📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Cancro seno, '4 pazienti su 10 temono di perdere il lavoro' Adnkronos
Dopo una diagnosi di tumore al seno, tornare al lavoro o riuscire a mantenerlo durante le cure può essere complesso: ci sono i tempi delle terapie, la fatica fisica ed emotiva, ma anche il timore di perdere il proprio ruolo professionale e la difficoltà a orientarsi tra le normative. Infatti in Italia il 42% delle donne teme di perdere il lavoro in caso di malattia grave. Questo tema resta spesso in secondo piano, nonostante riguardi l'autonomia economica, l'identità personale e la possibilità di guardare al futuro. Per portarlo all'attenzione delle istituzioni, oggi la Sala stampa della Camera dei deputati, a Roma, ospita l'incontro 'Tumore e lavoro: vivere e lavorare dopo una diagnosi di tumore al seno', su iniziativa degli onorevoli Silvio Giovine ed Enzo Amich e promosso da EuropaDonna Italia, in collaborazione con Bistoncini Partners.
"Una diagnosi oncologica non dovrebbe tradursi anche nella perdita di opportunità professionali - dichiara Giovine, presidente dell'Intergruppo Fragilità e Lavoro e componente della XI Commissione della Camera - Il tema riguarda la capacità del sistema di accompagnare le donne in una fase delicata della loro vita, conciliando le esigenze di salute con il diritto al lavoro. Servono strumenti di tutela accessibili, informazioni chiare e una maggiore collaborazione tra istituzioni, servizi e imprese, affinché il rientro non dipenda esclusivamente dalle possibilità della singola lavoratrice di affrontare ostacoli organizzativi e burocratici. Portare questa questione all’attenzione parlamentare significa riconoscere che la fragilità legata alla malattia richiede risposte concrete, capaci di tutelare la persona senza cancellarne competenze e aspirazioni".
L'impegno di EuropaDonna Italia sul rapporto tra tumore al seno e lavoro - ricorda una nota - si sviluppa da anni attraverso attività di sensibilizzazione, informazione e orientamento. Nel 2023 l'associazione ha promosso con Euromedia Research un'indagine nazionale per approfondire l'impatto della malattia sulla vita professionale e la fiducia nelle tutele disponibili. I risultati mostrano quanto la questione sia sentita: il 54% dichiara di aver ricevuto poco o nessun sostegno dall'azienda e dai colleghi dopo la diagnosi; il 67% considera arretrato e insufficiente il sistema di tutela delle lavoratrici con malattie gravi. "Questi dati - afferma Alessandra Carra, vicepresidente di EuropaDonna Italia - ci dicono che non possiamo chiedere alle donne di affrontare anche la complessità del sistema proprio quando hanno bisogno di concentrare le energie sulla propria salute. Europa Donna Italia ha scelto di lavorare su questo fronte partendo dall'ascolto e dall'informazione, con strumenti dedicati ai diritti, iniziative di orientamento e progetti di reinserimento professionale. Oggi, con il progetto pilota Althea, vogliamo contribuire a un cambiamento ulteriore: costruire collegamenti più solidi tra ospedali, servizi per il lavoro, imprese e associazioni, perché le donne possano trovare risposte riconoscibili e adeguate alle proprie esigenze. Il lavoro, quando compatibile con la condizione di salute e sostenuto da un contesto rispettoso, può essere una risorsa per ritrovare autonomia e progettualità. La tutela deve riguardare anche questa parte della vita".
Accanto alla conoscenza delle tutele, è importante considerare i bisogni psicologici e le condizioni concrete in cui avviene la ripresa: il percorso di rientro non è uguale per tutte. "L'esperienza oncologica può rappresentare una frattura nella continuità della propria vita. In questo processo - sottolinea Claudia Borreani, psiconcologa della Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano - il lavoro può assumere significati diversi: per alcune donne è una risorsa che sostiene l'autostima, il senso di efficacia e la progettualità; per altre può diventare un ostacolo, soprattutto quando le richieste professionali non sono compatibili con le condizioni di salute o manca un adeguato supporto. È importante quindi non considerare il rientro come un passaggio automatico, né attribuire alla donna tutta la responsabilità di renderlo possibile. Servono ascolto, rispetto della riservatezza, flessibilità organizzativa e attenzione alle relazioni sul luogo di lavoro, per individuare soluzioni coerenti con i bisogni e le possibilità di ciascuna". È proprio dalla necessità di collegare i bisogni delle pazienti ai servizi disponibili sul territorio che si sviluppa Althea - Verso il lavoro di cura, progetto pilota realizzato da Afol Metropolitana, ente capofila, in collaborazione con EuropaDonna Italia, Comune di Milano, ABCittà Cooperativa Sociale, Umana Spa e Aidp - Associazione italiana per la direzione del personale, e finanziato nell'ambito del Piano Emergo 2024 di Città Metropolitana di Milano.
"Nella prima fase di Althea - riferiscono Simone Cerlini, capo divisione Lavoro di Afol Metropolitana, e Luciana Nanotti, coordinatrice del progetto Althea di Afol Metropolitana - abbiamo chiesto a 219 donne in cura negli ospedali milanesi che cosa rappresentasse per loro il lavoro: per il 91,8% è un'occasione di ripartenza e di ritorno alla normalità. Pensarsi nel futuro è già parte della cura. Eppure il 72,6% giudica insufficienti le informazioni su norme e agevolazioni, e i servizi per il lavoro sono indicati come primo interlocutore utile al rientro (31,1%), prima degli ospedali. Il nodo è che sanità, servizi per il lavoro e imprese non dialogano, e a tenerli insieme finisce per essere la donna. Per questo stiamo costruendo un modello che li collega, realizzando incontri informativi per professionisti del lavoro e della sanità, e momenti di sensibilizzazione rivolti alle imprese su cultura organizzativa e adattamento delle mansioni alla persona. Il focus del progetto è l'imminente apertura di spazi di ascolto dedicati al lavoro nelle Breast Unit di importanti strutture ospedaliere milanesi, tra cui l'Istituto nazionale dei tumori, l'Istituto europeo di oncologia e la Fondazione Irccs Ca' Granda ospedale Maggiore Policlinico di Milano".
L'incontro alla Camera di oggi rappresenta un'occasione per portare questa esperienza nel confronto nazionale. "Un passaggio essenziale, che emerge dal confronto di oggi, riguarda anche l'informazione - conclude Amich - La disponibilità di strumenti e tutele è fondamentale, ma altrettanto importante è che le donne sappiano che cosa è previsto e come accedervi. La collaborazione delle istituzioni con le associazioni di pazienti e con i professionisti che le accompagnano può contribuire a far arrivare informazioni corrette e comprensibili, evitando che diritti e opportunità restino difficili da conoscere o utilizzare. Con questo incontro vogliamo favorire un confronto capace di tradursi in iniziative e risposte più efficaci, che possano fare la differenza nel percorso professionale di una donna, in una fase già delicata della propria vita".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
“Mi auguro di non arrivare al vero e proprio processo”. Andrea Sempio – che la procura di Pavia ritiene l’assassino di Chiara Poggi – guarda al prossimo passaggio dell’inchiesta sul delitto di Garlasco per cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stas…
Questo articolo è gratis. Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione Registrati
“Mi auguro di non arrivare al vero e proprio processo”. Andrea Sempio – che la procura di Pavia ritiene l’assassino di Chiara Poggi – guarda al prossimo passaggio dell’inchiesta sul delitto di Garlasco per cui è stato condannato in via definitiva Alberto Stasi e, intervistato da Sky TG24, dice di sperare che la vicenda possa chiudersi già in udienza preliminare. Il 38enne si aspetta una richiesta di rinvio a giudizio: “Dopo che è cambiata l’accusa, è ovvio che non si andrà verso un’archiviazione, sembra scontato”. L’obiettivo, spiega, è arrivare rapidamente davanti al giudice e poter discutere gli elementi raccolti, senza trascinare la vicenda per altri anni.
Tra i punti su cui la difesa intende insistere c’è l’impronta 33, rinvenuta sulle scale della villetta di via Pascoli. “Secondo me non è attribuibile né a me né a nessuno”, afferma Sempio, sostenendo che in quel punto fosse normale appoggiarsi con la mano scendendo le scale. Dice inoltre di ritenere possibile dimostrare che non si trattasse di un’impronta insanguinata. A sostegno della propria posizione cita le analisi di due esperti, che avrebbero lavorato separatamente e sarebbero arrivati allo stesso risultato. Sempio contesta anche la compatibilità della traccia con la propria calzatura, ricordando di portare il numero 44 fin da quando aveva 17-18 anni.
