📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
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Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?4
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
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Criteri Critici
Melanoma Day, teledermatologia in farmacia: quasi una diagnosi su tre riguarda i nei Farmacista33
Telemedicina
Telemedicina
30 Aprile 2026
Melanoma Day, teledermatologia in farmacia: quasi una diagnosi su tre riguarda i nei Dati di teledermatologia indicano che la maggior parte delle valutazioni dermatologiche può essere gestita direttamente in farmacia, mentre una quota limitata viene indirizzata allo specialista. I nei rappresentano la diagnosi più frequente e il melanoma il 4,2% dei casi. di Redazione Farmacista33
La teledermatologia in farmacia consente di gestire direttamente la maggior parte delle richieste dermatologiche, con oltre il 90% dei casi che trova una risposta senza necessità di invio immediato allo specialista. È quanto emerge dai dati raccolti nell’ambito di un servizio di teledermatologia diffusi da MedEA Telemedicina società che gestisce servizi di telemedicina utilizzati anche da farmacie, in occasione del Melanoma Day, in programma sabato 2 maggio 2026.
Tra oltre 122.000 diagnosi dermatologiche effettuate, le condizioni più frequentemente rilevate sono i nevi (32,9%), seguiti da dermatiti (18%), cheratosi (14,4%) ed eczemi (10,1%). Il melanoma rappresenta il 4,2% delle diagnosi e il carcinoma cutaneo il 2,8%. Percentuali che, in termini assoluti, indicano un numero significativo di casi per i quali la diagnosi precoce può risultare determinante.
Invio mirato allo specialista
Secondo i dati disponibili, il 93% dei pazienti riceve una risposta direttamente attraverso il servizio di teledermatologia in farmacia, mentre il 7% viene indirizzato a una visita specialistica in presenza. Il modello consente quindi di effettuare una prima valutazione rapida e di individuare i casi che richiedono approfondimenti clinici.
Il servizio di teledermatologia, attivo da oltre cinque anni, ha gestito finora 524.322 immagini dermoscopiche e 122.824 diagnosi certificate, tutte validate da dermatologi. Complessivamente sono stati coinvolti 39.744 pazienti unici attraverso una rete di 1.523 strutture, tra farmacie e altri presidi sanitari. Numeri che indicano una progressiva integrazione di questi strumenti nei percorsi di prevenzione e presa in carico sul territorio, con la farmacia che si conferma punto di accesso di prossimità per la valutazione iniziale dei disturbi cutanei.
Diagnosi precoce, il dato territoriale: tumori cutanei nel 12% degli esami
L’esperienza sul territorio conferma il valore della valutazione precoce. In alcune realtà operative, circa il 12% degli esami effettuati ha evidenziato la presenza di tumori cutanei, tra cui melanoma e carcinomi. Un dato che, pur riferito a contesti specifici, evidenzia come la disponibilità di strumenti di screening accessibili possa contribuire a individuare tempestivamente le lesioni sospette e ad avviare rapidamente il paziente verso lo specialista.
Intelligenza artificiale come supporto, non sostituzione del giudizio clinico
Nel percorso diagnostico, l’intelligenza artificiale viene utilizzata come strumento di supporto per l’analisi delle immagini e per il confronto nei follow-up, ma la diagnosi resta di competenza del medico. L’AI, quindi, supporta il triage e il monitoraggio nel tempo, senza sostituire la valutazione clinica del dermatologo.
In questa prospettiva, la teledermatologia si configura come uno strumento di primo livello per favorire l’accesso alla prevenzione e supportare la diagnosi precoce delle patologie cutanee, mantenendo centrale il ruolo dello specialista nella definizione del percorso diagnostico e terapeutico.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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La vitamina D aumenta il tasso di risposta completa alla chemioterapia nel cancro al seno Mix Vale
Pesquisadores di Universidade Estadual Paulista ha scoperto che le donne con cancro al seno che assumevano un integratore quotidiano di vitamina D avevano un tasso di successo del trattamento più elevato del 79% rispetto a quelle che non assumevano il nutriente. Lo studio, effettuato presso Faculdade di Medicina di Botucatu e finanziato da Fundação di Amparo a Pesquisa di Estado di São Paulo (FAPESP), ha seguito 80 donne sottoposte a chemioterapia neoadiuvante. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nutrition e Cancer e suggeriscono che un approccio semplice e accessibile può trasformare le risposte al trattamento del cancro.
La ricerca rappresenta un progresso significativo nelle strategie di potenziamento della chemioterapia. La vitamina D, un nutriente essenziale anche per l’assorbimento del calcio e la salute del sistema immunitario, ha dimostrato di essere in grado di amplificare l’efficacia del trattamento convenzionale. La scoperta acquista particolare rilevanza considerando il costo ridotto dell’integratore rispetto a farmaci simili sviluppati per lo stesso scopo, molti dei quali non fanno parte del portafoglio Sistema Único e Saúde.
Resultados che sorprende i ricercatori
Delle donne che hanno ricevuto una dose giornaliera di 2.000 unità internazionali (UI) di vitamina D, il 43% ha avuto la completa scomparsa del cancro dopo la chemioterapia. Nel gruppo placebo, solo il 24% ha raggiunto la remissione completa. La differenza di 19 punti percentuali consolida l’ipotesi degli scienziati secondo cui la sostanza nutritiva funziona come un potenziatore silenzioso della chemioterapia. Eduardo Carvalho-Pessoa, presidente di Sociedade Brasileira di Mastologia di Região di São Paulo e uno degli autori dello studio, sottolinea l’entità del risultato.
“Anche con un piccolo campione di partecipanti è stato possibile osservare una differenza significativa nella risposta alla chemioterapia”, spiega Carvalho-Pessoa. Il dosaggio utilizzato nella ricerca rimane notevolmente al di sotto del limite raccomandato per correggere la carenza. Enquanto nello studio sono state utilizzate 2.000 UI al giorno, il protocollo convenzionale per ripristinare livelli adeguati raccomanda 50.000 UI a settimana. Esse infatti intensifica il valore della scoperta: risultati potenti con quantità minime di integratore.
I partecipanti a Todas avevano più di 45 anni e hanno ricevuto cure presso l’ambulatorio oncologico di Hospital di Clínicas presso FMB-UNESP. Le donne sono state divise in due gruppi con distribuzione equilibrata, garantendo rigore metodologico. La ricerca ha seguito ciascun partecipante durante sei mesi di trattamento neoadiuvante, un protocollo somministrato prima dell’intervento chirurgico per ridurre i tumori e facilitarne la rimozione.
vitamina D, stetoscopio – Dmitry Demidovich/shutterstock.com
L’ampio ruolo della vitamina D nel corpo
La vitamina D trascende la sua funzione classica di favorire l’assorbimento di calcio e fosforo, nutrienti fondamentali per il mantenimento delle ossa. Evidências Crescenti evidenze scientifiche dimostrano un ruolo cruciale nella funzione immunitaria, consentendo all’organismo di difendersi da infezioni e malattie croniche, comprese le neoplasie. Il sistema immunitario rafforzato dalla vitamina D sembra riconoscere e combattere le cellule tumorali in modo più efficace se associato alla chemioterapia convenzionale.
Muitos Studi precedenti che hanno studiato la vitamina D e il cancro si sono concentrati su dosaggi molto più alti di quelli utilizzati in questa ricerca. Il nuovo lavoro apre una prospettiva diversa dimostrando l’efficacia con quantità ridotte. La scoperta di Esse semplifica l’implementazione clinica e riduce i rischi di tossicità dovuti all’eccesso di vitamina D, un effetto avverso documentato a dosi molto elevate.
