📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Trattamento del cancro al polmone in fase avanzata con la medicina tradizionale vietnamita: oltre 2 milioni di VND al mese Vietnam.vn
Tuttavia, individuare un'opzione terapeutica presenta notevoli difficoltà. I campioni cellulari ottenuti dal liquido pleurico contengono molti globuli rossi, mentre le cellule tumorali sono poche e sparse. L'utilizzo di questo campione per i test di mutazione genetica comporta un elevato rischio di risultati falsi negativi.
I medici hanno eseguito un'aspirazione del liquido pleurico per aiutare il paziente a ridurre la dispnea e per ottenere un campione da analizzare. L'esame istologico ha confermato la presenza di un adenocarcinoma polmonare. Nonostante l'età avanzata del paziente, i medici hanno valutato la possibilità di un trattamento per migliorare la sua qualità di vita.
Parlando con un giornalista di VietNamNet, il dottor Trinh The Cuong, del reparto di chemioterapia dell'ospedale E ( Hanoi ), ha affermato di aver ricoverato a maggio un paziente di 88 anni con difficoltà respiratorie e dolore al petto. Gli esami radiografici hanno mostrato che quasi tutto il polmone sinistro era completamente bianco a causa di un'ingente quantità di versamento pleurico.
I medici hanno eseguito una seconda aspirazione del liquido pleurico e hanno prelevato un nuovo campione per il test di mutazione genetica. I risultati di questo test hanno mostrato che il paziente presentava una mutazione del gene EGFR.
Foto prima e dopo il trattamento con farmaci vietnamiti a basso costo per la terapia mirata. Foto: BSCC.
In base a questi risultati, i medici hanno scelto il gefitinib, un farmaco di prima generazione per la terapia mirata. Dopo circa una settimana, le radiografie hanno mostrato una significativa riduzione del versamento pleurico, un miglioramento della ventilazione nel polmone sinistro e un miglioramento della dispnea del paziente.
Dopo 10 giorni di trattamento, gli esami hanno mostrato una significativa riduzione del versamento pleurico nel polmone sinistro. Le condizioni del paziente si sono stabilizzate, è stato dimesso e ha proseguito la terapia mirata in regime ambulatoriale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Criteri Critici
Scoprire i tumori in tempo è possibile (e gratis) con gli screening oncologici Corriere della Sera
di Anna Fregonara
La diagnosi precoce permette cure migliori e riduce la mortalità. Quali sono le strategie terapeutiche più efficaci a disposizione. I test sul Dna servono davvero? In quali casi?
La pallavolista Sarah Fahr, 24 anni, è impegnata nella lotta al cancro
Nel 2024 si stima che le nuove diagnosi di cancro nel mondo siano state 19,5 milioni e i decessi 9,7 milioni (dati Oms). Questi ultimi rappresentano il 16,5% delle morti globali e fanno dei tumori la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari. Eppure in gran parte dei Paesi ad alto reddito si muore di cancro meno di prima. L’Italia è tra questi, come mostra il rapporto 2025 dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in collaborazione con i registri tumori di Airtum. «Negli ultimi 10 anni i decessi per tumore sono diminuiti del 9%, con cali del 24% per il cancro al polmone e del 13% per quello del colon-retto», spiega Massimo Di Maio, ordinario di Oncologia Medica all’Università di Torino e presidente Aiom. «Sono dati migliori della media europea e lo è anche la sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi: per il tumore al seno, per esempio, è dell’86% contro l’83% europeo, per il colon-retto del 64,2% contro il 59,8%. Il merito è anche di un servizio sanitario pubblico e universalistico che, pur nella carenza di risorse, finora ha garantito le migliori cure a chi si ammala».
Le strategie Il calo dei decessi ha tre possibili spiegazioni. «La prima è la prevenzione primaria. Il 40% dei tumori è riconducibile a stili di vita e fattori modificabili, come muoversi o mangiare meglio, ed è quindi potenzialmente evitabile», continua l’esperto. «La seconda è il miglioramento delle cure. La terza i programmi di screening, che intercettano la malattia in chi non ha ancora sintomi. Quelli di efficacia riconosciuta sono principalmente tre: mammella, colon-retto e cervice uterina. Sono garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale e hanno dimostrato di abbassare la mortalità, sono uno strumento potente di salute pubblica. La mammografia, per esempio, riduce di oltre il 30% la mortalità per tumore al seno, il test del sangue occulto nelle feci fino al 30% quella per il colon-retto. A questi screening, in molti Paesi si sta aggiungendo più recentemente quello al polmone nei forti fumatori. La TC a basse dosi, una tomografia computerizzata che usa una quantità ridotta di radiazioni, abbassa di circa il 20% la mortalità per questo tumore e le linee guida internazionali, come le nostre di Aiom, ne raccomandano l’impiego. In Italia però non è ancora offerta a tutti. Si fa gratis in centri selezionati, nell’ambito del programma RISP, la Rete Italiana Screening Polmonare. L’auspicio è che venga esteso, anche se per questo tumore lo strumento più potente resta smettere di fumare».
Le percentuali Uno studio pubblicato su Jama Oncology ha provato a quantificare, su dati americani, quale percentuale della riduzione di mortalità è attribuibile alla prevenzione primaria, quale agli screening e quale al miglioramento delle terapie. Tra il 1975 e il 2020, per cinque forme tumorali diffuse - mammella, cervice, colon-retto, polmone e prostata - i ricercatori hanno stimato che siano stati evitati 5,94 milioni di decessi. L’80%, circa 4,75 milioni di persone, è merito dello screening e della prevenzione. La parte del leone la fa il calo del fumo che da solo vale 3,45 milioni di vite. Il peso dei tre fattori varia da un tumore all’altro. Per la cervice uterina lo screening è responsabile della quasi totalità delle morti evitate, per il polmone la prevenzione ha pesato per il 98%. Nel colon-retto e nella prostata, la diagnosi precoce ha contribuito rispettivamente per il 79% e il 56%. Per la mammella le terapie hanno avuto un ruolo maggiore dello screening, 75% contro 25%, non perché la mammografia funzioni poco, ma perché le cure sono migliorate molto.
I test sul Dna Il cancro nasce da errori nelle istruzioni genetiche della cellula, cioè nel Dna, e verrebbe da pensare che basti leggere quelle istruzioni per sapere in anticipo chi si ammalerà. «Eccetto un caso, non esistono oggi test sul Dna di efficacia provata, capaci di prevedere in una persona sana il rischio di tumore o di scoprirlo prima che si manifesti», conclude Di Maio. «Il caso è quello delle predisposizioni ereditarie. Chi ha in famiglia una mutazione che aumenta il rischio di ammalarsi può scoprirlo con un prelievo di sangue e saperlo aiuta a gestire il rischio con un programma di sorveglianza e, in certe situazioni, a ridurlo con chirurgia preventiva o farmaci». Negli altri casi per ora le prove non sono sufficienti a raccomandare test predittivi sul Dna.
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Criteri Critici
Radioterapia Oncologica di Chieti: eccellenza al servizio della salute e della ricerca Rete8
La ricerca scientifica non si ferma neanche in estate: il Prof. Domenico Genovesi e l’équipe di Radioterapia Oncologica di Chieti tra i 20 esperti italiani firmatari del consenso nazionale su Oncologie per i trattamenti ad alta precisione IGRT
La ricerca scientifica oncologica di altissimo livello non va in vacanza e segna un nuovo, fondamentale traguardo che vede protagonista l’Unità Operativa di Radioterapia Oncologica dell’Ospedale di Chieti. Lo scorso 12 agosto sono state infatti pubblicate sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Oncologie le nuove raccomandazioni nazionali sull’utilizzo delle avanzate tecniche di Radioterapia Oncologica Guidata dalle Immagini (IGRT). Si tratta di linee guida pensate per garantire ed eseguire terapie radianti di estrema ed elevatissima precisione nel trattamento dei tumori gastrointestinali dell’addome superiore, quali pancreas, stomaco, fegato e vie biliari.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo prioritario di uniformare gli elevati standard di qualità e sicurezza in tutti i Centri di Radioterapia Oncologica del territorio nazionale. Promossa dall’azione congiunta delle principali Società scientifiche di settore — l’AIRO (Società Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica), l’AITRO (Società Italiana dei Tecnici di Radioterapia Oncologica) e l’AIFM (Società Italiana dei Fisici Sanitari dedicati alla Radioterapia) — questo consenso multidisciplinare ha visto al lavoro un panel selezionatissimo di soli 20 esperti italiani tra Radioterapisti Oncologi, Fisici Medici e Tecnici di Radioterapia. Tra questi, scelti sulla base di una comprovata esperienza superiore ai 10 anni nel settore, spicca la presenza del Prof. Domenico Genovesi, Direttore della Radioterapia Oncologica di Chieti.
