Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Se i videogiochi diventano una terapia — Italiano Unibo Magazine
Può un videogioco essere prescrittocome trattamento medico? Negli Stati Uniti questa frontiera è realtà grazie al lavoro diAdam Gazzaley. Neuroscienziato, neurologo e imprenditore, Gazzaley è tra i protagonisti dello sviluppo diEndeavorRx, un videogioco autorizzato dalla FDA statunitense come intervento terapeutico capace di aiutare bambine e bambini con disturbo da deficit di attenzione e iperattività. Al centro c'è l'idea di "medicina esperienziale": un approccio che punta a migliorare la salute mentale o specifiche funzioni cognitive attraverso una serie di esperienze mirate. I videogiochi diventano quindi uno strumento per “somministrare” l’intervento terapeutico, ma le possibilità per il futuro vanno ancora oltre, tra intelligenza artificiale e realtà virtuale. Oltre ad essere cofondatore diAkili Interactive Labs, l’azienda che ha sviluppato EndeavorRx,Adam Gazzaleyè il fondatore e direttore esecutivo diNeuroscape, centro di neuroscienze traslazionali dell'Università della California - San Francisco, che sviluppa tecnologie e attività di ricercaper valutare e ottimizzare le funzioni cerebralisia di soggetti sani che di persone con disturbi mentali. È statorecentementeospite dell'Università di Bologna per raccontare i suoi studi e le prospettive future della medicina esperienziale. È un approccio che utilizzaesperienze mirateper migliorare la salute o le funzioni del cervello. Il punto di partenza è la neuroplasticità, cioè la capacità del cervello di modificarsi in risposta a ciò che viviamo e all’ambiente con cui interagiamo. È un principio ben conosciuto dalle neuroscienze, che però non è ancora stato pienamente tradotto nella pratica clinica. La medicina esperienziale cerca di compiere questo passaggio: progettare esperienze capaci di produrre cambiamenti utili e studiarle come possibili interventi terapeutici. La possibilità di rendere queste esperienze accessibili, di monitorarle e di adattarle alla persona. Il principio è antico e lo conosciamo da secoli, ad esempio attraverso gli effetti delle pratiche di meditazione: il nostro cervello cambia attraverso l’interazione con il mondo. Le tecnologie ci permettono di organizzare questa interazione in modo mirato. Possiamo pensare agli strumenti digitalicome a un sistema di somministrazione: il principio attivo, però, è l’esperienza stessa. È attraverso ciò che la persona fa e vive che cerchiamo di promuovere il cambiamento. Ci sonotre aspetti fondamentali. Il primo è costruire un sistema che adatta continuamente l’esperienza ai dati raccolti durante il gioco: quello che la persona fa modifica il modo in cui il gioco risponde. Il secondo è la progettazione mirata delle attività, pensate per attivare specifiche reti neurali. Il terzo è la verifica sperimentale dell’efficacia. Anche altri videogiochi possono avere benefici, ma nei nostri questo possibile effetto è un obiettivo preciso della progettazione e viene sottoposto a studi rigorosi. È una caratteristica centrale del nostro lavoro. L’esperienza non rimane uguale per tutti e non è definita una volta per tutte: il sistema utilizza le informazioni raccolte in tempo realeper adattarsi al giocatore. Questa relazione continua tra la persona e la tecnologia ci consente di costruire attività mirate. La personalizzazione, insieme alla scelta delle funzioni cerebrali da coinvolgere e alla verifica dei risultati, è uno degli elementi che caratterizzano il nostro approccio. Stiamo lavorando con l’intelligenza artificiale, la realtà virtuale e aumentata, i sistemi che registrano i movimenti e i dispositivi indossabili che raccolgono segnali fisiologici. L’obiettivo è sviluppare esperienze rivoltea condizioni e funzioni diverse. Queste tecnologie offrono nuove possibilità per costruire le attività e raccogliere informazioni sulla persona. Il loro valore, per noi, dipende da come possono contribuire a un’esperienza mirata e dalla possibilità di dimostrarne l’efficacia. Stiamo studiando la possibilità di combinarle con esperienze interattive, come i videogiochi, per capire se insieme possano produrre effetti maggiori sulle capacità cognitive e sul funzionamento del cervello. Le esperienze che progettiamo permettono di coinvolgere determinate reti cerebrali in modo selettivo e di dare una direzione all’attività. La stimolazione e le sostanze psichedeliche non offrono lo stesso livello di selettività e direzionalità. Ci interessa quindi capire sel’integrazione di approcci diversipossa aumentarne l’efficacia: è una domanda di ricerca che richiede studi e controlli accurati. C’è una possibilità di integrazione tra approcci esperienziali e molecolari, cioè basati su farmaci e altre sostanze. Studiare queste combinazioni potrebbe aiutarci a ottenereeffetti migliori, meno effetti collaterali e una maggiore sostenibilità dei trattamenti. Ma integrare modalità diverse comporta anche difficoltà: entrano in gioco i brevetti e i percorsi di approvazione. Occorre sviluppare le conoscenze scientifiche e affrontare gli ostacoli che rendono complesso il passaggio dalla ricerca all’uso clinico. La sfida è dimostrarne l’efficacia in modo da favorire un cambiamento anche nelle agenzie regolatorie, nei sistemi assicurativi e nelle grandi organizzazioni sanitarie. Nei prossimi cinque-dieci anni spero che l’evoluzione della ricerca possa accompagnarsi a un’evoluzione dei sistemi che valutano e rendono disponibili le cure. La mia prospettiva è che gli approcci esperienziali possano entrarenella pratica medica ordinariae integrarsi con quelli molecolari. È un cambiamento che richiederà prove scientifiche e nuove modalità per governare i trattamenti.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
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C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Papa Leone XIV, bollettino: "Pontefice fa fisioterapia, buona ripresa del polmone operato" Sky TG24
La degenza del Papa al Gemelli prosegue, dopo l'intervento in cui il 13 ottobre gli è stato asportato un tumore maligno al polmone. "Questa mattina ha eseguito i controlli di routine che sono risultati nella norma. Ha svolto le attività quotidiane autonomamente. La seduta di fisioterapia ha comportato attività motorie complete", riferiscono i medici. Leone ha ripreso l'attività lavorativa e concelebrato la messa in ospedale. Parolin: “Preoccupato, ma mi fido dei medici. Se starà meglio farà l'Angelus dal Gemelli”
Papa Leone XIV è ancora al Gemelli di Roma, dove, il 13 ottobre si è sottoposto a un'operazione per asportare un tumore maligno a un polmone . La degenza del pontefice procede bene: "Questa mattina ha eseguito i controlli di routine che sono risultati nella norma. La radiografia del torace ha mostrato la buona ripresa del polmone operato. Ha svolto le attività quotidiane autonomamente. La seduta di fisioterapia ha comportato attività motorie complete. Complessivamente il decorso post-operatorio procede regolarmente", riferisce il bollettino medico. Inoltre, "il Papa ha ripreso l'attività lavorativa", ha detto il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni, parlando ai giornalisti, aggiungendo che Prevost anche oggi ha concelebrato la messa al decimo piano dell'ospedale. Fonti della sala stampa vaticana, poi, hanno riferito che nel pomeriggio Leone, "nel contesto della ripresa dell'attività lavorativa, ha incontrato monsignor Paolo Rudelli, sostituto della Segreteria di Stato".
