📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.1/100
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Criteri Critici
Ottobre Rosa, al via iniziative speciali per la prevenzione del tumore al seno, venerdì 16, ore 10.30, punto stampa Toscana Notizie
Ottobre Rosa, al via iniziative speciali per la prevenzione del tumore al seno, venerdì 16, ore 10.30, punto stampa L’incontro con i giornalisti presso l’Auditorium dell’Assessorato alla Sanità e alle Politiche Sociali della Regione Toscana, in via Taddeo Alderotti 26/N, a Firenze. L’incontro con i giornalisti presso l’Auditorium dell’Assessorato alla Sanità e alle Politiche Sociali della Regione Toscana, in via Taddeo Alderotti 26/N, a Firenze. Al via l’“Ottobre Rosa” della Regione Toscana. Venerdì 16 ottobre, alle ore 10.30, presso l’Auditorium dell’Assessorato, saranno presentate le attività promosse in occasione del mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. Al punto stampa di presentazione di “Dì di sì, Ottobre Rosa” parteciperanno l’assessora regionale alla Sanità e alle Politiche Sociali Monia Monni e la direttrice di ISPRO Simona Dei. A seguire, dalle ore 11.00 alle ore 13.00, si terrà un incontro informativo rivolto a tutte e tutti, a cura delle professioniste di ISPRO, dedicato alla prevenzione oncologica e ai programmi di screening. Sarà inoltre attivato un punto informativo aperto, dove le professioniste e i professionisti di ISPRO saranno a disposizione per verificare la situazione individuale rispetto ai programmi di screening della mammella, della cervice uterina e del colon-retto e, qualora siano soddisfatti i requisiti previsti, prenotare un appuntamento. Per informazioni: https://www.regione.toscana.it/-/di-di-s%C3%AC-ottobre-rosa
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Sostegno ai pazienti oncologici, alla Casa delle Donne apre lo sportelo di orientamento LILT – ASCOLTA Novaradio Città Futura
play_arrow Laura Cellini, volontaria LILT Firenze – 14 ottobre 2026
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FIRENZE – Si calcola che ogni anno in Toscana siano 12.000 i casi di tumore tra le donne, su 25 mila totali. Il più frequente è il tumore al seno (circa 3.850 nuovi casi l’anno, pari al 30% di tutte le diagnosi), a seguire il tumore del colon-retto e del polmone (in lieve aumento tra la popolazione femminile). Grazie alla prevenzione – la Toscana ha quote di copertura tra le più alte d’Italia – e al miglioramento dell’efficacia delle terapie, la speranza di sopravvivenza è cresciuta negli ultimi anni: in Toscana è al 68% complessivo, che sale all’80/90% per il tumore della mammella. Nonostante questo, affrontare un intervento e la fase post-operatoria delle cure è un percorso spesso difficoltoso, sotto molti punti di vista. E anche i servizi di sostegno offerti dalle istituzioni spesso poco conosciute.
Per venire incontro alle necessità delle donne di orientamento e informazione, da alcuni giorni c’è a Firenze un nuovo servizio: lo sportello “Donna come prima”, gestito dai volontari* della LILT. Inaugurato martedì scorso all’interno dei locali della Casa delle Donne nel complesso delle ExMurate. Un nuovo punto di accesso, dunque, che si aggiunge a quello già esistente da anni Villa le Rose a Careggi. “L’idea – spiega Laura Cellini, una delle volontarie del nuovo sportello – è allargare la platea delle donne che possano avere bisogno di un supporto nel loro percorso post oncologico, tra l’altro gratuito, riuscire ad intercettare donne fuori da certi percorsi, e far conoscere tutta una serie di opportunità offerte per la riabilitazione fisica, psicologica e sociale: c’è anche un aspetto legato alle facilitazioni sul lavoro cui ha diritto il paziente oncologico e che spesso non non non sono a conoscenza delle persone. Di qui la scelta della Casa delle Donne, che è punto di incontro tra realtà diverse e di donne di origine differente”.
Lo sportello “Donna come prima” sarà aperto ogni primo martedì del mese, a partire dal 3 novembre prossimo, dalle 18 alle 19. Per informazioni si può scrivere a donnacomeprima@legatumorifirenze.it oppure 055/32697826-7.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Leucemia M3, la malattia di Carlo Acutis: cos'è la malattia che lo uccise in pochi giorni e perché oggi si può curare My-personaltrainer
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Carlo Acutis morì a 15 anni nel 2006 per una leucemia promielocitica acuta. La sua storia racconta una malattia che può causare emorragie gravi in pochi giorni, ma che oggi presenta elevate possibilità di guarigione. Leucemia M3 in breve: cosa sapere Che cos'è? La leucemia M3, o leucemia promielocitica acuta (LPA), colpisce cellule immature del midollo osseo. Perché viene chiamata fulminante? In alcune persone provoca rapidamente disturbi della coagulazione ed emorragie potenzialmente gravi. Si può guarire? Le cure attuali consentono una guarigione che in alcune stime raggiunge circa il 95% dei casi. Agire subito rimane decisivo.
Come si ammalò Carlo Acutis e perché morì in pochi giorni? Carlo Acutis, studente milanese appassionato di informatica e canonizzato nel 2025, si ammalò il 2 ottobre 2006. All'inizio si pensò a un'influenza. L'8 ottobre, dopo un peggioramento delle condizioni, fu ricoverato alla clinica De Marchi di Milano, dove venne diagnosticata la leucemia M3. Il 9 ottobre fu trasferito all'ospedale San Gerardo di Monza. L'11 ottobre un'emorragia cerebrale accompagnò il drammatico aggravamento e venne accertata la morte cerebrale. Carlo morì il 12 ottobre, a 15 anni. Le ricostruzioni pubbliche non sono una cartella clinica e non permettono di sapere quali cure ricevette o di ipotizzare esiti alternativi. La rapidità del decorso si comprende osservando i meccanismi della malattia.
Cos’è la leucemia M3 e cosa succede al midollo osseo? La leucemia promielocitica acuta è un sottotipo di leucemia mieloide acuta. La sigla M3 deriva da una vecchia classificazione basata sull'aspetto delle cellule. Oggi sono centrali le caratteristiche genetiche. Perché le cellule del sangue smettono di maturare? Il midollo osseo produce continuamente globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Nella LPA alcune cellule immature destinate a diventare globuli bianchi, chiamate promielociti, non completano la maturazione e si accumulano. Nella maggioranza dei casi il blocco dipende da uno scambio di materiale tra i cromosomi 15 e 17, la traslocazione t(15;17), che genera il gene di fusione PML::RARA. È un'alterazione acquisita dalle cellule leucemiche e non, di regola, ereditaria. Le cellule malate ostacolano la produzione di quelle sane, causando anemia, riduzione delle piastrine e maggiore rischio di infezioni. A questo si aggiunge una caratteristica specifica della M3: l'alterazione dei meccanismi della coagulazione. Perché si parla di leucemia fulminante? Fulminante descrive il possibile decorso molto rapido, ma non è una diagnosi distinta. Il pericolo immediato deriva soprattutto dalle complicanze emorragiche che possono manifestarsi prima o nei primi giorni della terapia.