Il gruppo di lavoro ha definito 16 punti chiave considerati decisivi per l’applicazione pratica e quotidiana della radioterapia di precisione. Il professore Domenico Genovesi spiega:
«I punti chiave per una radioterapia di precisione nei tumori del distretto gastrointestinale superiore devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente. Questo avviene attraverso strategie combinate, come il posizionamento di markers di riferimento in casi selezionati, ma soprattutto con l’uso di TC a bordo dei moderni Acceleratori Lineari, da eseguire giornalmente durante il trattamento. A ciò si affianca una rigorosa ed accurata delineazione anatomo-radiologica non solo dei volumi bersaglio tumorali, ma anche e soprattutto degli organi sani circostanti. Un ulteriore elemento decisivo è la concomitante implementazione di sistemi di immobilizzazione dedicati e altamente innovativi.»
Un risultato di tale portata è il frutto di un grande lavoro di squadra che proietta il centro teatino nell’élite della radioterapia italiana.
Il professore Domenico Genovesi conclude «Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia Oncologica di Chieti per il contributo fondamentale alla stesura di queste linee guida . È un team che ha lavorato tantissimo, aggiornandosi e confrontandosi costantemente con la letteratura scientifica internazionale su tutti gli aspetti chiave: dalla delineazione anatomo-radiologica integrata (con l’uso combinato di TC, Risonanza Magnetica e PET/TC), alle tecniche di controllo personalizzato del movimento respiratorio, fino ai sistemi di immobilizzazione di ultima generazione.»
Questo Consensus multidisciplinare nazionale rappresenta oggi un punto di riferimento imprescindibile per tutti i Centri di Radioterapia italiani, indicando le direttive cruciali per somministrare trattamenti radianti ad altissima precisione. L’evento ribadisce il valore inestimabile della cooperazione multidisciplinare tra Medici, Tecnici e Fisici e conferma la Radioterapia Oncologica di Chieti come Centro di riferimento primario a livello nazionale, costantemente al centro delle più avanzate innovazioni terapeutiche e della cura dei pazienti oncologici.
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Criteri Critici
Un farmaco già noto potrebbe frenare i tumori orali dei cani tomshw.it
Un gruppo multidisciplinare della Cornell University ha individuato una popolazione cellulare rara che può aiutare a distinguere due tumori orali dei cani e ha identificato nel neratinib un possibile trattamento. Lo studio, pubblicato su Molecular Therapy Oncology, mostra che il farmaco ha ridotto la crescita di tessuto tumorale mantenuto in laboratorio. Il risultato apre una strada sperimentale per limitare interventi chirurgici molto invasivi, ma non dimostra ancora che la terapia sia sicura o efficace nei cani malati.
La patologia studiata è l'ameloblastoma acantomatoso canino, o CAA: una neoplasia benigna, quindi non classificata come cancro metastatico, ma capace di infiltrare e distruggere i tessuti vicini. Il trattamento standard richiede spesso la rimozione di una parte della mandibola o della mascella. Il CAA può però assomigliare al carcinoma squamocellulare orale canino, o COSCC, che è maligno e può diffondersi. Secondo i ricercatori, la somiglianza contribuisce a diagnosi errate in quasi un caso su tre.
Per cercare differenze più affidabili, il team ha applicato il sequenziamento dell'RNA a singolo nucleo a campioni di CAA, COSCC e gengiva sana. L'analisi di circa 205.000 nuclei ha ricostruito le popolazioni epiteliali, immunitarie, endoteliali e mesenchimali presenti nei tessuti. Nel CAA sono emersi due sottotipi epiteliali rari con un programma di espressione simile a quello neuronale, assenti o non arricchiti negli altri campioni.
Il neratinib ha frenato tessuti tumorali in laboratorio: prima di parlare di terapia serviranno studi clinici su sicurezza ed efficacia nei cani.
Tra i segnali molecolari più caratteristici figurava ERBB4, un recettore appartenente a una famiglia già coinvolta in diversi tumori umani. Gli autori hanno inoltre osservato una marcata presenza nucleare di PEG3 nell'epitelio del CAA, verificandola con analisi aggiuntive, tra cui PCR quantitativa e immunoistochimica. Questi marcatori potrebbero rendere la diagnosi più precisa, ma dovranno essere convalidati su casistiche indipendenti e più ampie.
La seconda parte del lavoro ha cercato una vulnerabilità terapeutica. I ricercatori hanno esposto microtumori tridimensionali, ottenuti da tessuto vivo di CAA, a decine di composti. Il neratinib, un inibitore della famiglia ERBB già approvato dalla FDA per indicazioni oncologiche umane, ha soppresso la crescita dei campioni. È un risultato ex vivo: il tessuto conserva più caratteristiche del tumore rispetto a una coltura cellulare semplice, ma non riproduce l'intero organismo.
Il prossimo passaggio indicato dal gruppo è la sperimentazione su pazienti canini. Uno studio clinico dovrà misurare tollerabilità, dose appropriata, risposta e durata dell'effetto, oltre a verificare se il farmaco possa davvero ridurre il tumore abbastanza da evitare o rendere meno estesa la chirurgia. L'approvazione umana non autorizza infatti l'uso automatico in veterinaria e non garantisce lo stesso profilo di sicurezza nei cani.
Esiste anche un analogo umano dell'ameloblastoma, ma è raro e difficile da studiare in grandi numeri. I tumori spontanei dei cani possono offrire un modello di oncologia comparata più realistico rispetto a molti sistemi artificiali, pur senza consentire trasferimenti diretti dei risultati alla medicina umana. Per ora lo studio fornisce soprattutto due strumenti: una firma cellulare per riconoscere meglio il CAA e un candidato farmacologico da sottoporre a verifica clinica.
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Criteri Critici
Cura dei tumori, Lucia De Ponti: “La ricerca procede veloce, servono equilibrio e fiducia” BergamoNews
Lucia De Ponti
“La ricerca sta procedendo in modo veloce e con strumenti che venti o trent’anni fa non sarebbero stati nemmeno immaginabili: quando si appredono novità in questo campo servono equilibrio e fiducia”. Così Lucia De Ponti, presidente di Lilt Bergamo (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori), commenta le ultime notizie relative alle prospettive di cura del cancro attraverso l’uso di organoidi.
Questo termine indica repliche in miniatura di organi e tessuti umani create in laboratorio. Sfruttando la capacità delle cellule staminali di auto-organizzarsi in una struttura tridimensionale, riproducono l’architettura e la funzione di organi reali come cervello, intestino, fegato o polmoni, offrendo modelli avanzati per la ricerca biomedica.
Aggiornamenti incoraggianti sono arrivati da una ricerca apparsa su Cell Reports Medicine, condotta dagli esperti dell’Università della California di San Francisco coordinati da Jennifer M. Rosenbluth. Utilizzando gli organoidi, gli studiosi hanno sviluppato un nuovo metodo per prevedere la risposta al trattamento di diversi tipi di tumore al seno partendo dalle informazioni i pazienti di uno studio clinico unite ai risultati di test rapidi su mini-tumori coltivati in laboratorio.
Abbiamo chiesto un commento a Lucia De Ponti per saperne di più.
Che cosa pensa di questa notizia?
Negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda la ricerca in campo oncologico, si sta assistendo a significativi miglioramenti e approfondimenti che ci fanno intravedere il futuro in modo positivo. Al momento, però, delle notizie che arrivano sulle pagine dei giornali su tale argomento non c’è molto di concreto perché il percorso che deve compiere uno studio è piuttosto articolato e necessita di diverse fasi.
Ci spieghi
Nell’ambito della ricerca scientifica, uno studio deve prima di tutto mettere a punto una tecnica che va sperimentata in vitro, poi viene avviata la sperimentazione sugli animali e infine si procede con la sperimentazione sull’uomo. Al momento, per quanto riguarda l’utilizzo degli organoidi per la cura di tumori al seno, non ci sono studi che abbiano già prodotto sull’uomo risultati come quelli che vorremmo che venissero ottenuti. La novità più importante riguarda lo studio su una terapia contro il tumore del pancreas che è stata recentemente presentata in un congresso internazionale. È interessante sia per lo schema seguito dai ricercatori sia per i risultati raggiunti, anche se purtroppo non si parla ancora di guarigione.
Che cosa sappiamo di questa terapia?
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori americani. È un team molto piccolo che non ha le risorse necessarie per produrre questo farmaco in quantità sufficienti a poterlo mettere a disposizione, soprattutto alla luce delle politiche che sta applicando Trump nei confronti dei farmaci di produzione americana. Le misure che ha messo in atto rendono tutto più complicato ed è un peccato.
Sicuramente è un importante spunto di riflessione
Fa riflettere su come la politica possa incentivare la ricerca oppure non renderla fruibile a tutti. Noi sosteniamo che le cure debbano essere accessibili a tutte le persone: se viene meno questo principio, cioè se fossero disponibili solo per alcune aree geografiche, per alcuni strati sociali o per determinate possibilità economiche ci staremmo muovendo nella direzione sbagliata. Avremmo perso di vista i fondamentali perché di fronte a una malattia, a nostro parere, non devono esserci distinzioni, mentre altri la pensano diversamente, specialmente nel momento in cui essendo in possesso di un brevetto ritengono di decidere a chi conferirne l’utilizzo e a quale costo. Lo studio a cui mi stavo riferendo per la terapia contro il tumore al pancreas può essere molto interessante per aumentare la sopravvivenza dei pazienti. Più in generale, si guarda con attenzione agli organoidi, che costituiscono un’innovativa modalità di ricostruzione in laboratorio dello specifico tumore del paziente e misurare in vitro l’efficacia delle terapie.
Quali sono le prospettive?
L’utilizzo degli organoidi apre strade molto interessanti e importanti nella direzione della medicina personalizzata o taylorizzata, ossia sartoriale. L’obiettivo è effettuare terapie su misura in base alle caratteristiche del proprio tumore. Nei prossimi anni ci troveremo di fronte a novità che cambieranno la qualità della vita delle persone e della cura delle patologie più complesse che al momento non hanno terapie risolutive. Ci stanno lavorando parecchi ricercatori ed è un dato molto positivo.
La ricerca è molto attiva?
Si, ringraziando Dio il mondo della ricerca, in parte sostenuto da alcuni governi e in parte da Fondazioni e donazioni come nel caso di Telethon nel campo delle malattie rare, è molto attivo. Scattano meccanismi per cui la ricerca sta procedendo in modo veloce e con strumenti che venti o trent’anni fa non sarebbero stati nemmeno immaginabili come gli organoidi, che possono trovare impiego in svariati ambiti e nella cura di differenti patologie. Da un lato, dunque, bisogna avere grande fiducia, con la consapevolezza che la ricerca consente il progredire del sapere e non ci sono altre strade per giungere alla soluzione: non è semplice ed è necessario fare parecchi tentativi per mettere a fuoco la strada giusta da percorrere e spesso non portano ai risultati desiderati, ma non ci si deve scoraggiare quando succedono degli insuccessi. Dall’altro, serve prudenza perché quando si legge su un giornale che è stata trovata la cura per una determinata patologia va tenuto presente che magari vale solamente per una particolare situazione. Servono, quindi, cautela e rispetto perché chi sta vivendo l’esperienza della malattia apprendendo queste novità accende speranze che possono diventare illusioni e rapide delusioni.
Per concludere, che cosa consiglia?
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Lotta ai tumori, Unibo in prima linea: "Al via una terapia Car-T italiana" Il Resto del Carlino
Un nuovo progetto a cavallo tra Emilia-Romagna e Toscana per sviluppare la prima terapia Cart-T tutta italiana per la cura di due tumori rari del sangue e del sistema linfatico. Lo studio, finanziato dall’Agenzia italiana del farmaco, si chiama ‘CARtoALL’ e vede collaborare insieme le università di Bologna e Pisa, l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana e l’Irccs-Irst di Meldola, nel forlivese.
L’obiettivo è individuare una nuova terapia cellulare Car-T specificamente progettata per due patologie in particolare: la leucemia linfoblastica acuta T, e i linfomi periferici a cellule T recidivati o refrattari. Si tratta di due tumori molto aggressivi, legati alla crescita anomala e incontrollata dei linfociti T, cioè i globuli bianchi che si occupano della difesa immunitaria dell’organismo.
Ad oggi, le terapie sono ancora molto limitate, e nei pazienti che sono alle prese con una recidiva dopo le terapie convenzionali o il trapianto la prognosi rimane molto sfavorevole. Il progetto, coordinato da Sara Galimberti, docente di Ematologia all’Università di Pisa e direttrice dell’Unità operativa di Ematologia del Policlinico pisano, sarà portato avanti in collaborazione con Giovanni Martinelli, associato di Ematologia al Dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Alma Mater, e Massimiliano Mazza, responsabile per l’Irst di Meldola.
"Il progetto – spiega Giovanni Martinelli – si svilupperà nell’arco di quattro anni, e coinvolgerà un team multidisciplinare composto da ematologi, immunologi, biologi molecolari, esperti di terapia cellulare, farmacologi e ricercatori clinici, con l’obiettivo di trasformare una promettente scoperta scientifica in una concreta opportunità terapeutica per pazienti affetti da tumori ematologici rari".
Lo studio sulle Car-T nasce da anni di ricerca preclinica condotta dal gruppo di esperti dell’Irst di Meldola, dove è stata sviluppata una cellula innovativa diretta contro un bersaglio ben preciso: "Si chiama Trbc1, ed è una proteina presente sulle cellule tumorali nel 40% delle neoplasie T. Questa strategia permette di colpire le cellule maligne preservando una parte significativa del normale sistema immunitario, superando così uno dei principali ostacoli che finora hanno limitato lo sviluppo delle Car-T in questo tipo di patologie. I risultati ottenuti nei modelli sperimentali in vitro e in vivo sono estremamente promettenti – assicura Mazza –, Car-T-One ha dimostrato una potente attività antitumorale, inducendo remissioni complete e durature, e mostrando un profilo di sicurezza favorevole, elementi che hanno posto le basi per il passaggio alla sperimentazione clinica".
Il finanziamento dell’Agenzia italiana del farmaco consentirà dunque di completare la validazione del prodotto cellulare, predisporre il dossier regolatorio e avviare uno studio clinico di fase 1, che coinvolgerà pazienti in carico ai centri di Pisa e Bologna, con la produzione delle cellule Car-T nella ‘Cell Factory’ di Meldola.
"Questo finanziamento rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto negli ultimi anni, e dimostra come la collaborazione tra ricerca di base, ricerca traslazionale e attività clinica possa generare innovazione concreta per i pazienti con malattie rare – sottolinea Galimberti –. L’obiettivo è offrire una nuova possibilità terapeutica a pazienti che oggi dispongono di opzioni molto limitate, sviluppando una Car-T interamente accademica prodotta nell’ambito del Servizio sanitario nazionale".
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Tumore della prostata: negli USA terapia con radioligandi in fase precoce corrierenazionale.it
Tumore della prostata metastatico ormone-sensibile, la Fda porta la radioligand therapy in una fase più precoce della malattia
L’impiego della radioligand therapy nel tumore della prostata continua ad anticiparsi lungo il percorso di cura. La Food and Drug Administration (Fda) statunitense ha approvato una nuova indicazione per Pluvicto (lutetium Lu 177 vipivotide tetraxetan) di Novartis, autorizzandone l’impiego nei pazienti con carcinoma della prostata metastatico ormone-sensibile (mHSPC) positivo al PSMA.
