Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
68.5/100
Punteggio Totale
A
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumori gastroesofagei HER2+ Fda approva zanidatamab in prima linea: cambia lo standard terapeutico pharmastar.it
Dopo oltre un decennio dominato da trastuzumab, il trattamento di prima linea dell’adenocarcinoma gastroesofageo HER2-positivo potrebbe entrare in una nuova fase. La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato zanidatamab (Ziihera), anticorpo bispecifico diretto contro HER2 sviluppato da Jazz Pharmaceuticals, in combinazione con chemioterapia, con o senza l’anti-PD-1 tislelizumab (Tevimbra), nei pazienti adulti con adenocarcinoma gastroesofageo HER2-positivo localmente avanzato non resecabile o metastatico.
L’approvazione si basa sui risultati dello studio di fase III HERIZON-GEA-01, pubblicati sul New England Journal of Medicine, nel quale la combinazione di zanidatamab, tislelizumab e chemioterapia ha ridotto del 28% il rischio di morte rispetto a trastuzumab più chemioterapia. La sopravvivenza globale mediana ha raggiunto 26,4 mesi, 7,2 mesi in più rispetto al braccio di controllo: un risultato particolarmente rilevante in una neoplasia avanzata caratterizzata ancora oggi da una prognosi sfavorevole.
Due regimi approvati dall’Fda
L’indicazione concessa dall’agenzia statunitense comprende in realtà due differenti combinazioni terapeutiche.
Zanidatamab in associazione a tislelizumab e chemioterapia contenente fluoropirimidina e platino è stato approvato per i tumori HER2-positivi IHC 3+ oppure IHC 2+/ISH+, indipendentemente dall’espressione di PD-L1.
Zanidatamab più chemioterapia con fluoropirimidina e platino, senza immunoterapia, è invece indicato nei pazienti con tumori HER2 IHC 3+.
Si tratta di un passaggio significativo perché mette direttamente in discussione il ruolo che trastuzumab ha ricoperto per molti anni come principale terapia anti-HER2 nella prima linea della malattia avanzata.
HERIZON-GEA-01, sopravvivenza oltre i due anni con la tripletta
A sostenere la decisione dell’FDA sono i risultati di HERIZON-GEA-01, studio globale, randomizzato e open-label di fase III condotto in circa 300 centri di oltre 30 Paesi. Lo studio ha confrontato zanidatamab più chemioterapia, con o senza tislelizumab, con trastuzumab più chemioterapia nel trattamento di prima linea dell’adenocarcinoma gastroesofageo HER2-positivo avanzato o metastatico.
Il risultato più rilevante è stato osservato con la tripletta zanidatamab + tislelizumab + chemioterapia.
Rispetto a trastuzumab più chemioterapia, il nuovo regime ha determinato una riduzione del 28% del rischio di morte, portando la sopravvivenza globale mediana a 26,4 mesi, rispetto a 19,2 mesi nel gruppo di controllo.
Anche la sopravvivenza libera da progressione è risultata significativamente superiore. I regimi contenenti zanidatamab hanno ridotto il rischio di progressione o morte di circa il 35%, con una PFS mediana di 12,4 mesi rispetto a 8,1 mesi con trastuzumab più chemioterapia.
Il superamento della soglia dei due anni di sopravvivenza mediana rappresenta un dato clinicamente importante per una popolazione di pazienti nella quale rimane elevato il bisogno di nuove opzioni terapeutiche.
Beneficio anche nei pazienti PD-L1 negativi
Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle analisi dello studio riguarda l’apparente indipendenza del beneficio dallo status di PD-L1.
Le analisi per sottogruppi hanno mostrato risultati favorevoli con zanidatamab anche nei pazienti con tumori PD-L1 negativi, suggerendo che la combinazione dell’anticorpo bispecifico con l’inibizione di PD-1 possa esercitare un’attività antitumorale anche in una popolazione tradizionalmente meno sensibile all’immunoterapia. I dati sul beneficio indipendentemente dall’espressione di PD-L1 sono stati successivamente approfonditi all’ASCO 2026.
Questo elemento assume particolare importanza considerando che alcune strategie immunoterapiche impiegate nel carcinoma gastrico e gastroesofageo sono condizionate dall’espressione di PD-L1.
Come funziona zanidatamab
Zanidatamab è un anticorpo bispecifico diretto contro HER2, progettato per legarsi contemporaneamente a due distinti epitopi extracellulari del recettore HER2.
È proprio questa caratteristica a distinguerlo dagli anticorpi monoclonali anti-HER2 tradizionali.
Il doppio legame favorisce il clustering dei recettori HER2 sulla superficie della cellula tumorale e la loro internalizzazione, con conseguente riduzione dell’espressione di HER2. Zanidatamab è inoltre in grado di attivare diversi meccanismi immunologici, tra cui citotossicità cellulare anticorpo-dipendente (ADCC), fagocitosi anticorpo-dipendente (ADCP) e citotossicità complemento-dipendente (CDC), che contribuiscono all’inibizione della crescita e alla morte delle cellule tumorali.
La particolare biologia del farmaco offre anche un razionale per l'associazione con l'inibizione di PD-1: l'attività antitumorale e immunologica indotta dal doppio targeting di HER2 potrebbe favorire una maggiore risposta all'immunoterapia.
Il doppietto senza immunoterapia: PFS positiva, OS ancora da definire
Il quadro è leggermente diverso per la combinazione di zanidatamab più chemioterapia senza tislelizumab.
Nella prima analisi ad interim, il regime ha prodotto un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione rispetto a trastuzumab più chemioterapia, mentre per la sopravvivenza globale era emerso un trend favorevole che non aveva ancora raggiunto la significatività statistica.
Lo studio HERIZON-GEA-01 è tuttora in corso e sono previste ulteriori analisi della sopravvivenza globale.
Una nuova indicazione dopo il tumore delle vie biliari
Per zanidatamab si tratta della seconda importante indicazione oncologica negli Stati Uniti.
Nel novembre 2024 l’FDA aveva infatti concesso l’approvazione accelerata al farmaco per il trattamento degli adulti con carcinoma delle vie biliari HER2-positivo IHC 3+, non resecabile o metastatico, precedentemente trattato. Zanidatamab era diventato così il primo anticorpo bispecifico dual-HER2 approvato negli Stati Uniti in questa indicazione.
L’adenocarcinoma gastroesofageo rappresenta però un’opportunità clinica e commerciale molto più ampia. La definizione comprende adenocarcinomi dello stomaco, della giunzione gastroesofagea e dell’esofago e una quota significativa di questi tumori presenta iperespressione o amplificazione di HER2.
Un programma di sviluppo che guarda oltre lo stomaco
Jazz Pharmaceuticals punta ora ad ampliare ulteriormente il campo di applicazione di zanidatamab.
Il programma clinico comprende studi nel carcinoma mammario HER2-positivo, anche in pazienti precedentemente esposti ad altre terapie anti-HER2, oltre a studi pan-tumor e programmi in fasi più precoci del carcinoma mammario.
La società sta inoltre esplorando strategie di combinazione con altre modalità di blocco della via di HER2, inclusi gli inibitori tirosin-chinasici, sulla base dell’ipotesi che una maggiore densità del recettore sulla superficie tumorale possa aumentare ulteriormente l’attività del bispecifico.
L’espansione nel trattamento di prima linea dei tumori gastroesofagei HER2-positivi rappresenta un passaggio cruciale per trasformare zanidatamab da prodotto destinato inizialmente a una nicchia oncologica a uno dei principali asset della pipeline oncologica dell’azienda.
Perché questa approvazione è importante
Il dato forse più significativo non è semplicemente l’arrivo di un altro farmaco anti-HER2, ma il fatto che per la prima volta dopo molti anni viene messo concretamente in discussione il ruolo di trastuzumab come riferimento del trattamento HER2-targeted di prima linea nell’adenocarcinoma gastroesofageo avanzato.
La combinazione di zanidatamab con tislelizumab e chemioterapia ha dimostrato non soltanto di rallentare la progressione della malattia, ma di prolungare significativamente la sopravvivenza, portando la mediana oltre i due anni.
A rendere il risultato ancora più interessante è l’attività osservata indipendentemente dall’espressione di PD-L1. Se confermato dal follow-up più lungo e dalla pratica clinica, il doppio targeting di HER2 attraverso un anticorpo bispecifico potrebbe quindi ridefinire la strategia terapeutica di prima linea di uno dei principali sottogruppi molecolari dei tumori gastroesofagei.
Bibliografia
Shitara K, et al. Zanidatamab with chemotherapy with or without tislelizumab in HER2-positive gastroesophageal adenocarcinoma: HERIZON-GEA-01. New England Journal of Medicine. 2026.
U.S. Food and Drug Administration/Jazz Pharmaceuticals. FDA approval of zanidatamab-hrii with and without tislelizumab plus chemotherapy in first-line HER2-positive advanced gastroesophageal adenocarcinoma. 25 agosto 2026.
Ti č piaciuto l'articolo? Condividilo:
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Una bambina di poco più di un anno è stata operata al Bambino Gesù per un neuroblastoma esteso fino al canale vertebrale. La simulazione 3D ha guidato l'accesso chirurgico dalla schiena, preservando le strutture nervose.
