📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
40.4/100
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Criteri Critici
Natalia Paragoni aggiorna sui social: la terapia per il linfoma di Hodgkin sta dando ottimi risultati, suscitando speranza tra i fan.Arrivano notizie incoraggianti da Natalia Paragoni.
L'influencer ha aggiornato i suoi follower sulle sue condizioni di salute,…
Arrivano notizie incoraggianti da Natalia Paragoni. L'influencer ha aggiornato i suoi follower sulle sue condizioni di salute, rivelando che la terapia contro il linfoma di Hodgkin, diagnosticatole durante l'ottavo mese di gravidanza, sta dando i risultati sperati.
Natalia Paragoni ha scelto di condividere questo importante aggiornamento tramite un video pubblicato sui social in una giornata speciale: il terzo compleanno della figlia Ginevra, nata dalla relazione con il marito Andrea Zelletta.
Mentre preparava la festa organizzata in giardino con amici e familiari, ha voluto rassicurare tutti coloro che la seguono: "Siamo molto contenti che la terapia stia andando bene. Ci sono dei grandi progressi. La Pet ha captato poca massa tumorale, tutto si è sgonfiato, la luce è passata da 11. 7 a 2. 5" ha spiegato.
L'ex protagonista di Uomini e Donne ha raccontato di essere felice per l'esito delle prime sedute di chemioterapia, anche se il percorso terapeutico non è ancora terminato: "Adesso farò altre chemio, poi aspetteremo settembre e probabilmente rifarò una Pet. Sono felice che la terapia sia quella giusta" ha aggiunto.
La diagnosi e il percorso di cura
La diagnosi era arrivata durante la gravidanza della sua seconda figlia, Beatrice, nata lo scorso 5 maggio.
Poco dopo il parto Natalia aveva iniziato il ciclo di chemioterapia, affrontando le prime infusioni con grande coraggio e scegliendo di raccontare ogni fase della malattia ai suoi follower, nel tentativo di trasmettere speranza a chi vive situazioni simili.
Il sostegno di Andrea Zelletta
Al suo fianco non è mai mancato Andrea Zelletta, che in questi mesi le ha dedicato parole di grande sostegno sui social: "Ho visto la donna che amo affrontare qualcosa di enorme. Non importa quanto sarà lunga o difficile questa strada, la affronteremo insieme, mano nella mano fino a raggiungere giorni più semplici" aveva scritto l'ex tronista.
Nonostante la battaglia non sia ancora finita, l'ultimo aggiornamento di Natalia rappresenta un importante segnale positivo e un motivo di speranza, accolto con grande affetto dai fan che continuano a sostenerla quotidianamente.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
"Vedere la nostra Basilicata citata su Sky Health come un modello virtuoso per lo screening contro il tumore della prostata è l'ennesima conferma della lungimiranza e della qualità della sanità lucana, specialmente nell'ambito della prevenzione oncologica". (…
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Criteri Critici
C'è una domanda che ogni medico si porta dietro senza riuscire a risponderla del tutto. Perché due pazienti con la stessa diagnosi, la stessa età, la stessa terapia, evolvono in...
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C'è una domanda che ogni medico si porta dietro senza riuscire a risponderla del tutto. Perché due pazienti con la stessa diagnosi, la stessa età, la stessa terapia, evolvono in modo così diverso? Perché uno guarisce e l'altro no? Perché le malattie croniche che trattiamo ogni giorno — il diabete, l'aterosclerosi, la steatosi epatica, certi tumori, le malattie neurodegenerative — continuano ad aumentare nonostante decenni di linee guida, farmaci sempre più precisi e campagne di prevenzione capillari? La risposta che la biologia ci sta consegnando in questi anni è scomoda, perché implica che abbiamo guardato troppo a lungo nel posto sbagliato.
Il secolo della molecola e il suo limite
La medicina del Novecento è stata costruita sulla riduzione progressiva della complessità biologica. Siamo partiti dall'organo, siamo scesi alla cellula, poi alla molecola, infine al gene. Ogni passo ci ha dato strumenti straordinari: antibiotici, trapianti, oncologia molecolare, terapia genica. Il riduzionismo ha salvato milioni di vite e continuerà a farlo.
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Ma ha codificato un errore di prospettiva fondamentale: l'assunzione che il corpo umano sia un sistema chiuso, autosufficiente, la cui salute dipenda esclusivamente da ciò che accade dentro le sue cellule. Un'assunzione che stiamo imparando — con gli strumenti della genomica, della metabolomica e dell'intelligenza artificiale — a vedere per quello che è: un'illusione produttiva, ma pur sempre un'illusione. Il corpo umano non è un sistema chiuso. È un ecosistema. E la salute non è assenza di errori molecolari. È resilienza di un ecosistema complesso.
Questo è il nucleo della *medicina ecologica*: il paradigma che sta ridisegnando le fondamenta di come pensiamo alla malattia, alla prevenzione e al ruolo della medicina nella società.
L'ecosistema invisibile
Ogni essere umano convive con circa 38 trilioni di microrganismi — batteri, virus, funghi, archea — che abitano l'intestino, la pelle e le mucose, formando una comunità biologica di complessità straordinaria. Il loro patrimonio genetico collettivo supera di centinaia di volte quello umano. Non sono ospiti tollerati.