Si tratta di un’estensione significativa dell’indicazione, che porta il trattamento in una fase più precoce della malattia rispetto all’attuale utilizzo nel carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione (mCRPC).
La decisione della Fda si basa sui risultati dello studio registrativo di fase III PSMAddition, nel quale Pluvicto, somministrato in associazione alla terapia standard costituita da deprivazione androgenica (ADT) e un inibitore della via del recettore degli androgeni (ARPI), ha dimostrato di ridurre del 28% il rischio di progressione radiologica della malattia o di morte rispetto alla sola terapia standard (HR 0,72). Un’analisi successiva, aggiornata, ha mostrato un beneficio ancora più marcato, con una riduzione del rischio del 33%, mentre i dati di sopravvivenza globale, sebbene ancora immaturi, evidenziano un trend favorevole (HR 0,80).
Quasi raddoppia la popolazione eleggibile
Secondo i dati presentati da Novartis, ogni anno nel mondo vengono diagnosticati oltre 186.000 nuovi casi di carcinoma della prostata metastatico ormone-sensibile. Nonostante gli attuali regimi di doppietta con ADT e ARPI rappresentino lo standard terapeutico, circa la metà dei pazienti evolve verso la forma resistente alla castrazione entro 20 mesi.
Grazie alla nuova indicazione, il numero di pazienti potenzialmente candidabili a Pluvicto negli Stati Uniti risulta quasi raddoppiato, come sottolineato da Victor Bultó, Presidente di Novartis US, che ha definito l’approvazione un passo fondamentale verso un utilizzo più precoce della terapia radioligandica.
Una possibile svolta nella strategia terapeutica
«Il panorama terapeutico del carcinoma prostatico metastatico ormone-sensibile è in rapida evoluzione e questa approvazione riflette la crescente consapevolezza che intensificare il trattamento nelle fasi iniziali della malattia può fare la differenza», ha commentato Michael Morris del Memorial Sloan Kettering Cancer Center, principal investigator statunitense dello studio PSMAddition. Secondo il ricercatore, intervenire prima che il tumore diventi resistente alla castrazione potrebbe consentire di prolungare il controllo della malattia e ritardarne l’evoluzione.
Profilo di sicurezza coerente con gli studi precedenti
Il profilo di sicurezza osservato nello studio PSMAddition è risultato sostanzialmente in linea con quello già documentato negli studi VISION e PSMAfore, che avevano portato alle precedenti autorizzazioni del farmaco nel carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione.
Gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati riportati nel 50,7% dei pazienti trattati con Pluvicto più terapia standard, rispetto al 43% dei pazienti che hanno ricevuto la sola terapia standard. Gli effetti indesiderati più comuni comprendevano xerostomia, affaticamento, nausea e mielosoppressione, eventi già noti per questa classe terapeutica.
Restano alcune questioni aperte
Nonostante l’entusiasmo per il risultato, diversi esperti invitano alla prudenza riguardo a un impiego indiscriminato del trattamento in prima linea. Tra i principali interrogativi figurano la possibile tossicità midollare a lungo termine, la necessità di confermare un beneficio definitivo sulla sopravvivenza globale e il costo elevato della terapia, fattori che potrebbero orientarne l’utilizzo soprattutto nei pazienti con maggiore carico di malattia.
Parallelamente, Novartis continua a investire nell’espansione della propria rete produttiva dedicata alle radioterapie con ligandi radioattivi: negli Stati Uniti sono già operativi o in costruzione cinque siti produttivi destinati a sostenere l’aumento della domanda previsto dopo l’estensione dell’indicazione.
Come funziona Pluvicto
Pluvicto è una radioligand therapy (RLT) che combina una molecola capace di riconoscere il PSMA (Prostate-Specific Membrane Antigen), fortemente espresso sulla superficie delle cellule del carcinoma prostatico, con il radioisotopo Lutezio-177. Dopo il legame con il bersaglio tumorale, il radioisotopo emette radiazioni beta che danneggiano il DNA delle cellule neoplastiche e di quelle immediatamente circostanti, determinandone la morte con un’azione altamente selettiva e limitando l’esposizione dei tessuti sani.
Perché questa approvazione è importante
L’approvazione rappresenta un passaggio cruciale nell’evoluzione della terapia radiometabolica del tumore della prostata. Fino a pochi anni fa il farmaco era riservato a pazienti con malattia ormai avanzata e resistente alla castrazione; oggi la sua efficacia viene riconosciuta anche in una fase molto più precoce, quando il tumore è ancora sensibile alla terapia ormonale. Questo cambiamento riflette una tendenza ormai consolidata in oncologia: utilizzare le terapie più efficaci il prima possibile, con l’obiettivo di ritardare la progressione della malattia e migliorare gli esiti clinici. Se i dati di sopravvivenza globale confermeranno le attuali indicazioni, la radioligand therapy potrebbe diventare uno dei nuovi pilastri del trattamento del carcinoma prostatico metastatico.
Bibliografia
Novartis. FDA approves Pluvicto for PSMA-positive metastatic hormone-sensitive prostate cancer, 31 luglio 2026.
Morris MJ et al. PSMAddition, studio di fase III presentato ad ASCO 2026.
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Radioterapia oncologica: tra gli autori delle nuove linee guida anche il Prof. Genovesi Abruzzonews
CHIETI – La ricerca oncologica non si ferma nemmeno in estate. Sulla rivista scientifica Oncologie sono state pubblicate le nuove raccomandazioni sull’impiego delle tecniche di Radioterapia Oncologica Guidata, l’evoluzione dell’IGRT che consente trattamenti di altissima precisione nei tumori gastrointestinali dell’addome superiore, come pancreas, stomaco, fegato e vie biliari. Il documento nasce da un consenso nazionale promosso da AIRO, AITRO e AIFM, con l’obiettivo di uniformare gli standard qualitativi dei centri italiani di radioterapia e fornire indicazioni condivise per l’applicazione clinica delle tecniche più avanzate.
Sedici i punti analizzati dal gruppo di lavoro composto da venti esperti con almeno dieci anni di esperienza nel settore. Tra loro figura anche il professor Domenico Genovesi, ordinario dell’Università “Gabriele d’Annunzio” e direttore della Radioterapia Oncologica di Chieti, che sottolinea come la precisione terapeutica dipenda da tre elementi chiave: il controllo del movimento respiratorio del paziente, la corretta delineazione anatomo‑radiologica dei volumi tumorali e degli organi sani circostanti, e l’utilizzo di sistemi di immobilizzazione dedicati.
Genovesi evidenzia l’importanza dell’impiego quotidiano della TC a bordo degli acceleratori lineari, dell’uso combinato di TC, RM e PET/TC per definire con accuratezza i volumi bersaglio, e delle tecniche personalizzate di gestione del respiro. Ringrazia inoltre il team della Radioterapia di Chieti, impegnato da anni nell’aggiornamento continuo e nella validazione delle pratiche più innovative.
Il consenso multidisciplinare, osserva Genovesi, rappresenta un riferimento nazionale per tutti i centri italiani, indicando gli aspetti cruciali per una radioterapia di elevata precisione nei tumori dell’addome superiore e ribadendo il valore della collaborazione tra medici, tecnici e fisici. Un riconoscimento che conferma la Radioterapia Oncologica di Chieti tra le realtà con maggiore esperienza e protagoniste delle innovazioni terapeutiche in oncologia.