Una bambina di poco più di un anno è stata operata al Bambino Gesù per un neuroblastoma esteso fino al canale vertebrale. La simulazione 3D ha guidato l'accesso chirurgico dalla schiena, preservando le strutture nervose.
Una bambina di poco più di un anno è stata sottoposta al Bambino Gesù di Roma a un delicato intervento per la rimozione completa di un neuroblastoma, una forma tumorale che nel suo caso aveva raggiunto il canale vertebrale arrivando a comprimere un nervo coinvolto nel movimento di una gamba. L'operazione, durata circa quattro ore, è stata preparata attraverso ricostruzioni tridimensionali e simulazioni virtuali dell'intervento.
Neuroblastoma vicino ai nervi, al Bambino Gesù la chirurgia viene simulata in 3D prima dellintervento
La particolare conformazione della massa ha richiesto di modificare il normale approccio chirurgico. Anziché raggiungere il tumore attraverso l'addome, l'équipe ha scelto un accesso dalla schiena, ritenuto più adatto per intervenire contemporaneamente sulla parte esterna della massa e sulla porzione penetrata nel canale vertebrale. Una scelta resa possibile dallo studio preliminare dell'anatomia della paziente attraverso modelli tridimensionali.
Prima dell'intervento, i medici hanno quindi ricostruito virtualmente i rapporti tra tumore, colonna vertebrale, midollo spinale e strutture nervose. Le simulazioni hanno permesso di valutare differenti possibilità e di individuare il percorso chirurgico più efficace per raggiungere la massa riducendo il rischio di danneggiare i nervi.
«La posizione del tumore ci ha imposto di ripensare completamente l'approccio chirurgico. Le simulazioni tridimensionali ci hanno permesso di studiare in anticipo ogni fase dell'intervento e di scegliere un accesso dalla schiena, insolito per questo tipo di tumore ma il più adatto in questo caso. L'obiettivo era rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti»», ha spiegato Giorgio Persano, dell'Unità operativa semplice di Chirurgia oncologica del Bambino Gesù. L'obiettivo era rimuovere completamente la malattia preservando al tempo stesso le strutture nervose più importanti.
La procedura ha richiesto la collaborazione di diverse competenze. Chirurghi oncologici, neurochirurghi, neurofisiologi e anestesisti hanno lavorato insieme durante le diverse fasi dell'operazione. Un ruolo centrale è stato affidato al monitoraggio neurofisiologico intraoperatorio, che ha consentito di controllare in tempo reale l'attività delle strutture nervose mentre i chirurghi operavano in prossimità dei nervi.
Dalla simulazione 3D alla sala operatoria: così la tecnologia ha aiutato a rimuovere un neuroblastoma complesso
Anche la gestione dell'anestesia è stata calibrata sulle esigenze dell'intervento. La bambina è stata sottoposta a un'anestesia totale endovenosa con dosaggi e infusioni regolati in modo da mantenere la stabilità clinica e, allo stesso tempo, preservare l'affidabilità dei segnali utilizzati dal monitoraggio neurofisiologico. Il dialogo tra anestesista e neurofisiologo è stato quindi costante per tutta la durata della procedura.
«Quando un tumore cresce così vicino ai nervi che controllano il movimento di una gamba, ogni millimetro conta. Il monitoraggio neurofisiologico ci permette di verificare in tempo reale che queste strutture continuino a funzionare mentre il chirurgo lavora. Integrando neurochirurgia, neurofisiologia, anestesia e chirurgia oncologica possiamo affrontare interventi estremamente delicati con un livello di sicurezza più elevato», ha affermato il dottor Andrea Carai, responsabile dellUnità operativa complessa di
neuroblastoma 3D
Il neuroblastoma è un tumore maligno che origina dalle cellule del sistema nervoso simpatico e rappresenta il tumore solido extracranico più comune nei bambini sotto i cinque anni. Può svilupparsi in diverse zone dell'organismo, tra cui le ghiandole surrenali e le aree lungo la colonna vertebrale.
Nel caso della piccola paziente, prima dell'operazione erano state effettuate una biopsia diagnostica e la chemioterapia prevista dai protocolli. La riduzione della massa ottenuta con il trattamento ha permesso di procedere alla pianificazione dell'intervento chirurgico. Per maggiori informazioni trovate qui il Comunicato del Bambino Gesù con video e immagini a supporto.
L'asportazione è stata completata con successo. Sei giorni dopo l'operazione la bambina è stata dimessa dall'ospedale e ha iniziato il percorso riabilitativo. Un risultato che mostra come la combinazione tra pianificazione digitale, chirurgia specialistica e monitoraggio continuo possa consentire di affrontare anche tumori pediatrici localizzati in aree particolarmente delicate, dove pochi millimetri possono fare la differenza.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Alessandra Amoroso in ospedale dai pazienti oncologici: donato il macchinario contro l’alopecia da chemioterapia today.it
Vive a Roma da tempo, ovvero da quando - grazie alla vittoria ad Amici di Maria De Filippi - ha scoperto la notorietà. Ma il suo legame, con la sua Lecce, rimane fortissimo (precisamente è nata a Galatina).
Si sta parlando di Alessandra Amoroso. La cantante, infatti, sta trascorrendo giorni importantissimi in Puglia tra la cittadinanza onoraria, il ruolo da protagonista durante la Notte della Taranta e il grandissimo gesto per i pazienti malati di tumore.
L'incontro con i pazienti oncologici
Infatti oggi, martedì 25 agosto, la Big Family onlus (fondata dalla famosa cantante) ha donato al Reparto oncologico dell’ospedale di Scorrano un sistema di raffreddamento del cuoio cappelluto per combattere l’alopecia indotta da farmaci chemioterapici.
Amoroso ha fatto visita ai pazienti e ha visto le macchine installate grazie al contributo della sua onlus. Lo scatto dell'artista con lo staff è stato pubblicato da Asl Lecce su Instagram e condiviso in una storia dalla stessa Amoroso.
Questa la didascalia a corredo dell'immagine: “La Big Family onlus – si legge nel post Instagram -, associazione benefica nata nel 2018 dal desiderio e dalla volontà di Alessandra Amoroso, ha promosso una raccolta fondi per donare all’Oncologia dell’Ospedale di Scorrano un sistema di raffreddamento del cuoio capelluto, uno strumento che può contribuire a prevenire e ridurre l’alopecia nelle pazienti e nei pazienti in chemioterapia”.
“Oggi - prosegue il post -, questa donazione è diventata realtà ed è arrivata in reparto. Un gesto concreto di empatia e attenzione verso chi affronta un delicato percorso di cura, reso possibile grazie alla generosità e alla partecipazione di tante persone”.
Il post si conclude con i ringraziamenti ad “Alessandra Amoroso, alla Big Family onlus e a tutte le istituzioni, le associazioni e i singoli cittadini che hanno contribuito alla raccolta fondi, preziosa a umanizzare il percorso di cura dei pazienti oncologici. Una pagina di speranza e solidarietà per la sanità pubblica”.
Speciali giorni salentini per Alessandra Amoroso
Questa la ciliegina sulla torta per alcuni giorni davvero speciali per la cantante. Solo qualche giorno fa, infatti, l’interprete ha ricevuto la cittadinanza onoraria. Ad annunciarlo è stata la sindaca di Lecce Adriana Poli Bortone, prima cittadina della città pugliese dal 2024, figura storica della Destra nel Mezzogiorno italiano.
Come riportato da Lecce Prima, il riconoscimento le verrà conferito ufficialmente domani, mercoledì 26 agosto alle ore 21:30 dal palco di piazza Sant’Oronzo, nel giorno della festa patronale.
Amoroso, inoltre, è stata tra le protagoniste della 'La Notte della Taranta' 2026, andata in onda lo scorso 22 agosto su Rai3, con 809.000 spettatori e l’8.5% di share.
Amoroso, donazione ospedale
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?5
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.4/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Tumore al colon-retto, quanto sono efficaci gli screening? la Repubblica
L’adesione allo screening per il tumore al colon-retto in Italia è bassa: appena un terzo delle persone invitate vi partecipa (analisi dati Gimbe). Eppure, ribadisce oggi uno studio apparso sulle pagine della rivista Jama Network Open, sottoporsi a questo screening - con la ricerca del sangue occulto nelle feci - riduce la mortalità per malattia di oltre il 40%. Più di quanto stimato in passato.
Screening oncologici: oltre 50 mila lesioni “perse”. Solo 6,5 milioni rispondono agli inviti (su 14) di 14 Luglio 2026 di Anna Lisa Bonfranceschi
Test del sangue occulto e colonscopia
I programmi di screening oncologico consentono di intercettare precocemente la patologia e trattarla, migliorando le possibilità di cura. In generale, si legge nel sito del Ministero della Salute, nel caso dello screening al colon-retto, la seconda causa di morte oncologica al mondo (fa quasi un milione di vittime ogni anno), si stima una riduzione di almeno il 20% grazie alla ricerca di segni precoci di possibile malattia. Ma calcolare i benefici nel mondo reale non è mai semplice, anche alla luce di dati non sempre concordi: recentemente, infatti, ricorda un commento sulla stessa rivista ma di qualche giorno fa, uno studio (NordICC) non ha mostrato benefici in termini di mortalità usando come esame di screening la colonscopia (solitamente raccomandata solo in seguito a positività alla ricerca del sangue occulto). Ma da più parti l’esperienza con la ricerca del sangue occulto nei programmi di screening ribadisce i benefici del test. Nel caso odierno parliamo dell’esperienza accumulata in Svezia, dove il programma di screening è stato allestito a partire dal 2008 (in Italia siamo partiti un pochino prima), e il guadagno calcolato, in termini di riduzione della mortalità è maggiore di quel 20%.