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Criteri Critici
"Nel periodo compreso tra giugno 2025 e giugno 2026, sono stati complessivamente 1.483 gli assistiti coinvolti nel programma di screening della prostata". (ANSA)
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Criteri Critici
L'Unità Operativa di Radioterapia Oncologica dell'Irccs Crob di Rionero in Vulture può disporre, dopo una fase di sperimentazione, del nuovo acceleratore lineare Versa Hd di Elekta: ne ha dato notizia l'ufficio stampa della giunta regionale. (ANSA)
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Criteri Critici
Quella che sembrava essere soltanto una piccolissima e innocua lentiggine comparsa sul volto si è rivelata l’inizio di una dura battaglia contro il cancro. È l’esperienza vissuta da Courtney Voss, un’insegnante statunitense la cui storia è stata portata alla …
Quella che sembrava essere soltanto una piccolissima e innocua lentiggine comparsa sul volto si è rivelata l’inizio di una dura battaglia contro il cancro. È l’esperienza vissuta da Courtney Voss, un’insegnante statunitense la cui storia è stata portata alla luce dall’emittente televisiva ABC7 Chicago.
La donna ha dovuto affrontare un complesso percorso terapeutico, comprensivo di svariati interventi di chirurgia plastica e ricostruttiva facciale, prima di poter ricevere la notizia più attesa: essere finalmente libera dalla malattia.
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Criteri Critici
Muoversi aiuta a gestire la stanchezza e gli effetti collaterali legati alle terapie. Ma può anche ridurre il rischio di recidive
Tornare, o iniziare, a fare attività fisica dopo diagnosi e trattamento di un tumore non è mai facile, ma è quanto mai fondamentale, tanto per il corpo che per la mente. Muoversi infatti aiuta a combattere la fatigue legata ai trattamenti, migliora la salute delle articolazioni e quella del cuore, aumenta la sensibilità all’insulina, stimola il sistema immunitario, migliora l'equilibrio, e fa bene all’umore. E i benefici non si riflettono solo sul benessere e sulla qualità di vita dei pazienti: l’attività fisica può ridurre la mortalità e il rischio di recidive.
A ricordarlo, rinnovando l’appello a inserire più movimento nella propria quotidianità, è la Rete Oncologica Pazienti Italia (Ropi), che ha da poco aggiornato l’edizione della sua guida sull’attività fisica destinata ai pazienti (qui è possibile consultare il Quaderno informativo dedicato).
Più movimento, più benefici per i pazienti
“Non sempre i pazienti sono pienamente consapevoli ed informati sull’importanza dello sport durante e dopo i trattamenti oncologici”, ricorda Stefania Gori, presidente Ropi. L’attività fisica, per esempio, ha mostrato grandi benefici nel contrasto al tumore al seno, ricorda: “Bisogna motivare le donne che hanno subito un’operazione ad adottare uno stile di vita non sedentario. Esistono diverse attività da poter scegliere come nuoto, ballo, ginnastica dolce, bicicletta, fit walking o nordic walking o stretching. Vanno praticate 3-5 volte a settimana per 20-60 minuti al giorno in modo continuo oppure intermittente”. E non c’è un’attività da preferire all’altra, prosegue. “Va suggerito alle pazienti anche semplicemente di camminare, fare le faccende domestiche o dedicarsi al giardinaggio. Per facilitare l’adesione al programma di allenamento è possibile allenarsi in casa dopo aver appreso bene gli esercizi”. Le raccomandazioni in generale sono di eseguire almeno 150 minuti alla settimana di attività fisica d’intensità moderata.
L’invito a muoversi di più, come possibile, non vale solo per il tumore al seno, ma anche per altre neoplasie, come quelle al colon-retto o alla prostata. Nel caso del colon-retto, si legge nelle guida Ropi, uno studio ha osservato che un programma di esercizi strutturato nel tempo migliora sopravvivenza libera da malattia e sopravvivenza globale.
L’attività fisica, un bonus per la salute psicologica
Gori ha ricordato poi come uno dei più grandi benefici dell’esercizio fisico, oltre a contrastare stanchezza e aiutare i pazienti ad affrontare meglio le terapie ed effetti collaterali, sia a livello psicologico: “L’esercizio fisico aiuta il controllo dello stato d’ansia, favorisce la socializzazione e il divertimento, migliora l’umore e combatte gli stati depressivi - ma non esiste un programma valido per tutti, in ogni momento, puntualizza - L’attività deve essere personalizzata e tenere conto delle singole esigenze e caratteristiche del paziente”. Questo può significare per esempio adattare gli esercizi ai pazienti con stomia per tumore al colon, perché la presenza della sacca di per sé non è una controindicazioni al movimento, si legge nella guida. E a tal fine è particolarmente importante che gli operatori sanitari affianchino i pazienti, non solo sensibilizzandoli sul tema ma anche guidandoli per eseguire gli esercizi nel modo e nella quantità più adeguata a ciascuno.
