Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
Punteggio Totale
B
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Criteri Critici
Perugia, prima terapia genica in Umbria per l'emofilia B Blasting News
Un traguardo significativo per la sanità umbra è stato raggiunto all’ospedale di Perugia, dove è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l’emofilia B nella regione. Questo intervento pionieristico ha coinvolto un giovane paziente di vent’anni, diventando il primo trattato in Umbria e il quarto a livello nazionale. La procedura è stata condotta con perizia presso la medicina interna e d’urgenza stroke unit, sotto la direzione della professoressa Cecilia Becattini, confermando l’eccellenza delle competenze mediche locali. La terapia genica è specificamente indicata per gli adulti affetti da emofilia B grave e moderatamente grave, una condizione genetica caratterizzata da un deficit congenito del fattore nono della coagulazione, essenziale per il corretto processo emostatico.
L’Azienda ospedaliera di Perugia ha evidenziato come la somministrazione di questa terapia genica per l’emofilia B rappresenti un trattamento di altissima specializzazione. Tale complessità richiede non solo una struttura organizzativa multidisciplinare di eccellenza, ma anche competenze cliniche altamente qualificate e il rigoroso rispetto di standard elevati di qualità e sicurezza. Attualmente, l’accesso a questa innovativa forma di cura è estremamente limitato, essendo disponibile in un numero ristretto di centri sia a livello nazionale che internazionale. In Italia, oltre all’ospedale di Perugia, i centri di Milano e Napoli hanno avviato percorsi terapeutici simili, posizionando l’Azienda ospedaliera di Perugia come un punto di riferimento nell’ambito delle cure altamente specialistiche e innovative.
Un passo avanti per la sanità regionale
Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, ha commentato l’evento sottolineando la sua importanza strategica: «Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo». Ha inoltre ribadito che «l’avvio di questo trattamento costituisce un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire con lungimiranza nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura». Il direttore D’Urso ha enfatizzato come questo risultato sia frutto di una proficua collaborazione tra le istituzioni e del lavoro sinergico di una rete di operatori sanitari altamente professionali, permettendo così di offrire in Umbria trattamenti di elevata complessità e, quando possibile, di evitare ai cittadini la necessità di ricorrere a cure fuori regione, migliorando l’accessibilità e la qualità dei servizi sul territorio.
Prevenzione e diagnosi precoce in Umbria
L’impegno della Regione Umbria nella tutela della salute si estende anche alla prevenzione e diagnosi precoce delle patologie congenite e rare. Un esempio virtuoso è lo Screening Neonatale Esteso (SNE), un programma attivo sul territorio che consente di identificare precocemente oltre cinquanta malattie congenite già nei primissimi giorni di vita del neonato. Questo test, semplice e non invasivo, prevede il prelievo di poche gocce di sangue dal tallone del bambino. Il programma SNE, completamente gratuito, è il risultato di una solida collaborazione tra la Regione Umbria, la Regione Toscana e l’AOU Meyer di Firenze, centro di riferimento per le analisi.
Tale sinergia garantisce un percorso integrato di diagnosi e una presa in carico multidisciplinare, essenziale per accompagnare i piccoli pazienti e le loro famiglie in un percorso di cura coordinato e tempestivo. La Regione Umbria ha destinato risorse specifiche per sostenere queste attività fondamentali, riaffermando il proprio impegno nel garantire ai neonati umbri l’accesso a cure innovative e di eccellenza fin dalla nascita, ponendo le basi per un futuro più sano per la comunità.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.4/100
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B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Emofilia B: eseguita la prima terapia genica in Umbria. Quarto paziente trattato in Italia UmbriaON
È stata eseguita all’azienda ospedaliera ‘Santa Maria della Misericordia’ di Perugia la prima terapia genica in Umbria per l’emofilia B. Si tratta del quarto paziente trattato in Italia con questa terapia.
Il trattamento è stato effettuato presso la medicina interna e d’urgenza-stroke unit del ‘Santa Maria della Misericordia’, diretta dalla professoressa Cecilia Becattini. «A beneficiarne un ragazzo di 20 anni, primo paziente trattato in regione e quarto in Italia, con terapia genica indicata per gli adulti con emofilia B grave e moderatamente grave (deficit congenito del fattore IX)», spiega l’azienda ospedaliera perugina.
La terapia genica per l’emofilia B «rappresenta un trattamento ad altissima specializzazione, che richiede un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, competenze cliniche altamente qualificate e il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza. Si tratta di una terapia disponibile ancora in un numero molto limitato di centri a livello nazionale e internazionale. In Italia, sono tre i centri che hanno avviato questo percorso terapeutico: Perugia, Milano e Napoli, confermando il ruolo dell’azienda ospedaliera di Perugia nell’ambito delle cure altamente specialistiche e innovative», sottolinea l’ospedale.
Becattini spiega che si tratta di una «malattia rara ereditaria causata dalla carenza o dall’assenza del fattore IX della coagulazione, che espone a un elevato rischio di emorragie, talvolta potenzialmente letali. Le terapie finora disponibili richiedono infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto significativo sulla quotidianità delle persone. La terapia genica introduce un cambio di paradigma: con una singola infusione di un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale, consente all’organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o a ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. Rappresenta una delle massime espressioni della medicina di precisione, resa possibile solo dal coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni».
A parlarne è anche la responsabile del centro regionale di emofilia, la dottoressa Emanuela Marchesini: «Il trattamento del primo paziente umbro rappresenta un momento significativo per il nostro centro e per la rete regionale dedicata alle malattie emorragiche congenite. La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica, richiede un’attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo».
Determinante per l’avvio e la gestione del trattamento, oltre all’autorizzazione della Regione Umbria, è stato il contributo della farmacia ospedaliera, diretta dal dottor Alessandro D’Arpino. I farmacisti ospedalieri hanno individuato le fonti di finanziamento attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi e hanno predisposto le procedure necessarie per garantire la corretta gestione della terapia.
Particolare attenzione è stata dedicata all’intera filiera del farmaco: dalla consegna alla conservazione, dalla preparazione fino alla somministrazione. «Un percorso che ha coinvolto, in un lavoro di squadra, i clinici delle strutture di medicina d’urgenza e gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri con i tecnici sanitari del laboratorio di galenica clinica, insieme al laboratorio di microbiologia, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci, che ha fornito un contributo fondamentale nelle attività di preparazione e stoccaggio».
Per il direttore generale Antonio D’Urso «questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo. L’avvio di questo trattamento rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza delle nostre istituzioni e dal lavoro di una rete di professionisti sanitari altamente qualificati, che consente oggi di offrire anche in Umbria trattamenti di elevata complessità, evitando ai cittadini di dover ricorrere, quando possibile, a cure fuori regione».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?1
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Criteri Critici
Eseguita all'ospedale di Perugia la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria Virgilio
E' stata eseguita con successo all'ospedale di Perugia la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria. Protagonista la medicina interna e d'urgenza stroke unit, diretta dalla professoressa Cecilia...Leggi tutta la notizia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
66.3/100
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Criteri Critici
Perugia, una sola infusione per cambiare la vita: arriva in Umbria la terapia genica per l’emofilia B Tag24 Umbria
Per chi convive con l’emofilia, il tempo della malattia è scandito anche dalla necessità di curarsi continuamente. Infusioni, controlli, attenzione costante al rischio di sanguinamento e una quotidianità costruita attorno alla disponibilità della terapia.
A Perugia, quella routine potrebbe ora cambiare radicalmente. L’Azienda ospedaliera ha infatti somministrato la prima terapia genica per l’emofilia B in Umbria, trattando un ragazzo di 20 anni. È un passaggio che va oltre il singolo trattamento.