Tumore del colon, l’analisi del Dna dei polipi rivela rischi ereditari nascosti di 19 Gennaio 2026 di Mara Magistroni
Lo studio svedese
Il dato emerge da una nuova analisi dei dati relativi a un campione di 370 mila persone. Di questi alcuni erano stati invitati allo screening tra il 2008 e il 2012, altri tra il 2013 e il 2015 e altri ancora invece non erano stati invitati a sottoporsi allo screening (l’implementazione dello screening in Svezia è stata graduale, nella fascia tra 60 e 69 anni, ricordano gli autori). Il follow-up è stato di 14 anni. “Una precedente valutazione del programma ha dimostrato che coloro che hanno ricevuto un invito allo screening avevano un rischio inferiore del 14% di morire a causa della malattia”, ha ricordato in una nota Johannes Blom dal Karolinska Insitutet. Il riferimento è ad alcuni risultati pubblicati un paio di anni fa, dove si stimava appunto una riduzione del 14% di rischio di morte per malattia con lo screening. Ma gli stessi autori in quell’occasione, scrivevano che: “La reale correlazione tra screening e riduzione della mortalità potrebbe essere maggiore a causa della possibile coesistenza di test effettuati nel gruppo di controllo e di decessi per cancro del colon-retto diagnosticati più di 2 anni dopo lo screening”. In questo nuovo studio Blom e colleghi hanno adottato un metodo statistico per stimare questi contributi. E calcolato una riduzione del rischio di morte da cancro al colon retto maggiore che in passato: nello specifico, l’invito allo screening si associava a una riduzione del 26% di mortalità, che saliva al 43% nel caso di partecipazione.
Cancro al colon, la prevenzione si può fare anche a tavola di 13 Novembre 2025 di Letizia Gabaglio
Informare e sensibilizzare per aumentare l’adesione
E proprio questo dato, che ribadisce con forza l’importanza degli screening, dovrebbe essere al centro delle strategie di informazione e sensibilizzazione, allo scopo di aumentare l’aderenza ai programmi di screening, concludono gli autori. Aderenza che, come accennato, è ancora bassa: in Italia siamo a circa un terzo della popolazione target, ma anche in Svezia, ricordano gli autori, sono tante le persone che vi rinunciano (circa un terzo della popolazione interessata). “Quando facciamo comunicazione diciamo semplicemente che lo screening riduce la mortalità per carcinoma del colon-retto - aggiunge a Salute Nicola Silvestris, segretario nazionale Aiom e direttore Dipartimento Area Medica Irccs Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari - Questo studio ci aiuta a quantificare questa riduzione, ribadendo che non è solo importante a livello di popolazione l’attività di invito allo screening, ma è molto più importante che il test venga eseguito per incidere davvero sulla mortalità per tumore al colon-retto”.
Undici tumori in aumento tra i giovani. E i fattori di rischio non spiegano tutto di 30 Aprile 2026 di Tiziana Moriconi
Silvestris è concorde nel ritenere che il vero collo di bottiglia nell’adesione agli screening non sia organizzativo quando piuttosto comportamentale ed educativo. In Italia l’offerta da parte del Servizio sanitario - test di tipo immunochimico per la ricerca del sangue occulto ogni due anni, nella fascia da 50 ai 69 anni, estesa fino ai 74 in alcune regioni - sfiora il 100% ma l’adesione è ferma a circa un terzo, ricorda l’esperto: “Con un’estensione degli inviti pressoché completa, ma con una bassa percentuale di adesione, i benefici dello screening si perdono e possono tradursi in mortalità molto diverse per tumore al colon-retto in regioni con dati molto distanti, come la Calabria o il Veneto, dove in un caso le adesioni non raggiungono il 5% e nell’altro sono invece quasi 60%”. Un investimento mirato in attività di comunicazione e sensibilizzazione, che tenga conto delle difficoltà economiche, linguistiche e comportamentali che possono tenere lontane le persone dagli screening, magari con strumenti multilingue e il coinvolgimento dei medici di medicina generale, conclude Silvestris, potrebbe aiutare ad aumentare l’adesione e a colmare i divari tra regione e regione.
Alessandra Amoroso, visita al reparto di oncologia di Scorrano: la sua onlus dona all'ospedale un apparecchio per i pazienti sottoposti a chemio - Corriere Lecce
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Alessandra Amoroso, visita al reparto di oncologia di Scorrano: la sua onlus dona all'ospedale un apparecchio per i pazienti sottoposti a chemio Corriere Lecce
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.0/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un intervento chirurgico complesso, durato oltre 8 ore, ha salvato la vita a un paziente affetto da due tipi di cancro. Vietnam.vn
Grazie a un trattamento multidisciplinare coordinato e all'applicazione del protocollo ERAS, è stato in grado di muoversi e camminare già dal secondo giorno dopo il grande intervento chirurgico, durato più di 8 ore. Due tumori primari contemporaneamente. Nel 2011, al signor Khue è stato diagnosticato un cancro al colon in stadio avanzato, con un tumore che aveva invaso il pancreas e lo stomaco. Il chirurgo che ha eseguito l'intervento radicale è stato il Professor Associato, Dottore in Medicina, Medico del Popolo Pham Duc Huan, attualmente Presidente del Consiglio di Specialità Chirurgica del SistemaSanitarioVinmec e Direttore del Centro di Gastroenterologia ed Epatologia dell'Ospedale Generale Internazionale Vinmec Times City. L'incubo sembrava finito, ma circa sei mesi fa, il signor Khue ha iniziato a soffrire di persistenti dolori addominali, affaticamento, anemia e perdita di peso. Gli esami hanno rivelato la presenza simultanea di due tipi di cancro: tumori multipli al colon con quattro masse tumorali e un tumore al duodeno. Di fronte a una complessa condizione medica, il signor Khue si è rivolto nuovamente al Professor Associato, Dottore e Medico del Popolo Pham Duc Huan, che lo aveva curato direttamente 15 anni prima, e all'équipe del Vinmec Times City International General Hospital. La difficoltà di questo caso risiede non solo nel trattamento simultaneo di due tumori primari, ma anche nelle diverse caratteristiche anatomiche e negli approcci chirurgici richiesti per ciascuna patologia. Per trattare il cancro del colon multifocale, i medici devono rimuovere quasi tutto il colon, quindi collegare l'ileo al retto per ripristinare la continuità dell'apparato digerente. Nel frattempo, il cancro duodenale richiede la rimozione chirurgica della pancreaticoduodenopatia, che comprende la testa del pancreas, il duodeno, il dotto biliare comune distale e l'antro dello stomaco. Dopo aver rimosso la lesione, l'équipe chirurgica deve ristabilire la continuità digestiva e drenare i fluidi pancreatici e biliari mediante quattro anastomosi: pancreatico-intestinale, bilio-intestinale, gastrointestinale-intestinale e intestinale-intestinale. Si tratta di tecniche complesse che richiedono elevata precisione e sono cruciali per la sicurezza del paziente e per il suo recupero post-operatorio. L'intervento chirurgico si è rivelato ancora più complesso perché il paziente, 15 anni prima, era stato sottoposto a un'operazione per un tumore al colon, che aveva comportato l'asportazione della coda e di parte del corpo del pancreas. Pertanto, in questo intervento, per garantire un trattamento radicale del tumore duodenale, i medici sono stati costretti a rimuovere l'intera porzione rimanente del pancreas. Ciò significa che il paziente perderà il pancreas, l'organo responsabile della funzione endocrina e del supporto digestivo. Pertanto, l'efficacia del trattamento dipende non solo dalla tecnica chirurgica, ma richiede anche una strategia di rianimazione, gestione del dolore, nutrizione e un piano di riabilitazione sviluppati sia prima che dopo l'intervento. Oltre otto ore in sala operatoria e la battaglia dietro le quinte hanno contribuito alla guarigione del paziente. Dopo numerose consultazioni multidisciplinari, i medici del Vinmec Times City International General Hospital hanno concordato all'unanimità un piano di trattamento per curare entrambi i tumori simultaneamente in un unico intervento chirurgico, con l'obiettivo di controllare tutte le lesioni e ridurre al minimo la necessità per la paziente di sottoporsi a molteplici interventi chirurgici maggiori in rapida successione. Le immagini hanno mostrato un ispessimento del colon trasverso, della flessura epatica e del segmento D2 del duodeno, corrispondente alla sede del tumore, come confermato chirurgicamente. Sotto la direzione del Prof. Associato Dott. Pham Duc Huan, Medico del Popolo, insieme all'équipe chirurgica composta dal Dott. Dao Duc Dung, dal Dott. Nguyen Nam Khanh e dall'équipe di anestesia e terapia del dolore guidata dal Dott. Quach Minh Chinh e dal Dott. Dang Vu Anh, l'intervento chirurgico, durato più di 8 ore, è stato eseguito con successo, garantendo la sicurezza del paziente. Tuttavia, per gli interventi chirurgici gastrointestinali maggiori, l'operazione in sé è solo il primo passo. Immediatamente dopo l'intervento, i pazienti vengono inseriti