone. Mentre in linea generale sembrano migliorare sia l’organizzazione sia la gestione degli inviti, molte persone infatti continuano a non aderire ai programmi.
In Italia, gli screening oncologici gratuiti previsti da tutte le Regioni sono la mammografia per le persone di sesso femminile che hanno tra i 50 e i 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le persone di sesso femminile che hanno tra i 25 e i 64 anni, e lo screening del colon-retto per le persone che hanno invece tra i 50 e i 69 anni. Grazie a un finanziamento dedicato previsto dalla Legge di Bilancio 2026 e l’iniziativa di alcune Regioni sono state estese le fasce di età target, per cui la mammografia può essere offerta anche alle donne tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni, e lo screening del tumore del colon-retto anche a chi ha tra i 70 e i 74 anni.
Intanto però le adesioni continuano a essere basse e soprattutto a testimoniare un forte divario territoriale. Secondo i dati condivisi dall’Osservatorio Nazionale Screening, ad esempio, la mammografia è stata offerta al 96,1% della popolazione target, in leggero calo rispetto al 2024, e l’adesione è stata pari al 58,4%, in aumento di più di 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Se nelle regioni settentrionali e del centro sia gli inviti sia la partecipazione sono stati elevati, nelle regioni meridionali e nelle isole invece le percentuali sono sotto la media: in Calabria ad esempio ha aderito il 39,4% delle persone invitate contro il 78,7% della provincia autonoma di Trento.
Gli inviti per lo screening cervicale hanno superato in media addirittura il 100%, in particolare perché alcune regioni hanno provato a recuperare i ritardi degli anni precedenti. L’adesione complessiva è stata però del 43,5%, con una netta distanza tra territori: si va dal 16,7% della Calabria al 72% del Friuli Venezia Giulia. Anche per lo screening del tumore colon-rettale è stata rilevata una buona copertura degli inviti, e per la prima volta le regioni meridionali e le isole hanno raggiunto il 91% di estensione degli inviti, in aumento di più di 6 punti percentuali rispetto al 2024. L’adesione però è ferma al 35,8%, in linea con quanto emerso lo scorso anno, e si va da poco più del 47% al Nord a poco più del 22% al Sud e nelle isole. La percentuale più bassa è stata registrata in Calabria, dove solo il 6,4% delle persone invitate a partecipare allo screening ha scelto di aderire.
Analizzando i dati relativi al 2024, la Fondazione GIMBE ha stimato che data la scarsa adesione ai programmi di screening non sono state intercettate decine di migliaia di tumori e lesioni: per il 2024 si tratta di circa 50.300 casi. È importante notare che, sulla base di quanto ha rilevato l’Istituto Superiore di Sanità, molte persone si sono sottoposte a controlli in maniera autonoma, e dunque non aderendo a programmi organizzati. Secondo la Fondazione GIMBE, però, si tratta di un percorso più difficile da monitorare, capirne gli esiti e gli eventuali percorsi diagnostici intrapresi.
Per aumentare l’adesione ai programmi di screening organizzati e gratuiti allora, secondo la Fondazione GIMBE è necessario intervenire su più fronti. Le Regioni devono rafforzare la propria capacità organizzativa e anche la comunicazione e la sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione: “Aderire agli screening organizzati significa diagnosticare precocemente i tumori, trattare tempestivamente le lesioni precancerose, aumentare le probabilità di guarigione definitiva, ridurre sofferenze e costi per il Sistema sanitario nazionale e, soprattutto, salvare vite umane”, ha detto Nino Cartabellotta in una recente dichiarazione sul tema. Al tempo stesso, il lavoro di prevenzione e sensibilizzazione deve iniziare presto. Perciò, la Fondazione GIMBE ha organizzato “La Salute tiene banco”, un progetto pensato per le scuole superiori. Durante gli incontri, medici e personale esperto della Fondazione provano ad avvicinare sanità e persone giovani e a donare loro gli strumenti per diventare cittadini consapevoli e coinvolti nella tutela della sanità pubblica e della propria salute. Secondo un sondaggio condotto nell’ambito di “La Salute tiene banco”, su 467 studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori, solo il 51,2% è stato in grado di identificare i tre programmi di screening oncologici che le Regioni devono garantire gratuitamente ai residenti. “Queste lacune confermano l’urgenza di rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria già a scuola”, aveva commentato allora Cartabellotta, per poi aggiungere in seguito: “Investire nell’educazione sanitaria dei giovani significa formare cittadini più consapevoli, capaci oggi di promuovere i programmi di screening tra i propri familiari e domani più propensi ad aderirvi”.
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Terapia sartoriale dell'ipertensione arteriosa: cosa significa e quando adottarla pharmastar.it
Il trattamento dell'ipertensione arteriosa nel nostro Paese, come anche in altri, č ancora largamente subottimale. Metŕ dei pazienti ipertesi o non sa di esserlo e dunque non viene trattata adeguatamente e la metŕ che riceve i farmaci spesso non ha una terapia adeguata o la segue con una bassa aderenza.Il Dott Pierluigi Temporelli, della Cardiologia Riabilitativa, Fondazione Salvatore Maugeri IRCCS, Gattico-Veruno (NO) spiega quali sono i valori corretti di pressione arteriosa dando una lettura critica alle ultime linee guida ESC che avevano troppo ridotto i target pressori e sottolineando l'importanza che per ogni paziente sia fissato uno specifico target che tenga conto delle sue condizioni cliniche dell'etŕ e delle comorbilitŕ.Lo abbiamo incontrato a Rimini al 56 congresso nazionale ANMCO. Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Fare la chemio col proprio animale, ospedali dell'Ulss 2 sempre più pet friendly: "L'affetto che cura" Qdpnews
“La vedo più tranquilla, più in pace. La possibilità di avere accanto il suo amato cagnolino mentre è in ospedale le dà serenità. Pani rappresenta, per lei, una presenza indispensabile, fa parte della famiglia”. Con queste parole Daniela, mamma di Elisa Ceschin, racconta il valore della presenza dell’adorabile chihuahua che fa compagnia alla figlia anche durante il ricovero.
