Una nuova frontiera terapeutica. Una nuova terapia (con Car-T,) contro le malattie autoimmuni, applicata con successo al Bambin Gesù di Roma - La Difesa del Popolo
📰 La Difesa del Popolo📅 2026-02-16T09:22:24
CAR-T
Una nuova frontiera terapeutica. Una nuova terapia (con Car-T,) contro le malattie autoimmuni, applicata con successo al Bambin Gesù di Roma La Difesa del Popolo
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Le cause di questo male non sono ancora del tutto chiare ma una nuova ricerca accende i riflettori su un possibile fattore chiave: cibi ultraprocessati.Le diagnosi di tumore del colon-retto sotto i 50 anni sono in aumento nei Paesi più ricchi, e la scienza fa…
Le diagnosi di tumore del colon-retto sotto i 50 anni sono in aumento nei Paesi più ricchi, e la scienza fatica a spiegarne il perché. Uno studio condotto da Harvard e Mass General Brigham punta ora il dito su un sospettato preciso: gli alimenti ultraprocessati, già nemici giurati del nostro cervello.
La ricerca, pubblicata su JAMA Oncology, ha esaminato dieta e risultati endoscopici di quasi 30.000 donne nell'arco di 24 anni.
Il dato più rilevante riguarda chi consumava circa dieci porzioni al giorno di cibi ultraprocessati (tra snack confezionati, bevande zuccherate e piatti industriali) che mostrava un rischio superiore del 45% di sviluppare adenomi, polipi considerati tra i principali precursori del tumore del colon-retto a esordio precoce, rispetto a chi ne assumeva circa tre porzioni.
Un aspetto particolarmente significativo è l'andamento del rischio: non esiste una soglia minima oltre la quale scatta il pericolo. L'incremento è progressivo, il che significa che anche un consumo moderato ma costante può incidere nel tempo.
I dati citati poc'anzi provengono dal Nurses' Health Study II, uno studio che ha coinvolto infermiere nate tra il 1947 e il 1964. I questionari alimentari, compilati ogni quattro anni e validati scientificamente, hanno permesso di tracciare con precisione le abitudini nutrizionali nel lungo periodo.
Tra le 2.787 lesioni individuate, l'associazione con gli ultraprocessati riguardava esclusivamente gli adenomi convenzionali, un tipo di precursore a crescita più lenta e meno legato ai tumori giovanili. Questo dettaglio suggerisce che il cibo industriale possa attivare meccanismi biologici specifici.
Il legame, inoltre, resiste anche quando si considerano altri fattori di rischio noti come obesità, diabete di tipo 2 e scarso apporto di fibre.
I cibi ultraprocessati sembrano dunque giocare un ruolo indipendente, legato probabilmente alla combinazione di zuccheri semplici, grassi saturi, additivi e alla sostituzione sistematica di alimenti ricchi di fibre e micronutrienti.
Gli autori precisano che non si tratta dell'unica causa possibile al tumore al colon-retto. Tuttavia, considerando quanto questi prodotti siano radicati nelle abitudini quotidiane (un po' per comodità, prezzo e anche per disponibilità a costo basso) il loro impatto merita più attenzione, visto anche l'impatto sulla salute simile all'uso del tabacco.
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Dipartimento Oncologico Asl Toscana Centro: bilancio di un anno e attenzione a nuove terapie più personalizzate - Il Gazzettino del Chianti e delle colline fiorentine
📰 Il Gazzettino del Chianti e delle colline fiorentine📅 2026-02-16T07:35:00
terapia oncologica
Dipartimento Oncologico Asl Toscana Centro: bilancio di un anno e attenzione a nuove terapie più personalizzate Il Gazzettino del Chianti e delle colline fiorentine
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
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Valutazione
❌
Criteri Critici
Il cancro del pancreas rappresenta una delle sfide più complesse in oncologia, caratterizzato da una diagnosi tardiva e da una scarsa risposta alle terapie convenzionali. Mentre la comunit&agra...
Il cancro del pancreas rappresenta una delle sfide più complesse in oncologia, caratterizzato da una diagnosi tardiva e da una scarsa risposta alle terapie convenzionali. Mentre la comunità scientifica ha da tempo identificato il ruolo del sistema nervoso nella diffusione metastatica attraverso un fenomeno noto come invasione perineurale, fino ad oggi rimaneva inesplorato il coinvolgimento neurologico nelle fasi più precoci della malattia. Una nuova ricerca condotta presso il Cold Spring Harbor Laboratory negli Stati Uniti dimostra che l'interazione tra nervi e cellule tumorali si attiva molto prima di quanto ipotizzato, già durante la formazione delle lesioni pre-cancerose, aprendo prospettive inedite per strategie terapeutiche preventive.