Il corpo sintetizza la vitamina D principalmente attraverso l’esposizione alla radiazione solare ultravioletta. Alimentos come pesce grasso, tuorli d’uovo e latticini arricchiti completano questa produzione endogena. Le linee guida nutrizionali internazionali raccomandano un apporto minimo di 600 UI al giorno per gli adulti e 800 UI per gli anziani. Academia Americana di Pediatria consiglia 400 UI al giorno per i neonati. Le quantità di Essas garantiscono livelli ematici adeguati senza rischio di tossicità. Un Ingestão eccessivo provoca sintomi fastidiosi:
Náuseas e vomito persistente
Fraqueza muscoli e affaticamento
Osso generalizzato Dor
Formação di calcoli renali
Hipercalcemia con complicazioni cardiache
Deficiência diffuso tra i malati di cancro
All’inizio del follow-up, la stragrande maggioranza dei partecipanti aveva livelli insufficienti di vitamina D, definiti come inferiori a 20 nanogrammi per millilitro (ng/mL) di sangue. Sociedade Brasileira di Reumatologia consiglia di mantenere i livelli ematici tra 40 e 70 ng/ml per una salute ottimale. Il deficit basale di Essa rappresenta un fattore aggravante in ambito oncologico, compromettendo la risposta immunologica già indebolita dalla neoplasia e dal suo trattamento aggressivo.
Con l’integrazione sistematica durante i sei mesi di chemioterapia, i livelli di vitamina D sono aumentati progressivamente nei membri del gruppo di intervento. Il graduale recupero di Essa dei livelli circolanti è correlato a migliori risposte terapeutiche. Carvalho-Pessoa spiega il meccanismo: “Con l’integrazione, i livelli sono aumentati durante il trattamento chemioterapico, il che rafforza un possibile contributo al recupero dei pazienti”. Il ripristino di livelli adeguati ha consentito al sistema immunitario di funzionare al massimo potenziale, sincronizzato con l’aggressione chimica contro le cellule tumorali.
Acessibilidade rispetto ai farmaci convenzionali
La vitamina D emerge come un’opzione notevolmente più accessibile rispetto ad altri farmaci sviluppati per uno scopo simile. Gli agenti immunopotenzianti Alguns costano migliaia di reais per ciclo di trattamento e spesso non sono inclusi nell’elenco dei farmaci offerti da Sistema Único e Saúde. Le popolazioni Pacientes a basso reddito devono affrontare barriere finanziarie insormontabili per accedere alle terapie complementari convenzionali.
Gli integratori di vitamina D costano una frazione del prezzo di questi farmaci sofisticati. Una scatola con 30 compresse da 2.000 UI costa circa dai 30 ai 50 reais nelle farmacie brasiliane. La fattibilità economica di Essa apre straordinarie possibilità per espandere l’accesso al miglioramento delle strategie terapeutiche nei sistemi sanitari con budget limitati. Carvalho-Pessoa sottolinea questo vantaggio: “La vitamina D è un’opzione accessibile ed economica rispetto ad altri farmaci utilizzati per migliorare la risposta alla chemioterapia, alcuni dei quali non sono nemmeno nell’elenco dei SUS”.
Limitações e percorsi futuri
I ricercatori riconoscono che il campione di 80 donne, pur dimostrando una differenza statisticamente significativa, rimane troppo piccolo per trarre conclusioni definitive. Un ulteriore progetto Estudos con centinaia di partecipanti convaliderà i risultati preliminari e chiarirà i meccanismi biologici attraverso i quali la vitamina D potenzia la chemioterapia. Será deve essere studiato se il beneficio si applica ad altri tipi di cancro oltre al cancro al seno o se presenta limitazioni a sottotipi specifici di tumori al seno.
I team continuano a monitorare i partecipanti per valutare gli effetti a lungo termine, la recidiva della malattia e la sopravvivenza globale. Gli endpoint clinici di Esses completeranno la risposta patologica iniziale documentata nel presente studio. Carvalho-Pessoa conclude con moderato ottimismo: “Si tratta di risultati incoraggianti che giustificano un nuovo ciclo di studi con un numero maggiore di partecipanti. Isso consentirà una migliore comprensione del ruolo della vitamina D nell’aumento della risposta al trattamento chemioterapico e, di conseguenza, nella maggiore probabilità di remissione del cancro al seno”.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
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Criteri Critici
Ritirato lo studio spagnolo che ridava speranza ai malati di cancro al pancreas greenMe
Quando si parla di cancro al pancreas, le parole arrivano sempre in un territorio fragile. Una terapia sperimentale, un risultato nei topi, una raccolta fondi, una frase detta sui social: tutto può diventare enorme nel giro di poche ore, perché questa malattia lascia spesso pochissimo tempo e pochissimo spazio alla pazienza.
La rivista PNAS, pubblicazione della National Academy of Sciences degli Stati Uniti, ha ritirato lo studio guidato dal biochimico spagnolo Mariano Barbacid su una possibile tripla terapia contro il cancro al pancreas. La decisione è arrivata dopo la segnalazione di un conflitto di interessi ritenuto rilevante e dichiarato in modo incompleto al momento dell’invio dell’articolo. Barbacid e due coautrici, Carmen Guerra e Vasiliki Liaki, risultano legati a Vega Oncotargets, società nata per sviluppare applicazioni commerciali collegate a questa linea di ricerca.
La ricerca aveva mostrato risultati importanti nei topi, mentre il passaggio ai pazienti resta lontano
Lo studio ritirato descriveva una combinazione di tre farmaci capace di agire su diversi punti della via molecolare collegata a KRAS, una proteina spesso coinvolta nell’adenocarcinoma duttale pancreatico, la forma più comune di tumore al pancreas. La terapia univa daraxonrasib, afatinib e SD36. Nei modelli animali, secondo quanto comunicato dal CNIO, il Centro nazionale spagnolo per le ricerche oncologiche, il trattamento aveva ottenuto una regressione significativa e duratura dei tumori, senza resistenze evidenti e senza tossicità rilevanti nei topi trattati. Lo stesso CNIO, però, precisava che il gruppo guidato da Barbacid era ancora lontano dall’avvio di studi clinici con quella tripla terapia.
Questa distinzione pesa. Una cosa è ottenere un risultato promettente in laboratorio, su modelli animali. Un’altra è arrivare a una terapia disponibile per una persona malata. In mezzo ci sono verifiche, sicurezza, dosaggi, studi successivi, autorizzazioni, eventuali sperimentazioni cliniche. Il lavoro, secondo diversi esperti citati nel dibattito scientifico spagnolo, resta promettente, però va replicato nell’uomo e richiede tempo, risorse e molta prudenza nella comunicazione.
Il contesto spiega perché la notizia abbia fatto tanto rumore. In Spagna, nel 2026, sono stimati circa 10.405 nuovi casi di cancro al pancreas. La sopravvivenza a cinque anni resta molto bassa: secondo REDECAN, si attesta intorno all’11,1%, con differenze tra uomini e donne. Numeri del genere trasformano ogni annuncio in una speranza immediata, anche quando la ricerca è ancora preclinica.
Dopo la presentazione pubblica dei risultati, la Fondazione CRIS Contra el Cáncer aveva promosso una raccolta fondi per sostenere le fasi successive del progetto. La campagna ha superato l’obiettivo iniziale di 3,5 milioni di euro, arrivando secondo le ricostruzioni più recenti a quasi 3,7 milioni. Nelle settimane successive, più di cento pazienti avrebbero contattato il gruppo di ricerca per chiedere accesso al trattamento sperimentale, anche se al momento non risultano studi clinici aperti sui pazienti.
Il conflitto di interessi riguarda Vega Oncotargets
Il nodo della ritrattazione non riguarda l’esistenza di possibili ricadute commerciali in sé. Nella ricerca biomedica può accadere che un risultato di laboratorio venga sviluppato attraverso brevetti, società dedicate e investimenti privati. Il passaggio delicato riguarda la trasparenza: chi valuta uno studio deve conoscere eventuali interessi economici collegati ai risultati.
Secondo quanto emerso, Barbacid e Guerra hanno cofondato nel 2024 Vega Oncotargets insieme ad altri soci, con l’obiettivo di sviluppare terapie derivate dal lavoro del gruppo. La rivista ha ritenuto che quel legame finanziario avrebbe dovuto essere dichiarato in modo completo al momento della presentazione dell’articolo. Il caso è diventato ancora più sensibile perché Barbacid, membro della National Academy of Sciences dal 2012, aveva potuto usare una via di pubblicazione riservata ai membri dell’Accademia, con una procedura diversa rispetto all’invio ordinario.
