📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.8/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
«Ho una leucemia incurabile ma adesso organizzo il mio matrimonio» Il Mattino
«Finché il mio corpo me lo permette non voglio perdermi più nulla». Elena Vancheri ha deciso di non arrendersi al destino. A 26 anni, di cui 14 trascorsi a lottare contro una forma di leucemia mieloide acuta che oggi i medici definiscono incurabile, la giovane di Pavia ha scelto di concentrare tutte le sue energie su un unico obiettivo: vivere. La sua storia ha dato il via a una gara di solidarietà per aiutarla a realizzare i suoi ultimi desideri.
Un caso clinico rarissimo
La malattia, racconta Elena, è arrivata alla fine della seconda media. Da quel momento la sua vita è stata costellata da ricoveri, trapianti e recidive. «Ho avuto una depressione grave, attacchi di panico. Ho fatto l’esame di terza media e la maturità in ospedale, con gli insegnanti che venivano lì», racconta al Corriere della Sera. Ma Elena rifiuta le etichette facili: sentirsi dire "sei forte" o "coraggiosa" non è bello, perché ha visto persone attraversare le stesse difficoltà e non farcela. «Oggi però mi sento coraggiosa non per essere sopravvissuta, ma per quello che sto scegliendo di fare ora», ha detto.
Poi è arrivata la diagnosi definitiva. Un caso clinico rarissimo: dopo due recidive essere ancora in vita era per i medici «quasi da extraterrestre», ma poi ne è arrivata una terza che ha azzerato le speranze. «La mia aspettativa di vita era finita sei anni fa. È un paradosso: quando avevo tutta la vita davanti non potevo programmare niente, adesso è come se mi avessero detto: "ora puoi vivere". I progetti devono essere forti e immediati».
«Non voglio stare ferma ad aspettare che la malattia si prenda la mia vita senza fare niente, si è già presa abbastanza», ha detto.
Il matrimonio con Pierluigi e con la musica
Tra i tanti sogni della 26enne c'è spazio per l'amore. Elena si sposerà con il suo Pierluigi, 35 anni, conosciuto tre anni fa grazie a un gioco di ruolo online. Lui vive a Latina, ma sta cercando lavoro a Pavia per restarle accanto. Lei ha già pensato al grande giorno nei minimi dettagli: «Io avrò un abito giallo da principessa: su questo non scendo a compromessi. Giallo saturo e un sacco di girasoli». Ma nella vita di Elena c'è spazio anche per un altro grande amore: la musica. Laureata al Conservatorio in canto jazz, sogna anche un concerto speciale con i suoi piccoli allievi: «Un secondo matrimonio con la musica».
L'affetto dei cari e la raccolta fondi
La paura di non farcela c'è, ma Elena preferisce sfruttare al meglio il tempo che ha a disposizione, supportata dall'affetto della sua famiglia e di sua sorella Sara, che le aveva donato il midollo quando la seconda recidiva ha bussato alla sua porta. «Mi sto concentrando sulla vita», spiega la 26enne. La sua storia ha mobilitato i volontari della onlus «Gli amici del sorriso»: l'associazione ha lanciato una raccolta fondi sul web riuscendo a raccogliere ben 25 mila euro in soli tre giorni. Le risorse serviranno a finanziare i desideri di Elena, dal matrimonio fino al viaggio in Europa che sogna di fare con il suo futuro marito.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
39.3/100
Punteggio Totale
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Criteri Critici
Screening per il tumore del colon-retto, dalla Asl Bat un invito alla prevenzione TraniViva
Tra i tanti impegni quotidiani, ce n'è uno che non dovrebbe essere rimandato: quello con la propria salute. È questo il messaggio lanciato dalla Asl Bat nell'ambito della campagna di sensibilizzazione sullo screening per la prevenzione del tumore del colon-retto.Il programma, promosso e offerto gratuitamente dalla Regione Puglia, è rivolto alle persone di età compresa tra 50 e 69 anni residenti in Puglia, che ricevono dalla propria Asl l'invito a effettuare il test per la ricerca del sangue occulto nelle feci.L'adesione al programma è semplice. Una volta ricevuto l'invito, è possibile scegliere una delle farmacie aderenti indicate sul portale Puglia Salute, recarsi presso la farmacia selezionata e ritirare il kit necessario per effettuare il test. Dopo la raccolta del campione, il kit dovrà essere riconsegnato nella stessa farmacia.Un gesto semplice che permette di partecipare a un importante percorso di prevenzione e diagnosi precoce.La Asl Bat ricorda inoltre che chi rientra nella fascia d'età prevista e non ha ancora ricevuto l'invito può contattare il numero verde unico regionale 800 957773 per ricevere informazioni.Per maggiori informazioni sul programma di screening per il tumore del colon-retto è possibile consultare il portale regionale Puglia Salute.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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44.1/100
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Criteri Critici
«La mia leucemia è incurabile. La mia aspettativa di vita era finita sei anni fa, ora a 26 organizzo il mio matrimonio» Il Messaggero
«Finché il mio corpo me lo permette non voglio perdermi più nulla». Elena Vancheri ha deciso di non arrendersi al destino. A 26 anni, di cui 14 trascorsi a lottare contro una forma di leucemia mieloide acuta che oggi i medici definiscono incurabile, la giovane di Pavia ha scelto di concentrare tutte le sue energie su un unico obiettivo: vivere. La sua storia ha dato il via a una gara di solidarietà per aiutarla a realizzare i suoi ultimi desideri.
Un caso clinico rarissimo
La malattia, racconta Elena, è arrivata alla fine della seconda media. Da quel momento la sua vita è stata costellata da ricoveri, trapianti e recidive. «Ho avuto una depressione grave, attacchi di panico. Ho fatto l’esame di terza media e la maturità in ospedale, con gli insegnanti che venivano lì», racconta al Corriere della Sera. Ma Elena rifiuta le etichette facili: sentirsi dire "sei forte" o "coraggiosa" non è bello, perché ha visto persone attraversare le stesse difficoltà e non farcela. «Oggi però mi sento coraggiosa non per essere sopravvissuta, ma per quello che sto scegliendo di fare ora», ha detto.
Poi è arrivata la diagnosi definitiva. Un caso clinico rarissimo: dopo due recidive essere ancora in vita era per i medici «quasi da extraterrestre», ma poi ne è arrivata una terza che ha azzerato le speranze. «La mia aspettativa di vita era finita sei anni fa. È un paradosso: quando avevo tutta la vita davanti non potevo programmare niente, adesso è come se mi avessero detto: "ora puoi vivere". I progetti devono essere forti e immediati».
«Non voglio stare ferma ad aspettare che la malattia si prenda la mia vita senza fare niente, si è già presa abbastanza», ha detto.
