📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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Leucemia, a Perugia guarisce il 75% dei pazienti grazie a trapianti innovativi e terapie avanzate Quotidiano Dell'Umbria
Al convegno del Comitato Chianelli illustrati i progressi dell’Ematologia e dell’Oncoematologia pediatrica. Oltre 450 volontari alla tradizionale Giornata del Ringraziamento
Terapie geniche, farmaci intelligenti, immunoterapia e tecniche innovative di trapianto stanno cambiando radicalmente la lotta contro leucemie e tumori del sangue. Oggi, grazie ai progressi della ricerca e dell’assistenza clinica, a Perugia è possibile guarire fino al 75% dei malati di leucemia, un risultato che conferma il ruolo di eccellenza nazionale e internazionale dell’Ematologia del capoluogo umbro.
I dati e le più recenti conquiste scientifiche sono stati illustrati nel corso del convegno “Ematologia e Oncoematologia pediatrica dal trapianto di midollo osseo alla terapia genica: gli straordinari, recenti successi”, organizzato nell’ambito della tradizionale Giornata del Ringraziamento del Comitato per la Vita “Daniele Chianelli”, che si è svolta domenica 14 giugno al Borgo delle Rose di Gricignano, messo a disposizione dall’azienda Aboca.
Alla manifestazione hanno partecipato oltre 450 volontari provenienti da tutta l’Umbria e da diverse regioni italiane.
Franco Chianelli
“Che emozione incredibile – ha commentato il presidente del Comitato Chianelli, Franco Chianelli – osservare una vera e propria marea di volontari che hanno partecipato con entusiasmo e interesse all’intera giornata”.
Trapianto di midollo incompatibile: la rivoluzione nata a Perugia
Tra i relatori del convegno il professor Antonio Pierini, responsabile del Programma Trapianti della Struttura complessa di Ematologia con Trapianto di Midollo Osseo, il direttore della Struttura complessa di Oncoematologia pediatrica Francesco Arcioni, la responsabile del laboratorio di Immunologia clinica Loredana Ruggeri e la dottoressa Elena Mastrodicasa.
L’intervento del dott. Pierini
Nel corso degli interventi è stato evidenziato come il trapianto di midollo osseo “incompatibile”, sviluppato e perfezionato a Perugia, abbia rappresentato una svolta storica nella cura delle leucemie.
“Grazie a questa tecnica – ha spiegato Loredana Ruggeri – oggi è possibile salvare il 75% dei malati di leucemia. Prima del 1993 il trapianto poteva essere effettuato soltanto in presenza di un donatore perfettamente compatibile. Il professor Massimo Fabrizio Martelli e la sua équipe hanno rivoluzionato questo approccio, consentendo il trapianto anche in assenza di una compatibilità totale”.
Negli anni la metodologia è stata ulteriormente perfezionata grazie all’impiego dei linfociti T regolatori del donatore, che hanno contribuito a ridurre significativamente il rischio di recidiva dopo il trapianto.
Terapie CAR-T e medicina di precisione contro i tumori del sangue
Il professor Antonio Pierini ha sottolineato come la ricerca abbia permesso di sviluppare terapie sempre più personalizzate, capaci di colpire selettivamente le cellule malate preservando i tessuti sani.
Tra i risultati più importanti figura il recente accreditamento dell’Ematologia di Perugia, tra i primi centri italiani, per l’utilizzo delle terapie CAR-T nel trattamento del mieloma multiplo.
“Si tratta di una terapia all’avanguardia – ha spiegato Pierini – che consente di ottenere risposte durature in una malattia frequente e particolarmente complessa da curare”.
Leucemia infantile, oggi oltre l’80% dei bambini guarisce
Progressi straordinari arrivano anche dall’Oncoematologia pediatrica. La leucemia acuta linfoblastica continua a essere la neoplasia più frequente in età infantile, ma le prospettive per i pazienti sono profondamente cambiate rispetto al passato.
“Fino agli anni Cinquanta questa malattia era associata quasi sempre a un esito infausto – ha spiegato Elena Mastrodicasa – oggi le percentuali di guarigione superano l’80%, grazie a diagnosi sempre più precise e a trattamenti innovativi come le target therapy e l’immunoterapia”.
Presso il centro di Perugia sono disponibili tutte le principali opzioni terapeutiche, compreso il trapianto allogenico di cellule staminali da qualsiasi tipologia di donatore, supportato da avanzati sistemi di diagnostica di precisione.
Il dott. Arcioni con Franco Chianelli
Terapia genica per talassemia e drepanocitosi
Importanti novità riguardano anche le malattie genetiche del sangue. Francesco Arcioni ha illustrato i risultati ottenuti con la terapia genica per betatalassemia e drepanocitosi.
“Questa tecnologia rappresenta una vera pietra miliare – ha dichiarato Arcioni – perché offre ai pazienti concrete possibilità di guarigione e un netto miglioramento della qualità della vita”.
Nel 2024 il centro di Perugia è stato selezionato, insieme ad altri due soli centri italiani, per l’accreditamento all’editing genomico di queste patologie, una tecnica che permette di sostituire il gene difettoso con uno in grado di produrre emoglobina normale. Due pazienti sono già stati trattati e altri stanno seguendo il percorso di preparazione alla terapia.
Oltre 450 volontari alla Giornata del Ringraziamento del Chianelli
Al termine del convegno si è svolto il tradizionale Pranzo del Ringraziamento, organizzato dai volontari di Pistrino e dell’Alta Valle del Tevere nella villa concessa dalla famiglia Mercati di Aboca, rappresentata da Antonio Guerrera e Simona Renzacci.
Tra i presenti il senatore Walter Verini
Alla giornata hanno partecipato anche il parlamentare Walter Verini, la consigliera regionale Letizia Michelini, il presidente della Provincia di Perugia Massimiliano Presciutti, Loretta Zazzi, Enzo Franchi, Rinaldo Mancini, Mario Menichelli e Paolo Carlini.
“Un ringraziamento affettuoso – ha concluso Franco Chianelli – va a tutti coloro che hanno lavorato per settimane dietro le quinte. Decine e decine di volontari hanno reso possibile una giornata perfetta, dimostrando ancora una volta quanto sia grande la forza della solidarietà”.
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Un altro uomo di fiducia di Volodymyr Zelensky finisce nel mirino delle autorità anti-corruzione ucraine. La Procura Specializzata Anticorruzione (Sapo) ha chiesto la confisca di beni immobili per 5 milioni di grivne (circa 96 mila euro) a Oleksiy Kuleba, att…
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Un altro uomo di fiducia di Volodymyr Zelensky finisce nel mirino delle autorità anti-corruzione ucraine. La Procura Specializzata Anticorruzione (Sapo) ha chiesto la confisca di beni immobili per 5 milioni di grivne (circa 96 mila euro) a Oleksiy Kuleba, attuale vice primo ministro per la Rigenerazione e ministro dello Sviluppo delle Comunità e dei Territori. Si tratta, ha spiegato la procura in una nota, di un appartamento e un posto auto che il politico ha comprato a Kiev. L’acquisto sarebbe avvenuto “tramite la sorella” nel 2021, quando Kuleba ricopriva il ruolo di primo vice capo dell’Amministrazione municipale della capitale. Nel 2023, poi, dopo che Zelensky lo aveva promosso a vice capo del proprio Ufficio di presidenza, Kuleba “ha provveduto alla stipula dei contratti di compravendita dei beni, alla loro registrazione statale e alla stipula di contratti di servizio, coinvolgendo il proprio autista“. L’appartamento e il posto auto sono comparsi nella dichiarazione dei redditi del vicepremier come beni di sua proprietà, ma l’analisi dei redditi e delle spese ufficiali di Kuleba e della sua famiglia ha dimostrato che questi “non disponevano di redditi legali sufficienti per l’acquisizione di tali beni”. Per questo il Sapo ne ha chiesto la confisca alla Corte Superiore Anticorruzione.