Prima di arrivare su PNAS, lo studio era stato sottoposto anche a Nature, che lo aveva respinto. Dopo la ritrattazione, Carmen Guerra ha dichiarato che il gruppo ha reinviato il lavoro alla stessa rivista, questa volta riconoscendo i rapporti commerciali. Nel frattempo, il CNIO ha indicato di stare esaminando il caso alla luce del proprio codice di buone pratiche.
A complicare il quadro è arrivato anche un post pubblicato sul profilo social di Barbacid. Nel messaggio, il ricercatore ringrazia Dio e le persone che lo hanno sostenuto, parla della “cura del cancro al pancreas”, rivendica come logico il fatto di avere un interesse economico e sostiene di poter eradicare il tumore negli animali in oltre il 97% dei casi, aggiungendo di ritenere che negli esseri umani il beneficio avrebbe la stessa percentuale. È un passaggio molto delicato, perché la comunicazione istituzionale del CNIO parla di risultati preclinici e di una sperimentazione sull’uomo ancora da costruire.
Nello stesso post vengono citate presunte pressioni da parte di grandi aziende farmaceutiche, governi, politici e imprenditori per fermare la ricerca. Il messaggio parla anche della chiusura di account social con migliaia di follower e del blocco di conti usati in precedenza per ricevere aiuti economici. La richiesta finale di donazioni passa da Binance, tramite un ID indicato nel testo, con un linguaggio molto distante da quello delle comunicazioni ufficiali.
Questo scarto conta. La raccolta fondi comunicata dalla Fondazione CRIS passava dai canali della fondazione e da strumenti indicati nelle sue note pubbliche, mentre il post social introduce un canale diverso e un tono molto più vicino allo scontro personale. In una vicenda già carica di aspettative, la differenza tra raccolta ufficiale, appello individuale e promessa terapeutica deve restare chiarissima. Soprattutto per i pazienti.
Il caso Barbacid mostra una frattura che la ricerca conosce bene: la necessità di finanziare studi difficili e costosi, accanto al dovere di dichiarare ogni interesse economico quando quei risultati vengono pubblicati. Una possibile terapia contro il cancro al pancreas ha bisogno di soldi, laboratori, revisioni, aziende capaci di sviluppare molecole e anni di verifiche. Ha bisogno anche di parole misurate, perché una promessa scientifica può diventare enorme prima ancora di diventare vera.
La ritrattazione non cancella automaticamente il valore dei dati preclinici. Li rimette, però, dentro un percorso più esigente. Serve una nuova valutazione, servono conflitti di interesse dichiarati, servono canali di donazione chiari, serve una comunicazione che tenga separati i risultati nei topi dalla speranza dei pazienti. Con una malattia così, anche una virgola pesa.
Fonte: PNAS
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💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
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Una nuova terapia genica per l’emofilia A al Policlinico “Paolo Giaccone” TecnoMedicina
Per la prima volta in Sicilia, presso l’unità operativa di Ematologia del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo, è stata somministrata una terapia genica innovativa a un paziente di 39 anni affetto da emofilia A grave.
Questo intervento pionieristico, guidato dal Prof. Sergio Siragusa, proietta il nosocomio palermitano nell’élite mondiale della medicina: ad oggi, sono solo 52 i pazienti nel mondo ad aver ricevuto questa specifica opzione terapeutica.
Un Centro di Eccellenza Internazionale per l’Ematologia
L’Ematologia dell’AOUP è già Centro di riferimento regionale per le coagulopatie congenite e acquisite. Grazie a questo traguardo, la struttura si posiziona tra i pochi centri internazionali abilitati alla somministrazione di terapie geniche e trattamenti avanzati per i disturbi della coagulazione.
Il successo dell’intervento è anche un segnale di mobilità sanitaria attiva: il paziente, proveniente da fuori regione, ha scelto l’eccellenza siciliana per ricevere la singola infusione necessaria al trattamento.
Come Funziona la Terapia Genica per l’Emofilia A
L’emofilia A è una malattia genetica rara causata dalla carenza del fattore VIII della coagulazione. Chi ne soffre è esposto a sanguinamenti spontanei e dolore articolare cronico.
I Vantaggi per il Paziente
A differenza della profilassi tradizionale, che richiede infusioni costanti per tutta la vita, la terapia genica mira a correggere il difetto genetico alla radice.
Somministrazione singola: Una sola infusione può eliminare la necessità di terapie continuative.
Qualità della vita: Riduzione drastica delle emorragie e delle complicanze articolari.
Impatto psicologico: Maggiore libertà e minore dipendenza dalle cure ospedaliere.
“Questa terapia rappresenta una svolta potenziale: può eliminare la necessità della profilassi costante, migliorando radicalmente l’aspettativa di vita”, spiega il Prof. Sergio Siragusa.
Sicurezza e Follow-up: il Percorso del Paziente
Il trattamento è stato eseguito il 18 aprile da un’équipe multidisciplinare composta dai medici, dalla Dott.ssa Marta Mattana, dal personale sanitario coordinato dalla caposala Dott.ssa Rosalba Chiaramonte e con il supporto psicologico della Dott.ssa Francesca Mansueto.
Attualmente, il paziente è in buone condizioni cliniche e non ha presentato complicanze. È già iniziato il protocollo di follow-up per monitorare i parametri ematochimici e l’efficacia a lungo termine del trattamento.
Sfide e Sostenibilità
Nonostante i risultati straordinari, il Prof. Siragusa sottolinea alcune sfide aperte:
Idoneità: Non tutti i pazienti sono candidabili al trattamento. Monitoraggio: È necessario valutare la durata dell’effetto nel tempo e la risposta immunitaria. Sostenibilità: Come evidenziato dalla Direttrice Generale Maria Grazia Furnari, queste innovazioni pongono temi cruciali sull’accesso universale alle cure e sulla tenuta economica dei sistemi sanitari regionali.
Il traguardo raggiunto dal Policlinico di Palermo conferma l’elevato profilo clinico e scientifico della sanità siciliana, capace di integrare ricerca, innovazione e assistenza ai massimi livelli mondiali.
Ti interessano gli aggiornamenti sulla medicina innovativa in Sicilia? Resta sintonizzato per scoprire i progressi dell’Ematologia del Policlinico Giaccone.
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Orticaria cronica spontanea, via libera Ue a prima terapia orale mirata RIFday
Roma, 29 aprile – L’orticaria cronica spontanea (Csu) è una malattia infiammatoria cutanea cronica di origine autoimmune che colpisce circa 40 milioni di persone nel mondo (4 milioni in Europa. 480mila in Italia), con una frequenza quasi doppia nelle donne rispetto agli uomini, e si manifesta più spesso tra i 20 e i 40 anni. È caratterizzata dalla comparsa improvvisa di pomfi pruriginosi e/o gonfiore dei tessuti profondi, che possono interessare viso, gola, mani e piedi e insorgere in assenza di un allergene o di un fattore scatenante esterno identificabile, sintomi che durano 6 settimane o più e causano un impatto fisico ed emotivo rilevante.
La maggior parte dei pazienti soffre di privazione del sonno, con elevati tassi di disturbi mentali quali ansia o depressione, oltre a una riduzione della produttività lavorativa. Trattata con antistaminici H1, la malattia purtroppo registra un’alta percentuale di soggetti con risposta inadeguata alla terapia, con più del 50% dei pazienti che continua a manifestare sintomi debilitanti dopo la terapia convenzionale.
Le cose potrebbero ora cambiare in meglio grazie all’approvazione da parte della Commissione europea di remibrutinib, un inibitore orale di Btk selettivo, che blocca la via Btk (Bruton Tyrosine Kinase) coinvolta nel rilascio di istamina, uno dei principali fattori responsabili di pomfi pruriginosi e gonfiore. Il farmaco – come riferisce una nota dell’azienda produttriva, Novartis – è indicato negli adulti colpiti da Csu con risposta inadeguata al trattamento con antistaminici H1 e si assume per os (compresse) 2 volte al giorno, senza necessità di monitoraggi di laboratorio.
