📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Immunoterapia rivoluziona il trattamento del cancro all’endometrio, afferma Uccella V-news.it
L'immunoterapia ha rivoluzionato il trattamento del tumore dell'endometrio, soprattutto nei casi avanzati, migliorando le prospettive per i pazienti con prognosi sfavorevole. La centralizzazione in centri hub è fondamentale per garantire un approccio multidisciplinare e personalizzato, con l'obiettivo di integrare sempre più l'immunoterapia nelle fasi precoci della malattia.
Cancro endometrio, Uccella (UniVr): “Immunoterapia cambia percorso terapeutico”
Immunoterapia e Tumore dell’Endometrio
(Adnkronos) – “L’uso dell’immunoterapia in prima linea ha cambiato significativamente il trattamento del tumore dell’endometrio, in particolare nei casi avanzati e metastatici, offrendo una chance terapeutica a pazienti con prognosi precedentemente negativa”. Così Stefano Uccella, ordinario e direttore Uoc Ginecologia e Ostetricia Università di Verona, commenta i risultati a lungo termine di dostarlimab nel trattamento del tumore dell’endometrio.
Trasformazione del Percorso Terapeutico
Clinicamente, l’immunoterapia ha trasformato il percorso terapeutico, “soprattutto nei casi avanzati e metastatici – sottolinea Uccella – fornendo opportunità a pazienti con prognosi sfavorevole. La chirurgia rimane fondamentale per rimuovere la malattia e definire le caratteristiche biologiche del tumore, essenziali per identificare i sottogruppi più sensibili ai trattamenti immunologici. Sono in corso studi sull’uso dell’immunoterapia pre-operatoria per ridurre il volume tumorale e facilitare interventi meno invasivi”.
Risultati dello Studio Ruby
Un cambiamento significativo è rappresentato dai risultati dello studio Ruby, che mostrano come l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia migliori la sopravvivenza libera da progressione e la sopravvivenza globale, specialmente nei tumori con instabilità dei microsatelliti. “Oggi un numero crescente di pazienti ottiene risposte più durature – evidenzia Uccella -. Nella pratica clinica, questo si traduce in una maggiore possibilità di mantenere attività personali, familiari e lavorative, modificando concretamente l’evoluzione della malattia”.
Importanza dei Centri Hub
In questo contesto, la centralizzazione delle pazienti in centri hub ad alto volume diventa sempre più importante. La crescente complessità terapeutica richiede competenze multidisciplinari, inclusi biomarcatori, indicazioni all’immunoterapia e integrazione con chirurgia e radioterapia. “Nei centri ad alto volume è possibile offrire una reale presa in carico multidisciplinare – spiega Uccella – consentendo decisioni più appropriate e personalizzate, con un impatto positivo sugli esiti chirurgici e sulla riduzione delle complicanze. I centri di riferimento sono cruciali nella ricerca clinica e nell’accesso alle terapie innovative, migliorando la qualità delle cure e i risultati oncologici. Il modello ideale è una rete oncologica, in cui il centro hub definisce la strategia terapeutica per i casi complessi, collaborando con le strutture territoriali per garantire continuità assistenziale”.
Futuro dell’Immunoterapia
Guardando al futuro, ci si aspetta un’evoluzione del ruolo dell’immunoterapia. “È ragionevole prevedere la sua introduzione in fasi più precoci della malattia – aggiunge l’esperto – con sviluppi anche nelle combinazioni con farmaci antiangiogenici e terapie target”. Un’area di interesse riguarda le pazienti giovani che vogliono preservare la fertilità: in casi selezionati, l’immunoterapia potrebbe ridurre la necessità di isterectomia. “L’evoluzione delle strategie terapeutiche porterà a una maggiore integrazione tra chirurgia diagnostica molecolare e terapie sistemiche, all’interno di percorsi personalizzati basati sulla biologia del tumore e sulla sua estensione”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
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Criteri Critici
GIULIANOVA/ DONATI I CASCHETTI REFRIGERANTI PER I PAZIENTI IN CHEMIOTERAPIA Certa Stampa
GIULIANOVA/ DONATI I CASCHETTI REFRIGERANTI PER I PAZIENTI IN CHEMIOTERAPIA
Dalla sensibilizzazione all’azione concreta. Il progetto “Non smettere di sentirti bella”, nato per promuovere il benessere e la qualità della vita delle persone in cura per patologie oncologiche attraverso l’utilizzo di tecnologie innovative, ha raggiunto oggi il suo traguardo più importante.
È stato infatti consegnato questa mattina al Day hospital oncologico dell’ospedale di Giulianova il sistema Paxman Scalp Cooling, una tecnologia che contribuisce a ridurre la perdita dei capelli durante i trattamenti chemioterapici.
La consegna rappresenta il risultato concreto di un percorso di sensibilizzazione che nei giorni scorsi è stato al centro del convegno “Innovazione in oncologia: l’importanza dei caschetti refrigeranti”, ospitato a Roma, al Senato della Repubblica, promosso dal senatore Guido Quintino Liris in collaborazione con l’associazione Herakles - Cultura e Identità APS ETS.
La cerimonia si è svolta questa mattina a Giulianova alla presenza del direttore generale della Asl di Teramo Maurizio Di Giosia, di quello amministrativo Franco Santarelli e di quello sanitario Francesco Delle Monache. Hanno partecipato anche i consiglieri regionali Marilena Rossi e Leonardo D’Addazio, e la consigliera comunale di Giulianova Marialuigia Orfanelli.
Presenti inoltre il senatore Guido Quintino Liris, capogruppo in Commissione Bilancio al Senato, il deputato della Repubblica Guerino Testa, il presidente dell'associazione Herakles - Cultura e Identità APS ETS Gianni Di Marco, Sonia Di Felice e Laura Iezzi, rispettivamente responsabile e dirigente medico del Day hospital oncologico di Giulianova e Carlo D’Ugo capo del dipartimento oncologico e direttore della Uoc Radioterapia della Asl di Teramo. Ad approfondire l’aspetto scientifico dei caschetti refrigeranti anche Ida Paris, responsabile della Uos Senologia del Policlinico Gemelli.
L’apparecchiatura, del valore di circa 50mila euro, è stata acquistata grazie alla raccolta fondi promossa dall’associazione Herakles avviata nell’ambito del progetto “Non smettere di sentirti bella”, che ha coinvolto cittadini, imprese e realtà del territorio della provincia di Teramo. Il sistema Paxman Scalp Cooling _ le cui caratteristiche sono state illustrate, per l’azienda distributrice, da Fabrizio Di Sipio _ consente la refrigerazione del cuoio capelluto durante i trattamenti chemioterapici, contribuendo a ridurre in molti casi la caduta dei capelli, uno degli effetti collaterali più impattanti delle terapie oncologiche. Si tratta di uno strumento che affianca il percorso clinico con un’attenzione particolare agli aspetti psicologici, emotivi e relazionali della malattia.
“Un risultato reso possibile grazie a un’importante raccolta fondi che ha coinvolto l’intera comunità della provincia di Teramo: cittadini, imprese, associazioni, professionisti e realtà del territorio”, ha dichiarato Di Giosia, “Desidero esprimere un ringraziamento sincero e profondo a tutti coloro che hanno contribuito. La risposta del territorio è stata straordinaria e dimostra quanto la collaborazione possa trasformarsi in un aiuto reale per chi ha bisogno. È un segnale importante di vicinanza ai pazienti e alle loro famiglie, ma anche un esempio di responsabilità sociale che merita di essere riconosciuto e valorizzato”.
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Criteri Critici
Tumore di 11 chili rimosso dalla gamba di una paziente. “Liposarcoma dall’inguine alla caviglia, evitata l’amputazione” Il Resto del Carlino
Bologna, 15 giugno 2026 – Un tumore di 11 chili che si estendeva dall’inguine sino alla caviglia è stato rimosso dalla gamba di una paziente all’Istituto Ortopedico Rizzoli. Si trattava di un liposarcoma, tumore maligno raro ed estremamente aggressivo che colpisce i tessuti molli.
