Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Molise, in vendita il reparto di radioterapia: il privato fa affari d'oro e la sanità pubblica sparisce Il Fatto Quotidiano
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Il reparto di oncologia affidato a un privato. Quello di radioterapia a un altro. Insomma, la diagnosi e la cura divise. È l’ultimo capitolo della parabola della sanità in Molise: le classifiche dell’assistenza agli ultimi posti in Italia, reparti essenziali ormai completamente in mano ai privati, la politica che si intreccia con la sanità in un modo inestricabile. “Il Molise esiste davvero?”, chiedeva a mo’ di battuta anni fa un comico. Certo che esiste, è una regione stupenda, con una storia antica che risale ai sanniti e ai romani. Ma l’Italia spesso si dimentica di questa terra, di quello che vi succede. La vicenda del Responsible Research Hospital racchiude in sé tutto questo. Come racconta il consigliere regionale Massimo Romano (Costruire Democrazia): “Eravamo negli anni Novanta quando a Campobasso – in città già esiste lo storico e fatiscente Cardarelli – venne costruita una nuova struttura ospedaliera. Un progetto realizzato con soldi pubblici”. E non pochi, parliamo di circa cento miliardi di lire dell’epoca, l’equivalente di altrettanti milioni di euro di oggi. Doveva essere l’inizio di una rinascita. È stato esattamente il contrario. La struttura è affidata ai privati: venne chiamato Cattolica e Gemelli Molise. Con un nodo da sciogliere di fondo, come Romano domanda da tanti anni: la proprietà dell’immobile adesso di chi è? E, se fosse passata ai privati, che fine avrebbero fatto i denari pubblici utilizzati per realizzarla?
“È della Cattolica”, è la risposta dei gestori che si succedono. La gestione oggi è affidata al Responsible Research Hospital. E qui il filo un poco si perde, perché la società a sua volta fa capo al fondo svizzero Responsible Capital che ha visto alla sua guida il finanziere Stefano Petracca, quello che già era stato protagonista della travagliata parabola calcistica del Rimini. Ma restiamo al Molise. Il nuovo ospedale di Campobasso affidato alla Responsible aveva mosso i primi passi con grandi promesse: investimenti, ricerca e compagnia bella. Come stia andando è su siti e tv – Informamolise e al Tgr – che riportano anche le denunce di due consiglieri regionali M5S, Roberto Gravina e Angelo Primiani: la società che gestisce la struttura ha accumulato 72 milioni di debiti soprattutto per i fornitori e le attrezzature mediche. Ed ecco, appunto, l’ultima pagina di cui si discute in queste ore: il gruppo in mano al fondo svizzero ha lasciato trapelare la possibilità, per tappare le falle, di cedere un ramo d’azienda. La radioterapia, appunto. Parliamo di un’attività redditizia che in diverse città d’Italia – vedi Genova – è nel mirino dei privati che hanno lanciato l’abbordaggio al settore.
Da privato a privato, dirà qualcuno, poco dovrebbe cambiare. Romano, però, non è per niente convinto: “Così si divide in due la struttura. E si rischia di lasciare nel disagio persone che sono malate e hanno bisogno di serenità, oltre che di cure di prim’ordine. Dividendo proprio oncologia da radioterapia e affidandole a due gestori diversi, è a rischio la continuità clinica di una struttura punto di riferimento per tutti i pazienti del Molise e anche delle regioni vicine. Per non dire – aggiunge il consigliere – della situazione lavorativa dei 400 dipendenti”. Ma qui la questione si aggancia a un’altra: il monopolio del privato nella sanità molisana con interi settori essenziali dove il pubblico ormai è praticamente assente. “Non c’è soltanto la radioterapia, per cui ci si può rivolgere solo al privato, ma ci sono anche la neurochirurgia e la cardiochirurgia”, spiega Romano. La cardiochirurgia pubblica di fatto non è mai esistita in Molise. Intorno al Duemila nasce il reparto che viene, però, affidato immediatamente proprio alla Cattolica e quindi al Gemelli e infine a Responsible. Ancora più sorprendente la vicenda di neurochirurgia che invece esisteva all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Ma nel 2017 il servizio passa – non senza polemiche – a Neuromed, colosso della sanità privata locale per decisione dell’allora presidente della Regione Paolo di Laura Frattura (un passato nel centrodestra, ma poi passato al centrosinistra).
E qui la vicenda della sanità molisana incrocia quella della politica locale. Fino quasi a diventare la stessa cosa. L’Istituto Neurologico Mediterraneo è infatti centro di eccellenza della sanità molisana e non solo. Si tratta, come dice il sito della società, “di un Irccs, cioè Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico. È un centro di rilevanza nazionale e di altissima specializzazione per patologie afferenti alla Neurochirurgia, Neurologia, Neuroriabilitazione e tutte le applicazioni relative alle Neuroscienze in cui sono utilizzabili la Neuroradiologia, l’Angiocardioneurologia e la Chirurgia Vascolare”. Dell’Istituto Neurologico Mediterraneo, tuttavia, non si è parlato soltanto per i suoi meriti scientifici, ma anche per la sua vicinanza con la politica. L’Irccs è stato ed è ancora controllato da Neuromed, che fa capo alla famiglia Patriciello, quella dell’europarlamentare Aldo. In Molise non c’è una persona che non lo conosca: un politico che nel suo lungo percorso ha cambiato, così dicono le cronache, quasi dieci bandiere. L’ultima, l’attuale, è quella della Lega Nord: l’inossidabile Aldo Patriciello è risultato secondo alle elezioni europee del 2024, proprio dietro al generale Roberto Vannacci. Ma è tornato ancora una volta a Bruxelles, dove siede da vent’anni in Parlamento, grazie alla rinuncia del generale al seggio ottenuto in questa circoscrizione. Ma è nel passato che Patriciello ha costruito la sua fortuna, dove politica, mattone, sanità, editoria vanno a braccetto. Aldo infatti negli anni Novanta è stato assessore di Michele Iorio, l’uomo che ha guidato il Molise per lustri. Iorio che fu scalzato infine proprio da Paolo di Laura Frattura. Una vera dinastia quella dei Patriciello con due cognati che hanno guidato il Consiglio regionale. E magari erano anche amministratori di Neuromed. Pubblico e privato nella stessa persona.
Intanto per 17 anni la sanità molisana è stata commissariata dal 2007, un record nazionale. Si registra un disavanzo sanitario di 160 milioni, mentre gli operatori privati fatturano circa 50 milioni oltre il limite previsto dalla Regione. I risultati della gestione sanitaria in Molise si vedono dai dati. La fondazione Gimbe in un suo studio ha segnalato un paradosso: nonostante il Molise con 2.319 euro per abitante sia al primo posto in Italia nel riparto del Fondo sanitario indistinto, il livello di assistenza è spesso agli ultimi posti in Italia. Questo avviene anche perché circa un terzo della spesa pubblica regionale viene assorbito dal privato convenzionato, svuotando le strutture pubbliche. Indicativi sono anche i numeri relativi ai Lea (Livelli essenziali di assistenza), dove la regione si pone al penultimo posto in Italia con 192 punti, davanti soltanto alla Calabria (189). Non basta. Il Molise vanta, si fa per dire, il più basso numero in Italia di medici dipendenti per persona: appena 1,35 ogni mille abitanti. Un fenomeno descritto dal dottor Massimo Peccianti, segretario Anaao Assomed Molise, in una recente intervista proprio al Fatto: “La carenza di personale è veramente estrema. L’Azienda sanitaria regionale del Molise bandisce concorsi in continuazione, ma vanno puntualmente deserti: se un bando è per dieci posti, si presentano in cinque e forse solo uno accetta l’assunzione. In passato sono arrivati medici cubani, alcuni dei quali sono ancora in servizio, e poi ci sono i ‘gettonisti’ che coprono i turni in Pediatria al Cardarelli di Campobasso e a Isernia”. Intanto i medici molisani attendono ancora parte della retribuzione del 2022.
Con un risultato drammatico: secondo le statistiche, in Molise circa 31mila persone – su 284mila abitanti, quindi il 10,9% – hanno ormai rinunciato a curarsi. L’ultimo episodio che testimonia lo sfascio è la storia del Ferdinando Veneziale di Isernia. Un ospedale che offre assistenza a un bacino di oltre 80mila abitanti, soprattutto provenienti dai piccoli paesi di montagna. Eppure su una pianta organica che richiedeva 13/14 medici strutturati al pronto soccorso, ne sono rimasti in servizio 4/5. Non solo: i reparti di emodinamica (essenziale per curare gli infarti) e il punto nascita rischiano da anni la chiusura. Così a dicembre del 2025 il sindaco Pietro Castrataro ha cominciato una lotta che è finita su tutti i giornali d’Italia: per 167 notti ha dormito in tenda davanti all’ospedale per difendere il presidio sanitario. A gennaio 7mila persone hanno sfilato per una fiaccolata. Ma non è bastato nemmeno questo. La sorte dell’ospedale di Isernia è ancora incerta, così come quella della radioterapia di Campobasso.
“Solo una piccola percentuale dei tumori polmonari può essere operata”. Lo pneumologo e il nodulo del Papa: “Ecco i sintomi per una diagnosi precoce salvavita” - Quotidiano Nazionale
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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“Solo una piccola percentuale dei tumori polmonari può essere operata”. Lo pneumologo e il nodulo del Papa: “Ecco i sintomi per una diagnosi precoce salvavita” Quotidiano Nazionale
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?5
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Mieloma, le CAR-T si fabbricano nel corpo del paziente. Ma la rivoluzione deve ancora dimostrare di funzionare Mondosanità
Un paziente con mieloma multiplo che non risponde più alle terapie arriva in ospedale. L’ematologo gli propone una cura capace di trasformare alcune cellule del suo sistema immunitario in armi contro il tumore.
