📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
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B
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Criteri Critici
Cancro al seno: necessaria l’integrazione tra cura e supporto emotivo. V-news.it
Il II Rapporto Andos evidenzia che il 30% delle donne operate al seno ha ridotto l'attività lavorativa e che oltre il 50% soffre di disagio sociale, richiedendo un supporto psicologico e sociale più robusto. Si sottolinea la necessità di un approccio multidisciplinare che consideri il benessere psicologico e relazionale delle pazienti per migliorare la loro qualità di vita.
Cancro seno, Polistena: “Supporto psicologico necessario”
Il Rapporto Andos e la qualità di vita
(Adnkronos) – “La seconda edizione del Rapporto Andos si è focalizzata sugli aspetti psicologici, sociali e sulla qualità della vita, in contrasto con la prima edizione che si concentrava su disagio economico e tossicità finanziaria. I dati indicano che circa il 30% delle donne operate al seno ha dovuto lasciare o ridurre l’attività lavorativa per motivi legati alla malattia o alla necessità di conciliare terapie e lavoro”, ha affermato Barbara Polistena, docente presso l’università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico di Crea Sanità, durante la presentazione del II Rapporto Andos–Crea Sanità ‘Effetti collaterali del cancro alla mammella: qualità di vita’, tenutasi a Roma.
Le difficoltà delle pazienti
“Dal punto di vista fisico – ha aggiunto – almeno un quarto delle pazienti soffre di affaticamento, disturbi del sonno e paura di morire, mentre oltre il 50% manifesta un disagio sociale significativo, con timore del giudizio altrui, difficoltà relazionali e rinuncia alle relazioni affettive. Questi fattori contribuiscono a livelli elevati di ansia e depressione.” Le testimonianze raccolte nel rapporto evidenziano un quadro complesso, in cui le sfide fisiche sono amplificate da quelle emotive e sociali, rendendo il percorso di recupero ancora più arduo per chi affronta la malattia.
Un appello per il supporto sociale
La qualità della vita risulta pari a 0,8, inferiore alla media della popolazione femminile italiana che è di 0,9, sia sul piano fisico che psicologico, come confermato dal questionario SF12. Il rapporto sottolinea quindi che non è sufficiente un approccio esclusivamente clinico, ma è necessario rafforzare il supporto psicologico e sociale, attualmente ancora insufficiente. “Le pazienti non hanno solo bisogno di cure mediche, ma anche di un ambiente che le sostenga e le comprenda”, ha dichiarato Polistena, evidenziando l’importanza di un intervento multidisciplinare che tenga conto delle esigenze psicologiche e relazionali delle donne in terapia.
Verso una nuova concezione di cura
Il messaggio finale del Rapporto Andos è chiaro: è necessario un cambio di paradigma nella gestione del cancro al seno. La salute non può essere vista solo attraverso il prisma della malattia, ma deve includere un approccio globale che consideri anche il benessere psicologico e sociale delle pazienti. “Solo unendo forze e risorse possiamo migliorare la qualità della vita di chi affronta questa sfida”, ha concluso Polistena, invitando istituzioni e professionisti a lavorare insieme per garantire un supporto adeguato e su più fronti.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Cuffie refrigeranti donate al reparto di Oncologia: "Così si potrà ridurre il rischio di alopecia indotto dalle terapie" il Dolomiti
Cuffie refrigeranti donate al reparto di Oncologia: "Così si potrà ridurre il rischio di alopecia indotto dalle terapie"
Il Rotary Club di Soave dona al reparto di Oncologia dell’ospedale Fracastoro di San Bonifacio nuove cuffie refrigeranti per contrastare la perdita dei capelli causata dalla chemioterapia. "La collaborazione tra sanità, volontariato e territorio genera benefici concreti per i pazienti e le loro famiglie" sottolinea il direttore Generale Ulss 9, Girardi Pietro. Tali strumenti, rappresentano indubbiamente un valido sostegno per la qualità della vita dei pazienti e verso i loro bisogni, non soltanto clinici, ma anche umani e relazionali
SAN BONIFACIO. Donate al reparto di Oncologia dell’Ospedale Fracastoro di San Bonifacio delle cuffie refrigeranti - apparecchi che potranno consentire di limitare l'esposizione dei follicoli ai farmaci chemioterapici, contribuendo quindi così a ridurre la perdita dei capelli durante il percorso di cura. La donazione è stata effettuato dal Rotary Club di Soave e pone l'attenzione non solo sui bisogni clinici delle persone che affrontano la malattia oncologica, ma anche quelli umani e relazionali.
"Le cuffie refrigeranti - spiegano gli esperti dell'Ulss 9 - rappresentano infatti una tecnologia di supporto utilizzata durante alcuni trattamenti chemioterapici per ridurre il rischio di alopecia indotta dalle terapie: attraverso il raffreddamento del cuoio capelluto, questi dispositivi vanno a limitare l'azione dei farmaci chemioterapici sui follicoli piliferi, contribuendo a ridurre la perdita dei capelli durante il trattamento".
L'alopecia è tra gli effetti collaterali più visibili e impattanti dal punto di vista psicologico, tali strumenti quindi rappresentano un valido sostegno per la qualità della vita dei pazienti, consentendo loro di mantenere più facilmente la propria immagine personale nel corso delle cure.
“Questa donazione – dichiara il dottore e Direttore Generale Ulss 9 Pietro Girardi – conferma quanto la sinergia tra istituzioni sanitarie, associazioni di servizio, volontariato e comunità locale possa tradursi in un beneficio concreto per i pazienti e le loro famiglie, contribuendo a rendere l’ospedale non solo un luogo di cura, ma anche un punto di riferimento umano e sociale. La cura del paziente oncologico è il risultato di un lavoro condiviso, multidisciplinare e orientato alla persona. Ogni innovazione, ogni progetto e ogni gesto di solidarietà acquistano significato quando vengono accolti e valorizzati da una rete di professionisti che opera quotidianamente con competenza, dedizione e spirito di collaborazione”.
A chiudere la cerimonia di consegna, un momento particolarmente toccante: il suono della campana dell’Oncologia, donata da una paziente e divenuta simbolo di speranza e rinascita. Nella tradizione di molti reparti oncologici, il rintocco della campana segna il raggiungimento di un importante traguardo nel percorso di cura e rende omaggio alla forza e alla resilienza di chi affronta la malattia. Un momento carico di emozione e significato.