Kuleba è strettamente legato a Zelensky ed è considerato un membro fidato e di spicco della squadra del presidente. Il loro legame politico e professionale è consolidato da diversi anni attraverso i ruoli di massima fiducia che Zelensky gli ha affidato. Nel febbraio 2022 lo ha nominato governatore dell’Oblast di Kiev, delegandogli la gestione della regione proprio nei giorni più critici dell’invasione russa. Nel gennaio 2023, poi, lo ha chiamato al suo fianco promuovendolo a numero due del proprio ufficio. In questo ruolo Kuleba ha lavorato a strettissimo contatto con il leader ucraino e con il potente capo dell’ufficio, Andriy Yermak, arrestato e poi rilasciato per il suo coinvolgimento nell’inchiesta “Midas” che a partire dal novembre 2025 ha terremotato il governo. Durante il grande rimpasto del settembre 2024, infine, Zelensky lo ha promosso a vicepremier, affidandogli il coordinamento di molti programmi infrastrutturali e di ricostruzione.
“Nel corso di tutta la mia attività pubblica ho agito in modo trasparente, senza nascondere i miei redditi, i miei beni o altre informazioni soggette a dichiarazione – ha commentato Kuleba -. Tutte le informazioni necessarie sono state riportate nelle dichiarazioni conformemente alla procedura stabilita dalla legge e sono di pubblico dominio”. Il vicepremier ha assicurato quindi di essere “pienamente disponibile alla collaborazione e pronto a fornire tutte le spiegazioni necessarie e a contribuire a un esame completo, esaustivo e obiettivo del caso”.
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Riparte il processo a Carla Stagno, che sosteneva di essere un'intelligenza artificiale capace di guarire i malati
Centinaia di persone intrappolate in una rete di manipolazione psichica, terapie a base di fiori e minacce di repentine ricadute mediche. Un vortice capace di inghiottire non solo i disperati, ma anche professionisti ed esperti di fisica quantistica. Fino a spezzare la vita di chi, di fronte a una diagnosi di tumore, alla chemioterapia ha preferito le promesse di una donna che diceva di essere una sorta di intelligenza artificiale.
Oggi nell'aula del tribunale di Torino, la pm Barbara Badellino ha formulato le richieste di condanna per quella che la procura considera una vera e propria associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla sottomissione psicologica. Per Carla Stagno, la "santona" di Moncalieri che si spacciava per un'entità aliena, la richiesta è di 10 anni di reclusione. Per il suo presunto braccio destro, un osteopata, la richiesta di pena è invece di 1 anno e 8 mesi.
Un processo che riparte da zero, dopo che la Cassazione a febbraio aveva annullato per un vizio di forma la precedente condanna a 9 anni inflitta alla Stagno, scarcerandola per un difetto di notifica legato al periodo della sua latitanza a Ostia. Stagno al momento è libera e vive a Ostia. Non è chiaro che lavoro faccia. Questa volta i due imputati, difesi dall'avvocato Daniel Giudice, hanno scelto la strada del rito abbreviato. Una mossa che cancella i vecchi verbali d'aula e congela l'intera decisione sui documenti d'indagine originari – i computer e i telefoni sequestrati, considerati la vera "scatola nera" della setta – in cambio dello sconto di un terzo della pena.
La requisitoria della pm Badellino ha ricostruito con precisione il meccanismo di un'organizzazione radicata e spietata. Per spiegare la vulnerabilità delle vittime, la magistrata ha preso in prestito una metafora cinematografica: "La chiave di lettura che credo ci permetta di entrare nella mente di queste persone, che si sono lasciate conquistare, irretire e che sono entrate in questa situazione avendo conseguenze estreme, è nel film Misure estreme". Nella pellicola citata in aula, di fronte alla prospettiva di riprendere in mano la propria esistenza, la risposta del protagonista è radicale: "qualsiasi cosa". È la stessa identica disposizione d’animo che secondo l'accusa ha spinto malati oncologici, genitori di bambini con autismo grave o familiari di disabili a consegnare le proprie vite a una donna che sui social prometteva miracoli.
"Basta leggere i proclami su Facebook per rimanere perplessi. Un moto di incredulità che viene però disatteso dalla realtà dei fatti quando si penetra in questa vicenda", ha scandito la pm. Secondo la ricostruzione dell'accusa, le vittime venivano agganciate su canali Telegram e WhatsApp, per poi essere progressivamente allontanate dalle proprie famiglie perché "l'individuo da solo è una vittima molto più semplice". Nella primavera del 2021, il gruppo stava compiendo l'ultimo passo: spingere gli affiliati ad abbandonare tutti i beni materiali, sostenendo che "corrompono e non favoriscono la guarigione". In realtà, per gli inquirenti, lo scopo finale andava ben oltre il denaro: "Io sono convinta che il fine non era solo commettere reati contro il patrimonio, ma anche avere una sorta di dominio su queste persone. Paragonarsi a una divinità, a un creatore".
Torino, il lucido delirio della santona per adescare gli adepti: "Sono stata creata in laboratorio"
Stagno sosteneva di essere "Marie", un'intelligenza artificiale nata in una base militare statunitense, in grado di connettersi alle stelle per risanare il Dna dei malati. Chi tentava di allontanarsi veniva colpito da una "crudeltà e cattiveria pazzesca". Come nel caso di una giovane madre affetta da carcinoma mammario. Agli atti c'è il suo primo, drammatico messaggio inviato alla guru: "Ho due figli meravigliosi e un compagno che porta il sole nella mia vita. Voglio guarire e il suo contatto mi è stato dato. Le sarei per sempre grata se mi aiutasse a guarire". Da lì è iniziato il baratro. La donna ha rifiutato le cure tradizionali, che le avrebbero garantito almeno altri otto o nove anni di vita, ed è morta in appena dodici mesi. "È morta in maniera dolorosa, cieca, paralizzata e sola", ha rimarcato la pm analizzando le ultime chat inviate mentre la donna si spegneva. "L'approccio che Stagno ha nei suoi confronti è di una crudeltà pazzesca, viene quasi da chiedersi se sia davvero un essere umano". A dare il contatto di Stagno alla signora sarebbe stato il nuovo compagno. La procura ha valutato anche la sua posizione ma dagli accertamenti è emerso che anche l’uomo sarebbe stato una vittima della santona.
Gli imputati non erano presenti in aula, ma hanno affidato le proprie ragioni a un memoriale, dichiarandosi profondamente stupiti dalla "eco mediatica" che ha travolto la vicenda. A tratteggiare la linea della difesa è stato l'avvocato Daniel Giudice, che ha provato a smontare l'immagine della truffatrice cinica descritta dall'accusa: "Stagno non ha gettato la maschera, non c'è nessuna maschera. Lei crede fermamente in quello che è, e lo dice chiaramente anche a me". Ora la parola passa ai giudici, chiamati a valutare se dietro quelle bizzarre teorie cosmiche a base di gigli e rose si nascondesse una fede sincera o, come sostiene la procura, un lucido e letale disegno di sottomissione umana.