Il matrimonio con Pierluigi e con la musica
Tra i tanti sogni della 26enne c'è spazio per l'amore. Elena si sposerà con il suo Pierluigi, 35 anni, conosciuto tre anni fa grazie a un gioco di ruolo online. Lui vive a Latina, ma sta cercando lavoro a Pavia per restarle accanto. Lei ha già pensato al grande giorno nei minimi dettagli: «Io avrò un abito giallo da principessa: su questo non scendo a compromessi. Giallo saturo e un sacco di girasoli». Ma nella vita di Elena c'è spazio anche per un altro grande amore: la musica. Laureata al Conservatorio in canto jazz, sogna anche un concerto speciale con i suoi piccoli allievi: «Un secondo matrimonio con la musica».
L'affetto dei cari e la raccolta fondi
La paura di non farcela c'è, ma Elena preferisce sfruttare al meglio il tempo che ha a disposizione, supportata dall'affetto della sua famiglia e di sua sorella Sara, che le aveva donato il midollo quando la seconda recidiva ha bussato alla sua porta. «Mi sto concentrando sulla vita», spiega la 26enne. La sua storia ha mobilitato i volontari della onlus «Gli amici del sorriso»: l'associazione ha lanciato una raccolta fondi sul web riuscendo a raccogliere ben 25 mila euro in soli tre giorni. Le risorse serviranno a finanziare i desideri di Elena, dal matrimonio fino al viaggio in Europa che sogna di fare con il suo futuro marito.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Con i fondi raccolti da Valbossa in Rosa realizzata una sala relax in Radioterapia all'ospedale di Varese BCC La Voce
È questo il risultato concreto dell’ultima edizione di Valbossa IN Rosa, sostenuta tra i molti sponosr anche dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e da Ccr Insieme Ets
Tredicimilacinquecento euro raccolti grazie a camminate, incontri, iniziative culturali e momenti di sensibilizzazione si trasformeranno in uno spazio pensato per rendere un po’ meno difficile il tempo delle cure. È questo il risultato concreto dell’ultima edizione di Valbossa IN Rosa, sostenuta tra i molti sponsor anche dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e da Ccr Insieme Ets: ASST Sette Laghi ha infatti formalmente accettato la donazione di 13.500 euro di IN Valbossa aps, associazione con sede ad Azzate, destinata alla realizzazione di un’area di accoglienza e relax per i pazienti in attesa dei trattamenti nel reparto di Radioterapia dell’Ospedale di Circolo di Varese.
Una vera e propria stanza “che dà sollievo”, pensata per offrire un ambiente più confortevole alle persone che devono sottoporsi alle terapie e che spesso trascorrono in ospedale tempi di attesa che si aggiungono al peso fisico ed emotivo della malattia. Il progetto rappresenta il punto di arrivo della raccolta fondi promossa attraverso Valbossa IN Rosa, la manifestazione che da anni coinvolge un numero crescente di Comuni della provincia di Varese nella sensibilizzazione e nella prevenzione del tumore al seno.
L’accettazione della donazione è stata formalizzata con una delibera firmata dal direttore generale di ASST Sette Laghi, Mauro Moreno. In una lettera indirizzata all’associazione, la direzione aziendale ha espresso il proprio ringraziamento per il contributo e per il sostegno al lavoro svolto quotidianamente da medici, infermieri e operatori della Radioterapia dell’Ospedale di Circolo, reparto diretto da Italo Dell’Oca.
Con il via libera dell’azienda sanitaria può ora iniziare la fase operativa. Sarà l’ufficio tecnico di ASST Sette Laghi a occuparsi della progettazione della nuova sala, sulla base delle indicazioni dello staff medico, così da creare uno spazio realmente rispondente alle esigenze dei pazienti. Una volta definito il progetto potranno partire i lavori. Al termine dell’intervento, una targa ricorderà che la realizzazione dell’area è stata resa possibile dai fondi raccolti durante la scorsa edizione di Valbossa IN Rosa.
Il risultato arriva proprio mentre IN Valbossa aps, presieduta da Adalisa Corbetta, si prepara a dare il via a un nuovo anno di iniziative.
La futura sala della Radioterapia dell’Ospedale di Circolo diventa così anche il simbolo del meccanismo che Valbossa IN Rosa ha cercato di costruire in questi anni: tante iniziative diffuse sul territorio, la partecipazione di cittadini, associazioni e istituzioni e, alla fine, una raccolta capace di trasformarsi in qualcosa di tangibile. I 13.500 euro raccolti nell’ultima edizione non resteranno quindi soltanto una cifra, ma diventeranno uno spazio dedicato a chi sta affrontando un percorso di cura, con l’obiettivo di rendere più accogliente e umano anche il tempo trascorso in attesa di una terapia.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?2
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO5
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
58.9/100
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Criteri Critici
SALUTE, oncologia. Cure palliative e cure simultanee: aspetti clinici e formativi insidertrend.it
Roma, 3 settembre 2026; a cura di Marialuisa Roscino – Il cancro non è più solo una battaglia per la sopravvivenza, ma un percorso complesso che richiede di curare la persona prima ancora della malattia. È questa la rivoluzione culturale e clinica promossa dalle cure simultanee, un modello che abbatte il vecchio muro tra la terapia oncologica attiva e le cure palliative, integrandole fin dalla diagnosi. Per capire come questa visione si traduca nella pratica quotidiana e nella didattica ospedaliera, abbiamo intervistato il dottor Vincenzo Bianco, dirigente medico oncologo presso il Policlinico Umberto I di Roma, in prima linea nell’affrontare le sfide cliniche e formative di questo approccio.
Vincenzo Bianco
MARIALUISA ROSCINO – Dottor Bianco, oggi si parla sempre più spesso di cure simultanee in oncologia, ma quale è il cambio di paradigma fondamentale rispetto al passato?
VINCENZO BIANCO – Con le cure simultanee in oncologia si supera l’approccio sequenziale, vale a dire , le cure palliative o di supporto venivano attivate soltanto dopo il fallimento o la sospensione dei trattamenti antitumorali come la chemioterpia, immunoterapia, radioterapia , la terapia a bersaglio molecolare. Le cure simultanee in oncologia vengono erogate con i trattamenti oncologici attivi, sin dalle fasi iniziali della diagnosi di malattia avanzata o metastatica. Non dimentichiamoci nei centri in cui le cure simultanee vengono erogate in concomitanza ai trattamenti attivi, le terapie antiblastiche risultano più efficaci e le sopravvivenze dei pazienti migliorano.
MARIALUISA ROSCINO – In termini pratici e clinici, cosa significa applicare questo modello nella corsia di un grande ospedale come il Policlinico Umberto I?
VINCENZO BIANCO – L’attivazione del supporto terapeutico simultaneo ai trattamenti oncologici attivi non dipende più da quanto tempo resta da vivere al paziente, ma dall’intensità dei suoi bisogni fisici, psicologici e sociali. ll controllo della sintomatologia legata al tumore, cioè dolore, nausea, astenia, dispnea, eccetera, permette al paziente di tollerare meglio le terapie oncologiche, riducendo le interruzioni dei trattamenti e gli accessi impropri al pronto soccorso , quest’ ultimo aspetto consentirebbe, visto l’enorme numero di pazienti oncologici seguiti dal nostro centro e considerato che il nostro PS risulta punto di riferimento per tutta parte sud di Roma, di decongestionare e ottimizzare i ricoveri in area oncologica.