Quanto alla cantina, racconta di esserci stato tre o quattro volte, come avrebbero confermato anche altri ragazzi del gruppo. La presenza di una sua impronta in un punto frequentato, sostiene, non sarebbe di per sé un elemento decisivo. Nell’intervista affronta anche la questione dei video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi: dice di non averli mai visti e di aver appreso della loro esistenza soltanto attraverso i media. “Tra noi amici Chiara era una figura distante, non facevamo parte della sua vita e non si è mai parlato di lei”, afferma. Proprio Alberto Stasi, sentito dai pm di Pavia, esclude che Chiara gli abbia mai parlato di Sempio.
Sui messaggi a sfondo sessuale, in particolare quelli relativi allo stupro, Sempio respinge l’interpretazione secondo cui avrebbe celebrato la violenza. “In nessuno di quei messaggi io glorifico lo stupro o ne parlo come di qualcosa di positivo”, dichiara, riconoscendo tuttavia che il linguaggio utilizzato era forte e che gli stessi temi avrebbero potuto essere affrontati in modo diverso. Alcuni messaggi, aggiunge, sarebbero stati recuperati da un vecchio hard disk del 2014.
Il peso dell’inchiesta, racconta, si riflette anche sulla vita quotidiana. “La parte più brutta è l’attesa“, dice, spiegando di non lavorare al momento e di temere le difficoltà nel ricominciare con un procedimento giudiziario ancora aperto. Sempio afferma inoltre di non sapere se sia indagato anche per la vicenda legata a una presunta corruzione: la richiesta di chiarimenti presentata dai suoi legali, riferisce, non ha ancora ricevuto risposta. A Brescia è stato archiviato l’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, che era indagato in concorso con il padre di Sempio e gli atti sono stati trasmessi alla procura di Pavia per competenza. Sul contatto avuto nel 2017, dice di aver avvisato subito il proprio avvocato e di aver lasciato a lui ogni seguito.
Non individua, almeno per ora, errori nella nuova indagine, ma precisa che eventuali criticità saranno contestate se dovessero emergere. Quanto alla famiglia Poggi, dice che gli sarebbe piaciuto incontrarla, pur comprendendo che non sia il momento: “Hanno affrontato anni e anni di processi e hanno perso una figlia“.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno: sostenere il lavoro per sostenere la cura la Repubblica
Quando ci si ammala tutto cambia, in primis le priorità. Ma se è vero che la salute, guarire, diventano l’obiettivo primario di un paziente, la sua rete sociale e lavorativa possono fare la differenza, soprattutto a livello economico e psicologico. Ed è per questo che, oltre all’accesso alle terapie e ai servizi al pazienti, dovrebbero essere garantite opportunità di lavoro, compatibili col paziente e con il suo stato di salute psicofisica, e servizi di informazione e supporto dedicati. È quanto chiesto oggi da Europa Donna, nell’incontro, promosso a Roma presso la sala stampa della Camera dei Deputati, “Tumore e lavoro: vivere e lavorare dopo una diagnosi di tumore al seno”, su iniziativa degli On. Silvio Giovine ed Enzo Amich, in collaborazione con Bistoncini Partners.
Il lavoro come una risorsa
“Non possiamo chiedere alle donne di affrontare anche la complessità del sistema proprio quando hanno bisogno di concentrare le energie sulla propria salute - ha dichiarato Alessandra Carra, vicepresidente di Europa Donna Italia, ricordando i dati di un’indagine che evidenziava la grossa distanza del tema lavoro dai bisogni delle pazienti. Oltre la metà delle partecipanti ha ricevuto poco o nessun sostegno dall’azienda o dai colleghi dopo la diagnosi e per la maggior parte il sistema di tutela delle lavoratrici con malattie gravi è arretrato o insufficiente. A questo si aggiunge il dato secondo cui quattro donne su dieci temono di perdere il lavoro a causa della malattia. “Europa Donna Italia ha scelto di lavorare su questo fronte partendo dall’ascolto e dall’informazione, con strumenti dedicati ai diritti, iniziative di orientamento e progetti di reinserimento professionale. Oggi, con il progetto pilota Althea, vogliamo contribuire a un cambiamento ulteriore: costruire collegamenti più solidi tra ospedali, servizi per il lavoro, imprese e associazioni, perché le donne possano trovare risposte riconoscibili e adeguate alle proprie esigenze. Il lavoro, quando compatibile con la condizione di salute e sostenuto da un contesto rispettoso, può essere una risorsa per ritrovare autonomia e progettualità”.
Il progetto Althea: spazi dedicati al lavoro nelle Breast Unit
Il riferimento è al progetto pilota realizzato da Afol Metropolitana, in collaborazione, oltre che con Europa Donna Italia, con Comune di Milano, ABCittà Cooperativa Sociale, Umana Spa. e Aidp – Associazione Italiana per la Direzione del Personale, e finanziato nell’ambito del Piano Emergo 2024 di Città metropolitana di Milano. “Nella prima fase di Althea abbiamo chiesto a 219 donne in cura negli ospedali milanesi che cosa rappresentasse per loro il lavoro: per il 91,8% è un’occasione di ripartenza e di ritorno alla normalità - hanno spiegato Simone Cerlini, capo divisione Lavoro di Afol Metropolitana e Luciana Nanotti, coordinatrice del progetto Althea di Afol Metropolitana - Pensarsi nel futuro è già parte della cura. Eppure il 72,6% giudica insufficienti le informazioni su norme e agevolazioni, e i servizi per il lavoro sono indicati come primo interlocutore utile al rientro (31,1%), prima degli ospedali. Il nodo è che sanità, servizi per il lavoro e imprese non dialogano, e a tenerli insieme finisce per essere la donna. Per questo stiamo costruendo un modello che li collega, realizzando incontri informativi per professionisti del lavoro e della sanità e momenti di sensibilizzazione rivolti alle imprese su cultura organizzativa e adattamento delle mansioni alla persona. Il focus del progetto è l’imminente apertura di spazi di ascolto dedicati al lavoro nelle Breast Unit di importanti strutture ospedaliere milanesi, tra cui l’Istituto Nazionale dei Tumori, l’Istituto Europeo di Oncologia e la Fondazione Irccs Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano”.
Un modello flessibile, adatto alle possibilità di ognuna
Perché il dialogo tra sanità e mondo del lavoro sia proficuo e rispettoso delle esigenze e condizioni delle donne, è necessario garantire flessibilità, tenendo conto dell’esperienza strettamente personale di malattia, ha ricordato Claudia Borreani, psiconcologa della Fondazione Irccs Istituto Nazionale dei Tumori di Milano: “L’esperienza oncologica può rappresentare una frattura nella continuità della propria vita. In questo processo il lavoro può assumere significati diversi: per alcune donne è una risorsa che sostiene l’autostima, il senso di efficacia e la progettualità; per altre può diventare un ostacolo, soprattutto quando le richieste professionali non sono compatibili con le condizioni di salute o manca un adeguato supporto. È importante quindi non considerare il rientro come un passaggio automatico, né attribuire alla donna tutta la responsabilità di renderlo possibile. Servono ascolto, rispetto della riservatezza, flessibilità organizzativa e attenzione alle relazioni sul luogo di lavoro, per individuare soluzioni coerenti con i bisogni e le possibilità di ciascuna”.
Informazione come chiave di accesso a diritti e opportunità
“Servono strumenti di tutela accessibili, informazioni chiare e una maggiore collaborazione tra istituzioni, servizi e imprese, affinché il rientro non dipenda esclusivamente dalle possibilità della singola lavoratrice di affrontare ostacoli organizzativi e burocratici”, ha aggiunto l’On. Silvio Giovine, presidente dell’Intergruppo Fragilità e Lavoro e componente della XI Commissione della Camera dei deputati. Un richiamo all’importanza dell’informazione è arrivato anche da Enzo Amich, componente dell’Intergruppo Fragilità e Lavoro e della IX Commissione della Camera dei deputati. “La disponibilità di strumenti e tutele è fondamentale, ma altrettanto importante è che le donne sappiano che cosa è previsto e come accedervi - ha concluso - La collaborazione delle istituzioni con le associazioni di pazienti e con i professionisti che le accompagnano può contribuire a far arrivare informazioni corrette e comprensibili, evitando che diritti e opportunità restino difficili da conoscere o utilizzare”.
Ottobre Rosa: mese internazionale della prevenzione del tumore al seno, molteplici iniziative dell’Azienda Sanitaria provinciale di Messina in collaborazione con altri enti - Sicilia Oggi Notizie
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
39.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ottobre Rosa: mese internazionale della prevenzione del tumore al seno, molteplici iniziative dell’Azienda Sanitaria provinciale di Messina in collaborazione con altri enti Sicilia Oggi Notizie
Testimonial d’eccezione: spot con Mariagrazia Cucinotta per la prevenzione del tumore al colon retto. Altro spot simpatico e accattivante con Tota e Bastiano personaggi realizzati da Francesco Spinelli con AI per sensibilizzare i cittadini.
“Ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno e come Asp abbiamo pensato a numerose iniziative dall’11 al 30 ottobre. Ma la prevenzione non può fermarsi ad un solo esame e in un solo mese”. A dirlo stamani in una conferenza stampa presso l’azienda sanitaria provinciale di Messina la Direzione Strategica dell’Asp di Messina composta dal direttore generale Giuseppe Cuccì, il direttore sanitario Giuseppe Ranieri Trimarchi, il direttore amministrativo Giancarlo Niutta, Invitiamo- aggiungono – tutti i cittadini della provincia di Messina a cogliere questa occasione per fare i controlli: lo screening del tumore al seno e quello del collo dell’utero sono fondamentali, ma accanto a questi c’è anche un esame di cui si parla ancora troppo poco, ed è lo screening del tumore colon retto. È un tumore silenzioso, che spesso non dà sintomi nelle fasi iniziali e proprio per questo la prevenzione è la nostra arma più forte. Basta un test semplice per cambiare il corso di una storia. La diagnosi precoce salva la vita: non rimandate, non abbiate paura. Le nostre strutture, i nostri ambulatori e i nostri operatori sono a vostra disposizione e con l’unità mobile vi veniamo a trovare nel vostro comune. Fare prevenzione oggi significa regalarsi il domani. Proprio per questa campagna abbiamo scelto dei testimonial d’eccezione: l’attrice e produttrice messinese Mariagrazia Cucinotta che farà riflettere i cittadini e spiegherà loro l’importanza della prevenzione che può salvare delle vite. Ci sarà poi anche uno spot con Tota e Bastiano, personaggi creati sui social co Ai da Francesco Spinelli, che illustreranno ai messinesi in modo accattivante e simpatico lo screening del colon retto”. Alla conferenza stampa erano presenti anche il sindaco di Messina Federico Basile, l’assessore alle politiche sociali Alessandra Calafiore, la direttrice dell’UOC Centro Gestionale Screening Rosaria Cuffari, il responsabile dell’UOS Screening Mammografica Antonello Farsaci, il presidente di Federfarma Messina Giovanni Crimi, alcuni rappresentanti dei Lions Clubs di Messina e provincia. Molteplici le iniziative organizzate dall’Asp, con la collaborazione di diversi enti a Messina e provincia.Eventi gia svolti;“Domenica 11 Ottobre presso il Comune di Saponara ore 9.30 Camminata in Rosa e Convegno divulgativo, alle 16:00, presso l’Oratorio Chiesa di Saponara. Lunedì 12 e Martedì 13 Ottobre Giornate di promozione e sensibilizzazione agli screening oncologici, con Unità Mobile Mammografica, presso Piazza Vespri Siciliani, a Saponara Marittima, sarà possibile anche ritirare il kit per lo screening del colon-retto e prenotare lo screening della cervice uterina.
Mercoledì 14 e giovedì 15 Ottobre – in collaborazione con Lions Club Messina Ionica Zona 2 Terza Circoscrizione, Giornate di promozione e sensibilizzazione agli screening oncologici, con Unità Mobile Mammografica, presso Piazza Corrado Cagli, a Letojanni, sarà possibile la prevenzione cardiovascolare e anche ritirare il kit per lo screening del colon-retto. Eventi ancora da svolgere;Venerdì 16, sabato 17 e domenica 18 ottobre – Giornate di promozione e sensibilizzazione agli screening oncologici, con Unità Mobile Mammografica, presso il parcheggio di Porta Catania, Taormina. Sarà possibile prenotare la mammografia di screening, che verrà effettuata venerdì 16 pomeriggio, sabato 17 mattina e pomeriggio e domenica 18 mattina e sarà possibile anche ritirare il kit per lo screening del colon-retto.
Domenica 18 ottobre in collaborazione con i Lions Clubs Barcellona P.G., giornata di promozione e sensibilizzazione agli screening oncologici. Domenica 18 ottobre Passeggiata in favore deli screening organizzata dal Comune Messina.Da lunedì 19 a venerdì 23 ottobre “Villaggio della Salute”, presso Piazza Duomo, Messina, con Unità Mobile Mammografica, in collaborazione con i Lions clubs Messina Ionica Zona 1. Sarà possibile prenotare la mammografia di screening, che verrà effettuata da lunedì 19 pomeriggio a venerdì 23 mattina e sarà possibile anche ritirare il kit per lo screening del colon-retto e prenotare lo screening per il tumore del collo dell’utero ed effettuare visite specialistiche in collaborazione con medici volontari.
Il 20 – 21 ottobre a Milazzo in occasione VI edizione del Meeting Job ci sarà la sensibilizzazione agli screening oncologici, sarà possibile prenotare la mammografia di screening, il PAP/ HPV DNA Test di screening e ritirare il kit per lo screening del colon-retto. Sarà inoltre possibile effettuare lo screening cardiovascolare. 24 ottobre Casa della Comunità Roccalumera, screening colon retto.Da lunedì 26 a mercoledì 28 ottobre – Giornate di promozione e sensibilizzazione agli screening oncologici, con Unità Mobile Mammografica, presso Piazza Maria SS. della Provvidenza, Montalbano Elicona.Sarà possibile prenotare la mammografia di screening, che verrà effettuata lunedì 26 pomeriggio e mercoledì 28 mattina e sarà possibile anche ritirare il kit per lo screening del colon-retto. Aperture straordinarie per screening mammografico:_Via del Vespro, ospedale Patti e Milazzo sabato 17, 24 e 31 ore 8-13_ ospedale S Agata venerdì 16, 23 e 30 ore 8-13Per prenotazioni mail: cg.screening@asp.messina.it Per lo screening mammografico sarà quasi sempre presente l’Unità Mobile Mammografica, precisando che le donne di età compresa tra 50 e 69 anni, potranno prenotare ed effettuare l’esame mammografico di screening direttamente sul posto, durante gli eventi. Per lo Screening del colon retto: distribuzione del kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci, rivolto a uomini e donne di età compresa tra 50 e 69 anni. Il campione potrà essere raccolto comodamente a casa e riconsegnato presso qualsiasi farmacia o presso le Case della Comunità. Per lo Screening della cervice uterina: possibilità per tutte le donne dai 25 ai 64 anni, di prenotare l’esame presso il consultorio familiare più vicino o più comodo da raggiungere
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un farmaco antitumorale potrebbe rivoluzionare la lotta ai superbatteri blue News
La crescente resistenza agli antibiotici sta spingendo i ricercatori a cercare nuove strategie contro le infezioni più difficili da trattare. Una delle più promettenti è rappresentata dai batteriofagi, virus che infettano e distruggono selettivamente i batteri.
Ora uno studio dell'Università Heinrich Heine di Düsseldorf, pubblicato su «PNAS», ha individuato un meccanismo che potrebbe contribuire a rendere queste terapie più efficaci.
I ricercatori hanno scoperto che la daunorubicina, un farmaco utilizzato da anni nel trattamento di alcune forme di leucemia, è in grado di interferire con il ciclo vitale di alcuni batteriofagi quando infettano il batterio «Escherichia coli».
Negli esperimenti di laboratorio il virus riusciva comunque a entrare nella cellula batterica, ma la sua replicazione si interrompeva nelle fasi iniziali. Il batterio subiva danni, mentre il batteriofago non era più in grado di completare il proprio ciclo e produrre nuove particelle infettive.
L'antitumorale non sostituirà l'antibiotico, ma...
L'effetto, tuttavia, non è stato osservato in tutti i virus studiati.
Alcuni batteriofagi si sono dimostrati molto sensibili alla daunorubicina, mentre altri hanno continuato a replicarsi quasi normalmente. Questo conferma quanto siano complesse le interazioni tra virus, batteri e molecole biologiche.
Secondo gli autori, la scoperta non significa che la daunorubicina diventerà un nuovo antibiotico. Il farmaco resta infatti una potente terapia antitumorale con importanti effetti collaterali, incompatibili con un utilizzo generalizzato contro le infezioni.
Il vero valore della ricerca è aver identificato un nuovo meccanismo biologico che potrebbe aiutare gli scienziati a progettare in futuro terapie con batteriofagi più precise e personalizzate contro i batteri resistenti agli antibiotici, un problema sanitario destinato a crescere nei prossimi anni.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.2/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un farmaco antitumorale potrebbe rivoluzionare la lotta contro i batteri resistenti agli antibiotici blue News
La crescente resistenza agli antibiotici sta spingendo i ricercatori a cercare nuove strategie contro le infezioni più difficili da trattare. Una delle più promettenti è rappresentata dai batteriofagi, virus che infettano e distruggono selettivamente i batteri.
Ora uno studio dell'Università Heinrich Heine di Düsseldorf, pubblicato su «PNAS», ha individuato un meccanismo che potrebbe contribuire a rendere queste terapie più efficaci.
I ricercatori hanno scoperto che la daunorubicina, un farmaco utilizzato da anni nel trattamento di alcune forme di leucemia, è in grado di interferire con il ciclo vitale di alcuni batteriofagi quando infettano il batterio «Escherichia coli».