La massa avvolgeva per tutta la sua estensione sia i principali vasi sanguigni dell’arto che il nervo sciatico. Una localizzazione particolarmente delicata che, unita alle dimensioni eccezionali del tumore, ha reso l’asportazione chirurgica estremamente complessa.
Evitata l’amputazione della gamba della paziente
"Per l’estensione della massa e per il coinvolgimento di strutture anatomiche fondamentali, l’amputazione a livello della coscia avrebbe potuto rappresentare una possibile opzione terapeutica – fa sapere il Rizzoli, in una nota -. L’equipe è invece riuscita a portare a termine con successo un intervento chirurgico conservativo, durato circa cinque ore, rimuovendo completamente il tumore e preservando la funzionalità dell’arto".
Il sarcoma delle parti molli e il complesso intervento chirurgico
“Il Rizzoli è centro di riferimento internazionale per i tumori dell’apparato muscolo-scheletrico, tra cui rientrano anche i sarcomi delle parti molli, siamo quindi abituati a gestire la complessità clinica e chirurgica che comportano”, spiegano i chirurghi ortopedici Luca Cevolani, Marco Colangeli e Nikolin Ali della Clinica 3 di Ortopedia Oncologica del Rizzoli diretta dal professor Davide Maria Donati, che hanno eseguito l’intervento chirurgico con la collaborazione dei medici Stefano Ancetti e Alessia Sonetto della Chirurgia Vascolare del Policlinico Sant’Orsola diretta dal professor Mauro Gargiulo.
L'Istituto Rizzoli di Bologna, una équipe ha evitato l'amputazione della gamba di una paziente abruzzese: rimosso un sarcoma che si estendeva dall'inguine alla caviglia
"Questo caso ha rappresentato una situazione davvero particolare: grazie a un’accurata pianificazione e al lavoro chirurgico multidisciplinare, e con il supporto della struttura di Anestesia e Rianimazione del Rizzoli diretta da Alessandro Ricci e del personale infermieristico e tecnico di sala operatoria, è stato possibile asportare in sicurezza la massa tumorale nel suo insieme, riportando la gamba a una condizione anatomica il più normale possibile e preservandone la funzionalità”, concludono i chirurghi.
La paziente ha già ripreso a camminare
La paziente, proveniente dall’Abruzzo, ha già avuto la possibilità di rimettersi in piedi e camminare, iniziando così la riabilitazione fisioterapica necessaria a ripristinare la mobilità dell’arto operato.
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Criteri Critici
Tumori gastrointestinali, la ricerca dell’INT di Milano ridefinisce gli standard di cura insalutenews.it
Dal contributo ai grandi trial internazionali allo sviluppo di studi accademici indipendenti, l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano rafforza il proprio ruolo nella ricerca sui tumori gastrointestinali, favorendo l’introduzione di terapie innovative e di strategie sempre più mirate, capaci di incidere concretamente sulla pratica clinica e sulle prospettive di cura
Milano, 15 giugno 2026 – Progressi significativi nella cura dei tumori gastrointestinali stanno aprendo scenari fino a pochi anni fa difficilmente immaginabili. In questo quadro, la Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano si conferma tra i protagonisti della ricerca clinica internazionale, contribuendo allo sviluppo di nuove strategie terapeutiche per alcune delle neoplasie più complesse, come il tumore del pancreas, del colon-retto e dello stomaco.
Al centro di questo impegno, come emerso nel corso dell’ultima edizione dell’Annual Meeting di ASCO, American Society of Clinical Oncology, si colloca l’attività della Struttura di Oncologia Gastrointestinale guidata dal dott. Filippo Pietrantonio, impegnata nella progettazione e conduzione di studi clinici e programmi di ricerca traslazionale che stanno contribuendo a ridefinire gli standard di cura.
Tumore del pancreas, una svolta attesa da anni
Uno dei segnali più rilevanti riguarda il tumore del pancreas avanzato, da sempre tra le patologie oncologiche più difficili da trattare. Nuovi dati provenienti dai principali studi clinici internazionali indicano per la prima volta un miglioramento sostanziale degli esiti terapeutici, con risultati che segnano un cambio di passo rispetto alle opzioni disponibili fino a oggi.
“Quest’anno abbiamo visto evidenze che possono incidere concretamente sulla pratica clinica – sottolinea Filippo Pietrantonio – Nel tumore del pancreas, in particolare, stiamo assistendo a un avanzamento che fino a poco tempo fa sembrava difficilmente raggiungibile. È un primo passo, ma è un passo decisivo”.
Il contributo dell’INT a questi studi si inserisce in una strategia più ampia di partecipazione attiva ai grandi trial internazionali, con un ruolo crescente nella selezione dei pazienti e nella conduzione delle sperimentazioni.
Colon-retto, verso una medicina sempre più personalizzata
Accanto al pancreas, importanti progressi riguardano il tumore del colon-retto, dove la ricerca sta orientando sempre più le scelte terapeutiche sulla base delle caratteristiche biologiche della malattia. Particolare rilievo assumono i risultati nei sottogruppi a prognosi più sfavorevole, come le forme con mutazione BRAF, per le quali nuove combinazioni tra chemioterapia e terapie mirate stanno modificando in modo significativo l’evoluzione della malattia, riducendo il rischio di morte e migliorando il controllo clinico.
“L’obiettivo è ridurre progressivamente le differenze di esito tra i diversi pazienti – osserva Pietrantonio – Oggi, grazie alla profilazione molecolare, siamo in grado di costruire percorsi terapeutici sempre più mirati e potenzialmente più efficaci”.
In questa direzione si inserisce anche l’attività di ricerca indipendente promossa dall’Istituto, con studi accademici e multicentrici sviluppati all’interno di reti collaborative, tra cui la Fondazione GONO GI. Progetti come CHIMERA, dedicato alle forme HER2-positive di tumore del colon-retto, rappresentano un esempio concreto della capacità dell’INT di contribuire allo sviluppo di nuove opzioni terapeutiche.
Nuove prospettive nei tumori gastroesofagei
Ulteriori segnali di progresso emergono anche nell’ambito dei tumori dello stomaco e dell’area gastroesofagea, dove l’introduzione di nuovi farmaci biologici e anticorpi monoclonali sta contribuendo a migliorare gli esiti nei pazienti con malattia avanzata. Si tratta di un’evoluzione significativa in un ambito in cui, fino a tempi recenti, le opzioni terapeutiche erano limitate e con benefici relativamente contenuti. Anche in questo caso, la partecipazione dell’Istituto ai principali studi internazionali conferma il ruolo attivo nella generazione di nuove evidenze cliniche.
Dalla ricerca ai pazienti, il valore di un impegno continuativo
Il contributo dell’Istituto Nazionale dei Tumori non si limita alla partecipazione ai trial internazionali, ma si estende alla produzione di conoscenza clinica e traslazionale, alla formazione delle nuove generazioni di oncologi e alla costruzione di una rete di ricerca capace di integrare assistenza e innovazione.
“Stiamo entrando in una fase nuova – conclude Pietrantonio – Molte delle innovazioni che oggi riguardano pazienti già trattati potrebbero, in prospettiva, essere anticipate a stadi più precoci della malattia, con un impatto ancora maggiore. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca e garantire un accesso sempre più rapido alle nuove terapie”.
Per i pazienti, questo significa poter accedere a studi clinici avanzati e a percorsi di cura sempre più personalizzati, contribuendo allo sviluppo di trattamenti che stanno progressivamente ridefinendo il futuro dell’oncologia gastrointestinale.
