Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.6/100
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Criteri Critici
Il Gemelli protagonista dello studio europeo COMPASS sulla cardio-tossicità da farmaci oncologici Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS
Il Gemelli protagonista dello studio europeo COMPASS sulla cardio-tossicità da farmaci oncologici
È un fenomeno relativamente recente quello della cardio-tossicità delle terapie oncologiche ma, vista la sua importanza, è stato già affrontato da una serie di linee guida dedicate. Il messaggio chiave è che questa possibile complicanza deve essere anticipata, diagnosticata tempestivamente, monitorata e trattata precocemente, attraverso un approccio multidisciplinare, per evitare di dover sospendere la terapia oncologica, pregiudicandone gli esiti. E per comprendere sempre più a fondo i meccanismi della cardio-tossicità anche l’Europa ha deciso di investire in una ricerca dedicata: il progetto COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), nel quale la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha un ruolo importante.
Con un budget complessivo superiore ai 50 milioni di euro, il COMPASS (Cardio-Oncology Multidisciplinary Patient Assistance Solution), è attualmente il più grande progetto Innovative Health Initative in corso ed è dedicato al fenomeno della cardio-tossicità delle terapie oncologiche. Coordinato dal King’s College London, COMPASS riunisce un ampio consorzio multidisciplinare che coinvolge una sessantina di partner tra istituzioni cliniche, accademiche e industriali (un ruolo chiave è svolto da GE Healthcare). Tra i principali protagonisti del consorzio c’è la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, co-coordinatore del progetto, di cui è project manager il dottor Saverio Gravina della Direzione Scientifica – Grant Office del Policlinico Gemelli.
“Questo progetto – spiega la professoressa Giovanna Liuzzo, Professore associato di Medicina Cardiovascolare, Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore della UOSD Sindromi Coronariche Acute, Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS, Co-Principal Investigator (PI) di COMPASS e responsabile per l’intero consorzio delle attività di identificazione precoce del rischio di cardio-tossicità, mediante biomarcatori e parametri fisiologici – hal’obiettivo di individuare i pazienti più vulnerabili prima che il danno cardiaco associato alle terapie oncologiche diventi clinicamente evidente. Per farlo, integreremo dati clinici, biomarcatori innovativi, analisi genomiche e informazioni provenienti da dispositivi wearable (quali frequenza cardiaca, variabilità della frequenza cardiaca e molto altro), attraverso algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di riconoscere precocemente i segnali di rischio e costruire modelli predittivi personalizzati. Un aspetto centrale del progetto sarà proprio la caratterizzazione biologica dei pazienti. L’obiettivo è consentire una vera medicina di precisione, proteggendo il cuore senza compromettere l’efficacia delle cure oncologiche e riducendo il rischio di interruzione delle terapie”.
I pazienti saranno valutati prima, durante e dopo la terapia oncologica mediante un approccio multimodale che combina imaging cardiovascolare, biomarcatori e tecnologie digitali. Un ruolo centrale sarà svolto dall’ecocardiografia, la metodica più diffusa e scalabile, arricchita da nuovi software capaci di identificare alterazioni cardiache molto precoci, insieme a tecniche avanzate come TAC cardiaca e risonanza magnetica. Saranno inoltre studiati nuovi marcatori di danno miocardico, ottenuti mediante biopsia liquida e il contributo della genetica e della farmacogenetica alla suscettibilità individuale e alla risposta ai trattamenti.
“Grazie all’intelligenza artificiale – conclude la professoressa Liuzzo – analizzeremo sia i pazienti arruolati prospetticamente, sia ampie coorti storiche di lungo-sopravviventi. Il cuore innovativo del progetto sarà la realizzazione di una piattaforma europea condivisa che integrerà dati raccolti nei diversi Paesi partecipanti. Questo repository rappresenterà una risorsa unica per sviluppare nuove strategie di prevenzione, diagnosi precoce e gestione personalizzata della cardiotossicità, con l’ambizione di trasformare il modo in cui vengono seguiti i pazienti oncologici dal punto di vista cardiovascolare e di rendere le cure sempre più sicure, efficaci e personalizzate”.
Per quanto riguarda i biomarcatori di imaging, l’esame di base resta l’ecocardiografia, anche nelle sue applicazioni più avanzate. “Ma oggi, grazie ad altre metodiche di imaging, quali PET e risonanza magnetica (RMN) – spiega il professor Luigi Natale, Associato di Radiologia all’Università Cattolica del Sacro Cuore, direttore del Centro Avanzato di Radiologia (ARC), responsabile della UOC di Radiologia toracica e cardiovascolare e Co-PI del COMPASS – siamo in grado di studiare anche i cosiddetti biomarcatori funzionali e il danno tessutale, sui quali l’ecocardiografia aggiunge poco”. A seconda dei diversi Work Package interessati, nel COMPASS ci sono gruppi che si occupano dello studio del danno aterosclerotico precoce, attraverso la TAC coronarica (sia valutando il calcio coronarico, che le placche instabili). “Per quanto riguarda gli studi di risonanza magnetica – prosegue il professor Natale – ci saranno due modelli fondamentali: quello della classica tossicità da antracicline e quello della miocardite indotta dagli immune checkpoint inhibitors (immunoterapia). La RMN è infatti in grado di documentare sia l’edema tessutale, che i danni irreversibili (necrosi ed eventuale sviluppo di fibrosi sostitutiva, di cicatrici), accanto a parametri funzionali più sofisticati e riproducibili di quanto misurabile con l’ecocardiogramma (volume, frazione d’eiezione, strain). Per quanto riguarda lo strain, alcune informazioni possono essere ottenute solo in risonanza magnetica, come quelle che riguardano la deformazione delle fibre intra-miocardiche (e non soltanto la dislocazione del contorno endo ed epicardico); questo viene fatto sia in condizioni di base che sotto stress ‘fisiologico’, come quello legato all’iperventilazione e quindi alla riduzione della CO 2 . Sempre in RMN, è poi possibile studiare la fibrosi interstiziale indotta dal danno cellulare, attraverso la misurazione del volume extracellulare, con tecniche di mappatura dei tempi di rilassamento (proprietà tessuto-specifiche), ed il danno micro-vascolare, attraverso tecniche di quantificazione del flusso miocardico, in condizione di base e sotto stress farmacologico. L’ultimo passaggio che viene fatto per la valutazione del danno tessutale è lo studio dell’ossigenazione del miocardio, che riflette un danno microvascolare, sia in condizioni di riposo, che sotto stress iperventilatorio. Tutte queste valutazioni ci dovrebbero portare all’identificazione di nuovi biomarcatori di imaging. La PET, che non ci vede direttamente coinvolti (questi studi vengono fatti al King’s College di Londra) esplorerà invece il danno mitocondriale”.
Link al progetto: https://compass-care.eu/
Maria Rita Montebelli
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Quando si parla di leucemia negli adulti, in circa tre casi su dieci si fa riferimento alla leucemia linfatica cronica, che è quindi la forma più comune della malattia. Nel...
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Quando si parla di leucemia negli adulti, in circa tre casi su dieci si fa riferimento alla leucemia linfatica cronica, che è quindi la forma più comune della malattia. Nel midollo osseo e appunto nei linfonodi e negli organi linfatici si accumulano i linfociti B, particolari globuli bianchi. Spesso questa patologia, più comune nell’anziano, non presenta particolari segni e sintomi e si sospetta dopo un esame del sangue, il classico emocromo, che risulta alterato. In certi casi compaiono ingrossamento delle ghiandole linfatiche, stanchezza, febbricola, sudorazione notturna e calo di peso inspiegabile. Nel frattempo, le alterazioni del midollo osseo portano non solo all’incremento dei linfociti ma anche ad anemia e diminuzione delle piastrine sono le principali manifestazioni della malattia.
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Cosa cambia
La terapia va studiata caso per caso: se però un tempo l’approccio terapeutico in prima linea si basava sostanzialmente sulla chemio-immunoterapia, oggi la situazione è cambiata. Lo segnala Paolo Ghia, Direttore del Programma di Ricerca Strategica sulla Leucemia Linfatica Cronica all’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e Professore Ordinario di Oncologia Medica all’Università Vita-Salute San Raffaele, ricordando come questo approccio «sia oggi superato dalle terapie mirate, costituite dagli inibitori di BTK e di BCL-2». Ed è in questo ambito che va registrata una novità importante: Aifa, l’Agenzia Italiana del Farmaco, ha approvato acalabrutinib in combinazione con venetoclax in prima linea. Gli studi dicono che grazie alla nuova terapia a durata fissa, il 90% dei pazienti non necessita di un trattamento successivo a 3 anni.
