📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.9/100
Punteggio Totale
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❌
Criteri Critici
L'Umbria è tra le prime regioni italiane per l'adesione della popolazione ai programmi di screening per la prevenzione dei tumori del seno, del collo dell'utero e colon rettale. (ANSA)
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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42.6/100
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C
Valutazione
❌
Criteri Critici
In Sicilia i cittadini invitati a eseguire un test di screening per il tumore della seno, del colon retto o della cervice uterina nell'ambito dei programmi organizzati del sistema sanitario nazionale mostrano scarsa aderenza a effettuare gli esami. (ANSA)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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✅
Criteri Critici
Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico - su mammella, cervice e colon-retto - soprattutto al...
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Nel 2024 il 54% della popolazione target, oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto fuori dai programmi gratuiti di screening oncologico - su mammella, cervice e colon-retto - soprattutto al Sud: in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. “Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening”, rilevano dalla Fondazione Gimbe che ha analizzato punti di forza e criticità dei tre programmi di prevenzione offerti nell’ambito dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del Servizio sanitario nazionale, sulla base dei dati del Report 2024 dell’Osservatorio nazionale screening (Ons).
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Target Ue lontani
«Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali – dichiara il presidente Nino Cartabellotta – compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. I dati Ons 2024 – aggiunge – mostrano una crescita sia degli inviti sia della copertura della popolazione. Tuttavia, l’Italia resta molto lontana dall’obiettivo fissato nel 2022 dal Consiglio dell’Unione Europea: garantire entro il 2025 una copertura degli screening oncologici di almeno il 90% della popolazione target. Il Piano nazionale di Prevenzione 2026-2031, di recente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, colloca questo traguardo al 2029, con obiettivi intermedi di almeno il 70% nel 2027 e l’80% nel 2028».
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I gap tra test e tra Regioni
«Al netto degli esclusi dal target – prosegue Cartabellotta – nel 2024 sono state invitate a eseguire un test di screening oltre 14,1 milioni di persone ma hanno aderito meno di 6,5 milioni (6.481.002). Il dato nasconde profonde differenze non solo tra i tre programmi, ma soprattutto tra Regioni e aree geografiche del Paese». Nel dettaglio, a livello nazionale ha aderito allo screening mammografico il 50% delle donne invitate, con marcate differenze regionali: dal 74% della Pa di Trento al 15,2% della Calabria. Tutto il Sud, tranne la Basilicata, registra livelli di adesione inferiori alla media nazionale. Quanto allo screening cervicale, ha aderito il 51% delle donne invitate, con forti differenze regionali: dal 90,3% della Provincia autonoma di Trento al 12,2% della Calabria. Infine, la prevenzione del tumore al colon-retto: a livello nazionale ha aderito solo il 33,3% delle persone invitate e anche qui si va dal 64,1% della Valle d’Aosta al 4,5% della Calabria.
La stima dei tumori “sfuggiti”
Assumendo come obiettivo una copertura del 90% della popolazione target e considerando sia le persone non invitate o che non hanno aderito, sia il tasso di identificazione dei tumori, è possibile valutare quanti tumori e lesioni pre cancerose siano “sfuggiti” ai test Ssn. «Nel 2024 – sintetizza Cartabellotta – si stima che il mancato raggiungimento di una copertura del 90% non abbia consentito di identificare oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni; quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero; 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati. Nel complesso, oltre 50.300 tumori e lesioni che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare, permettendo di avviare tempestivamente gli approfondimenti diagnostici e, quando necessario, il trattamento specifico».
«L’indagine campionaria del sistema di sorveglianza Passi dell’Istituto superiore di Sanità – spiega Cartabellotta – documenta che molte persone dichiarano di sottoporsi a controlli periodici per “iniziativa spontanea”. Per questi test, tuttavia, non sono disponibili indicatori oggettivi, quali il tasso di identificazione dei tumori e la percentuale di persone positive che eseguono il test di secondo livello, né controlli standardizzati sulla qualità dei test. Non vi è inoltre alcuna certezza che, in caso di esito positivo, venga attivato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato. Infine, un’indagine campionaria, pur fornendo informazioni rilevanti sui fattori di rischio e sui determinanti socio-economici, non consente di certificare la copertura degli screening oncologici per “iniziativa spontanea”».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
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✅
Criteri Critici
Una nuova opzione terapeutica è disponibile per il trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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37.8/100
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❌
Criteri Critici
L'Azienda Ospedaliera San Carlo di Potenza ha introdotto nei trattamenti oncologici l'impianto di hydrogel spacer Oar (Organ at Risk), tecnologia attiva in pochi Centri in Italia, destinata ai pazienti sottoposti a radioterapia per il carcinoma della prost...…
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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45.2/100
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Criteri Critici
Ricercatori di Bologna creano molecole attivate dalla luce che attaccano selettivamente cellule tumorali, aprendo nuove prospettive alla fotofarmacologia.A Bologna un gruppo di ricerca ha progettato molecole innocue al buio che, illuminate alla giusta lunghez…
A Bologna un gruppo di ricerca ha progettato molecole innocue al buio che, illuminate alla giusta lunghezza d'onda, cambiano forma, si agganciano al DNA e uccidono le cellule tumorali. Il risultato, firmato dal NanoBio Interface Lab dell'Università di Bologna e dal Nobel Ben Feringa, è uscito il 6 luglio sul Journal of the American Chemical Society.
Il problema che gli autori affrontano è vecchio quanto la chemioterapia. Molti antitumorali agiscono intercalandosi nel DNA delle cellule malate e bloccandone la replicazione; il guaio è che la stessa lama colpisce anche il patrimonio genetico delle cellule sane, da cui la tossicità che accompagna ogni ciclo. La strategia bolognese ripiega su un dettaglio strutturale: dentro molecole ispirate ai farmaci esistenti, i chimici hanno inserito interruttori chiamati «diazocine», capaci di ripiegarsi a comando quando li si irradia.
Il meccanismo è tanto elegante quanto reversibile. In una configurazione la molecola si lega alla doppia elica; in un'altra perde del tutto quella capacità, e il ciclo si ripete con la luce visibile senza cali di resa. «L'aspetto davvero straordinario — spiega Matteo Calvaresi, del Dipartimento "Giacomo Ciamician" e ricercatore al Policlinico di Sant'Orsola — è la possibilità di controllare da remoto e in modo reversibile l'interazione con il DNA usando soltanto la luce». Da qui l'orizzonte della fotofarmacologia: «accendere» il farmaco solo dove e quando serve.
I composti sono stati sintetizzati e validati nei Paesi Bassi dal gruppo di Feringa, insignito del Nobel per la Chimica nel 2016, con Sauvage e Stoddart, per le macchine molecolari. Al progetto bolognese, sostenuto da Fondazione AIRC, hanno lavorato anche Edoardo Jun Mattioli e Giuseppe Giangreco.