"La possibilità di utilizzare l’immunoterapia in prima linea ha modificato in modo sostanziale il percorso terapeutico del tumore dell’endometrio, soprattutto nei casi di malattia avanzata e metastatica, dando una chance terapeutica fondamentale in pazienti che prima erano considerate avere una prognosi tendenzialmente molto negativa". Così Stefano Uccella, ordinario e direttore Uoc Ginecologia e Ostetricia Università di Verona, commentando i risultati a lungo termine e nella pratica clinica di dostarlimab nel trattamento del tumore dell’endometrio.
Dal punto di vista clinico, l’arrivo dell’immunoterapia ha modificato profondamente il percorso terapeutico "soprattutto nei casi avanzati e metastatici - sottolinea Uccella - offrendo una chance concreta a pazienti che in passato avevano prognosi sfavorevole. La possibilità di utilizzare l’immunoterapia in prima linea ha modificato in modo sostanziale il percorso terapeutico. La chirurgia, tuttavia, mantiene un ruolo centrale perché consente la rimozione della malattia e la definizione delle caratteristiche biologiche e molecolari del tumore, fondamentali per individuare i sottogruppi più sensibili ai trattamenti immunologici. Sono inoltre in corso studi che valutano l’impiego dell’immunoterapia prima dell’intervento con l’obiettivo di ridurre il volume tumorale e rendere possibili interventi meno demolitivi".
Un punto di svolta è rappresentato dai risultati dello studio Ruby che hanno dimostrato come l’aggiunta dell’immunoterapia alla chemioterapia migliori non solo la sopravvivenza libera da progressione ma anche la sopravvivenza globale, in particolare nei tumori con instabilità dei microsatelliti. "Oggi una quota crescente di pazienti ottiene risposte più durature nel tempo - evidenzia Uccella -. Nella pratica clinica questo si traduce in una maggiore possibilità di mantenere attività personali familiari e lavorative e in un cambiamento concreto dell’evoluzione della malattia".
In questo scenario diventa sempre più rilevante la centralizzazione delle pazienti in centri hub ad alto volume. La crescente complessità terapeutica richiede infatti competenze multidisciplinari che comprendono profilazione molecolare biomarcatori indicazioni all’immunoterapia e integrazione con chirurgia e radioterapia.
"Nei centri ad alto volume è possibile offrire una reale presa in carico multidisciplinare - spiega Uccella - evidenziando come “questo approccio consente decisioni più appropriate e personalizzate con un impatto positivo anche sugli esiti chirurgici e sulla riduzione delle complicanze. I centri di riferimento svolgono inoltre un ruolo chiave nella ricerca clinica e nell’accesso alle terapie innovative all’interno delle reti oncologiche. Non è una questione solo organizzativa ma un modo concreto per migliorare qualità delle cure, appropriatezza delle decisioni e risultati oncologici. Il modello ideale è quello della rete oncologica, in cui il centro hub rappresenta il riferimento per la definizione della strategia terapeutica e per i casi più complessi, mantenendo al contempo una stretta collaborazione con le strutture territoriali per garantire continuità assistenziale e prossimità delle cure".
Guardando al futuro, le prospettive riguardano un’ulteriore evoluzione del ruolo dell’immunoterapia. “È ragionevole aspettarsi la sua introduzione anche in fasi sempre più precoci della malattia – aggiunge l’esperto - indicando tra le direttrici di sviluppo anche le combinazioni con farmaci antiangiogenici e terapie target”. Un ambito di interesse riguarda anche le pazienti giovani che desiderano preservare la fertilità: in casi selezionati l’immunoterapia potrebbe contribuire a ridurre il ricorso all’isterectomia. “L’evoluzione delle strategie terapeutiche porterà - conclude Uccella - a una sempre maggiore integrazione tra chirurgia diagnostica molecolare e terapie sistemiche all’interno di percorsi personalizzati costruiti sulla biologia del tumore oltre che sulla sua estensione”.
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Cassani (UniPv): "Immunoterapia nuovo standard cura per cancro endometrio" Adnkronos
"A quattro anni dallo studio Ruby, l’immunoterapia con dostarlimab in associazione alla chemioterapia è ormai uno standard consolidato nel trattamento del carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivato". Lo sottolinea Chiara Cassani, ricercatrice dipartimento di Scienze clinico-diagnostiche, chirurgiche e pediatriche Università di Pavia e ginecologa oncologa presso Uo Ostetricia e Ginecologia Fondazione Irccs Policlinico San Matteo Pavia, evidenziando che "non si tratta più di un’opzione sperimentale ma di un cambio strutturale nella pratica clinica: oggi si osservano risposte più durature, maggiore controllo della malattia e miglior qualità di vita rispetto al passato". Sul fronte della ricerca, la priorità è invece ampliare i dati di real life. "Servono informazioni sulla durata delle risposte nel lungo termine, sulla qualità di vita e sull’identificazione dei sottogruppi che traggono maggior beneficio – afferma l’esperta - con l’obiettivo futuro di ridurre o modulare anche l’impiego della chemioterapia".
Possiamo parlare di un cambiamento consolidato. "Per molti anni il trattamento di riferimento - spiega Cassani - è stato rappresentato esclusivamente dalla chemioterapia o dalla combinazione di chemio e radioterapia che, pur consentendo di controllare la malattia in una quota di pazienti, aveva limiti importanti in termini di durata della risposta. Oggi disponiamo di evidenze solide che dimostrano come l'aggiunta dell'immunoterapia sia in grado di migliorare significativamente il controllo della malattia e la sopravvivenza. Nella pratica clinica, infatti, l’immunoterapia in prima linea è ormai realtà e la valutazione dello stato di mismatch repair, il sistema che ripara gli errori del Dna è parte integrante del percorso diagnostico iniziale".
Particolarmente rilevante il beneficio osservato nelle pazienti pMMR, con sistema di riparazione del Dna funzionante, storicamente escluse dalle terapie innovative. "Vediamo nella quotidianità - sottolinea - un controllo di malattia più duraturo e periodi più lunghi senza progressione. Questo si traduce anche in un impatto positivo sulla qualità di vita, con la possibilità per molte donne di mantenere le proprie attività personali e sociali". Nel contesto di un centro ad alta specializzazione, "il ruolo dell’approccio multidisciplinare è determinante. Anatomopatologo, patologo molecolare, oncologo e ginecologo oncologo lavorano insieme nella nostra realtà per definire strategie terapeutiche personalizzate. A questo si aggiunge il contributo di altri specialisti per la gestione delle tossicità, elemento cruciale nell’uso dell’immunoterapia", aggiunge.
Infine, grande attenzione alle reti oncologiche: "Sono fondamentali per garantire equità di accesso e uniformità di trattamento. L’auspicio è che diventino sempre più integrate anche per favorire la raccolta sistematica dei dati e migliorare la personalizzazione delle cure". Nel caso del carcinoma dell'endometrio, l'accesso tempestivo alla diagnostica molecolare e ai trattamenti innovativi come l'immunoterapia rappresenta un esempio concreto del valore delle reti oncologiche. "Per il futuro auspico infatti reti sempre più integrate, capaci di favorire non solo l'accesso alle cure ma anche la raccolta sistematica di dati clinici e biologici. Questo consentirebbe di accelerare la ricerca, migliorare la personalizzazione delle terapie e ridurre le disuguaglianze assistenziali. L'obiettivo finale deve essere garantire a ogni donna il miglior percorso di cura possibile, indipendentemente dal contesto geografico in cui vive", conclude.
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Il piano oncologico 2023-27: è urgente dare cure uniformi ovunque
Il tumore al seno è una delle emergenze sanitarie più incisive del nostro Paese e i numeri sono in aumento: stiamo parlando di 60mila nuovi casi all'anno. Eppure mancano 2mila chirurghi specializzati in senologia. E questo significa: attese più lunghe e una risposta che non sempre è quella che le pazienti si meritano. Non solo: la carenza di personale in alcune aree spinge i pazienti a spostarsi per ricevere le cure adeguate, o costringe i chirurghi a migrare da un ospedale all'altro per sopperire alle mancanze del territorio.
