📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.9/100
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Criteri Critici
Ciascuno di noi dovrebbe fare la sua parte per assicurare agli abitanti di questo pianeta la possibilità di condurre una vita dignitosa. Leggi
Un anno e mezzo fa mio marito e io abbiamo adottato un cane sottratto ai proprietari dopo un’indagine per maltrattamenti e incuria. Ha gravi problemi dermatologici e di recente gli è stato diagnosticato un linfoma. Come quasi tutti i cani, malgrado quello che ha sofferto ha un carattere dolce. Ha anche una squadra di specialisti: un dermatologo, un oncologo e il veterinario che lo ha sempre seguito. Al momento è a suo agio e felice. Quando arriverà il momento (molto probabilmente l’anno prossimo), lo accompagneremo verso una morte gentile.
Abbiamo i mezzi per prenderci cura di lui, ma è costoso – nell’ordine di una rata dell’auto, non del mutuo. Non ha l’aspetto di un cane “normale”, e la gente sa che segue una terapia medica. Ci sono molti giudizi non richiesti, soprattutto su tre fronti: chi pensa che dovremmo destinare la stessa quantità di risorse ad associazioni animaliste e non a un singolo cane, chi ritiene che sia sbagliato “sottoporre un cane alla chemio”, e chi crede che sia moralmente sbagliato dedicare tanto impegno a un animale. Noi, semplicemente, amiamo il nostro cane. Lei che ne pensa? –C. S., Portland, Oregon
Quanto vale la vita di un cane? Avete risposto ai giudizi non richiesti sollecitando il mio. E visto che me lo chiedete, penso che la vostra lettera sollevi questioni morali molto impegnative. La prima riguarda l’impiego delle nostre limitate risorse. Alcuni di quelli che vi criticano hanno a cuore come voi il benessere degli animali, ma pensano che cifre paragonabili a una rata dell’auto andrebbero spese per aumentare il benessere di più di un esemplare. D’altra parte, anche le loro rate dell’auto darebbero un contributo maggiore al benessere collettivo se fossero destinate a un’organizzazione non profit. Il loro argomento si basa sulla premessa che la moralità consiste nel minimizzare la sofferenza nel mondo. Ma questo escluderebbe quasi tutte le vostre spese: i sessanta dollari che avete sborsato per una sciarpa potrebbero mantenere una famiglia denutrita dell’Eswatini per un bel po’ di tempo.
Ciascuno di noi, diciamolo, dovrebbe fare la sua parte per assicurare agli abitanti di questo pianeta la possibilità di condurre una vita dignitosa. Ma ogni elemento di questa formulazione ci impone molte riflessioni. In cosa consiste la vostra parte? Cos’è una vita dignitosa per un essere umano? O per un cane, per un leone in natura oppure per l’antilope che il leone potrebbe voler mangiare? Forse state già facendo la vostra parte, con le tasse e le donazioni benefiche. E anche se non è così, abbandonare un cane morente che dipende da voi difficilmente sarebbe il modo migliore per aumentare il vostro contributo. Ecco una seconda questione: quand’è che la vita di questo cane non varrà più la pena di essere vissuta? Uno dei motivi per cui le persone vogliono andare avanti nonostante forti sofferenze è che hanno progetti e interessi che per loro, in un futuro luminoso, continuano a contare. Il vostro cane non ne ha. Non c’è una barca di legno che vuole finire di costruire, e neppure un nipote non ancora nato che desidera stringere tra le braccia. Quanto al “sottoporlo alla chemio”, la maggior parte dei cani, mi sembra di capire, tollera bene questi protocolli ma, ahimè, ci sono eccezioni. Ed è più facile affrontare il disagio quando sai perché lo stai sopportando. Nel caso delle decisioni sul fine vita per gli esseri umani, possiamo chiedere cosa una persona vuole o avrebbe voluto. Questa domanda non ha senso per una creatura che non capisce il concetto di morte. Dovrete decidere cosa fare senza il suo aiuto. E infine c’è la questione del ruolo di questo cane nella vostra vita. La dedizione che riservate alle sue cure – misurata non in denaro ma in attenzioni – significa forse che gli attribuite un peso morale eccessivo? Nella mia esperienza, le persone che amano i loro animali sono perfettamente capaci di gestire anche gli altri impegni. Non trascurano i bipedi senza pelo e senza piume nella loro vita. Se ai vostri amici gli animali non stanno particolarmente a cuore, pazienza. A voi sì. Non c’è assolutamente niente di cui vergognarsi.