Come si diagnostica la leucemia M3 e perché è urgente curarla? I primi esami comprendono l'emocromo, l'osservazione delle cellule del sangue e i test della coagulazione, inclusa la misurazione del fibrinogeno. La diagnosi viene confermata ricercando l'alterazione genetica caratteristica, anche attraverso esami del midollo osseo. La LPA è un'emergenza ematologica. Quando gli specialisti formulano un sospetto fondato, possono iniziare subito il trattamento con acido all-trans retinoico (ATRA), senza attendere il risultato delle analisi genetiche. Parallelamente si controlla la coagulazione e, se necessario, si ricorre a trasfusioni di piastrine e altri emocomponenti. L'obiettivo è prevenire le emorragie precoci.
Come si cura oggi la leucemia M3? Che cosa fanno ATRA e triossido di arsenico? L'ATRA, derivato della vitamina A, aiuta i promielociti leucemici a riprendere il processo di maturazione. Il triossido di arsenico (ATO) agisce sui meccanismi molecolari della malattia e favorisce l'eliminazione delle cellule anomale. La combinazione ATRA più ATO consente spesso di trattare i pazienti a rischio standard senza chemioterapia tradizionale. Nelle forme ad alto rischio possono essere necessari ulteriori farmaci. Le terapie vengono definite dagli ematologi in base alla situazione clinica e ai protocolli disponibili. Durante le cure va riconosciuta anche la sindrome da differenziazione, una possibile risposta infiammatoria al trattamento che richiede cure specifiche. Che cosa è cambiato dal 2006 a oggi? Nel 2006 la M3 veniva già curata con ATRA associato alla chemioterapia. Esistevano quindi trattamenti efficaci anche prima della diffusione degli attuali schemi terapeutici. Negli anni successivi il ricorso al triossido di arsenico ha permesso di migliorare i risultati e di ridurre, in molti casi, la necessità di chemioterapia. È diventata sempre più centrale anche la gestione immediata delle alterazioni della coagulazione.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Papa Leone XIV operato per tumore al polmone. Decorso regolare, iniziata la fisioterapia Doctor33
Procede regolarmente il decorso post-operatorio di Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo l'intervento chirurgico per l'asportazione di un adenocarcinoma polmonare. Secondo il bollettino medico diffuso dal Vaticano nel pomeriggio del 14 ottobre, gli esami del sangue e la radiografia del torace hanno confermato valori nella norma per il tipo di intervento eseguito. Il Pontefice ha inoltre iniziato a camminare nella propria stanza, ha svolto fisioterapia respiratoria e ha ripreso una regolare alimentazione.
«Questa mattina il Santo Padre ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l'intervento. Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito», si legge nel bollettino medico diffuso dal Vaticano e riportato dall'ANSA.
Un secondo aggiornamento precisa che il Papa «ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza. Ha ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. Il decorso procede secondo quanto previsto».
L'operazione per l'asportazione dell'adenocarcinoma polmonare è durata circa 90 minuti, nell'ambito di una permanenza complessiva in sala operatoria di circa tre ore, e si è conclusa senza complicanze.
Per rimuovere la neoplasia, confermata dall'esame istologico estemporaneo, i chirurghi hanno asportato il lobo inferiore del polmone destro con tecnica videoassistita.
Dopo un breve periodo di osservazione, il Pontefice si è risvegliato regolarmente ed è rientrato nella propria stanza al decimo piano del Policlinico Gemelli.
Secondo quanto riferito da fonti vaticane, il tessuto tumorale è stato rimosso completamente. Per definire il successivo percorso clinico sarà tuttavia necessario attendere gli esiti definitivi degli esami istologici, compresa la valutazione dei linfonodi.
Come spiegato da Claudio Micheletto, direttore dell'Unità operativa complessa di Pneumologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell'Associazione italiana pneumologi ospedalieri (AIPO), se la neoplasia risulterà confinata al lobo asportato, l'intervento potrebbe essere risolutivo.
L'eventuale presenza di cellule tumorali nei linfonodi potrebbe invece rendere necessari ulteriori trattamenti. Al momento, secondo lo specialista, è prematuro stabilire se saranno necessarie altre terapie.
L'adenocarcinoma è il sottotipo più frequente di tumore polmonare non a piccole cellule e rappresenta circa il 60% dei casi. La diagnosi precoce è fondamentale perché, nelle forme localizzate e operabili, la chirurgia può offrire possibilità di cura.
Gli aggiornamenti del 14 ottobre confermano l'avvio delle prime attività di recupero dopo l'intervento, con fisioterapia respiratoria e mobilizzazione precoce.
Il Pontefice ha ripreso anche l'alimentazione, consumando regolarmente colazione e pranzo.
La durata della degenza e i tempi di ripresa saranno valutati in base all'andamento clinico. Il decorso post-operatorio è attualmente regolare, mentre la definizione dell'eventuale percorso oncologico successivo resta subordinata agli esiti istologici definitivi.
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Criteri Critici
Il direttore della sala stampa vaticana: 'Sta bene, l'umore è buono. La degenza resta di una settimana dal ricovero. Il suo desiderio è fare il viaggio in America latina'. Ieri l'intervento al Gemelli per l'asportazione di un tumore maligno a un polmone. (ANS…
14:57
"Qual è la preghiera preferita di papa Leone? E' il rosario e si è tanto raccomandato di recitarlo, soprattutto in questo mese di ottobre, ha cominciato lui nei Giardini vaticani con tanti bambini, pensate, e ha chiesto di recitarlo con il fine di domandare il dono della pace. Ecco allora continuando a pregare per il Santo Padre e per tutti i malati facciamolo soprattutto con il rosario". Lo ha detto don Nunzio Currao, uno dei cappellani del policlinico Agostino Gemelli celebrando la messa delle 13 nella cappella dedicata a San Giovanni Paolo II.