La scrittura come strumento terapeutico: il Premio “Federica - Le parole della vita”
“Offriamo strumenti di supporto che affrontano a 360 gradi l’assistenza oncologica”, riprende Gori. La guida a sostegno dell’attività fisica nei pazienti oncologici è uno di questi strumenti, così come il Premio Letterario “Federica - Le parole della vita”. “La scrittura può diventare davvero uno strumento terapeutico per dar forma a emozioni, stati d’animo, angoscia e speranza, per rivivere con parole diverse un’esperienza drammatica. Abbiamo deciso di intitolarlo Federica, nel ricordo di una giovane donna che ha combattuto la sua malattia con determinazione, continuando a scrivere, sognare, lavorare, amare e progettare”. Il concorso, giunto all’undicesima edizione, è rivolto a pazienti, familiari, e operatori sanitari che vogliano raccontare in narrativa o poesia l’esperienza della malattia. Per partecipare c’è tempo fino al 31 dicembre 2026 (qui i dettagli dell’iniziativa).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Criteri Critici
“Abbiamo fallito perché non siamo stati in grado di intercettare il disagio e le istanze di una importante componente giovanile. Chiediamo agli adulti e alle istituzioni di non lasciarci soli. Dobbiamo unire le forze e cercare di curare la nostra città malata…
Dopo gli omicidi di Abdelaziz e Salama, la Consulta dei giovani è tra le poche istituzioni ad assumersi le responsabilità e insieme a lanciare l'allarme: "Le istituzioni non si occupano delle nuove generazioni"
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“Abbiamo fallito perché non siamo stati in grado di intercettare il disagio e le istanze di una importante componente giovanile. Chiediamo agli adulti e alle istituzioni di non lasciarci soli. Dobbiamo unire le forze e cercare di curare la nostra città malata”. A battersi il petto più volte, dopo l’omicidio del 19enne Youssef Rama Abdelaziz a opera di due 23enni di origini albanesi e un 25enne senegalese, sono i ragazzi della Consulta dei giovani di Crema, una città che ora si interroga. Mentre il sindaco Fabio Bergamaschi (Pd) punta il dito contro il governo chiedendo “più Stato sul territorio” e la maggioranza del consiglio comunale locale lancia un appello a non strumentalizzare l’episodio, il presidente della Consulta Marco Valcarcel è tra i pochi ad assumersi delle responsabilità: “Se è vero che alcune componenti delle giovani generazioni non considerano più le istituzioni, è altresì vero che le istituzioni non si stanno occupando a pieno delle giovani generazioni. Da oggi inizieremo a fare ciò che non siamo riusciti a fare prima, cioè ascoltare, essere presenti, uscire dalla nostra bolla per avvicinarci a chi finora non abbiamo saputo raggiungere”.
A Crema, già ad aprile, un altro giovane, Hamza Salama, un 20enne di origine egiziana, era stato ammazzato in strada da un 17enne di origine marocchina. Faide tra rivali. Regolamenti di conti. Aggressioni a opera di giovani “figli” del territorio: ragazzi (anche minori non accompagnati) che hanno frequentato le scuole di Crema. Qualcuno di loro – riferiscono i più informati – era stato segnalato ai servizi sociali. Abdelaziz era stato attenzionato dalle forze dell’ordine. La notte del 20 giugno scorso era stato protagonista di una furibonda lite in un quartiere di periferia. Quella sera a cercare di calmare le acque era intervenuta la consigliera comunale d’opposizione Ilaria Chiodo denunciando l’uso da parte di questi ragazzi della cosiddetta “droga del palloncino”. Tutto ben noto a tutti ma non è bastato. Lo sa Valacarel che dice: “Le radici di questo male sono profonde, non si sono palesate dal nulla: sarebbe ingenuo pensarlo”.
E se il primo cittadino ribadisce la necessità di un incremento delle risorse a disposizione, l’assessore alla Cultura e alle politiche giovanili, Giorgio Cardile, 33 anni, aggiunge a IlFattoQuotidiano.it: “Di fronte a fatti così drammatici non esiste un unico responsabile. Ognuno, secondo il proprio ruolo, deve assumersi la propria parte di responsabilità. Le istituzioni devono condividere il dolore della comunità e trasformarlo in un impegno ancora più forte per sostenere le famiglie, accompagnare i giovani, rafforzare la prevenzione e garantire sicurezza e legalità. Una comunità matura non sceglie tra educazione e sicurezza: ha bisogno di entrambe”.
L’analisi di Cardile non ammette il fallimento, citato dal presidente della Consulta e neanche l’idea di una “città malata”: “Le istituzioni stanno sostenendo le famiglie, costruendo una comunità educante insieme a scuole, servizi sociali, oratori, società sportive e associazioni. Non è solo una questione di origine, ma di fragilità sociali che aumentano spesso in relazione a background migratori e che richiedono responsabilità condivise e opportunità di inclusione. Tuttavia tutto ciò non annulla il rischio che determinate situazioni si verifichino perché poi ci sono gli individui con le loro scelte e l’assunzione della responsabilità delle loro scelte”.
A raccogliere l’appello della Consulta è Enrico Fantoni, direttore dell’ufficio Migrantes della diocesi di Crema: “Di fronte a certi episodi ci si sente nudi; sembra che in questi anni non si sia fatto nulla. Evidentemente non basta ciò che si è messo in campo. Qualcosa non ha funzionato. Serve il coraggio di dire dove abbiamo sbagliato”. Fantoni non nomina direttamente il sindaco ma le sue parole sono chiare: “La richiesta di più polizia va bene ma la deterrenza non è sufficiente. È la prevenzione che serve. Dovremmo riunire tutte le persone che hanno un progetto educativo e uscire delle dinamiche del piccolo gruppo”.