Per la sanità umbra significa entrare concretamente nel campo delle terapie geniche applicate all’emofilia B e consolidare il ruolo dell’ospedale perugino nel settore della medicina di precisione e delle cure ad alta specializzazione. Il Centro Emofilia dell’Ospedale di Perugia è inserito nella rete nazionale dei centri dedicati alle malattie emorragiche congenite e fa capo alla struttura di Medicina Vascolare e d’Urgenza.
Il giovane paziente è il quarto in Italia a ricevere questo trattamento, secondo quanto comunicato dall’Azienda ospedaliera, in un percorso che richiede criteri di selezione particolarmente rigorosi, una preparazione organizzativa complessa e un monitoraggio clinico prolungato.
Una malattia rara che accompagna il paziente per tutta la vita
L’emofilia B è una malattia genetica rara determinata dalla carenza del fattore IX della coagulazione, una proteina indispensabile affinché il sangue possa arrestare correttamente un'emorragia. Nei pazienti affetti dalla forma più severa, la carenza può provocare sanguinamenti spontanei o conseguenti a traumi anche di modesta entità, con particolare coinvolgimento delle articolazioni e dei muscoli.
Per decenni la gestione della patologia si è basata soprattutto sulla terapia sostitutiva: il fattore IX mancante viene somministrato dall'esterno per prevenire o trattare gli episodi emorragici. Una strategia che ha trasformato la storia naturale dell'emofilia, ma che richiede continuità e adesione al trattamento.
La terapia genica introduce invece un principio completamente diverso. L'obiettivo non è semplicemente fornire dall'esterno la proteina che manca, ma mettere l'organismo nelle condizioni di produrla autonomamente. È proprio questo il cambio di paradigma che rende particolarmente significativo il trattamento effettuato a Perugia.
Una sola infusione, una prospettiva completamente diversa
La terapia utilizzata per l’emofilia B appartiene alla nuova generazione di trattamenti genici basati su un vettore virale adeno-associato (AAV). Il vettore viene utilizzato come veicolo per portare nelle cellule una copia funzionale del gene responsabile della produzione del fattore IX. In questo modo il fegato può iniziare a produrre la proteina necessaria alla coagulazione.
La terapia genica non deve però essere confusa con una guarigione definitiva garantita per ogni paziente. La risposta può variare e, soprattutto, il percorso non si esaurisce con il momento dell'infusione: la fase successiva richiede controlli clinici e laboratoristici accurati per verificare la produzione del fattore IX e l'effettiva risposta dell'organismo.
Il principio, tuttavia, resta rivoluzionario: intervenire sulla causa biologica della malattia anziché limitarsi a compensarne quotidianamente una delle conseguenze.
A spiegare la portata dell’intervento è la professoressa Cecilia Becattini: “L'emofilia B è una malattia ereditaria che espone a un elevato rischio di emorragie, talvolta letali. Le terapie finora disponibili richiedevano infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto enorme sulla quotidianità dei pazienti. Oggi, con una singola infusione di un vettore adeno-associato, introduciamo nelle cellule il gene funzionale, consentendo all'organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX. È la massima espressione della medicina di precisione”.
Il significato per un ragazzo di vent'anni
Dietro la dimensione scientifica di questa innovazione c'è poi quella, molto più concreta, della vita quotidiana. A vent'anni la prospettiva di ridurre in maniera significativa la dipendenza dalle infusioni sostitutive può significare poter programmare più liberamente studio, lavoro, attività fisica, viaggi e relazioni personali. Per chi è cresciuto con una malattia che impone una costante attenzione al rischio emorragico, il valore della terapia non si misura soltanto attraverso i parametri di laboratorio. Si misura anche nella possibilità di ridurre il peso organizzativo e psicologico della malattia.
La terapia genica, proprio per la sua natura, non cancella la necessità di seguire il paziente. Al contrario, apre una nuova fase nella quale il monitoraggio diventa fondamentale per capire come l'organismo risponde nel tempo al trattamento. È dunque una nuova forma di presa in carico, più sofisticata e personalizzata, nella quale la medicina deve seguire il paziente non soltanto prima e durante l'infusione, ma anche negli anni successivi.
Un percorso che non si improvvisa
Il trattamento effettuato a Perugia è stato possibile grazie a un'organizzazione che ha coinvolto diverse professionalità dell'Azienda ospedaliera.
La dottoressa Emanuela Marchesini, responsabile del Centro regionale di Emofilia, ha sottolineato proprio la necessità di costruire intorno alla terapia un percorso strutturato: “La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica. Richiede un'attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico costante nel tempo”.
Sono parole che aiutano a comprendere perché l'arrivo della terapia genica in un ospedale non coincida semplicemente con l'acquisto e la somministrazione di un farmaco.
La selezione del paziente, la valutazione delle condizioni cliniche, gli accertamenti preliminari, la gestione del prodotto, la somministrazione e il monitoraggio successivo richiedono infatti una rete di competenze differenti.
Il ruolo della Farmacia e dei laboratori
Una parte decisiva del percorso è stata affidata alla Farmacia ospedaliera, diretta dal dottor Alessandro D’Arpino. La struttura ha seguito la complessa filiera del farmaco, dalla gestione delle modalità di approvvigionamento e delle risorse economiche fino alla conservazione, alla preparazione e alla somministrazione. Un lavoro che ha richiesto il coinvolgimento dei tecnici del Laboratorio di Galenica clinica e del Laboratorio di Microbiologia, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci.
È un aspetto meno visibile rispetto al momento dell'infusione, ma fondamentale per comprendere la complessità delle terapie avanzate. La medicina di precisione, infatti, non è soltanto una questione di innovazione farmacologica: richiede strutture, procedure, competenze e sistemi organizzativi adeguati alla gestione di prodotti terapeutici altamente complessi.
Il risultato finale è quindi quello di una vera e propria catena assistenziale, nella quale ogni anello contribuisce alla sicurezza e all'efficacia del trattamento.
Perugia e la medicina di precisione
L'esperienza dell'emofilia B si inserisce, inoltre, in un percorso più ampio intrapreso dall'Azienda ospedaliera di Perugia nel campo delle terapie innovative e delle malattie genetiche.
L'ospedale ha già sviluppato programmi avanzati nell'ambito delle terapie geniche e cellulari. La stessa Azienda ospedaliera ricorda, per esempio, il proprio ruolo nell'applicazione di terapie di editing genomico per le emoglobinopatie e dispone di programmi accreditati per trattamenti cellulari e genici in ambito ematologico. Non è quindi un episodio isolato, ma un ulteriore tassello di una strategia che punta a portare in Umbria trattamenti che fino a pochi anni fa erano concentrati in pochissimi centri altamente specializzati.
Anche il confronto scientifico sul tema è ormai strutturato. Nel febbraio 2026 Perugia ha ospitato il convegno nazionale “Costruire la rete per la sfida della terapia genica nelle emoglobinopatie”, dedicato proprio alle nuove prospettive delle terapie geniche e al percorso necessario per costruire una rete assistenziale capace di accompagnare questi trattamenti.
La sfida dell'accesso alle terapie avanzate
L'arrivo della terapia genica pone però anche interrogativi più ampi. Questi trattamenti rappresentano una delle frontiere più avanzate della medicina contemporanea, ma richiedono risorse economiche, infrastrutture e competenze estremamente specialistiche.
La possibilità di somministrare la terapia direttamente vicino al luogo di vita del paziente assume quindi un valore importante anche dal punto di vista dell'equità nell'accesso alle cure.
Per anni, per molte patologie rare e complesse, i pazienti umbri hanno dovuto rivolgersi a strutture extraregionali per accedere a percorsi altamente specializzati. La crescita delle competenze interne permette invece di accorciare questa distanza, costruendo progressivamente in regione una capacità autonoma di gestione delle terapie più innovative.