Più volte, nel corso della messa, don Nunzio ha esortato a riservare preghiere al Papa come anche agli altri malati ospitati nel grande polo ospedaliero. Intanto, nel piazzale esterno dell'ospedale, ai piedi della grande statua di san Giovanni Paolo II le cui mani stringono il pastorale, l'immagine emblema del suo pontificato, sono comparse alcune immaginette di Leone, qualche fiore e qualche lumino mentre su una delle facciate laterali è stato appeso lo striscione "L'ematologia saluta il Papa!".
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Criteri Critici
Cos’è l’adenocarcinoma polmonare, la neoplasia diagnosticata a Papa Leone XIV, dopo l’intervento riuscito del 13 ottobre all’ospedale Policlinico Gemelli di Roma? E’ uno dei 3 sottotipi principali – il più frequente – del tumore del polmone non a piccole cell…
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Cos’è l’adenocarcinoma polmonare, la neoplasia diagnosticata a Papa Leone XIV, dopo l’intervento riuscito del 13 ottobre all’ospedale Policlinico Gemelli di Roma? E’ uno dei 3 sottotipi principali – il più frequente – del tumore del polmone non a piccole cellule (Nsclc): si localizza in sede più periferica, a livello dei bronchi di diametro minore, e rappresenta circa il 60% dei casi, riporta l’Airc in un focus sul cancro polmonare. Quest’ultimo, nel suo insieme in Italia viaggia al ritmo di 27.100 nuove diagnosi tra gli uomini e 16.400 tra le donne (dati Airtum 2025). Dal punto di vista clinico si è soliti distinguere 2 tipi principali di tumore del polmone che insieme rappresentano oltre il 95% di tutte le neoplasie che colpiscono questi organi: il tumore polmonare non a piccole cellule (Nsclc) – del quale fa parte anche l’adenocarcinoma, insieme al carcinoma spinocellulare e al carcinoma a grandi cellule – è all’origine di circa l’85% circa dei casi. C’è poi il tumore polmonare a piccole cellule, detto anche microcitoma, responsabile dei restanti 10-15% dei casi.
“Per fortuna nel caso del Pontefice l’adenocarcinoma è stato identificato in una fase precoce e quindi circoscritto a un lobo” polmonare, “e generalmente la chirurgia è risolutiva, fatto salvo che va confermato non solo l’esame istologico, ma anche l’eventuale presenza” di cellule tumorali “nei linfonodi”, ha spiegato Claudio Micheletto, direttore dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Azienda ospedaliera universitaria di Verona e membro del direttivo dell’Associazione italiana pneumologi ospedalieri (Aipo). “È una neoplasia non sempre legata al fumo, nel senso che c’è una percentuale di persone che hanno queste forme, pur non avendo avuto delle esposizioni al fumo attivo”, chiarisce l’esperto.
Non solo tabacco: la miutazione del Dna e il rischio dell’esposizione ad agenti pesanti
Come per le altre tipologie di tumore, l’origine dell’adenocarcinoma, riporta un approfondimento sul sito del Policlinico Sant’Orsola (Bologna), è legata a un incontrollato processo di crescita cellulare sproporzionata dovuto a una mutazione genica del Dna. Le esatte cause che portano alla comparsa di questa anomalia non sono ancora del tutto chiare, si spiega. Tra i fattori di rischio, oltre al fumo di sigaretta, vengono citati anche l’esposizione all’amianto o ad altri agenti pesanti quali l’arsenico, il radon o il nichel. La formazione tumorale è formata da cellule epiteliali ‘impazzite’ che proliferano nei tessuti polmonari. Solitamente l’adenocarcinoma si origina nei tessuti degli alveoli e dei bronchi. Se non trattato per tempo può diffondersi in altre aree del corpo (ad esempio linfonodi, fegato, ghiandola surrenale e altri organi interni). Negli stadi iniziali la patologia non si manifesta con sintomi evidenti, riporta la struttura sanitaria bolognese, a tal punto che talvolta il tumore viene diagnosticato attraverso normali esami di controlli in pazienti totalmente ignari. Un pò come è successo al Papa, dalle ricostruzioni emerse. E questo aspetto mette in evidenza l’importanza della diagnosi precoce, chiamata in causa da diversi esperti in questi giorni.
Sintomi respiratori in fase più avanzata: gli esami per individuare il cancro
Man mano che progredisce la neoplasia può dare origine a vari problemi di natura respiratoria. I sintomi? In genere possono essere una tosse duratura, solitamente secca e in alcuni casi associata all’emissione di sangue, difficoltà respiratoria con affanno e respiro corto, dolore al petto, debolezza generalizzata, febbre, calo ponderale apparentemente inspiegabile e inappetenza. Alcuni esami di diagnostica per immagini (radiografica toracica, ecografia toracica, risonanza magnetica, Pet, Tac, a seconda dei casi) aiutano a individuare l’eventuale presenza di masse. In presenza di una formazione sospetta è poi necessario verificarne la natura, maligna o meno e con quali caratteristiche, analizzando in laboratorio un campione di tessuto prelevato. Il quadro diagnostico viene completato determinando la stadiazione del tumore, il suo grado di avanzamento. A seconda dello stadio del tumore e dello stato clinico del paziente, si possono adottare diverse tecniche terapeutiche. Se il tumore viene diagnosticato quando non è metastatizzato e presenta caratteristiche compatibili (sia per dimensione che per posizione) si procede in genere con la rimozione chirurgica, associata o meno a trattamenti radioterapici o chemioterapici. Il percorso terapeutico, in ogni caso, varia da paziente a paziente e la scelta del trattamento migliore spetta al team medico, si precisa nel focus.
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Sanità: tumore al seno, al Pascale 5 sedute di radioterapia in una Ore12
di Lorenzo Sorrentino
(LaPresse) – Cinque sedute di radioterapia concentrate in una sola giornata. Meno viaggi in ospedale, meno tempo sottratto alla vita quotidiana e un percorso di cura potenzialmente più leggero per le donne che affrontano un tumore al seno. La novità arriva dal Pascale di Napoli, dove il GammaPod, il sistema di radioterapia stereotassica dedicato alla mammella, apre la strada a trattamenti in singola seduta per pazienti selezionate. “Il principio è quello della massima precisione. GammaPod è progettato specificamente per il trattamento della mammella e utilizza un sistema di immobilizzazione dedicato e fasci di radiazioni altamente mirati. L’obiettivo è concentrare il trattamento in tempi più brevi, limitando gli accessi ospedalieri. La singola seduta, tuttavia, non è indicata per tutte: la possibilità di utilizzarla dipende dalle caratteristiche della malattia e dalla valutazione degli specialisti”, spiega Vincenzo Ravo, direttore della Struttura complessa di Radioterapia.