“Questa nuova opzione terapeutica, che agisce su una via immunitaria chiave” spiega Silvia Mariel Ferrucci (nella foto), responsabile del Servizio di Dermatologia allergologica e professionale della Fondazione Irccs Ca’ Granda ospedale Maggiore Policlinico Milano, “amplia le opzioni di gestione della malattia per i pazienti che non traggono beneficio dalla terapia antistaminica convenzionale” e in questo senso, aggiunge Elena Radaelli, presidente di Arco, l’Associazione ricerca cura dell’orticaria, perché “convivere con l’orticaria cronica spontanea significa affrontare ogni giorno una malattia complessa e spesso sottovalutata, che può incidere profondamente sulla qualità della vita, compromettendo il sonno, il lavoro e la socialità. Molti pazienti si sentono ancora poco compresi e faticano a trovare risposte adeguate”. Risposte che, con Remibrutinib, ora cominciano ad arrivare.
Il farmaco è stato oggetto di due studi globali multicentrici di fase 3, Remix-1 (NCT05030311) e Remix-2 (NCT05032157), con disegno identico, randomizzati, in doppio cieco, a gruppi paralleli e controllati con placebo, che hanno coinvolto 925 adulti rimasti sintomatici nonostante il trattamento con antistaminici H1 di seconda generazione, al termine dei quali ha dimostrato risultati superiori rispetto al placebo nella variazione dal basale del prurito, dei pomfi e dell’attività settimanale della malattia alla settimana 12.
Ha inoltre mostrato un profilo di sicurezza che non richiede monitoraggio laboratoristico, con eventi avversi più comuni (incidenza ≥3%)come congestione nasale, mal di gola e rinorrea, sanguinamento, cefalea, nausea e dolore addominale. A fronte di questi risultati, remibrutinib a febbraio 2026 ha ricevuto il parere positivo del Comitato per i medicinali per uso umano (Chmp) dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ed è incluso nelle Linee guida internazionali 2026 per la definizione, classificazione, diagnosi e gestione dell’orticaria. È approvato negli Stati Uniti, in Cina e in diversi altri Paesi per il trattamento di pazienti adulti con Csu con risposta inadeguata agli antistaminici H1.
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A Treviso i pazienti oncologici potranno ricevere la chemioterapia con il proprio cane accanto, il video Virgilio
Pubblicato:29-04-2026 20:16 Virgilio Notizie REDAZIONE Da oltre 20 anni informa in modo indipendente, serio, affidabile e originale su tutto quanto accade in Italia e nel mondo. Cronaca, Politica, Economia, Spettacolo: tutta l'attualità che fa notizia, finisce sotto il suo microscopio. Virgilio Notizie è alimentato da un team di giornalisti tutti under 35 e nativi digitali. Missione: con un linguaggio semplice e diretto rendere chiari, comprensibili e interessanti i fatti del giorno. Degenzain ospedale con ilcaneaccanto e anche nelle sedute dichemioterapia. È la nuova possibilità introdotta dall’azienda sanitaria Ulss 2 diTrevisoattraverso un piano che rende strutturato un percorso avviato da anni. Il piano sarà rivolto a tutti i pazienti che desiderano essere accompagnati dai proprianimali d’affezione– non necessariamente cani – durante il percorso di cura, con la possibilità di chiederne la presenza anche durante le sedute di chemioterapia, oltre che nel corso della degenza. A questo proposito l’Ulss 2 lancerà un appello ai privati affinché supportino economicamente l’iniziativa, che richiede un locale e un infermiere dedicati durante la “pet infusion“. Nello specifico il caso di Elisa, paziente oncologica. Le parole della madre e di Ferruccio Ballerini, primario del reparto di Medicina all’ospedale di Conegliano, dove è ricoverata la ragazza. Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.
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Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
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Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
40.7/100
Punteggio Totale
C
Valutazione
❌
Criteri Critici
Tumore al seno, nasce la rete che punta a migliorare i percorsi di cura lapresse.it
Nasce la rete che mira a valorizzare le attività cliniche, formative e di ricerca sul tumore al seno: il progetto Policlinico Gemelli,GemelliIsolaeMater Olbiadanno vita a un modello collaborativo e multidisciplinare per migliorare i percorsi di cura del tumore al seno. Nasce così la rete senologicaGIMSeno, che punterà a valorizzare le attività cliniche, formative e di ricerca dei tre istituti. “Non è solo un progetto ma un vero e propriomodello di lavoro.Una rete che nasce come comunitàe si sviluppa come un ecosistema di professionisti, fondato su rispetto, dialogo, confronto e sostegno reciproco”, dichiara a LaSalute di LaPresseGianluca Franceschini, direttore della Uoc di Chirurgia senologica del Policlinico Gemelli Irccs. “Qui le competenze non si sommano soltanto: si integrano, si rafforzano e si mettonoal servizio di una visione condivisa. L’obiettivo è superare la frammentazione dei percorsi e costruire una collaborazione strutturata tra clinica, ricerca e formazione, capace di migliorare in modo concreto la qualità della cura”, prosegue Franceschini. In senologia, oggi, il valore non risiede solo nell’eccellenza dei singoli centri, ma nella capacità di “lavorare insieme come sistema, valorizzando ogni contributo all’interno di una comunità coesa. Un percorso che nasce dalla connessione tra esperienze diverse e si realizza attraverso una collaborazione autentica, trasformata in valore reale per le pazienti”, aggiunge. “La creazione di GIMSeno rappresenta la multiprofessionalità e la multidisciplinarietà nella sua accezione più alta”, commenta con soddisfazioneDaniele Piacentini, direttore generale del Gemelli. Sulla stessa lunghezza d’ondaAntonio Gasbarrini, direttore scientifico dell’istituto. “È un modello ideale anche per la ricerca. Far lavorare medici di diverse specialità, mettendo al centro il paziente e partecipando ai trial clinici su device e farmaci può anticipare la pratica clinica anche di dieci anni”. “Abbiamo già raggiunto numeri importanti in senologia e vogliamo portare anche a Olbia e in Sardegna tutte le terapie integrate, un elemento che contraddistingue l’operato del Gemelli”, aggiungeGiovanni Paolo D’Incecco Bayard de Volo, amministratore delegato di Mater Olbia. “Avere un centro integrato, trasversale, dove si lavora fianco a fianco come se i colleghi delle altre strutture fossero nella stanza accanto è molto importante”, aggiunge. “Cronicizzare una malattia come il tumore del seno significa normalizzarla”, sottolineaMaria Antonietta Gambacorta, direttrice del Dipartimento Diagnostica per immagini e radioterapia oncologica del Gemelli. “GIMSeno è un esempio anche per tutte le altre patologie tumorali che negli anni siamo riusciti a cronicizzare – conclude Gambacorta – e rappresenta una speranza anche per quelle che ancora non riusciamo a curare al meglio, come il tumore del pancreas o dell’encefalo”.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?5
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
53.7/100
Punteggio Totale
B
Valutazione
❌
Criteri Critici
Al GOM di Reggio Calabria la frontiera delle CAR-T, terapia innovativa contro il Mieloma Multiplo ildispaccio.it
Nel reparto di Ematologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, sotto la guida del professore Massimo Martino, è stato compiuto un passo che segna una svolta concreta nella pratica clinica italiana. È infatti iniziato il percorso di preparazione delle cellule immunitarie di un paziente affetto da mieloma multiplo in fase di ricaduta, utilizzando una delle tecnologie più avanzate oggi disponibili: il ciltacabtagene autoleucel, noto anche come cilta-cel.
Si tratta di una terapia innovativa basata sulle cellule CAR-T, recentemente resa accessibile a livello nazionale grazie alla copertura economica garantita dal Servizio Sanitario. Il centro calabrese si colloca così tra i primi in Italia ad aver attivato concretamente questo trattamento dopo il via libera ufficiale dell’Agenzia Italiana del Farmaco, entrando di diritto tra i protagonisti di una nuova fase della medicina oncologica.
Questo traguardo assume un significato duplice.
Da un lato, rappresenta un segnale importante sul piano simbolico: una struttura sanitaria del Sud Italia dimostra di poter competere ai massimi livelli nell’ambito delle terapie più sofisticate, superando stereotipi legati alle disparità territoriali.
Dall’altro lato, il valore è profondamente clinico. Il mieloma multiplo — mieloma multiplo — è una patologia complessa, caratterizzata da continue ricadute e da una progressiva resistenza ai trattamenti. In questo contesto, anche un piccolo anticipo nell’avvio di una terapia efficace può incidere in modo decisivo sull’evoluzione della malattia.
