Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Tumore al polmone: i 6 falsi miti da sfatare che ostacolano la prevenzione e la diagnosi precoce OK Salute e Benessere
Il tumore al polmone continua a essere il principale killer oncologico a livello globale, provocando più decessi rispetto ai tumori alla prostata e al colon messi insieme. Tuttavia, mentre la consapevolezza su altre patologie (come il tumore al seno) è elevata e supportata da campagne di prevenzione di massa, lo screening polmonare resta significativamente sottoutilizzato: si stima che solo il 20% delle persone idonee si sottoponga ai controlli raccomandati.
A frenare la diagnosi precoce – fondamentale per portare il tasso di sopravvivenza a 20 anni fino all’80%, contro un esiguo 8% nelle diagnosi tardive – sono soprattutto falsi miti ancora radicati nella popolazione e nella comunità medica.
Falsi miti sul tumore al polmone
1. È una malattia che colpisce solo i fumatori
Fino al 25% dei casi di tumore al polmone si manifesta in “mai fumatori” (persone che hanno consumato meno di 100 sigarette nella vita). Tra le donne, in particolare quelle con ascendenza est o sud-asiatica, la percentuale sale drammaticamente: uno studio scientifico ha rilevato che l’83% delle pazienti affette in Asia meridionale non aveva mai toccato una sigaretta. Fattori ambientali come il gas radon e l’inquinamento atmosferico svolgono un ruolo determinante.
Mito 2: Solo i forti fumatori devono preoccuparsi
Le attuali linee guida statunitensi (come quelle dell’influenzale US Preventive Services Task Force) limitano spesso lo screening a chi ha uno storico di “20 pacchetti/anno” (es. un pacchetto al giorno per 20 anni). Questo parametro esclude la maggior parte dei fumatori leggeri o saltuari, lasciando oltre la metà delle diagnosi confinate a stadi avanzati o scoperte casualmente durante altri esami.
Per colmare questo gap, lo studio clinico INSPIRE, guidato dal Mass General Brigham, sta dimostrando l’efficacia dell’estensione dello screening mediante tomografia computerizzata a basse dosi (LDCT) anche a soggetti con storie di fumo lievi o irregolari, particolarmente frequenti tra la popolazione afroamericana.
Mito 3: Le linee guida ufficiali sono sempre aggiornate
Le raccomandazioni per l’accesso allo screening faticano a tenere il passo con la ricerca. Sebbene enti come il National Comprehensive Cancer Network (NCCN) e l’American Cancer Society abbiano recentemente ampliato i criteri per includere chiunque abbia fumato per oltre 20 anni (a prescindere da quando abbia smesso), gli organismi regolatori nazionali impiegano spesso anni per aggiornare i propri standard ufficiali, limitando la copertura economica da parte dei sistemi sanitari e assicurativi.
Falsi miti sul tumore al polmone, 4: Lo screening non salva davvero la vita
Un’obiezione storica riguardava il rischio di sovradiagnosi e di interventi chirurgici non necessari. Tuttavia, i dati consolidati dal grande studio clinico National Lung Screening Trial (NLST) pubblicati sul New England Journal of Medicine hanno dimostrato che lo screening sistematico tramite LDCT riduce la mortalità per tumore al polmone del 20%. Oggi l’approccio dei chirurghi è cauto: di fronte a noduli sospetti si predilige il monitoraggio radiologico a distanza rispetto a biopsie o chirurgie aggressive immediate.
Mito 5: È una patologia esclusivamente della terza età
Circa 1 diagnosi su 10 riguarda individui con meno di 55 anni. Nella fascia under 40, le donne rappresentano oltre il 52% dei nuovi casi, la maggior parte delle quali non ha mai fumato. In questi pazienti la diagnosi arriva spesso in stadio IV a causa della sottovalutazione dei sintomi (come affaticamento cronico, dolore osseo o tosse persistente), scambiati per infezioni respiratorie o stanchezza da stress.
Mito 6: Diagnosi e prevenzione saranno sempre imprevedibili
L’innovazione tecnologica promette di superare la rigidità delle attuali linee guida. Tra le soluzioni più promettenti c’è Sybil, un modello di intelligenza artificiale open-source sviluppato dai ricercatori del MIT e del Mass General Cancer Center.
Come illustrato nello studio validato e pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology, Sybil è in grado di analizzare una singola scansione LDCT per calcolare il punteggio di rischio individuale di sviluppare un tumore al polmone nei sei anni successivi, individuando segni invisibili all’occhio umano e permettendo di personalizzare la frequenza dei controlli futuri.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore pancreas metastatico, Ema dà via libera a daraxonrasib, farmaco che raddoppia sopravvivenza RaiNews
Si tratta di una terapia orale destinata ai pazienti adulti la cui malattia è peggiorata dopo almeno un trattamento. Nello studio clinico la sopravvivenza mediana è aumentata dell'85% rispetto alla chemioterapia Via libera dell'Agenzia europea del farmaco Ema aldaraxonrasibper il tumore al pancreas metastatico.Il farmaco più atteso dalla comunità dei pazienti- numerose le storie di cronaca che raccontano di viaggi della speranza verso gli Usa per poter ricevere la terapia, approvata in agosto dalla Fda -ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp)dell'Ema, che ne ha raccomandato il rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) nell'Unione europea. Il farmaco è destinato agli adulti con tumore del pancreas metastatico già sottoposti ad almeno una precedente terapia.La valutazione ha avuto di un iter rapido per favorire l'accesso più veloce ai pazienti di un trattamento ritenuto promettente: raddoppia infatti la sopravvivenza di vita da 6,7 mesi a 12,4 mesi. Nei pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che peggiora dopo un precedente trattamento, la chemio standard è poco efficace e molto tossica. Per questo, il nuovo farmaco era stato individuato come medicinale prioritario ottenendo una valutazione per fasi: l'esame è potuto iniziare diversi mesi prima della prevista presentazione della domanda completa, riducendo i tempi di valutazione a meno di 150 giorni, rispetto ai 210 giorni previsti, pur mantenendo qualità, sicurezza ed efficacia. Il principio attivo è un inibitore di Ras, proteine coinvolte nella crescita e nella sopravvivenza delle cellule. Daraxonrasib agisce legandosi a una proteina chiamata ciclofilina A e formando un complesso che si lega alle proteine Ras, bloccandone l'attività. Questo meccanismo favorisce la morte delle cellule tumorali e rallenta la crescita del tumore. Il farmaco è stato studiato in una sperimentazione internazionale che ha coinvolto 500 pazienti, di cui il 92% presentava una mutazione Ras G12. In quelli trattati con daraxonrasib, la sopravvivenza mediana è stata di 12,4 mesi, rispetto ai 6,7 mesi registrati nei pazienti trattati con chemioterapia. La raccomandazione sarà ora trasmessa alla Commissione europea. Le successive decisioni sul prezzo e sulla rimborsabilità saranno prese dai singoli Stati membri.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Tumore al pancreas, le tappe dopo il sì dell’EMA al farmaco che raddoppia la sopravvivenza Mondosanità
L’Europa accelera sul tumore del pancreas. Il comitato scientifico dell’EMA ha raccomandato l’autorizzazione di daraxonrasib, il farmaco orale che ha portato la sopravvivenza mediana da 6,7 a 12,4 mesi rispetto alla chemioterapia nei pazienti con malattia metastatica già trattata. Quasi il doppio del tempo, contro uno dei tumori più difficili da curare.
I risultati erano stati presentati a fine maggio all'Asco, il congresso americano di oncologia. Adesso arriva il passaggio che li avvicina ai pazienti europei: il dossier passa alla Commissione europea per la decisione sull’autorizzazione. Seguiranno le valutazioni dei singoli Paesi su prezzo e rimborsabilità.
L’agenzia ha seguito una procedura accelerata, cominciando a esaminare i dati prima che la domanda fosse completa. Il trattamento risponde a un bisogno preciso: offrire una possibilità agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno già ricevuto almeno una terapia e per i quali le opzioni rimaste sono limitate.
Ma prima dei numeri e delle decisioni regolatorie, c’era stato un segnale inconfondibile: il dolore pancreatico, con la terapia, cominciava a scomparire. Lo racconta Brian Wolpin, oncologo del Dana-Farber Cancer Institute e professore della Harvard Medical School, che ha guidato lo studio internazionale RASolute 302. Nei primi pazienti trattati, anche a dosi relativamente basse, il dolore addominale si risolveva nel giro di poche settimane. Poi le Tac mostrarono la riduzione delle masse tumorali. Per chi aveva attraversato anni di sperimentazioni deludenti, era il momento in cui una possibilità scientifica assumeva il volto di una persona che stava meglio.
«Sta succedendo qualcosa»
In un’intervista alla Harvard Gazette, lo specialista ricorda che la prima sperimentazione aveva soprattutto il compito di valutare la sicurezza e individuare la dose da utilizzare negli studi successivi. I risultati di laboratorio erano stati molto incoraggianti, ma l’oncologo conosceva bene la distanza fra un esperimento riuscito e un trattamento efficace nelle persone.
