Diagnosticato con un tumore sia all'esofago che allo stomaco, il paziente è stato sottoposto a un intervento chirurgico per utilizzare il colon, che ha permesso di creare un nuovo apparato digerente. - Vietnam.vn
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Diagnosticato con un tumore sia all'esofago che allo stomaco, il paziente è stato sottoposto a un intervento chirurgico per utilizzare il colon, che ha permesso di creare un nuovo apparato digerente. Vietnam.vn
La lesione nel terzo inferiore dell'esofago è stata identificata come carcinoma a cellule squamose (SCC), mentre la lesione nell'antro gastrico era un adenocarcinoma (AC). Pertanto, il paziente presentava due tipi di tumore con caratteristiche istologiche differenti.
La paziente LVT (59 anni) si è presentata al reparto di chirurgia gastrointestinale 2 dell'ospedale K per una visita a causa di difficoltà di deglutizione e indigestione. Tramite endoscopia e biopsia, i medici hanno scoperto due lesioni maligne nell'esofago e nello stomaco.
Questo caso ha rappresentato una particolare sfida chirurgica. Normalmente, dopo un'esofagectomia, lo stomaco verrebbe ricostruito a forma di tubo e posizionato al posto della sezione di esofago rimossa. Tuttavia, anche lo stomaco del paziente presentava lesioni cancerose, rendendo impossibile l'approccio convenzionale.
A seguito di una visita specialistica, al paziente è stato diagnosticato un tumore in stadio T1bN0M0 del terzo inferiore dell'esofago e un tumore in stadio T2N0M0 dell'antro gastrico.
La TAC ha evidenziato una lesione di circa 15 x 22 mm a livello della grande curvatura del corpo dello stomaco. La lesione presentava margini irregolari, scarso enhancement dopo somministrazione di mezzo di contrasto ed era in continuità con la parete dello stomaco, caratteristiche compatibili con la lesione osservata durante l'endoscopia.
L'intervento chirurgico ha richiesto tecniche complesse per la ricostruzione del tratto digerente. Foto: fornita dall'ospedale.
Di fronte a questo caso complesso, l'équipe del Dipartimento di Chirurgia Gastrointestinale 2, guidata dal Dott. Doan Trong Tu, Primario del Dipartimento, e dal Dott. Nguyen Van Cuong, insieme ad altri medici del dipartimento, ha elaborato un piano per trattare simultaneamente le due lesioni e ricostruire il tratto digerente.
Dopo un'accurata valutazione, i medici hanno selezionato un segmento del colon con un apporto vascolare adeguato da utilizzare come tratto digerente sostitutivo. Questo segmento di colon è stato portato verso l'alto e collegato alla porzione rimanente dell'esofago e al tratto digerente inferiore, ripristinando così il passaggio del cibo.
Secondo i medici, questa tecnica richiede calcoli accurati riguardo alla lunghezza, alla direzione, all'irrorazione sanguigna del segmento di colon e alla sicurezza delle anastomosi. La scelta del metodo di ricostruzione dipende dalla localizzazione e dallo stadio del tumore e dalle condizioni del paziente.
In questo caso, poiché sia l'esofago che lo stomaco presentano lesioni maligne, si sceglie il colon per ricostruire il tratto digerente, trattando contemporaneamente la malattia e preservando la capacità del paziente di alimentarsi.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Preside in chemioterapia inviata al Nord: il caso a Bari News Istruzione
Scuola
Vincitrice del concorso 2017 e in cura a Bari per un tumore, una nuova dirigente scolastica si vede respinta la richiesta di restare in Puglia per assenza di posti. Il caso arriva in Parlamento.
Anni di studio intenso, il concorso superato dopo tanta attesa e la speranza di coronare finalmente il sogno di una vita: guidare una scuola. Poi, all'inizio del 2025, la scoperta della malattia, un tumore al seno che ha stravolto la vita di una docente pugliese. Tra interventi chirurgici e cicli di chemioterapia ancora in corso all'ospedale di Bari, nei giorni scorsi è arrivata la lettera di incarico: la neo-dirigente scolastica dovrà prendere servizio dal primo settembre in un istituto del Nord Italia, a quasi mille chilometri di distanza dalla struttura sanitaria che la segue.
Di fronte alla drammaticità della situazione, la donna ha avanzato formalmente richiesta di poter essere assegnata a una sede nella propria regione o in una zona limitrofa, così da non interrompere la continuità terapeutica. Ma la risposta del Ministero dell'Istruzione e del Merito è stata negativa.
La risposta del Ministero e la scelta obbligata
Nel riscontrare l'istanza presentata dalla dirigente, assistita dal sindacato Confil-Dirigenza scolastica, il Ministero ha formalizzato il proprio diniego evidenziando un vincolo oggettivo di organico: «Pur comprendendo le ragioni sottostanti alla richiesta, si rappresenta che la regione indicata risulta priva di posti vacanti e disponibili».
Una risposta che ha posto la donna di fronte a un bivio obbligato: rinunciare al ruolo per cui ha studiato a lungo oppure preparare le valigie pur di non perdere la cattedra di presidenza, accettando un trasferimento che rischia di compromettere il delicato percorso sanitario. Sotto garanzia dell'anonimato, la dirigente ha affidato il suo sconforto ad alcune dichiarazioni:
«Ho scoperto la mia malattia a inizio dell’anno 2025. Tale patologia ha determinato la necessità progressivamente di cure chemioterapiche, interventi chirurgici e ulteriori successive cure oncologiche e chemioterapiche. La preparazione del concorso è avvenuta in un’epoca antecedente rispetto alla diagnosi. L’aver appreso dell’assenza di posti in Puglia, e in particolare nella provincia di Bari, mi ha generato sconforto e smarrimento, tenuto conto che la mia patologia è seguita con particolare attenzione dall’ospedale che mi assiste dall’inizio di questo impegnativo percorso».
La distanza geografica rischia ora di ostacolare le visite di controllo e i protocolli oncologici ai quali deve sottoporsi periodicamente. «Una destinazione a mille chilometri di distanza — ha sottolineato la donna — finirebbe con il condizionare e pregiudicare le cure e il percorso di recupero in corso, anche in considerazione del costante e periodico monitoraggio al quale sono assoggettata».
Il sindacato si mobilita e la vicenda arriva alla Camera
Il sindacato Confil-Dirigenza scolastica ha sollevato la questione a livello nazionale, chiedendo una revisione dei criteri operativi di fronte a casi di eccezionale gravità sanitaria. La vicenda ha superato le mura scolastiche per approdare sui banchi delle istituzioni politiche.
Il deputato Rossano Sasso ha annunciato la presentazione di un'interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, per chiedere chiarimenti sulla gestione dei posti disponibili nei quadri regionali. Secondo l'esponente politico, la presunta mancanza di sedi in Puglia andrebbe verificata alla luce della gestione delle reggenze affidate negli istituti della regione.
Mentre la data dell'avvio ufficiale del nuovo anno scolastico si avvicina, per la neo-preside resta l'incertezza sul futuro imminente, diviso tra il dovere professionale di assumere il servizio e il diritto primario alla tutela della propria salute.
Il documento ufficiale: il provvedimento sul sito bari.repubblica.it.