Le CAR-T introducono un cambio di prospettiva radicale: non si parla più soltanto di controllo temporaneo della patologia, ma della possibilità concreta di ottenere remissioni prolungate nel tempo.
Fino a tempi molto recenti, il cilta-cel era sì disponibile in Italia, ma inserito in una fascia che ne prevedeva il pagamento integrale da parte dei pazienti. Questo lo rendeva, di fatto, inaccessibile alla maggioranza delle persone.
La recente decisione del Consiglio di Amministrazione dell’Agenzia Italiana del Farmaco ha cambiato radicalmente la situazione: il trattamento è stato inserito tra quelli completamente rimborsati dal sistema sanitario pubblico.
Questa scelta si basa su evidenze scientifiche solide, provenienti da studi clinici che hanno dimostrato un netto miglioramento degli esiti rispetto alle terapie tradizionali, in termini sia di sopravvivenza sia di ritardo nella progressione della malattia.
Il farmaco aveva già ricevuto l’approvazione europea nel 2022, inizialmente destinato a pazienti sottoposti a numerose linee terapeutiche. Successivamente, nel 2024, il suo impiego è stato esteso anche alle fasi più precoci della recidiva. In Italia, l’autorizzazione risale al 2025, ma è solo con la rimborsabilità che si è concretizzato un accesso realmente equo.
Il principio alla base del ciltacabtagene autoleucel è tanto semplice nella teoria quanto sofisticato nella pratica:
vengono prelevati i linfociti T del paziente
queste cellule vengono modificate in laboratorio per riconoscere e attaccare le cellule tumorali
una volta “addestrate”, vengono reinfuse nell’organismo
Il risultato è una risposta immunitaria mirata, capace di individuare e distruggere le cellule maligne con una precisione che le terapie tradizionali non possono raggiungere.
Attualmente, questa terapia è indicata per pazienti che abbiano già ricevuto almeno un trattamento comprendente farmaci immunomodulanti e inibitori del proteasoma, e che abbiano sviluppato resistenza alla lenalidomide.
Il mieloma multiplo nasce dalle plasmacellule, elementi del sistema immunitario che, una volta trasformati in senso maligno, proliferano senza controllo nel midollo osseo.
La malattia si manifesta con sintomi spesso debilitanti:
affaticamento persistente
anemia
infezioni frequenti
danni ai reni
fragilità ossea e fratture
Per molti anni, il trapianto di midollo osseo ha rappresentato la strategia terapeutica più avanzata. L’arrivo delle CAR-T ha però ridefinito completamente gli obiettivi, aprendo prospettive che fino a poco tempo fa sembravano irraggiungibili.
L’orientamento attuale della ricerca è chiaro: intervenire il prima possibile, prima che il tumore accumuli ulteriori mutazioni che lo rendano più difficile da trattare.
Il reparto diretto dal professor Massimo Martino non è nuovo a risultati di rilievo. Negli anni ha costruito un percorso solido fatto di formazione specialistica, adeguamenti strutturali e partecipazione alla ricerca clinica.
L’avvio tempestivo del trattamento con ciltacabtagene autoleucel non è quindi un episodio isolato, ma la conseguenza di una strategia precisa.
In un contesto territoriale spesso penalizzato da carenze infrastrutturali, questo risultato assume un peso ancora maggiore: dimostra che anche realtà del Sud possono diventare centri di riferimento per terapie altamente innovative.
Per il paziente che ha iniziato il percorso terapeutico, questo momento rappresenta molto più di una semplice procedura medica: è l’accesso concreto a una possibilità che fino a poco tempo fa era limitata a pochi.
Oggi in Italia sono diverse le terapie CAR-T disponibili e rimborsate, e il loro numero è destinato a crescere. Parallelamente, aumenta anche il numero dei centri autorizzati a somministrarle.
Ogni nuovo trattamento e ogni nuova struttura coinvolta avvicinano un obiettivo ambizioso ma sempre più realistico: trasformare il mieloma multiplo da malattia cronica e recidivante a condizione potenzialmente superabile.
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO5
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?5
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?3
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?3
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
60.0/100
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B
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Criteri Critici
Palermo, prima terapia genica contro l'emofilia A in Sicilia: il Policlinico Giaccone tra i centri d'eccellenza Il Moderatore
MEDICINA
Palermo, svolta storica al Policlinico: somministrata per la prima volta la terapia genica contro l’emofilia A grave
Il Policlinico “Paolo Giaccone” entra nel ristretto gruppo dei centri internazionali autorizzati al trattamento: un paziente di 39 anni riceve una singola infusione che può cambiare per sempre la sua vita
C’è un prima e un dopo nella storia dell’ematologia palermitana. Il 18 aprile scorso, al Policlinico universitario “Paolo Giaccone” di Palermo, un uomo di 39 anni affetto da emofilia A grave ha ricevuto la prima terapia genica mai somministrata in città — e tra le pochissime eseguite al mondo. Con questo trattamento, Palermo si affianca a una manciata di centri internazionali autorizzati, portando in Sicilia una frontiera della medicina che fino a ieri sembrava lontanissima.
Un trattamento unico al mondo, ora anche a Palermo
Il farmaco somministrato si chiama valoctocogene roxaparvovec: è il primo e unico trattamento di terapia genica approvato per l’emofilia A, e a livello globale sono appena 52 i pazienti che lo hanno ricevuto finora. Il paziente trattato a Palermo è uno di loro — e non era nemmeno residente in Sicilia, ma ha scelto il Policlinico “Paolo Giaccone” per farsi curare, configurando un caso significativo di mobilità sanitaria attiva verso la regione.
Il trattamento è stato eseguito dall’Unità Operativa Complessa di Ematologia, diretta dal Professore Sergio Siragusa, affiancato dalla Dottoressa Marta Mattana, dalla caposala Dottoressa Rosalba Chiaramonte e da tutto il personale sanitario dell’unità. La preparazione psicologica del paziente è stata curata dalla Dottoressa Francesca Mansueto.
Il paziente è attualmente in buone condizioni cliniche, non ha presentato complicanze né durante né dopo l’infusione e ha già avviato il percorso di follow-up con gli esami ematochimici previsti.
Cos’è l’emofilia A e perché questa terapia è rivoluzionaria
L’emofilia A è una malattia genetica ereditaria causata dalla carenza del fattore VIII della coagulazione. Chi ne è affetto ha una ridotta capacità del sangue di fermarsi, con episodi di sanguinamento spontaneo o prolungato — soprattutto a livello articolare e muscolare — che possono diventare fatali già in età pediatrica. Per decenni, l’unica risposta terapeutica è stata la profilassi continuativa: infusioni regolari del fattore mancante, con un impatto enorme sulla qualità di vita dei pazienti.
La terapia genica cambia radicalmente l’approccio: anziché compensare periodicamente il difetto, interviene alla radice del problema genetico. Una sola somministrazione può ridurre drasticamente — o addirittura eliminare — la necessità delle infusioni sostitutive.
Il Professore Siragusa spiega la portata della novità: «La terapia genica rappresenta una potenziale svolta per i pazienti con emofilia A grave in quanto una singola somministrazione può ridurre o eliminare la necessità della profilassi continuativa, con un impatto significativo sulla aspettativa e qualità di vita del paziente».
I benefici sono reali, ma la scienza chiede cautela
Gli studi clinici condotti finora mostrano risultati incoraggianti, ma il Professore Siragusa non rinuncia alla precisione scientifica nel descrivere il quadro completo.
“Studi clinici hanno dimostrato che una singola somministrazione di terapia genica può portare a una riduzione drastica o addirittura all’eliminazione della necessità di infusioni sostitutive. I benefici potenziali sono notevoli: miglioramento della qualità della vita, riduzione delle complicanze articolari e minore impatto psicologico e sociale della malattia”.
Restano però nodi aperti: “La terapia genica presenta ancora alcune sfide. Tra queste, la variabilità della risposta tra i pazienti, la durata dell’effetto nel tempo e la possibile risposta immunitaria contro il vettore virale. Inoltre, non tutti i pazienti sono candidabili. Dal punto di vista della sicurezza, gli studi finora condotti mostrano un profilo generalmente favorevole, anche se è necessario un monitoraggio a lungo termine per valutare eventuali effetti indesiderati tardivi”.
