Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.9/100
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✅
Criteri Critici
Le sperimentazioni cliniche per il trattamento del cancro della pelle mostrano risultati positivi. Vietnam.vn
Un ampio studio clinico sul trattamento del cancro della pelle ha appena prodotto risultati positivi: un vaccino contro il melanoma, basato sulla tecnologia mRNA, ha mostrato il potenziale per ridurre il rischio di recidiva. In parole semplici, l'mRNA agisce come una "guida", aiutando l'organismo a produrre le proteine necessarie al sistema immunitario per riconoscere e combattere le cellule tumorali. Questa terapia è stata sviluppata congiuntamente da due aziende americane, Moderna e Merck. I risultati preliminari suggeriscono che la combinazione del vaccino con il farmaco Keytruda migliora l'efficacia del trattamento, riducendo il rischio di recidiva del cancro e limitando le metastasi ad altre parti del corpo. (Screenshot) In particolare, il vaccino è stato personalizzato per ciascun paziente in base alle mutazioni rilevate nel suo specifico tumore. Questa scoperta apre nuove prospettive per l'applicazione di trattamenti personalizzati ad altri tipi di cancro. Tuttavia, la produzione di vaccini personalizzati per ogni singolo paziente presenta anche delle sfide in termini di produzione e distribuzione. Fonte: https://vtv.vn/thu-nghiem-dieu-tri-ung-thu-da-cho-ket-qua-tich-cuc-100260820230938236.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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46.3/100
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Criteri Critici
Il vaccino contro il COVID prolunga la vita ai pazienti affetti da glioblastoma Foro3D
Uno studio preliminare ha rilevato che i pazienti con glioblastoma, un cancro cerebrale aggressivo, che hanno ricevuto il vaccino anti-COVID prima dell'intervento chirurgico sono vissuti in media 743 giorni rispetto ai 349 di chi non lo ha ricevuto. Non c'è prova di causa ed effetto, ma il dato suggerisce che il vaccino potrebbe attivare il sistema immunitario contro il tumore. Per i cittadini, questo apre una porta a un beneficio extra, anche se sono necessari ulteriori studi clinici per confermarlo.
Meccanismo immunologico: dalla prevenzione virale alla risposta antitumorale 🧬
L'ipotesi tecnica indica che i vaccini a mRNA generano una risposta delle cellule T che non attacca solo il SARS-CoV-2, ma riconosce anche antigeni tumorali. Nel glioblastoma, un tumore con microambiente immunosoppressivo, questa attivazione potrebbe rompere la tolleranza locale. I ricercatori hanno osservato una maggiore infiltrazione di linfociti nei tumori dei vaccinati. È ancora presto, ma il meccanismo è plausibile: il vaccino addestra il sistema immunitario a non ignorare le cellule cancerose. La fase successiva sarà replicare il risultato in coorti più ampie.
Vaccinarsi contro il COVID e, per di più, contro il cancro: due al prezzo di uno 💉
Quindi ora risulta che l'iniezione non solo ti evita un raffreddore con la febbre, ma potrebbe anche mettere il tuo sistema immunitario a fare straordinari contro un tumore cerebrale. Se questo venisse confermato, gli oncologi dovranno aggiungere un'altra domanda in consultazione: ti sei fatto il vaccino anti-COVID o preferisci la versione classica di vivere la metà? Nel frattempo, i negazionisti dei vaccini dovranno trovare un'altra scusa per non vaccinarsi, perché quella che non serve a nulla è appena stata messa in discussione. E tutto per un'iniezione che già ti facevano gratis.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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63.3/100
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B
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Criteri Critici
Santa Maria, interventi nei tempi in cinque aree oncologiche Umbria7
Prossima al target anche la chirurgia della prostata
TERNI . Il 100% dei pazienti con tumore della mammella, del colon-retto, dell’utero, della tiroide e del polmone è stato operato entro i tempi previsti dal Piano Nazionale di Governo delle Liste di Attesa (PNGLA). È il dato più significativo che emerge dal monitoraggio relativo al primo semestre 2026 dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, che registra un ulteriore miglioramento nella gestione delle liste di attesa chirurgiche.
Il risultato riguarda cinque delle principali procedure oncologiche monitorate e certifica il pieno rispetto dei tempi nazionali e delle priorità cliniche per tutti i pazienti interessati. Positivo anche l’andamento degli altri indicatori. La prostatectomia radicale, unica procedura non ancora pienamente allineata al target nazionale, registra un significativo miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Le ulteriori misure organizzative già adottate sono finalizzate a raggiungere nei prossimi mesi il pieno rispetto del tempo massimo di 30 giorni previsto per questa patologia oncologica.
Il miglioramento dei tempi di attesa procede parallelamente all’incremento dei volumi di attività chirurgica. Un risultato reso possibile da un modello di programmazione integrato e dinamico, costruito sulle priorità cliniche e sulla capacità effettiva dell’Azienda, con l’obiettivo di garantire un accesso alle cure sempre più tempestivo, appropriato ed equo. Negli ultimi mesi l’Azienda ha profondamente rivisto il modello di programmazione chirurgica, superando la semplice assegnazione delle sedute operatorie per arrivare a un governo complessivo dell’intero percorso del paziente. La programmazione viene definita quotidianamente tenendo conto delle priorità cliniche e dei tempi di attesa, ma anche della complessità dei pazienti e della disponibilità effettiva di sale operatorie, posti letto, personale e tecnologie. Un sistema che consente di utilizzare le risorse in modo più appropriato e di migliorare efficacia, efficienza ed equità di accesso alle cure.
Alla base dei risultati c’è il modello di governance introdotto dalla Direzione Aziendale attraverso il Tavolo Tecnico Chirurgico e il Centro Programmazione Interventi, che hanno trasformato la programmazione in un processo continuo e flessibile, in grado di adattarsi ai bisogni dei pazienti e alle risorse concretamente disponibili.