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Criteri Critici
I pazienti con recidiva di tumore alla cistifellea riescono a dormire meglio dopo più di due settimane di sollievo dal dolore. Vietnam.vn
La signora ATH (66 anni) si è presentata all'ospedale generale di Phuong Dong per una recidiva di tumore alla cistifellea. Il tumore si era diffuso al fegato, causando ostruzione dei dotti biliari e grave infiammazione, con conseguente dolore persistente dalla mattina alla sera. A volte non riusciva a sdraiarsi completamente. Stare sdraiata su un fianco o rimanere immobile nella stessa posizione per ore diventava l'unico modo per sopportare il dolore. Il suo sonno era frammentato, il suo corpo si stancava sempre di più e il suo umore crollava. In precedenza, presso un'altra strutturamedica, si era sottoposta a un intervento di rimozione della cistifellea e a quattro cicli di chemioterapia, ma aveva dovuto interrompere il trattamento a causa di gravi effetti collaterali. Quando il tumore si è ripresentato, anche con una combinazione di due o tre antidolorifici, tra cui la morfina, il dolore tornava intenso dopo circa quattro ore. Parlando con un giornalista del quotidiano "Giornaledei Giornalisti e dell'Opinione Pubblica", il dottor Ninh Cong Vi, vicedirettore del Centro Internazionale Orientale di Oncologia, Radioterapia e Medicina Nucleare, ha affermato che questa rappresenta la sfida più grande per il paziente. Sono state utilizzate ampiamente diverse opzioni terapeutiche per il sollievo dal dolore. Aumentare ulteriormente il dosaggio aumenterebbe il rischio di effetti collaterali, mentre l'efficacia del controllo del dolore potrebbe non migliorare proporzionalmente. Dopo un consulto, l'équipe ha optato per una radioterapia sintomatica a breve termine all'ilo epatico, dove il tumore comprimeva e causava dolore. Invece di continuare ad aumentare i dosaggi dei farmaci, i medici si sono concentrati sulla causa principale del dolore. Circa due settimane dopo, iniziarono a manifestarsi cambiamenti positivi. La paziente ha iniziato a dormire bene la notte e non aveva quasi più bisogno di antidolorifici forti. Con l'attenuarsi del dolore, ha mangiato e riposato meglio, e la sua salute è gradualmente migliorata, creando le condizioni per ulteriori opzioni terapeutiche. "Nei pazienti con cancro in stadio avanzato, il controllo del dolore riveste un ruolo cruciale. Quando i sintomi migliorano, i pazienti possono mangiare e riposare meglio, recuperare le proprie condizioni fisiche e avere condizioni migliori per continuare il trattamento", ha affermato il dottor Vi. Il caso di ATH illustra anche il ruolo delle cure palliative nel trattamento del cancro. L'analgesia non solo allevia il dolore, ma aiuta anche i pazienti a dormire, mangiare, recuperare e ritrovare le forze per il percorso terapeutico che li attende. Presso l'Oriental International Center for Oncology, Radiotherapy and Nuclear Medicine, le metodiche chirurgiche, chemioterapiche, radioterapiche, di medicina nucleare, di terapia mirata, di immunoterapia e di radiologia interventistica sono integrate con cure palliative, nutrizione, riabilitazione e supporto psicologico. Secondo i medici, nei casi di cancro complessi, un trattamento efficace non consiste necessariamente solo nel controllare il tumore, ma anche nel controllare i sintomi che debilitano il paziente. Fonte: https://congluan.vn/benh-nhan-ung-thu-tui-mat-tai-phat-tim-lai-giac-ngu-sau-hon-2-tuan-giam-dau-post358693.html
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Tumore del polmone EGFR-mutato, doppio blocco EGFR-MET meglio della chemioterapia corrierenazionale.it
AstraZeneca ha annunciato i risultati topline dello studio globale di fase III SAFFRON, e ha valutato osimertinib più savolitinib nei pazienti con tumore del polmone localmente avanzato o metastatico con mutazione di EGFR
AstraZeneca ha annunciato i risultati topline dello studio globale di fase III SAFFRON, e ha valutato osimertinib più savolitinib nei pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico con mutazione di EGFR e sovraespressione o amplificazione di MET, la cui malattia era progredita dopo un precedente trattamento con osimertinib.
Lo studio ha raggiunto sia l’endpoint primario di sopravvivenza libera da progressione (PFS) sia un endpoint secondario chiave, la sopravvivenza globale (OS), mostrando per entrambi un vantaggio statisticamente significativo e clinicamente rilevante rispetto alla chemioterapia a base di platino.
I dati numerici non sono ancora stati comunicati. I risultati completi saranno presentati in occasione di un prossimo congresso medico e condivisi con le autorità regolatorie internazionali.
SAFFRON, 338 pazienti selezionati sulla base di MET
SAFFRON ha arruolato 338 pazienti con NSCLC EGFR-mutato localmente avanzato o metastatico caratterizzato da sovraespressione o amplificazione di MET, nei quali la malattia era progredita dopo osimertinib utilizzato in prima o seconda linea.
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere una chemioterapia con doppietta a base di platino oppure la combinazione di osimertinib e savolitinib, entrambi somministrati per via orale.
Un elemento importante del disegno dello studio riguarda la selezione molecolare dei pazienti. Per l’arruolamento sono stati utilizzati prospetticamente gli elevati cut-off di MET identificati precedentemente nello studio di fase II SAVANNAH, mediante immunoistochimica (IHC) e ibridazione fluorescente in situ (FISH).
SAFFRON rappresenta, secondo AstraZeneca, il primo studio globale di fase III a dimostrare contemporaneamente un beneficio significativo di PFS e OS in questa specifica popolazione di pazienti.
MET, una delle principali vie di fuga da osimertinib
Il razionale biologico della combinazione è particolarmente interessante. Osimertinib è un inibitore tirosin-chinasico di terza generazione diretto contro EGFR e ha modificato profondamente il trattamento del NSCLC con mutazioni sensibilizzanti di questo gene. Tuttavia, come avviene con quasi tutte le terapie target nel tumore avanzato, nel tempo possono emergere meccanismi di resistenza.
Uno dei più importanti coinvolge proprio MET. Secondo AstraZeneca, circa un tumore su tre tra quelli che sviluppano resistenza agli EGFR-TKI di terza generazione presenta sovraespressione o amplificazione di MET. L’attivazione di questa via può consentire alla cellula tumorale di continuare a proliferare nonostante il blocco di EGFR.
In termini semplici, il tumore crea una sorta di via alternativa di segnalazione, aggirando il bersaglio farmacologico originario.
È proprio su questo meccanismo che interviene savolitinib.
Come funziona la combinazione
Osimertinib inibisce selettivamente EGFR mutato, mentre savolitinib è un inibitore tirosin-chinasico orale selettivo di MET.
L’impiego contemporaneo dei due farmaci mira quindi a esercitare un doppio blocco EGFR-MET: osimertinib continua a controllare la popolazione tumorale dipendente da EGFR, mentre savolitinib interferisce con la via di MET che il tumore ha utilizzato per sviluppare resistenza.
Questo approccio è concettualmente differente dal semplice abbandono della terapia target al momento della progressione e dal passaggio alla chemioterapia. L’obiettivo è invece identificare il meccanismo molecolare responsabile della resistenza e colpirlo con una seconda terapia mirata.
Verso una nuova terapia completamente orale
Se i risultati saranno confermati dalle analisi complete e porteranno alle necessarie autorizzazioni regolatorie, osimertinib più savolitinib potrebbe diventare una delle prime opzioni completamente orali e biomarker-driven specificamente destinate ai pazienti che sviluppano resistenza a osimertinib attraverso MET.
«Combinando Orpathys e Tagrisso puntiamo a offrire ai pazienti di tutto il mondo la prima opzione completamente orale e guidata da biomarcatori in questo setting», ha dichiarato Susan Galbraith, Executive Vice President Oncology Haematology R&D di AstraZeneca.
Savolitinib è sviluppato congiuntamente da AstraZeneca e HUTCHMED.
La combinazione dispone già di un’importante validazione regolatoria. In Cina, osimertinib più savolitinib è approvato per i pazienti con NSCLC EGFR-mutato localmente avanzato o metastatico con amplificazione di MET dopo progressione durante terapia con EGFR-TKI. L’autorizzazione si basa sui risultati dello studio di fase III SACHI.
Il ruolo del test di MET diventa centrale
Il risultato di SAFFRON rafforza anche un altro concetto: alla progressione dopo una terapia target non basta sapere che il tumore è nuovamente cresciuto; occorre capire perché è cresciuto.
Nel NSCLC oncogene-addicted, la caratterizzazione molecolare della resistenza può infatti aprire la strada a un nuovo trattamento mirato.
Nel caso di osimertinib, identificare una amplificazione o un’elevata sovraespressione di MET potrebbe diventare determinante nella scelta della terapia successiva.
Shun Lu, principal investigator dello studio SAFFRON, ha sottolineato proprio questo aspetto, osservando come i risultati evidenzino non soltanto il potenziale della combinazione, ma anche «l’urgenza del testing di MET per guidare le decisioni terapeutiche».
