📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
56.3/100
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Criteri Critici
Tumori gastrointestinali, Novara protagonista nelle nuove linee guida sulla radioterapia di precisione Corriere di Novara
Novara contribuisce alla definizione dei nuovi standard nazionali per l’impiego della radioterapia di precisione nel trattamento dei tumori gastrointestinali localizzati nell’addome superiore, come quelli del pancreas, dello stomaco, del fegato e delle vie biliari.
Tumori gastrointestinali, Novara protagonista nelle nuove linee guida sulla radioterapia di precisione
Il professor Pierfrancesco Franco, direttore della SCDU di Radioterapia Oncologica dell’Aou “Maggiore della Carità” di Novara e professore associato di Diagnostica per immagini e radioterapia presso il Dipartimento di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, è infatti tra i venti esperti che hanno sottoscritto le nuove raccomandazioni sull’utilizzo delle più avanzate tecniche di Radioterapia Guidata dalle Immagini, conosciuta anche come IGRT.
Il documento è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Oncologie” ed è frutto del lavoro di radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia provenienti da tutta Italia, con una consolidata esperienza nel trattamento delle neoplasie dell’addome superiore.
Sedici aspetti fondamentali per la radioterapia di precisione
Il gruppo di lavoro ha individuato sedici aspetti ritenuti fondamentali per l’applicazione clinica delle tecniche di radioterapia di precisione. L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra AIRO, Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, AITRO, Associazione Italiana Tecnici di Radioterapia Oncologica, e AIFM, Associazione Italiana di Fisica Medica.
L’obiettivo è garantire standard qualitativi uniformi nei centri italiani di radioterapia, migliorando l’accuratezza dei trattamenti e limitando il più possibile gli effetti sui tessuti sani.
«Una radioterapia altamente accurata – ha spiegato il professor Franco – richiede un monitoraggio personalizzato del movimento respiratorio del paziente, l’impiego di marcatori di riferimento in casi selezionati e l’utilizzo quotidiano della tomografia computerizzata integrata nei moderni acceleratori lineari. Fondamentale è inoltre una precisa identificazione dei volumi tumorali e degli organi sani circostanti, così da ottimizzare l’efficacia del trattamento e ridurre gli effetti sui tessuti non coinvolti».
Un ruolo importante viene svolto anche dai sistemi avanzati di immobilizzazione, utilizzati per consentire al paziente di mantenere una posizione stabile durante l’irradiazione.
Il contributo del centro di Novara
Alla stesura delle raccomandazioni ha contribuito l’esperienza maturata dal gruppo della Radioterapia Oncologica di Novara, impegnato nella ricerca e nell’applicazione delle metodiche più innovative.
«È stato determinante – ha sottolineato ancora il professor Franco – il contributo del gruppo della Radioterapia Oncologica di Novara, impegnato da anni nella ricerca scientifica e nell’applicazione delle più innovative metodiche di imaging, tra cui TC, Risonanza Magnetica e PET/TC, integrate con strategie personalizzate di controllo respiratorio ed individualizzazione dei trattamenti oncologici».
Le nuove linee guida rappresentano ora un riferimento per tutti i centri italiani impegnati nella radioterapia oncologica e ribadiscono l’importanza di un approccio multidisciplinare, capace di coinvolgere medici, fisici sanitari e tecnici specializzati. La partecipazione del professor Franco conferma inoltre il ruolo di Novara nello sviluppo e nell’adozione delle più recenti innovazioni terapeutiche in campo oncologico.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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41.5/100
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Criteri Critici
“OncoDaily”: La Ministra Sala tra le donne più influenti al mondo nel campo dell’oncologia RTSH - Radio Televizioni Shqiptar
La Ministra della Salute, Evis Sala, è stata selezionata tra le 100 donne più influenti in oncologia per il 2026 da OncoDaily, un’iniziativa internazionale che premia le donne che stanno apportando cambiamenti significativi alla cura e al trattamento del cancro in tutto il mondo.
OncoDaily apprezza il ruolo della Prof.ssa Evis Sala come Ministra della Salute, sottolineando come abbia posto l’oncologia al centro della riforma sanitaria in Albania.
La prestigiosa pubblicazione internazionale evidenzia diverse iniziative intraprese, come la creazione dell’Istituto Nazionale di Oncologia e della Rete Nazionale per il Cancro, la standardizzazione dei protocolli di trattamento dei tumori, l’ampliamento delle capacità regionali di chemioterapia e radioterapia, l’aumento dei finanziamenti per i farmaci antitumorali e il rafforzamento dei programmi di screening per il cancro cervicale e di prevenzione dell’HPV.
La Prof.ssa Sala è anche Professoressa di Radiologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e ha diretto il Dipartimento di Diagnostica per Immagini e Radioterapia presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS.
“100 donne influenti in oncologia” è diventata una tradizione speciale di OncoDaily dal 26 agosto 2023, Giornata per la parità delle donne negli Stati Uniti. L’iniziativa mira a riconoscere 100 donne ispiratrici che stanno facendo la differenza nel campo dell’oncologia in tutto il mondo.
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Criteri Critici
Vela e sole, parte la sfida alla prevenzione del melanoma tra i giovani Adnkronos
Portare la prevenzione oncologica direttamente nei luoghi dello sport e fare della foto protezione un comportamento quotidiano, soprattutto tra i più giovani. È questo l’obiettivo di 'Le Vele al Sole: Proteggiti', il programma di educazione promosso dall’Intergruppo melanoma italiano (Imi) in partnership con la Federazione italiana vela (Fiv) in occasione dei Campionati italiani giovanili in Singolo Kinder Joy of Moving di Ravenna.
L’iniziativa - informa una nota - si inserisce nel progetto Skinport promosso da Imi per la "prevenzione dei tumori cutanei nelle popolazioni caratterizzate da un’elevata esposizione alla radiazione ultravioletta negli ambienti marittimi". Evitare i tumori della pelle è possibile seguendo sempre alcuni comportamenti corretti. Gli specialisti di Imi hanno individuato 10 semplici regole che nella vela assumono particolare rilievo. Infatti l’esposizione solare, in questo sport, risulta molto intensa durante gli allenamenti e le regate. Viene inoltre amplificata dalla riflessione UV sull’acqua e dal vento che può anche ridurre la percezione del rischio. Perciò, dal 28 agosto al 3 settembre, Imi metterà a disposizione di giovani velisti, famiglie, istruttori e tecnici la brochure educativa 'Le Vele al Sole: Proteggiti'. Il materiale, anche attraverso piattaforme multimediali dedicate, illustra le principali regole per una corretta fotoprotezione: evitare scottature ed esposizioni eccessive, proteggersi nelle ore centrali della giornata e utilizzare correttamente filtri solari, indumenti, cappelli e occhiali, con particolare attenzione ai bambini.
"Per tutti i tumori della pelle i fattori di rischio più importanti sono l’esposizione solare e l’uso delle radiazioni ultraviolette artificiali - sottolinea il prof. Ignazio Stanganelli, coordinatore del progetto Imi Skinport -. Il melanoma in particolare è una neoplasia cutanea molto pericolosa nonché una malattia oncologica fra le più frequenti prima dei 50 anni. La prevenzione primaria è possibile e va promossa soprattutto tra i giovani che sono spesso i più esposti ai rischi del sole e dell’abbronzatura. La presenza nella città romagnola di circa 500 giovani velisti e delle loro famiglie è una straordinaria opportunità per trasformare una grande manifestazione sportiva nazionale in un momento collettivo di sensibilizzazione e educazione alla salute. Inoltre da Ravenna Capitale del Mare 2026 vogliamo avanzare la proposta di un modello di prevenzione Imi-Fiv da estendere alle manifestazioni veliche nazionali".
"Educare i giovani velisti a proteggersi dal sole significa prendersi cura della loro salute dentro e fuori dallo sport. La vela - dichiara il presidente della Federazione italiana vela, Francesco Ettorre - vive il mare e l’ambiente aperto ogni giorno: per questo la fotoprotezione deve diventare un gesto naturale, parte della preparazione di un atleta come l’abbigliamento tecnico e le regole di sicurezza. Siamo felici di avviare con IMI questa campagna durante i Campionati italiani giovanili in Singolo Kinder Joy of Moving di Ravenna, con l’auspicio che possa diventare un modello stabile da portare nelle manifestazioni veliche di tutta Italia".
Il momento centrale della campagna sarà domenica 30 agosto alle ore 18 presso il FIVillage, in collaborazione con il Circolo Velico Ravennate, con la presentazione del progetto 'Le Vele al Sole: Proteggiti'. L’iniziativa di Ravenna si integra infine con le attività promosse sul territorio dall’Istituto oncologico romagnolo (Ior) attraverso il progetto 'Good Sun Good Skin' e con il programma Skinport Maris (Maritime Activities Recreational Intermittent Sun) in collaborazione con Assonautica Italiana – Sezione Provinciale di Ravenna.
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Criteri Critici
Tumore del polmone: anche in Asst Bg Ovest il nuovo screening regionale Prima Treviglio
Con l’avvio del programma, anche il territorio della Asst Bergamo Ovest entra nella rete regionale della diagnosi precoce del tumore del polmone. Nei giorni scorsi sono stati, infatti, arruolati i primi pazienti che hanno eseguito la Tac del torace a basso dosaggio (LDCT), dando ufficialmente avvio sul territorio al nuovo programma di diagnosi precoce promosso da Regione Lombardia.
Tumore al polmone, numeri impressionanti
Il tumore del polmone rappresenta oggi la prima causa di morte per neoplasia nei Paesi occidentali. In Italia è il terzo tumore per incidenza, con circa 37.000 nuovi casi ogni anno, mentre in Lombardia si registrano circa 7.800 nuovi casi l’anno. Circa il 60% dei decessi per tumore del polmone è attribuibile al forte tabagismo.
Le evidenze scientifiche dimostrano che la Tac del torace a basso dosaggio (LDCT), eseguita nelle persone a maggior rischio, consente di individuare la malattia nelle fasi iniziali, quando è più facilmente curabile, con una riduzione della mortalità stimata tra il 20% e il 39%. È in questo contesto che si inserisce il nuovo programma regionale, al quale Asst Bergamo Ovest partecipa come Centro Spoke effettuando le TAC a basso dosaggio, coordinando il percorso di primo livello, garantendo l’accesso ai Centri Antifumo e prendendo in carico gli eventuali casi da approfondire, in collaborazione con l’Asst Papa Giovanni XXIII (Centro Hub).
