📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Papa operato al polmone destro, asportato il lobo inferiore. Confermata la diagnosi di adenocarcinoma Quotidiano Sanità
Confermata la diagnosi di adenocarcinoma polmonare per il Papa, come sospettato dagli esami pre-operatori. A confermarlo la Santa Sede con le dichiarazioni del prof. Stefano Margaritora e del dott. Luigi Carbone, che hanno condotto l’intervento sul Pontefice nel pomeriggio del 13 ottobre.
Il Papa si è sottoposto ad un intervento di chirurgia toracica di circa 90 minuti, in cui gli è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita. L’esame estologico estemporaneo ha poi confermato la diagnosi già sospettata di adenocarcinoma polmonare.
L’intervento non ha presentato complicanze e il Papa è tornato nella sua stanza dopo un breve periodo di osservazione.
L’adenocarcinoma polmonare è un tumore maligno che si sviluppa a partire dalle cellule epiteliali del polmone, generalmente con caratteristiche ghiandolari, cioè cellule che possono produrre sostanze come il muco. È il tipo più frequente di tumore del polmone e appartiene alla categoria dei carcinomi polmonari non a piccole cellule (NSCLC), che rappresentano circa l’85% dei tumori polmonari.
L’équipe chirurgica era guidata dal prof. Stefano Margaritora, coadiuvato dalla prof.ssa Elisa Meacci, dalla dott.ssa Maria Teresa Congedo, e dal dott. Leonardo Petracca Ciavarella. L’équipe anestesiologica era composta dal prof. Massimo Antonelli, dal dott. Giovanni Punzo e dal dott. Giuseppe Bello.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Cos’è e come si cura l’adenocarcinoma polmonare Il Post
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Si stima che ogni anno in Italia ci siano circa 26mila diagnosi di adenocarcinoma polmonare, il tipo di tumore maligno che ha reso necessaria l’operazione di papa Leone XIV. È il tipo più diffuso tra i tumori polmonari, che nel nostro paese sono la prima causa di morte per cancro tra gli uomini e la seconda tra le donne. L’alta mortalità è dovuta al fatto che il tumore al polmone spesso non dà sintomi nelle fasi iniziali e viene diagnosticato quando è già in fase avanzata, talvolta quando si è già diffuso ad altre parti dell’organismo.
Nel caso di papa Leone XIV il tumore era stato identificato in fase precoce, nell’ambito di altri accertamenti. I medici avevano notato la presenza di un nodulo nel polmone destro e, dopo aver valutato le condizioni del papa e le caratteristiche della lesione, avevano scelto di operare per rimuoverla e analizzarla. Non tutti i noduli sono maligni, ma dai primi test è emerso che si trattava di un adenocarcinoma. Altre analisi consentiranno di comprendere meglio le caratteristiche del tumore, in modo da decidere eventuali terapie nei prossimi mesi.
In generale, nelle fasi iniziali un tumore polmonare può non dare sintomi e viene spesso scoperto durante esami effettuati per altri motivi. Quando invece si presentano, i sintomi possono comprendere tosse persistente, difficoltà a respirare, dolore al torace, tosse con sangue, stanchezza e perdita di peso. Le cause di questi sintomi possono essere molte e per questo la valutazione sull’eventuale presenza di un tumore viene fatta sulla base della storia clinica del paziente, compresa l’età e le sue abitudini.
Il fumo è uno dei principali fattori di rischio per i tumori polmonari in generale (8-9 tumori polmonari su 10), ma ci possono essere casi in cui la malattia si presenta per altri motivi. L’inquinamento atmosferico può avere un ruolo, così come il fumo passivo e l’esposizione a sostanze particolari come il radon o l’amianto. Ci sono poi particolari predisposizioni genetiche che aumentano il rischio di ammalarsi. L’adenocarcinoma è il tipo di tumore maligno polmonare che si riscontra più spesso anche in chi non ha mai fumato.
Un tumore polmonare si sviluppa quando alcune cellule del tessuto del polmone iniziano a moltiplicarsi in modo incontrollato, con il rischio di compromettere la normale funzionalità dei polmoni stessi. L’adenocarcinoma si sviluppa di solito nelle cellule ghiandolari situate nelle zone periferiche del polmone. Può rimanere isolato o diffondersi ad altre parti del corpo: nel primo caso un intervento di rimozione riduce il rischio di recidive e di metastasi.
L’intervento può prevedere l’asportazione di una parte del polmone o, in alcuni casi, dell’intero organo. La quantità di tessuto rimossa dipende dalle caratteristiche del tumore e dalle condizioni del paziente. Nel caso di papa Leone XIV i medici hanno scelto di rimuovere il lobo inferiore del polmone destro, che è diviso in tre lobi (quello sinistro ne ha due per lasciare spazio al cuore). La rimozione è avvenuta con una tecnica videoassistita, utilizzando quindi una piccola videocamera e strumenti dedicati, senza rendere necessaria un’apertura più invasiva del torace.
Prima di un intervento di questo tipo si fanno esami e test per verificare la capacità respiratoria del paziente, visto che l’asportazione può comportare una lieve riduzione del volume d’aria respirato. Il recupero dopo l’operazione dura di solito una decina di giorni: il paziente respira quasi da subito autonomamente e deve fare degli esercizi di respirazione, che aiutano il polmone a espandersi. Col tempo i tessuti elastici e muscolari del polmone si estendono, compensando almeno in parte la porzione asportata.
L’operazione è accompagnata da ulteriori verifiche, comprese quelle sui linfonodi, piccoli organi del sistema immunitario che possono essere raggiunti dalle cellule tumorali. Il loro eventuale coinvolgimento contribuisce a definire lo stadio della malattia e a scegliere le terapie. In alcuni casi, anche dopo un intervento riuscito, possono essere indicate chemioterapia, immunoterapia o terapie mirate. Se il tumore è stato rimosso completamente e le sue caratteristiche non richiedono altre cure, si procede invece con controlli periodici.
Come per buona parte degli altri tumori, non esiste una forma di prevenzione che azzeri il rischio di adenocarcinoma. Non fumare o smettere di fumare, evitare il più possibile il fumo passivo e l’esposizione a sostanze cancerogene riduce però il rischio, anche nelle persone che per loro natura sono più predisposte a questo tipo di malattia.
– Leggi anche: Che cos’è un nodulo al polmone
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Criteri Critici
Tumore della cervice uterina, più precisione e nuovi standard di cura: premiato il lavoro internazionale di EMBRACE 2 insalutenews.it
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano unico centro italiano coinvolto nel trial EMBRACE 2. Il lavoro internazionale, premiato da ESTRO con il Donal Hollywood Award, ha contribuito a ridefinire la pratica clinica nella radioterapia e nella brachiterapia dei tumori della cervice uterina localmente avanzati
Da sin: Giandini, Pappalardi, Delle Curti
Milano, 14 ottobre 2026 – Rendere il trattamento del tumore della cervice uterina localmente avanzato sempre più preciso, adattandolo all’evoluzione della malattia e definendo standard condivisi a livello internazionale. È questo uno dei principali risultati del trial clinico internazionale EMBRACE 2, al quale la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha partecipato come unico centro italiano, attraverso la SC Radioterapia.
Lo studio, al quale l’Istituto ha iniziato a lavorare nel 2018, ha contribuito a stabilire nuovi standard per l’esecuzione della radioterapia, della chemioterapia concomitante e della successiva brachiterapia nel trattamento, con intento curativo delle pazienti con tumore della cervice uterina localmente avanzato. I risultati presentati nel 2025 hanno evidenziato dati di sopravvivenza mai raggiunti in precedenza nell’ambito di questi trattamenti, contribuendo a modificare la pratica clinica.
Un trattamento che segue l’evoluzione del tumore
Uno degli elementi qualificanti del protocollo EMBRACE 2 riguarda la brachiterapia guidata dalle immagini di risonanza magnetica. Una modalità che consente di pianificare il trattamento verificando, seduta dopo seduta, come cambia il tumore e permettendo così di ottimizzare la somministrazione delle dosi.
Proprio su questo fronte l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha avuto un ruolo pionieristico nel contesto italiano. La partecipazione allo studio e la collaborazione tra Radioterapia, Fisica Sanitaria e Radiodiagnostica hanno infatti reso possibile realizzare la pianificazione mediante risonanza magnetica, con la possibilità per le pazienti sottoposte a questo trattamento di accedere quotidianamente alla risonanza.
“EMBRACE 2 ha consentito di individuare e condividere con la comunità scientifica internazionale precisi standard di qualità per la radioterapia, la chemioterapia concomitante e la successiva brachiterapia – spiega la dott.ssa Brigida Pappalardi, specialista in Radioterapia Oncologica della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano – La possibilità di pianificare la brachiterapia attraverso le immagini di risonanza magnetica ci permette di osservare seduta dopo seduta come cambia il tumore e, di conseguenza, di ottimizzare le dosi. I risultati presentati hanno mostrato dati di sopravvivenza mai raggiunti prima nell’ambito di questi trattamenti e hanno contribuito a cambiare la pratica clinica”.
Un percorso costruito intorno alla paziente
Alla base dei risultati c’è anche un modello fortemente multidisciplinare. Il percorso sviluppato all’INT coinvolge infatti oncologi radioterapisti, ginecologi, fisici sanitari, tecnici sanitari di radiologia medica, personale infermieristico, specialisti della diagnostica e anestesisti. La brachiterapia viene eseguita in sedazione e richiede una stretta integrazione tra le diverse competenze, dalla ginecologia all’anestesia fino alla radiodiagnostica.
“È un percorso costruito intorno alle esigenze delle pazienti e reso possibile dalla collaborazione di molte professionalità – prosegue Pappalardi – Il risultato raggiunto non appartiene quindi soltanto alle persone direttamente coinvolte nel trial, ma rappresenta il lavoro di un’intera squadra e testimonia il valore della collaborazione multidisciplinare nella ricerca clinica e nell’assistenza”.
Il riconoscimento internazionale
Il valore dei risultati prodotti da EMBRACE 2 è stato riconosciuto anche da ESTRO, la Società Europea di Radioterapia, che in occasione del congresso europeo svoltosi a Vienna nel maggio 2025 ha conferito al gruppo di lavoro internazionale il Donal Hollywood Award, intitolato alla memoria di un precedente presidente della Società. Il riconoscimento ha avuto inoltre una caratteristica particolare.
Secondo quanto riferito dalla dott.ssa Pappalardi, per la prima volta nella storia del premio il Donal Hollywood Award non è stato attribuito al singolo autore della migliore presentazione orale, ma a un intero gruppo di lavoro internazionale.
Per l’Istituto Nazionale dei Tumori sono stati indicati la stessa Pappalardi, nel ruolo di principal investigator locale, la dott.ssa Delle Curti e il dott. Giandini come co-PI. Un riconoscimento che arriva, quindi, a valle di un risultato scientifico e clinico più ampio e che valorizza un percorso di ricerca capace di tradursi in nuove modalità di cura per le pazienti.