in un programma di recupero accelerato post-operatorio (ERAS), un impegno congiunto che coinvolge specialisti in anestesia, terapia del dolore, nutrizione e riabilitazione. Grazie alla gestione del dolore e a un programma di recupero ben pianificato, i pazienti avvertono un dolore post-operatorio minimo e possono iniziare a muoversi e camminare già dal secondo giorno. La paziente Khue (al centro) dopo due trattamenti oncologici andati a buon fine con l'équipe medica del Vinmec Times City. Secondo il professore associato, dottor Pham Duc Huan, il trattamento moderno del cancro non è più responsabilità esclusiva dell'équipe chirurgica, ma richiede il coordinamento di diverse specialità, nonché attrezzature adeguate e capacità di rianimazione. "In casi complessi come quello del paziente Do Van Khue, la scelta della giusta strategia terapeutica attraverso un team multidisciplinare è fondamentale per ottenere una guarigione completa, ridurre le complicazioni e migliorare la qualità della vita del paziente", ha affermato il Prof. Associato Dott. Pham Duc Huan. Il caso del signor Khue dimostra l'efficacia del modello di trattamento multidisciplinare di Vinmec nella gestione di casi oncologici complessi, soprattutto in pazienti anziani con una storia di interventi chirurgici. Grazie a una strategia di trattamento personalizzata che coordina attentamente chirurgia, anestesia e rianimazione, nutrizione, gestione del dolore e riabilitazione, i pazienti hanno maggiori probabilità di una guarigione completa dopo interventi chirurgici importanti e possono tornare alla loro vita quotidiana più rapidamente. Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/ca-dai-phau-keo-dai-hon-8-gio-giai-cuu-benh-nhan-mac-2-benh-ung-thu-20260825155411408.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Un intervento chirurgico complesso, durato oltre 8 ore, ha salvato la vita a un paziente affetto da un doppio tumore. Vietnam.vn
Due tumori primari contemporaneamente. Nel 2011, al signor Khue è stato diagnosticato un cancro al colon in stadio avanzato, con un tumore che aveva invaso il pancreas e lo stomaco. Il chirurgo che ha eseguito l'intervento radicale è stato il Professor Associato, Dottore in Medicina, Medico del Popolo Pham Duc Huan, attualmente Presidente del Consiglio di Specialità Chirurgica del Sistema Sanitario Vinmec e Direttore del Centro di Gastroenterologia ed Epatologia dell'Ospedale Generale Internazionale Vinmec Times City. L'incubo sembrava finito, ma circa sei mesi fa, il signor Khue ha iniziato a soffrire di persistenti dolori addominali, affaticamento, anemia e perdita di peso. Gli esami hanno rivelato la presenza simultanea di due tipi di cancro: tumori multipli al colon con quattro masse tumorali e un tumore al duodeno.
Di fronte a una complessa condizione medica, il signor Khue si è rivolto nuovamente al Professor Associato, Dottore e Medico del Popolo Pham Duc Huan, che lo aveva curato direttamente 15 anni prima, e all'équipe del Vinmec Times City International General Hospital. La paziente Khue (al centro) dopo due trattamenti oncologici andati a buon fine con l'équipe medica del Vinmec Times City. La difficoltà di questo caso risiede non solo nel trattamento simultaneo di due tumori primari, ma anche nelle diverse caratteristiche anatomiche e negli approcci chirurgici richiesti per ciascuna patologia. Per trattare il cancro del colon multifocale, i medici devono rimuovere quasi tutto il colon, quindi collegare l'ileo al retto per ripristinare la continuità dell'apparato digerente.
Potrebbe interessarti
Nel frattempo, il cancro duodenale richiede la rimozione chirurgica della pancreaticoduodenopatia, che comprende la testa del pancreas, il duodeno, il dotto biliare comune distale e l'antro dello stomaco. Dopo aver rimosso la lesione, l'équipe chirurgica deve ristabilire la continuità digestiva e drenare i fluidi pancreatici e biliari mediante quattro anastomosi: pancreatico-intestinale, bilio-intestinale, gastrointestinale-intestinale e intestinale-intestinale. Si tratta di tecniche complesse che richiedono elevata precisione e sono cruciali per la sicurezza del paziente e per il suo recupero post-operatorio. L'intervento chirurgico si è rivelato ancora più complesso perché il paziente, 15 anni prima, era stato sottoposto a un'operazione per un tumore al colon, che aveva comportato l'asportazione della coda e di parte del corpo del pancreas. Pertanto, in questo intervento, per garantire un trattamento radicale del tumore duodenale, i medici sono stati costretti a rimuovere l'intera porzione rimanente del pancreas. Ciò significa che il paziente perderà completamente il pancreas, l'organo responsabile della funzione endocrina e del supporto digestivo. Pertanto, l'efficacia del trattamento dipende non solo dalla tecnica chirurgica, ma richiede anche una strategia di rianimazione, gestione del dolore, nutrizione e un piano di riabilitazione elaborati sia prima che dopo l'intervento. Le immagini hanno mostrato un ispessimento del colon trasverso, della flessura epatica e del segmento D2 del duodeno, corrispondente alla sede del tumore, come confermato chirurgicamente.
Oltre otto ore in sala operatoria e la battaglia dietro le quinte hanno contribuito alla guarigione del paziente. Dopo numerose consultazioni multidisciplinari, i medici del Vinmec Times City International General Hospital hanno concordato all'unanimità un piano di trattamento per curare entrambi i tumori simultaneamente in un unico intervento chirurgico, con l'obiettivo di controllare tutte le lesioni e ridurre al minimo la necessità per la paziente di sottoporsi a molteplici interventi chirurgici maggiori in rapida successione. Sotto la direzione del Prof. Associato Dott. Pham Duc Huan, Medico del Popolo, e dell'équipe chirurgica composta dal Dott. Dao Duc Dung, dal Dott. Nguyen Nam Khanh e dall'équipe di Anestesia e Terapia del Dolore guidata dal Dott. Quach Minh Chinh e dal Dott. Dang Vu Anh, l'intervento chirurgico, durato più di 8 ore, è stato eseguito con successo, garantendo la sicurezza del paziente. Tuttavia, per gli interventi chirurgici gastrointestinali maggiori, l'operazione in sé è solo il primo passo. Immediatamente dopo l'intervento, i pazienti vengono inseriti in un programma di recupero accelerato post-operatorio (ERAS), un impegno congiunto che coinvolge specialisti in anestesia, terapia del dolore, nutrizione e riabilitazione. Grazie alla gestione del dolore e a un programma di recupero ben pianificato, i pazienti avvertono un dolore post-operatorio minimo e possono iniziare a muoversi e camminare già dal secondo giorno.
Potrebbe interessarti
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Melanoma, vaccino mRNA: per Curigliano è "Un nuovo paradigma di cura, ma non è un vaccino preventivo" Doctor33
Il primo studio di fase 3 su un vaccino oncologico personalizzato a mRNA ha centrato i suoi obiettivi principali. Si tratta di INTerpath-001, trial che ha arruolato 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio già sottoposti a exeresi radicale del tumore. Lo studio ha confrontato l'immunoterapia standard con pembrolizumab da sola rispetto alla stessa immunoterapia associata a Intismeran, il vaccino a mRNA costruito su misura per ogni singolo paziente. L'endpoint primario, la sopravvivenza libera da recidiva, è stato raggiunto: il braccio sperimentale mostra una riduzione statisticamente e clinicamente significativa delle recidive locali e a distanza. I dati numerici completi saranno presentati a ESMO 2026, in programma a Madrid dal 23 al 27 ottobre.
A commentare la portata dello studio è Giuseppe Curigliano, oncologo e vicedirettore scientifico dello IEO, presidente eletto ESMO per il biennio 2027-2028, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera.
Curigliano invita subito a un chiarimento terminologico: non si tratta di un vaccino capace di immunizzare un soggetto sano contro l'insorgenza del melanoma, ma di una terapia post-chirurgica pensata per "ripulire" l'organismo da eventuali cellule tumorali residue. Il razionale biologico parte dal sequenziamento del tessuto tumorale asportato, da cui vengono identificati fino a 34 neoantigeni specifici — proteine mutate riconoscibili dal sistema immunitario come estranee. Su questa mappa molecolare viene sintetizzato in laboratorio un mRNA personalizzato, che nell'intervista al Corriere Curigliano descrive come una sorta di "copia sintetica" della firma mutazionale del tumore, utile a istruire i linfociti T a riconoscere ed eliminare le cellule neoplastiche residue. L'oncologo chiarisce che questa molecola non ha alcuna capacità di integrarsi nel genoma del paziente.
Il disegno dello studio prevedeva una randomizzazione 2:1 tra il braccio vaccino+pembrolizumab e il solo pembrolizumab. Secondo Curigliano l'associazione è cruciale: il vaccino da solo non avrebbe una potenza immunogena sufficiente, mentre l'inibitore di checkpoint rimuove i freni che il tumore impone alla risposta immunitaria, rendendo l'azione delle cellule T addestrate dal vaccino più efficace contro le micrometastasi.
