Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il primo pitone al mondo è stato curato per un tumore utilizzando un metodo avanzato. Vietnam.vn
Secondo i media britannici, Jodie ha ricevuto il suo nome attuale perché, quando è stata portata per la prima volta allo zoo, il personale ha notato che nella sua cartella c'era scritto "JF", acronimo di "juvenile female" (femmina giovane). Questo pitone è stato appena sottoposto a un trattamento oncologico avanzato, potenzialmente salvavita, un metodo solitamente utilizzato per gli esseri umani. Inizialmente, i custodi hanno iniziato a preoccuparsi che potesse essere malato quando hanno notato che mangiava di meno e passava più tempo immobile nel suo recinto. A Jodie fu successivamente diagnosticato un fibroma maligno, un tipo di tumore maligno della mascella. Il tumore fu rimosso chirurgicamente, ma in seguito si ripresentò e iniziò a invadere l'osso mandibolare. Poiché la vita di Jodie era in pericolo, è stata sottoposta a elettrochemioterapia. Diversi mesi dopo la procedura, Jodie mangiava normalmente ed era tornata ad essere la ragazza vivace ed energica di sempre. I pitoni sono in grado di dislocare le mascelle per inghiottire prede molte volte più grandi della loro testa. Nei mesi successivi all'intervento, il personale dello zoo ha osservato che Jodie è ancora in grado di scattare, afferrare e inghiottire il cibo senza difficoltà. Ian Ashpole, veterinario dello zoo di Chester, ha dichiarato: "Quando il tumore si è ripresentato e ha iniziato a distruggere parte della mandibola, ci siamo resi conto che un ulteriore intervento chirurgico probabilmente non sarebbe stato sufficiente. Rischiavamo di perdere Jodie, poiché il tumore le rendeva sempre più difficile nutrirsi. Così abbiamo collaborato con degli specialisti in oncologia per capire se fosse possibile adattare l'elettrochemioterapia a un pitone. A nostra conoscenza, questa è stata la prima volta che questo metodo è stato utilizzato su un pitone." Jodie era così corpulenta che nessun tavolo operatorio poteva contenerla interamente. Due tavoli furono uniti, creando una superficie grande all'incirca quanto un letto matrimoniale. Jodie è stata anestetizzata direttamente nel suo recinto e poi trasportata con cura dal personale al centro veterinario dello zoo, dove è stata sottoposta a una procedura della durata di 90 minuti. Innanzitutto, Ashpole ha rimosso il tumore insieme a una porzione della mandibola malata di Jodie, quindi ha proceduto con l'elettrochemioterapia per distruggere le cellule cancerose residue. L'elettrochemioterapia combina il farmaco antitumorale bleomicina con una serie di impulsi elettrici attentamente controllati, erogati direttamente sull'area tumorale. Questi impulsi aumentano temporaneamente la permeabilità delle cellule tumorali, consentendo al farmaco di penetrare nelle cellule in modo più efficace. Jose Alvarez Picornell del Dipartimento di Scienze Cliniche dei Piccoli Animali dell'Università diLiverpoolha dichiarato: "L'elettrochemioterapia è un trattamento emergente e questa è la prima volta che viene utilizzata su un pitone. Il successo di questo trattamento testimonia l'importanza della collaborazione. Lavorando a stretto contatto con Ian, siamo stati in grado di sviluppare un piano che non solo avvantaggia Jodie Foster, ma contribuisce anche all'intera comunità veterinaria." I risultati finali degli esami di questa settimana hanno confermato che Jodie non presenta ancora alcun segno di recidiva del cancro. Il signor Picornell ha aggiunto: "Pubblicheremo ufficialmente i dettagli del processo in modo che i colleghi veterinari di tuttoil mondopossano imparare dal nostro approccio e svilupparlo ulteriormente. Questo rappresenta un traguardo importante nella mia carriera e una grande opportunità per ampliare il lavoro del dipartimento a supporto della ricerca veterinaria di alta qualità e del trasferimento tecnologico." Fonte: https://baotintuc.vn/chuyen-la-the-gioi/con-tran-dau-tien-tren-the-gioi-duoc-dieu-tri-ung-thu-bang-phuong-phap-tien-tien-20260821154858159.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
43.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore ovarico, il primo anticorpo farmaco-coniugato apre una nuova fase pharmastar.it
Negli ultimi anni il trattamento del carcinoma ovarico č entrato sempre piů nell'era della medicina di precisione. L'approvazione di mirvetuximab soravtansine introduce anche in Italia il primo anticorpo farmaco-coniugato dedicato a una specifica popolazione di pazienti. Quali caratteristiche rendono questa innovazione diversa dalle opzioni finora disponibili? Quali evidenze scientifiche ne hanno supportato l'approvazione e quale potrŕ essere il ruolo futuro degli anticorpi farmaco-coniugati nei tumori ginecologici? Ne abbiamo parlato con la professoressa Domenica Lorusso, Direttore della Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso Humanitas University, che abbiamo incontrato in occasione della conferenza stampa "Tumore ovarico: le nuove frontiere dell'innovazione terapeutica". Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Pazienti portoghesi partecipano a una sperimentazione clinica su un vaccino personalizzato contro il melanoma The Portugal News
Tre pazienti in cura presso l’Istituto Portoghese di Oncologia (IPO) di Lisbona fanno parte del gruppo di soggetti che partecipano a una sperimentazione clinica internazionale volta a testare un vaccino personalizzato contro il melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle. in ·21 ago 2026, 18:33·0 Commmenti La sperimentazione sta valutando l'intismeran autogene (V940), una terapia sperimentale a base di RNA messaggero (mRNA) sviluppata da Moderna in collaborazione con Merck, nota come MSD al di fuori degli Stati Uniti. Successo della sperimentazione A differenza dei vaccini progettati per prevenire l’infezione, questo trattamento è destinato a persone che hanno già il cancro, poiché utilizza le informazioni genetiche del tumore del paziente e mira ad addestrare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Moderna e Merck hanno annunciato questa settimana che la loro sperimentazione di Fase 3 INTerpath-001 ha raggiunto i suoi due obiettivi principali, dimostrando un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da recidiva e della sopravvivenza libera da metastasi a distanza quando il V940 è stato combinato con l’immunoterapia pembrolizumab, commercializzata con il nome di Keytruda. Questo studio internazionale ha coinvolto 1.137 pazienti affetti da melanoma ad alto rischio, i cui tumori erano stati asportati chirurgicamente e che hanno ricevuto o il trattamento personalizzato a base di mRNA in combinazione con pembrolizumab, oppure il solo pembrolizumab. Trattamento sperimentale Le aziende non hanno ancora reso noti i risultati completi della Fase 3, affermando che i dati dettagliati saranno presentati in occasione di un prossimo convegno medico; ciò significa che il trattamento rimane sperimentale e non è attualmente disponibile come terapia