Mio marito ha l’abitudine di restituire oggetti che abbiamo usato anche piuttosto a lungo, ma che non ci servono o non vogliamo più, per farsi dare un rimborso in contanti o un buono del negozio. Sono oggetti che non hanno una durata specifica e potrebbero continuare a essere usati (se lo volessimo), oppure rivenduti o donati.
Gli ultimi esempi sono un materasso di quattro anni che trovavo scomodo e una camicia che non gli andava più bene dopo essere dimagrito. In passato ha anche restituito cose che invece hanno una scadenza (per esempio i filtri dell’acqua), però ho puntato i piedi e gli ho detto che non era giusto, e così ha smesso di farlo. Di solito sceglie di fare grossi acquisti da rivenditori con politiche di reso molto generose per poterne approfittare. Io mi sento molto combattuta, perché mi sembra che, quando un oggetto ha svolto adeguatamente la sua funzione per un periodo di tempo ragionevole, chiedere al negozio di restituire i soldi per un prodotto usato e non difettoso sia immorale. D’altra parte, sono i negozi stessi a stabilire le politiche di reso e sono liberi di rifiutargli un rimborso. Dovrei continuare a guardare dall’altra parte quando comincia a cercare scontrini di anni fa, o devo chiedergli di smetterla?–C. S., Hawaii
Lei è imbarazzata dal comportamento di suo marito. Lo sarei anch’io. Ma non è così facile dire perché. Sono le aziende ad aver scelto di adottare queste politiche, lui sceglie di approfittarne. Sembra che siano tutti adulti consenzienti.
Certo, potremmo applicare il vecchio criterio e chiederci: “Che cosa succederebbe se lo facessero tutti?”. Immanuel Kant ha notoriamente costruito un’intera teoria filosofica su quest’idea. Ma quando siamo certi che non lo faranno tutti, non è chiaro fino a che punto la risposta conti davvero. Che cosa succederebbe se tutti si mettessero a fischiare proprio adesso? Importa a qualcuno? Eppure, qui c’è qualcosa di un po’ sgradevole, giusto? Il motivo per cui non provoca molti danni – e non attira l’attenzione dei venditori – è che quasi tutti gli altri interpretano giustamente le politiche di reso come pensate per prodotti difettosi o per occasionali ripensamenti dell’acquirente. Di fatto, tuo marito sta sfruttando la buona fede degli altri clienti. L’etica può riguardare questioni di doveri e conseguenze, ma riguarda anche il tipo di persona che siamo. O come si dice spesso: vuoi davvero essere quel tipo di persona? Ci sono molti modi per fare lo scroccone approfittando di un’ampia cultura della fiducia: superare con indifferenza il banco della “donazione libera” all’ingresso di un museo, occupare per ore un tavolo in un locale con una sola tazza di caffè e poi non lasciare la mancia al cameriere, sposarsi per i regali di nozze. Queste azioni non implicano la violazione di un dovere e non causano grossi danni diretti, ma le consideriamo antisociali per una buona ragione. Finora hai guardato dall’altra parte, ci sono buoni motivi per guardare di traverso.
(Traduzione di Gigi Cavallo)
Il consulente etico è una rubrica del New York Times Magazine su come comportarsi di fronte a un dilemma morale. Qui ci sono tutte le puntate.
“Ho paura per mia figlia Verdiana perché mi ricordo quando, 20 anni fa, persi mia madre: un dolore terribile, non voglio che lo provi”: così Enrica Bonaccorti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Enrica Bonaccorti continua le sue terapie per la cura per un tumore al pancreas, diagnosticato nell’estate del 2025. Come ha dichiarato l’autrice e conduttrice a “Verissimo”: “Speravo di stare meglio. Ho ripreso la chemioterapia perché non era cambiato molto.…
Enrica Bonaccorti continua le sue terapie per la cura per un tumore al pancreas, diagnosticato nell’estate del 2025. Come ha dichiarato l’autrice e conduttrice a “Verissimo”: “Speravo di stare meglio. Ho ripreso la chemioterapia perché non era cambiato molto. Un giorno stai benissimo e poi due giorni non stai bene”.
“Non penso al futuro e, come ho scritto anche in una poesia, non credo alla morte, tantomeno alla mia. – ha detto Bonaccorti al settimanale Oggi – Piuttosto, coltivo sogni. Uno in particolare: scrivere una nuova canzone e vincere a Sanremo, magari già l’anno prossimo”.