Fu il miglioramento dei pazienti a cambiare le aspettative. «Sta succedendo qualcosa», pensarono i ricercatori. La riduzione del dolore, spesso associata alla diminuzione della massa tumorale, trovava poi riscontro negli esami radiologici.
Quelle osservazioni iniziali dovevano superare la prova del confronto diretto con le cure disponibili. RASolute 302 ha coinvolto 500 pazienti, assegnati a daraxonrasib oppure alla chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Il risultato sulla sopravvivenza ha dato la misura precisa a quello che i primi casi avevano lasciato intravedere.
Un bersaglio che sembrava irraggiungibile
Il farmaco interviene su uno dei meccanismi chiave della malattia. Le proteine RAS partecipano alla trasmissione dei segnali di crescita e sopravvivenza delle cellule. Quando sono alterate, il comando può restare acceso, favorendo la proliferazione tumorale.
Per anni queste proteine sono state considerate praticamente impossibili da colpire: la loro struttura offriva pochi punti ai quali un medicinale potesse agganciarsi efficacemente. Daraxonrasib sfrutta una soluzione particolare. Si lega alla ciclofilina A e forma un complesso capace di agganciare RAS e bloccarne l’attività. L’intervento interrompe segnali necessari alla crescita del tumore e favorisce la morte delle cellule maligne.
Il bersaglio ha un peso centrale nell’adenocarcinoma pancreatico: nello studio valutato dall’EMA, il 92% dei partecipanti presentava una mutazione RAS G12, una famiglia che comprende alcune delle alterazioni più frequenti in questa malattia.
Per Wolpin, riuscire a tradurre questa conoscenza in un beneficio per i pazienti dimostra quanto la ricerca rigorosa possa incidere anche sui tumori più ostili ai trattamenti. È una conquista costruita attraverso anni di lavoro, dai laboratori alla sperimentazione clinica.
Vivere a lungo, vivere meglio
Una parte del cambiamento si misura anche a prescindere dalle curve di sopravvivenza. Daraxonrasib si assume per bocca una volta al giorno. Gli sperimentatori richiamano una differenza molto concreta rispetto al regimi chemioterapico del confronto: evitare lunghe sedute per le infusioni, pompe e accessi venosi necessari a somministrarle.
Il tempo guadagnato conta anche per come viene vissuto. Nel racconto dell’oncologo di Harvard, la combinazione attesa era proprio questa: prolungare la vita e migliorarne la qualità rispetto alla chemioterapia. Una terapia orale continua a richiedere controlli e assistenza specialistica, ma può alleggerire una parte dell’impegno quotidiano imposto dalle cure.
La determinazione di Wolpin nasce da un’esperienza che risale all’inizio della sua formazione oncologica. Aveva incontrato diversi pazienti con tumore pancreatico metastatico morti entro circa tre mesi. All’inizio aveva pensato a una coincidenza di casi particolarmente sfortunati. Comprendere quanto quella rapidità fosse frequente lo aveva spinto a dedicarsi alla malattia.
Per questo il risultato attuale ha, nel suo pensiero, un valore che supera il singolo farmaco: incrina il pessimismo accumulato dopo tanti tentativi falliti e apre la strada a ulteriori miglioramenti.
Cosa deve arrivare per i pazienti italiani
Il passaggio europeo rende immediata una domanda: quando sarà possibile ricevere il trattamento in Italia? Il parere favorevole del comitato EMA precede l’autorizzazione della Commissione europea. Prezzo e rimborsabilità saranno poi oggetto delle valutazioni nazionali. Il sì scientifico rappresenta dunque una tappa fondamentale del percorso, senza equivalere già alla disponibilità a carico del Servizio sanitario nazionale.
Anche i numeri vanno letti nella popolazione alla quale si riferiscono: pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato. La sopravvivenza mediana indica il momento in cui metà dei partecipanti è ancora in vita, non una scadenza per il singolo individuo. I 12,4 mesi riportati dall’EMA appartengono a un’analisi successiva rispetto ai 13,2 mesi diffusi con i primi risultati dello studio.
Il trattamento, è giusto il caso di precisare, può provocare effetti indesiderati, fra cui diarrea, eruzioni cutanee, infiammazione della bocca, nausea e vomito. Restano aperte le sfide della progressione e delle resistenze: il beneficio osservato, per quel che finora è stato dimostrato scientificamente, non equivale tout court alla guarigione.
Ma il percorso raccontato da Wolpin segna un avanzamento concreto e strepitoso: dal dolore pancreatico che si attenua nei primi pazienti alla dimostrazione di una sopravvivenza più lunga, fino alla raccomandazione europea. Per chi affronta questa malattia, la ricerca ha prodotto una possibilità terapeutica in più. Ora l’attesa riguarda il passaggio dalle decisioni regolatorie all’accesso alle cure.
Fonti consultate:
European Medicines Agency. EMA recommends authorisation of Rasonque for metastatic pancreatic cancer. 2026 Oct 15. Wolpin BM, et al. Daraxonrasib or chemotherapy in previously treated metastatic pancreatic cancer. N Engl J Med. 2026. doi:10.1056/NEJMoa2605555. Harvard Gazette. Has pancreatic cancer met its match? Cambridge (MA): Harvard University; 2026 Sep.
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📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
È urgente investire in apparecchiature per la radioterapia al fine di ridurre il carico sugli ospedali di livello superiore. Vietnam.vn
A causa della carenza di apparecchiature per la radioterapia, centinaia di pazienti oncologici a Dong Nai sono costretti a trasferirsi ogni mese in ospedali di livello superiore per sottoporsi al trattamento, affrontando lunghi viaggi, costi elevati e tempi di attesa prolungati. Investire tempestivamente in apparecchiature per la radioterapia per l'ospedale generale di Dong Nai non solo soddisfa le esigenze urgenti dei pazienti, ma contribuisce anche a ridurre la pressione sugli ospedali di livello superiore e a utilizzare in modo efficace le risorsemedichedella città. I pazienti incontrano difficoltà perché devono percorrere lunghe distanze per ricevere le cure. Nel 2025, alla signora PL (del reparto Tan Trieu) è stato diagnosticato un cancro ai polmoni con metastasi al cervello e alle ossa presso l'Ospedale Generale di Dong Nai, e le è stata prescritta la radioterapia. A causa di un malfunzionamento dell'apparecchiatura per la radioterapia dell'ospedale, la signora PL è stata costretta a trasferirsi all'Ospedale Oncologicodi Ho Chi MinhCity per la radioterapia cerebrale. “Ogni volta che dobbiamo recarci in un ospedale di livello superiore per la radioterapia, è incredibilmente difficile. Il viaggio è lungo, ci sono molti pazienti e tutti devono aspettare a lungo prima del proprio turno. A volte dobbiamo persino affittare un alloggio mentre aspettiamo la nostra seduta di radioterapia, il che è molto faticoso. Dopo 10 sedute di radioterapia, ero così esausta che ho dovuto sdraiarmi subito. Speriamo solo che l'ospedale generale di Dong Nai abbia un macchinario per la radioterapia, in modo che i pazienti oncologici, che già soffrono così tanto dolore e stanchezza, non debbano viaggiare così lontano e sostenere tali spese”, ha raccontato la signora PL. "Per i pazienti oncologici, il tempo e la continuità del trattamento sono di fondamentale importanza. Ricevere la radioterapia vicino a casa aiuta i pazienti a ridurre le difficoltà del percorso terapeutico; inoltre, consente alle équipe mediche locali di monitorare e coordinare meglio il trattamento e di fornire un'assistenza migliore ai pazienti." Dott. KIM NGOC SI HA, Primario di Oncologia - Dipartimento di Medicina Nucleare, Ospedale Generale di Dong Nai La signora KL (del quartiere di Tan Trieu) è stata più fortunata della signora PL perché nel 2014, quando le è stato diagnosticato il cancro, l'apparecchiatura per la radioterapia dell'ospedale generale di Dong Nai era ancora funzionante, quindi ha potuto sottoporsi a 25 sedute di radioterapia radicale presso l'ospedale vicino a casa sua. Ora che il cancro ha metastatizzato, spera solo di ricevere cure palliative presso l'ospedale generale di Dong Nai perché è angosciata dal sovraffollamento degli ospedali di livello superiore, dove i pazienti non hanno un posto dove sdraiarsi, sono costretti a stare sotto i letti e non c'è spazio per i familiari. Secondo il dottor Kim Ngoc Si Ha, primario del reparto di oncologia e medicina nucleare dell'ospedale generale di Dong Nai, l'apparecchiatura per radioterapia dell'ospedale, entrata in funzione nel 2010 nell'ambito di una partnership pubblico-privata, è guasta dal 2021 e non è più utilizzabile. Prima del guasto dell'apparecchiatura, l'ospedale effettuava in media 30-40 sedute di radioterapia al giorno. Molti