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Il valore dell’associazione
«Nella leucemia linfatica cronica, con acalabrutinib più venetoclax si sono ottenute risposte globali profonde e durature, con un elevato profilo di tollerabilità», è il commento di Ghia, riprendendo quanto emerso nello studio AMPLIFY, pubblicato sul New England Journal of Medicine. In particolare, stando alla ricerca, la sopravvivenza libera da progressione a 36 mesi è stata pari al 76,5% con acalabrutinib più venetoclax, inibitore di BCL-2, rispetto al 66,5% con chemio-immunoterapia. «Il nuovo regime è a durata fissa, pari a 14 cicli da 28 giorni: 2 con acalabrutinib, seguiti da 12 con acalabrutinib più venetoclax – continua Ghia -. Sono state osservate risposte globali profonde e durature, che hanno raggiunto il 92,8% con acalabrutinib più venetoclax, rispetto al 75,2% con chemio-immunoterapia. Altro aspetto cruciale è l’elevato profilo di tollerabilità di acalabrutinib più venetoclax, che consente di preservare la qualità di vita dei pazienti. Gli effetti collaterali, in particolare quelli di tipo cardiovascolare, come fibrillazione atriale, ipertensione arteriosa e sanguinamenti, si sono verificati in una minima percentuale di pazienti, caratterizzati da una lieve entità e facilmente gestibili. Dati particolarmente rilevanti, se si considera che i pazienti con leucemia linfatica cronica sono, nella maggior parte dei casi, anziani, spesso con comorbidità determinate dall’età avanzata».
Passi avanti sul linfoma mantellare
Passi avanti significativi vanno segnalati sulle possibilità di trattamento del linfoma mantellare, un tumore del sistema linfatico ben più raro con circa 800 nuovi casi stimati in Italia. Aifa ha approvato acalabrutinib in associazione a chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab) per il trattamento di pazienti con linfoma a cellule mantellari non trattato in precedenza non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali. «Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non Hodgkin B linfocitario, caratterizzato da una particolare resistenza ai trattamenti - indica Enrico Derenzini, Direttore della Divisione di Oncoematologia all’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano e Professore Associato di Ematologia alla Statale di Milano -. L’età mediana di incidenza è pari a circa 70 anni, ma può colpire anche persone più giovani. Può presentarsi in diverse forme, ad esempio con l’ingrossamento di un linfonodo del collo, dell’ascella o dell’inguine e può localizzarsi a livello del midollo osseo e a livello gastroenterico. Storicamente, rappresenta uno dei linfomi più difficili da curare, perché lo standard di cura in prima linea, costituito dalla chemio-immunoterapia con bendamustina e rituximab nei pazienti over 65 o non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali, consente di ottenere remissioni complete, ma la malattia resta caratterizzata da molteplici recidive».
Lo studio ECHO ha dimostrato che l’aggiunta di acalabrutinib alla chemio-immunoterapia (bendamustina e rituximab), in prima linea, migliora in modo sostanziale i risultati clinici in questi pazienti non eleggibili al trapianto autologo di cellule staminali.
Infine, Aifa ha inoltre approvato la rimborsabilità di acalabrutinib in monoterapia per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario non precedentemente trattati con un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (BTK). «Nel linfoma mantellare le recidive possono avvenire anche a distanza di 6-7 anni – conclude Derenzini – e dunque continueremo a vedere pazienti in recidiva, non precedentemente trattati con inibitore di BTK. Per questo, è importante avere a disposizione un inibitore di BTK di seconda generazione, come acalabrutinib, caratterizzato da elevata efficacia e tollerabilità».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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C
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Criteri Critici
Ospedale Papardo: attivo il servizio di agopuntura nell’Ambulatorio di Terapia del Dolore Tempostretto
Servizio rivolto in particolare ai pazienti oncologici
All’interno dell’Ambulatorio di Terapia del Dolore dell’ospedale Papardo, diretto dal dottor Giuseppe Leto, è attivo un percorso dedicato all’agopuntura, coordinato dal dottor Giuseppe Cama, medico anestesista e terapista del dolore con formazione specialistica nel settore.
L’agopuntura, metodica oggi integrata anche nella medicina occidentale, viene utilizzata come supporto terapeutico per modulare il dolore e migliorare sintomi correlati alla malattia. Presso il Papardo il servizio è rivolto in particolare ai pazienti oncologici, con l’obiettivo di affiancare le cure tradizionali e contribuire al miglioramento della qualità della vita.
Tra le principali indicazioni: dolore cronico e neuropatico, nausea da chemioterapia, disturbi del sonno, ansia, fatigue oncologica, rigidità articolare, xerostomia e stipsi da terapia con oppioidi.
«L’agopuntura non sostituisce le terapie oncologiche convenzionali, ma può rappresentare un valido supporto nella gestione dei sintomi correlati alla malattia e ai trattamenti – spiega il dottor Giuseppe Cama –. L’obiettivo è offrire al paziente un approccio integrato, personalizzato e orientato al miglioramento della qualità della vita, intervenendo sul dolore, sul benessere psicofisico e sulla sintomatologia associata ai percorsi di cura».
L’accesso al servizio avviene tramite visita presso l’Ambulatorio di Terapia del Dolore (Cup – codice 89.7A.1) ; dopo valutazione clinica, il paziente può essere inserito in un percorso integrato con cicli di trattamento generalmente composti da 8–10 sedute.
«L’attivazione di questo servizio – dichiara il dottor Giampiero Mastroeni, incaricato per la Direzione Sanitaria del Papardo – rappresenta un ulteriore passo nel percorso di ampliamento dell’offerta assistenziale dell’Azienda, con particolare attenzione ai bisogni dei pazienti fragili e oncologici. L’integrazione di metodiche validate, come l’agopuntura, all’interno dei percorsi ospedalieri testimonia il nostro impegno verso un modello di cura sempre più multidisciplinare, umano e centrato sulla persona».
“Ho un tumore alla prostata aggressivo”: Jeremy Clarkson lo ha annunciato in televisione. Le condizioni di salute del conduttore e pilota automobilistico
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva. Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile s…
Jeremy Clarkson, il celebre conduttore televisivo, giornalista e appassionato di automobili, ha pubblicamente rivelato di aver ricevuto una diagnosi di cancro alla prostata in forma aggressiva.
Il presentatore britannico, che ha compiuto 66 anni l’11 aprile scorso, ha scelto di condividere questa notizia con il suo pubblico attraverso gli episodi conclusivi della quinta stagione del suo programma “Clarkson’s Farm”, confermando di essere a conoscenza della malattia dallo scorso mese di maggio..
Il tumore è stato individuato in una fase molto precoce a seguito di una visita medica e di una biopsia, che ne hanno confermato l’aggressività. Clarkson si è sottoposto a un intervento chirurgico per la rimozione parziale della prostata, il 10% della quale risultava interessata dalla neoplasia. Nelle prossime settimane dovrà sottoporsi a un ulteriore intervento chirurgico. Di recente, il conduttore è stato fotografato in ospedale in seguito a una terapia che non avrebbe dato gli esiti sperati.
Clarkson ha conosciuto la popolarità televisiva con lo show automobilistico della BBC “Top Gear” che ha co-condotto dal 2002 al 2015 insieme a Richard Hammond e James May. Dopo l’addio alla BBC, il trio ha firmato con Amazon Prime Video per lo show “The Grand Tour”, andato in onda dal 2016 al 2025. Poi è arrivata “La fattoria di Clarkson (Clarkson’s Farm)” dal 2021 che documenta la caotica vita da agricoltore nella sua tenuta nei Cotswolds. Dal 2018 è il presentatore ufficiale della versione originale britannica di “Chi vuol essere milionario?”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
47.8/100
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Criteri Critici
Sorrisi in Yoga, per le donne con diagnosi di tumore al seno LILT Milano Monza Brianza
Il 25 giugno un appuntamento gratuito di yoga oncologico promosso da Humanitas San Pio X con LILT Milano, dedicato alle donne con diagnosi di tumore al seno.
In occasione della Giornata Internazionale dello Yoga, giovedì 25 giugno 2026 alle ore 18.00 è in programma “Sorrisi in Yoga“. L’evento è organizzato da Humanitas San Pio X in collaborazione con LILT Milano ed è dedicato a tutte le donne con diagnosi di tumore al seno.
L’appuntamento nasce all’interno di “Sorrisi in Rosa“, un progetto che accende i riflettori sull’importanza della diagnosi precoce e del racconto diretto di chi ha vissuto o sta vivendo la malattia.