A fare la differenza non è solo la tecnologia, ma il modo in cui può cambiare l’esperienza della cura. Per una donna che lavora, ha figli o vive lontano dall’ospedale, ridurre da cinque a una le sedute significa anche alleggerire il peso organizzativo della terapia. Un aspetto particolarmente importante in oncologia, dove il tempo trascorso tra visite, esami e trattamenti diventa spesso parte di una quotidianità già difficile. “Il GammaPod apre prospettive molto interessanti per il futuro della radioterapia del tumore della mammella, perché ci consente di esplorare modalità di trattamento sempre più precise e personalizzate, con un’attenzione concreta anche alla qualità di vita delle pazienti”, sottolinea Michelino De Laurentiis, direttore dell’Oncologia senologica del Pascale e protagonista di numerosi studi clinici italiani ed europei sulle terapie contro il tumore della mammella. “Il Pascale è oggi, insieme al centro di Udine, l’unica realtà in Italia a disporre di questa tecnologia”, prosegue De Laurentiis. “Una posizione che ci attribuisce una responsabilità importante: svilupparne tutte le potenzialità attraverso la ricerca clinica, il confronto con i centri internazionali e un approccio multidisciplinare, affinché l’innovazione si traduca in benefici concreti per le pazienti”.
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Criteri Critici
Humanizing Health Awards 2026, premiati cinque progetti dedicati a pazienti e caregiver Pharmaretail
Sono cinque i progetti premiati nella settima edizione degli Humanizing Health Awards, l’iniziativa promossa da Teva Italia per sostenere le associazioni no-profit impegnate a rendere più umani i percorsi di cura e a migliorare la qualità dell’assistenza sanitaria. Da Ravenna a Firenze, le iniziative vincitrici si rivolgono a persone con bisogni diversi, dai caregiver familiari ai bambini in cura per patologie oncologiche, dagli anziani fragili alle donne che affrontano una terapia oncologica.
Farmacie e terzo settore mettono la persona al centro
«Gli Humanizing Health Awards nascono per dare voce e sostegno a chi, ogni giorno, lavora per rendere i percorsi di cura più umani» ha spiegato Umberto Comberiati, Amministratore Delegato di Teva Italia, durante la premiazione che si è svolta a Milano lo scorso 12 ottobre. «Anche in questa settima edizione i progetti selezionati confermano quanto sia prezioso e fondamentale questo lavoro silenzioso, fatto di attenzione, competenza e umanità». I progetti premiati provengono da diverse regioni italiane e sono iniziative dedicate ai caregiver, alla riabilitazione neurologica, all’oncologia pediatrica, alla cura degli anziani fragili e alle donne in terapia oncologica. A Ravenna, Venti di Sollievo, navigare oltre la cura, promosso da Marinando Ravenna ODV, offre a circa 40 caregiver familiari occasioni di sollievo e supporto psicologico attraverso il mare e la navigazione a vela, impiegati come strumenti educativi, riabilitativi e relazionali. A Brescia, Una zampa per NeMO di Fondazione Serena ETS affianca la pet therapy alla riabilitazione per circa 160 pazienti all’anno con patologie neuromuscolari e neurodegenerative, assistiti presso il Centro Clinico NeMO. L’attività è condotta da un’équipe multidisciplinare specializzata e genera benefici indiretti anche per caregiver e familiari, migliorando il clima emotivo e relazionale del percorso di cura.
A Modena, Sogni in Movimento di ASEOP ODV propone un percorso di terapia neuropsicomotoria per circa 35 bambini all’anno in cura per patologie oncoematologiche. Il progetto si rivolge a bambini che, dopo lunghi e complessi percorsi terapeutici, hanno bisogno di uno spazio accogliente in cui rielaborare l’esperienza della malattia attraverso il corpo, il gioco e la relazione. A Milano, il progetto Riappropriarsi degli spazi all’aperto, il giardino come cura, realizzato da Fondazione Don Carlo Gnocchi ETS presso il Centro Girola, trasforma il giardino in uno spazio terapeutico per 126 ospiti del nucleo Alzheimer e della RSA. Il contatto con la natura, la stimolazione sensoriale e la socializzazione puntano a favorire il benessere psicofisico e a ridurre agitazione e isolamento. Infine, Bellezza che cura, promosso dalla Fondazione Radioterapia Oncologica (FRO) insieme all’AOU Careggi di Firenze, sostiene la dignità personale e il benessere emotivo di 71 donne in terapia oncologica. Il progetto integra supporto socio-estetico (trucco correttivo), fornitura di protesi capillari e dispositivi clinici personalizzati, contribuendo a migliorare l’aderenza alle cure e la qualità della vita. A ciascuno dei cinque progetti premiati sarà assegnato un contributo di 10.000 euro.
Alla cerimonia era presente anche Annarosa Racca, Presidente di Federfarma Lombardia, che ha richiamato il valore della collaborazione tra farmacie e terzo settore: «Il terzo settore è prezioso per rendere le cure più vicine alle persone. Le farmacie condividono questa missione: grazie alla loro capillare presenza sul territorio sono ogni giorno un presidio di ascolto e orientamento per pazienti e caregiver. I progetti premiati oggi vanno nella stessa direzione: mettere la persona al centro».
La selezione dei progetti finalisti è stata affidata a quattro comitati interni di Teva, mentre la votazione finale è stata aperta a tutti i dipendenti di Teva Italia e ai medici e farmacisti iscritti alla piattaforma TevaLab. Ha partecipato oltre il 70% dei dipendenti e il numero degli operatori sanitari che hanno espresso la propria preferenza è più che triplicato rispetto allo scorso anno.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Non fece analizzare il neo, risarcimento milionario a paziente Telefriuli
Il medico che glielo tolse non fece fare l’esame istologico al neo. Anni dopo, la ragazza scoprì di essere affetta da diverse metastasi tumorali e di avere una aspettativa di vita ridotta del 60%. Per questo, il giudice Roberta Paviotti, della prima sezione civile del Tribunale di Udine, ha condannato un professionista friulano a risarcire la giovane con più di un milione di euro e i familiari con 600 mila euro.
La vicenda risale al 2015. La paziente, allora adolescente, si rivolse al professionista per eradicare un brutto neo. Dopo l’intervento, il medico non fece controllare la natura del nevo. Quasi cinque anni dopo, alla ragazza, da poco maggiorenne, vennero diagnosticate le metastasi.
