📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Radioterapia e protonterapia, l’eccellenza dell’INT conquista la Cina: al via partnership strategica per cure oncologiche avanzate insalutenews.it
Una delegazione di tre esperti in terapie con particelle e radioterapia oncologica pediatrica e adulta dello Shandong Cancer Hospital and Institute di Jinan arriva in visita all’IRCCS di via Venezian, su invito della dott.ssa Sabina Vennarini. Scopo: consolidare una collaborazione strategica nel campo della cura dei tumori con radioterapia e particelle. E avviare “un dialogo a tutto campo” con uno dei più importanti ospedali cinesi
Milano, 9 giugno 2026 – Si apre un ponte, scientifico e culturale, tra Italia e Cina. E lo si fa avviando i primi passi di un’alleanza in uno dei campi più delicati della lotta ai tumori: la radioterapia pediatrica, parte integrante multidisciplinare di un percorso di cura oncologico pediatrico. Accade all’IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove ieri, 8 giugno, è arrivata una delegazione di tre medici e fisici cinesi dello Shandong Cancer Hospital and Institute di Jinan: il prof. Ligang Xing, tra i massimi esperti internazionali di adroterapia, radioterapia e oncologia, accompagnato da Jian Zhu, del Proton Center, e Man Hu. Ad accogliere la delegazione il Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Gustavo Galmozzi, e la dott.ssa che ha invitato i tre esperti in Italia, Sabina Vennarini, Responsabile della Struttura Semplice di Radioterapia Pediatrica presso la Struttura Complessa di Radioterapia dell’IRCCS (diretta dal Professor Andrea Filippi).
Lo Shandong Cancer gestisce uno dei programmi di radioterapia più grandi e tecnologicamente avanzati al mondo. Il suo dipartimento è dotato di più di venti dispositivi di radioterapia, tra cui diversi acceleratori lineari, due unità TomoTherapy C (TOMO-C), un acceleratore lineare guidato da risonanza magnetica (MRLINAC), un sistema di radioterapia adattativa e il CyberKnife di sesta generazione (M6). L’ospedale tratta circa 1.800 pazienti al giorno con radioterapia a fascio esterno (una cifra senza precedenti in Cina e rara su scala globale) e attraverso il suo Proton Center fornisce radioterapia protonica a circa 160 pazienti ogni giorno.
La visita rappresenta il consolidamento di una collaborazione scientifica avviata nel 2024 a Singapore, nel corso del 62° Congresso Annuale della Particle Therapy Cooperative Group (PTCOG), il più importante appuntamento mondiale dedicato alla terapia con particelle: in quell’occasione la dott.ssa Sabina Vennarini, uno dei massimi esperti mondiali di terapia con particelle nella cura dei tumori pediatrici, e il prof. Xing hanno co-moderato una sessione scientifica.
Sette mesi dopo, la dottoressa italiana è stata invitata in Cina come relatrice al 2° Congresso Nazionale Cinese di Adroterapia, tenutosi a Jinan. E nell’agosto 2025 ha partecipato, in qualità di esperta internazionale e ospite d’onore, al 1° Congresso Nazionale di Radioterapia e Protonterapia Pediatrica nella stessa città (evento che sarà ripetuto quest’anno, a conferma del crescente interesse in Cina verso questa disciplina). Con la visita della delegazione cinese a Milano, questa collaborazione ha compiuto un ulteriore passo avanti.
“L’interesse manifestato per la nostra realtà testimonia il valore dell’intera comunità professionale dell’Istituto – ha affermato Vennarini – Non si tratta soltanto di un riconoscimento nei confronti del mio lavoro, ma dell’eccellenza multidisciplinare di un luogo che fa da punto di riferimento nella ricerca e nella cura dei tumori pediatrici e dell’adulto”.
“È per noi motivo di grande piacere e soddisfazione – ha sottolineato il prof. Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Struttura Complessa di Radioterapia Oncologica dell’INT – aver accolto questa delegazione di colleghi radio-oncologi presso il nostro Istituto e la Divisione di Radioterapia. L’attività di radioterapia pediatrica, guidata dalla dott.ssa Vennarini, riveste un ruolo fondamentale e si inserisce in un percorso di eccellenza nelle cure radio-oncologiche dedicate a bambini e adulti. Su questo fronte l’INT sta investendo molto, al fine di confermarsi ai più elevati standard globali, anche grazie alla partnership con CNAO”.
Per l’Istituto, invece, “è la conferma della capacità di dialogare a tutto campo con i principali attori internazionali della ricerca oncologica, consolidando il proprio ruolo non solo in ambito europeo ma anche nei confronti di Paesi a forte sviluppo scientifico come la Cina”.
Dopo la tappa milanese la delegazione ha visitato il CNAO (Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica) a Pavia, di cui l’Istituto stesso è socio fondatore e dove, dal 2021, ha ulteriormente rafforzato il proprio ruolo nel coordinamento nazionale dei percorsi di cura mediante adroterapia (protoni e ioni carbonio). Successivamente, la stessa delegazione si recherà in Francia, prima presso L’Istituto Gustave-Roussy, a Villejuif e, quindi, al 64° Congresso Annuale del Particle Therapy Co-Operative Group, in programma a Deauville, in Normandia, dall’8 al 13 giugno 2026.
Tumori. In Europa 3,2 milioni di nuove diagnosi: +58% dal 1995. Ma la sopravvivenza migliora. Il nodo resta il tempo di accesso ai nuovi farmaci - Quotidiano Sanità
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Tumori. In Europa 3,2 milioni di nuove diagnosi: +58% dal 1995. Ma la sopravvivenza migliora. Il nodo resta il tempo di accesso ai nuovi farmaci Quotidiano Sanità
Il cancro continua a rappresentare una delle principali sfide per i sistemi sanitari europei. Nel 2022 in Europa sono stati stimati 3,2 milioni di nuovi casi, contro i 2,1 milioni del 1995: un aumento del 58% trainato soprattutto dall’invecchiamento della popolazione. Se non vi saranno ulteriori progressi in prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, le proiezioni indicano che le nuove diagnosi potrebbero arrivare a 4,1 milioni entro il 2050.
È uno dei dati centrali del Comparator Report on Cancer in Europe 2025 – Disease Burden, Costs and Access to Medicines and Molecular Diagnostics, pubblicato dallo Swedish Institute for Health Economics, che aggiorna la fotografia del carico clinico, economico e organizzativo dell’oncologia in 31 Paesi europei: i 27 Stati membri dell’Ue più Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito.
Il quadro è a doppia faccia. Da un lato l’incidenza aumenta e il cancro è già la prima causa di morte nelle persone con meno di 65 anni, responsabile del 32% dei decessi in questa fascia d’età nel 2022. Dall’altro, la mortalità non cresce con lo stesso ritmo delle diagnosi: tra il 1995 e il 2022 i decessi per tumore sono aumentati del 24%, passando da 1,2 a 1,5 milioni, molto meno dell’incremento dell’incidenza. Per gli autori, questo scarto è il segno dei progressi ottenuti in diagnosi precoce, trattamenti e qualità complessiva delle cure.
Il report sottolinea che i decessi per cancro in Europa si sono stabilizzati intorno a 1,3-1,4 milioni l’anno dal 2008. Tuttavia il cancro resta la seconda causa di morte, con il 23% del totale dei decessi, dietro alle malattie cardiovascolari. In diversi Paesi dell’Europa nord-occidentale ha già superato le patologie cardiovascolari e, secondo le previsioni richiamate nel documento, potrebbe diventare la prima causa di morte nell’Ue entro il 2035.
Il peso dell’età è decisivo. Nel 2022 quasi due terzi dei casi sono stati diagnosticati in persone con almeno 65 anni. Ma non tutto l’aumento è inevitabile: il rapporto ricorda che una quota compresa tra il 30 e il 50% dei nuovi casi è collegata a fattori di rischio modificabili, tra cui fumo, alcol, obesità, dieta non salutare, inattività fisica, esposizione a radiazioni UV e infezioni oncogene come Hpv e Hbv.
Sul fronte della sopravvivenza, il miglioramento è netto ma disomogeneo. La sopravvivenza a cinque anni è aumentata nella maggior parte dei tumori rispetto agli anni Novanta. I progressi più importanti si osservano nei tumori ematologici, dove l’innovazione farmacologica ha avuto un impatto particolarmente rilevante. Al contrario, per alcuni tumori solidi, come vescica, cervello, tumori ginecologici e laringe, i miglioramenti sono stati limitati o assenti.
Il report non costruisce una graduatoria unica dei Paesi dove “si cura meglio” il cancro. La misura più vicina a un confronto sugli esiti è quella della sopravvivenza a cinque anni, ma gli stessi autori avvertono che i dati disponibili non sono completi né pienamente comparabili tra Paesi, perché derivano da periodi, metodologie e criteri di inclusione diversi. Nel confronto tra i 15 Paesi con dati disponibili, la Svezia viene indicata come Paese con le migliori performance. Secondo una stima del report, quasi 200mila decessi per cancro potrebbero essere evitati ogni anno se tutti questi Paesi raggiungessero i livelli svedesi.