SOLO SEI MESI
Come mai così tanti pazienti e così pochi medici? Perché non esiste una scuola di specilizzazione dedicata alla senologia. I giovani medici quindi per formarsi possono contare su un modulo opzionale di sei mesi all'interno della chirurgia generale, oppure si iscrivono a master e esperienze all'estero. Dove spesso rimangono. "Sei mesi opzionali non bastano per una disciplina complessa che coinvolge più specialità" sostiene la deputata della Lega Tiziana Nisini che si è fatta promotrice della proposta di legge per istituire una scuola di specializzazione in chirurgia generale a indirizzo senologico. Ad oggi solo una parte dei centri italiani tratta il volume minino raccomandato di casi all'anno ma - lo impongono i numeri - è più che mai necessario garantire una risposta adeguata alla richiesta di cure.
Il nodo è duplice: da un lato la necessità di rafforzare la rete dei Centri di senologia, indicata dal Piano oncologico nazionale 2023- 2027 come modello di efficienza. Dall'altro la mancanza di un percorso universitario strutturato che prepari i chirurghi destinati a lavorare in quelle équipe multidisciplinari. Senza formazione stabile, anche la rete rischia di indebolirsi. La proposta prevede che i ministeri dell'Università e della Salute definiscano profili formativi e percorsi didattici entro 90 giorni dall'approvazione della legge. Il testo contiene anche una clausola "finanziaria": non nuovi costi per lo Stato, ma una riorganizzazione della formazione.
LA MAPPA DEI CENTRI
Ad oggi in Italia non esiste una legge unica, ma una rete di accordi Stato-Regioni (tra cui l'Intesa del 2014) e direttive del Ministero della Salute. Queste normative impongono alle strutture di conformarsi agli standard europei di Eusoma (certificazione per la cura del tumore al seno) con regole e soglie precise per i centri di senologia: ogni centro deve trattare almeno 150 nuovi casi di tumore maligno all'anno (minimo standard di garanzia per la qualità delle cure). È previsto un centro ogni 250mila abitanti. Nel centro deve essere sempre presente un'equipe dedicata formata da almeno 6 figure specializzate: radiologo, chirurgo senologo, patologo, oncologo, radioterapista e data manager.
I centri devono garantire supporto genetico, psiconcologia e percorsi di riabilitazione post-operatoria.
A dichiarare "una priorità assoluta" la lotta al cancro è lo stesso ministro alla Salute Orazio Schillaci che, nella legge di bilancio 2026 (approvata a fine 2025), ha voluto dedicare 200 milioni di euro per migliorare la diagnosi precoce dei tumori e la ricerca oncologica. A gennaio 2026 è entrata in vigore la legge 106, che potenzia le tutele per lavoratori pubblici e privati con malattie oncologiche, croniche o invalidanti.
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Beta-talassemia e anemia falciforme: Editing genomico CRISPR-Cas9 efficace nella fascia 5-11 anni: i dati Doctor33
La terapia genica con tecnologia CRISPR-Cas9 è efficace e sicura per il trattamento di beta-talassemia e anemia falciformanche nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni. È quanto dimostrano dai risultati di due studi internazionali di fase 3 — CLIMB THAL-141 e CLIMB SCD-151 — pubblicati sul New England Journal of Medicine, che vedono l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù tra i principali centri coinvolti.
Il dato clinicamente rilevante è duplice: nei pazienti con beta-talassemia trasfusione-dipendente, tutti hanno raggiunto l'indipendenza trasfusionale per almeno 12 mesi consecutivi e nei pazienti con anemia falciforme, tutti i ragazzi sono risultati liberi da crisi vaso-occlusive per lo stesso periodo, senza ricoveri correlati alla malattia.
Beta-talassemia e anemia falciforme sono le due emoglobinopatie ereditarie più diffuse al mondo, entrambe causate da mutazioni dei geni coinvolti nella sintesi dell'emoglobina. Nelle forme gravi di beta-talassemia, la ridotta o assente produzione delle catene beta rende necessarie trasfusioni periodiche per tutta la vita, con conseguente sovraccarico di ferro che richiede terapia chelante. Nell'anemia falciforme, l'alterazione strutturale dell'emoglobina genera globuli rossi a morfologia falciforme che occludono il microcircolo, determinando crisi vaso-occlusive dolorose e danno d'organo progressivo e cumulativo. In Italia si stimano circa 6.000 pazienti con talassemia e circa 2.000 con anemia falciforme.
La tecnologia CRISPR-Cas9 agisce come una "forbice molecolare" sulle cellule staminali emopoietiche autologhe del paziente, modificando in modo mirato il gene BCL11A, responsabile della soppressione post-natale della produzione di emoglobina fetale. La sua inattivazione riattiva la sintesi di emoglobina fetale, una forma in grado di compensare il difetto molecolare alla base di entrambe le patologie. Le cellule modificate vengono reinfuse dopo un condizionamento mieloablativo con busulfano, necessario a creare spazio nel midollo osseo per l'attecchimento. Gli studi sono stati promossi da Vertex Pharmaceuticals.
La terapia è attualmente approvata in Italia per i pazienti fino a 35 anni di età con età minima di 12 anni; i dati pubblicati costituiscono la base per una potenziale estensione dell'indicazione alla fascia 5-11 anni. Il profilo di sicurezza nei bambini di 5-11 anni è risultato coerente con quello osservato negli studi precedenti su fasce d'età superiori e con quanto atteso per il condizionamento mieloablativo. Gli eventi avversi più rilevanti sono stati correlati principalmente al busulfano utilizzato nella fase preparatoria.
