📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
50.0/100
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B
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Criteri Critici
Di Giacomo (Imi): "Ricerca su melanoma per nuove strategie di cura in resistenti" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) - "La ricerca, in questo momento, si sta focalizzando su un aspetto importante: comprendere quei meccanismi che rendono i pazienti resistenti ai trattamenti che abbiamo a disposizione e identificare dei biomarcatori che ci aiutino effettivamente a selezionare meglio i pazienti e risparmiare tossicità inutili ai pazienti che non ne avranno benefici. Un altro aspetto assolutamente importante riguarda l'innovazione terapeutica, cioè identificare nuove strategie terapeutiche di combinazione per aumentare quella quota di pazienti effettivamente lungosopravviventi e potenzialmente guariti dai nostri trattamenti". Così Anna Maria Di Giacomo, consigliere dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), intervenendo oggi a Bologna al Congresso nazionale Imi, in corso fino al 18 ottobre.
"La ricerca, all'interno di Imi, che è un gruppo caratterizzato da una grande multidisciplinarità - spiega Di Giacomo - ha l'obiettivo di proporre studi anche con trattamenti innovativi, in particolare, in pazienti più complessi, in cui abbiamo decisamente più necessità di avere un trattamento migliore. La ricerca nel melanoma ha consentito negli ultimi vent'anni di migliorare la sopravvivenza dei nostri pazienti: più del 50% diventano lungosopravviventi, cioè dopo un trattamento sono vivi a 10 anni e in molti casi liberi da malattia e non ricevono trattamenti. L'altro 50% di pazienti, purtroppo, non risponde o diventa resistente. La ricerca indipendente ha l’obiettivo di raccogliere dati relativi alla real life che ci portino a migliorare anche l'utilizzo dei farmaci dopo la loro approvazione. Diventa quindi molto importante anche raccogliere dati relativi alla qualità di vita perché - puntualizza - le nostre terapie migliorano la sopravvivenza, migliorano l'outcome, ma impattano anche in modo molto positivo sulla qualità di vita. I pazienti affetti da melanoma sono spesso più giovani: garantire non soltanto una sopravvivenza a lungo termine, ma una qualità di vita eccellente è un obiettivo assolutamente importante della nostra ricerca".
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
39.6/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
Melanoma, Massi (Imi): "Digitalizzazione e Ai per diagnosi sempre più accurate" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) - Il congresso "è per noi l'occasione di confrontarci in ottica multidisciplinare sulle principali sfide nella prevenzione, nella diagnosi, nei nuovi trattamenti. Abbiamo bisogno di focalizzare l'attenzione su come riuscire a diffondere la digitalizzazione come strumento chiave nella diagnosi" del melanoma. "La digitalizzazione dei preparati è il primo importante passaggio che consente di applicare algoritmi di intelligenza artificiale". Così Daniela Massi, presidente Imi, all'apertura del 32esimo Congresso nazionale dell'Intergruppo melanoma italiano, oggi a Bologna. Personalizzare la prevenzione e i trattamenti, rafforzare la collaborazione tra specialisti e rendere accessibili le nuove tecnologie diagnostiche sono i temi principali dell'evento che riunisce per 3 giorni gli esperti della neoplasia cutanea.
"L'obiettivo - spiega Massi - è lavorare in sinergia con le altre società scientifiche e coinvolgere anche le associazioni dei pazienti, per poter dare dei contributi utili per le nostre istituzioni e costruire insieme il futuro della lotta al melanoma. La sfida - sottolinea - non è soltanto tecnologica, ma riguarda anche la sostenibilità, l’organizzazione e la cultura sanitaria".
"È fondamentale che vi sia una rimborsabilità e quindi un inserimento nel nomenclatore tariffario dei test Ngs anche per la diagnosi e la prognosi dei tumori melanocitari atipici". I test Ngs, Next Generation Sequencing "consentono di identificare alterazioni genetiche rilevanti per orientare le scelte terapeutiche - spiega - La loro applicazione, tuttavia, non riguarda soltanto l'impiego a fine predittivo, cioè per stratificare i pazienti in un'ottica di trattamento, ma può contribuire anche a chiarire i casi diagnostici più complessi".
La richiesta, inoltrata da Imi al ministero della Salute, si inserisce nel più ampio confronto sull'introduzione delle nuove tecnologie in sanità e sulla loro sostenibilità, insieme alla digitalizzazione dei preparati anatomopatologici e all'applicazione degli algoritmi di intelligenza artificiale. L'obiettivo è favorire diagnosi più accurate e percorsi terapeutici sempre più personalizzati, garantendo ai pazienti l'accesso agli strumenti innovativi.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
55.9/100
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Criteri Critici
Tra il Vaticano e l'ospedale c'è una vicinanza storica, istituzionale e fisica
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Nel 1996, recitando l’Angelus dalla finestra del Policlinico Gemelli di Roma dove era ricoverato, papa Giovanni Paolo II definì quell’ospedale «il Vaticano numero tre», dopo San Pietro e Castel Gandolfo, la storica residenza estiva del papa. Scherzò in questo modo sul lungo tempo che aveva trascorso lì tra operazioni e ricoveri, ma anche sullo storico e profondo legame che unisce le due istituzioni.
Al contrario di come molti credono, il Vaticano non è direttamente coinvolto nella proprietà o nella dirigenza del policlinico. Ha avuto però un ruolo importante nella sua fondazione. Nel 1934 papa Pio XI mise a disposizione dell’istituto Giuseppe Toniolo (l’ente fondatore dell’università Cattolica) un terreno a Monte Mario, nella parte nord-ovest di Roma, per costruire la facoltà di medicina dell’ateneo e il policlinico annesso.
L’università Cattolica è un ateneo privato regolato dalle leggi dello stato italiano che però conserva uno strettissimo legame con il Vaticano, visto che all’interno del suo consiglio di amministrazione viene sempre nominato un rappresentante della Santa Sede. Nel 2015 l’università creò insieme all’istituto Giuseppe Toniolo la fondazione che oggi gestisce il policlinico.
Il Gemelli fu fondato ufficialmente nel 1964, durante il pontificato di papa Paolo VI. La storia dei ricoveri dei pontefici iniziò però con Karol Wojtyla, papa col nome di Giovanni Paolo II, al quale nel 2009 fu dedicata una statua nel piazzale dell’ospedale. Prima di allora i pontefici venivano visitati ed eventualmente operati nelle sale della loro residenza, il Palazzo Apostolico, appositamente allestite.
Wojtyla venne operato d’urgenza al Gemelli il 13 maggio del 1981, dopo essere stato vittima di un attentato. Quel pomeriggio, mentre attraversava il piazzale davanti a San Pietro sulla papamobile, venne ferito all’addome da due proiettili esplosi a pochissima distanza da Mehmet Ali Ağca, un 23enne turco membro di un’organizzazione terroristica. L’operazione chirurgica durò più di cinque ore e si concluse con successo. Convinto di essersi salvato anche grazie all’intervento della Madonna di Fatima, l’anno successivo Wojtyla portò in dono al suo santuario, in Portogallo, uno dei proiettili estratti dal corpo, che fu incastonato nella corona della statua della Madonna.
Con la degenza di Wojtyla cominciò anche la tradizione di riservare, quando necessario, il decimo piano dell’edificio principale del Gemelli al papa. Qui si trova quello che molti giornali definiscono «l’appartamento papale». Più che un appartamento, è un’ala dell’ospedale riservata, dove si trova anche una cappella per pregare.
Al momento del ricovero di papa Leone XIV, che pochi giorni fa è stato operato per rimuovere un tumore al polmone, la parte del decimo piano solitamente destinata al papa era in ristrutturazione. Il pontefice è stato quindi ospitato in un altro reparto sullo stesso piano, che al momento è occupato solo da lui e dal suo entourage.
Giovanni Paolo II e Francesco recitarono anche gli Angelus – una preghiera che tradizionalmente il papa recita con i fedeli ogni domenica – mentre erano ricoverati al Gemelli, affacciandosi da una finestra del decimo piano e rivolgendosi ai fedeli che si erano riuniti nel piazzale sottostante. Anche Leone XIV ha in programma di farlo domenica, prima di tornare in Vaticano all’inizio della prossima settimana.
L’accesso all’area riservata al pontefice viene solitamente controllato dal personale della sicurezza del policlinico, dalla polizia di stato e dalla gendarmeria vaticana, il corpo di vigilanza dello stato pontificio.
Nicola Cerbino, addetto stampa del Policlinico Gemelli, dice che l’ospedale è diventato un punto di riferimento anche per gli standard di riservatezza e sicurezza che è in grado di fornire. «Quando arrivano in Italia presidenti o personalità politiche di rilevanza internazionale», spiega Cerbino «noi siamo sempre interessati dalla Farnesina o dalle ambasciate, nel caso avessero bisogno di rivolgersi a strutture ospedaliere italiane durante le loro visite di stato».
Dopo la volta dell’attentato Wojtyla fu ricoverato in totale una decina di volte al Policlinico Gemelli: tra le altre cose, per un’infezione, per un tumore benigno all’intestino, per un’appendicite, per una lussazione alla spalla dopo essere scivolato, per le conseguenze di un’influenza e per la frattura del femore dopo una caduta. Trascorse lì anche i suoi ultimi giorni di vita, prima di essere trasferito in Vaticano, dove morì.