In questa specifica comparazione sugli esiti l’Italia non compare, perché il report la colloca tra i Paesi per i quali non sono disponibili dati nazionali pubblicati di sopravvivenza a cinque anni secondo i criteri adottati dagli autori. Questo non significa che il Paese non disponga di registri o dati oncologici, ma che nel perimetro del rapporto non risultano disponibili dati nazionali pubblicati e comparabili tali da consentire l’inserimento nella graduatoria della sopravvivenza.
Il capitolo economico conferma la crescente pressione sull’oncologia. Tra il 1995 e il 2023 la spesa sanitaria diretta per il cancro è più che raddoppiata, passando da 62 a 146 miliardi di euro, a prezzi e cambi 2023. La quota del cancro sulla spesa sanitaria complessiva è però rimasta relativamente stabile, tra il 4 e l’8% nei diversi Paesi, con una media europea del 6,6%, pari a circa 260 euro pro capite nel 2023.
Il dato più interessante riguarda la composizione dei costi. I costi diretti aumentano, mentre quelli indiretti, legati soprattutto alla perdita di produttività per mortalità prematura e morbosità, sono diminuiti da 97 a 82 miliardi. In totale, il burden economico del cancro è cresciuto da 159 a 228 miliardi tra 1995 e 2023, ma il costo per nuovo paziente è rimasto sostanzialmente stabile, oscillando tra 70mila e 78mila euro. Per gli autori, ciò significa che l’aumento del peso complessivo dipende soprattutto dall’aumento dei pazienti, più che da un’esplosione del costo unitario.
Resta però forte la variabilità tra Paesi. La spesa oncologica pro capite varia di quasi tre volte: sotto i 150 euro in alcuni Paesi dell’Europa centro-orientale, oltre 400 euro in Germania e Svizzera, al netto della parità di potere d’acquisto. Il report osserva che una maggiore spesa è associata a migliori tassi di sopravvivenza, ma avverte che l’efficienza è determinante: oltre una certa soglia, ogni euro aggiuntivo produce benefici decrescenti e Paesi con livelli di spesa molto diversi possono ottenere risultati simili.
In questo quadro l’Italia si colloca in una fascia intermedia per la spesa sanitaria diretta destinata al cancro. Il report la include tra i Paesi con una spesa pro capite per l’assistenza oncologica compresa tra 200 e 280 euro, insieme, tra gli altri, a Regno Unito, Irlanda, Repubblica Ceca, Malta, Cipro e alcuni Paesi nordici. Il livello italiano è quindi inferiore a quello dei Paesi con la spesa più elevata, come Germania e Svizzera, ma superiore a quello di molti Paesi dell’Europa centro-orientale.
Sul versante dell’innovazione, l’oncologia europea ha vissuto una trasformazione profonda. Dal 1995 al 2024 l’Agenzia europea dei medicinali ha approvato 194 nuovi farmaci oncologici e 318 nuove indicazioni per medicinali già autorizzati. Il ritmo delle approvazioni è cresciuto in modo marcato: da circa un nuovo farmaco all’anno nel periodo 1995-2000 a circa 14 l’anno tra 2021 e 2024. Target therapy, immunoterapie, anticorpi farmaco-coniugati, anticorpi bispecifici e Car-T hanno ampliato l’arsenale terapeutico, mentre all’orizzonte si profilano vaccini terapeutici a mRna, terapie cellulari, gene editing e altre piattaforme innovative.
Ma l’accesso resta il punto critico. Il rapporto segnala forti disuguaglianze nella rimborsabilità e nei tempi di accesso ai nuovi farmaci. Per i medicinali oncologici approvati dall’Ema tra il 2019 e il 2022, la Germania risulta il Paese con la quota più alta di rimborsabilità, pari al 96%, seguita da Svizzera, Austria e Italia. L’Italia si colloca all’83%, sopra la media Ue del 67%, ma con tempi non ancora allineati ai Paesi più rapidi. Il tempo medio per arrivare al rimborso è stimato in circa 370 giorni: meglio di molti Paesi dell’Europa centro-orientale, ma più lento rispetto a Germania e Danimarca, dove il rimborso avviene mediamente in meno di 150 giorni.
Anche sull’utilizzo effettivo dei nuovi trattamenti il profilo italiano appare intermedio. Nel confronto tra i grandi Paesi europei, il report osserva che Francia e Germania guidano in modo costante l’adozione dei farmaci oncologici dopo l’approvazione Ema, mentre Italia e Spagna mostrano un andamento più moderato: una fase iniziale di ritardo nell’adozione, seguita poi da una progressiva convergenza verso i livelli di Francia e Germania. Il Regno Unito, invece, tende a restare più indietro sia nelle fasi iniziali sia nel medio periodo.
L’Italia pesa comunque in modo rilevante sul mercato europeo dei farmaci oncologici. Nel 2023, secondo i dati di vendita a prezzi di listino utilizzati dal report, il nostro Paese rappresenta l’11% della spesa europea complessiva per medicinali oncologici, contro il 19% della Germania, il 19% della Francia, il 14% del Regno Unito e il 10% della Spagna. Va però ricordato che questi dati si basano sui prezzi di listino e non tengono conto degli sconti e dei rebate confidenziali, per cui tendono a sovrastimare la spesa reale sostenuta dai sistemi sanitari.
Il tema non riguarda solo i farmaci. La medicina di precisione dipende sempre più dalla diagnostica molecolare. Il report ricorda che quasi la metà dei nuovi farmaci oncologici approvati per tumori solidi tra 2015 e 2020 era associata a un biomarcatore predittivo. I test single-gene sono ormai ampiamente disponibili, ma l’accesso al Next Generation Sequencing resta limitato in molti Paesi, soprattutto nell’Europa centro-orientale. La mancata disponibilità o il mancato rimborso dei test può diventare un collo di bottiglia anche quando il farmaco è formalmente rimborsato.
Per gli autori, la risposta non può essere solo “spendere di più”. Servono valutazioni Hta più coerenti, accordi di accesso gestito, uso più mirato dei farmaci, selezione dei pazienti basata su biomarcatori, riduzione degli sprechi, maggiore impiego di generici e biosimilari quando disponibili. La sfida è liberare risorse per l’innovazione senza ridurre l’accesso ai trattamenti già disponibili.
Il report insiste anche su un altro limite strutturale: la carenza di dati real-world. Solo 15 Paesi su 31 pubblicano tassi di sopravvivenza a cinque anni per tutti i tumori e per sede tumorale, 3 li pubblicano solo per sede e 13 non forniscono dati attraverso report o siti nazionali. Mancano inoltre informazioni sistematiche su come i pazienti vengono trattati nella pratica clinica, tra ospedali e territori.
È una lacuna che pesa sulle scelte di politica sanitaria e riguarda direttamente anche l’Italia. Senza dati su esiti, percorsi, appropriatezza e utilizzo reale dei farmaci, diventa più difficile valutare il valore dell’innovazione, governare la spesa e ridurre le disuguaglianze. La conclusione del rapporto è netta: l’Europa ha ottenuto progressi importanti, ma per “fare meglio” deve investire non solo in nuovi trattamenti, ma anche in prevenzione, diagnosi molecolare, registri, evidenze real-world e capacità di allocare le risorse dove producono più salute.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Tentativi di salvare le gambe di un paziente affetto da cancro ai polmoni, le cui metastasi si sono diffuse alle ossa. Vietnam.vn
Secondo il dottor Dao Van Tu, primario del reparto di cure presso la clinica Quan Su, dopo una consulenza multidisciplinare, il paziente è stato sottoposto a terapia mirata con osimertinib. I risultati della valutazione hanno mostrato una riduzione delle dimensioni del tumore di circa il 70%, aprendo la possibilità di un intervento chirurgico per migliorare la funzione motoria.
La paziente è stata ricoverata per un forte dolore alla gamba sinistra dovuto a metastasi ossee, che limitavano gravemente la mobilità e rendevano la deambulazione quasi impossibile. L'esame ha rivelato una massa tumorale di 33x44 mm nel lobo inferiore del polmone sinistro, accompagnata da danno osteolitico al femore sinistro, con elevato rischio di frattura patologica.
SKĐS - Il 18 marzo, i medici del reparto di chirurgia ortopedica traumatologica dell'ospedale E hanno eseguito interventi di protesi totale del ginocchio con l'ausilio di un robot su quattro pazienti, tra cui casi di grave artrosi del ginocchio di lunga data.