Sul fronte della tollerabilità, i dati preliminari diffusi nel comunicato stampa indicano un profilo di sicurezza favorevole per la combinazione, in linea con quanto già osservato nel precedente studio di fase 2. Curigliano segnala comunque il rischio, comune a tutte le strategie di riattivazione immunitaria, di reazioni autoimmuni — polmoniti, tiroiditi, coliti — generalmente gestibili grazie alla lunga esperienza maturata con l'immunoterapia in oncologia ed emato-oncologia. I dati di sicurezza dettagliati saranno discussi a ESMO.
Il programma di sviluppo dei vaccini a neoantigeni non si ferma al melanoma. È in corso un trial di fase 3 randomizzato con lo stesso disegno nel carcinoma polmonare ad alto rischio dopo resezione radicale, mentre per i tumori renali e vescicali sono attivi studi di fase 2. Curigliano segnala anche l'auspicio di un futuro programma dedicato al carcinoma mammario triplo negativo, progetto per ora sospeso.
Uno dei nodi critici resta la logistica produttiva: dal sequenziamento del tumore all'allestimento del vaccino personalizzato passano mediamente 4-6 settimane, di cui 7-10 giorni per il solo sequenziamento. Curigliano è netto nel dire che, allo stato attuale, un processo di questo tipo non è replicabile all'interno del Servizio sanitario nazionale, ma resta appannaggio esclusivo delle piattaforme industriali proprietarie — nel caso di INTerpath-001, il campione italiano (con la partecipazione di centri come l'Istituto Pascale di Napoli e lo stesso IEO) è stato inviato negli Stati Uniti per il sequenziamento e la produzione, a cura di Moderna/Merck.
Alla domanda sul rischio di generare disparità tra pazienti, Curigliano sposta l'attenzione dal piano scientifico a quello regolatorio: il vero divario, spiega, riguarda i tempi di accesso al farmaco tra Stati Uniti ed Europa più che l'approvazione in sé, complicato ulteriormente dalle differenze tra sistemi sanitari nazionali e, in Italia, tra Regioni. L'oncologo si dice a favore di modelli di rimborsabilità basati sul valore terapeutico reale — cioè sull'impatto su sopravvivenza e guarigione — che diano priorità ai farmaci realmente trasformativi, riconoscendo ad AIFA il merito di aver già lavorato in questa direzione.
Interpellato su cosa risponderebbe a un paziente che chiede se il tumore "non tornerà più", Curigliano invita alla cautela tipica della ricerca clinica: i dati attuali, sottolinea, dimostrano con certezza una riduzione del rischio di metastasi a distanza nei melanomi ad alto rischio, ma servirà attendere anche i dati maturi di sopravvivenza globale prima di trarre conclusioni definitive. Ricorda infine che questa strategia resta indicata solo per neoplasie particolarmente immunogeniche, e che nell'arsenale terapeutico oncologico restano centrali anche anticorpi monoclonali, coniugati, inibitori tirosin-chinasici, CAR-T e, soprattutto, la prevenzione primaria attraverso screening e stili di vita sani.
Tumore della prostata. Il 91% sopravvive a 5 anni dalla diagnosi, De Rose: “Aumenta la richiesta di sessualità dei soggetti anche con tumore prostatico avanzato” - clicMedicina
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
54.8/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore della prostata. Il 91% sopravvive a 5 anni dalla diagnosi, De Rose: “Aumenta la richiesta di sessualità dei soggetti anche con tumore prostatico avanzato” clicMedicina
Un dato è ormai certo. Nell’ultimo ventennio il “panorama terapeutico” del tumore alla prostata è cambiato considerevolmente, con chiari miglioramenti nella diagnosi, nelle opzioni di trattamento e nella sopravvivenza. Di conseguenza, un numero crescente di pazienti, anche con tumore avanzato e quindi non confinato alla ghiandola prostatica, vive più a lungo e ricerca, giustamente, una migliora qualità della vita che spesso si traduce in una richiesta di recupero della propria attività sessuale, alterata da intervento ma anche da terapie oncologiche o radioterapiche, certamente necessarie. È quanto si evidenzia in una lettera all’editore della rivista internazionale Archivio Italiano di Urologia e Andrologia, e che sarà pubblicata nel numero di settembre 2026, intitolata Beyond Survival: Addressing Sexual Health in Advanced Prostate Cancer Care.
SOPRAVVIVENZA
In Italia, secondo i dati resi noti da un gruppo di esperti degli Oncologi Medici AIOM, il numero di uomini che sopravvive a una diagnosi di tumore alla prostata è aumentato da 217mila nel 2014 a 485mila nel 2024, con un tasso di sopravvivenza a 5 anni di circa il 91%.
SESSUALITÀ
I soggetti con tumore avanzato della prostata, pur vivendo più a lungo, perdono la propria potenza sessuale sin da subito. “Per necessità di rimuovere tutto il tumore, anche quello fuoriuscito dalla ghiandola prostatica, si devono sacrificare i nervi che consentono di ottenere l’erezione”, spiega il prof. Aldo Franco De Rose, specialista urologo e andrologo genovese, presidente dell’Associazione Andrologi Italiani. “La conseguenza è che i farmaci orali tipo sildenafil, tadalafil, vardenafil, avanafil risultano inefficaci in quanto, con la sezione dei nervi, manca la secrezione di ossido nitrico da parte delle terminazioni nervose e quindi con l’impossibilità da parte delle arteriole del pene a dilatarsi, far affluire più sangue e raggiungere quindi l’erezione.”
OPZIONI TERAPEUTICHE
Per soddisfare le richiesta di aiuto sessuale, che arriva da parte di soggetti sempre più giovani, bisogna ricorrere alle punture di caverject almeno 10 minuti prima del rapporto sessuale o più frequentemente all’impianto di protesi al pene.
PUNTURE INTRACAVERNOSE
“Le punture intracavernose di caverject vengono eseguite dalla stesso paziente o anche dalla partner”, spiega la dott.ssa Sara Cianfarelli, specializzanda urologa presso la Clinica Urologica di Genova, diretta dal prof. Carlo Terrone. “Le punture si eseguono sul pene, almeno 10 minuti prima dell’atto sessuale e sono in grado di assicurare una erezione sufficiente per un valido rapporto sessuale anche quando i nervi sono stati sezionati.”
PROTESI
“Quando le punture non funzionano o sono rifiutate dal paziente o dalla coppia – precisa De Rose – è necessario ricorrere all’impianto di protesi al pene. Si tratta di dispositivi che, impiantati nei corpi cavernosi, sostituiscono la funzione erettile e consentono la ripresa della funzione sessuale in quanto assicurano un’ottima rigidità.” La protesi peniena tri-componente è l’unica in grado di assicurare una completa detumescenza del pene allo stato di riposo e un’ottima erezione prima del rapporto sessuale, azionando la pompetta situata nello scroto. In generale la soddisfazione riportata dai soggetti impiantati è superiore al 95%, quella della partner 87%.
CASISTICA PERSONALE
“Dal 2021 a oggi, presso la clinica Montallegro di Genova, abbiamo eseguito 36 impianti di protesi idrauliche tri-componenti, 2 bi-componenti e 5 semirigide”, dichiara De Rose. “4 soggetti con tumore avanzato della prostata sono stati sottoposti a impianto di protesi al pene tri-componente, 16 soggetti con tumore avanzato della prostate eseguono le punture intracavernose di caverject, 9 autonomamente e 7 con l’aiuto della partner.”
CONCLUSIONI E ASPETTI SANITARI
La sessualità dovrebbe essere considerata parte integrante dell’assistenza ai pazienti con tumore alla prostata, anche negli stadi avanzati della malattia: “A oggi però – afferma ancora De Rose – le protesi del pene, assieme ai presìdi per l’incontinenza urinaria maschile, anche dopo intervento per tumore, come quello della prostata, non sono inseriti nei LEA, cioè nei Livelli Essenziali di Assistenza, per cui i soggetti desiderosi di recuperare la propria sessualità, anche in caso di tumore non avanzato o di giovani soggetti diabetici con compromissione dei nervi o delle arterie, devono ricorrere al privato.” Infatti le ASL rifiutano l’acquisto di questi dispositivi medici in quanto, non essendo inseriti nei Livelli Essenziali di Assistenza, non verrebbero rimborsati dalle Regioni. “Personalmente – conclude De Rose – nonostante continui a lavorare nel privato, da anni, assieme ad altri colleghi Urologi e Andrologi italiani ci battiamo affinché questi presidi vengano inseriti nei LEA, in quanto riteniamo che tutti i soggetti, specialmente dopo intervento per tumore o malattie croniche come il diabete, debbano avere la possibilità di vivere la propria sessualità.”
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Emicrania, la nuova cura costa centinaia di euro: quanto vale davvero? Mondosanità
Vi siete mai chiesti quanto valga una giornata senza emicrania — una giornata di lavoro non interrotta, una notte non guastata, alcune ore restituite alla famiglia? La domanda è meno astratta di quanto sembri, perché prevenire un attacco significa assumere oggi una pillola contro un dolore che verrà forse domani, accettando il rischio che gli effetti indesiderati arrivino prima del beneficio. Ora uno studio pubblicato su The Lancet Neurology indica che atogepant, una terapia orale mirata, non soltanto riduce i giorni di emicrania più del topiramato, ma consente a un numero assai maggiore di pazienti di continuare la cura.