L’ex insegnante, collaboratore del vescovo monsignor Daniele Gianotti, ammette che la città è malata di “sperequazioni sociali”. E aggiunge: “Qui gli affitti partono da 600/700 euro per un monolocale. Le case popolari sono un miraggio”. Così chi arriva a Crema da un Paese più povero dell’Italia, cerca un alloggio in periferia dove crescono giovani vittime della dispersione scolastica, dell’abbandono, dell’esclusione sociale. Lo sa bene, Michele Gennuso, neurologo, ex assessore ai tempi di Stefania Bonaldi (Pd) e ora referente di “Libera”: “La relazione con il male non nasce ora. La violenza c’è sempre stata forse l’errore è restare in superficie. Sono inevitabili situazioni del genere ma la realtà è che siamo immersi nelle dinamiche di guerra e di conflitto”.
Il medico la prende alla larga ma poi ammette: “I ragazzi ammazzati ma anche i loro aggressori sono giovani cresciuti nella nostra comunità, nelle nostre aule. Eppure, quando ad aprile è stato ucciso il 20enne non è stata fatta nemmeno una fiaccolata…”. A dribblare la provocazione della Consulta è il mondo della Scuola che in queste ore è stato zitto. Interpellato dal Fattoquotidiano.it, Paolo Carbone, dirigente dell’istituto “Mandela” e della secondaria “Sraffa”, uno dei presidi più noti del Cremasco, svia la questione: “Cerchiamo di fare la nostra parte. Ci sono situazioni a rischio dispersione, la scuola fa quel che può. Possiamo non lasciarli soli accompagnandoli nel loro percorso, anche nei loro errori. Non voglio fare altre dichiarazioni”. Intanto, Crema, non è più la città di “Chiamami col tuo nome”, il film di Luca Guadagnino che aveva scelto la città come set ma quella della guerra tra gang.
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Criteri Critici
L’idea è di poterlo impiegare per contrastare la trasformazione tumorale nei pazienti più a rischio della malattia
L'articolo Tumore al pancreas, allo studio un vaccino per provare a fermare la malattia sembra essere il primo su Galileo.
Il tumore al pancreas rimane una delle neoplasie più difficili da curare: conta in Italia circa 13500 nuove diagnosi l’anno e quasi 15 mila decessi (dati Aiom, I numeri del cancro 2025). Le diagnosi molto spesso arrivano quando la malattia è già avanzata. Ci sono però alcune persone in cui, pur non essendosi ancora sviluppato il tumore, è possibile identificare delle forme precancerose, ovvero delle lesioni che potrebbero trasformarsi in un tumore. Alcuni ricercatori sono al lavoro per capire se è possibile bloccare questa trasformazione, e così l’insorgenza della malattia, con un vaccino. I primi dati, relativi soprattutto alla sicurezza del vaccino in un piccolo campione di partecipanti, incoraggiano a proseguire lungo questa strada.
Tumore al pancreas: chi corre un rischio più elevato
I risultati sono appena stati diffusi sulle pagine della rivista Cancer Discovery, e sono relativi a una sperimentazione di fase I (quella più precoce dello sviluppo clinico di un farmaco). Lo studio ha riguardato pazienti ad alto rischio di sviluppare un adenocarcinoma duttale, tra i tumori al pancreas più comuni. Non parliamo di fattori di rischio come abitudine al fumo, obesità o consumo di alcol o grassi – su cui è possibile intervenire modificando i propri stili di vita – ma della presenza di una predisposizione genetica (diverse mutazioni possono aumentare il rischio di malattia, come quelle nel gene BRCA2) e di una lesione precancerosa già individuata.
Sono esempi di lesioni precancerose cisti del tipo Ipmn (Neoplasia Mucinosa Papillare Intraduttale) e, più spesso, lesioni del tipo PanIN (Neoplasia intraepiteliale pancreatica). Questi pazienti corrono un rischio di sviluppare la malattia superiore a quello della popolazione generale, anche se possono essere necessari anni perché questa si manifesti, e sono dunque monitorati, generalmente con esami di imaging a cadenza regolare. “Se il rischio di trasformazione in tumore è elevato o se viene rilevato un tumore in fase iniziale, l’attuale standard di cura è la resezione chirurgica – ha spiegato Neeha Zaidi, del Sidney Kimmel Comprehensive Cancer Center della Johns Hopkins University, tra i ricercatori a capo della sperimentazione – Tuttavia, le probabilità di recidiva arrivano fino all’80% e molte lesioni precorritrici del tumore al pancreas sono microscopiche e quindi non rilevabili con le tecniche di imaging”. Non solo: anche laddove le lesioni venissero puntualmente rilevate, c’è sempre un rischio di sovratrattare i pazienti, esponendoli ai rischi della chirurgia, scrivono gli esperti.
Fermare il tumore con un vaccino
Di qui l’idea di trovare un nuovo modo per cercare di fermare la trasformazione tumorale, magari con un vaccino. Il target contro cui istruire il sistema immunitario in questo caso sono le mutazioni del gene KRAS (che codifica per una proteina importante per la crescita delle cellule), mutato in circa il 90% dei casi di adenocarcinoma duttale pancreatico e delle lesioni e cisti precancerose. Nel vaccino testato (mKRAS-VAX) nello studio i ricercatori hanno incluso sei mutazioni piuttosto comuni di questo gene .