“Esprimiamo la più sincera gratitudine al Rotary Club di Soave – ha detto la dottoressa Marta Mandarà, responsabile dell'Unità operativa semplice dipartimentale (Uosd) Oncologia del Fracastoro - rappresentato dal presidente, il dottore Antonio Roccioletti e dal dottore Giovanni Fontana, per questa significativa donazione, che testimonia una concreta attenzione verso le persone che affrontano la malattia oncologica e verso i loro bisogni umani e internazionali. Un particolare ringraziamento va inoltre alla professoressa Annamaria Molino che ha favorito il contatto e la collaborazione con il Rotary Club di Soave, rendendo possibile la donazione”.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Estetica oncologica, a Parma nuovo corso di Cna Formazione Emilia Romagna piacenzasera.it
Nuovo corso di specializzazione in Estetica Oncologica, organizzato a Parma da Cna Formazione Emilia Romagna. Il corso, che si terrà in modalista mista on line e in presenza, avrà una durata di 120 ore ed è rivolto a estetiste qualificate. Le iscrizioni al corso – che è a pagamento – si chiuderanno il 31 agosto 2026.
In Italia circa 1.000 persone al giorno ricevono una diagnosi di cancro e si stima che un italiano su due e un’italiana su tre saranno costretti a sottoporsi a una terapia oncologica nel corso della loro vita. Queste terapie sono sempre più efficaci e mirate ma il loro carattere sempre più invasivo tende ad aumentare gli effetti secondari a livello cutaneo.
Per questo oggi è sempre più richiesta e determinante la collaborazione di estetiste oncologiche
specializzate e certificate per affiancare le professioni mediche nella lotta al cancro.
Durante il Corso di Specializzazione in Estetica Oncologica si apprenderanno tutte le competenze
necessarie per affiancare i pazienti durante tutto il loro percorso di cura e per mantenere la pelle nelle migliori condizioni permettendo il proseguo delle terapie ed una migliore qualità di vita.
Destinatari
Estetiste qualificate.
Requisiti di accesso
1. Maggiore età;
2. Diploma di qualifica come estetista (sono accettati tutti i titoli, corsi e diplomi riconosciuti equipollenti a quelli italiani, ai sensi delle vigenti disposizioni di legge);
3. Dichiarazione di non aver riportato condanne passate in giudicato, ovvero sentenza di applicazione
della pena su richiesta dell’art. 44 del codice di procedura penale, per qualsiasi reato che è correlato sulla moralità professionale;
4. Per accedere all’esame: 3 anni di esperienza lavorativa pregressa come estetista (svolti in part-time almeno al 50%) o autocertificazione di attività svolte equiparabili/equipollenti.
Contenuti del corso
Medicina biomolecolare;
Malattia oncologica;
Terapie oncologiche e tossicità cutanea;
Tossicità unghie mano e piede;
Valutazione inestetismi da stasi linfatica;
Stasi linfatica;
Radioterapia;
Psiconcologia;
Massaggio linfodrenante e decontratturante e make-up;
Cosmesi per pelli in terapia;
Scheda check-up.
Il corpo docenti è composto da medici, oncologi, radioterapisti e fisioterapisti dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano (IEO).
Il corso è in collaborazione, per la sede di Parma, con CNA fo.er.
Attestato
Al superamento del relativo esame finale è previsto attestato di Specialista in Estetica Oncologica
APEO Certificata ACS (Organismo di Certificazione delle Professionalità e della Formazione).
Il corso APEO di “Specialista di Estetica Oncologica” è qualificato ACS Italia. ACS Italia è un Organismo di certificazione, accreditato ACCREDIA, che opera a livello nazionale e internazionale, riconosciuto per la sua professionalità e per l’innovazione nei servizi di certificazione. ACS è Società di capitali a controllo pubblico, sotto il controllo di CSQA, Organismo di certificazione accreditato Accredia, leader nei servizi di certificazione, assessment, ispezione e formazione.
Le Estetiste APEO in tutta Italia sono più di trecento e cominciano a formare un vero e proprio network
d’eccellenza. Molte Estetiste APEO, oltre a operare nel loro centro, hanno avviato collaborazioni con
strutture sanitarie, ambulatori medici e farmacie.
Quota di partecipazione
€ 4.000,00 + iva (rateizzabili)
Calendario
Il corso si svolgerà nei seguenti giorni e orari:
Il corso si svolgerà nei seguenti giorni e orari:
14 settembre 2026 | 18:00-19:00 (Online in diretta)
27 settembre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
28 settembre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
11 ottobre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
12 ottobre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
13 ottobre 2026 (Registrato)
25 ottobre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
26 ottobre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
27 ottobre 2026 (Registrato)
08 novembre 2026 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
13 dicembre 2026 | 08:30-17:30 (In presenza)
14 dicembre 2026 | 08:30-17:30 (In presenza)
10 gennaio 2027 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
07 febbraio 2027 | 08:30-17:30 (In presenza)
08 febbraio 2027 | 08:30-17:30 (In presenza)
09 febbraio 2027 | 08:30-17:30 (In presenza)
21 febbraio 2027 | 08:30-17:30 (Online in diretta)
Esame finale in presenza: 21 marzo 2027 | 08:30-17:30
Sede del corso
Parma
Via Giulio e Giacinto Sicuri, 44
43124 Parma PR
Referente
Sara Bisacchi | Email: bisacchi@cnafoer.it| Telefono: 05211727516
Carcinoma uroteliale metastatico: disitamab vedotin più immunoterapia mostra alti tassi di risposta, soprattutto nelle forme HER2-positive - Vera Health
📰 Vera Health📅 2026-06-10T16:00:46
immunoterapia
Carcinoma uroteliale metastatico: disitamab vedotin più immunoterapia mostra alti tassi di risposta, soprattutto nelle forme HER2-positive Vera Health
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Un nuovo progetto di prevenzione per i tumori al seno RaiNews
L'ALTS - Associazione per la Lotta ai Tumori al Seno compie 40 anni e lancia un nuovo progetto per la prevenzione dei tumori al seno. “Benessere donna in movimento” rappresenta il primo progetto pilota regionale promosso da un’associazione di volontariato con un approccio integrato alla prevenzione, fondato sulla promozione di corretti stili di vita. L’iniziativa si basa su evidenze scientifiche convalidate anche da organismi internazionali, come l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’International Agency for Research on Cancer, secondo cui una sana alimentazione e una regolare attività fisica possono ridurre di oltre il 40% il rischio di sviluppare il tumore al seno. Tra le attività previste figurano programmi di allenamento fisico, camminate e ciclismo con trainer qualificati, oltre a laboratori pratici di educazione alimentare e incontri con nutrizionisti specializzati. Obiettivo incidere sui fattori di rischio modificabili: movimento, corretta alimentazione, prevenzione.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Di Maio (Aiom), 'gli screening salvano vite ma adesione ancora troppo bassa' Adnkronos
In oncologia "gli screening rappresentano uno strumento prezioso perché, per diverse patologie, hanno dimostrato di ridurre la mortalità. Il motivo è semplice: consentono di individuare il tumore in una fase più precoce e quindi più facilmente curabile. In Italia, sulla base delle evidenze scientifiche disponibili, il Servizio sanitario nazionale offre già programmi di screening per alcuni dei tumori più diffusi, come quelli della mammella, della cervice uterina e del colon-retto. Ora chiediamo che questa offerta possa essere estesa anche ad altre patologie, a partire dal tumore del polmone. È dimostrato che la Tac spirale nei forti fumatori riduce la mortalità per questa malattia, ma al momento non rientra ancora nei programmi di screening pubblici". Così all'Adnkronos Salute , presidente nazionale di Aiom (Associazione italiana oncologia medica) e Massimo Di Maiodirettore del Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino in occasione dell'Oncology Summit 2026, oggi alla Camera dei deputati.