MARIALUISA ROSCINO – Un approccio così complesso richiede competenze che vanno oltre la tradizionale formazione medica specialistica. Qual è il ruolo della formazione in questo settore?
VINCENZO BIANCO – Purtroppo, spesso i percorsi di specializzazione in oncologia non includono una preparazione strutturata sulle cure simultanee/palliative integrate in campo oncologico. La formazione in questo settore deve garantire la conoscenza delle Metodiche di valutazione di qualità della vita, la conoscenza dei bisogni di salute degli individui e delle loro famiglie e l’appropriatezza e dell’efficacia degli interventi assistenziali, la conoscenza delle principali tecniche della comunicazione interpersonale, la conoscenza e la acquisizione dei principi dell’etica medica e della bioetica clinica, la conoscenza della fisiopatologia del dolore, le conoscenze teoriche e la pratica clinica necessarie per la diagnosi ed il trattamento delle complicanze e dei sintomi in fase avanzata. Principi farmacologici delle principali terapie oncologiche e relative tossicità. Oggi per colmare questo gap formativo basterebbe frequentare un master universitario di II livello dedicato.
MARIALUISA ROSCINO – Quali sono le principali resistenze culturali che ancora oggi si incontrano nell’applicazione delle cure simultanee?
VINCENZO BIANCO – Essenzialmente, ci sono tre motivi; a) le cure simultanee vengono associate al fine vita soprattutto dai familiari e pazienti; b) professionale, per gli addetti ai lavori spesso si confondono le cure simultanee con la sola terapia del dolore o hospice; c) organizzativa : si cura prima il tumore e quando non c’è nulla da fare, i sintomi difatti manca un approccio multidiscinare, il medico oncologo indirizzato verso una formazione super specialistica, la patologia d’organo, rischia di tradursi nella pratica clinica nella sottovalutazione delle comorbidità intercorrenti, mancata gestione degli effetti collaterali che colpiscono organi fuori dal proprio campo e talvolta ritardi diagnostici, senza contare una vera e propria dipendenza multidisciplinare con la costante necessità di consultare altri specialisti.
MARIALUISA ROSCINO – In che modo, il modello delle cure simultanee ridefinisce il rapporto e la comunicazione tra il medico, il paziente e la sua famiglia, soprattutto nei momenti di scelta più complessi?
VINCENZO BIANCO – Da una comunicazione a tappe, a una comunicazione continuativa, il passaggio tra intento curativo e palliativo non è vissuto come un «abbandono» da parte del paziente, poiché il team è già presente (medico oncologo, medico palliativista, psicologo, e via dicendo). Pianificazione anticipata del percorso terapeutico contestualmente viene migliorata la fase di elaborazione della prognosi da parte dei familiari e del paziente.
MARIALUISA ROSCINO – Quanto incide oggi la carenza di personale o la frammentazione organizzativa nella reale applicazione di questo modello all’interno delle strutture sanitarie pubbliche italiane?
VINCENZO BIANCO – La carenza di personale sanitario e la frammentazione organizzativa incidono in modo critico e penalizzante, impedendo a quasi i due terzi dei pazienti oncologici di accedere tempestivamente al modello di Simultaneous Care (cure simultanee). Ancora una volta, come spesso accade da molti anni, esiste un grosso divario regionale tra Nord e Centro e Sud Italia.
MARIALUISA ROSCINO – Quali strumenti specifici o scale di valutazione precoce, a Suo avviso, sarebbe importante utilizzare insieme all’equipe per intercettare il momento ideale in cui affiancare le cure palliative a quelle oncologiche?
VINCENZO BIANCO – A prescindere dagli strumenti e scale che sono nelle disponibilità degli operatori, l’equipe multidisciplinare da subito deve prendere in carico il paziente e pianificare un programma terapeutico che tenga conto dei bisogni del paziente di ordine fisico, psicologico e relazionale.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
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Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
44.1/100
Punteggio Totale
C
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Criteri Critici
«La mia leucemia è incurabile. Da quando avevo 12 anni si è presa abbastanza, voglio vivere e non perdermi più nulla: ora a 26 organizzo... Leggo.it
«Finché il mio corpo me lo permette non voglio perdermi più nulla». Elena Vancheri ha deciso di non arrendersi al destino. A 26 anni, di cui 14 trascorsi a lottare contro una forma di leucemia mieloide acuta che oggi i medici definiscono incurabile, la giovane di Pavia ha scelto di concentrare tutte le sue energie su un unico obiettivo: vivere. La sua storia ha dato il via a una gara di solidarietà per aiutarla a realizzare i suoi ultimi desideri.
Un caso clinico rarissimo
La malattia, racconta Elena, è arrivata alla fine della seconda media. Da quel momento la sua vita è stata costellata da ricoveri, trapianti e recidive. «Ho avuto una depressione grave, attacchi di panico. Ho fatto l’esame di terza media e la maturità in ospedale, con gli insegnanti che venivano lì», racconta al Corriere della Sera. Ma Elena rifiuta le etichette facili: sentirsi dire "sei forte" o "coraggiosa" non è bello, perché ha visto persone attraversare le stesse difficoltà e non farcela. «Oggi però mi sento coraggiosa non per essere sopravvissuta, ma per quello che sto scegliendo di fare ora», ha detto.
Poi è arrivata la diagnosi definitiva. Un caso clinico rarissimo: dopo due recidive essere ancora in vita era per i medici «quasi da extraterrestre», ma poi ne è arrivata una terza che ha azzerato le speranze. «La mia aspettativa di vita era finita sei anni fa. È un paradosso: quando avevo tutta la vita davanti non potevo programmare niente, adesso è come se mi avessero detto: "ora puoi vivere". I progetti devono essere forti e immediati».
«Non voglio stare ferma ad aspettare che la malattia si prenda la mia vita senza fare niente, si è già presa abbastanza», ha detto.
Il matrimonio con Pierluigi e con la musica
Tra i tanti sogni della 26enne c'è spazio per l'amore. Elena si sposerà con il suo Pierluigi, 35 anni, conosciuto tre anni fa grazie a un gioco di ruolo online. Lui vive a Latina, ma sta cercando lavoro a Pavia per restarle accanto. Lei ha già pensato al grande giorno nei minimi dettagli: «Io avrò un abito giallo da principessa: su questo non scendo a compromessi. Giallo saturo e un sacco di girasoli». Ma nella vita di Elena c'è spazio anche per un altro grande amore: la musica. Laureata al Conservatorio in canto jazz, sogna anche un concerto speciale con i suoi piccoli allievi: «Un secondo matrimonio con la musica».
