📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Festa Madonna Valverde: domenica 30 agosto screening oncologici La Gazzetta del Calatino
Festa della Madonna di Valverde: domenica 30 agosto stand per screening oncologici, grazie a collaborazione Comune Valverde e Diocesi Acireale VALVERDE.Domenica 30 agosto, in occasione dei festeggiamenti in onore della Madonna di Valverde, l’Asp di Catania sarà presente con uno stand dedicato alla prevenzione e agli screening oncologici. L’iniziativa, realizzata grazie all’intesa e alla collaborazione istituzionale con ilComune di Valverdee laDiocesi di Acireale, rappresenta un’ulteriore occasione per avvicinare i programmi di prevenzione ai cittadini, offrendo direttamente sul territorio informazioni, orientamento e servizi. Presso lo stand, che sarà collocato inPiazza del Santuario, dalle ore 8.30, sarà presente personale dell’UOC Prevenzione delle malattie cronico-degenerative e Screening oncologici, struttura afferente al Dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Catania, a disposizione dei cittadini per illustrare i programmi di screening oncologico promossi dall’Azienda e fornire indicazioni sulle modalità di accesso. In particolare, sarà possibile:prenotare mammografienell’ambito del programma discreening per la prevenzione del tumore della mammella;prenotare HPV test/Pap testnell’ambito del programma di screening per la prevenzione del tumore del collo dell’utero;ritirare i kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci, previsti dal programma di screening per la prevenzione del tumore del colon-retto; ricevereinformazioni e orientamentosui programmi e sui percorsi di screening oncologico attivi nell’Asp di Catania. Gli screening oncologici rappresentano uno degli strumenti più efficaci di prevenzione secondaria, consentendo di individuare precocemente eventuali alterazioni e di intervenire tempestivamente. I programmi di screening oncologico dell’Asp di Catania sono gratuiti e rivolti alle specifiche fasce di popolazione previste: donne di età compresa tra 50 e 69 anni per lo screening mammografico; donne tra 25 e 64 anni per lo screening del tumore del collo dell’utero, con Pap test dai 25 ai 29 anni e HPV test dai 30 ai 64 anni; uomini e donne tra 50 e 69 anni per lo screening del tumore del colon-retto, attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci.Per informazioni, per verificare i requisiti di accesso o prenotare i servizi gratuiti è attivo ilnumero verde 800 894 007, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13.00, e il lunedì pomeriggio, dalle ore 15.00 alle ore 17.30.Inoltre è possibile scrivere all’indirizzo[email protected]. Segui La Gazzetta del Calatino
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?1
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Criteri Critici
Tumori, da Verona oltre 70 «copie» in laboratorio: così si può studiare il cancro senza toccare il paziente Mondosanità
Un piccolo frammento prelevato da un tumore può diventare una sorta di laboratorio vivente della malattia. Le sue cellule vengono coltivate fino a ottenere strutture tridimensionali che permettono agli scienziati di osservare il cancro, studiarne i punti deboli e sperimentare nuove strategie senza intervenire direttamente sul paziente.
Si chiamano organoidi tumorali e da Verona ne arriva un’importante collezione destinata alla ricerca internazionale.
L’Arc-net Centre for Applied Research on Cancer dell’Università di Verona ha infatti generato, caratterizzato e reso disponibili oltre 70 modelli derivati da tumori pancreatici e colorettali. È il contributo italiano alla Human Cancer Models Initiative, grande programma internazionale i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature.
Ma che cosa sono gli organoidi?
L’espressione “tumore in miniatura” rende bene l’idea, ma va utilizzata con cautela. Un organoide non è la riproduzione completa di un tumore dentro un essere umano.
È una struttura tridimensionale ottenuta facendo crescere in laboratorio cellule provenienti direttamente dal tessuto di un paziente. Rispetto alle tradizionali colture cellulari bidimensionali, questi modelli riescono a conservare meglio molte delle caratteristiche genetiche e biologiche della neoplasia di origine.
Ed è qui che diventano particolarmente interessanti.
Un tumore non è uguale a un altro, neppure quando colpisce lo stesso organo. Due carcinomi del pancreas, per esempio, possono avere alterazioni molecolari differenti e comportarsi in modo diverso. Avere a disposizione molti modelli derivati da pazienti significa quindi poter studiare questa diversità in laboratorio.
Una grande biblioteca internazionale dei tumori
Il progetto va ben oltre i modelli realizzati a Verona. La Human Cancer Models Initiative ha prodotto 665 modelli derivati da 637 pazienti, rappresentativi di 25 diversi tipi di tumore.
Il 78% è costituito da organoidi tridimensionali. Nella raccolta sono presenti tumori di pancreas, colon-retto, mammella, polmone, ovaio, endometrio, vescica e distretto testa-collo, insieme a neoplasie meno frequenti.
E non si tratta semplicemente di conservare cellule.