standard. Come riportato da Executive Digest, nel precedente studio di fase 2b, la combinazione di V940 e pembrolizumab ha ridotto il rischio di recidiva o di decesso del 49% e il rischio di metastasi a distanza o di decesso del 62%, rispetto al solo pembrolizumab. Il vaccino viene prodotto in base alle caratteristiche individuali del tumore di ciascun paziente. Gli scienziati analizzano innanzitutto il tumore per identificare le mutazioni che potrebbero produrre neoantigeni, ovvero marcatori anomali che distinguono le cellule tumorali dal tessuto sano; il vaccino utilizza poi l’mRNA per istruire il sistema immunitario a prendere di mira quei marcatori specifici. Dati clinici Questo approccio rappresenta una delle applicazioni più seguite della tecnologia dell’mRNA al di là delle malattie infettive. La tecnologia è diventata ampiamente nota grazie ai vaccini contro il COVID-19, ma da allora i ricercatori ne hanno studiato il potenziale nel trattamento del cancro. Questi ultimi risultati potrebbero aprire la strada alla presentazione delle domande di autorizzazione, anche se l’approvazione dipenderà da una valutazione dettagliata dei dati clinici completi; secondo alcune fonti, le aziende si starebbero già preparando per le discussioni con le autorità regolatorie. Pratica di routine Per i tre pazientidell’IPO di Lisbona, la partecipazione allo studio internazionale conferisce al Portogallo un ruolo diretto nella sperimentazione di un trattamento che potrebbe, a lungo termine, avvicinare la terapia oncologica personalizzata alla pratica clinica di routine. I ricercatori stanno inoltre studiando approcci simili basati sull’mRNA contro altri tumori, aprendo la possibilità che i vaccini personalizzati possano, a lungo termine, diventare parte di una più ampia transizione verso trattamenti progettati in base alle caratteristiche biologiche di ogni singolo tumore.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
In Algarve arriva un trattamento innovativo contro il cancro al seno Portugal Resident
Un fattore determinante per il successo del trattamento oncologico è la tempestività con cui viene iniziato. La possibilità di completare la radioterapia durante l'intervento chirurgico per il tumore al seno e in un'unica seduta consente ora alle donne di beneficiare di questo trattamento precocemente.
Per la prima volta a sud di Lisbona, il Gruppo Sanitario HPA ha avviato questa settimana questo nuovo approccio. La radioterapia intraoperatoria (IORT) è considerata una delle tecniche più innovative per il trattamento di questa patologia ed è stata effettuata mercoledì 29 ottobre per la prima volta su una paziente di 73 anni, giunta appositamente dal Mozambico per sottoporsi alla procedura e dimessa il giorno successivo.
La radioterapia standard prevede sedute giornaliere per un periodo di sei settimane. Con la IORT, una dose di radiazioni simile può essere somministrata in un'unica seduta, preservando al contempo i tessuti sani, riducendo gli effetti collaterali e i tempi di spostamento per le sedute di radioterapia.
La radioterapia intraoperatoria (IORT) somministra una dose concentrata di radiazioni al sito tumorale immediatamente dopo la rimozione del tumore, distruggendo le cellule tumorali microscopiche che potrebbero essere rimaste. La radioterapia tradizionale richiede un periodo di recupero dopo l'intervento chirurgico, durante il quale le cellule tumorali microscopiche rimangono nell'organismo per periodi più lunghi, prima che possa iniziare il trattamento radioterapico.
È possibile somministrare dosi precise di radiazioni proteggendo al contempo i tessuti sani, come la pelle. Ciò consente di erogare una dose di radiazioni più elevata al letto tumorale, preservando i tessuti circostanti sani.
Questa procedura chirurgica segue i protocolli internazionali per la chirurgia del tumore al seno ed è il risultato di diversi anni di ricerca e scambio di informazioni tra Stati Uniti ed Europa.
“Avviando questa tecnica presso l'Ospedale Particolare di Alvor e anche a Gambelas (Faro), il Gruppo Sanitario HPA dimostra non solo il suo impegno per l'innovazione tecnologica, ma soprattutto la sua attenzione nel partecipare a tutte le possibilità che possano effettivamente migliorare la qualità della vita delle donne affette da tumore al seno”, ha dichiarato il Gruppo Sanitario HPA in un comunicato stampa.
“Questo trattamento ci offre una nuova speranza per la prevenzione e l'eradicazione della malattia.”
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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47.0/100
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Criteri Critici
Psicoterapia coperta dalla cassa malati? «Solo con una diagnosi di uno psichiatra» Ticinonline
BERNA - Bisogna correre ai ripari di fronte all'"esplosione" dei costi per la psicoterapia praticata da psicologi. È l'opinione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale (CSSS-N) secondo cui, prima di sottoporsi a terapia, è necessaria una diagnosi medica eseguita da uno psichiatra. La psicoterapia è rimborsata dalle case malattia dal 2022. Da allora i costi non hanno fatto che aumentare, si legge in una nota dei servizi parlamentari. Da qui l'idea di presentare una mozione per limitare il lievitare dei costi, approvata per 16 voti a 9. Una seconda mozione, accolta per 13 voti a 9, prevede il rilevamento periodico di dati sulle malattie psichiche e sul benessere psichico allo scopo di disporre di una migliore base di informazioni sulla prevalenza di tali disturbi in Svizzera. I costi delle cure di salute mentale a carico delle casse malattia sono aumentati del 6,1% nel 2024. Ammontavano a circa 3,2 miliardi di franchi, pari al 7,5% dei costi totali dell'assicurazione obbligatoria. Questi oneri, così come quelli della sanità nel suo complesso, sono cresciuti costantemente dal 2006.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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37.0/100
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Criteri Critici
Terapia genica emofilia B, primo trattamento in Umbria Umbria TV
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56.3/100
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Criteri Critici
Il farmaco di Moderna contro il melanoma supera la fase tre e l’azienda vola in borsa L'INDIPENDENTE
Moderna torna a infiammare Wall Street grazie a un trattamento sperimentale contro il melanoma. Il 19 agosto, l’azienda statunitense e Merck hanno annunciato risultati preliminari positivi per intismeran autogene, terapia personalizzata a mRNA testata insieme all’immunoterapico Keytruda su pazienti operati per melanoma ad alto rischio. Il titolo Moderna è schizzato del 177% in una sola seduta, aggiungendo oltre 40 miliardi di dollari alla capitalizzazione della società, prima di perdere il 23,5% il giorno successivo. Una corsa vertiginosa che celebra il primo esito positivo di fase tre per il farmaco, ma precede la pubblicazione dei dati clinici completi e l’esame delle autorità regolatorie.
Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma negli stadi IIB-IV, sottoposti alla rimozione chirurgica completa del tumore, ma ancora esposti a un elevato rischio di recidiva. I partecipanti sono stati assegnati, in rapporto di due a uno, alla combinazione di intismeran e pembrolizumab, commercializzato da Merck come Keytruda, oppure a placebo più Keytruda. Secondo il comunicato congiunto, un’analisi ad interim ha mostrato il raggiungimento dell’obiettivo primario della sopravvivenza libera da recidiva e di quello secondario della sopravvivenza libera da metastasi a distanza. La sperimentazione proseguirà per valutare gli altri parametri, compresa la sopravvivenza globale. Le aziende definiscono il miglioramento rispetto al solo Keytruda «statisticamente significativo e clinicamente rilevante» e sostengono che non siano comparsi effetti avversi nuovi o inattesi rispetto a quelli già rilevati negli studi precedenti, ma i dati completi sulla sicurezza non sono ancora stati pubblicati. La parola “vaccino”, ripresa nei titoli dei media in questi giorni, può tuttavia generare un equivoco: non si tratta di un prodotto preventivo destinato alla popolazione sana, ma di una terapia sperimentale per persone che hanno già sviluppato il melanoma e sono state operate. Il tessuto tumorale asportato viene analizzato per individuarne le mutazioni; sulla base di queste informazioni si prepara un trattamento personalizzato che dovrebbe insegnare al sistema immunitario a riconoscere e colpire eventuali cellule maligne residue.
Il risultato segna un passaggio decisivo per Moderna: è il primo studio di fase tre positivo per una terapia oncologica personalizzata a mRNA. Per la società guidata da Stéphane Bancel rappresenta soprattutto la possibilità di rilanciare la piattaforma resa celebre dalla pandemia, dopo il crollo della domanda di vaccini anti-Covid. Wall Street ha reagito come se la nuova stagione fosse già cominciata: il 19 agosto il titolo ha guadagnato quasi il 177%, passando in una sola seduta da circa 63 a oltre 174 dollari. L’euforia si è però rapidamente scontrata con le prese di profitto e il giorno successivo Moderna ha ceduto il 23,5%, fermandosi a 133,32 dollari. Nonostante la correzione, il valore resta più che doppio rispetto alla vigilia dell’annuncio. La febbre finanziaria riflette la speranza che la stessa piattaforma possa essere applicata ad altre neoplasie. Moderna e Merck stanno, infatti, studiando intismeran anche contro tumori del polmone, del rene e della vescica.
I dati completi, compresi quelli sulla sopravvivenza globale, devono ancora essere pubblicati e sottoposti alle autorità regolatorie. Intismeran resta, quindi, una terapia sperimentale, di cui non sono noti costi e accessibilità. Anche il profilo di sicurezza richiede cautela. I rischi associati ai vaccini anti-Covid non possono essere trasferiti automaticamente a questo trattamento, ma dimostrano che la tecnologia a mRNA non è esente da criticità: nel 2025, la FDA ha aggiornato le avvertenze su miocardite e pericardite, soprattutto tra i giovani maschi. Nello studio oncologico di fase 2b, gli eventi più comuni sono stati affaticamento e dolore nel sito dell’iniezione, entrambi nel 59,6% dei pazienti, e brividi nel 51%, prevalentemente lievi o moderati. Gli effetti immuno-correlati sono comparsi nel 45,2% dei pazienti trattati con intismeran e Keytruda e nel 44% di quelli sottoposti al solo immunoterapico. Una differenza minima, che secondo le aziende non indica un aggravamento del rischio dovuto all’mRNA. Restano gli effetti anche gravi già associati a Keytruda, tra cui pneumonite immunomediata, colite, epatite e disturbi endocrini immunomediati.
Barclays stima per intismeran circa 3 miliardi di dollari di vendite annuali nel melanoma entro il 2035. Una prospettiva ben lontana dalle aspettative incorporate nel balzo del titolo: secondo UBS, la nuova valutazione di Moderna sembrava scontare ricavi annui vicini ai 20 miliardi, un livello giudicato difficilmente realistico. È questa distanza tra aspettative finanziarie ed evidenze disponibili a imporre cautela. Moderna ha già trasformato risultati preliminari in una nuova promessa miliardaria. Dopo la consacrazione dell’mRNA durante la pandemia, anche in oncologia la narrazione del progresso rischia così di precedere la verifica scientifica. Wall Street, intanto, ha già attribuito un prezzo a una rivoluzione ancora tutta da confermare.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Valutazione
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Criteri Critici
Gela, chemioterapia stretti come sardine e sulle sedie nella città ad alto rischio ambientale La Sicilia
Era una brutta situazione prima quando i pazienti malati di tumore venivano accolti per la chemioterapia in stanze piene di muffa per le infiltrazioni di acqua dal tetto e lo è anche oggi che due stanze di degenza interessate da carenze igieniche sono state chiuse dai Nas qualche giorno prima di Ferragosto. Mentre sindaco ed alleati protestavano ( e lo fanno ancor oggi) con un gazebo davanti l'ospedale i Nas procedevano a far chiudere quei locali inidonei. Una vicenda che è saltata fuori proprio al gazebo dove da 21 giorni arrivano, dalla voce diretta dei pazienti, tutti i punti deboli del servizio sanitario. Chi entra o esce dal Vittorio Emanuele si ferma a raccontare, a sfogare rabbia e delusione, allungando poi la lista delle firme (già oltre 7000) per una sanità migliore.
Una donna ieri mattina ha testimoniato ciò che avviene da qualche giorno al reparto di Oncologia. Racconta di un familiare che si sottopone a chemioterapia seduto su una sedia e di tanti pazienti come lui, concentrati tutti in tre stanze. Ed è così che è venuto fuori che delle sette stanze assegnate al reparto di Oncologia del Vittorio Emanuele si è arrivati a tre. Due erano state chiuse alcuni anni fa per stacco di calcinacci e da allora non sono mai state riaperte, e altre due sono state chiuse nei giorni scorsi, nel cuore delle ferie ferragostane, dopo l' intervento dei Nas. Motivazione identica alle precedenti: condizioni igienico sanitarie e di sicurezza non idonee.