Oggi, per realizzare una CAR-T tradizionale, bisogna prelevare i linfociti del paziente, inviarli a un laboratorio specializzato, modificarli geneticamente, moltiplicarli e infonderli nuovamente. Un processo complesso che richiede strutture altamente specializzate, tempi di produzione e risorse considerevoli.
Ma se fosse possibile trasformare quei linfociti direttamente nell’organismo, attraverso un’infusione?
È la domanda alla quale prova a rispondere uno studio pubblicato il 6 ottobre 2026 su Nature Medicine, condotto in Cina su quattro pazienti con mieloma multiplo recidivato o refrattario.
La risposta, per ora, è duplice: la tecnologia funziona biologicamente, ma non sappiamo ancora se potrà diventare una terapia migliore.
I ricercatori hanno utilizzato ESO-T01, un sistema basato su un vettore virale progettato per introdurre nei linfociti T le istruzioni necessarie a riconoscere BCMA, una proteina presente sulle cellule del mieloma.
La particolarità è che le cellule CAR-T vengono generate direttamente nel paziente, senza prelievo e lavorazione esterna dei linfociti e senza la chemioterapia preparatoria di linfodeplezione utilizzata abitualmente.
I primi risultati sembravano straordinari: tutti e quattro i pazienti avevano risposto. Due avevano ottenuto una risposta completa stringente e due una risposta parziale.
Ma il follow-up racconta una storia più complessa.
La sopravvivenza libera da progressione è risultata di quattro mesi. Tre pazienti hanno successivamente sviluppato una progressione della malattia, con localizzazioni extramidollari, e sono deceduti durante l’osservazione.
Un quarto paziente ha mantenuto una risposta completa stringente per 15 mesi.
Quattro persone sono troppo poche per stimare l’efficacia reale di un trattamento. Inoltre, erano pazienti con malattia molto avanzata, già sottoposti a numerose terapie e con caratteristiche particolarmente sfavorevoli.
Non è quindi corretto confrontare direttamente questi risultati con quelli delle CAR-T convenzionali, studiate in popolazioni differenti.
Ma sarebbe altrettanto scorretto presentare il 100% di risposte iniziali come una dimostrazione di successo.
Una risposta tumorale non coincide necessariamente con una sopravvivenza più lunga.
Anche la sicurezza richiede prudenza. Tutti i pazienti hanno sviluppato una sindrome da rilascio di citochine, una reazione infiammatoria che può accompagnare l’attivazione delle CAR-T, e tossicità ematologiche di grado almeno 3. Un paziente ha presentato una lieve neurotossicità.
Nel periodo successivo non sono emersi nuovi segnali importanti di tossicità legata all’integrazione genetica, ma quattro casi e un’osservazione limitata non possono escludere eventi rari o tardivi.
Perché, allora, questa ricerca è così interessante?
Perché potrebbe modificare non soltanto una terapia, ma l’intera organizzazione necessaria per renderla disponibile.
Le CAR-T tradizionali hanno cambiato il trattamento di alcune neoplasie ematologiche. Tuttavia, il loro utilizzo resta concentrato in centri qualificati, con procedure complesse e capacità produttiva limitata.
La produzione personalizzata comporta costi elevati, difficoltà logistiche e tempi che possono diventare critici per pazienti con malattia rapidamente progressiva.
Produrre le CAR-T direttamente nell’organismo potrebbe eliminare alcune di queste fasi.
Non significherebbe, però, trasformare una terapia complessa in una semplice iniezione ambulatoriale.
Resterebbero necessari centri esperti, monitoraggio delle complicanze, gestione delle emergenze e controlli a lungo termine.
Inoltre, il vettore utilizzato dovrebbe modificare in modo sufficientemente selettivo le cellule desiderate, evitando effetti indesiderati su altri tessuti.
C’è un’altra questione poco discussa: nelle CAR-T tradizionali il prodotto cellulare viene controllato prima della somministrazione. Con la produzione nell’organismo, parte di quel controllo deve essere sostituita da sistemi affidabili per prevedere e monitorare ciò che accade dopo l’infusione.
È una sfida scientifica, regolatoria e organizzativa.
Per il Servizio sanitario nazionale italiano la prospettiva è rilevante.
Se un giorno questa tecnologia dimostrasse efficacia e sicurezza comparabili alle CAR-T convenzionali, potrebbe ridurre la dipendenza da alcuni passaggi produttivi e facilitare l’accesso ai trattamenti.
Ma non esistono ancora dati sufficienti per affermare che costerà meno.
Il prezzo del vettore, le procedure di controllo, la gestione delle tossicità e l’eventuale necessità di ulteriori trattamenti potrebbero modificare radicalmente il bilancio economico.
Il risparmio industriale non coincide automaticamente con il risparmio sanitario.
E soprattutto non basta abbassare il costo di produzione se la terapia non mantiene abbastanza a lungo il controllo della malattia.
Il programma clinico specifico di ESO-T01 è stato interrotto dopo l’acquisizione dell’azienda sviluppatrice. Altre piattaforme di CAR-T prodotte in vivo continuano però a essere studiate.
Questo rende il lavoro pubblicato ancora più utile: ricorda che un risultato tecnologico convincente non equivale necessariamente a un risultato clinico soddisfacente.
La prossima generazione di studi dovrà coinvolgere molti più pazienti, chiarire la durata delle risposte, valutare la sicurezza nel lungo periodo e confrontare i risultati con le alternative disponibili.
Dovrà anche dimostrare che l’innovazione può raggiungere più persone, non soltanto produrre una procedura diversa.
La vera rivoluzione delle CAR-T non sarà riuscire a fabbricarle dentro il corpo umano. Sarà riuscire a farle funzionare meglio, più a lungo e per un numero maggiore di pazienti.
Finché questo non sarà dimostrato, siamo davanti a una possibilità scientifica importante, non a una nuova cura pronta per la pratica clinica.
References:
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Cecità, la terapia genica che fa “vedere” alcuni oggetti Qui Salute Magazine
Per alcune persone quasi o completamente cieche a causa di una forma avanzata di retinite pigmentosa, riuscire nuovamente a individuare un oggetto, seguire una linea o riconoscere la posizione di una porta potrebbe diventare possibile. È quanto emerge dai primi risultati di uno studio internazionale sull’optogenetica, pubblicato sul New England Journal of Medicine e condotto su 10 pazienti. La terapia sperimentale combina un trattamento genico con speciali occhiali capaci di trasformare le immagini dell’ambiente in segnali luminosi.
Come funziona la nuova terapia
La retinite pigmentosa è una malattia ereditaria nella quale le cellule della retina responsabili della percezione della luce degenerano progressivamente. Il problema è particolarmente complesso perché la patologia può essere provocata da alterazioni di oltre 100 geni differenti. Per questo i ricercatori hanno scelto una strada diversa: invece di correggere la singola mutazione, hanno introdotto nella retina un gene capace di rendere sensibili alla luce alcune cellule nervose sopravvissute, le cellule gangliari retiniche. A completare il sistema ci sono occhiali dotati di telecamera: le immagini vengono elaborate da un piccolo processore e trasformate in impulsi luminosi che stimolano le cellule trattate.
Sei pazienti su dieci hanno mostrato un miglioramento significativo
L’obiettivo principale dello studio era verificare la sicurezza della procedura e il trattamento è risultato complessivamente ben tollerato. Dopo la terapia, sette dei dieci partecipanti hanno mostrato una maggiore sensibilità alla luce e per sei il miglioramento ha raggiunto la soglia considerata clinicamente significativa. Nei test dedicati alla percezione degli oggetti, alcuni pazienti sono riusciti a individuarne o determinarne meglio la posizione; quattro degli otto che hanno completato tutti i test comportamentali hanno mostrato miglioramenti costanti in più prove.
Non è ancora una vista normale
I risultati sono incoraggianti, ma la ricerca è ancora lontana dal restituire una visione ad alta definizione. I partecipanti non hanno recuperato la capacità di leggere o riconoscere i volti e le prestazioni sono state molto variabili. Inoltre, per utilizzare il nuovo sistema è necessario un periodo di allenamento: il cervello deve imparare a interpretare questi segnali visivi insoliti. I ricercatori puntano ora a migliorare la qualità delle informazioni trasmesse, con l’obiettivo futuro di arrivare a una percezione più dettagliata e utile nella vita quotidiana.
La coincidenza con il Nobel per la Medicina
La notizia arriva a pochi giorni dall’assegnazione del Nobel per la Medicina 2026 a Karl Deisseroth, Peter Hegemann e Georg Nagel per le scoperte che hanno reso possibile l’optogenetica, una tecnologia che permette di controllare l’attività delle cellule utilizzando la luce. Il nuovo studio rappresenta così uno dei primi esempi clinici di come questo principio possa essere utilizzato non soltanto per studiare il sistema nervoso, ma anche per cercare di recuperare una funzione perduta.
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Health, oncologia: l'innovazione cambia la storia del cancro Sky TG24
A discuterne sono stati la Professoressa Rossana Berardi, Presidente eletto AIOM e Professoressa Ordinaria di Oncologia all'Università Politecnica delle Marche, e Antonino Biroccio, Presidente e Amministratore Delegato di GSK Italia, che hanno approfondito il ruolo dell'innovazione terapeutica e della collaborazione tra ricerca, clinica e industria farmaceutica nel rendere disponibili nuove opportunità di cura. Per Berardi, l'oncologia sta attraversando una fase di straordinaria evoluzione: “Oggi possiamo offrire a molti pazienti percorsi terapeutici sempre più personalizzati, costruiti sulle caratteristiche biologiche della malattia e della persona. L'obiettivo non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio”.
L'oncologia è una delle discipline che più hanno beneficiato dei progressi della ricerca scientifica. Negli ultimi anni la conoscenza dei meccanismi biologici che sono alla base dei tumori ha portato allo sviluppo di terapie sempre più mirate, capaci di migliorare la sopravvivenza e la qualità di vita dei pazienti. Al centro della puntata di Health il tema dell'innovazione, oggi considerata uno dei principali motori del cambiamento nella lotta contro il cancro. Dalle terapie target all'immunoterapia, fino alle nuove generazioni di anticorpi monoclonali e multispecifici, la ricerca sta aprendo scenari che fino a pochi anni fa apparivano impensabili.