Secondo Di Maio, è necessario migliorare sia l’offerta da parte delle Regioni sia l’adesione dei cittadini. "Anche dove i programmi sono disponibili, la partecipazione resta inferiore a quanto auspicabile. È un peccato, perché aderire agli screening significa investire concretamente nella propria salute" ha aggiunto.
Sul tema della partecipazione, il presidente degli oncologi osserva che in Italia "gli screening rivolti alle donne sono più numerosi, grazie ai programmi per il tumore della mammella e della cervice uterina. Per il tumore del colon-retto, che riguarda uomini e donne, la partecipazione al test per la ricerca del sangue occulto nelle feci rimane purtroppo subottimale in entrambi i sessi. Dobbiamo rafforzare la cultura della prevenzione - ha rimarcato - e far comprendere che questi test possono letteralmente salvare la vita".
Di Maio ha infine sottolineato il valore dell’Oncology Summit come momento di confronto tra clinici e istituzioni. "È un’occasione importante per fare il punto sui risultati raggiunti dall’oncologia italiana, che oggi garantisce livelli di cura elevati, ma anche per individuare ciò che resta da migliorare. Dall’efficienza dei percorsi diagnostici e terapeutici alla tempestività della presa in carico dei pazienti, ci sono ancora aspetti su cui lavorare. Incontri come questo non servono soltanto a valorizzare quanto è stato fatto, ma soprattutto a costruire le basi per ulteriori progressi" ha poi concluso.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore al pancreas: nuova cura raddoppia la sopravvivenza Controcampus
La ricerca medica contro il tumore al pancreas ha recentemente segnato un progresso significativo durante il congresso dell'American Society of Clinical Oncology a Chicago.
Gli esperti mondiali hanno accolto con estrema partecipazione i dati clinici relativi a un nuovo principio attivo, il Daraxonsasib, capace di modificare radicalmente le prospettive terapeutiche.
Questo farmaco rappresenta un cambiamento concreto rispetto alla chemioterapia tradizionale, l’unica opzione disponibile negli ultimi vent’anni per contrastare questa patologia. I risultati presentati indicano un raddoppio della sopravvivenza per i pazienti in fase metastatica, offrendo una nuova possibilità di cura dove in precedenza esistevano limiti terapeutici molto severi.
La comunità scientifica ha reagito con entusiasmo, consapevole della portata di questi dati in un ambito oncologico caratterizzato da una prognosi storicamente infausta. Si tratta di un passo avanti atteso da decenni, che si distingue per l’efficacia dimostrata nei trial clinici e per una tollerabilità decisamente superiore rispetto ai protocolli standard.
La notizia è stata commentata anche dal professor Michele Milella, direttore dell’Oncologia presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona. La sua testimonianza sottolinea l’importanza di questo traguardo, pur mantenendo uno sguardo lucido sulle sfide future legate all’accessibilità del farmaco, che dovrà essere rapidamente autorizzato per raggiungere tutti i malati che ne necessitano.
Un nuovo approccio terapeutico per la sopravvivenza con tumore al pancreas
Il Daraxonsasib non rappresenta una guarigione definitiva, ma introduce una dinamica inedita nella gestione della malattia avanzata. I dati mostrano un incremento della sopravvivenza media che passa da 6,6 mesi a 13,2 mesi, un risultato che conferma l’efficacia del trattamento rispetto alle terapie chemioterapiche utilizzate finora nella pratica clinica quotidiana.
La somministrazione avviene tramite una compressa giornaliera, una modalità che garantisce una qualità di vita decisamente migliore rispetto ai trattamenti invasivi. Questa semplicità d’uso, unita a una tossicità ridotta, permette ai pazienti di affrontare il percorso di cura con un carico fisico meno gravoso, un elemento fondamentale per chi combatte patologie complesse.
È necessario accelerare i tempi burocratici per l’immissione in commercio, affinché questa risorsa diventi disponibile per i pazienti nel minor tempo possibile. La velocità di progressione del tumore al pancreas impone una risposta tempestiva da parte degli enti regolatori e delle aziende farmaceutiche, per evitare che il ritardo burocratico limiti l’accesso.
Il professor Milella evidenzia come questo farmaco possa aprire prospettive favorevoli anche per i pazienti con diagnosi meno avanzate, dove l’efficacia potrebbe risultare ancora più marcata. La comunità oncologica è chiamata a collaborare per trasformare questi risultati sperimentali in una prassi consolidata, garantendo supporto e continuità assistenziale a chi lotta ogni giorno.
L’impegno clinico nel contesto italiano
L’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona si conferma un punto di riferimento internazionale per la cura di questa patologia. Con oltre 400 interventi chirurgici eseguiti annualmente e la presa in carico di 300 pazienti in fase avanzata, il centro veronese rappresenta un’eccellenza che integra ricerca e assistenza clinica di alto profilo.
L’attività del reparto è intensa, con circa 10.000 visite ambulatoriali e 1.000 prestazioni in day hospital ogni anno, attirando un’utenza proveniente per l’80% da fuori regione. Questa mole di lavoro testimonia la fiducia dei pazienti verso strutture specializzate, capaci di offrire percorsi terapeutici avanzati e un monitoraggio costante della malattia oncologica.