Il reparto, come è noto, è sito al quarto ed ultimo piano dell’ospedale ed è facile che ci siano infiltrazioni dal tetto e situazioni che diventano più critiche se non si fanno le dovute manutenzioni alla copertura. E non si sono fatte se è stato necessario chiudere altre due stanze. Fatto sta che il disagio ora si ripercuote su soggetti fragili sotto il profilo fisico ed emotivo, che lottano per la vita e si sottopongono a sedute delicate.
Non è purtroppo un reparto in cui il numero dei pazienti da trattare scende. Avviene il contrario. I numeri crescono insieme alle patologie tumorali e c’è la fila di pazienti ogni giorno da visitare e che devono essere sottoposti a trattamento. In una terra dichiarata ad alto rischio ambientale e con un'altissima percentuale di incidenza di patologie tumorali, invece che avere maggiore attenzione e servizi adeguati all'incidenza di patologie tumorali succede dunque che i pazienti devono fare la chemioterapia stretti come le sardine in tre stanze, seduti sulle sedie. Il sindaco Terenziano Di Stefano è andato su tutte le furie per questa vicenda incresciosa e in un video in cui richiama la vicenda raccontata nell'edizione cartacea di stamattina del nostro quotidiano ha chiamato in causa il direttore sanitario Alfonso Cirrone Cipolla accusandolo di non fare il suo dovere. Anche il vice presidente dell'Ars Nuccio Di Paola in un video ha definito scandalosa la situazione creatasi all'Oncologia con tre sole stanze per decine e decine di pazienti.
Ben nota la situazione della carenza di medici ed infermieri. Qualche tempo fa l’Asp rese nota l’assunzione di due medici destinati a potenziare l’Oncologia del Vittorio Emanuele. Ma quei due medici in ospedale non sono mai arrivati, pare per rinuncia, in quanto avrebbero scelto il contratto presso altre strutture. Nulla si sa di un eventuale scorrimento della graduatoria dei medici di Oncologia. E questa è la realtà amara con cui devono fare i conti i pazienti della città ad alto rischio ambientale. L'etichetta Il riconoscimento di un inquinamento che ha devastato l'ambiente c'è, i servizi sanitari correlati no.
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Pitone con un tumore alla mascella, trattato con una cura innovativa allo zoo di Chester TGLA7
Sarebbe la prima volta che questo tipo di trattamento viene tentato su un serpente
Si chiama Jodie Foster, ma non è l'attrice due volte premio Oscar. È un pitone reticolato di 4,5 metri e 23 anni che potrebbe essere il primo serpente ad aver ricevuto un trattamento oncologico pionieristico, normalmente utilizzato sugli esseri umani.
La cura con l'elettrochemioterapia
Quando al rettile è stato diagnosticato un tumore maligno alla mascella, ormai diffuso all'osso, i veterinari dello zoo di Chester hanno scelto di ricorrere all'elettrochemioterapia. L'intervento è stato diretto dal veterinario Ian Ashpole insieme agli oncologi dell'Università di Liverpool.
I medici hanno rimosso parte della mascella e iniettato il farmaco chemioterapico nel tessuto rimasto. Successivamente hanno inserito piccoli elettrodi metallici nel tessuto, somministrando impulsi elettrici per favorire l'apertura delle cellule tumorali e migliorare l'assorbimento del farmaco.
L'operazione è stata eseguita lo scorso ottobre e, dopo mesi di osservazione, Jodie è guarita dal cancro. Secondo Ashpole, la bocca è rimessa rapidamente e il pitone ha ripreso a mangiare normalmente. Non sono stati rilevati segni di ricrescita del tumore.
“Crediamo che questa sia la prima volta che l'elettrochemioterapia è stata eseguita su un serpente e che, insieme all'intervento chirurgico, si sia rivelata risolutiva”, ha affermato il veterinario. A 23 anni Jodie è considerata anziana, ma lo zoo spera che possa vivere fino a 30 anni e avere quindi ancora diverso tempo davanti a sé.
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Lucy Davis, nota attrice britannica, ha annunciato sui social di avere un tumore incurabile e ha dichiarato che continuerà a lavorare.L'annuncio è giunto dalla stessa attrice britannica, conosciuta per il suo ruolo di Dawn Tinsley nella serie britannica The O…
L'annuncio è giunto dalla stessa attrice britannica, conosciuta per il suo ruolo di Dawn Tinsley nella serie britannica The Office. Lucy Davis è apparsa sui social per raccontare la sua malattia, in un post sul suo profilo ufficiale di Instagram sotto il quale in migliaia si sono riversati per starle accanto.
L'interprete, oggi cinquantatré anni, ha sottolineato, sebbene il male sia incurabile, di voler vivere il tempo che le resta "nel modo più divertente possibile". Come detto in apertura, Davis è conosciuta ai più per aver preso parte alla versione originale di The Office, nella quale ha interpretato Dawn Tinsley, la receptionist dell'ufficio protagonista della sitcom in stile mockumentary. La diagnosi di tumore è giunta da un anno e mezzo, ha raccontato l'attrice:
"Un anno e mezzo fa mi è stato diagnosticato un cancro al seno al quarto stadio, con metastasi alle ossa. Nello specifico, alla colonna vertebrale, all’anca destra e alle costole. Il cancro è incurabile ed è troppo tardi per la chemioterapia" ha raccontato nel suo post su Instagram. L'attrice ha poi voluto condividere con i fan il primo segnale che le ha fatto sospettare che qualcosa non andava: "Quello che avevo sentito inizialmente non era propriamente un “nodulo”, ma piuttosto una sorta di zona dura. Era davvero piccolissima. Quasi non mi sono preoccupata di farlo controllare" ha spiegato Davis, che ha voluto lanciare un monito legato ai cambiamenti improvvisi del corpo.
Nel video, l'attrice non ha però voluto concentrarsi solo sulla sua malattia, spiegando che "Per ora sto cercando di vivere in modo divertente il resto della mia vita. Mi è sempre piaciuto trovare qualcosa da imparare anche nelle cose negative che mi accadono. E il cancro, sotto questo aspetto, non mi ha delusa: ho imparato molto e sono grata per questo" ha concluso Davis, che continuerà a lavorare nonostante la malattia: "Vorrei ancora lavorare. Ne sono perfettamente in grado e recitare è una delle più grandi gioie della mia vita", ha concluso.