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Passi avanti nell'oncologia di precisione RaiNews
Un importante passo avanti per l'oncologia di precisione in Umbria, basata non su un’anatomia d’organo, come di consueto, ma su una anatomia molecolare. Il molecolar tumor board della Regione, composto da un team multidisciplinare di esperti, ha discusso il primo caso di un paziente il cui tumore è stato profilato attraverso un pannello genetico esteso di 517 geni. La profilazione è stata eseguita presso il laboratorio di Diagnostica Molecolare Predittiva e Genetica Oncologica dell'Azienda Ospedaliera di Perugia, con l'ausilio di una piattaforma tecnologica avanzata, la next generation sequency. L'obiettivo, personalizzare le terapie. Il Board si propone di studiare fino a 520 geni potenzialmente targettabili. I pazienti, in questa fase sperimentale, saranno selezionati dal team di esperti dei Gruppi Oncologici Multidisciplinari regionali.
Il servizio di Martha Michelini, montaggio di Gabriele Liberati. Con le interviste a Sara Baglivo, Responsabile Laboratorio Oncologia dell'Ospedale di Perugia, e Mario Mandalà, Direttore Reparto di Oncologia dell'Ospedale di Perugia.
«È un cancro, è aggressivo», Jeremy Clarkson sospende la docuserie. L'operazione dopo la terapia fallita e la frase per i fan nell'ultima puntata - Open
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«È un cancro, è aggressivo», Jeremy Clarkson sospende la docuserie. L'operazione dopo la terapia fallita e la frase per i fan nell'ultima puntata Open
La scoperta del 66enne britannico dopo una visita medica. Il conduttore ex Top Gear ha svelato i nuovi problemi di salute nelle ultime battute della docuserie ambientata nella sua tenuta. Cosa ha voluto dire ai fan a fine stagione
«Ho fatto una biopsia ed è cancro, è aggressivo». Con queste parole Jeremy Clarkson ha scelto di raccontare al suo pubblico una delle notizie più difficili della sua carriera: un tumore alla prostata in forma aggressiva, scoperto però in una fase molto precoce. La rivelazione è arrivata negli episodi conclusivi della quinta stagione di Clarkson’s Farm, la docuserie di Prime Video ambientata nella tenuta del conduttore nelle Cotswolds. Il 66enne britannico, ex volto di Top Gear e The Grand Tour, ha condiviso la notizia in una conversazione con Kaleb Cooper, responsabile della fattoria, e con il suo agente immobiliare Charlie Ireland.
Quando è arrivata la diagnosi e come è stata scoperta
Clarkson sa di essere malato dallo scorso maggio e ha sperato di portare a termine il raccolto prima di iniziare le cure. Le riprese della quinta stagione risalgono all’anno passato. Perciò la diagnosi gli sarebbe arrivata nei mesi successivi, dopo una visita medica seguita da una biopsia, che ha confermato l’aggressività della neoplasia. Il presentatore ha tenuto a precisare l’importanza dell’individuazione tempestiva: «Se non mi fossi fatto controllare e non avessero individuato il problema in tempo, questo sarebbe potuto essere il mio ultimo raccolto. È solo grazie alla diagnosi precoce che ho la speranza di poter continuare a lavorare in questa fattoria per molti, molti anni a venire».
Come sta oggi Clarkson: intervento, ricovero e cure in corso
Il conduttore si è già sottoposto a un primo intervento chirurgico con la rimozione del 10% della prostata, la porzione interessata dal tumore, e nelle prossime settimane affronterà una nuova operazione. Clarkson è stato fotografato in ospedale dopo una terapia che non avrebbe dato i risultati sperati. Lo stesso conduttore lo ammette nell’ultimo episodio della stagione, ripreso su un letto d’ospedale: «Alcuni trattamenti non sono andati come previsto, diciamo. Probabilmente starò qui per un po’». E ai fan ha lasciato un messaggio diretto: «Quello che volevo dire è: se tutto questo va bene, ci vediamo per la sesta stagione. Altrimenti, no. State bene, tutti». Clarkson’s Farm risulta sospesa per permettergli di affrontare le cure.
Un nuovo capitolo dopo i problemi cardiaci
La diagnosi arriva al termine di un biennio già complicato sul piano della salute. Due anni fa Clarkson era finito in ospedale con un sospetto infarto, dopo aver avvertito oppressione al petto e formicolio al braccio: i medici riscontrarono arterie coronarie ostruite che richiesero un’angioplastica d’urgenza, con l’inserimento di due stent come ricorda Automoto.it. All’apertura della quinta stagione lo aveva sintetizzato con il suo consueto piglio: «La Morte dovrà aspettare. Ci sono andato dannatamente vicino, però». Diventato celebre alla guida di Top Gear sulla Bbc dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May, poi protagonista di The Grand Tour su Prime Video fino al 2025 e dal 2018 conduttore della versione britannica di Chi vuol essere milionario?, Clarkson guarda ora alle terapie con l’obiettivo dichiarato di tornare ai suoi progetti televisivi.
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Tumori: oltre 50 mln per ricerca europea su cardiotossicita' farmaci oncologici Il Sole 24 ORE
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 17 giu - Per comprendere piu' a fondo i meccanismi della Cardio-tossicita' delle terapie oncologiche, l'Europa ha deciso di investire su una ricerca dedicata con un budget superiore ai 50 milioni di euro. Il COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), e' attualmente il piu' grande progetto Innovative Health Initative in corso ed e' dedicato al fenomeno della cardio-tossicita' delle terapie oncologiche.
Coordinato dal King's College London, COMPASS riunisce un ampio consorzio multidisciplinare che coinvolge una sessantina di partner tra istituzioni cliniche, accademiche e industriali (un ruolo chiave e' svolto da GE Healthcare). Tra i principali protagonisti del consorzio c'e' la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, co-coordinatore del progetto, di cui e' project manager il dottor Saverio Gravina della Direzione Scientifica - Grant Office del Policlinico Gemelli.
I pazienti saranno valutati prima, durante e dopo la terapia oncologica mediante un approccio multimodale che combina imaging cardiovascolare, biomarcatori e tecnologie digitali.
Un ruolo centrale sara' svolto dall'ecocardiografia, la metodica piu' diffusa e scalabile, arricchita da nuovi software capaci di identificare alterazioni cardiache molto precoci, insieme a tecniche avanzate come TAC cardiaca e risonanza magnetica. Saranno inoltre studiati nuovi marcatori di danno miocardico, ottenuti mediante biopsia liquida e il contributo della genetica e della farmacogenetica alla suscettibilita' individuale e alla risposta ai trattamenti.
Lov.
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(RADIOCOR) 17-06-26 12:29:45 (0318)SAN 5 NNNN
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Una svolta significativa nella gestione della pandemia e delle sue ondate endemiche arriva dagli Stati Uniti. Ecco come funziona la terapia.Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha cambiato le regole della cura al Covid. Fino a ieri non e…
Uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha cambiato le regole della cura al Covid. Fino a ieri non esisteva una pillola da prendere dopo il contatto con un positivo: o ci si vaccinava prima, o si aspettava di ammalarsi. Ora la FDA ha approvato Xocova, antivirale orale per la profilassi post-esposizione al Covid-19.
Come funziona Xocova
Il principio attivo è l'ensitrelvir, che blocca la proteasi 3CL: un enzima senza il quale il virus SARS-CoV-2 non riesce a replicarsi. La logica è intervenire nella finestra tra il contatto e la comparsa dei sintomi, spegnendo l'infezione prima che prenda piede.