BeOne Medicines, BeOne Care Foundation e The Max Foundation rinnovano la collaborazione per ampliare l'accesso a BRUKINSA® per il trattamento della leucemia linfatica cronica nei Paesi a reddito medio-basso - ANSA
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BeOne Medicines, BeOne Care Foundation e The Max Foundation rinnovano la collaborazione per ampliare l'accesso a BRUKINSA® per il trattamento della leucemia linfatica cronica nei Paesi a reddito medio-basso ANSA
BeOne Medicines Ltd. (“BeOne”) (Nasdaq: ONC; HKEX: 06160; SSE: 688235), azienda multinazionale operante nel settore dell'oncologia, in collaborazione con la BeOne Care Foundation , una fondazione benefica no-profit, e The Max Foundation , importante ente sanitario internazionale non a scopo di lucro, oggi hanno annunciato di aver rinnovato la collaborazione fino al 2028 per estendere l'accesso a BRUKINSA® (zanubrutinib) per il trattamento della leucemia linfatica cronica (LLC) in Paesi a reddito medio-basso, con un programma che prevede di sostenere complessivamente circa 1.000 pazienti.
Il testo originale del presente annuncio, redatto nella lingua di partenza, è la versione ufficiale che fa fede. Le traduzioni sono offerte unicamente per comodità del lettore e devono rinviare al testo in lingua originale, che è l'unico giuridicamente valido.
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Media:
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Dopo dieci giorni di apprensione, per il sedicenne colpito da un fulmine sul monte Livata, nel territorio di Subiaco, arriva una notizia che lascia spazio alla speranza. Il ragazzo, ricoverato nella Terapia Intensiva Pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma…
Era ricoverato da dieci giorni nella Terapia Intensiva Pediatrica del Gemelli a seguito di un arresto cardiaco causato dalla scarica elettrica. Martedì ha iniziato a parlare e a muovere gli arti
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Dopo dieci giorni di apprensione, per il sedicenne colpito da un fulmine sul monte Livata, nel territorio di Subiaco, arriva una notizia che lascia spazio alla speranza. Il ragazzo, ricoverato nella Terapia Intensiva Pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma dopo un arresto cardiaco provocato dalla scarica elettrica, è in netto miglioramento. Martedì si è svegliato e ha iniziato a parlare e a muovere gli arti. Ora è vigile, dialoga con i genitori e con il personale sanitario, si alimenta e compie movimenti spontanei.
Il giovane si trovava in un campo scout il 7 agosto, quando un violento temporale ha colpito la zona. La scarica gli aveva provocato un arresto cardiaco, rendendo immediatamente decisivi i soccorsi prestati sul posto e le successive cure ospedaliere. Se l’evoluzione positiva sarà confermata nelle prossime ore, i medici potranno valutare lo scioglimento della prognosi e il trasferimento alla seconda fase del percorso di cura, quella dedicata alla neuroriabilitazione. A spiegare il significato del miglioramento è Marco Piastra, direttore della Terapia Intensiva e Trauma Center Pediatrico del Policlinico Gemelli. “Circa il 90% delle persone colpite da un fulmine sopravvive”, spiega il medico, ma una folgorazione può lasciare conseguenze importanti, dalle lesioni neurologiche e cardiache alle ustioni, con possibili effetti anche a lungo termine. La situazione cambia radicalmente quando la scarica provoca un arresto cardiaco. In quel caso, sottolinea Piastra, la mortalità è molto elevata a causa dell’anossia, cioè della carenza di ossigeno che si verifica quando la circolazione sanguigna si interrompe. Una rianimazione iniziata rapidamente può però modificare in modo decisivo la prognosi.
È quanto accaduto a Livata. La cosiddetta catena della sopravvivenza è rimasta attiva fin dai primi momenti, grazie all’intervento degli scout e dei soccorritori sul luogo dell’emergenza, fino all’arrivo in ospedale e all’applicazione dei protocolli di neuroprotezione in Terapia Intensiva.
La vicenda del sedicenne si inserisce però in un’estate segnata da altri episodi drammatici. Nei giorni scorsi hanno perso la vita due escursionisti colpiti da fulmini: un turista americano sull’Etna e un altoatesino di 42 anni sul Piz Starlex, in Val Monastero. Proprio questi episodi riportano l’attenzione sulla necessità di intervenire rapidamente in caso di arresto cardiaco provocato da una folgorazione. “Questi episodi purtroppo sono destinati ad aumentare”, osserva Piastra, sottolineando quanto sia centrale, per aumentare le possibilità di sopravvivenza, la disponibilità di una rianimazione avanzata. Per il ragazzo di Livata, intanto, la fase più drammatica sembra essere alle spalle. Dopo giorni sospesi tra la vita e la morte, il ritorno della coscienza, della parola e del movimento apre ora un nuovo capitolo: quello del recupero e della neuroriabilitazione.
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Sono trascorse altre 24 ore senza variazioni significative nelle condizioni di Nicola Maggiotto, il 21enne di Asolo, nel Trevigiano, ricoverato in terapia intensiva a Barcellona dopo il grave trauma cranico riportato nella notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 …
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Sono trascorse altre 24 ore senza variazioni significative nelle condizioni di Nicola Maggiotto, il 21enne di Asolo, nel Trevigiano, ricoverato in terapia intensiva a Barcellona dopo il grave trauma cranico riportato nella notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 agosto, durante una rissa all’esterno di un locale pubblico della città catalana. Il giovane è ancora sedato e incosciente. Il padre, Daniele Maggiotto, continua ad assisterlo nei corridoi dell’istituto sanitario dove si trova ricoverato e ripete quanto gli viene riferito dai medici: per avere un quadro attendibile delle condizioni del figlio bisogna ancora attendere. Nicola era a Barcellona insieme ad altri otto coetanei, quasi tutti suoi compaesani. La sera dell’aggressione aveva partecipato a un party a bordo piscina al Sea Sea Beach, un bar-discoteca. La violenza è esplosa all’esterno del locale, dove il 21enne sarebbe stato colpito con estrema durezza alla nuca.
A cercare di aiutarlo era intervenuto un amico, che sarebbe stato a sua volta aggredito con calci e pugni fino a perdere i sensi. Un terzo italiano era arrivato poco dopo. Le loro testimonianze, tuttavia, non avrebbero consentito finora agli investigatori di delineare un’ipotesi chiara sui motivi che hanno scatenato la rissa.
La polizia di Barcellona sta lavorando soprattutto sulle immagini raccolte dalle telecamere. Gli investigatori stanno esaminando i filmati del circuito interno del locale e quelli delle videocamere pubbliche e private installate all’esterno, nella zona in cui si è verificata l’aggressione. L’obiettivo è confrontare le persone riprese all’interno del Sea Sea Beach con quelle presenti all’esterno e arrivare così a identificare gli appartenenti al gruppo coinvolto. Gli investigatori contano anche sulla possibilità che altri clienti del locale possano riconoscere alcuni dei protagonisti. Degli aggressori, infatti, si sa ancora poco. Il gruppo, composto da circa dodici persone, si è allontanato prima dell’arrivo dei soccorsi. I ragazzi italiani non avevano avuto modo di conoscerli, se non attraverso brevi scambi in inglese.
Resta quindi da chiarire anche il motivo dell’aggressione e soprattutto perché Nicola sia stato colpito con una violenza tale da provocargli un grave trauma cranico. Le testimonianze raccolte finora non sembrano offrire elementi sufficienti per formulare una ricostruzione precisa. Nelle ore successive alla rissa erano circolate anche ipotesi relative a una possibile ostilità nei confronti degli italiani. Una lettura che lo stesso padre di Nicola ha però ricondotto a un fraintendimento di alcune sue dichiarazioni. Intanto, a Barcellona, la famiglia Maggiotto continua a vivere ore di apprensione. I genitori del 21enne sono assistiti dal Consolato italiano in Spagna e dalla struttura sanitaria che ospita Nicola. L’ospedale ha inoltre messo a loro disposizione un servizio di supporto psicologico e un mediatore linguistico.
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Radioterapia, Chieti tra i 20 esperti italiani per le linee guida sui tumori dell’addome superiore Zonalocale
La Radioterapia Oncologica di Chieti è tra i centri coinvolti nel consenso multidisciplinare nazionale sulle tecniche di radioterapia guidata dalle immagini (IGRT) per il trattamento dei tumori gastrointestinali dell’addome superiore, tra cui pancreas, stomaco, fegato e vie biliari.
