Sacituzumab govitecan nel trattamento delle pazienti con fenotipo biologico iniziale non triplo negativo e importanza della ricaratterizzazione di malattia - Recenti Progressi in Medicina
📰 Recenti Progressi in Medicina📅 2026-06-15T06:38:45
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
35.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Sacituzumab govitecan nel trattamento delle pazienti con fenotipo biologico iniziale non triplo negativo e importanza della ricaratterizzazione di malattia Recenti Progressi in Medicina
Password dimenticata? 2026, Vol. 0,N. 6 Caputo R. Sacituzumab govitecan nel trattamento delle pazienti con fenotipo biologico iniziale non triplo negativo e importanza della ricaratterizzazione di malattia. .
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Terapia genica anti-età, al via negli Usa il primo test sull’uomo per rigenerare le cellule del nervo ottico Qui Salute Magazine
Una terapia genica pensata per “ringiovanire” le cellule e favorire la rigenerazione dei tessuti danneggiati. È questo l’obiettivo del primo trial clinico sull’uomo avviato negli Stati Uniti dalla società biotech Life Biosciences di Boston, che ha trattato il primo paziente affetto da glaucoma.
Terapia genica anti-età, la sperimentazione pubblicata sulla rivista Nature
La sperimentazione, riportata dalla rivista Nature, punta a contrastare i danni provocati dalla malattia attraverso l’attivazione di tre geni capaci di stimolare la rigenerazione dei neuroni del nervo ottico, la struttura che collega l’occhio al cervello e che viene progressivamente compromessa nei pazienti colpiti da glaucoma.
Si tratta del primo dei dodici interventi previsti nello studio clinico. In una fase successiva, l’azienda intende estendere la ricerca anche ai pazienti affetti da neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (Naion), una patologia che può causare una grave perdita della vista a causa del danneggiamento del nervo ottico.
L’obiettivo è far recuperare alle cellule alcune caratteristiche giovanili
Alla base del progetto c’è il concetto di “riprogrammazione cellulare parziale”. L’obiettivo non è riportare le cellule a uno stato completamente embrionale, ma far recuperare loro alcune caratteristiche tipiche delle cellule giovani, mantenendo però identità e funzioni originarie. Per questo motivo i ricercatori utilizzano tre dei quattro geni normalmente impiegati nei processi di riprogrammazione cellulare.
I geni vengono trasferiti all’interno delle cellule grazie a un vettore virale già ampiamente utilizzato nelle terapie geniche. Il sistema è stato inoltre dotato di un importante meccanismo di sicurezza: l’attivazione dei geni dipende dall’assunzione di doxiciclina, un antibiotico che funge da interruttore biologico. In caso di sospensione del farmaco, i geni vengono automaticamente disattivati.
“Questa strategia ci garantisce un elevato livello di controllo, consentendoci di accendere e spegnere i geni quando necessario e di evitare che restino attivi più a lungo del dovuto”, ha spiegato Sharon Rosenzweig-Lipson, responsabile scientifica di Life Biosciences.
La ricerca è ancora nelle fasi iniziali
L’azienda sottolinea comunque che la ricerca è ancora nelle fasi iniziali e procede con estrema cautela. “Stiamo affrontando una malattia legata all’invecchiamento alla volta. Al momento non stiamo lavorando a un ringiovanimento dell’intero organismo. È un traguardo che speriamo di raggiungere in futuro, ma non siamo ancora a quel punto”, ha aggiunto Rosenzweig-Lipson.
Il trial rappresenta comunque un passaggio significativo nel campo della medicina rigenerativa e della terapia genica, settori che negli ultimi anni stanno aprendo nuove prospettive per il trattamento delle patologie associate all’invecchiamento.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
73.0/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno iniziale: terapia post intervento più efficace e meno tossica con tamoxifene a basse dosi Corriere della Sera
di V. Mart.
Cambia la cura standard per le donne con carcinoma duttale in situ e lesioni ad alto rischio di recidiva: il farmaco a dosaggio ridotto funziona per la prevenzione di una ricaduta e di un secondo tumore
Uno studio pubblicato sul prestigioso Journal of Clinical Oncology sancisce definitivamente l’ingresso nella pratica clinica del tamoxifene a basse dosi come terapia post-intervento per la prevenzione dei carcinomi mammari duttali in situ, la forma iniziale non invasiva che rappresenta circa il 25% di tutti i tumori alla mammella diagnosticati attraverso lo screening mammografico. Il beneficio del tamoxifene ad alte dosi (ovvero 20 milligrammi al giorno) per cinque anni è noto da decenni, ma il suo impiego clinico è stato limitato dalla tossicità, che include un aumento del rischio di tumore dell’endometrio, tromboembolia venosa, vampate, sintomi ginecologici e disturbi sessuali. Mentre non c'erano finora studi dirimenti sull'efficacia di una dose ridotta per prevenire un'eventuale ricaduta.
Screening con mammografia La mammografia viene offerta ogni due anni a tutte le donne di età compresa tra i 50 ed i 69 anni (molte regioni hanno ampliato l'invito a donne più giovani, a partire dai 45 anni, e più anziane, fino ai 75), ma ancora troppe italiane rifiutano. La media nazionale di adesione allo screening mammografico, infatti, è del 49,3%, ma le differenze tra Regioni sono marcate: si passa dall’82,5% della Provincia autonoma di Trento all’8,1% della Calabria. Tutte le Regioni del Sud hanno livelli di adesione inferiori alla media nazionale. Fare regolarmente la mammografia riduce il rischio di morire per tumore al seno del 40%: in caso di esito positivo, viene avviato un percorso di approfondimento diagnostico con altri test di imaging (ecografia, TAC, risonanza magnetica), esame citologico o biopsia. Con una diagnosi precoce, infatti, la malattia viene scoperta ai primi stadi, di piccole dimensioni, quando le possibilità di guarire sono maggiori e può bastare un intervento chirurgico poco invasivo.
Prevenire le ricadute Sono circa 55mila i nuovi casi di cancro al seno diagnosticati ogni anno in Italia e una quota importante (tra gli 8mila e gli 11mila) di questi sono carcinomi mammari duttali in situ: tumori spesso scoperti tramite mammografia in stadio precoce quando le cellule cancerose si trovano all'interno dei dotti galattofori, ma non hanno invaso il tessuto mammario circostante né possono metastatizzare, e che (tempestivamente trattati)
hanno un tasso di sopravvivenza a 10 anni prossimo al 100%. «Oggi, nella maggior parte dei casi, le pazienti con questa diagnosi non ricevono alcuna terapia dopo la chirurgia (che asporta l'intera lesione) e la radioterapia - spiega la prima autrice dello studio, Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, direttore dell’Unità di Epidemiologia farmacologica e molecolare all’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) di Milano -. Molte donne, però, hanno lesioni ad alto rischio di una ricaduta e ora sappiamo che possono trarre beneficio dalla terapia con tamoxifene a basse dosi. Evitando i possibili effetti collaterali della dose "piena" di 20 milligrammi al giorno».