Per il direttore sanitario Domenico Montemurro, i risultati raggiunti confermano come anche l’organizzazione rappresenti uno strumento fondamentale di cura. “Dietro ogni intervento eseguito nei tempi previsti c’è un’organizzazione che funziona. La complessità della chirurgia richiede decisioni continue, capacità di programmare, monitorare e rimodulare quotidianamente l’attività in funzione delle priorità cliniche e delle risorse realmente disponibili. Abbiamo costruito un sistema che governa il percorso chirurgico nel suo insieme e che oggi ci consente di garantire ai pazienti risposte sempre più tempestive senza rinunciare all’appropriatezza e alla qualità dell’assistenza”.
Tra gli elementi innovativi del modello c’è l’introduzione dell’Operating Room Management, funzione affidata all’anestesista che, grazie alla visione trasversale dell’intero percorso perioperatorio, integra gli aspetti clinici, organizzativi e gestionali e assume un ruolo strategico nel governo del blocco operatorio. L’Operating Room Manager traduce priorità cliniche, tempi di attesa e risorse disponibili in una programmazione dinamica dell’attività chirurgica, coniugando efficacia clinica, efficienza organizzativa, sicurezza del paziente, appropriatezza ed equità di accesso alle cure. La funzione rappresenta inoltre il raccordo tra la Direzione Strategica e il sistema chirurgico aziendale, favorendo la collaborazione multidisciplinare e traducendo gli indirizzi del Direttore Sanitario e del Direttore Generale in scelte organizzative quotidiane orientate al miglioramento delle performance, al rispetto dei tempi di attesa e all’utilizzo ottimale delle risorse.
Accanto all’Operating Room Management si è consolidato il ruolo del Data Manager, elemento centrale per il governo delle liste di attesa e per l’affidabilità del monitoraggio. L’elaborazione, la validazione e l’interpretazione puntuale dei dati consentono di distinguere i pazienti effettivamente inseriti in lista di attesa da quelli ancora nella fase di presa in carico, restituendo indicatori aderenti alla reale situazione assistenziale. Dati affidabili permettono di misurare i tempi effettivi di attesa, in particolare per i pazienti oncologici, verificare l’appropriatezza delle classi di priorità, aggiornare costantemente le liste e programmare l’attività sulla base di evidenze oggettive, tempestive e validate. L’integrazione tra Direzione Strategica, Operating Room Management, Data Management e team multidisciplinare configura così un modello di governance nel quale organizzazione, dati e competenze professionali concorrono a garantire ai cittadini cure più tempestive, eque e appropriate.
Per il direttore generale Andrea Casciari, il risultato va oltre il dato numerico e testimonia gli effetti del nuovo modello organizzativo. “Abbiamo scelto di investire nell’organizzazione prima ancora che nei numeri. Oggi raccogliamo i frutti di un modello fondato sulla collaborazione multidisciplinare, sulla cultura del dato e sulla capacità di programmare. Chirurghi, anestesisti, infermieri, coordinatori, Direzione Medica, sistemi informativi, controllo di gestione e data manager lavorano come un’unica squadra con un obiettivo comune: garantire ai cittadini un accesso sempre più rapido, equo e appropriato alle cure chirurgiche. Il contemporaneo miglioramento dei tempi di attesa e dei volumi di attività dimostra che innovazione organizzativa, collaborazione multidisciplinare ed efficienza possono tradursi in un beneficio concreto per i cittadini”.
«Dopo la diagnosi di cancro terminale di mia sorella ho iniziato a studiare e ora aiuto a scovare i tumori. Ma avrei voluto ci fosse per... - Il Messaggero
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Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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45.9/100
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Criteri Critici
«Dopo la diagnosi di cancro terminale di mia sorella ho iniziato a studiare e ora aiuto a scovare i tumori. Ma avrei voluto ci fosse per... Il Messaggero
Dieci anni fa era una mamma sempre di corsa, a capo di un'agenzia di market intelligence e alle prese con la crescita di due figli. Poi, nel 2016, arrivò la notizia che le avrebbe cambiato la vita: il tumore al seno della sorella maggiore, già affrontato nel 2012, era tornato, questa volta in forma incurabile .
Dieci anni fa era una mamma sempre di corsa, a capo di un'agenzia di market intelligence e alle prese con la crescita di due figli. Poi, nel 2016, arrivò la notizia che le avrebbe cambiato la vita: il tumore al seno della sorella maggiore, già affrontato nel 2012, era tornato, questa volta in forma incurabile. Da quel momento la donna, Mel de Lange, ha intrapreso un percorso di studi nella ricerca sanitaria che, sette anni dopo la morte della sorella Becca, l'ha portata a diventare dottoressa di ricerca: oggi è impegnata ad aiutare i medici a sviluppare strumenti che aiutino i medici a individuare più rapidamente i casi di tumore. A raccontare la sua storia è la Bbc.
La diagnosi inaspettata e la svolta
Mel, originaria di Malmesbury, nel Wiltshire, ha raccontato quanto fu improvvisa la recidiva della malattia della sorella: «È stato uno choc totale, sembrava completamente in salute. Aveva 39 anni, si era appena fidanzata, stava rimettendo in ordine la sua vita dopo aver affrontato il cancro al seno la prima volta, quindi non ce lo aspettavamo affatto». Fu proprio la diagnosi terminale di Becca a spingere Mel a rivedere la propria vita e la propria carriera, con la volontà di fare qualcosa di concreto per chi si trovava nella stessa situazione della sorella: si iscrisse così a un master part-time in Health Research all'Università di Bristol, portando avanti contemporaneamente la propria attività professionale e la crescita dei figli.