Pur non avendo partecipato direttamente allo studio presentato a Chicago, il centro veronese ha collaborato inviando alcuni pazienti presso le strutture milanesi coinvolte nella sperimentazione. Questo spirito di cooperazione tra centri di eccellenza è essenziale per garantire ai malati l’opportunità di accedere a protocolli innovativi, anche quando non direttamente disponibili localmente.
Prospettive umane e sfide future
La riflessione del professor Milella tocca anche la dimensione umana del lavoro oncologico, spesso segnata da momenti di profonda commozione. Guardare i grafici presentati a Chicago ha riportato alla mente i volti di molti pazienti seguiti al Policlinico, inclusi coloro che purtroppo non hanno potuto beneficiare di questa nuova opzione terapeutica in tempo.
Il dolore per i pazienti persi si accompagna alla speranza per chi sta affrontando la malattia oggi. La consapevolezza che esistano nuove armi efficaci offre conforto ai medici, che vedono finalmente la possibilità di offrire un supporto concreto a chi finora ha dovuto combattere con strumenti limitati e prognosi spesso severe.
Tra i pazienti seguiti dal reparto vi sono anche persone molto giovani. Il professor Milella ricorda, in particolare, una ragazza di soli 25 anni accolta in reparto poco prima della partenza per il congresso americano. Questi incontri rendono ancora più urgente la necessità di rendere accessibile il farmaco il prima possibile.
La sfida dei prossimi due anni sarà proprio quella di superare gli ostacoli per la commercializzazione del Daraxonsasib. La comunità scientifica deve restare unita nel sollecitare le istituzioni, affinché il processo autorizzativo non rallenti l’arrivo di questa terapia che può cambiare radicalmente la gestione clinica di questa specifica neoplasia solida.
In conclusione, il progresso presentato a Chicago rappresenta un segnale positivo per il futuro dell’oncologia. Sebbene il cammino verso la guarigione sia ancora lungo, la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche efficaci segna un punto di svolta, riaccendendo la fiducia dei pazienti e dei professionisti impegnati quotidianamente nella lotta contro il cancro.
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Criteri Critici
AIFA approva sette nuove indicazioni rimborsate. Quattro riguardano l'oncologia Doctor33
Il Consiglio di Amministrazione dell'AIFA, nella seduta del 9 giugno 2026, ha approvato la rimborsabilità di 7 estensioni di indicazioni terapeutiche. Quattro riguardano farmaci in ambito oncologico; le restanti tre interessano gastroenterologia e profilassi infettivologica. Il provvedimento più rilevante riguarda blinatumomab, anticorpo monoclonale bispecifico anti-CD19/CD3 che recluta il sistema immunitario del paziente contro le cellule tumorali. Sono tre le estensioni approvate, tutte nella leucemia linfoblastica acuta (LLA) da precursori delle cellule B, il tumore più frequente in età pediatrica. La prima estensione riguarda la popolazione adulta: blinatumomab sarà rimborsato come parte della terapia di consolidamento nei pazienti adulti con LLA da precursori delle cellule B di nuova diagnosi, CD19-positiva, Philadelphia-negativa e MRD-negativa dopo la fase di induzione. Le due estensioni pediatriche rimodulano verso il basso il limite inferiore di eleggibilità da 1 anno a 1 mese di vita, ampliando significativamente la platea dei pazienti trattabili: blinatumomab sarà rimborsato in monoterapia nei pazienti pediatrici di età pari o superiore a 1 mese con LLA da precursori delle cellule B recidivante o refrattaria, CD19-positiva, Philadelphia-negativa, dopo almeno due precedenti linee terapeutiche o in recidiva post-trapianto allogenico; e nei pazienti pediatrici di età pari o superiore a 1 mese con LLA da precursori delle cellule B in prima recidiva ad alto rischio, CD19-positiva, Philadelphia-negativa, come parte della terapia di consolidamento. Sempre in ambito emato-oncologico è stata anche approvata la rimborsabilità di ibrutinib in un nuovo schema terapeutico per pazienti adulti con linfoma mantellare non pretrattato, idonei al trapianto autologo di cellule staminali: ibrutinib in associazione con R-CHOP, alternato con R-DHAP (o R-DHAOx) senza ibrutinib, seguito da ibrutinib in monoterapia. In area gastroenterologica, il CdA ha approvato la rimborsabilità di mirikizumab (Omvoh), già rimborsato per la colite ulcerosa, per il trattamento della malattia di Crohn attiva da moderata a grave in pazienti con risposta inadeguata, perdita di risposta o intolleranza alla terapia convenzionale o biologica. È stata approvata anche la rimborsabilità di risankizumab (Skyrizi) per la colite ulcerosa attiva da moderata a severa in pazienti con risposta inadeguata o intolleranza alla terapia convenzionale o biologica. Infine, le immunoglobuline umane normali (Flebogamma Dif) sono state approvate per la profilassi pre- e post-esposizione al morbillo in adulti, bambini e adolescenti nei quali l'immunizzazione attiva è controindicata o non indicata. Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
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Per la prima volta nell’uomo una terapia che prova a invertire l’invecchiamento cellulare Pharmaretail
Life Biosciences, una società biotecnologica americana fondata dal professor David Sinclair della Harvard Medical School, ha annunciato il 9 giugno 2026 di aver trattato il primo paziente con ER-100, una terapia genica sperimentale per le neuropatie ottiche. È la prima volta nella storia che una terapia basata sulla riprogrammazione epigenetica parziale viene somministrata a un essere umano. La notizia è rimbalzata sui principali quotidiani del mondo, perché anche se la malattia trattata è il glaucoma, la posta in gioco è più grande. La vera domanda a cui questo studio prova a rispondere è se l’invecchiamento cellulare — inteso non come danno irreversibile ma come perdita di informazione biologica — possa essere invertito nell’uomo. «La nostra ricerca suggerisce che l’invecchiamento sia guidato in larga parte dalla perdita di informazione epigenetica, non da un danno irreversibile», ha dichiarato Sinclair. «Questo studio clinico rappresenta la prima opportunità di verificare se ripristinare quella informazione possa modificare il decorso delle malattie umane.»
ER-100 non agisce sui sintomi né sui fattori di rischio: interviene sull’epigenoma delle cellule danneggiate dall’invecchiamento, cercando di ripristinarne la funzione attraverso l’attivazione controllata di tre fattori genetici. Le cellule vengono istruite a comportarsi come se fossero più giovani, senza che la loro identità venga alterata.