Le raccomandazioni sono state pubblicate il 12 agosto sulla rivista scientifica Oncologie. Il documento è stato elaborato nell’ambito di un consenso promosso da AIRO, Società Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, AITRO, Società Italiana dei Tecnici di Radioterapia Oncologica, e AIFM, Società Italiana dei Fisici Sanitari dedicati alla Radioterapia.
L’obiettivo è uniformare i livelli di qualità nei Centri di Radioterapia Oncologica italiani per l’utilizzo della radioterapia di precisione guidata dalle immagini nel trattamento dei tumori dell’addome superiore.
Alla stesura hanno partecipato 20 esperti italiani, tra Radioterapisti Oncologi, Fisici Medici e Tecnici di Radioterapia, selezionati sulla base prevalente di un’esperienza di almeno dieci anni nella radioterapia dei tumori dell’addome superiore. Il gruppo ha lavorato su 16 punti ritenuti decisivi per l’implementazione di alcune pratiche nella clinica quotidiana.
Tra gli esperti selezionati c’è Domenico Genovesi, direttore della Radioterapia Oncologica di Chieti.
«I punti ritenuti chiave per una Radioterapia di precisione nei tumori del distretto anatomico gastrointestinale superiore – spiega il Prof. Domenico Genovesi Direttore della Radioterapia Oncologica Chieti e tra i 20 esperti selezionati – devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente attraverso strategie combinate di posizionamento di markers di riferimento in casi selezionati ma soprattutto di TC a bordo dei moderni Acceleratori Lineari da eseguirsi giornalmente durante il trattamento radiante di questi tumori e da un’adeguata ed accurata delineazione anatomo-radiologica non solo dei volumi bersaglio tumorali ma anche e soprattutto degli organi sani circostanti il tumore. Un ulteriore elemento decisivo è la concomitante implementazione, nell’uso corrente di dedicati sistemi di immobilizzazione».
Genovesi sottolinea inoltre il contributo del team della Radioterapia Oncologica di Chieti alla stesura delle raccomandazioni.
«Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia Oncologica Chieti per il contributo importante alla stesura di tali linee guida di riferimento, un team che ha lavorato moltissimo e si è sempre aggiornato e confrontato con la letteratura scientifica proprio su tutti e 3 questi aspetti: delineazione anatomo-radiologica (attraverso uso combinato di TC; RM, PET/TC) dei volumi bersaglio e degli organi sani adiacenti al tumore, tecniche di controllo soggettivo e personalizzato del movimento respiratorio e sistemi di immobilizzazione dedicati altamente innovativi».
Il consenso multidisciplinare nazionale raccoglie indicazioni sugli aspetti ritenuti cruciali per la somministrazione di una radioterapia di elevata precisione nei tumori dell’addome superiore e sottolinea l’importanza del lavoro multidisciplinare tra medici, tecnici e fisici in Radioterapia.
Il documento conferma inoltre la Radioterapia Oncologica di Chieti tra i Centri di riferimento con maggiore esperienza nelle terapie radianti e al centro delle innovazioni terapeutiche crescenti in oncologia.
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Yael Trepy si è risvegliato dal coma ed è stato estubato. Arrivano buone notizie dall’ultimo bollettino dell’Aou di Sassari sulle condizioni del calciatore del Cagliari, ricoverato in Terapia intensiva all’ospedale Santissima Annunziata per un principio di an…
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Yael Trepy si è risvegliato dal coma ed è stato estubato. Arrivano buone notizie dall’ultimo bollettino dell’Aou di Sassari sulle condizioni del calciatore del Cagliari, ricoverato in Terapia intensiva all’ospedale Santissima Annunziata per un principio di annegamento domenica scorsa in piscina. Dopo circa quarantotto ore di coma farmacologico, l’attaccante francese si è risvegliato.
“Al risveglio – si legge nel bollettino – il paziente ha mostrato una piena ripresa dello stato di coscienza: è vigile e collaborante e, allo stato attuale, non presenta deficit neurologici evidenti. Le condizioni respiratorie ed emodinamiche risultano stabili“, spiegano i medici. Ovviamente, precisa il bollettino, “considerata la recente estubazione e il quadro polmonare conseguente alla sindrome da inalazione, il paziente permane ricoverato in Terapia Intensiva, dove prosegue lo stretto monitoraggio clinico e respiratorio”.
La cosa più importante però è il miglioramento delle condizioni di Trepy. I medici raccontano che “nel corso della giornata, come programmato, è stato sospeso il blocco neuromuscolare e progressivamente ridotta la sedazione, con contestuale avvio della progressiva riduzione del supporto ventilatorio“. Quindi, “il mantenimento di scambi respiratori ottimali ha consentito di sospendere la ventilazione meccanica e di procedere, nel pomeriggio, all’estubazione del paziente”, ha dichiarato la dottoressa Stefania Milia, direttrice della Terapia Intensiva Emergenza Urgenza dell’ospedale Santissima Annunziata dell’Aou di Sassari.
Il francese si trovava in una villa a Porto Cervo per il weekend (lasciato libero dal tecnico Fabio Pisacane dopo la vittoria nei trentaduesimi di Coppa Italia contro l’Arezzo) ed è rimasto vittima di un incidente accaduto proprio nella piscina della casa. Forse un malore o forse il non saper nuotare, fatto sta che il classe 2006 domenica, intorno alle 18, ha rischiato di annegare. La notizia è stata data nella mattinata di lunedì dallo stesso club isolano attraverso una nota ufficiale sul proprio sito.
Arrivato al Cagliari nel 2022, Trepy con la Primavera rossoblù si è messo in evidenza conquistando la Coppa Italia nel 2025. Lo scorso gennaio ha poi debuttato in Serie A, segnando contro la Cremonese. Nel febbraio scorso ha rinnovato il contratto fino al 2030 e nel debutto stagionale contro l’Arezzo, giocato venerdì scorso, era partito titolare, rimanendo in campo per 54 minuti.
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Tumori gastrointestinali, la Radioterapia oncologica di Chieti nella top20 dei centri italiani VastoWeb.com
CHIETI. La ricerca scientifica oncologica non si ferma e porta Chieti al centro dell’attenzione nazionale. Sono state pubblicate il 12 agosto sulla rivista scientifica Oncologie le raccomandazioni sull’impiego delle nuove tecniche di Radioterapia Oncologica Guidata dalle Immagini (IGRT) nel trattamento dei tumori gastrointestinali dell’addome superiore, tra cui pancreas, stomaco, fegato e vie biliari.
Il documento nasce da un consenso multidisciplinare promosso da AIRO (Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica), AITRO (Associazione Italiana Tecnici di Radioterapia Oncologica) e AIFM (Associazione Italiana di Fisica Medica), con l’obiettivo di uniformare sul territorio nazionale gli standard di qualità nell’utilizzo della radioterapia di precisione.
A lavorare alle raccomandazioni sono stati 20 esperti italiani, tra radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia, selezionati sulla base, prevalentemente, di almeno dieci anni di esperienza nel campo della radioterapia dei tumori dell’addome superiore. Il gruppo ha analizzato 16 aspetti ritenuti fondamentali per l’applicazione delle moderne tecniche di trattamento nella pratica clinica.
Tra gli esperti coinvolti figura il professor Domenico Genovesi, direttore della Radioterapia Oncologica di Chieti, che ha contribuito alla stesura delle raccomandazioni.
«I punti ritenuti chiave per una radioterapia di precisione nei tumori del distretto anatomico gastrointestinale superiore – spiega Genovesi – devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente, attraverso strategie combinate e, in casi selezionati, mediante il posizionamento di marker di riferimento».
Un ruolo centrale è affidato inoltre alla TC a bordo dei moderni acceleratori lineari, da utilizzare quotidianamente durante il trattamento, e a un’accurata delineazione anatomo-radiologica non soltanto dei volumi tumorali da trattare, ma anche degli organi sani circostanti.
Tra gli elementi considerati decisivi rientra anche l’impiego di sistemi di immobilizzazione dedicati, necessari per garantire la massima precisione durante l’erogazione della terapia.
«Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia Oncologica Chieti per il contributo importante alla stesura di tali linee guida di riferimento – sottolinea Genovesi –. Un team che ha lavorato moltissimo e si è sempre aggiornato e confrontato con la letteratura scientifica proprio su tutti e tre questi aspetti: delineazione anatomo-radiologica, attraverso l’uso combinato di TC, RM e PET/TC, tecniche di controllo soggettivo e personalizzato del movimento respiratorio e sistemi di immobilizzazione dedicati altamente innovativi».
Le nuove raccomandazioni rappresentano quindi un riferimento nazionale per i centri di radioterapia chiamati a trattare i tumori dell’addome superiore con tecniche di elevata precisione. Il documento sottolinea anche l’importanza del lavoro multidisciplinare tra medici, tecnici e fisici nell’ambito della radioterapia moderna.
Per la Radioterapia Oncologica di Chieti, la partecipazione del professor Genovesi al gruppo dei 20 esperti e il contributo alla definizione delle raccomandazioni nazionali rappresentano un ulteriore riconoscimento dell’esperienza maturata nel settore e del ruolo del centro abruzzese nel percorso di innovazione delle terapie oncologiche.
Una collaborazione tra ricerca, tecnologia e competenze multidisciplinari che punta a un obiettivo fondamentale: rendere i trattamenti sempre più precisi e personalizzati, aumentando la capacità di colpire il tumore e, al tempo stesso, di proteggere gli organi sani circostanti.
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Radioterapia Oncologica di Chieti tra i 20 centri di esperienza sui tumori gastrointestinali Il Nuovo Online
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La ricerca scientifica oncologica non va in vacanza: pubblicate il 12 Agosto scorso sulla Rivista scientifica Oncologie le raccomandazioni sull’utilizzo delle nuove tecniche di Radioterapia Oncologica Guidate la moderno Imaging (IGRT) per eseguire terapie radianti di estrema precisione nei Tumori GastroIntestinali dell’addome superiore (Pancreas, Stomaco, Fegato e Vie Biliari). Al fine di uniformare gli elevati livelli di qualità nei Centri di Radioterapia Oncologica di tutto il territorio nazionale, un consenso promosso dalle Società scientifiche AIRO (Società Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica), AITRO (Società Italiana dei Tecnici di Radioterapia Oncologica) e AIFM (Società Italiana dei Fisici Sanitari dedicati alla Radioterapia) ha prodotto le raccomandazioni e le linee guida per l’esecuzione di una Radioterapia di precisione guidata dalle Immagini (IGRT) nel trattamento dei tumori dell’addome superiore.
In particolare, 20 esperti italiani tra Radioterapisti Oncologi, Fisici Medici e Tecnici di Radioterapia, selezionati sulla base prevalente di un’esperienza decennale nel campo della Radioterapia nei tumori dell’addome superiore, hanno lavorato su 16 punti ritenuti decisivi per l’implementazione corrente di alcune pratiche nella clinica quotidiana di questo ambito.
“I punti ritenuti chiave per una Radioterapia di precisione nei tumori del distretto anatomico gastrointestinale superiore – spiega il Prof. Domenico Genovesi Direttore della Radioterapia Oncologica Chieti e tra i 20 esperti selezionati – devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente attraverso strategie combinate di posizionamento di markers di riferimento in casi selezionati ma soprattutto di TC a bordo dei moderni Acceleratori Lineari da eseguirsi giornalmente durante il trattamento radiante di questi tumori e da un’adeguata ed accurata delineazione anatomo-radiologica non solo dei volumi bersaglio tumorali ma anche e soprattutto degli organi sani circostanti il tumore. Un ulteriore elemento decisivo è la concomitante implementazione, nell’uso corrente di dedicati sistemi di immobilizzazione. Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia Oncologica Chieti per il contributo importante alla stesura di tali linee guida di riferimento, un team che ha lavorato moltissimo e si è sempre aggiornato e confrontato con la letteratura scientifica proprio su tutti e 3 questi aspetti: delineazione anatomo-radiologica (attraverso uso combinato di TC; RM, PET/TC) dei volumi bersaglio e degli organi sani adiacenti al tumore, tecniche di controllo soggettivo e personalizzato del movimento respiratorio e sistemi di immobilizzazione dedicati altamente innovativi”.
Questo consenso multidisciplinare nazionale provvede pertanto ad essere un punto di riferimento per tutti i Centri di Radioterapia italiani indicando tutti gli aspetti cruciali per la somministrazione di una Radioterapia di elevata precisione nei tumori dell’addome superiore, conferma l’importanza del lavoro multidisciplinare tra Medici, Tecnici e Fisici in Radioterapia e conferma la Radioterapia Oncologica Chieti tra i Centri di riferimento con maggior esperienza nelle terapie radianti ed al centro delle innovazioni terapeutiche crescenti in oncologia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?4
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Immunoterapia, nuove cure contro i tumori di polmone Corriere della Calabria
gli sviluppi della ricerca
ROMA L’immunoterapia continua a spostare in avanti i confini della cura dei tumori. Dopo aver rivoluzionato il trattamento delle forme metastatiche, oggi i benefici si estendono anche agli stadi iniziali della malattia, con l’obiettivo di aumentare le probabilità di guarigione. Le nuove prospettive riguardano il tumore del polmone, il carcinoma della vescica e quello dell’endometrio grazie alle recenti approvazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) per nuove indicazioni di durvalumab, illustrate durante l’incontro ‘Tumori, oltre il silenzio della malattia: il valore dell’immunoterapia oggi’ promosso da AstraZeneca al Teatro Gerolamo di Milano. In Italia, nell’ultimo decennio, i decessi per tumore sono diminuiti del 9% e circa la metà delle persone che oggi ricevono una diagnosi di cancro è destinata a guarire, raggiungendo un’aspettativa di vita sovrapponibile a quella della popolazione generale. Un progresso reso possibile dalla prevenzione, dalla diagnosi precoce e dall’evoluzione delle terapie immunologiche. Tra le novità più rilevanti figura il tumore del polmone non a piccole cellule in stadio precoce. Aifa ha approvato la rimborsabilità di durvalumab in associazione alla chemioterapia prima dell’intervento chirurgico e successivamente in monoterapia come trattamento adiuvante. L’obiettivo è ridurre il rischio di recidiva e aumentare la sopravvivenza. “Questa strategia modifica il paradigma terapeutico del carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio precoce, aumentando significativamente le possibilità di cura – spiega Silvia Novello, presidente di Walce e ordinario di Oncologia medica all’Università di Torino – È fondamentale il lavoro del team multidisciplinare per selezionare correttamente i pazienti. Inoltre la chemio-immunoterapia neoadiuvante può ridurre le dimensioni del tumore, consentendo di trattare un maggior numero di pazienti e, potenzialmente, con interventi chirurgici meno invasivi”. Sempre nel tumore del polmone arriva un’importante novità anche per il microcitoma in stadio limitato, una forma particolarmente aggressiva che rappresenta circa il 15% di tutte le diagnosi polmonari. Per la prima volta dopo oltre quarant’anni, l’introduzione di durvalumab come terapia di consolidamento dopo chemioradioterapia determina un miglioramento della sopravvivenza globale, aprendo nuove prospettive terapeutiche. Un’altra svolta riguarda il carcinoma della vescica muscolo-invasivo operabile. Anche in questo caso Aifa ha approvato l’impiego di durvalumab in associazione alla chemioterapia prima della cistectomia radicale, seguito dalla monoterapia dopo l’intervento. “Per circa vent’anni il trattamento standard è stato rappresentato dalla chirurgia preceduta dalla chemioterapia a base di cisplatino, ma quasi la metà dei pazienti sviluppava una recidiva o una progressione di malattia – ricorda Lorenzo Antonuzzo, direttore della Struttura complessa di Oncologia clinica dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi di Firenze -. L’aggiunta dell’immunoterapia con durvalumab prima e dopo la chirurgia rappresenta una strategia innovativa che cambia la pratica clinica”. I dati dello studio Niagara confermano il beneficio clinico del nuovo approccio: il trattamento ha ridotto del 25% il rischio di morte e del 32% il rischio di progressione della malattia, recidiva, mancato completamento dell’intervento chirurgico o decesso. A due anni risultava vivo l’82,2% dei pazienti trattati con durvalumab rispetto al 75,2% di quelli sottoposti alla sola chemioterapia. Nuove prospettive arrivano anche per il carcinoma dell’endometrio avanzato o recidivante con deficit del mismatch repair, dove l’associazione tra durvalumab e chemioterapia, seguita dalla terapia di mantenimento, ha dimostrato una marcata riduzione del rischio di progressione della malattia. (Ansa Salute)
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La Asl pronta a rivalutare la riabilitazione del paziente operato di glioblastoma emmelle.it
Dopo la lettera aperta, l’Azienda Sanitaria si rende disponibile a riconsiderare il percorso terapeutico. Il direttore generale Di Giosia rinnova la vicinanza: “Comprendiamo la sua determinazione, i nostri professionisti restano al suo fianco”
TERAMO – La Asl risponde tempestivamente all’appello lanciato attraverso una lettera aperta da L.S., paziente recentemente sottoposto a un delicato intervento chirurgico per un glioblastoma, aprendo alla possibilità di rimettere a punto il suo programma di recupero. In passato, a seguito di un’attenta valutazione collegiale condivisa e accettata dallo stesso paziente, era stato delineato e intrapreso un percorso riabilitativo di tipo estensivo.