Per 522 modelli sono disponibili informazioni cliniche approfondite, 153 riguardano tumori rari e 71 provengono da persone con ascendenza genetica prevalentemente non europea. Ai modelli vengono inoltre associate informazioni molecolari sul tumore, dal genoma al trascrittoma fino all’epigenoma.
In pratica, ogni modello può essere accompagnato da una vera carta d’identità biologica della malattia.
Quanto assomigliano al tumore originale?
È una delle domande decisive. Lo studio ha confrontato 421 coppie tumore-modello e ha rilevato una concordanza molto elevata: 97,8% sul piano genetico e 95% su quello epigenetico.
Non significa che un organoide sia una copia perfetta. Gli stessi ricercatori hanno osservato che le condizioni di coltura possono modificare alcuni stati cellulari. Ma i risultati indicano che questi sistemi possono conservare una parte molto rilevante delle caratteristiche molecolari del tumore da cui provengono.
Perché tutto questo può servire ai pazienti
Il passaggio fondamentale è la condivisione. I modelli validati vengono conservati e messi a disposizione della comunità scientifica, permettendo a laboratori diversi di studiare gli stessi tumori, confrontare risultati e cercare vulnerabilità delle cellule cancerose.
Gli organoidi possono essere utilizzati per capire quali meccanismi consentono al tumore di sopravvivere, studiare la resistenza ai trattamenti e valutare sperimentalmente nuovi possibili bersagli terapeutici.
Non siamo ancora davanti a un sistema che dica automaticamente al medico quale terapia scegliere per il singolo paziente. Questi modelli sono soprattutto strumenti di ricerca preclinica.
Ma il cambio di prospettiva è significativo: invece di studiare il cancro soltanto attraverso modelli molto lontani dalla malattia reale, è possibile lavorare su cellule che provengono direttamente dai pazienti e che ne conservano molte caratteristiche.
Una grande biblioteca vivente dei tumori accessibile alla ricerca mondiale. E oltre settanta dei suoi modelli sono stati costruiti a Verona.
Fonti:
Nature – A compendium of next-generation patient-derived models for diverse cancers, 5 agosto 2026.
Università degli Studi di Verona – Tumori, da Verona oltre 70 nuovi modelli per la ricerca oncologica internazionale, 26 agosto 2026.
National Institutes of Health (NIH) – Human cancer models to accelerate research and precision therapies, agosto 2026.
National Cancer Institute (NCI) – Human Cancer Models Initiative (HCMI).
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
C’è un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas metastatico Eventi e News
Mercoledì 26 agosto la Food and Drug Administration (FDA), l’agenzia statunitense che regola farmaci e prodotti alimentari, ha approvato il daraxonrasib, un nuovo farmaco per il trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico metastatico. È la forma di gran lunga più comune di tumore al pancreas e una delle più difficili da curare quando si è già diffusa ad altri organi. Il daraxonrasib sarà venduto negli Stati Uniti con il nome commerciale Rasonque e si assume con una compressa da 300 milligrammi una volta al giorno.
L’approvazione riguarda gli adulti che hanno già ricevuto almeno una terapia sistemica, generalmente una chemioterapia, oppure che per le loro condizioni non possono essere sottoposti a una combinazione di più farmaci. È quindi per ora un trattamento destinato soprattutto alle fasi avanzate della malattia, e non sostituisce le terapie utilizzate quando il tumore viene diagnosticato prima che si diffonda. La FDA non ha però limitato l’uso del daraxonrasib ai pazienti con una singola mutazione genetica, una caratteristica importante per capire perché il farmaco è considerato particolarmente interessante.
La maggior parte degli adenocarcinomi pancreatici ha infatti una mutazione in KRAS, un gene che contiene le istruzioni per produrre una delle proteine della famiglia RAS. Queste proteine funzionano come una specie di interruttore che regola la crescita delle cellule; alcune mutazioni possono mantenerlo costantemente acceso, favorendo la proliferazione delle cellule tumorali. Secondo i dati raccolti dal National Cancer Institute, una mutazione di KRAS è presente in circa il 90 per cento degli adenocarcinomi pancreatici.
Per molto tempo KRAS è stato considerato un bersaglio particolarmente difficile per i farmaci: la sua struttura offre pochi punti a cui una molecola possa legarsi in maniera efficace. Negli ultimi anni sono stati sviluppati medicinali capaci di colpire alcune specifiche mutazioni di KRAS, ma molte di quelle più comuni nel tumore al pancreas rimanevano fuori dalla loro portata. Il daraxonrasib utilizza un approccio più ampio: agisce sulle forme attive, cioè «accese», di diverse proteine RAS, comprese versioni mutate e non mutate di KRAS, HRAS e NRAS. Per questo viene definito un inibitore RAS(ON) multiselettivo.