Soprano, La serie completa 1-6 (28 DVD) è uno dei più venduti oggi su
Il caso della dirigente in chemioterapia costretta a trasferirsi a 1.000 km, Sasso (FnV) annuncia interrogazione a Valditara - Orizzonte Scuola Notizie
📰 Orizzonte Scuola Notizie📅 2026-08-21T13:15:27
chemioterapia
Il caso della dirigente in chemioterapia costretta a trasferirsi a 1.000 km, Sasso (FnV) annuncia interrogazione a Valditara Orizzonte Scuola Notizie
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Emofilia B, prima terapia genica in Umbria: trattato un 20enne a Perugia Quotidiano Dell'Umbria
Il giovane è il quarto paziente in Italia a ricevere il trattamento. La terapia prevede una singola infusione e punta a ridurre gli episodi di sanguinamento
Un importante passo avanti nel campo delle terapie innovative arriva dall’Azienda Ospedaliera di Perugia, dove è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l’emofilia B in Umbria. A ricevere il trattamento è stato un ragazzo di 20 anni, primo paziente umbro e quarto in Italia sottoposto a questa terapia.
Il trattamento è stato effettuato presso la Medicina Interna e d’Urgenza Stroke Unit, diretta dalla professoressa Cecilia Becattini, ed è indicato per pazienti adulti affetti da emofilia B grave e moderatamente grave, patologia caratterizzata da un deficit congenito del fattore IX della coagulazione.
Perugia tra i pochi centri italiani
La terapia genica per l’emofilia B è un trattamento ad altissima specializzazione, disponibile ancora in un numero limitato di strutture a livello nazionale e internazionale. In Italia sono tre i centri che hanno finora avviato questo percorso terapeutico: Perugia, Milano e Napoli.
L’emofilia B è una malattia rara ereditaria provocata dalla carenza o dall’assenza del fattore IX, condizione che espone chi ne soffre a un elevato rischio di emorragie, anche gravi.
Le terapie tradizionali prevedono infusioni endovenose ripetute nel tempo. La terapia genica punta invece a modificare radicalmente questo approccio.
«Con una singola infusione di un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale – spiega la professoressa Cecilia Becattini – consente all’organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o a ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento».
Una procedura che, sottolinea Becattini, rappresenta «una delle massime espressioni della medicina di precisione» e richiede il coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni.
Il ruolo del Centro regionale di Emofilia
Il trattamento del ventenne rappresenta un passaggio importante anche per il Centro regionale di Emofilia.
«La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica – afferma la responsabile Emanuela Marchesini – richiede un’attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo».
Fondamentale per rendere possibile il trattamento, oltre all’autorizzazione della Regione Umbria, è stato il lavoro della Farmacia ospedaliera diretta da Alessandro D’Arpino. I farmacisti hanno individuato le risorse attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi e predisposto le procedure per la gestione della terapia.
Particolare attenzione è stata riservata a tutte le fasi, dalla consegna e conservazione del farmaco fino alla preparazione e alla somministrazione.
Nel percorso sono stati coinvolti i professionisti delle strutture di Medicina d’Urgenza e Gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri e i tecnici sanitari del Laboratorio di Galenica clinica, insieme al Laboratorio di Microbiologia diretto dalla professoressa Antonella Mencacci, impegnato nelle attività di preparazione e stoccaggio.
D’Urso: «Un importante passo verso il futuro»
Per il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia, Antonio D’Urso, il primo trattamento rappresenta l’inizio di un nuovo percorso.
«Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo – sottolinea D’Urso –. L’avvio di questo trattamento rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura».
L’obiettivo è rendere disponibili anche in Umbria trattamenti di elevata complessità, permettendo ai pazienti, quando possibile, di evitare il ricorso a strutture fuori regione.
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La chirurgia robotica cambia la cura dei tumori dell’esofago: “Più precisa e meno invasiva” Quotidiano Nazionale
Un intervento di rimozione dell’esofago effettuato totalmente con la chirurgia robotica. L’esofagectomia è stato eseguito all’Irccs Ismett-Upmc di Palermo con la piattaforma Da Vinci, applicando la tecnologia mininvasiva a uno degli interventi più complessi della chirurgia oncologica. La procedura consente al chirurgo di operare attraverso piccole incisioni, con immagini tridimensionali ad alta definizione e strumenti dotati di grande precisione.
Ne parliamo con il dottor Alessandro Bertani, direttore del Dipartimento per la diagnosi e la terapia delle patologie toracico-polmonari e trapianto di polmone e direttore dei Laboratori di ricerca preclinica di Ismett.
Ismett ha eseguito la prima esofagectomia totalmente robotica con piattaforma da vinci. perché questo intervento rappresenta un passaggio importante per la chirurgia oncologica?
"La chirurgia robotica sta diventando lo standard di cura per molte patologie toraciche, ad esempio nei tumori mediastinici e nei tumori del polmone. I motivi della sua progressiva affermazione sono molteplici e riguardano il paziente, gli operatori e anche il sistema sanitario. L’obiettivo del chirurgo, tuttavia, resta focalizzato principalmente sul risultato per il paziente: la comunità chirurgica lavora incessantemente per offrire un intervento sempre più efficace e sempre meno invasivo. Grazie alla tecnologia robotica, questo obiettivo sta diventando sempre più raggiungibile, e gli interventi robotici sull’esofago rappresentano una delle procedure più complesse in ambito oncologico, sia dal punto di vista tecnico sia da quello gestionale. Per fare un esempio, la chirurgia robotica è in grado in aumentare sensibilmente l’accuratezza dell’intervento chirurgico, permettendo una dissezione più precisa, ad esempio a livello dei linfonodi. Questa maggiore accuratezza può avere un beneficio sulla qualità oncologica del gesto chirurgico e contribuire a un outcome migliore per il paziente".
L’esofagectomia è considerata uno degli interventi più complessi della chirurgia oncologica. Può spiegare, in parole semplici, perché operare l’esofago è così delicato?
"L’esofago è un organo che attraversa tre distretti corporei: cervicale, toracico e addominale. Per eseguire questo tipo di chirurgia è necessaria una competenza estremamente elevata sia in chirurgia toracica sia in chirurgia generale, ed è per questo che il numero di centri in grado di eseguirla che è relativamente basso, in Italia come nel resto del mondo. Oltre all’expertise chirurgica, è indispensabile un gruppo multidisciplinare che comprenda, insieme ai chirurghi, endoscopisti, anestesisti, oncologi, radioterapisti e patologi, in modo da garantire al paziente un percorso di cura ideale. Anche la gestione perioperatoria e delle complicanze nei pazienti sottoposti a esofagectomia è particolarmente critica, e beneficia allo stesso modo della presenza di un gruppo multidisciplinare dedicato.L’inserimento della tecnologi robotica in questa catena organizzativa incrementa ulteriormente il livello qualitativo dell'intero percorso".