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Tumori: perché le cellule CAR-T ottenute da donatori funzionano meglio in alcuni pazienti? Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 14 ottobre 2026 (Agenbio) – Perché le cellule CAR-T “pronte all’uso”, ottenute da donatori sani, si espandono bene in alcuni pazienti e vengono rapidamente eliminate in altri? Uno studio pubblicato su Cancer Discovery ha analizzato 11 persone con linfoma a grandi cellule B trattate con lo stesso lotto di cema-cel, una CAR-T allogenica anti-CD19 sperimentale. Nei pazienti in cui le cellule non si espandevano, i ricercatori hanno osservato frequenze più elevate di linfociti T CD8+ alloreattivi già presenti prima dell’infusione, capaci di riconoscere e respingere le CAR-T del donatore. Un secondo fattore riguarda invece le caratteristiche intrinseche del prodotto: popolazioni CAR-T con profilo più “effector-like” hanno mostrato una maggiore capacità di espansione clonale e persistenza. Schemi simili sono emersi anche in due coorti indipendenti. I dati suggeriscono possibili strategie per selezionare meglio pazienti e donatori e ottimizzare la produzione, ma derivano da numeri ancora limitati e da terapie sperimentali. (Agenbio) Claudio De Rosa 12:00
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Criteri Critici
Anche il fratello di Papa Leone ha un cancro ed è in cura negli Stati Uniti blue News
Dopo l'intervento chirurgico a cui è stato sottoposto martedì pomeriggio Papa Leone XIV, al Pontefice è stata formulata una diagnosi preoccupante. Si è ora scoperto che anche uno dei suoi fratelli è gravemente malato.
Ecco cosa si sa Anche il fratello di Papa Leone ha un cancro ed è in cura negli Stati Uniti
Hai fretta? blue News riassume per te Papa Leone XIV è affetto da cancro ai polmoni: lo hanno reso noto martedì sera i medici, dopo l'intervento chirurgico presso il Policlinico Gemelli di Roma.
Al Pontefice è stato tolto un adenocarcinoma polmonare, ossia un tumore maligno del polmone che si origina dalle cellule ghiandolari.
Successivamente si è scoperto che anche uno dei suoi fratelli maggiori è affetto da un tumore.
Secondo quanto riferito dalla moglie, Louis Prevost è ricoverato in una clinica per un mieloma multiplo. Riepilogo creato con
Oltre a Papa Leone XIV, a cui martedì è stato asportato al Policlinico Gemelli di Roma un adenocarcinoma polmonare, ossia un tumore maligno del polmone che si origina dalle cellule ghiandolari, anche uno dei suoi fratelli maggiori soffre di cancro.
Louis Prevost, residente in Florida, è in cura in una clinica per un mieloma multiplo, un tumore maligno che influisce sulla formazione del sangue nel midollo osseo. Lo ha dichiarato sua moglie Deborah Prevost all’emittente statunitense «CBS».
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Secondo le informazioni fornite dall’Associazione tedesca contro il cancro, nel caso del mieloma multiplo le cellule del sistema immunitario (i plasmociti) subiscono mutazioni anomale.
La causa non è ancora stata chiarita in modo definitivo, ma tra i fattori di rischio figura l’età avanzata.
Le conseguenze tipiche della malattia sono spesso mal di schiena, anemia e danni renali.
Louis Prevost (al centro) alla cerimonia di insediamento di suo fratello, Papa Leone XIV, il 18 maggio a Roma. Presenti: la moglie di Prevost, Deborah (a sinistra), e la Second Lady Usha Vance (a destra). Immagine/Abacapress/Marco Iacobbucci
«Preghiamo e speriamo per entrambi»
Martedì, lo ricordiamo, il Papa si è sottoposto a un intervento chirurgico ai polmoni, al termine del quale i medici hanno comunicato che il 71enne è affetto da cancro.
A suo fratello Louis, di tre anni più vecchio, era già stato diagnosticato un tumore nel 2017. Nel 2019 si sarebbe quindi sottoposto a un trattamento con cellule staminali, dopodiché la malattia sarebbe rimasta sotto controllo per molto tempo.
La moglie non ha fornito informazioni sulle attuali condizioni di salute del marito.
I due fratelli si sarebbero parlati la settimana scorsa. «Ci ha chiamato per dirci cosa sarebbe successo», ha raccontato Prevost alla «CBS», la quale non ha però saputo dire come stia ora il Pontefice, il cui nome anagrafico è Robert Francis Prevost.
«Continuiamo a pregare e speriamo per il meglio per entrambi».
In precedenza, Louis Prevost aveva invitato a pregare per suo fratello in un’intervista al «Corriere della Sera».
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Tumore del colon-retto, partono gli screening dell'Asp: a Roccalumera open day gratuito Sikily News
L'obiettivo è informare, sensibilizzare e promuovere la diagnosi precoce della malattia
Un’importante opportunità di prevenzione per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce e promuovere una maggiore attenzione alla propria salute. Perchè la prevenzione è uno strumento fondamentale per tutelare la salute: partecipare significa prendersi cura di sé. L’Asp di Messina lancia la campagna di prevenzione del tumore del colon-retto, organizzato momenti di screening per la popolazione. Sabato 24 ottobre sarà la Casa della Comunità di Roccalumera ad ospitare un Open Day gratuito, dalle 9 alle 19, presentato dalla Direzione del Distretto sanitario di Messina, guidato dal dottor Vincenzo Picciolo, nel corso di un incontro con i Comuni della zona jonica. In occasione dell’open day sarà possibile ricevere informazioni da un medico di medicina generale che sarà presente nella Casa di Comunità, ritirare il kit per eseguire il test oppure consegnare la provetta per poi avere i risultati. Lo screening per la prevenzione del tumore del colon retto è rivolto agli uomini e alle donne dai 50 ai 69 anni, è gratuito, si esegue ogni due anni e non occorre la richiesta del medico di famiglia. In Italia il tumore del colon-retto rappresenta il tumore più frequente (14% sul totale dei tumori diagnosticati), negli uomini si trova al terzo posto dopo quello della prostata e del polmone, nelle donne al secondo posto dopo quello della mammella. Rappresenta la seconda causa di morte per patologia oncologica sia per gli uomini che per le donne, ma grazie alla diagnosi precoce e alle terapie attualmente disponibili è aumentata la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi. In Sicilia ogni anno si registrano circa 3400 nuovi casi di tumore del colon retto, di cui circa 1900 negli uomini e 1500 nelle donne.
Lo screening del colon-retto è un percorso gratuito per la prevenzione dei tumori del colon-retto che favorisce la diagnosi precoce di lesioni precancerose per aumentare le possibilità di cura e guarigione e/o la diagnosi precoce di lesioni allo stadio iniziale, prima dell’insorgenza dei sintomi ed in una fase in cui è ancora possibile salvare la vita al paziente. L’esame di riferimento eseguito è il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci (Sof), un esame che permette di individuare la presenza di sangue non visibile ad occhio nudo. Il test è di facile e immediata esecuzione: basta prelevare un piccolo campione di feci e inserirlo in un’apposita provetta, seguendo le istruzioni che vengono fornite dal farmacista e che si trovano allegate al kit. L’Asp di Messina sottolinea come la prevenzione rappresenti un elemento essenziale nella tutela della salute pubblica: partecipare allo screening, secondo le indicazioni previste dal programma sanitario, significa prendersi cura di sé e contribuire a ridurre i rischi legati a una patologia che, se individuata precocemente, può essere affrontata con maggiori possibilità di successo. Con questa iniziativa, l’Azienda sanitaria provinciale conferma l’importanza della comunicazione sanitaria come strumento per promuovere comportamenti consapevoli e avvicinare sempre più persone ai percorsi di prevenzione.
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Criteri Critici
Villapiana, il gotha dell'oncologia nazionale a confronto: i dati e le nuove terapie per l'Alto Jonio e il Pollino Cosenza Post
Al Maritim Resort la quarta edizione del simposio promosso dall’associazione Apts-Aps guidata da Pasquale Brunacci.
Prevenzione, cura e speranza: questo è il messaggio lanciato da scienziati e medici che si sono ritrovati, da tutt’Italia, nell’Alto jonio cosentino.
“Prevenire non significa soltanto anticipare il tempo, ma proteggere la bellezza della vita che continua. Questa convention è la nostra promessa comune per un domani in cui la paura lasci definitivamente il posto alla cura e alla speranza”. Così il gotha dell’oncologia nazionale che ha vissuto due giorni di studio promossi dall’Associazione Apts-Aps, Associazione Prevenzione Territorio Salute, guidata dal sindacalista Pasquale Brunacci, figlio illustre e prediletto di questa terra essendo nativo di Trebisacce, per quarant’anni in onorato servizio presso l’Istituto Tumori di Milano e membro del direttivo nazionale del Sindacato Generale di Base, di cui è stato presidente e al centro di tante battaglie a tutela del cittadino e dell’ammalato e da sempre vicino alle esigenze della popolazione oncologica e delle persone più deboli e bisognose.
Per l’occasione è stata scelta l’incantevole location del Maritim Resort di Villapiana Scalo, dove si è tenuta un’importante simposio medico- specialistico- scientifico, giunto alla sua quarta Edizione, dal titolo “Situazione tumori nel territorio dell’Alto Jonio e nel Pollino. L’evoluzione e l’azione”, che ha visto la partecipazione di luminari della medicina internazionale, diversi medici del territorio e tanta gente comune, e pure di alcuni ammalati in cura, che hanno voluto portare la loro importante e sentita testimonianza.
Tra i relatori il dottor Angelo Rossino, Presidente Art. 32 Calabria, che ha relazionato sulla “Transizione in Calabria del Registro Tumori Regionale al Nazionale. Ultimi dati statistici dell’ Asp di Reggio Calabria”, la dottoressa Flavia Pulignani, in rappresentanza di Cisambiente- Confindustria che ha dibattuto sul tema “Dal rifiuto alla risorsa: territorio, economia circolare e responsabilità”, il dottor Alberto Gramaglia, Direttore del Reparto di Radioterapia e Ipertermia Oncologica Policlinico di Monza, che ha invece parlato dei “Tumori cerebrali: epidemiologia, prevenzione e cura”.
E ancora. Il dottor Alberto Messina, Specialista in Neurochirurgia e in Neurofisiologia Clinica, che ha posto l’accento nel suo intervento, su “Gliomi maligni: tra speranze e illusioni”, la dottoressa Clementina Rossi, Specialista in Cardiologia presso Asp di Cosenza, Ospedale “Guido Chidichimo” di Trebisacce, che ha esposto sui “Tumori mammari: epidemiologia, diagnosi e terapia”. Andando avanti. Il dottor Cosimo Lequaglie, Direttore del Dipartimento di Chirurgia Oncologica e Traslazionale- Irccs Centro di riferimento oncologico Basilicata di Rionero in Vulture, ha basato il suo intervento sul
“Tumore del polmone: prevenzione, screening, terapie innovative”, mentre la dottoressa Maria Di Bartolomeo, già Responsabile della struttura semplice di Oncologia Gastrointestinale dell’ Istituto nazionale dei Tumori di Milano, ha parlato dei “Tumori giovanili: prevenzione e cura”, la dottoressa Marina Merola, Specialista in Ginecologia e Oncologia – Lega Italiana Tumori Milano e Brianza, ha interloquito con i relatori sui “Tumori ginecologici: epidemiologia, prevenzione, screening” e da remoto, in videoconferenza, il dottor Roberto Buzzoni, della Clinica San Carlo di Paderno Dugnano, che ha portato l’attenzione sul “Carcinoma della prostata: dalla prevenzione, alla diagnosi precoce, alla terapia”.
A seguire, il dottor Pasquale Quattrone, Dirigente Medico della Struttura complessa di Anatomia Patologica 2- Dipartimento Servizi e Diagnostica Avanzata Istituto Nazionale Tumori di Milano, è intervenuto su “Oncologia di
precisione: il ruolo dell’Anatomopatologo”, il dottor Dino Ceppodomo, Biologo e Nutrizionista, Direttore del Laboratorio Imbio, ha parlato della “Corretta alimentazione nella prevenzione e nella cura dei tumori”, il dottor Francesco Graniti, Medico di Base di Cassano ha introdotto l’argomento dello “Stato dell’arte dell’oncologia in Calabria: dati epidemiologici, reti assistenziali e sfide future.