Il programma dell’evento
La serata inizia alle 18.00 con lo “Yoga Bar“. Si tratta di un momento informale in cui le partecipanti potranno confrontarsi con un’oncologa senologa sui benefici dell’attività fisica durante il percorso di cura.
A seguire, una lezione gratuita di yoga oncologico con esercizi di respirazione, movimento consapevole e rilassamento. La pratica è pensata per ridurre la fatigue e gli effetti collaterali delle terapie, recuperare mobilità e forza, migliorare il sonno e ritrovare l’armonia tra mente e corpo.
La sessione sarà guidata da Pamela Elwes, insegnante di yoga oncologico di LILT Milano.
La partecipazione è gratuita, a numero chiuso e su prenotazione.
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Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica, in Umbria circa 60 nuove diagnosi ogni anno: arriva la nuova terapia per i pazienti più complessi Tag24 Umbria
Non soltanto una nuova terapia farmacologica, ma un ulteriore tassello nel percorso di innovazione che negli ultimi anni sta cambiando profondamente il trattamento delle patologie ematologiche. È da questa prospettiva che il mondo sanitario guarda alla decisione dell’Agenzia italiana del farmaco di rendere rimborsabile pirtobrutinib, nuova opzione terapeutica destinata ai pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria già sottoposti a precedenti trattamenti con un inibitore covalente della tirosina chinasi di Bruton (BTK).
Una novità che assume un significato particolarmente rilevante anche per l’Umbria, dove ogni anno vengono registrati circa sessanta nuovi casi di leucemia linfatica cronica e dove il polo ematologico dell’Azienda ospedaliera di Perugia rappresenta uno dei principali punti di riferimento regionali per la diagnosi, il monitoraggio e la cura della malattia.
La forma di leucemia più diffusa negli adulti
La leucemia linfatica cronica, nota con l’acronimo LLC, rappresenta la forma di leucemia più frequente in età adulta. Si tratta di una patologia ematologica che origina dai linfociti B e che, nella maggior parte dei casi, presenta un decorso lento e progressivo.
Nonostante i notevoli progressi registrati negli ultimi anni grazie allo sviluppo delle terapie mirate e della medicina di precisione, la gestione della malattia continua a richiedere un costante aggiornamento degli strumenti terapeutici disponibili, soprattutto nei casi in cui la patologia tende a ripresentarsi dopo i trattamenti iniziali o diventa refrattaria alle cure. Per questo, la disponibilità di nuove molecole rappresenta un elemento strategico sia per gli specialisti sia per i pazienti, chiamati ad affrontare percorsi terapeutici spesso lunghi e complessi.
Il quadro in Umbria: circa 60 nuovi casi ogni anno
A delineare la situazione regionale è Paolo Sportoletti, professore associato dell’Università degli Studi di Perugia, che ha commentato l’approvazione della nuova terapia sottolineandone l’importanza per il territorio umbro.
“In Umbria si registrano circa 60 nuovi casi di leucemia linfatica cronica ogni anno, la quasi totalità dei quali viene diagnosticata presso il Laboratorio di differenziazione cellulare e diagnostica molecolare dell’Azienda ospedaliera di Perugia” spiega Sportoletti. Numeri che fotografano una realtà sanitaria di grande rilevanza e che testimoniano il ruolo centrale svolto dall’ospedale del capoluogo nella presa in carico dei pazienti affetti da patologie ematologiche.
“Presso il solo ambulatorio dedicato alla Llc dell’Azienda ospedaliera di Perugia sono attualmente seguiti circa 800 pazienti, una popolazione nella quale la disponibilità di nuove opzioni terapeutiche per i casi recidivanti o refrattari riveste particolare importanza”. Un dato che evidenzia come l’introduzione di pirtobrutinib non rappresenti soltanto una novità sul piano scientifico, ma possa avere ricadute concrete e immediate sulla qualità delle cure offerte a centinaia di pazienti umbri.
Cos’è pirtobrutinib e perché rappresenta una novità
La decisione dell’Aifa, pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 26 marzo, rende disponibile il farmaco per i pazienti adulti già trattati con un inibitore covalente della BTK.
Pirtobrutinib è il primo e unico inibitore della tirosina chinasi di Bruton non covalente e reversibile attualmente disponibile per questa specifica indicazione terapeutica.
La particolarità della molecola risiede proprio nel suo meccanismo d’azione innovativo, sviluppato per superare una delle principali criticità emerse negli anni nella gestione della malattia: la comparsa di fenomeni di resistenza ai trattamenti tradizionali.
Molti pazienti, infatti, dopo una prima fase di risposta positiva alle terapie mirate possono sviluppare meccanismi biologici che riducono progressivamente l’efficacia dei farmaci.
In questi casi diventa fondamentale poter contare su strategie terapeutiche alternative in grado di continuare a controllare la progressione della patologia.
“Un importante avanzamento terapeutico”
È proprio su questo aspetto che si concentra il commento del professor Sportoletti.
“In questo contesto si inserisce in modo ottimale pirtobrutinib - prosegue Sportoletti -. Grazie al suo meccanismo d’azione non covalente e reversibile, agisce in modo efficace anche nei pazienti che hanno sviluppato resistenza agli inibitori covalenti di Btk precedenti, offrendo una nuova opportunità di trattamento in uno scenario clinico complesso. Si tratta di un importante avanzamento terapeutico e di un’opportunità in più per i nostri pazienti ematologici”.
Parole che sintetizzano il valore clinico della nuova terapia e che confermano come la ricerca farmacologica continui a rappresentare uno dei principali strumenti per migliorare la prognosi e la qualità di vita dei malati.
Gli studi clinici e i risultati ottenuti
Alla base dell’approvazione regolatoria vi sono i risultati degli studi clinici BRUIN e CLL-BRUIN 321, che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza del farmaco in pazienti già sottoposti a molteplici linee di trattamento.
Secondo quanto emerso dagli studi, pirtobrutinib ha dimostrato la capacità di garantire risposte cliniche durature anche in soggetti caratterizzati da un quadro terapeutico particolarmente complesso. Gli specialisti evidenziano inoltre un profilo di tollerabilità favorevole, elemento particolarmente importante in pazienti che spesso convivono con la malattia per molti anni e che possono aver già affrontato diversi percorsi terapeutici.
Una terapia orale che migliora la qualità della vita
Tra gli aspetti più apprezzati dagli ematologi figura anche la semplicità di somministrazione del trattamento. “Il farmaco è caratterizzato da una limitata frequenza di eventi avversi e da una tossicità contenuta - conclude Sportoletti -. Inoltre, si tratta di una terapia interamente orale, da assumere una sola volta al giorno, un aspetto che favorisce l’aderenza terapeutica e contribuisce a migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
Un elemento tutt’altro che secondario, soprattutto in una fase storica in cui la medicina punta sempre più a coniugare efficacia clinica, sostenibilità terapeutica e benessere complessivo della persona.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
L’oncologo Giuseppe Curigliano: “La speranza non è un’illusione, è una cura” Italia che cambia
Il presidente degli oncologi europei racconta a Italia Che Cambia perché curare un paziente significa offrirgli «una prospettiva di futuro», non soltanto una terapia. E perché la speranza resta uno degli strumenti più potenti contro il contagio della disperazione, nella medicina come nella vita.
“Perché il futuro non deve farci paura”. Se ho scelto questo sottotitolo per il mio primo libro – La fine del mondo (non) è vicina, la scintilla che ha dato vita a questa rubrica – non è certamente un caso. Tra guerre, catastrofi climatiche, pandemie incombenti e crisi economiche, le narrazioni apocalittiche che ci inondano ogni giorno sui media hanno trasformato l’avvenire in una minaccia da temere, più che in un orizzonte da costruire.
La grande assente dal dibattito pubblico è diventata la speranza, cioè la capacità di immaginare e progettare un domani diverso, addirittura migliore di oggi. Una speranza che intendo non tanto come auspicio fatalistico in un destino benevolo, bensì come spinta all’azione, motivazione a tirarsi su le maniche per realizzare da soli la nostra via d’uscita dalle sabbie mobili.
Per questo sono sobbalzato sulla sedia quando, recentemente, sulle pagine del Corriere della Sera, il mio occhio è caduto su un’intervista firmata dal bravo Aldo Cazzullo intitolata nientemeno che “La speranza è un motore”. A parlare era il professor Giuseppe Curigliano, 58 anni, presidente degli oncologi europei, ordinario alla Statale e vicedirettore scientifico dello Ieo di Milano, dove è stato allievo di Veronesi.