Il dato che ha portato all’approvazione viene soprattutto dallo studio di fase 3 RASolute 302, finanziato da Revolution Medicines, l’azienda californiana che ha sviluppato il farmaco. Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, ha coinvolto 500 persone con adenocarcinoma pancreatico metastatico che aveva continuato a progredire dopo un precedente trattamento. I pazienti sono stati assegnati casualmente al daraxonrasib oppure a una delle chemioterapie normalmente utilizzate in questa fase della malattia.
La sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib e 6,7 mesi con la chemioterapia. Questo dato viene spesso riassunto dicendo che il farmaco ha «raddoppiato la sopravvivenza», ma significa più precisamente che, a partire dall’inizio del trattamento nello studio, metà dei pazienti che avevano ricevuto daraxonrasib era ancora viva dopo 13,2 mesi. Non significa che ogni paziente guadagni circa sei mesi di vita, né che i 13,2 mesi vengano calcolati dal momento della diagnosi. Nel corso dello studio il rischio di morte è risultato inferiore del 60 per cento nel gruppo trattato con daraxonrasib.
Anche gli altri principali indicatori sono migliorati. Il tempo mediano durante il quale il tumore non è progredito è stato di 7,2 mesi con daraxonrasib e 3,6 con la chemioterapia. Una riduzione misurabile del tumore è stata osservata nel 30 per cento dei pazienti che avevano ricevuto il nuovo farmaco, contro l’11 per cento del gruppo trattato con chemioterapia. Sono risultati considerati particolarmente rilevanti perché ottenuti in pazienti il cui tumore aveva già resistito a un primo trattamento.
Il tumore al pancreas lascia poco margine proprio perché viene spesso scoperto tardi. Il pancreas si trova in profondità nell’addome e nelle prime fasi il tumore può non provocare sintomi riconoscibili; quando compaiono, per esempio dolore addominale, perdita di peso o ittero, possono essere comuni anche ad altre malattie. Il National Cancer Institute spiega che non esiste ancora un metodo di screening di routine capace di individuare precocemente il tumore nella popolazione generale.
Negli Stati Uniti l’American Cancer Society stima per il 2026 circa 67.500 nuove diagnosi e 52.700 morti per tumore al pancreas. Per i pazienti nei quali la malattia è già presente in organi lontani dal pancreas, il tasso relativo di sopravvivenza a cinque anni è intorno al 3 per cento. È una statistica basata su persone diagnosticate negli anni precedenti e quindi non tiene ancora conto dell’effetto di trattamenti molto recenti come il daraxonrasib. Secondo l’American Cancer Society, anche per questo i dati sulla sopravvivenza non vanno interpretati come una previsione individuale.
Negli Stati Uniti il daraxonrasib era diventato abbastanza noto già prima dell’approvazione anche per il caso di Ben Sasse, ex senatore repubblicano del Nebraska. Nel dicembre del 2025 Sasse aveva annunciato di avere un tumore al pancreas metastatico al quarto stadio. Entrato successivamente in uno studio clinico con daraxonrasib, in primavera raccontò che il volume complessivo dei suoi tumori si era ridotto del 76 per cento; in un’intervista alla CNN di luglio disse che dopo circa cinque mesi la riduzione aveva raggiunto l’80 per cento.
Il caso di Sasse è stato molto raccontato negli Stati Uniti, anche perché rende visibili sia le possibilità sia i limiti del trattamento. Sasse ha detto di avere molto meno dolore rispetto ai mesi della diagnosi, ma ha anche avuto importanti problemi alla pelle, comprese eruzioni e sanguinamenti sul volto e sul cuoio capelluto. Le eruzioni cutanee sono tra gli effetti indesiderati più frequenti del daraxonrasib, insieme a diarrea, infiammazioni della bocca, nausea, stanchezza, vomito e dolori addominali. Il fatto che i tumori di Sasse si siano ridotti molto più della media rimane inoltre la risposta di un singolo paziente: l’efficacia del farmaco è stata stabilita confrontando nel complesso i 500 partecipanti allo studio clinico.
Nel trial gli eventi avversi gravi o clinicamente rilevanti sono stati frequenti in entrambi i gruppi: quelli di grado 3 o superiore si sono verificati nel 61,8 per cento dei pazienti che prendevano daraxonrasib e nel 69,6 per cento di quelli sottoposti a chemioterapia. Solo l’1,2 per cento dei pazienti ha però interrotto daraxonrasib per effetti collaterali attribuiti al trattamento, contro l’11,2 per cento nel gruppo della chemioterapia.
Anche i tempi dell’approvazione sono stati insoliti. Il 22 luglio la FDA aveva annunciato di aver accettato la domanda di Revolution Medicines; l’autorizzazione è arrivata il 26 agosto, 35 giorni dopo. Il daraxonrasib era stato inserito nel nuovo Commissioner’s National Priority Voucher Program, un programma sperimentale creato dalla FDA nel 2025 che punta a ridurre a uno o due mesi revisioni che normalmente possono richiederne molti di più. L’agenzia ha detto di aver completato l’esame circa sei mesi e mezzo prima della scadenza prevista. Prima ancora dell’approvazione, a maggio, aveva inoltre autorizzato un programma di accesso allargato per permettere ad alcuni malati di ricevere il farmaco mentre era ancora sperimentale.