Il Policlinico tra i pochi centri autorizzati al mondo
L’Ematologia del Policlinico palermitano è Centro di riferimento regionale per le coagulopatie congenite e acquisite nel bambino e nell’adulto. Con questo trattamento, si posiziona tra i pochi centri internazionali abilitati alla terapia genica dell’emofilia, accanto alle emergenti terapie innovative per i disturbi della coagulazione.
La Direttrice Generale del Policlinico, Maria Grazia Furnari, ha inquadrato il significato dell’evento in una prospettiva più ampia: “Si tratta di un risultato di straordinaria rilevanza per la nostra Azienda ospedaliera universitaria e per l’intero sistema sanitario regionale. Particolarmente significativo è il fatto che il paziente trattato provenisse da fuori regione, configurando un importante caso di mobilità sanitaria attiva, indicativo della crescente capacità attrattiva della nostra struttura e della fiducia riconosciuta anche oltre il territorio regionale”.
E ancora: “Essere tra i pochi centri autorizzati a livello internazionale conferma l’elevato profilo clinico e scientifico dei nostri professionisti e la capacità della nostra organizzazione di integrare ricerca, innovazione e assistenza. Avere la possibilità di trattare questa patologia, nel rispetto dell’universalità delle cure, è una grande vittoria ma pone questioni importanti in termini di accesso e sostenibilità per i sistemi sanitari”.
Una medicina che guarda lontano
Quel 18 aprile al Policlinico di Palermo non è stato solo un intervento medico: è stato il segno che la Sicilia sa competere ai massimi livelli della ricerca e della clinica. Un paziente arrivato da un’altra regione ha scelto questa città, questi medici, questo ospedale. Ha ricevuto un trattamento che nel mondo hanno ricevuto in appena 52 persone. E oggi sta bene.
La medicina del futuro — quella che corregge i difetti genetici invece di inseguirli per tutta la vita — ha fatto il suo ingresso a Palermo. E non è un episodio isolato: è la conferma che quando le istituzioni investono in competenze e tecnologia, i risultati arrivano. Anche nel cuore del Mediterraneo.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?2
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?4
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
38.5/100
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C
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Criteri Critici
Giani (Toscana): A Prato la radioterapia metabolica "olistica" che unisce cure e musica | Libero Quotidiano.it Libero Quotidiano
(Agenzia Vista) Roma, 28 aprile 2026 "E come dire, in quegli anni, in quel periodo, per togliere dalle mani le armi e mettere nelle mani un libro. E questo è davvero un messaggio non soltanto che ha contribuito sollecitando, esortando a leggere e quindi a riflettere, a pensare, a cercare di comprendere. Ha segnato, contribuito in maniera decisiva e fortemente alla costruzione della nuova Italia", così il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il discorso al ricevimento di una delegazione del Premio Strega al Quirinale. Courtesy: Quirinale Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO3
Q5Le date sono chiaramente indicate?5
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?3
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?3
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?2
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?5
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
64.1/100
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B
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✅
Criteri Critici
Presentata la 2a stagione di ‘Una Zebra in Corsia’ un podcast sul cancro: “Perché capire è un’azione di cura” Sestopotere
(Sesto Potere) – Cesena – 29 aprile 2026 – Presentata oggi, presso il Prime Center dello IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) a San Cristoforo di Cesena, la 2a stagione di “Una Zebra in Corsia”, il podcast ideato dalla giovane ingegnera Chiara Pennuti, scomparsa lo scorso anno a causa di un sarcoma, e che affronta il cancro senza tabù, in modo chiaro e diretto. Perché capire è un’azione di cura.
Al podcast, realizzato grazie anche a professioniste e professioniste Prime Center e IRST, è legata una raccolta fondi su piattaforma di crowdfunding a favore della ricerca sui sarcomi.
“Una Zebra in Corsia” è progetto nato per contribuire a un racconto più aperto, consapevole e accessibile della malattia oncologica. Ideato da Chiara Pennuti, paziente oncologica scomparsa nel maggio 2025, il podcast nasce con l’obiettivo di rompere i tabù legati al cancro, affrontando la malattia in modo diretto, trasparente e profondamente umano. Dopo la sua scomparsa, il progetto prosegue oggi grazie all’impegno di un gruppo di amici e familiari, con il coordinamento di Martina Cavallucci, dando continuità alla sua visione.
Un progetto nato dalla comunità
La prima stagione è stata resa possibile grazie a una campagna di crowdfunding che ha coinvolto un’ampia comunità di sostenitori, permettendo non solo la realizzazione del podcast ma anche un sostegno concreto alla ricerca.
Sono stati raccolti oltre 6.000 euro, interamente destinati alla ricerca sui sarcomi presso l’IRST IRCCS di Meldola. In particolare, la donazione ha contribuito a sostenere due linee di ricerca: una focalizzata su approcci immunoterapici innovativi per il trattamento dei sarcomi e una dedicata allo studio delle caratteristiche biomolecolari di questi tumori rari, con l’obiettivo di sviluppare nuovi approcci terapeutici basati su nanofarmaci.
La raccolta fondi è tuttora attiva sulla piattaforma GoFundMe https://www.gofundme.com/f/una-zebra-in-corsia-chiara-pennuti
e resterà aperta per tutta la durata di pubblicazione delle puntate. Quanto raccolto, tolti i soli costi di produzione e diffusione del podcast, sarà devoluto a favore della ricerca sui sarcomi.
Dal racconto all’incontro
La prima stagione, realizzata in collaborazione con IRST IRCCS, ha affrontato temi centrali del percorso oncologico, tra cui comunicazione medico-paziente, psiconcologia, ruolo del caregiver e innovazione tecnologica, attraverso il contributo di pazienti, professionisti sanitari e cittadini.
Il progetto ha trovato anche una dimensione pubblica con l’evento del 27 settembre 2025, all’interno del Festival del Buon Vivere, presso i Musei San Domenico di Forlì, dove il podcast è stato portato dal digitale al vivo, coinvolgendo professionisti, pazienti e cittadini in un dialogo aperto sui temi della diagnosi, della comunicazione e del prendersi cura.
Il progetto continua nella seconda stagione
La nuova stagione rappresenta un’evoluzione del progetto: accanto alla dimensione narrativa, il podcast propone un approfondimento su temi concreti del percorso di cura: alimentazione, attività fisica e diritti del paziente oncologico, argomenti che Chiara Pennuti aveva già individuato come centrali e che oggi vengono sviluppati con il contributo di professionisti e professioniste del settore sanitario.
L’obiettivo è offrire strumenti informativi chiari e accessibili, ampliando lo sguardo sulla cura oltre l’aspetto strettamente clinico, per accompagnare pazienti e caregiver in un percorso più consapevole ed informato.
I temi della seconda stagione
Quattro ambiti chiave sono stati raccontati attraverso il contributo di professionisti e professioniste che ogni giorno lavorano accanto ai pazienti, offrendo uno sguardo concreto su aspetti spesso poco approfonditi del percorso oncologico.
Alimentazione e cancro
Il rapporto tra nutrizione e malattia oncologica è stato affrontato con un approccio scientifico ma al tempo stesso vicino alla quotidianità dei pazienti. Sono intervenuti Sara Boni, dietista del Prime Center IOR, e Giandomenico Di Menna, oncologo dell’IRST del gruppo mammella e ginecologico, approfondendo il ruolo dell’alimentazione come parte integrante del percorso di cura.
Particolare attenzione è stata dedicata all’impatto delle terapie su appetito, gusto e peso corporeo, così come alla necessità di un approccio personalizzato, capace di adattarsi alle condizioni e ai bisogni della persona. È stato inoltre affrontato il tema della disinformazione, evidenziando i rischi legati a diete estreme o prive di basi scientifiche e sottolineando l’importanza di un’educazione alimentare consapevole e basata su evidenze.