Per decenni la profilassi dell’emicrania — cioè il trattamento destinato a impedire o diradare gli attacchi — si è servita soprattutto di farmaci progettati per ben altri disturbi: antipertensivi, antidepressivi, antiepilettici. Il topiramato è il caso più noto; può essere efficace, ma sonnolenza, formicolii, disturbi cognitivi e altre reazioni spingono non pochi pazienti ad abbandonarlo. È questo il paradosso: il medicinale dovrebbe sottrarre tempo alla malattia, ma può rendere abbastanza difficile la vita presente da finire nel cassetto.
Lo studio TEMPLE ha messo a confronto direttamente il vecchio standard e il nuovo farmaco, senza limitarsi al consueto paragone con un placebo. I ricercatori hanno coinvolto 545 adulti con emicrania episodica o cronica e almeno quattro giorni di emicrania al mese; per 24 settimane, i partecipanti hanno assunto una compressa quotidiana di atogepant oppure la dose massima tollerata di topiramato. Negli ultimi tre mesi della sperimentazione, il 64,1 per cento dei pazienti trattati con atogepant ha almeno dimezzato i giorni mensili di emicrania, contro il 39,3 per cento di coloro che ricevevano topiramato.
Ma traduciamo le percentuali in tempo vissuto. I giorni sottratti ogni mese alla malattia sono stati in media 6,3 con atogepant e 4,5 con topiramato: 1,8 giorni di differenza. Sulla carta, quasi nulla; messi in fila per dodici mesi, tuttavia, quei frammenti possono diventare più di tre settimane potenzialmente restituite al lavoro, al sonno e alla vita domestica. Come monete raccolte una alla volta in un salvadanaio, i singoli giorni sembrano poca cosa finché non si considera la somma.
Il dato forse più clamoroso riguarda però la tollerabilità. Ha sospeso la terapia per gli effetti indesiderati il 12,1 per cento di chi assumeva atogepant, rispetto al 29,6 per cento del gruppo trattato con topiramato; gli eventi avversi collegati ai medicinali sono stati segnalati, complessivamente, dal 56 e dal 78 per cento dei partecipanti. Il motivo è semplice: l’efficacia teorica non basta. Una profilassi funziona davvero soltanto se il paziente riesce a seguirla, giorno dopo giorno.
Atogepant appartiene ai gepanti e blocca il recettore del CGRP, una molecola che svolge una funzione centrale nella trasmissione dell’attacco emicranico; gli anticorpi monoclonali iniettabili intervengono, invece, contro la stessa molecola oppure contro il suo recettore. Per intenderci, la vecchia profilassi cercava di rallentare il meccanismo agendo su comandi costruiti per altre macchine; le terapie anti-CGRP intervengono su un interruttore proprio dell’emicrania. Non cancellano la malattia e non agiscono in tutti i pazienti, naturalmente, ma segnano il passaggio da una prevenzione adattata per tentativi a una cura disegnata attorno a uno specifico meccanismo.
Resta il prezzo. In Italia una confezione mensile di atogepant costa, secondo il listino, diverse centinaia di euro, enormemente più di un generico come il topiramato, anche se gli accordi negoziali possono ridurre la spesa effettivamente sostenuta dal sistema pubblico. Il Servizio sanitario nazionale ne limita la rimborsabilità ai pazienti che, nei tre mesi precedenti, abbiano avuto almeno otto giorni mensili di emicrania disabilitante, un punteggio MIDAS non inferiore a 11 e almeno tre precedenti classi preventive risultate inefficaci, non tollerate o controindicate.
Nel 2025 l’AIFA ha inoltre eliminato l’obbligo di interrompere i farmaci anti-CGRP dopo dodici mesi. Ciò non risolve, tuttavia, il problema della sostenibilità: TEMPLE è stato finanziato dal produttore di atogepant e osserva soltanto 24 settimane di trattamento, un periodo insufficiente per chiudere il conto sul lungo termine. Ha però spostato la domanda. Non si tratta più soltanto di stabilire quanto costi la nuova pillola, ma di calcolare quanto valgano — per il paziente e per la società — i giorni che quella pillola riesce davvero a recuperare.
⸻
Studio TEMPLE, “Tolerability, safety, and efficacy of atogepant versus topiramate in adults with migraine: a randomised, head-to-head, phase 3b trial”, The Lancet Neurology, 2026; 25(9):806–817, doi: 10.1016/S1474-4422(26)00214-0.
Agenzia Italiana del Farmaco, “Riclassificazione del medicinale per uso umano Aquipta”, Determina n. 506/2024, Gazzetta Ufficiale n. 233 del 4 ottobre 2024.
Agenzia Italiana del Farmaco, “Modifica dei registri Aimovig, Ajovy, Aquipta, Emgality e Vyepti per l’emicrania”, 23 aprile 2025.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
59.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Scienziati indiani sviluppano un farmaco “intelligente” contro il cancro che agisce sulle cellule tumorali portadaestrela.com
Gli scienziati indiani hanno sviluppato un nuovo farmaco antitumorale “intelligente”, progettato per agire principalmente all’interno delle cellule tumorali, offrendo un approccio potenzialmente più mirato al trattamento del cancro e riducendo il rischio di danni alle cellule sane.
La ricerca è stata condotta dal dott. Asis Bala dell’Institute of Advanced Study in Science and Technology (IASST), un istituto autonomo facente capo al Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Governo indiano, in collaborazione con il dott. K.P. Bhabak dell’Indian Institute of Technology di Guwahati.
Secondo quanto riportato, il farmaco candidato, denominato RK-251, è progettato per rimanere relativamente inattivo nei tessuti normali e attivarsi all’interno delle cellule tumorali.
I trattamenti antitumorali convenzionali possono colpire le cellule sane insieme a quelle tumorali, causando spesso effetti collaterali significativi.
Il nuovo approccio mira a superare questa limitazione utilizzando una differenza biologica tra cellule tumorali e cellule sane come fattore scatenante per l’attivazione del farmaco, come sottolineato nel rapporto.
Le cellule tumorali generano tipicamente livelli più elevati di specie reattive dell’ossigeno (ROS), molecole che possono causare danni cellulari ma che possono anche essere sfruttate per la somministrazione mirata di farmaci. Quando l’RK-251 penetra in una cellula tumorale, gli elevati livelli di ROS sono progettati per innescare l’attivazione del composto, rilasciando l’NBDHEX, un potente agente antitumorale.
L’NBDHEX agisce prendendo di mira proteine importanti per la sopravvivenza e la resistenza al trattamento di diverse cellule tumorali. Rilasciando il composto principalmente nell’ambiente delle cellule tumorali, l’RK-251 potrebbe potenzialmente esercitare la sua azione antitumorale in modo più selettivo, limitando al contempo l’esposizione dei tessuti sani.
Negli esperimenti preclinici, l’RK-251 ha mostrato una forte attività contro le aggressive cellule tumorali del carcinoma mammario triplo-negativo, producendo al contempo un effetto notevolmente minore sulle cellule sane. I risultati indicano che il meccanismo sensibile ai ROS potrebbe contribuire a migliorare la selettività del trattamento antitumorale.
I ricercatori hanno inoltre valutato il candidato farmaco utilizzando embrioni di zebrafish (Danio rerio). Gli esperimenti non hanno evidenziato segni evidenti di tossicità, mentre il composto ha mostrato la fluorescenza prevista in presenza di specie reattive dell’ossigeno. Ciò ha fornito ulteriori prove a sostegno del meccanismo d’azione proposto e ha avvalorato l’opportunità di approfondire lo studio del candidato farmaco.
Tuttavia, l’RK-251 è ancora in fase di ricerca preclinica e non è ancora disponibile come trattamento per i pazienti. Saranno necessari ulteriori studi di laboratorio, valutazioni di sicurezza e una validazione tramite adeguate sperimentazioni cliniche prima che il farmaco possa essere valutato per l’uso sull’uomo.
Questa notizia proviene da un feed sindacato di terze parti, agenzie. Mid-day non si assume alcuna responsabilità in merito all’affidabilità, all’attendibilità e ai dati contenuti nel testo. La direzione di Mid-day/mid-day.com si riserva il diritto esclusivo di modificare, cancellare o rimuovere (senza preavviso) il contenuto a sua assoluta discrezione per qualsiasi motivo.
Source link
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il vaccino contro il melanoma . Il primato dell’Istituto dei Tumori: "Qui il maggior numero di pazienti" Il Giorno
La ricerca italiana ha avuto un ruolo da protagonista in un risultato di rilievo internazionale nella ricerca sul melanoma. L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha infatti partecipato allo studio “INTerpath-001“ con il numero più alto di pazienti “randomizzati“: 82 su 128 sottoposti a screening, oltre 30 pazienti in più rispetto al secondo Centro Australiano a livello mondiale. "La nostra forza è essere stati il centro al mondo con la maggiore esperienza in termini di pazienti all’interno di questo studio" spiega Michele Del Vecchio, direttore dell’unità Oncologia Medica Melanomi, Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto.