Il dottor Alessandro Bertani di Ismett
Che cosa cambia, concretamente per il paziente, tra un intervento tradizionale, un approccio mini-invasivo classico e una procedura totalmente robotica con Da Vinci?
"Sebbene la tipologia di accessi della chirurgia robotica sia molto simile a quella della chirurgia mini-invasiva tradizionale (toracoscopia e laparoscopia), la piattaforma robotica permette spesso di eseguire procedure di maggiore complessità rispetto alla chirurgia mini -invasiva, ad esempio quando sono necessarie suture intracorporee e dissezioni fini di organi vitali. Grazie alla magnificazione, alle immagini 3D e all’articolazione dei movimenti intracorporei, la chirurgia robotica consente un’accuratezza dei gesti difficilmente raggiungibile con la chirurgia mini invasiva tradizionale. Il beneficio per il paziente è che anche interventi molto complessi, ad esempio dopo terapia neoadiuvante, possono essere completati senza dover ricorrere alla chirurgia open standard. Come la mini-invasiva tradizionale, anche la chirugia robotica garantisce un minor dolore post-operatorio e una dimissione più rapida. Dopo interventi complessi come l’esofagectomia - un intervento di circa 6 ore - è frequente che il paziente sia già in grado di alzarsi, camminare e iniziar a praticare la riabilitazione la mattina successiva. Alcuni studi in chirurgia oncologica generale sembrano inoltre suggerire che la maggiore accuratezza delll’inervento eseguito per via robotica possa ridurre le perdite aeree e linfatiche durante la dissezione, riducendo di conseguenza la necessità di drenaggio toracico, con un impatto significativo su dolore e tempi di dimissione".
Si parla spesso di chirurgia robotica, ma molti immaginano che sia il robot a operare. Qual è invece il ruolo reale del chirurgo durante l’intervento?
"L’espressione "chirurgia robotica” può in effetti generare questa impressione, ma non è così: il robot è solo uno strumenti di altissima precisione, messo in azione al 100% dal chirurgo con l’aiuto di tutta l’equipe. Il chirurgo siede a una consolle dall’aspetto quasi fantascientifico, dove si immerge nella realtà tridimensionale e guida i movimenti del robot con le proprie dita. Un altro grande vantaggio di questa tecnologia è la maggiore semplicità di esecuzione rispetto alla chirurgia mini-invasiva classica, che si traduce in un training più rapido per i chirurghi. Inoltre, l'operazione risulta meno faticosa per il chirurgo, che può lavorare seduto alla consolle anziché in piedi sul campo operatorio: un vantaggio non da poco, che permette di aumentare l'attenzione e limitare la fatica dell'operatore".
Al di là del caso siciliano, che cosa dice questo intervento sul futuro della chirurgia oncologica in Italia? La robotica può diventare uno standard anche per interventi complessi come quelli sull’esofago?
"Presso Ismett abbiamo sempre dedicato particolare attenzione ai pazienti con patologie dell’esofago, e in particolare ai tumori esofagei. siamo stati fra i primi a offrire l’intervento di esofagectomia mini-invasiva, ormai da più di 15 anni, grazie anche al supporto di upmc a pittsburgh, centro pioniere a livello mondiale in questo genere di procedure. Oggi stiamo seguendo un trend nazionale e internazionale che vede proprio una progressiva transizione verso la robotica per molti interventi. Centri internazionali ad alto volume, fra cui proprio i colleghi di Pittsburgh, utilizzano già la robotica su larga scala, per i vantaggi già elencati, che si riflettono a tutti i livelli: sul paziente, ma anche sugli operatori e sul sistema sanitario".
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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In Sicilia lo screening oncologico arriva in piazza la Repubblica
Ci vuole poco meno di un’oretta per arrivare a Nicosia da Enna. Un’oretta e mezza invece separa il piccolo centro siciliano da Catania, a est, e Cefalù, a nord est. Non è esattamente un paese in cui ci si ritrova di passaggio, e anche spostarsi dal comune può non essere sempre facile, non per tutti. Così che, in alcuni casi, il risultato può essere quello di rinunciare ai servizi fuori portata. Ma se i servizi sono quelli della prevenzione oncologica il rischio è di farne le spese in salute. Ed è per questo che l’edizione di quest’anno di Nicosiana, il festival che da tre stagioni unisce l’arte al sostegno ai progetti di salute, è dedicato alla prevenzione oncologica al femminile. Portando sul palco e in piazza le testimonianze di chi ha vissuto la malattia, l’esperienza di medici e professionisti della salute, la possibilità di eseguire visite mediche ed esami gratuiti e il supporto degli artisti. A prestare il volto all’iniziativa come testimonial, partecipando al festival, saranno gli artisti Ludovica Bizzaglia, Valeria Solarino, Alberto Paradossi, Alessandro Proietti, Giacomo Ferrara e Gloria Campaner. Il festival si terrà dal 27 agosto al 29 agosto a Nicosia, e il ricavato di queste serate andrà a supportare il potenziamento delle attività di prevenzione e cura oncologica sul territorio.
In Sicilia l’adesione agli screening è tra le più basse in Italia
“Dopo le prime due edizioni, dedicate a supportare la ricerca la sclerosi laterale amiotrofica, e poi quella sull’epidermolisi bollosa, quest’anno abbiamo deciso di fare qualcosa per sostenere il bisogno di prevenzione oncologica nella nostra regione, e nel nostro paese. Nello specifico per la prevenzione al tumore al seno e all’utero”, spiega a Salute Debora Leonardi, presidente dell’associazione culturale Divina Mania, ideatrice della manifestazione, che è sotto la direzione artistica di Antonio Monsellato.
I dati in materia di prevenzione secondaria al femminile qui infatti non sono rincuoranti: la Sicilia, insieme a Campania e Calabria è il fanalino di coda per quel che riguarda l’adesione ai programmi di screening per il tumore al seno (con la mammografia) e alla cervice uterina (con il Pap test o il test Hpv). Se in media in Italia una donna su due aderisce a questi screening, in Sicilia lo fa una donna su quattro circa (analisi Fondazione Gimbe). E trovarsi lontani dai centri oncologici non aiuta di certo, sia per visite ed esami che per ricevere le terapie: “Ci sono pazienti che per sottoporsi a chemioterapia devono farsi fino a un’ora e mezzo di viaggio per arrivare a Catania”, riprende Leonardi. Per questo, nell’edizione di quest’anno, Nicosiana sosterrà una raccolta fondi per supportare le attività dell’associazione territoriale Ago, che accompagna gratuitamente i pazienti oncologici verso i centri di cura per ricevere le terapie. Le difficoltà logistiche, insieme alla scarsa informazione e alla carenza di risorse, ha ricordato di recente anche il report di Medici del Mondo, sono tra i fattori che più allontanano i pazienti dalla prevenzione oncologica.