La questione sarà particolarmente importante quando verranno presentati i risultati completi, perché consentirà di comprendere quali livelli di espressione o amplificazione di MET identifichino meglio i pazienti destinati a beneficiare del doppio blocco.
Perché questo studio è importante
SAFFRON affronta uno dei problemi centrali della medicina di precisione in oncologia: cosa fare quando una terapia target inizialmente efficace smette di funzionare.
Il risultato suggerisce che almeno in una quota dei tumori EGFR-mutati non sia necessario rinunciare completamente alla strategia target dopo la progressione a osimertinib. Se il meccanismo di resistenza è rappresentato dall’attivazione di MET, può essere possibile continuare a bloccare EGFR e contemporaneamente chiudere la nuova via di fuga del tumore.
Il dato sulla sopravvivenza globale rende il risultato particolarmente rilevante. Non si tratta infatti soltanto di ritardare una nuova progressione: secondo i risultati topline, il vantaggio rispetto alla chemioterapia si traduce anche in un prolungamento significativo della sopravvivenza.
Resta ora da conoscere l’entità del beneficio, con i valori di hazard ratio e le mediane di PFS e OS, oltre al profilo dettagliato di sicurezza. Ma se i risultati completi confermeranno la portata dell’annuncio, SAFFRON potrebbe contribuire a definire un nuovo standard terapeutico biomarker-driven dopo la progressione a osimertinib nei pazienti con alterazioni di MET.
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Criteri Critici
Radioterapia oncologica, turni 8-20 dal lunedì al venerdì: 900 prestazioni in tre mesi al Policlinico di Bari Quinto Potere
Oltre 900 prestazioni di radioterapia oncologica sono state effettuate al Policlinico di Bari negli ultimi 3 mesi dall’avvio del programma straordinario per l’abbattimento delle liste di attesa avviato dalla Regione Puglia.
Il programma dell’unità operativa di Radioterapia diretta da Michele Piombino ha previsto cinque turni aggiuntivi dal lunedì al venerdì. In questo modo, grazie al lavoro integrato di oncologi radioterapisti, tecnici sanitari di radioterapia, infermieri e fisici sanitari, l’attività è assicurata ogni giorno dalle 8 alle 20.
Nel dettaglio sono state effettuate 720 sedute aggiuntive di radioterapia, 108 prime visite radioterapiche oncologiche, 56 procedure di contornazione e delineazione dei volumi target e 20 Tac simulazioni aggiuntive. Quotidianamente vengono eseguite in media 16 sedute di radioterapia supplementari, due prime visite oncologiche e ulteriori attività di preparazione e pianificazione terapeutica.
“L’obiettivo del programma – spiega il primario – è assicurare ai pazienti oncologici, adulti e pediatrici, l’accesso tempestivo ai trattamenti previsti dai protocolli clinici, rispettando le tempistiche richieste dai percorsi terapeutici assistenziali, in particolare nei casi di trattamenti radio-chemioterapici concomitanti”. “L’attività avviata in radioterapia – dichiara il direttore generale Antonio Sanguedolce – rappresenta un ulteriore tassello del lavoro che il Policlinico di Bari sta portando avanti per migliorare l’accesso alle cure e ridurre i tempi di attesa, soprattutto nei percorsi oncologici dove la tempestività è parte integrante della qualità delle cure.”
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Criteri Critici
La FDA approva il farmaco che raddoppia la speranza nel tumore al pancreas. Un grosso passo avanti per la Medicina Scenari Economici
Il tumore al pancreas era sino ad ora una delle diagnosi più temute. I numeri della medicina ufficiale descrivono una realtà brutale: sette pazienti su otto muoiono entro cinque anni dalla scoperta della malattia, con molti che non superano neanche 12 mesi di sopravvivenza. Una tremenda malattia
La chemioterapia tradizionale è stata a lungo l’unica arma disponibile, ma dall’efficacia molto limitata e con ricadute sulla salute molto forti. Forse, però, come riporta il WSJ, qualcosa sta cambiando. L’agenzia americana del farmaco (FDA) ha approvato Rasonque, una terapia sviluppata da Revolution Medicines che colpisce direttamente al cuore il meccanismo biologico del tumore.
Una luce dopo anni di fallimenti contro una mutazione fatale.
All’origine della maggior parte dei tumori pancreatici c’è una mutazione genetica nota come RAS. Fin dagli anni ’80 i ricercatori sapevano che questo gene guidava la crescita incontrollata delle cellule maligne.
Il problema era la sua struttura: prima di tutto La proteina prodotta dal gene mutato appariva completamente liscia e piatta, per cui i farmaci tradizionali scivolavano via senza trovare un punto di aggancio per demolirla. Si pensava quindi che non esistesse nessun medicinale efficace per combatterla.
La svolta è arrivata grazie alla biologia sintetica e alla scoperta di una microscopica cavità nascosta nella proteina, su cui i ricercatori sono riusciti a costruire una vera e propria “colla molecolare”. La proteina inattaccabile è diventata, in qualche modo, vulnerabile.
I risultati clinici e il confronto con il passato
Negli studi avanzati, il nuovo farmaco ha esteso la sopravvivenza media oltre i 13 mesi, quasi raddoppiando il tempo concesso dalla sola chemioterapia nei pazienti in fase avanzata.
Parametro Trattamento tradizionale (chemio) Nuovo approccio con Rasonque Bersaglio Cellule a rapida divisione (aspecifico) Mutazione genetica RAS (mirato) Sopravvivenza media Pochi mesi dopo il fallimento iniziale Oltre 13 mesi Esito storico a 5 anni ~12% di sopravvivenza (1 su 8) In fase di rivalutazione clinica Effetti avversi noti Tossicità sistemica diffusa Eruzioni cutanee, disturbi intestinali
Non è una bacchetta magica, ma compra tempo prezioso
Il farmaco non è privo di pesanti effetti collaterali: provoca forti eruzioni cutanee su viso e corpo e problemi gastrointestinali. L’ex senatore statunitense Ben Sasse, entrato nella sperimentazione, si è mostrato in pubblico con il volto segnato da chiazze rosse, pur confermando una netta riduzione della massa tumorale.
Per pazienti come Jay Williams, 58 anni, il valore della cura sta tutto nei fatti quotidiani. Dopo interventi chirurgici e chemio andati a vuoto, l’inizio della nuova terapia gli ha permesso di tornare a camminare un miglio al giorno e progettare di accompagnare il figlio all’altare.
Come sintetizzano gli oncolog, la guarigione definitiva resta una sfida aperta, ma questo trattamento compra tempo di qualità dove prima c’era solo un rapido conto alla rovescia. In una malattia come questa prendere tempo è già una grande vittoria.
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Criteri Critici
Nasce la nuova UOS Nutrizione in Radioterapia dell’ULSS 9 La Notizia.news
Ci sono aspetti della cura oncologica che non fanno rumore. Non hanno la visibilità delle nuove tecnologie, dei farmaci innovativi o delle apparecchiature di ultima generazione. Eppure possono incidere profondamente sul percorso di un paziente. La nutrizione è uno di questi.
Durante una terapia oncologica, perdere peso non significa semplicemente “mangiare un po’ meno”. La malnutrizione può diventare una vera complicanza della malattia e dei trattamenti, favorendo la perdita di massa muscolare, aumentando la fragilità e rendendo più difficile affrontare le cure. E nei periodi di caldo estremo, come quello che stiamo attraversando, l’attenzione deve essere ancora maggiore.
È da questa consapevolezza che nasce, all’interno della UOC di Radioterapia e Medicina Nucleare dell’ULSS 9, la nuova UOS Nutrizione in Radioterapia, con l’obiettivo di integrare stabilmente la valutazione e il supporto nutrizionale nel percorso dei pazienti sottoposti a trattamento radioterapico.
Il progetto, voluto dal dott. Francesco Fiorica, Direttore della UOC di Radioterapia e Medicina Nucleare e Direttore del Dipartimento Oncologico dell’ULSS 9 e sostenuto dall’Azienda Scaligera, si propone di intervenire prima che la perdita di peso e la fragilità diventino un problema clinico, facendo della nutrizione una componente programmata del percorso terapeutico.