Elisa, originaria di Conegliano e nota assieme alla famiglia per le attività di sensibilizzazione cui nel tempo si sono dedicati, convive dall’età di 6 anni con l’atassia di Friedreich, una rara malattia genetica neurodegenerativa che compromette progressivamente la coordinazione muscolare. Accanto a lei, da dieci anni, c’è la dolcissima Pani, scelta “per amore a prima vista” e diventata un punto di riferimento costante. Anche nella stanza dell’ospedale di Conegliano, dove Elisa è ricoverata, Pani non cambia abitudini: ogni giorno, alle 16, la va a trovare e resta accoccolata accanto a lei, contribuendo a darle serenità e forza nei momenti più difficili.
Il caso di Elisa arriva a pochi giorni da quello di Barbara Guerra, ricoverata in Chirurgia 1 al Ca’ Foncello per un intervento oncologico, che ha potuto ricevere in reparto la visita del proprio labrador Joy. Due storie diverse, ma unite da un elemento comune: il valore profondo del legame tra persona e animale nel percorso di cura.
I loro non sono episodi isolati, ma esempi concreti di un percorso che l’Azienda Ulss 2 Marca trevigiana ha avviato da anni e che la nuova Direzione intende rendere più strutturato, organico e accessibile con, anche, l’avvio di nuove progettualità.
Il piano
A illustrare le caratteristiche del Piano dedicato sono stati questa mattina, mercoledì, il direttore generale Giancarlo Bizzari, il direttore sanitario dr.ssa Maria Caterina De Marco e il responsabile del Servizio di Igiene Urbana Veterinaria del Dipartimento di Prevenzione dr Massimo Maiorano.
Il Piano sarà rivolto a tutti i pazienti che desiderano essere accompagnati dai propri animali durante il percorso di cura. Con un’importante novità: la possibilità di chiedere la presenza del proprio animale d’affezione anche durante le sedute di chemioterapia, oltre che nel corso della degenza. A questo proposito l’Ulss 2 lancerà un appello ai privati affinché supportino economicamente quest’iniziativa che richiede un locale e un infermiere dedicati durante la “pet infusion”.
“L’umanizzazione delle cure non è uno slogan, ma una direzione concreta su cui stiamo lavorando ogni giorno – sottolinea il direttore generale Giancarlo Bizzari –. Le famiglie sono radicalmente cambiate: sono sempre meno numerose, gli anziani sono più soli e gli animali da affezione sono parte, a tutti gli effetti, di un nucleo familiare sempre più ristretto. Dobbiamo tenerne conto, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, quando le persone affrontano la malattia. Considerare questi nuovi membri della famiglia significa prendersi cura davvero della persona nella sua interezza. Il progetto che stiamo mettendo a punto darà sistematicità e omogeneità, oltre a un coordinamento unico, alle varie iniziative di Pet therapy e Pet visiting che già vedono nei vari reparti la presenza degli animali d’affezione. L’obiettivo è di estendere la possibilità di questa presenza anche alle sedute di chemioterapia, per i pazienti che lo desiderano: si tratta di un progetto sperimentale per finanziare il quale lanceremo un bando per la raccolta fondi: ci auguriamo che associazioni e privati rispondano positivamente all’appello, volto a permetterci un ulteriore importante passo sulla strada dell’umanizzazione delle cure”.
Le nuove progettualità
“Il nostro obiettivo è avvicinare la componente sanitaria e quella emozionale per il bene dei nostri pazienti – chiarisce il direttore sanitario, Maria Caterina De Marco -. Per questo abbiamo messo in campo due progettualità ambiziose legate alla Pet Therapy e alla Pet Visiting. In ambito oncologico, siamo consapevoli di quanto la presenza di un amico a quattro zampe possa aiutare a superare lo stress e il senso di fragilità tipici del percorso chemioterapico. Per assecondare questa esigenza stiamo individuando locali e percorsi igienico-organizzativi dedicati, con personale formato specificamente per questo compito. Per rendere sostenibile questa progettualità, oltre l’orario di servizio ordinario, lanciamo un appello alle associazioni e ai privati: cerchiamo partner disposti a sostenerci per coprire le spese per il personale. È fondamentale, inoltre, mappare le necessità del territorio, specialmente per le molte famiglie mononucleari per le quali l’animale rappresenta il punto di riferimento affettivo più vicino. Da qui nasceDiDd l’esigenza di mettere a terra la seconda progettualità che riguarda proprio i ricoveri prolungati, offrendo una risposta concreta a chi non sa a chi affidare il proprio animale durante il ricovero. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento di Prevenzione per la verifica degli ambienti e al supporto del terzo settore, puntiamo a creare una rete di accoglienza per gli animali che resterebbero soli. La volontà e la sensibilità ci sono: crediamo fermamente che il connubio tra cure sanitarie e supporto emozionale sia la chiave per il reale benessere della persona”.