“Con questo nuovo screening l’Asst fa un ulteriore passo avanti nel rafforzamento della cultura della prevenzione sul nostro territorio – sottolinea il Direttore Sanitario della Asst Bergamo Ovest Antonio Manfredi – In questa fase sperimentale abbiamo scelto di iniziare dalle persone che ogni giorno lavorano nella nostra Azienda perché crediamo che i professionisti della sanità possano essere i primi promotori della prevenzione e i migliori testimoni dell’importanza degli screening. Promuovere l’adesione ai programmi di diagnosi precoce e diffondere corretti stili di vita significa investire concretamente nel benessere delle persone e costruire una cultura della salute che possa estendersi progressivamente all’intera comunità”.
La prevenzione è l’arma più forte
“La prevenzione rappresenta un pilastro fondamentale della sanità pubblica e lo screening è uno degli strumenti più efficaci che abbiamo a disposizione per intercettare precocemente le patologie e migliorare gli esiti di salute – ha dichiarato il Commissario Straordinario Rosetta Gagliardo – Questo progetto conferma la volontà di Asst Bergamo Ovest di investire in percorsi innovativi di promozione della salute, mettendo al centro le persone. Accanto allo screening è fondamentale promuovere corretti stili di vita e diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza della prevenzione. Iniziare dai nostri professionisti significa dare un segnale concreto e costruire, insieme, una cultura della salute capace di coinvolgere progressivamente tutto il territorio”.
Per il momento, allo screening potranno aderire uomini e donne residenti o assistiti in Lombardia, che siano fumatori o ex fumatori con una significativa storia di tabagismo. Nella fase iniziale sarà rivolto a cittadini tra 60 e 64 anni e, successivamente, verrà esteso alla fascia 55-74 anni.
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Criteri Critici
A Villafranca chirurgia senologia in anestesia loco-regionale e Green Surgery La Notizia.news
Un risultato che unisce la massima accuratezza oncologica a una drastica riduzione dell’invasività: 15 pazienti (14 per patologia oncologica e una per patologia benigna) sono state sottoposte nell’ultimo mese a un innovativo protocollo chirurgico e anestesiologico che permette loro di riprendere la propria vita normale e le attività quotidiane già poche ore dopo l’intervento, senza dolore significativo e senza la necessità di terapie analgesiche aggiuntive.
Vantaggi del protocollo. Pazienti vigili, orientate e collaborative già al termine della procedura, con una precoce ripresa dell’alimentazione e delle normali attività relazionali. Un esempio emblematico è quello di una paziente di circa 50 anni che, a una settimana dall’intervento di quadrantectomia e trattamento del cavo ascellare, è potuta partire per una vacanza al mare. A ciò si aggiunge il minor tempo di occupazione della sala operatoria, evitando le fasi di induzione e risveglio dell’anestesia generale.
Il successo di questo modello assistenziale si fonda su tre aspetti in particolare: introduzione coordinata di tecniche all’avanguardia che semplificano l’esperienza clinica della donna; accessi chirurgici di estrema precisione e incisioni limitate che garantiscono ampi margini di sicurezza oncologica preservando al contempo il tessuto mammario e l’armonia estetica; anestesia loco-regionale e sedazione avanzata, ciò attraverso l’utilizzo di blocchi della fascia toracica sotto guida ecografica e con anestetici a lunga durata d’azione, associati a una blanda sedazione controllata. Questo approccio evita l’anestesia generale e la gestione invasiva delle vie aeree, garantendo il respiro spontaneo e un risveglio immediato.
Un impegno concreto per la Green Surgery L’Ospedale di Villafranca estende l’innovazione anche alla sostenibilità ambientale, integrando i principi della Green Surgery e della Green Anesthesiology.
La sanità moderna deve infatti coniugare la qualità clinica con la riduzione dell’impatto ecologico. L’approccio adottato prevede azioni concrete e rigorose: dall’evitare procedure non necessarie e prevenire le complicanze all’ottimizzazione del percorso pre e postoperatorio, privilegiando materiali riutilizzabili dove consentito dalle normative, evitando l’apertura preventiva di materiale superfluo, migliorando la raccolta differenziata e ottimizzando i consumi energetici delle sale operatorie.
Dietro questi risultati vi è la forza di una squadra coesa. Il percorso senologico di Villafranca si regge su un modello multidisciplinare consolidato che vede la stretta e quotidiana collaborazione tra: Chirurgia Senologica e Anestesia e Rianimazione Anatomia Patologica e Oncologia Radiologia e Radioterapia
“L’esperienza maturata in questi anni, l’avvento di giovani colleghi e la passione per il lavoro rappresentano una garanzia per le pazienti- afferma il Direttore UOC Chirurgia Generale di Villafranca, Dott. Luca Bortolasi-. In questa ottica l’introduzione dell’anestesia loco-regionale associata ad una meticolosa chirurgia sia dal punto di vista oncologico che estetico assicura indubbi vantaggi. Un approccio che merita di essere valorizzato e rientra nel grande tema della Green Surgery che ha come obiettivo la sostenibilità ambientale nel campo medico e che si traduce con semplificare le procedure, preparare solo gli strumenti e i presidi che si utilizzano, riciclare i rifiuti, evitare gli sprechi”.
“Dal punto di vista anestesiologico, l’impiego di tecniche loco-regionali associate a una sedazione controllata permette di ridurre l’invasività, mantenere il respiro spontaneo, migliorare il comfort e favorire un recupero più rapido, con particolare attenzione alla prevenzione delle complicanze e alla riduzione del rischio clinico- aggiunge il Direttore UOC Anestesia, Rianimazione e Terapia del Dolore del “Magalini”, Dott. Filippo Righetti-. Iinnovare significa anche utilizzare in modo responsabile le risorse, riducendo procedure e materiali non necessari, ottimizzando i percorsi e adottare principi di Green Anesthesiology”.
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A Londra un sistema di computer vision basato sull'intelligenza artificiale ha supportato per la prima volta un intervento neurochirurgico in tempo reale. Analizzando il video endoscopico, il software ha evidenziato nervi ottici, vasi sanguigni e altre strutt…
A Londra un sistema di computer vision basato sull'intelligenza artificiale ha supportato per la prima volta un intervento neurochirurgico in tempo reale. Analizzando il video endoscopico, il software ha evidenziato nervi ottici, vasi sanguigni e altre strutture critiche durante la rimozione di un tumore ipofisario, contribuendo a proteggere la vista del paziente.
Un sistema di intelligenza artificiale ha supportato per la prima volta un neurochirurgo durante un intervento al cervello, analizzando in tempo reale le immagini provenienti dalla sala operatoria.
La procedura, eseguita al National Hospital for Neurology and Neurosurgery (NHNN) di Londra, ha riguardato la rimozione di un tumore dell'ipofisi in un paziente di 48 anni, con l'obiettivo di eliminare la massa senza compromettere la vista.
L'intervento è stato eseguito a maggio nell'ambito di una sperimentazione clinica e i dettagli sono stati resi pubblici dopo il periodo di recupero del paziente, Rhys Hibbert. Il sistema sviluppato ha analizzato il flusso video proveniente dall'endoscopio utilizzato durante l'operazione, identificando e mettendo in evidenza le strutture anatomiche presenti nel campo chirurgico che richiedevano particolare attenzione.
Il professor Hani Marcus e il paziente Rhys Hibbert
La procedura ha riguardato un tumore di circa 11 millimetri localizzato nella ghiandola pituitaria. Si tratta di una regione particolarmente complessa dal punto di vista chirurgico, poiché il tumore si trova in prossimità dei nervi ottici e di importanti vasi sanguigni. In questo spazio ristretto anche una minima deviazione può provocare conseguenze molto gravi, tra cui cecità, ictus o morte.
A differenza di un sistema basato esclusivamente sulle immagini diagnostiche acquisite prima dell'intervento, la tecnologia sviluppata da UCL lavora direttamente sulle immagini della procedura in corso. Il software utilizza una codifica a colori per segnalare le strutture riconosciute, offrendo al chirurgo un riferimento visivo aggiuntivo mentre procede con la rimozione della massa.
Il controllo dell'operazione è rimasto interamente nelle mani del personale medico. Il neurochirurgo consulente Hani Marcus, professore presso UCL, ha eseguito l'intervento insieme al medico specializzando Danyal Khan. L'intelligenza artificiale non ha quindi preso decisioni autonome né comandato gli strumenti chirurgici, ma ha agito come sistema di supporto per il riconoscimento dell'anatomia.
Il software è stato addestrato utilizzando centinaia di video annotati relativi a precedenti interventi endoscopici sull'ipofisi. Questo materiale ha permesso al sistema di confrontarsi con un'ampia varietà di situazioni chirurgiche e di apprendere il riconoscimento delle principali strutture anatomiche.
Dal punto di vista dell'infrastruttura hardware, il sistema è stato eseguito sulla piattaforma NVIDIA Clara IGX, progettata per applicazioni di intelligenza artificiale in tempo reale all'interno di dispositivi e sistemi destinati al settore sanitario.
La tecnologia è in grado di identificare non soltanto l'anatomia critica, ma anche gli strumenti chirurgici e le interazioni tra strumenti e tessuti.
Prima di arrivare alla sperimentazione clinica, il sistema era stato utilizzato dall'ospedale come strumento di ricerca e formazione. L'impiego durante un intervento su un paziente rappresenta quindi un passaggio ulteriore verso l'utilizzo della computer vision come tecnologia di assistenza alla chirurgia.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
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Radioterapia contro i tumori gastrointestinali: l’esperienza di Novara nelle nuove linee guida nazionali Radio Gold News
Radioterapia contro i tumori gastrointestinali: l’esperienza di Novara nelle nuove linee guida nazionali
NOVARA – Anche Novara tra i protagonisti della definizione delle nuove raccomandazioni per l’utilizzo della radioterapia di precisione nel trattamento dei tumori gastrointestinali. Il professor Pierfrancesco Franco, direttore della SCDU di Radioterapia Oncologica dell’AOU “Maggiore della Carità” di Novara e professore associato di Diagnostica per immagini e radioterapia al Dipartimento di Medicina traslazionale dell’Università del Piemonte Orientale, è infatti tra i venti esperti italiani che hanno sottoscritto il nuovo documento dedicato all’impiego delle più avanzate tecniche di Radioterapia Guidata dalle Immagini (IGRT).
Le raccomandazioni riguardano in particolare il trattamento dei tumori gastrointestinali localizzati nell’addome superiore, tra cui quelli che interessano pancreas, stomaco, fegato e vie biliari, aree nelle quali la precisione dell’irradiazione assume un’importanza fondamentale per colpire il tumore cercando, allo stesso tempo, di preservare il più possibile gli organi e i tessuti sani circostanti.
Le nuove linee guida sono state pubblicate sulla rivista scientifica Oncologie e rappresentano il risultato del lavoro di venti professionisti provenienti da tutta Italia. Il gruppo comprende radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia con una consolidata esperienza nel trattamento delle neoplasie dell’addome superiore.