Papa Benedetto XVI non fu mai curato al Gemelli, ma ci andò per visite istituzionali e quando vi fu ricoverato suo fratello maggiore, il prete Georg Ratzinger. Papa Francesco fu ricoverato al Gemelli quattro volte: l’ultimo ricovero durò cinque settimane, e un mese dopo essere stato dimesso, il 21 aprile 2025, il papa morì.
Nonostante il Gemelli venga spesso chiamato «l’ospedale del papa», i pontefici non sono tenuti a curarsi lì. Possono rivolgersi anche a strutture sanitarie diverse, a seconda delle necessità. Nel 2009 per esempio Benedetto XVI fu ricoverato all’ospedale Umberto Parini di Aosta per una frattura del polso destro che si provocò cadendo nella residenza nel paese valdostano di Les Combes. Nel 2019 invece papa Francesco fu operato per una cataratta all’ospedale Pio XI di Roma.
La scelta del Gemelli non dipende solo da una consuetudine storica e da una prossimità fisica, ma anche e soprattutto da una fiducia e stima professionale nel lavoro dei medici. Il policlinico infatti è considerato un ospedale d’eccellenza in Italia, sia per l’assistenza specialistica che per la ricerca scientifica, e occupa i primi posti nelle principali classifiche dei migliori ospedali italiani.
Un tempo il papa era curato da un medico personale chiamato archiatra pontificio. Ora invece è seguito dal dottore che dirige i servizi sanitari del Vaticano, che coordina una squadra di medici e infermieri e segue il pontefice nei suoi viaggi istituzionali. Attualmente questo ruolo è ricoperto dal dottor Luigi Carbone, ricercatore universitario dell’università Cattolica e dirigente responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Isola Tiberina, a Roma. Quando il pontefice viene ricoverato, l’assistenza passa anche ai medici dell’ospedale, che vengono scelti tra i più competenti nell’ambito in cui serve intervenire o per la specifica operazione che bisogna fare.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
Humanizing Health Awards 2026: la cura oltre il farmaco Medico e paziente
Giunto alla settima edizione il premio “Humanizing Health Awards”, promosso da Teva Italia, mette in evidenza aspetti della cura che vanno oltre le terapie farmacologiche e i protocolli assistenziali.
Le associazioni e fondazioni premiate nell’edizione 2026 hanno dato vita a progetti che rispondono a bisogni differenti: il sostegno ai caregiver familiari, il benessere e la riabilitazione di persone con patologie neuromuscolari e neurodegenerative, il benessere dei bambini in cura per patologie oncoematologiche, la cura degli anziani con demenza e Alzheimer e il supporto alle donne in terapia oncologica.
A Modena un progetto per il benessere dei bambini in cura per patologie oncoematologiche
L’ ASEOP ODV (Associazione Sostegno Ematologia Oncologia Pediatrica) di Modena è stata premiata per Sogni in Movimento, un percorso di terapia neuro-psicomotoria rivolto a circa 35 bambini tra 0 e 12 anni che, dopo lunghi e complessi percorsi terapeutici, hanno bisogno di uno spazio accogliente in cui rielaborare l’esperienza della malattia attraverso il corpo, il gioco e la relazione. L’intervento sostiene il recupero delle funzioni motorie e cognitive, e il benessere emotivo e relazionale.
A Brescia un percorso di riabilitazione con pet therapy
Un altro riconoscimento è andato a Fondazione Serena ETS di Brescia per il progetto Una zampa per NeMO che integra pet therapy e riabilitazione nel percorso di circa 160 pazienti con patologie neuromuscolari e neurodegenerative, con l’obiettivo di contrastare demotivazione, ansia e isolamento vissuti da bambini e ragazzi durante le lunghe degenze. Durante incontri di gruppo strutturati il cane agisce da mediatore relazionale non giudicante e favorisce benessere psicofisico, partecipazione attiva alle terapie, socializzazione e stimolazione motoria.
A Milano il giardino come cura per anziani con demenza e Alzheimer
La Fondazione Don Carlo Gnocchi ETS di Milano propone, presso il Centro Girola, Riappropriarsi degli spazi all’aperto, il giardino come cura. Il giardino si trasforma in uno spazio terapeutico per 126 ospiti del nucleo Alzheimer e della RSA. Il giardino terapeutico diventa uno spazio stabile di relazione e cura dove grazie al contatto con la natura, la stimolazione sensoriale e la socializzazione, i pazienti possano provare benessere psicofisico, ridurre agitazione e isolamento, e favorire la memoria emotiva.
A Firenze un supporto alle donne in terapia oncologica
Premiata anche la Fondazione Radioterapia Oncologica di Firenze per il progetto Bellezza che cura, realizzato insieme all’AOU Careggi di Firenze, per restituire dignità personale e benessere emotivo a 71 donne in terapia oncologica. Il progetto integra supporto socio-estetico (trucco correttivo), fornitura di protesi capillari e dispositivi clinici personalizzati, contribuendo a migliorare l’aderenza alle cure e la qualità della vita.
A Ravenna sostegno ai caregiver familiari
Premiata anche l’associazione Marinando Ravenna ODV per Venti di Sollievo, navigare oltre la cura. A circa 40 caregiver familiari di persone con disabilità, patologie croniche o oncologiche, vengono offerti momenti di evasione e supporto psicologico attraverso uscite in barca a vela. Alle attività in mare si affianca un servizio di assistenza domiciliare per la persona assistita, che rende possibile la partecipazione del caregiver.
L’importanza del territorio per cure più umane
Secondo Anna Carla Pozzi, segretario FIMMG Lombardia, intervenuta alla cerimonia di premiazione, i progetti premiati toccano da vicino la medicina di famiglia: sostegno ai caregiver, presa in carico degli anziani fragili, attenzione ai pazienti oncologici sono parte integrante dell’attività dei MMG, così come l’ascolto e la relazione di fiducia.
«Ritengo che la medicina generale, – spiega la dottoressa Pozzi – sia la base del Sistema Sanitario Nazionale proprio perché sta vicino ai pazienti, che si interfacciano con una persona di fiducia. Ma noi MMG attualmente siamo pochi, e oberati di lavoro -in molti casi arriviamo quasi a 2.000 assistiti. Sarebbe importante, per la medicina generale, che deve rimanere capillare sul territorio, avere la possibilità di ricorrere a personale dedicato per attività di segreteria e infermieristiche, che lavori insieme ai medici. Questo permetterebbe al medico di liberare il tempo occupato dalla burocrazia, e di potersi dedicare al proprio paziente. Il peso della burocrazia sottrae spazio alla clinica, e la clinica è fondamentale per l’umanizzazione delle cure. Anche tecnologia e intelligenza artificiale possono essere alleate preziose, se usate per liberare tempo, che il medico può dedicare alla relazione umana».
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Criteri Critici
A volte inizia con un dolore alle ossa o come un forte mal di schiena. In alcuni malati compaiono fratture inspiegabili, problemi renali, infezioni. A rischio, in termini d’età, sono...
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A volte inizia con un dolore alle ossa o come un forte mal di schiena. In alcuni malati compaiono fratture inspiegabili, problemi renali, infezioni. A rischio, in termini d’età, sono soprattutto le persone over-65. Parliamo del mieloma multiplo, un tumore del sangue che colpisce le plasmacellule: globuli bianchi del midollo osseo che contribuiscono a combattere proprio le infezioni. Quando le plasmacellule sfuggono al controllo dell’organismo e si moltiplicano troppo velocemente possono dar luogo al mieloma, ed accumulandosi possono determinare danni agli organi e lesioni.
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Le neoplasie ematologiche
Il mieloma multiplo è al secondo posto fra le neoplasie ematologiche più frequenti dopo il linfoma non-Hodgkin ed è responsabile dell’1-2% di tutte le neoplasie e del 10- 15% dei tumori ematologici. La malattia colpisce soprattutto gli anziani, con un’età media alla diagnosi di circa 70 anni (solo il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni); inoltre, è leggermente più diffuso negli uomini. Nel nostro Paese ogni anno si stimano circa 6590 nuovi casi di mieloma multiplo: rappresenta l’1,5% di tutti i tumori diagnosticati nella donna e l’1,6% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo.
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Terapie innovative
Negli ultimi anni, la disponibilità di nuovi farmaci più efficaci e sicuri ha portato a un miglioramento notevole dell’aspettativa di vita dei pazienti. Grazie alle terapie innovative, il tasso di sopravvivenza dai primi anni del 2000 a oggi è praticamente raddoppiato. Attualmente, sono allo studio diverse strategie immunoterapiche per la cura dei tumori ematologici: gli anticorpi monoclonali hanno rappresentato la prima forma di immunoterapia utilizzata nella pratica clinica per il trattamento del mieloma multiplo. Successivamente, la ricerca ha fatto progressi significativi, portando allo sviluppo di nuove soluzioni, tra cui i coniugati anticorpo-farmaco (ADC), gli anticorpi bispecifici e le cellule CAR-T.