Gli interventi assistiti con gli animali
“Nel dicembre 2025 abbiamo adottato la Procedura aziendale sugli Interventi Assistiti con gli Animali che ci consente di operare in modo strutturato e sicuro – evidenzia il dottor Maiorano –. Le attività si articolano in ambito terapeutico, educativo e ludico-ricreativo e sono già presenti in ospedali, RSA, scuole e strutture del territorio grazie anche alla collaborazione con realtà accreditate. Accanto ai progetti organizzati, riconosciamo anche il valore delle situazioni individuali: in alcuni casi la presenza del proprio animale durante il ricovero può contribuire concretamente al benessere psicofisico del paziente, ed è nostro compito accompagnare questi percorsi garantendo sicurezza e appropriatezza”.
Gli Interventi Assistiti con gli Animali (IAA) si articolano in tre principali ambiti:
Terapia Assistita con gli Animali (TAA), con valenza sanitaria e finalità terapeutiche su indicazione medica, rivolta a pazienti con diverse patologie;
(TAA), con valenza sanitaria e finalità terapeutiche su indicazione medica, rivolta a pazienti con diverse patologie; Educazione Assistita con gli Animali (EAA), orientata a sostenere le capacità relazionali, l’autonomia e l’inclusione sociale, particolarmente utile in contesti di fragilità, anche tra i più giovani;
(EAA), orientata a sostenere le capacità relazionali, l’autonomia e l’inclusione sociale, particolarmente utile in contesti di fragilità, anche tra i più giovani; Attività Assistita con gli Animali (AAA), con finalità ludico-ricreative e di socializzazione, che favoriscono il benessere e la qualità della vita.
Questi interventi trovano applicazione non solo in ambito sanitario, ma anche nelle scuole, nelle strutture educative e nei contesti socio-assistenziali, contribuendo a promuovere una cultura del benessere e della relazione uomo-animale, nel rispetto delle Linee guida nazionali recepite dalla Regione Veneto.
Un’attenzione particolare è rivolta ai pazienti oncologici in trattamento chemioterapico, con l’obiettivo di ridurre stress e ansia e migliorare il benessere psicologico durante le terapie.
L’Azienda ha già definito una specifica procedura interna che disciplina l’accesso degli animali nelle strutture sanitarie, garantendo il rispetto dei più elevati standard di sicurezza e igiene previsti dalle linee guida nazionali. Fondamentale è la collaborazione con le associazioni di volontariato specializzate, che mettono a disposizione operatori certificati e animali addestrati.
Ad oggi sono già operative 16 progettualità in diverse realtà ospedaliere (ambito psichiatrico, pediatrico, pediatrico onco-ematologico, riabilitativo) nonché territoriali (RSA) con accessi programmati e periodici. L’obiettivo dell’Ulss 2 è rendere questa possibilità sempre più strutturata, trasformando l’ospedale in un luogo capace di prendersi cura non solo della malattia, ma della persona nella sua interezza.
Elisa Ceschin, impegno e testimonianza contro l’atassia di Friedreich
Elisa Ceschin, 39 anni, di Conegliano, convive dall’infanzia con l’atassia di Friedreich, una rara malattia genetica neurodegenerativa che compromette progressivamente la coordinazione. Nel tempo ha trasformato la sua esperienza in un impegno concreto per la sensibilizzazione e il sostegno alla ricerca.
Da anni collabora con associazioni attive su questo fronte e ha promosso iniziative solidali, anche legate al mondo dei motori, sua grande passione. Ha inoltre partecipato alla realizzazione di un libro, scritto insieme alla madre e ad altre famiglie coinvolte, che raccoglie racconti e poesie e il cui ricavato è stato destinato alla ricerca scientifica sull’atassia di Friedreich.
Nonostante le difficoltà quotidiane legate alla patologia, Elisa porta avanti i suoi interessi e i suoi obiettivi con determinazione: studia, coltiva passioni e continua a guardare al futuro con spirito combattivo, sostenendo con forza l’importanza di investire nella ricerca, oggi in evoluzione grazie a nuove terapie mirate a rallentare la progressione della malattia.
Il commento del presidente Stefani
“Grazie agli animali domestici, all’Ulss Marca Trevigiana stanno creando un ambiente dove l’umanizzazione accompagna passo dopo passo il ricovero e le cure. Una sanità Pet Friendly come questa può far bene a tante persone alle quali l’animale domestico dona affetto e compagnia. Anche in ospedale, con le necessarie cautele, si può e si deve fare. Complimenti alla direzione strategica, che sta puntando forte su questo fronte, non a parole, ma con progetti specifici ai quali auguro una grande riuscita”.
“Così, il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, accoglie “con grande favore” l’evoluzione “Pet Friendly” presentata oggi dall’Ulss 2 Marca Trevigiana.
“Entrambi i progetti sui quali si lavora – aggiunge Stefani – sono fortemente innovativi e permeati dall’attenzione ai sentimenti di persone fragili perché malate. Di certo, fare la chemioterapia con vicino il proprio cagnolino crea serenità, così come è un aiuto prezioso far sì che le persone sole o anziane che debbano sottoporsi a un ricovero vedano sistemato il loro amico animale in strutture selezionate e accoglienti in attesa della dimissione. Oltre che con le medicine e le grandi professionalità – conclude Stefani – la malattia si può combattere efficacemente anche con l’umanità”.