Oltre 3,7 milioni di italiani vivono dopo una diagnosi di tumore
I risultati raggiunti dalla ricerca emergono con chiarezza anche dai numeri. Secondo il rapporto AIOM “I numeri del cancro in Italia 2025”, sono oltre 3,7 milioni gli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore, una popolazione in costante crescita grazie ai progressi nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nelle cure. Un risultato che, secondo la Prof.ssa Berardi, testimonia il valore degli investimenti in ricerca e innovazione clinica: “L'aumento della sopravvivenza è il risultato di un lavoro che coinvolge prevenzione, diagnosi precoce, ricerca traslazionale e accesso alle terapie innovative”.
La sopravvivenza continua ad aumentare per molte neoplasie e sempre più persone riescono a convivere a lungo con la malattia o a considerarsi guarite. Una trasformazione che sta cambiando profondamente l'oncologia, spostando l'attenzione non solo sul trattamento del tumore ma anche sulla qualità della vita, sul follow-up e sulla gestione a lungo termine dei pazienti.
Dalle terapie innovative alla medicina di precisione
Uno degli aspetti più significativi emersi nel corso della puntata riguarda il crescente sviluppo della medicina di precisione. Biomarcatori, test molecolari e nuove tecnologie consentono oggi di identificare caratteristiche specifiche della malattia e di scegliere per ogni paziente il trattamento più appropriato. L'obiettivo è rendere le cure sempre più efficaci e personalizzate, riducendo gli effetti indesiderati e aumentando le probabilità di successo terapeutico. Un cambiamento che sta interessando numerose patologie oncologiche e che rappresenta una delle principali speranze per il futuro.
In questo scenario, il contributo della ricerca industriale continua a essere determinante. “L'innovazione nasce dalla capacità di trasformare la conoscenza scientifica in soluzioni concrete per i pazienti”, ha spiegato Biroccio. “La sfida oggi è accelerare il percorso che porta una scoperta dal laboratorio alla pratica clinica”, ha aggiunto.
Accanto alle innovazioni terapeutiche emerge inoltre la necessità di garantire un accesso rapido ed equo alle cure su tutto il territorio nazionale, affinché i benefici della ricerca possano raggiungere tutti i pazienti.
Ricerca e innovazione come investimento per il futuro
La lotta contro il cancro richiede un impegno costante in termini di ricerca, sviluppo e trasferimento dell'innovazione nella pratica clinica. In questo contesto il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e industria rappresenta un elemento fondamentale per accelerare il percorso che porta una scoperta dal laboratorio al letto del paziente. Secondo il Presidente e Amministratore Delegato di GSK Italia, investire in ricerca significa anche creare valore per il sistema Paese: “La salute non è soltanto un costo da sostenere, ma un investimento strategico. Ricerca, competenze e innovazione possono generare benefici per i pazienti, per il Servizio sanitario e per la competitività dell'Italia”.
Un messaggio condiviso da entrambi gli ospiti: il futuro dell'oncologia passa dalla capacità di integrare ricerca scientifica, innovazione tecnologica e centralità della persona, affinché ogni paziente possa accedere alle migliori opportunità di cura disponibili.
World Thrombosis Day, l'importanza di riconoscere il rischio
La seconda parte della puntata è stata dedicata al World Thrombosis Day, l'iniziativa internazionale che richiama l'attenzione su una patologia spesso sottovalutata ma responsabile di eventi potenzialmente molto gravi. Ospite di Health, il Professore Roberto Pola, Associato di Medicina Interna all'Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore del Percorso Trombosi della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS di Roma, tra i responsabili scientifici del 5° Gemelli Thrombosis Day 2026. “Molti eventi trombotici possono essere prevenuti attraverso una maggiore consapevolezza dei fattori di rischio e una diagnosi tempestiva”, ha spiegato Pola, ricordando come informazione e prevenzione rappresentino ancora oggi strumenti fondamentali per ridurre il peso di queste patologie.
Embolia polmonare, una delle principali emergenze cardiovascolari
L'edizione 2026 del Gemelli Thrombosis Day che si terrà il 13 Ottobre sarà dedicata all'embolia polmonare, una condizione che rappresenta ancora oggi una delle principali emergenze cardiovascolari e una sfida complessa dal punto di vista diagnostico e terapeutico. Negli ultimi anni nuove evidenze scientifiche hanno contribuito a ridefinire il percorso di cura, grazie a strumenti diagnostici più accurati, biomarcatori, imaging cardiovascolare e strategie sempre più avanzate per la stratificazione del rischio. Particolare attenzione viene dedicata anche alle nuove opzioni terapeutiche, comprese le tecniche di trombectomia meccanica e le procedure catetere-guidate, che stanno aprendo la strada a un approccio sempre più personalizzato nella gestione dei pazienti.
Prevenzione, informazione e diagnosi precoce
La trombosi e le sue complicanze possono spesso essere prevenute attraverso la corretta identificazione dei fattori di rischio, l'adozione di stili di vita salutari e una maggiore consapevolezza dei sintomi. Dall'oncologia alla salute vascolare, la puntata di Health ha messo in evidenza un concetto comune: la conoscenza rappresenta uno strumento di prevenzione e di cura. Da un lato la ricerca continua a produrre terapie sempre più efficaci contro il cancro, dall'altro l'informazione e la diagnosi precoce restano alleate fondamentali per ridurre l'impatto di patologie come trombosi ed embolia polmonare. Perché il futuro della medicina passa dalla capacità di innovare, ma anche da quella di riconoscere i rischi e intervenire prima che la malattia produca le sue conseguenze più gravi.
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AI e farmaci: pazienti virtuali per prevedere se una terapia funzionerà Qui Salute Magazine
Se un farmaco potesse essere testato al computer prima di essere somministrato a una persona? È una delle direzioni più interessanti in cui si sta muovendo l’intelligenza artificiale applicata alla ricerca farmacologica. Gli algoritmi possono infatti combinare grandi quantità di dati clinici, biologici e genetici per costruire simulazioni di pazienti e prevedere come potrebbe evolvere la loro risposta a una determinata terapia. Non si tratta di sostituire la sperimentazione clinica, ma di aggiungere uno step preliminare che permetta di capire quali candidati meritano davvero di arrivare ai test sull’uomo.
Meno tempo e meno farmaci destinati a fallire
Il vantaggio potenziale è enorme. Lo sviluppo di un nuovo farmaco richiede anni di ricerca e sperimentazioni costose, mentre molti candidati vengono abbandonati soltanto dopo essere arrivati a fasi avanzate. Le simulazioni basate sull’AI puntano proprio a intercettare prima questi fallimenti. Secondo un’inchiesta Reuters pubblicata il 7 ottobre, alcune aziende stanno già utilizzando modelli predittivi per simulare l’esito di studi clinici e orientare le decisioni sullo sviluppo dei farmaci. In alcuni casi, le simulazioni possono essere completate in settimane anziché nei tempi molto più lunghi di una sperimentazione tradizionale.
L’AI può anche progettare meglio gli studi
Il cambiamento, però, non riguarda soltanto la selezione dei farmaci. La ricerca pubblicata nel 2026 mostra che l’intelligenza artificiale può intervenire in diverse fasi di uno studio clinico: individuare i pazienti più adatti, analizzare dati provenienti da fonti diverse, costruire gruppi di confronto virtuali, monitorare gli esiti e persino utilizzare i cosiddetti digital twin, modelli digitali capaci di simulare l’evoluzione clinica di un paziente. L’obiettivo è rendere gli studi più efficienti e arrivare prima a una decisione: proseguire oppure fermarsi.
Ma il paziente reale resta indispensabile
La rivoluzione, quindi, non significa che i farmaci verranno approvati dopo essere stati testati soltanto da un algoritmo. Gli studi randomizzati sull’uomo restano il riferimento per dimostrare efficacia e sicurezza. Anche la nuova ricerca sull’AI applicata ai trial sottolinea la necessità di validazione, supervisione umana e controllo regolatorio. Il vero cambiamento potrebbe essere un altro: arrivare alla sperimentazione sull’uomo dopo aver eliminato, già al computer, una parte dei candidati meno promettenti. Con meno tempo e risorse sprecate e, potenzialmente, con meno pazienti esposti a terapie destinate a non funzionare.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
LILT CAMPOBASSO: PER OTTOBRE ROSA INCONTRI DI ESTETICA ONCOLOGICA Prevenire è Vivere
In tutto il mondo Ottobre si tinge di rosa per sensibilizzare le donne sull’importanza della prevenzione oncologica.
Anche la LILT Campobasso mette in campo diverse attività per ricordare che la prevenzione è fondamentale per la salute femminile e non può essere rimandata.
Ma la LILT Campobasso fa ancora di più ed è al fianco delle pazienti oncologiche, di tutte quelle donne che stanno attraversando il difficile percorso della malattia. Perché la prevenzione è volersi bene e prendersi cura di sé sempre.
Grazie al progetto di estetica oncologica “...Comunque Bella” attivato presso la sede di Termoli, la LILT Campobasso si pone come obiettivo quello di migliorare la qualità di vita delle pazienti in terapia oncologica, alleviando gli effetti dolorosi e invalidanti delle terapie ma anche contrastando gli inestetismi che hanno una ricaduta sia sulla sfera sociale che psicologica della paziente.
E nel mese del Nastro Rosa ci saranno 4 diversi appuntamenti con l’estetica oncologica:
LUNEDÌ 12 OTTOBRE ORE 10 al Day Hospital Oncologia dell’ospedale San Timoteo
LUNEDÌ 26 OTTOBRE ORE 9-12 Farmacia Centrale c.so Fratelli Brigida a Termoli
LUNEDÌ 9 NOVEMBRE ORE 9-12 Farmacia Le Diomedee via del Pero a Termoli
LUNEDÌ 16 NOVEMBRE ORE 9-12 Farmacia Marino c.so Nazionale a Termoli
Questo progetto è reso possibile grazie alla professionalità e disponibilità di Nicole Figliola, estetista termolese specializzata in estetica oncologica OTI, che farà scoprire la possibilità di sentirsi belle pur essendo in terapia oncologica.