Il 14 giugno, l'ospedale Pham Ngoc Thach, in coordinamento con i centri sanitari dei distretti di Gia Sang e Linh Son, ha organizzato controlli medici per oltre 200 persone che si sono distinte per meriti resi durante la rivoluzione e per persone con disabilità della zona. Questo programma rientra anche nel piano della provincia di Thai Nguyen per controlli medici regolari e screening gratuiti per la popolazione entro il 2026.
Grazie all'esperienza clinica e a un moderno sistema di analisi, i medici del MEDLATEC hanno diagnosticato tempestivamente una grave forma di tifo murino in una paziente di 58 anni in shock settico, con insufficienza multiorgano e alto rischio di morte.
I medici del reparto di chirurgia muscoloscheletrica hanno ritenuto che si trattasse di un caso complesso a causa della massa metastatica localizzata nel terzo superiore del femore sinistro e che aveva invaso i tessuti molli. Dopo un'attenta valutazione, l'équipe ha deciso di rimuovere chirurgicamente la lesione ossea ed eseguire un intervento di protesi modulare dell'anca sinistra per il paziente.
L'intervento chirurgico è andato bene. Dopo l'operazione, il paziente ha ricevuto una pronta riabilitazione e un attento monitoraggio. Le sue condizioni di salute sono migliorate rapidamente: da incapace di camminare, ha imparato a camminare, a riprendere le normali attività e ora è in grado di andare in bicicletta e accompagnare i figli a scuola.
Secondo i medici, la guarigione del paziente dimostra l'efficacia di una strategia di trattamento multimodale, che combina terapia mirata con chirurgia e riabilitazione. Anche negli stadi avanzati, molti casi di cancro possono ancora essere ben controllati se vengono effettuate valutazioni complete e vengono elaborati piani di trattamento personalizzati.
Gli esperti consigliano alle persone che manifestano sintomi insoliti come dolore osseo persistente, mobilità ridotta o dolore progressivamente crescente di origine sconosciuta di consultare tempestivamente un medico per una diagnosi e un trattamento appropriati.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Criteri Critici
Tumori, IncontraDonna: "In un anno ampliati screening e test molecolari cancro al seno" Adnkronos
“Estensione dello screening mammografico alle fasce d’età 45-49 e 70-74 e approvazione di un fondo per i test molecolari Esr1 per le pazienti con carcinoma mammario metastatico”. Sono solo alcuni degli ambiziosi obiettivi raggiunti nel primo anno dal lancio del Manifesto di Fondazione IncontraDonna ‘Un impegno per la salute 2025-2027’. Nato come strumento di ‘patient advocacy’ - spiega la Fondazione in una nota - il documento promuove un confronto continuativo sui principali bisogni di salute e sulla necessità di rafforzare equità di accesso, appropriatezza dei percorsi e presa in carico dei pazienti oncologici - e non solo - lungo tutto il ‘patient journey’.
Per presentare l’aggiornamento degli obiettivi 2026 e fare il punto sulle priorità ancora aperte nell’ambito della prevenzione e dell’oncologia, Fondazione IncontraDonna ha promosso un momento di confronto con istituzioni, comunità scientifica, associazioni di pazienti e stakeholder del sistema salute, oggi, presso la sede di Fondazione Roma. Tra i temi al centro dell’incontro, l’attuazione delle misure previste dalla Legge di Bilancio 2026 in ambito oncologico, l’ampliamento dello screening mammografico, l’accesso alla medicina di precisione, la genetica oncologica e la prevenzione personalizzata, l’integrazione della nutrizione nei percorsi oncologici, il consolidamento dei Pdta nei tumori ginecologici e la presa in carico dei pazienti che convivono con un tumore metastatico della mammella.
“Nel primo anno dal lancio del Manifesto abbiamo visto trasformarsi in azioni concrete molte delle priorità che avevamo condiviso con i rappresentanti del sistema salute – afferma Adriana Bonifacino, fondatrice di Fondazione IncontraDonna – Pensiamo alle misure previste dalla Legge di Bilancio 2026 in ambito oncologico, al percorso avviato sul fronte dell’estensione dello screening mammografico, ai passi avanti nell’aggiornamento dei Lea”, Livelli essenziali di assistenza “e al riconoscimento dell’obesità come patologia cronica. È altrettanto significativo che sia stato accolto alla Camera dei Deputati un ordine del giorno per la promozione di un Pdta dedicato al carcinoma mammario metastatico all’interno delle Reti oncologiche regionali. Si tratta di segnali importanti ed ora è fondamentale accompagnare la fase attuativa di questi interventi. L’innovazione - osserva - è davvero tale solo quando riesce a raggiungere tutte le persone, attraverso una rete organizzativa in grado di rendere la prevenzione e la cura sempre più appropriate, superando le barriere territoriali e socioeconomiche che ancora limitano un equo accesso. Oggi gettiamo le fondamenta per i prossimi passi del Manifesto: continueremo a lavorare in questa direzione con la consapevolezza che la collaborazione tra istituzioni, società scientifiche e associazioni può contribuire al raggiungimento di una reale personalizzazione del prendersi cura e della cura”.
Il tumore della mammella “continua a rappresentare la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con oltre 53 mila nuove diagnosi ogni anno in Italia – spiega Andrea Botticelli, membro del Cda di Fondazione IncontraDonna e responsabile della Breast Unit del Policlinico Umberto I di Roma – Accanto al carcinoma mammario, anche i tumori ginecologici, tra cui ovaio, cervice uterina, utero e vescica, continuano a rappresentare una sfida rilevante per la salute femminile e richiedono un impegno costante sul fronte della prevenzione, della diagnosi precoce e dell’accesso all’innovazione terapeutica. Oggi disponiamo di strumenti sempre più efficaci, dalla genetica oncologica alla profilazione molecolare, che consentono di personalizzare i percorsi di cura e migliorare gli esiti clinici. Per questo è fondamentale rafforzare la cultura della prevenzione, promuovere l’adesione ai programmi di screening e garantire a tutte le donne, indipendentemente dall’area geografica di residenza, pari opportunità di accesso ai percorsi diagnostici e terapeutici più appropriati”.
“Prevenzione, innovazione e presa in carico rappresentano oggi una priorità strategica per il sistema sanitario nazionale – sottolinea Sergio Iavicoli, direttore generale della prevenzione al ministero della Salute – Nell’ultimo anno sono stati compiuti passi importanti grazie a un lavoro condiviso tra classe politica, comunità scientifica e associazioni dei pazienti. Il Manifesto di Fondazione IncontraDonna ha contribuito in modo significativo a mantenere alta l’attenzione su questi temi e a favorire un confronto costruttivo sulle priorità di salute pubblica. Il nostro impegno continuerà a consolidarsi attraverso una stretta sinergia con le associazioni, affermando l’importanza e la centralità delle azioni di prevenzione”.
La tutela della salute “è una delle grandi sfide del nostro tempo e richiede un impegno congiunto tra istituzioni, comunità scientifica, terzo settore e cittadini – evidenzia Franco Parasassi, presidente di Fondazione Roma – In questo scenario, la prevenzione assume un valore strategico non solo sanitario, ma anche culturale, poiché promuove una maggiore consapevolezza nelle scelte di benessere individuali e collettive. Per la Fondazione Roma, sostenere tali iniziative significa investire nella qualità della vita delle comunità, offrendo alle persone le conoscenze e gli strumenti per renderle protagoniste attive dei propri percorsi di diagnosi e cura. È una visione che da sempre orienta la nostra attività e che trova piena sintonia con il lavoro svolto da IncontraDonna. Il Manifesto - rimarca - offre un contributo concreto e lungimirante al dibattito sulle politiche sanitarie, individuando priorità capaci di rispondere ad esigenze attuali e future. Temi come la diffusione di una corretta educazione alla salute, il potenziamento degli screening, la gestione delle cronicità e la centralità della persona sono pilastri essenziali per costruire un sistema efficace, equa e vicino ai bisogni reali. Siamo pertanto lieti di ospitare questo momento di confronto nella nostra sede, convinti che il dialogo e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti siano la premessa indispensabile per trasformare le buone idee in azioni tangibili, capaci di generare un impatto positivo e duraturo sulla società”. Il progetto - conclude la nota - è realizzato grazie al contributo non condizionante di Daiichi Sankyo, AstraZeneca, Eli Lilly, GSsk, Hologic, Menarini Stemline, Roche.
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Criteri Critici
Leucemie, linfomi e non solo, ecco “Sognando Itaca” la vela-terapia che aiuta DiLei
Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.
123RF I benefici della vela-terapia
Ha preso il largo da Venezia “Sognando Itaca”, progetto di vela terapia riabilitativa per il miglioramento della qualità di vita dei pazienti con tumore del sangue. L’iniziativa è promossa da AIL in occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma: domenica 21 giugno, dalle 8.00 alle 20.00, sarà attivo il Numero Verde AIL – Problemi Ematologici 800 22 65 24.