(Autore: Alessandro Lanza)
(Foto e video: Alessandro Lanza)
(Articolo, foto e video di proprietà di Dplay Srl)
#Qdpnews.it riproduzione riservata
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Melanoma, svolta nella ricerca: il vaccino personalizzato a mRNA supera la fase III e apre nuove prospettive nella cura Non Solo Contro
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Melanoma, svolta nella ricerca: il vaccino personalizzato a mRNA supera la fase III e apre nuove prospettive nella cura
Moderna e MSD: il vaccino personalizzato a mRNA con pembrolizumab riduce significativamente il rischio di recidiva e diffusione del melanoma
Questa è una di quelle notizie che va raccontata subito e con entusiasmo perché potrebbe segnare un prima e un dopo.
Moderna e MSD hanno appena annunciato i risultati positivi di uno studio di fase III su intismeran autogene, conosciuto fino a oggi come mRNA-4157 o V940, una terapia personalizzata a mRNA sviluppata per essere utilizzata insieme all’immunoterapia pembrolizumab.
Il risultato è importante: nella sperimentazione, condotta in pazienti con melanoma ad alto rischio dopo la completa asportazione chirurgica del tumore, la combinazione ha ridotto significativamente il rischio di recidiva e quello di diffusione della malattia rispetto alla sola immunoterapia.
Lo studio ha coinvolto oltre mille pazienti.
Non un vaccino preventivo, ma un vaccino terapeutico personalizzato
Non si tratta di un vaccino preventivo.
Non viene pertanto somministrato a una persona sana per impedirle di sviluppare un melanoma. Si tratta di un vaccino terapeutico personalizzato.
Dopo l’intervento chirurgico, il tumore asportato viene analizzato. Attraverso il sequenziamento del materiale genetico delle cellule tumorali è possibile identificare le mutazioni caratteristiche di quel tumore e selezionare gli antigeni che possono essere riconosciuti dal sistema immunitario.
Una molecola di mRNA costruita per il singolo paziente
A quel punto viene costruita una molecola di mRNA specifica per quel paziente, capace di codificare fino a 34 antigeni selezionati sulla base delle caratteristiche molecolari del suo tumore.
È come se, invece di consegnare al sistema immunitario una fotografia generica del “nemico”, gli si consegnasse l’identikit esatto di quel tumore.
L’mRNA entra nelle cellule e fornisce temporaneamente le istruzioni per produrre quegli antigeni. Il sistema immunitario li riconosce e attiva una risposta dei linfociti T contro le cellule che presentano quelle caratteristiche.
È una forma di medicina di precisione portata a un livello ulteriore: non soltanto scegliere una terapia sulla base del tumore, ma costruire una parte della terapia sulla base delle caratteristiche genetiche del tumore di quella singola persona.
Lo studio KEYNOTE-942 e i risultati a cinque anni
Nel 2022 lo studio KEYNOTE-942 aveva già rappresentato un primo segnale straordinario.
Nei 157 pazienti con melanoma ad alto rischio completamente asportato chirurgicamente, l’aggiunta del vaccino personalizzato a pembrolizumab aveva ridotto del 44% il rischio di recidiva o morte rispetto alla sola immunoterapia.
Ma la forza di quei dati è arrivata con il tempo.
Nel follow-up a cinque anni, presentato in questi giorni, la riduzione del rischio di recidiva o morte è rimasta pari al 49%, mentre il rischio di metastasi a distanza o morte è risultato ridotto del 59% rispetto alla sola immunoterapia.
Sono numeri che non significano che il 49% dei pazienti sia “guarito in più”. Significano che il rischio relativo dell’evento è stato quasi dimezzato.
Lo studio di fase III INTerpath-001 ha confermato il raggiungimento degli endpoint previsti, mostrando un beneficio statisticamente e clinicamente significativo sulla sopravvivenza libera da recidiva e sulla prevenzione della diffusione della malattia.
Nello studio internazionale anche importanti centri italiani
C’è un altro motivo per cui questa notizia ci riguarda particolarmente.
Tra i centri coinvolti nello studio internazionale di fase III ci sono diversi importanti istituti italiani: l’Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, l’Istituto Europeo di Oncologia, l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Senese e l’Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia.
Perché proprio il melanoma?
Il melanoma è stato un laboratorio naturale per l’immunoterapia.
È un tumore caratterizzato spesso da un elevato numero di mutazioni. E più mutazioni significa più possibilità di trovare caratteristiche che il sistema immunitario possa riconoscere come estranee.
La rivoluzione potrebbe però essere ancora più grande.
Se la strategia funziona perché riconosce le mutazioni specifiche di un tumore, allora il principio non è necessariamente legato alla pelle.
La stessa piattaforma è infatti già oggetto di sperimentazione in altri tumori, tra cui tumore polmonare non a piccole cellule, tumore della vescica e carcinoma renale. Sono già in corso studi di fase II e III per esplorare queste applicazioni.
Non è un vaccino universale contro il cancro
Questo non significa che domani avremo un vaccino universale contro il cancro.
Sarebbe una conclusione scientificamente scorretta.
Ogni tumore ha caratteristiche biologiche diverse e ogni nuova indicazione dovrà essere dimostrata attraverso studi clinici specifici.