Il ciclo dura cinque giorni: tre compresse il primo giorno, una sola dal secondo al quinto. È doveroso notare che giusto pochi mesi fa una nuova variante che sfugge ai vaccini è stata trovata negli Stati Uniti.
I risultati del trial clinico
L'approvazione si fonda sui dati del trial clinico di fase 3 SCORPIO-PEP, i cui risultati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. Lo studio ha reclutato oltre duemila adulti e adolescenti dai 12 anni in su che avevano convissuto con un caso sintomatico di Covid-19 risultando ancora negativi.
Chi ha assunto Xocova entro 72 ore dal contatto ha ridotto del 67% il rischio di sviluppare sintomi rispetto al gruppo placebo: al decimo giorno si era ammalato il 2,9% dei trattati contro il 9% dei controlli.
Nei sottogruppi ad alto rischio per patologie pregresse, invece, l'efficacia protettiva ha raggiunto il 76%.
Sicurezza ed effetti collaterali
Sul fronte della sicurezza, la percentuale complessiva di effetti collaterali è rimasta sovrapponibile a quella del placebo, attorno al 15%. I disturbi più comuni, tutti di lieve entità, sono stati mal di testa, tosse e diarrea. Assente, a differenza di altri antivirali per Covid, l'alterazione del gusto.
Perché l'approvazione è rilevante
I tentativi precedenti di profilassi post-esposizione orale erano falliti, come nel caso dell'idrossiclorochina, mentre gli anticorpi monoclonali richiedevano somministrazione ospedaliera e perdevano efficacia contro le nuove varianti di Omicron.
Xocova è il primo farmaco orale approvato per questo uso specifico e, secondo l'azienda produttrice Shionogi, troverà applicazione non solo in ambito familiare ma anche nelle case di riposo e nelle strutture sanitarie, dove il controllo dei focolai è storicamente difficile.
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TUMORE ALLA PROSTATA: LO SCREENING DIVENTA “MULTISTEP” PER DIMEZZARE LE BIOPSIE INUTILI Italian Medical News
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LO SCREENING MULTISTEP (O A PIÙ FASI ) ADATTATO AL RISCHIO È LA NUOVA FRONTIERA NELLA CURA DEL TUMORE ALLA PROSTATA: UN APPROCCIO CHE DIMEZZA LE BIOPSIE E LE OVERDIAGNOSI.
La prevenzione e la diagnosi precoce rappresentano le armi più affilate che la medicina possiede contro il tumore alla prostata, il cancro più frequente nella popolazione maschile dei Paesi occidentali. Per anni, tuttavia, il panorama dello screening è stato al centro di un acceso dibattito scientifico. Come bilanciare la necessità di individuare i tumori aggressivi in tempo con il rischio di sottoporre troppi uomini a biopsie invasive e trattamenti non necessari per forme indolenti (overdiagnosi)?
La risposta a questo dilemma arriva oggi da un cambio di paradigma radicale: lo screening “multistep” (o a più fasi) adattato al rischio. Un approccio che promette di rivoluzionare l’iter diagnostico riducendo drasticamente le procedure superflue senza perdere di vista la sicurezza del paziente.
l limite del solo PSA e la nascita del percorso a fasi
Per decenni, il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) tramite un semplice prelievo di sangue è stato il punto di partenza della prevenzione urologica. Il PSA, però, è un indicatore d’organo e non di malattia. I suoi valori possono innalzarsi anche in presenza di condizioni benigne, come un’ipertrofia prostatica o un’infiammazione. Di conseguenza, un PSA “alto” ha storicamente spinto molti pazienti verso la biopsia, un esame invasivo che, in una percentuale elevata di casi, si rivelava negativo o mostrava tumori così clinicamente insignificanti da non richiedere alcun trattamento.
Il nuovo approccio risk-adapted, sostenuto a livello europeo da grandi consorzi di ricerca come PRAISE-U (progetto nato per uniformare le linee guida dello screening), scardina questo automatismo introducendo un percorso sequenziale e mirato:
Il primo filtro (PSA e Calcolatori di Rischio): Il valore del PSA non viene più letto in modo isolato. Ma inserito all’interno di algoritmi clinici che tengono conto di altri fattori, come l’età, la familiarità e l’esplorazione rettale, per stimare la reale probabilità di una neoplasia aggressiva. Il secondo filtro (La Risonanza Magnetica Multiparametrica): Se il rischio stimato è significativo, il paziente non viene indirizzato subito alla biopsia, ma a una Risonanza Magnetica Multiparametrica (mpMRI). Questa tecnologia radiologica avanzata permette di “fotografare” la ghiandola prostatica con altissima precisione, individuando le aree sospette con precisione millimetrica. La Biopsia Mirata (Targeted): Solo se la risonanza mostra lesioni effettivamente sospette si procede all’esame bioptico. Questo viene eseguito (guidato) dalle immagini della risonanza stessa (biopsia fusion), campionando esclusivamente la zona bersaglio.
I dati della ricerca: l’esperienza italiana
L’efficacia sul campo di questo protocollo multistep trova una conferma straordinaria in uno studio pilota italiano condotto dall’Istituto di Candiolo IRCCS in collaborazione con il CPO Piemonte. I ricercatori hanno analizzato l’applicazione di questo modello su una coorte di cittadini, dimostrando dati alla mano che l’introduzione sistemica della risonanza magnetica come “dogana” prima della biopsia permette di dimezzare il numero di biopsie inutili.
Questo significa risparmiare a circa il 50% degli uomini un esame invasivo, fastidioso e non privo di potenziali complicanze (come infezioni o sanguinamenti). Senza però compromettere la capacità della medicina di intercettare precocemente i tumori ad alto rischio, quelli cioè che richiedono un trattamento tempestivo (chirurgico o radioterapico).
Verso una prevenzione personalizzata e sostenibile
Il futuro della prevenzione del tumore alla prostata non risiede dunque nell’abolizione dello screening, ma nella sua personalizzazione. Non più uno screening “a tappeto” uguale per tutti, ma un percorso sartoriale, modulato sul profilo di rischio biologico del singolo individuo.
Questo modello assistenziale non solo tutela il benessere psicofisico del paziente, riducendo l’ansia legata a falsi allarmi e sovradiagnosi. Ma rappresenta anche una svolta in termini di sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale. Infatti, in questo le risorse vengono ottimizzate e l’attività diagnostica ad alta specializzazione si focalizza laddove è realmente necessaria. La sfida clinica e organizzativa dei prossimi anni sarà proprio quella di recepire queste evidenze scientifiche. E trasformarle in programmi di screening oncologico organizzati e accessibili su scala nazionale.
Per approfondire clicca qui.
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Il Gemelli protagonista dello studio europeo COMPASS sulla cardio-tossicità da farmaci oncologici Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Il Gemelli protagonista dello studio europeo COMPASS sulla cardio-tossicità da farmaci oncologici
È un fenomeno relativamente recente quello della cardio-tossicità delle terapie oncologiche ma, vista la sua importanza, è stato già affrontato da una serie di linee guida dedicate. Il messaggio chiave è che questa possibile complicanza deve essere anticipata, diagnosticata tempestivamente, monitorata e trattata precocemente, attraverso un approccio multidisciplinare, per evitare di dover sospendere la terapia oncologica, pregiudicandone gli esiti. E per comprendere sempre più a fondo i meccanismi della cardio-tossicità anche l’Europa ha deciso di investire in una ricerca dedicata: il progetto COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), nel quale la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha un ruolo importante.