Il razionale dell'estensione alla fascia pediatrica più giovane è esplicitato dal prof. Franco Locatelli e dal dott. Mattia Algeri, che hanno seguito i pazienti al Bambino Gesù: «Questi risultati dimostrano che l'editing del genoma può essere utilizzato con successo anche nei bambini sotto i 12 anni di età, offrendo la possibilità di intervenire prima che la malattia determini danni d'organo irreversibili. Si tratta di un passo importante verso l'estensione di terapie potenzialmente curative a una fascia di pazienti che fino a oggi aveva opzioni terapeutiche limitate».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
I pazienti oncologici possono migliorare la propria condizione fisica durante la chemioterapia senza ricorrere a esercizi faticosi. Vietnam.vn
Mantenere una routine di esercizio fisico durante il trattamento oncologico aiuta i pazienti a migliorare la propria condizione fisica e ad avere un atteggiamento più positivo nei confronti della propria salute. (Immagine illustrativa realizzata con intelligenza artificiale) La chemioterapia è uno dei trattamenti più importanti per prolungare la vita dei pazienti oncologici. Tuttavia, questo processo spesso comporta numerosi effetti collaterali, come debolezza fisica, affaticamento prolungato, riduzione della forza fisica e stress psicologico. Per molti anni, il riposo è stato considerato la soluzione principale per i pazienti in convalescenza dopo la chemioterapia. Tuttavia, sempre più ricerche dimostrano che mantenere un livello adeguato di attività fisica può offrire benefici significativi. Uno studio di 12 settimane condotto su 159 donne affette da tumore al seno sottoposte a chemioterapia ha dimostrato che coloro che hanno partecipato a un programma di camminata veloce a casa hanno sperimentato livelli di affaticamento significativamente inferiori rispetto al gruppo che ha ricevuto solo le cure standard. Sebbene la sensazione di affaticamento sia aumentata nel tempo in entrambi i gruppi, coloro che hanno mantenuto una routine di esercizio fisico hanno riferito di essere in migliori condizioni fisiche e di avere una percezione più positiva della propria salute. In particolare, l'efficacia del programma di formazione si è mantenuta anche dopo la conclusione dello studio. Un altro studio, pubblicato sulla rivistaSupportive Care in Cancer,si è concentrato su pazienti affetti da tumori gastrointestinali, come quelli dello stomaco, dell'esofago e dell'intestino, sottoposti a chemioterapia. Ai partecipanti è stato consigliato di camminare a casa a un'intensità moderata per un totale di circa 150 minuti a settimana. I risultati hanno dimostrato che il mantenimento dell'attività fisica migliora la mobilità, l'equilibrio e contribuisce a preservare la massa corporea. I pazienti attivi tendono inoltre ad essere più indipendenti nelle attività quotidiane e ad adattarsi meglio al trattamento. Secondo gli esperti, i pazienti sottoposti a chemioterapia non hanno bisogno di praticare esercizi ad alta intensità per trarre beneficio dall'attività fisica. Al contrario, attività semplici come passeggiare nel quartiere, fare stretching, praticare yoga leggero o semplici esercizi di potenziamento muscolare a casa possono essere efficaci. Queste forme di esercizio fisico aiutano a mantenere la funzionalità muscolare, a migliorare la circolazione sanguigna, a sostenere la salute cardiovascolare e a ridurre la sensazione di spossatezza, uno dei sintomi più comuni nei pazienti oncologici. Oltre al suo impatto positivo sulla salute fisica, l'esercizio fisico contribuisce anche a migliorare la salute mentale. Le terapie oncologiche spesso sottopongono i pazienti a un notevole stress psicologico, che va dall'ansia e dalla tensione a sentimenti di tristezza e demotivazione. Gli studi dimostrano che i pazienti che praticano regolarmente attività fisica godono di una migliore qualità del sonno, di un umore più positivo e si sentono più sicuri del proprio stato di salute. Alcune evidenze suggeriscono inoltre che camminare possa contribuire a limitare il declino della concentrazione, della memoria e delle capacità cognitive, un fenomeno spesso definito "nebbia mentale" durante la chemioterapia. I ricercatori suggeriscono che attività semplici come camminare o fare esercizi leggeri a casa possono diventare una parte importante della cura dei pazienti oncologici. Mantenere un livello adeguato di attività fisica non solo aiuta a ridurre la stanchezza, ma migliora anche la funzionalità fisica, supporta la salute mentale e migliora la qualità della vita. Per molti pazienti, una breve passeggiata quotidiana può rappresentare un semplice primo passo, ma offre benefici a lungo termine nel percorso di cura del cancro. Fonte: https://baoquocte.vn/khong-can-tap-nang-benh-nhan-ung-thu-van-co-the-cai-thien-the-trang-khi-hoa-tri-406657.html
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Emicrania questa (s)conosciuta: open day in Lombardia con screening e visite neurologiche gratuite ilgiorno.it
Milano, 15 giugno 2026 – È una delle patologie più diffuse al mondo e, al contempo, fra le più “misteriose”. L’emicrania, nelle sue diverse forme e con differenti intensità, colpisce il 12% della popolazione adulta, con una prevalenza tre volte maggiore nelle donne. Questo divario è dovuto, in gran parte, al ruolo giocato dagli ormoni.
Il 17 giugno, mercoledì, torna anche in Lombardia l’iniziativa (H) Open Day Emicrania, promosso da Fondazione Onda Ets e dagli ospedali aderenti alla rete del Bollino Rosa. Nei presidi della regione sono in programma una serie di iniziative di prevenzione e approfondimento.
La malattia
L'emicrania continua a essere una patol ogia neurologica croni ca troppo spesso sottostimata, sotto-diagnosticata e banalizzata con l'etichetta di "semplice mal di testa". Chi ne soffre conosce bene il calvario: un dolore intenso, di tipo pulsante, che solitamente si localizza su un solo lato della testa e peggiora con lo svolgimento delle normali attività fisiche.
Gli attacchi, che possono durare dalle 4 alle 72 ore, si accompagnano spesso a sintomi invalidanti come nausea, vomito e un'estrema ipersensibilità a luci (fotofobia), suoni (fonofobia) e odori (osmofobia).
In circa un terzo dei casi, la crisi dolorosa è preceduta dalla cosiddetta “aura”, un campanello d'allarme caratterizzato da sintomi neurologici transitori come disturbi visivi (il classico scotoma scintillante), formicolii o difficoltà di linguaggio.
L’open day
Numerose Aziende Socio Sanitarie Territoriali (Asst) della Lombardia hanno aderito all’(H) Open Day con un ricco calendario di servizi gratuiti, tra cui visite neurologiche, colloqui, info-point e conferenze. Ecco le principali iniziative lombarde con orari e modalità di partecipazione:
Milano e hinterland
ASST Grande ospedale metropolitano Niguarda: dalle 15:00 alle 17:00, presso l'aula magna del presidio territoriale Ippocrate (via Ippocrate 45), si terrà l'incontro aperto al pubblico “Cefalea: stile di vita e terapie non farmacologiche”. L'accesso è libero e non richiede prenotazione.
ASST Santi Paolo e Carlo: presso l'ospedale San Paolo (Atrio Centrale) sarà allestito un info point divulgativo dalle 09:00 alle 12:00 e dalle 14:00 alle 16:00. Inoltre, dalle 16:00 alle 18:00, presso la Casa di comunità Stromboli (via Stromboli 19, sala conferenze) i cittadini potranno incontrare senza prenotazione gli specialisti del Centro Cefalee per orientarsi sui percorsi di diagnosi e cura.
ASST Nord Milano (Cinisello Balsamo): i neurologi dell'ospedale Bassini offriranno visite gratuite dalle 15:00 alle 18:00 (Poliambulatorio medico, piano terra). I posti sono limitati ed è richiesta la prenotazione telefonando al numero 02 5799.9047.
Una visita per le cefalea (foto di repertorio)
Varese e provincia
ASST Valle Olona: all'ospedale di Saronno, la dottoressa Elisa Capiluppi effettuerà visite neurologiche gratuite dalle 08:30 alle 11:30 e dalle 14:00 alle 15:00 (prenotabili scrivendo a neuro.saronno@asst-valleolona.it). A Gallarate, presso la Casa di comunità in via Leonardo Da Vinci, sarà attivo un info-point dalle 14:00 alle 16:30 (prenotazione al PUA, tel. 0331 7147711).
Brescia e provincia
ASST Franciacorta: il dottor Ubaldo Balducci, direttore della Neurologia, terrà colloqui gratuiti presso la Casa di comunità di Chiari (dalle 09:00 alle 12:00) e all'ospedale di Iseo (dalle 14:30 alle 16:30). È necessaria la prenotazione telefonica allo 030 7102631 o via email a chiari@asst-franciacorta.it.
Lodi
ASST di Lodi: la Sala granata della Biblioteca laudense ospiterà un incontro divulgativo serale, dalle 20:30 alle 22:00, intitolato “Emicrania: come riconoscerla e trattarla”, con gli interventi della neurologa Simona Iurlaro e del ricercatore Paolo Mainardi.
Mantova
ASST Mantova: per i cittadini mantovani, il medico terapista del dolore Marco Giannelli sarà a disposizione per colloqui telefonici dalle 15:00 alle 17:00 per fornire supporto e informazioni su come combattere l'emicrania.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?1
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Gli rubano il marsupio con il farmaco salvavita per la figlia piccola: recuperato dalla polizia la Repubblica
All’interno c’erano anche il cellulare e 1000 euro destinati all’acquisto di un costoso medicinale oncologico. Gli agenti del commissariato Spinaceto hanno rintracciato il telefono con la geolocalizzazione: il denaro era sparito, ma la terapia è stata ritrovata
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Scoperta rivoluzionaria in Israele: la prima terapia genica al mondo direttamente nel cervello di un neonato mosaico-cem.it
di Nina Deutsch
Svolta nella medicina genetica personalizzata: un intervento sperimentale guarisce un bambino di otto mesi, aprendo nuove prospettive nel trattamento delle malattie neurologiche rare, tra cui gravi forme di epilessia. Il trattamento è stato realizzato da un team internazionale composto da un medico israeliano di origine ebraica, uno scienziato arabo e l’amministratore delegato di una biotech israelo-americana. La terapia è stata somministrata allo Schneider Children’s Medical Center di Petah Tikva, in Israele.