La gestione della nuova UOS è affidata alla dott.ssa Milena Gabbani, con l’obiettivo di sviluppare un modello dedicato alla prevenzione, all’individuazione precoce e al trattamento della malnutrizione nel paziente oncologico.
“Abbiamo fatto nostri gli insegnamenti della scuola di nutrizione oncologica sviluppatasi attorno all’esperienza di Riccardo Caccialanza e Paolo Pederzoli, che ha contribuito ad affermare un principio oggi centrale – spiega il Dott, Fiorica-: la nutrizione clinica deve entrare precocemente nel percorso oncologico e non essere riservata alle fasi in cui la malnutrizione è già manifesta. La nascita della UOS rappresenta anche una scelta di integrazione professionale – aggiunge Fiorica-. L’oncologo radioterapista rimane il riferimento del percorso terapeutico, affiancato però da competenze nutrizionali, infermieristiche e assistenziali capaci di intervenire tempestivamente quando emergono criticità”.
Supporto che negli reparti oncologici degli ospedali dell’ULSS 9 non è mai mancato ma che ora viene avvalorato da un processo certificato e previsto all’interno del percorso clinico di ogni paziente radioterapico. Ciò grazie anche alla formazione specifica effettuata nei mesi scorsi dai dietisti che operano nelle strutture ULSS 9.
“Negli ultimi decenni la radioterapia ha conosciuto una straordinaria evoluzione, tuttavia, la qualità di una Radioterapia moderna non può essere misurata soltanto attraverso la tecnologia.- precisa il Direttore Fiorica-. Alla precisione delle apparecchiature deve corrispondere una presa in carico capace di riconoscere ciò che può condizionare concretamente il risultato delle cure e lo stato nutrizionale è uno di questi fattori-. È questa la prospettiva nella quale il Dipartimento Oncologico ha scelto di istituire la UOS Nutrizione in Radioterapia: unire innovazione tecnologica e attenzione alla persona, portando una competenza tradizionalmente considerata di supporto direttamente nel cuore del percorso radioterapico”..
La sfida sarà ora misurarne i risultati: intercettare precocemente i pazienti a rischio, ridurre le complicanze nutrizionali e contribuire a limitare le interruzioni evitabili del trattamento.
A rendere particolarmente innovativa la nuova UOS è la sua collocazione: una struttura specificamente dedicata alla nutrizione inserita direttamente all’interno di una Radioterapia.
La radioterapia è infatti una disciplina nella quale non conta soltanto somministrare la dose corretta, ma anche rispettare, per quanto possibile, la sequenza e i tempi previsti. Una regolarità messa rischio anche da effetti collaterali come disfagia, nausea, disturbi gastrointestinali, alterazioni del gusto e dolore, che possono ridurre progressivamente la capacità di alimentarsi. Il paziente perde peso e massa muscolare, diventa più fragile e può arrivare al punto di non riuscire a sostenere il trattamento secondo il programma previsto.
“Il principio alla base della nuova UOS è semplice: non aspettare che il problema sia evidente- aggiunge la Dott.ssa Gabbani-. Lo screening nutrizionale viene quindi integrato fin dalle prime fasi della presa in carico radioterapica, così da individuare i pazienti maggiormente a rischio e indirizzarli verso una valutazione approfondita. Il monitoraggio prosegue durante le settimane di terapia, perché le condizioni possono modificarsi rapidamente. Peso, capacità di alimentarsi, sintomi che interferiscono con l’assunzione di cibo e, quando indicato, composizione corporea e massa muscolare diventano elementi da osservare insieme agli altri parametri clinici”.
Particolare attenzione viene rivolta alla sarcopenia, la perdita di massa e funzione muscolare, che può essere presente anche quando il peso corporeo sembra ancora nella norma o addirittura aumentato.
L’obiettivo non è prescrivere genericamente una “dieta”, ma costruire una strategia personalizzata. Si può intervenire adattando l’alimentazione quotidiana e attraverso il counseling nutrizionale; quando necessario possono essere utilizzati supplementi nutrizionali orali o valutate strategie di nutrizione artificiale secondo le indicazioni cliniche.
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Tumore al pancreas, via libera a un nuovo farmaco che raddoppia la sopravvivenza dei pazienti: la scoperta negli Usa Open
Il trattamento si assume sotto forma di compressa e utilizza la molecola daraxonrasib. Si apre così una possibile nuova strada contro una delle forme di cancro più difficili da curare
La Food and Drug Administration (Fda) statunitense ha approvato un nuovo trattamento per il tumore al pancreas. Si apre così una possibile nuova strada contro una delle forme di cancro più difficili da curare. Il farmaco, sviluppato dalla startup americana Revolution Medicines e commercializzato con il nome Rasonque, ha mostrato negli studi clinici risultati significativamente migliori rispetto alla chemioterapia standard.
Cosa prevede il nuovo trattamento
Il trattamento si assume sotto forma di compressa e utilizza daraxonrasib, una molecola progettata per colpire una proteina coinvolta nella crescita di diversi tumori. Nei test clinici, il farmaco ha permesso di raddoppiare la sopravvivenza di alcuni pazienti. La metà delle persone trattate è rimasta in vita per oltre 13 mesi, contro una durata circa dimezzata nel gruppo sottoposto alla chemioterapia.
Perché è una scoperta fondamentale per la lotta ai tumori
«L’approvazione odierna offre una nuova opzione fondamentale per i pazienti che affrontano un tumore straordinariamente complesso e storicamente difficile da trattare», ha dichiarato il commissario ad interim della Fda, Kyle Diamantas. Il trattamento non rappresenta una cura definitiva, ma i risultati sono ritenuti rilevanti tra oncologi e associazioni di pazienti e vengono considerati il primo vero passo avanti degli ultimi decenni nella ricerca contro il tumore al pancreas. La portata della scoperta potrebbe, inoltre, andare oltre questa forma di cancro. La molecola agisce, infatti, su una proteina presente in diversi tumori, considerata per anni particolarmente difficile da colpire. Per questo i risultati ottenuti potrebbero aprire la strada allo sviluppo di terapie analoghe anche per altri pazienti oncologici.
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Negli Usa via libera ad un nuovo farmaco per il tumore al pancreas in stato avanzato: raddoppia i mesi di sopravvivenza · LaC News24 LaC News24
Non rappresenta una cura definitiva della patologia ma è il primo trattamento in grado di prolungare significativamente la vita dei pazienti. Non ancora chiari i costi per accedere alla terapia Via liberaad un nuovo farmaco per il cancro al pancreas in stato avanzato.Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco aprendo potenzialmente una nuova era nel trattamento della malattia. Il farmaco, evidenzia il New York Times, si assume sotto forma di compresse (2 al giorno):non rappresenta una cura 'definitiva' della patologia ma è il primo trattamento in grado di prolungare significativamente la vita dei pazientiaffetti dal tumore al pancreas.Il farmaco, daraxonrasib, viene prodotto dall'azienda Revolution Medicines e negli Stati Uniti sarà commercializzato con il nome di Rasonque. È stato approvato dalla FDA per i pazienti con cancro al pancreas metastatico che si sono già sottoposti alla chemioterapia. Il quotidiano americano ricorda che, secondo uno studio clinico, i partecipanti trattati con daraxonrasib hanno avuto una sopravvivenzamedia di oltre 13 mesi, rispetto a meno di sette mesi per coloro che sono stati sottoposti a chemioterapia.Alcuni pazienti che hanno ricevuto il farmaco durante gli studi clinici sono vissuti per anni. JNon abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo», ha affermato laprofessoressa Anna Berkenblit,responsabile scientifica e medica delPancreatic Cancer Action Network, un'organizzazione impegnata nella ricerca e nel sostegno a pazienti affetti da cancro al pancreas.Non è ancora chiaro quale sarà il costo della terapia.Il New York Times sottolinea che Revolution Medicines non ha annunciato immediatamente il prezzo che intende applicare al farmaco. Gli analisti di Wall Street prevedono che il costo si aggirerà intorno a diverse centinaia di migliaia di dollari all'anno: gran parte della spesa potrebbeessere coperta dall'assicurazione sanitaria stipulata dal paziente, con quote variabili a carico dell'assicurato. Via liberaad un nuovo farmaco per il cancro al pancreas in stato avanzato.Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco aprendo potenzialmente una nuova era nel trattamento della malattia. Il farmaco, evidenzia il New York Times, si assume sotto forma di compresse (2 al giorno):non rappresenta una cura 'definitiva' della patologia ma è il primo trattamento in grado di prolungare significativamente la vita dei pazientiaffetti dal tumore al pancreas. Il farmaco, daraxonrasib, viene prodotto dall'azienda Revolution Medicines e negli Stati Uniti sarà commercializzato con il nome di Rasonque. È stato approvato dalla FDA per i pazienti con cancro al pancreas metastatico che si sono già sottoposti alla chemioterapia. Il quotidiano americano ricorda che, secondo uno studio clinico, i partecipanti trattati con daraxonrasib hanno avuto una sopravvivenzamedia di oltre 13 mesi, rispetto a meno di sette mesi per coloro che sono stati sottoposti a chemioterapia.Alcuni pazienti che hanno ricevuto il farmaco durante gli studi clinici sono vissuti per anni. JNon abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo», ha affermato laprofessoressa Anna Berkenblit,responsabile scientifica e medica delPancreatic Cancer Action Network, un'organizzazione impegnata nella ricerca e nel sostegno a pazienti affetti da cancro al pancreas. Non è ancora chiaro quale sarà il costo della terapia.Il New York Times sottolinea che Revolution Medicines non ha annunciato immediatamente il prezzo che intende applicare al farmaco. Gli analisti di Wall Street prevedono che il costo si aggirerà intorno a diverse centinaia di migliaia di dollari all'anno: gran parte della spesa potrebbeessere coperta dall'assicurazione sanitaria stipulata dal paziente, con quote variabili a carico dell'assicurato.