Rasonque è già disponibile negli Stati Uniti. Revolution Medicines ha fissato un prezzo all’ingrosso di 39.800 dollari per una fornitura di 30 giorni, che corrisponderebbe a 477.600 dollari per dodici forniture mensili. È però il prezzo di listino del farmaco, e non necessariamente quello che verrà pagato direttamente dai pazienti: la spesa effettiva dipenderà dall’assicurazione sanitaria, dai programmi pubblici e dagli eventuali programmi di assistenza economica.
L’approvazione non rende quindi curabile il tumore metastatico del pancreas. Introduce però, per pazienti che finora avevano poche alternative dopo il fallimento della prima terapia, un trattamento che in uno studio randomizzato ha allungato in modo consistente la sopravvivenza e rallentato la progressione della malattia. E mostra soprattutto che RAS, una famiglia di proteine che per decenni è stata uno dei bersagli più difficili dell’oncologia, può essere colpita anche in uno dei tumori nei quali le sue mutazioni sono più diffuse.
L'articolo C’è un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas metastatico proviene da IlNewyorkese.
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La nutrizione entra nel percorso di cura oncologico dell’Ulss 9: nuova UOS in Radioterapia Verona Oggi
La nutrizione diventa parte integrante del percorso di cura dei pazienti oncologici sottoposti a radioterapia nell’Ulss 9.
La nutrizione diventa parte integrante del percorso di cura dei pazienti oncologici sottoposti a radioterapia: all’interno della UOC di Radioterapia e Medicina Nucleare dell’Ulss 9 Scaligera è nata infatti la nuova UOS Nutrizione in Radioterapia, una struttura dedicata alla prevenzione, all’individuazione precoce e al trattamento della malnutrizione.
L’obiettivo è intervenire fin dalle prime fasi della presa in carico, evitando che perdita di peso, riduzione della massa muscolare e fragilità possano compromettere la capacità del paziente di affrontare regolarmente le cure. La nuova struttura è stata voluta dal direttore della Radioterapia e Medicina Nucleare e del Dipartimento Oncologico, Francesco Fiorica, e sarà gestita dalla dottoressa Milena Gabbani.
Il supporto nutrizionale sarà quindi inserito stabilmente nel percorso clinico dei pazienti radioterapici, con screening e monitoraggi durante le settimane di trattamento. Particolare attenzione sarà rivolta anche alla sarcopenia, ossia alla perdita di massa e funzione muscolare, che può manifestarsi anche in persone con peso corporeo apparentemente nella norma.
Non si tratterà semplicemente di prescrivere una dieta, ma di costruire strategie personalizzate attraverso counseling nutrizionale, adattamento dell’alimentazione e, quando necessario, supplementi o altre forme di supporto nutrizionale previste dalle indicazioni cliniche. A rendere particolarmente innovativa la nuova UOS è la sua collocazione: una struttura specificamente dedicata alla nutrizione inserita direttamente all’interno di una Radioterapia.
La radioterapia è infatti una disciplina nella quale non conta soltanto somministrare la dose corretta, ma anche rispettare, per quanto possibile, la sequenza e i tempi previsti. Una regolarità messa rischio anche da effetti collaterali come disfagia, nausea, disturbi gastrointestinali, alterazioni del gusto e dolore, che possono ridurre progressivamente la capacità di alimentarsi. Il paziente perde peso e massa muscolare, diventa più fragile e può arrivare al punto di non riuscire a sostenere il trattamento secondo il programma previsto.
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Criteri Critici
Il Pink Tea Party raccoglie 10,000 euro per la cura del cancro al seno. Portugal Resident
L'evento è stato organizzato dalle donne di Loulé
Martedì 8 ottobre, quasi 300 persone hanno partecipato al Pink Tea Party presso l' Anantara Vilamoura Algarve Resort per celebrare il Mese della consapevolezza sul tumore al seno , evento organizzato dalle donne di Loulé.
"L'hotel ha generosamente messo a disposizione spazi, strutture, tecnologia, cibo e persino champagne per creare un pomeriggio meraviglioso, raccogliendo la magnifica somma di circa 10,000 euro , il tutto grazie a un semplice tè pomeridiano!", hanno dichiarato gli organizzatori.
Vestiti in ogni possibile sfumatura di rosa e con il viso decorato da delicati dipinti glitterati, gli ospiti hanno gustato deliziose torte rosa, panini e persino mini hamburger rosa.
Il pubblico vivace ha ascoltato un discorso entusiasta da Katherine Nichols per motivare tutti a "Il sogno di un mondo libero dal cancro".