Parolin: “Preoccupato, ma mi fido dei medici”
Sulla salute del Papa, nel pomeriggio, è intervenuto anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. "Io continuo a essere preoccupato, perché mi dispiace veramente enormemente per quanto è successo. Ma mi fido delle notizie che ci hanno dato con i bollettini e quindi ho anche speranza, appunto, che questa situazione si possa risolvere al più presto", ha detto a margine di un evento dell'ambasciata irachena presso la Santa Sede. Il Segretario di Stato ha ribadito che l'annuncio dell'intervento ha "colto tutti di sorpresa" e che "nessuno si sarebbe aspettato che si scoprisse questa malattia del Papa". Però, ha aggiunto, "il clima è abbastanza sereno,, c'è fiducia e la speranza è che si possa risolvere in tempi brevi e in maniera definitiva". Il cardinale Parolin ha poi aggiunto: “Se entro fine settimana starà meglio, penso che farà l'Angelus dal Gemelli. Dipenderà un po' dal decorso della convalescenza, pare che gli abbiano dato cinque giorni”. Il cardinale ha poi definito "bellissimo" il modo in cui il Papa ha comunicato la sua malattia: "Sono veramente molto, molto lieto che ci sia stata" la sua comunicazione, ha detto Parolin, "in modo tale che non ci siano dietrologie".
“Se sarà necessario, il Papa rimodulerà il suo pontificato"
Riguardo agli impegni futuri del Pontefice, Parolin sul viaggio in programma in Sudamerica ha spiegato: "Quando il Papa è stato ricoverato", la situazione era che "il viaggio si sarebbe mantenuto nella sua forma che era prevista. Quindi immagino che se tutto va bene, se la situazione si sviluppa come avevano previsto all'inizio, il viaggio si farà. Se poi ci sono delle novità, questo non lo possiamo prevedere adesso", "dipenderà da come vanno le cose, aspettiamo che esca dall'ospedale e in base a quello che dicono i medici se potrà viaggiare", considerato che è "un viaggio lungo e impegnativo", "dobbiamo attendere". Il Segretario di Stato, poi, ha aggiunto: "Sono appena due giorni che il Papa è stato ricoverato, non si possono fare previsioni di nessun tipo. Si tratta di vedere adesso quando tornerà, in che situazione tornerà, cosa diranno i medici, e in base a tutti questi elementi poi anche il Papa rimodulerà il suo pontificato se è necessario rimodularlo".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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✅
Criteri Critici
Il Giappone ha condotto con successo la sua prima sperimentazione di chirurgia robotica a distanza. Vietnam.vn
Tramite un sistema di cavi in fibra ottica, un medico esperto controllava a distanza il robot per osservare, guidare e coordinarsi direttamente con il chirurgo in sala operatoria durante la rimozione del tumore del paziente. Secondo quanto riportato dal corrispondente dell'agenzia di stampa vietnamita a Tokyo,il Giapponeha effettuato con successo i primi interventi chirurgici in cui i medici hanno controllato a distanza dei robot, aprendo prospettive per il miglioramento della qualità dei servizi medici nelle aree prive di medici specialisti. Nel corso di una conferenza stampa tenutasi il 14 ottobre, l'Università di Hirosaki, nella prefettura di Aomori, in collaborazione con la Società Giapponese di Chirurgia, ha annunciato ufficialmente il successo del primo studio clinico nazionale sull'applicazione di robot telecomandati per assistere in chirurgia. Lo studio è iniziato lo scorso agosto con cinque pazienti affetti da cancro del colon-retto nella prefettura di Aomori. Tutti gli interventi chirurgici sono andati a buon fine e i pazienti sono attualmente in fase di recupero. Durante gli interventi chirurgici, l'équipemedicaha collegato l'Ospedale Universitario di Hirosaki (città di Hirosaki) con l'Ospedale Generale di Tsugaru (città di Goshogawara), distanti circa 30 km, tramite un cavo in fibra ottica ad alta velocità. Il sistema di assistenza chirurgica si avvaleva di un robot "hinotori" prodotto da Medicaroid, un'azienda di apparecchiature mediche con sede a Kobe. Tramite un sistema di cavi in fibra ottica, un medico esperto dell'Ospedale Generale di Tsugaru ha controllato a distanza un robot per osservare, guidare e coordinarsi direttamente con i medici in sala operatoria presso l'Ospedale Universitario di Hirosaki, al fine di dissezionare e rimuovere il tumore del paziente. Il signor Masaki Mori, responsabile del Comitato per la promozione della telechirurgia della Società giapponese di chirurgia, ha sottolineato che l'obiettivo principale del progetto è colmare il divario nella qualità dell'assistenza chirurgica tra le diverse regioni. Condividendo la stessa opinione, il Rettore dell'Università di Hirosaki, Shinsaku Fukuda, ha affermato che la tecnologia della telemedicina svolge un ruolo cruciale nelle aree con accesso limitato all'assistenza sanitaria, con l'obiettivo di creare una rete sanitaria di alta qualità, sicura ed equa a livello nazionale. Il team di ricerca prevede di eseguire circa altre cinque operazioni simili nel corso di quest'anno fiscale, portando il numero totale di soggetti di prova a 10. Ciò consentirà una valutazione completa della sicurezza prima di introdurre ufficialmente la tecnologia nell'applicazione pratica entro i prossimi due anni. Si prevede che la tecnologia della telechirurgia consentirà alle persone che vivono in aree prive di medici di accedere a tecniche chirurgiche avanzate senza dover recarsi in grandi ospedali. Molte strutture mediche in Giappone stanno attualmente studiando l'applicazione di questa tecnologia per far fronte alla carenza di personale medico e alla disparità di accesso ai servizi sanitari tra le diverse regioni.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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Criteri Critici
Tumore al seno ER+: nei test preclinici la molecola ErSO-TFPy elimina i tumori con una sola dose Italian Medical News
Tempo di lettura: 2 minuti
Un solo farmaco, una sola dose: la molecola ErSO-TFPy elimina il tumore al seno ER+ nei modelli di laboratorio e apre nuove prospettive per le terapie mirate.