Ma il concetto è straordinariamente importante. Potremmo essere davanti al passaggio dalla medicina personalizzata alla medicina realmente individualizzata.
Non più soltanto: “Questo è il tumore. Qual è il farmaco migliore per questo tipo di tumore?”. Ma: “Questo è il tumore di questa persona. Quali sono le sue mutazioni? Quali sono i suoi neoantigeni? Possiamo costruire una terapia specifica per lui?”
Una rivoluzione che ha ancora bisogno di prudenza
Una rivoluzione che ha ancora bisogno di prudenza.
Il trattamento non è ancora una terapia disponibile per tutti nella pratica clinica quotidiana. I risultati della fase III sono stati annunciati dalle aziende, ma i dati completi devono essere presentati e analizzati dalla comunità scientifica e dalle autorità regolatorie.
Inoltre, lo studio deve continuare a fornire informazioni sulla sopravvivenza globale.
Dalla speranza alla cura attraverso la ricerca scientifica
La scienza procede così. Prima arriva il segnale, poi la conferma, la verifica indipendente ed infine, se tutto viene confermato, l’ingresso nella pratica clinica.
Ed è proprio questa sequenza che trasforma una speranza in una cura.
Il caffè, oggi, lo prenderei per brindare alla ricerca. Con prudenza, certo. Ma anche con molta speranza.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
La diagnosi precoce consente un trattamento efficace. Vietnam.vn
Secondo il Ministero della Salute , il tumore al seno è attualmente il tumore più diffuso tra le donne in Vietnam, con quasi 25.000 nuovi casi. Anche il tumore alla cervice uterina è in aumento, con una media di circa 5.000 nuovi casi registrati ogni anno in Vietnam. Sebbene questa malattia sia efficacemente prevenibile tramite vaccinazione e screening, l'attuale tasso di screening di routine è solo del 28%, e si riscontrano notevoli disparità di accesso tra le diverse regioni e i gruppi etnici.
Secondo gli esperti oncologi, la maggior parte delle pazienti affette da tumore al seno in Vietnam riceve la diagnosi in fase avanzata (oltre il 60% in stadio III-IV), riducendo l'efficacia del trattamento e aumentando i costi dell'assistenza. Al contrario, sia il tumore al seno che quello alla cervice uterina possono essere diagnosticati precocemente, aumentando le probabilità di guarigione e riducendo significativamente il rischio di morte. Nello specifico: per il tumore alla cervice uterina, il vaccino contro l'HPV può prevenire oltre il 99% dei casi correlati al virus HPV; per il tumore al seno, sebbene non esista un vaccino, la diagnosi precoce garantisce comunque un'elevata efficacia del trattamento.
In particolare, la prevenzione e la diagnosi precoce del cancro al seno e alla cervice uterina in Vietnam si trovano ad affrontare sfide significative, tra cui meccanismi di finanziamento insostenibili dovuti alla mancanza di copertura assicurativa sanitaria per i principali servizi di screening (mammografia, test HPV). Ciò costringe l'attuazione a dipendere da finanziamenti di progetti, aiuti o pagamenti diretti da parte dei singoli, con conseguente bassa copertura dello screening. La capacità delle strutture sanitarie di base è limitata in termini di attrezzature, personale e procedure standardizzate, impedendo a molte località di implementare tecniche avanzate. Inoltre, il sistema di dati è frammentato e privo di interconnessione, il che impedisce di registrare completamente l'intero processo, dallo screening al trattamento e al follow-up.
Secondo Dinh Anh Tuan, direttore del Dipartimento di Salute Materno-Infantile (Ministero della Salute), in risposta alle suddette difficoltà e carenze, in particolare per affrontare tempestivamente la crescente incidenza del cancro al seno e alla cervice uterina in Vietnam negli ultimi anni, il 3 febbraio 2026 il Ministro della Salute ha emanato la Decisione n. 358/QD-BYT sulla promulgazione del documento "Piano d'azione nazionale per la prevenzione e il controllo del cancro al seno e alla cervice uterina per il periodo 2026-2035", con obiettivi specifici: per quanto riguarda il cancro al seno, impegnarsi a ridurre il tasso medio di mortalità del 2,5% ogni anno. Entro il 2035, raggiungere il 70% di donne di età compresa tra 40 e 70 anni sottoposte a screening regolari; aumentare il tasso di diagnosi precoce (stadio I-II) al 60%. Per quanto riguarda il cancro cervicale, l'obiettivo è raggiungere il target "90-70-90" entro il 2035, come raccomandato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per progredire verso l'eliminazione della malattia, con i seguenti indicatori: il 90% delle ragazze di età compresa tra 9 e 15 anni riceve la dose completa di vaccino contro l'HPV nelle aree che attuano il piano di aumento del numero di vaccinazioni nell'ambito del Programma Allargato di Immunizzazione per il periodo 2021-2030 del Ministero della Salute; il 70% delle donne di età compresa tra 30 e 49 anni viene sottoposto a screening con test ad alta prestazione; e il 90% delle donne con lesioni uterine viene trattato secondo il protocollo corretto.