Ricerca su oltre 1.500 pazienti Il nuovo studio, che ha come ultimo autore Andrea DeCensi, oncologo della Fondazione Champalimaud di Lisbona, combina i dati individuali di tre studi clinici. «Si tratta della casistica più ampia mai studiata fino ad oggi: 1.545 pazienti seguite per oltre nove anni i cui dati sono stati raccolti dalla Divisione di Prevenzione e Genetica Oncologica Ieo, di cui sono responsabili Bernardo Bonanni e Aliana Guerrieri Gonzaga, in collaborazione con l’Ospedale Galliera di Genova e la Fondazione Champalimaud - si legge nella nota dell'ospedale -. Per l’importanza dei risultati e l’impatto immediato sulla pratica clinica, lo studio è stato selezionato tra i lavori destinati a cambiare l'attuale pratica standard e presentato nella sessione "Best of ASCO" del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) 2026, il più importante appuntamento mondiale dell’oncologia medica».
I risultati del nuovo studio I risultati indicano che il tamoxifene a basse dosi ha dimezzato significativamente gli eventi oncologici mammari, con un beneficio particolarmente evidente nelle donne in post-menopausa, nelle quali si è osservata una riduzione del 59% del rischio di recidiva o nuovo tumore mammario rispetto alle donne senza terapia. Nelle donne in pre-menopausa, invece, il beneficio maggiore è stato osservato nella riduzione del 55% dei tumori insorti nella mammella opposta a quella già operata. «Questi esiti dimostrano in modo definitivo che, nei carcinomi duttali in situ e nelle lesioni mammarie ad alto rischio, la diminuzione della dose della terapia anti-ormonale con tamoxifene permette di mantenere l’efficacia preventiva della dose standard, riducendo però in modo sostanziale gli effetti collaterali - dice Andrea DeCensi -. Il tamoxifene a 5 milligrammi al giorno, o a 10 milligrammi a giorni alterni, può oggi essere considerato uno standard di cura preventivo dopo l’intervento chirurgico». Dai dati emerge anche che l’effetto protettivo del tamoxifene a basse dosi persiste per molti anni dopo la fine della terapia, senza incremento significativo degli eventi avversi gravi. «Questa ricerca risponde finalmente a interrogativi rimasti aperti, grazie a un’analisi combinata con il follow-up più lungo disponibile - commenta Gandini -. E cambia realmente la pratica clinica perché elimina le principali incertezze sull’impiego del tamoxifene a basse dosi. Oggi sappiamo con maggiore precisione quali pazienti ne traggono il massimo beneficio e possiamo offrire una terapia preventiva più tollerabile e sostenibile nel lungo periodo».
I prossimi passi nelle donne con alto rischio genetico Secondo i ricercatori, questi risultati aprono inoltre nuove prospettive per la prevenzione primaria nelle donne sane ma ad alto rischio di sviluppare un tumore mammario, ad esempio per familiarità o presenza di lesioni precancerose. «Il prossimo passo sarà valutare strategie di prevenzione sempre più personalizzate nelle donne ad alto rischio, soprattutto nelle pazienti più giovani, che spesso rifiutano il trattamento standard a causa degli effetti collaterali - racconta Bernardo Bonanni -. Una terapia efficace e meglio tollerata potrebbe aumentare significativamente l’adesione alla prevenzione farmacologica. Allo Ieo stiamo estendendo gli studi multicentrici con tamoxifene a basse dosi alle donne sane ad alto rischio familiare/germinale». Il nuovo obiettivo è dunque verificare l'utilità di tamoxifene a basse dosi anche per prevenire un tumore in donne sane con un alto rischio genetico (ad esempio per la per la presenza di mutazione nel gene Brca2). «Questa ricerca dimostra come la collaborazione tra epidemiologia, biostatistica, oncologia e biologia traslazionale possa generare risultati concreti per migliorare la qualità di vita delle pazienti e l’efficacia delle cure preventive» conclude Aliana Guerrieri Gonzaga. Alla Fondazione Champalimaud è prevista l’attivazione di un programma personalizzato di diagnosi precoce e determinazione del rischio con intelligenza artificiale per offrire una terapia preventiva efficace e sicura alle donne con rischio aumentato di sviluppare il cancro alla mammella.
Scopri come funziona Hai un dubbio o un quesito medico?
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
L’importanza di ottimizzare il dosaggio dei farmaci RSI Radiotelevisione svizzera
Uno studio delCentro di ricerca sui tumori dell’Ospedale cantonale di Coira, presentato al maggiore congresso oncologico mondiale, l’ASCO di Chicago, ha messo in evidenza come sia possibile ridurre in tutta sicurezza la somministrazione di un farmaco contro le metastasi ossee in pazienti con cancro al seno o alla prostata, senza diminuire l’efficacia. Presentato uno studio innovativo sul trattamento delle metastasi ossee da parte del Centro di ricerca sui tumori dell’Ospedale cantonale grigionese https://rsi.cue.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Terapie-contro-il-cancro-una-svolta-arriva-da-Coira--3794566.html Il professor Roger von Moos, che ha diretto lo studio, sottolinea diversi effetti positivi, ma soprattutto il fatto che i pazienti subiscono così meno effetti collaterali. Una posizione condivisa dall’oncologo canadese Ian Tannock, impegnato negli Stati Uniti e in Canada con laOptimal Cancer Care Alliancecontro il sovradosaggio di farmaci nella terapia oncologica: “Più si somministra un medicamento, maggiore è la probabilità che funzioni, ma anche la tossicità”. Un problema, secondo Tannock, insito nel sistema: “Praticamente tutti gli studi clinici vengono condotti da aziende farmaceutiche e queste ovviamente vogliono guadagnare”. Una volta che un farmaco è sul mercato, il produttore non ha interesse finanziario a modificare la dose raccomandata. “Le autorità e gli organi di vigilanza dovrebbero esaminare criticamente i dati anche dopo l’autorizzazione di un farmaco” sostiene l’oncologo. Il professore ritiene che una possibile soluzione sia ilProject Optimus, dell’autorità statunitense di vigilanza su farmaci e prodotti sanitari (FDA), che mira a obbligare i produttori a condurre studi di ottimizzazione del dosaggio già prima dell’immissione sul mercato di un nuovo farmaco. Anche von Moos ritiene necessari questi studi e un intervento dello Stato: “Servono una base legale e finanziamenti pubblici per sostenere questo tipo di studi, perché siamo di fronte a un fallimento del mercato”. Un’esigenza confermata da Kerstin Noëlle Vokinger, professoressa di diritto e medicina al Politecnico federale e all’Università di Zurigo: “In medicina, più non significa sempre meglio e questi studi permettono ai pazienti di ricevere una dose ottimale, cioè la massima efficacia con la minore tossicità possibile”. La professoressa suggerisce che il prezzo di un farmaco potrebbe essere legato al fatto che il dosaggio sia ottimizzato o meno. In ogni caso sarebbero necessari degli adeguamenti a livello di leggi o ordinanze. Iscriviti per non perdere le notizie e i nostri contributi più rilevanti https://whatsapp.com/channel/0029Vat6p4zL2ATyO8IRFJ2C
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al colon, la tecnica dei magneti per operare i pazienti: «Così il recupero è più veloce Corriere Bergamo
di Tiziano Manzoni
I primi interventi eseguiti a Zingonia dal professor Stefano Olmi, un innovatore: la sua prima idea nata dalla passione per la pesca
Il chirurgo Stefano Olmi, 58 anni, in sala operatoria
Quando entra in sala operatoria, il professor Stefano Olmi porta con sé molto più di bisturi e tecnologia: porta una storia fatta di radici solide, intuizioni e una curiosità mai ferma. Nato a Milano il 9 settembre 1967 da padre bergamasco e madre bresciana di Chiari, è cresciuto a Pontoglio e oggi è professore associato all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e direttore della Chirurgia generale, oncologica e robotica del Policlinico San Marco di Zingonia, oltre che uno dei nomi più rispettati della laparoscopia internazionale. Gira l’Italia per visite dedicate a casi oncologici e bariatrici complessi, che poi opera a Zingonia.