Tra gli ADC l’Aifa, due settimane fa, ha approvato e reso disponibile anche in Italia belantamab mafodotin, sviluppato da Gsk, come terapia d’elezione del mieloma multiplo alla prima recidiva. Da meno di un anno, grazie a programmi d’accesso circa 400 pazienti, in quasi tutti i centri ematologici, stanno ricevendo il farmaco, cardine di due triplette terapeutiche: una che comprende bortezomib e desametasone, l’altra pomalidomide e desametasone. Le combinazioni sono state sperimentate in due studi clinici, rispettivamente il Dreamm 7 e il Dreamm 8, i cui risultati hanno portato prima al via libera europeo lo scorso anno e adesso quello italiano.
Efficacia confermata
I dati real life hanno confermato l’efficacia della terapia. Un ulteriore dato, sottolineato da Elena Zamagni, associato di Ematologia all’Università di Bologna e dirigente medico presso l’Irccs Sant’Orsola Malpighi, è come la vita in reparto vada oltre le rigidità dei protocolli: “Accertato che il cardine delle triplette è belantamab, le combinazioni vengono scelte e adattate in base alle caratteristiche della persona malata e della refrattarietà acquisita ai partner e della pregressa esposizione farmacologica. Belantamab mafodotin è inoltre un farmaco di facile gestione, può essere somministrato in regime di day hospital – l’infusione dura 30 minuti ogni 8-12 settimane proprio per la versatilità e adattamento della dose - senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche in reparti di ematologia meno strutturati”.
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Mandalà (Imi): "Oltre il 50% dei pazienti con melanoma vivo a 10 anni dalla diagnosi" La Gazzetta del Mezzogiorno
Roma, 16 ott. (Adnkronos Salute) - "Circa 10 anni fa la sopravvivenza mediana dei pazienti con melanoma metastatico era di circa 6 mesi; oggi più del 50% dei pazienti è vivo a 10 anni dalla diagnosi, spesso senza malattia e, in una buona percentuale dei casi, senza terapia". A fare la differenza sono state due strategie adottate, "da una parte le terapie mirate sulla base della profilazione genomica e, dall'altra, l'immunoterapia. Ma tante altre terapie sono all'orizzonte, anche vicino, tra cui le strategie vaccinali in combinazione con l'immunoterapia, le terapie cellulari e le terapie epigenetiche. Il melanoma, ancora una volta, rappresenta un archetipo di nuove terapie ed è la patologia su cui le nuove terapie vengono testate per essere estese anche ad altre patologie". Lo ha detto Mario Mandalà, past president dell'Intergruppo melanoma italiano, al Congresso nazionale Imi che si apre oggi a Bologna.
Queste nuove terapie, "nella loro complessità, ci hanno insegnato una volta di più l'importanza del rapporto tra medico e paziente - sottolinea Mandalà - La relazione tra medico e paziente è fondamentale sotto tanti punti di vista: per migliorare la compliance, i trattamenti e l'aderenza alle terapie; per poter affrontare meglio, ad esempio, le tossicità sia acute sia croniche; ma anche per poterci occupare, insieme ai nostri pazienti, dei problemi dei lungosopravviventi. Abbiamo una quota di pazienti, anche con malattia avanzata, che ormai guarisce: sono vivi a 10 anni e di loro ci dobbiamo occupare. Questo è molto importante soprattutto nella popolazione, ad esempio sotto i 40 anni, perché il melanoma è il terzo tumore solido per incidenza in questa fascia d’età. Dove c'è una prospettiva di vita molto lunga - chiarisce - occuparsi dei nostri pazienti non riguarda soltanto la terapia, ma anche gli effetti delle terapie e la possibilità di costruire una vita dopo la paura e dopo aver temuto di morire. Questa è una cosa che stiamo scoprendo con i nostri pazienti".
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Melanoma, Patuzzo (Imi): "Chirurgia sempre meno invasiva e attenta a qualità di vita" Adnkronos
L'approccio chirurgico al melanoma "è cambiato molto grazie all'avvento delle nuove terapie e anche alla tecnologia. È una chirurgia sempre meno invasiva e sempre più rispettosa della qualità di vita del paziente. Nei nostri reparti vediamo ormai l'80% dei pazienti che guarisce con un trattamento minimo, iniziale, anche perché la diagnosi è più precoce, quindi le terapie sono proprio limitate all'asportazione del melanoma, alla radicalizzazione" e al prelievo "del linfonodo sentinella". Lo ha detto Roberto Patuzzo, consigliere dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi), in occasione del congresso nazionale che si apre oggi a Bologna.
"In alcune situazioni più avanzate - spiega Patuzzo - abbiamo una chirurgia mininvasiva come la laparoscopia o, addirittura, la robotica, nei casi più avanzati come il melanoma metastatico a livello retroperitoneale, intraaddominale, che permette una chirurgia mirata con un decorso post-operatorio molto favorevole. Circa il 20% dei pazienti ha un melanoma più avanzato che subisce nell'arco della vita, più trattamenti. Sono pazienti lungosopravviventi, che aumentano sempre di più e che vengono sottoposti a più trattamenti che però riescono a controllare la malattia con una qualità di vita ottima".
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Criteri Critici
Frosinone, screening dermatologico gratuito per prevenire il melanoma: 120 posti disponibili Tu News 24
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La prevenzione e la diagnosi precoce sono al centro dell’iniziativa promossa dalla ASL di Frosinone nell’ambito di Ottobre Rosa, la campagna dedicata alla sensibilizzazione sulla salute femminile. L’azienda sanitaria organizza uno screening gratuito delle lesioni pigmentate, con l’obiettivo di favorire l’individuazione di eventuali segnali sospetti e sensibilizzare sull’importanza dei controlli dermatologici.
L’iniziativa è rivolta alle donne dai 15 anni in su e consentirà di accedere gratuitamente a una visita specialistica per il controllo della pelle. I posti disponibili sono 120.
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Visite il 20 ottobre all’ospedale Spaziani
Lo screening si svolgerà martedì 20 ottobre 2026, dalle 13 alle 18, negli ambulatori della UOSD Dermatologia dell’ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone.
Le visite saranno effettuate nella palazzina Q, al terzo piano della struttura ospedaliera. Considerato il numero limitato di appuntamenti, sarà necessario seguire le indicazioni fornite dalla ASL per accedere al servizio.
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Prenotazioni aperte domenica 18 ottobre
Per richiedere una visita sarà possibile prenotarsi esclusivamente domenica 18 ottobre 2026, dalle 9 alle 11, inviando un’e-mail all’indirizzo dedicato:
ottobrerosadonna26@aslfrosinone.it
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L’azienda sanitaria precisa che sarà accettata una sola prenotazione per ciascun indirizzo e-mail. I posti disponibili sono complessivamente 120: è quindi importante inviare la richiesta nella fascia oraria prevista, tenendo conto del numero limitato di accessi.
Melanoma, attenzione ai cambiamenti della pelle
Il controllo delle lesioni pigmentate rappresenta un’occasione per valutare eventuali anomalie cutanee e individuare quelle che potrebbero richiedere ulteriori approfondimenti specialistici.
Prestare attenzione ai cambiamenti di forma, colore o dimensione dei nei e rivolgersi al dermatologo in presenza di lesioni sospette sono comportamenti importanti per la salute della pelle. Lo screening si inserisce in un percorso più ampio di sensibilizzazione sulla prevenzione e sull’importanza di non trascurare i segnali del proprio corpo.
Con questa iniziativa, la ASL di Frosinone rinnova l’attenzione verso la salute femminile, offrendo un’opportunità gratuita di controllo nell’ambito delle attività promosse per Ottobre Rosa.
Tutte le informazioni utili
Chi può partecipare: donne dai 15 anni in su.
Costo: gratuito.
Quando: martedì 20 ottobre 2026, dalle 13 alle 18.
Dove: ospedale “Fabrizio Spaziani” di Frosinone, palazzina Q, terzo piano, ambulatori UOSD Dermatologia.
Quando prenotare: domenica 18 ottobre 2026, dalle 9 alle 11.
Come prenotare: inviando un’e-mail a ottobrerosadonna26@aslfrosinone.it .
Posti disponibili: 120.
Limite: una sola prenotazione per ciascun indirizzo e-mail.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.8/100
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B
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Criteri Critici
Tumore al seno, non solo cure: al Policlinico di Bari un mese di attività per il benessere delle pazienti BariToday
Non solo interventi e prestazioni diagnostiche, ma anche attività per accompagnare le donne dopo le cure per un tumore al seno. In occasione dell'Ottobre rosa, il mese dedicato alla prevenzione del cancro della mammella, la Breast Unit del Policlinico di Bari, diretta dal prof. Marco Moschetta, ha promosso un calendario di trattamenti volti a migliorare il benessere psicofisico delle pazienti.
Le attività previste e come accedere
Linfodrenaggio, sedute di beauty oncology e attività fisica tra le iniziative offerte, grazie alla collaborazione con l’associazione Susan G. Komen Puglia. A ospitare le attività è il Centro di Terapie Integrate, inaugurato lo scorso anno. Il programma rientra nella prevenzione terziaria, ovvero l'insieme di interventi volti a limitare i danni della malattia e delle cure, agevolare la riabilitazione e offrire alle pazienti una migliore qualità di vita.