Epidemiologia e tutela della salute nella Sibaritide: il caso Cassano all’jonio tra criticità ambientali e risposte assistenziali”. Sergio Giannino Del Giudice, ha reso noto la testimonianza di un paziente oncologico, l’avvocato Claudio Roseto, ha esternato il proprio pensiero su un tema molto interessante “Il diritto a non ammalarsi nei territori fragili: sicurezza delle cure, diagnosi tempestiva, informazione e tutela dell’ambiente tra responsabilità sanitaria e doveri delle istituzioni pubbliche”. Tra gli oratori anche il professor Francesco Ramundo, Specialista in Ematologia, dottore di Ricerca in Scienze Oncologiche.
L’evento patrocinato dalla Regione Calabria, ha visto la partecipazione tra gli altri, del sindaco di Villapiana dottoressa Mariolina De Marco e del primo cittadino di Cassano all’ Jonio avvocato Gianpaolo Iacobini, nonché di tanti partners commerciali e istituzionali che hanno assicurato il loro importante contributo alla kermesse. La manifestazione è stata allietata dalla musica e voce delle sorelle Alessia e Francesca Moscatelli, studentesse del Conservatorio di Cosenza, che con la loro arte, hanno raccolto la standing ovation dell’attenta e qualificata platea.
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Criteri Critici
Prevenzione del tumore al seno: i controlli giusti a ogni età LILT Milano Monza Brianza
In occasione della Campagna Nastro rosa, lunedì 12 ottobre ci siamo dati appuntamento a Salotto Salute. Nel primo incontro della terza edizione il professore Alberto Testori ha parlato di prevenzione del tumore al seno ad ogni età.
Abbiamo un alleato prezioso per una diagnosi precoce più accurata e tempestiva ed è l’Intelligenza Artificiale. Ma…… Sì, c’è un “ma” e non riguarda le polemiche e i dibattiti su questa nuova tecnologia. Riguarda le donne. Perché la diagnosi precoce dipende innanzitutto da noi, dalla nostra volontà, da semplici controlli e da una conoscenza attenta del nostro corpo. Come ha raccontato al primo incontro di Salotto Salute 2026 organizzato da LILT Milano, Alberto Testori, Direttore della Chirurgia senologica di Humanitas Pio X, Direttore associato Breast Unit Humanitas Rozzano, Capo sezione di chirurgia toracica e senologo negli ambulatori LILT. A moderare l’incontro, la giornalista Francesca Senette.
Dai 25 ai 39 anni
Eseguire una prima visita senologica associata a un’ecografia mammaria ai 25 anni e poi proseguire dai 30 anni fino ai 40 anni con una ecografia mammaria da ripetere ogni 12 mesi. «Oggi sempre più giovani sono sensibilizzate sul tema della prevenzione», sottolinea il professor Testori. «Cresce l’attenzione ed è positivo: le ragazze si rivolgono al ginecologo, si sottopongono ai controlli indicati e chiedono quando sarà il momento giusto per iniziare a fare la mammografia. È un cambiamento culturale che si sta affermando soprattutto tra le nuove generazioni. Proprio per questo, credo che sarebbe importante introdurre già nelle scuole un percorso di educazione sanitaria, per promuovere la consapevolezza e far crescere una vera cultura della prevenzione. Se è presente invece una mutazione genetica, dai 25 anni è corretto eseguire l’ecografia mammaria ogni 6 mesi associata anche ad una risonanza magnetica con mezzo di contrasto ogni 12 mesi e anticipare la prima mammografia ai 35 anni».
Dai 40 ai 49 anni
La mammografia assume un ruolo fondamentale, abbinata all’ecografia mammaria. La ragione? Con l’età, il seno va incontro a cambiamenti: la componente ghiandolare tende progressivamente a ridursi, lasciando più spazio al tessuto adiposo. «La mammografia consente di studiare molto bene il tessuto adiposo, mentre l’ecografia mammaria è particolarmente utile per valutare la componente ghiandolare», chiarisce Testori. «Ecco perché, quando entrambi gli esami sono indicati, il loro utilizzo combinato può offrire una valutazione più completa della mammella».
Dai 50 in poi
I programmi di screening prevedono una mammografia da eseguirsi dai 50 ai 69 anni. «Qui è necessario verificare con la propria regione, in caso di adesione ai programmi nazionali, perché alcune regioni prevedono controlli mammografici annuali a partire dai 45 anni fino ai 49, quindi ogni due anni fino ai 69 anni e in talune regioni fino ai 74 anni», sottolinea Testori. «Sono controlli che vanno eseguiti da tutte le donne, per tenere sotto controllo la salute del seno. E in caso di dubbi, oppure se si preferisce rivolgersi ad altre realtà, è bene parlarne con lo specialista per impostare il calendario dei controlli». Sì anche alla mammografia dopo i 74 anni. almeno ogni due anni: la prevenzione non ha età.
A tutte le età
C’è una domanda che si pongono spesso le donne: serve l’autopalpazione? La risposta è sì. Non evita i controlli, cioè eco e mammografia, ma è un modo per conoscere il proprio seno. «Iniziare presto a prendere confidenza con il proprio seno e imparare a conoscerlo permette di accorgersi più facilmente di eventuali cambiamenti nel tempo», conclude Testori. «È importante, per esempio, osservare il seno allo specchio e verificare se compaiono modifiche nella forma o nella simmetria, retrazioni della pelle oppure cambiamenti del complesso areola-capezzolo. Sono segnali che meritano attenzione e che devono indurre a rivolgersi al medico, il quale valuterà gli eventuali accertamenti necessari». Il consiglio è di effettuare l’autopalpazione dal settimo al quattordicesimo giorno dall’inizio del ciclo, quando il seno tende a essere meno teso e dolente per effetto delle variazioni ormonali.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Papa Leone XIV, adenocarcinoma al polmone: di cosa si tratta e come si cura Panorama
L’intervento al Policlinico Gemelli è riuscito senza complicanze. L’esame istologico ha confermato un adenocarcinoma polmonare e i medici hanno asportato il lobo inferiore destro. Che cosa significa questa diagnosi, quali sono le terapie disponibili e da quali fattori dipende la prognosi.
L’intervento è riuscito, ma la diagnosi è quella di un tumore maligno. Papa Leone XIV è stato sottoposto al Policlinico Gemelli di Roma a un intervento di chirurgia toracica condotto dall’equipe del primario, professor Stefano Margaritora, che ha portato all’asportazione del lobo inferiore del polmone destro. L’esame istologico eseguito durante l’operazione ha confermato la presenza di un adenocarcinoma polmonare, come già sospettato dagli accertamenti preoperatori. Il bollettino diffuso dalla Santa Sede il 13 ottobre ha riferito che l’intervento si è concluso senza complicanze e che il Pontefice si è svegliato regolarmente, tornando nella propria stanza dopo un breve periodo di osservazione. L’équipe ha parlato di intervento «radicale». Il termine indica la volontà di non lasciare nulla di ciò che era stato individuato. Fonti vaticane riferiscono che il tessuto malato è stato rimosso del tutto.
Adenocarcinoma polmonare: che cos’è e perché può svilupparsi anche nei non fumatori
L’adenocarcinoma del polmone è un tumore maligno che origina dalle cellule epiteliali con caratteristiche ghiandolari. Appartiene al gruppo dei tumori polmonari non a piccole cellule, la categoria nella quale rientrano anche il carcinoma squamoso e il carcinoma a grandi cellule. È una delle forme più frequenti di cancro polmonare e tende a svilupparsi nelle aree periferiche del polmone. Il fumo di sigaretta rimane il principale fattore di rischio per il tumore del polmone, ma non è l’unico. L’adenocarcinoma può comparire anche in persone che non hanno mai fumato. Tra gli altri fattori associati al rischio di tumore polmonare figurano l’esposizione al radon, al fumo passivo e ad alcune sostanze cancerogene presenti negli ambienti di lavoro. La presenza di uno di questi fattori, tuttavia, non permette di spiegare automaticamente perché la malattia si sia sviluppata in una determinata persona. Come altri tumori, anche l’adenocarcinoma nasce da alterazioni che modificano il comportamento delle cellule. Queste possono acquisire la capacità di moltiplicarsi in modo incontrollato e, nei casi più avanzati, invadere i tessuti circostanti o raggiungere organi distanti attraverso il sangue e il sistema linfatico.
Dalla chirurgia all’immunoterapia: come si cura l’adenocarcinoma del polmone
Quando il tumore è localizzato e può essere asportato completamente, la chirurgia rappresenta una delle principali possibilità di trattamento con intento curativo. La scelta dell’intervento dipende dalla sede e dalle dimensioni della lesione, dalla sua estensione e dalle condizioni generali e respiratorie del paziente. In alcuni casi è possibile rimuovere una porzione limitata del polmone; in altri, come nell’intervento eseguito su Leone XIV, si procede all’asportazione di un intero lobo. L’asportazione chirurgica non conclude necessariamente il percorso terapeutico. Dopo l’intervento, l’esame anatomopatologico definitivo permette di valutare più nel dettaglio il tumore, i margini di resezione e l’eventuale interessamento dei linfonodi. Questi risultati contribuiscono a stabilire lo stadio della malattia e il rischio di recidiva. Sulla base di tali informazioni, l’équipe oncologica può decidere se la chirurgia sia sufficiente oppure se sia opportuno associare altre terapie. In alcuni pazienti viene proposta una chemioterapia adiuvante, cioè somministrata dopo l’intervento per ridurre il rischio che eventuali cellule tumorali residue, non visibili agli esami, possano determinare una ricaduta. La scelta non è automatica: dipende soprattutto dallo stadio e dalle caratteristiche del tumore.
Sopravvivenza e prognosi: perché lo stadio del tumore fa la differenza
Negli ultimi anni, la cura del carcinoma polmonare è cambiata anche grazie alla medicina di precisione. L’analisi molecolare del tessuto tumorale può individuare alterazioni genetiche che rendono alcune neoplasie sensibili a farmaci mirati. Questi trattamenti agiscono su specifici meccanismi biologici coinvolti nella crescita del tumore e possono essere indicati in particolari sottogruppi di pazienti.
La domanda che accompagna ogni diagnosi oncologica è inevitabile: quali sono le possibilità di guarigione? Nel caso di un adenocarcinoma polmonare, la risposta dipende innanzitutto dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. Un tumore confinato al polmone, asportabile completamente e senza segni di diffusione, ha prospettive generalmente migliori rispetto a una neoplasia che abbia raggiunto i linfonodi o altri organi.
Le statistiche internazionali confermano quanto sia determinante la diagnosi precoce. Secondo i dati del programma statunitense SEER, pubblicati dal National Cancer Institute e relativi alle persone diagnosticate tra il 2016 e il 2022, la sopravvivenza relativa a cinque anni per l’adenocarcinoma polmonare è del 73,6% quando il tumore è localizzato, del 48,9% quando si è diffuso a livello regionale e del 14,2% in presenza di malattia a distanza. Considerando tutti gli stadi insieme, la percentuale è del 34,8%. Per Leone XIV, nelle ore successive all’operazione, il dato più solido è quello comunicato dai medici: la procedura si è conclusa positivamente, senza complicanze, e l’esame istologico ha confermato l’adenocarcinoma. La diagnosi impone attenzione, ma non autorizza conclusioni affrettate sulla prognosi. La medicina oncologica dispone oggi di strumenti diagnostici e terapeutici sempre più precisi; il loro impiego, però, dipende da ciò che gli esami diranno sul singolo caso.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Papa Leone XIV ha un tumore al polmone: intervento riuscito, ma ora c'è l'incognita della chemioterapia Giornale La Voce
L'operazione è riuscita, ma per Papa Leone XIV il percorso verso la guarigione potrebbe non essere ancora concluso. Il Pontefice, 71 anni, è stato sottoposto martedì 13 ottobre a un delicato intervento chirurgico al Policlinico Gemelli di Roma per rimuovere un tumore al polmone destro. L'esame effettuato durante l'operazione ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare, una delle forme più diffuse di cancro ai polmoni. La buona notizia è che l'intervento si è concluso senza complicazioni e che il Papa ha trascorso tranquillamente la prima notte in ospedale. Resta però una questione fondamentale: capire se l'asportazione del tumore sarà sufficiente oppure se dovrà affrontare ulteriori trattamenti, compresa la chemioterapia.