La sorpresa è duplice: non solo le colonne di un grande giornale nazionale hanno riscoperto questo concetto apparentemente anacronistico – eppure in realtà oggi più prezioso che mai –, ma a tirarlo fuori è un medico che cura tutto il giorno i malati di cancro, coloro che nella percezione comune avrebbero già la data di scadenza stampata in fronte. E allora perché mai dovrebbero prendersi la briga di sperare?
La risposta è semplice: perché un paziente che spera non ha la garanzia di guarire, ma un paziente che smette di sperare ha la certezza di spegnere la luce. Quella luce di cui invece ha tanto bisogno per illuminargli la strada verso la cura. Appena finita di leggere l’intervista, ho scritto una e-mail al professore, che cortesemente e compatibilmente con la sua fitta agenda di impegni, mi ha concesso una chiacchierata in videochiamata in una mattinata d’inizio estate. È stata l’occasione per approfondire il suo concetto di speranza – «sperare significa avere una prospettiva del futuro», dice – e la sua idea di medicina oncologica che non può prescindere dall’elemento sentimentale e umano del malato.
«Il paziente non combatte una battaglia, perché non c’è nessuno che vince né che perde, semmai va accompagnato», mi spiega Giuseppe Curigliano. «Aprire una finestra sul suo futuro gli consente di vedere un percorso davanti a sé, che non includa solo la malattia. Il cancro non va vissuto come un’interruzione della propria esistenza, bensì come un incidente da affrontare e, quando c’è la possibilità, superare».
La vita insomma non si conclude il giorno della diagnosi, per quanto grave e traumatica essa sia: «Dei dettagli tecnici della terapia ai pazienti non importa proprio niente. Tutti ti pongono sempre la stessa domanda: “C’è speranza di guarire?”. Anche nelle condizioni più drammatiche, non possiamo non mettere in campo tutta la nostra sensibilità, umanità ed esperienza, per assecondare questa speranza. Ucciderla significherebbe negare la possibilità stessa di curarsi. Se non c’è più niente da fare, non vale la pena di sottoporsi ad alcuna terapia».
Proprio questo è il rischio strisciante che si nasconde dietro al seduttivo richiamo del pessimismo. Non nutrire aspettative nel futuro può apparire rassicurante, perché chi non si illude evita di rimanere deluso. Ma il confine è sottile: e se invece convincersi che siamo spacciati si trasformasse in una profezia che si autoavvera? «L’ansia del paziente è comprensibile, ma se non le si mette un argine rischia di degenerare nella disperazione, nel delirio», mette in guardia l ’oncologo. «Purtroppo l’opinione pubblica nazionale continua a concepire il cancro come una malattia incurabile, irreversibile, nonostante i nostri tentativi di lanciare delle prospettive positive».
L’atteggiamento dell’informazione gioca un ruolo fondamentale nell’immaginario di ciascuno di noi, nel suscitare o inibire qualsiasi speranza. Analogamente, anche il modo in cui comunica il medico è cruciale per orientare l’approccio del paziente alla sua malattia. «Proprio in questo momento ci può essere uno scienziato, dall’altra parte del mondo, che sta portando avanti una ricerca in grado di cambiare il decorso di qualsiasi malattia. Non è una suggestione, è la pura verità», sottolinea Giuseppe Curigliano.
Un paziente che spera non ha la garanzia di guarire, ma un paziente che smette di sperare ha la certezza di spegnere la luce
«Tutte le scoperte a cui ho assistito negli ultimi vent’anni non sono mai state il risultato di qualcosa che già conoscevo. Il sapere che il medico mette a disposizione del singolo paziente, il più delle volte, non viene dal medico stesso, bensì dalla conoscenza collettiva. E il paziente non se ne rende nemmeno conto. Il momento più bello è quando gli puoi rivelare dei risultati di cui magari sei venuto a conoscenza con sei mesi di anticipo: significa offrirgli una terapia sicuramente migliore di quella precedente».
Da questo discorso del professor Curigliano traggo due lezioni. La prima: la vita ci può riservare sorprese terribili, come la diagnosi di un tumore, ma anche stupende, come un nuovo farmaco appena inventato a Singapore o a Hong Kong. La seconda è l’umanità: quando collabora tutta insieme è capace di raggiungere risultati che superano ogni aspettativa – magari addirittura, chissà, di trovare la cura per il cancro. Quella che lo stesso Giuseppe Curigliano, nell’intervista a Cazzullo, ha definito «il suo sogno fin da piccolo».
Forse qualche buon motivo per sperare dopotutto ci rimane. E se ci riesce un paziente oncologico, che si trova alle prese con uno degli ostacoli più duri che l’esistenza gli possa mettere davanti, magari possiamo farcela anche noi, di fronte alle nostre grandi e piccole avversità quotidiane.
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Tumore al seno, la Carovana della Prevenzione arriva a Vaccarizzo Albanese EcoDelloJonio.it
VACCARIZZO ALBANESE – La prevenzione arriva nel cuore dell’entroterra arbëreshë. Domenica21 giugno, il Salotto Diffuso diVakariciospiterà laCarovana della Prevenzione, il programma nazionale itinerante dedicato alla promozione della salute femminile e alla diagnosi precoce del tumore al seno. L’iniziativa si svolgerà inpiazza Pasquale Scura, dalleore 9 alle ore 15, e consentirà di effettuare visite ed esami diagnostici gratuiti rivolti alle donne residenti nella provincia di Cosenza, di età compresa tra i50 e i 69 anni compiuti. A darne notizia è il sindacoAntonio Pomillo, che sottolinea il valore dell’appuntamento per una comunità dell’entroterra, dove la distanza dai presidi ospedalieri può rendere più complesso l’accesso ai servizi sanitari. «Nei piccoli centri dell’entroterra – afferma il primo cittadino – la mancanza o la distanza dai presidi ospedalieri rende più difficile l’accesso ai servizi utili a garantire la salute dei cittadini. Risulta quindi importante, da una parte, informare sull’importanza della prevenzione e, dall’altra, offrire l’opportunità di screening gratuiti in loco». Per Pomillo, l’obiettivo è consentire al maggior numero possibile di donne di accedere a controlli utili a intercettare precocemente eventuali patologie. La diagnosi precoce, infatti, resta uno degli strumenti fondamentali nella lotta contro il tumore al seno. La tappa di Vaccarizzo Albanese rientra nel programma promosso dallaFondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCSe daKomen Italia, con il supporto diHertz. Il sindaco ha ringraziato l’Asp di Cosenzaper aver indicato il borgo arbëreshë come sede dell’iniziativa, riconoscendo al territorio un’occasione importante di prevenzione, informazione e tutela della salute. Per potersi prenotare è necessario rivolgersi al propriomedico di medicina generale.
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La terapia genica e la grande sfida alle patologie del sangue La Stampa
E’ considerato il massimo riconoscimento culturale italiano, spesso paragonato al Premio Nobel per l’importanza che riveste a livello internazionale: si tratta del Premio “Antonio Feltrinelli”, che viene assegnato annualmente dall’Accademia Nazionale dei Lincei di Roma con l’obiettivo di celebrare l’alto profilo morale e scientifico della ricerca, dell’impegno e della creatività. Istituita nel 1942 grazie al lascito testamentario dell’imprenditore Antonio Feltrinelli, l'onorificenza viene conferita a cittadini italiani e stranieri alternando cinque macro-aree disciplinari: Scienze morali e storiche; Scienze fisiche, matematiche e naturali; Lettere; Arti e Medicina. Inoltre, con cadenza periodica, viene assegnato un premio speciale destinato a imprese di eccezionale valore umanitario, strutturando così un albo d'oro che da oltre 80 anni celebra l'eccellenza su scala internazionale.
Tra i riconoscimenti destinati al mondo scientifico, Il Premio "Antonio Feltrinelli” 2026 per la medicina è stato consegnato a Marina Cavazzana nella cerimonia ufficiale di Palazzo Corsini, sede dei Lincei, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La professoressa Cavazzana è stata premiata “per le sue ricerche pionieristiche nella terapia genica delle patologie del sistema ematopoietico”. I suoi studi sono stati condotti a Parigi — dove è docente di Ematologia all’Université Paris Cité e direttrice del Dipartimento di Bioterapia all’Ospedale Necker-Enfants Malades — ma sempre in stretta collaborazione con centri di ricerca e università italiani.