Gli esperti hanno individuato sedici aspetti considerati fondamentali per una corretta applicazione clinica delle tecniche più avanzate di radioterapia di precisione. L’obiettivo è definire criteri condivisi che possano diventare un punto di riferimento per i centri italiani e contribuire a garantire standard qualitativi uniformi nel trattamento dei pazienti.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione di tre realtà scientifiche e professionali nazionali: AIRO, Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica, AITRO, Associazione Italiana Tecnici di Radioterapia Oncologica, e AIFM, Associazione Italiana di Fisica Medica.
Uno degli aspetti centrali riguarda la possibilità di adattare il trattamento alle caratteristiche del singolo paziente e, in particolare, ai movimenti determinati dalla respirazione. Quando si interviene sull’addome superiore, infatti, gli organi e lo stesso bersaglio tumorale possono modificare la propria posizione durante gli atti respiratori. Per questo la capacità di controllarne gli spostamenti diventa essenziale per aumentare la precisione della terapia.
“Una radioterapia altamente accurata – ha spiegato il professor Franco – richiede un monitoraggio personalizzato del movimento respiratorio del paziente, l’impiego di marcatori di riferimento in casi selezionati e l’utilizzo quotidiano della tomografia computerizzata integrata nei moderni acceleratori lineari“.
La tecnologia, tuttavia, rappresenta solo una parte del percorso. Altrettanto importante è individuare con grande accuratezza sia il volume tumorale da trattare sia gli organi sani che si trovano nelle immediate vicinanze.
“Fondamentale è inoltre una precisa identificazione dei volumi tumorali e degli organi sani circostanti – ha aggiunto Franco – così da ottimizzare l’efficacia del trattamento e ridurre gli effetti sui tessuti non coinvolti“.
In questo processo hanno un ruolo significativo anche i sistemi avanzati di immobilizzazione, utilizzati per consentire al paziente di mantenere una posizione il più possibile stabile e riproducibile durante le sedute di irradiazione. Precisione delle immagini, controllo della respirazione e stabilità della posizione concorrono quindi a rendere il trattamento sempre più mirato.
Alla definizione delle raccomandazioni ha contribuito l’esperienza maturata negli anni dalla Radioterapia Oncologica di Novara, impegnata sia nell’attività clinica sia nella ricerca sulle tecnologie applicate ai trattamenti oncologici.
“È stato determinante – ha sottolineato il professor Franco – il contributo del gruppo della Radioterapia Oncologica di Novara, impegnato da anni nella ricerca scientifica e nell’applicazione delle più innovative metodiche di imaging, tra cui TC, Risonanza Magnetica e PET/TC, integrate con strategie personalizzate di controllo respiratorio ed individualizzazione dei trattamenti oncologici“.
Le nuove raccomandazioni puntano dunque a diventare un riferimento per i centri italiani impegnati nella radioterapia oncologica e sottolineano anche la necessità di un approccio multidisciplinare. Trattamenti di questa complessità richiedono infatti la collaborazione di differenti professionalità, dai medici radioterapisti oncologi ai fisici sanitari fino ai tecnici specializzati.
La presenza del professor Pierfrancesco Franco nel gruppo nazionale di esperti rappresenta infine un riconoscimento dell’esperienza sviluppata a Novara nel campo della radioterapia oncologica e del contributo del centro alla ricerca e all’introduzione delle tecniche più innovative per rendere i trattamenti sempre più precisi e personalizzati.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Tumori e radioterapia di precisione: il ruolo chiave dell'ospedale di Novara nelle nuove linee guida NovaraToday
Novara protagonista nelle nuove linee guida sulla radioterapia di precisione per la cura dei tumori gastrointestinali. Il professor Pierfrancesco Franco, direttore della Radioterapia Oncologica dell'azienda ospedaliero universitaria "Maggiore della Carità" e professore associato di Diagnostica per immagini e radioterapia presso il Dipartimento di Medicina traslazionale dell'Università del Piemonte Orientale, è infatti tra i venti esperti che hanno recentemente sottoscritto le raccomandazioni per l'impiego delle più avanzate tecniche di Radioterapia guidata dalle immagini (Igrt) nel trattamento dei tumori gastrointestinali localizzati nell'addome superiore, come quelli di pancreas, stomaco, fegato e vie biliari.
Le nuove linee guida nazionali
Le linee guida sono state pubblicate dalla rivista scientifica Oncologie e vi hanno contribuito venti professionisti provenienti da tutta Italia, tra radioterapisti oncologi, fisici medici e tecnici di radioterapia, tutti con un'esperienza consolidata e un focus specifico sul trattamento dei tumori dell'addome superiore.
Il gruppo di lavoro ha individuato 16 aspetti considerati fondamentali per l'applicazione clinica delle tecniche di radioterapia di precisione. L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra Airo (Associazione italiana di radioterapia e oncologia clinica), Aitro (Associazione italiana tecnici di radioterapia oncologica) e Aifm (Associazione italiana di fisica medica), con l'obiettivo di garantire standard qualitativi uniformi nei centri di radioterapia italiani.
Il ruolo della sanità novarese
"Una radioterapia altamente accurata - ha spiegato il professor Franco - richiede un monitoraggio personalizzato del movimento respiratorio del paziente, l'impiego di marcatori di riferimento in casi selezionati e l'utilizzo quotidiano della tomografia computerizzata integrata nei moderni acceleratori lineari. Fondamentale è inoltre una precisa identificazione dei volumi tumorali e degli organi sani circostanti, così da ottimizzare l'efficacia del trattamento e ridurre gli effetti sui tessuti non coinvolti".
Un ruolo altrettanto importante è svolto dai sistemi avanzati di immobilizzazione, che consentono di mantenere una posizione stabile durante l'irradiazione: "È stato determinante - ha sottolineato ancora il professor Franco - il contributo del gruppo della Radioterapia Oncologica di Novara, impegnato da anni nella ricerca scientifica e nell'applicazione delle più innovative metodiche di imaging, tra cui Tc, Risonanza Magnetica e Pet/Tc, integrate con strategie personalizzate di controllo respiratorio e individualizzazione dei trattamenti oncologici".
Le nuove raccomandazioni rappresentano un riferimento per tutti i centri italiani che si occupano di radioterapia oncologica e ribadiscono l'importanza di un approccio multidisciplinare che coinvolga medici, fisici sanitari e tecnici specializzati in radioterapia. La presenza del professor Franco tra gli esperti che hanno redatto le nuove linee guida conferma il ruolo di Novara tra le strutture nazionali più autorevoli nel campo delle terapie radianti, evidenziando la capacità dell'ospedale novarese di contribuire allo sviluppo e all'adozione delle più recenti innovazioni terapeutiche in oncologia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Asp di Catania alla Festa della Madonna di Valverde: domenica stand per gli screening oncologici NewSicilia
Prevenzione in piazza il 30 agosto: sarà possibile prenotare mammografie, HPV test e Pap test e ritirare i kit per lo screening del colon-retto
Indice
La prevenzione arriva nel cuore della Festa della Madonna di Valverde. Domenica 30 agosto l’Asp di Catania sarà presente in Piazza del Santuario con uno stand interamente dedicato agli screening oncologici, offrendo ai cittadini informazioni, orientamento e la possibilità di accedere ai programmi gratuiti promossi dall’Azienda sanitaria.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione istituzionale tra Asp di Catania, Comune di Valverde e Diocesi di Acireale, con l’obiettivo di portare i servizi di prevenzione direttamente nei luoghi di maggiore partecipazione della comunità.
Lo stand operativo dalle 8.30
A partire dalle 8.30, nello stand sarà presente il personale dell’UOC Prevenzione delle malattie cronico-degenerative e Screening oncologici, struttura del Dipartimento di Prevenzione dell’Asp.
I cittadini potranno ricevere tutte le indicazioni sui percorsi disponibili e, in particolare:
prenotare la mammografia per la prevenzione del tumore della mammella;
per la prevenzione del tumore della mammella; prenotare HPV test o Pap test per lo screening del tumore del collo dell’utero;
per lo screening del tumore del collo dell’utero; ritirare i kit per la ricerca del sangue occulto nelle feci , nell’ambito della prevenzione del tumore del colon-retto;
, nell’ambito della prevenzione del tumore del colon-retto; ottenere informazioni e orientamento sui programmi di screening oncologico attivi sul territorio.
Screening gratuiti: ecco a chi sono rivolti
Gli screening oncologici rappresentano uno degli strumenti fondamentali della prevenzione secondaria perché consentono di individuare precocemente eventuali alterazioni e intervenire tempestivamente.
I programmi dell’Asp di Catania sono gratuiti e destinati alle fasce di popolazione previste: lo screening mammografico è rivolto alle donne tra 50 e 69 anni; quello per il tumore del collo dell’utero alle donne tra 25 e 64 anni, con Pap test dai 25 ai 29 anni e HPV test dai 30 ai 64 anni; lo screening del colon-retto è invece rivolto a uomini e donne tra 50 e 69 anni attraverso la ricerca del sangue occulto nelle feci.
Prevenzione più vicina ai cittadini
La presenza dell’Asp durante una delle ricorrenze più partecipate del territorio punta ad avvicinare ulteriormente la popolazione ai programmi di diagnosi precoce, trasformando un momento di grande aggregazione in un’opportunità concreta per prendersi cura della propria salute.