A chiarire le condizioni del Pontefice è stato il bollettino medico diffuso dalla Santa Sede nella tarda serata di martedì. Leone XIV è rimasto in sala operatoria per circa tre ore, mentre l'intervento vero e proprio è durato un'ora e mezza. L'équipe guidata dal professor Stefano Margaritora, responsabile della Chirurgia toracica del Gemelli, ha asportato il lobo inferiore del polmone destro, la porzione dell'organo nella quale si trovava la formazione tumorale. Il Papa si è risvegliato regolarmente dall'anestesia generale e, dopo un breve periodo di osservazione, è stato trasferito nella sua stanza al decimo piano dell'ospedale.
L'intervento è stato eseguito attraverso una tecnica chiamata videotoracoscopia, che consente ai chirurghi di operare all'interno del torace senza praticare le grandi incisioni richieste dalla chirurgia tradizionale. Attraverso piccole aperture vengono introdotti una telecamera e strumenti specifici, permettendo ai medici di rimuovere la parte malata del polmone. Questa procedura, quando le condizioni cliniche ne consentono l'impiego, riduce generalmente il dolore dopo l'operazione e favorisce una ripresa più rapida. Nel caso del Pontefice è stato asportato un intero lobo: un intervento significativo, ma compatibile con una buona qualità di vita, purché la funzionalità respiratoria residua sia adeguata.
La malattia era stata individuata durante alcuni controlli medici di routine. A comunicarlo era stato lo stesso Robert Francis Prevost domenica 11 ottobre, al termine dell'Angelus, spiegando ai fedeli che gli specialisti avevano scoperto un nodulo ben localizzato e apparentemente in fase iniziale. La decisione di procedere rapidamente con l'intervento era stata presa seguendo le indicazioni dei medici. Una scelta importante perché, nel caso dei tumori polmonari, intervenire quando la malattia è ancora circoscritta può aumentare le possibilità di ottenere risultati favorevoli.
Ma che cos'è esattamente l'adenocarcinoma che ha colpito il Papa? Si tratta di un tumore maligno che si sviluppa a partire da alcune cellule del tessuto polmonare e appartiene alla categoria dei carcinomi non a piccole cellule. Secondo la Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, l'adenocarcinoma rappresenta circa il 60% dei tumori appartenenti a questa categoria ed è anche la forma di cancro polmonare più frequente tra le persone che non hanno mai fumato. Il fumo di sigaretta rimane il principale fattore di rischio, ma non è l'unico: anche l'esposizione a sostanze inquinanti, al radon, al fumo passivo e alcune predisposizioni genetiche possono contribuire allo sviluppo della malattia. Nel caso di Leone XIV non sono state comunicate informazioni che permettano di individuare una causa precisa.
Uno degli aspetti più problematici di questo tumore è che nelle fasi iniziali può non provocare sintomi evidenti. Tosse persistente, affaticamento, difficoltà respiratorie e dolore al torace possono comparire con il progredire della malattia, ma non sempre rappresentano segnali precoci. È anche per questo che alcune diagnosi arrivano casualmente, durante controlli effettuati per altri motivi. Nel caso del Pontefice, il fatto che il nodulo fosse stato descritto come piccolo e localizzato ha consentito ai medici di programmare un intervento con intento curativo, cioè finalizzato a rimuovere completamente la neoplasia.
Il passaggio decisivo arriverà però con i risultati degli esami istologici definitivi. I medici dovranno analizzare nel dettaglio i tessuti asportati per determinare le caratteristiche del tumore, verificarne l'estensione e controllare che non siano rimaste cellule cancerose ai margini dell'intervento. Particolare attenzione sarà riservata anche ai linfonodi, piccole strutture del sistema immunitario attraverso le quali le cellule tumorali possono diffondersi. La presenza o l'assenza di un loro coinvolgimento contribuirà a stabilire lo stadio della malattia e, soprattutto, a decidere quali cure saranno eventualmente necessarie.
È proprio su questo punto che si concentra l'interrogativo della chemioterapia. Se gli accertamenti confermeranno che il tumore era limitato alla parte di polmone rimossa, senza ulteriori elementi di rischio, l'intervento potrebbe essere sufficiente e il Papa potrebbe proseguire soltanto con controlli periodici. Se invece dovessero emergere caratteristiche che aumentano la probabilità di una ricomparsa della malattia, gli oncologi potrebbero valutare un trattamento aggiuntivo. La chemioterapia viene utilizzata anche dopo un intervento chirurgico per contrastare eventuali cellule tumorali non individuabili con gli esami diagnostici. Al momento, tuttavia, non è stata annunciata alcuna decisione di sottoporre Leone XIV alla chemioterapia.
La medicina dispone oggi anche di altre possibilità terapeutiche. Negli ultimi anni sono stati sviluppati farmaci a bersaglio molecolare, capaci di agire su specifiche alterazioni genetiche presenti in alcune cellule tumorali, e trattamenti di immunoterapia, che aiutano il sistema immunitario a riconoscere e combattere il cancro. Non tutte queste cure sono indicate per ogni paziente: la scelta dipende dal tipo di tumore, dallo stadio della malattia, dalle sue caratteristiche biologiche e dalle condizioni generali della persona. Per questo gli specialisti sottolineano l'importanza di attendere i risultati completi delle analisi prima di formulare ipotesi sul percorso terapeutico del Pontefice.
Intanto l'attenzione è rivolta al decorso postoperatorio. Edoardo Mercadante, direttore della Chirurgia toracica dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, ha spiegato all'ANSA che le prime 24-48 ore sono particolarmente delicate per verificare l'andamento della ripresa. I risultati iniziali dell'intervento sono incoraggianti e, in assenza di complicazioni, la degenza potrebbe concludersi nell'arco di cinque o sei giorni. Molto dipenderà dalla capacità respiratoria del Papa, dalla risposta dell'organismo all'operazione e dalla necessità di proseguire il monitoraggio clinico.
Leone XIV, che ha compiuto 71 anni lo scorso settembre, ha sempre mantenuto uno stile di vita attivo. Ama il tennis e dedica attenzione all'esercizio fisico, elementi che possono favorire il recupero dopo un intervento chirurgico. L'età, da sola, non rappresenta necessariamente un ostacolo alla ripresa, soprattutto quando il paziente presenta buone condizioni generali. Saranno comunque i medici a stabilire quando potrà tornare ai suoi impegni, valutando anche gli effetti dell'asportazione di una parte del polmone.
Nel frattempo, il Vaticano ha cancellato tutte le udienze fino al 20 ottobre, lasciando al Pontefice il tempo necessario per la convalescenza. Resta inoltre da valutare il viaggio apostolico in Sud America previsto per novembre, un appuntamento che richiederebbe spostamenti e impegni pubblici difficilmente compatibili con un recupero non ancora completo. La decisione dipenderà dall'evoluzione delle condizioni cliniche e dagli eventuali trattamenti che potrebbero essere prescritti dopo l'esame istologico.
La vicenda del Papa riporta l'attenzione su una delle malattie oncologiche più diffuse e pericolose. Secondo i dati pubblicati da AIRC, nel 2025 in Italia sono stati registrati circa 43.500 nuovi casi di tumore del polmone. Una patologia che continua ad avere un impatto significativo sulla mortalità, soprattutto perché viene spesso scoperta quando è già in fase avanzata. I progressi della chirurgia, della diagnostica e delle terapie oncologiche hanno però ampliato le possibilità di trattamento, specialmente quando la malattia viene individuata precocemente.
Per Papa Leone XIV, dunque, il primo importante passaggio è stato superato. L'operazione ha consentito di rimuovere la parte di polmone interessata dal tumore e i primi bollettini indicano una ripresa regolare. Ma il buon esito chirurgico non equivale ancora alla certezza di una guarigione definitiva. Saranno gli esami dei prossimi giorni a chiarire la reale estensione della malattia e a stabilire se il Pontefice potrà limitarsi alla convalescenza e ai controlli oppure dovrà affrontare altre cure. La speranza è che l'intervento sia stato sufficiente. Per avere una risposta, però, bisognerà attendere.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Più cure vicino a casa per pazienti con cancro seno metastatico Gazzetta di Reggio
Le nuove terapie permettono a molte pazienti di convivere più a lungo con un tumore al seno metastatico. “Per questo è necessario rafforzare la rete oncologica e garantire assistenza anche sul territorio”, senza costringere le pazienti a recarsi sempre in ospedale. “Officina #Metastabile nasce per promuovere percorsi di cura dedicati alle pazienti con tumore al seno metastatico. Oggi, come non mai, le nuove cure garantiscono una strada di cronicità per le pazienti ed ecco che l’organizzazione regionale delle reti oncologiche regionali deve adattarsi a questa nuova necessità, implementando i percorsi anche di prossimità”. Lo ha detto Manuela Tamburo De Bella, dirigente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, intervenuta al convegno nazionale promosso oggi a Roma da IncontraDonna nella sede di Agenas. L’iniziativa rientra nel progetto Officina #Metastabile, in occasione della Giornata nazionale di sensibilizzazione sul tumore al seno metastatico.
Grazie ai progressi della medicina e alle nuove terapie, oggi molte pazienti possono convivere più a lungo con la malattia, che in alcuni casi può essere gestita nel tempo come una condizione cronica. Per rispondere a questa nuova realtà, secondo De Bella, “è necessario riorganizzare i servizi sanitari e rafforzare le reti oncologiche regionali”, così da offrire cure e assistenza anche vicino al luogo in cui le pazienti vivono.
Secondo De Bella un ruolo importante è svolto dalle Case della Comunità e dai servizi sanitari territoriali, previsti dal decreto ministeriale 77 del 2022, che possono diventare punti di riferimento all’interno della rete oncologica. “Oggi con il Dm 77, il territorio e le Case della Comunità diventano un nodo della rete che va alimentato con percorsi di cura e con Pdta specifici per le pazienti metastatiche”. Una rete dove la presenza di professionisti diventa fondamentale perché “in questo modo le pazienti…
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Adenocarcinoma polmonare, il tumore di Papa Leone XIV operato al Gemelli: il dubbio sulla chemioterapia Fanpage
Papa Leone XIV si è sottoposto a un intervento per la rimozione di un nodulo polmonare a Policlinico Gemelli di Roma. L’intervento è stato eseguito dal dott. Stefano Margaritora. Dalle analisi è stato chiarito che si tratta di un adenocarcinoma polmonare: uno dei tumori più diffusi. Prima di capire quale trattamento dovrà seguire sarà necessario aspettare le analisi istologiche: se non ci sono problemi Robert Prevost dovrebbe evitare la chemioterapia.