Dal gennaio 2010, dopo le esperienze al Fatebenefratelli di Milano e al San Gerardo di Monza — dove per oltre dieci anni affina la tecnica sotto la guida del professor Enrico Croce, figura di riferimento della chirurgia italiana —, Olmi ha trasformato l’Unità da lui diretta in un centro di eccellenza per la chirurgia dello stomaco, del colon-retto e dell’obesità. «Da Croce ho imparato l’importanza di guardare sempre avanti», dice.
Proprio da quella scuola nasce la sua vena innovativa. Da giovane, mentre assisteva agli interventi tenendo la telecamera, osservava i limiti degli strumenti. E da appassionato di pesca, mentre montava una lenza, ideò uno strumento per eseguire nodi extracorporei in laparoscopia. Pensò a una forbice con un piccolo foro: un nodo scorsoio esterno viene spinto in profondità e il filo tagliato con la stessa forbice. Successivamente ideò pinze da presa e porta-aghi (Croce-Olmi). Le sue pinze atraumatiche da 5 mm, progettate per afferrare i tessuti delicati senza traumi, sono usate ovunque.
Dalla grande esperienza nel reflusso gastroesofageo e nella Chirurgia bariatrica ha inoltre inventato una nuova tecnica che associa la sleeve gastrectomy a una plastica antireflusso a 360°, risolvendo contemporaneamente peso e reflusso. Accanto a Olmi operano collaboratori come Giovanni Cesana, Francesca Ciccarese e Matteo Uccelli: «Hanno umanità e amore per il lavoro. Sono una grande squadra», dice fiero.
Oggi il chirurgo è al centro di un’altra piccola rivoluzione: è stato scelto dal professor Michel Gagner (inventore della sleeve gastrectomy) tra i principali ricercatori di uno studio internazionale su un innovativo sistema di anastomosi magnetica. Una tecnica nata per la chirurgia bariatrica, ma che Olmi ha proposto di estendere al colon-retto: «Dissi a Gagner che sarebbe stato interessante avere i magneti per il colon, modificandoli per consentire il transito intestinale».
L’idea è stata sviluppata e a febbraio il Policlinico San Marco ha realizzato i primi interventi al mondo di resezione laparoscopica del colon con anastomosi magnetica lineare. Al posto delle graffette in titanio delle suturatrici meccaniche, due magneti comprimono i tessuti favorendo una cicatrizzazione naturale. «Il vantaggio — spiega Olmi — è che il magnete azzera teoricamente i rischi di sanguinamento e fistole, garantendo un recupero più rapido».
Il beneficio è cruciale in oncologia: «Il tumore del colon-retto è curabile se diagnosticato precocemente. Se si interviene allo stadio iniziale il paziente è guarito, ma spesso si arriva tardi. È fondamentale rafforzare lo screening e sensibilizzare medici di base e pazienti».
La scelta del team di Zingonia per questo studio non è casuale: il centro si occupa sia di chirurgia bariatrica sia di oncologica, con una reputazione consolidata. Lo stesso Gagner ha invitato i colleghi stranieri a Zingonia per apprendere la tecnica e ha chiamato l’équipe a operare in diretta al convegno che si terrà al Policlinico il prossimo 25 giugno.
Guardando al futuro, Olmi è convinto che l’intelligenza artificiale e la robotica non sostituiranno il chirurgo: «Serviranno sempre l’intuito e l’esperienza — sostiene il medico —. Solo unendo la tecnologia alla sapienza manuale faremo la differenza».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il sistema si presenta estremamente minimalista e comodo per il paziente ed è suddiviso in due sole componenti.Un cerotto adesivo sul torace che regola il battito cardiaco senza elettrodi né chirurgia: è quello che ha progettato un team del MIT.
I dettagli so…
Un cerotto adesivo sul torace che regola il battito cardiaco senza elettrodi né chirurgia: è quello che ha progettato un team del MIT. I dettagli sono stati pubblicati su Nature Biomedical Engineering, e il meccanismo è del tutto diverso da quello dei pacemaker convenzionali.
Il dispositivo si compone di due parti: un idrogel ultrasottile con microscopici trasduttori acustici integrati e un'unità di controllo portatile che alimenta il cerotto.
Prima di applicarlo, al paziente viene somministrata un'unica iniezione di terapia genica, che introduce nel tessuto cardiaco speciali proteine capaci di aprirsi come canali ionici sulla membrana cellulare quando colpite dagli ultrasuoni emessi dal cerotto stesso.
Va ricordato che la terapia genica permette cose che mai avremmo pensato, come ad esempio far tornare funzionante un senso ormai perduto.
Come funziona la sonogenetica
La tecnica si chiama sonogenetica, una branca della bioingegneria che modifica geneticamente le cellule per renderle sensibili agli stimoli sonori, sul modello dell'optogenetica, che usa invece la luce e di cui abbiamo parlato poco tempo fa in riferimento al dormire ad occhi aperti.
Quando le onde acustiche raggiungono le cellule modificate, i canali si aprono e permettono l'ingresso di ioni calcio, l'elemento chimico che ordina al muscolo cardiaco di contrarsi. Il sistema consuma molta meno energia dei pacemaker tradizionali, che regolano il battito scaricando elettricità direttamente nel cuore, e interagisce con le cellule in modo più vicino al funzionamento naturale.