Il percorso che ha portato a questo annuncio è lungo. Nel 2020 il gruppo di Sinclair ha pubblicato su Nature uno studio che, nei topi, ha dimostrato la possibilità di invertire il danno al nervo ottico con questo approccio. Hanno seguito anni di sperimentazione su animali e primati non umani, e il 28 gennaio 2026 la FDA ha autorizzato l’avvio della sperimentazione clinica.
Lo studio di Fase 1 valuta sicurezza e tollerabilità del trattamento in pazienti con glaucoma ad angolo aperto e con neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), condizione che può causare perdita improvvisa della vista e per la quale non esistono oggi terapie approvate. Life Biosciences non è la sola a lavorare in questo campo — Altos Labs, NewLimit e Retro Biosciences stanno percorrendo direzioni simili con investimenti ingenti — ma è la prima ad aver raggiunto la sperimentazione clinica.
I risultati preliminari sono attesi entro fine 2026 o inizio 2027. Se l’approccio si confermasse valido anche nell’uomo, aprirebbe una direzione di ricerca radicalmente nuova per molte patologie croniche legate all’invecchiamento che oggi vengono affrontate principalmente sul piano sintomatico.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Tumore al colon-retto, prevenzione più semplice: da oggi il kit per lo screening si ritira in farmacia Il Giunco.net
GROSSETO – La nuova modalità dello screening per il tumore del colon-retto arriva nel territorio dell’Asl Toscana sud est. A partire da oggi, mercoledì 10 giugno, i cittadini residenti nelle province di Arezzo, Grosseto e Siena potranno ritirare e riconsegnare il kit per il test del sangue occulto direttamente nella rete delle farmacie pubbliche e private aderenti.
Questo nuovo servizio nasce dal protocollo d’intesa regionale, siglato con la necessità di rendere la prevenzione un gesto semplice e accessibile a tutti, eliminando i disagi legati al numero limitato di sedi aziendali e agli orari di consegna finora disponibili. Grazie alla capillarità e all’ampio orario di apertura delle farmacie di prossimità, l’obiettivo è aumentare sensibilmente la percentuale di adesione a uno screening fondamentale per la salute.
Come funziona: tre passi per salvare una vita
Il programma è rivolto a tutta la popolazione (uomini e donne) di età compresa tra i 50 e i 69 anni. Il percorso si articola in tre semplici passaggi, completamente gratuiti:
1. L’invito a casa: i cittadini riceveranno per posta una lettera di invito, inviata in collaborazione con Ispro, con un QR Code che rimanda al sito di Regione Toscana per consultare l’elenco aggiornato delle farmacie aderenti.
2. Il ritiro del kit: Presentando la lettera e il proprio codice fiscale in una delle farmacie aderenti, sarà possibile ritirare gratuitamente la provetta per il test. Il farmacista si occuperà di fornire il materiale e tutte le istruzioni necessarie.
3. Il test a casa e la riconsegna: Il test consiste nella raccolta a domicilio di un piccolo campione di feci. Una volta eseguito, il campione andrà riconsegnato in farmacia esclusivamente nei giorni dal lunedì al giovedì. È possibile riconsegnare il test anche in una farmacia diversa da quella del ritiro.
Nel caso in cui il test dovesse risultare positivo (evento che si verifica in circa il 5% dei casi), il sistema sanitario contatterà direttamente il cittadino per programmare, sempre gratuitamente, una colonscopia di approfondimento.
I cittadini che riceveranno la lettera di invito potranno trovare le istruzioni, l’illustrazione del materiale e l’elenco delle farmacie aderenti direttamente sul sito web aziendale, alla pagina: https://www.uslsudest.toscana.it/percorsi-assistenziali/screening. Per ulteriori informazioni sul programma di screening e sull’assistenza, restano attivi anche i canali informativi regionali dedicati.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Tumore prostata: nuovo screening evita 63% biopsie inutili sanitainformazione.it
In Italia il tumore della prostata resta la neoplasia più frequente tra gli uomini, con circa 41 mila nuovi casi ogni anno, ma non esiste ancora un programma nazionale di screening organizzato come per altri tumori. In Piemonte uno studio pilota su oltre 11 mila uomini sta testando un modello di diagnosi precoce che punta a cambiare approccio: meno biopsie inutili, maggiore precisione clinica e una selezione più accurata dei pazienti davvero a rischio. I dati preliminari mostrano una riduzione del 63% delle procedure invasive evitabili, con possibili ricadute importanti per pazienti e sistema sanitario.
Screening integrato tra PSA, risonanza e rischio individuale
Il progetto ha coinvolto uomini tra i 55 e i 65 anni residenti nell’ASL TO5, invitati al test del PSA nell’ambito di un percorso strutturato di prevenzione. In caso di valori superiori alla soglia di riferimento, il sistema non prevede il passaggio diretto alla biopsia, ma un approfondimento combinato che integra risonanza magnetica multiparametrica e strumenti di calcolo del rischio personalizzato, con l’obiettivo di distinguere in modo più accurato tra situazioni a basso rischio e sospetti clinicamente rilevanti.
Meno biopsie, diagnosi più mirate
Tra oltre 11 mila uomini invitati allo screening, i primi risultati raccolti tra febbraio 2025 e marzo 2026 mostrano che su 146 partecipanti che hanno completato l’intero percorso diagnostico il 63% è stato indirizzato a semplice follow-up, evitando biopsie che sarebbero state verosimilmente eseguite con i protocolli basati esclusivamente sul PSA. Il dato segnala un aumento dell’appropriatezza clinica e una riduzione significativa di procedure invasive potenzialmente evitabili.
Impatto diretto per pazienti e sistema sanitario
La riduzione delle biopsie non necessarie ha effetti immediati sulla qualità dell’assistenza: meno ansia per i pazienti, minori rischi legati alle procedure invasive e percorsi diagnostici più razionali. Sul piano organizzativo, il modello consente anche un utilizzo più efficiente delle risorse del Servizio sanitario nazionale, concentrando tempi, strutture e competenze sui casi con reale sospetto di malattia significativa.
Verso uno screening organizzato del tumore della prostata
Il progetto rappresenta un possibile primo passo verso l’introduzione di un programma di screening strutturato per il tumore della prostata, oggi assente in Italia. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze territoriali, garantire maggiore uniformità nei percorsi diagnostici e offrire ai cittadini un accesso più equo alla prevenzione oncologica, sul modello degli screening già attivi per altri tumori.