Partendo dagli studi di fisiopatologia cellulare e molecolare sullo sviluppo del sistema immunitario ed ematopoietico, Cavazzana è stata una pioniera a livello mondiale della terapia genica applicata alle patologie del sangue. Le sue metodologie innovative hanno trovato applicazione clinica sia nel campo delle malattie rare e ultra-rare (come le immunodeficienze congenite) sia in quello di patologie dall'enorme impatto epidemiologico, tra cui l'anemia falciforme e la beta-talassemia. Le terapie sviluppate da Cavazzana hanno letteralmente rivoluzionato la vita dei pazienti, riducendo o eliminando del tutto la necessità di sottoporsi a continue trasfusioni.
Professoressa Cavazzana: come scienziata e donna che valore riveste il Premio Antonio Feltrinelli per la medicina?
"Riveste un'importanza enorme. Prima di tutto perché sono sempre rimasta molto attaccata alle mie origini italiane, un legame che ho manifestato continuando ad avere costanti rapporti di collaborazione con l'Università di Padova, con il San Raffaele di Milano e con l'Università di Roma. In secondo luogo, perché riconosco la grande responsabilità di ricevere un premio dall'Accademia dei Lincei: l'ho sempre considerata un'istituzione di rilievo europeo, formata da scienziati eccezionali, e guardo con ammirazione al ruolo che questa Accademia scientifica svolge nel mondo. Si può, quindi, facilmente immaginare l'onore di cui mi sento investita".
Alla presenza del Presidente della Repubblica tutto acquisisce un significato ancora più profondo…
"Sì, anche perché in Europa il Presidente della Repubblica italiana ha una statura morale, politica e sociale di immensa importanza. Come europea, mi sento molto riconoscente per tutto quello che ha fatto per la stabilità politica, per l'impegno sociale e soprattutto per la sua statura morale. Il nostro Presidente dovrebbe essere un esempio anche per gli altri Stati. Per me il Presidente Mattarella è una figura istituzionale davvero speciale”.
Prima di addentrarci nel merito delle sue ricerche, qual è il ruolo del sistema ematopoietico?
"Il ruolo del sistema ematopoietico si basa sulla produzione, che dura per tutta la vita, delle cellule sanguigne periferiche: i globuli rossi, i globuli bianchi e le piastrine. Questa produzione è garantita dalle cellule staminali che sono localizzate nelle ossa piatte dell'organismo”.
Qual è stata la scintilla, nel corso delle sue ricerche, che le ha fatto capire che modificare i geni potesse essere una strada percorribile per curare i pazienti?
"La vera scintilla sono stati i pazienti stessi. Seguivo il decorso dei bambini trattati con trapianto di midollo parzialmente incompatibile, quelli, cioè, che ricevevano le cellule da un donatore ma non compatibile. Vedevo le complicazioni, la tossicità e il rischio concreto di perdere la vita, anche se la malattia di per sé implicava già una prognosi severa. Questi bambini erano costretti a restare in ospedale, circondati dalle loro famiglie per lunghi mesi. Così avevo pensato, in modo allora molto naif, che, se fossimo riusciti a utilizzare le cellule staminali del paziente stesso per correggerle geneticamente, avremmo evitato tutti quei mesi di ricovero e le complicazioni immunologiche e infettive di un trapianto parzialmente incompatibile. Questa è stata la scintilla che mi ha fatto muovere dal trapianto di midollo osseo allogenico alla terapia genica. Poi, a metà degli Anni 90, ho avuto la fortuna di assistere a molti progressi e ho beneficiato della straordinaria capacità innovativa dell'équipe di Parigi in cui mi trovavo. Il terreno parigino era molto fertile: anche se io non possedevo tutte le competenze, potevo facilmente andare a cercarle dove c'erano e questo mi ha permesso, passo dopo passo, di ampliare le applicazioni cliniche”.
Parliamo ora del successo della terapia genica: che cosa accade in un paziente quando queste cure hanno successo?
“La terapia genica consiste nel correggere la variazione patologica di un gene responsabile della malattia. Oggi abbiamo diversi metodi a disposizione per farlo: isoliamo queste cellule, le correggiamo in laboratorio e poi le ri-trapiantiamo nel paziente in modo che l'organismo possa ricominciare a produrre la proteina, il recettore o la funzione che prima gli mancava, guarendolo dalla sua patologia. Il passaggio che dobbiamo ancora risolvere al meglio riguarda la procedura: attualmente raccogliamo le cellule staminali, le correggiamo in laboratorio e le reinseriamo nel paziente dopo che ha ricevuto la chemioterapia, necessaria per distruggere le cellule malate e fare spazio a quelle geneticamente corrette. Ora, quello che molti scienziati nel mondo - e noi stessi - stiamo cercando di fare è capire se sia possibile sostituire la chemioterapia con agenti non tossici, così da rendere la terapia genica del sistema ematopoietico ancora più semplice. L'altra linea di studio punta, invece, a evitare la raccolta e la correzione in laboratorio, cercando di mettere a punto dei mezzi per la correzione direttamente nel paziente in vivo”.
Tra le motivazioni del Premio "Antonio Feltrinelli” per la medicina c’è la sua attenzione per cure più democratiche e accessibili, considerando che i costi attuali per queste terapie sono elevatissimi. Che cosa si sta facendo per allargare il ventaglio di pazienti che possono accedere alle cure?
“Innanzitutto, si tenta di utilizzare le scoperte accademiche per trasformarle in farmaci che gli ospedali, attraverso la loro organizzazione sanitaria, possano mettere a disposizione dei pazienti a un prezzo ridotto. In secondo luogo, si sta cercando di creare in Europa un network dei centri più attivi nella fabbricazione di queste medicine, così da mettere in comune le terapie che ciascun centro porta avanti da solo. In questo modo possiamo aumentare il numero di malattie e di pazienti che possono accedere a questo approccio terapeutico, mantenendo i costi contenuti. Ci sono diverse modalità che i vari Stati stanno provando a integrare per portare queste terapie ai pazienti in modo sostenibile per i differenti sistemi sanitari”.
In questo senso, i valori europei che condividiamo tra gli Stati membri stanno facendo la differenza rispetto alle ricerche che vengono condotte in altre aree del mondo?
"Sì, l'Europa ha una marcia in più e, soprattutto, si sta dando la capacità di rispondere concretamente ai nostri valori. Abbiamo questo vantaggio e dobbiamo utilizzarlo per riprendere la nostra posizione: da un lato per una questione di sovranità su questi medicinali e dall'altro per garantire un accesso equo a tutti i pazienti, almeno sul territorio europeo”.
Oggi l'analisi delle informazioni sui pazienti curati negli anni può contare sull'Intelligenza Artificiale, che sta accelerando il lavoro degli scienziati: pensa che l'IA possa semplificare il vostro lavoro?
“A noi l’Intelligenza Artificiale ha già permesso di comprendere meglio le relazioni patologiche delle cellule staminali e spero che l'applicazione che ne stiamo facendo nei trial clinici dia i risultati sperati. Certamente, l'uso degli algoritmi nella stratificazione dei malati, nella comprensione della patologia e nella determinazione dei biomarcatori ci permette di fare un grande passo avanti: è quello di adattare con precisione millimetrica la terapia al singolo malato”.
Che messaggio si sente di dare a una giovane ricercatrice?
"Il mio è innanzitutto un messaggio di forte incoraggiamento rivolto a tutte le giovani donne che intraprendono la ricerca scientifica: non censuratevi, andate avanti, perché è assolutamente possibile conciliare una grande carriera scientifica con una vita personale e femminile. E poi dico loro di guardare all'Europa come a una ‘scienza in marcia’ e a un contesto che sarà sempre più attivo. Bisogna credere nei valori europei, difenderli e, soprattutto, restare a lavorare in Europa”.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Tumori: in Europa 3,2 milioni di nuove diagnosi (+58% dal 1995) ma migliora la sopravvivenza IlPiacenza
Tumori: in Europa 3,2 milioni di nuove diagnosi (+58% dal 1995) ma migliora la sopravvivenza Lo rivela il Comparator Report on Cancer in Europe 2025 dello Swedish Institute for Health Economics (IHE: Istituto Svedese di Economia Sanitaria)
Incidenza e mortalità dei tumori in 31 Paesi europei
Nel 2022 in Europa sono stati stimati 3,2 milioni di nuovi casi, contro i 2,1 milioni del 1995: un aumento del 58%, anche dovuto all’invecchiamento della popolazione. In assenza di ulteriori progressi in prevenzione, diagnosi precoce e trattamento, le proiezioni indicano che le nuove diagnosi potrebbero arrivare a 4,1 milioni entro il 2050. Sono i dati centrali del Comparator Report on Cancer in Europe 2025 - Disease Burden Costs and Access to Medicines and Molecular Diagnostics, pubblicato dallo Swedish Institute for Health Economics che aggiorna la situazione del carico clinico, economico ed organizzativo della oncologia in 31 Paesi europei: 27 Stati membri dell’UE più Islanda, Norvegia, Svizzera e Regno Unito.