In un momento storico particolarmente complesso, in cui Israele si trova al centro di forti tensioni politiche e la sua immagine internazionale è spesso associata quasi esclusivamente ai conflitti che attraversano il Medio Oriente, esiste un altro volto del Paese che raramente trova spazio nel dibattito pubblico globale: quello della ricerca scientifica e dell’innovazione medica.
Da decenni Israele rappresenta uno dei principali poli mondiali per lo sviluppo di nuove tecnologie, biotecnologie e terapie avanzate. Università, ospedali, startup e centri di ricerca collaborano quotidianamente per sviluppare soluzioni che non conoscono confini geografici o politici e che finiscono per migliorare la vita di milioni di persone in ogni continente. Molte delle innovazioni nate nei laboratori israeliani vengono oggi utilizzate negli ospedali di tutto il mondo, contribuendo a rivoluzionare diagnosi, cure e prevenzione.
L’ultima straordinaria dimostrazione di questa capacità arriva dal campo della medicina genetica e riguarda un intervento che potrebbe aprire una nuova era nel trattamento delle malattie neurologiche rare.
Un bambino israeliano di appena otto mesi – del quale la famiglia ha scelto di non diffondere fotografie né rendere pubblici il nome, il sesso o altri dettagli identificativi – è diventato il primo essere umano al mondo a ricevere una terapia genica sperimentale iniettata direttamente nei neuroni del cervello.
L’intervento, eseguito presso il Centro Medico Pediatrico Clalit-Schneider di Petah Tikva, aveva un obiettivo tanto semplice nella sua formulazione quanto rivoluzionario nelle sue implicazioni: sostituire un gene mancante responsabile di una rarissima e gravissima forma di epilessia. La patologia genetica di cui soffre il piccolo provoca crisi epilettiche difficilmente controllabili, severi ritardi nello sviluppo neurologico e un elevato rischio di morte precoce. Fino a oggi, per i bambini colpiti da questa rara malattia, le prospettive terapeutiche erano estremamente limitate.
La storia assume anche un forte valore simbolico. A rendere possibile il trattamento hanno contribuito professionisti provenienti da percorsi diversi ma accomunati dallo stesso obiettivo: salvare una vita. Una genetista israeliana, uno scienziato arabo dell’Università Ebraica di Gerusalemme e il responsabile di una biotech americana guidata da un manager di origine israeliana hanno lavorato fianco a fianco per trasformare una scoperta di laboratorio in una terapia mai somministrata prima a un essere umano. Il risultato è una delle più promettenti frontiere della medicina genetica contemporanea.
La dottoressa Naama Ornstein, responsabile dell’unità di genetica dell’ospedale Schneider, aveva già incontrato anni prima un altro bambino affetto dalla stessa patologia. All’epoca la terapia non era ancora disponibile e il piccolo non sopravvisse. Quando il nuovo paziente arrivò in ospedale con convulsioni e gravi segnali di ritardo nello sviluppo, la specialista riconobbe immediatamente la malattia e decise di tentare tutto il possibile.
Insieme al dottor Dror Kraus, direttore del reparto di neurologia pediatrica e specialista nell’epilessia infantile, venne avviata una corsa contro il tempo. Ornstein contattò il professor Rami I. Aqeilan dell’Università Ebraica di Gerusalemme, il ricercatore che anni prima aveva contribuito allo sviluppo della terapia. Nel frattempo la scoperta scientifica era stata trasformata in un potenziale trattamento clinico da una società biotecnologica statunitense guidata da professionisti di origine israeliana.
Da quel momento prese forma una collaborazione internazionale che coinvolse scienziati, medici, aziende biotech e autorità regolatorie. Il problema principale era che il trattamento non era mai stato somministrato a un essere umano. Fu quindi necessario ottenere autorizzazioni straordinarie e superare numerosi ostacoli burocratici per consentire un utilizzo d’emergenza.
Una volta ottenuti tutti i permessi, il neurochirurgo Ido Ben Zvi ha eseguito l’intervento più delicato: iniettare direttamente nel cervello del neonato una copia funzionante del gene assente.
Anche gli aspetti tecnici hanno rappresentato una sfida senza precedenti. Il dosaggio della terapia doveva essere calcolato con estrema precisione e adattato alle dimensioni del cervello di un bambino di pochi mesi. Ogni passaggio è stato pianificato nei minimi dettagli per ridurre al massimo i rischi.
«È stato molto più di un semplice intervento medico – ha spiegato la dottoressa Ornstein – È stata una lotta per dare a un bambino la possibilità di sorridere, crescere e vivere».
La genetista ha sottolineato come spesso i genitori pongano una domanda apparentemente semplice: se manca un gene funzionante, perché non possiamo semplicemente sostituirlo? Fino a oggi la risposta era quasi sempre negativa. Questa volta, però, la medicina è riuscita a fare esattamente questo.
Il bambino è stato dimesso dall’ospedale e continua a essere monitorato attentamente dagli specialisti. È ancora presto per conoscere tutti gli effetti a lungo termine della terapia, ma il caso viene già considerato una pietra miliare nella storia della medicina genetica personalizzata.
Al di là del risultato clinico, la vicenda rappresenta anche un potente esempio di come ricerca scientifica, cooperazione internazionale e innovazione possano convergere verso un unico obiettivo: salvare una vita.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Criteri Critici
Melanoma, lo IOR torna sulle spiagge della Riviera con "Good Sun Good Skin": prevenzione e informazione sotto l’ombrellone Ravenna Notizie
R. R. Torna sulle spiagge dellaRiviera Romagnolalacampagna di sensibilizzazione “Good Sun Good Skin”, promossa dall’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR)per informare cittadini e turisti sull’importanza della corretta esposizione al sole e sulla prevenzione dei tumori della pelle.L’iniziativa sarà presentata ufficialmente lunedì 29 giugno alle ore 11.30 alla “Spiaggia dei Valori” di Punta Marina Terme, lo stabilimento balneare gestito dall’associazione Insieme a Te, realtà che collabora da anni con lo IOR sia nelle attività di sensibilizzazione sia nell’accoglienza di pazienti oncologici in condizioni di fragilità. L’obiettivo della campagna è richiamare l’attenzione sui rischi legati a una scorretta esposizione ai raggi solari, in un contesto in cui il melanoma continua a registrare numeri in crescita. Secondo i dati illustrati dagli organizzatori, negli ultimi dieci anni l’incidenza della malattia in Italia è aumentata del 17%, un dato influenzato anche dal miglioramento delle tecnologie diagnostiche che consentono di individuare le lesioni cutanee in fase sempre più precoce.Nel corso della conferenza stampa sarà presentato il kit informativo che verrà distribuito gratuitamente durante le prime due settimane di luglio negli stabilimenti balneari aderenti delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. All’incontro interverranno Luca Panzavolta, amministratore delegato di CIA-Conad, Fabrizio Miserocchi, direttore generale dell’Istituto Oncologico Romagnolo, Ignazio Stanganelli, responsabile della Skin Cancer Unit dell’IRST “Dino Amadori” IRCCS, e Roberta Mazzoni, responsabile dell’Assessorato Politiche per la Salute, Politiche Sociali, Associazionismo, Volontariato, Terzo Settore e Politiche per le Famiglie del Comune di Ravenna.L’iniziativa è organizzata con la partecipazione di Conad Essentiae e con la collaborazione scientifica dell’IRST “Dino Amadori” IRCCS. Ha inoltre ottenuto il patrocinio di Visit Romagna, dell’Ausl Romagna e di tutti i Comuni coinvolti attraverso gli stabilimenti balneari aderenti. Numerose anche le realtà del territorio che hanno contribuito alla realizzazione del progetto, tra cui Confcommercio Ascom Cervia, Cooperativa Bagnini Cervia, Cooperativa Stabilimenti Balneari Cesenatico, Cooperativa Bagnini Riccione, CNA Balneari Ravenna, Confartigianato Ravenna, Cooperativa Operatori di Spiaggia di Rimini e Piacere Spiaggia Rimini.Attraverso la diffusione di materiali informativi e il coinvolgimento diretto degli operatori balneari, la campagna punta a promuovere una maggiore consapevolezza sui comportamenti corretti da adottare durante l’estate, favorendo la prevenzione e la diagnosi precoce di una patologia che continua a rappresentare una delle neoplasie più frequentemente diagnosticate sul territorio romagnolo.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Seed4Innovation, Liverdeg: una nuova strategia per colpire il motore molecolare del tumore al fegato INNLIFES
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Trasformare una scoperta in un’impresa. INNLIFES racconta la storia dei progetti vincitori della quinta edizione di Seed4Innovation, il programma di scouting dell’Università degli Studi di Milano che sostiene il trasferimento tecnologico dalla ricerca accademica allo sviluppo di soluzioni innovative. Un percorso che accompagna le migliori idee nate in laboratorio verso applicazioni che possano avere un impatto reale sulla società.