Ognuno di questi appuntamenti sarà un momento dedicato alle donne che stanno affrontando il percorso oncologico, un momento in cui possono prendersi cura di sé e dedicare del tempo alla propria bellezza con l’obiettivo di rivalorizzarsi e riconoscersi allo specchio.
“I trattamenti estetici adeguati – afferma Nicole Figliola – permettono di ridurre lo stress emotivo di una persona sottoposta a terapie oncologiche. In genere, una delle prime cose di cui una donna sottoposta a chemioterapia si preoccupa è la perdita dei capelli e il diradamento delle sopracciglia. Ma ci sono anche problemi di detersione ed idratazione della pelle sottoposta ai trattamenti. C'è la paura dei cambiamenti fisici e di non riconoscersi, di vedersi e farsi vedere diversa. A tutte queste ‘paure’ ci sono risposte estetiche che portano ad un miglioramento progressivo della qualità della vita e che possono permettere di guardarsi allo specchio e di non vedere solo una paziente oncologica ma guardarsi come donna con le proprie bellezze e le proprie caratteristiche”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Chirurgia robotica: eseguito il primo intervento per l’asportazione di un tumore Prima la Valtellina
La nuova metodica verrà applicata anche dalla Chirurgia generale di Sondrio e di Sondalo, dalla Chirurgia toracica di Sondalo e dalla Ginecologia
Aggiungi Prima la Valtellina alle tue fonti preferite
Un deciso passo avanti dal punto di vista tecnologico e un miglioramento dell’offerta sanitaria per la popolazione: obiettivi importanti per l’Asst Valtellina e Alto Lario che ha avviato il percorso della chirurgia robotica con il primo intervento urologico di prostatectomia radicale per neoplasia prostatica che è stato eseguito nei giorni scorsi all’Ospedale di Sondrio dall’équipe dell’Urologia diretta da Pierluigi Giumelli.
Chirurgia robotica, intervento in Valtellina
Un traguardo raggiunto grazie alla collaborazione con l’Ospedale Niguarda, in particolare con il direttore dell’Urologia Antonio Galfano, che con entusiasmo si è prestato alla realizzazione del progetto e che, al termine dell’intervento, ha elogiato l’organizzazione della sala operatoria e l’efficienza del personale coinvolto. Chirurghi, anestesisti e infermieri hanno completato un percorso formativo dedicato presso l’Ospedale Niguarda per prepararsi a eseguire questo tipo di interventi con competenza e professionalità.
«L’introduzione della chirurgia robotica nel blocco, oltre che una grande innovazione, ha rappresentato un percorso di crescita per tutta l’équipe», afferma la caposala del blocco operatorio Stefania Tognini. «Abbiamo avuto la possibilità di apprendere nuove procedure e di acquisire nuove competenze, mantenendo quella che è la nostra priorità, ovvero la tutela della salute del paziente», aggiunge Serena Ferrari, prima strumentista. Entusiasti anche i medici specialisti Alberto Abrate e Silvia Cavalli, artefici del primo intervento robotico con il dottor Galfano.
«Come direttore della Struttura complessa di Urologia non posso che essere soddisfatto del traguardo raggiunto, peraltro inseguito da anni, che completa così il percorso del trattamento delle patologie urologiche, tumorali e non – dichiara il dottor Giumelli -. Come direttore del Dipartimento Area Chirurgica dell’Asst Valtellina e Alto Lario mi sento oltremodo gratificato perché a usufruire di questa metodica saranno anche le altre Unità operative, la Chirurgia generale di Sondrio e di Sondalo, la Chirurgia toracica di Sondalo e la Ginecologia, che inizieranno a breve a operare con la tecnologia robotica. Un ringraziamento va alla Direzione strategica, e in particolare al direttore generale Ida Ramponi, che ha creduto nel progetto sin dall’inizio del suo incarico e che ora ne vede la realizzazione».
Il robot da Vinci, con il quale è stato eseguito l’intervento per l’asportazione del tumore alla prostata all’Ospedale di Sondrio, è un sistema ad alta precisione guidato in tempo reale dal chirurgo, che ne controlla ogni movimento.
La chirurgia robotica, una delle più importanti evoluzioni tecnologiche degli ultimi decenni in ambito medico-chirurgico, ha aperto nuovi orizzonti nella gestione dei pazienti, grazie a tecniche mini invasive sempre più sofisticate. La sua applicazione ha evidenziato vantaggi significativi rispetto alle tecniche tradizionali sia laparoscopiche che a cielo aperto, garantendo una riduzione delle complicanze post operatorie, una migliore precisione chirurgica, grazie a strumenti articolati e alla visione in 3D ad alta definizione, la riduzione della degenza ospedaliera e un miglioramento degli esiti oncologici.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il mio medico, cosa cambia nella cura del tumore al seno e il caso delle protesi d’anca a 98 anni Mondosanità
Novantotto anni, due protesi d’anca nella stessa operazione e il ritorno in piedi poche ore dopo. La vicenda che “Il mio medico” racconterà venerdì prossimo colpisce per un risultato tutt’altro che scontato in un paziente prossimo ai cent’anni: affrontare un intervento bilaterale e potersi già rialzare.
La settimana della salute in tv prenderà il via domani con Paolo Veronesi, direttore del Programma Senologia dell’IEO di Milano e presidente della Fondazione Umberto Veronesi, che illustrerà gli aggiornamenti nella diagnosi e nelle terapie oncologiche, con il tumore al seno tra i temi principali annunciati.
Sono due dei temi di punta della trasmissione condotta da Monica Di Loreto, in onda su Tv2000 dal lunedì al venerdì, a partire dalle 10.05. Nella settimana dal 12 al 16 ottobre, il confronto con gli specialisti affronterà anche tanti altri temi: maculopatia, prevenzione cardiovascolare, tiroide e alimentazione dopo i sessant’anni. Gli incontri in studio affrontano domande molto comuni. Un dolore alle gambe può avere cause diverse: come individuarle? Quando serve un’ecografia? Un problema alla tiroide richiede sempre un intervento? È su questi interrogativi che il calendario acquista interesse anche per chi non segue abitualmente la trasmissione.
Tumore al seno, cosa cambia nella diagnosi e nelle cure
Lunedì 12 ottobre Paolo Veronesi ospite in studio passa in rassegna le novità della ricerca scientifica nella diagnosi e nelle terapie dei tumori. La sua esperienza nella senologia dà particolare rilievo all’appuntamento sul tumore al seno: un’occasione per comprendere gli aggiornamenti attraverso la spiegazione di chi lavora in questo campo. Le anticipazioni non indicano singole tecniche o risultati: saranno i contenuti dell’incontro a precisare quali progressi verranno approfonditi.
Dal tema oncologia si passerà al dolore alle gambe con Angelo Santoliquido, direttore dell’Angiologia e Diagnostica Vascolare del Policlinico Gemelli di Roma. Al centro, le possibili cause, gli esami per riconoscerle e le terapie appropriate.
Due interventi riguarderanno l’alimentazione: il tecnologo alimentare Giorgio Donegani spiegherà l’importanza delle fibre, mentre Giovanni Occhionero, chimico farmaceutico ed esperto in fitoterapia, illustrerà proprietà del magnesio e criteri per sceglierlo e utilizzarlo correttamente.
Maculopatia, tiroide e falsi miti sul ginocchio
Martedì 13 ottobre le terapie più avanzate per la maculopatia saranno presentate da Mario Romano, responsabile dell’Unità Operativa di Oculistica dell’IRCCS Humanitas. La vista sarà così il primo tema di una puntata dedicata anche a controlli, chirurgia e movimento.
Nella rubrica “Il mio medico risponde”, Serena Elisa Tempera, specialista del Centro Multifunzionale di Chirurgia Endocrina dell’Ospedale Cristo Re di Roma, risponderà ai quesiti dei telespettatori sulla tiroide: quali controlli effettuare e in quali condizioni occorre operare.
Claudio Ascani, direttore della Chirurgia Protesica Avanzata del CTO di Roma, chiarirà le false credenze sull’artrosi del ginocchio. La biologa nutrizionista Federica Mastronardo affronterà invece le proteine dopo i sessant’anni: come assumerle e in quali quantità.
Riconoscere un infarto, controllare il cuore
Riconoscere un infarto e conoscere gli esami per controllare la salute cardiovascolare: sono i due temi affidati, giovedì 15 ottobre, a Massimo Massetti, direttore del Dipartimento di Scienze Cardiovascolari del Policlinico Gemelli. Due esigenze differenti, entrambe importanti per orientarsi tra sintomi e accertamenti.
Luisa Fofi, neurologa dell’Unità Cefalee e Neurosonologia del Campus Biomedico di Roma, illustrerà l’impiego dell’agopuntura nell’emicrania. Laura Pennazzi, ostetrica, nutrizionista e docente all’Università Cattolica, approfondirà il contributo della fitoterapia al benessere del microbiota femminile.
In cucina, Giulia Biondi, specialista in Scienza dell’alimentazione, e la chef Ginevra Antonini proporranno ricette della tradizione rivisitate con attenzione all’equilibrio nutrizionale.
Tumori del sangue, quando le cellule del paziente diventano un farmaco In occasione dei 50 anni di AIL Milano Monza Brianza, il presidente del comitato scientifico Corradini chiarisce benefici reali, durata delle risposte e gestione degli effetti collaterali delle CAR-T
Due protesi a 98 anni, il racconto dell’intervento
La settimana della salute in televisione con Monica Di Loreto si concluderà, come abbiamo detto, venerdì 16 ottobre, con la discussione del caso dell’Humanitas Istituto Clinico Catanese: un paziente di 98 anni ha beneficiato di due protesi d’anca impiantate durante la stessa sessione operatoria, ed è stato rimesso in piedi poche ore dopo. A commentare le fasi salienti dell’intervento sarà Giuseppe Mazziotta, responsabile dell’Ortopedia dell’ospedale.