VIDEO CONSIGLIATO
Partiamo dalle informazioni che conosciamo. L’intervento è riuscito. Alle 22:00 del 13 ottobre è arrivato il primo bollettino medico della Santa Sede. L’operazione a cui si è sottoposto Papa Leone, 71 anni, per asportare un nodulo localizzato nel polmone destro è andata a buon fine. Non ci sono state complicazioni. Non solo. Dopo le prime analisi è stato possibile anche definire meglio il problema. Il Pontefice ha un adenocarcinoma polmonare, una forma molto comune di tumore maligno che colpisce il polmone. Secondo i dati pubblicati dal portale della Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, al momento rappresenta circa il 60% dei casi diagnosticati. Non solo. È anche il tumore più frequente tra i pazienti che non hanno mai fumato. Parliamo di una patologia nota, per cui soprattutto negli ultimi anni sono state sviluppate diverse cure.
Papa Robert Prevost secondo le ricostruzioni dei vaticanisti pubblicate in questi giorni è in salute. Gioca a tennis, non ha problemi di peso e sembra che vada anche in palestra regolarmente. Sono tutti fattori che aiutano, o almeno non complicano, il processo necessario per rimettersi completamente dalla malattia. Edoardo Mercadante, direttore dell'Unità operativa complessa di Chirurgia toracica all'Irccs Ifo Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma ha spiegato all’agenzia di stampa Ansa che i prossimi due giorni sono quelli più importanti: “Le prossime 24-48 ore saranno ora le più delicate per stabilire il decorso, ma i primi elementi del bollettino diffuso dopo l'operazione indicano che l'intervento chirurgico è andato bene e si può ipotizzare una rapida ripresa”.
L’intervento chirurgico di Papa Prevost: la Videotoracoscopia
Tutti gli impegni del Pontefice sono stati cancellati fino al 20 ottobre ma se tutto procede tranquillamente è probabile che possa lasciare il decimo piano del Policlinico Gemelli tra cinque o sei giorni. In tempo per partire verso il viaggio apostolico previsto in Sud America a inizio novembre. Papa Leone dovrebbe riprendersi così in fretta grazie all’operazione che è stata fatta. L’asportazione del lobo del polmone interessato dall’adenocarcinoma polmonare è stata possibile grazie a una procedura nota come Videotoracoscopia o VATS (Video-Assisted Thoracic Surgery). Nello specifico, il lobo asportato è quello inferiore del polmone destro. Il polmone destro ha tre lobi, quello sinistro è diviso in due. Oltre al lobo del polmone sono stati asportati anche i linfonodi intratoracici.
Secondo il portale del Policlinico Gemelli si tratta di un intervento che prevede di aprire solo delle piccole incisioni cutanee per poi muoversi all’interno del torace con delle telecamere ad alta definizione che proiettano le immagini su un monitor. Da qui il chirurgo può operare con strumenti specifici, in grado di compiere diverse operazioni. Rispetto agli interventi tradizionali al torace la Videotoracoscopia permette di ridurre il dolore post operatorio e diminuisce i giorni di degenza in ospedale. C’è anche un discorso estetico: invece di avere una cicatrice di 20 centimetri, il paziente avrà solo delle piccole cicatrici in corrispondenza degli accessi.
Le analisi sui tessuti asportati
Per capire esattamente cosa succederà nei prossimi giorni bisogna aspettare le analisi dei tessuti asportati durante l’operazione. Dalle analisi istologiche si potrà capire meglio quale sarà la prognosi. I punti da analizzare secondo le ricostruzioni di questi giorni sono principalmente due: prima di tutto bisogna capire la tipologia esatta di tumore. In secondo luogo verranno analizzati i tessuti asportati dai linfonodi per valutare se anche queste strutture sono state attaccate dal tumore. Da qui bisognerà decidere quali terapie seguire. Prima dei risultati è impossibile dire con esattezza quali cure dovrà seguire il Papa. Nello scenario migliore, quello in cui non ci sono tracce di tumore fuori dalla parte asportata, per Papa Leone potrebbe essere sufficiente l’operazione. Negli altri casi tra le cure previste compare anche la chemioterapia. Qui le indicazioni che troviamo sul portale dell’AIRC:
Tumore al fegato e mesotelioma, la nuova terapia a "doppia leva" che sblocca il sistema immunitario: i risultati sulla sopravvivenza a lungo termine - My-personaltrainer
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Tumore al fegato e mesotelioma, la nuova terapia a "doppia leva" che sblocca il sistema immunitario: i risultati sulla sopravvivenza a lungo termine My-personaltrainer
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Come funziona l’immunoterapia con tremelimumab e durvalumab L’immunoterapia oncologica sfrutta farmaci che agiscono su specifici “interruttori” del sistema immunitario, detti checkpoint immunitari. Alcuni tumori riescono a sfruttare questi interruttori per “spegnere” le difese dell’organismo e passare inosservati. Tremelimumab e durvalumab appartengono a due famiglie diverse: Tremelimumab è un anticorpo anti-CTLA4: interviene in una fase precoce dell’attivazione dei linfociti T, le cellule che riconoscono e attaccano il tumore.
Durvalumab è un anticorpo anti-PD-L1: impedisce l’interazione tra PD-L1 (presente su molte cellule tumorali) e PD-1 (sui linfociti T), bloccando un freno fondamentale alla risposta immunitaria. Usati insieme, questi farmaci offrono una “doppia leva”: uno stimola l’attivazione dei linfociti, l’altro riduce la capacità del tumore di renderli inefficaci. L’obiettivo è ottenere una risposta più forte e, quando possibile, più duratura rispetto alle terapie tradizionali da sole. Questa strategia di combinazione è stata studiata, ad esempio, nel mesotelioma pleurico e nell’epatocarcinoma avanzato, con risultati che hanno aperto nuove prospettive di cura in malattie storicamente difficili da trattare.
In quali tumori vengono utilizzati e quali risultati hanno mostrato Epatocarcinoma avanzato: lo schema “Stride” L’epatocarcinoma (HCC) è il tumore primitivo del fegato più frequente. Nella maggior parte dei casi insorge su un fegato già compromesso da cirrosi o epatopatie croniche, situazione che rende complessa la cura: oltre al tumore occorre proteggere la residua funzione epatica. In questo contesto è stato sviluppato un regime immunoterapico chiamato Stride, che prevede: una sola somministrazione di tremelimumab;
la combinazione con durvalumab;
a seguire, durvalumab in monoterapia a intervalli regolari. Questo schema, utilizzato come prima linea nell’epatocarcinoma avanzato o non resecabile, ha mostrato in studi clinici di fase 3: un allungamento significativo della sopravvivenza rispetto allo standard precedente (sorafenib);
rispetto allo standard precedente (sorafenib); una percentuale di pazienti vivi a 5-6 anni superiore a quanto osservato con le terapie disponibili in passato;
superiore a quanto osservato con le terapie disponibili in passato; un profilo di tollerabilità considerato gestibile in una popolazione spesso fragile, con funzione epatica già ridotta. Questi dati hanno portato al rimborso del regime Stride in Italia nel 2024 come opzione di prima linea per l’epatocarcinoma avanzato o non resecabile. Studi più recenti stanno valutando la combinazione di Stride con altre procedure, come la chemioembolizzazione transarteriosa (TACE) e farmaci a bersaglio molecolare (ad esempio lenvatinib), in stadi di malattia intermedi, con riduzione del rischio di progressione in contesti selezionati. Mesotelioma: una neoplasia rara con poche opzioni Il mesotelioma, in particolare quello pleurico, è un tumore raro spesso associato a esposizione professionale ad amianto. Per anni le opzioni terapeutiche sono state molto limitate e con risultati modesti. Uno studio clinico indipendente ha valutato la combinazione di tremelimumab e durvalumab in pazienti con mesotelioma, sia in prima sia in seconda linea. I risultati hanno mostrato: una risposta obiettiva (riduzione misurabile del tumore) in oltre un quarto dei pazienti trattati;
(riduzione misurabile del tumore) in oltre un quarto dei pazienti trattati; un controllo di malattia (risposta o stabilizzazione) in circa due terzi dei casi, dati considerati molto incoraggianti in un tumore così complesso. Questi numeri, pur ottenuti su un campione non enorme, hanno attirato grande attenzione nella comunità scientifica, al punto che l’immunoterapia con combinazioni simili viene oggi considerata una possibile nuova strategia di riferimento per il mesotelioma, in attesa di ulteriori studi registrativi. Altre indicazioni oncologiche Durvalumab, anche senza tremelimumab, è entrato nella pratica clinica in altri tumori solidi: tumori delle vie biliari , in associazione alla chemioterapia, dove rappresenta dopo molti anni una nuova opzione di prima linea in determinate situazioni;
, in associazione alla chemioterapia, dove rappresenta dopo molti anni una in determinate situazioni; alcune forme di tumore del polmone, in particolari stadi e contesti clinici, come terapia di consolidamento dopo chemio-radioterapia. In questi scenari l’aggiunta di durvalumab ha dimostrato di prolungare la sopravvivenza e di migliorare il controllo di malattia rispetto alla sola chemioterapia o alle strategie precedenti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
33.3/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
Il pontefice operato per un tumore al polmone. Il Vaticano assicura che 'l'intervento si è concluso positivamente'. (ANSA)
14:57
"Qual è la preghiera preferita di papa Leone? E' il rosario e si è tanto raccomandato di recitarlo, soprattutto in questo mese di ottobre, ha cominciato lui nei Giardini vaticani con tanti bambini, pensate, e ha chiesto di recitarlo con il fine di domandare il dono della pace. Ecco allora continuando a pregare per il Santo Padre e per tutti i malati facciamolo soprattutto con il rosario". Lo ha detto don Nunzio Currao, uno dei cappellani del policlinico Agostino Gemelli celebrando la messa delle 13 nella cappella dedicata a San Giovanni Paolo II.
Più volte, nel corso della messa, don Nunzio ha esortato a riservare preghiere al Papa come anche agli altri malati ospitati nel grande polo ospedaliero. Intanto, nel piazzale esterno dell'ospedale, ai piedi della grande statua di san Giovanni Paolo II le cui mani stringono il pastorale, l'immagine emblema del suo pontificato, sono comparse alcune immaginette di Leone, qualche fiore e qualche lumino mentre su una delle facciate laterali è stato appeso lo striscione "L'ematologia saluta il Papa!".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il CTO di Palantir Shyam Sankar ha affermato che molti ricercatori di intelligenza artificiale avrebbero iniziato a fumare per segnalare fiducia nella capacità dell'IA di curare il cancro.
Il CTO di Palantir Shyam Sankar ha affermato che molti ricercatori di intelligenza artificiale avrebbero iniziato a fumare per segnalare fiducia nella capacità dell'IA di curare il cancro.
Un'affermazione quantomeno singolare è arrivata nel corso di un'intervista televisiva negli Stati Uniti. Shyam Sankar, Chief Technology Officer di Palantir, ha dichiarato durante la trasmissione "Face the Nation" di CBS News che molti ricercatori di intelligenza artificiale avrebbero iniziato a fumare sigarette come segnale di fiducia nel futuro della tecnologia che sviluppano.
"Tantissimi ricercatori di IA hanno iniziato a fumare come modo per segnalare agli altri ricercatori quanto credono nell'IA", ha spiegato Sankar. "Credo così tanto nell'IA, che curerà il cancro, che vi mostro di aver puntato tutte le mie fiches". Il dirigente non ha però citato alcun ricercatore in particolare, né ha fatto riferimento a sondaggi o ad altre fonti che possano supportare l'affermazione.
Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi, il fumo è responsabile di circa un decesso per cancro su tre negli Stati Uniti, e il fumo di sigaretta contiene almeno 69 sostanze note per essere cancerogene. Sempre secondo l'agenzia, i fumatori hanno un rischio di sviluppare un tumore al polmone circa 25 volte superiore rispetto ai non fumatori. Smettere riduce il rischio di 12 tipi di cancro, e il rischio aggiuntivo di tumore polmonare si dimezza dopo un periodo compreso tra 10 e 15 anni dalla cessazione.
La promessa che l'IA possa sconfiggere il cancro, del resto, non è una novità nel settore. Il CEO di Anthropic, Dario Amodei, ha dichiarato lo scorso agosto che promettere la cura del cancro grazie all'intelligenza artificiale è diventato "più un cliché che qualcosa di ispirante", aggiungendo che solo una cura effettiva potrebbe far guadagnare fiducia da parte dell'opinione pubblica.
Nell'intervista Sankar ha riconosciuto che l'opinione pubblica e la politica sono scettiche nei confronti dell'IA (con la metà degli americani che teme crei più problemi di quanti ne risolva). Sostiene che l'industria tecnologica abbia il dovere di dimostrare benefici concreti e misurabili (crescita economica e posti di lavoro) e di assumersi la piena responsabilità di progettare prodotti sicuri.
Uno dei temi centrali sollevati da Sankar è che il dibattito sui rischi esistenziali dell'IA sia distorto da una sorta di culto millenario e messianico, l'efficace altruismo, paragonato a una "psicosi di massa" o a una "delusione sociale". Secondo Sankar, molti ricercatori della Silicon Valley vedono l'IA come una sorta di "Dio-macchina", diffondendo scenari apocalittici ingiustificati (come il rischio estinzione al 10%) che distolgono l'attenzione dai problemi reali e dalle leggi economiche ed empiriche.
"Penso che una delle cose davvero complicate nella discussione attuale sia che esiste una forza invisibile che guida la narrativa sulla sicurezza dell'IA, ed è davvero questo culto millenaristico dell'apocalisse unito a un complesso messianico chiamato altruismo efficace", ha affermato. "Penso che ci sia una profonda verità nel detto di Pascal secondo cui ogni essere umano ha un vuoto a forma di Dio nel cuore, ed è importante capire che molte di queste persone nella Silicon Valley che stanno costruendo questa tecnologia hanno riempito quel vuoto con il Dio-macchina dell'AGI [Intelligenza Artificiale Generale]".
Sankar sostiene che non servano nuove e soffocanti normative preventive per bloccare la tecnologia, ma che si debbano applicare le leggi esistenti sulla responsabilità civile e sulla gestione del rischio (paragonandole a quelle di altri settori, come quello automobilistico o farmaceutico). L'azienda (o chi produce il difetto) deve rispondere della difettosità del prodotto. "Come repubblica, abbiamo 250 anni di ricche leggi e storia su come gestire la responsabilità civile. Non voglio banalizzare la metafora, ma insomma, se compro un'auto e l'auto è difettosa, è un problema del produttore. Se poi uso quell'auto per schiantarmi contro la casa del mio vicino, quello è un problema mio".
Riguardo alle iniziative della Casa Bianca e del nuovo "zar dell'IA" Jay Clayton, Sankar vede con favore un approccio mirato che usi le agenzie regolatorie esistenti e introduca regimi di reporting e risposta agli incidenti. Sulle applicazioni militari, l'intervista ha toccato anche il principio fondamentale secondo cui il controllo umano debba sempre rimanere centrale, in particolare nelle decisioni critiche come quelle sulle armi nucleari.
"Non si può liquidare la questione con un cenno della mano. Se guardi ai tipi di narrazioni che arrivano dai catastrofisti, sembrano due narrazioni contraddittorie... Hanno una cosa in comune, ovvero che tu, in quanto essere umano, non hai alcun potere d'azione. Il dio-macchina deciderà il futuro... E penso che ciò offuschi la realtà più profonda: noi abbiamo un'enorme quantità di potere d'azione umano su come useremo questa tecnologia".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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69.6/100
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Criteri Critici
Longevità, il farmaco contro le «cellule zombie»: i primi risultati nell’uomo e che cosa significa ringiovanire Mondosanità
Marco Quarta, ricercatore e scienziato italiano, attivo negli Usa, in California, studia da anni come intervenire sui processi che fanno perdere alle cellule la capacità di funzionare e riparare i tessuti. Uno dei progetti cui lavora punta a un risultato molto concreto: eliminare le cellule senescenti patologiche, le cosiddette «cellule zombie», e aiutare quelle stressate ma recuperabili a ritrovare una funzione migliore. È l’obiettivo di RLS-1496, candidato sperimentale sviluppato da Rubedo Life Sciences, di cui Quarta è cofondatore e responsabile scientifico. I primi dati clinici riguardano la pelle ed è molto promettente. Per chi si domanda se sia possibile invecchiare meglio, il punto di interesse è che questo bersaglio biologico viene ora studiato anche nei pazienti, oltre che in laboratorio.
La distinzione è decisiva. Trattare un tessuto danneggiato, modificare un indicatore dell’età biologica e prolungare la vita sono risultati diversi. La ricerca sta iniziando a misurare i primi due; il terzo resta da dimostrare. Intanto offre una domanda che riguarda tutti: quanto dell’invecchiamento possiamo prevenire o correggere e quanti degli anni guadagnati possiamo trascorrere continuando a scegliere, muoverci e partecipare?
Le ricerche di Quarta prima del nuovo farmaco
Il percorso scientifico aiuta a capire da dove nasce questa prospettiva. Nel 2020 Quarta figurava tra gli autori di uno studio pubblicato su Nature Communications, con Tapash Jay Sarkar, Vittorio Sebastiano e altri ricercatori, sulla riprogrammazione transitoria di cellule umane invecchiate. Introducendo temporaneamente specifici fattori attraverso RNA messaggero, gli scienziati osservarono miglioramenti in diversi indicatori cellulari dell’invecchiamento, senza cancellare l’identità delle cellule. Tra i risultati figuravano cambiamenti dell’orologio epigenetico, una riduzione del profilo infiammatorio nei condrociti e una migliore risposta rigenerativa delle cellule staminali muscolari umane anziane.
Si trattava di esperimenti su cellule e di verifiche precliniche, non di persone sottoposte a una terapia di ringiovanimento. Inoltre la riprogrammazione e il farmaco oggi studiato sulla pelle sono strategie differenti. La prima tenta di modificare programmi cellulari associati all’età; la seconda interviene sulla vulnerabilità delle cellule patologiche e sull’equilibrio di quelle circostanti. Il collegamento è l’interesse per la parte dell’invecchiamento su cui si potrebbe agire, preservando la funzione dei tessuti.
Le cellule che smettono di dividersi ma restano attive
Una cellula senescente ha interrotto stabilmente la propria proliferazione. Questo può avvenire in risposta a danni al DNA o ad altri stress. La cellula, però, resta viva e può produrre molecole che modificano l’ambiente circostante, comprese sostanze infiammatorie. Quando queste popolazioni persistono e si accumulano, possono contribuire alla disfunzione dei tessuti. L’espressione «zombie» rende intuitivo il problema, ma non descrive cellule morte che tornano in vita.
Il bersaglio va scelto con precisione. La senescenza contribuisce anche a bloccare la proliferazione di cellule danneggiate e partecipa alla riparazione. Eliminare indiscriminatamente tutte le cellule che mostrano un segnale di senescenza non sarebbe un obiettivo sensato. Inoltre queste cellule sono diverse tra loro: cambiano con l’organo, la causa del danno e il contesto della malattia. Un trattamento efficace su una popolazione potrebbe quindi non funzionare altrettanto bene su un’altra.
La fragilità nascosta che il trattamento cerca di sfruttare
Una linea di ricerca riguarda la GPX4, proteina che protegge le cellule dall’accumulo di lipidi ossidati. Uno studio pubblicato nel 2026 su Nature Cell Biology, di un gruppo distinto da quello di Quarta, ha mostrato che alcune cellule senescenti presentano condizioni che le rendono vulnerabili alla ferroptosi: stress ossidativo elevato, maggiore ferro libero disponibile (su cui agisce la lattoferrina) e alterazioni del metabolismo dei lipidi. La GPX4 può rappresentare una difesa che consente loro di sopravvivere.
La ferroptosi è una forma regolata di morte cellulare legata al danno ossidativo dei lipidi e alla presenza di ferro. Sfruttare questa vulnerabilità potrebbe consentire di colpire cellule patologiche che resistono ad altri meccanismi di eliminazione. La ricerca deve però individuare quali popolazioni siano sensibili e come proteggere il tessuto sano: una vulnerabilità osservata in laboratorio non si traduce automaticamente in una terapia sicura.
Che cosa mostrano i dati sulla pelle
In quanto rilasciato il 12 ottobre 2026 Rubedo riferisce che RLS-1496, modulatore sperimentale della GPX4, è progettato per favorire l’eliminazione delle cellule senescenti patologiche e il recupero di quelle stressate non senescenti. Dopo quattro settimane di trattamento locale, l’analisi di 11 campioni cutanei appaiati di pazienti con dermatite atopica mostrava una riduzione media di 2,1 anni nell’età epigenetica stimata. L’azienda segnala anche cambiamenti dei marcatori infiammatori e un aumento del collagene di tipo III.
Un programma separato sulle cheratosi attiniche, lesioni associate al danno solare che possono evolvere in tumori cutanei, ha registrato una riduzione media del 49 per cento delle lesioni in 22 pazienti dopo 28 giorni. Sono dati preliminari comunicati dal produttore e presentati a congressi; non rappresentano una prova di aumento della longevità o di ringiovanimento generale dell’organismo.
Che cosa significa avere una pelle biologicamente più giovane
Gli orologi epigenetici stimano l’età biologica attraverso modificazioni chimiche del DNA, in particolare la metilazione. Il loro risultato può cambiare senza dimostrare, da solo, che un tessuto abbia recuperato tutte le funzioni di uno più giovane. Per questo l’indicazione «due anni in meno» va collegata al test utilizzato e alla pelle analizzata. Non significa due anni di vita in più e non consente di attribuire lo stesso effetto a cervello, cuore o muscoli.
Una terapia utile deve produrre benefici che il paziente possa riconoscere e che durino: miglioramento della malattia, funzione preservata, minori complicazioni. Servono anche confronti adeguati, tempi di osservazione più lunghi e una valutazione degli effetti indesiderati. La piccola dimensione dei primi studi non annulla il segnale; ne definisce il significato e indica quali verifiche devono seguire.
Proprio il problema della misurazione è al centro di un contributo firmato nel marzo 2026 da Quarta, Nicola Neretti, Heinrich Jasper e Marco Demaria su Nature Aging, dedicato al Senotherapeutics Biomarker Consortium. Lo sviluppo dei candidati farmacologici avanza più rapidamente degli strumenti necessari per misurare e confrontare in modo robusto la senescenza nell’uomo. Capire chi trattare e come misurare la risposta sarà una parte essenziale della medicina della longevità.
Gli altri senolitici e le prove già disponibili
La ricerca dispone di un precedente umano importante. Nel 2019 uno studio pilota su nove persone con malattia renale diabetica ha osservato, dopo un breve trattamento con dasatinib e quercetina, una riduzione di diversi marcatori delle cellule senescenti nella pelle e nel tessuto adiposo, insieme a cambiamenti di fattori infiammatori circolanti. Il risultato ha mostrato che questo bersaglio può essere modificato nell’uomo; non ha dimostrato che i partecipanti sarebbero vissuti più a lungo.