Tecnologie e futuro della diagnosi precoce
Il modello integra già strumenti avanzati come risonanza magnetica e calcolatori di rischio, ma guarda a un’ulteriore evoluzione con l’uso di intelligenza artificiale e sistemi robotici. L’obiettivo è aumentare ulteriormente la precisione diagnostica, ridurre il rischio di sovradiagnosi e limitare trattamenti non necessari, avvicinando la diagnosi a un approccio sempre più personalizzato.
Un’esperienza che entra nel contesto europeo
Il progetto piemontese è entrato nel consorzio europeo Praise-U+, ottenendo un finanziamento della Commissione europea per proseguire la ricerca e consolidare il modello di screening, con l’obiettivo di valutarne l’estendibilità ad altri contesti sanitari europei.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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L’AI vede il tumore al seno fino a 6 anni prima. “Straordinario, ma no a sovratrattamenti”. I rischi dell’eccesso diagnostico Quotidiano Nazionale
Roma, 10 giugno 2026 – L’intelligenza artificiale potrebbe riconoscere nelle mammografie segnali precoci di tumore al seno fino a sei anni prima della diagnosi clinica. È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Radiology, coordinato da Fredrik Strand del Karolinska University Hospital di Stoccolma insieme a un gruppo di ricercatori svedesi, nell’ambito del database VAI-B dedicato all’imaging mammario. In una parte dei casi, le immagini archiviate contenevano già alterazioni minime che i sistemi di intelligenza artificiale erano in grado di associare al successivo sviluppo della malattia. Da qui si apre un ventaglio di domande: se una macchina riesce a vedere prima, come si trasforma questa informazione in una scelta utile per la donna? Più controlli? Screening personalizzati? Maggiore sorveglianza? Oppure il rischio di trovare lesioni che non sarebbero mai diventate pericolose? A mettere in prospettiva i risultati, per QN, è il dottor Marcello Orsi, medico radiologo responsabile dell’Imaging senologico ed ecografia all’Ospedale Fatebenefratelli. "Questo articolo tocca un punto di svolta straordinario e, per molti versi, sconvolgente. L'idea che un algoritmo possa scorgere tra le trame di una mammografia i segni premonitori di un tumore al seno fino a sei anni prima rispetto alla diagnosi clinica tradizionale non è solo un passo avanti tecnologico: è un cambio di paradigma. Ci proietta in un futuro in cui la medicina non insegue più la malattia, ma la anticipa."
Lo studio svedese
I ricercatori hanno analizzato 88.963 mammografie effettuate su 31.394 donne nell’arco di dieci anni, tra il 2008 e il 2019, all’interno del programma nazionale svedese di screening mammografico. In Svezia le donne tra i 40 e i 74 anni vengono invitate a sottoporsi a mammografia ogni due anni e le immagini sono tradizionalmente valutate da due radiologi indipendenti. Il gruppo di Strand ha applicato retrospettivamente tre sistemi commerciali di AI-CAD, cioè intelligenza artificiale utilizzata come supporto alla lettura delle mammografie, alle immagini già archiviate. L’obiettivo era capire se, anni prima della diagnosi, fossero presenti segnali che l’occhio umano non aveva rilevato o non aveva giudicato sufficientemente sospetti. Secondo i risultati, circa il 20 per cento dei tumori al seno mostrava segni mammografici che l’intelligenza artificiale riusciva a riconoscere mediamente sei anni prima della diagnosi ufficiale. A specificità del 90 per cento, i sistemi AI-CAD hanno individuato segnali associati al futuro tumore nel 19,7 per cento dei casi sei anni prima della diagnosi, nel 25,2 per cento quattro anni prima e nel 39,3 per cento due anni prima. I punteggi elaborati dai software erano più alti nelle donne che avrebbero poi ricevuto una diagnosi di tumore e più bassi in quelle che non lo hanno sviluppato.
L’utilizzo appropriato
Orsi invita alla prudenza: "Come spesso accade con le innovazioni di portata storica, la vera partita non si gioca nei congressi o nelle riviste scientifiche, ma nella complessa applicazione delle innovazioni nella realtà quotidiana dei nostri ospedali. La sfida del futuro è proprio questa: come tradurre una potenzialità tecnologica così dirompente in un beneficio concreto, sicuro e misurabile per la paziente?" Il cuore della questione è il rapporto tra diagnosi anticipata e rischio di eccesso diagnostico. L’intelligenza artificiale può aumentare la capacità di intercettare segnali iniziali, ma proprio questa sensibilità apre un problema nuovo: distinguere le alterazioni destinate a diventare tumori aggressivi da quelle che potrebbero restare silenziose per tutta la vita. L'esperto individua due rischi principali. “La comunità medica si troverà a dover gestire un delicatissimo equilibrio biologico ed etico, racchiuso in due rischi principali, già attuali, ma che l'introduzione di massa dell'IA potrebbe amplificare. L'overdiagnosi consiste nell'identificare tumori o lesioni piccolissime che, per la loro natura biologica indolente o a crescita lentissima, non avrebbero mai dato sintomi né avrebbero minacciato la vita della paziente nel corso della sua esistenza. In parole semplici: trovare qualcosa che sarebbe rimasto innocuo. Il sovratrattamento, la diretta conseguenza della sovradiagnosi. Nel dubbio e nel timore, una volta identificata un'anomalia, si interviene. Questo porta a sottoporre le donne a interventi chirurgici, biopsie, chemioterapie o radioterapie che dal punto di vista clinico non erano necessari, esponendole a stress psicologici enormi e a inutili effetti collaterali fisici. Se l'IA è in grado di vedere anomalie microscopiche sei anni prima, come faremo a distinguere con certezza quali di queste diventeranno carcinomi aggressivi e quali invece si sarebbero arrestate da sole?" Il futuro, quindi, non è una mammografia letta da una macchina al posto del medico. È più probabilmente un sistema integrato in cui l’AI aiuti a stratificare il rischio. Ma il giudizio finale potrebbe restare dentro una responsabilità clinica umana. Anche perché una mammografia non è solo un’immagine: è la storia di una paziente, la sua età, la densità mammaria, la familiarità, eventuali mutazioni genetiche, precedenti biopsie, sintomi, terapie, ansia, aspettative. "La risposta a questo, e ad altri, dilemmi definisce il ruolo della comunità scientifica nei prossimi anni. Il vero obiettivo delle nuove tecnologie non deve essere la ricerca del punteggio di predizione perfetto o la digitalizzazione esasperata fine a se stessa. La tecnologia deve rimanere un mezzo, mai il fine." Per Orsi, il passaggio decisivo sarà organizzativo oltre che tecnologico. "Il focus etico e clinico dovrà rimanere saldamente ancorato al benessere della paziente e della società. Questo significa che lo sviluppo dell'IA applicata alla medicina dovrà essere accompagnato da linee guida rigorose, dalla formazione dei radiologi (che restano i custodi dell'atto medico) e, soprattutto, da una comunicazione trasparente con le donne. Il tutto affidato a TEAM multidisciplinari che operano nelle Breast Unit, come la nostra, dove tutti gli elementi diagnostici e le scelte terapeutiche vengono ponderate dai vari professionisti con il fine ultimo di generare Salute."