È questo uno degli aspetti sottolineati dal direttore generale dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso: “L’avvio di questo trattamento conferma la capacità della Regione Umbria di investire nell’innovazione e nell’alta specializzazione. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza delle Istituzioni e dal lavoro di una rete di professionisti sanitari altamente qualificati. Oggi possiamo offrire cure di elevata complessità anche in Umbria, evitando ai cittadini di dover ricorrere a centri fuori regione”.
Non soltanto una terapia, ma un nuovo modo di curare
Il valore dell'esperienza perugina sta dunque in una doppia dimensione. Da una parte c'è il risultato clinico del primo trattamento di un giovane paziente umbro con terapia genica per l'emofilia B. Dall'altra c'è la capacità dell'intero sistema sanitario di costruire le condizioni necessarie affinché una terapia di questo livello possa essere somministrata in sicurezza.
È qui che il concetto di medicina di precisione smette di essere una formula legata alla ricerca e diventa una realtà concreta. La terapia viene selezionata sulla base delle caratteristiche del paziente, il trattamento agisce sul meccanismo biologico della malattia e il percorso successivo viene costruito attraverso un monitoraggio personalizzato. Per l'emofilia B, una malattia che per generazioni ha significato convivere con il rischio del sanguinamento e con terapie sostitutive continuative, si apre così una prospettiva profondamente diversa.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Per la prima volta in Umbria un 20enne è stato curato con la terapia genica per l’emofilia B - Umbria 24
Per la prima volta in Umbria, e per la quarta volta in Italia, un ragazzo di vent’anni è stato trattato con la terapia genica per l’emofilia B all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia. In Italia sono per ora tre i centri che hanno avviato il trattamento ad altissima specializzazione: Perugia, Milano e Napoli.
Terapia Il giovane, affetto da emofilia B, rara malattia genetica ereditaria che impedisce la normale coagulazione del sangue, ha subito una singola infusione di un vettore adeno-associato, utilizzato per introdurre nelle cellule il gene funzionale. In questo modo l’organismo può produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o ridurre il rischio di emorragie. «L’avvio di questo trattamento – afferma Antonio D’Urso, direttore generale dell’azienda ospedaliera – rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura».
Innovazione La nuova terapia genica per l’emofilia B richiede un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, competenze cliniche altamente qualificate e il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza. «Le terapie finora disponibili – sottolinea la professoressa Cecilia Becattini – richiedono infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto significativo sulla quotidianità delle persone». Una vera rivoluzione epocale nella medicina clinica che «richiede un’attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo» spiega Emanuela Marchesini, responsabile del centro regionale di emofilia .
Collaborazione Decisivo, oltre all’autorizzazione della Regione Umbria, è stato il contributo della farmacia ospedaliera, diretta da Alessandro D’Arpino. I farmacisti hanno individuato le fonti di finanziamento attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi e hanno predisposto le procedure necessarie a garantire la corretta gestione della terapia. Particolare attenzione, infine, è stata dedicata anche all’intera filiera del farmaco: dalla consegna alla conservazione, dalla preparazione fino alla somministrazione. Un percorso che ha coinvolto, in un lavoro di squadra, i professionisti di medicina d’urgenza e gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri con i tecnici sanitari del laboratorio di galenica clinica e il laboratorio di microbiologia, diretto da Antonella Mencacci.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
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49.3/100
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Criteri Critici
Melanoma, dal Covid alla lotta ai tumori: la terapia mRNA di Moderna e Merck supera il test finale RaiNews
Merck e Moderna hanno annunciato risultati altamente incoraggianti perintismeran autogene, un farmaco sperimentale basato sulla tecnologia ad RNA messaggero (mRNA) sviluppato per offrire untrattamento oncologico personalizzatosulla base dello specifico profilo tumorale di ciascun paziente. I In un ampio studio clinico di Fase 3 durato circa un anno e condotto su 1.137 pazienti, la terapia ha dimostrato di poterimpedire la ricomparsa del cancroe la sua diffusione ad altri organi. Si tratta della prima volta in assoluto che un trattamento antitumorale a base di mRNA ottiene risultati positivi nella fase finale della sperimentazione clinica. Il farmaco è stato somministrato in combinazione con ilpembrolizumab, l'attuale immunoterapia di riferimento per il trattamento del melanoma, una delle forme più aggressive e letali di tumore della pelle (con oltre 330.000 nuovi casi diagnosticati a livello globale nel solo 2022). La notizia ha trovato riscontro suimercati finanziari: a Wall Street il titolo diModerna ha registrato un impennata istantanea superiore al 160%, mentre le azioni Merck hanno guadagnato circa l'11%."La giornata di oggi segna una pietra miliare straordinaria per Moderna, per la scienza dell'mRNA e, soprattutto, per i pazienti affetti da cancro", ha commentato l'amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel. I dettagli completi dello studio saranno presentati a breve durante una conferenza scientifica internazionale, momento che farà da apripista per l'invio formale delle richieste di autorizzazione agli enti regolatori. Ma la strategia dei due colossi farmaceutici non si ferma al melanoma. Bancel ha infatti confermato che sono già in corso valutazioni per estendere l'uso diintismeran— sia in monoterapia sia in combinazione con altre molecole — al trattamento di altreneoplasie ad alto impatto, tra cui i tumori del polmone, della vescica e del rene. Nata teoricamente decenni fa ma esplosa su scala globale con la risposta allapandemia di Covid-19, la piattaforma a mRNA utilizza istruzioni molecolari sintetiche racchiuse all'interno di microscopiche vescicole lipidiche. Una volta penetrate temporaneamente nelle cellule dell'organismo, queste istruzioni spingono le cellule stesse a produrre specifici bersagli antigenici, addestrando e potenziando il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali in modo mirato.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Melanoma, dal Covid alla lotta ai tumori: la terapia mRNA di Moderna e MSD supera il test finale RaiNews
MSD e Moderna hanno annunciato risultati altamente incoraggianti perintismeran autogene, un farmaco sperimentale basato sulla tecnologia ad RNA messaggero (mRNA) sviluppato per offrire untrattamento oncologico personalizzatosulla base dello specifico profilo tumorale di ciascun paziente. In un ampio studio clinico di Fase 3 durato circa un anno e condotto su 1.137 pazienti, la terapia ha dimostrato di poterimpedire la ricomparsa del cancroe la sua diffusione ad altri organi. Si tratta della prima volta in assoluto che un trattamento antitumorale a base di mRNA ottiene risultati positivi nella fase finale della sperimentazione clinica. Il farmaco è stato somministrato in combinazione con ilpembrolizumab, l'attuale immunoterapia di riferimento per il trattamento del melanoma, una delle forme più aggressive e letali di tumore della pelle (con oltre 330.000 nuovi casi diagnosticati a livello globale nel solo 2022). La notizia ha trovato riscontro suimercati finanziari: a Wall Street il titolo diModerna ha registrato un impennata istantanea superiore al 160%, mentre le azioni MSD hanno guadagnato circa l'11%."La giornata di oggi segna una pietra miliare straordinaria per Moderna, per la scienza dell'mRNA e, soprattutto, per i pazienti affetti da cancro", ha commentato l'amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel. I dettagli completi dello studio saranno presentati a breve durante una conferenza scientifica internazionale, momento che farà da apripista per l'invio formale delle richieste di autorizzazione agli enti regolatori. Ma la strategia dei due colossi farmaceutici non si ferma al melanoma. Bancel ha infatti confermato che sono già in corso valutazioni per estendere l'uso diintismeran— sia in monoterapia sia in combinazione con altre molecole — al trattamento di altreneoplasie ad alto impatto, tra cui i tumori del polmone, della vescica e del rene. Nata teoricamente decenni fa ma esplosa su scala globale con la risposta allapandemia di Covid-19, la piattaforma a mRNA utilizza istruzioni molecolari sintetiche racchiuse all'interno di microscopiche vescicole lipidiche. Una volta penetrate temporaneamente nelle cellule dell'organismo, queste istruzioni spingono le cellule stesse a produrre specifici bersagli antigenici, addestrando e potenziando il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule tumorali in modo mirato.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Asma severo, con tezepelumab un nuovo farmaco efficace diretto contro la citochina epiteliale TSLP pharmastar.it