Il risarcimento è stato determinato in base a una sentenza non definitiva emessa nel luglio 2025 dallo stesso Tribunale friulano, che accertò l’inadempimento del professionista e, secondo il criterio del “più probabile che non”, il nesso causale tra l’evoluzione della malattia e l’omessa istologia, che ritardò la diagnosi del tumore.
Il Collegio peritale incaricato dal Tribunale ritenne che la tempestiva esecuzione dell’esame avrebbe potuto individuare la patologia allo stadio iniziale e impedire la drastica riduzione dell’aspettativa di vita.
Il medico si difese dicendo di essere certo che il neo non fosse un melanoma e che, se avesse avuto il minimo dubbio, lo avrebbe fatto immediatamente analizzare.
Viste le gravi condizioni di vita della giovane, il giudice ha applicato il massimo incremento per i danni morali.
“Premesso che ci auguriamo – spiega il legale del medico, l’avvocato Giovanni Pullini – che la salute della giovane possa migliorare grazie alla cure a cui è sottoposta, la sentenza – non ancora definitiva – non ci soddisfa. In particolare, riteniamo la quantificazione del risarcimento del danno morale particolarmente punitiva, visto che non c’è la certezza che il melanoma sia stato causato dal nevo tolto dal nostro assistito. Stiamo valutando l’appello”, conclude.
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Criteri Critici
Papa Leone è stato operato per un tumore maligno. Una diagnosi non positiva, ma il Vaticano assicura che 'l'intervento si è concluso positivamente'. L'esame istologico ha confermato 'un adenocarcinoma'. (ANSA)
Papa Leone è stato operato per un tumore maligno. Una diagnosi non positiva, ma il Vaticano assicura che 'l'intervento si è concluso positivamente'. L'esame istologico ha confermato 'un adenocarcinoma'. Per rendere l'intervento radicale è stato asportato il lobo inferiore del polmone destro. Il papa è stato in sala operatoria al Gemelli di Roma per 3 ore, per una durata effettiva dell'intervento di circa 90 minuti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Un interruttore molecolare contro il cancro: la ricerca apre nuove prospettive per le immunoterapie insalutenews.it
Velia Siciliano, Principal Investigator all’IIT di Napoli ha sviluppato un nuovo metodo per potenziare le terapie a base di linfociti T contro il melanoma e tumori al seno. La ricerca finanziata dall’European Research Council e dal Fondo Italiano per la Scienza del Ministero dell’Università e Ricerca è pronta per essere testata insieme ad immunologi clinici
Napoli, 14 ottobre 2026 – Un interruttore genetico per attivare le cellule immunitarie durante la loro azione di cura contro i tumori: è questa la nuova strategia messa a punto dal gruppo di ricerca internazionale coordinato da Velia Siciliano all’Istituto Italiano di Tecnologia a Napoli e descritta sulla rivista scientifica Nature Communications. Lo studio rappresenta un ulteriore tassello nell’ingegnerizzazione di immunoterapie sintetiche precise e più efficaci contro i tumori solidi, quali il melanoma e il tumore al seno.
La collaborazione internazionale vede coinvolto il gruppo di Siciliano all’IIT di Napoli, l’Università di Edimburgo e il Leibniz Institute for Immunotherapy (LIT) di Regensburg, coniugando competenze complementari di biologia sintetica, immunologia e intelligenza artificiale.
Le immunoterapie, ovvero terapie cellulari basate sui linfociti T, rappresentano una delle strategie più promettenti contro il cancro, ma la comunità scientifica sta cercando di modularne con precisione l’attività e l’efficacia a lungo termine una volta che sono in circolo nel corpo. Le cellule tumorali, infatti, possono risultare molto resistenti, tanto da rendere debole l’azione delle cellule T.
Dott.ssa Velia Siciliano
Il lavoro di Velia Siciliano – supportato dall’European Research Council e dal Fondo Italiano per la Scienza del MUR, ha come obiettivo proprio il potenziamento delle cellule T geneticamente modificate, dette CAR-T, attraverso circuiti di biologia sintetica che conferiscano alle cellule immunitarie delle caratteristiche ben precise. In quest’ultimo lavoro, Siciliano e il suo gruppo hanno sviluppato una nuova tecnologia che introduce nelle CAR-T un interruttore che regola l’attivazione di geni terapeutici solo quando ricevono determinati segnali biologici dalle cellule malate.
“La biologia sintetica ci dà la possibilità di intervenire sulle cellule del sistema immunitario per renderle più efficaci. In questo lavoro abbiamo aggiunto una sorta di interruttore che accende e spegne i linfociti T come lampadine quando entrano in contatto con le cellule tumorali, per attivare dei programmi a supporto della loro azione, e quando il tumore non è più presente questi interruttori si spengono evitando effetti collaterali”, spiega Velia Siciliano, responsabile del laboratorio Synthetic and Systems Biology for Biomedicine presso il Centro dell’IIT a Napoli.
L’interruttore è costituito da piccoli tratti di DNA (detti promotori sintetici) che controllano l’accensione di un gene aggiunto quando il linfocita si trova vicino alla cellula tumorale. La CAR-T, infatti, è capace di riconoscere gli antigeni prodotti dal tumore e ciò attiva l’interruttore che a sua volta accende il gene aggiunto.
Per verificarne il funzionamento, i ricercatori hanno collegato uno di questi interruttori a un gene che produce una proteina fluorescente: osservando la luce emessa, hanno potuto seguire l’accensione, lo spegnimento e la successiva riaccensione.
In futuro, al posto della proteina fluorescente, si potrebbe collegare l’interruttore alla produzione di una sostanza terapeutica, così da regolarne il rilascio in risposta allo stato della cellula. Questo approccio consentirà di progettare cellule che rilasciano molecole terapeutiche solo quando realmente necessarie, riducendo il rischio di effetti collaterali e aumentando l’efficacia delle terapie. La tecnologia è pronta per essere testata insieme ad immunologi clinici.