La ricerca oncologica segna un passo avanti nei test di laboratorio sul carcinoma mammario recettore estrogenico positivo (ER+), la forma più comune di tumore al seno. Un team di ricercatori del Cancer Center at Illinois ha testato ErSO-TFPy, un farmaco in grado di sfruttare selettivamente la sovraespressione dei recettori estrogenici per innescare una rapida e mirata necrosi cellulare.
A differenza dei trattamenti ormonali tradizionali, che agiscono bloccando la crescita cellulare (effetto citostatico) e richiedono somministrazioni prolungate per anni, ErSO-TFPy agisce con un meccanismo citotossico diretto, distruggendo le cellule tumorali senza intaccare i tessuti sani.
Regressione completa con una sola somministrazione
La peculiarità più straordinaria emersa dalla sperimentazione riguarda l’efficacia del dosaggio e la risposta dei tessuti tumorali. Nei modelli murini affetti da tumori al seno ER+, la somministrazione di un solo farmaco in una sola dose ha portato all’eliminazione totale della massa tumorale. Con la scomparsa del 100% delle cellule neoplastiche e senza alcuna recidiva riscontrata durante l’intero periodo di osservazione.
La molecola si è dimostrata efficace anche nei confronti di lesioni tumorali in stadio avanzato e di dimensioni consistenti. Rispetto alla prima versione del composto (ErSO), l’analogo ErSO-TFPy ha mostrato una selettività chimica nettamente superiore e un’elevata tollerabilità nei modelli animali testati. Riducendo drasticamente il rischio di tossicità sistemica o di effetti collaterali a carico degli organi vitali.
Superare le farmacoresistenze della terapia ormonale
Un aspetto cruciale evidenziato dallo studio è la capacità di ErSO-TFPy di superare uno dei principali ostacoli della pratica clinica: le resistenze farmacologiche acquisite. Nelle terapie endocrine convenzionali, una percentuale significativa di pazienti sviluppa nel tempo mutazioni a carico del recettore estrogenico (come le mutazioni nel gene ESR1), rendendo il tumore refrattario ai farmaci standard.
ErSO-TFPy sfrutta invece la presenza del recettore stesso come “cavallo di Troia”, innescando una via di segnalazione cellulare specifica (la via a-UPR, ovvero anticipatory Unfolded Protein Response). Questa porta all’autodistruzione della cellula tumorale, prescindendo dalle mutazioni che solitamente causano la resistenza ai trattamenti.
Dalla fase preclinica ai futuri trial clinici
I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista ACS Central Science (Mulligan et al.), rappresentano un’importante prova di concetto per il superamento delle attuali terapie endocrine, spesso gravate da farmacoresistenza ed effetti collaterali a lungo termine.
Nonostante i dati preclinici siano eccezionalmente promettenti, i ricercatori sottolineano che saranno necessari i trial clinici sull’uomo per confermare la sicurezza e l’efficacia del farmaco nei pazienti.
Se le risposte nell’organismo umano confermeranno i risultati di laboratorio, il passaggio a regimi terapeutici a singola dose potrebbe rivoluzionare l’approccio farmacologico all’oncologia mammaria.
Per approfondire clicca qui.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Prosegue regolarmente il decorso post-operatorio di Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo l’intervento chirurgico per la rimozione di un tumore al polmone destro. Gli...
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Prosegue regolarmente il decorso post-operatorio di Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo l’intervento chirurgico per la rimozione di un tumore al polmone destro. «Il Papa ha ripreso l’attività lavorativa», ha detto il direttore della sala stampa vaticana Matteo Bruni parlando ai giornalisti. Gli esami del sangue e la radiografia del torace eseguiti mercoledì hanno confermato un quadro nella norma per il tipo di operazione effettuata. Il Pontefice ha iniziato a camminare nella propria stanza, ha svolto la fisioterapia respiratoria e ha ripreso una regolare alimentazione. Buone anche le condizioni dell’umore: secondo fonti vaticane, Leone XIV ha concelebrato la messa in una stanza allestita al decimo piano dell’ospedale.
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Sulla salute del Papa è intervenuto il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano: «Dipenderà un po’ dal decorso della convalescenza, pare che gli hanno dato cinque giorni, quindi se entro fine settimana starà meglio penso che farà l’Angelus dal Gemelli», ha detto il cardinale rispondendo ai giornalisti a margine di un evento dell’ambasciata irachena presso la Santa Sede.
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Tanti i messaggi per il Papa fuori dal Policlinico Gemelli di Roma
La degenza, ha confermato il direttore della Sala stampa della Santa Sede Matteo Bruni, resta prevista in circa una settimana. La prima notte dopo l’intervento era trascorsa tranquillamente. Anche il fratello del Papa, Louis Prevost, ha riferito all’emittente statunitense Newsmax di aver ricevuto notizie rassicuranti: il Pontefice era «sveglio, in buone condizioni e non aveva dolore».
Il messaggio di Trump e le preghiere di Vance
A esprimere vicinanza al Papa è stato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha rivolto a Leone XIV un augurio di pronta guarigione. «Spero che Papa Leone si rimetta presto. Il cancro è una cosa seria, ma la prognosi sembra evolvere positivamente. Vogliamo dargli il nostro affetto e i nostri migliori auguri. Spero che stia meglio e si riprenda presto», ha dichiarato parlando con i giornalisti a margine di un evento elettorale.