Il percorso di studi e la perdita della sorella
Becca, racconta Mel, era entusiasta del suo ritorno tra i banchi universitari, ma morì pochi mesi dopo l'inizio degli studi della sorella. «Era davvero orgogliosa e sapeva perché lo stavo facendo. Il primo saggio che ho scritto riguardava il cancro al seno e l'ho scritto per lei. Quindi sì, credo che fosse orgogliosa di me», ha detto Mel. Al master è seguito un dottorato in Epidemiologia, conseguito nel luglio di quest'anno. Ma accanto a questo traguardo personale, la famiglia di Mel ha dovuto affrontare un altro lutto: anche la suocera, Janet, è morta a causa di un tumore al seno.
Il nuovo obiettivo
A 47 anni, Mel considera l'ultimo decennio come un periodo che le ha dato uno scopo chiaro: condurre ricerche in grado di accelerare la diagnosi del cancro al seno metastatico. Oggi mette a frutto le proprie competenze alla Queen Mary University di Londra, dove lavora allo sviluppo di strumenti digitali pensati per aiutare i medici di base a valutare se un paziente possa avere un tumore e se sia necessario indirizzarlo verso ulteriori accertamenti. «Si tratta soprattutto di provare ad aiutare le persone a vivere più a lungo e ad avere una qualità di vita migliore», ha spiegato Mel. Ripensando a come è cambiata negli ultimi dieci anni, ritiene di essere diventata più coraggiosa e determinata, un aspetto che avrebbe sorpreso sua sorella: «Ho ancora paura, ma faccio le cose lo stesso. Penso che sarebbe piuttosto sorpresa di quanta strada ho fatto».
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Criteri Critici
Tumori, Ascierto: «Il vaccino contro il melanoma è una rivoluzione per l’oncologia» Corriere della Calabria
I nostri canali ROMASono molto promettenti i risultati dello studio clinico di Fase 3 del vaccino a mRna contro il melanoma: somministrato in combinazione con l’immunoterapia, intismeran ha dimostrato di ridurre il rischio di recidive e la formazione di metastasi a distanza. “È l’inizio di una nuova era per l’oncologia, un’ulteriore rivoluzione dopo quella dell’immunoterapia”, dichiara entusiasta aLaPressePaolo Ascierto, oncologo del Pascale, tra i massimi esperti al mondo di melanoma e coordinatore dello studio per l’Italia. Uno studio che ha visto il nostro Paese in prima linea con quattro centri coinvolti: il Pascale di Napoli, l’Istituto dei tumori di Milano, il Gemelli a Roma e il Centro di Immuno-oncologia di Siena. “L’Italia ha fornito il contributo maggiore allo studio in termini di pazienti: circa 200 su 1.100 complessivi”, fa sapere Ascierto, che è anche membro dello steering committee internazionale della sperimentazione. A differenza dei vaccini preventivi, quello sviluppato da Moderna e Merck è un vaccino terapeutico, che si somministra cioè solo dopo l’asportazione chirurgica del tumore. E, soprattutto, il farmaco sarà personalizzato per ciascun paziente. “Si preleva un campione del tumore, che viene sequenziato in laboratorio. A quel punto un algoritmo di AI seleziona i 34 neoantigeni più immunogenici, cioè maggiormente capaci di scatenare la risposta immunitaria, che diventeranno la base per il vaccino a Rna messaggero”, spiega l’oncologo. I dati ufficiali della Fase 3 saranno presentati a ottobre, in occasione dell’Esmo, il convegno europeo di oncologia. Intanto, però, sappiamo che gli endpoint, gli obiettivi prefissati, sono stati raggiunti: il trattamento, in combinazione con l’immunoterapia, ha dimostrato di poter impedire la ricomparsa del cancro e la formazione di metastasi in altri organi. Un risultato molto significativo perché “la Distant metastasis-free survival (la sopravvivenza libera da metastasi a distanza, ndr) è un endpoint molto vicino alla sopravvivenza, che è il parametro più importante in oncologia”, chiarisce Ascierto. In Italia i pazienti affetti da melanoma candidabili al vaccino saranno circa tremila. Ma se si parla di rivoluzione per l’oncologia tutta e non per il solo tumore della pelle, è perché il meccanismo può essere traslato su altre neoplasie: “In questo momento – conclude Ascierto – sono già in corso sperimentazioni sui tumori del polmone, del rene, della vescica e del pancreas” x x
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Leucemia mieloide cronica, vivere bene con la terapia è parte del percorso di cura pharmastar.it
Nella leucemia mieloide cronica il successo del trattamento non dipende soltanto dal controllo della malattia. Tollerabilitŕ, aderenza e continuitŕ terapeutica incidono profondamente sulla quotidianitŕ dei pazienti, influenzando benessere, lavoro, relazioni e qualitŕ di vita. In che modo questi aspetti vengono vissuti dalle persone con LMC e quali sono oggi i bisogni ancora insoddisfatti?Ne abbiamo parlato con Nicoletta Re, Vicepresidente di AIP LMC - Associazione Italiana Pazienti con Leucemia Mieloide Cronica, nell'ambito del progetto "Leucemia mieloide cronica, 25 anni di progressi e uno sguardo al futuro". Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Il primo pitone al mondo è stato curato per un tumore utilizzando un metodo avanzato. Vietnam.vn