Per informazioni, verifica dei requisiti e prenotazioni è disponibile il numero verde 800 894 007, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 13 e il lunedì anche dalle 15 alle 17.30. È possibile inoltre contattare il servizio all’indirizzo screening@aspct.it.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Criteri Critici
Rimozione completa di una rara cisti della coda del pancreas in un giovane paziente. Vietnam.vn
Foto: Centro di controllo e prevenzione delle infezionidi Dong Nai L'ospedale Dong Nai 2 ha recentemente collaborato con specialisti di fegato, cistifellea e pancreas diHo Chi MinhCity per eseguire un intervento di chirurgia laparoscopica al fine di rimuovere completamente una rara cisti della coda del pancreas da una paziente di 33 anni. Il paziente NTQN si è presentato per una visita medica dopo aver accusato un insolito dolore addominale. Prima di questo episodio, il paziente aveva condotto una vita normale e si era nutrito regolarmente. Le scansioni TC e RM hanno rivelato una massa cistica di circa 15 cm di diametro, originatasi dalla coda del pancreas e situata in profondità nello spazio retroperitoneale. I medici hanno stabilito che, se non trattata adeguatamente, la lesione comportava il rischio di compressione, rottura della cisti o danni al tessuto pancreatico. Dopo aver consultato i medici, l'équipe ha optato per un intervento chirurgico laparoscopico. I medici hanno quindi proceduto alla dissezione degli strati anatomici, accedendo allo spazio retroperitoneale e separando il tumore dal sistema vascolare e dal tessuto pancreatico sano. Il tumore è stato completamente rimosso e inviato per l'esame istopatologico. L'intervento chirurgico contribuisce a minimizzare i danni al tessuto pancreatico sano e riduce il livello di invasività rispetto alla chirurgia a cielo aperto. Secondo i medici, la chirurgia pancreatica laparoscopica è una tecnica altamente specializzata perché il pancreas si trova in profondità nella cavità addominale, vicino a numerosi vasi sanguigni di grandi dimensioni e ad organi vitali come la milza, lo stomaco e il colon. La procedura chirurgica richiede un'elevata precisione per ridurre al minimo il rischio di emorragie e perdite di pancreas dopo l'intervento. I vantaggi della chirurgia laparoscopica includono una minore invasività, una minore perdita di sangue, un dolore post-operatorio ridotto e un recupero più rapido del paziente. I medici avvertono che le lesioni pancreatiche e addominali possono progredire silenziosamente, con sintomi iniziali facilmente confondibili con disturbi digestivi. Se il dolore o il fastidio addominale sono persistenti, ricorrenti o di origine sconosciuta, è opportuno consultare un medico per una valutazione e per gli opportuni esami di diagnostica per immagini. Fonte: https://vtv.vn/boc-tron-u-nang-duoi-tuy-hiem-gap-cho-benh-nhan-tre-tuoi-10026082811370348.htm
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Criteri Critici
Nella maggior parte dei casi, la diagnosi di tumore al polmone viene formulata in fase avanzata. Vietnam.vn
Queste informazioni sono state condivise da esperti durante una sessione tematica sulle malattie non trasmissibili, tenutasi nel pomeriggio del 28 agosto. L'evento faceva parte della Conferenza scientifica nazionale del 2026 sul tema "Ricerca e applicazione in medicina", organizzata dall'Associazione medica vietnamita in collaborazione conil Ministero della Salute. Durante il seminario, gli esperti hanno condiviso i più recenti progressi nella diagnosi e nel trattamento del cancro al polmone, sottolineando al contempo il ruolo della medicina di precisione nella scelta dei metodi terapeutici più appropriati alla specifica patologia di ciascun paziente. Il 70-80% dei pazienti affetti da tumore al polmone riceve la diagnosi in fase avanzata. Secondo la professoressa associata, dottoressa Nguyen Thi Thai Hoa, primario del reparto di medicina interna 2 dell'ospedale K, il cancro ai polmoni rappresenta uno dei principali problemi del sistemasanitariovietnamita. I dati di GLOBOCAN 2024 mostrano che il cancro al polmone è la seconda causa di incidenza del cancro e la principale causa di mortalità per cancro in Vietnam. Sia l'incidenza che la mortalità continuano ad aumentare. Il fumo è uno dei principali fattori di rischio, soprattutto per gli uomini. Tuttavia, anche tra le donne e i non fumatori si registra un aumento dei casi di cancro ai polmoni. Nelle fasi iniziali, i sintomi del cancro ai polmoni sono spesso lievi (Immagine: fornita dall'ospedale). Nei non fumatori, il cancro ai polmoni può essere associato a numerosi fattori di rischio, come l'esposizione al fumo passivo; il lavoro in ambienti con sostanze chimiche tossiche; l'inquinamento atmosferico, le polveri sottili PM2.5, i fumi industriali, i gas di scarico dei veicoli; fattori genetici e una storia di malattie polmonari croniche come polmonite ricorrente, tubercolosi, fibrosi polmonare, ecc. In particolare, in Vietnam circa il 70-80% dei pazienti affetti da tumore al polmone riceve la diagnosi quando la malattia è già in stadio III o IV. Una diagnosi tardiva comporta una prognosi peggiore per il trattamento. Il tumore al polmone si divide in due gruppi principali: il carcinoma polmonare a piccole cellule e il carcinoma polmonare non a piccole cellule, con quest'ultimo che rappresenta circa l'85% dei casi. La diagnosi precoce contribuisce a ridurre la mortalità. Gli esperti ritengono che la diagnosi precoce sia fondamentale. Tuttavia, per ottenere risultati terapeutici ottimali, i pazienti necessitano di una diagnosi accurata e di accesso a metodi di trattamento personalizzati in base alle loro specifiche caratteristiche patologiche. Lo screening per la diagnosi precoce del cancro può aumentare i tassi di guarigione complessivi. Gli studi dimostrano che la mortalità per cancro al polmone si è ridotta del 20% nel gruppo sottoposto a tomografia computerizzata a basso dosaggio rispetto al gruppo sottoposto a radiografia del torace. La percentuale di risultati positivi nel gruppo sottoposto a screening con TC a basso dosaggio è risultata tre volte superiore rispetto al gruppo sottoposto a screening con radiografia del torace. Negli ultimi anni, il trattamento del cancro al polmone ha compiuto progressi significativi, in particolare grazie allo sviluppo dell'immunoterapia e delle terapie mirate. Nei pazienti idonei, questi metodi contribuiscono a un migliore controllo della malattia, a prolungare la sopravvivenza e a migliorare la qualità della vita, anche nei pazienti affetti da tumore al polmone in stadio avanzato o metastatico. I risultati dello studio CROWN hanno dimostrato l'efficacia a lungo termine della terapia mirata nei pazienti con mutazioni ALK. Infatti, circa il 55% dei pazienti con mutazioni ALK trattati nello studio non ha mostrato progressione della malattia dopo oltre 7 anni di follow-up. Gli esperti ritengono che i progressi nel trattamento richiedano anche un miglioramento delle capacità diagnostiche, in particolare dei test di biologia molecolare, per caratterizzare la malattia e selezionare i metodi di trattamento più appropriati per ogni singolo paziente. Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/phan-lon-nguoi-mac-ung-thu-phoi-duoc-phat-hien-o-giai-doan-muon-20260829001840626.htm
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Sildenafil oltre il Viagra: dalle metastasi alla sindrome di Leigh, le nuove strade di un vecchio farmaco INNLIFES
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La storia scientifica del sildenafil sembra avere una certa propensione a cambiare direzione. Il principio attivo universalmente associato al Viagra torna oggi al centro dell’attenzione per un possibile ruolo molto distante dalla disfunzione erettile: il contrasto alla diffusione metastatica dei tumori. A suggerirlo è uno studio pubblicato recentemente su Cancer Research da un gruppo internazionale coordinato dal Weizmann Institute of Science. Il lavoro mostra, in diversi modelli tumorali umani e murini, che gli inibitori della fosfodiesterasi 5A (PDE5A), tra cui sildenafil, possono provocare un accumulo di colesterolo nei lisosomi e ridurne la disponibilità per le cellule tumorali. Il risultato è un’alterazione di processi essenziali per la migrazione cellulare e la capacità metastatica.
Il meccanismo individuato passa attraverso NPC1, una proteina fondamentale per il trasporto del colesterolo fuori dai lisosomi.
Secondo gli autori, l’aumento del cGMP – messaggero intracellulare che trasmette segnali all’interno delle cellule, regolando tra le altre cose vasodilatazione, funzione muscolare e diversi processi neuronali – è provocato dall’inibizione di PDE5A e interferisce con NPC1, alterando la distribuzione del colesterolo, i lipid raft delle membrane e la bioenergetica mitocondriale. Nei modelli studiati l’associazione di sildenafil con le statine, che agiscono invece sulla sintesi del colesterolo, ha prodotto un effetto antimetastatico additivo. Un’analisi retrospettiva di dati sanitari ha inoltre rilevato un’associazione tra utilizzo di sildenafil e maggiore sopravvivenza, più marcata nei soggetti che assumevano anche statine.
Si tratta, tuttavia, di dati preclinici e osservazionali: siamo ancora molto lontani dal poter considerare sildenafil una terapia antitumorale.
Un farmaco abituato a cambiare mestiere
Che sildenafil compaia in un ambito terapeutico inatteso è coerente con la sua biografia. Tra gli anni Ottanta e Novanta la molecola è stata sviluppata nei laboratori Pfizer nell’ambito di un programma di ricerca sull’angina pectoris. Durante lo sviluppo clinico è emerso però un effetto sull’erezione che ne avrebbe modificato completamente la traiettoria. Nel marzo 1998 la FDA approvato infatti Viagra per la disfunzione erettile; poi nel 2005 sildenafil ha ottenuto una seconda importante indicazione, questa volta per l’ipertensione arteriosa polmonare, commercializzato come Revatio.
Negli anni successivi la molecola è stata studiata in numerosi altri contesti. E proprio nel marzo 2026 uno studio pubblicato su Cell, coordinato da Alessandro Prigione del Department of General Pediatrics, Neonatology and Pediatric Cardiology dell’Università di Düsseldorf, l’ha indicata come possibile trattamento per la sindrome di Leigh, una grave malattia mitocondriale neurodegenerativa che insorge prevalentemente in età pediatrica (ne abbiamo parlato qui)
«Sembra sicuramente un farmaco con una polifarmacologia e che può essere utilizzato in diversi contesti» spiega Prigione. «In generale – aggiunge – ogni farmaco può avere più di un target e, nel caso del sildenafil, probabilmente in condizioni diverse entrano in gioco anche meccanismi differenti. Alcuni possono essere quelli canonici legati al cGMP e alla PKG, altri invece possono coinvolgere pathway diversi». Ed è proprio questa caratteristica a rendere sildenafil un caso particolarmente interessante: una molecola può avere un target farmacologico principale e, allo stesso tempo, influenzare altri bersagli e processi biologici, con conseguenze diverse a seconda delle cellule, dei tessuti, delle dosi e della durata del trattamento.
Stessa molecola, meccanismi diversi
Sildenafil è conosciuto principalmente come inibitore della PDE5, l’enzima che degrada il cGMP. Aumentare la disponibilità di questo neurotrasmettitore favorisce, tra le altre cose, la vasodilatazione ed è alla base delle sue indicazioni consolidate. Ma il nuovo lavoro oncologico suggerisce una storia più complessa.
«La cosa interessante di questo farmaco è che probabilmente in diversi contesti fa anche cose diverse. Nel lavoro sul tumore, per esempio, gli autori vedono un effetto che non sembra dipendere soltanto dal meccanismo canonico del sildenafil e propongono un coinvolgimento del metabolismo del colesterolo. Nel nostro lavoro, invece, vediamo la PKG e pensiamo che almeno una parte dell’effetto passi attraverso il meccanismo canonico», osserva Prigione.