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Tumore al pancreas: nuovo trattamento in compresse raddoppia la sopravvivenza Il Fatto Quotidiano
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Una compressa una volta al giorno e una nuova possibilità terapeutica per una delle forme di tumore più aggressive e difficili da trattare. Negli Stati Uniti la Food and Drug Administration (Fda) ha approvato daraxonrasib (Rasonque), terapia mirata “first in class” destinata agli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno una terapia sistemica o non candidabili a una terapia sistemica multiagente. Il farmaco, sviluppato dall’azienda californiana Revolution Medicines, è un inibitore diretto contro diverse forme della proteina Ras, un elemento centrale nei meccanismi che favoriscono la crescita tumorale e coinvolto nella maggior parte dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico.
L’approvazione è arrivata con diversi mesi di anticipo rispetto ai tempi inizialmente previsti, dopo una revisione prioritaria da parte dell’agenzia. Il trattamento aveva inoltre ricevuto le designazioni di terapia innovativa e farmaco orfano.
Sopravvivenza quasi raddoppiata
Il dato più rilevante arriva dallo studio clinico multicentrico, randomizzato e in aperto condotto su 500 pazienti adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato. La sopravvivenza globale mediana è risultata di 13,2 mesi con daraxonrasib, contro 6,7 mesi con la chemioterapia standard. Un risultato che, secondo la Fda, rappresenta una nuova opzione per pazienti con una malattia caratterizzata da un elevato bisogno terapeutico ancora insoddisfatto.
Il cancro del pancreas viene infatti spesso diagnosticato in fase avanzata e presenta un decorso particolarmente aggressivo. Secondo il National Cancer Institute, negli Stati Uniti vengono diagnosticati ogni anno circa 67mila nuovi casi di tumore del pancreas e il 90-95% è costituito da adenocarcinomi pancreatici. Pur rappresentando circa il 3,2% di tutte le diagnosi oncologiche, la malattia provoca una quota molto più elevata dei decessi per cancro.
Gli effetti collaterali
Come ogni trattamento oncologico, anche la nuova terapia può provocare effetti indesiderati. Tra quelli più comuni segnalati dalla Fda figurano eruzione cutanea, diarrea, stomatite, nausea, affaticamento, vomito, dolore addominale, edema, diminuzione dell’appetito ed emorragia.
L’iter regolatorio è stato particolarmente rapido. A maggio la Fda aveva rilasciato la cosiddetta lettera “safe to proceed“, consentendo l’avvio di un programma di accesso allargato al trattamento sperimentale prima dell’approvazione definitiva.
Per la Fda, il via libera rappresenta un esempio dell’obiettivo di accelerare l’arrivo ai pazienti di terapie innovative per patologie gravi e potenzialmente letali. Per chi affronta un adenocarcinoma pancreatico metastatico, il nuovo farmaco aggiunge ora una possibilità mirata a un bersaglio biologico centrale della malattia, con risultati clinici che nello studio hanno portato la sopravvivenza mediana quasi a raddoppiare rispetto alla chemioterapia standard.
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Nuovo farmaco per il cancro al pancreas raddoppia la sopravvivenza negli Usa. V-news.it
Negli Stati Uniti è stato approvato il farmaco daraxonrasib, commercializzato come Rasonque, per il trattamento del cancro al pancreas avanzato, raddoppiando la sopravvivenza dei pazienti. Sebbene non sia una cura definitiva, rappresenta un significativo progresso nella terapia, ma le preoccupazioni sui costi e l'accesso rimangono rilevanti.
Cancro al pancreas, via libera a nuovo farmaco in Usa: raddoppia la sopravvivenza dei pazienti
Nuovo farmaco approvato negli Usa
(Adnkronos) – È stato approvato un nuovo farmaco per il cancro al pancreas in stato avanzato. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha dato il via libera al farmaco, aprendo nuove possibilità nel trattamento della malattia. Si tratta di un trattamento in compresse (2 al giorno) che, sebbene non rappresenti una cura definitiva, è il primo in grado di prolungare significativamente la vita dei pazienti affetti da tumore al pancreas.
Daraxonrasib, il farmaco innovativo
Il farmaco, daraxonrasib, è prodotto da Revolution Medicines e sarà commercializzato negli Stati Uniti con il nome di Rasonque. È stato approvato per pazienti con cancro al pancreas metastatico che hanno già ricevuto chemioterapia. Secondo uno studio clinico, i partecipanti trattati con daraxonrasib hanno avuto una sopravvivenza media di oltre 13 mesi, rispetto a meno di sette per coloro che hanno ricevuto solo chemioterapia. Alcuni pazienti hanno vissuto per anni dopo il trattamento. “Non abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo”, ha dichiarato la professoressa Anna Berkenblit, responsabile scientifica del Pancreatic Cancer Action Network.
Impatto sui pazienti e sulle famiglie
Questa approvazione rappresenta un importante passo avanti per i pazienti e le loro famiglie, spesso colpiti da una malattia che ha una prognosi particolarmente infausta. Il cancro al pancreas è noto per la sua aggressività e per la difficoltà di diagnosi precoce. La possibilità di una maggiore sopravvivenza offre una nuova speranza, non solo per i pazienti, ma anche per i loro cari che vivono l’angoscia della malattia. La comunità medica e i gruppi di supporto hanno accolto con favore la notizia, sottolineando l’importanza di continuare la ricerca per altre terapie innovative.
Costi e accesso al trattamento
Non è ancora noto il costo della terapia. Revolution Medicines non ha comunicato il prezzo del farmaco, ma gli analisti prevedono che si aggirerà attorno a diverse centinaia di migliaia di dollari all’anno, con una parte della spesa coperta dall’assicurazione sanitaria del paziente. Da maggio, oltre 2.000 pazienti hanno avuto accesso gratuito al farmaco attraverso un programma dell’azienda, e questi pazienti passeranno poi alla copertura assicurativa. La questione dei costi e dell’accesso alle cure rimane una preoccupazione centrale, poiché il prezzo elevato potrebbe limitare la disponibilità del farmaco a un numero ridotto di pazienti, creando disparità nel trattamento.