E ancora: “Questo periodo lo voglio vivere bene, tra meno di tre mesi rifarò i controlli e chissà, magari potrò operarmi. A parte queste ‘stupidaggini’ fisiche, sono contentissima: ho mia figlia e mio nipote Teo. Ho recuperato due grandi amici come Renato Zero e Mara Venier”.
“Ho paura per mia figlia Verdiana – ha continuato – perché mi ricordo quando, 20 anni fa, persi mia madre: un dolore terribile, non voglio che lo provi. Era una madre molto ‘intarsiata’ con me, come io lo sono con Verdiana. Anche se ogni tanto ci mandiamo a quel paese”.
Poi ha espresso un desiderio, una telefonata da parte di un suo ex molto importante Charles di Borbone: “Sarebbe giusto che mi chiamasse. Mi colpirebbe molto, mi squasserebbe, ma penso che non sarebbe sbagliato da parte sua farmi una telefonata. Forse non lo sa che sto male, è spesso all’estero”.
Infine un ricordo: “Da giovane mi è successo quel che accade a tante ragazze: rimanere incinta e non poterlo tenere. Se ci ripenso è sempre un dolore. Resto convinta che le donne debbano decidere liberamente, ma se noi vedessimo un documentario che mostri come questo fagiolino poi diventa una persona, sarebbe più difficile scegliere di abortire”.
Ospedale di Carpi, Arletti (FdI): ''Da Ausl affermazioni preoccupanti su radioterapia. Oltre agli investimenti servono interventi tempestivi'' - VOCE.IT
📰 VOCE.IT📅 2026-02-05T14:50:46
radioterapia
Ospedale di Carpi, Arletti (FdI): ''Da Ausl affermazioni preoccupanti su radioterapia. Oltre agli investimenti servono interventi tempestivi'' VOCE.IT
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La chiave è stato utilizzare una cura dedicata a un altro tipo di pazienti, mirando a delle cellule completamente differenti. Risultato: un miracolo.Uno studio pubblicato su Nature Medicine porta dati che accendono speranza nel mondo della pediatria: bambini …
Uno studio pubblicato su Nature Medicine porta dati che accendono speranza nel mondo della pediatria: bambini con malattie autoimmuni gravi, resistenti a ogni terapia, oggi vivono senza immunosoppressori e senza segni clinici di malattia. Al centro di tutto ci sono le cellule CAR-T, già note in oncologia, con altri usi.
Lo studio arriva dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e ha come soggetti analizzati 8 bambini in età pediatrica.
Il trattamento sperimentale ha utilizzato come dicevamo le cellule CAR-T, una terapia già impiegata contro leucemie e linfomi. Il principio è lo stesso: prelevare i linfociti T del paziente, modificarli geneticamente in laboratorio per riconoscere un bersaglio specifico, e reinfonderli.
Ma qui il bersaglio non sono cellule tumorali, bensì i linfociti B responsabili dell'attacco autoimmune.
I pazienti, tra i 5 e i 17 anni, presentavano quadri clinici gravissimi. Quattro soffrivano di lupus eritematoso sistemico con coinvolgimento renale e polmonare. Tre avevano dermatomiosite giovanile, patologia rara che colpisce muscoli e cute. L'ottavo, affetto da sclerosi sistemica giovanile, ha mostrato miglioramenti significativi pur senza raggiungere la remissione completa.
Cinque bambini sono stati trattati al Bambino Gesù, tre all'Università di Erlangen in Germania. In tutti i casi le terapie convenzionali, inclusi i farmaci biologici, avevano fallito.
I risultati vanno oltre la semplice sospensione dei farmaci. Nei pazienti con lupus, biopsie renali e test funzionali documentano una regressione del danno d'organo. Nei bambini con dermatomiosite è migliorata la forza muscolare e si è ridotta la calcinosi cutanea, una complicanza notoriamente difficile da trattare.
Un dato colpisce in particolare: i benefici persistono anche dopo che i linfociti B si sono ricostituiti. Le CAR-T non si limitano a eliminare temporaneamente le cellule problematiche, ma sembrano indurre un vero reset immunologico, permettendo al sistema di ripartire su basi diverse.
Sul fronte della sicurezza, nessuna infezione grave né complicanza a lungo termine (lo studio è durato 2 anni) e gli effetti collaterali osservati sono stati lievi e transitori.
Per bambini che avevano esaurito ogni opzione terapeutica, tornare a una vita senza immunosoppressori quotidiani (come si cerca di fare anche con il diabete) significa proteggere organi ancora in sviluppo e recuperare un'infanzia che la malattia aveva compromesso.
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