Nello studio di Cancer Research, l’effetto individuato dagli autori sembra infatti dipendere da una via legata al metabolismo e al trasporto del colesterolo, pur originando dall’aumento del cGMP. Nel lavoro sulla sindrome di Leigh, invece, i dati raccolti dal gruppo di Prigione sono maggiormente compatibili con il coinvolgimento della via canonica e della proteina chinasi PKG, insieme agli effetti osservati sulla funzione mitocondriale, sull’omeostasi del calcio e sullo sviluppo neuronale.
È interessante il contrasto con quanto osservato nelle cellule tumorali: nel nuovo studio l’alterazione della bioenergetica mitocondriale contribuisce a danneggiare cellule che vogliamo eliminare; nella sindrome di Leigh sildenafil viene studiato perché può favorire la funzione di cellule compromesse dalla malattia.
Per Prigione è un esempio efficace di quanto sia rischioso interpretare un farmaco attraverso un unico schema lineare. «Non è solo una questione di target e di meccanismo d’azione che vediamo nei nostri esperimenti, ma anche di come il corpo risponde a quel meccanismo durante il tempo. Le cellule e l’organismo hanno meccanismi di compensazione, quindi possono esserci effetti diversi in funzione della dose, della durata del trattamento e del contesto. Anche cose che a prima vista sembrano opposte possono in realtà indicare che quello specifico meccanismo biologico è importante da modulare». Dose, cronicità, tipo cellulare, condizioni metaboliche e meccanismi compensatori dell’organismo possono modificare profondamente il risultato finale.
Anche il collegamento con il colesterolo sollevato dal lavoro oncologico apre interrogativi interessanti. Nello studio su sildenafil il team non ha individuato il metabolismo del colesterolo come pathway predominante, precisa Prigione, ma in altre ricerche del gruppo sulla sindrome di Leigh il colesterolo è emerso come elemento rilevante attraverso l’azione di molecole differenti. L’ipotesi che anche alcuni effetti non canonici di sildenafil possano avere un ruolo nelle malattie mitocondriali rimane quindi, allo stato attuale, una possibilità da esplorare e non un meccanismo dimostrato.
Perché proprio sildenafil?
Una delle possibili spiegazioni della sua versatilità riguarda anche la selettività farmacologica. «Ci sono altri inibitori della PDE5 che sono più selettivi, mentre sildenafil lo è meno. Questo può significare avere più effetti collaterali, ma può anche voler dire avere effetti su altri meccanismi e quindi maggiori possibilità di essere utile in contesti differenti. Quando sviluppiamo un farmaco tendiamo spesso a renderlo sempre più selettivo per il suo target, ma forse proprio una minore selettività può diventare interessante quando pensiamo al riposizionamento», spiega Prigione. Una caratteristica che può tradursi in un maggior numero di effetti, desiderati o indesiderati, e contemporaneamente aumentare le possibilità che la molecola interferisca con processi utili in condizioni patologiche differenti.
Il gruppo di Düsseldorf, per esempio, non aveva identificato inizialmente sildenafil come unico candidato nello screening per la sindrome di Leigh. Dopo aver validato diverse molecole potenzialmente promettenti, la scelta è caduta su quella che appariva più facilmente trasferibile alla clinica, proprio perché già utilizzata in altri contesti e accompagnata da una quantità consistente di dati.
È uno dei vantaggi fondamentali del drug repurposing: cercare nuovi utilizzi per molecole già sviluppate consente di partire da conoscenze farmacologiche, tossicologiche e produttive che con un nuovo composto dovrebbero essere costruite da zero. Ma l’idea che questo permetta automaticamente di saltare gran parte dello sviluppo clinico è troppo ottimistica.
«Il riposizionamento accelera il percorso, ma non lo dimezza. Può permettere di evitare alcuni studi preclinici e, in certi casi, anche alcune fasi iniziali dello sviluppo clinico, ma sicurezza ed efficacia devono comunque essere dimostrate nella nuova popolazione. Non significa passare da dieci a due anni: magari si passa da dieci a otto. È un’accelerazione, ma molti dei passaggi fondamentali rimangono», sintetizza Prigione. Per un farmaco riposizionato possono essere evitati o abbreviati alcuni passaggi preclinici e, in determinate circostanze, alcune fasi iniziali dello sviluppo. Sicurezza ed efficacia devono comunque essere valutate nella nuova popolazione a cui il trattamento è destinato.
È quanto il gruppo ha sperimentato nel confronto con EMA per la sindrome di Leigh. Il fatto che sildenafil fosse già stato studiato in adulti e bambini per altre indicazioni non è stato considerato sufficiente: in una popolazione affetta da una grave malattia mitocondriale, sottoposta a un trattamento cronico, il profilo di sicurezza deve essere verificato nuovamente. Per Prigione questo è un punto essenziale anche per evitare che la familiarità con una molecola produca una falsa percezione di innocuità: sildenafil resta un farmaco con effetti farmacologici e possibili eventi avversi, particolarmente rilevanti quando cambiano dose e durata dell’esposizione.
Il paradosso del riposizionamento dei farmaci
Esiste infine un ostacolo che riguarda meno la biologia e molto di più il modo in cui sviluppiamo i farmaci. Sildenafil ad oggi è economico, ampiamente disponibile e fuori brevetto. Tutte caratteristiche che, dal punto di vista dell’accessibilità, sembrerebbero ideali. Possono però trasformarsi in un problema quando occorre finanziare una sperimentazione clinica costosa per un’indicazione nuova, soprattutto se riguarda una malattia rara.
Per la sindrome di Leigh sildenafil, per esempio, ha già ottenuto da EMA la Orphan Drug Designation e il gruppo di Prigione sta lavorando alla preparazione di uno studio clinico controllato. La difficoltà, racconta Prigione, è trovare un soggetto industriale disposto a sostenere l’ultimo tratto dello sviluppo. La ricerca accademica e i finanziamenti pubblici possono portare molto avanti il percorso, ma le fasi che conducono all’autorizzazione e alla commercializzazione richiedono risorse e un soggetto disposto ad assumere il ruolo di titolare dell’autorizzazione.
Qui emerge anche uno dei paradossi del drug repurposing: un vecchio farmaco può rendere più rapido l’inizio del percorso e contemporaneamente rendere economicamente meno interessante il suo completamento. Per una molecola non più protetta da brevetto e destinata a pochi pazienti, gli incentivi industriali possono essere insufficienti.
Il nuovo studio oncologico mostra però anche un’altra possibile traiettoria. Sildenafil può essere utile direttamente come candidato al riposizionamento, oppure diventare uno strumento per individuare un meccanismo biologico da colpire in modo più preciso con nuove molecole. Nel caso pubblicato su Cancer Research, l’interazione tra cGMP, NPC1 e traffico del colesterolo potrebbe quindi essere importante indipendentemente dal futuro clinico del sildenafil stesso.
È probabilmente questa la lezione più interessante della sua lunga storia farmacologica. Un farmaco sviluppato per l’angina, diventato celebre per la disfunzione erettile, già riposizionato per l’ipertensione polmonare e oggi studiato nelle malattie mitocondriali e in oncologia mostra quanto la funzione terapeutica di una molecola dipenda dal contesto in cui viene interrogata. Ogni nuova indicazione richiede però di ricostruire una parte della storia: quale meccanismo sta agendo, in quali cellule, a quali dosi, per quanto tempo e soprattutto con quale equilibrio tra benefici e rischi.
Sildenafil continua quindi a offrire nuove piste di ricerca. Alcune potranno tradursi in nuove terapie, altre serviranno soprattutto a far emergere nuovi bersagli biologici. In entrambi i casi, il suo percorso ricorda che il patrimonio farmacologico disponibile contiene probabilmente più informazioni e più possibilità di quelle racchiuse nelle indicazioni riportate sul foglietto illustrativo.
Foto di fernandozhiminaicela (Pixabay)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Daraxonrasib: nuova era nel trattamento del tumore pancreatico metastatico microbiologiaitalia.it
L’FDA approva daraxonrasib (Rasonque), inibitore RAS che raddoppia la sopravvivenza nel cancro del pancreas avanzato.
Questo articolo analizza l’approvazione di daraxonrasib per l’adenocarcinoma pancreatico metastatico, il ruolo delle mutazioni RAS e KRAS, i risultati dello studio RASolute 302 e le implicazioni cliniche. È utile a pazienti, familiari, oncologi, ricercatori e appassionati di microbiologia e oncologia molecolare che vogliono comprendere un progresso storico contro una delle neoplasie più aggressive.
Introduzione
Il tumore pancreatico, in particolare l’adenocarcinoma duttale pancreatico, è da decenni tra le neoplasie a peggior prognosi. Spesso diagnosticato in fase avanzata, risponde poco alla chemioterapia convenzionale. Oltre il 90% dei casi presenta mutazioni attivanti nella famiglia RAS, soprattutto KRAS.
Per anni la proteina RAS è stata considerata “non drogabile”. Daraxonrasib, commercializzato come Rasonque, è il primo inibitore multi-selettivo dello stato attivo RAS(ON) approvato dall’FDA per adulti con malattia metastatica già trattata o non candidabili a polichemioterapia.
Lo studio di fase 3 ha mostrato una sopravvivenza mediana di 13,2 mesi rispetto a 6,7 mesi con chemioterapia. Questo articolo spiega meccanismo, evidenze, effetti collaterali e prospettive, collegando oncologia e microbiologia del microambiente tumorale.
Cos’è il tumore pancreatico e perché è così aggressivo
L’adenocarcinoma pancreatico origina dalle cellule dei dotti pancreatici. Cresce in silenzio, invade precocemente vasi e nervi e metastatizza al fegato. Più della metà dei pazienti muore entro pochi mesi dalla diagnosi.
I driver genetici classici sono KRAS, TP53, CDKN2A e SMAD4. La mutazione di KRAS è un evento precoce nelle lesioni precancerose (PanIN).
Il microambiente desmoplastico, ricco di stroma e immunosoppressivo, ostacola farmaci e cellule immunitarie. Anche il microbiota intestinale e batteri associati al tumore possono influenzare infiammazione e risposta alle terapie.
Diagnosi spesso tardiva
Chemioterapia con beneficio limitato in seconda linea
Necessità urgente di terapie mirate
Consiglio: non sottovalutare sintomi come ittero, calo ponderale o dolore addominale persistente.
Il ruolo centrale di RAS e KRAS
Le proteine RAS (KRAS, NRAS, HRAS) funzionano come interruttori molecolari. Nello stato GTP-bound (ON) promuovono proliferazione. Le mutazioni bloccano l’idrolisi del GTP e tengono RAS permanentemente attivo.
Nel cancro del pancreas le varianti più comuni sono KRAS G12D, G12V e G12R. Daraxonrasib non è allele-specifico come gli inibitori G12C usati in polmone e colon: colpisce lo stato attivo di RAS mutato e wild-type.
