“La chemioterapia non ha funzionato granché ma ho fatto molta radioterapia. Non ho moltissime speranze ma non sono disperata”: Enrica Bonaccorti parla del cancro al pancreas
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.3/100
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Criteri Critici
Mamma e figlia, insieme. Enrica Bonaccorti e la figlia Verdiana si sono raccontate a Verissimo e lo hanno fatto con la massima sincerità. La conduttrice ha scoperto di avere un cancro al pancreas e a Silvia Toffanin ha detto: “La chemioterapia non ha funziona…
Mamma e figlia, insieme. Enrica Bonaccorti e la figlia Verdiana si sono raccontate a Verissimo e lo hanno fatto con la massima sincerità. La conduttrice ha scoperto di avere un cancro al pancreas e a Silvia Toffanin ha detto: “La chemioterapia non ha funzionato granché, ma mi sono sottoposta a molta radioterapia e tra meno di un mese capiremo gli effetti. Ora sono solo abbastanza debole”.
Poi Bonaccorti ha aggiunto: “Non ho tantissime speranze. Ma non sono disperata. Il prossimo step è importantissimo, tra meno di un mese saprò cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato”. 76 anni, la conduttrice ha raccontato che ora sta facendo “un bilancio della mia vita e sto scrivendo tutto. Se non avessi avuto mia figlia Verdiana, non avrei avuto sostegno”.
E proprio la figlia Verdiana commuove quando alla mamma e a Toffanin ha detto, ferma: “Questa la vinciamo. Non c’è alternativa, non esiste. È stata dura prendere decisioni da sola, perché non ho un fratello, una sorella o uno zio con cui confrontarmi. Sono sola ma ho una rete di amiche che mi sostiene, loro sono la mia famiglia allargata”. E ancora: “Mamma si è chiusa nel silenzio per mesi dopo la diagnosi. Le amiche chiamavano me per capire se fosse successo qualcosa, se ci fosse stato uno sgarbo”. E Bonaccorti ha ricordato la grande mole di affetto ricevuta dopo avere reso pubblica la diagnosi: “Quando ho parlato con il pubblico, ho sentito un’ondata di effetto straordinaria: devo solo ringraziare”.
"La chemioterapia non ha funzionato granché ma ho fatto molta radioterapia. Non ho moltissime speranza ma non sono disperata": Enrica Bonaccorti parla del cancro al pancreas - Il Fatto Quotidiano
📰 Il Fatto Quotidiano📅 2025-12-15T09:31:41
chemioterapia
"La chemioterapia non ha funzionato granché ma ho fatto molta radioterapia. Non ho moltissime speranza ma non sono disperata": Enrica Bonaccorti parla del cancro al pancreas Il Fatto Quotidiano
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
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Criteri Critici
Lo screening del cancro al seno è sicuramente strumentale ma anche raccontare la storia medica familiare o sintomi e stili di vita rientrano nell’analisi. Questo è importante, soprattutto, per chi ha timore della parte strumentale. Si può superare la paura co…
Lo screening del cancro al seno è sicuramente strumentale ma anche raccontare la storia medica familiare o sintomi e stili di vita rientrano nell’analisi. Questo è importante, soprattutto, per chi ha timore della parte strumentale. Si può superare la paura con gradualità senza per forza ritardare le visite di prevenzione e controllo. E una ricerca statunitense pubblicata su Jama migliora la situazione.
Lo screening del cancro al seno su rischio personale è efficace quanto lo screening annuale tradizionale. Il rischio personale tiene conto dei fattori individuali e dell’età. I ricercatori hanno dimostrato quanto scritto con uno studio clinico randomizzato che ha coinvolto più di 28.000 donne. Il nuovo approccio migliora gli attuali programmi di prevenzione, li rende più personalizzati e sostenibili nel lungo periodo.
Lo studio clinico effettuato si chiama WISDOM e ha confrontato due strategie di screening. Il primo è il modello standard seguito da tutte le donne in base all’età, prevede controlli annuali. Il secondo è lo screening basato sul rischio individuale, alle donne sono state chieste informazioni importanti. L’approccio è medico, psicologico ed empatico, combina più fattori. Dalle pazienti si raccolgono dati su storia familiare di tumore al seno, profilo genetico, densità mammaria e altri elementi di rischio personali.
Il metodo WISDOM rileva dei miglioramenti sia sullo screening di rischio individuale che tradizionale con visita annuale. Studi in corso partendo da questi dati importanti
Questi parametri adattano lo screening sulla base delle risposte. Si arriva a stabilire se bisogna fare controlli più frequenti e intensivi per donne a rischio elevato. Solo frequenti o assenti per chi è a basso rischio. La ricerca ha dimostrato che questo screening personalizzato non è inferiore a quello annuale nella capacità di individuare tumori avanzati. Tuttavia, ci sono anche delle note critiche, se da una parte il risultato è sicuro e accettabile è anche limitato. Infatti, non ha ridotto il numero di biopsie mammarie rispetto allo screening tradizionale, ci sono degli aspetti da migliorare sia nel metodo di intervista ma anche nel controllo annuale.
Ecco alcune righe conclusive scritte dagli stessi autori australiani su Jama: “Lo sviluppo di modelli di rischio più efficaci e di raccomandazioni per la riduzione del rischio promette miglioramenti futuri, così come una comunicazione del rischio più efficace a pazienti e operatori sanitari per promuovere un processo decisionale informato e condiviso. Sono in corso lavori nella prossima iterazione della piattaforma, WISDOM 2.0, per utilizzare il PRS per la valutazione del rischio basata su sottotipo e ascendenza, insieme a misure di rischio radiografiche (IA)”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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64.8/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Nella ricerca oncologica, dove la leucemia mieloide acuta rappresenta una delle forme tumorali più aggressive e difficili da trattare, emerge una scoperta che potrebbe cambiare l'approccio tera...