Oggi conosciamo Liverdeg, una soluzione che nasce dall’integrazione tra biologia e chimica computazionale per colpire il “motore” molecolare del tumore al fegato. Ne abbiamo parlato con il responsabile del progetto, Carlo Matera, professore di Chimica Farmaceutica al Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Milano.
Professore, come nasce Liverdeg?
«Il progetto nasce nel 2021 dall’incontro tra la mia attività di chimico farmaceutico e l’expertise di Stefano Biffo, professore di Biologia cellulare del mio stesso ateneo e massimo esperto della proteina target del nostro progetto, che ha storicamente contribuito a scoprire e caratterizzare. A noi si è unito il collega Giovanni Grazioso, chimico computazionale che si occupa della progettazione delle molecole.
Siamo partiti dallo studio del ruolo del target scelto, che regola il funzionamento del fegato e l’accumulo di grasso corporeo. Le ricerche del professor Biffo hanno dimostrato che questa proteina ha un ruolo primario nella trasformazione della malattia epatica metabolica in epatocarcinoma».
Qual è il problema clinico su cui intervenite e quale soluzione proponete?
«Affrontiamo la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica (MASLD), una patologia spesso silenziosa nelle fasi iniziali, che interessa circa un terzo della popolazione adulta mondiale. La sua diffusione è favorita dall’aumento di obesità, insulino-resistenza, diabete di tipo 2 e sedentarietà, e si prevede che il carico globale di malattia crescerà ulteriormente nei prossimi anni.
Nel 20% dei casi, la malattia evolve in una forma infiammatoria severa (MASH), che rappresenta oggi la causa di epatocarcinoma con il ritmo di crescita più alto. Parliamo di un tumore che causa circa un milione di nuovi casi all’anno e ha un impatto sociale ed economico di 4 miliardi di euro solo in Europa. La nostra soluzione consiste nello sviluppo di un nuovo trattamento farmacologico basato su small molecules dirette al nostro target».
Dal punto di vista pratico, che tipo di farmaco o prodotto immaginate?
«Immaginiamo una terapia basata su piccole molecole in grado di colpire selettivamente la proteina bersaglio, centrale nei meccanismi di sintesi proteica. Inibendone la funzione, o favorendone la degradazione, potremmo impedire l’attivazione di programmi cellulari dannosi e intervenire precocemente sui processi che portano allo sviluppo della patologia.
Abbiamo già progettato diverse molecole attive in vitro. In parallelo, i dati ottenuti con approcci genetici in modelli animali dal gruppo del professor Biffo sono stati molto incoraggianti: si è osservato un miglioramento del quadro metabolico, una riduzione della massa grassa e dell’infiammazione, senza segnali evidenti di tossicità».
Qual è l’elemento di vera innovazione rispetto ai farmaci già esistenti?
«La differenza fondamentale risiede nel target e nel meccanismo biochimico che vogliamo andare a colpire. Esistono già farmaci per queste patologie, ma agiscono esclusivamente sugli aspetti metabolici e sugli eventi fibrotici. Liverdeg, invece, ha come obiettivo intervenire direttamente sui meccanismi oncogenici, ovvero sulla trasformazione dell’epatocita malato in cellula tumorale.
Colpendo la proteina target, blocchiamo il processo che porta dal “fegato grasso” al carcinoma, un approccio che ci distingue nettamente da tutti i potenziali competitor».
Qual è stato il momento di svolta che vi ha spinto a lavorare anche al fine di tradurre i risultati della vostra ricerca in un prodotto da far arrivare auspicabilmente in clinica?
«È stata una maturazione guidata dal desiderio di dare alla ricerca un impatto concreto, anche oltre i confini del laboratorio. Per me e per il professor Biffo, che studia questo bersaglio biologico da oltre trent’anni, sarebbe particolarmente significativo riuscire a identificare una strategia realmente efficace.
Il nostro obiettivo è fare in modo che una scoperta scientifica non si esaurisca nella pubblicazione di un risultato, ma possa intraprendere un percorso di sviluppo e trasferimento. È questo passaggio che permette alla ricerca di avvicinarsi davvero alle esigenze dei pazienti».
Che ruolo ha avuto Seed4Innovation nello sviluppo del progetto?
«S4I è stata un’esperienza estremamente preziosa, perché ci ha portato a un vero cambio di prospettiva. Ci ha insegnato a guardare la ricerca in chiave traslazionale, valutandone fin dall’inizio l’impatto sociale, scientifico ed economico.
Ci ha dato strumenti concreti per orientare il nostro lavoro verso bisogni reali e per capire come una scoperta possa trasformarsi in una soluzione sviluppabile. La valorizzazione commerciale, in questo senso, non è il fine ultimo, ma uno dei passaggi che può rendere possibile un impatto concreto sui pazienti».
Guardando ai prossimi uno-due anni, dove vorreste essere?
«L’obiettivo primario è arrivare a ottenere il brevetto entro la fine di quest’anno. Entro il prossimo anno, vorremmo aver attirato l’interesse di investitori o partner industriali per finanziare lo sviluppo preclinico regolatorio e i test su modelli di patologia più complessi. Abbiamo bisogno di risorse ingenti per proseguire lungo questa strada e l’ambizione è accompagnare questa tecnologia il più lontano possibile, fino alla clinica».
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Nuovi Farmaci per la Cura del Tumore al Pancreas: la Medicina di Precisione Accende Nuove Speranze Dedalomultimedia
Nuovi Farmaci per la Cura del Tumore al Pancreas: la Medicina di Precisione Accende Nuove Speranze
Dalle terapie mirate agli inibitori genetici, la ricerca sta cambiando il futuro di una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare
Il tumore al pancreas continua a rappresentare una delle sfide più complesse dell'oncologia moderna. L'adenocarcinoma duttale pancreatico, la forma più diffusa, è caratterizzato da una crescita particolarmente aggressiva e da una diagnosi che, nella maggior parte dei casi, avviene quando la malattia è già in fase avanzata.
Negli ultimi anni, tuttavia, la ricerca scientifica ha accelerato significativamente lo sviluppo di nuove strategie terapeutiche. L'approccio tradizionale basato esclusivamente sulla chemioterapia sta progressivamente lasciando spazio alla medicina di precisione, che punta a colpire specifiche alterazioni genetiche responsabili della crescita tumorale.