È questo forse il passaggio più sorprendente del calendario degli appuntamenti televisivi. Il racconto consentirà di conoscere meglio una vicenda che, nelle informazioni disponibili, emerge soprattutto per l’età del paziente e la rapidità della prima mobilizzazione. Rialzarsi dopo l’intervento è un primo risultato; non significa avere già completato il recupero.
Nella stessa puntata, Luca Sconfienza, docente di Radiologia all’Università di Milano e responsabile della Radiologia Interventistica del Galeazzi Sant’Ambrogio, spiegherà quando è indicata un’ecografia addominale e quali ulteriori accertamenti possono essere utili.
Rita Giampetruzzi, direttrice della Dermatologia Clinica dell’IDI di Roma, offrirà indicazioni sulla scelta di cosmetici e detergenti. Con la biologa nutrizionista e farmacista Daniela Biserni, spazio alla preparazione di una colazione equilibrata.
Monica Di Loreto accompagnerà con la consueta maestria questi incontri, che saranno alternati ad aggiornamenti specialistici e quesiti dei telespettatori. Per il pubblico, una bella opportunità: capire meglio una cura, un controllo o un sintomo attraverso commenti e testimonianze originali.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?5
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Investire nel miglioramento delle capacità di prevenzione e controllo del cancro. Vietnam.vn
In risposta alla crescente domanda di esami e trattamenti oncologici, la città di Ho Chi Minh sta stanziando oltre 5.000 miliardi di VND per 5 progetti di investimento chiave presso l'Ospedale Oncologico, con l'obiettivo di affrontare le problematiche legate al sovraffollamento, alla radioterapia e alla diagnostica specialistica. Secondo il dottor Diep Bao Tuan, direttore dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, la struttura riceve quotidianamente circa 4.800-5.000 pazienti per visite ed esami, di cui circa 700 sottoposti a radioterapia. La maggior parte dei pazienti proviene da province e città di tutto il Paese. Attualmente, l'ospedale dispone di 10 apparecchi per la radioterapia, operativi ininterrottamente su tre turni, dalle 5:00 alle 23:00 di ogni giorno. Per poter avviare la prima macchina per la radioterapia alle 5 del mattino, il team tecnico doveva essere presente dalle 3 alle 4 per controllare, misurare e implementare le procedure di garanzia della qualità. Nonostante 10 macchine per la radioterapia fossero in funzione a pieno regime, servendo circa 700 pazienti al giorno, c'erano ancora 800-1000 pazienti in attesa del proprio turno. “Il tempo medio di attesa per la radioterapia è di 4-6 settimane. Dopo il proprio turno, ogni paziente attende circa un'ora prima di ricevere il trattamento. Per ridurre i tempi di cambio degli accessori tra una sessione e l'altra, l'ospedale organizza le sedute di radioterapia in modo che i pazienti con patologie simili ricevano il trattamento consecutivamente”, ha spiegato il dottor Diep Bao Tuan. In risposta alla crescente domanda di diagnosi e trattamento del cancro, il Professor Associato Dottor Tang Chi Thuong, Direttore del Dipartimentodella Salute di Ho Chi Minh City,ha dichiarato che nel periodo 2026-2030 il settore sanitario della città ha registrato l'attuazione di 5 importanti progetti di investimento pubblico presso l'Ospedale Oncologico, con un investimento totale stimato di oltre 5.000 miliardi di VND provenienti dal bilancio cittadino. Nello specifico, i progetti includono: la costruzione di una nuova area ad alta tecnologia per lo screening delle malattie; l'acquisto di apparecchiature mediche specializzate; l'acquisto di un sistema ciclotrone e di un sistema di accelerazione lineare a energia singola; la costruzione di un nuovo centro di radioterapia protonica; e la costruzione di una nuova area di supporto per i pazienti presso l'ospedale oncologico. Attualmente, il progetto "Approvvigionamento di attrezzature mediche specializzate per l'Ospedale Oncologico", gestito dal Consiglio di Gestione dei Progetti di Investimento e Costruzione per le Opere Civili e Industriali di Ho Chi Minh City, ha ricevuto l'approvazione per gli investimenti dal Comitato Popolare di Ho Chi Minh City e si prevede che la gara d'appalto venga indetta entro il primo trimestre del 2027. I restanti progetti sono in fase di finalizzazione da parte degli enti competenti e saranno presentati alle autorità competenti per la valutazione nel periodo 2026-2027. Inoltre, il settore sanitario propone la costruzione di un ospedale oncologico a Ba Ria con una capacità di 700 posti letto, insieme a progetti per la realizzazione di centri di screening e diagnostica all'avanguardia nei distretti medici di Tan Kien e Thu Duc. Contemporaneamente, è stato registrato un progetto per la costruzione di un ospedale oncologico a Binh Duong.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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58.1/100
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B
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✅
Criteri Critici
I malati di cancro aspettano dalla mattina alla sera per la radioterapia. Vietnam.vn
TPO - Nonostante le apparecchiature per la radioterapia dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City siano in funzione ininterrottamente dalle 5 del mattino alle 23, migliaia di pazienti devono ancora attendere mesi prima di poter ricevere il trattamento radioterapico. Arrivato all'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, struttura 1 (ex distretto di Binh Thanh), all'inizio di ottobre, verso le 20:00, il giornalista ha constatato la lunga fila di persone ancora in attesa. A differenza delle tranquille e poco affollate aree di visita durante il giorno, la sala d'attesa di fronte alla sala di radioterapia era ancora gremita di gente che entrava e usciva. Sotto le luci al neon, le due file di sedie d'attesa davanti alla sala operatoria erano quasi tutte occupate. La coda si estendeva persino nel corridoio accanto all'ascensore. Sui volti emaciati dei malati gravi si leggeva la stanchezza e l'esaurimento dopo ore di attesa. Molti parenti approfittavano dell'occasione per schiacciare un pisolino sul pavimento piastrellato, mentre i pazienti attendevano con ansia la chiamata per entrare nella sala operatoria. Intervistato dal quotidiano Tien Phong, il dottor Vo Hong Minh Phuoc, vicedirettore dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, ha dichiarato: "Ogni giorno vengono sottoposti a radioterapia circa 750-800 pazienti. Il numero di pazienti in lista d'attesa è di circa 800-900. Tuttavia, i tempi di attesa variano: alcuni pazienti aspettano da pochi giorni a una settimana, mentre altri aspettano tre o quattro settimane." La pressione è enorme durante ogni turno. Per far fronte all'ingente numero di pazienti, il personalemedicodel reparto di radioterapia non ha praticamente più alcuna percezione del giorno e della notte. Per garantire che la macchina possa emettere la sua prima radiazione alle 5:00 del mattino, il team di ingegneri biomedici deve essere presente dalle 3:00 per effettuare rigorosi controlli, misurazioni e procedure di calibrazione al fine di garantire la sicurezza dalle radiazioni. Rannicchiata in un angolo del corridoio in attesa del suo turno per la radioterapia notturna, la signora Dau Thi Hop (diDak Lak) ha raccontato:"Rimango nella mia stanza in affitto, faccio la radioterapia e poi torno a casa. Se la macchina si guasta, il medico mi chiama per avvisarmi. Domani sarà la sedicesima seduta. Ci sono molti pazienti qui, ma ci sentiamo un po' più tranquilli perché anche i medici sono premurosi. Quando andiamo per la radioterapia, il medico ci chiama e si informa sul nostro benessere." Non lontano, il signor VN (68 anni, della provincia diDong Thap) si massaggiava le gambe intorpidite e doloranti sospirando: "Sono arrivato in ospedale dalla mia città natale a mezzogiorno e sono rimasto sdraiato in un angolo delle scale per più di mezza giornata. Sono già stanco per la malattia, e l'attesa mi sfinisce. Ma vedendo i medici correre avanti e indietro, con le camicie inzuppate di sudore, e non avendo nemmeno avuto il tempo di cenare, cerchiamo di trattenerci. C'è troppa gente, e le attrezzature sono limitate, cosa possiamo fare?" La stessa pressione affligge anche la struttura 2 dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, nell'ex città di Thu Duc, e non solo la struttura 1. Erano solo le 5 del mattino, proprio all'alba, ma la sala d'attesa era già gremita di persone sedute in lunghe file in attesa del proprio turno per essere visitate dal medico. L'ospedale aveva predisposto numerose file di sedie per la sala d'attesa, ma non erano sufficienti ad accogliere tutti, costringendo i pazienti a stare in piedi o a sedersi nei corridoi. Ogni giorno, la struttura 2 riceve in media 4.800-5.000 esami e trattamenti, tra cui circa 700 casi di radioterapia. La maggior parte dei pazienti proviene da province e città del Delta del Mekong, del Vietnam sud-orientale e degli Altipiani Centrali. Sebbene le 10 moderne apparecchiature per la radioterapia qui presenti operino a pieno regime su 3 turni al giorno (dalle 5:00 alle 23:00), il problema dei pazienti in attesa di trattamento non è stato completamente risolto. Secondo il dottor Diep Bao Tuan, direttore dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, anche con 10 macchine per la radioterapia in funzione a pieno regime per trattare 700 casi al giorno, ci sono ancora circa 800-1000 persone in lista d'attesa. In media, ogni paziente deve aspettare dalle 4 alle 6 settimane prima che arrivi il suo turno per il trattamento. Seduta sprofondata nello zaino, sonnecchiando su una panchina di fronte alla sala di radioterapia, la signora TTM (45 anni, residente aTay Ninh) si è svegliata di soprassalto quando ha sentito chiamare il suo nome dall'altoparlante. Dal momento della diagnosi fino all'inserimento nella lista per la radioterapia, era trascorso più di un mese di paziente attesa nella sua stanza in affitto. "Ogni giorno vengo qui e aspetto un'altra ora o due prima che arrivi il mio turno per l'iniezione", ha detto la