L’incidenza aumenta e il cancro è già la prima causa di morte nelle persone con meno di 65 anni, responsabile del 32% dei decessi in questa fascia di età nel 2022. La mortalità non cresce con lo stesso ritmo delle diagnosi: tra il 1995 e il 2022 i decessi per tumore sono aumentati del 24%, passando da 1,2 a 1,5 milioni, molto meno dell’incremento della incidenza. Per gli Autori, questa differenza è il segno dei progressi ottenuti in diagnosi precoce, trattamenti e qualità complessiva delle cure.
Il Report sottolinea che i decessi per cancro in Europa si sono stabilizzati intorno a 1,3-1,4 milioni l’anno dal 2008.
Tuttavia, il cancro resta la seconda causa di morte, con il 23% del totale dei decessi, dietro alle malattie cardiovascolari . In diversi Paesi della Europa nord-occidentale ha già superato le patologie cardiovascolari e, secondo le previsioni richiamate nel documento, potrebbe diventare la prima causa di morte nella UE entro il 2035.
Fattori di rischio modificabili
Il Rapporto precisa che una quota compresa tra il 30 e il 50% dei nuovi casi è collegata a fattori di rischio modificabili, tra cui: fumo, alcol, obesità, dieta non salutare, inattività fisica, esposizione a radiazioni UV e infezioni oncogene come HPV (Human Papilloma Virus) e HBV (Human Hepatitis B Virus).
Sulla sopravvivenza il miglioramento è netto, ma disomogeneo
La sopravvivenza a cinque anni è aumentata nella maggior parte dei tumori rispetto agli anni novanta. I progressi più importanti si osservano nei tumori ematologici, dove la innovazione farmacologica ha avuto un impatto particolarmente rilevante. Al contrario, per alcuni tumori solidi come: vescica, cervello, tumori ginecologici e laringe, i miglioramenti sono stati limitati o assenti. Nel confronto tra i 15 Paesi con i dati disponibili, la Svezia viene indicata come il Paese con le migliori performance. Secondo una stima del Report, quasi 200mila decessi per cancro potrebbero essere evitati ogni anno se tutti questi Paesi raggiungessero i livelli svedesi.
La spesa oncologica
Il capitolo economico conferma la crescente pressione sulla oncologia. Tra il 1995 e il 2023 la spesa sanitaria diretta per il cancro è più che raddoppiata, passando da 62 a 146 miliardi di euro, a prezzi e cambi 2023. La spesa oncologica pro capite varia di quasi tre volte: sotto i 150 euro in alcuni Paesi della Europa centro-orientale, oltre 400 euro in Germania e Svizzera, al netto della parità di potere d’acquisto. L’Italia si colloca in una fascia intermedia per la spesa sanitaria diretta destinata al cancro. Il Report la include tra i Paesi con una spesa pro capite per l’assistenza oncologica compresa tra 200 e 280 euro, insieme, tra gli altri, a Regno Unito, Irlanda, Repubblica Ceca , Malta, Cipro e alcuni Paesi nordici.
Innovazione e nuove terapie
Sulla innovazione, dal 1995 al 2024 l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), ha approvato 194 nuovi farmaci oncologici e 318 nuove indicazioni per medicinali già autorizzati. Target theraphy, immunoterapie, anticorpi farmaco-coniugati, anticorpi bispecifici e Car-T hanno ampliato il corredo terapeutico, mentre si prospettano: vaccini terapeutici a mRNA, terapie cellulari, gene editing e altre piattaforme innovative.
Rimborsabilità e tempi di accesso ai nuovi farmaci
Il Rapporto segnala forti disuguaglianze nella rimborsabilità e nei tempi di accesso ai nuovi farmaci. Per i medicinali oncologici approvati dall’EMA tra il 2019 e il 2022, la Germania risulta con la quota più alta di rimborsabilità, pari al 96%, seguita da Svizzera, Australia e Italia. L’Italia si colloca all’83%, sopra la media UE del 67%, ma con tempi non ancora allineati ai Paesi più rapidi. Il tempo medio per arrivare al rimborso è stimato in circa 370 giorni, meglio di molti Paesi della Europa centro-orientale, ma più lento rispetto a Germania e Danimarca, dove il rimborso avviene mediamente in meno di 150 giorni.
Anche sull’utilizzo effettivo dei nuovi trattamenti, il profilo italiano, appare intermedio. Il Report osserva che Francia e Germania guidano in modo costante l’adozione di farmaci oncologici dopo l’approvazione EMA, mentre Italia e Spagna, mostrano un andamento più moderato.
Diagnostica molecolare
Il tema non riguarda solo i farmaci, la medicina di precisione dipende sempre più dalla diagnostica molecolare. Quasi la metà dei nuovi farmaci oncologici approvati per i tumori solidi, tra il 2015 e il 2020 era associata ad un biomarcatore predittivo. I test single-gene sono ormai ampiamente disponibili, ma l’accesso al Next Generation Sequencing (NGS Sequenziamento di Nuova Generazione) che consente di sequenziare milioni di frammenti contemporaneamente, riducendo tempi e costi, resta limitato in molti Paesi.
Carenza di dati real-world e nella pratica clinica
Il Report insiste sulla carenza di dati real-world. Solo 15 Paesi su 31 pubblicano tassi di sopravvivenza a cinque anni per tutti i tumori e per sede tumorale, 3 li pubblicano solo per sede e 13 non forniscono dati attraverso report o siti nazionali. Mancano inoltre, informazioni sistematiche su come i pazienti vengono trattati nella pratica clinica, tra ospedali e territori.
La conclusione del Rapporto
L’Europa ha ottenuto progressi importanti, ma “per fare meglio” deve investire non solo in nuovi trattamenti, ma anche in prevenzione, diagnosi molecolare, registri, evidenze real - world e capacità di ripartire le risorse dove producono più salute.
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Prevenire per curare: adesioni da record per i test di screening La Stampa
Nell'Astigiano cresce l'attenzione agli screening antitumorali: i dati dell'Asl testimoniano l'alta adesione ai programmi di «Prevenzione Serena», che riguardano seno, cervice uterina e colon-retto.Nel 2025 hanno aderito allo screening mammografico 9.842 donne, il 66,7% della popolazione invitata. Sono previsti controlli annuali nella fascia d'età 45-49 anni, biennali tra i 50 e 74 anni. Per il tumore della cervice uterina, su oltre 7.200 inviti alle donne tra i 25 e 64 anni, si sono registrati 5.193 pap-test o Hpv test, confermando un trend di adesione molto alto, il 71,6%. Gli screening sono stati effettuati negli ambulatori del consultorio familiare ad Asti, Canelli, San Damiano, Nizza e Villafranca. Per il tumore del colon retto, il test coinvolge ogni anno oltre 25 mila astigiani (uomini e donne tra 50 e 74 anni), con migliaia di esami eseguiti tramite le farmacie territoriali aderenti. Nel 2025 hanno eseguito il test 11.785 astigiani, il 46,4% della popolazione target. In caso di esito positivo (presenza di sangue occulto nelle feci), si esegue una colonscopia di approfondimento: circa 800 quelle eseguite nel 2025. Per rendere il servizio sempre più vicino alle esigenze della popolazione è stata attivata un’unità di screening all’ospedale Santo Spirito di Nizza, che si aggiunge all’attività del reparto di gastroenterologia al Cardinal Massaia.