Secondo i media britannici, Jodie ha ricevuto il suo nome attuale perché, quando è stata portata per la prima volta allo zoo, il personale ha notato che nella sua cartella c'era scritto "JF", acronimo di "juvenile female" (femmina giovane). Questo pitone è stato appena sottoposto a un trattamento oncologico avanzato, potenzialmente salvavita, un metodo solitamente utilizzato per gli esseri umani. Inizialmente, i custodi hanno iniziato a preoccuparsi che potesse essere malato quando hanno notato che mangiava di meno e passava più tempo immobile nel suo recinto. A Jodie fu successivamente diagnosticato un fibroma maligno, un tipo di tumore maligno della mascella. Il tumore fu rimosso chirurgicamente, ma in seguito si ripresentò e iniziò a invadere l'osso mandibolare. Poiché la vita di Jodie era in pericolo, è stata sottoposta a elettrochemioterapia. Diversi mesi dopo la procedura, Jodie mangiava normalmente ed era tornata ad essere la ragazza vivace ed energica di sempre. I pitoni sono in grado di dislocare le mascelle per inghiottire prede molte volte più grandi della loro testa. Nei mesi successivi all'intervento, il personale dello zoo ha osservato che Jodie è ancora in grado di scattare, afferrare e inghiottire il cibo senza difficoltà. Ian Ashpole, veterinario dello zoo di Chester, ha dichiarato: "Quando il tumore si è ripresentato e ha iniziato a distruggere parte della mandibola, ci siamo resi conto che un ulteriore intervento chirurgico probabilmente non sarebbe stato sufficiente. Rischiavamo di perdere Jodie, poiché il tumore le rendeva sempre più difficile nutrirsi. Così abbiamo collaborato con degli specialisti in oncologia per capire se fosse possibile adattare l'elettrochemioterapia a un pitone. A nostra conoscenza, questa è stata la prima volta che questo metodo è stato utilizzato su un pitone." Jodie era così corpulenta che nessun tavolo operatorio poteva contenerla interamente. Due tavoli furono uniti, creando una superficie grande all'incirca quanto un letto matrimoniale. Jodie è stata anestetizzata direttamente nel suo recinto e poi trasportata con cura dal personale al centro veterinario dello zoo, dove è stata sottoposta a una procedura della durata di 90 minuti. Innanzitutto, Ashpole ha rimosso il tumore insieme a una porzione della mandibola malata di Jodie, quindi ha proceduto con l'elettrochemioterapia per distruggere le cellule cancerose residue. L'elettrochemioterapia combina il farmaco antitumorale bleomicina con una serie di impulsi elettrici attentamente controllati, erogati direttamente sull'area tumorale. Questi impulsi aumentano temporaneamente la permeabilità delle cellule tumorali, consentendo al farmaco di penetrare nelle cellule in modo più efficace. Jose Alvarez Picornell del Dipartimento di Scienze Cliniche dei Piccoli Animali dell'Università diLiverpoolha dichiarato: "L'elettrochemioterapia è un trattamento emergente e questa è la prima volta che viene utilizzata su un pitone. Il successo di questo trattamento testimonia l'importanza della collaborazione. Lavorando a stretto contatto con Ian, siamo stati in grado di sviluppare un piano che non solo avvantaggia Jodie Foster, ma contribuisce anche all'intera comunità veterinaria." I risultati finali degli esami di questa settimana hanno confermato che Jodie non presenta ancora alcun segno di recidiva del cancro. Il signor Picornell ha aggiunto: "Pubblicheremo ufficialmente i dettagli del processo in modo che i colleghi veterinari di tuttoil mondopossano imparare dal nostro approccio e svilupparlo ulteriormente. Questo rappresenta un traguardo importante nella mia carriera e una grande opportunità per ampliare il lavoro del dipartimento a supporto della ricerca veterinaria di alta qualità e del trasferimento tecnologico." Fonte: https://baotintuc.vn/chuyen-la-the-gioi/con-tran-dau-tien-tren-the-gioi-duoc-dieu-tri-ung-thu-bang-phuong-phap-tien-tien-20260821154858159.htm
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Criteri Critici
Tumore ovarico, il primo anticorpo farmaco-coniugato apre una nuova fase pharmastar.it
Negli ultimi anni il trattamento del carcinoma ovarico č entrato sempre piů nell'era della medicina di precisione. L'approvazione di mirvetuximab soravtansine introduce anche in Italia il primo anticorpo farmaco-coniugato dedicato a una specifica popolazione di pazienti. Quali caratteristiche rendono questa innovazione diversa dalle opzioni finora disponibili? Quali evidenze scientifiche ne hanno supportato l'approvazione e quale potrŕ essere il ruolo futuro degli anticorpi farmaco-coniugati nei tumori ginecologici? Ne abbiamo parlato con la professoressa Domenica Lorusso, Direttore della Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X e Ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso Humanitas University, che abbiamo incontrato in occasione della conferenza stampa "Tumore ovarico: le nuove frontiere dell'innovazione terapeutica". Tumore del polmone: dall’assenza di mutazioni driver alle resistenze, quali i principali unmet need?Professor Marcello Tiseo Psoriasi, nuove evidenze sugli anti-IL-23: verso un controllo dell'infiammazione sistemica e della progressione di malattiaProf.ssa Alessandra Narcisi Psoriasi, perché intervenire precocemente: ruolo dell'infiammazione sistemica e delle comorbiditŕProf.ssa Anna Campanati Studi clinici nelle malattie rare: rigore metodologico e nuove prospettiveCarlotta Galeone Malattie rare, le nuove sfide per valutare e garantire l'accesso alle terapieClaudio Jommi Vitiligine: una presa in carico piů vicina al paziente per migliorare qualitŕ di vita e accesso alle cureValeria Corazza Vitiligine, innovazione terapeutica e organizzativa: il valore della collaborazione tra tutti gli stakeholderNicola Bencini Farmacia dei servizi e teledermatologia: la sperimentazione lombarda rafforza la presa in carico della vitiligineAnna Rosa Racca Vitiligine, nuove terapie target e aderenza: le chiavi per migliorare i risultati cliniciAngelo Valerio Marzano Teledermatologia e farmacie dei servizi: la Lombardia sperimenta un nuovo modello di presa in carico della vitiligineEmanuele Monti TAVI nei casi complessi, esperienza e metodo per aumentare la sicurezzaDott. Arturo Giordano TAVI e Lifetime Management, progettare oggi il percorso futuro del pazienteDott. Francesco Bedogni InformativaUtilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nellacookie policy.Puoi acconsentire all'utilizzo di tali tecnologie utilizzando il pulsante "Accetta tutti". Fino a che non sceglierai una opzione utilizzeremo solo i cookie tecnici e necessari. Cookie tecniciCookie tecnici e necessari al corretto funzionamento del sito web. Non possono essere disabilitati [7]NomeFornitoreScopoDuratacovidLoginAntherica srlFunzionaleSessionelngAntherica srlFunzionalePersistentepharmaLogAntherica srlFunzionaleSessionesocialcounterAntherica srlFunzionale1 giornosys_langAntherica srlFunzionalePersistenteUserLogAntherica srlFunzionaleSessione_cookie_consentAntherica srlFunzionale1 anno Cookie di preferenzaI cookie di preferenza consentono al sito web di memorizzare informazioni che ne influenzano il comportamento, ad esempio la personalizzazione di un colore.