La dottoressa Raquel, specialista in oncologia presso l'ospedale di Loulé , ha parlato dei nuovi sviluppi nel trattamento del cancro, mentre l'infermiera Karen Morgan ha aiutato a esaminare i seni e a parlare con le pazienti che ne erano preoccupate.
Questo evento ha riunito lo spirito di comunità, con tutte le età e nazionalità che gioivano per la sopravvivenza a questa malattia, celebrata con premi, musica, ballando con April Lee Fields, e un Cocktail esclusivo "Think Pink".
Maria de Lurdes Santos Pereira, presidente dell'Associação Oncológica do Algarve (AOA) , si è detta sbalordita dal sostegno e dai fondi raccolti, che saranno utilizzati per rinnovare la tecnologia di tomosintesi in Algarve, al fine di migliorare la diagnosi e il trattamento del tumore al seno.
Nel 2025, l'AOA inizierà la costruzione di un centro a Faro, "Casa Flor das Dunas" , che offrirà alloggio durante i trattamenti di radiografia oncologica e tutte le terapie correlate, il tutto in un unico luogo.
Un ringraziamento speciale va al team che ha reso possibile l'evento: Rahel, Wendy, Marylyn, Michelle, Clive, Tony, Gwenda e Jan.
"La morale della storia è: controllatevi il seno, ma ricordatevi anche di divertirvi", hanno concluso gli organizzatori.
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Criteri Critici
Prevenzione oncologica a Palermo: le farmacie in prima linea per gli screening gratuiti Farmacia News
Aumentare i volumi d’adesione alle campagne di prevenzione oncologica gratuita e colmare lo storico divario che separa la Sicilia dalle soglie minime fissate dai Livelli essenziali di assistenza (LEA). È questo l’obiettivo dell’alleanza stretta tra l’Asp di Palermo e Federfarma, che coinvolge l’intera rete delle 395 farmacie attive sul territorio cittadino.
Sostenuta dal Dipartimento per le attività sanitarie e l’Osservatorio epidemiologico dell’Assessorato regionale della Salute, l’operazione punta i riflettori su tre patologie ad altissimo impatto – il carcinoma mammario, quello della cervice uterina e il tumore del colon-retto – facendo perno su una campagna di sensibilizzazione affidata a volti noti della cultura e dello spettacolo siciliano, da Maria Grazia Cucinotta a Ernesto Maria Ponte e Sasà Salvaggio.
La finalità è strettamente clinica: intercettare la neoplasia nelle sue fasi esordienti per garantire opzioni terapeutiche più efficaci e ridurre drasticamente la mortalità.
Il ruolo strategico della farmacia
L’iniziativa dà forma concreta al modello della farmacia come presidio sanitario di prossimità, trasformando l’esercizio di quartiere in una porta d’ingresso facilitata al Servizio Sanitario.
La rete palermitana non si limita a un’azione informativa, ma agisce sul piano operativo: i cittadini possono effettuare in loco la prenotazione diretta per la mammografia e per il test citologico, oltre a ritirare i kit destinati alla ricerca del sangue occulto nelle feci per la prevenzione del tumore colon-rettale, l’ambito che registra i margini di miglioramento più critici.
In questo modo, l’integrazione tra la struttura pubblica e le farmacie convenzionate punta a rimuovere gli ostacoli logistici e a scardinare quelle esitazioni culturali che continuano a rallentare la piena adesione ai programmi di screening nel Mezzogiorno.
Cardiomiopatie ereditarie: una terapia genica ripristina la funzione del cuore nei modelli sperimentali - Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
📰 Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi📅 2026-08-27T12:00:57
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Cardiomiopatie ereditarie: una terapia genica ripristina la funzione del cuore nei modelli sperimentali Federazione Nazionale degli Ordini dei Biologi
Roma, 27 agosto 2026 (Agenbio) – Intervenire direttamente sulla causa genetica di una cardiomiopatia e non soltanto sulle sue conseguenze. È la prospettiva aperta da uno studio del Murdoch Children’s Research Institute di Melbourne, pubblicato su Nature Cardiovascular Research. Nei modelli sperimentali, l’introduzione di una copia funzionante del gene ALPK3 ha prevenuto la comparsa della malattia e favorito il recupero del cuore quando il danno era già presente.Le alterazioni di ALPK3 possono causare forme anche gravi di cardiomiopatia. In queste condizioni il muscolo cardiaco può ingrossarsi, perdere capacità contrattile e sviluppare anomalie del ritmo. Per ripristinare la funzione del gene, i ricercatori hanno utilizzato un vettore virale adeno-associato, progettato per trasportare materiale genetico nelle cellule del cuore. ALPK3 sembra avere un ruolo nell’organizzazione del sarcomero, la struttura che permette al muscolo cardiaco di contrarsi, e nei processi che controllano ed eliminano le proteine danneggiate. Ripristinare il gene potrebbe quindi aiutare le cellule a riorganizzare non soltanto la propria attività contrattile, ma anche alcuni meccanismi essenziali di manutenzione. I risultati sono stati confermati negli organoidi cardiaci, piccoli tessuti tridimensionali ottenuti da cellule staminali di pazienti. Nei cosiddetti “mini-cuori” con varianti di ALPK3, la contrazione appariva debole e irregolare. Dopo l’introduzione della copia sana del gene, forza e regolarità si sono avvicinate ai livelli osservati nei tessuti non malati. La ricerca ha evidenziato anche un possibile collegamento con TTN, gene che contiene le istruzioni per la titina e le cui varianti sono tra le principali cause genetiche di cardiomiopatia dilatativa. Nei tessuti con alterazioni di TTN, l’aumento di ALPK3 ha migliorato la contrazione, suggerendo che la strategia potrebbe avere effetti anche quando il difetto originario interessa un gene diverso. Non si tratta ancora di una terapia disponibile: nessun paziente è stato trattato e restano da definire sicurezza, dosaggio e durata degli effetti. Lo studio dimostra tuttavia che, nei modelli analizzati, una cardiomiopatia già sviluppata può regredire attraverso il ripristino del meccanismo genetico compromesso. (Agenbio) Alessio Lucarelli 14:00
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Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?5
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
52.6/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al pancreas, negli Usa via libera al farmaco daraxonrasib che raddoppia la sopravvivenza bigodino.it
Negli Usa la Food and Drug Administration ha approvato daraxonrasib, il farmaco contro il tumore al pancreas destinato ai pazienti con adenocarcinoma del pancreas metastatico già sottoposti a chemioterapia. La terapia in compresse ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto ai trattamenti tradizionali, segnando un passaggio importante nella cura di una delle neoplasie più difficili da trattare.
L’ok della FDA negli Usa
La Food and Drug Administration ha autorizzato daraxonrasib, sviluppato da Revolution Medicines e commercializzato con il nome di Rasonque, per i pazienti con carcinoma del pancreas avanzato che hanno già completato un primo ciclo di chemioterapia.
Sull’importanza del provvedimento è intervenuto Kyle Diamantas, commissario ad interim della FDA: “L’approvazione di daraxonrasib offre una nuova importante opportunità di trattamento a questi pazienti, affetti da una forma tumorale estremamente difficile da trattare. È nostro dovere offrire più cure e trattamenti efficaci a questi pazienti, il più rapidamente possibile”.
L’attenzione del mondo scientifico è stata ribadita anche dalla dottoressa Anna Berkenblit, responsabile del Pancreatic Cancer Action Network, che ha rimarcato la portata del risultato: “Non abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo”.
I risultati del trial
L’autorizzazione si basa sui dati dello studio clinico di fase 3 RASolute 302, condotto su 500 pazienti. Nel trial, chi ha ricevuto il farmaco ha raggiunto una sopravvivenza mediana di oltre 13 mesi, contro i soli 6,7 mesi osservati nel gruppo trattato con la chemioterapia standard.
L’oncologa Eileen O’Reilly, tra gli autori dello studio, ha evidenziato anche il vantaggio della somministrazione orale: “È un enorme passo avanti. Il fatto di essere somministrato in compresse consente inoltre a questi pazienti di trascorrere più tempo a casa con le loro famiglie, senza doversi recare in ospedale per sottoporsi a terapie per infusione endovenosa”.
Anche il dottor Brian Wolpin ha sottolineato il profilo di tollerabilità del trattamento: “È un’enorme differenza per i pazienti poter assumere una pillola che presenta, in generale, sostanzialmente meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia endovenosa”.
La svolta molecolare sul gene KRAS
Dal punto di vista biologico, la molecola agisce disattivando la mutazione del gene KRAS, considerata responsabile di guidare quasi il 90% delle neoplasie pancreatiche.
Da maggio oltre 2.000 pazienti avevano già potuto accedere gratuitamente alla terapia attraverso i programmi di uso compassionevole della FDA; ora la disponibilità negli Usa passerà alla copertura delle assicurazioni sanitarie.
I ricercatori ritengono che il successo dell’inibitore del genotipo KRAS possa aprire la strada a nuove sperimentazioni cliniche anche per altre forme tumorali aggressive, come il cancro al polmone o al colon.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Via libera negli Usa al farmaco contro il tumore al pancreas che raddoppia la sopravvivenza dei pazienti Virgilio
Giornalista pubblicista esperto di cultura, sport e cronaca, scrive anche di attualità, politica e spettacolo. Laureato in Scienze della Comunicazione, inizia a collaborare con testate locali di Benevento per poi passare a testate nazionali, per le quali si è occupato principalmente di approfondimenti sportivi e culturali. Lavora anche come editor.
La Food and Drug Administration ha approvato negli Usa il farmaco daraxonrasib per i pazienti affetti da adenocarcinoma del pancreas metastatico già sottoposti a chemioterapia. La terapia in compresse ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto ai trattamenti tradizionali, segnando un traguardo storico per una delle forme di tumore più complesse da trattare.