Il giorno precedente era arrivato anche il messaggio del vicepresidente JD Vance, che su X aveva assicurato la vicinanza della propria famiglia al Pontefice. «La nostra famiglia continua a pregare per la buona salute e la piena guarigione di Papa Leone XIV. Che Dio gli doni la forza mentre lavora per rimettersi in salute», ha scritto Vance, aggiungendo di sperare che il Papa sappia che «milioni di cristiani americani lo pensano».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Dallo screening al reparto, il paziente: "Organizzazione impeccabile, grazie a medici e infermieri" FerraraToday
Riceviamo e pubblichiamo:“Desidero esprimere il mio più sincero apprezzamento per il servizio di screening del tumore del colon-retto e per tutto il personale sanitario che mi ha accompagnato nel percorso successivo all’esito positivo del campione.Dalla prima telefonata, con la quale sono stato informato della necessità di approfondire gli accertamenti, ho trovato grande umanità, professionalità e capacità di comunicare con chiarezza e sensibilità. Mi è stato illustrato con precisione il percorso diagnostico da seguire, con informazioni più che esaustive sulla preparazione alla colonscopia e con un appuntamento fissato già per la settimana successiva presso l’ospedale Sant’Anna.Anche in reparto ho potuto constatare un’organizzazione impeccabile, l’orario dell’appuntamento è stato rispettato al minuto, un segnale di attenzione verso il paziente e di rispetto per il suo tempo.Un ringraziamento particolare va agli infermieri, sempre sorridenti, disponibili e capaci, con una parola gentile e un atteggiamento rassicurante, di stemperare quell’ansia che inevitabilmente accompagna un approfondimento diagnostico di questo tipo.Il medico, con educazione e rispetto, mi ha illustrato le modalità della sedazione e le fasi dell’esame, eseguito da un’équipe attenta, preparata e professionale. Anche il periodo successivo alla procedura, con il monitoraggio previsto, si è svolto in un clima di serenità e sicurezza, facendomi sentire seguito e tutelato in ogni momento.Questa esperienza mi ha ricordato quanto la qualità della sanità non si misuri soltanto attraverso le tecnologie e le prestazioni, ma anche attraverso la capacità delle persone che vi lavorano di accogliere, informare, rassicurare e prendersi cura di chi si affida a loro.È la dimostrazione concreta che una sanità pubblica efficiente, competente e profondamente umana esiste e funziona. Una sanità fatta di professionisti che ogni giorno svolgono un lavoro prezioso, spesso complesso e delicato, e che meritano non soltanto la nostra gratitudine, ma anche un adeguato riconoscimento e una maggiore valorizzazione.Per questo desidero rivolgere un grazie sincero a tutte le persone incontrate durante questo percorso, a chi si occupa dello screening, a chi organizza gli appuntamenti, agli infermieri, al medico e a tutta l’équipe dell’Ospedale Sant’Anna.In un momento in cui si parla spesso delle criticità della sanità pubblica, credo sia giusto dare spazio anche alle esperienze positive, raccontando ciò che funziona e riconoscendo il merito di chi contribuisce a farlo funzionare.Perché dietro ogni esame c’è una persona, con le sue paure e le sue preoccupazioni. E trovare, dall’altra parte, competenza, rispetto e un sorriso fa davvero la differenza”.Alessandro Scalambra Riceviamo e pubblichiamo: “Desidero esprimere il mio più sincero apprezzamento per il servizio di screening del tumore del colon-retto e per tutto il personale sanitario che mi ha accompagnato nel percorso successivo all’esito positivo del campione.Dalla prima telefonata, con la quale sono stato informato della necessità di approfondire gli accertamenti, ho trovato grande umanità, professionalità e capacità di comunicare con chiarezza e sensibilità. Mi è stato illustrato con precisione il percorso diagnostico da seguire, con informazioni più che esaustive sulla preparazione alla colonscopia e con un appuntamento fissato già per la settimana successiva presso l’ospedale Sant’Anna.Anche in reparto ho potuto constatare un’organizzazione impeccabile, l’orario dell’appuntamento è stato rispettato al minuto, un segnale di attenzione verso il paziente e di rispetto per il suo tempo.Un ringraziamento particolare va agli infermieri, sempre sorridenti, disponibili e capaci, con una parola gentile e un atteggiamento rassicurante, di stemperare quell’ansia che inevitabilmente accompagna un approfondimento diagnostico di questo tipo.Il medico, con educazione e rispetto, mi ha illustrato le modalità della sedazione e le fasi dell’esame, eseguito da un’équipe attenta, preparata e professionale. Anche il periodo successivo alla procedura, con il monitoraggio previsto, si è svolto in un clima di serenità e sicurezza, facendomi sentire seguito e tutelato in ogni momento.Questa esperienza mi ha ricordato quanto la qualità della sanità non si misuri soltanto attraverso le tecnologie e le prestazioni, ma anche attraverso la capacità delle persone che vi lavorano di accogliere, informare, rassicurare e prendersi cura di chi si affida a loro.È la dimostrazione concreta che una sanità pubblica efficiente, competente e profondamente umana esiste e funziona. Una sanità fatta di professionisti che ogni giorno svolgono un lavoro prezioso, spesso complesso e delicato, e che meritano non soltanto la nostra gratitudine, ma anche un adeguato riconoscimento e una maggiore valorizzazione.Per questo desidero rivolgere un grazie sincero a tutte le persone incontrate durante questo percorso, a chi si occupa dello screening, a chi organizza gli appuntamenti, agli infermieri, al medico e a tutta l’équipe dell’Ospedale Sant’Anna.In un momento in cui si parla spesso delle criticità della sanità pubblica, credo sia giusto dare spazio anche alle esperienze positive, raccontando ciò che funziona e riconoscendo il merito di chi contribuisce a farlo funzionare.Perché dietro ogni esame c’è una persona, con le sue paure e le sue preoccupazioni. E trovare, dall’altra parte, competenza, rispetto e un sorriso fa davvero la differenza”.Alessandro Scalambra
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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52.2/100
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Criteri Critici
«Tra l'80 e il 90%». Un oncologo sulle probabilità di guarigione Leone XIV Il Timone
«Il Santo Padre è rimasto in sala operatoria per circa tre ore; la durata dell’intervento è stata di circa 90 minuti. L’operazione è riuscita e non vi sono state complicazioni», aveva comunicato la Santa Sede. Ne abbiamo dato conto il giorno stesso, riferendo le informazioni precise diffuse dall'équipe medica che ha eseguito l'intervento. Leone XIV si è svegliato regolarmente, proseguiva il comunicato, ed è rientrato in stanza al decimo piano dopo una breve osservazione. L'esame istologico eseguito durante l'operazione aveva confermato l'ipotesi diagnostica emersa dai controlli pre-operatori: si tratta di adenocarcinoma, uno dei tumori polmonari non a piccole cellule più frequenti.
In attesa che emergano nuovi dati su dimensioni, stadio e natura del carcinoma, informazioni che permetteranno ai medici di valutare se vi sarà o meno necessità di chemioterapia, possiamo riprendere le parole autorevoli dell'oncologo statunitense Luis Ráez. Il medico, nato in Perù, è uno dei maggiori esperti americani in oncologia medica ed ematologia, e ha spiegato quali sono i possibili scenari per la salute del pontefice. Parlando in un'intervista a EWTN, il professore ha indicato quali siano le caratteristiche del nodulo diagnosticato e asportato a Leone XIV e quali sono i fattori che, una volta accertati, determineranno i prossimi passi terapeutici. Ráez, «è un punto di riferimento internazionale nel trattamento e nella ricerca sul tumore del polmone. è direttore medico, direttore scientifico e responsabile del Programma di Oncologia Toracica del Memorial Cancer Institute, in Florida».