pazienti venivano sottoposti a radioterapia, da sola o in combinazione con chemioterapia e chirurgia, per il trattamento di tumori al seno, al colon-retto e alla testa e al collo; alcuni pazienti con metastasi ossee o cerebrali ricevevano la radioterapia per ridurre il dolore, alleviare la compressione e migliorare la qualità della vita. Da quando l'apparecchiatura ha smesso di funzionare, i pazienti che necessitavano di radioterapia sono stati trasferiti in altre strutture. Secondo il dottor Si Ha, i pazienti oncologici spesso devono affrontare numerose fasi consecutive di trattamento. Se, dopo un intervento chirurgico o la chemioterapia, sono costretti a trasferirsi in un altro ospedale e ad attendere a lungo prima di poter iniziare la radioterapia, il percorso terapeutico può subire interruzioni, con ripercussioni sul loro stato mentale e sulla continuità del piano di cura. Al contrario, curandosi localmente, i pazienti possono contare su medici di fiducia, ricevere il supporto dei familiari e vivere con meno stress durante la lunga battaglia contro la malattia. Investite tempestivamente nelle apparecchiature per la radioterapia per far fronte alle esigenze urgenti. La radioterapia è uno dei metodi più importanti nel trattamento di molti tipi di cancro e può essere utilizzata da sola o in combinazione con la chirurgia, la chemioterapia e altri trattamenti, a seconda del tipo di malattia, dello stadio e delle condizioni del paziente. In particolare, per alcuni tumori della testa e del collo, la radioterapia riveste un ruolo primario poiché la lesione si trova in prossimità di organi vitali, limitando le opzioni chirurgiche. Secondo il dottor Si Ha, l'ospedale generale di Dong Nai attualmente dispone di metodi chirurgici e chemioterapici e sta gradualmente implementando nuove metodologie di trattamento come l'immunoterapia e la terapia mirata. Tuttavia, la mancanza di un'apparecchiatura per la radioterapia impedisce all'ospedale di completare un percorso di trattamento multidisciplinare direttamente in loco. Secondo il dottor Dinh Cao Minh, vicedirettore dell'Ospedale Generale di Dong Nai, responsabile della struttura, solo nei primi otto mesi del 2026 l'ospedale ha trasferito circa 6.000 pazienti oncologici che necessitavano di radioterapia a ospedali di livello superiore. Si tratta di un numero molto elevato, che causa numerosi disagi ai pazienti e mette ulteriore pressione sugli ospedali riceventi. Il fatto che i pazienti di Dong Nai debbano ricorrere a servizi sanitari altrove comporta anche costi di trattamento aggiuntivi al di fuori del territorio locale. Secondo il dottor Dinh Cao Minh, l'Ospedale Generale di Dong Nai ha appena inaugurato il suo Centro Otorinolaringoiatrico. Il progetto approvato dalla città prevede l'investimento in un sistema di radioterapia, ma secondo il programma previsto, tale investimento potrebbe non essere realizzato prima del 2028. Data l'urgenza, nell'ottobre del 2026 l'ospedale presenterà al Ministero della Salute una richiesta di accelerazione dei tempi e di avvio dell'investimento nell'apparecchiatura per la radioterapia già a partire dal 2027. “Ci auguriamo che il Ministero della Salute ci supporti nella presentazione di proposte alle autorità competenti affinché esaminino e risolvano le difficoltà finanziarie, in modo da poter investire e acquistare al più presto apparecchiature per la radioterapia per l'ospedale. Si tratta di un'esigenza urgente per i pazienti oncologici in generale, soprattutto per quelli affetti da tumori alla testa e al collo che necessitano di radioterapia. In una città con quasi 5 milioni di abitanti, ad oggi nessun ospedale pubblico possiede un'apparecchiatura per la radioterapia, il che rappresenterebbe una grave lacuna nell'ambito delle diagnosi e delle cure mediche”, ha affermato il Dott. Cao Minh. Secondo la direttrice del Dipartimento della Salute, Do Thi Nguyen: Attualmente, le risorse professionali nei due ospedali di punta della città, l'Ospedale Generale Dong Nai e l'Ospedale Generale Thong Nhat, sono relativamente abbondanti. Tuttavia, la difficoltà maggiore è rappresentata dai fondi necessari per l'acquisto di macchinari e attrezzature. Esiste un ospedale privato in città, il Centro Medico dell'Università Shing Mark, che si è dotato di un apparecchio per la radioterapia, ma questo non è ancora sufficiente a soddisfare le esigenze di trattamento della popolazione. Il Dipartimento della Salute sottoporrà la questione ai vertici. Hanh Dung
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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B
Valutazione
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Criteri Critici
Tumore al seno radioterapia: meno sedute, cure più mirate L'Eco di Bergamo
Venticinque sedute venticinque anni fa, cinque oggi. Il percorso di radioterapia dopo l’intervento al seno si è accorciato di cinque volte e la ricerca lavora per ridurlo ancora. Il tumore della mammella interessa una donna su nove nel corso della vita e la radioterapia, che dopo la chirurgia abbassa il rischio di recidiva, ha cambiato volto: le radiazioni ad alta energia colpiscono, per ucciderle, le cellule tumorali residue con una precisione sempre più accurata. Il percorso comincia con la visita radioterapica e con una TC di simulazione, che serve a definire il piano di cura radioterapico personalizzato.
Le sedute
Ogni seduta dura circa 15-20 minuti, non provoca dolore e non lascia radioattività. Gli effetti collaterali acuti, come il rossore cutaneo simile a una scottatura ed il senso di fatigue o stanchezza, si risolvono, generalmente, poco dopo il termine del ciclo di sedute. «La radioterapia per la cura del tumore mammario, come per altri tumori solidi, si sta orientando verso un importante percorso di personalizzazione», spiega il prof. Rosario Mazzola, Responsabile della Radioterapia in Humanitas Gavazzeni e professore Associato in Humanitas University. «Oggi parliamo di intensificazione e di de-intensificazione della cura radioterapica sulla base del profilo di rischio della malattia mammaria e tenendo in considerazione le caratteristiche cliniche specifiche di ogni paziente. Il concetto di deintensificazione è probabilmente l’approccio più innovativo, in quanto è riferito alla riduzione del numero di sedute erogabili, ma anche ad una minor coinvolgimento di aree anatomiche da irradiare precauzionalmente dopo l’intervento. In meno di 25 anni le sedute di radioterapia necessarie sono passate da 25 a 5, con la stessa efficacia oncologica e tollerabilità».
Il cuore di questa evoluzione è l’ipofrazionamento: la stessa dose efficace viene erogata in meno frazioni, mentre tecniche moderne come la radioterapia a intensità modulata concentrano il fascio sul bersaglio e risparmiano gli organi sani limitrofi, soprattutto polmoni e cuore Il cuore di questa evoluzione è l’ipofrazionamento: la stessa dose efficace viene erogata in meno frazioni, mentre tecniche moderne come la radioterapia a intensità modulata concentrano il fascio sul bersaglio e risparmiano gli organi sani limitrofi, soprattutto polmoni e cuore. «Diversi studi hanno dimostrato che, in pazienti selezionate, si può ricorrere alla cosiddetta Partial Breast Irradiation o irradiazione parziale della ghiandola mammaria, che prevede solamente 5 applicazioni, senza che il trattamento perda di efficacia. Una soluzione di cura che condividiamo all’interno della Breast Unit in Humanitas Gavazzeni e che consiste nell’irradiazione del letto chirurgico definito accuratamente dai nostri chirurghi senologi in sede operatoria», precisa Mazzola. Ma non è tutto: «Sempre più spesso ricorriamo a trattamenti accurati come la breath-hold irradiation o radioterapia erogata in inspirazione profonda - continua - che sfrutta la pausa del respiro della paziente per minimizzare il coinvolgimento del cuore alle basse dosi di radiazioni ionizzanti e, quindi, di ridurre la potenziale tossicità cardiaca a lungo termine».
«Il nostro obiettivo per il futuro è semplice: ottenere il massimo risultato oncologico con il minimo impatto sulla vita quotidiana delle pazienti. Garantendo la stessa efficacia terapeutica e riducendo drasticamente il numero di sedute» «Far parte del Gruppo Humanitas ci dà poi accesso alle cure migliori anche nei casi di reirradiazione della stessa ghiandola mammaria dopo diversi anni da un precedente ciclo di radioterapia, in presenza di una recidiva locale operata. Grazie alla protonterapia, ad esempio, possiamo intervenire con minore nocività e invasività, evitando la mastectomia radicale. Una pratica resa possibile grazie alla collaborazione con tutte le unità di radioterapia del Gruppo», sottolinea lo specialista.