I test del team del MIT
Il gruppo di ricerca guidato da Chen Gong ha testato il cerotto su ratti affetti da aritmia e su cellule umane in vitro: il battito irregolare è stato corretto quasi immediatamente, sincronizzandosi al millesimo di secondo con il ritmo dettato dagli ultrasuoni in modo sicuro.
Stato della ricerca e prossimi passi
Il dispositivo è ancora in fase preclinica: prima di arrivare ai pazienti umani, i ricercatori devono verificare la stabilità e la sicurezza della terapia genica nel lungo periodo attraverso test clinici rigorosi. L'efficacia dimostrata finora riguarda i modelli animali e le colture cellulari.
Su Apple AirTag (seconda generazione): utile per localizzare portac è uno dei più venduti di oggi.
ASL Roma 6 insieme alla Regione Lazio per gli screening gratuiti per la prevenzione del tumore del colon-retto agli over 50 - Il Giornale dei Castelli Romani
📰 Il Giornale dei Castelli Romani📅 2026-06-14T18:54:14
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
34.8/100
Punteggio Totale
D
Valutazione
❌
Criteri Critici
ASL Roma 6 insieme alla Regione Lazio per gli screening gratuiti per la prevenzione del tumore del colon-retto agli over 50 Il Giornale dei Castelli Romani
Castelli Romani – Se hai tra i 50 e i 74 anni, l’ASL Roma 6 insieme alla Regione Lazio è al tuo fianco con lo screening gratuito per la prevenzione del tumore del colon-retto.
Come partecipare?
Anche senza invito: Non serve aspettare la lettera a casa! Se rientri nella fascia d’età, puoi muoverti in totale autonomia.
In farmacia: Puoi ritirare e consegnare il kit gratuito direttamente nelle farmacie aderenti del nostro territorio.
Online: Puoi prenotare il tuo appuntamento o chiedere informazioni in pochi click.
Un minuto oggi significa un respiro di sollievo e tanta serenità in più domani. Non rimandare.
Trova la farmacia più vicina e scopri come fare sul sito: www.aslroma6.it
QUI per leggere altre INFO simili – QUI per consultare la nostra pagina Facebook
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
A Candiolo l’Istituto oncologico del futuro, Allegra Agnelli: "Dobbiamo andare avanti, finché il cancro non sarà vinto" TorinoToday
Due novità arrivano da Candiolo dove la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro cambia nome e diventa Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro – Candiolo mentre l’Istituto di Candiolo – IRCCS sarà ampliato entro il 2035. Il nuovo sogno, vale a dire il piano di sviluppo, punta a raddoppiare, entro 9 anni, la capacità di ricerca e l’impatto clinico dell’Istituto per fare di Candiolo uno dei centri di ricerca oncologica più avanzati a livello internazionale. Allegra Agnelli, Presidente Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro: “Quarant’anni fa, quando ho immaginato per la prima volta quello che sarebbe diventato l’Istituto di Candiolo, molti mi dissero che era una follia. Costruire dal nulla un centro oncologico all’avanguardia in Piemonte, finanziato interamente dalla generosità di privati cittadini, sembrava un’impresa impossibile. Eppure, mattone dopo mattone, donazione dopo donazione, anno dopo anno, è diventata oggi una realtà di eccellenza riconosciuta. In questi quattro decenni l’oncologia ha compiuto passi straordinari: diagnosi sempre più precoci, terapie sempre più mirate, pazienti che guariscono dove un tempo non esisteva speranza. Candiolo ha accompagnato questi progressi e oggi guardiamo al futuro con la stessa determinazione di allora. Vedere il mio nome legato alla Fondazione mi commuove e mi onora. È una responsabilità che sento come qualcosa di concreto, da tenere con cura, affinché Candiolo in futuro continui a essere all’altezza della sua stessa eredità, fatta di scienza e di speranza. Il futuro che immagino per questa Fondazione è più grande di quanto abbiamo già realizzato. Dobbiamo andare avanti, finché il cancro non sarà vinto”.
Il nuovo piano di sviluppo 2026–2035
Il nuovo piano di sviluppo 2026–2035 prevede infatti un investimento complessivo di oltre 200 milioni di euro per ampliare e riqualificare l’Istituto di Candiolo - IRCCS. Entro il 2035, la superficie passerà da 60.000 a oltre 95.000 metri quadrati con nuovi spazi per la ricerca e la degenza oncologica: edifici integrati, connessi da gallerie luminose e luoghi di incontro pensati per favorire il dialogo continuo tra scienza e assistenza clinica. Il verde diventerà parte integrante dell’esperienza di cura, con parchi, giardini e percorsi nella natura. Particolarmente significativo sarà il nuovo Hospice, concepito come uno spazio raccolto e domestico in cui la presenza dei familiari possa accompagnare i pazienti con serenità, rispetto e dignità. A rendere possibile questo nuovo sogno sono quarant’anni di storia, basati sulla generosità di centinaia di migliaia di donatori.
Nata nel 1986 dall’intuizione della sua Presidente Allegra Agnelli, la Fondazione ha costruito un luogo in cui cura e ricerca si incontrano ogni giorno con un unico obiettivo: portare a tutti i pazienti le terapie più efficaci nel minor tempo possibile. Da quella che in molti ritenevano un’impresa impossibile ha preso forma Candiolo: la dimostrazione concreta di cosa significhi restare fedeli ai valori originari – umanità, impegno, responsabilità – senza smettere di crescere, innovare e guardare avanti.
“Crescere per ampliare la capacità di dare risposte”
Anna Sapino, Direttore Scientifico Istituto di Candiolo - IRCCS: “La scienza avanza per accumulo: ogni scoperta si appoggia su quelle che l’hanno preceduta. Quarant’anni di impegno della Fondazione e trent’anni dell’Istituto hanno prodotto conoscenza, ma soprattutto hanno costruito una cultura scientifica rigorosa e orientata al paziente. Il nuovo piano ci consente di fare un salto di scala: più laboratori, più collaborazioni internazionali, più trial clinici significano più opportunità concrete di trasformare una scoperta in una terapia. È questo il senso del raddoppio: crescere per ampliare la capacità di dare risposte”.
Cos’è oggi Candiolo (dati del 2025)
Oggi Candiolo è un Istituto oncologico di eccellenza, con oltre 60.000 metri quadrati dedicati alla cura e alla ricerca, 800 professionisti tra medici, ricercatori e tecnici, 41 laboratori e unità di ricerca e più di un milione e mezzo di prestazioni ambulatoriali erogate ogni anno. Un risultato straordinario, reso possibile esclusivamente grazie alla generosità e al sostegno di migliaia di donatori. Il sogno oggi continua a crescere con il nuovo Piano di Sviluppo 2026-2035: un investimento da 200 milioni di euro che consentirà di ampliare l’Istituto di circa 35.000 metri quadrati, creando nuovi spazi dedicati alla ricerca sul cancro, alla cura e all’accoglienza dei pazienti. Un luogo in cui innovazione, ricerca, assistenza e umanità convivono e si rafforzano ogni giorno. Perché il futuro dell’oncologia si costruisce oggi, mettendo sempre al centro la persona. Alcuni dati: 314 ricercatori, 646 operatori coinvolti nelle attività di assistenza, 41 laboratori e unità di ricerca, 17.106 Citazioni delle pubblicazioni dell’Istituto.