L'affetto dei cari e la raccolta fondi
La paura di non farcela c'è, ma Elena preferisce sfruttare al meglio il tempo che ha a disposizione, supportata dall'affetto della sua famiglia e di sua sorella Sara, che le aveva donato il midollo quando la seconda recidiva ha bussato alla sua porta. «Mi sto concentrando sulla vita», spiega la 26enne.
La sua storia ha mobilitato i volontari della onlus «Gli amici del sorriso»: l'associazione ha lanciato una raccolta fondi sul web riuscendo a raccogliere ben 25 mila euro in soli tre giorni. Le risorse serviranno a finanziare i desideri di Elena, dal matrimonio fino al viaggio in Europa che sogna di fare con il suo futuro marito.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Punteggio Totale
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Criteri Critici
Padroneggiare nuove tecniche accorcia il percorso di cura per i pazienti oncologici. vietnam.vn
Presso l'Ospedale Oncologico Thanh Hoa, oltre a investire in attrezzature, l'ospedale si concentra sul miglioramento delle competenze professionali attraverso la cooperazione, la formazione e il trasferimento tecnologico con ospedali specializzati a livello centrale. Tra questi, la padronanza della radioterapia volumetrica modulata (VMAT) rappresenta un notevole passo avanti. La VMAT è una tecnica altamente evoluta di radioterapia a intensità modulata (IMRT) che consente una distribuzione ottimizzata della dose di radiazioni in base alla forma spaziale del tumore. Durante il trattamento, l'acceleratore lineare ruota continuamente attorno al paziente, regolando simultaneamente l'intensità del fascio, la velocità di rotazione e la forma del campo. Ciò consente di concentrare la dose di radiazioni più vicino al tumore, limitando al contempo la dose ai tessuti sani circostanti e agli organi vitali. Questa tecnica è particolarmente importante per i tumori situati in posizioni complesse, vicino a organi sensibili come testa e collo, cervello, polmoni, seno, prostata e tratto digerente.
Per i pazienti oncologici, il percorso terapeutico è spesso lungo e complesso, con numerose visite, esami, interventi chirurgici, chemioterapia o radioterapia. Per coloro che necessitano di cure lontano da casa, ogni ciclo di trattamento comporta anche costi di viaggio e alloggio, e i familiari devono dedicare del tempo all'assistenza. Pertanto, lo sviluppo di tecniche di trattamento specializzate a livello locale riveste un'importanza pratica, riducendo la necessità di trasferimenti in altre strutture e offrendo ai pazienti un maggiore accesso a metodi di cura moderni.
Un altro vantaggio della VMAT è la riduzione del tempo di esposizione alle radiazioni durante ogni sessione di trattamento. I pazienti devono rimanere sdraiati sul lettino per meno tempo, minimizzando le deviazioni dovute ai movimenti e contribuendo così a garantire la precisione del trattamento.
Per implementare la tecnica, l'Ospedale Oncologico di Thanh Hoa ha ricevuto un supporto professionale diretto dall'Ospedale Oncologico di Hanoi . Gli esperti non solo hanno trasferito le procedure, ma hanno anche formato e guidato direttamente medici, ingegneri di fisica medica e tecnici di radioterapia di Thanh Hoa durante il processo di acquisizione e padronanza della tecnica avanzata. Ad oggi, il personale dell'ospedale ha acquisito padronanza del processo di pianificazione e trattamento utilizzando la VMAT, soddisfacendo i requisiti delle moderne tecniche di radioterapia.
Un viaggio in meno, più opportunità di ricevere cure nella propria città.
Nel trattamento del cancro, ogni paziente presenta caratteristiche patologiche uniche. La scelta del metodo di trattamento deve basarsi sul tipo di tumore, sulla sua localizzazione, dimensione, stadio e sulle condizioni degli organi circostanti. Nei casi che richiedono radioterapia, la precisa capacità di distribuzione della dose della tecnologia VMAT offre ai medici opzioni di trattamento più adatte, soprattutto per i tumori in sedi complesse che richiedono uno stretto controllo della dose di radiazioni agli organi sani. Quando questa tecnica verrà implementata presso l'Ospedale Oncologico di Thanh Hoa, i pazienti della provincia e delle aree circostanti avranno maggiori opportunità di ricevere cure più vicino a casa, senza dover viaggiare verso ospedali più grandi.
Per i pazienti che necessitano di più cicli di radioterapia, la distanza geografica può diventare un onere significativo. Ogni trasferimento comporta costi aggiuntivi per viaggi e alloggio, permessi di lavoro per i familiari che si prendono cura del paziente e stress psicologico. Pertanto, l'introduzione di nuove tecniche a livello locale, padroneggiate e applicate di routine dalle équipe mediche del territorio, contribuisce a ridurre le distanze per accedere a servizi sanitari di alta qualità. I pazienti possono ricevere le cure più vicino alle proprie famiglie, rendendo più agevoli i controlli e le visite di controllo e riducendo i costi aggiuntivi oltre al trattamento. I servizi di radioterapia presso gli ospedali vengono erogati in conformità con le normative del Ministero della Salute ; i pazienti in possesso di tessera sanitaria sono coperti secondo le modalità e i livelli di prestazione previsti, creando maggiori opportunità di accesso a tecniche avanzate a livello locale.
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📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
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Criteri Critici
Delegazione ANT Massa-Carrara-Lucca-La Spezia: 24 visite di prevenzione oncologica gratuita “Progetto Melanoma” La Voce Apuana
Redazione MASSA-CARRARA – A settembre saranno disponibili per i cittadini della Delegazione ANT Massa-Carrara-Lucca-La Spezia 24 visite di prevenzione oncologica gratuita “Progetto Melanoma”. Grazie al Progetto melanoma di ANT sarà possibile accedere a visite specializzate con l’ausilio della dermatoscopia per il controllo dei nei e la diagnosi tempestiva di lesioni sospette e/o neoplastiche. La giornata, si terrà il 12 settembre presso gli ambulatori medici della Farmacia S.Andrea di Turano Via Aurelia Sud 173/A Massa. Per accedere alle visite è obbligatoria la prenotazione telefonica, telefonando alla sede ANT il giorno 07 settembre dalle ore 10.00 alle 12.30 fino ad esaurimento posti. “La prevenzione salva le vite ed è il miglior approccio per garantire per quanto possibile la salute delle persone.” I progetti di prevenzione di ANT hanno un valore importantissimo, perché riportano l’attenzione sulla prevenzione oncologica, gravemente trascurata nei mesi dell’emergenza Covid-19. Una recente indagine dell’Osservatorio Nazionale Screening ha certificato che nel 2020 sono stati 4 milioni gli inviti in meno relativi agli screening oncologici e 2,5 milioni i mancati esami effettuati. Test venuti meno che si sono tradotti in un ritardo di 5 mesi nell’effettuazione degli screening. Numeri importanti che purtroppo significano diagnosi più tardive. Ogni mese, visitando la sezione prevenzione del sito ant.it/toscana, sarà possibile trovare le date e le modalità di prenotazione delle visite di prevenzione oncologica gratuita organizzate da ANT in Toscana. Per le richieste di assistenza domiciliare gratuita e specializzata per i malati di tumore e per avere informazioni sulle attività di ANT in Toscana, è possibile contattare la sede di Massa-Carrara Lucca La Spezia al numero 0585 040532 Fondazione ANT è un ospedale senza muri che ogni giorno cura gratuitamente a domicilio 3.000 malati di tumore in 11 regioni italiane, tra cui la Toscana. Con il suo fondatore, l’oncologo Franco Pannuti, ANT è stata tra i pionieri dell’assistenza sanitaria domiciliare in Italia e anche in questi mesi è sempre stata in prima fila, non in corsia ma nelle case delle persone. In Toscana, dove è operativa dal 1997, ANT oggi può contare su un’équipe sanitaria composta da 8 medici, 1 nutrizionista, 4 psicologhe e 7 infermieri che si prendono cura ogni giorno di oltre 300 pazienti nell’area di Firenze-Prato-Pistoia e Massa-Carrara-Versilia.
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Embolia polmonare, la terapia entra direttamente nel coagulo: cosa cambia nei primi sette giorni mondosanita.it
L’embolia polmonare non diventa pericolosa soltanto quando la pressione arteriosa crolla e il paziente entra in shock. Esiste una fase più difficile da riconoscere e da trattare, nella quale la circolazione appare ancora stabile, mentre il ventricolo destro è già costretto a lavorare contro un’arteria ostruita. È la condizione definita a rischio intermedio-alto: gli esami rilevano una sofferenza cardiaca e l’ecografia o la tomografia computerizzata mostrano la dilatazione del cuore destro, ma il collasso non si è ancora verificato. Proprio in questo intervallo si decide se attendere o intervenire.
La distinzione è essenziale. L’anticoagulante impedisce al trombo di aumentare e ostacola la formazione di nuovi coaguli, ma non riapre immediatamente il vaso. La trombolisi sistemica, cioè la somministrazione nell’intero organismo di un farmaco capace di sciogliere il trombo, può agire più rapidamente, esponendo tuttavia il paziente a emorragie anche gravi. Non si tratta dunque di contrapporre una terapia efficace a una terapia inefficace; si tratta di stabilire se sia possibile accelerare la rimozione dell’ostruzione senza pagare un prezzo sproporzionato in termini di sicurezza.
A questa domanda ha cercato di rispondere il trial PRAGUE-26, pubblicato sul New England Journal of Medicine e presentato al congresso della Società europea di cardiologia. Lo studio ha valutato una soluzione razionale: non diffondere una dose elevata di trombolitico in tutto il corpo, bensì portarne una quantità ridotta direttamente nelle arterie polmonari attraverso un catetere. In questo modo il farmaco viene concentrato là dove deve agire, anche se ciò non elimina, come vedremo, il pericolo di sanguinamento.
Sono stati coinvolti 558 pazienti, con un’età mediana di 64 anni, trattati in undici centri della Repubblica Ceca. Tutti presentavano un’embolia prossimale, una disfunzione del ventricolo destro e biomarcatori cardiaci elevati, cioè sostanze misurabili nel sangue che segnalano la sofferenza del cuore; tutti, nello stesso tempo, erano emodinamicamente stabili. A 280 pazienti è stato somministrato, oltre all’anticoagulante, il trattamento mediante catetere: lo strumento, introdotto attraverso una vena, veniva fatto avanzare fino alle arterie polmonari, dove si infondeva alteplase a basso dosaggio, generalmente 20 milligrammi nelle embolie bilaterali. Gli altri 278 pazienti hanno ricevuto la sola terapia anticoagulante.
Va osservato un elemento importante anche sul piano organizzativo. La procedura non richiedeva apparecchi a ultrasuoni né dispositivi particolarmente complessi, ma utilizzava una trombolisi convenzionale guidata dal catetere. Questo può renderla più accessibile rispetto a tecniche tecnologicamente sofisticate; tuttavia, accessibilità non significa banalità. Occorrono competenza, capacità di selezione e strutture in grado di intervenire e di controllare le complicanze.
I risultati meritano attenzione, ma devono essere letti nella loro esatta misura. Innanzitutto, l’esito principale — morte, nuova embolia oppure deterioramento o collasso cardiorespiratorio entro sette giorni — si è verificato in 2 pazienti su 280 nel gruppo sottoposto alla procedura e in 19 su 278 nel gruppo trattato con il solo anticoagulante: 0,7 per cento contro 6,8 per cento. La riduzione relativa è stata del 90 per cento; quella assoluta di 6,1 punti percentuali, equivalente a circa un evento evitato ogni 16-17 pazienti trattati. Anche la solidità statistica è rilevante: il rischio relativo è risultato pari a 0,10, con un intervallo di confidenza al 95 per cento compreso tra 0,02 e 0,44.
In secondo luogo, bisogna comprendere che cosa abbia prodotto questa differenza. Il beneficio è derivato soprattutto dalla diminuzione dei deterioramenti o collassi cardiorespiratori, passati dal 5,4 allo 0,7 per cento, vale a dire da circa 15 casi a 2. I decessi e le recidive sono stati invece troppo pochi per consentire una conclusione affidabile sulla mortalità. Ridurre il rischio di precipitare non equivale ancora a dimostrare un prolungamento della vita. Questo non diminuisce l’importanza clinica del risultato, perché evitare un collasso nei primi giorni può modificare radicalmente il decorso del paziente; impedisce però di trasformare un dato promettente in una certezza che lo studio non offre.
Infine, vi è il problema della sicurezza. I sanguinamenti clinicamente rilevanti sono stati quasi identici nei due gruppi: 4,6 per cento con la trombolisi mediante catetere e 5 per cento con la terapia standard; neppure le emorragie maggiori hanno mostrato un aumento significativo. Nel gruppo sottoposto alla procedura si sono però verificate due emorragie intracraniche, contro nessuna nel gruppo di controllo. Sono numeri troppo piccoli per quantificare con precisione il rischio, ma sufficienti per escludere ogni facile rassicurazione. Una terapia può essere utile senza essere innocua, e la medicina responsabile deve tenere insieme entrambe le verità.
Per questa ragione il messaggio del trial non può essere “trombolisi per tutti”. I partecipanti erano stati accuratamente selezionati: non potevano essere inclusi coloro che presentavano un elevato rischio emorragico, un precedente ictus emorragico o altre importanti controindicazioni. Inoltre, lo studio è stato condotto in un solo Paese, all’interno di ospedali altamente specializzati, e ha misurato l’esito principale dopo appena sette giorni. La procedura rappresenta quindi una possibile opzione per determinati pazienti, non una risposta automatica da applicare indistintamente.
Anche l’indipendenza della ricerca va considerata con equilibrio. Il trial era accademico e finanziato da enti pubblici e universitari; i due coordinatori hanno dichiarato consulenze per aziende produttrici di dispositivi cardiovascolari, mentre lo studio non risulta sostenuto dall’industria. È un’informazione necessaria per valutare con trasparenza il lavoro, ma non sostituisce l’esame del metodo, dei risultati e dei limiti.
Il problema, a questo punto, è tradurre l’evidenza in una condotta clinica corretta. Occorrono almeno tre condizioni: individuare con precisione i pazienti realmente a rischio di deterioramento; escludere con rigore quelli nei quali il pericolo emorragico è eccessivo; affidare la procedura a centri esperti, capaci di decidere rapidamente e di gestire eventuali complicanze. Senza questa rete di competenze, un progresso terapeutico rischia di trasformarsi in un uso improprio della tecnologia.
Il follow-up previsto fino a due anni dovrà chiarire se il vantaggio immediato si tradurrà in una migliore qualità di vita e in benefici duraturi. Per ora sappiamo che il trombo può essere raggiunto prima e che, in pazienti selezionati, il rischio di un rapido peggioramento può essere ridotto in misura notevole. Non sappiamo ancora se ciò migliori la sopravvivenza a lungo termine né quale sia il bilancio definitivo fra beneficio ed emorragia. La speranza, in medicina, non nasce dalle promesse assolute: nasce dalla conoscenza verificata, dalla prudenza nella scelta e dalla responsabilità di offrire a ciascun paziente non il trattamento più aggressivo, ma quello più giusto.
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Kroupa J, Radvan M, Mrozek J, et al. “Catheter-Directed Thrombolysis in Intermediate-High–Risk Pulmonary Embolism”. New England Journal of Medicine, pubblicato online il 31 agosto 2026. DOI: 10.1056/NEJMoa2608012.
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Arte e prevenzione, ecco la mostra “La pelle delle donne” a Piano di Sorrento la Repubblica
Unire l’arte visiva, la convivialità e la sensibilizzazione scientifica per sostenere la ricerca contro il melanoma: è questo l’obiettivo dell’evento di solidarietà La pelle delle donne, in programma per domenica 13 settembre, dalle 12 alle 18, a Villa Fondi de Sangro a Piano di Sorrento.
Organizzata dalla Commissione IMI Fundraising & IMI Women for Skin Cancer dell’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI), l’iniziativa è inserita nella rassegna istituzionale Estate Blu 2026 del Comune di Piano di Sorrento. L’intero ricavato delle donazioni sarà destinato a sostenere i progetti di ricerca di IMI su terapie oncologiche innovative per i pazienti affetti da melanoma.
Cuore pulsante dell’appuntamento sarà una mostra-contest fotografica dal tema “La pelle delle donne - La pelle racconta storie, forza e resilienza, rendendola un soggetto perfetto per unire arte e solidarietà”.
L’iniziativa nasce con l'obiettivo di celebrare la bellezza autentica della pelle femminile in ogni sua forma, età e segno, sensibilizzando la cittadinanza sull'importanza della diagnosi precoce e della prevenzione dermatologica.
L'allestimento prevede l'esposizione di 50 fotografie selezionate tra quelle inviate da fotografi professionisti e amatori. Le immagini saranno valutate da una giuria composta da esperti di fotografia e rappresentanti del mondo oncologico.
Aperitivo, musica dal vivo e giuria popolare. Oltre al percorso espositivo, la giornata prevede un aperitivo di benvenuto accompagnato da musica dal vivo e DJ set. Tutti i partecipanti saranno chiamati a svolgere un ruolo attivo: compilando un modulo fornito all'ingresso, potranno votare la propria "Fotografia del cuore", contribuendo all'assegnazione del premio della giuria popolare.
Per partecipare all'aperitivo di solidarietà è richiesta la prenotazione obbligatoria. Si può scrivere un’email all’indirizzo info@melanomaimi.it, specificando nell'oggetto "Aperitivo di solidarietà" e fornendo nome, cognome, indirizzo email, numero di posti, nominativi dei partecipanti ed eventuali allergie o intolleranze alimentari.
Donazione libera: A partire da 50 euro a persona, da versare contestualmente alla prenotazione tramite:
Bonifico Bancario: Intestato a IMI ITALIAN MELANOMA INTERGROUP
IBAN: IT 24 Q 03332 01400 000000947482
Causale: "Nome, Cognome – contributo aperitivo di solidarietà".
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A Ravenna si porta la prevenzione oncologica direttamente nei luoghi dello sport Sestopotere
(Sesto Potere) – Ravenna – 2 settembre 2026 – Portare la prevenzione oncologica direttamente nei luoghi dello sport e fare della foto protezione un comportamento quotidiano, soprattutto tra i più giovani.
È questo l’obiettivo di “Le Vele al Sole: Proteggiti”, il programma di educazione promosso dall’Intergruppo Melanoma Italiano (IMI) in partnership con la Federazione Italiana Vela (FIV) in occasione dei Campionati Italiani Giovanili in Singolo Kinder Joy of Moving di Ravenna.
L’iniziativa si inserisce nel progetto SKINPORT promosso da IMI per la prevenzione dei tumori cutanei nelle popolazioni caratterizzate da un’elevata esposizione alla radiazione ultravioletta negli ambienti marittimi. Evitare i tumori della pelle è possibile seguendo sempre alcuni comportamenti corretti.
Gli specialisti di IMI hanno individuato 10 semplici regole che nella vela assumono particolare rilievo. Infatti l’esposizione solare, in questo sport, risulta molto intensa durante gli allenamenti e le regate. Viene inoltre amplificata dalla riflessione UV sull’acqua e dal vento che può anche ridurre la percezione del rischio.
Perciò, dal 28 agosto fino al 3 settembre, IMI metterà a disposizione di giovani velisti, famiglie, istruttori e tecnici la brochure educativa “Le Vele al Sole: Proteggiti”.
Il materiale, anche attraverso piattaforme multimediali dedicate, illustra le principali regole per una corretta fotoprotezione: evitare scottature ed esposizioni eccessive, proteggersi nelle ore centrali della giornata e utilizzare correttamente filtri solari, indumenti, cappelli e occhiali, con particolare attenzione ai bambini.
“Per tutti i tumori della pelle i fattori di rischio più importanti sono l’esposizione solare e l’uso delle radiazioni ultraviolette artificiali – sottolinea il prof. Ignazio Stanganelli, Coordinatore del progetto IMI SKINPORT -. Il melanoma in particolare è una neoplasia cutanea molto pericolosa nonché una malattia oncologica fra le più frequenti prima dei 50 anni. La prevenzione primaria è possibile e va promossa soprattutto tra i giovani che sono spesso i più esposti ai rischi del sole e dell’abbronzatura. La presenza nella città romagnola di circa 500 giovani velisti e delle loro famiglie è una straordinaria opportunità per trasformare una grande manifestazione sportiva nazionale in un momento collettivo di sensibilizzazione e educazione alla salute. Inoltre da Ravenna “Capitale del Mare 2026” vogliamo avanzare la proposta di un modello di prevenzione IMI-FIV da estendere alle manifestazioni veliche nazionali”.
“Educare i giovani velisti a proteggersi dal sole significa prendersi cura della loro salute dentro e fuori dallo sport. La vela vive il mare e l’ambiente aperto ogni giorno: per questo la fotoprotezione deve diventare un gesto naturale, parte della preparazione di un atleta come l’abbigliamento tecnico e le regole di sicurezza. Siamo felici di avviare con IMI questa campagna durante i Campionati Italiani Giovanili in Singolo Kinder Joy of Moving di Ravenna, con l’auspicio che possa diventare un modello stabile da portare nelle manifestazioni veliche di tutta Italia”, dichiara il Presidente della Federazione Italiana Vela, Francesco Ettorre.
L’iniziativa di Ravenna si integra infine con le attività promosse sul territorio dall’Istituto Oncologico Romagnolo (IOR) attraverso il progetto “Good Sun Good Skin” e con il programma SKINPORT MARIS (Maritime Activities Recreational Intermittent Sun) in collaborazione con Assonautica Italiana – Sezione Provinciale di Ravenna.
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Arturo Cerulli rompe il silenzio sulla malattia: «Sto bene, ma sono malato seriamente» MaremmaOggi
MONTE ARGENTARIO. Per circa quindici giorni, dal giorno del Palio Marinaro, intorno alle condizioni di salute del sindaco di Monte Argentario Arturo Cerulli si sono rincorse voci di ogni tipo. Indiscrezioni e notizie che, con il passare dei giorni, avevano iniziato a circolare sempre più insistentemente sul territorio.
Martedì 1° settembre, il primo cittadino ha annunciato un’intervista a Life Box Streaming, in diretta sui canali social della trasmissione. Invitando gli argentarini a connettersi, per ascoltare dalla sua voce, una comunicazione importante.
E già subito dopo l’annuncio, infatti, erano arrivati messaggi di solidarietà e vicinanza da parte di cittadini e persone che conoscono il sindaco, segno che la notizia della sua malattia aveva cominciato a diffondersi ben prima che fosse Cerulli stesso a parlarne pubblicamente.
Il sindaco, però, ha scelto di non inseguire il tam tam e di aspettare il momento in cui avrebbe potuto raccontare personalmente quello che sta vivendo. Lo ha fatto incontrando i giornalisti e parlando apertamente della sua malattia, senza nascondere la serietà della situazione ma mostrando, allo stesso tempo, una grande serenità.
«Non voglio che si facciano speculazioni»
Prima di entrare nel merito delle proprie condizioni di salute, Cerulli ha voluto spiegare anche il motivo del silenzio mantenuto in questi giorni, rivolgendo un invito alla prudenza.
«Penso che questa sia una cosa che ho chiesto anche ai giornalisti: non anticipare niente rispetto a questi contenuti e a queste dichiarazioni, perché diventa brutto. Poi diventa speculazione e le voci lasciano il tempo che trovano», ha detto ai microfoni di Life Box streaming, intervistato da Alessandro Roncolini.
Una scelta precisa, dunque: evitare che una vicenda tanto personale e delicata potesse essere alimentata da indiscrezioni e ricostruzioni non verificate, per poi parlarne direttamente quando sarebbe arrivato il momento.
«Mai stato bene come in questi giorni»
Ed è proprio Cerulli a raccontare come sta oggi, partendo da un’affermazione che potrebbe apparire sorprendente di fronte alla diagnosi ricevuta.
«Sto bene. Sto bene nel senso che mai sono stato bene come in questi giorni», ha spiegato.
Il sindaco continua infatti a condurre una vita attiva e racconta di camminare molto ogni giorno.
«Continuano a farmi fare dieci chilometri al giorno, vuol dire camminare continuamente – racconta – Non mi fa male niente, la notte dormo tranquillamente».
Parole con le quali Cerulli vuole anche rispondere alle numerose supposizioni che hanno accompagnato la sua assenza e le notizie circolate nelle ultime due settimane.
«Sono malato seriamente»
Poi arriva il passaggio più difficile, quello nel quale il sindaco non nasconde la realtà della malattia che sta affrontando.
«Sono malato e sto bene, ma sono malato. Sono malato seriamente».
Cerulli spiega che si tratta di un tumore che non è stato ancora identificato con assoluta precisione e che, secondo quanto emerso fino a questo momento, sembrerebbe essere un tumore partito dal polmone che non ha interessato altre parti del corpo.
Una situazione seria, dunque, che il sindaco affronta con piena consapevolezza ma anche con la volontà di continuare, per quanto possibile, la propria quotidianità.
La sofferenza più grande è quella della famiglia
Nelle parole di Cerulli emerge però soprattutto l’aspetto più umano di questa vicenda. Perché, parlando della malattia, il sindaco concentra il pensiero non tanto su se stesso quanto sulle persone che gli stanno accanto.
A pesargli maggiormente è la sofferenza della famiglia, delle persone che gli vogliono bene e di tutti coloro che stanno vivendo insieme a lui questo momento. È soprattutto quel dolore, più ancora della propria condizione fisica, a colpirlo profondamente.
Eppure, nel raccontarsi, Cerulli appare sereno, lucido e fiducioso. Non minimizza ciò che sta affrontando e non nasconde la gravità della situazione, ma allo stesso tempo non vuole lasciare che la malattia occupi ogni spazio della sua vita.
In questa fiducia c’è anche la consapevolezza dei grandi progressi compiuti dalla medicina negli ultimi anni, che consentono oggi di affrontare anche situazioni molto complesse con strumenti e prospettive profondamente diversi rispetto al passato.
Dopo due settimane di silenzio e di voci, Arturo Cerulli ha quindi scelto di parlare in prima persona. Lo ha fatto senza giri di parole, raccontando una realtà difficile ma anche la determinazione con cui intende affrontarla: «Sto bene, ma sono malato seriamente».
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Le cure palliative sono destinate solo ai malati terminali di cancro? vietnam.vn
Esaurimento fisico e mentale dovuto a sintomi prolungati. All'età di 57 anni, la signora O. (residente nel quartieredi Vung Tau, Ho Chi Minh City) pensava che la sua diarrea prolungata, la debolezza generale e la mancanza di appetito fossero solo comuni problemi di salute. Nonostante numerose visite a diverse strutture mediche, i sintomi si ripresentavano, ma la causa rimaneva sconosciuta. Solo quando i parenti gli consigliarono di sottoporsi ad analisi del sangue e a un controllo completo presso un ospedale specializzato, il paziente scoprì di avere un cancro al colon al quarto stadio con metastasi al fegato. Dopo due anni di lotta contro la malattia e otto cicli di chemioterapia, la donna ha iniziato a soffrire di intorpidimento agli arti, perdita di capelli ed esaurimento fisico. In seguito, si è sottoposta a terapia biologica con 13 infusioni di farmaci per tenere sotto controllo la malattia. Quando il tumore non migliorò come previsto, la paziente si sottopose nuovamente alla chemioterapia. Episodi prolungati di vomito e diarrea le resero quasi impossibile mangiare o bere, e le sue condizioni di salute peggiorarono ulteriormente a causa dell'aumento degli enzimi epatici e dell'itterizia. Presso l'ospedale generale del distretto di Phu Nhuan (Ho Chi Minh City), dopo aver determinato la patologia specifica, i medici si sono concentrati sul controllo dei sintomi, fornendo al contempo una terapia di supporto per alleviarli e migliorare lo stato di salute generale della paziente. Dopo circa una settimana, la donna ha ripreso a mangiare e anche il suo umore si è stabilizzato. Pazienti affetti da gravi malattie croniche in cura a Ho Chi Minh City (Foto: fornita dall'ospedale). La signora H. (53 anni, residente nella provincia diTay Ninh) ha sofferto per mesi di forti dolori addominali dovuti a una malattia cronica, che hanno richiesto 3-4 visite al pronto soccorso in un breve periodo. Tuttavia, dopo essere tornata a casa e dopo che le sue condizioni si erano temporaneamente stabilizzate per alcuni giorni, il dolore si ripresentava. Di conseguenza, era quasi incapace di mangiare o bere e anche il suo sonno ne risentiva. Su consiglio di un parente, la paziente si è recata in una strutturamedicaa Ho Chi Minh City per ricevere cure. Dopo un periodo iniziale di gestione dei sintomi, unitamente a supporto psicologico e cure palliative, la paziente ha riferito una riduzione del dolore e la ripresa dell'alimentazione. Comprendere correttamente le cure palliative La dottoressa Huynh Thi Yen Vi, primario del reparto di Medicina Interna Generale presso un ospedale di Ho Chi Minh City, ha affermato che le cure palliative sono state a lungo intese semplicemente come sollievo dal dolore per i malati terminali di cancro. Tuttavia, questo rappresenta solo una parte del modello. Le cure palliative mirano a gestire in modo completo i sintomi fisici, fornendo supporto psicologico, sociale ed emotivo, aiutando così i pazienti a mantenere la migliore qualità di vita possibile. Nelle persone affette da malattie gravi, i sintomi dolorosi non sono esclusivamente fisici. I pazienti possono avvertire dolore a causa del cancro, mancanza di respiro dovuta a insufficienza cardiaca o malattie polmonari croniche, nausea dopo la chemioterapia o insonnia prolungata. Ma dietro questi sintomi possono esserci anche paura e ansia per la malattia, pressioni finanziarie o la sensazione di essere un peso. Pertanto, le cure palliative richiedono un approccio multiforme e la necessità di tali cure non si limita ai pazienti oncologici. Anche le persone affette da insufficienza cardiaca, broncopneumopatia cronica ostruttiva, cirrosi, insufficienza renale grave, demenza o sequele di ictus necessitano di una gestione sintomatica e di un supporto a lungo termine. Secondo la dottoressa Yen Vi, uno dei principali ostacoli odierni è l'errata convinzione che le cure palliative inizino solo quando il paziente non è più in grado di ricevere trattamenti, come nel caso di un tumore terminale. In realtà, tale attività può essere svolta parallelamente alle terapie, a seconda delle condizioni e delle esigenze individuali. Per le persone affette da gravi malattie croniche, frequenti ricoveri ospedalieri, sintomi difficilmente controllabili o in declino delle condizioni di salute, una valutazione precoce dei bisogni di cure palliative consente una migliore gestione dei sintomi, anziché limitarsi al trattamento degli episodi acuti. Ciò è particolarmente importante per coloro che necessitano di recarsi frequentemente al pronto soccorso a causa di dolore, difficoltà respiratorie, vomito o altri sintomi. Le cure palliative fanno parte di un trattamento completo (Immagine illustrativa: fornita dall'ospedale). "L'obiettivo delle cure palliative non è sostituire le terapie, ma aiutare i pazienti a proseguire il trattamento in condizioni fisiche e mentali migliori, riducendo al minimo il dolore non necessario", ha affermato la dottoressa Yen Vi. La dottoressa Yen Vi ha affermato che le cure palliative non si applicano solo al trattamento del cancro, ma svolgono anche un ruolo importante nell'identificazione e nella cura di pazienti con patologie multidisciplinari. Questo è particolarmente importante perché gli ospedali generali sono i luoghi in cui vengono ricoverati i pazienti affetti da malattie croniche, con molteplici comorbilità o che necessitano di ricoveri ripetuti. Se i bisogni di cure palliative vengono identificati precocemente, ai pazienti possono essere forniti piani di gestione dei sintomi e di monitoraggio più appropriati. Il medico ha sottolineato che le cure palliative non rappresentano un abbandono delle terapie, né significano che i medici abbiano "esaurito le opzioni". L'obiettivo di questo modello è aiutare i pazienti a ridurre il dolore, gestire i sintomi spiacevoli, ricevere supporto psicologico ed emotivo e dare alle famiglie gli strumenti per sostenere al meglio i propri cari. Fonte: https://dantri.com.vn/suc-khoe/cham-care-giam-nhe-chi-danh-cho-nguoi-benh-ung-thu-giai-doan-cuoi-20260901014237358.htm
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO1
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.4/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Sindaco Cerulli: «Sto bene, ma ho un tumore. Sono malato seriamente» Il Giunco.net
MONTE ARGENTARIO. «Ho un tumore, sono malato seriamente, ma non ho paura di affrontarlo». Artuso Cerulli, sindaco di Monte Argentario, ha voluto parlare del suo stato di salute in diretta Facebook su Life Box Streaming, dopo che da alcuni giorni si erano diffuse alcune notizie.
«Sto bene, ma sono malato» ha detto pochi minuti fa. «Ho un tumore che ancora deve essere individuato in modo preciso, anche se ci sono delle metastasi nella zona alta. Forse un tumore al polmone».
«Questo non impedisce però in questo momento di stare bene. Continuo a camminare dieci chilometri al giorno e la notte dormo. Non sono dimagrito per il tumore come qualcuno dice, ma perché mi sono riguardato nell’ultimo periodo».
Poi Cerulli ha espresso una preoccupazione. «Non ho paura di affrontare la malattia, sono preoccupato solo per la mia famiglia per come possa affrontare la situazione, per la loro giusta apprensione».
In questo momento il sindaco ha spiegato che dal punto di vista clinico ha fatto degli esami una settimana fa e sta aspettando il risultato di una biopsia eseguita a Pisa.
«Non ho paura» ha ribadito il sindaco, «ma non voglio far soffrire nessuno».
Perlando di politica e del suo futuro politico Cerulli ha confermato che «non ho pensato a dimettermi, non ci sono motivi per dimettersi. Vado avanti e non sto pensando a cambiamenti nella giunta. Vaso avanti così come ho fatto fino ad oggi. Non vedo l’ora di iniziare la cura».