Nella terapia dell'asma severo, oltre agli anticorpi monoclonali diretti contro le IL-4 e 13 oppure contro IL-5 o il suo recettore, si č aggiunto un nuovo farmaco, un anticorpo monoclonale diretto contro la citochina epiteliale TSLP. Che ruolo hanno queste citochine e che ruolo puň avere invece questo nuovo farmaco, tezepelumab, nell'asma severo?Ne abbiamo parlato con il dottor Claudio Micheletto, presidente di AIPO - Associazione italiana Pneumologi Ospedalieri - che abbiamo incontrato a Vienna al congresso della European Respiratory Society (ERS) Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
✅
Criteri Critici
Remissione nell'asma severo: un nuovo obiettivo terapeutico raggiungibile con i farmaci biologici pharmastar.it
Grazie alla disponibilitŕ di nuovi farmaci sempre piů efficaci nella terapia dell'asma severo, si sta assistendo ad un cambiamento di paradigma: dal controllo di malattia si sta passando al raggiungimento di un obiettivo terapeutico molto piů ambizioso rispetto al passato: la remissione clinica di malattia. Di cosa si tratta, come si definisce e come si collega con il concetto di disease modifying drug?L'abbiamo chiesto al professor Giorgio Walter Canonica (Professore di Medicina Respiratoria, Humanitas University, Rozzano (MI)) che abbiamo incontrato a Vienna al Congresso Europeo di Malattie Respiratorie. Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?1
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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29.6/100
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D
Valutazione
❌
Criteri Critici
La chemioterapia con la pitbull Aria: e l’ansia e la paura scivolano via la Repubblica
Partito come un esperimento un solo giorno alla settimana, il progetto “Quattro zampe per la vita” dell’oncologia medica del Bellaria di Bologna è una storia di successo. Ne abbiamo parlato con medici e pazienti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
53.7/100
Punteggio Totale
B
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❌
Criteri Critici
Nicosia: tre giorni dedicati alla prevenzione oncologica femminile tra screening, testimonianze e cultura Enna Live
PUBBLICITÀ
Portare gli screening gratuiti vicino alle donne, riunire medici e cittadini, dare spazio alle testimonianze di chi ha attraversato la malattia e sostenere chi ogni giorno accompagna i pazienti verso i luoghi di cura. Dal 27 al 29 agosto Nicosiana chiama a raccolta a Nicosia professionisti della salute, associazioni, donne del territorio, artisti e protagonisti dello spettacolo per tre giornate dedicate alla prevenzione oncologica femminile.
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Recentemente l’ASP di Enna ha annunciato l’arrivo a Nicosia di un nuovo mammografo digitale destinato alle attività di prevenzione e diagnosi del tumore al seno: una dotazione attesa in un territorio nel quale, fino a oggi, accedere a una mammografia poteva significare affrontare oltre un’ora di viaggio. Nicosia porta così l’attenzione su una questione che riguarda molte aree interne della Sicilia e del Mezzogiorno: garantire accesso alla prevenzione e alle cure oncologiche anche lontano dai grandi centri sanitari. Nicosiana parte da qui e mette in campo azioni concrete: tre giornate di screening gratuiti, incontri con medici e specialisti, sostegno alle associazioni che operano accanto ai pazienti e un programma culturale che attraversa fotografia, letteratura, teatro e musica.
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Tra le iniziative centrali della manifestazione c’è la raccolta fondi destinata ad AGO, associazione del territorio che accompagna gratuitamente i pazienti oncologici di Nicosia verso i centri siciliani nei quali devono sottoporsi a chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e altri trattamenti. Per chi vive in un’area interna, infatti, la distanza continua a pesare anche dopo una diagnosi. Le terapie possono richiedere spostamenti frequenti, anche più volte nella stessa settimana e fin dalle prime ore del mattino. AGO garantisce il trasporto e accompagna i pazienti lungo questa parte del percorso terapeutico, alleggerendo un impegno che altrimenti ricadrebbe sulle persone malate e sulle loro famiglie.
Al centro della manifestazione ci saranno anche le donne di Nicosia. La fotografa siciliana Bianca Burgo ne ha ritratte venti: donne che hanno ricevuto una diagnosi di tumore e hanno scelto di condividere pubblicamente la propria esperienza. Alcune hanno concluso le terapie, altre le stanno ancora affrontando.
I ritratti saranno esposti in diversi punti della città per tutta la durata di Nicosiana, componendo un percorso fotografico che porta nello spazio pubblico storie spesso vissute nella dimensione privata.
Le protagoniste della mostra prenderanno anche la parola nella serata inaugurale del 27 agosto, “Voci di Rinascita”, diretta da Antonio Monsellato. Con loro ci saranno la testimonial della manifestazione Ludovica Bizzaglia, Alessandro Proietti, Giacomo Ferrara e Alberto Paradossi. Fotografie e testimonianze si intrecceranno nel racconto della diagnosi, delle terapie, del rapporto con il corpo e con le relazioni, della quotidianità durante la malattia e della vita che continua oltre la cura. Il programma serale proseguirà il 28 agosto con l’Associazione LibroSia, che propone una lettura e un confronto a partire da “La cura” di Concita De Gregorio. Sarà Ludovica Bizzaglia a leggerne alcuni brani, da cui prenderà avvio una conversazione sulla malattia e sulle relazioni che accompagnano l’esperienza della cura. Seguirà il monologo “Mamma” di Lorenzo Maniscalco. Il 29 agosto sarà invece la volta di Oltre le colonne d’Ercole, con Valeria Solarino e la pianista Gloria Campaner, uno spettacolo che intreccia parola, musica e letteratura attraverso il tema del viaggio e del superamento del limite.
Dal 27 al 29 agosto Nicosiana ospiterà tre Screening Open Day. Alla Casa della Comunità di Nicosia saranno effettuate mammografie e distribuiti i kit per lo screening del colon-retto; il Consultorio familiare sarà invece dedicato allo screening della cervice uterina. Accanto agli screening, il programma riunisce professionisti della prevenzione, della diagnosi e della cura oncologica provenienti da alcune delle principali realtà sanitarie siciliane. Il 27 agosto, l’apertura “La prevenzione è vita. Tumore della mammella e dell’utero: conoscere, prevenire, curare” vedrà la partecipazione dei vertici dell’ASP di Enna, di professionisti sanitari, rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni del territorio.
Il 28 agosto, il convegno “La prevenzione nel tempo di mezzo: diagnosi precoce e stili di vita sani” riunirà specialisti della rete oncologica siciliana. Modera Paolo Fontana, direttore della Breast Unit dell’Istituto Oncologico del Mediterraneo. Partecipano Francesca Catalano, direttrice della UOC di Senologia dell’Azienda Ospedaliera Cannizzaro di Catania e coordinatrice della Commissione regionale siciliana della Rete senologica; Vincenzo Adamo, professore di Oncologia medica e coordinatore della Rete Oncologica Siciliana; Massimiliano Berretta, professore di Oncologia medica e direttore della UOC di Oncologia del Policlinico Universitario “G. Martino” di Messina; Cristina Gorgone, responsabile dell’ambulatorio di Genetica medica dello IOM.
Il 29 agosto sarà invece dedicato a “Corpi fuori copione”, un incontro sull’immagine corporea femminile letta attraverso i dati scientifici e l’esperienza clinica di chi cura malattie che incidono profondamente sul corpo. Relatore sarà Giuseppe F. Catanuto, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University Milano, chirurgo senologo e responsabile della ricerca clinica del Breast Center Humanitas Catania.