L'obiettivo non è soltanto prolungare la sopravvivenza, ma anche migliorare la qualità della vita dei pazienti attraverso trattamenti sempre più personalizzati.
Perché il tumore al pancreas richiede terapie innovative
Il carcinoma pancreatico è spesso definito un "killer silenzioso" perché nelle fasi iniziali provoca sintomi poco specifici o addirittura assenti.
Tra i principali fattori di rischio figurano:
il fumo di sigaretta;
l'obesità;
il diabete;
la pancreatite cronica;
la predisposizione genetica familiare;
alcune mutazioni ereditarie.
Le terapie convenzionali, come la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia, continuano a rappresentare pilastri fondamentali del trattamento, ma non sempre riescono a controllare efficacemente la progressione della malattia.
Per questo motivo, i nuovi farmaci stanno aprendo scenari fino a pochi anni fa impensabili.
Olaparib: la terapia mirata per i pazienti con mutazioni BRCA
Uno dei progressi più significativi riguarda l'utilizzo di Olaparib, un farmaco appartenente alla categoria degli inibitori di PARP.
Questa terapia è destinata ai pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico portatori di mutazioni ereditarie dei geni BRCA1 e BRCA2, che interessano una piccola ma importante percentuale di malati.
Il meccanismo d'azione consiste nel bloccare la capacità delle cellule tumorali di riparare i danni al proprio DNA, favorendone così la distruzione selettiva.
I risultati dello studio internazionale POLO hanno evidenziato un significativo miglioramento della sopravvivenza libera da progressione della malattia nei pazienti trattati dopo una prima fase di chemioterapia a base di platino.
L'identificazione della mutazione BRCA attraverso test genetici specifici è diventata quindi un passaggio fondamentale per individuare i candidati ideali a questa terapia.
Irinotecano liposomiale: la nanotecnologia al servizio dell'oncologia
Un'altra importante innovazione è rappresentata dall'irinotecano liposomiale, conosciuto anche come Nal-IRI.
Questa formulazione utilizza nanoparticelle lipidiche che consentono di trasportare il farmaco direttamente verso il tumore, aumentando l'efficacia e riducendo gli effetti collaterali sistemici.
La terapia viene generalmente impiegata in seconda linea nei pazienti già sottoposti a precedenti trattamenti.
Gli studi clinici hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza e della qualità della vita rispetto alle terapie tradizionali.
L'approccio liposomiale rappresenta uno dei migliori esempi di come la tecnologia possa rendere più efficaci farmaci già conosciuti.
Gli inibitori KRAS: una delle rivoluzioni più attese
Una delle più grandi sfide della ricerca oncologica è sempre stata quella di colpire la proteina KRAS, alterata in circa il 90% dei tumori pancreatici.
Per decenni questa mutazione è stata considerata praticamente impossibile da trattare.
Oggi, invece, diversi farmaci sperimentali stanno cambiando radicalmente lo scenario terapeutico.
Tra i candidati più promettenti troviamo nuove molecole in grado di bloccare l'attivazione delle proteine RAS, interrompendo i segnali che alimentano la crescita incontrollata delle cellule tumorali.
Parallelamente, altri farmaci sperimentali specifici per determinate mutazioni di KRAS sono attualmente oggetto di numerosi studi clinici internazionali.
Si tratta di una delle aree di ricerca più seguite e potenzialmente rivoluzionarie dell'intera oncologia moderna.
La medicina di precisione cambia il paradigma terapeutico
L'era della medicina personalizzata sta trasformando profondamente il trattamento del tumore al pancreas.
Oggi il paziente non viene più considerato esclusivamente in base alla localizzazione della neoplasia, ma anche alle sue caratteristiche molecolari e genetiche.
Tra i principali bersagli terapeutici oggetto di studio figurano:
le mutazioni BRCA;
le alterazioni del gene KRAS;
i difetti dei meccanismi di riparazione del DNA;
i biomarcatori immunologici;
le vie metaboliche che sostengono il tumore.
Questo approccio consente di sviluppare terapie sempre più efficaci e meno tossiche.
L'importanza della profilazione genetica
La profilazione molecolare del tumore sta diventando una componente essenziale del percorso terapeutico.
Attraverso esami genetici specifici è possibile individuare le alterazioni responsabili della crescita tumorale e scegliere il trattamento più appropriato.
Questa strategia permette di evitare terapie inutilmente aggressive e di aumentare le probabilità di risposta ai farmaci innovativi.
Sempre più centri oncologici italiani stanno integrando la diagnostica molecolare nei protocolli standard di cura.
Le nuove combinazioni terapeutiche
La ricerca sta inoltre esplorando numerose combinazioni tra diversi trattamenti.
Tra le strategie più promettenti emergono:
l'associazione tra chemioterapia e immunoterapia;
l'integrazione con farmaci mirati;
l'impiego di campi elettrici terapeutici;
lo sviluppo di vaccini personalizzati contro il tumore;
le terapie che agiscono sul microambiente tumorale.
L'obiettivo è superare una delle principali difese del carcinoma pancreatico: il cosiddetto stroma desmoplastico, una sorta di barriera protettiva che ostacola la penetrazione dei farmaci.
Un futuro che offre nuove prospettive
Sebbene il tumore al pancreas resti una delle neoplasie più difficili da affrontare, i progressi degli ultimi anni stanno alimentando un cauto ottimismo.
La combinazione tra ricerca genetica, intelligenza artificiale, medicina personalizzata e farmaci di nuova generazione sta aprendo prospettive concrete che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili.
La sfida futura sarà rendere queste innovazioni sempre più accessibili, migliorando contemporaneamente la diagnosi precoce e l'individuazione dei soggetti maggiormente a rischio.
La lotta contro il tumore al pancreas è ancora lunga, ma la scienza sta finalmente iniziando a cambiare il corso della malattia.
Fonte:Microbiologia Italia di Laura Vergna
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Cancro del pancreas metastatico: nuovo farmaco a confronto con la chemioterapia Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 15 giugno 2026 (Agenbio) – Un nuovo farmaco sperimentale potrebbe aprire nuove prospettive nel trattamento del tumore del pancreas metastatico, una delle neoplasie più aggressive e difficili da trattare. In uno studio internazionale di fase 3, il medicinale daraxonrasib ha mostrato risultati superiori rispetto alla chemioterapia tradizionale nei pazienti già sottoposti a precedenti trattamenti.
Il tumore del pancreas metastatico è spesso caratterizzato da alterazioni del gene RAS, coinvolto nella crescita e proliferazione delle cellule tumorali. Oltre il 90% dei pazienti presenta infatti mutazioni della proteina RAS, considerate tra i principali motori biologici della malattia. Daraxonrasib è un farmaco orale progettato proprio per bloccare la forma attiva di questa proteina. Lo studio, pubblicato su The New Journal of England, ha coinvolto 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico. Nei soggetti con mutazioni RAS G12, la sopravvivenza media è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib contro i 6,6 mesi con la chemioterapia. Anche la sopravvivenza libera da progressione della malattia è risultata significativamente più lunga: 7,3 mesi contro 3,5 mesi. I risultati hanno mostrato benefici simili anche nella popolazione complessiva dello studio. Inoltre, gli effetti collaterali gravi sono risultati leggermente inferiori rispetto alla chemioterapia standard e le interruzioni del trattamento per tossicità sono state meno frequenti. Gli autori sottolineano che il dato più rilevante riguarda proprio il bersaglio terapeutico: colpire direttamente il pathway di RAS, finora considerato estremamente difficile da trattare farmacologicamente. Per questo motivo il risultato viene considerato particolarmente significativo nella ricerca oncologica sul tumore pancreatico, dove le opzioni terapeutiche restano ancora limitate. (Agenbio) Emanuela Birra 9:00