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Se dunque è purtroppo vero che «in generale, i tumori polmonari sono più aggressivi rispetto a quelli della prostata o della mammella», la gravità del quadro non è però determinata soltanto dal tipo di tumore.«La prognosi dipende dallo stadio, cioè dalle dimensioni del tumore e da quanto si è diffuso». Considerando le parole dello stesso pontefice, Ráez ritiene altamente probabile che il tumore non sia a uno stadio avanzato: l'affermazione che sia stato individuato «in una fase molto iniziale» e che fosse «ben localizzato», insieme alla decisione dell'equipe medica di procedere con intervento chirurgico, fanno pensare che non si tratti di una fase avanzata della malattia: «Supponiamo che sia così perché è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Se fosse metastatico, per esempio allo stadio tre o quattro, che sono stadi avanzati, molto probabilmente non sarebbe stato operato. In genere, un intervento chirurgico fa pensare a uno stadio uno o due».
CHEMIOTERAPIA O SOLO CONTROLLI PERIODICI?
A determinare la necessità di chemioterapia saranno le dimensioni del nodulo asportato: oltre i quattro centimetri la rimozione chirurgia è ritenuta non sufficiente, sotto quel limite, invece, il protocollo prevede sorveglianza attiva fatta di controlli periodici (TAC) ogni sei mesi per un periodo di 5 anni, arco temporale sufficiente per verificare la guarigione clinica. Dopo cinque anni infatti per la maggior parte delle neoplasie solide la possibilità di una recidiva crolla drasticamente. Le probabilità concrete di guarigione da un tumore come quello diagnosticato al santo padre sono alte, fino all'80-90%, riferisce l'esperto. Sul piano del recupero fisico invece le prospettive sono ottime, dato lo stato di salute del papa: si sentirà bene in fretta, nel giro di poche settimane (ma potremmo ipotizzare, dall'idea che ha dato di sé e della sua forza psico-fisica, anche prima).
DECORSO NORMALE, UMORE BUONO
Le dimissioni arriveranno molto probabilmente come già preventivato nel giro di 5-6 giorni. Secondo quanto riferito nel pomeriggio di ieri da Vatican News, che ha ripreso l'ultimo bollettino medico, Leone XIV ha ripreso ad alimentarsi regolarmente, facendo colazione e pranzo. Ha inoltre «svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza». Anche analisi ematiche e radiografia toracica sono risultate nella norma, coerenti con il tipo di intervento subito. Il direttore della Sala Stampa, Matteo Bruni, ha anche specificato che l'umore del paziente d'eccezione è buono. Come già i suoi predecessori, a cominciare da san Giovanni Paolo II, il pontefice sta rendendo una potente testimonianza mentre attraversa con fiducia, docilità ai medici ed equilibrio una prova significativa per la sua salute. Siamo certi che il suo affidamento alla preghiera della Chiesa universale stia contribuendo a sostenerne speranza e buon umore.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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UDINE | NEO NON SOTTOPOSTO AD ESAME ISTOLOGICO, LA PAZIENTE SI AMMALA DI MELANOMA: MEDICO CO… TV 12 | Medianordest
14/10/2026 UDINE – Neo asportato ma non sottoposto ad esame istologico. Cinque anni dopo la paziente si ammala di melanoma metastatico. Medico condannato in primo grado a pagare un risarcimento danni da oltre un milione e mezzo di euro. (Servizio diFrancesco Pezzella) Questo contenuto audiovisivo è di proprietà esclusiva di Medianordest. È vietato l’utilizzo, la distribuzione, la riproduzione, o qualsiasi altra forma di elaborazione o condivisione del materiale senza previa autorizzazione scritta da parte di Medianordest.videoid(UXD2w5tyTyI)finevideoid-categoria(tgudine)finecategoria
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Dopo il tumore al seno, l’intelligenza artificiale cerca i rischi nascosti: la nuova frontiera della prevenzione Mondosanità
Superare un tumore al seno è una conquista sempre più frequente, grazie alla diagnosi precoce e ai progressi delle terapie. Ma la fine delle cure oncologiche non coincide necessariamente con la fine dei rischi per la salute. Le donne che hanno affrontato la malattia possono sviluppare, anche a distanza di tempo, problemi cardiovascolari, perdita di densità ossea e altre patologie croniche. A contribuire possono essere gli effetti collaterali di alcuni trattamenti, insieme a fattori di rischio già presenti, come età, sedentarietà e predisposizione individuale. La sfida della medicina moderna è quindi duplice: curare il tumore e proteggere la salute della persona negli anni successivi. È proprio su questo terreno che si inserisce ARTILLERY, un progetto sostenuto dal programma europeo Horizon Europe, che punta a utilizzare l'intelligenza artificiale per riconoscere precocemente alcuni segnali di rischio attraverso immagini mediche già disponibili.
La TAC può raccontare molto più di quanto immaginiamo
L'idea è tanto semplice quanto ambiziosa: sfruttare le informazioni contenute nelle TAC eseguite durante il percorso oncologico per individuare indizi utili a valutare altre condizioni. Una delle linee di ricerca riguarda il calcio depositato nelle arterie coronarie, un indicatore associato al rischio cardiovascolare. Le calcificazioni possono essere visibili nelle immagini utilizzate per pianificare la radioterapia, ma riconoscerle e misurarle richiede competenze specifiche e procedure dedicate. Gli algoritmi potrebbero automatizzare una parte di questo lavoro, segnalando ai medici le pazienti che potrebbero aver bisogno di ulteriori approfondimenti. Il progetto comprende anche lo sviluppo di strumenti per valutare la salute delle ossa. Secondo l'agenzia esecutiva europea HaDEA, l'algoritmo dedicato all'osteoporosi è già stato testato ed è in grado di classificare la densità ossea in tre categorie: normale, osteopenia e osteoporosi. Un risultato che rappresenta un passaggio tecnico importante, ma che non equivale ancora alla dimostrazione di un beneficio clinico su larga scala.
I risultati promettenti e il limite da non dimenticare
Una delle sperimentazioni del progetto, denominata CarDI, si concentra sul rischio cardiovascolare e analizza le calcificazioni coronariche nelle TAC utilizzate per pianificare la radioterapia. Le immagini annotate dagli specialisti serviranno come riferimento per verificare le prestazioni dell'algoritmo. Il coinvolgimento dei professionisti sanitari è essenziale: non basta che un sistema produca una risposta, occorre capire quanto sia accurata e quando possa sbagliare. Al 21 settembre 2026, secondo l'aggiornamento pubblicato da HaDEA, la sperimentazione aveva arruolato 65 partecipanti su un obiettivo di 1.000. Siamo dunque davanti a una ricerca in corso, non a uno strumento già pronto per essere adottato in tutti gli ospedali. Restano da verificare la capacità di riconoscere correttamente i casi a rischio, la riproducibilità dei risultati in popolazioni diverse e l'effettiva utilità delle segnalazioni per orientare gli interventi medici. Un algoritmo, inoltre, non sostituisce gli esami diagnostici indicati dal medico né può formulare da solo una diagnosi definitiva.
Il futuro è prevenire, senza trasformare ogni immagine in una diagnosi
Se i risultati saranno confermati, questa tecnologia potrebbe contribuire a rendere più personalizzato il follow-up oncologico. Una TAC già disponibile potrebbe fornire un'opportunità aggiuntiva per individuare pazienti che meritano una valutazione cardiovascolare o ossea, facilitando l'accesso agli approfondimenti quando necessari. Il vantaggio potenziale non consiste soltanto nell'automazione: significa anche provare a utilizzare meglio le informazioni raccolte durante cure che il paziente ha già affrontato. Ma perché questa prospettiva diventi realtà serviranno verifiche cliniche, procedure trasparenti, protezione dei dati personali e integrazione con il lavoro degli specialisti. Sarà inoltre importante evitare falsi allarmi e disparità nell'accesso alle nuove tecnologie. La vera innovazione non è scoprire più anomalie, ma riconoscere in anticipo quelle che contano davvero per la salute delle persone. Per le donne che hanno superato un tumore al seno, l'intelligenza artificiale potrebbe diventare un alleato prezioso: non un sostituto del medico, ma uno strumento in più per passare da una medicina che interviene sulle complicanze a una medicina che cerca di prevenirle
Fonte: European Health and Digital Executive Agency (HaDEA), Commissione europea, “ARTILLERY project: AI for early detection of chronic disease risks in breast cancer patients”, 9 ottobre 2026. Progetto finanziato dal programma Horizon Europe dell’Unione europea
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Carlo Acutis, dalla leucemia M3 alle nuove cure senza chemioterapia: cos'è cambiato in vent'anni My-personaltrainer
Preferisci ascoltare il riassunto audio? Abbiamo scelto una voce realizzata con strumenti avanzati IA per rendere rendere i nostri testi subito accessibili a tutti Ascolta su Spreaker. Carlo Acutis morì il12 ottobre 2006, a 15 anni, per unaleucemia promielocitica acuta. Il ragazzo milanese, appassionato di informatica e proclamato santo nel 2025, aveva manifestato disturbi inizialmente scambiati per un'influenza. L'8 ottobre ricevette la diagnosi alla Clinica De Marchi di Milano. Il giorno seguente fu trasferito all'ospedale San Gerardo di Monza. Secondo le ricostruzioni biografiche, l'11 ottobre sopraggiunse un'emorragia cerebrale. Morì la mattina successiva. Il decorso così rapido spiega la definizione comune dileucemia fulminante. Non è però una diagnosi distinta dalla M3: indica la possibilevelocitàdelle complicanze, non un esito necessariamente fatale. Laleucemia promielocitica acutaè un sottotipo dileucemia mieloide acutache interessa ilmidollo osseo, dove si formanoglobuli rossi,globuli bianchiepiastrine. Normalmente ipromielociti, cellule immature, proseguono il loro sviluppo fino a diventare globuli bianchi funzionanti. Nella maggior parte dei casi di M3, uno scambio di materiale genetico tra icromosomi15 e 17genera il gene anomaloPML::RARA. Questa alterazione blocca la maturazione delle cellule, che si accumulano nel midollo e ostacolano la normale produzione del sangue. Possono derivarneanemia, riduzione delle piastrinee maggiore suscettibilità alle infezioni. I promielociti leucemici alterano anche i meccanismi che regolano lacoagulazione. Possono attivarla in modo eccessivo, con consumo di piastrine e fattori necessari a fermare i sanguinamenti. Contemporaneamente favoriscono lafibrinolisi, il processo che scioglie icoaguli. Questa combinazione può provocare unacoagulopatia: il sangue perde la capacità di arrestare efficacemente le emorragie. Nei casi più gravi possono comparire sanguinamenti a livello cerebrale o polmonare. Il pericolo è maggiore nelle fasi iniziali e rende la M3 un'emergenza ematologica, anche se oggi esistono terapie molto efficaci. All'esordio possono comparire sintomi poco specifici comestanchezza intensa,palloreefebbre.Segnipiù caratteristici delle alterazioni della coagulazione sonolividisenzatraumievidenti,petecchie, sanguinamento dal naso o dallegengive. Queste manifestazioninon indicano automaticamente una leucemia. È importante però richiedere una valutazione medica quando si presentano insieme, persistono o peggiorano rapidamente. Sanguinamenti importanti e sintomi neurologici improvvisi richiedono assistenza d'urgenza. La diagnosi si basa suemocromo, osservazione dellecellule del sangue, esami della coagulazione, valutazione del midollo e ricerca dell'alterazionePML::RARA. Quando il sospetto clinico è forte, gli specialisti possono iniziare l'ATRAe le misure di supporto per la coagulazione prima della conferma genetica. Questa precauzione serve a ridurre il rischio di emorragie precoci. La prognosi è cambiata grazie all'ATRA, un derivato dellavitamina Ache favorisce la maturazione delle cellule leucemiche, e altriossido diarsenico(ATO), che contribuisce alla loro eliminazione. Nel 2006 esistevano già cure efficaci basate sull'ATRA, generalmente associato allachemioterapia. Oggi la combinazioneATRA-ATOpermette a molti pazienti a rischio standard di evitare lachemioterapia tradizionale. Per le forme ad alto rischio la scelta terapeutica dipende dal quadro clinico e dai protocolli. Anche le cure senza chemioterapia convenzionale richiedono controlli specialistici: possono verificarsi effetti indesiderati, tra cui lasindromeda differenziazione. Lo studio internazionaleICC-APL-02, presentato nel 2026, ha coinvolto114 bambini e adolescenti. I pazienti a rischio standard hanno ricevuto ATRA e ATO; quelli ad alto rischio anchegemtuzumab ozogamicin, unanticorpolegato a una sostanza citotossica. A due anni, lasopravvivenza globaleera del100% nel gruppo a rischio standarde del97,4% in quello ad alto rischio. È stato registrato un decesso precoce per emorragia cerebrale. Sono risultati promettenti, ma riguardano uno studio non randomizzato, presentato a congresso. Non equivalgono a una guarigione garantita né indicano che lo stesso trattamento sia adatto a tutti. Le terapie efficaci non annullano il rischio delle prime settimane. Una metanalisi del 2025 su140 studi e oltre 54.000 pazientiha stimato unamortalità precoce del 12%entro 30 giorni dalla diagnosi. Leemorragierappresentavano il57% dei decessi precoci. Sono stime riferite a periodi e contesti sanitari differenti, non al rischio individuale di ogni paziente. La vicenda di Carlo Acutis evidenzia la principale difficoltà di questa leucemia: accanto alle elevate possibilità di risposta alle cure rimane la necessità diriconoscere subito la malattia e intervenire nelle prime ore, in un centro specializzato. Tutte le news di MypersonalTrainer su Google Tutti gli aggiornamenti su fitness, salute, alimentazione e benessere.
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Prevenzione Rsv, arriva in Italia il monoclonale clesrovimab per neonati nella prima stagione RIFday
Roma, 14 ottobre – Dopo l’approvazione di Aifa, arriva in Italia clesrovimab per la prevenzione della malattia del tratto respiratorio inferiore da virus respiratorio sinciziale (Rsv) in neonati alla nascita o durante la loro prima stagione Rsv.
A daene informazione p una nota dell’azienda titolare dell’Aic, Msd, mella quale si legge che il farmaco “è controindicato nei neonati con ipersensibilità al principio attivo o a uno qualsiasi dei suoi eccipienti. Clesrovimab è un anticorpo monoclonale (mAb) preventivo a lunga durata d’azione, progettato per offrire una protezione diretta, rapida e duratura per l’intera durata di una tipica stagione Rsv, attraverso un singolo dosaggio fisso, non basato sul peso”. L’approvazione della Commissione europea (Ce) ne autorizza la commercializzazione in tutti i 27 Stati membri dell’Unione europea (Ue), nonché in Islanda, Liechtenstein e Norvegia.
“L’arrivo in Italia di clesrovimab rappresenta una nuova e importante opzione preventiva contro il virus respiratorio sinciziale, una delle principali cause di ospedalizzazione infantile che può provocare gravi bronchioliti e polmoniti sia nei neonati sani sia in quelli a rischio” commenta Paolo Manzoni, (nella foto), direttore del dipartimento di Medicina materno-infantile della Aslbi, professore associato di Pediatria e neonatologia della università di Torino e Principal investigator dello studio clinico Smart. “Grazie alla sua efficacia e al dosaggio fisso indipendente dal peso del neonato, questa innovativa risorsa è in grado di alleviare il peso dell’infezione sui neonati, sulle famiglie e sui reparti ospedalieri”.
Come spiega Nicoletta Luppi, presidente e amministratrice delegata di Msd Italia, “l’arrivo in Italia di clesrovimab rende finalmente disponibile anche nel nostro Paese la nuova opzione preventiva per le infezioni da virus respiratorio sinciziale nei neonati e nei lattanti. Lavoreremo fin da subito al fianco delle autorità competenti a tutti i livelli, nazionale e regionale, per garantire nel più breve tempo possibile l’accesso a questa innovazione a tutela dei più piccoli”.
Il virus respiratorio sinciziale rappresenta una delle infezioni stagionali più diffuse e una delle principali cause di ospedalizzazione infantile in Italia, con un impatto gravoso sulle famiglie e sull’intero Servizio sanitario nazionale. Le infezioni causate dal virus, molto contagioso, possono portare a gravi condizioni respiratorie come bronchiolite e polmonite. L’Rsv, evidenzia la nota, è una delle principali cause di ospedalizzazione tra i neonati a livello globale. Complessivamente, la mortalità pediatrica correlata al virus respiratorio sinciziale è stimata in circa 101.400 decessi ogni anno nel mondo.
A livello italiano, uno studio multicentrico prospettico che ha valutato la presentazione clinica e il rischio di ospedalizzazione da Rsv nei bambini di età inferiore ai 5 anni in diverse regioni italiane nel corso di quattro stagioni epidemiologiche (dal 2019 al 2024) ha stimato che Rsv risultava nel 40,2% dei casi di infezione respiratoria acuta-con una frequenza di ospedalizzazione pari al 4,4% nei soggetti Rsv-positivi e una degenza mediana di 5 giorni. Inoltre, la durata media della malattia ha superato le due settimane, con il 40,9% dei bambini ancora sintomatico dopo 14 giorni e il 15,4% dopo un mese.
Sono evidenze che confermano la rilevanza epidemiologica dell’Rsv nel contesto delle infezioni respiratorie pediatriche. Secondo la rete RespiVirNet, su 59.674 campioni analizzati, l’Rsv rappresenta nei bambini di età inferiore ai 2 anni il principale patogeno riscontrato nei tamponi analizzati.
“Gli anticorpi monoclonali per la prevenzione del virus respiratorio sinciziale rappresentano uno dei traguardi più straordinari della medicina pediatrica negli ultimi decenni, offrendo uno scudo formidabile per azzerare o minimizzare l’impatto della bronchiolite nei neonati e nei lattanti” evidenzia Rino Agostiniani, presidente della Società italiana di pediatria (Sip). “Questa innovazione permette di abbattere drasticamente i costi sanitari, sia nell’immediato, riducendo decessi, ricoveri ordinari e in terapia intensiva, sia nel lungo termine, prevenendo complicanze croniche in età adulta e garantendo la sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale”. Caratteristiche che fanno di clesrovimab “un nuovo efficace strumento di prevenzione a disposizione dei pediatri italiani nella strategia di immunizzazione universale contro Rsv”.
Ma, avvisa Antonio D’Avino (nella foto), presidente nazionale della Federazione italiana medici pediatri (Fimp), la protezione dei neonati dal virus respiratorio sinciziale “non può e non deve essere limitata ai soli mesi invernali. Per garantire un’equità di protezione e una vera prevenzione di prossimità, è fondamentale immunizzare anche i bambini nati fuori dalla stagione epidemica tipica di Rsv. Anticorpi monoclonali a lunga durata d’azione come clesrovimab offrono ai pediatri di famiglia uno strumento straordinariamente flessibile, ed efficace. Grazie al dosaggio fisso indipendente dal peso del bambino” conclude D’Avino “possiamo proteggere facilmente ogni neonato direttamente sul territorio sin dai suoi primi giorni di vita, riducendo le ospedalizzazioni per bronchiolite e sollevando le famiglie da una pericolosa minaccia”.
I dati clinici degli studi Clever e Smart che hanno supportato l’approvazione di clesrovimab da parte della Ce sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine nel settembre 2025.