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RSV, ok AIFA a nuova cura preventiva per i neonati Il Sole 24 ORE
RSV, ok AIFA a nuova cura preventiva per i neonati 14 ottobre 2026
Roma, 14 ott. (askanews) - Arriva in Italia, dopo l'approvazione dell'AIFA, clesrovimab, un anticorpo monoclonale a dose fissa per la prevenzione del virus respiratorio sinciziale (RSV) nei neonati e nei lattanti. Il farmaco garantisce una protezione rapida e prolungata contro un'infezione che rappresenta la prima causa di ricovero per bronchioliti e polmoniti infantili. L'impegno per un rapido accesso all'innovazione a tutela dei più piccoli è stato sottolineato da Nicoletta Luppi, Presidente e AD di MSD Italia: "Come MSD siamo pronti a offrire non solo questa tecnologia innovativa, che permetterà di proteggere i bambini fin dai loro primissimi giorni di vita, ma ci impegniamo anche ad affiancarvi una corretta informazione. È questo l'elemento fondamentale affinché un'innovazione simile possa raggiungere tutti i piccoli che hanno bisogno di essere protetti fin dai loro primi respiri". Un'opportunità che garantisce vantaggi e semplicità organizzativa anche per i servizi di prevenzione territoriale, come spiegato dal Dott. Michele Conversano, Consulente della ASL di Taranto: "L'organizzazione dell'immunizzazione contro l'RSV per neonati e bambini è un processo molto complesso, che coinvolge diverse discipline: dai Dipartimenti di Prevenzione con i centri vaccinali, incaricati di gestire l'intera campagna, fino alle Neonatologie, alle Pediatrie e, soprattutto, ai Pediatri di libera scelta. Avere a disposizione un farmaco a dosaggio unico ci semplifica notevolmente il lavoro, sia nella distribuzione che per un avvio tempestivo. È fondamentale partire entro i primi di ottobre, così da garantire la somministrazione dell'anticorpo monoclonale ai nuovi nati nelle neonatologie già dal primo del mese" In questo scenario è fondamentale il ruolo della pediatria sul territorio e la vicinanza alle famiglie. "Dal primo ottobre, i pediatri di famiglia immunizzano tutti i lattanti nati tra il primo aprile e il 30 settembre dell'anno in corso. L'immunizzazione avviene tramite anticorpi monoclonali, utili a prevenire l'insorgenza della bronchiolite da virus respiratorio sinciziale. Avere a disposizione un ulteriore anticorpo monoclonale ci permetterà sicuramente di lavorare al meglio per ridurre sempre di più i casi di bronchiolite da RSV" ha concluso Antonio D'Avino, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP). L'autorizzazione di questa nuova profilassi, già approvata dalla Commissione Europea, rappresenta un passaggio cruciale per tutelare la salute dei neonati fin dai primi mesi di vita e ridurre in modo significativo la pressione sulle strutture ospedaliere durante la stagione epidemica.
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Tumore del colon-retto, screening gratuito in Gallura: nuovi inviti in tre Comuni Olbia.it
Thursday, 15 October 2026 Informazione dal 1999 Pubblicato il 14 October 2026 alle 13:42 condividi articolo: Olbia. Prosegue in Gallura la campagna di prevenzione del tumore del colon-retto promossa dallaAsl Gallura, attraverso ilServizio di Coordinamento Screening del Dipartimento di Prevenzione Area Medica,diretto dalla dottoressaRosalia Ragaglia. In questi giorni sono state inviate nuove lettere d’invito ai cittadini di età compresa tra i 50 e i 69 anni residenti nei Comuni diSanta Teresa Gallura,PalaueAglientu,chiamati ad aderire al programma gratuito di screening.L’iniziativa punta a favorire la diagnosi precoce di una delle patologie oncologiche più diffuse, che interessa sia gli uomini sia le donne e rappresenta una delle principali cause di mortalità per tumore in Italia. Il test è semplice, gratuito e non invasivo: consiste nella ricerca del sangue occulto nelle feci attraverso unkit diagnostico che può essere ritirato nelle farmacie indicate nella lettera d’invito. Una volta effettuato il prelievo, il campione dovrà essere riconsegnato secondo le indicazioni ricevute.La Asl sottolinea che un eventuale risultato positivo non significa necessariamente la presenza di un tumore, ma segnala la necessità di ulteriori approfondimenti. In questi casi è previsto un percorso diagnostico dedicato, con la possibilità di effettuare una colonscopia senza liste d’attesa, senza prenotazione e senza impegnativa del medico curante. L’esame sarà eseguito presso il centro specializzato dell’ospedale Paolo Dettori di Tempio Pausania. Anche chi non ha ricevuto la lettera può richiedere informazioni e verificare la possibilità di aderire allo screening contattando il numero verde gratuito 800 283333, attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12, oppure scrivendo all’indirizzo[email protected].L’appello dell’azienda sanitaria è quello di non sottovalutare l’importanza della prevenzione. Individuare tempestivamente eventuali alterazioni può consentire di intervenire prima che la malattia si sviluppi o raggiunga uno stadio avanzato. Un gesto semplice, che richiede pochi minuti, può fare una differenza importante per la salute e la qualità della vita. 14 October 2026 14 October 2026 14 October 2026 14 October 2026 Accordo tra Asl Gallura e Rosy Beretta: la dottoressa rientra al pronto soccorso del Giovanni Paolo II. Il report Nomisma sulla domanda abitativa sarà presentato a Olbia. In Sardegna 320mila abitazioni risultano non occupate o destinate agli affitti brevi. Presentato ad Arzachena il piano di E-Distribuzione: previste nuove linee interrate, interventi nel centro storico e una cabina di trasformazione. A Santa Teresa di Gallura una mattinata con volontari, mezzi di soccorso e iscrizioni al sistema comunale di allerta Circa cento persone migranti restano bloccate nell’area della stazione marittima dell’Isola Bianca per problemi documentali che impediscono l’imbarco. La Procura di Tempio ha acquisito le informative della Guardia di finanza. I due indagati saranno sentiti dal gip 14 October 2026 14 October 2026 14 October 2026 14 October 2026 14 October 2026 13 October 2026 13 October 2026
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Che cos'è e come si cura l'adenocarcinoma, la malattia del Papa Avvenire
Ha un nome impronunciabile: Nsclc. È il tumore polmonare non a piccole cellule ed è all’origine dell’85% dei casi. Questa tipo di neoplasia maligna ha tre sottotipi principali. Il più frequente (60% delle diagnosi) è l’adenocarcinoma, la malattia diagnosticata al Papa (gli altri due sono il carcinoma spinocellulare e il carcinoma a grandi cellule); viene identificato in sede più periferica, a livello dei bronchi di diametro minore. Complessivamente, il cancro polmonare registra ogni anno in Italia 27.100 nuove diagnosi tra gli uomini e 16.400 tra le donne (dati Airtum 2025).