Oggi, accogliendo le istanze espresse nella sua recente comunicazione pubblica, l’Azienda sanitaria locale si è detta formalmente disponibile a riconsiderare l’approccio terapeutico. L’obiettivo primario è quello di continuare a garantire la massima sicurezza clinica e, al contempo, assecondare le profonde aspettative di miglioramento dell’uomo. A tal fine, la Asl è pronta ad accogliere L.S. presso l’Ospedale di comunità di Atri per sottoporlo a una nuova e approfondita valutazione multidisciplinare. Questo delicato passaggio permetterà ai medici di verificare se, alla luce degli eventuali progressi o di cambiamenti nel quadro generale, sia possibile modificare l’attuale indicazione riabilitativa, individuando così strategie più aderenti alle sue attuali esigenze e potenzialità di recupero.
A sottolineare la forte vicinanza dell’azienda sanitaria è intervenuto in prima persona il direttore generale Maurizio Di Giosia, il quale ha espresso profonda empatia per la volontà del paziente di non arrendersi e per la grande tenacia dimostrata in questa difficile battaglia. Il direttore ha ribadito con fermezza che tutta la struttura, con un ringraziamento particolare ai professionisti del settore e a Giuseppina Franzone, responsabile della Uosd Medicina fisica e riabilitazione della Asl di Teramo, continuerà a rimanere saldamente al fianco di L.S. La situazione clinica dell’uomo verrà costantemente monitorata a partire proprio da questa imminente rivalutazione, confermando la totale e incondizionata disponibilità dell’azienda sanitaria per qualsiasi ulteriore necessità o chiarimento.
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Protonterapia al Cro di Aviano, primo Irccs oncologico pubblico Telefriuli
Un investimento complessivo di 38,5 milioni di euro che renderà il Cro di Aviano il primo Irccs oncologico pubblico italiano dotato di Protonterapia, tecnica avanzata di radioterapia di alta precisione che usa un fascio di protoni invece dei raggi X. L’apparecchiatura è stata installata oggi: il gantry, il grande braccio rotante che indirizza il fascio di particelle da 75 tonnellate è stato calato nel bunker attraverso una apertura temporanea del tetto. Domani sarà invece calato il sincrociclotrone, l’acceleratore del peso di 50 tonnellate. Completate le successive fasi di montaggio, collaudo e validazione, i primi pazienti potrebbero essere trattati in autunno 2027.
Il reparto di Oncologia radioterapica del Cro, diretto da Maurizio Mascarin, tratta circa 2.300 nuovi pazienti ogni anno e si stima che la Protonterapia potrà essere utilizzata per circa il 10% della casistica.
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Radioterapia oncologica di Chieti tra i 20 centri italiani di esperienza sui tumori gastrointestinali Abruzzo Speciale
Il professor Domenico Genovesi tra gli esperti che hanno contribuito alle nuove raccomandazioni nazionali sulla radioterapia guidata dalle immagini
CHIETI – La Radioterapia Oncologica di Chieti si conferma tra i centri italiani di riferimento nel trattamento dei tumori gastrointestinali dell’addome superiore. Il riconoscimento arriva con la pubblicazione, sulla rivista scientifica Oncologie, delle nuove raccomandazioni nazionali sull’impiego della radioterapia guidata dalle immagini, la cosiddetta IGRT, nei tumori del pancreas, dello stomaco, del fegato e delle vie biliari.
Il documento è frutto di un consenso promosso da AIRO, Società Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, AITRO, Società Italiana dei Tecnici di Radioterapia Oncologica, e AIFM, Società Italiana dei Fisici Sanitari dedicati alla Radioterapia. L’obiettivo è uniformare gli elevati standard di qualità nei centri di Radioterapia Oncologica italiani e favorire l’applicazione di trattamenti sempre più precisi e sicuri.
Alla stesura hanno partecipato venti esperti italiani tra radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia, selezionati sulla base di un’esperienza di almeno dieci anni nel campo della radioterapia dei tumori dell’addome superiore. Il gruppo di lavoro ha analizzato sedici aspetti considerati decisivi per l’applicazione delle tecniche di radioterapia di precisione nella pratica clinica quotidiana.
Tra gli esperti coinvolti figura il professor Domenico Genovesi, ordinario di Diagnostica per immagini e radioterapia e Neuroradiologia presso il Dipartimento di Medicina e Scienze dell’Invecchiamento dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara, nonché direttore della Radioterapia Oncologica di Chieti.
«I punti ritenuti chiave per una radioterapia di precisione nei tumori del distretto anatomico gastrointestinale superiore – spiega il professor Genovesi – devono essere rappresentati da un accurato controllo del movimento respiratorio di ogni singolo paziente».
Questo risultato può essere ottenuto attraverso strategie personalizzate, che in casi selezionati prevedono il posizionamento di marker di riferimento e, soprattutto, l’utilizzo quotidiano della tomografia computerizzata a bordo dei moderni acceleratori lineari durante il trattamento radiante.
Un ruolo fondamentale è affidato anche alla precisa delineazione, sotto il profilo anatomico e radiologico, non soltanto dei volumi tumorali da trattare, ma anche degli organi sani che circondano la lesione. A questi elementi si aggiunge l’impiego di sistemi di immobilizzazione dedicati, progettati per mantenere il paziente nella posizione corretta durante ogni seduta.
Il professor Genovesi ha sottolineato il contributo fornito dall’intero team della Radioterapia Oncologica di Chieti alla definizione delle linee guida. Il gruppo ha approfondito e applicato i principali aspetti legati alla radioterapia di precisione: la delineazione dei volumi bersaglio e degli organi sani attraverso l’utilizzo integrato di TC, risonanza magnetica e PET/TC; il controllo personalizzato del movimento respiratorio; e l’impiego di sistemi di immobilizzazione innovativi.
«Devo ringraziare moltissimo tutto il team della Radioterapia Oncologica Chieti per il contributo importante alla stesura di tali linee guida di riferimento», ha dichiarato Genovesi, evidenziando il lavoro di aggiornamento, confronto e approfondimento svolto dall’équipe.
Il consenso multidisciplinare è destinato a rappresentare un punto di riferimento per i centri di Radioterapia italiani, indicando gli elementi essenziali per la somministrazione di trattamenti ad alta precisione nei tumori dell’addome superiore.
Il documento ribadisce inoltre l’importanza della collaborazione tra medici, tecnici e fisici sanitari, figure professionali chiamate a lavorare insieme nella pianificazione e nell’esecuzione delle terapie.
«Questo consenso multidisciplinare nazionale – conclude il professor Genovesi – riafferma la posizione della Radioterapia Oncologica di Chieti tra i centri di riferimento con maggiore esperienza nelle terapie radianti e al centro delle crescenti innovazioni terapeutiche in oncologia».