Gli incontri, riservati alle pazienti seguite in follow-up dalla Breast Unit del Policlinico di Bari, sono in programma ogni mercoledì e venerdì. E' possibile chiedere informazioni e prenotarsi direttamente scrivendo all'indirizzo email segreteria.cis@policlinico.ba.it.
"Il programma – spiega il prof. Moschetta – non si esaurirà con il mese di ottobre, ma proseguirà stabilmente con ulteriori attività dedicate alle donne con tumore della mammella. Abbiamo in cantiere iniziative divulgative mensili, realizzate con il coinvolgimento dei professionisti della Breast Unit, per promuovere la conoscenza della malattia, dei percorsi di cura e delle opportunità di supporto disponibili. Attualmente sono oltre 4.500 le donne operate seguite dalla nostra Breast Unit con una presa in carico delle pazienti che parte dalla diagnosi precoce ai trattamenti fino alla sorveglianza clinica e al recupero dopo le cure".
"La qualità dell'assistenza – spiega il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce – si misura anche nella capacità di accompagnare le pazienti oltre la fase dei trattamenti. Grazie al contributo delle associazioni e all’impegno dei professionisti della Breast Unit al Policlinico di Bari offriamo strumenti concreti per migliorare il benessere fisico e psicologico e la qualità della vita delle pazienti. Parallelamente, continuiamo a investire nell'innovazione diagnostica e nella ricerca, con numeri significativi anche sul fronte diagnostico e interventistico della Senologia".
I numeri della Breast Unit del Policlinico di Bari
Nei primi otto mesi del 2026, sono state oltre 35mila le prestazioni di primo e secondo livello erogare dalla Breast Unit del Policlinico di Bari e più di mille procedure interventistiche eseguite. Un volume di attività che si conferma in crescita: in tutto il 2025, infatti, erano state effettuate 1.096 procedure interventistiche di secondo livello. Oltre alle cure e al supporto per le pazienti, il Policlinico di Bari è in prima linea nella ricerca per sviluppare strumenti diagnostici sempre più precisi.
"Entro ottobre – conclude il prof. Moschetta – si concluderà la fase di reclutamento di uno studio multicentrico finanziato nell'ambito del PNRR, che vede la Breast Unit barese tra i principali centri nazionali coinvolti. Il progetto mette a confronto la risonanza magnetica mammaria e la mammografia con mezzo di contrasto nelle donne ad alto rischio di sviluppare un tumore della mammella, con l'obiettivo di valutare il contributo delle diverse metodiche alla definizione di strategie di sorveglianza personalizzate. I risultati dello studio potranno offrire nuove evidenze scientifiche per orientare la scelta degli esami diagnostici in relazione al profilo di rischio individuale, contribuendo all'evoluzione della prevenzione senologica verso modelli sempre più appropriati e personalizzati".
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
51.9/100
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Criteri Critici
Ottobre rosa: nelle Marche un mese dedicato alla prevenzione del tumore della mammella Regione Marche
“Fallo per te”, è il messaggio scelto quest’anno per il mese dedicato allo screening mammografico nelle Marche. La Regione, in occasione dell’Ottobre rosa rilancia l’invito ad aderire alla campagna di informazione, sensibilizzazione e alle iniziative dedicate alla prevenzione del tumore alla mammella.
Il messaggio per la campagna 2026 è semplice e diretto: “FALLO PER TE. Una mammografia può fare la differenza”.
“Rinnoviamo l’impegno nella promozione dello screening mammografico – raccomanda l’assessore regionale alla Sanità, Paolo Calcinaro - e suggeriamo alle donne che ricevono l’invito di partecipare al programma regionale. Il tumore della mammella, quando viene individuato precocemente, può essere curato con maggiori possibilità di successo e spesso con trattamenti meno invasivi. Per questo aderire allo screening rappresenta un gesto concreto di attenzione verso la propria salute”.
L’obiettivo è favorire una partecipazione sempre più consapevole: non aspettare la comparsa di un sintomo, ma utilizzare l’opportunità offerta dallo screening per prendersi cura della propria salute quando si sta bene.
Nelle Marche lo screening mammografico è organizzato dal Servizio Sanitario Regionale attraverso le Aziende Sanitarie Territoriali di Pesaro Urbino, Ancona, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno.
Per le donne che hanno tra i 45 e i 74 anni, la fascia di età prevista dal programma, il percorso di screening è gratuito. Inoltre, non richiede l’impegnativa del medico, garantisce gli approfondimenti diagnostici quando necessari, assicura la successiva presa in carico nel percorso sanitario, accompagnando la donna nelle eventuali fasi successive.
Durante tutto il mese di ottobre la Regione Marche e le Aziende Sanitarie Territoriali promuoveranno una campagna coordinata di informazione e sensibilizzazione, attraverso i canali istituzionali, le strutture sanitarie e strumenti di comunicazione digitale.
Dal 26 al 31ottobre è prevista la Settimana regionale del Numero Verde, durante la quale gli esperti dei Centri screening oncologici delle Marche saranno a disposizione per rispondere alle domande sullo screening mammografico e sulla prevenzione del tumore della mammella.
La campagna utilizzerà anche l’App IO per l’invio di messaggi dedicati, per ricordare l’importanza dell’adesione e per fornire indicazioni utili sul programma di screening.
GLI APPUNTAMENTI DELLE AZIENDE
Nell'Ast di Pesaro Urbino è in programma la Giornata Mondiale dell'Osteoporosi a Pesaro (18 ottobre), con incontri informativi, camminata aperta alla cittadinanza e consulenze gratuite. Ad Ancona, l'Ast propone diversi appuntamenti all'ospedale "Principe di Piemonte" di Senigallia: visite senologiche gratuite (20 e 21 ottobre), consulenze gastroenterologiche (20 ottobre), visite nell'ambulatorio osteoporosi (19 ottobre) e un incontro aperto al pubblico dal titolo "Educazione alla senologia" (26 ottobre). Le prenotazioni possono essere effettuate telefonando al numero 347 1313584. Nell'Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche, su iniziativa della Fondazione Aou delle Marche ETS e della Clinica Oncologica, la facciata dell'ingresso principale dell'ospedale regionale di Torrette sarà illuminata di rosa nell'ultima settimana di ottobre (dal 26 al 31 ottobre) per sensibilizzare la cittadinanza sull'importanza della prevenzione del tumore al seno. La Senologia ha inoltre programmato visite gratuite nel corso del mese di ottobre. Nell'Ast di Macerata sono in programma visite, screening e consulenze gratuite dedicate alla prevenzione dei tumori della mammella e dell'osteoporosi (19, 20 e 22 ottobre) nelle sedi di Macerata, Civitanova Marche, Camerino e San Severino Marche. Le attività comprendono visite senologiche, oncologiche ed ecografie mammarie, oltre a valutazioni del rischio osteoporotico e consulenze specialistiche. Per le prenotazioni è possibile contattare i numeri 0733 2572859, 0733 823929, 0733 2572103, 0737 639340 e 330 2643789 oppure scrivere all'indirizzo macerata@lilt.it. Nel fermano, l'Ast ha promosso due giornate di screening mammografico gratuito (ieri all'ex ospedale di Porto San Giorgio e oggi, 16 ottobre, all'ospedale dei Sibillini "Beato Antonio" di Amandola), e anche oggi la struttura di Amandola sarà illuminata di rosa. Ad Ascoli Piceno il calendario dell'Ottobre Rosa prosegue con una serie di iniziative dedicate alla salute della donna nei consultori e nelle strutture ospedaliere di Ascoli Piceno e San Benedetto del Tronto. Sono in programma visite ginecologiche dedicate alla menopausa (22 ottobre), incontri informativi su menopausa, vulvodinia, allattamento materno e prevenzione (23, 26 e 29 ottobre), oltre a screening gratuiti per la prevenzione del tumore della cervice uterina ad accesso libero (19, 26 e 29 ottobre). Per le attività che prevedono prenotazione è possibile contattare i numeri 0736 358132, 0736 358548 e 0735 793803.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?3
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Criteri Critici
Alopecia da chemioterapia. Come migliorare la qualità di vita delle pazienti con tumore 11/07/2020 L'eco del sud
Non vedersi malata e sentirsi “come prima”, con un miglioramento complessivo del benessere e dell’immagine corporea percepita nel tempo, grazie all’impiego di un innovativo sistema protesico invece della tradizionale parrucca: una svolta importante per le donne colpite da alopecia da chemioterapia, che si trovano a dover fare i conti non solo con la loro patologia tumorale ma anche con il pesante impatto psicologico e sociale della perdita dei capelli.
Sono positive le evidenze emerse dallo studio promosso da Salute Donna Onlus che in collaborazione con l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha realizzato uno studio pilota condotto per valutare l’impatto psicologico del sistema protesicoCNC, 100% italiano, sviluppato da CRLab – Cesare Ragazzi Laboratories, in pazienti con recidiva di carcinoma della mammella e alopecia recidivante indotta da chemioterapia.