Nella ricerca oncologica, dove la leucemia mieloide acuta rappresenta una delle forme tumorali più aggressive e difficili da trattare, emerge una scoperta che potrebbe cambiare l'approccio terapeutico per una variante particolarmente insidiosa di questa patologia. Un team internazionale guidato dall'Università del Surrey ha identificato nel forskolina, un composto naturale estratto da piante, un potenziale alleato nella lotta contro la leucemia mieloide acuta con riarrangiamento KMT2A, una forma che colpisce frequentemente bambini e giovani adulti con prognosi spesso sfavorevole. La ricerca, pubblicata sul British Journal of Pharmacology, rivela un duplice meccanismo d'azione che potrebbe non solo migliorare l'efficacia dei trattamenti esistenti, ma anche ridurre la tossicità delle chemioterapie convenzionali.
La leucemia mieloide acuta con riarrangiamento del gene KMT2A (KMT2A-r AML) rappresenta circa il 10% di tutti i casi di leucemia mieloide acuta e si caratterizza per una resistenza particolarmente elevata alle terapie standard. I ricercatori hanno condotto esperimenti in vitro su cellule leucemiche, scoprendo che la forskolina agisce attraverso due meccanismi distinti e complementari. Il primo coinvolge l'attivazione della proteina fosfatasi 2A (PP2A), un enzima che funziona come soppressore tumorale naturale, e la conseguente riduzione dell'attività di geni oncogenici cruciali come MYC, HOXA9 e HOXA10, responsabili della proliferazione incontrollata delle cellule tumorali.
La vera sorpresa dello studio è emersa dal secondo meccanismo d'azione, completamente indipendente dal primo. Gli scienziati hanno osservato che la forskolina aumenta drasticamente la sensibilità delle cellule leucemiche alla daunorubicina, uno dei farmaci chemioterapici di prima linea nel trattamento della leucemia mieloide acuta. Questa potenziazione non deriva dall'attivazione della PP2A, ma dall'interferenza con la glicoproteina P-1 (P-glycoprotein 1), una proteina di membrana che funziona come una vera e propria pompa di espulsione dei farmaci. Le cellule tumorali spesso sovraesprimono questa proteina per proteggersi dai chemioterapici, espellendoli attivamente dall'interno cellulare e riducendone l'efficacia terapeutica.
Inibendo la funzione della glicoproteina P-1, la forskolina permette a una maggiore quantità di daunorubicina di rimanere all'interno delle cellule leucemiche, amplificandone l'effetto citotossico
La dottoressa Maria Teresa Esposito, docente senior di biochimica presso l'Università del Surrey e coordinatrice dello studio, sottolinea l'importanza clinica di questi risultati: "I nostri dati evidenziano un entusiasmante duplice meccanismo d'azione della forskolina. Non solo possiede effetti anti-leucemici diretti, ma agisce anche come potente potenziatore della chemioterapia convenzionale". Secondo la ricercatrice, la combinazione di forskolina e daunorubicina potrebbe tradursi in una strategia terapeutica più efficace, consentendo potenzialmente l'utilizzo di dosaggi chemioterapici inferiori e riducendo così gli effetti collaterali gravi tipicamente associati ai trattamenti per la leucemia mieloide acuta.
La ricerca si inserisce in un contesto più ampio di studio sui composti naturali come base per lo sviluppo di nuovi farmaci oncologici. La forskolina, estratta dalle radici della pianta Coleus forskohlii, è stata tradizionalmente utilizzata nella medicina ayurvedica e ha già mostrato proprietà biologiche interessanti in altre ricerche. Tuttavia, questo studio rappresenta la prima dimostrazione del suo potenziale specifico contro le leucemie con riarrangiamento KMT2A e del suo meccanismo di potenziamento chemioterapico attraverso l'inibizione della resistenza farmacologica mediata dalla glicoproteina P-1.
Il lavoro è stato realizzato grazie al sostegno di Leukaemia UK, organizzazione dedicata al finanziamento della ricerca sulle leucemie, e ha visto la collaborazione di un ampio network scientifico internazionale. Oltre all'Università del Surrey, hanno partecipato l'Università di Roehampton, il Barts Cancer Institute della Queen Mary University of London, il Great Ormond Street Institute of Child Health dell'University College London e il Centro di Regolazione Genomica di Barcellona. Il dottor Simon Ridley, direttore della ricerca presso Leukaemia UK, ha dichiarato che la leucemia mieloide acuta rappresenta uno dei tumori più aggressivi e mortali, e che studi come questo non solo approfondiscono la comprensione dei meccanismi molecolari della malattia, ma aprono la strada a trattamenti più efficaci e meno tossici.
Le prospettive future della ricerca prevedono studi preclinici più approfonditi per valutare la sicurezza e l'efficacia della combinazione forskolina-daunorubicina in modelli animali, prima di poter considerare eventuali trial clinici su pazienti. Sarà necessario determinare i dosaggi ottimali, valutare potenziali interazioni farmacologiche e verificare se l'effetto potenziante si mantiene anche in vivo. L'obiettivo dichiarato da Leukaemia UK è ambizioso ma concreto: raddoppiare il tasso di sopravvivenza a cinque anni per la leucemia mieloide acuta entro il prossimo decennio.