Nicosiana coinvolgerà inoltre associazioni e realtà locali, tra cui la cooperativa Nikos, il Movimento per la difesa dei territori e Federcasalinghe, che contribuiranno all’allestimento della città con i simboli della prevenzione oncologica femminile.
Nel 2024 sono state stimate in Italia 390.100 nuove diagnosi di tumore, 175.600 tra le donne. Il tumore della mammella resta la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con 53.065 nuovi casi, pari a circa il 30% delle diagnosi oncologiche tra le donne.
La Sicilia è penultima in Italia per adesione agli screening del tumore della mammella e della cervice uterina, davanti soltanto alla Calabria.
Quando un tumore al seno richiede un intervento ricostruttivo, in Sicilia più di una paziente su cinque lascia la regione per operarsi altrove. Il Rapporto 2025 del Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari indica che il 21,1% delle siciliane che necessita di chirurgia ricostruttiva dopo un tumore al seno si rivolge a strutture fuori regione. Secondo la Fondazione GIMBE, la Sicilia è inoltre tra le regioni con il saldo più negativo nella mobilità sanitaria interregionale.
Nicosiana è organizzata e promossa dall’Associazione culturale Divina Mania, in collaborazione con il Comune di Nicosia e l’ASP di Enna, con la direzione artistica di Antonio Monsellato.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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51.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il primo pitone a ricevere un trattamento contro il cancro utilizzando una terapia destinata agli esseri umani. Vietnam.vn
Jodie Foster, una pitonessa, è in cura per un tumore alla mascella. FOTO: CHESTER ZOO Il 21 agosto, ilquotidiano Independentha riportato la notizia che Jodie Foster, un pitone reticolato dello zoo di Chester (Inghilterra), si è appena sottoposta a un trattamento contro il cancro con intervento chirurgico ed elettrochemioterapia, diventando il primo pitone almondoa beneficiare di terapie oncologiche originariamente destinate agli esseri umani. I veterinari dello zoo di Chester hanno affermato che il rettile è tornato in uno stato "vigile ed energico" dopo essere stato sottoposto a un trattamento di elettrochemioterapia per un tumore maligno alla mandibola. Questo pitone reticolato di 23 anni pesa 40 kg ed è lungo oltre 4,5 metri. Nel 2024 è stato sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere un tumore maligno alla mascella, dopo che il suo custode aveva notato che mangiava di meno. Tuttavia, il tumore si è ripresentato l'anno scorso. Il veterinario Ian Ashpole dello zoo di Chester ha affermato che il pitone rischiava di non sopravvivere perché il tumore gli rendeva sempre più difficile nutrirsi. "Quindi stiamo collaborando con gli oncologi per valutare la possibilità di ricorrere all'elettrochemioterapia", ha dichiarato. I guardiani dello zoo e i veterinari hanno anestetizzato il pitone nel suo habitat naturale prima di trasportarlo al centro veterinario dello zoo. Lì, a causa delle sue grandi dimensioni, hanno dovuto unire due tavoli operatori. Il tumore e parte della mandibola del pitone sono stati rimossi prima di somministrare l'elettrochemioterapia per distruggere eventuali cellule cancerose residue. Questo trattamento combina la bleomicina, un farmaco antitumorale, con impulsi elettrici attentamente controllati, erogati direttamente sul sito del tumore. Ciò consente una penetrazione cellulare più efficace e l'utilizzo di dosi inferiori. Secondo l'esperto Jose Alvarez Picornell dell'Universitàdi Liverpool(Regno Unito), i dettagli di questo metodo saranno pubblicati ufficialmente in modo che i veterinari di tutto il mondo possano farvi riferimento. Fonte: https://thanhnien.vn/con-tran-dau-tien-duoc-dieu-tri-ung-thu-bang-lieu-phap-danh-cho-nguoi-18526082107461941.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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70.7/100
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Criteri Critici
Vaccino a mRna contro il melanoma, Curigliano: «Una svolta. Siamo di fronte a un nuovo paradigma di cura» Corriere della Sera
di Ruggiero Corcella
Il professor Giuseppe Curigliano, presidente della European Society for Medical Oncology: «È la prima volta che si dimostra che un vaccino personalizzato a mRna, disegnato sul tumore del singolo paziente, può ridurre il rischio di metastasi». Come funziona, quali altri tumori potrebbero beneficiarne, i possibili effetti collaterali e il problema di costi e accesso
(Getty Images)
Il primo studio di fase 3 di un vaccino personalizzato a mRNA contro il melanoma ha dato risultati positivi. Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio, operati radicalmente: l'aggiunta del trattamento personalizzato Intismeran all'immunoterapia con pembrolizumab ha raggiunto gli obiettivi principali dello studio, riducendo il rischio di recidiva e di metastasi a distanza rispetto alla sola immunoterapia. I risultati numerici completi non sono ancora stati resi pubblici e dovranno essere presentati alla comunità scientifica in occasione di ESMO 2026 a Madrid, dal 23 al 27 Ottobre 2026.
Ma che cosa significa davvero questo risultato? E soprattutto: possiamo già parlare di un «vaccino contro il cancro»? La definizione rischia di essere fuorviante. Non si tratta infatti di una vaccinazione che impedisce a una persona sana di ammalarsi, ma di una terapia costruita su misura dopo che il tumore si è già sviluppato ed è stato rimosso chirurgicamente, con l'obiettivo di insegnare al sistema immunitario a riconoscere ed eliminare eventuali cellule tumorali residue.
A spiegare la portata del risultato, il funzionamento dei vaccini oncologici a mRNA e le prospettive aperte anche per altre neoplasie è Giuseppe Curigliano, oncologo, vicedirettore scientifico dell'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) e presidente eletto della European Society for Medical Oncology (ESMO) per il biennio 2027-2028.
Professor Curigliano, partiamo dal vaccino a mRNA contro il melanoma. È arrivato uno studio clinico di fase 3. Quanto è importante questo passaggio? Possiamo parlare di una svolta nella ricerca sui vaccini contro il cancro o è ancora presto?
«Possiamo parlare di una svolta trasformativa, perché questo è il primo studio prospettico randomizzato che ha come obiettivo primario la recurrence free survival, vale a dire, in parole semplici, il numero di recidive in una popolazione di pazienti con melanoma ad alto rischio. Questo va specificato: pazienti ad alto rischio, che non hanno ricevuto nessuna pregressa terapia e sono stati operati in maniera radicale.
È stato raccolto il campione tumorale. I campioni tumorali sono stati sequenziati per identificare fino a 34 neoantigeni. I neoantigeni sono delle proteine che vengono espresse dai tumori e che possono essere riconosciute dal sistema immunitario come “non self”, come nemici. A questo punto è stato fatto un vaccino a mRNA personalizzato su ogni singolo paziente, fino a 34 antigeni complessivi.
E questo è ancora più importante: i pazienti sono stati randomizzati, due a uno. Nel braccio di controllo hanno ricevuto solo pembrolizumab, nel braccio sperimentale il vaccino più pembrolizumab. Lo studio, che ha incluso 1.137 pazienti, ha dimostrato in maniera chiara e inequivocabile - questa è un'analisi ad interim e va specificato - che utilizzare il vaccino più pembrolizumab riduce in maniera clinicamente e statisticamente significativa il numero delle recidive locali e a distanza.
Questo è un risultato veramente importante, che un po' rivoluziona la modalità con cui noi curiamo i tumori. È chiaro che il melanoma è un tumore unico biologicamente, perché è un tumore molto immunogenico di per sé, un po' diverso da tutti gli altri. Ma questo rappresenta un nuovo paradigma di cura. È la prima volta che in oncologia si dimostra che una strategia di vaccinazione personalizzata a mRNA, disegnata sul tumore del singolo paziente, può ridurre il rischio di metastasi a distanza. Queste sono persone operate radicalmente, che non hanno tumore e che utilizzano il vaccino per prevenire le recidive. Dovrebbe essere la modalità con cui ogni vaccino viene utilizzato a scopo terapeutico».