Questo approccio multi-selettivo è cruciale perché nel pancreas la mutazione G12C è rara. L’inibizione ampia dello signaling RAS interrompe MAPK e altre vie a valle.
Come funziona daraxonrasib (Rasonque)
Daraxonrasib è un inibitore orale tri-complesso dello stato RAS(ON). Si assume alla dose raccomandata di 300 mg una volta al giorno fino a progressione o tossicità inaccettabile.
A differenza della chemioterapia citotossica, agisce in modo mirato sulla dipendenza oncogenica da RAS. Riduce crescita tumorale, aumenta il tasso di risposta obiettiva e ritarda il peggioramento della qualità di vita.
Effetti avversi frequenti: rash, diarrea, nausea, stomatite, affaticamento e vomito. Le interruzioni per tossicità sono risultate inferiori rispetto alla chemioterapia.
Consiglio: segnalare tempestivamente al team oncologico rash o diarrea per una gestione precoce.
Studio RASolute 302: i dati che hanno convinto l’FDA
Lo studio randomizzato di fase 3 ha arruolato 500 adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico pretrattato. Confronto: daraxonrasib versus chemioterapia a scelta dello sperimentatore.
Risultati nella popolazione complessiva:
Sopravvivenza globale mediana: 13,2 vs 6,7 mesi (HR 0,40)
globale mediana: 13,2 vs 6,7 mesi (HR 0,40) Sopravvivenza libera da progressione: 7,2 vs 3,6 mesi
Tasso di risposta obiettiva: circa 30-32% vs 11%
Benefici simili nella sottopopolazione con mutazioni RAS G12. L’approvazione è arrivata mesi prima della scadenza regolamentare, con designazioni Breakthrough Therapy e Orphan Drug.
Indicazioni approvate e uso clinico
L’FDA ha approvato Rasonque per adulti con tumore pancreatico metastatico che hanno ricevuto almeno una terapia sistemica precedente o non sono candidati a regimi multiagente.
Non è una cura definitiva, ma il primo trattamento che estende in modo sostanziale la vita in seconda linea. Alcuni pazienti in accesso anticipato hanno ottenuto remissioni prolungate.
Sono in corso studi in prima linea (combinazioni con chemioterapia) e in altri tumori RAS-driven.
Effetti collaterali e monitoraggio
Le tossicità cutanee e gastrointestinali richiedono attenzione. Avvertenze riguardano anche stomatite, possibile perforazione gastrointestinale e tossicità polmonare rara.
Il profilo è generalmente più gestibile della chemioterapia di seconda linea, con meno neuropatia e meno interruzioni definitive.
Elenco dei punti di attenzione:
Idratazione e gestione della diarrea Cura della cute e della mucosa orale Controlli periodici di funzionalità e imaging Consulenza sulla fertilità e sul rischio embrio-fetale
Microbiologia, microambiente e cancro del pancreas
Il tumore pancreatico non è isolato: stroma, cellule immunitarie e comunità microbiche interagiscono. Disbiosi intestinale e batteri intra-tumorali possono favorire infiammazione cronica e resistenza.
Comprendere questi nessi aiuta a immaginare combinazioni future tra inibitori RAS, immunomodulazione e interventi sul microbiota. La ricerca in microbiologia oncologica è parte integrante del progresso.
Prospettive future e resistenze
Come ogni terapia mirata, possono emergere resistenze (amplificazione di MYC, bypass di pathway). Studi preclinici esplorano combinazioni razionali.
L’obiettivo successivo è portare daraxonrasib in stadi più precoci e personalizzare in base al profilo mutazionale completo.
Consiglio: discutere sempre con l’oncologo l’accesso a trial clinici e test genomici estesi.
Conclusioni
L’approvazione di daraxonrasib (Rasonque) segna una svolta per i pazienti con tumore pancreatico metastatico pretrattato. Per la prima volta un farmaco che inibisce direttamente RAS raddoppia la sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia.
Non elimina la gravità della malattia, ma offre un’opzione concreta, orale e con beneficio clinico misurabile. La ricerca su KRAS, microambiente e microbiota continuerà a guidare le prossime generazioni di terapie. Per chi vive questa diagnosi, oggi esiste una speranza fondata su dati solidi di fase 3.
Domande Frequenti
Chi può ricevere daraxonrasib? Adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato o non idonei a polichemioterapia. Consiglio: verificare mutazioni RAS e criteri di idoneità con l’oncologo di riferimento.
Cosa fa esattamente il farmaco? Inibisce lo stato attivo di RAS mutato e wild-type, bloccando i segnali di crescita. Consiglio: non sospendere mai la terapia senza consulto medico.
Quando è stato approvato? Il 26 agosto 2026 dall’FDA, in anticipo sui tempi previsti. Consiglio: informarsi sulla disponibilità locale e sui programmi di assistenza.
Come si assume? Compressa orale da 300 mg una volta al giorno. Consiglio: assumerlo alla stessa ora e segnalare ogni effetto avverso.
Dove si trova evidenza scientifica? Negli studi RASolute 302 e nelle pubblicazioni su NEJM e PubMed. Consiglio: consultare fonti peer-reviewed e non solo notizie generaliste.
Perché è considerato un breakthrough? Perché raddoppia la sopravvivenza in una malattia storicamente refrattaria e colpisce il driver KRAS più comune. Consiglio: mantenere aspettative realistiche: è un progresso importante, non ancora una guarigione per tutti.
Fonti
Crediti fotografici
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Dermatomiosite, svolta negli Usa: Fda approva brepocitinib, prima terapia orale pharmastar.it
Una nuova opzione terapeutica arriva per i pazienti adulti con dermatomiosite, rara malattia autoimmune sistemica che colpisce soprattutto muscoli e cute. La Food and Drug Administration ha approvato brepocitinib (Lisraya), inibitore orale selettivo di TYK2 e JAK1 sviluppato da Priovant Therapeutics, alla dose di 30 mg una volta al giorno.
Si tratta della prima terapia orale approvata dalla Fda specificamente per la dermatomiosite e, secondo Priovant, della prima terapia mirata autorizzata per questa patologia. L'approvazione segue la Priority Review concessa dall'agenzia americana ed è accompagnata anche dalla designazione di Orphan Drug. Il farmaco è già disponibile negli Stati Uniti.
«Per troppo tempo i pazienti con dermatomiosite hanno dovuto fare i conti con un importante bisogno terapeutico insoddisfatto, affidandosi spesso a terapie destinate ad altre malattie», ha sottolineato Nikolay Nikolov, direttore dell'Office of Immunology and Inflammation del Center for Drug Evaluation and Research della Fda.
Che cos'è la dermatomiosite
La dermatomiosite è una rara malattia autoimmune sistemica nella quale il sistema immunitario attacca principalmente muscoli e cute, determinando un'infiammazione cronica.
Una delle manifestazioni caratteristiche è la debolezza muscolare progressiva, che interessa soprattutto i muscoli prossimali: attività quotidiane apparentemente semplici, come alzarsi da una sedia, salire le scale, sollevare le braccia o vestirsi, possono diventare progressivamente difficili.
Alla componente muscolare si associano caratteristiche manifestazioni cutanee, che possono essere dolorose e accompagnate da prurito, fotosensibilità e importanti ripercussioni sulla qualità di vita. La malattia può inoltre interessare altri organi, compresi i polmoni.
Il trattamento ha tradizionalmente fatto largo uso di corticosteroidi e altri immunomodulatori o immunosoppressori e, in alcuni pazienti, di immunoglobuline per via endovenosa. Proprio la necessità di controllare contemporaneamente le manifestazioni muscolari e cutanee, riducendo possibilmente l'esposizione cronica agli steroidi, rappresenta uno dei principali bisogni terapeutici.
Come funziona brepocitinib
Brepocitinib è una piccola molecola orale che inibisce TYK2 (tyrosine kinase 2) e JAK1 (Janus kinase 1), due componenti della famiglia delle Janus chinasi coinvolte nella trasduzione del segnale di diverse citochine.
Queste vie di segnalazione svolgono un ruolo importante nell'attivazione e nel mantenimento della risposta immunitaria e dell'infiammazione. Bloccando TYK2 e JAK1, brepocitinib interviene quindi su alcuni dei meccanismi immunologici implicati nella patogenesi della dermatomiosite, con l'obiettivo di ridurre l'infiammazione responsabile del danno muscolare e cutaneo.
Un elemento pratico rilevante è la modalità di somministrazione: una compressa da 30 mg una volta al giorno.
Lo studio di fase III VALOR
L'approvazione si basa principalmente sui risultati dello studio di fase III VALOR, randomizzato, multicentrico, in doppio cieco e controllato con placebo, che ha coinvolto 241 adulti con dermatomiosite.
I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere brepocitinib 15 mg, brepocitinib 30 mg oppure placebo una volta al giorno per 52 settimane.
L'endpoint primario era il Total Improvement Score (TIS) alla settimana 52. Il TIS è una misura composita utilizzata nella miosite che integra sei domini della malattia, comprendenti forza muscolare, funzione fisica, attività della malattia, enzimi muscolari e valutazioni globali effettuate dal medico e dal paziente.
La dose di 30 mg, quella successivamente approvata dalla Fda, ha determinato alla settimana 52 un miglioramento medio del TIS superiore di 15,3 punti rispetto al placebo, raggiungendo l'endpoint primario dello studio.
I benefici sono stati osservati già nelle prime settimane e sono aumentati nel corso del trattamento, mantenendosi fino alla settimana 52.
Miglioramenti su muscoli, cute e vita quotidiana
Un aspetto particolarmente interessante dello studio VALOR è che il beneficio non si è limitato a un singolo dominio della malattia.
La dose da 30 mg ha prodotto miglioramenti statisticamente significativi e clinicamente rilevanti anche negli endpoint secondari che valutavano funzione fisica, forza muscolare e manifestazioni cutanee.
I dati dettagliati hanno mostrato miglioramenti anche all'Health Assessment Questionnaire Disability Index (HAQ-DI), al Cutaneous Dermatomyositis Disease Area and Severity Index-Activity (CDASI-A) e al Dermatomyositis Outcomes for Muscle and Skin (DMOMS).
Secondo i dati diffusi da Priovant, alla fine dello studio il 55% dei pazienti trattati con brepocitinib aveva ottenuto almeno un miglioramento moderato al TIS insieme a un utilizzo minimo o nullo di corticosteroidi, rispetto al 30% dei pazienti trattati con placebo.
Tra i pazienti che all'ingresso nello studio assumevano almeno 7,5 mg/die di prednisone o equivalente, il 62% dei pazienti trattati con brepocitinib è riuscito a ridurre l'impiego di corticosteroidi a ≤2,5 mg/die entro la settimana 52, rispetto al 38% con placebo. Il 45% ha potuto interrompere completamente gli steroidi, contro il 29% del gruppo placebo.