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia Cookie statisticiI cookie statistici aiutano a capire come i visitatori interagiscono con il sito web raccogliendo e trasmettendo informazioni in forma anonima [7]NomeFornitoreScopoDurata_gaGoogle AnalyticsStatistiche1 anno_ga_J8H44EJNJ3Google AnalyticsStatistiche1 anno__utmaGoogle AnalyticsStatistiche2 anni__utmbGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmcGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmtGoogle AnalyticsStatisticheSessione__utmzGoogle AnalyticsStatistiche6 mesi Cookie di marketingI cookie di marketing vengono utilizzati per tracciare i visitatori sul sito web. La finalità è quella di presentare annunci pubblicitari che siano rilevanti e coinvolgenti per il singolo utente.Nessun cookie utilizzato per questa tipologia
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Pazienti portoghesi partecipano a una sperimentazione clinica su un vaccino personalizzato contro il melanoma The Portugal News
Tre pazienti in cura presso l’Istituto Portoghese di Oncologia (IPO) di Lisbona fanno parte del gruppo di soggetti che partecipano a una sperimentazione clinica internazionale volta a testare un vaccino personalizzato contro il melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle. in ·21 ago 2026, 18:33·0 Commmenti La sperimentazione sta valutando l'intismeran autogene (V940), una terapia sperimentale a base di RNA messaggero (mRNA) sviluppata da Moderna in collaborazione con Merck, nota come MSD al di fuori degli Stati Uniti. Successo della sperimentazione A differenza dei vaccini progettati per prevenire l’infezione, questo trattamento è destinato a persone che hanno già il cancro, poiché utilizza le informazioni genetiche del tumore del paziente e mira ad addestrare il sistema immunitario a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Moderna e Merck hanno annunciato questa settimana che la loro sperimentazione di Fase 3 INTerpath-001 ha raggiunto i suoi due obiettivi principali, dimostrando un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza libera da recidiva e della sopravvivenza libera da metastasi a distanza quando il V940 è stato combinato con l’immunoterapia pembrolizumab, commercializzata con il nome di Keytruda. Questo studio internazionale ha coinvolto 1.137 pazienti affetti da melanoma ad alto rischio, i cui tumori erano stati asportati chirurgicamente e che hanno ricevuto o il trattamento personalizzato a base di mRNA in combinazione con pembrolizumab, oppure il solo pembrolizumab. Trattamento sperimentale Le aziende non hanno ancora reso noti i risultati completi della Fase 3, affermando che i dati dettagliati saranno presentati in occasione di un prossimo convegno medico; ciò significa che il trattamento rimane sperimentale e non è attualmente disponibile come terapia standard. Come riportato da Executive Digest, nel precedente studio di fase 2b, la combinazione di V940 e pembrolizumab ha ridotto il rischio di recidiva o di decesso del 49% e il rischio di metastasi a distanza o di decesso del 62%, rispetto al solo pembrolizumab. Il vaccino viene prodotto in base alle caratteristiche individuali del tumore di ciascun paziente. Gli scienziati analizzano innanzitutto il tumore per identificare le mutazioni che potrebbero produrre neoantigeni, ovvero marcatori anomali che distinguono le cellule tumorali dal tessuto sano; il vaccino utilizza poi l’mRNA per istruire il sistema immunitario a prendere di mira quei marcatori specifici. Dati clinici Questo approccio rappresenta una delle applicazioni più seguite della tecnologia dell’mRNA al di là delle malattie infettive. La tecnologia è diventata ampiamente nota grazie ai vaccini contro il COVID-19, ma da allora i ricercatori ne hanno studiato il potenziale nel trattamento del cancro. Questi ultimi risultati potrebbero aprire la strada alla presentazione delle domande di autorizzazione, anche se l’approvazione dipenderà da una valutazione dettagliata dei dati clinici completi; secondo alcune fonti, le aziende si starebbero già preparando per le discussioni con le autorità regolatorie. Pratica di routine Per i tre pazientidell’IPO di Lisbona, la partecipazione allo studio internazionale conferisce al Portogallo un ruolo diretto nella sperimentazione di un trattamento che potrebbe, a lungo termine, avvicinare la terapia oncologica personalizzata alla pratica clinica di routine. I ricercatori stanno inoltre studiando approcci simili basati sull’mRNA contro altri tumori, aprendo la possibilità che i vaccini personalizzati possano, a lungo termine, diventare parte di una più ampia transizione verso trattamenti progettati in base alle caratteristiche biologiche di ogni singolo tumore.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
In Algarve arriva un trattamento innovativo contro il cancro al seno Portugal Resident
Un fattore determinante per il successo del trattamento oncologico è la tempestività con cui viene iniziato. La possibilità di completare la radioterapia durante l'intervento chirurgico per il tumore al seno e in un'unica seduta consente ora alle donne di beneficiare di questo trattamento precocemente.
