Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
La vicenda riguarda un cittadino di Pozzallo. La rete civica: "Normale chiedersi a cosa servano gli screening e le campagne dedicate alla prevenzione se poi c’è una lista d’attesa infinita anche di fronte a emergenze conclamate"
Fa lo screening di prevenzione per il tumore al colon retto gratuito e consigliato dalla sanità pubblica come sistema utilissimo e indispensabile di prevenzione. Riceve l’amara conferma che sì, c’è sangue occulto nelle feci e che, dunque, deve sbrigarsi a fare la colonscopia. Tutto ok se non fosse proprio nel momento del bisogno, gli dicono che dovrà aspettare quasi un anno per la colonscopia. Tutto ciò emerge dalla denuncia della Rete Civica Articolo 32, firmata dal presidente Rosario Gugliotta. La vicenda riguarda un cittadino di Pozzallo, città di frontiera, dirimpettaia di Malta, punto di approdo di migranti, il secondo in Sicilia dopo Lampedusa. Il diligente e previdente cittadino, ha seguito il percorso di screening per il tumore al colon-retto promosso dall’ASP di Ragusa e al terzo prelievo, 17 marzo, si è sentito dire che c’è presenza di sangue occulto: un segnale d’allarme rosso. In questi casi, la procedura prevede una colonscopia immediata per escludere o confermare la presenza di una neoplasia. E infatti, il suo medico curante, un giorno dopo, 18 marzo, emette un’impegnativa con priorità per esecuzione della colonscopia entro 10 giorni. La risposta della sanità pubblica lo disarma: la prenotazione, infatti, gli viene fissata a 11 mesi di distanza, 12 febbraio 27 alle ore 9. “Normale chiedersi a cosa servano gli screening e le campagne dedicate alla prevenzione se poi c’è una lista d’attesa infinita anche di fronte a emergenze conclamate”, si chiede la rete civica affermando che non si tratta di disservizio burocratico ma di un concreto rischio di compromettere irrimediabilmente l’efficacia delle cure, trasformando una diagnosi precoce in una sentenza tardiva. Secca la replica dell’ASP7 di Ragusa che ha escluso in modo categorico che il caso di specie sia riconducibile al programma di screening oncologico aziendale per il colon retto. E questo perché, spiegano dall’azienda sanitaria provinciale, “il campione processato è uno mentre nella vicenda riportata si fa riferimento a tre prelievi: elemento che conferma come l’accertamento sia stato effettuato al di fuori delle procedure standard promosse dall’Azienda”. C’è anche un altro particolare che amor di verità evidenzia: in caso di esito positivo dello screening, il paziente viene preso in carico direttamente dai servizi competenti e richiamato per i successivi approfondimenti, senza necessità di rivolgersi al medico curante per la richiesta di colonscopia.
Infine, sempre l’ASP di Ragusa spiega che nei casi in cui il medico indichi una precisa classe di priorità per il suo paziente, lo stesso può richiedere i percorsi di tutela previsti dalla normativa vigente per l’esecuzione della prestazione entro i tempi istituzionali. E vista la classe di priorità “breve” della circostanza, questa procedura avrebbe potuto essere richiesta e attivata
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
L’attrice australiana diventerà una figura professionalmente riconosciuta negli Usa per offrire sollievo ai malati terminali
È una missione quasi karmica quella che Nicole Kidman ha deciso di intraprendere. L’attrice australiana premio Oscar per "The Hours" nel 2003 ha annunciato di voler diventare una doula della morte. Durante un intervento presso l'Università di San Francisco, Kidman ha parlato del suo progetto e del desiderio di voler dare sollievo a chi è in fin di vita.
La morte della madre
L’idea di diventare una doula della morte è maturata dopo la scomparsa della madre. La donna, Janelle Ann, è morta a settembre del 2024 a causa del cancro, che l'ha strappata alla vita in pochi mesi. Janelle aveva 84 anni e l’attrice dette il triste annuncio sui social al rientro da un viaggio in Italia,dove era arrivata per ritirare un premio: “Sono arrivata a Venezia per scoprire poco dopo che mia madre è mancata, sono rimasta scioccata e sono dovuta tornare dalla mia famiglia. È incredibile questo momento, il mio cuore è a pezzi. Questo premio lo dedico a lei". La sua assenza al capezzale della madre nel momento della morte ha suscitato un profondo senso di colpa dell'attrice, che ha deciso di fare qualcosa di concreto.
Perché diventare doula
Da quel doloroso lutto, infatti, è nata l’idea di poter dare conforto ai morenti. "Mia madre era sola prima di morire la famiglia ha potuto fare qualcosa solo fino ad un certo punto. Tra me e mia sorella abbiamo tanti figli (rispettivamente 4 e 6, ndr) e poi ci sono le nostre carriere, il lavoro ma volevamo lo stesso prenderci cura di lei perché mio padre non è più con noi”, ha raccontato Kidman. “È così che mi sono detta: 'Vorrei che ci fossero persone in questo mondo in grado semplicemente di offrire conforto e assistenza'. Questa consapevolezza è parte della mia crescita e ciò che sto imparando a fare".
Cos’è una doula della morte
Quella della doula della morte è una figura professionale a tutti gli effetti che in Usa e Australia opera da molti anni. La doula offre supporto emotivo, spirituale e pratico a persone in punto di morte e alle loro famiglie.
Questa figura si promette anche di organizzare gli ultimi giorni secondo i desideri dei morenti, creando un ambiente il più possibile sereno e familiare garantendo una presenza costante per ridurre il senso di solitudine.