Eppure la promessa va maneggiata con la cautela che i tempi della ricerca impongono. Siamo di fronte a molecole testate su cellule, non a una terapia pronta per il letto del paziente: tra la doppia elica illuminata in provetta e il tumore spento in un corpo umano restano anni di verifiche. Il fascino della fotofarmacologia sta tutto in un rovesciamento: per secoli il veleno terapeutico ha colpito alla cieca, e ora impara a farlo soltanto quando qualcuno accende la luce.
Su INIU Cavo USB Type-C, Cavo USB A a USB C 3,1A Ricarica Rapida [3 è uno dei più venduti di oggi.
Tumore al seno rimosso con un robot da 2 milioni di dollari. La paziente Vicky Pan: “Ora abbraccio i miei figli più a lungo. Sono sulla strada della guarigione”
📰 Ilfattoquotidiano.it📅 2026-07-12T07:35:15Z✍️ Andrea Bressan
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Criteri Critici
Per la prima volta negli Stati Uniti è stato rimosso un tumore con un robot da due milioni di dollari. Il macchinario ha permesso di eseguire, con successo e al di fuori di studi clinici, la prima mastectomia robotica a porta singola con conservazione del cap…
Per la prima volta negli Stati Uniti è stato rimosso un tumore con un robot da due milioni di dollari. Il macchinario ha permesso di eseguire, con successo e al di fuori di studi clinici, la prima mastectomia robotica a porta singola con conservazione del capezzolo. A sottoporsi all’intervento è stata la quarantaseienne Vicky Pan, cittadina californiana, moglie e madre di due figli che, nell’estate del 2025, durante un’autopalpazione routinaria, si è accorta di avere un nodulo al seno destro. Preoccupata, si è recata dal medico scoprendo, poi, di avere un tumore al seno triplo negativo aggressivo e a rapida crescita che, secondo quanto riportato dalla rete sanitaria non profit Sutter Health, si era già diffuso ai linfonodi.
La notizia ha turbato Pan, soprattutto per le conseguenze che la diagnosi avrebbe avuto sulla sua famiglia. Ma, dopo aver effettuato estenuanti cicli di chemioterapia e immunoterapia, le prospettive future della donna sono iniziate a cambiare grazie a un robot chiamato Carol. Vicky si è sottoposta ad una rivoluzionaria mastectomia robotica.
“Ero nervosa ed emozionata allo stesso tempo. Nervosa perché si trattava di un intervento importante, il primo della mia vita. Ma ero anche emozionata all’idea di liberarmi del tumore”, aveva dichiarato Pan, come riportato dal New York Post. L’operazione è stata eseguita presso il campus di Oakland, in California, dell’Alta Bates Summit Medical Center di Sutter dalla Dott.ssa Rita Kwan-Feinberg, specializzata in chirurgia oncologica. La medica è stata assistita dal costosissimo Carol, un robot da Vinci SP donato da Peter Read, un marito in lutto per la perdita della moglie, Carol Ann, a causa di un tumore al seno.
L’operazione è stata un successo. Il tumore di Pan è stato rimosso, il 9 marzo 2026, con “una precisione così microscopica che il suo corpo è rimasto sostanzialmente inalterato”. Infatti, il sistema chirurgico robotico a porta singola, come specificato da Sutter, “consente di eseguire interventi chirurgici attraverso un’unica, piccola incisione, migliorando la precisione, riducendo al minimo le cicatrici visibili e favorendo un’esperienza di recupero più incentrata sul paziente”.
Ed è proprio “attraverso quella piccola incisione”, che “siamo in grado di inserire una telecamera ed eseguire interventi chirurgici di grande precisione con piccoli strumenti che replicano i movimenti delle mani” di chi sta operando, ha affermato la dottoressa Kwan-Feinberg. In sostanza il medico utilizza il robot per osservare in “visione 3D. Posso vedere il sangue che scorre in quei vasi perché l’ingrandimento è così elevato e il livello di dettaglio così alto”, ha proseguito la chirurga.
(Foto dal sito ufficiale Sutter Heath)
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Natalia Paragoni è tornata in ospedale per affrontare una nuova tappa del percorso di cura per il linfoma di Hodgkin. L’influencer, 28 anni, ha iniziato la quarta seduta di chemioterapia e anche questa volta accanto a lei c’è il compagno Andrea Zelletta. A co…
Natalia Paragoni è tornata in ospedale per affrontare una nuova tappa del percorso di cura per il linfoma di Hodgkin. L’influencer, 28 anni, ha iniziato la quarta seduta di chemioterapia e anche questa volta accanto a lei c’è il compagno Andrea Zelletta. A condividere un momento della giornata è stato proprio il dj, 33 anni, che sui social ha pubblicato una foto insieme alla compagna. Nell’immagine i due si trovano nella sala d’attesa dell’ospedale e indossano le mascherine protettive: “Pronta per la quarta infusione”, ha poi scritto Natalia nelle sue storie Instagram. L’influencer aveva già raccontato che preferisce utilizzare il termine “infusioni” per indicare le sedute di chemioterapia, perché per lei rende il percorso meno pesante da affrontare.
L’annuncio della malattia dopo la nascita della seconda figlia
Lo scorso giugno Natalia Paragoni aveva raccontato pubblicamente di aver ricevuto una diagnosi di linfoma di Hodgkin, spiegando di aver iniziato le cure dopo la nascita della figlia Beatrice: “Mi è stato diagnosticato un linfoma di Hodgkin e, dopo aver dato alla luce Beatrice, ho iniziato il percorso di chemioterapia. Adesso dovrò affrontare un nuovo viaggio. Non so ancora cosa mi aspetta, ma so che ce la devo fare e ce la farò. Per le mie bimbe. Per le persone che amo. Ma soprattutto per me”, aveva scritto. Da quel momento l’influencer ha scelto di condividere con i suoi follower alcuni momenti del percorso, raccontando paure e difficoltà ma anche la determinazione nel proseguire le terapie.
Al suo fianco non è mai mancato Andrea Zelletta, che sui social aveva dedicato alla compagna parole di grande sostegno: “Ci sono momenti in cui la vita cambia all’improvviso. E tu puoi solo fermarti, respirare e trovare la forza di restare in piedi anche quando dentro ti senti crollare. In questo ultimo periodo ho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. L’ho vista avere paura, piangere, sentirsi fragile, ma non smettere mai di essere una mamma straordinaria, una compagna incredibile e la persona più forte che io conosca. Ogni giorno mi insegna cosa significa davvero avere coraggio. Anche nei momenti più duri. Anche quando tutto sembra più grande di noi”.