Lo studio, nato dalla collaborazione internazionale tra Moderna e Merck e condotto su 1.137 pazienti, ha valutato l’aggiunta del vaccino personalizzato a mRNA intismeran al pembrolizumab, un anticorpo monoclonale impiegato in immunoterapia oncologica, rispetto al solo pembrolizumab.
I risultati annunciati hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo di entrambi gli obiettivi primari dello studio: il tempo libero da recidiva e quello dallo sviluppo di metastasi a distanza. Il trattamento è destinato a pazienti con melanoma completamente asportato chirurgicamente ma ad alto rischio di recidiva: pazienti con melanoma primitivo ad alto rischio, con metastasi nei linfonodi regionali o, in alcuni casi, con singole metastasi a distanza radicalmente asportate.
Il vaccino è costruito a partire dal materiale tumorale del singolo paziente. Dopo un controllo di qualità, il tessuto viene analizzato attraverso un algoritmo computazionale in grado di identificare fino a 34 neoantigeni, cioè proteine specifiche delle cellule tumorali di quel paziente. L’mRNA che codifica per questi neoantigeni viene, quindi, incapsulato in nanoparticelle lipidiche, per favorire l’accesso alle cellule target. Una volta somministrato, il vaccino stimola l’espansione delle cellule T specifiche contro il tumore e una memoria immunologica capace di riconoscere e colpire eventuali cellule tumorali residue che esprimano gli stessi antigeni. "È una vera terapia personalizzata – spiega Del Vecchio – perché il vaccino viene costruito sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente. L’obiettivo è consentire al sistema immunitario di riconoscere ed eliminare anche eventuali microfocolai metastatici responsabili della ripresa della malattia".
L’immunoterapia con pembrolizumab è già oggi in grado di ridurre il rischio di recidiva nei pazienti con melanoma ad alto rischio. L’aggiunta del vaccino ha dimostrato di aumentare ulteriormente questa capacità, riducendo in maniera statisticamente significativa sia il rischio di recidiva, sia quello di sviluppare metastasi a distanza.
I dati completi dello studio saranno presentati al Congresso Esmo di ottobre a Madrid. Il protocollo dello studio prevede la prosecuzione del follow-up dei pazienti per valutare anche la sopravvivenza globale. "Se questi risultati saranno confermati – conclude Del Vecchio – questo approccio potrà diventare il nuovo standard di cura per il trattamento adiuvante dei pazienti con melanoma ad alto rischio. Per arrivare a questo obiettivo sarà fondamentale una collaborazione stretta tra varie figure professionali".
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
63.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Lo screening preventivo contribuisce a eliminare il cancro al collo dell'utero e al seno. Vietnam.vn
Il piano d'azione per la prevenzione e il controllo del cancro al seno e alla cervice uterina per il periodo 2026-2035 fissa l'obiettivo di ridurre del 2,5% il tasso di mortalità annuale per cancro al seno. La provincia è determinata a ridurre l'incidenza del cancro alla cervice uterina a meno di 4 casi ogni 100.000 donne, procedendo verso un controllo e una tutela completi della salute delle donne a livello locale. Presso l'ospedale generale di Tra Vinh, gli oncologi effettuano screening e diagnosi precoce del tumore al seno per le pazienti. Foto: SONG TRANG I dati del Ministero della Salute mostrano che il cancro al seno e il cancro alla cervice uterina sono le due patologie che rappresentano il maggiore onere per il sistema sanitario femminile in Vietnam. È allarmante constatare che le statistiche cliniche indicano come oltre il 60% dei casi di cancro al seno venga diagnosticato in fase avanzata, ovvero negli stadi III e IV, con conseguente drastica riduzione del tasso di sopravvivenza a 5 anni. Per quanto riguarda il cancro cervicale, l'incidenza è in costante aumento nel tempo. Nonostante la facile prevenzione tramite vaccinazione e screening precoce, la percentuale di donne che si sottopongono a screening regolari a livello nazionale è solo del 28,2%. Questa situazione richiede soluzioni decisive per un controllo completo della malattia.
Alla conferenza per l'attuazione del piano d'azione per il periodo 2026-2035, la dottoressa Ho Thi Thu Hang, direttrice del Dipartimento della Salute, ha analizzato come, pur differendo per fattori di rischio e patogenesi, entrambe le malattie condividano un principio comune: una buona prevenzione e uno screening precoce ridurranno significativamente il carico di mortalità. Nello specifico, la somministrazione di tutte le dosi del vaccino contro l'HPV contribuisce a prevenire oltre il 99% dei casi di cancro cervicale correlati al virus. Per quanto riguarda il cancro al seno, lo screening preventivo per la diagnosi precoce negli stadi I e II offre un'altissima probabilità di guarigione completa. Il direttore del Dipartimento della Salute ha incaricato l'intero settore sanitario locale di passare completamente all'identificazione e alla prevenzione proattiva delle lesioni precancerose in fase precoce. Il criterio di successo deve essere rappresentato dai risultati concreti in termini di salute per la popolazione. La dottoressa Le Thi Tuyet Nhung, vicedirettrice del Centro provinciale per il controllo delle malattie, ha fornito informazioni sugli obiettivi d'azione per i prossimi 10 anni.
Potrebbe interessarti
Nel periodo 2030-2035, la provincia si impegna a ridurre il tasso medio di mortalità per tumore al seno del 2,5% all'anno; a ridurre l'incidenza del tumore al collo dell'utero a meno di 4 casi ogni 100.000 donne; e a ridurre il tasso di mortalità per tumore al collo dell'utero a meno di 1 caso ogni 100.000 donne, con l'obiettivo di eliminare la malattia. Entro il 2035, l'obiettivo locale è che il 70% delle donne di età compresa tra 40 e 70 anni si sottoponga a screening per il tumore al seno e il 70% delle donne di età compresa tra 30 e 49 anni si sottoponga a screening per il tumore della cervice uterina ad alta efficienza. Per raggiungere l'obiettivo sopra indicato, la provincia sta implementando simultaneamente cinque gruppi di soluzioni strategiche. L'attenzione si concentra sulla standardizzazione delle competenze professionali della rete sanitaria di base e sulla formazione del personale dei centri sanitari comunali e di quartiere in tecniche di screening e procedure di rinvio adeguate. Le autorità locali stanno aumentando gli investimenti in apparecchiature specializzate come mammografi digitali, ecografi, sistemi LEEP e colposcopi per le strutture sanitarie di livello inferiore. La svolta risiede nell'applicazione delle tecnologie informatiche e dell'intelligenza artificiale (IA) per assistere i medici di base nell'interpretazione dei risultati delle mammografie. Tutti i dati relativi alla vaccinazione contro l'HPV, alla storia degli screening e alle diagnosi saranno integrati in un sistema di cartella clinica elettronica personale per la gestione a lungo termine.
Dal punto di vista finanziario, l'amministrazione locale privilegia l'allocazione flessibile delle risorse di bilancio, integrata con il fondo di assicurazione sanitaria, per la copertura dei servizi tecnici. Allo stesso tempo, promuove la mobilitazione di risorse sociali da parte di organizzazioni nazionali e internazionali per la distribuzione di test gratuiti o a prezzi agevolati per le donne povere e le lavoratrici nelle zone e nei distretti industriali. Il sostegno finanziario ha chiaramente portato gioia alle persone a livello locale. La signora Thach Thi Mia (del centro sanitario della comune di Ngai Tu) ha raccontato che l'ostacolo degli alti costi delle cure mediche scoraggiava molte donne dal sottoporsi a screening. Le politiche di assistenza sociale umanitaria, insieme alla diffusione delle moderne tecnologie a livello locale, aiutano le persone a sentirsi più sicure nel proteggere proattivamente la propria salute e nel preservare la felicità familiare. Il piano di attuazione si articola in tre fasi specifiche. La fase 2026-2027 prevede il completamento di un modello pilota a livello comunale per lo screening, il trattamento e la gestione elettronica dei dati; la sperimentazione dell'intelligenza artificiale per la lettura delle mammografie; e la formazione del personale chiave. Nel periodo 2028-2030, il modello di screening verrà esteso al 100% dei comuni e dei quartieri; tutti i dati saranno integrati nelle cartelle cliniche elettroniche individuali.
Potrebbe interessarti
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
42.6/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Glioblastoma: farmaco antidepressivo può agire sulle cellule tumorali corrierenazionale.it
Glioblastoma: uno studio del Neuromed approfondisce l’azione di un noto farmaco antidepressivo sulle cellule tumorali
Il Glioblastoma è il tumore cerebrale primitivo più comune e aggressivo negli adulti. Sebbene siano stati compiuti notevoli progressi in ambito chirurgico, radioterapico e farmacologico, gli esiti per i pazienti rimangono insoddisfacenti, evidenziando la necessità di nuove strategie terapeutiche in grado di potenziare e integrare i trattamenti esistenti.
In questo contesto si inserisce uno studio, pubblicato sulla rivista Cells, nato dalla collaborazione tra l’Unità di Neuropatologia, diretta dalla dottoressa Antonella Arcella, e quella di Neurofarmacologia, diretta dal professor Ferdinando Nicoletti, dell’I.R.C.C.S. Neuromed.