Alla paziente è stato diagnosticato un cancro ai polmoni al quarto stadio e si trova ad affrontare l'arduo problema dei costi dei farmaci. - Vietnam.vn
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Criteri Critici
Alla paziente è stato diagnosticato un cancro ai polmoni al quarto stadio e si trova ad affrontare l'arduo problema dei costi dei farmaci. Vietnam.vn
VietNamNet ha pubblicato una serie di articoli intitolata "Il peso delle prescrizioni mediche", che mette in luce le difficoltà che i pazienti incontrano nel pagare i farmaci, sollevando al contempo questioni relative ai meccanismi di supporto e all'accesso alle cure. Come è possibile che la capacità finanziaria non diventi un fattore determinante per l'accesso alle cure?
L'assicurazione sanitaria e i programmi di sostegno all'acquisto di farmaci hanno contribuito ad alleviare il peso della malattia, ma l'accesso a farmaci adeguati rimane una sfida, soprattutto per i pazienti che necessitano di trattamenti a lungo termine.
Il signor Nguyen Thanh Quang (Ho Chi Minh City) ha dichiarato che a suo padre è stato diagnosticato un cancro ai polmoni all'età di 71 anni. Il paziente aveva una storia di fumo di circa 40 anni, con una media di un pacchetto al giorno, e soffriva anche di diabete di tipo 2 e ipertensione.
Una TAC a basso dosaggio dei polmoni ha rivelato la presenza di tumori multipli nei polmoni e nel mediastino. Il paziente è stato quindi sottoposto a broncoscopia e ad esami per escludere infezioni fungine e tubercolosi. I risultati sono stati negativi.
Presso il Centro Medico Universitario di Ho Chi Minh City, una biopsia ha confermato la diagnosi di adenocarcinoma polmonare non a piccole cellule. Il paziente è stato quindi sottoposto a ulteriori accertamenti ad Hanoi , dove una PET/CT ha rivelato la presenza di due tumori nel polmone sinistro e un tumore nel polmone destro.
In particolare, i test di biologia molecolare hanno rivelato una mutazione di delezione dell'esone 19 dell'EGFR, mentre la risonanza magnetica cerebrale non ha mostrato lesioni. Data la presenza di tumori in entrambi i polmoni, la paziente non era più idonea per un intervento chirurgico radicale ed è stata consigliata una terapia mirata.
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Diagnosi precoce del tumore al polmone: 5 cose da sapere sulla nuova raccomandazione OMS per chi ha fumato molto My-personaltrainer
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L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha aggiornato le linee guida per contrastare il cancro polmonare, puntando con forza sulla diagnosi precoce per intercettare la patologia in assenza di sintomi clinici. Il documento definisce chiaramente i criteri di accesso ai controlli strumentali, dissipando i timori generali e delineando un iter preventivo preciso per i soggetti maggiormente esposti.
1. Chi rientra nello screening: i parametri su età e anni di fumo Come accade per gli altri protocolli di screening, i programmi di screening polmonare non sono rivolti all'intera popolazione, ma mirano a tutelare chi presenta un profilo di rischio oncologico concreto. Questo approccio è fondamentale per evitare l'esecuzione di esami radiologici non necessari per chi presenta un'esposizione al fumo assente o puramente occasionale. Per individuare con esattezza le categorie di interesse, le autorità sanitarie hanno stabilito che i criteri di inclusione per l'accesso ai test si basino su due parametri non scindibili: l'età anagrafica e la cosiddetta "storia tabagica". Per quanto concerne l'età anagrafica, le linee guida internazionali indicano come candidati primari gli individui di età compresa tra i 50 e i 75-80 anni. Per quanto concerne invece la storia tabagica, ci si affida a un parametro scientifico standardizzato: l'indice dei pacchetti-anno (pack-years). Questa metrica quantifica l'esposizione complessiva al tabacco nel corso della vita, mettendo in relazione la quantità quotidiana di fumo con la durata dell'abitudine nel tempo. Il valore si calcola moltiplicando il numero di pacchetti fumati in media al giorno per gli anni totali in cui si è fumato. La soglia minima individuata dalle raccomandazioni per l'accesso allo screening è pari a 20 pacchetti-anno. Tale punteggio corrisponde, ad esempio, all'aver consumato: Un pacchetto al giorno per 20 anni consecutivi.
Due pacchetti al giorno per 10 anni.
Mezzo pacchetto al giorno per 40 anni. I protocolli clinici includono sia i fumatori attivi sia gli ex fumatori che hanno abbandonato le sigarette da meno di 15 anni, lasso di tempo oltre il quale il rischio residuo tende a ridursi in modo significativo. Per verificare se il proprio profilo rispetta questi parametri, il primo passo raccomandato resta il confronto con il proprio medico di medicina generale, che potrà calcolare l'indice individuale e indicare l'eventuale invio ai percorsi di controllo.
2. TAC a basso dosaggio: perché supera la normale radiografia Nell'ambito della prevenzione polmonare mirata, occorre comprendere quale sia l'indagine strumentale adeguata. Per decenni, la radiografia toracica convenzionale è stata percepita come l'esame primario per monitorare lo stato di salute dei polmoni. Tuttavia, la comunità scientifica ha definitivamente accertato che tale tecnologia radiografica manca della risoluzione necessaria per individuare alterazioni millimetriche nelle primissime fasi di sviluppo tumorale. Il gold standard diagnostico raccomandato attualmente dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per i programmi di screening è la Tomografia Assiale Computerizzata spirale a basso dosaggio, internazionalmente nota come LDCT (Low-Dose Computed Tomography). Rispetto alle tecniche tradizionali, questa strumentazione si distingue per un profilo di sicurezza nettamente superiore. L'esposizione alle radiazioni ionizzanti risulta infatti decisamente contenuta, stimata fino a cinque volte inferiore se paragonata a una normale TAC toracica. A questa peculiarità, si aggiunge inoltre, la totale mancanza di invasività: l'esame è completamente indolore, privo di mezzo di contrasto somministrato per via endovenosa e molto rapido. Il macchinario acquisisce immagini tridimensionali di altissimo dettaglio clinico, permettendo al medico radiologo una mappatura puntuale ed estremamente precisa dei tessuti polmonari.
3. Diagnosi prima dei sintomi: come cambia l'efficacia delle cure La motivazione clinica che ha spinto l'OMS ad aggiornare e promuovere le raccomandazioni risiede nella natura intrinsecamente silente del carcinoma polmonare ai suoi esordi. Durante gli stadi cellulari embrionali, l'organo respiratorio può infatti sviluppare formazioni anomale senza innescare alcuna sintomatologia evidente. Nel momento in cui compaiono segnali d'allarme clinici manifesti, quali tosse cronica e persistente, presenza di sangue nell'espettorato (emottisi) o dolori fissi al torace, il quadro patologico risulta frequentemente già in uno stato avanzato. L'impiego programmato della TAC a basso dosaggio mira a ribaltare questa complessa dinamica clinica, intercettando la patologia quando risulta ancora rigidamente localizzata, ossia ai cosiddetti Stadi I o II. Individuare una lesione di piccolissime dimensioni prima del suo eventuale approdo linfonodale modifica radicalmente lo scenario terapeutico e le prospettive del paziente. In una fase così precoce risulta infatti possibile procedere con interventi chirurgici di asportazione mininvasivi. I dati consolidati emersi dai principali trial clinici internazionali dimostrano chiaramente come l'esecuzione strutturata dello screening sui soggetti ad alto rischio comporti una diminuzione della mortalità specifica stimata tra il 20% e il 24%, garantendo al contempo un incremento sostanziale dei tassi di guarigione e delle percentuali di sopravvivenza a cinque anni.
4. Falsi positivi e noduli benigni: cosa accade dopo il test L'attesa dell'esito radiologico genera comprensibilmente uno stato di apprensione. Per questo motivo, occorre affrontare il percorso diagnostico con la massima consapevolezza, conoscendone in anticipo l'iter, le probabilità statistiche e i limiti intrinseci. Una delle evenienze in assoluto più frequenti nell'ambito dei controlli radiologici polmonari è il riscontro di referti dubbi, comunemente definiti "falsi positivi". L'apparato respiratorio di chi ha inalato fumo a lungo presenta sovente esiti di infiammazioni croniche o di passate infezioni respiratorie. Tali fenomeni organici lasciano fisiologicamente delle micro-cicatrici, tessuti fibrotici o piccoli granulomi. Data l'elevatissima sensibilità visiva della TAC a basso dosaggio, queste alterazioni morfologiche vengono rilevate con estrema facilità. È fondamentale e rassicurante comprendere che la semplice visualizzazione di un nodulo non costituisce una diagnosi immediata di cancro; la stragrande maggioranza di queste formazioni risulta infatti di natura strettamente benigna. Alla luce di ciò, per evitare interventi diagnostici esplorativi superflui, i centri specializzati applicano protocolli medici cautelativi molto rigorosi. In presenza di un referto non immediatamente interpretabile, la procedura standard prevede un mero monitoraggio temporale, attuato ripetendo la scansione TAC a distanza di 3 o 6 mesi per valutare eventuali modifiche volumetriche della lesione. Soltanto in casi limitati e circoscritti si ricorre ad accertamenti di natura invasiva come le biopsie mirate.
5. Lo screening non basta: smettere resta il primo salvavita Sottoporsi con puntualità allo screening polmonare rappresenta un atto di prevenzione inestimabile, che non deve in alcuna circostanza ingenerare un falso senso di sicurezza o di impunità. Ottenere un referto LDCT del tutto negativo non equivale a possedere una garanzia medica a tempo indeterminato per continuare a fumare. Le linee guida dell'OMS, in maniera perentoria, vincolano infatti i programmi di diagnosi precoce a percorsi paralleli e integrati di disassuefazione dal tabagismo. Smettere di fumare costituisce, nei fatti, il più potente e collaudato intervento a tutela della salute respiratoria. L'allontanamento dalle sigarette innesca una riduzione immediata del rischio di infarti e ictus, favorisce il progressivo ripristino della capacità ventilatoria e contribuisce, nel corso degli anni successivi all'ultima sigaretta, a dimezzare drasticamente la probabilità di sviluppare nuove patologie oncologiche. Per massimizzare le possibilità di successo ed evitare le crisi di astinenza, risulta opportuno non affidarsi all'improvvisazione, procedendo secondo i seguenti passi strutturati: Consultare preliminarmente il medico di medicina generale per una prima valutazione della dipendenza nicotinica.
Riferirsi al Numero Verde Nazionale contro il fumo o ai portali istituzionali per ottenere un orientamento immediato e anonimo.
Pianificare un percorso terapeutico e di supporto presso i Centri Antifumo (CAU) afferenti alle Aziende Sanitarie Locali sul territorio.
Avvalersi, previa valutazione specialistica, di interventi di supporto psicologico cognitivo-comportamentale o di terapie farmacologiche sostitutive approvate.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Sanita': Aifa approva la rimborsabilita' di un nuovo farmaco orfano Il Sole 24 ORE
Estese indicazioni in ambito pediatrico e di equivalenti (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 15 ott - Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa ha dato il via libera alla rimborsabilita' di diverse opzioni terapeutiche, tra cui un farmaco orfano per patologie rare, sei nuove indicazioni terapeutiche con particolare riguardo alla popolazione pediatrica e farmaci equivalenti. 'Sara' rimborsato dal Servizio sanitario nazionale il farmaco orfano Voranigo (vorasidenib) sottolinea una nota - prima terapia orale approvata per il trattamento di pazienti adulti e adolescenti (dai 12 anni in poi e con peso 40 kg) affetti da astrocitoma o oligodendroglioma di grado 2 con mutazione IDH1 o IDH2, che sono stati sottoposti solo a intervento chirurgico e non necessitano nell'immediato di radioterapia o chemioterapia'.
Nell'ambito delle estensioni di indicazione terapeutica rimborsate, si registrano nuove approvazioni in ambito oncologico, infettivologico e del sistema nervoso centrale.
Approvati anche farmaci a brevetto scaduto 'che generano una riduzione della spesa farmaceutica stimata in 38,2 milioni'.
Dif.
Gli ultimi video Radiocor
(RADIOCOR) 15-10-26 18:46:02 (0654)SAN 5 NNNN
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Tumore del pancreas metastatico. Ema dà il via libera al daraxonrasib. Il farmaco che raddoppia la sopravvivenza Quotidiano Sanità
Una nuova speranza terapeutica per i pazienti con tumore del pancreas metastatico, una delle neoplasie più difficili da trattare e caratterizzata da una prognosi particolarmente sfavorevole. Il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha raccomandato il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione europea per Rasonque (daraxonrasib), un nuovo trattamento orale destinato agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che abbiano già ricevuto almeno una precedente terapia e per cui in Italia il Ministero aveva chiesto all’azienda produttrice l’uso compassionevole (il costo al momento è di circa 40 mila dollari al mese ndr).
A sostenere il parere positivo sono soprattutto i risultati di uno studio clinico di fase 3, che mostrano un miglioramento significativo della sopravvivenza rispetto alla chemioterapia: 12,4 mesi di sopravvivenza mediana nei pazienti trattati con daraxonrasib contro 6,7 mesi nei pazienti sottoposti a chemioterapia. Un guadagno di 5,7 mesi che, in una patologia caratterizzata da opzioni terapeutiche limitate, assume particolare rilevanza clinica.
Lo studio su 500 pazienti: migliorano sopravvivenza e controllo della malattia
La raccomandazione dell’Ema si basa sui risultati di uno studio internazionale, in aperto, di fase 3, che ha coinvolto 500 pazienti con adenocarcinoma pancreatico metastatico la cui malattia era progredita dopo una precedente terapia sistemica.
Nel 92% dei partecipanti era stata confermata la presenza di una mutazione RAS G12, categoria che comprende alcune delle alterazioni genetiche più frequentemente associate a questa neoplasia.
I risultati evidenziano un beneficio su due indicatori fondamentali.
Il primo è la sopravvivenza globale mediana, che ha raggiunto 12,4 mesi nel gruppo trattato con Rasonque rispetto ai 6,7 mesi registrati nel gruppo sottoposto a chemioterapia.
Il secondo riguarda la sopravvivenza libera da progressione, ossia il periodo durante il quale la malattia non peggiora: 7,2 mesi con daraxonrasib contro 3,6 mesi con la chemioterapia, un valore esattamente doppio.
Risultati che aprono nuove prospettive per una popolazione di pazienti che, dopo il fallimento delle terapie precedenti, dispone di possibilità di trattamento ancora limitate.
L’Agenzia europea sottolinea infatti come l’efficacia contenuta e la tossicità significativa delle chemioterapie standard rendano particolarmente urgente la disponibilità di nuove alternative.
Come funziona il nuovo farmaco: bersaglio sulle proteine RAS
Daraxonrasib appartiene alla classe degli inibitori di RAS, proteine coinvolte nei processi che regolano la crescita e la sopravvivenza cellulare.
Nell’adenocarcinoma pancreatico, le mutazioni dei geni RAS possono determinare un’attivazione permanente di queste proteine, favorendo la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali.
Il nuovo farmaco agisce attraverso un meccanismo specifico: si lega a una proteina denominata ciclofilina A, formando un complesso che a sua volta si associa alle proteine RAS e ne blocca l’attività.
Questo meccanismo contribuisce alla morte delle cellule tumorali e al rallentamento della crescita del tumore.
Per quanto riguarda la sicurezza, gli effetti indesiderati più frequentemente osservati durante la sperimentazione sono stati diarrea, eruzioni cutanee, stomatite, nausea e vomito.
Una procedura accelerata: valutazione completata in meno di 150 giorni
La decisione del Chmp rappresenta anche un passaggio importante sul fronte delle procedure regolatorie europee.
Rasonque è stato infatti individuato come medicinale ad alta priorità nell’ambito del progetto Cancer Medicines Pathfinder dell’Ema, un’iniziativa rivolta ai trattamenti oncologici potenzialmente in grado di rispondere a bisogni terapeutici ancora insoddisfatti.
Per questo motivo è stata adottata una procedura di valutazione per fasi (phased review), che ha consentito agli esperti europei di cominciare a esaminare i dati diversi mesi prima della presentazione prevista del dossier completo.
La valutazione, iniziata nei primi giorni di luglio 2026, ha riguardato progressivamente i dati sulla qualità del medicinale, gli studi non clinici e quelli clinici, via via trasmessi dall’azienda produttrice Revolution Medicines.
Il risultato è stato un esame completato in meno di 150 giorni, mantenendo gli standard europei di qualità, sicurezza ed efficacia.
Per confronto, una procedura ordinaria può richiedere fino a 210 giorni di valutazione attiva e, considerando anche i tempi necessari alle aziende per rispondere alle richieste di chiarimento, generalmente circa un anno complessivo.
Secondo l’Ema, l’esperienza maturata con daraxonrasib potrà contribuire a rafforzare l’utilizzo di queste procedure nell’ambito della nuova legislazione farmaceutica europea, con l’obiettivo di favorire un accesso più rapido alle terapie innovative.
Ora la parola alla Commissione europea. Poi prezzi e rimborsabilità nei singoli Paesi
Il parere favorevole del Chmp non equivale ancora all’autorizzazione definitiva alla commercializzazione.
La raccomandazione sarà trasmessa alla Commissione europea, che procederà con una decisione accelerata sull’autorizzazione valida in tutti gli Stati membri dell’Unione.
Successivamente, ciascun Paese dovrà assumere le proprie decisioni in materia di prezzo e rimborsabilità del trattamento, valutandone il ruolo nell’ambito del sistema sanitario nazionale.