Facciamo un passo indietro quali sono oggi i vaccini già disponibili?
«In Oncologia, Prevenzione Primaria significa bloccare le cause primarie di una malattia prima che si sviluppi. Quindi i vaccini per la prevenzione primaria bloccano i virus responsabili di infezioni croniche che, nel tempo, possono trasformarsi in cancro Sono il vaccino contro lo Human Papilloma Virus (HPV), infezione comune che si trasmette per via sessuale e che predispone a tumori della cervice uterina nelle donne, ma anche tumori della bocca, del distretto testa-collo, dell'ano, della vulva e del pene. Il vaccino anti HPV previene queste forme di tumore coprendo oltre il 90% delle forme tumorali legate al virus. Il secondo vaccino è il vaccino per prevenire la epatite B. Si tratta di una infezione del fegato che si trasmette attraverso il sangue o i rapporti sessuali non protetti. Se diventa cronica può predisporre a tumori del fegato (epatocarcinomi). Questo vaccino previene in modo efficace l'infezione da Epatite B.
Vengono offerti gratuitamente in Italia. Nel nostro Paese, entrambi le vaccinazioni sono offerte dal Servizio sanitario nazionale. La vaccinazione anti-epatite B è obbligatoria e gratuita per tutti i nuovi nati dal 1991 (si somministra di solito tramite il vaccino esavalente in tre dosi) e rientra nel calendario delle vaccinazioni pediatriche, inoltre, negli adulti è raccomandata ad alcune gruppi di popolazione a rischio per condizioni o patologia.
La vaccinazione contro il papilloma virus è raccomandata e offerta gratuitamente (a maschi e femmine) al compimento dell’11° anno di vita e alle donne fino a 25 anni non vaccinate, anche utilizzando l’occasione del primo screening (gratuito) per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. E' essenziale aumentare l'informazione sull'importanza di tali vaccinazioni. Nei paesi dove la copertura è massimale, l'incidenza di tali neoplasie è molto bassa»
La parola “vaccino” rischia però di creare un equivoco. Non stiamo parlando di un vaccino che impedisce a una persona sana di sviluppare un melanoma. Che cosa significa esattamente “vaccino contro il cancro” e qual è la differenza rispetto ai vaccini che prevengono le malattie infettive?
«La differenza è sostanziale: questo non è un vaccino che, se somministrato, ti immunizza contro lo sviluppo di un cancro. Questo è un vaccino disegnato in maniera specifica su pazienti che hanno già avuto il cancro e che ha l'obiettivo di educare il sistema immunitario di quel singolo paziente a riconoscere cellule tumorali circolanti e micrometastasi che vengono da quel tumore radicalmente asportato. Il sistema immunitario attivato dal vaccino e dal pembrolizumab genera una risposta immunitaria a cellule T contro le cellule tumorali. Le terapie personalizzate a base di neoantigeni sono progettate per addestrare e attivare una risposta immunitaria antitumorale basata sulla firma mutazionale unica del tumore del paziente.
Quindi l'obiettivo di questo vaccino, che è stato personalizzato su ogni singolo paziente e sul suo singolo tumore, è educare il sistema immunitario a prevenire la recidiva del tumore che quel paziente ha avuto. Non a prevenire lo sviluppo di nuovi tumori, ovviamente, ma la recidiva di quello specifico tumore».
Proviamo allora a spiegare che cos'è un vaccino a mRNA e che cosa succede nell'organismo dopo l'iniezione. L'mRNA può in qualche modo modificare il Dna delle nostre cellule?
«No, in maniera categorica no. Un vaccino a mRNA è un vaccino che viene sintetizzato artificialmente in un laboratorio, partendo però dal codice genetico del tumore che è stato asportato al paziente. Ogni tumore di un singolo paziente ha una sua firma mutazionale. Si chiama firma molecolare, come l'impronta digitale genetica di quel tumore.
Quindi si sequenzia il DNA di quel tumore e questa informazione di sequenziamento, che non è una cosa semplice, viene utilizzata per creare un mRNA sintetico che codifica per i neoantigeni, cioè le proteine alterate che vengono dalle mutazioni di quel tumore. È una copia del profilo mutazionale del tumore, come se tu avessi il DNA del tumore e poi ne avessi una copia sintetica che serve chiaramente a informare il sistema immunitario con un messaggio del tipo: "Riconosci tutte le cellule tumorali che esprimono quei neoantigeni e falle fuori".
Questo vaccino a mRNA non ha nessuna capacità di incorporarsi nel DNA normale del paziente. Quindi questi vaccini sono disegnati per educare e attivare la risposta immunitaria, con la generazione di alcuni linfociti T e di alcune cellule immunologiche che si attivano in presenza di quei neoantigeni. Quindi, se c'è qualche micrometastasi, la fanno fuori. E infatti la dimostrazione dello studio è che i pazienti che hanno ricevuto il vaccino vanno meglio».
Il vaccino viene somministrato insieme all'immunoterapia. Perché questa associazione? Che cosa fanno di diverso vaccino e immunoterapia e perché insieme potrebbero impedire più efficacemente al melanoma di tornare?
«Questo è molto importante perché magari il vaccino da solo non ha questa potenza di attivare in maniera sostanziale il sistema immunitario. Dando il pembrolizumab, che è un immune checkpoint inhibitor, riattiviamo in maniera ancora più potente il sistema immunitario perché togliamo i freni inibitori che potenzialmente il tumore può imporre al sistema immunitario. Facendoli insieme, togliendo i freni inibitori del sistema immunitario e associando il vaccino, questa combinazione è micidiale per le cellule tumorali».
Il melanoma è soltanto l'inizio? Qual è oggi lo stato dell'arte dei vaccini terapeutici contro il cancro e quali altri tumori sembrano i candidati più promettenti per questa strategia?
«Ci sono altri programmi attivi in questo momento. Ce uno studio randomizzato di fase III nei tumori polmonari. Ha lo stesso disegno di quello del melanoma: pazienti con tumori polmonari ad alto rischio, radicalmente resecati; si sintetizza il vaccino allo stesso modo e lo si studia con lo stesso disegno, vaccino più pembrolizumab verso pembrolizumab da solo.
Un secondo studio è sui tumori renali ed è uno studio di fase 2. Un altro studio, sempre di fase 2, è sui tumori della vescica. Devo dire la verità, c'era anche il sogno di fare uno studio sui tumori mammari triplo negativi e spero tanto che i risultati di questo studio facciano reinvestire di nuovo su questo progetto originale, che sicuramente potrebbe avere delle ripercussioni nel futuro. Quindi attualmente, abbiamo il polmone con uno studio di fase 3 randomizzato e i tumori renali e della vescica con studi di fase 2 randomizzati».
Parliamo della situazione italiana. Il nostro Paese partecipa a queste sperimentazioni. Possiede anche competenze, tecnologie e infrastrutture per lavorare su vaccini di questo tipo?
«Assolutamente. Il nostro Paese ha partecipato a queste sperimentazioni. Diversi centri italiani nello studio del melanoma sono stati coinvolti, il Pascale di Napoli, l'Istituto Europeo di Oncologia. Naturalmente noi non abbiamo allestito i vaccini: il campione è stato spedito negli Stati Uniti, dove è stato sequenziato il tumore e allestito il vaccino di Moderna/Merck. Però devo dire che in Italia c'è una grande tradizione di immunoterapie e di allestimento di vaccini.
Sicuramente in Italia abbiamo know-how e tecnologia per poter lavorare sui vaccini di questo tipo. Il mondo farmaceutico e di ricerca nazionale è in grado di fare cose di questo tipo. Questo è stato uno studio estremamente costoso per la complessità organizzativa e anche per l'investimento finanziario. È chiaro che, se non c'è una struttura privata dietro che lavora su un progetto di questo tipo, servono centinaia di milioni di dollari per completare uno studio come questo. Quindi di certo lo possiamo fare. Servirebbero investimenti per disegnare studi come questo».