Gli studi precedenti
In realtà questo vaccino era già stato testato, in abbinamento a immunoterapia, su pazienti con tumore al pancreas operati e sottoposti a chemioterapia e radioterapia. I risultati, pubblicati di recente su Nature communications, avevano mostrato che il vaccino è in grado di stimolare la risposta dei linfociti T contro gli antigeni KRAS di diverso tipo (ovvero proteine prodotte a partire da diverse mutazioni). Ancor prima i ricercatori avevano mostrato che, nei topi, una vaccinazione contro KRAS può rallentare la trasformazione delle lesioni in tumori. Con questa nuova sperimentazione i ricercatori hanno fatto un ulteriore passo avanti verso lo sviluppo di un potenziale vaccino per le persone ad alto rischio di tumore al pancreas.
Il nuovo studio e i prossimi passi
mKRAS-VAX stavolta è stato somministrato a venti persone ad alto rischio di malattia, in quattro dosi, durante circa tre mesi. Successivamente i ricercatori hanno valutato la sicurezza del vaccino e misurato le risposte del sistema immunitario. I dati hanno mostrato che il vaccino stimola lo sviluppo di linfociti T specifici per le mutazioni KRAS nel 90% dei partecipanti e che questi persistono a lungo nel sangue dei pazienti, ma non solo. Nel corso di 16 mesi circa nessun partecipante vaccinato ha sviluppato un tumore al pancreas, e in alcuni casi le cisti erano completamente regredite o si erano ridotte (rispettivamente in 5 e 3 casi), con percentuali ben maggiori di quanto si osserva nelle persone non vaccinate (anche se l’entità della riduzione potrebbe essere dovuta anche a limiti delle tecniche di imaging, ammettono gli esperti). Sul fronte della sicurezza i ricercatori hanno osservato effetti collaterali lievi o moderati, che non destano preoccupazione.
“Questi risultati dimostrano che mKRAS-VAX è sicuro e genera risposte durature delle cellule T, a supporto dello sviluppo di una vaccinazione mirata a mKRAS per l’intercettazione dell’adenocarcinoma duttale pancreatico”, concludono gli autori. I ricercatori stanno già proseguendo su questa strada, testando il vaccino in pazienti con cisti ad alto rischio candidati alla chirurgia, così da valutare la capacità di rimpicciolire le lesioni ma anche di capire più a fondo gli effetti del vaccino nel microambiente del pancreas (le analisi invece stavolta sono state fatte solo sul sangue, come ha ricordato Zaidi).
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I primi risultati sulla sicurezza fanno ben sperare: “In 16,5 mesi nessuno si è ammalato e alcune lesioni sono regredite”
Prevenire il cancro al pancreas con un vaccino. È la speranza che si apre grazie ai risultati di uno studio Usa pubblicato su Cancer Discovery, rivista dell'American Association for Cancer Research. Ricercatori del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center e dello Skip Viragh Center for Pancreatic Cancer riferiscono che mKras-Vax, un vaccino sperimentale mirato alla mutazione Kras (uno dei principali fattori genetici responsabili del carcinoma pancratico), si è dimostrato sicuro e ha generato risposte immunitarie durature, potenzialmente in grado di prevenire il tumore in persone ad alto rischio di sviluppare un adenocarcinoma duttale pancreatico (Pdac).
Il vaccino e la mutazione Kras
Nel trial di fase 1, il primo step dell'iter di sperimentazione clinica, il candidato vaccino "ha stimolato risposte delle cellule T specifiche per Kras nel 90% dei partecipanti". Non solo. "Dopo un follow-up mediano di 16,5 mesi, nessuno ha sviluppato il cancro al pancreas e alcune delle lesioni precancerose si sono ridotte o hanno smesso di crescere". Gli autori la definiscono "la prima dimostrazione sull'uomo che un vaccino mirato a Kras può generare in modo sicuro risposte immunitarie durature, prevenendo potenzialmente lo sviluppo del tumore in persone a rischio".
Le cisti che precedono il carcinoma duttale del pancreas
L'adenocarcinoma duttale pancreatico - spiegano gli scienziati - si sviluppa spesso nel corso di molti anni a partire da lesioni come le cisti pancreatiche, creando una potenziale finestra temporale per interventi che potrebbero prevenire la formazione del tumore. Le mutazioni del gene Kras sono presenti nella maggior parte dei tumori pancreatici e nella maggior parte delle lesioni precancerose del pancreas. L'obiettivo di mKras-Vax, un vaccino peptidico mirato alle 6 mutazioni Kras più comuni riscontrate nel tumore pancreatico, è indurre il sistema immunitario a riconoscere e distruggere le cellule portatrici di queste mutazioni prima che possano dare origine a un cancro.