“Salute Donna è da sempre impegnata ad affiancare le donne con tumore e a cercare le migliori soluzioni possibili per migliorare la loro qualità di vita. Avevamo sentito parlare da diverse pazienti di un nuovo tipo di ausilio per la perdita dei capelli ma CRLab ci ha battuti sul tempo e ci ha contattati. Siamo stati invitati direttamente nei laboratori di Bologna dove abbiamo potuto seguire il complicato processo manifatturiero che porta alla produzione del sistema protesico CNC - dichiara Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna Onlus - eabbiamo subito capito che si trattava di una vera innovazione:abbiamo parlato con l’Istituto Nazionale Tumori perché ci è sembrato importante fare uno studio strutturato su donne con tumore della mammella recidivante e con una seconda alopecia da chemioterapia, quindi donne che avevano già provato la parrucca. I risultati sono davvero molto buoni. Questo sistema potrebbe aiutare le donne ma anche gli uomini e i più giovani affetti da tumore. Il passo successivo sarà quello di parlare con i decisori regionali per consentire un accesso equo a questo sistema”.
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è da sempre impegnato nella ricerca scientifica non solo per offrire ai pazienti oncologici le migliori strutture, tecnologie d’avanguardia e terapie innovative ma per garantire una presa in carico globale tesa al miglioramento del benessere e della loro qualità di vita.
“All’Istituto Nazionale dei Tumori l’attenzione alla persona non è mai mancata, da noi “paziente al centro” non è un modo di dire, ma una realtà da sempre - commenta Marco Votta, Presidente Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano - la nostra è una storia di successi in un mix equilibrato di scienza e di tecnica, ma anche di umanizzazione delle cure, come hanno insegnato i giganti dell’oncologia che hanno esercitato in Istituto la loro attività, come Gianni Buonadonna e Umberto Veronesi, i primi a sostenere l’importanza di curare la persona ancora prima della malattia”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
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Criteri Critici
Ema autorizza daraxonrasib, farmaco che rallenta il tumore al pancreas: palla all'Aifa per commercio in Italia Virgilio
Giornalista pubblicista, scrive di cronaca nera e attualità. Muove i primi passi nel fact checking per poi appassionarsi al mondo dell'informazione. Collabora con altre testate e siti web, esperto di musica.
Dopo l’ok dell’Ema (European Medicines Agency), ora la palla passa all’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco): il comitato per i medicinali ad uso umano dell’Agenzia Europea del Farmaco, infatti, raccomanda l’introduzione nel mercato farmaceutico del daraxonrasib, il farmaco ad uso orale destinato ai pazienti oncologici affetti da tumore al pancreas metastatico, dunque in estensione. Ora tocca all’Italia: Aifa dovrà stabilire prezzo, rimborsabilità e condizioni che riguardano il Sistema Sanitario Nazionale (SSN).
L’Ema ha autorizzato il daraxonrasib
Come specifica il comunicato ufficiale dell’Ema, ovvero l’Agenzia Europea del Farmaco, il CHMP (comitato per i medicinali ad uso umano) consiglia agli Stati membri l’autorizzazione alla messa in commercio del Rasonque, il farmaco a base di daraxonrasib in grado di rallentare il tumore al pancreas in stato metastatico.
Il trattamento è rivolto ai pazienti oncologici che non hanno tratto beneficio dalle cure fino ad ora ricevute, come ad esempio la chemioterapia.
Il parere del comitato, ora, rappresenta la fase intermedia. Gli Stati membri dell’Unione Europea dovranno ora autorizzare la sua diffusione. Nel caso dell’Italia, il compito spetta all’Aifa.
In questo modo il daraxonrasib sarà sottoposto al Sistema Sanitario Nazionale italiano.
Che cos’è il daraxonrasib per il tumore al pancreas
Come anticipato, il daraxonrasib è il principio attivo rivolto ai pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico che non hanno tratto beneficio dai precedenti trattamenti con la chemioterapia.
Va specificato che questo farmaco non cancella la malattia, bensì la rallenta, estendendo il periodo di sopravvivenza da 3 o 4 mesi fino a 13 mesi. Ancora, il principio attivo interviene sui sintomi della patologia, che molto spesso sono invalidanti. Più tecnicamente, il daraxonrasib è un inibitore delle proteine Ras, che riguardano la crescita e la sopravvivenza delle cellule. Questo processo avviene quando il principio attivo si lega a una proteina chiamata ciclofilina A, che crea uno scudo che blocca lo svilupparsi delle proteine Ras.
In questo modo vengono a morire le cellule tumorali e viene rallentata la crescita del tumore.
L’arrivo in Italia con l’Aifa
La spiegazione è molto semplice: l’approvazione dell’Ema rappresenta una certificazione sulla sicurezza del farmaco, che deve poi essere introdotto nel sistema sanitario degli Stati membri. Nel caso dell’Italia, sarà l’Aifa a stabilire se il principio attivo sarà distribuito a carico del Sistema Sanitario Nazionale e con quale prezzo.
Quindi l’Aifa potrà negoziare con l’azienda farmaceutica e stabilire il criterio di rimborsabilità: la Classe A quando l’articolo è a carico del SSN; Classe H ad uso ospedaliero e sempre a carico del SSN; Classe C a carico del paziente; Classe C (nn) autorizzata ma in fase di negoziazione.
Se l’Aifa, inoltre, riconosce che il farmaco si rivela efficace al contrario di altre cure, allora scatta il principio dell’innovatività e l’iter di introduzione viene accelerato. Infine, una volta introdotto il farmaco in commercio l’Aifa dovrà comunque mantenere la farmacovigilanza su possibili effetti collaterali e controllare la tracciabilità per evitare contraffazioni.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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53.7/100
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Criteri Critici
Tumore al seno, niente bisturi né anestesia generale: all’IEO la crioablazione per pazienti selezionate insalutenews.it
All’Istituto Europeo di Oncologia, nell’ambito dello studio PRECICE, 100 pazienti sono state trattate con la procedura percutanea della crioablazione: niente tagli, niente anestesia generale, niente cicatrici chirurgiche né protesi e ritorno a casa il giorno stesso. Nelle pazienti correttamente selezionate, i dati internazionali mostrano che la crioablazione ottiene un controllo oncologico a cinque anni paragonabile a quello della chirurgia
Milano, 16 ottobre 2026 – Curare un tumore del seno senza entrare in sala operatoria. Per alcune donne con un carcinoma mammario iniziale, piccolo e biologicamente favorevole, oggi questa possibilità è concreta. All’Istituto Europeo di Oncologia è stata infatti trattata con crioablazione percutanea la centesima paziente arruolata nello studio PRECICE. Le 100 pazienti dello studio si aggiungono alle numerose donne già trattate allo IEO con la stessa metodica al di fuori del protocollo.
La crioablazione non è una tecnologia sperimentale. È una tecnica consolidata in oncologia interventistica che distrugge il tumore attraverso il freddo. Una sottile sonda viene introdotta attraverso la cute, in anestesia locale e sotto guida ecografica, fino alla lesione.
In pochi minuti intorno al tumore si forma una “sfera di ghiaccio”, controllata in tempo reale, che distrugge il tessuto tumorale insieme a un adeguato margine di sicurezza. Non ci sono incisioni chirurgiche, non serve l’anestesia generale e la paziente torna a casa in giornata.
Il punto decisivo è scegliere le pazienti giuste. PRECICE, il primo studio italiano di questo tipo, coinvolge donne di almeno 50 anni con tumori unifocali fino a 15 millimetri e caratteristiche biologiche favorevoli. Non è quindi una terapia adatta a tutti i carcinomi mammari, ma per le pazienti candidabili i vantaggi possono essere molto importanti.
E i dati oncologici sono ormai estremamente incoraggianti. Nel trial multicentrico ICE3, il tasso di recidiva tumorale ipsilaterale a cinque anni è stato del 4,3%, un risultato in linea con quello osservato dopo chirurgia conservativa in popolazioni comparabili. Numerosi studi hanno mostrato che, nelle pazienti accuratamente selezionate, la crioablazione ottiene un controllo locale paragonabile a quello della chirurgia, offrendo allo stesso tempo un risultato cosmetico migliore, minori complicanze, un recupero molto più rapido e costi sensibilmente inferiori.
“La domanda non è più se siamo in grado di distruggere radicalmente un piccolo tumore mammario con il freddo: questo lo sappiamo già. La vera domanda è se, nelle pazienti giuste, possiamo ottenere la stessa sicurezza oncologica della chirurgia evitando l’intervento. I dati internazionali ci dicono che questa possibilità è reale e PRECICE nasce proprio per dimostrarlo in modo prospettico. Le prime 100 pazienti rappresentano per noi un traguardo molto importante”, commenta Franco Orsi, Direttore della Radiologia Interventistica IEO e responsabile dello studio PRECICE.
“La finalità dello studio non è eliminare la chirurgia del tumore della mammella, che rimane fondamentale per la maggior parte delle pazienti. L’obiettivo è piuttosto fare un passo in più verso la minivasività ed evitare un intervento chirurgico quando non è necessario o anzi è eccessivo. Se in una donna accuratamente selezionata possiamo ottenere lo stesso risultato oncologico con una procedura molto meno invasiva, senza anestesia generale, senza tagli, senza cicatrici chirurgiche, senza necessità di ricostruzione o protesi e con il ritorno a casa il giorno stesso, il vantaggio per quella donna è evidente. Non possiamo proporre la crioablazione a tutte le pazienti, ma a tutte le donne possiamo ricordare che uno dei criteri che le rende candidabili alle tecniche conservative è la dimensione piccola del tumore. L’invito è quindi sempre di più: fate prevenzione”, dichiara Paolo Veronesi, Direttore del Programma Senologia IEO.