Per la prima volta a sud di Lisbona, il Gruppo Sanitario HPA ha avviato questa settimana questo nuovo approccio. La radioterapia intraoperatoria (IORT) è considerata una delle tecniche più innovative per il trattamento di questa patologia ed è stata effettuata mercoledì 29 ottobre per la prima volta su una paziente di 73 anni, giunta appositamente dal Mozambico per sottoporsi alla procedura e dimessa il giorno successivo.
La radioterapia standard prevede sedute giornaliere per un periodo di sei settimane. Con la IORT, una dose di radiazioni simile può essere somministrata in un'unica seduta, preservando al contempo i tessuti sani, riducendo gli effetti collaterali e i tempi di spostamento per le sedute di radioterapia.
La radioterapia intraoperatoria (IORT) somministra una dose concentrata di radiazioni al sito tumorale immediatamente dopo la rimozione del tumore, distruggendo le cellule tumorali microscopiche che potrebbero essere rimaste. La radioterapia tradizionale richiede un periodo di recupero dopo l'intervento chirurgico, durante il quale le cellule tumorali microscopiche rimangono nell'organismo per periodi più lunghi, prima che possa iniziare il trattamento radioterapico.
È possibile somministrare dosi precise di radiazioni proteggendo al contempo i tessuti sani, come la pelle. Ciò consente di erogare una dose di radiazioni più elevata al letto tumorale, preservando i tessuti circostanti sani.
Questa procedura chirurgica segue i protocolli internazionali per la chirurgia del tumore al seno ed è il risultato di diversi anni di ricerca e scambio di informazioni tra Stati Uniti ed Europa.
“Avviando questa tecnica presso l'Ospedale Particolare di Alvor e anche a Gambelas (Faro), il Gruppo Sanitario HPA dimostra non solo il suo impegno per l'innovazione tecnologica, ma soprattutto la sua attenzione nel partecipare a tutte le possibilità che possano effettivamente migliorare la qualità della vita delle donne affette da tumore al seno”, ha dichiarato il Gruppo Sanitario HPA in un comunicato stampa.
“Questo trattamento ci offre una nuova speranza per la prevenzione e l'eradicazione della malattia.”
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Psicoterapia coperta dalla cassa malati? «Solo con una diagnosi di uno psichiatra» Ticinonline
BERNA - Bisogna correre ai ripari di fronte all'"esplosione" dei costi per la psicoterapia praticata da psicologi. È l'opinione della Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Nazionale (CSSS-N) secondo cui, prima di sottoporsi a terapia, è necessaria una diagnosi medica eseguita da uno psichiatra. La psicoterapia è rimborsata dalle case malattia dal 2022. Da allora i costi non hanno fatto che aumentare, si legge in una nota dei servizi parlamentari. Da qui l'idea di presentare una mozione per limitare il lievitare dei costi, approvata per 16 voti a 9. Una seconda mozione, accolta per 13 voti a 9, prevede il rilevamento periodico di dati sulle malattie psichiche e sul benessere psichico allo scopo di disporre di una migliore base di informazioni sulla prevalenza di tali disturbi in Svizzera. I costi delle cure di salute mentale a carico delle casse malattia sono aumentati del 6,1% nel 2024. Ammontavano a circa 3,2 miliardi di franchi, pari al 7,5% dei costi totali dell'assicurazione obbligatoria. Questi oneri, così come quelli della sanità nel suo complesso, sono cresciuti costantemente dal 2006.
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Criteri Critici
Terapia genica emofilia B, primo trattamento in Umbria Umbria TV
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Criteri Critici
Il farmaco di Moderna contro il melanoma supera la fase tre e l’azienda vola in borsa L'INDIPENDENTE
Moderna torna a infiammare Wall Street grazie a un trattamento sperimentale contro il melanoma. Il 19 agosto, l’azienda statunitense e Merck hanno annunciato risultati preliminari positivi per intismeran autogene, terapia personalizzata a mRNA testata insieme all’immunoterapico Keytruda su pazienti operati per melanoma ad alto rischio. Il titolo Moderna è schizzato del 177% in una sola seduta, aggiungendo oltre 40 miliardi di dollari alla capitalizzazione della società, prima di perdere il 23,5% il giorno successivo. Una corsa vertiginosa che celebra il primo esito positivo di fase tre per il farmaco, ma precede la pubblicazione dei dati clinici completi e l’esame delle autorità regolatorie.
Lo studio INTerpath-001 ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma negli stadi IIB-IV, sottoposti alla rimozione chirurgica completa del tumore, ma ancora esposti a un elevato rischio di recidiva. I partecipanti sono stati assegnati, in rapporto di due a uno, alla combinazione di intismeran e pembrolizumab, commercializzato da Merck come Keytruda, oppure a placebo più Keytruda. Secondo il comunicato congiunto, un’analisi ad interim ha mostrato il raggiungimento dell’obiettivo primario della sopravvivenza libera da recidiva e di quello secondario della sopravvivenza libera da metastasi a distanza. La sperimentazione proseguirà per valutare gli altri parametri, compresa la sopravvivenza globale. Le aziende definiscono il miglioramento rispetto al solo Keytruda «statisticamente significativo e clinicamente rilevante» e sostengono che non siano comparsi effetti avversi nuovi o inattesi rispetto a quelli già rilevati negli studi precedenti, ma i dati completi sulla sicurezza non sono ancora stati pubblicati. La parola “vaccino”, ripresa nei titoli dei media in questi giorni, può tuttavia generare un equivoco: non si tratta di un prodotto preventivo destinato alla popolazione sana, ma di una terapia sperimentale per persone che hanno già sviluppato il melanoma e sono state operate. Il tessuto tumorale asportato viene analizzato per individuarne le mutazioni; sulla base di queste informazioni si prepara un trattamento personalizzato che dovrebbe insegnare al sistema immunitario a riconoscere e colpire eventuali cellule maligne residue.