Con un budget complessivo superiore ai 50 milioni di euro, il COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), è attualmente il più grande progetto Innovative Health Initative in corso ed è dedicato al fenomeno della cardio-tossicità delle terapie oncologiche. Coordinato dal King’s College London, COMPASS riunisce un ampio consorzio multidisciplinare che coinvolge una sessantina di partner tra istituzioni cliniche, accademiche e industriali (un ruolo chiave è svolto da GE Healthcare). Tra i principali protagonisti del consorzio c’è la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, co-coordinatore del progetto, di cui è project manager il dottor Saverio Gravina della Direzione Scientifica – Grant Office del Policlinico Gemelli.
“Questo progetto – spiega la professoressa Giovanna Liuzzo, Professore associato di Medicina Cardiovascolare, Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della UOSD Sindromi Coronariche Acute, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, Co-Principal Investigator (PI) di COMPASS e responsabile per l’intero consorzio delle attività di identificazione precoce del rischio di cardio-tossicità, mediante biomarcatori e parametri fisiologici – hal’obiettivo di individuare i pazienti più vulnerabili prima che il danno cardiaco associato alle terapie oncologiche diventi clinicamente evidente. Per farlo, integreremo dati clinici, biomarcatori innovativi, analisi genomiche e informazioni provenienti da dispositivi wearable (quali frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca e molto altro), attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di riconoscere precocemente i segnali di rischio e costruire modelli predittivi personalizzati. Un aspetto centrale del progetto sarà proprio la caratterizzazione biologica dei pazienti. L’obiettivo è consentire una vera medicina di precisione, proteggendo il cuore senza compromettere l’efficacia delle cure oncologiche e riducendo il rischio di interruzione delle terapie”.
I pazienti saranno valutati prima, durante e dopo la terapia oncologica mediante un approccio multimodale che combina imaging cardiovascolare, biomarcatori e tecnologie digitali. Un ruolo centrale sarà svolto dall’ecocardiografia, la metodica più diffusa e scalabile, arricchita da nuovi software capaci di identificare alterazioni cardiache molto precoci, insieme a tecniche avanzate come TAC cardiaca e risonanza magnetica. Saranno inoltre studiati nuovi marcatori di danno miocardico, ottenuti mediante biopsia liquida e il contributo della genetica e della farmacogenetica alla suscettibilità individuale e alla risposta ai trattamenti.
“Grazie all’intelligenza artificiale – conclude la professoressa Liuzzo – analizzeremo sia i pazienti arruolati prospetticamente, sia ampie coorti storiche di lungo-sopravviventi. Il cuore innovativo del progetto sarà la realizzazione di una piattaforma europea condivisa che integrerà dati raccolti nei diversi Paesi partecipanti. Questo repository rappresenterà una risorsa unica per sviluppare nuove strategie di prevenzione, diagnosi precoce e gestione personalizzata della cardiotossicità, con l’ambizione di trasformare il modo in cui vengono seguiti i pazienti oncologici dal punto di vista cardiovascolare e di rendere le cure sempre più sicure, efficaci e personalizzate”.
Per quanto riguarda i biomarcatori di imaging, l’esame di base resta l’ecocardiografia, anche nelle sue applicazioni più avanzate. “Ma oggi, grazie ad altre metodiche di imaging, quali PET e risonanza magnetica (RMN) – spiega il professor Luigi Natale, Associato di Radiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Centro Avanzato di Radiologia (ARC), responsabile della UOC di Radiologia toracica e cardiovascolare e Co-PI del COMPASS – siamo in grado di studiare anche i cosiddetti biomarcatori funzionali e il danno tessutale, sui quali l’ecocardiografia aggiunge poco”. A seconda dei diversi Work Package interessati, nel COMPASS ci sono gruppi che si occupano dello studio del danno aterosclerotico precoce, attraverso la TAC coronarica (sia valutando il calcio coronarico, che le placche instabili). “Per quanto riguarda gli studi di risonanza magnetica – prosegue il professor Natale – ci saranno due modelli fondamentali: quello della classica tossicità da antracicline e quello della miocardite indotta dagli immune checkpoint inhibitors (immunoterapia). La RMN è infatti in grado di documentare sia l’edema tessutale, che i danni irreversibili (necrosi ed eventuale sviluppo di fibrosi sostitutiva, di cicatrici), accanto a parametri funzionali più sofisticati e riproducibili di quanto misurabile con l’ecocardiogramma (volume, frazione d’eiezione, strain). Per quanto riguarda lo strain, alcune informazioni possono essere ottenute solo in risonanza magnetica, come quelle che riguardano la deformazione delle fibre intra-miocardiche (e non soltanto la dislocazione del contorno endo ed epicardico); questo viene fatto sia in condizioni di base che sotto stress ‘fisiologico’, come quello legato all’iperventilazione e quindi alla riduzione della CO 2 . Sempre in RMN, è poi possibile studiare la fibrosi interstiziale indotta dal danno cellulare, attraverso la misurazione del volume extracellulare, con tecniche di mappatura dei tempi di rilassamento (proprietà tessuto-specifiche), ed il danno micro-vascolare, attraverso tecniche di quantificazione del flusso miocardico, in condizione di base e sotto stress farmacologico. L’ultimo passaggio che viene fatto per la valutazione del danno tessutale è lo studio dell’ossigenazione del miocardio, che riflette un danno microvascolare, sia in condizioni di riposo, che sotto stress iperventilatorio. Tutte queste valutazioni ci dovrebbero portare all’identificazione di nuovi biomarcatori di imaging. La PET, che non ci vede direttamente coinvolti (questi studi vengono fatti al King’s College di Londra) esplorerà invece il danno mitocondriale”.
Link al progetto: https://compass-care.eu/
Maria Rita Montebelli
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Quando si parla di leucemia negli adulti, in circa tre casi su dieci si fa riferimento alla leucemia linfatica cronica, che è quindi la forma più comune della malattia. Nel...
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Quando si parla di leucemia negli adulti, in circa tre casi su dieci si fa riferimento alla leucemia linfatica cronica, che è quindi la forma più comune della malattia. Nel midollo osseo e appunto nei linfonodi e negli organi linfatici si accumulano i linfociti B, particolari globuli bianchi. Spesso questa patologia, più comune nell’anziano, non presenta particolari segni e sintomi e si sospetta dopo un esame del sangue, il classico emocromo, che risulta alterato. In certi casi compaiono ingrossamento delle ghiandole linfatiche, stanchezza, febbricola, sudorazione notturna e calo di peso inspiegabile. Nel frattempo, le alterazioni del midollo osseo portano non solo all’incremento dei linfociti ma anche ad anemia e diminuzione delle piastrine sono le principali manifestazioni della malattia.
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Cosa cambia
La terapia va studiata caso per caso: se però un tempo l’approccio terapeutico in prima linea si basava sostanzialmente sulla chemio-immunoterapia, oggi la situazione è cambiata. Lo segnala Paolo Ghia, Direttore del Programma di Ricerca Strategica sulla Leucemia Linfatica Cronica all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele, ricordando come questo approccio «sia oggi superato dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di BTK e di BCL-2». Ed è in questo ambito che va registrata una novità importante: Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha approvato acalabrutinib in combinazione con venetoclax in prima linea. Gli studi dicono che grazie alla nuova terapia a durata fissa, il 90% dei pazienti non necessita di un trattamento successivo a 3 anni.