Il direttore generale
«L’attività di screening oncologico vede da tempo l’Asl di Asti tra le più virtuose a livello nazionale – commenta il direttore generale Giovanni Gorgoni - il 2025 conferma risultati superiori alla media regionale: +23% per lo screening della cervice uterina, +8% per la mammografia e per lo screening del colon-retto. Sono risultati importanti, ma l'obiettivo è portare l’adesione il più vicino possibile al 100%, perché ogni persona che aderisce rappresenta un’opportunità in più di diagnosi precoce e di cura». A livello piemontese, il 2025 è stato un anno record con 1.343.000 inviti spediti. L'Asl di Asti ha ottimi livelli di copertura: per gli screening della mammella e della cervice uterina, nel 2025 ha mantenuto la copertura totale dell'invito per le donne nelle fasce d'età protette che sono 45-75 anni per la mammografia, 25-64 anni per pap-test e Hpv test. «Stiamo mettendo in campo azioni per favorire la partecipazione della popolazione – continua il direttore generale - Da questa settimana, ad esempio, è attivo un sistema di sms promemoria per ricordare l’appuntamento già programmato. Abbiamo pubblicato un avviso rivolto agli enti del terzo settore per accordi di collaborazione nell’ambito degli screening oncologici e delle campagne di promozione della salute. L’obiettivo è creare una rete sul territorio, coinvolgendo associazioni e realtà nella diffusione dei messaggi di prevenzione, nelle attività di invito ai cittadini e, dove necessario, anche nel supporto logistico». L'Asl sta anche valutando il coinvolgimento del personale sanitario delle Case di comunità nella promozione e nella prenotazione degli screening.
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Criteri Critici
All’ospedale di Carmagnola un laboratorio per gli uomini in terapia oncologica Il Carmagnolese
Un’iniziativa innovativa per affiancare le cure mediche con un percorso di attenzione alla persona: all’ospedale San Lorenzo diCarmagnolasi è svolto unlaboratorio-pilota di benessere dedicato agli uomini in terapia oncologica, promosso dall’Associazione “La forza e il sorriso”, realtà attiva dal 2007 nell’organizzazione di attività gratuite per i pazienti affetti da tumore. L’incontro, della durata di circa due ore, ha coinvolto i partecipanti in unpercorso guidato da una Beauty Coachprofessionista e supportato dallapresenza di una psicologa. L'Asl TO5 e Carmagnola nel progetto per il tumore alla prostata Lo studio per la lotta al tumore alla prostata porta l'Asl TO5 e Carmagnola nel progetto ProScreenMRI dell'Istituto di Candiolo IRCCS. In Italia il tumore della prostata è la neoplasia più frequente nella popolazione maschile e al fine di rispondere…Leggi tuttoL'Asl TO5 e Carmagnola nel progetto per il tumore alla prostata Attraverso dieci semplici passaggi -dalla detersione del viso all’idratazione di mani e corpo- i pazienti hanno potuto apprendere alcunepratiche utili ad affrontare gli effetti collaterali delle terapiee a recuperare un rapporto più sereno con la propria immagine. A ciascun partecipante è stata inoltre consegnata una borsa contenenteprodotti cosmeticie una guida conconsigli praticida utilizzare anche a casa. Sicurezza alimentare, 1500 controlli dell’Asl TO5 in un anno Sicurezza alimentare: l'Asl TO5 ha svolto quasi 1500 controlli igienico-sanitari nel corso dello scorso anno, riscontrando irregolarità in 443 aziende, con oltre 120 sanzioni. Quasi 1.500 controlli igienico-sanitari effettuati in un anno tra aziende, negozi, supermercati, ristoranti, mense e bar…Leggi tuttoSicurezza alimentare, 1500 controlli dell’Asl TO5 in un anno «Un percorso oncologico può mettere profondamente alla prova il modo in cui una persona percepisce sé stessa e il proprio corpo-spiega Paolo Braguzzi, presidente dell’Associazione-Prendersi cura di sé, anche attraverso piccoli gesti, può rappresentare un importante strumento di benessere e di riconnessione con la propria identità. Per questo continuiamo a lavorare affinché il progetto sia sempre più inclusivo e vicino ai bisogni dei pazienti». Soddisfazione anche da parte delreparto di Oncologia. «Curare significa accogliere la persona nella sua interezza, non soltanto occuparsi della malattia», sottolinea il direttore della struttura, Antonio Capaldi. Carmagnola: in Oncologia la mostra dedicata a Letti di Notte All'ospedale San Lorenzo di Carmagnola, nel Day Hospital di Oncologia, è stata inaugurata la mostra fotografica dedicata al festival letterario Letti di Notte, a cura del Circolo "La Fonte". È stata inaugurata, nel reparto di Oncologia dell’ospedale San Lorenzo di…Leggi tuttoCarmagnola: in Oncologia la mostra dedicata a Letti di Notte Dello stesso avviso la coordinatrice infermieristica Maria Teresa Civiero: «Il benessere e la bellezza maschile meritano lo stesso ascolto di quella femminile. Èun modo concreto per restituire a ogni paziente la propria identitàdavanti allo specchio». L’esperienza verrà riproposta nei prossimi mesicon nuovi appuntamenti dedicati agli uomini, mentre proseguiranno regolarmente anche i laboratori rivolti alle donne seguite dal reparto di Oncologia dell’ospedale carmagnolese dell’Asl TO5. Ecco il nuovo Ospedale di Comunità dell'Asl TO5 a Carignano Inaugurato ufficialmente il nuovo Ospedale di Comunità dell'Asl TO5 a Carignano, frutto di 3,6 milioni di euro di investimenti del PNRR. Ha 20 posti letto ed entra in funzione da lunedì. È stato inaugurato a Carignano il nuovo Ospedale di…Leggi tuttoEcco il nuovo Ospedale di Comunità dell'Asl TO5 a Carignano
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Vaccini oncologici personalizzati: la scommessa del DNA lineare Osservatorio Terapie Avanzate
CAR-T e Immunoterapia
Vaccini oncologici personalizzati: la scommessa del DNA lineare
La biotech italiana NeoMatrix sviluppa una piattaforma genetica a produzione rapida e scalabile a livello industriale, per ottenere vaccini tumorali su misura in sole sei settimane
Dopo il successo con il COVID-19, i vaccini genetici stanno trovando applicazione anche in oncologia, dove rapidità e versatilità sono fattori cruciali, e si stanno esplorando nuove piattaforme e modalità di somministrazione. In questo scenario, uno studio coordinato dalla biotech italiana NeoMatrix e pubblicato su Journal of Immunotherapy of Cancer suggerisce che non conta solo il bersaglio, ma anche la forma con cui viene “presentato” al sistema immunitario. Il lavoro nasce dalla partnership con la britannica 4basebio, che ha sviluppato una nuova piattaforma di DNA lineare per la realizzazione di vaccini oncologici personalizzati, con un processo che potrebbe portare alla produzione del vaccino in circa sei settimane. Per capire risultati e significato dello studio, abbiamo parlato con la dott.ssa Claudia Tonini.
IL DNA LINEARE COME PIATTAFORMA VACCINALE
Nella sua forma più classica, un vaccino a DNA è costituito da una molecola circolare - un plasmide - prodotta e amplificata in cellule batteriche. Questa è la stessa piattaforma utilizzata anche dalla biotech romana Takis, da cui nasce NeoMatrix come spin-off, e portata fino alla Fase I clinica con il vaccino COVID-eVax.
La nuova tecnologia hpDNA, sviluppata dalla britannica 4basebio, utilizza invece una forma diversa di materiale genetico: un segmento lineare sintetico, costituito da una doppia elica con estremità chiuse a forcina (“hairpin”) che ne aumentano la stabilità e lo proteggono dalla degradazione. NeoMatrix ha poi integrato questa piattaforma nella propria pipeline di identificazione e selezione dei neoantigeni tumorali, proteine derivate da mutazioni specifiche del tumore, con l’obiettivo di sviluppare vaccini personalizzati contro il cancro.
UNA TECNOLOGIA PIÙ “PULITA”, RAPIDA E SCALABILE
A differenza del DNA plasmidico, l’hpDNA viene prodotto attraverso un processo enzimatico completamente cell-free, senza l’utilizzo di batteri. “Con il plasmide ci si porta dietro parti derivanti dalla produzione batterica, che potrebbero rappresentare un problema dal punto di vista regolatorio e della sicurezza”, spiega la dott.ssa Claudia Tonini, prima autrice dello studio. “Nel caso del DNA lineare queste componenti mancano, perché il processo produttivo non richiede cellule batteriche”.
Secondo i ricercatori, tra le piattaforme oggi studiate per i vaccini genetici hpDNA potrebbe offrire vantaggi anche sul piano produttivo e della scalabilità industriale, aspetti cruciali per un futuro utilizzo clinico.
“La produzione dell’mRNA richiede un passaggio in più, quello della trascrizione dello stampo di DNA, che qui non è necessario, perché il DNA è già il prodotto finale”, osserva Tonini. “Rispetto al DNA plasmidico, inoltre, il processo è più rapido e permette di ottenere la stesso effetto utilizzando quantità inferiori di materiale”.