AIL promuove e sostiene la ricerca scientifica per la cura delle leucemie, dei linfomi e del mieloma; assiste i pazienti e le famiglie accompagnandoli in tutte le fasi del percorso attraverso la malattia con servizi adeguati alle loro esigenze; si propone di migliorare la qualità di vita dei malati e di sensibilizzare l’opinione pubblica alla lotta contro le malattie del sangue.
L’AIL svolge attività a favore dei pazienti ematologici in collaborazione con le strutture pubbliche, sia universitarie che ospedaliere; si basa sull’autonomia delle singole sedi provinciali e sul principio che i fondi siano spesi, in modo assolutamente trasparente, là dove sono raccolti. “Sognando Itaca” in particolare è patrocinata dal CONI, dalla Federazione Italiana Vela e dalla Lega Navale Italiana.
Un percorso che viene da lontano
“Sognando Itaca”, iniziativa di vela terapia volta alla riabilitazione psicologica dei pazienti ematologici, è nata nel 2006, sul Lago di Garda. Si chiama così perché, come Ulisse, i pazienti oncoematologici si trovano ad affrontare un mare aperto, sconosciuto e pieno di insidie. Durante il viaggio hanno la possibilità di scoprire nuovi territori, relazioni, solidarietà e risorse.
Dal 2009 il progetto ha raggiunto il mare: una barca a vela AIL, con skipper professionisti, pazienti in fase riabilitativa, medici, infermieri e psicologi, naviga lungo le coste italiane, ad anni alterni mar Adriatico o mar Tirreno, facendo tappa nelle città in cui è presente una divisione di Ematologia.
In ogni porto di attracco, le Sezioni AIL coinvolte danno vita all’Itaca Day, durante il quale i pazienti, adulti e bambini, accompagnati da volontari, medici e infermieri, hanno la possibilità di imbarcarsi per vivere un’esperienza a bordo.
L’obiettivo è di diffondere, tra le Sezioni territoriali dell’Associazione, la vela terapia quale metodo terapeutico volto alla riabilitazione psicologica e al miglioramento della qualità della vita dei malati ematologici. Negli anni poi, la sempre maggiore convinzione che il paziente sia al centro di un ampio sistema influenzato da molteplici variabili, ha portato AIL a rivolgere più attenzione a tutti quegli aspetti in grado di influenzare la malattia e il suo percorso di riabilitazione: psicologici, sociali e stili di vita. L’AIL ha infatti volge la propria attenzione sul binomio sul binomio, ormai inscindibile, tra Ambiente e Salute, con l’obiettivo di conoscere e comprendere e promuovere azioni di salvaguardia della salute.
Una veleggiate condivisa
La barca, che ha reso possibile la veleggiata ai pazienti ematologici a Venezia passando dalla Certosa e l’Arsenale oltre al bacino di San Marco, è stata la King Arawak con ormeggio presso la Compagnia della Vela di Venezia. L’iniziativa offre la possibilità ai pazienti di navigare accompagnati da un team multidisciplinare.
La giornata ha avuto come veri protagonisti i pazienti e i familiari che grazie all’iniziativa “Sognando Itaca” possono provare l’emozione unica di passare una giornata in mare aperto, la vela infatti, per le sensazioni che offre e per le condizioni uniche e suggestive in cui viene praticata, ha una funzione terapeutica e contribuisce a rafforzare il rapporto esistente tra pazienti, medici e psicologi che compongono l’equipaggio assieme al personale di bordo.
Quest’anno l’iniziativa sarà realizzata con il coinvolgimento di oltre venti Sezioni provinciali AIL che organizzeranno, nel periodo estivo, sui laghi o sui mari, un ITACA DAY, durante il quale i pazienti dei centri di ematologia, accompagnati da psicologi, volontari, infermieri, medici, familiari avranno la possibilità di vivere una esperienza di condivisione fuori dallo spazio e dal tempo ordinari della vita quotidiana.
L’iniziativa si inserisce tra le attività che l’AIL e le sue 83 sezioni provinciali organizzano in occasione della Giornata Nazionale per la lotta contro leucemie, linfomi e mieloma del 21 giugno. La Giornata, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica e istituita permanentemente dal Consiglio dei Ministri, è dedicata all’informazione sulle ultime novità scientifiche nella cura dei tumori del sangue e sui progetti per il miglioramento della qualità della vita dei pazienti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
Tumore al seno, screening e medicina di precisione: un anno di risultati per il Manifesto IncontraDonna sanitainformazione.it
Un anno dopo la presentazione del Manifesto “Un impegno per la salute 2025-2027“, Fondazione IncontraDonna traccia un primo bilancio delle iniziative avviate e guarda alle priorità ancora aperte nel campo dell’oncologia e della prevenzione. L’occasione è stata una conferenza stampa ospitata dalla Fondazione Roma, che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, società scientifiche, associazioni di pazienti e professionisti della salute per discutere le sfide che attendono il Servizio sanitario nazionale nei prossimi anni. Al centro del confronto, la necessità di trasformare l’innovazione scientifica e organizzativa in opportunità concrete per tutti i cittadini, superando le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano l’accesso ai percorsi di diagnosi e cura.
Dallo screening ai test molecolari
Tra i risultati più significativi richiamati durante l’incontro figura il percorso che ha portato all’estensione dello screening mammografico alle donne nelle fasce d’età 45-49 anni e 70-74 anni, una misura attesa da tempo dagli specialisti e dalle associazioni dei pazienti. A questo si aggiunge l’approvazione di un fondo dedicato ai test molecolari ESR1, strumenti sempre più importanti per orientare le scelte terapeutiche nelle donne con carcinoma mammario metastatico. Nel corso dell’ultimo anno sono stati inoltre compiuti passi avanti nell’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, nel riconoscimento dell’obesità come patologia cronica e nella promozione di percorsi assistenziali dedicati alle persone che convivono con un tumore al seno metastatico.
L’obiettivo: rendere l’innovazione accessibile a tutti
Per Adriana Bonifacino, fondatrice di Fondazione IncontraDonna, i risultati ottenuti dimostrano che il dialogo tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni può tradursi in interventi concreti. “Nel primo anno dal lancio del Manifesto abbiamo visto trasformarsi in azioni molte delle priorità condivise con i rappresentanti del sistema salute – afferma Bonifacino -. Ora è fondamentale accompagnare la fase attuativa di questi interventi. L’innovazione è davvero tale solo quando riesce a raggiungere tutte le persone, superando le barriere territoriali e socioeconomiche che ancora limitano un equo accesso alla prevenzione e alle cure”. Secondo la presidente della Fondazione, la sfida dei prossimi anni sarà consolidare i risultati raggiunti e favorire una sempre maggiore personalizzazione dei percorsi assistenziali.
Il peso dei tumori femminili
Il tumore della mammella continua a essere la neoplasia più frequente tra le donne italiane, con oltre 53 mila nuove diagnosi ogni anno. Accanto a questa patologia, anche i tumori ginecologici rappresentano un’importante area di intervento per il sistema sanitario. L’evoluzione delle conoscenze scientifiche mette oggi a disposizione strumenti sempre più sofisticati, dalla genetica oncologica alla profilazione molecolare, che consentono di individuare trattamenti sempre più mirati e personalizzati. Secondo Andrea Botticelli, membro del Consiglio di amministrazione di Fondazione IncontraDonna e responsabile della Breast Unit del Policlinico Umberto I di Roma, il vero obiettivo è fare in modo che queste opportunità siano disponibili per tutte le pazienti. “Disponiamo di strumenti sempre più efficaci che consentono di personalizzare i percorsi di cura e migliorare gli esiti clinici – sottolinea -. Per questo è fondamentale promuovere la cultura della prevenzione e garantire a tutte le donne, indipendentemente dalla regione di residenza, le stesse opportunità di accesso ai percorsi diagnostici e terapeutici più appropriati”.
Prevenzione e presa in carico al centro delle politiche sanitarie
Tra i temi affrontati durante la giornata anche la genetica oncologica, la prevenzione personalizzata, il ruolo della nutrizione nei percorsi oncologici, il rafforzamento dei Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) nei tumori ginecologici e la gestione delle persone che convivono con una malattia metastatica. Un approccio che punta a considerare il paziente lungo tutto il percorso di cura, dalla prevenzione alla diagnosi, fino al trattamento e al follow-up. “Prevenzione, innovazione e presa in carico rappresentano oggi una priorità strategica per il Servizio sanitario nazionale”, ha evidenziato Sergio Iavicoli, direttore generale della Prevenzione del Ministero della Salute, sottolineando il valore della collaborazione tra istituzioni, professionisti e associazioni di pazienti.
Le sfide per il 2026
A un anno dall’avvio del Manifesto, il messaggio che emerge dal confronto promosso da IncontraDonna è chiaro: i progressi ottenuti rappresentano una base importante, ma il lavoro da fare resta ancora significativo. L’obiettivo indicato dai partecipanti è continuare a investire in prevenzione, diagnosi precoce e medicina di precisione, assicurando che le innovazioni disponibili raggiungano in modo uniforme tutte le aree del Paese. Perché, come hanno ricordato i promotori dell’iniziativa, la qualità delle cure non dovrebbe dipendere dal luogo in cui si vive, ma essere garantita a ogni cittadino attraverso un sistema sanitario sempre più equo, moderno e vicino ai bisogni delle persone.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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belzutifan ), la prima e unica terapia della sindrome di von Hippel-Lindau VHL clicMedicina
L’Agenzia Italiana del Farmaco Aifa ha approvato la rimborsabilità di belzutifan per il trattamento di pazienti adulti affetti dalla sindrome di von Hippel-Lindau VHL che abbiano sviluppato carcinoma a cellule renali RCC localizzato, emangioblastomi del sistema nervoso centrale o tumori neuroendocrini del pancreas e per i quali le procedure locali non siano adeguate. La decisione segue l’approvazione della Commissione Europea avvenuta in seguito ai risultati dello studio di fase 2 Litespark-004, in cui belzutifan ha continuato a dimostrare benefici clinici dopo un follow-up mediano di circa 50 mesi, con un tasso di risposta obiettiva del 67% nei pazienti con carcinoma renale associato a VHL. Inoltre, lo studio ha evidenziato risposte durature sia nei tumori neuroendocrini del pancreas che negli emangioblastomi del SNC, riducendo o ritardando la necessità di ricorrere a interventi chirurgici ripetuti.
SINDROME VON HIPPEL-LINDAU
La VHL è una malattia genetica rara e multisistemica che predispone allo sviluppo di tumori, sia benigni che maligni, in diversi organi del corpo. Nel corso della vita, circa il 70% dei pazienti sviluppa carcinomi renali a cellule chiare, il 60-80% emangioblastomi del SNC e circa il 5-10% tumori neuroendocrini pancreatici. La prevalenza è di 1/53mila casi e l’incidenza annuale alla nascita 1/36mila. Colpisce uomini e donne in modo equivalente ed esordisce solitamente tra la seconda e la quarta decade di vita (l’età media alla diagnosi è 26 anni), sebbene i primi segni possano talvolta apparire già nell’infanzia.
Fino a oggi, la gestione clinica si è basata prevalentemente sulla sorveglianza attiva seguita da procedure locali. Questo approccio espone i pazienti alla necessità di sottoporsi a diversi interventi chirurgici nel corso della vita, con possibili disabilità quali la riduzione o perdita della vista, la compromissione motoria o neurologica e l’insufficienza renale, riducendo la qualità di vita.
“Quello a cui assistiamo oggi rappresenta un cambiamento rilevante nella gestione clinica delle persone con malattia di von Hippel-Lindau VHL”, dichiara il dott. Alfonso Massimiliano Ferrara, endocrinologo presso UOSD Unità Tumori Ereditari, Istituto Oncologico Veneto IOV, IRCCS, Padova. “La disponibilità di un trattamento mirato, in grado di agire simultaneamente sulle principali manifestazioni della malattia, consente di rispondere a un importante bisogno clinico ancora insoddisfatto, con il potenziale di ridurre la necessità di procedure locali e di interventi chirurgici ripetuti nel corso della storia clinica del paziente, preservando più a lungo la funzionalità d’organo e contribuendo a migliorare la gestione complessiva della patologia oltre che la qualità di vita del paziente.”
“L’approvazione da parte di Aifa della rimborsabilità di belzutifan rappresenta un traguardo di grande rilievo e, per MSD, motivo di autentico orgoglio, perché consente di rendere disponibile anche in Italia la nuova opzione terapeutica per le persone che convivono con la sindrome di von Hippel-Lindau”, afferma Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata MSD Italia. “In uno scenario in cui la gestione della VHL si è basata prevalentemente sulla sorveglianza clinica e sul ricorso a interventi locali o chirurgici spesso ripetuti, la disponibilità di belzutifan – prima e unica terapia target sistemica rimborsata in Italia per questa sindrome – apre oggi la possibilità di un concreto cambio di paradigma.”
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Natalia Paragoni e la diagnosi di linfoma di Hodgkin: "Comincio la seconda chemio" Adnkronos
Natalia Paragoni sta affrontando la malattia con il sorriso. Lo scorso 27 aprile, quando si trovava all’ottavo mese di gravidanza, l'influencer ha ricevuto una chiamata che, come ha raccontato lei stessa, "ha cambiato la mia vita". “Mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia”.
Paragoni ha spiegato di voler condividere sui social questo momento delicato della sua vita: "Vi porterò con me in questa esperienza, come ho sempre fatto. Cercherò di portare avanti la mia quotidianità come al solito", ha detto l'influencer, ex volto di ‘Uomini e Donne’, sulle instagram stories.
Pochi giorni dopo aver raccontato per la prima volta della sua malattia, l'influencer ha mostrato il momento in cui si è tagliata i capelli dopo la prima seduta di chemioterapia. "Questa settimana ho la seconda infusione, come la chiamo io", ha aggiunto.
Il post instagram
Queste le parole di Natalia Paragoni quando ha reso nota la diagnosi sui social: “Tutto è iniziato il 27 aprile con una telefonata che mi ha cambiato la vita. Ero incinta all’ottavo mese, dentro di me cresceva la piccola Beatrice e io avrei dovuto pensare solo alla sua nascita. Invece, una notizia inaspettata ha trasformato quel periodo di attesa e felicità in un tempo di paura, domande e incertezza. Oggi vi racconto il motivo dei miei silenzi di quest’ultimo mese. Mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia. In questo mese ho provato dolore, paura e ho pianto tantissimo, quando invece avrei dovuto solo gioire. Mi sono fatta mille domande e ci sono stati momenti davvero difficili. Per fortuna, però, non sono mai stata sola".
"Ho avuto accanto tutta la mia famiglia, nessuno escluso: Andrea, i miei genitori e gli amici più cari mi hanno dato forza, amore e sostegno ogni giorno, e vi assicuro che non è una cosa scontata. E poi ci sono le mie bambine che, con il loro amore e i loro sorrisi, riescono a darmi una forza immensa. Adesso dovrò affrontare un nuovo viaggio. Non so ancora cosa mi aspetta, ma so che ce la devo fare e ce la farò. Per le mie bimbe. Per le persone che amo. Ma soprattutto per me. Avevo bisogno di tempo prima di raccontarlo, ma oggi sento di volerlo condividere con voi con sincerità. Un passo alla volta”.
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Malattie rare, disponibile in Italia la prima terapia sistemica per la sindrome di von Hippel-Lindau Doctor33
L'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità della prima terapia sistemica per il trattamento dei pazienti adulti affetti da malattia di von Hippel-Lindau (Vhl) che hanno sviluppato carcinoma a cellule renali localizzato, emangioblastomi del sistema nervoso centrale o tumori neuroendocrini del pancreas e per i quali le procedure locali non sono considerate adeguate. Per la prima volta nel nostro Paese viene introdotta un'opzione terapeutica farmacologica mirata per una patologia ereditaria rara e multisistemica che, fino a oggi, veniva gestita prevalentemente attraverso sorveglianza clinica, monitoraggio e interventi locali o chirurgici spesso ripetuti nel tempo. La sindrome di von Hippel-Lindau è una malattia genetica rara che predispone allo sviluppo di tumori benigni e maligni in diversi organi. La prevalenza è stimata in circa un caso ogni 53mila persone, mentre l'incidenza alla nascita è di circa un caso ogni 36mila. L'età media alla diagnosi è di 26 anni, anche se i primi segni possono comparire già durante l'infanzia.
Nel corso della vita circa il 70% dei pazienti sviluppa un carcinoma renale a cellule chiare, il 60-80% emangioblastomi del sistema nervoso centrale e il 5-10% tumori neuroendocrini pancreatici. La necessità di sottoporsi a interventi ripetuti può comportare conseguenze importanti, tra cui perdita della vista, deficit neurologici, compromissione motoria e insufficienza renale, con un impatto significativo sulla qualità di vita.
L'approvazione di Aifa segue i risultati dello studio di fase II Litespark-004, che ha evidenziato benefici clinici duraturi dopo un follow-up mediano di circa 50 mesi. Nei pazienti con carcinoma renale associato a Vhl è stato osservato un tasso di risposta obiettiva del 67%. Lo studio ha inoltre mostrato risposte prolungate anche nei tumori neuroendocrini pancreatici e negli emangioblastomi del sistema nervoso centrale, con una riduzione o un ritardo nella necessità di ricorrere a nuovi interventi chirurgici. Secondo Alfonso Massimiliano Ferrara, endocrinologo dell'Unità Tumori Ereditari dell'Istituto Oncologico Veneto Irccs di Padova, la disponibilità della nuova terapia rappresenta "un avanzamento significativo" nella gestione della malattia. "Quello a cui assistiamo oggi rappresenta un cambiamento rilevante nella gestione clinica delle persone con malattia di von Hippel-Lindau", afferma Ferrara. "Si tratta della prima e unica terapia sistemica target rimborsata in Italia per questi pazienti. La disponibilità di un trattamento mirato, in grado di agire simultaneamente sulle principali manifestazioni della malattia, consente di rispondere a un importante bisogno clinico ancora insoddisfatto". Per lo specialista, la possibilità di intervenire contemporaneamente sulle diverse manifestazioni della patologia potrebbe contribuire a ridurre il ricorso a procedure locali e interventi chirurgici ripetuti, preservando più a lungo la funzionalità degli organi coinvolti e migliorando la qualità di vita dei pazienti. Resta comunque centrale, sottolinea Ferrara, l'approccio multidisciplinare alla presa in carico della malattia, necessario per definire nel tempo il percorso assistenziale più appropriato in base alle caratteristiche cliniche e all'evoluzione della patologia.
Soddisfazione anche da parte di Msd Italia. "L'approvazione da parte di Aifa della rimborsabilità rappresenta un traguardo di grande rilievo e, per Msd, motivo di autentico orgoglio, perché consente di rendere disponibile anche in Italia una nuova opzione terapeutica per le persone che convivono con la sindrome di von Hippel-Lindau, una patologia ereditaria rara, complessa e multisistemica per la quale, per lungo tempo, sono mancate risposte mirate", afferma Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia. "In uno scenario in cui la gestione della Vhl si è basata prevalentemente sulla sorveglianza clinica e sul ricorso a interventi locali o chirurgici spesso ripetuti, la disponibilità della prima e unica terapia target sistemica rimborsata in Italia per questa sindrome apre oggi la possibilità di un concreto cambio di paradigma", aggiunge Luppi. Secondo la manager, la decisione di Aifa assume un valore particolarmente significativo perché consente di offrire ai pazienti un'innovazione terapeutica in un ambito caratterizzato da elevata complessità clinica e da bisogni rimasti a lungo insoddisfatti. "La rarità rischia spesso di tradursi in minore visibilità, ma è proprio in questi contesti che è fondamentale continuare a fare la differenza, contribuendo in modo concreto a migliorare la vita delle persone", conclude.
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Radioterapia oncologica pediatrica: collaborazione tra Italia e Cina all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano TecnoMedicina
Si apre un ponte, scientifico e culturale, tra Italia e Cina. E lo si fa avviando i primi passi di un’alleanza in uno dei campi più delicati della lotta ai tumori: la radioterapia pediatrica, parte integrante multidisciplinare di un percorso di cura oncologico pediatrico. Accade all’IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, dove l’8 giugno, è arrivata una delegazione di tre medici e fisici cinesi dello Shandong Cancer Hospital and Institute di Jinan: il Professor Ligang Xing, tra i massimi esperti internazionali di adroterapia, radioterapia e oncologia, accompagnato da Jian Zhu, del Proton Center, e Man Hu. Ad accogliere la delegazione il Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori, Gustavo Galmozzi, e la dottoressa che ha invitato i tre esperti in Italia, Sabina Vennarini, Responsabile della Struttura Semplice di Radioterapia Pediatrica presso la Struttura Complessa di Radioterapia dell’IRCCS.
Lo Shandong Cancer gestisce uno dei programmi di radioterapia più grandi e tecnologicamente avanzati al mondo. Il suo dipartimento è dotato di più di venti dispositivi di radioterapia, tra cui diversi acceleratori lineari, due unità TomoTherapy C, un acceleratore lineare guidato da risonanza magnetica, un sistema di radioterapia adattativa e il CyberKnife di sesta generazione. L’ospedale tratta circa 1.800 pazienti al giorno con radioterapia a fascio esterno e attraverso il suo Proton Center fornisce radioterapia protonica a circa 160 pazienti ogni giorno.
La visita rappresenta il consolidamento di una collaborazione scientifica avviata nel 2024 a Singapore, nel corso del 62° Congresso Annuale della Particle Therapy Cooperative Group, il più importante appuntamento mondiale dedicato alla terapia con particelle: in quell’occasione la Dr.ssa Sabina Vennarini, uno dei massimi esperti mondiali di terapia con particelle nella cura dei tumori pediatrici, e il Professor Xing hanno co-moderato una sessione scientifica. Sette mesi dopo, la dottoressa italiana è stata invitata in Cina come relatrice al 2° Congresso Nazionale Cinese di Adroterapia, tenutosi a Jinan. E nell’agosto 2025 ha partecipato, in qualità di esperta internazionale e ospite d’onore, al 1° Congresso Nazionale di Radioterapia e Protonterapia Pediatrica nella stessa città. Con la visita della delegazione cinese a Milano, questa collaborazione ha compiuto un ulteriore passo avanti.
“L’interesse manifestato per la nostra realtà testimonia il valore dell’intera comunità professionale dell’Istituto”, ha affermato Vennarini: “Non si tratta soltanto di un riconoscimento nei confronti del mio lavoro, ma dell’eccellenza multidisciplinare di un luogo che fa da punto di riferimento nella ricerca e nella cura dei tumori pediatrici e dell’adulto”.
“È per noi motivo di grande piacere e soddisfazione – ha sottolineato il Prof. Andrea Riccardo Filippi, Direttore della Struttura Complessa di Radioterapia Oncologica dell’INT – aver accolto questa delegazione di colleghi radio-oncologi presso il nostro Istituto e la Divisione di Radioterapia. L’attività di radioterapia pediatrica, guidata dalla dottoressa Vennarini, riveste un ruolo fondamentale e si inserisce in un percorso di eccellenza nelle cure radio-oncologiche dedicate a bambini e adulti. Su questo fronte l’INT sta investendo molto, al fine di confermarsi ai più elevati standard globali, anche grazie alla partnership con CNAO”.
Per l’Istituto, invece, “è la conferma della capacità di dialogare a tutto campo con i principali attori internazionali della ricerca oncologica, consolidando il proprio ruolo non solo in ambito europeo ma anche nei confronti di Paesi a forte sviluppo scientifico come la Cina”.
Dopo la tappa milanese la delegazione ha visitato il CNAO a Pavia, di cui l’Istituto stesso è socio fondatore e dove, dal 2021, ha ulteriormente rafforzato il proprio ruolo nel coordinamento nazionale dei percorsi di cura mediante adroterapia. Successivamente, la stessa delegazione si recherà in Francia, prima presso L’Istituto Gustave-Roussy, a Villejuif e, quindi, al 64° Congresso Annuale del Particle Therapy Co-Operative Group, in programma a Deauville, in Normandia, dall’8 al 13 giugno 2026.
LILT TRENTINA * CANCER SURVIVORS DAY: «L’APPUNTAMENTO DEDICATO A CHI HA SUPERATO IL PERCORSO ONCOLOGICO, TRENTO - GIARDINI DEL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO (20/6 ORE 9.00) - agenziagiornalisticaopinione.it
LILT TRENTINA * CANCER SURVIVORS DAY: «L’APPUNTAMENTO DEDICATO A CHI HA SUPERATO IL PERCORSO ONCOLOGICO, TRENTO - GIARDINI DEL CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO (20/6 ORE 9.00) agenziagiornalisticaopinione.it
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Arriva la prima terapia per la Sindrome di von Hippel-Lindau (VHL) Milano Finanza
Una vera, grande notizia, anche se per pochi pazienti, visto che si tratta di una malattia assai rara. Finalmente arriva una terapia in grado non di risolvere ma di fare veramente la differenza nella vita delle persone che convivono con questa patologia. La Vhl è una malattia genetica rara e multisistemica che predispone allo sviluppo di tumori, sia benigni che maligni, in diversi organi del corpo.
Nel corso della loro vita, circa il 70% dei pazienti sviluppa carcinomi renali a cellule chiare, il 60-80% emangioblastomi del Snc e circa il 5-10% tumori neuroendocrini pancreatici. La prevalenza è di 1 ogni 53 mila casi e l'incidenza annuale alla nascita 1/36.000. Colpisce uomini e donne in modo equivalente ed esordisce solitamente tra la seconda e la quarta decade di vita (l'età media alla diagnosi è 26 anni), sebbene i primi segni possano talvolta apparire già nell'infanzia.
Fino a oggi, la gestione clinica si è basata prevalentemente sulla sorveglianza attiva seguita da procedure locali. Questo approccio espone i pazienti alla necessità di sottoporsi a diversi interventi chirurgici nel corso della vita, con possibili disabilità quali la riduzione o perdita della vista, la compromissione motoria o neurologica e l'insufficienza renale, riducendo la qualità di vita.
Finalmente l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità di belzutifan di Msd per il trattamento dei pazienti adulti affetti dalla malattia di von Hippel-Lindau (Vhl) che hanno sviluppato carcinoma a cellule renali (Rcc) localizzato, emangioblastomi del sistema nervoso centrale (Snc) o tumori neuroendocrini del pancreas e per i quali le procedure locali non sono adeguate.