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Il valore dell’associazione
«Nella leucemia linfatica cronica, con acalabrutinib più venetoclax si sono ottenute risposte globali profonde e durature, con un elevato profilo di tollerabilità», è il commento di Ghia, riprendendo quanto emerso nello studio AMPLIFY, pubblicato sul New England Journal of Medicine. In particolare, stando alla ricerca, la sopravvivenza libera da progressione a 36 mesi è stata pari al 76,5% con acalabrutinib più venetoclax, inibitore di BCL-2, rispetto al 66,5% con chemio-immunoterapia. «Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax – continua Ghia -. Sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia. Altro aspetto cruciale è l’elevato profilo di tollerabilità di acalabrutinib più venetoclax, che consente di preservare la qualità di vita dei pazienti. Gli effetti collaterali, in particolare quelli di tipo cardiovascolare, come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e sanguinamenti, si sono verificati in una minima percentuale di pazienti, caratterizzati da una lieve entità e facilmente gestibili. Dati particolarmente rilevanti, se si considera che i pazienti con leucemia linfatica cronica sono, nella maggior parte dei casi, anziani, spesso con comorbidità determinate dall’età avanzata».
Passi avanti sul linfoma mantellare
Passi avanti significativi vanno segnalati sulle possibilità di trattamento del linfoma mantellare, un tumore del sistema linfatico ben più raro con circa 800 nuovi casi stimati in Italia. Aifa ha approvato acalabrutinib in associazione a chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab) per il trattamento di pazienti con linfoma a cellule mantellari non trattato in precedenza non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali. «Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non Hodgkin B linfocitario, caratterizzato da una particolare resistenza ai trattamenti - indica Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e Professore Associato di Ematologia alla Statale di Milano -. L’età mediana di incidenza è pari a circa 70 anni, ma può colpire anche persone più giovani. Può presentarsi in diverse forme, ad esempio con l’ingrossamento di un linfonodo del collo, dell’ascella o dell’inguine e può localizzarsi a livello del midollo osseo e a livello gastroenterico. Storicamente, rappresenta uno dei linfomi più difficili da curare, perché lo standard di cura in prima linea, costituito dalla chemio-immunoterapia con bendamustina e rituximab nei pazienti over 65 o non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali, consente di ottenere remissioni complete, ma la malattia resta caratterizzata da molteplici recidive».
Lo studio ECHO ha dimostrato che l’aggiunta di acalabrutinib alla chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), in prima linea, migliora in modo sostanziale i risultati clinici in questi pazienti non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali.
Infine, Aifa ha inoltre approvato la rimborsabilità di acalabrutinib in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario non precedentemente trattati con un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK). «Nel linfoma mantellare le recidive possono avvenire anche a distanza di 6-7 anni – conclude Derenzini – e dunque continueremo a vedere pazienti in recidiva, non precedentemente trattati con inibitore di BTK. Per questo, è importante avere a disposizione un inibitore di BTK di seconda generazione, come acalabrutinib, caratterizzato da elevata efficacia e tollerabilità».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Ospedale Papardo: attivo il servizio di agopuntura nell’Ambulatorio di Terapia del Dolore Tempostretto
Servizio rivolto in particolare ai pazienti oncologici
All’interno dell’Ambulatorio di Terapia del Dolore dell’ospedale Papardo, diretto dal dottor Giuseppe Leto, è attivo un percorso dedicato all’agopuntura, coordinato dal dottor Giuseppe Cama, medico anestesista e terapista del dolore con formazione specialistica nel settore.
L’agopuntura, metodica oggi integrata anche nella medicina occidentale, viene utilizzata come supporto terapeutico per modulare il dolore e migliorare sintomi correlati alla malattia. Presso il Papardo il servizio è rivolto in particolare ai pazienti oncologici, con l’obiettivo di affiancare le cure tradizionali e contribuire al miglioramento della qualità della vita.
Tra le principali indicazioni: dolore cronico e neuropatico, nausea da chemioterapia, disturbi del sonno, ansia, fatigue oncologica, rigidità articolare, xerostomia e stipsi da terapia con oppioidi.
«L’agopuntura non sostituisce le terapie oncologiche convenzionali, ma può rappresentare un valido supporto nella gestione dei sintomi correlati alla malattia e ai trattamenti – spiega il dottor Giuseppe Cama –. L’obiettivo è offrire al paziente un approccio integrato, personalizzato e orientato al miglioramento della qualità della vita, intervenendo sul dolore, sul benessere psicofisico e sulla sintomatologia associata ai percorsi di cura».
L’accesso al servizio avviene tramite visita presso l’Ambulatorio di Terapia del Dolore (Cup – codice 89.7A.1) ; dopo valutazione clinica, il paziente può essere inserito in un percorso integrato con cicli di trattamento generalmente composti da 8–10 sedute.
«L’attivazione di questo servizio – dichiara il dottor Giampiero Mastroeni, incaricato per la Direzione Sanitaria del Papardo – rappresenta un ulteriore passo nel percorso di ampliamento dell’offerta assistenziale dell’Azienda, con particolare attenzione ai bisogni dei pazienti fragili e oncologici. L’integrazione di metodiche validate, come l’agopuntura, all’interno dei percorsi ospedalieri testimonia il nostro impegno verso un modello di cura sempre più multidisciplinare, umano e centrato sulla persona».
“Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico
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Criteri Critici
Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva. Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile s…
Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva.
Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile scorso, ha scelto di condividere questa notizia con il suo pubblico attraverso gli episodi conclusivi della quinta stagione del suo programma “Clarkson’s Farm”, confermando di essere a conoscenza della malattia dallo scorso mese di maggio..
Il tumore è stato individuato in una fase molto precoce a seguito di una visita medica e di una biopsia, che ne hanno confermato l’aggressività. Clarkson si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione parziale della prostata, il 10% della quale risultava interessata dalla neoplasia. Nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico. Di recente, il conduttore è stato fotografato in ospedale in seguito a una terapia che non avrebbe dato gli esiti sperati.
Clarkson ha conosciuto la popolarità televisiva con lo show automobilistico della BBC “Top Gear” che ha co-condotto dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May. Dopo l’addio alla BBC, il trio ha firmato con Amazon Prime Video per lo show “The Grand Tour”, andato in onda dal 2016 al 2025. Poi è arrivata “La fattoria di Clarkson (Clarkson’s Farm)” dal 2021 che documenta la caotica vita da agricoltore nella sua tenuta nei Cotswolds. Dal 2018 è il presentatore ufficiale della versione originale britannica di “Chi vuol essere milionario?”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Sorrisi in Yoga, per le donne con diagnosi di tumore al seno LILT Milano Monza Brianza
Il 25 giugno un appuntamento gratuito di yoga oncologico promosso da Humanitas San Pio X con LILT Milano, dedicato alle donne con diagnosi di tumore al seno.
In occasione della Giornata Internazionale dello Yoga, giovedì 25 giugno 2026 alle ore 18.00 è in programma “Sorrisi in Yoga“. L’evento è organizzato da Humanitas San Pio X in collaborazione con LILT Milano ed è dedicato a tutte le donne con diagnosi di tumore al seno.
L’appuntamento nasce all’interno di “Sorrisi in Rosa“, un progetto che accende i riflettori sull’importanza della diagnosi precoce e del racconto diretto di chi ha vissuto o sta vivendo la malattia.
Il programma dell’evento
La serata inizia alle 18.00 con lo “Yoga Bar“. Si tratta di un momento informale in cui le partecipanti potranno confrontarsi con un’oncologa senologa sui benefici dell’attività fisica durante il percorso di cura.