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Tumore del pancreas, via libera negli Usa alla prima terapia mirata contro il gene killer RAS La Sicilia
La Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha autorizzato daraxonrasib (nome commerciale Rasonque), un nuovo trattamento orale per adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico. L’approvazione, arrivata il 26 agosto 2026, rappresenta un passaggio di rilievo nella gestione di una delle neoplasie più aggressive e a prognosi sfavorevole. La terapia è indicata per pazienti già sottoposti ad almeno una linea sistemica precedente o non eleggibili a chemioterapie multiagente particolarmente intensive. Si tratta della prima terapia mirata di questa classe approvata per tale indicazione. Sviluppato da Revolution Medicines, daraxonrasib è un inibitore orale multi-selettivo di RAS(ON), concepito per colpire diverse varianti mutate della proteina RAS, vero e proprio “interruttore” della proliferazione tumorale.
L’ok dell’agenzia statunitense si fonda su uno studio registrativo multicentrico, randomizzato e in aperto, che ha coinvolto 500 adulti con carcinoma pancreatico metastatico già trattato. I risultati indicano un beneficio clinico di portata inedita: - Sopravvivenza globale mediana: 13,2 mesi con daraxonrasib rispetto a 6,7 mesi nel braccio di controllo trattato con chemioterapia standard. - Riduzione del rischio di morte: hazard ratio 0,40, corrispondente a una diminuzione del 60% del rischio di decesso rispetto alla chemioterapia convenzionale. Le evidenze sono coerenti con i dati preliminari di fase 1-2 pubblicati sul The New England Journal of Medicine: in 168 pazienti con carcinoma pancreatico pretrattato e mutazioni RAS G12, la dose giornaliera di 300 mg ha ottenuto un tasso di risposta obiettiva del 35%, una sopravvivenza globale mediana di 13,1 mesi e una sopravvivenza libera da progressione di 8,5 mesi.
Oltre il 90% degli adenocarcinomi pancreatici (fino al 95% secondo il National Cancer Institute) presenta alterazioni nel pathway RAS/KRAS. Per decenni questa famiglia di oncogeni è stata considerata una “fortezza inespugnabile”, non aggredibile con i farmaci tradizionali. Daraxonrasib, in compresse a domicilio una volta al giorno (300 mg negli studi regolatori), aggira l’ostacolo legandosi alle forme attive della proteina mutata e bloccando i segnali di crescita cellulare. L’assunzione orale offre anche vantaggi logistici per malati complessi, riducendo accessi ospedalieri e infusioni, pur richiedendo un monitoraggio clinico attento.
Pur segnando un progresso importante, daraxonrasib non è una cura definitiva e il tumore del pancreas avanzato resta una condizione di estrema gravità. La gestione della tossicità necessita di esperienza specialistica. Tra gli eventi avversi di grado 3 o superiore più frequenti, l’ASCO segnala rash cutanei e stomatite; la FDA elenca inoltre diarrea, nausea, vomito, fatigue, dolore addominale, edema, inappetenza ed emorragie. Va considerato anche lo scarto tra pazienti dei trial (in condizioni generali spesso migliori) e la pratica clinica, dove le seconde o terze linee sono somministrate a persone più fragili.
In Italia il carcinoma pancreatico continua a incidere in modo drammatico. Secondo “I numeri del cancro in Italia 2025”, nel 2024 si stimavano 13.585 nuove diagnosi; nel 2022 i decessi sono stati circa 14.900. La sopravvivenza netta a cinque anni resta tra le più basse: 11% negli uomini e 12% nelle donne, con circa 23.600 persone viventi dopo la diagnosi. La maggior parte dei casi viene individuata in fase localmente avanzata o metastatica, escludendo spesso l’opzione chirurgica, unico intervento con intento curativo. Negli Stati Uniti l’accesso commerciale al farmaco è già disponibile, anche grazie a un programma di expanded access autorizzato dalla FDA nel maggio 2026. In Europa e in Italia i tempi saranno più lunghi: Revolution Medicines ha avviato a luglio la presentazione del dossier all’EMA attraverso una procedura accelerata a fasi. Dopo l’eventuale autorizzazione europea, in Italia serviranno le negoziazioni con l’AIFA per la rimborsabilità.
L’arrivo di daraxonrasib ribadisce la direzione dell’oncologia di precisione: innovazione terapeutica e riorganizzazione dei percorsi di cura devono procedere insieme. Per accedere a questa e ad altre terapie mirate, è indispensabile garantire a ogni paziente una profilazione molecolare accurata e tempestiva. Senza una rete di test genetici diffusa e centri multidisciplinari capaci di intercettare e gestire questi casi, i progressi della ricerca rischiano di non tradursi in benefici reali per chi ne ha più bisogno.
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Cancro al pancreas, via libera a nuovo farmaco in Usa: raddoppia la sopravvivenza dei pazienti Adnkronos
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Via libera ad un nuovo farmaco per il cancro al pancreas in stato avanzato. Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il farmaco aprendo potenzialmente una nuova era nel trattamento della malattia. Il farmaco, evidenzia il New York Times, si assume sotto forma di compresse (2 al giorno): non rappresenta una cura 'definitiva' della patologia ma è il primo trattamento in grado di prolungare significativamente la vita dei pazienti affetti dal tumore al pancreas.
Il farmaco, daraxonrasib, viene prodotto dall'azienda Revolution Medicines e negli Stati Uniti sarà commercializzato con il nome di Rasonque. È stato approvato dalla FDA per i pazienti con cancro al pancreas metastatico che si sono già sottoposti alla chemioterapia. Il quotidiano americano ricorda che, secondo uno studio clinico, i partecipanti trattati con daraxonrasib hanno avuto una sopravvivenza media di oltre 13 mesi, rispetto a meno di sette mesi per coloro che sono stati sottoposti a chemioterapia. Alcuni pazienti che hanno ricevuto il farmaco durante gli studi clinici sono vissuti per anni. "Non abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo", ha affermato la professoressa Anna Berkenblit, responsabile scientifica e medica del Pancreatic Cancer Action Network, un'organizzazione impegnata nella ricerca e nel sostegno a pazienti affetti da cancro al pancreas.
Non è ancora chiaro quale sarà il costo della terapia. Il New York Times sottolinea che Revolution Medicines non ha annunciato immediatamente il prezzo che intende applicare al farmaco. Gli analisti di Wall Street prevedono che il costo si aggirerà intorno a diverse centinaia di migliaia di dollari all'anno: gran parte della spesa potrebbe essere coperta dall'assicurazione sanitaria stipulata dal paziente, con quote variabili a carico dell'assicurato.
Da maggio, oltre 2.000 pazienti hanno avuto accesso gratuito e anticipato al farmaco attraverso un programma varato dall'azienda dopo la conclusione della sperimentazione. I pazienti che hanno ricevuto il farmaco tramite questo programma passeranno poi alla copertura assicurativa.
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Busy Philipps rivela: Diagnosi di tumore al cervello dopo la morte di Van Der Beek V-news.it
Busy Philipps ha raccontato la sua battaglia contro un oligodendroglioma di grado 2, scoperto dopo la morte di un ex collega, esprimendo gratitudine per la vita e decidendo di informare sinceramente le sue figlie. Dopo un intervento chirurgico per rimuovere il tumore e una successiva complicazione, l'attrice ha descritto i sei mesi di lotta come i più strani della sua vita.
Busy Philipps racconta la sua battaglia
(Adnkronos) – “Sono grata di essere viva, mi sento la persona più fortunata del mondo”. Così l’attrice Busy Philipps, nota per il suo ruolo in diverse serie tv tra cui Dawson’s Creek, ha raccontato al magazine People di aver sconfitto un tumore al cervello, scoperto il giorno dopo la morte dell’ex collega James Van der Beek, scomparso a 48 anni per un cancro al colon. Una data molto significativa per lei.
La diagnosi inaspettata
Philipps, 47 anni, ha spiegato di aver scoperto un oligodendroglioma di grado 2, individuato il 12 febbraio durante una risonanza magnetica di controllo. Si tratta di una forma rara di tumore cerebrale, senza sintomi specifici. Quando gli esami hanno rivelato una lesione cerebrale, l’attrice ha inizialmente reagito con messaggi scherzosi per le sue amiche, ma ulteriori accertamenti hanno confermato la patologia, lasciandola “con il fiato corto”.
Il coraggio di informare le figlie
In un momento così delicato, Busy ha deciso di affrontare la situazione con sincerità, informando le sue due figlie, Birdie di 18 anni e Cricket di 13. “Volevo che fossero preparate e che sapessero cosa stava accadendo”, ha spiegato l’attrice. Questo gesto di apertura è significativo, poiché mostra quanto sia importante comunicare e condividere le proprie paure e incertezze con le persone care.