Il test su sicurezza e risposta immunitaria
Lo studio ha coinvolto 20 persone con una predisposizione ereditaria al tumore pancreatico e un'anomalia pancreatica identificata tramite diagnostica per immagini, che hanno ricevuto il vaccino tra aprile 2022 e febbraio 2026. Sono state somministrate 4 dosi di mKras-Vax in 13 settimane, e i ricercatori hanno monitorato i partecipanti per la sicurezza e la risposta immunitaria attraverso esami del sangue e valutazioni di follow-up. Gli autori hanno osservato che "18 dei 20 partecipanti, ovvero il 90%, hanno sviluppato una risposta immunitaria significativa al vaccino. I partecipanti hanno mostrato un aumento mediano di 18,2 volte delle risposte delle cellule T specifiche per la proteina Kras mutata, a indicare che il vaccino ha attivato con successo le cellule immunitarie capaci di riconoscere le mutazioni di Kras".
Ulteriori analisi hanno dimostrato che "il vaccino ha generato risposte delle cellule T sia Cd4-positive che Cd8-positive, e ha prodotto cellule T della memoria che sono persistite nel tempo. I cloni di cellule T specifiche per la proteina Kras mutata indotti dal vaccino sono rimasti rilevabili fino a 2 anni dopo la vaccinazione. In un follow-up mediano di 16,5 mesi, nessuno dei partecipanti ha sviluppato un tumore al pancreas o una lesione pancreatica ad alto rischio che richiedesse l'asportazione chirurgica". Il vaccino è apparso "sicuro, con tutti gli eventi avversi correlati al trattamento classificati come lievi o moderati.
Gli effetti collaterali
Gli effetti collaterali più comuni sono stati reazioni nel sito di iniezione, affaticamento, brividi e sintomi simil-influenzali, che si sono tutti risolti senza necessità di trattamento". Negli arruolati per i quali erano disponibili immagini di follow-up, è stata condotta anche un'analisi esplorativa delle cisti pancreatiche: "Cinque dei 20 partecipanti allo studio hanno mostrato una completa risoluzione radiografica di piccole cisti pancreatiche, mentre altri 3 hanno presentato una regressione parziale. Le cisti rimanenti sono rimaste stabili". Gli scienziati sottolineano che "lo studio è stato progettato principalmente per valutare la sicurezza e le risposte immunitarie e non per determinare se il vaccino prevenga il cancro al pancreas". Avvertono inoltre che "le ridotte dimensioni del campione e il periodo di follow-up relativamente breve limitano le conclusioni sull'efficacia clinica".
La strada è ancora lunga ma è un buon inizio
"Questo è solo l'inizio, ma i risultati suggeriscono che il sistema immunitario si sta attivando - afferma Elizabeth Jaffee, vicedirettrice del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center, Dana and Albert 'Cubby' Broccoli Professor of Oncology, co-direttrice dello Skip Viragh Center for Pancreatic Cancer, direttrice associata del Bloomberg~Kimmel Institute for Cancer Immunotherapy e co-autrice senior dello studio - Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma questo è un buon inizio mirato alla prevenzione: un obiettivo a cui nessuno aveva pensato prima", evidenzia. "La possibilità di vaccinare precocemente le persone a rischio per cercare di prevenire lo sviluppo del cancro in futuro è un'opportunità importante", assicura. Il vaccino Kras è stato testato per la prima volta nel 2020 su pazienti sottoposti a intervento chirurgico e ad alto rischio di recidiva del cancro. Quello studio, pubblicato quest'anno su 'Nature Communications', ha rilevato che, quando il vaccino generava una forte risposta immunitaria, questi pazienti rimanevano liberi dalla malattia per almeno 5 anni. Un successo che ha spinto a condurre questo nuovo trial sul vaccino preventivo. "Abbiamo pensato che, se riuscivamo a osservare una risposta immunitaria nei pazienti affetti da cancro, il vaccino avrebbe dovuto funzionare ancora meglio nelle persone ad alto rischio a causa di una storia familiare, di un'alterazione genetica o di una cisti al pancreas", chiarisce Neeha Zaidi, professoressa associata di Oncologia e co-autrice senior del lavoro. "I risultati di questo studio forniscono la prova di principio che la vaccinazione contro la mutazione del gene Kras può generare risposte immunitarie durature in persone con un rischio ereditario di cancro al pancreas e supportano ulteriori test clinici di questo approccio", aggiunge Michael Goggins, professore di Patologia, Medicina e Oncologia, direttore del Laboratorio per la Diagnosi precoce del cancro al pancreas e co-autore senior del trial.
Uno studio anche sugli effetti sulle cisti pancreatiche
I ricercatori hanno avviato uno studio ulteriore per valutare gli effetti di mKras-Vax in pazienti con cisti pancreatiche ad alto rischio sottoposti a resezione chirurgica. Ciò permetterà di osservare come le cellule immunitarie indotte dal vaccino influenzino direttamente il tessuto pancreatico precanceroso. Jaffee e Zaidi, insieme ad Amanda L. Huff e Mark Yarchoan, altri due nomi dell'ampio pool di scienziati che hanno partecipato alla ricerca, sono fondatori e detengono partecipazioni in Adventris Pharmaceuticals, si legge nella disclosure del lavoro, la dichiarazione obbligatoria che gli studi scientifici devono riportare sugli eventuali conflitti di interesse e le fonti di finanziamento. Jaffee e Zaidi sono anche consulenti dell'azienda, e Yarchoan ne è il Chief Medical Officer. Adventris Pharmaceuticals ha ottenuto in licenza dalla Johns Hopkins University una tecnologia descritta in questo studio, e in virtù dell'accordo Huff, Jaffee, Yarchoan, Zaidi e l'università hanno diritto a ricevere delle royalty sulla tecnologia. L'accordo è stato esaminato e approvato dalla Johns Hopkins University, in conformità con le sue politiche in materia di conflitto di interessi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Capire se l'ambiente in cui viviamo può influenzare anche ciò che accade nell'intestino, fino ad avere un ruolo nello sviluppo di alcune malattie oncologiche. (ANSA)
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L’applicazione dell’intelligenza artificiale (IA) in medicina mostra un impatto tanto più profondo quanto più prioritari sono i bisogni clinici dei pazienti da soddisfare. In questo scenario, le malattie rare –...