“La generosità è il motore di Candiolo”
Gianmarco Sala, Direttore Generale Fondazione Allegra Agnelli per la Ricerca sul Cancro: “La generosità è il motore di Candiolo. In questi quarant’anni ogni singolo risultato della Fondazione porta la firma di chi ha scelto di sostenerci: privati cittadini, istituzioni, imprese, attraverso donazioni, lasciti, 5X1000, iniziative. Senza questa generosità diffusa Candiolo non esisterebbe, né come luogo fisico né come comunità di persone – ricercatori, medici, infermieri, pazienti – che ogni giorno lo tengono vivo. Oggi lanciamo un nuovo sogno per Candiolo: nuovi edifici, nuovi reparti, tecnologie sempre più avanzate. Crescere, per continuare a mantenere la parola data a chi ha bisogno di cure e a chi ci sostiene”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Lunedì 15 giugno il Day Hospital di Oncologia generale del Policlinico Sant'Orsola di Bologna ospiterà un nuovo appuntamento di 'Musica Insieme al Sant'Orsola', la rassegna di matinée dedicate ai pazienti della struttura. (ANSA)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Lotta ai tumori, raggiunti tutti i piemontesi a rischio. Ma meno del 50% si sottopone a screening La Stampa
Il Piemonte spinge sulla prevenzione ai tumori, raggiunto oltre il 100% dei cittadini “idonei”. Ma meno della metà poi si presenta ai test. Sul tavolo auto-prelievi a casa per l’Hpv e orari più lunghi per gli esami in ospedale.
Come racconta l’assessore regionale Federico Riboldi, «Prevenzione Serena rappresenta da oltre trent’anni uno dei fiori all’occhiello della sanità piemontese ed è riconosciuto a livello nazionale come uno dei programmi di screening oncologico più consolidati e strutturati». «Il nostro sistema garantisce elevati standard qualitativi, con procedure di controllo rigorose, doppia lettura degli esami e tecnologie aggiornate». E in effetti, il Piemonte si trova al sesto posto tra le Regioni italiane per i Livelli essenziali di assistenza sulla prevenzione, come certificato dai numeri del Ministero della Salute.
Prevenzione Serena: cosa dicono i dati 2024 sugli screening
Secondo i dati recepiti dalla consigliera dem Monica Canalis con un accesso agli atti alla Regione Piemonte, nel 2024 è stato raggiunto il 105% delle donne nell’età target per pap e hpv test. Il 110,1% di chi ha tra i 50 e i 69 anni per il test di prevenzione al tumore al colon-retto, il 101% di coloro che dovrebbero fare la mammografia. Numeri che superano il cento per cento per recuperare il ritardo accumulato durante la pandemia, con l’invito anche a chi era “sfuggito” ai controlli gratuiti nel periodo Covid. Percentuali che addirittura migliorano sul 2025.
Perché meno della metà dei cittadini aderisce ai controlli oncologici
Ma a colpire è il numero di persone che si presenta all’appuntamento (o telefona per fissarne uno). Nonostante le massicce campagne di comunicazione, solo il 41,6% delle donne risponde alla chiamata per sottoporsi ai controlli di prevenzione del tumore alla cervice uterina. Un numero che inserisce il Piemonte molto al di sotto della media nazionale (51%).
Si va meglio sulla mammografia, con oltre una donna su due (il 54,5%) contro il 50% italiano. Mentre circa una persona su tre va in ospedale per lo screening sul colon-retto. Qui a pesare molto è la paura verso la colonscopia, che in realtà è solo il secondo step: il primo controllo è ormai il Fit, la ricerca di sangue occulto nelle feci, a cui segue l’esame endoscopico solo in caso di positività al primo test (una volta su 20, secondo quanto riportato dal professor Massimo Aglietta della Rete oncologica piemontese).
Prevenzione Serena, infatti, prevede anche un secondo livello di controlli per tutti gli screening. Approfondimenti dopo la mammografia, colposcopia dopo il pap test.
Le proposte per aumentare la partecipazione
«Supponendo che non tutti i non aderenti - dichiara la consigliera Canalis - siano persone facoltose che si rivolgono al privato, sorgono seri dubbi sull’efficacia degli inviti». «Forse le lettere non bastano. La Regione dovrebbe ideare nuove modalità per raggiungere i destinatari, magari ispirandosi alle cinque Regioni che nella classifica ministeriale Lea 2023 ci hanno superati nel punteggio della prevenzione. Inoltre, andrebbe valutata l’estensione anagrafica dello screening mammografico, a partire dai 40 anni e oltre i 69».
In territori come Emilia-Romagna, Veneto o Toscana, l’anagrafe sanitaria è integrata e all’invito automatico segue spesso un sms e promemoria successivi. In Piemonte, invece, i sistemi informatici delle varie Asl non si “parlano” e questo rischia di lasciar fuori qualcuno.
Auto-prelievo Hpv e nuovi orari per migliorare la prevenzione
«Dopo la brusca frenata registrata durante gli anni della pandemia - commenta Federico Riboldi - non è stato semplice recuperare i livelli di adesione precedenti». «A questo si aggiungono i cambiamenti demografici e sociali della popolazione, con una presenza crescente di cittadini provenienti da contesti culturali differenti, rispetto ai quali non sempre le sole traduzioni linguistiche risultano sufficienti a superare barriere culturali o di accesso ai servizi».
L’assessore, poi, sottolinea la necessità di una maggiore integrazione tra medici generali e specialisti. In modo da intercettare chi sceglie di fare prevenzione privatamente. Da qui, il lavoro di Azienda Zero con la Rete oncologica: un’ampia e diffusa campagna regionale sulla prevenzione oncologica prevista entro il 2026, l’estensione degli orari per lo screening e la valutazione di strumenti innovativi già sperimentati altrove, come l’autoprelievo domiciliare per il test HPV.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Nell’archivio dei tumori alla ricerca della cura “Il motore è la generosità” la Repubblica
CANDIOLO (TORINO) – Questa parola, cancro, da guardare negli occhi. Senza paura di sillabarla e scomporla nelle sue parti, perché questo accade nei 41 laboratori di ricerca dell’Istituto di Candiolo: qui dentro il cancro viene studiato, “riprodotto” e “coltivato” in una sorta di archivio dei tumori. Si chiama oncologia di precisione e si svolge nella Biobanca, cioè l’archivio biologico dove i tessuti tumorali donati dai pazienti diventano il terreno di studio e di confine perché questa parola, cancro, un giorno sia solo un vocabolo curabile tra i molti. Ma curabile lo è già, tantissimo.