Attività fisica e cancro
Il tema del movimento durante le terapie è stato affrontato da Danilo Ridolfi, trainer oncologico e fisioterapista, Mattia Pirani, trainer oncologico, entrambi attivi presso il Prime Center. L’episodio ha approfondito il valore dell’attività fisica come parte integrante del percorso di cura, non solo per il miglioramento delle capacità fisiche, ma anche per il benessere psicologico e la qualità della vita
Sono stati trattati aspetti concreti legati alla gestione della fatigue oncologica, alla possibilità di adattare l’esercizio in presenza di sintomi come dolore, nausea o spossatezza, e al ruolo della riabilitazione nei percorsi di recupero dopo interventi chirurgici o trattamenti intensivi. È emersa inoltre l’importanza di un accompagnamento professionale, in grado di costruire percorsi sicuri e personalizzati.
Diritti del paziente oncologico
Un tema spesso percepito come complesso e burocratico è stato affrontato con taglio pratico da Daniele Di Pierro, responsabile provinciale del patronato EPACA Forlì-Cesena. L’episodio ha offerto un quadro orientativo sui principali strumenti a disposizione dei pazienti, tra cui invalidità civile, Legge 104, tutele lavorative e sostegni economici, oltre ai servizi di consulenza disponibili per pazienti e caregiver.
È stata evidenziata la difficoltà, per molte persone, di orientarsi in un sistema articolato proprio nel momento di maggiore fragilità, e il ruolo fondamentale dell’accompagnamento da parte di figure competenti. Come sottolineato dallo stesso Di Pierro,
“per rivendicare un diritto è necessario conoscerlo”.
Fine vita e autodeterminazione
La stagione si è chiusa con una riflessione su un tema complesso e delicato, affrontato da Marco Maltoni, direttore della rete cure palliative della Romagna, e Andrea Ansalone, coordinatore della cellula Luca Coscioni “Chiara Pennuti” di Forlì-Cesena, intitolata a Chiara in riconoscimento del suo impegno come volontaria attiva sul territorio.
L’episodio ha affrontato il tema del fine vita mettendo al centro il concetto di dignità della persona, il ruolo delle cure palliative e la possibilità di scelta nei percorsi assistenziali, tra assistenza domiciliare e hospice. Ampio spazio è stato dedicato anche agli strumenti di autodeterminazione oggi disponibili, come il consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento (DAT), nonché al quadro normativo attuale e al ruolo dell’informazione nel rendere le persone più consapevoli e preparate ad affrontare anche le fasi più delicate della malattia.
Esperienza del paziente
Accanto agli approfondimenti con i professionisti, la stagione dà spazio anche alla voce diretta di chi ha vissuto il percorso oncologico. In questo contesto, Licia, paziente seguita presso IRST e Prime Center, ha condiviso la propria esperienza, offrendo uno sguardo personale e autentico su ciò che accade dopo una diagnosi.
Il racconto ha attraversato le diverse fasi del percorso: dalla scoperta della malattia alle terapie, fino alla gestione degli effetti collaterali, mettendo in luce il modo in cui ciascuna persona prova a trovare il proprio equilibrio tra dimensione clinica, emotiva e quotidiana.
Particolare attenzione è stata dedicata al concetto di “cura a 360°”, che integra accanto alle terapie farmacologiche anche attività fisica, supporto psicologico e pratiche come mindfulness e meditazione, evidenziando il valore di un approccio che consideri la persona nella sua interezza.
Le voci del progetto
Martina Cavallucci, coordinatrice del progetto:
“Questa seconda stagione nasce dal desiderio di dare continuità a ciò che Chiara aveva iniziato. Portare avanti questo progetto, per me, significa restare vicina alla sua visione e trasformarla in qualcosa di utile anche per altri. Parlare di cancro senza tabù significa rendere accessibili informazioni concrete, ma anche riconoscere che il percorso oncologico non è solo fatto di terapie: è fatto di vita quotidiana, di scelte, di fragilità e di cura.”
Giancarlo Pennuti, padre di Chiara:
“Diciamocelo: la parola che inizia con la “C” fa paura a tutti. Di solito, quando si parla di oncologia, la gente cambia stanza o abbassa lo sguardo. Chiara aveva deciso di alzare il volume.
– Il Tabù: Sdoganato.
– Le Parole: Quelle che fanno male, ma che servono.
– Le Esperienze: Quelle che nessuno posta nelle storie.
Un podcast per raccontare l’oncologia oltre i camici bianchi. Si parla di quello che succede quando la vita ti mette davanti a una sfida che non avevi pianificato. Niente giri di parole, solo la verità di chi sa cosa significa lottare, cadere e rialzarsi (anche se fa schifo). Perché parlare è la prima forma di cura.”
Un progetto sostenuto da istituzioni e comunità
Il progetto è reso possibile grazie alle donazioni, che consentono sia la realizzazione del podcast sia il sostegno alla ricerca oncologica.
Il progetto è inoltre realizzato in collaborazione con IRST IRCCS “Dino Amadori” di Meldola, IOR (Istituto Oncologico Romagnolo) e Prime Center, che contribuiscono con il coinvolgimento di professionisti e il supporto istituzionale.
La prima puntata della nuova stagione sarà disponibile a partire dall’8 maggio, con pubblicazione settimanale su YouTube e Spotify.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?3
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO3
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
48.5/100
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Criteri Critici
A Palazzo della Regione, sabato 9 maggio, si parlerà di prevenzione del tumore al seno Vita Trentina
Il tumore al seno in fase iniziale è sempre più curabile grazie ai progressi della ricerca e alla diagnosi precoce. Tuttavia, esiste nel tempo un rischio di recidiva: fondamentali i trattamenti innovativi e il dialogo aperto medico-paziente.
Sabato 9 maggio, alle ore 10 a Trento, clinici, rappresentanti dei pazienti e delle Istituzioni nazionali e locali si confronteranno in un incontro aperto alla partecipazione del pubblico: l’evento “Tumore al seno: perché parlarne può salvare la vita?”, che si terrà presso il Palazzo della Regione (Sala del Consiglio Regionale, Piazza Dante, 16), promosso da Salute Donna e Salute Uomo con il contributo non condizionato di Novartis e il patrocinio della Provincia Autonoma di Trento e della Presidenza del Consiglio regionale, sarà occasione di confronto per diffondere una informazione corretta e rafforzare la cultura della cura basata su consapevolezza, dialogo e qualità di vita.
Interverranno l’On. Vanessa Cattoi, Deputata e Coordinatrice dell’Intergruppo Parlamentare “Insieme per un impegno contro il cancro” alla Camera; Anna Maria Mancuso, Presidente Salute Donna ODV e Coordinatrice del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”; Tiziana Sega, Responsabile Salute Donna ODV Sezione Ala (TN). Attesa la partecipazione di Maurizio Fugatti, Presidente della Provincia Autonoma di Trento; Roberto Paccher, Presidente del Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige; Mario Tonina, Assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione della Provincia Autonoma di Trento.
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?1
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?3
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Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
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Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?1
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?1
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Degenza in ospedale con il cane accanto e anche nelle sedute di chemioterapia. E' la nuova possibilità introdotta dall'azienda sanitaria Ulss 2 di Treviso attraverso un piano che rende strutturato un percorso avviato da anni. (ANSA)
📊Matrice DISCERN - Criteri di Qualità⚠ CRITERI CRITICI FALLITI
📋 Sezione 1: Affidabilità della Pubblicazione
Q1Gli obiettivi della pubblicazione sono chiari?2
Q2La pubblicazione raggiunge i suoi obiettivi?5
Q3Il contenuto è rilevante per il lettore?1
Q4Le fonti sono chiaramente identificate? 🔴 CRITICO2
Q5Le date sono chiaramente indicate?3
Q6Il contenuto è bilanciato e imparziale?3
Q7Vengono fornite fonti aggiuntive per ulteriori informazioni?1
Q8Vengono discusse le aree di incertezza?1
💊 Sezione 2: Qualità delle Informazioni sul Trattamento
Q9Viene descritto come funziona ciascun trattamento?3
Q10Vengono descritti i benefici di ciascun trattamento?1
Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
Q12Viene discussa l'opzione di non utilizzare un trattamento?2
Q13Viene discusso l'impatto sulla qualità della vita?3
Q14Viene chiarito che ci possono essere più scelte?3
Q15Viene supportata la decisione condivisa medico-paziente?1
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Criteri Critici
Sicilia, studente di Medicina dona il midollo a un bimbo di due anni malato di leucemia Qui Salute Magazine
Un incontro durante il tirocinio che si trasforma in un gesto straordinario di altruismo. È la storia di Giorgio, giovane studente di Medicina originario di Ragusa e iscritto al terzo anno all’Università Kore di Enna, che ha scelto di donare il proprio midollo osseo a un bambino brasiliano di appena due anni affetto da leucemia.