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Rafforzare l'informazione e sensibilizzare la cittadinanza rispetto all'importanza della prevenzione è l'obiettivo del progetto 'Benessere donna in movimento', promosso dall'Associazione per la Lotta ai Tumori del Seno (ALTS), presentato oggi nella sede de...…
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Cellule ringiovanite? Azienda USA testa terapia genica pionieristica Euronews
Per la prima volta un essere umano ha ricevuto un trattamento pensato per invertire l’invecchiamento cellulare.
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Gli scienziati di Life Biosciences, azienda biotecnologica statunitense con sede a Boston, hanno sviluppato una terapia genica mirata a ripristinare le cellule vecchie o danneggiate nei pazienti.
La terapia, nota come ER-100 (AAV2-OSK), punta a trattare patologie caratterizzate da danni al nervo ottico, note come neuropatie ottiche.
Utilizza i cosiddetti fattori OSK, tre proteine — Oct4, Sox2 e Klf4 — per effettuare una riprogrammazione epigenetica parziale, azzerare l’età biologica delle cellule e ripristinarne la funzione.
Dopo i test su roditori e primati, l’azienda ha annunciato che il primo paziente ha ricevuto il trattamento.
“Questo è il primo candidato a terapia di ripristino epigenetico mai approvato per studi clinici e, se avrà successo, il trattamento con ER-100 segnerà la prima volta in cui le cellule saranno state ringiovanite negli esseri umani”, ha dichiarato l’azienda in un comunicato.
Come funziona la terapia?
Le tre proteine utilizzate nella terapia genica OSK agiscono come un pulsante di reset sulle cellule, riportandole a uno stato più giovane.
La sequenza del DNA di una persona resta in gran parte stabile per tutta la vita, anche se il corpo invecchia. Il codice epigenetico, che controlla quali geni sono attivati o disattivati, invece cambia nel tempo.
Queste modifiche possono derivare da fattori legati allo stile di vita, come fumo o consumo di alcol, dall’invecchiamento, da malattie o traumi, e possono portare a conseguenze dannose, tra cui tumori o disturbi neurologici.
La terapia di Life Biosciences prende di mira questi cambiamenti fornendo direttamente un set di istruzioni genetiche: le tre proteine OSK funzionano come un interruttore di accensione per le cellule bersaglio e azzerano le alterazioni dannose accumulate nel tempo.
Questo approccio è già stato utilizzato in biologia per riportare cellule ordinarie allo stadio di cellule staminali, una scoperta che è valsa a Sir John B. Gurdon e Shinya Yamanaka il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina nel 2012.
Quali patologie prende di mira?
La terapia è entrata ora nella prima fase di sperimentazione clinica, in cui gli scienziati valutano se sia sicura per l’uomo.
“Questo è un momento importante per Life Bio e per il campo della biologia dell’invecchiamento”, ha dichiarato David Sinclair, cofondatore di Life Biosciences e professore di genetica alla Harvard Medical School.
“Le nostre ricerche indicano che l’invecchiamento è in gran parte guidato dalla perdita di informazioni epigenetiche, più che da danni irreversibili. Questo studio clinico rappresenta la prima occasione per verificare se il ripristino di tali informazioni possa attenuare le malattie umane”.
Lo studio di Fase 1, il primo condotto sull’uomo, arruolerà persone affette da glaucoma ad angolo aperto (OAG) e da neuropatia ottica ischemica anteriore non arteritica (NAION), due gravi malattie oculari che provocano perdita della vista.
Il glaucoma ad angolo aperto è una malattia cronica e progressiva dell’occhio in cui il sistema di drenaggio si ostruisce, causando accumulo di liquido e aumento della pressione oculare. La perdita della vista in genere inizia con sottili cambiamenti nella visione periferica e avanza lentamente nel tempo.
La NAION viene spesso descritta come una sorta di mini-ictus del nervo ottico. È una condizione improvvisa causata da una riduzione del flusso sanguigno nella parte posteriore dell’occhio. La perdita della vista si manifesta di solito rapidamente, è spesso notata al risveglio e di norma interessa un solo occhio.
Quali sono i prossimi passi?
Oltre a ER-100, Life Biosciences ha dichiarato di essere al lavoro su applicazioni per molteplici indicazioni e diversi organi, a conferma dell’ampio potenziale terapeutico. L’azienda sta già testando una seconda terapia per le malattie del fegato e lavora per estendere il proprio approccio di “reset” cellulare ad altri organi del corpo.
Life Biosciences non è l’unica azienda a esplorare i cosiddetti fattori di Yamanaka per prolungare l’aspettativa di vita, invertire l’invecchiamento o trattare alcune malattie.
Sebbene per queste terapie non sia stata ancora approvata alcuna applicazione clinica, l’interesse e gli investimenti nel settore sono in crescita.
Retro Biosciences, azienda statunitense sostenuta da Sam Altman di OpenAI, lavora con una missione chiara: aggiungere dieci anni di vita in buona salute alla durata media della vita umana sviluppando terapie che invertano le malattie legate all’età.
La società di biotecnologie Shift Bioscience, con sede a Cambridge, nel Regno Unito, utilizza lo stesso meccanismo OSK per colpire la causa alla base delle malattie legate all’invecchiamento.
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Tumore al pancreas, la nuova molecola che raddoppia la sopravvivenza TecnoAndroid
Una nuova scoperta riguarderebbe il tanto temuto tumore al pancreas. Si tratta di una molecola che ha mostrato dati capaci di far alzare in piedi una platea di oncologi, e non è un’esagerazione. Al congresso ASCO 2026 di Chicago è stato presentato qualcosa che, numeri alla mano, potrebbe cambiare l’approccio a una delle forme di cancro più difficili da affrontare. Si parla di un farmaco che raddoppia la sopravvivenza, e quando si tratta di adenocarcinoma pancreatico metastatico, anche un piccolo passo avanti pesa parecchio.