Un effetto rapido anche sul prurito
Rilevante anche l'effetto sulle manifestazioni cutanee, spesso particolarmente gravose per i pazienti.
Nei soggetti che presentavano almeno un prurito moderato all'inizio dello studio, un miglioramento clinicamente significativo è stato osservato già alla quarta settimana nel 54% dei pazienti trattati con brepocitinib 30 mg contro il 10% con placebo.
Alla settimana 52, la percentuale era salita rispettivamente al 74% e al 33%.
I risultati cutanei dello studio VALOR sono stati pubblicati nell'agosto 2026 su JAMA Dermatology, mentre i risultati principali di efficacia e sicurezza erano stati precedentemente pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Il profilo di sicurezza
Come per altri farmaci che interferiscono con la via delle Janus chinasi, l'impiego di brepocitinib richiede particolare attenzione al profilo di sicurezza.
Lisraya presenta un boxed warning relativo al rischio di infezioni gravi, mortalità, neoplasie, eventi cardiovascolari maggiori e trombosi.
Tra gli eventi avversi più frequentemente osservati nello studio VALOR figurano infezioni delle alte vie respiratorie, cefalea, fatigue, infezioni delle vie urinarie, nausea, bronchite, artralgia, diarrea, dolore dorsale, cadute, influenza e acne.
Gli eventi avversi hanno determinato l'interruzione del trattamento nel 6% dei pazienti trattati con brepocitinib 30 mg, rispetto all'11% dei pazienti assegnati al placebo.
Non solo dermatomiosite: il programma di sviluppo continua
L'approvazione nella dermatomiosite potrebbe rappresentare soltanto la prima indicazione di brepocitinib.
Priovant sta infatti sviluppando l'inibitore TYK2/JAK1 anche in altre malattie immunomediate caratterizzate da un importante bisogno terapeutico insoddisfatto, tra cui uveite non infettiva, sarcoidosi cutanea e lichen planopilaris.
Per l'uveite non anteriore non infettiva il farmaco aveva già ottenuto dalla Fda la designazione Fast Track ed è in sviluppo clinico avanzato.
«Speriamo che l'approvazione di Lisraya nella dermatomiosite sia la prima di molte per brepocitinib», ha dichiarato Matt Gline, CEO di Roivant.
Perché questa approvazione è importante
L'arrivo di brepocitinib segna un cambiamento significativo in una patologia nella quale, per decenni, le possibilità terapeutiche sono state relativamente limitate e spesso basate sull'impiego prolungato di corticosteroidi e immunosoppressori non specificamente sviluppati per la dermatomiosite.
La disponibilità di una terapia orale, mirata e somministrata una volta al giorno, capace di intervenire contemporaneamente sulle manifestazioni muscolari e cutanee e di consentire una riduzione dell'impiego di corticosteroidi, rappresenta quindi un'importante novità.
Sarà ora particolarmente interessante verificare nella pratica clinica quanto i risultati dello studio VALOR si tradurranno in un controllo duraturo della malattia e in una riduzione dell'esposizione agli steroidi nel lungo periodo.
Fonti
U.S. Food and Drug Administration. FDA Approves First Oral Drug Indicated to Treat Dermatomyositis in Adults. 27 agosto 2026. leggi
Priovant Therapeutics/Roivant. FDA Approval of LISRAYA (brepocitinib) for Adults with Dermatomyositis. 27 agosto 2026.
Priovant Therapeutics. JAMA Dermatology Publishes Skin-Specific Outcomes from Phase 3 VALOR Trial of Brepocitinib in Dermatomyositis. 26 agosto 2026.
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Una scoperta "estremamente interessante": il vaccino contro il Covid-19 allunga la vita dei malati di cancro. Vietnam.vn
Dosi di vaccino contro il COVID-19 tramite tecnologia a RNA messaggero. FOTO: REUTERS
Il Washington Post ha riportato il 23 ottobre, citando uno studio pubblicato di recente, che i vaccini contro il COVID-19 basati sulla tecnologia dell'RNA messaggero (mRNA) attivano un potente segnale che contribuisce a mobilitare il sistema immunitario umano per combattere il cancro e aumentare il tempo di sopravvivenza dei pazienti. Lo studio retrospettivo è stato condotto da scienziati del MD Anderson Cancer Center dell'Università del Texas e dell'Università della Florida negli Stati Uniti. Lo studio ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 1.000 pazienti del MD Anderson Cancer Center che avevano iniziato un trattamento con immunoterapia approvata per il carcinoma polmonare non a piccole cellule in stadio avanzato e per il melanoma, una forma di tumore della pelle.
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Il team di ricerca ha confrontato le persone che avevano ricevuto il vaccino a mRNA contro il Covid-19 con quelle che non lo avevano ricevuto. "Questi dati sono estremamente interessanti, ma devono essere confermati in una sperimentazione clinica di fase 3", ha affermato l'autore principale dello studio, Adam Grippin. Grippin, che ha partecipato al progetto mentre lavorava all'Università della Florida e ora è oncologo radioterapista presso l'MD Anderson, ha affermato che la pianificazione per una sperimentazione clinica di fase 3 è in corso e il team di ricerca spera di iniziare a reclutare pazienti entro la fine dell'anno.
Questi tipi di vaccini, che utilizzano la tecnologia dell'RNA messaggero, istruiscono il sistema immunitario umano senza infettare effettivamente il corpo, insegnando alle cellule a produrre una componente proteica innocua del virus. Nell'ultimo studio, gli scienziati hanno esaminato quasi 900 pazienti affetti da tumore al polmone in stadio avanzato sottoposti a trattamento e hanno scoperto che coloro che avevano ricevuto il vaccino contro il Covid-19 entro 100 giorni dall'inizio dell'immunoterapia avevano un tempo di sopravvivenza mediano di 37,3 mesi, rispetto ai 20,6 mesi di coloro che non erano stati vaccinati. Anche i pazienti affetti da melanoma metastatico hanno mostrato un miglioramento della sopravvivenza mediana dopo aver ricevuto il vaccino. La sopravvivenza mediana è il tempo che intercorre dall'inizio del trattamento fino al decesso del 50% dei pazienti di un gruppo.
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L'immunoterapia, detta anche terapia di soppressione dei checkpoint immunitari, agisce rimuovendo i "freni" che impediscono al sistema immunitario di reagire in modo eccessivo e attaccare le cellule sane. Una volta rimossi questi freni, i globuli bianchi chiamati linfociti T possono attaccare le cellule tumorali. Interpellato in merito al nuovo studio, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti ha dichiarato che "il rapporto rischio-beneficio della vaccinazione contro il COVID-19 nelle persone di età inferiore ai 65 anni è più coerente con quello dei gruppi ad alto rischio di COVID-19 grave, incluso il gruppo di pazienti con tumore in stadio avanzato analizzato in questa ipotesi". "Abbiamo interrotto 22 investimenti nello sviluppo di vaccini a RNA messaggero perché i dati hanno dimostrato la loro inefficacia nella protezione contro le infezioni delle vie respiratorie superiori come il Covid-19", ha aggiunto il ministero. Molti esperti hanno criticato la decisione di cancellare questi investimenti, sostenendo che avrà un impatto negativo sulla salute pubblica e sullo sviluppo di nuovi vaccini in futuro.
Fonte: https://thanhnien.vn/phat-hien-cuc-ky-thu-vi-vac-xin-covid-19-keo-dai-cuoc-song-benh-nhan-ung-thu-18525102317094817.htm
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Tumore al pancreas avanzato, la FDA approva un nuovo farmaco che allunga la vita La Voce di New York
La Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha approvato daraxonrasib, un nuovo farmaco destinato ai pazienti con tumore al pancreas metastatico già sottoposti a chemioterapia. Il trattamento, prodotto dalla società Revolution Medicines e commercializzato negli Stati Uniti con il nome di Rasonque, potrebbe aprire una nuova fase nella gestione della malattia. Il farmaco viene assunto sotto forma di compresse, due al giorno. Non rappresenta una cura definitiva del tumore al pancreas, ma secondo i dati citati dal New York Times è il primo trattamento ad aver mostrato la capacità di prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei pazienti affetti dalla forma avanzata della malattia.
Uno studio clinico ha evidenziato una differenza rilevante tra i pazienti trattati con daraxonrasib e quelli sottoposti a chemioterapia. Nel primo gruppo, la sopravvivenza media ha superato i 13 mesi, mentre tra i pazienti sottoposti a chemioterapia è stata inferiore ai sette mesi. Alcune delle persone che hanno ricevuto il farmaco durante gli studi clinici, inoltre, sono sopravvissute per anni.
“Non abbiamo mai visto un effetto positivo di questo tipo”, ha dichiarato la professoressa Anna Berkenblit, responsabile scientifica e medica del Pancreatic Cancer Action Network, organizzazione impegnata nella ricerca e nel sostegno ai pazienti con cancro al pancreas. Resta però da definire il costo del trattamento. Revolution Medicines non ha annunciato immediatamente il prezzo previsto per il farmaco. Secondo le previsioni degli analisti di Wall Street, la terapia potrebbe costare diverse centinaia di migliaia di dollari all’anno. Una parte consistente della spesa potrebbe essere coperta dall’assicurazione sanitaria dei pazienti, con una quota a loro carico variabile a seconda della copertura.
L’accesso al farmaco è stato nel frattempo avviato anche prima dell’approvazione. Dal mese di maggio, oltre 2.000 pazienti hanno potuto ricevere gratuitamente daraxonrasib attraverso un programma messo a disposizione dall’azienda dopo la conclusione della sperimentazione clinica. Con l’approvazione della FDA, i pazienti che hanno avuto accesso al farmaco attraverso questo programma passeranno successivamente alla copertura assicurativa. La decisione dell’autorità americana riguarda dunque una categoria specifica di pazienti: persone con tumore al pancreas metastatico che hanno già affrontato un trattamento chemioterapico.
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CAR-T, cura definitiva per l'artrite reumatoide? Mondosanità
CAR-T e Artrite Reumatoide: la terapia nata per le cure in oncologia è in grado di "resettare" l'immunità
La terapia cellulare che ha trasformato il trattamento di alcuni tumori del sangue entra in una nuova fase della sperimentazione contro le malattie autoimmuni. Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine ha valutato una terapia CAR-T anti-CD19 in sei persone affette da artrite reumatoide grave, sieropositiva e resistente ai trattamenti disponibili.
L'artrite reumatoide è una patologia autoimmune cronica in cui i linfociti B producono autoanticorpi che attaccano le articolazioni. L'obiettivo della sperimentazione non è semplicemente spegnere l'infiammazione con farmaci periodici, ma tentare un vero e proprio "reset" del sistema immunitario tramite un'unica somministrazione.