signora M, aggiungendo di essere spesso preoccupata che il tumore crescesse ogni giorno di più, con il cuore che le bruciava per l'ansia. Ma entrando nella sala delle apparecchiature e vedendo i medici e gli infermieri che la assistevano con cura, le sistemavano la posizione e la incoraggiavano, si è sentita un po' confortata. Per i malati di cancro, il tempo è fondamentale. Aspettare un'ora fuori da una sala di trattamento o sopportare dalle quattro alle sei settimane per un appuntamento di radioterapia è una dura prova fisica e mentale. Consapevole di ciò, l'ospedale ha implementato una serie di soluzioni tecniche temporanee per accelerare i tempi. Il dottor Vo Hong Minh Phuoc, vicedirettore dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, ha affermato che l'ospedale attualmente organizza sessioni di radioterapia dalle 5:00 alle 23:00. Inoltre, l'ospedale ha sviluppato protocolli di radioterapia a breve termine e radioterapia frazionata. "Combiniamo la radioterapia con la radioterapia a fasci interni e la chemioterapia mirata per ridurre i tempi di attesa per i pazienti. Per i casi che non richiedono tecniche di radioterapia avanzate, utilizziamo tecniche convenzionali per ridurre i tempi di trattamento, dando priorità alla radioterapia per i casi di emergenza e per quelli con rapida progressione", ha dichiarato il dottor Phuoc. Secondo lui, un'altra soluzione è aumentare il numero di apparecchi per la radioterapia. Per quanto riguarda la strategia a lungo termine, è necessario sviluppare una rete completa di prevenzione e controllo del cancro, oltre a potenziare le attrezzature e migliorare la capacità delle strutture di base, in modo che i pazienti abbiano più opzioni e si riduca così la pressione sulle strutture di livello superiore. Inoltre, l'ospedale raggruppa e organizza in modo proattivo i pazienti con condizioni di radioterapia simili per sottoporli a trattamenti radioterapici consecutivi, riducendo così il tempo impiegato per la sostituzione dei componenti e degli accessori di posizionamento tra una sessione di radioterapia e l'altra. Si sono accese le speranze di una soluzione radicale al problema del sovraffollamento, dopo che Ho Chi Minh City ha approvato ufficialmente un piano di investimenti di oltre 5.000 miliardi di VND nell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City da oggi al 2030. Secondo un rappresentante del Dipartimento della Salute di Ho Chi Minh City, queste risorse saranno utilizzate per costruire una nuova area ad alta tecnologia per lo screening delle malattie; acquistare attrezzature mediche specializzate; investire in sistemi di acceleratori lineari, sistemi di ciclotroni e, soprattutto, per costruire il centro di radioterapia con particelle protoniche più avanzato della regione, insieme a una vasta area di supporto per assistere i pazienti e le loro famiglie. Oltre a investire in attrezzature, Ho Chi Minh City sta accelerando il completamento di una rete sanitaria multilivello attraverso strutture satellite a Binh Duong, Ba Ria e poli medici specializzati a Tan Kien e Thu Duc. Solo quando la capacità della rete di prevenzione e controllo del cancro a livello locale sarà potenziata, i pazienti nelle aree remote non dovranno più percorrere centinaia di chilometri, ammassarsi e trascorrere notti insonni in attesa di un trattamento radioterapico.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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52.6/100
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Valutazione
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Criteri Critici
Le nuove terapie radioterapiche offrono maggiori speranze ai pazienti affetti da cancro alla prostata. Vietnam.vn
Studi di follow-up della durata di otto anni hanno dimostrato che la radioterapia stereotassica corporea (SBRT) offre un controllo a lungo termine del cancro alla prostata, con i pazienti che manifestano meno effetti collaterali. La radioterapia stereotassica corporea (SBRT) in 5 sedute ha dimostrato efficacia nel controllo a lungo termine del cancro alla prostata, con un impatto minimo sulla funzione urinaria e sessuale - Illustrazione: Magnifica Lo studio PACE-A ha dimostrato che, dopo un periodo di follow-up mediano di 8 anni, il 91% dei pazienti trattati con radioterapia stereotassica corporea (SBRT) e l'84% dei pazienti sottoposti a intervento chirurgico non presentavano segni di recidiva o progressione del tumore. I risultati saranno presentati al congresso annuale del 2026 dell'American Society for Radiation Oncology (ASTRO). Lo studio è stato condotto in otto centri del Regno Unito dal 2012 al 2022, con la partecipazione di 123 pazienti. Di questi, il 94% presentava un tumore alla prostata a basso o intermedio rischio, con un'età mediana di 65,5 anni. I pazienti sono stati randomizzati in due gruppi: prostatectomia e radioterapia SBRT in cinque sedute, completate entro 1-2 settimane. Durante il periodo di follow-up, si sono verificati 13 casi di insuccesso del trattamento, di cui 5 pazienti nel gruppo SBRT e 8 pazienti nel gruppo chirurgico. Dopo 5 anni, i tassi di successo del trattamento sono stati rispettivamente del 94% e del 95%. Il team di ricerca ha affermato che lo studio non ha fornito prove sufficienti per concludere che la radioterapia SBRT sia efficace quanto la chirurgia nel controllo del cancro. Pertanto, nonostante i promettenti risultati iniziali, è prematuro concludere che i due metodi siano ugualmente efficaci. Secondo i risultati dello studio, dopo 5 anni, l'8% dei pazienti trattati con radioterapia ha riferito di aver avuto bisogno di utilizzare almeno un assorbente per l'urina a causa degli effetti collaterali post-radioterapia, rispetto al 48% nel gruppo sottoposto a intervento chirurgico. Dopo 5 anni, il punteggio mediano della funzione erettile per il gruppo sottoposto a radioterapia SBRT era di 19/25, superiore al punteggio di 5/25 del gruppo chirurgico. Punteggi più alti indicano una migliore funzione erettile. Nel frattempo, i problemi gastrointestinali di entità moderata o grave erano meno frequenti in entrambi i gruppi di pazienti. Il professor Nicholas van As, responsabile della ricerca, ha affermato che sia la radioterapia SBRT che la chirurgia hanno prodotto buoni risultati nel controllo del tumore. Tuttavia, i pazienti trattati con radioterapia presentavano ancora una migliore funzionalità urinaria e sessuale rispetto al gruppo sottoposto a intervento chirurgico dopo 5 anni. Tuttavia, i risultati dello studio sono perlopiù coerenti con esiti terapeutici favorevoli per i pazienti con tumore alla prostata a basso o moderato rischio. Per i pazienti ad alto rischio, il regime terapeutico può essere diverso, spesso combinando la radioterapia con la terapia ormonale.
Ottobre Rosa: l’“Associazione Agata volontari contro il cancro” promuove due giornate dedicate all’informazione e alla prevenzione del tumore al seno - TuttoH24
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Ottobre Rosa: l’“Associazione Agata volontari contro il cancro” promuove due giornate dedicate all’informazione e alla prevenzione del tumore al seno TuttoH24
Informazione, confronto e prevenzione concreta sono al centro dell’iniziativa «Oltre il fiocco rosa – Prevenzione, tempi e cura del tumore al seno», promossa dall’Associazione AGATA Volontari contro il Cancro in occasione dell’Ottobre Rosa ma soprattutto in concomitanza con la Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico, celebrata in tutta Italia con il coordinamento di Europa Donna Italia.
L’obiettivo è richiamare l’attenzione sulle donne che convivono con una diagnosi di tumore al seno metastatico (TSM), sottolineando al tempo stesso l’importanza della diagnosi precoce, della tempestività degli interventi e dell’ accesso ai percorsi di cura.
Il primo appuntamento è in programma martedì 13 ottobre, alle ore 17:30, presso la Delegazione comunale di Marconia, con un convegno organizzato con l’IRCCS CROB di Rionero in Vulture e che vedrà la partecipazione del sindaco di Pisticci Domenico Albano, del vicesindaco Giuseppe Miolla, del direttore sanitario dell’ASM Matera Andrea Gigliobianco e del direttore generale Maurizio Friolo. Per l’ IRCCS CROB interverranno il direttore generale Massimo De Fino, il direttore scientifico Carlo Calabrese, la coordinatrice regionale dello screening mammario Giusy Dinardo, la senologa chirurga Federica Giuzio e il responsabile del Day Hospital Oncologico Raffaele Ardito. Le conclusioni saranno affidate a Cosimo Latronico, assessore alla Sanità della Regione Basilicata.
Mercoledì 14 ottobre, presso la Stanza AGATA dell’Ospedale Tinchi, si terrà invece una sessione di ecografie al seno gratuite riservate alle giovani donne fino a 39 anni, escluse dai programmi di screening regionale. Gli esami saranno resi possibili grazie alla disponibilità gratuita del dott. Aldo Cammarota, direttore dell’UOC Diagnostica per Immagini dell’IRCCS CROB.
Per Agata, si conferma l’importanza del dialogo tra mondo sanitario e volontariato nel promuovere la prevenzione e avvicinare le persone ai servizi di diagnosi e cura.
L’iniziativa si inserisce nell’attività che AGATA porta avanti quotidianamente da quasi dieci anni accanto alle persone che affrontano una malattia oncologica e alle loro famiglie. L’associazione accompagna i pazienti verso i centri di cura in Basilicata e fuori regione, offre sostegno psicologico, dona parrucche e fornisce aiuti materiali alle famiglie in difficoltà.
Con «Oltre il fiocco rosa», AGATA rinnova così il proprio impegno sul territorio, confermando una presenza che va oltre le singole iniziative e che, durante tutto l’anno, si traduce in sostegno concreto, vicinanza e attenzione ai bisogni delle persone.
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La prevenzione del tumore al seno comincia prima dei sintomi: le scelte che possono fare la differenza Mondosanità
Ogni anno campagne e iniziative riportano l’attenzione su un tema che riguarda le donne di ogni età: conoscere il proprio corpo, aderire agli screening raccomandati e non rinviare una visita quando qualcosa cambia.