Durante la seconda gravidanza Natalia aveva già raccontato di essersi accorta di un’anomalia che aveva richiesto ulteriori controlli: “È uscito questo bozzo, questa palla, che dall’ecografia fatta la settimana scorsa, è un linfonodo grosso. Mi sono preoccupata, mi hanno detto di fare la biopsia. Mi hanno prelevato il tessuto dal linfonodo ingrossato di quattro centimetri. Tra dieci giorni capiamo cos’è”, aveva spiegato. Da quella scoperta è iniziato il percorso che oggi la vede impegnata nelle cure, con il sostegno della famiglia e delle tante persone che la seguono sui social.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Le scelte che compiamo determineranno il peso del cancro sulle generazioni future”. Senza un deciso cambio di rotta nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nell’accesso alle cure, il numero di nuove diagnosi di tumore nel mondo è destinato ad aumentare in…
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Le scelte che compiamo determineranno il peso del cancro sulle generazioni future”. Senza un deciso cambio di rotta nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nell’accesso alle cure, il numero di nuove diagnosi di tumore nel mondo è destinato ad aumentare in modo drammatico. È l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che nel Global Status Report on Cancer 2026, realizzato insieme all’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), avverte che i nuovi casi annuali potrebbero passare dagli attuali 20,6 milioni a quasi 35 milioni entro il 2050, con un incremento di circa il 70%.
Già oggi il cancro rappresenta la seconda causa di morte nel mondo, dopo le malattie cardiovascolari. Ogni anno provoca quasi 10 milioni di decessi, oltre 26mila al giorno, e milioni di persone devono fare i conti non solo con le conseguenze fisiche della malattia, ma anche con un enorme peso psicologico, sociale ed economico.
L’Oms: “La sopravvivenza non può dipendere dal reddito”
“Il cancro è una malattia profondamente personale che tocca quasi tutti noi. Ma la sopravvivenza non dovrebbe mai dipendere dal luogo di nascita o dal reddito di una persona”, ha dichiarato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Secondo il numero uno dell’agenzia delle Nazioni Unite, le profonde disuguaglianze documentate dal rapporto “non sono inevitabili”, ma rappresentano il risultato di precise scelte politiche e sanitarie che possono essere corrette attraverso investimenti e una maggiore cooperazione internazionale.
Le disuguaglianze restano enormi
Il rapporto mette infatti in evidenza come l’accesso alla prevenzione, agli screening, alle cure e ai farmaci continui a dipendere in larga misura dal Paese in cui si vive. Uno degli esempi più evidenti riguarda il tumore al seno: nei Paesi ad alto reddito l’87% delle donne è vivo a cinque anni dalla diagnosi, mentre nei Paesi a basso reddito la sopravvivenza scende al 42%. Anche sul fronte della copertura sanitaria universale il quadro è preoccupante. Attualmente meno di un Paese su tre include l’assistenza oncologica tra le prestazioni garantite ai cittadini.Le differenze emergono anche nella disponibilità dei farmaci. Nei Paesi a basso e medio-basso reddito i 20 medicinali oncologici considerati prioritari sono disponibili solo nel 9-54% dei casi, contro il 68-94% registrato nei Paesi più ricchi.
L’impatto sulle famiglie
L’Oms sottolinea che il cancro non è soltanto una malattia, ma una condizione che investe l’intero nucleo familiare. La prima indagine internazionale condotta direttamente sulle persone colpite rivela che il 45% dei pazienti affronta difficoltà economiche, oltre la metà riferisce problemi di salute mentale e quasi tutti i caregiver dichiarano di vivere situazioni di forte stress, aggravate dal lavoro di assistenza non retribuito e dall’isolamento sociale. “Il cancro non è solo una diagnosi medica: influisce profondamente e indefinitamente su ogni aspetto della vita di una persona e della sua famiglia”, sottolinea Clarissa Schilstra, sopravvissuta a un tumore infantile e responsabile dell’indagine dell’Oms.
L’Europa pesa più del doppio rispetto alla popolazione
Il rapporto fotografa anche una forte disomogeneità geografica. Nel 2024 l’Asia ha registrato oltre la metà delle diagnosi mondiali (50,7%) e il 56,5% dei decessi, principalmente a causa della sua enorme popolazione. L’Europa, invece, presenta un dato particolarmente significativo: pur ospitando appena il 9% della popolazione mondiale, concentra il 21% di tutte le nuove diagnosi di tumore e il 20% dei decessi. In Africa e in alcune aree dell’Asia l’incidenza risulta inferiore, ma la mortalità è molto più elevata, segno delle difficoltà di accesso a diagnosi tempestive e cure efficaci.
I tumori più frequenti e i fattori di rischio
Il tumore al polmone continua a rappresentare la principale causa di morte oncologica a livello globale. Tra gli uomini i tumori più frequenti sono quelli del polmone, della prostata e del colon-retto. Nelle donne, invece, predominano il tumore della mammella, quello del polmone e il colon-retto.
Secondo il rapporto, quasi quattro tumori su dieci sono attribuibili a fattori di rischio prevenibili. Tra questi figurano il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, il sovrappeso e l’obesità, la sedentarietà, un’alimentazione non equilibrata e l’inquinamento atmosferico. Un ruolo importante è svolto anche da alcune infezioni, come quelle provocate dal Papillomavirus umano (Hpv), dai virus dell’epatite B e C e dall’Helicobacter pylori.
I progressi ci sono, ma sono troppo lenti
Il documento riconosce comunque i risultati ottenuti negli ultimi anni. Dal 2010 il consumo globale di tabacco è diminuito del 27%, contribuendo alla riduzione dei tumori polmonari in diverse aree del mondo. Sono aumentate anche le vaccinazioni contro le infezioni associate ai tumori e si è rafforzato l’impegno politico: oggi l’82% dei Paesi dispone di un piano nazionale contro il cancro, rispetto al 50% registrato nel 2010. Nei Paesi ad alto reddito, inoltre, i programmi di screening permettono di individuare precocemente la maggior parte dei tumori al seno e il 74% delle donne viene sottoposto ai controlli per il tumore della cervice uterina. Parallelamente accelera anche la ricerca scientifica: tra il 2005 e il 2021 il numero degli studi clinici registrati è cresciuto con un ritmo medio annuo del 7,3%.
“Nonostante questi progressi – avverte però la direttrice della Iarc, Elisabete Weiderpass – il profilo del cancro sta cambiando ed è sempre più influenzato dall’aumento dell’obesità, dell’inattività fisica, delle cattive abitudini alimentari e dell’inquinamento atmosferico. La prevenzione deve restare una priorità politica”.