Intervento e recupero
Il 2 marzo, Philipps si è sottoposta a un’operazione chirurgica di cinque ore, al termine della quale la massa di 2,6 centimetri è stata rimossa. La diagnosi precoce è stata fondamentale: la neuro-oncologa Alexandra Miller ha spiegato che, senza quell’individuazione tempestiva, il tumore avrebbe potuto crescere di due o tre volte, rendendo più difficile l’asportazione. Ad aprile, però, l’attrice è tornata in ospedale per un’infezione da stafilococco, che ha richiesto una seconda operazione. “Sono stati i sei mesi più strani della mia vita”, ha concluso Philipps, sottolineando la complessità e le difficoltà affrontate durante il suo percorso di guarigione.
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Tumore del pancreas metastatico, Fda approva daraxonrasib: raddoppia sopravvivenza rispetto alla chemioterapia pharmastar.it
La Food and Drug Administration ha approvato daraxonrasib, che sarà commercializzato negli Stati Uniti con il marchio Rasonque, per il trattamento degli adulti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno una precedente terapia sistemica e non candidabili a una chemioterapia di combinazione.
Sviluppato da Revolution Medicines, daraxonrasib è il primo inibitore orale multiselettivo di RAS nella sua forma attiva, RAS(ON), ad arrivare sul mercato. L’approvazione introduce una nuova opzione terapeutica in una neoplasia caratterizzata da una prognosi particolarmente sfavorevole e da possibilità di trattamento ancora molto limitate dopo la progressione alla prima linea.
La decisione della Fda si basa sui risultati dello studio di fase III RASolute 302, nel quale daraxonrasib ha praticamente raddoppiato la sopravvivenza globale mediana rispetto alla chemioterapia scelta dallo sperimentatore: 13,2 mesi contro 6,7 mesi nella popolazione complessiva. Il trattamento ha inoltre ridotto del 60% il rischio di morte.
«L’approvazione offre un’opzione fondamentale ai pazienti che affrontano un tumore estremamente difficile e storicamente complesso da trattare», ha dichiarato Kyle Diamantas, acting commissioner della Fda. Secondo Angelo de Claro, direttore dell’Oncology Center of Excellence dell’agenzia, il farmaco ha prodotto «risultati senza precedenti in un’area caratterizzata da un forte bisogno terapeutico insoddisfatto».
L'adenocarcinoma pancreatico rappresenta il 90-95% delle circa 67.000 diagnosi annuali di tumore al pancreas negli Stati Uniti e comporta un carico di mortalità sproporzionatamente elevato a causa della diagnosi tardiva e delle opzioni terapeutiche storicamente limitate. Rasonque agisce prendendo di mira diverse forme della proteina RAS, un fattore oncogenico chiave presente nella stragrande maggioranza di questi tumori.
Una nuova strategia contro un bersaglio a lungo considerato “undruggable”
Le alterazioni di RAS, e in particolare di KRAS, rappresentano uno dei principali motori biologici dell’adenocarcinoma duttale pancreatico. Mutazioni di KRAS sono presenti in circa il 90% dei tumori pancreatici, ma per decenni la proteina è stata considerata sostanzialmente inattaccabile farmacologicamente, a causa della sua struttura e della mancanza di tasche facilmente accessibili alle piccole molecole.
Gli inibitori sviluppati negli ultimi anni hanno dimostrato che alcune specifiche varianti di KRAS possono essere colpite. Daraxonrasib compie un passo ulteriore perché non è diretto contro una singola mutazione: è progettato per interferire contemporaneamente con diverse forme attive di RAS, comprese le varianti G12, G13 e Q61, oltre a RAS wild-type.
Questa caratteristica amplia potenzialmente la popolazione trattabile e spiega perché lo studio registrativo abbia incluso sia pazienti con mutazioni RAS identificate sia soggetti nei quali non era stata documentata una specifica alterazione tumorale.
Lo studio RASolute 302
RASolute 302 è uno studio internazionale, randomizzato e in aperto, che ha coinvolto 500 adulti con adenocarcinoma duttale pancreatico metastatico precedentemente trattato con un regime contenente una fluoropirimidina oppure gemcitabina.
I partecipanti presentavano un performance status ECOG pari a 0 o 1 e sono stati assegnati in rapporto 1:1 a ricevere:
• daraxonrasib 300 mg per via orale una volta al giorno, in 248 pazienti;
• una delle quattro chemioterapie citotossiche scelte dallo sperimentatore, in 252 pazienti.
Gli endpoint primari erano la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con tumori portatori di una mutazione RAS G12. Tra gli endpoint secondari figuravano gli stessi parametri nella popolazione complessiva, il tasso di risposta obiettiva e il tempo al deterioramento degli outcome riferiti dai pazienti. Il disegno dello studio è registrato su ClinicalTrials.gov.
Dimezzato il rischio di progressione
Nella popolazione con mutazione RAS G12, la sopravvivenza globale mediana è risultata pari a 13,2 mesi con daraxonrasib e a 6,6 mesi con la chemioterapia. L’ hazard ratio è stato di 0,40, corrispondente a una riduzione del 60% del rischio di morte.
Un risultato pressoché identico è stato osservato nella popolazione complessiva, comprendente anche i pazienti senza una mutazione RAS tumorale identificata: 13,2 mesi contro 6,7 mesi, con un hazard ratio ancora pari a 0,40.
Daraxonrasib ha prodotto un vantaggio rilevante anche in termini di sopravvivenza libera da progressione:
• 7,3 mesi contro 3,5 mesi nei pazienti con mutazione RAS G12, con una riduzione del 55% del rischio di progressione o morte;
• 7,2 mesi contro 3,6 mesi nella popolazione complessiva, con una riduzione del rischio del 51%.
Il tasso di risposta obiettiva confermata ha raggiunto il 33,2% con daraxonrasib rispetto all’11,8% con la chemioterapia nella popolazione RAS G12-mutata. Considerando tutti i partecipanti, le percentuali sono state rispettivamente del 31,6% e dell’11,2%.
I risultati dello studio sono stati presentati al congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology e pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Benefici anche sul dolore e sulla qualità di vita
In una malattia aggressiva come il tumore pancreatico metastatico, il beneficio di un trattamento non può essere valutato soltanto attraverso il controllo radiologico della neoplasia. Particolarmente importanti sono quindi i risultati riferiti direttamente dai pazienti.
Rispetto alla chemioterapia, daraxonrasib ha prolungato da 3,8 a 9,2 mesi il tempo mediano al peggioramento del dolore correlato al tumore, riducendo del 49% il rischio di deterioramento.
Anche il tempo al peggioramento dello stato di salute globale e della qualità di vita è risultato superiore: 5,7 mesi con il nuovo farmaco contro 2,6 mesi con la chemioterapia.
Come funziona daraxonrasib
Daraxonrasib, precedentemente conosciuto con la sigla RMC-6236, è un inibitore non covalente “tri-complex”. La molecola si lega innanzitutto alla ciclofilina A, una proteina presente all’interno della cellula. Il complesso così formato riconosce RAS nella configurazione attiva legata al GTP e vi si aggancia.
La formazione di questo triplice complesso impedisce a RAS di interagire con i suoi effettori a valle, interrompendo i segnali che favoriscono la proliferazione e la sopravvivenza delle cellule tumorali.
In termini semplici, daraxonrasib utilizza una proteina cellulare come “ponte” per raggiungere e bloccare diverse forme attive di RAS. Questo meccanismo lo distingue dagli inibitori diretti contro una singola variante, come KRAS G12C.
Il profilo di sicurezza
Gli eventi avversi correlati al trattamento di grado 3 o superiore sono stati osservati nel 43,6% dei pazienti trattati con daraxonrasib, rispetto al 57,5% di quelli sottoposti a chemioterapia. Gli eventi avversi gravi correlati al trattamento si sono verificati rispettivamente nel 10,8% e nel 18,7% dei pazienti.
La sospensione definitiva causata da tossicità è stata necessaria nell’1,2% dei pazienti assegnati a daraxonrasib, contro l’11,2% nel gruppo chemioterapia.
Gli eventi avversi più comuni, considerando tutti i gradi di severità, sono stati:
• rash cutaneo, nell’85% dei pazienti;
• diarrea, nel 58%;
• stomatite, nel 53%;
• nausea, nel 46%;
• vomito, nel 37%.
Il profilo tossicologico richiederà quindi un’attenta gestione soprattutto degli eventi dermatologici e gastrointestinali, ma nello studio la frequenza delle interruzioni definitive è risultata nettamente inferiore rispetto alla chemioterapia.
Una revisione completata in tempi record
La domanda di approvazione è stata valutata attraverso il Commissioner’s National Priority Voucher, programma pilota della Fda destinato a medicinali in grado di rispondere a importanti priorità sanitarie nazionali.
La richiesta era stata accettata il 22 luglio 2026 e la decisione è arrivata poco più di un mese dopo, con circa sei mesi e mezzo di anticipo rispetto alla scadenza prevista. Il programma punta infatti a ridurre i tempi di valutazione a uno-due mesi, mantenendo invariati gli standard regolatori relativi a qualità, efficacia e sicurezza. Le caratteristiche del percorso sono illustrate dalla Fda.
Daraxonrasib aveva già ottenuto le designazioni di Breakthrough Therapy e farmaco orfano. Nel maggio 2026 la Fda aveva inoltre autorizzato un programma di accesso allargato per i pazienti con carcinoma pancreatico metastatico precedentemente trattato.
Verso le fasi più precoci della malattia
Lo sviluppo clinico di daraxonrasib non si ferma alla seconda linea. Nello studio di fase III RASolute 303 il farmaco viene valutato, da solo oppure associato a gemcitabina e nab-paclitaxel, come trattamento di prima linea del carcinoma pancreatico metastatico.
Lo studio RASolute 304 ne sta invece valutando l’impiego dopo la resezione chirurgica e il completamento della chemioterapia neoadiuvante o adiuvante, con l’obiettivo di stabilire se il blocco di RAS possa ridurre il rischio di recidiva.
Anche l’Europa ha avviato l’esame del dossier: nel luglio 2026 il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema ha iniziato una revisione progressiva accelerata del farmaco.
Perché questa approvazione è importante
Il dato più rilevante è l’entità del beneficio: in una popolazione già trattata, daraxonrasib ha raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia, migliorando contemporaneamente il controllo della malattia, il tasso di risposta, il dolore e la qualità di vita.
L’approvazione segna inoltre l’ingresso nella pratica clinica di una nuova classe di terapie capaci di colpire simultaneamente più forme attive di RAS. Un bersaglio che per decenni era stato considerato “undruggable” diventa così il fulcro di una strategia terapeutica concreta per uno dei tumori con il maggiore bisogno di innovazione.
Daraxonrasib non rappresenta una cura e la resistenza alla terapia rimane una sfida da affrontare. Tuttavia, i risultati di RASolute 302 indicano un cambiamento sostanziale rispetto alle opzioni finora disponibili e aprono la strada allo studio del farmaco nelle fasi più precoci della malattia e in altri tumori dipendenti da RAS.
FDA Approves First in Class Targeted Therapy for Metastatic Pancreatic Cancer. News release. FDA. August 26, 2026. Accessed August 26, 2026 leggi
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Criteri Critici
Protonterapia, il sensore che vede dove passa il fascio Mondosanità
Un gruppo di ricercatori dell’Université Côte d’Azur, del CNRS e del Centre Antoine Lacassagne di Nizza ha sperimentato una nuova, sensibilissima sentinella per la protonterapia: una fila di diodi progettata per misurare posizione, intensità e forma di un fascio di protoni. Il dispositivo non vede la massa tumorale, beninteso; sorveglia qualcosa di altrettanto decisivo e assai più sfuggente, cioè lo strumento invisibile che, durante una terapia, dovrebbe raggiungerla senza oltrepassarla.
La protonterapia sfrutta infatti una proprietà sorprendente dei protoni: queste particelle rilasciano la maggior parte della loro energia al termine del percorso, nel cosiddetto picco di Bragg, e subito dopo si arrestano. In altre parole, la radioterapia convenzionale può lasciare che una parte della dose prosegua oltre il bersaglio, mentre i protoni sono, almeno in linea di principio, regolabili in modo da fermarsi proprio nel punto stabilito, risparmiando maggiormente i tessuti sani. Ma è qui che il vantaggio si rovescia in una straordinaria esigenza di precisione: se cambia la densità dei tessuti, se muta l’anatomia o se il paziente non si trova esattamente nella posizione prevista, può cambiare anche il punto d’arresto del fascio. La qualità più preziosa dei protoni — il loro fermarsi — diventa così anche l’incertezza da sorvegliare.
Come si controlla, dunque, una traiettoria tanto selettiva? La risposta proposta nello studio, pubblicato il 26 agosto su Scientific Reports, è il nitruro di gallio (GaN), un materiale semiconduttore già impiegato nei led e nell’elettronica di potenza. I ricercatori hanno costruito con questo materiale un array, cioè una fila ordinata di diodi, e lo hanno esposto a un fascio clinico di protoni da 65 megaelettronvolt. Quando una particella attraversa uno dei diodi, vi deposita energia e produce un segnale elettrico; raccogliendo e confrontando i segnali dei diversi elementi, il sistema può ricostruire il profilo del fascio, localizzarne il centro e determinarne la larghezza.
Per intenderci, immaginiamo il fascio come un filo sottilissimo che debba passare attraverso una serie di piccoli campanelli elettrici: ciascun diodo segnala il punto e l’intensità del passaggio, mentre l’insieme delle risposte permette di capire se quel filo corre diritto, se si è allargato o se si è spostato. Il sensore trasforma così una corrente di particelle non visibile in una figura misurabile. E lo fa con risultati notevoli.
La risposta del dispositivo è rimasta lineare su tre ordini di grandezza, vale a dire mentre l’intensità del fascio cambiava di circa mille volte, e sono state registrate correnti debolissime, fino a 10 picoampere. Facendo scorrere meccanicamente la fila di diodi attraverso il fascio, gli studiosi hanno inoltre ottenuto immagini bidimensionali e, nelle condizioni migliori, hanno limitato l’incertezza a 0,07 millimetri per la posizione e a 0,14 millimetri per la larghezza. Non solo: il nitruro di gallio ha continuato a funzionare dopo esposizioni fino a 100 kilogray, mostrando una considerevole resistenza alle radiazioni.
A scanso di equivoci, quei 100 kilogray non rappresentano una dose da somministrare a un paziente. Il valore indica la radiazione complessivamente sopportata dal rivelatore e serve a stabilire se il componente possa lavorare a lungo in un ambiente irradiato senza perdere affidabilità. È questo un requisito fondamentale per uno strumento che dovrebbe controllare ripetutamente fasci terapeutici con margini d’errore ridottissimi.
Ma non è ancora uno strumento clinico. Lo studio costituisce una prova di fattibilità tecnologica: non sono stati trattati pazienti, non si è dimostrata una riduzione degli errori terapeutici e il profilo completo non viene ancora acquisito in un solo istante. Il prototipo, essendo monodimensionale, ha dovuto spostarsi per ricostruire la seconda dimensione; una vera matrice di diodi potrebbe invece rilevare l’intero fascio senza scansione meccanica e consentire, se avrà successo, un controllo prossimo al tempo reale.
Prima di giungere a quel punto occorreranno esperimenti con protoni di energie differenti, confronti con i dosimetri oggi in uso, calibrazioni e verifiche in condizioni più vicine alla pratica clinica. Del resto, come ricorda anche l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, la qualità della dosimetria — la misurazione della dose di radiazioni — è parte essenziale della sicurezza radioterapica. Non siamo dunque davanti a un nuovo trattamento contro il cancro, ma a un possibile paio d’occhi per accertare che il fascio obbedisca con precisione all’ordine ricevuto. Per ora, è una promessa di laboratorio. La prova decisiva verrà dalla clinica.
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Siviero M, Lesourd L, Frayssinet E, et al. “Advancing GaN detectors toward proton therapy applications”. Scientific Reports, 26 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41598-026-68432-7.
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