Mammografia, autopalpazione e visita senologica non sono strumenti sovrapponibili: hanno finalità diverse e vanno collocate in un percorso calibrato in base all’età, alla storia personale e all’eventuale presenza di fattori di rischio. Il messaggio più utile, quindi, non è soltanto “fai un controllo”, ma comprendere quale controllo serve, quando effettuarlo e perché non bisogna attendere la comparsa di un sintomo per occuparsi della propria salute.
Ottobre rosa: perché riguarda tutte
Il carcinoma mammario è la neoplasia più frequentemente diagnosticata tra le donne in Italia. Parlare di prevenzione, però, non significa limitarsi a ricordare l’importanza della mammografia. Occorre superare un equivoco ancora diffuso: “non bisogna aspettare di sentire un nodulo per iniziare a occuparsi della salute del seno”.
La diagnosi precoce consente di individuare lesioni molto piccole e non palpabili: è la funzione dello screening mammografico organizzato dal Servizio sanitario nazionale, che invita periodicamente le donne nelle fasce d’età previste. Ottobre rosa diventa così l’occasione per ribadire un impegno che riguarda l’intero Paese: rendere la prevenzione accessibile, comprensibile e continuativa.
Mammografia: quando iniziare e con quale cadenza
In Italia, lo screening mammografico organizzato è rivolto di norma alle donne tra i 50 e i 69 anni, con un esame ogni due anni. In diverse Regioni l’invito è stato esteso, o si sta ampliando, alle fasce 45-49 e 70-74 anni, con modalità che possono variare a seconda del territorio. Chi rientra nello screening riceve dall’ASL una comunicazione con l’appuntamento e le istruzioni per l’esame.
La mammografia di screening è gratuita nell’ambito del programma organizzato: se non si riceve l’invito, è possibile contattare la propria ASL per informazioni. Per le donne più giovani non esiste un’età uguale per tutte alla quale iniziare controlli strumentali frequenti. In presenza di una storia familiare rilevante, di mutazioni genetiche note o di altri fattori di rischio, il medico può indicare un percorso di sorveglianza personalizzato, anche prima dell’età prevista per lo screening ordinario.
Autopalpazione: utile, ma non sostituisce gli esami
Conoscere il proprio seno è importante: l’autopalpazione aiuta a familiarizzare con la consistenza delle mammelle e a cogliere eventuali variazioni rispetto all’aspetto abituale. Non è però un test in grado di escludere un tumore. Una mammella apparentemente normale al tatto può presentare alterazioni rilevabili solo con esami diagnostici.
Segnali da non trascurare: - comparsa di un nuovo nodulo o di un’area di indurimento
- modifiche della forma o del volume del seno - alterazioni cutanee, come retrazioni o aspetto “a buccia d’arancia”
- cambiamenti del capezzolo, specie se recenti - secrezioni spontanee, in particolare se ematiche
- gonfiore persistente nella regione ascellare
Questi segni non indicano necessariamente un tumore e possono avere cause benigne. Tuttavia, se compare una novità persistente è opportuno rivolgersi al medico senza attendere il successivo appuntamento di screening.
È una distinzione essenziale: lo screening riguarda persone senza sintomi, mentre la presenza di un sospetto richiede una valutazione diagnostica.
Familiarità: quando la storia familiare conta
Avere una madre, una sorella o altri parenti con tumore della mammella o dell’ovaio può rendere necessario approfondire il rischio individuale. Non significa che la malattia sia inevitabile, ma che può essere indicato un percorso differente rispetto alla popolazione generale.
Una quota dei tumori mammari è associata a predisposizione ereditaria, come alcune varianti dei geni BRCA1 e BRCA2. In presenza di una storia familiare significativa, il medico può proporre una consulenza genetica e programmi di sorveglianza dedicati. La familiarità non va interpretata come una condanna, bensì come un’informazione preziosa per orientare controlli adeguati.
La prevenzione non si ferma alla mammografia
Gli esami sono fondamentali, ma non esauriscono le azioni a disposizione per ridurre il rischio. Le evidenze suggeriscono che alcune abitudini quotidiane possono contribuire alla prevenzione: attività fisica regolare, mantenimento di un peso adeguato, astensione dal fumo, limitazione o evitamento dell’alcol, alimentazione equilibrata. Non sono garanzie assolute: anche chi conduce una vita sana può ammalarsi.
Prendersi cura di sé significa agire sui fattori modificabili, senza trascurare i controlli raccomandati. Va inoltre ricordato che prevenzione e diagnosi precoce non coincidono: la prima mira a ridurre la probabilità che la malattia si sviluppi; la seconda punta a intercettarla tempestivamente, quando è più trattabile.
L’obiettivo dell’Ottobre rosa: non rimandare Il valore delle campagne non si esaurisce nei monumenti illuminati o nelle iniziative del mese: deve tradursi in gesti concreti. Verificare quando è stato effettuato l’ultimo controllo, controllare se si rientra nella fascia di screening, chiedere al medico se la propria storia personale richiede un percorso diverso.
E, soprattutto, non permettere che imbarazzo, timore o mancanza di tempo diventino alibi per rinviare. La prevenzione non elimina ogni rischio, ma può cambiare il momento in cui una malattia viene scoperta e le possibilità di affrontarla. Ottobre rosa serve a ricordarlo: la salute del seno merita attenzione tutto l’anno.
Fonti - Ministero della Salute – Screening per il cancro del seno - Ministero della Salute – FAQ: prevenzione del tumore della mammella - Istituto Superiore di Sanità, EpiCentro – Screening oncologici in Italia - Fondazione AIRC – Tumore al seno: sintomi, fattori di rischio e prevenzione - Fondazione AIRC – Come funziona lo screening mammografico
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Radioterapia, a Rovigo nuove cure di precisione per fegato e pancreas Rovigo.News
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ROVIGO – Nuove prospettive per il trattamento oncologico all’ospedale di Rovigo, dove la Radioterapia Oncologica introduce tecniche stereotassiche ottimizzate anche per le lesioni dell’addome superiore, in particolare quelle che interessano organi come il fegato e il pancreas. Un passo avanti per l’offerta sanitaria dell’Aulss 5 Polesana, reso possibile dall’aggiornamento delle dotazioni tecnologiche e dall’impegno congiunto di professionisti specializzati.
La novità riguarda la Uoc di Radioterapia Oncologica, diretta dal dottor Giovanni Pavanato, che amplia così l’impiego di una metodica già utilizzata nella struttura per trattare lesioni encefaliche e in altre sedi corporee. Il potenziamento è stato accompagnato dall’acquisizione di nuovi sistemi di immobilizzazione, studiati per mantenere il paziente in una posizione stabile e riproducibile durante la terapia e per monitorare con maggiore precisione i movimenti legati alla respirazione.
La radioterapia stereotassica consente di indirizzare dosi elevate di radiazioni con estrema accuratezza verso la lesione da trattare, cercando al contempo di preservare i tessuti sani circostanti. Il percorso terapeutico può essere completato in un numero contenuto di sedute, con un minore impegno per il paziente e una limitazione degli effetti collaterali. Aspetti particolarmente significativi per chi è già sottoposto a trattamenti oncologici complessi e prolungati.
Il risultato è frutto del lavoro di un gruppo multiprofessionale qualificato, che coinvolge la Uoc di Radioterapia Oncologica e la Uosd di Fisica Sanitaria. Competenze diverse che hanno permesso di introdurre una procedura in grado di ampliare le opzioni disponibili per i pazienti e di rafforzare l’attività specialistica dell’ospedale rodigino.
A sottolineare il valore dell’innovazione è il direttore generale dell’Aulss 5 Polesana, Mauro Filippi, che evidenzia il ruolo della nuova procedura nel percorso di crescita dell’assistenza sanitaria aziendale.
«Questa nuova procedura conferma la vocazione del Dipartimento di Diagnosi e cura dell’Aulss 5 Polesana all’innovazione e alla qualità dell’assistenza. Ci permette di offrire ai pazienti cure e trattamenti in linea con i più elevati standard internazionali e ci riempie di orgoglio», dichiara Filippi.
Il direttore generale rivolge quindi un ringraziamento al personale della Radioterapia Oncologica e della Fisica Sanitaria, sottolineando come il traguardo raggiunto non dipenda soltanto dalla tecnologia e dalle nuove apparecchiature, ma soprattutto dalla professionalità, dalla dedizione e dall’impegno degli operatori sanitari.
Giovanni Pavanato, direttore della Uoc di Radioterapia Oncologica, richiama invece l’importanza di inserire la nuova metodica all’interno di un percorso di cura costruito sulle esigenze del singolo paziente.
«Il trattamento stereotassico si inserisce in una visione integrata della malattia tumorale, che accompagna il paziente in tutte le sue fasi. La scelta di quando e come utilizzarlo nasce dal confronto costante tra radioterapista oncologo, oncologo medico e chirurgo oncologico: è il lavoro di squadra a garantire a ciascun paziente il percorso più appropriato», spiega.
Conclude Pavanato: «Con questo nuovo tassello rafforziamo la qualità dell’assistenza e l’approccio multidisciplinare, che resta il cuore della nostra attività».
L’introduzione delle nuove tecniche consolida dunque il ruolo della Radioterapia Oncologica di Rovigo nell’evoluzione dei trattamenti di precisione, ampliando le possibilità terapeutiche per le lesioni dell’addome superiore e puntando su un’assistenza sempre più personalizzata, integrata e attenta alla qualità della vita del paziente.