Aveva conosciuto il piccolo in ospedale, durante il suo percorso formativo. Una storia che lo aveva colpito nel profondo e che non è mai riuscito a dimenticare, soprattutto sapendo che in famiglia non era stato trovato alcun donatore compatibile per il trapianto.
Dopo la compatibilità, ecco la donazione
Quando è arrivata la conferma della compatibilità, Giorgio non ha avuto dubbi: ha deciso di dire sì e offrire a quel bambino una concreta speranza di vita. Una scelta che racconta molto della sua sensibilità. Già donatore Avis e iscritto al registro per la donazione degli organi, ha affrontato il percorso con coraggio e convinzione.
La donazione di midollo osseo è un procedimento delicato, che richiede preparazione, sacrificio e anche una fase di recupero non semplice. Ma questo non ha fermato Giorgio, che oggi sta ancora affrontando le conseguenze fisiche dell’intervento, con la consapevolezza però di aver compiuto qualcosa di immensamente grande.
Il percorso di recupero
Per tornare pienamente in forma serviranno ancora alcune settimane, ma non c’è spazio per i rimpianti. Il suo gesto va oltre la medicina: è una testimonianza di umanità, responsabilità e speranza. Un esempio concreto di come il bene, a volte, passi da scelte silenziose ma capaci di cambiare una vita.
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Q11Vengono descritti i rischi di ciascun trattamento? 🔴 CRITICO1
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Giani (Toscana): A Prato la radioterapia metabolica "olistica" che unisce cure e musica L'Unione Sarda.it
Giani (Toscana): A Prato la radioterapia metabolica "olistica" che unisce cure e musica
(Agenzia Vista) Prato, 29 aprile 2026 "Prato, l'ospedale. Oggi abbiamo visitato ciò che può essere davvero unico in Italia... anzi, è unico in Italia: una radioterapia metabolica che, accompagnata dalla musica — ecco perché è presente anche l'assessore alla cultura Cristina Manetti — può dare al paziente quel qualcosa che veramente consente di superare, soprattutto nei tumori alla prostata, quelle fasi che oggi invece sono 'divorate' da terapie che non ottengono gli stessi risultati. Ma io direi che il nostro primario ce ne può parlare", così il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani in un video pubblicato sui social. Courtesy: Eugenio Giani Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
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44.4/100
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Criteri Critici
Dalla Sicilia la storia che commuove: studente di Medicina conosce bimbo malato di leucemia e gli dona il midollo QdS
Un ragazzo, studente di Medicina alla Kore di Enna, ha conosciuto un piccolo paziente affetto da leucemia e gli ha donato il midollo
Una storia commovente arriva da Enna. Un ragazzo, studente di Medicina originario di Ragusa, oggi al terzo anno all’Università Kore di Enna, ha conosciuto durante il tirocinio in ospedale un bambino brasiliano di due anni affetto da leucemia. Tra i due si è instaurato un meraviglioso rapporto di amicizia, con Giorgio – questo il nome del ragazzo – ha decido di donare al piccolo paziente il proprio midollo osseo.
L’amicizia tra Giorgio e il piccolo paziente
L’incontro col bambino gli era rimasto dentro, fino a trasformarsi in una decisione forte e profondamente umana: offrire una possibilità di vita a quel bambino che, in famiglia, non aveva trovato alcuna compatibilità per il trapianto. Giorgio, già donatore Avis e iscritto anche alla donazione degli organi, non ha esitato. Quando è arrivata la chiamata per la compatibilità, ha detto sì.
Donato il midollo osseo
La procedura per la donazione di midollo osseo non è semplice. Richiede preparazione, affrontare dolore fisico, possibili complicazioni e un periodo di recupero che può lasciare segni importanti sul corpo. Ma Giorgio non si è fermato davanti alle difficoltà. Oggi è a casa, ancora alle prese con le conseguenze della donazione. Per riprendersi completamente ci vorranno alcune settimane, ma lui non ha alcun rimpianto: Giorgio, la dimostrazione che umanità ed empatia possono ancora fare la differenza in questo mondo.
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Fibrosi cistica, una “correzione” genetica offre una speranza ai pazienti senza cure la Repubblica
La fibrosi cistica è una delle malattie genetiche più diffuse: ne soffrono oltre 100mila persone in tutto il mondo e riduce significativamente l’aspettativa di vita, dal momento che compromette gravemente la funzionalità respiratoria. È anche una delle malattie più studiate: oggi sappiamo che è causata da mutazioni nel gene Cftr che compromettono la produzione di una proteina essenziale per il trasporto di ioni cloro e bicarbonato. Sebbene negli ultimi anni la ricerca abbia introdotto farmaci modulatori efficaci, circa il 10% dei pazienti rimane escluso da ogni trattamento a causa di mutazioni rare o gravi che impediscono del tutto la sintesi della proteina. Ora, uno studio coordinato dall'Università di Trento e pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine identifica una strategia di editing genomico capace di correggere permanentemente il difetto molecolare in questa sottopopolazione di pazienti.
Un “correttore di bozze” per il dna
Il cuore della ricerca, guidata da Anna Cereseto e Alessandro Umbach, risiede nell'utilizzo dei cosiddetti “adenine base editors” (Abe): a differenza della tecnologia Crispr “classica”, che taglia la doppia elica del dna, questi strumenti agiscono come “correttori di bozze” molecolari estremamente precisi. La tecnologia, in particolare, è stata applicata alla mutazione 1717-1G>A, un difetto di splicing che impedisce la corretta lettura delle istruzioni genetiche. Attraverso l'uso di un sistema avanzato chiamato SpRY-ABE9, i ricercatori sono riusciti a modificare una singola lettera del codice genetico, sostituendo l'adenina patogena con una guanina e ripristinando così l'informazione corretta.
Benefici clinici significativi
L’efficacia della terapia, frutto di una collaborazione internazionale che ha coinvolto il Tigem di Pozzuoli per l’analisi delle cellule polmonari e l’Università KU Leuven in Belgio per lo sviluppo degli organoidi tridimensionali, è stata testata in modelli preclinici avanzati utilizzando cellule dell'epitelio polmonare e organoidi intestinali derivati direttamente dai pazienti: i risultati mostrano che la correzione avviene con un’efficienza compresa tra il 13% e il 16%, con effetti collaterali minimi o non rilevabili. Sembrano percentuali basse, ma in realtà si tratta di un dato cruciale: la letteratura scientifica indica infatti che il ripristino di appena il 10% della funzionalità della proteina Cftr è sufficiente per ottenere un beneficio clinico significativo. Nei modelli polmonari, la terapia ha riportato il trasporto ionico a circa il 50% dei livelli osservati in individui sani, superando quindi ampiamente la soglia minima necessaria per la guarigione funzionale. Un altro elemento chiave dell'innovazione è il metodo di somministrazione: il correttore genetico viene infatti veicolato alle cellule sotto forma di rna messaggero (mRNA), che una volta effettuata la modifica permanente nel dna viene naturalmente degradato ed espulso dall'organismo, il che riduce drasticamente i rischi di tossicità a lungo termine o di modifiche genomiche indesiderate.
I prossimi passi: una terapia per inalazione
Nonostante i risultati promettenti, la sfida principale rimane ora il “delivery”, ovvero la capacità di far arrivare la terapia efficacemente all’interno dei tessuti polmonari, protetti dal muco tipico della malattia. Il team di Trento, supportato dalla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica attraverso il progetto GenDel-CF, sta ora lavorando per sviluppare sistemi di trasporto che consentano, in futuro, la somministrazione del trattamento tramite una semplice inalazione. Se i prossimi test confermeranno la sicurezza del metodo, questa strategia potrebbe rappresentare una cura definitiva non solo per chi oggi non ha alternative, ma anche per i pazienti attualmente dipendenti dall'assunzione quotidiana di farmaci.