L’ok della FDA negli Usa al farmaco contro il tumore al pancreas
Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration ha dato il via libera al daraxonrasib (prodotto da Revolution Medicines e commercializzato con il nome di Rasonque), destinato ai pazienti con carcinoma del pancreas avanzato che hanno già effettuato un primo ciclo di chemioterapia.
Sull’importanza dell’autorizzazione si è espresso Kyle Diamantas, commissario ad interim della FDA: “L’approvazione di daraxonrasib offre una nuova importante opportunità di trattamento a questi pazienti, affetti da una forma tumorale estremamente difficile da trattare. È nostro dovere offrire più cure e trattamenti efficaci a questi pazienti, il più rapidamente possibile”.
123RF
tumore pancreas farmaco usa
L’entusiasmo del mondo scientifico è stato espresso anche dalla dottoressa Anna Berkenblit, responsabile del Pancreatic Cancer Action Network, che ha evidenziato la portata dell’evento: “Non abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo”.
I risultati del trial
L’approvazione si fonda sui dati dello studio clinico di fase 3 RASolute 302 condotto su 500 pazienti, nel quale chi ha assunto il farmaco ha registrato una sopravvivenza mediana di oltre 13 mesi contro i soli 6,7 mesi del gruppo trattato con la chemioterapia standard.
L’oncologa Eileen O’Reilly, tra gli autori dello studio, ha sottolineato l’impatto della somministrazione per via orale: “È un enorme passo avanti. Il fatto di essere somministrato in compresse consente inoltre a questi pazienti di trascorrere più tempo a casa con le loro famiglie, senza doversi recare in ospedale per sottoporsi a terapie per infusione endovenosa”.
Anche il dottor Brian Wolpin ha posto l’accento sulla tollerabilità del trattamento: “È un’enorme differenza per i pazienti poter assumere una pillola che presenta, in generale, sostanzialmente meno effetti collaterali rispetto alla chemioterapia endovenosa”.
La svolta molecolare sul gene KRAS
Dal punto di vista del meccanismo d’azione, la molecola agisce disattivando la mutazione del gene KRAS, ritenuta responsabile di guidare quasi il 90% delle neoplasie pancreatiche.
Da maggio oltre 2.000 pazienti avevano già ottenuto accesso gratuito alla terapia tramite programmi di uso compassionevole della FDA, e ora la disponibilità negli Usa passerà alla copertura delle assicurazioni sanitarie.
I ricercatori confidano che il successo dell’inibitore del genotipo KRAS possa aprire la strada a nuove sperimentazioni cliniche anche per altre forme tumorali aggressive, come il cancro al polmone o al colon.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?4
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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40.0/100
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C
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❌
Criteri Critici
Infermiera Shyhrete Gracevci Selmonaj affronta di nuovo il cancro, ha bisogno di 60 mila euro per il trattamento in Germania Periskopi
Questa volta, è stata diagnosticata con il cancro nella terza fase, che ha diffuso e colpito alcuni organi nell'addome.
È una sopravvissuta al cancro per la seconda volta, ma sta affrontando questa battaglia ancora una volta.
La sua condizione è molto grave e il suo caso è estremamente complesso. Al momento, non c'è altra soluzione che intervento chirurgico, ma tale intervento è anche molto pericoloso. A causa della complessità e del grande rischio, tale operazione non è raccomandata per essere condotta in Kosovo.
Avrà bisogno di trattamento, terapia, costante cura e controllo potenzialmente durante tutta la vita.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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35.9/100
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C
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❌
Criteri Critici
IL SOLE 24 ORE * SALUTE: «TUMORE DEL PANCREAS METASTATICO, OK USA AL FARMACO CHE RADDOPPIA LA SOPRAVVIVENZA agenziagiornalisticaopinione.it
In collaborazione con Il Sole 24 ore riceviamo e pubblichiamo il link della seguente news.Opinione ringrazia l’editore per la partnership multimediale./// A maggio, aveva fatto il giro del mondo la notizia della lunghissima standing ovation che aveva accolto i risultati dello studio di fase 3 RASolute 302 al congresso americano di… Link alla notizia
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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56.7/100
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Criteri Critici
Tumori, la diagnosi precoce grazie ai “radar” del DNA che circola nel sangue DiLei
Laureato in medicina e Chirurgia ha da subito abbracciato la sfida della divulgazione scientifica: raccontare la scienza e la salute è la sua passione. Ha collaborato e ancora scrive per diverse testate, on e offline.
123RF MethylScan, come funziona per la diagnosi precoce dei tumori
Un semplice esame del sangue basato sul DNA libero circolante potrebbe intercettare precocemente alcune forme di tumore e danni a organi vitali.
La tecnica MethylScan studia la metilazione del DNA per distinguere tessuti sani e malati, riducendo i segnali di fondo e i costi.
Nei test su oltre mille campioni ha mostrato alta specificità e buona capacità di riconoscere tumori, soprattutto al fegato, resta però sperimentale.