Le sette raccomandazioni dell’Oms
Per invertire una tendenza destinata ad aggravarsi nei prossimi decenni, l’Oms propone sette raccomandazioni operative e tre grandi cambiamenti strategici. L’obiettivo è costruire sistemi sanitari più equi e realmente centrati sulla persona, integrando la lotta contro il cancro nella copertura sanitaria universale, investendo nella formazione del personale sanitario, rafforzando la protezione sociale dei pazienti e delle loro famiglie e garantendo un accesso più equo ai farmaci e alle innovazioni terapeutiche.
“Le scelte che compiamo oggi – conclude il rapporto – determineranno il peso del cancro sulle generazioni future. Solo con investimenti continui, un forte impegno per l’equità e un approccio realmente centrato sulla persona sarà possibile ridurre l’impatto della malattia e migliorare gli esiti per tutti, ovunque”.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Nella moderna oncologia la nutrizione non è più un semplice consiglio di buon senso, ma è diventata un pilastro clinico del percorso di cura, al pari della chirurgia, della radioterapia...
Il ruolo del peso e della distribuzione del grasso corporeo
Nella Breast Unit del Policlinico Gemelli, punto di riferimento per il Centro Sud Italia, dove vengono operate 1.500 nuove pazienti con tumore del seno ogni anno, da circa 12 anni è stato introdotto un percorso integrato che prevede la valutazione dello stato metabolico fin dalle prime fasi della cura. Il percorso nutrizionale si inserisce nel modello multidisciplinare del Centro di Senologia della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, diretto dal professor Gianluca Franceschini, e si realizza all'interno della UOS di Terapie Integrate, diretta dal dottor Stefano Magno, nell'ambito di una presa in carico personalizzata e multidisciplinare della paziente.
L'inquadramento metabolico come strumento predittivo
“Il 55% delle donne con tumore al seno - aggiunge Filippone – è in sovrappeso od obesa e per questo, a causa di un'eccessiva massa grassa, ha un rischio di maggiore tossicità ematologica e neurologica ai trattamenti. Inoltre, il peso corporeo è un fattore che può influenzare in modo concreto la prognosi. Le evidenze epidemiologiche più aggiornate indicano che l'eccesso di adiposità è associato a un aumento del rischio di mortalità”, sottolinea Filippone.
Un aspetto rilevante emerso dalla letteratura è che non conta solo il peso corporeo totale, ma anche la distribuzione del grasso. “L'adiposità addominale è associata a una prognosi peggiore ed è correlata a specifiche alterazioni metaboliche che possono favorire la progressione tumorale”, aggiunge Filippone.
Giocare d'anticipo per seguire al meglio le pazienti
Per le principali linee guida nazionali e internazionali - tra cui quelle AIOM 2024, ESPEN 2021 e le recenti raccomandazioni WCRF/AICR 2025 riguardanti i pattern dietetici - lo screening nutrizionale precoce in caso di tumore al seno è fondamentale: identificare il rischio metabolico già al momento della diagnosi permette di intervenire prima che il declino funzionale diventi irreversibile. “È quanto prevede il percorso di presa in carico del Policlinico Gemelli, dove stiamo lavorando anche per esportare il modello in modo che possa diventare un diritto per tutte le pazienti”, segnala Filippone.
Per quanto riguarda le indicazioni cliniche, il supporto nutrizionale deve mirare al mantenimento di un adeguato apporto proteico, per sostenere il sistema immunitario e preservare il muscolo. “Contemporaneamente, è essenziale gestire l'assetto glicemico, pertanto, la dieta deve privilegiare carboidrati complessi e ridurre gli zuccheri semplici e le bevande alcoliche, quest'ultime direttamente collegate a un maggior rischio di recidiva”, sottolinea Filippone.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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“In una Repubblica democratica, il popolo è sovrano e lo è soltanto se è un popolo informato“. Dopo il procuratore Nicola Gratteri, anche il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro polemizza contro l'”autobavaglio” del Consiglio superiore della magistr…
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“In una Repubblica democratica, il popolo è sovrano e lo è soltanto se è un popolo informato“. Dopo il procuratore Nicola Gratteri, anche il procuratore generale di Napoli Aldo Policastro polemizza contro l'”autobavaglio” del Consiglio superiore della magistratura, la circolare sulla comunicazione giudiziaria che ha imposto limiti ancora più stringenti ai rapporti tra pm e stampa. “Per la prima volta questa conferenza stampa sarà videoregistrata a cura della Procura generale con ben due telecamere, in attuazione della delibera del Csm del 10 giugno 2026″, ha esordito Policastro mercoledì in occasione di un incontro con i giornalisti, indetto per illustrare un’intesa tesa a contrastare la criminalità economica. Le nuove “linee guida” sulla comunicazione, infatti, obbligano tra l’altro le Procure ad assicurare “la conservazione ordinata (…) dei materiali audio-video relativi” alle conferenze stampa, da tenere “in apposita raccolta presso la segreteria dell’ufficio (…) ai fini dell’esercizio dei poteri di vigilanza e rettifica”.
Martedì, appena 24 ore prima, a criticare la delibera del Csm era stato il procuratore Gratteri, che incontrando i cronisti doopo un’operazione antimafia aveva parlato di “conferenza stampa sperimentale”: “L’informazione è un servizio, e la gente ha il diritto di sapere se quella persona che incontra al bar o quella con la quale è andata a cena è coinvolta in una indagine”, ha rivendicato Gratteri, scagliandosi contro la “visione restrittiva dell’informazione” in voga negli ultimi anni. Recependo le leggi-bavaglio dei governi Draghi e Meloni, infatti, le linee guida consentono le conferenze stampa solo “in casi eccezionali“, vietando “aggettivazioni enfatiche, dettagli superflui, denominazioni suggestive delle operazioni” e “ogni espressione che presenti l’indagato o l’imputato come colpevole”; inoltre, si impone alle procure un inedito obbligo di rettifica se un qualsiasi sviluppo successivo contraddice l’ipotesi di accusa. Una stretta che ha già spinto vari procuratori – tra cui quelli di Reggio Calabria e Firenze – a limitare in modo esasperato le informazioni fornite ai cronisti sui procedimenti.
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Un nuovo capitolo della maxi inchiesta della Procura di Milano sulle presunte frodi fiscali nel settore della logistica porta al sequestro d’urgenza di circa 28 milioni di euro nei confronti di tre società, due delle quali appartenenti allo stesso gruppo, acc…
Gli inquirenti aprono un nuovo fronte dell'inchiesta sui "serbatoi di manodopera". Contestato il ricorso a società filtro e cooperative per mascherare somministrazioni illecite di personale attraverso finti appalti e sottrarre al fisco Iva e contributi
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Un nuovo capitolo della maxi inchiesta della Procura di Milano sulle presunte frodi fiscali nel settore della logistica porta al sequestro d’urgenza di circa 28 milioni di euro nei confronti di tre società, due delle quali appartenenti allo stesso gruppo, accusate di avere beneficiato di un sistema di appalti fittizi finalizzato alla somministrazione illecita di manodopera e all’evasione di imposte e contributi. I provvedimenti sono stati eseguiti dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Milano su disposizione dei pm Paolo Storari, Adriana Blasco ed Eugenia Bianca Maria Baj Macario, con il coordinamento del procuratore aggiunto Calogero Piscitello. Contestualmente sono in corso perquisizioni nelle province di Milano, Pavia, Alessandria, Rovigo, Treviso, Roma e Potenza nei confronti delle persone fisiche e delle società coinvolte.