L’ospedale diverso dagli altri
La Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro è stata fondata da Allegra Agnelli nel 1986 ed è, dunque, una splendida quarantenne. E da trent’anni esiste l’Istituto di Candiolo, l’ospedale diverso dagli altri perché qui si fanno, insieme, cura e ricerca. Studiosi italiani, che si erano aggiunti ai tanti in fuga verso laboratori, centri di ricerca e università straniere, sono diventati cervelli di ritorno e oggi formano una schiera di 314 persone, età media inferiore ai 35 anni: i cavalieri che faranno l’impresa, presto o tardi.
Allegra Agnelli, presidente della Fondazione, con Jannik Sinner che è stato coinvolto nel progetto durante le Atp Finals dello scorso novembre
Tra cervi, allodole e cinghiali
«Questa cosa di cui ci occupiamo è la vita», quasi sussurra la professoressa Anna Sapino, direttrice scientifica di Candiolo. Cammina nei corridoi color pastello, tono dominante il celeste. Molte, tra le persone che incrociamo, sorridono. Oltre le ampie vetrate, una distesa di alberi e prati e, sullo sfondo, le montagne. Siamo ai margini del Parco di Stupinigi tra cervi, allodole e cinghiali. Un istituto privato, ma in totale convenzione pubblica: ogni anno si erogano 1 milione e 200 mila prestazioni ambulatoriali, e i ricoverati sono quasi 6 mila e 500. Tutti sicuri di essere nel posto giusto, in attesa di qualcosa che è già ampiamente cominciato: la cura, il prendersi cura. E, un giorno, la fine del cancro.
La Tomotherapy
Per raccontare Candiolo si potrebbe cominciare da una macchina spaziale, la Tomotherapy, ovvero la grande svolta nella radioterapia: qui ne esistono due (vengono dagli Usa, e ognuna costa 3 milioni e mezzo di euro), e sono macchine che dimezzano i tempi della “radio”, dai 10 ai 15 minuti per seduta dentro il tubo, contro i 25/30 minuti tradizionali. Inoltre, la capacità di mira è enormemente superiore: si punta quasi all’infinitesimale delle cellule cancerose e le si colpisce, perché non tornino più.
I laboratori di ematologia transazionale
Ma è la ricerca l’aspetto più sorprendente di Candiolo, compresi i laboratori di ematologia transazionale che hanno lo scopo di personalizzare il più possibile approccio, ricerca e cura, dal momento che i tumori sono diversissimi tra loro. Si chiama Oncolab è il nuovo cuore di Candiolo (che è anche un cantiere in continuo ampliamento), tre piani con altri 15 laboratori all’avanguardia mondiale. Altro concetto essenziale è “ricerca genomica”: «La chiave di volta è la genetica», spiega la professoressa Sapino. «Le risposte che cerchiamo si trovano nel sistema ereditario». E fa davvero impressione sapere che qui vengono creati degli avatar, cioè organoidi derivati dalle cellule malate e fatti crescere come modelli di studio. Giovani ricercatori con gli occhi al microscopio sono, in realtà, chini sul futuro in movimento, gli stanno andando incontro di corsa e lo raggiungeranno.
La generosità
«Il motore di tutto è la generosità», racconta Gianmarco Sala, direttore della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. «Dal 1986 abbiamo avuto oltre 300 mila donatori, e nel 2025 siamo arrivati alla cifra complessiva di oltre 27 milioni di euro tra coloro che firmano per il 5 per mille nella dichiarazione dei redditi, imprese, istituzioni ed eventi organizzati per la raccolta fondi. Anche i lasciti testamentari pesano, visto che il numero è in costante aumento».
Jannik Sinner testimonial
Ci sono i testimonial come Jannik Sinner, coinvolto nel progetto durante le Atp Finals e grande amico di Candiolo. «Noi siamo una squadra e una famiglia», spiega Allegra Agnelli, presidentessa della Fondazione. «Questo è un Istituto fatto dalle persone per le persone, un grande lavoro collettivo, pieno di passione, perché qui si dà proprio tutto. Forse, l’aspetto più significativo sono i tanti ricercatori tornati dall’estero per lavorare con noi e rendere l’Italia un’eccellenza a livello internazionale».
Il firmamento colorato di Ugo Nespolo
Per ogni euro donato, 90 centesimi vanno alla cura e alla ricerca, senza alcuna dispersione. Questa è una città abitata da quasi mille persone, la folla che lavora a Candiolo in un silenzio quasi irreale e bellissimo: il primo impatto è il firmamento colorato di Ugo Nespolo, all’ingresso, dove comincia il viaggio. “La ricerca ispira la cura, e la cura ispira la ricerca” è il mantra da quarant’anni: dal 2016 al 2023 sono stati investiti più di 100 milioni di euro per fare di Candiolo uno dei grandi motori dell’oncologia italiana. Per assistere chi ce la farà, ma anche chi è alla fine del percorso: per loro è stato creato l’Hospice Monviso, non una resa ma la cura per il tempo che resta. Perché è tutto un grande mistero, la vita da difendere come la vita da accompagnare al suo epilogo. «Quando viene sera, il tempo qui assume una dimensione che è difficile spiegare a parole», dice la professoressa Sapino. Ma il tramonto, sebbene non privo di dolcezza, scende ogni volta un po’ più tardi. Lo rischiara una luce fortissima.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Nel 2018 i medici avevano stimato per Stuart Lye, un cittadino neozelandese di 58 anni, tre mesi di vita a causa di un mieloma. Anni di chemioterapia, trapianti di cellule...
Ascolta la versione audio dell'articolo
4' di lettura English Version Translated by AI.
For feedback, please contact
english@ilsole24ore.com
Nel 2018 i medici avevano stimato per Stuart Lye, un cittadino neozelandese di 58 anni, tre mesi di vita a causa di un mieloma. Anni di chemioterapia, trapianti di cellule staminali e nuovi farmaci avevano prolungato la sopravvivenza senza fermare la malattia, ma le opzioni terapeutiche in Nuova Zelanda si erano esaurite. Le immunoterapie CAR-T non erano disponibili commercialmente nel paese, e le sperimentazioni in corso non coprivano il suo tipo di tumore: un trattamento sarebbe costato di fatto oltre 350mila dollari australiani (più di 200mila euro). Un altro paziente neozelandese, trattato in Cina, mise Lye in contatto con un ospedale di Shanghai, e nel 2025 insieme alla moglie decise di partire: sette settimane in clinica portarono il tumore sotto controllo, con un costo complessivo di circa 65mila dollari.