Il risultato segna un passaggio decisivo per Moderna: è il primo studio di fase tre positivo per una terapia oncologica personalizzata a mRNA. Per la società guidata da Stéphane Bancel rappresenta soprattutto la possibilità di rilanciare la piattaforma resa celebre dalla pandemia, dopo il crollo della domanda di vaccini anti-Covid. Wall Street ha reagito come se la nuova stagione fosse già cominciata: il 19 agosto il titolo ha guadagnato quasi il 177%, passando in una sola seduta da circa 63 a oltre 174 dollari. L’euforia si è però rapidamente scontrata con le prese di profitto e il giorno successivo Moderna ha ceduto il 23,5%, fermandosi a 133,32 dollari. Nonostante la correzione, il valore resta più che doppio rispetto alla vigilia dell’annuncio. La febbre finanziaria riflette la speranza che la stessa piattaforma possa essere applicata ad altre neoplasie. Moderna e Merck stanno, infatti, studiando intismeran anche contro tumori del polmone, del rene e della vescica.
I dati completi, compresi quelli sulla sopravvivenza globale, devono ancora essere pubblicati e sottoposti alle autorità regolatorie. Intismeran resta, quindi, una terapia sperimentale, di cui non sono noti costi e accessibilità. Anche il profilo di sicurezza richiede cautela. I rischi associati ai vaccini anti-Covid non possono essere trasferiti automaticamente a questo trattamento, ma dimostrano che la tecnologia a mRNA non è esente da criticità: nel 2025, la FDA ha aggiornato le avvertenze su miocardite e pericardite, soprattutto tra i giovani maschi. Nello studio oncologico di fase 2b, gli eventi più comuni sono stati affaticamento e dolore nel sito dell’iniezione, entrambi nel 59,6% dei pazienti, e brividi nel 51%, prevalentemente lievi o moderati. Gli effetti immuno-correlati sono comparsi nel 45,2% dei pazienti trattati con intismeran e Keytruda e nel 44% di quelli sottoposti al solo immunoterapico. Una differenza minima, che secondo le aziende non indica un aggravamento del rischio dovuto all’mRNA. Restano gli effetti anche gravi già associati a Keytruda, tra cui pneumonite immunomediata, colite, epatite e disturbi endocrini immunomediati.
Barclays stima per intismeran circa 3 miliardi di dollari di vendite annuali nel melanoma entro il 2035. Una prospettiva ben lontana dalle aspettative incorporate nel balzo del titolo: secondo UBS, la nuova valutazione di Moderna sembrava scontare ricavi annui vicini ai 20 miliardi, un livello giudicato difficilmente realistico. È questa distanza tra aspettative finanziarie ed evidenze disponibili a imporre cautela. Moderna ha già trasformato risultati preliminari in una nuova promessa miliardaria. Dopo la consacrazione dell’mRNA durante la pandemia, anche in oncologia la narrazione del progresso rischia così di precedere la verifica scientifica. Wall Street, intanto, ha già attribuito un prezzo a una rivoluzione ancora tutta da confermare.
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Criteri Critici
Gela, chemioterapia stretti come sardine e sulle sedie nella città ad alto rischio ambientale La Sicilia
Era una brutta situazione prima quando i pazienti malati di tumore venivano accolti per la chemioterapia in stanze piene di muffa per le infiltrazioni di acqua dal tetto e lo è anche oggi che due stanze di degenza interessate da carenze igieniche sono state chiuse dai Nas qualche giorno prima di Ferragosto. Mentre sindaco ed alleati protestavano ( e lo fanno ancor oggi) con un gazebo davanti l'ospedale i Nas procedevano a far chiudere quei locali inidonei. Una vicenda che è saltata fuori proprio al gazebo dove da 21 giorni arrivano, dalla voce diretta dei pazienti, tutti i punti deboli del servizio sanitario. Chi entra o esce dal Vittorio Emanuele si ferma a raccontare, a sfogare rabbia e delusione, allungando poi la lista delle firme (già oltre 7000) per una sanità migliore.
Una donna ieri mattina ha testimoniato ciò che avviene da qualche giorno al reparto di Oncologia. Racconta di un familiare che si sottopone a chemioterapia seduto su una sedia e di tanti pazienti come lui, concentrati tutti in tre stanze. Ed è così che è venuto fuori che delle sette stanze assegnate al reparto di Oncologia del Vittorio Emanuele si è arrivati a tre. Due erano state chiuse alcuni anni fa per stacco di calcinacci e da allora non sono mai state riaperte, e altre due sono state chiuse nei giorni scorsi, nel cuore delle ferie ferragostane, dopo l' intervento dei Nas. Motivazione identica alle precedenti: condizioni igienico sanitarie e di sicurezza non idonee.
Il reparto, come è noto, è sito al quarto ed ultimo piano dell’ospedale ed è facile che ci siano infiltrazioni dal tetto e situazioni che diventano più critiche se non si fanno le dovute manutenzioni alla copertura. E non si sono fatte se è stato necessario chiudere altre due stanze. Fatto sta che il disagio ora si ripercuote su soggetti fragili sotto il profilo fisico ed emotivo, che lottano per la vita e si sottopongono a sedute delicate.