Arriviamo alla sicurezza: quali effetti indesiderati sono emersi finora con i vaccini oncologici a mRNA? Esiste il rischio di una risposta immunitaria contro i tessuti sani? Ci sono pazienti per i quali questo tipo di terapia può essere controindicato o richiedere particolare cautela?
«In questo momento i dati di safety di questo studio, come riportato nel comunicato stampa, indicano che il vaccino è sicuro in combinazione con il trattamento. Dovremmo andare più nei dettagli di questi dati, che verranno presentati ad ESMO Congress in ottobre.
In generale, l'utilizzo di approcci che riattivano il sistema immunitario può causare un'attivazione eccessiva del sistema immunitario e quindi delle condizioni di autoimmunità. Vale a dire, se tu scateni dei linfociti T contro il tumore, a volte possono anche essere causa di danni a organi sani per “fuoco amico”. Si chiama proprio così: fuoco amico.
Questi approcci terapeutici possono dare delle polmoniti su base autoimmune, delle tiroiditi su base autoimmune, delle coliti. Però sono tutti gestibili clinicamente perché noi ormai utilizziamo approcci immunoterapici da decenni, sia in oncologia sia in ambito emato-oncologico, e quindi la gestione di questi effetti collaterali è molto sicura e gli oncologi hanno una grossa esperienza nel gestirli.
Quindi io non mi aspetto che l'aggiunta del vaccino dia più tossicità, perché quando era stato presentato in precedenza lo studio di fase 2 randomizzato i dati di sicurezza erano molto confortanti».
C'è anche un problema di tempi e costi. Bisogna sequenziare il tumore, individuare le mutazioni, scegliere gli antigeni e produrre un vaccino diverso per ogni paziente. Quanto tempo richiede oggi questo processo? Potrebbe diventare realmente sostenibile per un sistema sanitario pubblico come il nostro?
«Sicuramente la complessità è tale per cui l'allestimento di un vaccino può portare via da quattro a sei settimane, a livello industriale. Perché, nel caso dei pazienti, tu asporti il campione e lo mandi in un laboratorio centralizzato. Asportare un tumore è un atto chirurgico che prevede un giorno. Il sequenziamento di un tumore con le tecnologie di cui disponiamo oggi può metterci da sette a dieci giorni.
Quello che è un po' più complesso è l'allestimento di un vaccino, che deve essere fatto ovviamente in un contesto con controlli di sicurezza e di qualità. Devo dire che in un servizio sanitario pubblico, in questo momento, non è possibile farlo. Quindi, allo stato attuale delle conoscenze, questo può essere fatto solo nell'ambito di laboratori di case farmaceutiche private che hanno messo a punto dei processi industriali, protetti da brevetto, per poter allestire questi vaccini in un tempo relativamente breve.
Quindi questo sarà disponibile sicuramente a qualsiasi paziente nel mondo, in questi tempi molto ragionevoli. Allestirlo noi “in casa” non è possibile in questo momento».
“Vaccino contro il cancro” è un'espressione potentissima e può generare aspettative enormi. Se oggi un paziente con melanoma le chiedesse: “Professore, abbiamo finalmente un vaccino che può impedire che il tumore torni?”, che cosa gli risponderebbe?
«Posso rispondere che, alla luce dei dati di questo studio, nei melanomi ad alto rischio, allestire un vaccino e combinarlo all'immunoterapia riduce con certezza il rischio di sviluppare metastasi a distanza, perché lo studio lo ha dimostrato. Quindi questi dati sono molto promettenti, soprattutto perché ci aspettiamo anche che lo studio sul polmone dia gli stessi risultati. Ma anche per altre patologie che sono molto immunogeniche, come i tumori del rene e della vescica che ho citato prima. Come in ogni studio è mandatorio essere cauti ed attendere anche i dati di sopravvivenza, ovvero avere il dato finale di più pazienti guariti con un approccio di questo tipo».
È una strada che sembra ormai imboccata per avere in futuro più possibilità di cura. Ma nel frattempo quali sono le armi che abbiamo oggi a disposizione contro i tumori?
«Questa non è l'arma per tutti i tumori. Va specificato molto chiaramente. Questa è un'arma che può essere utilizzata in alcuni tumori particolarmente immunogenici, vale a dire sensibili all'immunoterapia.
È chiaro che noi, per fortuna, abbiamo tante armi. Oltre ai vaccini, ci sono gli anticorpi monoclonali, vale a dire farmaci che vanno a bersagliare in maniera selettiva antigeni espressi sulle cellule tumorali. Questi anticorpi possono essere monospecifici. Oggi addirittura ci sono gli anticorpi bispecifici, che si utilizzano molto in ematologia e possono andare a bersagliare due antigeni allo stesso tempo.
Sulla scia degli anticorpi abbiamo gli anticorpi coniugati, dei “cavalli di Troia” che portano l'anticorpo sul bersaglio, coniugato a un chemioterapico che poi viene endocitato all'interno della cellula tumorale, dove rilascia, come un cavallo di Troia, il suo carico chemioterapico.
Poi ovviamente abbiamo quelli che noi chiamiamo tyrosine kinase inhibitors, cioè terapie orali che riescono a bersagliare in maniera specifica le mutazioni; le CAR-T cell, che sono state una rivoluzione qualche anno fa: linfociti del paziente educati a riconoscere il tumore come nemico e a farlo fuori. In Italia abbiamo un'enorme esperienza grazie al professor Franco Locatelli, che allestisce le CAR-T cell nel suo stesso ospedale e riesce quindi a generare queste terapie localmente.
E poi, alla fine, ovviamente, l'arma migliore in assoluto è lo screening e la prevenzione. Lo screening significa fare la mammografia quando serve, fare la visita annuale col dermatologo per identificare melanomi allo stadio precoce, fare la Tac ad alta risoluzione per i grossi fumatori. La vera arma che noi abbiamo in un Paese che si basa sul Servizio sanitario nazionale è la prevenzione primaria, vale a dire screening e modifica degli stili di vita: non fumare, non bere in eccesso, fare attività fisica e condurre uno stile di vita sano».
Non c'è il rischio che questa corsa verso vaccini così sofisticati e personalizzati finisca per creare pazienti di serie A e pazienti di serie B?
«Questa è una considerazione di geopolitica, più che di scienza. Io penso che bisogna riconoscere che c'è un gap tra l'approvazione di un nuovo farmaco negli Stati Uniti, spesso primo Paese al mondo dove l'FDA approva i farmaci, e poi l'approvazione e l'accesso in Europa e in altri Paesi del mondo. Spesso il problema non è l’approvazione del farmaco, ma l'accesso al farmaco. Perché mentre negli Stati Uniti il sistema è assicurativo, quindi nel momento in cui l'FDA approva - che non è un payer - il farmaco può essere già rimborsato dalle assicurazioni, in Europa abbiamo in tanti paesi un Servizio sanitario nazionale dove c'è molta disparità nell'accesso. Addirittura c'è anche una disparità intranazionale tra le diverse Regioni.
Io vorrei dare un messaggio su questo argomento: se noi applicassimo un sistema di rimborsabilità basato sul valore del farmaco - valore significa prendere in considerazione quei farmaci altamente innovativi che impattano sulla sopravvivenza, sull'aumento dell'aspettativa di vita.
Dobbiamo dire: se tu hai un farmaco che è veramente trasformativo, che guarisce più pazienti e che impatta sul numero dei pazienti guariti, quel farmaco deve avere priorità su altri farmaci, che magari non danno questo tipo di beneficio. Un approccio di questo tipo significa ridisegnare un po' le modalità di rimborsabilità dei farmaci e dare priorità a trattamenti che sono veramente innovativi.