Grazie a tecniche avanzate di imaging tridimensionale, il team guidato dal professor David Tuveson ha identificato un meccanismo fino ad ora sconosciuto: i fibroblasti promotori di tumore, denominati myCAF (cancer-associated fibroblasts di tipo miofibroblastico), rilasciano segnali chimici che richiamano attivamente le fibre nervose nelle lesioni pancreatiche. Questa scoperta, pubblicata sulla rivista Cancer Discovery dell'American Association for Cancer Research, sovverte la cronologia tradizionale secondo cui il sistema nervoso interverrebbe solo nelle fasi avanzate della progressione tumorale.
La metodologia impiegata, denominata immunofluorescenza su preparati interi (whole-mount immunofluorescence), ha permesso ai ricercatori di superare i limiti delle tradizionales sezioni bidimensionali. Jeremy Nigri, ricercatore postdottorale e primo autore dello studio, spiega come le immagini bidimensionali mostrassero le fibre nervose come piccoli punti dispersi, mentre le ricostruzioni tridimensionali hanno rivelato una rete nervosa densa e interconnessa, intrecciata attraverso le lesioni e avvolta intorno ai myCAF. Questa visualizzazione ha rappresentato un momento di svolta nella comprensione dell'architettura tissutale delle lesioni pre-cancerose pancreatiche.
Gli esperimenti hanno dimostrato una riduzione del 50% della crescita tumorale quando l'attività del sistema nervoso simpatico viene bloccata
L'analisi condotta su modelli murini e cellule umane ha identificato un circolo vizioso tra myCAF e sistema nervoso simpatico, responsabile della risposta di "attacco o fuga" dell'organismo. I myCAF rilasciano molecole segnale che attirano le fibre nervose simpatiche, le quali a loro volta secernono norepinefrina, un neurotrasmettitore che si lega ai recettori sui fibroblasti provocando un rapido aumento dei livelli intracellulari di calcio. Questa impennata di calcio amplifica ulteriormente l'attivazione dei myCAF, stimolando la crescita pre-cancerosa e richiamando simultaneamente nuove fibre nervose, in un meccanismo autoalimentante che accelera lo sviluppo tumorale.
Per verificare la rilevanza funzionale di questa interazione, i ricercatori hanno condotto esperimenti di interruzione selettiva dell'attività nervosa simpatica mediante neurotossine specifiche. I risultati hanno documentato una riduzione del 50% della crescita tumorale, accompagnata da una marcata diminuzione dell'attivazione dei fibroblasti. Questi dati suggeriscono che l'asse nervo-fibroblasto non sia semplicemente correlato alla progressione del cancro pancreatico, ma ne rappresenti un elemento causalmente determinante già nelle fasi iniziali.
Le implicazioni terapeutiche di questa scoperta sono particolarmente rilevanti. Poiché l'interazione tra myCAF e nervi si manifesta in una finestra temporale molto precoce, prima della formazione di tumori conclamati, intervenire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia preventiva o di rallentamento della progressione. I ricercatori ipotizzano che farmaci già approvati per altre indicazioni, come il doxazosin (un bloccante dei recettori adrenergici), potrebbero essere riposizionati in combinazione con chemioterapia o immunoterapia per colpire questo circuito patologico.
Il passo successivo della ricerca si concentrerà sulla caratterizzazione molecolare dettagliata del dialogo tra fibroblasti e nervi, con l'obiettivo di identificare bersagli terapeutici specifici. Sostenuta da organizzazioni come la Lustgarten Foundation e la Pancreatic Cancer Action Network, questa linea di ricerca mira a tradurre le scoperte di base in protocolli clinici che possano finalmente migliorare la prognosi di una neoplasia che continua a presentare tassi di sopravvivenza tra i più bassi in oncologia.
Luca Manfredini, oncologo al Gaslini di Genova: «Il fraintendimento più diffuso è che le cure palliative pediatriche vengano considerate esclusivamente come cure di fine vita, attivate quando “non c’è più nulla da fare” - Vanity Fair Italia
📰 Vanity Fair Italia📅 2026-02-14T21:16:08
terapia oncologica
Luca Manfredini, oncologo al Gaslini di Genova: «Il fraintendimento più diffuso è che le cure palliative pediatriche vengano considerate esclusivamente come cure di fine vita, attivate quando “non c’è più nulla da fare” Vanity Fair Italia