Negli esperimenti di laboratorio il virus riusciva comunque a entrare nella cellula batterica, ma la sua replicazione si interrompeva nelle fasi iniziali. Il batterio subiva danni, mentre il batteriofago non era più in grado di completare il proprio ciclo e produrre nuove particelle infettive.
L'antitumorale non sostituirà l'antibiotico, ma...
L'effetto, tuttavia, non è stato osservato in tutti i virus studiati.
Alcuni batteriofagi si sono dimostrati molto sensibili alla daunorubicina, mentre altri hanno continuato a replicarsi quasi normalmente. Questo conferma quanto siano complesse le interazioni tra virus, batteri e molecole biologiche.
Secondo gli autori, la scoperta non significa che la daunorubicina diventerà un nuovo antibiotico. Il farmaco resta infatti una potente terapia antitumorale con importanti effetti collaterali, incompatibili con un utilizzo generalizzato contro le infezioni.
Il vero valore della ricerca è aver identificato un nuovo meccanismo biologico che potrebbe aiutare gli scienziati a progettare in futuro terapie con batteriofagi più precise e personalizzate contro i batteri resistenti agli antibiotici, un problema sanitario destinato a crescere nei prossimi anni.
Un ospedale di Bucarest lancia un nuovo programma di chirurgia robotica urologica per i pazienti affetti da patologie oncologiche e urinarie - Informat.ro
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Un ospedale di Bucarest lancia un nuovo programma di chirurgia robotica urologica per i pazienti affetti da patologie oncologiche e urinarie Informat.ro
Guarda sempre le nostre notizie su Google L’Ospedale Clinico «Prof. Dr. Theodor Burghele» di Bucarest lancia un nuovo programma di chirurgia robotica urologica, destinato in particolare ai pazienti con patologie oncologiche e a coloro che necessitano di interventi ricostruttivi delle vie urinarie. Il programma diventa possibile grazie all’acquisto di un nuovo robot chirurgico, nell’ambito di un progetto finanziato con fondi europei. L’apparecchiatura sarà utilizzata per interventi complessi, anche nei casi di tumore alla prostata e di tumori renali. La nuova tecnologia è destinata anche ai pazienti che necessitano della ricostruzione delle vie urinarie, ampliando le opzioni terapeutiche disponibili presso l’ospedale. La chirurgia robotica può consentire di eseguire interventi precisi attraverso procedure mini-invasive, in base all’indicazione medica e alle condizioni di ciascun paziente. L’acquisto del robot e il lancio del programma rappresentano uno sviluppo importante per i servizi di urologia dell’Ospedale Clinico «Prof. Dr. Theodor Burghele». Il progetto mira ad aumentare l’accesso a trattamenti moderni per i pazienti affetti da patologie urologiche complesse, in particolare per quelli con diagnosi di patologie oncologiche. În ultima perioadă, mai multe spitale din România au anunțat investiții și intervenții care folosesc tehnologii avansate. La Miercurea Ciuc, au avut loc primele operații de cancer de prostată realizate cu ajutorul sistemului robotic Da Vinci, intervențiile fiind efectuate cu sprijinul unui proiect finanțat prin fonduri europene. Totodată, în domeniul transplanturilor, o echipă de la Institutul Clinic Fundeni a realizat primul transplant hepatic cu recoltare robotică din România, folosind o tehnică care permite o disecție precisă și reducerea traumatismului operator pentru donator. În paralel, în SUA, FDA a autorizat un robot pentru recoltarea sângelui, sub supravegherea unui specialist, ca exemplu de automatizare în proceduri medicale. În același timp, modernizarea serviciilor medicale a continuat și prin dotări destinate diagnosticării și tratamentului. La Galați, Spitalul „Sf. Ap. Andrei” a primit echipament modern pentru depistarea cancerului, iar la București, o fundație a mobilizat fonduri pentru dotarea unei secții de chirurgie cardiovasculară pediatrică, cu echipamente menite să susțină intervențiile și siguranța pacienților. 23:06 22:49 22:37 22:22 22:03 Vedi altre notizie
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumori. Accordo Oms-Asco per migliorare la qualità delle cure oncologiche e l’accesso alle sperimentazioni cliniche Quotidiano Sanità
Migliorare l’accesso a cure oncologiche di qualità, rafforzare le competenze dei professionisti sanitari e ampliare le opportunità di partecipazione alle sperimentazioni cliniche. Sono questi gli obiettivi dell’accordo di collaborazione siglato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dall’American Society of Clinical Oncology (Asco), la più grande organizzazione di medici e professionisti dell’oncologia. L’intesa punta a mettere la qualità dell’assistenza al centro dell’agenda globale contro il cancro e a sostenere i governi nell’attuazione di programmi capaci di migliorare l’accesso alle cure e, in ultima analisi, la sopravvivenza dei pazienti.
L’accordo nasce dalla necessità di affrontare le profonde disuguaglianze nell’assistenza oncologica a livello internazionale. Il cancro rappresenta infatti una delle principali cause di morbilità e mortalità nel mondo e, secondo le ultime stime del Rapporto sullo stato globale del cancro 2026 dell’Oms, colpisce il 92% delle famiglie a livello globale. L’impatto sanitario, sociale ed economico è particolarmente pesante nei Paesi a basso e medio reddito, dove le difficoltà di accesso a cure di elevata qualità espongono le popolazioni a danni evitabili.
La collaborazione tra Oms e Asco si concentrerà su tre aree prioritarie: il rafforzamento delle competenze fondamentali degli operatori sanitari impegnati nella cura del cancro, il miglioramento dell’accesso alle sperimentazioni cliniche e la promozione della qualità, dell’accessibilità e della responsabilità nell’assistenza oncologica.
“Questo accordo rappresenta un passo fondamentale nel nostro impegno collettivo per migliorare l’accesso a cure oncologiche di qualità a livello globale – ha dichiarato Julie R. Gralow, Direttore medico e Vicepresidente esecutivo dell’Asco – unendo la leadership globale dell’Oms in materia di salute con l’esperienza clinica e formativa dell’Asco, stiamo creando un quadro di collaborazione autentico. Insieme agli Stati membri dell’Oms, in qualità di partner, lavoreremo per rafforzare il personale oncologico, sostenere la ricerca fondamentale e contribuire a fornire cure di alta qualità e basate sull’evidenza scientifica ai pazienti in contesti con risorse diverse in tutto il mondo”.
Formazione: rafforzare le competenze del personale oncologico
Il primo ambito di intervento riguarda lo sviluppo delle competenze dei professionisti sanitari impegnati nell’assistenza ai pazienti oncologici. Attraverso la rete internazionale dell’Oms e l’esperienza dell’Asco nei programmi di formazione e aggiornamento, le due organizzazioni promuoveranno iniziative formative sia virtuali sia in presenza, con l’obiettivo di rafforzare ed estendere le competenze del personale oncologico. Le attività prenderanno le mosse dai programmi di formazione globali già sviluppati dall’Asco e saranno definite in consultazione con gli Stati membri dell’Oms, in modo da adattare contenuti e modalità alle esigenze e ai contesti specifici dei singoli Paesi.
Ricerca: ampliare l’accesso alle sperimentazioni cliniche
La seconda priorità riguarda il miglioramento dell’accesso alle sperimentazioni cliniche oncologiche e il rafforzamento della capacità di ricerca nei diversi contesti nazionali. Oms e Asco lavoreranno insieme agli Stati membri per favorire una maggiore corrispondenza tra le priorità della ricerca e il peso delle malattie oncologiche nei singoli Paesi, tenendo conto delle specifiche realtà sanitarie.
Tra le iniziative previste figurano forum virtuali per promuovere il confronto tra i soggetti coinvolti a livello nazionale sul potenziamento delle sperimentazioni cliniche, oltre a programmi formativi online e in presenza destinati a rafforzare le competenze nella ricerca e a favorire la collaborazione regionale in ambito oncologico.
Qualità delle cure: sostegno ai programmi oncologici nazionali
Il terzo pilastro dell’accordo punta a migliorare la qualità, l’accessibilità e la responsabilità nell’erogazione delle cure oncologiche, intervenendo direttamente a livello delle strutture sanitarie. La collaborazione metterà a disposizione dei Paesi l’esperienza maturata dall’Oms nel sostegno ai governi per lo sviluppo dei programmi nazionali contro il cancro e gli strumenti di certificazione e formazione sulla qualità dell’assistenza elaborati dall’Asco.
L’obiettivo è favorire l’attuazione di programmi di assistenza oncologica di qualità soprattutto nei Paesi in cui tali interventi possono produrre il maggiore impatto.
“Nessuno dovrebbe doversi chiedere se le cure oncologiche che riceve siano sicure ed efficaci. Eppure, in troppi Paesi, le cure di bassa qualità causano danni evitabili. Le cure disponibili non bastano da sole; devono essere di alta qualità – ha sottolineato André Ilbawi, Responsabile del Team del Programma Oncologico dell’Oms – questo accordo porta la preziosa collaborazione tra l’Oms e l’Asco a un livello superiore, per un impatto maggiore. Lavorando con i governi e gli operatori sanitari, rafforzeremo le politiche e i servizi affinché tutte le persone colpite dal cancro ricevano cure che soddisfino gli standard che meritano”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
61.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il ruolo di un oncologo nutrizionista nella prevenzione primaria del tumore al seno ELLE
Dallo Speciale Ottobre Rosa leggi anche...
Il tumore della mammella è un tumore estremamente frequente. Nella nostra società si stima che circa una donna su otto sviluppi questo tipo di tumore, un dato che ci fa capire che si tratta di una patologia realmente pervasiva nel nostro mondo. Ne abbiamo parlato approfonditamente insieme al Dott. Mattia Garutti, medico oncologo e nutrizionista, che ci ha spiegato in cosa consiste la prevenzione primaria del tumore al seno e l'importanza fondamentale dello stile di vita, che include principalmente l’attività fisica, l’allattamento (ove possibile), il controllo o eliminazione del consumo di alcol e l’alimentazione.
L’evoluzione positiva nella prevenzione e cura dei tumori mammari
“Nel 2024 in Italia ci sono state oltre 50mila nuove diagnosi di tumore al seno, prevalentemente nelle donne, anche se è importante ricordare che il tumore della mammella non riguarda solo il sesso femminale ma, con un rapporto di uno a cento, anche gli uomini, perché anche gli uomini hanno le mammelle e possono essere interessati seppur con minor frequenza da questa patologia. Circa un 10%-15% di questi tumori ha una base genetica-familiare e, in questi casi, possono diventare importanti i percorsi preventivi personalizzati.
Il beneficio dei trattamenti per i tumori alla mammella ha fatto dei passi giganteschi: negli ultimi cinquant’anni la sopravvivenza è passata dal 70% fino a oltre il 90%. Parliamo di traguardi terapeutici impensabili fino a poco tempo fa. C’è ancora molto lavoro da fare, certo, però i benefici oggi sono già ampiamente tangibili per le donne e per gli uomini con questa patologia e lo dimostra il fatto che in Italia ci sono oltre 900mila donne che vivono dopo una diagnosi di tumore alla mammella”, spiega il Dott. Mattia Garutti.
Charles Gullung // Getty Images
Perché la prevenzione primaria è fondamentale?
La prevenzione primaria si rivolge a chi non ha mai avuto tumori mammari e potenziando il proprio stile di vita aumenta le probabilità di non ammalarsi. Chiediamo al Dott. Garutti se ci sono delle cose che si possono fare per ridurre i rischi e la risposta è sì: “L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci ricorda che tra il 30 e il 50% dei tumori potrebbero essere prevenuti grazie allo stile di vita. Questo è un dato incredibile che ci ricorda che abbiamo una enorme potenza tra le nostre mani, come agiamo conta molto, non è l’unica variabile certo, ma conta molto e questa è una bellissima notizia perché vuol dire che non siamo in un treno che va dove vuole ma abbiamo un margine per controllare questo treno”. Vediamo insieme quali sono le cose che funzionano di più per la prevenzione dei tumori alla mammella.
Related Story Un prelievo del sangue per trovare il tumore al seno?
Fare prevenzione primaria per i tumori al seno nella vita quotidiana
Attività fisica moderata a rinforzo muscolare
Fare movimento è importantissimo, sottolinea Garutti, “L’attività fisica può essere anche intensa, non dobbiamo aver paura dell’intensità, ovviamente va personalizzata in base alla persona che abbiamo davanti e quindi la buona regola è quella di applicare le linee guida mondiali della OMS che ci raccomandano almeno 150 minuti di attività fisica moderata - ovvero che ci consente di parlare ma non cantare - e poi associare almeno due volte alla settimana degli esercizi di rinforzo muscolare che possono essere con pesi, macchinari attrezzi o anche a corpo libero purché sia rinforzo muscolare, non stretching. L’altro elemento è riuscire a gestire in modo strategico l’adiposità, quindi, evitare l’eccesso di tessuto adiposo. Un po’ di tessuto adiposo è normale, soprattutto nelle donne, quello che va gestito è l’eccesso che può creare infiammazione cronica e diverse problematiche che poi aumentano il rischio di tumori mammari”.
PhotoAlto // Getty Images
Prevenzione tumore al seno: sì all’allattamento, no all'alcol
Ci sono due punti che influiscono ulteriormente nell’arginare i rischi di comparsa di un tumore al seno. “Ricordiamo il valore dell’allattamento senza renderlo un assillo o un senso di colpa per chi non può o decide diversamente - perché ci possono essere mille motivazioni e una donna deve essere libera di poter scegliere se allattare o meno - però ricordiamoci che dal punto di vista preventivo allattare riduce il rischio di sviluppare un tumore della mammella.
Al contrario c’è un elemento che purtroppo è un fattore conclamato, che è quello delle bevande alcoliche quindi vino, birre e superalcolici tutti e tre concorrono nell’aumentare il rischio di tumori della mammella. L’alcol è un cancerogeno certo e il punto problematico è che non c’è una dose considerabile sicura e anche le piccole quantità aumentano il rischio. È chiaro che l’effetto è dose dipendente, quindi, se si riesce a non bere tutto di guadagnato, altrimenti beviamo il meno possibile”, dichiara il Dott. Garutti.
Related Story Il test genetico che evita la chemio nei tumori al seno
Consigli di alimentazione per la prevenzione del tumore al seno
Il Dott. Mattia Garutti ci spiega che ci sono delle evidenze nel report del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF - World Cancer Research Fund) - che è l’ente più autorevole per queste tematiche - riguardo il consumo di vegetali non amidacei, quindi frutta e verdura sostanzialmente, che riducono il rischio di tumore mammario, in particolare quelli che contengono carotenoidi. "Anche i latticini, quindi latte, yogurt e con un po’ più di moderazione anche i formaggi (moderazione solo perché sono molto calorici e soprattutto quelli stagionati contengono molto sale). Latte e yogurt possono essere consumati su base giornaliera, 200-300 ml di latte o l’equivalente in yogurt sono un’ottima indicazione nutrizionale, per i formaggi, soprattutto quelli grassi, non superiamo un paio di volte alla settimana. Si tratta di alimenti ricchi in calcio, che è un fattore verosimilmente preventivo per i tumori della mammella.
Non esiste il singolo cibo miracoloso, esiste il pattern alimentare, quindi l’alimentazione nel suo complesso. Da questo punto di vista dovremmo orientarci verso una dieta mediterranea, che è una dieta prevalentemente vegetale, ma non esclusivamente vegetale. In ambulatorio mi capita spesso di vedere mal assemblate che mettono in pericolo la persona, soprattutto se fatte sul lungo raggio. In questi casi, con semplici poche regole è possibile mettere d’accordo salute e palato, perché provare piacere a tavola non guasta".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
«A 27 anni la diagnosi di tumore al seno. Oggi aspetto il mio bambino» Il Sole 24 ORE
Ascolta la versione audio dell'articolo
A 27 anni non pensavo che la parola «cancro» potesse entrare nella mia vita. Quando è successo, ho scoperto che una diagnosi non riguarda soltanto il corpo. Cambia il modo in cui guardi il tempo, le persone che ami, il futuro. E ti costringe a capire che cosa conta davvero.
Chiedilo al Sole Le domande sono suggerite automaticamente da 24Ore AI
sulla base del contenuto visualizzato. Domande di approfondimento generate da 24Ore AI
La mia storia e quella di Giada
Il mio tumore al seno è stato scoperto nel 2021. Era piccolo, ma aveva già coinvolto i linfonodi. Era un tumore triplo negativo, una forma aggressiva che a quell’età non avrei mai immaginato potesse riguardarmi.
Loading...
Sono arrivati mesi difficili, fatti di cure, paura e cambiamenti. La chemioterapia, la perdita dei capelli, la lontananza dal lavoro e dalla quotidianità. Ma anche qualcosa che prima non conoscevo: la capacità di affidarmi agli altri e di lasciarmi aiutare.
Nel mio percorso sono stata seguita anche dal dottor Bruno Perrucci, oncologo dell’Asst Cremona. Incontrare professionisti capaci di accompagnarti non solo dal punto di vista medico, ma anche umano, ha fatto la differenza. Ho capito che dietro una terapia non c’è soltanto un farmaco: c’è una quantità enorme di conoscenza, studio e ricerca che rende possibile quella cura.
Anche la mia storia familiare ha avuto un ruolo importante. Il test genetico ha evidenziato una mutazione BRCA1. Ricevere quel risultato non è stato soltanto un modo per comprendere meglio la mia malattia, ma anche un’informazione importante per il futuro e per le persone che mi erano vicine.
Mastella e la battaglia contro il tumore: "All'inizio mi sono lasciato andare, ma ho iniziato il percorso di cura. Mi muovo tra fede e scienza" - Today
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
65.6/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al seno, screening ancora disomogenei: 4 donne su 10 non ricevono l’invito alla mammografia Panorama della Sanità
Un’indagine di Salute Donna Odv su 2.000 donne evidenzia forti divari territoriali: al Sud solo il 30% dichiara di aver ricevuto l’invito allo screening, contro il 67% al Nord. Da Ottobre Rosa l’appello per rafforzare la prevenzione, garantire l’accesso gratuito ai test genetici ed estendere i percorsi dedicati alle donne ad alto rischio
Il tumore al seno è la neoplasia più frequente nelle donne: in Italia si registrano circa 59.000 nuovi casi l’anno. La mortalità è in calo da anni grazie alla personalizzazione e agli avanzamenti terapeutici, ma continua a esserci disomogeneità nell’accesso agli screening e ai test genetici sul territorio. In questo contesto, un’indagine condotta da Salute Donna ODV su 2.000 donne evidenzia una conoscenza diffusa dei programmi di screening, ma un accesso ancora insufficiente e disomogeneo: il 59% dichiara di aver ricevuto l’invito allo screening mammografico; questo significa che 4 donne su 10 non sono mai state invitate dalle Istituzioni sanitarie locali a partecipare ai programmi di screening. Un dato rilevante e significativo, che cambia sensibilmente nelle diverse aree del Paese, evidenziando una forte disomogeneità territoriale. Al Nord dichiara di aver ricevuto l’invito il 67% delle intervistate e al Centro il 56%. La percentuale scende invece al 30% al Sud e al 34% nelle Isole. I dati sono stati presentati ieri nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, in una conferenza stampa promossa dall’Onorevole Vanessa Cattoi, Coordinatrice alla Camera dell’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, insieme al Gruppo di 50 Associazioni pazienti “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” in occasione di Ottobre Rosa, la campagna internazionale che ogni ottobre promuove la prevenzione e la diagnosi precoce del tumore al seno. La conferenza stampa ha costituito l’occasione per ribadire il valore di prevenzione e screening, e per rinnovare le priorità di politica sanitaria in questo ambito.
«La prevenzione rappresenta un pilastro fondamentale delle politiche sanitarie e deve essere garantita a tutte le donne, con equità e uniformità, indipendentemente dal territorio di residenza – dichiara Vanessa Cattoi, Coordinatrice dell’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” alla Camera dei deputati – È necessario proseguire nel rafforzamento dei programmi di screening e nello sviluppo di percorsi integrati di prevenzione, diagnosi e presa in carico, capaci di rispondere ai bisogni delle persone e di contribuire concretamente alla riduzione delle disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. In questo percorso, la collaborazione tra Istituzioni, professionisti sanitari e associazioni di pazienti è essenziale per individuare le priorità, promuovere interventi efficaci e tradurre le esigenze dei cittadini in azioni concrete. Desidero rivolgere un ringraziamento ad Anna Maria Mancuso e a tutto il Gruppo per il lavoro svolto nel corso degli anni nel dare voce ai bisogni delle persone con patologie oncologiche e nel promuovere una maggiore attenzione ai temi della prevenzione e dell’assistenza. Come Intergruppo, continueremo a sostenere il confronto e la collaborazione tra tutti gli attori coinvolti, affinché la prevenzione sia sempre più accessibile, appropriata ed efficace e costituisca una garanzia concreta di tutela della salute su tutto il territorio nazionale. In questa direzione, anche una stima dell’OCSE evidenzia il potenziale impatto di un ulteriore miglioramento dei risultati in ambito oncologico: se l’Italia raggiungesse i migliori livelli di sopravvivenza osservati nei Paesi OCSE e dell’Unione europea, attraverso il miglioramento dello screening, della diagnosi e dei trattamenti, potrebbe evitare un decesso oncologico prematuro su sei. Un’indicazione significativa, che rafforza la necessità di continuare a investire nella prevenzione e nell’innovazione dei percorsi assistenziali, valorizzando i risultati raggiunti e affrontando con determinazione le criticità ancora presenti».
Le Associazioni di pazienti svolgono un ruolo fondamentale nel promuovere la cultura della prevenzione, favorire l’informazione e portare all’attenzione dei decisori politici e sanitari le esigenze concrete delle donne. L’indagine presentata oggi offre in questo senso elementi importanti per individuare le criticità ancora presenti e orientare gli interventi necessari a migliorare l’accesso agli screening.
«Promuovere prevenzione e diagnosi precoce significa anche costruire una cultura della salute: aiutare ogni donna a conoscere gli strumenti disponibili, a comprendere il valore dei controlli e a rivolgersi ai professionisti di riferimento per orientarsi nel proprio percorso – commenta Anna Maria Mancuso, Presidente Salute Donna ODV e Coordinatrice del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” – Oltre, però, a contribuire ad aumentare la consapevolezza delle donne, è fondamentale che il Sistema Salute abbia la capacità di raggiungerle in modo regolare e uniforme. Servono inviti più efficaci, canali informativi semplici e una maggiore flessibilità degli appuntamenti, soprattutto nelle aree dove le differenze territoriali sono più marcate; ma servono anche interventi strutturali che migliorino ed estendano l’accesso alla prevenzione e alla diagnosi precoce del tumore al seno».
Tra chi ha ricevuto la lettera di invito allo screening, il 73% dichiara di aver aderito. Anche in questo caso il quadro territoriale non è omogeneo: l’adesione raggiunge l’80% al Nord e il 69% al Centro, mentre si attesta al 54% al Sud e al 53% nelle Isole. Il dato suggerisce che l’invito istituzionale conserva una forte capacità di attivazione, ma che l’efficacia del percorso può variare molto a seconda del territorio. Tra le donne che non hanno aderito, la motivazione più frequente è aver già eseguito autonomamente l’esame da poco tempo (59%); il disinteresse esplicito verso lo screening riguarda invece solo il 3% delle risposte.
Prevenzione e diagnosi precoce sono fondamentali per il percorso terapeutico del tumore al seno. «La prevenzione e la diagnosi precoce sono parte integrante della presa in carico del tumore al seno – spiega Laura Pizzorno, Responsabile UOSD Chirurgia Senologica ASL 1 Abruzzo – Individuare la malattia in una fase iniziale può ampliare le possibilità terapeutiche e consentire di scegliere trattamenti più appropriati in base alle caratteristiche del tumore e della paziente. Lo screening organizzato è uno strumento fondamentale in questo percorso, insieme alla tempestiva valutazione dei segnali sospetti e all’approfondimento diagnostico quando necessario. Perché la diagnosi precoce si traduca in un beneficio concreto, è essenziale che l’intero percorso, dagli esami di screening alla diagnosi, fino alla cura, sia tempestivo, coordinato e fondato su competenze multidisciplinari».
Migliorare prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico del tumore al seno sul territorio nazionale sono punti cardine dell’impegno dell’Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, che di concerto con il Gruppo ha lavorato alacremente in passato e continua a lavorare su questi temi; ultima pietra posata sul cammino è la mozione presentata il 14 ottobre 2025 a prima firma Cattoi, che impegna il Governo a definire in modo uniforme il modello delle Breast Unit, estendendo l’ambulatorio multidisciplinare anche alla fase metastatica.
Molto lavoro c’è ancora da fare e le priorità evidenziate e ribadite durante l’incontro di oggi riguardano i seguenti punti:
garantire l’accesso gratuito ai test genetici su scala nazionale;
estendere i programmi di prevenzione dedicati alle donne ad alto rischio, portatrici della mutazione BRCA e con elevata densità mammaria;
rivedere i criteri dello screening mammografico, anche modulando le fasce d’età prima dei 50 e dopo i 64 anni;
verificare l’effettivo funzionamento delle Breast Unit e garantire équipe multidisciplinari stabili.
«È prioritario promuovere una maggiore adesione agli screening, sviluppare percorsi di prevenzione personalizzati per le donne ad alto rischio, favorire l’accesso ai test genetici secondo appropriatezza clinica e garantire il pieno funzionamento delle Breast Unit, come modello di presa in carico multidisciplinare e integrata, nel quale la persona e i suoi bisogni restano al centro. Come Intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro”, intendiamo proseguire il lavoro di confronto e collaborazione con le Istituzioni, le associazioni dei pazienti, le società scientifiche e i professionisti sanitari, contribuendo a individuare soluzioni concrete e sostenibili per rafforzare la prevenzione oncologica e migliorare la qualità dell’assistenza. L’obiettivo è consolidare un sistema sanitario capace di garantire percorsi sempre più efficaci e appropriati, riducendo progressivamente i divari territoriali e promuovendo pari opportunità di accesso ai servizi. Investire nella prevenzione significa tutelare la salute dei cittadini, migliorare gli esiti di cura e rafforzare la capacità del Servizio sanitario nazionale di rispondere, in modo equo e sostenibile, ai bisogni della popolazione. Perché dietro ogni dato ci sono persone, famiglie e storie di vita: il nostro impegno deve essere quello di fare in modo che nessuno si senta solo di fronte alla malattia e che ogni donna possa contare su una prevenzione tempestiva, cure di qualità e una concreta speranza per il futuro» – conclude Cattoi.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Ampliare il moderno sistema di trattamento del cancro ed eliminare il "collo di bottiglia" del sovraffollamento. Vietnam.vn
Secondo il dottor Diep Bao Tuan, direttore dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, la struttura è attualmente uno dei più grandi centri specializzati nella cura del cancro in fase terminale nella regione meridionale. Ogni giorno, l'ospedale riceve circa 4.800-5.000 pazienti per visite ed esami, di cui oltre il 75% provenienti da altre province e città.