STESSO BERSAGLIO, RISPOSTA DIVERSA
I ricercatori hanno confrontato hpDNA sia con il DNA plasmidico sia con l’RNA messaggero (mRNA), utilizzando come strategia di delivery l’elettroporazione, una tecnica che impiega brevi impulsi elettrici per facilitare l’ingresso del materiale genetico nelle cellule. Pur essendo tutti i vaccini progettati contro gli stessi bersagli tumorali, i risultati ottenuti con le diverse piattaforme sono stati molto diversi.
“Sia l’mRNA che hpDNA vengono espressi nel muscolo dei topi vaccinati, cioè producono l’antigene corretto”, spiega la dott.ssa Claudia Tonini, “ma a livello immunologico l’mRNA somministrato tramite elettroporazione non induce una risposta immunitaria rilevabile”.
Attraverso analisi di sequenziamento dell’RNA a singola cellula, il gruppo ha identificato una possibile spiegazione. “Abbiamo visto che molti geni pro-infiammatori erano presenti nel muscolo dei topi elettroporati con il DNA, ma non in quello dei topi trattati con mRNA”, racconta la ricercatrice. “Probabilmente questa risposta infiammatoria favorisce il reclutamento e il priming delle cellule T”. In altre parole, il modo in cui il vaccino viene progettato e somministrato può modificare profondamente la risposta immunitaria.
Gli autori sottolineano però che questi risultati non mettono in discussione l’efficacia dei vaccini a mRNA formulati in nanoparticelle lipidiche, già utilizzati contro tumori e malattie infettive, come nel caso di COVID-19. Nel lavoro, infatti, l’mRNA è stato somministrato tramite elettroporazione, senza la formulazione lipidica.
VACCINI PERSONALIZZATI IN SEI SETTIMANE
L’obiettivo finale della piattaforma di Neomatrix e 4basebio è lo sviluppo di vaccini oncologici personalizzati. In questo approccio il vaccino viene costruito sulle specifiche mutazioni presenti nel tumore del singolo paziente.
“Dalla biopsia del materiale tumorale, si estraggono DNA e RNA, che vengono confrontati con il DNA sano del paziente attraverso tecniche di sequenziamento. I dati vengono poi elaborati da una pipeline bioinformatica che seleziona i neoantigeni più promettenti”, spiega Tonini. “Una volta identificati i bersagli immunitari, viene progettato il costrutto vaccinale e inviato a 4basebio per la produzione dell’hpDNA. Tutto questo richiede circa sei settimane: in oncologia il timing è fondamentale e avere una piattaforma rapida può rappresentare un vantaggio importante”.
DAL COLON AL TUMORE DEL POLMONE
Per gli esperimenti preclinici i ricercatori hanno utilizzato modelli murini di tumore del colon, scelti sia perché ampiamente caratterizzati nella ricerca oncologica sia per la loro elevata immunogenicità.
“La nostra pipeline non è vincolata a un singolo tipo di tumore: è un approccio sostanzialmente agnostico”, spiega la dott.ssa Claudia Tonini. “In linea teorica possiamo applicarlo a neoplasie diverse, purché però presentino un numero sufficiente di mutazioni da sfruttare per progettare il vaccino”.
Lo stesso principio ha guidato la scelta del carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) per il futuro studio clinico, oggi in fase di progettazione. Oltre a essere una delle neoplasie più diffuse e letali al mondo, questo tumore presenta infatti un carico mutazionale relativamente elevato.
L’obiettivo, però, è ampliare l’approccio anche ad altri tumori. “Abbiamo ottenuto risultati promettenti anche nel tumore della mammella triplo negativo”, racconta Tonini. “Inoltre stiamo modificando la pipeline bioinformatica per ampliare il numero di neoantigeni identificabili, così da poter includere anche tumori con un carico mutazionale più basso”.
VERSO LA SPERIMENTAZIONE CLINICA
NeoMatrix sta ora lavorando al passaggio verso la clinica. “Siamo in fase di sottomissione all’European Medicines Agency (EMA)”, conclude Tonini. “Abbiamo raccolto dati preclinici di tossicologia e biodistribuzione con risultati positivi e stiamo preparando uno studio di Fase I”.
Nel panorama dei vaccini oncologici personalizzati, hpDNA potrebbe quindi aggiungersi alle piattaforme già in sviluppo. Non necessariamente per sostituirle, ma come possibile tecnologia complementare.
“Più che immaginare una singola piattaforma dominante”, conclude Tonini, “crediamo che in futuro coesisteranno approcci diversi, dai vaccini a RNA ai vettori virali, ciascuno con vantaggi e limiti specifici”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Screening gratuiti per udito, diabete e melanoma il 18 giugno a Spoltore Abruzzonews
SPOLTORE – Una mattinata dedicata alla salute e alla prevenzione. Martedì 18 giugno, dalle 9.00 alle 12.30, il parcheggio antistante il Palazzo Municipale di via Di Marzio ospiterà una giornata di screening gratuiti per udito, diabete e melanoma, promossa dal Lions Club Montesilvano in collaborazione con il Comune di Spoltore.
L’iniziativa offrirà ai cittadini la possibilità di sottoporsi a controlli mirati e completamente gratuiti, con l’obiettivo di favorire la diagnosi precoce di alcune tra le patologie più diffuse e sensibilizzare sull’importanza di uno stile di vita orientato al benessere.
Gli screening riguarderanno tre ambiti fondamentali. Il controllo dell’udito permetterà di individuare eventuali deficit uditivi e promuovere una corretta cura dell’apparato uditivo. Per il diabete saranno effettuati test specifici utili a rilevare alterazioni glicemiche o situazioni di rischio. Il controllo dermatologico sarà invece finalizzato all’individuazione precoce di lesioni cutanee sospette, con particolare attenzione alla prevenzione del melanoma.
Per garantire un servizio efficiente e accogliente, sarà presente un’ambulanza attrezzata per gli screening sanitari e un’area dedicata all’accoglienza dei partecipanti.
“Questo appuntamento – ricorda la consigliera comunale delegata alla sanità Marzia Damiani – rappresenta un importante esempio di collaborazione tra istituzioni e associazioni di servizio, unite nell’obiettivo comune di promuovere il benessere della comunità. La partecipazione è libera e gratuita, offrendo a tutti un’opportunità concreta per prendersi cura di sé attraverso la prevenzione”.
Una mattinata che unisce salute, sensibilizzazione e vicinanza al territorio, confermando l’impegno condiviso per una comunità più informata e protetta.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Melanoma e tumori cutanei: la prevenzione dermatologica resta l'arma più efficace pharmastar.it
All'Oncology Summit 2026, Monica Forchetta, presidente di APAIM - Associazione Pazienti Italia Melanoma, ha ribadito l'importanza della prevenzione nella lotta ai tumori cutanei. Negli ultimi vent'anni i casi di melanoma in Italia sono aumentati in modo significativo, rendendo sempre piů necessario promuovere controlli dermatologici periodici e una corretta esposizione ai raggi UV. Particolare attenzione va riservata ai lavoratori all'aperto e a chi pratica sport outdoor, categorie maggiormente esposte al rischio. Il messaggio lanciato in vista dell'estate č chiaro: una visita dermatologica annuale puň favorire la diagnosi precoce e contribuire a salvare vite. Dalla diagnosi alla terapia: la gestione moderna della trombocitopenia indotta da eparinaRossella Marcucci HIT: riconoscere precocemente una complicanza rara ma ad alto rischio tromboticoMaria Amitrano TEV: il paziente fragile al centro: personalizzare la profilassi tra complessitŕ clinica e sicurezzaRossella Marcucci Tromboprofilassi nel paziente internistico: superare le criticitŕ per una prevenzione piů efficaceMaria Amitrano Dalla profilassi all’innovazione: il futuro della prevenzione tromboembolica tra evidenze e intelligenza artificialeProf. Davide Imberti Tumore del polmone: screening con TAC a basso dosaggio e prevenzione al centro delle strategie sanitarieFrancesco Zaffini Prevenzione oncologica: fino al 40% dei tumori puň essere evitato agendo sugli stili di vitaFrancesco Perrone Melanoma e tumori cutanei: la prevenzione dermatologica resta l’arma piů efficaceMonica Forchetta Oncologia: innovazione, diagnosi molecolare e accesso rapido alle cure per i pazientiprofessor Massimo Di Maio Oncologia e innovazione: il dialogo tra istituzioni, medici e pazienti guida il futuro delle cureUgo Cappellacci Screening oncologici del futuro: personalizzazione del rischio e intelligenza artificialeHarry J. de Koning Prevenzione del tumore al seno: genetica, rischio individuale e stili di vitaEugenio Paci InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia