📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
49.3/100
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Criteri Critici
Tumore pancreas metastatico, Fda approva terapia mirata contro RAS doctor33.it
La Food and Drug Administration (Fda) ha approvato Rasonque (daraxonrasib), un inibitore di RAS, per il trattamento degli adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico già sottoposti ad almeno una precedente terapia sistemica o non candidabili a una terapia sistemica multi-farmaco. La decisione, annunciata il 26 agosto 2026, introduce una nuova opzione mirata per la forma più comune di tumore del pancreas. Daraxonrasib è una compressa da assumere una volta al giorno e agisce su diverse forme della proteina RAS, indicata dalla Fda come uno dei principali fattori che sostengono la crescita tumorale nella maggior parte dei pazienti con adenocarcinoma pancreatico. Questa neoplasia origina dalle cellule che rivestono i dotti pancreatici. L’approvazione si basa sui risultati di uno studio clinico randomizzato, in aperto e multicentrico che ha coinvolto 500 adulti con adenocarcinoma pancreatico metastatico precedentemente trattato. La sopravvivenza globale mediana è stata di 13,2 mesi nei pazienti trattati con daraxonrasib, rispetto a 6,7 mesi con la chemioterapia standard. «Questo farmaco ha mostrato risultati senza precedenti in un’area caratterizzata da un elevato bisogno non soddisfatto», ha dichiarato Angelo de Claro, direttore dell’Oncology Center of Excellence della Fda. L’Agenzia precisa che l’approvazione è arrivata 6,5 mesi prima della scadenza prevista per la revisione regolatoria. Secondo i dati del National Cancer Institute richiamati dalla Fda, l’adenocarcinoma pancreatico rappresenta circa il 90-95% dei 67.000 nuovi casi di tumore del pancreas diagnosticati ogni anno negli Stati Uniti. Pur costituendo circa il 3,2% di tutte le diagnosi oncologiche, è responsabile di una quota elevata di decessi per tumore, anche per la diagnosi spesso tardiva, il decorso aggressivo e le limitate opzioni terapeutiche disponibili. Gli effetti indesiderati più comuni osservati con daraxonrasib comprendono eruzione cutanea, diarrea, stomatite, nausea, stanchezza, vomito, dolore addominale, edema, riduzione dell’appetito ed emorragia. La Fda aveva attribuito al farmaco le designazioni di Breakthrough Therapy e Orphan Drug e aveva concesso la Priority Review per questa indicazione. La domanda è stata inoltre valutata nell’ambito del programma pilota Commissioner’s National Priority Voucher. L’approvazione è stata concessa a Revolution Medicines. Gli algoritmi relativi alla medicina di emergenza rappresentano una risorsa fondamentale per i professionisti sanitari che, ciascuno nel proprio ambito... L’impatto dell’Intelligenza Artificiale (AI) e dei Big Data nel settore sanitario è innegabile. L’AI sta rivoluzionando la scoperta di farmaci, la... Edra, sempre attenta a garantire una formazione completa e adeguata alle esigenze del sistema salute, ha progettato il nuovo corso... Introdurre la Medicina Narrativa nella progettazione dei percorsi di cura. Integrare la narrazione nel sistema cura e nel sistema persona... Inserisci le tue chiavi di accesso
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
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51.1/100
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Criteri Critici
Melanoma, l'importanza di «salvarsi la pelle» sostenendo la ricerca oncologica a Piana di Sorrento (e non solo) Vanity Fair Italia
Il melanoma rappresenta il terzo tumore più comune sotto i 50 anni in entrambi i sessi, con circa un paziente su 5 che ha meno di 40 anni. Nonostante la sua incidenza sia in aumento, la sopravvivenza rimane elevata, superando il 90% se la malattia viene individuata precocemente. Fondamentale, in tal senso, il ruolo della Ricerca, che sempre più si impegna a testare ed elaborare trattamenti e terapie mirate.
Proprio per sostenere i progetti di ricerca dell'Intergruppo Melanoma Italiano sulle terapie oncologiche innovative per pazienti con melanoma, il 13 settembre, dalle 12 alle 18, Villa Fondi a Piano di Sorrento ospiterà l'aperitivo di solidarietà La pelle delle donne, un evento organizzato dalla Commissione IMI Fundraising & IMI Women for Skin Cancer all'interno della rassegna Estate Blu 2026 di Piano di Sorrento, Napoli.
Allietato dalla presenza di musica dal vivo e DJ set, l'evento conterrà anche una mostra-contest fotografico, al quale chiunque può partecipare, seguendo le indicazioni riportate qui.
Chi parteciperà all’evento potrà votare la propria fotografia del cuore, fra le circa 50 che verranno selezionate, compilando e consegnando il modulo che riceverà sul posto.
Per prendere parte all'evento è prevista una donazione libera a partire da 50 euro a persona, da versare online con Paypal e carta di credito oppure mediante bonifico bancario, contestualmente alla prenotazione obbligatoria, da effettuarsi compilando l'apposito form online sul sito melanomaimi.it.
La mostra-concorso con 50 foto selezionate
Obiettivo della mostra-contest La pelle delle donne, quello di celebrare la bellezza autentica della pelle femminile in ogni sua forma, età e segno, al fine di sensibilizzare sul tema della prevenzione.
Una giuria composta da fotografi e rappresentanti del mondo oncologico valuterà gli scatti inviati entro il 9 settembre (qui il form per l'adesione) in base all’aderenza al tema (capacità di trasmettere l'emozione e la realtà della pelle), alla qualità tecnica (composizione, luce e focus), e all’originalità (forza comunicativa del messaggio). In esito dei lavori della giuria saranno identificate le prime due foto, e – stante il carattere di beneficenza dell’evento – agli autori sarà conferito un premio di valore simbolico quale riconoscimento artistico.
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Criteri Critici
Dall'Oncologia alla passerella, Van Gogh veste la rinascita al Castello di Manfredonia La Gazzetta del Mezzogiorno
Trenta abiti e accessori ispirati a Vincent Van Gogh sfileranno domenica 6 settembre al Castello di Manfredonia (Foggia) indossati da donne che hanno affrontato o stanno affrontando un tumore al seno e da persone con disabilità. Una passerella che vuole mettere al centro le persone, non la loro fragilità, e restituire loro uno spazio in cui sentirsi protagoniste. È il senso di 'Van Gogh veste la rinascità l’evento conclusivo del percorso di sartoria sociale promosso nell’ambito di Costa a Sud dall’Associazione Ars Manfredonia.
«Van Gogh ci è sembrato il compagno di viaggio ideale per questo progetto, perché la sua arte racconta la capacità di trasformare ciò che si vive interiormente in colore ed espressione - spiega Monica Mantovano presidente dell’Associazione Ars Manfredonia e ideatrice della sfilata - La sua storia, segnata da fragilità e sofferenza, ci ha fatto pensare alle tante donne che attraversano un momento difficile. Non volevamo raccontare il tumore al seno attraverso la sofferenza, ma mettendo al centro le donne, la loro forza e la possibilità di sentirsi ancora protagoniste. Per questo gli abiti sono stati realizzati pensando a loro e saranno proprio loro a portarli in passerella, insieme ad altre persone fragili. La moda diventa così un linguaggio capace di creare legami, favorire l’inclusione e dare spazio a tutti». Dopo il debutto al Castello di Manfredonia, la collezione sarà presentata in altre città italiane e all’estero, continuando il suo percorso oltre il territorio da cui è partita.
«Una passerella non finisce quando si spengono le luci. Può diventare l’inizio di un viaggio», sottolinea Barbara Torraco presidente di Patto Consulting Impresa Sociale capofila del progetto Costa a Sud - Una collezione che possa portare con sé una storia di bellezza, forza e possibilità. Se questi abiti riusciranno anche a trasformarsi in un aiuto concreto per altre donne, allora il progetto avrà raggiunto il suo significato più autentico»
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Criteri Critici
Festival per la Salute 2026, a Fiumefreddo Bruzio prevenzione, cultura e cura si incontrano The Watcher Post
Dal 16 settembre Fiumefreddo Bruzio, in provincia di Cosenza, torna a trasformarsi in un laboratorio diffuso dedicato alla prevenzione per contrastare il tumore al seno e alla cura di sé. Il Festival per la Salute 2026, promosso dall’Associazione Casa di Rosa ETS, porta nel centro storico screening senologici, incontri con medici ed esperti, attività dedicate all’alimentazione e agli stili di vita, ma anche cinema, musica, teatro, arte, yoga, passeggiate e iniziative per i bambini. Una formula che prova ad allargare il concetto di salute oltre la dimensione strettamente sanitaria, mettendo insieme diagnosi precoce, cura della persona, relazioni e qualità della vita. L’iniziativa, ideata e fortemente voluta dal senologo Raffaele Leuzzi, da anni in prima linea nella costruzione di una narrativa diversa del tumore al seno, pone al centro il valore della prevenzione, tema attorno al quale è nata e opera Casa di Rosa.
L’associazione, ente del Terzo settore con sede proprio a Fiumefreddo Bruzio, lavora per favorire l’accesso alla diagnosi precoce e contrastare le disuguaglianze territoriali che ancora caratterizzano la sanità, con una particolare attenzione alla Calabria e alla mobilità sanitaria verso altre regioni. L’obiettivo è affiancare alle attività del Servizio sanitario un modello di prevenzione più vicino alle persone, capace di coinvolgere anche le fasce d’età più giovani e di costruire una maggiore consapevolezza sui corretti stili di vita.
Il Festival nasce così come un «grande laboratorio aperto alla comunità e al territorio», fondato sull’ascolto, sulla consapevolezza e sulla bellezza, ma anche come occasione di confronto sulle disparità che ancora si registrano nell’accesso a prestazioni e cure. Una parte centrale sarà rappresentata dal Villaggio della Prevenzione, dove le donne potranno effettuare visite senologiche, test di screening e ricevere consulenze da medici, nutrizionisti e psicologi.
Particolare attenzione sarà dedicata allo screening senologico personalizzato. Il percorso proposto da Casa di Rosa integra visita specialistica, ecografia e tomosintesi mammaria, la cosiddetta mammografia 3D, mentre gli eventuali approfondimenti diagnostici, dalle ago-biopsie alle risonanze mammarie, saranno eseguiti dal Servizio di Senologia diagnostica dell’Ospedale Annunziata di Cosenza. L’idea di fondo è rafforzare la diagnosi precoce, che rappresenta uno degli strumenti più efficaci nella lotta al tumore della mammella: quando la malattia viene individuata nelle fasi iniziali, ricorda l’associazione, le probabilità di guarigione possono superare il 90 per cento.
Accanto alla prevenzione trova spazio il tema della senologia integrata, cioè un modello che affianca alle terapie oncologiche convenzionali interventi complementari basati su evidenze scientifiche. Nutrizione, supporto psicologico, attività fisica, yoga e tecniche di gestione dello stress diventano così parte di un percorso che non guarda soltanto alla malattia, ma alla qualità della vita e al benessere complessivo della paziente.
Il Festival, però, punta anche a trasformare la prevenzione in un tema culturale e comunitario. Da qui la scelta di affiancare agli appuntamenti medici dialoghi dedicati al rapporto tra alimentazione e salute, al cibo ultraprocessato, all’obesità infantile e alla «restanza», cioè al legame tra territorio, comunità e possibilità di costruire il proprio futuro senza essere costretti ad andare altrove. Tra le voci annunciate figurano Vito Teti, Silvio Greco, Anna Rosa Macrì, Francesco Mauro Minervino, Barbara Massimilla, Fabio Marazzi e Raffaella Sbano, Massimo Benedetti, Gianmarco Piccolino, Pasquale Musolino insieme a medici, psicologi e nutrizionisti.
Anche l’offerta culturale è costruita intorno allo stesso filo conduttore. Il programma degli spettacoli, curato da Barbara Massimilla, prevede il 16 settembre la proiezione di Gianni Versace – L’Imperatore dei Sogni di Mimmo Calopresti, con la presenza del regista; il 17 settembre il concerto del percussionista e attore Ismaila Mbaye; il 18 settembre il film Couture di Alice Winocour, ambientato durante la Fashion Week parigina e centrato anche sulla vicenda di una donna che scopre di avere un tumore al seno; il 19 settembre lo spettacolo teatrale Alda. Parole al vento, ispirato alla vita e alle opere di Alda Merini e una mostra dedicata all’arte del maestro lametino Maurizio Carnevali.
Spazio infine anche ai più piccoli con Pompieropoli, iniziativa ludico-educativa dell’Associazione Nazionale Vigili del Fuoco rivolta ai bambini dai 3 ai 12 anni, mentre passeggiate nel centro storico, ricerca di erbe spontanee, yoga e una mostra dedicata all’arte completano un programma che prova a legare prevenzione e territorio.
Il programma in sintesi
Il Festival prende il via il 16 settembre con l’incontro sulle terapie integrate in senologia con Fabio Marazzi e, in serata, con il film di Mimmo Calopresti dedicato a Gianni Versace. Sempre il 16 alle ore 18 si svolge l’importante convegno sullo screening personalizzato per la diagnosi precoce del tumore al seno dalla taglia unica alla taglia singola, con la presenza degli operatori sanitari dell’ospedale Annunziata di Cosenza, tra cui la dottoressa Raffaella Sbano. Il 17 settembre spazio alla musica con Ismaila Mbaye. Il 18 settembre sono previsti i dialoghi sull’alimentazione, tra cui l’incontro con Silvio Greco e Raffaele Leuzzi, e la sera la proiezione di Couture. Il 19 settembre la mattina sarà dedicata anche alla prevenzione dell’obesità infantile con Massimo Benedetti e Tiziana Stallone, mentre nel pomeriggio Vito Teti affronterà il rapporto tra cibo e «restanza»; in serata chiuderà il programma degli spettacoli Alda. Parole al vento. A questi appuntamenti si affiancano per tutta la durata della manifestazione screening senologici, il Villaggio della Prevenzione, attività per bambini, yoga, passeggiate, incontri, arte e iniziative dedicate agli stili di vita.
Per info contattare il numero 331.6183873
https://associazionecasadirosa.it/
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Tumore al pancreas: l'FDA approva daraxonrasib, il nuovo farmaco che raddoppia la sopravvivenza My-personaltrainer
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In breve: l’approvazione FDA di daraxonrasib per il tumore al pancreas Il 26 agosto 2026, la Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti ha ufficialmente approvato Rasonque (principio attivo daraxonrasib), la prima terapia mirata della sua classe per il trattamento del tumore al pancreas. Cos'è e come agisce il nuovo farmaco Daraxonrasib (nome commerciale Rasonque) è la prima terapia a bersaglio molecolare approvata dalla FDA per l'adenocarcinoma pancreatico metastatico. Assunto quotidianamente per via orale, agisce inibendo le proteine della famiglia RAS (come la mutazione RAS G12), disattivando così il "motore" molecolare che alimenta e guida la rapida crescita di questo aggressivo tumore. I risultati clinici e il parere degli esperti L'approvazione rapida della FDA si basa sui dati dello studio di fase 3 RASolute 302, che ha evidenziato vantaggi significativi rispetto alla chemioterapia standard: Sopravvivenza globale raddoppiata : 13,2 mesi per i pazienti trattati con il nuovo farmaco, contro i 6,7 mesi del gruppo di controllo.
: 13,2 mesi per i pazienti trattati con il nuovo farmaco, contro i 6,7 mesi del gruppo di controllo. Progressione rallentata : 7,2 mesi di sopravvivenza libera da progressione, rispetto ai precedenti 3,6 mesi.
: 7,2 mesi di sopravvivenza libera da progressione, rispetto ai precedenti 3,6 mesi. Miglior tasso di risposta: la malattia è regredita o ha risposto nel 30% dei casi, contro l'11% della chemioterapia tradizionale. Nonostante l'entusiasmo, gli oncologi invitano alla cautela. Il farmaco ritarda l'avanzamento della patologia ma non ne rappresenta una cura definitiva; inoltre, restano da chiarire i benefici a lungo termine e i meccanismi con cui il tumore potrebbe sviluppare resistenza al trattamento. Disponibilità in Europa Al momento, daraxonrasib è autorizzato solo negli Stati Uniti. Nell'Unione Europea rimane un farmaco sperimentale: l'EMA gli ha riconosciuto lo status di "farmaco orfano" e sta valutando i dati clinici attraverso una revisione progressiva (rolling review), ma non è ancora possibile stabilire tempistiche certe per un'eventuale approvazione commerciale.
L’adenocarcinoma pancreatico: perché rappresenta una sfida medica L'adenocarcinoma del pancreas rappresenta circa l'85% di tutte le neoplasie pancreatiche registrate. Questa forma tumorale trae origine dalle cellule che rivestono i dotti della ghiandola pancreatica. Nonostante costituisca solamente il 3,2% circa di tutte le diagnosi di cancro, questa patologia è responsabile di una quota sproporzionatamente elevata di decessi oncologici. Il motivo di tale severità è legato a tre fattori cruciali: Diagnosi tardiva : i sintomi compaiono spesso quando la malattia è già in stadio avanzato o metastatico.
: i sintomi compaiono spesso quando la malattia è già in stadio avanzato o metastatico. Decorso clinico aggressivo : le cellule tumorali pancreatiche tendono a proliferare e diffondersi con grande rapidità.
: le cellule tumorali pancreatiche tendono a proliferare e diffondersi con grande rapidità. Opzioni terapeutiche storicamente limitate: fino a oggi, la maggior parte dei trattamenti si basava su approcci chemioterapici non mirati, con tassi di successo purtroppo modesti. È in questo contesto di elevata urgenza medica che l'arrivo di una terapia a bersaglio molecolare può cambiare radicalmente le carte in tavola.
Come funziona daraxonrasib (Rasonque) La forza di daraxonrasib risiede nel suo meccanismo d'azione. Il farmaco, che si assume tramite una compressa per via orale una volta al giorno, agisce come un inibitore della famiglia delle proteine RAS GTPasi. La proteina RAS, nelle sue molteplici forme (tra cui la nota mutazione RAS G12), funge da vero e proprio "motore" che guida e alimenta la crescita tumorale nella stragrande maggioranza dei pazienti affetti da adenocarcinoma pancreatico. Andando a colpire e a disattivare selettivamente questo interruttore molecolare, daraxonrasib "toglie benzina" al tumore, arrestandone o rallentandone drasticamente la progressione.
I dati di efficacia: lo studio RASolute 302 Se oggi possiamo celebrare questa approvazione, il merito è dei risultati ottenuti durante il trial clinico di fase 3 denominato RASolute 302. Questo studio multicentrico, randomizzato e in aperto ha coinvolto 500 pazienti adulti affetti da adenocarcinoma pancreatico metastatico, la cui malattia era progredita nonostante una precedente linea di terapia sistemica. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno trattato con daraxonrasib e l'altro con le tradizionali cure chemioterapiche standard. I dati di efficacia, presentati ai medici riuniti a Chicago per il Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), hanno mostrato miglioramenti statisticamente significativi su tutti i fronti principali: Sopravvivenza globale (OS - Overall Survival): il tempo di sopravvivenza mediana è aumentato a 13,2 mesi per i pazienti trattati con daraxonrasib, contro i 6,7 mesi di chi ha ricevuto la chemioterapia standard, raddoppiandolo.
(OS - Overall Survival): il tempo di sopravvivenza mediana è aumentato a 13,2 mesi per i pazienti trattati con daraxonrasib, contro i 6,7 mesi di chi ha ricevuto la chemioterapia standard, raddoppiandolo. Sopravvivenza libera da progressione : il tempo mediano trascorso prima che la malattia tornasse a progredire è raddoppiato: 7,2 mesi per il gruppo trattato con il nuovo inibitore RAS contro 3,6 mesi del gruppo di controllo.
: il tempo mediano trascorso prima che la malattia tornasse a progredire è raddoppiato: 7,2 mesi per il gruppo trattato con il nuovo inibitore RAS contro 3,6 mesi del gruppo di controllo. Tasso di risposta obiettiva: il 30% dei pazienti trattati con daraxonrasib ha visto regredire o rispondere la malattia, rispetto all'11% riscontrato con la chemioterapia tradizionale.
Posologia ed effetti collaterali La posologia raccomandata di Rasonque consiste in 300 mg assunti per via orale, una volta al giorno, fino al riscontro di progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità inaccettabile. Va tuttavia precisato che, per quanto innovativo, daraxonrasib non è esente da rischi e, come ogni terapia sistemica, richiede un attento monitoraggio medico. Tra gli effetti collaterali e gli avvertimenti più comuni segnalati vi sono: Problemi gastrointestinali quali diarrea, nausea, vomito e dolore addominale.
Eruzioni cutanee (rash) e tossicità dei tessuti molli.
Stomatite (infiammazione delle mucose della bocca) e diminuzione dell'appetito.
Edema e affaticamento.
Rischi più seri che includono possibili emorragie, perforazione gastrointestinale, pneumonite o malattia polmonare interstiziale, nonché un'elevata tossicità embrio-fetale.
Daraxonrasib: un traguardo eccezionale da valutare con cautela L'entusiasmo per le nuove scoperte deve sempre viaggiare di pari passo con il rigore scientifico. A fare da contrappeso a quanto emerso dallo studio RASolute 302, vi è un'attenta analisi pubblicata sulle pagine della rivista scientifica Med, a firma di due esperti italiani: la dottoressa Giulia Orsi e il professor Michele Reni, operativi presso il Dipartimento di Oncologia Medica e del Pancreas Translational and Clinical Research Center dell'IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. I due specialisti confermano l'indubbio valore terapeutico dell'inibizione di RAS, ma invitano a leggere i dati con la dovuta prudenza, evidenziando alcune limitazioni: Possibile squilibrio nel gruppo di controllo: il confronto statistico potrebbe aver "avvantaggiato" daraxonrasib. Nel braccio di controllo, infatti, i trattamenti scelti dai medici non erano sempre basati sulle migliori evidenze scientifiche attuali, e una porzione di pazienti non aveva ricevuto alcuna terapia attiva.
L'impatto delle terapie successive: parte del prolungamento della sopravvivenza globale registrato potrebbe derivare dall'efficacia di ulteriori trattamenti somministrati ai pazienti dopo la progressione della malattia, e non esclusivamente dall'azione del nuovo farmaco.
Incertezze sul lungo termine: il periodo di osservazione (follow-up) dello studio è stato relativamente breve. Allo stato attuale, i dati non ci consentono di sapere con certezza per quanto tempo si manterranno i benefici clinici del farmaco.
Selettività dell'azione: resta ancora da chiarire se l'efficacia di daraxonrasib sia replicabile anche in quei tumori pancreatici che presentano mutazioni del gene RAS diverse dalla specifica variante G12. I due esperti concordano sul fatto che, sebbene lo studio confermi finalmente la validità di RAS come bersaglio terapeutico, allo stato attuale il farmaco è in grado di ritardare la progressione della malattia, ma non di arrestarla definitivamente. Affinché questo potenziale cambio di paradigma si trasformi in una cura a lungo termine, i futuri sforzi della ricerca dovranno chiarire i meccanismi con cui le cellule tumorali sviluppano resistenza al trattamento. Comprendere questo aspetto permetterà, un domani, di combinare l'inibitore con altre terapie mirate e di testarne l'efficacia anche negli stadi molto più precoci del tumore.
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La vortioxetina nel trattamento del glioblastoma Okmedicina
Ricordami Email Password Ricordami oppure I ricercatori hanno studiato gli effetti di un antidepressivo già utilizzato nella pratica clinica, individuando uno dei possibili meccanismi attraverso cui riduce la proliferazione delle cellule tumorali invitro. IlGlioblastomaè il tumore cerebrale primitivo più comune e aggressivo negli adulti. Sebbene siano stati compiutinotevoli progressi in ambito chirurgico, radioterapico e farmacologico, gli esiti per i pazienti rimangono insoddisfacenti, evidenziandola necessità di nuove strategie terapeutichein grado di potenziare e integrare i trattamenti esistenti. In questo contesto si inserisce uno studio, pubblicato sulla rivistaCells, nato dalla collaborazionetral’Unitàdi Neuropatologia,diretta dalladottoressaAntonellaArcella,e quella diNeurofarmacologia,diretta dalprofessorFerdinando Nicoletti,dell'I.R.C.C.S. Neuromed. La ricercaha analizzatol'azione dellavortioxetina, un farmaco impiegato nel trattamento della depressione, su cellule tumoraliottenute dalla biopsia di pazienti Neuromed affetti da Glioblastoma. Lo studio si concentra sui meccanismi biologici osservati nelle cellule tumorali e contribuisce a comprendere meglio come questa molecola possa interferire con la loro crescita in condizioni sperimentali. Utilizzando cinque colture cellulari da pazienti, i ricercatori hanno osservato una elevata riduzione della proliferazione delle cellule tumorali dopo il trattamento convortioxetina. Lo studio ha inoltre confrontato l'effetto del farmaco con quello di analoghi antidepressivi, evidenziando l’esclusiva attività dellavortioxetinanel modello sperimentale utilizzato. L'aspetto più innovativo del lavoro riguarda l'individuazione di uno dei possibili meccanismi coinvolti. Attraverso analisi bioinformatiche, studi di espressione genica ed esperimenti farmacologici, i ricercatori hanno identificato come principale potenziale mediatore dell'azione dellavortioxetinail recettore della serotonina 5-HT1B. Secondo gli autori, l'attivazione di questo recettore sarebbe responsabile dell'effetto antiproliferativo osservato nelle cellule di glioblastoma. “Il nostro obiettivo era comprendere meglio attraverso quali meccanismi una molecola già nota possa interferire con la crescita delle cellule di glioblastoma - dice ladottoressaArcella-Individuare terapie recettoriali rappresenta un goal importante per orientare le ricerche future verso la medicina di precisione”. LedottoresseVeronica Russo, Miriam Russo e M. Antonietta Oliva puntualizzano che i risultati sono stati ottenuti esclusivamente in modelli cellulari ma che attualmente, esistono già trial clinici internazionali di fase II comeReVoGlio, promosso dall'Università di Zurigo. Nel frattempo, la ricerca di base continua a chiarirne i possibili meccanismi d'azione. Autore
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.0/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Trenta abiti e accessori ispirati a Vincent Van Gogh sfileranno domenica 6 settembre al Castello di Manfredonia (Foggia) indossati da donne che hanno affrontato o stanno affrontando un tumore al seno e da persone con disabilità. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.3/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
ASL Roma 3, al via il Percorso Integrato di Cura per le Infezioni Sessualmente Trasmesse TusciaTimes.eu
In aumento su scala nazionale la positività per clamidia (+41,5%), gonorrea (+84%), sifilide (+ 16%). Da venerdì 4 settembre partirà il PIC, percorso integrato di cura per le Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) della ASL Roma 3. Un modello assistenziale multidisciplinare con il quale uniformare e agevolare la presa in carico della persona maggiorenne o minore accompagnato, riducendo le barriere d’accesso ai servizi, accorciando i tempi diagnostici e garantendo l’inizio rapido di una terapia mirata. Una risposta alla necessità di gestire in modo coordinato la crescente incidenza delle infezioni sessualmente trasmesse spesso asintomatiche e caratterizzate da gravi complicanze a lungo termine.
Il percorso si articola in 4 fasi: consulenza e informazione (con colloqui confidenziali e consueling specialistico); diagnosi e test (screening completi, risultati in tempi brevi); trattamento mirato (protocolli terapeutici moderni personalizzati); follow up e supporto (monitoraggio nel tempo).
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità sono in costante crescita sul territorio nazionale: nel 2024 rispetto al 2023 sono aumentate le infezioni da clamidia (+41,5%) con una prevalenza nella fascia di età 15-24 anni. I casi di gonorrea sono quintuplicati dal 2010 al 2024 e tra il 2021 e il 2024 c’è stato un incremento dell’84%. Per quanto riguarda la sifilide nel periodo 2021-2024 le segnalazioni sono aumentate del 16% e nel solo 2024 i centri hanno segnalato 695 nuovi casi.
Il servizio, attivo all’interno del Centro Test e Counseling di via dei Romagnoli a Ostia Antica vedrà l’impegno di diverse figure professionali: infermieri, ostetriche, medici, infettivologi e ginecologi per una presa in carico della persona. L’accesso al servizio è libero, senza impegnativa e prenotazione. E’ possibile contattare il CTC di Ostia Antica al numero 0656483011 per un triage telefonico operativo cinque giorni feriali alla settimana dalle 8.30 alle 13, mentre il lunedì e il giovedì il servizio è prolungato fino alle 16.
Le fasi principali che caratterizzano il percorso sono: accettazione (triage telefonico o accesso diretto con valutazione priorità assistenziale), visita infermieristica e colloquio pre-test strutturato secondo le competenze di base del counselling, visita medica, controllo esami e restituzione referti con colloquio post-test in caso di positività, terapie eventuali con programmazione ed effettuazione di controlli post terapia medica (TOC), follow up (FU), colloqui di prevenzione per il sesso più sicuro strutturati secondo le competenze di base del counseling, valutazione della necessità di vaccinazioni/screening oncologici e eventuale invio a consulenti/servizi interni/esterni, dimissione.
“L’obiettivo principale è quello di ridurre l’incidenza delle infezioni sessualmente trasmesse come HIV, sifilide, gonorrea, clamidia e HPV con screening mirati, educazione e accesso rapido a test e cure. Oltre al miglioramento della sorveglianza epidemiologica e la risposta integrata ospedale-territorio, in linea con il Piano Nazionale AIDS (PNAIDS). La tendenza degli ultimi anni disegna un quadro caratterizzato da una costante crescita di queste malattie. Elemento che ci induce a operare in maniera sempre più pressante sul fronte della prevenzione, di una tempestiva diagnosi, sulle vaccinazioni e su una continua informazione e sensibilizzazione sul tema”, spiega il dott. Aldo Benevelli , responsabile del Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 3
“Il PIC è un ulteriore e importante passo in avanti nell’organizzazione della nostra offerta sanitaria, garantendo facilità di accesso, diagnosi precoci e prevenzione nel totale rispetto della riservatezza e della dignità delle persone. Un progetto che consente di operare affinché possa ridursi la possibilità della diffusione delle Infezioni Sessualmente Trasmesse e le eventuali complicanze”, sottolinea Laura Figorilli , Direttore Generale della ASL Roma 3.
In aumento su scala nazionale la positività per clamidia (+41,5%), gonorrea (+84%), sifilide (+ 16%).
Da venerdì 4 settembre partirà il PIC, percorso integrato di cura per le Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) della ASL Roma 3. Un modello assistenziale multidisciplinare con il quale uniformare e agevolare la presa in carico della persona maggiorenne o minore accompagnato, riducendo le barriere d’accesso ai servizi, accorciando i tempi diagnostici e garantendo l’inizio rapido di una terapia mirata. Una risposta alla necessità di gestire in modo coordinato la crescente incidenza delle infezioni sessualmente trasmesse spesso asintomatiche e caratterizzate da gravi complicanze a lungo termine.
Il percorso si articola in 4 fasi: consulenza e informazione (con colloqui confidenziali e consueling specialistico); diagnosi e test (screening completi, risultati in tempi brevi); trattamento mirato (protocolli terapeutici moderni personalizzati); follow up e supporto (monitoraggio nel tempo).
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità sono in costante crescita sul territorio nazionale: nel 2024 rispetto al 2023 sono aumentate le infezioni da clamidia (+41,5%) con una prevalenza nella fascia di età 15-24 anni. I casi di gonorrea sono quintuplicati dal 2010 al 2024 e tra il 2021 e il 2024 c’è stato un incremento dell’84%. Per quanto riguarda la sifilide nel periodo 2021-2024 le segnalazioni sono aumentate del 16% e nel solo 2024 i centri hanno segnalato 695 nuovi casi.
Il servizio, attivo all’interno del Centro Test e Counseling di via dei Romagnoli a Ostia Antica vedrà l’impegno di diverse figure professionali: infermieri, ostetriche, medici, infettivologi e ginecologi per una presa in carico della persona. L’accesso al servizio è libero, senza impegnativa e prenotazione. E’ possibile contattare il CTC di Ostia Antica al numero 0656483011 per un triage telefonico operativo cinque giorni feriali alla settimana dalle 8.30 alle 13, mentre il lunedì e il giovedì il servizio è prolungato fino alle 16.
Le fasi principali che caratterizzano il percorso sono: accettazione (triage telefonico o accesso diretto con valutazione priorità assistenziale), visita infermieristica e colloquio pre-test strutturato secondo le competenze di base del counselling, visita medica, controllo esami e restituzione referti con colloquio post-test in caso di positività, terapie eventuali con programmazione ed effettuazione di controlli post terapia medica (TOC), follow up (FU), colloqui di prevenzione per il sesso più sicuro strutturati secondo le competenze di base del counseling, valutazione della necessità di vaccinazioni/screening oncologici e eventuale invio a consulenti/servizi interni/esterni, dimissione.
“L’obiettivo principale è quello di ridurre l’incidenza delle infezioni sessualmente trasmesse come HIV, sifilide, gonorrea, clamidia e HPV con screening mirati, educazione e accesso rapido a test e cure. Oltre al miglioramento della sorveglianza epidemiologica e la risposta integrata ospedale-territorio, in linea con il Piano Nazionale AIDS (PNAIDS). La tendenza degli ultimi anni disegna un quadro caratterizzato da una costante crescita di queste malattie. Elemento che ci induce a operare in maniera sempre più pressante sul fronte della prevenzione, di una tempestiva diagnosi, sulle vaccinazioni e su una continua informazione e sensibilizzazione sul tema”, spiega il dott. Aldo Benevelli , responsabile del Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 3
“Il PIC è un ulteriore e importante passo in avanti nell’organizzazione della nostra offerta sanitaria, garantendo facilità di accesso, diagnosi precoci e prevenzione nel totale rispetto della riservatezza e della dignità delle persone. Un progetto che consente di operare affinché possa ridursi la possibilità della diffusione delle Infezioni Sessualmente Trasmesse e le eventuali complicanze”, sottolinea Laura Figorilli , Direttore Generale della ASL Roma 3.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
45.2/100
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C
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❌
Criteri Critici
La Farmacia dei Servizi attiva su Sinfonia Salute: prevenzione, assistenza e referti digitali a portata di app Il Mattino
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Da oggi i cittadini campani possono usufruire delle nuove funzionalità della Farmacia dei Servizi integrate nell'App SINFONIA Salute e sul Portale Salute del Cittadino, uno strumento che rende ancora più semplice l'accesso ai servizi sanitari territoriali e alle attività di prevenzione offerte dalle farmacie accreditate.
Nelle farmacie aderenti è possibile effettuare prestazioni di prima istanza come elettrocardiogramma (ECG), Holter cardiaco e Holter pressorio (con prescrizione medica), accedere ai servizi vaccinali e partecipare ai programmi di screening promossi dalla Regione Campania.
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Attraverso la Farmacia dei Servizi, i cittadini possono inoltre prenotare mammografie, Pap Test e Test HPV, oppure ritirare il kit per lo screening del tumore del colon-retto, rafforzando il ruolo della farmacia come presidio sanitario di prossimità.
Tra le principali novità disponibili da oggi sull'App SINFONIA Salute vi è la possibilità di consultare i referti delle prestazioni effettuate in farmacia, visualizzarne lo storico e ricevere notifiche sulla disponibilità dei risultati.
L'applicazione consente inoltre di individuare rapidamente le farmacie accreditate presenti sul territorio e verificare i servizi offerti da ciascuna struttura.
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La Farmacia dei Servizi rappresenta un ulteriore passo nel percorso di innovazione digitale della sanità regionale, con l'obiettivo di avvicinare sempre più i servizi sanitari ai cittadini, semplificando l'accesso alla prevenzione e al monitoraggio della propria salute.
Per conoscere la farmacia aderente più vicina e scoprire tutti i servizi disponibili è possibile accedere al Portale Salute del Cittadino all'indirizzo sinfonia.regione.campania.it oppure scaricare l'App SINFONIA Salute.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.5/100
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B
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Criteri Critici
Responsabilità medica, le lacune della cartella clinica non ricadono sul paziente Il Sole 24 ORE
Nella responsabilità medica, l’accertamento del nesso causale non può prescindere dal considerare le eventuali lacune presenti nella cartella clinica, secondo il principio di vicinanza della prova. Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con l’ordinanza n. 24912/2026, accogliendo il ricorso di una donna che chiedeva il risarcimento dei danni patiti in proprio e dal coniuge deceduto per una patologia tumorale le cui cure chemioterapiche non erano state riprese dopo una grave infezione seguita al posizionamento di un catetere.
Il paziente, affetto da tumore al colon, era stato operato con successo nel 2010, aveva iniziato nel gennaio 2011 una chemioterapia adiuvante per ridurre il rischio di recidive e metastasi. Dopo il primo ciclo aveva però sviluppato gravi effetti collaterali, soprattutto nausea e vomito, ed era stato ricoverato. La chemioterapia era stata quindi temporaneamente sospesa. Durante il ricovero le sue condizioni avevano cominciato a migliorare. Il 1° febbraio 2011 gli venne però posizionato un catetere venoso centrale (CVC) e appena due giorni dopo sviluppò una grave infezione, poi evoluta in shock settico, che lo costrinse a oltre un mese di ricovero. Una volta dimesso, i medici decisero di non riprendere più la chemioterapia. Tre anni dopo, nel 2014, comparve una recidiva del tumore; il paziente morì nel novembre 2015.
A questo punto la moglie citò la struttura sanitaria sostenendo, in sostanza, la seguente catena causale: catetere, infezione, mancata ripresa della chemioterapia e quindi recidiva e morte.
I CTU riconobbero che l'infezione era con ogni probabilità derivata dal catetere, ma esclusero che fosse stata l’infezione a determinare definitivamente l’interruzione della chemioterapia: secondo loro la terapia sarebbe stata comunque sospesa per la sua forte tossicità e per le condizioni del paziente. Per questo il Tribunale riconobbe soltanto il danno direttamente provocato dall’infezione; la Corte d’appello sostanzialmente confermò questa ricostruzione, pur riconoscendo anche un risarcimento per violazione del consenso informato.
Il punto decisivo riguarda però le lacune della cartella clinica: la cartella, infatti, non spiegava perché fosse stato necessario inserire quel catetere, proprio mentre altri documenti indicavano un miglioramento delle condizioni del paziente. La moglie sosteneva quindi che quella lacuna documentale non potesse andare a suo danno.
La Cassazione precisa che l'incompletezza della cartella clinica può operare sul piano presuntivo a favore del danneggiato quando proprio quella lacuna abbia reso impossibile accertare il nesso eziologico e il sanitario abbia tenuto una condotta astrattamente idonea a provocare il danno. Diversamente, osserva la Corte, l'incompletezza finirebbe per giovare proprio a chi, violando il proprio obbligo di diligenza, ha determinato quella lacuna.
“Nel caso di specie – scrive la Terza sezione civile - le lacune della cartella clinica hanno impedito alla Corte d’appello di verificare la necessità del posizionamento del catetere venoso, impedendole di vagliare in maniera completa le difese della ricorrente, per cui l’inserimento del catetere doveva considerarsi inutile se non dannoso, dato che l’intervenuto miglioramento delle condizioni generali del paziente avrebbe potuto consentire la ripresa della chemioterapia coadiuvante”. Da qui l’accoglimento del ricorso anche sotto questo profilo.
Il giudice del rinvio dovrà dunque rivalutare la domanda facendo applicazione del seguente principio di diritto: “L’incompletezza della cartella clinica è circostanza di fatto che il giudice non può non utilizzare nell’ambito dell’accertamento dell'esistenza o meno di un valido nesso causale tra l'operato sanitario e il danneggiato, in forza del noto ed evidente principio della vicinanza della prova”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO4
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
57.4/100
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B
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❌
Criteri Critici
SALUTE: CURE PALLIATIVE E CURE SIMULTANEE IN ONCOLOGIA: ASPETTI CLINICI E FORMATIVI Lagone.it
INTERVENTO DEL PROF. VINCENZO BIANCO, DIRIGENTE MEDICO ONCOLOGICO, POLICLINICO UMBERTO I DI ROMA
Roma, 2 settembre 2026
Bianco: «Cruciale la gestione del paziente oncologico avanzato, non può essere affidata all’improvvisazione o alla sola sensibilità del singolo clinico, ma richiede una vera e propria competenza metodologica e interdisciplinare. È per questo motivo che la formazione avanzata, penso ad esempio, all’impostazione di percorsi accademici dedicati come i Master specifici del settore, punta a creare una rete di professionisti capace di parlare lo stesso linguaggio. Oncologi, infermieri specialisti, psicologi, farmacisti e assistenti sociali devono integrarsi in un team multispecialistico in grado di valutare la complessità clinica, relazionale ed etica del malato e della sua famiglia».
Di Marialuisa Roscino
Il cancro non è più solo una battaglia per la sopravvivenza, ma un percorso complesso che richiede di curare la persona prima ancora della malattia. È questa la rivoluzione culturale e clinica promossa dalle “cure simultanee”, un modello che abbatte il vecchio muro tra la terapia oncologica attiva e le cure palliative, integrandole fin dalla diagnosi. Per capire come questa visione si traduca nella pratica quotidiana e nella didattica ospedaliera, abbiamo intervistato il Dott. Vincenzo Bianco, Dirigente Medico Oncologo, Policlinico Umberto I di Roma, in prima linea nell’affrontare le sfide cliniche e formative di questo approccio.
Dott. Bianco, oggi si parla sempre più spesso di cure simultanee in oncologia. Qual è il cambio di paradigma fondamentale rispetto al passato?
Con le cure simultanee in oncologia si supera l’approccio sequenziale, vale a dire le cure palliative o di supporto venivano attivate soltanto dopo il fallimento o la sospensione dei trattamenti antitumorali come la chemioterapia, immunoterapia, radioterapia , la terapia a bersaglio molecolare. Le cure simultanee in oncologia vengono erogate con i trattamenti oncologici attivi, sin dalle fasi iniziali della diagnosi di malattia avanzata o metastatica. Non dimentichiamoci nei centri in cui le cure simultanee vengono erogate in concomitanza ai trattamenti attivi, le terapie antiblastiche risultano più efficaci e le sopravvivenze dei pazienti migliorano.
In termini pratici e clinici, cosa significa applicare questo modello nella corsia di un grande ospedale come il Policlinico Umberto I?
L’attivazione del supporto terapeutico simultaneo ai trattamenti oncologici attivi non dipende più da quanto tempo resta da vivere al paziente, ma dall’intensità dei suoi bisogni fisici, psicologici e sociali.
ll controllo della sintomatologia legata al tumore (dolore, nausea, astenia, dispnea….) permette al paziente di tollerare meglio le terapie oncologiche, riducendo le interruzioni dei trattamenti e gli accessi impropri al pronto soccorso , quest’ ultimo aspetto consentirebbe, visto l’enorme numero di pazienti oncologici seguiti dal nostro centro e considerato che il nostro PS risulta punto di riferimento per tutta parte sud di Roma, di decongestionare e ottimizzare i ricoveri in area oncologica.
Un approccio così complesso richiede competenze che vanno oltre la tradizionale formazione medica specialistica. Qual è il ruolo della formazione in questo settore?
Purtroppo, spesso i percorsi di specializzazione in oncologia non includono una preparazione strutturata sulle cure simultanee/palliative integrate in campo oncologico. La formazione in questo settore deve garantire la conoscenza delle Metodiche di valutazione di qualità della vita, la conoscenza dei bisogni di salute degli individui e delle loro famiglie e l’appropriatezza e dell’efficacia degli interventi assistenziali, la conoscenza delle principali tecniche della comunicazione interpersonale, la conoscenza e la acquisizione dei principi dell’etica medica e della bioetica clinica, la conoscenza della fisiopatologia del dolore, le conoscenze teoriche e la pratica clinica necessarie per la diagnosi ed il trattamento delle complicanze e dei sintomi in fase avanzata. Principi farmacologici delle principali terapie oncologiche e relative tossicità. Oggi per colmare questo gap formativo basterebbe frequentare un master universitario di II livello dedicato.
Quali sono le principali resistenze culturali che ancora oggi si incontrano nell’applicazione delle cure simultanee?
Essenzialmente, ci sono tre motivi; a) le cure simultanee vengono associate al fine vita soprattutto dai familiari e pazienti; b) professionale, per gli addetti ai lavori spesso si confondono le cure simultanee con la sola terapia del dolore o hospice; c) organizzativa : si cura prima il tumore e quando non c è nulla da fare, i sintomi difatti manca un approccio multidisciplinare, il medico oncologo indirizzato verso una formazione super specialistica (patologia d’organo) rischia di tradursi nella pratica clinica nella sottovalutazione delle comorbidità intercorrenti, mancata gestione degli effetti collaterali che colpiscono organi fuori dal proprio campo e talvolta ritardi diagnostici , senza contare una vera e propria dipendenza multidisciplinare con la costante necessità di consultare altri specialisti.
In che modo, il modello delle cure simultanee ridefinisce il rapporto e la comunicazione tra il medico, il paziente e la sua famiglia, soprattutto nei momenti di scelta più complessi?
Da una comunicazione a tappe, a una comunicazione continuativa, il passaggio tra intento curativo e palliativo non è vissuto come un “abbandono” da parte del paziente, poiché il team è già presente (medico oncologo, medico palliativista, psicologo, e via dicendo). Pianificazione anticipata del percorso terapeutico contestualmente viene migliorata la fase di elaborazione della prognosi da parte dei familiari e del paziente.
Quanto incide oggi la carenza di personale o la frammentazione organizzativa nella reale applicazione di questo modello all’interno delle strutture sanitarie pubbliche italiane?
La carenza di personale sanitario e la frammentazione organizzativa incidono in modo critico e penalizzante, impedendo a quasi i due terzi dei pazienti oncologici di accedere tempestivamente al modello di Simultaneous Care (cure simultanee). Ancora una volta, come spesso accade da molti anni, esiste un grosso divario regionale tra Nord-Centro e Sud Italia.
Quali strumenti specifici o scale di valutazione precoce, a Suo avviso, sarebbe importante utilizzare insieme all’equipe per intercettare il momento ideale in cui affiancare le cure palliative a quelle oncologiche?
A prescindere dagli strumenti e scale che sono nelle disponibilità degli operatori, l ‘equipe multidisciplinare da subito deve prendere in carico il paziente e pianificare un programma terapeutico che tenga conto dei bisogni del paziente di ordine fisico, psicologico e relazionale.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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“Bellezza che cura”, all’ospedale Santa Maria Annunziata un ambulatorio di estetica oncologica QuiAntella.it
Un nuovo spazio dedicato alle persone seguite dall’Oncologia Medica: ogni giovedì, su appuntamento, consulenze e percorsi personalizzati per affrontare i cambiamenti del corpo causati dalla malattia e dalle terapie
Prendersi cura della malattia, ma anche della persona e del suo rapporto con il proprio corpo. È con questo obiettivo che presso la Struttura di Oncologia Medica dell’ospedale Santa Maria Annunziata è attivo un ambulatorio di estetica oncologica rivolto alle persone seguite nel loro percorso di cura.
Il nuovo servizio, denominato “Bellezza che cura”, dà continuità al percorso avviato nell’ottobre scorso con un primo incontro aperto a operatori, pazienti e cittadini, dedicato al valore dell’estetica oncologica e alle strategie utili per prevenire o attenuare i disagi cutanei e corporei legati ai trattamenti.
La malattia oncologica e le terapie possono infatti avere conseguenze importanti non solo sul piano fisico, ma anche sull’immagine corporea, sull’autostima e, più in generale, sulla qualità della vita. Alterazioni della pelle, fragilità delle unghie, discromie, cicatrici e altri cambiamenti dell’aspetto possono diventare motivo di disagio emotivo, isolamento e difficoltà nel riconoscersi.
Il progetto nasce proprio per offrire uno spazio riservato e accogliente, nel quale le persone possano ricevere ascolto, informazioni e indicazioni personalizzate, secondo un modello di assistenza che guarda al paziente nella sua globalità.
L’ambulatorio è disponibile ogni giovedì, su appuntamento. Il percorso prevede un primo colloquio per individuare i bisogni della persona e la successiva elaborazione di un piano personalizzato di autocura della durata di quattro settimane.
«L’estetica oncologica non risponde a un’esigenza superficiale, ma a un bisogno che può assumere un’importanza significativa durante la malattia – sottolinea Maria Simona Pino, direttrice della Struttura di Oncologia Medica dei presidi Santa Maria Annunziata e Serristori -. Prendersi cura della pelle, dell’immagine corporea e della percezione di sé può contribuire a migliorare il benessere, a rafforzare l’autostima e ad accompagnare la persona in modo più completo durante il percorso oncologico. Con questo ambulatorio vogliamo offrire uno spazio competente, accogliente e concretamente orientato alla qualità di vita».
Le attività comprendono indicazioni per la detersione, l’idratazione e la fotoprotezione della pelle, consigli per la cura di mani e unghie fragili, tecniche di trucco correttivo e camouflage, il tatuaggio para-medicale dell’areola e incontri di gruppo dedicati alla skincare.
Tutte le consulenze si svolgono all’interno della Struttura di Oncologia Medica del presidio Santa Maria Annunziata. Per informazioni e prenotazioni è possibile rivolgersi direttamente al personale della Struttura.
«Il progetto – dichiara Silvia Scoccianti, direttrice del Dipartimento Oncologico – esprime una visione della cura che non si limita al trattamento della malattia, ma considera i bisogni fisici, emotivi e relazionali della persona. L’attivazione stabile dell’ambulatorio rappresenta un ulteriore passo verso un’assistenza oncologica sempre più attenta alla qualità della vita».
La realizzazione di “Bellezza che cura” è stata possibile grazie alla collaborazione e al sostegno del Calcit Barberino Tavarnelle e del Calcit Chianti Fiorentino, associazioni da molti anni vicine all’Oncologia e impegnate sul territorio nella prevenzione, nell’assistenza e nel sostegno alle persone con malattia oncologica e alle loro famiglie.
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Criteri Critici
Cure simultanee in oncologia, Bianco: «Serve una rete di professionisti per prendersi cura della persona TusciaTimes.eu
Il cancro non è più solo una battaglia per la sopravvivenza, ma un percorso complesso che richiede di curare la persona prima ancora della malattia. È questa la rivoluzione culturale e clinica promossa dalle “cure simultanee”, un modello che abbatte il vecchio muro tra la terapia oncologica attiva e le cure palliative, integrandole fin dalla diagnosi. Per capire come questa visione si traduca nella pratica quotidiana e nella didattica ospedaliera, abbiamo intervistato il Dott. Vincenzo Bianco, Dirigente Medico Oncologo, Policlinico Umberto I di Roma, in prima linea nell’affrontare le sfide cliniche e formative di questo approccio.
Dott. Bianco, oggi si parla sempre più spesso di cure simultanee in oncologia. Qual è il cambio di paradigma fondamentale rispetto al passato?
Con le cure simultanee in oncologia si supera l’approccio sequenziale, vale a dire le cure palliative o di supporto venivano attivate soltanto dopo il fallimento o la sospensione dei trattamenti antitumorali come la chemioterapia, immunoterapia, radioterapia , la terapia a bersaglio molecolare. Le cure simultanee in oncologia vengono erogate con i trattamenti oncologici attivi, sin dalle fasi iniziali della diagnosi di malattia avanzata o metastatica. Non dimentichiamoci nei centri in cui le cure simultanee vengono erogate in concomitanza ai trattamenti attivi, le terapie antiblastiche risultano più efficaci e le sopravvivenze dei pazienti migliorano.
In termini pratici e clinici, cosa significa applicare questo modello nella corsia di un grande ospedale come il Policlinico Umberto I?
L’attivazione del supporto terapeutico simultaneo ai trattamenti oncologici attivi non dipende più da quanto tempo resta da vivere al paziente, ma dall’intensità dei suoi bisogni fisici, psicologici e sociali.
ll controllo della sintomatologia legata al tumore (dolore, nausea, astenia, dispnea….) permette al paziente di tollerare meglio le terapie oncologiche, riducendo le interruzioni dei trattamenti e gli accessi impropri al pronto soccorso , quest’ ultimo aspetto consentirebbe, visto l’enorme numero di pazienti oncologici seguiti dal nostro centro e considerato che il nostro PS risulta punto di riferimento per tutta parte sud di Roma, di decongestionare e ottimizzare i ricoveri in area oncologica.
Un approccio così complesso richiede competenze che vanno oltre la tradizionale formazione medica specialistica. Qual è il ruolo della formazione in questo settore?
Purtroppo, spesso i percorsi di specializzazione in oncologia non includono una preparazione strutturata sulle cure simultanee/palliative integrate in campo oncologico. La formazione in questo settore deve garantire la conoscenza delle Metodiche di valutazione di qualità della vita, la conoscenza dei bisogni di salute degli individui e delle loro famiglie e l’appropriatezza e dell’efficacia degli interventi assistenziali, la conoscenza delle principali tecniche della comunicazione interpersonale, la conoscenza e la acquisizione dei principi dell’etica medica e della bioetica clinica, la conoscenza della fisiopatologia del dolore, le conoscenze teoriche e la pratica clinica necessarie per la diagnosi ed il trattamento delle complicanze e dei sintomi in fase avanzata. Principi farmacologici delle principali terapie oncologiche e relative tossicità. Oggi per colmare questo gap formativo basterebbe frequentare un master universitario di II livello dedicato.
Quali sono le principali resistenze culturali che ancora oggi si incontrano nell’applicazione delle cure simultanee?
Essenzialmente, ci sono tre motivi; a) le cure simultanee vengono associate al fine vita soprattutto dai familiari e pazienti; b) professionale, per gli addetti ai lavori spesso si confondono le cure simultanee con la sola terapia del dolore o hospice; c) organizzativa : si cura prima il tumore e quando non c è nulla da fare, i sintomi difatti manca un approccio multidisciplinare, il medico oncologo indirizzato verso una formazione super specialistica (patologia d’organo) rischia di tradursi nella pratica clinica nella sottovalutazione delle comorbidità intercorrenti, mancata gestione degli effetti collaterali che colpiscono organi fuori dal proprio campo e talvolta ritardi diagnostici , senza contare una vera e propria dipendenza multidisciplinare con la costante necessità di consultare altri specialisti.
In che modo, il modello delle cure simultanee ridefinisce il rapporto e la comunicazione tra il medico, il paziente e la sua famiglia, soprattutto nei momenti di scelta più complessi?
Da una comunicazione a tappe, a una comunicazione continuativa, il passaggio tra intento curativo e palliativo non è vissuto come un “abbandono” da parte del paziente, poiché il team è già presente (medico oncologo, medico palliativista, psicologo, e via dicendo). Pianificazione anticipata del percorso terapeutico contestualmente viene migliorata la fase di elaborazione della prognosi da parte dei familiari e del paziente.
Quanto incide oggi la carenza di personale o la frammentazione organizzativa nella reale applicazione di questo modello all’interno delle strutture sanitarie pubbliche italiane?
La carenza di personale sanitario e la frammentazione organizzativa incidono in modo critico e penalizzante, impedendo a quasi i due terzi dei pazienti oncologici di accedere tempestivamente al modello di Simultaneous Care (cure simultanee). Ancora una volta, come spesso accade da molti anni, esiste un grosso divario regionale tra Nord-Centro e Sud Italia.
Quali strumenti specifici o scale di valutazione precoce, a Suo avviso, sarebbe importante utilizzare insieme all’equipe per intercettare il momento ideale in cui affiancare le cure palliative a quelle oncologiche?
A prescindere dagli strumenti e scale che sono nelle disponibilità degli operatori, l ‘equipe multidisciplinare da subito deve prendere in carico il paziente e pianificare un programma terapeutico che tenga conto dei bisogni del paziente di ordine fisico, psicologico e relazionale.
Di Marialuisa Roscino
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Tumore al seno, screening gratuiti in piazza quinewsvaldera.it
AttualitàMercoledì02 Settembre 2026ore 10:20 La Carovana della prevenzione di Komen Italia sarà in piazza Unità d'Italia alla stazione: ecco quali esami sarà possibile svolgere PONTEDERA —Fa tappa anche a Pontedera laCarovana della prevenzione di Komen Italia, l'organizzazione senza scopo di lucro attiva dal 2000 nella lotta contro i tumori del seno. A offrire l'opportunità disottoporsi gratuitamente ai principali esami per la prevenzione e la diagnosi del tumore al senosarà un'unità mobile attrezzata, gestita da personale sanitario specializzato.L’iniziativa, promossa col sostegno del gruppoFarma AcquisitionHolding, avrà come prima tappa Lucca, mentre l'ultima in Toscana sarà a Scandicci. Nel mezzo, mercoledì 9 Settembre, sarà proprio a Pontedera, nelle vicinanze dellafarmacia comunale Pontedera 1, in piazza Unità d'Italia.Le visite sono rivolte alledonne iscritte al programma fedeltà delle farmacie aderentiche negli ultimi 12 mesi non si sono sottoposte a esami simili, che non si trovano in stato di gravidanza e allattamento, e che abbiano preso appuntamento. Quelle con un’etàinferiore ai 40 annipotranno fare un’ecografia, mentre a quelle con un’età compresatra i 40 e i 49 anni o over 75sarà data la possibilità di fare unoscreeningmammografico. A offrire l'opportunità disottoporsi gratuitamente ai principali esami per la prevenzione e la diagnosi del tumore al senosarà un'unità mobile attrezzata, gestita da personale sanitario specializzato.L’iniziativa, promossa col sostegno del gruppoFarma AcquisitionHolding, avrà come prima tappa Lucca, mentre l'ultima in Toscana sarà a Scandicci. Nel mezzo, mercoledì 9 Settembre, sarà proprio a Pontedera, nelle vicinanze dellafarmacia comunale Pontedera 1, in piazza Unità d'Italia.Le visite sono rivolte alledonne iscritte al programma fedeltà delle farmacie aderentiche negli ultimi 12 mesi non si sono sottoposte a esami simili, che non si trovano in stato di gravidanza e allattamento, e che abbiano preso appuntamento. Quelle con un’etàinferiore ai 40 annipotranno fare un’ecografia, mentre a quelle con un’età compresatra i 40 e i 49 anni o over 75sarà data la possibilità di fare unoscreeningmammografico. L’iniziativa, promossa col sostegno del gruppoFarma AcquisitionHolding, avrà come prima tappa Lucca, mentre l'ultima in Toscana sarà a Scandicci. 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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
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Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Screening gratuito per il tumore al seno Comune di Pontedera -
Torna prossimamente in Toscana la Carovana della Prevenzione di Komen Italia, un’unità mobile attrezzata che offrirà l’opportunità di sottoporsi gratuitamente ai principali esami per la prevenzione e diagnosi del tumore al seno, in presenza di personale sanitario specializzato. L’iniziativa è promossa col sostegno del gruppo Farma Acquisition Holding e farà tappa in tre località:
- l’8 settembre sarà a Lucca, di fronte alla Farmacia Comunale Lucca 24 ore;
- il 9 settembre si sposterà nei pressi della Farmacia Comunale Pontedera 1, a Pontedera in piazza Unità d'Italia ( prenotazioni direttamente in farmacia o allo 0587753975 )
- il 10 settembre farà tappa a Scandicci (FI), di fronte alla Farmacia Comunale Scandicci 3.
Le visite sono rivolte alle donne iscritte al programma fedeltà delle farmacie aderenti che negli ultimi 12 mesi non si sono sottoposte a esami simili, che non si trovano in stato di gravidanza e allattamento, e che abbiano preso appuntamento. Quelle con un’età inferiore ai 40 anni potranno fare un’ecografia, mentre a quelle con un’età compresa tra i 40 e i 49 anni o over 75 sarà data la possibilità di fare uno screening mammografico.
Il tumore al seno è quello più comune tra le donne in tutto il mondo e negli ultimi trent’anni si è registrato un aumento dell’incidenza tra le giovani di età compresa tra i 20 e i 39 anni. A fronte di ciò, lo screening resta cruciale in quanto una diagnosi precoce può aumentare le possibilità di sopravvivenza e ridurre la mortalità.
Proprio su questa base Farma Acquisition Holding, che ha da tempo evoluto il proprio modello per offrire servizi integrati di prevenzione e assistenza ai cittadini, ha rinnovato per il quinto anno consecutivo la collaborazione con Komen Italia per la Carovana della Prevenzione.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
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Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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ASL Alessandria: salvata paziente a Casale con un pacemaker inserito durante l'arresto cardiaco dialessandria.it
Ci sono storie che raccontano bene quanto possano fare la competenza, la tempestività e il lavoro di squadra. È quella vissuta nei giorni scorsi all’ASL AL, dove l’equipe della struttura di Cardiologia dell’Ospedale di Casale Monferrato, diretta da Federico Nardi, è riuscita a salvare una paziente grazie ad un intervento eseguito in condizioni di estrema emergenza.
L’Ospedale di Casale Monferrato
La donna, arrivata in ospedale con uno scompenso cardiaco acuto e un blocco atrio-ventricolare (BAV) completo, rischiava la vita. Ricoverata d’urgenza nell’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica (UTIC) della Cardiologia dell’Ospedale di Casale Monferrato, veniva programmata come 1° intervento della mattina successiva. Proprio durante la preparazione, però, il cuore è andato i arresto cardiaco. Così è iniziata una corsa contro il tempo: manovre di rianimazione, massaggio cardiaco e all’intubazione. Per 18 minuti.
Durante queste manovre, il direttore Nardi e il dirigente medico Fabrizio Luigi Pizzetti, hanno deciso di procedere all’impianto del pacemaker. Il catetere è stato posizionato col massaggio cardiaco in corso, consentendo al dispositivo di iniziare la stimolazione elettrica del cuore. Cha ha risposto. Paziente stabilizzata, intervento completato e trasferimento in Rianimazione.
Un tipo di pacemaker
Riportata in UTIC, la paziente è stata colpita da un’infezione causata da un batterio particolarmente aggressivo, tornando in condizioni molto gravi, con uno stato di semi-coma. Giorno dopo giorno, con una terapia antibiotica mirata e un monitoraggio costante, le condizioni sono migliorate, la donna è tornata ad alimentarsi, ma ha perso l’udito. Un nuovo problema che, questa volta, non era grave: solo un tappo di cerume, prontamente rimosso. Oggi, dopo l’arresto cardiaco e le successive complicanze, la paziente è stata dimessa in continuità assistenziale. Una storia che racconta il valore di una sanità capace di fare squadra: dal Medico di Medicina Generale che ha riconosciuto i primi segnali di allarme fino ai professionisti della Cardiologia, dell’Anestesia e Rianimazione e dell’assistenza che l’hanno accompagnata nelle diverse fasi del percorso di cura.
LE PAROLE – Così Federico Nardi, direttore della Cardiologia dell’Ospedale di Casale Monferrato: «Operare e posizionare un catetere stimolatore mentre erano in corso le manovre di rianimazione cardio-polmonare è stata una sfida estrema. In quei 18 minuti drammatici, la determinazione di tutta l’équipe e il perfetto coordinamento tra cardiologi, anestesisti e personale infermieristico hanno fatto la differenza tra la vita e la morte. Vedere la paziente superare anche le successive complicanze infettive, tornando a sorridere, è la gratificazione più grande per tutti noi».
Il dr. Federico Nardi
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Ancona, la denuncia di un utente: «Ridotta la Tomoterapia per i pazienti oncologici» Corriere Adriatico
ANCONA - «Scrivo per portare a conoscenza delle istituzioni una situazione di grave disagio che sta per colpire chi, come me, sta affrontando un percorso di cura oncologica». Comincia così la lettera inviataci ieri da un paziente dell’ospedale regionale di Torrette, che ha scelto di restare anonimo. Denuncia il blocco (totale o parziale, a seconda dei reparti) delle prestazioni aggiuntive dei medici a causa del superamento del tetto di spesa imposto alle aziende della Regione Marche. Una scelta amministrativa con gravi risvolti sulla pelle dei pazienti.
APPROFONDIMENTI LA SANITÀ Ancona, taglio degli straordinari all'ospedale di Torrette: a rischio un intervento chirurgico su cinque
La testimonianza
Racconta: «A causa del blocco delle prestazioni aggiuntive del personale, previsto dal 4 settembre (venerdì, ndr), l’operatività del macchinario Tomoterapia nella fascia mattutina sarà sospesa, costringendo a riorganizzare e posticipare i trattamenti nei turni pomeridiani». La Tomoterapia è una particolare tecnica di terapia radiologica, utile per i pazienti oncologici. Di fatto, il macchinario combina una Tac con una macchina per la radioterapia, permettendo il trattamento di tumori localizzati in organi sensibili e per i quali è necessario orientare con estrema precisione il fascio radioterapico, onde evitare il danneggiamento di parti sane e per garantire una maggiore efficacia della terapia. «Questa decisione - continua il paziente - comporta conseguenze pesantissime sul piano umano e clinico». Le elenca pure, con la sicurezza di chi le ha già vissute sulla propria pelle, magari in altre occasioni.
I nodi
«Per chi affronta terapie oncologiche quotidiane ad alta precisione, compresi i pazienti in età pediatrica, le persone lavoratrici o con difficoltà di spostamento - racconta, la fascia mattutina è fondamentale per la gestione della stanchezza, dei tempi di recupero e dell’organizzazione familiare, soprattutto per chi proviene da fuori provincia». Sul pianto prettamente sanitario, invece, questa riorganizzazione provoca «un allungamento delle liste d’attesa». Questo perché «riduce le ore di funzionamento dell’unico acceleratore per la Tomoterapia presente in tutta la Regione Marche». Il che «significa ridurre inevitabilmente il numero dei trattamenti giornalieri erogabili, costringendo altri malati ad attendere più tempo o a dover cercare strutture fuori regioni per curarsi». Un bel problema che si va ad aggiungere a quelli che quotidianamente vive chi si trova costretto a combattere la sua battaglia contro la malattia. Per chi ci scrive, «è il paradosso della sanità pubblica, perché mentre si parla continuamente di fondi per abbattere le liste d’attesa, nel presidio pubblico di riferimento poi si taglia l’operatività di una tecnologia di punta, unica nel suo genere». Oltretutto, «mortificando il lavoro di un personale eccellente e penalizzando i cittadini». La lettera si conclude con un appello: «Chiedo un intervento tempestivo delle istituzioni affinché si sblocchino le risorse necessarie per il personale e si garantisca la piena funzionalità del servizio di Tomoterapia a Torrette».
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Proteste all’ospedale di Torrette. Cure oncologiche, rebus tomoterapia. Fine budget, disagi per i pazienti Il Resto del Carlino
Scatta l’allarme alla Radioterapia dell’ospedale di Torrette. Dal 4 settembre rischia di bloccarsi l’operatività mattutina della Tomoterapia, tecnologia di punta fondamentale per le cure oncologiche. A denunciare la situazione è la segnalazione accorata di un paziente, che dà voce alla preoccupazione di tanti malati per l’imminente sospensione dei turni del mattino e il conseguente slittamento dei trattamenti al pomeriggio. Nella sua lettera accorata rivolta al Carlino, il paziente ringrazia innanzitutto lo staff sanitario: "Medici, tecnici e infermieri si dimostrano ogni giorno straordinariamente precisi, gentili, umani e puntuali, garantendo un’assistenza impeccabile".
Tuttavia, il fermo delle prestazioni aggiuntive del personale dal 4 settembre rischia di stravolgere i percorsi di cura: "Apprendiamo con profonda preocupazione che l’operatività del macchinario Tomoterapia nella fascia mattutina sarà sospesa, costringendo a riorganizzare e posticipare i trattamenti nei turni pomeridiani". Le conseguenze cliniche ed umane sono pesanti: "Per chi affronta terapie quotidiane (compresi pazienti pediatrici, lavoratori o persone con difficoltà di spostamento), la fascia mattutina è fondamentale per gestire stanchezza e tempi familiari, soprattutto per chi arriva da fuori provincia. Ridurre le ore dell’unico acceleratore Tomoterapia presente nelle Marche significa ridurre i trattamenti erogabili, allungando le liste d’attesa e spingendo i malati fuori regione". Da qui il paradosso: "È inaccettabile che, mentre si parla di fondi per abbattere le liste d’attesa, nel presidio pubblico di riferimento si tagli l’operatività di una tecnologia di punta".
La situazione, verificata dal Carlino, ripropone una criticità che si ripete puntualmente ogni anno. Il problema non risiede in una scelta gestionale di Torrette, ma nel budget della Regione Marche destinato alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario, che a un certo punto dell’anno si esaurisce. Una "coperta corta" che non riguarda soltanto l’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Marche, ma coinvolge tutte le aziende sanitarie territoriali (Ast) della regione. Terminati i fondi regionali, scatta l’impossibilità di coprire gli straordinari per far funzionare i macchinari a pieno ritmo. Adesso le famiglie chiedono un rapido sblocco delle risorse per garantire la continuità delle cure. La parola adesso passa alla Regione Marche.
Intanto, la direzione aziendale precisa che "la continuità dei percorsi terapeutici oncologici rappresenta una priorità assoluta e che l’azienda è già intervenuta per garantire la regolare presa in carico dei pazienti. L’eventuale rimodulazione organizzativa dell’attività, connessa alla disponibilità delle prestazioni aggiuntive del personale, non deve essere interpretata come una sospensione del servizio né come un’interruzione delle cure. L’obiettivo è mantenere la piena capacità assistenziale della Radioterapia e utilizzare al meglio tutte le tecnologie disponibili, compresa la Tomoterapia, evitando che problematiche organizzative possano determinare conseguenze clinicamente significative sui percorsi di cura".
Sara Ferreri