Secondo quanto dichiarato dalla direzione dell'Ospedale Oncologico di Ho Chi Minh City, il reparto dispone attualmente di 11 apparecchi per radioterapia in funzione, operanti per un massimo di 3 turni al giorno, dalle 5:00 alle 23:00. Ogni giorno, l'ospedale effettua circa 700-800 sedute di radioterapia, con una media di 15-35 sedute per paziente, il che comporta un sovraccarico costante e lunghi tempi di attesa per i pazienti.
Dopo essersi sottoposta a un intervento chirurgico per un tumore al collo dell'utero, la signora Le Tu Oanh (54 anni, residente nel quartiere di An Khanh, Ho Chi Minh City) era in programma per la radioterapia. Tuttavia, secondo l'appuntamento con il medico, avrebbe dovuto aspettare 4 settimane prima del suo turno. Nel frattempo, la signora Thai Ngoc Lan (49 anni, residente nella provincia di Vinh Long ) ha dovuto aspettare 6 settimane per la radioterapia dopo un intervento chirurgico per un tumore al seno.
Nel frattempo, in media, presso questo ospedale si registrano circa 70 casi al giorno che richiedono una PET/CT. A causa della carenza di tracciante radioattivo, molti pazienti del Sud sono stati costretti a recarsi ad Hanoi per sottoporsi a questa procedura, mentre l'apparecchiatura PET/CT dell'Ospedale Oncologico è attualmente inutilizzata.
Di fronte al crescente numero di pazienti che necessitano di radioterapia, l'ospedale ha organizzato un servizio di radioterapia fuori orario, con impianti operativi dalle 5:00 alle 23:00, e applicando contemporaneamente protocolli di radioterapia frazionata per abbreviare i tempi di trattamento nei casi con indicazioni appropriate, dando priorità ai casi che necessitano di radioterapia d'urgenza o di trattamento precoce.
Questi dati evidenziano l'enorme domanda di un ospedale specializzato di alto livello, sottolineando al contempo la necessità di investimenti continui e completi in infrastrutture, attrezzature, tecnologia, risorse umane e qualità della gestione ospedaliera.
Secondo il professor associato Tang Chi Thuong, direttore del Dipartimento della Salute di Ho Chi Minh City, nel periodo 2026-2030 il settore sanitario della città ha registrato l'avvio di 5 importanti progetti di investimento pubblico presso l'Ospedale Oncologico, con un investimento totale stimato di oltre 5.000 miliardi di VND provenienti dal bilancio cittadino.
Al contempo, la funzione TC del sistema PET/TC continua ad essere utilizzata per la diagnostica per immagini, il monitoraggio e la valutazione della risposta al trattamento, la pianificazione della radioterapia e le appropriate indicazioni professionali, garantendo un utilizzo efficace dell'apparecchiatura e che le risorse investite non vengano sprecate.
Per far fronte a questa situazione, i medici dell'ospedale hanno fornito consulenza e spiegazioni proattive ai pazienti, utilizzando metodi diagnostici alternativi appropriati come TAC, risonanza magnetica, scintigrafia ossea, ecc., come prescritto dai professionisti sanitari, garantendo che il piano di trattamento non venisse interrotto.
Secondo i responsabili del Dipartimento della Salute di Ho Chi Minh City, una volta completato il progetto, l'Ospedale Oncologico potrà adottare un approccio più proattivo all'approvvigionamento di radiofarmaci per i suoi due sistemi PET/CT; allo stesso tempo, potrà incrementare la capacità di radioterapia per far fronte al crescente numero di pazienti. A lungo termine, il sistema ciclotrone potrà anche contribuire alla fornitura di radiofarmaci ad altre strutture mediche della città e delle province e città limitrofe.
In particolare, il progetto per l'acquisto di un sistema ciclotrone e di un acceleratore lineare, con un investimento totale di 587 miliardi di VND, riveste un'importanza significativa, data l'attuale limitata disponibilità di radiofarmaci per la PET/CT, che da tempo costringe molti pazienti a recarsi in città come Hanoi e Da Nang per sottoporsi a questa tecnica diagnostica avanzata.
"Non si tratta di singoli progetti di investimento, bensì di iniziative volte a migliorare in modo complessivo le capacità di un centro oncologico di terzo livello, dallo screening e dalla diagnosi precoce al trattamento multimodale, alla radioterapia ad alta tecnologia, alla medicina nucleare e all'assistenza al paziente durante tutto il percorso terapeutico", ha sottolineato il direttore del Dipartimento della Salute di Ho Chi Minh City.
Questi progetti mirano a trasformare l'Ospedale Oncologico nella struttura medica specializzata più moderna della regione. Tali progetti includono: la costruzione di una nuova area di screening ad alta tecnologia; l'acquisto di apparecchiature mediche specializzate; l'acquisto di un sistema ciclotrone e di un acceleratore lineare a energia singola; la costruzione di un nuovo centro di radioterapia protonica; e la costruzione di una nuova area di supporto per i pazienti dell'Ospedale Oncologico.
È noto che il progetto "Approvvigionamento di attrezzature mediche specializzate per l'Ospedale Oncologico", gestito dal Consiglio di Gestione dei Progetti di Investimento e Costruzione per le Opere Civili e Industriali di Ho Chi Minh City, è stato approvato dal Comitato Popolare di Ho Chi Minh City e si prevede che la gara d'appalto venga indetta entro il primo trimestre del 2027. I restanti progetti sono attualmente in fase di finalizzazione da parte del Ministero della Salute in coordinamento con gli enti competenti e saranno presentati alle autorità competenti per l'approvazione nel periodo 2026-2027.
Secondo quanto affermato dal signor Tang Chi Thuong, il Ministero della Salute ha richiesto alla direzione dell'Ospedale Oncologico di avviare l'implementazione dello Standard Internazionale di Qualità AACI e della Certificazione di Eccellenza Clinica in Oncologia (CEC). Questo rappresenta il passo successivo nella standardizzazione delle attività professionali, della gestione della qualità e della sicurezza dei pazienti secondo gli standard internazionali; e, al contempo, getta le basi affinché l'ospedale possa svilupparsi in un centro oncologico specializzato, capace di formazione, ricerca scientifica , trasferimento tecnologico e di guidare la rete oncologica regionale.
Tuttavia, il semplice ampliamento dell'attuale Ospedale Oncologico non sarà sufficiente a soddisfare le esigenze dei pazienti di Ho Chi Minh City e della regione meridionale. Pertanto, in linea con l'orientamento di sviluppo della città verso un sistema sanitario "multilivello, multipolare e multicentrico", il Dipartimento della Salute propone al Comitato Popolare della Città di costruire una nuova struttura ospedaliera oncologica a Ba Ria con una capacità stimata di 700 posti letto.
Inoltre, il Dipartimento ha proposto la costruzione di un centro di screening e diagnosi del cancro ad alta tecnologia presso i distretti medici di Tan Kien e Thu Duc. Infine, nel piano di investimenti pubblici a medio termine 2026-2030, il Dipartimento ha registrato il progetto per la costruzione dell'ospedale oncologico di Binh Duong presso il distretto medico di Binh Duong.
Se realizzati come previsto, questi progetti contribuiranno gradualmente alla creazione di centri oncologici specializzati, riducendo la pressione derivante dalla concentrazione dei pazienti in un'unica struttura e migliorando l'accesso ai servizi di screening, diagnosi e trattamento del cancro per gli abitanti della città e dell'intera regione meridionale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.3/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Roccalumera. Esami fecali gratuiti per prevenzione del tumore del colon retto Tempostretto
Appuntamento sabato 24 ottobre
Si è svolto online un incontro della Direzione del Distretto Sanitario di Messina con i sindaci o i loro delegati dei Comuni della zona ionica di Alì, Alì Terme, Fiumedinisi, Furci Siculo, Itala, Mandanici, Nizza di Sicilia, Pagliara, Roccalumera e Scaletta Zanclea.
Informazione, collaborazione e integrazione territoriale rappresentano elementi fondamentali per costruire una rete di assistenza efficace, accessibile e capace di rispondere concretamente ai bisogni di salute della popolazione.