“La crioablazione non modifica il rigore del percorso oncologico. Ogni paziente viene valutata multidisciplinarmente e, dopo il trattamento, prosegue con le terapie adiuvanti indicate e con un follow-up oncologico e radiologico programmato. Ma per una donna la differenza è enorme: ridurre l’impatto fisico e psicologico della prima fase della cura, significa migliorare concretamente la sua qualità di vita e il modo in cui affronta la malattia. È questo, insieme alla sicurezza oncologica, uno degli obiettivi fondamentali di PRECICE”, conclude Franco Orsi.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
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Criteri Critici
L'intervista con la make-up artist Alice Rossi, che trucca donne con alopecia da chemioterapia Cosmopolitan
Per Alice Rossi il make-up non è soltanto una questione di estetica. Professional Makeup Artist, Color Specialist e Makeup Educator, da anni lavora sul rapporto tra immagine, colore e percezione di sé, partendo da un principio preciso: valorizzare una persona senza trasformarla in qualcun’altra. Da questa idea nasce anche il progetto realizzato insieme a Zao Make-Up e Quaranta Ulivi, che porta gratuitamente lezioni di make-up alle donne che stanno affrontando la chemioterapia o convivono con l’alopecia. Tecniche semplici e un momento da dedicare a se stesse diventano così uno strumento per ritrovare familiarità con la propria immagine, anche nei momenti in cui il corpo cambia e con lui il modo in cui ci si guarda. Al telefono ho parlato con Alice di bellezza, ascolto e di quanto sentirsi bene con la propria immagine possa essere una forma di cura.
Nel tuo lavoro unisci make-up, analisi del colore e ascolto della persona. Che cosa significa per te valorizzare qualcuno senza trasformarlo?
«Significa entrare in empatia con la persona e capire qual è il suo ideale di bellezza, perché ognuno ha il proprio. Quando riesci a instaurare questo rapporto, capisci che cosa sta cercando, come vorrebbe sentirsi in quel momento e, di conseguenza, come intervenire. Anche per questo, prima di cominciare, cerco spesso delle ispirazioni insieme alla cliente: le mostro delle referenze e cerco di capire che cosa ha in mente. Solo a quel punto parto con il make-up. Nella maggior parte dei casi il risultato incontra esattamente quello che si aspettava».
Il progetto che porti avanti con Zao Make-Up è dedicato a donne che stanno affrontando alopecia e chemioterapia. Che cosa cambia nel tuo lavoro quando il make-up entra in un momento così delicato della vita?
«In questi momenti c’è ancora più ascolto, ma c’è anche il desiderio di tirarle un po’ su di morale attraverso quella che è la mia arte: il colore e il make-up. Anche un gesto molto semplice può fare la differenza: mettere un po’ di blush, per esempio, oppure ricostruire le sopracciglia quando si sono persi i peli del viso. Sono piccoli accorgimenti che possono restituire un po’ di sicurezza rispetto a come ci si vede normalmente. E sono anche una forma di coccola, un gesto d’amore in un momento particolarmente delicato».
Hai detto che la bellezza può essere uno strumento di benessere e non qualcosa di superficiale. Da dove nasce questa convinzione?
«Nasce da un’esperienza molto personale. Quando ero adolescente ero una ragazzina piena di insicurezze e ho iniziato a sperimentare il make-up su me stessa. Mi sono accorta che poteva cambiare il modo in cui mi vedevo e che, attraverso quello, potevo sentirmi meglio. Poi ho cominciato a sperimentare sulle amiche e le loro reazioni mi hanno fatto capire che forse quella era davvero la strada giusta per me. La percezione che avevo di me stessa è cambiata molto da quando faccio questo lavoro e oggi vedo succedere la stessa cosa anche nelle persone sulle quali lavoro, mi è capitato di vedere donne commuoversi davanti allo specchio e dirmi: “Non mi sono mai vista così”. Per me il punto non è che gli altri ci vedano più belle, quello viene dopo. La cosa più importante è piacere a noi stesse, per quello che facciamo, per chi siamo e per come ci vediamo. Gli altri sono una conseguenza».
Durante i corsi non ti limiti a truccare le partecipanti, ma insegni loro a prendersi cura della propria immagine. Che cosa vorresti che portassero a casa da questa esperienza?
«Sicuramente qualche tecnica e dei consigli pratici per migliorare la propria manualità e valorizzare il viso, ma soprattutto vorrei che si portassero a casa un momento dedicato a loro stesse. Viviamo tutti una vita molto frenetica e spesso diciamo di non avere tempo per prenderci cura di noi. È vero che ci sono delle priorità, ma questo non significa che dobbiamo essere sempre le ultime nelle nostre. Per me non dovrebbe funzionare così: noi dobbiamo essere una priorità, non qualcosa che viene dopo tutto il resto. Prendersi cura della propria immagine può dare anche più sicurezza e consapevolezza. E questo, per me, ha molto più valore del semplice aspetto estetico».
Hai scelto di offrire gratuitamente questi corsi alle donne che stanno affrontando la chemioterapia. Quale valore vedi nel mettere una professionalità come la tua a disposizione di chi ne ha bisogno?
«Vedo soprattutto una reazione molto forte. Gli occhi si illuminano e spesso le persone ti dicono: “Che bel gesto, è proprio quello di cui probabilmente c’è bisogno”. L’idea del progetto nasce anche dalla filosofia di Quaranta Ulivi, che si occupa del benessere della persona a 360 gradi mettendo insieme professionisti diversi. Io ho pensato che potesse esserci uno spazio anche per la mia professionalità, che riguarda l’estetica, il make-up e la bellezza. In un percorso di chemioterapia non si tratta di insegnare a realizzare un make-up perfetto o a trasformarsi. Si tratta di aiutare una persona a sentirsi un po’ più curata, a guardarsi allo specchio e riconoscersi. A volte bastano davvero pochi gesti. Ricordo, per esempio, una signora che, dopo essersi vista, mi ha detto: “Non pensavo che con così poco potessi rivedermi con questi occhi”. È una frase che mi è rimasta molto. Per me, alla fine, il punto è proprio questo: il make-up cambia, le esigenze cambiano, ma il principio rimane lo stesso. Valorizzare senza cancellare chi sei».
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Sessualità, fertilità e prevenzione: lo Spazio Giovani apre le porte ai ragazzi senza timori né giudizi ForlìToday
La salute maschile merita attenzione fin dall’adolescenza. Conoscere il proprio corpo, riconoscere eventuali segnali da non sottovalutare e ricevere informazioni corrette sulla sessualità e sulla prevenzione sono passaggi importanti per tutelare il benessere presente e futuro dei ragazzi. In occasione della Giornata nazionale dell’andrologia, prevista per mercoledì 21 ottobre, lo Spazio Giovani di Forlì, afferente all’Unità operativa Salute donna infanzia di Forlì, diretta dalla dottoressa Giovanna Rita Indorato, organizzerà un open day dedicato alla salute maschile, con l’obiettivo di avvicinare i giovani ai temi della prevenzione e offrire loro un luogo in cui trovare risposte affidabili, in un contesto accogliente e non giudicante.
L’open day
La giornata di visite gratuite ad accesso libero, che si svolgerà nello Spazio Giovani, in via Giorgina Saffi 18, dalle 14,30 alle 18, è stata organizzata con la collaborazione dell’Unità operativa di Urologia di Forlì, diretta dalla dottoressa Roberta Gunelli. Nel corso del pomeriggio, per i ragazzi delle fascia d’età 14 – 19 anni, sarà infatti possibile richiedere ed effettuare una visita andrologica gratuita per approfondire dubbi o eventuali problematiche legate alla salute dell’apparato genitale. È inoltre previsto un focus group con i ragazzi, pensato come momento di confronto e ascolto, nel quale saranno loro stessi a poter esprimere domande, curiosità e bisogni sui temi della salute maschile, della conoscenza del proprio corpo, della prevenzione andrologica e delle malattie sessualmente trasmesse.
“Tra gli argomenti che potranno essere affrontati vi sono l’autopalpazione testicolare - spiega la dottoressa Indorato - la prevenzione delle infezioni sessualmente trasmesse e l’importanza di individuare precocemente alcune condizioni che, se non riconosciute e trattate tempestivamente, possono compromettere la salute riproduttiva e la fertilità futura. L’open day sarà anche un’occasione di apertura al dialogo con i genitori, che potranno rivolgersi al servizio per dubbi, richieste di informazioni o necessità legate alla salute dei propri figli”.
La nuova apertura settimanale dedicata alla salute dei ragazzi
La giornata del 21 ottobre rappresenta inoltre l’avvio di una nuova opportunità di accesso ai servizi: lo Spazio Giovani aprirà infatti le proprie porte ai ragazzi tutti i martedì pomeriggio dalle 14 alle 18 con l’assistente sanitario Fabio Mancini, con l’intento di offrire un punto di riferimento stabile anche per la salute maschile.