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Tumore seno, 4 donne su 10 non hanno ricevuto lettera per screening Sky TG24
Gli altri dati
Tra chi ha ricevuto la lettera di invito, il 73% dichiara di aver aderito. Anche in questo caso il quadro territoriale non è omogeneo: l'adesione raggiunge l'80% al Nord e il 69% al Centro, mentre si attesta al 54% al Sud e al 53% nelle Isole. Tra le donne che non hanno aderito, la motivazione più frequente è quella di aver già eseguito autonomamente l'esame da poco tempo (59%). Il disinteresse esplicito verso lo screening riguarda invece solo il 3% delle risposte.
Ottobre rosa
I risultati dell'indagine sono stati presentati oggi alla Camera dei Deputati in una conferenza stampa promossa dalla deputata Vanessa Cattoi, coordinatrice dell'intergruppo parlamentare 'Insieme per un impegno contro il cancro' insieme al gruppo di 50 associazioni di pazienti 'La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere'. L'incontro, organizzato nell'ambito dell'Ottobre rosa, il mese dedicato alla lotta del tumure al seno, ha costituito l'occasione per ribadire il valore di prevenzione e screening e per rinnovare le priorità di politica sanitaria in questo ambito. "Come Intergruppo, continueremo a sostenere il confronto e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, affinché la prevenzione sia sempre più accessibile, appropriata ed efficace e costituisca una garanzia concreta di tutela della salute su tutto il territorio nazionale. In questa direzione, anche una stima dell'Ocse evidenzia il potenziale impatto di un ulteriore miglioramento dei risultati in ambito oncologico: se l'Italia raggiungesse i migliori livelli di sopravvivenza osservati nei Paesi Ocse e dell'Ue, attraverso il miglioramento dello screening, della diagnosi e dei trattamenti, si potrebbe evitare un decesso oncologico prematuro su sei", ha dichiarato Cattoi. Per Anna Maria Mancuso, presidente di Salute Donna Odv, "servono inviti più efficaci, canali informativi semplici e una maggiore flessibilità degli appuntamenti, soprattutto nelle aree dove le differenze territoriali sono più marcate; ma servono anche interventi strutturali che migliorino ed estendano l'accesso alla prevenzione e alla diagnosi precoce del tumore al seno".
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Leone XIV, dall’istologico alle terapie innovative: i prossimi step del percorso di cura del Papa Il Sole 24 ORE
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L’operazione è andata bene e papa Leone XIV ha cominciato la riabilitazione con i primi passi nella sua stanza del Policlinico Gemelli. Ma è solo l’inizio. I prossimi step clinici per il percorso terapeutico, in seguito all’intervento per adenocarcinoma polmonare, si articolano in tre fasi principali: il monitoraggio post-operatorio immediato (24-48 ore), l’esame istologico con la stadiazione del tumore e la definizione delle terapie successive.
Monitoraggio post operatorio
Il primo e più critico passaggio riguarda la gestione delle prime 24-48 ore dopo l’operazione di asportazione del lobo polmonare inferiore. Questo lasso di tempo è definito dagli esperti come il più delicato per escludere complicanze acute, monitorare la ripresa respiratoria e gestire il dolore post-chirurgico. Ma su questo sono arrivate le prime rassicurazioni dal bollettino medico: “Questa mattina il Santo Padre ha eseguito gli esami del sangue e la radiografia del torace previsti dopo l’intervento. Gli esiti confermano un decorso post-operatorio regolare: i valori sono nella norma per il tipo di intervento eseguito”. Il Papa ha svolto la fisioterapia respiratoria ed ha iniziato a camminare in stanza. Ha anche ripreso una regolare alimentazione facendo colazione e pranzo. “Il decorso procede secondo quanto previsto”, conclude il bollettino di fatto confermando che il ricovero dovrebbe durare una settimana. “A ventiquattro ore dall’intervento chirurgico al polmone, Papa Leone XIV sta bene ed è di umore buono”, riassume il direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni.
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Esame istologico
Nei giorni successivi, l’équipe medica guidata dal dott. Luigi Carbone e dal prof. Stefano Margaritora, esaminerà l’esame istologico completo sul nodulo rimosso e sui linfonodi prelevati. Questo passaggio è fondamentale per determinare non solo la stadiazione esatta della patologia (l’estensione del tumore) ma soprattutto la presenza di specifiche alterazioni molecolari o biomarcatori. Il Vaticano ha comunicato che è già stato effettuato un primo esame istologico estemporaneo, cioè nel corso dell’intervento operatorio, che ha confermato la diagnosi di un adenocarcinoma polmonare, come sospettato dagli esami pre-operatori.
Ora, il nuovo esame, spiega Federico Cappuzzo, direttore dell’Unità di Oncologia medica 2 all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, dovrà dare “nome e cognome” precisi alla malattia: definire cioè il tipo di tumore al polmone e lo stadio, evidenziando anche se la malattia si è estesa ai linfonodi dell’area toracica prelevati. Definire lo stadio di malattia è cruciale per valutare se è necessario procedere con terapie aggiuntive. Il tumore al polmone è classificato dallo stadio 1 al 4: “Per lo stadio 1, 2 e parte del 3 - continua Cappuzzo - si procede di solito a trattamenti medici che precedono o seguono l’intervento chirurgico; lo stadio 3 avanzato e lo stadio 4 non sono operabili ma prevedono delle terapie mediche”.
Le terapie successive
Per i risultati dell’esame istologico bisognerà attendere ancora qualche giorno. Se l’adenocarcinoma risulterà circoscritto e preso in una fase iniziale, la sola chirurgia potrebbe essere considerata risolutiva, richiedendo nel tempo unicamente controlli periodici. Nel caso, invece, in cui il tumore sia in uno stadio più avanzato o presenti caratteristiche di aggressività, si valuterà il ricorso a cure farmacologiche mirate, che oggi beneficiano delle nuove frontiere dell’oncologia toracica.
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Salute 2026, IDH: il codice nascosto della cura la Repubblica
Salute 2026, IDH: il codice nascosto della cura
Nella leucemia mieloide acuta, l'analisi genetica permette di distinguere forme biologicamente diverse della malattia e di individuare mutazioni, come quella di IDH1, che possono diventare bersagli terapeutici. I test molecolari consentono così di scegliere cure più mirate, anche per alcuni pazienti anziani o non candidabili alla chemioterapia intensiva. Ne parlano Giorgio Minotti, professore di Farmacologia all'Università Campus Bio-Medico di Roma, e Maria Teresa Voso, professoressa ordinaria di Ematologia all'Università Tor Vergata. L'incontro, moderato dalla giornalista Irma D'Aria, si è svolto nell'Aula magna di Palazzo del Bo, all'Università di Padova, nell'ambito del Festival Salute 2026