Per raggiungere gli obiettivi prefissati, il Ministero della Salute attuerà un insieme completo di soluzioni, tra cui: l'implementazione di una tabella di marcia per aumentare il numero di vaccini nell'ambito del Programma Allargato di Immunizzazione; la promozione dell'inclusione dello screening per il tumore al seno e alla cervice uterina nell'elenco dei servizi coperti dall'assicurazione sanitaria; la promozione dell'educazione sanitaria e di cambiamenti comportamentali nella popolazione per la prevenzione e lo screening precoce del tumore al seno e alla cervice uterina; l'organizzazione di corsi di formazione per gli operatori sanitari di tutti i livelli secondo normative standardizzate, il trasferimento di tecniche di screening, diagnosi, trattamento e monitoraggio dei pazienti secondo le linee guida professionali del Ministero della Salute; e lo sviluppo di modalità di formazione, consultazione, esame e trattamento a distanza.
Il Ministero della Salute continua a investire e ad ammodernare le infrastrutture e le attrezzature mediche per potenziare la capacità di diagnosi e trattamento del tumore al seno e al collo dell'utero; a garantire la fornitura di materiale medico, farmaci e prodotti biologici e a mantenere un sistema di manutenzione regolare delle attrezzature per la prevenzione, lo screening e il trattamento di queste due patologie; a standardizzare le procedure tecniche professionali e ad applicare la digitalizzazione e l'intelligenza artificiale (IA) per migliorare la qualità dello screening, della diagnosi e del trattamento.
La dottoressa Pham Tuan Anh (Ospedale K) ha affermato: "L'implementazione dello screening e della diagnosi precoce del tumore al seno è la strategia più efficace per ridurre i tassi di mortalità e migliorare la qualità della vita delle pazienti. Pertanto, l'efficace implementazione di un programma di screening richiede uno stretto coordinamento tra lo sviluppo di linee guida basate sull'evidenza, la sensibilizzazione del pubblico e l'ampliamento dell'accesso delle persone ai servizi sanitari a tutti i livelli del sistema sanitario."
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas, Verona e Roccella Jonica insieme per curarlo. “Per Elisa”, una borsa dedicata alla paziente per la ricerca genomica Telemia
Aveva 60 anni ed è scomparsa lo scorso gennaio per un tumore al pancreas dopo 10 mesi dalla diagnosi. La storia di Elisa Scali, da oggi, lega indissolubilmente Verona (città di cura) e Roccella Jonica (città di nascita). Per volontà della famiglia è stata fatta una raccolta fondi da destinare alla ricerca per nuove terapie sempre più mirate contro questa neoplasia, considerato un vero “big killer”.
Continua.... PiazzaDuomoBanner Antincendio_CalabriaVerde biotecnologie_uni BlueBeachPub IMG-20260515-WA0006-768x640 Screenshot 2026-03-11 110425 autolinee-federico-agos-24 JonicaClima CompagniaDellaBellezza00 InnovusTelemia
Alla conferenza stampa erano presenti: Callisto Marco Bravi, direttore generale, Matilde Carlucci, direttore sanitario, Michele Milella, docente di Oncologia medica e direttore Uoc Oncologia, Aldo Scarpa, docente di Anatomia patologica e direttore Uoc Anatomia e Istologia patologica, Roberto Salvia, docente di Chirurgia generale e direttore UOC Chirurgia del pancreas, il marito Fausto Certomà con le figlie Francesca e Sofia, e una amica della paziente calabrese, Maria Novella Luciani, dirigente del ministero della Salute dell’ufficio Ricerca sanitaria.
La storia clinica di Elisa. La storia clinica di Elisa è una storia straordinaria perché racconta di un sistema sanitario pubblico nel quale la collaborazione tra Centri distanti centinaia di chilometri tra loro (Verona e Catanzaro) consente di curare una persona senza allontanarla dai suoi affetti, dalla sua famiglia, dai suoi alunni, dalla sua comunità. La stima e la collaborazione tra specialisti, unitamente alla capacità di assumersi responsabilità professionali ha consentito ad Elisa di passare il suo ultimo Natale a casa. Nonostante le due biopsie non si è riusciti, nel suo caso, ad ottenere materiale adeguato per le analisi genomiche previste dallo studio finanziato dal Ministero della salute.
La storia personale di Elisa. Quella della professoressa Elisabetta Scali non è la storia di un successo clinico. Anzi, è la storia di ordinario “fallimento” perché Elisa purtroppo non è guarita dal suo tumore del pancreas diagnosticato nell’aprile 2023. Il decorso della sua malattia è stato persino più rapido della media dei pazienti nella sua condizione. Docente appassionata, Elisa aveva un’idea alta della scuola come un vero e proprio presidio di cultura, un luogo in cui imparare e trasmettere il rigore del pensiero critico e la passione per il sapere, incoraggiando lo stile della collegialità in nome dell’ideale di una formazione umana della persona. Anche al di fuori della scuola, Elisa ha promosso l’entusiasmo e il coraggio delle idee e attraverso l’associazione culturale Scholé (di cui è stata socia fondatrice e vicepresidente) ha avvicinato alla filosofia moltissime persone di tutte le età.
La Comunità di Roccella Jonica (Reggio Calabria). Elisa è stata un punto di riferimento per tutta la comunità di Roccella Ionica. La sua passione visionaria per la cultura e per la scuola e il suo inguaribile ottimismo l’hanno spinta a spendersi instancabilmente per tutto ciò che riteneva importante per la crescita umana e sociale della comunità, a cominciare dall’impegno nella sua professione. Per l’esempio che è stata per moltissime persone, anche durante la mattia, il paese ha prontamente voluto e chiesto di contribuire al progetto ambizioso di creare una borsa di studio in suo nome per la ricerca contro il tumore al pancreas. Il contributo di 30.000 euro raccolto “Per Elisa”, che viene oggi donato a FIMP, verrà utilizzato per supportare, attraverso una borsa di studio, un giovane ricercatore.