Il protocollo e i risultati clinici
I partecipanti (3 donne e 3 uomini con patologia refrattaria) sono stati sottoposti a un'infusione singola di mivocabtagene autoleucel (miv-cel), previa chemioterapia preparatoria per la deplezione linfocitaria.
Tollerabilità e sicurezza: Tutti i pazienti hanno mostrato la sindrome da rilascio di citochine (CRS), ma contenuta a gradi lievi (1 e 2). Non si sono verificati eventi neurotossici gravi (ICANS).
Tutti i pazienti hanno mostrato la sindrome da rilascio di citochine (CRS), ma contenuta a gradi lievi (1 e 2). Non si sono verificati eventi neurotossici gravi (ICANS). Risposta biologica: Si è registrata l'eliminazione quasi totale delle cellule B CD19-positive (sia nel sangue che nei tessuti) e una progressiva crollata dei livelli di autoanticorpi.
Si è registrata l'eliminazione quasi totale delle cellule B CD19-positive (sia nel sangue che nei tessuti) e una progressiva crollata dei livelli di autoanticorpi. Efficacia a breve termine: Nel periodo di osservazione (36-52 settimane), tutti i pazienti hanno mostrato miglioramenti significativi senza assumere immunosoppressori. Tre partecipanti su sei hanno raggiunto la remissione clinica completa (risposta ACR70 e calo dell'indice DAS28-CRP).
Le sfide ancora aperte
Sebbene la prova di concetto sia biologicamente straordinaria, gli esperti invitano alla cautela:
Campione ridotto: Sei pazienti non costituiscono un campione sufficiente per valutare l'efficacia globale e mancava un gruppo di controllo.
Sei pazienti non costituiscono un campione sufficiente per valutare l'efficacia globale e mancava un gruppo di controllo. Complessità logistica e costi: Il processo richiede l'ingegnerizzazione genetica delle cellule del paziente, strutture ad alta specializzazione e terapie preparatorie invasive.
Il processo richiede l'ingegnerizzazione genetica delle cellule del paziente, strutture ad alta specializzazione e terapie preparatorie invasive. Incertoglie a lungo termine: Resta da verificare la durata della remissione una volta che il compartimento dei linfociti B si sarà ripopolato, oltre al rischio cumulativo di infezioni.
La strada per un'applicazione clinica su larga scala è ancora lunga, ma lo studio dimostra che riprogrammare il sistema immunitario non è più solo una speranza teorica.
Scheda di sintesi
Studio: COMPARE (NCT06475495) pubblicato su Nature Medicine (agosto 2026).
(NCT06475495) pubblicato su (agosto 2026). Tecnologia: Terapia CAR-T autologa completamente umana (miv-cel).
Terapia CAR-T autologa completamente umana (miv-cel). Target: Linfociti B CD19-positivi responsabili della risposta autoimmune.
Articolo completo
La terapia cellulare che ha trasformato il trattamento di alcuni tumori del sangue entra in una nuova fase della sperimentazione contro le malattie autoimmuni. Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine ha valutato una terapia CAR-T anti-CD19 in sei persone affette da artrite reumatoide grave, sieropositiva e resistente ai trattamenti disponibili.
L'artrite reumatoide è una malattia autoimmune cronica nella quale il sistema immunitario attacca soprattutto le articolazioni, provocando dolore, gonfiore e progressiva perdita di funzione. Farmaci biologici e terapie mirate consentono oggi di controllarla in molti pazienti, ma una quota continua ad avere una malattia attiva nonostante diversi trattamenti.
Le CAR-T sono linfociti T prelevati dal paziente e modificati geneticamente affinché riconoscano una specifica molecola. Nello studio COMPARE, il bersaglio era CD19, presente sulla superficie di numerose cellule B.
Le cellule B partecipano alla produzione degli anticorpi. Nell'artrite reumatoide sieropositiva possono generare autoanticorpi, come il fattore reumatoide e gli anticorpi diretti contro le proteine citrullinate, contribuendo a mantenere l'infiammazione.
L'ipotesi è che una profonda eliminazione delle cellule B patologiche possa produrre una sorta di “reset immunologico”. A differenza dei farmaci biologici somministrati periodicamente, una singola infusione di CAR-T potrebbe riorganizzare più profondamente il compartimento cellulare responsabile della malattia. Questa possibilità resta, tuttavia, sperimentale.
Lo studio di fase 1 ha coinvolto sei pazienti, tre donne e tre uomini, con artrite reumatoide grave e positiva agli anticorpi anti-proteine citrullinate. Tutti avevano una malattia resistente alle terapie. Dopo la sospensione dei farmaci antireumatici e una chemioterapia linfodepletiva, i partecipanti hanno ricevuto una singola infusione di mivocabtagene autoleucel, o miv-cel, una terapia CAR-T autologa completamente umana.
Il periodo di osservazione è stato compreso fra 36 e 52 settimane. L'obiettivo principale non era dimostrare definitivamente l'efficacia, ma valutare sicurezza e tollerabilità.
Tutti i pazienti hanno sviluppato una sindrome da rilascio di citochine, una reazione infiammatoria conosciuta nelle terapie CAR-T. Gli episodi sono rimasti di grado 1 o 2. Non sono stati registrati casi della specifica sindrome neurologica ICANS né eventi avversi gravi. Un partecipante ha presentato un aumento di grado 3 delle transaminasi, successivamente risolto senza conseguenze.
La terapia ha prodotto una marcata deplezione delle cellule B CD19-positive non soltanto nel sangue, ma anche nei tessuti analizzati. Parallelamente, i livelli degli autoanticorpi sono progressivamente diminuiti.
Alla fine dell'osservazione, tutti e sei i pazienti mostravano un miglioramento dell'attività della malattia nonostante l'interruzione dei trattamenti immunosoppressivi. La riduzione mediana dell'indice DAS28-CRP è stata del 34%. Tre pazienti su sei hanno raggiunto sia la remissione secondo questo indice sia una risposta ACR70, corrispondente a un miglioramento di almeno il 70% in una serie di parametri clinici.
I risultati non autorizzano ancora a considerare le CAR-T una terapia disponibile per l'artrite reumatoide. Sei pazienti rappresentano un campione estremamente ridotto; mancava inoltre un gruppo di controllo e il follow-up non consente di valutare durata della risposta, recidive tardive o rischi a lungo termine.
Il trattamento è complesso: richiede la raccolta e la modificazione delle cellule, una chemioterapia preparatoria e strutture specializzate capaci di gestire possibili tossicità. Restano da chiarire anche il rischio di infezioni, il rapporto costo-beneficio e la possibilità che la malattia ritorni dopo la ricostituzione delle cellule B.
CONCLUSIONE
Lo studio offre una prova preliminare del fatto che una profonda eliminazione delle cellule B possa ridurre l'attività dell'artrite reumatoide resistente e modificare gli autoanticorpi che la caratterizzano. È un risultato importante sul piano biologico, ma non ancora una dimostrazione clinica definitiva. La fase successiva dello studio dovrà stabilire se il miglioramento sia riproducibile, duraturo e proporzionato ai rischi di una terapia così intensiva.
FONTI (REFERENZE SCIENTIFICHE)
Albach F.N., Rehm M.C., Krönke G. et al. “CD19 CAR T cell therapy for treatment-refractory seropositive rheumatoid arthritis: a phase 1 trial”. Nature Medicine, 27 agosto 2026. DOI: 10.1038/s41591-026-04603-3.
Studio COMPARE, identificativo NCT06475495. ClinicalTrials.gov.
“CAR T Cell Therapy for Rheumatoid Arthritis”. Revisione scientifica disponibile in PubMed Central.
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Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.5/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
✅
Criteri Critici
Il primo paziente al mondo a sottoporsi a un intervento chirurgico per tumore al cervello assistito dall'intelligenza artificiale. Vietnam.vn
Il dottor Rhys Hibbert (a destra) con il neurochirurgo Hani Marcus - Foto: UCLH SecondoEuronews, il 27 agosto l'University College London Hospital (UCLH) ha annunciato che Rhys Hibbert (48 anni), residente nel Bedfordshire (Inghilterra), è diventato la prima persona almondoa sottoporsi a un intervento di neurochirurgia con l'assistenza diretta dell'intelligenza artificiale (IA). Al signor Hibbert è stato diagnosticato un tumore al cervello nel dicembre 2024, dopo essere collassato improvvisamente e aver avuto una crisi epilettica mentre camminava. Secondo la BBC, il tumore di 11 mm si stava sviluppando sulla ghiandola pituitaria, un organo delle dimensioni di una biglia situato alla base del cranio. I medici hanno affermato che, senza intervento chirurgico, il tumore avrebbe potuto causargli la perdita della vista. Con l'aggravarsi dei suoi sintomi, il signor Hibbert decise di sottoporsi a un intervento chirurgico e si offrì volontario per partecipare a una sperimentazione della nuova tecnologia. Il successivo intervento chirurgico ha rimosso con successo il tumore, preservando la vista del paziente. Subito dopo aver ripreso conoscenza, il signor Hibbert ha notato un netto miglioramento della vista. "Quando mi sono svegliato, vedevo tutto chiaramente nella stanza", ha affermato. L'intervento chirurgico è stato eseguito presso il National Neurological and Neurosurgical Hospital (NHS), affiliato all'UCLH. Questo fa parte di una sperimentazione clinica che applica la tecnologia di intelligenza artificiale sviluppata dall'University College London (UCL), finanziata dal National Institutefor Healthand Care Excellence (NIHR) del Regno Unito. Durante l'intervento chirurgico, l'intelligenza artificiale ha analizzato in tempo reale le immagini riprese dalle telecamere, anziché basarsi esclusivamente sulle foto preoperatorie. Secondo l'UCLH, questa tecnologia ha contribuito a evidenziare le strutture chiave alla base del cervello, aiutando così l'équipe chirurgica a prendere decisioni più accurate. I medici affermano che l'intelligenza artificiale aiuta anche l'équipe a identificare le aree pericolose da evitare, consentendo così di rimuovere la maggior parte possibile del tumore garantendo al contempo la sicurezza del paziente. Inoltre, questa tecnologia è in grado di tracciare gli strumenti chirurgici e la loro interazione con i tessuti, aiutando i medici negli interventi chirurgici più complessi. "Questa è una chiara dimostrazione dei migliori valori dell'IA: aiutare i pazienti ad accedere a trattamenti un tempo considerati impensabili grazie a tecnologie all'avanguardia", ha affermato James Frith, Ministro britannico per l'Innovazione Sanitaria. Fonte: https://tuoitre.vn/benh-nhan-dau-tien-tren-the-gioi-duoc-ai-ho-tro-phau-thuat-cat-khoi-u-nao-100260827221615726.htm