E su questo mi preme sottolineare che l'Aifa negli anni ha fatto un lavoro di questo tipo. Noi abbiamo uno dei migliori sistemi sanitari al mondo. Devo anche riconoscere che siamo uno dei Paesi che ha accesso a tutta l'innovazione: la maggior parte dei farmaci disponibili negli Stati Uniti in questo momento specifico sono disponibili anche nel nostro Paese. Mi auguro che il nostro paese continui a mantenere questo sistema di rimborsabilità basata su innovatività e valore».
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Paziente con glioblastoma, “attendo dalla Asl trasferimento ad Atri” cityrumorsabruzzo.it
Torna a far sentire la sua voce Lorenzo Sichetti, 47enne di Roseto degli Abruzzi, affetto da glioblastoma che, nei giorni scorsi, aveva scritto una lettera aperta per avere accesso a una riabilitazione intensiva, che potrebbe dargli a suo avviso maggiori possibilità di recupero.
Nel ringraziare la Asl per la risposta, “vorrei tuttavia chiedere un chiarimento rispetto alla prima parte della comunicazione, nella quale si fa riferimento alla valutazione del mio caso da parte del gruppo multidisciplinare e all’indicazione di un percorso riabilitativo di tipo estensivo; alla luce di questo sono a chiedere cortesemente di precisare, se tale riferimento, riguardi la prima ed unica valutazione multidisciplinare già effettuata all’inizio di luglio 2026, a seguito della quale mi è stata concessa la riabilitazione estensiva, oppure se vi è stato un successivo incontro al quale né io né un mio familiare eravamo presenti e del quale non siamo stati messi a conoscenza”.
E ancora: “Sono oltremodo grato per avermi dato la possibilità di una nuova valutazione e chiedo che essa possa essere svolta in maniera realmente approfondita e collegiale, alla presenza dei professionisti che si sono occupati di me sino ad ora, ed in particolare del dott. Tartara e del dott. Cianci, dei quali ho piena fiducia per motivi che ben può comprendere, e di terapisti specializzati e propositivi, al fine di poter valutare tutte le possibilità riabilitative concretamente percorribili, compresa la possibilità di accedere a un percorso intensiva presso una struttura adeguata e altamente specializzata. La mia paura è che la mancanza di fondi o motivi burocratici possano ostacolare il mio obiettivo, nonché sacrosanto diritto di recuperare quanto più possibile; per me è fondamentale poter essere inserito in un ambiente riabilitativo in grado di offrirmi il trattamento, l’intensità, la continuità e le competenze professionali necessarie per un recupero ottimale; Vi chiedo che nessuna possibilità mi sia preclusa e che venga verificato fino in fondo quale sia oggi il percorso più adeguato alle mie effettive potenzialità”.
“Dato che nella Vostra comunicazione non vengono specificate le modalità e le tempistiche della nuova valutazione gentilmente concessami, Vi prego di volermi comunicare con la massima sollecitudine con quali modalità e tempi, questa sarà effettuata nella indicata sede dell’Ospedale di Comunità di Atri, considerato che attualmente mi trovo presso altra struttura fuori provincia e che il trasferimento dovrà essere organizzato dalla Asl. Sottolineo ancora una volta l’importanza del fattore tempo: ribadisco che attualmente sto vivendo una situazione che percepisco come TOTALE ABBANDONO ed ogni giorno trascorso senza poter accedere ad un adeguato percorso riabilitativo rappresenta una possibilità di recupero perduta e sicuramente un giorno in meno, un giorno perso, nella mia vita”.
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Tumore al seno: oltre 1.400 poliziotte sono "Ambasciatrici della Prevenzione" pharmastar.it
La cultura della prevenzione del tumore al seno conquista le donne della Polizia di Stato, coinvolgendo oltre 1.400 poliziotte, soprattutto le Allieve Agenti, in soli due mesi in quattro cittŕ: Milano, Brescia, Bologna, Piacenza. Sono i risultati della campagna di sensibilizzazione "Care for Caring - Ambasciatrici della Prevenzione" presentati a Roma, al Ministero della Salute. Dell'iniziativa, ideata e coordinata da Ladies First, promossa dalla Polizia di Stato con il patrocinio della Fondazione dell'AIOM e della Regione Emilia-Romagna parliamo con Mario Mazzotti, Dirigente dell'Ufficio di Coordinamento Sanitario della Polizia di Stato per le Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna. Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Farmaco sperimentale contro il melanoma, risultati incoraggianti Il Globo
L’ “intismeran autogene”, che si basa sulla stessa tecnologia utilizzata per i vaccini contro il Covid-19, ha impedito la ricomparsa del cancro. Risultati incoraggianti per il farmco sperimentale contro il melanoma di Merck e Moderna. (Foto: AAP) Risultati incoraggianti per il farmco sperimentale contro il melanoma di Merck e Moderna. (Foto: AAP) NEW YORK– Merck e Moderna annunciano i risultati incoraggianti di un farmaco sperimentale contro il melanoma, in grado di ... La cantante siciliana, residente a Madrid, torna nel Paese per una tournée tra Mendoza, la capitale ed Entre Ríos. In programma musica barocca, con Frescobaldi, Strozzi, Monteverdi, ma anche Ravel, Fauré e Mahler. Il leader M5s interviene nel dibattito aperto da Ocasio-Cortez e invita la sinistra a tornare su diseguaglianze e giustizia sociale. Renzi: “Meno ideologia e più politica”. Il crollo ha investito un gruppo di abitanti locali che estraevano oro con la tecnica artigianale del barequeo. Tra le vittime, vari membri della stessa famiglia. Due feriti sono in condizioni critiche. Maria Vittoria Carbone, 57 anni, è stata trovata morta nell’appartamento in cui viveva, in provincia di Potenza. Il figlio ha confessato il delitto: era seguito da un centro di igiene mentale. Dalla politica estera alle missioni internazionali accanto al marito, la vedova dell’ex Segretario di Stato ha attraversato mezzo secolo di vita pubblica statunitense. Aveva 92 anni. Era stato responsabile del Dipartimento di Salute pubblica dell’Istituto Mario Negri. Disposta l’autopsia, per chiarire se sia caduto o abbia avuto un malore A diffondere la notizia, riportata dal quotidiano La Repubblica, è stata la storica e saggista Anna Foa, che sui suoi canali social ha raccontato l’episodio. Dopo anni di stop, si riapre la partita dei trasferimenti verso l’Italia. Il nuovo sistema europeo rafforza il principio del primo ingresso, mentre la solidarietà tra gli Stati diventa obbligatoria nelle situazioni di crisi migratoria. Il tecnico azzurro alla vigilia dell’esordio contro il Genoa: “Ho ereditato una squadra forte e pronta”. Su De Bruyne: “È già in una buona condizione” Il britannico della Mercedes precede Norris per appena 41 millesimi a Zandvoort. Seconda fila per la Ferrari del monegasco, mentre Antonelli chiude quinto dopo un errore e Hamilton è solo settimo
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Donne in divisa, donne consapevoli: la Polizia di Stato promuove la prevenzione del tumore al seno pharmastar.it
L'incidenza del tumore al seno č in aumento e sono di fondamentale importanza cruciale la prevenzione e il monitoraggio delle donne nel corso della vita. A tal fine č stato avviato il progetto "Care for Caring - Ambasciatrici della prevenzione", rivolto alle donne della Polizia di Stato, con l'obiettivo di sensibilizzare e promuovere la cultura della prevenzione. Abbiamo intervistato il dottor Mario Mazzotti, direttore dell'Ufficio di Coordinamento Sanitario per Lombardia ed Emilia-Romagna, incontrato a Milano durante la conferenza stampa di presentazione del progetto, che ci ha illustrato l'importanza dello screening, i dati epidemiologici e l'impatto che questa campagna potrŕ avere a livello nazionale. Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia