📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.1/100
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Criteri Critici
Radioterapia, a Sassari priorità ai casi urgenti: gli altri dirottati a Olbia La Nuova Sardegna
Sassari Dietro ai numeri ci sono le paure di chi aspetta. La lista di 130 persone in attesa di trattamento genera inevitabili tensioni. «Comprendiamo il disagio e l’ansia di chi affronta un percorso oncologico», ammette la direttrice Salvatrice Campoccia. Gestire l’emergenza impone però scelte quotidiane dolorose: i casi clinicamente urgenti, come i tumori sanguinanti al colon, devono avere la priorità assoluta, facendo inesorabilmente slittare le cure degli altri. A soffrire particolarmente questa situazione sono le donne colpite da tumore al seno. «Le pazienti della mammella sono molto informate, complice il grande lavoro di sensibilizzazione delle Breast Unit», spiega. «Conoscono le tempistiche cliniche del loro protocollo e pretendono, giustamente, di essere prese in carico subito. Da loro riceviamo moltissime email di legittima protesta». Per cercare di alleggerire la pressione, l’Aou sta esplorando soluzioni di rete, attivando collaborazioni con il Mater Olbia per smistare una parte dell’utenza. Ma il piano si scontra con la dura realtà sociale del territorio: «Con la crisi economica attuale, molti pazienti non hanno le risorse finanziarie per affrontare un viaggio tutti i giorni. Quelli che non possono spostarsi dobbiamo necessariamente tenerli in cura a Sassari».
Questa emergenza porta alla luce due criticità sistemiche che vanno ben oltre i confini locali e ipotecano la sanità del futuro. La prima è di natura clinica ed economica e riguarda la sinergia delle terapie avanzate: «Più funzionano i nuovi farmaci oncologici, più c’è la necessità di irradiare. Un farmaco biologico da 100mila euro, senza la radioterapia complementare, perde di efficacia. Conviene investire sull’acquisto dei macchinari radioterapici, perché ottimizzano l’intera spesa oncologica». Il secondo campanello d’allarme è l’assenza di ricambio generazionale tra gli specialisti. «Siamo una categoria in estinzione, ci sono ormai pochissimi radioterapisti in Italia. È una disciplina che non si può fare privatamente, dato l’enorme costo dei macchinari, e i giovani medici scelgono altre specializzazioni». (lu. so.)
AOOR Villa Sofia Cervello, al via progetto di Terapia genica per il trattamento di talassemie ed emoglobinopatie: una nuova speranza di guarigione per i pazienti - siciliaogginotizie.it
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
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Criteri Critici
AOOR Villa Sofia Cervello, al via progetto di Terapia genica per il trattamento di talassemie ed emoglobinopatie: una nuova speranza di guarigione per i pazienti siciliaogginotizie.it
Prende avvio un importante progetto dedicato alla terapia genica per il trattamento delle emoglobinopatie e delle talassemie, patologie ereditarie che interessano migliaia di persone e che, fin dalla nascita, impongono frequenti trasfusioni di sangue per garantire livelli adeguati di emoglobina.L’iniziativa, presentata oggi dalla direzione strategica alla presenza dell’Assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, del Sindaco Roberto Lagalla, del Rettore Massimiliano Midiri, del direttore generale del Dasoe, Giacomo Scalzo, rappresenta un significativo passo avanti nella medicina di precisione e punta a offrire ai pazienti una concreta possibilità di guarigione, superando la dipendenza dalle trasfusioni periodiche e consentendo il raggiungimento di una stabilità emoglobinica duratura. All’evento hanno partecipato, tra gli altri, la Fondazione Franco e Piera Cutino, presieduta dall’ematologo Aurelio Maggio, le associazioni dei pazienti talassemici.
La terapia genica agisce direttamente sulla causa della malattia attraverso la sostituzione del gene difettoso con una copia sana e funzionante. Un approccio innovativo che apre nuove prospettive terapeutiche e che può modificare radicalmente la qualità e l’aspettativa di vita delle persone affette da queste patologie. I benefici attesi non riguardano esclusivamente l’aspetto clinico. La possibilità di liberarsi dalle continue trasfusioni e dai trattamenti correlati permetterà ai pazienti, a partire dai 12 anni di età, di intraprendere un percorso verso una maggiore autonomia e una vita più vicina alla normalità, con effetti positivi sul benessere fisico, psicologico e sociale.Il percorso terapeutico ha una durata media di circa due mesi. Per garantire la massima sicurezza e rispondere alle specifiche esigenze assistenziali del trattamento, è stata realizzata un’area dedicata di circa 40 metri quadrati al secondo piano del Padiglione B5 del Presidio Ospedaliero Vincenzo Cervello. Gli spazi sono stati progettati per assicurare elevati standard di protezione e comfort. L’area comprende una zona filtro a pressione negativa, in grado di mantenere la sterilità degli ambienti adiacenti con livelli di protezione pari al 99,9%, una stanza di degenza dotata di servizi igienici privati e una zona relax destinata al familiare che accompagnerà il paziente durante il percorso di cura. Quest’ultima è stata attrezzata con tutti i principali comfort, tra cui divano, frigorifero e televisione.
L’intervento ha inoltre previsto una completa revisione e l’adeguamento degli impianti tecnologici, con particolare attenzione ai sistemi idrici, elettrici e, soprattutto, agli impianti di trattamento e ricambio dell’aria, elementi fondamentali per garantire la sicurezza e l’efficacia dell’intero percorso assistenziale.“L’avvio di questo progetto rappresenta un traguardo di straordinaria importanza per il nostro ospedale e per l’intero sistema sanitario regionale. La terapia genica segna l’ingresso in una nuova era della medicina, nella quale non ci limitiamo a trattare la malattia, ma interveniamo direttamente sulle sue cause. Aver realizzato un percorso assistenziale altamente specializzato e una struttura dedicata significa offrire ai pazienti e alle loro famiglie un’opportunità concreta di cambiamento e di speranza. È il risultato di un lavoro di squadra che testimonia la capacità del Cervello di essere protagonista dell’innovazione sanitaria” – ha detto il direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia Cervello, Alessandro Mazzara.“Con questo progetto, l’ospedale Cervello si conferma punto di riferimento nell’innovazione terapeutica e nell’assistenza ai pazienti affetti da malattie rare del sangue, contribuendo allo sviluppo di percorsi di cura sempre più avanzati e personalizzati – ha sottolineato la direttrice sanitaria, Maria Lucia Furnari – Offrire una concreta possibilità di guarigione significa restituire tempo, autonomia e speranza a chi ha convissuto con la malattia per tutta la vita. È questo il valore più profondo di un progetto che punta non solo a curare, ma a migliorare in modo sostanziale la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie”.
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Criteri Critici
MONTEBELLUNA | PET INFUSION, LA LABRADOR JOY PER LA PRIMA VOLTA ENTRA IN CHEMIOTERAPIA ANTENNA TRE
11/06/2026 MONTEBELLUNA – Per la prima volta in Veneto è consentito al paziente di avere con sè la sua cagnolina durante la seduta di chemioterapia, è accaduto a Montebelluna dove Barbara ha avuto al suo fianco la labrador Joy, plauso dal presidente Stefani, “Umanizzare le cure vale come una medicina. Al lavoro per estendere il progetto in tutti gli ospedali” || Barbara Guerra e Joy, un binomio inseparabile che però non poteva affrontare la chemioterapia insieme. Una battaglia di civiltà portata avanti insieme al marito Antonio e all’associazione Angeli con la coda che ha finalmente visto la vittoria. Il 10 giugno rimarrà nella storia dell’oncologia veneta perché per le prima volta in un ospedale regionale, durante la sessione di infusione, la labrador Joy ha potuto assistere Barbara nel reparto oncologico di Montebelluna, per tutta la durata della somministrazione.La sperimentazione ha coinvolto la Direzione Medica, il Day Hospital Oncologico, il Risk Management, il Servizio Aziendale per la Prevenzione del Rischio Infettivo e il Servizio di Igiene Urbana Veterinaria, insieme si è definita una priocedura aziendale che disciplina l’accesso dell’animale in condizioni rigorosamente controllate e previamenre autorizzate. ma dietro a tanto lavoro il risultato è evidente, la felicità di Barbara, Joy e Antonio, non è nemmeno descrivibile e per chi volesse donare la raccoltà fondi continua. – Intervistati BARBARA GUERRA, GIANCARLO BIZZARRI (Direttore Generale Ulss2 Marca Trevigiana) (Servizio di Elena Dal Forno)
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39.3/100
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Criteri Critici
Pascale scende in piazza, l'ultima tappa del progetto è dedicata alla prevenzione urologica Il Mattino
Si conclude con una giornata dedicata alla prevenzione urologica il ciclo di appuntamenti di "Pascale scende in piazza", l'iniziativa dell'Istituto dei tumori di Napoli che negli ultimi mesi ha portato screening e visite gratuite direttamente nei quartieri cittadini. L'ultima tappa della campagna è stata organizzata in occasione della Giornata Mondiale del Cancro della Prostata e ha visto l'ambulatorio mobile dell'Istituto fare tappa a Piazza degli Artisti per offrire visite urologiche gratuite agli uomini over 50, senza necessità di prenotazione. Un'opportunità che ha consentito a numerosi cittadini di sottoporsi a controlli specialistici e ricevere informazioni sui corretti percorsi di prevenzione.
APPROFONDIMENTI FutuRare 2026, l'evento sulle malattie rare e terapie avanzate nella medicina di precisione Cancro, c'è un nuovo rivoluzionario strumento per la valutazione del rischio senza fare esami specifici Cosmesi bio, attenzione ai certificati: «Assicurata la qualità ma occorre leggere sempre gli ingredienti»
L'iniziativa chiude un percorso che ha registrato una significativa partecipazione della popolazione napoletana. Complessivamente sono state effettuate 124 visite e consulenze gratuite: 43 visite urologiche, dalle quali sono emersi 3 casi sospetti meritevoli di ulteriori approfondimenti diagnostici, 41 visite pneumologiche con spirometria, 30 consulenze nutrizionali e 10 consulenze psicologiche. Nelle precedenti tappe, infatti, gli specialisti del Pascale hanno effettuato screening per la prevenzione del tumore al seno in Piazza Dante, oltre a controlli dedicati alla diagnosi precoce del melanoma e delle patologie tiroidee in Piazza Italia, a Fuorigrotta.
Il progetto è nato con l'obiettivo di avvicinare la prevenzione ai cittadini, portando i servizi sanitari fuori dalle strutture ospedaliere e rendendoli accessibili direttamente nelle piazze. Accanto alle visite specialistiche, sono state offerte anche consulenze nutrizionali e psicologiche, confermando l'approccio multidisciplinare adottato dall'Istituto. L'iniziativa ha rappresentato un importante momento di sensibilizzazione sui temi della diagnosi precoce e della prevenzione oncologica, ribadendo il ruolo centrale dei controlli periodici nella tutela della salute. Il direttore generale dell'Irccs, Maurizio di Mauro, in merito ha dichiarato: «Con l'ultima tappa dedicata all'urologia si chiude dunque un percorso che ha consentito a oltre cento cittadini di accedere gratuitamente a servizi specialistici e di ricevere informazioni utili per la prevenzione delle principali patologie oncologiche».
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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61.1/100
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Criteri Critici
Leucemia linfatica cronica, benefici duraturi nei pazienti più grandi la Repubblica
La leucemia linfatica cronica è una neoplasia che colpisce i linfociti B, tipica dell’anziano. Viene spesso diagnosticata in tarda età - nel 70% dei casi sopra i 65 anni - in pazienti spesso non inclusi all’interno delle sperimentazioni, e per i quali mancano dunque evidenze in merito alle migliori strategie di gestione della malattia. Per questo i dati che saranno presentati al Congresso dell’Associazione Europea di Ematologia (Eha), in corso a Stoccolma fino alla prossima domenica, sono degni di nota: fotografano l’efficacia di una terapia contro la leucemia linfatica cronica o linfoma a piccoli linfociti (Llc/Sll) in una popolazione reale, ovvero di anziani con età pari o superiori agli 80 anni. E sono dati incoraggianti: i due terzi circa dei pazienti trattati con zanubrutinib, sono rimasti liberi da progressione a sei anni.
L’efficacia delle terapie negli anziani
“Il trattamento della Llc nei pazienti ottantenni comporta numerose considerazioni, poiché spesso presentano altre patologie concomitanti e, finora, disponiamo di scarse evidenze con dati a lungo termine a cui fare riferimento in questa popolazione”, ha spiegato Alessandra Tedeschi, consulente in ematologia e Direttore Medico del Dipartimento di Ematologia presso il Niguarda Cancer Center di Milano, uno dei centri coinvolti nella sperimentazione presentata a Stoccolma. La sperimentazione in questione si chiama Sequoia, ed è uno studio clinico di fase 3 per valutare l’efficacia di zanubrutinib rispetto a bendamustina-rituximab in pazienti con leucemia linfatica cronica o linfoma a piccoli linfociti (Llc/Sll) precedentemente non trattati. Lo studio è ancora in corso e i dati in oggetto si riferiscono ad un'analisi di sottogruppo.
L’analisi sui pazienti con più di ottant’anni
“Ciò che emerge da questa analisi dello studio Sequoia – dove è stata valutata l’efficacia e la sicurezza di zanubrutinib nei pazienti con età superiore a 80 anni – è che zanubrutinib ha determinato un beneficio clinico associato a risposte durature, mantenute anche dopo un lungo periodo di osservazione, nei pazienti anziani, compresi quelli con caratteristiche ad alto rischio, oltre a mostrare un profilo di sicurezza gestibile”, prosegue Tedeschi.
Zanubrutinib è un inibitore della tirosin-chinasi di Bruton (Btk), somministrato per via orale (una o due volte al giorno) in grado di inibire la proliferazione delle cellule B maligne in diversi tessuti rilevanti per la malattia. Il farmaco, come suggeriscono i nuovi dati, funziona anche nei pazienti anziani. I dati provenienti da un'analisi relativa a 38 pazienti di età pari o superiore a 80 anni che hanno ricevuto zanubrutinib, a distanza di sei anni e mezzo, mostrano benefici duraturi, con profilo di tollerabilità compatibile con un trattamento prolungato. Nello specifico il tasso di risposta completa è del 18,4% (la risposta globale 100%), la sopravvivenza libera da progressione a distanza di sei anni è del 64% circa, con una sopravvivenza globale di oltre il 70%. “Nel loro insieme, questi risultati forniscono ai medici ulteriori dati a lungo termine su cui basarsi nel trattamento di questa popolazione”, riprende Tedeschi.
Zanubrutinib nel real world
Al congresso saranno presentati altri dati dello studio Sequoia a 78 mesi, in cui si mostra una sopravvivenza libera da progressione a 78 mesi del 71,8% con zanubrutinib rispetto al 31,0% con bendamustina-rituximab. A livello globale l’inibitore di Btk è stato già impiegato in oltre 290 mila persone, e anche i dati provenienti dall’uso in real world e altri studi, hanno ribadito gli esperti, sono incoraggianti per l’utilizzo in una popolazione anziana, ad alto rischio di comorbidità, come la fibrillazione atriale. Per esempio un’analisi retrospettiva di pazienti di nuova diagnosi in cui il tasso di fibrillazione atriale a un anno è risultato più basso con zanubrutinib (11%), rispetto al 13% con acalabrutinib e al 16% con ibrutinib.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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73.0/100
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Criteri Critici
Oncology Summit. Tumori, oltre 6,5 miliardi l’anno tra cure e assistenza: prevenzione e innovazione per la sostenibilità del Ssn Quotidiano Sanità
Nel nostro Paese ogni anno i costi ospedalieri per la cura dei tumori ammontano a più di 4 miliardi di euro. A questi si devono sommare ulteriori 2,5 miliardi per assicurare l’assistenza sociosanitaria. Un ricovero ospedaliero su dieci è causato da un tumore e in totale i ricoveri ammontano annualmente a oltre 649mila. Al momento in Italia vivono circa 4 milioni di persone con una precedente diagnosi di neoplasia. Numeri importanti e destinati a crescere nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento generale della popolazione. Sono quindi molte le sfide legate alla sostenibilità e alla necessità di garantire un accesso equo e uniforme alle cure.
Per approfondire lo stato dell’oncologia in Italia e discutere possibili interventi di rafforzamento si è tenuto ieri a Roma, presso la Camera dei deputati, l’Oncology Summit 2026, iniziativa del presidente della XII Commissione Affari Sociali della Camera, Ugo Cappellacci. L’evento, organizzato da Nomos Centro Studi Parlamentari con il patrocinio di AIOM, ha offerto uno spazio di confronto tra clinici, pazienti e rappresentanti delle istituzioni.
Nell’ultima Legge di Bilancio il Ministero della salute ha stanziato oltre 500 milioni di euro per la prevenzione e ulteriori risorse sono state allocate nel nuovo Piano Nazionale della Prevenzione. Tra le priorità figurano il potenziamento dei percorsi di prevenzione e diagnosi precoce e il rafforzamento dei programmi di screening.
“Il cancro oggi è una delle principali priorità di salute pubblica, in Italia e in Europa, sia per i numeri epidemiologici che per le implicazioni sociali ed economiche che determina”, ha sottolineato l’Onorevole Ugo Cappellacci. “Negli ultimi anni tanto il Parlamento quanto il Ministero della salute hanno stanziato nuove risorse per incentivare la prevenzione in ambito oncologico. L’obiettivo è limitare il più possibile l’impatto crescente dei tumori sulla collettività e sul sistema sanitario nazionale. Sono previste novità anche nel nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 che è stato recentemente approvato. Per renderle però concrete ed effettive bisogna approvare quanto prima i decreti attuativi”.
Nel corso dell’evento Cappellacci ha rivendicato il metodo che ha caratterizzato il lavoro degli ultimi anni sul fronte delle politiche oncologiche. “È un’iniziativa che abbiamo fortemente voluto perché vuole in qualche modo certificare dei risultati che sono passati attraverso un metodo, quello del dialogo tra società scientifiche, associazioni di pazienti, istituzioni, Governo e Parlamento, che ha portato risultati concreti sul piano della prevenzione e della cura”. Il presidente della Commissione Affari Sociali ha citato come esempio l’estensione dello screening mammografico alle fasce d’età 45-49 e 70-74 anni: “Quando c’è questa possibilità di lavoro comune i risultati arrivano in termini concreti”.
Tra i temi centrali del Summit il ruolo crescente della medicina di precisione
“L’oncologia medica ha vissuto in questi anni una profonda rivoluzione perché tentiamo di avvicinarci sempre di più alla medicina veramente personalizzata”, ha spiegato Massimo Di Maio, Presidente AIOM. “Oggi diventa cruciale la fase diagnostica. Per un numero crescente di tumori, per poter avere accesso al trattamento migliore bisogna fare una precisa caratterizzazione molecolare. Se la presa in carico diagnostica non è tempestiva e ottimale, il paziente rischia di non avere il trattamento più appropriato”. Secondo Di Maio, oltre alla disponibilità delle terapie innovative, occorre quindi garantire percorsi diagnostici adeguati e uniformi sul territorio nazionale.
Il presidente AIOM ha inoltre ricordato i risultati raggiunti dall’oncologia italiana negli ultimi anni. “Tra il 2007 e il 2019 abbiamo avuto una riduzione dei decessi da cancro del 14% tra gli uomini e del 6% fra le donne. Tuttavia, per mantenere questi risultati è necessario un potenziamento dei percorsi all’interno del Servizio sanitario nazionale e un efficientamento delle Reti oncologiche regionali”.
Tumore del polmone: screening e lotta al fumo
Ampio spazio è stato dedicato al tumore del polmone e alla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione primaria e secondaria. “Il fumo resta uno dei principali fattori di rischio evitabili per la salute e per questo la prevenzione primaria deve essere al centro delle politiche sanitarie”, ha dichiarato il presidente della Commissione Affari Sociali del Senato Francesco Zaffini, sottolineando l’importanza dei percorsi di disassuefazione e dei centri antifumo. Zaffini ha inoltre evidenziato il valore della TC a bassa dose come strumento di screening in grado di intercettare precocemente il tumore del polmone nei soggetti a rischio.
Un tema ripreso anche da Di Maio: “È stato dimostrato in tutto il mondo che esiste un esame di screening efficace per il tumore del polmone nei soggetti ad alto rischio. In Italia questo tipo di screening non è ancora parte di un programma di offerta pubblica. Chiediamo che diventi parte integrante dell’offerta del Servizio sanitario nazionale perché è un modo per ridurre la mortalità aumentando le possibilità di guarigione”.
Sul fronte della prevenzione primaria, Francesco Perrone, presidente della Fondazione AIOM, ha ribadito la necessità di ridurre il numero dei fumatori per contenere l’incidenza delle patologie oncologiche e garantire la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. “La prevenzione è una strategia necessaria non solo perché i tumori diagnosticati precocemente si curano meglio, ma anche perché prevenire il cancro significa ridurre il carico per un Servizio sanitario nazionale che sta diventando sempre più difficile da sostenere”, ha affermato.
Perrone ha ricordato la legge di iniziativa popolare promossa da Fondazione AIOM, AIOM, AIRC e Fondazione Veronesi per contrastare il tabagismo. “Abbiamo raggiunto le 50mila firme necessarie e il testo sarà presentato in Parlamento entro la fine del mese. L’obiettivo è ridurre significativamente il numero dei fumatori e, di conseguenza, l’incidenza del cancro, soprattutto del polmone ma non solo”.
Il presidente della Fondazione AIOM ha poi richiamato l’attenzione anche sul ruolo della prevenzione secondaria e degli screening. “I programmi di screening in Italia esistono, ma non funzionano come dovrebbero e soprattutto non funzionano allo stesso modo in tutte le regioni”. Da qui la necessità di rafforzare sia l’organizzazione dei programmi sia la consapevolezza dei cittadini. “Ricevere un invito per uno screening è una cosa positiva. Partecipare significa fare una cosa buona per sé prima di tutto e per la comunità”.
Tumore della mammella: innovazione, accesso e Breast Unit
Nel panel dedicato al tumore della mammella, gli esperti hanno posto l’attenzione sia sulle opportunità offerte dalle nuove terapie sia sulle criticità ancora presenti nell’accesso all’innovazione.
Giuseppe Toffoli, già direttore della Farmacologia sperimentale e clinica del CRO di Aviano e membro del Comitato scientifico ed economico di Aifa, ha evidenziato come “innovazione” e “guarigione” nel tumore della mammella rappresentino oggi l’esempio più concreto dei progressi compiuti dall’oncologia grazie alla collaborazione tra ricerca, istituzioni e professionisti sanitari. Restano tuttavia aperte importanti sfide legate alla sostenibilità e all’accesso alle nuove terapie. Secondo le stime richiamate dall’esperto, l’impatto a regime dei farmaci innovativi per il tumore della mammella potrebbe superare il miliardo di euro. Se da un lato l’istituzione della Commissione scientifica ed economica del farmaco di Aifa abbia contribuito a ridurre i tempi di accesso per alcune terapie, come gli anticorpi farmaco-coniugati, dall’altro persistono ritardi per altri medicinali innovativi. Toffoli ha inoltre sottolineato la necessità di aggiornare alcuni strumenti normativi, come per esempio la legge 648 del 1996, per renderli maggiormente rispondenti alle esigenze attuali dell’oncologia.
Sul piano organizzativo, Alessandra Fabi, membro del Direttivo nazionale AIOM e oncologa del Policlinico Gemelli di Roma, ha ricordato come le Breast Unit si confermino il modello di riferimento per la presa in carico delle pazienti con tumore della mammella. “Si tratta del modello organizzativo principe in oncologia, perché consente di coordinare tutte le professionalità coinvolte nel percorso di cura e di garantire una gestione realmente multidisciplinare”. Secondo Fabi, laddove esistono organizzazione, competenze e integrazione tra i professionisti, le Breast Unit contribuiscono concretamente a migliorare gli esiti clinici delle pazienti. Tuttavia, ha sottolineato, il modello può funzionare solo se accompagnato da adeguati livelli di professionalità, empatia e coordinamento.
L’oncologa ha inoltre richiamato l’attenzione su due aspetti spesso trascurati. Il primo riguarda il tumore della mammella nell’uomo, una patologia ancora poco conosciuta e spesso non riconosciuta dagli stessi pazienti. Il secondo riguarda la crescente durata dei percorsi di cura: molte persone restano infatti in trattamento o in follow-up per diversi anni. Per questo è fondamentale rafforzare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio, estendendo sempre di più il modello organizzativo delle Breast Unit lungo tutto il percorso di presa in carico.
Tumore ovarico: test genomici, equità e ricerca
Uno dei focus principali dell’Oncology Summit è stato dedicato al tumore ovarico, una patologia che interessa ogni anno circa 4.000 donne in Italia. Tra le forme più diffuse e aggressive vi è il carcinoma ovarico sieroso ad alto grado, che rappresenta circa il 70% dei casi e continua a essere una delle principali sfide dell’oncologia ginecologica.
“A differenza di quanto avviene per il tumore della mammella, non esiste uno screening che consenta di individuarlo precocemente”, ha ricordato la senatrice della 10ª Comm. Affari Sociali, Senato della Repubblica Elena Murelli. “Per questo sono fondamentali i test predittivi HRD, che consentono di individuare predisposizioni genetiche e di orientare terapie sempre più personalizzate”. La parlamentare ha ricordato le risorse stanziate con la Legge di Bilancio per sostenere l’accesso a questi strumenti diagnostici e ha sottolineato la necessità di garantire equità su tutto il territorio nazionale. “Il cap di residenza non può essere discriminante. Ogni donna deve poter accedere alle stesse opportunità diagnostiche e terapeutiche indipendentemente dalla Regione in cui vive”.
Sul valore clinico dei test si è soffermata Domenica Lorusso, direttrice del Centro di Ginecologia Oncologica di Humanitas San Pio X. “Abbiamo scoperto che il tumore ovarico non è uno, ma sono tumori diversi tra loro per caratteristiche genetiche. Capire quale tumore stiamo curando è fondamentale perché consente di utilizzare farmaci mirati e sempre più personalizzati”. I test genomici, ha spiegato, non servono soltanto a guidare la scelta terapeutica, ma rappresentano oggi l’unica reale opportunità di prevenzione primaria. “Identificare le famiglie portatrici di mutazioni significa poter individuare le donne a maggior rischio e intervenire prima che la malattia si sviluppi”.
L’oncologa ha poi richiamato l’attenzione sul futuro della ricerca clinica, da cui sono nate molte delle innovazioni che hanno cambiato la storia naturale della malattia. “I farmaci che oggi hanno allungato la sopravvivenza nel tumore ovarico, come non era mai accaduto prima, fino a pochi anni fa erano farmaci sperimentali”. Secondo Lorusso, le recenti politiche statunitensi rischiano però di spostare investimenti e sperimentazioni verso altri mercati, con possibili ripercussioni sull’Europa e sui tempi di accesso alle innovazioni. “La ricerca è innovazione, ma ricerca è anche speranza di vita per le pazienti e noi abbiamo il dovere di proteggere la ricerca italiana”.
Una preoccupazione condivisa dalla stessa Murelli, che ha evidenziato come il rischio non riguardi soltanto il sistema della ricerca ma anche i pazienti. “Se gli investimenti e i trial clinici si spostano altrove, il rischio è quello di ritardare l’arrivo di farmaci innovativi, test innovativi e nuove opportunità di cura”. Per questo, ha spiegato, il Parlamento sta lavorando a misure volte a rafforzare l’ecosistema italiano dell’innovazione. “Nel testo unico della legislazione farmaceutica ho predisposto un emendamento per favorire lo sviluppo di una filiera completa della ricerca e dell’innovazione, dalla diagnostica avanzata ai farmaci innovativi fino ai dispositivi medici, affinché l’Italia e l’Europa non rimangano indietro”.
Sul tema dell’equità territoriale è intervenuta anche Ornella Campanella, presidente di aBRCAdaBRA, che ha evidenziato come la possibilità di intercettare una mutazione BRCA all’interno di una famiglia rappresenti una concreta opportunità di prevenzione primaria. “Negli ultimi dieci anni abbiamo assistito a una vera rivoluzione nel tumore ovarico. Individuare una persona portatrice di mutazione BRCA significa poter offrire una prevenzione primaria, arrivando prima della malattia”, ha sottolineato, ricordando però che non tutte le Regioni hanno ancora adottato specifici PDTA per il tumore ovarico e che persistono differenze nell’accesso ai test genetici e ai percorsi assistenziali.
A ribadire la centralità della prevenzione è stata anche Maria Rosaria Campitiello, Capo Dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute. “Il tumore ovarico rappresenta ancora oggi una delle sfide più complesse dell’oncologia femminile. È una patologia che si manifesta con sintomi aspecifici e viene diagnosticata troppo spesso in fase avanzata, riducendo così le possibilità di intervento precoce. Per questo è fondamentale rafforzare la cultura della prevenzione, promuovere controlli ginecologici periodici e investire nella formazione continua dei professionisti sanitari”. Campitiello ha inoltre ricordato che l’ultima Legge di Bilancio ha destinato ulteriori 238 milioni di euro alla prevenzione, risorse che contribuiranno a rafforzare screening, presa in carico e servizi territoriali.
Tumori gastrointestinali: il ruolo del supporto nutrizione
Nel panel dedicato ai tumori gastrointestinali è emersa con forza l’importanza della prevenzione e della presa in carico multidisciplinare del paziente, con particolare attenzione al carcinoma gastrico. “Il carcinoma gastrico rappresenta ancora oggi la terza-quarta causa di morte per cancro e solo il 20% dei casi viene diagnosticato in fase precoce”, ha ricordato Nicola Silvestris, segretario nazionale AIOM. Tra i principali fattori di rischio figurano l’infezione da Helicobacter pylori, classificata dallo IARC come cancerogeno di gruppo 1, ma anche alcol, fumo e obesità. “Si stima che i fattori di rischio modificabili possano essere responsabili di circa 10mila casi l’anno”, ha sottolineato, evidenziando l’importanza dell’educazione sanitaria e della prevenzione.
L’oncologo ha poi richiamato l’attenzione sul ruolo della nutrizione clinica, che deve accompagnare il paziente fin dall’inizio del percorso terapeutico. “Ogni trattamento offre vita e qualità di vita, ma ha un prezzo in termini di tossicità. Il supporto nutrizionale consente al paziente di affrontare al meglio le cure e deve essere considerato parte integrante del percorso oncologico”. Silvestris ha ricordato come la nutrizione rientri nel concetto di cure simultanee, cioè tutti quegli interventi che devono essere attivati insieme alle terapie oncologiche e non successivamente. Un adeguato inquadramento nutrizionale, dalla diagnosi e lungo tutto il percorso di cura, contribuisce infatti a mantenere il paziente nelle migliori condizioni possibili per affrontare i trattamenti e beneficiare delle opportunità offerte dalle nuove opzioni terapeutiche.
L’iniziativa è stata realizzata grazie al contributo non condizionato di AstraZeneca, Bayer, Gilead, MSD e Regeneron.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Dal Cervello di Palermo una svolta per i malati di talassemia: la terapia genica cambia tutto Il Moderatore
SANITÀ E INNOVAZIONE
Palermo ha un nuovo presidio contro le malattie rare del sangue. Al Presidio Ospedaliero Vincenzo Cervello parte un percorso di terapia genica per la cura di talassemie ed emoglobinopatie, patologie ereditarie che costringono migliaia di pazienti, fin dalla nascita, a trasfusioni periodiche di sangue per mantenere livelli accettabili di emoglobina. Oggi quel ciclo può spezzarsi.
Intervenire sulla causa, non sul sintomo
A differenza delle terapie tradizionali, la terapia genica sostituisce il gene difettoso con una copia sana e funzionante, eliminando così la causa stessa della malattia. Il trattamento è accessibile a partire dai 12 anni di età e ha una durata media di circa due mesi. L’obiettivo è raggiungere una stabilità emoglobinica duratura, restituendo al paziente un’esistenza sottratta ai ritmi delle sale trasfusionali.
I benefici non si limitano alla sfera clinica. Liberarsi dalle trasfusioni continue significa ritrovare autonomia, poter pianificare il futuro, vivere senza il peso di una dipendenza terapeutica cronica.
Un’area dedicata al secondo piano del padiglione B5
Per sostenere questo percorso è stata realizzata una struttura dedicata di circa 40 metri quadrati al secondo piano del padiglione B5. Gli spazi comprendono una zona filtro a pressione negativa con livelli di protezione pari al 99,9%, una stanza di degenza con servizi igienici privati e un’area relax per il familiare accompagnatore, dotata di divano, frigorifero e televisione.
L’intervento ha incluso la revisione completa degli impianti tecnologici: sistemi idrici, elettrici e di trattamento dell’aria sono stati aggiornati per garantire sicurezza ed efficacia in ogni fase del trattamento.
“Una nuova era della medicina”
“L’avvio di questo progetto rappresenta un traguardo di straordinaria importanza per il nostro ospedale e per l’intero sistema sanitario regionale. La terapia genica segna l’ingresso in una nuova era della medicina, nella quale non ci limitiamo a trattare la malattia, ma interveniamo direttamente sulle sue cause. Aver realizzato un percorso assistenziale altamente specializzato e una struttura dedicata significa offrire ai pazienti e alle loro famiglie un’opportunità concreta di cambiamento e di speranza” – Il direttore generale dell’Azienda Ospedali Riuniti Villa Sofia-Cervello, Alessandro Mazzara
“La sanità siciliana continua a investire nelle tecnologie più avanzate e nelle cure innovative. L’attivazione di un percorso di terapia genica per le talassemie e le emoglobinopatie rappresenta un risultato di grande valore scientifico e assistenziale, soprattutto in una regione dove queste patologie hanno una significativa incidenza. Offrire ai pazienti la prospettiva di una guarigione significa migliorare radicalmente la loro qualità di vita e rafforzare il ruolo della nostra rete sanitaria come punto di riferimento nazionale per le malattie rare” – l’assessore regionale della Salute, Marcello Caruso
Con questa iniziativa il Cervello consolida il proprio ruolo di riferimento regionale e nazionale per le malattie rare del sangue. La Sicilia, storicamente tra le regioni italiane con la maggiore incidenza di talassemia, si dota ora di uno strumento terapeutico tra i più avanzati disponibili in Europa.
Per le famiglie che convivono con la malattia da generazioni, non è soltanto una notizia medica. È la possibilità, forse per la prima volta concreta, di immaginare un futuro diverso.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
In Veneto prima seduta di chemioterapia con una cagnolina accanto al letto della paziente Il Giornale di Vicenza
Prima seduta di chemioterapia con il cane a fianco per una paziente dell'azienda Ulss 2 di Treviso a Montebelluna, grazie allaprocedura sperimentale in Day hospitalattivata qualche settimana fa. La paziente, dopo l'intervento chirurgico subito nei mesi scorsi, avevaottenuto l'autorizzazione a incontrare quotidianamente Joy- questo il nome dell'animale - in reparto. Mercoledì 10 giugno,per la prima volta, la cagnolina ha potuto accompagnarla anche durante una fase attiva del trattamento oncologico, in un contesto assistenziale particolarmente delicato, caratterizzato dalla presenza di pazienti fragili e immunocompromessi. Per il direttore generale dell'Ulss 2,Giancarlo Bizzarri, «l'esperienza nasce dall'ascolto di un bisogno concreto espresso da una paziente e dalla capacità dei nostri professionisti di trasformarlo in un progetto organizzativo sicuro e sostenibile». Per rendere possibile l'iniziativa è stata predisposta un'organizzazione dedicata, al di fuori dell'ordinaria attività assistenziale del Day hospital, in modo da garantire il rispetto delle esigenze degli altri pazienti e la corretta gestione degli spazi e dei percorsi di cura. «Umanizzare le cure vale come una medicina. Mi complimento con l’Ulss Marca Trevigiana e l’Oncologia dell’Ospedale di Montebelluna, dove una paziente si è detta ‘piena di gioia’ per aver potuto avere al suo fianco l’amata cagnolina Joy durante la prima seduta di chemioterapia. E’ stata imboccata una strada ricca di significati, umani ma anche terapeutici, in primis sotto l’aspetto psicologico». Così il presidente della Regione VenetoAlberto Stefanicommenta «con convinta condivisione» laprima esperienza di “Pet Infusioni”. «Il Progetto dell’Ulss 2 – conclude Stefani – è sperimentale, mami auguro davvero che abbia gli esiti attesi e possa essere esteso in tutta l’Ulss, come si vorrebbe fare. Se la nostra sanità riesce anche a donare un sorriso ai malati grazie a iniziative come questa sarà stato fatto un grande passo avanti». Il Giornale di Vicenza è su Whatsapp.Clicca quiper iscriverti al nostro canale e rimanere aggiornato in tempo reale.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
Cancro al seno: l’intelligenza artificiale anticipa la diagnosi fino a sei anni Metropolitano.it
L’analisi di oltre 88 mila mammografie rivela che l’IA può identificare con largo anticipo alterazioni precoci associate al tumore. Gli esperti: potrebbe rivoluzionare gli screening, affiancando il lavoro dei radiologi
L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui si diagnosticano le malattie, si prevedono i rischi e si progettano le cure, spingendo la sanità verso un futuro che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza.
Tra le sue promesse più sorprendenti c’è quella di poter vedere un tumore prima che diventi visibile agli occhi dei medici.
È proprio quello che suggerisce un nuovo studio pubblicato su Radiology: un sistema di IA sarebbe riuscito a intercettare segnali del carcinoma mammario fino a sei anni prima della diagnosi clinica.
Un salto temporale enorme, che ribalta l’idea stessa di “diagnosi precoce”.
Un’ingente quantità di mammografie analizzate
Il team di studiosi ha dimostrato che tre sistemi commerciali di IA-CAD (i software di supporto decisionale medico) impiegati per aiutare nell’interpretazione delle mammografie, sono stati in grado di rilevare alterazioni associate allo sviluppo futuro del cancro in una significativa quota di pazienti coinvolte.
Lo studio è stato svolto in Svezia nell’ambito del programma nazionale di screening mammografico analizzando oltre 88 mila mammografie effettuate su 31.394 donne in un periodo temporale di dieci anni, tra il 2008 e il 2019.
L’obiettivo era quello di verificare se fossero presenti segnali rilevabili già molti anni prima della diagnosi, applicando i tre sistemi di intelligenza artificiale.
L’IA individua i segnali precoci di cancro in largo anticipo
I risultati dello studio hanno evidenziato che circa il 20% dei tumori al seno mostrava segni mammografici riconosciuti dall’intelligenza artificiale 6 anni prima rispetto a quanto rilevato dai radiologi, percentuale che saliva al 25,2% quattro anni prima e al 39,3% due anni prima della diagnosi clinica.
Numeri che aprono le porte a un futuro nel quale la medicina sta sempre più anticipando la malattia con conseguenti vantaggi per le cure. I punteggi elaborati dai software erano più alti nelle donne che avrebbero poi ricevuto una diagnosi di tumore e minori in quelle che non lo hanno sviluppato.
Prospettive future
Il monitoraggio di quanto emerso, secondo gli autori della ricerca, apre alla possibilità che l’intelligenza artificiale possa aiutare i radiologi a riconoscere alterazioni iniziali difficili da identificare nelle normali procedure di screening.
Inoltre l’uso personalizzato di questi sistemi potrebbe consentire di individuare donne che necessitano di controlli più ravvicinati o di una più attenta assistenza clinica.
Lo studio si inserisce nel filone di ricerca sull’impiego dell’intelligenza artificiale nei programmi di screening oncologico e nella diagnosi precoce di tumore al seno. Pur essendo questa una delle cause principali di mortalità oncologiche femminile nel mondo, i più recenti dati confermano un trend incoraggiante: nonostante l’aumento delle diagnosi la mortalità è in costante calo, circa l’1,3 – 1,5% in meno ogni anno. In Italia, il carcinoma mammario rappresenta circa il 29% di tutti i tumori maligni femminili con ogni anno circa 12 mila decessi legati alla patologia. La sopravvivenza netta a 5 anni supera l’88% a livello nazionale, se diagnosticato in fase iniziale sale oltre il 90%.
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Criteri Critici
Tumore del pancreas, la terapia che ha fatto applaudire gli oncologi spiegata dall'esperta Quotidiano Nazionale
A Chicago, davanti alla comunità mondiale degli oncologi, uno studio sul tumore del pancreas ha fatto alzare più di un sopracciglio. Ma, cosa ancor più rara per la comunità scientifica, nota per prudenza e cautela, anche la platea di clinici dalle sedie, uniti in un applauso.
Il 31 maggio 2026, durante il meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology, sono stati presentati i risultati dello studio internazionale di fase 3 RASolute 302 su daraxonrasib, una terapia orale mirata. Nello stesso giorno i dati sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine. In pazienti con tumore del pancreas metastatico già trattati con una precedente linea di chemioterapia, daraxonrasib ha portato la sopravvivenza mediana da 6,6 a 13,2 mesi rispetto alla chemioterapia di confronto. Un raddoppio. Non una promessa di guarigione, ma un risultato concreto in una malattia in cui i progressi sono storicamente difficili.
Il tumore del pancreas resta, infatti, fra le neoplasie più complesse da affrontare. Spesso viene diagnosticato tardi, perché all’inizio può dare sintomi vaghi o poco riconoscibili. Inoltre è un tumore aggressivo, che tende a crescere e diffondersi rapidamente. Nella grande maggioranza dei casi presenta alterazioni di RAS/KRAS, un bersaglio molecolare che per anni è stato considerato quasi impossibile da colpire in modo efficace.
Per capire che cosa significhi questo risultato – senza smorzare gli entusiasmi, ma mettendolo nella corretta prospettiva – QNSalus ha intervistato la professoressa Lorenza Rimassa, responsabile Oncologia Epato - Bilio Pancreatica dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas, e professoressa di Oncologia Medica alla Humanitas University. L'istituto clinico e di ricerca svolge storicamente attività oncologica e studi dedicati al tumore del pancreas, insieme all’Ospedale San Raffaele ha, inoltre, contribuito allo studio dello schema PAX-G, un regime chemioterapico perioperatorio sviluppato per migliorare il trattamento dei pazienti con malattia operabile.
Partiamo dal punto centrale: che cosa ha dimostrato lo studio RASolute 302 su daraxonrasib?
"Lo studio RASolute 302 è uno studio di fase 3 che ha valutato daraxonrasib, un nuovo farmaco inibitore di RAS-ON, in pazienti con tumore del pancreas avanzato/metastatico già trattati con una linea di chemioterapia standard. Il farmaco è stato confrontato con una chemioterapia di confronto scelta dall’investigator, secondo il criterio dell’investigator’s choice. Gli endpoint primari dello studio erano la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione nella popolazione con mutazione di RAS G12.
Perché questo risultato è considerato importante nel trattamento del tumore al pancreas?
“Lo studio è risultato positivo perché ha dimostrato un raddoppiamento della sopravvivenza globale con daraxonrasib rispetto alla chemioterapia. Il vantaggio è stato confermato anche considerando tutta la popolazione dello studio, non solo quella con mutazione RAS G12. Anche per la sopravvivenza libera da progressione è emerso un beneficio importante. È un risultato rilevante perché la mutazione di RAS è presente nella grande maggioranza dei pazienti con tumore del pancreas e perché, fino a oggi, in questa malattia avevamo pochissime terapie a bersaglio molecolare realmente efficaci".
In Italia si stimano ogni anno circa 13-14mila nuovi casi di tumore del pancreas
Daraxonrasib è una terapia orale mirata contro RAS/KRAS. Cosa significa colpire questa mutazione ?
"La mutazione di RAS è presente in più del 90% dei pazienti con tumore del pancreas. RAS è un gene, che codifica quindi per una proteina, coinvolta in diversi meccanismi cellulari, tra cui quelli che regolano la proliferazione delle cellule. Colpire questa mutazione significa cercare di bloccare uno dei meccanismi che favoriscono la crescita del tumore.
Perché per anni questa mutazione è stata considerata un bersaglio così difficile?
“Per anni RAS è stato considerato un bersaglio molto difficile perché, per il modo in cui funziona la proteina, non si riusciva a bloccarla in modo efficace con un’attività antitumorale. Inoltre, RAS passa continuamente da una modalità “on” a una modalità ‘off’, e questo rendeva ancora più complesso bloccare la proteina mutata. Molti inibitori agiscono sulla configurazione ‘off’. Daraxonrasib, invece, agisce sulla configurazione “on”, riuscendo a bloccare la proteina mutata e i processi di proliferazione delle cellule tumorali". A quali pazienti potrebbe essere destinata questa terapia: solo a chi ha una malattia metastatica già trattata o, in prospettiva, anche in fasi più precoci?
"Sulla base di questo studio, e di quella che potrà essere l’approvazione del farmaco, daraxonrasib sarà destinato a pazienti con malattia metastatica già trattati con una linea di chemioterapia standard. Allo stesso tempo, stanno partendo nuovi studi per valutare il farmaco anche in altri setting: in combinazione o a confronto con la chemioterapia in prima linea, quindi in pazienti con malattia metastatica non precedentemente trattati, e anche in adiuvante, cioè nei pazienti operati che ricevono chemioterapia post-operatoria. Quindi, nel momento in cui sarà disponibile, l’indicazione riguarderà i pazienti pretrattati; in prospettiva, però, sono già in corso valutazioni anche in fasi più precoci della malattia".
Lo studio parla di un aumento significativo della sopravvivenza mediana. Come va interpretato questo dato per evitare sia facili entusiasmi sia sottovalutazioni del risultato?
"Il dato è molto importante perché mostra un beneficio significativo in termini di sopravvivenza. In particolare, la sopravvivenza mediana è raddoppiata: si passa da 6,6 mesi con la chemioterapia a 13,2 mesi con daraxonrasib. Questo significa che, nella popolazione studiata, i pazienti trattati con daraxonrasib hanno avuto una sopravvivenza mediana doppia rispetto a quelli trattati con chemioterapia. Anche l’hazard ratio, pari a 0,4, conferma la rilevanza del risultato: indica una riduzione del rischio di morte del 60% nei pazienti trattati con daraxonrasib rispetto alla chemioterapia. Un altro dato importante riguarda la sopravvivenza a un anno: a 12 mesi, la sopravvivenza era superiore al 50% nei pazienti trattati con daraxonrasib, rispetto al 19% nei pazienti trattati con chemioterapia. Quindi non si tratta solo di un miglioramento della mediana, ma di un beneficio che si osserva anche guardando alla sopravvivenza a più lungo termine.
Il farmaco può guarire dal tumore?
"No, questo però non significa che il farmaco guarisca il tumore del pancreas: non abbiamo alcuna evidenza in questo senso. Allo stesso tempo, il risultato non va sottovalutato, perché in una malattia in cui non avevamo praticamente terapie a bersaglio molecolare efficaci, questo dato cambia lo scenario e apre alla possibilità di sviluppare questa molecola anche in fasi più precoci della malattia. Non è quindi “la cura” del tumore del pancreas, ma è un risultato davvero nuovo e importante".
Quali sono i prossimi passaggi prima che un trattamento come daraxonrasib possa eventualmente arrivare nella pratica clinica e quindi ai pazienti italiani?
"Il farmaco dovrà essere valutato dalle autorità regolatorie. Per quanto riguarda gli Stati Uniti, è possibile che il percorso con FDA sia più rapido, anche se al momento non abbiamo informazioni ufficiali definitive. Per i pazienti italiani, il passaggio fondamentale sarà l’approvazione da parte di EMA, l’autorità regolatoria europea. In genere questo percorso può richiedere alcuni mesi, fino anche a un anno dalla presentazione dei dati, anche se, considerato il significato di questi risultati, è possibile che ci sia un iter più veloce. Dopo l’approvazione europea, in Italia sarà necessario il passaggio con AIFA, l’autorità regolatoria nazionale, per la negoziazione del prezzo e la messa in commercio. Questo percorso può richiedere ulteriore tempo. In attesa della registrazione e del rimborso, si sta cercando di capire se sarà aperto un programma di accesso precoce, ma al momento non ci sono risposte certe su questo punto".
Quanto conta, in un tumore aggressivo come quello del pancreas, avere una terapia orale e potenzialmente meglio tollerabile rispetto ad altri trattamenti?
"È un aspetto estremamente importante. Il tumore del pancreas è una malattia molto aggressiva. Avere un farmaco che ha dimostrato un’importante efficacia, che si assume per bocca e che quindi non richiede infusioni endovenose o accessi venosi, rappresenta un elemento molto rilevante anche per la qualità del percorso terapeutico del paziente. Naturalmente non bisogna pensare che, solo perché è una terapia orale, sia una “pastiglia leggera”. È un farmaco oncologico a tutti gli effetti e può avere effetti collaterali, per esempio anche cutanei. Tuttavia, rispetto a un trattamento chemioterapico, il fatto che sia una terapia orale, efficace e con una tollerabilità gestibile è un altro dato molto importante".
Guardando oltre questo studio, a che punto siamo oggi nella cura del tumore al pancreas e quali sono le prospettive più concrete per i prossimi anni?
"Negli ultimi anni ci sono stati alcuni miglioramenti, ma siamo ancora lontani dalla cura del tumore del pancreas. Una novità importante, tutta italiana, pubblicata nel 2025, è lo schema PAX-G: uno schema di chemioterapia a quattro farmaci, sviluppato in una linea di ricerca coordinata dall’Ospedale San Raffaele, a cui ha partecipato anche IRCCS Istituto Clinico Humanitas. Questo schema ha definito un nuovo trattamento chemioterapico nella fase perioperatoria, quindi per i pazienti con una malattia operabile, che possono ricevere la chemioterapia prima dell’intervento o prima e dopo l’intervento. Per il resto, oggi abbiamo la chemioterapia e, in una percentuale limitata di pazienti con mutazione di BRCA, un farmaco biologico, olaparib, che può essere usato come mantenimento dopo la chemioterapia. Per tutti gli altri pazienti, però, le opzioni restano ancora limitate. In questo senso, daraxonrasib rappresenta qualcosa di molto importante.
Qual è la prospettiva?
"La prospettiva è che la ricerca sta andando avanti: stanno partendo studi con daraxonrasib anche in fase adiuvante, post-chirurgica, e in prima linea; inoltre ci sono molti altri farmaci in studio, sia inibitori di KRAS sia farmaci diretti contro altri bersagli. L’obiettivo è continuare a migliorare la prognosi di una malattia che oggi resta ancora molto difficile da trattare”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Barbara inizia la chemioterapia insieme all'amata cagnolina Joy Video Corriere del Veneto
11 giugno 2026 L'ospedale di Treviso ha aperto le porte agli animali dei pazienti federica gabrieli / CorriereTv Ieri, nel reparto di Oncologia dell’Ospedale San Valentino di Montebelluna, Barbara Guerra ha affrontato una nuova seduta di chemioterapia accompagnata da Joy, la sua inseparabile compagna a quattro zampe. Per oltre cinque ore, la presenza di Joy ha rappresentato un importante sostegno emotivo durante il trattamento, all’interno di un percorso sperimentale che punta a valorizzare il ruolo degli animali nell’assistenza ai pazienti oncologici (federica gabrieli) Treviso, il video dei mille nuovi alberi piantati per il parco urbano Barbara inizia la chemioterapia insieme all'amata cagnolina Joy Padova, il video del poliziotto in moto che si schianta tra le Ferrari della Mille Miglia: pedoni sfiorati Verona, la furia del vento: case scoperchiate da una tromba d'aria, danni anche all'Arena Mille Miglia a Padova: «La corsa più bella, valorizza il territorio»
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Criteri Critici
Un nuovo studio in Piemonte testa uno screening innovativo per il tumore alla prostata, riducendo biopsie inutili e migliorando la selezione dei casi.Con 41.000 nuovi casi l'anno, il tumore alla prostata è la neoplasia maschile più diagnosticata in Italia, ep…
Con 41.000 nuovi casi l'anno, il tumore alla prostata è la neoplasia maschile più diagnosticata in Italia, eppure manca ancora un programma di screening organizzato. Lo studio pilota PROscreenMRI, condotto in Piemonte, raccoglie i primi dati su un percorso che riduce le biopsie non necessarie.
Il progetto è promosso dall'Istituto di Candiolo IRCCS, dal Centro di Riferimento per l'Epidemiologia e la Prevenzione Oncologica del Piemonte e dall'AOU San Luigi Gonzaga, in collaborazione con l'Asl Torino 5, che gestisce il reclutamento attraverso la propria Unità Valutazione e Organizzazione Screening.
Il finanziamento arriva dalla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro e dal Ministero della Salute e la fascia target per lo studio comprende uomini tra i 55 e i 65 anni residenti nel territorio dell'Asl, considerata la fascia di età più esposta al rischio.
Come funziona il percorso di screening
Il percorso si discosta dai protocolli tradizionali in un punto preciso: quando il PSA supera i valori di riferimento, il paziente non viene indirizzato direttamente alla biopsia, come avveniva spesso in passato.
Entra invece in un iter che aggiunge la risonanza magnetica multiparametrica, esame che consente di visualizzare con maggiore dettaglio le lesioni sospette, e calcolatori di rischio personalizzati. Strumenti che si aggiungono ad altri che, per fortuna, stanno aumentando la sopravvivenza dei pazienti.
Secondo il radiologo Daniele Regge dell'Istituto di Candiolo, questo approccio migliora l'individuazione delle forme clinicamente rilevanti riducendo le indagini inutili. L'urologo Stefano De Luca dell'AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano spiega che la selezione dei candidati alla biopsia diventa più precisa, concentrando le risorse sui casi con reale sospetto.
I primi risultati del progetto
Tra febbraio 2025 e marzo 2026, dei 146 partecipanti che hanno completato l'iter, il 63% è stato indirizzato al semplice monitoraggio. Carlo Senore, epidemiologo del CPO Piemonte, afferma che risultati confermati renderebbero possibile uno screening strutturato, come già avviene per mammella e colon-retto, altro tumore tra i più diffusi in Italia.
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