Non è purtroppo un reparto in cui il numero dei pazienti da trattare scende. Avviene il contrario. I numeri crescono insieme alle patologie tumorali e c’è la fila di pazienti ogni giorno da visitare e che devono essere sottoposti a trattamento. In una terra dichiarata ad alto rischio ambientale e con un'altissima percentuale di incidenza di patologie tumorali, invece che avere maggiore attenzione e servizi adeguati all'incidenza di patologie tumorali succede dunque che i pazienti devono fare la chemioterapia stretti come le sardine in tre stanze, seduti sulle sedie. Il sindaco Terenziano Di Stefano è andato su tutte le furie per questa vicenda incresciosa e in un video in cui richiama la vicenda raccontata nell'edizione cartacea di stamattina del nostro quotidiano ha chiamato in causa il direttore sanitario Alfonso Cirrone Cipolla accusandolo di non fare il suo dovere. Anche il vice presidente dell'Ars Nuccio Di Paola in un video ha definito scandalosa la situazione creatasi all'Oncologia con tre sole stanze per decine e decine di pazienti.
Ben nota la situazione della carenza di medici ed infermieri. Qualche tempo fa l’Asp rese nota l’assunzione di due medici destinati a potenziare l’Oncologia del Vittorio Emanuele. Ma quei due medici in ospedale non sono mai arrivati, pare per rinuncia, in quanto avrebbero scelto il contratto presso altre strutture. Nulla si sa di un eventuale scorrimento della graduatoria dei medici di Oncologia. E questa è la realtà amara con cui devono fare i conti i pazienti della città ad alto rischio ambientale. L'etichetta Il riconoscimento di un inquinamento che ha devastato l'ambiente c'è, i servizi sanitari correlati no.
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Pitone con un tumore alla mascella, trattato con una cura innovativa allo zoo di Chester TGLA7
Sarebbe la prima volta che questo tipo di trattamento viene tentato su un serpente
Si chiama Jodie Foster, ma non è l'attrice due volte premio Oscar. È un pitone reticolato di 4,5 metri e 23 anni che potrebbe essere il primo serpente ad aver ricevuto un trattamento oncologico pionieristico, normalmente utilizzato sugli esseri umani.
La cura con l'elettrochemioterapia
Quando al rettile è stato diagnosticato un tumore maligno alla mascella, ormai diffuso all'osso, i veterinari dello zoo di Chester hanno scelto di ricorrere all'elettrochemioterapia. L'intervento è stato diretto dal veterinario Ian Ashpole insieme agli oncologi dell'Università di Liverpool.
I medici hanno rimosso parte della mascella e iniettato il farmaco chemioterapico nel tessuto rimasto. Successivamente hanno inserito piccoli elettrodi metallici nel tessuto, somministrando impulsi elettrici per favorire l'apertura delle cellule tumorali e migliorare l'assorbimento del farmaco.
L'operazione è stata eseguita lo scorso ottobre e, dopo mesi di osservazione, Jodie è guarita dal cancro. Secondo Ashpole, la bocca è rimessa rapidamente e il pitone ha ripreso a mangiare normalmente. Non sono stati rilevati segni di ricrescita del tumore.
“Crediamo che questa sia la prima volta che l'elettrochemioterapia è stata eseguita su un serpente e che, insieme all'intervento chirurgico, si sia rivelata risolutiva”, ha affermato il veterinario. A 23 anni Jodie è considerata anziana, ma lo zoo spera che possa vivere fino a 30 anni e avere quindi ancora diverso tempo davanti a sé.
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Criteri Critici
Lucy Davis, nota attrice britannica, ha annunciato sui social di avere un tumore incurabile e ha dichiarato che continuerà a lavorare.L'annuncio è giunto dalla stessa attrice britannica, conosciuta per il suo ruolo di Dawn Tinsley nella serie britannica The O…
L'annuncio è giunto dalla stessa attrice britannica, conosciuta per il suo ruolo di Dawn Tinsley nella serie britannica The Office. Lucy Davis è apparsa sui social per raccontare la sua malattia, in un post sul suo profilo ufficiale di Instagram sotto il quale in migliaia si sono riversati per starle accanto.
L'interprete, oggi cinquantatré anni, ha sottolineato, sebbene il male sia incurabile, di voler vivere il tempo che le resta "nel modo più divertente possibile". Come detto in apertura, Davis è conosciuta ai più per aver preso parte alla versione originale di The Office, nella quale ha interpretato Dawn Tinsley, la receptionist dell'ufficio protagonista della sitcom in stile mockumentary. La diagnosi di tumore è giunta da un anno e mezzo, ha raccontato l'attrice:
"Un anno e mezzo fa mi è stato diagnosticato un cancro al seno al quarto stadio, con metastasi alle ossa. Nello specifico, alla colonna vertebrale, all’anca destra e alle costole. Il cancro è incurabile ed è troppo tardi per la chemioterapia" ha raccontato nel suo post su Instagram. L'attrice ha poi voluto condividere con i fan il primo segnale che le ha fatto sospettare che qualcosa non andava: "Quello che avevo sentito inizialmente non era propriamente un “nodulo”, ma piuttosto una sorta di zona dura. Era davvero piccolissima. Quasi non mi sono preoccupata di farlo controllare" ha spiegato Davis, che ha voluto lanciare un monito legato ai cambiamenti improvvisi del corpo.
Nel video, l'attrice non ha però voluto concentrarsi solo sulla sua malattia, spiegando che "Per ora sto cercando di vivere in modo divertente il resto della mia vita. Mi è sempre piaciuto trovare qualcosa da imparare anche nelle cose negative che mi accadono. E il cancro, sotto questo aspetto, non mi ha delusa: ho imparato molto e sono grata per questo" ha concluso Davis, che continuerà a lavorare nonostante la malattia: "Vorrei ancora lavorare. Ne sono perfettamente in grado e recitare è una delle più grandi gioie della mia vita", ha concluso.
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