La ricerca ha analizzato l’azione della vortioxetina, un farmaco impiegato nel trattamento della depressione, su cellule tumorali ottenute dalla biopsia di pazienti Neuromed affetti da Glioblastoma. Lo studio si concentra sui meccanismi biologici osservati nelle cellule tumorali e contribuisce a comprendere meglio come questa molecola possa interferire con la loro crescita in condizioni sperimentali.
Utilizzando cinque colture cellulari da pazienti, i ricercatori hanno osservato una elevata riduzione della proliferazione delle cellule tumorali dopo il trattamento con vortioxetina. Lo studio ha inoltre confrontato l’effetto del farmaco con quello di analoghi antidepressivi, evidenziando l’esclusiva attività della vortioxetina nel modello sperimentale utilizzato.
L’aspetto più innovativo del lavoro riguarda l’individuazione di uno dei possibili meccanismi coinvolti. Attraverso analisi bioinformatiche, studi di espressione genica ed esperimenti farmacologici, i ricercatori hanno identificato come principale potenziale mediatore dell’azione della vortioxetina il recettore della serotonina 5-HT 1B . Secondo gli autori, l’attivazione di questo recettore sarebbe responsabile dell’effetto antiproliferativo osservato nelle cellule di glioblastoma.
“Il nostro obiettivo era comprendere meglio attraverso quali meccanismi una molecola già nota possa interferire con la crescita delle cellule di glioblastoma – dice la dottoressa Arcella – Individuare terapie recettoriali rappresenta un goal importante per orientare le ricerche future verso la medicina di precisione”.
Le dottoresse Veronica Russo, Miriam Russo e M. Antonietta Oliva puntualizzano che i risultati sono stati ottenuti esclusivamente in modelli cellulari ma che attualmente, esistono già trial clinici internazionali di fase II come ReVoGlio, promosso dall’Università di Zurigo. Nel frattempo, la ricerca di base continua a chiarirne i possibili meccanismi d’azione.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.2/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Ebola Bundibugyo, gli stessi anticorpi usati come cura e scudo dopo l’esposizione Mondosanità
Un cocktail di due anticorpi ha affrontato il virus Ebola Bundibugyo su due fronti, quello della malattia già in corso e quello, ben più insidioso, dell’esposizione prima dei sintomi: è la prima volta che ciò avviene nell’uomo con la stessa preparazione. Le due comunicazioni coordinate, pubblicate il 24 agosto su Nature Medicine, giungono nel pieno della più vasta epidemia di Ebola mai documentata nella Repubblica Democratica del Congo, dove al 22 agosto risultavano confermati 5.514 casi e 2.642 decessi. Il preparato si chiama MBP134 e, per ora, non è una terapia approvata. Ma il passaggio dagli animali all’esperienza umana è avvenuto.
MBP134 è formato da due anticorpi monoclonali, cioè molecole selezionate e prodotte per riconoscere bersagli precisi del virus e impedirgli di agire. Sono definiti «ampiamente neutralizzanti» perché, negli esperimenti sugli animali, avevano già offerto protezione contro differenti specie di ortoebolavirus, comprese Zaire, Sudan e Bundibugyo. Per intenderci, non si tratta di una sola chiave costruita per una sola serratura: i due anticorpi costituiscono un doppio dispositivo, concepito per agganciare il nemico in punti diversi e allargare così il raggio della difesa.
Il primo banco di prova è stato un operatore sanitario di 39 anni, precedentemente sano, contagiato mentre lavorava nella provincia congolese dell’Ituri e poi trasferito in Germania. L’uomo presentava quantità particolarmente elevate di RNA virale — il materiale genetico che segnala la presenza del virus — nel plasma e nei tamponi della gola; ha ricevuto il cocktail insieme all’antivirale remdesivir e alle cure intensive di supporto. Entro il tredicesimo giorno dall’inizio dei sintomi, il segnale del virus non era più rilevabile nel sangue, nelle urine, nelle feci e nell’orofaringe; nel liquido seminale è scomparso entro il venticinquesimo giorno. Il paziente è guarito ed è stato dimesso al ventiduesimo giorno.
È un esito notevole. Non è ancora, però, una dimostrazione. Poiché MBP134 è stato somministrato con remdesivir e con l’assistenza intensiva, non si può separare l’effetto del cocktail da quello dell’antivirale, delle cure di supporto o della risposta immunitaria naturale dell’organismo. Il caso documenta che l’impiego è stato possibile e che, nel corso del recupero, il segnale virale è progressivamente scomparso dai diversi campioni; non ci dice, da solo, quale ingranaggio abbia mosso l’intera macchina.
Più sorprendente ancora è il secondo impiego, quello preventivo, se così vogliamo chiamarlo. Cinque persone appartenenti allo stesso nucleo familiare — un adulto già vaccinato contro Ebola Zaire e quattro bambini non vaccinati, fra uno e sette anni — erano state esposte al virus in circostanze professionali o domestiche classificate a rischio alto o medio. Nessuna mostrava ancora segni di malattia quando, cinque o sei giorni dopo il contatto, ha ricevuto MBP134. È questo il momento delicatissimo nel quale il virus potrebbe avere già varcato la porta, senza avere ancora acceso gli allarmi dei sintomi.
L’infusione è stata ben tollerata e non sono comparsi eventi avversi attribuiti al trattamento. Per i successivi 21 giorni, le cinque persone sono state sottoposte ogni giorno a valutazioni mediche e più volte ai test PCR, gli esami che cercano tracce del materiale genetico virale: nessuna ha sviluppato sintomi e nessuna ha fornito prove di laboratorio dell’infezione. Gli anticorpi, intanto, sono rimasti rilevabili nel sangue per tutto il periodo di osservazione e, nelle verifiche di laboratorio, hanno conservato la capacità di neutralizzare anche il virus Bundibugyo autentico.
Ma non tutte le esposizioni, neppure quelle giudicate rischiose, sfociano necessariamente in un contagio. Senza un gruppo di confronto non sappiamo quante di quelle cinque persone si sarebbero ammalate senza la profilassi; allo stesso modo, il caso del sanitario non basta a trasformare MBP134 in una cura provata. La distanza fra un segnale incoraggiante e una prova clinica resta dunque assai grande.
L’Organizzazione mondiale della sanità ha già inserito MBP134 e remdesivir, anche in associazione, fra i candidati prioritari da sottoporre a studi clinici. Se ricerche prospettiche e comparative confermeranno i primi indizi, una sola piattaforma di anticorpi potrebbe essere impiegata tanto per curare chi è già malato quanto per proteggere chi è stato appena esposto, intervenendo prima che la catena del contagio trovi un nuovo anello. Per ora vi sono un paziente guarito, cinque persone rimaste sane e molte domande ancora aperte. La prossima prova dovrà venire da numeri ben più grandi.
⸻
Uhrig A., Pfäfflin F., Tober-Lau P. et al., “A case of Bundibugyo virus disease treated with monoclonal antibodies and remdesivir”, Nature Medicine, 24 agosto 2026, doi: 10.1038/s41591-026-04663-5.
Link alla pubblicazione
Gaebler C., Ngoc Le H., Martin L. et al., “Post-Exposure Prophylaxis with a monoclonal antibody cocktail Following Bundibugyo Ebolavirus Exposure in Adults and Children”, Nature Medicine, 24 agosto 2026, doi: 10.1038/s41591-026-04664-4.
Link alla pubblicazione
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Primo farmaco in assoluto sviluppato a base virale per il trattamento del cancro esofageo. Vietnam.vn
Questo farmaco si basa su virus modificati che prendono di mira le cellule tumorali. Qui, i virus si moltiplicano e distruggono le cellule cancerose, preservando al contempo il tessuto sano circostante il tumore.
Oltre a distruggere le cellule tumorali, questo virus stimola anche la risposta immunitaria dell'organismo, contribuendo ad attaccare le cellule cancerose.
Secondo le informazioni preliminari sul farmaco, l'efficacia del trattamento potrebbe manifestarsi dopo alcune settimane, a seconda dell'estensione della diffusione virale all'interno del tumore.
Il cancro esofageo è un tumore maligno che ha origine nel rivestimento dell'esofago, il tubo che trasporta il cibo dalla gola allo stomaco, e può compromettere la deglutizione con il progredire della malattia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
37.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Raiano, successo nella giornate di prevenzione contro il tumore al seno ilGerme
24 Agosto 2026 Domenica 23 agosto Raiano si è tinta di rosa e di determinazione per la grande giornata di solidarietà promossa dal Comitato Spontaneo Donne di Raiano –MammeNelCuoreinsieme al Comune. Una mobilitazione collettiva nata per raccogliere fondi, ma soprattutto per lanciare un messaggio chiaro: nella lotta contro il tumore al seno, nessuno viene lasciato solo. La prevenzione si è fatta strada grazie alla presenza di professionisti. Il paese ha risposto con un entusiasmo: dalla Passeggiata in Musica tra attività fisica e meditazione al torneo di scacchi. A sigillare un evento così intenso ci hanno pensato poi gli i ragazzi del paese, scesi in campo per una sorta di Partita del Cuore a sostegno di madri, compagne e figlie.