La ricerca genomica. Il ricercatore lavorerà ad un progetto che riguarda la sistematizzazione dei dati di genomica di oltre 1000 pazienti affetti da tumore del pancreas, alla ricerca di nuovi biomarcatori e nuovi bersagli e strategie terapeutiche. FIMP (Fondazione Italiana per la ricerca sulle Malattie del Pancreas https://fimpancreas.org), assieme a tante altre Istituzioni, associazioni e ricercatori, è impegnata da anni nel tentativo di utilizzare informazioni sul genoma del tumore di ogni singolo paziente con neoplasia del pancreas per prevedere il comportamento della malattia ed identificare il trattamento migliore.
La borsa intitolata al ricordo di Elisa sarà bandita a breve ed è intenzione di FIMP e del nostro ateneo veronese celebrarne l’assegnazione al vincitore della selezione, nel contesto della Giornata mondiale del Tumore del pancreas, che si terrà a novembre.
Callisto Bravi, direttore generale: “In questo caso possiamo dire che la morte genera la vita. La scomparsa della professoressa Elisa e lo spessore etico della sua bella famiglia. Oggi diamo un messaggio importante di prospettiva ai malati perché la ricerca è fondamentale, di collaborazione professionale dentro al sistema sanitario nazionale e di fiducia nell’innovazione per il progresso della medicina. In fondo, insegnanti e medici sono accomunati dalla stessa missione di cura delle persone”.
Fausto Certomà, marito: “Elisa non ha mai voluto sentirsi malata, soprattutto dopo essere stata a Verona ed essersi sentita in buone mani. Non ha mai abbandonato l’ottimismo, per questo oggi noi vogliamo continuare in nome suo ad essere sostenitori della ricerca. Questa borsa è il nostro punto di partenza, continueremo nella raccolta fondi destinata unicamente alla ricerca sul pancreas. È merito delle mie figlie se è partito l’impegno ‘Per Elisa’ che ha l’ospedale di Verona come destinatario naturale”.
Maria Novella Luciani, dirigente ministero della Salute e amica della paziente: “Non c’è buona assistenza se non c’è buona ricerca. Elisa ha avuto solo un attimo di smarrimento iniziale, quando non sapeva cosa fare. Poi le ho indicato l’ospedale di Verona e da lì sono partiti dieci mesi di vita vissuta intensamente. Nessuno di noi può sconfiggere la morte perché fa parte della vita, ognuno di noi però deve poter contare su una presa in carico di qualità, su diagnosi sempre più precoci e la ricerca ci permetterà di arrivare sempre più veloci”.
Michele Milella, direttore Uoc Oncologia: “La malattia non era ancora metastatica quando l’abbiamo intercettata ma era localmente avanzata quindi non suscettibile dell’intervento chirurgico. Sono proprio i casi su cui costantemente ci confrontiamo con i colleghi, proprio per cercare di individuare il percorso che dia le maggiori chance di cura. Purtroppo in corso d’opera la malattia è peggiorata, con la complicanza dell’Ittero e la comparsa di lesioni secondarie. La caratterizzazione molecolare avrebbe potuto fornirci dati importanti per le cure successive, ma il caso di Elisa è stato uno di quel 10% in cui il materiale prelevato a livello diagnostico, anche in un centro di eccellenza come il nostro, non è stato adeguato per una caratterizzazione efficace della neoplasia. C’è una piccola percentuale di casi in cui la qualità del materiale che viene prelevato non è adeguata a poter effettuare tutti i test molecolari che servono. Ma la storia di Elisa ci insegna molto sull’importanza della telemedicina, che consente ai pazienti di essere trattati da centri importanti come il nostro senza essere strappati dallo loro quotidianità, ma ci insegna anche che l’esempio delle persone può portare a traguardi importanti come quello ambizioso che abbiamo con Fimp per avere più dati sulla genomica”.
Aldo Scarpa, direttore Uoc Anatomia e Istologia patologica: “Sono particolarmente colpito dall’iniziativa della famiglia perché è un gesto importante che testimonia un successo umano, perché la ricerca di oggi è la cura di domani. Nel nostro paese, oggi il supporto alla ricerca è ancora scarso, per cui ringrazio veramente questa famiglia. La ricerca sui tumori solidi è nata nell’ambito del pancreas e sono stati i chirurghi del pancreas a far partire per primi la ricerca. Anche Verona è entrata nel Consorzio del genoma dei tumori, rappresentando l’Italia, e ci siamo entrati con il pancreas perché eravamo tra i pochissimi ad avere materiali e conoscenza. È stato fatto tanto e oggi il 5/10% di casi possono essere trattati in maniera specifica perché conosciamo alcune anomalie che aggrediamo in maniera specifica con farmaci. La tecnologia che abbiamo sviluppato è molto sofisticata perché questo tumore killer ha poche cellule neoplastiche e un sacco di altre cellule. Ciò che è stato sviluppato, è stato applicato ad altri tumori, con grandi successi come ad esempio il carcinoma al polmone per il quale oggi abbiamo almeno nove diversi tipi di farmaci efficaci. Sul pancreas non abbiamo ancora questi risultati, quindi c’è bisogno di giovani determinati e di iniziative come questa. È dalla volontà di innovare che è nata la patologia digitale che grazie all’intelligenza artificiale permette di raffinare le diagnosi sempre più accurate per i chirurghi e i clinici”.