A seguire, una lezione gratuita di yoga oncologico con esercizi di respirazione, movimento consapevole e rilassamento. La pratica è pensata per ridurre la fatigue e gli effetti collaterali delle terapie, recuperare mobilità e forza, migliorare il sonno e ritrovare l’armonia tra mente e corpo.
La sessione sarà guidata da Pamela Elwes, insegnante di yoga oncologico di LILT Milano.
La partecipazione è gratuita, a numero chiuso e su prenotazione.
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Leucemia linfatica cronica, in Umbria circa 60 nuove diagnosi ogni anno: arriva la nuova terapia per i pazienti più complessi Tag24 Umbria
Non soltanto una nuova terapia farmacologica, ma un ulteriore tassello nel percorso di innovazione che negli ultimi anni sta cambiando profondamente il trattamento delle patologie ematologiche. È da questa prospettiva che il mondo sanitario guarda alla decisione dell’Agenzia italiana del farmaco di rendere rimborsabile pirtobrutinib, nuova opzione terapeutica destinata ai pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria già sottoposti a precedenti trattamenti con un inibitore covalente della tirosina chinasi di Bruton (BTK).
Una novità che assume un significato particolarmente rilevante anche per l’Umbria, dove ogni anno vengono registrati circa sessanta nuovi casi di leucemia linfatica cronica e dove il polo ematologico dell’Azienda ospedaliera di Perugia rappresenta uno dei principali punti di riferimento regionali per la diagnosi, il monitoraggio e la cura della malattia.
La forma di leucemia più diffusa negli adulti
La leucemia linfatica cronica, nota con l’acronimo LLC, rappresenta la forma di leucemia più frequente in età adulta. Si tratta di una patologia ematologica che origina dai linfociti B e che, nella maggior parte dei casi, presenta un decorso lento e progressivo.
Nonostante i notevoli progressi registrati negli ultimi anni grazie allo sviluppo delle terapie mirate e della medicina di precisione, la gestione della malattia continua a richiedere un costante aggiornamento degli strumenti terapeutici disponibili, soprattutto nei casi in cui la patologia tende a ripresentarsi dopo i trattamenti iniziali o diventa refrattaria alle cure. Per questo, la disponibilità di nuove molecole rappresenta un elemento strategico sia per gli specialisti sia per i pazienti, chiamati ad affrontare percorsi terapeutici spesso lunghi e complessi.
Il quadro in Umbria: circa 60 nuovi casi ogni anno
A delineare la situazione regionale è Paolo Sportoletti, professore associato dell’Università degli Studi di Perugia, che ha commentato l’approvazione della nuova terapia sottolineandone l’importanza per il territorio umbro.
“In Umbria si registrano circa 60 nuovi casi di leucemia linfatica cronica ogni anno, la quasi totalità dei quali viene diagnosticata presso il Laboratorio di differenziazione cellulare e diagnostica molecolare dell’Azienda ospedaliera di Perugia” spiega Sportoletti. Numeri che fotografano una realtà sanitaria di grande rilevanza e che testimoniano il ruolo centrale svolto dall’ospedale del capoluogo nella presa in carico dei pazienti affetti da patologie ematologiche.
“Presso il solo ambulatorio dedicato alla Llc dell’Azienda ospedaliera di Perugia sono attualmente seguiti circa 800 pazienti, una popolazione nella quale la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche per i casi recidivanti o refrattari riveste particolare importanza”. Un dato che evidenzia come l’introduzione di pirtobrutinib non rappresenti soltanto una novità sul piano scientifico, ma possa avere ricadute concrete e immediate sulla qualità delle cure offerte a centinaia di pazienti umbri.
Cos’è pirtobrutinib e perché rappresenta una novità
La decisione dell’Aifa, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 26 marzo, rende disponibile il farmaco per i pazienti adulti già trattati con un inibitore covalente della BTK.
Pirtobrutinib è il primo e unico inibitore della tirosina chinasi di Bruton non covalente e reversibile attualmente disponibile per questa specifica indicazione terapeutica.
La particolarità della molecola risiede proprio nel suo meccanismo d’azione innovativo, sviluppato per superare una delle principali criticità emerse negli anni nella gestione della malattia: la comparsa di fenomeni di resistenza ai trattamenti tradizionali.
Molti pazienti, infatti, dopo una prima fase di risposta positiva alle terapie mirate possono sviluppare meccanismi biologici che riducono progressivamente l’efficacia dei farmaci.
In questi casi diventa fondamentale poter contare su strategie terapeutiche alternative in grado di continuare a controllare la progressione della patologia.
“Un importante avanzamento terapeutico”
È proprio su questo aspetto che si concentra il commento del professor Sportoletti.
“In questo contesto si inserisce in modo ottimale pirtobrutinib - prosegue Sportoletti -. Grazie al suo meccanismo d’azione non covalente e reversibile, agisce in modo efficace anche nei pazienti che hanno sviluppato resistenza agli inibitori covalenti di Btk precedenti, offrendo una nuova opportunità di trattamento in uno scenario clinico complesso. Si tratta di un importante avanzamento terapeutico e di un’opportunità in più per i nostri pazienti ematologici”.
Parole che sintetizzano il valore clinico della nuova terapia e che confermano come la ricerca farmacologica continui a rappresentare uno dei principali strumenti per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei malati.
Gli studi clinici e i risultati ottenuti
Alla base dell’approvazione regolatoria vi sono i risultati degli studi clinici BRUIN e CLL-BRUIN 321, che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza del farmaco in pazienti già sottoposti a molteplici linee di trattamento.
Secondo quanto emerso dagli studi, pirtobrutinib ha dimostrato la capacità di garantire risposte cliniche durature anche in soggetti caratterizzati da un quadro terapeutico particolarmente complesso. Gli specialisti evidenziano inoltre un profilo di tollerabilità favorevole, elemento particolarmente importante in pazienti che spesso convivono con la malattia per molti anni e che possono aver già affrontato diversi percorsi terapeutici.
Una terapia orale che migliora la qualità della vita
Tra gli aspetti più apprezzati dagli ematologi figura anche la semplicità di somministrazione del trattamento. “Il farmaco è caratterizzato da una limitata frequenza di eventi avversi e da una tossicità contenuta - conclude Sportoletti -. Inoltre, si tratta di una terapia interamente orale, da assumere una sola volta al giorno, un aspetto che favorisce l’aderenza terapeutica e contribuisce a migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
Un elemento tutt’altro che secondario, soprattutto in una fase storica in cui la medicina punta sempre più a coniugare efficacia clinica, sostenibilità terapeutica e benessere complessivo della persona.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
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Valutazione
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Criteri Critici
L’oncologo Giuseppe Curigliano: “La speranza non è un’illusione, è una cura” Italia che cambia
Il presidente degli oncologi europei racconta a Italia Che Cambia perché curare un paziente significa offrirgli «una prospettiva di futuro», non soltanto una terapia. E perché la speranza resta uno degli strumenti più potenti contro il contagio della disperazione, nella medicina come nella vita.
“Perché il futuro non deve farci paura”. Se ho scelto questo sottotitolo per il mio primo libro – La fine del mondo (non) è vicina, la scintilla che ha dato vita a questa rubrica – non è certamente un caso. Tra guerre, catastrofi climatiche, pandemie incombenti e crisi economiche, le narrazioni apocalittiche che ci inondano ogni giorno sui media hanno trasformato l’avvenire in una minaccia da temere, più che in un orizzonte da costruire.
La grande assente dal dibattito pubblico è diventata la speranza, cioè la capacità di immaginare e progettare un domani diverso, addirittura migliore di oggi. Una speranza che intendo non tanto come auspicio fatalistico in un destino benevolo, bensì come spinta all’azione, motivazione a tirarsi su le maniche per realizzare da soli la nostra via d’uscita dalle sabbie mobili.
Per questo sono sobbalzato sulla sedia quando, recentemente, sulle pagine del Corriere della Sera, il mio occhio è caduto su un’intervista firmata dal bravo Aldo Cazzullo intitolata nientemeno che “La speranza è un motore”. A parlare era il professor Giuseppe Curigliano, 58 anni, presidente degli oncologi europei, ordinario alla Statale e vicedirettore scientifico dello Ieo di Milano, dove è stato allievo di Veronesi.
La sorpresa è duplice: non solo le colonne di un grande giornale nazionale hanno riscoperto questo concetto apparentemente anacronistico – eppure in realtà oggi più prezioso che mai –, ma a tirarlo fuori è un medico che cura tutto il giorno i malati di cancro, coloro che nella percezione comune avrebbero già la data di scadenza stampata in fronte. E allora perché mai dovrebbero prendersi la briga di sperare?
La risposta è semplice: perché un paziente che spera non ha la garanzia di guarire, ma un paziente che smette di sperare ha la certezza di spegnere la luce. Quella luce di cui invece ha tanto bisogno per illuminargli la strada verso la cura. Appena finita di leggere l’intervista, ho scritto una e-mail al professore, che cortesemente e compatibilmente con la sua fitta agenda di impegni, mi ha concesso una chiacchierata in videochiamata in una mattinata d’inizio estate. È stata l’occasione per approfondire il suo concetto di speranza – «sperare significa avere una prospettiva del futuro», dice – e la sua idea di medicina oncologica che non può prescindere dall’elemento sentimentale e umano del malato.
«Il paziente non combatte una battaglia, perché non c’è nessuno che vince né che perde, semmai va accompagnato», mi spiega Giuseppe Curigliano. «Aprire una finestra sul suo futuro gli consente di vedere un percorso davanti a sé, che non includa solo la malattia. Il cancro non va vissuto come un’interruzione della propria esistenza, bensì come un incidente da affrontare e, quando c’è la possibilità, superare».
La vita insomma non si conclude il giorno della diagnosi, per quanto grave e traumatica essa sia: «Dei dettagli tecnici della terapia ai pazienti non importa proprio niente. Tutti ti pongono sempre la stessa domanda: “C’è speranza di guarire?”. Anche nelle condizioni più drammatiche, non possiamo non mettere in campo tutta la nostra sensibilità, umanità ed esperienza, per assecondare questa speranza. Ucciderla significherebbe negare la possibilità stessa di curarsi. Se non c’è più niente da fare, non vale la pena di sottoporsi ad alcuna terapia».
Proprio questo è il rischio strisciante che si nasconde dietro al seduttivo richiamo del pessimismo. Non nutrire aspettative nel futuro può apparire rassicurante, perché chi non si illude evita di rimanere deluso. Ma il confine è sottile: e se invece convincersi che siamo spacciati si trasformasse in una profezia che si autoavvera? «L’ansia del paziente è comprensibile, ma se non le si mette un argine rischia di degenerare nella disperazione, nel delirio», mette in guardia l ’oncologo. «Purtroppo l’opinione pubblica nazionale continua a concepire il cancro come una malattia incurabile, irreversibile, nonostante i nostri tentativi di lanciare delle prospettive positive».
L’atteggiamento dell’informazione gioca un ruolo fondamentale nell’immaginario di ciascuno di noi, nel suscitare o inibire qualsiasi speranza. Analogamente, anche il modo in cui comunica il medico è cruciale per orientare l’approccio del paziente alla sua malattia. «Proprio in questo momento ci può essere uno scienziato, dall’altra parte del mondo, che sta portando avanti una ricerca in grado di cambiare il decorso di qualsiasi malattia. Non è una suggestione, è la pura verità», sottolinea Giuseppe Curigliano.
Un paziente che spera non ha la garanzia di guarire, ma un paziente che smette di sperare ha la certezza di spegnere la luce
«Tutte le scoperte a cui ho assistito negli ultimi vent’anni non sono mai state il risultato di qualcosa che già conoscevo. Il sapere che il medico mette a disposizione del singolo paziente, il più delle volte, non viene dal medico stesso, bensì dalla conoscenza collettiva. E il paziente non se ne rende nemmeno conto. Il momento più bello è quando gli puoi rivelare dei risultati di cui magari sei venuto a conoscenza con sei mesi di anticipo: significa offrirgli una terapia sicuramente migliore di quella precedente».
Da questo discorso del professor Curigliano traggo due lezioni. La prima: la vita ci può riservare sorprese terribili, come la diagnosi di un tumore, ma anche stupende, come un nuovo farmaco appena inventato a Singapore o a Hong Kong. La seconda è l’umanità: quando collabora tutta insieme è capace di raggiungere risultati che superano ogni aspettativa – magari addirittura, chissà, di trovare la cura per il cancro. Quella che lo stesso Giuseppe Curigliano, nell’intervista a Cazzullo, ha definito «il suo sogno fin da piccolo».
Forse qualche buon motivo per sperare dopotutto ci rimane. E se ci riesce un paziente oncologico, che si trova alle prese con uno degli ostacoli più duri che l’esistenza gli possa mettere davanti, magari possiamo farcela anche noi, di fronte alle nostre grandi e piccole avversità quotidiane.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.5/100
Punteggio Totale
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Valutazione
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Criteri Critici
Tumore al seno, la Carovana della Prevenzione arriva a Vaccarizzo Albanese EcoDelloJonio.it
VACCARIZZO ALBANESE – La prevenzione arriva nel cuore dell’entroterra arbëreshë. Domenica21 giugno, il Salotto Diffuso diVakariciospiterà laCarovana della Prevenzione, il programma nazionale itinerante dedicato alla promozione della salute femminile e alla diagnosi precoce del tumore al seno. L’iniziativa si svolgerà inpiazza Pasquale Scura, dalleore 9 alle ore 15, e consentirà di effettuare visite ed esami diagnostici gratuiti rivolti alle donne residenti nella provincia di Cosenza, di età compresa tra i50 e i 69 anni compiuti. A darne notizia è il sindacoAntonio Pomillo, che sottolinea il valore dell’appuntamento per una comunità dell’entroterra, dove la distanza dai presidi ospedalieri può rendere più complesso l’accesso ai servizi sanitari. «Nei piccoli centri dell’entroterra – afferma il primo cittadino – la mancanza o la distanza dai presidi ospedalieri rende più difficile l’accesso ai servizi utili a garantire la salute dei cittadini. Risulta quindi importante, da una parte, informare sull’importanza della prevenzione e, dall’altra, offrire l’opportunità di screening gratuiti in loco». Per Pomillo, l’obiettivo è consentire al maggior numero possibile di donne di accedere a controlli utili a intercettare precocemente eventuali patologie. La diagnosi precoce, infatti, resta uno degli strumenti fondamentali nella lotta contro il tumore al seno. La tappa di Vaccarizzo Albanese rientra nel programma promosso dallaFondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCSe daKomen Italia, con il supporto diHertz. Il sindaco ha ringraziato l’Asp di Cosenzaper aver indicato il borgo arbëreshë come sede dell’iniziativa, riconoscendo al territorio un’occasione importante di prevenzione, informazione e tutela della salute. Per potersi prenotare è necessario rivolgersi al propriomedico di medicina generale.