La decisione di Aifa segue l’approvazione della Commissione Europea avvenuta in seguito ai risultati dello studio di Fase 2 Litespark-004. Nello studio Litesperk-004, belzutifan ha continuato a dimostrare benefici clinici dopo un follow-up mediano di circa 50 mesi, con un tasso di risposta obiettiva (Orr) del 67% nei pazienti con carcinoma renale associato a Vhl.
Inoltre, lo studio ha evidenziato risposte durature sia nei tumori neuroendocrini del pancreas che negli emangioblastomi del Snc, riducendo o ritardando la necessità di ricorrere a interventi chirurgici ripetuti. Belzutifan è una molecola first in class appartenente alla famiglia degli inibitori del fattore 2a inducibile dall’ipossia (HIF-2a) ed è la prima e unica opzione di trattamento sistemico approvato per questi pazienti.
Secondo Alfonso Massimiliano Ferrara endocrinologo presso Uosd Unità Tumori ereditari dell’Istituto oncologico veneto Irccs di Padova, "quello a cui assistiamo oggi rappresenta un cambiamento rilevante nella gestione clinica delle persone con malattia di von Hippel-Lindau (Vhl), una patologia ereditaria rara associata allo sviluppo di neoplasie benigne e maligne in differenti distretti anatomici, in particolare a carico di rene, pancreas e Snc".
"La Vhl è una patologia complessa caratterizzata da elevata eterogeneità clinica e da un decorso cronico che richiede sorveglianza continuativa, valutazioni specialistiche integrate e, frequentemente, interventi chirurgici ripetuti nel tempo. In questo contesto, belzutifan rappresenta un avanzamento significativo, introducendo un nuovo paradigma terapeutico nella gestione della malattia di Vhl nelle sue diverse manifestazioni cliniche. Si tratta infatti della prima e unica terapia sistemica target rimborsata in Italia per i pazienti con Vhl che necessitino di trattamento per carcinoma renale a cellule chiare localizzato, tumori neuroendocrini pancreatici ed emangioblastomi del Snc".
"La disponibilità di un trattamento mirato – prosegue Ferrara – in grado di agire simultaneamente sulle principali manifestazioni della malattia, consente di rispondere a un importante bisogno clinico ancora insoddisfatto, con il potenziale di ridurre la necessità di procedure locali e di interventi chirurgici ripetuti nel corso della storia clinica del paziente, preservando più a lungo la funzionalità d’organo e contribuendo a migliorare la gestione complessiva della patologia oltre che la qualità di vita del paziente. Rimane tuttavia fondamentale un approccio multidisciplinare alla patologia, elemento imprescindibile nella presa in carico dei pazienti con Vhl, per definire nel tempo il percorso assistenziale e terapeutico più appropriato sulla base delle caratteristiche cliniche individuali, dell’evoluzione della malattia e del coinvolgimento dei diversi organi interessati".
L’accesso a belzutifan in regime di rimborsabilità segna un punto di svolta per la gestione della Vhl in Italia, offrendo una nuova speranza ai pazienti e alle loro famiglie, rafforzando l’importanza di un approccio multidisciplinare. Visibilmente soddisfatta Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata Msd Italia, che ha sottolineato come “l’approvazione da parte di Aifa della rimborsabilità di belzutifan rappresenta un traguardo di grande rilievo e, per Msd, motivo di autentico orgoglio, perché consente di rendere disponibile anche in Italia la nuova opzione terapeutica per le persone che convivono con la sindrome di von Hippel-Lindau, una patologia ereditaria rara, complessa e multisistemica per la quale, per lungo tempo, sono mancate risposte mirate".
"In uno scenario in cui la gestione della VHL si è basata prevalentemente sulla sorveglianza clinica e sul ricorso a interventi locali o chirurgici spesso ripetuti, la disponibilità di belzutifan — prima e unica terapia target sistemica rimborsata in Italia per questa sindrome — apre oggi la possibilità di un concreto cambio di paradigma. La decisione di Aifa segna un passaggio particolarmente significativo, perché permette di offrire finalmente ai pazienti un’innovazione terapeutica in un ambito caratterizzato da elevata complessità clinica e da bisogni rimasti a lungo insoddisfatti".
"Questo risultato rappresenta inoltre una nuova, importante tappa nella nostra storia nelle malattie rare e in oncologia, aree in cui Msd è impegnata da anni nello sviluppo di soluzioni all’avanguardia. Ed è anche grazie a traguardi come questo che rinnoviamo la nostra volontà di portare innovazione dove ce n’è più bisogno: proprio in quei contesti in cui la rarità rischia di tradursi in minore visibilità, ma dove è fondamentale continuare a fare la differenza, contribuendo in modo concreto a migliorare la vita delle persone”, ha concluso Nicoletta Luppi.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Giacomo Pietro Comi (Centro Dino Ferrari):"Verrà lanciato un nuovo farmaco per la cura della distrofia muscolare di Duchenne " Il Giornale d'Italia
Giacomo Pietro Comi, direttore del Centro Dino Ferrari, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione del 45° anniversario dell'Associazione Dino Ferrari, celebrato presso le Gallerie d'Italia di Milano. Nell'intervista ha parlato degli ultimi progetti di ricerca e dell'ampliamento del Policlinico di Milano.
Quanto è importante questo evento per il Centro Dino Ferrari?
È sempre importante, perché sancisce il rapporto con la città. Siamo in una sede molto prestigiosa, le Gallerie d'Italia in Piazza della Scala, alla presenza di tantissimi soci e socie che ci onorano del loro supporto quotidiano e della loro partecipazione. La loro presenza per noi significa molto: ci permette di continuare a sostenere la ricerca scientifica, l'innovazione e il progresso nel cuore di Milano, all'Ospedale Maggiore Policlinico, nella neurologia e in tutto ciò che riguarda le malattie neurologiche.
Quali sono gli ultimi progetti del centro?
Il centro ha diversi progetti che riguardano la malattia di Alzheimer e l'approccio alle nuove terapie con anticorpi monoclonali, su cui stiamo sperimentando; spero che questo si traduca presto in un'approvazione per tutti i pazienti che ne hanno le caratteristiche. Stiamo facendo molti progressi anche nell'ambito dei disturbi del movimento, per esempio nel Parkinson.
Ci sono progressi estremamente significativi nella distrofia muscolare di Duchenne: la settimana prossima verrà lanciato a Roma da Italfarmaco un nuovo farmaco approvato per la cura della componente infiammatoria e per le alterazioni muscolari della distrofia muscolare di Duchenne. Siamo orgogliosi che il Centro Dino Ferrari abbia collaborato fin dall'inizio allo sviluppo di questa terapia: è una terapia concepita, progettata, studiata e sviluppata in Italia, ma approvata a livello mondiale dall'FDA e dall'EMA. È un grande risultato e, se fosse vivo Enzo Ferrari, penso che sarebbe un bel riconoscimento dedicarne in parte a lui questo progresso della ricerca scientifica italiana.
Il centro si sta ampliando: può raccontarci qualcosa in più?
Abbiamo un grande progetto di ristrutturazione dell'Ospedale Maggiore Policlinico visibile a tutti i cittadini di Milano. A seguito della ristrutturazione si libereranno spazi significativi in tutta via Pace, un luogo storico adiacente alla Rotonda della Bisana che intendiamo trasformare in larga parte in laboratori innovativi per la ricerca biomedica in generale e, in particolare, per la ricerca sulle malattie neurologiche e le scienze neurologiche.
Questo progetto è fondamentale: il Centro Dino Ferrari ci tiene moltissimo ed è impegnato in prima persona. Pensiamo che sia un obiettivo importante non solo per noi, per la Fondazione Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico e per l'Università degli Studi di Milano, ma per tutta la città. Sarà un valore aggiunto per la crescita di nuove intelligenze e nuovi progetti: giovani con attitudini e professionalità diverse potranno lavorare insieme e dare un ulteriore, decisivo impulso all'innovazione scientifica e allo sviluppo di nuove terapie. È un progetto enorme che procede di pari passo con il rinnovamento delle strutture sanitarie.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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Alcol e cancro: i 10 tumori collegati anche al consumo moderato Pazienti.it
Un gruppo internazionale di ricercatori ha analizzato 843 studi scientifici pubblicati negli ultimi sessant'anni per valutare gli effetti del consumo di alcol sulla salute.
I risultati, pubblicati sulla rivista Nature Health, mostrano un quadro complesso: alcune malattie sembrano associate a un rischio inferiore nei consumatori moderati, ma aumentano le evidenze che collegano anche basse quantità di alcol a diversi tipi di tumore. Lo studio punta a fornire una base più solida per le future linee guida sanitarie.
Cosa ha analizzato il nuovo studio
Per anni il dibattito sull'alcol si è mosso tra due posizioni opposte. Da una parte chi sosteneva i benefici di un bicchiere di vino al giorno, soprattutto per il cuore. Dall'altra chi riteneva che non esistesse una soglia realmente sicura.
Il nuovo lavoro pubblicato su Nature Health prova a fare ordine.
Lo studio ha esaminato 843 studi osservazionali pubblicati tra il 1961 e il 2023, valutando l'associazione tra consumo di alcol e 20 differenti condizioni di salute.
Gli autori hanno utilizzato il metodo del "Burden of Proof", già impiegato in altre ricerche epidemiologiche per misurare la forza delle prove disponibili. L'obiettivo era ridurre il più possibile le distorsioni statistiche che spesso complicano questo tipo di analisi.
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Il dato che colpisce subito riguarda la dimensione della ricerca: raramente vengono sintetizzati così tanti studi in un'unica valutazione.
I tumori restano la principale preoccupazione
La conclusione più robusta riguarda il rischio oncologico.
Secondo i ricercatori, il consumo di bevande alcoliche è associato a un aumento del rischio di numerose forme tumorali, tra cui:
Il tumore della faringe è risultato tra quelli con l'associazione più forte.
Va detto che l'idea di un legame tra alcol e cancro non nasce oggi. Già nel 2007 l'agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) aveva classificato l'etanolo come cancerogeno per l'uomo. Tuttavia questa nuova analisi aggiorna il quadro con una mole di dati molto più ampia.
Il punto è che il rischio non sembra comparire soltanto nei forti consumatori. In alcuni casi emerge già a livelli relativamente bassi di assunzione.
Per capire il meccanismo basta immaginare una strada che si usura poco alla volta. Un singolo passaggio non provoca danni evidenti, ma il traffico continuo lascia segni sempre più profondi. Con l'alcol accade qualcosa di simile: l'esposizione ripetuta può favorire processi biologici che aumentano la probabilità di sviluppare determinate neoplasie.
Esistono davvero benefici cardiovascolari?
La parte più discussa dello studio riguarda alcune patologie per le quali è stata osservata una curva cosiddetta "a J".
In parole semplici, i consumatori moderati sembrano presentare un rischio inferiore rispetto agli astemi per alcune condizioni, tra cui:
Una scoperta sorprendente? Non proprio.
Chi segue la letteratura scientifica ricorderà il celebre "paradosso francese" degli anni Novanta, quando alcuni ricercatori ipotizzarono che il consumo moderato di vino rosso potesse contribuire a spiegare la minore incidenza di malattie cardiovascolari osservata in alcune popolazioni.
Ciò non toglie che la questione resti aperta.
Gli stessi autori invitano alla prudenza. Le evidenze provengono da studi osservazionali e potrebbero essere influenzate da fattori esterni. Chi beve poco, ad esempio, spesso segue anche una dieta più equilibrata, pratica attività fisica e dispone di un migliore accesso alle cure sanitarie.
Separare completamente questi elementi è difficile.
Perché gli esperti invitano alla cautela
Negli ultimi anni molte ricerche hanno ridimensionato l'idea che bere moderatamente sia una scelta benefica per la salute.
Uno degli aspetti più delicati riguarda infatti il confronto con gli astemi. In alcune analisi il gruppo dei non bevitori comprende persone che hanno smesso di bere a causa di problemi di salute già esistenti. Questo può alterare i risultati e far apparire il consumo moderato più vantaggioso di quanto sia realmente.
Gli epidemiologi chiamano questo fenomeno "sick quitter effect". Un dettaglio tecnico, certo, ma capace di modificare in modo sostanziale l'interpretazione dei dati.
Per questo motivo gli autori del lavoro pubblicato su Nature Health sottolineano che eventuali benefici cardiovascolari devono essere valutati insieme ai rischi accertati, soprattutto quelli oncologici.
Cosa cambia per le linee guida sanitarie
Le indicazioni sul consumo di alcol stanno evolvendo rapidamente.
Negli ultimi anni diversi Paesi hanno aggiornato le proprie raccomandazioni. Alcune autorità sanitarie hanno iniziato ad abbandonare il concetto di soglia sicura, preferendo parlare di riduzione del rischio.
A conti fatti, il messaggio che emerge dal nuovo studio è relativamente semplice: meno alcol si consuma, minore tende a essere il rischio complessivo per molte malattie.
Questo non significa che un bicchiere occasionale comporti automaticamente conseguenze sulla salute. Significa piuttosto che la relazione tra alcol e benessere è più complessa di quanto si pensasse in passato.
E forse, diciamolo, meno rassicurante.
Le domande che restano aperte
La ricerca non chiude il dibattito. Anzi, apre nuovi interrogativi.
Gli scienziati dovranno chiarire meglio se gli apparenti effetti protettivi osservati per alcune patologie siano realmente causati dall'alcol oppure riflettano differenze negli stili di vita dei partecipanti.
Nuovi studi genetici e metodologie sempre più sofisticate potrebbero fornire risposte più precise nei prossimi anni.
Nel frattempo, il lavoro pubblicato su Nature Health rappresenta una delle valutazioni più complete oggi disponibili. Un tassello importante per comprendere come le bevande alcoliche influenzino l'organismo e per aiutare cittadini e decisori politici a compiere scelte basate sulle evidenze scientifiche più aggiornate.
Fonti:
Nature Health – Health effects associated with alcohol consumption: a Burden of Proof study
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Malattie rare: Luppi (Msd), ‘6 Regioni hanno già detto sì alla terapia per Vhl belzutifan’ Quotidiano Nazionale
Malattie rare: Luppi (Msd), ‘6 Regioni hanno già detto sì alla terapia per Vhl belzutifan’ “La scorsa settimana l’Aifa - Agenzia italiana del farmaco, ha dato il via libera alla prima e unica terapia target sistemica approvata per la sindrome di Vhl: belzutifan. Ora tocca alle Regioni avere lo stesso passo celere. In 6 hanno già detto sì, ci aspettiamo che le altre provvedano quanto prima per garantire una promessa di nuova vita ai pazienti”. Così Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata Msd Italia, intervenendo a Roma in occasione del via libera al rimborso della prima opzione terapeutica per la sindrome di von Hippel-Lindau, che segna un cambio di paradigma per le persone che ne soffrono.
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Koeman lontano dalla moglie malata: «Il cancro al seno è tornato, io negli Usa per i Mondiali e lei a casa per il trattamento. È dura» Il Messaggero
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«A volte la vita è difficile per lei, per me, per noi. Speriamo che i trattamenti diano risultati positivi. Ma è dura». Ronald Koeman lo ha detto in sala stampa con la voce di chi porta un peso che nessun trofeo può alleggerire. Il commissario tecnico dell'Olanda — 63 anni, ex difensore goleador con oltre 250 reti in carriera e 18 trofei da calciatore — è alla guida degli Orange ai Mondiali che si aprono l'11 giugno negli Stati Uniti. Ma la testa, almeno in parte, è rimasta a casa, accanto alla moglie Bartina, alle prese con una recidiva del cancro al seno, come riporta il Corriere della Seraa.
«Ogni mercoledì soffre»
Bartina Koeman convive con la malattia da quindici anni. «La prima volta mi è stato diagnosticato nel 2010 — aveva raccontato —.
Mi sono sottoposta a intervento chirurgico, chemioterapia e radioterapia. Era scomparso, poi è ritornato». Nel 2018 la situazione si era aggravata: dolori al collo che sembravano un colpo di frusta si erano rivelati metastasi alla colonna vertebrale. Nuovi cicli di chemioterapia, una remissione, poi un'altra Tac con una nuova attività tumorale. Da allora, ogni tre o quattro settimane il viaggio verso l'ospedale oncologico di Amsterdam.
Anche durante Euro 2021 Koeman aveva lasciato casa con il cuore diviso. Ora si ripete. «Lei non è qui con me, è a casa — ha spiegato il tecnico —. Ogni mercoledì subisce un trattamento che la fa soffrire per almeno due giorni a causa degli effetti collaterali. Non verrà negli Usa». C'è però un'eccezione che Koeman si permette di sognare: «Magari, dovessimo raggiungere la finale della Coppa del Mondo, potrebbe saltare un trattamento, se le sarà consentito. Sarebbe un'emozione grandissima per entrambi». Titolare nell'Europeo vinto dall'Olanda nel 1988, sa cosa significa alzare un trofeo. Ma questa volta il significato sarebbe diverso.
Bartina, dal canto suo, non cerca compassione. «Sono una donna forte e posso farcela — aveva detto —. Non vado in giro a piagnucolare tutto il giorno perché sono molto indipendente». E aveva aggiunto, parlando del marito: «Spero davvero che Ronald venga ricompensato per il suo duro lavoro. Spero che arrivi molto lontano». Fu lei, nel 2021, la prima a spingerlo a partire nonostante la recidiva. Lo aveva fatto per lui. Lui ora gioca anche per lei.