Spettacoli, screening e sensibilizzazione
“Di qui l’idea di mettere l’arte a servizio della prevenzione, nel nostro territorio, promuovendo l’adesione agli screening, perché sappiamo che possono salvare vite”, riprende Leonardi. Nelle mattinate di Nicosiana, evento promosso in collaborazione con il Comune di Nicosia e con l'Asp di Enna, ci saranno incontri e tavole rotonde dedicate ai temi della prevenzione e cure oncologiche, per sensibilizzare le donne sull’importanza di aderire alle chiamate di screening. “Ci sarà anche la possibilità di eseguire gratuitamente visite ginecologiche ed ecografie al seno, grazie ai camper messi a disposizione dalla Asp di Enna”, prosegue Leonardi. L’Asp di Enna ha appena annunciato poi l’arrivo di un nuovo mammografo digitale a Nicosia.
Artisti e pazienti insieme sul palco: il programma delle tre serate
Protagoniste di Nicosiana saranno poi le donne che hanno vissuto o stanno vivendo la malattia, che daranno volto e voce a sostegno della prevenzione. Una mostra fotografica infatti ritrae venti di loro negli scatti della fotografa siciliana Bianca Burgo, che saranno presenti in giro per la città durante tutta la durata del Festival. “Nel corso della prima serata alcune di loro, insieme agli attori, saliranno sul palco per raccontare, attraverso una serie di monologhi la loro esperienza di malattia, e in alcuni casi, la mancanza di esperienze”, spiega Leonardi, riferendosi al caso di alcune donne che, a causa del tumore all’utero, non sono potute diventare madri.
Dopo la prima serata con le testimonianze di Voci di Rinascita, il venerdì l’Associazione Librosia porterà sul palco i brani tratti da La cura di Concita De Gregorio, letti da Ludovica Bizzaglia. Nella stessa serata, prosegue Leonardi, è prevista anche una cena di beneficenza, mentre in quella conclusiva del 29 agosto Valeria Solarino insieme alla pianista Gloria Campaner sarà protagonista di uno spettacolo che affronta il tema del viaggio e del superamento del limite (Oltre le colonne d’Ercole. Guida al viaggio da Chopin a Stevenson).
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Criteri Critici
Le nuove frontiere della terapia genica: all'ospedale di Perugia il primo trattamento per l'emofilia B su un paziente di 20 anni Virgilio
E' stata eseguita con successo all'ospedale di Perugia la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria. Protagonista la medicina interna e d'urgenza stroke unit, diretta dalla professoressa Cecilia...Leggi tutta la notizia
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Criteri Critici
Emofilia B, a Perugia la prima terapia genica in Umbria La Voce del Territorio Umbro
Trattato un ragazzo di 20 anni, primo paziente in regione e quarto in Italia
E’ stata eseguita con successo la prima terapia genica per l’emofilia B in Umbria presso la Medicina Interna e d’Urgenza Stroke Unit, diretta dalla prof.ssa Cecilia Becattini. dell’Azienda Ospedaliera di Perugia. A beneficiarne un ragazzo di 20 anni, primo paziente trattato in regione e quarto in Italia, con terapia genica indicata per gli adulti con emofilia B grave e moderatamente grave (deficit congenito del fattore IX).
La terapia genica per l’emofilia B rappresenta un trattamento ad altissima specializzazione, che richiede un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, competenze cliniche altamente qualificate e il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza. Si tratta di una terapia disponibile ancora in un numero molto limitato di centri a livello nazionale e internazionale. In Italia, sono tre i centri che hanno avviato questo percorso terapeutico: Perugia, Milano e Napoli, confermando il ruolo dell’Azienda ospedaliera di Perugia nell’ambito delle cure altamente specialistiche e innovative.
“L’emofilia B è una malattia rara ereditaria causata dalla carenza o dall’assenza del fattore IX della coagulazione, – spiega la prof.ssa Cecilia Becattini – che espone a un elevato rischio di emorragie, talvolta potenzialmente letali. Le terapie finora disponibili richiedono infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto significativo sulla quotidianità delle persone. La terapia genica introduce un cambio di paradigma: con una singola infusione di un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale, consente all’organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o a ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. Rappresenta una delle massime espressioni della medicina di precisione, resa possibile solo dal coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni”.
“Il trattamento del primo paziente umbro – afferma la dr.ssa Emanuela Marchesini, responsabile del Centro regionale di Emofilia- – rappresenta un momento significativo per il nostro Centro e per la rete regionale dedicata alle malattie emorragiche congenite. La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica, richiede un’attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo”.
Determinante per l’avvio e la gestione del trattamento, oltre all’ autorizzazione della Regione Umbria, è stato il contributo della Farmacia ospedaliera, diretta dal dottor Alessandro D’Arpino. I farmacisti ospedalieri hanno individuato le fonti di finanziamento, attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi, e hanno predisposto le procedure necessarie per garantire la corretta gestione della terapia. Particolare attenzione è stata dedicata all’intera filiera del farmaco: dalla consegna alla conservazione, dalla preparazione fino alla somministrazione. Un percorso che ha coinvolto, in un lavoro di squadra, i clinici delle strutture di Medicina D’Urgenza e Gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri con i tecnici sanitari del Laboratorio di Galenica clinica, insieme al Laboratorio di Microbiologia, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci, che ha fornito un contributo fondamentale nelle attività di preparazione e stoccaggio.
«Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo – dichiara Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia – L’avvio di questo trattamento rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza delle nostre Istituzioni e dal lavoro di una rete di professionisti sanitari altamente qualificati, che consente oggi di offrire anche in Umbria trattamenti di elevata complessità, evitando ai cittadini di dover ricorrere, quando possibile, a cure fuori regione».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Emofilia B: cura rivoluzionaria. Quarto paziente in Italia trattato con terapia genica La Nazione
Perugia, 21 agosto 2026 - Ancora una storia di buona sanità al Santa Maria della Misericordia. Arriva da Medicina Interna e d’Urgenza Stroke Unit, diretta dalla professoressa Cecilia Becattini dove è stata eseguita con successo la prima terapia genica per l'emofilia B in Umbria. A beneficiarne un ragazzo di 20 anni, primo paziente trattato in regione e quarto in Italia, con terapia genica indicata per gli adulti con emofilia B grave e moderatamente grave (deficit congenito del fattore IX).