Nel 2024 uno studio randomizzato su 60 donne in postmenopausa ha verificato la stessa combinazione sul metabolismo osseo. L’esito principale, la variazione di un marcatore del riassorbimento osseo a venti settimane, non differiva significativamente tra i gruppi. Alcuni segnali favorevoli, soprattutto nelle analisi esplorative delle donne con maggiore carico di senescenza, giustificano ulteriori studi. Suggeriscono anche che la risposta potrebbe dipendere dalla situazione biologica iniziale e non soltanto dall’età anagrafica.
Quercetina e fisetina sono studiate per proprietà senolitiche, ma un integratore commerciale non equivale a un protocollo sperimentale. La presenza di una sostanza negli alimenti non dimostra che dosi elevate producano un beneficio clinico. Il dasatinib è un farmaco oncologico: il suo impiego in queste ricerche richiede supervisione e controlli. Oggi non c’è, nei risultati descritti, una base per proporre una cura autonoma contro l’invecchiamento.
Conservare gli anni in cui possiamo fare ciò che conta
La prospettiva più rilevante è aumentare la durata della vita in buona salute, spesso chiamata healthspan. L’Organizzazione mondiale della sanità definisce l’invecchiamento sano attraverso la capacità funzionale che consente benessere nell’età avanzata. Questa capacità dipende dalla persona e dall’ambiente: una casa accessibile, trasporti utilizzabili, cure disponibili e relazioni possono cambiare concretamente ciò che un anziano riesce a fare.
Il significato della longevità si vede nei gesti quotidiani. Potersi alzare dalla sedia, uscire per incontrare un amico, scegliere come trascorrere la giornata sono risultati che nessun orologio biologico descrive completamente. E il valore della persona resta intatto anche quando ha bisogno di assistenza. Raccontare l’invecchiamento attraverso i soli centenari eccezionalmente autonomi rischia di lasciare fuori proprio chi avrebbe più bisogno di sostegno.
Pesi e danza per difendere il movimento
Tra le azioni disponibili oggi, l’attività fisica occupa un posto centrale. Le indicazioni richiamate dal National Institute on Aging comprendono almeno 150 minuti settimanali di attività aerobica moderata e due giorni di esercizi di rafforzamento muscolare, adattando il percorso alle condizioni personali. Per chi è sedentario o fragile si parte da ciò che è fattibile, aumentando gradualmente con un programma appropriato.
Gli esercizi di forza allenano capacità utili per la vita quotidiana. Possono comprendere piccoli pesi, elastici o movimenti come alzarsi da una sedia, se eseguiti nelle condizioni adatte. La danza aggiunge coordinazione, apprendimento di sequenze e occasioni di incontro. Chi ha problemi di equilibrio, dolori o malattie cardiache può concordare con i professionisti un’attività accessibile. La regolarità conta più dell’imitazione della prestazione di un centenario mostrato sui social.
Cervello e relazioni continuano a richiedere spazio
L’età avanzata conserva possibilità di apprendimento e partecipazione. Musica, teatro, danza e scrittura creativa sono attività studiate per i loro possibili benefici sul benessere e su aspetti della funzione cognitiva. Anche il coinvolgimento sociale è associato a una migliore salute cognitiva, pur senza consentire di promettere che una singola attività prevenga la demenza.
Una lezione, un gruppo di lettura o un impegno di volontariato possono offrire qualcosa che manca quando le giornate diventano tutte uguali: un appuntamento atteso, uno scambio, una ragione per prepararsi e uscire. Sul piano clinico restano importanti la gestione della pressione e delle altre condizioni che possono danneggiare il cervello. Curare la salute e mantenere occasioni di incontro sono interventi complementari.
Meditazione e alimentazione senza formule magiche
La meditazione può aiutare alcune persone nella gestione dello stress e di sintomi ansiosi o depressivi. Un momento di attenzione al respiro, di raccoglimento o di preghiera può inoltre avere un significato personale e spirituale. Queste dimensioni meritano rispetto, senza attribuire loro un effetto dimostrato di eliminazione delle cellule senescenti o di prolungamento della vita. Per chi soffre di un disturbo, la meditazione può affiancare le cure appropriate.
Anche la colazione di una persona longeva va letta dentro la sua storia, senza trasformarla in una prescrizione universale. Latte o yogurt, pane e altre fonti di nutrienti possono trovare posto in un’alimentazione adeguata; prosciutto e formaggi richiedono attenzione a frequenza, quantità e sale. Per conservare i muscoli è utile assicurare un apporto proteico sufficiente attraverso alimenti diversi, compresi pesce, legumi e latticini, con indicazioni personalizzate quando ci sono malattie o perdita di peso. Gli integratori servono quando rispondono a un bisogno individuato, non perché promettono genericamente di ringiovanire.
La vecchiaia come risorsa per la comunità
L’allungamento della vita cambia il rapporto tra generazioni. Esperienza professionale, cura familiare e volontariato rendono visibile un contributo che si perde quando l’anziano viene descritto soltanto come destinatario di una pensione o di assistenza. Lavorare più a lungo può essere una scelta positiva per chi lo desidera e può farlo; richiede attenzione alle differenze tra lavori, condizioni di salute e opportunità. Non può diventare il criterio con cui misurare il valore di una persona.
Anche la ricchezza accumulata dalle generazioni più anziane va distinta dalla sicurezza economica di ciascuno. Negli Stati Uniti la Federal Reserve misura la distribuzione del patrimonio per generazione: i dati aggregati non raccontano da soli le difficoltà di chi dispone di poche risorse o deve sostenere spese di cura. Una politica della longevità deve rendere accessibili salute e partecipazione anche a queste persone.
Con l’età, l’esperienza può diventare una forma di sapienza utile agli altri: accompagnare un giovane, aiutare a leggere una difficoltà, trasmettere un mestiere. Può restare spazio per una vocazione nuova e per un impegno nel futuro del Paese. E può esserci il bisogno di interrogarsi sul senso della vita, sulla perdita e, per chi crede, sull’eterno. La ricerca di Quarta tenta di preservare le condizioni biologiche di questa libertà. La società può già contribuire offrendo agli anziani luoghi e occasioni in cui continuare a esercitarla.
Fonti essenziali
Rubedo Life Sciences. Dati preliminari di fase 1b su RLS-1496 e dati sulle cheratosi attiniche. Comunicato aziendale del 12 ottobre 2026, distinto da una pubblicazione clinica completa sottoposta a revisione paritaria. https://www.businesswire.com/news/home/20261012590263/en/
Sarkar TJ, Quarta M, Mukherjee S e altri. Transient non-integrative expression of nuclear reprogramming factors promotes multifaceted amelioration of aging in human cells. Nature Communications, 2020;11:1545. https://doi.org/10.1038/s41467-020-15174-3
Quarta M, Neretti N, Jasper H, Demaria M. Advancing senescence translation through the Senotherapeutics Biomarker Consortium. Nature Aging, 2026;6:739–741. https://doi.org/10.1038/s43587-026-01097-z
D’Ambrosio M e altri. Electrophilic compound screening identifies GPX4-dependent ferroptosis as a senescence vulnerability. Nature Cell Biology, 2026. https://doi.org/10.1038/s41556-026-01921-z
Hickson LJ e altri. Senolytics decrease senescent cells in humans. EBioMedicine, 2019;47:446–456. https://doi.org/10.1016/j.ebiom.2019.08.069
Farr JN e altri. Effects of intermittent senolytic therapy on bone metabolism in postmenopausal women. Nature Medicine, 2024;30:2605–2612. https://doi.org/10.1038/s41591-024-03096-2
OMS. Ageing and health. https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/ageing-and-health
National Institute on Aging. Health Benefits of Exercise and Physical Activity; Cognitive Health and Older Adults; Healthy Meal Planning. https://www.nia.nih.gov/health
NCCIH. Meditation and Mindfulness Effectiveness and Safety. https://www.nccih.nih.gov/health/meditation-and-mindfulness-effectiveness-and-safety
Federal Reserve. Distributional Financial Accounts. https://www.federalreserve.gov/releases/z1/dataviz/dfa/distribute/table/
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Adenocarcinoma polmonare, cos'è il tumore diagnosticato al Papa: sintomi e trattamento Sky TG24
L'adenocarcinoma polmonare, il tumore per il qualePapa Leone XIV è stato operato ieri,è il sottotipo più frequente di tumore del polmone non a piccole cellule. Si tratta di una neoplasia che può svilupparsi anche in persone che non hanno mai fumato e che, soprattutto nelle fasi iniziali, può non provocare sintomi evidenti.Ecco quali sono i principali fattori di rischio, i sintomi e le possibilità di cura. L'adenocarcinoma polmonare è uno dei tre principali sottotipi di tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc), insieme al carcinoma spinocellulare e al carcinoma a grandi cellule.Secondo quanto riportato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc),è il più frequente e rappresenta circa il 60% dei casi di questa categoria.Si sviluppa generalmente nelle zone più periferiche del polmone, in corrispondenza dei bronchi di diametro minore.LEGGI ANCHE:Papa Leone XIV al Gemelli, intervento al polmone concluso positivamente: "No complicanze" L'adenocarcinoma polmonare è uno dei tre principali sottotipi di tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc), insieme al carcinoma spinocellulare e al carcinoma a grandi cellule.Secondo quanto riportato dall'Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc),è il più frequente e rappresenta circa il 60% dei casi di questa categoria.Si sviluppa generalmente nelle zone più periferiche del polmone, in corrispondenza dei bronchi di diametro minore. Dal punto di vista clinico,i tumori del polmone vengono suddivisi principalmente in due grandi categorie: quelli non a piccole cellule, che rappresentano circa l'85% dei casi, e quelli a piccole cellule, chiamati anche microcitomi, responsabili del restante 10-15%. Nel complesso, secondo i dati Airtum 2025, in Italia si stimano 27.100 nuove diagnosi di tumore del polmone tra gli uomini e 16.400 tra le donne. Dal punto di vista clinico,i tumori del polmone vengono suddivisi principalmente in due grandi categorie: quelli non a piccole cellule, che rappresentano circa l'85% dei casi, e quelli a piccole cellule, chiamati anche microcitomi, responsabili del restante 10-15%. Nel complesso, secondo i dati Airtum 2025, in Italia si stimano 27.100 nuove diagnosi di tumore del polmone tra gli uomini e 16.400 tra le donne. Come riporta un approfondimento sul sito delPoliclinico Sant'Orsola (Bologna),l’origine dell'adenocarcinoma è legata a un processo di crescita incontrollata delle cellule, dovuto a una mutazione genetica del Dna. Queste alterazioni provocano una proliferazione anomala delle cellule epiteliali nei tessuti polmonari, dando origine alla formazione tumorale, che generalmente si sviluppa negli alveoli e nei bronchi.Le esatte cause che portano alla comparsa di questa anomalia non sono ancora del tutto chiare. Tra i principali fattori di rischio figurano il fumo di sigaretta e l'esposizione all'amianto o ad altri agenti pesanti quali l'arsenico, il radon o il nichel. L'adenocarcinoma, tuttavia, può svilupparsi anche in persone che non hanno mai fumato.Come ha chiarito Claudio Micheletto, direttore dell'Unità operativa complessa di Pneumologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), “è una neoplasia non sempre legata al fumo, nel senso che c'è una percentuale di persone che hanno queste forme, pur non avendo avuto delle esposizioni al fumo attivo”. Come riporta un approfondimento sul sito delPoliclinico Sant'Orsola (Bologna),l’origine dell'adenocarcinoma è legata a un processo di crescita incontrollata delle cellule, dovuto a una mutazione genetica del Dna. Queste alterazioni provocano una proliferazione anomala delle cellule epiteliali nei tessuti polmonari, dando origine alla formazione tumorale, che generalmente si sviluppa negli alveoli e nei bronchi.Le esatte cause che portano alla comparsa di questa anomalia non sono ancora del tutto chiare. Tra i principali fattori di rischio figurano il fumo di sigaretta e l'esposizione all'amianto o ad altri agenti pesanti quali l'arsenico, il radon o il nichel. L'adenocarcinoma, tuttavia, può svilupparsi anche in persone che non hanno mai fumato.Come ha chiarito Claudio Micheletto, direttore dell'Unità operativa complessa di Pneumologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo), “è una neoplasia non sempre legata al fumo, nel senso che c'è una percentuale di persone che hanno queste forme, pur non avendo avuto delle esposizioni al fumo attivo”. Nelle fasi iniziali l'adenocarcinoma polmonare non si manifesta con sintomi evidenti.Come sottolinea il Policlinico Sant'Orsola, spesso il tumore viene scoperto durante normali esami di controllo, senza che il paziente sospetti di avere la malattia.Con il progredire della neoplasia possono invece comparire diversi disturbi, soprattutto a carico dell'apparato respiratorio.Tra i sintomi più comuni figurano una tosse persistente, generalmente secca e talvolta accompagnata da sangue, difficoltà respiratorie, affanno, respiro corto e dolore al petto. Possono inoltre manifestarsi debolezza generalizzata, febbre, perdita di peso apparentemente inspiegabile e mancanza di appetito. Nelle fasi iniziali l'adenocarcinoma polmonare non si manifesta con sintomi evidenti.Come sottolinea il Policlinico Sant'Orsola, spesso il tumore viene scoperto durante normali esami di controllo, senza che il paziente sospetti di avere la malattia.Con il progredire della neoplasia possono invece comparire diversi disturbi, soprattutto a carico dell'apparato respiratorio.Tra i sintomi più comuni figurano una tosse persistente, generalmente secca e talvolta accompagnata da sangue, difficoltà respiratorie, affanno, respiro corto e dolore al petto. Possono inoltre manifestarsi debolezza generalizzata, febbre, perdita di peso apparentemente inspiegabile e mancanza di appetito. Per individuare un eventuale tumore polmonare possono essere utilizzati diversi esami di diagnostica per immagini, tra cui radiografia del torace, ecografia toracica, Tac, risonanza magnetica e Pet. La scelta degli accertamenti dipende dal singolo caso. Quando viene rilevata una formazione sospetta, è necessario analizzare in laboratorio un campione di tessuto per stabilirne la natura e le caratteristiche. Il quadro diagnostico viene completato determinando la stadiazione del tumore, il suo grado di avanzamento. Per individuare un eventuale tumore polmonare possono essere utilizzati diversi esami di diagnostica per immagini, tra cui radiografia del torace, ecografia toracica, Tac, risonanza magnetica e Pet. La scelta degli accertamenti dipende dal singolo caso. Quando viene rilevata una formazione sospetta, è necessario analizzare in laboratorio un campione di tessuto per stabilirne la natura e le caratteristiche. Il quadro diagnostico viene completato determinando la stadiazione del tumore, il suo grado di avanzamento. Il trattamento dell'adenocarcinoma polmonare dipende da diversi fattori, tra cui lo stadio della malattia, le dimensioni e la posizione del tumore e le condizioni cliniche del paziente.Se il tumore viene diagnosticato quando non è metastatizzato e presenta caratteristiche compatibili (sia per dimensione che per posizione) si procede generalmente con la rimozione chirurgica, associata o meno a trattamenti radioterapici o chemioterapici.La scelta del trattamento più appropriato viene valutata dal team medico sulla base delle caratteristiche della malattia e delle condizioni del paziente. Il trattamento dell'adenocarcinoma polmonare dipende da diversi fattori, tra cui lo stadio della malattia, le dimensioni e la posizione del tumore e le condizioni cliniche del paziente.Se il tumore viene diagnosticato quando non è metastatizzato e presenta caratteristiche compatibili (sia per dimensione che per posizione) si procede generalmente con la rimozione chirurgica, associata o meno a trattamenti radioterapici o chemioterapici.La scelta del trattamento più appropriato viene valutata dal team medico sulla base delle caratteristiche della malattia e delle condizioni del paziente. Le possibilità di trattamento e la prognosi dipendono soprattutto dallo stadio in cui viene individuato il tumore.La diagnosi precoce riveste quindi un ruolo importante, perché permette di intervenire quando la malattia è ancora circoscritta.A questo proposito, Micheletto ha spiegato che,nel caso del Pontefice, l'adenocarcinoma è stato individuato in una fase precoce. "Per fortuna nel caso del Pontefice l'adenocarcinoma è stato identificato in una fase precoce e quindi circoscritto a un lobo" polmonare, "e generalmente la chirurgia è risolutiva, fatto salvo che va confermato non solo l'esame istologico, ma anche l'eventuale presenza" di cellule tumorali "nei linfonodi", ha spiegato l’esperto. Le possibilità di trattamento e la prognosi dipendono soprattutto dallo stadio in cui viene individuato il tumore.La diagnosi precoce riveste quindi un ruolo importante, perché permette di intervenire quando la malattia è ancora circoscritta.A questo proposito, Micheletto ha spiegato che,nel caso del Pontefice, l'adenocarcinoma è stato individuato in una fase precoce. "Per fortuna nel caso del Pontefice l'adenocarcinoma è stato identificato in una fase precoce e quindi circoscritto a un lobo" polmonare, "e generalmente la chirurgia è risolutiva, fatto salvo che va confermato non solo l'esame istologico, ma anche l'eventuale presenza" di cellule tumorali "nei linfonodi", ha spiegato l’esperto.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il cancro del Papa: cos'è l'adenocarcinoma polmonare, come si cura e perché l'intervento al Gemelli è riuscito OK Salute e Benessere
Un intervento di chirurgia toracica durato circa tre ore, con 90 minuti di atto chirurgico vero e proprio, ha portato all’asportazione del lobo inferiore del polmone destro di Papa Leone XIV. L’operazione, eseguita al Policlinico Gemelli di Roma dall’équipe guidata dal professor Stefano Margaritora e coadiuvata dal medico curante del Pontefice, il dottor Luigi Carbone, si è conclusa positivamente e senza complicanze. L’esame istologico estemporaneo condotto in sala operatoria ha confermato il sospetto della vigilia: si trattava di un adenocarcinoma polmonare.
Il cancro del papa: la scoperta casuale e la tecnica della lobectomia videoassistita
L’origine del ricovero risale a un controllo di routine che ha portato a quello che in ambito medico viene definito un “incidentaloma”, ossia un nodulo, una massa o una lesione individuata del tutto per caso durante un esame diagnostico. Il nodulo alla parte inferiore del polmone destro è stato infatti individuato per caso durante una TAC all’addome eseguita presso l’Ospedale Fatebenefratelli.
Trattandosi di una lesione individuata in fase precocissima e ben circoscritta, i chirurghi hanno optato per una lobectomia polmonare videoassistita (VATS). Come specificato nella nota medica ufficiale, l’asportazione dell’intero lobo inferiore si è resa necessaria per garantire la “radicalità” dell’intervento, ovvero per eliminare completamente la neoplasia ed evitare la presenza di residui tumorali nel tessuto circostante.
Al momento non sono previste altre terapie
Dopo l’operazione, il Santo Padre si è svegliato regolarmente ed è stato riaccompagnato nella sua stanza al decimo piano del Gemelli dopo un breve periodo di osservazione. Al momento le notizie ufficiali indicano che non sono previste terapie adiuvanti immediate (come chemio o radioterapia), proprio in virtù della precocità della diagnosi e della radicalità dell’asportazione chirurgica. La Santa Sede ha previsto una degenza ospedaliera di circa una settimana per monitorare la ripresa della funzionalità respiratoria e i parametri clinici post-operatori.
Cos’è l’adenocarcinoma polmonare: sintomi, cause e opzioni terapeutiche
L’adenocarcinoma è la forma più frequente di tumore del polmone “non a piccole cellule” (NSCLC), rappresentando circa il 40% di tutte le neoplasie polmonari. Origina dalle cellule ghiandolari che secernono il muco, situate principalmente nei tessuti periferici del polmone.
Sintomi
Negli stadi precoci è una malattia quasi sempre silente, motivo per cui la sua diagnosi avviene spesso casualmente durante controlli d’immagine per altri quesiti clinici. Negli stadi più avanzati può manifestarsi con tosse persistente o stizzosa, emottisi (presenza di sangue nello sputo), fiato corto (dispnea), dolore toracico, astenia e calo ponderale non spiegato.
Cause e Fattori di Rischio
Fumo di tabacco: rimane il fattore di rischio principale (responsabile dell’85% di tutti i tumori polmonari).
rimane il fattore di rischio principale (responsabile dell’85% di tutti i tumori polmonari). Fattori ambientali e professionali: esposizione prolungata al radon, all’amianto (asbesto), all’inquinamento atmosferico (PM2.5 e PM10) e a sostanze chimiche come arsenico, cromo e nichel.
esposizione prolungata al radon, all’amianto (asbesto), all’inquinamento atmosferico (PM2.5 e PM10) e a sostanze chimiche come arsenico, cromo e nichel. Predisposizione genetica e familiarità: mutazioni geniche ed ereditarietà familiarica incrementano la suscettibilità individuale allo sviluppo della malattia.
Terapie e Trattamenti
Chirurgia (Lobectomia / Resezione radicale): rapresenta lo standard d’eccellenza negli stadi precoci (Stadio I e II). Asportare l’intero lobo interessato (tramite tecnica tradizionale o minivasiva VATS) consente di eliminare radicalmente la massa neoplastica con elevati tassi di guarigione e sopravvivenza a lungo termine. Terapie molecolari a bersaglio (Target Therapy): in presenza di specifiche mutazioni geniche (come EGFR, ALK, ROS1), si impiegano farmaci a bersaglio molecolare in grado di bloccare la crescita cellulare. Immunoterapia e Chemioterapia: utilizzate negli stadi più avanzati o come trattamento adiuvante post-operatorio nei casi a maggior rischio di recidiva per stimolare il sistema immunitario contro le cellule tumorali.
Il cancro del papa: fonti scientifiche e riscontri clinici
La gestione clinica del Pontefice e l’inquadramento oncologico dell’adenocarcinoma polmonare trovano diretta conferma nelle linee guida internazionali:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
36.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Melanoma avanzato, a Milano confronto sull’immunoterapia neoadiuvante. Presente l’oncologa salernitana Celeste Santoro Battipaglia 1929
Si è svolto a Milano il congresso dedicato alle nuove prospettive terapeutiche nel melanoma avanzato, con un focus sull’immunoterapia neoadiuvante, approccio che prevede il trattamento farmacologico prima dell’intervento chirurgico. All’incontro hanno partecipato specialisti del settore, tra cui il professor Christian Blank dell’Istituto Europeo di Oncologia, coordinatore di questo nuovo approccio terapeutico, e il professor Michele Del Vecchio, oncologo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Tra i contributi presentati, quello della dottoressa Celeste Santoro, oncologa salernitana in servizio presso l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, che ha illustrato il caso clinico di un paziente affetto da melanoma avanzato trattato con immunoterapia prima dell’intervento chirurgico. Il congresso ha rappresentato un’occasione di confronto tra professionisti sulle strategie terapeutiche emergenti e sul ruolo dell’immunoterapia nel percorso di cura dei pazienti con melanoma. La presentazione del caso clinico ha portato all’attenzione dei partecipanti l’esperienza maturata sul campo dall’équipe oncologica dell’istituto milanese, di cui fa parte la specialista originaria di Salerno.