La Casa della Comunità di Roccalumera si conferma un importante punto di riferimento per il territorio, con l’obiettivo di avvicinare i servizi sanitari ai cittadini, semplificare l’accesso alle prestazioni e promuovere una presa in carico sempre più integrata. Tra i servizi sanitari della Casa della Comunità di Roccalumera l’ambulatorio infermieristico da lunedì a sabato dalle 8:00 alle 20:00; la Specialistica ambulatoriale con Angiologia, Dermatologia, Diabetologia, Endocrinologia, Geriatria, Pneumologia, Ortopedia e presto saranno realizzate altre specialità. Il Pua con un assistente sociale presente da lunedì a sabato dalle 9 alle 12, e giovedì dalle 15 alle 17; il medico delle cure primarie h24 e sette giorni su sette; il punto prelievi da lunedì a venerdì dalle 8 alle 9.15; la la psicologia delle cure primarie con psicologo dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16. Anche uffici per scelta e revoca del medico e del pediatra il lunedì, mercoledì, e venerdì dalle 8.30 alle 12 e giovedì dalle 15 alle 17.00., consegna ausili e presidi lunedì dalle 15 alle 17 o giovedì dalle 9.30 alle 12.30; consegna referti da lunedì a venerdì dalle 11 alle 12.30 o venerdì dalle 15 alle 16,30; certificati esenzione per patologia martedì dalle 9.30 alle 12.30, mercoledì dalle 9.30 alle 12.30; certificati per esenzione per reddito lunedì, mercoledì, venerdì dalle 8.30 alle 12 e giovedì dalle 15 alle 17.00.
In occasione dell’incontro è stato presentata la giornata gratuita dedicata alla prevenzione del tumore del colon-retto, che si terrà sabato 24 ottobre 2026, dalle ore 9 alle ore 19, nella Casa della Comunità di Roccalumera.
Un’importante opportunità di prevenzione per sensibilizzare la popolazione sull’importanza della diagnosi precoce e promuovere una maggiore attenzione alla propria salute. La prevenzione è uno strumento fondamentale per tutelare la salute: partecipare significa prendersi cura di sé.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Papa Leone dovrà fare la chemioterapia? C'è il rischio di metastasi? Domande e risposte sul tumore del Pontefice Corriere della Sera
di Vera Martinella
Quanto è alto il rischio che la malattia si ripresenti o che dia metastasi? E quanto invece si può sperare nella guarigione? Le risposte dell'oncologa Silvia Novello, fra i maggiori esperti internazionali
LaPresse
Il primo bollettino medico sulla salute del Pontefice dice quello che pochi si sarebbero aspettati che fosse reso noto: papa Leone XIV ha un tumore ai polmoni. Un «adenocarcinoma polmonare», nello specifico.
Una notizia che, dal punto di vista medico, è solo il primo passo per capire
cosa succederà nel prossimo futuro.
La realtà è che della malattia di Leone XIV sappiamo, per ora, molto poco.
Il Santo Padre dovrà fare altre terapie? Se sì, quali? Si tratta di un tumore aggressivo? Quanto è alto il rischio che si ripresenti o che dia metastasi? E quanto invece si può sperare che l'iter di cure sia già finito e possano bastare solo degli esami di controllo?
Silvia Novello, direttrice della Scuola di specializzazione di Oncologia medica all’Università di Torino, responsabile dell’Oncologia toracica all’AOU San Luigi Orbassano, presidente dell’associazione no profit WALCE Onlus (Women Against Lung Cancer in Europe) è fra i maggiori esperti italiani e internazionali sul cancro ai polmoni. Ed la coordinatrice delle linee guida dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom) per il cancro ai polmoni, il documento di riferimento per la terapia di questa neoplasia nel nostro Paese.
Cerchiamo di capire con lei quali informazioni mancano per avere un quadro chiaro della situazione.
Professoressa Novello, cosa bisogna sapere per stabilire i prossimi passi da fare?
«L’adenocarcinoma è la forma più frequente di tumore polmonare, ma ormai dare “un nome” al tumore non è più sufficiente: serve conoscere se e quali alterazioni genetiche sono presenti per capire quale sottogruppo di adenocarcinoma si ha di fronte (EGFR mutato, Alk riarrangiato, KRAS mutato, ROS1, eccetera) perché è proprio in base al cosiddetto "profilo molecolare" del tumore che possiamo scegliere le cure più efficaci caso per caso. E serve l’espressione di PDL1 che fornisce informazioni sull’assetto immunitario delle cellule tumorali presenti nel tumore del singolo paziente».
A cosa servono queste informazioni?
«Sembrano "sigle" incomprensibili, che hanno invece un valore decisivo per i malati: danno informazioni che hanno un ruolo determinante e proprio in base alla presenza o assenza di queste sigle si possono oggi utilizzare nuovi farmaci, che hanno aperto speranze, fino a pochi anni fa non immaginabili».
APPROFONDISCI CON IL PODCAST
Che esami servono per capire quale sottotipo è presente nel singolo paziente?
«Parliamo di test genetici che possono verificare un singolo gene oppure una batteria di geni con quella che viene definita NGS (Next Generation Sequencing). Questo esame viene fatto sullo stesso materiale che ha condotto alla diagnosi istologica (ovvero sul pezzo di tessuto asportato durante l’operazione): identificare un’alterazione molecolare è come identificare un bersaglio su cui meglio direzionare la cura. L’espressione di PDL1 è invece un’analisi immunoistochimica che guida un altro approccio terapeutico: l’immunoterapia».
Quanto tempo serve per avere i referti?
«Le tempistiche possono variare da un centro all’altro, ma solitamente i risultati si ottengono in una settimana lavorativa. Questa tempistica è dettata da tempi tecnici di lavorazione, che non possono essere accelerati».
Come si fa a capire quanto è alto il rischio che il tumore si ripresenti o che dia metastasi?
«Mettendo insieme tutti gli elementi clinici (età del paziente, condizioni generali, presenza di altre patologie rilevanti) che per il Pontefice sono tutti favorevoli: è un uomo di 71 anni, in buona salute, che si è già dimostrato capace di un rapido recupero dopo l’operazione.
Poi servono i dati legati alla malattia per avere la «carta d'identità» della neoplasia: sappiamo il tipo di cancro (adenocarcinoma), mancano le caratteristiche molecolari e lo stadio di malattia, che viene stabilito definitivamente sul pezzo operatorio asportato. Anche l’informazione sui linfonodi prelevati dal chirurgo dice molto: se sono "puliti" significa che la malattia non si è estesa nelle zone vicine al tumore».
Qual è lo scenario migliore possibile?
«L’opzione migliore è che il tumore asportato fosse in uno stadio davvero precoce (tecnicamente lo stadio I) che comporta unicamente controlli periodici: solitamente una visita oncologica e una TAC ai polmoni all’anno per almeno 5 anni dopo l’intervento chirurgico».
Altrimenti?
«Qualora la malattia radicalmente operata sia invece inquadrata definitivamente in stadio più avanzato (per esempio stadio II), il profilo molecolare e l’espressione di PDL1 servono proprio per capire come procedere: con un trattamento a base di farmaci (terapie a bersaglio molecolare o immunoterapia) e in alcuni casi anche con delle sedute di radioterapia, terminati i quali si intraprende l'iter dei controlli».
Quali terapie si possono prescrivere per un adenocarcinoma polmonare?
«Innanzitutto la cura viene stabilita da un gruppo multidisciplinare di esperti (chirurgo, oncologo, radioterapista, anatomopatologo e altri ancora) che in caso di un adenocarcinoma radicalmente operato, come quello del Pontefice, può decidere per: un trattamento chemioterapico (che resta un’opzione ancora molto utile ed efficace, quasi sempre prescritta) combinato (in modo concomitante o sequenziale) con le terapie a bersaglio molecolare e con l’immunoterapia. Il radioterapista valuta quando e se proporre il trattamento radiante, solitamente sulla base dell’interessamento dei linfonodi asportati dal chirurgo. Tutte queste cure complementari hanno l’obiettivo di guarire definitivamente il paziente (o di migliorare il dato di sopravvivenza) e di ridurre il tasso di recidiva di malattia rispetto alla sola chirurgia».
Scopri come funziona Hai un dubbio o un quesito medico?
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Papa Leone operato per il tumore: l'ipotesi chemioterapia, il rischio recidiva e i test decisivi Leggo.it
Papa Leone XVI è stato operato per un adenocarcinoma polmonare e sta recuperando: ha iniziato la fisioterapia respiratoria e riesce a muoversi a piedi nella sua stanza. Dalla Santa Sede fanno sapere che la degenza dovrebbe durare circa sette giorni e che il Papa spera di non rinunciare al viaggio in Sud America programmato per l’inizio di novembre.
Papa Leone: attesa per i test
Ora l’attenzione è rivolta ai referti sul tessuto rimosso durante l’operazione. Da questi dipenderà la decisione su eventuali cure successive, mirate a ridurre il rischio che la malattia ricompaia.