La nuova rotta sanitaria: la Cina
La storia di Lye non è un caso isolato, ma sta facendo il giro del mondo in questi giorni ed è l'emblema di una trasformazione più ampia che riguarda l'intero sistema globale della salute. Per decenni il turismo sanitario ha seguito rotte ben definite e a basso rischio clinico: cure dentistiche in Croazia o Ungheria, chirurgia estetica e fertilità in Thailandia, Corea del Sud o Malesia. La Cina si sta ritagliando un posto diverso in questo panorama, rivolgendosi a pazienti oncologici spesso senza alternative terapeutiche nel proprio paese, che si spostano per trattamenti salvavita altrove inaccessibili o ancora sperimentali. Il driver è duplice: da un lato i costi, che possono essere anche un decimo rispetto a Stati Uniti o Australia, dall'altro la disponibilità immediata di terapie che altrove restano confinate a sperimentazioni cliniche con criteri di accesso più rigorosi e dunque ristretti.
Loading...
I prezzi molto più accessibili
Negli Stati Uniti una singola infusione CAR-T (con le cellule immunitarie del paziente ingegnerizzate in laboratorio per riconoscere e attaccare specifiche cellule tumorali) può costare tra 300mila e 475mila dollari, secondo i dati dell'American Cancer Society. In Cina lo stesso trattamento è valutato tra 150mila e 180mila dollari, e potrebbe scendere ulteriormente: l'autorità regolatoria del paese ha recentemente accettato una domanda di commercializzazione per una terapia con un prezzo inferiore a 300mila yuan, circa 44mila dollari. Il numero di terapie CAR-T approvate in Cina ha già raggiunto quota sette, alla pari con gli Stati Uniti, dove la tecnica è stata sviluppata originariamente, e la Repubblica Popolare guida oggi il mondo per numero di sperimentazioni cliniche dedicate a questo tipo di terapia.
La Cina compete con gli Usa sui farmaci innovativi
Il differenziale di prezzo, e di disponibilità, riflette una caratteristica più ampia del panorama sanitario. Nel 2024 la Cina ha raggiunto gli Stati Uniti per numero di farmaci sperimentali entrati in fase di test clinico, completando però i test stessi con una velocità da due a cinque volte superiore rispetto a Stati Uniti e Unione Europea. Molte di queste tecnologie risultano però troppo avanzate per le possibilità economiche del sistema sanitario nazionale e dei pazienti locali, che spesso non dispongono di una copertura assicurativa per trattamenti di questo tipo. Il risultato è una capacità terapeutica disponibile che gli ospedali internazionali del paese stanno iniziando a offrire a pazienti provenienti dall'estero: SinoUnited Health, struttura sanitaria di Shanghai, ha accolto già almeno trenta pazienti stranieri per terapie CAR-T da quando ha trattato il primo caso, alla fine del 2024.
Il turismo medico cresce a 126 miliardi entro il 2035
Il mercato globale del turismo medico è stimato attualmente attorno ai 34 miliardi di dollari, con una crescita prevista fino a 126 miliardi entro il 2035. Il segmento cinese, secondo le stime, passerà da 1,3 a 3,4 miliardi di dollari nello stesso periodo, una crescita proporzionalmente superiore alla media globale che riflette proprio questo posizionamento su terapie ad alto valore clinico. Il trend non si limita alla CAR-T: la Cina ha realizzato per prima una serie di interventi all'avanguardia destinati a patologie gravi. Nel 2024 i medici cinesi hanno utilizzato una terapia cellulare sviluppata internamente per trattare bambini affetti una malattia autoimmune cronica, il lupus eritematoso sistemico. Nel 2025 è stato eseguito in Asia il primo trapianto di rene cross-specie, da animale a essere umano. E quest'anno, a marzo, la Cina è diventata il primo paese al mondo ad approvare per uso commerciale un impianto cerebrale destinato a persone con lesioni del midollo spinale.
Il "Sacro Cuore" in festa con due nuove tecnologie: per la biopsia del polmone e per l'intervento di cataratta - IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
📰 IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria📅 2026-06-13T15:33:59
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
66.3/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il "Sacro Cuore" in festa con due nuove tecnologie: per la biopsia del polmone e per l'intervento di cataratta IRCCS Ospedale Sacro Cuore Don Calabria
L’intelligenza artificiale a supporto del medico per una maggiore precisione diagnostica e chirurgica, a vantaggio della sicurezza del paziente, è stata protagonista della Festa patronale dell’IRCCS Ospedale di Negrar in occasione della ricorrenza liturgica del Sacro Cuore. Venerdì 12 giugno il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, dopo aver presieduto la Santa Messa, ha impartito, la benedizione inaugurale di due nuove tecnologie. Il taglio del nastro ha riguardato innanzitutto Van Gogh, un sistema avanzato di diagnostica cellulare applicato alla biopsia del tumore del polmone, il secondo installato in Italia. E Ally, il primo il femtolaser robotico impiegato nel nostro Paese per la chirurgia della cataratta. Entrambi integrati con software di intelligenza artificiale.
All’evento erano presenti oltre ai vertici dell’Ospedale, il Prefetto di Verona, Demetrio Martino, la consigliera delegata regionale Elisa De Berti, la Questora, Rosaria Amato, il comandante provinciale dei Carabinieri, Claudio Papagno, quello della Guardia di Finanza, Italo Savarese, il direttore generale e la direttrice sanitaria dell’Ulss 9 Scaligera, rispettivamente Pietro Girardi e Viviana Coffele, e il sindaco di Negrar, Fausto Rossignoli.
“L’investimento in innovazione è una strada obbligata perché un ospedale possa rispondere alla crescente domanda di salute da parte della popolazione”, ha detto l’amministratore delegato, Claudio Cracco. “La ricerca sanitaria è in continua evoluzione. Così come, la tecnologia medica è costantemente tesa a offrire nuove soluzioni per diagnosi sempre più precise e terapie sempre più efficaci, finalizzate non solo ad aumentare la sopravvivenza del paziente ma anche la sua qualità di vita. Queste tecnologie nel nostro ospedale sono inserite all’interno di un’organizzazione di presa in carico del paziente dove medici di differenti specialità danno vita a percorsi diagnostico-terapeutici integrati. Le tecnologie vanno a migliorare processi, frutto di una sinergia tra diverse professionalità che mette al centro, sempre, la persona del malato”
VAN GOGH: BIOPSIE PIU’ DETTAGLIATE PER DIAGNOSI PIU’ PRECISE
Van Gogh è una sorta di scanner che, traducendo in immagine digitale l’attività metabolica delle cellule tumorali, è in grado di stabilire in 2 minuti se il frammento di un nodulo polmonare sospetto, prelevato attraverso broncoscopia toracica, può essere utilizzato dall’anatomopatologo per la diagnosi. Ciò consente all’endoscopista di decidere in tempo reale se concludere la procedura invasiva o se proseguire per altri prelievi ed esclude la necessità di ripetere l’indagine invasiva a causa dell’inadeguatezza del campione.