Trattamento all'avanguardia
La terapia genica per l’emofilia B rappresenta un trattamento ad altissima specializzazione, che richiede un’organizzazione multidisciplinare di eccellenza, competenze cliniche altamente qualificate e il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza. Si tratta di una terapia disponibile ancora in un numero molto limitato di centri a livello nazionale e internazionale. In Italia, sono tre i centri che hanno avviato questo percorso terapeutico: Perugia, Milano e Napoli, confermando il ruolo dell’Azienda ospedaliera di Perugia nell’ambito delle cure altamente specialistiche e innovative. “L'emofilia B è una malattia rara ereditaria causata dalla carenza o dall'assenza del fattore IX della coagulazione, - spiega Becattini - che espone a un elevato rischio di emorragie, talvolta potenzialmente letali. Le terapie finora disponibili richiedono infusioni endovenose ripetute e continuative, con un impatto significativo sulla quotidianità delle persone. La terapia genica introduce un cambio di paradigma: con una singola infusione di un vettore adeno-associato per introdurre nelle cellule il gene funzionale, consente all'organismo di produrre in modo autonomo e duraturo il fattore IX, contribuendo a prevenire o a ridurre in modo significativo gli episodi di sanguinamento. Rappresenta una delle massime espressioni della medicina di precisione, resa possibile solo dal coordinamento tra competenze cliniche, ricerca, farmacia ospedaliera, organizzazione sanitaria e istituzioni”.
“Il trattamento del primo paziente umbro – afferma la dottoressa Emanuela Marchesini, responsabile del Centro regionale di Emofilia- - rappresenta un momento significativo per il nostro Centro e per la rete regionale dedicata alle malattie emorragiche congenite. La terapia genica è una rivoluzione epocale nella medicina clinica, richiede un'attenta selezione dei candidati, un percorso multidisciplinare strutturato e un monitoraggio clinico nel tempo”.
Determinante per l’avvio e la gestione del trattamento, oltre all’ autorizzazione della Regione Umbria, è stato il contributo della Farmacia ospedaliera, diretta dal dottor Alessandro D’Arpino. I farmacisti ospedalieri hanno individuato le fonti di finanziamento, attraverso l’accesso al fondo nazionale per i farmaci innovativi, e hanno predisposto le procedure necessarie per garantire la corretta gestione della terapia. Particolare attenzione è stata dedicata all’intera filiera del farmaco: dalla consegna alla conservazione, dalla preparazione fino alla somministrazione. Un percorso che ha coinvolto, in un lavoro di squadra, i clinici delle strutture di Medicina D’Urgenza e Gastroenterologia, i farmacisti ospedalieri con i tecnici sanitari del Laboratorio di Galenica clinica, insieme al Laboratorio di Microbiologia, diretto dalla professoressa Antonella Mencacci, che ha fornito un contributo fondamentale nelle attività di preparazione e stoccaggio.
La medicina del futuro
"Questo intervento rappresenta un punto di partenza, non un punto di arrivo – dichiara Antonio D’Urso, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia - L’avvio di questo trattamento rappresenta un importante passo verso il futuro e conferma la capacità della Regione Umbria e del suo sistema sanitario regionale di investire nell’innovazione, nell’alta specializzazione e nelle nuove opportunità di cura. Un risultato reso possibile dalla lungimiranza delle nostre Istituzioni e dal lavoro di una rete di professionisti sanitari altamente qualificati, che consente oggi di offrire anche in Umbria trattamenti di elevata complessità, evitando ai cittadini di dover ricorrere, quando possibile, a cure fuori regione".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.1/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
A un paziente cambogiano è stato diagnosticato erroneamente un tumore alla testa del pancreas. Vietnam.vn
Il 21 agosto, le informazioni provenienti dall'Ospedale Generale Internazionale Minh Anh indicavano che un paziente di 37 anni, di nome TK, di nazionalità cambogiana, era stato ricoverato con forti dolori addominali, al massimo livello della scala del dolore (10/10), grave spossatezza fisica e motivo di panico per la sua famiglia. Precedentemente, in Cambogia, il paziente si era recato presso una strutturamedicalocale dove gli era stato diagnosticato un tumore alla testa del pancreas con estese metastasi ai linfonodi, con un'aspettativa di vita di pochi mesi. Quando il paziente fu sottoposto a una nuova visita in un altro ospedale in Vietnam, i risultati della TAC confermarono la stessa conclusione. Di fronte al costoso intervento di Whipple e alle scarse probabilità di sopravvivenza, la famiglia del paziente era quasi sul punto di arrendersi, considerando l'ipotesi di somministrargli alte dosi di antidolorifici per riportarlo a casa e attendere il peggio. Tuttavia, al ricevimento del caso, il dottor Tran Tan Dat, medico e specialista in medicina interna, insieme al team diagnostico dell'Ospedale Generale Internazionale Minh Anh, ha riscontrato un'anomalia: una discrepanza tra le manifestazioni cliniche effettive e i risultati delle indagini diagnostiche per immagini. Secondo il dottor Dat, gli esami di diagnostica per immagini sono solo uno strumento di supporto e la decisione finale spetta al medico curante. L'équipe medica ha effettuato un consulto e ha esaminato l'intero iter diagnostico. Sospettando che la lesione fosse in realtà una grande pseudocisti del pancreas, una condizione benigna che potrebbe facilmente essere scambiata per un tumore maligno all'esame di imaging, i medici hanno richiesto ulteriori indagini approfondite. "Le ripetute indagini diagnostiche per immagini effettuate in ospedale hanno confermato con precisione questa ipotesi, trasformando una 'condanna a morte' in una condizione benigna completamente curabile", ha affermato il dottor Dat. Dopo le spiegazioni e le insistenze del medico, la famiglia del paziente ha acconsentito all'intervento chirurgico. All'apertura della cavità addominale, l'équipe ha confermato che la lesione era effettivamente una grande cisti pseudopancreatica che comprimeva gli organi. I medici hanno eseguito il drenaggio, aspirato il liquido della cisti e effettuato una biopsia intraoperatoria. L'esame istologico ha confermato che la lesione era completamente benigna, senza la presenza di cellule maligne. In seguito all'intervento, il livello di dolore del paziente si è ridotto dell'80%, la morfina ad alto dosaggio è stata rapidamente sospesa ed è stato sufficiente un normale antidolorifico. A soli 3 giorni dall'intervento, il paziente era in grado di stare in piedi, camminare con cautela per la stanza, mangiare e bere normalmente e presto verrà dimesso e potrà tornare a casa. Fonte: https://giaoducthoidai.vn/benh-nhan-nguoi-campuchia-bi-chan-doan-nham-ung-thu-dau-tuy-post789026.html