I sequestri
La misura più rilevante riguarda Bcube Spa, uno dei principali operatori italiani della logistica integrata, destinataria di un sequestro preventivo d’urgenza di oltre 12,5 milioni di euro. Alla società del medesimo gruppo Bonzai Spa sono stati invece sequestrati quasi 2,7 milioni di euro. Un ulteriore decreto di sequestro, sempre da 12,5 milioni di euro, è stato eseguito nei confronti di Fiege Logistics Italia, azienda specializzata nella gestione di supply chain, magazzini, trasporti, imballaggio ed evasione degli ordini per il commercio elettronico. L’ipotesi di reato contestata è quella di dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti, in relazione alle dichiarazioni fiscali presentate tra il 2021 e il 2026. Tra gli indagati figurano, per Bcube, i firmatari delle dichiarazioni fiscali Piero Carlo Bonzano e Luigi Bonzano, oltre a Giuseppe Borrelli per Bcube Industrial. Per Bonzai risultano indagati Umberto Bonzano e Mauro Audisio, mentre per Fiege Logistics Italia è indagato il manager Alberto Maria Birolini.
Il meccanismo contestato
Secondo la Procura di Milano, anche questo filone investigativo riguarda il fenomeno ormai noto come quello dei “serbatoi di manodopera”, un sistema che negli ultimi anni è stato contestato a numerosi operatori del comparto logistico. Al centro dell’indagine vi è un presunto schema attraverso il quale i committenti avrebbero simulato contratti di appalto che, nella realtà, avrebbero avuto come unico scopo quello di mettere a disposizione personale. Secondo gli investigatori, le aziende beneficiarie avrebbero utilizzato una rete di “società filtro”, interposte tra il committente e i lavoratori, che a loro volta si sarebbero rivolte a cooperative definite dagli inquirenti “società serbatoio”.
Queste ultime sarebbero state l’ultimo anello della catena e avrebbero sistematicamente omesso il versamento dell’Iva, oltre ai contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i lavoratori impiegati nei magazzini, nelle attività di movimentazione merci e nelle consegne. Il risultato, secondo l’accusa, sarebbe stato un duplice vantaggio: da un lato un rilevante risparmio fiscale e contributivo, dall’altro la possibilità di offrire servizi di logistica a costi molto inferiori rispetto ai concorrenti che operano nel rispetto della normativa.
Le contestazioni della Procura
Nella nota diffusa dalla Procura, il procuratore aggiunto Calogero Piscitello spiega che le indagini riguardano “una complessa frode fiscale derivante dall’utilizzo, da parte delle beneficiarie finali, del meccanismo illecito di fatture per operazioni giuridicamente inesistenti a fronte della stipula di fittizi contratti d’appalto per la somministrazione di manodopera, in violazione della normativa di settore”. Le fatture, secondo gli inquirenti, sarebbero state emesse per giustificare formalmente prestazioni di appalto che in realtà celavano semplice fornitura di personale, consentendo alle società committenti di dedurre costi e detrarre Iva su operazioni ritenute inesistenti dal punto di vista giuridico.
Ricostruendo l’intera filiera, la Guardia di finanza avrebbe accertato che i rapporti di lavoro erano “schermati” dalle società filtro, mentre le cooperative-serbatoio omettevano sistematicamente il pagamento dell’Iva e degli oneri previdenziali e assistenziali. Un’inchiesta che coinvolge i grandi operatori della logistica Il nuovo filone si inserisce nella più ampia attività investigativa avviata dalla Procura di Milano sul settore della logistica, che negli ultimi anni ha coinvolto alcuni dei principali operatori nazionali e internazionali, tra cui Amazon, Ups, Brt, Gls e Dhl.
Secondo la Procura, l’attività investigativa ha già consentito negli ultimi anni un recupero fiscale complessivo superiore a un miliardo di euro e punta a contrastare un modello di organizzazione del lavoro ritenuto distorsivo della concorrenza, fondato sull’esternalizzazione della forza lavoro attraverso una catena di società create per abbattere il costo del lavoro e ridurre il carico fiscale.
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Un emendamento all'assestamento di Bilancio firmato dal meloniano Marco Alparone, vicepresidente regionale, e approvato in commissione Bilancio, rimanda il termine da fine luglio al 30 novembre, mantenendo inalterate le condizioni tra Regione e Fondazione. M5s: "Tanto che problema c’è, pagano i cittadini"
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Per restituire i soldi pubblici c’è tempo. Soprattutto per le Olimpiadi “a costo zero” di Milano-Cortina. A fine gennaio, a solo 10 giorni dall’inizio dei Giochi invernali, il Consiglio regionale della Lombardia aveva approvato in fretta e furia un prestito da 5 milioni di euro all’ente che avrebbe gestito le Olimpiadi. Quel finanziamento, a tasso zero e senza alcun costo aggiuntivo per la Fondazione, aveva come termine per la restituzione il 31 luglio. Ora però un emendamento all’assestamento di Bilancio firmato dal meloniano Marco Alparone, vicepresidente della Regione, e approvato in commissione Bilancio, rimanda il termine da fine luglio al 30 novembre, mantenendo inalterate le condizioni tra Regione e Fondazione.
La destra che sostiene Attilio Fontana concede quindi altro ossigeno ai Giochi, palesando una situazione economica dell’ente tutt’altro che rosea. Non a caso, quando a febbraio la giunta andò in Aula a chiedere di approvare il prestito, il sottosegretario Raffaele Cattaneo descrisse una condizione allarmante, parlando di “massima urgenza di liquidità” da parte di Milano Cortina. Ora il tema si ripresenta con la Fondazione che chiede altro tempo per restituire i soldi. E la Regione accetta. Nell’emendamento si legge che “tale proroga” è stata “richiesta da Fondazione Milano Cortina in data 2 luglio 2026 per disporre di un più ampio margine temporale per la gestione dei flussi finanziari di cassa durante le attività di chiusura, rendicontazione e regolazione dei rapporti contrattuali con fornitori e stakeholders”.
Il paradosso lo fa notare il capogruppo 5 Stelle Nicola Di Marco: “Provate a chiedere un prestito, senza l’applicazione di interessi né presentazione di fidejussoni o garanzie, riuscire a ottenerlo in pochi giorni e poi al momento di doverlo restituire chiedere una proroga di quattro mesi, sempre a interessi zero, e ottenerla”. Per Di Marco si tratta di “risorse che saranno sottratte alle esigenze dei cittadini lombardi, come sanità, trasporti, infrastrutture e via dicendo”: “Fontana le aveva annunciate come le Olimpiadi a costo zero, ora la Fondazione chiede proroghe sui prestiti, come se non avesse cassa nemmeno per chiudere. Tanto che problema c’è, pagano i cittadini. Come M5s chiederemo di conoscere nel dettaglio come sono stati utilizzati questi cinque milioni di euro, oltre che vigilare sull’effettivo rientro del prestito”.
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L’orticaria cronica spontanea colpisce circa lo 0,5-1% della popolazione e interessa prevalentemente donne tra i 30 e i 50 anni. Sebbene non metta a rischio la sopravvivenza, può compromettere profondamente...
diSilvia Mariel Ferrucci* 8 luglio 2026 5' di lettura 5' di lettura L’orticaria cronica spontanea colpisce circa lo 0,5-1% della popolazione e interessa prevalentemente donne tra i 30 e i 50 anni. Sebbene non metta a rischio la sopravvivenza, può compromettere profondamente la qualità della vita. Il prurito persistente disturba il sonno, riduce la concentrazione, altera il rendimento lavorativo, limita la vita sociale e genera uno stato continuo di incertezza. L’angioedema, presente in circa il 40-50% dei pazienti, rappresenta spesso l’aspetto più temuto della malattia. Non sorprende quindi che studi internazionali abbiano dimostrato come il carico della CSU sia paragonabile, sotto il profilo della qualità di vita, a quello osservato in pazienti con cardiopatia ischemica o altre malattie croniche importanti. Per decenni il successo terapeutico nell’orticaria cronica spontanea (CSU) è stato giudicato quasi esclusivamente dal medico: numero dei pomfi, intensità del prurito, presenza di angioedema, risposta agli antistaminici. Oggi questo approccio è profondamente cambiato. La moderna gestione della CSU non si limita più a osservare la cute, ma misura sistematicamente anche ciò che il paziente vive ogni giorno. Dorme? Lavora? Esce con gli amici? Ha paura della successiva riacutizzazione? Evita di programmare un viaggio per timore di un episodio di angioedema? Sono domande apparentemente semplici, ma rappresentano oggi uno degli elementi più importanti nella valutazione della malattia. È il concetto dei Patient Reported Outcomes (PROs), gli esiti riportati direttamente dal paziente, che negli ultimi dieci anni hanno rivoluzionato la gestione dell’orticaria cronica. Uno dei concetti più innovativi emersi dalla ricerca degli ultimi anni è che il paziente rappresenta il miglior indicatore dello stato della propria malattia. A differenza di molte patologie croniche, nella CSU non esistono biomarcatori affidabili che permettano di misurare con precisione l’attività clinica o il grado di controllo terapeutico. Per questo motivo la valutazione deve necessariamente basarsi anche sull’esperienza riferita dal paziente. I Patient Reported Outcomes (PROs) consentono infatti di misurare aspetti che il medico non può osservare direttamente come l’intensità del prurito, la qualità del sonno, le limitazioni nella vita familiare e sociale, produttività lavorativa, impatto psicologico e la percezione del controllo della malattia. La medicina moderna considera ormai questi parametri veri e propri obbiettivi di terapia clinici, al pari dei dati obbiettivi raccolti dal medico durante la visita. Le Linee Guida Internazionali rappresentano oggi il principale riferimento mondiale nella gestione dell’orticaria. Il documento introduce un principio destinato a modificare la pratica clinica quotidiana in quanto ad ogni visita il paziente deve essere valutato per tre dimensioni fondamentali: attività della malattia, livello di controllo e impatto sulla qualità di vita. Per questo motivo vengono raccomandati specifici Patient Reported Outcome Measures (PROMs): - per l’attività della malattia UAS7 (Urticaria Activity Score 7) - per il controllo della malattia UCT (Urticaria Control Test) - per la qualità di vita CU-Q2oL e DLQI - per i pazienti con angioedema AAS, AECT e AE-Qo. Le linee guida sottolineano inoltre che l’obiettivo terapeutico deve essere il controllo completo della malattia, con la normalizzazione della qualità di vita e non il semplice miglioramento dei sintomi. Una delle più importanti analisi di vita reale italiane deriva dal registro internazionale AWARE, che ha seguito per due anni 247 pazienti con orticaria cronica provenienti da 24 centri specialistici italiani. Lo studio aveva come obiettivo principale quello di valutare l’evoluzione dei Patient Reported Outcomes durante il trattamento, utilizzando strumenti validati quali DLQI, UAS7, CU-Q2oL e WPAI. I risultati fotografano con chiarezza il peso della malattia. All’inizio dello studio oltre il 90% dei pazienti presentava pomfi attivi; circa il 43% soffriva di angioedema; la durata media della malattia era di circa cinque anni. Ancora più significativo era il carico sulla qualità di vita. Quasi un paziente su due riferiva un impatto moderato, severo o estremamente severo della malattia secondo il DLQI, mentre soltanto il 19% dichiarava che la CSU non interferiva con la propria quotidianità. Durante i due anni di osservazione i trattamenti specialistici hanno prodotto un netto miglioramento. Il punteggio medio DLQI si è ridotto progressivamente, passando da 7.5 a 3.0 mentre anche il questionario specifico CU-Q2oL ha documentato una marcata riduzione dell’impatto della malattia. Parallelamente diminuivano i punteggi UAS7 e la frequenza di pomfi e angioedema. Questi dati confermano quanto dimostrato anche dai principali studi clinici internazionali: quando si ottiene un controllo efficace dell’infiammazione, migliora anche il benessere complessivo del paziente. Lo studio AWARE evidenzia tuttavia un dato molto importante. Dopo due anni di follow-up quasi il 19% dei pazienti continuava a presentare un impatto almeno moderato sulla qualità di vita; fino alla metà dei pazienti mostrava ancora un controllo non ottimale della malattia a seconda del trattamento; circa il 50% continuava a manifestare pomfi; il 15% riferiva ancora episodi di angioedema. Questo significa che la semplice riduzione dei sintomi non coincide necessariamente con il ritorno a una vita normale. È proprio qui che i PROs assumono un valore clinico fondamentale. Come avvenuto nella psoriasi, nella dermatite atopica e nell’artrite reumatoide, anche nell’orticaria cronica si sta affermando il concetto di treat to target. L’obiettivo non è più ottenere un miglioramento parziale, ma raggiungere un controllo completo della malattia. Idealmente il paziente dovrebbe presentare UAS7 pari a 0 o UAS7 ≥7 (malattia ben controllata), UCT ≥12 (malattia ben controllata), ripristino di una buona qualità di vita, non più limitazioni lavorative, sociali e familiari. Per raggiungere questo obiettivo è indispensabile ascoltare sistematicamente il paziente attraverso strumenti standardizzati, che consentono di adattare la terapia in modo tempestivo e personalizzato. L’evoluzione più recente riguarda la digitalizzazione dei Patient Reported Outcomes. Applicazioni per smartphone e APP come “Cruse control” elaborata dal network UCARE, reti di centri specializzati per lo studio e gestione della orticaria cronica distribuiti in numerosi Paesi, consentono oggi al paziente di registrare quotidianamente sintomi, prurito, comparsa dei pomfi, episodi di angioedema e qualità di vita. Questi dati possono essere condivisi con il centro specialistico, permettendo una gestione più dinamica della terapia e una maggiore personalizzazione del percorso assistenziale. La raccolta digitale dei PROs è destinata a diventare parte integrante della pratica clinica nei prossimi anni. L’orticaria cronica spontanea è una malattia che si manifesta sulla pelle, ma il suo impatto va ben oltre i pomfi e il prurito. Colpisce il sonno, il lavoro, la vita sociale, la salute mentale e la capacità di progettare la quotidianità. La ricerca degli ultimi anni e le più recenti linee guida internazionali hanno definitivamente chiarito che la valutazione della CSU non può limitarsi all’esame obiettivo. I Patient Reported Outcomes (PROs) sono oggi strumenti essenziali per comprendere il reale peso della malattia e per guidare le decisioni terapeutiche. L’esperienza italiana dello studio AWARE dimostra che il miglioramento clinico si accompagna generalmente a un recupero della qualità di vita, ma evidenzia anche che una quota non trascurabile di pazienti continua a convivere con limitazioni importanti nonostante le cure. Per questo motivo, ascoltare in modo strutturato la voce del paziente non rappresenta più un’opzione, bensì uno standard di buona pratica clinica. La sfida della dermatologia e dell’allergologia moderne non è soltanto eliminare i pomfi: è restituire al paziente una vita libera dalla malattia. *Responsabile del servizio di dermatologia allergologica e professionale della Fondazione IRCCS Ca’ Granda dell’Ospedale Maggiore Policlinico Milano Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.
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La macchia che non andava via, poi la diagnosi: la conduttrice rivela di essersi sottoposta a un intervento e invita alla prevenzione
È un momento davvero difficile quello che sta affrontando Nadia Mayer, star di Casa a Prima Vista. La famosa agente immobiliare si è infatti operata per un tumore alla pelle e in questo momento si trova in convalescenza.
Decisa a voler sensibilizzare le persone sull'argomento, la Mayer ha deciso di raccontare la sua storia nella speranza che possa servire anche ad altri. Proprio per questo motivo ha deciso di lasciare un importante messaggio sul suo profilo Instagram, seguito da 168mila utenti. L'ex modella di origine trentina si è mostrata senza trucco e con un cerotto bianco sul lato sinistro del naso, lì dove si trovava il tumore rimosso. Sulla testa, la Mayer indossava un cappellino con la scritta "Nadia solution".
"Pensavo fosse un foruncolino, ho aspettato troppo e invece di fare due sedute di laser adesso devo fare un piccolo intervento perché è andato un pochino troppo in profondità", ha raccontato l'agente immobiliare ai suoi follower. "Quando notate una macchia strana che non cambia e rimane troppo tempo, fatevi controllare da un bravo dermatologo perché magari con una piccola cosa risolvete il problema. Mi raccomando, la prevenzione è molto importante", ha aggiunto.
La macchia sul naso notata da Nadia Mayer si è rivelata essere un basalioma. Conosciuto anche con il nome di carcinoma a cellule basali (BCC), si tratta di un tumore della pelle che interessa lo strato più profondo dell'epidermide. In generale, si manifesta in zone del corpo esposte al sole, come il volto, il cuoio capelluto, le orecchie, il collo e la schiena. È un tumore cutaneo molto diffuso – 8 casi su 10 – e si manifesta soprattutto sopra i 40 anni. Mentre il melanoma è molto aggressivo, il basalioma rimane più circoscritto e non si diffonde con metastasi, tuttavia deve essere comunque trattato.
Fare diagnosi precoce è importante perché permette di intervenire subito non lasciando al tumore la possibilità di progredire.
A seguito del suo messaggio, la Mayer ha ottenuto
oltre 700 commenti da parte di utenti che hanno voluto esserle vicino e sostenerla. L'agente immobiliare si è affidata alle cure dei medici degli Istituti Fisioterapici Ospitalieri (IFO) di Roma e adesso è convalescente.
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Radioterapia 2.0: perché oggi può cambiare davvero la cura dei tumori MondoSanità
La radioterapia non è più quella di una volta
Per molti anni è stata percepita come una terapia importante ma “tradizionale”, quasi separata dalle altre cure oncologiche. Oggi non è più così. La radioterapia moderna è diventata uno dei cardini delle strategie più avanzate contro i tumori solidi, grazie a tecnologie sempre più precise e a una crescente integrazione con altri trattamenti.
Il risultato è un cambio di prospettiva: non si parla più soltanto di colpire il tumore, ma di farlo in modo più accurato, più tollerabile e più personalizzato.
Più precisione, meno danni collaterali
Uno dei progressi più importanti riguarda il modo in cui la dose di radiazioni viene somministrata. Le tecniche più moderne permettono infatti di colpire il tumore con grande precisione, limitando il più possibile l’esposizione dei tessuti sani che si trovano vicino alla zona da trattare.
Questo significa un obiettivo molto concreto per i pazienti: migliorare l’efficacia delle cure e ridurre gli effetti indesiderati, rendendo i trattamenti più sostenibili anche sul piano della qualità di vita.
Non solo terapia locale: oggi lavora insieme alle altre cure
La vera novità è che la radioterapia non viene più considerata soltanto una cura “locale”. Sempre di più entra in percorsi integrati insieme a immunoterapia, terapie a bersaglio molecolare e radiofarmaci.
Questa combinazione apre scenari molto promettenti. Le cure dialogano tra loro, si rafforzano a vicenda e permettono di costruire strategie più adatte alle caratteristiche del singolo paziente e del singolo tumore.
L’obiettivo è una cura sempre più su misura
L’oncologia moderna punta sempre di più alla personalizzazione. Non basta sapere quale tumore trattare: serve capire come trattarlo meglio, con quale combinazione di terapie e con quale profilo di tollerabilità.
È qui che la radioterapia sta assumendo un ruolo centrale. Oggi è parte integrante di una medicina che prova a essere non solo più potente, ma anche più intelligente. La sfida è curare meglio senza pesare inutilmente sul paziente.