Diciamolo. Siamo solo all’inizio. Ma si fanno passi avanti importanti per cercare di trovare un sistema che, attraverso un semplice esame del sangue dal costo limitato, sia in grado di identificare la presenza delle trasformazioni cellulari che portano verso lo sviluppo di alcune forme di tumore e non solo.
A farlo sperare, aprendo l’orizzonte anche alla possibilità di cogliere sofferenze non tumorali di organi importanti come il fegato, è un test che si basa sui frammenti di DNA che circolano naturalmente nel sangue.
Il metodo è stato descritto in una ricerca pubblicata su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences – rivista dell’Accademia Americana delle Scienze) condotta da un team coordinato da Jasmine Zhou, dell’UCLA (Università della California di Los Angeles). Lo studio fa sperare di avere un nuovo mezzo per la diagnosi precoce, con l’impatto conseguente sulla mortalità per tumore: quanto prima si arriva a riconoscere che qualcosa non va, tanto maggiori sono le possibilità di cura delle malattie oncologiche.
Le tracce nel DNA
La tecnica si chiama MethylScan. In pratica va a studiare il DNA libero circolante (cfDNA), ovvero piccoli frammenti di materiale genetico che si ritrovano nel sangue circolante quando le cellule muoiono.
Poiché le cellule di tutto il corpo rilasciano DNA nel sangue, questi frammenti possono contenere indizi molecolari sulla salute di molti organi diversi. Si tratta di un fenomeno del tutto normale. Come segnala l’esperta in una nota dell’ateneo, il loro DNA delle cellule che muoiono non scompare ma si può trovare appunto nel sangue.
L’esame si propone di andare a superare quanto si può già ottenere con la biopsia liquida, visto che esistono già esami che ricercano mutazioni nel DNA rilasciato dai tumori. Tuttavia, molti di questi test esaminano solo un insieme limitato di alterazioni genetiche.
Gli esperti americani hanno invece provato a studiare il processo della metilazione del DNA, cercando marcatori chimici sul DNA che contribuiscono a controllare l’attività genica. Tessuti diversi presentano modelli di metilazione distinti e questi modelli possono modificarsi quando le cellule diventano malate o cancerose. In pratica, quindi, questo test potrebbe dire quanto è in salute un tessuto.
L’analisi degli studiosi dell’UCLA, peraltro, ha permesso di eliminare quel possibile DNA di fondo che costituisce la maggior parte della quota circolante nel sangue andando quindi a mascherare i frammenti molto più rari associati al cancro in fase iniziale, rendendoli più difficili e costosi da individuare. Si è quindi giunti ad un test può basarsi su una quantità di sequenziamento molto inferiore, pur mantenendo la sensibilità, secondo i ricercatori.
Un lavoro da radar
I ricercatori hanno valutato MethylScan utilizzando campioni di sangue di 1.061 persone. Il gruppo comprendeva pazienti con tumori al fegato, ai polmoni, alle ovaie e allo stomaco oltre a persone con malattie epatiche come epatite B, epatite C, epatopatia alcolica e epatopatia metabolica; ed individui con noduli polmonari benigni. Come popolazione di confronto si sono studiati partecipanti sani. Grazie all’impiego dell’Intelligenza Artificiale si è poi proceduto all’analisi.
Per l’individuazione di più tumori, MethylScan ha mostrato un elevato livello di accuratezza complessiva. Con una specificità del 98%, ovvero con pochi falsi positivi, il test ha identificato circa il 63% dei tumori in tutti gli stadi. Tra i tumori in fase iniziale, ne ha individuato circa il 55%.
Il metodo si è dimostrato efficace anche nel monitoraggio di persone ad alto rischio di tumore al fegato, inclusi individui con cirrosi epatica o infezione da virus B dell’epatite In questo gruppo, ha rilevato quasi l’80% dei casi di tumore al fegato con una specificità leggermente superiore al 90%, corrispondente a un tasso di falsi positivi inferiore al 10%. Va detto che il sistema non si è limitato a identificare la presenza di tumore.
I modelli di metilazione hanno fornito anche informazioni sul tessuto di origine, aiutando i ricercatori a determinare quale parte del corpo producesse il segnale anomalo.
La proposta è di utilizzare questo approccio come una sorta di radar sanitario. Interpretando i segnali del DNA circolante nel sangue, il metodo è in grado di rilevare segni di stress o danni a organi come il fegato o i polmoni, anche quando i ricercatori non stanno cercando una specifica malattia in anticipo.
Attenzione però: stiamo parlando in prospettiva. Saranno necessari studi prospettici più ampi per determinare l’efficacia di MethylScan nello screening nella pratica clinica reale. Il passo avanti è comunque importante, anche perché offre l’opportunità di rilevare precocemente molte malattie diverse e di fornire informazioni sanitarie più complete rispetto agli approcci attuali con un solo test di basso costo.