La prognosi del Papa, dopo l’intervento di chirurgia toracica robotica eseguita al Policlinico Gemelli di Roma, passa ora dal chirurgo toracico all’anatomopatologo. Perché se è vero che una procedura di broncoscopia robotica offre una diagnosi di malignità o benignità nel corso della seduta operatoria (in soli 20 minuti), è anche vero che, per un quadro clinico completo, servirà un esito istologico definitivo, l’esame dei linfonodi (l’eventuale coinvolgimento cambia il decorso), la conoscenza della stadiazione della malattia e l’analisi molecolare. Se il cancro, come sembrava che fosse negli esami preoperatori, è effettivamente risultato localizzato e agli esordi, allora la chirurgia è quasi sempre risolutiva, e quindi il Papa non sarà sottoposto a terapie farmacologiche.
L’intervento che ha subito Leone XIV, e che è durato 90 minuti, è l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, che ne ha tre: il primo operatore, professor Stefano Margaritora, ha optato per questa scelta, eseguita con tecnica videoassistita, per ottenere una resezione radicale e prevenire così rischi di recidiva. Ma per un quadro definitivo, come detto, serviranno altri test.
Quando invece la malattia invade anche i margini circostanti e interessa i linfonodi, è un team multidisciplinare (chirurgo toracico, oncologo, pneumologo, anatomopatologo e radiologo), a stabilire i trattamenti necessari in base all’istologia e all’esame molecolare. Oggi la medicina dispone di un arsenale terapeutico molto più ricco ed efficace rispetto anche a pochi anni fa. Alla chemioterapia e alla radioterapia, si sono unite opzioni che stanno rivoluzionando gli esiti della malattia: immunoterapia e farmaci a bersaglio molecolare su tutti. I pazienti candidati a queste cure sono selezionati tra coloro che hanno sviluppato specifiche mutazioni genetiche. Nel frattempo, in tutto il mondo, altri trial clinici, alcuni dei quali giunti alla terza fase di sperimentazione (l'ultima), promettono ulteriori e rilevanti novità in termini di efficacia e sicurezza - in molti casi senza far ricorso alla chemioterapia -, sia per il tumore del polmone non a piccole cellule, sia per quello a piccole cellule (detto microcitoma). Alle porte di un futuro vicino già bussano farmaci biologici di nuova generazione, anticorpi bispecifici e coniugati, innovative soluzioni di chemioimmunoterapia e persino vaccini a mRna. È solo questione di tempo.
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Criteri Critici
L’Aifa ha approvato clesrovimab, un anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione e dosaggio fisso. Consentirà di espandere la protezione contro bronchioliti e polmoniti nei più piccoli
La stagione epidemica del virus respiratorio sinciziale (Rsv), in circolo da ottobre e marzo, insieme a Covid, influenza e virus parainfluenzali, è entrata nel vivo. Ma quest’anno la prevenzione contro il virus, causa di bronchioliti e polmoniti nei bambini piccolissimi, e che a livello mondiale si associa a più di 100 mila decessi in età pediatrica ogni anno, può contare su un’opzione in più. Si chiama clesrovimab, è un anticorpo monoclonale a lunga durata di azione, ed è appena stato approvato dall’Agenzia italiana del farmaco per la profilassi contro le malattie respiratorie da Rsv. La speranza è che l’arrivo di un nuovo farmaco, possa contribuire a ridurre ancora di più accessi al pronto soccorso e ricoveri nei più piccoli. A tutto guadagno della loro salute, nel breve e nel lungo termine, e aiutando anche a contenere i costi sanitari associati ai ricoveri.
Una prevenzione allargata contro l’Rsv
Contro l’Rsv avevamo già a disposizione diverse opzioni di prevenzione: per i grandi, con vaccini raccomandati per gli anziani e fragili, e per i neonati, con un vaccino per le donne incinte (che possono così passare la protezione ai nascituri) e un altro anticorpo monoclonale a lunga durata d’azione. E recentemente uno studio, pubblicato su The Lancet, Regional Health - Europe, ha mostrato come, nel mondo reale, la profilassi passiva con l’anticorpo monoclonale già a disposizione riesca ad abbattere accessi in pronto soccorso e in terapia intensiva.
“L'impatto delle infezioni da virus respiratorio sinciziale soprattutto nel primo anno di vita è stato estremamente rilevante finché non abbiamo avuto a disposizione uno strumento molto potente, come gli anticorpi monoclonali a lunga durata d'azione - ha ricordato Rino Agostiniani, Presidente della Società Italiana di Pediatria (Sip), intervenuto alla presentazione del nuovo farmaco ieri a Roma - Prima di questo utilizzo, che risale agli ultimi due anni, la bronchiolite era la principale causa di ricovero nei bambini nel primo anno di vita e nei bambini sotto l'anno, sotto i 12 mesi avevamo all'incirca 15 mila bambini l'anno in Italia che venivano ricoverati e di questi 2000 finivano in terapia intensiva. La disponibilità adesso di un secondo anticorpo monoclonale con potenzialità di efficacia sovrapponibile a quello già disponibile e che, se somministrato tempestivamente, può proteggere il bambino da questa infezione, amplierà ancora le opportunità che come pediatri abbiamo di governare e gestire questa patologia”.
Un nuovo anticorpo a lunga durata d’azione
L’arrivo di clesrovimab, che neutralizza il virus sfruttando un bersaglio diverso sul virus respiratorio sinciziale, promette dunque di potenziare la protezione contro l’Rsv. Con qualche vantaggio rispetto ad altre opzioni finora disponibili. “Pur avendo una dinamica di contrasto al virus molto simile rispetto ad altre opzioni disponibili, clesrovimab sfrutta un sito antigenico diverso, e questo ci dà fiducia nel caso dovessero insorgere resistenze verso altri monoclonali - ha spiegato Paolo Manzoni, direttore del Dipartimento di Medicina Materno-Infantile della Aslbi, Professore associato di Pediatria e Neonatologia della università di Torino e Principal investigator dello studio clinico Smart, che ha portato all’approvazione del farmaco - Ma non solo: i dati raccolti finora su questo anticorpo mostrano una lunga durata d’azione, potenzialmente offrendo protezione per stagioni anche più lunghe di 5 mesi. A volte infatti quella dell’Rsv può protrarsi fino a maggio, e avere una protezione allungata può aiutare. Inoltre clesrovimab è ugualmente efficace sia contro i sottogruppi A e B di Rsv, e questo può essere utile, perché l’infezione da parte di un sottotipo non protegge anche dall’altro”. La raccomandazione è di utilizzare la profilassi passiva con gli anticorpi monoclonali per tutti i nuovi nati tra ottobre e aprile in ospedale. Per i nati fuori dalla stagione epidemica, si raccomanda la profilassi a ottobre, tramite chiamata attiva da parte dei pediatri di famiglia, così da assicurare la protezione alla prima stagione di Rsv, ha aggiunto Antonio D’Avino, Presidente Nazionale della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp). “L’obiettivo per i nati fuori stagione è di arrivare ad avere delle coperture paragonabili a quelle dei centri nascita. Per questo è importante, di concerto a lavorare con i centri vaccinali, garantire l’opportunità di immunizzare ai pediatri di famiglia: sarebbe utile avere delle linee di indirizzo generale, e serve spronare le regioni a partire per tempo”.