A Messina un confronto tra specialisti sulle nuove prospettive
Di questi temi si è parlato a Messina, in occasione del convegno sul ruolo innovativo della moderna radioterapia nei tumori solidi, evento satellite di Cracking Cancer 2026 e ha riunito specialisti di diverse discipline: oncologi, radio-oncologi, medici nucleari, chirurghi, radiologi e altri professionisti coinvolti nella presa in carico del paziente oncologico. Si sono confrontati sulle evidenze più recenti e sulle opportunità offerte dalle nuove terapie integrate.
Perché la multidisciplinarietà oggi fa la differenza
Uno dei messaggi più forti che è emerso dall’iniziativa è chiaro: nessuna cura oncologica può più essere pensata da sola. La collaborazione tra specialisti è ormai decisiva per definire percorsi efficaci e adatti ai bisogni reali della persona.
Radioterapia, immunoterapia, farmaci target e diagnostica avanzata non sono più mondi separati. Devono lavorare insieme per migliorare gli outcomes clinici, contenere le tossicità e offrire trattamenti sempre più appropriati.
Al centro non c’è solo il tumore, ma anche la qualità di vita
Un altro punto chiave riguarda la gestione degli effetti collaterali, sia acuti sia tardivi. Oggi parlare di oncologia significa parlare anche di qualità di vita, tollerabilità e impatto delle cure nel tempo.
Per questo il programma scientifico del convegno ha affrontato anche aspetti molto concreti: gli esiti clinici, la qualità di vita, la gestione degli effetti indesiderati e il futuro delle terapie combinate nei tumori solidi.
Un evento che guarda al futuro delle cure oncologiche
Tra i protagonisti del confronto anche Stefano Pergolizzi, presidente di AIRO e Professore Ordinario di Radioterapia, Università di Messina, Direttore UOC Radioterapia Oncologica, AOU Policlinico “G. Martino”, Messina, Massimo Di Maio, presidente di AIOM, a conferma del rilievo scientifico dell’incontro. Responsabili scientifici dell’evento Vincenzo Adamo, professore di Oncologia Medica e coordinatore della Rete Oncologica Siciliana, e Stefano Pergolizzi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
41.9/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Un investimento di circa 9 milioni di euro per dotare l'Ospedale regionale "Umberto Parini" di Aosta di una delle tecnologie più avanzate al mondo per la radioterapia oncologica. (ANSA)
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
62.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Mangiare bene durante le cure oncologiche non è un consiglio: è parte della terapia Italia a Tavola
Nel trattamento dei pazienti oncologici la nutrizione clinica continua a occupare un ruolo secondario, nonostante il suo impatto sia riconosciuto dalla comunità scientifica. Un'importanza evidenziata anche dall dott.ssa Lucia Sabato, biologa nutrizionista, nella sua intervista a Italia a Tavola. Nel 2025 in Italia sono stimati circa 390mila nuovi casi di tumore e la malnutrizione interessa una quota compresa tra il 30% e il 60% dei pazienti, influenzando la risposta alle terapie, la qualità della vita e la prognosi. Eppure, la valutazione nutrizionale viene inserita nel percorso di cura fin dalla diagnosi solo in poco più di un caso su quattro. È quanto emerge dal report dedicato al ruolo della nutrizione clinica in oncologia realizzato da Isheo, società di ricerca e consulenza per l'avanzamento degli outcome sanitari, presentato durante un convegno organizzato insieme a La Lampada di Aladino ETS, con il patrocinio di Favo e Aiom.
Tumori, solo un paziente su quattro riceve una valutazione nutrizionale alla diagnosi
Lo stato nutrizionale incide sulla riuscita delle terapie
Secondo l'indagine, oltre il 95% degli oncologi considera fondamentale valutare lo stato nutrizionale per stabilire la praticabilità e la tollerabilità delle cure. Nonostante questa consapevolezza, soltanto il 28% dei pazienti viene sottoposto a una valutazione nutrizionale già al momento della diagnosi, quando un intervento precoce potrebbe incidere positivamente sull'intero percorso terapeutico. La nutrizione clinica non rappresenta infatti un supporto accessorio, ma uno degli elementi che contribuiscono a mantenere il paziente nelle condizioni migliori per affrontare chirurgia, chemioterapia, immunoterapia o radioterapia.
Il report evidenzia come la malnutrizione sia associata a conseguenze cliniche rilevanti. Nei pazienti oncologici il rischio di mortalità può aumentare di oltre il 250% rispetto ai soggetti ben nutriti e si stima che tra il 20% e il 30% dei decessi sia legato alle conseguenze della malnutrizione più che alla progressione della malattia. Gli effetti riguardano anche il decorso clinico. Una nutrizione inadeguata triplica il rischio di complicanze infettive e post-operatorie e prolunga la permanenza in ospedale con un incremento della degenza stimato tra il 30% e il 50%.
Anche il Servizio sanitario sostiene costi elevati
L'impatto della malnutrizione non riguarda soltanto la salute dei pazienti, ma anche la sostenibilità del sistema sanitario. In Italia il fenomeno comporta costi stimati tra gli 8 e i 12 miliardi di euro ogni anno. Al contrario, l'introduzione di un supporto nutrizionale strutturato potrebbe determinare risparmi medi del 12% in ambito ospedaliero e del 9% nell'assistenza territoriale, grazie alla riduzione delle complicanze e dei tempi di ricovero.
La nutrizione clinica deve entrare stabilmente nei percorsi oncologici
Per Riccardo Caccialanza, direttore della Struttura complessa di Dietetica e Nutrizione clinica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo di Pavia, «il supporto nutrizionale nel paziente oncologico consiste nell'integrazione strutturata della nutrizione clinica nel percorso di cura, con l'obiettivo di prevenire e trattare la malnutrizione, mantenere o recuperare peso e massa muscolare e preservare la funzionalità del paziente. È un intervento sanitario a tutti gli effetti, basato su prescrizione medica e gestito da un'équipe multidisciplinare».
Da sinistra i medici Riccardo Caccialanza e Paolo Pedrazzoli
Dello stesso avviso Paolo Pedrazzoli, direttore della SC Oncologia 1 dell'Irccs Policlinico San Matteo di Pavia e membro del Comitato scientifico de La Lampada di Aladino ETS, secondo il quale «la nutrizione clinica precoce è parte integrante della cura oncologica. Non rappresenta un elemento accessorio, ma un fattore che può incidere sulla tolleranza ai trattamenti, sulla possibilità di completarli, sulla qualità della vita e sulla prognosi. Per questo lo screening nutrizionale dovrebbe essere effettuato già alla diagnosi e inserito in percorsi multidisciplinari strutturati».