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Romano (Consigliere regionale Molise): Radioterapia a Campobasso dissestata, il servizio Vista Agenzia Televisiva Nazionale
Non sei Registrato? In Tempo Reale/Vista Regioni/Molise (Agenzia Vista) Campobasso, 09 ottobre 2026"Continuano le strutture a diretta gestione regionale a non essere iscritte all'agenda del CUP, e il Consiglio non dice niente". Lo ha denunciato il consigliere regionale Massimo Romano (Costruire Democrazia) durante l'ultima seduta del Consiglio regionale, riaccendendo i riflettori sulla gravissima situazione finanziaria del Centro di Radioterapia di Campobasso.Courtesy: TrspDurata: 02_15Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev Copyright 2010. Azione was created in WordPress by Obox Themes.
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Tumore al seno e uomini: perché la prevenzione vi riguarda Dossier Salute
Il tumore al seno sembra una questione solo femminile, ma riguarda da vicino anche gli uomini. Li riguarda perché ogni uomo ha accanto una moglie, una madre, una sorella o una figlia. Li riguarda perché in Italia si stimano circa 500 casi l’anno di tumore della mammella maschile. E li riguarda perché i geni che aumentano il rischio, come BRCA1 e BRCA2, si ereditano anche dal padre. Questo articolo è per gli uomini che vogliono fare la loro parte.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
Il tumore al seno colpisce soprattutto le donne, ma in Italia si stimano circa 500 casi l’anno negli uomini.
Le mutazioni BRCA1 e BRCA2 si trasmettono sia dalla madre sia dal padre: la storia familiare paterna conta quanto quella materna.
Un uomo può aiutare concretamente: ricordare gli appuntamenti, accompagnare agli esami, condividere i carichi di cura.
Nell’uomo i segnali da non trascurare sono un nodulo sotto il capezzolo, la retrazione del capezzolo, secrezioni o alterazioni della pelle.
In Italia la copertura dello screening mammografico è al 50%: anche la spinta di chi sta accanto può fare la differenza.
Perché il tumore al seno riguarda anche gli uomini
Partiamo da un dato che sorprende molti. Anche l’uomo ha una piccola quantità di tessuto mammario, e quel tessuto può ammalarsi. In Italia si stimano circa 500 nuovi casi di tumore della mammella maschile ogni anno. Sono pochi rispetto alle donne, circa un caso ogni cento. Tuttavia proprio la rarità è il problema: molti uomini non sanno che può accadere e arrivano dal medico tardi.
I segnali da conoscere sono semplici. Un nodulo duro, di solito indolore, dietro o vicino al capezzolo. Un capezzolo che si ritrae verso l’interno. Una secrezione, talvolta con sangue. Infine arrossamenti o cambiamenti della pelle della zona. Nessuno di questi sintomi significa automaticamente tumore. Però ciascuno merita una visita dal medico di famiglia, senza imbarazzo.
C’è poi un secondo motivo, meno noto. Le mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 aumentano il rischio di tumore al seno e all’ovaio nelle donne. Si ereditano, però, con la stessa probabilità dal padre e dalla madre. Quindi un uomo portatore può trasmetterle alle figlie.
Le mutazioni pesano anche sulla salute maschile. Uno studio dell’Università La Sapienza di Roma con il consorzio internazionale CIMBA, sostenuto da AIRC e pubblicato su JAMA Oncology, ha analizzato i dati di circa 7.000 uomini portatori. Secondo i ricercatori, le mutazioni di BRCA2 triplicano il rischio di tumori a mammella, prostata e pancreas rispetto a BRCA1.
Per questo, quando una donna ricostruisce la propria storia familiare con il medico, il ramo paterno va raccontato con la stessa attenzione di quello materno. Una zia paterna con tumore al seno conta.
Mia moglie, mia madre, mia figlia: cosa può fare un uomo
La prevenzione è anche una questione di organizzazione. Spesso le donne si occupano della salute di tutta la famiglia: le visite dei figli, i controlli dei genitori anziani, le ricette del partner. E molte volte rimandano i propri esami. Qui un uomo può davvero cambiare le cose.
Il primo gesto è il più semplice: chiedere. “Hai fatto la mammografia quest’anno?” non è una domanda invadente. È un modo per dire che la sua salute conta. Inoltre si può tenere un promemoria condiviso con le scadenze degli screening di entrambi.
Il secondo gesto è logistico. Offrirsi di accompagnare, prendere un permesso, occuparsi dei figli quel pomeriggio. Sono dettagli, ma spesso è proprio la mancanza di tempo a far slittare un appuntamento di mesi.
Attenzione anche all’attesa dei risultati. Dopo una mammografia o un richiamo per approfondimenti, molte donne vivono giorni di forte ansia. In quei momenti non servono frasi come “vedrai che non è niente”. Aiuta di più ascoltare, distrarsi insieme e non lasciarla sola il giorno del ritiro del referto.
Il terzo gesto riguarda le madri. Molte donne oltre i 70 anni escono dallo screening organizzato, che in gran parte d’Italia si ferma a 69 anni. Per questo vale la pena chiedere al medico di famiglia se proseguire i controlli. Alcune Regioni, infatti, hanno già esteso l’invito fino a 74 anni.
Infine le figlie. Parlare di prevenzione in famiglia, senza allarmismi, insegna che controllarsi è normale. E un padre che ne parla con naturalezza trasmette un messaggio potente.
Quando arriva una diagnosi: essere presenti nel modo giusto
Se una diagnosi arriva, il ruolo di un uomo cambia. Diventa compagno di percorso, spesso caregiver. Non serve avere le risposte giuste. Serve, piuttosto, esserci con continuità.
Gli specialisti in psiconcologia sottolineano spesso alcuni punti. Ascoltare più che consigliare. Partecipare alle visite, se lei lo desidera, e prendere appunti: in quei momenti è difficile ricordare tutto. Rispettare i tempi e le scelte della persona malata, anche quando non coincidono con le proprie.
Anche chi assiste ha bisogno di sostegno, però. La stanchezza, la paura e il senso di impotenza sono reazioni comuni. Chiedere aiuto a un professionista, a un’associazione di pazienti o a un gruppo di familiari non è un segno di debolezza. Al contrario, permette di restare presenti più a lungo.
Lo stesso vale per la propria salute. Un uomo che accompagna la partner alle visite spesso trascura i propri controlli: pressione, colesterolo, screening del colon-retto dai 50 anni. Prendersi cura di sé, insomma, è anche un modo per prendersi cura di chi si ama.
Ne parleremo ancora in questa rubrica. Ad ottobre, infatti, Dossier Salute dedica uno spazio al punto di vista maschile. Parleremo di come gli uomini si controllano, del rapporto padre-figlie e dell’esperienza del partner di una donna che ha affrontato un tumore.
Il messaggio di fondo è uno solo. La prevenzione femminile non è “una cosa da donne”. È una responsabilità condivisa, che si costruisce in famiglia, giorno dopo giorno.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
Nuovo studio: la radiochirurgia stereotassica aiuta i pazienti affetti da tumore al polmone a quasi raddoppiare il loro tempo di sopravvivenza. - Vietnam.vn
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Nuovo studio: la radiochirurgia stereotassica aiuta i pazienti affetti da tumore al polmone a quasi raddoppiare il loro tempo di sopravvivenza. Vietnam.vn
Secondo una ricerca pubblicata su Tempo il 9 ottobre, la radiochirurgia stereotassica è in fase di valutazione come un'opzione promettente per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule con metastasi cerebrali, potenzialmente in grado di sostituire la radioterapia tradizionale dell'intero encefalo in alcuni casi. Secondo una ricerca presentata al congresso dell'American Society for Radiation Oncology (ASTRO), lo studio ha coinvolto 151 pazienti per confrontare l'efficacia della radiochirurgia stereotassica e delle moderne tecniche di radioterapia dell'intero cervello. La radiochirurgia stereotassica utilizza fasci di radiazioni ad alto dosaggio per distruggere i tumori cerebrali senza ricorrere alla chirurgia a cielo aperto, minimizzando così i danni al tessuto cerebrale circostante. Questo metodo è diventato il trattamento di elezione per le metastasi cerebrali derivanti da molti tipi diversi di cancro. In passato, la radiochirurgia stereotassica era comunemente utilizzata per molti tipi di cancro metastatico. Tuttavia, per il carcinoma polmonare a piccole cellule, la comunità medica spesso preferisce la radioterapia dell'intero encefalo, temendo che la distruzione dei soli tumori visibili possa non rilevare le cellule cancerose microscopiche non individuate. Ciononostante, il principale svantaggio della radioterapia dell'intero encefalo è il rischio di compromissione della memoria e declino delle funzioni cognitive. Un dato rilevante emerso dal nuovo studio è che il gruppo di pazienti trattati con radiochirurgia stereotassica ha registrato un tempo di sopravvivenza mediano di 17 mesi, quasi il doppio rispetto ai 9 mesi del gruppo sottoposto a radioterapia dell'intero encefalo. Tuttavia, i ricercatori hanno cautamente precisato che l'obiettivo principale del progetto era valutare il tempo necessario affinché i pazienti sviluppassero un declino cognitivo, piuttosto che concentrarsi sul tempo di sopravvivenza. A questo proposito, i risultati non hanno rivelato una differenza significativa nel grado di declino cognitivo tra i due gruppi. Ciò potrebbe essere dovuto ai recenti progressi nelle tecniche di radioterapia dell'intero cervello, nonché al numero ridotto di pazienti ancora in vita per partecipare ai test di valutazione in fase avanzata. Il dottor Vinai Gondi della NorthwesternMedicinee del Proton Center di Warrenville, Illinois (USA), ritiene che entrambi questi moderni metodi di radioterapia siano opzioni valide per i pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule. Secondo lui, le evidenze derivanti da studi randomizzati aiutano i professionisti a comprendere meglio come applicare ciascun protocollo di trattamento. Gli esperti sottolineano che, sebbene i dati sulla sopravvivenza non siano ancora sufficienti per confermare in modo definitivo che la radiochirurgia stereotassica prolunghi la durata della vita, lo studio ha fornito un'importante base di dati. Ciò offre ai medici una base migliore per personalizzare le strategie di radioterapia, aprendo maggiori opportunità e migliorando la qualità della vita dei pazienti affetti da carcinoma polmonare a piccole cellule metastatico.