Per l’Italia, questo significherà quindi affrontare il successivo percorso di valutazione nazionale per stabilire le condizioni di accesso al farmaco a carico del Servizio sanitario nazionale.
Daraxonrasib ha inoltre ottenuto il 20 aprile 2026 la designazione europea di medicinale orfano per il trattamento del tumore del pancreas.
Il medicinale rientra anche nell’ambito di applicazione del regolamento europeo sull’Health Technology Assessment (HTA), che prevede una valutazione clinica congiunta distinta dalla procedura regolatoria dell’Ema.
La raccomandazione europea rappresenta dunque un passaggio importante, sia per i risultati clinici osservati sia per il modello di valutazione accelerata adottato, nella prospettiva di ampliare le opzioni terapeutiche per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico.
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Un farmaco antitumorale ottiene un iter di approvazione più rapido in Ungheria: i pazienti potranno accedervi più facilmente? Daily News Hungary
Un farmaco antitumorale ottiene un iter di approvazione più rapido in Ungheria: i pazienti potranno accedervi più facilmente?
L’Ungheria ha approvato una procedura semplificata per l’uso di Keytruda, un’immunoterapia antitumorale ampiamente utilizzata, prima dell’intervento chirurgico per il melanoma maligno. Tuttavia, la decisione non implica automaticamente che tutti i pazienti idonei riceveranno un trattamento finanziato dallo Stato.
L’Ungheria ha introdotto una procedura semplificata per l’uso di Keytruda nel trattamento preoperatorio del melanoma maligno, come annunciato il 15 ottobre dal Centro Nazionale per la Salute Pubblica e la Farmacia (NNGYK).
La decisione riguarda due formulazioni del farmaco antitumorale, il cui principio attivo è il pembrolizumab: un concentrato da 25 mg/ml per infusione e una soluzione iniettabile da 395 mg, entrambi prodotti da Merck Sharp & Dohme BV.
La nuova procedura si applica al trattamento neoadiuvante, ovvero alla terapia somministrata prima della rimozione chirurgica del tumore.
Tuttavia, la decisione non garantisce automaticamente la disponibilità del trattamento, a carico del servizio sanitario nazionale, a tutti i pazienti che potrebbero trarne beneficio.
Come agisce Keytruda?
Secondo Telex, Keytruda è uno dei farmaci più noti nel campo dell’immunoterapia antitumorale. Anziché attaccare direttamente le cellule tumorali come fa la chemioterapia convenzionale, aiuta il sistema immunitario dell’organismo a riconoscere e combattere il cancro.
Le sue indicazioni terapeutiche comprendono diversi tipi di tumore, tra cui il carcinoma polmonare, il carcinoma mammario e il melanoma. La più recente decisione ungherese riguarda il suo impiego prima dell’intervento chirurgico per il melanoma maligno, una forma aggressiva di tumore della pelle.
La procedura semplificata rappresenta un passo avanti dal punto di vista normativo verso la possibilità di applicare questo specifico trattamento in Ungheria. L’accesso al trattamento finanziato con fondi pubblici, tuttavia, rimane una questione a sé stante.
Perché l’accesso al Keytruda rimane motivo di preoccupazione in Ungheria
Un’inchiesta condotta a maggio da Direkt36 ha messo in luce le difficoltà che alcuni pazienti oncologici ungheresi devono affrontare nel tentativo di ottenere il trattamento con Keytruda finanziato dal servizio sanitario pubblico.
Secondo l’inchiesta, l’Ente nazionale di gestione dell’assicurazione sanitaria ungherese (NEAK) finanzia automaticamente il farmaco solo per determinati tipi di tumore e indicazioni terapeutiche. Negli altri casi, i pazienti devono presentare domanda per ottenere l’approvazione individuale del finanziamento.
Il rapporto ha riportato il caso di una donna di 63 anni a cui era stato diagnosticato un grave tumore ai polmoni e ai cui medici avevano raccomandato il Keytruda. La donna aveva bisogno di un’approvazione speciale per ricevere il finanziamento pubblico per il trattamento.
«Ho iniziato a supplicare, dicendo che ero affetta da una malattia terminale e che avevo bisogno della terapia», ha ricordato, secondo quanto emerso dall’inchiesta. La sua richiesta è stata infine approvata.
Gli oncologi intervistati da Direkt36 hanno affermato che le decisioni relative alle singole richieste di finanziamento possono richiedere settimane, compromettendo potenzialmente le prospettive terapeutiche dei pazienti gravemente malati. Il NEAK ha dichiarato che i casi urgenti e potenzialmente letali vengono trattati in via prioritaria.
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Le cure possono costare milioni di fiorini
Le implicazioni finanziarie sono notevoli. I dati raccolti da Direkt36 indicano che un singolo ciclo di trattamento con Keytruda potrebbe costare oltre 1,8 milioni di forint (4.950 euro).
Secondo l’indagine, dal 2019 la NEAK ha speso oltre 125 miliardi di fiorini ungheresi per questo farmaco. Ogni anno vengono presentate circa 1.000 richieste individuali di finanziamento per il Keytruda, di cui viene approvato quasi il 90%.
Tuttavia, l’integrazione di ulteriori indicazioni terapeutiche del farmaco nel sistema standard di rimborso pubblico è stata storicamente un processo di lunga durata. I dati raccolti da Direkt36 hanno evidenziato che le decisioni relative alle richieste di rimborso richiedevano in media 441 giorni.
Cosa comporta la nuova decisione per i pazienti?
La procedura semplificata riguarda l’uso di Keytruda prima dell’intervento chirurgico per il melanoma maligno. Non va confusa con un’estensione automatica del finanziamento pubblico a tutti i pazienti che necessitano del farmaco. Per i pazienti, l’accesso dipende non solo dall’uso autorizzato di un farmaco, ma anche dalle norme di rimborso applicabili e dai requisiti individuali.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Nuovo farmaco per il tumore al pancreas approvato dall’agenzia europea V-news.it
L'Agenzia europea del farmaco ha approvato il daraxonrasib (Rasonque) per il trattamento del tumore al pancreas metastatico, offrendo una nuova opzione terapeutica per i pazienti con adenocarcinoma pancreatico. I risultati della sperimentazione hanno mostrato una sopravvivenza mediana di 12,4 mesi con Rasonque, rispetto ai 6,7 mesi con la chemioterapia tradizionale.
Tumore al pancreas, agenzia europea dà via libera a nuovo farmaco
Approvazione del nuovo farmaco
(Adnkronos) – L’Agenzia europea del farmaco Ema ha approvato il daraxonrasib per il tumore al pancreas metastatico. Il farmaco, atteso dalla comunità dei pazienti, ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema, che ha raccomandato il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio (Aic) nell’Unione europea. Daraxonrasib (Rasonque*) è un trattamento orale destinato ad adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno un trattamento precedente.
Iter verso l’approvazione europea
Il parere del Chmp rappresenta una fase intermedia nel percorso che porterà Rasonque a essere disponibile per i pazienti. Sarà ora trasmesso alla Commissione europea, che accelererà l’iter per il rilascio di un’Aic valida in tutta l’Unione europea. Una volta ottenuta l’autorizzazione, le decisioni su prezzo e rimborso saranno a carico dei singoli Stati membri, che valuteranno l’impiego del farmaco nel proprio sistema sanitario nazionale.
Necessità di nuove opzioni terapeutiche
“Per le persone affette da adenocarcinoma pancreatico metastatico la cui malattia è peggiorata dopo un trattamento pregresso – si legge in una nota dell’Ema – le opzioni terapeutiche sono limitate e la prognosi è infausta. Data la gravità della patologia, la limitata efficacia e la notevole tossicità della chemioterapia standard, c’è necessità di migliori opzioni terapeutiche per questi pazienti.” La raccomandazione è giunta al termine di una revisione a fasi dei dati relativi a Rasonque, identificato come una terapia ad alta priorità nell’ambito del progetto ‘Cancer Medicines Pathfinder’ dell’Ema. Questa revisione ha permesso al Chmp di avviare la valutazione con mesi di anticipo rispetto alla presentazione della domanda completa.
Risultati promettenti nella sperimentazione
Il principio attivo di Rasonque, daraxonrasib, è un inibitore di Ras. Le proteine Ras sono coinvolte nella crescita e sopravvivenza cellulare. Nell’adenocarcinoma pancreatico, alcune mutazioni del gene Ras mantengono queste proteine attive, causando una proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. Il daraxonrasib agisce legandosi a una proteina chiamata ciclofillina A, bloccando l’attività delle proteine Ras e determinando la morte delle cellule tumorali.
Rasonque è stato studiato in una sperimentazione multinazionale di fase 3 che ha coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico, la cui malattia era peggiorata dopo un trattamento sistemico. Il 92% di questi pazienti presentava una mutazione Ras G12 confermata. I pazienti trattati con Rasonque hanno registrato una sopravvivenza mediana di 12,4 mesi, rispetto ai 6,7 mesi di chi ha ricevuto chemioterapia. Inoltre, il tempo mediano senza peggioramento della malattia è stato di 7,2 mesi con Rasonque, contro i 3,6 mesi con la chemioterapia. Gli effetti indesiderati più comuni riscontrati con Rasonque sono stati diarrea, eruzioni cutanee, stomatite, nausea e vomito.
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Tumore al pancreas, nuovo farmaco che raddoppia sopravvivenza arriverà in Europa Adnkronos
La palla passa alla Commissione europea e poi ai singoli Stati, che decideranno su prezzi e rimborsi
Via libera dell'Agenzia europea del farmaco Ema al daraxonrasib per il tumore al pancreas metastatico. Il farmaco più atteso dalla comunità dei pazienti - numerose le storie di cronaca che raccontano di viaggi della speranza verso gli Usa per poter ricevere la terapia, approvata in agosto dalla Fda - ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Ema, che ne ha raccomandato il rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) nell'Unione europea. Daraxonrasib (Rasonque*), ricorda l'ente regolatorio Ue, è un trattamento orale destinato ad adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico e già sottoposti ad almeno un trattamento precedente.
Il parere espresso dal Chmp - spiega l'Ema - rappresenta una tappa intermedia nel percorso che porterà il Rasonque a essere disponibile per i pazienti. Sarà ora trasmesso alla Commissione europea, che accelererà l'iter decisionale per il rilascio di un'Aic valida in tutta l'Unione europea. Una volta ottenuta l'autorizzazione, le decisioni in merito a prezzo e rimborso saranno demandate ai singoli Stati membri, che valuteranno il ruolo o l'impiego del farmaco all'interno del proprio sistema sanitario nazionale.
"Per le persone affette da adenocarcinoma pancreatico metastatico la cui malattia è peggiorata dopo un trattamento pregresso - si legge in una nota dell'Ema - le opzioni terapeutiche sono limitate e la prognosi è infausta. Data la gravità della patologia, la limitata efficacia e la notevole tossicità della chemioterapia standard, sussiste la necessità di disporre di migliori opzioni terapeutiche per questi pazienti. La raccomandazione giunge al termine di una revisione a fasi dei dati relativi a Rasonque; il farmaco era stato infatti individuato, nell'ambito del progetto 'Cancer Medicines Pathfinder' dell'Ema, come una terapia ad alta priorità in grado di rispondere a un bisogno medico non ancora soddisfatto. La revisione a fasi ha consentito al Chmp di avviare la valutazione con diversi mesi di anticipo rispetto alla prevista presentazione della domanda completa.
Nel corso del processo, iniziato all'inizio di luglio 2026, il comitato ha esaminato i dati (relativi a qualità, aspetti non clinici e clinici) per fasi, man mano che venivano trasmessi dall'azienda. Tale approccio ha ridotto i tempi di valutazione a meno di 150 giorni, garantendo al contempo il rispetto degli standard di qualità, sicurezza ed efficacia. Per confronto, una procedura di valutazione standard può richiedere fino a 210 giorni effettivi e, solitamente, una durata complessiva di circa 1 anno, includendo i tempi necessari all'azienda per rispondere agli eventuali quesiti".
"L'esperienza maturata con la revisione a fasi di Rasonque - sottolinea l'agenzia regolatoria europea - contribuirà a definire l'attuazione e un più ampio ricorso a tale modalità di valutazione nel quadro della nuova normativa farmaceutica dell'Ue. In questo contesto, la revisione a fasi si configura come uno strumento volto a rendere la valutazione dei farmaci più agile e snella, favorendo, in ultima analisi, un accesso più rapido dei pazienti a terapie promettenti".
Guardando al futuro, dunque, "l'Ema, in accordo con il Chmp, prenderà in considerazione l'inclusione di altri farmaci in fase di sviluppo in un processo di revisione graduale, qualora tale approccio risulti fattibile e idoneo ad accelerare la valutazione. La decisione sarà presa caso per caso, valutando se il farmaco sia in grado di rispondere a un bisogno medico non soddisfatto e se rivesta un interesse significativo per la salute pubblica, in particolare in termini di innovazione terapeutica".
Come funziona il farmaco
Il principio attivo di Rasonque, daraxonrasib - descrive l'Ema - è un inibitore di Ras. Le proteine Ras sono coinvolte nei processi di crescita e sopravvivenza cellulare. Nell'adenocarcinoma pancreatico alcune mutazioni del gene Ras mantengono tali proteine costantemente attive, determinando una proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. Il daraxonrasib agisce legandosi a una proteina chiamata ciclofillina A, formando un complesso che si aggancia alle proteine Ras e ne blocca l'attività. Ciò determina la morte delle cellule tumorali e rallenta la crescita del cancro.
Il Rasonque è stato studiato nell'ambito di una sperimentazione multinazionale di fase 3, in aperto, che ha coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico, la cui malattia era peggiorata in seguito a un precedente trattamento sistemico. Di questi pazienti, il 92% presentava una mutazione Ras G12 confermata, categoria che include le mutazioni Ras più comuni associate a questa patologia. I pazienti trattati con Rasonque hanno registrato una sopravvivenza mediana di 12,4 mesi, rispetto ai 6,7 mesi di coloro che sono stati sottoposti a chemioterapia. Inoltre, il tempo mediano trascorso senza un peggioramento della malattia è stato di 7,2 mesi con Rasonque, contro i 3,6 mesi con la chemioterapia. Gli effetti indesiderati più comuni riscontrati con Rasonque sono stati diarrea, eruzioni cutanee, stomatite (infiammazione della mucosa orale), nausea e vomito.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Parere positivo del Chmp, la palla passa alla Commissione europea e poi ai singoli Stati
Via libera dell'Agenzia europea del farmaco Ema al daraxonrasib per il tumore al pancreas metastatico. Il farmaco più atteso dalla comunità dei pazienti - numerose le storie di cronaca che raccontano di viaggi della speranza verso gli Usa per poter ricevere la terapia, approvata in agosto dalla Fda - ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell'Ema, che ne ha raccomandato il rilascio dell'autorizzazione all'immissione in commercio (Aic) nell'Unione europea.
A chi è destinato il farmaco e le tappe di approvazione
Daraxonrasib (Rasonque è il nome commerciale), ricorda l'ente regolatorio Ue, è un trattamento orale destinato ad adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico e già sottoposti ad almeno un trattamento precedente. Il parere espresso dal Chmp - spiega l'Ema - rappresenta una tappa intermedia nel percorso che porterà il Rasonque a essere disponibile per i pazienti. Sarà ora trasmesso alla Commissione europea, che accelererà l'iter decisionale per il rilascio di un'Aic valida in tutta l'Unione europea. Una volta ottenuta l'autorizzazione, le decisioni in merito a prezzo e rimborso saranno demandate ai singoli Stati membri, che valuteranno il ruolo o l'impiego del farmaco all'interno del proprio sistema sanitario nazionale.
La valutazione iniziata a luglio
"Per le persone affette da adenocarcinoma pancreatico metastatico la cui malattia è peggiorata dopo un trattamento pregresso - si legge in una nota dell'Ema - le opzioni terapeutiche sono limitate e la prognosi è infausta. Data la gravità della patologia, la limitata efficacia e la notevole tossicità della chemioterapia standard, sussiste la necessità di disporre di migliori opzioni terapeutiche per questi pazienti. La raccomandazione giunge al termine di una revisione a fasi dei dati relativi a Rasonque; il farmaco era stato infatti individuato, nell'ambito del progetto 'Cancer Medicines Pathfinder' dell'Ema, come una terapia ad alta priorità in grado di rispondere a un bisogno medico non ancora soddisfatto. La revisione a fasi ha consentito al Chmp di avviare la valutazione con diversi mesi di anticipo rispetto alla prevista presentazione della domanda completa.
Meno attese l’approvazione di farmaci innovativi
Nel corso del processo, iniziato all'inizio di luglio 2026, il comitato ha esaminato i dati (relativi a qualità, aspetti non clinici e clinici) per fasi, man mano che venivano trasmessi dall'azienda. Tale approccio ha ridotto i tempi di valutazione a meno di 150 giorni, garantendo al contempo il rispetto degli standard di qualità, sicurezza ed efficacia. Per confronto, una procedura di valutazione standard può richiedere fino a 210 giorni effettivi e, solitamente, una durata complessiva di circa 1 anno, includendo i tempi necessari all'azienda per rispondere agli eventuali quesiti". "L'esperienza maturata con la revisione a fasi di Rasonque - sottolinea l'agenzia regolatoria europea - contribuirà a definire l'attuazione e un più ampio ricorso a tale modalità di valutazione nel quadro della nuova normativa farmaceutica dell'Ue. In questo contesto, la revisione a fasi si configura come uno strumento volto a rendere la valutazione dei farmaci più agile e snella, favorendo, in ultima analisi, un accesso più rapido dei pazienti a terapie promettenti". Guardando al futuro, dunque, "l'Ema, in accordo con il Chmp, prenderà in considerazione l'inclusione di altri farmaci in fase di sviluppo in un processo di revisione graduale, qualora tale approccio risulti fattibile e idoneo ad accelerare la valutazione. La decisione sarà presa caso per caso, valutando se il farmaco sia in grado di rispondere a un bisogno medico non soddisfatto e se rivesta un interesse significativo per la salute pubblica, in particolare in termini di innovazione terapeutica".