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L’applicazione dell’intelligenza artificiale (IA) in medicina mostra un impatto tanto più profondo quanto più prioritari sono i bisogni clinici dei pazienti da soddisfare. In questo scenario, le malattie rare – patologie con un’incidenza inferiore a 6 casi su 100.000 persone all’anno, che tuttavia rappresentano complessivamente il 25% delle diagnosi oncologiche – costituiscono una vera emergenza sanitaria. Sviluppare terapie innovative in questi ambiti è storicamente complesso a causa dell’estrema eterogeneità clinica e biologica, della scarsità di dati e dei limiti intrinseci dei trial clinici randomizzati tradizionali (Rct).
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I limiti dei trial tradizionali
I trial tradizionali, considerati il gold standard della ricerca, mostrano infatti importanti limiti nei contesti più critici. Arruolare un numero sufficiente di pazienti per patologie rare o ultra-rare è spesso impossibile a causa della ristrettezza della popolazione eleggibile. Inoltre, assegnare soggetti con gravi bisogni terapeutici insoddisfatti a un braccio di controllo trattato con terapie inefficaci o placebo solleva profondi dilemmi etici. A ciò si aggiungono la scarsa rappresentazione della popolazione anziana nelle sperimentazioni convenzionali e la rapidità con cui si evolve lo standard di cura, un fattore che rischia di rendere obsoleti i bracci di controllo prima del termine dello studio.
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La frontiera dei dati sintetici
Per superare queste barriere, la frontiera più avanzata della ricerca medica risiede nei dati sintetici: informazioni generate artificialmente da algoritmi di IA che replicano fedelmente le caratteristiche statistiche e biologiche dei dati reali, senza contenere alcuna informazione riconducibile a singoli pazienti. Questa applicazione dell’IA generativa permette così di creare “bracci di controllo virtuali” o coorti sintetiche in grado di affiancare o sostituire i gruppi placebo, riducendo i costi e accorciando drasticamente i tempi di validazione di un trattamento innovativo, oltre a superare problematiche etiche legate all’arruolamento dei pazienti
Il precedente del Bambino Gesù
La fattibilità di questo approccio ha trovato una conferma storica nella decisione dell’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA), che ha accettato l’utilizzo di dati sintetici e storici per la creazione del braccio di controllo nello studio clinico di Fase II GD2-CART01, condotto dall’ospedale Bambin Gesù di Roma per valutare l’efficacia di cellule CAR-T anti-GD2 in pazienti pediatrici affetti da neuroblastoma recidivato o in progressione, un tumore raro e altamente critico. Questo “via libera” rappresenta un precedente fondamentale per la comunità scientifica, dimostrando che i bracci virtuali possono validamente integrare la ricerca laddove il campionamento tradizionale sia impraticabile o eticamente problematico.
Humanitas leader su Horizon
In prima linea in questa transizione si colloca l’esperienza dell’Irccs Istituto Clinico Humanitas, che sviluppa modelli di dati sintetici dal 2021, partendo dall’oncoematologia per poi estendersi alla neurologia, gastroenterologia, epatologia e reumatologia. Attraverso l’Humanitas AI Center, il primo centro integrato di ricerca sull’IA in un Irccs italiano, clinici, ingegneri e data scientist collaborano per creare algoritmi robusti, riproducibili e completamente spiegabili. Da questo ecosistema transdisciplinare è nato nel 2023 lo spin-off Train, focalizzato sullo sviluppo di gemelli digitali (digital twin) e dataset sintetici che rimangono protetti all’interno dell’infrastruttura ospedaliera. La qualità dei dati è continuamente monitorata dal framework SAFE (Synthetic vAlidation FramEwork), sviluppato nel contesto dei progetti europei Horizon 2020 SYNTHIA e SYNTHEMA, che ne valuta la fedeltà statistica e l’utilità clinica tramite verifiche trasparenti.
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L’artista ha conseguito la laurea triennale in Urbanistica al Politecnico di Milano e ha condiviso la gioia per il traguardo raggiunto con i suoi follower
“Ora chiamatemi dottoressa". Così, con ironia e un pizzico di orgoglio, Big Mama ha annunciato di aver raggiunto un nuovo importante traguardo, conseguendo la laurea triennale in Urbanistica al Politecnico di Milano. Marianna Mammone, questo il vero nome dell’artista, ha condiviso la gioia per questo importante successo con i suoi follower, pubblicando un post su Instagram con le foto del giorno della sua laurea. “Alla mia Irpinia, alla mia famiglia”, ha scritto la rapper sui social network.