“L’iniziativa - dettaglia la dottoressa Indorato - nasce dalla consapevolezza che i ragazzi, proprio come le ragazze, hanno bisogno di servizi capaci di intercettare precocemente i bisogni di salute, rispondere alle domande e accompagnarli nelle diverse fasi della crescita. Spesso, infatti, imbarazzo, scarsa conoscenza, o difficoltà a parlare di alcuni argomenti, possono ritardare la richiesta di aiuto o l’accesso a una visita specialistica”.
"Lo Spazio Giovani - conclude -. vuole essere una porta d’ingresso semplice e accessibile, in cui trovare ascolto, informazioni corrette e orientamento, senza timore di essere giudicati. Investire nella prevenzione andrologica significa non soltanto tutelare la fertilità futura, ma promuovere una cultura della salute che aiuti i giovani a conoscere meglio se stessi, a prendersi cura del proprio corpo e ad affrontare con maggiore consapevolezza le scelte che riguardano il proprio benessere. Perché prendersi cura della salute significa anche imparare a parlarne. E la prevenzione comincia proprio da qui”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Tumore del pancreas, l’EMA raccomanda daraxonrasib: cosa cambia per i pazienti Dossier Salute
L’Agenzia europea per i medicinali ha dato il primo via libera a Rasonque (daraxonrasib), una compressa che agisce sulla proteina RAS, per il tumore del pancreas metastatico già trattato. Il parere positivo del comitato scientifico CHMP è arrivato il 15 ottobre 2026. Nello studio di fase 3 RASolute 302 il farmaco ha quasi raddoppiato la sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia. Non è ancora un’autorizzazione definitiva: manca la decisione della Commissione europea, poi toccherà ai singoli Paesi stabilire prezzo e rimborso. Ecco che cosa significa per i pazienti.
di Lavinia Giganti | Giornalista | Dossier Salute
In sintesi
Il 15 ottobre 2026 il CHMP dell’EMA ha raccomandato l’autorizzazione di Rasonque (daraxonrasib) nell’Unione europea.
L’indicazione riguarda adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno già ricevuto almeno un trattamento sistemico.
Nello studio RASolute 302, su 500 pazienti, la sopravvivenza mediana è stata di 13,2 mesi contro 6,7 mesi con la chemioterapia.
Gli effetti indesiderati più frequenti sono eruzione cutanea, diarrea, stomatite, nausea e vomito.
La decisione finale spetta alla Commissione europea; l’accesso in Italia dipenderà poi dalle valutazioni nazionali su prezzo e rimborsabilità.
Cosa ha deciso l’EMA su Rasonque
Il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP) dell’Agenzia europea per i medicinali ha adottato un parere positivo su Rasonque il 15 ottobre 2026. Il farmaco è un inibitore di RAS da assumere per bocca, una volta al giorno. È indicato in monoterapia per gli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico che hanno ricevuto almeno una terapia sistemica precedente.
Va chiarito che cosa significa questo passaggio. Il parere del CHMP non è ancora un’autorizzazione: viene trasmesso alla Commissione europea, che decide sull’autorizzazione all’immissione in commercio valida in tutta l’Unione. Solo dopo scattano le trattative nazionali su prezzo e rimborsabilità. Per i pazienti italiani, quindi, la disponibilità nella pratica clinica richiederà ancora del tempo.
Negli Stati Uniti il percorso è più avanti. La FDA ha approvato il farmaco il 26 agosto 2026 per la stessa popolazione di pazienti, comprese quelle persone che non possono ricevere una chemioterapia con più farmaci. L’indicazione europea raccomandata dal CHMP è invece limitata ai pazienti già trattati.
Il tumore del pancreas è tra le neoplasie più difficili da curare. Spesso viene diagnosticato quando è già in fase avanzata, e le opzioni dopo il primo trattamento sono poche. Per questo ogni nuova molecola che allunga la vita in modo documentato viene seguita con grande attenzione dagli oncologi.
Per chi convive con la malattia, la differenza sta anche nella praticità. Una compressa assunta a casa, una volta al giorno, può ridurre i tempi trascorsi in ospedale rispetto alle infusioni. Resta però indispensabile un controllo regolare, perché le reazioni cutanee e della bocca richiedono un intervento tempestivo.
I dati dello studio RASolute 302
La raccomandazione si basa sullo studio RASolute 302, un trial di fase 3 randomizzato e in aperto. Ha coinvolto 500 adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già trattato, in 59 centri di sei Paesi. I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 1 a 1 a daraxonrasib oppure a una chemioterapia scelta dallo sperimentatore. Circa il 92% aveva una mutazione RAS di tipo G12.
Nella popolazione complessiva la sopravvivenza globale mediana è stata di 13,2 mesi con daraxonrasib contro 6,7 mesi con la chemioterapia. L’hazard ratio riportato è 0,40, cioè un rischio di morte più che dimezzato nel periodo osservato. La sopravvivenza libera da progressione è stata di 7,2 mesi contro 3,6 mesi.
Nel comunicato dell’EMA compare per la sopravvivenza una cifra leggermente diversa, 12,4 mesi, che deriva da un’analisi con criteri differenti. Il confronto con i 6,7 mesi della chemioterapia resta comunque molto favorevole. Sono dati che vanno letti come mediane di gruppo e non come previsione per il singolo paziente.
Il farmaco ha mostrato vantaggi anche su dolore e qualità di vita. Il tempo al peggioramento del dolore è stato di 9,2 mesi contro 3,8 mesi, mentre quello al peggioramento della qualità di vita è stato di 5,7 mesi contro 2,6 mesi.
Effetti collaterali, limiti e prossimi passi
Daraxonrasib non è privo di effetti indesiderati. I più comuni sono eruzione cutanea, che ha interessato circa l’85% dei pazienti, diarrea, stomatite (circa 53%), nausea e vomito. L’eruzione e la stomatite sono state di grado elevato in una quota non trascurabile dei casi, rispettivamente circa 14% e 12%. Un paziente nel braccio sperimentale è morto per una polmonite correlata al trattamento.
Il profilo complessivo, però, è risultato più favorevole di quello della chemioterapia su diversi indicatori. Gli eventi di grado 3 o superiore sono stati il 43,6% contro il 57,5%. La sospensione del trattamento per tossicità ha riguardato l’1,2% dei pazienti contro l’11,2%. Gli effetti si gestiscono in genere con pause o riduzioni di dose.
Restano alcuni limiti. Lo studio era in aperto, quindi medici e pazienti sapevano quale trattamento veniva somministrato. I risultati valgono per una popolazione definita, quella con malattia metastatica già trattata, e non per tutti i tumori del pancreas. Il farmaco non guarisce la malattia: allunga la sopravvivenza media di alcuni mesi.
Nei prossimi mesi la Commissione europea dovrà decidere, con una procedura accelerata. Poi si aprirà il capitolo dell’accesso in Italia. Nel frattempo i pazienti possono rivolgersi al proprio oncologo per valutare gli studi clinici in corso e le eventuali possibilità di uso compassionevole.
Un altro aspetto riguarda i test. Nello studio la grande maggioranza dei pazienti aveva una mutazione RAS di tipo G12, ma i benefici sono stati osservati anche nella popolazione complessiva.
Illustrazione/visual generata con AI a scopo illustrativo. Le informazioni contenute in questo articolo sono tratte da fonti autorevoli e hanno finalità divulgativa: non sostituiscono in alcun caso il parere del medico.
Domande frequenti (FAQ)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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In corsia entra il «meravigliometro»: se l’arte e la bellezza sono parte della cura Il Nuovo Giornale
Dal “meravigliometro” al “curificio”. Se le parole fanno cultura e plasmano la realtà, c’è un modo di stare accanto al paziente che parte dai gesti più semplici – “come sta?” – e arriva alla seduta di radioterapia in una stanza immersiva dove si può scegliere se stare nel Colosseo, in mezzo alla natura o, perché no, allo stadio in Curva Sud.
Il fin della cura è la meraviglia. Forziamo la mano al poeta Giambattista Marino per sintetizzare l’intensa lectio magistralis del prof. Vincenzo Valentini, direttore Centro di oncologia ospedale Isola Tiberina-Gemelli Isola di Roma al convegno “Dall’ospedale al territorio”, promosso dall’associazione Cure Palliative Piacenza insieme ad Ausl, Omceo e Opi all’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano.
Una giornata – aperta dalla dottoressa Raffaella Berté, direttore della Rete Cure Palliative dell’Ausl, e dal presidente dell’Ordine dei Medici dottor Augusto Pagani – per riflettere sul valore della cultura delle cure palliative non sono in corsia ma anche a domicilio e per tutte le forme di patologie croniche, al di là dell’ambito oncologico a cui normalmente si associano.
Aver cura: “Il dottore non mi guarda negli occhi”
Ha smosso le emozioni e fatto sognare – pensando anche al nuovo ospedale che dovrà essere costruito a Piacenza – la presentazione dei progetti portati avanti dal professor Valentini e dalla sua équipe per valorizzare la relazione nei percorsi di cura. L’arte in particolare, come evidenzia l’esperienza in corso nel nosocomio romano, ha il potere di accendere nelle persone quella fantasia che – sottolinea il prof. Valentini – permette alla speranza di farsi spazio. Cita il pittore olandese Van Gogh, che per due volte dipinse il suo medico e, scrivendo al fratello Theo, confidava: “Secondo me, il medico che mi cura è malato quanto me, perché non mi guarda mai negli occhi”.