Cosa è stato presentato al congresso ASCO 2026
Il punto di partenza è un dato che fa impressione: il tasso di sopravvivenza a cinque anni per l’adenocarcinoma pancreatico metastatico resta inchiodato intorno al 3%. Una percentuale bassissima, che da anni non si muove e che racconta meglio di tante parole quanto questa malattia sia spietata.
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In questo scenario è arrivato Brian Wolpin, oncologo del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, che ha presentato all’auditorium dell’American Society of Clinical Oncology i risultati del trial clinico di fase III RASolute 302. Dati pubblicati nello stesso momento sul New England Journal of Medicine, il che dà subito l’idea di quanto la comunità scientifica stia prendendo sul serio la cosa.
L’effetto sulla sala è stato evidente. Non capita spesso che una presentazione scientifica riesca a scuotere così tanto chi è abituato a leggere studi e statistiche tutti i giorni. Eppure i numeri legati a questa nuova molecola hanno avuto proprio questo impatto, perché in un campo dove i progressi arrivano col contagocce, raddoppiare la sopravvivenza è un risultato che fa rumore.
Perché questi dati contano davvero
Per capire la portata della scoperta serve tenere a mente il contesto. L’adenocarcinoma pancreatico metastatico è una delle forme tumorali con la prognosi peggiore in assoluto. Le opzioni terapeutiche sono limitate e i margini di miglioramento, fino a oggi, erano stati minimi. Ecco perché parlare di una molecola in grado di cambiare le regole del gioco non è solo un titolo a effetto.
Il trial RASolute 302, condotto nella sua fase III, rappresenta lo stadio più avanzato della sperimentazione clinica, quello che precede l’eventuale approvazione e l’arrivo del farmaco nella pratica reale. Arrivare a presentare dati a questo livello, e per giunta su una rivista del calibro del New England Journal of Medicine, significa che il lavoro ha superato passaggi di verifica tutt’altro che banali.
La presentazione di Wolpin al congresso ASCO ha riacceso una speranza concreta in un ambito dove gli oncologi si trovano spesso a fare i conti con strumenti insufficienti. Per i pazienti con questa diagnosi, una terapia capace di allungare in modo significativo la sopravvivenza non è un dettaglio tecnico, ma può fare la differenza tra avere o non avere altro tempo.
I dati definiti storici dagli stessi addetti ai lavori riguardano proprio questo: una molecola che entra in una battaglia da sempre in salita e mostra di poter spostare l’ago della bilancia. Resta il fatto che, partendo da un tasso di sopravvivenza a cinque anni così basso, ogni miglioramento misurabile ha un peso enorme sul piano clinico e umano.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al polmone: sintomi, prevenzione e tasso di letalità di una delle neoplasie più diffuse a livello mondiale Il Messaggero
Patrizia Caselli, attrice, conduttrice televisiva, showgirl e cantante, morta a 66 anni. La notizia è stata diffusa nella notte attraverso i suoi profili Facebook. Caselli, nata a Udine il 13 maggio 1960, era da tempo malata. Le era stato diagnosticato un carcinoma nel 2024, ed è deceduta per complicazioni cardiache.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
Punteggio Totale
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Valutazione
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Criteri Critici
Palermo al vertice dell’oncologia mondiale: la ricerca sul tumore alla prostata del Policlinico conquista la tribuna dell’ASCO 2026 insalutenews.it
diinsalutenews.it· Pubblicato10 Giugno 2026· Aggiornato10 Giugno 2026 Palermo, 10 giugno 2026 – All’ASCO Annual Meeting 2026 di Chicago, considerato il più autorevole congresso mondiale di oncologia, la prof.ssa Lorena Incorvaia, Associata di Oncologia Medica presso l’Università di Palermo e Dirigente Medico presso l’unità operativa complessa di Oncologia Medica del Policlinico “Paolo Giaccone”, ha presentato i risultati di un importante studio clinico internazionale che ha coinvolto 34 centri oncologici nazionali e internazionali e basato su una casistica complessiva di oltre 2.000 pazienti. La presentazione ha riguardato il ruolo delle alterazioni del gene BRCA2 nel carcinoma prostatico metastatico.L’edizione 2026 dell’Annual Meeting dell’American Society of Clinical Oncology ha riunito oltre 45.000 partecipanti provenienti da tutto il mondo. In questo contesto scientifico di altissimo profilo, lo studio presentato dalla prof. Incorvaia è stato selezionato per comunicazione orale tra gli oltre 8.500 abstract sottoposti alla valutazione del comitato scientifico ASCO. “Essere selezionata per una presentazione orale all’ASCO Annual Meeting è un grande onore e rappresenta un riconoscimento di grande rilievo per il lavoro svolto dal nostro gruppo e dalla rete di collaborazioni nazionali e internazionali che ha reso possibile questo studio – afferma Incorvaia – I risultati presentati a Chicago rafforzano l’idea che, nell’oncologia di precisione, non sia sufficiente sapere se un gene è alterato, ma sia sempre più importante comprenderne il significato biologico e clinico, per giungere, in futuro, a una cura più personalizzata dei pazienti con carcinoma prostatico”. Lo studio nasce nell’ambito dell’attività di ricerca e clinica del Centro di Riferimento per i Tumori Ereditari del Policlinico, dove è stato avviato, e si inserisce nell’attività dell’UOC di Oncologia Medica diretta dal Professore Antonio Russo. “È un traguardo di grande rilievo scientifico – dichiara Russo – e un risultato che testimonia la qualità della ricerca clinica svolta nell’ambito dell’AOUP e conferma il valore dell’integrazione tra assistenza, ricerca clinica e innovazione molecolare per offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più avanzati”. La Direttrice Generale del Policlinico Maria Grazia Furnari commenta: “La presentazione all’ASCO Annual Meeting 2026 rappresenta un prestigioso riconoscimento per la Professoressa Incorvaia e rafforza il posizionamento della nostra dell’Azienda Ospedaliera Universitaria nel panorama scientifico internazionale. È motivo di orgoglio vedere riconosciuto, in un contesto così autorevole, l’impegno quotidiano dei nostri ricercatori e clinici nella lotta contro le patologie oncologiche. Questo risultato conferma la validità del percorso intrapreso, basato su ricerca traslazionale, collaborazione multidisciplinare e costante attenzione alla qualità scientifica”.