Il post sui social
A margine del post la cantante di “Cento Occhi” e “Mezzo rotto” ha voluto fare una riflessione profonda: “A tutte le vittime del cancro, a chi ne custodisce la memoria tra le pagine già scritte, a chi continua a scriverle, riga dopo riga e a chi ha dovuto affidare l'ultimo capitolo al silenzio. A Michele, il mio angelo, il mio dottore, il mio secondo papà; grazie per aver curato il capitolo più delicato della mia vita, permettendomi di scriverne ancora”.
La laurea al Politecnico
Il riferimento alla malattia nel titolo della tesi - "Metastasi della città.Salute, ambiente e pianificazione urbana. Una ricerca che partedall’Irpinia" – non è casuale. Big Mama ha scelto un tema che richiama la sua storia personale. L'artista ha affrontato infatti una lunga battaglia contro un linfoma di Hodgkin, un'esperienza che – oltre ad averla segnata profondamente nel momento del suo esordio sulla scena musicale – ha deciso di trattare da un prospettiva diversa, analizzando il rapporto tra salute e ambiente attraverso il suo lavoro di ricerca.
La foto con i genitori
A festeggiare il suo traguardo c’erano gli amici di sempre ma soprattutto i genitori, Angela e Italo Mammone.
Big Mama tornò da loro ad Avellino, sua città natale, nel 2020 subito dopo la diagnosi, quando dovette affrontare il lungo percorso di cure conclusosi con la guarigione nel 2021. “Loro mi sono stati molto vicini. Mi fa stare malissimo solo pensare alla sofferenza che devono aver provato", raccontò a Verissimo Big Mama.
Curare l’allergia diventa un lusso:“Mancano i soldi per i rimborsi”
📰 La Repubblica📅 2026-07-16T01:00:00Z✍️ repubblicawww@repubblica.it (Redazione Repubblica.it)
immunoterapia
Immunoterapia come una lotteria per chi ha problemi respiratori. Lo stop agli appalti regionali toglie i fondi alle Asl ma a macchia di leopardo: avere l’assistenza o invece dover pagare dipende da dove si abita
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Nei tumori gastrointestinali la cura sta cambiando profondamente. Per molti anni il trattamento è stato costruito sulla sede della malattia: stomaco, colon, fegato, vie biliari, pancreas. Oggi non basta più....
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Nei tumori gastrointestinali la cura sta cambiando profondamente. Per molti anni il trattamento è stato costruito sulla sede della malattia: stomaco, colon, fegato, vie biliari, pancreas. Oggi non basta più. Conta anche come è fatto il tumore, quali caratteristiche biologiche possiede e come risponde alle cure.
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È questo il cambio di passo discusso al “Lazio Network: Breaking News and Real-Life in Gastrointestinal Cancers”, promosso dall’IRCCS Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) e dall’ASL Latina. L’incontro, giunto alla seconda edizione, ha riunito a Roma oltre sessanta specialisti dei principali centri della regione.
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Le nuove diagnosi
I numeri rendono il tema rilevante: in Italia i tumori gastrointestinali causano ogni anno oltre 60mila nuove diagnosi. Il colon-retto è il più frequente, con circa 41.700 nuovi casi stimati nel 2025, seguito dallo stomaco (14.700) e dai tumori stromali gastrointestinali (circa 900). Per il colon-retto la sopravvivenza a cinque anni raggiunge il 64,2%.
La prima grande novità è la profilazione molecolare: studiare il tumore in profondità per individuare nel suo DNA alterazioni che guidino la scelta terapeutica. Tumori dello stomaco e delle vie biliari, fino a pochi anni fa difficili da personalizzare, stanno diventando malattie sempre più “leggibili”. Individuare una mutazione specifica consente di usare farmaci mirati: è come trovare la serratura giusta, invece di demolire tutto l’edificio. All’IRE sono in avvio studi clinici dedicati a pazienti con colon-retto molecolarmente positivo.
I pazienti con malattia avanzata
Un secondo fronte riguarda i pazienti con malattia avanzata, in particolare epatocarcinoma e colangiocarcinoma, dove cresce il ruolo della combinazione tra terapie sistemiche e trattamenti locoregionali, tra cui la TARE (radioembolizzazione transarteriosa). Questa tecnica inietta nell’arteria che nutre il tumore microsfere cariche di materiale radioattivo, portando la radioterapia direttamente nella massa tumorale. All’IFO viene eseguita dal 2004: oltre 1.500 trattamenti effettuati, di cui più di 1.000 in pazienti con epatocarcinoma.
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Il medico oncologo Fabio Girardi, della Uoc Oncologia 2 dell'Istituto Oncologico Veneto Irccs, ha coordinato uno studio sulla sopravvivenza al tumore alla mammella in qualità di consulente dell'Oms, collaborando con un gruppo di esperti internazionali. (ANSA)
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Criteri Critici
Abruzzo al di sotto della media nazionale per quanto riguarda l'adesione dei cittadini agli screening per i tumori del seno, della cervice uterina e del colon retto. (ANSA)
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Calabria sotto la media nazionale per estensione e adesione agli screening oncologici. E' quanto emerge dall'analisi, relativa all'anno 2024, di Gimbe. (ANSA)
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Criteri Critici
Un'adesione superiore alla media nazionale (56% contro la media italiana del 50%) ma una insufficienza netta (79,2%, a fronte del 97,3% in Italia) per quanto concerne la percentuale delle persone invitate a sottoporsi in Basilicata allo screening mammograf...…