Roberto Salvia, direttore Uoc Chirurgia del pancreas: “Il 70/80% dei nostri pazienti vengono da fuori regione. La chirurgia non sempre può intervenire, come è stato purtroppo per Elisa. Il ricercatore che lavorerà in questo ambito ha sicuramente un ruolo anche per noi per selezionare meglio i pazienti da portare in sala operatoria. Dal punto di vista tecnico siamo veramente in grado di fare interventi molto estesi ma al momento disponiamo solo dello strumento radiologico, conoscere la biologia del tumore sarebbe importante anche per il nostro intervento. Anche noi usiamo molto i robot che ci consentono di fare una chirurgia più gentile, meno invasiva sull’anatomia del paziente. Speriamo quindi di essere efficaci da entrambi i punti di vista: essere coraggiosi ma allo stesso tempo gentili con i nostri pazienti”
Un paziente che ha volato da Dak Lak ad Hanoi per un controllo di routine per il cancro è rimasto sorpreso nel ricevere una fattura di 0 dong. - Vietnam.vn
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Un paziente che ha volato da Dak Lak ad Hanoi per un controllo di routine per il cancro è rimasto sorpreso nel ricevere una fattura di 0 dong. Vietnam.vn
La signora LT (60 anni, residente a Dak Lak) ha ricevuto una diagnosi di cancro ai polmoni con metastasi cerebrali ed è in cura con terapia mirata. Attraverso una comunità di supporto per pazienti affetti da cancro ai polmoni sui social media, ha contattato la dottoressa Trinh The Cuong, del Dipartimento di Chemioterapia dell'Ospedale E (Hanoi), per una consulenza online. Il dottor Cuong le consigliò di fissare un appuntamento di controllo all'ospedale provinciale oppure di recarsi a Ho Chi Minh City per una TAC o una risonanza magnetica e di inviare le immagini al medico per valutare la sua risposta al trattamento; non c'era bisogno di viaggiare lontano. Tuttavia, la signora T. decise comunque di recarsi ad Hanoi per farsi visitare di persona da un medico. Secondo la signora T., sia per viaggiare daDak Laka Ho Chi Minh City che per Hanoi è necessario prendere un aereo, e la differenza di tempo di viaggio non è significativa, quindi scelse di andare ad Hanoi. I risultati dell'esame di controllo hanno portato gioia sia alla paziente che al medico. Il tumore polmonare non era più visibile alle scansioni. La metastasi cerebrale, di circa 1,5 cm di diametro, precedentemente trattata con radiochirurgia, non mostrava più enhancement dopo somministrazione di mezzo di contrasto. Le condizioni di salute della signora T. sono stabili. Alla paziente è stato raccomandato di proseguire con la terapia mirata e di sottoporsi a controlli regolari. In un solo giorno, la signora T ha completato tutti gli esami necessari, tra cui analisi del sangue, TAC toracica, risonanza magnetica cerebrale ed ecografia, e ha anche ricevuto una visita e un consulto sui risultati. Verso le 15:00, tutte le procedure erano terminate e ha potuto tornare a casa in orario. Ciò che sorprese la donna fu che il costo totale della visita e degli esami diagnostici ammontava a poco più di 3,3 milioni di VND, ma che non aveva dovuto pagare nulla di tasca propria. Secondo il dottor Cuong, in questo caso, la diagnosi di metastasi cerebrali (codice C79.3) può essere effettuata tramite l'assicurazione sanitaria senza bisogno di una prescrizione medica. I costi sono coperti dalla cassa malattia. Dopo aver percorso migliaia di chilometri per una visita di controllo, la signora T. ha ricevuto buone notizie sull'esito della sua terapia e una fattura speciale: 0 dong. Secondo il dottor Cuong, a partire dal 1° luglio 2025, la legge che modifica e integra diversi articoli della legge sull'assicurazionesanitariaconsentirà alle persone affette da 62 malattie croniche, critiche e ad alta tecnologia di essere trasferite direttamente in ospedali specializzati senza lettera di presentazione e di continuare a ricevere una copertura assicurativa sanitaria al 100%. Elenco di 10 malattie maligne che possono ancora essere coperte dall'assicurazione sanitaria senza necessità di trasferimento in un altro ospedale. Codice ICD-10 Stato, condizione C25 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C37 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C38 (escluso il codice C38.4) I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C41 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C70 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C71 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C72 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C79.3 I pazienti hanno diritto alle prestazioni immediatamente dopo aver ricevuto la diagnosi della loro malattia durante una visita medica o un trattamento. C00-C97 Devono essere soddisfatte entrambe le seguenti condizioni: - Persone di età inferiore ai 18 anni. - Ciò non si applica ai casi in cui è stata formulata una diagnosi definitiva ma non è indicato alcun trattamento specifico. Da C81 a C86 e da C90 a C96 (escluso il codice C83.5) Ciò non si applica ai casi in cui è stata formulata una diagnosi definitiva ma non è indicato alcun trattamento specifico. Fonte: https://vietnamnet.vn/nguoi-benh-bay-tu-dak-lak-ra-ha-noi-tai-kham-ung-thu-bat-ngo-voi-hoa-don-0-dong-2546992.html