“Questo dispositivo trova la sua ideale applicazione nell’ambito della diagnostica toracica oncologica, il cui aspetto critico è la precisione del prelievo del tessuto per la biopsia, criticità dovuta alla configurazione particolare dell’apparato bronco-polmonare”, spiega il dottor Diego Gavezzoli, direttore dell’Unità clinico-chirurgica toraco-polmonare. “La precisione è fondamentale: dal campione l’anatomopatologo ricava informazioni, non solo riguardo la natura benigna o maligna del nodulo, ma anche la tipologia del tumore e la sua “carta di identità” genetica dalle quali deriva il piano terapeutico che può prevedere la chirurgia, la terapia medica o la radioterapia impiegate da sole o associate”.
Tuttavia anche le sonde dei broncoscopi più avanzati, “come quello robotico ION, che utilizziamo dal dicembre scorso, incontrano dei limiti dovuti al piccolo calibro dei bronchi nelle diramazioni più distali”, prosegue Gavezzoli. “Nel caso di noduli estremamente periferici può accadere che il materiale prelevato non sia sufficiente e significativo per l’anatomopatologo a fini diagnostici. Quando il prelievo non è adeguato si rende necessaria la ripetizione della procedura. L’endoscopia toracica è un esame non privo di possibili complicanze: richiede l’anestesia totale ed è invasivo, in un ambiente molto delicato com’è quello bronco-polmonare”, sottolinea il dottor Gavezzoli.
Per ovviare a tutto questo, entra in campo Van Gogh. “Esso sfrutta il particolare metabolismo degli zuccheri (glicolisi) da parte delle cellule tumorali, differente rispetto a quello delle cellule sane”, spiega il professor Giuseppe Zamboni, direttore dell’Anatomia Patologica. “La glicolisi provoca una vibrazione impercettibile delle cellule stesse, che il software di intelligenza artificiale traduce in un’immagine digitale colorata, evocativa della pittura del genio olandese. Da qui il nome della macchina.”. L’aggregazione di cellule che si muovono in maniera anomala assume colorazioni gialle, arancioni o rosse. Quelle normali i colori del blu e del marrone.
“L’intelligenza artificiale, inoltre, trasla queste immagini in altre che simulano le informazioni ottenute in laboratorio con l’ematossilina, il colorante utilizzato per evidenziare al microscopio le aggregazioni cellulari – prosegue il prof. Zamboni -. In pochissimi minuti quindi abbiamo tutte le informazioni necessarie, senza compromettere il campione di tessuto che giunge in laboratorio intatto, pronto per gli esami istologici e molecolari. Van Gogh – conclude il professore – è stato pensato per essere impiegato autonomamente dall’endoscopista, ma per ulteriore sicurezza del paziente abbiamo deciso la doppia lettura: quella del medico che esegue l’esame e quella dell’anatomopatologo, che ha la possibilità di visionare le immagini anche da remoto”.
“Con l’introduzione di Van Gogh associato all’endoscopio robotico ION disponiamo di tecnologie innovative che consentono di diagnosticare con maggior certezza anche quei noduli polmonari che si trovano in posizioni sfavorevoli, difficilmente raggiungibili con le metodiche di biopsia tradizionali”, conclude il dottor Gavezzoli. “Evitando così di sottrarre tempo prezioso all’intervento terapeutico, quando sappiamo che la diagnosi precoce unita all’accesso rapido alla chirurgia porta alla guarigione nel 90% dei casi, anche per un tumore, come quello del polmone, che rappresenta ancora la prima causa di morte oncologica”.
Van Gogh potrebbe trovare applicazione non solo in chirurgia toracica, ma in tutti quegli ambiti della patologia oncologica, dove ci sia necessità di una valutazione in tempo reale dell’adeguatezza del campione prelevato con esami invasivi. E’ in corso uno studio, condotto dal Gemelli di Roma, per vagliare l’efficacia del suo utilizzo in sede intra-operatoria, in particolare in chirurgia ginecologica oncologica.
CON ALLY, ELEVATA PRECISIONE E PERSONALIZZAZIONE DELL’INTERVENTO DI CATARATTA
Con circa 650 mila interventi eseguiti ogni anno, la chirurgia della cataratta è la procedura più praticata in Italia e, complice l’invecchiamento della popolazione, è destinata a crescere ulteriormente. Pur essendo una procedura consolidata, questo intervento richiede elevata precisione e competenze specialistiche. In tale contesto si inserisce Ally, il laser robotico a femtosecondi supportato dall’intelligenza artificiale, progettato per affiancare il chirurgo e ottimizzare il recupero visivo dopo la sostituzione del cristallino opacizzato.
“L’intervento di cataratta si articola in tre momenti principali», spiega la dottoressa Grazia Pertile, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Oculistica. «La prima e fase è quella preoperatoria, durante la quale vengono raccolti i dati del paziente e definiti i parametri del cristallino artificiale da impiantare. Segue la fase chirurgica, con la rimozione del cristallino opacizzato, e infine l’inserimento della lente intraoculare che è stata scelta in precedenza, spesso personalizzata. La particolarità del femtolaser Ally è la capacità di integrare, attraverso un software basato sull’intelligenza artificiale, le informazioni raccolte prima dell’intervento con quelle acquisite in tempo reale da sei telecamere installate sul dispositivo. Questo permette di personalizzare la procedura in base alle caratteristiche anatomiche dell’occhio del paziente ed ottenere le miglior prestazioni visive dalle lenti personalizzate”.
“Il sistema Ally consente di realizzare con elevata precisione le incisioni corneali necessarie per l’intervento di cataratta e può correggere contestualmente anche l’astigmatismo. Grazie all’elevata accuratezza nel centraggio delle aperture, la tecnologia contribuisce a migliorare i risultati visivi post-operatori, un aspetto particolarmente importante quando vengono impiantate lenti intraoculari di ultima generazione, progettate per garantire una buona qualità della vista sia da lontano sia da vicino” sottolinea la dottoressa Pertile
Ogni anno all’IRCCS di Negrar vengono eseguiti circa 4.500 interventi di cataratta. Sebbene la tecnica tradizionale basata sugli ultrasuoni continui a rappresentare un riferimento consolidato, l’introduzione del femtolaser robotizzato apre nuove prospettive in termini di precisione e personalizzazione del trattamento. La scelta di questa tecnologia, così come della lente intraoculare più adatta, richiede tuttavia una valutazione specialistica approfondita, calibrata sulle caratteristiche del singolo paziente.
(testo, foto e video a cura dell’Ufficio Stampa)