Una relazione generativa è invece quella che inizia con questa attenzione. “Oggi ti sei sentito accolto come persona?”: a questa domanda, il 94% dei pazienti nel reparto del prof. Valentini risponde con una faccina verde sorridente. Un risultato reso possibile grazie ad un approccio che non dà nulla per scontato nemmeno nell’ambiente in cui “ci si prende cura”. Fatto di macchinari all’avanguardia, certo. Ma che non si ferma a quello.
La sala per la radioterapia come il Colosseo
Al Gemelli la scomessa è stata di “mettere la vita che l’arte esprime in luoghi vissuti da persone che con la perdita della vita ci stanno facendo i conti”. Ecco allora la sala per la radioterapia che sulle pareti proietta il Colosseo, gli schermi con le opere d’arte dei Musei, i boschi verticali, i corridoi con i quadri donati da pittori contemporanei. Le poltrone per la chemio anziché essere contrassegnate da un numero hanno il nome di un fiore e sono del colore coordinato. O i visori con la realtà virtuale dove immergersi dove si preferisce e riaccendere la fantasia. “Non abbiamo più l’accettazione, ma l’accoglienza – esemplifica ancora il prof. Valentini -. Questi ambienti creano una cultura anche tra il personale. Ci sono tecnici radiologici che sono venuti a dirci che anziché l’ora e mezza di pausa pranzo potevano farne solo mezz’ora, offrendo in questo modo un’ora in più di terapia ai pazienti. Nessuno glielo ha suggerito. È stata una loro proposta”.
Per i bambini la cura passa per un sottomarino
Il Gemelli-Isola Tiberina ha anche una convenzione con l’ospedale pediatrico Bambin Gesù: vengono trattati con la radioterapia circa 200 bambini l’anno. “Per loro abbiamo pensato ad un grande acquario che li conduce nella sala del trattamento, che rimanda un sommergibile con tanti oblò dove i bambini diventano dei piccoli Capitano Nemo. È la leva della favola, in cui si sentono immersi. Li rilassa: devono entrarci da soli e così abbiamo notato che c’è anche meno bisogno di ricorrere a sedazioni o anestesia”.
Il progetto Arte e Cura – partito dal Gemelli e poi sviluppatosi nella sede all’Isola Tiberina – si regge su una rete di donazioni, “è il grande cuore italiano di aziende, di associazioni, di sposi che anziché fare le bomboniere scelgono di devolvere la somma corrispondente”.
In farmacia non si vedono pillole di spiritualità e di resilienza
Ci sono fior di studi che dimostrano come l’utilizzo delle arti, ma anche delle attività ginniche – per esempio una passeggiata nella natura -, attivino processi psicologici con ricadute benefiche sulla persona. Il prof. Valentini cita una ricerca sui pazienti affetti da gliobastoma, un tumore al cervello tra i più feroci: una trentina di persone del campione sono sopravvissute il doppio rispetto ad altre. Come mai? “Abbiamo sottoposto ai pazienti due test di spiritualità e resilienza: chi è sopravvissuto il doppio è chi ha dimostrato capacità di dare un senso alla propria vita – nei modi più diversi, ho anche pazienti atei con una profonda spiritualità – e di vedere il positivo anche nel negativo“. Eppure, fa notare il medico, quante Oncologie al mondo profilano i pazienti per spiritualità e resilienza? “Pochissime: qualche centro negli Usa, qualche ospedale in Germania. Ma in farmacia non si vendono le pillole di spiritualità e di resilienza”, rilancia, provocatoriamente, il prof. Valentini. Come a dire: c’è bisogno di curare anche queste dimensioni, di attivarle, di nutrirle, di accompagnarle.
Come i gladiatori al Colosseo
“L’arte funziona perché parla di vita rispettando la tua libertà”, osserva. Certo, non tutte le arti funzionano allo stesso modo e con la stessa efficacia con tutti. L’équipe del professor Valentini sta lavorando su dei test – il radar antropologico – e su strumenti di “misurazione” della meraviglia. “Il meravigliometro”, lo definisce, ovvero provare a testare il cambiamento, prima e dopo l’esposizione a stimoli legati all’arte, alla bellezza, alla fantasia. “Nella sala d’attesa della radioterapia da noi ci sono i resti di un tempio del 3° secolo: sono stati illuminati, ci sono schermi che illustrano di che si tratta. Ma anche schermi con mare, monti, lo stadio… laddove uno desidera essere”. Grazie alla collaborazione di 14 custodi di siti storici ed artistici, si organizzano visite guidate ad hoc. “Al Colosseo c’è un percorso per i pazienti: entriamo un’ora prima del tramonto, quando è vuoto, lasciando parlare il silenzio. Si parte dal corridoio sotterraneo dove i gladiatori si preparavano a scendere nell’arena: la guida racconta le loro paure, ma anche come si alleavano, come controllavano le armature, come ripassavano i consigli degli allenatori, che, guarda caso, si chiamavano «doctores» – fa notare il prof. Valentini -. Il percorso si conclude passando per la «porta del trionfo»: ho visto pazienti piangere, attraversandola, e dire: «voglio venire anche io, qui, a fare il volontario per queste esperienza»”.
Non più ospedale ma “curificio”
Arte, ballo, favola, musica… Ogni forma espressiva rientra nel progetto. La sfida, oggi, è trasformare tutto l’ospedale con questo approccio. “E non chiamarlo più ospedale ma «curificio»”, rilancia il prof. Valentini. Per il 2027 ci si concentrerà sulla dialisi, una terapia che chiede tante ore di tempo, più volte a settimana. “Avremo grandi finestre dove si può vedere il sole che si muove, schermi, tablet interattivi per leggere, comunicare con gli altri, scrivere il proprio diario emotivo”. Attraverso dei sensori ottici si potrà cogliere quando la mente inizia quel “rimuginio” che genera ansia ed intervenire subito.
In oncologia, invece, gli spogliatoi sono arricchiti dei mosaici dedicati alla natura realizzati dai giovanissimi reclusi del carcere minorile Casal del Marmo. “Questi ragazzi, che vivono anche loro le grandi fratture dell’umano, donano arte, l’arte con cui si stanno riabilitando e curando le loro ferite”.
L’eccedenza e la cura
Il professor Valentini chiude il suo intervento ricordando ai tanti professionisti della sanità presenti che c’è una “eccedenza” da mettere in conto. Non tutto l’umano è descrivibile a parole. Ci sono paradossi inspiegabili, che fanno parte dell’economia della persona. Morte e vita vanno sempre insieme: è un paradosso? Sì. Ma è così. “Ogni giorno viviamo piccole morti, distacchi e incontri. Anche quando la persona e la sua famiglia vanno verso il distacco – la morte è il collasso delle relazioni – quel momento può essere vissuto come un passaggio vitale, generando luce che continua oltre, che genera oltre. Anche la morte crea connessione, perché il distacco genera un transito di vita, una eccedenza. Cosa ci è chiesto? Di stare accanto”.
Il silenzio. Un semplice “come stai?”. L’altro – avverte il medico – “diventa nutrimento anche per me, che curo”. E perfino la malattia e il distacco possono generare o rigenerare relazioni e nuova vita. Come dice la cantante Angelica Bove nella canzone presentata a Sanremo, in cui racconta della perdita dei genitori: “Dicono che porto un peso che per me è un mattone. Ma un mattone serve a costruire”.
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Tumore al seno: ecco quando si può evitare la chirurgia Il Sole 24 ORE
Evitare la chirurgia se si può
«La finalità dello studio non è eliminare la chirurgia del tumore della mammella, che rimane fondamentale per la maggior parte delle pazienti. L’obiettivo è piuttosto fare un passo in più verso la minivasività ed evitare un intervento chirurgico quando non è necessario o anzi è eccessivo. Se in una donna accuratamente selezionata possiamo ottenere lo stesso risultato oncologico con una procedura molto meno invasiva, senza anestesia generale, senza tagli, senza cicatrici chirurgiche, senza necessità di ricostruzione o protesi e con il ritorno a casa il giorno stesso, il vantaggio per quella donna è evidente. Non possiamo proporre la crioablazione a tutte le pazienti, ma a tutte le donne possiamo ricordare che uno dei criteri che le rende candidabili alle tecniche conservative è la dimensione piccola del tumore. L’invito è quindi sempre di più: fate prevenzione», dichiara Paolo Veronesi, Direttore del Programma Senologia Ieo.
I vantaggi per la paziente
«La crioablazione non modifica il rigore del percorso oncologico. Ogni paziente viene valutata multidisciplinarmente e, dopo il trattamento, prosegue con le terapie adiuvanti indicate e con un follow-up oncologico e radiologico programmato. Ma per una donna la differenza è enorme: ridurre l’impatto fisico e psicologico della prima fase della cura, significa migliorare concretamente la sua qualità di vita e il modo in cui affronta la malattia. È questo, insieme alla sicurezza oncologica, uno degli obiettivi fondamentali di Precice», conclude Franco Orsi.