Come funziona Rasonque
l principio attivo di daraxonrasib - descrive l'Ema - è un inibitore di Ras. Le proteine Ras sono coinvolte nei processi di crescita e sopravvivenza cellulare. Nell'adenocarcinoma pancreatico alcune mutazioni del gene Ras mantengono tali proteine costantemente attive, determinando una proliferazione incontrollata delle cellule tumorali. Il daraxonrasib agisce legandosi a una proteina chiamata ciclofillina A, formando un complesso che si aggancia alle proteine Ras e ne blocca l'attività. Ciò determina la morte delle cellule tumorali e rallenta la crescita del cancro.
Il Rasonque è stato studiato nell'ambito di una sperimentazione multinazionale di fase 3, in aperto, che ha coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico, la cui malattia era peggiorata in seguito a un precedente trattamento sistemico. Di questi pazienti, il 92% presentava una mutazione Ras G12 confermata, categoria che include le mutazioni Ras più comuni associate a questa patologia. I pazienti trattati con Rasonque hanno registrato una sopravvivenza mediana di 12,4 mesi, rispetto ai 6,7 mesi di coloro che sono stati sottoposti a chemioterapia. Inoltre, il tempo mediano trascorso senza un peggioramento della malattia è stato di 7,2 mesi con Rasonque, contro i 3,6 mesi con la chemioterapia. Gli effetti indesiderati più comuni riscontrati con Rasonque sono stati diarrea, eruzioni cutanee, stomatite (infiammazione della mucosa orale), nausea e vomito.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
La storia di Max Parisi, speaker radiofonico, gravemente malato di tumore RaiNews
Un farmaco sperimentale, disponibile solo negli Stati Uniti, gli permette di rubare tempo al cancro. La sua battaglia per portarlo in Italia Più tempo, per sé e la propria famiglia. E' quello che una terapia oncologica sperimentale, iniziata negli Stati Uniti da alcune settimane, offre a Max Parisi, giornalista e storico speaker radiofonico, malato di cancro metastatico al pancreas. Cura che in Italia, invece, non è ancora disponibile.Nel 2024, la diagnosi di uno dei tumori più difficili da contrastare. E a fine luglio scorso, al San Raffaele di Milano dov'è stato operato e seguito, la prospettiva di massimo due mesi di vita. Ma a Max oggi le due pastiglie di Rasonque al giorno - il principio attivo si chiama doraxonrasib - hanno raddoppiato i tempi di sopravvivenza. I costi, però, sono proibitivi. Nel servizio, l'intervista a Max Parisi, speaker radiofonico
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Per il compleanno niente regali, ma un aiuto alle donne in chemioterapia ANSA
Redazione AnsaL'AQUILA - Ottobre 15,2026 - News (ANSA) - L'AQUILA, 15 OTT - Ha chiesto agli amici di sostituire i regali di compleanno con un contributo per le donne in cura oncologica. Dall'iniziativa dell'aquilana Marzia Frattale è nata la donazione di caschetti refrigeranti per il cuoio capelluto al reparto di Oncologia dell'ospedale San Salvatore, realizzata con il contributo dell'associazione Viva!.I dispositivi sono destinati alle pazienti che affrontano la chemioterapia: quando clinicamente possibile, limitare la perdita dei capelli può aiutare a preservare l'immagine di sé durante il percorso terapeutico.A ringraziare la promotrice è Lucilla Verna, primario facente funzione del reparto, a nome dell'intera équipe."La scelta di destinare quanto raccolto in occasione del compleanno a un progetto rivolto alle nostre pazienti - ha detto Verna - rappresenta un gesto di grande valore umano e di vicinanza alle donne che stanno vivendo un momento difficile". Il ringraziamento si estende all'associazione Viva!, che ha contribuito a realizzare la donazione e collabora da anni con l'Oncologia del San Salvatore. Un rapporto che, sottolinea Verna, "ci permette di affiancare all'attività clinica iniziative di sostegno alla sfera psicologica e alla qualità di vita delle pazienti, aspetti particolarmente importanti nell'ambito di un percorso di cura". (ANSA).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Nuovo farmaco contro il cancro al pancreas: c’è il primo sì in Europa LaPresse
Il nuovo farmaco ‘gioiello’ contro il tumore al pancreas daraxonrasib si avvicina all’Europa. Dopo il disco verde dell’americana Fda, ora anche il Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Ema (Agenzia europea dei medicinali) ha raccomandato l’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione europea per Rasonque*, terapia orale destinata a pazienti adulti con tumore del pancreas metastatico, già sottoposti ad almeno un precedente trattamento.
Il parere del Chmp è una tappa intermedia nel percorso che porterà il farmaco ai pazienti del Vecchio Continente. Il via libera degli esperti sarà ora trasmesso alla Commissione europea, che accelererà la decisione sull’autorizzazione all’immissione in commercio valida in tutta l’Ue. Una volta ottenuto il semaforo verde, le decisioni su prezzo e rimborso del medicinale spetteranno ai singoli Stati.
Il farmaco gioiello e i viaggi della speranza
Una buona notizia, dunque, mentre il farmaco viene sperimentato in diversi centri europei fra cui il Policlinico Gemelli di Roma. Nell’attesa numerosi pazienti, anche italiani, hanno affrontato viaggi della speranza negli Stati Uniti per una terapia da 42 mila dollari al mese. “Finalmente anche in Europa ci si avvicina all’autorizzazione per daraxonrasib. È la notizia che gli oncologi e, soprattutto, i pazienti aspettavano con ansia”, dice a LaSalute di LaPresse Saverio Cinieri, direttore dell’Unità operativa complessa Oncologia medica e Breast Unit dell’Ospedale Antonio Perrino di Brindisi, già presidente di Aiom e Fondazione Aiom.
“Crediamo e speriamo che i tempi siano rapidi e, soprattutto, che ci sia una veloce contrattazione con l’ente regolatorio italiano Aifa, per una disponibilità rapida anche nel nostro Paese di questo farmaco”, aggiunge Cinieri. Proprio l’Aiom ha chiesto di attivare un programma di uso compassionevole, perché daraxonrasib sia a disposizione dei malati italiani gratuitamente, in attesa dell’approvazione regolatoria.
Opzioni limitate e prognosi infausta
Per questi pazienti, d’altra parte, le opzioni terapeutiche sono limitate e la prognosi è infausta. “Data la gravità della patologia, nonché la limitata efficacia e la notevole tossicità della chemioterapia standard, sussiste la necessità di disporre di migliori opzioni terapeutiche per questi pazienti”, sottolinea l’Ema al termine della revisione dei dati sul nuovo farmaco. Un medicinale individuato, nell’ambito del progetto “Cancer Medicines Pathfinder” dell’Agenzia europea, come ad alta priorità in grado di rispondere a un bisogno medico non soddisfatto.
La procedura accelerata e i tempi rapidi di approvazione
La procedura di phased review ha consentito al Chmp di avviare la valutazione del farmaco con diversi mesi di anticipo rispetto alla presentazione del dossier completo da parte di Revolution Medicines. Nel corso del processo, iniziato all’inizio di luglio 2026, il Comitato ha esaminato i dati per fasi, man mano che venivano presentati dall’azienda.
Questo approccio ha ridotto i tempi di valutazione a meno di 150 giorni, garantendo al contempo il rispetto degli standard di qualità, sicurezza ed efficacia. Per avere un’idea, la procedura di valutazione standard può richiedere fino a 210 giorni e, di solito, una durata complessiva di circa un anno, includendo i tempi necessari all’azienda per rispondere agli eventuali quesiti.
Cosa sappiamo dalla ricerca su daraxonrasib
Il 20 aprile scorso daraxonrasib aveva ottenuto la designazione di farmaco orfano per il trattamento del tumore al pancreas. Il farmaco è stato studiato in un trial multinazionale di fase 3 che ha coinvolto 500 pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico, la cui malattia era peggiorata in seguito a un precedente trattamento sistemico. I pazienti hanno registrato una sopravvivenza mediana di 12,4 mesi, rispetto ai 6,7 mesi di del braccio in chemioterapia. Risultati accolti con una standing ovation all’Asco di Chicago, che hanno alimentato la speranza dei malati di tumore al pancreas e degli oncologi di tutto il mondo.