Meno ricoveri, più salute a venire
Proprio in vista della distribuzione del farmaco ai pediatri di libera scelta, un’altra caratteristica di clesrovimab potrebbe tornare utile: la possibilità di somministrarlo (per iniezione, come altre opzioni simili) a dosaggio fisso, indipendentemente dal peso del bambino. “Questo può semplificare molto la programmazione - ha aggiunto Michele Conversano - ma d’aiuto, in ottica organizzativa, rimangono anche le attività di sorveglianza epidemiologica e virologica, che devono essere capillari, per poter organizzare sempre meglio le campagne di prevenzione”.
L’arrivo di questa nuova opzione di prevenzione per le malattie del tratto respiratorio inferiore nei più piccoli promette guadagni anche sul lungo termine. Perché in alcuni casi le infezioni, ha aggiunto Manzoni, rendono i bambini suscettibili di problemi respiratori: “È dimostrato un aumentato rischio di diventare asmatici in concomitanza di nuove infezioni fino all’età adolescenziale. Prevenendo l’Rsv possiamo anche modificare queste traiettorie negative sulla salute dei bambini che si ammalano”. La profilassi aiuta a contrastare i costi di ricoveri, ridurre gli affollamenti degli ambulatori, e gli impatti della malattia sui familiari, ha aggiunto. Ecco perché, hanno concluso gli esperti, la spesa per questo farmaco andrebbe considerata come un investimento, al punto da includerla tra le spese destinate alla prevenzione.
L'approvvigionamento dei diversi anticorpi usati per la profilassi dell’Rsv è in capo alle regioni. “Per il sistema sanitario è opportuno disporre di alternative, che consentono di fare delle scelte che potrebbero avere anche ricaduta positiva dal punto di vista economico per le strategie delle finanze regionali - conclude d’Agostino - l’arrivo di questa nuova opzione, inoltre, ci consentirà in futuro anche di mettere a confronto i diversi anticorpi monoclonali nel mondo reale, e questo confronto potrà aiutarci anche nelle scelte future”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Tumore alla prostata: scoperta la molecola che "sabota" le cure The Wom Healthy
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Chi ha un familiare o un amico in cura per un tumore della prostata conosce un passaggio delicato. La terapia ormonale che per mesi o anni ha tenuto sotto controllo la malattia, a un certo punto, smette di funzionare. È uno dei momenti più difficili del percorso, per i pazienti e per chi li accompagna. Capire perché succede è una delle grandi domande della ricerca oncologica. Un nuovo studio offre un tassello inatteso, che arriva da una zona della biologia cellulare finora considerata poco più di un ingranaggio di servizio.
Quando il tumore cambia identità
Molti tumori della prostata crescono sotto lo stimolo degli ormoni maschili, come il testosterone, che agiscono attraverso una proteina chiamata recettore degli androgeni. Le terapie che bloccano questo segnale sono un pilastro della cura. Alcune cellule tumorali però riescono a sfuggire cambiando natura: smettono di dipendere dagli ormoni e assumono caratteristiche diverse, in certi casi simili a quelle delle cellule neuroendocrine, cioè cellule specializzate nel produrre sostanze di segnalazione. Questa capacità di trasformarsi, chiamata plasticità, rende la malattia più aggressiva e meno sensibile ai farmaci.
Il ruolo di una piccola molecola
I ricercatori hanno passato in rassegna in modo sistematico le piccole molecole di RNA presenti nelle cellule tumorali, cercando quelle legate a questo cambio di identità. L’attenzione si è concentrata su un RNA di trasporto, o tRNA. Si tratta di una molecola che, durante la costruzione delle proteine, porta i singoli mattoni (gli aminoacidi) nel punto giusto. Quello individuato è un tRNA specifico che trasporta l’arginina.
I modelli di laboratorio hanno mostrato un quadro coerente: livelli elevati di questa molecola si accompagnavano a tumori ancora dipendenti dagli ormoni, mentre livelli bassi caratterizzavano le forme resistenti. Aumentarne la quantità in cellule e topi sembrava riportare i tumori verso la sensibilità alle terapie ormonali. Gli autori ipotizzano che questo tRNA favorisca la produzione di un gruppo di proteine che organizzano il DNA nel nucleo e aiutano la cellula a “ricordare” che tipo di cellula è. Hanno anche individuato due proteine che regolano l’attività del gene di questo tRNA.
I campioni di tumore prelevati da pazienti vanno nella stessa direzione. La molecola risultava ridotta nelle forme neuroendocrine, e livelli bassi erano associati a metastasi più rapide e a una sopravvivenza più breve.
Che cosa significa, e che cosa no
È importante distinguere i piani. Gli esperimenti su cellule e animali mostrano un effetto osservato in condizioni controllate, che suggerisce un meccanismo. I dati sui pazienti descrivono invece un’associazione: dicono che le due cose tendono a presentarsi insieme, non che una causi l’altra in ogni persona. Nessun trattamento basato su questa scoperta è oggi disponibile, e non sappiamo ancora se modificare i livelli di questo tRNA nell’uomo sarebbe sicuro o efficace.
Le prospettive indicate dai ricercatori sono due. La prima è usare questa molecola come segnale precoce per riconoscere i tumori che rischiano di diventare resistenti. La seconda è farne un giorno il bersaglio di nuove terapie. Entrambe richiedono anni di verifiche.
Cosa portare a casa
Se tu o una persona vicina state affrontando un tumore della prostata, questa notizia non cambia le decisioni di oggi. Non esistono test di routine per questa molecola, né abitudini alimentari o integratori che risultino in grado di influenzarla. Le domande su come procedere restano da discutere con l’oncologo, che conosce la storia clinica specifica.
Il valore dello studio è soprattutto di comprensione. Mostra che anche componenti cellulari ritenute di semplice manutenzione possono influenzare il comportamento di un tumore. È un passo iniziale, ma va in una direzione utile: capire meglio la resistenza ai farmaci per poterla affrontare in modo più mirato.
Fonte scientifica
Paper originale: tRNA dosage regulates lineage dependency and resistance in prostate cancer.
Rivista: Nature
DOI: 10.1038/s41586-026-11153-8